È il 14 ottobre 1984ed Hellas Verona e Juventus si sfidano nella Quinta Giornata del Girone di Andata del Campionato di Calcio di Serie A 1984-85 allo Stadio 'Marcantonio Bentegodi' di Verona.
I Bianconeri sembrano più concentrati sulla Coppa dei Campioni (coppa che vinceranno nella tragica notte del Heysel) e sono lontani dalla testa della classifica del campionato.
In testa invece c'è proprio il Verona che dopo una cavalcata splendida vince il suo primo Scudetto.
Buona Visione!
Stagione 1984-1985 - Campionato di Serie A - 5ª andata
Verona - Stadio Marcantonio Bentegodi
Domenica 14 ottobre 1984 ore 14.30
VERONA-JUVENTUS 2-0
MARCATORI: Galderisi 62, Elkjaer 81
VERONA: Garella, Ferroni, Marangon L., Tricella, Fontolan, Briegel, Fanna (Bruni 87), Volpati, Galderisi (Donà 89), Di Gennaro, Elkjaer
Allenatore: Osvaldo Bagnoli
JUVENTUS : Tacconi, Favero, Cabrini, Caricola (Vignola 65), Pioli, Scirea, Briaschi, Tardelli, Rossi P. (Platini 46), Bonini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni
ARBITRO Bergamo
Boniperti ieri ha visto tutto.
VERONA — Proprio nella giornata più nera, Boniperti è stato costretto a soffrire quasi fino all'ultimo. Con una «mossa storica», il presidente bianconero ha infatti abbandonato lo stadio solo dieci minuti prima della fine della partita, un istante prima del secondo gol, quello di Elkjaer. Ma non pensiate che Boniperti sia stato comodamente seduto al suo posto in tribuna. Sceso nello spogliatoio durante l'intervallo, non è più risalito ed ha preferito restare asserragliato nel corridoio sotto le tribune, intuendo l'andamento della partita dai boati della folla.
Oggi Boniperti va a caccia ospite del maggior azionista veronese, Chiampan, e dopo una delusione così bruciante cercherà di scaricare la tensione con una mira il più possibile giusta nelle campagne venete. Salendo in auto era depresso ed amareggiato, neppure arrabbiato:«Male, molto male — diceva sconsolato — proprio Gaiderisi, un ex, il più piccolo doveva segnare di testa. È destino che a Verona ci vada sempre storto, ma non facciamo drammi perché il tempo per rimediare non manca. Se doveva esserci una crisi, meglio che sia arrivata ora».Boniperti non ha visto lo splendido gol di Elkjaer, quindi ha sofferto solo a metà. Ma al momento della sua «ritirata» la batosta era già maturata in pieno. Il presidente è stato quindi sincero:«Non so cosa sarebbe cambiato con Platini in campo fin dall'inizio della partita. La decisione di giocare solo nella ripresa l'hanno presa insieme lui e Trapattoni, ma non è questo che conta ora. Preoccupa piuttosto questo Verona già in fuga. Davvero bravo, speriamo che qualcuno riesca a fermarlo, facendo quello che noi non siamo stati capaci di fare»Fabio Vergnano
tratto da: La Stampa 15 ottobre 1984
IN COPERTINA/IL CAMPIONATO DELLE NUOVE GRANDI
Nella giornata della verità la Sampdoria affossa la Fiorentina confermandosi protagonista assoluta, mentre i gialloblù di Bagnoli superano la Juve e confermano la fondatezza delle loro ambizioni di primato
Vero VeronaFURIA. Lassù, un punto avanti all'esplosiva Sampdoria, il Verona continua intanto la sua corsa in solitudine. Bagnoli è già arrivato a metà del guado del suo ciclo terribile (Inter, Juve, Roma e Fiorentina da affrontare in un mese di ferro) e il primato rimane inattaccabile. Al Bentegodi la svolta del campionato, quella che a Genova è apparsa per scintillii di gioco e nuove sicurezze conquistate alla causa, si è dispiegata per intero, senza riserve: il Verona è partito con l'unico obiettivo della vittoria, la Juve ha risposto esibendo senza pudore timori inospettati scoprendo d'un tratto debolezze ormai non più a lungo mascherabili. Trapattoni, d'accordo, non poteva disporre di Platini (reduce dalla campagna di Lussemburgo) al cento per cento: ebbene, quale migliore occasione per approfittarne liberando Vignola, il delfino designato del francese, dalla naftalina ingiustamente lo costringe l'abbondanza bianconera? Cancellando invece il suo ex Beniamino dalla lista, il Trap ha gettato la maschera, lanciando un preciso segnale d'allarme: questa Juve, che s'era finora mimetizzata traccheggiando in trasferta e barcamenandosi in casa in virtù soprattutto di prodezze individuali, non riscuote la sua piena fiducia, non gli offre le richieste di garanzie. Così quel Caricola schierato in luogo del francese (con lo spostamento di Bonini in avanti), oltre a essere un insulto alla logica, ha offerto al Verona e a questa prima fase del campionato l'inequivocabile impressione di una bandiera di resa. Il Verona, naturalmente, non s'è fatto pregare, facendo rullare i suoi ormai conosciuti tamburi di guerra: proprio da una combinazione di ex, Fanna e Galderisi è arrivata la prima spallata al blasone di Madama, tradita da un'uscita a vuoto di Tacconi. L'infortunio del numero uno bianconero ha denunciato le carenze difensive di una squadra forse non più attrezzata per difendersi al cospetto di avversari che attaccano a percussione. La partenza di Gentile ha lasciato segni brucianti, l'infortunio di Brio ha ulteriormente privato d'esperienza il dispositivo arretrato, e il portiere finisce con l'esibire insicurezze e limiti finora rimasti nell'ombra. Quanto a Verona, c'è poco da scoprire di nuovo: è l'indiscusso mattatore del campionato e non ha ancora rivelato debolezze contro cui l'avversario possa accanirsi per tentare di far breccia. I due stranieri costituiscono la coppia forse la migliore scelta, tra tutte le quindici della A, in relazione alle esigenze della squadra. Briegel ha conferito tranquillità alla difesa, assicurando assidua protezione ed efficaci rilanci; Elkjaer ha integrato l'agilità di Galderisi con un contributo decisivo sul piano della potenza fisica. Proprio l'irruenza del danese consente alla squadra soluzioni di contropiede micidiali, che accoppanno la velocità ad una notevole abilità di palleggio. Il secondo gol ai bianconeri ha mostrato al torneo con eloquenza di quali impeti sia capace questo Verona. Un Verona vero, da scudetto. La Juve ne sa qualcosa.
Carlo F. Chiesa
tratto dal Guerin Sportivo anno 1984 n.42











