La Juventus ottimamente guidata in panchina dal maestro Marcello Lippi si appresta a vincere il suo 25esimo Scudetto. Sarà l'annata di Alessandro Del Piero (autore di 21 gol in campionato) e Zinedine Zidane (che a luglio vincerà il Mondiale a casa sua).
Dall'altra parte il Napoli vive la stagione più terribile della sua storia e terminerà ultimissimo e verso una clamorosa bancarotta finanziaria.
Buona Visione!
Campionato di Serie A 1997-1998 - 8 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
Sabato 14 marzo 1998 ore 15.00
JUVENTUS-NAPOLI 2-2
MARCATORI: Del Piero 45, Turrini 69, Zalayeta 74, Protti 90+2
JUVENTUS: Peruzzi, Pessotto, Birindelli, Montero, Dimas, Conte A., Deschamps (Di Livio 64), Zidane (Pecchia 46), Davids (Zalayeta 70), Inzaghi, Del Piero
Allenatore: Marcello Lippi
NAPOLI: Taglialatela, Goretti, Baldini, Rossitto (Scarlato 79), Malafronte (Panarelli 30), Turrini, Altomare, Longo, Facci (Crasson 62), Protti, Bellucci
Allenatore: Vincenzo Montefusco
ARBITRO: Racalbuto
ESPULSIONI: Goretti 75 (Napoli)
La Juventus ottimamente guidata in panchina dal maestro Marcello Lippi si appresta a vincere il suo 25esimo Scudetto. Sará l'annata di Alessandro Del Piero (autore di 21 gol in campionato) e Zinedine Zidane (che a Luglio vincerá il Mondiale a casa sua). Dall'altra parte c'é una squadra giallorossa che disputa un buon campionato terminando la propria corsa in un bel quarto posto finale.
Buona Visione!
Stagione 1997-1998 - Campionato di Serie A - 2 ritorno Torino - Stadio Delle Alpi domenica 8 febbraio 1998 ore 14:30 JUVENTUS-ROMA 3-1 MARCATORI: Zidane 45+2, Del Piero 49, Paulo Sergio 57, Davids 65
JUVENTUS (4-3-1-2): Peruzzi, Birindelli, Iuliano, Montero, Torricelli, Conte A., Deschamps (Fonseca 75), Davids, Zidane, Inzaghi (Di Livio 46), Del Piero (Pecchia 86) A disposizione: Rampulla, Zalayeta, Dimas, Pessotto G. Allenatore: Marcello Lippi
ROMA (4-3-3): Konsel, Cafu, Petruzzi, Aldair, Candela, Tommasi, Di Biagio, Di Francesco, Gautieri, Balbo (Delvecchio M. 71), Paulo Sergio A disposizione: Chimenti, Vagner, Helguera, Scapolo, Dal Moro, Pivotto Allenatore: Zdenek Zeman
Di Biagio il più pericoloso dei giallorossi, deludente Balbo
Zidane e Davids, uno show
E Del Piero offre giocate di gran classe
PERUZZI 6. Un'incornata di Di Biagio, un gol imparabile, un'uscita un po' così. Ordinaria amministrazione.
BIRINDELLI 6. Si oppone a Paulo Sergio. É un bel duello. Vince ai punti.
IULIANO 6,5. Al posto di Ferrara, dimostra di essere uno scolaro attento e giudizioso. Nessuna traccia di Balbo.
MONTERO 6,5. Sigilla e trascina. Ogni tanto alza il gomito.
TORRICELLI 6,5. Si occupa di Gautieri, non rinuncia a buttarsi sotto. Da una sua percussione, nasce la prima rete.
CONTE 6,5. Un guerriero, come sempre. Costringe Di Francesco a girare al largo.
DESCHAMPS 6. Prezioso nel tamponare, impreciso in fase di rilancio. Non è ancora lui.
(Dal 30' st Fonseca sv. Entra al momento del digestivo).
DAVIDS 7,5. Fondamentale, anche se in posizione più defilata. Accende un pressing ruggente, taglia a fette Tommasi, va a segno su punizione.
ZIDANE 7,5. Decisivo. Rompe il ghiaccio, stana gli avversari, cancella la partitacela di Lecce.
INZAGHI 5,5. La febbre gli ha tagliato le unghie. Tre occasioni, tre omissis.
(Dal 1' st Di Livio 6,5. Avvicenda Inzaghi, è subito importante: palla gol a Del Piero e tanti saluti).
DEL PIERO 7. A sprazzi, ma sempre a testa alta. Un gol, l'espulsione di Petruzzi, e la forchetta sempre in mano.
(Dal 41 ' st Pecchia sv. Giusto in tempo per alzare il calice).
KONSEL 6. Dà il meglio su Inzaghi. Sfortunato con Del Piero.
CAFU 6. Troppi reticolati. Ne rimane prigioniero.
PETRUZZI 5. Soffre l'uno contro uno. Abbatte, nell'ordine, Zidane e Del Piero (due volte). L'espulsione ci sta tutta.
ALDAIR 6. Mestiere e malizia: se la cava.
CANDELA 6. Cerca di spingere, non sempre ci riesce.
TOMMASI 5,5. Davids se lo mette in tasca.
DI BIAGIO 6,5. Una spremuta di rigore geometrico. Impegna Peruzzi, smarca Di Francesco, getta le basi del 2-1.
DI FRANCESCO 6. Arriva stremato davanti a Peruzzi. Conte lo tiene a freno.
GAUTIERI 6. Si agita molto e conquista il rigore dell'ira.
BALBO 5. Una punizione telefonata e, per il resto, un'ombra, un fantasma.
(Dal 26' st Delvecchio sv. Pochi spiccioli).
PAULO SERGIO 6. Un gol di carambola, non molla mai.
L'arbitro MESSINA 4. Perfetto nel primo tempo, disastroso nel secondo. Passi per un contatto Inzaghi-Candela sul gol di Zidane, ma c'erano due rigori per la Roma: Birindelli su Paulo Sergio e, soprattutto, Deschamps su Gautieri. Giusta, anche se ritardata, l'espulsione di Petruzzi. Dubbi sulla posizione di Balbo in occasione della rete di Paulo Sergio. E la manata di Zidane a Petruzzi? Niente, nemmeno un giallo.
La Juventus ottimamente guidata in panchina dal maestro Marcello Lippi si appresta a vincere il suo 25esimo Scudetto. Sará l'annata di Alessandro Del Piero (autore di 21 gol in campionato) e Zinedine Zidane (che a Luglio vincerá il Mondiale a casa sua).
Per quanto riguarda la massima competizione europea i bianconeri saranno protagonisti di un altra finale persa. Stavolta tocca ai 'blancos' del Real Madrid ad impedire alla Juve di issarsi sul tetto del 'Vechio Continente'.
Buona Visione!
Stagione 1997-1998 - Champions League - 1ª giornata Torino - Stadio Delle Alpi Mercoledì 17 settembre 1997 ore 20:45 JUVENTUS-FEYENOORD 5-1 MARCATORI: Del Piero 3, Del Piero rigore 11, Inzaghi 34, Van Gastel rigore 57, Zidane 67, Birindelli 81
FEYENOORD: Dudek, Van Gobbel, Fraeser, Picun (Connolly 69), Graff, Bosvelt, Van Gastel, Van Bronckhorst, Korneev (Boateng 46), Cruz J., Sanchez Allenatore: Arie Haan
ARBITRO: Heynemann (Germania) ESPULSIONI: Di Livio 53 (Juventus)
Vìa alla Champions League: mentre il Parma pareggia a Praga, i campioni d'Italia travolgono il Feyenoord L'Euro-Juve ricomincia da Del Piero Una doppietta del Talentino apre il festival del gol
TORINO. Altra musica, in Europa. Alla centesima esibizione in Coppa dei Campioni, la Juventus addenta il Feyenoord come fosse una brioche appena sfornata e inaugura trionfalmente la sua avventura in questa Champions League riveduta e «scorretta». La squadra di Marcello Lippi sfodera un primo tempo di rara bellezza, ai cento all'ora. La modestia degli avversari ne sollecita appetito e inventiva. Il figliol prodigo Del Piero si festeggia con una doppietta, Inzaghi, Zidane e quella birba di Birindelli completano la sinfonia, gli ultimi due dopo l'espulsione di Di Livio e il rigore-bandiera di Van Gastel. Meriterebbe ben altra comica di pubblico, la Juventus che si solleva di scatto dalle ceneri di Monaco per annichilire il Feyenoord, tetro simulacro dello squadrone che, all'alba dei Settanta, diede la prima Coppa dei Campioni all'Olanda.
Dieci minuti, e la partita non c'è più. Rispetto a Roma, Marcello Lippi scongela Del Piero e riporta Di Livio a destra, mossa che impone il dirottamento di Conte sul fianco sinistro. Aggressiva e concentrata. Madama cinge subito d'assedio i compassati avversari, la cui scolastica difesa a quattro (Van Gobbel, Fernando, Fraser, Graff) cola a picco come una zattera alla mercé di onde troppo alte, di venti troppo forti. Già al 2', Deschamps bombarda il polacco Dudek. Il gol che smonta il bluff di Haan sopraggiunge a stretto giro di posta, ed è un compendio di virtù e scelleratezze: se l'azione Inzaghi-Birindelli è ficcante e tranciante, che dire della grossolana topica con la quale il rozzo Van Gobbel spalanca la porta a Del Piero? La Juve fila a una velocità che il Feyenoord non riesce a smorzare.
Il raddoppio, al 10', è frutto di uno splendido ricamo, con tacco smarcante di Di Livio per Zidane, travolto in area da Graf. I dubbi dell'arbitro - non sul fallo, ma sulla posizione: dentro o fuori? - vengono risolti dal suo assistente. Rigore netto, Del Piero spiazza Dudek. Il divario è abissale. Birindelli e Di Livio spingono molto. Zidane può dedicarsi in santa pace a rifornire l'attacco, da classica mezzala. Deschamps detta i tempi del gioco. Bosvelt, Van Gastel, Van Bronckhorst e Korneev non ci azzeccano mai. Nessuna notizia di Cruz e Sanchez. Ferrara e Monterò non tollerano intrusi, al di là di modici, e fisiologici, cali di tensione. Peruzzi, lui, si limita a intercettare una telefonata di Korneev dal dischetto. Al 15', mano e palo di Inzaghi. Al 22', Zidane-Inzaghi-Deschamps, il suggello è una sventola brutale, che Dudek rintuzza come può.
La Juve è il gatto, il Feyenoord un topo senza crepe in cui infilarsi. Non appena pigiano sull'acceleratore, i campioni d'Italia fanno il vuoto. La terza rete, al 34', denuncia una volta di più la modestia lunare della multinazionale olandese. Su cross di Dimas, Inzaghi ha tutto il tempo di armare il sinistro, prendere la mira e scaricare di forza, tra grotteschi armadi di ciccia.
Alla ripresa, Boateng avvicenda l'abulico Korneev. Il Feyenoord improvvisa macchinose sortite (parabola liftata di Sanchez, deviata da Peruzzi), la Juve si ritrae per poi ripartire in contropiede, palla e ventre rigorosamente a terra. Di Livio, al 14', è il protagonista dell'azione che permette agli olandesi di ridurre le distanze. Angolo, capocciata di Bosvelt, il Soldatino, incollato al palo, si sostituisce a Peruzzi e respinge un po' di corpo e un po' di braccio. Heynemann picchia esageratamente duro: rigore ed espulsione. Trasforma Van Gastel.
Lippi richiama Del Piero e, a protezione del gruzzolo, sguinzaglia Tacchinardi. La Juve ha un'anima e un gioco. E così, anche se mutilata, rieccola domare avversità e dirimpettai. Tacchinardi serve Zidane, tutti, a cominciare da Dudek, schiacciano un monumentale pisolo, e Zizou insacca con un tocco d'esterno irridente e fascinoso. Si gioca per onor di firma. Strano: la gara non è avvelenata, ma le ammonizioni fioccano lo stesso. Connolly rileva Fernando, un disastro. Pessotto rimpiazza Zidane. Al 37' ci scappa persino la comica. Punizione di Birindelli e madornale gaffe di Dudek. Cinque a uno. L'ultima ovazione è per un oggetto misterioso, Fonseca. Sostituisce Inzaghi. Senza Vieri e Boksic, la Juve mi fa meno paura: parole e musica di Arie Haan. Nessuno è perfetto.
Madama prende a schiaffoni il Feyenoord: come respira l'aria di Champions League, la Juve si agghinda a festa e Del Piero dimentica acciacchi e incomprensioni.
Doppietta di Alex nei primi dieci minuti, nel cuore di una difesa allucinante, poi Inzaghi viene a mettere il suo timbro e tutto sembra inclinare a una festosa goleada, quando una severa interpretazione arbitrale accoppia al rigore l'espulsione di Di Livio.
Partita riaperta? Macché, anche in inferiorità numerica la Juve manda al gol prima Zidane, poi il debuttante Birindelli, un ragazzino che brucia le tappe, peraltro col generoso aiuto aiuto di un portiere farfallone. Visto il Feyenoord, sulla cui panchina Arie Haan si strappava i capelli, e considerato che il Kosice, l'anello debole del girone, è stato ripetutamente impallinato a domicilio dal Manchester, la qualificazione sembra già ridotta a duello, fra la Juve e gli inglesi.
Fra quindici giorni all'Old Trafford primo scontro diretto, con posta doppia. Peccato che l'utile Di Livio, la cui frenesia podistica risulta ancor più preziosa in trasferta, si sia già chiamato fuori. Ma il ritrovato Del Piero è la notizia del giorno, considerato che Inzaghi non sbaglia un colpo.
Un orrore il Feyenoord. Imbastardita dagli innesti esotici (tre argentini e un uruguaiano) la scuola olandese si è fatta di nebbia. Altro che gioco totale di buona memoria, un pianto autentico. La clamoro-sa caduta interna, in un altro girone, del PSV Eindhoven conferma un declino forse irreversibile.
Adalberto Bortolotti tratto dal Guerin Sportivo 1997 numero 38
La Juventus ottimamente guidata in panchina dal maestro Marcello Lippi si appresta a vincere il suo 25esimo Scudetto. Sará l'annata di Alessandro Del Piero (autore di 21 gol in campionato) e Zinedine Zidane (che a Luglio vincerá il Mondiale a casa sua). Questa Super Coppa vinta contro i biancorossi sará la seconda messa in mostra in bacheca dai bianconeri.
TORINO. Il vero fascino della finale di Supercoppa italiana è che per vincerla bisogna poterla giocare e per giocarla bisogna aver vinto qualcosa di importante, lo scudetto oppure la Coppa Italia. Juve e Vicenza si sono affrontate, ieri sera, per questo retaggio di una stagione straordinaria che molti pare abbiano già dimenticato: poca la gente di parte bianconera, 8 mila persone, non di più, decisamente più entusiasti i cinquemila vicentini compressi in un settore ristretto mentre tutto attorno era il vuoto. Nell'insieme, un pubblico da amichevole e neppure di lusso mentre a S. Siro martedì erano in ottantamila per celebrare il primo impatto tra il Milan e la Juve. La gente consuma gli ultimi spiccioli di vacanza e fiuta i grandi match.
Quello di ieri non lo è stato per una buona metà. La cornice scialba ha fatto il paio con lo spettacolo poco intenso che nel primo tempo s'è tradotto nel più scontato degli 0 a 0. Là ripresa, marchiata subito dal gol di Inzaghi, che si sarebbe poi rivelato il protagonista assoluto, ha avuto invece cadenze briose e accettabili grazie ai bianconeri che hanno segnato 3 reti, hanno dominato e concesso a Inzaghi un esordio a Torino di quelli che non dimenticherà. Il nuovo bomber ha segnato due gol rapinosi e ha firmato la vittoria confermando che, quando può muoversi vicino a rete e viene assistito come si deve, il suo guizzo è letale. Se lo si manda a correre per il campo si adatta però non punge. E se non lo fa lui, sono dolori per una squadra cui mancano (per il momento?) alcune chiavi per raggiungere il gol: i cross alti e le percussioni di potenza, soprattutto. Nel primo tempo, con il match blindato, le rare occasioni sono venute da pallette in mischia e proiettili vaganti dalle parti di Brivio. La Juve ha colto dunque con un largo 3-0 il primo traguardo della stagione, il meno importante, ma è quanto poteva prendere e con l'esperienza (diremmo il paziente cinismo) di chi si è abituato a giocare tutto in una partita, lo ha acchiappato. Non è stato facile. Il Vicenza è di patrimonio inglese e di filosofia molto, molto italiana. Di un'Italia di provincia.
«Noi non andiamo in campo per non vincere, però se affrontiamo la Juve ci proviamo tenendoci coperti», ci aveva spiegato Guidolin un paio di settimane fa.
E questo ha fatto. Il Vicenza si è disposto con quattro difensori in linea e cinque centrocampisti. Luiso, il Toro di Sora, se n'è rimasto a osservare i suoi compagni che persino nel loro momento migliore, la prima mezz'ora, lo hanno lasciato senza un pallone da spedire verso Peruzzi, il Cinghiatone di Viterbo. L'espressione tattica di Guidolin (cui è mancato all'ultimo momento anche Mendez, ricoverato d'urgenza all'alba in ospedale per una colica renale) era quella di chi punta a non prendere gol per giocarsi il trofeo ai rigori. Il piano ha retto benissimo per 45 minuti. Zidane dopo 10' si è costruito una buona occasione, sparacchiata sopra la traversa. Poi Conte al 27' ha impegnato Brivio in una parata centrale, Montero al 31' ha calciato malamente sul corner lungo di Zidane e non si è visto altro. Inzaghi e Del Piero si cercavano un po' più del solito, ma l'azione era sempre ingabbiata negli spazi stretti e ben presidiati da Stovini e dall'uruguayano Canals, cui giungeva spesso l'aiuto di Di Carlo, utilissimo. Sui cross dalla sinistra di Di Livio non c'era juventino che potesse arrivare e l'impressione era di povertà offensiva. Tanto più che mancava il contributo di Zidane, in ombra come a S. Siro: in questa Juve, che deve arrivare in porta con triangolazioni rapide, scatti secchi e lampi di genio, la buona vena del francese è ancora più indispensabile dell'anno scorso. Non c'era profondità nel gioco e meno che mai fantasia.
Finché, dopo tre minuti della ripresa, la difesa del Vicenza finalmente si squarciava. Il cross di Pessotto dalla sinistra restituiva a Inzaghi il gusto della giocata rapinosa: il tiro sbatteva contro il palo, Brivio rispediva la palla fuori dalla porta ma Inzaghi era lì a ricacciarla dentro con un tocco ravvicinato. Non c'era più dubbio, a quel punto, che la Supercoppa sarebbe finita alla Juve perché il Vicenza non sapeva passare dalla fase di difesa a quella di attacco e i bianconeri trovavano nuovi entusiasmi. Al 10' Inzaghi scambiava con Conte e segnava di destro in diagonale e al 35' Conte chiudeva emblematicamente una parentesi travagliata della sua carriera con un gran tiro dal limite, ancora su tocco di Inzaghi che nel finale dava a Padovano (subentrato a Del Piero e assai vivace) la palla del quarto gol, che un recupero della difesa vicentina impediva.