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venerdì 4 settembre 2026

4 Settembre 1994: Brescia - Juventus

È il 4 settembre 1994 e Brescia e Juventus si sfidano nella prima giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1994-95  allo Stadio 'Mario Rigamonti' di Brescia.

La Juventus dopo anni di magra si appresta a vincere il suo ventitreesimo scudetto con il nuovo allenatore Marcello Lippi. Il Brescia, dal canto suo, vive un campionato disastroso, finisce in ultima posizione e saluta per il momento la Serie A.

Buona Visione!

 

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Domenica 4 settembre 1994 ore 16.00
BRESCIA-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Conte A. 55, Schenardi 80

BRESCIA: Ballotta, Brunetti, Di Muri (Marangon 59), Mezzanotti, Baronchelli, Battistini S., Schenardi, Piovanelli, Neri, Lupu (Ambrosetti 56), Gallo
Allenatore: Mircea Lucescu

JUVENTUS: Peruzzi, Ferrara C., Torricelli, Fusi (Tacchinardi 46), Kohler, Marocchi (Carrera M. 71), Di Livio, Conte A., Vialli, Baggio R., Del Piero
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Braschi
ESPULSIONI : Brunetti 85 (Brescia)




I bianconeri non riescono a mantenere il vantaggio e il Brescia li raggiunge nel finale.
Juventus, nuovo corso e vecchi vizi 
A segno Conte, pareggia Schenardi 
Baggio e Del Piero non ingranano 

BRESCIA DAL NOSTRO INVIATO Le brutte abitudini impregnano un ambiente con tanta forza che si possono cambiare gli uomini che lo frequentano, ma i difetti restano. La Juve che ieri ha pareggiato 1-1 a Brescia ci ha ricordato in modo impressionante la squadra che, con Trapattoni, andava in affanno quando le cose si mettevano al meglio, finché non riusciva a sprecare il proprio vantaggio. Cosa che si è verificata contro i bresciani, appena risaliti in Serie A, nella partita con un'altissima percentuale di realizzazione: due reti con quattro tiri in porta. 

Dopo dieci minuti dalla ripresa la Signora era in vantaggio. Una scodellata magica di Vialli aveva permesso a Conte di segnare di testa. Una grande squadra, sicura della propria forza, a quel punto avrebbe gestito il match. La Juve invece l'ha consegnata alle giuste ambizioni dei lombardi che non ci stavano a perdere sull'unico tiro in porta subito. Dai e dai, ritirando il raggio della propria azione e rilanciando lungo quando avrebbero potuto giocare la palla con talento e con comodità, gli juventini sono riusciti nella caritatevole impresa e il Brescia ha pareggiato con Schenardi. Ed è stato un bene che il gol dell'1-1 sia arrivato a 9' dalla fine e che i lombardi siano rimasti subito dopo in dieci per l'espulsione di Brunetti (doppia ammonizione): altrimenti l'esito della prima trasferta avrebbe potuto rivelarsi peggiore per la banda Lippi, che ha finito sulle ginocchia. 

Un calo atletico? Lippi l'ha spiegato così (ma alla vigilia non aveva detto che garantiva sulla perfetta condizione fisica dei suoi giocatori?). Noi abbiamo invece l'impressione che la psicologia della Signora sia fragile e per nulla irrobustita dall'innesto dei nuovi, che ieri, con l'assenza di Sousa, Jarni e Deschamps, erano solo Ferrara e per un tempo Fusi. La paura di subire il gol o l'ignoranza del giusto modo di mantenere il vantaggio ha spinto la Juve a comportarsi con l'animo d'una provinciale. Peccato per il Nuovo Corso. 

Una vittoria (eccessiva, comunque a portata di mano) avrebbe colorato i sogni d'una grande stagione. Il pareggio riporta a una realtà di dura lotta e di problemi da risolvere. Primo fra tutti, la resurrezione di Baggio, che in queste condizioni è come se non ci fosse eppure deve giocare perché soltanto ritrovando il ritmo della partita può tornare ad essere se stesso. Codin-Treccino è stato superato in dinamismo e in agilità da Mezzanotti, uno dei ragazzi del Filadelfia, certamente tra quelli che si ricordano meno, eppure tignoso nella cura del fenomeno. E il resto della Juve non ha saputo sopperire alle carenze dinamiche ed estrose del suo capitano. Ci saremmo aspettati di più da Del Piero, ad esempio. 

Il pareggio in sé non è negativo, pure in un campionato dove conteranno sempre più le vittorie. Rispetto alle amichevoli si è anche vista la crescita di alcuni uomini come Ferrara e una certa solidità fino all'1-0. Se la Juve non pungeva, neppure il Brescia sapeva farsi pericoloso: Schenardi, al 39', era il primo della partita a centrare la porta. Senza i nuovi stranieri, Lippi ha disposto il tridente, cioè Vialli in mezzo, Del Piero prima a destra, poi a sinistra, Baggio libero di andare dove voleva. E almeno sul piano del sacrificio si è visto che i tre possono coesistere senza che il centrocampo e la difesa abbiano da soffrirne. L'esperimento si potrà ripetere. Piuttosto, continua a non convincerci lo schema con i due marcatori più il libero contro le squadre che hanno una punta sola e, nel caso del Brescia, neppure una vera punta, vista la mancanza di Borgonovo. Non ci sarebbe nulla di male se Fusi appoggiasse l'azione di attacco per offrire delle varianti: così come gioca lui, zavorrato alla difesa come un dirigibile, ci pare un lusso e la manovra manca di un uomo capace di inserirsi a sorpresa. Tanto che il gol di Conte (il primo su azione dal 6 agosto, torneo di Novara, a parte l'amichevole di Villar Perosa) è scaturito da un'astuzia di Vialli sull'indecisione della difesa bresciana. Se Lippi dice che c'è da migliorare, perché non credergli? 

Marco Ansaldo 
tratto da: La Stampa 5 settembre 1994

 






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domenica 7 giugno 2026

7 Giugno 1995: Juventus - Parma

É il 7 Giugno 1995 Juventus Parma si sfidano nella Finale (Gara di Andata) della Coppa Italia 1994-95  allo Stadio 'delle Alpi' di Torino

La Juventus dopo anni di magra si appresta a vincere il suo ventitreesimo scudetto con il nuovo allenatore Marcello Lippi

Il Parma dal canto suo contende ai bianconeri ben tre tornei in questa stagione. Persa quindi sia la lotta scudetto sia quella per la Coppa Italia, i gialloblu si fanno valere almeno sul palcoscenico europeo. Vincono infatti la Coppa UEFA nel doppio confronto a Milano ed in Emilia.

Buona Visione! 

 


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Stagione 1994-1995 - Coppa Italia - Finale, andata
Torino - Stadio Delle Alpi
mercoledì 7 giugno 1995 ore 20.45
JUVENTUS-PARMA 1-0
MARCATORI: Porrini 10

JUVENTUS: Rampulla (Squizzi 70), Ferrara C., Orlando A., Torricelli, Porrini, Paulo Sousa (Fusi 80), Di Livio, Deschamps (Marocchi 61), Vialli, Del Piero, Ravanelli
Allenatore: Marcello Lippi

PARMA: Bucci, Mussi, Di Chiara, Minotti, Apolloni, Fernando Couto, Branca, Baggio D. (Asprilla 82), Crippa, Zola, Pin G. (Fiore 76)
Allenatore: Nevio Scala

ARBITRO: Amendolia



Di Livio il sette polmoni 
Orlando, che piacevole riscoperta 
 
RAMPULLA 6. Il modo in cui si proietta fuori porta dà i brividi (al 13' su cross di Zola che crea un'azione da gol, poi catapultandosi in ritardo per due volte sul sardo che per poco non infila la porta vuota). E' nel suo stile di portiere avventuroso, alla sua età non cambia. Ma è bravo a recuperare quando meno l'aspetti. Salva su Branca che gli arriva davanti, solo. Gioca la ripresa con la sinistra fuori uso per uno scontro, esce e dubitiamo che recuperi per il ritorno. 
(Dal 25' st Squizzi 6,5: salva su Branca) 
FERRARA 6,5. Buona prestazione. Conosce Zola quanto suo fratello e se gli capita a tiro lo blocca inesorabilmente. Con Branca la mette sul fisico. Come usano i centrali Lappanti tenta anche il gol di testa su azione dall'angolo, Bucci si trova la palla sui pugni. 
ORLANDO 6,5. Migliora tranne che nella precisione del passaggio lungo. Lancia in verticale, tenta il tiro: ha un sinistro insidioso e lo prova al 35' quando colpisce il palo su punizione. 
TORRICELLI 6,5. Difensore a destra, frena Crippa o Di Chiara, tampona con generosità. 
PORRINI 6,5. Un gol di Coppa, come a Dortmund. Questa volta il colpo di testa gli è più facile perchè Bucci e Dino Baggio lo favoriscono: sfrutta con prontezza. In difesa fa il suo. 
SOUSA 6. Avverte il peso di una stagione logorante come non gli capitava in Portogallo, dove il campionato si decide in 6 partite e il resto è vacanza. Si muove ma non ha più l'intuizione dei mesi scorsi, recupera meno palloni e ne serve con parsimonia. Il gioco della Juve ne risente nel ritmo. 
(Dal 35' st Fusi sv). 
DI LIVIO 7. E' dalla sua parte che il Parma ha più energia e lo prende in mezzo con Crippa (più centrale) e Di Chiara che va in sprint sulla fascia. Salva al 15' della ripresa un gol quasi certo di Crippa. Ha 7 polmoni: li usa tutti per spingere l'azione verso Bucci. 
DESCHAMPS 5,5. Gioca come su una patinoire, scivola che è un piacere cercando il contrasto che ora gli riesce meno. Ha bisogno di riposo. 
(Dal 16' st Marocchi 6) 
VIALLI 6. Roba da fine stagione. Con la lingua penzoloni il Gianlucaccio crea l'occasione migliore al 31' del primo tempo, con mestiere, impegnando Bucci. Che non sia lucido lo dimostra una «ciccata» al volo, come gli capita raramente. 
DEL PIERO 6,5. Il più dinamico del trio, anche il più fresco dal momento che è stato utilizzato meno. Dal suo piede parte il cross dell'1-0, impegna Bucci da lontano, non riesce però a creare pericoli quando scalla puntando l'uomo. La strada per la riproposizione di un nuovo Baggio è lunga. Ma può farcela. 
RAVANELLI 6. Come Vialli, qualcosina meno. Il Grigio e fatto così, se non sente l'impegno fatica a dare il meglio. Aiuta soprattutto in fase difensiva 

 

BUCCI 7. Molto incerto sul gol si riscatta con interventi scenici ma efficaci sui tiri di Vialli, Del Piero e Marocchi. 
MUSSI 6,5. Il Parma si rende pericoloso quando lui scende a destra e Di Chiara lo imita a sinistra. Non trova l'affondo personale in porta come potrebbe. 
DI CHIARA 7. Stesso discorso di Mussi, con più vitalità. MINOTTI 6. Non ha colore questo suo modo di giocare libero, soprattutto se non avanza a tentare il colpaccio, come ieri sera. 
APOLLONI 6. Il colore lui ce l'ha: il rosso fuoco dei capelli. Dicono sia segno di carattere rissoso, un po' ci prova specialmente con Vialli, ma senza esagerare. Non è partita da duri. 
COUTO 6. Lo ricordiamo giganteggiare, nonostante il passivo, in campionato. Questa volta si limita a bloccare gli spazi aerei e a sparacchiare in avanti: un Interceptor poco animoso. 
BRANCA 6,5. Ovunque va, fatica a trovare posto. Eppure ci piace il suo modo di lottare su ogni palla: crea un paio di pericoli, smarca i compagni. Sbaglia però davanti a Rampulla. 
BAGGIO D. 5. Dice il collega Beccantini: sta giocando così male che è pronto per il gol. Esperienza insegna. Invece questa volta non segna, esce tra i fischi. 
(Dal 37' st Asprìlla sv: gioca arretrato, quasi non lo si nota). 
CRIPPA 6,5. Il più odiato dagli juventini è però un motore indispensabile nella spinta del Parma. Rampulla gli nega il gol. 
ZOLA 5,5. Destino amaro nei suoi match con la Juve. Anche questa volta sbarella, con l'aggravante di due occasioni sbagliate a porta vuota (soprattutto nella ripresa) 
PIN 6,5. Buon controllore di Sousa, con il suo passetto rapido 
(Dal 31'st Fiore sv). 

L'arbitro AMENDOLIA 7. Incerta solo una decisione su Branca in area che ci pare giudichi esattamente Couto lo centra alla testa con un tiracelo poderoso: poi diciamo che i nostri arbitri han la capoccia tenera. 

Marco Ansaldo
tratto da: La Stampa 8 giugno 1995





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giovedì 21 maggio 2026

21 Maggio 1995: Juventus - Parma

É il 21 Maggio 1995 Juventus Parma si sfidano nella quindicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1994-95  allo 'Stadio delle Alpi' di Torino.

La Juventus dopo anni di magra si appresta a vincere il suo ventitreesimo scudetto con il nuovo allenatore Marcello Lippi. Il Parma dal canto suo contende ai bianconeri ben tre tornei in questa stagione. Persa quindi sia la lotta scudetto sia quella per la Coppa Italia, i gialloblu si fanno valere almeno sul palcoscenico europeo. Vincono infatti la Coppa UEFA nel doppio confronto a Milano ed in Emilia.

Buona Visione!




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Stagione 1994-1995 - Campionato di Serie A - 15 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
domenica 21 maggio 1995 ore 16:00 
JUVENTUS-PARMA 4-0
MARCATORI: Ravanelli 11, Deschamps 37, Vialli 64, Ravanelli 68

JUVENTUS: Rampulla, Torricelli, Jarni, Tacchinardi, Porrini, Paulo Sousa, Di Livio, Deschamps, Vialli (Marocchi 84), (c) Baggio R. (Del Piero 82), Ravanelli
A disposizione: Peruzzi, Fusi, Orlando Al. 
Allenatore: Marcello Lippi

PARMA: Bucci, Mussi, Di Chiara, Minotti, Susic, Fernando Couto, Fiore, Baggio D., Crippa, Zola, Asprilla
A disposizione: Galli G., Castellini, Benarrivo, Pin, Brolin
Allenatore: Nevio Scala

ARBITRO: Ceccarini
AMMONIZIONI: Crippa, Bucci (Parma)



Il 23° tricolore arriva con due giornate d'anticipo 
Quattro gol per la festa scudetto 
Ravanelli (2), Deschamps e Vialli spengono il Parma 

TORINO. Il suo scudetto, la Juventus lo conquista di slancio, avventandosi su un Parma satollo. Quattro gol per incorniciare una cavalcata memorabile, Ravanelli, Deschamps, Vialli, ancora Ravanelli, e ristabilire le distanze a nove anni dall'ultimo hurrà e a soli quattro giorni dal brindisi degli acerrimi rivali in Coppa Uefa. Non c'è partita, un po' perché i destini erano già stati scavati dalla classifica, e un po' perché i furori degli uni non potevano umanamente non soverchiare i languori degli altri.  
La Juve domina in lungo e in largo. Non c'è Dino Baggio che tenga, questa volta. Difesa in linea, con Tacchinardi abile nel calarsi nei panni di «libero», centrocampo ardente, tridente martellante. Una cannonata di Sousa, respinta di pugno da Bucci, introduce la sarabanda. Nel tabellino dei marcatori non c'è traccia di Roberto Baggio e questa, a ben vedere, è l'unica ingiustizia di un pomeriggio trionfale. 
Coccolatissimo dai tifosi, e già splendido rifinitore a San Siro, il Codino propizia tre reti.  
La prima all'11', recuperando un pallone svirgolato da Susic a metà campo e imbeccando Ravanelli, in flagrante contropiede. Il Grigione schizza via, scarta il trafelato Susic e dalla lunetta, d'interno sinistro, infila l'angolino alla destra del portiere.  
Il secondo al 38', su invito di Ravanelli: il piccolo Buddha smarca di tacco Deschamps, che di piatto sinistro folgora il portiere.  
Il terzo nella ripresa, al 19': tocco morbido e verticale, destinatario Vialli, che anticipa Couto, resiste a Minotti e, sempre di sinistro, insacca fra le gambe del portiere. Gira e rigira, soltanto la quarta gemma non appartiene alla collana di «Raffaello»: lancio di Sousa, cross di Vialli, destro malizioso di Ravanelli. Il Parma fa atto di presenza. I veleni del mercoledì milanese affiorano ogni tanto: Couto e Vialli, Crippa e Deschamps, Tacchinardi e Asprilla, Asprilla e Porrini se la giurano. Per fortuna, la brezza estiva e l'aria di festa disperdono i fiammiferi.  
La Juve ha fretta, il suo popolo pure. Per un tempo, non lascia agli avversari che una punizione di uno svagato Minotti, fuori di poco. Peccato per quell'odioso buuuuu nei confronti di Asprilla: non è una novità, purtroppo. Il migliore del Parma è Couto, subito a terra dopo una collisione aerea con Ravanelli, il migliore della Juve, al pari del Codino. 
Fra i meno molli, Mussi e Di Chiara. Le gambe chissà dove, viceversa, Asprilla e Zola. La raffica di gol toglie pathos all'atto estremo di un campionato che, da Parma al Parma, Madama ha quasi sempre condotto a passo di carica. Ammesso che possa interessare, Ceccarini dirige senza sbavature. Lippi avvicenda Roberto Baggio, acciaccato, con Del Piero e Vialli con Marocchi; Scala, nessuno. A centrocampo, Paulo Sousa, Deschamps e Di Livio stritolano Fiore, Dinone e Crippa. Proprio BaggioDue potrebbe riaprire la contesa nel secondo tempo, al 10', ma la zampata è centrale e Rampulla gli si butta ai piedi, pronto a intercettare, anche, il tap-in di Asprilla. Al 32', ci prova Crippa, gran tiro e gran parata di Rampulla, poi graziato da uno Zola in palese riserva. 
Coriandoli di cronaca, in un mare di ole, con Torricelli fra i distributori sommi della melina conclusiva, persino troppo irridente, almeno secondo i nostri gusti. C'è gloria per tutti, anche se soltanto da una parte. Jarni sfodera poderose accelerate, salvo sbagliare, sistematicamente, la gittata del cross: come, per esempio, al 20'. Porrini e Tacchinardi, faccia d'angelo e tacchetti infuocati, imbrigliano Zola e Asprilla.  
Da ricordare, alla fine, non tanto la selvaggia e devastante invasione dei tifosi, quanto il gesto di Nevio Scala, che raccoglie il suo equipaggio all'ingresso degli spogliatoi per applaudire i neo campioni. Una trovata di gran classe. Perché sì, la sfida infinita continua. Sulla Juve regina d'Italia e di giorno e il Parma re di notte e d'Europa incombe, ancora, la Coppa Italia. 

Roberto Beccantini




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domenica 17 maggio 2026

17 Maggio 1995: Juventus - Parma

É il 17 Maggio 1995 Juventus Parma e si sfidano nella Finale di Ritorno della Coppa UEFA 1994-95  allo Stadio 'San Siro - Giuseppe Meazza' di Milano.

La Juventus dopo anni di magra si appresta a vincere il suo ventitreesimo scudetto con il nuovo allenatore Marcello Lippi. Il Parma dal canto suo contende ai bianconeri ben tre tornei in questa stagione. Persa quindi sia la lotta scudetto sia quella per la Coppa Italia, i gialloblu si fanno valere almeno sul palcoscenico europeo.

Vincono infatti la Coppa UEFA nel doppio confronto a Milano ed in Emilia.

Buona Visione!  



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Stagione 1994-1995 - Coppa UEFA - Finale, ritorno
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
mercoledì 17 maggio 1995 ore 20:30 
JUVENTUS-PARMA 1-1
MARCATORI: Vialli 35, Baggio D. 53

JUVENTUS: Peruzzi, Ferrara C., Jarni, Torricelli, Porrini, Paulo Sousa, Di Livio (Carrera M. 82), Marocchi (Del Piero 75), Vialli, (c) Baggio R., Ravanelli
A disposizione: Rampulla, Fusi, Tognon
Allenatore: Marcello Lippi

PARMA: Bucci, Benarrivo (Mussi 46), Di Chiara (Castellini 81), Minotti, Susic, Fernando Couto, Fiore, Baggio D., Crippa, Zola, Asprilla
A disposizione: Galli G., Branca, Brolin
Allenatore: Nevio Scala

ARBITRO: Van der Wijngaert (Belgio)
AMMONIZIONI: Ravanelli 16, Vialli 43, Ferrara C. 63 (Juventus); Fernando Couto 2, Minotti 29, Crippa 47, Asprilla 72, Castellini 86 (Parma)




Robi: mancato il colpo da ko 
«Questa delusione ci darà la spinta per lo scudetto 
Perduto la terza finale da quando sono alla Juve. 
C'è amarezza, perchè nessuno era sceso in campo per divertirsi. Volevamo vincere, ci stavamo riuscendo, disgraziatamente ci è mancato il colpo del ko». 

L'ha assestato invece l'omonimo di Baggio, il Dino ex bianconero e ora anti-Juve per eccellenza. Tre gol per il Parma nelle sfide contro la Signora tra campionato e coppa. Tutti suoi. 
Dice Robi: 
«Bravo Dino, ha segnato reti importanti, è giusto che consideri molto sua questa Coppa. Ha ragione ad esultare, è la sua rivincita. Del resto lo conosco, è uno che non perdona quando ha l'opportunità di segnare. No, non ci ha tagliato le gambe, la sua rete. Certo, tutto è cambiato in campo. C'è stato nervosismo, c'è stata stanchezza, un calo evidente. Ma è normale. Queste sono le finali». 
Lui ne vuole disputare altre, a cominciare da quella di Champions League fra un anno. Nella Juve. diventare un sacrilegio. E anche una perdita di immagine, non solo di incassi se è vero come è vero che gli ultra sono pronti a non sottoscrivere abbonamenti senza il loro Robi. Gli applausi della gente bianconera alla fine sono stati per la Juve e anche per Robi. Sono stati per una squadra che si è battuta per 90' ispirata dal suo leader a tutto campo. Baggio si sente defraudato ma analizza con serenità l'esito della contesa: 
«Meritavamo di più. Il gol del 2-0 e la Coppa erano alla nostra portata. Ma il Parma è stato più abile a sfruttare l'unica occasione avuta. E' il calcio. Perdere la finale spiace soprattutto perchè vola via nel nulla un anno di sacrifici. Basta un particolare a decidere questo tipo di partite. Episodi: che non devono incidere sul morale, sulla grande stagione disputata. Perchè anche questi insuccessi aiutano a crescere e a cementare il gruppo. La delusione in Coppa ci darà la spinta giusta per trionfare domenica, a Torino, in campionato. 

 

"Abbiamo prezzo, dirigenti attenti. Roby = abbonamenti». 
E ancora: 
«Roby con Andrea nel cuore, firma, coppe, tricolore». 
Infine: 
«Lo gridiamo al mondo intero, Roby per sempre in bianconero».

Robi con la y finale, questa è la grafia dell'ultra. E la partita, che partita disputata. A lanciare, correre, crossare, servire palloni belli e importanti. Esultare con Vialli, disperarsi con Torricelli, anzi per Torricelli che poteva dare la Coppa. Ha «perso» la partita ma ha vinto un incontro più importante. Ha dimostrato che può esserci un domani nella Juve, per lui. Perchè senza Robi, togliete le virgole da uno degli striscioni, non ci sono coppe, non ci sono scudetti. Da qui a domenica forse non sarà il tempo adatto a mettere d'accordo società e giocatore. Ma è chiaro che, dopo ieri, le parti si devono essere per forza riavvicinate. Il distacco oggi sarebbe più duro, difficile da capire per chi, tra i tifosi, lo ama senza più contrasti, incondizionatamente. Rinunciare a questo Baggio rischia di 
«Meritavamo di più» 
E gli striscioni dei fans pretendono che rimanga 

Franco Badolato





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