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giovedì 5 novembre 2026

5 Novembre 1986: Juventus - Real Madrid

È il 5 novembre 1986 e  Juventus e Real Madrid si sfidano nella gara di ritorno degli ottavi di finale della Coppa dei Campioni 1986-87 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

La Juventus è Campione d'Italia in carica e cerca di raggiungere ancora la vetta europea in Coppa dei Campioni. Dopo aver perso allo 'Santiago Bernabéu' per 0-1 adesso i bianconeri devono tentare il ribaltone in Piemonte. Non tutto andrà come sperato.

In campionato i bianconeri devono invece inchinarsi al Napoli guidato da Diego Armando Maradona. Per i nostri 'eroi' sarà 'solo' secondo posto.

Buona Visione! 



juve


 

Stagione 1986-1987 - Coppa dei Campioni - Ottavi, ritorno
Torino - Stadio Comunale
Mercoledì 5 novembre 1986 ore 20.30
JUVENTUS-REAL MADRID 1-0 - Dopo i calci di rigore (1-3)
MARCATORI: Cabrini 9
SEQUENZA CALCI DI RIGORE: Sanchez (parato), Brio (parato), Butragueno (gol), Vignola (gol), Valdano (gol), Manfredonia (parato), Juanito (gol), Favero (fuori)

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini, Brio, Caricola, Mauro (Vignola 106), Manfredonia, Serena A., Platini, Laudrup (Briaschi 78)
Allenatore: Rino Marchesi

REAL MADRID: Buyo, Chendo, Camacho, Salguero, Sanchis, Gordillo (Juanito 115), Butragueno, Michel, Sanchez, Gallego, Valdano
Allenatore: Leo Beenhakker

ARBITRO: Pauly (Germania Ovest)




L’andata, giocata il 20 ottobre, si concluse con la vittoria di misura degli iberici, grazie al gol del sempre presente Buitre. Durante quella partita a nulla valsero le proteste juventine su quel gol ingiustamente annullato a Manfredonia (succederà lo stesso, nella stessa porta, tre anni più tardi, quando Gullit si vedrà non convalidare un gol per fuorigioco assolutamente inesistente).

Il ritorno, giocato il 5 novembre, divenne decisivo. Uno Stadio Comunale stracolmo, e quasi impreparato a ricevere tanto entusiasmo, fece da testimone ad una disfatta inaspettata e bruciante. Di Cabrini la rete dell’1-0 (con un bel gol di sinistro dopo un passaggio di Mauro) che, di fatto, metteva la qualificazione in bilico. Si andò ai rigori, nell’annata terribile del calcio italiano.

Tacconi neutralizzò il primo tiro di Sanchez, salvo poi capitolare sui fendenti di Butragueno, Valdano e Juanito. Per i tiratori di Marchesi, invece, fu una serata da dimenticare. Di Vignola l’unico gol. Gli errori decisivi di Brio, Manfredonia e Favero.

La Juventus uscì ingiustamente da quella competizione, ultima delle italiane a perdere dal dischetto nell’arco di 35 giorni (dopo Roma, Napoli, Fiorentina e Nazionale Under 21).


Per ritrovare un precedente europeo tra Juventus e Real Madrid si deve aspettare 24 anni: è il 1986, e le due squadre si ritrovano per gli ottavi di finale di Coppa dei Campioni. La doppia sfida è equilibrata: al Bernabéu decide un gol di Butragueño, leggendario ‘avvoltoio’ dell’area di rigore che, in quell’occasione, riuscì ad avere la meglio su Stefano Tacconi.

Al ritorno, il 5 novembre 1986, i tempi regolamentari si chiudono ancora una volta sul risultato di 1-0, ma questa volta per la Juventus: è infatti Cabrini a ristabilire la parità di risultato, prima che il passaggio del turno venga deciso dalla lotteria dei rigori. Tacconi vola e con il guantone sinistro blocca il tiro dal dischetto di Sánchez, ma nulla può sul successivo penalty di Butragueño; gli errori dei bianconeri Manfredonia e Favero, alla fine, risulteranno decisivi. 

tratto da: JUVENTUS-REAL MADRID, PARTITA LEGGENDARIA




TUTTOCOPPE/IL BILANCIO DOPO IL SECONDO TURNO
INTER E TORINO SONO LE SOLE SOPRAVVISSUTE DELLO SQUADRONE ITALIANO CHE CON ORGOGLIOSA SICUREZZA AVEVA AFFRONTATO L'AVVENTURA EUROPEA. 
AI PRIMI RIGORI SONO CADUTE IN QUATTRO. DA «GRAZIE LO STESSO UNDER 21» A «GRAZIE LO STESSO JUVE». 
E INTANTO È SOPRATTUTTO LA SPAGNA A RINGRAZIARE
Muchas Disgracias

SPENGO il televisore sull'ultimo rigore calciato (fuori) da Favero e già mi immagino i titoli del giorno dopo. 

«Juve, grazie lo stesso». 

Infatti. È singolare la metamorfosi che sta incontrando il calcio italiano. Un tempo era conosciuto come una spietata macchina da risultati, ottenuti a maggioranza con sistematiche violenze allo spettacolo. Cori di «ladri» accompagnavano le nostre squadre che uscivano dai campi di tutt'Europa con variopinti insulti ma con i due punti sotto il braccio. Adesso è scoccato il momento delle gloriose sconfitte. Sindrome pericolosissima. Ricordo il Messico, ultimi mondiali. La squadra di casa gioca la partita della sua vita contro la Germania, sfiora la vittoria che la proietterebbe in semifinale, ma alla fine viene beffata ai calci di rigore. I commentatori si sbrodolano in autoincensamenti. «Gloriosa derrota» è il ritornello. Sinché prende la parola un vecchio e dice: 

«Io sono stufo di gloriose derrote. E dai tempi di Fernando Cortez che il Messico non vive un glorioso trionfo». 

Mi trovo ad applaudire entusiasta. Non avrei mai pensato che, di lì a qualche mese, l'Italia calcistica si sarebbe trovata a vivere la medesima esperienza.

GRAZIE lo stesso all'Under 21, grazie lo stesso Juve. E intanto è soprattutto la Spagna a ringraziare. La Spagna ha battuto in finale (europea) la nostra under 16 ad Atene e la nostra under 21 nel doppio confronto Roma-Valladolid. Il Saragozza ha eliminato ai rigori la Roma e il Real Madrid ha eliminato ai rigori la Juventus. Lo scorso anno il Real Madrid aveva eliminato l'Inter e il Barcellona aveva eliminato la Juventus. Muchas gracias, señor. Però noi siamo contenti così. Depressi da indecenti spettacoli domenicali, ci entusiasmiamo talmente per ogni partita ben giocata, che il risultato non ci interessa più. Perdiamo e ringraziamo commossi. La Juventus è stata grande, intendiamoci. Grande di tecnica e soprattutto di cuore. Ma ha sbagliato e non sarebbe onesto dimenticarlo. Questi sono i suoi errori: 

1) ha affrontato con spirito eccessivamente rinunciatario la partita di andata a Madrid. Non c'è dubbio, per ogni critico razionale, che, sull'arco del doppio confronto, il Real abbia meritato la promozione: perché ha giocato due partite, mentre la Juve ne ha giocata una sola, sia pur splendida; 

2) l'eccezionale prestazione delle seconde scelte, dei cosiddetti gregari, ha ribadito quanto sia stato pretenzioso e assurdo mandare in campo a Madrid un Laudrup impresentabile, anziché un giocatore meno classico, ma in piena salute fisica; 

3) la decisiva ronda dei rigori è stata gestita con molta superficialità. E qui magari sarà il caso di spiegarsi meglio.

IL REAL Madrid ha scelto subito la strada più naturale e spontanea. Chi è il rigorista principe della squadra? Hugo Sánchez. Chi sono le sue prime alternative? Butragueño, Valdano, Juanito (quando è in campo; normalmente è riserva). Di conseguenza, Hugo Sánchez ha tirato il primo rigore e gli altri gli sono andati appresso. Che poi lo specialista numero uno incorra in errore (o venga battuto da un portiere strepitoso, come nel caso di Tacconi) è un incidente di percorso sempre all'agguato, ma che non determina la fine del mondo. Cosa ha fatto invece la Juventus? I soliti calcoli di sublime furberia in cui noi siamo inarrivabili maestri. Il rigorista della Juve è Platini? E allora io me lo tengo per ultimo, quando la responsabilità pesa maggiormente. E a tirare mando prima i meno affidabili, così mi tolgo il dente subito. Ahimé, Platini è rimasto a guardare. Quando sarebbe venuto il suo turno, la partita era già decisa. Il Real aveva deputato a tirare e a vincere i suoi uomini più tecnici, i più familiari col gol. La Juventus si era affidata ai suoi cerberi di retroguardia, Brio e Favero. Dice: ma a Tokyo Brio aveva tirato e realizzato il primo rigore. E allora? Se capita un rigore nell'arco dei novanta minuti, chi lo tira, Platini o Brio? E dopo l'errore di Sanchez, non era ancor più il caso di calare subito l'asso, per sfruttare il vantaggio psicologico che sarebbe derivato dal prendere lo steccato?

QUESTA dei rigori sta diventando una maledizione, ma non credo si possa più parlare di caso o di lotteria. Nelle precedenti tre eliminazioni stagionali (Fiorentina, Napoli, Roma; quattro, se ci aggiungiamo l'Under 21) avevamo avuto lo svantaggio di affrontare la delicatissima fase psicologica sempre in trasferta, quindi nelle più sfavorevoli condizioni ambientali. E magari con scomodi ricordi, come la Roma che ancora si porta dietro il trauma di una Coppa dei Campioni perduta proprio dal dischetto, contro il Liverpool. Ma questa volta ... Si giocava a Torino, davanti a un pubblico di incredibile calore. In lizza era la Juventus, la nostra squadra più attrezzata agli stress, più tetragona alle emozioni. Una Juve che proprio ai calci di rigore aveva affidato la sua ultima conquista, la Coppa Intercontinentale a Tokyo contro l'Argentinos Juniors, e poteva disporre dell'identica batteria di tiratori, fatta eccezione per Laudrup, già sostituito. Quale perverso meccanismo è dunque scattato? Resto fedele a un concetto già espresso. I calciatori italiani si giocano sempre una posta infinitamente superiore a quella degli altri e arrivano alla resa dei conti in condizioni morali più fragili. Gli altri la prendono più allegramente. Mandano al dischetto i tiratori più collaudati o più abili, in ordine decrescente. E buonanotte. Noi ci alambicchiamo: qual è il rigore più importante? E chi decide il quarto (chissà poi perché), chi il quinto. Invece è sempre valida la vecchia regola empirica delle risse da strada: chi colpisce per primo, colpisce due volte. Comunque, grazie lo stesso, Juventus.

LA PARTITA è stata straordinaria per intensità agonistica e buonissima per livello tecnico. Il Real si è confermato formazione formidabile: subito il gol, ha attaccato senza paura, a rischio di scoprirsi, dando l'impressione di non digerire neppure la sconfitta parziale. Emilio Butragueño è un giocatore stellare. Voglio vedere se i nostri amici francesi riusciranno a non dargli il pallone d'oro, quest'anno. Però, che cuore, che anima, che palle (scusate), questa Juventus. Caricola, riserva della riserva, si è battuto meravigliosamente. Mauro ha giocato la partita della sua vita, Bonini e Manfredonia hanno entusiasmato e commosso. Peccato che Platini, pur generosissimo questa volta, abbia ormai limiti fisici invalicabili (Plafini, perfidamente perfidamente dicono i francesi) e che Laudrup non riesca a venir fuori dai suoi malanni muscolari. Cabrini e Serena hanno continuato a battersi oltre le severe menomazioni, il portiere Tacconi ha fatto prodigi rivaleggiando col suo collega Buyo (ma quanti portieri ha la Spagna? Abbiamo visto due mostri come Ablanedo e Buyo e in Nazionale giocano Zubizarreta e Urruti...). Tutto inutile. Auguro rimorsi eterni ai vecchi bacucchi dell'Uefa che non sono ancora riusciti a studiare un meccanismo per evitare questi scontri al secondo turno. Risultato; escono la Juventus, la detentrice, e Steaua, arriva ai quarti il Besiktas. Complimenti. Va avanti il Real e lo merita. Chi aveva scritto - con superficialità pari soltanto alla disinformazione che in trasferta i madrileni sono una nullità - è invitato a una severa autocritica.

Adalberto Bortolotti
tratti dal Guerin Sportivo anno 1986 n.46




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martedì 3 novembre 2026

3 Novembre 1982: Juventus - Standard Liegi

È il 3 novembre 1982 e la Juventus, formata da campioni del mondo più Michel Platini e Zibì Boniek, affronta questa stagione con la consapevolezza di voler conquistare il mondo!

Contro i belgi dello Standard Liegi, i bianconeri in questa gara di ritorno degli Ottavi di Finale della Coppa dei Campioni 1982/83 partono dal 1-1 della prima gara in terra fiamminga. Sarà un'altra gara che darà la sensazione (ahimé sbagliata) che questa squadra è pronta per spiccare il volo....

A fine campionato la Juventus sarà solo seconda (dietro la Roma di Nils Liedholm), avrà sofferto le pene dell'inferno ad Atene nella famosissima sconfitta contro l'Amburgo di Felix Magath e ...( ? )  si dovrà 'accontentare' di sollevare solamente la Coppa Italia.

Buona Visione! 



juve



Coppa dei Campioni 1982-1983 - Ottavi, ritorno
Torino - Stadio Comunale
Mercoledì 3 novembre 1982 ore 20.30
JUVENTUS-STANDARD LIEGI 2-0
MARCATORI: Rossi P. 14, Rossi P. 29

JUVENTUS: Zoff, Bonini, Prandelli, Furino, Gentile, Scirea, Bettega, Tardelli, Rossi P., Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni

STANDARD LIEGI: Preud'Homme, Onal (Sciascia 51), Plessers, Poel, Delangre, Van der Missen, Tahamata, Daerden, Haan, Wendt, Gruendel (Geurts 70)
Allenatore: Guy Goethals

ARBITRO: Galler (Svizzera)



È stata la partitissima sognata da tutti i tifosi 

TORINO — Un'ora prima della partita fra Juventus e Standard Liegi lo stadio comunale di Torino vedeva, quasi ad ogni ingresso, fantastiche esibizioni di gente che cercava di superare le barriere senza biglietto, invocando amici di amici, meriti speciali, cavalierati di Vittorio Veneto, figlioletto già entrato e bisognoso di assistenza. Gli addetti agli ingressi dicevano 
"Spiacenti, stasera non ci sono amici che tengano" 
con ciò lasciando intendere che altre volte gli amici funzionano. Visto un pullman arrivato da Benevento: 50 passeggeri, 40 biglietti e dieci improvvisatori. Lo stadio tutto pieno, appunto già un'ora prima, e di tutti juventini, e fuori ancora una marea. E bandiere bandiere bandiere, sventolate a maledire il riscaldamento sul verde dei belgi, però nessun insulto, anzi curiosità per le volate scioglie-gambe del turco Onal, uno con barba cattiva da parte minore in un film di Dario Argento. E poi il via, poliziotti già scudati presso una curva, carabinieri presso l'altra, tutti rivolti verso il pubblico, anche un cane lupo. Di fuori, i bengala. I fumogeni, pochi copioni prendono così, anche se straprevisti, occhi e sensi. 
Uno striscione a intrigare i colleghi belgi: 'Siamo nati per te. viviamo per te, forza magica Juve'. Credevamo che gli italiani facessero anche altre cose nella vita, gli spaghetti, l'amore, la politica. Sepolti i tifosi dello Standard: al mattino erano andati in Duomo, visita di pubbliche relazioni. Subito è stata la partita che la logica prevedeva, annunciava, comandava, cioè tutta ringhiata, tutta dura anche se abbastanza onesta, tutta parlata da far indovinare in tribuna le urla, gli insulti, forse anche le bestemmie. In tante lingue, poi, e due soli dello Standard a parlare francese come Platini, Preud'homme e Delangre, gli altri tutti fiamminghi, uno svedese, un turco (e nel secondo tempo sarebbe entrato un italiano di Sicilia). 
Già Platini. Ha giocato all'inizio contro il mondo, mica soltanto contro lo Standard. Palle lottate da poveraccio, dispute in tackle da angiporti, ma anche il dietro-front da ballerino e la disperazione geometrica del mimo dopo il fallo subito, la scalogna, l'errore. Proprio la partita che voleva la gente che ha pagato il biglietto per tempo, svellendo dei bei soldi dal portafoglio, fregando l'amico che il biglietto voleva anche lui. E il gol di Boniek-Rossi, al 14'. Era il gol che la gente aveva «fatto» nei giorni d'attesa e anche, sì, di paura dopo Liegi, un gol dove, come in teatro, l'attore recita parlando per tutti, dice il monologo molto atteso, quello che la gente attende lui faccia, però lui meglio di tutti. 
Così Bonlek, che ha eseguito l'azione-dribbling, scatto, volata, cross — clic insegna il prete all'oratorio, il maestro al Nagc, il tecnico da duecento milioni l'anno all'asso da cinquecento. Una delle più facili cose del mondo: basta sapere tutto del football e avere anche senso dell'invenzione e potenza atletica, robette. Ieri sera è venuta persino la voglia di un calcio a punti, tanti punti per il gol creato da Bonlek e segnato da Rossi, un gol che per pareggiarlo lo Standard non può fare soltanto una rete, mettiamo, su punizione di Haan lavorala da Wentdt e Vandersmissen come al 23', deve fare qualcosa di più. 
Intanto si svolgeva un'altra partita, specialissima, quella di Tardelli contro Tahamata, addosso a Tahamata, sopra Tahamata. Tardelli, che nacque terzino, ieri sera si è come restituito al ruolo e al sé stesso feroce di un tempo, e Tahamata per mezz'ora non ha avuto rapporti con la palla. E per Tardelli che spegneva un nemico, Rossi riaccendeva tutto Paolorossi con il secondo gol, mollo bello, ricamato e intanto possente. E nasceva la partita ideale non solo della Juventus, ma del calcio tutto, e la gente aveva persino voglia di gridare "basta!", come si fa al circo quando i trapezisti sono troppo bravi e a un certo punto si ha paura che, per divertirci e convincerci di quel che già sappiamo, finiscano per farsi male. 

Gian Paolo Ormezzano





La magica serata di Boniek e i gol di un Paolo Rossi tornato al formato Mondiale hanno proiettato la Signora, malgrado le gravi assenze, nei quarti della Coppa più prestigiosa. E se continua così...
Lady Europa

IL PABLITO ruggente fa giustizia sommaria di tante critiche cattive e proietta la sua Juventus nell'élite della Coppa dei Campioni. I suoi gol sono due lampi che inceneriscono lo Standard: riconducendolo da incubo opprimente alla modesta figura di un volenteroso sparring-partner. È il più fantastico, naturale, uomo-gol che il calcio d'oggi possa proporre. E allora che senso ha sottolineare con sarcasmo qualche eventuale defaillance, ironizzare sulle sue difficoltà di inserimento in uno schema nuovo, addirittura montare la notizia di una sua cessione (con conguaglio...) per avere il pur eccellente Giordano? Paolino Rossi è il fresco trionfatore del Mundial, risponde con due gol d'autore e vola a Parigi a ricevere la Scarpa d'Oro e il Pallone d'Oro, miglior realizzatore e miglior giocatore di Spagna 82, possibile che sempre noi si debba discutere i rari talenti di casa nostra? Paolino Rossi è la punta acuminata di una Juve che ha in Boniek il suo motore, un motore che canta a pieni giri. Il polacco travolge in
progressione i satanassi di Goe-thals come fossero fuscelli, trancia le loro meticolose geometrie, fa saltare d'acchito la trappola del fuorigioco, altre volte mortale. E la Juve vola oltre l'ostacolo malgrado le occasionali emergenze, il menisco di Cabrini, il forfait di Brio, la difesa scompaginata senza marcatori di ruolo. La Juventus mostra, nella circostanza, non soltanto il consueto proverbiale temperamento. Mostra anche le stimmate della grande squadra di statura internazionale, in grado di spezzare (sarebbe ora) l'incantesimo e di aggiudicarsi la prima Coppa dei Campioni della sua storia. Intanto si è tolta dai piedi questi fastidiosissimi belgi e ha dato appuntamento a marzo. Le è rimasta intorno una concorrenza formidabile. Le due inglesi, Liverpool e Aston Villa, i panzer dell'Amburgo, la Dinamo Kiev dell'eterno Blokhin. Ma se Rossi continuerà a inventare gol, quale traguardo è impossibile? È stato così anche per la Nazionale, rifiorita a Barcellona quando Pablito ha ripreso a bombardare le reti avversarie. E Boniek e Platini possono deludere in campionato, ma sulle grandi ribalte saranno sempre presenti e puntuali, perché la classe non si cancella. Aspettiamola con fiducia questa squadra, che a fine maggio può incoronarsi Lady Europa.

TRIONFO. È stato un trionfo collettivo del calcio italiano. Tre squadre (una per Coppa) qualificate dopo due turni. Soltanto Germania e Spagna ne hanno di più, cinque, ma sono anche partite da posizioni di vantaggio.
Due sole (entrambe in Coppa dei Campioni) ne conserva l'Inghilterra, delle sette che aveva allineato ai nastri di partenza. E cancellate totalmente dalla scena sono Olanda e Ungheria, per dire due nomi celebri. È una conferma che il Mondiale non è stato un episodio stravagante. Ed è anche una conferma della rinnovata mentalità con cui le nostre squadre affrontano queste competizioni, che esigono calcolo e ardimento, in pari misura e a giuste dosi. Per strada, questa volta, è rimasto il Napoli. Aveva compromesso tutto nell'andata, in una sera agitata da fantasmi extracalcistici, le bombe, le minacce. In Germania si è battuto con Galassia, ha colpito un palo sullo 0-0, si è arreso solo alla fine, dopo essere stato numericamente menomato dall'arbitro.

L'INTER. Non è stato facile, e lo si sapeva, per l'Inter, ma alla fine i gol delle due punte (proprio loro, Juary e Altobelli, gli eterni imputati) hanno ridotto alla ragione l'ostica AZ'67, una squadra che è lo specchio fedele dell'Olanda di oggi. Spartite le qualità tecniche dei super, ai tulipani sono rimaste la vitalità atletica e la rabbia agonistica, sovente ai limiti della scarponeria. L'AZ si lamenta di un arbitraggio contrario e in effetti l'espulsione di Tol è apparsa quanto meno discutibile, specie in rapporto al permessivismo mostrato dall'arbitro polacco in altre più gravi circostanze. Ma ricordiamoci dei torti arbitrali che l'Inter aveva subito all'andata, il clamoroso rigore negato ad Altobelli, i soprusi impunemente patiti da Juary. Il verdetto conclusivo è sostanzialmente esatto, delle due era l'Inter a meritare di andare avanti. Il quadro della Coppa delle Coppe è terrificante: il Bayern, le due lanciatissime spagnole, Barcellona e Real Madrid, gente che si chiama Rummenigge o Maradona o Schuster. Ma questa Inter è tosta e concreta, ci si può ragionevolmente puntare.

LA ROMA. Grande squadra di campionato, in Coppa mostra ancora una carente personalità. Ha perduto le due trasferte, a Ipswich (ed è al limite spiegabile) e a Norrköping (e la cosa è meno giustificabile). Macina gioco ma incide poco, Pruzzo si è mangiato gol incredibili, a conferma che una cosa è batter-si sulle ribalte di casa, un'altra è trovare gloria fuori dai confini. Alla fine, la grande abilità dei rigoristi, un merito di Liedholm di addestrare tanti specialisti, e la bravura di Tancredi hanno risolto tutto. Ora è arrivato un sorteggio impietoso. Il Colonia di Littbarski, Bonhof, Fischer, Schumacher, Slijvo, Klaus Allofs, Culman, Engels. Il Colonia viene da un 5-0 contro i Glasgow Rangers. Un banco di prova terribile. Ma anche l'Ipswich sembrava imbattibile...

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1982 nr.45






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lunedì 2 novembre 2026

2 Novembre 1977: Juventus - Glentoran

È il 2 novembre 1977 e Juventus e Glentoran si sfidano nella gara di ritorno degli ottavi di finale di Coppa dei Campioni 1977-78 allo 'Stadio Comunale' di Torino.

La gara di andata giocata a Belfast (Irlanda del Nord) si concluse con la vittoria bianconera per 1-0.

È una Juventus che domina il calcio italiano. Alla fine di questo campionato i bianconeri infatti conquisteranno il loro diciottesimo Scudetto. Nessuno può starle dietro, tanto che al secondo posto si afferma la sorpresa Lanerossi Vicenza. 

In Europa però il percorso è tortuoso e pieno di insidie. 

Dopo aver eliminato facilmente in questa doppia sfida i nordirlandesi, i bianconeri si disfano anche dei 'lancieri' dell'Ajax Amsterdam.

Però in semifinale si fanno eliminare da un avversario che non sembrava dei più ostici - i belgi del Bruges. 

Continua così la maledizione oltre confine!

Buona Visione!



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Stagione 1977-1978 - Coppa dei Campioni - Ottavi, ritorno
Torino - Stadio Comunale
mercoledì 2 novembre 1977 ore 20:30 
JUVENTUS-GLENTORAN 5-0
MARCATORI: Virdis 10, Virdis 20, Boninsegna 53, Fanna 70, Benetti R. 77

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, (c) Furino, Spinosi, Scirea, Fanna, Causio (Cuccureddu 63), Virdis, Benetti R., Bettega R. (Boninsegna 46)
A disposizione: Marchese, Morini, Tardelli
Allenatore: Giovanni Trapattoni

GLENTORAN: Matthews, McCreery, McFall R., Walsh, Robson, Moreland, Stewart (O'Neill 84), Jamison, Caskey, McFall Q., Feeney
A disposizione: McCullough, Dougan, Dickenson, Devine
Allenatore: Arthur Stewart

ARBITRO: Kolossy (Romania)
AMMONIZIONI: McCreery 60 (Glentoran)




Coppa dei Campioni: superato con disinvoltura l'ostacolo del Glentoran di Belfast 
Facile "pokerissimo" per una bella Juventus: Cinque reti e tante azioni spettacolari dei bianconeri contro gli irlandesi 
Doppietta di Virdis nel primo tempo poi segnano Boninsegna, Fanna e Benetti 
Entusiasma Fanna, protagonista di spunti eleganti ed efficaci
Circa 22 mila spettatori al Comunale
I bianconeri entrano nei "quarti" 

La Juventus ha dato spettacolo battendo il Glentoran per 5-0 e ripagando, con i gol e con il gioco, i suoi « fedelissimi ». Il risultato era scontato, ma i campioni d'Italia hanno fatto in pieno il loro dovere, « maramaldeggiando » contro i volenterosi semiprofessionisti dell'Irlanda del Nord. Cinque palloni sono finiti nella porta di Matthews, che ne ha sventati almeno altrettanti impedendo che il punteggio assumesse proporzioni macroscopiche. 

Bearzot, presente in tribuna d'onore, ha detto che la partita è servita ai giovani bianconeri per fare esperienza internazionale ed il pubblico s'è spellato le mani per applaudire i virtuosismi di Fanna, il migliore in campo, e di Virdis, autore di due reti e di una scintillante prestazione. Anche Cabrini è stato all'altezza della sua fama, assicurando una costante spinta in avanti; ma tutta la squadra, per quanto inedita, si è mossa con disinvoltura, con manovre a largo raggio sempre incisive. Spinosi, che rientrava dopo una lunga anticamera, non ha avuto difficoltà a neutralizzare Caskey, così come Gentile ha messo il bavaglio a Feeney, autore dell'unico tiro indirizzato verso Zoff. È piaciuto anche Causio, che tornava a cimentarsi nel ruolo di mezz'ala e l'ha fatto con intelligenza, senza rinunciare ai numeri migliori del suo repertorio. 

Positivi: Benetti (autore di uno splendido gol, simile a quello che aveva realizzato nella scorsa stagione a Firenze), Furino e Scirea. Bettega non ha avuto bisogno di strafare, anche se non era ispirato come di consueto: ha giocato un tempo (colpendo un palo), poi ha ceduto il posto ad un Boninsegna che si è inserito perfettamente nel divertissement generale, segnando un gol e producendosi addirittura in finezze che non gli sono abituali. 

Le « riserve di lusso » hanno confermato in pieno il loro valore e, anche se domenica prossima rientreranno nei ranghi, Trapattoni può contare su di loro ad occhi chiusi in caso di necessità. La Juventus si è qualificata per i quarti di finale della Coppa dei Campioni, che andrà ora in letargo per riprendere in marzo: dal prossimo sorteggio, che avverrà in gennaio, i bianconeri troveranno, però, avversari di calibro ben diverso dai simpatici irlandesi di Belfast.

Sugli spalti c'erano appena ventiduemila spettatori: questo lo scotto finanziario che la Juventus ha pagato per la seconda volta nel corso della stagione in omaggio a un sorteggio fortunato. Il Glentoran, battuto a Belfast per 1 a 0, è di una categoria superiore all'Omonia di Cipro ma non ha alcuna quotazione internazionale e non poteva esercitare un grosso richiamo sul pubblico torinese — e Juventino in particolare —, abituato a menù ben più appetitosi. 

I « glens » schieravano Arthur Stewart, il loro allenatore-giocatore trentunenne, in funzione di play-maker, piuttosto statico per la verità: era sceso in campo anche nell'andata per uno spezzone di partita dando però un modesto contributo. Stewart rappresentava l'unica novità rispetto alla formazione vista al « The Oval Stadium ». Approfittando dell'occasione, Trapattoni ha effettuato logici avvicendamenti: pensando all'incontro di campionato con l'Atalanta, teneva in panchina l'acciaccato Tardelli insieme con Cuccureddu, Morini e Boninsegna, e schierava una Juventus-baby con Cabrini, Fanna, Virdis accanto all'esperto Spinosi. 

Una Juventus a « trazione anteriore », sbilanciata in avanti, di stampo spiccatamente offensivo, che aveva in Virdis, Bettega e Fanna le tre punte. Virdis si presentava subito con un gran tiro a fil di traversa. Il Glentoran traccheggiava a metà campo, cercando di contenere le folate del bianconeri. Virdis era preso in consegna da Walsh e Robson, con Mc Creery su Bettega e R. Mc Fall su Fanna. A centrocampo Causio era tallonato da Stewart, Benetti da Q. Mc Fall, e Furino prendeva in consegna Moreland. In retrovia, gli accoppiamenti erano i seguenti: Spinosi-Caskey, Cabrini-Jamison e Gentile-Feeney. 

Il gioco si sviluppava sulle fasce laterali sotto la spinta di Cabrini e Gentile che, però, non abituati ad agire sul settore destro, non erano brillantissimi nel preparare i soliti traversoni. Ci pensava Fanna, una realtà di classe internazionale, a rifornire i compagni di preziosi servizi. Bettega, che non appariva in serata di gran vena, effettuava un errato passaggio (3') che favoriva il contropiede di Feeney, il quale, dal vertice sinistro dell'area, faceva spiovere un insidioso pallone a pochi centimetri dall'incrocio dei pali, fuori bersaglio. 

Bettega cercava di riscattarsi all'8' su cross di Cabrini: controllava il pallone con il braccio (l'arbitro non rilevava il fallo) ma non riusciva a concludere. Matthews veniva impegnato un minuto dopo da una splendida «volée» di sinistro di Fanna che veniva applaudita dal pubblico. La Juventus sbloccava il risultato al 10'. 

Causio pennellava un lungo lancio in profondità per Virdis che evitava Walsh e, anziché servire un compagno smarcato, da posizione angolatissima calciava direttamente a rete di destro, la palla carambolava sul portiere e finiva nel sacco. Il pubblico si entusiasmava per uno show di Causio che partiva da metà campo, superava in velocità un avversario e con un gran tiro impegnava il portiere in una deviazione in angolo. Sull'azione susseguente la Juventus raddoppiava: dalla bandierina Causio serviva Fanna che crossava in centroarea, dove Bettega indirizzava di testa il pallone contro la base del montante e, sul rimpallo, Virdis di piatto destro non aveva difficoltà a trasformare. Un «doppio Virdis» servito al pubblico, che si divertiva al cospetto di una Juventus dilagante. 

Tutto diventava facile per i campioni d'Italia, che sfioravano il gol in diverse occasioni. Al tiro al bersaglio si cimentavano un po' tutti. Al 22' una conclusione di Fanna scavalcava Matthews ma Me Creery si sostituiva al portiere e, a pochi centimetri dalla linea, respingeva di testa evitando il punto. Al 26' Fanna pescava con un bel passaggio smarcante Virdis, il cui tiro questa volta trovava pronto Matthews alla parata. Il guardiano rosso-nero-verde si ripeteva su una violenta punizione angolata di Fanna. Anche Zoff aveva l'occasione di mettersi in evidenza (29') su una bella conclusione al volo di Feeney. Applauditissimo un grande spunto di Fanna al 38': l'ex atalantino recuperava un difficile pallone ed evitava in « tackle » due avversari con un palleggio raffinato e solo la disperata uscita di Matthews evitava il gol. Altra occasione al 42' per Bettega, che scattava da metà campo, si liberava in tunnel di Walsh, si presentava solo sul limite, ma anziché calciare con violenza preferiva tentare il pallonetto, senza esito. 

Proprio allo scadere, su un passaggio di Causio, Virdis folgorava in rete, ma sulla traiettoria si presentava Robson, che veniva colpito al basso ventre: il « libero » usciva al bordo del campo per le cure e nello stesso istante l'arbitro mandava le due squadre negli spogliatoi per il riposo di metà tempo. 

Nella ripresa, secondo copione, Trapattoni effettuava la prevista « staffetta » tra Bettega e Boninsegna. Bonimba  confermava il suo fiuto per la rete segnando il terzo punto al nono minuto. L'azione era promossa da Fanna sulla destra, con un bel cross che Boninsegna non aveva difficoltà a « incornare » nell'angolo basso, lontano dalla portata di Matthews. Ancora dal piede di Fanna un magnifico « assist » per Virdis che di tacco deviava sulla base del palo: sfortunata la prodezza del sardo. Su uno dei rari contrattacchi del Glentoran Me Creery, saltato fallosamente da Furino, reagiva sferrando un diretto al viso del « capitano » bianconero: l'arbitro si limitava ad ammonire l'Irlandese che avrebbe meritato l'espulsione. Al 17' Trapattoni decideva di far rifiatare a Causio che rientrava negli spogliatoi fra l'ovazione della curva Filadelfia ed al suo posto giocava Cuccureddu. Era Fanna a mettere a segno il quarto gol, al 70'. Benetti, dalla tre quarti di campo, serviva il friulano smarcato sulla destra e il destro di Fanna non perdonava Matthews infilandolo a filo di palo.
 
Virdis saliva in cattedra cercando di aumentare il suo bottino personale, ma il portiere ospite gli negava questa soddisfazione deviando in calcio d'angolo ben tre tiri consecutivi. Andava invece a bersaglio Benetti al 37': Fanna scendeva sulla sinistra e centrava, Virdis sbucciava e la palla a campanile giungeva a Benetti che di sinistro al volo realizzava il punto più spettacolare. A cinque minuti dal termine Stewart si autoescludeva cedendo il posto a O'Neill. 

Bruno Bernardi





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