La Juventus ottimamente guidata in panchina dal maestro Marcello Lippi si appresta a vincere il suo 25esimo Scudetto. Sarà l'annata di Alessandro Del Piero (autore di 21 gol in campionato) e Zinedine Zidane (che a luglio vincerà il Mondiale a casa sua).
Dall'altra parte il Napoli vive la stagione più terribile della sua storia e terminerà ultimissimo e verso una clamorosa bancarotta finanziaria.
Buona Visione!
Campionato di Serie A 1997-1998 - 8 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
Sabato 14 marzo 1998 ore 15.00
JUVENTUS-NAPOLI 2-2
MARCATORI: Del Piero 45, Turrini 69, Zalayeta 74, Protti 90+2
JUVENTUS: Peruzzi, Pessotto, Birindelli, Montero, Dimas, Conte A., Deschamps (Di Livio 64), Zidane (Pecchia 46), Davids (Zalayeta 70), Inzaghi, Del Piero
Allenatore: Marcello Lippi
NAPOLI: Taglialatela, Goretti, Baldini, Rossitto (Scarlato 79), Malafronte (Panarelli 30), Turrini, Altomare, Longo, Facci (Crasson 62), Protti, Bellucci
Allenatore: Vincenzo Montefusco
ARBITRO: Racalbuto
ESPULSIONI: Goretti 75 (Napoli)
Attraverso il canale Youtube della Juventus vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. É il 7 Marzo 1993. JuventuseNapolisi sfidano nella settima giornata del girone di ritorno del campionato italiano di calcio di Serie A 1992-93. Tutto sisvolge allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.
La Juventus cerca di fermare l'egemonia del Milan che da un paio d'anni o più ammazza il campionato senza scampo. Sarà un'impresa quasi impossibile in campionato, ma tant'è che con questo Roberto Baggio (capitano e uomo simbolo della squadra in Italia e nel mondo) tutto è possibile!
Buona Visione!
Campionato di Serie A 1992-1993 - 5 ritorno Torino - Stadio Delle Alpi Domenica 7 marzo 1993 ore 15.00 JUVENTUS-NAPOLI 4-3 MARCATORI: Di Canio 10, Platt 16, Zola 51, Ferrara 72, Ravanelli 73, Fonseca rigore 81, Moeller 88
JUVENTUS: Peruzzi, Torricelli, Baggio D. (Marocchi 58), Conte A., Kohler, Carrera M., Moeller, Platt, Ravanelli, Baggio R. (De Marchi 89), Di Canio Allenatore: Giovanni Trapattoni
LE PAGELLE Di Canio una lama di laser Kohler, bel colpo da finisseur Zola ottimo, ma è troppo solo
Peruzzi 6. Ormai si è abituato a raccogliere i palloni in rete. Questa volta l'ha fatto senza esserne responsabile. Torricelli 6. Gioca su Careca e lo contiene con disinvoltura, se non in un paio di occasioni. D. Baggio 5,5. Torna a fare il terzino di fascia, ruolo che non gli piace. Se la vede con Carbone, che non è il nipotino di Garrincha, eppure lo salta nell'occasione del primo gol come se fosse piantato in terra. Dopo la partita di Oporto con la Nazionale ha perso smalto. Coraggio. (67' Marocchi 6. Di stima e perché è protagonista nel 3-2. Conte 6,5. Meriterebbe di più per il gran lavoro, però nella ripresa concede troppo a Zola. Kohler 7. Del difensore si sapeva. Non conoscevamo invece il finisseur capace di smarcare Di Canio con un tocco alla Baggio. Carrera 6. Chiude i varchi come può, da libero arrangiato. Moeller 6,5. Talvolta indispone il suo infilarsi in situazioni senza senso: non ha grandissima intelligenza tattica. Poi lo scopri decisivo, come gli capita spesso quest'anno. Platt 6. Un gol di testa e un buon primo tempo hanno messo ordine nel gioco bianconero. Nella ripresa si affloscia. Ravanelli 6,5. Per i minuti che ha giocato, ha la miglior percentuale di realizzazione tra i bianconeri. Non ha talento; ci mette l'impegno anche quando deve inseguire l'avversario. Talvolta basta e avanza. R. Baggio 6. Esce accompagnato da un'ovazione che cancella le polemiche della settimana, ma che ci è parsa eccessiva, per quanto ha combinato. È vero però che costringe Ferrara al gioco duro fino all'espulsione e che il suo «numero» al 67', dribbling e palla contro il palo, è balsamo per gli intenditori (88' De Marchi s.v.). Di Canio 7. Andrebbe preso a calci quando si abbandona all'isteria (l'arbitro in un paio di occasioni lo grazia del secondo cartellino giallo). Quando invece i calci li dà lui, alla palla, combina cose egregie. Gol a parte, è devastante fino al 2-0, poi cala e lo si rivede nell'assist del 4-3.
Galli 5,5. In uscita, sugli ultimi due gol, è tutt'altro che impeccabile. Ferrara 6. Segna persino il gol del primo aggancio, dopo aver controllato (con le cattive) il Divin Codino. Merita la seconda ammonizione per un calcione tanto perfido quanto inutile. Cannavaro 5,5. Un acerbo signor Nessuno. (70, Tarantino s.v.) Crippa 6,5. Altro socio della banda dell'isteria. Litiga con tutti e rischia l'espulsione con Conte, però quando fa il calciatore e non lo scalciatore, regge bene il centrocampo. Corradini 5. Prima Baggio, poi persino Ravanelli lo mandano in crisi. E provoca un probabile rigore su Di Canio. Nela 5,5. Fa massa in mezzo alla difesa. Ma sulle incursioni centrali di Ravanelli e Moeller (per limitarci ai gol) dove stava? Carbone 6. Bellissimo spunto per il 2-1. Il resto è da sufficienza risicata. Thern 5,5. Bianchi lo stima e ieri era incomprensibile il perché, vista la quantità di palloni che sbaglia. Careca 6. I pochi palloni che riceve li gioca benino. Certo, è pronto per il Giappone, più che per un'altra stagione italiana. (76' Bresciani s.v.) Zola 7. Bravissimo sul gol, bravo in tutte le occasioni che contano per il Napoli. Lo lasciano però troppo solo. Fonseca 6,5. Capisce subito che Kohler è tosto, perciò si defila conigliescamente. Ma quando parte palla al piede mette in affanno la Juve.
L'arbitro Bettin 4,5. Un disastro sia lui che i guardalinee. Arbitrare non è un obbligo; ci sono altri modi piacevoli per passare la domenica. Ci rifletta.
É una Juventus che domina il calcio italiano. Sta per concludere un altro campionato davanti a tutti. Davanti a lei c'é un Napoli che sembra l'unica compagine capace di contrastare questo 'impero'.
Infatti i partenopei termineranno il campionato in seconda posizione a nove punti dai Campioni d'Italia.
Buona Visione!
Campionato di Serie A 2015-2016 - 6 ritorno Torino - Juventus Stadium Sabato 13 Febbraio 2016 ore 20.45 JUVENTUS-NAPOLI 1-0 MARCATORI: Zaza 88
Una scossa elettrica che può cambiare le sorti di un campionato. Il sinistro velenoso di Simone Zaza, la deviazione del malcapitato Raul Albiol, Pepe Reina che viene spiazzato e vede il pallone del primato passargli sopra la mano di richiamo. Juventus-Napoli non è tutta nel gol che lancia la Vecchia Signora verso la quindicesima vittoria consecutiva e la vetta solitaria di un campionato che sembrava essergli sfuggito in una grigia notte di Reggio Emilia, ma è l'episodio chiave a indirizzarne inevitabilmente l'analisi. Il traguardo è ancora lontano, ma la salita dello Stadium rischia di rivelarsi decisiva dopo 88 minuti di studio. Allegri e Sarri come due scalatori che si osservano, si rispettano, non azzardano lo scatto che può far saltare il banco. Ma basta uno squarcio in un piano partita bloccatissimo per modificare gli equilibri.
IL MINUTO CHE PUO' CAMBIARE IL CAMPIONATO - Quando Simone Zaza da Policoro riceve tra le due linee azzurre e alza la testa si conosce già la sua decisione. L'ex Sassuolo vuole la porta, non ci pensa su due volte. Era entrato in campo al 13′ della ripresa, al posto di un Alvaro Morata che si era nascosto nelle pieghe di una gara che aveva bisogno di qualcosa in più del semplice compitino. Il 7 bianconero ha il pallone sul prediletto mancino, può sparare come piace a lui. Il sinistro è potente, difficile analizzarne la precisione. Perché Albiol, col corpo raccolto per evitare tocchi di mano, sporca la traiettoria. Chissà cosa deve essere passato per la testa di Pepe Reina in quelle frazioni di secondo. Lo spagnolo capisce di essere fuori dai giochi e si affida all'unica cosa che resta a un portiere in attimi del genere. L'istinto, la mano di richiamo che si alza. Parare vorrebbe dire mantenere i due punti di vantaggio e fermare la serie del carrarmato bianconero. Ma è la notte di Zaza, di uno che entra in campo come se da quei 20, o 40, o 90 minuti dovesse passare parte della sua vita. Il destino fa lo sgambetto ad Albiol e Reina e sorride all'attaccante, rimasto a gennaio nonostante le sirene inglesi e oggi chiamato in causa, probabilmente, anche per l'infortunio di Mario Mandzukic.
LE SCELTE - Senza Chiellini e Caceres, Allegri decide di abbandonare la difesa a 3 ma forza il rientro di Khedira a centrocampo: spazio a un 4-4-2 che chiede a Pogba di fare l'elastico tra fascia sinistra e trequarti, con Cuadrado sulla destra. Sarri va con i "titolarissimi", nel primo tempo chi si aspetta scintille rimane deluso. E' una sfida tattica, bloccata, la difesa bianconera vive la sfida con due linee guida e un unico filo conduttore: Gonzalo Higuain. La ricerca dell'anticipo di Barzagli è ossessiva, il centrale non vuole far girare l'argentino, metterlo in condizione di guardare la porta vorrebbe dire morire calcisticamente. L'altro obiettivo è negare la profondità, quella che il Napoli riesce a trovare solo al 35′. Allan apre per Hysaj che pennella dalla trequarti, Higuain è sfilato alle spalle dei centrali ed è pronto a colpire di testa quando Bonucci, in acrobazia, riesce ad anticiparlo. Vale un gol, la chiusura del centrale juventino, non al meglio già dall'avvio a causa di uno scontro con Khedira. La Juve non punge, ci prova solo Marchisio da fuori ma senza troppa gloria.
DYBALA SPRECA, ZAZA DECIDE - La ripresa si accende subito, con un numero di Insigne che va via sulla sinistra ma eccede nel tentativo di tiro-cross dal fondo, trovando l'opposizione di Buffon. Bonucci non ce la fa e lascia il posto a Rugani, chiamato a sfidare il suo maestro Sarri nella notte più delicata. Zaza-Morata è un cambio necessario per dare energia al reparto offensivo bianconero, l'occasione per sbloccare lo stallo capita sul mancino di Dybala al 18′. Cambio di fronte da destra a sinistra per Pogba, il francese mette giù il pallone, temporeggia, vede l'inserimento dell'ex Palermo. Tocco rasoterra, mancino di prima intenzione. Lo Stadium strozza l'urlo, sfera alta di un soffio, sospiro di sollievo per Sarri che vede i suoi crescere gradualmente nel possesso palla ma non nell'incisività. Mertens per Insigne è il primo cambio azzurro, l'unico in casa partenopea a spaventare Buffon è Hamsik. Il sinistro dello slovacco è violentissimo ed esce di un soffio, Allegri richiama Dybala per Alex Sandro. Sembra un cambio conservativo, stessa scelta del derby con il Torino che diede il via alla rimonta. Anche stavolta funziona. Perché Simone Zaza trova la scossa, lo scatto che lascia il Napoli momentaneamente sulle gambe. Il traguardo finale è lontano, ma la tappa che si è appena tinta di bianconero può lasciare strascichi da non trascurare.
Ci sono volute venticinque partite, quindici di queste vinte una in fila all'altra. Sono serviti lavoro, convinzione, crescita dei singoli e collettiva. Ma ora la Juve è tornata a casa: lassù, in cima alla classifica. Da sola. Per farlo ha dovuto battere un Napoli tosto e per riuscirci si affidata a quello che forse è il più tosto dei suoi uomini. Simone Zaza decide la gara con una giocata in cui c'è tutto: la classe e la potenza del campione, il folle coraggio di cercare un tiro impossibile, la voglia rabbiosa di vincere.
Così si apriva il Match Report di uno Juve-Napoli quantomai decisivo. Una sfida, quella dell'Allianz Stadium, che vedeva il Napoli arrivare a Torino da capolista, quindi con due risultati su tre a disposizione, e la Juve chiamata a vincere per il sorpasso.
Quel giorno, la partita è dura, faticosa, con due squadre che faticano a trovare la via del gol. Infatti si affrontano i due migliori reparti offensivi del campionato, ma anche le migliori difese e per quasi tutta la partita sono queste a dettare legge.
La Juve si fa viva dalle parti di Reina, prima con Cuadrado, poi con Pogba, ma il Napoli risponde colpo su colpo, andando anche vicino al gol dopo la mezz'ora con Higuain, imbeccato da Callejon, e poi sul seguente corner con Albiol cui Buffon si oppone con una grande parata.
Nella ripresa la Juve aumenta il ritmo e spaventa gli avversari con Dybala, che calcia sopra la traversa un invitante assist di Pogba, ma il Napoli non molla e anzi tiene palla.
Poi, al minuto ottantotto, la svolta. Alex Sandro tiene vivo un pallone che sembrava ormai perso e permettendo a Evra di appoggiare a Zaza, entrato da poco. L'azione pare innocua. Pare, appunto: l'attaccante lucano controlla, si prende di forza lo spazio per il tiro e dal limite spara un sinistro violento, angolato, bellissimo, imparabile.
La Juventus guidata in panchina da Carlo Ancelotti sta sfidando la Roma di Fabio Capello per la conquista dello Scudetto. Alla fine però sará solo un amarissimo secondo posto per i bianconeri.
Dall'altre parte c'é una squadra partenopea che vive una stagione disastrosa e nonostante tutti gli sforzi profusi non riesce ad evitare una dolorosa retrocessione in Serie B.
Buona Visione!
Stagione 2000-2001 - Campionato di Serie A - 1 ritorno Torino - Stadio Delle Alpi Domenica 11 febbraio 2001 ore 20:30 JUVENTUS-NAPOLI 3-0 MARCATORI: Kovacevic 12, Inzaghi 52, Del Piero 86
JUVENTUS (4-3-1-2): Van der Sar, Birindelli, Ferrara C., Tudor, Pessotto G., Brighi Mat. (Paramatti 79 - Montero 83), Tacchinardi, Zambrotta, Zidane, Inzaghi, Kovacevic (Del Piero 67) A disposizione: Carini, Maietta, Papa, Fonseca Allenatore: Carlo Ancelotti
LE PAGELLE
Zidane comanda l'assalto
Ferrara si esalta contro il suo passato
JUVENTUS VAN DER SAR 6,5, Ingiudicabile per tutto il pt, bravissimo nel neutralizzare Edmundo nel st.
BIRINDELLI 6,5. Vince il ballottaggio con Paramatti, sorveglia Baccin con qualche piccolo problema all'inizio.
FERRARA 7. Ritoma titolare per celebrare la partita numero 250 da juventino. Il Napoli lo stimola, vuol dimostrare al mondo che esiste ancora.
TUDOR 6,5. Vice Montero, non riesce a eliminare le sohte piccole incertezze. Edmundo, in ogni caso, non costituisce un grosso problema. Ma nel finale lo beffa.
PESSOTTO 6,5. La sua indispensabilità è arcinota. Il suo impegno sulla fascia sinistra è una garanzia assoluta.
TACCHINARDI 6,5. A volte trova spazi enormi in cui inserirsi, li sfrutta con iniziative interessanti.
BRIGHI 6,5. Il deb riminese non vacilla, si propone sulla fascia, si impappina quando Zidane lo innesca e lui sciupa una possibile palla-gol
(dal 35' st Paramatti sv;
dal 40' st Montero sv).
ZAMBROTTA 6. Stupisce per certe giocate approssimative. Il grande movimento non basta.
ZIDANE 8. Difficile trovare gli aggettivi per illustrare questa ennesima prestazione di Zizou. Splendida l'azione tutta sua per il gol di Kovavevic. Chiede a Inzaghi il rigore e lo spreca. Un dettaglio.
F. INZAGHI 7. Settima rete in sei partite. La difesa del Napoli lascia spazi invitanti, cerca di approfittarne con la solita fame di gol. Fa centro con la rapacità del condor che vede la preda.
KOVACEVIC 7. Quarto gol in campionato, come all'andata trafigge il Napoli con la prestanza fisica. A volte si trova decentrato e non si capisce perché debba essere lui ad andare al cross
(dal 22' st Del Piero 6,5: sfiora il gol di testa, poi fa centro complice Fontana).
ANCELOTTI 7. Ha ormai il nuovo contratto in tasca, non si sgomenta di fronte all'emergenza e manda comunque in campo una Juve che sa divertire.
NAPOLIFONTANA 5. Sul gol di Kovacevic lo tradisce la difesa, su quello di SuperPippo prova a metterci una pezza senza fortuna. Compie una paratona su Del Piero e un erroraccio sempre su Alex.
BALDINI 4,5. Segue Inzaghi dovunque, si accartoccia su se stesso irriso dalla finta con cui Zidane propizia il vantaggio bianconero. Stende Pippo provocando un rigore abbastanza netto.
FRESI 5. Precaria prestazione in una retroguardia modello emménthal svizzero.
QUIROGA 4,5. Marca Kovacevic in ogni zona del campo, sbaglia il tempo quando Darko si arrampica lassù e insacca.
SABER 5. Si sgancia, spesso lo ignorano.
PECCHIA 6. In perenne movimento, è l'azzurro più lucido ed efficace
(dal 12'st Sesa 5).
MAGONI 5. Cosa ha pensato quando gli hanno detto di marcare Zidane? Ci ha messo l'anima, ma era un compito da brividi.
MATUZALEM 5. Spunti a singhiozzo. Piedi buoni, ma poca concretezza
(dal 30' st Jankulovski sv).
BACCIN 5,5. Mette a dura prova la Juve sulla fascia sinistra con inserimenti sempre tempestivi. Sbiadisce alla distanza.
EDMUNDO 5,5. Porta la sua pelata a spasso per il campo senza incidere. Si ridesta nel finale, ma non basta.
AMORUSO 5. Presenza ininfluente
(dal 1' st Bellucci 5: vedi Amoruso).
MONDONICO 5. Il suo Napoli è quasi inguardabile.
L'arbitro BORRIELLO 6,5. Limita al minimo gli errori.
É una Juventus che domina il calcio italiano. Alla fine di questo campionato i bianconeri infatti conquisteranno il loro diciottesimoScudetto. Nessuno puo starle dietro tant'è che al secondo posto si afferma la sorpresa Lanerossi Vicenza.
Per quanto riguarda i partenopei, gli azzurri acciuffano un posto nelle prossime competizioni europee per i capelli.
Buona Visione!
Stagione 1977-1978 - Campionato di Serie A - 2 ritorno Torino - Stadio Comunale Domenica 5 febbraio 1978 ore 15:00 JUVENTUS-NAPOLI 1-0 MARCATORI: Boninsegna 3
JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Gentile, Furino, Spinosi, Scirea, Causio, Tardelli, Boninsegna, Benetti, Bettega R. Allenatore: Giovanni Trapattoni
NAPOLI: Mattolini, Bruscolotti (La Palma 42), Vinazzani, Restelli, Ferrario, Stanzione, Mocellin, Juliano, Savoldi, Pin L., Capone Allenatore: Gianni Di Marzio
ARBITRO: Lattanzi R.
Le Pagelle dei bianconeri
Romeo cresce
ZOFF — Sicurezza assoluta: si dirà che non ha avuto molto da fare, ma alcuni tiri rasoterra non erano agevoli, sbucavano fra compagni ed avversari ed il colpo di testa di Savoldi non era facile... Fortunato sulla traversa di Savoldi, ma l'ha anche costretto ad alzare il tiro andandogli incontro. L'unico a dar l'Impressione di essere in forma piena.
CUCCUREDDU — Aveva di fronte il più vivace e sostanzioso del Napoli, l'ha patito un poco ma a gioco lungo ha finito per domarlo, anche senza brillare.
GENTILE — In altra occasione, cosi privo di avversario diretto per il lavoro di copertura affidato da Di Marzio a Restelli, avrebbe fatto sfracelli: si è invece limitato ad una diligente ordinaria amministrazione, con inserimenti validi ma non troppo convinti.
FURINO — Un primo tempo lucidissimo e sicuro, poi nella ripresa è stato coinvolto anche lui nel marasma generale. Qualche imprecisione, qualche tackle sin troppo rabbioso, ma sempre importante la sua grinta.
SPINOSI — Due incertezze nella marcatura di Savoldi, potevano costare care, ma ottimo nel gioco di testa. Del resto non è facile giocare cosi poco ed avere il ritmo da campionato.
SCIREA — Rinvii decisi, ottimi inserimenti in avanti, ma qualche incertezza di posizione: in definitiva è piaciuto di più in avanti che come ultimo baluardo.
CAUSIO — Qualche sprazzo dei suoi, tanto per dimostrare che la classe non è acqua, e lunghe pause di quasi-assenza dalla partita. Decisiva la sua spinta all'avvio, ma troppo poco sapendo quanto può (e dovrebbe) fare il « barone ».
TARDELLI — Ha giocato con impegno, a volte anche con rabbia, ma non ha potuto essere all'altezza del suo standard soprattutto a causa della confusione in campo. E' uno dei pochi, comunque, che non da pensieri a Bearzot.
BONINSEGNA — Il suo rasoterra di destro, dopo tre minuti, vale due punti d'oro; bastano il gol ed i guizzi nel finale a dimostrare che la sua esperienza è ancora preziosa per la Juventus.
BENETTI — In chiaro miglioramento sul piano dinamico, è partito bene per soffrire poi gli spazi stretti imposti dalla disposizione tattica del Napoli: poteva segnare, non ha avuto fortuna in due conclusioni.
BETTEGA — Ha mancato un gol allo scadere del primo tempo (prodezza di Mattolini) per eccesso di sicurezza, nella ripresa magnifico un suo colpo di testa: troppo poco comunque. Da Bobby, Trapattoni ed i tifosi si aspettano molto di più.
Fatti e misfatti del campionato: ormai il vertice agonizza mentre divampa la battaglia nei quartieri bassi.
Così, se è troppo presto per sapere chi si salverà, ormai tutti danno per scontato il diciottesimo scudetto della Signora Omicidi. Tutti meno Gianni Brera
L'Arcimatto non crede alla Juve-scudetto
LA JUVENTUS ha quattro punti di vantaggio e tutti dicono che il campionato è finito. Tutti meno Gianni Brera che lo dice e lo scrive. Dal teleschermo della "Domenica Sportiva" è finito pure sulle pagine di «Sorrisi e canzoni TV». E anche alle lettrici che vanno in brodo di giuggiole per i Matia Bazar ha spiegato che lo scudetto non è ancora della Juventus:
«Ha navigato come se avesse messi i terzaioli, cioè avendo arrotolato le vele intorno al boma, perché non pigliassero troppo vento. Fuori di metafora, questo si deve dire: che la Juventus ha adesso molte ruggini dovute alle nobilitanti, ma anche dissennate fatiche degli anni scorsi. Non basta. Quest'anno lotta per lo scudetto, ma deve anche difendere il proprio nome in seno alla Coppa dei Campioni d'Europa. Nei quarti di finale le è stato destinato l'Ajax di Amsterdam... L'avvenire sembra insolitamente roseo ai torinisti: effettivamente gli impegni della Juventus sono tali da incoraggiare qualsiasi speranza».
Brera (che ha appena dato alle stampe "Arcimatto", una raccolta di pezzi pubblicati sul Guerino) è sicuramente più ottimista di Radice. Che dopo la sconfitta di Pescara sembra quasi rassegnato. A proposito di Brera. Negli ambienti della TV si continua a parlare del suo match (mancato) con Rivera. L'onnipotente Aldo De Martino, figlio del leggendario Emilio, ha commentato sul Corriere del Giorno di Taranto:
«Il Rivera giovane e osannato per classe e longevità avrebbe potuto sorridere senza tenere i denti stretti ed allungare una mano, se non per un patto, per concludere un capitolo. Non l'ha fatto, irreprensibile e nebbioso, mostrando quel lato del carattere che gli ha regalato sofferenze, esprimendo quella sfiducia nei rapporti umani che sa tanto di Zanna Bianca di London».
Brera domenica, tornando sull'argomento, ha spiegato ad Adriano De Zan che quando arriva in TV è suonato perché ha scritto otto cartelle per il suo giornale, per questo ha offerto tarallucci e vino a Rivera. Essendo "groggy" temeva di finire kappaò come con Bettega. L'esperienza insegna prudenza...
JUVENTUS-NAPOLI 1-0
La "questione" partenopea
"LA JUVENTUS dà 4 a tutti"
ha esultato «Tuttosport», е il vicedirettore Pier Cesare Paretti ha spiegato lo striminzito 1-0 con le parate strepitose di Mattolini al quale ha dato il voto più bello, addirittura 8. Ben diversa la versione della "Gazzetta dello Sport" secondo la quale Zoff ha dovuto impegnarsi più di Mattolini e quindi ha meritato un voto migliore (7) di quello del Napoli (6,5). La "Rosea" è diretta da un partenopeo, Gino Palumbo, e nel suo resoconto Angelo Rovelli non l'ha certo dimenticato:
«Bella e sfortunata prova del Napoli al Comunale», e nel titolone
«Gol di Boninsegna, traversa di Savoldi»
come a dire che un pareggio sarebbe stato il risultato più giusto. Altra tesi sul "Corriere della Sera".
Ha scritto Gianni de Felice:
«La vecchia guardia fa volare la Juventus»
cioè Trapattoni deve ringraziare Boninsegna che ha inventato il gol-partita dopo appena tre minuti. "Sul Corriere dello Sport-Stadio" il direttore ha rinunciato alle tarantelle ma non alla malasorte. Ha scritto Giorgio Tosatti:
"Ancora una volta il Napoli non è riuscito a scrollarsi di dosSo la maledizione che lo accompagna su questo campo".
Gli è piaciuto da matti Causio, gli ha dato 8, mentre de Felice non è andato oltre il 6, Rovelli è arrivato a malapena al 6,5 e Baretti si è fermato al 7. Come al solito, l'interessato ha rifiutato di darsi un voto come giocatore, ha accettato invece di giudicarsi come marito e ha risposto senza imbarazzo all'inchiesta che Marta Bellini e Osvaldo Orlandini hanno condotto per il settimanale femminile "Gioia", cioè se sarebbe o no giusto portare anche le mogli ai campionati del mondo. Virginia Causio ha spiegato:
«Io ci andrei solo perché mi si offrirebbe l'occasione di vedere posti stupendi».
Ma il marito ha tenuto a precisare:
"Se è come dico io, sì. Portarla in Argentina per poi non vederla non ha senso. Mia moglie anche in Argentina dovrebbe continuare a essere mia moglie, quindi stare con me, dormire con me eccetera".
E ha aggiunto:
«Io come giocatore penso che quello che dicono i sessuologi siano tutte stupidate. Se voglio fare l'amore con mia moglie non ho problemi, anche perche è sempre a mia disposizione. Se ho voglia di farlo, o prima della partita o subito dopo o altri giorni, lo faccio».
Causio spesso se ne infischia di quello che dice l'allenatore, figuratevi se da retta ai sessuologi.
Nel Napoli era atteso all'opera "Al" Capone l'ex pasticciere di Salerno che ha preso il posto di Chiarugi e che se non avesse fatto il calciatore avrebbe fatto il cantante (parole sue). Capone non ha sciorinato i numeri migliori del suo repertorio perché era piuttosto scocciato con i dirigenti. Il medico sociale dottor Acampora l'ha mandato in ospedale a fare le lastre. Il radiologo gli ha ordinato di togliersi la catenina. Capone ha obbedito ma dopo la radiografia non ha più ritrovato la catenina d'oro con medaglia di Sant'Antonio, valore oltre trecentomila lire. Pretende di essere risarcito dal Napoli ma Ferlaino fa orecchie da mercante. Pin promesso una grande partita da ex col dente avvelenato invece è stato ammirato solo in borghese per la splendida pelliccia di castoro. Però l'informatissimo Antonio Corbo ha rivelato sul "Corriere d'Informazione" che l'ha comprata usata al mercato americano di Ercolano, cinquantamila lire Iva compresa. L' allenatore Di Marzio ha consigliato a tutti di leggersi "Napoli italiana" (editore Einaudi) di Antonio Ghirelli. Vi si trovano frasi come queste:
"La questione napoletana è più drammatica che mai e non consente facili ottimismi sull'avvenire"
«una mancata risposta ai problemi di Napoli potrebbe anche riportare sconcerto e turbamento fra le masse».
Ferlaino è avvisato: da troppo tempo il popolo aspetta lo scudetto.