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mercoledì 21 ottobre 2026

21 Ottobre 1998: Athletic Bilbao - Juventus

È il 21 ottobre 1998 ed Athletic Bilbao e Juventus si sfidano nella terza giornata del girone di qualificazione della UEFA Champions League 1998-99 allo Stadio San Mamés di Bilbao (Spagna).

In casa bianconera sta per avvenire una clamorosa 'rivoluzione'. Il grande Marcello Lippi poco dopo questa partita rassegnerà le dimissioni da allenatore ed al suo posto arriverà il giovane e rivoluzionario Carlo Ancelotti. Dopo l'iniziale scetticismo dei tifosi, la squadra sembra aver intrapreso la giusta via. Però alla fine sarà solo un deludentissimo settimo posto che varrà solo l'accesso per l'europa verso la Coppa Intertoto.

Dall'altra parte c'è l'Athletic che, fiero del suo orgoglio basco, è sempre un ostacolo ostico da superare.

Buona Visione!



Athletic Bilbao



Stagione 1998-1999 - Champions League - 3ª giornata
Bilbao - Estadio San Mamés
mercoledì 21 ottobre 1998 ore 20:45 
ATHLETIC BILBAO-JUVENTUS 0-0

ATHLETIC BILBAO: Etxeberria I.; Lacruz, Carlos Garcia, Alkorta (Rios 5), Larrazabal; Imaz, Urrutia (Jorge Perez 86), Guerrero (Ezquerro 58), Alkiza; Etxeberria J., Urzaiz
A disposizione: Valencia de la Serna, Felipe, Ferreira, Lasa
Allenatore: Luis Fernández

JUVENTUS: Peruzzi; Birindelli, Tudor, Montero P.; Di Livio, Deschamps, Davids (Tacchinardi 77), Pessotto G. (Iuliano 29); Zidane; Inzaghi, (c) Del Piero (Fonseca 81)
A disposizione: Rampulla, Mirkovic, Conte A., Perrotta. 
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Nielsen K.M. (Danimarca)
AMMONIZIONI: Inzaghi 79 (Juventus)





Del Piero, il genio riposa 
E Inzaghi sbaglia un pallone d'oro 
BILBAO DAL NOSTRO INVIATO 

Un Peruzzi in versione Superman salva la Juventus che soffre e viene abbandonata dai suoi attaccanti. Partita, comunque, piena di tensioni sia in campo sia fuori con incidenti sugli spalti, nella curva occupata dai tifosi bianconeri, nell'intervallo e carica della polizia. 

PERUZZI 7,5. Si fa notare subito per il maglione color carota, ma soprattutto per un'uscita tempestiva sui piedi di Exteberria (19' pt) degna di un campione qual è. Bis nel finale su botta in mischia di Urzaiz. 

BIRINDELLI 6. Non è la sua serata. Soffre Urzaiz, commette fin dall'avvio una serie di errori abbastanza insoliti per lui. Nel secondo tempo passa sul versante sinistro e migliora. 

TUDOR 6. Ogni tanto vengono a galla i limiti dettati dall'inesperienza. Due «lisci» nel primo tempo mettono i brividi a tutta la difesa. Poi si risolveva. 

MONTERO 7. La Juve patisce la partenza a tutta birra del Bilbao, e lui, come un po' tutta la retroguardia, si trova a fronteggiare le incursioni dei baschi cui il centrocampo non riesce a mettere un freno in prima battuta. I guai maggiori quando Lippi adotta per pochi minuti la difesa a tre. Ma c'è da chiedersi cosa succederebbe se non ci fosse nei momenti cruciali. 

PESSOTTO 5. Ritorna in servizio dopo l'infortunio con la Nazionale. La sua partita di grande patimento dura mezzora, Lippi lo sacrifica per motivi tattici: in quella posizione era quasi inutile alla causa e lasciava via libera a Exteberria. 

(Dal 29' pt Iuliano 6,5. Al debutto dopo oltre un mese di stop e pronto a sbrogliare qualche intricata situazione con il piglio di chi è da tempo un perno della difesa). 

DI LIVIO 6,5. Parte nella consueta posizione di esterno destro, poi viene riciclato a sinistra nella zona in cui la Juve lascia troppi varchi agli avversari. Nella ripresa Lippi lo riporta a destra a conferma di come la partita fosse per la Juve più difficile da interpretare di un libro in aramaico. 

DESCHAMPS 6,5. A pochi passi da casa, il basco di Francia vive una serata di grande sofferenza e non riesce a ripetere la prestazione eccellente di Vicenza. Ma tiene bene la posizione e con i minuti cresce di tono. 

DAVIDS 6,5. Un assist per Inzaghi è il suo primo squillo di una partita in cui prima di tutto deve arrangiarsi a cercare di tenere lontano il pericolo da Peruzzi. Si esalta nel clima infuocato, offre un apporto di assoluta concretezza. 

(Dal 31° secondo tempo Tacchinardi sv). 

ZIDANE 6. Cambia la scena, resta il solito Zizou. Un primo tempo con poca polpa, spesso in balia dell'avversario, mai in grado di esprimere uno spunto vincente. Ripresa di maggior sostanza. 

INZAGHI 5,5. Ha la palla del vantaggio dopo un quarto d'ora, ma la mira è sbagliata. Partita delicata per tutta la Juve, molto problematica per il suo centravanti che resta spesso abbandonato e ha pochissime occasioni per colpire. E sbaglia quando potrebbe segnare. Ma almeno ci prova. 

DEL PIERO 5. Poco o nulla da segnalare nel primo tempo se si esclude una magia da fuoriclasse per sinarcare Zidane. Per il resto ha gli stessi problemi di Inzaghi e non dà segnali di vita. 

(Dal 36'st Fonseca sv). 

Fabio Vergnano



La Champions League sorride ai nerazzurri, mentre a Bilbao i bianconeri strappano un pari che può rivelarsi prezioso 
Peruzzi tiene la Juve in Europa. 
Le sue parate decisive stoppano l'assalto basco 

BILBAO DAL NOSTRO INVIATO Il terzo pareggio che la Juventus strappa in Champions League tiene aperto il sentiero che porta ai quarti di finale, anche in virtù della vittoria che il Rosenborg coglie a spese del Galatasaray, spodestandolo, così, del primo posto. Poteva perdere, la Juve di Bilbao, ma anche vincere. Marcello Lippi l'ha corretta in corsa, rimediando a un assetto iniziale che faceva acqua soprattutto nel settore di Pessotto. Con Iuliano, la squadra è parsa meno vulnerabile. I campioni d'Italia hanno ricavato poco da Inzaghi, Del Piero e Zidane, accerchiati dagli indiavolati avversari. Per un tempo, meglio i baschi di Fernandez. Nella ripresa, Juve più attenta e disinvolta. Athletic, Athletic. La storia rumoreggia sulle gradinate. In campo, ci si batte a muso duro, ma senza sotterfugi, un inchino a ogni botta. L'arbitro non fischia mai. La Juventus giochicchia per un quarto d'ora, quanto basta a Davids per spalancare l'area a Inzaghi, il cui tiro, dalla lunetta, avrebbe giustificato ben altra mira. Già privi di Javi Gonzalez, Larrainzar e José Mari, i baschi perdono anche Alkorta, al posto del quale viene precettato il mastodontico Bios. Piano piano, l'Athletic guadagna metri, circonda e ammutolisce con il pressing Inzaghi, Del Piero, Zidane, costringe Di Livio e Pessotto, soprattutto lui, a tribolati rammendi, obbliga Birindelli, Tudor e Monterò a disimpegni così febbrili che, spesso, diventano munizioni per chi attacca. L'Athletic pigia a tavoletta. La Juventus ne soffre le improvvise folate, anche per via di quella grottesca difesa a tre che sboccia verso l'ir, senza sollevare Deschamps dal navigare fra Scilla e Cariddi, fra Guerrero e Alkiza. Il pressing dei baschi è furia a comando. Al 19', un errore di Del Piero propizia un contropiede che, attraverso Imaz e Urzaiz, porta J. Etxeberria a tu per tu con Peruzzi. Ci vorrebbe un miracolo: Peruzzi lo compie. A Zidane non riesce di accendere la luce. La Juve rincula, aggredita a centro- campo, scoperta sulle fasce. L'assedio lo rompe un'iniziativa di Del Piero, che Deschamps, infiltratosi sino al limite, non sfrutta. Può succedere di tutto, a forza di lasciarsi risucchiare, e difatti, al 28', un'omissione di Tudor, su punizione di Guerrero, procura la più ghiotta delle occasioni: Lacruz, tutto solo, la sciupa di testa. Corre ai ripari, Lippi. Fuori Pessotto, infilzato dalla baionetta di J. Etxeberria, e dentro Iuliano. Tre centrali, con ai fianchi Birindelli (destra-sinistra) e Di Livio (destra-sinistra-destra-sinistra), a proposito di idee chiare). Blindata la Maginot, i campioni d'Italia possono, così, uscire dal bunker: 36', sventola di Davids, a rischio di autogol; 38', punizione di Del Piero, carambola su Birindelli, brivido; 42', da Deschamps a Inzaghi, in bocca al portiere. Scaramucce nel covo dei tifosi juventini e cariche della polizia introducono la ripresa. L'Athletic cerca d'increspare le acque, di aizzare il ritmo contro una Juve non più in palese affanno, ora che Lippi l'ha ridisegnata, e sempre reattiva: prova ne sia lo spericolato avvitamento in forza del quale, al 9', I.Etxeberria sfila dalle chiome di Del Piero una parabola arguta dell'inossidabile Di Livio. Fernandez richiama Guerrero, così così, e sfodera un'altra punta, Ezquerro. Adesso è la Juve a recuperare campo e personalità: al 14', Inzaghi-Deschamps, applausi per tutto, il movimento, il tiro, la parata. Tre angoli sprigionano altrettante bolge a casa Peruzzi. Ma al 22', è Zidane a smarcare Inzaghi: I. Etxeberria gli piomba sui piedi, rubandogli il tempo. Quando scocca la mezz'ora, gli dei pilotano fra i guanti di Peruzzi, annaspante sulla linea, una strepitosa girata di Urzaiz. Tacchinardi avvicenda un Davids forse esausto, sicuramente fra i più generosi. Molto si agita, Inzaghi, tanto da essere ammonito, allorché il guardalinee Knudsen gli annulla u gol-partita, al 33', ma il fuorigioco era netto. Fonseca dà il cambio a Del Piero. La Juve ribatte colpo su colpo. Graffiata, morde. Il finale, però, è tutto Athletic, con Alkiza che, sfrecciando ai cento all'ora, impegna strenuamente Peruzzi. E così la partita, ardente e corretta, approda al risultato più equo. 

Roberto Beccantini
brani tratti da La Stampa del 22 ottobre 1998







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mercoledì 30 settembre 2026

30 Settembre 1998: Rosenborg - Juventus

É il 30 Settembre 1998 e Rosenborg e Juventus si sfidano nella seconda giornata del girone di qualificazione della UEFA Champions League 1998-99 allo 'Lerkendal Stadion' di Rosenborg (Norvegia).

In casa bianconera sta per avvenire una clamorosa 'rivoluzione'. Il grande Marcello Lippi poco dopo questa partita rassegnerá le dimissioni da allenatore ed al suo posto arriverá il giovane e rivoluzionario Carlo Ancelotti. Dopo l'iniziale scetticismo dei tifosi la squadra sembra aver intrapreso la giusta via. Peró alla fine sará solo un deludentissimo settimo posto che varrá solo l'accesso per l'europa verso la Coppa Intertoto. 

Dall'altra parte c'é il Rosenborg che vive (come il calcio norvegese di quegl'anni) un momento roseo; ed é sempre un ostacolo ostico da superare.

Buona Visione! 



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Stagione 1998-1999 - Champions League - 2ª giornata
Trondheim - Lerkendal Stadion
Mercoledì 30 settembre 1998 ore 20.45
ROSENBORG-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Inzaghi 27, Skammelsrud rigore 69

ROSENBORG: Jamtfall, Basma, Bragstad, Hoeftun, Bergdoelmo, Strand (Winsnes 83), Skammelsrud, Berg, Soerensen (Hernes 55), Rushfeldt (Dahlum 62), Jakobsen
Allenatore: Trond Sollied

JUVENTUS: Rampulla, Birindelli, Tudor, Montero, Mirkovic (Pessotto 77), Tacchinardi, Deschamps, Zidane (Zalayeta 79), Davids, Inzaghi (Fonseca 61), Del Piero
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Ancion (Belgio)
RIGORI FALLITI: Skammelsrud 79 (Rosenborg)



Inzaghi ancora Rapinator mette il piedino ed è gol 

RAMPULLA 8. Grande protagonista della serata. Per mezz'ora non corre alcun pericolo. Ha il maglione fosforescente color carota e certo non passa inosservato. Non è bravo ma bravissimo nell'unica occasione da gol che i norvegesi creano nel primo tempo. Riflessi e scatto felino: perfetta la sua respinta d'istinto. Concede il bis tuffandosi a sventare una capocciata di Dahlum ed evitando un gol sicuro: esagera parando pure un rigore. 

BIRINDELLI 5,5. Parte su Jacobsen in un duello fra mini giocatori che fa tenerezza. Dopo mezz'ora Lippi lo dirotta a sinistra per arginare le avanzate di Sorensen che creano sempre scompiglio da quella parte. Ma non fa sfracelli. Spiana Skammelsrud provocando un rigore assolutamente indiscutibile. 

TUDOR 6. Perfetto o giù di lì nel controllo di Rushfeldt. Con il gigante norvegese ingaggia un duello ad alta quota in cui il croato ha quasi sempre la meglio. Soffre nella ripresa quando gli avversari si fanno meno timidi. 

MONTERÒ 6,5. Ci voleva il suo ritorno per dare compattezza alla difesa. Spazza via e pilota i compagni di reparto. In attesa di Ferrara è lui il collante della retroguardia juventina.

MIRKOVIC 5,5. Il meno efficace dei quattro difensori. Concede troppo spazio all'avversario che si proietta dalle sue parti, offre ogni volta un senso di desolante precarietà. Lippi allora lo sposta a destra cercando di semplificargli il compito. 

(Dal 32'st Pessotto sv). 

TACCHINARDI 5,5. Partenza gagliarda, fa muro a centrocampo dando man forte a Deschamps. Ma con il passare dei minuti patisce il dinamismo e lo spirito d'iniziativa di Berg. 

DESCHAMPS 6. Partita dopo partita sta ritrovando le cadenze normali. Prezioso intercettatore delle avanzate norvegesi, buono anche come rampa di lancio per gli attaccanti. 

DAVIDS 6,5. Nulla di nuovo da segnalare. Indispensabile nel ruolo di traghettatore di palloni, suo il tiro da cui scaturisce il gol del vantaggio. Dubbio il fallo che viene punito con il secondo rigore. 

DEL PIERO 6. Sta tornando quello di sempre. Si tuffa nel cuore della difesa del Rosenborg con spunti vecchia maniera. Prova il tiro che l'ha reso famoso in tutto il mondo, ma, almeno in quello, per ora la fortuna gli volta le spalle. Quelli del Rosenborg diventano matti per cercare di renderlo innocuo. Due volte al tiro in avvio di ripresa, nel primo caso fa tutto benissimo, ma purtroppo si impappina al momento della conclusione. 

INZAGHI 6,5. Ancora Pippo in versione Rapinator: guarda caso sul rasoterra di Davids c'è il suo piedino dorato, basta un tocco ed il gol è servito. Davvero un predestinato. 

(Dal 16'st Fonseca sv). 

ZIDANE 6. A volte fa tutto benissimo ed è lo Zizou che ha messo ko il Brasile. Altre volte sembra che lasci il posto al suo gemello, perchè si perde in ghirigori non degni della sua fama. Alla Juve così non può bastare. 

(Dal 34' st Zoloyetasv). 

LIPPI 6. Cinquanta panchine europee. Non le festeggia nel modo sperato, ma ritrova una Juventus che sa combattere, anche se si complica l'avventura di Coppa. 

Fabio Vergnano
tratto da: La Stampa 1 Ottobre 1998



 

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sabato 23 maggio 2026

23 Maggio 1999: Juventus - Venezia

É il 23 Maggio 1999 e Juventus e Venezia si sfidano nella diciasettesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1998-99 allo Stadio 'delle Alpi' di Torino.

In casa bianconera é avvenuta una clamorosa 'rivoluzione'. Il grande Marcello Lippi rassegnerá le dimissioni da allenatore ed al suo posto arriverá il giovane e rivoluzionario Carlo Ancelotti. Dopo l'iniziale scettiscimo dei tifosi la squadra sembra aver intrapreso la giusta via. Peró alla fine sará solo un deludentissimo settimo posto che varrá solo l'accesso per l'europa verso la Coppa Intertoto. 

Dall'altra parte c'é il Venezia che riesce ad evitare la Serie B per un soffio. Sará comunque un impresa considerando l'inizio di stagione!

Buona Visione!


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Stagione 1998-1999 - Campionato di Serie A - 17 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
domenica 23 maggio 1999 ore 16:30 
JUVENTUS-VENEZIA 3-2
MARCATORI: Conte A. 12, Inzaghi 45, Pedone 63, Henry 85, Recoba 90

JUVENTUS: Rampulla, Mirkovic, Tudor, Montero P., Di Livio, (c) Conte A. (Blanchard 59), Tacchinardi (Deschamps 70), Davids, Henry, Amoruso (Perrotta 46), Inzaghi 
A disposizione: De Sanctis, Birindelli, Rigoni, Pessotto G. 
Allenatore: Carlo Ancelotti

VENEZIA: Bandieri, Brioschi, Pavan, Bilica, Carnasciali, Pistone (Pedone 24), Volpi, Poschner, Valtolina (Ballarin 52), Tuta (Luppi 69), Recoba
A disposizione: Taibi, Dal Canto, Miceli, Iachini
Allenatore: Walter Novellino

ARBITRO: Borriello
AMMONIZIONI: Tudor (Juventus); Brioschi, Tuta (Venezia)




Nella vittoria sul Venezia, i brividi maggiori dalla pacifica invasione di una cinquantina di tifosi Juve, la via per l'Europa passa da Udine 
Conte apre la goleada, ma non basta ad evitar lo spareggio Uefa 

TORINO Finisce come previsto, con la vittoria della Juve su un Venezia ormai salvo e privo di stimoli e la certezza che per evitare l'Intertoto e le vacanze ridotte ai mìnimi termini ci vorrà lo spareggio con l'Udinese il 28 e 31 maggio. Del resto non poteva che finire così una stagione che la Juve ha vissuto sempre pericolosamente, sempre in bilico fra la mediocrità e la speranza di acciuffare ancora l'Europa che conta. Dovranno attendere ancora sette giorni i bianconeri e soprattutto dovranno raccogliere le ultime energie fisiche e nervose per battere l'Udinese. Impresa difficile, non impossibile. 

Superare il Venezia che Novellino aveva mandato in campo per scelta senza cinque titolari più Maniero squalificato e aveva schierato con un inedito 3-52 non è stata impresa titanica. La Juve ha sbloccato il risultato subito al 12' con una girata di testa di Conte, già decisivo domenica scorsa a Bari, e in pratica ha chiuso la partita allo scadere del primo tempo quando Inzaghi ha trasformato in gol un cross di Henry. Fra le due prodezze non c'è stato nulla di indimenticabile, ci sono stati errori e piccole incertezze in perfetta sintonia con ciò che i bianconeri hanno fatto vedere negli ultimi mesi. Su tutti ha deluso Amoroso, che ha sciupato l'ennesima occasione per dimostrare che nella Juve che verrà potrebbe esserci un angolino anche per lui. La gente ha sottolineato con i fischi in suoi errori davanti alla porta, Ancelotti gli ha risparmiato il secondo tempo anche perché il centravanti era in condizioni fisiche non buone. 
Al ritorno in campo, nonostante i tre gol segnati prima della fine, non c'è più stata partita. La Juve ha giocato al risparmio, il Venezia si è adattato al tran-tran. Ancelotti ne ha approfittato per concedere la passerella l'inalo a Blanchard, i tifosi della curva per sgattaiolare giù dalle gradinate e sfondare un cancello di quelli che immettono al terreno di gioco. E proprio mentre una cinquantina si scalmanati vinceva la resistenza della polizia, Pedone andava in gol nell'indifferenza generale. Un piccolo brivido in più, anche se si vedeva che il Venezia non aveva alcuna intenzione di andare all'arrembaggio. 

A ristabilire le distanze provvedeva sul finire della partita Henry, fra i più brillanti della Juve, con un tiro senza troppe pretese che incocciava nella gamba di Volpi e finiva in rete. Quasi nei minuti di recupero, un ultimo sussulto del Venezia: fuga di Recoba, rimasto in campo nonostante guai muscolari, e gran sventola che batteva Rampulla. Poi anche per la squadra di Novellino arrivava la certezza di poter puntare all'Europa spareggiando con il Bari. Un piccolo prodigio per una squadra che sembrava condannata alla retrocessione. 

Fabio Vergnano 






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martedì 9 dicembre 2025

9 Dicembre 1998: Juventus - Rosenborg

É il 9 Dicembre 1998 e Juventus e Rosenborg si sfidano nella sesta (ed ultima) giornata del girone di qualificazione della UEFA Champions League 1998-99 allo 'Stadio delle Alpi' di Torino.

In casa bianconera sta per avvenire una clamorosa 'rivoluzione'. Il grande Marcello Lippi poco dopo questa partita rassegnerá le dimissioni da allenatore ed al suo posto arriverá il giovane e rivoluzionario Carlo Ancelotti. Dopo l'iniziale scetticismo dei tifosi la squadra sembra aver intrapreso la giusta via. Peró alla fine sará solo un deludentissimo settimo posto che varrá solo l'accesso per l'europa verso la Coppa Intertoto. 

Dall'altra parte c'é il Rosenborg che vive (come il calcio norvegese di quegl'anni) un momento roseo; ed é sempre un ostacolo ostico da superare.

Buona Visione! 



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Stagione 1998-1999 - Champions League - 6ª giornata
Torino - Stadio Delle Alpi
mercoledì 9 dicembre 1998 ore 20:45 
JUVENTUS-ROSENBORG 2-0
MARCATORI: Inzaghi 16, Amoruso 36

JUVENTUS: Peruzzi; Birindelli, Tudor, Montero P., Pessotto G. (Davids 64); (c) Conte A. (Di Livio 86), Deschamps, Tacchinardi; Zidane; Inzaghi, Amoruso (Iuliano 68)
A disposizione: Rampulla, Mirkovic, Blanchard, Fonseca
Allenatore: Marcello Lippi

ROSENBORG: Jamtfall; Bergdoelmo, Bragstad, Hoeftun, Pedersen (Hernes 65); Strand, Johnsen (Winsnes 56), Berg; Soerensen (Dahlum 46), Rushfeldt, Jakobsen
A disposizione: Arason, Basma, Mayer, Soerli
Allenatore: Trond Sollied

ARBITRO: Van der Ende (Olanda)
AMMONIZIONI: Conte A. 68 (Juventus); Hernes 79 (Rosenborg)




Juve, artigli sulla Coppa 
Splendida prova d'orgoglio dei bianconeri che accedono ai quarti di Champions League insieme con i nerazzurri. 
Stroncato il Rosenborg (e Galatasaray ko a Bilbao) 

TORINO. Sei minuti a chiedersi se il miracolo, dopo l'anno scorso, si sarebbe ripetuto, perchè appariva un miracolo che la Juve procedesse nella Champions League senza aver vinto fino a ieri una sola partita. Sei minuti. Dal 36' si era capito che il Rosenborg non sarebbe stato un ostacolo sulla strada dei quarti di finale: il 2-0 di Amoruso, gran gol per la costruzione del lancio di Zidane e il controllo raffinato del pugliese, aveva cancellato le ultime paure. Restava l'attesa della notizia da Bilbao. Arrivava al 42': mentre i bianconeri sbrogliavano un impiccio in area, l'urlo delle sparute schiere surgelate rompeva il freddo della notte e dello stadio. Alla voce del gol di Guerrero entrava sulla pista pure il «desaparecido» pupazzo Alex, l'insopportabile mascotte di una Juve che vinceva. Da quel momento, ad ogni scampanellio di richiamo la preoccupazione era controllare sul megaschermo che a Bilbao la situazione non fosse cambiata: ancora al fischio di Van der Elde, nessuno credeva che fosse fatta. Non c'era festa finché dalla Spagna non confermavano che il Galatasaray aveva gettato l'occasione della vita. Gli juventini rimasti in campo potevano finalmente abbracciarsi, ma con misura, quasi intuendo che la strada rimane lunga. La Juve dunque procede con un colpo di coda e per l'onestà dei baschi cui poteva non importare nulla del match con i turchi.  
E' un corroborante per Firenze, è il ritorno a una vittoria che mancava dal primo novembre. I problemi non ci cancellano in una notte ma con questo passo avanti si possono studiare con meno amarezza le possibili soluzioni. Vissuta con l'occhio a Torino e il cuore in Spagna, Juve-Rosenborg non è stata una partita moscia, però tutt'altra cosa rispetto a quella analoga con il Manchester di un anno fa. Meno pathos, meno sofferenza, per quanto i norvegesi avessero cominciato con scorbutica sicurezza. Loro, più dei Lippanti, s'erano avvicinati al vantaggio. All'8' un tiro di Sorensen finiva alto da buona posizione, ma soprattutto al 10' Jakobsen si presentava solo davanti a Peruzzi, con la difesa bianconera tagliata in diagonale. Jakobsen che tutti chiamano «Mini» aveva un'idea alla sua altezza: cercava il pallonetto sul palo lontano ma lo appoggiava con tale delicatezza che Monterò con un balzo notevole recuperava la posizione e di testa metteva la palla in angolo.  
Su quella giocata (e sui tanti interventi dell'uruguayano, un leone) si costruiva il successo. Il Rosenborg sapeva lanciare bene gli uomini negli spazi, Strand e Berg erano due splendidi centrocampisti però la squadra rifiniva le azioni con supponenza. Come se si fosse predisposta al sacrificio. Si raggruppavano molto al centro, i nordici. Sulle fasce c'era spazio da sfruttare per la Juve, soprattutto dalla parte di Bergdolmo, uno «sconsiglio» per gli acquisti. I bianconeri perdevano la timidezza, il movimento di Inzaghi e Amoruso denunciava i limiti di controllo dei difensori avversari, Zidane aveva spazio per muoversi partendo come quarto centrocampista e, sebbene non lo sfruttasse sempre al meglio, alcune intuizionierano fulminanti. Il gol del vantaggio, al 16', non nasceva da un suo passaggio alato: era invece Amoruso a tentare la girata forte, colpiva male la palla che si trasformava in un passagio filtrante, di quelli che Inzaghi, quando parte in posizione regolare, è micidiale. Anche questa volta il tocco di sinistro era vincente: ancora Inzaghi, come un anno fa con il Manchester. Il Rosenborg non mutava strategia e filosofia, dilettante nell'animo: non c'era nei norvegesi neppure il tentativo di un'aggressione, com'è di chi prova il tutto per tutto.  
L'unico ammonito era Hernes a dieci minuti dalla fine e per un fallo su Inzaghi lanciato verso l'area. La Juve aveva altre occasioni. Sorvolando su un possibile fallo da rigore di Bergdolmo su Inzaghi (l'unico su cui lo juventino, spesso a terra, possa recriminare), al 24' c'era un assist perfetto di Zidane per lo stesso Inzaghi. Jamtfall intuiva la deviazione di testa. Era più Juve che Rosenborg, fino al 2-0. Il lungo lancio di Zidane scavalcava Hoftun e Amoruso lo ammaestrava con classe per mettere la palla in porta.  
Nella ripresa il Rosenborg cambiava in attacco, per trovare quello che il valutatissimo Rushfeldt (deludente) non aveva saputo dare. Un paio di tiri, uno insidioso di Hernes, erano neutralizzati da Peruzzi. Per una volta, niente di cui spaventarsi. 

Marco Ansaldo
tratto da La Stampa Giovedì 10 dicembre 1998




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