Visualizzazione post con etichetta Juventus-Lazio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Juventus-Lazio. Mostra tutti i post

mercoledì 17 giugno 2026

30 Marzo 2002: Juventus - Lazio

É il 30 Marzo 2002 Juventus e Lazio si sfidano nella dodicesima giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2001-02 allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

É una stagione col finale col botto questa per i campioni bianconeri. Iniziata in sordina adesso i nostri eroi stanno girando a mille. La vetta si avvicina e si avvicina anche il 5 maggio, ultima giornata di campionato. Tutto il resto é Storia

Dall'altra parte c'é la Lazio che dopo l'imbarazzante avvio di stagione con la nostra leggenda Dino Zoff, termina la stagione con Alberto Zaccheroni e si appresta a conquistare un insperata sesta piazza.

Buona Visione!



juventus




Stagione 2001-2002 - Campionato di Serie A - 12 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
sabato 30 marzo 2002 ore 20:30 
JUVENTUS-LAZIO 1-1
MARCATORI: Claudio Lopez 25, Trezeguet 38

JUVENTUS (4-3-1-2): Buffon, Zenoni (Montero 58), Ferrara C., Iuliano, Pessotto G., Zambrotta, Conte A., Davids, Maresca (Amoruso 42), Trezeguet (Zalayeta 70), Del Piero
A disposizione: Carini, Pericard, Frara, Scardina
Allenatore: Marcello Lippi

LAZIO (4-4-1-1): Peruzzi (Marchegiani 46), Stam, Nesta, Fernando Couto, Favalli, Castroman (Poborsky 62), Giannichedda, Liverani (Mendieta 84), Stankovic, Fiore, Claudio Lopez
A disposizione: Cesar, Pancaro, Gottardi, Evacuo
Allenatore: Alberto Zaccheroni

ARBITRO: Bolognino
AMMONIZIONI: Iuliano, Del Piero (Juventus); Castroman, Giannichedda, Marchegiani, Poborsky (Lazio)


Marcello Lippi, tornato a luglio dopo 2,5 anni con Ancelotti giunto al suo posto nel 1999, si trova in grossa difficoltà e sceglie di cambiare modulo orientandosi verso il 3-5-1-1 invece del 4-4-1-1: mancano il terzino Birindelli, il difensore Thuram, il duttile Tudor, mediani di fatica come Paramatti e Tacchinardi oltre al bomber ex di giornata Salas e il trequarti squalificato Nedved…bisogna ripiegare su un collettivo più sparagnino e capace di diventare 5-4-1 a rombo in fase di copertura specie con le assenze di Thuram e Nedved (altro ex di giornata); la Lazio, invece, affidata ad Alberto Zaccheroni dopo i primi 3 pareggi in 3 giornate di Dino Zoff, adopera un 4-5-1 più di rincalzo che di certezza, dato che mancano Colonnese per scelta tecnica ma soprattutto i degenti come i difensori centrali Negro, Mihajlovic, i mediani Dino Baggio con Simeone e le punte Crespo, Simone Inzaghi (i guai ci saranno anche durante la sfida e l’infermeria si riempirà sempre di più). 

A inizio maggio (stagione chiusa prima per permettere l’ambientamento alle nazionali in vista del mondiale), vedremo i conti finali: la Juventus, in cui Trezeguet si laureerà capocannoniere del campionato assieme al piacentino Hubner con 24 timbri, vincerà lo scudetto n.26, 4 anni dopo il precedente e primo del nuovo millennio, superando Inter e Roma all’ultimo turno del fatidico 5 maggio 2002 sempre con Lippi in panchina…i bianconeri batteranno 2-0 l’Udinese fuori casa mentre i romanisti espugneranno 1-0 la Torino granata e i milanesi crolleranno 4-2 proprio in casa laziale, successo decisivo per mandare i capitolini in Coppa UEFA da sesti con la seguente graduatoria “Juventus 71; Roma 70; Inter 69; Milan 55; Chievo 54; Lazio 53” sapendo che la Lazio avrà un piccolo record, visto che sarà l’ultima squadra ad aver segnato ed evitato la sconfitta contro i sabaudi oltre ad esserci rimasti imbattuti assieme ai cugini che li avevano sconfitti 2-0 in Piemonte per poi fare 0-0 a Roma (dopo di loro ci saranno il 4-0 a Perugia, 1-0 con il Milan e a Piacenza, il 5-0 col Brescia e il 2-0 a Udine…un finale in totale crescendo); sul fronte della Coppa Italia invece vedremo il 10 maggio il Parma festeggiare il suo terzo successo in tale competizione (sarà l’ultimo trofeo ad aggiungersi alla bacheca prima del crac Parmalat) vincendo 1-0 in casa dopo aver per 2-1 a Torino chiudendo un cerchio che si era aperto con il primo trionfo gialloblù nel 1991/92 (sempre Parma-Juventus e sempre rimonta, 2-0 al ritorno, dopo l’1-0 dell’andata) mentre la terza Supercoppa Italia juventina sarà alzata il 25 agosto 2002 sul 2-1. Manca poco al nuovo Juventus-Lazio…seguiteci nell’ultimo tratto di viaggio.

tratto da  SABATO 30 MARZO 2002: FINE DEI GIOCHI?



GIRAUDO CONFERMA LA «MIGRAZIONE» BIANCONERA DURANTE LA RISTRUTTURAZIONE DEL DELLE ALPI: VOGLIAMO CREARE UNO STADIO ADATTO AL CALCIO 
Lìppì: traditi dalla troppa tensione 
Buffon: «Adesso ci vorrebbe un miracolo» 

TORINO Mentre in curva Scirea scoppia la contestazione, con gli ultras bianconeri che staccano i seggiolini e li buttano in campo, esce arrabbiatissimo dallo stadio anche il presidente onorario della Juventus, Umberto Agnelli. Le sue parole sono durissime e rispecchiano l'umore di un ambiente sull'orlo della crisi: 

«Primo tempo inconcepibile. Se i tifosi fischiano fanno bene. Sono delusi come lo siamo noi. E hanno ragione. Il comportamento in campo della Juve ha dato coraggio alla Lazio».

Inevitabile la domanda sui futuro di Lippi; la sua Juve rischia di finire in una posizione peggiore di quella occupata l'anno scorso dalla squadra di Ancelotti. Agnelli risponde in modo interlocutorio: 

«Non è ancora finita, aspettiamo». 

Sul proprio futuro Lippi è laconico; 

«Buona Pasqua a tutti». 

Nuovamente sollecitato, rimanda ogni decisione alla società: 

«Non so se l'avete capito, ma di questo argomento preferisco non parlare. Semmai lo farà la società a tempo debito. In fondo mi sembra giusto crederci ancora. Ci proveremo, è giusto provarci». 

Poi una breve analisi sulla partita: 

«Sono dispiaciuto e amareggiato. Ha ragione il dottor Umberto Agnelli, abbiamo tenuto un atteggiamento inconcepibile. Soprattutto nel primo tempo, siamo stati traditi dalla tensione, eravamo impauriti. E poi ci siamo trovati di fronte una buona Lazio, che ha complicato le cose. Maresca? Non l'ho sostituito per demerito, non è stata una bocciatura la sua, ho solo preferito inserire una punta e far svolgere i compiti di trequartista a Del Piero che mi è sembrato in buona serata». 

Buffon invece vede ormai lo scudetto svanire: 

«A questo punto ci vorrebbe un miracolo. Ma bisogna crederci, io ci credo ancora». 

Deluso anche Del Piero: 

«Però non molliamo, non è nostra abitudine farlo. Del resto anche in questa partita abbiamo dimostrato di saper reagire, di non arrenderci. Certo che, a cinque turni dalla fine, è diventata molto molto dura per noi. Dobbiamo sperare in passi falsi altrui e nello stesso tempo fare molti punti, cosa che ài recente non siamo stati in grado di fare». 

Qualche allarme per Trezeguet, che ha subito una lieve distorsione; le sue condizioni saranno valutate alla ripresa degli allenamenti. Infine la notizia alla quale mancava solo l'ufficialità, rimbalzata poco prima della partita. E' stato l'amministratore delegato della società bianconera Antonio Girando ad annunciarla; la Juventus ristrutturerà il Delle Alpi e per una stagione andrà a Monza e Piacenza per disputare le partite casalinghe. 

«La Juventus da molti anni è alla ricerca di proprio stadio sociale - ha detto Giraudo -. Per questo ha avviato con il Comune di Torino delle trattative che sono ormai giunte alla fase finale. Il Toro ha rinunciato al Delle Alpi per costruirsi un nuovo Filadelfia, quindi il Comune è d'accordo nel concedere l'impianto alla Juventus. Bisognerà solo stabilire la formula giuridica dell'acquisto». 

Inevitabile quindi la temporanea «migrazione» della squadra a Monza e Piacenza; 

«Occorrerà una ristrutturazione importante del Delle Alpi, perché vogliamo renderlo uno stadio adatto ai nostri tifosi, che li sappia coinvolgere. Una certa mancanza di entusiasmo intorno alla squadra può dipendere anche dalle caratteristiche dell'impianto. Abbiamo già preso contatti con i nostri tifosi di Torino, ci simo sentiti anche telefonicamente e si sono detti disposti a fare dei sacrifici per un anno pur di avere in futuro uno stadio tutto per loro, che li possa coinvolgere in maniera completa». 

Juve fischiata e seggiolini scagliati in campo. Severo Umberto Agnelli: 

«Giusta la rabbia dei tifosi, il nostro primo tempo è stato veramente inconcepibile»

Aurelio Benigno 
tratto da: La Stampa 30 marzo 2002





juve

juve
rosa

lazio

juventus

juventus

lazio

lazio

juve
La Stampa 31 marzo 2002

juve
La Stampa 31 marzo 2002

juve
La Stampa 31 marzo 2002



maglie











giovedì 11 giugno 2026

11 Giugno 1989: Juventus - Lazio

É l' 11 Giugno 1989 Juventus e Lazio si sfidano nella quindicesima giornata del girone di ritorno del Campionato di Calcio di Serie A 1988-89 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

É una Juventus che cerca di costruire una squadra ancora scossa dal addio di 'Le Roi' Michel Platini e dai fallimenti di Ian Rush e dal tecnico Rino Marchesi. Guidati in panchina dalla leggenda Dino Zoff, i bianconeri raggiungono un quarto posto in campionato che dovrebbe rappresentare un buon viatico per il futuro. 

Dall'altra parte c'è una Lazio che termina la stagione a metá classifica tranquilllamente seduta nella sua mediocritá.

Buona Visione! 


 

juventus


Stagione 1988-1989 - Campionato di Serie A - 15 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 11 giugno 1989 ore 16.30
JUVENTUS-LAZIO 4-2
MARCATORI: Gregucci 17, Buso 21, Ruben Sosa 42, Piscedda autorete 58, De Agostini 66, Buso 79

JUVENTUS: Tacconi, Napoli N. (Rui Barros 46), De Agostini, Galia, Favero, Tricella, Marocchi, Magrin, Buso, Zavarov (Cabrini 75), Laudrup
Allenatore: Dino Zoff

LAZIO: Fiori, Monti, Piscedda (Di Biagio 83), Beruatto, Gregucci, Gutierrez, Greco (Rizzolo 68), Acerbis, Di Canio, Sclosa, Ruben Sosa
Allenatore: Giuseppe Materazzi

ARBITRO: Magni P.L.



Zoff fa squillare la sveglia e la Juventus dilaga.
Ora i bianconeri sono gli arbitri della salvezza La Lazio è caduta nel tranello, lasciandosi ingannare dai profeti di giornata. «La Juve non ha più stimoli particolari e non infierirà». Invece la Juve ha fatto fino in fondo il proprio dovere e se altri si fossero comportati come hanno fatto i bianconeri contro la squadra di Materazzi, la regolarità del campionato sarebbe stata garantita in maniera totale. Eppure la Lazio si era illusa. Il gol di Gregucci aveva allargato il cuore alla speranza, anche se la gioia è stata di brevissima durata, perché nel giro di quattro minuti, Buso ha rimesso le cose a posto. Ma per quanto decisa a interpretare nel migliore dei modi il proprio ruolo, la Juve nel primo tempo era — diciamo così — un po' troppo svagata ed infatti la Lazio ne ha subito approfittato infilando alle spalle di Tacconi un secondo, rocambolesco gol, nato da uno sciagurato bisticcio difensivo tra Napoli e Tricella. A quel punto è cominciata la rovina della Lazio. Sentendosi forse al sicuro, la squadra di Materazzi ha continuato a giocare come non dovrebbe mai fare chi ha bisogno di punti come dell'aria che respira. La Juve, brutalizzata da Zoff nell'intervallo, ne ha saputo approfittare, giocando come fa il gatto con il topo e penetrando senza problemi nelle maglie di una difesa incredibilmente scoperta ed ingenua. La mossa decisiva compiuta da Zoff, è stata quella di mettere Barros al posto di Napoli all'inizio del secondo tempo. Una scelta che ha scombussolato i piani di Materazzi e che ha permesso alla Juve di giovarsi di uomini imprevedibili come Laudrup, Zavarov, Marocchi e lo stesso portoghese, che si inserivano a turno in aiuto di Buso, unica punta di ruolo. Il pareggio è arrivato con la complicità ai Piscedda, ma poi la Juve ha preso a dilagare, trovando sul campo corsie preferenziali per dirigersi verso la porta del povero Fiori. La prodezza di De Agostini ed una sventola di Buso hanno determinato il risultato finale, ma la Juve ha avuto altre palle-gol, mettendo a nudo i mille problemi di una Lazio che non è mai riuscita a fare filtro a centrocampo, anche per le assenze di due uomini determinanti come leardi e Pin. Ed ora la squadra romana ha l'acqua alla gola. Un solo punto la divide dal tandem Torino-Pescara e rischia di mandare a monte mesi e mesi di faticosdo lavoro. Come un'operosa formichina, la Lazio era riuscita a rosicchiare un punto qua ed uno là, portandosi in una tranquilla posizione di classifica, ma gli ultimi rovesci l'hanno rigettata in piena bagarre. La Juve adesso è più che mai arbitra della salvezza. Domenica giocherà a Pescara, contro una squadra che non ottiene due punti in una sola volta da quattordici partite e che stavolta si trova di fronte ad una scelta obbligata: vincere per non sprofondare. La squadra di Zoff ieri ha dato una mano ai cugini granata e domenica ha la possibilità di dimostrarsi di nuovo molto generosa. Un Torino in B non fa piacere a nessuno, neppure a buona parte della tifoseria juventina, che ieri ha sottolineato con caldi applausi ogni gol dei granata a Como. Ma a Pescara non ci sarà Laudrup, uno dei giocatori più in forma del momento. Boniperti, infatti, gli permetterà di giocare nella nazionale danese contro il Brasile. Sospetti e pettegolezzi sono scontati. 

tratto da: Archivio La Stampa 







juve

juve

juve

juve

juve

juve

juve

rui

renato

juve

paolo

juve

lazio
juventus

lazio

maglie












sabato 6 giugno 2026

6 Giugno 1993: Juventus - Lazio

È il 6 giugno 1993 e Juventus Lazio si sfidano nella Diciassettesima (ed ultima) Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1992-93. Il tutto si svolge allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus cerca di fermare l'egemonia del Milan che da un paio d'anni o più ammazza il campionato senza scampo. Sarà un'impronta quasi impossibile in campionato, ma tant'è che con questo Roberto Baggio (capitano e uomo simbolo della squadra in Italia e nel mondo) tutto è possibile! 

Dall'altra parte c'è una Lazio che festeggia una meritata qualificazione in Coppa UEFA ed il trono di capocannoniere di Giuseppe Signori.

Buona Visione!




juve



Stagione 1992-1993 - Campionato di Serie A - 17 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
domenica 6 giugno 1993 ore 16.30
JUVENTUS-LAZIO 4-1
MARCATORI: Fuser 2, Baggio R. rigore 10, Vialli 15, Baggio R. rigore 31, Di Canio 73

JUVENTUS: Peruzzi, Torricelli, De Marchi M., Marocchi, Kohler, Carrera M., Conte A., Platt (Di Canio 46), Vialli, Baggio R., Ravanelli (Giacobbo 60)
Allenatore: Giovanni Trapattoni

LAZIO: Orsi, Bergodi, Favalli (Corino 81), Bacci, Luzardi, Cravero, Fuser, Marcolin, Riedle, Gascoigne (Stroppa 56), Signori
Allenatore: Dino Zoff

ARBITRO: Sguizzato




 E Gianluca si sfoga
«Mi sono sacrificato e ci ho rimesso: pochi gol e addio Nazionale 
Se la squadra andava male, tutti davano sempre la colpa a me» 

TORINO. Silenzio, parla Vialli. Finisce il campionato e finisce anche il black out del Gianluca. Più che un'amabile chiacchiera di fine stagione, quello di Vialli è uno sfogo in piena regola, una liberazione nella speranza che il prossimo anno non debbano ripetersi i problemi che hanno contraddistinto la sua annata più balorda. ' Il suo j'accuse assomiglia tanto a quello del dopo Argentina all'ultimo Mondiale. 

Allora disse: 

«Avevano un puledro e l'hanno utilizzato come un mulo».

Questa volta non usa paragoni equini, ma manda messaggi precisi, avvertimenti sulla linea dell'utente desiderato. Attacca dall'ultimo sfogo, quello della Domenica Sportiva: 

«Mi spiace che i tifosi, con i quali ho sempre avuto un rapporto splendido, mi abbiano frainteso o forse mi sono spiegato male. Ho detto che non ero contento di come mi avevano utilizzato nella Juventus e che per il tipo di gioco preferivo quella della Sampdoria, non che volevo ritornare alla Samp. Potevo dire Real Madrid e Barcellona e non cambiava nulla. A Genova mi sono trovato bene, ma fa parte del mio passato».
 

E' un fiume in piena. Prosegue: 

«Quest'anno avrei potuto fare di più, ma mi sono sacrificato molto per non rovinare certi equilibri. Così ho pagato due volte: non ho più trovato il gol e ho perso la Nazionale. Resta la Coppa Uefa, ma io penso al futuro e spero che le cose cambino per me, perché mi devo realizzare professionalmente. Non si tratta di correre o non correre, non ci sono in ballo gelosie. Sono uno che in carriera ha segnato 200 gol giocando in un certo modo».

Ma perché ha deciso di vuotare il sacco soltanto adesso? Vialli ha risposte pronte per ogni esigenza: 

«Potevo parlare sei mesi fa, ma avrei creato inutili polemiche. La verità è che non sono contento, non sono realizzato, non sono felice. Soltanto negli ultimi due mesi si è rivisto il Vialli più vero, anche perché ad un certo punto mi sono chiesto chi me lo faceva fare di continuare così. Infatti la situazione è cambiata e sono arrivate anche vittorie davvero importanti».

Il grosso rammarico resta sempre la maglia azzurra. Insiste Vialli: 

«Mi spiace per la Nazionale, ma soprattutto mi secca che se dovessi continuare a giocare così, non indosserei mai più quella maglia. La speranza è che le cose siano cambiate davvero e che in futuro non si ripetano certi problemi».

Ma il momento più difficile quando è stato? Il Gianluca non deve fare sforzi di memoria: 

«Quando la squadra andava male e le colpe erano quasi tutte mie. Le vittorie erano di tutti, le sconfitte dei soliti due o tre. Ma qualcuno si è divertito a scaricare tutto su di me. E queste sono cose che non andavano fatte». 

tratto da: La Stampa 7 giugno 1993






juve

juve

juve

juve

juve

juve

lazio

juve

lazio

stadio

juve

juve



maglie









lunedì 1 giugno 2026

1 Giugno 1997: Juventus - Lazio

É il 1 Giugno 1997 e Juventus e Lazio si sfidano nella diciassettesima ed ultima Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1996-97 allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus é nettamente la squadra da battere in questi ultimi anni mentre la Lazio terminerá il campionato al quarto posto a dieci punti dai bianconeri Campioni d'Italia per la ventiquattresima volta. Qualche giorno prima i bianconeri hanno perso la Finale di UEFA Champions League contro il Borussia Dortmund.

Buona Visione!



juve


 

Stagione 1996-1997 - Campionato di Serie A - 17 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
domenica 1 giugno 1997 ore 16.30
JUVENTUS-LAZIO 2-2
MARCATORI: Vieri C. 31, Amoruso 52, Casiraghi 73, Protti 85

JUVENTUS: Rampulla (Falcioni 80), Porrini, Ferrara C. (Cingolani 80), Montero, Dimas, Lombardo, Di Livio, Tacchinardi, Pessotto G. (Trotta 68), Vieri C., Amoruso
Allenatore: Marcello Lippi

LAZIO: Marchegiani, Negro, Nesta, Chamot, Favalli (Fish 78), Rambaudi (Buso 53), Fuser, Venturin, Nedved, Casiraghi, Signori (Protti 68)
Allenatore: Dino Zoff

ARBITRO: Racalbuto



La Juve può cantare sotto la pioggia 
Domina per un 'ora, poi ilpari non guasta la festa 

TORINO. Il sospetto di una partita addomesticata può sorgere in chi, senza aver visto Juve-Lazio, consideri semplicemente il risultato: 2-2, un altro pareggio annunciato, il terzo consecutivo per i bianconeri in questo finale di campionato gestito con grande prudenza. Invece, libero da tutti gli interessi di classifica, il match è sembrato vero come le amichevoli che si giocano per il piacere di giocarle e con in corpo la gioia liberatoria di essere alla fine dell'annata. 
La Juve per un'ora è stata brava e più brillante di quanto ci aspettassimo, la Lazio è sgusciata fuori dal proprio pantano nel finale, quanto è bastato per rimontare le due reti. 
«Grazie lo stesso». Lo slogan della notte di Monaco è risuonato qualche volta, flebile antidoto al groppo in gola che gli juventini avvertono quando si pensa alla sconfitta in Champions League. Avrebbe dovuto essere la domenica della festa italiana ed europea, il giorno del ringraziamento per un'annata strabiliante, e con molta fatica si è badato a non rovinare il copione cedendo ai rimpianti: come per un tacito accordo, dagli striscioni e dai cori è stato rimosso tutto quanto potesse ricordare il Borussia, quasi il calendario procedesse a balzi e di salto in salto avesse evitato l'ultimo mercoledì. 
La Juve ha capito. Ha cercato di immergersi comunque nella celebrazione dello scudetto che molti giocatori esibivano dipinto sulla nuca, finché la pioggia non ha stinto i colori macchiando i colletti delle maghe. Prima che ciò accadesse i bianconeri erano già in vantaggio e la Lazio pareva non conoscere la strada verso la porta di Rampulla. Senza i due francesi, più Jugovic, Del Piero, Peruzzi, Conte e da ultimo anche Boksic bloccato nella notte da un attacco influenzale (così hanno spiegato i medici per troncare qualsiasi illazione), la Juve poteva cedere alla tentazione dello svacco. La difesa e l'attacco erano quelli di sempre, però il centrocampo veniva completamente rivoluzionato: Lombardo andava a destra, Pessotto a sinistra e, in mezzo, Di Livio e Tacchinardi provavano a inventare la regia. Una formula assolutamente nuova e di emergenza. 
I cambiamenti tuttavia non toglievano l'energia. Anzi nel trovarsi davanti la Lazio al completo ma ormai appagata dalla qualificazione europea, la Juve minore cresceva di ritmo e di voglia, i meccanismi si oliavano in fretta. Vieri, in avanti, riscattava il pianto fanciullesco di mercoledì mentre i borussi sollevavano la Coppa. Negro e Nesta faticavano a tenerlo, più di loro erano le pozzanghere, che poche ore di pioggia avevano già formato sul campo, ad attenuare la potenza dello juventino. Pareva che soltanto alla Juve interessasse chiudere bene il campionato. Anche Amoruso cancellava l'impressione di leggerezza che si ha spesso di lui: nel pantano schizzava sfiorando l'acqua come fanno le libellule sugli stagni, tentava assist e aperture. La Lazio restava compressa nella propria metà campo, ogni soluzione offensiva puntava a lanciare Casiraghi oltre Monterò e Ferrara. 
Impresa inutile. Le distrazioni fatali contro il Borussia non si ripetevano: fino all'11 della ripresa Rampulla non toccava palla. La pressione juventina era alimentata da Lombardo e Di Livio a destra e con meno foga da Pessotto. Ma il gol nasceva dalla collaborazione tra Amoruso e Vieri, come è accaduto spesso negli ultimi mesi. La coppia funziona. Se davvero Vieri rimarrà a Torino, come giurano e spergiurano, ci sarà da tenerne conto l'anno prossimo. Così pure la ripresa si avviava nel segno della Juvetta, con le sue seconde forze capaci di non far rimpiangere. Lombardo trovava il tempo e la misura per servire ad Amoruso la palla del raddoppio, con la difesa laziale immobile e l'assenza del solito Chamot. Per Zoff era troppo. Toglieva Rambaudi per Buso, poi Signori (o chiunque fosse quel tizio che vagava per il campo come uno smemorato) per Protti. Casiraghi, il più rodomontico dei laziali, trovava più spazio. Per due volte Rampulla opponeva la gamba, alla terza, complice la grave incertezza di Dimas, era il gol che faceva intuire la possibile rimonta, anche perché Lippi concedeva spazio ai giovani della panchina. 
Benché la Juve si avvicinasse in altre due occasioni alla segnatura, Protti sfruttava l'assist del risuscitato Nedved per saltare l'intera difesa (ormai priva di Ferrara) e pareggiare. Fischi? No, cori e applausi. Perché doveva essere un giorno di festa: senza rimpianti, né groppo in gola. 

Marco Ansaldo


 


juve

lazio

nicola


juve

christian

juve



maglie