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sabato 11 aprile 2026

11 Aprile 2017: Juventus - Barcellona

È l'11 aprile 2017 e Juventus e Barcellona si scontrano in questa partita valevole per la gara di andata dei Quarti di Finale dell'UEFA Champions League 2016-17.

Il tutto si gioca allo Juventus Stadium di Torino.

I Bianconeri, con al timone Massimiliano Allegri , rivincono ancora il campionato. È il sesto consecutivo ed il terzo sulla panchina juventina per l'allenatore livornese.

Nella massima competizione europea i nostri beniamini si faranno valere fino alla finale. Li peFró si imbatteranno nell'ostacolo Real Madrid. Un'altra brutta botta per le ambizioni della Juventus!

Buona Visione!



juventus







Stagione 2016-2017 - Champions League - Quarti, andata
Torino - Juventus Stadium
martedì 11 aprile 2017 ore 20:45
JUVENTUS-BARCELLONA 3-0
MARCATORI: Dybala 7, Dybala 22, Chiellini 55

JUVENTUS (4-2-3-1): Buffon, Dani Alves, Bonucci, Chiellini, Alex Sandro, Pjanic (Barzagli 89), Khedira, Cuadrado (Lemina 73), Dybala (Rincon 81), Mandzukic, Higuain
A disposizione: Neto, Asamoah, Lichtsteiner, Marchisio C. 
Allenatore: Massimiliano Allegri

BARCELLONA (3-4-3): Ter Stegen, Piquè, Umtiti, Mathieu (Andrè Gomes 46), Sergi Roberto, Mascherano, Rakitic, Iniesta, Messi, Suarez L., Neymar
A disposizione: Cilessen, Suarez D., Jordi Alba, Digne, Alena, Paco Alcacer
Allenatore: Luis Enrique

ARBITRO: Marciniak (Polonia)
AMMONIZIONI: Dani Alves 28, Mandzukic 63, Khedira 74, Lemina 90+1 (Juventus); Suarez L. 53, Iniesta 57, Umtiti 90+1 (Barcellona)





Champions, Juventus-Barcellona 3-0: la notte di Dybala, Messi non si vede
La squadra di Allegri domina gli spagnoli e ipoteca la semifinale. Doppietta dell'argentino, in gol anche Chiellini. Il ritorno mercoledì 19 aprile 


TORINO - La perfezione è qualcosa di semplice e rotondo, chiaro e liscio come l'acqua. E la Juventus, appunto, realizza la sua partita perfetta. Tre gol (a zero, soprattutto a zero) al Barcellona potrebbero valere la qualificazione in semifinale e la fine di un'epoca, quella appunto della formidabile squadra catalana, tre Champions vinte in un decennio e un segno profondo, indelebile nella storia del calcio moderno. Scriviamo "potrebbero" solo perché il Barca, all'altro giro, come sanno anche i sassi, ne aveva presi 4 a Parigi ma era stato capace di segnarne 6 al Camp Nou, la tana in cui i bianconeri scenderanno mercoledì prossimo. Ma escluderemmo che la Juve possa fare la fine del Psg. La fine, semmai, è una parola che si può già avvicinare (con cautela, certo) a Barcellona senza apparire blasfemi.






Grazie a una straordinaria prestazione nel primo tempo suggellata dalla doppietta di Dybala e dalla rete su calcio d'angolo di Chiellini nella ripresa, la squadra di Allegri batte 3-0 i blaugrana nell'andata dei quarti di finale di Champions. 

Buffon decisivo su Iniesta sul punteggio di 1-0

C'è una stella luminosa che brilla sopra il cielo dello Stadium. Un argentino che porta il numero 21 ha nel sinistro la sua arma segreta e si chiama Paulo Dybala. Nella notte più importante, quella che lo vedeva di fronte al suo grande idolo Messi, l'attaccante argentino ha regalato alla Juventus una delle imprese europee più incredibili della sua storia. Due gol per spezzare l'equilibrio e dare il via al trionfo, completato nella ripresa da Chiellini ma portato avanti da tutta la squadra con forza e lucidità. La stesse che ora serviranno alla squadra anche nel ritorno del Camp Nou. Allegri non poteva chiedere di meglio ai suoi ragazzi. E forse nemmeno sperava di riuscire a ottenere tanto. 3 gol segnati, nessuno subito e un avvertimento a tutta l'Europa. La Juventus è forte, pronta, determinata e piena di talento. E se è nella serata giusta può sotterrare anche una squadra piena di campioni, per la verità apparsi quasi annoiati questa sera, come quella di Luis Enrique. Coccolata dall'invincibile entusiasmo del suo fortino - ora sono 23 le partite europee consecutive senza sconfitte allo Stadium - la squadra di Allegri disegna un capolavoro tattico, tecnico e di tenacia, mordendo subito al collo la preda blaugrana, lasciandola sanguinare quasi spaurita in mezzo al campo, stordendola con un fendente mancino dopo una ventina di minuti e gestendo poi il risultato nel secondo tempo. Certo l'allenatore bianconero ha avuto anche la fortuna di incontrare una delle peggiori versioni del Barcellona, paragonabile forse solo a quella dell'andata degli ottavi di finale al Parco dei Principi, e che ora dovrà ripetere l'impresa impossibile (o quasi) della super remontada già realizzata contro il Psg al ritorno. Ma di fronte, questa volta, il Barcellona avrà la maturità di una squadra che di certo, almeno a livello difensivo, non è paragonabile a quella di Emery, e che sarà sicuramente un ostacolo molto più duro da superare. Ovviamente Allegri non sottovaluterà l'appuntamento, ma d'altronde gli basterà fare solo una cosa per passare: giocare da Juve.

Messi? No, Dybala

Allegri manda in campo la formazione più offensiva possibile, con le 5 stelle tutte insieme e i due brasiliani Dani Alves e Alex Sandro sulle fasce in difesa. Luis Enrique risponde con un 4-3-3 che prevede Mathieu a sinistra e Mascherano a centrocampo al posto dello squalificato Busquets. L'obiettivo della Juventus è chiaro sin dai primissimi secondi: aggredire subito il Barcellona, andarsi a prendere il vantaggio e poi compattare le linee in un blocco granitico. Detto, fatto. E in soli 10 minuti. Quelli che ci mette Dybala per trovare lo spazio giusto in area, ricevere da Cuadrado e confezionare, nell'assenza della difesa blaugrana, un sinistro morbido morbido che non lascia scampo a Ter Stegen, infilato sulla sua destra. Delirio, boato, apoteosi bianconera. Meglio così, la partita per Allegri non poteva cominciare. Passata in vantaggio, la Juve passa alla seconda fase del piano anti-Barcellona, chiudendosi a protezione della difesa con Cuadrado e Mandzukic che con grande sacrificio si piazzano in linea con Pjanic e Khedira. La mossa dà i suoi frutti perché i blaugrana tengono palla, avanzano fino ai 60 metri, ma una volta superata la metà del campo non trovano spazio. Solo una magia potrebbe riuscire a bucare una difesa così concentrata come quella bianconera, ma se in campo hai Messi qualcosa prima o poi può sempre accadere. Al 20' infatti l'argentino tira fuori dal cilindro un assist da fantascienza che libera Iniesta a tu per tu con Buffon: destro a giro a colpo sicuro ma il fenomeno la Juve ce l'ha in porta e il numero 1 di Allegri devia in calcio d'angolo emulando la magia da pochi secondi compiuti dalla pulce argentina. Lo Stadium esulta come se Buffon avesse segnato, ma appena 47 secondi più tardi la rete bianconera arriva sul serio e i tifosi possono letteralmente esplodere. È la vecchia legge del calcio mai scritta: gol mancato, gol subito. È ancora il sinistro magico di Dybala a perforare Ter Stegen dopo una grande azione sulla sinistra culminata con l'assist di Mandzukic per la Joya bianconera. Il Barcellona è tramortito, Luis Enrique ha una maschera senza espressione e i giocatori capiscono che se vogliono quantomeno provare a mettere in difficoltà gli avversari devono alzare il ritmo delle loro giocate. Il possesso è sempre a loro favore, ma occasioni non ne arrivano: quello blaugrana è un tiki-taka infinito ma sterline (70% a 30% a favore del Barcellona il dato del possesso palla nel primo tempo) che porta solo a un mezzo colpo di testa di Suarez deviato in angolo da Bonucci, oltre a un'azione fermata per un giusto fuorigioco di Suarez su un recupero palla di Messi, che dopo il triangolo col Pistolero si era ritrovato solo davanti a Buffon. Nel finale la Juve ritira fuori la testa dalla propria metà campo, ma Higuain e Bonucci non riescono a trasformare un grande primo tempo in un trionfo assoluto. Poco male, al riposo siamo 2-0. I tifosi possono sognare.

Difesa e terzo gol

La ripresa comincia con la mossa di Luis Enrique che passa alla difesa a 3, levando Matthieu e inserendo Andre Gomes, piazzato a centrocampo al posto di Mascherano arretrato al fianco di Umtiti e Piqué. Oltre alla novità tattica, la squadra blaugrana comunque sembra essere animata da tutta un'altra determinazione, soprattutto nel pressing offensivo e nelle verticalizzazioni, che ora arrivano sempre più frequenti. Il risultato sono almeno 4 occasioni, non clamorose per la verità, arrivate tutte con conclusioni da fuori e di Messi, due volte Iniesta e Neymar. La Juve non sembra in difficoltà, ma un piccolo allarme comincia a risuonare nell'aria. E allora la soluzione è una sola, andare a cercare subito il terzo gol, senza paura. Ci prova per due volte Higuain, ma Ter Stegen è bravissimo a respingere prima una conclusione dai 16 metri poi un destro a botta sicura scagliato a pochi metri dal portiere tedesco. E allora dove non arriva il Pipita ci pensa incredibilmente Chiellini, che su un angolo dalla destra riesce ad avere la meglio di Mascherano e a indirizzare la palla sul palo e poi in rete per la definitiva apoteosi bianconera. Il Barcellona è sotto 3-0. La buona notizia, inoltre, è che i giocatori di Luis Enrique continuano ad avere difficoltà nell'arrivare all'interno dell'area della Juve con palloni giocabili per gli attaccanti, anche se passaggio dopo passaggio al 67' Messi trova la seconda grande giocata della sua partita regalando a Suarez la possibilità di calciare dall'interno dell'area: la palla, colpita non benissimo, esce sbilenca dal destro dell'uruguaiano e si spegne sul fondo. Allegri capisce che Cuadrado non ne ha più e mette Lemina al suo posto, poi concede la standing ovation a Dybala che lascia il campo a Rincon. Anche perché ora c'è solo da difendere il 3-0. La Juventus lo fa con calma e giudizio, concedendo come sempre il possesso al Barcellona, ma rischiando solo su una punizione dal limite che però Messi spara addosso alla barriera. Non è serata per il fenomeno Blaugrana, il Dio del calcio ha evidentemente deciso che oggi allo Stadium solo un argentino debba prendersi tutta la scena. E allora al fischio finale la Joya è tutta e solo bianconera. Il primo ostacolo è stato superato, ora non resta che completare l'opera il 19 aprile al Camp Nou. Questa Juve di certo non è il Psg, almeno a livello difensivo, e le imprese impossibili non sempre possono riuscire. Allegri lo sa, sospira, ma intanto si gode la serata perfetta dei suoi ragazzi. La Champions è sempre di più casa sua. 

LE CURIOSITÀ STATISTICHE DELLA PARTITA

-La Juventus ha vinto tutte le ultime 16 gare allo Stadium ed è imbattuta in casa da 48 partite ufficiali (42V, 6N): l’ultima sconfitta interna è arrivata contro l’Udinese nell’agosto del 2015.

-La Juventus non aveva mai segnato 3 gol (e vinto con più di un gol di scarto) contro il Barcellona.

-La Juve è la quinta squadra ad aver subito solo due gol dopo 9 partite in una stagione di Champions League: tutte le precedenti quattro hanno raggiunto la finale.

-Quarto gol stagionale di Chiellini: non segna di più, in una singola stagione, dal 2009/10 (cinque reti).

-Juve a segno in tutte le ultime 33 gare ufficiali disputate: è la striscia più lunga per i bianconeri da marzo 2006.

-Solo una volta prima d'ora il Barcellona si è trovato sotto di due gol dopo meno tempo in Champions: nel 2005, contro il Chelsea, 0-3 dopo 19 minuti.

-L'ultima doppietta di uno juventino in Champions fu firmata da Tevez nel marzo 2015 contro il Borussia Dortmund.

-13 dei 15 gol stagionali di Dybala sono arrivati allo Stadium

-Per la prima volta Dybala ha segno in due gare di fila in Champions League.

Redazione Sky Sport Italia
tratto da Champions, Juve-Barcellona 3-0: Dybala fa il Messi



 



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giovedì 24 aprile 2025

24 Aprile 1991: Juventus - Barcellona

É il 24 Aprile 1991 ed a Torino si disputa la Semifinale di Ritorno della Coppa delle Coppe 1990/91. In campo Juventus e Barcellona (Spagna) danno sfoggio gi grande calcio per poter giocare la finalissima in programma nelle settimane a venire.

La gara di andata allo Stadio 'Camp Nou' di Barcellona vide i catalani prevalare sui bianconeri per 3-1. Questa gara che vi offriamo é da ricordare in particolare perché si tratta della ultima gara storica disputata in Coppa delle Coppe dalla Juventus

I Bianconeri vinseró questo trofeo una sola volta: Stagione 1983/84!

La gara di andata si puo gustare QUA!

Buona Visione!


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Stagione 1990-1991 - Coppa delle Coppe - Semifinali, ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
mercoledì 24 aprile 1991 ore 20:30
JUVENTUS-BARCELLONA 1-0
MARCATORI: Baggio R. 61

JUVENTUS: Tacconi, Napoli N., Fortunato D., Galia, Julio Cesar, De Agostini, Haessler, Marocchi, Casiraghi (Schillaci 38), Baggio R., Corini (Di Canio 46)
A disposizione: Bonaiuti, De Marchi, Alessio
Allenatore: Luigi Maifredi

BARCELLONA: Zubizarreta, Ferrer, Soler, Koeman R., Serna, Bakero, Goikoetxea, Stoichkov (Julio Salinas 70), Laudrup M. (Herrera 65), Amor, Eusebio
A disposizione: Angoy, Pinilla, Urbano Ortega
Allenatore: Johann Crujff

ARBITRO: Roethlisberger (Svizzera)
AMMONIZIONI: Marocchi, De Agostini (Juventus); Zubizarreta, Bakero, Goikoetxea, Amor, Ferrer (Barcellona)
ESPULSIONI: Amor 63 (Barcellona)




Grande partita dei bianconeri, ma il cuore non basta contro il formidabile portiere del Barcellona
Juve, battaglia senza miracolo
Uno splendido gol di Baggio illude lo stadio 
TORINO. C'è voluta un'ora di gioco per riaprire la semifinale di Coppa con la splendida punizione di Baggio, andato a fine partita a lanciare la maglia alla curva Scirea. Quindi mezz'ora di assalti furibondi durante i quali la Juve ha dato il meglio di tutta la stagione, meritando il passaggio del turno che non è arrivato soltanto per le prodezze della difesa del Barcellona, per alcuni errori di tiro, per l'affanno e anche per la stanchezza. Una grande Juve, però non è bastata. 
Per la partita del massimo impegno, dello sforzo totale e della concentrazione assoluta, Maifredi ha scelto in modo pieno lo schema con Fortunato libero e con Julio Cesar nella posizione di mediano in zona Laudrup, per bloccare quegli inserimenti del danese che erano stati così pericolosi nel 2º tempo dell'andata. Napoli faceva lo stopper su Stoichkov. Da parte spagnola, Serna stava addosso a Casiraghi e Ferrer inseguiva Baggio, con Koeman nella efficacissima doppia veste di libero e uomo di appoggio all'attacco. 
L'avvio della Juve era veemente. Si vedeva finalmente una squadra che giocava larga, con scambi di uomini e frequenti inserimenti sulle fasce, ed a sinistra nuovamente De Agostini pronto a fare filtro e a spingere. Spagnoli come al solito, con un gioco fatto di palleggi stretti, di appoggi sul compagno pronto allo smarcamento e con la novità di Soler pronto a proiettarsi avanti sino a diventare il pericolo maggiore a sinistra. Molto ed efficace lavoro per Galia su Bakero, che Maifredi aveva individuato in ottima forma già nella partita di Cagliari. 
L'inizio è stato aspro, Napoli duro su Stoichkov, e replica di Koeman su Casiraghi. Al 5 entrambe le squadre vicinissime al gol. Prima il Barcellona con un tocco profondo di Laudrup per Stoichkov che sfondava sulla sinistra e centrava per Bakero, solo, che però si vedeva passare la palla di un soffio alle spalle. Sul rovesciamento di fronte, cross di Baggio dalla destra e tuffo di Casiraghi il quale schiacciava di testa, fallendo di poco la porta. La Juve faceva registrare ancora un momento di grande efficacia, ma dopo i primi 20' il Barcellona cominciava a prendere in pugno il gioco a centrocampo costringendo i bianconeri a ripiegare, ed a faticare. Su una punizione di Koeman (31) Tасconi dimostrava di avere scordato la febbre dei giorni scorsi e volava a deviare in angolo. 
Casiraghi, intanto, dal quarto d'ora dava evidenti segni di sofferenza. Era una delle spalle operate a farlo tribolare. E al 38', dopo aver sperato invano nella ripresa della punta centrale, Maifredi la sostituiva con Schillaci, il quale andava in campo ancora teso dopo le polemiche del prepartita, alla notizia dell'esclusione dalla formazione d'avvio. Il finale era ancora della Juve, e Zubizarreta salvava la porta al 34' con un tuffo su deviazione di testa angolatissima di Haessler. Il tedesco replicava al 44' e ancora il portiere spagnolo volava a toccare la sua violenta punizione. 
Fuori Corini e dentro Di Canio nell'intervallo. Soler costretto a fare il difensore, più spinta per la Juve e soprattutto difesa da parte del Barcellona. Si portava avanti Fortunato e Julio Cesar tornava difensore centrale a fianco di Napoli. Di nuovo la Juve da campionato, insomma, per la seconda fetta di speranza. E Cruyff, pronto, mandava Laudrup a pressare il brasiliano prima di sostituirlo con Herrera. 
Juve d'attacco, secondo logica. Schillaci vicino al gol al 53', bella la deviazione ma pronto Zubizarreta. Bianconeri a tentare la carta della velocità degli scambi, Schillaci scatenato ma troppo innamorato della palla per voglia di riscatto. Nervi sempre più tesi sui due fronti, ammoniti in due minuti Bakero e Goicoechea, Juve spesso tutta nella metà campo avversaria. Al 60' Koeman stendeva Schillaci, e Baggio riapriva la Coppa con una punizione magica alla sinistra di Zubizarreta. Perdeva la testa il Barcellona. Amor scalciava due volte Toto e veniva giustamente espulso. 
Spagnoli in dieci, Juve padrona del campo. Cominciava il conto degli a fondo, dei tiri. Subito Baggio, palla di un soffio oltre il secondo palo, fuori di poco una «bomba» di Galia, Schillaci che non arrivava sul cross-gol (70') di Fortunato. Un assedio, dal Barcellona solo affannose barricate e falli. Sprecava Fortunato (78') lasciandosi chiudere da Zubizarreta. Troppo era stato speso. Marocchi era l'ultimo a morire alla fine di una gara commovente. Ma non è bastato.

Bruno Perucca





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mercoledì 9 aprile 2025

9 Aprile 2003: Juventus - Barcellona

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi proponiamo questo gustoso amarcord di questa data odierna. É il 9 Aprile 2003 e Juventus e Barcellona si sfidano nella gara di andata dei Quarti di Finale della Champions League 2002-03 allo 'Stadio Delle Alpi' di Torino.

É una Juventus lanciatissima quella che si appresta a pareggiare contro i blaugrana. Tra qualche mese sará incoronata Campione d'Italia per la 27a volta, ma é un altro il chiodo fisso della societá e tifoseria. La Champions League purtroppo sfugge ai rigori nella finale fratricida contro il Milan, in un altra serata da dimenticare sul fronte europeo.

Buona Visione!


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Si giocano i quarti di finale della massima competizione europea. Questa volta la partita di andata si gioca al Delle Alpi, il 9 aprile 2003. Inizia bene la doppia sfida per i bianconeri, che passano al minuto 16 con Montero, autore di una deviazione sottomisura. Che la qualificazione alle semifinali non sarà una passeggiata è chiaro per tutto il match, equilibrato e per niente semplice. Le cose sembrano non mettersi bene quando, a dieci minuti circa dal termine, Saviola impatta il punteggio battendo Buffon con una conclusione da centro area. E non è finita: sia i catalani che i bianconeri sfiorano il gol partita, con Kluivert prima e con Di Vaio poi. Si va al Camp Nou, il 22 aprile, con una qualificazione più che mai in bilico. Anche in Spagna la Signora gioca a viso aperto e si ripropone il leit motiv della gara di andata. Come andò, è storia

 

Stagione 2002-2003 - Champions League - Quarti, andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Mercoledì 9 aprile 2003 ore 20:45
JUVENTUS-BARCELLONA 1-1
MARCATORI: Montero 16, Saviola 78

JUVENTUS: Buffon, Thuram, Ferrara C., Montero, Zambrotta (Zalayeta 67), Camoranesi, Tacchinardi, Tudor (Birindelli 61), Davids, Nedved, Del Piero (Di Vaio 82)
Allenatore: Marcello Lippi

BARCELLONA: Bonano, Gabri, Puyol, De Boer F., Reiziger, Overmars (Luis Enrique 83), Xavi (Gerard 74), Thiago Motta, Riquelme (Mendieta 63), Saviola, Kluivert
Allenatore: Radomir Antic

ARBITRO: Michel (Slovacchia)




LE PAGELLE 
Nedved è senza sprint, Camoranesi opaco 
Tacchinardi in cattedra con tutta la difesa 

JUVENTUS 
BUFFON 6,5. Sicuro in un paio di uscite volanti nel primo tempo. Lo frega una palla avvelenata, salva alla grande su Kluivert. 
THURAM 6,5. Tarda a carburare, si fa vedere poco nelle fasi iniziali, poi accompagna l'azione con maggior continuità e chiude il primo tempo con incursioni che impegnano la difesa spagnola. Bene la ripresa. 
FERRARA 6,5. Kluivert non si può mai perdere di vista, ma per buona parte della partita l'olandese resta estraneo al gioco offensivo e concede a Ciro lunghe pause. 
MONTERO 6,5. Lippi gli restituisce i gradi di titolare dopo una pausa indispensabile per riprendere fiato. Lo ripaga in moneta pregiata con il gol del vantaggio, con un piatto sinistro in mischia degno di un attaccante e pilota bene la difesa. 
ZAMBROTTA 6,5. Altra prova del fuoco con Overmars. Concede poco all'olandese, lo costringe ad allargarsi, lo ostacola al momento del cross. E riesce anche a dare il via a qualche buona azione offensiva 
(dal 22' st Zalayeta 5: ha limiti enormi, non ne nasconde nessuno). 
CAMORANESI 5,5. Saggia Reiziger con dribbling che non sempre creano pericolo, ma contribuiscono almeno a tenere lontanto il pericolo. Sparisce nel secondo tempo. 
TACCHINARDI 7. Bravo, spesso bravissimo. Anima del centrocampo, raccatta e riparte. Un momento felice. 
TUDOR 6. Centrocampista e a volte attaccante. L'emergenza lo obbliga a essere dovunque, non è irrestibile, ma utile sì 
(dal 16' st Birindelli 6: rileva Zambrotta come sentinella di Overmars). 
DAVIDS 6. Lavora decine di palloni, ma con troppa frenesia. Prezioso nei momenti in cui bisogna scendere in trincea. 
NEDVED 6. Prodigioso nel recuperare dall'infortunio, prova a fare la punta, tenta qualche giocata di quelle che destabilizzano l'avversario. Ma gli manca la forza di sprintare. 
DEL PIERO 5. Punta di nome, quasi mai di fatto. Si colloca spesso in una posizione ibrida a 50 metri dalla porta avversaria lasciando in pratica la squadra senza attaccanti. E quando ha la palla sembra voglia spaccare il mondo, ma gli mancano gli arnesi per farlo. Un suo errore dà il via al pareggio 
(dal 37' st Di Vaio 5,5: ha la palla della vittoria, la spreca).  
BARCELLONA 
BONANO 6. Becca un gol e poi ne salva un altro su Del Piero. 
GABRI 6. Sigilla Del Piero quando si veste da punta. Ammonito, salta il ritorno. 
PUYOL 6. La Juve non ha attaccanti, lui non ha nessuno da marcare. 
DE BOER 6. Esperienza, tempismo quando evita la rete su botta di Davids. 
REIZIGER 6. Deriso quando era al Milan, contiene Camoranesi, fa l'assist per Saviola. 
MOTTA 6,5. Davanti alla difesa non perde di vista Nedved. 
OVERMARS 6. L'arrembaggio parte quasi sempre dalla sua zona di competenza 
(dal 38' si Luis Enrique sv). 
XAVI 6. Puntella il centrocampo 
(dal 29'st Gerard sv). 
RIQUELME 5. Lo volevano tutti e non si capisce perchè 
(dal 18' st Mendieta 5,5) 
SAVIOLA 6,5. Si nasconde, pare non trovi mai uno spunto. Ma è fatto così, alla prima occasione colpisce. 
KLUIVERT 6. L'unico che provi ad infastidire gli avversari, ma si perde. 
Fabio Vergnano
tratto da: La Stampa 10 aprile 2003




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La Stampa 10 aprile 2003

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mercoledì 19 marzo 2025

19 Marzo 1986: Juventus - Barcellona

Avete presente quando una prestazione da 'guiness dei primati' eccheggia lungo tutto l'arco di una carriera (ed anche oltre) di un qualunque atleta sportivo? Ebbene tutto ció riguarda anche quando l'impresa é in negativo; come accadde infatti in questa data (il 19 Marzo 1986) che segnerá per sempre la vita in campo di Marco Pacione, attaccante juventino.

Juventus e Barcellona si sfidano nella gara di ritorno dei Quarti di Finale della Coppa dei Campioni 1985-86 allo Stadio 'Comunale' di Torino. La gara di andata finì 1-0 per i catalani.

La Juventus si appresta a vincere il suo ventiduesimo tricolore con una squadra che sta vivendo sugl'ultimi spiccoli di splendore di 'LeRoi' Michel Platini. Allenati da Giovanni Trapattoni (al suo ultimo campionato alla Juve prima di trasferirsi all'Inter) i bianconeri mettono a distanza la Roma di Sven Goran Eriksson vincendo 'in volata' lo Scudetto.

Per quanto riguarda l'europa, i nostri 'eroi' si dovranno arrendere ai blaugrana che affossano ogni velleitá di difendere la coppa dopo due gare tiratissime.

Buona Visione!

 

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Stagione 1985-1986 - Coppa dei Campioni - Quarti, ritorno
Torino - Stadio Comunale
Mercoledì 19 marzo 1986 ore 20:30
JUVENTUS-BARCELLONA 1-1
MARCATORI: Archibald 30, Platini 44

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini (Pin 61), Brio, Scirea, Mauro (Bonetti I. 76), Manfredonia, Pacione, Platini, Laudrup
Allenatore: Giovanni Trapattoni

BARCELLONA: Urruticoechea, Gerardo, Migueli, Julio Alberto, Victor Munoz (Fradera 81), Alexanco, Carrasco, Moratalla, Esteban, Archibald (Marcos 51), Calderè
Allenatore: Terry Venables

ARBITRO: Keizer (Olanda)






COPPA CAMPIONI I bianconeri, sconfitti all'andata, pareggiano al Comunale con il Barcellona 
Non bastano Platini e Laudrup 
Lampi dei due attaccanti nella dura battaglia 
Sull'eliminazione ha pesato in modo decisivo l'incerta partita del Camp Nou 

TORINO — Amara uscita della Juventus dalla Coppacampioni. Un rocambolesco gol di Archibald, che chiama in causa sia Brio che Tacconi dopo mezz'ora di gioco, ha deciso la qualificazione per le semifinali. La Juventus ha due rimpianti: il non aver saputo approfittare della superiorità dimostrata a lungo al Camp Nou e le imprecise conclusioni di Pacione nell'avvio del match di ieri sera. 

Ma il centravanti almeno si è battuto, la Juve di Barcellona non ha osato. Il giudizio è chiaro: la squadra di Trapattonl ha pagato l'occasione non colta a Barcellona. Platini, autore del gol dell'inutile pareggio e di una ripresa più caparbia che lucida, ha finito la gara zoppicante e con un gesto di stizza ha accompagnato l'ultimo «anticipo» di Alesanco nel suol confronti. Come un segno di resa. 

É stata una battaglia terribile, una partita giocata con il cuore, sul filo del nervi, che il Barcellona ha affrontato con un centrocampo-ragnatela, formato da Victor a destra, Moratalla al centro addosso a Platini, Esteban nella zona di Manfredonia, Caldere ala sinistra solo di maglia secondo previsioni. In realtà uomo di copertura e di rottura, pronto a flottare su tutti i bianconeri che gli capitavano in zona. Un Barcellona tatticamente accorto, ma subito traballante in difesa sotto la veemente e sfortunata spinta bianconera. Sono stati novanta minuti ad altissimo ritmo, in un clima da corrida per fortuna calmato dall'attento arbitro Keizer, pronto ad intervenire ad ogni accenno di bagarre. Fin dall'avvio si è vista una Juve completamente trasformata rispetto alle ultime partite. C'era da attendersi la reazione del bianconeri in Coppa, e c'è stata In pieno fin dall'avvio, anche se Platini pur entrando subito in partita, finiva spesso nell'imbuto del blocco difesa-centrocampo degli spagnoli. Ancora una volta, malgrado il grosso impegno, i bianconeri hanno attaccato In modo troppo centrale. 

Comunque, trascinata da un Laudrup in vena eccezionale, scattante e stupendo nel palleggio, la Juventus è stata purtroppo penalizzata nella prima mezz'ora dagli errori (due, più una grande parata di Urruti) di Pacione, tanto bravo nel trovarsi pronto all'appuntamento con la palla, quanto impreciso ed indeciso nel tocco conclusivo. Il gol di Archibald, alla mezz'ora, è stata una mazzata terribile, un premio immeritato per il Barcellona, un castigo per Brio e Tacconi, impaperatisi sul cross lungo di Victor. Poteva essere il kappaò. La Juve invece è riuscita ammirevolmente a superare lo smarrimento, affrontando una gara più in salita di quanto non fosse già dopo lo 0-1 del Camp Nou. 

La situazione tattica per tutto il primo tempo non mutava, il Barcellona in chiaro affanno difensivo richiamava indietro i centrocampisti. Un Platini più avanzato è stata la chiave con la quale la Juventus ha cercato nella ripresa di forzare la situazione. Anche Scirea ha accettato, e fatto accettare dai compagni, i rischi delle sue proiezioni offensive. Era soprattutto Platini a condurre il gioco, cercare spazi, malgrado la marcatura feroce degli avversari. Il Barcellona dopo il cambio dell'esausto Archibald con Marcos riusciva peraltro ancora a farsi pericoloso in contropiede. I minuti passavano, sembravano volare per una Juventus che vedeva ormai l' 1-1 come una condanna. Il Barcellona, a tratti stretto d'assedio, teneva palla non appena era possibile mentre purtroppo, per i bianconeri, calava comprensibilmente Laudrup dopo lo strepitoso primo tempo. Gli spagnoli per contro mostravano una notevole tenuta atletica alla distanza. 

Il finale vedeva una Juve in preda allo scoramento. Aumentava il nervosismo di Platini nei confronti sia dei compagni che degli avversari impegnati a perdere tempo più che a giocare. Ma negli ultimi 10', una volta in possesso di palla, il Barcellona mostrava lucidità e tenuta, conducendo soprattutto le azioni di alleggerimento sulla fascia sinistra con scambi stretti e precisi tra Marcos e Julio Alberto. Finiva sull'1-1, alla Juve resta la caccia allo scudetto. 

Bruno Perucca 
tratto da: La Stampa 20 marzo 1986



 


COPPA CAMPIONI Juventus Barcellona 1-1
Il gran tifo bianconero non riesce a sospingere una stanca Madama oltre l'ostacolo: il Barcellona si ritrova in semifinale grazie agli errori del giovane centravanti
Mi manda Pacione

TORINO. Il cammino della speranza si andava dipanando lungo le autostrade d'Italia. Carovane di pullman scaricavano su Torino le antiche falangi del tifo bianconero, unite ancora una volta da un appuntamento fatidico. La caduta di Roma aveva stretto attorno alla declinante Madama l'affetto, le ansie, le paure, dei suoi irriducibili fans. Questi esodi che solo la Juve sembra in grado di originare, da noi: superando i torpedoni, ci si divertiva ad abbozzare una geografia della passione e un po' alla volta tutte le regioni venivano coperte. Là, il vecchio stadio che si vorrebbe mandare presto in pensione, già brulicava di canti e di colori. Era la terra promessa, il teatro del grande riscatto. Ma dal clima irridentistico non si faceva contagiare Terry Venables, maestro di suspense. Dall'ultimo capitolo della sua «spy-story» tirava fuori un Barcellona «italiano», snaturato nella sua fisionomia offensiva, stretto sulle barricate in un inedito intreccio che era dettato dal rispetto dell'avversario o più probabilmente dalla consapevolezza della propria debolezza. Perché questo non è un grande Barcellona, credo sia ormai chiaro a tutti. La squadra dei sublimi artisti, Schuster e Maradona, è diventata un'ardente pattuglia di proletari, di indomiti artigiani del pallone. E allora che battaglia fosse, battaglia tattica e agonistica, quel gol di Julio Alberto al Camp Nou eretto a bandiera attorno alla quale allestire una stoica resistenza. Una sola punta, il logoro ma indomito scozzese Steve Archibald, e per il resto una gabbia di centrocampisti dove far naufragare il talento di Platini. Era la trovata dello scrittore di gialli Terry Venables, che già si dice in partenza per altri lidi. Sicché la sfida diventava uno specchio fedele del calcio moderno, nelle sue contraddizioni, nelle sue novità traumatiche e cosi dure da assimilare.

A giocarsi la posta più importante di una stagione e di una carriera, due allenatori che hanno già il futuro altrove. Il Trap a Milano, Venables chissá. Siamo tornati ai capitani di ventura e il pubblico stenta a sintonizzarsi con la nuova realtà. Così si spiegheranno, al termine, certe ingrate contestazioni a Trapattoni, ingrate e crudeli se si pensa a quello che ha dato Giovanni a questa squadra, in dieci anni di esemplare lavoro.

POVERO RAGAZZO.

Andava a cominciare l'epica sfida, che era epica nelle attese e nella coreografia, assai più che nella reale entità tecnica dei valori. L'agile Laudrup sferzava la compatta retroguardia catalana, tranciandola con le sue lievi progressioni, concluse da assist deliziosi che avevano il torto di finire sul piede di Marco Pacione. Questo atletico ragazzo pescarese, ventitre anni, un'eccellente stagione all'Atalanta, una quotazione da capogiro, l'approdo sospirato alla Juventus, giocava la serata della sua vita. E miseramente la falliva. Io credo che sia difficile per tutti fare panchina per mesi e poi essere gettato nella mischia nell'occasione più importante, caricato all'improvviso di responsabilità troppo grandi. Pacione ne sentiva a tal punto il peso da "ciccare" due conclusioni elementari da tre metri e poi continuare a sbagliare, travolto da un meccanismo infernale. Tutte a lui, toccavano le palle-gol, questo è semmai sintomo di una sua partecipazione attiva e fremente, ma che vale esserci per poi fallire? Quel Barcellona cosi cauto e prudente, col grande Julio Alberto legato in retrovia, con il frenetico Calderé a scatenarsi in pressing sui portatori di palla, pescava il jolly inatteso. Un lungo cross, Brio che dorme, Tacconi che battezza la palla innocua, il cocciuto Archibald che ugualmente si proietta, ci mette la tempia, trova la magica carambola fra il braccio del portiere e il primo palo. Juve stanca, appannata, ma colma di jella. Si lancia, trova il gol sciccoso di Monsieur, ma poi che altro può fare se non bussare monotonamente a una porta che non si apre? Esce la Juve dell'Europa, l'esodo si rinnova all'incontrario, sembra di tornare ad Atene, la delusione più che la rabbia, anzi di rabbia non ce n'è proprio e forse è un brutto segno.

IL DESTINO. Neppure c'è la consolazione di essere usciti per mano di un grande avversario. Il Barcellona è modesto di classe, tolgo Julio Alberto, Calderé, Victor, Archibald, sinché lo reggono i muscoli sfilacciati. Resta, appunto, un'ardente squadra di operai, tatticamente quasi perfetta, abbastanza cinica per contrabbandare da zona una marcatura uomo-a-uomo in grazia della quale è stato scelto il mediocre Moratalla per infastidire Platini in ogni zona del campo. Venables è sicuramente un pragmatico, non ha nulla del velleitarismo dei tecnici inglesi. E questo Barcellona può anche arrivare in fondo, perché dalla Coppa Campioni sono usciti Juventus, Bayern e Aberdeen, di quelle che restano nessuna tranne l'Anderlecht ha carisma e peso politico da reggere il confronto coi catalani. Pianga dunque ancor più la Juve, che ha perduto una magica occasione per confermare il titolo cosi tragicamente conquistato all'Heysel. Pianga la Juve soprattutto sulla sua sciagurata partita di Barcellona, quella che molta critica improvvida ha esaltato come dimostrazione di senso pratico e che noi abbiamo subito bollato come una irripetibile opportunità gettata al vento. La semifinale andava conquistata al Çamp Nou, quando il Barça era ancor più sfatto e quando, soprattutto, temeva ancora i bianconeri (dopo averli misurati, e visti a Roma, assai meno). Là s'è compiuto l'amaro destino europeo della Juventus. Dopo quello 0-1 bianconeri brindavano e pare-va di essere sul Titanic, quando si affondava nel turbinar delle danze. Questa di Torino è stata una conseguenza. E Pacione, certo, ci ha messo dell suo. Ma sarebbe troppo comodo scaricare sulle spalle di una riserva l'intera colpa e sentirsi in pace con la coscienza. Mettiamo su un piedistallo il grandissimo Laudrup. Ma gli altri? Platini ha raccolto ottime votazioni. A me, sona sincero, sembra che il francese, nella sua incommensurabile classe, dovrebbe essere più decisivo, quando le cose volgono al peggio. Scricchiola la difesa, reparto principe di tre quarti di stagione. Annaspa il centrocampo. La Juve finisce la partita avendo in campo Pin, Bonetti, Pacione. E va bene cosi.

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1986 n.13





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La Stampa 20 marzo 1986

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La Stampa 20 marzo 1986

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