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giovedì 10 aprile 2025

10 Aprile 1985: Juventus - Bordeaux

È il 10 aprile 1985 Juventus e Bordeaux si sfidano nella gara di andata della Semifinale di Coppa dei Campioni 1984-85 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

I Bianconeri sembrano più concentrati sulla Coppa dei Campioni e sono lontani dalla testa della classifica del campionato. In questa semifinale di andata della Coppa Campioni daranno al mondo un'ulteriore prova di forza. 

Eliminati i francesi (anche dopo aver corso molti rischi oltrealpe nella gara di ritorno), i bianconeri vanno diritti verso la conquista della Coppa. La cui conquista, però, resterà per sempre macchiata dal sangue nella tragica notte di Heysel.

Buona Visione! 



juventus



Coppa dei Campioni 1984-1985 - Semifinali, andata
Torino - Stadio Comunale
Mercoledì 10 aprile 1985 ore 20.30
JUVENTUS-BORDEAUX 3-0
MARCATORI: Boniek 28, Briaschi 68, Platini 71

JUVENTUS: Bodini, Favero, Cabrini, Bonini, Caricola, Scirea, Briaschi, Tardelli, Rossi P., Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni

BORDEAUX : Dropsy, Rohr, Tusseau, Girard (Thouvenel 32), Specht, Battiston, Tigana, Chalana, Lacombe, Giresse, Muller
Allenatore: Aimé Jacquet

ARBITRO: Galler (Svizzera)



Apre Boniek, poi Briaschi, chiude Platini 

TORINO — Trascinata dal ruggito di 70 mila spettatori, la Juventus ha affrontato ieri sera la sua quinta semifinale di Coppa Campioni. Il traguardo sinora proibito per i bianconeri. 

Il sogno è realtà", stava scritto in curva Filadelfia. I tifosi pensano già a Bruxelles, ma dal sogno alla realtà c'è di mezzo il Bordeaux, un cliente davvero scomodo, che ha fatto soffrire i bianconeri già nel primo round con il suo gioco a zona, con Chalana-Giresse (regista)-Tigana, la «banda bassotti» del centrocampo bordolese, che tesseva pazientemente la sua ragnatela. Per la Juve era difficile districarsi, soprattutto all'inizio, anche se i bianconeri aggredivano con determinazione gli avversari sin dall'avvio. Già al primo minuto, su servizio di Rossi, Platini centrava in pieno Tusscau (forse colpito a un braccio in area) e su rimpallo Briaschi impegnava Dropsy con un innocuo sinistro dal limite. Poi un «assist» di Platini non era adeguatamente sfruttato da Boniek e all'8', per fermare Cabrini. Tigana e Girard si infortunavano: il primo dolorante a un piede, il secondo alla coscia destra, abbondantemente fasciata dopo le cure. Platini, che appariva molto meno emozionato di due anni fa con i connazionali del Paris St-Germain, offriva uno splendido lancio per Rossi (10'), ma senza esito. Poi Boniek, su un centro di Bonini, incornava in tuffo direttamente sulle braccia di Dropsy; elle non aveva problemi (12). E un minuto dopo, sempre di testa, Platini rovesciava in porta, ma Dropsy, piazzato, neutralizzava l'occasione. 

La partita si scaldava. Boniek commetteva un fallo su Tigana e l'arbitro lo richiamava verbalmente. Poi era il tedesco Rohr, un duro, ad affibbiare una botta proditoria a Platini, senza conseguenze. Il tandem Platini-Boniek dava vita ad una pericolosa incursione nell'arca dei «girondini», ma Girard, con la schiena, intercettava in corner. Era un buon momento per la Juventus, più lucida, più determinata, che veniva premiata al 29'. Era Boniek, il «bello di notte», a compiere il suo capolavoro. Su splendido suggerimento di Platini, il polacco, con un tocco alla Sivori, beffava Dropsy facendogli passare il pallone fra le gambe. Sullo slancio la Juventus insisteva e al 31' sfiorava il raddoppio: cross di Cabrini dalla sinistra e colpo di testa di Scirea che lambiva il montante. Un minuto dopo, l'allenatore Jaquet sostituiva l'infortunato Girard con Thouvene. 

I campioni d'Italia producevano il loro sforzo massimo per impedire al Bordeaux di respirare e di ragionare. Su una combinazione Cabrini-Platini (caricato da Battiston), Rossi riceveva un pallone difficile da domare e l'azione sfumava (37'). Subito dopo, Briaschi scagliava il suo sinistro di una spanna a lato. Il Bordeaux al 40' si riaffacciava nell'area juventina ottenendo soltanto due angoli consecutivi. Proprio allo scadere del tempo Platini, in un contrasto con Tigana in area, reclamava il rigore, ma l'arbitro non ravvisava gli estremi della massima punizione e fischiava in favore dei transalpini. Platini, che ha già un'ammonizione, veniva soltanto richiamato verbalmente da Galler. Nella ripresa la Juventus partiva a tavoletta alla ricerca del raddoppio, ma si scopriva offrendo il fianco al contropiede del Bordeaux. Un palo di folate mettevano in allarme la squadra di Trapattoni che gradualmente si rattrappiva a protezione della difesa che, per la verità, s'era comportata lodevolmente. Scirea stava più ancorato al suo posto, sganciandosi meno di quanto non avesse fatto in precedenza. E al 53' Cabrini sbrogliava una difficile situazione sotto porta anticipando in extremis Lacombe, centravantriboa ricco di esperienza. Soltanto al 57' il Bordeaux effettuava la prima conclusione, con Lacombe, ma senza problemi per Bodinl. Risucchiando in avanti il Bordeaux, la Juventus poteva manovrare di rimessa e, dopo un'occasione mancata da Platini, raddoppiava al 68'. Era Platini a servire profondo Briaschi che vinceva il duello con Rohr e con uno splendido pallonetto di sinistro scavalcava Dropsy tra il delirio della folla. 

E al 70' il terzo gol, quello che con ogni probabilità significa Bruxelles. Era Boniek che da fondo campo armava il destro di Platini il cui «drop», dal limite, si insaccava imparabilmente. Boniek e Platini si abbracciavano riconoscenti. La folla sottolineava con gli «ole» il resto di una gara che aveva visto la Juventus stroncare il Bordeaux.

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 11 aprile 1985





Tre tappi al Bordeaux
Con i gol di Boniek, Platini, Briaschi e la Juventus trafigge il Bordeaux (3-0) nel primo match di semifinale della Coppa dei Campioni a Torino

TORINO. Le distanze tra calcio francese e calcio italiano debbono essere ancora notevoli se la Juve riesce, come riusciva il 10 aprile scorso, a imporsi con la facilità, la perentorietà con cui si imponeva nel match d'andata ai celebrati ballerini del Bordeaux. Fu una partita emblematica di due scuole, ove la Juventus dava conferma di praticità e stabilità; e l'equilibrismo di possesso dei transalpini con palleggi e fraseggi di puro splendore salottiero si smarriva fatalmente alla distanza. In generale, l'incontrismo malizioso dei bianconeri rivelava la fragilità fisica ma anche tattica, di concetto, degli ospiti, incapaci, ad esempio, di vanificare l'azione di Zbigniew Boniek nel contesto generale. Fu Boniek impetuoso e imperioso dalla fase difensiva a quella offensiva, fu argine indietro e vortice avanti; la sua disponibilità a farsi vedere, in ogni punto del terreno, grandiosa, ribaltava fulmineamente il gioco con volate di cinquanta metri, esemplificava il calcio di oggi che non può esimersi dall'essere atletico, che non può essere solo vocalizio di repertorio, perché i gorgheggi preparano gli acuti. Uno squadrone è veritiero quando al talento tecnico accoppia la capacità di sprintare nel lungo, domare la fatica, traccheggiare nel breve. Era stato lo Sparta, perfetto in questo gioco totale nella prima mezz'ora del match d'andata e in quello di ritorno aveva giustamente vinto contro una Juve affatto mediocre; non era capace invece il Bordeaux di imporsi collettivamente al maggior senso tattico, alla potenza fisica e di impatto dei bianconeri, certo guidati bene dalla panchina, a me è parso perfino con eccesso di prudenza.

OMBRE FRANCESI. Fiumi di articoli erano piovuti sui giornali alla vigilia, descrivendo Giresse come un regista arrembante, Tigana come un puro prodigio, Chalana come un fenomeno alla Causio, eccetera, ed i due punteri Lacombe e Müller, accreditati di 239 e 225 gol, rispettivamente, da Lione e da Colonia, per l'esattezza statistica dal 1969 il primo e dal 1973 il secondo, irresistibili, travolgenti. A conti fatti, Bodini non ha dovuto eseguire un intervento vero tra i pali e piuttosto arrangiare un'uscita a pugno in mischia tra le più ardue per lui ed invece Dominique Dropsy, tra i più stabili giocatori girondini, era chiamato a ripetizione a farsi vedere e pesare. Aggiungo: niente di eccezionale nel piazzamento, una presa appena discreta, un portiere tatticamente francese. Il migliore di Francia non è certamente lui e la Francia non ha oggi l'erede dei grandi. Chi fa giornalismo senza ripetersi, aggiornandosi sull'unghia, senza pontificare a tempo perso, può ragionevolmente ritenere che il Bordeaux, nel match che di qui a una settimana disputerà a casa sua, è in grado di far meglio. Non ho dubbi. Bisogna però circoscrivere la grandezza, ad esempio, di uno Chalana ad un fatto di peli svolazzanti e di rilanci prevedibili. Chalana, il portoghese ha rivalutato il nostro Filippi nella circostanza. Quanto a Giresse, è letteralmente sparito nel contatto prima ancora che nel contrasto con il volteggiante Bonini. E Tardelli ha fatto morire Tigana, che, dei tre, è apparso il più valoroso. Ma dove la Francia, pardon, il Bordeaux, ha prodotto progressioni, accelerazioni corali, come aveva fatto lo Sparta Praga sullo stesso terreno, poi impietosamente castigato dai nostri? Mai, a dire il vero. Come detto all'inizio, dunque, i girandini di monsieur Jacquet si sono esibiti unicamente e malinconicamente in un improvvisato balletto con piume, paillettes e lustrini, ma in realtà improvvisato e senza sostanza.

BONIEK. Era così fatale che la Juve, prima della mezz'ora, si portasse in vantaggio, con il tandem Platini-Boniek: il primo in surplace, prima del lancio spaziante, che l'intrepido Boniek andava a cogliere in profondità, anticipando con un tocco finissimo l'uscita di Dominique Dropsy. 1 a 0 dal 29' e si doveva salutare l'altra faccia della medaglia di Boniek, sempre salutato da quell'illustre meraviglioso tifoso che è oggi l'avvocato Agnelli come un frenetico podista e basta. Boniek è di più; direi che, senza possedere i numeri attendistici e di foca ammaestrata di Platini, lo supera nel vigore lampeggiante; non ha rivali nella lotta atletica; il suo fisico dirompe la fatica; il suo avventarsi risolve le partite. Ribadiva Trapattoni che la Juve difficilmente rinunzierà al suo cavallone. Segnato il primo gol, la Juve concertava il suo gioco d'insieme e con ancora maggiore stabilità. Favero non la faceva vedere a Dieter Müller, Caricola la nascondeva a Lacombe, la Juve aveva momenti di contraggine, ma ogni tanto sprintava il suo gioco di possesso interrompendo le salottiere evoluzioni dei girondini. La Juve che si avvaleva della regia avanzata di Rossi e della calma e avvedutezza di Scirea in ultima battuta, andava di nuovo a castigare, questa vol-ta con un perfetto contropiede finalizzato da un tocco di sinistro sporco in partenza, ma perfetto in arrivo, del furetto Briaschi, giocatore che nei piani futuristici della Juventus dovrebbe rimanere senza Rossi al fianco, attorniato da Platini, Boniek, Bonini, Manfredonia, De Napo-li, per uno schema di calcio ancora più eclettico.

FUTURO. La sensazione dello scrivano è che la Juventus non vada a dilapidare in nessun caso le sue sostanze anche se non può correre, con Boniperti, dietro le smanie dei singoli seppur virtuosi. Per me, non perdere Rossi è piuttosto importante per una squadra che voglia avere parola internazionale. Giungeva al 70' il terzo gol della Juventus e si vedeva Boniek aggirare lo schieramento girondino sulla fascia sinistra prima di calibrare il cross-lancio verso Platini appostato fuori dalla mischia per piazzare il suo mirabile destro di controbalzo, invisibile per Dominique Dropsy. Si vantava il guerriero polacco di avere dato al compagnone francese quella palla lenta e soltanto a lui. Si vantava Boniek di avere anche il piede buono, sennò non avrei mai fatto la carriera che ho fatto, aggiungeva. Fu Boniek il protagonista eccelso e, direi, strabiliante nel confronto con i nanerottoli girondini di un'indimenticabile sera di aprile; anticipo: se vediamo bene, di una finale che la Juve a Bruxelles difficilmente fallirà. 

Non posso chiudere senza le pagelle, questa volta necessarie: Bodini N. G.; Favero 7; Cabrini 7,5; Bonini 6,5; Caricola 7; Scirea 7; Briaschi 6,5; Tardelli 6,5; Rossi 7; Platini 7; Boniek 9. 
Dropsy 6,5; Rohr 6; Thouvenel 7,5; Specht 6,5; Battiston 5,5; Girard 6; Tiga-na 6; Chalana 5; Lacombe 5; Giresse 6,5; Mueller 5. 
Galler, l'arbitro svizzero: 6,5.

Vladimiro Caminiti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1985 n.16




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La Stampa 11 aprile 1985

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La Stampa 11 aprile 1985

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