Attraverso il Canale YoutubeUfficiale della Juventusvi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. È il 10 marzo 1996 e Juventus e Lazio si sfidano nell'ottava giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1995-96 allo Stadio delle Alpi di Torino.
La Juventus guidata in panchina dal ‘maestro’ Marcello Lippi, dopo aver rivinto lo Scudetto dopo ben otto anni, adesso pensano in grande. Pensano alla Champions League(che conquisteranno a Roma). Ed infatti i bianconeri non giocano come sanno in campionato e si fanno ‘rubare‘ il titolo dal Milan. Alla fine sarà secondo posto.
Dall’altra parte, la Lazio terminerá il campionato sull’ultimo gradino del podio.
Buona Visione!
Campionato di Serie A 1995-1996 – 8 ritorno Torino – Stadio Delle Alpi Domenica 10 marzo 1996 ore 15.00 JUVENTUS-LAZIO 4-2 MARCATORI: Favalli 3, Casiraghi 18, Deschamps 35, Chamot autorete 70, Conte A. 72, Padovano 83
JUVENTUS: Peruzzi, Torricelli (Porrini 24), Ferrara C., Vierchowod (Lombardo 64), Pessotto, Di Livio (Padovano 46), Conte A., Deschamps, Jugovic, Del Piero, Ravanelli Allenatore: Marcello Lippi
LE PAGELLE Peruzzi senza colpe Deschamps il tempismo e Favalli la freddezza
PERUZZI 7. Accenna l'uscita ma poi si inchioda sul cross di Signori che serve Casiraghi per il raddoppio: è l'unica incertezza. TORRICELLI 5. Lippi lo prova in versione anti-Real, il Bossino va nel pallone come Carrera a Madrid. Che ci sia una maledizione a destra? (Dal 24' pt. Porrini 6,5: l'inizio è macchinoso, nella ripresa si sblocca e i suoi anticipi aiutano la Juve a ribaltare l'azione) FERRARA 5,5. Tono modesto, i suoi lanci sono fuori misura (compreso quello da cui nasce il gol di Deschamps). VIERCHOWOD 5,5. La slavina umana appiattisce gli avversari che travolge più di quanto anticipa. Con Casiraghi ha vita dura. (Dal 19' st. Lombardo 5,5: impacci di stagione, deve crescere) PESSOTTO 6,5. Sbaglia qualche appoggio, però è efficace, sbrigativo, tenace. Si salva nel periodo peggiore della Juve: né Rambaudi né Fuser decollano. DI LIVIO 5. Rimane travolto dall'orribile primo tempo della Juve. Doveva dimostrare a Lippi che con lui la squadra è più equilibrata e efficace: per sua fortuna c'è un passato che non si può ignorare. (Dal 1 ' st. Padovano 7: tre gol nelle ultime due partite. La Juve lo vuole cedere: è sicura di trovare un attaccante di riserva così puntuale in area?). CONTE 7. Bravo anche quando gli altri si tanno travolgere. Bravissimo sul gol. JUGOVIC 5,5. Fa il regista al posto di Sousa, con le stesse incertezze del portoghese. Un po' meglio nella ripresa quando la Juve è in superiorità e torna a fare il centrocampista interditore e s'infila nei corridoi liberi. DESCHAMPS 6,5. Sfrutta l'assist di Marchegiani: se non altro ci sta attento. E quando la Juve non funziona, almeno cerca di spezzare il gioco. RAVANELLI 5. Il colpo del ko l'ha tirato venerdì. Con la Lazio si è astenuto: qualche rincorsa, un paio di assist e poco più. DEL PIERO 5,5. Pinturicchio pennella poco. Chissà che gli succede. Non c'è neppure l'alibi della posizione in campo, perche comincia da seconda punta, prosegue da esterno (nel tridente) e finisce da rifinitore dietro gli attaccanti. Sbaglia tutto nel primo tempo, si muove meglio nel secondo. Un talento non può limitarsi all'ordinaria amministrazione.
MARCHEGIANI 5. Un liscio straordinario riapre la partita della Juve, riportandoci agli errori contro la Svizzera, a Cagliari, che gli costarono il posto in Nazionale. NEGRO 5,5. Pesa su di lui, come su tutta la Lazio, una ripresa inguardabile. BERGODI 5,5. Quando le cose si mettono male, non chiedetegli di raddrizzarle. CHAMOT 5. Basterebbe l'azione del gol di Padovano per giustificare l'insufficienza. FAVALLI 6,5. Segna con freddezza e dalla sua parte sia Di Livio che Lombardo faticano a trovare un varco. FUSER 5. A parte i litigi con Deschamps non ne vediamo traccia. (Dal 34' st. Marcolin sv.). DI MATTEO 6. Il voto è la media tra il primo tempo di grande saggezza tattica e la ripresa delittuosa. WINTER 6. E' importante finché la Lazio può dettare il gioco, quando lo subisce scompare pure lui. RAMBAUDI 5. Gentile presenza. (Dal 24' st. Esposito sv.) CASIRAGHI 4,5 Gli avremmo dato volentieri un 7, perché (a parte la tempestività sul gol) si conferma il centravanti italiano più in forma, capace di impegnare da solo una difesa. Ma farsi espellere a quel modo non ha scusanti. SIGNORI 6. Detta il passaggio sui due gol laziali e impegna Peruzzi con un sinistro nella ripresa. (Dal 34' st. Iannuzzi sv.)
L'arbitro MESSINA 5,5. Si adegua alla partita, sbagliando valutazioni a grappoli.
Davvero difficile capire la Juve di quest'anno. Una squadra dai due volti, come è capitato contro il Real Madrid e come si è ripetuto domenica con la Lazio. Timorosa, impacciata, macchinosa nel primo tempo; puntualmente veloce, aggressiva ed efficace nel secondo. Questo andamento discontinuo è del resto la prova migliore di quanto i guai della Juve non siano, come ha detto qualcuno, di tipo tattico o legati allo scarso rendimento di alcuni uomini-guida. Il problema è chiaramente di carattere psicologico. Quando la squadra si sente sotto osservazione non riesce a esprimersi sui suoi livelli, mentre quando si trova a giocare in libertà, senza avere nulla da perdere, ritrova lo smalto di un anno fa, torna a essere una formazione coraggiosa e determinata. Calo di concentrazione, timore di giocare la palla, paura eccessiva degli avversari: sono stati questi finora i limiti di Madama. Prendete Del Piero, condizionato eccessivamente dalle critiche. Lui e molti dei suoi compagni dovrebbero interessarsi meno a quanto scritto o detto dagli addetti ai lavori, giocando come sanno. Contro il Real non ci sarà troppo tempo per ragionare, per fare calcoli. Si dovrà giocare, punto e basta. E se sarà la Juve del secondo tempo di domenica, veramente straordinaria, non ci saranno problemi.
Massimo Mauro tratto dal Guerin Sportivo - Il Film del Campionato
È una Juventus che domina il calcio italiano. Alla fine di questo campionato i bianconeri infatti conquisteranno il loro diciottesimoScudetto. Nessuno può starle dietro tant'è che al secondo posto si afferma la sorpresa Lanerossi Vicenza.
Per quanto riguarda i bianco azzurri, rischiano fino all'ultima giornata una clamorosa retrocessione in Serie B, ma ce la fanno ad evitare una terribile beffa.
Buona Visione!
Stagione 1977-1978 - Campionato
di Serie A - 4 ritorno Torino - Stadio Comunale Domenica 19 febbraio 1978 ore 15:00 JUVENTUS-LAZIO 3-0 MARCATORI: Bettega R. 5,
Boninsegna 68, Boninsegna rigore 82
JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu,
Gentile, Furino, Morini, Scirea, Causio (Fanna 65), Tardelli, Boninsegna,
Benetti, Bettega R. Allenatore: Giovanni Trapattoni
La Juventus ha restituito alla Lazio il 3-0 dell'andata ma, a dispetto del punteggio, ha faticato per un'ora a doppiare lo splendido gol realizzato da Bettega in apertura e mettere definitivamente al sicuro il risultato.
E' stata una partita nervosa, con falli e ripicche che il giovane arbitro salernitano D'Elia (più per inesperienza che per incapacità) ha frenato in ritardo rischiando che la situazione degenerasse. Sul suo cartellino giallo, comunque, sono finiti Gentile, Cordova, Boninsegna e Lopez. Le vecchie ruggini - all'Olimpico la Juventus aveva subito l'unica sconfitta stagionale - sono riaffiorate avvelenando il gioco. La Lazio accusa i juventini di essere dei "picchiatori" e l'arbitro di eccessiva tolleranza: a noi è parso che i biancazzurri non abbiano certo offerto l'altra guancia, a volte hanno colpito per primi. E se c'è una squadra che deve lamentarsi del direttore di gara, questa è la Juventus: D'Elia le ha negato (39') un calcio di rigore per un plateale fallo di Pighin su Bettega in piena area.
La Lazio può solo recriminare sulle proprie lacune: per tutto il primo tempo i pericoli corsi da Zoff sono stati procurati dalle deviazioni dei compagni (Scirea e Furino) e solo nella ripresa, sul 2-0, Garlaschelli ha colpito una traversa impegnando poi, allo scadere, il portiere bianconero in una difficile deviazione in angolo. La Lazio non ha saputo approfittare del momento critico accusato dalla Juventus che, dal 29' al 36', ha perso il controllo del centrocampo: per il resto dell'incontro ha subito la supremazia territoriale dei campioni d'Italia che avevano sfiorato il raddoppio in quattro occasioni prima che Boninsegna piazzasse la zampata del 2-0 e, un quarto d'ora più tardi, siglasse, su rigore, il terzo punto. Un successo largamente meritato per la squadra di Trapattoni che, pur senza esaltare ma offrendo a tratti scampoli di bel gioco, continua la sua fuga ed allunga il passo sul plotoncino, sempre compatto e allineato, delle immediate inseguitrici, Torino, Milan e Lanerossi Vicenza. Cinque punti di vantaggio sono un buon margine di sicurezza: l'amara lezione di due anni fa (il Torino, che alla diciannovesima giornata accusava lo stesso ritardo, recuperò e vinse il titolo) ha insegnato ai bianconeri che è proibito sedersi sugli allori. La squadra, anche se qualche meccanismo ha bisogno di essere... lubrificato, è viva.
La vittoria di ieri è legata al binomio Bettega-Boninsegna che dal primo turno non sognavano in tandem. Ma è anche legata all'ottima prestazione di Furino, che ha puntellato il centrocampo proponendo anche validissimi temi offensivi (compreso l'assist gol per Bettega e l'azione del rigore), a Morini che ha letteralmente cancellato Giordano dalla partita vendicando (sportivamente, s'intende) nel migliore dei modi la batosta di Roma dove fu il protagonista negativo.
Sono piaciuti, a parte qualche sbavatura, anche Tardelli, Scirea, Cuccureddu, Gentile e Causio che, ad un quarto d'ora dalla fine, quando l'iniezione antidolorifica (gioca con una piccola infrazione al mignolo del piede destro) stava per perdere il suo effetto, ha ceduto il suo posto a Fanna. Benetti ha sciupato numerosi palloni ma ha dato il suo valido apporto nel 'filtrare' i contrattacchi laziali. Fra gli ospiti merita una citazione Garella: non ha colpe per i tre gol e, con un paio di parate, ha evitato un passivo più pesante. L'avvio era brillante e sembrava promessa di spettacolo. La Juventus passava in vantaggio dopo appena sei minuti. Benetti smistava sulla sinistra per Furino: compiuti pochi passi, il «capitano» scodellava un preciso traversone sotto porta per l'accorrente Bettega che bruciava sul tempo Pighin e in spaccata, al volo di esterno destro, insaccava nell'angolo alto. Un gol da manuale. In scioltezza la Juventus insisteva.
Al 10' Causio proponeva una piacevole e ficcante manovra con un'apertura sulla destra per Scirea: al volo il «libero» serviva Gentile che di testa allungava su Bettega ma il suo passaggio a Causio era intercettato dalla difesa laziale. Rovesciamento di fronte e primo intervento di Zoff (12') su un innocuo cross di Agostinelli. La Juventus rallentava il ritmo e solo su punizione tornava ad impensierire Garella: prima con un colpo di testa a lato di Boninsegna, poi con una staffilata di Gentile che il portiere deviava in angolo. Intanto, qua e là, affioravano scorrettezze, scontri verbali. Al 27" Ghedin, vittima di una contrattura muscolare alla coscia destra, chiedeva il cambio: Vinicio lo sostituiva con Boccolini che seguiva Tardelli mentre Badiani passava su Causio (ogni tanto i due laziali invertivano marcatura). Era sempre la Juventus a comandare il gioco sebbene la Lazio desse segni di risveglio.
Al 28' Furino evitava due avversari e serviva un bel pallone a Boninsegna che, pressato da Manfredonia, mancava la deviazione gol. Per un fallo su Badiani, Gentile veniva ammonito (adesso rischia la squalifica). La Juventus sbandava e la Lazio cresceva di tono. Un tiro di Garlaschelli era girato in corner da Scirea che sfiorava l'autogol (29'). Poi Morini rimediava su Lopez che aveva intercettato un errato disimpegno di Scirea ma era Furino a procurare involontariamente un grosso brivido a Zoff che effettuava la prima vera parata su deviazione del compagno. La Lazio collezionava un paio di corners e gli animi si accendevano quando l'arbitro non fischiava, in favore della Juventus, un fallo ai danni di Gentile. Passata la sfuriata (si fa per dire) laziale, la Juventus riorganizzava il gioco e tornava a premere. Al 39' Causio batteva una punizione per la testa di Bettega che, spinto alle spalle da Pighin, mancava l'impatto con il pallone e franava sull'erba.
Rigore netto: per l'arbitro, viceversa, tutto regolare. E poi dicono che le «giacchette nere» favoriscono la Juventus. Come se non bastasse, senza alcun motivo (forse aveva un cronometro difettoso) D'Elia recuperava ben quattro minuti e solo una segnalazione di un guardalinee decretava la fine del primo tempo (49'). La ripresa vedeva la Juventus accelerare. Ispirate da Causio le trame bianconere acquistavano maggior incisività anche perché Wilson, scontratosi con Tardelii, riportava una forte contusione al fianco destro e la menomazione impediva al «capitano» di chiudere con efficacia i varchi.
Al 56' Tardelii mancava di un soffio il gol: la palla sibilava accanto al montante. La Lazio si rifaceva viva nei pressi di Zoff con Cordova che, a conclusione di un elegante palleggio, calciava a fil di traversa. Cinque minuti dopo era Garella ad effettuare una provvidenziale respinta su un cross di Causio destinato alla testa di Bettega. Al 65' Causio cedeva il posto a Fanna e, poco dopo, la Juventus falliva il raddoppio: Bettega rifiniva un bel pallone per Benetti che cercava spazio per il tiro ma Garella, con un'uscita alla «kamikaze», lo anticipava.
Il gol non tardava. Dopo una mischia sotto la porta di Zoff stroncata da Morini, la Juventus raddoppiava (67'). Gentile produceva l'ennesimo allungo poi toccava a Bettega; la palla perveniva a Tardelii che fiondava a rete, Garella respingeva proprio su Boninsegna che, con calma e di destro, insaccava da pochi passi. E' il secondo punto consecutivo che «Bonimba» mette a segno con il piede meno preciso. La Lazio reagiva e al 70' Garlaschelli si liberava di Cuccureddu: in giravolta, con un gran destro, l'ala sparava a rete ma Zoff deviava contro la traversa. Ci provava anche Pighin, con un fendente centrale che Zoff alzava in corner. Nel frattempo Wilson, dolorante, abbandonava il ruolo di libero e agiva ora sull'ala ora sul centro ma faceva numero. All'81' Furino scattava sulla sinistra, penetrava in area e Lopez lo agganciava: questa volta D'Elia decretava la massima punizione che Boninsegna, con una bella finta, trasformava a fil di palo. Sebbene la partita fosse decisa, continuava la serie di falli. L'arbitro sedava una scaramuccia fra Tardelii e Cordova ammonendo il laziale. Poi ammoniva Boninsegna per un fallaccio su Badiani e Lopez per una durissima entrata su Furino. Era di nuovo calcio giocato al novantesimo quando Zoff neutralizzava con bravura un rasoterra di Garlaschelli. Poi la fine. Bruno Bernardi.
Dopo-gara pesante per la Lazio, come il responso del campo, la situazione societaria. Gli unici che si sforzano di mantenere un briciolo di serenità sono papà Lenzini e Vinicio. Dice Lenzini con voce funerea. Il comportamento dell'uomo vinto:
« La sconfitta l'avevamo messa in preventivo alla vigilia e subito abbiamo capito come sarebbe andata a finire. Del resto, quando si incassa un gol in partenza, rimane ben poco da fare ».
Aggiunge:
« Continuo ad aver fiducia nei ragazzi. Si sono battuti, verranno anche per noi i giorni di sole ».
Anche Vinicio è cambiato. Chi riconosce in lui il « lione » di Napoli ? Pare comunque che in tempi non lontani, sul morire della scorsa stagione agonistica, l'allenatore abbia ricevuto allettanti proposte per ritornare a fianco di Ferlaino. Adesso che il divorzio con la Lazio è ufficiale, la «voce» potrebbe prendere corpo, basta saper attendere qualche mese.
Le risposte sono nervose.
« Siamo qui per analizzare la partita con la Juventus, al resto ci penseremo in seguito. La Lazio ha "chiuso" al Comunale con un'esibizione coraggiosa. La rete di Bettega. purtroppo, si è rivelata un handicap notevole. Poi avete visto la nostra infermeria viaggiante ? Contrattura per Ghedin, caviglia malandata di Pighin, ematoma a Badiani, botta a Garlaschelli. infortunio serio a Wilson che interessa il costato. Adesso farà subito le lastre. Un bollettino di guerra. Nonostante tutto la squadra ha mostrato un bello spirito che lascia ben sperare ».
Contenute le dichiarazioni del trainer, accese quelle dei suoi. Dopo Milano la storia continua. A puntate. La Juventus rimane per chi l'ha affrontata una squadra di picchiatori. Sentite Agostinelli, il bello del collettivo, che accarezza con il phon i biondi capelli e mitraglia a parole gli avversari:
« Non potevano giocare in maniera più scorretta. Forse, ricordavano troppo la figuraccia che avevano rimediato all'andata. Così ci hanno intimoriti dalle prime battute dell'incontro ed hanno compiuto fallacci anche dopo il 3-0. Un comportamento ingiustificato. Prendete Gentile, il mio dirimpettaio. Ha picchiato fino a quando non è stato ammonito ».
La Lazio è costretta ad andare via in pullman. Un lungo e faticoso viaggio verso la capitale, visto che la nebbia impedisce il ritorno in aereo. Non si parla al momento di ritiro anticipato, anche se la posizione di classifica forse lo richiederebbe.
LA LAZIO era stata l'unica squadra ad aver battuto la Juventus. A Torino, Trapattoni si è vendicato dello scherzo di Vinicio, rifilandogli lo stesso punteggio. Così il duello fra il "Seminatore" autentico e quello mancato si è chiuso. I critici milanesi sono stati severi, come sempre. Sulla "Gazzetta", Angelo Rovelli ha dato l'insufficienza a Benetti (5,5). Su "Il Giorno", Gino Franchetti, oltre a Benetti, ha bocciato Cuccureddu, Fanna e persino Bettega, autore di un gol da antologia. L'«Unità», tanto per cambiare, ha fatto ricor so all'ironia. E "Kim" ha commentato in prima pagina:
«Ecco, della Juventus, molti dicono che ha troppi boy-scouts che l'aiutano ad attraversare la strada; la Juve dice che per farla attraversare devono sollevarla di peso; perché lei non vuole assolutamente aiuti: attraversa da sola. Nel grande traffico del campionato di calcio, in realtà è difficile distinguere come ci si regola agli incroci, però un dato risulta: che magari la Juventus passerà anche col rosso, ma gli altri si fermano anche col verde, come hanno dimostrato ieri, quando, affrontandosi tra loro, tutte le pretendenti al primato, a forza di "presto, prima lei"; "assolutamente no dopo di lei è finito che sono rimaste tutte ferme mentre la vecchia se ne andava».
Infine una constatazione: Marco Tardelli piace molto più sul campo che in borghese. Almeno al gentil sesso. Donata Gianeri, andata a intervistarlo per "Stampa Sera" alla fine dell'allenamento, ha raccontato la sua disavventura: dice
"Una doccia, e sono da lei».
La doccia dura quarantacinque minuti, come metà partita. Non sapevo che la toilette degli atleti fosse eterna, la pazienza dei giornalisti sportivi in-finita. Quando alla fine, emerge si stupisce molto, infatti, per le mie rimostranze. E' stato velocissimo, spiega, in confornto al solito: il capello lungo, richiede tempo, bisogna asciugarlo sotto il casco, senza contare tutto il resto. Un tutto il resto, sapientemente trasandato: il ciuffo scompigliato ad arte. Il giubbotto gettato con negligenza sulle alle, la camicia slacciata, secondo il cliché dei giovani d'oggi. E poi vien fuori che, come i giovani d'oggi, anche Marco Tardelli, calciatore sulla cresta dell'onda, dietro l'apparente sicurezza e l'ostentata disinvoltura è pieno di dubbi, incertezze, soprassalti, paure. E' alla disperata ricerca di ancoraggi. Uno di quei ragazzi moderni, insomma, che non ridono mai: o quasi mai. Insicuro, vittima di nevrosi e insonnie, tormentato dall'angoscia del domani... ».
In campo laziale, tutti cercano di spiegarsi perché Vinicio ha voluto far sapere a tutti che divorzierà da Lenzini. Secondo Eveno Visioli
"Il singolare atteggiamento assunto a Santa Margherita sarebbe la logica conseguenza di una cocente delusione".
E il cronista ha spiegato:
"Vinicio avrebbe voluto da Lenzini l'assicurazione che avrebbe percepito anche il prossimo anno il più alto ingaggio pagato in Italia: 140 milioni più i premi (complessivamente l'allenatore avrebbe strappato alla Lazio circa 400 milioni in due anni). Una volta constatato che Lenzini faceva il finto tonto e, subodorata l'intenzione del presidente di dare anzi un netto taglio al suo superstipendio (pare che si intendesse abbassarlo a 50 milioni), Vinicio avrebbe deciso di far sapere, e certo non tenendo nel conto del caos in cui avrebbe fatto piombare la Lazio, che le società interessate ad assicurarsi le sue prestazioni nella prossima stagione possono già farsi avanti».
Ma, visti i risultati, al massimo può farsi avanti il Brindisi. Ormai i giornalisti romani pigliano allegramente in giro l'ex «mo-stro sacro» Vinicio. Oliviero Beha ha commentato su "La Repubblica":
"Quindi sapendo (da brasiliano sagace soprannominato il "Tedesco" per l'impegno che mette nell' allenare i suoi uomini) quanto importante sia il lavoro del portiere, ha impunemente silurato Felice Pulici, dal passato in Nazionale, dai pali laziali, per rimpiazzarlo con la sua riserva, Claudio Garella, presto assurto agli onori della cronaca per il termine da lui originato, "garellate", non propriamente in senso elogiativo. Di qui uno scompenso generale, in campo e fuori, che ha fatto amaramente concludere all'ignaro trainer: "i ragazzi si sono molto innervositi e non so bene perché".
A Torino comunque, Garella non ha fatto "garellate" ma ha preso ugualmente tre gol, divertente, come sempre la disparità di giudizi su Ciccio Cordova, il centrocampista miliardario. Secondo Gianni Melidoni ("Il Messaggero"), è stato il migliore della Lazio, gli ha dato il voto più bello, un favoloso 7,5. Aldo Biscardi, su «Paese Sera», ha ripetuto il solito giudizio negativo:
«Pennellate da par suo, passaggi laterali di autentica sciccheria ma senza alcuna concretezza e nessuna utilità per la squadra».
Su «Il Tempo», Gian Franco Giubilo ha scelto la via di mezzo:
"Comincia con qualche balbettio, poi allunga considerevolmente il passo, conquistando il centrocampo. Nel finale, in seguito all'infortunio di Wilson, va a fare il libero ed è protagonista di aspri contrasti, non per colpa sua".
Alla fine di quel Campionato la Juventus finirà alle spalle del Torino Campione d'Italia con solo due punti di ritardo.
Per quanto riguarda la coppa nazionale i nostri eroi non riusciranno neppure a superare il primo turno eliminatorio: saranno scavalcati nel girone dall' Inter. Invece la Coppa Italia la vince a sorpresa il Napoli che strapazza per 4-0 in finale l'altra sorpresa Hellas Verona.
Buona Visione!
Stagione 1975-1976 - Campionato di Serie A - 5 andata Torino - Stadio Comunale domenica 9 novembre 1975 ore 14:30 JUVENTUS-LAZIO 2-0 MARCATORI: Damiani 47, Damiani 53
JUVENTUS: Zoff, Gentile, Tardelli, Furino, Morini, Scirea, Damiani, Causio, (c) Anastasi, Capello F., Bettega R. A disposizione: Carraro, Spinosi, Altafini Allenatore: Carlo Parola
LAZIO: Pulici, Ammoniaci, Petrelli, Wilson (Manfredonia 15), Ghedin, Re Cecconi, Garlaschelli, Brignani, Chinaglia, Badiani, Giordano A disposizione: Moriggi, Ferrari Allenatore: Giulio Corsini
ARBITRO: Casarin
Le Coppe europee hanno restituito due squadre irriconoscibili Juve stanca, ma la Lazio è a pezzi I bianconeri si adeguano a lungo al gioco fiacco e senza idee dei biancazzurri (Corsini non ha "legato", torna in panchina Maestrelli?) In apertura di ripresa la difesa romana si sfalda davanti a Damiani che realizza due reti di testa in otto minuti Finale più vivace Scirea il migliore in campo, Wilson sostituito da Manfredonia
Due Borussia in cinque giorni sarebbero davvero troppi, ci ha pensato la Lazio ad abbassare la media. Per fortuna, perché contra un avversario organizzato in modo efficace, con giocatori meno disorientati e molli, la Juventus di ieri avrebbe corso grossi rischi. La partita è caduta di molto rispetto agli scontri vementi delle battaglie-scudetto. A parte il minor tifo blanconero dovuto alla contestazione silenziosa, nessuna bandiera azzurra sulle gradinate: la squadra romana è abbandonata dai tifosi, pare uno zatterone alla deriva. E domenica la attende il derby: una sconfitta provocherebbe la cacciata di Corsini ed il ritorno probabile in panchina di Tommaso Maestrelli.
Un ritorno che tutti saluteremmo con comprensibile gioia, al di là delle burrascosa vicende del club.
Forse i giocatori biancoazzurri aspettano solo questo momento. Non ci sentiamo di sposare la tesi di un boicottaggio a Corsini, ma di certo Chinaglia e colleghi hanno dimostrato sul campo di avere smarrito l'entusiasmo, la capacità di combattere. É un impasse di natura più psicologica che tecnica o fisica, Corsini non è riuscito a legare con gli atleti e dovrà in qualche mоdо lasciare la panchina. Se Maestrelli preferirà attendere ancora, potrebbe toccare a Mondino Fabbri. Il derby probabilmente segnerà la svolta.
Di certo, per chi è fuori dall'ambiente e si deve limitare a raccogliere gli echi, sarebbero da cacciare i giocatori, non Corsini. Mai visto una squadra muoversi con scarsa concentrazione, senza logica, con giocatori separentemente privi della volontà necessaria per appoggiare in modo decente l'azione del compagno, con una difesa suicida con l'eccezione di Pulici (ma é logico, il por tiere scatta e para con tempi di reazione immediati, e poi non ci sta a fare la figura del pollo). Chinaglia cerca di dribblare, tenta il numero che diverta se stesso e gli dia una giustificazione: subisce botte senza reagire, si vede respingere i tiri e non ha un gesto di stizza, gioca una partita tutta sua, sognando l'America e rimpiangendo Maestrelli.
La Juventus, che doveva smaltire di conseguenza il mercoledi di Coppa (obblettivamente ben maggiore era stata la sua fatica, fiacca e nervosa, di quella imposta dal Barcellona ai laziali) all'inizio si é adeguata al ritmo degli avversari, e malgrado gli strappi dati da Scirea, da Morini, da Gentile a Tardelli, metà campo e punte hanno rischiato di addormentersi (e di far dormire, o inviperire, il pubblico).
Sino alle soglie dell'area laziale la manovra aveva un minimo di ordine ma al momento di stringere i tempi entravano in scena l'imprecisione di chi eseguiva il lancio e il cross, e la scarsa determinazione di chi doveva andare dentro puntare su Pulici. Molti centri dalle fasce laterali finivano dietro la porta o fuori misura, tiri rari e ribattuti con facilità; su quelli che flitravano Pulici opponeva alcuni interventi di gran classe. La difesa della Lazio finiva per non correre grossi rischi, anche se dopo un quarto d'ora Wilson (stiramento) aveva lasciato il posto al giovane Manfredonia, alla seconda gara in serie A dopo l'esordio di domenica scorsa.
Piatto poco invitante
Dall'alto delle tribune la partita pareva spezzarsi spesso in tronconi, con mucchi bianconerazzurri attorno al pallone e larghi spazi vuoti a centrocampo, vuoti inutilizzati sulle fasce laterali, il tutto segno evidente di una disposizione tattica approssimativa da ambo le parti. Per una volta che si poteva gustare una partita senza l'assordante rullo dei tamburi a sfondare i timpani, ecco che Juve e Lazio ammainavano un piatto così poco invitante. I bianconeri affrontavano Chinaglia con un determinatissimo Morini, e Long John invece di tentare affondi che gli sarebbero riusciti impossibili partiva da lontano per fermarsi sul tre quarti, cercando scambi con compagni che non c'erano.
Gentile e Tardelli sovrastavano gli evanescenti Garlaschelli e Giordano, a centrocampo Furino e Re Cecconi si guardavano bene dall'affrontarsi. Badiani era abbastanza puntiglioso su Causio, Capello non doveva dannarsi troppo per il ritmo blando di Brignani. Più impegnata, in qualche modo, la retroguardia della Lazio con Ghedin a seguire Bettega. Ammoniaci su Anastasi ed il forzuto Petrelli a marcare flipper Damiani, vivace ma raramente incisivo.
I primi affondi bianconeri, troppo blandi, non sono riusciti a sfondare, ed al quinto minuto Bettega ha tentato la sorte con una botte da lontano che Pulici ha deviato in angolo.
La Lazio almeno inizialmente ha cercato di muoversi con una certa logica, ma presto la squadra si è alliacciata in tentativi individuali senza esito. Scirea ha dato la prima scossa già al 7', uscendo con autorità da una mischia, lanciandosi sulla sinistra e pennellando al centro un cross sul quale Causio è intervenuto saltando in controtempo, e colpendo la palla fiaccamente. Chinaglia si è fatto luce ma lontano da Zoff, al 12', piazzando un tiro-cross finito sulla parte alta della rete bianconera.
Un bell'uno-due fra Damiani e Bottega é fallito al 14' per la prudenza di flipper ed il coraggio di Pulici in uscita, poi la Lazio era costretta a sostituire il libero Wilson con Manfredonia.
La Juventus cercava di stringere i tempi, a dopo un corner di Causio e successivo centro di Anastasi, Capello era spinto alle spalle mentre si accingeva a battere a rete di testa. I bianconeri chiedevano il rigore, ma Casarin non ci stava (quest'anno ne sono stati giá concessi alcuni, per scorrettezze del genere). Partivano poi i difensori al 18', ed un centro di Gentile per Tardelli era intercettato in spaccata da Ammoniaci.
I bianconeri attaccavano improvvisando, la Lazio impostava contropiedi che finivano al primo tackle, la gara proseguiva fiacca, vivacizzata alla mezz'ora da un clamoroso errore di Damiani che da pochi passi ribatteva sul fondo un pallone respinto da Pulici (tiro di Tardelli, su punizione toccata verso l'accorrente terzino da Capello). Lo stesso Capello, in una delle pochissime proiezioni offensive, aveva una palla-gol al 30 ma Pulici salvava sulla botta secca dell'avversario, quindi allo scadere del primo tempo segniava la Lazio, ma Garlaschelli si era aiutato con la mano per deviare il cross dal fondo di Chinaglia - Casarin annullava. Lo stesso Long John tranquillizzava Zoff, che cominciava ad incavolarsi vedendo la piega che aveva preso la partita.
La partita si sbloccava inaspettatamente per la Juventus in apertura di ripresa. Damiani iniziava con una maggiore vivacità, faceva partire subito un cross che Furino non arrivava a deviare. La difesa della Lazio decideva allora di fare un omaggio al bianconeri e (2 minuto) al successivo centro di Morini avanzato sulla destra, si metteva sull'attenti in modo che Damiani, senza neppure dover saltare, poteva deviare la palla in rete con comodità.
Neppure il tempo di ricambiare in qualche modo l'omaggio che (al decimo minuto) i laziali davano ancora via libera a Damiani. Stavolta il cross era di Causio, e Petrelli assisteva con apparente disinteresso alla nuova testata dell'ala. Macchie anche sulla coscienza di Pulici, rimasto fermo fra i pali, per quanto il portiere si fosse giá meritato applausi in precedenza.
La partita è chiusa
Sul due a zero partita chiusa. La Lazio cercando pateticamente di andare avanti sottolineava di minuto in minuto i suoi limiti attuali, mentre con il risultato acquisito la Juventus giocava con altro animo e riusciva ad imbastira azioni più brillanti. Pulici in uscita fermava bene al 13' una stangata di Causio, lanciato da Bettega che a centrocampo aveva vinto un tackle su Chinaglia. Poi Bettega si vedeva ribattere in angolo una botta da distanza ravvicinata. Anastasi sbagliava alcuni agganci in area, quindi era anche sfortunato: su un controplede, Scirea si inseriva benissimo, calciava con forza, Pulici respingeva ed il centravanti al rimbalzo colpiva il montante alla destra del portiere. Petrelli, sul rovesciamento di situazione, sbagliava solo davanti a Zoff l'unica occasione per la Lazio, mentre sul tabellone salivano i gol del Napoli a smorzare gli entusiasmi esplosi dopo quello di Riva e Carmignani.
Bruno Perucca
Pagelle bianconere
ZOFF Poco lavoro, molte arrabbiature almeno sino al gol di Damiani che ha sbloccato il risultato. Una partita normale per il portierone bianconero, lasciati con sollievo i mutandoni bianchi cui l'aveva costretto l'arbitro Linemayr.
TARDELLI- Nella Juve che arrancava, la sua spinta del suo giovanile entusiasmo si sono fatti sentire. E' andato tirare, si è inserito bene in avanti in molte occasioni. Un po' troppo duro, però, e con i mezzi che possiede rischia di sprecare sa stesso scadendo a livello di scarpone.
GENTILE - Non il miglior Gentile che tutti conoscono, ma sempre ed un buon livelio di rendimento. Anche lui un po' troppo vigoroso, ma del resto questo è suo stile anche se una Lazio cosi moscia e un Garlaschelli cosi fuori fase non meritavano tanta grinta.
FURINO - Qualcosa si è spannato nel motore di Beppe Furia, non si tratta solo della fatica. Sensibile com'è, attaccato alla squadra, deve aver sofferto più di altri l'eliminazione in Coppa. Ha corso, arrancato, ma non era lucido e di conseguenza ha pasticciato molto.
MORINI - Ha affrontato Chinaglia con la concentrazione che il centravanti avrebbe meritato in altri templ, ma è sempre meglio non correre rischi. In alcune occasioni è uscito bene in appoggio al centrocampo, con autoritá. E' in un buon momento, e si vede.
SCIREA - Meritava una partita migliore, tanto é in forma ma lo si dove ringraziare per il calcio pulito e senza sbavature che sa offrire anche se attorno c'è un po' di confusione. Difende e attacca in assoluta scioltezza: uno spettacolo. Prepariamoci quindi a vederlo in Nazionale.
DAMIANI - Ha pescato due jolly che lo fanno entrare nolle classifica cannonieri ma non in quella del buoni per quanto riguarda i novanta minuti di ieri. Ha trovato spunti efficaci solo sul 2-0, quando la Lazio lasciava spazio tentando una pressione più velleitaria che efficace.
CAUSIO - Il ruolo d'interno non gli place, non sa concentrarsi con continuità. Ha avuto sprazzi deliziosi, ma ha ancho sprecato molto portando la palla anziché cercare lo scambio. Una sufficienza onesta, nulla più.
ANASTASI - La serie grigia continua, ed anche la sfortuna. Ha sbagliato passaggi ed agganci in area, ma si é visto pure respingere una botta dal montante. Per Parola è intoccabile, ma è certo che insistere sia il modo per recuperarlo?
CAPELLO - Lotta più che con gli avversari, contro la forma che stenta ad arrivare e lo limita molto nella mobilità, negli inserimenti. Sapendo di non essere lui si limita a un piccolo cabotaggio fra la sua area a la metá campo.
BETTEGA - Ha trovato di fronte l'unica della Lazio che abbia giocato in modo degno, ovvero il lungo poderoso Ghedin. Viste le difficoltà ad entrare in area, ha tentato il gol più volte con botte da lontano. Ha ritrovato potenza, peccato che a squadra proprio adesso non giri.