È il 7 novembre 1990 e Juventus e Austria Vienna si sfidano nella gara di ritorno degli ottavi di finale della Coppa delle Coppe 1990-91 allo 'Stadio delle Alpi' di Torino. Il gara di andata in terra austriaca terminó con il successo bianconero per 4-0.
La Juventus tenta di riappropriarsi dello scettro di squadra 'più forte della penisola' con una nuova dirigenza tecnica affidata ad un allenatore del famigerato 'calcio champagne' Luigi Maifredi. Dopo un inizio di campionato incoraggiante, i bianconeri naufragano tra la caterva di gol presi ed, addirittura, a fine campionato si trovano fuori dalle Coppe Europee dopo 27 anni.
In Europa la Vecchia Signora si fa valere almeno fino alle semifinali della Coppa delle Coppe. Lì infatti trova i blaugrana del Barcellona e si deve arrendere, non senza combattere però.
Buona Visione!
Torino - Stadio Delle Alpi
mercoledì 7 novembre 1990 ore 20:30
JUVENTUS-AUSTRIA VIENNA 4-0
MARCATORI: Alessio 3, Baggio R. rigore 25, Baggio R. 46, Baggio R. 53
JUVENTUS: (c) Tacconi, Napoli N., Bonetti D., Corini, Julio Cesar (Luppi 64), De Agostini, Haessler (Galia 23), Alessio, Schillaci, Baggio R., Di Canio
A disposizione: Bonaiuti, De Marchi, Fortunato D.
Allenatore: Luigi Maifredi
AUSTRIA VIENNA: Wohlfahrt, Aigner, Sekerlioglu, Frind, Zsak, Hoermann, Pleva, Milewski (Prosenik 63), Schneider, Stoeger, Hasenhuttl (Floegel 63)
Allenatore: Herbert Prohaska
ARBITRO: Galler (Svizzera)
IN QUATTRO E QUATTR'OTTO
Com'è andata. Partita fotocopia di quella dell'andata: anche invertendo l'ordine dei campi, il risultato finale non cambia. Gli attori, del resto, sono più o meno quelli, con la differenza che mentre gli austriaci, poverini, si affidano a volonterosi filodrammatici, la Juventus riesce sempre ad assemblare una compagnia itinerante di tutto rispetto. E se a Vienna era stato Casiraghi a strappare applausi a scena aperta, a Torino, indisponibile Pigi (a proposito: auguri), è stato Baggio a deliziare la platea. La Juve è andata in gol dopo nemmeno tre minuti, con Alessio su suggerimento di Schillaci. Letteralmente esplosivo, invece, Baggio: prima ha trasformato in maniera esemplare un penalty; quindi, a tu per tu con Wohlfahrt, ha perfezionato un assist di Schillaci: infine, con un diabolico fendente su punizione, ha fatto tris.
L'uomo-chiave. Possono esistere dubbi? Baggio, il «Bravo».
Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1990 n.46
CE' QUALCHE OMBRA ANCHE NELLA GRAN JUVE DI COPPA
A Baggio il trionfo, a Di Canio i rimbrotti, a Galìa i fischi: è la strana distribuzione di critiche e consensi che si è registrala nella trionfale serata di Coppa della Juve. Quattro a zero all'andata, altrettanto al ritorno con tanti saluti ai tradizionali brividi che fanno parte integrante della rivalità europea nonché alle velleità di Prohaska di giocarci un brutto scherzo al suo rientro in Italia. A beneficio dei tifosi juventini una serata gioiosa per i gol e lo spettacolo (propiziati dallo stato di grazia dei bianconeri ma anche dall'«accondiscendenza» avversaria) e novanta minuti di delizie per gli ammiratori di Baggio che, con le tre reti messe a segno e lo spettacolo offerto, ha sradicato vecchi pregiudizi consolidando la propria posizione nel cuore della tifoseria juventina. Sibili per Galìa, dicevamo, nei confronti del quale i fans bianconeri hanno rinnovato la vecchia quanto immotivata antipatia che ha provocato tra l'altro la reazione sdegnata del sempre generoso Tacconi, e una bella sgridata da parte di Maifredi a Di Canio, «reo» di non aver ascoltato con la dovuta attenzione determinate raccomandazioni del tecnico. L'ex laziale non aveva più bisogno di essere scoperto ma è indubbio che ieri sera — considerando il suo ruolo di predestinato a rilevare il posto di Casiraghi — è stalo osservato, dagli spettatori ma soprattutto da Maifredi, con la massima attenzione. E così se ne sono riscoperti i pregi ma anche i difetti. L'allenatore prima ne ha tessuto gli elogi
(«É un fantasista particolare che ha avuto delle giocato eccellenti»)
e quindi sottolineato i difetti:
«Potrà diventare un campione se saprà interpretare la partita a dovere anche nei momenti importanti».
Distrazione? Egoismo? Superficialità? Il tecnico non ha precisato i motivi della sua insoddisfazione anche se ci pare di aver capito che la natura dell'addebito riguarda soprattutto la mancanza di concretezza manifestata dal giovane bianconero. Il quale, per altro, abbassa la testa e recita compunto il dovuto alto di contrizione:
«Ogni volta che sbaglio, Maifredi mi corregge: è un perfezionista e io debbo ascoltarlo perché ho soltanto 22 anni e tante cose da imparare. L'allenatore ha già dimostrato di credere in me e sono tenuto a ripagare la sua fiducia: mi auguro di mettere a frutto alla svelta i suoi insegnamenti».
Il botta e risposta è avvenuto per interposta persona ma quando l'allenatore, uscendo, torna a incrociare gli occhi del giocatore, non si trattiene dal dirgli:
«Bravo Paolo, ma fai qualche gol, accidenti».
Eliminato ogni dubbio circa la causa dell'insoddisfazione di Maifredi. Dall'episodio va comunque tratta una prima conseguenza perché è chiaro che, qualora domenica a Bologna Di Canio dovesse ricadere nelle stesse mancanze, il buffetto sulla guancia automaticamente si trasformerebbe in una bella tirata d'orecchie. Il ragazzo è sveglio e capisce l'antifona. Dopo aver rivolto un pensiero allo sfortunato Casiraghi che è chiamato a sostituire, entra decisamente in argomento:
«Con gli austriaci è andato tutto bene ma domenica troveremo un awersario ben diverso e non potremo permetterci disattenzioni. Noi andiamo a Bologna per vincere ma i rossoblu esigono il massimo rispetto: eliminando in quel modo l'Heart of Midlothian dalla Coppa, hanno dimostrato grande valore e notevole forza di carattere. La Juve, per altro, è in crescita costante e non può mollare proprio ora che sente profumo di primato».
Casiraghi è un classico uomogol e, per non farlo rimpiangere, il neo-juventino dovrà sfruttare meglio le occasioni. Di Canio annuisce:
«Il gol è il momento più importante della partita e mi rendo conto che il primo dovere di un attaccante è quello di trasformare le opportunità che gli capitano. Cercherò di fare del mio meglio».
La conclusione è nuovamente riservata alla Coppa.
«Non so dove potremo arrivare ma penso che questa Juve abbia i mezzi per conquistare la finale. Non conosciamo ancora il nome del prossimo avversario ma fin da ora auspico un'altra bella vittoria in trasferta: e se i dirigenti avranno nuovi motivi per lamentarsi del mancato incasso, pazienza».
La dialettica, in Di Canio, non fa difetto. Fin troppo facile prevedere che Maifredi si auguri di constatare da parte del suo allievo altrettanta efficacia d'espressione sul campo.
Piercarlo Alfonsetti
tratto da "La Stampa" del 8 novembre 1990









