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mercoledì 9 settembre 2026

9 Settembre 2001: Atalanta - Juventus

É il 9 Settembre 2001 e AtalantaJuventus si sfidano nella seconda Giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2001-02 allo Stadio 'Atleti Azzurri d'Italia' di Bergamo.

É una stagione col finale col botto questa per i campioni bianconeri. Iniziata cosí cosí nel finale i nostri eroi stanno girando a mille. La vetta sí avvicina e sí avvicina anche il 5 maggio, ultima giornata di campionato. Tutto il resto é Storia

Dall'altra parte c'é l'Atalanta che si attesta a metá classifica evitando così i problemi della retrocessione.

Buona Visione! 


 

atalanta

 

Stagione 2001-2002 - Campionato di Serie A - 2 andata
Bergamo - Stadio Atleti Azzurri d'Italia
domenica 9 settembre 2001 ore 15.00
ATALANTA-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Del Piero 8, Trezeguet 83

ATALANTA: Taibi, Zauri, Sala, Carrera, Bellini, Zenoni D., Berretta, Dabo (Pinardi 64), Doni, Saudati (Rossini 64), Comandini (Colombo 77)
Allenatore: Giovanni Vavassori

JUVENTUS: Buffon, Zenoni, Thuram, Montero, Pessotto G. (O'Neill 67), Zambrotta, Tudor, Tacchinardi, Nedved, Trezeguet (Amoruso 84), Del Piero (Salas 70)
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Borriello


 

Gol e difesa di ferro.
E' una Juve padrona che non regala nulla 
COME UN RULLO: A BERGAMO UN ALTRO NETTO SUCCESSO DELLA SQUADRA DI LIPPI CONTRO UN'ATALANTA CHE HA SMARRITO L'ANTICA AGGRESSIVITÀ'
Ancora a segno con un fulmineo Del Piero e poi con Trezeguet 
La forza dei bianconeri scaturisce dall'asse retrovia-centrocampo.

Ancora Del Piero e Trezeguet. Diventa un esercizio statistico raccontare la supremazia della Juventus nell'avvio di campionato con i suoi due attaccanti che, dopo il Venezia, hanno affossato (2-0) l'Atalanta in casa sua. Tuttavia è dai tempi del pollo di Petrolini che le statistiche non raccontano la verità e la Juve lippiana è molto più di quanto non descrivano i gol. La sua forza nasce dalla difesa, si dilata nel centrocampo e soltanto allora giunge ai terminali dell'attacco, che quest'anno funzionano: erano quattro anni, dall'ultima Juve sopportabile di Lippi, che non si vedeva circolare la palla con la padronanza che mostrano i bianconeri e che ha l'effetto di ipnotizzare le vittime, come lo sguardo del cobra. 

L'Atalanta, subito trafìtta dal diagonale di Del Piero, avrebbe anche potuto pareggiare al 20' della ripresa, quando Buffon ha compiuto un miracolo su Damiano Zenoni, eppure non c'è stato un momento in cui la Juve abbia perso il controllo, al massimo ne ha concesso qualche scagha, come quando si mezza il cioccolato e sulla tovaglia ne rimane un po' di polvere. Questa è una squadra che, se segna per prima, ti nasconde la palla. Corri, corri e non la raggiungi mai. La tua aggressività si stempera in quell'inseguimento inutile. Dabo, il giovane francese passato per Parma, raccontava di esseme rimasto schiantato nel fisico e depresso nel morale: 

«Mi stancavo per niente». 

La palla, quando la Juve gioca sul serio, circola da destra a sinistra, poi ritorna al punto di partenza come si muove un pendolo, ma con velocità e precisione, e se l'avversario apre le maghe per seguire l'azione, si crea il corridoio giusto in cui fiondarsi. Le ragioni della metamorfosi sono diverse ma la più importante è che la presenza di Montero e Thuram, insieme alla sicurezza garantita da Buffon, permette alla Juve di muoversi sempre con almeno un uomo in più perché in difesa quei due bastano a controllare la situazione. Gli appoggi di Christian Zenoni e di Pessotto sulle fasce diventano importantissimi per allargare l'azione, Zambrotta finalmente torna a fare l'ala e siamo curiosi di vedere cosa succederà con il ritomo di Davids e un rendimento appena più accettabile di Nedved, finora il più opaco tra gli acquisti. 

Schiodata dalla Zidane-dipendenza, questa Juve ha scoperto di non avere più padroni e molti ispiratori. Se non cala il ritmo e la concentrazione, come in avvio di ripresa, è difficilissimo affrontarla e farle un gol: non le vincerà tutte, ma certamente ne perderà poche e gli ultimi minuti di Salas hanno confermato che c'è un'alternativa importante. Lippi ha atteso molto prima di buttarlo in campo al posto di Del Piero, forse per non avvilire Trezeguet, del tutto fuori partita. Quei pochi minuti sono bastati al cileno: l'azione del secondo gol nasce da un dribbling insistito e dalla sua capacità di non perdere la palla in mezzo a tre avversari. Il suo appoggio indietro ha permesso a Tacchinardi di fiondare un tirocross che Trezeguet ha corretto bene in rete. Era il sigillo, a sette minuti dalla fine. 

L'Atalanta è una buona squadra, come lo era l'anno scorso quando, a questo punto, comandava la classifica. Ora sta in fondo per uno scherzo del calendario ma anche perché ha perso l'aggressività di quei giorni, non è più veloce né fantasiosa, quasi si fosse imborghesita: in attacco Saudati e Comandini (due punte che piacevano al Toro) sono andati a sbattere contro il muro, prima con l'entusiasmo dei giovani convinti di sbrecciarlo, poi sempre più arrendevoli. La Juve ha tremato dopo 4', sul colpo di testa di Doni, fuori di un nulla, ma ha controllato i nervi. Senza creare la pressione micidiale del match d'esordio con il Venezia, i bianconeri hanno atteso l'occasione giusta che è venuta presto: all'8' Zambrotta ha difeso la palla sulla destra, l'ha appoggiata a Del Piero che l'ha scambiata con Tacchinardi e si è trovato oltre la fragile difesa di Berretta e Bellini. Alex le ha sbagliate spesso quelle palle a tu per tu col portiere, sia nella Juve che in Nazionale: la nuova misura di se stesso la dà il diagonale di destro, preciso, nell'angolo. Con qualche rudezza di Thuram, la difesa ha retto alla reazione atalantina, né la Juve ha trovato grandi sbocchi. Nedved raccoglieva più bozzi che palle buone, Trezeguet reclamava palle giocabili che non sapeva attrarre. Era un'intuizione di Zambrotta, su schema di calcio d'angolo, a conceder la palla-gol a Nedved, che tirava fuori in diagonale. 

Nella ripresa calava l'intensità dei bianconeri, Damiano Zenoni azzeccava un taglio dalla destra che lo portava solo davanti a Buffon: l'uscita del portierone era prodigiosa. E la Juve, con Tudor riportato in difesa e il plantigrado O'Neill a dettare il gioco, riprendeva il controllo, fino al raddoppio. Nel finale Amoruso, lanciato da Salas, sfiorava il terzo gol. Era da quattro anni che non si vedevano gli juventini far circolare il pallone in modo così fluido e perentorio Tutto nasce con Buffon Montero e Thuram. Finita la dipendenza da Zidane, tanti ispiratori capaci di creare azioni e di controllare la partita. Nel finale entra Salas che conferma di essere un'alternativa importante. Alessandro Del Piero è stato II grande protagonista della vittoria juventina a Bergamo, sbloccando il punteggio con una bella rete dopo pochi minuti.

Marco Ansaldo
 


LE PAGELLE 
Dal duo Tacchinardi & Zambrotta nasce il gioco e arrivano gli assist 
ATALANTA 
TAIBI 6.Incolpevole sui gol. 
ZAURI 6. Bene su Nedved, più in difficoltà su Del Piero. 
SALA 6. Dà il meglio sui palloni alti che piacciono a Trezeguet. 
CARRERA 7. Senza di lui, sarebbe il diluvio. Salta, rinvia, sguscia sull'erba alla faccia dei 37 anni ben gestiti. Conosce ogni mossa di Del Piero e arpiona a Trezeguet la palla del 2-0. 
BELLINI 5,5. Dopo un discreto inizio si perde ed è a disagio nel difendere su Zambrotta. 
D. ZENONI 6. Meglio il gemello ma se giocasse nella Juve anche lui... Si smarca bene per calciare su Buffon una palla gol. 
BERRETTA 5. Così tenero che lo sbriciolano come un grissino. 
DABO 5,5. Corre molto, a vuoto 
(dal 19' st Pinardi 6: entra quando è difficile risalire). 
DONI 6,5. É il più talentuoso e pericoloso, sfiora il gol di testa e prende anche le botte. Finché non ne ha abbastanza. 
SAUDATI 5,5. Un paio di fughette bastonate da Thuram lo convincono a non insistere 
(dal 19' st Rossini 5,5: francamente non me lo ricordo). 
COMANDINI 5. Per crescere si deve essere grandi anche con i forti, non solo coi deboli. E lui scompare 
(32' st Colombo sv). 
VAVASSORI 5,5. L'Atalanta vale quella dell'anno scorso ma corre la metà: cosa è successo? 
JUVENTUS 
BUFFON 7. Ha comprato in qualche bottega il fluido che Van der Sar non seppe trovare: dopo 4', il colpo di testa di Doni esce di poco (come per Maniero in Juve-Venezia) mentre l'anno scorso la palla sarebbe finita dentro, obbligando la Juve a un match in salita. Unica parata ma decisiva: uscita bassa su D. Zenoni. 
C. ZENONI 7. Incrocia il gemello nel finale quando si sposta a sinistra per sostituire Pessotto. Cresce a ogni gara, difende bene e attacca con sicurezza. Quando si mette male, chiama le balie, Thuram e Montero.
THURAM 6,5. Impressiona il senso dell'anticipo, è imponente «come cervo che esce di foresta» direbbe Boskov. Se l'avversario lo anticipa, come Saudati e Doni nei primi 45', li stende con una certa impunità. Occhio agli appoggi, un po' supponenti. 
MONTERO 7. A un certo punto, dopo pochi minuti, si inventa un inciampo per cadere a terra tra le gambe di un atalantino che sta per saltarlo. Conosce ogni trucco: il più gettonato è arrivare sulla palla sempre prima o più in alto dell'attaccante. 
PESSOTTO 6,5. Meno brillante che con il Venezia. Rispetto al passato, è più intraprendente, quasi un centrocampista in più perché in difesa c'è chi lo copre. Trap, che stava in tribuna, rifletta: vale la pena insistere su Coco e (soprattutto) Pancaro? 
(dal 22' st O'Neill 6: gioca con la zavorra nelle tasche, ogni passo o salto gli costa una fatica. Non mi sembra ancora proponibile). 
ZAMBROTTA 7. Una delle sue migliori partite nella Juve e, non a caso, le occasioni arrivano dalle sue sgroppale molto più che da Nedved, a sinistra. 
TUDOR 6,5. Affronta Dabo, stessa stazza e stesso passo. Questo lo favorisce. Non demerita ma sarà un sollievo rivedere Davids in mezzo al campo. Nel finale torna a potenziare la difesa. 
TACCHINARDI 7. Decisivi i suoi due assist, più i palloni assortiti che creano il dominio juventino. Ha i tempi giusti. Meglio nella Juve che in Nazionale. 
NEDVED 5,5. Non va. Una zolla dopo 2' forse lo condiziona ma è nell'insieme che non carbura: scelte confuse, scambi approssimativi, fughe in un imbuto. Sbaglia di poco al 24' (assist di Zambrotta) e si rivede con l'uscita di Del Piero, quasi lo soffocasse il movimento del capitano. 
DEL PIERO 7. Ci è piaciuto molto il suo primo tempo, lungo lutto il fronte d'attacco, e il gol lo riappacifica con le tante occasioni uguali sprecale un anno fa. Cala vistosamente nella ripresa 
(25' st Salas 7: in 20' come col Venezia, concentra la pericolosità. Il raddoppio nasce da lui) 
TREZEGUET 6. Non vede palla, perchè non gliela passano e non sa proporsi. Ma alla prima occasione segna 
(39' st Amoruso sv) 
LIPPI 7. Il suo timbro in questa squadra, che ha fatto della circolazione di palla l'arma terribile, talvolta velenosa e quando serve soporifera. 

L'arbitro BORRIELLO 6. Ammonisce poco, tuttavia il match non gli scappa.

Marco Ansaldo 
brani tratti da: La Stampa 10 settembre 2001




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mercoledì 26 agosto 2026

26 Agosto 2001: Juventus - Venezia

Attraverso il canale Youtube ufficiale della Juventus vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. È il 26 agosto 2001 Juventus e Venezia si sfidano nella prima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2001-02 allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

È una stagione col finale col botto questa per i campioni bianconeri. Iniziata così così nel finale, i nostri eroi stanno girando a mille. La vetta si avvicina e si avvicina anche il 5 maggio, ultima giornata di campionato. Tutto il resto è Storia! Dall'altra parte c'è un Venezia che deve salutare il massimo campionato dopo un pesante ultimo posto in classifica.

Questa gara segna il debutto in campionato con la maglia bianconera per una leggenda del club piemontese: Gianluigi Buffon!

Buona Visione!



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Stagione 2001-2002 - Campionato di Serie A - 1 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 26 agosto 2001 ore 15:00
JUVENTUS-VENEZIA 4-0
MARCATORI: Trezeguet 10, Trezeguet 11, Del Piero 44, Del Piero 81

JUVENTUS: Buffon, Zenoni, Thuram, Montero (Iuliano 78), Pessotto G., Zambrotta, Tudor (Maresca 70), Tacchinardi, Nedved, Trezeguet (Salas 75), Del Piero
Allenatore: Marcello Lippi

VENEZIA: Rossi, Algerino (Conteh 46), Bjoerklund, Viali, Cvitanovic, Valtolina (De Franceschi 55), Bressan, Andersson, Marasco, Vannucchi, Maniero (Di Napoli 86)
Allenatore: Claudio Prandelli

ARBITRO: Bertini




Trezeguet-Del Piero La partita perfetta della Juve di Lippi 
APERTURA ALLA GRANDE CONTRO IL VENEZIA: ALTRI FUTURI OSTACOLI SARANNO PIÙ IMPEGNATIVI, MA QUESTA È DAVVERO UNA SQUADRA DA SCUDETTO
Due reti di David e due di Alex (una su morbido assist di Salas) Il successo esalta la svolta tecnica e di mentalità dei bianconeri 
TORINO Una partita troppo perfetta, in cui ha segnato chi doveva segnare (Trezeguet e Del Piero) e lo ha fatto al momento giusto per mettere il match in discesa, sotto il sole che arrostiva le gambe e i pensieri. Una partita senza rischi, se non per un colpo di testa di Maniero, che ha concesso una bella figura a tutti, pure a Salas, catapultato da tre giorni nella giostra sulla quale non era mai salito prima. 
Più che l'esordio con il botto nella nuova Serie A (4-0 e poteva essere di più), Juve-Venezia è stato come dovrà essere lo spot per lanciare l'ingresso juventino in Borsa, tutti che sorridono come davanti a un Mulino Bianco e senza insopportabili ragazzine che offrono caramelle ai cavalli. Un successo patinato, da Carosello. Verranno ostacoli molto più impegnativi di questo Venezia slabbrato in dieci minuti, tuttavia l'ouverture juventina non ci sembra un fenomeno casuale, che verrà presto smentito. Questa è una squadra da scudetto. Lo diciamo dal giorno in cui comprarono Nedved e cedettero Zidane, non perché disprezziamo il francese ma perché era il segnale di una svolta tattica e di mentalità, l'addio a una squadra che delegava il proprio benessere a un giocatore. In alcuni momenti, nel primo quarto d'ora, quando la partita era da definire e le forze non erano stropicciate dal caldo, s'è rivisto l'embrione della prima stagione di Lippi, la capacità di calamitare ogni pallone nella metà campo avversaria e di riproporlo in area, come fa il mare quando sbatte onda su onda tra gli scogli e ne gratta via un po'. 
Con Zidane, si sapeva sempre da dove sarebbe nato il pericolo. Con questa nave senza timoniere, benché Del Piero si ingegni ad esserlo più di altri, sarà più difficile individuare una fonte del gioco: mancherà la fantasia della giocata barocca, però crediamo che, per incepparsi, la Juve dovrà sbattere in una giornata di crisi collettiva. Ieri è stato davvero tutto troppo facile. In precampionato erano sorti due dubbi: l'efficacia dell'attacco e la consistenza del centrocampo. Nel combatterli, il Venezia è stato più efficace di un'aspirina. Prandelli l'ha schierato con una difesa a quattro ma un centrocampo piuttosto evanescente e in inferiorità numerica rispetto alla Juve: la forza d'urto bianconera ha cominciato a lavorare ai fianchi con Zambrotta e il giovane Zenoni, più sciolto che nelle amichevoli; dall'altra parte, Nedved e Pessotto si godevano l'ombra ma non permettevano ad Algerino (un francese che pochi anni fa ne prese già sei dalla Juve al Parco dei Principi) di fare altrettanto. Nedved veniva fermato al 5' per un fuorigioco di centimetri, subito dopo Maniero anticipava Thuram in tuffo e la palla usciva di un niente. 
Sarebbe stata l'unica occasione dei veneti fino alla mezz'ora del secondo tempo, quando Vannucchi avrebbe avuto avventurosamente tra i piedi la seconda palla buona, deviata in angolo. Tutta Juve, solo Juve in pressing. Al 10' andava in rete. Zambrotta e Zenoni innescavano l'azione che l'ex atalantino rifiniva con il cross: Trezeguet saltava e piazzava la palla nell'angolo, imprendibile, confermando che la Juve adesso ha un centravanti che usa la testa per segnare e non per immergerla nei budini della pubblicità. Trezeguet si ripeteva in novanta secondi, questa volta il lancio che lo pescava in area era di Tudor e il francese non si spaventava a colpirla al volo. In undici minuti finiva il carnevale veneziano, Trezeguet calava sugli occhi una maschera che gli conciliasse il sonno e lasciava che fossero gli altri a giocare. Salivano la voglia di Nedved, impreciso nella mira, e la febbre di Del Piero. Alex non è la perfezione scolpita, certi suoi dribbling abortiti possono spazientire eppure nella ricerca della porta si vedono i progressi: il controllo di petto e tiro di sinistro con cui colpiva la traversa al 32' e la rovesciata, sbattuta pure quella contro un legno al 42', erano pezzi di bravura sfortunata. Lo ripagava invece la punizione che suggellava con il 3-0 il primo tempo, con Rossi, il portiere, in ritardo nello scatto. 
La Juve tornava ai ritmi di un'amichevole, giustificatissimi con quel caldo africano che spingeva persino Lippi a cercare un rinfresco nel frigo vicino alla panchina, per lui vuoto. Restiamo convinti che alla perfezione dell'opera manchi un centrocampista vero che affianchi Tacchinardi (in gran spolvero); tuttavia, Tudor s'è mostrato un buon tampone, fronteggiato da Andersson, che viaggia a ritmi bassi. Il croato, tra l'altro, ha un grande lancio. E nella ripresa, giocata per dovere, l'ingresso di Salas risvegliava il popolo. Un lancio di luliano premiava la bravura del cileno nello smarcarsi in profondità, Salas alzava la testa e offriva a Del Piero quanto gli era negato da anni: un cross morbido e piazzato, che Alex incrociava di testa per il quarto gol. Troppa grazia, ma non finta. 

Marco Ansaldo 
tratto da: La Stampa 27 agosto 2001

 



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mercoledì 17 giugno 2026

30 Marzo 2002: Juventus - Lazio

É il 30 Marzo 2002 Juventus e Lazio si sfidano nella dodicesima giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2001-02 allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

É una stagione col finale col botto questa per i campioni bianconeri. Iniziata in sordina adesso i nostri eroi stanno girando a mille. La vetta si avvicina e si avvicina anche il 5 maggio, ultima giornata di campionato. Tutto il resto é Storia

Dall'altra parte c'é la Lazio che dopo l'imbarazzante avvio di stagione con la nostra leggenda Dino Zoff, termina la stagione con Alberto Zaccheroni e si appresta a conquistare un insperata sesta piazza.

Buona Visione!



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Stagione 2001-2002 - Campionato di Serie A - 12 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
sabato 30 marzo 2002 ore 20:30 
JUVENTUS-LAZIO 1-1
MARCATORI: Claudio Lopez 25, Trezeguet 38

JUVENTUS (4-3-1-2): Buffon, Zenoni (Montero 58), Ferrara C., Iuliano, Pessotto G., Zambrotta, Conte A., Davids, Maresca (Amoruso 42), Trezeguet (Zalayeta 70), Del Piero
A disposizione: Carini, Pericard, Frara, Scardina
Allenatore: Marcello Lippi

LAZIO (4-4-1-1): Peruzzi (Marchegiani 46), Stam, Nesta, Fernando Couto, Favalli, Castroman (Poborsky 62), Giannichedda, Liverani (Mendieta 84), Stankovic, Fiore, Claudio Lopez
A disposizione: Cesar, Pancaro, Gottardi, Evacuo
Allenatore: Alberto Zaccheroni

ARBITRO: Bolognino
AMMONIZIONI: Iuliano, Del Piero (Juventus); Castroman, Giannichedda, Marchegiani, Poborsky (Lazio)


Marcello Lippi, tornato a luglio dopo 2,5 anni con Ancelotti giunto al suo posto nel 1999, si trova in grossa difficoltà e sceglie di cambiare modulo orientandosi verso il 3-5-1-1 invece del 4-4-1-1: mancano il terzino Birindelli, il difensore Thuram, il duttile Tudor, mediani di fatica come Paramatti e Tacchinardi oltre al bomber ex di giornata Salas e il trequarti squalificato Nedved…bisogna ripiegare su un collettivo più sparagnino e capace di diventare 5-4-1 a rombo in fase di copertura specie con le assenze di Thuram e Nedved (altro ex di giornata); la Lazio, invece, affidata ad Alberto Zaccheroni dopo i primi 3 pareggi in 3 giornate di Dino Zoff, adopera un 4-5-1 più di rincalzo che di certezza, dato che mancano Colonnese per scelta tecnica ma soprattutto i degenti come i difensori centrali Negro, Mihajlovic, i mediani Dino Baggio con Simeone e le punte Crespo, Simone Inzaghi (i guai ci saranno anche durante la sfida e l’infermeria si riempirà sempre di più). 

A inizio maggio (stagione chiusa prima per permettere l’ambientamento alle nazionali in vista del mondiale), vedremo i conti finali: la Juventus, in cui Trezeguet si laureerà capocannoniere del campionato assieme al piacentino Hubner con 24 timbri, vincerà lo scudetto n.26, 4 anni dopo il precedente e primo del nuovo millennio, superando Inter e Roma all’ultimo turno del fatidico 5 maggio 2002 sempre con Lippi in panchina…i bianconeri batteranno 2-0 l’Udinese fuori casa mentre i romanisti espugneranno 1-0 la Torino granata e i milanesi crolleranno 4-2 proprio in casa laziale, successo decisivo per mandare i capitolini in Coppa UEFA da sesti con la seguente graduatoria “Juventus 71; Roma 70; Inter 69; Milan 55; Chievo 54; Lazio 53” sapendo che la Lazio avrà un piccolo record, visto che sarà l’ultima squadra ad aver segnato ed evitato la sconfitta contro i sabaudi oltre ad esserci rimasti imbattuti assieme ai cugini che li avevano sconfitti 2-0 in Piemonte per poi fare 0-0 a Roma (dopo di loro ci saranno il 4-0 a Perugia, 1-0 con il Milan e a Piacenza, il 5-0 col Brescia e il 2-0 a Udine…un finale in totale crescendo); sul fronte della Coppa Italia invece vedremo il 10 maggio il Parma festeggiare il suo terzo successo in tale competizione (sarà l’ultimo trofeo ad aggiungersi alla bacheca prima del crac Parmalat) vincendo 1-0 in casa dopo aver per 2-1 a Torino chiudendo un cerchio che si era aperto con il primo trionfo gialloblù nel 1991/92 (sempre Parma-Juventus e sempre rimonta, 2-0 al ritorno, dopo l’1-0 dell’andata) mentre la terza Supercoppa Italia juventina sarà alzata il 25 agosto 2002 sul 2-1. Manca poco al nuovo Juventus-Lazio…seguiteci nell’ultimo tratto di viaggio.

tratto da  SABATO 30 MARZO 2002: FINE DEI GIOCHI?



GIRAUDO CONFERMA LA «MIGRAZIONE» BIANCONERA DURANTE LA RISTRUTTURAZIONE DEL DELLE ALPI: VOGLIAMO CREARE UNO STADIO ADATTO AL CALCIO 
Lìppì: traditi dalla troppa tensione 
Buffon: «Adesso ci vorrebbe un miracolo» 

TORINO Mentre in curva Scirea scoppia la contestazione, con gli ultras bianconeri che staccano i seggiolini e li buttano in campo, esce arrabbiatissimo dallo stadio anche il presidente onorario della Juventus, Umberto Agnelli. Le sue parole sono durissime e rispecchiano l'umore di un ambiente sull'orlo della crisi: 

«Primo tempo inconcepibile. Se i tifosi fischiano fanno bene. Sono delusi come lo siamo noi. E hanno ragione. Il comportamento in campo della Juve ha dato coraggio alla Lazio».

Inevitabile la domanda sui futuro di Lippi; la sua Juve rischia di finire in una posizione peggiore di quella occupata l'anno scorso dalla squadra di Ancelotti. Agnelli risponde in modo interlocutorio: 

«Non è ancora finita, aspettiamo». 

Sul proprio futuro Lippi è laconico; 

«Buona Pasqua a tutti». 

Nuovamente sollecitato, rimanda ogni decisione alla società: 

«Non so se l'avete capito, ma di questo argomento preferisco non parlare. Semmai lo farà la società a tempo debito. In fondo mi sembra giusto crederci ancora. Ci proveremo, è giusto provarci». 

Poi una breve analisi sulla partita: 

«Sono dispiaciuto e amareggiato. Ha ragione il dottor Umberto Agnelli, abbiamo tenuto un atteggiamento inconcepibile. Soprattutto nel primo tempo, siamo stati traditi dalla tensione, eravamo impauriti. E poi ci siamo trovati di fronte una buona Lazio, che ha complicato le cose. Maresca? Non l'ho sostituito per demerito, non è stata una bocciatura la sua, ho solo preferito inserire una punta e far svolgere i compiti di trequartista a Del Piero che mi è sembrato in buona serata». 

Buffon invece vede ormai lo scudetto svanire: 

«A questo punto ci vorrebbe un miracolo. Ma bisogna crederci, io ci credo ancora». 

Deluso anche Del Piero: 

«Però non molliamo, non è nostra abitudine farlo. Del resto anche in questa partita abbiamo dimostrato di saper reagire, di non arrenderci. Certo che, a cinque turni dalla fine, è diventata molto molto dura per noi. Dobbiamo sperare in passi falsi altrui e nello stesso tempo fare molti punti, cosa che ài recente non siamo stati in grado di fare». 

Qualche allarme per Trezeguet, che ha subito una lieve distorsione; le sue condizioni saranno valutate alla ripresa degli allenamenti. Infine la notizia alla quale mancava solo l'ufficialità, rimbalzata poco prima della partita. E' stato l'amministratore delegato della società bianconera Antonio Girando ad annunciarla; la Juventus ristrutturerà il Delle Alpi e per una stagione andrà a Monza e Piacenza per disputare le partite casalinghe. 

«La Juventus da molti anni è alla ricerca di proprio stadio sociale - ha detto Giraudo -. Per questo ha avviato con il Comune di Torino delle trattative che sono ormai giunte alla fase finale. Il Toro ha rinunciato al Delle Alpi per costruirsi un nuovo Filadelfia, quindi il Comune è d'accordo nel concedere l'impianto alla Juventus. Bisognerà solo stabilire la formula giuridica dell'acquisto». 

Inevitabile quindi la temporanea «migrazione» della squadra a Monza e Piacenza; 

«Occorrerà una ristrutturazione importante del Delle Alpi, perché vogliamo renderlo uno stadio adatto ai nostri tifosi, che li sappia coinvolgere. Una certa mancanza di entusiasmo intorno alla squadra può dipendere anche dalle caratteristiche dell'impianto. Abbiamo già preso contatti con i nostri tifosi di Torino, ci simo sentiti anche telefonicamente e si sono detti disposti a fare dei sacrifici per un anno pur di avere in futuro uno stadio tutto per loro, che li possa coinvolgere in maniera completa». 

Juve fischiata e seggiolini scagliati in campo. Severo Umberto Agnelli: 

«Giusta la rabbia dei tifosi, il nostro primo tempo è stato veramente inconcepibile»

Aurelio Benigno 
tratto da: La Stampa 30 marzo 2002





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La Stampa 31 marzo 2002

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La Stampa 31 marzo 2002

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La Stampa 31 marzo 2002



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