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venerdì 23 gennaio 2026

29 Agosto 1982: Genoa - Juventus

É il 29 Agosto 1982 e Genoa Juventus  si sfidano nella terza Giornata del Girone di Qualificazione della Coppa Italia 1982-83. Il tutto si svolge allo Stadio 'Luigi Ferraris - Marassi' di Genova.

I bianconeri piemontesi sono oramai considerati 'la squadra piú forte del mondo' avendo in rosa motli elementi della nazionale Italiana Campione del Mondo a Spagna 82. C'é pure l'aggiunta di due fuoriclasse assoluti come Michel Platini e Zibì Boniek. A fine campionato la Juventus finirá in seconda posizione dietro alla Roma di Nils Liedholm. Per quanto riguarda la Coppa dei Campioni ci si aspetta una festa in gran stille in finale ad Atene. Ma un gol da fuori area di Felix Magath e la caparbietá dell' Amburgo dirá ancora di no alla Vecchia Signora.

Per quanto riguarda la Coppa Italia i nostri beniamini conquisteranno il trofeo riuscendo così a non finire la stagione a bocca asciutta.

Buona Visione!


genoa


Stagione 1982/83 - Coppa Italia
Girone Eliminatorio - 3a Giornata
Domenica 29 Agosto 1982 ore 18.30
GENOA-JUVENTUS 3-4
Marcatori: 15' Platini, 18', 51' P.Rossi, 25' Scirea (J), 17' Briaschi, 58' rigore Iachini, 73' Russo (G)

Genoa: Martina, Romano, Testoni, Chiodini, Onofri, Gentile, Antonelli (78' Boito), Corti, Russo (78' Faccenda), Iachini, Briaschi
Allenatore: Luigi Simoni

Juventus: Zoff, Osti, Gentile, Furino (67' Bonini), Brio, Scirea, Boniek, Tardelli, Rossi P. (76' Marocchino), Platini, Bettega R.
Allenatore: Giovanni Trapattoni

Arbitro: Menegali





Juve, scampoli di gran calcio ma il Genoa risponde bene 
Spettacolo ed emozionante botta e risposta a Marassi di fronte a 40 mila spettatori 
Girandola di gol - Apre Platini, in gran vena, replica Briaschi - Segnano Scirea e Rossi, quindi lachini su rigore - Poi ancora Rossi e Russo 

DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE GENOVA — Ha vinto la Juventus (4-3) ma la pioggia di gol ha ampiamente ripagato il pubblico genovese che (come le parecchie migliala di juventini) non ha certo rimpianto i soldi spesi per il biglietto.

La gente (circa 40 mila spettatori, non il tutto esaurito) si è spellata le mani alle prodezze della super Juventus al gran completo, fatta eccezione di Cabrini, contro la quale il Genoa ha ribattuto colpo su colpo, senza inibizioni né complessi d'inferiorità, badando allo spettacolo più che al risultato. E Antonelli, che non avevamo mai visto correre tanto (s'è perfino stirato alla coscia sinistra cedendo poi il posto a Boito al 78'), ha rivaleggiato in bravura con i fuoriclasse bianconeri. In questi scampoli di gran calcio, le tre reti incassate dalla Juventus possono far arricciare il naso, indurre qualcuno ad allarmarsi ma non sembra il caso, tanto più che la squadra di Trapattoni é ancora in pieno rodaggio. 

Oltre al solito Platini, ha ritrovato il Rossi opportunista del Mundial che ha segnato la sua  prima doppietta di stagione. E quando le altre «bocche da fuoco» come Bettega e Boniek ingraneranno, la Juventus segnerà a raffica e potrà permettersi anche certi lussi difensivi. Bonlek e Bettega hanno comunque offerto spunti validi. Senza dimenticare che Tardelli, ai suoi primi novanta minuti, è ancora a corto di preparazione e non può avere il passo né la perfetta lucidità del compagni. Ieri il Genoa ha dimostrato che il negativo avvio di stagione era dovuto in parte a pròblemi legati ai nuovi schemi e soprattutto all'assenza di due elementi del calibro di Vandereyeken e Peters che, nell'economia del centrocampo, sono indispensabili. Cosa avrebbe fatto ieri sera il Genoa con i due stranieri? Difficile rispondere. Sicuramente avrebbe obbligato la Juventus a soffrire molto più quanto non abbia potuto la squadra «autarchica» schierata da Simoni. 

La sconfitta di misura lo dimostra anche se il Genoa è stato costretto a rincorrere sempre una Juventus a tratti davvero irresistibile che, per un'ora, ha avuto in Platini la mente, il braccio, lo showman assoluto che, con uno splendido gol, aveva portato in vantaggio i campioni d'Italia dopo appena un quarto d'ora. L'azione si era sviluppata sulla sinistra dove Gentile serviva Furino: il capitano crossava sul limite dell'area, per Boniek che, di testa, appoggiava su Platini. Il fuoriclasse francese scavalcava con un pallonetto, di destro, due difensori e, di controbalzo sinistro, fiondava imparabilmente alle spalle di Martina. Ma il Genoa non ci stava a fare da comparsa e al 17' pareggiava, lachini s'involava sulla sinistra e di destro traversava sottoporta per Briaschi che «bruciava» Osti e Zoff schiacciando di testa nell'angolo basso. 

Ma le risorse della Juventus sono infinite e ci pensava Scirea a sbloccare la situazione. Dopo aver colpito un palo, complice una deviazione di Onofri, il «libero» Juventino raddoppiava al 25'. Sugli sviluppi di un corner. Platini di tacco toccava a Bettega che passava a Scirea: pronta la botta al volo di sinistro e palla in rete. 

Nella ripresa il Genoa, sempre ispirato e trascinato da Antonelli, con l'attiva collaborazione di Corti, lachini, nonché del vivace Briaschi, impegnava Zoff. Prima con Briaschi poi Carmine Gentile. Al 52' la Juventus andava ancora a bersaglio. Rossi impostava sulla destra per Scirea che, dal fondo campo, centrava trovando Pabllto smarcatisslmo sotto porta, pronto ad accarezzare di testa un pallone angolatissimo. Imprendibile. Splendido. Alla girandola di gol contribuiva anche Menegali che puniva severamente un contrasto, che a noi è parso veniale, di Gentile su Briaschi in area, lachini, dal dischetto, trasformava con un secco rasoterra. Il Genoa si esaltava ma Rossi, su corner di Bonlek carambolato su un grappolo di difensori, si trovava puntuale all'appuntamento con il gol, e, da distanza ravvicinata, con la fronte beffava Martina (63'). Chi pensava che il Genoa fosse ormai k.o. si sbagliava di grosso. Zoff doveva salvarsi con una grossa parata su un'improvvisa «bomba» di Russo da oltre 30 metri (67'). Un minuto dopo Furino, dolorante al tallone destro, rientrava negli spogliatoi: lo sostituiva Bonini ma l'esperienza del capitano è davvero un'altra cosa anche se il sammarinese come impegno non demerita. E dopo un'occasione fallita da Rossi, imbeccato da Bettega (69'), Russo riduceva al minimo le distanze dando il colpo di grazia a un tiro cross di lachini. 

Bruno Bernardi 



La difesa replica in anticipo alle eventuali critiche per i gol subiti 
Dino Zoff: «Questo è vero football» 
Gentile deciso: «Quando si cerca il gioco, si possono subire delle reti. Inoltre il Genoa ha forti giocatori da contropiede
Trapattoni soddisfatto: «Siamo in crescendo»  
DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE GENOVA — Elogi al Genoa ed esaltazione del calcio «finalmente divertente». Questi i temi dominanti delle dichiarazioni del dopo-partita dei giocatori della Juventus, e non fanno una grinza, come è stato confermato anche dal pubblico con calorosi applausi per entrambe le squadre durante i novanta minuti e al fischio finale del signor Menegali. 
"Questo è il vero calcio — sono le parole, come sempre misuratissime, di Zoff —, inutile fare chiacchiere: è stata una bellissima partita". 
Una risposta indiretta, anche, a chi vuole interpretare come preoccupanti sintomi di chissà che i tre gol subiti dalla difesa bianconera. E tutti gli altri giocatori sono d'accordo con il portiere. 
"Che cosa vuol dire prendere tre gol? — dice Gentile —; è chiaro che quando si fanno concessioni al gioco, allo spettacolo, si possono anche prendere i gol, ma come se ne subiscono se ne fanno". 
Più approfondita, ma in sintonia con quella dei suoi uomini, è l'analisi che fa Trapattoni: 
«Prima di tutto, devo dire che è stata una partita bella e divertente — esordisce — e ne sono particolarmente contento per il pubblico: sette gol sono un giusto premio per chi, per venire allo stadio, deve magari anche compiere qualche sacrificio. Il Genoa aveva già dimostrato l'altr'anno, battendoci per 2-1, di essere una buona squadra, aggressiva, e che, per il gioco che noi svolgiamo, riesce ad esprimersi al meglio contro la Juventus". 
Sui tre gol subiti, anche il tecnico bianconero non vuole creare problemi. 
«Il fatto di avere tenuto bene per un'ora, finché non è cominciata ad affiorare la fatica, fa capire che la squadra è in crescita — dice —. É chiaro che bisognerà apportare correttivi a quei problemi che sono emersi quando, come dicevo, i ragazzi hanno cominciato ad essere stanchi; è però incoraggiante il fatto che, una volta sistemate queste cosette, saremo sicuramente a posto". 
Rispondendo a chi chiede spiegazioni dell'eccessiva libertá concessa ad alcuni giocatori genoani, in particolare ad Antonelli autore di una splendida prestazione personale, Trapattoni delinea quello che potrebbe essere l'atteggiamento della sua squadra durante il prossimo campionato: 
«É chiaro che, data l'impostatone della nostra zona e il tipo di gioco offensivo che svolgiamo, dobbiamo concedere certe libertà agli avversari. Il fatto che Antonelli godesse di trenta metri di spazio a centrocampo non é grave, è importante bloccarlo quando arriva in zona pericolosa".
Platini, astro di Francia, ha dato a tratti spettacolo con tocchi che hanno strappato applausi a scena aperta. Nega però di aver badato piú allo show che non alla concretezza del gioco: 
"I due punti contavano già anche questa sera — dice —, sul 4-3 pensavo a vincere, non a fare numeri. É chiaro però che per vincere bisogna giocar bene. A migliorare il gioco, le intese, gli schemi ci si pensa in allenamento, non in partita". 
Il francese nega di essere stato oggetto di «attenzioni particolari» da parte dei difensori avversari: 
"Sono come quelli che trovavo in Francia", 
afferma serenamente. Sul fatto che nella partita di ieri avesse già un certo peso il risultato insiste anche Bettega: 
"Era importante vincere — dice —, alla Coppa Italia ci teniamo. Certo che è stata una partita divertente. Sin troppo, direi. Sul 3-1 o sul 4-2 sarebbe stato meglio chiudere e avremmo anche potuto farlo se fossimo riusciti a bloccare il risultato per qualche minuto di più, invece loro hanno subito accorciato le distanze rimettendo in discussione il risultato". 

Giorgio Destefanis
brani tratti da: La Stampa 30 agosto 1982





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lunedì 8 dicembre 2025

20 Giugno 1979: Juventus - Palermo

É il 20 Giugno 1979 e Juventus e Palermo si sfidano nella Finale (gara unica) della Coppa Italia 1978-79 allo Stadio 'San Paolo' di Napoli.

É una Juventus (Campione d'Italia in carica) con grandi giocatori, un allenatore vincente (Giovanni Trapattoni) che peró non riuscirá a ripetere la conquista tricolore. Infatti lo Scudetto andrá al Milan. Si rifará inparte con la Coppa Italia, vinta (non senza polemiche e problemi) contro una formazione della Serie B - il Palermo.

Buona Visione!



juventus

 

Coppa Italia 1978-1979 - Finale
Napoli, campo neutro - Stadio San Paolo
Mercoledì 20 giugno 1979
JUVENTUS-PALERMO 2-1 - Dopo i tempi supplementari
MARCATORI : Chimenti 2, Brio 84, Causio 117

JUVENTUS : Zoff, Gentile, Cabrini, Furino, Morini (Brio 50), Scirea, Causio, Tardelli, Virdis (Boninsegna 50), Benetti, Bettega
Allenatore : Giovanni Trapattoni

PALERMO : Frison, Gregorio, Citterio, Brignani, Di Cicco, Silipo, Maritozzi, Borsellino (Arcoleo 75), Chimenti (Osellame 47), Magherini, Conte
Allenatore : Fernando Veneranda

ARBITRO : Barbaresco
NOTE : Dall'82° Juventus in 10 uomini per un infortunio a Roberto Bettega (Trapattoni aveva già effettuato tutte le sostituzioni).



È terminata l'ultima competizione dell'anno, si chiude la carriera di un grande campione
La Coppa Italia alla Juventus per la sesta volta 
Rivera commosso ha annunciato: «E' vero, smetto»
Causio piega il Palermo dopo 117 minuti: 2-1 

DAL NOSTRO INVIATO
NAPOLI-Vince la Juventus come era nelle previsioni, ma quanta fatica, quanta paura. La squadra bianconera non disputa una partita entusiasmante, ma raggiunge la conquista della Coppa con pieno merito. Battuta all'inizio da un gol di Chimenti, reagisce, si da da fare, combatte. Non è all'altezza delle giornate migliori, gioca un calcio forse troppo prevedibile. Bisognerebbe inventare qualcosa, creare qualche manovra nuova, invece il gioco juventino e monotono: i bianconeri avanzano sulle fasce laterali e tentano cross al centro, cercando la testa di Bettega che in questo momento non c'è. 

Bettega non è il solo colpevole. Sarebbe un errore criticarlo. Certo l'accoppiata Bettega-Virdis non funziona. Bisogna provvedere diversamente. In questo momento in cui la squadra porta a Torino In Coppa Italia i dirigenti debbono pensare al domani. Boniperti e Giuliano sono in attività. Nulla sarà lasciato di intentato. 

Il Palermo esce sconfitto ma non umiliato. Gioca un calcio moderno e lo gioca bene. Forse non ha l'esperienza per queste competizioni cost delicate. Comunque esce dal San Paolo a testa alta. E una squadra che nel prossimo campionato farà molta strada. A maggior ragione se i suoi dirigenti riusciranno a potenziaria ancora nei punti chiave. 

La temperatura e fresca cade qualche goccia di pioggia. I tifosi del Palermo giunti in forze con ogni mezzo а осcupare le scalee dello stadio San Paolo sono circa diecimila, ma sembrano molti di più. I loro rivali juventini stanno invece tranquilli nel settore a sinistra della tribuna. Sono relativamente pochi, e guardano impotenti all'assalto e alla distruzione delle bandiere bianconere. 

Non c'è Cuccureddu. Ha provato in mattinata ma con esito negativo. Gentile ne prende il posto e gioca Morini come stopper. Veneranda preferisce Gregorio invece di Jozzia. Pensa che sia più adatto al controllo di Causio. L'inizio e veemente e il Palermo segna subito. Su rilancio, Conte si incunea nel vivo della difesa bianconera, sorprendendo in contropiede Scirea e Gentile. Zoff esce d'istinto. Morini non può intervenire e Chimenti butta in gol a porta vuota. Non sono trascorsi ancora due minuti di gioco. 

La reazione dei bianconeri e immediata. Parte Tardelli che dà a Causio che tira in mezza rovesciata. Citterio re-spinge sul limite del gol, Ora in area palermitana c'è una vera ammucchiata. Ai sicilia-ni è concesso l'uso della loro arma migliore, che è il contro-piede. Attacca sempre la Ju-ventus, ma con affanno. I ра-lermitani reggono bene. A centrocampo governa il gioco un Magherini attento e preci-so. Gregorio non concede spa-zio a Causio, Citterio control-la Bettega. Di Cicco guarda Virdis.
C'é differenza di condizioni fisiche. I siciliani posseggono ancora il ritmo del campionato: i bianconeri invece accusano la stanchezza di una stagione senza gloria e forse anche qualche giornata di allenamento piuttosto fiacco. 

Al centro dell'attacco non esiste accordo tattico tra Virdis e Bettega. I due troppe volte si ostacolano con il risultato di non creare difficolta agli attenti difensori siciliani. Bisogna invece ammirare questo Palermo, dopo dieci mesi di attività, gli uomini di Veneranda sono tutti in perfetta condizione. Forse sarà per maggiore spirito di iniziativa, forse sarà il contrasto con la lentezza degli juventini, sta di fatto che posseggono una marcia in più. 

Sono anche abbastanza fortunati, come al 34', quando su azione di calcio d'angolo Morini tira a rete: Frison respinge, riprende lo stesso Merli mentre il portiere è ancora a terra, ma Magherini risponde sulla linea con un rinvio perfetto. Passano i minuti e la pressione della Juventus si fa piu insistente e Frison deve volare ancora una volta per deviare in angolo un tiro di Tardelli (36): la fortuna si sposa con l'abilità. 

La ripresa ripete le caratteristiche del primo tempo. Subito all'inizio (47') esce Chimenti ed entra Osellame per aiutare ancora di più il centrocampo. Risponde la Juventus: Trapattoni utilizza Brio e Boninsegna rispettivamente in sostituzione di Morini e di Virdis. Il gioco migliora leggermente. Boninsegna porta un po' di dinamismo, che Virdis non portava. Tutto il Palermo si difende bene. C'è anche un gol di Boninsegna al 57 ma il centravanti juventino era in fuorigioco e Barbaresco annulla. 

Il Palermo per accentuare ancora di più la sua difesa manda negli spogliatol Borsellino che sostituisce con il mediano Arcoleo (75'). La pressione della Juventus è sempre più insistente, e succede qualche episodio in area palermitana che meriterebbe un atteggiamento plú severo da parte dell'arbitro, ma Barbaresco non interviene su un atterramento di Bettega a pochi metri dal portiere. Bettega esce tenendosi il costato. E' colpito da una gomitata. Viene trasportato negli spogliatoi in barella. La reazione rabbiosa del bianconeri porta al pareggio all'84': l'azione viene da sinistra, Tardelli crossa, arriva Brio che mette in rete: 1-1. 

Dopo il gol di Brio la Juventus, pur ridotta in dieci per l'infortunio di Bettega, tenta di superare la difesa palermitana ma non ci riesce. Si va ai tempi supplementari. Furino zoppica, molti giocatori sono sfiniti dalla fatica. Si apprende che Bettega, colpito duramente all'emitorace sinistro, è stato ricoverato presso l'ospedale San Paolo in quanto si teme abbia riportato l'incrinatura di tre costole. 

Nel primo tempo supplementare il Palermo tenta di approfittare della superiorita numerica e abbozza qualche attacco. E' un gioco comunque senza verve e senza grinta. Gli atleti sono ormai stanchi. I bianconeri provano qualche puntata in avanti, ma senza effetto. 

Nel secondo tempo supplementare la Juventus si fa più guardinga, ma al 117' viene il gol del successo. L'azione parte da Tardelli, che da sinistra crossa. Boninsegna di testa scodella una palla per Causio che in mezza rovesciata batte Frison: mancano ormai solo più tre minuti alla fi-ne. Il risultato é acquisito. 

Giulio Accatino
tratto da: La Stampa - 21 giugno 1979 

 



La Juventus ha vinto, ai tempi supplementari, la battaglia col sorprendente Palermo di Veneranda. I bianconeri hanno, così, riscattato un campionato deludente e l'eliminazione in Coppacampioni. Il protagonista del successo è stato lo stopper

Allegra con Brio

NAPOLI Giovanni Trapattoni, anche per questa stagione, si ricon-ferma allenatore vincente. Dopo aver vinto scudetto e Coppa Uefa nel 1977, scudetto nel 1978, il mister bianconero conquista la Coppa Italia '79, "ultima spiaggia" per la Juventus dopo una stagione particolarmente deludente. La finale di Napoli, contro un Palermo in veste assurdamente difensiva dopo essere passato in vantaggio al 1'30", ha dimostrato una caratteristica che, durante il campionato, era venuta troppo spesso a mancare ai bianconeri: la forza di volontà, la voglia di stringere i denti fino all'ultimo. La Juventus ha attaccato disordinatamente, perdendo spesso i suoi equilibri tattici, ma mai una volta ha desistito, lottando se vogliamo con impeto da provinciale. Boniperti, negli spogliatoi, aveva un sorriso aperto, convinto: la stagione è stata salvata e i tifosi hanno, quindi, dimenticato le amarezze per lo scudetto perduto e per l'immediata eliminazione in Coppa dei Campioni (al 1. turno contro i Glasgow Rangers).

La finalissima tra Juventus e Palermo si può dividere in tre momenti particolari, che hanno determinato il risultato finale dopo una lotta serrata, tra brividi assortiti con i rosanero del tutto privi di timori reverenziali.

IL GOL DEL PALERMO ERA STATO PREVISTO 

ALLA MATTINA della gran finale 

Abbiamo incontrato Erminio Favalli, direttore sportivo dei Palermo, ex bianconero degli Anni Sessanta, nella sede del Napoli in via Crispi. Favalli era soprattutto preoccupato per l'uomo che avrebbe dovuto marcare il centravanti Chimenti, indubbiamente l' uomo di maggior spicco della squadra sosanero.

«Spero che Cuccureddu," 

ci diceva il ds,

"non ce la faccia a recuperare. Con Morini, Vito si troverebbe senz'altro meglio: con uno stopper sulla falsariga del biondo bianconero, Chimenti gioca sempre alla grande, segnando e facendo segnare. Con tipi come Cuccureddu, che marcano con ossessione e giocano tutto sull'anticipo, il nostro centravanti si trova invece spesso in difficoltà". 

Favalli è stato buon profeta. Cuccureddu, ancora infortunato, ha rinunciato ad andare in panchina e Trapattoni ha cosi schierato Morini su Chimenti. Dopo appena 1'30", il Palermo è andato in gol proprio col suo centravanti Chimenti, che approfittava di uno svarione della difesa e dell'assoluta libertà che gli lasciava lo stopper. Poi i rosanero hanno commesso l'errore di chiudersi in trincea, lasciando il centrocampo a disposizione della Juventus. Meno male per loro che in avanti Virdis sembrava un fantasma incapace di impensierire minimamente i forti difensori palermitani.

TRE SOSTITUZIONI: LA SVOLTA DEL MATCH

NELLA RIPRESA Chimenti è costretto ad abbandonare, a causa di una botta subita dopo uno scontro con Cabrini. Al suo posto è entrato Osellame, anche lui dribblomane, ma privo della fantasia, della tecnica del centravanti titolare. Dopo appena 5' anche la Juventus effettuava la propria sostituzione. Anzi, la propria doppia sostituzione: Boninsegna per Virdis e Brio per Morini. Era la svolta che decideva l'incontro. Il "vecchio" Bonimba, con veterana esperienza e furbizia, giocava palle intelligenti a favore dei propri compagni, aprendo numerosi varchi per l'ottimo e indomabile Benetti. Senza dimenticare che, con due perfetti assist, è stato il suggeritore dei due gol bianconeri. Sergio Brio umile gigante di 1.90, è stato l'uomo-chiave della riscossa juventina. Ha giocato a tutto campo, portandosi spesso a fare da "torre" nell'area rosanero. Veneranda non ha capito subito la marcatura da opporre a Brio e a fatto harakiri. Subito gli ha messo contro Maritozzi, che sa fare di tutto fuorché marcare (oltretutto lasciava diversi centimetri allo juventino...): Brio ha potuto così fare il bello e brutto tempo, realizzando in perfetta solitudine anche la rete del pareggio a sette minuti dal termine. Troppo tardi Veneranda ha schierato Citterio (giocatore dalle caratteristiche simili a quelle dell'ex rivelazione della Pistoiese) sul favoloso Brio. La partita era già segnata.

L'INFORTUNIO DI BETTEGA SCATENA I BIANCONERI

IL "LEIT MOTIV" dell'incontro è stato l'infortunio subito da Bettega a causa di una gomitata da k.o. di Citterio. I suoi compagni, vedendolo uscire in barella, hanno raddoppiato le forze, effettuando un forcing continuo, al limite del delirio. Padroni assoluti del campo, gli juventini hanno attaccato con veemenza, portando in avanti i generosi Gentile a Cabrini, oltre al sempre attento Scirea. In dieci sembravano i rosanero, non certo i bianconeri! E il gol della vittoria è stato realizzato da Causio che, per primo, era accorso in aiuto dello sfortunato compagno, protagonista insieme a lui di tanti bei momenti sia in maglia bianconera che in Nazionale. Il Barone, con una prodezza delle sue ("giravolta" in piena area su passaggio di testa di Boninsegna) ha portato in paradiso la Juve, ammutolendo i diecimila tifosi palermitani assiepati nella Curva Sud. Con Bettega fuori (e non era una perdita di poco conto, visto che "Bobby-gol" era l'elemento a cui era affidato il compito di rifinire, sulla sinistra, le azioni dei centrocampisti) i bianconeri hanno trovato stimolo e rabbia, fornendo una tale prova di carattere da suscitare l'ammirazio-ne dei giornalisti siciliani presenti in tribuna. E' stata, dunque, una Coppa dedicata a Bettega, il compagno costretto ad abbandonare la battaglia per infortunio, impossibilitato, quindi, a soffrire insieme agli altri, a dividere assalti e sudore. Ora la Juventus punta alla Coppa delle Coppe, competizione dalla quale manca dalla bellezza di quattordici anni.

PIETRO PAOLO VIRDIS

UN'ULTIMA nota prima di concludere: Virdis. A questo punto, per il bene del ragazzo, la società dovrebbe cederlo, anche in comproprietà, al Cagliari di Gigi Riva, che farebbe carte false per riavere il centravanti. Il sardo, per ritrovare vena e voglia di giocare, ha bisogno di cambiare aria di rifarsi una verginità. In bianconero non sempre per colpa sua fino a ora deluso: cambiare aria gli servirebbe per riscattarsi, per ritornare ad essere il centravanti "speranza" del nostro calcio. 

Darwin Pastorin
tratto dal Guerin Sportivo anno 1979 nr.26


 


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venerdì 14 novembre 2025

14 Novembre 1990: Juventus - Pisa

Attraverso Youtube vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. É il 14 Novembre 1990 e JuventusPisa si sfidano nella gara di andata del Terzo Turno della Coppa Italia 1990-91 allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus tenta di riappropriarsi dello scettro di squadra 'piú forte della penisola' con una nuova dirigenza tecnica affidata ad un allenatore del famigerato 'calcio champagne' Luigi Maifredi. Dopo un inizio di campionato incoraggiante i bianconeri naufragano. Addirittura a fine campionato si trovano fuori dalle Coppe Europee dopo 27anni.

Per quanto riguarda la Coppa Italia, i bianconeri superano agevolmente Taranto e Pisa per poi arrendersi alla Roma nei Quarti di Finale. I giallorossi eventualmente poi vinceranno la coppa nazionale.

Buona Visione! 



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Stagione 1990-1991 - Coppa Italia - Ottavi, andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Mercoledì 14 novembre 1990 ore 14:30
JUVENTUS-PISA 3-2
MARCATORI: Neri 9, Alessio 15, Baggio R. rigore 34, Larsen 63, Haessler 80

JUVENTUS: Tacconi, Napoli N., Bonetti D., Corini, De Marchi, Galia, Alessio, Marocchi (Haessler 63), Schillaci, Baggio R., Di Canio
Allenatore: Luigi Maifredi

PISA: Simoni, Cristallini, Chamot, Bosco, Calori, Boccafresca, Neri, Larsen, Padovano, Fiorentini, Piovanelli (Marini 90)
Allenatore: Mircea Lucescu

ARBITRO: Cardona




Una Juventus distratta fa sorridere Agnelli 
Tacconi fa i miracoli anche col Pisa 
Di Haessler l'acuto che decide (3-2) 

TORINO. Anche ieri, in attesa di un primo possibile giudizio per i fatti di Bologna che non c'è stato, Schillaci è rimasto senza benzina. Alessio con un gran sinistro, Baggio ancora su rigore e infine Haessler con il primo acuto da quando è juventino, hanno puntellato con i loro gol la baracca bianconera. La difesa è stata a lungo in balìa delle orde pisane del romeno Lucescu, passate per prime in vantaggio, meritevoli di chiudere in parità, accreditabili comunque di una clamorosa eliminazione della Juventus dagli ottavi di Coppa Italia, retour match mercoledì prossimo. 

L'Avvocato Agnelli si è divertito, testuale, a «vedere gli errori» di una difesa che Maifredi ha assolto per deconcentrazione da partita di troppo: 

«Non si può essere al massimo giocando ogni tre giorni». 

Ma Napoli-Bonetti-De Marchi ne hanno combinate di tutti i colori come testimonia la rete iniziale di Neri, dopo soli 8', siglata su iniziativa dell'esordiente argentino Chamot. Il sudamericano ha messo in movimento Neri sull'out sinistro e questi, scavalcato Napoli, irriso Bonetti, ha messo in mezzo per Padovano che ha restituito di sponda allo stesso Neri, lesto a battere Tacconi mentre De Marchi assisteva senza colpo ferire. Con Schillaci, assolto da Agnelli per Bologna 

(«In quel contrasto in area non sarebbero rimasti in piedi neppure Nordhal o Charles e comunque tra uno schiaffo e una minaccia resta più grave il primo»), 

ha deluso Marocchi. Il centrocampista è in evidente periodo di flessione e nervosismo (ne è testimonianza il cartellino giallo dopo soli 10'). Per fortuna si sono espressi su buoni livelli sia Di Canio sia Alessio che non per nulla, al 15', hanno confezionato la rete dell' 1 -1. Bravo l'ex laziale a scodellare al limite dove Alessio, al volo, ha trovato uno degli spunti insiti nel suo bagaglio tecnico: e la conclusione, dall'alto in basso, non ha lasciato spazio alcuno a Simoni. 

Ci si stava già chiedendo perché questa Juventus feriale tremasse di fronte a Piovanelli (bravo Tacconi a deviare in corner un suo tiro al 25') e compagni, come mai Neri riuscisse a rubare metri e tempo a Bonetti e De Marchi costringendoli al fallo (28', punizione bomba di Piovanelli, respinta di piede da Tacconi) quando il commissario arbitro Cardona accordava un rigore ai bianconeri. 

Il fallo era questa volta cristallino, dal nome dell'autore (Cristallini) che toccava con la mano saltando in area in sintonia con l'avanzato De Marchi. 

«C'era una spinta del difensore bianconero», 

ha tuonato negli spogliatoi Lucescu. Ma Anconetani non ha fatto una piega e se il presidente pisano dice che gli arbitri italiani sono i migliori anche se per 

«il nuovo regolamento fischiano al minimo raffreddore», 

inutile stare a recriminare come per un po' hanno provato a fare Simoni e compagni. Baggio dal dischetto è infallibile, infatti non ha sbagliato, mandando il portiere a destra e la palla dall'altra parte. 

«Certo che è bello vedere Baggio calciare i rigori, fa tutto così bene» 

ha commentato Agnelli. Da un possibile 0-2 la Juve si è trovata in vantaggio grazie alla prodezza di Alessio e alla freddezza di Baggio (oltre che allo stato di grazia di Tacconi 

«E' stato lui a vincere, non la Juve»

dirà Anconetani). Ma il tranquillo pomeriggio di paura è continuato al 62' allorché su corner di Neri e respinta di Tacconi su colpo di testa ravvicinato di Padovano, l'albino Larsen ha portato il Pisa sul 2-2. A quel punto ci voleva un miracolo per vincere e non deludere del tutto i 2910 paganti. E Maifredi ha schierato Haessler. Ma prima che il tedesco riuscisse (80') a realizzare con un violento destro su punizione 

(«Grazie Baggio» ha detto negli spogliatoi) 

da 22 metri il suo primo gol ufficiale in bianconero, Tacconi ha dovuto dire «no» alla scatenata coppia Piovanelli-Padovano con respinte disperate e fortunose. Poi, in verità, la Juventus avrebbe potuto chiudere di goleada se Alessio (ancora in combinazione con Di Canio prima e su tiro-assist di Baggio dopo) non avesse trovato un Simoni attento. 

Alessio e Schillaci, alla fine, hanno chiamato in causa lo stato del terreno 

(«Sempre più simile a quello di San Siro») 

per spiegare anche certi infortuni in avanti e in difesa. Solo Tacconi ha ammesso che questa Juve continua a concedere dei gol di troppo agli avversari 

(«Ieri almeno uno»): 

«Comunque ha detto - non si illudano Voeller e compagni. Con la Roma passeremo dalla musica da balera al rock più scatenato». 

Franco Badolato
tratto da: La Stampa 15 novembre 1990




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