È il 2 marzo 1983 ed Aston Villa (Inghilterra) e Juventus si sfidano nella Gara di Andata dei Quarti di Finale della Coppa dei Campioni 1982-83 allo Stadio ‘Aston Park’ di Birmingham.
ZOFF DIVISO TRA CAMPO E SPOT – Giova ricordare che i “villans” erano i campioni in carica, inglesi racchiusi in fortezze praticamente inviolabili. La Signora svampita in Italia però sapeva trasformarsi in Europa, magnifica. Il 3 marzo 1983, appuntamento al Villa Park per una finale anticipata. Grande attesa, l’ente di stato radio televisivo snobbò l’evento propinando al colto e all’inclita, juventina e no un micidiale cocktail d’intrattenimento alternativo.
Tuttavia Tele Montecarlo ovviò all’inconveniente con la più surreale diretta mai vista. Essendo un’emittente privata usava farcire gli eventi di pubblicità. Dopo il fenomeno si sarebbe espanso e tutti sappiamo come. Così mentre a Birmingham si dava all’inizio alle danze sugli euroteleschermi comparve Zoff a magnificare, solenne, le virtù dell’olio da lui sponsorizzato.
ROSSI-COWANS, POI BONIEK – Nel frattempo la Signora s’era portata avanti col lavoro, rimboccatasi le maniche rifilò nel volgere di un minuto uno schiaffone ai villani: gol di Rossi su cross di Cabrini, servito da un tacco di Bettega. Di quel gol non vi fu traccia sino a quando non venne ripescato dagli archivi di altri emittenti. Poi la partita continuò senz’altro intoppi d’ordine pubblicitario. La Juve si fece raggiungere ad inizio di ripresa, gol di Cowans, ma rimise le cose a posto con un chirurgico contropiede ordito da Platini e finalizzato da Boniek. 2-1, stretto.
cit. Tuttosport 2 Agosto 2009
Buona Visione!
Coppa dei Campioni 1982-1983 – Quarti, andata Birmingham – Stadio Villa Park Mercoledì 2 marzo 1983 ore 19.30 ASTON VILLA-JUVENTUS 1-2 MARCATORI: Rossi P. 1, Cowans 53, Boniek 81
ASTON VILLA: Spink, Williams (Deacy 40), Gibson, Bremner, McNaught, Mortimer, Blair, Shaw, Withe, Cowans, Morley Allenatore: Tony Barton
Inglesi sgomenti e in affanno per le prodezze dell'attaccante
Paolo Rossi è tornato Mundial
DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE BIRMINGHAM —
Anche gli italiani , anglofili, quelli per i quali un inglese che sputa è un
signore che rinfresca le formiche, hanno faticato ieri sera ad apprezzare prima del match Aston Villa-Juventus, Birmingham la brutta, la pioggerella di Birmingham, lo stadio per fachiri cattivi di Birmingham, e quel giornale di Birmingham con in prima pagina Spink, il portiere dell'Aston Villa, intento a divorare spaghetti e la scritta a caratteri di scatola:
«Li mangeremo vivi».
L'atmosfera è stata di tensione quasi rabbiosa fino all'inizio del match. Un po' troppa polista, fuori dello stadio, in campo, sulle gradinate, per quello che è il panorama inglese, e appelli bilingui, più accorati però che drammatici, dello speaker. ..
Poi c'è stato il gol di Rossi, con una manovra proprio disegnata dalla Juventus, calligrafica, spiegata e non imposta, un gol didascalico, con tutte le cosine belle e classiche del football: il bel controllo di palla, il colpo di tacco, il cross, il colpo di testa. Un gol di un quasi dimostrativo: ecco, così si gioca, questo è un tipico schema d'attacco, questo è un tipico errore difensivo, visto? E adesso che cominci pure la partita. E la partita è cominciata, con quel dettaglio dell'1-0 bianconero già messo da parte, ma era intanto stato ripristinato quel sentimento che riempì e zavorrò gli avversari degli azzurri nelle tre ultime partite in Spagna: il terrore di Rossi. Fu questo sentimento, spalmato su brasiliani, polacchi, tedeschi, ad aiutarci a vincere il .Mundial. È stato per questo che ho spedito la palla sulla sua traversa, terrorizzato dalla presenza più che dal movimento di Rossi. È stato per questo che è mancata — fino all'avvento faticoso di una riorganizzazione mentale — una regola, una volontà persino nella marcatura di Rossi. McNaught e Bremner in certi momenti sembravano addirittura fuggirlo, o scaricarselo. E a un certo punto McNaught ha scaraventato un pallone sulla testa di Rossi come per eseguire un esorcismo, come se quello fosse un fantoccio stregato, maledetto, da abbattere. E la gente, come se fosse stata in Spagna nel luglio 1982, ha preso a vedere due partite, quella di Rossi e l'altra. E la gente italiana (3000, tutto sommato felicemente poco mandonilistica) ha preso ad amare ogni mossa del centravanti, quella inglese a detestare ogni suo agitarsi, anche il semplice spostarsi al piccolo trotto. Gioco di squadra, il football ieri sera al Villa Park è stato anche questione di un uomo, in certi momenti così incastonato tra avversari atterriti, tutti intorno a lui ma nessuno davvero su di lui, da apparire là davanti a una specie di escrescenza dell'Aston Villa, più che un prolungamento della Juventus. C'è stato, vero, anche tutto il resto, ma la partita è andata avanti aspettando Rossi, un altro gol di Rossi, qualcosa di Rossi. E verso la fine del primo tempo questa attesa è sembrata pervadere anche la Juventus.
Boniek addirittura si è come ritirato dagli affari: tanto, ci avrebbe pensato Rossi. E per fortuna che ai difensori bianconeri Rossi appariva ipotesi lontana, valida ma lontana, e non standogli vicini non venivano troppo condizionati dall'attesa del suo miracolo e allora facevano le cose sante e giuste del calcio normale, sparavano via palloni, si alzavano bene di testa, costruivano la muraglia. All'inizio della ripresa, con il gol del pareggio, è sembrato che il sentimento di terrore fosse stato lasciato dagli inglesi nello spogliatoio, e che intanto la Juventus avesse smarrito una certa sua sicurezza di genesi messianica. E in effetti si vedeva un football, come dire, meno affascinante ma più sereno, non condizionato, molto giocato da Platini e frequentato persino da Boniek.
Ma quando, all'81, Rossi tirava e il portiere mandava sul palo, veniva come ripristinato il terrore. E Platini, vedendo tutto l'Aston Villa coagulato, fisicamente e mentalmente, attorno a Rossi, lanciava Boniek che segnava. E insomma era rinnovata, per delega e dopo un avviso (quel palo) la magìa internazionale di un atleta, di una fortuna, peraltro meritata, legittima, che lui trova e dispensa agli amici, bianconeri e azzurri, quando passa il confine e che in Italia non funziona. Anzi.
Guidati da un formidabile Platini, con un Rossi formato mondiale e un Bettega ritrovato, i bianconeri domano il furore inglese ed espugnano trionfalmente il temuto Villa Park
Juvengland
BIRMINGHAM... Originale, ma di più squisita per frase tattica e genialità, la "nuova" Juve ha espugnato il "Villa Park" in un'umida, gelida sera di marzo collezionando applausi di ammirazione e rinfrancando il prestigio del nostro calcio all'estero. È stata una Juve a tratti trascinante; la realizzazione del sogno di Giampiero Boniperti quando aveva messo insieme, l'estate scorsa, vecchio e nuovo. Una squadra nuova, aggiungo, con qualcosa d'antico, perché il "nuovo" di Platini e Bonini si è sposato alla più proverbiale sapienza tattica di Roberto Bettega e il concerto radente della Juventus al Villa Park ha intimorito il forcing dei blu-granata locali e la partita si è risolta con un successo quanto mai veritiero e sintomatico dei propositi bianconeri in questa Coppa dei Campioni.
BETTEGA. Bisogna innanzitutto elogiare Bettega per la prestazione che ha saputo calare dalla sua carcassa, un gioco vorrei dire argentino, ma persino più carezzevole, sornione, ammaliante, sin dalle prime battute quando inventava con Cabrini il folgorante gol di Paolo Rossi (tornato subito nel clima giusto, Pablito) e di seguito con la sua regia tuttocampo spaziando e duettando maestosamente con Monsieur Platini. Costui ci ha impiegato più tempo e una ragionevole prudenza fisica per scatenare i suoi estri sfiziosi, dei quali ho già parlato su questo giornale a proposito della sua prestazione in campionato contro l'Udinese, ma poi è stato semplicemente regale, lanciando Boniek al gol di possesso, un Boniek in sicuro progresso, ma ancora distante da quel giocatore proteiforme che sa essere, tutto potenza e slanci fantasiosi in profondità. L'impegno fisico del polacco è stato smanioso, la sua vena tattica non sempre convergente e in sostanza nella Juve che si profila mattatrice in campo europeo e mondiale è ancora il giocatore che tarda a inserirsi, si vede a sprazzi, a lampi, si fa aspettare. Ma le sue difficoltà come conveniva lo stesso Boniperti sono evidentemente psicologiche; però debbono essere risolte al più presto nell'interesse della Juventus.
PLATINI. Ma non si fa aspettare la squadra, col suo gioco applicato a risolvere in chiave di contropiede manovrato tutti i problemi. L'Aston Villa non aveva dubbi di riuscire con la sua possa a travolgere la nostra diga, ma la Juventus non l'ha aspettato, l'ha preceduto e subito infilato in partenza e alla distanza, raggiunta dal gol di Cowans, ha recuperato di rabbia, ma soprattutto di passione, le sue cadenze ispirate. Il
suo contropiede manovrato ha falciato il gioco di possesso dei britannici, Monsieur Platini è andato ad esibire alcune giocate di mostruosa bravura, sempre spalleggiato dal brizzolato professore di Valchisone e dal recuperato vivido Pablito Rossi e il gol di Boniek, saettante, magistrale, ha premiato la squadra superiore, la classe. Chi sa anche giocare, voglio dire, ha sempre di più di chi sa combattere. Soprattutto nelle ribalte internazionali. Facile a dirsi, difficile però nella realtà vera del gioco, dentro un campo abitato da una folla civilissima, contro un Aston Villa dalla perentoria personalità atletica e dal personalissimo gioco, squadra che non si scopre e duetta in profondità per scatenare gli estri di Gary Shaw e Morley, la Juve ha dunque presentato la sua perentoria carta da visita. È nata una grande squadra. Lo scrivo senza il minimo dubbio. Capace, aggiungo, di qualunque impresa. Ed ora vedremo se la Roma saprà costruirsi in breve tempo questo gioco e soprattutto questa arte pedatoria.
«Siamo la squadra più grande del mondo»
mi aveva detto Brio a casa sua, qualche giorno prima. Il leccese aveva ragione. Il suo non era tifo di parte.
BRIO E BONINI. C'era una volta, scriviamo ora noi, la Juventus di Furino, condizionata dal suo intrepido e indomito capitano-giocatore da trincea, c'è oggi la Juventus di Platini, che è ancora per poco quella di Bettega, squadra che riesce in virtù del gioco a sovrapporsi a qualsiasi difficoltà atletica e tattica con le sue sponde artistiche, con la sua personalità trascinante. Mentre Zoff aveva poche occasioni per mettersi in mostra, altro rilievo significante, si vedeva proprio Brio ergersi a gigante nell'area, disintegrando Withe il falloso protervo Peter White. E in più si vedeva, da qua a là, volteggiare la chioma bionda di Massimo Bonini, il terzo straniero della pattuglia, il più nostro, il ragazzo deamicisiano, perno della ricorsa, intrepido faticatore. Ma tutta la squadra aveva ogni pedina al posto giusto, devo aggiungere che Tardelli anticipava Morley e Gentile annullava Shaw come aveva annullato Maradona e Zico e se solo a sprazzi si vedeva il migliore Boniek, la squadra lievitava come nei sogni proibiti di Giampiero Boniperti.
ZEFFIRELLI. Si è sentito di fatti sanguinosi tra il pubblico, di accoltellamenti, voglio dire. C'è sempre in un mare di migliaia di persone accalcate sugli spalti, un pazzo, un irresponsabile. Ma in senso lato i tifosi italiani in questa trasferta sono stati esemplari. E di questi giorni la querela della Juventus ad un regista che ne ha usato per farsi pubblicità. Uno dei segreti di certi uomini così detti arrivati è sapersi fare la pubblicità. Che io ne sappia, e ne sanno abbastanza, le mie ossa e il mio cuore, non c'è squadra in Italia più grande della Juve, ricca di capacità tecnica assimilata negli anni, il risultato anche di una gestione amministrativa seria, insomma, questa Juventus che va a Birmingham e conquista una vittoria storica.
Per voi giovani Trapattoni ha fatto scendere in campo la squadra del futuro che ha vinto senza fatica. L'Omonia, non è praticamente esistito e la "Scarpa d'oro" Kajafas non ha beccato palla.. E adesso comincia la parte "vera" della Coppa.
TORINO A Cipro devono aver confuso le Olimpiadi con la Coppa dei campioni perché, prima di tornare a Nicosia, il presidente dell'Omonia, Kostas Limburis, imitando il barone De Coubertin ha detto:
"L'importante non è vincere ma partecipare".
Ai Giochi olimpici è giusto che partecipino i rappresentanti di tutti i Paesi; alla Coppa dei campioni dovrebbe invece partecipare il fior fiore del calcio europeo. Ufficialmente, anche Cipro fa parte dell'Europa, ma calcisticamente appartiene a un altro pianeta. Non c'è confronto e soprattutto non ci può essere confronto tra la Juventus e l'Omonia. E difatti i ciprioti hanno subito specificato di essere solo degli alunni, venuti a scuola dalla Maestra Juventus. Ma Trapattoni, dopo essersi assicurato la qualificazione a Nicosia, si è rifiutato di salire in cattedra. Ha mandato in campo la squadra riserve (o la Juventus futuribile) e, per la prima volta nella storia della società, non ha nemmeno portato i giocatori in ritiro. Non ne valeva proprio la pena: in fondo, era solo un galoppo di allenamento!
La nostra impressione è che l'Omonia partecipi alla sagra del grande calcio, soprattutto per una battaglia politica, per dare uno schiaffo morale a quelli dell'Apoel, che sarebbero i "capita-listi". Omonia significa fratellanza e la società è di stampo proletario, orientata a sinistra. Il dilettantismo è quasi allo stato puro e quindi fare il dirigente dell'Omonia è alla portata di qualsiasi grecocipriota. L'Omonia ha 400 soci, ciascuno ogni anno versa 20 dollari (poco più di 17 mila lire) e il bilancio è a posto. L'unico che riesce a tirar fuori uno stipendietto adeguato con il calcio è Soteris Kajfas, quello della "Scarpa d'oro". Il calcio gli ha permesso di trasformarsi da semplice muratore a piccolo commerciante di materiale edile, ma non l'ha certo arricchito. Ha due figli e già un terzo è in arrivo: per non doverli mandare un giorno a scaricare sacchi di cemento, vorrebbe pensare alla famiglia. Risolverebbe i problemi finanziari emigrando in Grecia: l'AEK di Atene ha ripreso a fargli la corte, ma a Torino ci ha assicurato che non si muoverà da Cipro: "L'ambiente di quella squadra non mi piace, preferisco restare vicino a casa",
Kajafas ha un piedone che quello leggendario di Pedro Manfredini, al confronto, potrebbe sembrare quello di Carla Fracci. Secondo il concorso dell'Adidas dovrebbe essere il miglior bomber d'Europa, ma noi, in due partite, gli abbiamo visto fare solo un tiro in porta. Quando è arrivato a Torino e ha saputo che Trapattoni tra i pali avrebbe schierato Alessandrelli (che al'l'epoca della Ternana era stato ribattezzato "Paperelli") c'è rimasto male. Ha spiegato che ci teneva tanto a segnare un gol all'imbattibile Zoff, ma con il vice non ci avrebbe nemmeno provato gusto.
L'allenatore gli aveva messo il vice pure alle costole, lasciando Morini in panchina. Spinosi dapprima si è offeso, ha sbraitato che se quelle sono le partite che la Juventus riserva a lui, preferisce vederle dalla tribuna e fare dopo una partita a scopa con Enrico Ameri. Giampiero Boniperti l'ha rimproverato perchè, facendo sapere a tutti che la partita con l'Omonia non contava, avrebbe tenuto lontano il pubblico dallo stadio. I giornali "sabaudi" avevano provato a imbonire la folla, raccontando che l'Omonia avrebbe rappresentato un tiro a segno per Verdis e garantendo che, per contare tutti i gol, ci sarebbe voluto il pallottoliere. Ma la gente è rimasta a casa a vedersi in TV il balletto del Bolscioi. 13.893 paganti nella capitale del calcio per un incontro di Coppa dei campioni rappresentano un insulto, ma il risultato era scontato in partenza e la Juventus futuribile interessava più l'allenatore che i tifosi. Virdis ha segnato e ha ricevuto elogi; Fanna invece è stato giudicato con voti diversi. "La Stampa" ne ha parlato bene; la "Gazzetta del Popolo" l'ha considerato addirittura il migliore in campo; "Tuttosport" invece l'ha bocciato. E il vicedirettore Pier Cesare Baretti ha spiegato il 5,5 della pagella con questo giudizio:
"Nella serata in cui avrebbe dovuto esibire il suo fresco talento, Fanna è incocciato in una prestazione di scarsa vena. Ha giocato qualche pallone diligente sul finire della partita, ma non ha fatto a nostro avviso cose sufficienti per meritarsi il 6."
Non la pensa come Baretti, noto per la "Frusta Letteraria", nemmeno Giglio Panza che sul "Giornale nuovo" ha fatto notare come entrambi i gol della Juventus siano partiti dai piedi di Fanna, con lanci impeccabili. Comunque, la nota più positiva della partita, a nostro avviso, è rappresentata dal recupero di Tardelli perchè si è visto chiaramente che il centromotore della Juventus è lui, con i suoi guizzi imprevedibili e inarrestabili.
SE AGNELLI ragionasse davvero come racconta Gianni Brera, avrebbe dovuto chiedere a Boniperti di non vincere a Cipro per non ammazzare la Coppa dei Campioni. Ma anche se è un oculato amministratore, a Boniperti interessa soprattutto il risultato e quindi è stato lieto di aver colto ogni interesse all'incontro di ritorno, meritandosi la qualificazione a Nicosia. Così la Juventus a Torino contro l'Omonia, a potuto risparmiare energie per le fatiche del campionato.
Certo non si può dire che la partita coi ciprioti sia servita come test per la Juventus. L'unico che ha preso la cosa sul serio è Alessandrelli che, poveraccio, teme per il suo futuro perchè ha letto che Boniperti ha già acquistato Bodini, il portiere dell'Atalanta. Alessandrelli fa la riserva a Zoff da una vita, spera di prendere il suo posto (tra vent'anni...) quando il portiere contestato solo da Ghezzi deciderà di andare in pensione. Così, quando ha saputo di Bodini, il povero Alex ha rischiato l'infarto. Boniperti, naturalmente, si augura che Zoff possa giocare ancora per un secolo, tuttavia ha tranquillizzato Alessandrelli giurandogli che ha piena fiducia in lui e Alessandrelli è sceso in campo contro l'Omonia come se si trattasse del Borussia o del Liverpool. Su un pallone innocuo che Zoff avrebbe neutralizzato con il dito mignolo della mano sinistra ha sfoderato un'uscita alla Kamikaze rischiando di rompersi l'osso del collo. Credeva di essersi meritato un lungo applauso invece la sua prodezza è stata accolta con una risata sarcastica. Perchè Charalambous può far paura solo a Bizzotto che, per eccesso di zelo, l'aveva descritto a Trapattoni come un autentico cervellone, un po' lento ma con tanto sale in zucca.
Il presidente Limbouris sostiene che l'Omonia anche se ha un allenatore bulgaro, Argirov che proviene dalla Lokomotiv di Sofia, pratica un calcio che è una via di mezzo tra lo stile britannico e quello dell'Europa meridionale. Ma a noi è sembrato che a Cipro, nonostante i lodevoli sforzi, si poteva continuare a giocare all'«Evviva Makarios».
Elio Domeniconi tratto dal Guerin Sportivo anno 1977 nr.40
É il 29 Marzo 1978 e Juventus e Brugessi sfidano nella gara di andata delle Semifinali di Coppa dei Campioni 1977-78 allo Stadio ‘Comunale‘ di Torino.
É una Juventus che domina il calcio italiano. Alla fine di questo campionato i bianconeri infatti conquisteranno il loro diciottesimoScudetto. Nessuno puo starle dietro tant'e che al secondo posto si afferma la sorpresa Lanerossi Vicenza.
In Europa peró il percorso é tortuoso e pieno di insidie. In semifinale di Coppa Campioni l'avversario non sembra dei piú ostici peró dopo una vittoria interna nella gara di andata, i bianconeri si fanno superare per 2-0 in Belgio. Continua così la maledizione oltre confine.
Buona Visione!
Coppa dei Campioni 1977-1978 - Semifinali, andata Torino - Stadio Comunale Mercoledì 29 marzo 1978 JUVENTUS-BRUGES 1-0 MARCATORI: Bettega 87
BRUGES: Jensen, Bastijns, Volders, Cools, Leekens, Krieger, Van der Eycken, De Cubber, Verheecke, Corant, Soerensen Allenatore : Ernst Happel
ARBITRO: Dubach (Svizzera)
La Juve fatica, un solo gol al Bruges: 1 a 0 Prime semifinali di Coppa dei Campioni allo Stadio torinese e a Dusseldorf I bianconeri, lenti e poco incisivi all'avvio, cadono nelle trappole del centrocampo e del fuorigioco belga Con l'innesto di Cabrini trovano nella ripresa la chiave per filtrare nella difesa avversaria Il gol di Bettega all'86' Altre occasioni fallite da Causio e Cabrini 65 mila presenti, uno spettacolo nella partita che solo nel finale ha offerto emozioni Incasso record
La Juventus ha impiegato un tempo per capire quale dovessero essere le contromisure contro il Bruges che ha disputato ieri sera allo Stadio comunale nella gara di andata delle semifinali di Coppa dei Campioni una gara di puro contenimento, impostata sulla melina a centrocampo, su rare fiondate offensive e soprattutto sulla tattica difensiva del fuorigioco. Per tutti i primi quarantacinque minuti i bianconeri hanno cozzato invano, frontalmente, contro la difesa avversaria, si sono lasciati letteralmente prendere in giro dalla tattica orchestrata bene dal libero Krieger, nazionale austriaco. Soltanto nella ripresa, forzando iI ritmo e soprattutto con l'inserimento al posto di Furino di un Cabrini che ha dato sulla fascia sinistra una spinta determinante, la squadra di Trapattoni ha trovato il bandolo della matassa. Il Bruges è stato chiuso per lunghi tratti nella propria metà campo, non ha più potuto imporre II suo gioco, ma alcuni errori di mira hanno ritardato fino a quattro minuti dalla fine il gol realizzato di prepotenza da Bettega al termine di un'ottima manovra e per poco non raddoppiato subito dopo dallo splendido Cabrini in azione personale.
Così alla Juve è restato molto amaro In bocca anche se l'uno a zero, ed iI comportamento della ripresa, assolvono i bianconeri per iI pasticciaccio dei primo tempo. Juventus-Bruges è cominciata prestissimo. Già alle 19 lo stadio era quasi colmo, a ruba gli ultimi biglietti in mano ai bagarini, l'incasso record di 336 milioni vale da testimonianza per l'attesa nel confronti dei bianconeri e per II fascino della Coppa Campioni. Fuori del Comunale un immenso parcheggio di autopullman con targhe di tutt'ltalia, della Svizzera e della Francia. E, purtroppo, sono cominciati presto anche gli atti di teppismo: puntate di commandos verso il campo Filadelfia, danni a qualche autobus e a qualche vettura, scaramucce. Polizia agli ingressi per controllare borse e pacchi. Atmosfera da derby, insomma! speriamo bene per domenica.
Subito delineate le marcature da parte bianconera con Cuccureddu su Soerensen, Morini contro Verheeck, Gentile ad aspettare in zona Cools, mentre a centrocampo Furino - cercava De Cubber. Benetti affrontava Courant e Tardelli doveva affrontare Van der Eycken, che lo sovrastava sul piano della taglia atletica. Da parte del Bruges marcature difensive piuttosto elastiche ad eccezione di quella di Volders addosso a Causio. Al centro Leekens si alternava benissimo, con automatismi spontanei, con il libero Krieger a guardia di Boninsegna, mentre sulla destra Bastijns controllava Bettega. A centrocampo, mentre la Juve cercava tradizionalmente la marcatura a uomo, i belgi procedevano a zona, dimostrando ancora una volta che quando si dispone di giocatori universali , ovvero dotati di tocco di palla e intelligenza tattica, questo tipo di gioco è largamente redditizio e consente alla squadra che lo pratica di controllare pallone e partita a lungo, durante i novanta minuti. Il Bruges ha subito messo in atto la tattica difensiva del fuori gioco, che ha finito per essere il tema dominante della partita, e che ha fatto a lungo soffrire la Juventus. Particolarmente nelle fasi iniziali, gli attaccanti bianconeri sono stati più volte addirittura ridicolizzati dagli spostamenti in avanti della difesa del Bruges che ha lasciato spesso alle sue spalle, in fuorigioco, uno, due se non tre giocatori.
Ovviamente, non è tutto merito del Bruges: ci sono state anche grosse colpe delle punte bianconere. E' stato il Bruges, alternando azioni manovrate con passaggi corti e lanci lunghi agli avanti, a portarsi per primo in attacco, e subito Zoff ha dovuto compiere una uscita in presa alta su una punizione di Soerensen dalla sinistra. Ha cercato di replicare la Juventus, con una trama Boninsegna-Gentile-Bettega: l'ala sinistra è entrata bene, ma Leekens è intervenuto per spezzare di brutto. Il tentativo di affondo bianconero. La Juventus ha subito capito che la partita era difficile, la squadra di Trapattoni non riusciva a filtrare, trovava chiusi tutti i varchi e si esponeva al contrattacchi degli avversari. Per fortuna, davanti a Zoff c'era un Morini in gran vena, che non soltanto ha controllato benissimo Il numero 9, Verheecke, ma è pure andato a chiudere molti varchi con notevole senso dell'anticipo. I belgi hanno ancora tentato il gol con una botta da lontano di Cools al 4'. Zoff ha parato a terra sulla linea con qualche difficoltà. E' seguito un perìodo in cui le puntate della Juve sono finite tutte in fuorigioco, Tardelli al 6' ha dovuto addirittura uscire sulla linea laterale per non compromettere lo svolgimento di una manovra dei compagni, ma iI sud accorgimento non è bastato.
Ha provato Scirea, al 10', a portarsi in avanti, Furino lo ha coperto molto bene in difesa; ma Boninsegna è rimasto oltre la difesa, in posizione irregolare, ed il Bruges ha potuto riprenderei la sua melina, molto tecnica e precisa, anche se priva di affondi convinti, considerato che la squadra, ovviamente, puntavi allo 0-0. Ancora Scirea, oltre i centro campo, al 12': è toccato a Tardelli, questa volta, farsi trovare in posizione di fuorigioco. La Juventus ha cominciato ad innervosirsi per la tattica difensiva degli ospiti. Il nostro calcio si dimostra, a volte, davvero sprovveduto di fronte a tattiche che pochi applicano nel nostro campionato. Ha tentato caparbiamente Benetti al 13' Boninsegna ha allungato la palla di testa sulla sinistra: ma Causio era oltre la difesa, e l'azione è sfumata.
Il Bruges ha risposto senza forzare i tempi per la Juventus la partita si é fatta sempre più ardua col passare dei minuti. La scarsa spinta di centrocampo, le difficoltà a trovare varchi per i lanci di Furino, TarIdelli e Benetti hanno acuito le complicazioni per i bianconeri, quali hanno tentato al 24', con una manovra Causio-Cuccureddu-Causio. Il barone ha saltato bene il diretto avversario Voiders, ma dal fondo il suo centro basso è andato a colpire il montante. In uno stadio ammutolito per la superiorità di gioco dei belgi, è partito dalla curva, Filadelfia, quella del supertifo un grido d'accusa al resto dello stadio. L'invito, piuttosto pittoresco, è stato accolto, ed è partito un grido, 'Jùve! Juve!
I Bianconeri hanno dato l'impressione di scuotersi, ma II Bruges non si è scomposto ed ha ribattuto con la solita tattica: difesi mpostata sul fuorigioco, centrocampo a zona a tenere la palla, punte molto mobili su tutto i fronte dell'attacco. La Juventus ha corso un grosso pericolo quando Soerensen ha lanciato al centro Courant, il quale ha cambiato sulla sua destra dove è arrivato liberissimo De Cubber. La botta della mezzala da venticinque metri è stata deviata a stento da Zoff in calcio d'angolo. Al 29' ha compiuto un ottimo lavoro il centravanti Verheeeke: la sua prima botta è stata stoppata da Morini, il numero 9 ha recuperato e Furino è stato costretto a deviare in angolo. Ancora Morini in evidènza 33' per un anticipo preciso sulla stesso Verheecke lanciato da Courant, poi per un fallo su Bettega la Juve al 37' ha potuto battere una punizione. Il tocco di Causio è stato per Benetti, alla botta Romeo si è opposto con il corpi Volders; il Bruges si è immediatamente portato in avanti e rilancio di Morini, Boninsegna Bettega si sono fatti trovare li fuorigioco. E con il Bruges a melinare in attacco, si è chiuso il primo tempo.
La Juventus ha cominciato il secondo tempo con maggiore slanciò, già al primo minuto un bel centro da sinistra di Gentile è stato deviato di testa da Boninsegna a destra della porta belga. I giocatori del Bruges, come risposta, hanno aumentato la loro tattica da 0 a 0 - insistendo in passaggi all'indietro al portiere, il quale ha provveduto a rallentare i rinvìi, perdendo altro tempo. Al 3', comunque, il Bruges ha rischiato di andare in svantaggio, sulla prima azione veramente pericolosa della Juventus. Causio sui tre quarti del campo ha vinto un rimpallo ed ha potuto puntare solo verso il portiere in uscita. Ha però voluto scartarlo, si è allargato troppo la palla sulla sua destra ed ha cosi favorito iI recupero e in rinvio di Leekens. Ha replicato il Bruges con una botta da lontano di Cools, che Zoff ha bloccato al centro del pali. Trapattoni, al 5', per dare maggiore slancio alla manovra a centrocampo ha inserito Cabrini al posto di Furino. La partita di colpo si è fatta più tesa. C'è stata una scaramuccia fra Bastljans e Boninsegna, l'arbitro Dubach voltava le spalle e Boninsegna ne approfittava per rifilare un colpo al viso all'avversarlo. La Juventus ha avuto una fiammata bellissima. Causio è stato atterrato tre metri fuori dall'area ma la gran botta di lardelli sulla conseguente punizione è finita altissima. . Ancora una punizione al 9', quando l'arbitro ha beccato il portiere Jensen In un rinvio fuori dall'area. Ha calciato fortissimo Cuccureddu, la sua botta ha incocciato in pieno la barriera. E' nato un calcio d'angolo, c'è stata di nuovo una interruzione, con Boninsegna al centro della mischia. Poi Causio ha battuto II corner piuttosto « molle » e la difesa ha potuto liberare facilmente.
La Juventus, intanto, aveva decisamente cambiato ritmo, Il Bruges non poteva più manovrare comodamente ed accusava a sua volta delle difficoltà, doveva liberare spesso in difesa con affanno. Causio, partendo da lontanò e riproponendosi in avanti una volta scambiata la palla con un compagno, creava situazioni pericolose per i belgi. Ma un altro grosso pericolo Jensen lo correva al 16', quando un centro dalla sinistra di Cabrini per poco non era agganciato da Boninsegna davanti al portiere. La partita ha avuto un sussulto attorno al 20'. Su un'azione Benetti-Cabrini, il centro del bianconero avanzato sulla sinistra stava per essere controllato da Bettega, Il quale è stato però strattonato vistosamente e messo a terra de Vandereycken. L'arbitro Dubach, per quanto ben piazzato, ha lasciato correre, fra le proteste dei bianconeri. La Juventus ha insistito ed ancora su un cross di Cabrini dalla sinistra, un colpo di testa di Bettega, lanciatosi benissimo sul filo del fuorigioco, ha mandato la palla un metro oltre la traversa. Il Bruges ha cercato di replicare ed al 25', Gentile si è salvato alla meglio rotolando con corpo e braccio su un subdolo pallone lanciato da Vereecke per Cools, inseritosi al centro. Al 28' ha tentato un affondo dalla sinistra Soerensen e Zoff ha dovuto uscire a terra rischiando sul pericoloso cross dell'avversarlo la Juventus ha cercato di forzare ancora i tempi, ma la stanchezza cominciava a farsi sentire. Comunque al 29' un lungo lancio di Benetti ha colto Cabrini lanciato sulla sinistra e sulla violenta stangata trasversale del bianconero Jensen è riuscito a stento ad alzare la palla in angolo.
Alla mezz'ora ancora la Juve in avanti, Tardelli ha liberato bene Boninsegna sulla destra, Jensen è uscito alla disperata e Bonimba, costretto a calciare con precipitazione, ha battuto alto di destro, oltre la traversa. Sullo slancio, si è portato ancora una volta avanti Cabrini (il cui apporto nella ripresa è stato davvero determinante per la spinta bianconera): sul suo cross ha respinto alla meglio Volders e Tardelll ha tentato II tiro al volo. La palla, violentissima, si è persa sul fondo un metro alla destra della porta di Jensen. Il Bruges ha cercato di riprendere la sua melina, ma la Juventus gli ha impedito di giocare, aggredendolo su tutto il fronte del campo. Al 39' ha segnato Boninsegna su passaggio di Benetti, ma il gran tiro del centravanti è stato frustrato dalla bandierina alzata del guardalinee che ancora una volta ha colto l'attaccante bianconero in fuorigioco. L'arbitro, dopo aver consultato II suo collaboratore, ha annullato iI punto.
La Juventus è passata, finalmente, e con pieno merito, al 41, al termine di una lunga azione che ha chiamato In causa centrocampisti e attaccanti. La manovra è stata Impostata da Benetti. Il quale ha lanciato Scirea. Il libero è entrato in area, palla al piede, ha indugiato prima del cross, poi ha toccato lungo. La palla ha scavalcato Volders ed è stata presa da Causio, che intelligentemente l'ha toccata all'indietro per Bettega: la botta al volo di destro dell'ala sinistra bianconera non ha lasciato scampo a Jensen, che si era buttato trasversalmente alla disperata. I bianconeri non hanno allentato la loro spinta, Cabrini — davvero magnifico — è partito tutto solo dalla sinistra, ha resistito a due cariche, ha saltato elegantemente Krieger e poi ha fatto partire una botta terribile che ha dato a gran patte dello stadio l'Illusione del gol: la palla, purtroppo, è finita contro l'esterno della rete alla destra del portiere belga. Ancora attacchi della Juventus, risposte sempre più deboli del Bruges e poi l'arbitro Dubach ha chiuso la partita sull'1-0, che sancisce i meriti della Juve nel secondo tempo ma non è completamente rassicurante per quanto riguarda il passaggio del turno.
E ADESSO tutti son lì a fare i conti dei gol da fare e da non prendere per entrare nelle ambitissime finali delle coppe europee: il fatto è che queste partite durano in pratica 180 minuti e il bilancio alla fine della prima parte è necessariamente parziale. Solamente Anderlecht (Coppa delle Coppe) e PSV Eindhoven (Coppa Uefa) possono guardare al ritorno con una certa tranquillità, senza però perdere la concentrazione in quanto tutte le compagini sono in grado di giocare tiri mancini. La Juventus, ad esempio, potrà andare a Wembley se a Bruges... giocherà senza complessi di tipo olandese: viene da rispondere. Per i ragionieri del calcio aggiungeremo che i bianconeri, per passare il turno, possono cogliere qualcuno di questi risultati: vittorie, pareggio, sconfitta con un solo gol di scarto purché segnino (2 a 1, 3 a 2, есс.). Una sconfitta per 1 a 0 li rimanderebbe ai supplementari e agli eventuali rigori.
POSSONO farcela gli juventini?
I ragazzi di Trapattoni sembrano messi meglio del Borussia, pur vittorioso contro i campioni d'Europa del Liverpool. I bianconeri hanno segnato un gol regolare, due irregolari e ne hanno fallito alcuni clamorosi. I tedeschi hanno preso il successo per la coda grazie al solito Bonhof, che dimostra di valere i (tantissimi) quattrini che che he gli gli danno. A Bruges è sperabile che la pallida, stranita fanciulla torinese che cadeva con ingenuità ottocentesca nella callida tela tessuta dalla difesa belga che risucchiava gli spazi con l'implacabile avidità di un fiore carnivoro, si faccia adulta. Per lo meno di quel tanto da non perdere la testa nel trucchetto del fuorigioco e da non smarrire il sonno come fece ad Amsterdam quando, irretita da Geels e dai suoi biondi compagni, si limitò a difendere coi denti la verginità di Zoff (e finì col perderla...) senza riuscire a ricomporsi e contrattaccare in modo da mettere il vulnerabile avversario con le spalle al muro. La difesa olandese non era di ferro, come del resto quella del Bruges che, se appena smarriva il trucchetto del fuorigioco, rischiava grosso. L'inserimento di un'ala autentica (Cabrini, sissignore, capace di scendere fin sulla linea di fondo e crossare) è stato sufficiente per mettere più volte in crisi Leckens e soci. Se poi qualche bianconero fosse un po' meno innamorato del pallone e lo passasse con rapidità, prima della chiusura dei varchi, allora non avremmo dubbi sul viaggio della Juventus in Inghilterra. A Wembley, il 10 maggio, tutto lascia prevedere una finale Juventus-Liverpool per il titolo di regina d'Europa. Per non arrivarci, la premiata ditta Bettega-Boninsegna dovrebbe veramente smarrire il senno e il gioco.
Pier Paolo Mendogni
Questa Signora non è in fuorigioco
TORINO Basterà? I critici, tanto per cambiare, sono divisi. Il «Corriere dello Sport» invita all'ottimismo:
"Ma si, può farcela".
Ha annunciato a tutta pagina Ezio De Cesari, e ha concluso: "Soffriremo, fra due settimane, nelle Fiandre. Ma il gol di Bettega e l'orgoglioso finale della Juve, ci fanno sperare che Wembley non sia poi tanto lontana come ci era sembrata nel primi quarantacinque minuti".
I più pessimisti sono proprio i portavoce del giornale d'Agnelli. "La Stampa" ha fatto un titolo malinconico alla cronaca di Bruno Perucca:
"La Juve delude, un solo gol al Bruges: 1 a 0".
E Giovanni Arpino ha annunciato:
"Che calvario a Bruges."
L'illustre scrittore ha parlato di un round di fatica mostruosa е invita i tifosi alla prudenza:
«Il solo gol di vantaggio imprigiona il "ritorno" in una rete di incognite...».
Però, poi, l'autore di "Azzurro tenebra" ha raccontato la verità e cioé:
"Ben sette palloni-gol costruisce la Juve nella ripresa (madornale quello che Causio si "mangia" al 48') lasciando solo un paio di occasioni al furbissimo contropiede orchestrato da Cools".
Ma allora come si può fucilare una squadra che in un tempo solo riesce a costruire sette palle, gol? Significa che è una squadra viva, pimpante. E difatti Trapattoni ha spiegato:
"Il finale della Juventus è indicativo di uno stato di salute, di una condizione che mi consentirete di definire eesemplare: da tempo la Juventus ci ha abituati a questi finish di tutto rispetto e quindi io non posso che elogiare i miei uomini per quanto hanno saputo offrire nell'arco dei 90."
Ma ben diverso è il giudizio di Gianni De Felice, che ha scritto sul "Corriere della Sera":
«E' accaduto un po' quello che era già successo contro l'Ajax. La Juve ha sparato le sue cartucce soltanto quando è stata presa alla gola dalla disperazione. Contro gli olandesi i bianconeri giocarono per mezzora, ma poi a spettarono i "supplementari" per scatenarsi di nuovo. Contro il Bruges è mancata anche quella mezzora. La Juve ha aggredito i belgi unicamente nel secondo tempo e ha sparato micidiali bordate solo negli ultimi minuti. Perché non prima? Più che un tecnico di calcio dovrebbe rispondere uno psicanalista».
Per la maggior parte dei tecnici, invece, è tutto semplice; la Juventus si è trasformata quando è entrato in campo Antonio Cabrini, che sta vivendo un periodo splendido. La sua vitalità prodigiosa, accoppiata a una classe genuina, ne fanno un giocatore, già maturo per la Nazionale, non solo per la Juventus.
DOPO l'incontro abbiamo sentito anche tanti tifosi. Tutti a dire che ormai Furino ha fatto il suo tempo: è stato una bandiera, ma adesso la bandiera va deposta in soffitta, una squadra come la Juventus ha il dovere di guardare avanti, non può vivere di ricordi. Abbiamo sentito parlare addirittura di mafia, i tifosi, si sa, sono spesso crudeli. Chi conosce l'ambiente della Juventus e lo stesso Trapattoni, sa che in seno alla squadra non ci sono atteggiamenti mafiosi, tollerati invece in altre società, a cominciare dal Bruges. Si è infatti scoperto che l'allenatore Happel non era rimasto a Bruxelles perché aveva dimenticato il passaporto a casa, bensì perché si era stufato per l'atteggiamento dei suoi giocatori. Il tecnico austriaco, per la partita di Torino, aveva deciso di lasciare in Belgio Volders. Ma quando l'hanno saputo il capitano Bastijns e gli anziani Cools e Van Der Heyreken, parlando a nome dei compagni, hanno ribattuto che se fosse rimasto a casa Volders, non sarebbero partiti nemmeno loro. E Happel ha dovuto subire il "ricatto". Si parla anche di un suo divorzio a fine campionato perché è ai ferri corti pure con i dirigenti. Ma lui ce l'ha smentito, forse perché in questo momento è suo interesse tenere unita la squadra, se davvero lascerà il Bruges, vorrebbe lasciarlo con la Coppa dei Campioni. E' sempre convinto di potercela fare. Negli spogliatoi di Torino se l'è presa con l'arbitro. A suo dire, lo svizzero Dubach doveva annullare per fuorigioco anche il gol di Bettega. A nostro avviso l'arbitro semmai è stato generoso con i belgi, almeno il fallo su Bettega meritava il rigore. Ma il discorso era un altro, vi dicevamo dell'anarchia che regna nel Bruges. Nella Juventus c'è tutta un'atmosfera diversa. Nessuno ha imposto Furino, è stato Trapattoni a decidere il suo rientro, sia perché credeva che l'esperienza del vecchio capitano avrebbe giovato a tutti, sia per motivi sentimentali, perché non dimentica quello che "Furia" ha fatto per la sua squadra in tutto l'arco della carriera. Certo, nella Juventus, nessuno conserva il posto a lungo solo per meriti passati. Morini, nonostante l'anagrafe, è sempre titolare perché nessuno è più bravo di lui. Contro il Bruges lo stopper è stato il migliore della Juventus, nella ripresa è risultato inferiore solo all'indiavolato Cabrini ma, sommando i due tempi, la pagella più alta spetta a lui (e se ne sta convincendo anche Bearzot). Mancando Lambert, ha dovuto vedersela con Verhecke, e il suo compito era difficile, perché Verhecke cervava di sfuggire alla sua morsa arretrando a centrocampo per metterlo in difficoltà. Ma Morini l'ha inseguito e non l'ha mollato un istante. Quindi Morini conserva il posto per quello che sta facendo oggi, non per quello che ha fatto ieri. Invece il Furino di oggi non è quello di ieri. E Giovanni Trapattoni, in cuor suo, avrebbe voluto confermare contro il Bruges la squadra che aveva dato spettacolo a Genova soprattutto per merito di Cabrini. Con lui in campo sino dall'inizio, forse non ci sarebbe stato da soffrire tanto, il risultato sarebbe stato sbloccato subito.
L'irrompente arroganza di Cabrini era quello che ci voleva anche per far saltare la trappola del fuorigioco. Però non ce la sentiamo di lapidare Trapattoni se ha atteso 51 minuti per fare quello che comandava la logica, Furino aveva diritto a un trattamento di favore. Eppoi, il commovente capitano meritava il 4 del "Corriere"? Pier Cesare Baretti, ad esempio, gli ha dato 6,5, addirittura mezzo voto in più di Bettega, che pure ha risolto la partita. Secondo il vicedirettore di "Tuttosport", Furino:
"Ha dimostrato che la decisione di Trapattoni di schierarlo era fondatissima e giustificata. La sua presenza ha avuto infatti un rilevante peso agli effetti della compensazione tattica sul contropiede dei belgi. Furino ha chiuso spazi preziosi dando così una mano alla difesa che invece non veniva adeguatamente protetta dal centrocampo, inteso come reparto".
Invece secondo Gian Maria Gazzanica, de «il Giorno», (come al solito Gianni Brera ha snobbato la Juventus ed è rimasto a vedersi la partita in TV):
"Furino, con la mania di portarsi avanti sempre la palla, aggravava i problemi del settore".
Per De Felice, Benetti ha meritato 5, mentre per Arpino
"è apparso il più ordinato dello schieramento bianconero".
Tutti hanno avuto parole di elogio per Cabrini, ma sulla "Gazzetta dello Sport" abbiamo trovato solo 6,5. Forse dipende dal fatto che il professore Giorgio Mottana è piuttosto di manica stretta. Tant'è vero che nelle sue pagelle non c'è nemmeno un 7 e, oltre a Furino, sono stati bocciati Tardelli, Boninsegna, Benetti e pure il match-winner Bettega. In compenso ha avuto 6 Causio, che invece si è ritrovato 5 sul «Corriere».
SUL "GIORNALE NUOVO", Carlo Grandini ha detto che i belgi
«si sono confermati squadra povera nel settore offensivo ma ricca di temperamento e di sapienza tattica».
Mottana ha parlato di ragnatela, e infatti, a tratti, sembrava di rivedere la ragnatela che aveva reso tristemente famosa la Roma di Liedholm. Non ci sembra una tattica molto esaltante, è piuttosto una mossa astuta per addormentare la partita, sicuramente una trappola. Ma noi siamo ottimisti proprio per questo. In Belgio, se il Bruges fa la ragnatela, peggio per lui: la Juventus fa zero a zero e supera il turno senza difficoltà. Non crediamo nemmeno che gli uomini di Happel possano esagerare con la tattica del fuorigioco, perché per arrivare alla finalissima devono segnare due gol (senza subirne) e se attaccano si scoprono al contropiede micidiale di Boninsegna e C. Per questo pensiamo che la partita di Bruges sia più facile, sotto tutti i punti di vista, di quella pur vittoriosa di Torino.
Secondo De Felice, la Juventus a questo punto
"ha soltanto la speranza. Nulla di più".
A suo avviso
"l'immagine di Wembley che i tifosi juventini avevano già dinanzi agli occhi si è allontanata dopo la sconcertante partita con il Bruges".
Il critico milanese ha visto
"una Juventus spenta, addirittura addormentata"
Ma noi che non siamo milanesi, l'abbiamo invece vista ben viva, sicura dei propri mezzi. Un'altra squadra si sarebbe rassegnata. La Juventus ha invece lottato sino all'ultimo e alla fine è stata premiata con il gol. Dire che il successo è immeritato, è assurdo, viste le palle gol che sono state create dai bianconeri. Aggiungete le occasioni mancate di un soffio, il rigore negato dall'arbitro, il gol annullato a Boninsegna (l'arbitro sembrava propenso a concederlo, è stato il segnalinee a insistere perché lo annullasse) e si ha l'immagine di una Juventus più gagliarda che mai. Il fatto che abbia avuto birra sino al novantesimo significa che non è nemmeno stressata da questo logorante campionato. Boniperti e Trapattoni sono ottimisti.
BRUGES è famosa per i suoi merletti, anche i calciatori in campo imitano le vecchiette della celebre, stupenda piazza di quella che e stata definita la Venezia del Nord, e ricamano deliziosamente. Ma i ghirigori a centrocampo non bastano per vincere le partite. E il Bruges è apparso debole sia in difesa che all'attacco. Con la ragnatela, può fare solo zero a zero. Happel sostiene che per il Bruges è stato meglio affrontare la Juventus, perché con il Liverpool e il Borussia avevano già perso, mentre con le squadre italiane (Roma e Milan) gli è sempre andata bene. Ma la Juventus è un'altra cosa. Anche per quanto ha fatto vedere (nel secondo tempo) contro il Bruges, la Juventus 1978, merita di arrivare alla finalissima della Coppa dei Campioni. Poi, a Wembley, si vedrà.
Elio Domeniconi brani tratti dal Guerin Sportivo anno 1978 nr.14
La Stampa 30 marzo 1978
La Stampa 30 marzo 1978
La Juventus mette a segno il gol della vittoria in extremis: al 42' della ripresa, i bianconeri riescono finalmente a rompere il muro difensivo del Bruges. L'azione nasce da un'incursione di Scirea che smarca Causio in posizione di ala destra. Il "Barone" calibra il cross al centro dove Bettega anticipa i difensori belgi, sbilanciati avanti, e di destro infila Jensen. E' una rete maledettamente importante per i campioni d'Italia che adesso potranno affrontare la trasferta in Belgio, se non proprio tranquilli, con un certo ottimismo: il fantasma del fuorigioco, infatti, non li spaventa più: sarà il Bruges a dover attaccare.