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mercoledì 5 agosto 2026

1 Settembre 1991: Juventus - Fiorentina

É il 1 Settembre 1991 Juventus e Fiorentina si sfidano nella prima Giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1991-92  allo Stadio 'delle Alpi' di Torino.

Contro questo Milan (imbattuto in Serie A) perfettamente guidato in panchina da Fabio Capello, é diffcile ottenere di piú di un secondo posto nella Classifica Finale del massimo campionato italiano. Cosí una Juventus ancora debole ma tanto volenterosa riesce nel suo scopo iniziale: un secondo posto finale piú che positivo. 

Dall'altra parte c'é una squadra gigliata che disputa un campionato mediocre e si posiziona poco piú sotto di metá classifica.

Buona Visione!

 


juve


Stagione 1991-1992 - Campionato di Serie A - 1 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 1 settembre 1991 ore 16:00
JUVENTUS-FIORENTINA 1-0
MARCATORI: Casiraghi 42

JUVENTUS: Tacconi, Carrera M., De Agostini, Reuter, Kohler, Julio Cesar, Di Canio (Galia 64), Marocchi, Schillaci, Baggio R. (Corini 90), Casiraghi
Allenatore: Giovanni Trapattoni

FIORENTINA: Mareggini, Fiondella, Carobbi, Dunga, Faccenda, Pioli, Mazinho, Orlando, Borgonovo (Batistuta 63), Maiellaro, Salvatori (Iachini 81)
Allenatore: Sebastiao Lazaroni

ARBITRO: Amendolia
ESPULSIONI: Orlando 44 (Fiorentina)




VINCE LA JUVENTUS 
Buon esordio con gol dell'ex monzese nella partita dei veleni contro la Fiorentina 

Casiraghi sugli altari. Ieri come goleador, stamane come sposo Casiraghi day. O meglio sarebbe dire «il giorno più lungo» di Pierluigi Casiraghi. Un giorno d'emozioni a ripetizione durato quarantott'ore. Ieri l'attaccante bianconero si è confermato sempre più goleador della squadra segnando un'altra importante rete di una beata stagione che per lui sembra non avere fine. In serata ha raggiunto Monza per mettere a punto gli ultimi particolari del matrimonio con Barbara Lietti, 19 anni, sua fidanzata da tre. E' andato a dormire tardissimo. Poche ore di meritato riposo, poi la cerimonia nel Duomo di Monza. Da stamane Pierluigi è sposo novello. 

Nulla da fare per Fiondella sullo stacco-gol di Casiraghi. Della sua unione con Barbara ha sempre parlato con entusiasmo. 

«E' il dolce epilogo della storia di due fidanzatini e l'inizio di una vita in comune, da dividere assieme», 

ha confessato il giovane a poche ore dal suo sì. Poi è scomparso, braccato da fotografi e giornalisti. Anche ieri al «Delle Alpi» Casiraghi ha dimostrato di essere un elemento determinante di questa nuova, ambiziosa Juventus. Un colpo di testa a cogliere l'angolo destro della porta difesa da Mareggiaini la partita non ha avuto più storia. 

«E' un buon momento — si era limitato a commentare uscendo dagli spogliatoi —. Nella vita l'importante è sapere attendere. L'anno scorso vissi il dramma degli infortuni in silenzio, pensando soltanto al momento in cui sarei tornato ad essere pimpante e utile alla squadra. Oggi so di esserlo e voglio continuare su questa strada. La Juve? Può arrivare molto lontano. Ma bisognerà lottare. Le avversarie non staranno certamente alla finestra». 

Casiraghi parla sempre sottovoce, come chi evita di sprecarsi in inutili predizioni. 

«La favorita? — si interroga —. La squadra che saprà approfittare meglio delle occasioni, tutte le occasioni. Per vincere un campionato bisogna avere anche un po' di vento in poppa. Quest'anno abbiamo cominciato bene, speriamo di concludere meglio». 

Sono molti coloro che vorrebbero conoscere da lui il segreto di questi suoi gol che sembrano uscire come d'incanto da vecchi filmati degli Anni Sessanta e Settanta. La sua immagine possente e svettante pare saltar fuori da un ingiallito album Panini. E i «draghi» di ieri (Riva, Bettega, Boninsegna) hanno considerato tutt'altro che blasfemo il paragone con il giocatore lombardo. Perché in lui c'è la forza di riuscire a risvegliare anche un po' del loro calcio, fatto di classe vera e senza tempo. Dopo gli acciacchi della passata stagione (operazione alle spalle e lunga convalescenza che ne hanno condizionato l'attività), Pierluigi è esploso nelle settimane scorse come un temporale d'agosto. Tuoni e fulmini, ma soprattutto una grandinata di reti. Quasi si fosse tenuta dentro tutta l'energia del mondo, accumulata in mesi di ansia, di sofferenza e di rabbia. 

Conclude: 

«Non sono un tipo superstizioso, ma scusate se mi viene spontaneo di toccare ferro quando mi si chiede di raccontare la disavventura vissuta l'anno scorso. Diciamo che non la auguro a messuno. Neppure al più scorretto degli avversari». 

Compreso Mareggini?

«S'intende!» 

Piero Abrate
 



Il fantasista bianconero ha mostrato contro l'ex squadra il meglio del suo repertorio
Baggio, addio al mal di Fiorentina
«Ero pronto a tirare un rigore, non l'avrei fallito»

TORINO. Roberto Baggio ha ieri giocato la più grande delle sue tre partite in maglia bianconera contro la Fiorentina. O meglio ha giocato la prima partita, le altre due essendo state cose diverse da quelle alle quali lui era chiamato da copione, da contratto. Baggio ieri ha corso, ha smistato buoni palloni quasi sempre di prima, ha messo il piede, si è beccato la marcatura greve di Salvatori e poi di Faccenda, è stato buttato giù quasi crudelmente da Dunga, e non è escluso che alla fine fosse ar rabbiato con la squadra viola, anche e soprattutto per l'affare Mareggini-Casiraghi. Ancora un po di incontri cosi, e poi Baggio sarà maturo per fare al la Fiorentina del giusto onesto male, quel male che forse ieri ha in qualche modo evitato di fare una sola volta, alzando troppo un cross che poteva far nascere un gol. Diciamo che ieri almeno Baggio ha smesso di fare, alla Fiorentina, del bene.

É ridicolo affannarci giorna listicamente così intorno alla normalità della prestazione di un calciatore che pure è dota tissimo di classe, è pagatissimo per sciorinaria, è provvisto di strumenti psicologici, dal buddismo in giù, per vincere le cosiddette rumore? É senz'altro ridicolo, lo è quanto è necessa rio o almeno doveroso. Perché Baggio è uno dei massimi del teatrino, e non si deve mancare niente della sua recita. Il giornalista è autorizzato a sognare di raccontare la Pechino-Parigi in deltaplano a motore, ma in tanto l'esame di ogni passo di Baggio, specie se contro la Fiorentina, fa parte di una specie di sua scuola dell'obbligo.

Baggio ieri ha fatto molti passi veloci in campo, e alcuni velocissimi per lasciare lo spogliatoio e dissolversi dopo avere detto ai giornalisti di non voler dire nulla. Il che non significa non avere nulla da dire, e infatti i giornalisti, facendo cooperative, gruppi, cosche, congreghe, pool, scambi eccete ra, sono riusciti ad avere alcune sue frasi, che messe insieme fanno, se non un'intervista, un bouquet di pareri. Il massimo dell'emissione di suoni è stato eseguito da Raggio mentre si allontanava, un braccio sulla spalla di Iachini giocatore della Fiorentina, con un giornalista toscano amico suo da anni. Ma ecco la summa.

Io e la partita: 

«Ero teso,ma meno di altre volte, e mi sono quasi rilassato giocando. Ecco, adesso posso dire che si, se avessimo avuto un rigore a fa-vore e io fossi stato designato come rigorista, l'avrei tirato".

lo e i tifosi viola

"Non ho sentito i cori orribili di cui mi dite. Ho visto però che c'era del fermento nella loro zona, giocando non ho potuto fare a meno di notare certi tafferugli, in somma certe cose brutte, che mi fanno del male".

lo e il dopogara con lo sconro Mareggini-Casiraghi. 

«Non devono accadere certe cose, sono accadute, sono disgustato". 

Parole neanche troppo criptiche, parole critiche verso il portiere della Fiorentina, visto che dello scontro Casiraghi è stato una vittima.

Quanti incontri ancora per avere un Baggio che distrugge la Fiorentina, le segna dei gol, la colpisce anche con le parole? I cronisti giovani fanno i conti, sono quasi sicuri di arrivare al quel momento. I cronisti anziani sospirano, sanno che non ci arriveranno mai. Però noi che eravamo a Torino quando Baggio si fece nascere a mattino una figlia pur di non dover pensare, giocando al pomeriggio, a battere la Fiorentina, noi che eravamo a Firenze quando Baggio non tirò il rigore e usci dal campo tenendo stretta una sciarpa viola, vi garantiamo che la va meglio.

Gian Paolo Ormezzano
brani tratti da: La Stampa 2 settembre 1991

 




LA NUOVA JUVENTUS
UNA SIGNORA CON LE PALLE!
Una squadra grintosa, che sa dove vuole arrivare. Pochi fronzoli, molta concentrazione e quegli attributi che hanno mandato in visibilio persino il presidente Chiusano...

TORINO. Finalmente una squadra con le palle. La considerazione tecnico-anatomica del presidente Chiusano nell'intervallo di Juventus-Fiorentina ha fotografato in modo persino crudo il nuovo corso bianconero. Per la verità, non è ben chiaro (forse neppure tra gli studiosi del delicato ramo) se una Signora, sia pure storicamente impegnata nel virile sport del pallone, debba proprio possedere certi attributi per suscitare ammirazione. In ogni caso il Trap, che notoria- mente non bada ai fronzoli, non ha avuto esitazioni a... cambiare il sesso della squadra più di tutte obbligata a vincere. Un mutamento radicale, una pagina girata, una brusca inversione di tendenza. 

"E una Juventus molto più quadrata, compatta, sicura di sé rispetto all'anno scorso"  ha calcato la mano il presidente della Lega, Nizzola, "senza quegli sbandamenti della stagione passata che la portavano a subire gol improvvisi quanto incredibili". 

Il ritornello dei pareri autorevoli sulla nuova Juve appare quasi ossessivo: 

"I miglioramenti" spiega Renzo Righetti, vicepresidente del Settore tecnico, "sono netti: si tratta di una Juve molto migliorata. E più robusta, più determinata. Un'altra cosa rispetto all'anno scorso". 

La lingua batte dove Maifredi duole e, insomma, la Signora virile sembra aver fatto centro ben al di là del successo di misura sulla Fiorentina con cui ha bagnato il suo esordio ir campionato. Si tratta di vedere, a questo punto, se cert trionfalismi appaiano giustificati. In realtà, sarebbe avventuroso sostenere che contro la scombinata squadra di Lazaroni si è espressa una grande Juve. Certo, i famosi... bargigli, tanto per restare in campo anatomico, sono emersi subitc di prepotenza.  Trap ha presentato un complesso di mutuo soccorso in cui, bandite stelle e stelline, ogni elemento esprime una operatività totale al servizio dei compagni. Si tratta di un primo passo fondamentale, la condizione indispensabile per mantenere nominalmente intatto l'assetto offensivo dello scorso anno, col poker Di Canio - Baggio - Schillaci - Casiraghi.Se a questo si aggiunge un assetto di terza linea pressoché impeccabile, grazie alla tremenda efficacia non soltanto dell'ottimo Kohler. ma anche del puntuale Carrera, si ha il quadro di una compagine poderosa difficilmente perforabile, anche sul piano delle improvvise amnesie di concentrazione. Ouesto non significa tuttavia che l'opera possa dirsi conclusa. La Juve del debutto ha cozzato a lungo contro il dispositivo difensivo viola: un groviglio di reticolati, tra difensori e centrocampisti, in cui quasi mai i fantasisti bianconeri sono riusciti a districari sguainando le indispensabili levate d'ingegno, i guizzi capaci di piegare la chiave tattica della partita avversaria. Così più che gioco autentico, la Juve offre per ora una continua, convinta generosa ricerca della via migliore per giungere al gol. Lo ammette lo stesso Trapattoni: 

"Per un'`ora contro la Fiorentina abbiamo tentato di tutto per arrivare a segnare: al di là dell'esiguo numero di occasioni, il fatto resta ımportante". 

Ecco: la Juve '91-92 parte con una disposizione d'animo completamente nuova. Una Juve umile, quasi operaia a dispetto dei nomi altisonanti che ne sorreggono le ambizioni offensive. Una Juve che ha tutto per diventare "da scudetto", ma che appunto ancora deve diventare tale, Disponendo di una micidiale coppia di attaccanti, Trapattoni sta ricalcando certe sue Juventus degli anni d'oro. Rinuncia al regista (di cui peraltro disporrebbe: il bravissimo Corini) per privilegiare un quadrilatero di centrocampo senza mediazioni tattiche con un tornante di fantasia e un rifinitore avanzato (Di Canio e Baggio) supportati da due robusti elementi di quantità (Reuter e Marocchi). Per funzionare al meglio anche su fronte offensivo occorrerebbero dunque al meccanismo bianconero un Di Canio in qualche modo somigliante a Causio del tempo che fu e parimenti un Baggio il più vicino possibile alle intuizioni registi. che che accendevano Platini Per ora, l'ex laziale non riesce quasi mai a pilotare sul fondo la propria indubbia classe per pennellare i cross che Casiraghi attende come una manna del cielo. Cosi come latitano le deliziose invenzioni con cui Baggio è capace di girare l'interruttore della partita azionando i magici meccanismi del gol. Riusciranno i due eroi della r iconversione trapatto-niana a sposare il sacrificio tattico senza appannare i pro- pri proverbiali bagliori tecnici? Su questa sfida si gioca il campionato della Juve, la sua possibilità di porre una effettiva candidatura al titolo. Non è forse un caso che proprio di Gianni Agnelli, uomo refrattario ai facili entusiasmi, sia giunta una piccola stecca nel coro domenicale degli elogi: 

"Una Juve discreta" l´ha definita, "perche non posso dire mi abbia pienamente soddisfatto. C"è qualcosa da registrare, ma nel complesso questa Juve non è male. E che grinta, quel Kohler".

Il campionato festeggia dunque il ritorno in punta di piedi della grande Juventus: senza poclami, senza scintille di gioco, ma già con la determinazione indispensabile per salire nuovamente gradini che portano in alto. Quando giungeranno copiose con avversari chiusi a doppia mandata come la Fiorentina di Lazaronı anche le palle che contano veramente, cioè quelle gol, la Juve dovrà davvero e finalmente tornare a ruggire.

Carlo F. Chiesa
tratto dal Guerin Sportivo anno 1991 n.36






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giovedì 30 luglio 2026

17 Febbraio 1991: Sampdoria - Juventus

È il 17 febbraio 1991 e Sampdoria e Juventus  si sfidano nella terza giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1990-91 allo Stadio 'Luigi Ferraris' Marassi di Genova.

La Juventus tenta di riappropriarsi dello scettro di squadra 'più forte della penisola' con una nuova dirigenza tecnica affidata ad un allenatore del famigerato 'calcio champagne', Luigi Maifredi. Dopo un inizio di campionato incoraggiante, i bianconeri naufragano tra caterve di gol presi ed addirittura a fine campionato si trovano fuori dalle Coppe Europee dopo 27 anni

Dall'altra parte, una Samp che, forte di campioni come Gianluca Vialli, Roberto Mancini ed Attilio Lombardo, al loro apice della carriera, conquisterà uno storico primo Scudetto.

Buona Visione!

 

Samp




Campionato di Serie A 1990-1991 - 4 ritorno
Genova - Stadio Luigi Ferraris
Domenica 17 febbraio 1991 ore 15.00
SAMPDORIA-JUVENTUS 1-0
MARCATORI: Vialli rigore 50

SAMPDORIA: Pagliuca, Mannini, Invernizzi, Pari, Vierchowod, Lanna, Mikhaijlichenko, Lombardo, Vialli, Mancini, Dossena (Bonetti I. 89)
Allenatore: Vujadin Boskov

JUVENTUS: Tacconi, Galia, Luppi, Fortunato D. (Di Canio 81), Julio César, De Agostini, Haessler, Marocchi, Casiraghi (Corini 67), Baggio R., Schillaci
Allenatore: Luigi Maifredi

ARBITRO: Amendolia





Parte la Juve, arriva la Samp 
Dossena prende le redini del gioco e ribalta una partita iniziata in bianconero 
A terra Mancini, rigore: e Vialli non sbaglia 

GENOVA DAL NOSTRO INVIATO 

La Juve pressava, cercando di recuperare lo svantaggio provocato dal rigore di Vialli al 51', quando sui muscoli e sui riflessi della Samp è arrivato come un balsamo, un doping psicologico particolare, il gol di Rizzitelli del pareggio romanista. E allora la partita è finita davvero, il ruolo di capolista i blucerchiati lo hanno difeso tenendo il pallone lontano da Pagliuca con contropiede palleggiato. Mentre i bianconeri perdevano un po' di coraggio e si smorzava persino l'agonismo feroce di Schillaci, l'unico a tenere sotto pressione la squadra di Boskov in un pomeriggio che ha «congelato» (faceva freddo anche a Terni durante ItaliaBelgio...) Casiraghi e ha intorpidito i piedi di Baggio il quale ha fallito il tocco al volo all'inizio e alla fine del secondo tempo. 

In una partita giocata a ritmi altissimi, con vigore e correttezza, la Juve ha messo paura alla Samp ammutolendo il pubblico di Marassi per un quarto d'ora, il primo, durante il quale la spinta di Haessler e De Agostini, il movimento di Schillaci, le puntate di Baggio hanno preso il sopravvento pressando i blucerchiati. E' stata però una illusione. La scossa alla Samp l'ha data Mannini che ha avuto grande merito del «congelamento» di Casiraghi, anticipando l'avversario anche sui palloni alti con un eccezionale tempismo nello stacco. Sull'esempio del difensore, Vierchowod ha cominciato a reagire al pressing di Schillaci, Invernizzi ha stretto la marcatura su Haessler obbligando il tedesco ad arretrare. Mikhailichenko cambiando ritmo ha capovolto il rapporto con Fortunato. E poi, chiave del ribaltamento, cominciava la sua strepitosa partita Beppe Dossena, molto abile nel centellinare le forze per riservarle alle partite che più lo stimolano. Mentre Haessler si dannava correndo e faticando molto, il Beppe giocava prima di tutto con il cervello sino a diventare il perno di una squadra che aspettava i suoi lanci (Vialli, Mancini e Lombardo) e i suoi rallentamenti pieni di saggezza (i compagni del centrocampo, che se lo trovavano sempre a fianco). 

Lasciando Branca ancora in panchina, fra lo stupore dei cultori del tutto attacco più convinti dalla formula juventina spiccatamente offensiva, Boskov attaccava la zona bianconera con il movimento dei suoi due avanti di manovra. Dossena era la rampa di lancio per gli inserimenti di Mikhailichenko e Lombardo. La splendida Juventus della fase d'avvio, capace di giocare a pressione sulla difesa avversaria, accusava il cambio di marcia dei rivali, soprattutto la loro convinzione. Fortunato che era parso a molti la chiave di una maggior concretezza della squadra, girava a ritmi bassi tanto che finiva per fermarsi a protezione della difesa lasciando a Julio Cesar il compito di sorreggere la manovra offensiva con qualche inserimento intelligente. Che non bastava però a cambiare una situazione sempre più delineata. Se la Juve dava l'impressione di attaccare più a lungo, le cose più concrete erano della Samp. Una staffilata centrale di Baggio da fuori area (5'), un acrobatico recupero di Mannini su Casiraghi (7') erano i contrappunti concreti della fase di superiorità bianconera. Un colpo di testa appena fuori misura di Vierchowod (15') il segnale della fino della soggezione blucerchiata. Julio Cesar (31') ribatteva in mischia una conclusione rabbiosa di Mikhailichenko, e quattro minuti dopo doveva strattonare tre volte Mancini per frenarne lo slancio. Ultimo contatto in area, ma da parte del brasiliano più spalla che braccio. Amendolia stava nel mezzo, né rigore né simulazione. 

Al 50' il direttore di gara era più deciso vedendo la colpa di Galia nello scontro piede contro piede con Mancini, proiettato in area da un lancio diagonale di Vialli che saliva di tono dopo un primo tempo senza squilli. Dalla tribuna l'aggancio ci è apparso chiaro, i bianconeri a fine gara hanno però sostenuto l'involontarietà del difensore, colpito anzi dal piede dell'avversario. Sul campo, c'era stato un minuto senza proteste comunque, e rete di Vialli. Un bolide dal dischetto alla destra di Tacconi. La reazione della Juve era caparbia, vanificata da una deviazione volante di Baggio oltre la traversa, mentre un colpo di testa di Schillaci era alzato in angolo da Pagliuca. Il contropiede esaltava la Samp. Julio Cesar al 59' abbrancava di nuovo Mancini in fuga, mentre Maifredi avanzava Schillaci e Haessler, sostituendo Casiraghi con il volitivo Corini. Nel finale anche Di Canio al posto di Fortunato. A Baggio (85') l'occasione del pareggio, ma i muscoli del bianconero non rispondevano: fatale l'attimo di ritardo sul cross smarcante di Schillaci. 

Bruno Perucca
tratto da La Stampa 18 febbraio 1991





SAMP SULL'ENTUSIASMO DELLE ALI
FASCIA E RADDOPPΙΑ

Sampdoria-Juventus era stata dipinta, forse con un po' d'eccesso (mancando ancora altre tredici giornate alla conclusione) ma certo con qualche ragione, come una sorta di semifinale scudetto, visto che si trovavano di fronte due delle quattro pretendenti accreditate. Le vicende della partita hanno fatto sì che la vittoria della Samp fosse di stretta misura (almeno nel punteggio) e per di più sigillata dal dischetto. Il rigore c'era, sia chiaro, ma si sa che la massima punizione resta comunque un evento particolare, in qualche modo assurdamente estraneo alle vicende di gioco. In teoria, quindi, chi perde su rigore è generalmente autorizzato a sentirsi un po' meno sconfitto. In questo caso, tuttavia, il discorso è ancora più ozioso di quanto già non appaia: il successo della Sampdoria ha radici più profonde e, certo, precedenti il fallo di Galia su Mancini. 

Un sapiente sfruttamento delle fasce laterali, vuoi con Invernizzi, con Lombardo, con lo straripante Dossena, ha costantemente messo in minoranza il reparto centrale della Juventus, oltre a tutto asfissiato da costanti raddoppi di marcatura in ogni zona del campo. Per contro, i movimenti del centrocampo bianconero erano spesso asincroni e, soprattutto, mai illuminati dal genio inventivo che Baggio, evidentemente, aveva lasciato negli spogliatoi. Uomo contro uomo, zona per zona se preferite, la Sampdoria si è aggiudicata quasi ogni duello, non disdegnando neppure qualche sana ammucchiata difensiva nei momenti in cui la spinta della Juventus, per quanto sempre confusa, si è fatta un po' più pressante. 

Su questo tessuto connettivo, si innestano poi gli episodi: soprattutto due che coinvolgono i rispettivi numeri 10, Mancini e Baggio. Il doriano ha ingranato la marcia giusta sull'autostrada improvvisamente apertasi fra lui e Tacconi; il bianconero, invece, ha cercato la meraviglia con un improbabile tiro a volo mentre era in posizione ancor più favorevole grazie all'unica esitazione difensiva della Samp. È tuttavia lecito chiedersi come mai la montagna della superiorità di Mancini e soci abbia partorito il misero topolino di un gol su rigore. Il perché è semplice: la squadra di Boskov fa le sue cose più belle coralmente e le più utili con iniziative dei singoli, come un coro ben affiatato che però abbia comunque bisogno dell'acuto di un tenore. In pratica la squadra di Mantovani deve vincere le partite due volte: col gioco ci riesce molto spesso, con i gol qualche volta si inceppa, non riuscendo talvolta a far esplodere le splendide munizioni che sa quasi sempre fabbricare. Non si tratta dell'ormai stantia storia dell'immaturità con la quale qualcuno nonostante tutto continua a baloccarsi. La Sampdoria gioca così perché è stata concepita così. Di arretrare Mancini e schierare stabilmente Branca (giocatore con una media di realizzazioni che titolari di altre compagini si sognano), Boskov non ne vuole neppure sentire parlare, nonostante l'attuale vocazione turistica di Mikhailichenko e altre alternative non se ne intravedano. Certo se l'estate scorsa si fosse pagato il debito di riconoscenza con Cerezo con una bella medaglia e si fosse trovato un sostituto; se invece del russo si fosse agganciata una vera punta... 

Discorsi validi, ma eventualmente l'anno prossimo. Ventuno giornate sono trascorse e quasi ognuna ha suggerito o fatto immaginare una fuga che il turno successivo si è altrettanto puntualmente incaricato di smentire, quasi sempre per sciagurato autolesionismo. Ci riprova la Samp da un trampolino di prestigio, come sempre è una vittoria sulla Juve: che sia la volta buona? 




Sampdoria. Il gol: 50': Mancini si infila in una maglia troppo larga della difesa in linea bianconera: si accentra, ma Galia gli estirpa il destro pronto al tiro. Rigore che Vialli trasforma.

Cosa funziona: Praticamente tutta l'orchestra, con un superlativo Dossena che, come zona, ha scelto (e dominato) l'intero campo. L'importantissimo successo è maturato soprattutto nella zona centrale del campo, dove i blucerchiati hanno vinto ogni duello, nonostante il pesante tributo causato da un Mikhailichenko ancora in versione turista che sverna in riviera.

Cosa c'è da fare: Continuare sulla strada intrapresa sperando che questa sia la volta, anzi la fuga buona, dopo i moltissimi tentativi (non solo della Samp) quasi immediatamente abortiti di questo strambo campionato.

Juventus. Cosa non funziona: La difesa, nei momenti in cui si fa trovare in linea (e accade molto spesso), appare molto perforabile, comunque ai limiti della ricorrente insicurezza. Il continuo interscambio di ruoli a centrocampo, poi, finisce per far saltare anche le geometrie più elementari: a momenti di furioso intasamento nei pressi dell'area avversaria, si succedono fasi in cui le punte paiono abbandonate al loro destino. Eccessivi, comunque, i tentativi centrali, che facilitano il lavoro delle difese avversarie, specialmente quelle che schierano un libero fisso.

Cosa c'è da fare: Sottomettersi a una maggior disciplina tattica, almeno fino a quando i tanti fantasisti della Juve non ritrovano il vertice della condizione e della resa.

Alfredo Maria Rossi
brani tratti dal Guerin Sportivo anno 1991 n.8






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martedì 28 luglio 2026

9 Settembre 1990: Parma - Juventus

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. É il 9 Settembre 1990 e ParmaJuventus si sfidano nella prima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1990-91 allo Stadio 'Ennio Tardini' di Parma.

La Juventus tenta di riappropriarsi dello scettro di squadra 'piú forte della penisola' con una nuova dirigenza tecnica affidata ad un allenatore del famigerato 'calcio champagne' Luigi Maifredi. Dopo un inizio di campionato incoraggiante i bianconeri naufragano tra caterve di gol presi ed addirittura a fine campionato si trovano fuori dalle Coppe Europee dopo 27anni

Dall'altra parte un Parma (all'esordio assoluto in Serie A) che dopo aver disputato un campionato eccellente si rtirova in Coppa UEFA.

Buona Visione!



parma



 

Stagione 1990-1991 - Campionato di Serie A - 1 andata
Parma - Stadio Ennio Tardini
Domenica 9 settembre 1990 ore 16.00
PARMA-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Napoli N. 23, Baggio R. rigore 62, Melli rigore 88

PARMA: Taffarel, Gambaro, Grun, Minotti, Apolloni, De Marco (Mannari 73), Melli, Zoratto, Osio, Catanese, Brolin (Sorce 47)
Allenatore: Nevio Scala

JUVENTUS: Tacconi, Napoli N., Julio Cesar, Fortunato D. (Luppi 85), De Marchi M., De Agostini, Galia, Marocchi, Di Canio (Bonetti D. 78), Baggio R., Schillaci
Allenatore: Luigi Maifredi

ARBITRO: Lanese



Domenica nove settembre 1990. Una data segnata in grassetto, da tramandare e mandare a memoria, nella secolare storia Crociata.

Quel giorno il Parma Calcio disputò la sua prima partita nella Serie A a girone unico.

Si giocò a Parma, in uno stadio Ennio Tardini che si stava pian piano rinnovando e che presentò per la prima volta i Distinti con la parte superiore in ponteggi, ma ancora senza copertura.

Il destino volle che l’avversario fosse la Juventus, allenata dal tecnico emergente Luigi Maifredi con l’estro di Roberto Baggio, il potenziale offensivo di Totò Schillaci, Pierluigi Casiraghi e Paolo Di Canio, il portiere Stefano Tacconi e la coppia straniera Julio Cesar (difensore brasiliano) e Thomas Hasler (centrocampista tedesco).

La Vecchia Signora del calcio italiano si manifestò con la nuova divisa da trasferta completamente nera.

Quella domenica, davanti a 18.333 spettatori (13.188 abbonati e 5.145 paganti per un incasso di 801.504 Lire) il Parma perse onorevolmente (1-2), ma già al termine di quel campionato la neopromossa squadra Crociata giunse sesta, un gradino più in alto della Juve, e si qualificò per la sua prima partecipazione alla Coppa Uefa.

Principio di un decennio di trionfi (otto) in Italia e in Europa e di alcune finali perse, a cui per un soffio mancò per due volte soltanto lo Scudetto tricolore di Campioni d’Italia.

Un incipit battezzato da quella sconfitta da applausi contro Madama Juventus.

Con il gol di sinistro da distanza ravvicinata del terzino juventino Nicolò Napoli (24’), i rigori trasformati da Baggio ‘Il Divin Codino’ (62’) colpo del mercato estivo e di Alessandro Melli (88’), le incursioni sino alla fine pericolose del fluidificante volante Enzo Gambaro, di Lorenzo Minotti e dello stesso Melli.

Domenica 9 Settembre 1990, Parma-Juventus allo stadio Tardini. Fu l’aurora di un’avventura che in Serie A durò ininterrottamente per diciotto consecutive stagioni.

tratto da: STORIA CROCIATA – 09/09/1990, IL DEBUTTO IN A SCONFITTI DI MISURA DALLA JUVE. CON UN PROFETICO “NE FAREMO DI TUTTI I COLORI” DEL TARDINI



Maifredi chiede tempo
"E' una vittoria dei singoli
bisogna ancora lavorare molto"

PARMA
DAL NOSTRO INVIATO

Esordio positivo per il vicepresidente esecutivo Montezemolo, venuto in elicottero al Tardini dopo aver trepidato via radio per la Ferrari. Il neoacquisto della Juventus dice: 
"Mi fa piacere per i ragazzi e per Maifredi. E bello essere subito primi. C'è ancora molto da lavorare, ma è un risultato, questo che fa morale. In certi momenti si è vista una bella Juve, anche spettacolare, in altri s'è notata una certa lentezza. E' stata sicuramente importante la batosta di Napoli"
Montezemolo abbraccia idealmente Parma che ha accolto la Juve nel migliore dei modi nonostante i problemi legati a uno stadio dalla capienza ridotta: 
«La Juve non ha quasi mai steccato all'esordio in campionato, è stato bello che sia riuscita a vincere qui, davanti a un pubblico fantastico che ha festeggiato con calore il debutto in A." 
E mette sullo stesso piano Ferrari e Juventus: 
«Entrambe avrebbero bisogno del piede destro a tavoletta di Senna. La maglia nera ci ha portato bene, Julio Cesar in nero era ancora piu elegante".
Il presidente Chiusano, finalmente raggiante: 
«Ho visto una discreta Juve, a volte anche buona. Siamo sulla strada giusta. La difesa, si sa, è il reparto con maggiori problemi ma si comincia a ingranare. Fisicamente ho trovato tutti migliorati rispetto a Napoli: Baggio ottimo, bravo Fortunato, mi è piaciuta la sua disinvoltura, De Agostini, uno che gioca sempre bene". 
Il tecnico Maifredi asserisce: 
"Siamo confortati da questa vittoria, ma sappiamo di dover ancora lavorare molte. In quanto a qualità si migliora prima anche se penso ci manchi un mese per arrivare ai necessari sincronismi e automatismi". 
E' una Juve che ha rischiato pochissimo: 
«Fino al 2-0 si, abbiamo lasciato poco spazio al Parma. Con il doppio vantaggio ci siamo un po adagiati e la squadra di Scala ha saputo lottare fino all'ultimo minuto. Sapevamo che avrebbero buttato la partita sul piano del ritmo, qualche volta noi abbiamo accelerato, nel finale abbiamo un po' tirato il fiato. C'è da considerare che è stata la prima uscita di pomeriggio dopo una serie di notturne, con il fresco". 

Un Parma un po' presuntuo so? 
"No, aveva di fronte una Juventus che non è ancora in linea con i progetti, che deve sicuramente migliorare e restare con i piedi per terra ma ha dalla sua una caratura tecnica superiore. Loro erano già collaudati, noi avevamo buoni giocatori".

Che vittoria è, infine? 
"E' ancora la vittoria dei singoli più che dei collettivo. Ma del resto è chiaro, quando si affronta una squadra più in forma e collaudata. Noi stiamo cambiando schemi e mentalità, ed è faticoso. Seguendo la strada vecchia sarebbe stato più facile, ma noi più che all'immediato guardiamo a un futuro roseo".

Novită importante. Ha parlato l'arbitro. Lanese non è sceso in particolari, fino a giovedi almeno non può. Sui rigori ha fatto capire che c'erano interventi ostruzionistici ai danni di Baggio e Osio. 

«Più importante, aggiunge, è stata la collaborazione con i guardalinee per stabilire i fuorigioco, abbiamo cercato di applicare al meglio la nuova regola, non è facile. Una buona partita, un bel pubblico".



Le Pagelle Bianconere

6,5 TACCONI

Para a terra un tiro di Gambaro, sfuggito ai difensori e presentatosi troppo solo davanti a lui. Svolge sempre un lavoro attento, come quando esce sui piedi di Melli invano rincorso da De Agostini. Piace in particolare la sua decisione nei momenti nevralgici.

7 NAPOLI

Firma con un sinistro al volo da goleador di razza il primo gol in campionato della Juve spettacolo. Anche questo è un segno importante della partecipazione dei difensori al gioco corale della squadra, avviata verso una completa crescita.

6 JULIO CESAR

Ancora un po' impacciato, quando gli spazi si allargano perde un po' il senso della misura, e cosi vengono a galla certi limiti in fatto di velocità. Ma sullo stretto difficilmente gli attaccanti gli sfuggono. Sa anche ricorrere alle maniere forti.

6,5 FORTUNATO

Svolge una diligente prova al servizio del collettivo. Non è ancora al cento per cento, ma gradualmente sta meritando la fiducia riposta in lui da Maifredi. É più essenziale che bello, conta anche questo però. 

Dall'83' lo sosituisce Luppi (s. v.).

6 DE MARCHI

Bravo negli stacchi aerei, gli difetta un po' di grinta nei momenti difficili. É innegabile che abbia senso della posizione, deve ancora eccelere in fatto di personalità. E poi Bonetti avrá da fare per riconquistare il posto da titolare al centro della difesa

6,5 DE AGOSTINI

Solita prova di grande carattere. É il primo a spaventare con un'incursione profonda e un tiro appena fuori la difesa del Parma, a il primo a flettere le gambe per spezzare le azioni avversarie. La fascia sinistra è sempre terreno minato per gli avversari.

6 GALIA

Un lavoro dignitoso e puntuale, una continua spola tra difesa e attacco. Pronto negli inserimenti, ma anche abile a farsi trovare al momento giusto sulla linea bianca per evitare un quasi gol del Parma. Più confusionario quando deve appoggiare l'azione.

6,5 MAROCCHI

Nervoso (si fa anche ammomire), fatica a dare continuitá alla sua azione di spinta, comunque é sempre un tassello a cui è impossibile rinunciare. Detta il pressing del centrocampo e si batte per due aggiungendo come sempre una grinta notevole.

6 DI CANIO

Si impegna ma si vede che gli manca un po il ritmo partita. Sbaglia al 40' una grande occasione per raddoppiare. Raggiunge la sufficienza in pagella soltanto a prezzo di grande sacrificio, ed è una bella cosa per un fantasista della sua razza.

7 BAGGIO

Ottima prova, tutta al servizio della squadra. Pennella il corner dal quale nasce il vantaggio bianconero, impegna Taffarel in una difficile paraa su punizione, la trafigge come solo lui sa fare con un bellissimo penalty che va a procurarsi ostinatamente.

6,5 SCHILLACI

Non è ancora mister gol, ma con umiltà e abnegazione cerca di dare il contributo necessario. Sua la deviazione di testa che sbatte sulla traversa e viene rimandata in gol da Napoli. Dalla sua insistenza nasce l'azione del raddoppio per rigore su Baggio.

Arbitro - 6 LANESE

Il signor Lanese, in maglia rossa, ringiovanisce e riacquista di colpo la personalità smarrita un po nello scorso campionato. Assegna senza dubbi il rigore per fallo di Gambaro su Baggio e quello a favore del Parma per intervento di Luppi su Osio. 


 




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