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lunedì 8 dicembre 2025

20 Giugno 1979: Juventus - Palermo

É il 20 Giugno 1979 e Juventus e Palermo si sfidano nella Finale (gara unica) della Coppa Italia 1978-79 allo Stadio 'San Paolo' di Napoli.

É una Juventus (Campione d'Italia in carica) con grandi giocatori, un allenatore vincente (Giovanni Trapattoni) che peró non riuscirá a ripetere la conquista tricolore. Infatti lo Scudetto andrá al Milan. Si rifará inparte con la Coppa Italia, vinta (non senza polemiche e problemi) contro una formazione della Serie B - il Palermo.

Buona Visione!



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Coppa Italia 1978-1979 - Finale
Napoli, campo neutro - Stadio San Paolo
Mercoledì 20 giugno 1979
JUVENTUS-PALERMO 2-1 - Dopo i tempi supplementari
MARCATORI : Chimenti 2, Brio 84, Causio 117

JUVENTUS : Zoff, Gentile, Cabrini, Furino, Morini (Brio 50), Scirea, Causio, Tardelli, Virdis (Boninsegna 50), Benetti, Bettega
Allenatore : Giovanni Trapattoni

PALERMO : Frison, Gregorio, Citterio, Brignani, Di Cicco, Silipo, Maritozzi, Borsellino (Arcoleo 75), Chimenti (Osellame 47), Magherini, Conte
Allenatore : Fernando Veneranda

ARBITRO : Barbaresco
NOTE : Dall'82° Juventus in 10 uomini per un infortunio a Roberto Bettega (Trapattoni aveva già effettuato tutte le sostituzioni).



È terminata l'ultima competizione dell'anno, si chiude la carriera di un grande campione
La Coppa Italia alla Juventus per la sesta volta 
Rivera commosso ha annunciato: «E' vero, smetto»
Causio piega il Palermo dopo 117 minuti: 2-1 

DAL NOSTRO INVIATO
NAPOLI-Vince la Juventus come era nelle previsioni, ma quanta fatica, quanta paura. La squadra bianconera non disputa una partita entusiasmante, ma raggiunge la conquista della Coppa con pieno merito. Battuta all'inizio da un gol di Chimenti, reagisce, si da da fare, combatte. Non è all'altezza delle giornate migliori, gioca un calcio forse troppo prevedibile. Bisognerebbe inventare qualcosa, creare qualche manovra nuova, invece il gioco juventino e monotono: i bianconeri avanzano sulle fasce laterali e tentano cross al centro, cercando la testa di Bettega che in questo momento non c'è. 

Bettega non è il solo colpevole. Sarebbe un errore criticarlo. Certo l'accoppiata Bettega-Virdis non funziona. Bisogna provvedere diversamente. In questo momento in cui la squadra porta a Torino In Coppa Italia i dirigenti debbono pensare al domani. Boniperti e Giuliano sono in attività. Nulla sarà lasciato di intentato. 

Il Palermo esce sconfitto ma non umiliato. Gioca un calcio moderno e lo gioca bene. Forse non ha l'esperienza per queste competizioni cost delicate. Comunque esce dal San Paolo a testa alta. E una squadra che nel prossimo campionato farà molta strada. A maggior ragione se i suoi dirigenti riusciranno a potenziaria ancora nei punti chiave. 

La temperatura e fresca cade qualche goccia di pioggia. I tifosi del Palermo giunti in forze con ogni mezzo а осcupare le scalee dello stadio San Paolo sono circa diecimila, ma sembrano molti di più. I loro rivali juventini stanno invece tranquilli nel settore a sinistra della tribuna. Sono relativamente pochi, e guardano impotenti all'assalto e alla distruzione delle bandiere bianconere. 

Non c'è Cuccureddu. Ha provato in mattinata ma con esito negativo. Gentile ne prende il posto e gioca Morini come stopper. Veneranda preferisce Gregorio invece di Jozzia. Pensa che sia più adatto al controllo di Causio. L'inizio e veemente e il Palermo segna subito. Su rilancio, Conte si incunea nel vivo della difesa bianconera, sorprendendo in contropiede Scirea e Gentile. Zoff esce d'istinto. Morini non può intervenire e Chimenti butta in gol a porta vuota. Non sono trascorsi ancora due minuti di gioco. 

La reazione dei bianconeri e immediata. Parte Tardelli che dà a Causio che tira in mezza rovesciata. Citterio re-spinge sul limite del gol, Ora in area palermitana c'è una vera ammucchiata. Ai sicilia-ni è concesso l'uso della loro arma migliore, che è il contro-piede. Attacca sempre la Ju-ventus, ma con affanno. I ра-lermitani reggono bene. A centrocampo governa il gioco un Magherini attento e preci-so. Gregorio non concede spa-zio a Causio, Citterio control-la Bettega. Di Cicco guarda Virdis.
C'é differenza di condizioni fisiche. I siciliani posseggono ancora il ritmo del campionato: i bianconeri invece accusano la stanchezza di una stagione senza gloria e forse anche qualche giornata di allenamento piuttosto fiacco. 

Al centro dell'attacco non esiste accordo tattico tra Virdis e Bettega. I due troppe volte si ostacolano con il risultato di non creare difficolta agli attenti difensori siciliani. Bisogna invece ammirare questo Palermo, dopo dieci mesi di attività, gli uomini di Veneranda sono tutti in perfetta condizione. Forse sarà per maggiore spirito di iniziativa, forse sarà il contrasto con la lentezza degli juventini, sta di fatto che posseggono una marcia in più. 

Sono anche abbastanza fortunati, come al 34', quando su azione di calcio d'angolo Morini tira a rete: Frison respinge, riprende lo stesso Merli mentre il portiere è ancora a terra, ma Magherini risponde sulla linea con un rinvio perfetto. Passano i minuti e la pressione della Juventus si fa piu insistente e Frison deve volare ancora una volta per deviare in angolo un tiro di Tardelli (36): la fortuna si sposa con l'abilità. 

La ripresa ripete le caratteristiche del primo tempo. Subito all'inizio (47') esce Chimenti ed entra Osellame per aiutare ancora di più il centrocampo. Risponde la Juventus: Trapattoni utilizza Brio e Boninsegna rispettivamente in sostituzione di Morini e di Virdis. Il gioco migliora leggermente. Boninsegna porta un po' di dinamismo, che Virdis non portava. Tutto il Palermo si difende bene. C'è anche un gol di Boninsegna al 57 ma il centravanti juventino era in fuorigioco e Barbaresco annulla. 

Il Palermo per accentuare ancora di più la sua difesa manda negli spogliatol Borsellino che sostituisce con il mediano Arcoleo (75'). La pressione della Juventus è sempre più insistente, e succede qualche episodio in area palermitana che meriterebbe un atteggiamento plú severo da parte dell'arbitro, ma Barbaresco non interviene su un atterramento di Bettega a pochi metri dal portiere. Bettega esce tenendosi il costato. E' colpito da una gomitata. Viene trasportato negli spogliatoi in barella. La reazione rabbiosa del bianconeri porta al pareggio all'84': l'azione viene da sinistra, Tardelli crossa, arriva Brio che mette in rete: 1-1. 

Dopo il gol di Brio la Juventus, pur ridotta in dieci per l'infortunio di Bettega, tenta di superare la difesa palermitana ma non ci riesce. Si va ai tempi supplementari. Furino zoppica, molti giocatori sono sfiniti dalla fatica. Si apprende che Bettega, colpito duramente all'emitorace sinistro, è stato ricoverato presso l'ospedale San Paolo in quanto si teme abbia riportato l'incrinatura di tre costole. 

Nel primo tempo supplementare il Palermo tenta di approfittare della superiorita numerica e abbozza qualche attacco. E' un gioco comunque senza verve e senza grinta. Gli atleti sono ormai stanchi. I bianconeri provano qualche puntata in avanti, ma senza effetto. 

Nel secondo tempo supplementare la Juventus si fa più guardinga, ma al 117' viene il gol del successo. L'azione parte da Tardelli, che da sinistra crossa. Boninsegna di testa scodella una palla per Causio che in mezza rovesciata batte Frison: mancano ormai solo più tre minuti alla fi-ne. Il risultato é acquisito. 

Giulio Accatino
tratto da: La Stampa - 21 giugno 1979 

 



La Juventus ha vinto, ai tempi supplementari, la battaglia col sorprendente Palermo di Veneranda. I bianconeri hanno, così, riscattato un campionato deludente e l'eliminazione in Coppacampioni. Il protagonista del successo è stato lo stopper

Allegra con Brio

NAPOLI Giovanni Trapattoni, anche per questa stagione, si ricon-ferma allenatore vincente. Dopo aver vinto scudetto e Coppa Uefa nel 1977, scudetto nel 1978, il mister bianconero conquista la Coppa Italia '79, "ultima spiaggia" per la Juventus dopo una stagione particolarmente deludente. La finale di Napoli, contro un Palermo in veste assurdamente difensiva dopo essere passato in vantaggio al 1'30", ha dimostrato una caratteristica che, durante il campionato, era venuta troppo spesso a mancare ai bianconeri: la forza di volontà, la voglia di stringere i denti fino all'ultimo. La Juventus ha attaccato disordinatamente, perdendo spesso i suoi equilibri tattici, ma mai una volta ha desistito, lottando se vogliamo con impeto da provinciale. Boniperti, negli spogliatoi, aveva un sorriso aperto, convinto: la stagione è stata salvata e i tifosi hanno, quindi, dimenticato le amarezze per lo scudetto perduto e per l'immediata eliminazione in Coppa dei Campioni (al 1. turno contro i Glasgow Rangers).

La finalissima tra Juventus e Palermo si può dividere in tre momenti particolari, che hanno determinato il risultato finale dopo una lotta serrata, tra brividi assortiti con i rosanero del tutto privi di timori reverenziali.

IL GOL DEL PALERMO ERA STATO PREVISTO 

ALLA MATTINA della gran finale 

Abbiamo incontrato Erminio Favalli, direttore sportivo dei Palermo, ex bianconero degli Anni Sessanta, nella sede del Napoli in via Crispi. Favalli era soprattutto preoccupato per l'uomo che avrebbe dovuto marcare il centravanti Chimenti, indubbiamente l' uomo di maggior spicco della squadra sosanero.

«Spero che Cuccureddu," 

ci diceva il ds,

"non ce la faccia a recuperare. Con Morini, Vito si troverebbe senz'altro meglio: con uno stopper sulla falsariga del biondo bianconero, Chimenti gioca sempre alla grande, segnando e facendo segnare. Con tipi come Cuccureddu, che marcano con ossessione e giocano tutto sull'anticipo, il nostro centravanti si trova invece spesso in difficoltà". 

Favalli è stato buon profeta. Cuccureddu, ancora infortunato, ha rinunciato ad andare in panchina e Trapattoni ha cosi schierato Morini su Chimenti. Dopo appena 1'30", il Palermo è andato in gol proprio col suo centravanti Chimenti, che approfittava di uno svarione della difesa e dell'assoluta libertà che gli lasciava lo stopper. Poi i rosanero hanno commesso l'errore di chiudersi in trincea, lasciando il centrocampo a disposizione della Juventus. Meno male per loro che in avanti Virdis sembrava un fantasma incapace di impensierire minimamente i forti difensori palermitani.

TRE SOSTITUZIONI: LA SVOLTA DEL MATCH

NELLA RIPRESA Chimenti è costretto ad abbandonare, a causa di una botta subita dopo uno scontro con Cabrini. Al suo posto è entrato Osellame, anche lui dribblomane, ma privo della fantasia, della tecnica del centravanti titolare. Dopo appena 5' anche la Juventus effettuava la propria sostituzione. Anzi, la propria doppia sostituzione: Boninsegna per Virdis e Brio per Morini. Era la svolta che decideva l'incontro. Il "vecchio" Bonimba, con veterana esperienza e furbizia, giocava palle intelligenti a favore dei propri compagni, aprendo numerosi varchi per l'ottimo e indomabile Benetti. Senza dimenticare che, con due perfetti assist, è stato il suggeritore dei due gol bianconeri. Sergio Brio umile gigante di 1.90, è stato l'uomo-chiave della riscossa juventina. Ha giocato a tutto campo, portandosi spesso a fare da "torre" nell'area rosanero. Veneranda non ha capito subito la marcatura da opporre a Brio e a fatto harakiri. Subito gli ha messo contro Maritozzi, che sa fare di tutto fuorché marcare (oltretutto lasciava diversi centimetri allo juventino...): Brio ha potuto così fare il bello e brutto tempo, realizzando in perfetta solitudine anche la rete del pareggio a sette minuti dal termine. Troppo tardi Veneranda ha schierato Citterio (giocatore dalle caratteristiche simili a quelle dell'ex rivelazione della Pistoiese) sul favoloso Brio. La partita era già segnata.

L'INFORTUNIO DI BETTEGA SCATENA I BIANCONERI

IL "LEIT MOTIV" dell'incontro è stato l'infortunio subito da Bettega a causa di una gomitata da k.o. di Citterio. I suoi compagni, vedendolo uscire in barella, hanno raddoppiato le forze, effettuando un forcing continuo, al limite del delirio. Padroni assoluti del campo, gli juventini hanno attaccato con veemenza, portando in avanti i generosi Gentile a Cabrini, oltre al sempre attento Scirea. In dieci sembravano i rosanero, non certo i bianconeri! E il gol della vittoria è stato realizzato da Causio che, per primo, era accorso in aiuto dello sfortunato compagno, protagonista insieme a lui di tanti bei momenti sia in maglia bianconera che in Nazionale. Il Barone, con una prodezza delle sue ("giravolta" in piena area su passaggio di testa di Boninsegna) ha portato in paradiso la Juve, ammutolendo i diecimila tifosi palermitani assiepati nella Curva Sud. Con Bettega fuori (e non era una perdita di poco conto, visto che "Bobby-gol" era l'elemento a cui era affidato il compito di rifinire, sulla sinistra, le azioni dei centrocampisti) i bianconeri hanno trovato stimolo e rabbia, fornendo una tale prova di carattere da suscitare l'ammirazio-ne dei giornalisti siciliani presenti in tribuna. E' stata, dunque, una Coppa dedicata a Bettega, il compagno costretto ad abbandonare la battaglia per infortunio, impossibilitato, quindi, a soffrire insieme agli altri, a dividere assalti e sudore. Ora la Juventus punta alla Coppa delle Coppe, competizione dalla quale manca dalla bellezza di quattordici anni.

PIETRO PAOLO VIRDIS

UN'ULTIMA nota prima di concludere: Virdis. A questo punto, per il bene del ragazzo, la società dovrebbe cederlo, anche in comproprietà, al Cagliari di Gigi Riva, che farebbe carte false per riavere il centravanti. Il sardo, per ritrovare vena e voglia di giocare, ha bisogno di cambiare aria di rifarsi una verginità. In bianconero non sempre per colpa sua fino a ora deluso: cambiare aria gli servirebbe per riscattarsi, per ritornare ad essere il centravanti "speranza" del nostro calcio. 

Darwin Pastorin
tratto dal Guerin Sportivo anno 1979 nr.26


 


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mercoledì 3 dicembre 2025

5 Novembre 1978: Juventus - Milan

É il 5 Novembre 1978 Juventus e Milan si sfidano nella sesta giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1978-79 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

É una Juventus (Campione d'Italia in carica) con grandi giocatori, un allenatore vincente (Giovanni Trapattoni) che peró non riuscirá a ripetere la conquista tricolore. Infatti lo Scudetto andrá proprio agli avversari di questa gara. 

Buona Visione!

 


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Stagione 1978-1979 - Campionato di Serie A - 6 andata
Torino - Stadio Comunale
domenica 5 novembre 1978 ore 14:30 
JUVENTUS-MILAN 1-0
MARCATORI: Bettega R. 2

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu (Fanna 84), Cabrini, (c) Furino, Gentile, Scirea, Causio, Tardelli, Virdis, Benetti R., Bettega R. 
A disposizione: Alessandrelli, Boninsegna
Allenatore: Giovanni Trapattoni

MILAN: Albertosi, Collovati, Maldera, De Vecchi, Bet (Boldini 71), Baresi F., Buriani, Bigon, Novellino, Rivera, Chiodi
A disposizione: Rigamonti, Capello
Allenatore: Nils Liedholm

ARBITRO: D'Elia
AMMONIZIONI: Furino, Tardelli 1 (Juventus); Chiodi (Milan)




Tra i giorni perfetti vissuti dai bianconeri nella sfida con il Diavolo, quello del 5 novembre 1978 ha un posto speciale. In quell'anno sarà proprio il Milan a conquistare lo scudetto, arrivando a fregiarsi della stella. Ma nel confronto diretto al Comunale, è la Signora a prevalere per 1-0.

L'UNDICI DEL TRAP
Juventus-Milan si gioca di domenica pomeriggio, con fischio d'inizio alle ore 14.30. Contro la squadra guidata dallo svedese Nils Liedholm, Giovanni Trapattoni punta sul seguente undici: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, Furino, Gentile, Scirea, Causio, Tardelli, Virdis, Benetti, Bettega. Nella foto si vede un dribbling di Causio: alle spalle De Vecchi, davanti a sé il compagno di Nazionale Maldera.

LA FEROCIA
La Juve ha un approccio di incredibile determinazione. Pochi secondi e Tardelli viene ammonito per un intervento su Rivera al calcio d'inizio, forse il giallo più veloce della storia. Al secondo minuto è già 1-0: calcio d'angolo di Causio che scambia con Tardelli, cross con spizzata di Benetti e puntuale arrivo di Bettega che anticipa tutti e di controbalzo va a mettere il pallone in porta.

L'INCURSIONE
Anche nella ripresa è la Juve a continuare ad attaccare. Una delle prime opportunità del secondo tempo capita a Scirea, bravo a sganciarsi in avanti e ad arrivare fino dalle parti di Albertosi, che lo anticipa in uscita. Non è l'unica incursione di Gaetano. Poco dopo si presenta sull'altro lato e solo un grande intervento del portiere impedisce a un suo sinistro di firmare il raddoppio.

LA JUVE D'ARGENTINA
«La Juventus oggi ha giocato con molto orgoglio, determinazione, decisione e non ci ha lasciato esprimere il nostro solito gioco»: 
è questa l'analisi di Nils Liedholm a fine gara, che riconosce i meriti di Bettega e compagni. Primo fra tutti, l'essere riusciti a passare immediatamente in vantaggio. E, aggiunge, di avere rivisto quelle caratteristiche che hanno portato i bianconeri a vincere il campionato l'anno prima e a ben figurare con 9 giocatori in Nazionale nel Mondiale in Argentina durante l'estate precedente.

Sito Ufficiale Juventus F.C. 
tratto da: A Perfect Day | 05/11/1978 Juventus-Milan



Bettega fa un gol da k.o. 
Mentre il Torino completa la grande giornata del calcio torinese passando a Roma, il Perugia vittorioso a Bergamo è la nuova capolista del campionato 
LA JUVE FERMA IL VOLO DEL MILAN 
Bettega fa un gol da k.o. 

TORINO — La Juventus non si è «imborghesita», anzi. La dimostrazione che Boniperti e Trapattoni attendevano c'è stata, tutta la squadra ha risposto con la massima determinazione alla sfida che il Milan capolista è venuto a portare ieri allo 'Stadio Comunale'. Il volo dei rossoneri di Liedholm è stato troncato di brutto, con massima grinta e persino con una punta di cattiveria. I rossoneri sono stati investiti al fischio d'avvio del giovane e valido arbitro D'Elia da una specie di tornado, Gianni Rivera non ha fatto in tempo a «lavorare» il suo primo pallone della partita e che si è trovato con la faccia nell'erba. Tardelli, avventandoglisi addosso in un tentativo di pressing maldestro, e certamente eccessivo, l'aveva messo giù. D'Elia era costretto ad estrarre per il focoso bianconero il primo cartellino giallo della gara (seguiranno quelli per Furino, scorrettezze, e Chiodi, proteste), il pubblico bianconero capiva subito che la squadra era caricatissima, lo comprendeva anche il Milan ma non aveva il tempo di organizzare le contromisure che finiva k.o.  
Al terzo minuto, i rossoneri erano già costretti in calcio d'angolo. Causio toccava corto per Tardelli che gli restituiva la palla, «Brazil» faceva partire un lancio preciso per Benetti che di testa — uno schema che piace ai bianconeri — ne allungava la traiettoria: Virdis non arrivava a deviare, ma il suo movimento confondeva Bet che restava pressoché fermo mentre Bettega toccava in rete sulla destra di Albertosi, fuori della portata del portiere.  
Il colpo a freddo era chiaramente accusato dai rossoneri, mentre la Juve prendeva fiducia, insisteva all'attacco, aveva conferma della validità delle marcature decise da Trapattoni. Appena calmatosi il tourbillon iniziale, si vedeva sul campo una Juventus nuova, moderna, costretta a cambiare gli abituali schemi difensivi dalla squalifica dello stopper Morini. E considerato che le variazioni erano indispensabili, Trapattoni era andato oltre la logica della vigilici. Gentile, malgrado la maglia numero cinque, agiva da mediano marcando Rivera che non si aspettava (e neppure desiderava) tanto onore, Cuccureddu marcava Chiodi, Cabrini aspettava e contrattaccava Buriani, Tardelli seguiva come un'ombra Bigon, autore recentemente di strepitose partite, Benetti cercava e trovava De Vecchi, sovrastandolo spesso per potenza atletica ed esperienza. Novellino, giunto allo stadio torinese pieno di sogni e di velleità, si trovava subito alle costole Furino, ed era la mossa più sorprendente — e più afficace —di Trapattoni. 
Considerato che la spinta a centrocampo era già garantita dal quartetto Benetti, Gentile, Tardelli, Causio, cui si univa spesso Cabrini, capitan Furino poteva dedicarsi ad un lavoro di sacrificio ma tatticamente importante: contrastare il più temuto ed imprevedibile degli avanti avversari. La trappola funzionava alla perfezione, il gol dopo tre minuti era il tocco sperato dalla Juve per mettere in affanno gli avversari. Il Milan, per quanto sorpreso dall'avvio rabbioso dei torinesi, dalle marcature ossessive, da alcuni scontri davvero crudi, cercava di ribattere ma si trovava ormai nella situazione più difficile per le sue caratteristiche. La Juventus, in vantaggio, poteva punzecchiare l'avversario con attacchi rapidi per lo più orchestrati e lanciati da un Causio in vena, ma poteva soprattutto chiudersi di fronte alle offensive avversarie, togliendo spazio vitale a Chiodi (ottimo Cuccureddu) e Novellino, i quali sono molto più temibili in contropiede che nel dribbling stretto.  
I lanci precisi ma rallentati di Rivera, gli inserimenti caparbi di Maldera, i guizzi di Bigon, non riuscivano a creare varchi per le due punte. Così era ancora la Juventus — in pieno forcing — a farsi pericolosa. Al sesto minuto si sviluppava sulla sinistra una manovra Benetti-Tardelli, la palla filtrava per l'avanzato Gentile ma Collovati in scivolata si aggiustava con mano e braccio, cadendo, per sventare il pericolo. L'arbitro D'Elia, coperto, non si avvedeva del fallo, e vane erano le proteste dei bianconeri. La partita proseguiva con molti sussulti, Novellino cominciava le litanie contro Furino, Causio si scontrava secco con l'ottimo libero Baresi, che si vendicava a suo modo stendendo «Brazil» lanciato a rete al 16'. Gentile e Maldera si scalciavano sbuffando al 20' per presentarsi poi abbracciati come due fidanzatini di Peynet al cospetto dell'arbitro, cui sarà stato difficile trattenere un sorriso. 
Cresceva intanto la tensione sulle due curve, volavano mortaretti ed improperi. Dopo venti minuti di bagarre, la Juve allentava appena la presa ed il Milan cominciava a prendere fiato. In un gioco più ragionato, meno arrembante. Rivera cercava di mettere a frutto la sua precisione di tocco, ma se il ritmo era un poco calato l'attenzione bianconera per Chiodi e Novellino non si allentava. Usciva Zoff al 25' per anticipare Maldera ben lanciato da Novellino che cercava spazio a centrocampo, replicava Benetti ma era fermato bene in tackle dal disinvolto Baresi. Tentava l'affondo Bettega ma era fermato in fallo, si aveva un periodo di gioco meno vivace rotto al 40' da una magnifica manovra corale della Juventus.  
Bettega arretrato in difesa usciva in palleggio da un gruppo di avversari, lanciava Causio che si era spostato a sinistra e partiva palla al piede per una volata di quaranta metri cui nessun rossonero riusciva ad opporsi: il tocco era per Tardelli, la cui botta rasoterra si perdeva sul fondo alla sinistra di Albertosi. Insistevano i bianconeri in chiusura del tempo, partiva Cabrini e crossava, Virdis — sino allora in ombra — toccava bene indietro di testa per Bettega. il passaggio a Causio era però impreciso e l'ala tentava un colpo di tacco impossibile (se lo azzeccava, sarebbe venuto giù lo stadio).  
I bianconeri iniziavano la ripresa ancora all'offensiva, Benetti centrava dalla destra, Virdis faceva di nuovo sponda per Bettega la cui botta di sinistro finiva alta. Sul fronte opposto si vedeva finalmente Chiodi in un bel colpo di testa, ma a lato, su cross di Buriani, quindi replicava Scirea che si inseriva con prontezza dalla destra per impegnare Albertosi con una botta trasversale. Il libero bianconero riprovava un minuto dopo, ma trovava Baresi pronto a deviare la botta in angolo. Era ancora Scirea, davvero magnifico, a liberare al tiro Benetti, ma Albertosi deviava, ed era Zoff sul capovolgimento di fronte a fermare in presa alta un nuovo colpo di testa di Chiodi. Il pericolo maggiore Dino lo correva al 20' quando De Vecchi aveva uno spunto felice e lanciava Buriani nel vivo dell'area bianconera. Il biondissimo stringeva dalla destra e faceva partire una botta secca che il portiere bianconero fermava con sicurezza, mentre al centro Chiodi invano attendeva il cross.  
Entravano Boldini al posto dell'acciaccato Bet, quindi Fanna in luogo del dolorante Cuccureddu, ma la partita — esauritasi un'ultima fiammata del Milan — era sempre saldamente in pugno alla Juventus, che per le molte azioni offensive condotte avrebbe meritato il raddoppio. Ma, ritrovato slancio e ritrovato soprattutto Tardelli. la squadra di Trapattoni non ha ancora risolto il problema di concretizzare il lavoro compiuto. Il gol di Bettega ha risolto la partita chiave della giornata di campionato, ma Virdis ancora una volta non ha convinto. Le doti del giocatore si intravedono, Trapattoni insisterà ancora. C'è da sperare che abbia ragione, come ha avuto ragione con le marcature e la tattica di ieri. 

Bruno Perucca





JUVENTUS-MILAN 1-0
Bettega stellare, Virdis u.f.o.

SU "FAMIGLIA CRISTIANA", Gian Paolo Ormezzano l'aveva definito 
"Stress da troppa gloria". 
Di Cabrini, giudicato 
«Il più bel bipede in circolazione», 
aveva detto: 
«Lui è stato inappuntabile ma ad un certo punto non ne ha potuto più di giocare in difesa anche fuori del campo, dove è terzino». 
Di Tardelli ha scritto che 
«addirittura è stato accusato di amare troppo sua moglie, un'accusa che altri porterebbero come un fiore all'occhiello», 
e di Virdis, che 
«i malanni fisici lo hanno esasperato e ad un certo punto deve aver pensato che l'unica soluzione era gestire il proprio personaggio in maniera spavalda, tanto per "drogarsi" di sicurezza...». 
Тагdelli si è già ripreso alla grande, Cabrini sta superando coraggiosamente lo "choc" di essere preferito a Stallone. Virdis, invece, è ancora alla ricerca di se stesso. Sul "Corriere della Sera", Gianni De Felice gli ha dato 4; su "Tuttosport", Pier Cesare Baretti, molto generoso è arrivato al 5,5; sulla "Gazzetta dello Sport", Giorgio Mottana ha parlato di un 
«Virdis al solito inservibile" 
e gli ha dato 5. Bruno Perucca, su "Stampa Sera", ha dovuto ammettere: 
«Il bilancio di Virdis è magro: non un tiro in porta da raccontare: le doti tecniche sono efficaci, ma solo due o tre intelligenti "assists" per Bettega. E' se ne intuiscono, ma il carattere non lo aiuta a "mordere"». 
Gian Maria Gazzaniga, su «Il Giorno». 5 meno. Sul "Resto del Carlino" di Bologna, Giulio C. Turrini ha parlato di un Collovati 
«incaricato di tenere al guinzaglio il comodo Virdis». 
Sulla «Gazzetta del Popolo», Franco Colombo l'ha giudicato insufficiente e ha scritto con ironia:
«La cosa più bella il sardo l'ha fatta non toccando la palla: cioè fintando per Bettega, che ha realizzato. E ci sembra abbastanza emblematico, del rendimento del miliardo misterioso. Che ha pure al suo attivo (si fa per dire) tanti altri non-interventi» 
L'unico 6 sulla pagella di Virdis si trova su «L'Unità». Giovanni Arpino ha fatto felici tutti i tifosi sabaudi chiosando: 
«Ci voleva questa boccata d'aria piemontese, dopo un mese e mezzo di campionato ora matto secondo alcuni curiosamente avventuroso privo di logica». 
A nostro avviso però il commento più curioso è quello del «Corriere». I cronisti milanesi sono stati amabilmente sfottuti dai tifosi bianconeri alloggiati sotto la tribuna stampa. E De Felice ha osservato: 
«E' l'élite, la nobiltà dalla "torcida" juventina che alloggia abitualmente in quel settore. Sono i tifosi col cappotto di "cashemere" e la Mercedes in parcheggio, che mai e poi mai si lascerebbero scappare una parolaccia e che, quando proprio non ne possono più, al giocatore avversario sospetto di simulazione arrivano a urlare al massimo: pagliaccione! Dunque, se perfin loro perdono la consueta compostezza, e inveisco-no o polemizzano con fanciulleschi argomenti, e si eccitano con la sod-disfazione del ripetente cronico che ha finalmente strappato un "sei" all'interrogazione, e si abbracciano con la frenesia degli scampati al temuto disastro, e scambiano la partita Juve-Milan per una inesistente guerra fra sabaudi e lombardi: se avviene tutto ciò, vuol dire che c'era molta paura in casa juventina e dintorni».
Ma una Juventus con la "cacarella" francamente non riusciamo proprio a immaginarcela...

Elio Domeniconi
tratto dal Guerin Sportivo anno 1978 nr.45






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mercoledì 12 novembre 2025

12 Novembre 1978: Napoli - Juventus

É il 12 Novembre 1978 e si gioca in uno 'Stadio San Paolo' gremito in ogni ordine di posto Napoli-Juventus. I bianconeri si propongono ancora come la squadra da battere. D’altronde quando sì é Campioni d’Italia e con fior di campioni come Dino Zoff, Franco Causio, Roberto Bettega, Antonio Cabrini ecc., ecc. é normalissimo.

La partita non va come previsto purtroppo ed i nostri eroi vengono fermati sull 0-0 dai partenopei.

Alla fine del campionato di Serie A 1978-79 la Juventus finisce ‘solo‘ al terzo posto dietro al Milan campione ed anche alla sopresa della stagione Perugia. I bianconeri si dovranno ‘accontentare‘ solo della Coppa Italia vinta non senza patemi battendo all’Olimpico di Roma il Palermo in rimonta per 2-1 ai supplementari.

Buona Visione!



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Napoli - Stadio San Paolo
Domenica 12 novembre 1978 
Serie A 1978-79 - 7a Giornata
NAPOLI-JUVENTUS 0-0

NAPOLI: Castellini, Bruscolotti, Ferrario (Majo 61), Caporale, Catellani, Valente, Pellegrini, Vinazzani, Savoldi, Caso, Filippi
Allenatore: Luis Vinicio

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, Furino, Morini, Scirea, Causio, Cuccureddu, Virdis, Tardelli, Bettega
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Menegali

 


Bettega, destino dei pali Bettega, destino dei pali 
«Per fortuna qualche volta infilo anche la porta» commenta - 
Zoff: «Il pubblico napoletano si meritava qualcosa di più» - 
Trapattoni: «Il punto lo faremo alla fine dell'andata» 
DAL NOSTRO INVIATO NAPOLI — Roberto Bettega ed i pali. 

«Ci stanno anche loro e con un ben definito compito: quello di limitare la porta» 
scherza sorridendo amaro al pensiero dii molti legni colpiti in terra argentina cui si aggiunge quello di ieri. E prosegue: 
«Fortuna che nelle altre partite qualche pallone l'ho spedito pure in porta...». 
Poi racconta l'azione in cui il suo tramite la Juventus ha sfiorato il successo: 
«Il cross di Causio era preciso ed io mi sono accorto di essere in vantaggio sul mio avversario e, soprattutto, su Castellini. Così sono entrato a colpo sicuro, più che colpire schiacciando la palla, l'ho appoggiata. Avessi fatto diversamente, probabilmente sarebbe entrata». 
E' comunque breve la recriminazione del bianconero che passa subito a raccontare un'altro episodio importante nel quale è stato protagonista in chiave difensiva, oltretutto infortunandosi: 
«Nulla di grave, un taglio allo stinco destro —minimizza. Quindi spiega —; «Eravamo nella nostra area e su un cross Pellegrini ha stoppato bene di petto controllando la sfera: sono riuscito ad anticipare il suo tiro evitando possibili guai ma mi sono preso il calcio. Pazienza».
C'è ancora un episodio da raccontare. Provvede Dino Zoff: 
«Il pericolo maggiore credo di averlo corso quando Filippi è riuscito a smarcarsi sulla destra: il suo tiro è stato leggermente deviato da Scirea e cosi sono riuscito a rimediare respingendo con il ginocchio». 
Viene molto complimentato, il portiere bianconero, per le sue buone parate. Qualcuno sostiene che a Napoli offra sempre delle prestazioni superlative ma lui si ribella al concetto:  
«Alt —interrompe deciso l'interlocutore — non è che solo al San Paolo mi riesca di parare in un certo modo. Credo di aver sempre fatto dappertutto il mio dovere e non è quindi il caso di incensare questa prestazione. Piuttosto mi dispiace per il pubblico: c'è stato il record d'incasso ma lo spettacolo non è stato poi così avvincente. I napoletani si sarebbero meritati qualcosa di più». 
La critica del portiere juventino trova comunque qualcuno pronto ad offrire delle spiegazioni. Sentiamo prima di tutto cos'ha da dire Trapattoni: 
«Noi non possiamo sempre essere presenti dappertutto eppoi rendere al massimo — esordisce il trainer — ed in questa partita è stato chiaro come alcuni elementi abbiano accusato la fatica di mercoledì. Il Napoli ha cercato di aggredirci come la Cecoslovacchia aveva fatto con la nostra nazionale. Noi abbiamo allora condotto una tattica prudenziale che nell'ultima parte della gara ci è stata addirittura imposta dagli avversari. Otto giorni fa. comunque, la Juventus aveva dimostrato di essere in salute: non siamo dunque scomparsi dalla scena, piuttosto ci sono delle occasioni in cui bisogna anche sapersi accontentare». 
Quattro trasferte altrettanti pareggi. La Juventus fuori casa marcia in perfetta media inglese: 
«Due-tre punti di distacco dalla vetta della classifica sono accettabili — ripete Trapattoni riprendendo un concetto delle ultime settimane — anche perché secondo me il punto si potrà fare soltanto alla fine del girone d'andata. E forse si vedranno valori meglio definiti. Il Perugia? Non mi stupisce più. Già l'ho detto altre volte che gli umbri ed il Milan sono da prendere in massima considerazione». 
E il Torino? 
«Anche il Torino. Vedremo domenica. Inutile comunque già iniziare ora a fare delle previsioni». 
Anche Morini al rientro dopo la giornata di squalifica, si sofferma a parlare della possibile stanchezza di qualche bianconero: 
«Indubbiamente c'è stato un notevole spreco d'energia — la — tra la partita di domenica scorsa e quella stupida esibizione della nazionale. Un punto penso comunque sia giusto sia per noi sia per il Napoli». 
Gentile invece dopo aver lodato l'abilità di Pellegrini 
«un giocatore con i piedi buoni» 
ammette una certa fatica nell'applicare gli schemi dello scorso anno: 
«Ciò nonostante —fa rilevare — non soltanto loro hanno avuto delle occasioni ma anche noi Dunque non si può poi neppure dire tanto male di questa Juventus». 
Chi forse non ha appieno soddisfatto è Marco Tardelli che. sorridente, accoglie l'intervistatore con un 
«credevo di incontrare un Napoli più grintoso» 
che dice come proprio nell'agonismo massimo il bianconero si trovi maggiormente a proprio agio. 
«In quanto alla mia partita —aggiunge il giocatore — sono soddisfatto per come ho assolto il compito assegnatomi. Più che la fatica per la partita di mercoledì ho accusato la botta presa». 
Al discorso si associa Causio anche lui sceso in campo in non perfette condizioni fisiche: 
«Non segneremo molto ma neppure prendiamo dei gol — nota — ed in trasferta almeno il pari ce lo portiamo a casa». 
Il risultato soddisfa, dunque. tutti. Anche il presidente Boniperti allontanatosi come suo solito una mezz'ora prima della fine della partita dalla tribuna. 
«I ragazzi si sono impegnati tutti, a fondo. Non c'è che dire. Forse c'è ancora qualcosa da registrare ma non dimentichiamo la fatica del mercoledì che può aver nuociuto». 
Ed il gol di Maldera? Boniperti sorride: 
«Mi spiace per l'Inter» 
si limita a dire. E comunque neppure lui sembra drammatizzare molto per i punti che separano la Juventus dalla vetta della classifica: il ritornello, al proposito, è sempre lo stesso: 
«C'è ancora tanta strada da fare, dunque occorre avere pazienza » 

Giorgio Barberis
tratto da: La Stampa 13 novembre 1979




NAPOLI-JUVE 0-0
Virdis o Boninsegna nel derby torinese?

COME STA la Juventus? Per Bruno Bernardi, cuore bianconero, tutto va ben madama la marchesa: 

"Per la Juventus a Napoli è un pareggio che va bene" 

ha scritto su "Stampa Sera" a caratteri cubitali. Ha tentato di salvare pure Pietro Paolo Virdis: 

"Cerca di sfruttare gli spazi utili con il movimento ma pur denunciando qualche progresso è ancora lontano dal Virdis che tutti si aspettano. Al suo attivo una rovesciata a lato, un discreto lavoro di "filtro" a sostegno del centrocampo". 

Ma è ormai assodato che con Boninsegna al posto di Virdis, la Juventus vincerebbe molto di più. Virdis ha avuto 5 sia da Giuseppe Pistilli sul "Corriere dello Sport" che da Franco Mentano sulla "Gazzetta dello Sport". Su "Il Giorno", Gian Maria Gazzaniga è sceso a 5 meno. 5 da Roberto Milazzo ("Corriere della Sera") е da Marino Marquardt ("L'Unità"). Su "Tuttosport", Vladimiro Caminiti ha messo Virdis sullo stesso piano di Cabrini (che invece è piaciuto a tanti altri critici) 5,5 a tutti e due. Anche Alberto Fasano non ha mai nascosto il suo attacссаmento alla Juventus, però anche se scrive su un giornale sabaudo ("La Gazzetta del Popolo") ha definito Virdis "maglia nera" l'ha giudicato "insufficiente" e ha spiegato: 

"Passano le domeniche, sempre si attende l'esplosione del centrattacco bianconero e sempre si è costretti ad annotare la sua scarsa vena offensiva, una certa lentezza di riflessi". 

Per Fasano, tutto il giudizio sulla squadra deve essere negativo 

"La Juve riperde grinta e terreno". 

Sul "Corriere", Milazzo ha parlato di 

"Controfigura della Vecchia Signora". 

Secondo Gazzaniga, la partita ha deluso anche in chiave diciamo così meridionale (Alfasud contro Fiat): 

«Presentato quasi come una contrapposizione geopolitica con relative implicazioni sociali e altre "barbe" del genere (tanto si era letto la vigilia su un quotidiano locale): l'atteso 'scontro' fra Napoli e Juventus si è risolto in un soporifero rincorrersi di pedine a centrocampo, interrotto ogni tanto dai trilli del signor Menegali». 

Pistilli ha annotato: 

«Si vedeva lontano un miglio che la Juve aveva una paura matta: non tanto dell'avversario, forse, quanto di se stessa e dei propri complessi ».

Elio Domeniconi
tratto dal Guerino Sportivo anno 1978 nr.46






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