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giovedì 26 giugno 2025

26 Giugno 1960: Juventus - Stade Reims

Attraverso Youtube vi offriamo questo gustoso ricordo della data odierna. É il 26 Giugno 1960 e Juventus e Stade de Reims si affrontano in questa gara valevole per la Coppa dell'Amicizia Italo-Francese 1960. Il tutto si svolge allo Stadio 'Comunale' di Torino.

Buona Visione!



juventus




Stagione 1959-1960 - Coppa dell'Amicizia Italo-Francese - 1 ritorno
Torino - Stadio Comunale
domenica 26 giugno 1960 ore 21:30
JUVENTUS-STADE DE REIMS 2-1
MARCATORI: Siatka 32, Charles 65, Charles 89

JUVENTUS: Vavassori, Garzena, Emoli, Mazzia B., Bercellino G., Colombo U., Ninni, Boniperti G., Charles, Nicolè, Lojodice
Allenatore: Carlo Parola

STADE DE REIMS: Colonna, Wendling, Rodzik, Baratto, Jonquet, Leblond, Biernat, Muller, Kopa, Siatka, Vincent
Allenatore: Batteux

ARBITRO: Bois (Francia)




La Prima Partita si concluse così:


Stagione 1959-1960 - Coppa dell'Amicizia Italo-Francese - 1 andata
Reimsdomenica 12 giugno 1960 ore 21:00
STADE DE REIMS-JUVENTUS 4-4
MARCATORI: Piantoni 10, Vincent 14, Charles 15, Vincent 17, Piantoni 59, Sivori 68, Lojodice 74, Colombo U. 85

STADE DE REIMS: Colonna, Wendling, Rodzik, Leblond, Jonquet, Baratto, Siatka, Muller, Kopa, Piantoni, Vincent
Allenatore: Batteux

JUVENTUS: Vavassori, Emoli, Cervato, Boniperti G., Montico, Colombo U., Lojodice, Nicolè, Charles, Sivori, Rossano
Allenatore: Carlo Parola

ARBITRO: Jonni

 


La Juventus in extremis sconfigge il Reims per 2-1 
Nelle Coppe dell'Amicizia e delle Alpi affermazione complessiva del football italiano 
Curiosa tradizione di reti nei minuti finali durante gli incontri tra i bianconeri ed i francesi 
Un goal di Siatka e due di Charles 
Annullato un punto di Ninni 

Molto spirito di Coppa e poco spirito di Amicizia, in questa partita di Coppa dell'Amicizia fra Campioni di Francia e Campioni d'Italia. Le due squadre erano, più ancor che largamente, importantemente incomplete. Da una parte, la italiana, mancavano Cervato, Sarti, Sivori e Stacchini, dall'altra, la francese, erano assenti le due famose mezme ali internazionali, Fontaine e Piantoni, e a un quarto d'ora dopo l'inizio del secondo tempo venne a mancare anche il centro avanti Kopa. Ma, più di ogni altra cosa, quello che mancò nella partita, fu il senso di correttezza e lealtà. Pareva che le due squadre avessero delle vecchie questioni da dirimere, tanto fu l'accanimento che le due unità profusero nella gara. 

Effettivamente, la rivalità fra le due squadre è di data relativamente recente, proviene dall'anno scorso ed ha per ragione di essere la capacità dì ricupero dimostrata ogni volta dalla Juventus nel secondo tempo. Più effettivamente ancora, a dare il fuoco alle polveri è stato questa volta il terzino sinistro del Reims, con una serie di falli che hanno abbattuto nel volgere di pochi minuti tre o quattro fra gli attaccanti bianconeri. Nei tafferugli che ne seguivano, si vide di tutto un po', ma bisogna dire che, in condizioni normali e con un arbitro meno legato alle circostanze, che richiedevano cortesia e tolleranza, più di un giocatore per parte avrebbe forse preso la via degli spogliatoi prima ancora che terminasse il primo tempo. 

Alla ripresa gli animi si calmarono di qualche poco, e di vere cattiverie non se ne videro più, ma il carattere degli scambi continuò comunque ad essere poco complimento- ed so, anzi duro, angoloso astioso. Il Reims è una bella squadra. Una squadra che sa giuocare, che sa trattare bene la palla, che ha prontezza di movimenti negli interventi e negli scambi, e che sa come difendersi e come attaccare a piena regola d'arte. Non per nulla porta il titolo di Campione di Francia, Kopa è il regista delle sue azioni d'attacco, un giuocatore che vede il giuoco e che lo sa organizzare con tocchi accorti e precisi. Quando lui si assenta dalla prima linea, allora immediatamente il tono del giuoco della compagine decade, come se le fosse venuto a mancare il cervello. Cosi è avvenuto ieri. 

Kopa, quindici minuti dopo la ripresa del giuoco, fece un bel ruzzolone, poi si ridusse sul limiti del campo, si fece curare e massaggiare, ricominciò a giuocare per qualche po', e fini per ritirarsi definitivamente dall'agone, colle conseguenze di cui abbiamo detto. Fu sostituito da uno degli uomini di riserva, Girardo. Ma dal momento della sua scomparsa, la prima linea dei Campioni di Francia perse ogni incisività, e parve limitasse il suo lavoro ad azioni destinate ad avere il puro compito d'alleggerire l'opera della propria difesa. 

Questa infatti, rinforzata a dovere da elementi di tutte le provenienze, non mirò ad altro che a rompere, a spezzare, a scombussolare le offensive de gli avversari per buoni trentacinque dei quarantacinque mi nuti del secondo tempo. Dopo tanta pioggia, era tor nato inaspettatamente il sere no, proprio in serata, ed il terreno di giuoco si presentava in buone condizioni. Scarso era il pubblico piuttosto. Gli appassionati dei calcio sentono il bisogno di riposo tanto quanto i giuocatori: oltre certi limiti della stagione è bene non andare. Più di diecimila persone non erano presenti ieri sera nel vasto recinto. Era l'ultima partita di una lunga annata di lavoro, sia per la Juventus come per il Reims, ed è bene che per entrambe si sia detta la parola fine. 

Dei due tempi, il primo è stato il più vario ed il più interessante, con le due squadre alternamente protese all'attacco, e con le due difese a turno duramente impegnate. Fu verso e a la metà di questa prima parte dell'incontro che gli animi cominciarono a scaldarsi. A dare il via alle durezze, come a Reims era stato il mediano laterale Baratto, così questa volta fu il terzino Rodzik, uno degli oriundi polacchi della squadra. Rodzik sfoggiò tutto un particolare repertorio al riguardo, abbattendo prima l'uno e poi l'altro degli avanti bianconeri, prima Ninni, poi Nicole, poi altri ancora. Finì per pestare forte su Charles, ed allora intervenne Boniperti in atteggiamento di vendicatore, e ne nacque una scena che poco mancò che non terminasse in un pugilato. 

Non è possibile che l'arbitro non abbia visto quello che è successo in questo caso e quanto è avvenuto dopo. Faceva finta di non vedere, perché si trovava, per ragione diverse, in imbarazzo con ambi i contendenti. E, per poco, le cose non volsero definitivamente a male. Guai all'arbitro che non è decisamente neutrale nelle contese. 

Segnò per primo il Reims, al 32" minuto di giuoco. Calcio d'angolo dalla sinistra dei francesi, respinta corta, pronto intervento della mezz'ala sinistra, Siatka, che, dalla posizione di mezz'ala destra e da pochi passi, insacca con un tiro basso sulla sinistra di Vavassori, quasi a fll di palo. La Juventus non riesce a pareggiare nei rimanenti minuti del primo tempo. Ninni segna infatti, ma l'arbitro annulla per fuori giuoco. 

Non ci riesce nemmeno nella prima parte del secondo tempo, malgrado Lojodice colpisca un montante. Al 20° finalmente Charles, partendo da netta posizione di fuori giuoco, segna, é l'arbitro considera come regolare il punto. Le Juventus continua a dominare, e Colonna si produce in una magistrale parata volante. Si va avanti, ed ognuno pensa che, come nella partita di andata, si debba chiudere in parità, quando ad un minuto dal termine, a seguito di una azione confusa degli avanti juventini, Charles rompe gli indugi, gira su' se stesso, e come indispettito fa partire da lontano una gran cannonata raso a terra. Coglie tutti di sorpresa, questa legnata, e la palla finisce in rete. La Juventus ha vinto il confronto. 

Vittorio Pozzo
tratto da: La Stampa 27 giugno 1960 




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giovedì 5 giugno 2025

5 Giugno 1960: Palermo - Juventus

É il 5 Giugno 1960 e Palermo e Juventus si sfidano nella diciassettesima Giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1959-60 allo Stadio 'La Favorita' di Palermo.

La Juve allenata in panchina dalla coppia Renato Cesarini e Carlo Parola strabiglia tutti con il suo gioco. Con un Omar Sivori e John Charles in gran spolvero. Aggiungiamoci pure Giampiero Boniperti arretrato a centrocampo i bianconeri vincono il loro Undicesimo Tricolore davanti alla Fiorentina e al Milan.

Dall'altra parte c'é un Palermo che dopo una battaglia fino all'ultima partita deve salutare la massima divisione e scendere di categoria. Davvero un altro calcio - non meno affascinante di questo moderno! Anzi!

Buona Visione!

 



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Stagione 1959-1960 - Campionato di Serie A - 17 ritorno
Palermo - Stadio La Favorita
domenica 5 giugno 1960 ore 16.00
PALERMO-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Sivori 37, Greatti 53

PALERMO: Anzolin, De Bellis, Sereni, Benedetti, Grevi, Malavasi, Vernazza, Carpanesi, Arce, Bernini, Greatti
Allenatore: Cestmir Vycpalek

JUVENTUS: Vavassori, Garzena, Sarti B., Emoli, Cervato, Colombo U., Nicolè, Boniperti G., Charles, Sivori, Stacchini
Allenatore: Carlo Parola

ARBITRO: Jonni
ESPULSIONI: Arce 88 (Palermo)



L'undicesimo scudetto ai bianconeri, la promozione ai granata
Juventus e Torino terminano in testa i campionati di calcio di serie A e B
Il Novara, salvandosi dalla C, completa l'affermazione del football piemontese.
Arrivederci per Genoa, Alessandria e Palermo 
Un nome nuovo, il Lecco, ed il Catania risalgono insieme ai granata


L'ultima giornata del campionato non ha risolto molti problemi che la classifica  proponeva, ma quel lo che rimane  e, in fondo, cosa di poco conto. Non resta che designare la terza squadra da retrocedere dalla Serie B  a quella inferiore e sarà disputato a questo scopo uno spareggio che non intralcerá però lo svolgimento dell' utimo mese dello stagione dedicato agli incontri internazionali. 

Pensiamo che la Lega fará iniziare immediatamente i tornei fra Simmenthal, Venezia e Taranto per sgombrare il terreno da quest'ultimo residuo. Sono gli ultimi sussulti del campionato, insignificanti per noi, ma ricchi di tifo e di passione per le cittá che vi sono interessate.

Il resto riguarda la Juventus, adornata dal suo undicesimo scudetto, capolista del calcio nazionale, una scuola di gioco un modello di organizazione. Il campionato é un'avventura solamente per le squadre disorganizzate. Per lo altre è semplicemente uno svolgimento di un'impresa in cui l'imprevisto viene ridotto al minimo, all'episodio casuale. Vi concorana in giusta distribuzione delle forze, in continuitá della forma, il crescendo della efficienza quindi, per gran parte, un problema di organizazione, tecnico e agonistico insieme, amministrativo e logistica. Le grandi società sono degli organismi pressoché perfetti, in cui tutte le ruote girano con ritmi uguali. Il problema del gioco costituisce naturalmente il fattore prominente, con soluzioni che variano a seconda della diversa levatura tecnica delle varie formazioni, della diversa intelligenza dei singoli, del loro diverso temperamento.

La preparazione di una squadra si basa su basi scientifiche. In scuola calcistica ha moduli e traf tati, gli allenatori non basta più che siano degli ex gincatori ma ad essi si richiede una grande capacitá didattica, una conoscenza profonda delle premesse teoriche del gioco, una notevole capacitá di assimilazione di tutto quanto viene matuando nel mondo del calcio. Le grandi squadre sono quindi il risultato di una variazione graduale e continua, volta alla ricerca del prodosto finito, passato attraverso tutti i collaudi, temprato alla fiamma delle prove piú dure. Esse richiedono, quindi grandi mezzi, u disponibilitá finanziaria solida, la possibilità di svolgere un lavoro progressivo, metodicamente e razionalmente, lungo un ciclo di anni. É un impresa enorme.

A questo tipo appartiene la Juventus. Essa é fatta non su misura nazionale, ma europea. Il suo valore ha quotazione in tutte le borse calcistiche d'Europa, il suo nome é iscritto nell'albo della grande aristocrazia calcistica continentale, fa parte di quelle grandi famiglie che costituiscono il nucleo centrale, in veritá non troppo numerosa, di un attivitá che trascende ormai il suo significato sportivo per acquistare un importanza sociale e politica. Questa sua undicesima vittoria non é quindi il felice risultato di un avventura ma il compimento di un impresa diligimente studiata sulla grande mappa della nostra organizazzione calcistica, guidata con perizia da una pattuglia di piloti e condotta a termine col passo sicuro di chi conosce la strada e sa dove vuole giungere.

Diverse, naturalmente, la figura, la situazione, la marcia del Torino. Giudicatela come volete la stagione della squadra granata resta sempre il fatto che essa é finita con la conquista di quel traguardo che costituisce il solo grande impegno assunto dai nuovi dirigenti giocatori e tifosi potevano giá dire di aver concluso la loro lunga e involta tempostosa lotta per la rinascita.

Il Torino era salito al comando del grione alla sedicesima giornata con la vittoria in trasferta sul Messina, il 10 gennaio scorso. Al primo posto é rimasto per venti domeniche ed é stato scavalcato dal Lecco proprio nel giorno in cui conquistava il diritto alla promozione. Per due domeniche la squadra granata a tallonato la giovane e valorosa avversaria e proprio sul filo di lana essa é risalita al posto che le competeva di diritto per splendore di passato e dignitá di blasone.

Il Torino ha avuto giornate di difficoltá, sono scoppiati dissidi fra i dirigenti, in formazione della squadra é apparsa in certi momenti un rebus di difficile soluzione, ora bisognatener conto del lavoro arduo di riorginazziazone resosi necessario dopo la disastrosa stagione passata quando a molti parve perfino che il vessillo sociale dovesse venire ripiegato per sempre. Una squadra da rimettere in piedi, un bilancio senza fondamenta da riassestare, un consiglio direttivo da rifare, tutta una organizazzione societaria da impiantare, un'impresa immane, come chi lavori fra le macerie di un disastro. Si sono commessi errori, ma non sappiamo chi avrebbe potuto evitarli. C'era tutta una esperienza da rifare, uomini nuovi da portare, una continuitá tecnica di gioco da ricreare, un nome glorioso da risollevare dall'umiliazione del tracollo.

Non ci sembrava quindi il caso di sopravvalutare i dissidi. La Societá ordinata e senza grane sono quelle in cui un unico mecenate comanda e dispone. Le altre tirano avanti in una polemica continua perché chiunqu concorra a puntellare il bilancio ha qualcosa da dire, e lo dice. Ora tutto é finito, il traguardo é raggiunto. Questi dirigenti che hanno trascorso un'annata tremenda, poco accorti spesso, impulsivi a tratti purtroppo, hanno tuttavia dato prova di generositá, di uno spirito di sacrificio, di una buona fede che faceva perdonare le loro impennate e meritano quindi lode anch'essi nel momento in cui tutte le fronti si spianano e gli animi si placano. Un compito anche piú arduo attende ora il Torino. La squadra torna in cantiere, i lavori di riparazione e di potenziamento si iniziano, attendiamo con fiducia il nuovo varo.

La Serie A perde due squadre di grande passato: Genoa e Alessandria. É un distacco doloroso, ma vedrete che risaliranno presto. E tornerá a brillare anche la stella del Genoa che sta passando un dei periodi piú tristi della sua esistenza.

Salgono col Torino al massimo girone, un nome nuovo il Lecco ed uno giá noto il Catania. Il calcio sta rinfrescando i suoi ranghi. Cagliari e Modena discendono in Serie C e una terza squadra li seguirá fra non molto. Dalla Serie C avanza invece una vecchia conoscenza: la Pro Patria che va a rinforzare il girone dei cadetti. La squadra bustese ebbe giá il suo periodo d'oro anni orsono quando fece parte del gruppo delle elette. Discese col Novara alla fine della stagione 1955-56 per una discesa lunga. Ora comincia a risalire e, con essa salgono Prato e Foggia nomi nuovi, virgulti giovani.

Il Novara ha cancellato del tutto domenica la sua crisi che l'aveva posta sull'orlo della retrocessione. Alla 35esima giornata era ancora al penultimoposto, alla 38esima ha seminato sette squadre alle sue spalle. Piú che una riscossa é stato uno scatto da purosange

Ettore Berra
tratto da: La Stampa 6 giugno 1960



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domenica 16 giugno 2024

18 Giugno 1960: Juventus - Lazio

É il 18 Giugno 1960 e Juventus e Lazio si sfidano in questa gara valida per la Semifinale (gara unica) della Coppa Italia 1959-60 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

La Juve allenata in panchina dalla coppia Renato Cesarini e Carlo Parola strabiglia tutti con il suo gioco. Con un Omar Sivori e John Charles in gran spolvero. Aggiungiamoci pure Giampiero Boniperti arretrato a centrocampo i bianconeri vincono il loro Undicesimo Tricolore davanti alla Fiorentina e al Milan.

Anche nella coppa nazionale la musica non cambia!

Dopo aver travolto in questa gara i capitolini biancocelesti, i bianconeri trionfano (dopo i tempi supplimentari) pure contra la Fiorentina.

Si conclude così una stagione mirabilante - il primo 'double' campionato/coppa é archiviato!


Buona Visione!  



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Stagione 1959-1960 - 
Coppa Italia - Semifinale
Torino - Stadio Comunale
sabato 18 giugno 1960 ore 21:30 
JUVENTUS-LAZIO 3-0
MARCATORI: Cervato rigore 43, Lojodice 46, Charles 55

JUVENTUS: Vavassori, Garzena, Sarti B., Emoli, Cervato, Colombo U., Nicolè, Boniperti G., Charles, Sivori, Lojodice. 
Allenatore: Carlo Parola

LAZIO: Lovati, Del Gratta, Eufemi, Pagni, Janich, Fumagalli, Joan, Pozzan, Visentin, Moroni, Mattei. 
Allenatore: Fulvio Bernardini

ARBITRO: Gambarotta




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lunedì 25 dicembre 2023

27 Dicembre 1959: Juventus - Roma

É il 27 Dicembre 1959 e Juventus e Roma si sfidano nella Tredicesima Giornata del Girone di Andata del Campionato di Calcio di Serie A 1959-60 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

La Juve allenata in panchina dalla coppia Renato Cesarini e Carlo Parola strabiglia tutti con il suo gioco. Con un Omar Sivori e John Charles in gran spolvero. Aggiungiamoci pure Giampiero Boniperti arretrato a centrocampo i bianconeri vincono il loro Undicesimo Tricolore davanti alla Fiorentina e al Milan.

Dall'altra parte c'é una Roma che chiude la sua corsa a metá classifica. Davvero un altro calcio - non meno affascinante di questo moderno! Anzi!

Buona Visione! 


juve


Stagione 1959-1960 - Campionato di Serie A - 13 andata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 27 dicembre 1959 ore 14.30
JUVENTUS-ROMA 4-0
MARCATORI: Sivori 24, Stacchini 75, Sivori 88, Boniperti G. 89

JUVENTUS: Mattrel, Castano, Garzena, Leoncini, Cervato, Colombo U., Nicolè, Boniperti G., Charles, Sivori, Stacchini - Allenatore : Carlo Parola

ROMA: Panetti, Griffith, Losi, Zaglio, Bernardin, Guarnacci, Ghiggia, Pestrin, Da Costa, David, Manfredini - Allenatore : Alfredo Foni

ARBITRO: Leita
RIGORI FALLITI: Zaglio 39 (Roma)



Gli attaccanti bianconeri travolgono una sfasata squadra giallorossa: 4-0 
Reti di Sivori, Stacchini, ancora Sivori e Boniperti 

Una partita che si é arricchita improvvisamente di palloni in rete nel suo periodo finale, per una delle due parti in causa, ma che, in sé, è stata povera di giuoco dal primo all'ultimo minuto in modo impressionante. 

Una partita che all'infuori di qualche episodio sporadico, non ha detto assolutamente nulla dal punto di vista tecnico. Per quanto riguarda l'undici ospite, l'incontro, non solo non ha detto nulla di buono, ma addirittura ha detto parecchio di male. Raramente si è vista quest'anno una squadra della divisione superiore così arruffata ed arruffona! Priva in modo totale di ogni idea costruttiva, essa non possiede una prima linea degna del termine. Almeno, allo stadio di Torino, non la si è vista. Individualmente: Ghiggia, dopo un duro scontro a botta e risposta con Garzena, ha disertato il posto ed all'ala destra non lo si è visto più. Da Costa non ha fatto una cosa sola veramente utile nel corso di tutta la partita, e Manfredini, confinato quasi sempre all'ala sinistra, non ha richiamato l'attenzione che per l'occasione regalatagli casualmente da un avversario in inizio di partita e da lui balordamente buttata al vento. Delle due mezze ali, quella di sinistra, David, candidato alla maiglia nazionale, in prima linea non è comparso quasi mai, o non lo si è visto che per qualcuno dei suoi ripicchi con Boniperti, in posizione notevolmente arretrata. 

Di modo che 'il meno peggio' dei cinque attaccanti ha finito per essere l'altra mezz'aia, Pestrin, che almeno ogni tanto fra gli avanti si è fatto vedere. Come possa sperare di chiudere vittoriosamente un incontro, una squadra che si basi su un settore d'avanguardia come quello, noi non riusciamo a comprendere. In tutti i novanta minuti della gara, questo settore non ha svolto una sola azione, non ha dato vita ad un movimento solo dietro al quale fosse visibile intelletto o raziocinio. Il nulla assoluto. Certe grandi società lo chiamano dare spettacolo quello. In seconda linea, il guazzabuglio fu press'a poco uguale. Zaglio fece un gran correre senza concludere nulla, e di cose degne del buon nome che si era fatto verso il termine della stagione scorsa, non ne ha prodotte. Perfin un rigore egli ha mancato. Guarnacci, al confronto, è stato per lo meno più ordinato. Il solo uomo in maglia giallorossa che si sia portato in modo degno di encomio, è il terzino sinistro, Losi, che supplisce alla scarsità della statura coll'intuito e colla prontezza con cui assume posizione. Spiace, di dover parlare in modo così negativo di una compagine come la Roma, che di speranze e di aspirazioni— nonché di un seguito di ardenti sostenitori — è tutt'altro che sprovvista. E viene quasi da augurarsi che si sia trattato, ieri, di una giornata particolarmente sfavorevole, come ne capitano nelle migliori famiglie del calcio di tutto il mondo. Ma l'undici romanista è stato ieri sconnesso e confusionario quanto mai. 

In pura linea tecnica nemmeno la Juventus ha fatto grandi cose nella giornata. Parecchi uomini in precarie condizioni di forma in prima linea, Stacchini solo fa eccezione: l'ala sinistra, che, alla ripresa, tirò fuori le unghie ed i denti, segnò un gran bel punto, e si distinse. In seconda ed in terza linea, la squadra era incompleta. Mancavano Emoli e Sarti, sostituiti rispettivamente da Leoncini e da Garzano. Il primo incominciò piuttosto emozionato, ma si riprese poi in forza e con grande impegno. Ed il secondo si portò subito sulla sua linea solita della stagione scorsa. E Mattrel, il guardiano della rete, non fu chiamato a compiere cose difficili: in tutto il secondo tempo non ebbe da parare un tiro solo, e non ebbe che da eseguire lavoro di ordinaria amministrazione. 

Giornata serena, sole pallido , ed un freddo intenso. Terreno sgelato alla superficie e viscido. Circa trentamila persone presenti. Il giuoco, dopo le so lite premesse iniziali, diventa presto scialbo, se non decisamente caotico. More solito, durezze di varia specie fanno presto capolino or qua or là. Spettacoloso conflitto fra Garzena e Ghiggia — che già si conoscevano da tempo — a seguito di che il secondo cambia subito di posto. Su di un tocco errato di Colombo, Manfredini entra d'impeto, si presenta solo davanti a Mattrel, e... spedisce sopra la traversa. La metà del tempo è appena scoccata, che Charles, con un colpo di testa, colpisce la traversa. Due minuti dopo, Sivori, sulla destra, da posizione difficile spedisce in rete. Al momento in cui la palla sta per varcare la linea, Nicolé piomba su di essa e viene colpito al capo da un tentativo di rovesciata di Losi. Il juventino viene medicato e non rientrerà in campo che a distanza dì qualche minuto. 

Al 40° Manfredini, portatosi al centro, viene gettato a terra in area, da uno spintone di Nicole. Rigore. Esegue Zaglio. Finta, uscita di Mattrel ed U romanista tentando di prendere in contropiede il difensore, colpisce a terreno e tira fuori, a lato di un montante. Alla ripresa, la Roma più non fa che difendersi, limitandosi di tempo in tempo a proiettare uno dei suoi uomini in avanti per allentare la stretta in cui è tenuta dagli avversari. La Juventus attacca e preme e al 5O' si ha un vistoso incidente per avere il mediano Guarnacci deviato la palla con una mano, mentre aveva i piedi in area. Fra le proteste più degli spettatori che dei giocatori juventini, l'arbitro concede una punizione da fuori area di rigore. La Juventus continua ad attaccare ma è tale la confusione che regna nella metà campo romanista che si deve giungere fino alla mezz'ora prima che il bottino dei bianconeri possa arrotondarsi di un'altra rete. 

E questa è veramente bella. Stacchini sfonda al centro, passa a Sivori, riceve di ritorno in profondità e, sullo slancio, fa partire una legnata che batte senza mercè Panetti. Pare che la contesa debba esaurirsi sul due a zero, quando, a tre minuti dalla fine, Sivori ne fa una delle sue. Riceve da Charles, scarta un terzino, batte il portiere, si ferma, mira ed infila la metà della rete che Bernardini, accorso sulla linea, non può difendere. E due minuti dopo, Boniperti, avuta la palla su un allungo di Garzena, compie ta l'opera con un tiro che Panetti può toccare ma non fermare. Quattro a zero. Risultato un po' forte per il giuoco svolto. 

Vittorio Pozzo 
tratto da: La Stampa 28 dicembre 1959




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domenica 12 novembre 2023

15 Novembre 1959: Bologna - Juventus

É il 15 Novembre 1959 e Bologna Juventus si sfidano nell' ottava Giornata del Girone di Andata del Campionato di Calcio di Serie A 1959-60 allo Stadio 'Comunale' di Bologna.

La Juve allenata in panchina dalla coppia Renato Cesarini e Carlo Parola strabilia tutti con il suo gioco. Con un Omar Sivori e John Charles in gran spolvero. Aggiungiamoci pure Giampiero Boniperti arretrato a centrocampo i bianconeri vincono il loro Undicesimo Tricolore davanti alla Fiorentina e al Milan.

Dall'altra parte c'è un Bologna che finisce le proprie fatiche al quinto posto. Davvero un altro calcio - non meno affascinante di questo moderno! Anzi!

Buona Visione! 


bologna


 

Stagione 1959-1960 - Campionato di Serie A - 8 andata
Bologna - Stadio Comunale
Domenica 15 novembre 1959 ore 14:30
BOLOGNA-JUVENTUS 3-2
MARCATORI: Charles 3, Pivatelli rigore 5, Pascutti 30, Charles 38, Pivatelli 74

BOLOGNA: Santarelli, Rota, Pavinato, Mialich, Greco, Fogli, Cervellati, Demarco, Pivatelli, Campana, Pascutti
Allenatore: Federico Allasio

JUVENTUS: Mattrel, Castano E., Sarti B., Emoli, Cervato, Colombo U., Voltolina, Nicolè, Charles, Sivori, Stacchini
Allenatore: Carlo Parola

ARBITRO: Orlandini
RIGORI FALLITI: Cervato 10 (Juventus)



Bologna-Juventus: 3-2 
Gli emiliani raggiungono i bianconeri in testa alla classifica 
Un'entusiasmante partita tra due squadre d'attacco di fronte a 50 mila persone 
Charles segna dopo 3 minuti Santarelli para un rigore 
Rete decisiva di Pivatelli 
Botta e risposta tra juventini e rossoblu 

DAL NOSTRO INVIATO Bologna, lunedì mattina. La Juventus battuta e raggiunta al primo posto della classifica. Questa la sintesi, in cifre, di quanto avvenuto a Bologna, nel corso d'una partita bella, dura, combattuta ed interessante quant'altra mai. Raccontiamola presto. Aveva piovuto a rovesci nel corso dell'intera mattinata. E per uno di quei miracoli di madre natura, proprio al momento in cui l'arbitro emetteva il segnale d'inizio dell'incontro un raggio di sole si apriva la via fra le nuvole e veniva ad illuminare il campo attorno al quale, e ad ombrelli aperti e riparandosi con tutti gli espedienti del caso, si assiepavano circa so mila persone. La pioggia doveva tornare a cadere, fine e minuta però questa volta, proprio all'inizio del secondo tempo. E il campo doveva rimanere sotto l'erba zeppa di acqua e fradicia dal primo all'ultimo momento. 

Malgrado le circostanze sfavorevoli, nessun incidente ha turbato lo svolgimento della gara. Il primo tempo è stato ottimo: il migliore senza dubbio a cui si sia assistito nel corso della presente stagione. Se si giocasse sempre come in quei primi 15 minuti, ci sarebbe da riconciliarsi col gioco. Un primo tempo da combattimento aperto e spiegato a botta e risposta e a viso aperto da una parte e dall'altra. E subito, emozioni ed episodi decisivi. Il gioco si apre su una carica di Pivatelli a Mattrel, che dimostra le buone intenzioni del petroniano. E al 5° minuto il primo pallone in rete. Un preciso tocco di Sivori a Charles, che appare in dubbia posizione di fuorigioco. L'arbitro lascia andare e Charles fila via, attrae il portiere, batte il terzino destro, riprende il controllo di se stesso e della palla e spedisce nella rete sguernita. 

Palla al centro. Va avanti il Bologna. La mezz'ala Campana, accorso sulla sinistra, supera Emoli e punta diritto innanzi a sé. Prima che penetri in area, Castano lo rincorre, lo spinge sulla schiena. L'attaccante cade in area, e subito l'arbitro concede il rigore. Tira Pivatelli e segna con una legnata senza pietà. Uno a uno. Due reti un po' artificiose. La partita comincia ora. E subito, a distanza di poco piú, di un paio di minuti, Voltolina se ne va via sulla destra. Convergono su di lui Greco e Pavinato, lo stringono come in una morsa e lo atterrano. Rigore, anche questa volta. Esecutore Cervato. Il portiere Santarelli si muove prima del tempo, ma a sbagliare propriamente è il juventino, che spara quasi diritto dinanzi a sé. Il portiere para. 

Sempre in situazione di parità, quindi. E allora comincia il bello. Venti minuti di gioco alterno e schiettamente bello. La Juventus opera come sa operare. Ed il Bologna reagisce senza timore, in modo disinvolto, in stile pratico e deciso. Persino Fogli si fa avanti a sparare in una occasione. E Stacchini viene a trovarsi due volte in posizione che non sa o non può sfruttare. Niente difesa a oltranza né di qua né di 'là. La divisa del combattimento è unica: attacchi tu, e attacco io. E, proprio alla mezz'ora, il Bologna va in vantaggio. Punizione tirata da Fogli. Pascutti entra in possesso, e spara trasversalmente dalla sinistra verso destra. Sulla traiettoria della palla piomba, alla disperata, Pivatelli, che non arriva a toccare la palla. Mattrel, che accenna a uscire, rimane interdetto fra il tiro originario e quello che può sopravvenire, e la, palla va indisturbata a finire nell'angolo basso della rete, sulla sua sinistra. Due a uno per i padroni di casa. 

Forte ritorno offensivo della Juventus. Stacchini che manca il bersaglio di poco. E poi, al 38°, come un fulmine un punto di Charles che fa scattare in piedi tutti quanti. Il gallese riceve da Nicolé mentre ha i piedi sull'angolo sinistro dell'area bolognese. Non si ferma, non tergiversa: fa partire una cannonata. La palla parte, fila via come un bolide, sorvola tutti quanti, va a finire con violenza e con precisione assoluta nell'angolo alto della rete, sulla sinistra del portiere. Se ne vedono sovente delle reti belle: ma come questa è difficile. Spettacolosa. 

E' il momento della Juventus, e poco dopo Sivori, dopo una bella azione, spara in rete da pochi passi e Santarelli para. Un primo tempo che non trova malcontenti, che lascia tutti entusiasti cioè, tanto è stato bello. 

Quando le squadre ritornano in campo la pioggia riprende a cadere fine e minuta. E' la Juventus a dominare ora. I bianconeri si sospingono tutti in avanti, attaccano spesso con sette uomini e pare debbano segnare da un momento all'altro. Mancano presto un paio di buone occasioni e non riescono a passare. Giocano troppo stretto, troppo ammassati al centro del campo e picchiano in una difesa che ha ogni volta il tempo di raggrupparsi nell'area di rigore. Il Bologna dà l'impressione di risentire dello sforzo aausato dallo stato del terreno e dal prodigarsi dell'avversario, ma ogni tanto rompe l'assedio e si protende in avanti, auspice sempre Pivatelli, che va su tutti i palloni e rincorre tutte le occasioni. Mattrel para una prima volta a terra, viene colpito una seconda da un tiro basso, ed è battuto, in un mo do che dovrà essere decisivo ai fini del risultato, poco prima della metafora. 

Calcio di puntatone, contro la Juventus, per un fallo di dubbia natura di Cervato. Tira De Marco, da lontano. La palla viene a cadere in area, nel mucchio di uomini ohe si è formato. La sfera viscida piomba suiie gambe di Emoli, e rimbalza di un metro o poco più fuori della sua portata. Pronto, il piede di Pivatelli la colpisce e la devia in rete. Tre a due, e di là non ci si muoverà più. Che la Juventus riprenderà ad attaccare, dominerà, minaccerà, ma non segnerà. Stacchini, al quale si presentano alcune discrete occasioni, pecca ogni volta di superbia, e Charles non può fare un passo senza essere seguito da tutta una guardia del corpo di avversari. La mania del giooo stretto chiude la via ai bianconeri. Ed i petroniani, che hanno il grande successo alla mano, più non se lo lasciano sfuggire. Lottano come tanti disperati, e chiudono da vincitori. 

E il pubblico, che ha fatto un tifo spettacoloso, scoppia alla fine in un applauso, quale da anni il vecchio stadio bolognese più non era abituato a vedere o a sentire. Una manifestazione imponente, che si prolunga fino all'uscita dei giocatori dagli spogliatoi. Una bella partita, con un Bologna in stato di grazia — un Fogli in gran forma, un Pivatelli dalla continuità inedita, un Greco duro e coriaceo e un Pavinato molto efficace — ed una Juventus — con un bel Charles e un Sivori impastato dal terreno — che è caduta in piedi lottando da forte. 

Vittorio Pozzo
tratto da: La Stampa 16 Novembre 1959




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