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lunedì 21 aprile 2025

21 Aprile 1984: Juventus - Udinese

È il 21 aprile 1984 e Juventus e Udinese si sfidano nella dodicesima Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1983-84 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

É una Juventus piena di stelle di calibro mondiale quella che sfida un Udinese forte dell'asso brasiliano Zico. Sarà una stagione trionfale questa per i nostri beniamini a strisce bianconere. Se in Campionato arriverà l'ennesimo Scudetto (il 21esimo), in Europa si festeggia la prima (e unica) affermazione in Coppa delle Coppe

Dall'altra parte i friuliani finiranno noni - per una manciata di punti fuori dalle Coppe Europee.

Buona Visione!



juventus


Campionato di Serie A 1983-1984 - 12 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Sabato 21 aprile 1984 ore 15.30
JUVENTUS-UDINESE 3-2
MARCATORI: Rossi P. 15, Mauro 41, Zico 42, Vignola 51, Vignola 67

JUVENTUS: Tacconi, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Penzo, Tardelli, Rossi P. (Prandelli 70), Platini, Boniek (Vignola 46)
Allenatore : Giovanni Trapattoni

UDINESE: Brini, Galparoli, Cattaneo, Gerolin, Edinho, Pancheri (De Agostini 23), Causio, Miano (Danelutti 79), Mauro, Zico, Virdis
Allenatore : Enzo Ferrari

ARBITRO : Pieri C.



Estate 1983. Il calcio italiano ha da poco riaperto le frontiere ai calciatori stranieri. Nel nostro campionato arriveranno tanti campioni, ma anche moltissimi bidoni. 

In quelle roventi settimane di calciomercato, il presidente bianconero sorprende tutti improvvisando un comizio in piazza a cui partecipa un’enorme folla di tifosi bianconeri. Ha un grande annuncio da fare: l’Udinese ha comprato Zico!

 

Ci credono in pochi. Qualcuno pensa ad un omonimo. Invece no, Mazza giura che si tratta proprio di Arthur Antunes Coimbra, detto Zico, uno dei calciatori brasiliani più forti di tutti i tempi. Il costo complessivo dell’operazione è di 6 miliardi di lire. La folla di tifosi è in visibilio, ma esplode però anche la rabbia degli operai della Zanussi e della Cgil che attacca: «Per comprare Zico ha messo in cassa integrazione migliaia di operai».

L’acquisto di Zico diventa un caso mediatico. A questo punto interviene la Figc che blocca il trasferimento dal Brasile do galinho. La motivazione è futile: l’Udinese non avrebbe le necessarie garanzie per la copertura finanziaria. Per questo motivo, il giorno dopo scoppiano violente proteste di piazza: a Udine urlano «o Zico o Austria». Ma si soffre anche a Rio: pianti disperati dei brasiliani per l’idolo in partenza.


tratto: Come arrivò il grande Zico all’Udinese?

 


Il jolly dedica i gol a Vicini  

TORINO — Un rigore decisivo con la Fiorentina al 91', due gol altrettanto decisivi ieri con l'Udinese: Beniamino Vignola, riserva di lusso, appena ha un'occasione non se la lascia sfuggire, cosciente che nel mondo del calcio sono i fatti, le reti, a fare opinione. Il suo e iI modo migliore per dimostrare come la panchina gli stia stretta. 

"Mannó — sostiene — io non contesto, specie perche questa è una bellissima stagione: forse mi mancano i minuti di gioco, però non le soddisfazioni. Il ruolo di staffettista era nei programmi così come l'obbiettivo principe era quello di crescere, di maturare, cosa che mi sembra stia avvenendo». 

Vignola, che a giugno andrà militare, sa bene che anche nella prossima stagione potrebbe non essere titolare. Ma si mostra molto diplomatico: 

"Se mi attendono tante gioie come quest'anno, tutto può andare bene». 

I gol segnati lo soddisfano, ma non lo fanno sentire personaggio. É un ragazzo con la testa sulle spalle clic evita di montarsi: 

«Sono un giocatore della Juventus e come tale può capitarmi di realizzare la rete del successo. Ma questo non cambia il fatto che si vince lutti Insieme: ieri i meriti sono stati eguali per i tredici giocatori scesi In campo. Lo scudetto, se lo vince la Juve, lo vinco anch'io. Individualmente, la rete era importante: se segna un altro sono contento ma, evidentemente, non e la stessa soddisfazione. Ma questo é un fatto personale." 

Vignola ha la fidanzata che lo attende a Verona 

"Ci sposeremo appena sará terminato II servizio militare," 

e ha un altro "fatto personale" che dice e non dice: 

«Certo questi due gol sono capitati proprio al momento giusto, ne avevo bisogno per il morale. Avrei proprio voglia di dedicarli a qualcuno: la Juventus e i compagni non c'entrano-.». 

La dedica non è difficile da scoprire: si tratta di Azeglio Vicini, reo di avergli preferito per l'infelice trasferta della Under 21 a Manchester Dossena e non come fuori quota. Beniamino parla chiaramente invece della sua grande amicizia con Tagliaferri 

"Due anni trascorsi insieme ad Avellino", 

eroe della giornata per aver segnato il gol che ha ricacciato la Roma a quattro lunghezze: 

«Se ci fossimo messi d'accordo, non saremmo riusciti a fare cosi bene» 

sorride beato. Quindi rivive, per finire. Il suo gol-vltloria altrettanto importante di quello dell'ex compagno: 

«Sono partito da meta campo, ho fintato II passaggio di esterno a Penzo e vedendo che Ednho si era sbilanciato ho puntato a rete. Il Signore potrebbe guardar giù e darmi una mano — ho pensato—. Ed è andata davvero cosi, visto che ho segnato di destro». 

Giorgio Barberis

tratto da: La Stampa 22 aprile 1984






CAMPIONATO/LA JUVE TRIONFA

L'ardore di una Roma incompleta ma non doma ad Avellino e l'assalto di Zico sul campo bianconero si infrangono contro la strepitosa giornata-gol di Vignola, pirotecnico vice-Platini. Il duello di testa è ormai concluso

Il verdetto


SIGNORI, ENTRA la corte. A suon di gol, rispettando un cli-ché di abbagliante spettacolo che l'ha incendiato per tutta la stagione, il campionato cominciava a uscire dalla... camera di consiglio. Come sempre, sin dai primi annunci, c'è chi piange e chi ride. Ride innanzitutto la Juve, che ha a lungo temuto alla vigilia della Pasqua un inatteso olocausto delle proprie certezze tricolori. Ride la Fiorentina, stremata anch'essa e spaurita al traguardo quasi tagliato della zona Uefa. Piange il Pisa, che vede allontanarsi sempre più la riva della salvezza e concretizzarsi minacciosamente l'ipotesi del naufragio. Piagnucolano Verona e Inter, che non sono riuscite a carpire agli avversari negli scontri diretti i punti risolutive per l'aggancio europeo. E il pubblico applaude.


SCUDETTO. La Trap-machine questa volta ha veramente centrato il bersaglio. Dopo il tira e molla delle speranze e delusioni, delle chiusure e riaperture di un discorso ormai in realtà esaurito da un paio di mesi, è arrivata la soluzione finale. L'arringa decisiva, quella che ha consentito di uscire trionfalmente dall'aula, è stata, a ben guardare, in sintonia perfetta con il canovaccio di un'intera stagione. La Juve che si va a fregiare del ventunesimo scudetto è da sempre, dalla prima giornata, la Juve dei singoli, dei guizzi straordinari di Platini e di volta in volta di Rossi, Penzo o magari Boniek. Giusto che anche l'atto decisivo abbia visto la squadra bianconera scarsamente attendibile sul piano della continuità di manovra collettiva, ma stupendamente proiettata in orbita dalle prodezze di un altro piccolo genio capace di qualsiasi impresa, Beniamino Vignola. Così poco beniamino di Vicini, che l'ha ripudiato in Inghilterra dopo avere fondato su di lui le fortune stagionali dell'Under 21, pare proprio che il mancino veronese, come tanti fuoriclasse incompresi del passato, debba ancora sfatare molti pregiudizi prima di essere accolto nell'olimpo dai soliti soloni del calcio parlato: non è un combattente, non ha il fisico, è leggero nei contrasti e via gorgogliando. La realtà è che il delicato finisseur degli esordi gialloblù è maturato negli anni al fuoco vivo della serie cadetta prima e delle lotte sul fondo ad Avellino poi, forgiando sulla propria pelle di calciatore una caratura agonistica e tecnica da campione completo. La sua personalità, la sua freddezza quali sono emerse in tanti momenti-brivido di questo torneo (uno per tutti: il rigore al novantesimo con la Fiorentina) ne confermano la statura di campione per tutte le stagioni dell'azione del gioco. Esce di scena la Roma, ma lo fa a testa alta, nel nome di un torneo lasciato via via per strada quasi più per sbadataggine nei momenti-chiave che per una reale inferiorità tecnica nei confronti della neo-regina. Ad Avellino giocavano i rincalzi, ma la legge del gioco e dei gol non ha subito vistose flessioni.


Carlo F. Chiesa

tratto dal Guerin Sportivo anno 1984 nr.17







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I due momenti culminanti di Juventus-Udinese: sotto, il gol del 3 a 2 realizzato al 67' da Vignola, ostacolato da Gerolin; sopra, la rete del 2 a 1 segnata al 42' da Zico dopo un liscio di Gentile - La Stampa 22 aprile 1984

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