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giovedì 28 maggio 2026

28 Maggio 1989: Juventus - Fiorentina

É il 28 Maggio 1989 e Juventus e Fiorentina si sfidano nella tredicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1988-89 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

É una Juventus che cerca di costruire una squadra ancora scossa dal addio di 'Le Roi' Michel Platini e dai fallimenti di Ian Rush e del tecnico Rino Marchesi. Guidati in panchina dalla leggenda Dino Zoff, i bianconeri raggiungono un quarto posto in campionato che dovrebbe rappresentare un buon viatico per il futuro. 

Dall'altra parte c'è una Fiorentina guidata in panchina da Sven Goran Eriksson e condotta in campo da un giovane Roberto Baggio, che conclude la stagione in 7a posizione e (dopo spareggio con la Roma) si aggiudica un posto in Europa.

Buona Visione!



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Stagione 1988-1989 - Campionato di Serie A - 13 ritorno
Torino - Stadio Comunale
domenica 28 maggio 1989 ore 16:30 
JUVENTUS-FIORENTINA 1-1
MARCATORI: Buso 4, Cucchi 53

JUVENTUS: Tacconi, Napoli N., De Agostini, Galia, Bruno P., (c) Tricella, Mauro, Marocchi (Magrin 46), Buso, Zavarov, Laudrup
A disposizione: Bodini, Favero, Cabrini, Altobelli
Allenatore: Dino Zoff

FIORENTINA: Landucci, Bosco (Calisti 63), Carobbi, Dunga, Battistini S., Hysen, Salvatori, Cucchi, Pruzzo (Di Chiara 70), Baggio R., Pellegrini
A disposizione: Bacchin, Pin, Perugi
Allenatore: Sven Goran Eriksson

ARBITRO: Felicani
AMMONIZIONI: Bruno P. 29, De Agostini 76 (Juventus); Cucchi 22 (Fiorentina)
ESPULSIONI: Bruno P. 72 (Juventus); Baggio R. 72 (Fiorentina)





Napoli e Tricella le note liete di fine stagione

La zona Uefa, a quattro giornate dal termine, è ormai acquisita per la Juventus anche se il pareggio con la Fiorentina ha impedito alla squadra di Zofi di agganciare il Milan, neo campione d'Europa, al terzo posto. Ancora una volta, e con piena ragione, i bianconeri hanno qualcosa da recriminare sull'arbitraggio. Il signor Felicani di Bologna ed i suoi collaboratori hanno commesso errori decisivi. Se sbagliare è umano, nei confronti della ,Juventus è diventata una cattiva abitudine.

Non vogliamo mettere in dubbio la loro buona fede, ma la Juventus, che meritava di chiudere il primo tempo con almeno due gol di scarto, s'è vista annullare un gol senza motivo (Laudrup non aveva commesso fallo su Landucci, uscito a vuoto sul cross di Marocchi deviato di testa da Carobbi) e non concederne un altro, dello stesso Laudrup allo scadere del primo tempo, perché secondo Felicani e il guardalinee il pallone incornato dal danese e respinto da Carobbi non aveva varcato interamente la linea di porta. Le riprese televisive hanno dimostrato che il gol era regolare.
Ben diversa sarebbe stata la ripresa con la Juventus in vantaggio di 2-0, sia dal punto di vista psicologico che pratico. Il pomeriggio caldo e umido, con pioggerella prima della gara e sole durante il secondo tempo, ha inciso sul rendimento della Juventus che, per esercitare una costante supremazia territoriale, aveva speso molte energie in più della Fiorentina. L'innesto di Magrin al posto di Marocchi non è bastato ad innervare un centrocampo apparso in debito d'ossigeno. E la Fiorentina ha prima pareggiato con Cucchi, poi ha scosso la traversa con un pericolosissimo colpo di testa di Pellegrini.

Sarebbe stato davvero il colmo se quell'incornata di Pellegrini fosse finita a bersaglio ma il calcio è così e, con gli equilibri esistenti nel nostro campionato, basta un episodio sfortunato per capovolgere l'esito di una partita. Un solo gol è spesso insufficiente. Giá con l'Inter la Juventus non aveva raccolto quanto meritava in 45' e i neocampioni d'Italia avevano saputo rimediare. É successo anche alla Fiorentina. La Juventus avrebbe comunque potuto essere più forte della sorte e dell'arbitraggio contrario ma Galia, De Agostini e Napoli hanno sprecato, nel finale e con le due squadre ridotte in dieci per l'espulsione di Bruno e Baggio, tre grosse occasioni per mettere ko i viola. Soprattutto quelle di Galia, a tu per tu con Landucci, e di Napoli che aveva scambiato benissimo con Laudrup ma poi, al volo di destro, angolava troppo il tiro.

Se Napoli avesse segnato, sarebbe diventato il protagonista assoluto dell'incontro. Era stato bravissimo a contrastare Baggio, il talento della Fiorentina che piace alla Juventus. Baggio non era mai riuscito a liberarsi di Napoli che, in modo corretto, lo contrastava con efficacia e partecipava attivamente alla costruzione del gioco.

Napoli, insieme con Tricella, è una delle note liete di questo finale di stagione. L'ex messinese, arrivato a Torino nell'ottobre '87, per una stagione e mezza non era riuscito ad esprimere un rendimento soddisfacente. Malanni muscolari, ricadute, gli avevano negato la continuità e la prima squadra. E bastata l'operazione alle tonsille per risolvere tutti i problemi. Ed i risultati si vedono.

Bruno Bernardi






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domenica 24 maggio 2026

24 Maggio 1981: Juventus - Fiorentina

É il 24 Maggio 1981 e Juventus Fiorentina si sfidano nella quindicesima (ed ultima) giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1980-81 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

I bianconeri sono affamati di vittoria dopo che l'Inter l'anno prima li aveva beffati sul traguardo tricolore. 

Dall'altra parte ci sono i viola che attraversano un campionato di stallo. Alla fine sará un quinto posto che peró non assicura alla Fiorentina l'accesso alle coppe europee. 

Sará una vittoria per i bianconeri che significa diciannovesimo tricolore. Ad un passo dalla seconda stella, mentre gli altri si godono a malapena la prima.

Buona Visione! 


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Stagione 1980-1981 - Campionato di Serie A - 15 ritorno
Torino - Stadio Comunale
domenica 24 maggio 1981 ore 16:00 
JUVENTUS-FIORENTINA 1-0
MARCATORI: Cabrini 26

JUVENTUS: (c) Zoff, Brio, Cabrini, Prandelli (Causio 72), Gentile, Scirea, Marocchino, Tardelli, Verza, Brady, Fanna
A disposizione: Bodini, Osti, Storgato, Galderisi
Allenatore: Giovanni Trapattoni

FIORENTINA: Galli G., Contratto, Ferroni, Orlandini (Novellino 80), Guerrini, Galbiati, Bertoni, Manzo, Fattori, Antognoni, Di Marzio
A disposizione: Pellicanò, Reali, Biasin, Desolati
Allenatore: Giancarlo De Sisti

ARBITRO: Barbaresco
AMMONIZIONI: Fattori, Bertoni (Fiorentina)




Il presidente bianconero ha fatto la doccia vestito dopo la vittoria 
Boniperti: «Scudetto più sofferto» 

TORINO — 

«Si soffre, ma questo scudetto ha davvero un sapore particolare». 
Cominciava cosi, per Giampiero Boniperti, l'intervista più lunga. Lo spogliatoio della Juventus era un mare di champagne e di folla. Ebbri di gioia, i giocatori, secondo tradizione, l'avevano trascinato, vestito, sotto la doccia: grondante acqua Boniperti sorrideva felice. Li aveva aspettati negli spogliatoi dov'era rimasto barricato per tutto il secondo tempo ascoltando la radio. Non era riuscito a resistere in tribuna d'onore anche se Cabrini, dopo 27minuti, aveva infilato Galli ipotecando il trionfo. Nell'intervallo era andato ad incitare la squadra e non si era più mosso dallo stanzone. Un'ora più tardi era tutto finito e poteva abbandonarsi anche lui all'esultanza. 
«Se avessi segnato di destro, sarebbe stato un capolavoro», 
diceva a Cabrini abbracciandolo. Poi scherzava con Zoff, autore della parata decisiva su Bertoni, si complimentava con Brady, lo straniero che ha permesso alla Juventus un salto di qualità sul piano della classe, e con tutti gli altri protagonisti della bella avventura. Ieri Boniperti ha superato se stesso: come calciatore aveva vinto cinque titoli, come presidente sei ed ha così eguagliato l'ing. Edoardo Agnelli che realizzò la stessa impresa dal 1924 alla stagione '34-35 che chiuse lo storico quinquennio. Boniperti assunse la presidenza nel '71. un decennio esatto costellato di successi. 
«Gli scudetti sono tutti belli ma questo è diverso», 
ripeteva Boniperti. Nello stesso istante, dalle docce i giocatori cantavano 
«Arrivederci Roma» 
e intonavano il coro 
«E nun ce vonno sta» 
e Boniperti s'affrettava a chiudere la porta: 
«E' meglio, altrimenti vengono fuori delle cose...». 
Sulla lavagna, una mano ignota, aveva scritto: 
«Roma scudetto uguale illusione». 
Fuori, su un gigantesco striscione, si leggeva: 
«Campioni contro tutto e contro tutti». 
Ma Boniperti non ne approfittava per polemizzare: 
«Sono i tifosi che tirano queste risultanze, noi no». 
A chi dedica lo scudetto?, chiedeva un cronista. Pronta la risposta di Boniperti: 
«L'abbiamo vinto per noi ed ha un significato particolare. E' un trofeo in più che si aggiunge alla nostra bella bandiera e che premia i nostri tifosi che ci hanno seguito con stile juventino. Li ringrazio. Ma il mio ringraziamento va soprattutto a Trapattoni, ai tecnici ed ai giocatori che sacrificandosi e mettendocela tutta in campo e fuori, si sono dimostrati professionisti eccezionali in un torneo difficile, combattuto. Complimenti al Napoli che con Krol e con una valida organizzazione societaria ha ottenuto un piazzamento bellissimo. E complimenti anche alla Roma di Liedholm che ha disputato un grosso campionato. Mi auguro che il prossimo sia altrettanto combattuto ma con meno odio, con meno astio». 
Boniperti ha vinto tutto meno la Coppa dei Campioni. Sarà la volta buona? 
«Godiamoci lo scudetto, poi se ne parlerà», 
dribblava la domanda. Ed aggirava anche l'ostacolo quando gli chiedevano dei programmi avvenire: 
«E' presto, è presto. Adesso c'è la Coppa Italia». 
Un giornalista della Giordania lo avvicinava per dirgli che il suo paese sarebbe lieto d'invitare una squadra italiana e, in particolare, la Juventus ad un torneo. Boniperti lo ringraziava senza impegnarsi: 
«Parleremo anche di questo». 
Altri trovavano il modo di toccare l'argomento del calcio-scommesse. Senza arrabbiarsi, Boniperti ribatteva: 
«Sappiamo bene come nascono certe storie. L'Italia è fatta di queste cose». 
Il vestito di ricambio, che avevano dovuto andare a prendergli a casa, tardava ad arrivare e Boniperti, suo malgrado, era costretto a sostenere altri botta-riposta mentre attorno a lui regnava un'allegra confusione. Ai microfoni della radio, ripeteva quanto aveva già detto. C'era anche De Sisti. Lo abbracciava dicendogli: 
«Ti auguro, per la prossima stagione, di ripetere la bella serie che hai fatto, ma dopo averci incontrati». 
I due ridevano alla battuta mentre sullo stadio calavano le prime ombre della sera. Boniperti, finalmente rivestito, era fra gli ultimi ad andarsene. Anche a lui i tifosi riservavano una lunga ovazione per uno scudetto che ha davvero un sapore diverso. E sognano il ventesimo, la doppia stella, la Coppa Campioni. 

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 25 maggio 1981





IN COPERTINA/LO SCUDETTO

E' un trionfo in bianco e nero: si salvano Ascoli e Udinese mentre la Signora si appunta il suo diciannovesimo scudetto. Malgrado la fiera opposizione della Roma, un formidabile girone di ritorno (ventisei punti sui trenta disponibili) legittima la conquista della squadra che ha segnato più gol e ne ha subiti meno

Juve. E così sia

TORINO. Sventolano sul campionato i vessilli bianconeri. A Udine e ad Ascoli, per celebrare una salvezza targata Rocambole; a Torino, per salutare il diciannovesimo scudetto di Madama Juventus. E' il settimo gol di Cabrini a cingere del lauro tricolore la fronte della Signora, ma non è un miracolo di Sant' Antonio. La Juventus, adusa in passato a marce trionfali, questa volta si è guadagnata la conquista con sudore proletario. Il suo finale tutto in salita giustifica l'esultanza: questa squadra ha saputo ripetutamente risorgere dalle proprie ceneri, annullare svantaggi apparentemente incolmabili, sotto il profilo tecnico e psicologico. Al traguardo è giunta stremata, arroccando sotto i colpi di una Fiorentina trascinata dal miglior Bertoni della stagione. Ma proprio l'irriducibilità degli avversari regala toni autentici al trionfo di Trapattoni e soci.

RIMPIANTI. Un campionato così accanitamente disputato lascia fatalmente rimpianti e veleni. La Roma, che ha a lungo accarezzato il sogno e se lo è visto svanire nelle battute conclusive, può legittimamente agganciarsi a episodi sfavorevoli. Cosa sarebbe stato se il guardalinee di Bergamo non avesse colto il fuorigioco quanto meno opinabile che ha condotto all'annullamento del gol di Turone, nel rissoso testa-a-testa di Torino? E se il Perugia non avesse lanciato il solo acuto del suo campionato a Fuorigrotta, dove sarebbe arrivato il Napoli-miracolo di Krol e di Marchesi? Gli interrogativi sono leciti, ma è pericoloso giudicare un campionato intero da circostanze singole, sganciate dal contesto. La Juventus ha chiuso il torneo avendo segnato più di tutte (46 gol contro i 43 della Roma e 31 del Napoli) e subito meno di ogni altra (15 gol, contro i 19 delle sue due più fiere oppositrici). Nel gioco dei confronti diretti ha raccolto cinque punti (due con la Roma, tre col Napoli) contro i quattro del Napoli (tre con la Roma, uno con la Juve) e i tre della Roma (due con la Juve, uno col Napoli). Anche applicando alla testa della classifica il metodo per stabilire le retrocessioni (la famosa classifica avulsa) il risultato non sarebbe cambiato.

CARATTERE. In realtà, la Juventus ha guadagnato questo stressante scudetto con una grandiosa prova di carattere. Già in partenza, presentava una formazione squilibrata, nel senso che le difettava, in organico, una punta di propensioni esclusivamente offensive. Le lunghe rinunce a Bettega hanno poi esasperato la lacuna, costringendo la squadra a stroncanti manovre di aggiramento per portare il maggior numero possibile di uomini in zona-gol. Se, malgrado questo, alla fine è risultata la squadra più prolifica, ciò depone a favore della qualità dei suoi difensori e centrocampisti (sette gol Cabrini e Tardelli, otto Brady) e della preparazione atletica davvero eccezionale del complesso. Grande merito di Trapattoni, al quale vogliamo aggiungerne subito un altro. La capacità di tenere in perfetto ordine la sua panchina lunga. Volta a volta sono mancati Bettega, Causio, Tardelli, Furino, alla fine anche l'inossidabile Cuccureddu: sempre i sostituti sono stati all'altezza del compito. Marocchino, una volta immesso in pianta stabile, è stato forse l'elemento decisivo, per freschezza e fantasia. Verza ha risolto la fondamentale partita di Napoli, Prandelli ha surrogato un po' tutti, a turno, con esemplare costanza di rendimento.

LA CONCORRENZA. Eppure la concorrenza è risultata davvero formidabile. La Roma, portando sulla scena un calcio nuovo, coraggioso e furbesco insieme, ha giocato le sue carte con estrema determinazione. Sul vantaggio iniziale ha sapientemente dosato le inevitabili pause. L'impressione di un suo appannamento alla distanza è errata. Liedholm ha conquistato venti punti nel girone di andata e ventidue in quello di ritorno, quindi incrementando la propria velocità di crociera. E' stata la Juve, con i ventisei punti conquistati nella fase discendente, a determinare il sorpasso. Fermiamoci un momento su questo dato: ventisei punti in quindici partite equivalgono a dodici vittorie, due pareggi (entrambi in casa, con Cagliari e Roma) e una sola sconfitta (a Milano con l'Inter). Anche il Napoli, malgrado le due sconfitte consecutive nelle due ultime giornate, è andato più forte nel girone di ritorno che in quello di andata: venti punti contro diciotto.

Insomma, la Juventus non ha raccolto, lungo la strada, i cocci di avversari scoppiati, ma ha superato rivali che andavano a loro volta sprintando. A parte, poi, lo sfortunato esito la Roma ha aperto strade nuove al calcio italiano. Il suo gioco a zona appare destinato, fortunatamente, a trovare imitatori. Già la stessa Juventus, contro la Fiorentina, ha in pratica giocato senza riferimenti fissi, controllondo gli avversari a seconda della posizione di volta in volta occupata sul terreno. Così Bertoni, assegnato a Cabrini, si è trovato opposto a Prandelli, quando retrocedeva a impostare l'azione da centrocampo, o a Brio, quando tentava lo sfondamento frontale. Se il football italiano va lentamente evolvendosi sotto l'aspetto strategico (e nel senso di una maggior concessione allo spettacolo) i meriti pioneristici della Roma non vanno dimenticati.

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1981 nr.22




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sabato 13 dicembre 2025

13 Dicembre 2015: Juventus - Fiorentina

É il 13 Dicembre 2015 Juventus e Fiorentina si sfidano nella sedicesima giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2015-16 allo 'Juventus Stadium' di Torino.

É una Juventus che domina il calcio italiano. Sta per concludere un altro campionato davanti a tutti. 

Davanti a lei c'é una Fiorentina che conclude un ottimo campionato al quinto posto.

Buona Visione! 



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Campionato di Serie A 2015-2016 - 16 andata
Torino - Juventus Stadium
Domenica 13 dicembre 2015 ore 20.45
JUVENTUS-FIORENTINA 3-1
MARCATORI: Ilicic rigore 3, Cuadrado 6, Mandzukic 80, Dybala 90+1

JUVENTUS: Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini, Cuadrado, Khedira (Sturaro 62), Marchisio C., Pogba, Evra (Alex Sandro 77), Mandzukic (Morata 85), Dybala
Allenatore: Massimiliano Allegri

FIORENTINA: Tatarusanu, Tomovic, Gonzalo Rodriguez, Astori, Bernardeschi, Badelj, Vecino (Rossi G. 86), Marcos Alonso (Pasqual 85), Ilicic (Mati Fernandez 86), Borja Valero, Kalinic
Allenatore: Paulo Sousa

ARBITRO: Orsato




Dopo un primo tempo equilibrato, nel quale subito in avvio Cuadrado risponde al rigore di Ilicic, nel finale le reti di Mandzukic e Dybala consentono ai campioni d'Italia di salire a sei vittorie consecutive e di proseguire l'inseguimento alla capolista 
TORINO – La Juventus non si ferma più. Nello scontro diretto con la Fiorentina i campioni d’Italia centrano il loro sesto successo consecutivo in campionato e si issano sempre più in alto in classifica, proponendosi probabilmente come la rivale più temibile per l’Inter di Mancini. Il 3-1 sui viola è frutto di una gara giocata con intelligenza, durante la quale i bianconeri hanno anche dovuto subire il possesso palla degli uomini di Sousa in certi frangenti. Quando la sfida è entrata nel momento cruciale, però, la Juve ha tirato fuori la tempra della grande squadra, piazzando la zampata vincente che ha steso una Fiorentina che si era forse illusa di poter controllare senza troppi patemi il finale di partita. E Mario Mandzukic, autore della rete che ha spianato la strada del successo ai bianconeri, è l’uomo che incarna meglio lo spirito della compagine di Allegri. Il croato lotta come un leone per l’intera gara e, nonostante le tante energie spese e i pochi rifornimenti arrivati in area, si fa trovare puntale come un falco per il tap-in che vale il 2-1 e che spacca in due la sfida. 
POCHE SORPRESE DI FORMAZIONE – I due tecnici si affidano alle formazioni migliori, scegliendo gli uomini che in questo momento sembrano dare maggiori garanzie. Allegri ritrova Khedira a centrocampo e preferisce Evra ad Alex Sandro sulla sinistra. Sulla corsia opposta, invece, il grande ex Cuadrado vince il ballottaggio con Lichtsteiner. In avanti spazio alla coppia Mandzukic-Dybala. Nella Fiorentina, dopo il turnover ragionato di Europa League, Sousa ripropone dal primo minuto Tatarusanu, Rodriguez, Bernardeschi, Vecino e Kalinic. 
AVVIO PIROTECNICO – L’avvio di gara è subito pirotecnico. La Fiorentina, non nuova a partenze lanciate, al 2’ affonda con Bernardeschi che prende il tempo a Chiellini, il quale lo atterra in area. Dopo essersi consultato con l’arbitro di porta Orsato concede il rigore e Ilicic, come al solito, è impeccabile dal dischetto. La risposta della Juve non tarda ad arrivare e al 6’ Cuadrado cerca una sponda di testa su un traversone di Evra che assume una traiettoria strana e beffa Tatarusanu. Ristabilito l’equilibrio, la foga agonistica dei primi minuti inizia pian piano a scemare. Le squadre occupano bene tutti gli spazi, a conferma dell’accuratezza con cui Sousa e Allegri hanno preparato la gara, e il confronto assume quasi i contorni di una sfida a scacchi, fatta di efficaci mosse e contromosse che vedono bianconeri e viola annullarsi a vicenda fino all’intervallo. 
LA ZAMPATA DI MANDZUKIC – Se il primo tempo, grazie ad un inizio davvero intenso, era stato nel complesso gradevole, la ripresa incomincia con tanti errori di misura da parte delle due squadre e con un ritmo piuttosto soporifero. Quando la gara sembra scivolare via verso un inevitabile pareggio, però, la Juve alza i giri, mentre la Fiorentina non va oltre un lento e sterile possesso palla che sbatte sistematicamente sul muro bianconero. La trasformazione della Juve nel momento chiave della partita porta al vantaggio di Mandzukic, caparbio nel seguire l’azione che aveva visto Tatarusanu bloccare l’inserimento in area di Dybala: il croato arriva per primo sul pallone e lo insacca con tutta la sua carica agonistica. Nel finale c’è gloria anche per Dybala, che approfitta di un errore in disimpegno di Astori, entra in area, dribbla l’estremo difensore viola e appoggia in rete. Il campionato ha definitivamente ritrovato una delle protagoniste più attese e si appresta a riproporre un duello carico di fascino: sarà davvero sfida Inter-Juventus per il titolo? Alla Fiorentina, così come a Napoli e Roma, spetta il compito di dimostrare il contrario, rimettendosi in marcia già da domenica contro il Chievo.

Giacomo Luchini





Botta e risposta Ilicic-Cuadrado nei primi 6 minuti, poi un gol del croato a 10 minuti dal termine e un'altra magia di Dybala allungano la striscia di successi dei bianconeri e li portano al quarto posto

Sembravano tutti iscritti al club Domizzi, quello di chi, suo malgrado, fa un favore all’Inter. Invece no, la Juve non ci sta: saluta i “soci” Roma, Napoli e Fiorentina e dopo 80’ di sgasate ingrana la sesta. Sei vittorie di fila, -2 dal secondo posto. Attenti, forse abbiamo parlato per mesi di novità e ora ci ritroviamo al solito vecchio duello Inter-Juve, con i Mancio-boys a fare da lepre, e i bianconeri da temuta muta di cani. Piuttosto motivata, stile bava alla bocca. Nella domenica delle sfidanti viene fuori la squadra di Allegri: se quella di Cuadrado è la zazzera vincente dell’ex, la firma sul match è di Mandzukic, all’ennesima volenterosa scivolata, e soprattutto di Paulo Dybala, imprendibile per tutti i 90’.

VIOLA SPUNTATA — Dopo sei gare utili crolla la Viola di Paulo Sousa, che si conferma squadra dalla chiara identità tattica e capace di stare in campo, ma che stasera crea troppo poco: merito anche di una difesa, quella bianconera, tornata muro come ai tempi belli. Barzagli-Bonucci-Chiellini erano secondi, nella classifica dei tiri concessi agli avversari: meno di loro solo la Fiorentina. Stasera, probabilmente, il sorpasso. Solida dietro, con tante armi davanti, con potenzialità di crescita in mezzo: questa Juve può far paura.

I GOL — All’inizio e alla fine. I tifosi dello Juventus Stadium non fanno nemmeno in tempo a sedersi, dopo l’ingresso delle squadre in campo, che hanno già visto due gol. La Viola parte a mille, come spesso le succede, e al primo affondo di Bernardeschi trova il rigore. Il numero 10 entra in area in velocità, contatto con la gamba di Chiellini, in ritardo, e va giù in area. Orsato nicchia, forse pensa alla simulazione, Damato, arbitro di porta, lo consiglia: rigore. Ilicic non sbaglia, trasformando il settimo penalty per la Fiorentina (primato in Italia). Può essere una mazzata per la Juve, invece al secondo affondo fa centro anche lei. Evra, più che intraprendente sulla sinistra (anche in seguito), arriva indisturbato al cross. Sul secondo palo Cuadrado di testa probabilmente prova a far la torre. Di sicuro si aspetta quello Tatarusanu, che così è ingannato dalla palombella che finisce in rete. Poi, nel primo tempo, vanno più vicini al raddoppio i bianconeri, grazie a uno scatenato Dybala. Non è un caso che i due gol della ripresa passino dai suoi piedi: al 35’ Pogba lo lancia nello spazio, lui trova il colpo sotto: Tatarusanu stoppa ma la palla resta, Mandzukic è il più veloce, in scivolata da bomber vero. Il 3-1 nel recupero è un premio personale per Dybala, oltre che un distillata di gioco nello stretto, con portiere superato e palla depositata in rete.

ARMI JUVE — Quei due, Mario e Paulo, sbloccano un pareggio che col passare dei minuti pareva sempre più pieno di rimpianti per la Juve, dopo l’equilibrio iniziale. Due squadre messe in campo quasi specularmente, anche se il 4-2-3-1 viola tende più verso il centro e crea spesso una superiorità in mezzo, che affiora, a tratti, in un possesso palla bello da vedere (specialità della casa). Allegri sull’altro fronte ha scelto Evra e Cuadrado come esterni. Paradossalmente, vanno forte proprio nei presunti punti deboli: il francese affonda, il colombiano si applica con profitto in difesa. In mezzo quello che soffre di più è il rientrante Khedira, che ha la mobilità dell’ultimo Pirlo, ma senza avere i suoi lampi. Ci si attende che accenda la luce Pogba, ma il francese è tanto voglioso di piazzare la giocata quanto impreciso. Almeno fino al filtrante per Dybala, che dà il via al 2-1. Il miglior attacco del campionato (30 gol)? Kalinic ne vede poche e ne prende tante, Ilicic e Borja non scardinano le strutture difensive bianconere, come era successo con l’Inter. Sempre secondi, ma il “sorpasso mentale” forse è già avvenuto.

Valerio Clari




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mercoledì 19 novembre 2025

19 Novembre 1995: Juventus - Fiorentina

È il 19 Novembre 1995 e Juventus e Fiorentina si sfidano nella decima Giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1995-96 allo StadioDelle Alpi‘ di Torino.

La Juventus guidata in panchina dal 'maestro' Marcello Lippi, dopo aver rivinto lo Scudetto dopo ben otto anni adesso pensano in grande. Pensano alla Champions League (che conquisteranno a Roma). Ed infatti i bianconeri non giocano come sanno in campionato e si fanno 'rubare' il titolo dal Milan. Alla fine sarà secondo posto. 

Dall'altra parte i viola disputano un gran bel campionato. Finiranno le ostilità al quarto posto e vinceranno una meritatissima Coppa Italia.

Buona Visione!


 

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Stagione 1995-1996 - Campionato di Serie A - 10 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 19 novembre 1995 ore 14.30
JUVENTUS-FIORENTINA 1-0
MARCATORI: Del Piero 11

JUVENTUS: Peruzzi, Ferrara C., Tacchinardi, Carrera M., Torricelli, Di Livio (Vierchowod 83), Paulo Sousa, Deschamps (Pessotto 89), Conte A. (Jugovic 46), Del Piero, Vialli
Allenatore: Marcello Lippi

FIORENTINA: Toldo, Padalino, Carnasciali, Amoruso L., Serena M., Piacentini, Cois, Schwarz (Bigica 62), Rui Costa (Robbiati 57), Batistuta, Baiano (Banchelli 67)
Allenatore: Claudio Ranieri

ARBITRO: Bazzoli



I bianconeri contro la Fiorentina dimostrano di saper e voler ancora difendere lo scudetto Juventus, la vittoria del carattere Del Piero, un gol da ko.

TORINO. Ieri al Delle Alpi era di scena la paura. Quella, tutta bianconera, di restare fuori dalla grande corsa del campionato per mano della Fiorentina. E l'altra, più generale, di un match che forniva l'occasione per una gran gazzarra con la scia di violenze, di ferimenti, di cose e teste spaccate. La gazzarra c'è stata. L'esclusione della Juve, che ha vinto per 1-0, no. 

I campioni restano in lizza per lo scudetto. La differenza che ancora li divide dalla Fiorentina, che pure li sopravanza di un punto in classifica, è che nel momento in cui non potevano più sbagliare, i Lippanti hanno tirato via una partita di straordinario carattere e, alla fine, vincente. Mentre i viola, come al solito, sono arrivati a Roma e non hanno visto il Papa: sono una squadra di carta velina, trasparente nella propria incapacità di crescere. Ora la classifica si riaccorcia, il Parma e il Milan sono più vicini. La Signora ha risucchiato i distacchi in una giornata che poteva gettarla nella crisi più profonda. Ma non ci sembra che possa celebrare un ritorno allo strapotere che dimostrò l'anno scorso. Questa rimane un'altra squadra, un'edizione minore cui manca la virtù che più attraeva: il peso di un attacco che schianta ogni difesa e ribalta situazioni complesse. Lippi ha risistemato la difesa e il centrocampo: un po' per convinzione e un po' perché l'infortunio di Ravanelli non gli offriva le alternative. Però la coperta si è rivelata corta. Ciò che ha guadagnato in sostanza in mezzo al campo, la Juve ha perso in capacità di penetrare: quante volte abbiamo visto Del Piero o Vialli agitarsi da soli in una nuvola viola, quanti lanci lunghi e improbabili, quante fughe solitarie destinate a spezzarsi. 

Il congegno offensivo di Madama è bastato a mandare in crisi la Fiorentina soprattutto con il contropiede; sarà sufficiente contro le avversarie che hanno più personalità dei viola, come il Parma, domenica prossima? Sull'interrogativo mota la possibilità che la stagione dei bianconeri sia cominciata davvero ieri, come sostiene Lippi. La Fiorentina invece esce di molto ridimensionata. L'unico particolare che riavvicina la partita di ieri al 3-2 che un anno fa caricò i bianconeri dell'entusiasmo necessario per lanciarsi sullo scudetto é la firma di Del Piero. Il Talentino ha deciso ancora. L'ha fatto nella maniera più inusuale: un colpo di testa che dopo 11 minuti ha colto i difensori viola come davanti a un flash, belli e immobili. Sul cross di Di Livio dalla destra, Del Piero ha anticipato Carnasciali e ha sorpreso Toldo. La prospettiva di una sofferenza indicibile si è sciolta. All'improvviso per la Juventus la partita é diventata semplice. 

Non bella e neppure troppo convincente, questo no, ma di fronte alla crisi che si sarebbe aperta con la quarta sconfitta in cinque domeniche le anime bianconere non possono guardare per il sottile. Anche perché la Juve ha legittimato la vittoria con 4 palle gol nitide (2 di Vialli, 2 di Di Livio) che ha costruito nella ripresa puntando molto sul contropiede, forte di una tradizione che la strapotenza del '94-95 aveva fatto riporre nei cassetti. La Fiorentina si è invece presentata davanti a Peruzzi con un tiro al volo di Batistuta, un'altra fuga a vuoto dell'argentino e una conclusione di Cois, alla quale il portiere ha opposto il corpaccione disteso. Poco, proprio poco per cullarsi nel sogno di un ribaltone. 

Partita di nervi, di forza, di rimpalli azzardati. Lippi ha puntato sul bidente Vialli-Del Piero e ha costruito una coppia centrale insolita con Tacchinardi e Carrera. Ranieri, con l'aplomb del gentiluomo anglosassone, ha contravvenuto al fascino della zona per mandare Carnasciali su Del Piero e Amoruso su Vialli in ogni settore del campo. Non è stala, alla resa dei conti, una gran mossa. I peccati della difesa toscana si sono ripercossi sull'intera squadra. In mezzo al campo Sousa ha trovato una giornata buona; Deschamps, Di Livio e Conte (poi rilevato da Ju- govic, al rientro dopo due mesi) lo hanno assistito con forza e sacrificio. Due qualità che mancavano ad esempio a Rui Costa e a Schwarz, sostituiti troppo tardi (e il portoghese ha pure reagito contro Ranieri). La Fiorentina ha provato nella ripresa ad accentuare la pressione. Lo ha fatto con poco nerbo. Non si è convinta che la Juve di questi tempi si può colpire. Non c'è stato gioco sulle fasce, Batistuta si è ritrovato solo e candidato al fallimento. La conclusione non poteva essere che una. 

Marco Ansaldo 
tratto da: La Stampa 20 novembre 1995



Signora guarita?

TORINO. Né liscia, né gassata. È appena effervescente questa Signora che si appresta a vivere la Grande Rincorsa Scudetto. È una Juventus che ha tanto pressing da sfogare, qualche buona idea in testa e la voglia di rifarsi un trucco che nelle ultime settimane si era particolarmente appassito. In una domenica che schiude le porte a un ciclo tortuoso (domenica prossima ci sarà il Parma, poi verranno il derby, la Samp, l'Inter e la Roma), Lippi deve rinunciare a Ravanelli (stiramento) e schiera un 4-4-2 che ha il pregio di mostrare un reparto difensivo tempestivo e blindato, un Sousa più tecnico del solito e nel complesso un centrocampo tosto, credibile, pressante. Non è sia chiaro una bella Juve; è una Juve meno bella di quella che lo scorso anno costrui con la Fiorentina il proprio trampolino di lancio, ma anche meno brutta di quella che un po' svagata, un po' complessata non riusciva più a incantare in campo italiano.

Il guaio, semmai, è che la mancanza di Fabrizio "Alfredo" Ravanelli è un bel problema; Vialli e Del Piero fanno movimento, la manovra arriva bene fino alla trequarti poi sfocia in qualcosa che non convince. È una Juventus che rischia di dilagare allorché e solo allora la Fiorentina si butta a capofitto alla ricerca del pareggio: Ranieri mette fuori Rui Costa (e nasce un caso), poi inserisce Robbiati e Banchelli per uno spento Baiano. Totale: baricentro che sale, Juventus che aumenta la propria egemonia del campo. Solo che finalizzare è una parola che non va di moda: Toldo si op-pone a Vialli, Sousa e Di Livio, e in generale la corposa offensiva della Juve che fu (inserimenti da dietro, partecipazione corale dei centrocampisti) si riduce troppo spesso a cross dalla trequarti un po' fra il morbido e il prevedibile.

Ranieri sta costruendo una Fiorentina che a uomo sa finalmente credere in se stessa: il gol di testa di Del Piero (il primo assoluto) è frutto di una dormita difensiva, ma tutto sommato una terza linea così è in grado di rimediare a certe sbavature. A Lippi fa bene l'innesto di Jugovic dopo due mesi; quando poi rientrerà anche Lombardo, si potrà intravedere la Juventus vera, quella nata per l'operazione "salvataggio scudetto". Perché la difesa è compatta e attenta, perché Paulo Sousa sta crescendo e perché Del Piero usa anche la... testa. Già, ma lo scudetto? Se ne può parlare, è ovvio. Per entrambe le squadre. E intanto il ciclo Juventus è iniziato bene. Un ciclo terribile tutto da gustare.

Matteo Dalla Vite
tratto dal Guerin Sportivo anno 1995




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