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sabato 13 giugno 2026

13 Giugno 1987: Selezione Treviso - Juventus

È il 13 giugno 1987 e si disputa allo 'Stadio Omobono Tenni' di Treviso una gara amichevole post-campionato tra la Juventus ed una selezione locale.

Da poco è terminata la stagione ed i bianconeri piemontesi hanno finito la loro fatica secondi dietro al Napoli (per la prima volta scudettato). Pochi si accorgono che per i nostri eroi è iniziato così un lungo periodo buio senza successi in campo nazionale.

Buona Visione!



treviso




Stagione 1986-1987 - Amichevole
Montebelluna - Stadio Omobono Tenni
sabato 13 giugno 1987 
SELEZIONE TREVISO-JUVENTUS 6-5
MARCATORI: Vignola 3, Vignola 4, Conte autorete 14, Schincaglia 19, Renna 32, Pantaleoni 53, Buffone 57, Buso 58, Serena A. 72, Sartor 82, Sartor 89

SELEZIONE TREVISO: Pizzolon (Bonfio), Castioni (Calzamatta), Bonato, Caverzan (Pantaleoni), Marcato (Pincin), Renna (Zanatta), Conte (Piovanelli), Niero, Ramella (Aimo), Schincaglia, Buffone (Sartor)

JUVENTUS: Tacconi (Bodini 46), Favero, Caricola, Col, Brio (Lo Porto), Scirea, Antonello (Campagnola), Buso, Serena A., Vignola, Briaschi (Franzin). 
Allenatore: Rino Marchesi

ARBITRO: Gava F.





juventus

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michel

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martedì 9 giugno 2026

9 Giugno 1991: USA - Juventus

É il 9 Giugno 1991 e la Nazionale USA Juventus si sfidano in questa gara amichevole a New Haven (Stati Uniti).

Dopo la stagione non da ricordare per i bianconeri guidati da Luigi Maifredi, i nostri 'eroi' vanno a far visita ai molti imigranti italiani negli Stati Uniti. La Juve dopo ventisette anni fallisce l obbiettivo europeo dopo che le iniziali promesse avevano fatto sperare in qualche cosa di meglio!

Da notare come in questa partita furono aggregrati anche Lajos Detari (ungherese, dal Bologna) e Mladen Mladenović (jugoslavo della Dinamo Zagabria).

Buona Visione



usa


Stagione 1990-91 - Amichevole
New Haven (Stati Uniti) - Stadio Yale Bowl
Domenica 9 Giugno 1991 ore 14.00
NAZIONALE STATI UNITI-JUVENTUS 0-0

USA: Meola, Clavijo, Trittschuk, Michallik, Agoos, Balboa, Murray (85' De Brito), Quinn, Henderson (73' Snyder), Wynalda (66' Kinnear), Perez (91' Savage)
Allenatore: Bora Milutinovic

JUVENTUS: Tacconi, N.Napoli, D.Bonetti, Galia, Luppi, Julio Cesar, Alessio, Marocchi, Di Canio, Detari, Mladenovic
Allenatore: Antonello Cuccureddu

Arbitro: V.Mauro (USA)



Julio Cesar, promozione negli Usa 
Contro gli americani (0-0) il bianconero ha giocato come «libero» 

DAL NOSTRO INVIATO NEW HAVEN 

"L'imperatore" non s'è tirato indietro. Ha stretto i denti ed ha giocato contro la rappresentativa degli Stati Uniti (0-0 il risultato, con un rigore negato ai bianconeri e una rete di Alessio non convalidata) malgrado una tendinite che si trascina da tempo e gli procura non poco fastidio. Julio Cesar è fatto così. Sembra sul punto di dare forfait e poi va regolarmente in campo compiendo fino in fondo il proprio dovere. Ieri sera la sua presenza era importante perché ha ricoperto (e bene) il ruolo di «libero» nel quale Giovanni Trapattoni (se la vertenza con Pellegrini si risolverà felicemente per la società bianconera) intende presentarlo nella prossima stagione. Come si ricorderà, invece, Gigi Maifredi, ha utilizzato Julio Cesar come stopper sia nell'applicazione delio schema a zona che nelle circostanze in cui vi è stato costretto da semplice necessità o addirittura dalla... disperazione (e questo è avvenuto essenzialmente nelle battute conclusive del torneo). 
«Soltanto una volta sono stato utilizzato come "libero" ed è stato nella partita casalinga con il Pisa che abbiamo giocato la penultima giornata: sul 3-0, però, m'infortunai e rientrai negli spogliatoi», 
ricorda il giocatore. Non ci sono dubbi che al brasiliano le nuove mansioni piacciano molto più di quelle precedenti: già nel Montepellier, d'altro canto, aveva giostrato alle spalle della difesa per tre anni. Al quarto venne rilevato da Blanc, un ex centrocampista che è stato di recente acquistato dal Napoli. E così Julio Cesar tornò alle origini cioè a fare lo stopper. 
Il sudamericano non dimentica che Gigi Maifredi è sempre stato un suo estimatore e ammette con qualche nostalgia: 
«Mi dispiace che l'allenatore non sia stato confermato perché è un uomo molto simpatico ma nel calcio, purtroppo, contano i risultati e noi non abbiamo centrato neppure uno degli obiettivi che ci eravamo prefissi. Un'esperienza negativa che sarà molto utile perii futuro. Vedrete una Juventus più arrabbiata, più determinata. Kohler e Reuter? Sono grandissimi difensori. Ma prima aspettiamo che si delineino con chiarezza i programmi e lasciamo lavorare la società. Se la Juventus allestirà uno squadrone, la gente, i tifosi, dimenticheranno subito gli insuccessi della stagione che sta finendo». 
Julio Cesar conosce di fama Trapattoni e ha un'idea del suo modo di lavorare perché l'ha affrontato in campionato contro l'Inter: 
«So che è stato un decennio nella Juventus ottenendo una lunga serie di trionfi nazionali ed internazionali. A Milano ha anche vinto uno scudetto e, di recente, la Coppa Uefa. Il suo gioco? Piace se determina il risultato. Certo che quello del Milan di Sacchi è più spettacolare». 
Julio Cesar giocherà anche domani a Los Angeles contro il Luis Firpo, campione di El Salvador, e poi volerà a Curitiba per giocare nella Selecao che si esibirà in un confronto amichevole contro la rivale di sempre, l'Argentina. Falcao l'ha richiamato la scorsa settimana, dopo due anni di assenza, nelle file della Nazionale brasiliana e nutre le migliori intenzioni di ridare a Julio Cesar il posto di titolare nella Coppa America. 
«Dopo i campionati del mondo che disputammo in Messico — rammenta il forte difensore — mi trasferii in Francia e fui costretto a rinunciare alla maglia verdeoro per gli impegni che avevo nella mia nuova squadra di club: ora sono disponibile, più maturo ed ho alle spalle un'esperienza importante come quella nel campionato italiano». 

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 10 giugno 1991




roberto

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Al termine della stagione 1990/1991 la Juventus si imbarca per una breve tournée con destinazione Stati Uniti e Messico, con lo scopo, oltre a raccogliere dollari/pesos, di dare slancio all'embrionale football (soccer) a stelle e strisce e al latente fútbol centramericano. 
La rosa è composta da buona parte dei giocatori che hanno da poco concluso in modo deludente il campionato, arricchita dalle presenze di due giocatori stranieri: il magiaro Lajos Détári e lo jugoslavo, per meglio dire croato, Mladen Mladenović.
Le tre partite giocate portano ad altrettante sconfitte, con i due "prestiti" che non riescono ad elevare le prestazioni della squadra, né a meritarsi un eventuale contratto dalla società bianconera, come voci di corridoio invece facevano intendere.
Se per Detari la motivazione va ricercata nella sua cronica indolenza a fronte di un talento cristallino, per Mladenović si può invece parlare di occasione perduta. 
Il centrocampista in forza alla Dinamo Zagabria, strappato a quanto si dice alla Stella Rossa, è in effetti il prototipo di giocatore moderno per l'epoca in questione, sapendo coniugare una grande solidità ad un'eccellente intelligenza tattica, con una tecnica di base di assoluto livello a completare un notevole profilo tecnico.
Prima di vestire la casacca dei Modri si era ben distinto con la maglia del Rijeka, dove mette in mostra anche un piede destro potente e preciso che lo rende molto pericoloso nelle conclusioni dalla media e lunga distanza. Valga come esempio questo gran gol segnato contro l'Hajduk Spalato.
Nell'estate del 1991 sfumata la possibilità di passare alla Juventus, si rende disponibile per lasciare il contesto croato, al momento luogo infausto dove vivere e giocare a causa del terribile conflitto in essere nella penisola balcanica. 
A sorpresa viene acquistato dalla matricola spagnola del Castellón, compagine militante in seconda divisione con velleità poi non rispettate di promozione. Nei due anni spesi nel Comunità Valenciana il centrocampista nativo di Rijeka conferma le sue indiscutibili qualità, segnando anche 21 reti in 70 partite, denotando però come sia ben più forte del livello nel quale si trova a giocare. Per ritemprarsi e ritrovare sensazioni migliori ritorna proprio al Rijeka, dove nella stagione 1993/1994 tocca il livello più alto di rendimento in carriera, imponendosi come miglior marcatore della sua squadra e vincendo il titolo di giocatore croato dell'anno. 
Le 20 reti messe a segno in campionato sono la concreta conferma di un eccellente stato di forma e del momento di grazia che il suo piede destro attraversa nella suddetta stagione, così come una dote importante da portare nella neonata nazionale croata, entrata a far parte della FIFA nel 1992 e composta da una generazione di talenti in rapida ascesa.
A conferma del suo notevole periodo realizzativo mette a segno una doppietta contro l'Estonia in un'amichevole del maggio del 1994, terminata 2-2 ed esemplificativa di come la compagine croata debba dosare una dose di talento elevata, ma poco disciplinata. 
La crescita professionale attesa arriva con il passaggio al Salisburgo, neocampione d'Austria grande protagonista in Europa la stagione precedente, quando ha raggiunto la finale di Coppa Uefa contro l'Inter.
Arrivano subito la seconda vittoria consecutiva in campionato ed il successo in Supercoppa, grazie anche alle geometrie, ai gol ed al fosforo che Mladenović offre al centrocampo austriaco, segnalandosi anche in Coppa dei Campioni, dove il Salisburgo esce nel girone inziale dietro ad Ajax e Milan future finaliste; la gara di andata contro i rossoneri è ricordata per il caso della bottiglietta tirata al portiere Otto Konrad che costerà la sconfitta a tavolina alla squadra di Fabio Capello.
L'avventura con Violett-Weiß dura un'unica annata, in quanto nell'estate del 1995 i primi acciacchi relativi all'età e gli yen offerti dal Gamba Osaka lo inducono a sperimentare l'avventura in Giappone, dove resta 12 mesi e dove le due qualità lo impongono come uno dei giocatori più forti del campionato. 
Probabilmente a spingerlo a tale scelta è stata anche la delusione per il ruolo di comprimario avuto nell'Europeo del 1996, dove si è dovuto accontentare di qualche spezzone di partita, chiuso com'era dalla presenza di Robert Prosinečki, Zvonimir Boban e Aljoša Asanović. 
La nostalgia di casa e la volontà di chiudere nel campionato croato lo porta ad accettare l'offerta dell'Hajduk Spalato nel 1997 ed a chiudere la lunga carriera dov'era iniziata, vale a dire al Rijeka, dove regala gli ultimi sprazzi di classe e sagacia tattica. Quest'ultima la dimostra giocando anche nel ruolo di battitore libero, ideale anche per sopperire ad una ridotta mobilità in questa fase finale di carriera.
In quanto riassunto, non è difficile intuire quanto la sua carriera avrebbe potuto essere davvero diversa e più blasonata, risultando palese che, nel periodo di massimo splendore  fisico e atletico, fosse uno dei centrocampisti più completi a livello internazionale; tutto questo in un calcio in fase di cambiamento, dove un mix di qualità come Mladenović può essere identificato come il prototipo del centrocampista perfetto, in una parola sola, moderno. 
Che quel "no" della Juventus del 1991 abbia pesato molto sulle scelte fatte e sui scenari futuri?

Giovanni Fasani















martedì 2 giugno 2026

2 Giugno 1996: Vietnam - Juventus

È il 2 giugno 1996 e la Nazionale del Vietnam e la Juventus si sfidano in una gara amichevole disputata allo Stadio 'Hang Day' di Hanoi (Vietnam).

I nostri eroi dopo aver riconquistato il tricolore dopo una lunga assenza si buttano 'anima e cuore' nella massima competizione continentale. Infatti 'trascurano' un po' il campionato nazionale e lasciano le proprie forze fisiche e mentali per le fatiche di Champions League. A Roma la Juventus (guidata dal gladiatore Marcello Lippi) gioca una partita 'quasi' perfetta e batte i 'lancieri' dell'Ajax solo dopo i calci di rigore.

Poco dopo i bianconeri partono per l'Asia e disputano questa amichevole quanto mai esotica nel paese vietnamita.

Buona Visione!

 



vietnam


Stagione 1995-96 - Amichevole
Hanoi - Stadio Hang Day (Vietnam)
Domenica 2 Giugno 1996
NAZIONALE VIETNAM-JUVENTUS 1-2
Marcatori: 47' Vialli, 57' Parente (J), 67' rigore Vo Hoang Buu

Vietnam: Nguyen V.H. (38' Nguyen VP), Tran, Chu, Do, Nguyen H.T., Nguyen C., Nguyen H.D. (46' Nguyen L.), Vo Hoang Buu, Nguyen H.S., Le, Hunyh
Allenatore: Weigang

Juventus: Falcioni. M.Carrera (75' Parente), Annoni, Porrini, Vierchowod (46' M.Rosa), Marocchi (46' Longhi), Lombardo, Giandebiaggi, Vialli (65' Fantini), Pessotto (30' Baccin), Padovano
Allenatore: Marcello Lippi

Arbitro: Nguyen T.H.
Espulsioni: 69' Giandebiaggi





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giovedì 28 agosto 2025

24 Agosto 2005: Barcellona - Juventus

É il 24 Agosto 2005 e Barcellona Juventus si sfidano in questa gara amichevole d'estate che assegna il 'Trofeo Hans Gamper 2005' allo 'Estadio Camp Nou' di Barcellona (Spagna).

La Juve allenata in panchina da Fabio Capello si appresta a vincere il suo ventinovesimo Scudetto ed ha solo nell' Inter il suo massimo antagonista per la vittoria finale. 

Putroppo l'invidia regala grandi amarezze e disincanti e quella grande squadra dal futuro ancora piú grande verrá spazzata via dalla piú grande farsa del calcio moderno.

Buona Visione!


barcellona



Trofeo Hans Gamper 2005 
Stadio Camp Nou - Barcellona (Spagna)
Barcellona - Juventus 2-2 (4-6 dopo i rigori)
Marcatori: 11’ p.t. Del Piero, 22’ s.t. Iniesta, 25’ s.t. Van Bronckhorst, 34’ s.t. Trezeguet 
Sequenza rigori: Deco gol, Mutu gol, Eto’o palo, Olivera gol, Marquez alto, Vieira gol, Belletti gol, Trezeguet gol

BARCELLONA (4-3-3): Valdes (1’ s.t. Jorquera); Gabri (30’ s.t. Belletti), Puyol, Oleguer(1’ s.t. Edmilson), Van Bronckorst; Marquez; Iniesta (23’ s.t. Eto’o), Van Bommel; Messi (45’ s.t. Giuly), Larsson (41’ s.t. Maxi), Ronaldinho (1’s.t. Deco).
A disposizione: Xai, Sylvinho, Damià
Allenatore: Frank Rijkaard

JUVENTUS (4-4-2): Abbiati; Zebina (1’s.t. Balzaretti), Kovac, Cannavaro, Pessotto (41’ s.t. Zalayeta), Camoranesi (35’ s.t. Olivera), Vieira, Giannichedda, Chiellini (1’s.t. Blasi); Ibrahimovic (1’s.t. Trezeguet), Del Piero (1’ s.t. Mutu).
A disposizione: Chimenti, Miccoli
Allenatore: Fabio Capello

Arbitro: Rodriguez Santiago (Spagna)
Ammoniti: Zebina, Del Piero, Giannichedda, Vieira, Cannavaro (J), Van Bommel, Edmilson (B)




«GAMPER» ALLA JUVE EQUILIBRIO DOPO 90', BARCELLONA PIEGATO DAL DISCHETTO 
Del Piero e David senza paura poi ci pensa Abbiati il portiere al debutto para il rigore che decide  
È la notte dei rigori, al Camp Nou. I due che consentono alla Juventus di tenere testa al Barcellona, al termine di una prova in cui la lucidità è durata un tempo e il carattere ha resistito sino in fondo. Soprattutto i rigori che decidono il gala catalano, al termine del 2-2 dei tempi regolamentari. Abbiati, all'esordio in bianconero, si distende bene su Eto'o, non sbagliano Mutu, Olivera, Vieira e Trezeguet. E Capello riesce finalmente a sorridere. Sventola una bandiera del Toro, al Camp Nou, simbolo di della provocazione a distanza visto che tifosi juventini non se ne scorgono.  
Tranne quella minuscola macchia granata, è un' orgia blaugrana. Il Barcellona si manifesta al suo popolo con una Supercoppa già archiviata. La Juventus con una Supercoppa annegata nei veleni, due sconfitte in altrettanti scontri diretti, e un Del Piero in campo. Che è sempre una notizia. Al posto dell'azzoppato Nedved gioca Chiellini, coperto alle spalle da Pessotto, a salvaguardia del più ortodosso 4-4-2. Alex è partner di Ibrabimovic, secondo il dettato di Capello, che esclude passi indietro. Mutu e Trezeguet in panchina, così si chiude il cerchio. Rijkaard rispolvera Ronaldinho, scortato in campo dal popolo adorante: evidentemente l'infortunio alla spalla non era così grave. Comunque lo si legga, il menu è altrettanto pirotecnico dei fuochi che anticipano l'amichevole di lusso, altrettanto roboante delle casse che sparano house-music tra luci psichedeliche e danze, fumogeni e spingardate. 
Festa strapaesana o anticipo di Champions League? Nel dubbio Capello chiede ai suoi concretezza, non fronzoli. Ha un passato madridista, non vuole lasciare nulla di intentato per rovinare la festa agli ospiti. Il messaggio deve giungere chiaro e forte alle orecchie dei bianconeri, che solo nel primo tempo contabibzzano tre ammoniti, due di essi (Zebina e Giannicbedda) per eccesso di ruvidezza ai danni di Messi. Il diciottenne argentino frulla calcio con un piede vellutato e accelerazioni da brividi. Nel Barcellona è probabilmente l'unico a meritarsi la cornice. Ronaldinho giochicchia, Rijkaard azzarda. Forse troppo. Cabri all'altezza della linea dei terzini, Marquez addirittura in marcatura su Del Piero. AJla faccia del calcio totale. In mezzo Vieira, animato da piglio gladatorio, ha la meglio su Van Bommel e ogni tanto fa assaggiare i bulloni a Ronaldinho. Giannichedda soffre il dinamismo di Iniesta senza lasciarsi sopraffare. Ma è sulle fasce che i bianconeri inibiscono il Barcellona. Soprattutto a destra, dove Camoranesi guadagna metri e autorità, aprendo varchi non sempre sfruttati a dovere.  
Dati i presupposti, il vantaggio non fa una grinza: Oleguer aggancia Vieira in area, rigore solare. Del Piero dal discetto mira a destra, Valdes ci arriva e non trattiene. Gli spagnoli si agitano ma Abbiati non soffre il solletico. Qualche conclusione dalla distanza, qualche serpentina di Messi. Una in particolare: semina Pessotto e Cannavaro ma i compagni non raccolgono la rasoiata a centro area. In compenso Del Piero è lì dove lo cerca Camoranesi, forse in fuorigioco, forse no: il guardalinee si astiene, Alex finisce per impappinarsi davanti a Valdes. E dall'altra parte? Una punizione di Ronaldinho che sfila di poco a lato. Poco o niente, insomma.  
Il Barcellona si rianima nell' intervallo, quando Rijkaard decide che il fuoriclasse brasiliano non ne ha più. Dentro Deco. Nel frattempo Capello mischia ulteriormente le carte, lasciando negli spogliatoi Del Piero e Ibra, Chiellini e Zebina. Spazio a Mutu, Trezeguet, Biasi. Spazio soprattutto a Balzaretti, secondo debuttante della serata. Già priva in partenza degli infortunati cronici Buffon, Birindelli e Thuram, nonché degli acciaccati Nedved, Emerson e Zambrotta, la Juventus fatica a trovare l'identità del primo tempo. E il Barcellona ne approfitta: Van Bommel coglie Abbiati in libera uscita ma il rasoterra dalla distanza scorre a fil di palo. Ha miglior sorte l'incursione di Iniesta al 22': palla nell'angolino basso. Abbiati seduto e incolpevole. E' in compenso spettatore basito sulla botta di Van Bronckhorst da trenta metri che si infila sotto la traversa. La Juve capitola? Macché.  



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mercoledì 27 agosto 2025

27 Agosto 2000: Milan - Juventus

É il 27 Agosto 2000 Milan Juventus si sfidano in questa gara amichevole valevole per il 'Trofeo Luigi Berlusconi 2000' allo Stadio 'Giuseppe Meazza San Siro' di Milano.

La Juventus guidata in panchina da Carlo Ancelotti sta sfidando la Roma di Fabio Capello per la conquista dello Scudetto. Alla fine peró sará solo un amarissimo secondo posto per i bianconeri. Dall'altre parte c'é un Milan che é in una fase di transizione e concluderá il campionato in sesto posto.

Buona Visione!



 
milan

 

Stagione 2000-2001 - Trofeo Luigi Berlusconi
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
Domenica 27 Agosto 2000 ore 20:45
MILAN-JUVENTUS 2-2 - Dopo i calci di rigore (4-5)
MARCATORI: Josè Mari 2, Trezeguet 25, Shevchenko rigore 35, Inzaghi 66
SEQUENZA CALCI DI RIGORE: Shevchenko (fuori), Zidane (fuori), Saudati (gol), Kovacevic (gol), De Ascentis (gol), Tacchinardi (gol), Serginho (gol), Bachini (gol), Boban (parato), Inzaghi (parato), Roque Junior (gol), Maresca (gol), Maldini (alto), Ferrara C. (gol)

MILAN: Dida, Chamot, Roque Junior, Maldini, Guglielminpietro (Ambrosini 69), Gattuso, Albertini (De Ascentis 73), Coco (Serginho 69), Josè Mari (Saudati 76), Bierhoff (Boban 46), Shevchenko
Allenatore: Alberto Zaccheroni

JUVENTUS: Van der Sar, Tudor (Zambrotta 63), Ferrara C., Iuliano, Paramatti (Birindelli 46), Tacchinardi, O'Neill (Maresca 76), Bachini, Zidane, Trezeguet (Kovacevic 46), Del Piero (Inzaghi 46)
Allenatore: Carlo Ancelotti

ARBITRO: Cesari

 


La Juve non teme la cabala-Berlusconi 
I bianconeri rimontano due volte e si impongono ai rigori 

Gol e spettacolo. Ecco il calcio vero, ecco il Milan-Juve che tutti attendevamo. Cabala o no, qui si fa sul serio, si trovano energie insperate per dare vita a una sfida senza pronostico e vissuta sempre con il coltello fra i denti, decisa ai calci di rigore a favore dei bianconeri. 
Bene il Milan, più rodato dai preliminari di Coppa, tuttavia in calo fisico nel secondo tempo. Non male neppure la Juve, che resta anchilosata nei primi minuti, poi si scuote e si contrappone con il carattere. Il contorno è degno dei protagonisti e sempre di grande effetto. Il muro di folla impressionante, perchè questo appuntamento per i calciofili è come la «prima» alla Scala per i melomani. Non si può mancare. E le squadre lo onorano al meglio cercando di calarsi subito nella parte, provando ad addentarsi a vicenda con la rabbia che ha sempre segnato le sfide fra due clan, spesso uniti nel business, ma decisi a tirare fuori gli artigli sul campo. 
Nel Milan marca visita Abbiati (febbre) e fra i pali va Dida, rigenerato dopo la cinquina incassata contro il Real Madrid. Ko pure Comandini, rilevato da Bierhoff. Anche nella Juve una novità rispetto alle previsioni: non c'è Zambrotta, ma Bachini. Pronti via ed è subito Milan. Una fiammata improvvisa, un clamoroso svarione di O'Neill innesca Bierhoff che mette al centro dove José Mari deposita in rete. Juve alla corde, Milan tonico come a Zagabria sotto gli occhi del suo schizzinoso presidente. Arranca in avvio la squadra di Ancelotti e i rossoneri ne approfittano. Al 6' altra ingenuità: luliano mette in moto Albertini, ma José Mari spreca l'invito del compagno. Sembra davvero una Juve di piccolo cabotaggio, contro un Milan più squadra. Paramatti e Bachini non danno fiato alla squadra sulle fasce, Zidane combatte senza essere assecondato dal resto della truppa. Del Piero-Godot ci mette il cuore ma non abbina la concretezza e O'Neill, frastornato dalla papera iniziale, è lento e macchinoso. Si riprenderà. 
Come previsto, però, lo spettacolo non manca: la partita è vibrante, la Juve dopo qualche minuto si rianima. Tacchinardi impegna Dida che alza in angolo, Albertini salva sulla linea su incornata di Tudor. Bene Trezeguet, benissimo Shevchenko che sfregia la difesa bianconera con rasoiate continue e ingaggia un duello aspro con Tudor. Al 22' rimedia Van der Sar uscendo alla disperata sull'ucraino, poi luliano evita la seconda rete respingendo in acrobazia la successiva conclusione di José Mari. Il fronte si sposta di continuo, la battaglia si arroventa. Al 25' O'Neill tira, Trezeguet è sulla traiettoria e beffa Dida. Considerata la reazione juventina, un pareggio meritato. Peccato per Del Piero, sempre attivo ma quasi mai in grado di colpire. Così ci pensa ancora Trezeguet, che al 31 ' mette alla frusta Dida con un destro in corsa che il brasiliano manda in angolo. Tutto bellissimo, ma a rovinare l'equilibrio ristabilito ci pensa il signor Cesari, che vede un rigore di Tudor su Shevchenko mentre il croato prende nettamente il pallone. Come in campionato: Paparesta inventò uno sgambetto di Birìndelli all'attaccante venuto dall'Est e per la Juve fu sconfitta. Sheva va sul dischetto e trasforma. 
Ripresa. Gattuso soffia sul fuoco, Tacchinardi risponde: ci siamo, è bastato poco per accendere la miccia. E per fortuna che è una partita che nessuno vorrebbe vincere per i noti motivi scaramantici. Ma ancor prima che le squadre si sistemino in campo è Kovacevic (subentralo a Trezeguet) a dare corpo al tentativo di riscossa juventina: il suo sinistro in corsa è bello, ma finisce sul palo. Darko fa coppia con Inzaghi, che ha rilevato Del Piero. Cresce Bachini, la Juve ferita cerca il pareggio da ogni posizione. Il Milan, con Boban al posto di Bierhoff, non sta a guardare e dirotta Shevchenko sulla destra. L'ucraino evapora con il passare dei minuti, così come José Mari, che alla mezzora lascia il posto a Saudati. Fuori anche Tudor, dentro Zambrotta. Non c'è tregua e proprio il laterale juventino al 21' ispira il secondo gol juventino: al volo mette a centro area un pallone che Inzaghi arpiona di testa e infila alla sinìsira di Dida, con la difesa schierata e incapace di opporsi. 
Lotta dura fino al 90', la gara resta ancorata al pareggio e per assegnare il trofeo LuìgiBerlusconi servono i rigori. E quando Ferrara segna il quattordicesimo, decisivo, rìdendo si inette le mani nei capelli: per un napoletano verace, il sospetto di averla combinala grossa, è preoccupante. Ma intanto la Juve vince... 
Rossoneri più rodati e brillanti in avvio ma poi viene a galla il carattere dei torinesi.

Fabio Vergnano  
tratto da: La Stampa 28 agosto 2000

 



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giovedì 21 agosto 2025

21 Agosto 2011: Milan - Juventus

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi proponiamo questo gustoso amarcord della giornata odierna. É il 21 Agosto 2011 e Milan e Juventus si sfidano in questa gara amichevole valevole per la 'Trofeo Luigi Berlusconi 2011'  allo 'Stadio Giuseppe Meazza - San Siro' di Milano.

Questa sera si scontrano i Campioni d'Italia in carica (il Milan) contro quella che si appresta ad aprire un ciclo leggendario.

É appena iniziato il primo anno di Antonio Conte come allenatore dei nostri eroi, ma nessuno si puo sognare quale sará l'epilogo di questa stagione. Alla fine sará una marcia trionfale lunga trent'otto partite, tutte senza l'onta della sconfitta.

Buona Visione!

  

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Stagione 2011-2012 - Trofeo Luigi Berlusconi
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
Domenica 21 agosto 2011 ore 20:45
MILAN-JUVENTUS 2-1
MARCATORI: Boateng K.P. 9, Seedorf 23, Vucinic 57

MILAN (4-3-2-1): Abbiati, Abate (Oddo 89), Nesta (Rodrigo Ely 58), Bonera, Taiwo (Zambrotta 47), Gattuso (Boateng K. 65), Ambrosini, Seedorf (Antonini 84), Boateng K.P. (Flamini 30), Emanuelson, Cassano
A disposizione: Amelia
Allenatore: Massimiliano Allegri

JUVENTUS (4-4-2): Buffon, Lichtsteiner, Bonucci, Chiellini, De Ceglie (Ziegler 85), Krasic (Quagliarella 85), Marchisio C. (Pazienza 72), Pirlo, Vidal (Pasquato 54), Matri (Del Piero 44), Vucinic
A disposizione: Storari, Sorensen F.
Allenatore: Antonio Conte

ARBITRO: Brighi
AMMONIZIONI: Marchisio C., Bonucci (Juventus)




Il Milan si è aggiudicato la ventunesima edizione del Trofeo Berlusconi, superando 2-1 la Juventus. 

Per entrambe le formazioni ricco antipasto in vista dell'esordio in serie A: sabato i rossoneri campioni in carica andranno a Cagliari, domenica Juve a Udine.

Al "Meazza" Milan in campo con Abbiati tra i pali; Abate, Nesta, Bonera e il nigeriano Taiwo a formare la linea difensiva; a centrocampo Gattuso, capitan Ambrosini e Seedorf; Emanuelson dietro le punte Boateng e Cassano. Grande assente l'ex di turno Ibrahimovic, oltre che il brasiliano Pato. La Juve di Conte con il già collaudato 4-2-4: Buffon in porta; difesa con Lichsteiner, Bonucci, Chiellini e De Ceglie; Marchisio e Pirlo a centrocampo con le ali Krasic e Vidal. Punte Matri e Vucinic.

Il 21^ Trofeo Berlusconi va ad arricchire la bacheca del Milan.  

 

 



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