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mercoledì 15 luglio 2026

11 Marzo 1990: Juventus - Milan

È l'11 marzo 1990 e Juventus e Milan si sfidano nell'undicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1989-90  allo Stadio 'Comunale' di Torino.

Questa Juve costruita e modellata dalla figura storica di Dino Zoff (stavolta nelle vesti di allenatore) sta per vincere una bellissima doppietta di coppa. Infatti, assieme alla Coppa UEFA, vince anche la Coppa Italia contro un grande Milan, all'apice della sua storia 'Sacchiana'. Purtroppo questi successi non valgono al 'Dino nazionale' la conferma sulla panchina bianconera. 

La dirigenza juventina é affascinata dal nuovo che avanza ed investe il proprio futuro in un giovane di 'belle speranze' Luigi Maifredi!

Buona Visione!


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Stagione 1989-1990 - Campionato di Serie A - 11 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 11 marzo 1990 ore 15:00
JUVENTUS-MILAN 3-0
MARCATORI: Schillaci 7, Rui Barros 18, Rui Barros 58

JUVENTUS: Tacconi, Galia, De Agostini, Alessio (Brio 46), Bruno P., Bonetti D., Alejnikov, Rui Barros, Zavarov (Serena M. 74), Marocchi, Schillaci
Allenatore: Dino Zoff

MILAN: Galli G., Tassotti, Maldini P., Colombo (Stroppa 38), Costacurta, Baresi F., Donadoni (Simone 74), Ancelotti, Van Basten, Evani, Massaro
Allenatore: Arrigo Sacchi

ARBITRO: Longhi




Da Torino arriva un segnale importante per il campionato e forse anche per i destini bianconeri 
La più bella Juve mette a nudo il Milan 
E la gente invoca Dino 

TORINO. Qualcuno, per trovare cori simili pro Zoff, è tornata indietro sino a un Juventus-Ajax di Coppa dei Campioni, nella stagione 1977-78, quando Dino parò anche i rigori. Ma la situazione era, come suol dirsi, tutta diversa. Allora Zoff era completamente juventino, adesso è dejuventinazzato, e i cori, sempre come suol dirsi, sono persino imbarazzanti. Ieri ci sono stati cori per Zoff all'inizio, durante e alla fine della splendida partita giocata e stravinta dalla Juventus contro il Milan. Ad un certo punto la solitamente fredda tribuna si è associata al grido della curva, il bisillabo «Dino», in quel momento appena leggermente cantato, come in una messa. Ci sono anche stati cori contro Maifredi, come, sull'aria di Guantanamera, 

«Non ti vogliamo/ Maifredi non ti vogliamo»: 

la tribuna non li ha accompagnati, non si può chiedere troppa eresia alla tribuna. 

Grande giornata di Zoff, difficile giornata della dirigenza juventina, ovviamente soltanto per quel che riguarda questo problema. Il presidente Chiusano è stato circondato da grida, mentre nell'intervallo si spostava dalla tribuna d'onore allo spogliatoio. Niente di supplichevole, grida che erano ordini: 

«Tieni Zoff!». 

La gente urlante non sapeva che pochi istanti prima, iniziando lo stesso tragitto, l'avvocato Giovanni Agnelli aveva precisato: 

«Non è mai stato detto che Zoff deve lasciare la Juventus». 

Problema tutto sommato positivo, fuorché forse per Maifredi, problema che molte società vorrebbero avere, se averlo significa spartire il gran momento della Juventus. Problema che ieri sembrava essere diventato positivo anche per Zoff. Perché se l'è, come dire?, goduto, ha risposto alla fine alla gente, è andato verso la curva applaudendo gli applausi. E Tacconi lo ha aspettato presso la sua porta, senza imboccare subito il tunnel per lo spogliatoio, e lo ha abbracciato 

Dino, cosa ti ha detto Stefano? 

«Lo potete intuire». 

Ohibò. Forse mai Zoff si era dato così tanto alla folla. Forse poi vole va darsi, almeno con un qual che suo inconscio, anche ai giornalisti, ma noi con lui abiamo lungamente giocato al gioco del re nudo, a parlare del match in chiave di tattica, di tecnica, di agonismo, di prodezze, e per un bel po nessuno nel la parte del fanciullino che in traduce il vero problema. E finalmente la domanda: 

Dino, sai che Agnelli ha detto che...? E lui, subito contratto: 

«Mi fa piacere». 

Amen. Ma forse, stando alla frase di Agnelli, un amen che non è più un requiem. D'altronde poco prima Chiusano aveva detto: 

«Decideremo a fine campionato». 

Aggiungendo che stima molto Zoff, gli vuole un gran bene. Zoff parla senza quasi aprire la bocca, è un grandissimo ventriloquo potenziale, ha un mestierone da parte. Ieri si è superato: mai che abbia scoperto un dente, mai che si sia potuto capire se il brillare dei suoi occhi era per un sorriso o per un rictus. Ha detto cose sagge sul match, senza usare il momento per dire anche le cose sue su Zoff. Qualcuno giura che lui, a questo punto, riesce persino a divertirsi. Ma il suo è un divertimento speciale, sofferto se si può dire così. E neanche pigmentato da cattiveria o almeno malignità, come quello di chi ieri pensava, ad ogni gol della Juventus e ad ogni non gol del Milan: e adesso, cosa fare con Zoff? 

Il match di ieri ha non riaperto, che chiuso non era stato mai, ma ingrandito il contenzioso fra ragion di Stato e ragion di cuore, presso la tifoseria bianconera, che è stata gagliarda, attiva, eccitata ed incitante, senza striscioni brutti e anzi con uno striscione bellissimo, quello che diceva 

«Baresi, 39 volte grazie», 

e si riferiva ai fiori che il capitano milanista ha posato all'Heysel dove morirono quei trentanove italiani. La promessa di una grande Juventus prossima ventura sembra che debba passare anche attraverso il cambio dell'allenatore. I tifosi vogliono questa grande Juventus e intanto pensano che ci sia già il grande allenatore. E la partita di ieri ha ingrandito questo pensiero, lo ha vitaminizzato. Resta comunque chiaro che Zoff continua a contribuire alle fortune della Juventus: lo ha fatto da giocatore, da allenatore sta facendolo in due modi, con i risultati che ottiene e con la serenità che conserva o comunque ostenta. Se ieri si fosse messo a piangere sul campo e avesse offerto le sue lacrime alla stampa, avrebbe semplicemente esercitato il suo diritto ad un dolore stizzito, ad un revanchismo naturale. Invece è stato perfettamente nello stile definito juventino, di una Juventus che non c'è più o che c'è di meno ma che si vuole rierigere presto e bene. Sacrificando anche Zoff? Ma chi lo ha mai detto? 

Gian Paolo Ormezzano 
tratto da: La Stampa 11 marzo 1990










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La Stampa 11 marzo 1990

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La Stampa 11 marzo 1990

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La Stampa 11 marzo 1990

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La Stampa 11 marzo 1990

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La Stampa 11 marzo 1990

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venerdì 12 giugno 2026

12 Giugno 2020: Juventus - Milan

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Serie A TIM vi offriamo questo gustoso amarcord della data odierna. É il 12 Giugno 2020 e Juventus Milan si affrontano per la Semifinale di Ritorno della Coppa Italia TIM Cup 2019/20.

Il mondo é stravolto dalla pandemia Covid-19. Dopo un lungo stop il campionato 'deve' riprendere in estate con le restanti giornate da disputare. 

Il nono Scudetto consecutivo è solo questione di giorni; i ragazzi in bianconeri conquistano il 38esimo scudetto finendo la stagione più irregolare della storia con un solo punto di vantaggio dall'Inter.

Dall'altra parte c'è il Milan che dopo il pareggio per 1-1 a Torino nella gara di andata cerca di conquistare quella finale che darebbe lustro alla loro stagione. Infatti i rossoneri terminano la stagione 'solo' al quinto posto - a 27 punti dalla capolista bianconera.

Per quanto riguarda la Juve, i nostri ragazzi (guidati in panchina da Maurizio Sarri) sono sconfitti in finale dal Napoli.

Buona Visione! 



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Stagione 2019-2020 - Coppa Italia - Semifinali, ritorno
Torino - Allianz Stadium
venerdì 12 giugno 2020 ore 21:00 
JUVENTUS-MILAN 0-0

JUVENTUS: Buffon; Danilo (Cuadrado 86), De Ligt, (c) Bonucci, Alex Sandro; Bentancur, Pjanic (Khedira 62), Matuidi (Rabiot 62); Dybala, Ronaldo, Douglas Costa (Bernardeschi 62)
A disposizione: Szczesny, Pinsoglio, De Sciglio, Rugani, Olivieri M., Muratore, Vrioni, Zanimacchia
Allenatore: Maurizio Sarri

MILAN: Donnarumma; Conti A. (Saelemaekers 88), (c) Romagnoli A., Kjaer, Calabria (Laxalt 88); Kessie (Krunic 82), Bennacer; Paquetà (Colombo L. 82), Calhanoglu, Bonaventura (Leao 52); Rebic
A disposizione: Begovic, Donnarumma A., Biglia, Gabbia, Olzer, Brescianini, Maldini D. 
Allenatore: Steano Pioli

ARBITRO: Orsato
RIGORI FALLITI: Ronaldo 16 (Juventus)
AMMONIZIONI: Pjanic 43, Khedira 74 (Juventus); Conti A. 16 (Milan)
ESPULSIONI: Rebic 17 (Milan)




La squadra di Sarri sfrutta il vantaggio del pari con gol dell'andata (1-1) e stacca il pass per l'ultimo atto della manifestazione in programma mercoledì prossimo a Roma. Errore dal dischetto per CR7, rossoneri per grande parte del match in dieci per l'espulsione di Rebic

TORINO - Il calcio italiano è tornato dopo 95 giorni dall'ultima gara di Serie A (Sassuolo-Brescia del 9 marzo) e 94 dopo l'ultima uscita di una nostra squadra in Champions (Valencia-Atalanta, 10 marzo). E' toccato a Juventus e Milan far ripartire l'Italia del pallone dopo il lockdown per contenere la pandemia di Covid-19. Lo 0-0 fa felice la Juve, che stacca il pass per la finale grazie al pari rocambolesco rimediato all'andata (rigore di Ronaldo al 91'), il Milan esce a testa alta, senza essere stato mai sconfitto nelle due partite. Per la Juventus è la diciannovesima finale di coppa Italia, mercoledì prossimo a Roma i bianconeri se la vedranno con la vincente dello scontro tra Napoli e Inter, in programma domani al San Paolo.

E' stata una partita di plastica

Juve all'assalto ma CR7 sbaglia il rigore

Dopo un commovente minuto di silenzio in memoria di tutte le vittime del virus, le due formazioni hanno disputato, senza spettatori e seguendo alla lettera il protocollo sanitario, una semifinale di ritorno discreta, soprattutto nel primo tempo grazie ai campioni d'Italia. Sarri propone un 4-3-3 con Douglas Costa, Dybala e Ronaldo in attacco. A centrocampo Pjanic, Bentancur e Matuidi. Danilo e Alex Sandro esterni, de Ligt e Bonucci a difesa di Buffon. Pioli, tra squalificati e infortunati, ha poca scelta e schiera un 4-4-1-1 con Bonaventura a supporto di Rebic in avanti. Paquetà e Calhanoglu esterni con Kessie e Bennacer in mezzo al campo. In difesa Kjaer e Romagnoli centrali, Conti e Calabria esterni bassi. La Juventus parte fortissima e dopo una manciata di secondi Douglas Costa calcia sul fondo da ottima posizione. I bianconeri sfondano facilmente sulla corsia di sinistra grazie proprio a Douglas Costa che, insieme ad Alex Sandro, fanno impazzire Conti. Una possibile svolta del match arriva al 13′ quando Ronaldo tenta di controllare in area ma Conti lo contrasta con un gomito. Orsato va al Var e concede il rigore per i padroni di casa. Sul dischetto si presenta naturalmente CR7 che però coglie il palo alla destra del portiere.

Rebic in rosso, il Milan tiene

Proprio nella successiva azione al rigore, Rebic entra durissimo su Danilo, con un colpo da kung fu al corpo dell'esterno. Orsato prima tentenna, ma poi decide per una espulsione che ci sta tutta e quindi il Milan, già in netta difficoltà 11 contro 11, resta in 10 uomini. La prima proiezione offensiva rossonera arriva solo al 24′: cross di Calabria dalla sinistra e tiro al volo di Conti ma sfera alta. Poi è ancora Juventus con l'azione più pericolosa alla mezz'ora confezionata da Danilo, ma Matuidi col sinistro si fa respingere il tiro da Donnarumma. Il portiere rossonero ferma anche un tentativo dal limite di Ronaldo, mentre al 41′ una punizione sorprende la difesa di casa, ma Kjaer e Romagnoli non arrivano alla deviazione vincente.

Milan ci prova, ma non basta

Nel secondo tempo scende in campo un Milan migliore, molto attento seppur in inferiorità numerica, mentre la Juventus sembra avere un calo fisico. Al minuto 48 bel cross dalla destra di Bonaventura e colpo di testa di Calhanoglu ma palla out. Poco dopo Pioli fa entrare Leao al posto di Bonaventura che non la prende benissimo. La gara non regala tante ulteriori emozioni e Sarri decide per un triplo cambio (adesso sono cinque le sostituzioni consentite ma da effettuare in tre finestre): dentro Khedira, Rabiot e Bernardeschi e fuori Pjanic, Matuidi e Douglas Costa. I nuovi entrati non cambiano l'inerzia del match, mentre al 71′ Kjaer, tra i migliori, è decisivo nell'anticipare di testa de Ligt in area ospite. Proprio il difensore ex Atalanta poco dopo ci prova di testa in attacco, ma senza fortuna; mentre Donnarumma ferma un sinistro di Dybala. Altra girandola di cambi, con Pioli che per la prima volta nella storia del calcio italiano ne rimpiazza cinque in totale in una gara ufficiale. Nei quattro minuti di recupero finali, Cuadrado calcia alto, mentre Donnarumma respinge un tiro di Alex Sandro e la Juventus si regala la finale di Roma.




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martedì 21 aprile 2026

21 Aprile 2013: Juventus - Milan

È il 21 aprile 2013 e  Juventus e Milan si sfidano nella quattordicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio Serie A TIM 2012-13 allo 'Juventus Stadium' di Torino.

È una Juventus Campione d'Italia in carica che non sembra aver problemi nel vincere ancora il tricolore. Infatti la squadra allenata da Antonio Conte chiude il campionato con nove punti di vantaggio sul Napoli di Rafa Benítez

Il Milan dal canto suo disputa un campionato dignitoso e si piazza sull'ultimo gradino del podio.

Buona Visione!


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Stagione 2012-13 - Serie A 14ª di ritorno
Torino - Juventus Stadium
Domenica 21 aprile 2013 ore 20.45
Juventus-Milan 1-0
Marcatore: 57' rigore Vidal

Juventus: Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini, Lichtsteiner (81' Padoin), Vidal, Pirlo, Pogba, Asamoah (92' Peluso), Marchisio, Vucinic (90' Quagliarella)
A disposizione: Storari, Rubinho, Cáceres, De Ceglie, Marrone, Isla, Giaccherini, Matri, Bendtner
Allenatore: Antonio Conte

Milan: Abbiati (15' Amelia), Abate, Zapata C., Mexes, Constant, Montolivo, Ambrosini (46' Muntari), Boateng, Robinho (71' Bojan), Pazzini, El Shaarawy
A disposizione: Zaccardo, Bonera, Yepes, De Sciglio, Antonini, Traoré, Nocerino, Narduzzo, Niang
Allenatore: Massimiliano Allegri

Arbitro: Banti
Ammonizioni: Zapata, Amelia, Mexes (M)



I bianconeri superano di misura gli uomini di Allegri con un rigore di Vidal e la prossima settimana, nel derby, potrebbero festeggiare il 29° tricolore. Ambrosini e compagni dicono forse definitivamente addio al secondo posto e devono iniziare a guardarsi le spalle dai viola distanti ora un solo punto

TORINO - Chi di rigore ferisce, di rigore perisce. Così come all'andata è un penalty a decidere il big match tra Juventus e Milan, solo che questa volta ad uscire dallo stadio con le braccia alzate al cielo sono i campioni d'Italia a segno dagli undici metri con Vidal e sempre più vicini al secondo scudetto consecutivo (già domenica nel derby potrebbe arrivare la matematica certezza, ndr), il 29° esimo nella storia. Per Ambrosini e compagni, che non vincono da tre giornate, si tratta del primo ko in campionato dopo quindici turni. 

MILAN, OCCHIO ALLE SPALLE - Una sconfitta pesantissima sul piano della classifica per i rossoneri che vedono allontanarsi, probabilmente in maniera definitiva, il secondo posto difeso dal Napoli e sentono il fiato sul collo di una Fiorentina distante ora una sola lunghezza. C'è da dire, però, che la squadra di Allegri, con la gara di questa sera, è reduce da un trittico di partite infernale (Fiorentina, Napoli e Juventus, ndr) dal quale sono usciti fuori solo due punti. Quello visto questa sera allo Juventus Stadium è un Milan in linea con le ultime uscite: provato fisicamente dopo l'enorme fatica fatta per risalire fino in zona Champions e privo di idee in attacco dopo l'appannamento di El Shaarawy in fase realizzativa e l'assenza per squalifica di Balotelli. Ora Allegri dovrà cercare di tirar fuori dai suoi le ultime energie per non buttar via una rincorsa che durava ormai da 20 giornate.

ORA SOTTO COL DERBY - Onore ai campioni della Juventus capaci di dominare un campionato senza mai metterlo in discussione, se non all'inizio del girone di ritorno col Napoli che sembrava l'unica antagonista. "Sembrava", perché gli azzurri si sono sgretolati nel momento di maggiore pressione e ora navigano a una distanza abissale: sono 11, infatti, i punti che separano le due compagini in classifica. Tornando alla gara di questa sera, Conte può essere soddisfatto dei suoi. I bianconeri non hanno rischiato praticamente nulla costringendo il Milan al tiro da fuori. Non è certo stata una gara memorabile con l'unico vero acuto arrivato su un calcio di punizione a inizio partita. Se non fosse stato per il rigore trasformato da Vidal avremmo parlato di uno 0-0 privo di enfasi. Ora sotto col Torino per un derby che può valere il tricolore.

LA GARA - Nel posticipo della 33ª giornata Juventus e Milan non vogliono perdere e questo le costringe a star chiuse nella propria metà campo in attesa del varco giusto. Non è un caso che l'unica vera emozione del primo tempo arrivi da un calcio di punizione dal limite di Pirlo sul quale Abbiati (costretto poi a lasciare il campo per infortunio, ndr) deve superarsi. Il resto è solo tattica con i rossoneri più propensi a fare la gara e a farsi vedere con qualche tiro da fuori: Buffon blocca centralmente due volte su El Shaarawy. Il risultato si sblocca al quarto d'ora della ripresa quando Amelia stende in area Asamoah e manda dal dischetto Vidal: il cileno dagli undici metri è implacabile. Allegri prova allora a dare vitalità all'attacco rossonero togliendo un mediocre Robinho per Bojan, ma l'effetto non è poi tanto diverso da quello precedente, così i rossoneri provano a pungere solo dalla distanza con Montolivo e Muntari (entrato al posto di Ambrosini, infortunato), ma servirebbe ben altro per sorprendere un attento Buffon.





JUVENTUS-MILÁN 1-0, DECIDE VIDAL SU RIGORE. SCUDETTO VICINO. VIOLA A UN PUNTO DAI ROSSONERI
I bianconeri vincono 1-0 grazie a un rigore di Vidal e si avvicinano al tricolore. La squadra di Allegri non perdeva dal 22 dicembre: adesso ha una sola lunghezza sulla Fiorentina

TORINO, 21 aprile 2013 - La Juventus batte anche il Milan, e così il secondo scudetto consecutivo si avvicina sempre di più. Contro il Diavolo, che era imbattuto da 14 giornate, mai sconfitto nel 2013, basta un rigore di Vidal. E si chiude virtualmente il cerchio tricolore: il 2 ottobre 2011 la doppietta al Milan di Marchisio qui allo Juventus Stadium Marchisio faceva capire a tutti che la Juve di Conte faceva sul serio, alla sesta giornata dello scorso campionato. Questo successo, seppure meno convincente sul piano del gioco, comunque da squadra matura che sa centellinare ogni stilla di energia, tiene il Napoli primo inseguitore a 11 punti di distacco dalla capolista, a cinque giornate dalla fine. Il Milan, che a San Siro con la Juve aveva vinto, all'andata, sprofonda a -18, sempre terzo, ma con la Fiorentina ora appiccicata, è caratterizzato dall'esordio di Bakaye Traorè. Il maliano viene schierato alla destra di De Jong con Montolivo a sinistra. In difesa preferisce De Sciscia.

OCCASIONE PIRLO, POCO PIÙ - Il primo tempo - preceduto dai buu della Curva Nord (quella del tifo non organizzato) a Boateng nel riscaldamento, e lo Juventus Stadium è diffidato - è giocato a un andamento lento che ricorda più una fortunata canzone di Tullio De Piscopo che una partita di vertice di serie A. Il Milan gioca in orizzontale, neanche lo scopo del gioco fosse quello di andare in doppia cifra come passaggi riusciti consecutivamente. Il pareggio al Diavolo sta benissimo, meglio non far arrabbiare la capolista. La Juve non vuole sbilanciarsi, tanto il vantaggio sul Napoli resta da tappa dolomitica del Giro. E davanti ha pochino, con Vucinic in cattiva serata e Marchisio che fa il suo, ma punta non è. Del resto gli allenatori hanno fatto scelte comprensibili: entrambi hanno messo in campo i migliori 11, come valore assoluto, prescindendo dai ruoli.

ABBIATI OUT - Conte privilegiando i suoi centrocampisti di qualità nel 3-5-1-1 che permette a Pogba di partire titolare, Allegri schierando tre attaccanti più Boateng. Ma la pratica non conforta la teoria. La gara è brutta, i passaggi sbagliati esagerati come l'aranciata di una riuscita pubblicità. L'unica conclusione degna di cronaca dei primi 45' è un tiro deviato, ed è tutto dire, di Pirlo, su punizione. Bravissimo Abbiati a trovare il riflesso per il cambio di direzione, quello che non era riuscito a Buffon a Monaco contro il Bayern sul tiro di Alaba sporcato da Vidal. Abbiati però si fa male alla tibia destra: dopo un quarto d'ora entra Amelia. Poi poco altro. Una spettacolare rovesciata larga di Pogba, più coreografica che pericolosa. Ma Pirlo perde palloni a ripetizione davanti alla sua area, e la Juve non decolla. All'intervallo è 0-0. Per forza.

VIDAL SU RIGORE - Si riparte con Muntari al posto di Ambrosini (caviglia destra in disordine). Cambia poco. Poi Amelia ravviva la gara all'improvviso, con un'uscita sciagurata con cui travolge Asamoah, destinato ad allargarsi sulla sinistra. Banti indica il dischetto: rigore. Vidal segna di potenza il suo tredicesimo gol stagionale. Juve in vantaggio al 12' della ripresa. La gara si vivacizza un po'. C'è qualche spazio in più, ma le occasioni gol continuano a latitare. Il Milan, deludente, nonostante Allegri continui a inserire attaccanti - arriva il turno pure di Bojan, fa solo il solletico alla miglior difesa del campionato. La Juve vendica con lo stesso punteggio l'1-0 dell'andata ottenendo la sesta vittoria di fila in campionato. E lo scudetto è sempre più soltanto questione di tempo.

Gaetano De Stefano
tratto dalla Gazzetta dello Sport versione online.








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