É il 19 Febbraio 1984 e Milan e Juventus si sfidano nella quinta Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1983-84 allo Stadio 'Giuseppe Meazza' San Siro di Milano.
É una Juventus piena di stelle di calibro mondiale quello che sfida un Milan in netto declino sia dal punto sportivo che da quello economico. Sará una stagione trionfale questa per i nostri beniamini in strisce bianconere. Se in Campionato arriverá l'ennessimo Scudetto (é il 21esimo), in Europa si festeggia la prima (ed unica) affermazione in Coppa delle Coppe.
Dall'altra parte il Milan terminerá la stagione con un mediocre ottavo posto finale in Serie A.
Buona Visione!
Campionato di Serie A 1983-1984 - 5 ritorno
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
Domenica 19 febbraio 1984
MILAN-JUVENTUS 0-3
MARCATORI: Platini 13, Rossi P. 65, Vignola 84
MILAN: Piotti, Gerets, Spinosi (Carotti 73), Tassotti, Galli F., Baresi F., Damiani, Battistini S., Blissett, Verza, Evani
Allenatore : Ilario Castagner
JUVENTUS: Tacconi, Gentile, Cabrini (Caricola 86), Bonini, Brio, Scirea, Penzo (Vignola 56), Tardelli, Rossi P., Platini, Boniek
Allenatore : Giovanni Trapattoni
ARBITRO: Lo Bello R.
ESPULSIONI: Damiani (Milan)
Da giocatore aveva già le intuizioni del famoso procuratore di calciatori che è diventato
Giuseppe Damiani in arte Oscar, (Brescia, 15 giugno 1950) da giocatore aveva già le intuizioni del famoso procuratore che è diventato ma non la diplomazia. Aveva un carattere particolare, un po' nervoso, tutto finte, dribbling e scatti, come il suo stile frenetico in campo per cui gli venne affibbiato il soprannome «flipper». Un'ala nei movimenti, una seconda punta nel senso del gol. Di natura girovaga, cresciuto nell'Inter (senza mai giocarvi) passa da Vicenza, Napoli, Juve e Genoa: qui, fino all'avvento di Milito, è il detentore il record di gol alla Samp nel derby (3). Arriva al Milan nel 1982, dopo la seconda retrocessione, quando Giussy Farina opera il grande repulisti dei senatori sopravvissuti dallo scudetto della stella (1978-79). Oscar ha un rapporto intenso con Farina. Ha giocato nel Vicenza e, rivelerà il presidente in seguito, è stato lui, da procuratore in pectore, a segnalargli Paolo Rossi, acquistato in comproprietà con la Juve, con tutto quello che ne segue. «Mi disse: nel Como praticamente non lo fanno mai giocare, ma è uno bravo».
Al Milan resta due stagioni, la prima, in B, contribuendo alla promozione, la seconda, in A, tra genialate e follie come quelle del 19 febbraio 1984, Milan-Juve, quando si fa espellere dopo 3 minuti per un gancio a Cabrini, confermandosi il suo carattere pepato. La partita finisce 3-0 per i bianconeri. Nel Milan totalizza 68 presenze e 23 reti, poi fa un passaggio ai Cosmos di New York e termina la carriera tra Parma e Roma (sponda Lazio). Con il piglio dell'imprenditore, la capacità negli affari, un'eleganza mai banale, la erre moscia nobiliare, Oscar passa dalla maglietta sudata (che comunque a lui cadeva sempre giusta) al doppiopetto gessato in scioltezza, diventando procuratore di molti famosi calciatori e opinionista televisivo mai banale.
LA PARTITISSIMA/MILAN-JUVENTUS
Madama passeggia a San Siro e tiene a debita distanza le inseguitrici. A spianarle la strada, l'espulsione dopo tre minuti dell'ala rossonera, unica ombra sul rotondo successo della capolista
E se Damiani...MILANO. Scherzi Damiani, scherzi da villani. E così l'altra metà d'Italia, quella che non tifa Juventus, ha visto disinnescata la prima delle quattro trappole che il calendario ha posto sulla strada della portaerei bianconera. Il Milan che era stato eletto honoris causa, "squadra del Piave", è crollato sotto le bordate di follia del proprio Oscar (alla stupidità) e sotto le bordate di gol dell'ar-mata Platini. San Siro, non è più il Santo protettore degli anti-juventini: domenica al «Meazza» non ci sono state spine per la Vecchia Signora, ma petali che profumavano di contropiede e di gol. E E ora chi fermerà la padrona del campionato?
CODA. Nemmeno il Diavolo, dunque, ci ha messo la coda. E da povero Diavolo qual era (ovvero in formazione tanto rimaneggiata da dover ricorrere... a Spinosi) ha fatto tutti i guai e tutte le bravate che gli erano consentite. Ha lottato con coraggio e con devozione alla causa (sua e del campionato), ma alla fine ha dovuto cedere alla prepotente flemma di una s una squadra che sembrava veleggiare or-mai senza handicap verso quello scudetto che lo scorso anno aveva preferito immolare in crogiuoli azzurri ed europei. Nella sfida degli eredi (Battistini erede Tardelli, Tardelli, Evani erede Cabrini, Baresi erede non si sa bene se di Scirea o dello stesso Tardelli), hanno vinto gli inossidabili predecesori. Invano Rivera aveva lanciato proclami strappacuore nel corso della settimana precedente il match:
«Battere questa Juve aveva detto con grande realismo per noi purtroppo rappresenterebbe più un capriccio che non una necessità. Ma sono stufo di vedermela sempre davanti in classifica».E invece il capriccio, ancora una volta, se l'è tolto il milanista Trapattoni, che da allenatore ha fatto ingoiare all'ex capitano tutti i rospi che questi gli aveva fatto ingoiare sul campo quando fra i due c'era un rapporto di capitano e gregario.
TAVOLINO. La partita più cara della storia del calcio italiano (quasi un miliardo e trecento milioni di incasso) ha fatalmente tradito le sue premesse. Per quanto ci riguarda è come se non fosse mai stata giocata tanto è stata forte in noi la sensazione di fatica inutile da parte di tutti (specialmente dei coraggiosissimi milanisti super-stiti). Quando è uscito Damiani si è avuta quasi l'impressione di un incontro a tavolino, di quelli, per intenderci, in cui il portiere o chi per lui viene colpito da una bottiglietta in testa e che, col proprio sacrificio, rende assolutamente platonico il platonico il successivo impegno impegno altrui. Una partita in play-back, insomma, coi rossoneri boccheggianti come Toto Cutugno, alla ricerca di un risultato che nemmeno un terremoto avrebbe potuto far piovere dal cielo. La Juve di oggi è già difficile batterla in undici contro undici (a meno che non abbia a che fare col... Bari), figuriamoci che chances di vittoria possono avere degli avversari in minoranza numeri-ca. Oltretutto, forse per meritarsi il libro che il «Guerino» gli ha dedicato, Michel Platini sta beandosi di una forma autenticamente mondiale. Domenica, a San Siro, l'interruttore della partita lo ha sempre avuto in mano lui. L'ha spinto tre volte e si sono accesi tre gol; Tanto, la bolletta l'ha pagata il Milan...
RAPTUS. È proprio vero: chi di espulsione precoce perisce, di espulsione precoce ferisce. Ricordate il derby-Toro dell'andata, Dopo una manciata di minuti Boniek, preso da un raptus di rabbia, colpi con un pugno in faccia il mite Zaccarelli, compromettendo i sogni la fatica di tutta la truppa bianconera. Ebbene, a San Siro la storia s'è quasi precisamente ripetuta; stavolta il raptus l'ha avuto Oscar Damiani (di solito maestro in pubbliche relazioni), che facendosi espellere con ignominia dopo duecento secondi di gioco ha affossato attese e speranze, dando in pasto al gattone bianconero il povero topino milanista ormai rimasto senza denti e (alla fine) anche senza formaggio.
«Al miliardo e rotti d'incasso - ha detto il presidente Farina - avrei preferito una vittoria sulla Juve».
Ora si potrà consolare aggiungendo al famoso miliardo e rotti un'altra bella manciata di milioni provenienti direttamente dal conto corrente di Damiani Oscar. Ex juventino.
MINE. Con la partita di San Siro, la Juventus ha iniziato a percorrere il campo minato che la dovrebbe portare (con quali danni o con quali soddisfazioni non si sa) all'approccio con la primavera. Di qui a fine marzo, infatti, i bianconeri dovranno vedersela con Torino, Sampdoria e Verona (le ultime due in trasferta), con l'Haka (Coppa Coppe), col terribile Bari (Coppa Italia) e anche con... la Turchia, per i membri dell'equipaggio della Juve-«Azzurra». Certo, se tutte le «trappole» fossero come quella milanista, Trapattoni potrebbe davvero dormire sonni tranquilli. Sarà interessante, caso mai, vedere quanto il calendario, sulla carta più favorevole a Roma e a Torino, potrà portare nocumento alla fuga di Platini e soci. Una cosa è certa: anche nella fortuna, ovvero nel facilitato match di San Siro, la Juve ha dimostrato una maturità e un autocontrollo di altissima qualità. Ha dimostrato salute ed efficienza. Così mentre l'altra Italia di cui si diceva sta ancora torturandosi per scoprire l'esatta entità e identità delle famose «terze forze» (che poi sarebbero «seconde forze», visto che tra la Juve e gli altri c'è il vuoto), la Vecchia Signora prosegue la sua corsa senza degnare gli avversari di uno sguardo. Lei gioca per sé e gli altri... anche. Certo, lo scudetto è ancora nelle mani del Signore (Signore o Monsieur?), ma la Juventus un verdetto lo ha già strappato: un verdetto tecnico (quello di miglior squadra dell'anno) contro cui per il momento si sta scornando solo la fantasia altrui.
DERBY. Domenica, comunque, sarà il Torino la "squadra del Piave" della giornata. Mai, negli ultimi anni, il derby della Mole aveva acquisito un'importanza così appariscente; mai, forse (dopo gli exploit granata degli anni 70), aveva avuto un cosi forte sapore di incontro scudetto. I quotidiani quotie hanno una settimana di tempo per rivoltare archivi e fantasia: i giocatori delle due squadre hanno novanta minuti per dire la verità, solo la verità, nient'altro che la verità su un campionato che ancora non si rassegna a dire «sì, Badrona».
Marino Bartoletti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1984 nr.8























