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mercoledì 17 gennaio 2024

18 Gennaio 1987: Juventus - Udinese

É il 18 Gennaio 1987 Juventus e Udinese si sfidano nella prima giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1986-87 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

La Juventus é Campione d'Italia in carica mentre l'Udinese é partita da un pesantissimo meno nove punti in classifica dopo l'ennesimo scandalo del calcioscommese. A fine campionato i bianconeri piemontesi saranno secondi dietro al Napoli (per la prima volta scudettato) mentre i friulani non riusciranno a fermare la loro caduta verso la Serie B.

Buona Visione!

 



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Campionato di Serie A 1986-1987 - 1 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 18 gennaio 1987 ore 14.30
JUVENTUS-UDINESE 2-1
MARCATORI: Laudrup 12, Graziani 24, Miano autorete 65

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini (Vignola 57), Brio, Scirea, Mauro (Bonetti I. 85), Manfredonia, Serena A., Platini, Laudrup
Allenatore: Rino Marchesi

UDINESE: Abate, Galparoli, Rossi, Colombo, Edinho, Collovati, Chierico, Miano, Graziani (Zanone 79), Criscimanni, Bertoni
Allenatore: Giancarlo De Sisti

ARBITRO: Sguizzato



Il difensore ha festeggiato un record bianconero: 529 presenze 
Bonipertì commuove Scirea 
Marchesi soddisfatto: «I progressi continuano» 
Brio in difesa di Favero «Un disguido fra di noi» 
«Sabato sera il presidente ci ha radunati tutti ed ha avuto nei miei confronti parole eccezionali» - 
«Ero emozionato come nel giorno del mio matrimonio» 

Con la partita di ieri Gaetano Scirea ha raggiunto la 529° presenza in maglia bianconera, record assoluto di fedeltà nella storia della società più scudettata d'Italia. Ha superato Beppe Furino, che si è fermato a quota 528 e l'ha anche uguagliato (a quota 361) in fatto di presenze in campionato dove solo Varglien II (381) e Bonipertì (444) hanno giocato più di lui con la maglia della Juventus. Scirea riconosce che sarà difficile superare in presenze di campionato l'attuale presidente bianconero 

"mancano quasi tre tornei e io non credo di poter reggere ancora per tanto tempo". 

Ma proprio da Bonipertì, sabato sera, ha ricevuto forse il regalo più gradito da quando (e sono passati 13 anni) è arrivato alla Juve. Il presidente, salito nel ritiro, come ad ogni vigilia, ha chiamato a raccolta la squadra dopo la cena e prima di stappare una bottiglia di champagne (offerta dallo stesso libero ai compagni) ha avuto parole di stima e riconoscenza verso il giocatore che con la Juve ha vinto 7 scudetti, Coppa Intercontinentale, Coppa Campioni, Coppa Coppe, Coppa Uefa e 2 Coppe Italia. Tutti, da Marchesi a Buso, erano commossi.

"Non ricordo neppure le frasi esatte che ha pronunciato Bonipertì — ha detto ieri il libero negli spogliatoi dopo l'incontro con l'Udinese — ero emozionato come il giorno del mio matrimonio, vedevo attorno a me tutti e nessuno e intanto avvanzavo, non sapevo cosa fare, l'imbarazzo cresceva. É stata una serata indimenticabile, come storica è diventata per me questa giornata. Raggiungere questi traguardi, con la concorrenza che c'è oggi non è facile ». 

Scirea ha poi ricordato l'incontro di ieri mattina con Giovanni Agnelli a Villar Perosa, i suoi complimenti. Il figlio Edoardo ci ha detto che sicuramente al libero sarà consegnato un dono speciale per questo record battuto. Scirea, parlando ancora della partita di ieri, ha accennato al lungo colloquio con gli Agnelli nello spogliatoio tra il primo e il secondo tempo. 

«Ci hanno spronati a non mollare — afferma il libero — e noi ci siamo guardati in faccia. No, nessuno ha avuto il coraggio di rimproverare Favero, ci mancherebbe altro, un infortunio così può capitare a chiunque, toccava a tutta la squadra saper reagire e ci siamo riusciti rientrando in campo decisi e concentrati. È stato duro superare l'Udinese, ma nella ripresa abbiamo creato molte occasioni e con il prodigarsi di tutti è venuto il successo. Siamo in corsa per lo scudetto e per dare un altro dispiacere all'amico Furino devo uguagliare almeno il suo record di otto titoli vinti». 
Franco Badolato
tratto da: La Stampa 19 gennaio 1987






INDICE - IL RITORNO DI PLATINI
LO SI ERA INTRAVVISTO NELLA NEVE DI BRESCIA, CONTRO L'UDINESE È ARRIVATA LA CONFERMA. MICHEL È USCITO DAL TUNNEL, HA RITROVATO IL GUSTO DELLA GIOCATA DI CLASSE, AGNELLI JR. NE HA RILANCIATO LA CONFERMA. E LA JUVENTUS, CHE NON HA MAI PERSO DI VISTA IL VERTICE, GIOCA QUESTA FORMIDABILE CARTA A SORPRESA NELLA PARTITA DELLO SCUDETTO
Scusate il Ritardo.

GLI OSSERVATORI più attenti se ne erano accorti sin da Brescia, in quella strana partita giocata nella neve, per via che Agnolin aveva deciso di imporre a tutti il cilicio della penitenza. In condizioni simili, il Platiní svagato degli ultimi tempi si sarebbe lasciato andare a una sorta di sciopero bianco, oltretutto in carattere con l'ambiente. E invece il francese ci aveva dato dentro di buzzo buono, inventando giocate vincenti persino su quella impraticabile banchisa. Non era servito a granché, salvo a preannunciare il grande ritorno. La Juventus aveva probabilmente perduto un punto, evento passato sotto silenzio per via che tutte le campane disponibili erano impegnate a rintoccare il trionfo del Napoli campione d'inverno.

EPPURE, era un fatto importante, in proiezione. La Juventus ha sin qui giocato senza Platini (quello vero, intendo) e quasi senza Laudrup, salvo qualche raro spazio perdutosi nel grigiore della tristezza (Michelino ha problemi, basta guardarlo). Eppure, non ha mai perduto di vista il vertice della classifica, malgrado inciamponi clamorosi (lo 0-3 di Roma, l'1-3 interno col Napoli, l'1-4 con la bisbetica Sampdoria). La Juventus si è retta sul fervore operaio di Manfredonia, forse alla sua migliore stagione di sempre, sulla puntualità di Favero, che Marchesi ha eletto Oscar bianconero del girone d'an-data, sul vecchio cuore di una squadra che non conosce la rinuncia. Ed è rimasta ostinatamente al traino delle più forti. Il quesito, in poverissime parole, è il seguente: cosa potrà fare adesso, che il francese si è scosso la polvere, e sembra intenzionato a piombare rapace sul girone di ritorno, quasi per giocare l'ultima beffa a chi ne aveva già decretato il tramonto?

TANTO più pertinente, la domanda, perché mentre la Juventus ritrova il suo leader perduto, il Napoli vive struggenti ansie per Maradona. La caviglia frantumata da Goicoechea sembra una calamita per le carezze di avversari impietosi. Oddio, non vorrei peccare di malignità. Ma certi interventi mi sembravano mirati; se è stato un caso, che sfortuna per Diego, i colpi finivano sempre lì. Il Napoli è tanto forte che riesce a vincere anche senza il suo signore e donno, per ora. Ma è un altro elemento da prendere in considerazione, Maradona è uno splendido ragazzo senza paura, va in campo facendosi anestetizzare, però c'è differenza, ovvio, fra un Diego splendente di salute atletica e un campione preoccupato della propria incolomità.

LA PARTITA dello scudetto deve ancora giocarsi per intero. La felina Inter di Trapattoni naviga acquattata fra i due avversari, ma per balzare sulla preda deve adeguare al formidabile rendimento inter-no un più acconcio sfruttamento delle trasferte. Mi sembra molto legata a Rum-menigge, incontenibile a San Siro, assai più morbido fuori. È un vizio antico, neppure il nuovo condottiero è riuscito a guarire la signora in nerazzurro da questa paura di volare. Continuo a suggerire di fare attenzione al Verona, da quando il dirompente Elkjaer ha messo a nuovo muscoli e articolazioni. Il danese è una specie di Attila del gol, un barbaro capace di incursioni devastanti; alla sua ombra sta risorgendo il vecchio, caro, Pablito, che si nasconde in ruolo gregario, ma poi ne salta fuori per zampate risolutive.

PARTITA a quattro? Presto per dirlo, ma la Roma mi sembra ormai irrimedia-bilmente frastornata dalla sua stessa girandola e sicuramente handicappata dal grave infortunio di Zibi Boniek, perduto per più di un mese; e il Milan, bè, il Milan rappresenta un caso esemplare di suicidio. Questa bufera che dalla stanza dei bottoni, auspici piccoli faccendieri, si abbatte sistematicamente sul tecnico, questa ventata di riflusso tipo padrone delle ferriere, sarà anche la ricetta di successo collaudata in altri settori, ma nel calcio non può avere cittadinanza. Ogni gioco ha le sue regole e il calcio non è Premiatissima. 

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1987 n.4





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