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mercoledì 26 febbraio 2025

26 Febbraio 1995: Sampdoria - Juventus

É il 26 Ottobre 1995 Sampdoria Juventus si sfidano nella quarta Giornata del Girone di Ritorno del Campionato di Serie A 1994-95 allo Stadio 'Luigi Ferraris - Marassi' di Genova.

La Juventus dopo anni di magra si appresta a vincere il suo ventitreisimo scudetto con il nuovo allenatore Marcello Lippi. I blucerchiati dal canto loro dopo un campionato con luci ed ombre finiscono in ottava posizione - ad un soffio della partecipazione alle coppe europee.

Buona Visione!


sampdoria




 


Stagione 1994-1995 - Campionato di Serie A - 4 ritorno
Genova - Stadio Luigi Ferraris
domenica 26 febbraio 1995 ore 20:30
SAMPDORIA-JUVENTUS 0-1
MARCATORI
: Vialli 80

SAMPDORIA: Zenga, Rossi, Serena M., Gullit, Vierchowod, Mihajlovic, Lombardo, Jugovic, Maspero (Bellucci 82), Mancini, Evani
A disposizione: Nuciari, Sacchetti, Invernizzi, Salsano
Allenatore: Sven Goran Eriksson

JUVENTUS: Peruzzi, Ferrara C., Torricelli, Carrera M., Kohler, Deschamps, Di Livio (Porrini 86), Marocchi, Vialli, Del Piero (Jarni 71), Ravanelli
A disposizione: Squizzi, Fusi, Grabbi C. 
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Boggi
AMMONIZIONI: Mihajlovic (Sampdoria)



A Marassi, nel secondo tempo, la Samp stringe d'assedio i bianconeri 
Lombardo perdona, Vialli no 
E la marcia della Juve diventa travolgente 

Ora che abbiamo visto la Juve vincere contro la Samp un match che a quel punto era quasi destinata a perdere, diventa più diffìcile contestare la considerazione espressa in settimana da Zeman sulla fortuna dei Lippanti, che il boemo definì con più crudezza: culo. Sì, ce ne vuole por lasciare Marassi non solo imbattuti, ma addirittura vittoriosi per una invenzione di Vialli a 10' dalla fine, l'unico tiro scagliato dalle parti di Zenga fino a quel momento. Ce ne vuole per salvarsi dalle tre palle gol nitidissime sprecate da Lombardo, una delle quali si é schiantata al 65' contro il palo. Ce ne vuole. Ma per saltare ogni domenica l'ostacolo che ci pare ogni volta un po' più alto serve anche il cuore e quel corredo di passione e resistenza, vigore e determinazione che i bianconeri stanno dimostrando nelle giornate in cui tutti vogliono colpire la capolista poco rispettati del campionato. 

Lo abbiamo visto a Genova, quando, dopo aver gestito da prima della classe la partita per mezz'ora, la Juve è andata in affanno e ha dovuto tenere lo 0-0 con la forza dei nervi. Poi è arrivato l'istinto del Gianlucaccio, premio anche troppo generoso. Ma questo é un altro discorso, nell'annata in cui molte cose vanno a senso unico. Fin dall'inizio s'è vista una partito anomala dal gioco frenetico. Tatticamente lo si poteva definire un carnaio nel quale non si distingueva la mossa cercata dall'intuizione casuale e fortunosa. Per gli esteti un obbrobrio, però vivace quanto può essere l'attività di un formicaio. E piacevole quando il gioco riusciva a fluire con armonia e si contavano cinque-sei passaggi di fila. Cosa rara, perché si può anche cercare il ritmo alto dogli inglesi, ma qui gli spazi che si concedono sono gli stessi di un monolocale rispetto a Buckingham Palace. Diventa difficile azzeccare il tocco lesto e il lancio sollecito quando si ha sempre un avversario addosso e più spesso due. Ne é conseguito che le azioni si frantumavano come onde modeste. La pecca, era che in quei batti e ribatti non si arrivava mai vicini alla porta. In 45' ci riusciva soltanto la Samp, una volta: al 7' un rinvio di Kohler verso l'esterno finiva tra Torricelli e Deschamps che non rilanciavano con vigore e sul rimpallo si avventava Maspero, ne usciva un bel destro che Peruzzi, agghindato come un limonano caprese, levava dall'angolo basso alla sua destra. Punto e stop. Una punizione di Del Piero spioveva al 14' proprio davanti a Zenga, che un po' sorpreso la gettava lontano a piedi uniti. E al 34' Mihajlovic calciava con forza da 25 metri la punizione per una spinta di Del Piero a Jugovic: il tiro del serbo ora paralizzante, ma si schiantava contro un tabellone pubblicitario. Poca trippa per gatti. 
La Juve giocava con il tridente vero e Vialli ne era più spesso l'elemento esterno. La Samp rispondeva con Gullit piazzato come un rompighiaccio, di quelli robusti, sui quale Kohler si applicava con braccia, gambe e anima. Ma alla sofferenza dell'olandese contribuiva l'opacità di Lombardo, che riluceva solo nella pelata, mentre ogni sua iniziativa era oscurata da Torricelli. Mancini, arretrato fino alla mezz'ora, e Maspero non riuscivano a imprimere fantasia alla manovra, che la Juve controllava con grande dinamismo. Erano lunghe le fasi in cui la palla non usciva dal dominio dei bianconeri, la Samp interrompeva l'azione e il centrocampo juventino la riproponeva. Marocchi provava a organizzare il gioco, Deschamps come una falciatrice si arrischiava in scivolata per sradicare palla: non una volta che il francese cercasse il contrasto in piedi, i sampdoriani erano esasperati nel trovarselo sempre pericolosamente tra le caviglie. Pericolosamente per la loro salute, è ovvio.  
C'era molta Juve per mezz'ora, però mai in zona gol, sia Di Livio a destra che Torricelli o Del Piero dall'altra parte non arrivavano mai al cross dal fondo per cui le capocce toste di Vierchowod e Rossi, la coppia centrale della difesa allineata da Eriksson, avevano la meglio. Qualcosa cambiava verso il 35'. Mancini avanzava un po', Gullit trovava più spesso un compagno per il quale fare da sponda con uno scossone di trecce. La lucidità della Juve si smarriva, il raggio d'azione arretrava parecchio e si aveva la sensazione di quanto sarebbe poi accaduto nella ripresa: lo sgretolamento fisico dei Lippanti.  
Si capiva presto che avevano il fiatone. La squadra del buon governo (della palla) giocava al ricaccio secondo uno stile ancient regime. Mancavano le forze più che la volontà. Saliva moltissimo la Samp, con praterie impresidiate da sfruttare. La Juve non si muoveva più. Barcollava. Finalmente Lombardo si lanciava alla sua maniera e Torricelli non lo teneva più: per tre volte i suoi tocchi parevano destinati al gol, al 21' su un lancio radente di Mihajlovic sbagliava la conclusione più semplice. Poi ci provava Jugovic con una punizione deviata al 27'. Attaccava in massa, la Samp; Lippi inseriva Jarni al posto di Del Piero por ricreare un minimo di attrito. L'unico a non stordirsi era Vialli: al 34' prendeva la palla a centrocampo e dopo 50m di corsa, evitando il ritorno degli avversari, tirava in porta con forza da una posizione dalla quale non avremmo mai pensato segnasse. Mai dire mai, con questa Juve. 

Marco Ansaldo