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giovedì 19 marzo 2026

19 Marzo 1978: Juventus - Verona

Attraverso Youtube vi regaliamo un dolce amarcord della data odierna.
È il 19 marzo 1978 e si gioca allo 'Stadio Comunale' di Torino la sfida Juventus-VeronaIl tutto è valevole per l'ottava giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1977-78.

È una Juventus che domina il calcio italiano. In campionato nessuno può starle dietro tant'è che al secondo posto si afferma la sorpresa Lanerossi Vicenza

Per quanto riguarda gli scaligeri , eviteranno la dolorosa retrocessione in Serie B per un solo punto. 

Buona Visione!


juventus



Stagione 1977-1978 - Campionato di Serie A - 8 ritorno Torino - Stadio Comunale Domenica 19 marzo 1978 ore 15:00 JUVENTUS-VERONA 1-0 MARCATORI: Bettega R. 7 JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, Gentile, Morini, Scirea, Fanna (Verza 72), Causio, Boninsegna, Benetti, Bettega R.
Allenatore: Giovanni Trapattoni VERONA: Superchi, Spinozzi, Logozzo, Busatta (Maddè 67), Bachlechner, Negrisolo, Trevisanello, Mascetti, Gori, Esposito, Zigoni
Allenatore: Ferruccio Valcareggi ARBITRO: Pieri C.


Le pagelle della Juventus Dino Zoff, sempre lui
ZOFF — È stato l'unico a non accusare, in fatto di concentrazione, i postumi della stressante partita con l'Ajax. Sempre attentissimo, scattante, ha « tolto » dalla porta nella ripresa una pericolosissima staffilata di Spinozzi ed ha compiuto una serie di interventi che solo per la sua classe sono sembrati di « ordinaria amministrazione ».
CUCCUREDDU — La sua battaglia con Zigoni è stata una delle poche cose « vere » della partita; Cuccù ha dimostrato di aver recuperato meglio di tanti compagni, e si è pure portato qualche volta in avanti con autorità.
CABRINI — Un primo tempo all'altezza dei suoi grandi mezzi, una ripresa con qualche pausa. Nel complesso, comunque, una lampante conferma delle doti del giocatore.
GENTILE — Con qualche comprensibile appannamento, « Gento » è stato uno dei più continui nello sforzo di ricucire il gioco a centrocampo e nell'appoggiare le punte.
MORINI — Ha avuto qualche difficoltà all'inizio nel controllare Gori che cercava di muoversi un poco dalla sua zona, poi è salito di tono anticipando l'avversario e portando in avanti alcuni palloni preziosi anche se non sfruttati dagli avanti.
SCIREA — Una partita senza squilli, se non la perentoria « uscita » che ha portato al gol. Uno Scirea che bada solo alla difesa è la conferma della giornata poco brillante (con le attenuanti che tutti sanno) del complesso bianconero.
CAUSIO — Ha giocato da mezz'ala, dando l'impressione all'inizio di divertirsi persino, intraprendente e rapido nelle aperture. Poi ha via via rallentato, è parso un po' nervoso. Meglio il Causio al suo posto, insomma.
FANNA — Più idee che sostanza, ma è logico che siano i meno esperti ad accusare il peso di settimane come questa. Qualche bel cross, ma spesso è partito troppo da lontano, andando incontro a Causio anziché proiettarsi in avanti.
BONINSEGNA — Non è ancora a posto, evidentemente: anche se l'attacco bianconero non ha avuto molti palloni utili, è parso troppo lento nei riflessi per essere il vero » Bonimba.
BENETTI — Ha lavorato molto, ma la sua scarsa rapidità una volta in possesso di palla ha finito ,per nuocere alla manovra del centrocampo (dove, è chiaro, non si possono « regalare » Tardelli e Furino nella stessa partita).
BETTEGA — Il gol decisivo subito, poi un pomeriggio di mezza vacanza. È parso « molle » come se fosse sceso sul campo con gli agnolotti (come piemontese è l'unico a poterli apprezzare...) sullo stomaco, ma forse aveva ancora da digerire le fatiche del mercoledì.
VERZA — Ha giocato gli ultimi ventiquattro minuti al posto di Fanna, ma la partita che si era ormai messa su un binario moscio non era adatta a metterne in rilievo le doti.
Bruno Perucca tratto da: La Stampa 20 marzo 1978



JUVENTUS-VERONA: 1-0
La Signora si distingue vincendo

LA JUVENTUS si è accontentata del massimo risultato col minimo sforzo. Aveva nelle gambe la fatica dell'Ajax e doveva pure pensare al Bruges. Quindi, per liquidare il Verona, si è limitata al golletto firmato Bettega. Quanto bastava per continuare la marcia trionfale. Eppure, a Milano, si continua a contestare lo stile Juventus. La "Rosea" Rosanna Marani ha chiesto stizzita al presidentissimo Boniperti: 
«Per entrare nel giro della Juve o avvicinarsi si deve cambiare mentalità, come cambiare la fede, lasciare le scarpe al di fuori della moschea, aspettare l'esame prima di essere ricevuti. Vi volete assolutamente distinguere?». 
Ma secondo Boniperti, la Juventus si distingue solo perché è sempre in testa alla classifica, a dispetto di tutti, compresa «mamma-Rai».
Franco Colombo ha denunciato sulla 
"Gazzetta del Popolo": 
«Lo strapotere torinese è contestato anzi ignorato soltanto dalla Rai che domenica è riuscita a tagliar fuori dagli interventi diretti in "Tutto il calcio minuto per minuto" tre partite: oltre all'Inter, Juve e Toro. E quando le granata sono passati in vantaggio per la seconda volta, ha fatto del suo meglio per ignorare l'avvenimento. Sarebbe una pregevole applicazione della teoria "diplomatica": ignorare i nemici che riuscite a battere. Se non fosse che la Rai finisce in "I" come italiana, è dunque anche torinese. O no".
Giglio Panza, su "Tuttosport", non ha bocciato nessuno: ha dato 7,5 a Morini e ben quattro sette (Zoff, Cuccureddu, Cabrini e Scirea). Sul "Corriere della Sera", invece, sia Causio che Boninsegna si sono visti rifilare addirittura cinque. In compenso, Roberto Milazzo ha dato 7 a Benetti. Mentre, invece, Bruno Perucca ha rilevato su "Stampa Sera": 
"Benetti ha lavorato molto ma la sua scarsa rapidità una volta in possesso della palla ha finito per nuocere alla manovra del centrocampo."
L'allenatore in seconda del Bruges, Bollen, è rimasto incantato da Causio. L'ha definito fortissimo, ma nelle pagelle della "Gazzetta" (firmate da David Messina), il "Barone" si è ritrovato l'insufficienza. Su «Il Giorno», infine, Gino Franchetti non ha ritenuto degni del 6 né Cabrini né Gentile ed, esaminando i voti, si ha l'impressione che la Juventus abbia vinto solo per fortuna. È quello che ho sostenuto Zigoni che ha spiegato a Valentino Fioravanti de «L'Arena»: 
"La Juventus è stata disastrosa ma ha sempre fortuna e per questo riesce a rimediare. Purtroppo noi quando vediamo le maglie bianconere rimaniamo bloccati psicologicamente e non riusciamo a giocare come invece altre volte facciamo tranquillamente. Chissà perché". 
Ma è possibile che la Juventus sia in vetta alla classifica solo per merito della dea bendata?

Elio Domeniconi
tratto dal Guerin Sportivo anno 1978 nr.12




giovanni

rosa

hellas

juve
La Stampa 20 marzo 1978

romeo
La Stampa 20 marzo 1978

juve
La Stampa 20 marzo 1978

juve

juve

Contro il Verona, la Juve ha risolto la partita in sette minuti con Bettega lasciando poi al Verona l'iniziativa del gioco ritirandosi in difesa e facendo scudo attorno a Zoff, l'uomo che ha regalato ai bianconeri la possibilità di arrivare alla finale della Coppa dei Campioni parando due rigori contro l'Ajax.


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giovedì 19 febbraio 2026

19 Febbraio 1978: Juventus - Lazio

Title of a News Article

È il 19 febbraio 1978 e Juventus e Lazio si sfidano nella quarta giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1977-78 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

È una Juventus che domina il calcio italiano. Alla fine di questo campionato i bianconeri infatti conquisteranno il loro diciottesimo Scudetto. Nessuno può starle dietro tant'è che al secondo posto si afferma la sorpresa Lanerossi Vicenza.

Per quanto riguarda i bianco azzurri, rischiano fino all'ultima giornata una clamorosa retrocessione in Serie B, ma ce la fanno ad evitare una terribile beffa.

Buona Visione! 


juventus



Stagione 1977-1978 - Campionato di Serie A - 4 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 19 febbraio 1978 ore 15:00
JUVENTUS-LAZIO 3-0
MARCATORI: Bettega R. 5, Boninsegna 68, Boninsegna rigore 82

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Gentile, Furino, Morini, Scirea, Causio (Fanna 65), Tardelli, Boninsegna, Benetti, Bettega R.
Allenatore: Giovanni Trapattoni

LAZIO: Garella, Pighin, Ghedin (Boccolini 26), Wilson, Manfredonia, Cordova, Garlaschelli, Agostinelli, Giordano, Lopez, Badiani
AllenatoreLuis Vinicio

ARBITRO: D'Elia



La Juventus ha restituito alla Lazio il 3-0 dell'andata ma, a dispetto del punteggio, ha faticato per un'ora a doppiare lo splendido gol realizzato da Bettega in apertura e mettere definitivamente al sicuro il risultato. 
E' stata una partita nervosa, con falli e ripicche che il giovane arbitro salernitano D'Elia (più per inesperienza che per incapacità) ha frenato in ritardo rischiando che la situazione degenerasse. Sul suo cartellino giallo, comunque, sono finiti Gentile, Cordova, Boninsegna e Lopez. Le vecchie ruggini - all'Olimpico la Juventus aveva subito l'unica sconfitta stagionale - sono riaffiorate avvelenando il gioco. La Lazio accusa i juventini di essere dei "picchiatori" e l'arbitro di eccessiva tolleranza: a noi è parso che i biancazzurri non abbiano certo offerto l'altra guancia, a volte hanno colpito per primi. E se c'è una squadra che deve lamentarsi del direttore di gara, questa è la Juventus: D'Elia le ha negato (39') un calcio di rigore per un plateale fallo di Pighin su Bettega in piena area. 
La Lazio può solo recriminare sulle proprie lacune: per tutto il primo tempo i pericoli corsi da Zoff sono stati procurati dalle deviazioni dei compagni (Scirea e Furino) e solo nella ripresa, sul 2-0, Garlaschelli ha colpito una traversa impegnando poi, allo scadere, il portiere bianconero in una difficile deviazione in angolo. La Lazio non ha saputo approfittare del momento critico accusato dalla Juventus che, dal 29' al 36', ha perso il controllo del centrocampo: per il resto dell'incontro ha subito la supremazia territoriale dei campioni d'Italia che avevano sfiorato il raddoppio in quattro occasioni prima che Boninsegna piazzasse la zampata del 2-0 e, un quarto d'ora più tardi, siglasse, su rigore, il terzo punto. Un successo largamente meritato per la squadra di Trapattoni che, pur senza esaltare ma offrendo a tratti scampoli di bel gioco, continua la sua fuga ed allunga il passo sul plotoncino, sempre compatto e allineato, delle immediate inseguitrici, Torino, Milan e Lanerossi Vicenza. Cinque punti di vantaggio sono un buon margine di sicurezza: l'amara lezione di due anni fa (il Torino, che alla diciannovesima giornata accusava lo stesso ritardo, recuperò e vinse il titolo) ha insegnato ai bianconeri che è proibito sedersi sugli allori. La squadra, anche se qualche meccanismo ha bisogno di essere... lubrificato, è viva.
La vittoria di ieri è legata al binomio Bettega-Boninsegna che dal primo turno non sognavano in tandem. Ma è anche legata all'ottima prestazione di Furino, che ha puntellato il centrocampo proponendo anche validissimi temi offensivi (compreso l'assist gol per Bettega e l'azione del rigore), a Morini che ha letteralmente cancellato Giordano dalla partita vendicando (sportivamente, s'intende) nel migliore dei modi la batosta di Roma dove fu il protagonista negativo. 
Sono piaciuti, a parte qualche sbavatura, anche Tardelli, Scirea, Cuccureddu, Gentile e Causio che, ad un quarto d'ora dalla fine, quando l'iniezione antidolorifica (gioca con una piccola infrazione al mignolo del piede destro) stava per perdere il suo effetto, ha ceduto il suo posto a Fanna. Benetti ha sciupato numerosi palloni ma ha dato il suo valido apporto nel 'filtrare' i contrattacchi laziali. Fra gli ospiti merita una citazione Garella: non ha colpe per i tre gol e, con un paio di parate, ha evitato un passivo più pesante. L'avvio era brillante e sembrava promessa di spettacolo. La Juventus passava in vantaggio dopo appena sei minuti. Benetti smistava sulla sinistra per Furino: compiuti pochi passi, il «capitano» scodellava un preciso traversone sotto porta per l'accorrente Bettega che bruciava sul tempo Pighin e in spaccata, al volo di esterno destro, insaccava nell'angolo alto. Un gol da manuale. In scioltezza la Juventus insisteva. 
Al 10' Causio proponeva una piacevole e ficcante manovra con un'apertura sulla destra per Scirea: al volo il «libero» serviva Gentile che di testa allungava su Bettega ma il suo passaggio a Causio era intercettato dalla difesa laziale. Rovesciamento di fronte e primo intervento di Zoff (12') su un innocuo cross di Agostinelli. La Juventus rallentava il ritmo e solo su punizione tornava ad impensierire Garella: prima con un colpo di testa a lato di Boninsegna, poi con una staffilata di Gentile che il portiere deviava in angolo. Intanto, qua e là, affioravano scorrettezze, scontri verbali. Al 27" Ghedin, vittima di una contrattura muscolare alla coscia destra, chiedeva il cambio: Vinicio lo sostituiva con Boccolini che seguiva Tardelli mentre Badiani passava su Causio (ogni tanto i due laziali invertivano marcatura). Era sempre la Juventus a comandare il gioco sebbene la Lazio desse segni di risveglio. 
Al 28' Furino evitava due avversari e serviva un bel pallone a Boninsegna che, pressato da Manfredonia, mancava la deviazione gol. Per un fallo su Badiani, Gentile veniva ammonito (adesso rischia la squalifica). La Juventus sbandava e la Lazio cresceva di tono. Un tiro di Garlaschelli era girato in corner da Scirea che sfiorava l'autogol (29'). Poi Morini rimediava su Lopez che aveva intercettato un errato disimpegno di Scirea ma era Furino a procurare involontariamente un grosso brivido a Zoff che effettuava la prima vera parata su deviazione del compagno. La Lazio collezionava un paio di corners e gli animi si accendevano quando l'arbitro non fischiava, in favore della Juventus, un fallo ai danni di Gentile. Passata la sfuriata (si fa per dire) laziale, la Juventus riorganizzava il gioco e tornava a premere. Al 39' Causio batteva una punizione per la testa di Bettega che, spinto alle spalle da Pighin, mancava l'impatto con il pallone e franava sull'erba.
Rigore netto: per l'arbitro, viceversa, tutto regolare. E poi dicono che le «giacchette nere» favoriscono la Juventus. Come se non bastasse, senza alcun motivo (forse aveva un cronometro difettoso) D'Elia recuperava ben quattro minuti e solo una segnalazione di un guardalinee decretava la fine del primo tempo (49'). La ripresa vedeva la Juventus accelerare. Ispirate da Causio le trame bianconere acquistavano maggior incisività anche perché Wilson, scontratosi con Tardelii, riportava una forte contusione al fianco destro e la menomazione impediva al «capitano» di chiudere con efficacia i varchi. 
Al 56' Tardelii mancava di un soffio il gol: la palla sibilava accanto al montante. La Lazio si rifaceva viva nei pressi di Zoff con Cordova che, a conclusione di un elegante palleggio, calciava a fil di traversa. Cinque minuti dopo era Garella ad effettuare una provvidenziale respinta su un cross di Causio destinato alla testa di Bettega. Al 65' Causio cedeva il posto a Fanna e, poco dopo, la Juventus falliva il raddoppio: Bettega rifiniva un bel pallone per Benetti che cercava spazio per il tiro ma Garella, con un'uscita alla «kamikaze», lo anticipava.
Il gol non tardava. Dopo una mischia sotto la porta di Zoff stroncata da Morini, la Juventus raddoppiava (67'). Gentile produceva l'ennesimo allungo poi toccava a Bettega; la palla perveniva a Tardelii che fiondava a rete, Garella respingeva proprio su Boninsegna che, con calma e di destro, insaccava da pochi passi. E' il secondo punto consecutivo che «Bonimba» mette a segno con il piede meno preciso. La Lazio reagiva e al 70' Garlaschelli si liberava di Cuccureddu: in giravolta, con un gran destro, l'ala sparava a rete ma Zoff deviava contro la traversa. Ci provava anche Pighin, con un fendente centrale che Zoff alzava in corner. Nel frattempo Wilson, dolorante, abbandonava il ruolo di libero e agiva ora sull'ala ora sul centro ma faceva numero. All'81' Furino scattava sulla sinistra, penetrava in area e Lopez lo agganciava: questa volta D'Elia decretava la massima punizione che Boninsegna, con una bella finta, trasformava a fil di palo. Sebbene la partita fosse decisa, continuava la serie di falli. L'arbitro sedava una scaramuccia fra Tardelii e Cordova ammonendo il laziale. Poi ammoniva Boninsegna per un fallaccio su Badiani e Lopez per una durissima entrata su Furino. Era di nuovo calcio giocato al novantesimo quando Zoff neutralizzava con bravura un rasoterra di Garlaschelli. Poi la fine. Bruno Bernardi.
Dopo-gara pesante per la Lazio, come il responso del campo, la situazione societaria. Gli unici che si sforzano di mantenere un briciolo di serenità sono papà Lenzini e Vinicio. Dice Lenzini con voce funerea. Il comportamento dell'uomo vinto: 
« La sconfitta l'avevamo messa in preventivo alla vigilia e subito abbiamo capito come sarebbe andata a finire. Del resto, quando si incassa un gol in partenza, rimane ben poco da fare ». 
Aggiunge: 
« Continuo ad aver fiducia nei ragazzi. Si sono battuti, verranno anche per noi i giorni di sole ». 
Anche Vinicio è cambiato. Chi riconosce in lui il « lione » di Napoli ? Pare comunque che in tempi non lontani, sul morire della scorsa stagione agonistica, l'allenatore abbia ricevuto allettanti proposte per ritornare a fianco di Ferlaino. Adesso che il divorzio con la Lazio è ufficiale, la «voce» potrebbe prendere corpo, basta saper attendere qualche mese.
Le risposte sono nervose. 
« Siamo qui per analizzare la partita con la Juventus, al resto ci penseremo in seguito. La Lazio ha "chiuso" al Comunale con un'esibizione coraggiosa. La rete di Bettega. purtroppo, si è rivelata un handicap notevole. Poi avete visto la nostra infermeria viaggiante ? Contrattura per Ghedin, caviglia malandata di Pighin, ematoma a Badiani, botta a Garlaschelli. infortunio serio a Wilson che interessa il costato. Adesso farà subito le lastre. Un bollettino di guerra. Nonostante tutto la squadra ha mostrato un bello spirito che lascia ben sperare ». 
Contenute le dichiarazioni del trainer, accese quelle dei suoi. Dopo Milano la storia continua. A puntate. La Juventus rimane per chi l'ha affrontata una squadra di picchiatori. Sentite Agostinelli, il bello del collettivo, che accarezza con il phon i biondi capelli e mitraglia a parole gli avversari: 
« Non potevano giocare in maniera più scorretta. Forse, ricordavano troppo la figuraccia che avevano rimediato all'andata. Così ci hanno intimoriti dalle prime battute dell'incontro ed hanno compiuto fallacci anche dopo il 3-0. Un comportamento ingiustificato. Prendete Gentile, il mio dirimpettaio. Ha picchiato fino a quando non è stato ammonito ». 
La Lazio è costretta ad andare via in pullman. Un lungo e faticoso viaggio verso la capitale, visto che la nebbia impedisce il ritorno in aereo. Non si parla al momento di ritiro anticipato, anche se la posizione di classifica forse lo richiederebbe.

Fonte: La Stampa



JUVENTUS-LAZIO: 3-0
La vendetta del "seminatore"

LA LAZIO era stata l'unica squadra ad aver battuto la Juventus. A Torino, Trapattoni si è vendicato dello scherzo di Vinicio, rifilandogli lo stesso punteggio. Così il duello fra il "Seminatore" autentico e quello mancato si è chiuso. I critici milanesi sono stati severi, come sempre. Sulla "Gazzetta", Angelo Rovelli ha dato l'insufficienza a Benetti (5,5). Su "Il Giorno", Gino Franchetti, oltre a Benetti, ha bocciato Cuccureddu, Fanna e persino Bettega, autore di un gol da antologia. L'«Unità», tanto per cambiare, ha fatto ricor so all'ironia. E "Kim" ha commentato in prima pagina: 
«Ecco, della Juventus, molti dicono che ha troppi boy-scouts che l'aiutano ad attraversare la strada; la Juve dice che per farla attraversare devono sollevarla di peso; perché lei non vuole assolutamente aiuti: attraversa da sola. Nel grande traffico del campionato di calcio, in realtà è difficile distinguere come ci si regola agli incroci, però un dato risulta: che magari la Juventus passerà anche col rosso, ma gli altri si fermano anche col verde, come hanno dimostrato ieri, quando, affrontandosi tra loro, tutte le pretendenti al primato, a forza di "presto, prima lei"; "assolutamente no dopo di lei è finito che sono rimaste tutte ferme mentre la vecchia se ne andava». 
Infine una constatazione: Marco Tardelli piace molto più sul campo che in borghese. Almeno al gentil sesso. Donata Gianeri, andata a intervistarlo per "Stampa Sera" alla fine dell'allenamento, ha raccontato la sua disavventura: dice 
"Una doccia, e sono da lei». 
La doccia dura quarantacinque minuti, come metà partita. Non sapevo che la toilette degli atleti fosse eterna, la pazienza dei giornalisti sportivi in-finita. Quando alla fine, emerge si stupisce molto, infatti, per le mie rimostranze. E' stato velocissimo, spiega, in confornto al solito: il capello lungo, richiede tempo, bisogna asciugarlo sotto il casco, senza contare tutto il resto. Un tutto il resto, sapientemente trasandato: il ciuffo scompigliato ad arte. Il giubbotto gettato con negligenza sulle alle, la camicia slacciata, secondo il cliché dei giovani d'oggi. E poi vien fuori che, come i giovani d'oggi, anche Marco Tardelli, calciatore sulla cresta dell'onda, dietro l'apparente sicurezza e l'ostentata disinvoltura è pieno di dubbi, incertezze, soprassalti, paure. E' alla disperata ricerca di ancoraggi. Uno di quei ragazzi moderni, insomma, che non ridono mai: o quasi mai. Insicuro, vittima di nevrosi e insonnie, tormentato dall'angoscia del domani... ».
In campo laziale, tutti cercano di spiegarsi perché Vinicio ha voluto far sapere a tutti che divorzierà da Lenzini. Secondo Eveno Visioli 
"Il singolare atteggiamento assunto a Santa Margherita sarebbe la logica conseguenza di una cocente delusione". 
E il cronista ha spiegato: 
"Vinicio avrebbe voluto da Lenzini l'assicurazione che avrebbe percepito anche il prossimo anno il più alto ingaggio pagato in Italia: 140 milioni più i premi (complessivamente l'allenatore avrebbe strappato alla Lazio circa 400 milioni in due anni). Una volta constatato che Lenzini faceva il finto tonto e, subodorata l'intenzione del presidente di dare anzi un netto taglio al suo superstipendio (pare che si intendesse abbassarlo a 50 milioni), Vinicio avrebbe deciso di far sapere, e certo non tenendo nel conto del caos in cui avrebbe fatto piombare la Lazio, che le società interessate ad assicurarsi le sue prestazioni nella prossima stagione possono già farsi avanti». 
Ma, visti i risultati, al massimo può farsi avanti il Brindisi. Ormai i giornalisti romani pigliano allegramente in giro l'ex «mo-stro sacro» Vinicio. Oliviero Beha ha commentato su "La Repubblica": 
"Quindi sapendo (da brasiliano sagace soprannominato il "Tedesco" per l'impegno che mette nell' allenare i suoi uomini) quanto importante sia il lavoro del portiere, ha impunemente silurato Felice Pulici, dal passato in Nazionale, dai pali laziali, per rimpiazzarlo con la sua riserva, Claudio Garella, presto assurto agli onori della cronaca per il termine da lui originato, "garellate", non propriamente in senso elogiativo. Di qui uno scompenso generale, in campo e fuori, che ha fatto amaramente concludere all'ignaro trainer: "i ragazzi si sono molto innervositi e non so bene perché". 
A Torino comunque, Garella non ha fatto "garellate" ma ha preso ugualmente tre gol, divertente, come sempre la disparità di giudizi su Ciccio Cordova, il centrocampista miliardario. Secondo Gianni Melidoni ("Il Messaggero"), è stato il migliore della Lazio, gli ha dato il voto più bello, un favoloso 7,5. Aldo Biscardi, su «Paese Sera», ha ripetuto il solito giudizio negativo: 
«Pennellate da par suo, passaggi laterali di autentica sciccheria ma senza alcuna concretezza e nessuna utilità per la squadra». 
Su «Il Tempo», Gian Franco Giubilo ha scelto la via di mezzo: 
"Comincia con qualche balbettio, poi allunga considerevolmente il passo, conquistando il centrocampo. Nel finale, in seguito all'infortunio di Wilson, va a fare il libero ed è protagonista di aspri contrasti, non per colpa sua". 
Insomma, ce n'è per tutti i gusti.

Elio Domeniconi
tratto dal Guerin Sportivo anno 1978 nr.8




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