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venerdì 16 ottobre 2026

16 Ottobre 1994: Foggia - Juventus

È il 16 ottobre 1994 e Foggia e Juventus si sfidano nella prima giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1994-95  allo Stadio 'Pino Zaccheria' di Foggia.

La Juventus, dopo anni di magra, si appresta a vincere il suo ventitreesimo scudetto con il nuovo allenatore Marcello Lippi. 

Il Brescia, dal canto suo, vive un campionato deludente, finisce in terz'ultima posizione e saluta a malincuore la Serie A.

Buona Visione!




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Stagione 1994-1995 - Campionato di Serie A - 6ª andata
Foggia - Stadio Pino Zaccheria
domenica 16 ottobre 1994 ore 15:00
FOGGIA-JUVENTUS 2-0
MARCATORI: Bresciani 39, Bresciani 76

FOGGIA: Mancini, Padalino, Bucaro, Nicoli, Di Biagio, Caini (Di Bari 81), Bresciani, Bressan, Biagioni, De Vincenzo, Mandelli (Sciacca 75)
A disposizione: Brunner, Parisi, Amoruso Lu. 
Allenatore: Enrico Catuzzi

JUVENTUS: Peruzzi, Ferrara C., Jarni, Fusi, Kohler, Paulo Sousa (Tacchinardi 63), Di Livio, Conte A., Vialli, (c) Baggio R., Marocchi (Ravanelli 46)
A disposizione: Rampulla, Porrini, Del Piero
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Cesari
RIGORI FALLITI: Biagioni 83 (Foggia)
AMMONIZIONI: Baggio R., Jarni (Juventus); Bressan, Mancini (Foggia)





I temi della domenica
Torna il Divin Codino e Madama si pianta. Che sia diventata allergica a Baggio e... Ravanelli-dipendente?
I perché di tre crac

Scopertasi adulta e autosufficiente in assenza del suo fuori classe universale, Roberto Baggio, la Juve mostra un'insospettabile crisi di rigetto nei confronti del Divin Codino, che torna. Sicché si pone un altro quesito, ai limiti del grottesco: questa Juventus è forse diventata Ravanelli-dipendente?

Gradirei che non si equivocasse. Credo che Ravanelli goda di una considerazione decisamente inferiore ai meriti. Molti lo hanno scoperto solo dopo la cinquina di Coppa, evento chiaramente fuori dalla norma. Ravanelli è giocatore di sostanza, dotato dell'umiltà e dell'entusiasmo necessari per andare a battersi in trincea, là dove volano i colpi proibiti, onde creare varchi e opportunità ai compagni più blasonati. Nel gioco delle coppie, che ha divertito la critica ed esaltato nei sondaggi la superficialità e l'incompetenza dei più, Ravanelli era il sacrificato d'obbligo. Baggio non si discute, Del Piero è il futuro, Vialli è il figliol prodigo che prima o poi tornerà fra noi. Penna Bianca se ne stia in panchina e ringrazi.

E invece, senza lo spadone di Ravanelli, i fini dicitori e gli eleganti fiorettisti perdono l'incisività. Questa di Lippi è, in fondo, una Juventus proletaria. Il tentativo di nobilitarla con sangue straniero è andato ancora una volta fallito. Deschamps prima ha deluso e poi si è rotto, Paulo Sousa è a costante mezzo servizio e, detto fra noi, sin qui non ha fornito una ragione che sia una per preferirlo a Tacchi-nardi. Anzi. Squadra votata alla lotta e al sacrificio regge finché tutti tirano la carretta. Così, la qualità finisce quasi per nuocerle. Prima o poi, fra l'altro, andrà chiarito l'equivoco Vialli. A Foggia, Ma-dama (anche maltrattata dall'arbitro) ha mostrato tutte le crepe che un sapiente maquillage aveva sin qui coperto. E Ravanelli part-time non è bastato.

Baggio non si discute, Del Piero è il futuro, Vialli è il figliol prodigo che prima o poi tornerà fra noi. Penna Bianca se ne stia in panchina e ringrazi.

E invece, senza lo spadone di Ravanelli, i fini dicitori e gli eleganti fiorettisti perdono l'incisività. Questa di Lippi è, in fondo, una Juventus proletaria. Il tentativo di nobilitarla con sangue straniero è andato ancora una volta fallito. Deschamps prima ha deluso e poi si è rotto, Paulo Sousa è a costante mezzo servizio e, detto fra noi, sin qui non ha fornito una ragione che una per preferirlo a Tacchi-nardi. Anzi. Squadra votata alla lotta e al sacrificio regge finché tutti tirano la carretta. Così, la qualità finisce quasi per nuocerle. Prima o poi, fra l'altro, andrà chiarito l'equivoco Vialli. A Foggia, Ma-dama (anche maltrattata dall'arbitro) ha mostrato tutte le crepe che un sapiente maquillage aveva sin qui coperto. E Ravanelli part-time non è bastato.

Adalberto Bortolotti




E ora chiamiamola Catuzzilandia

La Juve, colpita sul finire del primo tempo da Bresciani, va a fondo nella ripresa. Abulica, immobile, la squadra di Lippi non si ritrova mai e la prima sconfitta stagionale potrebbe essere più pesante se Biagioni non sbagliasse il rigore del 3-0. Il Foggia, invece, corre che è un piacere, gioca a memoria e nella prova superlativa emergono su tutti Di Biagio e Bresciani, osservati speciali anche loro insieme a Roby Baggio, da un Arrigo Sacchi che lascia lo Zaccheria dopo il raddoppio di Bresciani.

tratto da "Il Film del Campionato"
del Guerin Sportivo anno 1994 n.42




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venerdì 4 settembre 2026

4 Settembre 1994: Brescia - Juventus

È il 4 settembre 1994 e Brescia e Juventus si sfidano nella prima giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1994-95  allo Stadio 'Mario Rigamonti' di Brescia.

La Juventus, dopo anni di magra, si appresta a vincere il suo ventitreesimo scudetto con il nuovo allenatore Marcello Lippi. Il Brescia, dal canto suo, vive un campionato disastroso, finisce in ultima posizione e saluta per il momento la Serie A.

Buona Visione!

 

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Domenica 4 settembre 1994 ore 16.00
BRESCIA-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Conte A. 55, Schenardi 80

BRESCIA: Ballotta, Brunetti, Di Muri (Marangon 59), Mezzanotti, Baronchelli, Battistini S., Schenardi, Piovanelli, Neri, Lupu (Ambrosetti 56), Gallo
Allenatore: Mircea Lucescu

JUVENTUS: Peruzzi, Ferrara C., Torricelli, Fusi (Tacchinardi 46), Kohler, Marocchi (Carrera M. 71), Di Livio, Conte A., Vialli, Baggio R., Del Piero
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Braschi
ESPULSIONI : Brunetti 85 (Brescia)




I bianconeri non riescono a mantenere il vantaggio e il Brescia li raggiunge nel finale.
Juventus, nuovo corso e vecchi vizi 
A segno Conte, pareggia Schenardi 
Baggio e Del Piero non ingranano 

BRESCIA DAL NOSTRO INVIATO Le brutte abitudini impregnano un ambiente con tanta forza che si possono cambiare gli uomini che lo frequentano, ma i difetti restano. La Juve che ieri ha pareggiato 1-1 a Brescia ci ha ricordato, in modo impressionante, la squadra che, con Trapattoni, andava in affanno quando le cose si mettevano al meglio, finché non riusciva a sprecare il proprio vantaggio. Cosa che si è verificata contro i bresciani, appena risaliti in Serie A, nella partita con un'altissima percentuale di realizzazione: due reti con quattro tiri in porta. 

Dopo dieci minuti dalla ripresa la Signora era in vantaggio. Una scodellata magica di Vialli aveva permesso a Conte di segnare di testa. Una grande squadra, sicura della propria forza, a quel punto avrebbe gestito il match. La Juve invece l'ha consegnata alle giuste ambizioni dei lombardi che non ci stavano a perdere sull'unico tiro in porta subito. Dai e dai, ritirando il raggio della propria azione e rilanciando lungo quando avrebbero potuto giocare la palla con talento e con comodità, gli juventini sono riusciti nella caritatevole impresa e il Brescia ha pareggiato con Schenardi. Ed è stato un bene che il gol dell'1-1 sia arrivato a 9' dalla fine e che i lombardi siano rimasti subito dopo in dieci per l'espulsione di Brunetti (doppia ammonizione): altrimenti l'esito della prima trasferta avrebbe potuto rivelarsi peggiore per la banda Lippi, che ha finito sulle ginocchia. 

Un calo atletico? Lippi l'ha spiegato così (ma alla vigilia non aveva detto che garantiva sulla perfetta condizione fisica dei suoi giocatori?). Noi abbiamo invece l'impressione che la psicologia della Signora sia fragile e per nulla irrobustita dall'innesto dei nuovi, che ieri, con l'assenza di Sousa, Jarni e Deschamps, erano solo Ferrara e per un tempo Fusi. La paura di subire il gol o l'ignoranza del giusto modo di mantenere il vantaggio ha spinto la Juve a comportarsi con l'animo d'una provinciale. Peccato per il Nuovo Corso. 

Una vittoria (eccessiva, comunque a portata di mano) avrebbe colorato i sogni d'una grande stagione. Il pareggio riporta a una realtà di dura lotta e di problemi da risolvere. Primo fra tutti, la resurrezione di Baggio, che in queste condizioni è come se non ci fosse eppure deve giocare perché soltanto ritrovando il ritmo della partita può tornare ad essere se stesso. Codin-Treccino è stato superato in dinamismo e in agilità da Mezzanotti, uno dei ragazzi del Filadelfia, certamente tra quelli che si ricordano meno, eppure tignoso nella cura del fenomeno. E il resto della Juve non ha saputo sopperire alle carenze dinamiche ed estrose del suo capitano. Ci saremmo aspettati di più da Del Piero, ad esempio. 

Il pareggio in sé non è negativo, pure in un campionato dove conteranno sempre più le vittorie. Rispetto alle amichevoli si è anche vista la crescita di alcuni uomini come Ferrara e una certa solidità fino all'1-0. Se la Juve non pungeva, neppure il Brescia sapeva farsi pericoloso: Schenardi, al 39', era il primo della partita a centrare la porta. Senza i nuovi stranieri, Lippi ha disposto il tridente, cioè Vialli in mezzo, Del Piero prima a destra, poi a sinistra, Baggio libero di andare dove voleva. E almeno sul piano del sacrificio si è visto che i tre possono coesistere senza che il centrocampo e la difesa abbiano da soffrirne. L'esperimento si potrà ripetere. Piuttosto, continua a non convincerci lo schema con i due marcatori più il libero contro le squadre che hanno una punta sola e, nel caso del Brescia, neppure una vera punta, vista la mancanza di Borgonovo. Non ci sarebbe nulla di male se Fusi appoggiasse l'azione di attacco per offrire delle varianti: così come gioca lui, zavorrato alla difesa come un dirigibile, ci pare un lusso e la manovra manca di un uomo capace di inserirsi a sorpresa. Tanto che il gol di Conte (il primo su azione dal 6 agosto, torneo di Novara, a parte l'amichevole di Villar Perosa) è scaturito da un'astuzia di Vialli sull'indecisione della difesa bresciana. Se Lippi dice che c'è da migliorare, perché non credergli? 

Marco Ansaldo 
tratto da: La Stampa 5 settembre 1994

 



Schemi improvvisati, istruzioni tattiche non digerite, intesa tutta da trovare, Baggio pressoché nullo: la Juventus è partita con il piede sbagliato
La Signora in rosso.

In casa Juve son tornati di moda i due miseri pareggi con Chievo e Brescia tra Coppa Italia e campionato fanno rintoccare i colpi di una minacciosa continuità con il recente passato. 

"Il ritardo di preparazione" commenta Vialli "é un alibi che non regge più. Corriamo anche troppo, bisognerebbe farse forse far correre di piú la palla". 

E allora come si fa a non parlare di crisi incipiente? 

L'ACCUSA. State a sentire: Lippi debutta in campionato con l'attesissimo tridente, Vialli davanti, Del Piero e Roby gol in appoggio. Idea affascinante, cui si discute da almeno un mese, senza che il tecnico abbia però mai provveduto a sollevarla dallo scaffale della teoria. D'accordo, le indisponibilità a turno dei suoi attaccanti non lo hanno agevolato, ma cosi si ha l'impressione di un tentativo più disperato che sentito, di spazzar via la drammatica sterilitá della squadra. Schemi improvvisati, istruzioni tattiche non digerite, intesa tutta da trovare, Baggio pressoché nullo: non è da Juve mandare in campo un'idea tattica suggestiva finché si vuole ma comunque rischiosa, senza adeguata sperimentazioni soprattutto, non da antiMilan. Tanto più che alle spalle dei tre il gioco sorge per improvvisazione, per lo meno fino all'ingresso in campo di un organizzatore vero come Tacchinardi. E qui entra in gioca Lippi, o meglio, la chiarezza delle sue idee. Perché bisogna intendersi quale Juve ha in mente? Una Juve, c'è da pensare, che non possa prescindere da un regista arretrato per il quale ha fatto follie, spendendo miliardi a profusione per Paulo Sousa. Ebbene, se il titolare manca, per quale motivo la sua riserva testuale (Tacchinardi) resta in panchina, per lo meno in avvio?

LACUNA. E poi: la maledetta fascia sinistra minaccia di scricchiolare per tutta la stagione come un pavimento a costante rischio di crollo. Sappiamo quali drammatiche circostanze abbiano penalizzato la squadra di Lippi, ma con la realtà conviene fare i conti, prima o poi, e allora è inutile continuare a baloccarsi con le soluzioni abborracciate. Il precampionato aveva detto e l'esordio di Brescia ha confermato, che né il tutto destro Torricelli né il difensore puro Carrera sono in grado di colmare la lacuna. Lippi è d'accordo:

«Sul settore sinistro dobbiamo ricorrere ad adattamenti, Torricelli si sforza con encomiabile impegno in un ruolo non suo». 

Già, ma lo si sapeva sin da questa estate: perché non si è provveduto? Contro il Brescia. Lippi ha cercato di correre ai ripari, sposando l'idea-Marocchi, che già fu, senza brillanti esiti, di Trapattoni. La fascia si è risvegliata, ma la cura ha giovato anche al bresciano Schenardi, che ha preso a folleggiare fino a decidere il risultato. Allora, delle due l'una: o si dà fiducia al croato Jarni, mettendo in conto l'esclusione di uno straniero (Deschamps), o si ricorre al mercato, peraltro avaro di qualità nello specifico settore.

RIGIDITA'. Anche la rigidità di certe soluzioni difensive lascia perplessi. È possibile che la Signora, di fronte a un avversario privo di punte autentiche, senta il bisogno di coprirsi le spalle coi «mastini», Ferrara e Kohler, soffrendo poi le pene dell'inferno per l'inferiorità a centrocampo? Conclusione: non c'è tempo da perdere, il campanello d'allarme di Brescia deve indurre Lippi a sciogliere i troppi dilemmi che avvolgono la Juve, che per ritrovarsi deve innanzitutto ritrovare Baggio.


La partita 

Primo tempo soporifero, con la Juve in stato confusionale a centrocampo e Brescia agile solo fino all'area di rigore bianconera. Unico tiro in porta: Schenardi scalda le mani a Peruzzi da lontano, palla bloccata sulla linea. Nella ripresa Lippi cerca di svegliare lo smorto tridente con l'innesto del regista Tacchinardi e lo spostamento di Marocchi sulla fascia sinistra. Il gioco bianconero si vivacizza e dopo nove minuti una punizione di Baggio trova pronto Vialli a un acrobatico cross in rovesciata: arriva Conte e infila di testa. Il Brescia risponde con l'orgoglio e due sostituzioni, la Juve vacilla, Gallo e Piovanelli attivano Schenardi sulla fascia destra e per la Signora sono guai. All'80', tutto al volo: Ambrosetti a Neri che smarca Schenardi davanti a Peruzzi, tiro e gol.

Carlo F. Chiesa
tratto dal Guerin Sportivo anno 1994 n.36









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domenica 7 giugno 2026

7 Giugno 1995: Juventus - Parma

È il 7 giugno 1995 e Juventus e Parma si sfidano nella finale (gara di andata) della Coppa Italia 1994-95  allo Stadio 'delle Alpi' di Torino.

La Juventus dopo anni di magra si appresta a vincere il suo ventitreesimo scudetto con il nuovo allenatore Marcello Lippi. 

Il Parma, dal canto suo, contende ai bianconeri ben tre tornei in questa stagione. Persa quindi sia la lotta scudetto sia quella per la Coppa Italia, i gialloblu si fanno valere almeno sul palcoscenico europeo. Vincono infatti la Coppa UEFA nel doppio confronto a Milano ed in Emilia.

Buona Visione! 

 


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Stagione 1994-1995 - Coppa Italia - Finale, andata
Torino - Stadio Delle Alpi
mercoledì 7 giugno 1995 ore 20.45
JUVENTUS-PARMA 1-0
MARCATORI: Porrini 10

JUVENTUS: Rampulla (Squizzi 70), Ferrara C., Orlando A., Torricelli, Porrini, Paulo Sousa (Fusi 80), Di Livio, Deschamps (Marocchi 61), Vialli, Del Piero, Ravanelli
Allenatore: Marcello Lippi

PARMA: Bucci, Mussi, Di Chiara, Minotti, Apolloni, Fernando Couto, Branca, Baggio D. (Asprilla 82), Crippa, Zola, Pin G. (Fiore 76)
Allenatore: Nevio Scala

ARBITRO: Amendolia





Di Livio il sette polmoni 
Orlando, che piacevole riscoperta 
 
RAMPULLA 6. Il modo in cui si proietta fuori porta dà i brividi (al 13' su cross di Zola che crea un'azione da gol, poi catapultandosi in ritardo per due volte sul sardo che per poco non infila la porta vuota). E' nel suo stile di portiere avventuroso, alla sua età non cambia. Ma è bravo a recuperare quando meno l'aspetti. Salva su Branca che gli arriva davanti, solo. Gioca la ripresa con la sinistra fuori uso per uno scontro, esce e dubitiamo che recuperi per il ritorno. 
(Dal 25' st Squizzi 6,5: salva su Branca) 
FERRARA 6,5. Buona prestazione. Conosce Zola quanto suo fratello e se gli capita a tiro lo blocca inesorabilmente. Con Branca la mette sul fisico. Come usano i centrali Lappanti tenta anche il gol di testa su azione dall'angolo, Bucci si trova la palla sui pugni. 
ORLANDO 6,5. Migliora tranne che nella precisione del passaggio lungo. Lancia in verticale, tenta il tiro: ha un sinistro insidioso e lo prova al 35' quando colpisce il palo su punizione. 
TORRICELLI 6,5. Difensore a destra, frena Crippa o Di Chiara, tampona con generosità. 
PORRINI 6,5. Un gol di Coppa, come a Dortmund. Questa volta il colpo di testa gli è più facile perchè Bucci e Dino Baggio lo favoriscono: sfrutta con prontezza. In difesa fa il suo. 
SOUSA 6. Avverte il peso di una stagione logorante come non gli capitava in Portogallo, dove il campionato si decide in 6 partite e il resto è vacanza. Si muove ma non ha più l'intuizione dei mesi scorsi, recupera meno palloni e ne serve con parsimonia. Il gioco della Juve ne risente nel ritmo. 
(Dal 35' st Fusi sv). 
DI LIVIO 7. E' dalla sua parte che il Parma ha più energia e lo prende in mezzo con Crippa (più centrale) e Di Chiara che va in sprint sulla fascia. Salva al 15' della ripresa un gol quasi certo di Crippa. Ha 7 polmoni: li usa tutti per spingere l'azione verso Bucci. 
DESCHAMPS 5,5. Gioca come su una patinoire, scivola che è un piacere cercando il contrasto che ora gli riesce meno. Ha bisogno di riposo. 
(Dal 16' st Marocchi 6) 
VIALLI 6. Roba da fine stagione. Con la lingua penzoloni il Gianlucaccio crea l'occasione migliore al 31' del primo tempo, con mestiere, impegnando Bucci. Che non sia lucido lo dimostra una «ciccata» al volo, come gli capita raramente. 
DEL PIERO 6,5. Il più dinamico del trio, anche il più fresco dal momento che è stato utilizzato meno. Dal suo piede parte il cross dell'1-0, impegna Bucci da lontano, non riesce però a creare pericoli quando scalla puntando l'uomo. La strada per la riproposizione di un nuovo Baggio è lunga. Ma può farcela. 
RAVANELLI 6. Come Vialli, qualcosina meno. Il Grigio e fatto così, se non sente l'impegno fatica a dare il meglio. Aiuta soprattutto in fase difensiva 

 

BUCCI 7. Molto incerto sul gol si riscatta con interventi scenici ma efficaci sui tiri di Vialli, Del Piero e Marocchi. 
MUSSI 6,5. Il Parma si rende pericoloso quando lui scende a destra e Di Chiara lo imita a sinistra. Non trova l'affondo personale in porta come potrebbe. 
DI CHIARA 7. Stesso discorso di Mussi, con più vitalità. MINOTTI 6. Non ha colore questo suo modo di giocare libero, soprattutto se non avanza a tentare il colpaccio, come ieri sera. 
APOLLONI 6. Il colore lui ce l'ha: il rosso fuoco dei capelli. Dicono sia segno di carattere rissoso, un po' ci prova specialmente con Vialli, ma senza esagerare. Non è partita da duri. 
COUTO 6. Lo ricordiamo giganteggiare, nonostante il passivo, in campionato. Questa volta si limita a bloccare gli spazi aerei e a sparacchiare in avanti: un Interceptor poco animoso. 
BRANCA 6,5. Ovunque va, fatica a trovare posto. Eppure ci piace il suo modo di lottare su ogni palla: crea un paio di pericoli, smarca i compagni. Sbaglia però davanti a Rampulla. 
BAGGIO D. 5. Dice il collega Beccantini: sta giocando così male che è pronto per il gol. Esperienza insegna. Invece questa volta non segna, esce tra i fischi. 
(Dal 37' st Asprìlla sv: gioca arretrato, quasi non lo si nota). 
CRIPPA 6,5. Il più odiato dagli juventini è però un motore indispensabile nella spinta del Parma. Rampulla gli nega il gol. 
ZOLA 5,5. Destino amaro nei suoi match con la Juve. Anche questa volta sbarella, con l'aggravante di due occasioni sbagliate a porta vuota (soprattutto nella ripresa) 
PIN 6,5. Buon controllore di Sousa, con il suo passetto rapido 
(Dal 31'st Fiore sv). 

L'arbitro AMENDOLIA 7. Incerta solo una decisione su Branca in area che ci pare giudichi esattamente Couto lo centra alla testa con un tiracelo poderoso: poi diciamo che i nostri arbitri han la capoccia tenera. 

Marco Ansaldo
tratto da: La Stampa 8 giugno 1995





Decisivo in Uefa, Dino penalizza i suoi con un grave errore
Baggio risolve. In negativo

La partita. 

Si gioca a sprazzi, come impongono le scarse forze residuate da una stagione tirata al massimo da entrambe le contendenti su tre fronti fino all'ultimo. Dopo dieci minuti Del Piero batte un angolo con traiettoria lunga, Dino Baggio travolge Bucci in uscita, il pallone giunge a Porrini che deposita in tutta tranquillità in rete di testa. La Juve sfiora ancora il gol con Orlando, il Parma risponde con un pallonetto di Zola a Rampulla battuto, salvato sulla linea da Torricelli. Ripresa a tratti più vivace, col Parma vicino al gol con Zola e Juve a un passo dal raddoppio con Del Piero, Ferrara e Marocchi, sempre frenati dall'ottimo Bucci.

tratto dal Guerin Sportivo anno 1995 n.24









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giovedì 21 maggio 2026

21 Maggio 1995: Juventus - Parma

È il 21 maggio 1995 e Juventus e Parma si sfidano nella quindicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1994-95  allo 'Stadio delle Alpi' di Torino.

La Juventus dopo anni di magra si appresta a vincere il suo ventitreesimo scudetto con il nuovo allenatore Marcello Lippi. Il Parma, dal canto suo, contende ai bianconeri ben tre tornei in questa stagione. Persa quindi sia la lotta scudetto sia quella per la Coppa Italia, i gialloblu si fanno valere almeno sul palcoscenico europeo. Vincono infatti la Coppa UEFA nel doppio confronto a Milano ed in Emilia.

Buona Visione!




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Stagione 1994-1995 - Campionato di Serie A - 15° ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
domenica 21 maggio 1995 ore 16:00 
JUVENTUS-PARMA 4-0
MARCATORI: Ravanelli 11, Deschamps 37, Vialli 64, Ravanelli 68

JUVENTUS: Rampulla, Torricelli, Jarni, Tacchinardi, Porrini, Paulo Sousa, Di Livio, Deschamps, Vialli (Marocchi 84), (c) Baggio R. (Del Piero 82), Ravanelli
A disposizione: Peruzzi, Fusi, Orlando Al. 
Allenatore: Marcello Lippi

PARMA: Bucci, Mussi, Di Chiara, Minotti, Susic, Fernando Couto, Fiore, Baggio D., Crippa, Zola, Asprilla
A disposizione: Galli G., Castellini, Benarrivo, Pin, Brolin
Allenatore: Nevio Scala

ARBITRO: Ceccarini
AMMONIZIONI: Crippa, Bucci (Parma)





Il 23° tricolore arriva con due giornate d'anticipo 
Quattro gol per la festa scudetto 
Ravanelli (2), Deschamps e Vialli spengono il Parma 

TORINO. Il suo scudetto, la Juventus lo conquista di slancio, avventandosi su un Parma satollo. Quattro gol per incorniciare una cavalcata memorabile, Ravanelli, Deschamps, Vialli, ancora Ravanelli, e ristabilire le distanze a nove anni dall'ultimo hurrà e a soli quattro giorni dal brindisi degli acerrimi rivali in Coppa Uefa. Non c'è partita, un po' perché i destini erano già stati scavati dalla classifica, e un po' perché i furori degli uni non potevano umanamente non soverchiare i languori degli altri.  
La Juve domina in lungo e in largo. Non c'è Dino Baggio che tenga, questa volta. Difesa in linea, con Tacchinardi abile nel calarsi nei panni di «libero», centrocampo ardente, tridente martellante. Una cannonata di Sousa, respinta di pugno da Bucci, introduce la sarabanda. Nel tabellino dei marcatori non c'è traccia di Roberto Baggio e questa, a ben vedere, è l'unica ingiustizia di un pomeriggio trionfale. 
Coccolatissimo dai tifosi, e già splendido rifinitore a San Siro, il Codino propizia tre reti.  
La prima all'11', recuperando un pallone svirgolato da Susic a metà campo e imbeccando Ravanelli, in flagrante contropiede. Il Grigione schizza via, scarta il trafelato Susic e dalla lunetta, d'interno sinistro, infila l'angolino alla destra del portiere.  
Il secondo al 38', su invito di Ravanelli: il piccolo Buddha smarca di tacco Deschamps, che di piatto sinistro folgora il portiere.  
Il terzo nella ripresa, al 19': tocco morbido e verticale, destinatario Vialli, che anticipa Couto, resiste a Minotti e, sempre di sinistro, insacca fra le gambe del portiere. Gira e rigira, soltanto la quarta gemma non appartiene alla collana di «Raffaello»: lancio di Sousa, cross di Vialli, destro malizioso di Ravanelli. Il Parma fa atto di presenza. I veleni del mercoledì milanese affiorano ogni tanto: Couto e Vialli, Crippa e Deschamps, Tacchinardi e Asprilla, Asprilla e Porrini se la giurano. Per fortuna, la brezza estiva e l'aria di festa disperdono i fiammiferi.  
La Juve ha fretta, il suo popolo pure. Per un tempo, non lascia agli avversari che una punizione di uno svagato Minotti, fuori di poco. Peccato per quell'odioso buuuuu nei confronti di Asprilla: non è una novità, purtroppo. Il migliore del Parma è Couto, subito a terra dopo una collisione aerea con Ravanelli, il migliore della Juve, al pari del Codino. 
Fra i meno molli, Mussi e Di Chiara. Le gambe chissà dove, viceversa, Asprilla e Zola. La raffica di gol toglie pathos all'atto estremo di un campionato che, da Parma al Parma, Madama ha quasi sempre condotto a passo di carica. Ammesso che possa interessare, Ceccarini dirige senza sbavature. Lippi avvicenda Roberto Baggio, acciaccato, con Del Piero e Vialli con Marocchi; Scala, nessuno. A centrocampo, Paulo Sousa, Deschamps e Di Livio stritolano Fiore, Dinone e Crippa. Proprio BaggioDue potrebbe riaprire la contesa nel secondo tempo, al 10', ma la zampata è centrale e Rampulla gli si butta ai piedi, pronto a intercettare anche il tap-in di Asprilla. Al 32', ci prova Crippa, gran tiro e gran parata di Rampulla, poi graziato da uno Zola in palese riserva. 
Coriandoli di cronaca, in un mare di ole, con Torricelli fra i distributori sommi della melina conclusiva, persino troppo irridente, almeno secondo i nostri gusti. C'è gloria per tutti, anche se soltanto da una parte. Jarni sfodera poderose accelerate, salvo sbagliare, sistematicamente, la gittata del cross: come, per esempio, al 20'. Porrini e Tacchinardi, faccia d'angelo e tacchetti infuocati, imbrigliano Zola e Asprilla.  
Da ricordare, alla fine, non tanto la selvaggia e devastante invasione dei tifosi, quanto il gesto di Nevio Scala, che raccoglie il suo equipaggio all'ingresso degli spogliatoi per applaudire i neo campioni. Una trovata di gran classe. Perché sì, la sfida infinita continua. Sulla Juve regina d'Italia e di giorno e il Parma re di notte e d'Europa incombe, ancora, la Coppa Italia. 

Roberto Beccantini





Juventus, i perché di uno scudetto. Formula spericolata, riserve d.o.c., il genio al servizio della squadra
Juve Rischiatutto

Troppa grazia. Vecchia Signora. Bastava un anonimo pareggio, per mettere le mani sul sospiratissimo scudetto numero 23, dopo nove interminabili anni di attesa. È venuta una vittoria roboante, un quattro a zero mortificante per il Parma fresco di gloria europea. Una conclusione in linea con il comportamento tenuto per tutto il campionato, che i bianconeri hanno interpretato secondo la logica del rischiatutto, ben pagata dalla nuova formula dei tre punti per la vittoria. Così, anche le sei sconfitte, decisamente insolite per una squadra che si consacra campione. Sono state ammortizzate senza traumi. Sepolte sotto la valanga delle ventidue vittorie complessive (e non è ancora finita).

Nelle sette ultime edizioni della Serie A, cioè dal ritorno a diciotto squadre, ha fatto meglio solo l'Inter-record di Trapattoni, che nell'89 mise insieme 26 successi (e due sole sconfitte). Ma è un fatto eccezionale, che ancora si porta a parametro. A quota 22 si è inerpicato anche il primo Milan del triennio Capello, gli altri sono tutti rimasti lontani. Quindi una Juve spericolata, non tanto nella disposizione tattica, ma piuttosto nella mentalità. È uno dei segreti di questo scudetto, non proprio scontato (alla vigilia, era il Milan a calamitare i favori quasi universali) in sede di pronostico.

Marcello Lippi, al suo primo tricolore, ha modellato una squadra atipica, dal punto di vista delle strategie di gioco. Difesa tradizionale, con un libero staccato alle spalle dei compagni di reparto, due marcatori e un fluidificante. Centrocampo a tre e tridente in attacco. Ne sarebbe sicuramente derivato un fatale sbilanciamento senza la dedizione di tutti al sacrificio e al mutuo soccorso. In particolare le due punte di movimento. Vialli e Ravanelli si sono sfiancate in un massacrante lavoro di appoggio. Iniziando esse stesse il pressing sui propri controllori. Il terzo attaccante, che potremmo definire di fantasia. Prima Del Piero, poi Roberto Baggio, ha rifinito con tranquillità, a favore di compagni così solleciti e abili nello smarcamento.

L'arma segreta è stata la panchina lunga e il suo formidabile rendimento. Nella sfida decisiva col Parma mancava l'intera difesa titolare: Peruzzi, Ferrara. Carrera. Kohler. Eppure i sostituti (Rampulla, Porrini, Torricelli, Tacchi-nardi inventato libero) hanno tenuto a secco la seconda squadra del campionato, nonché il quinto miglior attacco, ricambiando nel migliore dei modi la fiducia di Lippi. A centrocampo Di Livio. Conte. Marocchi, lo stesso Tacchi-nardi, hanno saputo sempre offrire alternative di qualità. E in attacco le assenze di Roby Baggio e Vialli sono risultate meno dolorose grazie al talento di Del Piero. In linea col calcio moderno, la Juventus si è articolata non su undici, ma su diciotto-venti giocatori: anche così si spiega la sua straordinaria freschezza al termine di una stagione impegnativa su tutti i fronti.

Certo, non si vince senza i fuoriclasse. E questa Juve ne ha avuti almeno tre: lo splendido Paulo Sousa, sublime orchestratore, nonché Vialli e Baggio riportano agli antichi splendori (specie il primo, che si temeva perduto). Ma il genio dei solisti è sempre stato posto, diligentemente, al servizio della squadra e non viceversa. Questo è stato il decisivo capolavoro di Marcello Lippi.

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1995 n. 21

 








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