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giovedì 22 ottobre 2026

16 Marzo 1986: Roma - Juventus

È il 16 marzo 1986 e Roma e Juventus si sfidano nella decima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1985-86 allo Stadio 'Olimpico' di Roma.

La Juventus si appresta a vincere il suo ventiduesimo tricolore con una squadra che sta vivendo sugli ultimi spiccoli di splendore di 'Le Roi' Michel Platini. Allenati da Giovanni Trapattoni (al suo ultimo campionato alla Juve prima di trasferirsi all'Inter), i bianconeri mettono a distanza proprio la Roma di Sven Eriksson, che vince 'in volata' lo Scudetto. 

I Giallorossi saranno protagonisti tanto di una rimonta inaspettata quanto di una rovinosa caduta nella penultima gara di campionato in casa contro la già retrocessa Lecce.

Buona Visione! 



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Stagione 1985-1986 - Campionato di Serie A - 10 ritorno
Roma - Stadio Olimpico
domenica 16 marzo 1986 ore 15:00 
ROMA-JUVENTUS 3-0
MARCATORI: Graziani 3, Pruzzo 28, Cerezo 83

ROMA: Tancredi, Oddi, Gerolin, Boniek, Nela, Righetti, Graziani, Cerezo, Pruzzo, Ancelotti, Di Carlo
A disposizione: Gregori, Lucci, Desideri, Giannini, Tovalieri 
Allenatore: Sven Goran Eriksson - Sormani

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini (Pin 46), Brio, (c) Scirea (Caricola 58), Mauro, Manfredonia, Pacione, Platini, Laudrup
A disposizione: Bodini, Bonetti I., Buso
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Agnolin L.
AMMONIZIONI: Pruzzo 28, Pruzzo 82 (Roma)
ESPULSIONI: Pruzzo 82 (Roma)




All'Olimpico la Roma strapazza la Juventus e spera di aver riaperto il campionato
Graziani, Pruzzo e Cerezo
Folla ai cancelli già prima dell'apertura effettuata alle 10 del mattino.
Tutto lo stadio è coperto da sottili teli gialli e rossi.
La svolta del match con il gol immediato dell'ex granata (3'), autore di una generosa prova anche in fase di contenimento. Il raddoppio del centravanti al 28', ammonito per essersi tolto la maglia in segno di giubilo e poi espulso all'82 per un successivo cartellino giallo per fallo su Laudrup.
Il brasiliano sigla il risultato all'84 con la squadra in 10.
Nella ripresa subito Pin per Bonini e poi Caricola per Scirea, infortunati.

ROMA. Manfredonia libera su Ancelotti oltre il fondo. Batte dal corner Di Carlo, un centro preciso a mezza altezza sul primo palo: Ciccio Graziani sbuca in slalom su Cabrini, e inchinandosi rapido infila di testa in rete. Sono passati tre minuti soltanto e la superpartita, il confronto diretto tra le due grandi del campionato, appare segnata.

L'Olimpico, che tanti vorrebbero abbandonare per il mega-stadio, esplode oltre misura, ma il vero stadio, ancora a misura d'uomo, aveva dato spettacolo fin dal mattino. Se tensione c'è stata nella giornata, l'unico momento critico s'è avuto alle 9 e mezza della mattina quando parecchie migliaia di spettatori hanno cominciato a premere sui cancelli della curva Sud. Forse per la prima volta nella storia calcistica romana. I cancelli si sono aperti alle 10 in punto e il pubblico ha cominciato a sciamare verso l'alto delle gradinate. Soltanto un centinaio di ragazzi si sono infilati nel fossato a legare lunghe corde, poi sono saliti fino in cima, lavoraccio durato un paio d'ore a tendere dall'alto sempre quei cavi. Di tifo bianconero nemmeno l'ombra. Quando i giocatori hanno fatto capolino dal tunnel degli spogliatoi, lungo quelle teleferiche tese con tanta costanza sono scesi sottili teli gialli e rossi che hanno coperto l'intero stadio.

Dopo tre minuti il gol e quindi il delirio. La Roma, in campo, prendeva però bene il dominio della situazione. Senza lasciarsi frastornare dall'entusiasmo per il vantaggio acquisito, impostava il gioco a proprio modo. In difesa mancava Bonetti, ma bastavano gli altri quattro che ruotavano con lui nelle sostituzioni continue, mentre davanti Ciccio Graziani prendeva molto sul serio il suo ruolo di uomo a tutto campo facendo da filtro sul lato destro. Ancelotti e Boniek a darsi il turno in una posizione più avanzata del consueto con Di Carlo e con un ammirevole Cerezo a tutto campo.

I bianconeri disposti in campo con le sole marcature fisse di Brio su Pruzzo e Favero su Di Carlo, lasciavano spazi ampi a Boniek che avrebbe dovuto essere controllato da due a turno e non lo era mai da nessuno. Il maggiore scompiglio lo portava Graziani, che quando andava in avanti non era marcato, e in fase di ripiego finiva per diventare l'uomo in più da raddoppio di marcatura. Una entrata dura di Manfredonia (4) su Ancelotti. L'unica della giornata fa pensare a un volgere della partita verso la rissa e invece tutto continua su binari di correttezza, con Agnolin impegnato a fischiare il meno possibile, per non spezzettare il gioco se non quando l'intervento diventa indispensabile. La Juventus vorrebbe reagire ma non riesce e Graziani, serissimo nella sua interpretazione del ruolo di secondo stopper, respinge di testa (9) prima sul corner di Platini, poi su quello successivo, originato dalla deviazione di Ancelotti su gran destro di Cabrini. È la Roma che gioca. Spazia, imposta a largo raggio, non lascia respiro all'avversario. Trapattoni non vuole far scoprire eccessivamente i suoi, ma senza togliere l'iniziativa all'avversario di strada se ne fa poca, e si finisce per coprire. Pacione cerca da sganciarsi in avanti ma non riceve che raramente palle giocabili; Laudrup cerca da ricucire tra quell'unica punta avanzata e i compagni, ma ca vorrebbe un aiuto anche das Mauro che invece e evane-scente anche piu del consueto Pacione prova la deviazione (16) su tiro di Mauro, ma mancava forza all'inizio. La Roma parte in velocità ogni volta. 15: Gerolin-Di Carlo-Nela è tiraccio alto. 18: D Carlo-Nela-Boniek in profondità, con Ancelotti dall'altro lato di Brio, molto in difficoltà nel recupero: Tacconi va in uscita su Boniek che non serve il compagno e si impegna a fermare. 23 Graziani allunga a Zibi sulla destra e stavolta non prevale l'egoismo, assist per Pruzzo e Di Carlo accorrenti ma disperato anticipo di Scirea.

25: punizione di Platini a spallone in area, respinta corta e Pacione con ottima coordinazione supera con un pallonetto Tancredi: Righetti accorre verso la porta e respinge, ma probabilmente la traiettoria era destinata al fondo per centimetri. Tutta Roma, con Pruzzo pescato in fuori gioco piuttosto dubbio (26), con Boniek a valanga e fuori (27), in gol con Pruzzo (28). Ancelotti conquista uno dei suoi tanti palloni, salta due avversari e avanza sulla destra per entrare in area, saltando Manfredonia: cross preciso a spallone per Pruzzo, che inzucca in modo perfetto. Mentre Brio era fuori posizione, Favero tenta soltanto una goffa spinta. Pruzzo, il cannoniere, si esibisce in un festeggiamento nuovo, stilandosi la maglia, roteandola sopra il capo e correndo a festeggiare sotto la curva Sud per un'ammonizione certa: uno più uno uguale espulsione all'az quando farà un inutile fallaccio su Laudrup. Di rischi la Roma ne corre uno solo (42) quando Laudrup entra bene dalla destra, poi fa velo a Pacione che scocca il tiro al volo: Tancredi arriva a deviare in corner con la punta delle dita. Ribattono i romanisti a percussione ad ogni minuto di gioco disponibile, ma Cerezo manca incredibilmente l'angolaccio, solissimo in area, poi Cicco conclude con un gran tiro misto a parabola che sfila all'incrocio dei pali.

Quarantacinque minuti di fuochi d'artificio. Fatalmente quelli che seguono hanno meno botti, la Roma affonda meno i colpi, e i bianconeri costretti ad attaccare lasciano pericolosi spazi vuoti dietro attorno ai loro pilastri difensivi abbastanza a disagio in spazi larghi. È uscito Bonini alla fine del primo tempo per evitare guai muscolari; uscirà Scirea, toccato duramente da Pruzzo, ma la Juventus non entra mai in partita e la Roma ad andare vicino al gol con Ancelotti (65), con due punizioni di Di Cario con Boniek in girata (80'), parata da Tacconi e poi a segnare ormai in dieci. 84: Ancelotti lancia Nela sulla fascia sinistra e questo cross arriva a un metro dalla linea: Cerezo compare al centro della porta e infila Tacconi con una deviazione d'esterno destro. La festa è finita, ma dura a lungo sugli spalti con Graziani e Toninho Cerezo in mezzo agli ultras. Boniek solo al centro del campo con una maglia bianconera legata alla vita, tutti a prolungare questo momento magico, forse il più grande della stagione. Allo Scudetto nessuno vuole pensare.

Giorgio Viglino
tratto da La Stampa del 17 marzo 1986





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sabato 5 settembre 2026

5 Settembre 1993: Roma - Juventus

É il 5 Settembre 1993 e Roma e Juventus si sfidano nella seconda giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1993-94 allo Stadio 'Olimpico' di Roma.

La Juve allenata in panchina da Giovanni Trapattoni e trascinata in campo da un Roberto Baggio nel suo momento più splendente si appresta a piazzarsi al secondo posto del massimo campionato calcistico. Davanti c'é l'inarrivabile Milan di Fabio Capello che 'ammazza' il campionato fin dall'inzio. Dall'altre parte c'é una Roma che disputa un campionato al di sotto delle attese e si attesta in settima posizione. Cioé al di fuori della 'zona europea'.

Buona Visione!

 


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Stagione 1993-1994 - Campionato di Serie A - 2 andata
Roma - Stadio Olimpico
Domenica 5 settembre 1993 ore 16.00
ROMA-JUVENTUS 2-1
MARCATORI: Balbo 34, Moeller 78, Muzzi 81

ROMA: Lorieri, Bonacina, Lanna, Mihajlovic, Comi, Carboni, Haessler (Scarchilli 72), Piacentini, Balbo, Giannini, Rizzitelli (Muzzi 74)
Allenatore: Carlo Mazzone

JUVENTUS: Peruzzi, Porrini (Marocchi 62), Torricelli, Conte A., Carrera M., Julio Cesar, Di Livio, Baggio D., Vialli (Ravanelli 62), Baggio R., Moeller
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Beschin
RIGORI FALLITI: Baggio R. 51, Vialli 59 (Juventus)



Bianconeri a terra: due rigori sbagliati, Vialli gravemente infortunato, ko anche D. Baggio
Errori e sfortuna affondano la Jave. 
Dopo le cilecche dal dischetto arriva il pari di Moeller. Ma i giallorossi riescono a raddoppiare a 10' dalla fine 

ROMA DAL NOSTRO INVIATO Questa è una partita che, per renderne il tumultuoso pathos, bisognerebbe tagliare a fette, come un prosciutto. Ci sono venti minuti di sterile melina a metà campo, poi un'impennata della Roma, culminata nel gol di Balbo e, prima e dopo, in altre iniziative rintuzzate da Peruzzi. Quindi, alla ripresa, il serrate della Juve, propiziato dal risveglio regale di Moeller e suggellato da due-rigori-due, ciccati nell'ordine - da Baggio e Vialli, non senza jella il primo (palo), non senza dolore il secondo, se è vero che, nel calciarlo, a Gianluca «parte» il piede sinistro, quello d'appoggio. 

L'assedio produce anche un'occasione per Baggio2, lui pure seriamente menomato a una caviglia, e soprattutto il pareggio di Moeller. Dopodiché, ultimo strappo, ancora Roma per il gol-sorpasso di Muzzi. Poiché il filo d'Arianna è mitologia, orizzontarsi in un labirinto del genere diventa un'impresa sinceramente complicata. La Juve soffre le assenze di Fortunato e Kohler, la Roma non ricava benefici palpabili dal nuovo assetto della difesa, fuori Benedetti e Garzya, Comi libero, Lanna e Bonacina incollati a Vialli e R. Baggio. 

Tanti errori, da una parte e dall'altra, sfociano in un torrente che, scendendo a valle, s'ingrossa sempre più, fino a tracimare in una palpitante e rocambolesca altalena. Mazzone e Trapattoni rinnegano la similzona di cui avevano fatto sfoggio nelle dotte interviste della settimana e sfoderano marcature italianissime in ogni settore. Poco importa che, all'ultimo momento, Trap rinunci a Marocchi e lanci Di Livio, facile preda dell'onesto Carboni. Il più deludente è Porrini, sempre alla mercè di Rizzitelli: e giustamente sostituito al culmine della bagarre. 

Ma anche Carrera, il vice Kohler, patisce l'intraprendenza di Balbo e Torricelli, il vice Fortunato, permette a Haessler di fare, sempre e comunque, il guastatore. La Juve del primo tempo è orrenda: R. Baggio e Moeller in letargo, Vialli isolato, D. Baggio e Conte alle prese con Giannini e Mihajlovic, Julio Cesar cincischiante. La Juve del secondo tempo meriterebbe di più, non fosse altro per l'ardore che esibisce, la sfortuna che la attanaglia e gli aggiustamenti che mette in opera, Moeller suggeritore, Baggio punta. La Roma ha il torto di rinculare troppo. Mazzone azzecca i cambi, soprattutto Muzzi, e sfrutta fino in fondo gli omaggi di cui lo gratificano gli avversari, Peruzzi sul gol di Balbo, Baggio e Vialli dal dischetto, la difesa sul raddoppio. 

Difficile dire qual è la vera Roma e quale sarà la Juve più autentica, specialmente alla luce delle disastrose notizie che rimbalzano dall'infermeria. Una Juve tutta ombre e luci, capace di orgogliose sgommate, ma anche di terrificanti sbandate, come testimoniano i tre minuti scarsi che passano dal guizzo di Moeller a quello, decisivo, di Muzzi. Tanto per dire, a un certo punto Mazzone prende Giannini e lo piazza davanti al bunker, a fare filtro. Con Marocchi al posto di Porrini, e Ravanelli forzatamente in campo al posto di Vialli, Madama dà segni di apprezzabile vitalità. Alla Roma, se non in un caso, non riescono contropiedi degni di nota. La carica viene da Moeller, e contagia Baggio, che i compagni cercano con lanci, a volte, troppo lunghi. 

I crossetti di Di Livio sono cipria per le crape di sentinelle in costante affanno quando i rivali le spingono alle corde. Imperdonabile il rilassamento dopo il pareggio, anche se la squadra aveva speso molto. Il centrocampo di Madama, allorché viene chiamato all'impostazione, denuncia i soliti, grossolani, limiti: di tocco e di eleganza. Ma ci sono due rigori e due gravi infortuni che «ballano» sul risultato e sul futuro. 

Roberto Beccantini
 


LE PAGELLE 
Su tutti un Moeller da incorniciare 
Fa acqua la difesa del Trap, Balbo incontenibile
LORIERI 6. Nel primo tempo, non tocca palla. Nel secondo, procura un rigore (su Vialli) e respinge di piede, alla Zoff, una staffilata di Marocchi. Poca roba, d'accordo: ma lui che c'entra? Dei due penalty intuisce e quasi sfiora il primo, di Baggio. 
BONACINA 6. Si incolla al Codino e, ogni tanto, gli timbra le sacre giunture. Chiude su Moeller, a uomo. 
LANNA 6. Lascia i panni di libero per tuffarsi, anima e corpo, più corpo che anima, su Vialli. I due si conoscono da una vita. Ai punti, vince Lanna. Gianluca gli sfugge soltanto in occasione del primo rigore. Nessun brivido con Ravanelli. 
MIHAJLOVIC 5. Sferraglia lungo il centro-sinistra, a ridosso di Conte. Qualche «sassata» dimostrativa, e una spinta sempre più fievole. 
COMI 5. Esercita la professione di libero come si faceva una volta: nel cuore della difesa, a spazzare l'area. Non appena la Juve cambia passo, si scioglie. 
CARBONI 6. Fronteggia Di Livio, limita i danni (non ci voleva molto), partecipa all'azione del gol di Muzzi. Decoroso. 
HAESSLER 6. Gioca in condizioni menomate, e forse per questo «risparmia» Torricelli. 
SCARCHILLI sv. 19' al posto di Haessler. Piccolo cabotaggio. 
PIACENTINI 6. Doma Moeller per metà partita, e per l'altra metà ne viene soverchiato. Nel finale, fa da tappo su Baggiol. 
BALBO 7. Micidiale. Un gol, un assist e un paio di terrificanti sventole. Non c'è palla che non recapiti in porta. 
GIANNINI 6. Rimorchiatore a centro campo, non sempre brillante, ma spesso prezioso. 
RIZZITELLI 6,5. Demolisce Porrini, esce per crampi. 
MUZZI 7. Avvicenda Rizzitelli, confeziona la torta del 2-1 e si mangia la ciliegina del 3-1. 
MAZZONE 6. Gli è andata bene. 

 

PERUZZI 5,5. Senza mezze misure: o tutto o niente. E nei momenti topici, su Balbo, niente. 
PORRINI 4. Un disastro. In rapporto al prezzo (11 miliardi), in rapporto a Rizzitelli, in rapporto a tutto il resto. 
MAROCCHI 6,5. Dal 62' al posto di Porrini. Si occupa di Mihajlovic, impegna Lorieri, si produce con profitto. 
TORRICELLI 5,5. Pedina Haessler, eredita Muzzi, fa rimpiangere Fortunato. 
CONTE 6. Balla coi lupi, da Mihajlovic a Haessler, «via» Giannini. Non perde mai la testa. 
CARRERA 5. In teoria, l'uomo di Balbo. In pratica, una sua ornamentale appendice. 
JULIO CESAR 5,5. Cincischia troppo, e non è una novità. 
DI LIVIO 5,5. Un battesimo sotto tono, tanti cross a fondo perduto. Da rivedere. 
D. BAGGIO 5,5. Arranca in sordina, scruta Giannini, ha dei sussulti, immola la caviglia su un quasi-gol. Disordinato. 
VIALLI 5. Irretito da Lanna. Non più di un guizzo all'altezza del suo passato. I rigori non sono più la specialità della casa. Da ieri, anzi, sono diventati un incubo. 
RAVANELLI 5,5. Rimpiazza Vialli. L'azione che porta al gol di Muzzi nasce da un suo errore a centro campo. 
R. BAGGIO 5,5. Per battersi, si batte. Meglio da punta. E poi quel rigore: jellato e sciagurato. 
MOELLER 7,5. Primo tempo da dimenticare, secondo da incorniciare. Propizia il secondo rigore e partecipa, con un brillante tocco di esterno destro, alla confezione del primo. Sigla l'aggancio. Rifinitore e stuccatore: due partite, due gol. 
TRAPATTONI 6. Qualcuno, adesso, dirà che è colpa sua. 

BESCHIN 7. Limpidi i rigori, e veniali i peccati. Merita la promozione 





La partita. Primo tempo tutto giallorosso, con una Juve evanescente e poco incisiva. Nella ripresa cambia tutto: la squadra bianconera comincia a premere, ma le sono fatali i due rigori sbagliati da Roby Baggio e Vialli.

La frase celebre. Trapattoni: "Siamo partiti con l'handicap, è vero. Ma dobbiamo comunque cercare gli aspetti positivi, senza nasconderci quelli negativi che vanno risolti al più presto".

tratto da "Il Film del Campionato"
del Guerin Sportivo anno 1993 n.36





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giovedì 4 giugno 2026

4 Giugno 1983: Roma - Juventus

É il 4 Giugno 1983 e Roma e Juventus si sfidano nella gara di ritorno dei Quarti di Finale della Coppa Italia 1982-83 allo Stadio 'Olimpico' di Roma.

I bianconeri piemontesi sono oramai considerati 'la squadra piú forte del mondo' avendo in rosa motli elementi della nazionale Italiana Campione del Mondo a Spagna 82, con l'aggiunta di due fuoriclasse assoluti come Michel Platini e Zibì Boniek. Ma nonostante questo i bianconeri non riescono a conquistare la Coppa dei Campioni battuti in finale dall'ostico Amburgo.

In campionato non tengono il passo proprio della Roma che vince il suo secondo scudetto. 

Poi però si rifanno nella coppa nazionale - sbattuti via proprio i giallorossi, i biancoeri vincono il trofeo in finale contro l' Hellas Verona. Il tutto dopo due gare da thriller ed una rimonta spettacolare.

Buona Visione!



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Stagione 1982-1983 - Coppa Italia - Quarti, ritorno
Roma - Stadio Olimpico
sabato 4 giugno 1983 ore 18:30 
ROMA-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Tardelli 49, Boniek 53

ROMA: Tancredi, Nappi, Vierchowod, Righetti, Di Bartolomei, Nela, Chierico (Valigi 80), Prohaska, Iorio (Faccini 80), Ancelotti, Conti
A disposizione: Superchi, Lucci, Giovannelli
Allenatore: Nils Liedholm

JUVENTUS: Bodini, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea (Prandelli 55), Marocchino (Galderisi 20), Tardelli, Rossi P., Platini, Boniek
A disposizione: Carraro, Storgato, Furino
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Lo Bello R.
RIGORI FALLITI: Prohaska 42 (Roma)
AMMONIZIONI: Cabrini 80 (Juventus); Nela, Vierchowod 43 (Roma)



Juve e Inter si ritrovano in semifinale 
COPPA ITALIA I bianconeri hanno battuto la Roma per la quarta volta nella stagione del mancato scudetto 
La squadra di Trapattoni si è imposta all'Olimpico con reti di Tardelli e Boniek 
Bodini ha parato anche un rigore di Prohaska 
Zoff in tribuna applauditissimo 

DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE ROMA — Neppure al quarto assalto, in uno stadio completamente esaurito (record d'incasso per la Coppa Italia), la Roma campione è riuscita a superare la Juventus. Erano venuti in 70 mila per questo, se ne sono tornati tutti a casa ancora una volta delusi. La Juventus ha vinto con pieno merito, per 2 a 0, reti di Tardelli e Boniek ed il successo non è stato mai in dubbio malgrado la Roma avesse tentato all'inizio di sorprendere i bianconeri con manovre decise e a tratti pure cattive. La Juventus ha atteso paziente, ha controllato il gioco, ha colpito in contropiede i rivali, che hanno chiuso l'incontro in ginocchio. 
Nella Roma mancava Falcao, è vero, ma l'assenza del brasiliano, pur importante, non può giustificare una cosi chiara sconfitta. La verità è una sola, ribadita dai fatti: malgrado abbia perduto lo scudetto, la Juventus è superiore alla Roma. Il risultato dell'andata naturalmente ha influito sull'atteggiamento tattico delle due squadre, ma non ha per questo limitato la tensione della partita, ricca di combattività e anche più specie da parte della Roma, estremamente nervosa e in vena di rissa. Per un quarto d'ora c'è stato poco o niente in campo, poi le ostilità sono state aperte da Bruno Conti, abile nel tiro di sinistro dopo una lunga preparazione: Bodini, molto bravo ieri, ha bloccato a terra. Il portiere bianconero nel primo tempo è stato autore di grandi parate. Al 39' è volato come un gatto per deviare un destro di Prohaska dall'altezza del dischetto e al 42', addirittura, ha fermato a terra un calcio di rigore di Prohaska. L'austriaco ha calciato molle di piatto, ma Bodini è stato molto intelligente ad intuire la direzione. 
Zoff, applauditissimo in tribuna, era sicuro della parata di Bodini. Il fallo, si fa per dire, era stato di Gentile su Ancelotti. L'arbitro Lo Bello, nell'occasione, non è parso felice nella decisione, però va detto che un minuto prima Iorio era finito a terra in area a contatto con Scirea senza che il direttore di gara fischiasse il rigore: una specie di strana legge di compensazione, anche più assurda visto che in nessuna delle due occasioni i falli parevano cosi gravi da giustificare il rigore. Gli episodi riguardanti la Roma, tuttavia, non devono trarre in inganno. Malgrado un'indubbia superiorità territoriale (piuttosto sterile) della squadra campione, è stata invece la Juventus a creare le occasioni migliori. I bianconeri, approfittando dello sbilanciamento in avanti degli avversari (che applicavano sistematicamente la trappola del fuorigioco), sono arrivati vicinissimi al gol al 22' con una punizione di Platini, bloccata a fatica da Tancredi, ed hanno replicato al 28' con una splendida azione personale di Boniek, atterrato con un gran calclone da Nela mentre volava solo verso la porta di Tancredi. Boniek aveva superato in velocità tre avversari, Nela, ovviamente, è stato ammonito. Più tardi è finito sul libretto nero dell'arbitro anche il nome di Vierchowod, reo di un brutto fallo su Rossi (43'). Ancelotti, autore di un'entrata altrettanto cattiva su Brio (44'), è stato perdonato dal signor Lo Bello. 
La superiorità della Juventus ha colto comunque i suoi frutti nella ripresa. Ed é stato logico, tanta era migliore la disposizione tattica e psicologica della squadra di Trapattoni. Il primo gol è arrivato al 49'. Boniek ha approfittato di un errore della Roma nell'applicare la tattica del fuorigioco ed ha lanciato sulla destra Tardelli, in posizione regolarissima. Il centrocampista ha fatto mezzo campo al galoppo, è entrato in area infilando la porta. La Roma, a questo punto, si è sciolta, neve al sole, e la Juventus ha raddoppiato con estrema facilità. Platini ha lanciato Boniek al 53' ed il polacco, miglior uomo in campo, ha beffato Tancredi con un tocco di esterno destro. Più o meno come mercoledì scorso, soltanto che a Torino Boniek aveva usato il sinistro. Il resto è stata pura routine per i bianconeri, persino superflua da raccontare. Bastano un paio di azioni, tanto per concludere la giornata. Galderisi, al 79', ha scartato tutti e ha tirato addosso a Tancredi, all'80' Cabrini è stato ammonito per proteste e all'83' Bodini è volato a deviare sul palo una punizione ad effetto di Conti. 
E intanto i tifosi giallorossi continuavano imperterriti con applausi e canti di gioia: contenti loro.... 

Carlo Coscia


 



Poker di lusso per le semifinali, a cui accedono Inter, Juventus, Torino e Verona. Dopo la magra di Atene, incendiario risveglio dei bianconeri, che si sono scatenati contro la Roma-scudetto
Madama s'è desta

JUVENTUS. Perso il campionato, persa la Coppacampioni, perso il morale, perso per-fino Zoff, che poteva restare agli uomini di Trapattoni? Gli stimoli giallorossi di una stagione all'insegna degli eterni secondi e, perché no, anche la tradizione favorevole che si sta ormai consolidando nei confronti dei neo-campioni d'Italia. Col successo dell'Olimpico, infatti, sono ben cinque le vittorie consecutive di Madama negli ultimi incontri con la Roma, tre dei quali in casa giallorossa: ce n'è abbastanza per creare una cabala favorevole a futura memoria e anche per suturare qualche ferita lacero-contusa del già citato morale. Nell'incontro dell'andata, il leone miagolante di Atene ha preso a ruggire secondo possibilità e s'è abbattuto come un ciclone sui giallorossi, privati sin dai primi minuti di Maldera e di Pruzzo. Platini aveva dentro scoppiettante il sacro fuoco dei giorni migliori, sicché, dopo aver raddoppiato con una prodezza di testa il gol di Cabrini, s'è concesso uno dei suoi lussi da cineteca del calcio, recuperando un pallone impossibile e pescando col telecomando Boniek, che ha chiuso il colpo a rete con una toccata (senza fuga) d'esterno. Nel match di ritorno il pubblico ha regalato alla Roma il record assoluto di incassi per la Coppa Italia (quasi 870 milioni), ma non c'è stato niente da fare: agli attacchi a percussione dei capitolini (privi questa volta anche di Falcao) la Signora ha replicato con micidiali contropiede, e ha risolto la partita nella ripresa, nel giro di quattro minuti: la prima volta Boniek ha tranciato il campo con un pallo-ne-meteorite che Tardelli ha provveduto a sparare alle spalle di Tancredi; la seconda ci ha pensato Platini a servire sulla mensa del polacco un piatto da gran gala, da cui Boniek ha sbozzato il capolavoro di un pallonetto irresistibile. Prima del magico uno-due, c'era stato il momento di gloria di Luciano Bodini, che, davanti agli occhi (un po' lucidi) di Zoff in tribuna, ha neutralizzato un rigore di Prohaska che avrebbe potuto cambiare i connotati al match.

Carlo F. Chiesa
tratto dal Guerin Sportivo anno 1983 nr.23





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