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mercoledì 28 maggio 2025

28 Maggio 1972: Juventus - Vicenza

É il 28 Maggio 1972 e Juventus e Vicenza si sfidano nella quindicesima (ed ultima) giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1971-72 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

La Juventus ,con questi due punti, vince il suo Quattordicesimo Scudetto dopo una battaglia senza esclusioni di colpi con Milan e Torino

Dall'altra parte c'é il Vicenza che vince il suo 'scudetto personale' - cioé una insperata permanenza in Serie A.

Alla fine di questo Campionato la classifica si legge così :
Prima e Campione d'Italia : Juventus Punti 43
Seconda/Terza : Milan e Torino Punti 42

Buona Visione!



juventus




Stagione 1971-1972 - Campionato di Serie A - 15 ritorno
Torino - Stadio Comunale
domenica 28 maggio 1972 ore 17:00 
JUVENTUS-VICENZA 2-0
MARCATORI: Haller 26, Spinosi 30

JUVENTUS: Piloni, Spinosi, Longobucco, Marchetti G., Morini, (c) Salvadore, Causio, Cuccureddu, Anastasi, Capello F., Haller (Novellini 83)
A disposizione: Carmignani
Allenatore: Cestmir Vycpalek

VICENZA: Bardin, Stanzial, Poli, Fontana, Volpato, Calosi, Damiani, Cinesinho, Maraschi, Faloppa, Ciccolo
A disposizione: Anzolin, Berti
Allenatore: Umberto Menti

ARBITRO: Monti



Anche Boniperti sotto la doccia
Le lacrime di Bettega 
Salvadore: "Il più bello dei miei quattro scudetti"
Haller: "Pagherei tre volte la multa di Wolverhampton per ripetere questa festa"

Beltega piange, volano tappi di champagne che scorre a fiumi, non soltanto nei bicchieri, Spinosi suggerisce a gran voce di infilare Boniperti sotto la doccia. Il presidente accetta, ebbro di felicità, e poi debbono portarlo via a viva forza altrimenti rischia di annegare. La stessa sorte tocca a La Neve, a Furino che ha seguito la partita in tribuna stampa. Abbracci, baci, strette di mano, congratulazioni, negli spogilatoi della Juventus si festeggia il quattordicesimo scudetto, il sesto di Boniperti, il quarto di Salvadore, il secondo di Haller, il primo di tutti gli altri.
Roberto Bettega che nel corso della festa piange fa tenerezza, ma è il simbolo di una stagione sofferta, di uno scudetto strappato con i denti. E' stato Boniperti ad insistere perché Roberto venisse a Torino per l'ultima partita. 
"La mia resistenza è stata debole," spiega Roberto, temevo la confusione e le emozioni. Pero il presidente ha insistito e ho accettato". 
Bettega è arrivato alla stadio poco prima dell'intervallo, ha preso posto in tribuna d'onore ma è stato subito notato e così ha riassaporato il gusto degli applausi, dopo quattro mesi di assenza dal campo torinese. S'e messo a piangere quando Monti ha fischiato la fine, continuando a piangere negil spogliatoi mentre compagni lo abbracciavano, Lo ritroviamo un po ingrassato, ma quella sua pancetta con i primi allenamenti, nel prossimo agosto, sparira'.
"Sono stati magnifici" 
dice Bettega riferendosi ai compagni di squadra, "è uno scudetto che hanno meritato perché voluto, contro la sfortuna ei momenti più difficili."
Perché plangi? Gli chiedono. 
"Non lo so, " risponde Roberto, "non so se per la gioia oppure per la tristezza, perché in campo non c'ero e non sono come loro, cioé come i miei compagni."
La maglia numero 11 è sempre sua.
"Si, ma vedo che Haller la porta bene, sono felice per Helmut, è sempre un grande giocatore."
Boniperti, che ha deposto i suoi vestiti fradici per cambiarli con altri, chiama i giocatori in disparte, proprio nei pressi della doccia. La porta si chiude al giornalisti e fotografi per qualche minuto. Anche Bettega, ovviamente, partecipa al discorsetto del presidente che, ci riferiranno più tardi, dice pressapoco: 
"Vi ringrazio, siete stati magnifici, non ho parole, anzi ho sonno perché la notte scorsa non sono riuscito a chiudere occhio, ma non credo di essere stato l'unico! Complimenti, però dobbiamo andare avanti. C'è la Coppa Italia, ci sará, un altro campionato, la Coppa dei Campioni. Insomma prendiamolo come un esaltante punto di partenza ma non di arrivo."
I giocatori escono levando negli spogliatoi un grido corale, quello che a volte avvertivano dagli spalti nei momenti più difficili della loro stagione e che ora lo ripropongono come una rivincita: 
"góba, góba, góba!"
Capello nell'entusiasmo riesce a concentrarsi uncora per un momento sulla vittoria con il Vicenza: 
"Nei primi venti minuti siamo andati vicini al gol quattro volte. Io, subito ho colpito la traversa, Anastasi pensava fosse già gol ed ha tentennato un attimo prima di interventre, così l'azione é sfumata sul fondo fino al 2-0 non ci siamo sentiti sicuri dice Spinosi, autore del raddoppio. 
Morini mi ha detto: vai avanti che segni. Missione compiuta, l'ultimo gol l'avevo fatto in Coppa Italia a Marassi. Sono felice da impazzire."
Causio: 
"Dedico questo scudetto a mio figlio che sta per nascere. Ma lo dedico anche a Picchi che non abbiamo mai dimenticato, al signor Vycpalek, al presidente, ai nostri tifosi. L'abbiamo strappato con i denti, soffrendolo fino all'ultimo, però al di là dei valori, ce to siamo meritato perché la nostra forza consiste nell'umiltà e siamo tutti uniti. Se qualche volta in campo ci siamo lasciati andare a qualche gesto di insofferenza non è stato per mancanza di reciproco rispetto ma perché la tensione accumulata in tante partite ci aveva resi nervosi. Debbo fare i complimenti al Torino. Bravi cugini granata, fortissimi." 
Morini: 
"Scudetto sudato, a metà campionato l'avevamo in mano poi la concorrenza e la sfortuna l'hanno messo in pericolo. Abbiamo dimostrato che siamo maturi, abbiamo vinto contro tutti e anche contro chi non si è limitato ad attaccarci sul campo."
Anastasi riceve i complimenti di Pino Caruso, il noto comico siciliano, a Torino per girare un film. 
Pietro gli dice: 
"Il primo scudetto dei siciliani miei, di Furino, di Vycpalek, suo anche. Speravo di segnare un gol nell'ultima partita ma non importa, abbiamo vinto. Dedico questo scudetto a mia moglie perché lo scorso anno quando non andavo bene mi ha aiutato. E lo dedico anche agli sportivi che mi applaudivano persino quando giocavo male. Sono felice che non avete un'idea. Questa è anche la risposta a certa gente che non credeva in noi e che non ha perso occasione per criticarci."
Haller subito chiede tempo:
"Devo prendere fiato e poi ho il cuore che batte troppp forte, per l'emozione," spiega. Qualche minuto dopo mentre beve un bicchiere di champagne gli dicono: 
Questo, costa di meno rispetto a quello di Wolverhampton
"Si, risponde, ho pagato due milioni di multa, ma pur di vincere un altro scudetto sarei disposto a pagarne tre di queste multe. A Wolverhampton avevo sbagliato, però in seguito ho cercato di dimostrare, che pur con trentatre anni sulle spalle conto ancora qualcosa. Anzi mi sento come se ne avessi ventotto. Dedico questo scudetto al presidente, ai dirigenti, a Vycpalek, ma in particolare a Picchi che mi ha insegnato ad essere uomo e non soltanto giocatore in campo. Peccato che per lui questo titolo sia arrivato troppo tardi, l'abbiamo vinto due volte, per il gioco e contro la afortuna. Tutte queste sofferenze serviranno ai nostri giovani per maturare ancora più in fretta. Spesso in mezzo a loro io divento bambino ma è importante che mi credano quando chiedo che giochassimo la palla di prima."
E emozionato anche capitan Salvadore. 
Spiega: 
"Dei quattro che ho vinto questo è il piú bello perché é piú sofferto. L'abbiamo vinto perché siamo stati sempre tutti molto amici tra noi. E sempre eccitante sentirsi campioni d'Italia. Che pubblico, però, per tutto l'anno. Gli dobbiamo non poco ".
Gli spogilatoi a poco a poco si vuotano. Restano negli angoli bottigile vuote di champagne. Bettega è fra gli ultimi ad andarsene. 
"Non vedevo gli spogliatoi da quattro mesi," dice "aprevo proprio voglia di cambiarmi e giocare una partita." 
Se ne va con gli occhi ancora lucidi mentre la Festa prosegue fuori, in una città che per qualche ora ricorda Rio de Janeiro, quando il carnevale impazza e la gente balla e beve per la strada, bloccando il traffico. 
Salutiamo Marchetti: 
"Piacere," dice "Giampiero Marchetti, campione d'Italia. Fa un bel l'effetto, non le sembra?

Franco Costa





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