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giovedì 23 luglio 2026

28 Ottobre 1990: Juventus - Inter

Attraverso il Canale Youtube ufficiale della Juventus vi facciamo gustare un'altra chicca storica di questa giornata odierna. É il 28 ottobre 1990 e JuventusInter si sfidano nella settima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1990-91 allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus tenta di riappropriarsi dello scettro di squadra 'più forte della penisola' con una nuova dirigenza tecnica affidata ad un allenatore del famigerato 'calcio champagne', Luigi Maifredi. Dopo un inizio di campionato incoraggiante, i bianconeri naufragano tra caterve di gol presi ed addirittura a fine campionato si trovano fuori dalle Coppe Europee dopo 27 anni. Dall'altra parte i nerazzurri disputano un buon campionato e finiscono sul terzo gradino del podio.

Buona Visione!

 


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Stagione 1990-1991 - Campionato di Serie A - 7 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 28 ottobre 1990 ore 14.30
JUVENTUS-INTER 4-2
MARCATORI: Baggio R. rigore 2, Casiraghi 15, Matthaeus 34, Schillaci 57, De Agostini 64, Klinsmann 80

JUVENTUS: Tacconi, Luppi (Alessio 83), Bonetti D., Fortunato D. (Corini 37), Julio Cesar, De Agostini, Haessler, Marocchi, Casiraghi, Baggio R., Schillaci
Allenatore: Luigi Maifredi

INTER: Zenga, Bergomi (Paganin A. 14), Brehme, Baresi G., Ferri R., Battistini S., Bianchi A., Stringara, Klinsmann, Matthaeus, Serena A.
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Pezzella



L'Inter s'inchina a Casiraghi, Baggio e Schillaci 
State attenti a quei tre! 

La vittoria della Juve sui nerazzurri non deve creare pericolose illusioni, ma va considerata come un grosso e confortante segno di progresso collettivo. E il gioco entusiasma i tifosi Haessler si sta rivelando una pedina molto importante nell'economia del gioco praticato dalla Juventus 

Attenti a quéi tre. Quando Baggio, Casiraghi e Schillaci inventano la Juve vola e soprattutto riesce a mostrare il suo volto migliore, quello che Maifredi sta cercando di modellare secondo i canoni del suo credo calcistico. La larga vittoria sull'Inter non deve illudere nessuno, ma non può non essere considerata come un confortante segno dei progressi della squadra bianconera, che ieri a sprazzi ha dato spettacolo disponendosi sul campo in maniera perfetta. Corta e grintosa, la Juve ha archiviato la pratica-Inter con una velocità degna di Speedy Gonzales. 

Dopo un quarto d'ora era già in vantaggio di due gol e dal quel momento ha giocato sul velluto, cioè nelle condizioni ideali per cercare scambi ed intesa proprio come piace a Maifredi. Ma se il terzetto di cui sopra è stato il finalizzatore della manovra juventina, non si può dimenticare che i bianconeri sono giunti ad una vittoria di così larghe proporzioni grazie da una grande prova collettiva. Ieri tutto ha funzionato alla perfezione come capita di rado, non si sono ripetuti i grossolani errori in cui la Juve era cadute nelle precedenti partite. Soltanto quando la squadra ha perso la sua compatezza e si è allungata, l'Inter si è resa pericolosa potendo sfruttare spazi maggiori. 

Per il resto la squadra di Trapattoni è rimasta intrappolata nella ragnatela bianconera, senza mai riuscire ad impensierire Tacconi, autore comunque di interventi compiuti in assoluta sicurezza. All'Inter così sono rimaste le briciole. Baresi è diventato matto nel tentativo di frenare la verve di Baggio, Ferri ha ingaggiato con Casiraghi un duello a colpi spiccata. Certo, gli manca il lancio di quaranta metri (che non aveva comunque neppure Barros) e secondo noi è solo una questione di inserimento. Appena Haessler si sarà sbloccato (magari con un gol, ma non ne ha mai fatto una questione e, ripetiamo, per lui non è necessario farli) mentalmente riuscirà anche a tracciare il campo con aperture smarcanti. Insomma Maifredi può dormire sonni tranquilli. E possiamo dire che aveva anche ragione. Non era Julio Cesar il problema, non lo era Haessler. 

Tra l'altro, se questi giocatori danno di gomiti, riuscendo soltanto in parte ad arginare la grande potenza del centravanti juventino. Serena e Klinsmann non hanno avuro scampo, presi in mezzo tra Bonetti e Julio Cesar. Il brasiliano, in particolare, ha disputato ancora una partita di buon livello, a conferma che per lui si trattava prima di tutto di ambientarsi in un contesto calcistico del tutto nuovo. Ma a mettere nei guai l'Inter, oltre ad un Baggio a tratti incontenibile, con giocate di grande classe, è stato soprattutto Haessler, che ha saputo sottrarsi abilmente ad ogni tipo di marcatura con grande astuzia, ma soprattutto con un movimento incessante. 

Haessler è uno di quei giocatori che giocano decine di palloni e che coprono enormi spazi, pronti a dare una mano al compagno in difficoltà ed incuranti di sprecare tesori di energie. La vittoria di ieri avrà quindi un peso determinante nella crescita della Juventus. I giocatori avevano bisogno di un risultato di prestigio che servisse da stimolo, che desse alla Juve la sicurezza dei propri mezzi. Com'è vero che l'Inter non potrà essere sempre la squadra spenta e poco convinta vista ieri, è altrettanto vero che Schillaci e compagni troveranno altre giornate opache com'è nella logica delle cose. Ma la sensazione è che la Juve abbia imboccato la strada giusta, che l'approssimazione di gioco dei mesi scorsi sia ormai superata in maniera confortante. Al resto penseranno i suoi fuoriclasse, i giocatori che possono fare in ogni momento la differenza. E visto che Schillaci si è sbloccato, ora Maifredi potrà contare in pieno sui suoi «cecchini». 

Fabio Vergnano 
tratto da: La Stampa 29 Ottobre 1990




Juventus: I gol. 58": Schillaci è atterrato in area da Ferri. Il rigore è una carezza vincente di Baggio. 14': cross di Hässler e decisivo stacco di testa di Casiraghi. 57: Baggio colpisce il palo, la palla termina sui piedi di Schillaci che festeggia il primo gol in campionato. 64: Baggio, ancora grande, crea le premesse perché il sinistro di De Agostini superi per la quarta volta Zenga.

Cosa funzione. Quasi tutto. Finalmente, la zona di Maifredi, l'allineamento dei difensori per scoraggiare le altrui offensive con l'espedi­ente del fuorigioco, l'accorciamento intelligente della squadra e un pressing che stordisce finiscono per paralizzare l'avversario.

Cosa non funziona. La difesa corre ancora qualche rischio e subisce due gol, ma è naturale, per un complesso che spende tanto e che si sbilancia in avanti.


Inter: I gol. 33: Intervento scorretto di Bonetti su Serena. Dalla lunga distanza Matthäus infila Tacconi (era coperto?) con un bel «piazzato». 80: Assist di Matthäus e gran destro nel «sette» di Klinsmann.

Cosa funzione. La capacità di reagire alla superiorità dell'avversario e allo svantaggio. E la ricerca di un uomo smarcato con buon palleggio.

Cosa non funziona. La difesa bunker è diventata una gruviera. Il collettivo si perde in fraseggi senza cercare la profondità (merito anche della zona bianconera). È insufficiente la concretezza di Klinsmann e Serena, un tandem che ha difficoltà di convivenza.

Cosa c'è da fare. Riscoprire la forma di Ferri e Bergomi, pilastri fondamentali della difesa, e recuperare Berti. Senza un uomo a percussione come lui, l'Inter non è abbastanza incisiva.




IL TECNICO DALLA POLVERE ALL'ALTARE
MAI DIRE MAIFREDI

Gran calcio al Delle Alpi, estrema tensione del pubblico, rapito dai capitoli di Juve-Inter come se fosse costretto a leggere pagine di un capolavoro di letteratura ricco di suspense. Per confezionare uno spettacolo calcistico sontuoso sotto l'aspetto tecnico, tattico ed emotivo, occorre la partecipazione di entrambe le squadre. E, sembra un paradosso, anche l'organico di Trapattoni (che conclude il match travolto e deluso) contribuisce all'allestimento di uno spettacolo di rara bellezza.

La Juventus sembra finalmente prestare attenzione al-le semiserie profezie di Gigi Maifredi, il quale chiedeva soltanto un arco di tempo ragionevole per presentare il vero volto della squadra da lui preparata in questi primi mesi operativi. Contro l'Inter, la Juve conferma il 4-0 inflitto in Coppa all'Austria Vienna ed esce dal tunnel dentro cui, fino a una settimana fa, si confondevano anarchia, confusione di idee, discontinuità, cospicui rischi in difesa. I quattro gol regalati al pubblico di fede bianconera hanno avuto l'efficacia di altrettanti colpi di spugna.

Soprattutto nei primi 30 minuti la Juventus esibisce una «zona» attenta e pressante, con allineamento dei difensori proiettati in avanti ogni qualvolta Battistini o Matthaus, Bianchi o Brehme, concepiscono un'idea offensiva verticale per Klinsmann e Serena. E come vedere una macchia compatta di bianco e nero spostarsi, avanti e indietro, con sincronismo stupefacente. L'Inter ne resta stordita. Ma il pressing della squadra juventina non può durare in eterno, anche perché l'Inter, nonostante la defezione forzata di Berti e l'uscita prematura di Bergomi, è truppa di gagliardi e vigorosi uomini mai rassegnati al punteggio e al destino.

E alla flessione bianconera negli ultimi 15 minuti del primo parziale, corrisponde una serie di iniziative pericolose dei nerazzurri, che però sbagliano con Klinsmann l'opportunità per pareggiare i conti. A quel punto, il match sembra un tessuto allentato, come sfilacciato, e le sollecitazioni individuali prevalgono sui toni corali; su tutti emerge il talento inarrivabile di Baggio (che il Signore lo conservi a lungo all'Italia di Vicini). Julio Cesar è sempre all'altezza della situazione, Hassler corre come se calzasse gli stivali delle sette leghe ed è utile ovunque si proietti. Casiraghi dimentica i colpi ricevuti da Ferri e sfoggia ripetute prodezze (vedi il gol) e un coraggio da leone. Corini è più vitale di Fortunato, Schillaci è in ripresa. Ma è il collettivo a funzionare, e Maifredi ne va logicamente fiero. Ora è importante continuare.

L'Inter dà un buon apporto all'aspetto scenico della partita, però vive giorni di crisi, vuoi per le incertezze di un reparto arretrato diventato vulnerabilissimo (il solo Brehme esce dalla palude grigia), vuoi per la forma carente di Bergomi, Ferri, Serena e Battistini. E, infine, perché un elemento prezioso come Berti non è sostituibile dal modesto Stringara. Che l'Inter sia farcita da elementi di razza lo dimostrano la reazione e l'irriducibilità ammirate quando si trovava sotto di due e anche di tre gol. Ma le spinte emotive non sempre bastano quando le idee sono confuse, quando più di un uomo è lontanissimo dal top della condizione e quando i leader di un tempo non hanno più voce per farsi sentire dai gregari. 

Angelo Caroli
brani tratti dal Guerin Sportivo anno 1990 n.44




 



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sabato 25 aprile 2026

25 Aprile 1982: Juventus - Inter

È il 25 aprile 1982 Juventus e Inter si sfidano nella dodicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1981-82 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

A fine campionato la Juventus conquisterà la sua Seconda Stella da appuntare sul petto. Dopo un lunghissimo testa a testa con la Fiorentina allenata da Giancarlo DeSisti, la spunta all'ultima giornata grazie ad una vittoria esterna a Catanzaro con un rigore del partente Liam Brady

Dall'altra parte c'è l'Inter allenata da Eugenio Bersellini che terminerà il campionato in un deludente quinto posto.

Buona Visione!

          

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Stagione 1981-1982 - Campionato di Serie A - 12 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 25 aprile 1982 ore 15.30
JUVENTUS-INTER 1-0
MARCATORI: Brady rigore 76

JUVENTUS: Zoff, Osti, Cabrini, Gentile, Brio, Scirea, Marocchino, Bonini, Galderisi (Tavola 72), Brady, Virdis
Allenatore: Giovanni Trapattoni

INTER: Bordon, Bergomi, Baresi G., Marini, Canuti (Serena A. 77), Bini, Bagni, Prohaska, Altobelli, Beccalossi, Oriali
Allenatore: Eugenio Bersellini

ARBITRO: Barbaresco




Brady dal dischetto ha battuto l'Inter ad un quarto d'ora dalla conclusione del match
Rigore discusso, ma Juventus con merito 
Barbaresco punisce un intervento in scivolata di Marini su Cabrini: proteste ne-razzurre, Prohaska ammonito Altro scontro Baresi-Cabrini, non era penalty Gioco confuso, maggiori le conclusioni bianconere - Bettega è rimasto in panchina
 
TORINO Visto che Juventus ed Inter avevano ingarbugliato non poco tra rabbiosa rivalità ed errori, tra alti e bassi dei singoli giocatori la matassa della partita ad un quarto d'ora dalla fine a decidere la preziosissima vittoria bianconera è arrivato un segnale dell'arbitro Barbaresco. Al 28' il fischio che rilevava gli estremi del rigore in un intervento in scivolata di Marini nelle cui gambe incocciava (a palla presumibilmente persa) Cabrini lanciato in affondo, e dopo quasi due minuti impiegati a calmare le proteste nerazzurre e ad ammonire Prohaska, l'altro sibilo che faceva partire Brady con palla sul dischetto. Bordon intuiva la direzione del tiro, ma la botta dell'irlandese era troppo forte e troppo ben diretta. 
Era il gol della vittoria bianconera, una rete che farà discutere ma che ha premiato almeno il maggior numero di conclusioni della squadra di Trapattoni. Subito dopo il penalty, con un'Inter che aveva perso la testa e si dedicava ad una vera caccia all'uomo, lo stesso Cabrini finiva a terra di nuovo in piena area su una dura entrata di Baresi (dopo aver vinto un duro tackle con Bini), ma stavolta Barbaresco con larghi cenni faceva proseguire il gioco. 
È stato l'arbitro a regalare i due punti che consentono alla Juve di restare leader alla pari con le Fiorentina? Dalla tribuna, onestamente, pareva più rigore il secondo del primo, ma le riprese tv invertono le impressioni, perché nello scontro bis Cabrini è parso tuffarsi al contatto con l'avversario. Diciamo che il dubbio c'è ma è minimo, e che Barbaresco era vicino alle due fasi di gioco, in buonissima posizione per giudicare. Andata in campo al completo, contro una Juventus che le rendeva due elementi del peso di Tardelli e Furino, presentando una formazione di emergenza, l'Inter ha giocato una partita tutto sommato assurda. L'evidente concentrazione e la grinta dei nerazzurri si esaurivano sul tre-quarti campo: solo all'avvio una manovra verticale Beccalossi-Altobelli costringeva Zoff ad un salvataggio con la gamba destra, poi il controplede degli uomini di Bersellini perdeva efficacia e convinzione, anche per la negativa prestazione di Bagni, il quale, dominato da Cabrini, privava della sua collaborazione i compagni di attacco. 
La Juventus ha così premuto più a lungo, sia pure con poca penetratività, ma il numero delle conclusioni a rete è nettamente a suo favore. Fuori di poco una botta di Cabrini al 5', due pericolosi affondi di Brady e Marocchino attorno al 22', una botta di Brady ribattuta ed una successiva di Bonini di poco alta al 39', ed in chiusura del primo tempo una bella girata (lancio di Bonini) di Galderisi, il cui rasoterra si perdeva di poco oltre il montante alla destra di Bordon, sorpreso. 
Nella ripresa la Juventus intensificava gli attacchi. Finiva fuori al 4' un colpo di testa di Virdis su centro di Galderisi, ancora Virdis colpiva secco con la fronte un cross di Brady ma Bordon rispondeva in presa, volando. Finiva fuori sfiorando il montante una girata in mischia di Galderisi al 15', poi la pressione era interrotta da un tiro trasversale di Beccalossi che Zoff neutralizzava in due tempi. Trapattoni sostituiva Galderisi con Tavola, cercando di compensare la punta in meno con una maggiore spinta (e maggiore sicurezza) a centrocampo, e si arrivava al due affondi di Cabrini frenati con durezza, al penalty di Brady ed al secondo caso da rigore.
 
Due tiri non forti ma precisi di Virdis ed un assist del sardo per Brady (tiro stoppato da Bini) chiudevano i tentativi bianconeri, e Zoff allo scadere del match alzava in angolo una staffilata dal limite di Bergomi, unico frutto del forcing finale. 
Questi pochi pericoli per i portieri sono stati il frutto di una partita tesa ma giocata a sussulti, con rari momenti di gioco corale. La Juventus ha pagato le assenze, Bettega è rimasto in panchina risentendo però da vicino il clima di gara, gli avanti bianconeri hanno lottato ma senza rendersi pericolosi se non in poche occasioni. È mancata ai campioni la solita spinta sulle fasce laterali, l'ha operata con efficacia il solo Cabrini visto che Gentile doveva badare a Beccalossi ed Osti sulla destra, pur avanzando, non è stato felice nei suggerimenti. 
La vittoria juventina è comunque meritata, e sbollita la rabbia finirà per riconoscerlo anche l'Inter. 
Bruno Perucca
tratto da: La Stampa 26 aprile 1982




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mercoledì 25 marzo 2026

25 Marzo 2012: Juventus - Inter

È il 25 marzo 2012 e Juventus ed Inter si sfidano nella Decima Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2011-12  allo 'Juventus Stadium' di Torino.

È il primo anno di Antonio Conte come allenatore dei nostri eroi, ma nessuno può sognare quale sarà l'epilogo di questa stagione. Alla fine diventerà una marcia trionfale lunga trentotto partite, tutte senza l'onta della sconfitta. Dall'altra parte c'è l'Inter che chiude al sesto posto lontano anni luce dalla squadra campione d'Italia.

Buona Visione!


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Stagione 2011-2012 - Campionato di Serie A - 10 ritorno
Torino - Juventus Stadium
Domenica 25 marzo 2012 ore 20:45
JUVENTUS-INTER 2-0
MARCATORI: Cáceres 57, Del Piero 71

JUVENTUS: Buffon, Cáceres, Barzagli, Chiellini, De Ceglie, Vidal, Pirlo, Marchisio C., Pepe (Bonucci 53), Matri (Del Piero 53), Vučinić (Quagliarella 74)
Allenatore: Antonio Conte

INTER: Julio Cesar, Maicon, Lucio, Samuel, Nagatomo, Zanetti J., Poli (Faraoni 68), Stankovic, Obi (Pazzini 68), Milito, Forlan
Allenatore: Claudio Ranieri

ARBITRO: De Marco



La squadra di Conte vince 2-0 con le reti di Cáceres e Del Piero e si riporta a -4 dai rossoneri.  Primo tempo equilibrato poi nella ripresa i bianconeri chiudono la partita

TORINO - La Juventus può davvero crederci. La vittoria sull'Inter, netta nel punteggio (2-0), un po' meno nello sviluppo complessivo della gara, è di quelle che vanno al di la delle distanze mantenute dal Milan capolista (4 punti). Arriva infatti contro la migliore versione stagionale dei nerazzurri, anche se lontana dagli standard abituali del club di Moratti, e poi rappresenta una svolta caratteriale importante. Non era facile, infatti, reggere alla notevolissima pressione settimanale, alle aspettative del pubblico, pronto con un'inequivocabile coreografia a rivendicare gli scudetti della discordia. Inoltre non è un caso che il successo venga sigillato proprio dagli uomini simbolo: Buffon tiene a galla la squadra nel momento più difficile, Del Piero chiude i giochi con il suo primo gol in questo campionato. Discreta comunque la prova dell'Inter: nerazzurri perfetti quando si trattata di aspettare ed andare in contropiede, spaesati e senza le energie necessarie quando si è trattato di inseguire

LA MOSSA POLI - Tatticamente, Ranieri la inizia meglio. Conte propone il tridente Pepe-Matri-Vucinic, mentre in difesa recupera Barzagli, al centro con Chiellini. Il tecnico nerazzurro se la gioca con il modulo che gli offre maggiori garanzie: un 4-4-2 attento in copertura sulle fasce a sostegno del tandem Milito-Forlan. La mossa più interessante, per limitare le giocate di Pirlo - compito perfettamente riuscito nel primo tempo - è piazzargli Poli alle costole. Altre situazioni tattiche interessanti: i duelli sulle corsie esterne. È probabilmente il miglior Maicon della stagione, quello che limita Vucinic e va ad insidiare un comunque attento De Ceglie.

BUFFON PARA TUTTO - Primo tempo equilibrato. La Juve esercita pressione maggiore, va a folate, ma a conti fatti non crea tantissimo. Le chance migliori ce le ha Matri, leggero nel colpo di testa ravvicinato che fa fare bella figura a Julio Cesar, impreciso nella girata all'altezza del dischetto del rigore. Tra i due portieri il più occupato è senza dubbio Buffon, anche perché l'Inter, particolarmente compatta tra i reparti e con una brillantezza atletica spesso latitante in stagione, prende spesso la porta. Milito (due volte) e Forlan (di testa) testano il portiere azzurro con conclusioni ravvicinate; Obi e Stankovic, invece, lo chiamano alla risposta con battute dalla distanza.

STRATEGIE TATTICHE, POI DEL PIERO - Nella ripresa grandi schermaglie sulle panchine. Conte aspetta poco, poi dà un cambio drastico al modulo: dentro Del Piero e Bonucci per Matri e Pepe, significa difesa a tre. Si era sullo 0-0; verrebbe da dire mossa azzeccata, anche se poi a ben vedere l'episodio, quasi immediato, che sblocca il risultato, arriva da palla ferma. Corner di Pirlo, Cáceres lasciato in beata solitudine, insacca di testa. Cambia anche Ranieri, passando al 4-3-1-2 con Forlan dietro Pazzini e Milito, ma quella dei nerazzurri diventa una coperta corta. Del Piero sale in cattedra: prima offre a Vučinić un assist che il montenegrino, solo davanti a Julio César, getta a mare, poi raddoppia con un diagonale perfetto su invito di Vidal. La gara finisce qui, e solo Maicon (strepitoso sulla linea su tocco di Quagliarella) e Julio Cesar, eccezionale su Chiellini, limitano un passivo più pesante.




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