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giovedì 12 ottobre 2023

13 Ottobre 1985: Torino - Juventus

È il 13 ottobre 1985 e Torino e Juventus  si sfidano nella sesta giornata del girone di andata del Campionato di Calcio di Serie A 1985-86 allo Stadio 'Comunale' di Torino. È il 'derby della mole' ed il capoluogo piemontese si mobilita.

La Juventus si appresta a vincere il suo ventiduesimo tricolore con una squadra che sta vivendo sugl'ultimi spiccoli di splendore di 'LeRoi' Michel Platini. Allenati da Giovanni Trapattoni (al suo ultimo campionato alla Juve prima di trasferirsi all'Inter) i bianconeri mettono a distanza la Roma di Sven Goran Eriksson vincendo 'in volata' lo Scudetto. Il Torino dal canto suo si avvia verso un quinto posto finale e si guadagna un posto UEFA.

Buona Visione! 



torino


 

Campionato di Serie A 1985-1986 - 6ª andata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 13 ottobre 1985 ore 15.00
TORINO-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Serena A. 4, Platini 28, Scirea autorete 39

TORINO: Martina, Corradini, Rossi E., Zaccarelli, Junior, Ferri G., Pileggi, Sabato, Schachner, Dossena, Comi
Allenatore: Luigi Radice

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Mauro (Pin 76), Manfredonia, Serena A., Platini, Laudrup (Pacione 85)
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Agnolin Luigi

 


Molti duelli del combattuto incontro sono terminati alla pari 
A Manfredonia e Zaccarelli vanno le pagelle migliori 
Umberto Agnelli fa i complimenti ai granata: «Meritavano il pari» 
Sordillo: «Vorrei gli azzurri con la grinta di questi 22...» 
Un ritorno all'antico, ieri nel derby. Meno «zona», marcature a uomo strette. Nelle pagelle, torna quindi di moda il gioco delle coppie. 

MARTINA-TACCONI: per il granata due amarezze, ma minor impegno a parte l'uscita iniziale su Laudrup. Stefano, bravo a rispondere a Schachner e Junior (nel primo tempo), è stato impeccabile nelle uscite alte in mischia.

CORRADINI-SERENA: match pari senza squilli. Il difensore ha sofferto all'inizio ma si è rifatto costringendo l'avversario diretto a ripiegare spesso, nel secondo tempo. Serena ha cominciato da duro (fallo su Pileggi dopo 11) poi ha eseguito, deviazione-gol a parte, poche giocate valide. 

ROSSI-LAUDRUP: uno scatto del danese ha fatto secco il granata in avvio, ma a gioco lungo è stato il difensore ad avere la meglio risultando, anche per la spinta offensiva, fra i migliori della squadra. Negli ultimi 4 minuti al posto del bianconero è entrato Pacione, sfiorando il gol in extremis. 

FERRI-MAURO: coppia fissa a lungo (sino all'ingresso di Pin) e annullamento reciproco. Più concreto il : granata, più spumeggiante ma poco l'incisivo il bianconero.

FAVERO-SCHACHNER: Un bel duello, fra le cose più interessanti della partita. Il bianconero ha giocato con estrema concentrazione, riuscendo quasi sempre a rientrare sull'avversario anche quando l'austriaco lo impensieriva con lo scatto. L'attaccante si è mosso bene, scattando a ripetizione per cercare spazio e proporli; si è al passaggio. Ha fatto da spalla a Comi, con spirito di sacrificio.

BRIO-COMI: Hanno giocato una partita a parte, il difensore ha risolto con ripetuti falli (con astuzia, fuori area) i duelli sui palloni bassi, imponendosi su quelli alti. Il granata merita una sufficienza stretta per l'impegno, ma ha avuto solo nella ripresa uno spunto efficace (bello scatto e il tiro alto). 

CABRINI-PILEGGI: Lo slancio del granata ha costretto il difensore ad una partita di contenimento, priva quindi degli affondi che sono parte importante del suo gioco. Buonissima la partita del «tornante», che se ha commesso qualche errore nel passaggio è stato efficace e continuo nel sostenere sulla sinistra le sia pur vane offensive della squadra.

MANFREDONIA-DOSSENA: altro scontro-clou del derby. Ad un Dossena più continuo del solito, ricco di iniziativa, il bianconero ha opposto le sue grandi qualità di marcatore ed il suo notevole senso tattico. Ha costretto l'avversario a continui spostamenti nel tentativo di cercare, inutilmente, un minimo di spazio per «giocate» più meditate, e quando il granata ha cercato l'affondo lo ha bloccato inesorabilmente. 

PLATINI-SABATO: uno dei pochi duelli più «elastici», con spazio reciproco. Il match-winner (la sua punizione è stata l'unico gol pulito, e splendido, della partita) dopo un avvio da regista offensivo si è via via limitato al ruolo di filtro confermando le sue capacità di sacrificio. Il centrocampista granata è piaciuto per la continuità, anche se non è riuscito a proporsi con pericolosità nel tiro da fuori. 

JUNIOR-BONINI: il brasiliano è in un momento di evidente affaticamento, le sue iniziative non sono sorrette dalla lucidità necessaria per consentirgli di sfruttare i notevoli mezzi tecnici. Errori nel passaggio, insistenza Ili nel consegnare — sugli angoli — i palloni alla presa di Tacconi. Solo in uno sfortunato affondo in dribbling Junior è parso al suo livello. Bonini ha marcato e si è smarcato, ma senza la consueta efficacia.
 
SCIREA-ZACCARELLI: nel duello a distanza fra i «Uberi», il bianconero è stato costretto ad un puro lavoro di contenimento senza poter uscire a centrocampo. Zaccarelli, ancora una volta, è stato splendido per la scelta di tempo nelle chiusure più difficili (quando la Juve giocando di rimessa aveva più spazio) e negli appoggi. 

ARBITRO AGNOLIN: pignolo nel lodevole intento di tenere in pugno il match, ha capito poco nei duelli Corradin-Serena (il bianconero spesso è il primo ad appoggiarsi e sgomitare, per subire poi il fallo) e Brio-Comi. Un dubbio sul rigore nella ripresa: comunque le durezze dello stopper andavano contenute sin dall'avvio, almeno con un richiamo verbale.

Fabio Vergnano
tratto da: La Stampa 14 ottobre 1985






IN COPERTINA/SIGNORA IN FUGA
Serena, l'uomo del destino, ferisce il Toro; Platini, col suo primo gol, lo mata. E la valanga bianconera minaccia di travolgere il campionato
Juve no stop

QUAL È la vera Juventus, quella che acceca il Toro con un avvio scintillante, contrappuntato dalle invenzioni che zam-pillano senza tregua dal piede fatato di Platini; o quella che poi si adegua a difendere il vantaggio con provincialissima modestia, che eleva a protagonisti i Brio e i Favero, cioè l'anima proletaria della squadra? L'una e l'altra, meglio l'una fusa nell'altra, rappresentano la vera, nuova Juventus. E questa versatilità tattica, questo saper alternare con uguale disinvoltura i lustrini e la tuta da fatica, la rendono imbattibile, al momento. Ho visto il derby, che era l'attesa prova della verità, in una stupenda cornice di tifo, appena macchiata da qualche striscione imbecille (in netta minoranza, peraltro, nel grande afflato folclorico dell'insieme). Ho visto Monsieur Plus giocare venti minuti da favola, depistando l'onesto Sabato che Radice aveva chiamato al sacrificio con autentico genio tattico. Ora annidandosi fra i suoi difensori, ora sortendone con lanci tra trancianti o con improvvise folgoranti iniziative, Platini è stato l'iniziale padrone della partita. Ma poi, placato anche dal suo primo sospirato bersaglio stagionale, Michel si è ritirato fra le quinte. La Juve aveva perfezionato il suo uno-due e andava a recitare la seconda parte del copione. Via libera allo slancio agonistico del Torino, generosamente proteso in forcing: ma che implacabile Maginot ai limiti della propria area, che protervo Brio nell'impari duello con il giovane e acerbo Comi, sballottato senza ritegno. E che inappuntabile Favero contro il farfallone Schachner, tormentato, senza falli, con un anticipo martellante. Forse la Juve ha un pochino ecceduto nella sua contrazione progressiva. Ma Junior aveva tolto dal cilindro il coniglio bianco del gol e il Toro se n'era rianimato, al punto da scovare inimmaginabili risorse atletiche. Ecco, qui la Juve ha affrontato il primo, autentico collaudo ad altissimo livello della sua caratura da scudetto. E l'ha superato in pieno, pur facendo aggrottare il sopracciglio agli esteti. Così, in fondo, si vincono i campionati, non con gli inutili sacrifici al calciospettacolo. La Juve è tosta e completa. Non sempre potrà continuare sull'onda di questo momento magico (Serena che sblocca il match con un gol... di stomaco, un segno del destino), ma metterla sotto sarà un'impresa per tutti. E questo vantaggio, in classifica e in media inglese (dove ha attinto la ragguardevole quota di più tre), la pone nella condizione di giostrare secondo attitudini. Lungi da me l'idea di archiviare lo scudetto dopo sei giornate, ma insomma se avessi due spiccioli da scommettere, saprei dove piazzarli.

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1985 n.42





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