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martedì 5 maggio 2026

5 Maggio 2002: Udinese - Juventus

È il 5 maggio 2002 ed Udinese e Juventus si sfidano nella diciassettesima (ed ultima) giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2001-02 allo Stadio Friuli di Udine

È una data ed un pomeriggio che MAI dimenticheremo!

Tutto il resto è storia! Dall'altra parte c'è la squadra friulana che vince il suo 'scudetto' personale. Riuscirà infatti ad evitare quella che sarebbe stata una dolorosa retrocessione in Serie B.

Buona Visione!



udinese





Stagione 2001-2002 - Campionato di Serie A - 17 ritorno
Udine - Stadio Friuli
domenica 5 maggio 2002 ore 15:00 
UDINESE-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Trezeguet 2, Del Piero 11

UDINESE (3-4-3): De Sanctis, Kroldrup, Zamboni, Manfredini, Pinzi, Helguera (Almiron 80), Marcos Paulo, Pieri (Scarlato 65), Muzzi (Jorgensen 73), Sosa, Di Michele 
A disposizione: Turci, Alberto, Caballero, Iaquinta
Allenatore: Giampiero Ventura

JUVENTUS (4-3-1-2): Buffon, Thuram L., Ferrara C., Iuliano (Birindelli 83), Montero P., Conte A., Tudor (Zambrotta 67), Davids (Paramatti 80), Nedved, Trezeguet, (c) Del Piero
A disposizione: Carini, Tacchinardi, Amoruso, Zalayeta
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Rodomonti



LA FELICITÀ DEL PRIMO TIFOSO: 
«È STATO BUFFON A FARE LA DIFFERENZA» 
AGNELLI «La Juve campione del calcio pulito» 

AL novantunesimo minuto l'Avvocato è in giardino. A respirare. Ma fino al novantesimo Gianni Agnelli, presidente d'onore della Fiat considerato dai tifosi della Juve il loro numero 1, era davanti al video: 
«Ho cominciato con Udinese-Juventus. Quando il nostro vantaggio s'è consolidato con il secondo goal, son passato all'Olimpico, con Lazio-Inter. E sono rimasto molto soddisfatto. Davvero contento. 
S'era parlato di risultati aggiustati, di accordi taciti, di intese sottobanco. Invece l'Inter si è suicidata. 
«Era molto difficile che l'Inter non vincesse a Roma. Credevo alla fine sarebbe riuscita a portare a casa i tre punti. Invece s'è perduta davanti a se stessa». 
Come spiega la debacle dei neroazzurri di Massimo Moratti? 
«Perché non sono una squadra. La squadra non c'è, hanno fatto tutti poco, giocando sempre molto male. I risultati che hanno permesso loro di stare avanti per quasi tutto il campionato sono stati frutto di giocate dei singoli. Un gol di fino di Alvaro Recoba, una grande giocata del brasiliano, Ronaldo. ma niente collettivo. E senza squadra non si vince il campionato italiano. Mai».
Domenica mattina cosa aveva nel cuore? Che risultato pronosticava? 
«Nel mio cuore riflettevo. L'impegno dell'Inter contro la Lazio era più ostico del nostro a Udine. Ma era difficile pensare che l'Inter avrebbe rinunciato a giocare. 
A che punto della stagione ha ricominciato a sperare? 
«Quando la Juventus ha battuto il Piacenza per uno a zero. Mettersi in tasca tre punti anziché uno è stato decisivo. Non tutti sanno ancora ragionare sui tre punti, che sono stati una rivoluzione e permettono le rimonte con più facilità che nel passato, quando alla vittoria andavano solo i due punti. Il goal di Nedved nel finale è stato importante». 
E quando invece le è sembrato che la stagione si mettesse male? 
«Nel derby di Torino. Vincevamo per tre a zero e il Toro ci ha rimontato fino al 3 a 3. E Salas ha scagliato un penalty sopra la traversa. I torinisti si sarebbero vantati per tutto l'anno di averci fatto perdere lo scudetto». 
Cosa ha detto all'allenatore Marcello Lippi? 
«Non sono ancora riuscito a parlargli, sono tutti blindati tra viaggio di ritorno e feste. Gli dirò bravo. Ho sempre avuto fiducia in Lippi. Anche se, dopo la parentesi di Milano allenando l'Inter e l'esonero, è un uomo diverso. È diventato più morbido. Ascolta di più chi gli sta intorno, ne valuta le idee, i pareri». 
Un bene o un male? 
«Lippi della prima Juventus era più deciso, più determinato. È ritornato più politico, più duttile. Una volta non ascoltava nessuno e andava diritto, con forza, per la sua strada. Adesso si confronta di più». 
Ha parlato con suo fratello Umberto? Con Girando, Moggi e Bettega, i dirigenti? 
«Non ancora. Saranno occupati con le interviste. Ma appena li raggiungo dirò bravi. Bravi a tutti, la squadra e lo staff di dirigenza. 
Quale giocatore bianconero è risultato, secondo lei, determinante per questo XXVI scudetto? 
«Il portiere, Gianluigi Buffon. Quando l'abbiamo preso ho chiesto un parere a Dino Zoff, anche in confronto con Francesco Toldo che dalla Fiorentina andava all'Inter. "Buffon è il più forte, mi ha detto - non ha uguali per i riflessi." 
È un naturale. Zoff aveva ragione. Buffon ci ha consentito, con le sue parate decisive, di vincere quelle partite della rimonta, magari giocate non benissimo, ma senza le quali non saremmo arrivati al titolo. Le dico di più: se la Juventus avesse preso Buffon qualche anno prima, almeno due scudetti in più li avremmo vinti. Ci avrebbe dato i punti mancanti nelle ultime quattro stagioni». 
Chi mette sul podio con Buffon? 
«Tudor e Montero. Hanno incardinato la miglior difesa del campionato. La difesa conta sempre. E con loro Trezeguet, uomo di area, uomo da rete. Non fa gioco, non contribuisce magari direttamente all'azione, ma non sbaglia mai». 
E Del Piero? 
«È riapparso solo nell'ultimo mese, mese e mezzo. Quando è riapparso ha fatto la sua parte». 
Da oggi siamo in campagna acquisti. Cominciamo dalle rivali di volata, Roma e Internazionale. Chi sceglie? 
«Nella Roma quel difensore, Samuel, è proprio forte no? Se lo mette nella nostra difesa, ne fa un muro impenetrabile. Nell'Inter Vieri. Non l'avrei mai mandato via dalla Juve e mi dispiace ancora che se ne sia andato. Moratti ha dimostrato la scorsa estate che, insistendo, Vieri si può trattenere». 
Alla fine niente scudetto dei veleni, come tanti temevano. 
«In Italia il football è corretto. Scorretti sono certi tifosi e, qualche volta, i cronisti che mettono in giro polemiche inutili. La Lazio ha giocato una grande partita, anche se il pubblico non era il solito. I tifosi non volevano vincere, i giocatori sì». 
Adesso è pronto per il Mondiale di Giappone e Corea? 
«Lo guarderò, certo. La nazionale italiana è molto forte, come l'Argentina e la Francia. Ma occhio ai tedeschi. Nel calcio la Germania è come in economia. Magari sembra stentare e alla fine te la ritrovi sempre davanti». 
Portare o no Roby Baggio? 
«Baggio è il più grande dei giocatorini che io abbia visto al mondo. Matthäus, Platini, sono su un altro pianeta. 
Una bella domenica allora? 
«Sì, una bella domenica. Abbiamo vinto. Ora dobbiamo vincere anche gli altri giorni, dal lunedì al sabato. Non solo nelle sfide del calcio, ma in tutto il resto. Insieme. 

[g.r.]
tratto da: La Stampa 6 maggio 2002





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mercoledì 29 aprile 2026

28 Aprile 2002: Juventus - Brescia

È il 28 aprile 2002 Juventus Brescia si sfidano nella sedicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Serie A di Calcio 2001-02 allo StadioDelle Alpi' di Torino.

È una stagione col finale col botto questa per i campioni bianconeri. Iniziata così così nel finale, i nostri eroi stanno girando a mille. La vetta sí avvicina e sí avvicina anche il 5 maggio, ultima giornata di campionato. Tutto il resto è Storia

Dall'altra parte c'è un Brescia che deve vincere il suo 'scudetto personale' - salvezza risicata ma fondamentale!


Buona Visione! 




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Stagione 2001-2002 - Campionato di Serie A - 16 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
domenica 28 aprile 2002 ore 15:00 
JUVENTUS-BRESCIA 5-0
MARCATORI: Trezeguet 8, Del Piero 71, Trezeguet 76, Del Piero 80, Trezeguet 89

JUVENTUS: Buffon, Thuram L., Ferrara C., Iuliano, Montero P., Nedved, Tacchinardi (Tudor 33), Davids (Paramatti 81), (c) Del Piero, Zalayeta (Zambrotta 46), Trezeguet
A disposizione: Carini, Zenoni, Birindelli, Amoruso
Allenatore: Marcello Lippi

BRESCIA: Castellazzi, Bonera, Calori, Mangone, Filippini A., Filippini E. (Baggio R. 66), Guardiola (Yllana 54), Sussi, Binotto, Toni (Tare 75), Bachini
A disposizione: Bacchin, Giunti, Schopp, Stankevicius
Allenatore: Carlo Mazzone

ARBITRO: Racalbuto
AMMONIZIONI: Montero P., Tudor (Juventus); Bonera, Filippini A., Sussi, Calori, Bonera 60 (Brescia)
ESPULSIONI: Allenatore Mazzone 9, Bonera 60 (Brescia)





BIANCONERI SI CONGEDANO DALLE ALPI CON UNA GOLEADA SUPERIORE A QUELLA CHE AVEVA INAUGURATO IL LORO CAMPIONATO CONTRO IL VENEZIA

Nel segno di Del Piero una Juve a forza 5 travolge il Brescia 
Premiato il coraggio di Lippi che impiega Zalayeta al fianco di David 
Alex nel ruolo di rifinitore in tandem con Nedved. Espulso Mazzone 

TORINO La vittoria più corposa del campionato rischia anche di essere la più inutile. Tuttavia, nel congedo da Torino con il Brescia, come nel giorno in cui si presentò (era fine agosto) contro il Venezia (4-0), la Juventus ha offerto cinque gol e spettacolo, un'esibizione di potenza che non ha saputo ripetere spesso altrimenti lo scudetto avrebbe già un padrone; a 90' dalla fine, la Juve può soprattutto rammaricarsi con se stessa se si trova a inseguire l'Inter e non le sta davanti, come la sua maggiore qualità le avrebbe consentito. Ieri Lippi ha trovato il coraggio di cambiare per non rischiare la battuta d'arresto; ha giocato la carta dei due attaccanti, dando fiducia a Zalayeta dopo la gestazione brillante in Coppa Italia, con Del Piero e Nedved a sorreggerli. Una mossa che in Spagna o in Inghilterra sarebbe normale ma che ai nostri allenatori appare sempre un azzardo. 

Alla 33ª partita di campionato, la 52a nella stagione, la Juve è arrivata finalmente a esporre il proprio potenziale d'attacco, costringendo Del Piero al ruolo che ci sembra più suo, rifinitore, anche se defilato sulla fascia sinistra come nel primo anno della Juve lippiana, quando faceva da terza punta del tridente con Vialli e Ravanelli. Non hanno compiuto sfracelli i bianconeri nel primo tempo ed il risultato è lievitato quando, nella ripresa, l'ingresso di Zambrotta ha restituito alla squadra il volto consueto e l'espulsione di Bonera le ha dato il vantaggio di un uomo in più. Ma era forte il segnale di quella squadra schierata con Zalayeta e Trezeguet davanti. Del Piero e Nedved esterni a completare il trapezio offensivo. Il Brescia lo ha ricevuto. Lo ha patito. 

Dopo due minuti la Juve era già in rete con una conclusione di Zalayeta che soltanto il guardalinee Di Mauro giudicava in fuorigioco. E all'5' il gol di Trezeguet, di testa, sul calcio d'angolo di Del Piero (contestato da Mazzone, che veniva espulso), esorcizzava il pericolo più grave, quello di non schiodare la difesa bresciana e percorrere la partita in affanno. L'attenzione si spostava su San Siro, senza troppe illusioni neppure dopo il pareggio di Matuzalem, eppure con la certezza che l'ultima parola sul primo posto non è ancora stata detta. L'invasione bianconera di Udine è il progetto di una settimana che ne ricorda altre degli ultimi due anni, ma, chissà perché, con la sensazione che la Juve questa volta possa riprendersi quanto le sfuggì nelle stagioni di Ancelotti. Lippi ha dato una scossa. Il gruppo che avevamo visto a Piacenza domenica scorsa, salvato dall'invenzione estemporanea di Nedved, si sarebbe attorcigliato su se stesso anche questa volta. 
Se non hai qualità sulle fasce, se la speranza del tuo gioco deve fondarsi sui piedi inadeguati delle seconde e terze linee, non serve avere qualche fuoriclasse né Trezeguet, il goleador più prolifico dai tempi di Omar Sivori, pure lui un oriundo argentino.
 
Ieri dall'esterno partivano le iniziative di gente che pure quando non è al massimo sa offrire una palla precisa, un cross non banale e comunque allarga la difesa. Davids e Tacchinardi, finché l'infortunio non l'ha levato di mezzo, non dovevano preoccuparsi di innescare il gioco, bastava che distruggessero le trame bresciane. Dietro, la difesa era inedita e sicura, anche se Thuram e Monterò dovevano fare gli esterni perché la Juve ha difensori centrali in abbondanza (quando Tudor ha sostituito Tacchinardi ce n'erano in campo addirittura cinque) e pare che l'anno prossimo voglia aggiungerci Stam. 

Il Brescia, in svantaggio, si proiettava in avanti e controllava la palla, senza colpire mai con decisione. Toni, bel giocatore finché non si affaccia vicino alla porta, era consumato dall'esperienza di Ferrara, Altro non c'era, mentre la Juve arrivava comunque a colpire un palo con luliano e a impegnare Castellazzi con Nedved. Zalayeta non trovava gli spazi che gli aveva concesso il Parma, qualche sua fuga verticale creava scompiglio ma nell'intervallo Lippi decideva che il più era fatto. Bisognava tornare ai vecchi equilìbri. E mentre il Brescia attendeva a far entrare Baggio, l'espulsione di Bonera (seconda ammonizione per un fallo su Del Piero) ne comprometteva la rimonta. Il Codino entrava al 21', sull' 1-0, e assisteva dopo cinque inutili minuti all' esplosione juventina. Del Piero segnava con una punizione da 25 metri che beffava Castellazzi, poi lui stesso e Trezeguet, completavano l'opera sugli assist di Nedved, Davids e Tudor a difesa aperta. 
La fiammella bresciana si era spenta, quella juventina resta accesa per una settimana.

Marco Ansaldo

Nedved serve assist 
Baggio non sì vede 
Thuram sente l'aria dei Mondiali, un super Ferrara annulla Toni 

BUFFON 6. Una parata a terra su Binotto nel primo tempo e la sua domenica finisce lì. 

THURAM 7. Confermata la sensazione delle ultime gare: il profumo di Mondiale gli fa non bene, ma benissimo. Spinge e annulla quel che resta di Bachini. 

FERRARA 7. Senza la tripletta di Trezeguet avrebbe meritato il premio di migliore in campo. Sta concludendo alla grande un campionato che avrebbe dovuto riservargli soltanto una parte da comprimario. Se Toni non esiste il merito è suo. 

IULIANO 6,5. A parte una scena alla Gianni e Pinotto con Buffon, fa il pretoriano difensivo senza alcun problema particolare. Anche nel momento in cui il Brescia spinge prima di dimettersi in blocco dalla partita. 

MONTERO 6. Bravo a sacrificarsi in una posizione che non gli è consona. L'ultima apparizione da esterno sinistro si perde nella notte dei tempi, Lippi lo utilizza in quel ruolo per avere più copertura. Ma nel primo tempo il Brescia trova spesso disco verde da quella parte. Zalayeta arma segreta nella formazione con quattro attaccanti Lippi ridisegna i ruoli e dà la sua impronta a questo successo 

NEDVED 7. Assist man per Trezeguet, gioca molto decentrato a destra nello schieramento rischiatutto ideato a sorpresa da Lippi. Gli si può perdonare qualche cross di troppo sbagliato. 

TACCHINARDI 6. La sua partita dura mezz'ora. Poi lo blocca una botta alla coscia 
(dal 33' pt Tudor 7: manda in gol Trezeguet, si conferma bravo anche nel ruolo di centrocampista). 

DAVIDS 7. Si iscrive nell'elenco dei rifinitori offrendo a Del Piero la palla del quarto gol. Solita grinta, quando entra Baggio va a marcarlo a uomo 
(dal 35'st Paramatti sv) 

DEL PIERO 7. L'inizio non è dei migliori, poi decolla. La punizione è un pezzo di bravura diverso dal solito: niente tiro a girare, ma botta secca che trova impreparato Castellazzi. Splendido anche il 4o gol juventino. 

TREZEGUET 7.5. Sale sul trono dei goleador con una grande tripletta. Difficile trovare nuovi aggettivi per questo campione che ha il gol nel sangue. 

ZALAYETA 6. E' l'arma segreta di Lippi. Marcello sfrutta la sua grande condizione e nei primi minuti è lui che semina scompiglio nelle file bresciane 
(dal 1 ' st Zambrotta 6,5: va a sinistra, fa con profitto il porta borracce).
 
LIPPI 7. Rischia tutto con quattro attaccanti, poi ridisegna la squadra. Su questa vittoria c'è netta la sua impronta. 

Fabio Vergnano
articoli tratti da: La Stampa 29 aprile 2002





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martedì 7 aprile 2026

7 Aprile 2002: Perugia - Juventus

È il 7 aprile 2002 e Perugia Juventus si sfidano nella tredicesima giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2001-02 allo Stadio 'Renato Curi' di Perugia.

È una stagione col finale col botto questa per i campioni bianconeri. Iniziata un po' in sordina, adesso i nostri eroi stanno girando a mille. La vetta si avvicina e si avvicina anche il 5 maggio, ultima giornata di campionato. Tutto il resto è Storia! Dall'altra parte c'è il Perugia che agguanta un bellissimo ottavo posto e si procura un biglietto per l'Europa.

Buona Visione!


Perugia


Campionato di Serie A 2001-2002 - 13 ritorno
Perugia - Stadio Renato Curi
Domenica 7 aprile 2002 ore 15.00
PERUGIA-JUVENTUS 0-4
MARCATORI: Trezeguet 9, Del Piero rigore 45+1, Zenoni 57, Del Piero 62

PERUGIA: Cordoba, Sogliano (Soncin 46), Rezaei, Milanese, Zè Maria, Tedesco, O'Neill (Gatti 64), Baiocco, Blasi, Bazzani, Vryzas (Ahn 77)
Allenatore : Serse Cosmi

JUVENTUS: Buffon, Thuram (Birindelli 74), Ferrara C., Montero, Pessotto, Zenoni, Davids, Zambrotta, Nedved (Maresca 64 - Tacchinardi 67), Trezeguet, Del Piero
Allenatore : Marcello Lippi

ARBITRO: Gabriele





UN ALTALENA DI EMOZIONI DA TRE CAMPI: COSÌ SI SONO RIAPERTI I GIOCHI NELLA CORSA AL TITOLO
VOLATA SCUDETO: IMPRESE DELL'ATALANTA, CHE VINCE A SAN SIRO, E DEL VENEZIA GIÀ RETROCESSO CHE SFODERA ORGOGLIO E METTE PAURA Al GIALLOROSSI 
Dopo il ko dell'Inter la Juve di riprova 
Collina salva la Roma 
Grande prova e quattro gol dei bianconeri a Perugia, mentre Vieri non basta ai nerazzurri.
Solo due rigori nel finale rianimano Capello 

FERMI tutti. Dopo il Feyenoord, anche l'Atalanta mortifica l'Inter a San Siro. Collina rianima la Roma a Venezia, due rigori in tre minuti. La Juventus, data per dispersa, risorge a Perugia e rientra a pieno titolo nella bagarre-scudetto. Classifica: Inter 62, Roma 60, Juve 59. 

Doveva essere una normale domenica di transito: sulla sfida tra il Venezia retrocesso e la Roma campione non si accettavano addirittura scommesse, a conferma di quanto la Snai, a differenza delle agenzie inglesi, sia pavida e inattendibile. È successo il finimondo. A cominciare dal «Meazza». Delle quattro sconfitte a bilancio, tre l'Inter le ha subite in casa. Nel derby, con il Chievo e al cospetto di un'Atalanta che, come la squadra di Cuper, offre il meglio in trasferta. I miracolosi tuoni che Taibi e l'immancabile, lampo di Vieri non bastano, da soli, a mascherare un deficit di manovra già emerso a Firenze e, in parte, giovedì sera in Coppa Uefa. Approccio macchinoso, difesa a tre (?), cambi cervellotici e Recoba fuori registro come spesso gli capita all'indomani di un paio di partite azzeccate. È entrato Kallon, non Ronaldo: una scelta, immagino, dettata dalle contingenze atletiche. 

Inter poco lucida e sprecona; con l'aggravante, rispetto alla parentesi europea, di aver schierato la formazione tipo. E prima del Brescia, ci sarà di nuovo Feyenoord, a Rotterdam: un dettaglio da non trascurare. Cuper continua a battere il tasto della tranquillità: e il gioco? Atalanta e Venezia ribadiscono la scorza dura del nostro campionato. Una Roma svagata e rabberciata, orfana com'era di Totti e Samuel, rischia l'osso del collo in laguna. Sotto di due gol (Maniero, De Franceschi), riemerge nel finale grazie ai guizzi di Collina e alla mira di Montella. Se il primo rigore ci può stare (Bilica frana addosso a Batistuta), il secondo, visto e rivisto, proprio non c'è: Cassano «cerca» Marasco, e non viceversa. Fuoco alle polveri. 

Moratti da San Siro: 

«Sono successe cose strane». 

Moggi da Perugia: 

«Se fosse capitato alla Juve, ci avrebbero costruito su una settimana di trasmissioni». 

Capello da Venezia: 

«Collina è il miglior arbitro del mondo, come poteva confondersi?». 

E dal momento che l'anticipo di sabato fra Toro e Bologna era finito in farsa, con il labiale di Galante troppo malizioso per non giustificare almeno un'inchiesta, prepariamoci a un epilogo di stagione avvelenato come nelle nostre peggiori tradizioni. Torte vere o presunte, favori, ingiustizie: posto che nessuno può scagliare la prima pietra, sarebbe ora che ci dessimo una regolata. Sulla carta, l'avversario più tosto l'aveva la Juve. Alludo a quel Perugia che, al Curi, non perdeva dal 13 gennaio (2-0 con l'Inter) e si era aggiudicato quattro delle ultime cinque partite. L'Arcangelo Gabriele non ha inciso, a differenza dell'Arcangelo Collina. Gli si può addebitare, esclusivamente, la frettolosa espulsione di Cosmi. In cuor suo Sensi era terrorizzato dalla designazione dell'imberbe «notaio» di Frosinone, ignaro del piano Marshall che gli stava organizzando il Principe dei fischietti. Un punto in due gare, Lippi in pericolo, l'organico a pezzi: era questa la zavorra che si trascinava la Juve. La risposta non poteva essere più squillante. Il ventesimo sigillo di Trezeguet, una doppietta di Del Piero, a secco dal 16 febbraio, la splendida acrobazia di Cristiano Zenoni. Uniche note negative, la sciocca ammonizione di Nedved (niente Milan), il serio infortunio a Maresca e il censurabile minuetto che Buffon ha intrattenuto con i volgari balilla della curva. 

Il Perugia lamentava le squalifiche di Di Loreto e Grosso. Ha sfiorato l'1-1 e poi si è consegnato al superiore tasso tecnico degli avversari. Apprezzabile il contributo di Davids riciclato al centro. Prezioso il rientro di Montero. Rifiorito lo smalto atletico. Quattro giornate al termine, dodici punti in palio, tre dalla vetta: provarci non è più un miraggio, resta un dovere. 

Roberto Beccantini
tratto da: La Stampa 8 aprile 2002






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La Stampa 8 aprile 2002

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La Stampa 8 aprile 2002

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La Stampa 8 aprile 2002

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La Stampa 8 aprile 2002

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martedì 9 settembre 2025

9 Settembre 2001: Atalanta - Juventus

É il 9 Settembre 2001 e AtalantaJuventus si sfidano nella seconda Giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2001-02 allo Stadio 'Atleti Azzurri d'Italia' di Bergamo.

É una stagione col finale col botto questa per i campioni bianconeri. Iniziata cosí cosí nel finale i nostri eroi stanno girando a mille. La vetta sí avvicina e sí avvicina anche il 5 maggio, ultima giornata di campionato. Tutto il resto é Storia

Dall'altra parte c'é l'Atalanta che si attesta a metá classifica evitando così i problemi della retrocessione.

Buona Visione! 


 

atalanta

 

Stagione 2001-2002 - Campionato di Serie A - 2 andata
Bergamo - Stadio Atleti Azzurri d'Italia
domenica 9 settembre 2001 ore 15.00
ATALANTA-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Del Piero 8, Trezeguet 83

ATALANTA: Taibi, Zauri, Sala, Carrera, Bellini, Zenoni D., Berretta, Dabo (Pinardi 64), Doni, Saudati (Rossini 64), Comandini (Colombo 77)
Allenatore: Giovanni Vavassori

JUVENTUS: Buffon, Zenoni, Thuram, Montero, Pessotto G. (O'Neill 67), Zambrotta, Tudor, Tacchinardi, Nedved, Trezeguet (Amoruso 84), Del Piero (Salas 70)
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Borriello


 

Gol e difesa di ferro.
E' una Juve padrona che non regala nulla 
COME UN RULLO: A BERGAMO UN ALTRO NETTO SUCCESSO DELLA SQUADRA DI LIPPI CONTRO UN'ATALANTA CHE HA SMARRITO L'ANTICA AGGRESSIVITÀ'
Ancora a segno con un fulmineo Del Piero e poi con Trezeguet 
La forza dei bianconeri scaturisce dall'asse retrovia-centrocampo.

Ancora Del Piero e Trezeguet. Diventa un esercizio statistico raccontare la supremazia della Juventus nell'avvio di campionato con i suoi due attaccanti che, dopo il Venezia, hanno affossato (2-0) l'Atalanta in casa sua. Tuttavia è dai tempi del pollo di Petrolini che le statistiche non raccontano la verità e la Juve lippiana è molto più di quanto non descrivano i gol. La sua forza nasce dalla difesa, si dilata nel centrocampo e soltanto allora giunge ai terminali dell'attacco, che quest'anno funzionano: erano quattro anni, dall'ultima Juve sopportabile di Lippi, che non si vedeva circolare la palla con la padronanza che mostrano i bianconeri e che ha l'effetto di ipnotizzare le vittime, come lo sguardo del cobra. 

L'Atalanta, subito trafìtta dal diagonale di Del Piero, avrebbe anche potuto pareggiare al 20' della ripresa, quando Buffon ha compiuto un miracolo su Damiano Zenoni, eppure non c'è stato un momento in cui la Juve abbia perso il controllo, al massimo ne ha concesso qualche scagha, come quando si mezza il cioccolato e sulla tovaglia ne rimane un po' di polvere. Questa è una squadra che, se segna per prima, ti nasconde la palla. Corri, corri e non la raggiungi mai. La tua aggressività si stempera in quell'inseguimento inutile. Dabo, il giovane francese passato per Parma, raccontava di esseme rimasto schiantato nel fisico e depresso nel morale: 

«Mi stancavo per niente». 

La palla, quando la Juve gioca sul serio, circola da destra a sinistra, poi ritorna al punto di partenza come si muove un pendolo, ma con velocità e precisione, e se l'avversario apre le maghe per seguire l'azione, si crea il corridoio giusto in cui fiondarsi. Le ragioni della metamorfosi sono diverse ma la più importante è che la presenza di Montero e Thuram, insieme alla sicurezza garantita da Buffon, permette alla Juve di muoversi sempre con almeno un uomo in più perché in difesa quei due bastano a controllare la situazione. Gli appoggi di Christian Zenoni e di Pessotto sulle fasce diventano importantissimi per allargare l'azione, Zambrotta finalmente torna a fare l'ala e siamo curiosi di vedere cosa succederà con il ritomo di Davids e un rendimento appena più accettabile di Nedved, finora il più opaco tra gli acquisti. 

Schiodata dalla Zidane-dipendenza, questa Juve ha scoperto di non avere più padroni e molti ispiratori. Se non cala il ritmo e la concentrazione, come in avvio di ripresa, è difficilissimo affrontarla e farle un gol: non le vincerà tutte, ma certamente ne perderà poche e gli ultimi minuti di Salas hanno confermato che c'è un'alternativa importante. Lippi ha atteso molto prima di buttarlo in campo al posto di Del Piero, forse per non avvilire Trezeguet, del tutto fuori partita. Quei pochi minuti sono bastati al cileno: l'azione del secondo gol nasce da un dribbling insistito e dalla sua capacità di non perdere la palla in mezzo a tre avversari. Il suo appoggio indietro ha permesso a Tacchinardi di fiondare un tirocross che Trezeguet ha corretto bene in rete. Era il sigillo, a sette minuti dalla fine. 

L'Atalanta è una buona squadra, come lo era l'anno scorso quando, a questo punto, comandava la classifica. Ora sta in fondo per uno scherzo del calendario ma anche perché ha perso l'aggressività di quei giorni, non è più veloce né fantasiosa, quasi si fosse imborghesita: in attacco Saudati e Comandini (due punte che piacevano al Toro) sono andati a sbattere contro il muro, prima con l'entusiasmo dei giovani convinti di sbrecciarlo, poi sempre più arrendevoli. La Juve ha tremato dopo 4', sul colpo di testa di Doni, fuori di un nulla, ma ha controllato i nervi. Senza creare la pressione micidiale del match d'esordio con il Venezia, i bianconeri hanno atteso l'occasione giusta che è venuta presto: all'8' Zambrotta ha difeso la palla sulla destra, l'ha appoggiata a Del Piero che l'ha scambiata con Tacchinardi e si è trovato oltre la fragile difesa di Berretta e Bellini. Alex le ha sbagliate spesso quelle palle a tu per tu col portiere, sia nella Juve che in Nazionale: la nuova misura di se stesso la dà il diagonale di destro, preciso, nell'angolo. Con qualche rudezza di Thuram, la difesa ha retto alla reazione atalantina, né la Juve ha trovato grandi sbocchi. Nedved raccoglieva più bozzi che palle buone, Trezeguet reclamava palle giocabili che non sapeva attrarre. Era un'intuizione di Zambrotta, su schema di calcio d'angolo, a conceder la palla-gol a Nedved, che tirava fuori in diagonale. 

Nella ripresa calava l'intensità dei bianconeri, Damiano Zenoni azzeccava un taglio dalla destra che lo portava solo davanti a Buffon: l'uscita del portierone era prodigiosa. E la Juve, con Tudor riportato in difesa e il plantigrado O'Neill a dettare il gioco, riprendeva il controllo, fino al raddoppio. Nel finale Amoruso, lanciato da Salas, sfiorava il terzo gol. Era da quattro anni che non si vedevano gli juventini far circolare il pallone in modo così fluido e perentorio Tutto nasce con Buffon Montero e Thuram. Finita la dipendenza da Zidane, tanti ispiratori capaci di creare azioni e di controllare la partita. Nel finale entra Salas che conferma di essere un'alternativa importante. Alessandro Del Piero è stato II grande protagonista della vittoria juventina a Bergamo, sbloccando il punteggio con una bella rete dopo pochi minuti.

Marco Ansaldo
 


LE PAGELLE 
Dal duo Tacchinardi & Zambrotta nasce il gioco e arrivano gli assist 
ATALANTA 
TAIBI 6.Incolpevole sui gol. 
ZAURI 6. Bene su Nedved, più in difficoltà su Del Piero. 
SALA 6. Dà il meglio sui palloni alti che piacciono a Trezeguet. 
CARRERA 7. Senza di lui, sarebbe il diluvio. Salta, rinvia, sguscia sull'erba alla faccia dei 37 anni ben gestiti. Conosce ogni mossa di Del Piero e arpiona a Trezeguet la palla del 2-0. 
BELLINI 5,5. Dopo un discreto inizio si perde ed è a disagio nel difendere su Zambrotta. 
D. ZENONI 6. Meglio il gemello ma se giocasse nella Juve anche lui... Si smarca bene per calciare su Buffon una palla gol. 
BERRETTA 5. Così tenero che lo sbriciolano come un grissino. 
DABO 5,5. Corre molto, a vuoto 
(dal 19' st Pinardi 6: entra quando è difficile risalire). 
DONI 6,5. É il più talentuoso e pericoloso, sfiora il gol di testa e prende anche le botte. Finché non ne ha abbastanza. 
SAUDATI 5,5. Un paio di fughette bastonate da Thuram lo convincono a non insistere 
(dal 19' st Rossini 5,5: francamente non me lo ricordo). 
COMANDINI 5. Per crescere si deve essere grandi anche con i forti, non solo coi deboli. E lui scompare 
(32' st Colombo sv). 
VAVASSORI 5,5. L'Atalanta vale quella dell'anno scorso ma corre la metà: cosa è successo? 
JUVENTUS 
BUFFON 7. Ha comprato in qualche bottega il fluido che Van der Sar non seppe trovare: dopo 4', il colpo di testa di Doni esce di poco (come per Maniero in Juve-Venezia) mentre l'anno scorso la palla sarebbe finita dentro, obbligando la Juve a un match in salita. Unica parata ma decisiva: uscita bassa su D. Zenoni. 
C. ZENONI 7. Incrocia il gemello nel finale quando si sposta a sinistra per sostituire Pessotto. Cresce a ogni gara, difende bene e attacca con sicurezza. Quando si mette male, chiama le balie, Thuram e Montero.
THURAM 6,5. Impressiona il senso dell'anticipo, è imponente «come cervo che esce di foresta» direbbe Boskov. Se l'avversario lo anticipa, come Saudati e Doni nei primi 45', li stende con una certa impunità. Occhio agli appoggi, un po' supponenti. 
MONTERO 7. A un certo punto, dopo pochi minuti, si inventa un inciampo per cadere a terra tra le gambe di un atalantino che sta per saltarlo. Conosce ogni trucco: il più gettonato è arrivare sulla palla sempre prima o più in alto dell'attaccante. 
PESSOTTO 6,5. Meno brillante che con il Venezia. Rispetto al passato, è più intraprendente, quasi un centrocampista in più perché in difesa c'è chi lo copre. Trap, che stava in tribuna, rifletta: vale la pena insistere su Coco e (soprattutto) Pancaro? 
(dal 22' st O'Neill 6: gioca con la zavorra nelle tasche, ogni passo o salto gli costa una fatica. Non mi sembra ancora proponibile). 
ZAMBROTTA 7. Una delle sue migliori partite nella Juve e, non a caso, le occasioni arrivano dalle sue sgroppale molto più che da Nedved, a sinistra. 
TUDOR 6,5. Affronta Dabo, stessa stazza e stesso passo. Questo lo favorisce. Non demerita ma sarà un sollievo rivedere Davids in mezzo al campo. Nel finale torna a potenziare la difesa. 
TACCHINARDI 7. Decisivi i suoi due assist, più i palloni assortiti che creano il dominio juventino. Ha i tempi giusti. Meglio nella Juve che in Nazionale. 
NEDVED 5,5. Non va. Una zolla dopo 2' forse lo condiziona ma è nell'insieme che non carbura: scelte confuse, scambi approssimativi, fughe in un imbuto. Sbaglia di poco al 24' (assist di Zambrotta) e si rivede con l'uscita di Del Piero, quasi lo soffocasse il movimento del capitano. 
DEL PIERO 7. Ci è piaciuto molto il suo primo tempo, lungo lutto il fronte d'attacco, e il gol lo riappacifica con le tante occasioni uguali sprecale un anno fa. Cala vistosamente nella ripresa 
(25' st Salas 7: in 20' come col Venezia, concentra la pericolosità. Il raddoppio nasce da lui) 
TREZEGUET 6. Non vede palla, perchè non gliela passano e non sa proporsi. Ma alla prima occasione segna 
(39' st Amoruso sv) 
LIPPI 7. Il suo timbro in questa squadra, che ha fatto della circolazione di palla l'arma terribile, talvolta velenosa e quando serve soporifera. 

L'arbitro BORRIELLO 6. Ammonisce poco, tuttavia il match non gli scappa.

Marco Ansaldo 
brani tratti da: La Stampa 10 settembre 2001





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