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mercoledì 5 agosto 2026

1 Settembre 1991: Juventus - Fiorentina

É il 1 Settembre 1991 Juventus e Fiorentina si sfidano nella prima Giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1991-92  allo Stadio 'delle Alpi' di Torino.

Contro questo Milan (imbattuto in Serie A) perfettamente guidato in panchina da Fabio Capello, é diffcile ottenere di piú di un secondo posto nella Classifica Finale del massimo campionato italiano. Cosí una Juventus ancora debole ma tanto volenterosa riesce nel suo scopo iniziale: un secondo posto finale piú che positivo. 

Dall'altra parte c'é una squadra gigliata che disputa un campionato mediocre e si posiziona poco piú sotto di metá classifica.

Buona Visione!

 


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Stagione 1991-1992 - Campionato di Serie A - 1 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 1 settembre 1991 ore 16:00
JUVENTUS-FIORENTINA 1-0
MARCATORI: Casiraghi 42

JUVENTUS: Tacconi, Carrera M., De Agostini, Reuter, Kohler, Julio Cesar, Di Canio (Galia 64), Marocchi, Schillaci, Baggio R. (Corini 90), Casiraghi
Allenatore: Giovanni Trapattoni

FIORENTINA: Mareggini, Fiondella, Carobbi, Dunga, Faccenda, Pioli, Mazinho, Orlando, Borgonovo (Batistuta 63), Maiellaro, Salvatori (Iachini 81)
Allenatore: Sebastiao Lazaroni

ARBITRO: Amendolia
ESPULSIONI: Orlando 44 (Fiorentina)




VINCE LA JUVENTUS 
Buon esordio con gol dell'ex monzese nella partita dei veleni contro la Fiorentina 

Casiraghi sugli altari. Ieri come goleador, stamane come sposo Casiraghi day. O meglio sarebbe dire «il giorno più lungo» di Pierluigi Casiraghi. Un giorno d'emozioni a ripetizione durato quarantott'ore. Ieri l'attaccante bianconero si è confermato sempre più goleador della squadra segnando un'altra importante rete di una beata stagione che per lui sembra non avere fine. In serata ha raggiunto Monza per mettere a punto gli ultimi particolari del matrimonio con Barbara Lietti, 19 anni, sua fidanzata da tre. E' andato a dormire tardissimo. Poche ore di meritato riposo, poi la cerimonia nel Duomo di Monza. Da stamane Pierluigi è sposo novello. 

Nulla da fare per Fiondella sullo stacco-gol di Casiraghi. Della sua unione con Barbara ha sempre parlato con entusiasmo. 

«E' il dolce epilogo della storia di due fidanzatini e l'inizio di una vita in comune, da dividere assieme», 

ha confessato il giovane a poche ore dal suo sì. Poi è scomparso, braccato da fotografi e giornalisti. Anche ieri al «Delle Alpi» Casiraghi ha dimostrato di essere un elemento determinante di questa nuova, ambiziosa Juventus. Un colpo di testa a cogliere l'angolo destro della porta difesa da Mareggiaini la partita non ha avuto più storia. 

«E' un buon momento — si era limitato a commentare uscendo dagli spogliatoi —. Nella vita l'importante è sapere attendere. L'anno scorso vissi il dramma degli infortuni in silenzio, pensando soltanto al momento in cui sarei tornato ad essere pimpante e utile alla squadra. Oggi so di esserlo e voglio continuare su questa strada. La Juve? Può arrivare molto lontano. Ma bisognerà lottare. Le avversarie non staranno certamente alla finestra». 

Casiraghi parla sempre sottovoce, come chi evita di sprecarsi in inutili predizioni. 

«La favorita? — si interroga —. La squadra che saprà approfittare meglio delle occasioni, tutte le occasioni. Per vincere un campionato bisogna avere anche un po' di vento in poppa. Quest'anno abbiamo cominciato bene, speriamo di concludere meglio». 

Sono molti coloro che vorrebbero conoscere da lui il segreto di questi suoi gol che sembrano uscire come d'incanto da vecchi filmati degli Anni Sessanta e Settanta. La sua immagine possente e svettante pare saltar fuori da un ingiallito album Panini. E i «draghi» di ieri (Riva, Bettega, Boninsegna) hanno considerato tutt'altro che blasfemo il paragone con il giocatore lombardo. Perché in lui c'è la forza di riuscire a risvegliare anche un po' del loro calcio, fatto di classe vera e senza tempo. Dopo gli acciacchi della passata stagione (operazione alle spalle e lunga convalescenza che ne hanno condizionato l'attività), Pierluigi è esploso nelle settimane scorse come un temporale d'agosto. Tuoni e fulmini, ma soprattutto una grandinata di reti. Quasi si fosse tenuta dentro tutta l'energia del mondo, accumulata in mesi di ansia, di sofferenza e di rabbia. 

Conclude: 

«Non sono un tipo superstizioso, ma scusate se mi viene spontaneo di toccare ferro quando mi si chiede di raccontare la disavventura vissuta l'anno scorso. Diciamo che non la auguro a messuno. Neppure al più scorretto degli avversari». 

Compreso Mareggini?

«S'intende!» 

Piero Abrate
 



Il fantasista bianconero ha mostrato contro l'ex squadra il meglio del suo repertorio
Baggio, addio al mal di Fiorentina
«Ero pronto a tirare un rigore, non l'avrei fallito»

TORINO. Roberto Baggio ha ieri giocato la più grande delle sue tre partite in maglia bianconera contro la Fiorentina. O meglio ha giocato la prima partita, le altre due essendo state cose diverse da quelle alle quali lui era chiamato da copione, da contratto. Baggio ieri ha corso, ha smistato buoni palloni quasi sempre di prima, ha messo il piede, si è beccato la marcatura greve di Salvatori e poi di Faccenda, è stato buttato giù quasi crudelmente da Dunga, e non è escluso che alla fine fosse ar rabbiato con la squadra viola, anche e soprattutto per l'affare Mareggini-Casiraghi. Ancora un po di incontri cosi, e poi Baggio sarà maturo per fare al la Fiorentina del giusto onesto male, quel male che forse ieri ha in qualche modo evitato di fare una sola volta, alzando troppo un cross che poteva far nascere un gol. Diciamo che ieri almeno Baggio ha smesso di fare, alla Fiorentina, del bene.

É ridicolo affannarci giorna listicamente così intorno alla normalità della prestazione di un calciatore che pure è dota tissimo di classe, è pagatissimo per sciorinaria, è provvisto di strumenti psicologici, dal buddismo in giù, per vincere le cosiddette rumore? É senz'altro ridicolo, lo è quanto è necessa rio o almeno doveroso. Perché Baggio è uno dei massimi del teatrino, e non si deve mancare niente della sua recita. Il giornalista è autorizzato a sognare di raccontare la Pechino-Parigi in deltaplano a motore, ma in tanto l'esame di ogni passo di Baggio, specie se contro la Fiorentina, fa parte di una specie di sua scuola dell'obbligo.

Baggio ieri ha fatto molti passi veloci in campo, e alcuni velocissimi per lasciare lo spogliatoio e dissolversi dopo avere detto ai giornalisti di non voler dire nulla. Il che non significa non avere nulla da dire, e infatti i giornalisti, facendo cooperative, gruppi, cosche, congreghe, pool, scambi eccete ra, sono riusciti ad avere alcune sue frasi, che messe insieme fanno, se non un'intervista, un bouquet di pareri. Il massimo dell'emissione di suoni è stato eseguito da Raggio mentre si allontanava, un braccio sulla spalla di Iachini giocatore della Fiorentina, con un giornalista toscano amico suo da anni. Ma ecco la summa.

Io e la partita: 

«Ero teso,ma meno di altre volte, e mi sono quasi rilassato giocando. Ecco, adesso posso dire che si, se avessimo avuto un rigore a fa-vore e io fossi stato designato come rigorista, l'avrei tirato".

lo e i tifosi viola

"Non ho sentito i cori orribili di cui mi dite. Ho visto però che c'era del fermento nella loro zona, giocando non ho potuto fare a meno di notare certi tafferugli, in somma certe cose brutte, che mi fanno del male".

lo e il dopogara con lo sconro Mareggini-Casiraghi. 

«Non devono accadere certe cose, sono accadute, sono disgustato". 

Parole neanche troppo criptiche, parole critiche verso il portiere della Fiorentina, visto che dello scontro Casiraghi è stato una vittima.

Quanti incontri ancora per avere un Baggio che distrugge la Fiorentina, le segna dei gol, la colpisce anche con le parole? I cronisti giovani fanno i conti, sono quasi sicuri di arrivare al quel momento. I cronisti anziani sospirano, sanno che non ci arriveranno mai. Però noi che eravamo a Torino quando Baggio si fece nascere a mattino una figlia pur di non dover pensare, giocando al pomeriggio, a battere la Fiorentina, noi che eravamo a Firenze quando Baggio non tirò il rigore e usci dal campo tenendo stretta una sciarpa viola, vi garantiamo che la va meglio.

Gian Paolo Ormezzano
brani tratti da: La Stampa 2 settembre 1991

 




LA NUOVA JUVENTUS
UNA SIGNORA CON LE PALLE!
Una squadra grintosa, che sa dove vuole arrivare. Pochi fronzoli, molta concentrazione e quegli attributi che hanno mandato in visibilio persino il presidente Chiusano...

TORINO. Finalmente una squadra con le palle. La considerazione tecnico-anatomica del presidente Chiusano nell'intervallo di Juventus-Fiorentina ha fotografato in modo persino crudo il nuovo corso bianconero. Per la verità, non è ben chiaro (forse neppure tra gli studiosi del delicato ramo) se una Signora, sia pure storicamente impegnata nel virile sport del pallone, debba proprio possedere certi attributi per suscitare ammirazione. In ogni caso il Trap, che notoria- mente non bada ai fronzoli, non ha avuto esitazioni a... cambiare il sesso della squadra più di tutte obbligata a vincere. Un mutamento radicale, una pagina girata, una brusca inversione di tendenza. 

"E una Juventus molto più quadrata, compatta, sicura di sé rispetto all'anno scorso"  ha calcato la mano il presidente della Lega, Nizzola, "senza quegli sbandamenti della stagione passata che la portavano a subire gol improvvisi quanto incredibili". 

Il ritornello dei pareri autorevoli sulla nuova Juve appare quasi ossessivo: 

"I miglioramenti" spiega Renzo Righetti, vicepresidente del Settore tecnico, "sono netti: si tratta di una Juve molto migliorata. E più robusta, più determinata. Un'altra cosa rispetto all'anno scorso". 

La lingua batte dove Maifredi duole e, insomma, la Signora virile sembra aver fatto centro ben al di là del successo di misura sulla Fiorentina con cui ha bagnato il suo esordio ir campionato. Si tratta di vedere, a questo punto, se cert trionfalismi appaiano giustificati. In realtà, sarebbe avventuroso sostenere che contro la scombinata squadra di Lazaroni si è espressa una grande Juve. Certo, i famosi... bargigli, tanto per restare in campo anatomico, sono emersi subitc di prepotenza.  Trap ha presentato un complesso di mutuo soccorso in cui, bandite stelle e stelline, ogni elemento esprime una operatività totale al servizio dei compagni. Si tratta di un primo passo fondamentale, la condizione indispensabile per mantenere nominalmente intatto l'assetto offensivo dello scorso anno, col poker Di Canio - Baggio - Schillaci - Casiraghi.Se a questo si aggiunge un assetto di terza linea pressoché impeccabile, grazie alla tremenda efficacia non soltanto dell'ottimo Kohler. ma anche del puntuale Carrera, si ha il quadro di una compagine poderosa difficilmente perforabile, anche sul piano delle improvvise amnesie di concentrazione. Ouesto non significa tuttavia che l'opera possa dirsi conclusa. La Juve del debutto ha cozzato a lungo contro il dispositivo difensivo viola: un groviglio di reticolati, tra difensori e centrocampisti, in cui quasi mai i fantasisti bianconeri sono riusciti a districari sguainando le indispensabili levate d'ingegno, i guizzi capaci di piegare la chiave tattica della partita avversaria. Così più che gioco autentico, la Juve offre per ora una continua, convinta generosa ricerca della via migliore per giungere al gol. Lo ammette lo stesso Trapattoni: 

"Per un'`ora contro la Fiorentina abbiamo tentato di tutto per arrivare a segnare: al di là dell'esiguo numero di occasioni, il fatto resta ımportante". 

Ecco: la Juve '91-92 parte con una disposizione d'animo completamente nuova. Una Juve umile, quasi operaia a dispetto dei nomi altisonanti che ne sorreggono le ambizioni offensive. Una Juve che ha tutto per diventare "da scudetto", ma che appunto ancora deve diventare tale, Disponendo di una micidiale coppia di attaccanti, Trapattoni sta ricalcando certe sue Juventus degli anni d'oro. Rinuncia al regista (di cui peraltro disporrebbe: il bravissimo Corini) per privilegiare un quadrilatero di centrocampo senza mediazioni tattiche con un tornante di fantasia e un rifinitore avanzato (Di Canio e Baggio) supportati da due robusti elementi di quantità (Reuter e Marocchi). Per funzionare al meglio anche su fronte offensivo occorrerebbero dunque al meccanismo bianconero un Di Canio in qualche modo somigliante a Causio del tempo che fu e parimenti un Baggio il più vicino possibile alle intuizioni registi. che che accendevano Platini Per ora, l'ex laziale non riesce quasi mai a pilotare sul fondo la propria indubbia classe per pennellare i cross che Casiraghi attende come una manna del cielo. Cosi come latitano le deliziose invenzioni con cui Baggio è capace di girare l'interruttore della partita azionando i magici meccanismi del gol. Riusciranno i due eroi della r iconversione trapatto-niana a sposare il sacrificio tattico senza appannare i pro- pri proverbiali bagliori tecnici? Su questa sfida si gioca il campionato della Juve, la sua possibilità di porre una effettiva candidatura al titolo. Non è forse un caso che proprio di Gianni Agnelli, uomo refrattario ai facili entusiasmi, sia giunta una piccola stecca nel coro domenicale degli elogi: 

"Una Juve discreta" l´ha definita, "perche non posso dire mi abbia pienamente soddisfatto. C"è qualcosa da registrare, ma nel complesso questa Juve non è male. E che grinta, quel Kohler".

Il campionato festeggia dunque il ritorno in punta di piedi della grande Juventus: senza poclami, senza scintille di gioco, ma già con la determinazione indispensabile per salire nuovamente gradini che portano in alto. Quando giungeranno copiose con avversari chiusi a doppia mandata come la Fiorentina di Lazaronı anche le palle che contano veramente, cioè quelle gol, la Juve dovrà davvero e finalmente tornare a ruggire.

Carlo F. Chiesa
tratto dal Guerin Sportivo anno 1991 n.36






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domenica 29 marzo 2026

29 Marzo 1992: Juventus - Lazio

É il 29 Marzo 1992 Juventus e Lazio si sfidano nella nona giornata del Girone di Ritorno del Campionato di Calcio di Serie A 1991-92  allo Stadio 'delle Alpi' di Torino.

Contro questo Milan (imbattuto in Serie A) perfettamente guidato in panchina da Fabio Capello, é diffcile ottenere di piú di un secondo posto nella Classifica Finale del massimo campionato italiano. Cosí una Juventus ancora debole ma tanto volenterosa riesce nel suo scopo iniziale!

Buona Visione!

 

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Campionato di Serie A 1991-1992 - 9 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 29 marzo 1992 ore 15.00
JUVENTUS-LAZIO 1-1
MARCATORI: Riedle 83, Schillaci 90+1

JUVENTUS: Tacconi, Reuter, De Agostini, Conte A. (Di Canio 54), Carrera M., Julio Cesar, Alessio (Corini 72), Galia, Schillaci, Baggio R., Casiraghi
Allenatore: Giovanni Trapattoni

LAZIO: Fiori, Bergodi, Sergio, Pin G., Gregucci, Soldà, Neri, Bacci, Riedle, Sclosa (Melchiori 67), Ruben Sosa
Allenatore: Dino Zoff

ARBITRO: Collina



«Un calcio alle speranze» 
Trap: senza carattere non si vince 

«Nel calcio chi sbaglia paga, c'è poco da fare. Un dato positivo, comunque, è venuto dal fatto che la Juve non ha mai mollato e questo fa ben sperare, per il futuro. Il Milan continua a reggere il passo ma la speranza è l'ultima a morire». 

Conoscendo il tipo, realista e talora ipercritico, c'è da stupire: eppure Tacconi si dice ancora ottimista. 

«La Juve ha acciuffato un punto d'oro, alla faccia di quanti ci davano per spacciati. E adesso, ve lo garantisco, il campionato è ancora tutto da giocare. Nei confronti diretti abbiamo dimostrato di essere sostanzialmente alla pari con il Milan e martedì ce la vedremo direttamente. Credo proprio che adesso siano loro a temere noi». 

Tesi piuttosto ardita, ma quando vien voglia di recriminare Tacconi è già lontano. La conclusione a due «panchinari» semicontestatori che si vuole con la valigia pronta. 

Di Canio: 

«Sapevamo che la Lazio è una squadra tosta ed equilibrata, noi avremmo dovuto chiudere la gara quando ne avevamo la possibilità». 

Pronto a rivestire la maglia biancoceleste? L'attaccante allarga le braccia e si rifugia nella solita deviazione in corner: 

«Il mio contratto scade fra due stagioni, pertanto è meglio attendere. Non sono più un ragazzino, però, e il prossimo anno - a Torino o altrove - voglio giocare». 

Un preciso messaggio per Boniperti, qualora ne avesse bisogno. Ed ecco Corini, al quale vien chiesto se senta effettivamente la voglia di cambiare aria. 

«Più che altro sento il bisogno di giocare - dice il bianconero -, ma preferisco fermarmi qui perché altrimenti ne escono altre polemiche», 

Quella di oggi sarà una brutta giornata per la Juve. E' stato facile dedurlo ascoltando il rituale commento che Trapattoni ha fatto subito dopo la conclusione della partita. L'allenatore ha praticamente messo sotto accusa la propria squadra. 

«Domani mattina parlerò con i ragazzi - ha dunque annunciato con aria tirata perché voglio capire che cosa è passato nella loro mente. Desidero sapere se sono stati condizionati dal fatto che il Milan stava vincendo a Roma oppure se altri motivi hanno turbato il loro rendimento». 

Trapattoni parla con aria sicura e viso torvo, si capisce che in testa ha concetti molto chiari, evidente che nutre la seria intenzione di strigliare i suoi non appena li rivedrà. E aggiunge: 

«Quando si è saputo che la Roma aveva raggiunto il Milan, hanno avuto una reazione violenta, e allora mi chiedo perché non hanno spinto per tutta la partita con la stessa convinzione. Ovvio che non accetterò recriminazioni, tantomeno scusanti. Non basta creare opportunità per segnare e poi sbagliarle in quel modo. Talvolta il risultato bisogna strapparlo con i denti». 

L'occasione è persa, il vantaggio del Milan resta immutato e Trapattoni non si fa illusioni: 

«Lo scudetto possiamo scordarcelo, per altro abbiamo perso per la terza volta l'occasione di farci sotto. La Juve ha tenuto un ritmo invidiabile, ma era stata staccata all'inizio e per riprendere i milanisti avrebbe dovuto far meglio di loro». 

Molto più rapida l'analisi della partita, che riveste un interesse relativo. 

«Dall'eventualità di una vittoria siamo passati a quella di una sconfitta e alla fine ne è venuto fuori un pareggio, anche giusto se si considera che pure la Lazio ha avuto opportunità per segnare». 

Perché una Juve così frenata al momento di concludere? Forse se lo sta chiedendo anche il Trap, che desolato risponde: 

«Siamo ricaduti negli errori d'inizio stagione, d altra parte avevo previsto che qualche punto in casa avremmo finito per perderlo anche noi». 

Dopo la rabbia, le promesse. Ovviamente all'indirizzo del Milan. 

«Martedì a San Siro avremo un confronto importantissimo, di alto prestigio. In Coppa Italia non possiamo fermarci e dovremo farlo capire con chiarezza ai rossoneri». 

Piercarlo Alfonsetti
tratto da: La Stampa 30 marzo 1992




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La Stampa 30 marzo 1992

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domenica 1 marzo 2026

1 Marzo 1992: Juventus - Genoa

È il 1 marzo 1992 e Juventus e Genoa si sfidano in questa gara valevole per la sesta giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1991-92. Il tutto si svolge  allo Stadio delle Alpi di Torino.

Contro questo Milan (imbattuto in Serie A) perfettamente guidato in panchina da Fabio Capello, è difficile ottenere di più di un secondo posto nella Classifica Finale del massimo campionato italiano. Così una Juventus ancora debole ma tanto volenterosa riesce nel suo scopo iniziale!

Sull'altra sponda c'è la squadra rossoblu genovese che salva una stagione non all'altezza delle attese con una salvezza risicata!

Buona Visione!



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Stagione 1991-1992 - Campionato di Serie A - 6 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 1 marzo 1992 ore 15.00
JUVENTUS-GENOA 3-0
MARCATORI: Baggio R. 15, Baggio R. 85, Ferroni autorete 90

JUVENTUS: Tacconi, Carrera M., Marocchi, Galia, Kohler, Julio César, Alessio (Corini 70), Reuter, Schillaci, Baggio R., Casiraghi (Di Canio 83)
Allenatore: Giovanni Trapattoni

GENOA: Braglia, Corrado, Branco, Ferroni, Collovati, Signorini, Ruotolo, Bortolazzi, Aguilera, Eranio (Skuhravy 68), Fiorin
Allenatore: Osvaldo Bagnoli

ARBITRO: Beschin
ESPULSIONI: Collovati 59 (Genoa)



Il segreto del numero 10 
«Trap m'ha detto: vai più avanti. Ho obbedito e ho fatto centro» 

TORINO. È vero: Baggio deve ancora crescere per arrivare ai livelli di Platini. Pensieri e parole dell'avvocato Agnelli. Ma bisogna ammettere che si sta organizzando bene, che almeno il periodo dei puntini e delle aste è superato. Il Divino può cominciare a tremare. Baggio non accetta le «provocazioni», neppure quelle che arrivano dall'alto. Se la cava fingendo di non capire bene certi concetti: 
«Agnelli? A me non ha detto nulla. Chiedete a lui spiegazioni su ciò che voleva dire. 
Intanto si diverte a dar vita a questo strano ping-pong a distanza con Van Basten. Anche ieri tre squilli del milanista contro l'Atalanta e due del bianconero al Delle Alpi. I due sono però divisi da ben dieci gol nella classifica dei marcatori. Baggio si rassegna: 
«I goleador stranieri sono irraggiungibili e Van Basten è il più forte di tutti, quindi non mi stupisco che segni sempre». 
Già, lui almeno non ha scomodi predecessori con cui confrontarsi ed essere confrontato. Ancora Baggio: 
«Ma io sono sempre stato tranquillo. Anche quando le cose andavano male. Devo ringraziare i compagni che mi hanno aiutato nei momenti più difficili. Se ora sono più sereno, è anche merito loro. 
Suo il gol che ha sbloccato la partita, ancora suo quello che ha dato la tranquillità. Racconta: 
«Non riuscivamo proprio a sbloccare il risultato. Ad un certo punto Trapattoni mi ha chiamato e mi ha suggerito di andare più avanti. Ed ecco arrivare la prima rete, un gol che ci ha aiutati. Ma non contano tanto le mie prodezze quanto le vittorie della Juve, indispensabili per restare nella scia del Milan. Questa volta siamo scesi in campo con lo spirito giusto e abbiamo sfatato anche il tabù Genoa. Per lo scudetto non è il caso di farsi illusioni, anche se è chiaro che continuiamo a sperare». 
Il gol-sorpresa dell'Atalanta non ha creato false illusioni: 
«È arrivato troppo presto, il Milan ha avuto tutto il tempo per reagire. I rossoneri vanno fortissimi, ma questo a noi non deve interessare. Pensiamo innanzitutto a noi e alla fine tireremo le somme». 
L'astuzia di certo non gli manca. In occasione del primo gol ha sfruttato un rinvio balordo del giovane genoano Corrado. Per segnare il secondo era appostato a pochi passi da Braglia come un goleador di rapina. Facile quando ci si chiama Baggio. Ma grande è stato il merito di Reuter che gli ha servito un aureo pallone. Dice il tedesco, che domenica sarà squalificato: 
«Ho alzato la testa e l'ho visto ben piazzato in area. Sapevo che non avrebbe sprecato nulla. Questa vittoria cambia poco. Noi non abbiamo scelta, dobbiamo vincere e basta. Al Milan pensiamo soltanto alla fine della partita per chiedere cosa ha fatto». 
Con Baggio anche Galia ha meritato i complimenti di Trapattoni. Il pedalatore del centrocampo spiega le difficoltà iniziali: 
«Il Genoa si è schierato con una punta sola ed ha fatto una robusta cerniera a centrocampo. Superarla era molto difficile ed anche per questo la partita non è stata bella. Per fortuna ci ha pensato Baggio a semplificare le cose, poi non abbiamo faticato più di tanto. Il Genoa mi è sembrato con la testa già al Liverpool». 
E Corini, ago della bilancia del centrocampo, manda un messaggio ai compagni: 
«La strada da battere è questa. Continuiamo così, anche se il Milan sembra inarrivabile.
Julio César si rammarica: 
«Domenica non giocherò per squalifica, peccato saltare la sfida con Careca. Al Milan non penso mai durante la partita. Chiedo il risultato quando sono negli spogliatoi, non prima. 
Vince la Juve, perdono i tifosi. Ecco senza commento il contenuto di due striscioni esposti in curva Scirea: 
«I vili non meritano né patria, né onore. Genoani e inglesi infami bastardi». 
E ancora: 
«Genoa e Liverpool uniti nel disprezzo e nella vergogna». 

Fabio Vergnano 


 


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lunedì 16 febbraio 2026

16 Febbraio 1992: Juventus - Atalanta

É il 16 Febbraio 1992 e Juventus ed Atalanta si sfidano nella Quarta Giornata del Girone di Ritorno del Campionato di Calcio di Serie A 1991-92  allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

Contro questo Milan (imbattuto in Serie A) perfettamente guidato in panchina da Fabio Capello, é diffcile ottenere di piú di un secondo posto nella Classifica Finale del massimo campionato italiano.

Cosí una Juventus ancora debole ma tato volenterosa riesce nel suo scopo iniziale : un secondo posto finale piú che positivo.

Dall'altra parte c'é un Atalanta che disputa un campionato tranquillo e si posiziona a metá classifica.

Buona Visione!




 

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Stagione 1991-1992 - Campionato di Serie A - 4 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 16 febbraio 1992 ore 15.00
JUVENTUS-ATALANTA 2-1
MARCATORI: Schillaci 34, Piovanelli 49, Baggio R. 51

JUVENTUS: Tacconi, Carrera M., Marocchi, Conte A. (De Agostini 60), Kohler, Julio Cesar, Galia, Reuter, Schillaci, Baggio R. (Corini 82), Di Canio
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ATALANTA: Ferron, Minaudo, Pasciullo, Bordin, Porrini, Stroemberg, Perrone, Nicolini, Bianchezi, Caniggia, Cornacchia (Piovanelli 46) -
Allenatore: Bruno Giorgi

ARBITRO: Bazzoli






"Se gioca così, porti pure le trecce."
L'Avvocato: ma quel codino non mi è mai piaciuto 

TORINO. 

«Se gioca così, vuol dire che gli lasceremo portare anche le trecce». 

Destinatario della battuta, Roberto Baggio, mittente Giovanni Agnelli che a 10 minuti dalla fine della partita ha lasciato soddisfatto la tribuna del «Delle Alpi». Né ha fatto mistero, l'Avvocato, di non aver mai digerito quel codino che il fantasista bianconero si è fatto crescere quest'anno. 

«Francamente non mi è mai piaciuto», 

ha commentato con espressione tollerante. In quel momento, la Juve stava rosicchiando un punto al Milan e il presidente della Fiat non ha resistito alla tentazione di auspicare dalla sorte qualcosa di meglio: 

«Chissà che stasera non diventino due, non mettiamo limiti alla Provvidenza». 

Due battute d'obbligo anche sul problema degli stranieri che in settimana il consiglio federale aveva risolto lasciando molti insoddisfatti a cominciare dall'avvocato Chiusano che aveva definito «una stupidaggine» il compromesso al quale si era giunti. 

«Tre in campo e uno in panchina, meglio così che niente», 

esclama conciliante l'avvocato Agnelli che ha assistito all'incontro insieme al segretario repubblicano La Malfa e alla signora Giovanna Incisa Cattaneo. Il nuovo sindaco di Torino ha inquadrato velocemente la propria posizione nei confronti del calcio: 

«Sono tifosa della Juve e credo che non si debba rinunciare alla speranza di acciuffare il Milan. Con l'Avvocato, però, non si è parlato di calcio». 

Dichiarata fede bianconera, dunque, che non esclude però una simpatia verso il Torino 

«naturalmente quando non c'è di mezzo il derby». 

Schierata ma diplomatica. E ora la parola all' on. La Malfa, apparso piuttosto a disagio, per la verità, nelle vesti di commentatore calcistico. 

«Mi sono divertito e, considerate le circostanze, ho sentito il dovere di tifare Juventus». 

Poi, accennando al sindaco: 

«Oggi abbiamo fatto davvero un'accoppiata vincente». 

L'ultima botta, probabilmente riferita a vecchie polemiche, è riservata a Diego Novelli: 

«Mi spiace per lui, granatissimo, ma dopo trent'anni siamo riusciti non solo a esprimere il sindaco ma anche a colorarlo di bianco e nero».

Piercarlo Alfonsetti
tratto da: La Stampa 17 febbraio 1992






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