Visualizzazione post con etichetta 15 aprile 1984. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 15 aprile 1984. Mostra tutti i post

martedì 15 aprile 2025

15 Aprile 1984: Roma - Juventus

É il 15 Aprile 1984 e RomaJuventus si sfidano nella undicesima giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1983-84 allo Stadio 'Olimpico' di Roma.

É una Juventus piena di stelle di calibro mondiale quello che sfida una Roma degna del ruolo di anti-Juve per eccellenza. Sará una stagione trionfale questa per i nostri beniamini in strisce bianconere. 

Se in Campionato arriverá l'ennessimo Scudetto (é il 21esimo), in Europa si festeggia la prima (ed unica) affermazione in Coppa delle Coppe

Dall'altre parte i giallorossi capitolini contenderanno proprio ai nostri eroi lo Scudetto ma alla fine si dovranno accontentare dell'ennesima Coppa Italia.

Buona Visione!



roma


Campionato di Serie A 1983-1984 - 11 ritorno
Roma - Stadio Olimpico
Domenica 15 aprile 1984 ore 15.30
ROMA-JUVENTUS 0-0

ROMA: Tancredi, Nappi, Bonetti D. (Chierico 66), Righetti, Falcao, Nela, Conti, Cerezo, Pruzzo, Maldera, Graziani
Allenatore : Nils Liedholm

JUVENTUS: Tacconi, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Prandelli, Tardelli, Rossi P., Platini (Caricola 70), Boniek
Allenatore : Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Casarin



Piatini e Falcao non stavano bene
Quando il campione non è in forma


ROMA Ancora una volta la Juve si ribella all'idea che il campionato sia finito. C'é ancora l'Inter che può darei fastidio, dicono i bianconeri. E' chiaro che si tratta di pura scaramanzia, ormai, ma la prudenza di Boniperti e le cautele (di gioco) di Trapattoni sono evidentemente contagiose.

In effetti, la squadra leader si è messa su un piano di tale concretezza assoluta da lasciare scarso spazio alle rivali, posto che ce ne abbiano ancora dopo la virtuale consegna dello scudetto che la Roma ha fatto sul prato del suo stadio, dimostrando che al momento ha poco da spendere, e quel poco è bene che lo riservi per il Dundee.

Dopo molte variazioni sul tema della squadra da scudetto, Trapattoni ha varato l'ultima formule giá provata a Manchester. Rossi e Boniek di punta, a scattare sui rilanci del centrocampo e della difesa, il resto dei blanconeri molto attento a non lasciare spazio nella propria metà campo

Una Juventus utilitaria, insomma. In questa stretta della stagione tutto è giusto, tutto è comprensibile. Ieri poi la cattiva condizione fisica di Platini, evidentemente ancora alle prese con i postumi dell'influenza (non riesce a respirare in modo naturale, accusa dolori al petto) ha giustificato ulteriormente la prudenza. Così, fra la Juventus che frenava e la Roma che non riusciva ad andare avanti, è uscita una partita per nulla degna della partitissima che si voleva e che non poteva essere

Ieri all'Olimpico c'era tutto, dalle tensioni alle preoccupazioni con l'aggiunta della presenza quasi platonica dello stesso Platini e di Falcao. Entrambi in campo per ragion di stato, o qualcosa di simile. Saranno i primi ad essere amareggiati. Non era questa la partecipazione che volevano dare alla partita dell'anno, scaduta come contenuto tecnico e spettacolare a livello di una gara per la salvezza.

Ovviamente, Falcao e Platini sono rimasti fuori (non parliamo di Zico, che è addirittura in convalescenza in Brasile) dal marcatore in una giornata che ha pur visto otto gol degli stranieri, sparsi qua e la. E' stata anche una giornata di rigori fatti e sbagliati, di due drammi non marginali, pur se uno scontato da mesi, e l'altro temuto da settimane.

Il Catania battuto a Napoli (nella giornata della contestazione partenopea a Pellegrini, il quale ha risposto con gol e sberleffo tanto che Marchesi lo ha mandato anzitempo negli spogliatoi) é matematicamente in serie B. Un destino previsto, maturato sempre in trasferta per la squalifica del campo. Fine amara di una stagione che non sará vana se il Catania Calcio si darà una dimensione societaria più matura, meno soggetta a pur comprensibili umori. Era temuto da settimane il lento scivolare del Torino in classifica. Visti in tv, da Roma, il palo ed il gol di Virdis sono parsi episodi da allenamento contro la squadra ragazzi: ma di fronte l'Udinese aveva invece una squadra anziana e spenta. Bersellini si potrá arrabbiare, ma il calo finale era previsto. Il Torino è recidivo in questo. Non si può negare che nel girone di andata ha fatto più di quanto ci si aspettasse, ma la coperta nel calcio é corta sotto ogni aspetto, sia quello della consistenza della rosa che nell'altro, delle energie da spendere. L'unico dato positivo per i granata la buona prova di Francini, un giovane. Adesso la zona Uefa si allontana, domenica il Torino è atteso dal Verona che lo ha ragguantato, assieme al I'Inter sollecitata da Pellegrini.

E piú di quello per l'Uefa, è aspro il derby salvezza. II vecchio Genoa è tornato in lizza. Può contendere a Lazio e Napoli un lembo di serie A.

Bruno Perucca
tratto da: La Stampa 16 aprile 1984





IN COPERTINA/ROMA-JUVENTUS
Schierando a sorpresa Falcao in non buone condizioni e lasciando a riposo Di Bartolomei, Liedholm ha tentato il grande bluff. Trapattoni ha badato soprattutto a non perdere e Cabrini ha spento anche l'estro del Bruno Mundial
I Conti sono chiusi

ROMA. Nel grande ventre di Roma che tutto macina e assorbe, duecentomila berretti bianchi del Giubileo e preti canadesi che ballano il fox-trot per il Pontefice, gare di gommoni sul Tevere ex biondo e la proposta (bocciata) di rimettere le oche in Campidoglio, cubani scatenati del grande balletto di Alicia Alonso e il primo esodo stagionale per Fregene, ecco i grandi strateghi del nostro football programmare e consumare il war-game dello scudetto. Sullo scacchiere dell'Olimpico, ornato a palloncini e a 83 striscioni di tifo sponsorizzato coinvolti in un concorso «al dente», ha luogo la grande battaglia navale. Il barone Liddas gioca di fantasia e mette in mare la caravella Falcao rinunciando al sommergibile Di Bartolomei e ai suoi siluri. Metà del popolo applaude, l'altra metà contesta. L'ammiraglio Trap dispone di sbarramenti sicuri, cacciatorpe-diniere votate alla difesa e una sola mina vagante nel cuore del nemico, il Pablito Rossi. Fuori di metafora, la Juve ha tre punti di vantaggio nella corsa-scudetto a cinque giornate dalla fine: non cerca gloria e lascia tutte le tentazioni inebrianti alla Roma. Dal canto suo la Roma, dopo Dundee e col Falcao ad una sola gamba, vorrebbe inebriarsi poco, ma le tocca lanciare la sfida perché ha tre punti da recuperare. La Roma gioca tre partite in una: contro la Juve, contro la classifica e contro se stessa. Troppo!

TRE PARTITE. Contro la Juve, la Roma si infrange e si spunta (Graziani nella morsa di Gentile; Pruzzo, bel combattente, ma sovrastato da Brio); poi non ha fortuna: spettacolare girata e traversa di Pruzzo, pallagol di Pruzzo fiondata di testa ma alta; infine soffre e si annullisce (inutili cross di Nappi, punizioni sballate da Maldera, cavalcate inconcludenti di Cerzo e patemi sui contropiedi bianconeri). Contro la classifica: il pareggio la dà praticamente sconfitta. Contro se stessa: bluffa con Falcao, ma non riesce a fare il piatto. La Juve non sbaglia mossa, anche perché non aveva da sbagliarne; la Roma azzarda la sua, ma è una mossa disperata.

FALCAO. L'utilizzazione «psicologica» di Falcao esce dal cappello a cilindro di Liedholm. La Juve dimostra di rispettare la sola presenza del brasiliano e accentua il suo schieramento difensivo. Falcao col ginocchio dissestato dirige senza la velocità necessaria, più spesso appoggia e finge l'affondo, rinuncia a battere le punizioni. Il Trap la sa lunga. Conosce la condizione del brasiliano e si concede a sua volta una debolezza: schiera Platini che è appena rientrato in partita a Manchester (dove la giochicchiato in copertura) e che all'Olimpico risulta una vaga stella dell'Orsa. Platini all'Olimpico è una presenza astratta che il Trap sostituisce con Caricola appena Liedholm accenna a ricaricarsi con Chierico (in campo a metà ripresa al posto di Bonetti). Ma se Platini è in ombra, ci pensa Boniek, come a Manchester, a portare gli affondi bianconeri; qualche volta Tardelli. E contro la difesa in linea della Roma, spesso la Juve minaccia di far breccia (una volta Tancredi salva alla disperata, un'altra volta Nappi annienta Rossi in area; nel finale sbuca addirittura Caricola in contropiede mancando la beffa con un maldestro tiro a lato). Risultato: la Juve può giocare tranquillamente in dieci (viste le condizioni di Platini) ma alla Roma non basta d'essere in dieci e mezzo (Falcao è al cinquanta per cento).

DI BARTOLOMEI. La «mossa» di Falcao in campo andava forse accompagnata dalla presenza di Di Bartolomei. Alla Roma è mancato, in regia, un giocatore di potenza; è mancato un giocatore che sapesse rilanciare subito a lunga gittata; è mancato l'uomo utile per i calci di punizione. E mancato, in altri termini, Di Bartolomei escluso da Liedholm. E il mezzo Falcao non è bastato. In velocità la Roma ha combinato una sola azione: quella della palla-gol (nella ripresa) spedita alta da Pruzzo. Sono mancate anche la fantasia e l'invenzione di Çonti sotto l'assillo della marcatura di Cabrini. E c'erano più individualità nella Juve capaci di inventare il gol-partita che non nella Roma: la Juve avendo oltretutto il vantaggio di giocare in larghi spazi invitanti, la Roma picchiando sempre contro il muro bianconero. La Juve, per tutto il secondo tempo specialmente, è rimasta rintanata nella sua metà campo. Ma anche le poche volte che la Roma poteva sorprenderla, Falcao non eга nella condizione (fisica) da far brillare il suo estro e impostare rapidamente la controffensiva. Quando poi la sterile manovra della Roma si è spostata sulle fasce (secondo tempo), i ripetuti cross di Nappi e quelli più radi di Nela sono serviti solo a esaltare Brio.

MALDERA. La Roma avrebbe avuto bisogno di un cannoniere «da lontano» per risolvere di forza. Il discorso, naturalmente teorico, si rifà ancora a Di Bartolomei. Da lontano non ha avuto la forza, la fortuna e la coordinazione di altre volte Aldo Maldera. La Roma non aveva armi vere da far valere. Ne aveva di più la Juve che però ha preferito rintanarsi, subire e non correre rischi. Alla impeccabile partita difensiva della Juve ha contribuito una Roma senza genio: la presenza di Falcao ha liberato Cerezo da responsabilità superiori ma non ha recuperato il secondo brasiliano a un ruolo di protagonista come la giornata dei giallorossi richiedeva.

SCUDETTO. I giochi sembrano fatti al vertice. Le coppe hanno avuto il loro peso. Prima della sfida diretta dell'Olimpico il risultato di Manchester ha sostenuto il morale della Juve, quello di Dundee ha appannato l'orgoglio della Roma. La squadra di Liedholm s'è venuta a trovare nella doppia sfavorevole prospettiva di perdere in quindici giorni coppa e campionato. Ne è stata fortemente condizionata nel match con la Juve. Tre punti da recuperare in campionato, due gol da recuperare in coppa: tutto in salita il finale di stagione giallorosso. E nella doppia corsa, campionato e coppa, l'infortunio di Falcao ha pesato di più delle menomate condizioni di Platini. Ma questo forse vuol dire che venendo meno Platini resta in piedi una grossa Juve, mentre venendo meno Falcao il potenziale o quanto meno la personalità della Roma si riduce oltre il tollerabile. Sotto questo aspetto, allo stesso verdetto del campionato può apparire equo confermando il credito alla formazione che non si riduce o non dipende troppo dagli estri della sua maggiore star.

LE COPPE. Speranze e rivalse giallorosse sono tutte puntate ora sulle Coppe. Avverte Bearzot: 

«Gli scozzesi non sono come gli inglesi. Sono certo che il Manchester giocherà a Torino per vincere e l'accorta Juve vista all'Olimpico può dargli la paga. Gli scozzesi non sono presuntuosi come gli inglesi e il Dundee a Roma giocherà soprattutto per non perdere. Per questo il compito della Roma sarà difficile». 

Sembra intanto che la stagione di Falcao sia finita. Le sue condizioni fisiche gli consentirebbero un'altra sola partita che sarà naturalmente il retour-match col Dundee. 

Mimmo Carratelli
tratto dal Guerin Sportivo anno 1984 nr.16



roma

roma



roma

roma

roma

roma

roma

roma

roma

corriere

antonio

guerin

bonini

gentile

conti

sergio


paolo

traversa

roma

juventus

roma

juventus

roma
La Stampa 16 aprile 1984

maglie