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lunedì 21 settembre 2026

21 Settembre 1997: Juventus - Brescia

É il 21 Settembre 1997 e Juventus e Brescia si sfidano nella Terza Giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1997-98  allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus ottimamente guidata in panchina dal maestro Marcello Lippi si appresta a vincere il suo 25esimo Scudetto. Sará l'annata di Alessandro Del Piero (autore di 21 gol in campionato) e Zinedine Zidane (che a Luglio vincerá il Mondiale a casa sua). 

Dall'altra parte c'é un Brescia non riesce ad evitare una dolorosa retrocessione in Serie B.

Buona Visione!



 

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Stagione 1997-1998 - Campionato di Serie A - 3 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
domenica 21 settembre 1997 ore 16.00
JUVENTUS-BRESCIA 4-0
MARCATORI: Filippini A. autorete 6, Conte A. 35, Inzaghi 37, Del Piero 55

JUVENTUS: Peruzzi, Birindelli, Ferrara C., Montero, Dimas, Di Livio, Deschamps, Zidane, Conte A. (Tacchinardi 60), Inzaghi, Del Piero
Allenatore : Marcello Lippi

BRESCIA: Cervone, Filippini E. (Binz 55), Adani, Diana, Savino, Kozminski, Filippini A. (Barollo 55), Bacci (Pirlo 63), Banin, Sabau, Hubner
Allenatore: Giuseppe Materazzi

ARBITRO: De Santis
RIGORI FALLITI: Del Piero 68 (Juventus)
ESPULSIONI: Cervone 90+1 (Brescia)



Inzaghi & Pel Piero, che sorrisi 
Superpippo: è bello che si segni un po' tutti 

TORINO. Ronaldo ha segnato. Anche Batistuta. Idem Inzaghi. E Hubner, il quarto cavaliere del gol di questa domenica di duelli tra bomber? Niente, Darione il Bresciano non ha mai, nemmeno lontanamente, attentato alla verginità di Peruzzi (unico custode di serie A ancora imbattuto) e la sola porta che ha visto bene è stata quella della propria squadra quando ha dovuto sostituire tra i pali il pazzesco, in tutti i sensi, Cervone, espulso. 

Però, nella giornata presentata, appunto, come la «Sfida dei quattro bomber», insieme e accanto a Pippo è fiorito anche Del Piero. E la juventina Coppia s'è rivelata fraterna davvero: un gol a testa fatto, uno ciascuno divorato. Due volte Alex ha passato palla al compagno, entrambe nella ripresa, e due volte, una per tempo, il compare d'attacco l'ha cercato, senza riuscire a trovarlo. Insomma, i numeri dicono che trattasi di Coppia affiatata se è capace di fare le stesse, identiche cose e dunque i criticoni insistenti sull'Inzaghi che ignora Del Piero che ignora Inzaghi dovrebbero essere serviti. E, se a qualcuno ancora frulla in testa che i due poco dialogano sul prato, provvedono i diretti interessati a chiarir le idee spiegando che 

«siamo stati larghi apposta, per scelta tattica e per sfruttare appieno il lancio su di me». 

Alex, per ribadire il concetto ricorre a un neologismo: 

«Dovevamo agire larghi, ai margini, perché in tal modo era più facile cercare la verticalità: sì, cioè, in parole povere, stando decentrati sia io che Inzaghi era più semplice aprire la difesa avversaria grazie all'aiuto di Zidane, ai suoi lanci». 

Inzaghino porta in conferenza stampa la carica che l'anima in partita e appena un cronista accenna ai meccanismi della Coppia sussulta e, siccome s'era appena dichiarato soddisfatto, aggiunge acido: 

«No, non sono soddisfatto quando sento certe domande». 

Vabbé, vogliamo rovinare la domenica a uno dei Cavalieri del gol che s'è confermato tale? Eh no, la voglia non c'è e dunque il cronista abbozza e il Pippo, rasserenato, versa zucchero sui taccuini e nei microfoni. 

«Sono in media... è bello che in questa squadra si segni un po' tutti». 

Ancora Inzaghi, dallo statistico 

«Il Delle Alpi mi porta fortuna, ogni volta che vi metto piede segno, ho fatto 4 gol in 5 volte (doppietta con il Vicenza in Supercoppa, centri con Lecce, Feyenoord e Brescia, ndr)», 

dallo statistico, dicevamo, all'eccesso di autocritica, eccesso a cui sempre si accondiscende quando le cose sono andate bene: 

«Ho preso il palo e forse non è sfortuna, ma proprio colpa mia». 

Più placido, Del Piero: 

«Sto crescendo io, come tutta la squadra, nel secondo tempo siamo davvero migliorati parecchio. Peccato per il rigore sbagliato, è la prima volta che mi accade di fallire dal dischetto. La realtà è che ho voluto cambiare la direzione del tiro dato che tutti, ma proprio tutti, ormai, sanno come e dove tiro i penalty». 

C'è sempre una prima volta. In tutto e per tutto: si pensi all'altro Cavaliere del gol, Hubner. Da dieci anni in C2, CI, B e adesso, da tre domeniche anche in A, gioca per fare gol. Contro la Juve, negli ultimi minuti, invece, ha giocato per non subirne: 

«Così, ho esordito in porta, nessuno dei compagni se la sentiva di prendere il posto di Cervone. Avrei fatto a meno di quest'esperienza». 

Da come lo dice si capisce che avrebbe anche fatto a meno di questa partita infelicissima. 

Claudio Giacchino
tratto da: La Stampa 22 Settembre 1997






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domenica 23 agosto 2026

23 Agosto 1997: Juventus - Vicenza

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi omaggiamo di un altro pezzo di storia della esistenza bianconere.

É il 23 Agosto 1997 e Juventus e Vicenza si giocano la decima edizione della Super Coppa Italiana 1997 allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus ottimamente guidata in panchina dal maestro Marcello Lippi si appresta a vincere il suo 25esimo Scudetto. Sará l'annata di Alessandro Del Piero (autore di 21 gol in campionato) e Zinedine Zidane (che a Luglio vincerá il Mondiale a casa sua). Questa Super Coppa vinta contro i biancorossi sará la seconda messa in mostra in bacheca dai bianconeri.

Buona Visione! 

 

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Stagione 1997-1998 - Supercoppa Italiana - Finale
Torino - Stadio Delle Alpi
Sabato 23 agosto 1997 ore 20:30
JUVENTUS-VICENZA 3-0
MARCATORI: Inzaghi 48, Inzaghi 55, Conte A. 80

JUVENTUS: Peruzzi, Birindelli, Ferrara C., Montero, Pessotto G., Conte A., Deschamps (Tacchinardi 80), Zidane (Pecchia 65), Di Livio, Inzaghi, Del Piero (Padovano 65)
Allenatore: Marcello Lippi

VICENZA: Brivio, Viviani, Stovini, Canals, Coco, Schenardi, Di Carlo, Baronio (Zauli 69), Ambrosini, Ambrosetti (Beghetto 60), Luiso (Otero 74)
Allenatore: Francesco Guidolin

ARBITRO: Bazzoli

 

 

La Juve conquista il primo trofeo stagionale: una doppietta dell'inafferrabile Inzaghi manda ko il Vicenza 

TORINO. Il vero fascino della finale di Supercoppa italiana è che per vincerla bisogna poterla giocare e per giocarla bisogna aver vinto qualcosa di importante, lo scudetto oppure la Coppa Italia. Juve e Vicenza si sono affrontate, ieri sera, per questo retaggio di una stagione straordinaria che molti pare abbiano già dimenticato: poca la gente di parte bianconera, 8 mila persone, non di più, decisamente più entusiasti i cinquemila vicentini compressi in un settore ristretto mentre tutto attorno era il vuoto. Nell'insieme, un pubblico da amichevole e neppure di lusso mentre a S. Siro martedì erano in ottantamila per celebrare il primo impatto tra il Milan e la Juve. La gente consuma gli ultimi spiccioli di vacanza e fiuta i grandi match. 

Quello di ieri non lo è stato per una buona metà. La cornice scialba ha fatto il paio con lo spettacolo poco intenso che nel primo tempo s'è tradotto nel più scontato degli 0 a 0. Là ripresa, marchiata subito dal gol di Inzaghi, che si sarebbe poi rivelato il protagonista assoluto, ha avuto invece cadenze briose e accettabili grazie ai bianconeri che hanno segnato 3 reti, hanno dominato e concesso a Inzaghi un esordio a Torino di quelli che non dimenticherà. Il nuovo bomber ha segnato due gol rapinosi e ha firmato la vittoria confermando che, quando può muoversi vicino a rete e viene assistito come si deve, il suo guizzo è letale. Se lo si manda a correre per il campo si adatta però non punge. E se non lo fa lui, sono dolori per una squadra cui mancano (per il momento?) alcune chiavi per raggiungere il gol: i cross alti e le percussioni di potenza, soprattutto. Nel primo tempo, con il match blindato, le rare occasioni sono venute da pallette in mischia e proiettili vaganti dalle parti di Brivio. La Juve ha colto dunque con un largo 3-0 il primo traguardo della stagione, il meno importante, ma è quanto poteva prendere e con l'esperienza (diremmo il paziente cinismo) di chi si è abituato a giocare tutto in una partita, lo ha acchiappato. Non è stato facile. Il Vicenza è di patrimonio inglese e di filosofia molto, molto italiana. Di un'Italia di provincia. 

«Noi non andiamo in campo per non vincere, però se affrontiamo la Juve ci proviamo tenendoci coperti», ci aveva spiegato Guidolin un paio di settimane fa. 

E questo ha fatto. Il Vicenza si è disposto con quattro difensori in linea e cinque centrocampisti. Luiso, il Toro di Sora, se n'è rimasto a osservare i suoi compagni che persino nel loro momento migliore, la prima mezz'ora, lo hanno lasciato senza un pallone da spedire verso Peruzzi, il Cinghiatone di Viterbo. L'espressione tattica di Guidolin (cui è mancato all'ultimo momento anche Mendez, ricoverato d'urgenza all'alba in ospedale per una colica renale) era quella di chi punta a non prendere gol per giocarsi il trofeo ai rigori. Il piano ha retto benissimo per 45 minuti. Zidane dopo 10' si è costruito una buona occasione, sparacchiata sopra la traversa. Poi Conte al 27' ha impegnato Brivio in una parata centrale, Montero al 31' ha calciato malamente sul corner lungo di Zidane e non si è visto altro. Inzaghi e Del Piero si cercavano un po' più del solito, ma l'azione era sempre ingabbiata negli spazi stretti e ben presidiati da Stovini e dall'uruguayano Canals, cui giungeva spesso l'aiuto di Di Carlo, utilissimo. Sui cross dalla sinistra di Di Livio non c'era juventino che potesse arrivare e l'impressione era di povertà offensiva. Tanto più che mancava il contributo di Zidane, in ombra come a S. Siro: in questa Juve, che deve arrivare in porta con triangolazioni rapide, scatti secchi e lampi di genio, la buona vena del francese è ancora più indispensabile dell'anno scorso. Non c'era profondità nel gioco e meno che mai fantasia. 

Finché, dopo tre minuti della ripresa, la difesa del Vicenza finalmente si squarciava. Il cross di Pessotto dalla sinistra restituiva a Inzaghi il gusto della giocata rapinosa: il tiro sbatteva contro il palo, Brivio rispediva la palla fuori dalla porta ma Inzaghi era lì a ricacciarla dentro con un tocco ravvicinato. Non c'era più dubbio, a quel punto, che la Supercoppa sarebbe finita alla Juve perché il Vicenza non sapeva passare dalla fase di difesa a quella di attacco e i bianconeri trovavano nuovi entusiasmi. Al 10' Inzaghi scambiava con Conte e segnava di destro in diagonale e al 35' Conte chiudeva emblematicamente una parentesi travagliata della sua carriera con un gran tiro dal limite, ancora su tocco di Inzaghi che nel finale dava a Padovano (subentrato a Del Piero e assai vivace) la palla del quarto gol, che un recupero della difesa vicentina impediva. 






SUPERCOPPA, I BIANCONERI FANNO IL BIS
Uno-due da favola per SuperPippo

La Juve di Pippo Inzaghi ha vinto il primo trofeo della nuova stagione, contro un Vicenza apparso in ritardo di condizione che presentava l'inedita coppia centrale difensiva Stovini-Canals. Gli uomini di Guidolin sono calati alla distanza, dopo un primo tempo chiuso sullo 0-0 senza grandi brividi per i due
portieri. All'inizio della ripresa, è stato Inzaghi, con un uno-due in meno di dieci minuti, a ipotecare la vittoria bianconera, arrotondata nel finale dal terzo gol di Conte. Al Vicenza occorrerà sicuramente un altro passo per onorare l'impegno europeo. 

Adalberto Bortolotti 
tratto dal Guerin Sportivo anno 1997 n.37





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sabato 14 marzo 2026

14 Marzo 1998: Juventus - Napoli

Allo Stadio delle Alpi di Torino scendono in campo Juventus e Napoli per l'Ottava Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1997-98. È il 14 marzo 1998.

La Juventus ottimamente guidata in panchina dal maestro Marcello Lippi si appresta a vincere il suo 25esimo Scudetto. Sarà l'annata di Alessandro Del Piero (autore di 21 gol in campionato) e Zinedine Zidane (che a luglio vincerà il Mondiale a casa sua).

Dall'altra parte il Napoli vive la stagione più terribile della sua storia e terminerà ultimissimo e verso una clamorosa bancarotta finanziaria.

Buona Visione!

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Campionato di Serie A 1997-1998 - 8 ritorno Torino - Stadio Delle Alpi Sabato 14 marzo 1998 ore 15.00 JUVENTUS-NAPOLI 2-2 MARCATORI: Del Piero 45, Turrini 69, Zalayeta 74, Protti 90+2 JUVENTUS: Peruzzi, Pessotto, Birindelli, Montero, Dimas, Conte A., Deschamps (Di Livio 64), Zidane (Pecchia 46), Davids (Zalayeta 70), Inzaghi, Del Piero Allenatore: Marcello Lippi NAPOLI: Taglialatela, Goretti, Baldini, Rossitto (Scarlato 79), Malafronte (Panarelli 30), Turrini, Altomare, Longo, Facci (Crasson 62), Protti, Bellucci Allenatore: Vincenzo Montefusco ARBITRO: Racalbuto ESPULSIONI: Goretti 75 (Napoli)






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La Stampa 15 marzo 1998

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La Stampa 15 marzo 1998

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domenica 8 febbraio 2026

8 Febbraio 1998: Juventus - Roma

É l' 8 Febbraio 1998 e Juventus e Roma si sfidano nella Seconda Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1997-98  allo Stadio 'delle Alpi' di Torino.

La Juventus ottimamente guidata in panchina dal maestro Marcello Lippi si appresta a vincere il suo 25esimo Scudetto. Sará l'annata di Alessandro Del Piero (autore di 21 gol in campionato) e Zinedine Zidane (che a Luglio vincerá il Mondiale a casa sua). Dall'altra parte c'é una squadra giallorossa che disputa un buon campionato terminando la propria corsa in un bel quarto posto finale.

Buona Visione!



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Stagione 1997-1998 - Campionato di Serie A - 2 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
domenica 8 febbraio 1998 ore 14:30
JUVENTUS-ROMA 3-1
MARCATORI: Zidane 45+2, Del Piero 49, Paulo Sergio 57, Davids 65

JUVENTUS (4-3-1-2): Peruzzi, Birindelli, Iuliano, Montero, Torricelli, Conte A., Deschamps (Fonseca 75), Davids, Zidane, Inzaghi (Di Livio 46), Del Piero (Pecchia 86)
A disposizione: Rampulla, Zalayeta, Dimas, Pessotto G.
Allenatore: Marcello Lippi

ROMA (4-3-3): Konsel, Cafu, Petruzzi, Aldair, Candela, Tommasi, Di Biagio, Di Francesco, Gautieri, Balbo (Delvecchio M. 71), Paulo Sergio
A disposizione: Chimenti, Vagner, Helguera, Scapolo, Dal Moro, Pivotto
Allenatore: Zdenek Zeman

ARBITRO: Messina
AMMONIZIONI: Birindelli, Conte A., Davids (Juventus); Gautieri, Petruzzi, Petruzzi (Roma) 
ESPULSIONI: Petruzzi 63 (Roma) 



LE PAGELLE 
Di Biagio il più pericoloso dei giallorossi, deludente Balbo 
Zidane e Davids, uno show 
E Del Piero offre giocate di gran classe 

PERUZZI 6. Un'incornata di Di Biagio, un gol imparabile, un'uscita un po' così. Ordinaria amministrazione. 
BIRINDELLI 6. Si oppone a Paulo Sergio. É un bel duello. Vince ai punti. 
IULIANO 6,5. Al posto di Ferrara, dimostra di essere uno scolaro attento e giudizioso. Nessuna traccia di Balbo. 
MONTERO 6,5. Sigilla e trascina. Ogni tanto alza il gomito. 
TORRICELLI 6,5. Si occupa di Gautieri, non rinuncia a buttarsi sotto. Da una sua percussione, nasce la prima rete. 
CONTE 6,5. Un guerriero, come sempre. Costringe Di Francesco a girare al largo. 
DESCHAMPS 6. Prezioso nel tamponare, impreciso in fase di rilancio. Non è ancora lui. 
(Dal 30' st Fonseca sv. Entra al momento del digestivo). 
DAVIDS 7,5. Fondamentale, anche se in posizione più defilata. Accende un pressing ruggente, taglia a fette Tommasi, va a segno su punizione. 
ZIDANE 7,5. Decisivo. Rompe il ghiaccio, stana gli avversari, cancella la partitacela di Lecce. 
INZAGHI 5,5. La febbre gli ha tagliato le unghie. Tre occasioni, tre omissis. 
(Dal 1' st Di Livio 6,5. Avvicenda Inzaghi, è subito importante: palla gol a Del Piero e tanti saluti). 
DEL PIERO 7. A sprazzi, ma sempre a testa alta. Un gol, l'espulsione di Petruzzi, e la forchetta sempre in mano. 
(Dal 41 ' st Pecchia sv. Giusto in tempo per alzare il calice).
 
KONSEL 6. Dà il meglio su Inzaghi. Sfortunato con Del Piero. 
CAFU 6. Troppi reticolati. Ne rimane prigioniero. 
PETRUZZI 5. Soffre l'uno contro uno. Abbatte, nell'ordine, Zidane e Del Piero (due volte). L'espulsione ci sta tutta. 
ALDAIR 6. Mestiere e malizia: se la cava. 
CANDELA 6. Cerca di spingere, non sempre ci riesce. 
TOMMASI 5,5. Davids se lo mette in tasca. 
DI BIAGIO 6,5. Una spremuta di rigore geometrico. Impegna Peruzzi, smarca Di Francesco, getta le basi del 2-1. 
DI FRANCESCO 6. Arriva stremato davanti a Peruzzi. Conte lo tiene a freno. 
GAUTIERI 6. Si agita molto e conquista il rigore dell'ira. 
BALBO 5. Una punizione telefonata e, per il resto, un'ombra, un fantasma. 
(Dal 26' st Delvecchio sv. Pochi spiccioli). 
PAULO SERGIO 6. Un gol di carambola, non molla mai. 

L'arbitro MESSINA 4. Perfetto nel primo tempo, disastroso nel secondo. Passi per un contatto Inzaghi-Candela sul gol di Zidane, ma c'erano due rigori per la Roma: Birindelli su Paulo Sergio e, soprattutto, Deschamps su Gautieri. Giusta, anche se ritardata, l'espulsione di Petruzzi. Dubbi sulla posizione di Balbo in occasione della rete di Paulo Sergio. E la manata di Zidane a Petruzzi? Niente, nemmeno un giallo. 

Roberto Beccantini





 

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