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domenica 1 marzo 2026

1 Marzo 1992: Juventus - Genoa

È il 1 marzo 1992 e Juventus e Genoa si sfidano in questa gara valevole per la sesta giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1991-92. Il tutto si svolge  allo Stadio delle Alpi di Torino.

Contro questo Milan (imbattuto in Serie A) perfettamente guidato in panchina da Fabio Capello, è difficile ottenere di più di un secondo posto nella Classifica Finale del massimo campionato italiano. Così una Juventus ancora debole ma tanto volenterosa riesce nel suo scopo iniziale!

Sull'altra sponda c'è la squadra rossoblu genovese che salva una stagione non all'altezza delle attese con una salvezza risicata!

Buona Visione!



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Stagione 1991-1992 - Campionato di Serie A - 6 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 1 marzo 1992 ore 15.00
JUVENTUS-GENOA 3-0
MARCATORI: Baggio R. 15, Baggio R. 85, Ferroni autorete 90

JUVENTUS: Tacconi, Carrera M., Marocchi, Galia, Kohler, Julio César, Alessio (Corini 70), Reuter, Schillaci, Baggio R., Casiraghi (Di Canio 83)
Allenatore: Giovanni Trapattoni

GENOA: Braglia, Corrado, Branco, Ferroni, Collovati, Signorini, Ruotolo, Bortolazzi, Aguilera, Eranio (Skuhravy 68), Fiorin
Allenatore: Osvaldo Bagnoli

ARBITRO: Beschin
ESPULSIONI: Collovati 59 (Genoa)



Il segreto del numero 10 
«Trap m'ha detto: vai più avanti. Ho obbedito e ho fatto centro» 

TORINO. È vero: Baggio deve ancora crescere per arrivare ai livelli di Platini. Pensieri e parole dell'avvocato Agnelli. Ma bisogna ammettere che si sta organizzando bene, che almeno il periodo dei puntini e delle aste è superato. Il Divino può cominciare a tremare. Baggio non accetta le «provocazioni», neppure quelle che arrivano dall'alto. Se la cava fingendo di non capire bene certi concetti: 
«Agnelli? A me non ha detto nulla. Chiedete a lui spiegazioni su ciò che voleva dire. 
Intanto si diverte a dar vita a questo strano ping-pong a distanza con Van Basten. Anche ieri tre squilli del milanista contro l'Atalanta e due del bianconero al Delle Alpi. I due sono però divisi da ben dieci gol nella classifica dei marcatori. Baggio si rassegna: 
«I goleador stranieri sono irraggiungibili e Van Basten è il più forte di tutti, quindi non mi stupisco che segni sempre». 
Già, lui almeno non ha scomodi predecessori con cui confrontarsi ed essere confrontato. Ancora Baggio: 
«Ma io sono sempre stato tranquillo. Anche quando le cose andavano male. Devo ringraziare i compagni che mi hanno aiutato nei momenti più difficili. Se ora sono più sereno, è anche merito loro. 
Suo il gol che ha sbloccato la partita, ancora suo quello che ha dato la tranquillità. Racconta: 
«Non riuscivamo proprio a sbloccare il risultato. Ad un certo punto Trapattoni mi ha chiamato e mi ha suggerito di andare più avanti. Ed ecco arrivare la prima rete, un gol che ci ha aiutati. Ma non contano tanto le mie prodezze quanto le vittorie della Juve, indispensabili per restare nella scia del Milan. Questa volta siamo scesi in campo con lo spirito giusto e abbiamo sfatato anche il tabù Genoa. Per lo scudetto non è il caso di farsi illusioni, anche se è chiaro che continuiamo a sperare». 
Il gol-sorpresa dell'Atalanta non ha creato false illusioni: 
«È arrivato troppo presto, il Milan ha avuto tutto il tempo per reagire. I rossoneri vanno fortissimi, ma questo a noi non deve interessare. Pensiamo innanzitutto a noi e alla fine tireremo le somme». 
L'astuzia di certo non gli manca. In occasione del primo gol ha sfruttato un rinvio balordo del giovane genoano Corrado. Per segnare il secondo era appostato a pochi passi da Braglia come un goleador di rapina. Facile quando ci si chiama Baggio. Ma grande è stato il merito di Reuter che gli ha servito un aureo pallone. Dice il tedesco, che domenica sarà squalificato: 
«Ho alzato la testa e l'ho visto ben piazzato in area. Sapevo che non avrebbe sprecato nulla. Questa vittoria cambia poco. Noi non abbiamo scelta, dobbiamo vincere e basta. Al Milan pensiamo soltanto alla fine della partita per chiedere cosa ha fatto». 
Con Baggio anche Galia ha meritato i complimenti di Trapattoni. Il pedalatore del centrocampo spiega le difficoltà iniziali: 
«Il Genoa si è schierato con una punta sola ed ha fatto una robusta cerniera a centrocampo. Superarla era molto difficile ed anche per questo la partita non è stata bella. Per fortuna ci ha pensato Baggio a semplificare le cose, poi non abbiamo faticato più di tanto. Il Genoa mi è sembrato con la testa già al Liverpool». 
E Corini, ago della bilancia del centrocampo, manda un messaggio ai compagni: 
«La strada da battere è questa. Continuiamo così, anche se il Milan sembra inarrivabile.
Julio César si rammarica: 
«Domenica non giocherò per squalifica, peccato saltare la sfida con Careca. Al Milan non penso mai durante la partita. Chiedo il risultato quando sono negli spogliatoi, non prima. 
Vince la Juve, perdono i tifosi. Ecco senza commento il contenuto di due striscioni esposti in curva Scirea: 
«I vili non meritano né patria, né onore. Genoani e inglesi infami bastardi». 
E ancora: 
«Genoa e Liverpool uniti nel disprezzo e nella vergogna». 

Fabio Vergnano 


 


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lunedì 16 febbraio 2026

16 Febbraio 1992: Juventus - Atalanta

É il 16 Febbraio 1992 e Juventus ed Atalanta si sfidano nella Quarta Giornata del Girone di Ritorno del Campionato di Calcio di Serie A 1991-92  allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

Contro questo Milan (imbattuto in Serie A) perfettamente guidato in panchina da Fabio Capello, é diffcile ottenere di piú di un secondo posto nella Classifica Finale del massimo campionato italiano.

Cosí una Juventus ancora debole ma tato volenterosa riesce nel suo scopo iniziale : un secondo posto finale piú che positivo.

Dall'altra parte c'é un Atalanta che disputa un campionato tranquillo e si posiziona a metá classifica.

Buona Visione!




 

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Stagione 1991-1992 - Campionato di Serie A - 4 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 16 febbraio 1992 ore 15.00
JUVENTUS-ATALANTA 2-1
MARCATORI: Schillaci 34, Piovanelli 49, Baggio R. 51

JUVENTUS: Tacconi, Carrera M., Marocchi, Conte A. (De Agostini 60), Kohler, Julio Cesar, Galia, Reuter, Schillaci, Baggio R. (Corini 82), Di Canio
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ATALANTA: Ferron, Minaudo, Pasciullo, Bordin, Porrini, Stroemberg, Perrone, Nicolini, Bianchezi, Caniggia, Cornacchia (Piovanelli 46) -
Allenatore: Bruno Giorgi

ARBITRO: Bazzoli






"Se gioca così, porti pure le trecce."
L'Avvocato: ma quel codino non mi è mai piaciuto 

TORINO. 

«Se gioca così, vuol dire che gli lasceremo portare anche le trecce». 

Destinatario della battuta, Roberto Baggio, mittente Giovanni Agnelli che a 10 minuti dalla fine della partita ha lasciato soddisfatto la tribuna del «Delle Alpi». Né ha fatto mistero, l'Avvocato, di non aver mai digerito quel codino che il fantasista bianconero si è fatto crescere quest'anno. 

«Francamente non mi è mai piaciuto», 

ha commentato con espressione tollerante. In quel momento, la Juve stava rosicchiando un punto al Milan e il presidente della Fiat non ha resistito alla tentazione di auspicare dalla sorte qualcosa di meglio: 

«Chissà che stasera non diventino due, non mettiamo limiti alla Provvidenza». 

Due battute d'obbligo anche sul problema degli stranieri che in settimana il consiglio federale aveva risolto lasciando molti insoddisfatti a cominciare dall'avvocato Chiusano che aveva definito «una stupidaggine» il compromesso al quale si era giunti. 

«Tre in campo e uno in panchina, meglio così che niente», 

esclama conciliante l'avvocato Agnelli che ha assistito all'incontro insieme al segretario repubblicano La Malfa e alla signora Giovanna Incisa Cattaneo. Il nuovo sindaco di Torino ha inquadrato velocemente la propria posizione nei confronti del calcio: 

«Sono tifosa della Juve e credo che non si debba rinunciare alla speranza di acciuffare il Milan. Con l'Avvocato, però, non si è parlato di calcio». 

Dichiarata fede bianconera, dunque, che non esclude però una simpatia verso il Torino 

«naturalmente quando non c'è di mezzo il derby». 

Schierata ma diplomatica. E ora la parola all' on. La Malfa, apparso piuttosto a disagio, per la verità, nelle vesti di commentatore calcistico. 

«Mi sono divertito e, considerate le circostanze, ho sentito il dovere di tifare Juventus». 

Poi, accennando al sindaco: 

«Oggi abbiamo fatto davvero un'accoppiata vincente». 

L'ultima botta, probabilmente riferita a vecchie polemiche, è riservata a Diego Novelli: 

«Mi spiace per lui, granatissimo, ma dopo trent'anni siamo riusciti non solo a esprimere il sindaco ma anche a colorarlo di bianco e nero».

Piercarlo Alfonsetti
tratto da: La Stampa 17 febbraio 1992






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martedì 30 settembre 2025

29 Settembre 1991: Juventus - Bari

É il 29 Settembre 1991 e Juventus e Bari si sfidano nella Quinta Giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1991-92  allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

Contro questo Milan (imbattuto in Serie A) perfettamente guidato in panchina da Fabio Capello, é diffcile ottenere di piú di un secondo posto nella Classifica Finale del massimo campionato italiano. Cosí una Juventus ancora debole ma tanto volenterosa riesce nel suo scopo iniziale! 

Dall'altra parte c'é un Bari che guidato in panchina da Gaetano Salvemini prima poi dall' ex bianconero Zibì Boniek disputa un campionato deludente e deve abbondare mestamente la Serie A.

Buona Visione!



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Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 29 settembre 1991 ore 15.00
JUVENTUS-BARI 2-0
MARCATORI: Baggio R. rigore 10, Kohler 33

JUVENTUS: Tacconi, Carrera M., De Agostini, Reuter, Kohler, Julio Cesar, Alessio, Marocchi (Galia 68), Schillaci, Baggio R. (Corini 58), Casiraghi - Allenatore: Giovanni Trapattoni

BARI: Biato, Brambati (Manighetti 56), Calcaterra, Terracenere, Maccoppi, Progna, Parente, Fortunato D., Farina, Platt, Cucchi (Soda 46)
Allenatore: Gaetano Salvemini

ARBITRO: Mughetti

 

 

Juve, tra i due litiganti il terzo gode - Alessio preferito a Corini e Di Canio: 
«Siamo dei rulli compressori» 

E così Angelo Alessio, interditore d'attacco della Juve dell'era Trapattoni fa le scarpe a Di Canio e Corini. I due s'erano infatti candidati alla maglia numero 7 nell'incontro con il Bari. O meglio a candidarli era stato lo stesso allenatore. L'aveva ripetuto più volte nel corso della passata settimana, aggiungendo che avrebbe scelto una volta giunto a Villar Perosa. Prima di lasciare il ritiro, Trapattoni ha cambiato idea. Ha chiamato Alessio: 

«Giocherai tu». «Proprio io?» 

gli ha domandato il centrocampista stupito. 

«Si tu, sei l'uomo ideale per questo partita». 

E i calcoli del tecnico sono stati confermati dai fatti; da quanto sciorinato dalla squadra al «Delle Alpi». Il Bari (quello dei 40 miliardi di campagna acquisti) è scomparso al cospetto della Vecchia Signora. E la scelta di Alessio ha dato i suoi frutti. Il centrocampista ha disputato un'ottima gara: preciso nell'interdizione e determinante in occasione della prima rete. E' stato suo il tiro non trattenuto da Biato sul quale si è avventato come un falco Schillaci. Racconta: 

«Ho cercato la conclusione dai venti metri, ma il portiere è stato bravo ad intuire la traiettoria. Non è riuscito però a bloccare così la palla è finita sui piedi di Totó che ha cercato di scavalcarlo. Il numero uno in uscita ha provato a strappargli il pallone dai piedi, ma ha finito per atterrarlo». 

Siamo proprio sicuri che si tratti di rigore? La moviola sembra confermare il contrario. 

«Così m'è parso. Ero a due passi. Il contatto c'è stato. Anche l'arbitro era nei pressi». 

Un penalty che i biancorossi hanno contestato a lungo. 

«E'logico. Per come si erano messe le cose, recuperare una rete si presentava un'impresa ardua. E così è stato. Dopo il penalty realizzato da Baggio non abbiamo consentito ai nostri avversari di alzare la testa, pressandoli nella loro area. Siamo andati ancora a segno. Questa Juve è un rullo compressore. Nella ripresa era logico che il tono calasse. Il fatto è che avremmo anche potuto chiudere con quattro o cinque gol di scarto». 

Alessio è convinto che questo sarà l'anno d'oro della Juve. 

«Non sono il tipo che pretende di vendere la pelle dell'orso prima d'averlo." 

Alessio, un jolly nella manica di Trapattoni l'ha: 

«Sì, se almeno fossimo riusciti ad entrare in Coppa Uefa potremmo divertire i nostri tifosi anche sul fronte estero. Questo collettivo può affrontare senza patemi qualunque formazione straniera. E sapete perché? Perché riesce a tenere testa ad un campionato italiano che reputo il più diffìcile di tutti». 

Questa è la quarta stagione di Alessio alla Juve. 

«Ogni volta mi dico "Angelo devi mettercela tutta per conquistare la fiducia del tecnico". E'stato così con Zoff, l'anno scorso con Maifredi e ora con Trapattoni. Ogni volta mi ripeto che devo farcela a conquistare la maglia da titolare. Ma è difficile in una squadra dalla "rosa" così ricca come questa. Tanto più quando in ballo c'è la maglia numero 7 che è una delle più ambite. Spero che il match con il Bari convinca l'allenatore a riconfermarmi. Da domani cominceremo a pensare al Genoa. A Marassi cercheremo di vendicare la beffa casalinga dell'anno scorso». 

Skuhravy è avvisato! catturato. Scudetto? Diciamo che siamo tra le grandi favorite. Da tenere d'occhio Milan Inter e Samp. Il clima è quello giusto. Nello spogliatoio si respira un'aria ben diversa da quella dell'anno passato. Un'aria molto simile a quella di due stagioni fa, quando giungemmo terzi in campionato e ci aggiudicammo due coppe. Rispetto però ad allora ci siamo rinforzati in ogni reparto. I due difensori centrali, Kohler e Julio Cesar, sono una garanzia. Parlano i numeri: in cinque partite abbiamo subito un solo gol. Anche il centrocampo è potente. Reuter quando avanza ha una progressione incredibile. Con lui riesco ad intendermi benissimo. Nessuna sovrapposizione sulla fascia, non so se l'avete notato. In attacco Baggio ha una fantasia come pochi in Italia; Casiraghi è diventato uno spauracchio per gli stopper avversari. Per finire con il solito Schillaci, sempre mobilissimo e veloce. Insomma, una Juve super, secondo il ricciuto giocatore salernitano, anche se un rimpianto c'é. 

Piero Abrate
tratto da: La Stampa 30 settembre 1991


 


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lunedì 22 settembre 2025

22 Settembre 1991: Atalanta - Juventus

É il 22 Settembre 1991 e Atalanta e Juventus si sfidano nella quarta giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1991-92  allo Stadio 'Comunale' di Bergamo.

Contro questo Milan (imbattuto in Serie A) perfettamente guidato in panchina da Fabio Capello, é diffcile ottenere di piú di un secondo posto nella Classifica Finale del massimo campionato italiano. Cosí una Juventus ancora debole ma tato volenterosa riesce nel suo scopo iniziale : un secondo posto finale piú che positivo. 

Dall'altra parte c'é un Atalanta che disputa un campionato tranquillo e si posiziona a metá classifica.

Buona Visione!


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Stagione 1991-1992 - Campionato di Serie A - 4 andata
Bergamo - Stadio Comunale
Domenica 22 settembre 1991 ore 16.00
ATALANTA-JUVENTUS 0-0

ATALANTA: Ferron, Minaudo, Pasciullo, Bordin, Bigliardi, Porrini, De Patre, Stroemberg, Perrone, Nicolini, Caniggia
Allenatore: Bruno Giorgi

JUVENTUS: Tacconi, Carrera M., De Agostini, Reuter, Kohler, Julio Cesar, Marocchi (Di Canio 72), Galia, Casiraghi, Baggio R., Corini (Alessio 84)
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Cesari




Juventus, missione compiuta: un punto per restare al comando, in compagnia di Milan e Lazio, e in perfetta media inglese. 

BERGAMO DAL NOSTRO INVIATO

L'abbottonatissima Atalanta voleva dividere la posta, c'è riuscita. Giorgi temeva i panzer bianconeri e ha scavato profonde trincee davanti a Ferron, penalizzando il pubblico che ha affollato il Comunale, riaperto dopo 4 mesi di chisura per il rinnovamento (record d'incasso, 942.526.000 lire). C'era il pienone e Boniperti, presentatosi in tribuna d'onore al fischio d'inizio, ha trovato il posto occupato. Lo hanno fatto accomodare accanto al presidente atalantino Percassi, con Arrigo Sacchi alle spalle. Boniperti ha lasciato lo stadio dopo la sosta, ma non ha perso nulla. 

Con Schillaci, squalificato, Trapattoni aveva avanzato Baggio accanto a Casiraghi, affidando la regia a Corini con Galia mediano ma, per la prima volta dall'inizio del campionato, l'attacco bianconero è rimasto a secco. La sterilità della Signora è dovuta anche alle colpe del... partner. Era difficile penetrare nel bunker bergamasco e il terreno viscido per la pioggia complicava le triangolazioni nell'affollata area avversaria. C'è stato un turbinare di palloni a centrocampo, ma poche emozioni: nessuna parata vera per Ferron e un paio di interventi più impegnativi per Tacconi nell'ultimo quarto d'ora. Volere e non potere. 

La pochezza offensiva della Juventus non nasce da una tattica utilitaristica, ma dalla concentrazione e dalle marcature asfissianti di Minaudo su Baggio e di Porrini su Casiraghi. Bisognava aggirare l'ostacolo cercando il gol attraversò ìl cross e il gioco aereo che nelle precedenti tre gare aveva fruttato tre gol, due di Casiraghi e uno di Schillaci, tutti di testa. Anche le fasce laterali erano ben protette da Bordin (su De Agostini) e Pasciullo (su Reuter). Frontalmente, Stromberg si sacrificava su Marocchi e De Patre ostacolava Corini. 

Ci provava Galia ma senza successo, anche per i ripiegamenti di Nicolini. E dalle retrovie, gli inserimenti di Kohler e di Carrara erano frenati dal timore di concedere il contropiede a Caniggia e Perrone. La velocità di Caniggia contro la potenza di Kohler. E quando lo stopper era staccato, ci pensavano Reuter e Julio Cesar a recuperare. La difesa di ferro della Juventus, con Julio Cesar dominatore, teneva sotto controllo la situazione senza problemi per Tacconi. Neppure Ferron correva pericoli anche se la supremazia territoriale della Juventus era netta, soprattutto nella prima frazione. Per sbrogliare la situazione, Baggio cercava di inventare qualche assist quando Minaudo non lo fermava con le buone o con le cattive, ma non sempre i suoi suggerimenti erano sfruttati a dovere da Casiraghi (il tignoso Porrini l'ha bloccato senza problemi).

Bergamaschi chiusi nel bunker, i bianconeri non trovano la strada per arrivare al gol Juve, lo stop da un muro di gomma Poco lavoro per Ferron, Tacconi impegnato nel finale. E la Juventus non ha mai affondato i colpi. Se l'incornata di Kohler, su corner di Baggio, fosse andata a segno, la partita avrebbe cambiato corso perché l'Atalanta sarebbe uscita dalla tana, concedendo spazi a Baggio e Casiraghi. L'imprevedibilità di Schillaci avrebbe aggiunto un pizzico di fantasia alle offensive, ma la Juventus, con la rosa di cui dispone, non può recriminare sull'assenza del bomber siciliano. Trapattoni ha inserito Di Canio al posto di Marocchi a meno di venti minuti dal termine: la mossa non ha aumentato il potenziale juventino. Anzi, Di Canio ha dovuto ripiegare poiché l'Atalanta ha deciso di osare, impegnando Tacconi tre volte: uscita di piede su Caniggia (l'unico spunto concesso da Kohler e Julio Cesar al «figlio del vento»), e due parate su tiri centrali di Perrone e Nicolini. 

A questo punto, Trapattoni ha tolto Corini (che per 83' aveva fatto la sua parte con diligenza, ma senza acuti) per aggiungere Alessio a protezione del centrocampo e dello 0-0. Il finale ha riscattato solo in parte la condotta passiva dell'Atalanta. Giorgi, pur giocando in casa, non ha avuto il coraggio di sfidare Trapattoni in campo aperto, ed è comprensibile. Nella Fiorentina predicava calcio offensivo e venne silurato. Nell'Atalanta, che dovrà lottare per salvarsi, è diventato un difensivista. 

Bruno Bernardi


Corini spiega la grossa novità tecnica della Juventus di Bergamo 
«Baggio inventa, io non sono capace» 
DAL NOSTRO INVIATO BERGAMO 

La Juventus non è riuscita a vincere contro l'Atalanta per un motivo molto semplice. Non avendo a disposizione Schillaci, costretto a restar fuori a causa della nota squalifica, Trapattoni ha dovuto chiedere a Baggio di tornare a giocare nell'antico ruolo di seconda punta, al fianco di Casiraghi. Il ragazzo di Caldogno ce l'ha messa tutta per trovare spazi e per tentare di inventare l'azione decisiva. Ma al contempo è venuto a mancare alla Juventus il Baggio grande e ispirato centrocampista ammirato in questa prima fase del campionato. Onestamente, Trapattoni ha detto che il centrocampo non è riuscito a sostenere adeguatamente l'attacco nonostante la buona partita disputata, ad esempio, da Corini nel ruolo di play-maker. Ma, appunto, Corini è un regista arretrato, assai abile a dare ordine al gioco e mantenere gli equilibri tra i reparti. Però non è... Baggio, come ammette lui stesso: 

«Roberto è capace di inventare delle cose che non sono nel mio repertorio». 

Sarà interessante rivedere Corini, se possibile, alle spalle del trio Baggio-Casiraghi-Schillaci. Cosa che potrebbe essere probabile fin da domenica prossima quando i bianconeri ospiteranno il Bari. Il problema sta in questo solo dubbio: chi tra Galia e Marocchi dovrebbe far posto allo stesso Corini? Ieri, a un certo punto, Trapattoni ha osato, evento quasi incredibile. Così hanno detto i faciloni. In verità, quando il tecnico juventino ha richiamato in panchina Marocchi l'ha fatto per un motivo evidente. L'Atalanta stava crescendo e Stromberg ormai sopravanzava fisicamente il bianconero mentre anche Pasciullo aveva preso confidenza sulla fascia sinistra comprimendo Reuter e costringendo la Juventus in affanno. La situazione è durata pochi minuti. Infatti, con l'ingresso di Di Canio, Pasciullo si è visto costretto a ripiegare all'indietro mentre è stato Reuter a prendere in consegna il sempre pericoloso Stromberg. 

Corini sta agendo alle spalle della coppia Casiraghi-Schillaci: 

«E' meglio per loro avere me alle spalle, è meglio per me avere due punti di riferimento davanti e non uno soltanto». 

E Corini assicura di poter saldare il quadrilatero alle spalle di Baggio: 

«Io sono in grado di svolgere un certo tipo di gioco, però le grandi invenzioni spettano a Baggio, a me non rimane che dare equilibrio alla squadra». 

Il compromesso potrebbe anche riuscire bene, Trapattoni per altro ha tempo una settimana per pensarci. In fondo, il tempo degli esperimenti è finito. Di Canio si è ormai messo il cuore in pace. Con lui non si ottiene, al momento, quel miglioramento sulla fascia che era negli auspici di Trapattoni. E rinunciare a Corini potrebbe essere uno spreco, nel momento imeni pochissime squadre dispongono di un playmaker così intelligente e duttile. Il giochino, con Corini playmaker, potrebbe essere ripetuto anche in altre partite. Reuter largo sulla destra e Marocchi (o Galia) altro centrocampista laterale. L'unica incognita, a questo punto, sembra risiedere nella tenuta di Corini. Interrogativo d'obbligo: saprà l'ex bresciano dare ordine alla manovra e al contempo sacrificarsi in marcatura? Tutto dipenderà da Baggio perché è chiaro che con un Baggio a tutto campo ogni soluzione in questa squadra è possibile. La difesa granitica di cui la Juve dispone quest'anno consente forse l'impiego di Corini e Baggio contemporaneamente, a patto però che i centrocampisti esterni siano al massimo della condizione, un dato di fatto che Reuter e Marocchi (o Galia) stanno acquisendo di partita in partita. Baggio giura di trovarsi meglio (e ne ha data dimostrazione)

Franco Badolato
brani tratti da: La Stampa 23 settembre 1991




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