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lunedì 8 dicembre 2025

8 Dicembre 1985: Argentinos Juniors - Juventus

É l' 8 Dicembre 1985 e la Juventus si trova allo Stadio 'Olimpico' di Tokyo in Giappone per tentare la scalata all'unica vetta del calcio mondiale ancora non conquistata. Si gioca Argentinos Juniors-Juventus valevole per la Coppa Intercontinentale 1985.

É una Juventus che dopo aver inanellato una serie di vittorie europea mai viste prima, parte favorita contro gli argentini che nononstante abbiano vinto per la prima volta la Coppa Libertadores, non sembrano possano impedire ai bianconeri un altra vittoria storica. Tant'é che i giocatori in rosso fanno la partita della vita ed unita ad una prestazione dell'arbitro al limite dello scandaloso, ed ad un giovanissimo Claudio Borghi, ne uscirá davvero una partita d'altri tempi. Una grande gara per un'altra data da ricordare.

Buona Visione! 

 

 

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Coppa Intercontinentale 1985-1986 - Finale
Tokyo, campo neutro - National Olympic Stadium
Domenica 8 dicembre 1985 ore 12.00
ARGENTINOS JUNIORS-JUVENTUS 2-2 - Dopo i calci di rigore (2-4)
MARCATORI: Ereros 55, Platini rigore 63, Castro 75, Laudrup 82
SEQUENZA CALCI DI RIGORE: Brio (gol), Olguin (gol), Cabrini (gol), Batista (parato), Serena A. (gol), Lopez (gol), Laudrup (parato), Pavoni (parato), Platini (gol)

ARGENTINOS JUNIORS (ARGENTINA): Vidallè, Villalba, Pavoni, Olguin, Domenech, Commisso (Corsi 86), Batista, Videla, Castro, Borghi, Ereros (Lopez 118)
Allenatore: José Yudica

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea (Pioli 65), Mauro (Briaschi 77), Manfredonia, Serena A., Platini, Laudrup
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Roth (Germania Ovest)



La Juventus a Tokyo vince la Coppa Intercontinentale soltanto ai calci di rigore 
Col sigillo di Tacconi e Platini 
E infine anche Boniperti si entusiasma: «Fiabesco» 
I tempi regolamentari si erano chiusi in parità 2-2 - Gli argentini due volte in vantaggio con Ereros (55') e Castro (75') raggiunti prima da un rigore di Michel (63') e poi da Laudrup (88') - 
L'arbitro tedesco Roth ha annullato il gol del 2-0 agli argentini (Castro al 61') e poi una spettacolare rete del francese (67') - 
Dal dischetto decisive due parate del portiere bianconero e la freddezza del n. 10 nel tiro decisivo.

TOKYO-La Coppa persa nel 73 a Roma contro l'Independiente di Buenos Aires é finalmente nella mani della Juventus, alla fine di una partita-maratona che resterá nella storia dei due club, e del calcio internazionale. 

Centoventi minuti di gioco ed i rigori sono occorsi al bianconeri per aver ragione di un Argentinos Juniors davvero sorprendente per gioco corale, individualità, tenuta atletica. La squadra di Trapattoni sorpresa nella prima mezzora dall'avvio disinvolto dalle capacità di manovra degli avversari poteva peraltro andare in vantaggio giá all'ottavo minuto se l'ineffablie arbitro tedesco Roth non avesse permesso a Vallalba e Batista di stendere Laudrup in area. E' il primo momento da brivido, di una gara che di brividi ne ha offerti anche troppi prima del finale al tiro al bersaglio contre Vidalle e Tacconi. 

Riassumiamo questi brividi, sono tutta la partita. Juve calata di tono nella seconda parte del primo tempo, e segna in avvio di ripresa con Laudrup dopo una fuga peraltro inutile: il danese non poteva aver sentito nel frastuono dello Stadio Olimpico il fischio di Roth che avera rilevato un fallo di Serena. 

La gara continuava ad offrire scampoli da spettacolo, con triangolazioni larghe poggianti su Castro ed Ereros, con Borghi a completare il triangolo, e al 55' era lo stesso Ereros a portare i rossi in vantaggio con un pallonetto che scavalcava Tacconi, lancio profondo di Commisso, questi una copia ridotta (ma non tanto) di Maradona. La panchina sudamericana sobbalzava pochi minuti dopo quando un centre forte di Castro finiva sul braccio di Manfredonia accorso a chiudere (chiaramente un fallo involantario, ma il colpo per l' Argentinos era ancora piú duro al 61' quando l'arbitro annallava un gol di Castro in conclusione di una manovra volante Borghi-Ereros) per un fuoriglooo sul filo del rasoio. 
Si infortunava Belrea (distorsione) nel vano tentativo di opporsi a Borghi nella stessa azione, ma restava in campo ancora in tempo per partecipare al pareggio  di Platini su rigore, una botta forte e bassa, dopo un atterramento di Serena (lanciato stupendamente dal francese) ad opera del roccioso Olguin.

Usciva Scirea, entrava Pioli. Favero assumeva la posizione di libero con qualche fatica ma con la massima applicazione. Al 67' inutile capolavoro di Platini: il francese controllava un pallone inviato da Manfredonia, di testa, nel folto dell'area argentina, quindi calciava al volo di sinistro infilando l'angolo della porta di Vidalle. Roth indicava il dischetto, Batista e compagni to pressavano portandolo verso il guardalinee di Singapore ... bandierina alzata, aveva rilevato un fuorigioco fantasma di Serena. Di qui l'annullamento. I gol da antologia non placciono evidentemente all' arbitro tedesco: Rummenigge si ricorda ancora la sua vana rovesciata a segno contro i Rangers di Glasgow l'anno scorso a Milano.

Una rasoiata dell'ottimo Castro, una botta diagonale dalla destra, al 75, batteva Tacconi e pareva chiudere match. Ma veniva forte la forza di reazione della Juventus. La coppla straniera produceva il suo capolavoro a due minuti dal termine. Palla di Serena per Laudrup che chiamava all'uno-due Platini e riceveva la palla, al volo, oltre i difensori. Il danese si avventava, girava Vidalle resistendo al tentativo di aggancio da parte del portiere, ed in spaccata da fondo campo spazio vuoto per il tocco del pareggio.

Pol gli inutili supplementari fra glocatori stremati e preda di crampi, quindi i rigori. La Juve ha vinto la partita più bella e piú difficile della sua ormal lunga milizia nel calcio internazionale. Una Juventus che aveva iniziato come stordita, con centrocampisti e difensori disorientati dagli scambi avversari, dal loro gioco largo (Castro ed Ereros sulle fasce laterali, Borghi ad infilarsi spalleggiato dagli ottimi Videla e Commisso), con gli attaccanti in difficoltà. 

Dopo mezz'ora di sofferenze, si è cominciata a vedere la vera Juve. Maggior rapidità maggior movimento per sottrarsi al pressing a tuttocampo degli avversari, maggior attenzione nell'ostacolare Batista, perno del gioco argentino. I sudamericani non rallentavano, ma i bianconeri avevano camblato ritmo. Così, lottando e soffrendo, attraverso un'altalena di emozioni senza eguali, e maturato il sofferto e meritato pareggio, che al rigori e pol diventato trionfo.

BRUNO PERUCCA 


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venerdì 24 novembre 2023

26 Novembre 1996: River Plate - Juventus

É il 26 Novembre 1996 e River Plate (Argentina)Juventus si sfidano nella Finale della Coppa Intercontinentale allo 'Stadio Nazionale Olimpico' di Tokyo (Giappone).

La Juventus é Campione d'Europa in carica mentre il River é quello del America del Sud avendo appena vinto la Coppa Libertadores. La partita é tesa, a tratti equilibrata ma i bianconeri la spuntano grazie all'ennesimo capolavoro di Alessandro Del Piero dopo calcio d'angolo. Così i bianconeri dopo aver conquistato Scudetto e Champions League adesso si issano su tetto del mondo con la Coppa Intercontinentale. Mitici!

Buona Visione!


river plate


Coppa Intercontinentale 1996
Tokyo - campo neutro, martedì 26 novembre 1996
RIVER PLATE-JUVENTUS 0-1
MARCATORI: Del Piero 81

RIVER PLATE: Bonano, Diaz H., Ayala, Berizzo, Sorin, Montserrat, Ortega, Astrada, Berti (Gancedo 75), Francescoli, Cruz J. (Salas 82)
Allenatore: Ramon Diaz

JUVENTUS: Peruzzi, Porrini, Ferrara C., Montero, Torricelli, Di Livio, Deschamps, Zidane (Tacchinardi 90), Jugovic, Del Piero, Boksic
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Rezende (Brasile)



L'Avvocato ha trepidato per l'impresa dei bianconeri, rivivendo le emozioni di 11 anni fa
Agnelli; «Teniamoci stretto Del Piero» 
«Boksic? Gigante se non tira in porta» 

Giovanni Agnelli è fiero della Juventus per la quale ha trepidato davanti al televisore. Fiero e orgoglioso di tutto. Per come ha vinto, per come ha sofferto, per come ha saputo trasmettere pulsioni ed emozioni. 

Avvocato, dove si era «nascosto»? 

«A casa. Eravamo io e Boniperti. Soli, come ai vecchi tempi. Alla fine, ero più contento di quanto immaginassi». 

Grande Juve. 

«Bellissima. La squadra ha meritato. Poteva segnare prima. Uno, due gol». 

Allude a Boksic? 

«Voglio parlarne con Lippi. Boksic non deve più tirare in porta: tanto, non è il suo pane. Deve andare in porta, ecco. E' un tipo eccezionale, il croato, ma ogni volta che annusa un portiere, gli scende sugli occhi un velo nero». 

Che cosa le è piaciuto della Juve? 

«La compattezza, la lealtà. Lippi, cui ho subito telefonato, ha saputo metter su un gruppo formidabile. Zidane non è più un corpo estraneo. Anzi. Aveva ragione Platini. Tutti aiutano tutti. Il segreto è questo».

Del Piero? 

«Ha giocato e reso come da tempo non gli riusciva. Penso che il suo ruolo sia proprio quello lì, seconda punta. E poi il gol. E poi gli assist. Eccezionali». 

Lo vogliono gli inglesi: saprete resistere? 

«Ha ventidue anni, è un talento naturale, credo che non lo cederemo a nessuno». 

Rispetto alla finale del 1985, che partita è stata? 

«Meno spumeggiante: ma per questo, non meno attraente. Ho tremato questa volta, come avevo tremato allora. Sulla traversa di Ortega, non le dico dove era andato a sbattere il mio cuore. Anzi, glielo dico: su quello di Boniperti...» 

Due coppe Intercontinentali: avete raggiunto l'Inter. 

«Al di là del rilievo statistico, l'averla conquistata significa tanto, significa tutto. Per la società, per il calcio italiano che, detto fra di noi, attraversa un periodo tutt'altro che florido, per l'audience televisiva. Oggi, chi tifa Juventus deve essere orgoglioso. Per arrivare a Tokyo, siamo partiti dallo scudetto e abbiamo attraversato la Coppa dei Campioni. Non è stato facile. Ma è stato bellissimo». 

«Aveva ragione Platini, Zidane s'è inserito benissimo in questo gruppo formidabile» 

Il River Piate? 

«Ha subito il nostro gioco. Se Peruzzi ci ha salvato dall'1-0 in poi, il loro portiere, Bonano, è stato letteralmente formidabile. Con un altro, non so come sarebbe finita. Inoltre, ho apprezzato Francescoli. Non invecchia mai: ha fatto in tempo, pensi, a giocare con il papà di Monterò». 

Torniamo alla Juve. 

«E' una squadra molto solida, molto compatta, molto forte. Ha un solo limite: il gol. Non segna mai, o quasi mai, in rapporto a tutto quello che produce. Purtroppo, è un grosso limite. Avessimo, là davanti, uno che la mette dentro, non dico che saremmo imbattibili, ma quasi». 

Del Piero ha vinto anche una Toyota... 

«Sono gli incerti del mestiere». 

La Juve è salita sul tetto del mondo. Adesso, tocca a Schumacher e alla Ferrari. 

«Ci siamo vicini anche lì. O meglio: più vicini che in passato». 

Il ciclo continua. 

«I ragazzi hanno "fame". Buon segno. Vittorie come quella di Tokyo ti sollevano da terra. La sfida è stata estremamente corretta, eccezion fatta per quella piccola rissa scoppiata alla fine. Ripeto: mi è piaciuto lo spirito, ho apprezzato il modo in cui abbiamo affrontato il River. Sempre a testa alta, senza calcoli. Come un pugile che, guadagnato il centro del ring, lavora ai fianchi l'avversario, spingendolo alle corde». 

Da Tokyo al campionato: non sarà facile mantenere sempre una concentrazione così feroce. 

«E' vero, ma le grandi scommesse e le grandi tensioni sono il sale della vita. Domenica c'è Juve-Bologna, e io ho un debole proprio per il Bologna, e per Andersson». 

Crede nel Vicenza? 

«Sono sincero: comincio a crederci. C'è stato il Cagliari, c'è stato il Verona: e allora, perché non potrebbe esserci un Vicenza? Piuttosto, domenica sera ho visto in tv il derby di Milano. E' stata più bella Juve-River Piate. Il Milan strameritava di vincere. L'Inter, invece, se si trova lì, a un punto dalla vetta, lo deve alla fortuna». 

Roberto Baggio? 

«Gli ho telefonato. Molti lo hanno linciato. Non lo trovo giusto. Gliel'ho detto. A parte il gol, splendido, ne ha sbagliato uno per una spanna e un altro perché la palla gli è rimbalzata male. L'ho invitato a non buttarsi giù. Dimenticarlo, è impossibile: anche in un giorno come questo». 

Roberto Beccantini
tratto da: La Stampa 27 Novembre 1996




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