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mercoledì 18 febbraio 2026

18 Febbraio 2006: Messina - Juventus

È il 18 febbraio 2006 e Messina Juventus si sfidano nella Settima Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2005-06 allo Stadio 'San Filippo' di Messina.

La Juve allenata in panchina da Fabio Capello si appresta a vincere il suo ventinovesimo Scudetto ed ha solo l'Inter il suo massimo antagonista per la vittoria finale. Purtroppo l'invidia regala grandi amarezze e disincanti e quella grande squadra dal futuro ancora più grande verrà spazzata via dalla più grande farsa del calcio moderno.

Dall'altra parte questo Messina si salverà dalla retrocessione in Serie B solo 'per  colpa' delle note vicende estive.

Buona Visione!


messina


 

Campionato di Serie A 2005-2006 - 7 ritorno
Messina - Stadio San Filippo
Sabato 18 Febbraio 2006 ore 18.00
MESSINA-JUVENTUS 2-2
MARCATORI: Floccari 3, Ibrahimovic 18, Mutu rigore 81, Floccari 86

MESSINA: Caglioni, Zanchi, Aronica, Rezaei, Cristante, Rafael, Coppola (Nocerino 69), Donati (Antonelli 83), Bondi (Sullo 74), Nanni, Floccari
Allenatore: Bortolo Mutti

JUVENTUS: Buffon, Pessotto, Kovac, Cannavaro, Balzaretti, Camoranesi (Mutu 64), Emerson, Vieira, Nedved, Ibrahimovic (Trezeguet 85), Del Piero (Thuram 53)
Allenatore: Fabio Capello

ARBITRO: Farina
ESPULSIONI: Cannavaro 52 (Juventus)



La capolista pareggia 2-2 a Messina in una gara piacevole ed equilibrata. A segno per i bianconeri Ibrahimovic e Mutu su rigore, per i giallorossi doppietta di Floccari

MESSINA, 18 febbraio 2006 - La Vecchia Signora mantiene le distanze. Non per spocchia, ma in classifica. La Juventus pareggia infatti 2-2 a Messina (guarda le immagini), al termine di una gara piacevole ed equilibrata, e mantiene i 12 punti di vantaggio sull'Inter, fermata sul pari dal Livorno. In serata poi il Milan, opposto al Cagliari, si porta a -10. Capello però non deve preoccuparsi più di tanto: in 10 uomini per circa 40' la sua squadra ha dimostrato una buona condizione atletica, e il solito carattere. Non è riuscita a portare a casa i tre punti solo per qualche inusitato errore difensivo, ma la prestazione resta soddisfacente. E pazienza se la risposta al Werder Brema, il prossimo avversario di Champions che oggi ha vinto a Dortmund contro il Borussia, è solo parziale. Mutti può festeggiare l'impresa del suo Messina, che pur rimaneggiato, ha fermato la capolista con merito, sfruttando la giornata di grazia di Floccari.

Le formazioni. Capello limita il turnover ipotizzato alla vigillia. In difesa riposa Thuram, torna Kovac dopo l'infortunio. Il vice Chiellini, con Balzaretti che torna sulla sinistra, è l'eterno Pessotto. Il centrocampo è quello titolare, in avanti c'è Del Piero a far coppia con Ibrahimovic: Trezeguet in panchina. Il Messina è in emergenza, soprattutto in attacco Fuori causa Di Napoli (squalificato) e Muslimovic (infortunato), spazio al tandem inedito Floccari-Nanni. In mezzo al campo mancano invece la classe di D'Agostino e la corsa di Sculli, dentro Donati e Bondi.

Il primo tempo è divertente, soprattutto nella prima mezzora. Per merito soprattutto del Messina, che non accetta di recitare la parte dell'agnello sacrificale. Nanni e Floccari mettono alla frusta Kovac e Cannavaro: l'argentino fa, bene, la prima punta, l'italiano, mobilissimo, svaria su tutto il fronte offensivo. E trova subito il gol capitalizzando con un destro incrociato il passaggio filtrante in profondità di Donati. E' il soprendente 1-0. Nanni avrebbe sui piedi anche la palla buona per il 2-0, ma Buffon in uscita è strepitoso, e respinge la conclusione del puntero dei siciliani. E' la prima grandissima, decisiva parata del numero uno della Nazionale da quando è tornato tra i pali bianconeri dopo il lungo infortunio. Ma la Vecchia Signora non ci sta. Sorpresa dall'avvio veemente dei padroni di casa, reagisce mostrando le unghie, o forse gli artigli. Ibrahimovic spedisce alto il piattone da due passi, non sfruttando un preziosismo di tacco in area di Camoranesi. E' il preludio del pareggio. Splendida azione corale della capolista, con tocchi di prima in serie di Del Piero, Camoranesi, Nedved ed Ibrahimovic, che si rifà dell'errore precedente e con un destro secco in diagonale trova l'1-1. Il Messina è bravo a non demoralizzarsi, rialza il baricentro della squadra e va negli spogliatoi sulla parità, riducendo al minimo i pericoli.

Ripresa. Del Piero sfiora immediatamente il gol con il suo caratteristico destro a rientrare sul secondo palo, palla appena fuori. Poi la svolta della gara. Farina espelle Cannavaro, seconda ammonizione per fallo su Rafael. Del Piero, tra i migliori in campo, è così costretto a lasciare il campo per far spazio ad un difensore: Thuram. Le occasioni si susseguono: merito degli attaccanti, ma anche di qualche disattenzione di troppo di entrambe le difese. E così Floccari si trova al posto giusto al momento giusto: davanti a Buffon con il difensore della Juve più vicino a due metri, ma cincischia troppo e quando calcia Buffon respinge. Altro giro, altro regalo. Stavolta della difesa di Mutti, che si scorda di Vieira, che in percussione centrale alza troppo il destro, solissimo in area avversaria. Il Messina, forse accontentandosi del pari, ha il torto di non sfruttare al meglio l'uomo in più. Bondi, l'ispiratore delle trame offensive con il suo sinistro morbido, è stanco, così come le punte, che si sono sbattute per tutta la gara. La Juve stringe i denti, e prova a ripartire in contropiede, sfruttando le galoppate di un Nedved (alla 200a partita in bianconero) in crescita rispetto alle ultime prestazioni. Ibrahimovic, poi, è un pericolo costante: reclama un rigore per un presunto fallo di Aronica, poi lo ottiene per un tocco incauto di Rafael. Dal dischetto Mutu batte Caglioni. Sembra finita, ma non per Floccari. Che svetta in mischia e confeziona la sua doppietta con un colpo di testa preciso che non lascia scampo a Buffon. È il 2-2 definitivo che alla fine va bene a tutti, ma che arriva dopo 95' divertenti e combattuti.

Riccardo Pratesi
tratto da: Juventus, frenata senza paura





Zlatan

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giovedì 12 febbraio 2026

12 Febbraio 2006: Inter - Juventus

É il 12 Febbraio 2006 e InterJuventus si sfidano nella Sesta Giornata del Girone di Ritorno del Campionato di Calcio di Serie A 2005-06 allo Stadio 'Giuseppe Meazza' San Siro di Milano.

La Juve allenata in panchina da Fabio Capello si appresta a vincere il suo ventinovesimo Scudetto ed ha proprio nei nerazzurri il suo massimo antagonista per la vittoria finale. Sará una gara epica contrassegnata dalla punizione di Alessandro Del Piero che decide il match e dalla sua esultanza con la lingua di fuori che diventerá leggenda. 

Putroppo l'invidia regala grandi amarezze e disincanti e quella grande squadra dal futuro ancora piú grande verrá spazzata via dalla piú grande farsa del calcio moderno.

Buona Visione!


inter


 


Campionato di Serie A 2005-2006 - 6 ritorno
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
Domenica 12 febbraio 2006 ore 20.30
INTER-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Ibrahimovic 63, Samuel 74, Del Piero 85

INTER: Julio Cesar, Zanetti J., Cordoba, Samuel, Burdisso, Figo, Veron (Kily Gonzalez 36), Cambiasso, Stankovic, Adriano (Recoba 83), Martins (Cruz J. 72)
Allenatore: Roberto Mancini

JUVENTUS: Buffon, Balzaretti, Thuram, Cannavaro, Chiellini (Blasi 89), Camoranesi (Mutu 76), Emerson, Vieira, Nedved, Ibrahimovic (Del Piero 70), Trezeguet
Allenatore: Fabio Capello

ARBITRO: Paparesta G.


L’ultimo derby d’Italia prima di Calciopoli

Quando si parla di Inter e Juve si pensa però indiscutibilmente anche all’infelice capitolo di Calciopoli, i nerazzurri da protagonisti in positivo ed i bianconeri dalla parte dei “cattivi”. Lo scandalo pose fine al dominio della Vecchia Signora che durava ormai da anni.

Il campionato 2005-2006 fu assegnato quindi all’Inter, in cui si trasferirono Vieira e Ibrahimovic la stagione successiva. Parleremo dunque dell’ultimo match andato in scena tra le due squadre prima della retrocessione punitiva juventina. Febbraio 2006, 25esima giornata di campionato e si affrontarono le due squadre mai retrocesse dalla loro fondazione. I bianconeri di Capello arrivarono a San Siro con 9 punti di vantaggio, sarebbe dunque bastato loro un pareggio per vivere in tranquillità l’ultima parte di stagione. Il titolo fu consegnato invece proprio ai nerazzurri, nonostante fossero arrivati terzi dietro Milan e Juve.

Tornando a quel 12 febbraio 2006, la squadra di Mancini fece di tutto per ridurre i punti di distacco, che a fine gare divennero 12. La partita la vinse infatti la Juve per 2 a 1 dopo un primo tempo sofferto ma conclusosi comunque 0 a 0, causa anche il gol annullato ad Adriano. La seconda parte di gara si aprì con il vantaggio Juve arrivato al 18esimo grazie al gol di Ibrahimovic che, passando l’anno successivo all’Inter, fu considerato in casa Agnelli il più grande dei traditori.

Dieci minuti dopo lo stacco imperioso di Samuel, che gli permise di superare addirittura Vieira, pareggiò i conti. Quando tutto lasciava presagire che la partita sarebbe finita in parità, a 6 minuti dalla fine l’arbitro Paparesta fischiò fallo su Nedved al limite dell’area. A incaricarsi della battuta fu ovviamente Del Piero, che insaccò sotto l’incrocio il match point del 2 a 1. La squadra di Capello volò così a più dodici sull’Inter , credendo di aver messo in cassaforte quello scudetto assegnato poi proprio alla squadra di Mancini.

tratto da: Amarcord, l’Inter-Juventus di Calciopoli 





I bianconeri battono 2-1 l'Inter a San Siro grazie ai gol di Ibrahimovic e Del Piero: ora i punti di vantaggio sono 12. Nerazzurri illusi dal pari di Samuel

MILANO, 12 febbraio 2006 - Game over. La Juventus vince a San Siro (guarda le immagini dell'incontro) e mette una seria ipoteca sul campionato. Il pallone è tondo e può rimbalzare in modi strani, ma il 2-1 con cui i bianconeri hanno battuto l’Inter a domicilio ha tutta l’aria di essere un colpo da ko. La squadra di Capello stende i nerazzurri per la seconda volta in stagione, e porta a 12 i punti di vantaggio sull’accoppiata Milan-Inter. Mancano 13 giornate alla fine, un’eternità, però il vantaggio anche psicologico sulle inseguitrici è enorme.

La vittoria della Vecchia Signora è griffata Ibrahimovic, croce e delizia bianconera, la variabile ics di una corazzata in cui tutto il resto è magnificamente prevedibile. Ma soprattutto Del Piero. Il capitano e simbolo della Juve, che fa staffetta con Ibrahimovic e pennella una punizione da Pinturicchio, forse da 29° scudetto. L’Inter ha giocato alla pari, forse non avrebbe meritato la sconfitta, ma non ha mai messo spalle al muro, come doveva, la Juventus, in una gara in cui contava un solo risultato, la vittoria, come aveva detto Mancini alla vigilia.

Le formazioni. Mancini sceglie Martins come partner d’attacco di Adriano. In panchina Recoba e Cruz. In difesa confermata la scelta di Burdisso come terzino sinistro, come sostituto dell’infortunato Favalli. Capello risolve i dubbi dela vigilia schierando sulle fasce in difesa Balzeretti e Chiellini: largo alla linea giovane, gli esclusi sono Pessotto e Blasi. In avanti i Giganti: Trezeguet-Ibrahimovic, entrambi non al meglio, ma recuperati. Del Piero si accomoda in panchina. Il primo tempo è (molto) più tattico che spettacolare. San Siro è trasformato in un’enorme scacchiera, Mancini e Capello giocano una partita paziente ed equilibrata.

Alla ricerca di un punto debole nello schieramento difensivo degli avversari, entrambe le fazioni si concentrano sulla stessa fascia. L’Inter cerca gli uno contro uno di Figo su Balzaretti, mancino schierato sulla corsia destra, mentre nella metà campo opposta Camoranesi punta Burdisso, destro (e più un centrale che un esterno) schierato sulla fascia sinistra. Sono punture di spillo, più di tanto non si passa. In mezzo le coppie Emerson-Vieira e Cambiasso-Veron, pedoni con licenza di affondare, ballano a specchio. Insomma, tra mosse e contromosse l’equilibrio regna sovrano.

Qualche guizzo c’è, per carità, un destro al volo dal limite di Emerson respinto da Julio Cesar, un paio di partenze da sprinter di Martins, a cui non corrispondono adeguati arrivi. Poi il primo colpo di scena: Veron si allunga in scivolata su Vieira e resta a terra, prova a stringere i denti, ma è costretto ad uscire. Entra Kily Gonzalez, Mancini sposta il cavallone Stankovic in mezzo: meno geometrie, più arrembaggi. Le emozioni restano poche. Poi, repentino, lo scacco. Presunto. Adriano tira fuori dal suo cilindro una gemma su punizione, ma il calcio piazzato era di seconda, per un gioco pericoloso fischiato a Chiellini. San Siro espolde, ma è un falso allarme, tutto da rifare. Si va al riposo sullo 0-0.

Ripresa. L’Inter prova a cambiare atteggiamento, a spingere di più. Deve vincere, alla Juve il pari basta e avanza. Ma sono solo buone intenzioni. Al primo affondo in contropiede la Juve passa: Camoranesi salta Burdisso, poi mette in mezzo un pallone d’oro che Ibrahimovic, battendo sul tempo Cordoba e Zanetti, trasforma nell’1-0. L’Inter reagisce buttando il cuore oltre l’ostacolo e trovando il pari con Samuel, che di testa su angolo di Figo svetta, gigante, sopra la contraerea Vieira. Entrano Del Piero, Cruz e Recoba, tutti cavalli di razza, ma quello che lascia il segno è il numero 10 bianconero, che mette all’incrocio dei pali una punizione telecomandata dal limite. Quella stupenda di Recoba, a tempo scaduto, si schianta sul palo. La Juve tira un sospiro di sollievo, se ci si mette anche la fortuna, il campionato non può sfuggirle.

Riccardo Pratesi
tratto da: Juve, le mani sullo scudetto

 





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giovedì 28 agosto 2025

24 Agosto 2005: Barcellona - Juventus

É il 24 Agosto 2005 e Barcellona Juventus si sfidano in questa gara amichevole d'estate che assegna il 'Trofeo Hans Gamper 2005' allo 'Estadio Camp Nou' di Barcellona (Spagna).

La Juve allenata in panchina da Fabio Capello si appresta a vincere il suo ventinovesimo Scudetto ed ha solo nell' Inter il suo massimo antagonista per la vittoria finale. 

Putroppo l'invidia regala grandi amarezze e disincanti e quella grande squadra dal futuro ancora piú grande verrá spazzata via dalla piú grande farsa del calcio moderno.

Buona Visione!


barcellona



Trofeo Hans Gamper 2005 
Stadio Camp Nou - Barcellona (Spagna)
Barcellona - Juventus 2-2 (4-6 dopo i rigori)
Marcatori: 11’ p.t. Del Piero, 22’ s.t. Iniesta, 25’ s.t. Van Bronckhorst, 34’ s.t. Trezeguet 
Sequenza rigori: Deco gol, Mutu gol, Eto’o palo, Olivera gol, Marquez alto, Vieira gol, Belletti gol, Trezeguet gol

BARCELLONA (4-3-3): Valdes (1’ s.t. Jorquera); Gabri (30’ s.t. Belletti), Puyol, Oleguer(1’ s.t. Edmilson), Van Bronckorst; Marquez; Iniesta (23’ s.t. Eto’o), Van Bommel; Messi (45’ s.t. Giuly), Larsson (41’ s.t. Maxi), Ronaldinho (1’s.t. Deco).
A disposizione: Xai, Sylvinho, Damià
Allenatore: Frank Rijkaard

JUVENTUS (4-4-2): Abbiati; Zebina (1’s.t. Balzaretti), Kovac, Cannavaro, Pessotto (41’ s.t. Zalayeta), Camoranesi (35’ s.t. Olivera), Vieira, Giannichedda, Chiellini (1’s.t. Blasi); Ibrahimovic (1’s.t. Trezeguet), Del Piero (1’ s.t. Mutu).
A disposizione: Chimenti, Miccoli
Allenatore: Fabio Capello

Arbitro: Rodriguez Santiago (Spagna)
Ammoniti: Zebina, Del Piero, Giannichedda, Vieira, Cannavaro (J), Van Bommel, Edmilson (B)




«GAMPER» ALLA JUVE EQUILIBRIO DOPO 90', BARCELLONA PIEGATO DAL DISCHETTO 
Del Piero e David senza paura poi ci pensa Abbiati il portiere al debutto para il rigore che decide  
È la notte dei rigori, al Camp Nou. I due che consentono alla Juventus di tenere testa al Barcellona, al termine di una prova in cui la lucidità è durata un tempo e il carattere ha resistito sino in fondo. Soprattutto i rigori che decidono il gala catalano, al termine del 2-2 dei tempi regolamentari. Abbiati, all'esordio in bianconero, si distende bene su Eto'o, non sbagliano Mutu, Olivera, Vieira e Trezeguet. E Capello riesce finalmente a sorridere. Sventola una bandiera del Toro, al Camp Nou, simbolo di della provocazione a distanza visto che tifosi juventini non se ne scorgono.  
Tranne quella minuscola macchia granata, è un' orgia blaugrana. Il Barcellona si manifesta al suo popolo con una Supercoppa già archiviata. La Juventus con una Supercoppa annegata nei veleni, due sconfitte in altrettanti scontri diretti, e un Del Piero in campo. Che è sempre una notizia. Al posto dell'azzoppato Nedved gioca Chiellini, coperto alle spalle da Pessotto, a salvaguardia del più ortodosso 4-4-2. Alex è partner di Ibrabimovic, secondo il dettato di Capello, che esclude passi indietro. Mutu e Trezeguet in panchina, così si chiude il cerchio. Rijkaard rispolvera Ronaldinho, scortato in campo dal popolo adorante: evidentemente l'infortunio alla spalla non era così grave. Comunque lo si legga, il menu è altrettanto pirotecnico dei fuochi che anticipano l'amichevole di lusso, altrettanto roboante delle casse che sparano house-music tra luci psichedeliche e danze, fumogeni e spingardate. 
Festa strapaesana o anticipo di Champions League? Nel dubbio Capello chiede ai suoi concretezza, non fronzoli. Ha un passato madridista, non vuole lasciare nulla di intentato per rovinare la festa agli ospiti. Il messaggio deve giungere chiaro e forte alle orecchie dei bianconeri, che solo nel primo tempo contabibzzano tre ammoniti, due di essi (Zebina e Giannicbedda) per eccesso di ruvidezza ai danni di Messi. Il diciottenne argentino frulla calcio con un piede vellutato e accelerazioni da brividi. Nel Barcellona è probabilmente l'unico a meritarsi la cornice. Ronaldinho giochicchia, Rijkaard azzarda. Forse troppo. Cabri all'altezza della linea dei terzini, Marquez addirittura in marcatura su Del Piero. AJla faccia del calcio totale. In mezzo Vieira, animato da piglio gladatorio, ha la meglio su Van Bommel e ogni tanto fa assaggiare i bulloni a Ronaldinho. Giannichedda soffre il dinamismo di Iniesta senza lasciarsi sopraffare. Ma è sulle fasce che i bianconeri inibiscono il Barcellona. Soprattutto a destra, dove Camoranesi guadagna metri e autorità, aprendo varchi non sempre sfruttati a dovere.  
Dati i presupposti, il vantaggio non fa una grinza: Oleguer aggancia Vieira in area, rigore solare. Del Piero dal discetto mira a destra, Valdes ci arriva e non trattiene. Gli spagnoli si agitano ma Abbiati non soffre il solletico. Qualche conclusione dalla distanza, qualche serpentina di Messi. Una in particolare: semina Pessotto e Cannavaro ma i compagni non raccolgono la rasoiata a centro area. In compenso Del Piero è lì dove lo cerca Camoranesi, forse in fuorigioco, forse no: il guardalinee si astiene, Alex finisce per impappinarsi davanti a Valdes. E dall'altra parte? Una punizione di Ronaldinho che sfila di poco a lato. Poco o niente, insomma.  
Il Barcellona si rianima nell' intervallo, quando Rijkaard decide che il fuoriclasse brasiliano non ne ha più. Dentro Deco. Nel frattempo Capello mischia ulteriormente le carte, lasciando negli spogliatoi Del Piero e Ibra, Chiellini e Zebina. Spazio a Mutu, Trezeguet, Biasi. Spazio soprattutto a Balzaretti, secondo debuttante della serata. Già priva in partenza degli infortunati cronici Buffon, Birindelli e Thuram, nonché degli acciaccati Nedved, Emerson e Zambrotta, la Juventus fatica a trovare l'identità del primo tempo. E il Barcellona ne approfitta: Van Bommel coglie Abbiati in libera uscita ma il rasoterra dalla distanza scorre a fil di palo. Ha miglior sorte l'incursione di Iniesta al 22': palla nell'angolino basso. Abbiati seduto e incolpevole. E' in compenso spettatore basito sulla botta di Van Bronckhorst da trenta metri che si infila sotto la traversa. La Juve capitola? Macché.  



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28 Agosto 2005: Juventus - Chievo

Grazie allo Youtube Channel Ufficiale della Juventus vi omaggiamo di questo filmato riguardante la data odierna. É il 28 Agosto 2005 e Juventus Chievo si sfidano nella prima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2005-06 allo Stadio 'Delle Alpi'  di Torino.

La Juve allenata in panchina da Fabio Capello si appresta a vincere il suo ventinovesimo Scudetto ed ha nei nerazzurri dell' Inter il suo massimo antagonista per la vittoria finale. Putroppo l'invidia regala grandi amarezze e disincanti e quella grande squadra dal futuro ancora piú grande verrá spazzata via dalla piú grande farsa del calcio moderno. 

Dall'altra parte c'é un Chievo Verona che proprio grazie alle scosse dopo 'Farsopoli' si conquisterá una clamorosa qualificazione in Champions League.

Buona Visione! 

 
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Stagione 2005-2006 - Campionato di Serie A - 1 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 28 agosto 2005 ore 20.30
JUVENTUS-CHIEVO 1-0
MARCATORI: Trezeguet 36

JUVENTUS: Abbiati, Zebina (Pessotto 7), Thuram, Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi, Vieira, Emerson, Nedved, Ibrahimovic, Trezeguet (Zalayeta 83)
Allenatore: Fabio Capello

CHIEVO: Fontana (Squizzi 46), Malagò, Mandelli, Mantovani, Lanna, Semioli, Sammarco, Brighi, Franceschini (Luciano 83), Pellissier, Cossato F. (Amauri 58)
Allenatore: Giuseppe Pillon

ARBITRO: Trefoloni



Ci pensa David 

TORINO Ogni anno, all'inizio della stagione, ci pare che la fresca leggenda del Chievo sia arrivata al capolinea, perchè è difficile rinnovarsi sempre con poche lire e rimanere a galla. Invece, per quanto si è visto ieri sera, i veronesi sono in grado di cavarsela pure questa volta e la Juve non ha passeggiato sulle sue macerie, come ci si aspettava, nella prima serata del campionato. L'uno a zero, gol di Trezeguet, è un risultato più striminzito di quanto si è visto sul campo, potevano starci un paio di altri gol in particolare nel primo tempo, ma ci sono stati segnali di un approccio presuntuoso dei bianconeri con lo scudetto cucito addosso. 

Quel Ibrahimovic, ad esempio, ricaduto nel difetto di Narciso che aveva superato prima delle vacanze. Altri sono in rodaggio, da Emerson a Nedved, e il gioco perde fluidità: tuttavia questa squadra con i cantieri ancora aperti, in sintonia con la Torino olimpica, dimostra già di essere solida in difesa, dove Abbiati avrà tempo per carburare, e sempre pericolosa in Trezeguet. Buon esordio, insomma, in uno stadio che neppure i biglietti a un euro per donne e bambini sanno riempire: 25 mila persone, con i tifosi della Juve impegnati nel linciaggio verbale di Miccoli e quelli del Chievo che si potevano sistemare tutti in tre stanze, anche perchè le nuove ricette contro la violenza sono probabilmente necessarie ma finiranno per cancellarla eliminando la gente sugli spalti. Con tutti gli obblighi cui si è sottoposti chi ha ancora il cuore di spendere soldi per il bighetto e la trasferta? Tutto vira in favore delle tv.

Stranamente la Juve ha premuto, secondo copione, ed il Chievo di Pillon ha retto con dignità. La difesa è un po'ballerina e frenata nella coppia centrale Mandelli-Mantovani, un passato torìnista e un grande Lanna fatica rispetto ai giorni belli con Del Neri, tuttavia le lacune iniziali non hanno procurato una frana nel primo tempo contro la Juve che dal solo contratto di sponsorizzazione firmato ieri sera con una banca prende più denaro di quanto ne ottiene il Chievo dalle tv. 

Un po'la fortuna, un po'l'abilità dell'ex interista Fontana che volava a intercettare quattro conclusioni potenti, fino a stirarsi una spalla, concedevano ai gialloblù resistere fino al 36'. Nel frattempo Pellissier, quello del gol fantasma che avvelenò gli animi del campionato dell'anno scorso, aveva sfiorato il vantagggio.

Sarebbe stato impegnativo risalire la corrente dal momento che le pagaiate juventine erano talvolta indolenti, talvolta fuori tempo. Ritmo basso, da primo giorno di scuola, nel far girare la palla. L'impressione, che avevamo già registrato in qualche amichevole estiva, è che l'arrivo di Vieira per ora non abbia aggiunto valore al gioco di Emerson, anzi l'abbia ammosciato. Vieira è un presenzialista che entra in ogni azione e non sempre a proposito. Emerson, che fu il faro per lo scudetto, sembra schiacciato da quella personalità e si è ridotto a una lampadina, neppure delle più potenti. Verrà il giorno in cui si integreranno come voleva Capello, ieri ricordavano due che si aggirano nello stesso cucinino, finché uno decide di star seduto sotto il tavolo. La Juve aveva comunque occasioni per segnare. E tante. Le azioni più pericolose nascevano dalla destra, con un buon Camoranesi, protetto da Pessotto dopo l'uscita precoce di Zebina, un altro dei laterali bianconeri che si sfasciano in questo inizio di stagione. 

Trezeguet era puntuale nel concludere sui cross dell'argentino e trovava pronto Fontana. Talvolta accade che per coprirsi la faccia si lascino nude le gambe e infatti il Chievo, preoccupato per quanto accadeva sul proprio fronte sinistro, restava infilato dall'altra parte, non da Nedved che schiumava a vuoto, con troppi errori di tocco, ma dal cross di Zambrotta che Trezeguet girava in porta dal centro dell' area. Sarebbe rimasto il gol partita nonostante la pressione della Juve nella ripresa e una clamorosa occasione fallita da Ibrahimovic a due metri dalla porta, una di quelle che se le sbaglia Del Piero ci si dà di gomito per dire che è finito. 

Ma Del Piero era in panchina e ci sarebbe rimasto. Incolpevole.

tratto da: La Stampa 29 Agosto 2005



 

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giovedì 14 agosto 2025

Buon Compleanno Giorgio Chiellini

Attraverso questo post, noi di JLSSN - Juventus La Storia Siamo Noi facciamo i piú calorosi auguri di Buon Compleanno ad una vera 'leggenda' della Storia Bianconera - Giorgio Chiellini.

Gli rendiamo omaggio raccontando quella che fu la sua gara d'esordio ufficiale con la casacca juventina indosso.


É il 15 Ottobre 2005 e Juventus e Messina si sfidano nella Settima Giornata del Girone di Andata del Campionato di Calcio di Serie A 2005-06 allo Stadio 'delle Alpi' di Torino.

La Juve allenata in panchina da Fabio Capello si appresta a vincere il suo ventinovesimo Scudetto ed ha solo nell' Inter il suo massimo antagonista per la vittoria finale. Putroppo l'invidia regala grandi amarezze e disincanti e quella grande squadra dal futuro ancora piú grande verrá spazzata via dalla piú grande farsa del calcio moderno.

Dall'altra parte questo Messina si salverá dalla retrocessione in Serie B solo 'per  colpa' delle note vicende estive.

Buona Visione!



giorgio


 

Stagione 2005-06 - Serie A - 7a Giornata
Sabato 15 Ottobre 2005 ore 20.30
JUVENTUS-MESSINA 1-0
Marcatore: 24′ Del Piero

JuventusAbbiatiPessottoThuramF. CannavaroZambrottaNedved (30′ s.t. Chiellini), GiannicheddaEmersonMutu (13′ s.t. Camoranesi); Del Piero (37′ s.t. Trezeguet), Ibrahimovic.
Panchina: Chimenti, Kovac, Blasi, Balzaretti
Allenatore: Fabio Capello

Messina: StorariZoro (29′ s.t. Muslimovic), CristanteRezaeiAronicaZanchiCoppola; Giampà, D’Agostino (18′ s.t. Di Napoli), Donati; Zampagna (29′ s.t. Sculli)
Panchina: Caglioni, Fusco, Mamede, Iliev
Allenatore: Bortolo Mutti

Arbitro: Bergonzi di Genova.
Ammoniti: Thuram, Cannavaro (J), Zanchi, Cristante, Donati, Coppola (M)



Juve, ci pensa Alex 
Slalom, gol, vittoria - Un numero mondiale 
SERIE AI BIANCONERI CENTRANO CON IL MESSINA LA SETTIMA VITTORIA SU SETTE 
Il capitano decisivo prenota la Nazionale. 
Palo di Trezeguet, Abbiati salva nel finale.

TORINO Poiché il tormentone durerà fino a maggio, quando Lippi comunicherà la lista per i Mondiali, ci portiamo avanti con il lavoro dicendo che Del Piero ha segnato ieri sera una prima crocetta sulla foto di Cassano: mentre quell'altro se ne sta a Roma rótto di caviglia e di assortiti ammenicoli per i litigi contrattuali con la Sensi, Alex ha centrato il ritorno nella Juve dopo la parentesi felice con la Nazionale. 

Ha firmato un gol. E che gol. Di quelli che una volta si definivano «alla Del Piero» e di cui si era smarrito lo stampo. Fuga, dribbling, tiro. Schema che non compare sulle lavagne degli allenatori, neppure se si chiamano Capello. Sul prodigio del capitano la Juve ha costruito con il Messina la settima vittoria di campionato, nona nella stagione; una cara abitudine ma indigeribile per chi vorrebbe un torneo più palpitante. In verità, i bianconeri hanno quasi provato ad accontentare gli inseguitori. L'1 - 0 contro i siciliani nasconde almeno altre quattro occasioni che la Juve non ha sfruttato davanti alla porta di Storari, tuttavia nel finale quel golletto è diventato un vantaggio esiguo e scottante, difeso con qualche affanno come quando Abbiati ha neutralizzato al 43' una deviazione ravvicinata di Muslimovic. 

Sarebbe stata una beffa. E non è da Juve rischiare in partite del genere, dominate dall'inizio con sicurezza. Capello ha scelto una formula insolita, ha ruotato tutte le punte a disposizione, dunque non Zalayeta rimasto in tribuna a recuperare il jet-lag per la trasferta in Sudamerica. Così si sono visti Del Piero e Ibrahimovic, che il tecnico friulano tiene fuori soltanto se lo minacciano con il mitra. Dietro a loro, sulle fasce, Nedved e Mutu, «un giocatore recuperato completamente», aveva detto Capello venerdì. Giusto dargli spazio, un po' meno utile che il romeno giochi in tal modo, senza incidere. Questa specie di trapezio d'attacco molto offensivo non ha prodotto meraviglie all'avvio. E per arrivare al gol Del Piero doveva costruirsi l'azione da solo: strappava la palla dai piedi dell'ivoriano Zoro, stordito perché Torino non l'ha accolto con i cori razzisti che l'attendono in molti altri stadi, ed è partito in contropiede. Un dribbling e due finte per liberarsi al tiro e piazzare la botta imprendibile per Storari. 

Il segno di Zoro sarebbe rimasto indelebile sul match. Il Messina é una squadra dal palleggio fluido, non fa barricate anche perché la qualità dei propri difensori probabilmente lo sconsiglia. In avanti Zampagna e l'ex talento romanista D'Agostino sbattevano però contro il muro multietnico di Cannavaro e di un sontuoso Thuram: l'unico scarto, di Zanchi, era azzerato dalla zampata feroce del francese che l'atterrava prima che volasse in porta. A dispetto dell'assetto, degli uomini e del controllo a centrocampo (a proposito, senza la compagnia di Vìeira Emerson è tracimato, incontenibile come l'anno scorso) la Juve non aveva sussulti sotto porta. Del Piero calava, Ibra si perdeva nella libidinosa ricerca del gol che ancora gli manca in campionato. 

C'era un palleggio adatto a controllare la partita e non a mordere. Si moltiplicavano invece le palle gol nella ripresa. Non crediamo che sia stato merito degli ultras ricomparsi in curva dopo un primo tempo dedicato allo sciopero delle presenze e del tifo, contro il decreto Pisanu e contro la politica dei prezzi eccessivi, un cocktail micidiale che tiene la gente lontana dagli stadi sebbene al Delle Alpi non si sia quasi mai avvicinata. La trama era la solita. La Juve controllava il gioco e lo faceva anche meglio dopo l'ingresso di Camoranesi al posto di Mutu. Storari salvava al 14' sulla fiondata di Nedved e sulla ribattuta di Ibrahimovic, più tardi sarebbe andato a prendere un tiro assassino di Camoranesi. Il Messina, che aveva subito 12 gol in sei partite, quattro dei quali nell'ultima uscita con la Sampdoria, si teneva sotto media. Lo salvava il palo colpito al 40' da Trezeguet, subentrato a Del Piero, con una botta al volo sull'assist di Camoranesi. E nella disperazione, i siciliani moltiplicavano le punte finendo il match in attacco. Abbiati parava per la prima volta al 29' sul tiro di Di Napoli ed era bravissimo a togliere di porta la conclusione di Muslimovic che avrebbe allegrato il Milan e le altre. Dovranno attendere un'altra occasione. 



Le pagelle 
Con Thuram la difesa è un bunker 
Emerson, il Brasile non lascia tracce 

ABBIATI 6,5. Inoperoso nel primo tempo, si scalda i guantoni al 27' della ripresa su un diagonale di Di Napoli. E poco dopo intercetta un'insidiosa incornata di Muslimovic. Tutto nel finale, tutto bene. 

PESSOTTO 6 Qualche appoggio non è impeccabile, ma se la cava con sufficiente ordine. Anche perché il Messina predilige la fascia opposta. 

THURAM 7 Annulla Zampagna con un'applicazione non esente da ruvidezze. L'ammonizione non lo condiziona affatto. A tratti imperioso. 

CANNAVARO 6,5 É sul centrosinistra che i messinesi cercano spazi, qualche volta li trovano pure. Vigile, rammenda quando necessario. Protagonista nel parapiglia finale, con una zampata da rosso su Coppola. 

ZAMBROTTA 6 Istintivo e spettacolare il colpo di tacco con cui impedisce al Messina di mettere un uomo solo davanti ad Abbiati (per la precisione Giampà). Come, gli capita ultimamente, centellina gli affondi. Un atteggiamento economico e forse tatticamente dovuto, visto che Mutu copre poco. 

NEDVED 6,5 Cerca spazi in mezzo, in modo da liberarne per Ibrahimovic sulla destra, o favorire le percussioni di Pessotto. Il tema tattico gli consente di andare un paio di volte al tiro, costringendo Storari ad affannosi interventi. Un attaccante aggiunto, una spina al fianco del Messina 

(dal 30' st Chiellini sv: si rivede, è già qualcosa). 

EMERSON 7 Gestione del centrocampo equilibrata, efficace, mai compassata. Non sembra risentire della stanchezza dopo l'ultima transvolata oceanica. Solo in caso di cataclisma Capello rinuncerebbe alla sua cerniera in mezzo al campo. Impossibile dargli torto. 

GIANNICHEDDA 6,5 Non ha il passo di Vieira né le stesse velleità offensive. Però s'avventa su ogni pallone e in copertura rende un servizio certamente prezioso. 

MUTU 5,5 Non uno spunto degno di nota, eppure dovrebbe essere tra i bianconeri più motivati. Trascura il fondo e tende ad imbottigliarsi in mezzo. Velleitario, guadagna la panchina a inizio ripresa 

(dal 12' st Camoranesi 6,5: il suo biglietto da visita è un destro indirizzato nel sette e sventato da Storari). 

DEL PIERO 7 L'onda lunga della prestazione di Lecce, acclamata ovunque e da chiunque, libera le gambe e soprattutto la testa. Piroetta e dribbla con la leggerenza di dieci anni fa, prima che l'infortunio aprisse uno spartiacque nella sua carriera. La sintesi dell'avvio di partita é un gol da cineteca. La flessione in corso d'opera appare fisiologica, trattandosi della seconda partita in tre giorni. Domanda: contro il Bayern sarà un lusso tenerlo fuori? 

(dal 37' st Trezeguet 6,5: pochi minuti e un palo interno che grida ancora vendetta). 

IBRAHIMOVIC 6 Gira intorno all'area, a conferma di una serata di scarsa grazia. Insegue la giocata brillante ma la trova si e no un paio di volte. Conclude quando forse farebbe meglio a servire Del Piero, libero all'altezza del dischetto. Detto questo, non è mai marginale nella manovra juventina. 

CAPELLO 6,5 Il turnover in attacco è evidentemente finalizzato alla trasferta di Champions contro il Bayern. Mutu non lo ripaga della fiducia. Per il resto solita Juve estremamente quadrata. E soprattutto la nona vittoria consecutiva

Guido Boffo

brani tratti da: La Stampa 16 Ottobre 2005


 

 


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