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mercoledì 4 novembre 2026

4 Novembre 2007: Juventus - Inter

É il 4 Novembre 2007 e Juventus e Inter si sfidano nell' undicesima Giornata del Girone di Andata del Campionato di Calcio di Serie A 2007-08 allo Stadio 'Olimpico' di Torino.

Guidati in panchina da Massimo Ranieri e con un Alessandro Del Piero in gran spolvero, i bianconeri vogliono riscattarsi dall'annata in Serie B dopo la farsa di Calciopoli. Sará una gara da ricordare per una Juve che si prende un terzo posto finale dietro proprio all'Inter ed alla Roma.

Buona Visione! 


Juventus


 

Stagione 2007-2008 - Campionato di Serie A - 11 andata
Torino - Stadio Olimpico
Domenica 4 novembre 2007 ore 20.45
JUVENTUS-INTER 1-1
MARCATORI: Cruz J. 41, Camoranesi 77

JUVENTUS: Buffon, Grygera (Zebina 78), Legrottaglie, Chiellini, Molinaro, Palladino, Nocerino, Zanetti, Nedved (Iaquinta 61), Trezeguet, Del Piero (Camoranesi 70)
Allenatore: Claudio Ranieri

INTER: Julio Cesar, Maicon (Dacourt 85), Cordoba, Samuel, Chivu, Figo (Burdisso 62), Zanetti J., Cambiasso, Cesar, Ibrahimovic, Cruz J. (Suazo 65)
Allenatore: Roberto Mancini

ARBITRO: Rocchi




Gara aggressiva della Juve, ma è l'Inter a passare in vantaggio al 41' del primo tempo. Al 25' della ripresa entra l'italo-argentino e realizza il gol dell'1-1 al 32'. Partita incerta e intensa fino all'ultimo minuto

TORINO, 4 novembre 2007 - Juventus-Inter finisce 1-1. La gara più attesa finisce in pareggio. Ma non delude. Forse non è stata la gara più spettacolare del mondo, ma è stata dura, incerta e vibrante, con un finale tutto da seguire. L’Inter ha dimostrato una volta di più di essere un cingolato possente difficile da far sbandare, figurarsi da spedire fuori strada. Ma per una volta non ha chiuso una gara che aveva in pugno e, falcidiata anche dagli infortuni, ha finito per farsi rimontare. La Juve ha dimostrato che ai vertici della classifica non è un’intrusa. Alla fine di questa gara scala al quarto posto, scavalcata dalla Fiorentina, ma considerata la prestazione offerta, Ranieri può gustarsi un passo avanti, non certo preoccuparsi di uno indietro. Perchè la sua Juve ha carattere indomabile, e in avanti giocatori capaci di risolvere ogni gara. Oggi è stato Camoranesi, partito dalla panchina, con un’autonomia di mezzora, ma risolutore. Decisivo.

SUPREMAZIA JUVE - La Juve inizia forte. Alza il ritmo, pressa alto i difensori interisti che iniziano l’azione. E poi la squadra di Ranieri entra in campo con la testa giusta, cattiva, ma senza eccedere. L’Inter sembra voler far sfogare l’avversaria: sorniona, sicura di sè. Attenta in difesa, non lascia arrivare nessun pallone a Trezeguet, sempre ben appostato in area piccola. La mossa Palladino dà ragione a Ranieri: il campano è molto vivace a destra, il più pericoloso dei suoi, capace di tenere basso Cesar, costretto a dare una mano a Chivu. Meno bene in mezzo Nocerino, impreciso. La Juve ha un chiaro predominio territoriale, ma per creare occasioni gol ha bisogno di ricorrere ai calci piazzati. E a Del Piero. Pinturicchio è pericoloso su punizione di interno destro da sinistra, Julio Cesar si rifugia in angolo. Poi il capitano bianconero ci riprova dalla distanza: alto.

IL LAMPO - L’Inter si scuote. Capisce che sta dando troppa confidenza ai padroni di casa, che limitarsi a fare il compitino può diventare rischioso. Figo centra un pallone ghiotto dalla destra, Cesar arriva in ritardo sul secondo palo. E’ l’antipasto del vantaggio. Al primo tiro in porta l’Inter passa. Chirurgica. Spietata. Cesar lancia Cruz che approfitta di un buco centrale della difesa bianconera, fino a quel momento perfetta, e trafigge Buffon. La Juve accusa il colpo e la retroguardia, sempre molto alta per tenere gli attaccanti nerazzurri il più lontano possibile da Buffon, sbaglia ancora. Stavolta però Ibrahimovic, preso di mira dal suo ex pubblico, perde l’attimo buono, ritarda troppo la conclusione e spreca la palla del 2-0. Al riposo è 1-0 Inter.

QUASI 2-0 - La Juve riparte aggressiva e quadrata, ma palesa ancora limiti nella manovra: i centrali di centrocampo non riescono a far girar bene palla, a dare qualità oltre che qualità. E siccome gli esterni di difesa spingono poco l’artiglieria offensiva bianconera si trova a corto di munizioni. Disinnescata. E allora è ancora l’Inter ad andare vicina al gol. Punizione dal limite: Chivu indovina un destro a girare, Buffon ci arriva, sulla respinta Cambiasso mette dentro. In fuorigioco.

LE MOSSE TATTICHE - Ranieri cambia. Fuori Nedved, dentro Iaquinta. Che va largo a destra, con Palladino che trasloca a sinistra. Mancini perde Figo per infortunio, dentro Burdisso. Da mediano. Poi fuori Cruz e dentro il contropiedista Suazo. Ranieri ribatte con Camoranesi per Del Piero.

GARA APERTA - Ora, finalmente, la partita diventa bella. La Juve attacca alla ricerca del pari, che Trezeguet sfiora su assist di Camoranesi, e l’Inter sfrutta gli spazi per ripartire in contropiede e sfiora il 2-0 con Ibrahimovic e Suazo. Bravi Julio Cesar e Buffon a ribattere le conclusioni.

CAMORANESI GOL - La Juve rischia da paura, ma carica a testa bassa. E’ chiaro che non finirà 1-0. O pari o raddoppio subìto. E’ pari. Iaquinta fa la sponda di testa per Camoranesi, che, complice una deviazione di Samuel, finisce alle spalle di Julio Cesar 1-1. Finirà così. 




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mercoledì 28 ottobre 2026

28 Ottobre 1990: Juventus - Inter

Attraverso il canale Youtube ufficiale della Juventus vi facciamo assaggiare un'altra chicca storica di questa giornata. È il 28 ottobre 1990 e Juventus e Inter si sfidano nella settima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1990-91 allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus tenta di riappropriarsi dello scettro di squadra 'più forte della penisola' affidando la guida tecnica a un allenatore del famigerato 'calcio champagne', Luigi Maifredi. Dopo un inizio di campionato incoraggiante, i bianconeri naufragano tra la carenza di gol presi ed addirittura a fine campionato si trovano fuori dalle Coppe Europee dopo 27 anni. Dall'altra parte i nerazzurri disputano un buon campionato e finiscono sul terzo gradino del podio.

Buona Visione!

 


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Stagione 1990-1991 - Campionato di Serie A - 7ª giornata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 28 ottobre 1990 ore 14.30
JUVENTUS-INTER 4-2
MARCATORI: Baggio R. rigore 2, Casiraghi 15, Matthaeus 34, Schillaci 57, De Agostini 64, Klinsmann 80

JUVENTUS: Tacconi, Luppi (Alessio 83), Bonetti D., Fortunato D. (Corini 37), Julio Cesar, De Agostini, Haessler, Marocchi, Casiraghi, Baggio R., Schillaci
Allenatore: Luigi Maifredi

INTER: Zenga, Bergomi (Paganin A. 14), Brehme, Baresi G., Ferri R., Battistini S., Bianchi A., Stringara, Klinsmann, Matthaeus, Serena A.
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Pezzella



L'Inter s'inchina a Casiraghi, Baggio e Schillaci 
State attenti a quei tre! 

La vittoria della Juve sui nerazzurri non deve creare pericolose illusioni, ma va considerata come un grosso e confortante segno di progresso collettivo. E il gioco entusiasma i tifosi. Haessler si sta rivelando una pedina molto importante nell'economia del gioco praticato dalla Juventus 

Attenti a quei tre. Quando Baggio, Casiraghi e Schillaci inventano, la Juve vola e soprattutto riesce a mostrare il suo volto migliore, quello che Maifredi sta cercando di modellare secondo i canoni del suo credo calcistico. La larga vittoria sull'Inter non deve illudere nessuno, ma non può non essere considerata come un confortante segno dei progressi della squadra bianconera, che ieri a sprazzi ha dato spettacolo disponendosi sul campo in maniera perfetta. Corta e grintosa, la Juve ha archiviato la pratica-Inter con una velocità degna di Speedy Gonzales. 

Dopo un quarto d'ora era già in vantaggio di due gol e da quel momento ha giocato sul velluto, cioè nelle condizioni ideali per cercare scambi ed intesa proprio come piace a Maifredi. Ma se il terzetto di cui sopra è stato il finalizzatore della manovra juventina, non si può dimenticare che i bianconeri sono giunti ad una vittoria di così larghe proporzioni grazie a una grande prova collettiva. Ieri tutto ha funzionato alla perfezione come capita di rado, non si sono ripetuti i grossolani errori in cui la Juve era caduta nelle precedenti partite. Soltanto quando la squadra ha perso la sua compatezza e si è allungata, l'Inter si è resa pericolosa potendo sfruttare spazi maggiori. 

Per il resto la squadra di Trapattoni è rimasta intrappolata nella ragnatela bianconera, senza mai riuscire a impensierire Tacconi, autore comunque di interventi compiuti in assoluta sicurezza. All'Inter così sono rimaste le briciole. Baresi è diventato matto nel tentativo di frenare la verve di Baggio; Ferri ha ingaggiato con Casiraghi un duello a colpi spiccati. Certo, gli manca il lancio di quaranta metri (che non aveva comunque neppure Barros) e secondo noi è solo una questione di inserimento. Appena Haessler si sarà sbloccato (magari con un gol, ma non ne ha mai fatto una questione e, ripetiamo, per lui non è necessario farli) mentalmente riuscirà anche a tracciare il campo con aperture smarcanti. Insomma, Maifredi può dormire sonni tranquilli. E possiamo dire che aveva anche ragione. Non era Julio Cesar il problema, non lo era Haessler. 

Tra l'altro, se questi giocatori danno di gomiti, riuscendo soltanto in parte ad arginare la grande potenza del centravanti juventino. Serena e Klinsmann non hanno avuto scampo, presi in mezzo tra Bonetti e Julio Cesar. Il brasiliano, in particolare, ha disputato ancora una partita di buon livello, a conferma che per lui si trattava prima di tutto di ambientarsi in un contesto calcistico del tutto nuovo. Ma a mettere nei guai l'Inter, oltre ad un Baggio a tratti incontenibile, con giocate di grande classe, è stato soprattutto Haessler, che ha saputo sottrarsi abilmente ad ogni tipo di marcatura con grande astuzia, ma soprattutto con un movimento incessante. 

Haessler è uno di quei giocatori che giocano decine di palloni e che coprono enormi spazi, pronti a dare una mano al compagno in difficoltà ed incuranti di sprecare tesori di energie. La vittoria di ieri avrà quindi un peso determinante nella crescita della Juventus. I giocatori avevano bisogno di un risultato di prestigio che servisse da stimolo, che desse alla Juve la sicurezza dei propri mezzi. Com'è vero che l'Inter non potrà essere sempre la squadra spenta e poco convinta vista ieri, è altrettanto vero che Schillaci e compagni troveranno altre giornate opache com'è nella logica delle cose. Ma la sensazione è che la Juve abbia imboccato la strada giusta, che l'approccio al gioco dei mesi scorsi sia ormai superato in maniera confortante. Al resto penseranno i suoi fuoriclasse, i giocatori che possono fare in ogni momento la differenza. E visto che Schillaci si è sbloccato, ora Maifredi potrà contare in pieno sui suoi «cecchini». 

Fabio Vergnano 
tratto da: La Stampa 29 ottobre 1990




Juventus: I gol. 58": Schillaci è atterrato in area da Ferri. Il rigore è una carezza vincente di Baggio. 14': cross di Hässler e decisivo stacco di testa di Casiraghi. 57: Baggio colpisce il palo, la palla termina sui piedi di Schillaci che festeggia il primo gol in campionato. 64: Baggio, ancora grande, crea le premesse perché il sinistro di De Agostini superi per la quarta volta Zenga.

Cosa funzione. Quasi tutto. Finalmente, la zona di Maifredi, l'allineamento dei difensori per scoraggiare le altrui offensive con l'espediente del fuorigioco, l'accorciamento intelligente della squadra e un pressing che stordisce finiscono per paralizzare l'avversario.

Cosa non funziona? La difesa corre ancora qualche rischio e subisce due gol, ma è naturale, per un complesso che spende tanto e che si sbilancia in avanti.


Inter: I gol. 33: Intervento scorretto di Bonetti su Serena. Dalla lunga distanza Matthäus infila Tacconi (era coperto?) con un bel «piazzato». 80: Assist di Matthäus e gran destro nel «sette» di Klinsmann.

Cosa funzione. La capacità di reagire alla superiorità dell'avversario e allo svantaggio. È la ricerca di un uomo smarcato con buon palleggio.

Cosa non funziona? La difesa bunker è diventata una gruviera. Il collettivo si perde in fraseggi senza cercare la profondità (merito anche della zona bianconera). È insufficiente la concretezza di Klinsmann e Serena, un tandem che ha difficoltà di convivenza.

Cosa c'è da fare? Riscoprire la forma di Ferri e Bergomi, pilastri fondamentali della difesa, e recuperare Berti. Senza un uomo a percussione come lui, l'Inter non è abbastanza incisiva.




IL TECNICO DALLA POLVERE ALL'ALTARRE
MAI DIRE MAIFREDI

Gran calcio alle Alpi, estrema tensione del pubblico, rapito dai capitoli di Juve-Inter come se fosse costretto a leggere pagine di un capolavoro di letteratura ricco di suspense. Per confezionare uno spettacolo calcistico sontuoso sotto l'aspetto tecnico, tattico ed emotivo, occorre la partecipazione di entrambe le squadre. E, sembra un paradosso, anche l'organico di Trapattoni (che conclude il match travolto e deluso) contribuisce all'allestimento di uno spettacolo di rara bellezza.

La Juventus sembra finalmente prestare attenzione alle semiserie profezie di Gigi Maifredi, il quale chiedeva soltanto un arco di tempo ragionevole per presentare il vero volto della squadra da lui preparata in questi primi mesi operativi. Contro l'Inter, la Juve conferma il 4-0 inflitto in Coppa all'Austria Vienna ed esce dal tunnel dentro cui, fino a una settimana fa, si confondevano anarchia, confusione di idee, discontinuità, cospicui rischi in difesa. I quattro gol regalati al pubblico di fede bianconera hanno avuto l'efficacia di altrettanti colpi di spugna.

Soprattutto nei primi 30 minuti la Juventus esibisce una «zona» attenta e pressante, con allineamento dei difensori proiettati in avanti ogni qualvolta Battistini o Matthaus, Bianchi o Brehme, concepiscono un'idea offensiva verticale per Klinsmann e Serena. E come vedere una macchia compatta di bianco e nero spostarsi, avanti e indietro, con sincronismo stupefacente. L'Inter non resta stordita. Ma il pressing della squadra juventina non può durare in eterno, anche perché l'Inter, nonostante la defezione forzata di Berti e l'uscita prematura di Bergomi, è truppa di gagliardi e vigorosi uomini mai rassegnati al punteggio e al destino.

E alla flessione bianconera negli ultimi 15 minuti del primo parziale, corrisponde una serie di iniziative pericolose dei nerazzurri, che però sbagliano con Klinsmann l'opportunità per pareggiare i conti. A quel punto, il match sembra un tessuto allentato, come sfilacciato, e le sollecitazioni individuali prevalgono sui toni corali; su tutti emerge il talento inarrivabile di Baggio (che il Signore lo conservi a lungo all'Italia di Vicini). Julio Cesar è sempre all'altezza della situazione, Hassler corre come se calzasse gli stivali delle sette leghe ed è utile ovunque si proietti. Casiraghi dimentica i colpi ricevuti da Ferri e sfoggia ripetute prodezze (vedi il gol) e un coraggio da leone. Corini è più vitale di Fortunato; Schillaci è in ripresa. Ma è il collettivo a funzionare, e Maifredi ne va logicamente fiero. Ora è importante continuare.

L'Inter dà un buon apporto all'aspetto scenico della partita, però vive giorni di crisi, vuoi per le incertezze di un reparto arretrato diventato vulnerabilissimo (il solo Brehme esce dalla palude grigia), vuoi per la forma carente di Bergomi, Ferri, Serena e Battistini. E, infine, perché un elemento prezioso come Berti non è sostituibile dal modesto Stringara. Che l'Inter sia farcita di elementi di razza lo dimostrano la reazione e l'irriducibilità ammirate quando si trovava sotto di due e anche di tre gol. Ma le spinte emotive non sempre bastano quando le idee sono confuse, quando più di un uomo è lontanissimo dal top della condizione e quando i leader di un tempo non hanno più voce per farsi sentire dai gregari. 

Angelo Caroli
brani tratti dal Guerin Sportivo anno 1990 n.44




 



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lunedì 26 ottobre 2026

27 Ottobre 2001: Juventus - Inter

È il 27 ottobre 2001 e Juventus ed Inter si sfidano nella nona giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2001-02 allo Stadio 'delle Alpi' di Torino.

È una stagione col finale col botto questa per i campioni bianconeri. Iniziata così così, nel finale i nostri eroi stanno girando a mille. La vetta si avvicina e si avvicina anche il 5 maggio, ultima giornata di campionato. Tutto il resto è storia! 

Buona Visione! 



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Stagione 2001-2002 - Campionato di Serie A - 9ª andata
Torino - Stadio Delle Alpi
sabato 27 ottobre 2001 ore 20:30 
JUVENTUS-INTER 0-0

JUVENTUS: Buffon; Tudor, Thuram L., Montero P. (Birindelli 46), Pessotto G.; Zambrotta, Tacchinardi, Davids, Nedved (Zenoni 87); Trezeguet, (c) Del Piero
A disposizione: Carini, Ferrara C., Iuliano, Maresca, Amoruso
Allenatore: Marcello Lippi

INTER: Toldo; Zanetti J., Córdoba, Materazzi, Gresko; Dalmat, Di Biagio (Farinos 89), Zanetti C., Guglielminpietro (Simic 61); Kallon, Ventola (Adriano 77)
A disposizione: Fontana, Padalino, Seedorf, Okan
Allenatore: Héctor Cuper

ARBITRO: Braschi
AMMONIZIONI: Tacchinardi (Juventus); Córdoba, Materazzi, Di Biagio, Zanetti C. (Inter)





Del Piero lezioso, Trezeguet impalpabile
Passo indietro dopo gli elogi in Champions. Inconsistenti anche Ventola e Kallon

Juventus
BUFFON 6. Davanti ha di nuovo una difesa che funziona, si limita all'ordinaria amministrazione, meritando lo stipendio con un'uscita bassa su Kallon.
TUDOR 6. Controlla Guly che gli concede anche troppa libertà. Tuttavia non ne sa approfittare, perché il suo pezzo forte è il calcio lungo alla rugbista che si perde nel nulla. Nella ripresa passa al centro, posizione che più gli si addice e sbaglia meno.
THURAM 7,5. Fortunato chi ce l'ha. Spazza via tutto. Grandioso un recupero su Dalmat lanciato solo verso Buffon.
MONTERO 7. Spesso è l'ultimo baluardo della difesa; fa la ronda per controllare che tutto fili tranquillo. Impietoso nel gioco aereo, spegne Kallon e chiunque si affacci dalle sue parti. La botta al
costato lo obbliga a lasciare 
(dal 1° Birindelli 6: decisivo su Kallon innescato da Ventola).
PESSOTTO 6. Il controllo di Dalmat lo impegna, ma non gli impedisce di aiutare Nedved nel lavoro di cucitura del gioco sulla fascia, anche se la squadra sfrutta sempre poco le manovre di aggiramento. Si sgancia di più quando il francese si sposta a sinistra.
ZAMBROTTA 6. Tonicissimo, molto in partita. Sta sulla destra; si accentra quando si sgancia Tudor. In un mischione da corner colpisce la traversa di testa. Le pile si esauriscono nella seconda parte.
TACCHINARDI 5,5. Fatica a uscire dal limbo in cui è caduto. Si occupa di Di Biagio, non ravviva la manovra d'attacco come il copione gli imporrebbe.
DAVIDS 6,5. Affronta Cristiano Zanetti in un duello che fa subito scintille e tiene sul chi va là Braschi. Sentinella inflessibile dà brio al gioco con ripartenze vecchia maniera.
NEDVED 6. Se avesse fatto gol con quel dribbling più sventolante a metà del primo tempo, avrebbe fatto impazzire lo stadio. La voglia è tanta, tanta, i risultati non sempre ottimi 
(dal 43' st Zenoni sv).
TREZEGUET 5. Grande movimento sul fronte offensivo, cerca di sfuggire alla marcatura di Materazzi, tende agguati continui ai nerazzurri. Ma alla fine c'è pochissima polpa.
DEL PIERO 5. Si culla sugli elogi del dopo Coppa. Gigionesco in certe giocate, troppo lezioso quando invece servirebbe la praticità.

INTER
TOLDO 6. Nessuna occasione di dimostrare che non ha nulla da invidiare a Buffon. La Juve non lo chiama mai in causa.
J. ZANETTI 7. Ha il compito di disinnescare Nedved; ci riesce battendosi con la grinta che gli è propria. Difficile infilarsi dalla sua parte, il passaggio a livello è sempre abbassato.
CORDOBA 6,5. Palla o caviglia per lui pari son. Ma il risultato di mettere pressione agli attaccanti della Juve riesce bene. Del Piero ne sa qualcosa.
MATERAZZI 6,5. Un paio di svarioni che faranno inorridire il Trap. Amen. Staziona nella zona di Trezeguet, fa il pretoriano che poco concede.
GRESKO 5,5. Non si nota e questo è già un segnale allarmante. Zam brotta lo impegna in un'opera di demolizione che gli riesce a metà.
DALMAT 6. La mossa di Cuper non ha effetto dirompente; sulla fascia il francese è innocuo e spaurito.
C. ZANETTI 6,5. Gioca per tutto il primo tempo con la testa ingabbiata in una retina come nonna Giuseppina. Non è per vezzo, ma per una gomitata di Davids che già taglia la nuca. Grande attaccabrighe, mena fendenti con cinismo e con il rischio di sparire presto dalla scena. È normale che con un caratterino così avesse problemi nel marcare l'olandese. Ma alla lunga tira le fila del centrocampo. 
DI BIAGIO 6. Ha sale in zucca, spreca poco o nulla, ma non riesce a essere davvero decisivo 
(dal 43' st Farinos sv).
GUGLIELMINPIETRO 5. Non sbuca fuori dall'anonimato di una partita che conferma il suo impalpabile spessore tecnico. 
(dal 16' st Simic 6: va a irrobustire una difesa spesso stretta alla gola). 
KALLON 5. Agile di gambe l'ivoriano, ma si spaventa appena Thuram gli fa sentire il fiato sul collo.
VENTOLA 5. Per il bene dell'Inter è meglio che Vieri e Ronaldo affrettino il rientro. Cerca l'intesa con Kallon, trova l'opposizione di Montero e di Tudor nella ripresa 
(dal 32' st Adriano sv).
 
L'arbitro BRASCHI 7. Ci sono colpi e colpetti proibiti; evita che la sfida degeneri in rissa continua con una direzione senza sbavature.

Fabio Vergnano
tratto da La Stampa del 28 ottobre 2001






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martedì 20 ottobre 2026

20 ottobre 1996: Juventus - Inter

È il 20 ottobre 1996 e la Juventus gioca il derby d'Italia in casa contro l'Inter. La gara è valevole per la sesta giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1996/97.

Siamo in un periodo favoloso. Dopo aver conquistato la Champions League, ci apprestiamo a conquistare anche la Coppa Intercontinentale (cosa avvenuta qualche settimana dopo). 

In questa Juve si attende che si accenda una stella fino a quel momento dormiente. E non poteva che essere un Juve-Inter ad accendere la scintilla. Da quel giorno in poi Zinedine Zidane fece vedere tutto quello che sapeva fare.

Buona Visione!

 


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Campionato di Serie A 1996-1997 - 6 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 20 ottobre 1996 ore 20.30
JUVENTUS-INTER 2-0
MARCATORI: Jugovic 40, Zidane 62

JUVENTUS: Peruzzi, Torricelli, Ferrara C., Montero, Pessotto (Iuliano 84), Di Livio (Ametrano 90), Deschamps, Zidane, Jugovic, Boksic, Padovano (Vieri C. 84)
Allenatore: Marcello Lippi

INTER: Pagliuca, Angloma, Paganin M., Fresi (Festa 80), Pistone, Zanetti J., Sforza, Winter (Berti 80), Djorkaeff, Zamorano (Ganz 80), Branca
Allenatore: Roy Hodgson

ARBITRO: Braschi



IL CAVALIERE DELLA NOTTE 
ZIDANE ha vinto la sua battaglia. 

Si è impossessato della Juve nella notte più difficile. Rientrava dopo la «sosta tecnica» di Vienna. Era atteso al varco, tutti gli occhi sul francese. Lo strepitoso gol del raddoppio bianconero fa di Zizou il personaggio della domenica. 

Non è stato facile per Zidane superare gli scogli della diffidenza. La condizione di straniero, nella Juve, del resto, è meno facile della condizione di straniero nell'Inter. Là il non italiano ha raggiunto la maggioranza, qui è ancora minoranza. Manca Ince fra i nerazzurri eppure sempre sei sono i giocatori con passaporto di altro Paese. Torna Zidane nella Juve, c'è Jugovic che sostituisce Conte, ma fra i bianconeri il governo è ancora in mano ai Lippanti della prima ora, pensiamo a Ferrara che ha ceduto la fascia di capitano a Peruzzi o a Di Livio che solca l'out al pari di Pessotto, a Torricelli infine e persino a Padovano che ha tolto il posto a Vieri e Amoruso. In questa Juve che parte sempre con il piede a tavoletta sull'acceleratore, in particolare c'è un giocatore che appare avulso dagli schemi, nel senso che viene platealmente ignorato o quasi. Se non fosse per Deschamps che appoggia unicamente sui suoi piedi, Zinedine Zidane farebbe ancora più fatica a entrare in partita. 

Nei primi minuti contiamo tante combinazioni in velocità dalle quali il timido francesino è sempre escluso. Non solo, i vari Torricelli e Di Livio preferiscono lanciare Padovano piuttosto che tentare la sorte con Boksic. Se per Zidane le perplessità sono dovute alla sua incapacità di adeguarsi ai ritmi della Juve, su Boksic pesa il timore che sprechi ogni pallone in maniera plateale. Non è davvero facile per questi due stranieri emergere e diventare protagonisti. Eppure, guarda cosa vuol dire la classe: entrambi timbrano la serata con momenti di grande calcio. Pensiamo alla verticalizzazione di Zidane per Deschamps e quindi Boksic fermata da Angloma. Oppure al passaggio smarcante con il quale il francese consente al croato di avvicinare con pericolosità il bersaglio. L'apertura infine che Zidane pennella per Boksic sull'out sinistro, conclusa da quest'ultimo con un cross appena troppo alto per Padovano. È vero che il francesino si muove a sprazzi, ma vengono dai suoi piedi i lampi di luce più nitidi, quelli che accecano la difesa interista. Certo, il croato ha sfortuna, ma è suo il colpo di testa che fa tremare il palo di Pagliuca. 

Davanti all'anonimato degli stranieri interisti, calatisi senza affanni nel grigiore hodgsoniano, è dura per Zidane e Boksic sostenere con rientri puntuali e corse mozzafiato il tremendismo bianconero. Qui c'è una squadra, con un gioco, con una fisionomia tale per cui nessuno può sentirsi sopra gli altri. E se Boksic a un tratto si smarrisce davanti alla porta di Pagliuca ormai spalancata, ecco che è Zidane a darsi il coraggio di provare la soluzione più ardita, un sinistro dal limite che brucia l'angolo alla destra di Pagliuca. La notte dei «doni» confezionati dal terribile (in tutti i sensi, nel bene come nel male) Boksic ci regala quindi una nuova dimensione decisionista di Zidane. Il suo è il gol che apre squarci di futuro radioso per la neocapolista del campionato. Umberto Agnelli dopo aver parlato di 

«un Boksic strepitoso, da Pallone d'oro» e del 

«bellissimo gol di Zidane», 

È passato a meno lieti argomenti: 

«Bella partita, ma Torino deve avere uno stadio più adeguato al calcio. È troppo triste vedere incontri di questo livello con il pubblico tanto lontano dalla scena del gioco. Noi abbiamo fatto tre proposte al Comune. Speriamo di ricevere risposte positive». 

La parola a Lippi: 

«La vittoria è molto importante. Ma quello che mi dà grandissima soddisfazione è l'aver visto la mia squadra esprimersi con tanta bravura. Inter comunque determinata e compatta. Abbiamo dovuto soffrire per batterla. Zidane? Ho sempre creduto in lui e stasera mi ha dato ragione. 

Franco Badolato


Zizou: e adesso siamo una squadra da scudetto 
LE PAGELLE

PERUZZI 7 Non giocava dalla trasferta di Perugia dove venne colpito ed affondato da una ginocchiata assassina di Montero. Per tutto il primo tempo non mette alla prova il costato dolente, mai una parata, mai un brivido. Nella ripresa incide di più, anche perché l'Inter si fa pericolosa con maggior assiduità. Trova nel palo un buon alleato quando Zamorano si presenta a due passi da lui. 

TORRICELLI 7 Rispetto a Vienna, dove ha disputato una delle partite - diciamo così - più svagate della sua ormai lunga milizia juventina, torna al ruolo di esterno di destra. Meglio così. Si propone con continuità in avanti, ha ritmo e voglia di partecipare. Fa sentire tutto il peso della sua potenza atletica anche nelle chiusure difensive. Ecco il Torricelli che finora era mancato all'appello. 

FERRARA 7 Il turnover lippiano lo sfiora solo. Campionato o Coppa, per lui il menù non cambia. Finché dura. Puntuale nelle chiusure, implacabile nel mettere il freno alle punte nerazzurre e a proporsi in fase offensiva quando la partita glielo permette. Manca il gol per un'inezia. Il suo piatto destro va a stamparsi sulla traversa e porta a undici i legni colpiti dalla Signora Grandi Sprechi. 

MONTERO 7 A metà strada fra Branca e Zamorano, non salta mai il fosso: in questo modo evita di sguarnire la difesa bianconera con incursioni in attacco. Ma l'Inter apre varchi troppo allettanti per non approfittarne e così scodella a Boksic un pallone perfetto, respinto anche in questa occasione da un palo maligno. E per una volta non cade in tentazione ed evita le solite leggerezze. 

PESSOTTO 7 Lippi gli ha risparmiato la trasferta viennese per averlo di nuovo tirato a lucido per la sfida-primato. Mossa azzeccata, perché lui non è un colosso e ha bisogno di centellinare le energie. Nella sua zona incrocia sempre Branca, ma non è un problema marcare Tizio o Caio se Pesso è in giornata giusta. E Branca fa di tutto per non arrecargli disturbo. 
(Dal 38' st Iuliano sv). 

DI LIVIO 7 Non è il giocatore degli effetti speciali, ma sgobba sulla zona di destra senza un attimo di tregua. Anche lui picchiona come un dannato e contribuisce a demolire pezzo dopo pezzo i sogni dell'Inter. Nulla che già non si sapesse: il Soldatino è una garanzia, le sue sgroppate spesso tengono su tutta l'impalcatura del gioco bianconero. Non si vive di soli artisti. 
(Dal 46' st Ametrano sv). 

ZIDANE 7,5 Continua il suo viaggio alla ricerca della Juve. L'avevamo lasciato a Vicenza, ancora protagonista della solita mezza partita. Eccolo in dimensione diversa, sembra voler mollare finalmente gli ormeggi. Smista buoni palloni per le punte e al 28' pt offre a Boksic una palla d'oro, che il croato sparacchia malamente. Il Sol è un capolavoro artistico. Ecco il vero Zizou. 

DESCHAMPS 7,5 Oltre a cercare di pilotare Zidane verso lidi più tranquilli, il bravo Didier deve soprattutto fare da collante del centrocampo, sdoppiandosi in un lavoro massacrante in attesa di Conte. Si mette sulle tracce di Djorkaeff, lo fa girare al largo della zona calda. E quando serve dimentica l'antica amicizia e gli massaggia le caviglie. Alla fine cala, con tutta la Juve, stanca e appagata. 

JUGOVIC 7,5 Il suo talento resta un mistero per i più. Ma adesso che gioca con maggior continuità, le occasioni per dimostrare di non essere un intruso non gli mancano. E infatti alla prima occasione va e colpisce. Padovano confeziona l'assist; lui segna un gran gol. E un tifoso salta la recinzione e corre in campo a festeggiarlo. Meno brillante nella ripresa, ma il più era ormai fatto. 

BOKSIC 7 ritorna dopo un turno di squalifica. I difensori interisti non lo perdono di vista un attimo, ma dopo un quarto d'ora piazza il destro e fa tremare Pagliuca. Ma all'altra mezz'ora ecco di nuovo il Boksic viennese: sbaglia l'alzo e spreca una grossa opportunità. Poi è il palo, decimo della serie, a negargli il gol. E nella ripresa cala di nuovo la nebbia e fallisce l'occasione della vita.
 
PADOVANO 7 Vieri o Amoruso? No, Padovano. Fra i due aspiranti goleador, la spunta il meno reclamizzato, ma finora il più concreto del gruppo. Al suo attivo già due reti importanti contro Fiorentina e Perugia. Parte sparato e va subito due volte a punzecchiare Pagliuca. Mai sazio, spazia su tutto il fronte offensivo e per la difesa interista è sempre allarme rosso. 
(Dal 38'st Vieri sv). 

LIPPI 8 Sistemata la pratica del contratto, Marcello sta tentando di sistemare la Juve al vertice del campionato. Le premesse sono ottime; la squadra interpreta in maniera quasi sempre impeccabile il calcio che Marcello pretende. Partita quasi perfetta, pronta risposta al Milan rinato. Ok, la strada è quella giusta e glielo fa capire anche la gente invocando il suo nome.

Fabio Vergnano
brani tratti da: La Stampa 21 ottobre 1996







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venerdì 2 ottobre 2026

2 Ottobre 2005: Juventus - Inter

È il 2 ottobre 2005 e Juventus e Inter si sfidano nella sesta giornata del girone di andata del campionato italiano di calcio di Serie A 2005-06 allo Stadio 'Delle Alpi'  di Torino.

La Juve allenata in panchina da Fabio Capello si appresta a vincere il suo ventinovesimo Scudetto ed ha proprio nei nerazzurri il suo massimo antagonista per la vittoria finale. 

Purtroppo l'invidia regala grandi amarezze e disincanti e quella grande squadra dal futuro ancora più grande verrà spazzata via dalla più grande farsa del calcio moderno.

Buona Visione!

 

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Stagione 2005-2006 - Campionato di Serie A - 6 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 2 ottobre 2005 ore 20.30
JUVENTUS-INTER 2-0
MARCATORI: Trezeguet 22, Nedved 34

JUVENTUS: Abbiati, Blasi, Thuram (Kovac 50), Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi, Emerson, Vieira, Nedved, Trezeguet (Zalayeta 60), Ibrahimovic (Del Piero 45+1)
Allenatore: Fabio Capello

INTER: Julio Cesar, Cordoba, Materazzi (Zè Maria 83), Samuel, Favalli, Figo (Recoba 64), Cambiasso, Pizarro (Cruz J. 72), Stankovic, Adriano, Martins
Allenatore: Roberto Mancini

ARBITRO: Paparesta G.



Capello «Il risultato mi esalta più di ogni record» 

La Juve dei record?  

«A me interessano i risultati», taglia corto Fabio Capello.

La sua Juve più bella? 

«Una squadra dotata di tecnica e carattere, determinata, umile e compatta, con la voglia di fare risultato. Sempre. Dal primo all'ultimo minuto». 

Parole sobrie, asciutte, ma il senso è chiaro: la capolista ha annichilito una delle principali rivali sulla lunga strada dello scudetto. 

«L'Inter ha giocato una buona partita, ma noi le abbiamo concesso pochissimo». 

Sei vittorie in altrettante partite. 

«Non mi aspettavo numeri del genere. Ho visto una Juve umile e determinata. Abbiamo giocato bene soprattutto nel primo tempo. Nel secondo non riuscivamo più a uscire dal guscio, anche perché Ibra ha caratteristiche che altri non posseggono. Ho avuto qualche attimo di paura, soltanto nel finale abbiamo saputo organizzare il contropiede. Nessuno come Ibra sa tenere alta la squadra». 

A chi prospetta già scenari trionfalistici, Capello risponde così: 

«Tenere questo passo non sarà facile. Però la Juve è una squadra vera, con campioni che quando la partita è in equilibrio fanno sempre la differenza. E non ci culliamo mai sugli allori; il vantaggio su Inter e Milan non è significativo a questo punto, però ci fa lavorare sereni».

Vediamo i dettagli: i due gol sono venuti su calcio di punizione. 

«I nostri due attaccanti sono forti fisicamente e capaci di tenere palla, fermarli senza commettere fallo è difficile. Siamo stati bravi a sfruttare queste occasioni. Sul 2 a 0 abbiamo anche sfiorato la terza rete su calcio d'angolo». 

Seguono gli elogi a Vieira: 

«È bravissimo. Occupa bene il campo. Ha il merito di essere un buon interditore e di saper impostare il gioco. Allo stesso tempo faccio i complimenti a Emerson, Camoranesi, Nedved e alla difesa». 

Applausi a Zambrotta: 

«Pur essendo un ex attaccante, è diventato un grandissimo difensore. Non ho ancora trovato un attaccante in grado di dribblarlo e andar via. In più, è pericolosissimo quando avanza. In giro c'è pochissima gente con queste caratteristiche». 

Sull'intervento di Materazzi su Ibrahimovic, Capello evita polemiche: 

«Le immagini si commentano da sole. Non voglio accusare nessuno, accetto la decisione dell'arbitro. Sapete che per me il calcio non è un gioco per signorine. Mi piacciono le partite maschie. Poi ci sono interventi scorretti che deve valutare il direttore di gara. Io mi adeguo sempre alle decisioni arbitrali e non le commento. Speriamo soltanto che per Ibra non sia nulla di grave. Quanto a Thuram, l'infortunio non è grave. 

Ibra se ne va con le stampelle per l'antidoping, pratica che non riesce a espletare con la stessa facilità con cui tratta il pallone. Il «ricordo» di Materazzi è sul ginocchio sinistro, una forte contusione che lo esclude dalla Nazionale e forse anche dalla prossima partita con il Messina del 15 ottobre, dopo la sosta internazionale. Oggi la risonanza magnetica dirà di che cosa si tratta. E un'ecografia spiegherà invece come sta Trezeguet, uscito per uno stiramento all'adduttore sinistro, ma è di Ibrahimovic che si parla e si straparla. Certo, alla Juve non l'hanno presa benissimo. 

Moggi è sarcastico: 

«Dopo l'entrata elegante di Materazzi, Ibrahimovic ha riportato una contusione importante. Diciamo che non è stata una cosa fra amici. Speriamo che non sia nulla di grave. È stata una partita maschia. La Juve è stata superiore all'Inter. I nerazzurri? Potranno fare bene fra uno o due anni». 

Carino. Anche Nedved ha un messaggio per Materazzi: 

«Capisco l'importanza della partita e che tutti volessero fare bene. Ma bisognerebbe giocare più al calcio e tirare meno calci». 

Il bianconero entusiasta: 

«Abbiamo tecnica. L'Inter mi ha fatto una buona impressione. E il Milan è un'altra grande squadra».

Fabio Vergnano
tratto da La Stampa 3 ottobre 2005





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