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mercoledì 1 aprile 2026

1 Aprile 1995: Milan - Juventus

È il 1 aprile 1995 e Milan e Juventus si sfidano nell'ottava giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1994-95 allo Stadio Giuseppe Meazza San Siro di Milano.

La Juventus dopo anni di magra si appresta a vincere il suo ventitreesimo scudetto con il nuovo allenatore Marcello Lippi

Il Milan - Campione d'Italia in carica - dal canto suo vive un campionato di transizione e finisce in quarta posizione.

È questo in effetti un ideale passaggio di consegna del tricolore.

Buona Visione! 




milan


Campionato di Serie A 1994-1995 - 8 ritorno
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
Sabato 1 aprile 1995 ore 20.30
MILAN-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Ravanelli 41, Vialli 84

MILAN: Rossi S., Panucci, Maldini P., Albertini (Sordo 79), Galli F., Baresi F., Eranio (Di Canio 46), Donadoni, Boban, Savicevic, Simone
Allenatore : Fabio Capello

JUVENTUS: Peruzzi, Ferrara C., Torricelli (Porrini 85), Carrera M., Kohler, Paulo Sousa (Marocchi 75), Deschamps, Conte A., Vialli, Baggio R., Ravanelli
Allenatore : Marcello Lippi

ARBITRO: Boggi
ESPULSIONI: Boban 86 (Milan)

 

Estate 1994: dopo oltre un ventennio, finisce l’era manageriale di Boniperti. La Juventus si ristruttura con un nuovo assetto dirigenziale: nasce la cosiddetta Triade, formata dal direttore sportivo Luciano Moggi, dall’amministratore delegato Antonio Giraudo e dal vicepresidente Roberto Bettega, questo ultimo già bandiera bianconera da giocatore.

Rinnovato quindi lo stato maggiore, con qualche mugugno della tifoseria più accesa per le antiche stimmate granata di Giraudo Moggi, si procede anche al rinnovo dello staff tecnico, con il definitivo addio al Trap e l’ingaggio di Marcello Lippi, di cui è particolarmente piaciuta la stagione al Napoli. Bettega, vicepresidente esecutivo, rilancia la sua juventinità:

«Abbiamo il dovere di provare a vincere sempre e tutto, perché questo è il destino della Juventus. Mai accontentarsi di un ruolo da comprimari, che non rientra nelle corde di questa società”.

Tratto da E alla fine arrivò Lippi…




Lippi: ho 20 titolari «Qui nessuno si sente escluso» 

TORINO. Scusi, Lippi: sabato ha visto lo scudetto? Il Marcello sgrana gli occhi come se gli avessero chiesto se aveva incontrato la Madonna e ancora una volta si chiama fuori: 
«Sì, l'ho visto. Era cucito sulle maglie dei giocatori del Milan. 
Inutile cercare di scalfire il muro di prudenza che il tecnico bianconero ha innalzato per tenere lontani gli adulatori di professione, i celebratori di trionfi anticipati. 
«Non sono affatto sicuro di vincere lo scudetto, ho solo delle belle sensazioni», 
aggiunge con una suprema concessione al popolo. Lippi è così. Troppo poco sbruffone per cadere nella trappola dei facili entusiasmi. E si conferma pure un inguaribile pignolo: 
«Rivedrò la partita con il Milan che è stata una delle migliori sotto il profilo tattico. Ma sono sicuro che troverò anche questa volta qualcosa da migliorare». 
Ma non si inoltra nei dettagli tecnico-tattici, almeno in maniera ufficiale. Ai giocatori ha spiegato ieri mattina quello che non ha funzionato. Dettagli? Forse per i più, non per l'Incontentabile di Viareggio, che ha fatto del perfezionismo un'arma vincente e dell'unità di gruppo un credo da cui non derogare. Infatti spiega: 
«Una squadra di calcio è composta da venti giocatori, ma soprattutto è un gruppo di lavoro. Se uno non si sente utile, è come se non ci fosse. Invece con me tutti hanno avuto la sensazione di poter giocare, di essere partecipi. Gli impegni si moltiplicano, quando un giocatore va in riserva, c'è subito l'altro pronto a subentrare. Questa credo che sia la nostra forza». 
Contro il Milan si è visto un Baggio a scartamento ridotto. Lippi non nega una verità lampante, ma riesce lo stesso a trovare lati positivi nella sbiadita prestazione del Codino: 
«Non è al cento per cento. Dopo tre mesi di inattività è partito bene, poi ha avuto un calo. Tutto nella norma. Ora non sono in grado di sostenere i ritmi di una partita intensa come è stata quella di Milano. Ma è proprio nei momenti più delicati che viene fuori la sua intelligenza. Sabato non riusciva a giocare in posizione avanzata, così si è ritagliato un ruolo più defilato a sinistra, con il quale è riuscito comunque ad impegnare Panucci. E in quella zona smistava palloni importanti». 
E adesso il Borussia. Lippi avrà problemi da risolvere a centrocampo. Squalificato Conte, ci sono incertezze sull'impiego di Sousa e Deschamps che ieri non si sono allenati perché accusavano i duri colpi patiti contro il Milan. Soprattutto il francese o in dubbio. Ma a Lippi la scelta non manca. Ci sono Di Livio e Marocchi pronti a subentrare (ecco il benedetto turnover) e anche Tacchinardi, un po' in ombra negli ultimi tempi, ma sempre presente nei pensieri di Lippi. 

Fabio Vergnano



La partita - Una Juventus letteralmente scatenata, nonostante la classifica non le imponga il successo a tutti i costi: gli uomini di Lippi vanno all'assalto dal primo minuto, frenando il Milan con un micidiale pressing a tutto campo e attivando un continuo gioco d'attacco. Al 40' Baggio lanciato da Torricelli arriva davanti a Rossi ma si fa parare il debole tiro. Due minuti dopo, il capolavoro: Ravanelli a Vialli che lancia in area (Penna Bianca): campanile a superare Rossi e testa al volo in gol. Nella ripresa, inutili assalti del Milan e bis di Vialli nel finale, liberato in area da un superbo lancio di Marocchi.

tratto da Il Film del Campionato - Guerin Sportivo Stagione 1994-95
 





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La Stampa 2 aprile 1995

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La Stampa 2 aprile 1995

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La Stampa 2 aprile 1995

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giovedì 20 novembre 2025

20 Novembre 1994: Juventus - Reggiana

È il 20 Novembre 1994 e Juventus e Reggiana si sfidano nella Decima Giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1994-95 allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus dopo anni di magra si appresta a vincere il suo ventitreesimo scudetto con il nuovo allenatore Marcello Lippi. Il Brescia dal canto suo dopo un campionato disastroso, terminato al penultimo posto. Così saluta mestamente la Serie A.

Buona Visione!

 

juventus


 

Stagione 1994-1995 - Campionato di Serie A - 10 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 20 novembre 1994 ore 14:30
JUVENTUS-REGGIANA 3-1
MARCATORI: Padovano 4, Vialli 23, Vialli 68, Del Piero 85

JUVENTUS: Peruzzi, Ferrara C., Orlando Al., Torricelli, Kohler (Porrini 74), Paulo Sousa, Di Livio, Conte A., Vialli, Baggio R., Ravanelli (Del Piero 77)
Allenatore: Marcello Lippi

REGGIANA: Antonioli, Parlato, Zanutta (Brambilla 71), De Napoli (Cherubini 80), Gregucci, De Agostini, Esposito, Oliseh, Padovano, Sgarbossa, Gambaro
Allenatore: Enzo Ferrari

ARBITRO: Quartuccio



UNA LEZIONE DA LEADER
L'acrobata al bersaglio n. 99 
«Ero Vialli anche quando non segnavo» 

TORINO. Non poteva chiudere in maniera migliore la settimana dei dispetti. Non è mai banale Vialli: quando parla e anche quando segna. Il gol facile non fa parte del suo repertorio, come non ne fanno parte le frasi scontate. Affonda sempre i colpi, sceglie comunque il modo più roboante per mettersi in mostra. Così dopo aver preso in giro l'Arrigo, ecco la doppietta alla Reggiana che lo porta a novantanove gol in campionato. Una domenica bestiale iniziata con un'acrobazia da gattone e conclusa con un passaggio-gol per Del Piero. Il dopo é alla Vialli, ovvero una sfilza di battute ad effetto, di grandi verità e mezze bugie. Arriva in sala stampa con un ritardo quasi studiato, quando la platea è tutta per lui. 

Il primo pensierino della sera è per la Juve: 

«Abbiamo giocato una partita di carattere, la stessa che disputammo contro il Milan. Non si è interrotto il discorso come temevo, siamo riusciti ad avere lo stesso atteggiamento anche con una squadra meno forte». 

Gli recapitano i complimenti di Umberto Agnelli. Ha detto il Dottore: 

«Vialli è ritornato a segnare anche perché gioca da centravanti. Utile alla Nazionale? Mah, mi sembra che la Nazionale abbia bisogno di tante cose». 

I tifosi hanno a lungo invocato 

«Gianluca in Nazionale», 

ma lui per primo non si fa soverchie illusioni: 

«Ho paura che non mi aspetti più nessuno. Ho già disputato cinquantanove partite, ora largo ai giovani. Comunque non ci saranno più incontri fino a marzo, vedremo cosa succederà nel frattempo». 

Non è un modo per lasciare aperta una piccola fessura di speranza. Vialli sa che il discorso è chiuso da tempo, ma arrendersi diventa impossibile per uno come lui che non si è mai fermato di fronte alle avversitá. Infatti ecco subito una correzione di rotta: 

«Comunque potrei anche tornare se qualcuno lo riterrà opportuno. Accetterei magari un posto da fuoriquota nella Under 21». 

E dopo aver liquidato l'argomento con questa mezza battuta va avanti a piccole punzecchiature dedicate al ct: 

«Non gli dedico questi due gol perché sarebbe una presa in giro. Non devo segnare contro Sacchi, ma per la Juve. E' qui che voglio dimostrare qualcosa, perché è Lippi che ogni domenica mi dà fiducia. Quindi non gioco contro chi non mi stima». 

Insistono. Ma se Trap diventasse ct qualcosa succederebbe? 

«Chissà, chiedetelo a lui. Non penso che mi farebbe fare il terzino perché il ruolo mi pare già ben coperto». 

Il libro azzurro si chiude. Ma ci sono altri capitoli della storia viallesca da scrivere. Vialli e i gol impossibili. Ieri ha realizzato il quarto della stagione, il secondo consecutivo in rovesciata. Scomodano perfino Piola: 

«Era più bravo di me e a volte segnava anche di mano. No, è solo una coincidenza che abbia fatto gol di nuovo in acrobazia. Dipende da come ti arriva il pallone, a volte devi tentare certe giocate perché non hai scelta». 

Vialli e la continuità. Si arrabbia: 

«Il fatto che si dica che sono ritornato il giocatore di una volta mi dà fastidio. Io credo di avere sempre giocato su certi livelli e vorrei che si parlasse di me anche quando non segno, non è giusto giudicare un attaccante soltanto in base ai gol. Sono un altro? Allora: due anni fa ho contribuito alla conquista della Coppa Uefa, poi mi sono infortunato e ho perso un anno. Adesso sto bene e ringrazio chi mi ha dato fiducia e ha saputo aspettarmi. Ma non tengo i meriti tutti per me. Altre volte erano i compagni a segnare e mi faceva piacere se riconoscevano comunque i miei meriti. Anzi, il merito di questa vittoria è soprattutto di Lippi, visto che oggi si scaricano sugli allenatori le colpe delle sconfitte». 

Come titolerebbe il Vialli aspirante giornalista dopo questa domenica da primo attore? 

«Vialli si scopre goleador». 

Banale. Continui pure a fare l'attaccante. 

Fabio Vergnano 
tratto da: La Stampa 21 Novembre 1994




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gol

Juventus

Zanutta in scivolata su Baggio. Del Piero esulta dopo aver segnato il definitivo 3-1

Juventus

Michele Padovano festeggia la 0-1. Ancora Gianluca Vialli, di rapina, ribalta il risultato: 2-1



maglie

Juventus













giovedì 25 settembre 2025

25 Settembre 1994: Juventus-Sampdoria

É il 25 Settembre 1994 Juventus Sampdoria si sfidano nella Quarta  Giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1994-95  allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus dopo anni di magra si appresta a vincere il suo ventitreesimo scudetto con il nuovo allenatore Marcello Lippi

La Sampdoria dal canto suo disputa un campionato dignitoso, benché fuori dalla zona europea ma lontano dalle zone pericolose della classifica.

Buona Visione!

 

juve



Stagione 1994-1995 - Campionato di Serie A - 4 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 25 settembre 1994 ore 15.00
JUVENTUS-SAMPDORIA 1-0
MARCATORI: Di Livio 34

JUVENTUS: Peruzzi, Ferrara C., Orlando A., Torricelli, Kohler, Tacchinardi (Porrini 77), Di Livio, Conte A., Vialli, Del Piero, Ravanelli (Marocchi 72)
Allenatore: Marcello Lippi

SAMPDORIA: Zenga, Mannini, Ferri R., Platt, Vierchowod, Mihajlovic, Lombardo, Jugovic (Salsano 79), Melli, Maspero (Serena M. 72), Evani
Allenatore: Sven Goran Eriksson

ARBITRO: Amendolia



Bene Peruzzi 
Vialli opaco 
Ferri lucido 

PERUZZI 7. La parata più difficile è su Melli al 42', si getta a terra agile a deviare. Asciugato nel fisico, ci sembra in genere più pronto che in passato. 
FERRARA 6,5. Non fatica con Maspero, quanto nel finale con Vierchowod, che gli rifila pure una gomitata proditoria. 
ORLANDO 5,5. Non ha fortuna. Esordisce nella Juve dal primo minuto in campionato e si imbatte in Lombardo, che fa il minimo, ma quel che fa si sente. Spesso viene saltato dal sampdoriano. In fase offensiva per i compagni è un'ombra: lo vedono sbracciarsi da lontano, smarcato, però si farebbero tagliare un piede piuttosto che lanciarlo. 
TORRICELLI 6,5. Autorevole, attento. Ha ragione Fusi quando teme per il proprio posto. 
KOHLER 6. Partita attenta e dura su Melli (solita ammonizione). Gli scappa tre volte nel primo tempo e sono rischi. 
TACCHINARDI 6. Sotto tono, poche iniziative e rare aperture, 
(dal 32' st Porrini sv). 
DI LIVIO 7,5. Firma il primo gol della sua carriera in serie A: un evento da raccontare ai nipoti. Grande prova, però. Inizia accentrato, migliora quando torna all'esterno. 
CONTE 6,5. Una pecca: l'occasione che non sfrutta al 39'. Per il resto è il miglior juventino quando si tratta di pressare. 
VIALLI 5,5. Molto lavoro, al solito. Ma non è costruttivo come nelle prime partite. Probabilmente il dolore accusato in settimana lo condiziona più del ruolo (che non ci sembra arretrato come gli anni scorsi). 
DEL PIERO 7. La fotocopia del Codino: tocca cinque palloni e mette per tre volte il compagno davanti a Zenga, compresa l'occasione del gol. Chissà cosa farebbe giocando di più. Si è visto comunque che frenarlo all'ala destra è controproducente, il suo peso si avverte quando può stare dietro le punte
RAVANELLI 6. Buon inizio, molti contrasti a centrocampo. Vale discorso di Vialli con qualche scusante in più 
(dal 26' st. Marocchi sv). 

ZENGA 6. Due tiri in porta, un gol, ma non per colpa sua. 
MANNINI 5,5. Certi suoi rinvìi mettono paura e Del Piero lo salta con facilità. 
FERRI 6,5. Nell'Inter era ormai un ronzino da macelleria, qui si mostra pulito negli interventi e persino lucido negli appoggi. 
PLATT 6. Intelligente lo é, sa mettersi al posto giusto. Ma è scolastico, quando servirebbe inventare qualcosa. 
VIERCHOWOD 7. Gioca l'ultimo quarto d'ora da centravanti fisso, al fianco di Melli. L'ultima trovata di Eriksson o una scelta generosamente disperata? Comunque da difensore mostra il solito anticipo. 
MIHAILOVIC 5. Gli vediamo perdere palla e infischiarsene del recupero per mettersi a litigare con l'arbitro e la panchina. Uno dei tanti episodi che ne fanno un giocatore inaffidabile. 
LOMBARDO 7. Non è in una giornata straordinaria per continuità, però che cambi di passo, che fughe. E' l'unica vera spina nel fianco della Juve. 
JUGOVIC 6. Un lavoro di semplice assistenza. A chi? 
(dal 34' st Salsano sv). 
MELLI 5,5. Bellissimo l'avvio, abbiamo pensato che si trasformasse nel castiga-Juve. Come al solito la fiamma si è spenta, nella ripresa non s'è visto e ha sbagliato un tiro clamoroso. 
MASPERO 5,5. Da seconda punta non funziona e manca la marcatura di Di Livio sul gol 
(dal 26' st Serena sv). 
EVANI 6. Disciplinato, come piace a Sacchi: il che non è una garanzia di buon gioco. 

L'arbitro AMENDOLIA 7. Partita semplice, che riesce a non rovinare.

Marco Ansaldo




Lippi domani in Coppa dovrà inventare la formazione: sei giocatori indisponibili 

TORINO. Quante cose tutte in una volta sola. La Juve che prova l'ebbrezza dei piani altissimi della classifica, il Milan che si perde a Cremona, Di Livio che segna il primo gol in serie A, Vialli che torna a fare lo sgobbone a centrocampo con l'entusiasmo di un ragazzino e con tanti saluti a Trapattoni. Giornata che vorremmo definire storica, se non fosse che ormai le sorprese sono dietro l'angolo. Ma intanto nell'aria si diffonde una sensazione di sicurezza che per ora proietta la Juve fuori dalla precarietà. E così arrivano le frasi ad effetto. 

Bettega: «Siamo sulla strada giusta e per me è una sensazione normale essere lassù. A certe abitudini del passato non si rinuncia volentieri». 

Anche il dottor Umberto Agnelli riesce ad essere ottimista e meno severo del solito: 

«Il Milan ò diverso rispetto all'anno scorso, ma soprattutto è la Juve che ò molto cambiata. Nel primo tempo ho visto la squadra che piace a me. Ma sarebbe un errore cancellare fin d'ora i rossoneri». 

Se sono ottimisti i grandi capi, come si fa a non adeguarsi? Primo fra tutti Vialli, oggi anima e coscienza della Juve in carriera. Il Gianluca non è stato straripante, ma si è sobbarcato un lavoro faticosissimo e soprattutto non ha mai fatto la punta. L'anno scorso avrebbe protestato, lanciato frecciate e battutine allusive. Oggi sembra addirittura gratificato: 

«Non succederà sempre che io sgobbi così, a meno che non si affrontino squadre come la Samp con una punta e tanti centrocampisti. In questi casi tutti devono sacrificarsi e in particolare chi sa stringere i denti più di altri, senza pensare ai giudizi della critica. Più avanti, però, mi auguro di fare ciò per cui mi hanno comprato». 

Sereno e obiettivo: 

«Se vuoi vincerò qualcosa devi cercare i tre punti anche quando dovresti soltanto pareggiare come ieri. In questi casi bisogna essere bravi a sfrattare gli episodi favorevoli. Noi ci siamo riusciti al primo colpo». 

Vierchowod attaccante di giornata lo fa sorridere: 

«Non è una novità, lo faceva anche quando ero a Genova. A forza di marcare centravanti, sa bene come ci si muove davanti». 

E adesso l'importante è resistere. Lippi ha rivisto una Juventus di uomini veri; Vialli, che a fine partita ha scambiato maglia ed effusioni varie con l'amico Zenga, sospende il giudi

«Speriamo di reggere, ma sarà durissima. Ci vorranno qualità fisiche e psicologiche per farcela. Oggi è la mentalità a fare la differenza». 

Sarà, ma senza quella zuccata di Di Livio addio evoluzioni dialettiche del Pelato. Ma il soldatino questa volta non si è fatto trovare impreparato all'appello e ha segnato il primo gol in A: 

«Sono contento perché è una rete pesante, cancella la jella che mi perseguitava e mi permette di fare una dedica a Fortunato. A 28 anni mi sento un buon giocatore da Juve, ma adesso non cambierà nulla in me e per me. Farò lo stesso lavoro massacrante di prima, magari con più entusiasmo di prima. A volto sbaglio gol facili proprio per la fatica. Però, la palla in porta è davvero una bella sensazione». 

E poi c'è Lippi che ha l'aria di chi avrebbe voglia di dire: io lo sapevo che c'era anche un'altra Juve. Sintesi secca: 

«Grande voglia, grande cuore, non era facile vincere. La squadra cresce e mi spiace che ci siano assenze importanti proprio in questo momento. Ma penso a come sarà più facile quando avrò tutti a disposizione. La Samp era uno scoglio durissimo, ma questo gruppo ha voglia di vincere». 

Frase ad effetto. Ma ciò che conta e che il monopolio milanista vacilla. Lippi ne prende atto con moderato ottimismo: 

«Ci sono tante squadre in corsa per traguardi importanti, così al tavolo dello scudetto si siedono piti invitati». 

Domani la Coppa. Lippi sarà obbligato a inventarsi una formazione proprio per la partita da vincere ad ogni costo. Infatti, Kohler é squalificato, Orlando non può giocare per motivi di tesseramento e Conte non riesce a recuperare la fatica in così poco tempo. Baggio, Sousa e Deschamps sono ancora fuori combattimento. Tornerà Fusi.


 


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martedì 29 luglio 2025

11 Dicembre 1994: Lazio - Juventus

É l' 11 Dicembre 1994 e si gioca allo 'Stadio Olimpico' di Roma la sfida Lazio-Juventus, valevole per la Tredicesima Giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1994-95.

É la prima stagione di Marcello Lippi alla guida dei bianconeri. Il tecnico viareggino sta cercando di installare una nuova grinta e voglia di 'sbranare' gli avversari. Contro la squadra biancoleste (a fine campionato spiazzatosi al secondo posto) sará una gara tosta che fará intravedere (ancora) il grande talento del giovane Alessandro Del Piero.

Alla fine di quel Campionato la Juventus dopo ben otto anni d'astinenza vincerá il suo 23esimo Scudetto dopo un duello su tre fronti con il fortissimo Parma di Nevio Scala e targato Parmalat.

Buona Visione!


 

lazio

 

Stagione 1994-1995 - Campionato di Serie A - 13 andata
Roma - Stadio Olimpico
Domenica 11 dicembre 1994 ore 20.30
LAZIO-JUVENTUS 3-4
MARCATORI: Rambaudi 20, Del Piero 37, Marocchi 53, Del Piero 77, Grabbi C. 81, Casiraghi 83, Fuser 90+34

LAZIO: Marchegiani, Negro, Favalli, Venturin, Cravero, Chamot, Rambaudi, Fuser, Casiraghi, Winter, Signori (Bergodi 33) - Allenatore : Zdenek Zeman

JUVENTUS: Peruzzi, Ferrara C., Orlando A., Carrera M. (Grabbi C. 36), Kohler, Paulo Sousa, Marocchi, Conte A. (Porrini 66), Ravanelli, Del Piero, Tacchinardi - Allenatore : Marcello Lippi

ARBITRO: Bazzoli
ESPULSIONI: Cravero 28 (Lazio)


Non è da tutti esordire nel massimo campionato italiano segnando la rete decisiva di un Lazio-Juventus.

E’ quanto successe l’11 dicembre 1994 a Ciccio Grabbi, giocatore cresciuto nel vivaio bianconero, che firmò la quarta rete juventina in una partita che sarebbe terminata col punteggio di 3-4. Di Del Piero, doppietta, e Marocchi, le altre tre reti piemontesi.

tratto da: Esordire col gol della vittoria in un Lazio-Juventus alla 13^ di A 


VOTI BIANCONERI 
Bravo Grabbi 
Sousa si muove a tutto campo 

PERUZZI 7. Un intervento molto dubbio in area su Casiraghi, prima di esibirsi in una serie di parate determinanti. La più spettacolare quando vola a deviare un colpo di testa di Casiraghi

FERRARA 6,5. Gli tocca un Signori in serata di scarsa vena. Si difende con il solito mestiere. Poi si dedica a Casiraghi

ORLANDO 6,5. All'annuncio delle formazioni, sul tabellone elettronico compare con la vecchia maglia del Milan. Ma sul campo è sempre uno dei punti fermi della Juventus

CARRERA 6. La Lazio gioca su ritmi indiavolati, in difesa si balla non poco. Qualche chiusura non è impeccabile, ma tampona quasi sempre con grinta. Dal 36' pt Grabbi 7, un debutto esaltante

KOHLER 6,5. Di Casiraghi conosce pregi e difetti, il duello che ne viene fuori é arroventato

SOUSA 7. Da Padova in poi è tornato ad essere il campione che la Juve attendeva. Grande movimento, recupera palloni su palloni, dà man forte alla difesa

MAROCCHI 7. Certi ritmi non fanno più per lui, ma si sistema sulla fascia destra e offre il proprio apporto di esperienza indiscussa. Corona il tutto con il gol

CONTE 6. Solito stantuffo del centrocampo, gioca moltissimi palloni, ma commette anche qualche errore di troppo. Riscatto parziale con la palla-gol per Marocchi. Dal 22'st Porini 6

RAVANELLI 6,5. stringendo denti. In dubbio fino all'ultimo istante, scende in campo con grande coraggio e non risparmia su nulla. Giocatore preziosissimo, a volte insostituibile

DEL PIERO 8,5. Sbaglia il gol più facile e segna quelli più difficili, entusiamanti. Il nipotino di Platini mette a tacere l'Olimpico con giocate regali

TACCHINARDI 6,5. Centrocampista di sostegno e costruzione a sinistra, dirottato nel ruolo di libero quando entra Grabbi

tratto da: La Stampa 12 dicembre 1994

 


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