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mercoledì 5 agosto 2026

1 Settembre 1991: Juventus - Fiorentina

É il 1 Settembre 1991 Juventus e Fiorentina si sfidano nella prima Giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1991-92  allo Stadio 'delle Alpi' di Torino.

Contro questo Milan (imbattuto in Serie A) perfettamente guidato in panchina da Fabio Capello, é diffcile ottenere di piú di un secondo posto nella Classifica Finale del massimo campionato italiano. Cosí una Juventus ancora debole ma tanto volenterosa riesce nel suo scopo iniziale: un secondo posto finale piú che positivo. 

Dall'altra parte c'é una squadra gigliata che disputa un campionato mediocre e si posiziona poco piú sotto di metá classifica.

Buona Visione!

 


juve


Stagione 1991-1992 - Campionato di Serie A - 1 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 1 settembre 1991 ore 16:00
JUVENTUS-FIORENTINA 1-0
MARCATORI: Casiraghi 42

JUVENTUS: Tacconi, Carrera M., De Agostini, Reuter, Kohler, Julio Cesar, Di Canio (Galia 64), Marocchi, Schillaci, Baggio R. (Corini 90), Casiraghi
Allenatore: Giovanni Trapattoni

FIORENTINA: Mareggini, Fiondella, Carobbi, Dunga, Faccenda, Pioli, Mazinho, Orlando, Borgonovo (Batistuta 63), Maiellaro, Salvatori (Iachini 81)
Allenatore: Sebastiao Lazaroni

ARBITRO: Amendolia
ESPULSIONI: Orlando 44 (Fiorentina)




VINCE LA JUVENTUS 
Buon esordio con gol dell'ex monzese nella partita dei veleni contro la Fiorentina 

Casiraghi sugli altari. Ieri come goleador, stamane come sposo Casiraghi day. O meglio sarebbe dire «il giorno più lungo» di Pierluigi Casiraghi. Un giorno d'emozioni a ripetizione durato quarantott'ore. Ieri l'attaccante bianconero si è confermato sempre più goleador della squadra segnando un'altra importante rete di una beata stagione che per lui sembra non avere fine. In serata ha raggiunto Monza per mettere a punto gli ultimi particolari del matrimonio con Barbara Lietti, 19 anni, sua fidanzata da tre. E' andato a dormire tardissimo. Poche ore di meritato riposo, poi la cerimonia nel Duomo di Monza. Da stamane Pierluigi è sposo novello. 

Nulla da fare per Fiondella sullo stacco-gol di Casiraghi. Della sua unione con Barbara ha sempre parlato con entusiasmo. 

«E' il dolce epilogo della storia di due fidanzatini e l'inizio di una vita in comune, da dividere assieme», 

ha confessato il giovane a poche ore dal suo sì. Poi è scomparso, braccato da fotografi e giornalisti. Anche ieri al «Delle Alpi» Casiraghi ha dimostrato di essere un elemento determinante di questa nuova, ambiziosa Juventus. Un colpo di testa a cogliere l'angolo destro della porta difesa da Mareggiaini la partita non ha avuto più storia. 

«E' un buon momento — si era limitato a commentare uscendo dagli spogliatoi —. Nella vita l'importante è sapere attendere. L'anno scorso vissi il dramma degli infortuni in silenzio, pensando soltanto al momento in cui sarei tornato ad essere pimpante e utile alla squadra. Oggi so di esserlo e voglio continuare su questa strada. La Juve? Può arrivare molto lontano. Ma bisognerà lottare. Le avversarie non staranno certamente alla finestra». 

Casiraghi parla sempre sottovoce, come chi evita di sprecarsi in inutili predizioni. 

«La favorita? — si interroga —. La squadra che saprà approfittare meglio delle occasioni, tutte le occasioni. Per vincere un campionato bisogna avere anche un po' di vento in poppa. Quest'anno abbiamo cominciato bene, speriamo di concludere meglio». 

Sono molti coloro che vorrebbero conoscere da lui il segreto di questi suoi gol che sembrano uscire come d'incanto da vecchi filmati degli Anni Sessanta e Settanta. La sua immagine possente e svettante pare saltar fuori da un ingiallito album Panini. E i «draghi» di ieri (Riva, Bettega, Boninsegna) hanno considerato tutt'altro che blasfemo il paragone con il giocatore lombardo. Perché in lui c'è la forza di riuscire a risvegliare anche un po' del loro calcio, fatto di classe vera e senza tempo. Dopo gli acciacchi della passata stagione (operazione alle spalle e lunga convalescenza che ne hanno condizionato l'attività), Pierluigi è esploso nelle settimane scorse come un temporale d'agosto. Tuoni e fulmini, ma soprattutto una grandinata di reti. Quasi si fosse tenuta dentro tutta l'energia del mondo, accumulata in mesi di ansia, di sofferenza e di rabbia. 

Conclude: 

«Non sono un tipo superstizioso, ma scusate se mi viene spontaneo di toccare ferro quando mi si chiede di raccontare la disavventura vissuta l'anno scorso. Diciamo che non la auguro a messuno. Neppure al più scorretto degli avversari». 

Compreso Mareggini?

«S'intende!» 

Piero Abrate
 



Il fantasista bianconero ha mostrato contro l'ex squadra il meglio del suo repertorio
Baggio, addio al mal di Fiorentina
«Ero pronto a tirare un rigore, non l'avrei fallito»

TORINO. Roberto Baggio ha ieri giocato la più grande delle sue tre partite in maglia bianconera contro la Fiorentina. O meglio ha giocato la prima partita, le altre due essendo state cose diverse da quelle alle quali lui era chiamato da copione, da contratto. Baggio ieri ha corso, ha smistato buoni palloni quasi sempre di prima, ha messo il piede, si è beccato la marcatura greve di Salvatori e poi di Faccenda, è stato buttato giù quasi crudelmente da Dunga, e non è escluso che alla fine fosse ar rabbiato con la squadra viola, anche e soprattutto per l'affare Mareggini-Casiraghi. Ancora un po di incontri cosi, e poi Baggio sarà maturo per fare al la Fiorentina del giusto onesto male, quel male che forse ieri ha in qualche modo evitato di fare una sola volta, alzando troppo un cross che poteva far nascere un gol. Diciamo che ieri almeno Baggio ha smesso di fare, alla Fiorentina, del bene.

É ridicolo affannarci giorna listicamente così intorno alla normalità della prestazione di un calciatore che pure è dota tissimo di classe, è pagatissimo per sciorinaria, è provvisto di strumenti psicologici, dal buddismo in giù, per vincere le cosiddette rumore? É senz'altro ridicolo, lo è quanto è necessa rio o almeno doveroso. Perché Baggio è uno dei massimi del teatrino, e non si deve mancare niente della sua recita. Il giornalista è autorizzato a sognare di raccontare la Pechino-Parigi in deltaplano a motore, ma in tanto l'esame di ogni passo di Baggio, specie se contro la Fiorentina, fa parte di una specie di sua scuola dell'obbligo.

Baggio ieri ha fatto molti passi veloci in campo, e alcuni velocissimi per lasciare lo spogliatoio e dissolversi dopo avere detto ai giornalisti di non voler dire nulla. Il che non significa non avere nulla da dire, e infatti i giornalisti, facendo cooperative, gruppi, cosche, congreghe, pool, scambi eccete ra, sono riusciti ad avere alcune sue frasi, che messe insieme fanno, se non un'intervista, un bouquet di pareri. Il massimo dell'emissione di suoni è stato eseguito da Raggio mentre si allontanava, un braccio sulla spalla di Iachini giocatore della Fiorentina, con un giornalista toscano amico suo da anni. Ma ecco la summa.

Io e la partita: 

«Ero teso,ma meno di altre volte, e mi sono quasi rilassato giocando. Ecco, adesso posso dire che si, se avessimo avuto un rigore a fa-vore e io fossi stato designato come rigorista, l'avrei tirato".

lo e i tifosi viola

"Non ho sentito i cori orribili di cui mi dite. Ho visto però che c'era del fermento nella loro zona, giocando non ho potuto fare a meno di notare certi tafferugli, in somma certe cose brutte, che mi fanno del male".

lo e il dopogara con lo sconro Mareggini-Casiraghi. 

«Non devono accadere certe cose, sono accadute, sono disgustato". 

Parole neanche troppo criptiche, parole critiche verso il portiere della Fiorentina, visto che dello scontro Casiraghi è stato una vittima.

Quanti incontri ancora per avere un Baggio che distrugge la Fiorentina, le segna dei gol, la colpisce anche con le parole? I cronisti giovani fanno i conti, sono quasi sicuri di arrivare al quel momento. I cronisti anziani sospirano, sanno che non ci arriveranno mai. Però noi che eravamo a Torino quando Baggio si fece nascere a mattino una figlia pur di non dover pensare, giocando al pomeriggio, a battere la Fiorentina, noi che eravamo a Firenze quando Baggio non tirò il rigore e usci dal campo tenendo stretta una sciarpa viola, vi garantiamo che la va meglio.

Gian Paolo Ormezzano
brani tratti da: La Stampa 2 settembre 1991

 




LA NUOVA JUVENTUS
UNA SIGNORA CON LE PALLE!
Una squadra grintosa, che sa dove vuole arrivare. Pochi fronzoli, molta concentrazione e quegli attributi che hanno mandato in visibilio persino il presidente Chiusano...

TORINO. Finalmente una squadra con le palle. La considerazione tecnico-anatomica del presidente Chiusano nell'intervallo di Juventus-Fiorentina ha fotografato in modo persino crudo il nuovo corso bianconero. Per la verità, non è ben chiaro (forse neppure tra gli studiosi del delicato ramo) se una Signora, sia pure storicamente impegnata nel virile sport del pallone, debba proprio possedere certi attributi per suscitare ammirazione. In ogni caso il Trap, che notoria- mente non bada ai fronzoli, non ha avuto esitazioni a... cambiare il sesso della squadra più di tutte obbligata a vincere. Un mutamento radicale, una pagina girata, una brusca inversione di tendenza. 

"E una Juventus molto più quadrata, compatta, sicura di sé rispetto all'anno scorso"  ha calcato la mano il presidente della Lega, Nizzola, "senza quegli sbandamenti della stagione passata che la portavano a subire gol improvvisi quanto incredibili". 

Il ritornello dei pareri autorevoli sulla nuova Juve appare quasi ossessivo: 

"I miglioramenti" spiega Renzo Righetti, vicepresidente del Settore tecnico, "sono netti: si tratta di una Juve molto migliorata. E più robusta, più determinata. Un'altra cosa rispetto all'anno scorso". 

La lingua batte dove Maifredi duole e, insomma, la Signora virile sembra aver fatto centro ben al di là del successo di misura sulla Fiorentina con cui ha bagnato il suo esordio ir campionato. Si tratta di vedere, a questo punto, se cert trionfalismi appaiano giustificati. In realtà, sarebbe avventuroso sostenere che contro la scombinata squadra di Lazaroni si è espressa una grande Juve. Certo, i famosi... bargigli, tanto per restare in campo anatomico, sono emersi subitc di prepotenza.  Trap ha presentato un complesso di mutuo soccorso in cui, bandite stelle e stelline, ogni elemento esprime una operatività totale al servizio dei compagni. Si tratta di un primo passo fondamentale, la condizione indispensabile per mantenere nominalmente intatto l'assetto offensivo dello scorso anno, col poker Di Canio - Baggio - Schillaci - Casiraghi.Se a questo si aggiunge un assetto di terza linea pressoché impeccabile, grazie alla tremenda efficacia non soltanto dell'ottimo Kohler. ma anche del puntuale Carrera, si ha il quadro di una compagine poderosa difficilmente perforabile, anche sul piano delle improvvise amnesie di concentrazione. Ouesto non significa tuttavia che l'opera possa dirsi conclusa. La Juve del debutto ha cozzato a lungo contro il dispositivo difensivo viola: un groviglio di reticolati, tra difensori e centrocampisti, in cui quasi mai i fantasisti bianconeri sono riusciti a districari sguainando le indispensabili levate d'ingegno, i guizzi capaci di piegare la chiave tattica della partita avversaria. Così più che gioco autentico, la Juve offre per ora una continua, convinta generosa ricerca della via migliore per giungere al gol. Lo ammette lo stesso Trapattoni: 

"Per un'`ora contro la Fiorentina abbiamo tentato di tutto per arrivare a segnare: al di là dell'esiguo numero di occasioni, il fatto resta ımportante". 

Ecco: la Juve '91-92 parte con una disposizione d'animo completamente nuova. Una Juve umile, quasi operaia a dispetto dei nomi altisonanti che ne sorreggono le ambizioni offensive. Una Juve che ha tutto per diventare "da scudetto", ma che appunto ancora deve diventare tale, Disponendo di una micidiale coppia di attaccanti, Trapattoni sta ricalcando certe sue Juventus degli anni d'oro. Rinuncia al regista (di cui peraltro disporrebbe: il bravissimo Corini) per privilegiare un quadrilatero di centrocampo senza mediazioni tattiche con un tornante di fantasia e un rifinitore avanzato (Di Canio e Baggio) supportati da due robusti elementi di quantità (Reuter e Marocchi). Per funzionare al meglio anche su fronte offensivo occorrerebbero dunque al meccanismo bianconero un Di Canio in qualche modo somigliante a Causio del tempo che fu e parimenti un Baggio il più vicino possibile alle intuizioni registi. che che accendevano Platini Per ora, l'ex laziale non riesce quasi mai a pilotare sul fondo la propria indubbia classe per pennellare i cross che Casiraghi attende come una manna del cielo. Cosi come latitano le deliziose invenzioni con cui Baggio è capace di girare l'interruttore della partita azionando i magici meccanismi del gol. Riusciranno i due eroi della r iconversione trapatto-niana a sposare il sacrificio tattico senza appannare i pro- pri proverbiali bagliori tecnici? Su questa sfida si gioca il campionato della Juve, la sua possibilità di porre una effettiva candidatura al titolo. Non è forse un caso che proprio di Gianni Agnelli, uomo refrattario ai facili entusiasmi, sia giunta una piccola stecca nel coro domenicale degli elogi: 

"Una Juve discreta" l´ha definita, "perche non posso dire mi abbia pienamente soddisfatto. C"è qualcosa da registrare, ma nel complesso questa Juve non è male. E che grinta, quel Kohler".

Il campionato festeggia dunque il ritorno in punta di piedi della grande Juventus: senza poclami, senza scintille di gioco, ma già con la determinazione indispensabile per salire nuovamente gradini che portano in alto. Quando giungeranno copiose con avversari chiusi a doppia mandata come la Fiorentina di Lazaronı anche le palle che contano veramente, cioè quelle gol, la Juve dovrà davvero e finalmente tornare a ruggire.

Carlo F. Chiesa
tratto dal Guerin Sportivo anno 1991 n.36






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martedì 21 luglio 2026

2 Maggio 1990: Juventus - Fiorentina

É il 2 Maggio 1990 Juventus e Fiorentina si sfidano nella gara di andata della Finale della Coppa UEFA 1989-90  allo Stadio 'Comunale' di Torino.

Questa Juve costruita e modellata dalla figura storica di Dino Zoff (stavolta nelle vesti di allenatore) sta per vincere una bellissima doppietta di coppa. Infatti assieme alla Coppa UEFA, vince anche la Coppa Italia contro un grande Milan, all'apice della sua storia 'Sacchiana'. Purtroppo questi successi non valgono al 'Dino nazionale' la conferma sulla panchina bianconera. La dirigenza juventina è affascinata dal nuovo che avanza ed investe il proprio futuro in un giovane di 'belle speranze' Luigi Maifredi!

"Per due volte Juventus e Fiorentina si sono affrontate in una finale di coppa. Ancora di fronte in Coppa Uefa nel 1990. Per la prima volta in una competizione europea due squadre italiane sono in finale. E sarà una sfida particolare con Baggio in maglia viola che già sa che nella stagione successiva giocherà nella Juve. A Torino, nella gara di andata, il 2 maggio, Juventus in vantaggio con Galia dopo tre minuti, pareggio di Buso all’11. Nella ripresa Casiraghi e De Agostini chiudono il conto. Baggio può far poco. I viola contestano l’arbitraggio, il difensore Celeste Pin urla ai microfoni della Rai: "Ladri". Il 3-1 è un risultato troppo pesante per essere ribaltato nel ritorno che si gioca sul neutro di Avellino perché il campo di Firenze è squalificato. A Zoff dopo quel successo la Juve dà il benservito nonostante quell’anno avesse vinto anche la Coppa Italia."

tratto da: Quell'antica ruggine tra Juve e Fiorentina - Gazzetta dello Sport


Buona Visione!



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La partita di Avellino non è stata memorabile, né poteva esserlo. La Coppa si era decisa a Torino, quando la Fiorentina l'aveva avuta in mano a lungo senza riuscire a stringerla. [...] Quel risultato e quel punteggio hanno condizionato i secondi novanta minuti, inchiodandoli a un copione obbligato. [...] Soltanto un'alzata d'ingegno di Bruno [...] ha gettato un po' di sale nella vicenda. La giusta espulsione dell'agitato stopper juventino [...] ha scoperto le magagne difensive della Juventus, sino ad allora perfettamente mascherate. A quel punto la Fiorentina si è rovesciata paurosamente in avanti, i suoi tiratori dalla distanza, Dunga e Kubik, hanno armato i loro obici, Di Chiara e Buso hanno aumentato il ritmo [...]. A tutti ha detto imperiosamente di no, Stefano Tacconi, il grande protagonista di queste due partite [...]. Plastico, acrobatico, disarmante nella sua sicurezza, il portiere ha pagato così il suo debito di gratitudine nei confronti di Zoff, il grande maestro. A Tacconi, al suo invidiabile palmarés internazionale, mancava appunto la Coppa Uefa: nel 1977, a Bilbao, c'era ancora Superdino nella porta bianconera. Ad Avellino, sul campo che ne ha accompagnato i primi passi nel calcio d'élite, Tacconi ha colmato la lacuna.

(Adalberto Bortolotti)


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COPPA UEFA/LA 1º FINALE
Alla Juventus il primo... round (il 16 il ritorno). Zoff difende le sue scelte: "Anche con Sergio in campo nella ripresa, sarebbe finita così".
Andante con (o senza) Brio.

"Sono convinto che se Brio fosse rimasto in campo nella ripresa, con lo stesso atteggiamento non sarebbe cambiato nulla rispetto a quello che abbiamo fatto. La gente, poi, può dire quello che vuole".
È con la severa radicalità di sempre che Dino Zoff ha espresso questa considerazione agli antipodi di qualsiasi valutazione della critica dopo aver realizzato un 3 a 1 molto soddisfacente per la Juve e terribilmente punitivo per la Fiorentina nella prima delle due finali Uefa. 
«Loro hanno giocato un primo tempo infernale, andavano più forte di noi e ci hanno escluso dalla partita. Non potevano tenere: così, anche per non originare cadute di fiducia nel reparto, ho scelto di operare il cambio dopo quindici minuti di riflessioni più o meno serene nello spogliatoio». 
È possibile concordare sulla descrizione, ma sembra difficile essere d'accordo sul giudizio. Per trenta minuti buoni si è avvertita la necessità di un centrale rapido, in grado di arginare le sfuriate di Nappi e Di Chiara quando riuscivano (sempre, peraltro) a superare Napoli e De Agostini. E Galia costituiva la soluzione ideale, oltre che unica a disposizione di Zoff, visto che Tricella e Fortunato sono da tempo infortunati e che Bruno era squalificato. Lo scompenso era reso ancor più evidente dall'inferiorità - diciamo così dinamica accusata dal centrocampo bianconero nei confronti di quello fiorentino. Per farla breve: nei primi quarantacinque minuti anche il lentissimo Kubik sembrava un leprotto.
A determinare il risultato e a conseguire una bella fetta di Coppa Uefa a Madama, vicinissima a un «piccolo», ma brillantissimo slam, sono stati due gol veri (di Galia e Buso), un errore macroscopico - uno dei tanti dell'arbitro spagnolo Soriano Aladren (al quale l'inviato del Tempo, di Roma ha incredibilmente assegnato un 7), una papera doc di Landucci su un destro per niente irresistibile di De Agostini e alcune pro-dezze di Tacconi. Un 3 a l bugiardino, dunque, che ha chiuso un incontro strano e difficilmente leggibile in chiave tattica. A mio personalissimo parere, l'oscar per la migliore interpretazione critica del match va assegnato come spesso accade, per la verità a Gianni Mura di Repubblica, che ha scritto:
"Finché si è giocato al calcio, nel primo tempo soprattutto, la Fiorentina ha giocato meglio della Juve. Non le è bastato. Perché, anche in una serata difficile, la Juve ha ribadito di avere il gol facile. Magari non sempre con azioni limpidissime, ma la palla va dentro e alla squadra di Zoff va riconosciuta, se non altro, una grandissi-ma volontà". 
E ancora:
"Questa prima partita europea, diffusa in eurovisione, non credo sia stata una buona pubblicità per il calcio italiano: troppe furbate, cattiverie, ripicche, è davvero un caso che nessuno si sia fatto veramente male".
Ma occupiamoci della Juve in via di rifondazione che, non a caso, come nel '77 vuole partire da un successo in Coppa Uefa. La gara con i viola guidati da Graziani in ...scaramantica versione trench autunnale (in barba ai venti e passa gradi di Torino) ha confermato che la verticale Tacconi - Marocchi -Schillaci è di prim'ordine, che De Agostini e Casiraghi sono pedine irrinunciabili (anche se i primi 45 minuti dell'esterno sinistro sono da dimenticare e se il giovane attaccante si è distinto soprattutto nel gioco aereo di smistamento), e che Alejnikov rappresenta ancora un rebus irrisolto: per lunghi tratti dell'incontro ha giocato una partita tutta sua, un due-tocchi inutile e rallentante. Il discorso si fa complicato quando si parla di Galia e Dario Bonetti: il primo non rientra nei piani di Maifredi, ma per utilità, duttilità e effi-cacia cia potrebbe meritare la riconferma; il secondo piace al nuovo tecnico juventino ma si ha spesso l'impressione che sfrutti il il quaranta per cento del suo potenziale e che soffra l'uno-contro-uno. I bocciati più o meno eccellenti sono, come da copione maifrediano, Napoli, Brio o chi per lui e Barros (magnifico optional).
La Fiorentina messa in campo da Graziani ha sconcertato il pubblico, oltre che la Juve. Travolgente nel premio tempo, nel secondo si è sfilacciata, alleggerita e non ha mai potuto contare sul genio di Baggio, «bello ma senza cuore», come ha giustamente sottolineato Mura. Nella partita di color che son sospesi (Baggio) o trombati (Zoff, Graziani, Brio, Barros) proprio Roberto è risultato il più... assente. Peccato, un'occasione mancata. Pensierino dedicato a Nappi, ala veloce e tecnica ma caratterialmente da registrare: negli ultimi venti minuti dell'incontro ha commesso due falli di una stupidità (e quel che è più, di un'inefficacia) alluci prima su De Agostini e poi su Tacconi, pregiudicando la qualità della sua prestazione e, soprattutto, generando reazioni a catena. Nel retour-match, in programma il 16 maggio, qualcosa o molto cambierà. La Juve dovrà rinunciare allo squalificato Bonetti ma potrà riproporre Bruno, la Fiorentina dovrà impostare una partita d'attacco ragionato per tentare di metterne dentro due senza beccarne alcuno. La speranza è che lo spettacolo resti di contenuto calcistico e che trionfi l'intelligenza.

Ivan Zazzaroni
tratto dal Guerin Sportivo anno 1990 n.19





Tacconi è il salvatore
Galia cancella Baggio e Casiraghi è leone vero

Il primo round di Coppa Uefa è finito con un risultato (3-1) che mette la Juventus in pole position per il retour match del 16 maggio con la Fiorentina. Ma saranno altri 90', salvo supplementari, di fuoco alla luce dell'agonismo sfoderato ieri sera dalle due squadre, con quattro ammoniti (Pin e Bonetti, che verranno squalificati, Nappi e Tacconi) da un arbitro, lo spagnolo Soriano Aladren, che non è stato all'altezza di una finale europea, negando un rigore su Casiraghi. 

Queste le pagelle dei bianconeri. 

TACCONI: 8. Nulla ha potuto sul tuffo alla kamikaze di Buso, ma ha compiuto almeno cinque parate strepitose, due su Nappi e tre su Baggio risultando, ancora una volta, determinante. 

NAPOLI: 6. Di Chiara era il viola che Zoff temeva di più per il suo gioco avvolgente e Napoli ha dovuto dar fondo a tutte le sue risorse per arginare l'avversario. A gioco lungo c'è riuscito. 

DE AGOSTINI: 7. S'è opposto, in avvio, allo scatenato Nappi, autentico folletto onnipresente su tutto il fronte offensivo. Dopo il temporaneo pareggio di Buso, ha lasciato Nappi a Brio e sono stati altri... dolori. Nella ripresa, tornato su Nappi (ormai in debito d'ossigeno) ha garantito spinta e, da un suo tiro infido, Landucci ha fatto la frittata.

GALIA: 7. Un bel gol, del tutto simile, come esecuzione, a quello segnato a San Siro con il Milan che ha deciso la Coppa Italia. Gol a parte, ha contrastato Baggio, concedendogli solo una palla-gol, e poi ha frenato sia Buso che il gioiello viola, futuro juventino.

BRIO: 5. Conosceva Buso alla perfezione, così come Buso conosceva lui. La differenza d'età ha favorito il giovane veneto che s'è tolto la soddisfazione di realizzare un gol d'autore. Subito dopo Brio è passato su Nappi ma la situazione non è migliorata anche se la Juventus non ha subito altri danni.

ALESSIO: 6. E' subentrato a Brio in avvio di ripresa, agendo nella zona di Kubik e la Juventus ha fatto... quadrare il centrocampo. Suo un assist che Aleinikov ha sprecato.

ALEINIKOV: 5. Una serata no per il sovietico che ha ballato a centrocampo consentendo a Kubik di spingersi frequentemente nell'area juventina. Nel secondo tempo, alternandosi con Galia su Baggio, ha reso un po' di più.

BARROS: 6. Dell'Oglio ha avuto pochi problemi con il piccolo portoghese dal cui piede, comunque, sono scaturite un paio di azioni pericolose anche se non è quasi mai riuscito a cambiare marcia, alla sua maniera.

CASIRAGHI: 6,5. Un leone. Ha ingaggiato un duello feroce con Pin, subendo un netto fallo da rigore nel primo tempo e segnando il gol del 2-1 con grande opportunismo anche se lo stopper viola, nella circostanza, ha reclamato per una spinta dell'avversario.

MAROCCHI: 6. Forse ha sentito più di altri il caldo afoso, ma si è sacrificato in un lavoro oscuro, di tamponamento, per impedire a Dunga di rifornire le punte.

SCHILLACI: 6,5. Magnifici lo spunto e il cross che hanno permesso a Galia di sbloccare il risultato. Ha anche armato il destro di De Agostini per il 3-1. Anche se non ha segnato, Totò ha fatto il suo dovere.

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 3 maggio 1990





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giovedì 28 maggio 2026

28 Maggio 1989: Juventus - Fiorentina

É il 28 Maggio 1989 e Juventus e Fiorentina si sfidano nella tredicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1988-89 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

É una Juventus che cerca di costruire una squadra ancora scossa dal addio di 'Le Roi' Michel Platini e dai fallimenti di Ian Rush e del tecnico Rino Marchesi. Guidati in panchina dalla leggenda Dino Zoff, i bianconeri raggiungono un quarto posto in campionato che dovrebbe rappresentare un buon viatico per il futuro. 

Dall'altra parte c'è una Fiorentina guidata in panchina da Sven Goran Eriksson e condotta in campo da un giovane Roberto Baggio, che conclude la stagione in 7a posizione e (dopo spareggio con la Roma) si aggiudica un posto in Europa.

Buona Visione!



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Stagione 1988-1989 - Campionato di Serie A - 13 ritorno
Torino - Stadio Comunale
domenica 28 maggio 1989 ore 16:30 
JUVENTUS-FIORENTINA 1-1
MARCATORI: Buso 4, Cucchi 53

JUVENTUS: Tacconi, Napoli N., De Agostini, Galia, Bruno P., (c) Tricella, Mauro, Marocchi (Magrin 46), Buso, Zavarov, Laudrup
A disposizione: Bodini, Favero, Cabrini, Altobelli
Allenatore: Dino Zoff

FIORENTINA: Landucci, Bosco (Calisti 63), Carobbi, Dunga, Battistini S., Hysen, Salvatori, Cucchi, Pruzzo (Di Chiara 70), Baggio R., Pellegrini
A disposizione: Bacchin, Pin, Perugi
Allenatore: Sven Goran Eriksson

ARBITRO: Felicani
AMMONIZIONI: Bruno P. 29, De Agostini 76 (Juventus); Cucchi 22 (Fiorentina)
ESPULSIONI: Bruno P. 72 (Juventus); Baggio R. 72 (Fiorentina)





Napoli e Tricella le note liete di fine stagione

La zona Uefa, a quattro giornate dal termine, è ormai acquisita per la Juventus anche se il pareggio con la Fiorentina ha impedito alla squadra di Zofi di agganciare il Milan, neo campione d'Europa, al terzo posto. Ancora una volta, e con piena ragione, i bianconeri hanno qualcosa da recriminare sull'arbitraggio. Il signor Felicani di Bologna ed i suoi collaboratori hanno commesso errori decisivi. Se sbagliare è umano, nei confronti della ,Juventus è diventata una cattiva abitudine.

Non vogliamo mettere in dubbio la loro buona fede, ma la Juventus, che meritava di chiudere il primo tempo con almeno due gol di scarto, s'è vista annullare un gol senza motivo (Laudrup non aveva commesso fallo su Landucci, uscito a vuoto sul cross di Marocchi deviato di testa da Carobbi) e non concederne un altro, dello stesso Laudrup allo scadere del primo tempo, perché secondo Felicani e il guardalinee il pallone incornato dal danese e respinto da Carobbi non aveva varcato interamente la linea di porta. Le riprese televisive hanno dimostrato che il gol era regolare.
Ben diversa sarebbe stata la ripresa con la Juventus in vantaggio di 2-0, sia dal punto di vista psicologico che pratico. Il pomeriggio caldo e umido, con pioggerella prima della gara e sole durante il secondo tempo, ha inciso sul rendimento della Juventus che, per esercitare una costante supremazia territoriale, aveva speso molte energie in più della Fiorentina. L'innesto di Magrin al posto di Marocchi non è bastato ad innervare un centrocampo apparso in debito d'ossigeno. E la Fiorentina ha prima pareggiato con Cucchi, poi ha scosso la traversa con un pericolosissimo colpo di testa di Pellegrini.

Sarebbe stato davvero il colmo se quell'incornata di Pellegrini fosse finita a bersaglio ma il calcio è così e, con gli equilibri esistenti nel nostro campionato, basta un episodio sfortunato per capovolgere l'esito di una partita. Un solo gol è spesso insufficiente. Giá con l'Inter la Juventus non aveva raccolto quanto meritava in 45' e i neocampioni d'Italia avevano saputo rimediare. É successo anche alla Fiorentina. La Juventus avrebbe comunque potuto essere più forte della sorte e dell'arbitraggio contrario ma Galia, De Agostini e Napoli hanno sprecato, nel finale e con le due squadre ridotte in dieci per l'espulsione di Bruno e Baggio, tre grosse occasioni per mettere ko i viola. Soprattutto quelle di Galia, a tu per tu con Landucci, e di Napoli che aveva scambiato benissimo con Laudrup ma poi, al volo di destro, angolava troppo il tiro.

Se Napoli avesse segnato, sarebbe diventato il protagonista assoluto dell'incontro. Era stato bravissimo a contrastare Baggio, il talento della Fiorentina che piace alla Juventus. Baggio non era mai riuscito a liberarsi di Napoli che, in modo corretto, lo contrastava con efficacia e partecipava attivamente alla costruzione del gioco.

Napoli, insieme con Tricella, è una delle note liete di questo finale di stagione. L'ex messinese, arrivato a Torino nell'ottobre '87, per una stagione e mezza non era riuscito ad esprimere un rendimento soddisfacente. Malanni muscolari, ricadute, gli avevano negato la continuità e la prima squadra. E bastata l'operazione alle tonsille per risolvere tutti i problemi. Ed i risultati si vedono.

Bruno Bernardi






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