La Juventus guidata in panchina da Carlo Ancelotti sta sfidando la Roma di Fabio Capello per la conquista dello Scudetto. Alla fine peró sará solo un amarissimo secondo posto per i bianconeri. Al termine ci saranno solo recriminazioni per un titolo che ci poteva stare benissimo.
Dall'altra parte c'é il Lecce che riesce ad evitare una dolorosa retrocessione per il rotto della cuffia.
Buona Visione!
Stagione 2000-2001 - Campionato di Serie A - 11 andata
CHIMENTI 5. Comincia a parare quando la sconfitta è già confezionata.
JUAREZ 4,5. Arranca su Trezeguet che segue vanamente a uomo.
VIALI 5. Alla fine fa perfino l'attaccante. Ma sempre con risultati pessimi.
SAVINO 5. Colpevole a metà sul gol di Inzaghi (Pippo lo spinge via), fatica sempre sul centravanti.
BEDIN 5. Marcatura corpo a corpo su Zidane, dura un tempo
(dal 1' st Malusci 5: mossa inutile).
BALLERI 5. Gioca 39 minuti, poi insulta il guardalinee Biasutto e si fa cacciare.
GIORGETTI 6,5. Grande movimento a centrocampo e un gol da favola.
PIANGERELLI 5,5. Una domenica di basso profilo.
CONTICCHIO 6. L'impegno non basta per dare tono al centrocampo.
TONETTO 5,5. Un assatanato, il campo dovrebbe essere dieci metri più lungo perché corre, corre e non si ferma mai in tempo
(35' st Konan sv).
VUGRINEC 5. Unica punta, affoga dopo un minuto
(14' st Osorio 6).
JUVENTUS
VAN DER SAR 6. Una parata in tutta la partita, ma decisiva.
PARAMATTI 6,5. Continua il suo magic moment. Schierato a destra, copre la zona in cui opera Tonetto e riparte.
FERRARA 6,5. Sul campo maledetto sfodera gli artigli e pilota la difesa.
TUDOR 7. Un gigante, prestazione senza sbavature. Ammonito, salterà la trasferta di Roma.
PESSOTTO 6,5. Al rientro dopo l'infortunio se la cava con una prova di grande concretezza.
CONTE 6,5. I tifosi leccesi lo bersagliano con ogni tipo di contumelia, risponde con la solita prestazione tutta concretezza.
TACCHINARDI 6,5. L'attesa è finita, i suoi progressi l'hanno fatto diventare un puntello insostituibile del centrocampo.
DAVIDS 6,5. Partenza a fari spenti, decolla nella ripresa fino a confezionare l'assist che manda a segno Kovacevic
(dal 44'st Bachini sv).
ZIDANE 7. Pilota Inzaghi verso il gol e stoma altri assist a ripetizione. Non sarà Pallone d'Oro, ma per la Juve ogni sua giocata è addirittura di platino.
TREZEGUET 6,5. Si avvita in cielo alla Bettega per segnare il secondo gol. Poi non incide moltissimo, però quella rete è di importanza vitale
(35' st Kovacevic 6,5: la panchina è il suo trampolino di lancio e alla prima occasione colpisce).
INZAGHI 7. Alleluia. Dopo nove mesi Pippo si è sbloccato. Rete pesantissima, ancorché viziata da un fallo iniziale su Savino. Spreca altre occasioni, ma dimostra che tenerlo in panchina è forse un lusso che Ancelotti non può permettersi.
Arbitro RACALBUTO 5. Terza volta stagionale a Lecce, ma non è diventato amico dei pugliesi.
Allenata da Claudio Ranieri, la Juventus (società e tifosi inclusi) ambiscono a ritornare a vincere dopo che il 'purgatorio' della Serie B é ormai un ricordo lontano. Peró trovano davanti un Inter 'cannibale' che vince lo Scudetto confinando i bianconeri ad un onorevolissimo secondo posto finale.
Dall'altre parte c'é il Lecce che vive una stagione tormentata che la fa scivolare verso la Serie B.
Buona Visione!
Campionato di Serie A 2008-2009 - 15 andata Lecce - Stadio Via del Mare Domenica 7 dicembre 2008 ore 15.00 LECCE-JUVENTUS 1-2 MARCATORI: Giovinco 57, Cacia 83, Amauri 90
I bianconeri vincono al Via Del Mare 2-1 grazie alle reti di Giovinco, su punizione, e del centravanti, che va a segno allo scadere vanificando il provvisorio pareggio di Cacia. I giallorossi non si vedono premiati nonostante l'ottima prestazione.
LECCE, 7 dicembre 2008 - Giovinco e Amauri segnano, e la Juventus vince ancora. I bianconeri passano 2-1 a Lecce grazie al loro inedito tandem d'attacco, in una partita sofferta, vinta con un pizzico di cinismo, spesso caratteristico delle grandi squadre. La Formica Atomica ha colto l'attimo. Dopo tanta anticamera, ha sfruttato l'occasione che gli ha concesso Ranieri e si è preso tutto il palcoscenico. Un suo meraviglioso gol su punizione apre le marcature. Alla Del Piero. Di cui si propone come ambizioso erede. Prima o poi. Intanto sgomita per guadagnare minuti: da esterno sinistro, fantasista, o seconda punta. Stasera la sua perla è stata fondamentale per una Juve poco brillante, penalizzata dalle tante assenze - manca in pratica una squadra alternativa - e impegnata fino al 90' da un Lecce tosto, e per nulla remissivo, che forse avrebbe meritato qualcosa di più. Aveva rimesso le cose a posto con un bel gol di Cacia, entrato nel finale, ma al 90' Amauri, nell'unico guizzo della sua partita, ha regalato tre punti alla squadra di Ranieri. Ottavo centro in campionato. Pesante come un macigno.
PARTENZA FALSA - Nel primo tempo non si vede un tiro in porta. Benussi e Manninger si limitano a qualche presa alta. Il portiere del Lecce ne sbaglia una, ma non ne approfittano prima Nedved, poi Sissoko. La Juve fa possesso palla, ma sterile. Paga le tante assenze: davanti oltre al lungodegente Trezeguet, mancano Del Piero e Iaquinta, forfeit dell'ultimora per torcicollo. Giovinco da seconda punta fatica un po', limitato da marcature fisiche, riesce a brillare solo quando svaria per il campo, mettendo in mostra la propria rapidità ed il suo dribbling secco. Ma Nedved e Marchionni non sono in giornata, e Sissoko e Marchisio assicurano più copertura che idee. E così la Juve sottoporta fa scena muta. Il Lecce gioca, specie a inizio gara, piuttosto "alto", per nulla intimorito. Beretta non si copre: gioca con due attaccanti, Castillo e Tiribocchi. Con il Tir di Fiumicino terminale centrale che diventa ciambella di salvataggio a cui aggrapparsi con lanci lunghi quando la situazione si fa complicata. All'intervallo è 0-0.
PERLA GIOVINCO - L'empasse è sbloccato da un gol di Giovinco su punizione dal limite da lui stesso conquistata. Primo gol stagionale in campionato per la Formica Atomica. D'autore.
FORCING LECCE - Il ritmo di gara si alza improvviso dopo il vantaggio bianconero. Prima occasione per il Lecce al 22': colpo di testa a centroarea di Tiribocchi, palla di poco a lato. Beretta inserisce un trequartista, Caserta, per Ariatti, esterno compassato. Castillo di testa si divora un gol sottomisura sul cross da sinistra di Giuliatto. Azione comunque vanificata da un fuorigioco che non c'era. Il Lecce intensifica il pressing, la Juve soffre, e Manninger protegge il suo palo su una conclusione velenosa.
CACIA - Al 35' Beretta indovina il cambio che sembra potergli salvare la partita. Dentro Cacia. Che tre minuti dopo trova il meritato pareggio dei salentini con uno splendido sinistro al volo incrociato che si insacca sul palo lungo. 1-1.
AMAURI - Ma proprio allo scadere, il subentrato De Ceglie dalla destra, con il suo sinistro, trova l'assist per Amauri, che di testa trova il 2-1. Vince la Juve.
La Juventus si affida a Fabio Capello per condurla in vetta all'Europa. Mentre in Italia gli scudetti non mancano, in europa i risultati non arrivano. Eppoi se ci aggiungete Farsopoli e l'ondata che travolge tutto il mondo bianconero, il regno di Capello non sará sicuramente ricordato per i successi ottenuti!
Dall'altra parte il Lecce giudato dal 'nemico giurato' Zdenek Zeman riesce nel proprio intento ed evita una retrocessione che pareva alquanto scontata.
Buona Visione!
Stagione 2004-2005 - Campionato di Serie A - 12 andata Lecce - Stadio Via del Mare Domenica 14 novembre 2004 ore 15.00 LECCE-JUVENTUS 0-1 MARCATORI: Del Piero 14
La vendetta dì Alex sul «grande accusatore» L'ALLENATORE DEL LECCE HA STRETTO LA MANO DI CAPELLO MA NON HA DEGNATO DI UNO SGUARDO IL CAPITANO BIANCONERO Il boemo: la solita lotteria. E lancia veleni sull'arbitro Dal nostro inviato a LECCE
Una stretta di mano a Capello. Neppure un saluto per Alex. Il film cominciato nell'estate del '98 con le dichiarazioni di Zeman sulle farmacie troppo fomite negli spogliatoi, e specialmente in quello della Juventus, non era ancora pronto, ieri pomeriggio, per un finale rappacificante. Era il match del Boemo contro i bianconeri: uno, Del Piero, l'ha giocata fino in fondo, assaporando il piacere di un gol che sa di faida, sebbene tutti fingano di non sentirne il sapore.
«Io non inseguo le vendette personali»,
afferma Alex. Però si contraddice quando spiega che
«questo è un gol importante e particolare per tutti i risvolti che gli altri ci vogliono trovare».
Insomma, sei anni non sono bastati a cancellare nel capitano della Juve il fastidio di essere stato additato come uno dei due esempi (l'altro era Vialli) di calciatori che avevano gonfiato con una rapidità sospetta le proprie masse muscolari. Del Piero, a differenza di altri, non ha mai accettato la versione di Zeman, per cui quella non era stata una denuncia ma un gesto di prevenzione. perché nessuno cadesse, ignaro, nelle pràtiche di cui si sarebbe pentito molti armi dopo.
«Lui dice che non ce l'aveva con me? E meno male»,
sibila Alex, ritornando anche sulle critiche che gli sono piovute addosso in questi mesi.
«Oggi era difficile giocare. E' da diverso tempo che sento dire che non sono più quello di prima, invece riesco a fare ancora qualcosa e in queste condizioni. Ho fatto l'abitudine a quei giudizi».
Dichiarazioni affidate alla tv. Perché neppure il capitano della Juve, al quinto gol in campionato come Ibrahimovic, si sottrae al penoso andazzo di disertare le sale stampa e bazzicare solo le salette televisive: ormai si va dove si può imporre l'immagine che poi facilita l'arrivo degli sponsor e dove le domande sono di zucchero filato. Nel denunciare il malcostume del calcio, Zeman si è dimenticato di inserire pure questo. Il Boemo del resto non si sottrae a nulla. Lo infastidisce il richiamo alla vecchia polemica
(«Una vendetta di Del Piero? Ogni attaccante è contento quando segna»),
ne cerca una nuova.
«De Santis è il miglior portafortuna della Juventus. Su 30 partite che lui le ha arbitrato, ha fatto risultato in 26».
Mentre il presidente del Lecce, Semeraro, contesta un rigore di Zambrotta su Cassetti (non gli hanno detto che era stata fischiata ima spinta precedente su Thuram?), Zeman si riferisce invece a un paio di fuorigioco giudicati male e soprattutto all'errore di valutazione sul terreno. De Santis ha voluto che si giocasse, il Boemo pensa che lo abbia fatto in sintonia con la Juve.
«Capisco che per la Lega sarebbe stato un problema trovare un'altra data per rigiocarla ma era giusto rinviarla. Francamente non riesco a parlare della partita, meglio parlare di qualche film: non è stato un incontro di calcio ma una lotteria, anche la Juve ha faticato a esprimersi su un campo del genere. Ma, quando ho visto che era andata in vantaggio, ho capito che saremmo arrivati fino infondo. De Santis non l'avrebbe sospesa».
Vero o falso?
«Di solito, in questi casi o si sospende subito o si va avanti. Soprattutto quando una delle due è in vantaggio»,
conferma Buffon, per una volta d'accordo con Zeman.
«Fisicamente stiamo , bene, eravamo pronti anche a giocare in piscina»,
ironizza l'allenatore di un Lecce che da quattro partite non fa più miracoli, con tre sconfitte, un pareggiò e ieri, per la prima volta, senza gol segnati in casa. Sta bene, e senza ironia, anche Del Piero. E' uscito per un indurimento muscolare, roba che passa in pochi giorni. E senza scomodare le farmacie. Alessandro Del Piero: un gol, assist e grandi giocate sotto gli occhi di Zeman.
É il 27 Aprile 1986 e Lecce e Juventus si sfidano nella quindicesima (ed ultima) giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1985-86 allo Stadio 'Via del Mare' di Lecce.
La Juventus con questi due punti vince il suo ventiduesimo tricolore con una squadra che sta vivendo sugl'ultimi spiccoli di splendore di 'LeRoi' Michel Platini. Allenati da Giovanni Trapattoni (al suo ultimo campionato alla Juve prima di trasferirsi all'Inter) i bianconeri mettono a distanza la Roma di Sven Goran Eriksson vincendo 'in volata' lo Scudetto.
Il Lecce dal canto suo chiude un deludentissimo campionato salutando la Serie A, ma pero' avrá la 'colpa' di avere 'regalato' lo Scudetto ai bianconeri dopo aver sbancato l'Olimpico di Roma e battendo gli uomini di Sven Goran Eriksson.
Buona Visione!
Stagione 1985-1986 - Campionato di Serie A - 15 ritorno Lecce - Stadio Via del Mare domenica 27 aprile 1986 ore 15:30 LECCE-JUVENTUS 2-3 MARCATORI: Mauro 69, Miceli 73, Cabrini 79, Serena A. 85, Di Chiara A. 86
LECCE: Negretti, Vanoli, Danova, Enzo, Di Chiara S. (Causio 59), Miceli, Raise, Barbas, Pasculli, Nobile, Di Chiara A. A disposizione: Pionetti, Colombo G., Paciocco, Rizzo Allenatore: Eugenio Fascetti
JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini, Brio, (c) Scirea (Pioli 82), Mauro, Laudrup, Serena A., Platini, Briaschi (Pin 55) A disposizione: Bodini, Caricola, Pacione Allenatore: Giovanni Trapattoni
ARBITRO: Agnolin L. AMMONIZIONI: Serena A., Mauro 12, Brio 23 (Juventus)
Tre gol bianconeri a Lecce hanno scandito il successo che ha tolto le ultime ansie
Firmato Mauro Cabrini Serena
La partita sembrava avviata verso uno zero a zero faticoso per la Juve, piuttosto nervosa (ammoniti Mauro e Brio) e impegnata duramente dalla formazione di Fascetti Poi negli ultimi venti minuti la tripletta liberatrice alla quale i padroni di casa si opponevano con furore facendo 1-1 con Miceli e risalendo a 2-3 con Di Chiara
LECCE Juventus Miss Italia '85-86. Dopo la Coppa Intercontinentale conquistata a Tokyo a dicembre è arrivato lo scudetto n.22. E settimo per Scirea il sesto per Cabrini, il quarto per Brio, il terzo per Bonini, il secondo per Platini, Tacconi, Favero, Caricola e Bodini, il primo per Mauro, Laudrup, Serena, Briaschi, Pin, Pacione e Pioli. Uno scudetto sofferto e dunque più bello, vinto sul filo di lana dopo una stagione ricca di impegni ad alto livello.
A Lecce la Juve ha sofferto per oltre un'ora contro una squadra che, dopo l'incredibile exploit sulla Roma all'Olimpico, voleva congedarsi in bellezza dalla serie A. E c'e riuscita in pieno pur perdendo (3-2); va in serie B, salvo recuperi per la vicenda del calcio-scommesse a testa alta dopo aver impegnato allo spasimo i neo-campioni d'Italia che hanno avuto problemi a controllare le folate di rimessa di Nobile, Pasculli e Alberto Di Chiara.
Era una Juventus comprensibilmente tesa, a volte persino affannata. Il tridente determinava uno sbilanciamento e una specie di frattura fra le punte e il centrocampo dove Platini, non al meglio della forma, riusciva solo raramente a rifornire Briaschi, Serena e Laudrup peraltro poco disposti a smarcamenti rapidi, piuttosto statici per il considerevole sbalzo di temperatura fra Torino e Lecce che tagliava loro le gambe.
Sul tabellone luminoso dopo appena due minuti, era comparso il risultato di Como (1-0 per i lariani sulla Roma) che avrebbe dovuto sbloccare psicologicamente la Juventus consentendole di giocare sul velluto. Ma la posta in palio era troppo importante, il Lecce non era disposto a fare alcuna concessione e non avendo niente da perdere ma tutto da guadagnare sul piano dell'immagine, giostrava in scioltezza e sembrava avere una marcia in più nel clima estivo. Serena, in apertura di gara, non aveva sfruttato un bell'assist su punizione di Platini indirizzando sui pugni di Negretti da posizione angolata. Dopo questa palla-gol, la Juventus appariva impacciata e nervosa. Mauro (12) si lasciava andare ad un brutto fallo di reazione scalciando da terra Nobile e Agnolin non infieriva limitandosi ad ammonire lo juventino.
Il gioco era frammentario. La Juventus perdeva palle giocabili sulla trequarti campo favorendo il contropiede dei giallorossi di Fascetti (ancora confinato in tribuna e sostituito in panchina da Neri. II Lecce reclamava per un fallo di mano in area di Bonini al 20 che era chiaramente involontario e l'arbitro sorvolava al grido di
"Venduto, venduto"
Decisione impeccabile quella di Agnolin che al 23 ammoniva Brio per una gomitata in faccia a Pasculli. Anche Brio, come Mauro, aveva trasceso rischiando di prendere la via degli spogliatoi in anticipo. Un momento davvero critico per i bianconeri che si scuotevano al 27. Ancora Platini metteva un bel pallone sul piedi di Laudrup il quale, in posizione di tiro, indugiava e pol peccava di altruismo servendo quasi sul fondo Briaschi il cui diagonale sorvolava lo specchio della porta e si perdeva in fallo laterale.
Era un'altra ghiotta occasione fallita dal bianconeri. che rischiavano un minuto dopo di trovarsi in svantaggio. Su una mischia Brio pasticciava, non trovava più il pallone che era vicino ai suoi piedi ma Alberto Di Chiara, ben servito da Barbas, non riusciva ad approfittarne. Sul finire del tempo Platini commetteva qualche errore elementare, davvero insolito per un fuoriciasse del suo livello, ma zoppicava e si vedeva che non era nelle migliori condizioni. Una Juventus bruttina ma ugualmente incitata a gran voce da un pubblico per due terzi di fede bianconera.
Nella ripresa, dopo un brivido procurato da un violento sinistro di Raise. Trapattoni decideva (56') di togliere Briaschi, ormai a corto di carburante, inserendo un centro-campista in più Pin. La squadra appariva piu equilibrata e più incisiva. Al 58' su una combinazione Mauro-Platini. Serena mancava di un soffio il gol tirando sul portiere. Poi il Lecce inseriva l'ex juventino Causio al posto di Stefano Di Chiara per tentare di vincere la partita. Platini mancava una buona opportunita. Serena finiva sul cartellino giallo di Agnolin per proteste.
Al 69 arrivava il gol liberatore, il primo del cinque realizzati in soli diciassette minuti. Serena veniva bloccato fuori area da Miceli. L'arbitro fischiava una punizione in favore della Juventus che Platini calibrava per il destro di Mauro la cui volée, da fuori area, si insaccava a fil di palo, forse leggermente deviata da un avversario. Un gol da incorniciare. Ma la festà dei bianconeri era di breve durata poiché al 73, su corner di Causio, Miceli di testa infilava Tacconi con una beffarda parabola.
Tutto da rifare, mentre il risultato di Como era invariato e dava ossigeno alle speranze della Juventus. Pol al 79 il 2-1. Una punizione di Mauro da destra trovava pronti Serena e Cabrini all'appuntamento. L'attaccante mancava la palla, il terzino con una rovesciata di sinistro schiacciava alle spalle di Negretti. Ormai era fatta. Trapattoni inseriva ancora Pioli al posto di Scirea e all'85' arrivava la terza rete. Platini lanciava Laudrup che si involava sulla sinistra, vedeva Serena smarcato in posizione-gol, lo serviva alla perfezione e il centravanti piazzava il punto-scudetto. Era l'undicesima rete per Serena. Il Lecce non ancora domo riusciva ad accorciare le distanze all'86'. Su cross di Causio, testa di Pasculli sul palo e tocco decisivo di Alberto Di Chiara. Era l'ultima ernozione, poi cominciava la grande festa bianconera.
La Juventus Campione d'Italia in carica, affronta un Lecce che alla fine della stagione riuscirá nel suo scopo di evitare la retrocessione in B. I bianconeri invece si dovranno accontentare di un terzo posto che per la storia della Juventus é sempre una mezza delusione.
Buona Visione!
Campionato di Serie A 2003-2004 - 14 andata Lecce - Stadio Via del Mare Domenica 21 dicembre 2003 ore 15.00 LECCE-JUVENTUS 1-1 MARCATORI: Konan 25, Trezeguet 87
LE PAGELLE Per Alex troppi recuperi e poca lucidità Ferrara, un fuscello esposto alla «tempesta» Chevanton. Passo indietro di Maresca
LECCE POLEKSIC 7,5. Una rivelazione, a 21 anni. Bene impostato, reattivo. Rimedia all'unico errore bloccando sulla linea la palla schizzata tra le sue gambe. SIVIGLIA 6,5. Frena le incursioni di Zambrotta e di chi arriva dalla sinistra. BOVO 6,5. Si nota sulle palle alte e per come va a terra su una pallonata di Appiah. STOVINI 6,5. Il migliore della difesa. Granitico. ABRUZZESE 5,5. Fa il suo finché non entra Camoranesi. CASSETTI 5,5. Grave l'incertezza nel primo tempo, quando potrebbe andare in porta. LEDESMA 6. Ordinato, poco appariscente. Un bel lancio per Chevanton ma è in fuorigioco. PIANGERELLI 7. E già entrato nella mentalità della Fiorentina, dove si trasferirà in gennaio: vede Juve e si esalta sia in copertura che nei lanci. TONETTO 5,5. Buona partita macchiata dall'imperdonabile errore in contropiede, che avrebbe portato il Lecce sul 2-0. KONAN 6,5. Piuttosto macchinoso però gran lavoratore e bravo a credere nell'errore di Legrottaglie sul gol (dal 25' st Giacomazzi 6: entra per tenere palla). CHEVANTON 7. Devastante nel primo tempo, poderoso sull'assist dell'1-0. Pecca di egoismo nella ripresa. D. ROSSI 6. E' la media tra l'5 per come ha preparato la partita e l'insufficienza per come non l'ha saputa controllare.
JUVENTUS BUFFON 5.5. Dovrebbe uscire sul cross di Chevanton e non lo fa. Per il resto i leccesi centrano la porta una sola volta. FERRARA 5. Nel primo tempo è un fuscello esposto alla tempesta. Troppo veloce Chevanton neglli spazi larghi. LEGROTTAGLIE 5. Esce toccandosi l'inguine, a indicare che la pubalgia è sempre in agguato e lo condiziona. Di certo rimedia un' altra figuraccia, resta incollato al suolo nell'azione del gol quando gli sarebbe facile deviare (dal 38' pt Zalayeta 6: gioca come può da ala destra). IULIANO 6. Il migliore dei difensori, il solo a reggere. L'espulsione è giusta, ingiusto colpevolizzarlo per aver fermato a quel modo Chevanton lanciato verso la porta da un errore di Maresca più che suo. BIRINDELLI 5. Il gioco della Juve passa troppo per i suoi piedi, non fatati. Fatto salvo l'impegno, produce poco da mediano e nella ripresa, con la Juve poco protetta, sbaglia da difensore, lasciando a Tonetto la palla del 2-0. APPIAH 6. Si rivaluta nella ripresa quando è collante e puntello per una squadra scombicchierata. Preciso l'assist per il pareggio. MARESCA 5. Il lato oscuro del bel match con il Parma. Fa girare la palla con lentezza e prevedibilitá ed è saltato spesso. ZAMBROTTA 5,5. Cross imperfetti, qualche problema in copertura. Migliora con il tempo. MICCOLI 5,5. Sognava un altro ritomo a casa. Si ferma a un tuo parato e a una punizione che sfiora il palo: comunque sono gli unici pericoli per il Lecce (dal 16' st Trezeguet 7: l'istinto del killer c'è, il rodimento pure. Dà alla Juve un riferimento in area). DEL PIERO 5. Sbaglia molto, troppo. Non basta sbattersi anche nei recuperi se poi si perde lucidità nel tocco. Un passo indietro dopo gli ultimi due passi avanti (dal 32' st Camoranesi 7: cambia l'atteggamento della Juve, punge e cerca di fare cose pericolose). DI VAIO 5. Si impantana nella difesa del Lecce, al 39' ha l'occasione per arrivare davanti a Poleksic ma sceghe la via sbagliata, troppo larga e il portiere gli chiude l'angolo. LIPPI 5. Squadra molle, senza idee. E' giusto riprovare quella formazione in attacco, dopo l'esibizione con il Parma, ma dovrebbe cambiare prima una punta con Trezeguet. E di tutte, Miccoli era la più viva.
L'arbitro PELLEGRINO 6,5. Nonostante le lamentele leccesi, non sbaglia nessuna decisione chiave.