Visualizzazione post con etichetta Roma-Juventus. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Roma-Juventus. Mostra tutti i post

martedì 17 marzo 2026

17 Marzo 1985: Roma - Juventus

Quando qualcuno parla di anni Ottanta e Roma-Juventus, si riferisce di sicuro alla classica per antonomasia del calcio italiano. Impossibile scordarsi di personaggi come i presidenti Giampiero Boniperti e Dino Viola. E poi ci sono fatti (o misfatti) della sfida che ancora echeggiano dopo oltre tre decenni!

Intanto ci concentriamo su questa: è il 17 marzo 1985. Le squadre si sfidano nella settima giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1984-85. Tutto si svolge allo Stadio 'Olimpico' di Roma

I bianconeri sembrano più concentrati sulla Coppa dei Campioni (coppa che vinceranno nella tragica notte del Heysel) e sono lontani dalla testa della classifica del campionato. In testa, invece, c'è sorprendentemente il Verona che dopo una cavalcata splendida vince il suo primo Scudetto. Dall'altra parte c'è la Roma che anche lei termina il campionato in un anonimo settimo posto! 


Buona Visione!



roma



Campionato di Serie A 1984-1985 - 7 ritorno 
Roma - Stadio Olimpico
Domenica 17 marzo 1985 ore 15.00 
ROMA-JUVENTUS 1-1 
MARCATORI: Boniek 54, Nela 67 

ROMA: Tancredi, Oddi, Bonetti D., Ancelotti (Buriani 87), Nela, Righetti, Chierico, Cerezo, Iorio, Giannini, Graziani 
Allenatore: Sven-Göran Eriksson 

JUVENTUS: Bodini, Favero, Cabrini, Pioli, Brio, Scirea, Briaschi, Bonini, Rossi P. (Vignola 55), Platini, Boniek 
Allenatore: Giovanni Trapattoni 

ARBITRO: Agnolin L.



I bianconeri pareggiano all'Olimpico contro i «resti» della Roma
JUVENTUS CON GLI ASSI A MEZZO SERVIZIO I GREGARI LA TENGONO IN PIEDI

ROMA La Juventus trattatela pure da nobile decaduta, ma mantiene il suo fascino intatto e fa la felicità degli avversari regalando anche su una piazza amagata come quella romana un incasso da capogiro. I tifosi romanisti sono andati allo stadio sicuramente con il cuore al passato, ma dal presente volevano qualche speranza che la loro grande squadra non fosse diventata definitivamente una Rometta e nulla più.
Tifosi soddisfatti a metà, bianconeri relativamente contenti di continuare a mantenere a vista il gruppo delle nuove grandi che si giocano i piazzamenti per la Coppa Uefa della prossima stagione.
Una Juve come quella di ieri potrebbe anche avere qualche difficoltà in coppa, mercoledì, ma il risultato dell'andata la pone al riparo da ogni sorpresa, e poi c'è modo e modo di affrontare una partita. Il campionato per molti bianconeri sembra un noloso spettacolino in provincia dove non meritano di apprezzare le proprie doti da grandi istrioni. Ieri nella lista degli

 

Ignavi, nell'accezione calcistica e non in quella di dannati danteschi, stanno benissimo in ordine sparso: Cabrini, Scirea, Rossi, Platini, Boniek e Vignola. Facendo le sottrazioni dei dodici avvicendati in campo, rimangono i lavoratori più umili, gli uomini di classe non eccelsa ed è ad essi però che va il merito di questo risultato positivo.
Prendiamoli uno per uno, gli ignavi, Cabrini se ne è rimasto agganciato al suo riquadro difensivo di venti metri di lato: le protezioni offensive, un ricordo, i raddoppi di marcatura, un sogno. Scirea ha respinto bene due palle in mischia, ma ha lasciato spesso liberi Iorio e Graziani che saltavano, Favero e Brio; non è successo niente giusto perché quelli poi pensavano loro a sbaglia-re. Rossi non è mai stato in partita, eppure ha dato il via libera alla Roma uscendo; nella panchina giallorossa nessuno si era accorto che in campo c'era la controfigura del campione. Platini ha fatto due lanci deliziosi, ha battuto una punizione e mancato un tiro da fuori; sdegnosamente non ha concesso altro. Boniek ha giochettato, ha segnato un gol che non si poteva sbagliare, poi è felicemente scivolato nell'anonimato più assoluto. Vignola, entrato a salvare la patria calcistica bianconera, non ha coperto più di Rossi, cioè non ha coperto e basta, non ha fatto nulla in attacco.
La chiave di questa partita tra ex grandi può essere ricercata proprio nel cinquanta per cento di disinteresse juventino, appunto sei su sedici, e nell'arruffata ansia di prevalere dei resti romanisti al completo. La Rometta, reduce da tre sconfitte consecutive in campionato, dalla batosta di Monaco in Coppa delle Coppe e dall'eliminazione in Coppa Italia, ha trovato finalmente un po' di forza di volontà, di amore per il risultato, di vigore e di agonismo che mai erano emersi nell'ultimo disastroso mese.
L'uscita di Conti non si è avvertita e viene quasi il dubbio che l'assenza di un capitano che non ha gli attributi per reggere il ruolo abbia finito per giovare. Aggressività, determinazione, decisione nel tiro. Ci hanno provato un po' tutti, da Cerezo ad Ancelotti, da Giannini a Nela, da Oddi a Righetti. Poi hanno sbagliato, come al solito, Iorio. più del perdonabile, e boom-boom Graziani che ha avuto comunque il grande merito di togliere la torre Brio dal centro dell'area.
Una Rometta avviata a tornare squadra vera? È un po' presto per dirlo, vista anche l'ultima delusione procurata da Falcao, che rivedremo, se vedremo, in maglia giallorossa soltanto nella prossima stagione. E mercoledì c'è il Bayern, che parte da un tanto due a zero!

Giorgio Viglino





roma

roma

roma

roma

roma

roma

roma
La Stampa 18 marzo 1985

roma
La Stampa 18 marzo 1985

Beniamino

antonio

nela

roma

mischia

roma

rosa
roma

roma

juve


maglie









venerdì 6 marzo 2026

6 Marzo 1983: Roma - Juventus

É il 6 Marzo 1983Roma Juventus si sfidano nella settima giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1982-83. Tutto si svolge allo Stadio 'Olmpico' di Roma.

I bianconeri piemontesi sono oramai considerati 'la squadra più forte del mondo' avendo in rosa molti elementi della nazionale italiana campione del mondo a Spagna 82. C'é pure l'aggiunta di due fuoriclasse assoluti come Michel Platini e Zibì Boniek. A fine campionato la Juventus finirà in seconda posizione dietro proprio alla Roma di Nils Liedholm. Per quanto riguarda la Coppa dei Campioni ci si aspetta una festa in gran stile in finale ad Atene. Ma un gol da fuori area di Felix Magath e la caparbietà diràancora di no alla Vecchia Signora.

Buona Visione!


roma


Campionato di Serie A 1982-1983 - 7 ritorno
Roma - Stadio Olimpico
Domenica 6 marzo 1983 ore 15.00
ROMA-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Falcao 62, Platini 83, Brio 86

ROMA: Tancredi, Nappi, Vierchowod, Righetti, Falcao, Nela, Valigi, Ancelotti, Pruzzo (Iorio 58), Di Bartolomei, Conti
Allenatore: Nils Liedholm

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Bettega, Tardelli, Rossi P., Platini, Boniek (Marocchino 62)
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Barbaresco


Mentre i tifosi della Roma festeggiavano già lo scudetto, la Juventus ha pareggiato e vinto
Platini-Brio, gelo sull'Olimpico 
Il francese ha pareggiato su punizione la rete di Falcao e ha effettuato il passaggio decisivo per il gol della vittoria
Naufragata nel finale la tattica di Liedholm 

1-2 vantaggi della Roma. La prima reazione bianconera, al 20' era di Platini che rubava la palla a Nappi, scattava, ma veniva bloccato duramente alle soglie dell'area giallorossa. Rispondeva Conti con una bordata da trenta metri che Zoff volava a deviare sulla sua destra, per poi bloccare a terra il colpo di testa di Nela sul conseguente calcio angolo. Un fallo di Righetti fermava un'iniziativa di Rossi, e sul rovesciamento di fronte Scirea bloccava di brutto Conti sfuggito a Boniek. Alla mezz'ora la Roma aveva un momento di pressione. Zoff bloccava bene un cross di Conti, cercava l'affondo isolato, in risposta Boniek. ma si trovava ben cinque avversari addosso e l'iniziativa falliva. Una debole conclusione di Scirea (lanciato da Platini) ed una fuga di Conti... oltre il fondo apriva il secondo tempo.  
Al 5' la Juve aveva il primo guizzo, palla da Platini a Boniek che la alzava per Rossi preceduto da Tancredi. Calciava fuori Conti, la partita si vivacizzava. Al 12' Platini entrava su Pruzzo che si infortunava e veniva sostituito da Iorio. Al 17' Gentile fermava rudemente il nuovo avversario, la Juve chiedeva il cambio Boniek-Marocchino. Barbaresco aveva un'incertezza ma non Conti che calciava rapido la punizione e neppure Falcao che di testa la deviava in rete alla sinistra di Zoff. anch'egli sorpreso. Sembrava il gol dello scudetto, era l'inizio della reazione di una Juve punta nell'orgoglio, appena avvenuta la sostituzione del polacco.  
Al 25' Rossi era strattonato evidentemente in area sotto lo sguardo impassibile di Barbaresco, e per proteste (legittime) Bettega veniva ammonito. Finiva fuori di poco una beila deviazione di testa di Tardelli, attraversava tutta la porta Juventina—dopo una carambola sul primo palo — una staffilata da fondo campo di Iorio. Barbaresco sorvolava al 34' su un aggancio a Platini mezzo metro dentro l'area giallorossa, la Juve aumentava la pressione ed al 38' pareggiava. Falcao e Conti chiudevano Platini, che metteva la palla a terra otto metri fuori area sulla sinistra dell'attacco bianconero. La posizione giusta per Michel. Barriera folta, Tancredi sul palo «lungo». Platini che con una botta arcuata lo coglie spiazzato ed infila sotto la traversa, alla destra del portiere. La Roma non riusciva a tenere almeno il pareggio, al 41' Bettega allargava per Platini che scattava sul filo del fuori gioco: allargava sulla destra, era rapido nella giravolta e nel cross alto. Brio (eccezionale l'istinto del gol dello stopper) saltava più alto di tutti sul secondo palo per schiacciare la palla in rete. Si compivano così l'incredibile rimonta ed il dramma della Roma.

Bruno Perucca



Bettega ancora una volta il più lucido 

ZOFF — Un volo per andare a togliere dal «sette» (o forse dal palo) una palla assassina di Conti, difficili uscite in mischia, sorpreso anche lui dal colpo di testa di Falcao che ha portato in vantaggio i giallorossi. 
GENTILE — La vivacità di Conti l'ha costretto a stare in zona, ed è parso accusare più di altri compagni le fatiche di Coppa. Qualche rilancio impreciso, un po' di nervosismo, gli hanno impedito di rendere come di consueto. 
CABRINI — Era il più libero dei difensori, ha cercato di sostenere l'attacco ma come altri bianconeri è finito nella ragnatela della Roma. 
BONINI — Costretto a fare spesso da stopper, e comunque addetto al controllo di un Falcao più avanzato del solito, si è sacrificato in un lavoro oscuro ma necessario, anche se conseguentemente il suo apporto di dinamismo a centrocampo è venuto a mancare in gran parte.
BRIO — Il gol decisivo, e chissà non diventi «storico», lo ripaga largamente di una giornata di sofferenza su Pruzzo e Iorio. Non avendo un punto di riferimento nel vivo della sua area, ha commesso qualche errore, e qualche fallo di troppo ne ha denunciato le difficoltà. 
SCIREA — Uno dei migliori della Juve, uno dei pochi che hanno saputo reagire nel momento di superiorità glallorossa. Attento a non infoltire inutilmente il centrocampo, deciso in alcuni affondi a sorpresa. 
BETTEGA — Il più lucido a districarsi nella ragnatela avversaria, l'unico a ragionare, a cercare il filo, piuttosto ingarbugliato, del gioco bianconero che non trovava sbocchi. Visto anche in difesa, come a Birmingham. 
TARDELLI — Ha lottato, ma le gambe chiaramente non lo hanno assecondato nelle intenzioni. Senza spazio, non ha mai potuto allungare la falcata «scomparendo» a tratti dalla gara. 
ROSSI — Troppo potenti, e più pronti nello scatto, Vierchowod e Nela per Pablito che ha perso quasi tutti i pochi palloni glocabili che gli sono pervenuti. Nel finale la sua presenza, più che il suo gioco, ha disturbato la difesa glallorossa. 
PLATINI — Con Bettega ha lottato per rompere le maglie avvolgenti della Roma, senza peraltro trovare molta collaborazione, prima di diventare il protagonista assoluto della gara. Sua la magistrale punizione che ha riaperto il match, suo il cross che ha concesso a Brio di riaprire il campionato. 
BONIEK — Senza spazio, è parso soffocato, incerto nella posizione e poco lucido nel tocco. Due o tre strappi in contropiede in avvio di ripresa e poi la sostituzione. 
MAROCCHINO — Entrato al posto del polacco, ha creato fastidi alla difesa romanista con i suoi dribbling a rientrare ed alcuni cross. 

L'arbitro Barbaresco — Sembrava voler guidare la partita verso lo zero a zero, sbagliando la valutazione di molti falli (compresi due, su Rossi e Platini, in area giallorossa). Non ha la «statura» per partite che possono decidere il campionato

Bruno Perucca




DA BIRMINGHAM A ROMA UNA JUVE STELLARE
Le quattro giornate

DA MERCOLEDI A DOMENICA, la Juventus passa come un ciclone sui propri affanni, sulle profezie di sventura, sugli incubi di una stagione sbagliata. Mercoledì sera espugna il feudo dei campioni d'Europa, con una disarmante dimostrazione di sicurezza. Un gol in apertura e poi via, a toreare un avversario imbufalito e arrembante, per matarlo in chiusura con la stoccata senza scampo, uscita dal genio di Platini ed eseguita da quel mattocchio di Boniek, campione sbandato, talora pervaso da fremiti di grandezza malgrado una condizione approssimativa. Domenica all'Olimpico, nella sfida senza ritorno, nella partita da un solo risultato, ecco l'altra faccia della Signora. Punita da un guizzo di Falcao, costretta a remare controcorrente su un avversario apparentemente invulnerabile (perché gratificato anche da una soluzione di parità), in otto minuti finali di fuoco rovescia il risultato e riapre il destino di un campionato, per molti (anche per me, lo confesso) già da tempo, idealmente, consegnato agli archivi.

NELLA DOPPIA PRODEZZA risulta determinante la classe cristallina di quel formidabile creatore di gioco e di gol che si chiama Michel Platini, trasformato come da un colpo di bacchetta magica dal giorno in cui Trapattoni, accogliendone le invocazioni, lo ha piazzato nel cuore della manovra, consegnandogli le chiavi tattiche della squadra. Ma più di ogni altra cosa risalta il carattere, il temperamento indomito, di una formazione che ha già vinto tanto, eppure non si mostra mai paga. Il carattere che si specchia nei più modesti artigiani, dico il colossale Brio e il motoperpetuo Bonini, fondamentali nell'economia collettiva come il divino francese o il rigenerato Bettega. E il carattere, la rabbia agonistica, l'incapacità a rassegnarsi che tiene in vita la Juventus dopo la mortifera botta di Falcao. Perché nella circostanza non c'è, a santificare la vittoria, il chiaro divario tecnico di Birmingham. No, qui la Roma gioca quanto meno alla pari. Ma come si adagia nella certezza del traguardo, ecco che l'indomabile Vecchia la graffia a sangue.

ORA, NON VORREI PECCARE di lesa maestà se azzardo un timido appunto a Nils Liedholm, che anch'io considero il principe dei tecnici (e mi pare di averlo più volte sottolineato). Però, pur condividendo la sua decisione di rinfrescare il tono atletico della squadra - apparsa in lieve flessione nel mercoledì di Coppa contro l'eccellente Benfica con nuovi innesti, non ho capito l'iniziale accantonamento di Maurizio Iorio. Non tanto per una questione tecnico-tattica, quanto perché la rinuncia a una punta mi è parsa una sorta di confessione di inferiorità, un ulteriore motivo all'imbaldanzimento di un avversario già euforico. Subentrando all'infortunato Pruzzo, Iorio ha sfiorato il raddoppio che avrebbe chiuso la gara. Ma ben altrimenti pericoloso avrebbe potuto rendersi in coppia col centravanti, sfruttandone l'abilità nel creare i varchi in area. In sostanza, accostarsi alla sfida diretta, sul proprio terreno, con una correzione prudenziale, mi è parsa mossa psicologicamente discutibile. E non lo dico col senno di poi.

PIUTTOSTO, NON VORREI che la suggestione dell'ultimo risultato portasse a modificare radicalmente l'opinione sul destino di questo appassionante campionato, che continua a dispensare gol ed emozioni e a proporre in primo piano i grandi fuoriclasse stranieri (a proposito, dove sono finiti i tenaci fautori dell'autarchia calcistica?). La Juve ha riaperto il discorso di vertice nella giornata in cui Inter e Verona si sono definitivamente defilate. Ma la Roma resta la favorita della logica. Molto inciderà la disponibilità di Pruzzo, giocatore contestato, criticato a volte con ottusa prevenzione, comunque insostituibile nell'economia del gioco giallorosso. La Roma ha quattro trasferte, nessuna agevole (a Pisa, Firenze, Milano e Genova), per non parlare di quella di Lisbona. Ma a questo punto, l'Uefa sarebbe solo un sogno dispersivo e la squadra non sembra in tali condizioni di freschezza da poter battersi spavaldamente su due fronti. Le quattro giornate che sono state trionfali per la Juventus hanno contrassegnato il periodo stagionale più buio della Roma, con l'Olimpico, sino allora invitto, conquistato due volte dalle truppe nemiche. Ma domani è un altro giorno. E la Roma ricomincia pur sempre da tre. Tre punti di vantaggio che non sarà facile strapparle neppure per la Juve stellare sbocciata in questo inizio di marzo.

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1983 nr.10





roma

roma

rosa

Roma

roma

Sergio

roma

Platini

roma

rassegna

roma

roma

roma

roma

roma

roma

roma

roma

roma

roma
roma

juve

roma

maglie











venerdì 12 dicembre 2025

12 Dicembre 2011: Roma - Juventus

É il 12 Dicembre 2011 e Roma e Juventus si sfidano nella quindicesima giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2011-12  allo Stadio 'Olimpicodi Roma.

É appena iniziato il primo anno di Antonio Conte come allenatore dei nostri eroi, ma nessuno si puo sognare quale sará l'epilogo di questa stagione. Alla fine sará una marcia trionfale lunga trent'otto partite, tutte senza l'onta della sconfitta.

Buona Visione! 



roma


Stagione 2011-2012 - Campionato di Serie A - 15 andata
Roma - Stadio Olimpico
lunedì 12 dicembre 2011 ore 20:45
ROMA-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: De Rossi 5, Chiellini 61
ROMA (4-3-1-2): Stekelenburg, Taddei, De Rossi, Heinze, Josè Angel, Greco, Viviani (Simplicio 58), Pjanic (Perrotta 74), Lamela, Totti, Osvaldo (Borriello 87)
A disposizione: Lobont, Cicinho, Rosi, Caprari
Allenatore: Luis Enrique

JUVENTUS (4-3-3): Buffon, Lichtsteiner, Barzagli, Bonucci, Chiellini, Pirlo, Marchisio C., Pepe (Elia 86), Vidal, Estigarribia (Giaccherini 72), Matri (Quagliarella 67)
A disposizione: Storari, De Ceglie, Pazienza, Del Piero
Allenatore: Antonio Conte

ARBITRO: Orsato
RIGORI FALLITI: Totti 64 (Roma)
AMMONIZIONI: Vidal 63, Bonucci 67, Quagliarella 69 (Juventus); Pjanic 52, Greco 66, De Rossi 90+1 (Roma)




La sfida dell'Olimpico è terminata 1-1 ma il capitano giallorosso, al rientro dal 1', si è fatto parare da Buffon il rigore del possibile successo. In rete De Rossi e Chiellini, i bianconeri raggiungono l'Udinese in vetta

Il posticipo della 15.a giornata tra Roma e Juventus finisce 1 a 1 all'Olimpico. Nella prima frazione il vantaggio giallorosso è fortunato con De Rossi che ringrazia un liscio clamoroso di Vidal. Nella ripresa la Juve trova quasi subito il pari con Chiellini. Passano due minuti e Buffon para un rigore a Totti. Nei 10' finali, grandi occasioni da una parte e dall'altra: ma Quagliarella e ancora Totti falliscono i match-ball. Juve sempre in testa, ma con l'Udinese. La Roma va a 18.

IL MATCH - Roma subito in vantaggio al 5'. Corner corto di Totti per Pjanic, pallone di nuovo a Totti lasciato ingenuamente in posizione regolare dalla difesa juventina che non sale, cross al centro, piattone di De Rossi, goffo tentativo di Vidal che cicca il pallone nel tentativo di spazzare con la sfera che si infila placida in rete. La Juventus prova subito a reagire: Estigarribia si accentra e prova il destro, Stekelenburg sorpreso riesce a respingere con una mano, poi Vucinic arriva per primo sul pallone ma al momento del tiro del compagno era in fuorigioco. Al 25', liscio di Tadei che svirgola un rinvio, arriva Estigarribia che calcia di sinistro di prima intenzione, Stekelenburg non si fa sorprendere e respinge. La partita è intensa, la Juve ci prova, la Roma si difende e riparta ma ai bianconeri manca la cattiveria giusta. Al 35' gran lancio di Pirlo per Lichsteiner che da ottima posizione colpisce di testa ma non riesce a dare forza al pallone, facile la parata di Stekelenburg. Al 16' la Juve segna: cross di Vidal, Estigarribia prova il tiro ma sbuccia, ne viene fuori un assist involontario per Chiellini che di testa, approfittando di un'uscita a farfalle di Stekelenburg, insacca.

Passano due minuti e Vidal stende in scivolata Lamela in piena area, giusta la decisione del direttore di gara. Va Totti ma Buffon para il rigore! Conclusione violenta ma centrale del capitano giallorosso, il portiere della Juventus resta fermo e riesce a respingere. L'errore del Pupone galvanizza la Juve che insiste con la Roma sempre pronta al contropiede. Girandole di cambi, le squadre sono stanche Giaccherini ci prova ma Stekelenburg è attento. Luis Enrique leva Osvaldo che non ci sta e scappa negli spogliatoi direttamente. Il neo entrato Elia illumina per Quagliarella ma Stekelenburg è super. La Roma risponde Lamela per Totti che entra in area ma perde il tempo e viene murato. E' l'ultima emozione, finisce così all'Olimpico

COMMENTI POST GARA - Luis Enrique, dopo il pareggio contro la Juventus, commenta così: 

"Il rigore di Totti? Pensavo facesse gol. Ma di fronte aveva Buffon, che fa paura solo a vederlo.  I primi minuti mi sono divertito, poi la Juventus è venuta fuori col carattere, è davvero forte. Limitare Pirlo era un obiettivo. - confessa a Sky l'asturiano - Tutto il centrocampo ha fatto un ottimo lavoro. Osvaldo? E' un ragazzo che conosco, una persona bravissima e un calciatore di livello con un carattere forte. Normale che sia uscito arrabbiato, è quello che voglio. Borriello sa cosa voglio, quando me lo dà gioca e quando non me lo dà va in panchina o in tribuna".





Chiellini risponde a De Rossi e il portiere "ipnotizza" Totti:partita combattuta, finisce 1-1

Meno aggressiva e più spuntata in avanti, la Juve. Meno «spagnola» e più equilibrata, la Roma. La notte dell’Olimpico finisce in parità grazie ai colpi in avvio di De Rossi e alla risposta bianconera di Chiellini dopo un’ora di gioco.

Sul verdetto pesa l’errore dal dischetto di Totti, un minuto dopo il pareggio della Juve. La truppa di Conte ha dato la solita immagine di squadra con la voglia di imporre sempre e ovunque il proprio gioco, ma, all’Olimpico, il solo Matri là davanti è apparso un segno di debolezza: Pirlo ha provato ad innescare gli incursori sulle fasce, Pepe ed Estegaribbia non hanno risposto senza contare l’amnesia di Vidal in occasione del vantaggio giallorosso (clamoroso il liscio del cileno sulla linea di porta).

La Roma, per la prima volta in stagione, ha abbandonato l’dea del possesso palla come stella polare per contrastare la corazzata bianconera anche sul piano dell’aggressività a centrocampo. Adesso la Juve torna sulla vetta del campionato agganciando l’Udinese, la Roma fa un piccolo passo spezza-crisi.

Guglielmo Buccheri




giorgio

gol

totti

simone


corriere
Corriere della Sera


roma

roma

juve

juve

roma

juve

maglie