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sabato 28 febbraio 2026

28 Febbraio 1982: Cagliari - Juventus

Il 28 febbraio 1982 Cagliari Juventus  si sfidano nella quinta giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1981-82 allo Stadio 'Sant'Elia' di Cagliari.

A fine campionato la Juventus conquisterà la sua Seconda Stella da appuntare sul petto. Dopo un lunghissimo testa a testa con la Fiorentina allenata da Giancarlo DeSisti, la spunta all'ultima giornata grazie a una vittoria esterna a Catanzaro , con un rigore del partente Liam Brady

Dall'altra parte c'è la squadra sarda che, nonostante un campionato deludente, riesce a evitare una dolorosa retrocessione in Serie B.

Buona Visione!


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Stagione 1981-1982 - Campionato di Serie A - 5 ritorno
Cagliari - Stadio Sant'Elia
domenica 28 febbraio 1982 ore 15:00 
CAGLIARI-JUVENTUS 0-1
MARCATORI: Tardelli 27

CAGLIARI: Corti, Lamagni, Azzali, Restelli, Logozzo, Loi, Bellini, Quagliozzi, Piras, Brugnera (Ravot 60), Osellame
A disposizione: Goletti, Longobucco, Goretti, Mura
Allenatore: Paolo Carosi

JUVENTUS: Zoff, Osti, Cabrini, Furino, Brio, Scirea, Marocchino (Bonini 65), Tardelli, Galderisi (Fanna 83), Brady, Virdis
A disposizione: Bodini, Prandelli, Tavola
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Longhi
AMMONIZIONI: Furino, Galderisi (Juventus); Logozzo, Brugnera (Cagliari)




La Juventus vittoriosa a fatica dopo aver patito il caldo sole della Sardegna 
La testa di Tardelli nel deserto di Cagliari 
Il centrocampista ha risolto la gara con un colpo di testa al 27' 
Bianconeri in mediocri condizioni 
Brio e Furino (ingiustamente ammonito) i migliori 
La squadra sarda, priva di Marchetti e Selvaggi,si batte con generosità ma rimedia una sola palla gol con Osellame al 55* 
Fanna al posto di Marocchino nel finale  
DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE CAGLIARI — Il sole di Cagliari ha accecato la Juventus e anche la squadra rossoblu, che pure ha l'abitudine a questa luce e a questi climi primaverili. Una partita di non gioco, di buone intenzioni appena accennate, che Tardelli ha risolto a favore dei bianconeri con un bel colpo di testa (e qualche complicità di Corti) al 27' minuto. Tardelli ha schiacciato la palla con la fronte, e il portiere sardo se l'è vista passare sotto le gambe, al rimbalzo. La stessa conclusione, davanti agli stessi «legni», l'ha tentata al 10' della ripresa Osellame ma persino con troppa violenza, e la sfera, picchiando sul terreno duro e secco, è andata a sorvolare la traversa con buona pace di Zoff, il quale ha così festeggiato un quarantesimo compleanno senza altri rischi. Si potrebbe chiudere anche qui la cronaca della partita, che non ha certo dissipato (per quanto riguarda i bianconeri in campo, essendo Gentile assente per squalifica) le perplessità di Parigi. Un momento ricco d'ombre per molti, e la squadra di Trapattoni non riesce a esprimere un gioco valido neppure se l'avversario, come il Cagliari di ieri privo di Marchetti e Selvaggi «pilastri» di centrocampo ed attacco, è a sua volta in difficoltà, e non può appellarsi che alla generosità. Per fortuna la Juve almeno due «pilastri» li ha avuti. Brio che ha domato Piras, ha tamponato con prontezza in alcune occasioni, ed inizialmente è andato in avanti a cercare il gol prima di convincersi che nella giornata era meglio non lasciare sguarnita l'area di rigore. Con Brio, Furino. 
Il mediano ha lottato con rabbia per rimediare a mollezze e lentezze altrui, anche se è stato maltrattato e logicamente frenato dall'arbitro Longhi, il quale ha confuso scorrettezza con vigore agonistico, e l'ha presto segnato nella lista degli ammoniti, facendo poi seguire i nomi di Logozzo, Brugnera e Galderisi. Intanto, Furino pagherà i sogni di Longhi saltando il derby. Gli altri bianconeri sono andati avanti a singhiozzo. Osti soprattutto. Persino Cabrini, apparso fra i migliori a Parigi, non ha avuto che rari slanci efficaci, Scirea è stato in zona denunciando scarsa sicurezza in sé stesso, Tardelli (l'unico ad avere nell'ancora incompleto rodaggio dopo l'incidente una valida scusante) ha alternato buone cose a pause. Brady ha voluto dimostrare di essere «vivo» con alcuni spunti personali lodevoli e spettacolari, ma si è concluso tutti sul piede dell'avversario al secondo dribbling. In avanti, Galderisi si è battuto con animo, ma è chiaramente un uomo soprattutto da area di rigore, e la Juventus davanti a Corti ieri ha giocato ben poco.  
Virdis ha probabilmente forzato per la voglia di giocare a Cagliari una condizione fisica imperfetta ed è parso molle, incerto. Marocchino è vissuto su alcuni sprazzi e Trapattoni l'ha regolarmente sostituito con Fanna nel finale, un cambio che ormai scatta automaticamente nella testa del tecnico, e non sempre si può condividere se l'uscita dal campo è legata ai semplici demeriti. Contro una Juve così bislacca, poco legata nell'insieme, il Cagliari è partito con una certa baldanza, ma poi ha mostrato la corda attaccando — una volta trovandosi in svantaggio — senza pericolosità. All'inizio ha illuso il pubblico il proficuo lavoro di Brugnera, centromediano metodista con Loi vero «libero», ma a gioco lungo il vecchio capitano ha sentito il peso degli anni e ha dovuto lasciare il posto a Ravot. Buona la guardia di Lamagni a Galderisi, discreto lo slancio di Osellame e Quagliozzi, altro nulla. Il pubblico, finalmente folto per consolazione di Gigi Riva, che lamenta una stagione deficitaria sul piano degli incassi, si è acceso all'inizio per un pallone di Brugnera finito in area tra braccia e petto di Brio, ha ancora avuto qualche vagito di entusiasmo, poi si è convinto che la squadra non avrebbe più rimontato il gol di Tardelli.  
Il bianconero ha segnato al 27' infilando in rete una punizione dalla sinistra di Cabrini concessa per un fallo di Logozzo su Virdis. Lo stesso Virdis, non riuscendo ad alzarsi sul cross, ha fatto velo per Tardelli, il quale ha schiacciato la sfera con forza. Qualche sussulto vano del Cagliari in risposta, ma era Galderisi a distinguersi nel grigiore per un bell'affondo al 28', stroncato di forza da Logozzo. I sardi chiudevano il primo tempo in attacco. Quagliozzi lanciava bene a Osellame, la cui conclusione in corsa finiva alta. Ancora Osellame non riusciva a imitare Tardelli.  
In avvio di ripresa, poi la partita si spegneva via via con il passare dei minuti. La risvegliava per un attimo ancora Osellame al 40', quando, ricevuta la palla su una punizione concessa da Longhi per fallo di Bonini su Quagliozzi, calciava con forza rasoterra. La palla rimbalzava sul palo esterno, ma le mani di Zoff, lanciatosi in tuffo, erano già pronte a chiudere l'angolo basso della porta. Era l'ultima delle poche speranze del Cagliari, mentre il pubblico deluso già cominciava a sfollare, o a cercare consolazione nel controllo della schedina. 

Bruno Perucca






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sabato 14 febbraio 2026

14 Febbraio 1982: Juventus - Milan

É il 14 Febbraio 1982 e Juventus Milan si sfidano nella quarta giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1981-82 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

A fine campionato la Juventus conqusiterá la sua Seconda Stella da appuntare sul petto. Dopo un lunghissimo testa a testa con la Fiorentina allenata da Giancarlo DeSisti, la spunta all'ultima giornata grazie ad una vittoria esterna a Catanzaro con un rigore del partente Liam Brady

Dall'altra parte c'é il Milan allenato prima da Gigi Radice, poi da Italo Galbiati che non riesce a salvarsi da una clamorosa retrocessione sul campo.

Buona Visione!


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Stagione 1981-1982
Campionato di Serie A - 4 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 14 febbraio 1982 ore 15:00
JUVENTUS-MILAN 3-2
MARCATORI: Galderisi 17, Collovati 44, Galderisi 63, Antonelli 71, Galderisi 83
 
JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini (Prandelli 88), Furino, Brio, Scirea, Fanna (Bonini 68), Tardelli, Galderisi, Brady, Virdis
Allenatore: Giovanni Trapattoni
 
MILAN: Piotti, Tassotti, Maldera, Icardi (Jordan 70), Collovati, Baresi F., Buriani, Battistini S., Novellino, Moro (Romano 82), Antonelli
Allenatore: Italo Galbiati
 
ARBITRO: Ciulli



LA TRIPLETTA DI "NANU" GALDERISI

 

Al "Comunale" di Torino, uno sconosciuto attaccante diciannovenne costrinse i rossoneri alla resa contro la Juventus del Trap 
Nella devastante stagione 1981/82, quella della retrocessione in B dei rossoneri per demeriti sportivi, la sfida al vecchio "Comunale" di Torino contro la Juventus costituì una delle migliori prestazioni di quel "piccolo diavolo". Esonerato Radice, il presidente Farina aveva affidato la panchina a Italo Galbiati. Baresi e compagni affrontarono l'inedito testa-coda contro la Juventus del Trap, impegnata nel testa a testa scudetto con la Fiorentina. La sfida d'andata tra rossoneri e bianconeri si era chiusa con la vittoria di misura della Vecchia Signora, grazie ad un gol di Virdis nel secondo tempo. A Torino, i rossoneri speravano di strappare almeno un punto, per dare ossigeno ad una classifica da stato comatoso: alle spalle del Milan, infatti, c'era solo il Como fanalino di coda. 
Il 14 febbraio di ventotto anni fa il tifoso rossonero visse una delle giornate più sofferte della sua militanza casciavit, un'alternanza di delusioni ed illusioni, priva di lieto fine. Uno sciopero della squadra esterna Rai della sede torinese, rese impossibile la radiocronaca della partita all'interno di "Tutto il calcio.", aumentando i patemi d'animo. La voce di Bortoluzzi, all'inizio dei secondi tempi, comunicò il parziale di Torino: 1-1, Galderisi al 17', pareggio di Collovati al 44'. 
Il Fulvio nazionale aveva trovato lo spiraglio giusto per trafiggere Zoff, sugli sviluppi di un calcio d'angolo (un gol che per certi versi ricorda quello segnato da Nesta nella finale mondiale del 2007, nda). Galderisi? E chi era costui? Salentino (Salernitano, n.d.l.), non ancora diciannovenne, era stato prelevato da Trapattoni, in tutta fretta, dalla squadra Primavera bianconera impegnata al Torneo di Viareggio. Schierato titolare a fianco di Virdis, Galderisi, un "tappetto" dallo scatto bruciante e dal notevole fiuto del gol, nel primo tempo aveva sbloccato le marcature con una scivolata a due passi dalla porta rossonera. 
Al 18' della ripresa, su cross dalla fascia sinistra, la tascabile punta juventina trafisse nuovamente, questa volta di testa, l'incredulo portiere milanista Piotti, colto in controtempo. Trapattoni, allora, pensò di rinforzare il centrocampo, in ottica di contenimento, inserendo Bonini al posto di Fanna. Due minuti dopo arrivò la risposta dell'allenatore rossonero: dentro Jordan, una punta, al posto di Icardi. In mischia, sfruttando un buco nella retroguardia bianconera, Roberto Antonelli fu lesto a depositare il pallone in rete con una mezza girata. "Attenzione, interviene lo studio: a Torino il Milan ha nuovamente pareggiato. Autore del gol Antonelli". 
L'annuncio di Bortoluzzi fu il miglior ricostituente. Un punto contro i campioni d'Italia non avrebbe cambiato granché la precaria situazione in classifica ma avrebbe certamente alzato il morale di una truppa depressa da troppe disfatte, partita per stazionare nei quartieri nobili della massima serie ma costretta a respirare i miasmi della zona retrocessione, come una provinciale qualsiasi. I minuti scorrevano lentamente. Brady e Tardelli provarono a scardinare per la terza volta la difesa milanista. Francesco Romano, subentrato a Moro, provò persino una sortita dalle parti di Zoff. A 7' dalla fine, arrivò la condanna e questa volta fu senza appello per i rossoneri. Epilogo beffardo. 
Un pallone vagante in area rimpallava sullo stinco di Galderisi (ancora lui) e rotolava in rete tra la disperazione di giocatori e tifosi rossoneri. C'è un'immagine di Novellino, pubblicata dal Guerin Sportivo dell'epoca, che spiega perfettamente il momento. Il piccolo attaccante juventino, che alcuni anni dopo avrebbe indossato anche la maglia rossonera e griffato anche un derby, castigava per la terza volta il Milan, incapace questa volta di reagire. 
Puntuale come un cronografo svizzero, arrivò l'annuncio radiofonico, ribadito dalla sovrimpressione televisiva nel corso di "Domenica in". Era finita! L'ennesima sconfitta stagionale rendeva la situazione in classifica dei rossoneri sempre più pericolosa, con il gruppetto di terzultime (Bologna, Torino e Cagliari) che si allontanava paurosamente. 
Al Milan rimasero i complimenti del dopopartita, piccola consolazione dei perdenti. La legge del Carneade, materializzatosi con le sembianze di un centravanti di 163 centimetri di altezza e risultato quel giorno di metà febbraio maledettamente ispirato in zona gol, aveva dato ragione ai padroni di casa. Nella storia rossonera, Juve-Milan del febbraio '82 diventerà "la delusione del giorno di San Valentino".

tratto dal sito Amarcord Milan





Quando la Juve si rilassa
rischia di perdere la bussola

I bianconeri superano un eccellente Milan grazie ai gol di Galderisi, alle parate di Zoff, agli assist di Cabrini ed alla strategia di Furino, ma si deconcentrano troppo.

Vittoria alla Juventus, onori al Milan. Il succo è questo. E siccome con gli onori non si vincono i campionati né si rimettono in sesto i bilanci, è pienamente giustificato il disappunto in casa rossonera. Una cosa pare certa: se gli uomini del giovane trainer Galbiati riusciranno a placare i restanti match con analoga grinta, concentrazione, volontà ed acume tattico la salvezza non sarà più un miraggio irraggiungibile.
Dopo il necessario preambolo bisogna dire di Galderisi. Furino, al termine della partita, lo ha chiamato 
"malefico Giamburrasca".
Una definizione perfettamente aderente alla realtà. Appena diciannovenne, Galderisi conserva quel modo maligno di affrontare partite ed avversari, quella freschezza nel rincorrere il pallone là dove avversari più maliziati credono l'azione conclusa. Ed ecco che il suo magico piede sbuca da una selva di gambe, perfido e puntuale, tempestivo e micidiale. E i gol arrivano come grappoli, per risolvere i problemi generali e specifici della Juventus.
Così Galderisi è andato a segno tre volte, dimostrando talento e gran fiato sotto porta. I suoi guizzi sono autentiche trovate calcistiche, il suo palleggio delicioso. Fermarlo è un problema, ne sa qualcosa il coetaneo Foards, anche se autore di una buona partita. I tifosi già legati al piccolo campeno da un affetto profondo, sognano il tandem Gelderisi-Paolo Rossi. E sperano altri scudetti, secondo una tradizione molto eloquente. Su questa accoppiata si raccontano meraviglie, già degustate dai molti fori che quotidianamente aastetona, sfidando pioggia e freddo, gli allenamenti sul campo Marchi.
Stupendo nastantes del ragazzo di Salerno è stato Antonio Cabrini, autore di gran partite maisacolas e in tutte e tre le circostanze decisive pronto a dettare il passaggio (o il tiro) di rifinitura. Ma Cabrini non costituisce nori-14, in quanto futti hanno apprestato le sue dott di difensore dicante, che al trasfor ma in als pericolosa. Ieri Buriani ha cercato di aspettare a zona. Con risultati poco apprezzabili, dal momento che il bianconero ha scorrevo in lungo e in largo nel settore di ana competenza.
Sospinta da questi due elementi, la Juventus ha trovato una vittoria molto importante.
Superare un Milan applicato al massimo e con pace di andare a rete come raramente gli era riuscito in precedenza nei match esterni, è certamente grosso merito. Ha sviluppato gran mole di gioco per venti minuti, segnando una rete e mancandone almeno tre. Pot at è place-ta, isaciando che il comando delle operazioni andaase of Milan. Sul pareggio (gol di Collo-vati la squadra di Trapattoni ha ballato pa-recchio dictotto minuti della ripresa), mo strando strani rilassamenti a vantaggio a quietto
E proprio questi lassismi stavano per pagare fyol di Antone. Fortunatamente per la Juventus un disperato rilancio di Collovati in contrava la gamba di Galderisi, che al trovava, questa volta non del tutto volontariamente, con il piede al punto giusto.
Comunale in festa e partita chiusa. Sempre a fine gara, Purino (stratega perfetto del centrocampol) ha confessato candidamente che quaconu, a un certo punto, nella Juventus non ha funzionato. Forse inconsolamente tutti bianconeri credevano sufficiente un gol di vantaggio per avere ragione del Milan. I quali le ha invece fatto ricorso a ogni sorta morale e tecnica per ribellare, due volte, la situazione negativa. E sul 2-2, inutile nasconderlo, si è persino avuta la sensazione che il diavolo facesse un brutto scherzo alla vecchia signora.
Se al Milan sarà sufficiente continuare a giocare su questi livelli per acciuffare, magari in extremis, do salvere, non sappiamo ae ba slená alla Juventus ripetere la gara di ieri per sinceri o quanto meno non perdere le altre pericolose pare in calendario. Le attenuanti non mancano dal momento che Tardelli era alla sua seconda gara dopo la lunga assenza, e dal momento che Bettega e Marocchino sono indisponibili. Non sempre il vecchio Purino potrà essere un stratega assoluto per togliere castagne dal fuoco del centro-campo blanconero quando è preso in solitaria dalle agil maniere avversarie, non sempre e potrà essere il maleficio piede di Galdertal a risolvere piccoli e grossi problemi. E non seme Apre Zoff flert autore di un intervento decial-tol potrà perare tutto se daunti non gli fan-no scudo.

Angelo Caroli
tratto da "Stampa Sera" di lunedì 15 febbraio 1982






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giovedì 15 gennaio 2026

4 Ottobre 1981: Milan - Juventus

É il 4 Ottobre 1981 e Milan Juventus si sfidano nella quarta giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1981-82 allo Stadio 'San Siro - Giuseppe Meazza' di Milano.

A fine campionato la Juventus conqusiterá la sua Seconda Stella da appuntare sul petto. Dopo un lunghissimo testa a testa con la Fiorentina allenata da Giancarlo DeSisti, la spunta all'ultima giornata grazie ad una vittoria esterna a Catanzaro con un rigore del partente Liam Brady

Dall'altra parte c'é il Milan allenato prima da Gigi Radice, poi da Italo Galbiati che non riesce a salvarsi da una clamorosa retrocessione sul campo.

Buona Visione!



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Stagione 1981-1982 - Campionato di Serie A - 4 andata
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
Domenica 4 ottobre 1981 ore 15.00
MILAN-JUVENTUS 0-1
MARCATORI: Virdis 66


MILAN: Piotti, Tassotti, Maldera, Battistini S., Collovati (Antonelli 68), Baresi F., Buriani, Novellino, Jordan, Moro (Cuoghi 46), Romano
Allenatore: Luigi Radice


JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, Furino (Prandelli 55), Brio, Scirea, Marocchino (Bonini 52), Tardelli, Bettega, Brady, Virdis
Allenatore: Giovanni Trapattoni


ARBITRO: D'Elia




 
Ma quanti sono i Pietro Paolo?

Normale partitella infrasettimanale, ovvero salutare galoppo di allenamento per distendere i muscoli contratti dallo sforzo contro il Celtic, respirare un poco di salubre aria milanese, seconda soltanto, come inquinamento, à quella di Glasgow, e prepararsi sènza troppo impegno al derby imminente. Uomo del giorno, prevedibile, Pietro Paolo Virdis, ovvero «Dall'ago al milione», ovvero «Dalla polvere all'altare», ovvero «Da pecoraio a bombardiere».  
Diceva Napoleone che ogni soldato aveva il bastone da maresciallo nello zaino. Virdis dimostra di avere, nel povero tascapane del guardiano di mandrie, quale lo si credeva due anni addietro, le cartucce al fulmicotone. La sua vera storia è questa. 
La madre di Virdis ha avuto due gemelli: Pietro e Paolo. Precisi identici, solo che uno, con gli anni, si rivelò una schiappa e servì a bidonare la Juve. La seconda volta è arrivato invece il gemello giusto quello che sa giocare. Nel frattempo, con qualche pasticcio all'anagrafe, tutti e due sono diventati Pietro e Paolo. Adesso la Juve deve solo stare attenta, per esempio marchiando a fuoco con la figura di una zebra e la firma di Boniperti la natica sinistra del Pietro Paolo che le serve, in modo da evitare che, questi, quando andrà in licenza in Sardegna, non venga poi sostituito con quell'altro. Adesso dobbiamo aggiungere che fino a ieri, nonostante la prova ciclopica con il Celtic, non eravamo tanto convinti che la classifica del campionato fosse veritiera, dato che i bianconeri avevano avuto un trio di incontri facilotti: Cesena, Avellino, Como. Ora non più: legnare il Milan (che non aveva mai subito un gol) in casa sua e con quel chiaro predominio, è cosa che fa aprire il cuore Mettiamoci nel numero anche «quelli là», i cugini color vino barbera Siamo curiosi di vedere che cosa faranno.. Chiudersi in area? Ohibò. Attaccare a perdifiato? Arci-ohibò. Juventini, fratelli, popolo mio: la squadra che vince sempre non c'è mai stata, però però... la nostra ci va. vicino. , 





Le pagelle: il confronto tra lo scozzese e Brio vinto dal bianconero 
Jordan, grande assente in campo 

Milan 
PIOTTI — Sempre attento, ingannato dai difensori sul gol di Virdis. 
TASSOTTI — Prima Bettega poi Marocchino, quindi a spingere la squadra in avanti; grande impegno, ma sa fare ancora meglio. 
MALDERA — E' tornato in forma. Un po' a disagio quando Radice l'ha spostato più avanti, ma magnifico per temperamento e grinta. 
BATTISTINI — Si è divertito di più a centrocampo, ma è stato valido anche come marcatore di Bettega. Una sicurezza. 
COLLOVATI — Meno brillante del solito, ma Virdis con i suoi passettini è difficile da domare. 
F. BARESI — Una gara generosa, utili proiezioni offensive, deciso in difesa. 
BURIANI — Sempre prezioso, a lungo ha costretto Cabrini ad arginare le sue avanzate. 
NOVELLINO — Grande combattività e palleggi pregevoli malgrado la marcatura di Gentile. Sa anche essere calmo, e cosi si fa apprezzare di più. 
JORDAN — Se non sta bene, come dice, è giustificato, ma ha trovato spazio (il poco che Brio gli ha lasciato) solo per pochi colpi di testa. 
MORO — Buona tecnica, ma passo lento, sostituito dopo 45 minuti. 
CUOGHI — Combattivo, tenace, pronto al tiro. Piace a Radice, e non a torto. 
ROMANO — Una delle sicurezze del Milan, gran ritmo e piedi buoni. 
ANTONELLI — Finalmente l'esordio nel Milan '81-82, ma solo negli ultimi venti minuti. Poco per «entrare» nella partita. 

Juventus 
ZOFF — Poco impegnato, ma sempre sicuro (ancora più difficile, con alle spalle un pubblico così turbolento). 
GENTILE — Un po' appannato, si è salvato con la grinta (ammonito) nell'acre duello con Novellino. 
CABRINI — Valida spinta, ma troppo spazio concesso a Buriani nel primo tempo. 
FURINO — E' rimasto in zona (anche per «coprire» Scirea) rendendosi utile, ma senza spiccare come nelle ultime gare. 
BRIO — Se Jordan ha deluso, gran parte del merito è delio stopper, che ha vinto il maggior numero dei duelli. 
SCIREA — Ha riacquistato brillantezza ed autorità, lo ha dimostrato con efficaci inserimenti in avanti. 
MAROCCHINO — Magnifico per slancio, coraggio, intraprendenza; il migliore dei bianconeri nel primo tempo. 
TARDELLI — In netto crescendo di condizione, la squadra ne ha tratto beneficio. 
BETTEGA — Encomiabile come pivot, difendendo palloni e facendo da spalla ai compagni con grande lucidità; 
BRADY — Prima più arretrato, poi in avanti dopo l'ingresso di Bonini al posto di Marocchino. Sempre in palla, e nel finale anche grintoso secondo necessità. 
VIRDIS — Momenti di pausa, ma sempre puntuale al momento delle conclusioni. Suo il gol, merito suo i ' pericoli per Piotti. 
BONINI — Prezioso per combattività e senso tattico, è andato tre volte a cercare il gol con decisione. 
PRANDELLI — Lineare ed efficace come sempre, malgrado la lunga assenza dal clima delle partite. 

ARBITRO D'ELIA — E' bravo, ma rovina tutto con la troppa teatralità. 

brani tratti da: La Stampa 5 ottobre 1981





IN COPERTINA
Per la fantastica Juventus una settimana trionfale. Dal Celtic al Milan, dalla Coppa al campionato, due fondamentali vittorie siglate dal ragazzo sardo che sta prendendosi tutte le rivincite. E adesso sul quadrante bianconero è scattata l'operazione...
Onda Virdis

DAL CELTIC al Milan, dalla grande Coppa al campionato, è scattata in casa bianconera l'operazione « Onda Virdis ». E' il ragazzo sardo a siglare la trionfale doppietta. Un suo fantastico gol accende il mercoledi sera gli entusiasmi di uno stadio impazzito e trascina Madama alla rimonta sugli scozzesi, chiusi a salvaguardia del vantaggio di Glasgow. E la domenica, in una cornice da fiaba, nell'arena di San Siro stipata e rutilante, è ancora Pietro Paolo a spezzare l'equilibrio di una partita certo meno bella, ma ugualmente intensa, tatticamente giocata al meglio dai due amici-rivali, Radice e Trapattoni, e che proprio Virdis strappa dalla mortificante conclusione dello zero a zero, con una zampata morbida e mortifera. Non è soltanto il calcio a un pallone che "Schizzo" Tardelli ha rimesso in gioco con una sensazionale prodezza atletica: è il calcio a un passato ancora vicino, fatto di umiliazioni e di ripudi, di una vendetta covata in silenzio e perfezionata con pazienza.

BONIPERTI. Boniperti non l'ha visto, a quell'ora per antica consuetudine il Giampiero è già da un pezzo fuori dello stadio, a soffrire con l'autoradio. Eppure la rivincita di Virdis è anche la sua. Andò in Sardegna, ricordate?, a convincere il ragazzo, riluttante ad abbandonare la sua isola, fosse pure per la dorata destinazione Juventus. Spese sino all'ultimo spicciolo la sua accattivante diplomazia, si piegò come per nessun altro giocatore ha mai fatto, lui presidente di un club che tutti pongono in cima ai propri sogni proibiti, il punto d'arrivo ideale di ogni carriera. E figurarsi sorrisetti ironici, dopo. Valeva proprio la pena, i soldi e il resto. Virdis trascinava per l'ostile Torino il fantasma del giocatore che aveva infiammato Cagliari, facendo balenare il mito rinnovato di Gigi Riva. Virdis sbagliava le cose più elementari, in un'orgia di fischi e di imprecazioni. Bell'affare, la Juve. Due miliardi spesi così gridavano proprio vendetta. Persino Gianni Agnelli canzonava garbatamente il presidente Giampiero, una volta gli disse in tribuna: 
"Quel gol che ha sbagliato oggi Virdis, l'avrei segnato anch'io", 
arrotando nobilmente le erre. Virdis passava da una disgrazia all'altra. Il ritorno a Cagliari, più che come un'improbabile operazione-recupero, fu visto come una restituzione al mittente. Vuoto a perdere.

LA MAGIA. E invece la magia dell'isola compì il miracolo. Sotto le
cure pazienti di Tiddia, che lo dosava in parsimoniose staffette per graduarne il recupero, Virdis ritrovò la propria dimensione tecnica. Quella psicologica non l'aveva perduta mai. Duro, orgoglioso, ha sempre rifiutato la condanna, né se n'è fatto un complesso. Gli restava dentro l'ansia di far rimangiare certi verdetti impietosi, certe stroncature brucianti. Per questo il nuovo viaggio verso Torino, che altri avrebbero scongiurato in mille maniere, lo trovò entusiasta e sicuro. Andava a prendersi le sue rivincite, con calma, senza fretta, ma inesorabilmente. Com'è nel costume della sua gente. Partiva con il ruolo di riserva, Trapattoni si era già bruciato una volta e intendeva andare sul sicuro. Aveva davanti a sé Fanna, nel presente; Fanna e Rossi, nel prossimo futuro. Fanna aveva impiegato tempo e sudore a rimuovere l'ostacolo Causio; il posto appena conquistato non l'avrebbe ceduto facilmente. Ma Virdis non era più il ragazzo buttato incautamente nelle fauci della città matrigna. Era un uomo maturo che aveva fatto l'esame di coscienza, che aveva chiesto la rivincita sicuro di non fallire. Spiega: 
«Non do agli altri, per quanto accaduto quattro anni fa. Principalmente avevo sbagliato io. Adesso sono un uomo sereno, consapevole. Coi compagni non nego di aver avuto, in passato, delle incomprensioni. Ma ho dimenticato tutto, adesso il dialogo è facile, problemi non ci sono e non ce ne saranno ».

COPPITALIA. La Coppitalia è stata il suo trampolino di lancio. Trapattoni è un allenatore moderno e flessibile. Sa mutare le proprie convinzioni, non si chiude gli occhi davanti all'evidenza e ha l'onestà di non nutrire preconcetti. Questo nuovo Virdis dava alla Juve qualcosa di più del pur ammirevole Fanna. Più concretezza, soprattutto, più inesorabilità in zona-gol. E poi Pietro-Paolo aveva trovato l'ideale sintonia con Bettega, che è sempre il deus ex machina delle situazioni bianconere, non nel senso del padrino, per carità, ma proprio sotto il profilo tecnico. Bettega può incantare tutti, come quando realizza lo stupendo gol al Celtic, oppure apparire ai superficiali lento e appannato. In ogni caso determina il gioco e detta la manovra, col suo sublime senso tattico. Bettega e Virdis chiudevano mirabilmente la diagonale d'attacco, sulle iniziative irresistibili di Marocchino, il cavallo pazzo delle fasce laterali. Così Virdis si è guadagnato la promozione sul campo e l'ha onorata, in campionato, con due gol vincenti, ad Avellino e a Milano. Le due conquiste esterne della Signora sono nate sui suoi gol e in mezzo c'è stato l'acuto contro il Celtic, quella miracolosa progressione in slalom, degna di un attaccante di razza, potente e guidato dalla giusta intuizione.

RADICE. L'ultima vittima di Pietro Paolo Virdis è stato Radice e la cosa ha un risvolto sentimentale. Radice, nel suo anno di Cagliari, fu conquistato da quel ragazzotto nerissimo di capelli, dallo sguardo fiero e dal gioco nobile. Lo lanciò in pianta stabile, cercò poi in tutti i modi di portarselo dietro al Torino, che pure aveva allora Pulici e Graziani in pieno splendore. Per dire della fiducia. Ricorda, Gigi: 
«Virdis aveva allora diciassette anni, ma già portava impresse le stimmate del super. Forte con entrambi i piedi, eccellente nel gioco di testa e moralmente convinto di sé, capace di prendere rischi e iniziative. Non poteva sbagliare. Anche quando ha avuto quei momenti neri, quando pareva perduto per il grande calcio, non ho mai dubitato che sarebbe riuscito a riemergere». 
Virdis ammette: 
«Radice è uno dei pochi che ha sempre parlato bene di me. Per questo, e per l'importanza che ebbe sui miei inizi di carriera, gli debbo molto». 
Proprio Radice gli è toccato giustiziare, nell'arena di San Siro. Ma questo è il calcio, ci mancherebbe. 

ROSSI. Ora non è il caso di amareggiare il momento magico di Virdis, ricordandogli brutalmente che, in fondo, egli sta scaldando il posto che sarà di Paolo Rossi, ai primi di maggio (salvo condoni). Oltreché di cattivo gusto, il rilievo sarebbe probabilmente inesatto. Diciamo, per cominciare, che proprio un Virdis di questa dimensione è uno stimolo continuo per Pablito a non addormentarsi sulle glorie passate. Ma poi, Virdis è in perenne evoluzione tecnica, mica fa solo i gol, triangola, prepara i varchi, scambia perfettamente di prima intenzione, è insomma un giocatore completo destinato a migliorare ancora. Che proprio lui debba essere immolato al ritorno del figliol prodigo non è affatto scontato. Non vuol sentire parlare del passato, perché tormentarlo col futuro? Lasciamogli godere il presente, se c'è uno che ne ha diritto è proprio lui, questo Virdis risuscitato contro tutto e contro tutti, questo Virdis che ha vinto le sue battaglie con silenziosa pazienza, questo Virdis che guida la galoppata della Vecchia Signora con gol puntuali e travolgenti. L'onda Virdis, appunto.

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1981 nr.41






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Il Milan cerca invano di mettere in difficoltà la Juve adottando un ritmo molto sostenuto e chiedendo ai propri giovani un elevato impegno agonistico. Neppure il rientro di Jordan risolve i suoi problemi offensivi (in quattro partite ha segnato soltanto un gol e su autorete!) perché lo scozzese resta isolato in avanti e sui palloni alti subisce la statura e la decisione di Brio. La Juventus si limita ad amministrare il gioco con molta autorità e nella ripresa centra l' « en plein » con Virdis, che sfrutta una prodezza atletica di Tardelli, in chiara ripresa. Lo stadio di San Siro, ricolmo e vibrante di tifo, saluta così la quarta consecutiva vittoria dei bianconeri


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