È il 29 ottobre 1972 eJuventus e Milansi sfidano in questa partita valida per la quarta giornata del girone di andata del Campionato di Calcio di Serie A 1972-73. Il tutto si svolge alloStadio 'Comunale' diTorino.
La Juve allenata in panchina da Cestmir Vycpalek vince il suo quindicesimo Scudetto anche se a una giornata dal termine sembrerebbe che il Milan si possa fregiare della tanto osannata Stella del decimo tricolore. Ma una sconfitta inattesa a Verona ribalta tutto in quella che è tutt'oggi famosa come la 'Fatal Verona'.
In Coppa Italia invece i rossoneri si prendono una sana rivincita conquistando così la loro terza coppa nazionale.
Buona Visione!
Stagione 1972-1973 - Campionato di Serie A - 4ª andata
Dicono Boniperti e Allodi dopo l'incontro con il Milan. Riconoscono che il risultato è giusto, ma rimpiangono la vittoria fallita di un soffio.
« Non appena passati in vantaggio con Causio — aggiunge il presidente — Rivera ci ha infilati. Bastava che riuscissimo ad entrare in possesso del pallone ed avremmo potuto "addormentare" la partita. Contro il Milan. Squadra ricca di classe e di esperienza, c'è sempre da soffrire. Però la Juventus ha reagito molto bene malgrado avesse nelle gambe, come d'altra parte i rossoneri, il mercoledì di Coppa ».
Interviene Allodi per fare una considerazione di carattere generale sul momento del calcio italiano.
« Le continue interruzioni che il campionato subisce per la Nazionale — dice il general manager — gli incontri di Coppa e i giocatori che prestano servizio militare — impediscono di effettuare una preparazione adeguata ed omogenea. Solo tra un mese si vedrà il vero volto delle varie squadre ».
Anche Vycpalek riconosce che il Milan ha fatto soffrire la Juventus e, dinnanzi ai microfoni della Rai, si complimenta con Rocco. Poi dice di essere soddisfatto del pareggio. Commentando la «staffetta» tra Altafini e Causio, il trainer spiega:
« Era una mossa programmata da qualche giorno, qualunque fosse l'esito del primo tempo. Non è stata attuata perché Altafini non ha girato. José ha fatto la sua parte. Noi avevamo in Causio l'asso nella manica e l'abbiamo sfruttato. Causio era fresco, aveva una marcia in più ed ha dato una notevole spinta. Oltre a questo, c'è stato il cambio della marcatura su Rivera che ho operato nella ripresa affidando il "capitano" milanista a Marchetti. In questo modo Furino si è spinto in avanti, ha suonato la carica, effettuando quegli inserimenti che ci erano mancati nel primo tempo. Bravo il Milan, peccato però che il gol di Rivera sia arrivato pochi secondi dopo quello di Causio. Se trascorrevano un paio di minuti, il Milan non avrebbe più segnato.
Vycpalek annuncia che nelle prossime tre partite ci saranno altri avvicendamenti nella formazione. Domenica nel derby con il Torino dovrebbe rientrare Haller. Tra i giocatori il più arrabbiato per il pareggio è Salvadore
"Non meritavamo di vincere, ma ormai avevamo il risultato in pugno — brontola Sandro —. Come si fa a lasciar segnare un gol di testa a Rivera che non è certo uno specialista? ».
Il « vecchio Billy ». Com'era già successo l'anno scorso con il Milan, ha realizzato il gol — complice una deviazione di Rivera — che ha consentito alla Juventus di rimontare il punto di Bigon. Parlando della sua rete, la sedicesima in Serie A. Salvadore dice che la deviazione di Rivera non è stata determinante:
« Ormai la palla viaggiava verso la porta. Lui ha tentato di far scudo con il corpo, ma l'ha appena sfiorata. ».
Salvadore si congeda: va a ritirare una medaglia d'oro fertagli dal Juventus Club Peseta. Anastasi, allo scadere del primo tempo, ha segnato un gol che l'arbitro, su sbandieramento del guardalinee, ha annullato. Pietruzzu non protesta. Anche lui si limita a dire che sul 2-1 era ormai fatta, ma ammette che il pareggio è equo:
« La tradizione favorevole al Milan continua. Comunque, quella rossonera è una bella squadra. ».
Bettega sostiene che nel primo tempo la mossa di Biasiolo
« finta ala ha un po' scombussolato la Juventus e il Milan giocava con più ordine. Poi siamo cresciuti di tono essendo costretti a rimontare."
Qualcuno fa notare a Bettega che è troppo altruista e che dovrebbe concludere di più. Risponde:
« Io cerco sempre di capire se devo tirare o passare il pallone. Ritengo di aver fatto quanto era più opportuno. ».
Parlando del Milan, dice che è una grossa squadra, ma che la Juventus può fare molto di più di quanto si è visto ieri e che le sue speranze di scudetto sono intatte. Arriva Furino. Il suo duello con Rivera si è limitato al primo tempo, poi su Rivera è passato. Ma Furino dice:
« Dovevo preoccuparmi di Rivera ed ero frenato. Tutta la squadra era frenata: qualcuno non si sganciava in avanti come avrebbe dovuto. È stato bravissimo Vycpalek a cambiare la marcatura su Rivera. Una soluzione indovinata. Ho potuto spingermi più avanti e le cose sono migliorate. Tutto sommato non possiamo lamentarci ».
Rivera ha segnato il gol del pareggio approfittando del fatto che Marchetti era abbagliato dal sole,
"Ho visto Bigon crossare, poi più nulla — dice Marchetti. Peccato: avevamo la vittoria a portata di mano. Il Milan è forte, ma noi possiamo tenergli testa. Il campionato è tutto da decidere. Della mia prestazione sono abbastanza soddisfatto. Non posso essere nelle migliori condizioni. La mia stagione è praticamente cominciata ora ».
Morini spiega che
"Bigon è stato molto fortunato nell'azione del primo gol. Zoff c'è rimasto un po' male per le due reti incassate: lì Bigon aveva due uomini addosso, io non ho ritenuto d'intervenire. Il milanista è stato più svelto di tutti. Sul secondo il cross di Bigon era teso. A Rivera è andata bene ».
Spinosi ammette di essersi trovato in difficoltà con Chiarugi:
« La mia non è stata una prestazione eccellente. Non sempre si può rendere al massimo. Inoltre il Milan giocava di rimessa e le punte avevano molto spazio a disposizione. Il risultato è giusto anche se abbiamo sfiorato il successo."
Cuccureddu attribuisce anche al caldo certi sbandamenti della squadra nel primo tempo:
« Potevamo compromettere il risultato. Non si riusciva a trovare la posizione giusta. Altafini, però, si è mosso. Nella ripresa, invece, potevamo vincere. Credo di aver fatto la mia parte ».
Infine Capello. Il « regista », come i suoi compagni, si rammarica per la vittoria sfuggita, ma riconosce che nel primo tempo il Milan aveva meritato di passare in vantaggio.
Attraverso YouTubevi facciamo gustare un'altra chicca storica di questa giornata odierna. È il 5 maggio 1991 e Juventus e Milan si sfidano nella quattordicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1990-91allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.
La Juventus tenta di riappropriarsi dello scettro di squadra 'più forte della penisola' con una nuova dirigenza tecnica affidata ad un allenatore del famigerato 'calcio champagne',Luigi Maifredi. Dopo un inizio di campionato incoraggiante, i bianconeri naufragano tra caterve di gol presi ed addirittura a fine campionato si trovano fuori dalle Coppe Europee dopo 27 anni.
Dall'altra parte i rossoneri disputano un ottimo campionato e finiscono sul secondo gradino del podio.
Buona Visione!
Stagione 1990-1991 - Campionato di Serie A - 14 ritorno Torino - Stadio Delle Alpi domenica 5 maggio 1991 ore 16:00 JUVENTUS-MILAN 0-3 MARCATORI: Simone 3, Maldini P. 13, Evani 78
JUVENTUS: (c) Tacconi, Napoli N., Julio Cesar, Corini, De Marchi (Di Canio 20), De Agostini, Haessler (Alessio 46), Marocchi, Schillaci, Baggio R., Fortunato D. A disposizione: Bonaiuti, Bonetti D., Ricca Allenatore: Luigi Maifredi
MILAN: Rossi S., Tassotti, Maldini P., Carbone A. (Stroppa 86), Costacurta, Baresi F., Simone, Rijkaard, Van Basten, Ancelotti, Evani A disposizione: Pazzagli, Galli F., Massaro, Agostini Allenatore: Arrigo Sacchi
Juventus Cosa funziona: Tutto ciò che è contrario al gioco del calcio. Cioè nulla.
Cosa non funziona: L'incredibile disfatta contro i rossoneri è un'antologia del peggio juventino, di tutto quanto ha portato l'ex Signora degli scudetti a toccare il fondo. Avversari soli davanti a Tacconi dopo una manciata di secondi, paurosi sbandamenti tattici uniti a disagi tecnici e blocchi psicologici, mollezza assoluta di muscoli e cuore. L'analisi è impietosa quanto scontata: contro il Milan, la Juventus ha patito le contraddizioni maifrediane tra teoria e pratica. E poi i singoli: dallo svuotato Marocchi all'inconcludente Hässler, che non sa mai dove piazzarsi; dall'involuto Baggio agli imbambolati difensori. Schillaci è scomparso, Tacconi scuote la testa e pensa al tempo che fu. Infine Maifredi: un ex a tutti gli effetti.
Milan I gol: 3' Rijkaard serve Van Basten, l'olandese al volo trova libero Simone che segna in assoluta solitudine. 12': Cross dalla destra di Carbone per Maldini che salta altissimo e di testa beffa Tacconi. 78': Ancora Carbone sulla destra, passaggio per Evani che di sinistro al volo fulmina il portiere.
Cosa funziona: I meccanismi rossoneri tornano a scattare implacabili. Sacchi mostra a Maifredi cos'è la zona e come si deve applicare il fuorigioco. Ma non ingannino troppo gli schemi: perché funzionino occorrono giocatori veri. E il Milan li ha. Decisivo l'impiego di Rijkaard come mezzapunta, puntuali le incursioni di Carbone, memorabili alcune invenzioni di Van Basten.
Cosa non funziona: Troppe imprecisioni sotto porta. Solo per questo la Juventus ha evitato una goleada di proporzioni gigantesche.
Maurizio Crosetti tratto dal Guerin Sportivo anno 1991 n.19
Tacconi: manca la voglia di vincere «Non l'abbiamo avuta per quasi tutta la stagione»
TORINO. La situazione appare compromessa; la rassegnazione sta prendendo il sopravvento sulla voglia di lottare. Stefano Tacconi rifiuta l'ennesima sconfitta e con un filo di voce chiama a raccolta i compagni:
"Non abbiamo ancora toccato il fondo, ma il momento è delicato perché non ce ne va bene una e ci restano solo tre partite per ritrovare la concentrazione. La lotta per la zona Uefa era difficile; ora si è complicata."
Che cosa è mancato contro il Milan?
«La determinazione e la voglia di vincere già assenti durante quasi tutta la stagione, Fortunato libero sul 2-0? Ormai eravamo come un pugile suonato, qualsiasi soluzione non ci avrebbe risollevati, non stavamo più in piedi. Il rigore su Schillaci? Se l'arbitro non l'ha dato, vuol dire che non c'era e so, comunque, che a Toto il direttore di gara ha spiegato che Rossi l'aveva anticipato, prendendo la palla per primo».
Da questa Juve che cosa c'è da aspettarsi adesso?
"Di tutto, sia in positivo che in negativo. Volevamo dimostrare contro i rossoneri quanto non avevamo mai fatto se non con il Barcellona al ritorno. Loro ci sono stati superiori, di molto. Si vede che questo è il massimo che posso dare. Non è saltato nulla, semplicemente non ci siamo. Dobbiamo vergognarci; sta a noi evitare di toccare il fondo. Chiamarsi fuori sarebbe il guaio peggiore."
Il Milan stratosferico, dunque, unico nemico della Juventus? Interviene Fortunato:
"Basta guardare le caratteristiche fisiche dei centrocampisti e degli attaccanti delle rispettive squadre per cogliere la differenza. Abbiamo affrontato una squadra superiore in tutto, non poteva certamente cambiare la musica solo perché sul 2-0 sono arretrato nel ruolo di libero: abbiamo rischiato ugualmente e preso un altro gol in contropiede, come il primo…"
Dice con ironia De Agostini:
«Continuiamo a prenderci tutte le responsabilità, tanto è chiaro che la colpa è solo della difesa…».
Julio Cesar precisa:
«Manca l'organizzazione e questo non facilita il compito dei difensori. Ma non voglio accusare Maifredi, siamo noi giocatori a scendere in campo».
Corini, allora che cosa è successo?
"Il mister le ha provate tutte, noi siamo partiti con i migliori propositi, ma cosa fare contro un Milan superiore? Gioca a zona da anni e quando la fa bene non ce n'è per nessuno, no. Il primo gol ci ha tagliato le gambe, stavamo riorganizzandoci ed ecco la seconda botta. Ci restano tre partite per salvare la faccia, uscire da questa stagione da Juventus, mettendo in campo tutto quanto non ci è riuscito a fare finora."
Quale può essere la ricetta? Marocchí:
"Dobbiamo augurarci di avere un pizzico di fortuna a Napoli e saper ritrovare l'orgoglio. È impensabile ipotizzare che potremmo essere ricordati come i giocatori che dopo trent'anni non riescono a portare la Juventus in Europa."
Baggio è attorniato dai tifosi. Al Napoli hai già segnato reti memorabili. Gli urlano. E lui:
«Speriamo di ripeterle, ma la situazione è critica, la zona Uefa è difficile da centrare».
E Schillaci? Non è più ottimista:
«Speriamo che questa stagione finisca presto».
«Eh no, si ribella Di Canio - già ci buttiamo giù in campo al primo errore. A Napoli dovremo cercare di giocare prendendo esempio dal Milan che si è difeso affidandosi al pressing e al sacrificio di tutti, Van Basten per primo. Ci vogliono cuore e volontà».
Franco Badolato tratto da La Stampa del 6 maggio 1991
La Juve è guidata in panchina da Carlo Parola e si appresta a vincere il suo sedicesimo scudetto. Dall'altra parte c'è il Milan guidato in panchina da Gustavo Giagnoni, che dopo un campionato altalenante chiude al quinto posto, sette punti dietro la Vecchia Signora - Campione d'Italia.
Buona Visione!
Stagione 1974-1975 - Campionato di Serie A - 2 andata Torino - Stadio Comunale Domenica 13 ottobre 1974 ore 15.00 JUVENTUS-MILAN 2-1 MARCATORI: Bettega R. 20, Benetti 32, Anastasi 57
Anastasi chiede scusa Il giocatore non aveva gradito la sostituzione con Altafini - Negli spogliatoi chiarificazione con Parola - Elogi del trainer a Spinosi - Zoff: "La mia non è stata una papera" - I complimenti di Boniperti
Trentunesimo della ripresa. Parola fa spogliare Altafini per sostituire Anastasi che, cinque minuti prima, aveva ricevuto un colpo al basso ventre in uno scontro con Zecchini ma si era subito ripreso. La mossa di Parola sorprende Anastasi che protesta, è restio a lasciare il campo e si abbandona ad un gesto d'insofferenza verso la panchina — meno clamoroso di quello di Chinaglia, a Monaco nei confronti di Valcareggi — poi si sfila la fascia di capitano, la consegna a Furino e, contrariato, prende la via degli spogliatoi. La reazione di Pietro — anche se a « caldo » è difficile mantenere il « self control » — è parsa poco opportuna. Tutto finisce nel migliore dei modi, con la meritata vittoria della Juventus e con una chiarificazione negli spogliatoi: Anastasi si scusa con Parola.
"Non volevo uscire perché mi sentivo in buone condizioni ed avevo ormai assorbito la botta di Zecchini"
— dice Anastasi, che si era battuto bene ed aveva siglato, con un magnifico sinistro, di controbalzo, il gol decisivo —.
"C'è stato un malinteso. Durante il primo tempo avevo riportato una contusione al ginocchio: nell'intervallo avevo detto all'allenatore che, se avessi avvertito le conseguenze dell'infortunio, sarei stato io stesso a chiedere la sostituzione. Invece ho ricevuto l'ordine dalla panchina. A chiunque piacerebbe uscire in una partita così importante. Ora tutto è stato chiarito ».
Ecco la versione di Parola.
« Anastasi aveva preso un colpo alla rotula che si presentava un po' gonfia — spiega il trainer —. Nel secondo tempo sembrava non risentirne ed ha segnato un magnifico gol. Poi ha subito un altro colpo. A questo punto, vedendo che il Milan stava premendo, ho ritenuto opportuno sostituire Anastasi con il fresco Altafini per alleggerire il gioco. Con José abbiamo anche creato due pericolosi contropiede ».
Commentando il risultato, Parola aggiunge:
"La partita era delicata per entrambe le squadre. Se non avessimo perso a Bologna, si sarebbe potuto fare un gioco più brillante. Invece c'era un po' di nervosismo: dovete capire lo stato d'animo dei bianconeri. Dopo il primo gol hanno giocato più distesi: la calma è stata determinante. Nel complesso si è visto un incontro piacevole sul piano tecnico. La vittoria è stata sofferta ma meritata. Abbiamo sfiorato il terzo gol di un soffio. Causio è in progresso rispetto a Bologna. In difesa mi è piaciuto molto Spinosi: si è mosso con una freddezza olimpica e si è spinto in avanti, alla Beckenbauer, al momento giusto ».
Spinosi accetta i complimenti ma dice che il suo compito è stato facilitato dai compagni di reparto. Ieri Spinosi ha dimostrato la sua adattabilità anche al ruolo di libero: l'anno scorso l'esperimento non aveva dato risultati apprezzabili perché non gli era stato concesso il tempo, ma i tecnici avevano visto giusto. Adesso la Juventus sa che, in caso di necessità, può puntare su Spinosi come vice-Scirea. Davanti ai microfoni della Rai, Parola s'incontra con Giagnoni. L'allenatore rossonero ammette che, dopo un primo tempo equilibrato, la Juventus ha preso il sopravvento. Parola ringrazia e replica:
« Ho visto un grosso Milan. Quando troverà l'amalgama s'inserirà d'autorità nel gruppo delle candidate al titolo ».
Riferiscono a Parola che i milanisti rivendicano due rigori. Parola dissente:
« Non c'erano questi rigori. Chiarugi è un bravo attaccante ma sa andare giù al momento giusto. E non dico altro. Morini, poi, non ha commesso alcuna "manovra".
Anche gli interessati negano. Gentile dice di non aver commesso fallo su Chiarugi:
« Nel rialzarsi da terra è inciampato sui miei piedi. L'ho fermato come a Lucca ».
E Morini:
"Il tiro di Calloni, da distanza ravvicinata, mi ha preso sul ventre .».
Si discute anche sul gol incassato da Zoff:
« La fucilata di Benetti, da fuori area, non è parsa irresistibile, se questa è una "papera" — dice il portiere — allora io sono un mostro. Il tiro di Benetti era forte: sono riuscito a toccare la palla ma non a deviarla. Tutto qui. Per il resto i difensori bianconeri sono stati eccezionali. Ho visto una buona Juventus. La squadra ha dimostrato di essersi ritrovata in pieno. Due punti importantissimi ».
Bettega ha ritrovato la via del gol ma non è completamente soddisfatto di sé stesso.
« Abbiamo sprecato un po' meno, in fase conclusiva, delle altre volte», osserva Bettega. Ho segnato il gol più difficile, colpendo il pallone di punta, ed ho sbagliato il gol più facile per il vizio di essere perfezionista. Per la rabbia avrei mangiato i pali della porta di Albertosi. Meno male che non era un gol decisivo ».
Causio dice:
« Sono andato meglio che a Bologna. Questa era una partita in cui contava solo il risultato. Abbiamo vinto e le acque si sono calmate ».
Boniperti, invece, si complimenta con i bianconeri.
« Una bella Juventus che ha dato prova di maturità in una gara difficile — rileva il presidente. Il Milan visto al "Comunale" avrebbe vinto con qualsiasi squadra. Mi sembra questo l'elogio più bello per la Juventus che ha cancellato la sconfitta di Bologna ».
Non c'è più Allodi a dominare il mercato e Boniperti non è certo il tipo da gettarsi nella mischia. Si era limitato ad affidare a Moggi le vendite minori; Boniperti si era mosso solo per ingaggiare Riva e si era già accordato con Arrica, anche se le richieste del presidente del Cagliari francamente gli erano sembrate esagerate. Ma sapeva che con Riva avrebbe costruito una Juventus irresistibile ed avrebbe pure accontentato Agnelli. Sfumato il Superman, si è accontentato di Damiani del Vicenza. C'era poi da risolvere il problema del libero perché il patetico Salvadore era ormai maturo per la lista gratuita. Boniperti l'ha risolto acquistando dall'Atalanta Scirea, definito il nuovo Beckenbauer.
Forse Boniperti avrebbe voluto privarsi anche di Altafini; l'ha riconfermato con malavoglia sia per i 50 milioni che costa sia per il dualismo con Bettega. Ma temeva che Altafini andasse a segnare altrove, e non ha voluto correre rischi.
Morini è contestato, ma è stato offerto invano all'Inter, così è rimasto. Ma forse partirà riserva, con Spinosi stopper. Gentile, merita la promozione a titolare. Potrebbe fare il mediano con l'arretramento di Furino in terza linea. Come laterale di spinta, Furino accusa troppe pause; come terzino, dovrebbe essere in grado di farsi valere ancora. Pensando al futuro, la Juventus ha opzionato (per 172 milioni) il ragazzo prodigio del Giulianova Jachini, perché l'impostazione della società prevede sempre di puntare sui giovani. Ma i tifosi, delusi per il mancato arrivo del terzo scudetto consecutivo, si preoccupano soprattutto del presente. Per calmarli, Boniperti è deciso a emarginare il suo fraterno amico Vycpalek, e l'ha sostituito con Carletto Parola (altro suo ex compagno di squadra, tanto per cambiare). Parola ha promesso allenamenti all'inglese e controllo continuo dei giocatori che dovranno timbrare il cartellino come gli impiegati. Parola vivacchiava da sei anni in Serie B nel Novara, ha idee approssimative sul massimo campionato, ma i maligni assicurano che non ce n'è bisogno. Perché si limiterà ad obbedire a Boniperti. Quindi nella Juventus non cambierà nulla.
É una Juventus che domina il calcio italiano. Alla fine di questo campionato i bianconeri infatti conquisteranno il loro diciottesimo Scudetto. Nessuno può starle dietro tant'é che al secondo posto si afferma la sorpresa Lanerossi Vicenza.
Dall'altre parte i rossoneri disputano un campionato dignitoso piazzandosi al quarto posto finale.
Buona Visione!
Campionato di Serie A 1977-1978 - 3 andata Torino - Stadio Comunale Domenica 25 Settembre 1977 JUVENTUS-MILAN 1-1 MARCATORI: Gentile 2, Maldera 48
Un coro di elogi dei bianconeri al portiere avversario.
Trapattoni: " La squadra mi è piaciuta in blocco"
Causio: "Meritavamo noi la vittoria"
13 marzo 1977. Juventus-Milan 2 a 1: bianconeri cosi cosi, però vincenti.
25 settembre 1977, JuventusMilan 1 a 1: bianconeri molto bravi, ma congelati sul pareggio per una serie dì circostanze sfavorevoli e per la bravura di Albertosi e per la vitalità di un avversario molto intelligente, pratico ed irriducibile. Questo è II calcio, mutevole per i suoi verdetti imprevedibili. Giovanni Trapattoni, che riceve la stampa in tenuta di gioco avendo dovuto guidare i rincalzi nel consueto allenamento del dopo partita, sa tutte queste cose e mostra di non stupirsi dell'epilogo del 90' ed esibisce un fatalismo molto vicino alla filosofìa.
"Il pareggio, comunque sia venuto, può accontentarmi, dal momento che certi match si possono concludere con sgradevoli sorprese. Sapevo che non si trattava di un test da sottovalutare ed ho cercato soluzioni di ogni genere perché la squadra non denunciasse rilassamenti. Ed è logico che spenda due parole per elogiare i bianconeri in blocco, i quali durante l'arco dell'incontro hanno speso ogni risorsa fisica e mentale. La vittoria non è arrivata per una serie di motivi: loro si sono chiusi bene nella loro metà campo e per noi la vita si è fatta grama. Poi dobbiamo ricordare il pallone uscito di poco a lato scagliato da Cuccureddu ed il montante stupendo di Bettega. Inoltre, un elogio va fatto ad Albertosi che ha parato proprio tutto».
Di là da queste considerazioni specifiche, c'è un dato positivo da rilevare; Juventus-Milan è tornata 'classicissima', come in un passato non molto lontano. Lei cosa ne pensa?
"Che le due squadre si sono fronteggiate con gioco veloce e piacevole. Noi avevamo la opportunità di chiudere il bilancio già nel primo tempo, con la fuga di Bettega conclusasi con tiro ribattuto da Albertosi. Ma niente da dire su questo Milan che a mio avviso ha disputato una grossa partita. Ci ha pescato in difetto con una tioica azione di contropiede».
E viene a galla Virdis. Il numero 14, ieri pomeriggio, non ha indossato i soliti panni del jolly-vìncente. La carta di Trapattoni è stata rimessa dal rossoneri nel mazzo della partita senza che nuocesse. In tondo, Il gioco aveva una precisa fisionomia ed i miracoli non sempre riescono. Trapattoni spiega così l'ingresso del bravo attaccante sardo:
«Eravamo al Comunale, dunque con l'obbligo morale e pratico di imporre il nostro gioco. I miei uomini, alla ricerca del secondo gol, stavano un po' accentrati. Logico, no? Perciò ad un certo punto ho ritenuto utile mandare in campo Virdis, per dare più respiro all'azione, per sviluppare gli schemi con maggiore movimento e in zone larghe».
Due battute su Pietro Fanna, che ci è parso molto Impegnato nella parte, disciplinato anche se ancora un po' timoroso e disorientato. Trapattoni torna all'elogio collettivo, coinvolgendo il giovane friulano:
«Ha svolto il suo lavoro con impegno. Chiaro che si trattava di una partita delicata e non era facile inserirvisi. Comunque Fanna sta maturando ed acquista, di gara in gara, personalità».
Bettega, autore di un capolavoro di tecnica e di potenza, quando ha girato In porta un destro che aveva battuto Albertosi ma che era stato respinto dal montante sinistro della porta rossonera, innanzitutto si pronuncia sull'azione Interpretata da Ciacci come regolare e conclusasi con ammonizione del bianconero:
«Rigore grosso cosi! Non ci sono dubbi. Sono stato preso, cinturato ed atterrato da Bet. L'1 a 1? Potevamo segnare 6 gol ed il Milan 2. Poteva finire 6 a 2. Albertosi è stato grandissimo. Ma bravo anche il Milan».
Causio, in un angolo dello spogliatoio, sfoggia con una punta di orgoglio le ferite (da tacchetti) ricevute sul polpaccio e sulla tibia. Ci guarda con occhio soddisfatto, come dire
«Vedi che so soffrire anch'io?», poi comincia «Sono gli incerti del mestiere. Sul match dico solo che se non si vince dopo aver giocato un primo tempo cosi c'è da mangiarsi... le mani. Ma il pari non cambia nulla. Secondo me, una nostra vittoria avrebbe rispettato meglio i valori in campo. Basta pensare a chi è stato il migliore dei ventidue: Albertosi. Bravissimo! Il Milan, ha più carattere dello scorso anno ed è più furbo. All'occorrenza sa giocare anche con nove nella sua metà campo. Sul sottoscritto poco da aggiungere. Il ruolo di mezzala non è un problema. Mi adatto a tutte le circostanze e a tutti I compagni che di volta in volta mi si affiancano».
L'ultimo ad uscire dal vestibolo è Antonello Cuccureddu: ha da recriminare su un paio di suoi 'proiettili' finiti di poco a lato di Albertosi.
«Abbiamo dimostrato che siamo sempre forti. Solo che la palla non voleva andare dentro Cercavamo i due punti e ci siamo esposti. Logico che si finisca per correre seri rischi».
La Juventus dei rincalzi si è allenata ieri sera. Previsto II rientro di Tardelli (oggi si recherà a Novara per fare da testimonio a Marchetti che si sposa) per II retourmatch con l'Omonia di Cipro che stamane è giunto a Caselle.
"Le mie due reti in due partite non sono un caso. Devo ringraziare Trapattoni, che lo scorso
campionato mi ha impiegato in una versione più offensiva visto che, in precedenza, mi limitavo semplicemente a marcare l'avversario. Grazie a lui e al suo lavoro sono progredito anche tecnicamente e oggi uso il sinistro alla pari del destro, cosi posso affondare sulla fascia e cercare le incornate vincenti di Bettega e Boninsegna.
Insomma mi sto prendendo delle belle soddisfazioni nei confronti di chi ha sempre detto e sostenuto che io sono soltanto un picchiatore"
"La metamorfosi di Gentile non è causale ma il frutto di un duro lavoro che il giocatore ha affrontato. Ora scende sulla fascia con maggiore convinzione e quindi anche sotto porta il suo contributo diventerà fondamentale, Oggi poteva addirittura firmare una doppietta!. Devo sottolineare, invece, che questo campionato sarà molto diverso da quello precedente sono sicuro che la battaglia per lo scudetto sarà meno prevedibile e molto più tormentata, sia per noi che per i nostri avversari. Purtroppo oggi meritavamo la vittoria ma, se una squadra per buona parte della partita, si difende in nove uomini è davvero arduo riuscire a batterla."
Giovanni Trapattoni nel post-partita
La Juventus segna con Gentile (poi si fa raggiungere da un Diavolo irrispettoso) e il Genoa sogna con Pruzzo che porta il «Grifone» ligure in vetta alla classifica, fianco a fianco con i bianconeri. Il campionato, dunque si fa in salita, mostra i primi affanni e girano a vuoto Bologna, Napoli, Fiorentina e Perugia. Il tutto, mentre al mezzo passo falso di Trapattoni & C. s'accompagnano le prime contestazioni Una Signora troppo... Gentile
A TORINO sono stati arrestati tre tifosi del Milan. La TV ha fatto vedere gli scontri di Vicenza, dove era di scena il Torino. Si sono registrate battaglie violentissime con tanto di bastoni, pugno di ferro, spranghe e coltelli. Si è vista anche una baionetta bandita a mo' di trofeo, I moralisti della politica hanno commentato che si sono mostrati molto più pacifici gli autonomi della sinistra, in convegno a Bologna. "La Repubblica" che pure è un giornale economico, ha dedicato un'inchiesta per sapere cosa si sta facendo per scacciare la violenza dagli stadi.
Si parla di cineprese nascoste, di cani lupo e di idranti, ma ci si chiede preoccupati: sarà il campionato della violenza? Per ora resta il campionato della Juventus, anche se non ha vinto contro il Milan. Perché a fermare i campioni d'Italia non è stato il Milan bensi Albertosi e anche l'arbitro Ciacci, Bettega, una volta tanto, ha dimenticato lo stile Juventus ed è andato in TV a contestare tutti i critici della Juventus: da Gianni Brera a Carlo Sassi, quello della moviola (dato che la moviola aveva mostrato chiaramente lo strattone di Bet e Bettega, mentre, il commento era stato fatto in chiave milanista elogiando l'arbitro per l'ammonizione!). Brera più volte è parso chiaramente in difficoltà, per fermare Bettega avrebbe dovuto chiedere aiuto a Bet. Si è offeso anche perché un tifoso gli ha scritto in TV dicendogli
"Tu non capisci niente di calcio. Perciò stai zitto".
E ha detto a Ottavio Rossani che era andato a intervistario:
"Sarei curioso di conoscerlo, di fare uno studio sociologico (ma non ho tempo) su questo cretino che dice a me, vent'anni di critica teorica, di lavoro, dopo che con le mie convinzioni tecniche ho spinto le squadre di tutto il mon do ad adottare la tecnica difensiva e ad abolire l'M.W. inglese (e allora sul piano pratico con dividevano le mie idee solo Rocco, Viani, Lerici, e come tutti i capaci questo Lerici l'hanno relegato ai NAGC di Genova, i dirigenti cretini), dicevo, con quale criterio mi offende di incompetenza? Magari è un villico che alla domenica sfoga gli istinti senza ancora sapere che cos'è il calcio".
E ha finito tirando in ballo la Confederazione elvetica, che pure è la patria del verrou. Mi arrabbio quando vado in Svizzera e non posso entrare in un bar vietato agli italiani. E noi una volta gli svizzeri li compravamo "col gozzo", a chili, i morti di fame. Ora sono gli italiani, i morti di fame e all'estero non ci considerano più nulla. Il vescovo Lefebvre si ribella a Roma perché è convinto che anche la Chiesa diventerà zero, perché si sta italianizzando e gli italiani i considera Incapaci di fare qual cosa di buono... Sono comunista nazionalista, ma con riserva...."
E a Claudio Sabelli Fioretti che gli ha chiesto a nome de "L'Europeo" che ne pensa del PCI ha precisato:
"Berlinguer è un nobile spagnolo. I sardi non sono italiani. Non hanno innesti celti o germanici. Berlinguer è un nobile spagnolo e quindi non c' entra un cazzo."
Secondo Giovanni Arpino invece non dovrebbe entrarci Herrera con la TV. Ha scritto l'autore di "Una nuvola d'ira":
"Non vorremmo rivedere H.H. Ai generali del video, la scoperta di una "voce" seria. Oppure sia, comica vera: con un attore da cabaret. Chi lo vieta? La seriosità del calcio può far male. Avanti femministe e bizzarri di nome, tre minuti a colori, non si negano a nessuno".
Che voglia finire sul video anche Giovanni Arpino?
JUVENTUS-MILAN 1-1 Gianni Brera l'anti-Bettega
Forse quando è andato alla Domenica sportiva Roberto Bettega sapeva già che il sommo Gianni Brera l'aveva bocciato come giocatore. Qualche 007, evidentemente, gli aveva fatto una soffiata dallo Sporting da dove il neo mezzobusto (con bretelle) di mamma Rai ave va dettato il suo servizio a "Il Giorno" prima di trasferirsi sui teleschermi. Si è visto subito che il leader della Juventus era pre venuto e che cercava la rissa, chiassosa più che il dialogo civile. Brera, dovendo fare gli onori di casa, sia pure a fatica ha ingolato e si è contenuto limitandosi all'ironia. Ma se si fossero trovati all'osteria, chissà come sarebbe andata a finire. In TV Bettega è stato cattivo con Brera, ma bisogna riconoscere che sul giornale Brera è stato cattivo con Bettega. Abbiamo spulciato tutti giornali possibili e immaginabili. Ebbene Brera è l'unico giornalista italiano che domenica non ha degnato Bettega della sufficienza; l'ha bocciato con 5,5. La Stampa (che come i professori della nuova ondata non dà voti ma esprime giudizi) ha scritto (a firma Bruno Perucca):
«Tre tiri parati, tre a lato di poco (quasi tutte palle gol), un clamoroso "montante", un rigore negato, un'ammonizione ricevuta: non si può dire che Roberto non sia stato protagonista (sfortunato) ieri allo stadio Comunale..."
Cioè non ha segnato per pura sfortuna e non perche era in giornata nera come ha sostenuto Brera. Ma che Bettega fosse in giornata nera, l'ha detto solo Brera, Giorgio Mottana, che é di manica stretta, l'ha gratificato di un bel 6,5 sulla "Gazzetta dello sport" Gianni De Felice sul "Corriere della sera" Pier Cesare Baretti su "Tuttosport" e Bruno Panzera su "L'Unità" sono arrivati tranquillamente al 7. E sul "Corriere dello sport-Stadio". Ezio De Cesari non si è peritato di dargli addirittura 7,5 elogiandolo tra i migliori in campo.
Ma Brera, si sa, ama andare controcorrente. E quello che per gli altri è il migliore, per lui è il peggiore. Per fortuna stavolta ha evitato di bocciare come al solito Causio, autore di un primo tempo da spettacolo. Però il 6,5 di Brera è ben lontano dall'8 di Tuttosport. Tuttavia in questa occasione il voto peggiore, il barone leccese l'ha ricevuto da Mottana, appena 6. Certo a leggere le pagelle di tutti ci si accorge che il calcio è veramente un'opinione. Pigliamo Capello, ha tutta una graduatoria di voti di versi: 5 De Felice; 5,5 Brera; 6 Baretti; 6,5 Mottana e 7 De Cesari. E anche per Rivera le sfumature dei critici sono rilevanti: 6,5 Baretti e De Cesari; 6 Mottana; 5 Brera e De Felice, una volta tanto d'accordo. Tutti ovviamente hanno atribuito la palma del migliore in campo ad Albertosi, ma su questo non poteva-no esserci dubbi: anche i ciechi hanno visto che il vecchio Ricky ha neutralizzato almeno cinque palle gol. E ci auguriamo che Bearzot abbia capito che l'Albertosi attuale a dispetto dell'età merita di andare in Argentina, perché dopo Zoff è il più bravo di tutti. Domenica anzi è piaciuto più dello stesso portiere della Juventus tradito a tratti dal nervosismo generale, seguito al pareggio considerato una beffa. E siccome dopo il gol di Maldera, molti bianconeri hanno perso la testa Zoff può già essere contento di non essere stato trafitto da Calloni o da Tosetto nel finale. Trapattoni aveva provato ad affidarsi al solito Virdis, sorpresa vincente (anche se per prudenza non ha osato la Juve a tre punte e invece di Fanna ha tolto Boninsegna), ma Virdis non può compiere il miracolo tutte le domeniche.
Anche San Gennaro fa la grazia una volta all'anno. A proposito di Napoli: la "Gazzetta dello sport" edizione Palumbo è diventata davvero «Partenope sera». I redattori della "rosea" tifano tutti per il Napoli. E il direttore Gino Palumbo ha addirittura linciato il lombardo Trapattoni perché non aveva accettato certi rimproveri da Di Marzio come se Di Marzio fosse il padreterno mentre invece sino a prova contraria è l'allenatore che ha portato il Catanzaro in serie B. Siccome Trapattoni l'anno scorso ha vinto lo scudetto (e la Coppa UEFA) è logico che non accetti di prendere lezioni da Di Marzio. E siccome ha risposto risentito, Palumbo si è offeso e ha scritto in prima pagina:
«Ci dispiace di non essere d'accordo con Trapattoni. E' proprio discutendo su argomenti tecnici con linguaggio chiaro che si abitua la gente a riflettere sul gioco e a ridurre gli spazi spesso invasi dal pettegolezzo o dallo scandalismo o dalla polemica stizzosa. E' un'impresa difficile: ma è nell'interesse del calcio (e dell'atmosfera in cui vive) riuscirvi. Perciò siamo dalla parte di Di Marzio: perché ha capito».
Può darsi che Di Marzio abbia capito la Juventus. Sicuramente, non ha capito il Napoli. Visto che il Napoli continua a perdere.
Elio Domeniconi tratto dal Guerin Sportivo anno 1977 nr.39
Primattori alla ribalta dello scontro sabaudo-meneghino: Gianni Rivera pare rendere omaggio a Causio e al vantaggio temporaneo della Juve
Sussurri e grida di un campionato che comincia ad agitarsi: la "Signora" va in gol con Gentile dopo appena un minuto poi il "Diavolo" parte alla riscossa e la blocca sul pari, permettendo al Genoa di Pruzzo di salire in cima alla classifica. Sugli scudi anche Verona, Inter, Roma e passi falsi di Bologna, Perugia e Napoli. Niente di fatto per Toro e Lazio e prima vittoria della matricola pescarese
Colpito a freddo dal gol di Gentile in apertura, il Milan ritrova grinta e coraggio, cerca il gol e lo trova al 48' con Maldera: scambio in corsa con Rivera e il terzino s'insinua tra Morini e Scirea e batte Zoff. Per la "Signora" è la fine di un bel sogno e la delusione è esemplificata da Scirea, Causio e dalla genuflessione del portiere bianconero.
Bettega reclama un rigore per una carica non propriamente ortodossa di Bet. L'arbitro Ciacci, però è di parere contrario e lo ammonisce per simulazione. Nell´altra foto Gentile cerca il replay ma Albertosi para.