Visualizzazione post con etichetta Coppa Italia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Coppa Italia. Mostra tutti i post

venerdì 19 giugno 2026

19 Giugno 1983: Verona - Juventus

É il 19 Giugno 1983 e Verona e Juventus si sfidano nella Finale di Andata della Coppa Italia 1982-83 allo Stadio 'Marcantonio Bentegodi' di Verona.

I bianconeri piemontesi sono oramai considerati 'la squadra piú forte del mondo' avendo in rosa motli elementi della nazionale Italiana Campione del Mondo a Spagna 82, con l'aggiunta di due fuoriclasse assoluti come Michel Platini e Zibì Boniek. Ma nonostante questo i bianconeri non riescono a conquistare la Coppa dei Campioni battuti in finale dall'ostico Amburgo.

In campionato non tengono il passo della Roma che vince il suo secondo scudetto. Poi però si rifanno in Coppa Italia - splendida rimonta in finale contro i gialloblu veneti.

Buona Visione!


 

verona



Stagione 1982-1983 - Coppa Italia - Finale, andata
Verona - Stadio Marcantonio Bentegodi
Domenica 19 giugno 1983 ore 20:30
VERONA-JUVENTUS 2-0
MARCATORI: Penzo 44, Volpati 51

VERONA: Garella, Oddi, Marangon, Volpati, Guidetti, Tricella, Fanna (Sella 76), Sacchetti, Di Gennaro, Dirceu (Fedele 89), Penzo (Manueli 87)
Allenatore: Osvaldo Bagnoli

JUVENTUS: Bodini, Gentile, Prandelli (Storgato 73), Bonini, Brio, Scirea, Galderisi, Tardelli, Rossi P., Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Lo Bello R.
ESPULSIONI: Galderisi 41 (Juventus)



"Perché Lo Bello mi ha espulso?"
Galderisi stupito e amareggiato 
Trapattoni accusa la squadra, ma dice: "Mercoledì possiamo ancora farcela"
DAL NOSTRO INVIATO

VERONA - Sapeva di giocarsi tutto in queste ultime partite: stima, riconferma e futuro. Invece ieri sera ha chiuso anzitempo la sua breve avventura in Coppa Italia, con la complicità di Rosario Lo Bello, un arbitro che sente tutto, forse anche le cose che non vengono dette. «Nanu» Galderisi è stato espulso proprio allo scadere del primo tempo, danneggiando cosi - e in modo vistoso - una Juventus già in difficoltà, che quindi si è trovata a giocare la ripresa in inferiorità numerica.
A fine partita, il piccolo attaccante proprio non si capacitava, non riusciva a spiegarsi come Lo Bello avesse potuto cacciarlo. 
"Dopo pochi attimi di partita - spiega - mi ha detto che mi avrebbe sbattuto fuori. Poi ho subito diversi falli e ho cercato di dire all'arbitro che doveva prendersela con chi prendeva a calci me e non il pallone. A questo punto Lo Bello ha estratto il cartellino giallo. Da quel momento io non ho più aperto bocca. Poi, sul finale del tempo, durante un'azione in area, lui mi ha detto per la seconda volta che mi avrebbe mandato via. Io non ho parlato, ho alzato gli occhi al cielo é Lo Bello mi ha cacciato dal campo".
Un finale molto triste, certo non quello che l'attaccante si aspettava. Anche Trapattoni mette in luce come l'uscita di Galderisi sia stata un grave handicap per i suoi: 
"In undici avremmo potuto ristabilire il risultato - sottolinea il tecnico senza correre rischi, senza lasciare troppo spazio a questa squadra che, se ha a disposizione gran parte del campo, si trova a suo perfetto agio. Comunque, non è solo un fatto di uomini in più o in meno. Questa sera, alcuni dei miel proprio non c'erano. Non possiamo lamentarci, potevamo prendere anche più di due gol. Ad ogni modo siamo in grado di ribaltare il risultato nella partita di mercoledi sera, se è il caso con l'aiuto dei supplementari e dei rigori".
Trapattoni mette quindi sotto accusa i suoi. Sul banco degli imputati salgono soprattutto Platini e Rossi. A Paolo proprio non ne va bene una, sta concludendo la sua annata malinconicamente. Il giocatore però non sembra demoralizzato:
"Ho preso, come al solito, tanti calci. E' stata per me una partita particolare perché, dopo l'espulsione, sono rimasto in avanti l'unico punto di riferimento e tutti convergevano su di me. Ho avuto poche possibilità e pochi palloni."
Boniek, che si è prodotto una lussazione all'anulare della mano sinistra, si è intrattenuto a fine partita negli spogliatoi con l'ex compagno Zmuda. Il giocatore non sembra molto convinto che la Juve possa farcela a vincere questa Coppa: 
"E' un risultato brutto per noi - sottolinea - Al ritorno faremo di tutto per attaccare, ma ci potremmo anche esporre al contropiede del veneti, che sono molto forti soprattutto in trasferta."
Platini, nonostante tutto, crede che la Juve possa ancora farcela almeno a vincere la Coppa Italia: 
«I veronesi ci hanno surclassati in questa partita - ammette - Hanno un attacco formidabile, però mi sembrano pluttosto vulnerabili in difesa. In casa, quindi, avremo la possibilità di farcela, anche se rischiamo a nostra velta di prendere dei gol."

Fabio Vergnano
tratto da: La Stampa 20 giugno 1983



COPPA ITALIA/ULTIMO ATTO
Dopo aver ribaltato il risultato di semifinale col Torino nell' incontro di ritorno, gli uomini di Bagnoli hanno piegato la Juve al Bentegodi, ipotecando l'ultimo trofeo di stagione.
Verona sogna

E ADESSO Verona sogna: sul già succulento budino di un campionato esaltante e indimenticabile, gli uomini di Bagnoli stanno aggiungendo la ciliegina di una Coppa Italia che, comunque andrà a finire, li ha visti grandi protagonisti in ogni sua fase. Già con il Milan, nei quarti, aveva colto in trasferta il fiore di una qualificazione che pareva già appassito, poi, nel doppio scontro con gli uomini di Bersellini, i gialloblu si sono superati, andando addirittura a recuperare con una vittoria sotto la Mole la sconfitta subita al Bentegodi. Più lineare, invece, il cammino della Juve, che ha regolato l'Inter in casa per poi chiudere il conto a reti bianche al «Meazza».

IL VERONA. Al primo appuntamento della finale i veneti si sono presentati in un clima abbastanza polemico, con la bomba del probabile addio di Dirceu deflagrata proprio nel momento cruciale. Per dissuadere il campione brasiliano che, proprio nel momento dell'arrivo di tanti celebri connazionali sul nostro suolo calcistico, pare intenzionato a tornare in Patria, i tifosi hanno addirittura trasformato Verona in una sorta di Dirceulandia: i manifesti dell'asso di Curitiba hanno invaso i muri cittadini fino a fare invi-dia a quelli elettorali, tanto che c'è da pensare che, se fosse stata presentata in tempo utile, una "Lista per Dirceu" avrebbe fatto strage di crocette elettorali. L'importanza del brasiliano, d'altronde, è stata evidente proprio in questa fase di Coppa Italia, che il regista di Bagnoli ha affrontato con una carica ed uno smalto tecnico-agonistico che hanno finito col contagiare i compagni anche nelle occasioni meno stimolanti (vedi nel match di ritorno col Torino dopo il gol di Selvaggi). La finale del Bentegodi, con la incombente prospettiva di essere l'addio del campione straniero al pubblico di casa (che ha risposto col tutto esaurito) è stata per lunghi tratti una lunga sonata per coro e Dirceu: col brasiliano in cattedra a dirigere il gioco, vincendo il duello a distanza con Platini, e con il Fanna-monstre di questa stagione, una saetta imprendibile nel cuore della retroguardia bianconera, il confronto non ha avuto praticamente storia. A siglare le reti ci hanno pensato altri due eroi di questa stagione gialloblu: l'implacabile Penzo, macinatore impressionante di gol, e l'astuto Volpati, un uomo tatticamente preziosissimo, capace di trovarsi sotto porta nei momenti decisivi.

LA JUVENTUS. Per mettere le mani almeno sulle briciole di una stagione-banchetto che avrebbe dovuto essere trionfale e si sta trasformando invece in un impressionante Ramadan, Trapattoni si è trovato a dover risolvere di nuovo l'enigma Verona, che già risultò indigesto in campionato (tre punti su quattro ai gialloblu tra andata e ritorno). Per quanto si è potuto vedere all'andata, i rischi che i bianconeri concludano la stagione con lo stomaco ricolmo solo di desolanti ragnatele sono tutt'altro che remoti. Trapattoni, in vista dell'ultimo atto, ha definitivamente silurato Mágos-chino, sostituendolo con Galderisi, ma proprio il giovane attaccante, dopo le belle prove contro l'Inter, è stato protagonista negativo del match di Verona, facendosi espellere e costringendo i suoi a giocare in dieci per più di un tempo. In più, spazi preoccupanti si aprono in difesa, dove la tenuta di Scirea in fase di chiusura desta qualche perplessità, mentre in avanti Rossi continua a soffrire sia di mali propri (non si spiega altrimenti il rigore fallito contro l'Inter al Comunale) che dell'isolamento cui lo schieramento scelto da Trapattoni lo costringe. Nonostante questo, il cammino della Juve di Coppa Italia era stato finora all'insegna del rullo compressore: ci voleva la finale, secondo il maligno sortilegio che continua a perseguitare i bianconeri di Trapattoni, per far riemergere di colpo tutte le ombre di una squadra che non riesce a brillare proprio nei momenti decisivi. Il ritorno di Torino costituisce l'ultima, disperata carta. Trapattoni tocca ferro: chissà se basterà.

Carlo F. Chiesa
tratto dal Guerin Sportivo anno 1983 nr.25





verona

juventus

verona

juventus

osvaldo

verona

verona

verona

paolo

verona

juve


maglie
















venerdì 12 giugno 2026

12 Giugno 2020: Juventus - Milan

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Serie A TIM vi offriamo questo gustoso amarcord della data odierna. É il 12 Giugno 2020 e Juventus Milan si affrontano per la Semifinale di Ritorno della Coppa Italia TIM Cup 2019/20.

Il mondo é stravolto dalla pandemia Covid-19. Dopo un lungo stop il campionato 'deve' riprendere in estate con le restanti giornate da disputare. 

Il nono Scudetto consecutivo è solo questione di giorni; i ragazzi in bianconeri conquistano il 38esimo scudetto finendo la stagione più irregolare della storia con un solo punto di vantaggio dall'Inter.

Dall'altra parte c'è il Milan che dopo il pareggio per 1-1 a Torino nella gara di andata cerca di conquistare quella finale che darebbe lustro alla loro stagione. Infatti i rossoneri terminano la stagione 'solo' al quinto posto - a 27 punti dalla capolista bianconera.

Per quanto riguarda la Juve, i nostri ragazzi (guidati in panchina da Maurizio Sarri) sono sconfitti in finale dal Napoli.

Buona Visione! 



juventus



Stagione 2019-2020 - Coppa Italia - Semifinali, ritorno
Torino - Allianz Stadium
venerdì 12 giugno 2020 ore 21:00 
JUVENTUS-MILAN 0-0

JUVENTUS: Buffon; Danilo (Cuadrado 86), De Ligt, (c) Bonucci, Alex Sandro; Bentancur, Pjanic (Khedira 62), Matuidi (Rabiot 62); Dybala, Ronaldo, Douglas Costa (Bernardeschi 62)
A disposizione: Szczesny, Pinsoglio, De Sciglio, Rugani, Olivieri M., Muratore, Vrioni, Zanimacchia
Allenatore: Maurizio Sarri

MILAN: Donnarumma; Conti A. (Saelemaekers 88), (c) Romagnoli A., Kjaer, Calabria (Laxalt 88); Kessie (Krunic 82), Bennacer; Paquetà (Colombo L. 82), Calhanoglu, Bonaventura (Leao 52); Rebic
A disposizione: Begovic, Donnarumma A., Biglia, Gabbia, Olzer, Brescianini, Maldini D. 
Allenatore: Steano Pioli

ARBITRO: Orsato
RIGORI FALLITI: Ronaldo 16 (Juventus)
AMMONIZIONI: Pjanic 43, Khedira 74 (Juventus); Conti A. 16 (Milan)
ESPULSIONI: Rebic 17 (Milan)




La squadra di Sarri sfrutta il vantaggio del pari con gol dell'andata (1-1) e stacca il pass per l'ultimo atto della manifestazione in programma mercoledì prossimo a Roma. Errore dal dischetto per CR7, rossoneri per grande parte del match in dieci per l'espulsione di Rebic

TORINO - Il calcio italiano è tornato dopo 95 giorni dall'ultima gara di Serie A (Sassuolo-Brescia del 9 marzo) e 94 dopo l'ultima uscita di una nostra squadra in Champions (Valencia-Atalanta, 10 marzo). E' toccato a Juventus e Milan far ripartire l'Italia del pallone dopo il lockdown per contenere la pandemia di Covid-19. Lo 0-0 fa felice la Juve, che stacca il pass per la finale grazie al pari rocambolesco rimediato all'andata (rigore di Ronaldo al 91'), il Milan esce a testa alta, senza essere stato mai sconfitto nelle due partite. Per la Juventus è la diciannovesima finale di coppa Italia, mercoledì prossimo a Roma i bianconeri se la vedranno con la vincente dello scontro tra Napoli e Inter, in programma domani al San Paolo.

E' stata una partita di plastica

Juve all'assalto ma CR7 sbaglia il rigore

Dopo un commovente minuto di silenzio in memoria di tutte le vittime del virus, le due formazioni hanno disputato, senza spettatori e seguendo alla lettera il protocollo sanitario, una semifinale di ritorno discreta, soprattutto nel primo tempo grazie ai campioni d'Italia. Sarri propone un 4-3-3 con Douglas Costa, Dybala e Ronaldo in attacco. A centrocampo Pjanic, Bentancur e Matuidi. Danilo e Alex Sandro esterni, de Ligt e Bonucci a difesa di Buffon. Pioli, tra squalificati e infortunati, ha poca scelta e schiera un 4-4-1-1 con Bonaventura a supporto di Rebic in avanti. Paquetà e Calhanoglu esterni con Kessie e Bennacer in mezzo al campo. In difesa Kjaer e Romagnoli centrali, Conti e Calabria esterni bassi. La Juventus parte fortissima e dopo una manciata di secondi Douglas Costa calcia sul fondo da ottima posizione. I bianconeri sfondano facilmente sulla corsia di sinistra grazie proprio a Douglas Costa che, insieme ad Alex Sandro, fanno impazzire Conti. Una possibile svolta del match arriva al 13′ quando Ronaldo tenta di controllare in area ma Conti lo contrasta con un gomito. Orsato va al Var e concede il rigore per i padroni di casa. Sul dischetto si presenta naturalmente CR7 che però coglie il palo alla destra del portiere.

Rebic in rosso, il Milan tiene

Proprio nella successiva azione al rigore, Rebic entra durissimo su Danilo, con un colpo da kung fu al corpo dell'esterno. Orsato prima tentenna, ma poi decide per una espulsione che ci sta tutta e quindi il Milan, già in netta difficoltà 11 contro 11, resta in 10 uomini. La prima proiezione offensiva rossonera arriva solo al 24′: cross di Calabria dalla sinistra e tiro al volo di Conti ma sfera alta. Poi è ancora Juventus con l'azione più pericolosa alla mezz'ora confezionata da Danilo, ma Matuidi col sinistro si fa respingere il tiro da Donnarumma. Il portiere rossonero ferma anche un tentativo dal limite di Ronaldo, mentre al 41′ una punizione sorprende la difesa di casa, ma Kjaer e Romagnoli non arrivano alla deviazione vincente.

Milan ci prova, ma non basta

Nel secondo tempo scende in campo un Milan migliore, molto attento seppur in inferiorità numerica, mentre la Juventus sembra avere un calo fisico. Al minuto 48 bel cross dalla destra di Bonaventura e colpo di testa di Calhanoglu ma palla out. Poco dopo Pioli fa entrare Leao al posto di Bonaventura che non la prende benissimo. La gara non regala tante ulteriori emozioni e Sarri decide per un triplo cambio (adesso sono cinque le sostituzioni consentite ma da effettuare in tre finestre): dentro Khedira, Rabiot e Bernardeschi e fuori Pjanic, Matuidi e Douglas Costa. I nuovi entrati non cambiano l'inerzia del match, mentre al 71′ Kjaer, tra i migliori, è decisivo nell'anticipare di testa de Ligt in area ospite. Proprio il difensore ex Atalanta poco dopo ci prova di testa in attacco, ma senza fortuna; mentre Donnarumma ferma un sinistro di Dybala. Altra girandola di cambi, con Pioli che per la prima volta nella storia del calcio italiano ne rimpiazza cinque in totale in una gara ufficiale. Nei quattro minuti di recupero finali, Cuadrado calcia alto, mentre Donnarumma respinge un tiro di Alex Sandro e la Juventus si regala la finale di Roma.




juventus

milan

juventus

juventus

milan

milan

juve

juve

juve

juve

juve

juve

juve

milan


maglie

maglie






domenica 7 giugno 2026

7 Giugno 1995: Juventus - Parma

É il 7 Giugno 1995 Juventus Parma si sfidano nella Finale (Gara di Andata) della Coppa Italia 1994-95  allo Stadio 'delle Alpi' di Torino

La Juventus dopo anni di magra si appresta a vincere il suo ventitreesimo scudetto con il nuovo allenatore Marcello Lippi

Il Parma dal canto suo contende ai bianconeri ben tre tornei in questa stagione. Persa quindi sia la lotta scudetto sia quella per la Coppa Italia, i gialloblu si fanno valere almeno sul palcoscenico europeo. Vincono infatti la Coppa UEFA nel doppio confronto a Milano ed in Emilia.

Buona Visione! 

 


juventus



Stagione 1994-1995 - Coppa Italia - Finale, andata
Torino - Stadio Delle Alpi
mercoledì 7 giugno 1995 ore 20.45
JUVENTUS-PARMA 1-0
MARCATORI: Porrini 10

JUVENTUS: Rampulla (Squizzi 70), Ferrara C., Orlando A., Torricelli, Porrini, Paulo Sousa (Fusi 80), Di Livio, Deschamps (Marocchi 61), Vialli, Del Piero, Ravanelli
Allenatore: Marcello Lippi

PARMA: Bucci, Mussi, Di Chiara, Minotti, Apolloni, Fernando Couto, Branca, Baggio D. (Asprilla 82), Crippa, Zola, Pin G. (Fiore 76)
Allenatore: Nevio Scala

ARBITRO: Amendolia



Di Livio il sette polmoni 
Orlando, che piacevole riscoperta 
 
RAMPULLA 6. Il modo in cui si proietta fuori porta dà i brividi (al 13' su cross di Zola che crea un'azione da gol, poi catapultandosi in ritardo per due volte sul sardo che per poco non infila la porta vuota). E' nel suo stile di portiere avventuroso, alla sua età non cambia. Ma è bravo a recuperare quando meno l'aspetti. Salva su Branca che gli arriva davanti, solo. Gioca la ripresa con la sinistra fuori uso per uno scontro, esce e dubitiamo che recuperi per il ritorno. 
(Dal 25' st Squizzi 6,5: salva su Branca) 
FERRARA 6,5. Buona prestazione. Conosce Zola quanto suo fratello e se gli capita a tiro lo blocca inesorabilmente. Con Branca la mette sul fisico. Come usano i centrali Lappanti tenta anche il gol di testa su azione dall'angolo, Bucci si trova la palla sui pugni. 
ORLANDO 6,5. Migliora tranne che nella precisione del passaggio lungo. Lancia in verticale, tenta il tiro: ha un sinistro insidioso e lo prova al 35' quando colpisce il palo su punizione. 
TORRICELLI 6,5. Difensore a destra, frena Crippa o Di Chiara, tampona con generosità. 
PORRINI 6,5. Un gol di Coppa, come a Dortmund. Questa volta il colpo di testa gli è più facile perchè Bucci e Dino Baggio lo favoriscono: sfrutta con prontezza. In difesa fa il suo. 
SOUSA 6. Avverte il peso di una stagione logorante come non gli capitava in Portogallo, dove il campionato si decide in 6 partite e il resto è vacanza. Si muove ma non ha più l'intuizione dei mesi scorsi, recupera meno palloni e ne serve con parsimonia. Il gioco della Juve ne risente nel ritmo. 
(Dal 35' st Fusi sv). 
DI LIVIO 7. E' dalla sua parte che il Parma ha più energia e lo prende in mezzo con Crippa (più centrale) e Di Chiara che va in sprint sulla fascia. Salva al 15' della ripresa un gol quasi certo di Crippa. Ha 7 polmoni: li usa tutti per spingere l'azione verso Bucci. 
DESCHAMPS 5,5. Gioca come su una patinoire, scivola che è un piacere cercando il contrasto che ora gli riesce meno. Ha bisogno di riposo. 
(Dal 16' st Marocchi 6) 
VIALLI 6. Roba da fine stagione. Con la lingua penzoloni il Gianlucaccio crea l'occasione migliore al 31' del primo tempo, con mestiere, impegnando Bucci. Che non sia lucido lo dimostra una «ciccata» al volo, come gli capita raramente. 
DEL PIERO 6,5. Il più dinamico del trio, anche il più fresco dal momento che è stato utilizzato meno. Dal suo piede parte il cross dell'1-0, impegna Bucci da lontano, non riesce però a creare pericoli quando scalla puntando l'uomo. La strada per la riproposizione di un nuovo Baggio è lunga. Ma può farcela. 
RAVANELLI 6. Come Vialli, qualcosina meno. Il Grigio e fatto così, se non sente l'impegno fatica a dare il meglio. Aiuta soprattutto in fase difensiva 

 

BUCCI 7. Molto incerto sul gol si riscatta con interventi scenici ma efficaci sui tiri di Vialli, Del Piero e Marocchi. 
MUSSI 6,5. Il Parma si rende pericoloso quando lui scende a destra e Di Chiara lo imita a sinistra. Non trova l'affondo personale in porta come potrebbe. 
DI CHIARA 7. Stesso discorso di Mussi, con più vitalità. MINOTTI 6. Non ha colore questo suo modo di giocare libero, soprattutto se non avanza a tentare il colpaccio, come ieri sera. 
APOLLONI 6. Il colore lui ce l'ha: il rosso fuoco dei capelli. Dicono sia segno di carattere rissoso, un po' ci prova specialmente con Vialli, ma senza esagerare. Non è partita da duri. 
COUTO 6. Lo ricordiamo giganteggiare, nonostante il passivo, in campionato. Questa volta si limita a bloccare gli spazi aerei e a sparacchiare in avanti: un Interceptor poco animoso. 
BRANCA 6,5. Ovunque va, fatica a trovare posto. Eppure ci piace il suo modo di lottare su ogni palla: crea un paio di pericoli, smarca i compagni. Sbaglia però davanti a Rampulla. 
BAGGIO D. 5. Dice il collega Beccantini: sta giocando così male che è pronto per il gol. Esperienza insegna. Invece questa volta non segna, esce tra i fischi. 
(Dal 37' st Asprìlla sv: gioca arretrato, quasi non lo si nota). 
CRIPPA 6,5. Il più odiato dagli juventini è però un motore indispensabile nella spinta del Parma. Rampulla gli nega il gol. 
ZOLA 5,5. Destino amaro nei suoi match con la Juve. Anche questa volta sbarella, con l'aggravante di due occasioni sbagliate a porta vuota (soprattutto nella ripresa) 
PIN 6,5. Buon controllore di Sousa, con il suo passetto rapido 
(Dal 31'st Fiore sv). 

L'arbitro AMENDOLIA 7. Incerta solo una decisione su Branca in area che ci pare giudichi esattamente Couto lo centra alla testa con un tiracelo poderoso: poi diciamo che i nostri arbitri han la capoccia tenera. 

Marco Ansaldo
tratto da: La Stampa 8 giugno 1995





juventus

parma

juventus

parma

la

juve



maglie
















 





giovedì 4 giugno 2026

4 Giugno 1983: Roma - Juventus

É il 4 Giugno 1983 Roma Juventus si sfidano nella gara di ritorno dei Quarti di Finale della Coppa Italia 1982-83 allo Stadio 'Olimpico' di Roma.

I bianconeri piemontesi sono oramai considerati 'la squadra piú forte del mondo' avendo in rosa motli elementi della nazionale Italiana Campione del Mondo a Spagna 82, con l'aggiunta di due fuoriclasse assoluti come Michel Platini e Zibì Boniek. Ma nonostante questo i bianconeri non riescono a conquistare la Coppa dei Campioni battuti in finale dall'ostico Amburgo.

In campionato non tengono il passo proprio della Roma che vince il suo secondo scudetto. 

Poi però si rifanno nella coppa nazionale - sbattuti via proprio i giallorossi, i biancoeri vincono il trofeo in finale contro l' Hellas Verona. Il tutto dopo due gare da thriller ed una rimonta spettacolare.

Buona Visione!



roma







Stagione 1982-1983 - Coppa Italia - Quarti, ritorno
Roma - Stadio Olimpico
sabato 4 giugno 1983 ore 18:30 
ROMA-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Tardelli 49, Boniek 53

ROMA: Tancredi, Nappi, Vierchowod, Righetti, Di Bartolomei, Nela, Chierico (Valigi 80), Prohaska, Iorio (Faccini 80), Ancelotti, Conti
A disposizione: Superchi, Lucci, Giovannelli
Allenatore: Nils Liedholm

JUVENTUS: Bodini, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea (Prandelli 55), Marocchino (Galderisi 20), Tardelli, Rossi P., Platini, Boniek
A disposizione: Carraro, Storgato, Furino
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Lo Bello R.
RIGORI FALLITI: Prohaska 42 (Roma)
AMMONIZIONI: Cabrini 80 (Juventus); Nela, Vierchowod 43 (Roma)



Juve e Inter si ritrovano in semifinale 
COPPA ITALIA I bianconeri hanno battuto la Roma per la quarta volta nella stagione del mancato scudetto 
La squadra di Trapattoni si è imposta all'Olimpico con reti di Tardelli e Boniek 
Bodini ha parato anche un rigore di Prohaska 
Zoff in tribuna applauditissimo 

DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE ROMA — Neppure al quarto assalto, in uno stadio completamente esaurito (record d'incasso per la Coppa Italia), la Roma campione è riuscita a superare la Juventus. Erano venuti in 70 mila per questo, se ne sono tornati tutti a casa ancora una volta delusi. La Juventus ha vinto con pieno merito, per 2 a 0, reti di Tardelli e Boniek ed il successo non è stato mai in dubbio malgrado la Roma avesse tentato all'inizio di sorprendere i bianconeri con manovre decise e a tratti pure cattive. La Juventus ha atteso paziente, ha controllato il gioco, ha colpito in contropiede i rivali, che hanno chiuso l'incontro in ginocchio. 
Nella Roma mancava Falcao, è vero, ma l'assenza del brasiliano, pur importante, non può giustificare una cosi chiara sconfitta. La verità è una sola, ribadita dai fatti: malgrado abbia perduto lo scudetto, la Juventus è superiore alla Roma. Il risultato dell'andata naturalmente ha influito sull'atteggiamento tattico delle due squadre, ma non ha per questo limitato la tensione della partita, ricca di combattività e anche più specie da parte della Roma, estremamente nervosa e in vena di rissa. Per un quarto d'ora c'è stato poco o niente in campo, poi le ostilità sono state aperte da Bruno Conti, abile nel tiro di sinistro dopo una lunga preparazione: Bodini, molto bravo ieri, ha bloccato a terra. Il portiere bianconero nel primo tempo è stato autore di grandi parate. Al 39' è volato come un gatto per deviare un destro di Prohaska dall'altezza del dischetto e al 42', addirittura, ha fermato a terra un calcio di rigore di Prohaska. L'austriaco ha calciato molle di piatto, ma Bodini è stato molto intelligente ad intuire la direzione. 
Zoff, applauditissimo in tribuna, era sicuro della parata di Bodini. Il fallo, si fa per dire, era stato di Gentile su Ancelotti. L'arbitro Lo Bello, nell'occasione, non è parso felice nella decisione, però va detto che un minuto prima Iorio era finito a terra in area a contatto con Scirea senza che il direttore di gara fischiasse il rigore: una specie di strana legge di compensazione, anche più assurda visto che in nessuna delle due occasioni i falli parevano cosi gravi da giustificare il rigore. Gli episodi riguardanti la Roma, tuttavia, non devono trarre in inganno. Malgrado un'indubbia superiorità territoriale (piuttosto sterile) della squadra campione, è stata invece la Juventus a creare le occasioni migliori. I bianconeri, approfittando dello sbilanciamento in avanti degli avversari (che applicavano sistematicamente la trappola del fuorigioco), sono arrivati vicinissimi al gol al 22' con una punizione di Platini, bloccata a fatica da Tancredi, ed hanno replicato al 28' con una splendida azione personale di Boniek, atterrato con un gran calclone da Nela mentre volava solo verso la porta di Tancredi. Boniek aveva superato in velocità tre avversari, Nela, ovviamente, è stato ammonito. Più tardi è finito sul libretto nero dell'arbitro anche il nome di Vierchowod, reo di un brutto fallo su Rossi (43'). Ancelotti, autore di un'entrata altrettanto cattiva su Brio (44'), è stato perdonato dal signor Lo Bello. 
La superiorità della Juventus ha colto comunque i suoi frutti nella ripresa. Ed é stato logico, tanta era migliore la disposizione tattica e psicologica della squadra di Trapattoni. Il primo gol è arrivato al 49'. Boniek ha approfittato di un errore della Roma nell'applicare la tattica del fuorigioco ed ha lanciato sulla destra Tardelli, in posizione regolarissima. Il centrocampista ha fatto mezzo campo al galoppo, è entrato in area infilando la porta. La Roma, a questo punto, si è sciolta, neve al sole, e la Juventus ha raddoppiato con estrema facilità. Platini ha lanciato Boniek al 53' ed il polacco, miglior uomo in campo, ha beffato Tancredi con un tocco di esterno destro. Più o meno come mercoledì scorso, soltanto che a Torino Boniek aveva usato il sinistro. Il resto è stata pura routine per i bianconeri, persino superflua da raccontare. Bastano un paio di azioni, tanto per concludere la giornata. Galderisi, al 79', ha scartato tutti e ha tirato addosso a Tancredi, all'80' Cabrini è stato ammonito per proteste e all'83' Bodini è volato a deviare sul palo una punizione ad effetto di Conti. 
E intanto i tifosi giallorossi continuavano imperterriti con applausi e canti di gioia: contenti loro.... 

Carlo Coscia


 



Poker di lusso per le semifinali, a cui accedono Inter, Juventus, Torino e Verona. Dopo la magra di Atene, incendiario risveglio dei bianconeri, che si sono scatenati contro la Roma-scudetto
Madama s'è desta

JUVENTUS. Perso il campionato, persa la Coppacampioni, perso il morale, perso per-fino Zoff, che poteva restare agli uomini di Trapattoni? Gli stimoli giallorossi di una stagione all'insegna degli eterni secondi e, perché no, anche la tradizione favorevole che si sta ormai consolidando nei confronti dei neo-campioni d'Italia. Col successo dell'Olimpico, infatti, sono ben cinque le vittorie consecutive di Madama negli ultimi incontri con la Roma, tre dei quali in casa giallorossa: ce n'è abbastanza per creare una cabala favorevole a futura memoria e anche per suturare qualche ferita lacero-contusa del già citato morale. Nell'incontro dell'andata, il leone miagolante di Atene ha preso a ruggire secondo possibilità e s'è abbattuto come un ciclone sui giallorossi, privati sin dai primi minuti di Maldera e di Pruzzo. Platini aveva dentro scoppiettante il sacro fuoco dei giorni migliori, sicché, dopo aver raddoppiato con una prodezza di testa il gol di Cabrini, s'è concesso uno dei suoi lussi da cineteca del calcio, recuperando un pallone impossibile e pescando col telecomando Boniek, che ha chiuso il colpo a rete con una toccata (senza fuga) d'esterno. Nel match di ritorno il pubblico ha regalato alla Roma il record assoluto di incassi per la Coppa Italia (quasi 870 milioni), ma non c'è stato niente da fare: agli attacchi a percussione dei capitolini (privi questa volta anche di Falcao) la Signora ha replicato con micidiali contropiede, e ha risolto la partita nella ripresa, nel giro di quattro minuti: la prima volta Boniek ha tranciato il campo con un pallo-ne-meteorite che Tardelli ha provveduto a sparare alle spalle di Tancredi; la seconda ci ha pensato Platini a servire sulla mensa del polacco un piatto da gran gala, da cui Boniek ha sbozzato il capolavoro di un pallonetto irresistibile. Prima del magico uno-due, c'era stato il momento di gloria di Luciano Bodini, che, davanti agli occhi (un po' lucidi) di Zoff in tribuna, ha neutralizzato un rigore di Prohaska che avrebbe potuto cambiare i connotati al match.

Carlo F. Chiesa
tratto dal Guerin Sportivo anno 1983 nr.23





Roma

juve

rigore

rigore

goal

goal

roma

juventus

giornale



maglie