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martedì 9 settembre 2025

9 Settembre 2001: Atalanta - Juventus

É il 9 Settembre 2001 e AtalantaJuventus si sfidano nella seconda Giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2001-02 allo Stadio 'Atleti Azzurri d'Italia' di Bergamo.

É una stagione col finale col botto questa per i campioni bianconeri. Iniziata cosí cosí nel finale i nostri eroi stanno girando a mille. La vetta sí avvicina e sí avvicina anche il 5 maggio, ultima giornata di campionato. Tutto il resto é Storia

Dall'altra parte c'é l'Atalanta che si attesta a metá classifica evitando così i problemi della retrocessione.

Buona Visione! 


 

atalanta

 

Stagione 2001-2002 - Campionato di Serie A - 2 andata
Bergamo - Stadio Atleti Azzurri d'Italia
domenica 9 settembre 2001 ore 15.00
ATALANTA-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Del Piero 8, Trezeguet 83

ATALANTA: Taibi, Zauri, Sala, Carrera, Bellini, Zenoni D., Berretta, Dabo (Pinardi 64), Doni, Saudati (Rossini 64), Comandini (Colombo 77)
Allenatore: Giovanni Vavassori

JUVENTUS: Buffon, Zenoni, Thuram, Montero, Pessotto G. (O'Neill 67), Zambrotta, Tudor, Tacchinardi, Nedved, Trezeguet (Amoruso 84), Del Piero (Salas 70)
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Borriello


 

Gol e difesa di ferro.
E' una Juve padrona che non regala nulla 
COME UN RULLO: A BERGAMO UN ALTRO NETTO SUCCESSO DELLA SQUADRA DI LIPPI CONTRO UN'ATALANTA CHE HA SMARRITO L'ANTICA AGGRESSIVITÀ'
Ancora a segno con un fulmineo Del Piero e poi con Trezeguet 
La forza dei bianconeri scaturisce dall'asse retrovia-centrocampo.

Ancora Del Piero e Trezeguet. Diventa un esercizio statistico raccontare la supremazia della Juventus nell'avvio di campionato con i suoi due attaccanti che, dopo il Venezia, hanno affossato (2-0) l'Atalanta in casa sua. Tuttavia è dai tempi del pollo di Petrolini che le statistiche non raccontano la verità e la Juve lippiana è molto più di quanto non descrivano i gol. La sua forza nasce dalla difesa, si dilata nel centrocampo e soltanto allora giunge ai terminali dell'attacco, che quest'anno funzionano: erano quattro anni, dall'ultima Juve sopportabile di Lippi, che non si vedeva circolare la palla con la padronanza che mostrano i bianconeri e che ha l'effetto di ipnotizzare le vittime, come lo sguardo del cobra. 

L'Atalanta, subito trafìtta dal diagonale di Del Piero, avrebbe anche potuto pareggiare al 20' della ripresa, quando Buffon ha compiuto un miracolo su Damiano Zenoni, eppure non c'è stato un momento in cui la Juve abbia perso il controllo, al massimo ne ha concesso qualche scagha, come quando si mezza il cioccolato e sulla tovaglia ne rimane un po' di polvere. Questa è una squadra che, se segna per prima, ti nasconde la palla. Corri, corri e non la raggiungi mai. La tua aggressività si stempera in quell'inseguimento inutile. Dabo, il giovane francese passato per Parma, raccontava di esseme rimasto schiantato nel fisico e depresso nel morale: 

«Mi stancavo per niente». 

La palla, quando la Juve gioca sul serio, circola da destra a sinistra, poi ritorna al punto di partenza come si muove un pendolo, ma con velocità e precisione, e se l'avversario apre le maghe per seguire l'azione, si crea il corridoio giusto in cui fiondarsi. Le ragioni della metamorfosi sono diverse ma la più importante è che la presenza di Montero e Thuram, insieme alla sicurezza garantita da Buffon, permette alla Juve di muoversi sempre con almeno un uomo in più perché in difesa quei due bastano a controllare la situazione. Gli appoggi di Christian Zenoni e di Pessotto sulle fasce diventano importantissimi per allargare l'azione, Zambrotta finalmente torna a fare l'ala e siamo curiosi di vedere cosa succederà con il ritomo di Davids e un rendimento appena più accettabile di Nedved, finora il più opaco tra gli acquisti. 

Schiodata dalla Zidane-dipendenza, questa Juve ha scoperto di non avere più padroni e molti ispiratori. Se non cala il ritmo e la concentrazione, come in avvio di ripresa, è difficilissimo affrontarla e farle un gol: non le vincerà tutte, ma certamente ne perderà poche e gli ultimi minuti di Salas hanno confermato che c'è un'alternativa importante. Lippi ha atteso molto prima di buttarlo in campo al posto di Del Piero, forse per non avvilire Trezeguet, del tutto fuori partita. Quei pochi minuti sono bastati al cileno: l'azione del secondo gol nasce da un dribbling insistito e dalla sua capacità di non perdere la palla in mezzo a tre avversari. Il suo appoggio indietro ha permesso a Tacchinardi di fiondare un tirocross che Trezeguet ha corretto bene in rete. Era il sigillo, a sette minuti dalla fine. 

L'Atalanta è una buona squadra, come lo era l'anno scorso quando, a questo punto, comandava la classifica. Ora sta in fondo per uno scherzo del calendario ma anche perché ha perso l'aggressività di quei giorni, non è più veloce né fantasiosa, quasi si fosse imborghesita: in attacco Saudati e Comandini (due punte che piacevano al Toro) sono andati a sbattere contro il muro, prima con l'entusiasmo dei giovani convinti di sbrecciarlo, poi sempre più arrendevoli. La Juve ha tremato dopo 4', sul colpo di testa di Doni, fuori di un nulla, ma ha controllato i nervi. Senza creare la pressione micidiale del match d'esordio con il Venezia, i bianconeri hanno atteso l'occasione giusta che è venuta presto: all'8' Zambrotta ha difeso la palla sulla destra, l'ha appoggiata a Del Piero che l'ha scambiata con Tacchinardi e si è trovato oltre la fragile difesa di Berretta e Bellini. Alex le ha sbagliate spesso quelle palle a tu per tu col portiere, sia nella Juve che in Nazionale: la nuova misura di se stesso la dà il diagonale di destro, preciso, nell'angolo. Con qualche rudezza di Thuram, la difesa ha retto alla reazione atalantina, né la Juve ha trovato grandi sbocchi. Nedved raccoglieva più bozzi che palle buone, Trezeguet reclamava palle giocabili che non sapeva attrarre. Era un'intuizione di Zambrotta, su schema di calcio d'angolo, a conceder la palla-gol a Nedved, che tirava fuori in diagonale. 

Nella ripresa calava l'intensità dei bianconeri, Damiano Zenoni azzeccava un taglio dalla destra che lo portava solo davanti a Buffon: l'uscita del portierone era prodigiosa. E la Juve, con Tudor riportato in difesa e il plantigrado O'Neill a dettare il gioco, riprendeva il controllo, fino al raddoppio. Nel finale Amoruso, lanciato da Salas, sfiorava il terzo gol. Era da quattro anni che non si vedevano gli juventini far circolare il pallone in modo così fluido e perentorio Tutto nasce con Buffon Montero e Thuram. Finita la dipendenza da Zidane, tanti ispiratori capaci di creare azioni e di controllare la partita. Nel finale entra Salas che conferma di essere un'alternativa importante. Alessandro Del Piero è stato II grande protagonista della vittoria juventina a Bergamo, sbloccando il punteggio con una bella rete dopo pochi minuti.

Marco Ansaldo
 


LE PAGELLE 
Dal duo Tacchinardi & Zambrotta nasce il gioco e arrivano gli assist 
ATALANTA 
TAIBI 6.Incolpevole sui gol. 
ZAURI 6. Bene su Nedved, più in difficoltà su Del Piero. 
SALA 6. Dà il meglio sui palloni alti che piacciono a Trezeguet. 
CARRERA 7. Senza di lui, sarebbe il diluvio. Salta, rinvia, sguscia sull'erba alla faccia dei 37 anni ben gestiti. Conosce ogni mossa di Del Piero e arpiona a Trezeguet la palla del 2-0. 
BELLINI 5,5. Dopo un discreto inizio si perde ed è a disagio nel difendere su Zambrotta. 
D. ZENONI 6. Meglio il gemello ma se giocasse nella Juve anche lui... Si smarca bene per calciare su Buffon una palla gol. 
BERRETTA 5. Così tenero che lo sbriciolano come un grissino. 
DABO 5,5. Corre molto, a vuoto 
(dal 19' st Pinardi 6: entra quando è difficile risalire). 
DONI 6,5. É il più talentuoso e pericoloso, sfiora il gol di testa e prende anche le botte. Finché non ne ha abbastanza. 
SAUDATI 5,5. Un paio di fughette bastonate da Thuram lo convincono a non insistere 
(dal 19' st Rossini 5,5: francamente non me lo ricordo). 
COMANDINI 5. Per crescere si deve essere grandi anche con i forti, non solo coi deboli. E lui scompare 
(32' st Colombo sv). 
VAVASSORI 5,5. L'Atalanta vale quella dell'anno scorso ma corre la metà: cosa è successo? 
JUVENTUS 
BUFFON 7. Ha comprato in qualche bottega il fluido che Van der Sar non seppe trovare: dopo 4', il colpo di testa di Doni esce di poco (come per Maniero in Juve-Venezia) mentre l'anno scorso la palla sarebbe finita dentro, obbligando la Juve a un match in salita. Unica parata ma decisiva: uscita bassa su D. Zenoni. 
C. ZENONI 7. Incrocia il gemello nel finale quando si sposta a sinistra per sostituire Pessotto. Cresce a ogni gara, difende bene e attacca con sicurezza. Quando si mette male, chiama le balie, Thuram e Montero.
THURAM 6,5. Impressiona il senso dell'anticipo, è imponente «come cervo che esce di foresta» direbbe Boskov. Se l'avversario lo anticipa, come Saudati e Doni nei primi 45', li stende con una certa impunità. Occhio agli appoggi, un po' supponenti. 
MONTERO 7. A un certo punto, dopo pochi minuti, si inventa un inciampo per cadere a terra tra le gambe di un atalantino che sta per saltarlo. Conosce ogni trucco: il più gettonato è arrivare sulla palla sempre prima o più in alto dell'attaccante. 
PESSOTTO 6,5. Meno brillante che con il Venezia. Rispetto al passato, è più intraprendente, quasi un centrocampista in più perché in difesa c'è chi lo copre. Trap, che stava in tribuna, rifletta: vale la pena insistere su Coco e (soprattutto) Pancaro? 
(dal 22' st O'Neill 6: gioca con la zavorra nelle tasche, ogni passo o salto gli costa una fatica. Non mi sembra ancora proponibile). 
ZAMBROTTA 7. Una delle sue migliori partite nella Juve e, non a caso, le occasioni arrivano dalle sue sgroppale molto più che da Nedved, a sinistra. 
TUDOR 6,5. Affronta Dabo, stessa stazza e stesso passo. Questo lo favorisce. Non demerita ma sarà un sollievo rivedere Davids in mezzo al campo. Nel finale torna a potenziare la difesa. 
TACCHINARDI 7. Decisivi i suoi due assist, più i palloni assortiti che creano il dominio juventino. Ha i tempi giusti. Meglio nella Juve che in Nazionale. 
NEDVED 5,5. Non va. Una zolla dopo 2' forse lo condiziona ma è nell'insieme che non carbura: scelte confuse, scambi approssimativi, fughe in un imbuto. Sbaglia di poco al 24' (assist di Zambrotta) e si rivede con l'uscita di Del Piero, quasi lo soffocasse il movimento del capitano. 
DEL PIERO 7. Ci è piaciuto molto il suo primo tempo, lungo lutto il fronte d'attacco, e il gol lo riappacifica con le tante occasioni uguali sprecale un anno fa. Cala vistosamente nella ripresa 
(25' st Salas 7: in 20' come col Venezia, concentra la pericolosità. Il raddoppio nasce da lui) 
TREZEGUET 6. Non vede palla, perchè non gliela passano e non sa proporsi. Ma alla prima occasione segna 
(39' st Amoruso sv) 
LIPPI 7. Il suo timbro in questa squadra, che ha fatto della circolazione di palla l'arma terribile, talvolta velenosa e quando serve soporifera. 

L'arbitro BORRIELLO 6. Ammonisce poco, tuttavia il match non gli scappa.

Marco Ansaldo 
brani tratti da: La Stampa 10 settembre 2001





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martedì 26 agosto 2025

26 Agosto 2001: Juventus - Venezia

Attraverso il Canale Youtube ufficiale della Juventus vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. É il 26 Agosto 2001 Juventus e Venezia si sfidano nella prima Giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2001-02 allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

É una stagione col finale col botto questa per i campioni bianconeri. Iniziata cosí cosí nel finale i nostri eroi stanno girando a mille. La vetta sí avvicina e sí avvicina anche il 5 maggio, ultima giornata di campionato. Tutto il resto é Storia! Dall'altra parte c'é un Venezia che deve salutare il massimo campionato dopo un pesante ultimo posto in classifica.

Questa gara segna il debutto in campionato con la maglia bianconera per una leggenda del club piemontese: Gianluigi Buffon!

Buona Visione!



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Stagione 2001-2002 - Campionato di Serie A - 1 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 26 agosto 2001 ore 15:00
JUVENTUS-VENEZIA 4-0
MARCATORI: Trezeguet 10, Trezeguet 11, Del Piero 44, Del Piero 81

JUVENTUS: Buffon, Zenoni, Thuram, Montero (Iuliano 78), Pessotto G., Zambrotta, Tudor (Maresca 70), Tacchinardi, Nedved, Trezeguet (Salas 75), Del Piero
Allenatore: Marcello Lippi

VENEZIA: Rossi, Algerino (Conteh 46), Bjoerklund, Viali, Cvitanovic, Valtolina (De Franceschi 55), Bressan, Andersson, Marasco, Vannucchi, Maniero (Di Napoli 86)
Allenatore: Claudio Prandelli

ARBITRO: Bertini




Trezeguet-Del Piero La partita perfetta della Juve di Lippi 
APERTURA ALLA GRANDE CONTRO IL VENEZIA: ALTRI FUTURI OSTACOLI SARANNO PIÙ' IMPEGNATIVI, MA QUESTA E' DAVVERO UNA SQUADRA DA SCUDETTO
Due reti di David e due di Alex (una su morbido assist di Salas) Il successo esalta la svolta tecnica e di mentalità dei bianconeri 
TORINO Una partita troppo perfetta, in cui ha segnato chi doveva segnare (Trezeguet e Del Piero) e lo ha fatto al momento giusto per mettere il match in discesa, sotto il sole che arrostiva le gambe e i pensieri. Una partita senza rischi, se non per un colpo di testa di Maniero, e che ha concesso una bella figura a tutti, pure a Salas, catapultato da tre giorni nella giostra sulla quale non era mai salito prima. 
Più che l'esordio con il botto nella nuova serie A (4-0 e poteva essere di più), Juve-Venezia è stato come dovrà essere lo spot per lanciare l'ingresso juventino in Borsa, tutti che sorridono come davanti a un Mulino Bianco e senza insopportabili ragazzine che offrono caramelle ai cavalli. Un successo patinato, da Carosello. Verranno ostacoli molto più impegnativi di questo Venezia slabbrato in dieci minuti, tuttavia l'ouverture juventina non ci sembra un fenomeno casuale, che verrà presto smentito. Questa è una squadra da scudetto. Lo diciamo dal giorno in cui comprarono Nedved e cedettero Zidane, non perché disprezziamo il francese ma perché era il segnale di ima svolta tattica e di mentalità, l'addio a una squadra che delegava il proprio benessere a un giocatore. In alcuni momenti, nel primo quarto d'ora, quando la partita era da definire e le forze non erano stropicciate dal caldo, s'è rivisto l'embrione della prima stagione di Lippi, la capacità di calamitare ogni pallone nella metà campo avversaria e di riproporlo in area, come fa il mare quando sbatte onda su onda tra gli scogli e ne gratta via un po'. 
Con Zidane, si sapeva sempre da dove sarebbe nato il pericolo. Con questa nave senza timoniere, benché Del Piero si ingegni ad esserlo più di altri, sarà più difficile individuare ima fonte del gioco: mancherà la fantasia della giocata barocca però crediamo che, per incepparsi, la Juve dovrà sbattere in una giornata di crisi collettiva. Ieri è stato davvero tutto troppo facile. In precampionato erano sorti due dubbi: l'efficacia dell'attacco e la consistenza del centrocampo. Nel combatterli, il Venezia è stato più efficace di un'aspirina. Prandelli l'ha schierato con una difesa a quattro ma un centrocampo piuttosto evanescente e in inferiorità numerica rispetto alla Juve: la forza d'urto bianconera ha cominciato a lavorare ai fianchi con Zambrotta e il giovane Zenoni, più sciolto che nelle amichevoli; dall'altra parte, Nedved e Pessotto si godevano l'ombra ma non permettevano ad Algerino (un francese che pochi anni fa ne prese già sei dalla Juve al Parco dei Principi) di fare altrettanto. Nedved veniva fermato al 5' per un fuorigioco di centimetri, subito dopo Maniero anticipava Thuram in tuffo e la palla usciva di un niente. 
Sarebbe stata l'unica occasione dei veneti fino alla mezz'ora del secondo tempo, quando Vannucchi avrebbe avuto avventurosamente tra i piedi la seconda palla buona, deviata in angolo. Tutta Juve, solo Juve in pressing. Al 10' andava in rete. Zambrotta e Zenoni innescavano l'azione che l'ex atalantino rifiniva con il cross: Trezeguet saltava e piazzava la palla nell'angolo, imprendibile, confermando che la Juve adesso ha un centravanti che usa la testa per segnare e non per immergerla nei budini della pubblicità. Trezeguet si ripeteva in novanta secondi, questa volta il lancio che lo pescava in area era di Tudor e il francese non si spaventava a colpirla al volo. In undici minuti finiva il carnevale veneziano, Trezeguet calava sugli occhi una maschera che gli conciliasse il sonno e lasciava che fossero gli altri a giocare. Salivano la voglia di Nedved, impreciso nella mira, e la febbre di Del Piero. Alex non è la perfezione scolpita, certi suoi dribbling abortiti possono spazientire eppure nella ricerca della porta si vedono i progressi: il controllo di petto e tiro di sinistro con cui colpiva la traversa al 32' e la rovesciata, sbattuta pure quella contro un legno al 42', erano pezzi di bravura sfortunata. Lo ripagava invece la punizione che suggellava con il 3-0 il primo tempo, con Rossi, il portiere, in ritardo nello scatto. 
La Juve tornava ai ritmi di un'amichevole, giustificatissimi con quel caldo africano che spingeva persino Lippi a cercare un rinfresco nel frigo vicino alla panchina, per lui vuoto. Restiamo convinti che alla perfezione dell'opera manchi un centrocampista vero che affianchi Tacchinardi (in gran spolvero), tuttavia Tudor s'è mostrato un buon tampone, fronteggiato da Andersson, che viaggia a ritmi bassi. Il croato tra l'altro ha un grande lancio. E nella ripresa, giocata per dovere, l'ingresso di Salas risvegliava il popolo. Un lancio di luliano premiava la bravura del cileno nello smarcarsi in profondità, Salas alzava la testa e offriva a Del Piero quanto gli era negato da anni: un cross morbido e piazzato, che Alex incrociava di testa per il quarto gol. Troppa grazia, ma non finta. 

Marco Ansaldo 
tratto da: La Stampa 27 Agosto 2001

 



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martedì 17 giugno 2025

24 Novembre 2001: Lazio - Juventus

É il 24 Novembre 2001 e Lazio Juventus si sfidano nella dodicesima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2001-02 allo Stadio 'Olimpico' di Roma.

É una stagione col finale col botto questa per i campioni bianconeri. Iniziata in sordina adesso i nostri eroi stanno girando a mille. La vetta si avvicina e si avvicina anche il 5 maggio, ultima giornata di campionato. Tutto il resto é Storia

Dall'altra parte c'é la Lazio che dopo l'imbarazzante avvio di stagione con la nostra leggenda Dino Zoff, termina la stagione con Alberto Zaccheroni e si appresta a conquistare un insperata sesta piazza.

Buona Visione!



lazio




Stagione 2001-2002 - Campionato di Serie A - 12 andata
Roma - Stadio Olimpico
sabato 24 novembre 2001 ore 20:30 
LAZIO-JUVENTUS 1-0
MARCATORI: Liverani 49

LAZIO: Peruzzi; Negro, Nesta, Fernando Couto, Favalli; Poborsky, Giannichedda, Liverani (Baggio D. 82), Stankovic (Fiore 90); Crespo, Inzaghi S. (Claudio Lopez 82)
A disposizione: Marchegiani, Mihajlovic, Mendieta, Kovacevic. 
Allenatore: Alberto Zaccheroni

JUVENTUS: Buffon; Tudor, Thuram L., Iuliano; Zenoni (Maresca 61), Tacchinardi (Paramatti 78), Davids, Zambrotta; Nedved; (c) Del Piero (Amoruso 68), Trezeguet
A disposizione: Rampulla, Birindelli, Pessotto G., Zalayeta. 
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Collina
AMMONIZIONI: Davids, Trezeguet (Juventus); Poborsky, Giannichedda, Inzaghi S. (Lazio)





L'ANTICIPO DELL'OLIMPICO RILANCIA LA SQUADRA DI ZACCHERONI CHE TORNA TRA LE PRETENDENTI ALLO SCUDETTO ED EVIDENZIA I PROBLEMI DI LIPPI 
Liverani beffa Buffon 
La Lazio festeggia l'aggancio alla Juve 
Puniti da uno svarione difensivo i bianconeri non sanno rimontare 
Inzaghi e Crespo colpiscono i pali, Amoruso sostituisce Del Piero 

Dal nostro inviato a ROMA 

La rincorsa della Lazio prosegue, quella della Juve si ferma all'Olim¬pico, sbattuta contro la sconfìtta firmata da Liverani, uno che la Trimurti bianconera ha avuto per le mani fino all'autunno e che ha lasciato andare, convinta che il centrocampo non avesse bisogno di rinforzi né di un cucitore di gioco. E' una brutta batosta, che restituisce fiato ai dubbi di Umberto Agnelli e sega il fresco ottimismo alimentato dopo la vittoria sul Parma, anche perché la Lazio, oltre al gol, ha costruito con Simone Inzaghi e con Crespo due azioni pericolose, respinte dai pali della porta juventina, mentre i bianconeri hanno pochissimo da recriminare, se non le incredibili sciocchezze difensive che hanno determinato la rete dei romani. Questa Juve gioca poco, non fa male e ha continuato ad attaccare senza idee, con calcioni fatti per esaltare Nesta e Conte, mentre la Lazio, che pure non si produce in prestazioni memorabili, sta uscendo dalla crisi. Come succede troppo spesso in questi scontri tra vip, la prima mezz'ora è filata via modesta. 

Subito, meglio la Juve per tenacia. La pressione si manteneva alta nella metà campo laziale. Nesta fermava Trezeguet, al 17' si vedeva Nedved con un passaggio sotto porta per Del Piero, chiuso ancora dal capitano laziale in scivolata. La solita Juve robusta, però raramente pericolosa, nonostante la scienza da alchimista di Lippi, che come Merlino mescola uomini alla ricerca di una pozione miracolosa. Il problema non sta nel portare Nedved a destra, come ieri, perché non incocci Del Piero, né spostare Zambrotta a sinistra, per inserire dall'altra parte Christian Zenoni che dovrebbe dare corsa e profondità, La questione é che gli uomini chiave non funzionano com'era nelle premesse, sia la «vecchia guardia» sia quelli acquistati per migliorare la squadra dopo la cessione di Zidane. Le ragioni sono imperscrutabili. Neppure Lippi, in evidente difficoltà, se ne fa una ragione. 

Cosa si può fare, se Nedved ruota in tutte le posizioni possibili e in nessuna convince? Sarebbe grave che tutto si riducesse a una questione di ambientamento, dal momento che nessuno é chiamato a vivere a Kabul sotto le bombe, e i conti in banca giustificano qualsiasi disagio. Sta di fatto che il primo tempo del ceko é stato incolore e il popolo biancoceleste, che l'aveva accolto con simpatia e rimpianto (e qualche fischio), si è presto disinteressato di lui. Sull'altro lato del campo, Thuram conosceva una serata difficile, non per gli ululati dei soliti beceri di curva che in estate erano andati a pregarlo con il cappello in mano perché accettasse il trasferimento a Roma, quanto per la freschezza di Inzaghino. Il «signor Marcuzzi», come il fratello, gioca molto sul filo del fuorigioco: al 25' era una questione di decimetri che decretavano l'offside e salvavano la Juve dal rigore che Collina era già pronto ad assegnare per l'entrata di Thuram sul laziale. 

Si è parlato molto del ridimensionamento voluto da Cragnotti, ma Zaccheroni può giocarsela con la Juve tenendo in panchina Mendieta, Fiore e Claudio Lopez, quasi duecento miliardi mal contati. Cresceva Liverani, un po' impreciso. Un suo cross dalla sinistra metteva fuori posizione Thuram e Inzaghino (che pochi secondi prima aveva ricevuto una testata a freddo da Trezeguet, di cui si occuperà il giudice sportivo in settimana per una probabilissima squalifica con la prova tv) con la fronte colpiva il palo. Insomma la Lazio, sul finale del primo tempo creava pericoli veri, cui la Juve replicava con un tocco di testa completamente sbagliato da Del Piero, in una serata a dir poco moscia, sul lancio perpendicolare di Tudor dalle retrovie. Spariva Trezeguet dopo l'inizio incoraggiante, Tacchinardi e Davids non pressavano con continuità. 

Era un erroraccio proprio di Tacchinardi a innescare l'azione del vantaggio laziale, al 4' della ripresa. Il retro-passaggio metteva Buffon nell'impossibilità di toccare la palla con le mani: il suo tocco di testa, corto e centrale, arrivava nei dintorni di Liverani che calciava subito e con precisione. La palla entrava nella porta vuota. Si vedeva Lippi imprecare contro Tacchinardi, ancora una volta un errore stupido condannava quella che dovrebbe essere una superdifesa. Cinque minuti dopo, aveva un' occasione Crespo che, davanti a Buffon, colpiva il palo. Ci sarebbe stato ancora il tempo perché la Juve recuperasse, ma neppure il cambio di assetto con Maresca al posto di Zenoni per fare gioco, e poi con Amoruso per Del Piero, produceva effetti. C'era una conclusione ravvicinata di Nedved, bloccata dalla prontezza di Peruzzi, che andava poco dopo a rischiare le mani e la faccia per fermare Amoruso in uscita bassa, l'unica volta che gli arrivava davanti. 

Marco Ansaldo 
tratto da: La Stampa 25 novembre 2001




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lunedì 5 maggio 2025

5 Maggio 2002: Udinese - Juventus

É il 5 Maggio 2002 ed Udinese Juventus si sfidano nella diciasettesima (ed ultima) giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2001-02 allo Stadio 'Friuli' di Udine

É una data, ed un pomeriggio che MAI dimenticheremo!

Tutto il resto é Storia! Dall'altra parte c'é la squadra friulana che vince il suo 'scudetto' personale. Riuscirà infatti ad evitare quella che sarebbe stata una dolorosa retrocessione in Serie B.

Buona Visione!



udinese





Stagione 2001-2002 - Campionato di Serie A - 17 ritorno
Udine - Stadio Friuli
domenica 5 maggio 2002 ore 15:00 
UDINESE-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Trezeguet 2, Del Piero 11

UDINESE (3-4-3): De Sanctis, Kroldrup, Zamboni, Manfredini, Pinzi, Helguera (Almiron 80), Marcos Paulo, Pieri (Scarlato 65), Muzzi (Jorgensen 73), Sosa, Di Michele 
A disposizione: Turci, Alberto, Caballero, Iaquinta
Allenatore: Giampiero Ventura

JUVENTUS (4-3-1-2): Buffon, Thuram L., Ferrara C., Iuliano (Birindelli 83), Montero P., Conte A., Tudor (Zambrotta 67), Davids (Paramatti 80), Nedved, Trezeguet, (c) Del Piero
A disposizione: Carini, Tacchinardi, Amoruso, Zalayeta
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Rodomonti



LA FELICITA' DEL PRIMO TIFOSO: 
«E' STATO BUFFON A FARE LA DIFFERENZA» 
AGNELLI «La Juve campione del calcio pulito» 

AL novantunesimo minuto l'Avvocato è in giardino. A respirare. Ma fino al novantesimo Gianni Agnelli, presidente d'onore della Fiat considerato dai tifosi della Juve il loro numero 1, era davanti al video: 
«Ho cominciato con Udinese-Juventus. Quando il nostro vantaggio s'è consolidato con il secondo goal, son passato all'Olimpico, con Lazio-Inter. E son rimasto molto soddisfatto. Davvero contento». 
S'era parlato di risultati aggiustati, di accordi taciti, di intese sottobanco. Invece l'Inter s'è suicidata. 
«Era molto difficile che l'Inter non vincesse a Roma. Credevo alla fine sarebbe riuscita a portare a casa i tre punti. Invece s'è perduta davanti a se stessa». 
Come spiega la debacle dei neroazzurri di Massimo Moratti? 
«Perché non sono una squadra. La squadra non c'è, han fatto tutti poco, giocando sempre molto male. I risultati che han permesso loro di stare avanti per quasi tutto il campionato sono stati frutto di giocate dei singoli. Un gol di fino di Alvaro Recoba, una grande giocata del brasiliano, Ronaldo,. ma niente collettivo. E senza squadra non si vince il campionato italiano. Mai».
Domenica mattina cosa aveva nel cuore? Che risultato pronosticava? 
«Nel mio cuore riflettevo. L'impegno dell'Inter contro la Lazio era più ostico del nostro a Udine. Ma era difficile pensare che l'Inter avrebbe rinunciato a giocare». 
A che punto della stagione ha ricominciato a sperare? 
«Quando la Juventus ha battuto il Piacenza per uno a zero. Mettersi in tasca tre punti anziché uno è stato decisivo. Non tutti sanno ancora ragionare sui tre punti, che sono stati una rivoluzione e permettono le rimonte con più facilità che nel passato, quando alla vittoria andavano solo i due punti. Il goal di Nedved nel finale è stato importante». 
E quando invece le è sembrato che la stagione si mettesse male? 
«Nel derby di Torino. Vincevamo per tre a zero e il Toro ci ha rimontato fino al 3 a 3. E Salas ha scagliato un penalty sopra la traversa. I torinisti si sarebbero vantati per tutto l'anno di averci fatto perdere lo scudetto». 
Cosa ha detto all'allenatore Marcello Lippi? 
«Non sono ancora riuscito a parlargli, sono tutti blindati tra viaggio di ritorno e feste. Gli dirò bravo. Ho sempre avuto fiducia in Lippi. Anche se, dopo la parentesi di Milano allenando l'Inter e l'esonero, è un uomo diverso. E' diventato più morbido. Ascolta di più chi gli sta intorno, ne valuta le idee, i pareri». 
Un bene o un male? 
«Lippi della prima Juventus era più deciso, più determinato. E' ritornato più politico, più duttile. Una volta non ascoltava nessuno e andava diritto, con forza, per la sua strada. Adesso si confronta di più». 
Ha parlato con suo fratello Umberto? Con Girando, Moggi e Bettega, i dirigenti? 
«Non ancora. Saranno occupati con le interviste. Ma appena li raggiungo dirò bravi. Bravi a tutti, la squadra e lo staff di dirigenza». 
Quale giocatore bianconero è risultato, secondo lei, determinante per questo XXVI scudetto? 
«Il portiere, Gianluigi Buffon. Quando l'abbiam preso ho chiesto un parere a Dino Zoff, anche in confronto con Francesco Toldo che dalla Fiorentina andava all'Inter. "Buffon è il più forte mi ha detto - non ha uguali per i riflessi". 
E' un naturale. Zoff aveva ragione. Buffon ci ha consentito, con le sue parate decisive, di vincere quelle partite della rimonta, magari giocate non benissimo, ma senza le quali non saremmo arrivati al titolo. Le dico di più: se la Juventus avesse preso Buffon qualche anno prima, almeno due scudetti in più li avremmo vinti. Ci avrebbe dato i punti mancanti nelle ultime quattro stagioni». 
Chi mette sul podio con Buffon? 
«Tudor e Montero. Hanno incardinato la miglior difesa del campionato. La difesa conta sempre. E con loro Trezeguet, uomo di area, uomo da rete. Non fa gioco, non contribuisce magari direttamente all'azione, ma non sbaglia mai». 
E Del Piero? 
«E' riapparso solo nell'ultimo mese, mese e mezzo. Quando è riapparso ha fatto la sua parte». 
Da oggi siamo in campagna acquisti. Cominciamo dalle rivali di volata, Roma e Internazionale. Chi sceglie? 
«Nella Roma quel difensore, Samuel, è proprio forte no? Se lo mette nella nostra difesa, ne fa un muro impenetrabile. Nell'Inter Vieri. Non l'avrei mai mandato via dalla Juve e mi dispiace ancora che se ne sia andato. Moratti ha dimostrato la scorsa estate che, insistendo, Vieri si può trattenere». 
Alla fine niente scudetto dei veleni, come tanti temevano. 
«In Italia il football è corretto. Scorretti sono certi tifosi e, qualche volta, i cronisti che mettono in giro polemiche inutili. La Lazio ha giocato una grande partita, anche se il pubblico non era il solito. I tifosi non volevano vincere, i giocatori sì». 
Adesso è pronto per il Mondiale di Giappone e Corea? 
«Lo guarderò, certo. La nazionale italiana è molto forte, come l'Argentina e la Francia. Ma occhio ai tedeschi. Nel calcio la Germania è come in economia. Magari sembra stentare e alla fine te la ritrovi sempre davanti». 
Portare o no Roby Baggio? 
«Baggio è il più grande dei giocatorini che io abbia visto al mondo. Matthaus, Platini, sono su un altro pianeta». 
Una bella domenica allora? 
«Sì, una bella domenica. Abbiamo vinto. Ora dobbiamo vincere anche gli altri giorni, dal lunedì a sabato. Non solo nelle sfide del calcio, ma in tutto il resto. Insieme». 

[g.r.]
tratto da: La Stampa 6 Maggio 2002





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