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sabato 13 dicembre 2025

13 Dicembre 2015: Juventus - Fiorentina

É il 13 Dicembre 2015 Juventus e Fiorentina si sfidano nella sedicesima giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2015-16 allo 'Juventus Stadium' di Torino.

É una Juventus che domina il calcio italiano. Sta per concludere un altro campionato davanti a tutti. 

Davanti a lei c'é una Fiorentina che conclude un ottimo campionato al quinto posto.

Buona Visione! 



juve


 

Campionato di Serie A 2015-2016 - 16 andata
Torino - Juventus Stadium
Domenica 13 dicembre 2015 ore 20.45
JUVENTUS-FIORENTINA 3-1
MARCATORI: Ilicic rigore 3, Cuadrado 6, Mandzukic 80, Dybala 90+1

JUVENTUS: Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini, Cuadrado, Khedira (Sturaro 62), Marchisio C., Pogba, Evra (Alex Sandro 77), Mandzukic (Morata 85), Dybala
Allenatore: Massimiliano Allegri

FIORENTINA: Tatarusanu, Tomovic, Gonzalo Rodriguez, Astori, Bernardeschi, Badelj, Vecino (Rossi G. 86), Marcos Alonso (Pasqual 85), Ilicic (Mati Fernandez 86), Borja Valero, Kalinic
Allenatore: Paulo Sousa

ARBITRO: Orsato




Dopo un primo tempo equilibrato, nel quale subito in avvio Cuadrado risponde al rigore di Ilicic, nel finale le reti di Mandzukic e Dybala consentono ai campioni d'Italia di salire a sei vittorie consecutive e di proseguire l'inseguimento alla capolista 
TORINO – La Juventus non si ferma più. Nello scontro diretto con la Fiorentina i campioni d’Italia centrano il loro sesto successo consecutivo in campionato e si issano sempre più in alto in classifica, proponendosi probabilmente come la rivale più temibile per l’Inter di Mancini. Il 3-1 sui viola è frutto di una gara giocata con intelligenza, durante la quale i bianconeri hanno anche dovuto subire il possesso palla degli uomini di Sousa in certi frangenti. Quando la sfida è entrata nel momento cruciale, però, la Juve ha tirato fuori la tempra della grande squadra, piazzando la zampata vincente che ha steso una Fiorentina che si era forse illusa di poter controllare senza troppi patemi il finale di partita. E Mario Mandzukic, autore della rete che ha spianato la strada del successo ai bianconeri, è l’uomo che incarna meglio lo spirito della compagine di Allegri. Il croato lotta come un leone per l’intera gara e, nonostante le tante energie spese e i pochi rifornimenti arrivati in area, si fa trovare puntale come un falco per il tap-in che vale il 2-1 e che spacca in due la sfida. 
POCHE SORPRESE DI FORMAZIONE – I due tecnici si affidano alle formazioni migliori, scegliendo gli uomini che in questo momento sembrano dare maggiori garanzie. Allegri ritrova Khedira a centrocampo e preferisce Evra ad Alex Sandro sulla sinistra. Sulla corsia opposta, invece, il grande ex Cuadrado vince il ballottaggio con Lichtsteiner. In avanti spazio alla coppia Mandzukic-Dybala. Nella Fiorentina, dopo il turnover ragionato di Europa League, Sousa ripropone dal primo minuto Tatarusanu, Rodriguez, Bernardeschi, Vecino e Kalinic. 
AVVIO PIROTECNICO – L’avvio di gara è subito pirotecnico. La Fiorentina, non nuova a partenze lanciate, al 2’ affonda con Bernardeschi che prende il tempo a Chiellini, il quale lo atterra in area. Dopo essersi consultato con l’arbitro di porta Orsato concede il rigore e Ilicic, come al solito, è impeccabile dal dischetto. La risposta della Juve non tarda ad arrivare e al 6’ Cuadrado cerca una sponda di testa su un traversone di Evra che assume una traiettoria strana e beffa Tatarusanu. Ristabilito l’equilibrio, la foga agonistica dei primi minuti inizia pian piano a scemare. Le squadre occupano bene tutti gli spazi, a conferma dell’accuratezza con cui Sousa e Allegri hanno preparato la gara, e il confronto assume quasi i contorni di una sfida a scacchi, fatta di efficaci mosse e contromosse che vedono bianconeri e viola annullarsi a vicenda fino all’intervallo. 
LA ZAMPATA DI MANDZUKIC – Se il primo tempo, grazie ad un inizio davvero intenso, era stato nel complesso gradevole, la ripresa incomincia con tanti errori di misura da parte delle due squadre e con un ritmo piuttosto soporifero. Quando la gara sembra scivolare via verso un inevitabile pareggio, però, la Juve alza i giri, mentre la Fiorentina non va oltre un lento e sterile possesso palla che sbatte sistematicamente sul muro bianconero. La trasformazione della Juve nel momento chiave della partita porta al vantaggio di Mandzukic, caparbio nel seguire l’azione che aveva visto Tatarusanu bloccare l’inserimento in area di Dybala: il croato arriva per primo sul pallone e lo insacca con tutta la sua carica agonistica. Nel finale c’è gloria anche per Dybala, che approfitta di un errore in disimpegno di Astori, entra in area, dribbla l’estremo difensore viola e appoggia in rete. Il campionato ha definitivamente ritrovato una delle protagoniste più attese e si appresta a riproporre un duello carico di fascino: sarà davvero sfida Inter-Juventus per il titolo? Alla Fiorentina, così come a Napoli e Roma, spetta il compito di dimostrare il contrario, rimettendosi in marcia già da domenica contro il Chievo.

Giacomo Luchini





Botta e risposta Ilicic-Cuadrado nei primi 6 minuti, poi un gol del croato a 10 minuti dal termine e un'altra magia di Dybala allungano la striscia di successi dei bianconeri e li portano al quarto posto

Sembravano tutti iscritti al club Domizzi, quello di chi, suo malgrado, fa un favore all’Inter. Invece no, la Juve non ci sta: saluta i “soci” Roma, Napoli e Fiorentina e dopo 80’ di sgasate ingrana la sesta. Sei vittorie di fila, -2 dal secondo posto. Attenti, forse abbiamo parlato per mesi di novità e ora ci ritroviamo al solito vecchio duello Inter-Juve, con i Mancio-boys a fare da lepre, e i bianconeri da temuta muta di cani. Piuttosto motivata, stile bava alla bocca. Nella domenica delle sfidanti viene fuori la squadra di Allegri: se quella di Cuadrado è la zazzera vincente dell’ex, la firma sul match è di Mandzukic, all’ennesima volenterosa scivolata, e soprattutto di Paulo Dybala, imprendibile per tutti i 90’.

VIOLA SPUNTATA — Dopo sei gare utili crolla la Viola di Paulo Sousa, che si conferma squadra dalla chiara identità tattica e capace di stare in campo, ma che stasera crea troppo poco: merito anche di una difesa, quella bianconera, tornata muro come ai tempi belli. Barzagli-Bonucci-Chiellini erano secondi, nella classifica dei tiri concessi agli avversari: meno di loro solo la Fiorentina. Stasera, probabilmente, il sorpasso. Solida dietro, con tante armi davanti, con potenzialità di crescita in mezzo: questa Juve può far paura.

I GOL — All’inizio e alla fine. I tifosi dello Juventus Stadium non fanno nemmeno in tempo a sedersi, dopo l’ingresso delle squadre in campo, che hanno già visto due gol. La Viola parte a mille, come spesso le succede, e al primo affondo di Bernardeschi trova il rigore. Il numero 10 entra in area in velocità, contatto con la gamba di Chiellini, in ritardo, e va giù in area. Orsato nicchia, forse pensa alla simulazione, Damato, arbitro di porta, lo consiglia: rigore. Ilicic non sbaglia, trasformando il settimo penalty per la Fiorentina (primato in Italia). Può essere una mazzata per la Juve, invece al secondo affondo fa centro anche lei. Evra, più che intraprendente sulla sinistra (anche in seguito), arriva indisturbato al cross. Sul secondo palo Cuadrado di testa probabilmente prova a far la torre. Di sicuro si aspetta quello Tatarusanu, che così è ingannato dalla palombella che finisce in rete. Poi, nel primo tempo, vanno più vicini al raddoppio i bianconeri, grazie a uno scatenato Dybala. Non è un caso che i due gol della ripresa passino dai suoi piedi: al 35’ Pogba lo lancia nello spazio, lui trova il colpo sotto: Tatarusanu stoppa ma la palla resta, Mandzukic è il più veloce, in scivolata da bomber vero. Il 3-1 nel recupero è un premio personale per Dybala, oltre che un distillata di gioco nello stretto, con portiere superato e palla depositata in rete.

ARMI JUVE — Quei due, Mario e Paulo, sbloccano un pareggio che col passare dei minuti pareva sempre più pieno di rimpianti per la Juve, dopo l’equilibrio iniziale. Due squadre messe in campo quasi specularmente, anche se il 4-2-3-1 viola tende più verso il centro e crea spesso una superiorità in mezzo, che affiora, a tratti, in un possesso palla bello da vedere (specialità della casa). Allegri sull’altro fronte ha scelto Evra e Cuadrado come esterni. Paradossalmente, vanno forte proprio nei presunti punti deboli: il francese affonda, il colombiano si applica con profitto in difesa. In mezzo quello che soffre di più è il rientrante Khedira, che ha la mobilità dell’ultimo Pirlo, ma senza avere i suoi lampi. Ci si attende che accenda la luce Pogba, ma il francese è tanto voglioso di piazzare la giocata quanto impreciso. Almeno fino al filtrante per Dybala, che dà il via al 2-1. Il miglior attacco del campionato (30 gol)? Kalinic ne vede poche e ne prende tante, Ilicic e Borja non scardinano le strutture difensive bianconere, come era successo con l’Inter. Sempre secondi, ma il “sorpasso mentale” forse è già avvenuto.

Valerio Clari




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mercoledì 19 novembre 2025

19 Novembre 1995: Juventus - Fiorentina

È il 19 Novembre 1995 e Juventus e Fiorentina si sfidano nella decima Giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1995-96 allo StadioDelle Alpi‘ di Torino.

La Juventus guidata in panchina dal 'maestro' Marcello Lippi, dopo aver rivinto lo Scudetto dopo ben otto anni adesso pensano in grande. Pensano alla Champions League (che conquisteranno a Roma). Ed infatti i bianconeri non giocano come sanno in campionato e si fanno 'rubare' il titolo dal Milan. Alla fine sarà secondo posto. 

Dall'altra parte i viola disputano un gran bel campionato. Finiranno le ostilità al quarto posto e vinceranno una meritatissima Coppa Italia.

Buona Visione!


 

juve

 

Stagione 1995-1996 - Campionato di Serie A - 10 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 19 novembre 1995 ore 14.30
JUVENTUS-FIORENTINA 1-0
MARCATORI: Del Piero 11

JUVENTUS: Peruzzi, Ferrara C., Tacchinardi, Carrera M., Torricelli, Di Livio (Vierchowod 83), Paulo Sousa, Deschamps (Pessotto 89), Conte A. (Jugovic 46), Del Piero, Vialli
Allenatore: Marcello Lippi

FIORENTINA: Toldo, Padalino, Carnasciali, Amoruso L., Serena M., Piacentini, Cois, Schwarz (Bigica 62), Rui Costa (Robbiati 57), Batistuta, Baiano (Banchelli 67)
Allenatore: Claudio Ranieri

ARBITRO: Bazzoli



I bianconeri contro la Fiorentina dimostrano di saper e voler ancora difendere lo scudetto Juventus, la vittoria del carattere Del Piero, un gol da ko.

TORINO. Ieri al Delle Alpi era di scena la paura. Quella, tutta bianconera, di restare fuori dalla grande corsa del campionato per mano della Fiorentina. E l'altra, più generale, di un match che forniva l'occasione per una gran gazzarra con la scia di violenze, di ferimenti, di cose e teste spaccate. La gazzarra c'è stata. L'esclusione della Juve, che ha vinto per 1-0, no. 

I campioni restano in lizza per lo scudetto. La differenza che ancora li divide dalla Fiorentina, che pure li sopravanza di un punto in classifica, è che nel momento in cui non potevano più sbagliare, i Lippanti hanno tirato via una partita di straordinario carattere e, alla fine, vincente. Mentre i viola, come al solito, sono arrivati a Roma e non hanno visto il Papa: sono una squadra di carta velina, trasparente nella propria incapacità di crescere. Ora la classifica si riaccorcia, il Parma e il Milan sono più vicini. La Signora ha risucchiato i distacchi in una giornata che poteva gettarla nella crisi più profonda. Ma non ci sembra che possa celebrare un ritorno allo strapotere che dimostrò l'anno scorso. Questa rimane un'altra squadra, un'edizione minore cui manca la virtù che più attraeva: il peso di un attacco che schianta ogni difesa e ribalta situazioni complesse. Lippi ha risistemato la difesa e il centrocampo: un po' per convinzione e un po' perché l'infortunio di Ravanelli non gli offriva le alternative. Però la coperta si è rivelata corta. Ciò che ha guadagnato in sostanza in mezzo al campo, la Juve ha perso in capacità di penetrare: quante volte abbiamo visto Del Piero o Vialli agitarsi da soli in una nuvola viola, quanti lanci lunghi e improbabili, quante fughe solitarie destinate a spezzarsi. 

Il congegno offensivo di Madama è bastato a mandare in crisi la Fiorentina soprattutto con il contropiede; sarà sufficiente contro le avversarie che hanno più personalità dei viola, come il Parma, domenica prossima? Sull'interrogativo mota la possibilità che la stagione dei bianconeri sia cominciata davvero ieri, come sostiene Lippi. La Fiorentina invece esce di molto ridimensionata. L'unico particolare che riavvicina la partita di ieri al 3-2 che un anno fa caricò i bianconeri dell'entusiasmo necessario per lanciarsi sullo scudetto é la firma di Del Piero. Il Talentino ha deciso ancora. L'ha fatto nella maniera più inusuale: un colpo di testa che dopo 11 minuti ha colto i difensori viola come davanti a un flash, belli e immobili. Sul cross di Di Livio dalla destra, Del Piero ha anticipato Carnasciali e ha sorpreso Toldo. La prospettiva di una sofferenza indicibile si è sciolta. All'improvviso per la Juventus la partita é diventata semplice. 

Non bella e neppure troppo convincente, questo no, ma di fronte alla crisi che si sarebbe aperta con la quarta sconfitta in cinque domeniche le anime bianconere non possono guardare per il sottile. Anche perché la Juve ha legittimato la vittoria con 4 palle gol nitide (2 di Vialli, 2 di Di Livio) che ha costruito nella ripresa puntando molto sul contropiede, forte di una tradizione che la strapotenza del '94-95 aveva fatto riporre nei cassetti. La Fiorentina si è invece presentata davanti a Peruzzi con un tiro al volo di Batistuta, un'altra fuga a vuoto dell'argentino e una conclusione di Cois, alla quale il portiere ha opposto il corpaccione disteso. Poco, proprio poco per cullarsi nel sogno di un ribaltone. 

Partita di nervi, di forza, di rimpalli azzardati. Lippi ha puntato sul bidente Vialli-Del Piero e ha costruito una coppia centrale insolita con Tacchinardi e Carrera. Ranieri, con l'aplomb del gentiluomo anglosassone, ha contravvenuto al fascino della zona per mandare Carnasciali su Del Piero e Amoruso su Vialli in ogni settore del campo. Non è stala, alla resa dei conti, una gran mossa. I peccati della difesa toscana si sono ripercossi sull'intera squadra. In mezzo al campo Sousa ha trovato una giornata buona; Deschamps, Di Livio e Conte (poi rilevato da Ju- govic, al rientro dopo due mesi) lo hanno assistito con forza e sacrificio. Due qualità che mancavano ad esempio a Rui Costa e a Schwarz, sostituiti troppo tardi (e il portoghese ha pure reagito contro Ranieri). La Fiorentina ha provato nella ripresa ad accentuare la pressione. Lo ha fatto con poco nerbo. Non si è convinta che la Juve di questi tempi si può colpire. Non c'è stato gioco sulle fasce, Batistuta si è ritrovato solo e candidato al fallimento. La conclusione non poteva essere che una. 

Marco Ansaldo 
tratto da: La Stampa 20 novembre 1995



Signora guarita?

TORINO. Né liscia, né gassata. È appena effervescente questa Signora che si appresta a vivere la Grande Rincorsa Scudetto. È una Juventus che ha tanto pressing da sfogare, qualche buona idea in testa e la voglia di rifarsi un trucco che nelle ultime settimane si era particolarmente appassito. In una domenica che schiude le porte a un ciclo tortuoso (domenica prossima ci sarà il Parma, poi verranno il derby, la Samp, l'Inter e la Roma), Lippi deve rinunciare a Ravanelli (stiramento) e schiera un 4-4-2 che ha il pregio di mostrare un reparto difensivo tempestivo e blindato, un Sousa più tecnico del solito e nel complesso un centrocampo tosto, credibile, pressante. Non è sia chiaro una bella Juve; è una Juve meno bella di quella che lo scorso anno costrui con la Fiorentina il proprio trampolino di lancio, ma anche meno brutta di quella che un po' svagata, un po' complessata non riusciva più a incantare in campo italiano.

Il guaio, semmai, è che la mancanza di Fabrizio "Alfredo" Ravanelli è un bel problema; Vialli e Del Piero fanno movimento, la manovra arriva bene fino alla trequarti poi sfocia in qualcosa che non convince. È una Juventus che rischia di dilagare allorché e solo allora la Fiorentina si butta a capofitto alla ricerca del pareggio: Ranieri mette fuori Rui Costa (e nasce un caso), poi inserisce Robbiati e Banchelli per uno spento Baiano. Totale: baricentro che sale, Juventus che aumenta la propria egemonia del campo. Solo che finalizzare è una parola che non va di moda: Toldo si op-pone a Vialli, Sousa e Di Livio, e in generale la corposa offensiva della Juve che fu (inserimenti da dietro, partecipazione corale dei centrocampisti) si riduce troppo spesso a cross dalla trequarti un po' fra il morbido e il prevedibile.

Ranieri sta costruendo una Fiorentina che a uomo sa finalmente credere in se stessa: il gol di testa di Del Piero (il primo assoluto) è frutto di una dormita difensiva, ma tutto sommato una terza linea così è in grado di rimediare a certe sbavature. A Lippi fa bene l'innesto di Jugovic dopo due mesi; quando poi rientrerà anche Lombardo, si potrà intravedere la Juventus vera, quella nata per l'operazione "salvataggio scudetto". Perché la difesa è compatta e attenta, perché Paulo Sousa sta crescendo e perché Del Piero usa anche la... testa. Già, ma lo scudetto? Se ne può parlare, è ovvio. Per entrambe le squadre. E intanto il ciclo Juventus è iniziato bene. Un ciclo terribile tutto da gustare.

Matteo Dalla Vite
tratto dal Guerin Sportivo anno 1995




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domenica 9 novembre 2025

23 Ottobre 1977: Juventus - Fiorentina

É il 23 Ottobre 1977 e Juventus Fiorentina si sfidano nella quinta giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1977-78 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

É una Juventus che domina il calcio italiano. Alla fine di questo campionato i bianconeri infatti conquisteranno il loro diciottesimo Scudetto. Nessuno può starle dietro tant'é che al secondo posto si afferma la sorpresa Lanerossi Vicenza

Dall'altre parte i viola disputano un campionato disastroso - solo la differenza reti la salva da quella che sarebbe stata una clamorosa retrocessione in Serie B.

Buona Visione!


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Stagione 1977-1978 - Campionato di Serie A - 5 andata
Torino - Stadio Comunale
domenica 23 ottobre 1977 ore 14:30 
JUVENTUS-FIORENTINA 5-1
MARCATORI: Boninsegna 10, Tardelli 11, Della Martira autorete 18, Caso 21, Causio 49, Benetti 54

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Gentile, Furino (Cabrini 65), Morini, Scirea, Causio, Tardelli, Boninsegna, Benetti, Bettega R. 
A disposizione: Alessandrelli, Virdis
Allenatore: Giovanni Trapattoni

FIORENTINA: Carmignani (Galli G. 46), Galdiolo, Tendi, Pellegrini, Della Martira, Orlandini, Caso, Braglia (Di Gennaro 46), Casarsa, Antognoni, Desolati
A disposizione: Rossinelli
Allenatore: Carlo Mazzone

ARBITRO: Lattanzi R.



Tardelli, lezione ad Antognoni Con una stupenda gara ha vinto il duello con il viola.
Ha corso, recuperato palloni, servito i compagni, segnato un gol e cancellato l'avversario.

Partita super per Marco Tardelli. Il quale ritiene opportuno concedersi una pausa soltanto al fischio finale di Riccardo Lattanzi. Se ne sta seduto sul lettino dei massaggi mentre divora un enorme grappolo d'uva bianca. E' pallido, ma non affaticato. Non c'è sforzo atletico che possa minacciare II fisico del ventiduenne toscano che fa delle eccezionali qualità fisiologiche uno strumento di lavoro molto efficace. Ieri ha cancellato dal campo II suo antagonista Giancarlo Antognoni: lo ha come corroso con una minuziosa e inesorabile opera ai fianchi, fatta di ricuperi imprevedibili perché in apparenza impossibili, di intelligenti spostamenti in ogni settore del campo, di rincorse verticali ripetute come per inseguire una tabella di training molto sostenuto, e di conclusioni, una delle quali ha permesso alla Juventus di raddoppiare il gol di apertura realizzato da Boninsegna. 
Quando nel secondo tempo, quasi al morire del match, Antognoni è finito gambe all'aria causa un perverso ciuffo d'erba, Tardelli si è limitato a ricuperare il pallone con gesto semplice, senza enfasi o strafottenza o toni polemici, in quel momento II pubblico ha capito che il bianconero è maturato anche come uomo. Certo che I novanta minuti di ieri rappresentano una perla nella giovane carriera del pisano, il quale si è elevato (insieme con Causio) a ruolo di mattatore, assistendo la squadra durante tutto l'arco del match, sospingendola in attacco con una straordinaria continuità accoppiata a lucidità. Ciò che più stupisce di lui è la disinvoltura con cui esibisce II suo repertorio tecnico e fisico in più zone del campo. Esegue senza assilli, come se l'unica raccomandazione che impone a se stesso sia quella di giocare al calcio e basta, a prescindere dal ruolo e dall'avversario. E suscita sincera ammirazione quel suo personalissimo modo di recuperare i palloni già persi grazie ad una scioltezza articolare ben coordinata che gli consente acrobazie sempre composte. 
Insomma, un centrocampista di caucciù. Il resto è noto, come quella sua splendida corsa a testa alta con palla al piede, quella falcata con ginocchia penetranti che ci ricordano il famoso mezzofondista britannico degli Anni 50 Roger Bannlster, quella capacità immediata di rigenerare di ossigeno i muscoli dopo un affondo. Facciamo notare queste cose all'interessato e lui non si scompone, anzi si schermisce rifiutando gli elogi che ritiene esagerati. Poi si scioglie un po' e. come pescando la risposta nel passato, comincia: 
"Devo ringraziare il dottor La Neve ed i massaggiatori De Maria e Corino se sono riuscito a ritrovare l'efficienza fisica in poco tempo dopo l'infortunio. Con la tranquillità mentale ho ritrovato me stesso anche tecnicamente. Penso di aver fatto bene in Nazionale ed in campionato. Per quanto riguarda la mia serenità di gioco in vari settori del campo iI segreto sta negli allenamenti, che io sostengo con analogo impegno, sicuro dì trovarvi l'elisir di lunga vita calcistica".
Dunque lei non è preoccupato che tanto correre non lo riduca in minimi termini a lungo andare e che non finisca per creare pericolose usure nel suo organismo? 
"No. Finché avrò fiato correrò. E' la mia vita. Non posso cambiare connotati. Altrimenti non sarei Tardelli. Quando sarà arrivato il mio momento, smetterò. Ora non penso assolutamente a risparmiarmi. Non sarebbe onesto nel confronti di me stesso, della squadra e del tifosi. So che risparmiandomi potrei allungare la carriera, so che maturità vuol dire anche dosaggio di risorse fisiche, però è più torte di me, una spinta che mi affascina, il desiderio di correre ovunque e rincorrere tutti. E infine, c è l'esemplo di Benetti e Furino, ultratrentenni molto validi e funzionali, che mi conforta e mi sprona a non mollare».
Tentiamo una domanda insidiosa, più come sondaggio che come calamita per una polemica a distanza con Antognoni: le piacerebbe giocare mezzala destra anche In Nazionale? Tardelli sorride, capisce, ci fissa con sguardo malizioso ed Innocente ad un tempo e replica allontanandosi dalla mischia di insidie dialettiche: 
"Sto bene dove sono. Decide Bearzot ed io obbedisco. Giocare in azzurro è una grossa soddisfazione, per cui accetterei con gioia qualsiasi maglia. Ambizioni? Si, le solite. Ripetere con la Juve l'accoppiata scudetto-Coppa (dei campioni questa volta) e andare in Argentina con la Nazionale". 

Angelo Caroli







JUVENTUS-FIORENTINA 5-1
Quasi un replay finlandese...

LA JUVENTUS ha segnato cinque gol anche senza Bettega (che si è limitato all'assist) e Virdis, che è rimasto in panchina. Virdis è l'uomo del giorno, e ha avuto l'intervista d'onore anche da «Domenica Stock». Ha confidato che la sua maggior ambizione è quella di 
"mettere su famiglia e avere dei bambini", 
ma non è ancora fidanzato. Comunque ha idee chiare. Dice che la donna per lui 
«deve essere innanzitutto intelligente» 
(se poi è anche bella, aggiungiamo noi, tanto meglio). A "Tuttosport" aveva anche dichiarato che invece di Topolino preferisce leggere "La Repubblica" ed Eugenio Scalfari gli aveva mandato un telegramma di ringraziamento. Gian Paolo Ormezzano l'ha presentato così ai lettori di «Famiglia Cristiana»: 
"Pietro Paolo Virdis è calciatore intelligente ed intellettuale insieme. Probabilmente è uno dei cervelli che lavorano di più, e meglio, nel mondo del calcio. Studente universitario, a Cagliari era iscritto a Biologia, perché non c'era la facoltà di Veterinaria. Qua a Torino ha cambiato facoltà, vuole diventare dottore degli animali. Non ha fretta di emergere come calciatore, perché il suo oroscopo (è della costellazione del cancro) gli ha predetto: 
"Professionalmente è destinato a grosse soddisfazioni, specialmente dai 25 ai 30 anni. Quindi può attendere". 
Willy Molco è andato a Torino a intervistare Roberto Bettega e si è meravigliato nell'apprendere che la moglie non ci tiene ad avere un marito superstar e non vede l'ora che smetta di giocare. Sentite la confessione di Bobby-gol: 
"Il nostro rapporto è bello perché è lontano dagli isterismi del calcio. Emanuela è venuta a vedermi giocare al massimo quattro o cinque volte e si comporta come se fosse la moglie di un normale impiegato. Parliamo molto del mio futuro. Sicuramente lei non risentirà dell'anonimato che mi attende, forse addirittura lo aspetta con impazienza. Non ama vedermi partire continuamente. Mi ha convinto a stabilire che mi ritirerò in un'età relativamente giovane per tentare un'afferma-zione nel mondo del lavoro". 
Ha insistito perché diventasse socio di una ditta di imballaggi e a questo punto Boniperti deve cominciare a preoccuparsi perché Bettega gli serve come uomo-squadra e non come dirigente d'azienda. Con gli imballaggi non si vincono gli scudetti.
Il 5-1 ha indispettito i nemici giurati della Juventus. Il titolo del "Corriere della Sera" può considerarsi emblematico 
"La Juventus ha trovato un'altra Finlandia" 
e nonostante il risultato Gianni De Felice ha bocciato ben tre bianconeri: Furino, Morini e persino Sua Maestà Bettega. Su "Il Giorno", Mario Fossati ha parlato di un 
«Carmignani travestito da portiere» 
come se il merito della super-vittoria della Juventus fosse del portiere della Fiorentina e dimenticando che pur con Carmignani la Juventus di Vycpaleck aveva vinto lo scudetto. Gianni Brera si è invece scandalizzato perché un tifoso torinista l'ha piacevolmente accusato di 
"essere al soldo di Agnelli". 
Poi ha spiegato che pensa solo alla lombardidad perché 
"alcuni critici piemontesi hanno ribadito che Torino è loro, guai a chi gliela tocca". 
Perfino Ugoberto Alfassio Grimaldi, autore di «Il re buono», ha precisato che 
"la Juventus è una filosofia, anzi una filosofiat dal momento che perfino Togliatti era juventino." 
Stavolta tutti i critici si sono trovati d'accordo nello stroncare Antognoni. Non l'ha difeso nemmeno «La Nazione» (Giampiero Maseri parla apertamente di "lancinante sconfitta"). Sul "Corriere" De Felice l'ha fucilato con un 4. Ma visto che tutti l'hanno stroncato, uno l'ha esaltato. Su "La Gazzetta dello Sport" Angelo Rovelli ad Antognoni ha dato addirittura 6,5. Il mondo del calcio è bello proprio perché è vario.

Elio Domeniconi
tratto dal Guerin Sportivo anno 1977 nr.43



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sabato 6 settembre 2025

6 Settembre 1989: Juventus - Fiorentina

É il 6 Settembre 1989 Juventus Fiorentina si sfidano nella terza giornata del giorne di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1989-90  allo Stadio 'Comunale' di Torino.

Questa Juve costruita e modellata dalla figura storica di Dino Zoff (stavolta nelle vesti di allenatore) sta per vincere una bellissima doppietta di coppa. Infatti assieme alla Coppa UEFA, vince anche la Coppa Italia contro un grande Milan, all'apice della sua storia 'Sacchiana'. Purtroppo questi successi non valgono al 'Dino nazionale' la conferma sulla panchina bianconera. La dirigenza juventina é affascinata dal nuovo che avanza ed investe il proprio futuro in un giovane di 'belle speranza' Luigi Maifredi!

Buona Visione!

 


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Stagione 1989-1990 - Campionato di Serie A
3 andata - Torino - Stadio Comunale
Mercoledì 6 settembre 1989 ore 20.15
JUVENTUS-FIORENTINA 3-1
MARCATORI : Casiraghi 25, Kubik 38, Schillaci 67, Alessio 90

JUVENTUS: Tacconi, Napoli (Bruno 25), De Agostini, Fortunato D., Bonetti D., Tricella, Alessio, Galia, Casiraghi (Brio 87), Marocchi, Schillaci
Allenatore: Dino Zoff

FIORENTINA: Landucci, Pioli, Volpecina, Iachini, Pin C. (Sereni 82), Battistini S., Bosco, Kubik (Buso 70), Dertycia, Baggio R., Di Chiara
Allenatore: Bruno Giorgi

ARBITRO: Longhi



La Juve, un'orchestra che le suona e Schiliaci diventa il solista del gol 
L'attaccante messinese, al terzo centro, è capocannoniere del campionato e risulta il migliore in campo bianconero nel vittorioso anticipo contro la Fiorentina. 

E' una Juve che funziona, una Juve che si è trasformata in squadra compatta e quadrata, che ha forse trovato gli equilibri che lo scorso anno ha vanamente inseguito. Anche senza gli stranieri ha regalato ad una folla prima muta e commossa poi sempre più entusiasta, attimi di buon calcio ed emozioni a getto continuo. Non succedeva da tempo. Tre gol nitidi, frutto di altrettante prodezze di Casiraghi, Schillaci e Alessio, hanno determinato il risultato, ma al di là dei meriti dei singoli è il gioco corale che ha convinto Zoff, cui è piaciuto soprattutto lo spirito di sacrificio e la voglia di aiutarsi l'uno con l'altro che i bianconeri hanno messo in mostra, addomesticando una partita che alla vigilia si presentava piena di difficoltà, soprattutto di carattere psicologico. 

L'imbarazzo invece è durato poco. A mettere fine agli impacci iniziali ha pensato Casiraghi con un gol da vero rapinatore d'area. Una prodezza che probabilmente non gli varrà la riconferma contro l'Ascoli, ma che è servita per superare una situtazione di comprensibile disagio. Poi la Fiorentina ha pareggiato con una punizione di Kubik e la complicità di una barriera tipo budino allestita davanti a Tacconi, ma lo sbandamento è stato minimo e nel secondo tempo la Juventus ha ripreso in mano le redini della partita, cercando con una rabbia del tutto particolare di acciuffare il gol del vantaggio. E l'ha raggiunto con un gol d'autore di Schillaci, il piccolo centravanti dai piedi buoni, che cerca la porta come un cane da tartufi il prezioso tubero. Due gol a Verona ed uno ieri sera: Schillaci ora è capocannoniere dei campionato, a conferma che i giudizi sulle sue notevoli doti di uomo-gol non erano affatto sbagliati. Oltretutto l'attaccante ha il grosso merito di non limitarsi a sparare a raffica contro la porta avversaria, ma di sacrificarsi anche in continui ripiegamenti a sostegno del centrocampo. A volte sembra precipitoso ed arruffone, ma quando metterà da parte una volta per sempre la voglia di strafare, come se volesse dimostrare al mondo intero di non essere un bluff, diventerà indispensabile. Insomma la coppia «made in Italy» ha funzionato, ma Zoff ha ammesso che domenica toccherà di nuovo a Barros. 

Ha precisato il tecnico: 

«Non ci sono scelte. Ci sono solo delle rotazioni ed in in questo campionato così logorante ci sarà posto per tutti». 

Il dato significativo é che cambiando l'ordine dei fattori, il prodotto non cambia. Ossia, Zoff fa una specie di gioco delle tre carte o, meglio, dei tre attaccanti ed il risultato finora è stato sempre positivo. Ma Casiraghi e Schillaci non sarebbero riusciti ad esprimersi al massimo senza l'aiuto di una squadra disposta sul campo in maniera tale da non lasciare vuoti a centrocampo. Mancavano la fantasia di Zavarov e l'operosità di Aleinikov, ma non ci sono stati scompensi evidenti. Merito prima di tutti di Galia, che a inizio stagione rischiava di perdere il posto e che invece è un elemento insostituibile. Ieri sera ha chiuso varchi da tutte le parti e soprattutto ha ridotto Baggio al ruolo di comparsa, fino al momento in cui il «putto» fiorentino è passato sotto l'ala protettiva di Bruno. E non si può nemmeno dimenticare il grande lavoro di Marocchi e Fortunato, anche se quest'ultimo non ama certo il rischio e spesso si limita ad un lavoro di routine, evitando di azzardare giocate di maggior efficacia. 

Otto gol segnati, tre subiti. Non male per un diesel che avrebbe dovuto faticare a scaldarsi, come sosteneva Zoff. Ma si deve riconoscere che gli avversari incontrati nei primi tre turni non erano fuori dalla portata della Juve. E domenica con l'Ascoli ed una Juve di nuovo al completo, altra occasione per far sognare i tifosi. Poi dopo la coppa ecco il primo vero test con la trasferta di San Siro per affrontare l'Inter scudetata. Sarà quella la prima occasione di verifica. Ma Zoff è prudente. Non crede di avere in mano una squadra in grado di fare sfracelli e soprattutto si rifiuta di gioire per la posizione di vertice raggiunta. 

«Solo tra qualche mese sapremo quali potranno essere i nostri reali obiettivi» 

ammette con prudenza. Tesi da sottoscrivere in pieno. Ma non si può neppure negare ai tifosi la speranza di aver ritrovato la Juve perduta. 

Fabio Vergnano 



GAETANO SEI SEMPRE CON NOI  
Anche così i tifosi hanno voluto ricordare il grande campione scomparso 
INTANTO I TIFOSI SOGNANO LO SCUDETTO 

L'addio a Gaetano Scirea un interminabile applauso di un pubblico commosso 

Un urlo e un silenzio irreali per ricordare Scirea. Contrasto d'effetti, momenti suggestivi e commoventi che non sarà facile dimenticare: sembravano voluti da un grande regista e invece rappresentavano l'espressione spontanea di un dolore profondo, reazione innocente a un disegno superiore. Mai lo Stadio Comunale aveva offerto palpiti così intensi. Una serata non immaginabile, fatta di calcio ma anche di lacrime perché la ferita è troppo recente, troppo dolorosa per rimarginarsi in poche ore. Quando entrano in campo, le squadre si immergono in un'atmosfera strana, molto più simile a quella di un teatro che non al clima eccitato di un conflitto agonistico. L'arena, immensa, accoglie i protagonisti in silenzio: commozione e rispetto prevalgono sulle passioni. L'arbitro comanda l'avvio e dalla curva fiorentina — agguerrita ma leale — parte l'applauso che in un attimo dilaga e contagia ogni settore dello stadio. Un minuto, facile a dirsi, 60 interminabili secondi per un'ovazione al grande scomparso. Parte il gioco ma il tifo non c'è: la curva viola accenna a qualche irrisione, quella bianconera (fedele all'impegno) assente. Per dieci minuti resterà silenziosa, sorda alle provocazioni, votata ai ricordi più che allo spettacolo in svolgimento a pochi passi di distanza. Il vaso di fiori che era stato piazzato al limite dell'area non c'è più, strisce e cartelloni che non siano dedicati a Scirea per un giorno sono riposti. Anche la Maratona è sbiadita: un paio di scritte con nomi di club fiorentini e basta. Lungo la balconata dei «distinti» un lungo striscione recita: «Juventus Club G. Scirea — Orbassano». Forse ha preceduto tutti per velocità, primo di una serie che sarà lunghissima. La Filadelfia offre dediche sentite, testimonianze d'affetto, com'è logico. «Gaetano sei sempre con noi», «Gay, un mito, una leggenda», «Gaetano rimarrà sempre nei nostri cuori». Messaggi semplici ma sinceri come quelli che stanno seppellendo la sede di via Crimea, dove ieri sera si contavano quasi duemila telegrammi di condoglianze. Partecipazioni dettate dal cuore, che non avranno mai risposta perché sarebbe impossibile inviarla. Chi troverà mai Ambrogio Rossi a Napoli? O Ferdinando Cattani a Milano? Firme oscure insieme a dediche illustri, inattese. Come quella di Tarantini, l'argentino campione del mondo che ebbe . Gaetano come rivale ai campionati iridati del 1978 e che ha telegrafato: 

«Profondamente addolorato per la scomparsa di Scirea, l'avversario più leale che abbia mai incontrato nella mia vita». Il tabellone luminoso scandisce i suoi numeri, snocciola secondi e minuti con monotona regolarità. Nel momento in cui proietta nella notte il fatidico «ÌO'OO» un urlo immenso si leva al cielo: «Gaetano Scirea, Gaetano Scirea». Un coro possente, simile a mille tuoni e al quale fa eco un nuovo e fragoroso battimani che si rinnoverà ogni volta che dalla curva si alzerà il nome dello scomparso. Un rituale che si alternerà di tanto in tanto alla battaglia verbale in corso tra le due fazioni. Oggi Scirea attraverserà per l'ultima volta il cielo di Torino. 

Domani alle 10, sarà una folla — preventivata così - massiccia da far temere gravi problemi di traffico — quella che darà l'addio a Gaetano Scirea. Ultima testimonianza di un affetto destinato a durare. 


 

 

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