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martedì 20 ottobre 2026

20 Ottobre 1991: Napoli - Juventus

È il 20 ottobre 1991 e Napoli e Juventus si sfidano nella settima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1991-92  allo Stadio 'San Paolo' di Napoli.

Contro questo Milan (imbattuto in Serie A), perfettamente guidato in panchina da Fabio Capello, è difficile ottenere più di un secondo posto nella Classifica Finale del massimo campionato italiano. Così una Juventus ancora debole ma tanto volenterosa riesce nel suo scopo iniziale! 

Dall'altra parte c'è un Napoli che disputa un campionato d'alta classifica e finisce la propria corsa italica in un rassicurante quarto posto.

Buona Visione!




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Stagione 1991-1992 - Campionato di Serie A - 7 andata
Napoli - Stadio San Paolo
domenica 20 ottobre 1991 ore 14:30
NAPOLI-JUVENTUS 0-1
MARCATORI: De Agostini 45+2

NAPOLI: Galli G., Ferrara, Francini, De Agostini S. (Pusceddu 46), Alemao, Blanc, Corradini, De Napoli (Filardi 82), Careca, Zola, Padovano
A disposizione: Sansonetti, Tarantino, Elia
Allenatore: Claudio Ranieri

JUVENTUS: (c) Tacconi, Carrera M., De Agostini (Luppi 72), Reuter, Kohler, Julio César, Marocchi, Galia, Schillaci, Baggio R. (Corini 52), Casiraghi
A disposizione: Peruzzi, Alessio, Di Canio
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Amendolia
AMMONIZIONI: Kohler 36, Schillaci 63, Julio Cesar 79 (Juventus); Careca 58 (Napoli)





IL CASO/I BIANCONERI RIPRENDONO LA MARCIA
JUVENTUSIASMANTE
Con la vittoria di Napoli, gli uomini di Trapattoni salgono al primo posto in compagnia del Milan. Che, però, deve recuperare una partita.

NAPOLI. Gira e rigira, il punto è sempre lo stesso: sono davvero Milan e Juve, di nuovo coppia di testa della classifica, le regine del campionato? La risposta della settima giornata è all'apparenza categorica: dovunque è pianto e stridore di pareggi, a Genova addirittura i campioni della Samp si piantano davanti all'Atalanta, i due punti, in casa e fuori, restano prerogativa di Milan e Juve, uniche grandi in grado di onorare degnamente i pronostici. I loro successi su Parma e Napoli, squadre fino a quel punto imbattute, appaiono in effetti particolarmente pesanti. Insomma, il tormentone estivo, con l'area scudetto estesa nelle previsioni come una piazza d'armi, starebbe sbriciolandosi contro la realtà, che vede gli uomini di Capello e Trapattoni destinati a monopolizzare la lotta per il titolo. Arrigo Sacchi avrebbe dunque un serbatoio privilegiato cui attingere per non trovarsi senza carburante. Ma è davvero tutto così scontato? La manciata di punti che raggruma oltre la metà delle protagoniste nella parte alta della classifica giustifica più d'un dubbio. E allora è proprio nel contrastato processo di... beatificazione di Milan e Juve, anche in chiave azzurra, che il campionato celebra il suo «caso».

C'è chi ha cambiato strada e adesso si trova a metà del guado, mentre affiorano a pelo d'acqua le fauci spalancate di dubbi e polemiche. C'è chi ha cambiato già il manico e chi medita su come «tagliare» uno o più stranieri senza ferire più di tanto il buon senso. E poi ci sono Capello e Trapattoni, ovvero la forza dei nervi distesi. Partono da punti di vista diametralmente opposti; l'uno pretende lo spettacolo, secondo coattiva filosofia societaria, l'altro è afflitto dalla fame e sa che solo i risultati sono in grado di placare certi appetiti robusti. L'importante però, per Milan e Juve, è che entrambi sanno cosa vogliono e soprattutto come ottenerlo. Superate le voci rossonere su «squali» e croati, i terzetti stranieri non sono assolutamente in discussione, mentre appare sempre più evidente la ricchezza dei relativi organici. Un esempio di giornata? Al Milan manca Rijkaard e va in campo un certo Ancelotti. La Juve deve fare a meno di Baggio nella ripresa ed entra Corini, leaderino naturale in odore d'azzurro.

Dice: mamma mia, che Juve sparagnina, un gol e via. Questo Trap ha fatto del cinismo una religione. Lui, l'interessato, risponde a tono. Prima di Napoli-Juve, fa notare che tutti incensavano Ranieri senza sognarsi di bollarlo come difensivista anche se gioca con un terzino Corradini all'ala destra; poi, dopo il successo, finge di inalberarsi:

«Altro che un gol e via!» digrigna; «Abbiamo giocato partite in cui potevamo vincere sette a zero!». 

La battuta è di quelle da incorniciare: perché nel frattempo è sceso in campo al San Paolo rinunciando a un tornante di ruolo (Di Canio o Alessio) per appiccicare a Zola il francobollo Galia. Ma con quella difesa-monstre può fare ciò che vuole. E cioè bloccare l'avversario e sfruttarne gli errori per riempire il proprio carniere. Fateci caso: dopo sette giornate anche la Juve di Maifredi aveva dieci punti in classifica: eppure tutti la discutevano. Mentre adesso la Juve del Trap mette solo una gran paura addosso all'intera concorrenza.

Certi moviolisti da tivù si dotano dell'ingombrante attrezzatura di Reinhold Messner e partono alla conquista degli specchi. Il fallo di Carrera su Padovano in area di rigore era penalty, perché l'intervento (classico) «palla o piede» non può essere assolto. Ferlaino ha promesso tuoni e fulmini, per una decisione arbitrale che sicuramente ha messo a soqquadro la partita. Però, se Amendolia dovrebbe piangere, Ranieri non ride. Il suo Napoli è apparso vistosamente carente nella costruzione del gioco: Zola è grande, ma avrebbe bisogno di un supporto adeguato, specie sulla fascia destra. Se manca Crippa è notte, perché al calo di quantità nessuno sa contrapporre un pizzico di qualità in più.

Arrigo Sacchi si è concesso un «vernissage» azzurro a Napoli. Per un fanatico del bel gioco come lui, è inevitabile pensare a un testa o croce tecnico-tattica tra Baggio e Zola. Non ha rilasciato alcuna dichiarazione, ma quello che gli è passato per la testa possiamo facilmente intuirlo. Lo juventino non era al massimo della condizione fisica (tanto che ha dovuto lasciare anzitempo); il successore di Diego era ugualmente in situazione complicata, dovendo gestire il proprio patrimonio di classe e personalità in una squadra chiaramente non in giornata. Bene: il sardo ha vinto alla grande, confermando doti di palleggio e fulminanti intuizioni in verticale che ne fanno l'autentico uomo nuovo del calcio italiano. Anziché scomparire in una partita soffocata dai controlli spietati, è emerso come un piccolo gigante, fiammeggiando oltretutto anche nel finale, a dimostrazione di una tenuta fisica che la taglia ridotta non lascerebbe supporre. Il de profundis per il Milan di Sacchi era stato nelle prime giornate perfino accorato. Poi, a poco a poco, la squadra di Capello ha preso a crescere prepotentemente, estraendo di nuovo gli artigli del gioco e di mostrando in aggiunta una concretezza nuova. Anche i rossoneri hanno gli stessi punti dell'anno scorso, ma con un paio di dettagli non trascurabili: devono recuperare una partita e sono rimasti l'unica compagine imbattuta del torneo, mentre allora avevano già perso una volta, per di più a San Siro (con la Sampdoria). Ecco: il Milan di Capello sembra più capace di tradurre in gol i ricami del bel gioco. Ergo: attenti alla Juve, sì, ma occhio a non sottovalutare questo gran Milan.


 

DECIDE L DE AGOSTINI
NAPOLI JUVENTUS 0-1

IL MIGLIORE: L. DE AGOSTINI 7,5

Un gol strepitoso, con quella imparabile bomba da fuori area. Però anche un costante contributo di idee e cross sulla fascia sinistra. La vera chiave del gioco juventino.

IL PEGGIORE: PADOVANO 5

Avrebbe potuto decidere la partita, per il fallo da rigore subito che Amendolia ha ignorato. Però se il Napoli ha giocato male è anche colpa sua.

Carlo F. Chiesa
brani tratti dal Guerin Sportivo anno 1991 n.43






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martedì 1 settembre 2026

1 Settembre 1991: Juventus - Fiorentina

É il 1 Settembre 1991 Juventus e Fiorentina si sfidano nella prima Giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1991-92  allo Stadio 'delle Alpi' di Torino.

Contro questo Milan (imbattuto in Serie A) perfettamente guidato in panchina da Fabio Capello, é diffcile ottenere di piú di un secondo posto nella Classifica Finale del massimo campionato italiano. Cosí una Juventus ancora debole ma tanto volenterosa riesce nel suo scopo iniziale: un secondo posto finale piú che positivo. 

Dall'altra parte c'é una squadra gigliata che disputa un campionato mediocre e si posiziona poco piú sotto di metá classifica.

Buona Visione!

 


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Stagione 1991-1992 - Campionato di Serie A - 1 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 1 settembre 1991 ore 16:00
JUVENTUS-FIORENTINA 1-0
MARCATORI: Casiraghi 42

JUVENTUS: Tacconi, Carrera M., De Agostini, Reuter, Kohler, Julio Cesar, Di Canio (Galia 64), Marocchi, Schillaci, Baggio R. (Corini 90), Casiraghi
Allenatore: Giovanni Trapattoni

FIORENTINA: Mareggini, Fiondella, Carobbi, Dunga, Faccenda, Pioli, Mazinho, Orlando, Borgonovo (Batistuta 63), Maiellaro, Salvatori (Iachini 81)
Allenatore: Sebastiao Lazaroni

ARBITRO: Amendolia
ESPULSIONI: Orlando 44 (Fiorentina)




VINCE LA JUVENTUS 
Buon esordio con gol dell'ex monzese nella partita dei veleni contro la Fiorentina 

Casiraghi sugli altari. Ieri come goleador, stamane come sposo Casiraghi day. O meglio sarebbe dire «il giorno più lungo» di Pierluigi Casiraghi. Un giorno d'emozioni a ripetizione durato quarantott'ore. Ieri l'attaccante bianconero si è confermato sempre più goleador della squadra segnando un'altra importante rete di una beata stagione che per lui sembra non avere fine. In serata ha raggiunto Monza per mettere a punto gli ultimi particolari del matrimonio con Barbara Lietti, 19 anni, sua fidanzata da tre. E' andato a dormire tardissimo. Poche ore di meritato riposo, poi la cerimonia nel Duomo di Monza. Da stamane Pierluigi è sposo novello. 

Nulla da fare per Fiondella sullo stacco-gol di Casiraghi. Della sua unione con Barbara ha sempre parlato con entusiasmo. 

«E' il dolce epilogo della storia di due fidanzatini e l'inizio di una vita in comune, da dividere assieme», 

ha confessato il giovane a poche ore dal suo sì. Poi è scomparso, braccato da fotografi e giornalisti. Anche ieri al «Delle Alpi» Casiraghi ha dimostrato di essere un elemento determinante di questa nuova, ambiziosa Juventus. Un colpo di testa a cogliere l'angolo destro della porta difesa da Mareggiaini la partita non ha avuto più storia. 

«E' un buon momento — si era limitato a commentare uscendo dagli spogliatoi —. Nella vita l'importante è sapere attendere. L'anno scorso vissi il dramma degli infortuni in silenzio, pensando soltanto al momento in cui sarei tornato ad essere pimpante e utile alla squadra. Oggi so di esserlo e voglio continuare su questa strada. La Juve? Può arrivare molto lontano. Ma bisognerà lottare. Le avversarie non staranno certamente alla finestra». 

Casiraghi parla sempre sottovoce, come chi evita di sprecarsi in inutili predizioni. 

«La favorita? — si interroga —. La squadra che saprà approfittare meglio delle occasioni, tutte le occasioni. Per vincere un campionato bisogna avere anche un po' di vento in poppa. Quest'anno abbiamo cominciato bene, speriamo di concludere meglio». 

Sono molti coloro che vorrebbero conoscere da lui il segreto di questi suoi gol che sembrano uscire come d'incanto da vecchi filmati degli Anni Sessanta e Settanta. La sua immagine possente e svettante pare saltar fuori da un ingiallito album Panini. E i «draghi» di ieri (Riva, Bettega, Boninsegna) hanno considerato tutt'altro che blasfemo il paragone con il giocatore lombardo. Perché in lui c'è la forza di riuscire a risvegliare anche un po' del loro calcio, fatto di classe vera e senza tempo. Dopo gli acciacchi della passata stagione (operazione alle spalle e lunga convalescenza che ne hanno condizionato l'attività), Pierluigi è esploso nelle settimane scorse come un temporale d'agosto. Tuoni e fulmini, ma soprattutto una grandinata di reti. Quasi si fosse tenuta dentro tutta l'energia del mondo, accumulata in mesi di ansia, di sofferenza e di rabbia. 

Conclude: 

«Non sono un tipo superstizioso, ma scusate se mi viene spontaneo di toccare ferro quando mi si chiede di raccontare la disavventura vissuta l'anno scorso. Diciamo che non la auguro a messuno. Neppure al più scorretto degli avversari». 

Compreso Mareggini?

«S'intende!» 

Piero Abrate
 



Il fantasista bianconero ha mostrato contro l'ex squadra il meglio del suo repertorio
Baggio, addio al mal di Fiorentina
«Ero pronto a tirare un rigore, non l'avrei fallito»

TORINO. Roberto Baggio ha ieri giocato la più grande delle sue tre partite in maglia bianconera contro la Fiorentina. O meglio ha giocato la prima partita, le altre due essendo state cose diverse da quelle alle quali lui era chiamato da copione, da contratto. Baggio ieri ha corso, ha smistato buoni palloni quasi sempre di prima, ha messo il piede, si è beccato la marcatura greve di Salvatori e poi di Faccenda, è stato buttato giù quasi crudelmente da Dunga, e non è escluso che alla fine fosse ar rabbiato con la squadra viola, anche e soprattutto per l'affare Mareggini-Casiraghi. Ancora un po di incontri cosi, e poi Baggio sarà maturo per fare al la Fiorentina del giusto onesto male, quel male che forse ieri ha in qualche modo evitato di fare una sola volta, alzando troppo un cross che poteva far nascere un gol. Diciamo che ieri almeno Baggio ha smesso di fare, alla Fiorentina, del bene.

É ridicolo affannarci giorna listicamente così intorno alla normalità della prestazione di un calciatore che pure è dota tissimo di classe, è pagatissimo per sciorinaria, è provvisto di strumenti psicologici, dal buddismo in giù, per vincere le cosiddette rumore? É senz'altro ridicolo, lo è quanto è necessa rio o almeno doveroso. Perché Baggio è uno dei massimi del teatrino, e non si deve mancare niente della sua recita. Il giornalista è autorizzato a sognare di raccontare la Pechino-Parigi in deltaplano a motore, ma in tanto l'esame di ogni passo di Baggio, specie se contro la Fiorentina, fa parte di una specie di sua scuola dell'obbligo.

Baggio ieri ha fatto molti passi veloci in campo, e alcuni velocissimi per lasciare lo spogliatoio e dissolversi dopo avere detto ai giornalisti di non voler dire nulla. Il che non significa non avere nulla da dire, e infatti i giornalisti, facendo cooperative, gruppi, cosche, congreghe, pool, scambi eccete ra, sono riusciti ad avere alcune sue frasi, che messe insieme fanno, se non un'intervista, un bouquet di pareri. Il massimo dell'emissione di suoni è stato eseguito da Raggio mentre si allontanava, un braccio sulla spalla di Iachini giocatore della Fiorentina, con un giornalista toscano amico suo da anni. Ma ecco la summa.

Io e la partita: 

«Ero teso,ma meno di altre volte, e mi sono quasi rilassato giocando. Ecco, adesso posso dire che si, se avessimo avuto un rigore a fa-vore e io fossi stato designato come rigorista, l'avrei tirato".

lo e i tifosi viola

"Non ho sentito i cori orribili di cui mi dite. Ho visto però che c'era del fermento nella loro zona, giocando non ho potuto fare a meno di notare certi tafferugli, in somma certe cose brutte, che mi fanno del male".

lo e il dopogara con lo sconro Mareggini-Casiraghi. 

«Non devono accadere certe cose, sono accadute, sono disgustato". 

Parole neanche troppo criptiche, parole critiche verso il portiere della Fiorentina, visto che dello scontro Casiraghi è stato una vittima.

Quanti incontri ancora per avere un Baggio che distrugge la Fiorentina, le segna dei gol, la colpisce anche con le parole? I cronisti giovani fanno i conti, sono quasi sicuri di arrivare al quel momento. I cronisti anziani sospirano, sanno che non ci arriveranno mai. Però noi che eravamo a Torino quando Baggio si fece nascere a mattino una figlia pur di non dover pensare, giocando al pomeriggio, a battere la Fiorentina, noi che eravamo a Firenze quando Baggio non tirò il rigore e usci dal campo tenendo stretta una sciarpa viola, vi garantiamo che la va meglio.

Gian Paolo Ormezzano
brani tratti da: La Stampa 2 settembre 1991

 




LA NUOVA JUVENTUS
UNA SIGNORA CON LE PALLE!
Una squadra grintosa, che sa dove vuole arrivare. Pochi fronzoli, molta concentrazione e quegli attributi che hanno mandato in visibilio persino il presidente Chiusano...

TORINO. Finalmente una squadra con le palle. La considerazione tecnico-anatomica del presidente Chiusano nell'intervallo di Juventus-Fiorentina ha fotografato in modo persino crudo il nuovo corso bianconero. Per la verità, non è ben chiaro (forse neppure tra gli studiosi del delicato ramo) se una Signora, sia pure storicamente impegnata nel virile sport del pallone, debba proprio possedere certi attributi per suscitare ammirazione. In ogni caso il Trap, che notoria- mente non bada ai fronzoli, non ha avuto esitazioni a... cambiare il sesso della squadra più di tutte obbligata a vincere. Un mutamento radicale, una pagina girata, una brusca inversione di tendenza. 

"E una Juventus molto più quadrata, compatta, sicura di sé rispetto all'anno scorso"  ha calcato la mano il presidente della Lega, Nizzola, "senza quegli sbandamenti della stagione passata che la portavano a subire gol improvvisi quanto incredibili". 

Il ritornello dei pareri autorevoli sulla nuova Juve appare quasi ossessivo: 

"I miglioramenti" spiega Renzo Righetti, vicepresidente del Settore tecnico, "sono netti: si tratta di una Juve molto migliorata. E più robusta, più determinata. Un'altra cosa rispetto all'anno scorso". 

La lingua batte dove Maifredi duole e, insomma, la Signora virile sembra aver fatto centro ben al di là del successo di misura sulla Fiorentina con cui ha bagnato il suo esordio ir campionato. Si tratta di vedere, a questo punto, se cert trionfalismi appaiano giustificati. In realtà, sarebbe avventuroso sostenere che contro la scombinata squadra di Lazaroni si è espressa una grande Juve. Certo, i famosi... bargigli, tanto per restare in campo anatomico, sono emersi subitc di prepotenza.  Trap ha presentato un complesso di mutuo soccorso in cui, bandite stelle e stelline, ogni elemento esprime una operatività totale al servizio dei compagni. Si tratta di un primo passo fondamentale, la condizione indispensabile per mantenere nominalmente intatto l'assetto offensivo dello scorso anno, col poker Di Canio - Baggio - Schillaci - Casiraghi.Se a questo si aggiunge un assetto di terza linea pressoché impeccabile, grazie alla tremenda efficacia non soltanto dell'ottimo Kohler. ma anche del puntuale Carrera, si ha il quadro di una compagine poderosa difficilmente perforabile, anche sul piano delle improvvise amnesie di concentrazione. Ouesto non significa tuttavia che l'opera possa dirsi conclusa. La Juve del debutto ha cozzato a lungo contro il dispositivo difensivo viola: un groviglio di reticolati, tra difensori e centrocampisti, in cui quasi mai i fantasisti bianconeri sono riusciti a districari sguainando le indispensabili levate d'ingegno, i guizzi capaci di piegare la chiave tattica della partita avversaria. Così più che gioco autentico, la Juve offre per ora una continua, convinta generosa ricerca della via migliore per giungere al gol. Lo ammette lo stesso Trapattoni: 

"Per un'`ora contro la Fiorentina abbiamo tentato di tutto per arrivare a segnare: al di là dell'esiguo numero di occasioni, il fatto resta ımportante". 

Ecco: la Juve '91-92 parte con una disposizione d'animo completamente nuova. Una Juve umile, quasi operaia a dispetto dei nomi altisonanti che ne sorreggono le ambizioni offensive. Una Juve che ha tutto per diventare "da scudetto", ma che appunto ancora deve diventare tale, Disponendo di una micidiale coppia di attaccanti, Trapattoni sta ricalcando certe sue Juventus degli anni d'oro. Rinuncia al regista (di cui peraltro disporrebbe: il bravissimo Corini) per privilegiare un quadrilatero di centrocampo senza mediazioni tattiche con un tornante di fantasia e un rifinitore avanzato (Di Canio e Baggio) supportati da due robusti elementi di quantità (Reuter e Marocchi). Per funzionare al meglio anche su fronte offensivo occorrerebbero dunque al meccanismo bianconero un Di Canio in qualche modo somigliante a Causio del tempo che fu e parimenti un Baggio il più vicino possibile alle intuizioni registi. che che accendevano Platini Per ora, l'ex laziale non riesce quasi mai a pilotare sul fondo la propria indubbia classe per pennellare i cross che Casiraghi attende come una manna del cielo. Cosi come latitano le deliziose invenzioni con cui Baggio è capace di girare l'interruttore della partita azionando i magici meccanismi del gol. Riusciranno i due eroi della r iconversione trapatto-niana a sposare il sacrificio tattico senza appannare i pro- pri proverbiali bagliori tecnici? Su questa sfida si gioca il campionato della Juve, la sua possibilità di porre una effettiva candidatura al titolo. Non è forse un caso che proprio di Gianni Agnelli, uomo refrattario ai facili entusiasmi, sia giunta una piccola stecca nel coro domenicale degli elogi: 

"Una Juve discreta" l´ha definita, "perche non posso dire mi abbia pienamente soddisfatto. C"è qualcosa da registrare, ma nel complesso questa Juve non è male. E che grinta, quel Kohler".

Il campionato festeggia dunque il ritorno in punta di piedi della grande Juventus: senza poclami, senza scintille di gioco, ma già con la determinazione indispensabile per salire nuovamente gradini che portano in alto. Quando giungeranno copiose con avversari chiusi a doppia mandata come la Fiorentina di Lazaronı anche le palle che contano veramente, cioè quelle gol, la Juve dovrà davvero e finalmente tornare a ruggire.

Carlo F. Chiesa
tratto dal Guerin Sportivo anno 1991 n.36






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domenica 9 agosto 2026

8 Dicembre 1991: Juventus - Inter

É il 8 Dicembre 1991 e Juventus ed Inter si sfidano nella tredicesima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1991-92  allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

Contro questo Milan (imbattuto in Serie A) perfettamente guidato in panchina da Fabio Capello, é diffcile ottenere di piú di un secondo posto nella Classifica Finale del massimo campionato italiano. Cosí una Juventus ancora debole ma tanto volenterosa riesce nel suo scopo iniziale! 

Dall'altra parte c'é la sqaudra neroazzurra che disputa una stagione tutta da dimenticare - fuori dalle posizioni che contano e con un futuro tutto da chiarire.

Buona Visione!

 

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Stagione 1991-1992 - Campionato di Serie A - 13 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 8 dicembre 1991 ore 14.30
JUVENTUS-INTER 2-1
MARCATORI: Baggio R. rigore 37, Galia 83, Matthaeus rigore 89

JUVENTUS: Tacconi, Carrera M., De Agostini, Galia, Kohler, Julio Cesar, Alessio (Di Canio 85), Reuter, Schillaci (Marocchi 70), Baggio R., Casiraghi
Allenatore: Giovanni Trapattoni

INTER: Zenga, Bergomi, Brehme, Ferri R., Baggio D., Montanari, Desideri, Berti, Klinsmann, Matthaeus, Ciocci
Allenatore: Corrado Orrico

ARBITRO: Baldas





Casiraghi: rigore? Sì, due 
Schillaci stirato salterà la Sampdoria 
Matthaeus: che generosi, ma è Natale «Abbiamo regalato una rete, dormito sull'altra Klinsmann maltrattato e su di me c'era un rigore» 
 
TORINO. L'approccio con i giocatori nel ventre del Delle Alpi è avventuroso e perfino divertente, come la pesca all'anatra in un Luna Park: se hai fortuna, al taccuino abbocca quello che serve, altrimenti resti con la mani vuote. I giocatori sfilano in mezzo a due transenne lontane una dall'altra ed è necessario gettare l'amo (il taccuino) oppure urlare con quanto fiato si ha in corpo. E visto che non si tratta di un gioco, forse sarebbe opportuno cercare un sistema più agile per facilitare chi lavora sulle interviste. Ci si consola pensando a quanto succede in altri stadi italiani. Gli interisti sono comunque disponibili e gentili. Basta un grido e Matthaeus si volta, poi si mette a disposizione. E' nervoso 
«e per questo chiedo scusa. Lo scudetto è a sette punti, dunque irraggiungibile. Alla Juve abbiamo regalato il primo gol. siamo vicini al Natale; l'Inter è generosa. Non è vero che si vince e si perde insieme... E abbiamo dormito anche sul secondo gol. Ma sono arrabbiato soprattutto per il trattamento riservato a Klinsmann: è impossibile subire tanti falli come è successo a lui da parte di Kohler. Qualcuno avrebbe dovuto tutelarlo, serviva subito un cartellino giallo in faccia al bianconero. Non ce l'ho con Kohler, ci mancherebbe, ma con chi gli ha permesso di picchiare in quel modo. Infine c'era un penalty su di me, invece ci è stato regalato quello alla fine per un intervento su Berti. Ed ora dovremo cercare di agganciare almeno la zona Uefa». 
Ma che cosa dice Klinsmann della difesa d'ufficio presa dal collega tedesco? 
«Nulla, non mi va di parlare di cose personali. Il risultato è negativo, poiché il match era importante. Ma abbiamo perso una partita non lo scudetto». 
Uno dei più infastiditi dal risultato è Berti, si esprime come chi ha fatto da poco una scorpacciata di amarezze che gli sono restate sullo stomaco: 
«La nostra situazione si è fatta particolarmente dura, sette punti sono davvero tanti. Ma sono nervoso poiché con una Juventus così brutta potevamo fare molto di più. I bianconeri mi hanno stupito, ma in chiave negativa. Il Milan gioca certamente meglio, il paragone tra le due squadre non regge. L'anno in cui ho vinto lo scudetto con l'Inter giocavamo splendidamente; a Milano, insomma, la gente si è sempre divertita. Se non avesse segnato prima la Juventus, avremmo potuto fare il miracolo proprio al Delle Alpi». 
La chiusura è di Montanari. Ed è un telegramma: 
«Ho sbagliato, Casiraghi si è però buttato».
TORINO. E' ancora una volta Casiraghi l'uomo che fa discutere. Era accaduto nel derby, s'è ripetuto ieri, anche se non ha segnato. Ecco come il centravanti ricorda gli episodi dei rigori, partendo da quello assegnato: 
«Ho conquistato un pallone di testa e me lo sono allungato un po', forse non l'avrei più preso ma Zenga mi ha toccato sul piede. Mi è venuto vicino chiedendomi se per me era davvero rigore, gli ho detto sì, ci siamo beccati e poi abbracciati; cose che capitano tra amici. Sull'altro, non concesso, qualcuno mi ha agganciato la gamba, quindi sono volato per l'intervento di un avversario. E adesso continua questa telenovela a due con il Milan: se loro non mollano ormai avranno capito che anche noi non siamo da meno». 
Schillaci lascia il Delle Alpi contrariato: uno stiramento alla coscia sinistra gli ha fatto chiudere in anticipo il 1991. Rientrerà solo alla ripresa del campionato dopo la sosta invernale, saltando l'ultimo impegno di domenica prossima a Marassi contro la Samp (anche Galia sarà assente per squalifica). 
«Però - dice Totò - questa vittoria ci permette di continuare l'inseguimento al Milan, è la quarta consecutiva, un risultato importante». 
Il gemello Baggio, applaudito da Agnelli, ringrazia e lancia uno strale contro la critica: 
«Sapete che del gol mi importa relativamente, sono invece felice di aver vinto una partita diffìcile, a tratti anche dura. Abbiamo superato con due successi i primi impegni del trittico decisivo. L'Inter ci ha messi in difficoltà solo nella ripresa, come era successo con la Roma. Ci manca però l'appuntamento più difficile, anche perché si deve ancora giocare, quello di domenica a Marassi: ci vorrà un'altra impresa per battere la Samp sul suo terreno. Io vorrei sapere, però, che cosa significa avere carattere, visto che ho passato momenti peggiori di questo e ne sono uscito sempre nel migliore dei modi».
Chi sta vivendo una stagione difficile è certamente Marocchi. Il centrocampista è stato ancora escluso da Trapattoni e quando è stato utilizzato ha contribuito alla stesura del secondo gol, così come era avvenuto con la Roma: 
«Sapevo già da sabato - ammette il centrocampista - che sarei rimasto in panchina. La squadra, del resto, sta andando bene così com'è, ci sono i momenti per rientrare e quelli no. Essere impiegato negli attimi finali è già importante, significa che posso dare una mano ai compagni». 
Dichiarazioni che contrastano con la felicità di Alessio; 
«Il gol di Galia è cominciato da una triangolazione tra lui e me, senza dimenticare quel cross salvato dagli interisti sulla linea». 
E' un Alessio su di giri, come tutta la Juve: 
«Abbiamo giocato bene, soffrendo solo nella parte centrale della ripresa. Con Brehme non ho avuto problemi particolari, non è più un difensore che spinge per tutti i 90'. Sta nella sua zona e patisce un po' il pressing dell' avversario». 
Sorridente, infine, il siparietto con i tedeschi, vincitori del duello con il terzetto interista. Kohler ha evitato di rispondere a Matthaeus che ha riportato le lamentele di Klinsmann nei confronti dello stopper bianconero: 
«Io non ho usato i gomiti con Jurgen (l'attaccante interista, ndr). Abbiamo vinto perché abbiamo giocato meglio e anche nella ripresa abbiamo pensato al secondo gol. Ho buttato la mia maglia in curva perché i tifosi mi sostengono sempre, durante la partita ho risposto con un cenno ai loro cori». 
E Reuter: 
«Il rigore a nostro favore ci è stato regalato, vero?». 
Ma come? 
«Sì, Julio Cesar negli spogliatoi continuava a ridere, a ridere...». 

Franco Battolato 





BIANCONERI IMPLACABILI
JUVENTUS INTER

IL MIGLIORE: GALIA 7,5
La classe operaia va in Paradiso. Si conferma il più affidabile della squadra e inventa un gol «alla Baggio».

IL PEGGIORE: KLINSMANN 5
Si fa notare solo per l'ammonizione: è cosi impegnato a protestare per un fallo su Matthäus che non si avvede del successivo cross di Lothar.

Telex: la Juventus è implacabile, la reazio-ne dell'Inter non va oltre la buona volontà e la famosa personalità che cerca Orrico è finora una chimera. 
Marco Strazzi
tratto dal Guerin Sportivo anno 1991 n.50







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