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lunedì 3 marzo 2025

3 Marzo 1985: Juventus - Cremonese

È il 3 marzo 1985 e Juventus e Cremonese si sfidano nella sesta giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1984-85 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

I Bianconeri sembrano più concentrati sulla Coppa dei Campioni (coppa che vinceranno nella tragica notte del Heysel) e sono lontani dalla testa della classifica del campionato. In testa invece c'è sorprendentemente l'Hellas Verona che dopo una cavalcata splendida vince il suo primo Scudetto. Dall'altra parte c'è la Cremonese che alla prima esperienza in Serie A non riesce ad evitare una retrocessione che ai molti sembrava già inevitabile ad inizio stagione.

Buona Visione!

 

juventus


 

Campionato di Serie A 1984-1985 - 6 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 3 marzo 1985 ore 15.00
JUVENTUS-CREMONESE 5-1
MARCATORI: Boniek 10, Finardi rigore 12, Briaschi 14, Platini 40, Platini rigore 49, Briaschi 87

JUVENTUS: Bodini, Favero, Cabrini (Pioli 59), Bonini, Brio, Scirea, Briaschi, Tardelli, Rossi P. (Vignola 54), Platini, Boniek

Allenatore : Giovanni Trapattoni

CREMONESE: Borin, Montorfano, Galvani, Garzilli, Paolinelli, Zmuda (Viganò 46), Mazzoni (Juary 65), Bonomi, Nicoletti, Bencina, Finardi

Allenatore : Emiliano Mondonico

ARBITRO: Magni P.L.



Pronta risposta della Juventus ai cecoslovacchi (vittoriosi in campionato con 6 gol di scarto) 
Cinquina in vista dello Sparta 
Cremonese senza scampo al Comunale
Boniek apre le marcature poi gli ospiti pareggiano su calcio di rigore 
I bianconeri si scatenano con due doppiette dei cannonieri Briaschi e Platini 

TORINO — Non si offenda la Cremonese, se diciamo che la Juventus ha vinto (5 a 1) allenandosi. Nessuno, del resto, s'era illuso che i bianconeri avrebbero prestato orecchio e gambe più alle motivazioni suggerite dalla partita di ieri che agli stimoli allettanti che già circondano il mercoledì di Coppa. Dopodomani al Comunale giocheranno i ceki dello Sparta di Praga ed in quella sede la squadra di Trapattoni avrà interesse a esibire l'autentica fisionomia, particolarmente adatta al clima internazionale. E siccome i calciatori non sono robot ma uomini raziocinanti, bene hanno fatto ieri ad impegnarsi quel tanto che permettesse loro di vincere senza affanni e senza sperperi di energie. 

Finisce con grappoli di gol, in una sagra di occasioni, fra la gioia del pubblico, sempre disposto a chiudere un occhio su errori e brutture tecniche in cambio di un innocente quanto spettacolare tiro a segno. I bianconeri fanno decorosamente la loro parte, mentre i cremonesi cercano di adattarsi, prima con un carosello di marcamenti più o meno elastici, successivamente, in seguito al secondo gol juventino, con un atteggiamento tutt'altro che ermetico ma perfino spregiudicato. Del resto, a cosa sarebbe servito nascondere quel petto che già due volte era stato colpito dalle carabine bianconere? D'altro canto, nascondere la testa, come fanno gli struzzi, non sarebbe bastato né ad evitare altri panettoni (com'è successo) né a curare le precedenti ferite. In un'atmosfera dolcissima che prelude alla primavera, pochi sono i bianconeri a dimostrarsi concentrati; i primi fuochi li accendono Boniek, in grado di giocare bene e di segnare anche alla luce del sole, e Briaschi. 

Il resto è un contorno di ordinaria amministrazione, un lavoro di routine e di semplice appoggio. Platini sembra godersi sole e panorama, inseguito financo in toilette da quel francobollo fastidioso di nome Garzilli. E poiché ogni accoppiamento di marcatura si sviluppa secondo una correttezza quasi esemplare, è scontato che la tecnica dei bianconeri faccia la differenza. E all'11' va a segno Boniek, con un destro a «valanga», deviato in maniera inlnfluente da Paolinelli. Zibi festeggia bene i 29 anni. Ma la Juventus di quest'anno è come tormentata da uno strano virus, che la consuma dentro in ciò che ha costruito. Passa infatti un minuto e la Cremonese pareggia su penalty (intervento di Brio su Nicolettl), calciato in modo vincente da Finardi, alla destra di Bodini. Trascorrono 60 secondi e la Juventus, dopo aver capito che anche un training non va sottovalutato, si riporta in vantaggio. «Zibi» si produce in solitaria fuga sulla destra, crossa alla perfezione per la testa, libera e... bella, di Briaschi e Borini è battuto. Pause fra i bianconeri, e la Cremonese si fa vitale con Nicoletti e il fluidificante Galvani. Di Montorfano (al 23' un suo tiro viene respinto sulla linea di porta dal bravo Favero) e di Garzilli (tiro alle nuvole) le uniche vere conclusioni. I pericoli corsi restituiscono attenzione ai bianconeri. E arriva la loro 3ª rete. 

È il 40' e Briaschi è atterrato a 20 metri da Borin. Platini alla battuta, Borin si sposta troppo sul secondo palo e il francese rende vano un suo tuffo al recupero, con la solita colombella a scavalcare, con bell'effetto, la barriera. Ormai si vive per le emozioni offerte dal gol. E Platini, che non era disposto a sentire Maradona così vicino, batte anche il rigore che Magni concede per fallo su Paolo Rossi al 49'. È rete, naturalmente, la sua 15' in campionato, che permette a Michel di rinforzare la classifica dei cannonieri, ormai sua terra di conquista da tre stagioni. Piacciono nella Cremonese Galvani e Nicoletti, mentre Bencina è elegante ma poco incisivo e il motorino Bonomi solleva tanta polvere ritardando spesso la battuta. I fili tattici sono stati tagliati da un pezzo. Ognuno sembra pensare per sé. Tranne Garzilli, devoto, fino al sacrificio, nel marcare Platini. Il quale è uscito dal letargo del primo tempo e dà ciò che sa, dunque tanto. Anche Tardelli spinge con più decisione, mentre Vignola e Pioli assolvono bene ai compiti lasciati loro da Rossi e Cabrini (uscito per infortunio). Brio è impiegato sull'uomo e come difensore di fascia. Un anticipo per la gara di Coppa? La difesa lombarda è ormai una gruviera. E subisce, all'87, il 5° gol. Bonini serve un profondo pallone per Briaschi, il quale con un paio di tocchi evita Motorfano e batte Borin. Doppietta anche per il bravo ex genoano. 

Dunque, Juve pronta per lo Sparta? Le premesse ci sono. Ma è un altro il dettaglio che deve tranquillizzare: la squadra di Trapattoni, in Coppa, non sbaglia mai.

Angelo Caroli
tratto da: La Stampa 4 marzo 1985




IN COPERTINA/ZBIGNIEW BONIEK ATTACCA LA COPPACAMPIONI
Pipistrello del gol dopo essere stato bollato da Agnelli come animale notturno del football, il polacco fa il bello di giorno contro la Cremonese e si ripropone alla ribalta continentale nel ricordo del trionfo contro il Liverpool
L'Europeo

ZIBI BONIEK, il guerriero della notte, imbocca in anticipo il sentiero delle sue scorribande preferite e, sulla cartella della tombola cremonese, mette a segno di pieno pomeriggio il primo numero della cinquina juventina. Alé! Perfettamente a suo agio, il polacco recita anche il ruolo di bello di giorno. S'era fatta ormai la nomea di pipistrello del gol. Bollato dall'avvocato Agnelli come animale notturno, sensibile solo all'influsso diretto delle stelle nelle notti di coppa, Boniek spiega improvvisamente ali di falena lasciandosi attrarre dalla luce solare e dalla porta di Fausto Borin. E così la superstar della Supercoppa prima segna il gol apripista contro la Cremonese, poi partecipa di slancio alla confezione della seconda rete bianconera. Lokomotiv Boniek corre sul binario di destra e conduce il treno juventino alla stazione del successo. Per il tè delle cinque (reti). A questo punto, Chopin-Trapattoni si porta al piano ed esegue una vivace «Polonaise». È d'obbligo. A Cremona, attaccati alla radiolina, avevano sospirato al rigore del maestro Finardi. Ma non c'è scampo alle scorribande di Zibi. E la Juve è tutto un concerto, alla vigilia di coppa. S'ode a destra uno squillo di Boniek, a sinistra risponde Briaschi. Anche gli ottoni hanno riflessi d'oro. Platini solfeggia nel mezzo. La Cremonese si squaglia nello sha-ker juventino. E diventa cre-molata.

COMPLEANNO. Zibi compie ventinove anni. Da tre è in Italia. Fedele al vaticinio della classe operaia che va in paradiso, Boniek lascia Lodz per Torino, abbandona il Widzew per la Juventus. Il paradiso è a strisce bianche e nere. Zbigniew Boniek è il leader del campionato polacco e della Nazionale. È un trascinatore. Su di lui si può costruire una squadra. Ma a Torino farà il comprimario, a fianco di un re francese in campo e in collina. In campo è lui che serve il francese. In collina, dove Platini ha casa, è il francese che serve Boniek: gli «assist di Michel per Zibi» sono culinari. Il sodalizio gastronomico franco-polacco si traduce spesso, in campo, in portate da gol. Boniek è costato alla Juve due miliardi e rotti. La Juve ne è stata ripagata con più di cento partite e più di venticinque gol. Ma è nelle coppe europee che Zbigniew Boniek lascia il suo marchio nella storia juventina. Ha spiegato Zmuda che lo conosce bene: 

«Nel campionato italiano, la marcatura ad uomo e le tattiche esasperate finiscono con l'imbavagliare Boniek. Ma nelle partite europee i controlli sono meno asfissianti e le grandiose accelerate di Zbigniew vanno più facilmente a segno». 

Zibi ha segnato in maglia bianconera all'Hvidovre, all'Aston Villa, ai vecchi compagni del Lechia, al Paris Saint-Germain, al Manchester United, al Porto, al Liverpool. L'Eurovisione a Parigi immortala il gol di Boniek al Saint-Germain ma anche il suo improvviso gesto «ad ombrello» che accompagna la prodezza. I polacchi sono fatti così. Analogo gesto rifilò Wladislaw Kozakiewicz allo stadio Lenin di Mosca dopo la vittoria olimpica nel salto con l'asta.

RUDY. In famiglia lo chiamano così. Il papà, la mamma dicono «Il nostro Rudy». Rudy è un crazy horse, un cavallo pazzo. Lasciato al suo intuito, al suo istinto, alle sue irrefrenabili accelerazioni, a un ruolo tattico senza confini, Zibi Boniek è «incontenibile» come l'ha definito John Charles vedendolo giocare contro il Manchester. Ma, come è destino di ogni polacco, Boniek è sempre nell'occhio del ciclone e anch'egli si rifugia nel silenzio stampa. Lo tormentano le pagelle dei giornali sportivi, lo punge l'ironia dell'Avvocato, lo delude qualche staffetta a cui ricorre Trapattoni. A volte la Juve gli sta stretta. Le voci di mercato lo coinvolgono, la Juve cerca altro. Il contratto di Boniek scade il 30 giugno prossimo e sono già in lizza per averlo, in Italia. Boniek dice: 

«Alla Juve, solo Platini è più forte di me per la sua straordinaria capacità di andare a segno in qualsiasi occasione». 

E come se volesse ricordarlo proprio alla Juve. Ma in questa stagione incappa in un'imprevista crisi-gol. Ne segna uno in apertura di campionato, poi si «gela». A stento, arriva a tre reti in ventuno giornate. Si sblocca nel giorno del compleanno. A stuzzicarlo non è lo champagne dei suoi ventinove anni. Semmai è il turno di Coppa dei campioni in arrivo. Le partite di coppa sono il suo vero terreno di caccia, il campo congeniale per le sue micidiali galoppate in contropiede. Nelle notti di coppa, Lokomotiv Boniek accende le luci e parte. La sua azione verticale, irresistibile, acceleratissima, lacera le difese avversarie. È un lungo, lacerante fischio nel cuore delle notti di coppa.

COPPA. Boniek double-face? Guerriero autentico sul palco-scenico europeo, cavallone frenato nel campionato italiano. Dicono gli osservatori più attenti: 

«Nel campionato italiano non è solo la marcatura dell'avversario che frena Boniek, ma lo stesso gioco della Juventus a volte lento ed elaborato». 

Nelle partite di coppa, che durano centottanta minuti, la lentezza non rende. Bisogna accelerare e avere coraggio, bisogna rompere gli indugi. Ed ecco allora che la stella di Boniek torna a splendere, il suo astro si illumina. Ammaliato in campionato, Boniek trova la sua liberazione nelle coppe. È qui che scuote la Juve, è qui che Boniek riconquista il suo ruolo di trascinatore, è qui che «taglia» il campo con le sue poderose accelerazioni, è qui che ritorna Zbigniew Boniek il rosso volante.

EUROPEO. Con le sue accelerazioni, col suo coraggio, Zibi Boniek ha distrutto il Liverpool nella Supercoppa e si è meritato il titolo di Mister Europa. Ora un'altra Europa è dietro l'angolo, l'Europa della Coppa dei campioni di cui la Juve è perdutamente invaghita ma dalla quale è stata sempre respinta fin dentro al sogno-delusione di Atene. E allora Boniek affila le armi. Non segnava da cinque mesi. Ha riprovato l'assolo contro la Cremonese. È partito alla sua maniera, Lokomotiv Boniek. E il fischio del suo gol ha lacerato l'aria del comunale. Zibi è pronto per l'Europa più bella.

Mimmo Carratelli
tratto dal Guerin Sportivo anno 1985 n.10



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