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giovedì 4 giugno 2026

4 Giugno 1983: Roma - Juventus

É il 4 Giugno 1983 Roma Juventus si sfidano nella gara di ritorno dei Quarti di Finale della Coppa Italia 1982-83 allo Stadio 'Olimpico' di Roma.

I bianconeri piemontesi sono oramai considerati 'la squadra piú forte del mondo' avendo in rosa motli elementi della nazionale Italiana Campione del Mondo a Spagna 82, con l'aggiunta di due fuoriclasse assoluti come Michel Platini e Zibì Boniek. Ma nonostante questo i bianconeri non riescono a conquistare la Coppa dei Campioni battuti in finale dall'ostico Amburgo.

In campionato non tengono il passo proprio della Roma che vince il suo secondo scudetto. 

Poi però si rifanno nella coppa nazionale - sbattuti via proprio i giallorossi, i biancoeri vincono il trofeo in finale contro l' Hellas Verona. Il tutto dopo due gare da thriller ed una rimonta spettacolare.

Buona Visione!



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Stagione 1982-1983 - Coppa Italia - Quarti, ritorno
Roma - Stadio Olimpico
sabato 4 giugno 1983 ore 18:30 
ROMA-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Tardelli 49, Boniek 53

ROMA: Tancredi, Nappi, Vierchowod, Righetti, Di Bartolomei, Nela, Chierico (Valigi 80), Prohaska, Iorio (Faccini 80), Ancelotti, Conti
A disposizione: Superchi, Lucci, Giovannelli
Allenatore: Nils Liedholm

JUVENTUS: Bodini, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea (Prandelli 55), Marocchino (Galderisi 20), Tardelli, Rossi P., Platini, Boniek
A disposizione: Carraro, Storgato, Furino
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Lo Bello R.
RIGORI FALLITI: Prohaska 42 (Roma)
AMMONIZIONI: Cabrini 80 (Juventus); Nela, Vierchowod 43 (Roma)



Juve e Inter si ritrovano in semifinale 
COPPA ITALIA I bianconeri hanno battuto la Roma per la quarta volta nella stagione del mancato scudetto 
La squadra di Trapattoni si è imposta all'Olimpico con reti di Tardelli e Boniek 
Bodini ha parato anche un rigore di Prohaska 
Zoff in tribuna applauditissimo 

DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE ROMA — Neppure al quarto assalto, in uno stadio completamente esaurito (record d'incasso per la Coppa Italia), la Roma campione è riuscita a superare la Juventus. Erano venuti in 70 mila per questo, se ne sono tornati tutti a casa ancora una volta delusi. La Juventus ha vinto con pieno merito, per 2 a 0, reti di Tardelli e Boniek ed il successo non è stato mai in dubbio malgrado la Roma avesse tentato all'inizio di sorprendere i bianconeri con manovre decise e a tratti pure cattive. La Juventus ha atteso paziente, ha controllato il gioco, ha colpito in contropiede i rivali, che hanno chiuso l'incontro in ginocchio. 
Nella Roma mancava Falcao, è vero, ma l'assenza del brasiliano, pur importante, non può giustificare una cosi chiara sconfitta. La verità è una sola, ribadita dai fatti: malgrado abbia perduto lo scudetto, la Juventus è superiore alla Roma. Il risultato dell'andata naturalmente ha influito sull'atteggiamento tattico delle due squadre, ma non ha per questo limitato la tensione della partita, ricca di combattività e anche più specie da parte della Roma, estremamente nervosa e in vena di rissa. Per un quarto d'ora c'è stato poco o niente in campo, poi le ostilità sono state aperte da Bruno Conti, abile nel tiro di sinistro dopo una lunga preparazione: Bodini, molto bravo ieri, ha bloccato a terra. Il portiere bianconero nel primo tempo è stato autore di grandi parate. Al 39' è volato come un gatto per deviare un destro di Prohaska dall'altezza del dischetto e al 42', addirittura, ha fermato a terra un calcio di rigore di Prohaska. L'austriaco ha calciato molle di piatto, ma Bodini è stato molto intelligente ad intuire la direzione. 
Zoff, applauditissimo in tribuna, era sicuro della parata di Bodini. Il fallo, si fa per dire, era stato di Gentile su Ancelotti. L'arbitro Lo Bello, nell'occasione, non è parso felice nella decisione, però va detto che un minuto prima Iorio era finito a terra in area a contatto con Scirea senza che il direttore di gara fischiasse il rigore: una specie di strana legge di compensazione, anche più assurda visto che in nessuna delle due occasioni i falli parevano cosi gravi da giustificare il rigore. Gli episodi riguardanti la Roma, tuttavia, non devono trarre in inganno. Malgrado un'indubbia superiorità territoriale (piuttosto sterile) della squadra campione, è stata invece la Juventus a creare le occasioni migliori. I bianconeri, approfittando dello sbilanciamento in avanti degli avversari (che applicavano sistematicamente la trappola del fuorigioco), sono arrivati vicinissimi al gol al 22' con una punizione di Platini, bloccata a fatica da Tancredi, ed hanno replicato al 28' con una splendida azione personale di Boniek, atterrato con un gran calclone da Nela mentre volava solo verso la porta di Tancredi. Boniek aveva superato in velocità tre avversari, Nela, ovviamente, è stato ammonito. Più tardi è finito sul libretto nero dell'arbitro anche il nome di Vierchowod, reo di un brutto fallo su Rossi (43'). Ancelotti, autore di un'entrata altrettanto cattiva su Brio (44'), è stato perdonato dal signor Lo Bello. 
La superiorità della Juventus ha colto comunque i suoi frutti nella ripresa. Ed é stato logico, tanta era migliore la disposizione tattica e psicologica della squadra di Trapattoni. Il primo gol è arrivato al 49'. Boniek ha approfittato di un errore della Roma nell'applicare la tattica del fuorigioco ed ha lanciato sulla destra Tardelli, in posizione regolarissima. Il centrocampista ha fatto mezzo campo al galoppo, è entrato in area infilando la porta. La Roma, a questo punto, si è sciolta, neve al sole, e la Juventus ha raddoppiato con estrema facilità. Platini ha lanciato Boniek al 53' ed il polacco, miglior uomo in campo, ha beffato Tancredi con un tocco di esterno destro. Più o meno come mercoledì scorso, soltanto che a Torino Boniek aveva usato il sinistro. Il resto è stata pura routine per i bianconeri, persino superflua da raccontare. Bastano un paio di azioni, tanto per concludere la giornata. Galderisi, al 79', ha scartato tutti e ha tirato addosso a Tancredi, all'80' Cabrini è stato ammonito per proteste e all'83' Bodini è volato a deviare sul palo una punizione ad effetto di Conti. 
E intanto i tifosi giallorossi continuavano imperterriti con applausi e canti di gioia: contenti loro.... 

Carlo Coscia


 



Poker di lusso per le semifinali, a cui accedono Inter, Juventus, Torino e Verona. Dopo la magra di Atene, incendiario risveglio dei bianconeri, che si sono scatenati contro la Roma-scudetto
Madama s'è desta

JUVENTUS. Perso il campionato, persa la Coppacampioni, perso il morale, perso per-fino Zoff, che poteva restare agli uomini di Trapattoni? Gli stimoli giallorossi di una stagione all'insegna degli eterni secondi e, perché no, anche la tradizione favorevole che si sta ormai consolidando nei confronti dei neo-campioni d'Italia. Col successo dell'Olimpico, infatti, sono ben cinque le vittorie consecutive di Madama negli ultimi incontri con la Roma, tre dei quali in casa giallorossa: ce n'è abbastanza per creare una cabala favorevole a futura memoria e anche per suturare qualche ferita lacero-contusa del già citato morale. Nell'incontro dell'andata, il leone miagolante di Atene ha preso a ruggire secondo possibilità e s'è abbattuto come un ciclone sui giallorossi, privati sin dai primi minuti di Maldera e di Pruzzo. Platini aveva dentro scoppiettante il sacro fuoco dei giorni migliori, sicché, dopo aver raddoppiato con una prodezza di testa il gol di Cabrini, s'è concesso uno dei suoi lussi da cineteca del calcio, recuperando un pallone impossibile e pescando col telecomando Boniek, che ha chiuso il colpo a rete con una toccata (senza fuga) d'esterno. Nel match di ritorno il pubblico ha regalato alla Roma il record assoluto di incassi per la Coppa Italia (quasi 870 milioni), ma non c'è stato niente da fare: agli attacchi a percussione dei capitolini (privi questa volta anche di Falcao) la Signora ha replicato con micidiali contropiede, e ha risolto la partita nella ripresa, nel giro di quattro minuti: la prima volta Boniek ha tranciato il campo con un pallo-ne-meteorite che Tardelli ha provveduto a sparare alle spalle di Tancredi; la seconda ci ha pensato Platini a servire sulla mensa del polacco un piatto da gran gala, da cui Boniek ha sbozzato il capolavoro di un pallonetto irresistibile. Prima del magico uno-due, c'era stato il momento di gloria di Luciano Bodini, che, davanti agli occhi (un po' lucidi) di Zoff in tribuna, ha neutralizzato un rigore di Prohaska che avrebbe potuto cambiare i connotati al match.

Carlo F. Chiesa
tratto dal Guerin Sportivo anno 1983 nr.23





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mercoledì 20 maggio 2026

20 Maggio 1973: Roma - Juventus

É il 20 Maggio 1973 Roma Juventus si sfidano nella quindicesima (ed ultima) giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1972-73 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

La Juve allenata in panchina da Cestmir Vycpalek si appresta a vincere il suo quindicesimo Scudetto anche se ad una giornata dal termine sembrerebbe che il Milan si possa fregiare della tanto osannata Stella del decimo tricolore. Ma una sconfitta inattesa a Verona ribalta tutto in quella che é tutt'oggi famosa come la 'Fatal Verona'

Dall'altre parte c'é una Roma che disputa un campiontato molto al di sotto delle proprie attese. Sará infatti un impresa riuscire ad evitare una clamorosa retrocessione in Serie B.

Buona Visione!


 

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Stagione 1972-1973 - Campionato di Serie A - 15 ritorno
Roma - Stadio Olimpico
domenica 20 maggio 1973 ore 16:00 
ROMA-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Spadoni 29, Altafini 61, Cuccureddu 87

ROMA: Ginulfi, Bertini, Liguori, Salvori, Bet, Santarini, Morini G., Franzot, Orazi, Spadoni, Scaratti
A disposizione: Sulfaro, Muiesan 
Allenatore: Antonio Trebiciani

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Longobucco, Furino, Morini, Marchetti G., Haller (Altafini 46), Causio, (c) Anastasi, Capello F., Bettega R. 
A disposizione: Piloni
Allenatore: Cestmir Vycpalek

ARBITRO: Lo Bello C.





Dopo il gol di Spadoni la carica di Altafini e rete bomba di Cuccureddu 
La grande rincorsa dell'Olimpico 
I bianconeri più forti dello scirocco romano 

Dal nostro inviato speciale
Roma, 20 maggio. 

Scudetto a tre minuti dalla fine del campionato: urla, bandiere, lacrime hanno accompagnato la botta di Cuccureddu. La fine di un incubo, l'inizio di un sogno, la conclusione di una giornata che rimarrà storica per il nostro calcio. Una Roma orgogliosa, irriducibile, combattiva, finalmente in grado di esprimersi al meglio in quanto libera dalla paura della retrocessione, ha fatto penare sino alla fine i bianconeri, che guardavano increduli a quel tabellone luminoso che registrava il clamoroso passivo del Milan a Verona. Doveva farli gioire quel risultato, pareva invece una maledizione. E dopo il gol del due a uno, un ultimo sussulto: per una errata segnalazione, la rete del Napoli era diventata un gol di Chinaglia. Ancora tre minuti di paura, con la Roma che tentava attacchi disperati, poi lo scudetto, senza più dubbi. Ed ora l'Aiax, adesso Belgrado. 

Una sofferenza, non una partita. Un sole da piena estate picchiava sul prato dell'Olimpico, togliendo ogni energia. La. Juventus già ne aveva poca, forse era andata in campo convinta che avesse ragione Rocco secondo il quale 
« l'ultima giornata è come l'ultima tappa del Giro, non cambia nulla ». 
Poi, ulteriore mazzata, l'errore di Haller, la distrazione della difesa, il gol di Spadoni. I bianconeri rientravano in campo per il riposo a capo chino, Vycpalek: rosso in viso per il gran sgolarsi. Dieci volte li aveva spinti in avanti, ma le gambe sembravano non rispondere alla volontà. Solo il magnifico Furino e Longobucco (che si era ripreso dopo un inizio disastroso) trovavano la forza per sradicare la palla dal centrocampo pieno di romanisti e portarla avanti, verso Ginolfi. La Juventus rientrava sul campo fuori causa.  
Stando ai risultati, in quel momento lo scudetto era un fatto privato di Milan e Lazio. In testa al gruppo Altafini, inserito al posto di Haller. José ancora una volta suonava la carica, la seconda carica dopo quella di Budapest. Se anche lui non poteva fare miracoli, almeno l'esempio era vivo, forti gli incitamenti ai compagni, rabbioso il batter di mani con il quale chiedeva la palla agli avanzanti Cuccureddu, Marchetti, Longobucco, Causio.  
La Roma accusava il gran correre del primo tempo, a tratti era schiacciata, ma c'era sempre un piede a respingere, e dopo tutti un Ginolfi che faceva miracoli, mentre Salvori e Scaratti uscivano per condurre pericolosi contropiede ai quali per fortuna dava scarsa collaborazione lo stordito Orazi. Cominciava la partita vera, come se ventinove giornate di campionato non avessero rappresentato nulla. Il Milan era ormai fuori causa, il risultato di Verona poneva la Juventus di fronte ad un impegno tremendo: adesso tocca a voi, vediamo se sapete approfittare della situazione. C'era subito da cancellare il gol di Spadoni, la botta amara di un primo tempo nel quale peraltro la Roma aveva ben meritato.  
Una botta arrivata al 29' minuto, quando su una manovra di Salvori, Morini aveva deviato di testa in direzione di Zoff una palla balorda che Causio aveva stoppato, e lanciato fuori area verso Haller. Il tedesco aveva mezzo campo davanti in cui galoppare, invece toccava basso indietro per cercare un pericoloso «triangolo». Tutti i compagni avevano fatto un passo avanti, il pallone filtrava attraverso i difensori ed arrivava a Spadoni che solo, con tutta comodità, aveva il tempo di stoppare, girarsi e battere Zoff con una staffilata bassa sulla sinistra del portiere. Un gol pazzesco, una palla al piede per la Juve che iniziava la ripresa più convinta, più decisa, anche se le energie non erano tante.  
Liguori, sino ad allora custode di Haller, passava su Altafini. Ferme le altre coppie: Bet-Anastasi, Franzot-Furino, Salvori-Capello, Scaratti-Cuccureddu, Bertini-Bettega, Morini-Causio. Altafini si guadagnava subito una punizione, poi infilava Ginolfi ma in netta posizione di fuori gioco. Sulla sua spinta, tutta la squadra si muoveva più convinta. Al 9' c'era l'illusione del pareggio. Avanzava Longobucco, che scagliava una bordata trasversale sulla quale Ginolfi si distendeva per deviare sul montante. Lesto Altafini arrivava sul pallone, evitava il palo, depositava in rete. Lo Bello non concedeva il punto: José era ancora in fuori gioco, ma stavolta era almeno lecito qualche dubbio, malgrado la testimonianza del guardalinee a bandiera alzata.  
Pareva una gara segnata, per la Juventus. Al 14' ancora José in zona-tiro sul tocco breve di Causio, ma Ginolfi si opponeva in tuffo alla stangata dell'avversario. Al 17' finalmente, il pareggio. Punizione calciata da Causio nel folto, con Altafini pronto a mettere la fronte per una deviazione quasi impercettibile, ma sufficiente ad ingannare il portiere. La Roma aveva un sussulto rabbioso, toccava a Zoff guadagnarsi la sua parte di scudetto: su una botta trasversale di Spadoni, Dino volava sulla sua sinistra per mettere in angolo, evitando un contraccolpo che gli avrebbe definitivamente affondati. 
Veniva bene fuori dalle retrovie Marchetti, sino a quel momento in ombra, cercava di concentrarsi un po' più lo svagato Causio, Bettega tentava di mettere il piede con maggiore convinzione. Passare, però, non era facile. La Roma faceva barriera alla meglio, e se in contropiede e a più spenta, davanti a Ginolfi faceva muro con rabbia. La Juve tentava il tutto per tutto negli ultimi quindici minuti. Morini in retrovia cercava di non sentire il dolore per una distorsione alla caviglia, in modo che Marchetti potesse proiettarsi stabilmente sul centrocampo. Una stangata di Cuccureddu a filo di montante, un dribbling capolavoro di Altafini, con tiro respinto con le gambe da Ginolfi poi — al 42' — lo scudetto.  
Dopo una punizione di Causio, per fallo di Morini a gamba tesa, la palla finiva in corner. Calciava dalla bandierina ancora Causio, la palla gli ritornava e dal fondo il bianconero alzava un pallonetto che pareva sprecato, Bertini metteva fuori area di testa, Cuccureddu arrivava in corsa, controllava alla meglio, faceva partire una botta dal basso in alto. Una staffilata piena di rabbia, di disperazione. Ginolfi annaspava, il bolide picchiava sotto la traversa e rimbalzava in rete.  
Il dottor La Neve e Vycpalek si alzavano di scatto dalla panchina, era la vittoria, era la conferma del titolo. Ancora tre minuti con il cuore in gola e l'orecchio a Napoli, poi il trionfo. 

Bruno Perucca 





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lunedì 13 aprile 2026

13 Aprile 1980: Roma - Juventus

È il 13 aprile 1980 e Roma Juventus si sfidano nella dodicesima Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1979-80 allo Stadio 'Olimpico' di Roma.

I bianconeri contendono fino all'ultimo lo Scudetto con l'Inter e con questi due punti a Roma tengono la fiammella della speranza accesa. 

Al termine del campionato però sarà solo secondo posto dietro i nerazzurri mentre i giallorossi si 'accontentano' del sesto posto e la Coppa Italia vinta.

Buona Visione!



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Campionato di Serie A 1979-1980 - 12 ritorno

Roma - Stadio Olimpico
Domenica 13 Aprile 1980
ROMA-JUVENTUS 1-3
MARCATORI: Gentile 2, Scirea 20, Pruzzo 36, Bettega 77

ROMA: Conti P., Maggiora, De Nadai, Rocca, Turone, Santarini, Conti B., Giovannelli, Benetti, Ancelotti
Allenatore: Nils Liedholm

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Gentile, Furino, Brio, Scirea, Causio (Cabrini 79), Tardelli, Bettega, Prandelli, Fanna
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: D'Elia



Furino è il solito capitano coraggioso 
Le pagelle dei giocatori bianconeri 

ZOFF — Non ha avuto molto lavoro. Gli attaccanti della Roma non lo hanno infastidito più di tanto. Forse in occasione del palo colpito da Ancelotti ( dopo è venuto il gol) ha avuto un attimo di esitazione nell'uscita. Ha compiuto una grande parata su calcio di punizione di De Nadal. 

CUCCUREDDU — Alle prese con Ancelotti ha giocato una buona partita, anche senza eccellere come in altre occasioni. Ha avuto modo di portarsi avanti più volte. È stato suo il passaggio che ha permesso a Gentile di segnare il primo gol. 

GENTILE — È un terzino sinistro di costituzione e ha giocato benissimo controllando Bruno Conti che è stato l'elemento più valido di tutta la Roma. Ha segnato un bel gol di testa. Il primo di questa stagione in campionato. 

FURINO — Capitano coraggioso, come sempre. Non sarà elegante, si è fatto anche ammonire, ma il suo apporto al gioco è stato importante. 

BRIO — Non ha figurato come a Londra mercoledì sera, ma la partita era assai diversa. Costretto ad inseguire Pruzzo, che sovente retrocedeva, non ha commesso errori. Non ha colpa nel gol segnato da Pruzzo. In quel momento in area juventina c'era molta confusione. 

SCIREA — Sicuro e tranquillo come nelle giornate buone. Nei momenti di maggior pressione della Roma ha cercato di portare avanti l'asse della difesa per evitare scontri in zona pericolosa. È stato un vero ed autentico comandante dell'area di rigore. 

CAUSIO — Ha avuto momenti di pausa, e forse ha fatto bene Trapattoni a sostituirlo con Cabrini. Sagace come sempre in certi appoggi, intelligente negli allunghi, un po' fragile negli spunti personali. Comunque ha suggerito il secondo gol ed ha iniziato l'azione del terzo gol, che ha chiuso la partita. 

CABRINI (dal 79') — Ha giocato poco per essere giudicato. 

TARDELLI — È parso in netto progresso, anche se lo avevamo visto meglio altre volte. Sta rientrando in forma dopo una lunga assenza. Il suo apporto è stato determinante. 

BETTEGA — Di lui si è già detto tutto. È in un momento magico. Pare cammini e lasci dietro avversari di lui assai più veloci. Ha avuto tocchi da campione raffinato, il gol è stato un capolavoro. Come ai vecchi tempi, due finte, scarto del portiere e palla nella rete sguarnita. 

PRANDELLI — Ha giocato una buona partita di contenimento. Ha lottato e corso come pochi. 

FANNA — Ha alternato momenti brillanti ad errori piuttosto gravi. È stato efficace più a destra che non a sinistra. 

Giulio Accatino
tratto da: La Stampa, 14 aprile 1980



 

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venerdì 3 aprile 2026

3 Aprile 2011: Roma - Juventus

È il 3 aprile 2011 e Roma Juventus si sfidano nella dodicesima Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2010-11 allo Stadio 'Olimpico' di Roma.

La Juve allenata in panchina da Luigi Del Neri è ancora pervasa dall'incubo di Calciopoli (più sensatamente descritta come Farsopoli) e dopo un'annata (quella precedente) fallimentare si appresta a vivere un'altra tale quale. Alla fine sarà solo un settimo posto, e fuori dalle coppe europee. La Roma dal canto suo termina gli impegni di campionato con un sesto posto che le permette di qualificarsi per la prossima Europa League.

Buona Visione! 


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Campionato di Serie A 2010-2011 - 12 ritorno
Roma - Stadio Olimpico
Domenica 3 aprile 2011 ore 20.45
ROMA-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Krasic 59, Matri 74

ROMA: Doni, Burdisso, Mexes (Cassetti 51), Juan, Riise J., Pizarro, De Rossi, Menez, Perrotta (Taddei 74), Vucinic (Borriello 74), Totti
Allenatore: Vincenzo Montella

JUVENTUS: Storari, Motta (Grygera 46), Barzagli, Bonucci, Grosso Fa. (Sorensen 82), Aquilani, Felipe Melo, Marchisio C., Krasic (Salihamidzic 87), Matri, Pepe
Allenatore: Luigi Del Neri

ARBITRO: Rocchi



I bianconeri, nonostante le numerose assenze, hanno battuto i giallorossi all'Olimpico: di Krasic e Matri le reti che permettono alla squadra di Delneri di avvicinare il sesto posto che vale l'Europa League

Il posticipo della trentunesima giornata di campionato tra Roma e Juventus si apre con la sorpresa della defezione di Gigi Buffon, fermato da qualche linea di febbre. Del Neri rimedia con Storari tra i pali che nel primo tempo non fa rimpiangere il numero uno bianconero. Rispettando quasi interamente i pronostici, Montella ha scelto un 4-2-3-1 inserendo Menez dal primo minuto, alle spalle di Totti, con Vucinic dall’altra parte e Perrotta a cercare gli inserimenti. Primo tempo abbastanza equilibrato con un avvio di gara a ritmo altissimo e un pizzico di Roma in più nel finale. I giallorossi si rendono subito pericolosi con Vucinic che buca centralmente la difesa avversaria e scaglia un sinistro potente, sul quale Storari non si fa sorprendere e con la mano devia in angolo. Il portiere bianconero che contro la Roma compie sempre ottime prestazioni, salva la sua porta prima su un sinistro al volo di Totti intorno alla mezz’ora, poi su una bomba sganciata dalla lunga distanza da Daniele De Rossi. Allo scadere del recupero Matri impegna per la prima volta Doni che si fa trovare preparato.

La seconda frazione di gara si apre con le sostituzioni di Motta e Mexes, quest’ultimo fermato da un problema muscolare ha tentato di riprendere la gara ma non ce l’ha fatta e al 5’ della ripresa viene sostituito da Cassetti che va a prendersi il suo posto da esterno permettendo a Burdisso di giocare nel ruolo che gli è più congeniale. Al 14’ Krasic, pescato solo-solo in area di rigore da Grosso, segna il gol del vantaggio bianconero. Nulla può Doni sul sinistro dello juventino. Menez sfiora il pareggio, quindici minuti più tardi, colpendo l’incrocio dei pali difesi da Storari. Montella cambia qualcosa fuori: Vucinic e Perrotta per Borriello e Taddei. Non passano neanche sessanta secondi e Matri raddoppia al 30’ tutto solo davanti a Doni. Gol subito da una dormita di Juan che tarda a far partire la trappola del fuorigioco. I giallorossi soffrono e commettono i soliti errori sugli ultimi tocchi, spesso lenti e facilmente intercettabili dagli avversari che ripartono in contropiede. Al 40’ Pizarro pesca Totti di testa davanti a Storari, il capitano giallorosso fa sponda per l’inserimento di De Rossi che sbaglia completamente il colpo finale spedendo la sfera oltre la traversa. Il guardalinee aveva comunque decretato posizione irregolare di capitan futuro. Finisce così sullo 0 a 2 il big match dell’Olimpico, con una Roma che perde un’occasione clamorosa per avvicinarsi la zona Champions, viste anche le sconfitte di Lazio e Udinese.

TOP & FLOP

TOP

Mexes: il francese gioca solo un tempo, il primo, ma dimostra di essere maturato molto in questa stagione. Philippe è attento a chiudere e anticipare gli avversari juventini, soprattutto Matri. Quando può sale ad accompagnare le giocate dei suoi compagni. Vuole restare in campo anche se ha un affaticamento muscolare che lo fa zoppicare. Esce poco dopo l’inizio del secondo tempo lasciando la difesa nelle mani di Juan e Burdisso.

Doni: il portiere giallorosso non è colpevole sui gol subiti. Lui quando può si fa trovare sempre pronto e attento, bella la parata su Matri durante la prima frazione di gioco.

FLOP

Vucinic: il numero 9 giallorosso gioca un primo tempo discreto servendo bene i compagni di reparto e sfiorando il gol del vantaggio, poi cala completamente nella seconda frazione di gioco e Montella lo sostituisce con Boriello.

Juan: il difensore giallorosso non vive la sua stagione migliore. A tratti lucido a tratti addormentato, il numero 4 è complice degli avversari nel gol del raddoppio. Juan, infatti, tarda a salire e non s’innesca la trappola del fuorigioco tenendo Matri in posizione regolare.





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