Visualizzazione post con etichetta 1985-86. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 1985-86. Mostra tutti i post

venerdì 18 settembre 2026

18 Settembre 1985: - Jeunesse d'Esch - Juventus

Il 18 settembre 1985 Jeunesse d'Esch Juventus si sfidano nella gara di andata dei Sedicesimi di Finale di Coppa dei Campioni 1985-86 allo Stadio 'Josy Barthel' di Lussemburgo.

I 'nostri eroi' si concentrano principalmente sulla massima competizione europea, anche se alla fine riescono a vincere 'solo' in Italia. Infatti conquistano il 22esimo Scudetto dopo un testa a testa emozionante con la Roma di Sven Goran Eriksson.

Per quanto riguarda la Coppa dei Campioni i bianconeri devono abbondare i sogni di gloria dopo l'eliminazione ai danni del Barcellona nei Quarti di Finale.

Buona Visione! 




Jeunesse d'Esch


Stagione 1985-1986 - Coppa dei Campioni - Sedicesimi, andata
Lussemburgo - Stadio Josy Barthel
mercoledì 18 settembre 1985 ore 19:30
JEUNESSE-JUVENTUS 0-5
MARCATORI: Laudrup 21, Cabrini 34, Ontano autorete 41, Serena A. 80, Serena A. 82

JEUNESSE (LUSSEMBURGO): Van Rijswijck, Teitgen (Simon 69), Muller, Ontano, Di Pentima (Stroz 78), Ferrassini, Scuto, Zwally, Mogenot, Barboni, Guillot
A disposizione: Hoffmann, Blasi, Koster. 
Allenatore: Pecqueur

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea (Pioli 46), Mauro, Manfredonia, Serena A., Platini, Laudrup (Pacione 63)
A disposizione: Bodini, Pin, Bonetti I
Allenatore: Trapattoni

ARBITRO: Mercier (Svizzera)





Squadra di dilettanti, seppure blasonatissima (20 scudetti). Affronterà la Juve sicura di perdere ma anche di richiamare tanto pubblico
Pronti a incassare

ESCH SUR ALZETTE. Venti titoli di campione più nove Coppe fanno della Jeunesse d'Esch un sottoborgo di Città del Lussemburgo a breve distanza dal confine della Francia, una delle squadre più titolate d'Europa. Dilettanti a ventiquattro carati (tutti, infatti, lavorano e va già bene se fanno gli impiegati!), i ragazzi in maglia bianco-nera traggono dal calcio poco più che i soldi per le sigarette: settanta, ottantamila lire per vittoria; poco più della metà quando pareggiano; una ventina di migliaia di lire quando perdono. Di più, per quelli che vanno in Nazionale, 300mila lire al mese di diaria fissa più altrettanto quando vincono (cioè mai o quasi mai) e centomila lire quale gettone di presenza. Il bilancio di una squadra come la Jeunesse (che vuol poi dire Juventus), soprattutto se paragonato con quello della maggior parte delle squadre europee, fa quasi sorridere: cento milioni di sponsorizza-zione da parte del titolare di una catena di grandi magazzi-ni più gli incassi che, se non sono ridicoli poco ci manca, visto che i posti allo stadio costano dalle tre alle cinquemi-la lire e visto soprattutto che il pubblico medio non supera le duemila unità: che è sempre pur il record del Lussemburgo! Ecco quindi spiegato perché l'arrivo della Juve è stato salutato come una specie di ...bonifico fuori stagione: per l'incontro con i bianconeri, infatti, è previsto il pubblico delle grandi occasioni e, quindi, un superincasso che metterà la squadra al coperto per quattro, cinque campionati.

CAMPO NUOVO. Il terreno di gioco della Jeunesse è a non più di duecento metri dalla Francia ed è per questo che si chiama «Stadio della Frontiera»: la Juve, ad ogni modo, giocherà al campo Municipale, lo stesso della nazionale, che dispone di oltre il triplo dei posti dello stadio di casa. 
«Contro la Juve - dice il presidente della Jeunesse dottor Carlo Achen - giocheremo praticamente due volte in trasferta ma non conta: tra noi ed i nostri prossimi avversari la differenza è talmente grande che non possiamo nemmeno pensare lontanamente di colmarla; molto meglio, quindi, pensare ai soldi e metterci in tasca il maggior gruzzolo possibile». 
A proposito di gruzzolo, per Jeunesse-Juventus è già stato deciso un sostanzioso ritocco ai prezzi dei biglietti che, normalmente, vanno dalle tremila alle cinquemila lire e che saranno portati, rispettivamente, a venti-trentamila per la tribuna e a dodicimila per la gradinata. 
«Un furto?» domanda (e si domanda) il dottor Achen — «direi di no, visto lo spettacolo che proporremo e che dovrebbe superare quelli, peraltro sopraffini, offerti dal Real Madrid, dal Liverpool e dal Bayern che già furono avversari in Coppacampioni negli anni passati».
PREPARAZIONE. Potrà sembrare impossibile, ma anche i dilettanti vanno in vacanza per cui, delle forze a disposizione di Alex Pecqueur, allenatore della Jeunesse, una buona parte è via. Ad Esch sono rimasti solo gli ...irriducibili («o i più poveri», come dice Giampiero Barboni, ex italiano, nazionale e uno dei migliori della Jeunesse) che però cominciano già a sentire l'importanza dell'avvenimento. Il campionato, in Lussemburgo, comincia all'inizio di settembre e il big match che lo precede è la Supercoppa, una specie di Charity Shield dei poveri che oppone la squadra campione a quella che si è aggiudicata la Coppa. Quest'anno, la partita tra Jeunesse e Red Boys è programmata per il 24 agosto e, nell'occasione, allo stadio della Frontiera ci sarà un ospite d'eccezione in Francesco Morini che coglierà l'occasione sia per visionare i prossimi avversari della sua squadra sia per definire in ogni dettaglio l'organizzazione della trasferta e risolvere tutti i problemi logistici. «Per la Supercoppa - dice Barboni - dovremo già essere in condizioni più che accettabili anche se i giorni che avremo davanti prima dell'arrivo della Juventus ci serviranno a rifinire la condizione». Rispetto alla squadra che si è aggiudicata il suo ventesimo titolo, la Jeunesse ha perso due elementi di buona caratura: Hubert Meunier, infatti, si è trasferito all'Avenir di Beggen mentre Pierre Hoscheid ha scelto l'Ettelbruck in Seconda Divisione. 
«Pur riconoscendo il valore di questi giocatori - dice il presidente Achen - penso che il prossimo anno faremo meglio che in quello passato: nel nostro organico, infatti, ci sono alcuni giovani che premono e che continuare a sacrificare a Meunier e Hosceid non era più giusto. Forse avremo perso un po' in esperienza, ma abbiamo certamente guadagnato in freschezza e in voglia di affermarci. E la Juventus sarà il nostro banco di prova migliore: prenderemo un camion di gol, d'accordo, ma impareremo anche moltissimo. E poi, dove gli vogliamo mettere i soldi? Sono quelli che ci vogliono per andare avanti, altro che storie!».
Stefano Germano
tratto dal Guerin Sportivo anno 1985 n.28


Juventus, una facile goleada 
COPPA CAMPIONI Avversari troppo deboli ed ingenui per i bianconeri Juventus, una facile goleada Laudrup, Cabrini ed un autogol nel primo tempo - Doppietta di Serena nella ripresa - In campo anche Pioli e Pacione. 
DAL NOSTRO INVIATO LUSSEMBURGO — L'avvio di Coppa Campioni non poteva creare problemi alla Juventus. La partita vinta senza forzare per 5-0 sull'Esch è stata in definitiva un serio match di allenamento (anche con qualche spazio a Tacconi nella ripresa, per un logico allargamento delle maglie difensive bianconere). Persino difficile dare i voti in pagella. 
Dopo quello che doveva essere il minuto di silenzio, ridotto frettolosamente a 30 secondi dall'arbitro svizzero Mercler, la gara non ha mai avuto storia. Adesso il match di ritorno, nel Comunale deserto, poi il sorteggio del secondo turno. La Juve comincerà solo allora la vera difesa del suo blasone. In uno stadio dal fondo stupendo, dalle gradinate anguste ma personalmente troppo grandi (appena diecimila gli spettatori), i bianconeri di casa hanno giocato tutte le loro modeste carte, ma gettate sul terreno con coraggio e sacrificio fisico, nei primi dieci minuti sorprendendo un poco Platini e colleghi. Era anche giusto: partite come quella di ieri sera dove la differenza tecnica, atletica e tattica è un abisso, è sempre difficile per il più forte iniziare con il piede giusto. 
Persino Manfredonia, uno che a farsi maltrattare di regola non ci sta, ha accettato una botta del baffuto Barbode. La Juve ha scelto l'ultima strada, e dopo cinque minuti senza battere ciglio, i lussemburghesi mettevano subito alla frusta le loro punte ed i loro centrocampisti ci mostravano un'inedita marcatura a tre con i tre «lunghi» della squadra: il giovane e ricciuto Ontano (bel colpitore di testa e buono nell'anticipo sino a quando l'autogol non lo ha demoralizzato) addosso al centravanti, Ferrassin! Ubero e Di Pentina davanti. 
Una sorta di sandwich a tre. È affaticato gli altri lussemburghesi: in più di undici non si può giocare per tredici non si può correre. Ad ogni modo i lussemburghesi avevano almeno la soddisfazione di effettuare il primo tiro serio in porta: all'8' su punizione toccatagli da Barboni, Zwally faceva partire una botta maligna che Tacconi con fatica deviava in angolo. Per nulla impressionata la Juve iniziava a fare i suoi esperimenti, da verificare comunque contro avversari più concreti, e di migliore tenuta alla distanza. Il problema del cross dalla destra, viste le renitenze di un Mauro sempre propenso ad accentrarsi e comunque impreciso nella battuta alta, era risolto bene da ripetuti inserimenti di Bonini, mentre dall'altra parte con Laudrup più che mal mezzapunta ai fianchi di Serena, i riferimenti arrivavano da un Cabrini più offensivo o da alcuni spostamenti dello stesso Serena. Se sono rose, fioriranno, ovvero se non si tratta solo di impressioni legate ad una partita tra forze impari, fioriranno in campionato. 
Si portava spesso sotto anche Brio a cercare di bucare il bunker lussemburghese, che capitolava la prima volta al 21' quando Mauro stringendo come al solito al centro lanciava bene in verticale Platini il quale anticipava i portieri e dal fondo pennellava per la testa di Laudrup: botta secca che invano Ontano cercava di fermare con le mani sulla linea. Una volta che la Juve aveva rotto il ghiaccio, la partita prendeva la piega che si prevedeva. Al 26' su un cross dal fondo destra di Bonini, Platini alzava di piatto una palla che in un momento di maggiore concentrazione avrebbe utilizzato altrimenti, quindi al 34' era Cabrini a raddoppiare con un fendente trasversale dalla sinistra. 
Il finale era un tirassegno juventino con Van Rijswljck a volare tra i pali: respingeva botte di Serena, Platini ,e Mauro; vèniva graziato dallo stesso Mauro ma tradito da Ontano il quale al 42' deviava alle spalle del compagno un tiro cross basso di Cabrini. 
I bianconeri iniziavano la ripresa con Pioli al posto di Scirea, concedendo qualche offensiva agli avversari tanto per dar modo a Tacconi di cogliere la sua parte di applausi. Davanti a Van Rijswijk, comunque, Platini e Laudrup si prendevano qualche confidenza di troppo e soprattutto era l'eccessiva ricerca di andare in porta con «uno-due» stretti di aleatori risultati. Al 62' Platini a grande richiesta del pubblico provava la punizione: calciava basso e sfiorava il montante. Trapattoni mandava in campo Pacione al posto di Laudrup, e Serena visto che di cross non ne arrivavano più andava spesso a cercare palloni allargando. Platini come a Ferragosto a Villar Perosa contro la squadra ragazzi dirigeva con voce e gesti gli spostamenti dei compagni. Serena comunque arrivava al gol. Il quarto, al 79' con un secco colpo di testa su lancio di Mauro. A 3' dalla fine lanciato da Cabrini ancora Serena provava il destro e Van Rijswijk era battuto da un tiro basso ed angolato alla sua sinistra.  
Bruno Perucca









Jeunesse d'Esch

juventus

Jeunesse

d'Esch

jeunesse

arriva

pre

jeunesse

Jeunesse


jeunesse

jeunesse

jeunesse

Serena si diverte - La Juve si diverte in Lussemburgo. Apre la partita Laudrup con un tuffo di testa (1), raddoppia Cabrini con un raro gol di destro (2).  La Jeunesse «collabora» con un autogol e il primo tempo si chiude sul 3-0. Altre due reti nella ripresa, entrambe di Serena: il centravanti sfonda di testa (3) e poi va a segno di piede (4) negli ultimi minuti (foto Giglio)



maglie





lunedì 27 aprile 2026

27 Aprile 1986: Lecce - Juventus

È il 27 aprile 1986 e Lecce Juventus si sfidano nella quindicesima (ed ultima) giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1985-86 allo Stadio 'Via del Mare' di Lecce.

La Juventus con questi due punti vince il suo ventiduesimo tricolore con una squadra che sta vivendo sugli ultimi spiccoli di splendore di 'LeRoi' Michel Platini. Allenati da Giovanni Trapattoni (al suo ultimo campionato alla Juve prima di trasferirsi all'Inter) i bianconeri mettono a distanza la Roma di Sven Goran Eriksson vincendo 'in volata' lo Scudetto. 

Il Lecce dal canto suo chiude un deludentissimo campionato salutando la Serie A, ma però avrà la 'colpa' di avere 'regalato' lo Scudetto ai bianconeri dopo aver sbancato l'Olimpico di Roma e battendo gli uomini di Sven Goran Eriksson.

Buona Visione! 


 

lecce



Stagione 1985-1986 - Campionato di Serie A - 15 ritorno
Lecce - Stadio Via del Mare
domenica 27 aprile 1986 ore 15:30 
LECCE-JUVENTUS 2-3
MARCATORI: Mauro 69, Miceli 73, Cabrini 79, Serena A. 85, Di Chiara A. 86

LECCE: Negretti, Vanoli, Danova, Enzo, Di Chiara S. (Causio 59), Miceli, Raise, Barbas, Pasculli, Nobile, Di Chiara A. 
A disposizione: Pionetti, Colombo G., Paciocco, Rizzo
Allenatore: Eugenio Fascetti

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini, Brio, (c) Scirea (Pioli 82), Mauro, Laudrup, Serena A., Platini, Briaschi (Pin 55)
A disposizione: Bodini, Caricola, Pacione
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Agnolin L.
AMMONIZIONI: Serena A., Mauro 12, Brio 23 (Juventus)




Tre gol bianconeri a Lecce hanno scandito il successo che ha tolto le ultime ansie
Firmato Mauro Cabrini Serena
La partita sembrava avviata verso uno zero a zero faticoso per la Juve, piuttosto nervosa (ammoniti Mauro e Brio) e impegnata duramente dalla formazione di Fascetti Poi negli ultimi venti minuti la tripletta liberatrice alla quale i padroni di casa si opponevano con furore facendo 1-1 con Miceli e risalendo a 2-3 con Di Chiara

LECCE Juventus Miss Italia '85-86. Dopo la Coppa Intercontinentale conquistata a Tokyo a dicembre è arrivato lo scudetto n.22. E settimo per Scirea, il sesto per Cabrini, il quarto per Brio, il terzo per Bonini, il secondo per Platini, Tacconi, Favero, Caricola e Bodini, il primo per Mauro, Laudrup, Serena, Briaschi, Pin, Pacione e Pioli. Uno scudetto sofferto e dunque più bello, vinto sul filo di lana dopo una stagione ricca di impegni ad alto livello.

A Lecce la Juve ha sofferto per oltre un'ora contro una squadra che, dopo l'incredibile exploit sulla Roma all'Olimpico, voleva congedarsi in bellezza dalla serie A. E c'e riuscita in pieno pur perdendo (3-2); va in serie B, salvo recuperi per la vicenda del calcio-scommesse a testa alta dopo aver impegnato allo spasimo i neo-campioni d'Italia che hanno avuto problemi a controllare le folate di rimessa di Nobile, Pasculli e Alberto Di Chiara.
Era una Juventus comprensibilmente tesa, a volte persino affannata. Il tridente determinava uno sbilanciamento e una specie di frattura fra le punte e il centrocampo dove Platini, non al meglio della forma, riusciva solo raramente a rifornire Briaschi, Serena e Laudrup peraltro poco disposti a smarcamenti rapidi, piuttosto statici per il considerevole sbalzo di temperatura fra Torino e Lecce che tagliava loro le gambe.

Sul tabellone luminoso dopo appena due minuti, era comparso il risultato di Como (1-0 per i lariani sulla Roma) che avrebbe dovuto sbloccare psicologicamente la Juventus consentendole di giocare sul velluto. Ma la posta in palio era troppo importante, il Lecce non era disposto a fare alcuna concessione e non avendo niente da perdere ma tutto da guadagnare sul piano dell'immagine, giostrava in scioltezza e sembrava avere una marcia in più nel clima estivo. Serena, in apertura di gara, non aveva sfruttato un bell'assist su punizione di Platini indirizzando sui pugni di Negretti da posizione angolata. Dopo questa palla-gol, la Juventus appariva impacciata e nervosa. Mauro (12) si lasciava andare ad un brutto fallo di reazione scalciando da terra, Nobile e Agnolin non infieriva limitandosi ad ammonire lo juventino.
Il gioco era frammentario. La Juventus perdeva palle giocabili sulla trequarti campo favorendo il contropiede dei giallorossi di Fascetti (ancora confinato in tribuna e sostituito in panchina da Neri. Il Lecce reclamava per un fallo di mano in area di Bonini al 20 che era chiaramente involontario e l'arbitro sorvolava al grido di 
"Venduto, venduto" 
Decisione impeccabile quella di Agnolin che al 23 ammoniva Brio per una gomitata in faccia a Pasculli. Anche Brio, come Mauro, aveva trasceso rischiando di prendere la via degli spogliatoi in anticipo. Un momento davvero critico per i bianconeri che si scuotevano al 27. Ancora Platini metteva un bel pallone sul piede di Laudrup il quale, in posizione di tiro, indugiava e pol peccava di altruismo servendo quasi sul fondo Briaschi il cui diagonale sorvolava lo specchio della porta e si perdeva in fallo laterale.

Era un'altra ghiotta occasione fallita dai bianconeri. che rischiavano un minuto dopo di trovarsi in svantaggio. Su una mischia Brio pasticciava, non trovava più il pallone che era vicino ai suoi piedi, ma Alberto Di Chiara, ben servito da Barbas, non riusciva ad approfittarne. Sul finire del tempo Platini commetteva qualche errore elementare, davvero insolito per un fuoriclasse del suo livello, ma zoppicava e si vedeva che non era nelle migliori condizioni. Una Juventus bruttina ma ugualmente incitata a gran voce da un pubblico per due terzi di fede bianconera.
Nella ripresa, dopo un brivido procurato da un violento sinistro di Raise. Trapattoni decideva (56') di togliere Briaschi, ormai a corto di carburante, inserendo un centro-campista in più, Pin. La squadra appariva più equilibrata e più incisiva. Al 58' su una combinazione Mauro-Platini. Serena mancava di un soffio il gol tirando sul portiere. Poi il Lecce inseriva l'ex juventino Causio al posto di Stefano Di Chiara per tentare di vincere la partita. Platini mancava una buona opportunità. Serena finiva sul cartellino giallo di Agnolin per proteste.

Al 69 arrivava il gol liberatore, il primo dei cinque realizzati in soli diciassette minuti. Serena veniva bloccata fuori area da Miceli. L'arbitro fischiava una punizione in favore della Juventus che Platini calibrava per il destro di Mauro la cui volée, da fuori area, si insaccava a fil di palo, forse leggermente deviata da un avversario. Un gol da incorniciare. Ma la festa dei bianconeri era di breve durata poiché al 73, su corner di Causio, Miceli di testa infilava Tacconi con una beffarda parabola.

Tutto da rifare, mentre il risultato di Como era invariato e dava ossigeno alle speranze della Juventus. Pol al 79 il 2-1. Una punizione di Mauro da destra trovava pronti Serena e Cabrini all'appuntamento. L'attaccante mancava la palla, il terzino con una rovesciata di sinistro schiacciava alle spalle di Negretti. Ormai era fatta. Trapattoni inseriva ancora Pioli al posto di Scirea e all'85' arrivava la terza rete. Platini lanciava Laudrup che si involava sulla sinistra, vedeva Serena smarcato in posizione-gol, lo serviva alla perfezione e il centravanti piazzava il punto-scudetto. Era l'undicesima rete per Serena. Il Lecce non ancora domo riusciva ad accorciare le distanze all'86'. Su cross di Causio, testa di Pasculli sul palo e tocco decisivo di Alberto Di Chiara. Era l'ultima ernozione, poi cominciava la grande festa bianconera.

Bruno Bernardi







Lecce

maglia

lecce

juventus

lecce

lecce

lecce

lecce

lecce

lecce

juve

lecce

lecce

juventus

lecce

lecce

campioni

maglie








lunedì 23 marzo 2026

8 Settembre 1985: Juventus - Avellino

Attraverso Youtube vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. È l'8 settembre 1985 e Juventus  ed Avellino si sfidano nella prima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1985-86 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

La Juventus si appresta a vincere il suo ventiduesimo tricolore con una squadra che sta vivendo sugli ultimi spiccoli di splendore di 'Le Roi' Michel Platini. Allenati da Giovanni Trapattoni (al suo ultimo campionato alla Juve prima di trasferirsi all'Inter), i bianconeri mettono a distanza la Roma di Sven-Göran Eriksson vincendo 'in volata' lo Scudetto. 

L'Avellino, dal canto suo, conquista una sofferta ma meritata salvezza.

Buona Visione!



juve







Stagione 1985-1986 - Campionato di Serie A - 1ª andata
Torino - Stadio Comunale
domenica 8 settembre 1985 ore 16:00
JUVENTUS-AVELLINO 1-0
MARCATORI
: Serena A. 52

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Manfredonia, Brio, (c) Scirea, Mauro (Bonini 70), Pin (Pacione 46), Serena A., Platini, Laudrup
A disposizione: Bodini, Pioli, Bonetti I. 
Allenatore: Giovanni Trapattoni

AVELLINO: Di Leo, Ferroni, Vullo, De Napoli, Amodio, Zandonà, Agostinelli (Boccafresca 68), Benedetti, Diaz, Colomba, Bertoni
A disposizione: Coccia, Romano, Alessio, Galvani
Allenatore: Robotti e Ivic

ARBITRO: Coppetelli
AMMONIZIONI: Agostinelli (Avellino)




Nella Juventus si è notata una certa mancanza di coordinamento
I PICCOLI PROBLEMI DI TRAPATTONI
I mutamenti avvenuti in alcuni ruoli giustificano le inevitabili difficoltà di rodaggio.
Anche Platini talvolta è a disagio. Tra i nuovi solo Manfredonia e Serena appaiono già inseriti

Giovanni Trapattoni, per ora, si accontenta dei due punti; accetta di affidarsi alla testa di Serena; gioca (nel secondo tempo) la carta dei due arieti (Pacione, spalla dell'Aldo), ma è chiaro che chiede di più alla sua Juventus in fatto di gioco. La squadra è cambiata in alcuni cardini, ed inevitabilmente ci sono difficoltà di rodaggio. Le amichevoli, persino la Coppa Italia, non bastano: è solo il clima di campionato a dare modo al tecnico e ai giocatori di fare le esperienze indispensabili. Dei nuovi, solo due ieri hanno mostrato di essersi calati perfettamente nel meccanismo bianconero '85-86. Manfredonia, il quale ha confermato di essere quanto mai prezioso nella propria metà campo e di possedere la versatilità necessaria (buon centrocampista offensivo, ma ottimo filtro davanti alla difesa in quel ruolo che Tardelli giudicava gli fosse un po' stretto), e Serena, il quale non solo ha segnato un gol dei suoi, ma nel finale ha eseguito alcuni ritorni difensivi che il pubblico ha giustamente sottolineato con applausi. Potrà sorprendere non trovare Laudrup nel gruppo dei già juventini, ma qui non si tratta certo di discutere le qualità del danese, autore di un primo tempo strepitoso contro l'Avellino per calare poi alla distanza (ha ammesso, con grande onestà, di essere andato in riserva dopo un'ora di gioco).

Il fatto è che sin dall'estate Trapattoni sognava una Juve che giocasse largo occupando tutto il fronte offensivo. 

"Non cadremo più negli errori di attaccare finendo nel collo di un imbuto" 

ci disse a Talamone nei giorni di vacanza. Se Laudrup si muove (benissimo, ripetiamo) accentrandosi, come se avesse compiti di mezz'ala, allora la Juve non raggiunge il gioco sognato dal suo tecnico. Contro gli Irpini, sono mancati i cross di Mauro dalla destra (l'ex Udinese deve ancora sveltire i suoi affondi) e non sono arrivati neppure quelli dalla sinistra, zona in cui Laudrup è andato pochissimo e Cabrini è arrivato troppo raramente (anche il suggerimento-gol per Serena non era un centro dal fondo, ma un lancio in diagonale).

Bene, questi sono i problemi che Trapattoni dovrà risolvere, e lo farà presto, senza dover aspettare il rientro, che sarà comunque utilissima, di Massimo Briaschi, ieri in tribuna e molto festeggiato dai tifosi. Meglio, sotto questo profilo, è andata con Pacione, seconda punta, perché l'ex atalantino ha saputo andare spesso sulla sinistra a fare l'ala, senza rinunciare a farsi vedere sotto rete, tanto che per eccesso di perfezionismo ha fallito un gol apparentemente facile, su lancio di Platini.

Il francese, ieri, ha giocato con grande impegno ma senza il consueto profitto. Forse anche Michel deve conoscere meglio i nuovi compagni, trovare gli schemi giusti. Il rientro a tempo pieno di Bonini dovrebbe offrirgli automaticamente un appoggio che ieri gli è mancato (non per colpa di Pin, autore di un buon esordio), e non può che migliorare il rapporto di lavoro fra Platini e le punte. Gli scambi con Briaschi, Rossi e Boniek avvenivano già a memoria per Michel. Quasi non doveva guardare; già sapeva dove i suoi lanci li avrebbero trovati. Adesso c'è da ripristinare questo rapporto con i nuovi. Solo questi piccoli e risolvibili (in fretta) problemi possono spiegare la fatica che la Juve ha incontrato ad andare in gol contro l'Avellino. Problemi di adattamento che investono anche la difesa (ma che, in definitiva, tutti gli allenatori di Serie A vorrebbero avere e che non sorprendono certo Trapattoni, il quale ha già in mente i correttivi necessari).

Bruno Perucca





La Juventus ancora in rodaggio doma l'Avellino con una potente capocciata del centravanti 
La testa di Serena vale 2 punti 
La rete decisiva al 53' con gli irpini in dieci per un infortunio ad Amodio, poi rientrato 
I bianconeri hanno faticato a lungo contro la serrata difesa degli ospiti 
Incertezze di Mauro, ottimo primo tempo di Laudrup calato alla distanza, prezioso Manfredonia 
Palle gol fallite da Pacione e Diaz

TORINO-La battaglia estiva per Serena ha dato i primi due punti alla Juventus. Una invenzione dell'atletico cannoniere, un colpo di testa del suoi che ha centrato il sette della porta irpina beffando Di Leo incautamente avanzato fuori dal pali, ha sbloccato all'ottavo minuto della ripresa una partita che la Juve stentava a vincere, offrendo per ora piú promesse (ma sono tante, e saranno mantenute) che realta.

Valido comunque l'Avellino sia nel primo tempo, quando si è dedicato ad un catenaccio all'antica ma senza troppe cattiverie, lasciando in avanti il bravissimo capitan Diaz a far ammattire Brio (differenza di peso, di scatto), che nel finale quando ha cercato il pareggio attaccando in forcing, obbligando Manfredonia a far ricorso a tutte le virtú antiche ma intatte di interditore e Bonini, entrato al momento giusto, ad impiegare la solita grinta.

Sicuramente la coppia Ivic-Robotti, alle prese con un materiale meno prezioso e più malleablie, ha vita più facile nel plasmare un Avellino da combattimento che Trapattoni, il quale ha il compito di amalagamare talenti che debbono ancora capirsi a fondo. L'allenatore bianconero non vuole parlare di squadra tipo sino a quando non sarà a disposizione anche Briaschi, e non ha torto. La manovra d'attacco bianconera non può vivere, pur se ieri il match è finito bene, sulle torri offensive, con un troppo semplicistico gioco fatto di palloni alti per la testa di Serena (e, nella ripresa, della coppia Serena-Pacione).

E volendo puntare sulla forza d'urto del suoi arieti, la Juventus deve trovare il modo di servirli meglio. Contro l'Avellino si sono visti pochissimi cross: anche quello del gol era un lancio dalla tre quarti campo che l'attaccante è stato bravissimo a deviare. Nel ruolo di rifornitore è mancato Mauro, lento nello scatto e nel dribbling tanto da superare ben raramente Vullo. E Laudrup, autore di giocate magnifiche per tutto il primo tempo e calato vistosamente nel secondo, si è mosso soprattutto in posizione accentrata.

La Juve ha così pagato per cinquanta minuti, contro l'Avellino votato al contenimento ed al contropiede, queste difficoltà tattiche che Trapattoni saprà sicuramente limare. Difficoltà aumentate dalla giornata normale di Platini, impegnato sempre ma raramente brillante. Non al possono dare colpe a Pin, che ha giocato il primo tempo nel ruolo di Bonini tenuto inizialmente a riposo. L'ex parmigiano al è mosso secondo consegne con ordine, ma anche con la logica titubanza di un giovane all'esordio in serie A fra tanti campioni.

Gli uomini di Ivic con marcature strette e attente hanno complicato la partita agil avversari. Zandoná libero (con qualche incertezza), Vullo addosso & Mauro, Amodio ottima guardia per Serena, l'autoritario De Napoli nella zona di Platini, Benedetti diligente (e valido sui palloni alti) nel seguire Laudrup. Agostinelli ottimo per un tempo, prima di finire la benzina. In avanti un Diaz mobilissimo per quanto isolato, ed Alessandro Bertoni, per quanto impreciso, pronto ad arrivargli al fianchi per alutario.

La squadra irpina ha subito la rete della sconfitta, all'8' della ripresa, quando era momentaneamente in dieci. Fuori dalla linea di fondo, a due metri dal fatale incrocio del pali dove Serena ha infilato il pallone lanciatogli da Cabrini dalla sinistra, Amodio (proprio il custode dell'autore del gol...) ha assistito alla capitolazione di Di Leo. Amodio era rimasto a terra nell'azione precedente, dopo uno scontro con Pacione, quando è rientrato non ha potuto che sorreggere l'inutile forcing del compagni.

Aperta da un tiro da lontano di Dias parato a terra da Tacconi, la partita offriva il primo motivo d'entusiasmo al tifosi bianconeri al 14' quando Mauro arrivava a deviare, senza fortuna, un centro di Laudrup (uno del pochissimi del danese) dalla sinistra. Dopo era Serena, due volte, a porgere di testa in tuffo palloni invitanti per compagni disattenti. Il contrattacco avellinese era pericoloso al 33' ma Bertoni calciava a lato. Sulla risposta, liberato da Laudrup, anche Platini abagliava la mira.

Al 37 un pasticciaccio della difesa blanconera non era sfruttato (due volte!) da Bertoni, poi era Diaz ad impegnare Tacconi in una respinta, ed a concedere allo stesso Bertoni un pallone invitante, battuto con forza ma a lato. Uno show di Laudrup chiudeva il primo tempo: il danese dalla metà campo andava al tiro con un affondo magnifico, Di Leo era pronto a deviare la conclusione a rete.

La Juve iniziava la ripresa con Pacione al posto di Pin e qualche complicazione per le marcature dell'Avellino. Due colpi di testa alti delle torri blanconere, quindi il gol di Serena. Al 23 Platini accettava di eseguire una delle giocate che considera sin troppo facili: stupendo lancio in drop di quaranta metri, palla docile davanti al liberissimo Pacione che cercava l'angolo lungo ma sbagliava la mira sia pure di poco.

Iniziava il serrate dell'Avellino, Tacconi rischiava al 25 smanacciando due palloni in mischia (Benedetti lo graziava ciccando il tiro dal limite), ma era bravo alla mezz'ora ad opporsi di piede ad una botta di Diaz liberato oltre difensori (dov'erano?) da un passaggio filtrante di Ferroni. Ancora Diaz a battersi coraggiosamente, e Manfredonia a far da baluardo.

Bruno Perucca
brani tratti da 'La Stampa' del 9 settembre 1985




juve

juve

juve

juve

juventus

avellino

michael

juve

juve

juve

avellino

juve

maglie