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mercoledì 9 settembre 2026

9 Settembre 1984: Juventus - Sambenedettese

É il 9 Settembre 1984 e Juventus e Sambenedettese si sfidano nella quinta gara del Girone Eliminatorio della Coppa Italia 1984-85  allo Stadio 'Comunale' di Torino.

I Bianconeri sembrano piú concentrati sulla Coppa dei Campioni (coppa che vinceranno nella tragica notte del Heysel) e sono lontani dalla testa della classifica del campionato. In testa invece c'é sorprendentemente l' Hellas Verona che dopo una cavalcata splendida vince il suo primo Scudetto

In Coppa Italia invece i bianconeri vengono fermati dal Milan, mentre i rossoneri si arrendono in finale alla sorprendente Sampdoria (alla prima Coppa Italia vinta).

Buona Visione!




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Stagione 1984-1985 - Coppa Italia - Eliminatorie, 5ª giornata
Torino - Stadio Comunale
domenica 9 settembre 1984 ore 16:30
JUVENTUS-SAMBENEDETTESE 5-0
MARCATORI
: Pioli 12, Briaschi 34, Platini 49, Platini 52, Platini rigore 69

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini (Limido 55), Pioli, Scirea, Briaschi, Tardelli (Caricola 64), Rossi P., Platini, Boniek (Vignola 55)
AllenatoreGiovanni Trapattoni

SAMBENEDETTESE: Di Leo, Petrangeli (D'Angelo 53), Attrice, Maccoppi, Schio, Cagni, Moro, Ruffini, Borgonovo, Manfrin, Birigozzi (Buoncammino 46)
AllenatoreFrancesco Liguori

ARBITRO: Sguizzato



Girone 7 - Il francese della Juventus tre volte a segno contro la Sambenedettese 
Platini ritrova il gusto del gol 
Briaschi: l'ex genoano, con Francis, è in testa alla classifica dei marcatori 
TORINO — 
"Dopo questi tre gol nessuno dirà più che sono in crisi". 
Platini ritrova lo spunto vincente ed il gusto della polemica, spinge la Juve ad un facile successo sulla Sambenedettese e si presenta nel migliore del modi in vista dell'inizio del campionato. La larga vittoria (5-0) contro i modesti marchigiani non cancella però alcune incertezze dimostrare dalla Juventus nel primo tempo, quando i bianconeri, di fronte ad un impegno piuttosto agevole, hanno iniziato in maniera «allegra», rischiando qualcosa di troppo contro una squadra evanescente. 
Il fallo da rigore commesso da Cabrini su Borgonovo è in proposito abbastanza eloquente, il centravanti rossoblu stava infatti per tirare a rete ed il difensore è stato costretto ad atterrarlo in maniera plateale. Trapattonl ha sottolineato a fine partite le sviste dei suoi, ma in certi casi la concentrazione è difficile da raggiungere. Ed in realtà la Juve non ha mai corso veri pericoli e comunque solo nel primo tempo si sono viste delle smagliature difensive.
'Nella ripresa Invece non c'è stata partita. La superiorità di Scirea e compagni è, stata troppo netta, evidentemente il tecnico juventino si è fatto sentire nello spogliatolo. Prodezze di Platini a parte, bianconeri, che si concedono anche qualche licenza di troppo, presentano Stefano Pioli, autore di una splendida rete. 
Le cose migliori sono venute dal giovane Pioli autore del primo gol della partita, il primo per lui in maglia bianconera. Splendida l'esecuzione, ma migliore ancora il suo scambio con Rossi a conferma di come l'ex parmigiano' abbia facilita di palleggio e buona tecnica. Trapattoni lo promuoverà titolare anche a Como. E' comunque difficile valutare la prova della Juventus dopo una partita quasi sempre in discesa. 
Normali, diciamo cosi, gli altri con attimi di gloria anche per Vignola, Limido e Caricola entrati nella ripresa al posto di Boniek, Bonini e Tardelli. 
Ingludicabile o quasi la Sambenedettese di Franco Liguori. A centrocampo bene Manfrin, in attacco il centravanti Borgonovo sembra ben dotato fisicamente e tecnicamente, ma soffrirà anche lui parecchio anche perché è piuttosto giovane. Juve in gol dopo 12 minuti. Pioli scambia con Rossi e riceve di nuovo, avanza e sferra un gran destro che batte Di Leo. La Sambenedettese ha in questa fase della partita il suo momento migliore ed al 22' Attrice impegna Tacconi (sempre molto attento) in una difficile deviazione in angolo. Platini diverte per alcuni geniali passaggi (non sfruttati) al compagni poi al 28' la Samb ha l'occasione di pareggiare. Cabrini atterra nettamente Borgonovo in area, ma Manfrin sparacchia a lato sprecando il sacrosanto rigore. Scampato il pericolo la Juve raddoppia. E' il 34': centro di Platini, rimpallo tra Rossi ed il portiere DI Leo, palla che schizza verso Briaschi che é lesto a mettere in rete. Ancora un salvataggio in extremis di Tacconi (39') su Birigozzi e si chiude il tempo. 
Nella ripresa il Platinishow. Michel va in gol per la prima volta al 49'. Attrice lo atterra al limite dell'area e Platini stesso trasforma con una punizione tagliente rasoterra. Al 52' il quarto gol. Briaschi centra per Rossi, colpo di testa di Pablito per Platini che sempre di testa spiazza il portiere marchigiano. Per completare il suo repertorio, Platini concede il tris al 69'. Attrice atterra Limido in area e Michel trasforma con un secco destro. E Trapattoni pensa già aI Como. ni dei pruni minuti non possono comunque cancellare 1'. 


 

Il giovane rincalzo Pioli è felice ma realista
"UN GOL NON BASTA PER LA PROMOZIONE"
«La rete segnata alla Samb non mi garantisce un posto da titolare. Voglio comunque dedicarla a mio nonno, tifoso bianconero"

Il risultato non contava, con la Juventus già qualificata. Ma la partita contro la Sambenettese ha avuto ugualmente qualche momento esaltante o quantomeno di interesse. Platini, infatti, giocava la sua centesima partita in maglia bianconera: avvenimento rotondo, se non altro sul piano statistico, ed il francese, sia pure con estrema noncuranza, lo ha adeguatamente festeggiato, mettendo in porta tre gol. La partita non era di quelle più impegnative, ma tre reti fanno sempre effetto: Platini ha tenuto con i cronisti un contegno distaccato, senza dare importanza alla prodezza: tre gol che proprio non l'hanno interessato.
Meglio, forse, il gol che ha segnato Pioli, ragazzo di diciannove anni all'esordio davanti al pubblico torinese.
Nella Juventus non è facile sfondare, è addirittura difficile entrare in squadra se non si hanno le carte in regola. Bene, questo Pioli sembra averle e non soltanto per quello che sa fare sul campo dove corre con la testa alta e si muove con palleggio elegante. Fuori campo, proprio nel giorno della sua consacrazione ufficiale, il giovanotto dimostra di aver assimilato quello che è lo stile-Juventus: non una parola di troppo, gesti contenuti. Non abbocca alle trappole dei cronisti, quando gli dicono che ormai, giocando così, puo' pretendere il posto fisso in prima squadra.
Ribatte: 
"Per carità, neppure ci penso. Diciamo che, se il mister mi chiamerà, spero di essere pronto. Ma non penso proprio che questa mia partita possa garantirmi un futuro. Diciamo invece che adesso viene il difficile. Di conseguenza continuerò ad allenarmi con la stessa cura, sperando di ottenere buoni risultati. Così, se il signor Trapattoni dovesse avere bisogno di me, sarò pronto." 
Magari a segnare ancora qualche gol, possibilmente in campionato...
"Il gol é sempre una gran cosa, ma non credo che nel mio ruolo potrò farci l'abitudine. Magari ci riuscissi! Debbo dire, comunque, che davvero non avrei sperato di segnare nella mia partita d'esordio al Comunale. É stata un'esperienza elettrizzante, anche perché totalmente inaspettata."
Facciamo una domanda scontata; a chi dedica questo primo gol bianconero?
Pioli riflette e sorride prima di rispondere: 
"É proprio necessario? Non ho comunque difficoltà a dire che dedico questo gol a mio nonno Giuseppe, il quale è da anni paralizzato e fa il tifo da sempre per la Juventus. Credo che gli faccia piacere, come ha fatto piacere a me mandare la palla in re la in rete."
E l'augurio è che il gol sia seguito da tanti altri.

Beppe Bracco
brani tratti da: La Stampa 10 settembre 1984





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lunedì 7 settembre 2026

7 Settembre 1980: Juventus - Genoa

È il 7 settembre 1980 e Juventus e Genoa si sfidano nell'ultima giornata del girone eliminatorio (gruppo A) della Coppa Italia 1980-81 allo stadio 'Comunale' di Torino.

I bianconeri sono affamati di vittoria dopo che l'Inter l'anno prima li aveva beffati sul traguardo tricolore. Infatti al termine del campionato la Juve conquista lo Scudetto 1980-81. Per quel che riguarda questa edizione della Coppa Italia, i bianconeri riusciranno ad avanzare fino alla semifinale per poi essere eliminati dai futuri vincenti della Roma.

Buona Visione!




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Stagione 1980-1981 - Coppa Italia
Eliminatorie, 4ª giornata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 7 settembre 1980 ore 21.00
JUVENTUS-GENOA 3-1
MARCATORI: Cabrini rigore 52, Fanna 64, Russo 65, Prandelli 82

JUVENTUS: Zoff, Osti, Cabrini, Verza (Prandelli 69), Gentile, Scirea, Causio, Tardelli, Bettega, Brady, Fanna
Allenatore: Giovanni Trapattoni

GENOA: Martina, Gorin, Di Chiara, Caneo, Onofri, Nela (Cavagnetto 60), Boito, Corti, Manfrin, Odorizzi, Russo
Allenatore: Luigi Simoni

ARBITRO: Terpin





Dal piede di Brady i palloni che decidono la gara 

TORINO — Ultimo impegno di questa prima fase di Coppa Italia per la Juventus che ospita l'ambizioso Genoa. L'accesso al turno seguente è praticamente scontato per i bianconeri; la logica induce a questo pronostico poiché la squadra di Trapattoni, per essere eliminata, dovrebbe perdere con uno scarto di due reti. La differenza gol, infatti, parla decisamente a suo favore. 

La Juventus ha fino a questa sera ottenuto in Coppa Italia due successi (Taranto e Brescia) ed un pareggio (Udine); il Genoa invece ha messo insieme tre pareggi consecutivi. La Juventus, reduce dalla brillante esibizione di Parigi contro la Nazionale francese, conferma Osti nel ruolo di terzino al posto dell'indisponibile Cuccureddu; lascia fuori Furino infastidito da una lieve forma influenzale e rilancia Verza che contro il Panathinaikos, nel primo appuntamento di Coppa Uefa, dovrebbe sostituire lo squalificato Tardelli. In campo anche Brady, che si è ristabilito da una gastralgia piuttosto debilitante. Liam, inoltre, giocherà mercoledì prossimo nelle file dell'Irlanda contro gli olandesi, in un match di qualificazione ai campionati mondiali del 1982. Sulla panchina bianconera siede Romolo Bizzotto, poiché Trapattoni si è recato a Jannina per visionare il Panathinaikos. 

Il Genoa recupera nella circostanza Gorin e Odorizzi, per darsi una fisionomia più combattiva. Quando l'arbitro Terpin fischia l'inizio, sugli spalti ci sono circa quindicimila spettatori. Si delineano subito le marcature, con Osti su Russo (o Corti), Cabrini su Boito, Gentile su Corti (o Russo), Gorin su Bettega, Di Chiara su Fanna e Nela su Causio; a centrocampo queste le opposizioni: Tardelli-Manfrin, Brady-Caneo e Verza-Odorizzi. Partita subito classica, le marcature sono esasperate: il Genoa, che non ha interessi di classifica da tutelare, non ci sta a perdere e gioca logicamente con una concentrazione massima. E' difficile per la Juventus imporre il proprio gioco, gli avversari appaiono decisi, attenti. I rossoblu fanno viaggiare bene la palla. Il loro centrocampo è robusto e dotato di fondo con Manfrin, Odorizzi e Corti; la difesa aspra e attenta con Gorin e Di Chiara. In attacco Russo funge da guastatore. Nonostante due azioni pericolose (al 3' girata alta di Causio su passaggio-tiro di Osti e all'8' colpo di testa di Bettega in tuffo su traversone di Causio) è la Juventus a correre il rischio più grosso. Al 13' infatti un lungo lancio diagonale di Manfrin sulla sinistra trova smarcato il solo Russo, il quale fa sponda di testa per Nela, il cui tocco per precedere l'uscita di Zoff è alto. 

Il Genoa è uno stantuffo che avanza e retrocede a ritmi costanti; la Juventus non trova spazi, i suoi uomini sono guardati a vista e senza tanti complimenti. Brady soffre visibilmente la marcatura di Canee mentre Causio dà vita con Nela a un acre duello. Improvvisamente Brady si sveglia; irritato dalla soffocante presenza del suo antagonista diretto, vince un contrasto, evita con una finta un secondo avversario, poi costringe Martina a una bella deviazione. Sulla respinta, ancora Brady colpisce di sinistro: palla in rete ma Terpin, giustamente, fischia il fuorigioco di Bettega e Fanna. E' il 21', la Juventus cresce. Passano due minuti e ancora Brady in rilievo, con un «assist» per Bettega, il quale viene però anticipato da Di Chiara e Onofri. La Juventus tiene il controllo della partita e ha difficoltà a districarsi dalla fitta rete impostale dal Genoa. Dalla linea dei terzini e da quella intermedia l'azione si . o e o o i a e a sviluppa con una certa fluidità, ma poiché il Genoa è svelto a chiudersi nel proprio guscio e a raddoppiare le marcature, l'azione stessa diventa logicamente singhiozzante. Al 29' il Genoa viene fuori con azione di alleggerimento: Odorizzi calcia con violenza da lunga distanza, ma la deviazione di Russo, di testa, è ininfluente. Al 37' Causio tenta un dribbling, il gioco gli riesce a metà, palla che carambola in direzione di Brady, il quale da venticinque metri circa spedisce di poco sopra la traversa. Applausi. I temi non cambiano sostanzialmente, il Genoa, dopo un inizio giocato a tutto campo, va sempre più spostando il proprio baricentro all'indietro. Questo atteggiamento è dovuto alla crescita della Juventus, che prende via via l'iniziativa pur non riuscendo a concretizzarla. 

In difesa nessun problema, ma va denunciata la disattenzione in occasione della palla-gol capitata a Nela. Buono Osti, che non dà molto spazio al suo avversario, e buono Gentile. Meglio del solito Verza, che evdentemente sente gli stimoli della partita che dovrà giocare contro i greci. Ci piace a tratti Brady, marcato spietatamente (ma l'irlandese deve abituarsi a questo clima... italiano). Molto bene Tardelli, che ritrova antiche freschezze, in chiaro progresso Causio, volitivo e tenace. Tanto movimento per Fanna. Ammirevole il lavoro sull'arco di attacco di Bettega. intrappolato in un'area intasatissima. Stupende due sue conclusioni, l'ultima delle quali, nel primo tempo, avvenuta al 41' su indovinatissimo traversone di Cabrini. Bettega è certamente tra gli uomini più in vista, nonostante le difficoltà. Dopo i primi quarantacinque minuti queste le risultanze: dominio territoriale della Juve. accorto e intelligente gioco di rimessa di un Genoa ben preparato atleticamente e diligente tatticamente, ma niente gol. Oltre alle difficoltà soggettive, la Juventus lamenta però ostacoli oggettivi molto consistenti. Il Genoa non le concede davvero nulla, centrandola sempre in maniera ossessiva, impedendole di ragionare e vietandole la strada che porta a Martina. Si riprende ed è subito gol per la Juventus. Al 7' infatti Causio pesca a centro area Fanna, che cade a terra dopo un contrasto con Di Chiara. Terpin concede il rigore, che Cabrini realizza con un sinistro rasoterra alla destra dello spiazzatissimo Martina. Dopo il gol di Cabrini la partita si sblocca, si scioglie. Le marcature sono attente ma non più esasperate e le azioni sull'uno e l'altro fronte aumentano. Al 14' Fanna di destro spedisce la palla poco al di sopra dell'incrocio dei pali. Tre minuti dopo Osti nel tentativo di opporsi a un centro di Boito a momenti propizia una autorete. Al 18' il secondo gol della Juventus: splendido lancio di 40 metri di Brady. Fanna supera in sprint la difesa genoana. presa d'infilata, e di giustezza precede l'uscita disperata di Martina. Due minuti dopo il Genoa accorcia le distanze. Boito dribbla per linee interne, tenta il tiro, contrasto, palla che perviene a Russo, il quale di prima intenzione batte di- sinistro Zoff. Che le marcature siano fatalmente allentate lo dimostra un'altra occasione capitata al Genoa: Cavagnetto. al 23'. fallisce di testa una occasione propizia. In queste fasi di gioco ci pare che la difesa bianconera stia dimostrando evidenti disattenzioni con le connesse conseguenze. Il Genoa frattanto continua la sua gagliarda prova. Simoni ha a disposizione un buon collettivo, irriducibile, quadrato, maturo, che sicuramente disputerà un ottimo campionato di serie B. Il Genoa non si dà per vinto e si sposta in avanti con maggiore frequenza: il suo tessuto, logicamente, subisce più smagliature. La Juventus ne approfitta al 37' con Brady, che fa sfoggio di precisione e intelligenza. 

Mentre Fanna e Bettega chiedono la palla con inserimento a centroarea, Prandelli si sgancia sulla sinistra e l'irlandese lo pesca con uno stupendo tocco diagonale. Prandelli evita l'uscita di Martina e insacca vanificando l'intervento in extremis di Onofri. retrocesso sulla linea di porta. La difesa juventìna, a nostro avviso, continua a giocare con troppa sufficienza. Al 42' Odorizzi evita con una finta Scirea e si presenta solo davanti a Zoff. il quale è bravo ad opporglisi con il corpo. 

Angelo Caroli 
tratto da: La Stampa 8 Settembre 1980







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venerdì 4 settembre 2026

4 Settembre 1983: Lazio - Juventus

È il 4 settembre 1983 Lazio e Juventus si sfidano nella quinta giornata del girone eliminatorio della Coppa Italia 1983-84 allo Stadio 'Olimpico'  di Roma.

Sarà una stagione trionfale questa per i nostri beniamini a strisce bianconere. Se in campionato arriverà l'ennesimo scudetto (è il 21esimo), in Europa si festeggia la prima (ed unica) affermazione in Coppa delle Coppe.

Per quanto riguarda la Coppa Nazionale, i piemontesi dovranno incredibilmente salutare la competizione negli ottavi di finale, eliminati dal sorprendente Bari!

Buona Visione!

 



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Stagione 1983-1984 - Coppa Italia - Eliminatorie, 5ª giornata
Roma - Stadio Olimpico
Domenica 4 settembre 1983 ore 20.30
LAZIO-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Boniek autorete 55, Cabrini 56

LAZIO: Cacciatori, Spinozzi, Vinazzani, Manfredonia, Batista, Piscedda, D'Amico, Vella (Chiarenza 85), Giordano, Laudrup M., Cupini
Allenatore: Juan Carlos Morrone

JUVENTUS: Tacconi, Caricola, Cabrini (Prandelli 62), Bonini, Brio, Scirea, Penzo, Tardelli, Rossi P., Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: D'Elia





I bianconeri soffrono all'Olimpico, ma resistono alla pressione laziale 
Cabrini toglie dai guai la Juventus 
La squadra di Morrone comanda a lungo la partita, soprattutto nel primo tempo (palo di Cupini). Nella ripresa entusiasmante botta e risposta.

Formazioni secondo le previsioni della vigilia. Juventus senza Gentile, sostituito da Caricola. Ma con Penzo a fianco di Rossi. 

Da parte bianconera, un avvio difficile di Brio, stopper su Giordano sostituito dopo una decina di minuti da Caricola. Brio finiva per rimanere così coinvolto nel gioco a zona del resto della difesa con l'incarico di seguire in modo particolare Laudrup. La difesa di Trapattoni entrava in una inquadratura improvvisata. L'intera squadra soffriva la maggior velocità degli avversari e la propria carenza sulle fasce laterali. Il gioco d'attacco orchestrato ora da Platini, ora da Bonlek si sviluppava in senso verticale, centralmente, favorendo le chiusure degli avversari. Subito, al primo minuto, un anticipo di Batista su Platini scatenava la prima ovazione del pubblico laziale. L'azione proseguiva. Giordano finiva a terra, e la botta del centravanti su punizione era parata con sicurezza in tuffo da Tacconi. 

La risposta bianconera arrivava al terzo minuto con un lancio in profondità di Platini a Boniek che veniva anticipato benissimo da Piscedda in mezza rovesciata. Due interventi duri di Brio su Giordano nello spazio di 5' convincevano Trapattoni al cambio di marcatura. 

Al 10', soprattutto, su iniziativa del centravanti, la Juve correva un grosso pericolo. Giordano scattava sulla destra dopo essere sfuggito a Brio e centrava basso. Sulla traiettoria si inseriva bene Cupini e toccava in corsa centrando in pieno la traversa, quindi Vella non arrivava con la necessaria tranquillità al rimbalzo. Dopo 3' un nuovo centro di Giordano dalla destra era appoggiato malamente da Bollini verso Tacconi ed il mediano doveva intervenire in extremis per salvare in corner sull'inserimento di Laudrup, giocatore questi di grosse qualità tecniche, anche se ancora chiaramente in difficoltà, alle prese con i ritmi del nostro calcio. 

La difesa bianconera era in difficoltà di fronte al contropiede veloci degli avversari: al 15' doveva rientrare Platini per sbrogliare una brutta situazione su Cupini. Due minuti dopo era il francese a trovare il corridoio in verticale per Boniek solo sul dischetto. Il polacco si girava su se stesso, cercava il tocco preciso, ma la palla era molle e Cacciatori volava sulla sua destra per deviare in angolo. 

Le difficoltà di gioco ed il ritmo degli avversari innervosivano i bianconeri; al 35' era ammonito Tardelli per un'entrata su Giordano lanciato da D'Amico. I bianconeri iniziavano la ripresa più decisi, al 3' un contrattacco Platini-Bonini-Platini metteva Rossi in condizioni di battere a rete, ma sul tiro Pablito era contrastato duramente e la palla subiva una deviazione. D'Elia richiamava poi Penzo (e Vinazzanl con un tackle durissimo toccava Bonini al ginocchio). 

Arrivava il primo gol. Giordano si incaricava della punizione, fintava il primo tiro mentre la barriera avanzava, l'arbitro interveniva per richiamare i bianconeri e il centravanti batteva con prontezza sorprendendo gli avversari. Caricola involontariamente imprimeva alla palla una deviazione che spiazzava Tacconi, che vedeva la sfera infilarsi in rete alla sua destra. La replica bianconera era decisissima. Rossi era bloccato fallosamente, calciava lui stesso la punizione dalla destra e Cabrini con un aggiustato colpo di testa batteva Cacciatori. 

Arrivavano le ammonizioni a Manfredonia e Spinozzi. Quindi, su un nuovo attacco della Juventus, Cabrini si scontrava con Cacciatori; restava a terra, si rialzava dolorante al fianco destro e veniva sostituito al 16' da Praticelli. 

Il match diventava una battaglia e nella bagarre, la Juventus si ritrovava almeno per grinta. Tardelli e Penzo (questi dopo un bello scambio con Rossi fallivano due conclusioni), la Lazio replicava con spunti di D'Amico e Laudrup frenati alla meglio. Veniva ammonito scioccamente Boniek per un rinvio istintivo dopo il fischio di D'Ella che interrompeva il gioco. Al 35' la bandierina del guardalinee si alzava per rilevare un fuorigioco di Penzo rendendo vano il gol dell'attaccante.

Poi era Cacciatori a togliere dalla porta con due prodezze altrettante bordate stupende di Boniek e Rossi, mentre la Lazio cominciava a mostrare la corda. Il match finiva sull'1-1 in un clima teso.

tratto da: La Stampa 5 settembre 1983







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giovedì 3 settembre 2026

31 Marzo 1993: Juventus - Torino

È il 31 marzo 1993 Juventus e Torino si sfidano nella semifinale (gara di ritorno) della Coppa Italia 1992-93. Tutto si svolge allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus cerca di fermare l'egemonia del Milan che da un paio d'anni o più ammazza il campionato senza scampo. Sarà impresa quasi impossibile in campionato, ma tant'è che con questo Roberto Baggio (capitano e uomo simbolo della squadra in Italia e nel mondo) tutto é possibile! 

Dall'altra parte c'è un Toro che conquista la Coppa Italia dopo aver eliminato i bianconeri in questa doppia sfida.

Buona Visione!



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Stagione 1992-1993 - Coppa Italia - Semifinali, ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
Mercoledì 31 marzo 1993 ore 20:30
JUVENTUS-TORINO 2-2
MARCATORI: Marchegiani autorete 4, Poggi 52, Ravanelli 62, Aguilera 63

JUVENTUS: Peruzzi, Torricelli, Marocchi, Galia (Carrera M. 52), Kohler, Julio Cesar, Conte A. (Di Canio 75), Baggio D., Vialli, Baggio R., Ravanelli
Allenatore: Giovanni Trapattoni

TORINO: Marchegiani, Bruno, Sergio (Poggi 46), Fortunato D., Annoni, Fusi, Sordo, Venturin, Aguilera (Cois 77), Casagrande, Mussi
Allenatore: Emiliano Mondonico

ARBITRO: Sguizzato



COPPA ITALIA Due volte in vantaggio, i bianconeri non reggono all'orgogliosa reazione dei granata 
Il Toro corica, rimonta e va in finale 
E ora la Juve s'aggrappa alla Uefa 

TORINO. Il Toro è finalista di Coppa Italia. Con pieno merito. Il collettivo granata, nell'arco dei 180', ha prevalso sulle individualità juventine. Ma è anche una questione di cuore. Come all'andata, il Torino ha trovato la forza di rimontare. E ancora una volta è stato Poggi l'uomo del destino, anche se è toccato ad Aguilera firmare il 2-2 decisivo. Ieri il Toro ha corso in salita, vincendo il gran premio della montagna. Due volte in svantaggio (autogol di Marchegiani e raddoppio di Ravanelli), ha recuperato in una partita non sempre bella ma avvincente. E ha dato un'altra picconata alla stagione bianconera, ora aggrappata alla Coppa Uefa. Eppure era una Juventus più convinta rispetto al 1° derby. Sapeva di poter far leva sul contropiede e questo rendeva più compatta la squadra e consentiva a Vialli e Ravanelli di agire in spazi ampi nei quali s'inserivano anche i due Baggio. Mondonico aveva preferito piazzare Bruno su Ravanelli e Annoni su Vialli, ma la mossa era frustrata dall'«infortunio» a Marchegiani che sbloccava la partita. L'azione scaturiva da uno scatto di Vialli che, non vedendo Ravanelli smarcato al centro, aveva tentato un a fondo contrastato da Annoni in corner. Roberto Baggio scodellava un bel cross, si avventavano Conte e Dino Baggio, colpiva il primo in rovesciata: pallone sulla traversa per rimbalzare su spalla e gomito di Marchegiani e finire in rete. 

L'1-1 dell'andata e il disgraziatissimo autogol di Marchegiani obbligavano il Torino a spingere al massimo per riequilibrare la situazione. Il ritmo elevato toglieva precisione ai granata e la difesa bianconera, sia pure con qualche affanno, teneva. Venturin e Sordo da una parte, Sergio dall'altra, tentavano di aggirare l'ostacolo per vie esterne, ben presidiate da Marocchi e Conte. Su un traversone di Sordo, era bravo Torricelli ad anticipare Mussi. Il Torino si sbilanciava e offriva il fianco al gioco di rimessa della Juventus che, al quarto d'ora, sfiorava il raddoppio. Vialli apriva su Ravanelli che di testa serviva Baggio e che con le spalle alla porta appoggiava su Conte il cui destro trovava Marchegiani pronto alla respinta. Ancora Ravanelli, servito da Kohler, si disimpegnava molto bene, ma l'assist per Vialli era impreciso. Il Torino eliminava ogni paura e ripartiva all'assalto. E, su spiovente di Sergio, Casagrande, di testa, alzava appena sopra la traversa (18'). La Juventus replicava con folate dei due Baggio. Roby si produceva in numeri di altissima scuola ma, non essendo al meglio, aveva problemi a finalizzare. Come al 43', quando effettuava uno stop eccezionale e poi sbagliava il servizio vincente per Ravanelli. 

Perso per perso, Mondonico inseriva Poggi in avvio di ripresa al posto di Sergio. E, come 15 giorni fa, il veneziano ripagava la fiducia del tecnico pareggiando con un gran sinistro al volo (52'). Sul cross di Annoni, Poggi s'inseriva con tempismo, bruciando Galia e l'incolpevole Peruzzi. Troppo tardi Trapattoni si accorgeva che Galia non era l'uomo più adatto per marcare Poggi e, dopo il gol, lo sostituiva con Carrera. La Juve decideva di attaccare mandando avanti anche Torricelli. Al 62' un caparbio spunto del difensore forniva l'occasionissima a Ravanelli che, bruciando Bruno, infilava Marchegiani con un tocco di sinistro. Palla al centro e subito 2-2: da Casagrande ad Aguilera che riscattava un derby anonimo insaccando da tre passi. In un minuto la situazione si era capovolta in favore del Torino. E un'involontaria respinta di Roby Baggio su tiro-gol di Conte. (66') confermava che il vento e la fortuna avevano cambiato direzione. C'era ancora un contrasto tra Marchegiani e Vialli, su una palla che si spegneva sul fondo: il bianconero finiva a terra e protestava, ma Sguizzato indicava la bandierina del calcio d'angolo. Non succedeva più nulla. E lasciando il Delle Alpi, Jorge, allenatore del Paris S.G., sfoderava uno strano sorriso. 

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 1 Aprile 1993






ROMA E TORINO IN FINALE
Giallorossi e granata fanno il il pieno, estromettendo i miliardari Milan e Juve. Per i rossoneri, che rinunciano al "Grande Slam", è la conferma che non è semplice sottomettere la sorte. Mentre gli uomini del Trap salutano l'ennesimo traguardo stagionale.
La Caduta degli Dei.

Ha concluso la sua avventura la Juve, accomunata quasi emblematicamente al Milan nel turno che ha segnato la caduta degli dei miliardari. Trapattoni è uscito sconsolato dall'ennesima delusione di una stagione-calvario e non si può negare che qualche suo errore impallidisce letteralmente di fronte al vuoto delle prestazioni di alcuni presunti big. Il disastroso Vialli di entrambi i match ha fatto il paio col Lentini rossonero. Lo stesso Roberto Baggio nella circostanza decisiva è incappato in una di quelle zone d'ombra che riescono tradizionalmente a escluderlo dagli eventi. E aggiungere che una volta di più il Dino Baggio bianconero è tutt'altra cosa rispetto alla versione azzurra significa solo spargere ulteriore sale sulla piaga. Questa Juve, uscita di scena con un turno d'anticipo rispetto all'anno scorso, pretende una rifondazione di stampo chirurgico. Magari prendendo a esempio proprio l'umiltà del Torino, conscio dei propri limiti ma esemplare nell'interpretazione dell'impegno. Qualche tifoso ha storto la bocca, qualche tempo fa, di fronte ai piani austeri proclamati da Goveani al suo debutto in granata: l'ingresso in finale di Coppa Italia assieme alla Roma, a spese dei simboli dell'opulenza, dovrebbe oggi far riflettere i contestatori.

Carlo F. Chiesa
tratto dal Guerin Sportivo anno 1993 n.14






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La Stampa 1 aprile 1993

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domenica 30 agosto 2026

30 Agosto 1987: Juventus - Catanzaro

È il 30 Agosto 1987 e Juventus e Catanzaro si sfidano nella terza giornata del girone 8 della fase eliminatoria della Coppa Italia 1987-88 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

È ancora una Juventus in pieno alto mare in questa stagione. Dopo l'abbandono di Michel Platini, la squadra (affidata a Rino Marchesi) non riesce a trovare la solita quadratura. Alla fine di questo campionato i bianconeri si piazzeranno in sesta posizione e dopo un emozionante spareggio contro il Torino acciufferanno il piazzamento UEFA per i capelli.

Per quanto riguarda questa edizione della coppa nazionale, i bianconeri si fermeranno alle semifinali. Ad eliminarli saranno proprio i granata piemontesi.

Buona Visione!



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Stagione 1987-1988 - Coppa Italia - Eliminatorie, 3ª giornata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 30 Agosto 1987 ore 20.30
JUVENTUS-CATANZARO 3-0
MARCATORI: De Agostini 35, Buso 46, Vignola 79

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, De Agostini, Brio, Tricella, Mauro (Scirea 55), Magrin, Buso (Gambino A. 75), Alessio, Laudrup (Vignola 47)
Allenatore: Rino Marchesi

CATANZARO: Zunico, Caramelli (Corino 60), Rossi, Nicolini, Cascione, Masi, Borrello (Cristiani 60), Jacobelli, Soda (Palanca 54), Bongiorni, Chiarella
Allenatore: Vincenzo Guerini

ARBITRO: Lo Bello Rosario




Solo Palanca fa paura a Tacconi 

La partita è andata avanti a lungo su ritmi da fine stagione, ha cercato di ravvivarla Cabrini (13') ma la sua botta al volo su cross di Mauro è finita abbondantemente fuori misura. Marchesi si è alzato dalla panchina, per svegliare qualcuno dei suoi. In contropiede, al quarto d'ora. Chiarella tutto solo al limite dell'area su cross di BorreIlo ha sbucciato il pallone. Non lo ha agganciato Magrin un minuto dopo, su centro di Laudrup, fra le perplessità del pubblico. 

Al Catanzaro non è parso vero di poter giocare senza troppi affanni.

TORINO — II derby su chi fa meno pubblico al Comunale tra Juventus e Torino è incertissimo. Diciottomila paganti per la gara fra i granata e l'Atalanta, pochi in più, forse, per Juve-Catanzaro ieri sera. Certo, mancava la grande attrazione Ian Rush costretto In tribuna, ma qualcosa da vedere c'era. 

Marchesi ha confermato Buso centravanti affidando ad Alessio (ottimo) la maglia numero 10. Anche se la Juve non è palestra obbligata per ragazzini, una punta come Buso è sempre da vedere per la combattività e l'impegno. Anche Tacconi, in pantaloni bianchi «Belle Epoque», ha cercato con questa novità d'abbigliamento di dare un brivido al pubblico. Il Catanzaro ha tentato qualche uscita in avvio di partita, ma i bianconeri hanno cercato subito di spingere, mostrando però soltanto buone intenzioni Alessio ha assunto subito la parte di punto di riferimento, nel doppio lavoro di interdizione e di appoggio alle punte, svolgendoli entrambi con efficacia e puntualità. 

All' 8' proprio Alessio ha anticipato di testa, toccando per Tacconi, un lancio profondo di Bongiorno strappando applausi per il tempismo del recupero. 

L'arbitro Rosario Lo Bello ha avuto ben poche occasioni per intervenire. Primo scampolo di gioco vero al 20' : Buso ha toccato in profondità per Laudrup sul cui cross Alessio ha schiacciato bene di testa, sfiorando l'esterno del montante. Buso ha tentato l'affondo individuale al 23', ma Cascione lo ha messo giù con una ancata cinque metri fuori area, la punizione di Magrin è finita sulla barriera. Con Nicolinl regista, attivissimo, il Catanzaro ha potuto punzecchiare la difesa bianconera in contropiede creandole qualche fastidio. Fra i bianconeri solo Alessio ha tentato di velocizzare la manovra sulle risposte, ma il movimento del centrocampo non ha offerto a lungo un pur minimo sincronismo. 

Dopo mezz'ora di nulla, la Juve ha cercato di cambiare marcia trovando un po' di vivacità. Sul cross secco e basso di Magrin dalla destra, Alessio (sempre lui) si è inserito bene, toccando a lato di poco. Visto che la manovra bianconera non decollava. De Agostini al 35' ha scelto la strada più semplice: favorito da un maldestro appoggio di Cascione, ha ringraziato e fatti quattro passi ha infilato Zunico con una secca botta di sinistro. Il raddoppio bianconero all'avvio del secondo tempo. Fallo su Buso, punizione calibrata molto bene da Mauro, testa alla Rush di Buso e palla nel sacco. Sul 2-0 Vignola ha preso il posto di Laudrup (Bonini infortunatosi in allenamento sabato, non è andato neppure in panchina). Mauro, dopo aver ricevuto un duro colpo da Caramelli alla caviglia, ha lasciato il campo: dentro Scirea, nell'inedito ruolo di centrocampista. E dentro anche Palanca, subito degno della fama di tiratore: al 59' la sua botta, deviata con bravura da Tacconi, si è stampata contro la traversa. Ancora Palanca su punizione ha dato un brivido a Tacconi, ma la Juventus ha avuto la risposta valida all'80': il giovane e svelto Gambino, subentrato a Buso, ha pennellato un cross dalla destra per la secca botta al volo di Vignola che siglava il 3-0.  

Bruno Perucca 



Una distorsione blocca Mauro 

TORINO — La Juve batte il Catanzaro ma non la sfortuna. Dopo Rush e Bruno, ora si è bloccato Mauro. In un ruvido contrasto con un catanzarese, ha riportato una brutta distorsione alla caviglia sinistra. Le radiografie, eseguite subito dopo la partita, hanno evidenziato che non c'è frattura. Mauro comunque dovrà restare lontano dai campi di gioco per almeno una quindicina di giorni. La catena degli infortuni quindi non si spezza. 

Come se non bastasse, anche Laudrup è malconcio, ma il suo contrattempo non preoccupa. Il danese infatti ha lasciato il campo alla fine del primo tempo per un indurimento muscolare al flessore della gamba sinistra. 

Il tecnico è amareggiato: 

«Purtroppo restano i soliti problemi di infortuni che condizionano la nostra preparazione in un momento tanto delicato della stagione. Così i tempi si allungano. Nonostante tutto ho visto una buona Juve, che però deve imparare ad essere più concreta." 

Bene Buso ed Alessio, il gol di De Agostini ha strappato applausi convinti anche a Boniperti, che ha cosi spiegato le difficoltà incontrate dalla squadra nel primo tempo: 

«Tutta colpa dell'emozione per il debutto che ha tagliato le gambe ai nuovi. E bisogna capire certe difficoltà all'inizio. Talune incertezze sono tipiche di questo periodo, quando si è ancora un po' legati". 

L'avvocato Giovanni Agnelli invece ha preferito non commentare. Dopo la partita con la Lazio ha rivisto una Juve poco brillante. Spiega con cortesia: 

"É troppo presto per parlare di calcio. Aspettiamo ancora, avremo modo e tempo di soffermarci sulla nuova Juve". 

Rush invece ha apprezzato soprattutto la prova ed il gol di Buso: 

«Molto bravo, fa tanto movimento, è un ragazzo davvero interessante. Quel gol è da cannoniere di razza".

Fabio Vergnano 
Brani tratti da: La Stampa 31 agosto 1987

 






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