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mercoledì 4 marzo 2026

4 Marzo 2001: Udinese - Juventus

È il 4 marzo 2001 ed Udinese Juventus si sfidano nella quarta giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2000-01 allo Stadio Friuli di Udine.

La Juventus guidata in panchina da Carlo Ancelotti sta sfidando la Roma di Fabio Capello per la conquista dello Scudetto. Alla fine però sarà solo un amarissimo secondo posto per i bianconeri. Dall'altra parte c'è un Udinese che battaglia fino all'ultima partita per evitare una dolorosa retrocessione. Ci riuscirà con molto affanno!

Buona Visione!


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Stagione 2000-2001 - Campionato di Serie A - 4 ritorno
Udine - Stadio Friuli
domenica 4 marzo 2001 ore 15:00 
UDINESE-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Zambrotta 38, Inzaghi 60

UDINESE (3-5-2): Turci, Zamboni, Sottil, Bertotto, Alberto, Fiore, Giannichedda, Jorgensen (Gaarde 87), Diaz, Sosa, Margiotta (Helguera 67
A disposizione: De Sanctis, Manfredini T., Pinzi, Micolucci, Nonis
Allenatore: Luigi De Canio

JUVENTUS (4-3-1-2): Van der Sar, Birindelli (Paramatti 67), Tudor, Montero, Pessotto G., Zambrotta, Tacchinardi, Davids, Zidane (Conte A. 84), Inzaghi (Trezeguet 87), Del Piero
A disposizione: Carini, O'Neill, Fonseca, Kovacevic
Allenatore: Carlo Ancelotti

ARBITRO: De Santis
AMMONIZIONI: Del Piero, Del Piero 81 (Juventus); Alberto, Giannichedda, Alberto 84 (Udinese)
ESPULSIONI: Del Piero 81 (Juventus); Alberto 84 (Udinese)




Prestazione convincente della squadra di Ancelotti che passa anche sull'insidioso campo di Udine 
De Santis non cancella i meriti della Juve 
 
L'arbitro Massimo De Santis ha l'incredibile qualità di coprire, con quanto combina, quello che gli altri hanno costruito con il lavoro. Nel maggio scorso, a Torino, annullò il gol di Cannavaro e, se la Juve avesse vinto lo scudetto, lo si sarebbe ricordato esclusivamente per quell'errore, come se i bianconeri non avessero avuto altro merito per arrivare a 71 punti. Ieri, al 13' della ripresa. De Santis non ha concesso all'Udinese il rigore del possibile, momentaneo 1-1 e quella decisione ha offuscato una delle vittorie più nitide della Juventus di quest'anno: 2-0, quindici tiri di cui cinque nello specchio della porta (tra cui una traversa e un palo) contro i tre, tutti imprecisi, che l'Udinese ha scagliato nei 90' più i supplementari.
Partita mai dialettica: una a picchiare, l'altra a prenderle, la Juve ordinata e in salute e l'Udinese corrosa dal malessere che l'ha colta dopo aver annusato l'alta classifica, molto tempo fa. Eppure l'episodio del contatto in area tra Pessotto e Alberto ha monopolizzato i commenti. Il Friuli è esploso in una contestazione furente. Moggi che è già miliardario di suo s'è trovato a contare le monete che gli piovevano addosso, equamente divise con Idris, che attira sentimenti antijuventini come un'antenna i fulmini. Juve ladrona, come da queste parti i muri leghisti gridano di Roma. Vedendo cadere il brasiliano Alberto, lo abbiamo pensato anche noi. Com'era possibile non concedere quel rigore? Rivisto alla tv, il contatto con Pessotto è molto più impalpabile, il brasiliano cerca l'abbraccio con l'erba prima ancora che lo juventino lo sfiori. Insomma, De Santis probabilmente ha capito tutto tranne che, se era simulazione, doveva ammonire il terzino udinese ed espellerlo per la somma dei cartellini. Non se l'è sentita, a conferma di quanto è mediocre. 
Ha ragione De Canio, ci sono state troppe decisioni incomprensibili e sarebbe bene che De Santis dedicasse più tempo al proprio lavoro nelle carceri e meno al pallone. Ma, sul rigore, ha visto bene. La Juve dunque è passata a Udine dove lasciò punti preziosi e pure una gamba di Del Piero. Ancelotti temeva la giornata. Per quanto se ne dica, la corsa allo scudetto è una roulette russa che si gioca in tre, ogni volta è possibile che parta il colpo e ci sia una vittima. I nervi si logorano. Rispetto alla Lazio del giorno prima, i bianconeri hanno superato la prova in modo più convincente: stanno bene e si vede, corrono quasi come nelle prime due stagioni con Lippi, quando era il dinamismo a sventrare gli avversari. Ieri la Juve ha vinto e si è permessa persino il lusso di uno Zidane che s'arrabbiava con se stesso, infelice per le giocate che non gli riuscivano, come farebbe un grande cuoco davanti a un soufflé sgonfio. Quanto non ha prodotto Zizou (questa volta non marcato a uomo), lo hanno costruito gli operai: Pessotto è stato il più bravo ma anche la spinta intercambiabile di Birindelli e Zambrotta sulla destra ha messo sotto pressione l'Udinese, che sembrava attendesse solo quello per disfarsi. De Canio aveva schierato due punte e un centrocampo a cinque: Giannichedda ne era il pendolo più arretrato. Fiore e Jorgensen si sganciavano a turno dietro alle punte. 
Il risultato era di una terribile fragilità; la Juve teneva palla, azzerava con una difesa attenta le velleità friulane e si portava avanti. Del Piero rifiniva bene: al 9', il suo cross era sbattuto da Birindelli contro la traversa; all'11', Zambrotta inventava uno slalom e calciava alto; al 18', la testa di Del Piero infilava la palla nel corridoio per Zidane che non si coordinava per il tiro. Questo e altro combinava la Juve mentre Margiotta e Sosa, le punte friulane, evaporavano e soltanto Alberto, sulla destra, azzeccava qualche volata. L'1-0 arrivava dalla carambola innescata da Del Piero, con una punizione che batteva tra la traversa e la mano di Turci: Zambrotta ricacciava la palla in porta rendendo inutile il tocco di Sottil. 
Nella ripresa non cambiava molto. Scossa dal pericolo per il possibile rigore, la Juve raddoppiava al 15'. Ancora una punizione di Del Piero attraversava l'aria, diretta in porta, con Turci e Bertotto ad assistere: a scanso di equivoci e per accrescere il proprio bottino, con cui si misura il suo valore, Inzaghi dava l'ultimo colpo. Del Piero smoccolava e più avrebbe fatto al 36', quando, per un tocco di mano, meritava la seconda ammonizione ed era espulso (tre minuti dopo sarebbe toccato ad Alberto, per la par condicio). Pinturicchio non si può lamentare: Udine gli riservò giornate peggiori. Del Piero e compagni hanno confermato di essere in salute. Poco attivo Zidane, sono stati i giocatori «operai» a costruire una vittoria che pesa.

Marco Ansaldo






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lunedì 5 gennaio 2026

26 Aprile 1981: Udinese - Juventus

É il 26 Aprile 1981 ed Udinese Juventus si sfidano nell' undicesima  giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1980-81 allo Stadio 'Friuli' di Udine.

I bianconeri sono affamati di vittoria dopo che l'Inter l'anno prima l'aveva beffato sul traguardo tricolore. Questo sará un campionato conteso fino all'ultima giornata con l avversario per eccellenza di questi anni ottanta : la Roma di Nils Liedholm

Dall'altra parte la squadra friulana terminà la stagione in quint'ultima posizione e si salva dalla discesa in Serie B solo grazie alla classifica avulsa.

Buona Visione! 



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Stagione 1980-1981 - Campionato di Serie A - 11 ritorno
Udine - Stadio Friuli
domenica 26 aprile 1981 ore 16:00 
UDINESE-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Marocchino 34, Tardelli 43

UDINESE: Della Corna, Maritozzi (Fanesi 56), Tesser (Cinello 60), Miani, Billia, Fellet, Papais, Pin L., Gerolin, Miano, Zanone
A disposizione: Pazzagli, Bacci, Pradella
Allenatore: Enzo Ferrari

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, (c) Furino, Gentile, Scirea, Causio, Tardelli, Bettega R., Brady, Marocchino (Prandelli 74)
A disposizione: Bodini, Brio, Verza, Galderisi
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Redini





Furino non ha dubbi, il titolo è quasi vinto 
«Ormai questa squadra può battere chiunque» 
DAL NOSTRO INVIATO  

UDINE — La Juventus c'è, eccome! Anche se i critici sono stati assai caustici nei confronti di Bettega, concedendo attenuanti soltanto a Causio che in fin dei conti lavora da diversi mesi part-time, i bianconeri di Trapattoni hanno dimostrato anche a Udine che lo scudetto può appartenere soltanto a loro. Non è un'impressione, ma una realtà confermata anche dagli interessati. La vecchia guardia, a cominciare da Furino per proseguire con Cuccureddu, Gentile e Tardelli, ha denotato quella potenza atletica che sembra difettare in altre compagini e che rende eccellente una formazione partita maluccio e che alla distanza ha ritrovato stimoli e ambizioni.
Proprio capitan Furino, applauditissimo a Udine anche da parte dei tifosi avversari, ci teneva a sottolineare che questa Juventus 
«può battere chiunque purché sia sempre concentrata come a Pistoia e a Udine. Certo —continuava — se non avessimo perso in modo maldestro a Milano con l'Inter forse a quest'ora avremmo già disperso sulla strada gli inseguitori». 
Furino può permettersi questo ed altro. Quando uno ha 35 anni può avventurarsi in passi di danza calcistica, può dire davvero quello che gli pare. Oltretutto, il campo gli sta dando ampiamente ragione. Tre anni fa Furino doveva diventare una riserva, ora si è conquistato sul campo i galloni di capitano anche per la prossima stagione. 
C'era Causio da rivedere a Udine. Gli è mancata la continuità alla distanza non è arrivato puntuale su qualche pallone, ma di più onestamente non poteva fare. Il «barone» ha un'età e un orgoglio che possono avvertire il peso delle assenze: giocando e rigiocando ritroverà sicuramente l'affiatamento con i compagni. Alcuni suoi «assist» hanno ricordato il Causio dei tempi migliori E' piaciuta anche la sua determinazione negli spogliatoi quando ha detto: 
«Con la grinta e la concentrazione che abbiamo, nessun ostacolo ci è precluso».
,L'Avellino, prossimo avversario di campionato, è avvertito. Trapattoni è troppo felice per avventurarsi in pronostici facili: vuole che sia il campo a rispondere a certi interrogativi che accompagnano il cammino dei bianconeri. 
«Andiamoci piano —dice —, siamo ancora a quattro lunghezze dalla conclusione. Certo, se la Juventus giocasse sempre così...». 
E lascia intendere che la Juventus è vicina al grande traguardo. Tre gare in casa, una a Napoli in trasferta: la possibilità di giocare a rimpiattino, di lasciare l'iniziativa agli altri pur di replicare. Ma da come stanno giocando i bianconeri ci sembra semmai che l'iniziativa d'ora in poi saranno proprio loro a prenderla.

Giorgio Gandolfi


Le pagelle della squadra di Trapattoni 
Ma che bravo quel Tardelli 

ZOFF — Inoperoso per tutto il primo tempo, ha compiuto nella ripresa quattro interventi di buona fattura. In uscita a terra ha bloccato Gerolin, il tutto con semplicità ed efficacia. 

CUCCUREDDU — Zanone, suo diretto avversario, non ha quasi toccato palla. Il merito è di questo professionista dal rendimento sempre costante. 

CABRINI — Non si è lanciato a capofitto in dissennate avanzate, poiché Papais gli tagliava il percorso. Ha fatto cose buone sul piano della costruzione con bravura tecnica. 

FURINO — Questo veterano spelacchiato continua a vivere la sua seconda giovinezza; corre ovunque e rincorre tutti. Tampona e rilancia. Ogni tanto sbaglia un passaggio, ma sono inerzie nell'analisi globale di una partita eccellente. 

GENTILE — La posizione di Miano, fluttuante a destra e a sinistra, poteva ingannarlo. Gentile ha preso le misure ed ha giocato un'ottima partita, agonisticamente impeccabile. 

SCIREA — Sempre all'altezza, sia in difesa che all'attacco. Ha fallito rari interventi ed ha portato avanti un grosso quantitativo di palloni. Solo una volta fuori tempo! 

CAUSIO — Prova non brillante ma utile, non appariscente ma preziosa. Ha tenuto la zona, ha giocato molti palloni, alcuni sbagliandoli, altri distribuendoli ai compagni. 

TARDELLI — Il migliore in campo; dopo un avvio di studio, ha cominciato a macinare chilometri senza pause, risultando determinante nel gioco bianconero e nelle azioni dei gol, prima costruendo per Marocchino poi ricevendone un pallone che egli stesso ha spedito in rete. Gerolin è stato trascinato in ogni angolo del campo. Questo è un Tardelli che servirà molto anche alla Nazionale. 

BETTEGA — Partita difficile per lui, visti i ritmi e i raddoppi delle marcature. Ciò nonostante, ha distribuito buoni palloni con scambi ravvicinati. Ha sbagliato un gol (Della Corna gli ha deviato un tiro da distanza ravvicinata). Prova, dunque, poco colorita. 

BRADY — Ha puntato più sulla qualità che sulla quantità. Ha messo ordine con distribuzione sulla zona centrale del campo, tentando nel finale la via del gol. 

MAROCCHINO — Il giovane continua a maturare. Ha prima disorientato Maritozzi e poi Fanesi. Ha segnato un gol, ha crossato palle utilissime. Molto bravo, nulla da eccepire. E' uscito al 65' per crampi allo stomaco. 

PRANDELLI — Ha giocato quindici minuti, pochi per essere giudicato. Ha comunque tenuto bene il ruolo.

Angelo Caroli


 


CAMPIONATO DI SERIE A/IL PUNTO

La Juve sorprende tutti (si fa per dire) e resta sola in testa: ma i giochi sono ancora tutti da fare. L'importante è vedere quanto gli episodi extracalcistici potranno incidere sulla corsa allo scudetto. A proposito della clamorosa caduta del Napoli non si esclude, infatti, che c'entri anche la guerra a Juliano

Dramma della gelosia?

HA RAGIONE Brera quando sostiene che i pronostici li può sbagliare soltanto chi li fa e non chi "mena il torrone" per tenere lontana ogni possibilità di smentita. Domenica non aveva previsto tutte rose e fiori per la capolista Napoli che ospitava l'ultimo, da tempo retrocesso, Perugia. Per quasi tutti, invece, si trattava di un'occasione propizia proprio per il Napoli in viaggio Juventus e Roma per balzare solo in testa. E' andata come si sa: tre capolista, tre risultati differenti anche per il modo con il quale si sono realizzati. Il Napoli che perde in casa, la Juventus che stradomina a Udine e la Roma che sta fermamente in difesa contro un Ascoli che in difesa ci deve stare per evitare di retrocedere.

NULLA E' ACCADUTO. Eppure, nonostante le urla di stupore, nulla è accaduto di definitivo: la Juventus è più vicina allo scudetto, la Roma conserva intatte le sue possibilità e il Napoli, come minimo, può accedere a uno spareggio (sempre che alle altre vada tutto bene, perché potrebbe anche diventare decisiva proprio Napoli-Juventus, della penultima giornata). Sostanzialmente, a tutt'oggi, la più parte dell'interesse del campionato si riversa su Juventus-Roma del 10 maggio, che Bettega potrebbe disertare per sopravvenuti inconvenienti giudiziari (sportivi), come sostengono i più informati, in dipendenza delle famose proposte dello stesso Bettega al difensore del Perugia, Pin. Quello che è già certo, è che questo Perugia, sceso in B da tempo, si comporta come il protagonista di un tempo, prima di acquistare Paolo Rossi, cioè.

Gualtiero Zanetti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1981 nr. 18


 





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Vittoria tranquilla per i bianconeri che hanno chiuso la partita già nel primo tempo. Ad aprire le marcature è Marocchino, con un diagonale che trafigge Della Corna. Poi Tardelli conclude in solitudine e si abbandona alla gioia.

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giovedì 11 dicembre 2025

11 Dicembre 1983: Udinese - Juventus

É l' 11 Dicembre 1983 ed Udinese e Juventus si sfidano nella dodicesima Giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1983-84 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

É una Juventus piena di stelle di calibro mondiale quella che sfida un Udinese forte dell'asso brasiliano Zico. Sará una stagione trionfale questa per i nostri beniamini a strisce bianconere. Se in Campionato arriverá l'ennessimo Scudetto (é il 21esimo), in Europa si festeggia la prima (ed unica) affermazione in Coppa delle Coppe. Dall'altre parte i friuliani finiranno noni - per una manciata di punti fuori dalle Coppe Europee.

Buona Visione! 


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Stagione 1983-1984 - Campionato di Serie A - 12 andata
Udine - Stadio Friuli
domenica 11 dicembre 1983 ore 14:30
UDINESE-JUVENTUS 2-2
MARCATORI: Rossi P. 7, Galparoli 9, Virdis 29, Platini 73

UDINESE: Brini, Galparoli, Cattaneo, Gerolin, Edinho, Pancheri (De Agostini 23), Causio, Marchetti, Miano, Zico, Virdis (Mauro 90)
Allenatore: Enzo Ferrari

JUVENTUS: Bodini, Prandelli, Cabrini, Bonini, Caricola (Vignola 60), Scirea, Penzo, Tardelli, Rossi P., Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Bergamo



Per poter spingere sull'acceleratore, Trapattoni aspetta Brio e Gentile
JUVE (PER ORA) A PICCOLI PASSI
A UDINE UNA SQUADRA DAI DUE VOLTI (E PARI MERITATO)

UDINE La formica di Trapattoni ha colto un altro Importante punto ad Udine. L'allenatore blanconero ha ormai sposato, in questo modo, l'andamento della stagione, la tattica dei piccoli passi: aspetta tempi migliori, quando avrà a disposizione tutta la rosa dei giocatori per cercare di staccare il resto del gruppo. Gli basta essere in testa, per ora. In attesa di poter ripresentare la solita difesa, con Brio e Gentile.

Non diciamo e con Tacconi, in quanto ieri Bodini ha fatto la sua parte. Nessuna colpa sulle due reti subite, ma molto merito sulla punizione di Zico, una palla assassina che il portiere blanconero ha alzato oltre la traversa evitando quella che sarebbe stata una beffa clamorosa visto l'andamento del gioco, soprattutto nel secondo tempo nel quale I blanconeri hanno stretto Udinese alle corde, pur senza avere il colpo del ko.

Non hanno avuto perché Rossi  è come fermato dopo Il gol d'apertura, perché Penzo era piú legato del solito (magari colpa del freddo davvero terribile abbattutosi su Udine con conta la complicità del vento), perché Bonlek ha disputato una di quelle gare in cui pare un oggetto misterioso più che il calciatore che tutti conosciamo. Ha lavorato bene il centrocampo (Bonini e Tardell) a fianco di un Platini ancora super, che ha vinto con facilitá irrisoria il confronto con uno Zico irriconoscibile, debellato dall'influenta e dalla guardia assidua di Prandelli.

Trapattoni ha parlato di una Juve ribelle, obbligata spesso (diciamo troppo spesso) a rimontare svantaggi (e a non saper difendere vantaggi, aggiungiamo nol). Ieri alla squadra blanconera sono accadute tutte e due le cose, II gol di Paolo Rossi e... durato solo due minuti, troppo pochi anche se la risposta di Galparoli è stata tanto bella quanto fortunata. Ma subito la difesa blanconera aveva traballato alle repliche di una Udinese appena andata sotto di un gol, e subito Causio aveva cominciato a scoccare i suol cross senza la minima opposizione.

Successivamente alla risposta di Galparoli, è arrivata in rete di un liberissimo Virdis. Un colpo di testa agevole, dall'alto in basso, senza neppure il bisogno di saltare. Trapattoni non dice cosa avrà pensato, in quel momento. Dal vantaggio allo svantaggio nel giro di venticinque minuti, sicuramente non è roba da Juventus.

Poi, pungolata dal risultato sfavorevole e, crediamo, dalle parole di Trapattoni negli spogliatoi, ecco la Juve nel secondo tempo che prende in pugno la partita e chlude l'udinese nella sua metà campo, i friulani non si aspettavano il nuovo volto bianconero, dopo non essere stati affatto impressionati da quello del primo tempo. Un Platini ancora più concentrato. Tardelli in netto crescendo, Bonini a correre come sempre per se e anche per gli altri. E poi Vignola, pronto a lavorare ottimi palloni, il migliore del quali quello restituito a Platini per Il gol del pareggio, con prodezza finale di Michel e palla nel sacco alla destra di Brini.

Questi i due volti della Juve ad Udine. Ed ancora una dimostrazione di carattere, anche se il gioco è nuovamente arrivato soltanto a strappi. Su tutti, Michel Platini, magari sollecitato in modo particolare dalla presenza di Zico sull'altro fronte, un Platini subito in partita, grintoso e deciso.

Per i portieri, in particolare, è stata una giornata difficile. Non moito impegnati, sono dovuti interventre a freddo in tutti i sensi. Per Bodini era una gara molto delicata. I fans juventini si sono già appassionati a Tacconi e si erano forse scordati del Mundialito milanese. Bodini lo ha fatto ricordare a tutti.

Bruno Perucca
tratto da: La Stampa 12 dicembre 1983




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lunedì 27 ottobre 2025

27 Ottobre 1985: Udinese - Juventus

Il 27 ottobre 1985 Udinese e Juventus si sfidano nell'ottava giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1985-86 allo Stadio Friuli  di Udine.

La Juventus si appresta a vincere il suo ventiduesimo tricolore con una squadra che sta vivendo sugli ultimi spiccoli di splendore di 'Le RoiMichel Platini. Allenati da Giovanni Trapattoni (al suo ultimo campionato alla Juve prima di trasferirsi all'Inter), i bianconeri mettono a distanza la Roma di Sven-Göran Eriksson vincendo 'in volata' lo Scudetto. I Giallorossi saranno protagonisti tanto di una rimonta insperata quanto di una rovinosa caduta nella penultima gara di campionato in casa contro la già retrocessaLecce.

Dall'altra parte c'è la squadra friulana che dopo un campionato tra alti e bassi riesce nel suo intento di evitare la retrocessione in Serie B.

Buona Visione! 



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Stagione 1985-1986 - Campionato di Serie A - 8ª andata
Udine - Stadio Friuli
domenica 27 ottobre 1985 ore 14:30 
UDINESE-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Serena A. 20, Favero 50, Cabrini autorete 82

UDINESE: Brini, Galparoli, Baroni, Storgato, Edinho, De Agostini, Chierico, Colombo (Dal Fiume 46), Carnevale, Miano, Criscimanni (Zanone 73)
A disposizione: Abate, Susic, Pasa
Allenatore: Luis Vinicio

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini (Pioli 90), Bonini, Brio, (c) Scirea, Mauro, Manfredonia, Serena A., Platini, Laudrup
A disposizione: Bodini, Caricola, Pin, Pacione
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Casarin
AMMONIZIONI: Mauro, Manfredonia (Juventus); Edinho, Storgato (Udinese)



Una saggia Juventus non ha problemi al «Friuli» dopo il bel gol del centravanti
Serena mette in crisi l'Udinese
Favero raddoppia, poi autogol di Cabrini (il primo della carriera) 
Il finale è tutto degli uomini di Vinicio, ma il risultato non cambia più 
In bella evidenza Platini, opaco Laudrup dopo lo splendido avvio di stagione

UDINE - La Signora Omicidi ha colpito ancora, per l'ottava volta, spietata, inesorabile. L'Udinese, vittima di turno, non ha avuto scampo: ci ha messo l'anima per fermare la Juventus-record, ma s'è trovata sotto di due gol (Serena e Favero) e solo l'autorete di Cabrini, la prima della carriera, con un perfetto colpo di testa all'incrocio dei pali, la copia esatta di quello di Serena, ha messo un po' di suspense sul risultato rendendo drammatici gli ultimi otto minuti durante i quali i friulani hanno sfiorato il pareggio.

Sulla legittimità del successo, comunque, non ci sono ombre. È stata una vittoria scientifica di uno squadrone che ha rimesso i panni della provinciale ma ha sapientemente amministrato gioco ed energie, tenendo conto della fatica di Verona. Con umiltà ha chiuso i varchi, manovrando di rimessa com'è ormai consuetudine, specie in trasferta, in questo scorcio di campionato che la vede mattatrice assoluta, con 16 punti, 16 gol all'attivo e 3 al passivo. Una media-scudetto che ha creato il vuoto alle sue spalle dove l'Inter è l'unica, a 4 che abbozza una qualche resistenza.

Ieri Platini ha ripetuto Verona come atteggiamento tattico, ma con maggior disponibilità a mettere il suo genio al servizio della squadra. Non sempre ha trovato collaborazione da parte di Laudrup, che, dopo le prodezze d'avvio di stagione, sta concedendosi una pausa, ha smarrito un po' di smalto e lucidità e non riesce a sfruttare al meglio il dribbling, lo scatto e, in progressione, il cambio di marcia che sono le sue prerogative. Anche Mauro, che ha fornito il magnifico cross del gol di Serena, appare talvolta macchinoso, non sempre preciso nel passaggio. Quando Laudrup e Mauro saranno al top, il contropiede della Juventus diventerà ancora più micidiale.

Per il resto, il centrocampo ha fatto filtro grazie all'opera di Manfredonia, Bonini (che ha stretto i denti per la solita spalla dolorante) e Platini. La difesa, in cui Brio ha prevalso nettamente su Carnevale andando anche a colpire una traversa sul 2-0, ha fatto in pieno il proprio dovere e solo sulle punizioni di Edinho e nel farraginoso finale su conclusione di Miano e dello stesso brasiliano, Tacconi ha confermato di attraversare un periodo di gran forma.

Positivi Cabrini (malgrado l'autore) e Scirea. Ma il migliore in campo è stato Favero, che oltre a stroncare di piedi e di testa i tentativi dei friulani, ha firmato con un'azione capolavoro la sua prima rete in Serie A.

E così l'Udinese ha perso l'imbattibilità interna che durava da circa sei mesi, da quando cioè la Roma aveva fatto l'en plein al Friuli. Non è bastato lo stoicismo di Edinho che, malgrado i postumi della distorsione al ginocchio destro, s'è battuto come un leone, cercando con tutte le energie il pareggio sia sul calcio da fermo che nelle mischie. Il pubblico ha anche contestato Casarin gridandogli

"Venduto, venduto!"

Ma l'arbitro, pur non in giornata di gran vena, ha visto giusto negli episodi in cui la squadra di Vinicio ha reclamato il rigore per una caduta di Edinho tra Manfredonia e Scirea (65') e per un contrasto tra Cabrini e Carnevale (85').

Piuttosto l'Udinese e Baгoni devono recitare il mea culpa per i gol di Serena che ha sbloccato la partita, indirizzandola sul binario voluto dalla Juventus, al 20'. Su bel cross di Mauro, Baroni non è saltato per contrastare Serena che, con un'incornata degna di John Charles, ha infilato l'incrocio dei pali sulla sinistra dell'impietrito e incolpevole Brini. Da quel momento la Juventus ha giocato sul velluto.

In apertura di ripresa, Vinicio tentava la carta Dal Flume, all'esordio in campionato e nell'Udinese, al posto di Colombo che aveva trovato in Cabrini un baluardo insuperabile. Dopo un pallonetto di Miano bloccato da Tacconi, la Juventus piazzava la seconda mazzata (50). Favero vinceva un tackle con Chierico a metà campo, scattava sulla destra, scambiava con Serena, entrava in area vanamente inseguito da Baroni e di piatto insaccava a fil di palo, con la complicità di Brini rimasto colpevolmente fermo. Magnifica discesa, perfetta l'esecuzione.

Sul 2-0 la partita si scaldava e Casarin ammoniva Galparoli, Mauro, Sorgato, Edinho e Manfredonia. La Juventus legittimava il risultato giungendo agli angoli di Brio che, su punizione di Platini, di testa incocciava prima le mani di Brini e poi la traversa (57'). L'Udinese si lanciava a testa bassa. Tacconi deviava in corner una pericolosa punizione di Edinho (61'). Un'altra del brasiliano lambiva il palo (67) e un suo maligno destro trovava il portiere plazzato. Entrava Zanone per Criscimanni (74). E all'82 quello che non t'aspetti. Su traversone di Chierico, Cabrini, per paura di colpire il pallone nella regione della ferita rimediata a Verona, con la tempia, insaccava imparabilmente.

La possibilità di raddrizzare una partita ormai persa moltiplicava le forze e il morale dell'Udinese, ma Tacconi negava a Miano il pareggio (87) e un colpo di testa di Edinho finiva di un soffio fuori. Con un'occasione per Serena si chiudeva, tra i fischi (di rabbia) del pubblico, una gara vibrante segnata da un'altra storica impresa dei campioni d'Europa.

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 28 ottobre 1985




IL SIGNOROTTO

LA JUVENTUS galoppa solitaria nei verdi pascoli dei primati. Si illude chi cerca di buttare nei suoi magici sincronismi la polvere di fastidiose e gratuite polemiche. Dipinta come banda di cinici picchiatori dopo la notte di Coppa a Verona, Madama corre a espugnare Lidine in morbida souplesse. Mi incanta questa sua straordinaria capacità di mutar pelle: ora ferrigna macchina da guerra, ora fantasiosa creatrice di gioco. Risibilmente si accusa Trapattoni di eccessi difensivistici: il Trap getta in faccia ai critici superficiali i sedici gol realizzati in queste prime otto domeniche trionfali. Se ripartiamo in minuti il campionato bianconero, otteniamo questa eloquente espressione aritmetica: un gol realizzato ogni quarantacinque minuti, un gol subito ogni 240. Cioè, in media occorrono quasi tre partite per fare gol alla Juve. Ma si può andare oltre: dei soli tre oltraggi ricevuti, ben due la Juve se li è procurati con le sue stesse mani. Autorete di Scirea nel derby torinese, autorete di Cabrini a Udine. Il solo attaccante avversario riuscito a perforare la difesa juventina, sin qui, è stato il pisano Kieft. Eppure, questa impermeabilità difensiva non è andata a scapito della capacità di offendere: il rapporto gol fatti-gol subiti è di 5,3 per la Juve, contro il 2,2 del Napoli (11-5) e il 2 esatto dell'Inter (14-7) e del Milan (8-4). L'abisso che la Signora ha scavato in classifica alle proprie spalle trova, in sostanza, il puntuale riscontro delle cifre. E a questo punto, quando il campionato si avvicina ormai al suo primo terzo di svolgimento, diventa fuori luogo fare riferimento unicamente a un calendario favorevole per spiegare l'irresistibile volo di Madama.

LEGGENDA. Non vorrei che l'orgia di numeri inaridisse il nitore di un'impresa che resuscita tempi lontani, quando gli exploit del genere erano più facilmente consentiti da una concorrenza non agguerrita come ai giorni nostri. Otto vittorie iniziali consecutive alla Juve erano già riuscite nel campionato 1930-31, anche se per gli statistici il parallelo non regge perché quel campionato si giocava a diciotto squadre, non a sedici come l'attuale (ma fa autentica differenza il rilievo, quando ci si riferisce a una serie iniziale?). Era la Juventus di Combi, Rosetta, Calligaris; la Juventus baciata dall'estro di Cesarini e Mumo Orsi; la Juventus che andava ad avviare la favolosa serie dei cinque scudetti. La Juventus è entrata nella leggenda, poi puntellata da una continuità nel tempo che non trova oggettivi riscontri in Italia né, credo, nel mondo. Quella Juventus aveva segnato di più, ventidue gol, alla media di quasi tre a partita; ma anche incassato di più, sei gol. E il suo rapporto gol fatti-gol subiti era peggiore: 3,6. Curiosità puramente statistiche, come quella che senza secondi fini (tantomeno jetta-tori) vado di seguito a rilevare. La Juventus 30-31 concluse la sua fantastica sequenza di vittorie, perdendo alla nona giornata. Proprio contro il Napoli, sul cui campo la Juve nipotina di oggi andrà appunto a giocare domenica; so che Trapattoni non è superstizioso, ma è ugualmente autorizzato alle toccatine di rito.

REALTÀ. Esco dalle suggestioni dei numeri e dei ricordi. Ma prima è giusto rilevare come tutte le Juve-record, quella del 30 e quella del 76 - cui apparteneva sino a domenica scorsa il primato delle sette vittorie iniziali nel campionato a sedici squadre -abbiano poi dato vita a un ciclo di scudetti. Può farlo anche questa, nei limiti del calcio moderno che non consente leadership a lungo metraggio, ben altrimenti intenso, risultando il logorio della concorrenza interna e dell'attività internazionale. Può farlo perché la squadra è stata saggiamente costruita, secondo solidi compromessi tecnici. La difesa, immutata rispetto allo scorso torneo, si è fatta, da ballerina che era (33 gol subiti nel campionato 84-85), pressoché impenetrabile. Questa è stata una grossa intuizione da parte di Boniperti e Trapattoni. La via apparentemente più facile era quella di cambiare il reparto, oltretutto già piuttosto maturo nella cerniera centrale: 32 anni Scirea, 29 anni Brio. Nella stanza dei bottoni bianconera si è invece arrivati ad un'analisi diversa: quella difesa incassava troppi gol non per demeriti specifici dei suoi componenti, ma perché inadeguatamente protetta. In effetti la Juve con due punte pure, Rossi-Briaschi, uno splendido anarchico come Boniek, un interno goleador come Platini, lasciava il compito di filtrare il gioco ai soli Bonini e Tardelli, quest'ultimo giustamente demotivato da compiti di gregariato, mortificanti per il suo rango. La campagna estiva è stata quindi impostata su una radicale variazione di formula. Il ripristino della figura del tornante, già esaltata tempo addietro da Causio: ed è arrivato Mauro, fulgido talento non ancora del tutto espresso. Una sola punta centrale, ma di stazza e statura, per sfruttare adeguatamente i cross dalle fasce: ed è stata coronata la lunga, stressante caccia a Sere-na (con Pacione di rincalzo). Infine, al posto di Tardelli, un mastino di centrocampo che sapesse abbinare alla qualità tecnica la dedizione senza riserve a un duro e spesso oscuro lavoro di tamponamento. E Manfredonia ha rappresentato la soluzione ottimale. Il tutto è stato completato con la disponibilità di Platini ad arricchire nel ruolo di autentico «meneur de jeu», con licenza di avventure offensive soltanto in particolari circostanze. Tutto facile, sulla carta. Ma è miracoloso come i tasselli siano entrati immediatamente al posto giusto, senza una forzatura, e questo, credo, neppure Boniperti e Trapattoni se lo sarebbero aspettato. Perlomeno, non così presto.

E TUTTAVIA... Gioco fatto, allora? Soltanto rose e fiori, di qui alla fine davanti ai morbidi piedini di Madama? Andiamoci piano. Inquadrando, dall'alto dei suoi sedici punti, la mischia che si accende al piano di sotto, la Juve vede con intima preoccupazione così mi immagino go a forza di gomiti la sua rivale storica e istituzionale, la più temuta, anche quando una crisi indecifrabile pareva ancorarla a un ruolo marginale. Certo, l'Inter, la grande favorita d'estate, la squadra costruita da Pellegrini per un risultato solo: vincere, tutto e subito. Quattro punti, che sono tanti e pochi, dividono le due grandi regine. Si è ormai placata l'ondata impetuosa della rivoluzione, che pareva voler trasformare il calcio italiano in un feudo della provincia emergente. Soffia il vento della restaurazione, Juventus contro Inter (e magari Milan) come ai bei vecchi tempi. Madama galoppa solitaria nei verdi pascoli dei primati, ma è perfettamente conscia che nuovi e più insidiosi agguati l'attendono.

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1985 n.44




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