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martedì 10 marzo 2026

10 Marzo 1996: Juventus - Lazio

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. È il 10 marzo 1996 e Juventus e Lazio si sfidano nell'ottava giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1995-96 allo Stadio delle Alpi di Torino.
La Juventus guidata in panchina dal ‘maestro’ Marcello Lippi, dopo aver rivinto lo Scudetto dopo ben otto anni, adesso pensano in grande. Pensano alla Champions League (che conquisteranno a Roma). Ed infatti i bianconeri non giocano come sanno in campionato e si fanno ‘rubare‘ il titolo dal Milan. Alla fine sarà secondo posto. 
Dall’altra parte, la Lazio terminerá il campionato sull’ultimo gradino del podio.
Buona Visione!



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Campionato di Serie A 1995-1996 – 8 ritorno
Torino – Stadio Delle Alpi
Domenica 10 marzo 1996 ore 15.00
JUVENTUS-LAZIO 4-2
MARCATORI: Favalli 3, Casiraghi 18, Deschamps 35, Chamot autorete 70, Conte A. 72, Padovano 83

JUVENTUS: Peruzzi, Torricelli (Porrini 24), Ferrara C., Vierchowod (Lombardo 64), Pessotto, Di Livio (Padovano 46), Conte A., Deschamps, Jugovic, Del Piero, Ravanelli
Allenatore: Marcello Lippi

LAZIO: Marchegiani, Negro, Bergodi, Chamot, Favalli, Fuser (Marcolin 78), Di Matteo, Winter, Rambaudi (Esposito 69), Casiraghi, Signori (Iannuzzi 78)
Allenatore: Zdeněk Zeman



LE PAGELLE 
Peruzzi senza colpe 
Deschamps il tempismo e Favalli la freddezza  

PERUZZI 7. Accenna l'uscita ma poi si inchioda sul cross di Signori che serve Casiraghi per il raddoppio: è l'unica incertezza. 
TORRICELLI 5. Lippi lo prova in versione anti-Real, il Bossino va nel pallone come Carrera a Madrid. Che ci sia una maledizione a destra? 
(Dal 24' pt. Porrini 6,5: l'inizio è macchinoso, nella ripresa si sblocca e i suoi anticipi aiutano la Juve a ribaltare l'azione) 
FERRARA 5,5. Tono modesto, i suoi lanci sono fuori misura (compreso quello da cui nasce il gol di Deschamps). 
VIERCHOWOD 5,5. La slavina umana appiattisce gli avversari che travolge più di quanto anticipa. Con Casiraghi ha vita dura. 
(Dal 19' st. Lombardo 5,5: impacci di stagione, deve crescere) 
PESSOTTO 6,5. Sbaglia qualche appoggio, però è efficace, sbrigativo, tenace. Si salva nel periodo peggiore della Juve: né Rambaudi né Fuser decollano. 
DI LIVIO 5. Rimane travolto dall'orribile primo tempo della Juve. Doveva dimostrare a Lippi che con lui la squadra è più equilibrata e efficace: per sua fortuna c'è un passato che non si può ignorare. 
(Dal 1 ' st. Padovano 7: tre gol nelle ultime due partite. La Juve lo vuole cedere: è sicura di trovare un attaccante di riserva così puntuale in area?). 
CONTE 7. Bravo anche quando gli altri si tanno travolgere. Bravissimo sul gol. 
JUGOVIC 5,5. Fa il regista al posto di Sousa, con le stesse incertezze del portoghese. Un po' meglio nella ripresa quando la Juve è in superiorità e torna a fare il centrocampista interditore e s'infila nei corridoi liberi. 
DESCHAMPS 6,5. Sfrutta l'assist di Marchegiani: se non altro ci sta attento. E quando la Juve non funziona, almeno cerca di spezzare il gioco. 
RAVANELLI 5. Il colpo del ko l'ha tirato venerdì. Con la Lazio si è astenuto: qualche rincorsa, un paio di assist e poco più. 
DEL PIERO 5,5. Pinturicchio pennella poco. Chissà che gli succede. Non c'è neppure l'alibi della posizione in campo, perche comincia da seconda punta, prosegue da esterno (nel tridente) e finisce da rifinitore dietro gli attaccanti. Sbaglia tutto nel primo tempo, si muove meglio nel secondo. Un talento non può limitarsi all'ordinaria amministrazione.  

MARCHEGIANI 5. Un liscio straordinario riapre la partita della Juve, riportandoci agli errori contro la Svizzera, a Cagliari, che gli costarono il posto in Nazionale. 
NEGRO 5,5. Pesa su di lui, come su tutta la Lazio, una ripresa inguardabile. 
BERGODI 5,5. Quando le cose si mettono male, non chiedetegli di raddrizzarle. 
CHAMOT 5. Basterebbe l'azione del gol di Padovano per giustificare l'insufficienza. 
FAVALLI 6,5. Segna con freddezza e dalla sua parte sia Di Livio che Lombardo faticano a trovare un varco. 
FUSER 5. A parte i litigi con Deschamps non ne vediamo traccia. 
(Dal 34' st. Marcolin sv.). 
DI MATTEO 6. Il voto è la media tra il primo tempo di grande saggezza tattica e la ripresa delittuosa. 
WINTER 6. E' importante finché la Lazio può dettare il gioco, quando lo subisce scompare pure lui. 
RAMBAUDI 5. Gentile presenza. 
(Dal 24' st. Esposito sv.) 
CASIRAGHI 4,5 Gli avremmo dato volentieri un 7, perché (a parte la tempestività sul gol) si conferma il centravanti italiano più in forma, capace di impegnare da solo una difesa. Ma farsi espellere a quel modo non ha scusanti. 
SIGNORI 6. Detta il passaggio sui due gol laziali e impegna Peruzzi con un sinistro nella ripresa. 
(Dal 34' st. Iannuzzi sv.)  

L'arbitro MESSINA 5,5. Si adegua alla partita, sbagliando valutazioni a grappoli. 

Marco Ansaldo
tratto da: La Stampa 11 marzo 1996




Madama a due facce

Davvero difficile capire la Juve di quest'anno. Una squadra dai due volti, come è capitato contro il Real Madrid e come si è ripetuto domenica con la Lazio. Timorosa, impacciata, macchinosa nel primo tempo; puntualmente veloce, aggressiva ed efficace nel secondo. Questo andamento discontinuo è del resto la prova migliore di quanto i guai della Juve non siano, come ha detto qualcuno, di tipo tattico o legati allo scarso rendimento di alcuni uomini-guida. Il problema è chiaramente di carattere psicologico. Quando la squadra si sente sotto osservazione non riesce a esprimersi sui suoi livelli, mentre quando si trova a giocare in libertà, senza avere nulla da perdere, ritrova lo smalto di un anno fa, torna a essere una formazione coraggiosa e determinata. Calo di concentrazione, timore di giocare la palla, paura eccessiva degli avversari: sono stati questi finora i limiti di Madama. Prendete Del Piero, condizionato eccessivamente dalle critiche. Lui e molti dei suoi compagni dovrebbero interessarsi meno a quanto scritto o detto dagli addetti ai lavori, giocando come sanno. Contro il Real non ci sarà troppo tempo per ragionare, per fare calcoli. Si dovrà giocare, punto e basta. E se sarà la Juve del secondo tempo di domenica, veramente straordinaria, non ci saranno problemi.

Massimo Mauro
tratto dal Guerin Sportivo - Il Film del Campionato

 



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Gol Favalli - La Stampa 11 marzo 1996

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La Stampa 11 marzo 1996

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mercoledì 25 febbraio 2026

25 Febbraio 1996: Juventus - Milan

É il 25 Febbraio 1996 Juventus Milan si sfidano nella sesta giornata del girone di ritorno del Campionato di Calcio di Serie A 1995-96  allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus guidata in panchina dal 'maestro' Marcello Lippi, dopo aver rivinto lo Scudetto dopo ben otto anni adesso pensano in grande. Pensano alla Champions League (che conquisteranno a Roma). Ed infatti i bianconeri non giocano come sanno in campionato e si fanno 'rubare' il titolo proprio da questo Milan. Alla fine per i nostri eroi sará secondo posto.

Buona Visione!



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Stagione 1995-1996 - Campionato di Serie A - 6 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
domenica 25 febbraio 1996 ore 20:30 
JUVENTUS-MILAN 1-1
MARCATORI: Conte A. 3, Weah 30

JUVENTUS: Peruzzi, Ferrara C., Carrera M., Vierchowod, Pessotto G., Lombardo (Di Livio 74), Paulo Sousa (Jugovic 74), Deschamps, Conte A., (c) Vialli, Ravanelli (Del Piero 57)
A disposizione: Rampulla, Torricelli
Allenatore: Marcello Lippi

MILAN: Rossi S., Tassotti, Costacurta, Baresi F., Maldini P., Donadoni, Albertini (Ambrosini 31 - Di Canio 59), Desailly, Boban, Weah, Baggio R. (Simone 77)
A disposizione: Ielpo, Coco
Allenatore: Fabio Capello

ARBITRO: Boggi
AMMONIZIONI: Ferrara C. (Juventus); Ambrosini, Tassotti, Baresi F., Maldini P. (Milan)





Fischiato dai tifosi bianconeri perde la sfida con il suo passato 
Baggio, il Codino sbiadito 

TORINO. Quando lo speaker annuncia la formazione milanista, i fischi hanno una costante. Salvo quando viene letto il nome di Robi Baggio, che torna sul luogo dello scudetto. Allora i decibel s'impennano appena. Roba per orecchie sopraffine. Prima che i duellanti diano inizio alle operazioni, la curva bianconera propone al Codino un invito, poco elegante per la verità, a prendere la via della toilette. Nella notte dei cannibali milanisti e degli irriducibili Lippiani, un artista non può piegarsi a ima natura che non è sua. Non è e non sarà mai un combattente. Così Robi comincia da cesellatore, un colpo di tacco per Weah e via. Il gol di Conte non spegne gli ardori rossoneri, Baggio tenta di non restare emarginato, inghiottito cioè dalla morsa Vierchowod-Carrera-Ferrara. Cerca di essere utile con tocchi immediati, puliti o sporchi. 

La posizione è in continuo cambiamento: sinistra, destra, centro e perfino più indietro. Insomma, è il consigliere ravvicinato di Weah. Si presenta con un piazzato, ed è una specie di petardo bagnato, e con un assist (8' del primo tempo) per Maldini. Il condimento del pubblico juventino è il solito e previsto: grandine di fischi, comunque ben assorbiti dal destinatario. La volontà all'ex bianconero non manca: fa ciò che può per non chiudersi dentro la placenta delle domeniche infelici; dà perciò segnali di vita con traiettorie corte, senza però osare più di tanto. Ogni suo gesto è quasi pilotato da un sussiego quasi obbligato, non si fa vincere dalla smania perché sa che nel calcio voghe fa rima con doglie. 

Il trattamento riservatogli dai marcatori di circostanza fa tremare il Raffaello e quasi lo ricaccia in pinacoteca, là dove può farsi ammirare senza nuocere. La presenza in campo dell'ex Pallone d'Oro talvolta è gelida. E' sempre bello a vedersi, Baggio, però talvolta pare refrattario ai fascini magnetici delle grandi sfide, alle roventi emotività di certe partite. Al 16' Robi è trattato duramente da Ferrara: il piazzato è senza esito. La palla impazzisce, come quella di un flipper. E lui, il Codino, gradisce poco. Oltretutto il mestiere di seconda punta lo digerisce male, soprattutto quando il clima scotta. Ferrara lo tiene d'occhio, così Vierchowod e Carrera. Al 24' Robi è raffinato nell'l2 con Weah, ma nel momento fatale c'è torpore nel suo piede. E 3' dopo il suo sinistro «pescato» dal liberiano è come uno shuttle che vola alto in cielo. 

Insomma, attualmente Baggio non è l'uomo che incide e decide. Semmai si muove con flottaggi che agevolano Weah, un fulmine sul cross di Donadoni nel pallone dell' 1 -1. Robi accetta il ruolo di sponda con umiltà. E commette (siamo al 40') perfino un fallo su Deschamps. Si ricomincia. La curva milanista osanna Baggio, i tifosi bianconeri rispondono per le rime, vietate ai minori di anni 14. La Juve spinge e Baggio vede meno palloni, e quei pochi li sfrutta senza spruzzarli con sale e fiele. Vita dura per l'ex beniamino della curva Scirea nel secondo tempo, in cui il Milan usa prudenza e contropiede. Robi vincerà lo scudetto, ma non si aggiudica la sfida al suo passatole anche al presente: fa più di lui Del Piero, che pure gioca solo 33 minuti). L'esibizione del Codino resterà una di quelle foto sviluppate male, molto sbiadite. Ma questa considerazione, probabilmente, non lo sfiorerà neppure. Lui il secondo titolo sta per papparselo. E ciò conta più di ogni parola. Ma quando esce (al 32' del secondo tempo, sostituito da Simone) è sommerso sotto una cupola di fischi. La riconoscenza non è di questo mondo. 

Angelo Caroli
tratto da: La Stampa 26 febbraio 1996






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mercoledì 4 febbraio 2026

4 Febbraio 1996: Vicenza - Juventus

Attraverso Youtube vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. É il 4 Febbraio 1996 e VicenzaJuventus si sfidano nella Terza Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1995-96  allo Stadio 'Romeo Menti' di Vicenza.

La Juventus guidata in panchina dal 'maestro' Marcello Lippi, dopo aver rivinto lo Scudetto dopo ben otto anni adesso pensano in grande. Pensano alla Champions League (che conquisteranno a Roma). Ed infatti i bianconeri non giocano come sanno in campionato e si fanno 'rubare' il titolo dal Milan. Alla fine sará secondo posto. 

Dall'altre parte c'é un Vicenza che guidata in panchina da Francesco Guidolin conclude il campionato a metá classifica.

Buona Visione!


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Stagione 1995-1996 - Campionato di Serie A - 3 ritorno
Vicenza - Stadio Romeo Menti
Domenica 4 febbraio 1996 ore 14:30
VICENZA-JUVENTUS 2-1
MARCATORI: Otero rigore 18, Murgita 48, Ravanelli 66

VICENZA: Mondini, Mendez, Bjoerklund, Lopez, Grossi (Amerini 78), Rossi (D'Ignazio 68), Viviani, Maini, Lombardini, Otero (Belotti 83), Murgita
Allenatore: Francesco Guidolin

JUVENTUS: Rampulla, Torricelli (Lombardo 46), Ferrara C., Carrera M., Pessotto G., Di Livio, Conte A., Jugovic, Del Piero (Peruzzi 89), Vialli, Ravanelli
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Messina
ESPULSIONI: Rampulla 88 (Juventus); Lombardini 82 (Vicenza)




LE PAGELLE 
Conte a tutto cuore 
Ferrara passo indietro 
Murgita il re di assist 

MONDINI 6. Para tiri che paiono calamitati su di lui. 
MENDEZ 6. Un pestone lo fa soffrire presto, anche più di quanto non riesca a Del Piero. 
BJORKLUND 6,5. Il ruolo di respingente gli calza a pennello 
LOPEZ 6,5. Anche lui è ben protetto e sa cosa fare. 
GROSSI 6. Le scarpette rosso-vivo lo distinguono. Discreto il primo tempo. 
(Dal 33' st. Amerinì sv). 
ROSSI 7. Il suo piede destro non sa sempre quello che fa il sinistro, tuttavia squarcia di potenza la copertura di Pessotto. 
(Dal 23' st. D'Ignazio sv). 
VIVIANI 6,5. Tra le maglie più fitte della rete in cui si impiglia la Signora in mezzo al campo. 
MAINI 6,5. Come Viviani, con più dinamismo. Insieme sballano sul gol juventino cercando il bel tocco: l'unico errore. 
LOMBARDINI 6. Si immola per bloccare Lombardo. 
MURGITA 7. Lo ricordavamo più grezzo. Gol a parte, si rivela il miglior sarto di assist sia con la testa che con il piede. 
OTERO 7. Sguscia come una saponetta e come una saponetta sprizza per l'aria, accentuando il contatto con Rampulla. Bravo nel tocco, rapido: un bel rompiballe. 
(Dal 38' st. Belotti sv). 

RAMPULLA 5. Esce in ritardo su Otero e procura il rigore con un po' di ingenuità. Incerto e fuori tempo, i compagni lo guardano spesso come se non si sentissero protetti. Minima colpa sull'espulsione: non ci pare che volesse toccare con la mano. 
TORRICELLI 6. Più o meno regge sulla parte destra, finché non si infortuna. 
(Dal 1'st. Lombardo 5: a Bracciodiferro mancano gli spinaci, in questo momento non è l'uomo capace di ribaltare una situazione anche se per poco non gli riesce sul lancio di Ferrara. Arriva spesso scoordinato) 
FERRARA 5. Cade anche il pezzo più solido del muro difensivo juventino: succede. Dalla rovesciata con il Piacenza al rovescio di ieri la differenza non è nell'ultima sillaba, semmai nell'intesa tra Murgita e Otero che lo mettono in difficoltà. 
CARRERA 5. Stessi problemi di Ferrara, perdipiù scivola nell'azione del raddoppio. 
PESSOTTO 5. Incoraggiante il suo avvio, positivo l'impegno nel forcing finale anche perché Rossi è finito negli spogliatoi. Ma la fase centrale del match è una sofferenza, appena mette il naso in attacco, il contropiede di Rossi lo manda in crisi. 
DI LIVIO 6. Sufficienza di grande comprensione per i problemi di un'aletta sgusciante obbligata a giocare un tempo da terzino. 
CONTE 6. Si riabilita nella ripresa sradicando i palloni che ali mentano la pressione juventina. Prova il tiro, in un caso con pericolosità. 
JUGOVIC 5,5. Per mezz'ora gioca contro la Juventus, tanto da chiedersi che cosa ci stia a fare. Ci piace invece il suo piglio nel secondo tempo ed è decisivo nell'azione del gol: ma non basta a cancellare l'avvio. 
DEL PIERO 5,5. Primo tempo di grande volontà, porta avanti palloni, prova il cross per quanto i piedi non intonino più gli inni celesti. Scompare alla distanza. Esce per l'espulsione di Rampulla. 
(Dal 44' st. Peruzzi sv: costretto dalla febbre alla panchina, fino alla chiamata per forza maggiore). 
VIALLI 5. Tralasciamo la lite con Delle Carbonare, ci sta che saltino i nervi a vedere un ultras libero di agitarsi a bordo campo. Di rado salta il marcatore, tira in porta una volta sola, si procura con il mestiere qualche punizione. Un contributo modesto, per lui. Conoscendolo, il cioccolatino finale non gli ha addolcito la bocca. 
RAVANELLI 6. Primo tempo incerto, se non per come distribuisce la palla. Fionda in gol l'unica occasione decente, tuttavia nel forcing finale non riesce a creare pericoli. 

L'arbitro MESSINA 7. Quel rigore l'avrebbero concesso in tanti, qualche dubbio sull'espulsione di Rampulla che gli viene segnalata dal guardalinee. Comunque dirige decentemente un match difficilissimo per il gran numero di contrasti e di fuorigioco,

Marco Ansaldo





Resa inconcizionata

A Vicenza la Juventus si è dunque scucita lo scudetto dalle  maglie. Ormai Lippi le ha tentate tutte, ma deve arrendersi all'evidenza: non ha più a disposizione la squadra dello scorso anno, quella che aveva costruito il suo scudetto soprattutto in trasferta. Nel passato campionato, infatti, i bianconeri avevano ottenuto ben 11 delle loro 23 vittorie lontano dal Delle Alpi. Questanno, prima dei due terzi del cammino, hanno già cinque sconfitte esterne, un ruolino che non è certo da scudetto. Da quando si è tornati al campionato a 18 squadre (1988-89), chi ha vinto il tricolore non ha mai perso più di quattro partite. In realtà, comunque, era gia proibitivo il divario di otto punti, sia pure con quindici partite ancora da giocare e la vittoria da tre punti: undici sono un macigno che sigilla definitivamente anche il semplice miraggio di un riaggancio. Soprattutto poiché in mezzo ci sono altre squadre. Se, infatti, in via puramente teorica. non è da escludere una resurrezione della Juventus che coincida con una crisi del Milan, è praticamente impossibile che non ne approfittino prima Fiorentina e Parma. Difficile stilare una diagnosi certa e unica: più verosimile pensare a una serie di cause concatenanti. Certo la Juventus si è trovata tagliata fuori troppo presto, e ciò induce a pensare che sia mancata la tenuta psicologica di fronte alle prime avversità. Forse non tutti i giocatori erano pronti per sopportare senza danno lo stress derivante dal doversi confermare al vertice.

Massimo Mauro
tratto dal Guerin Sportivo anno 1996






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sabato 17 gennaio 2026

17 Gennaio 1996: Juventus - Parma

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della nostra amata Juventus vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. É il 17 Gennaio 1996 Juventus e Parma si sfidano nella Super Coppa Italiana 1995-96 allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus é Campione d'Italia in carica mentre il Parma (guidata in panchina da Nevio Scala) é una delle antagoniste principali dei bianconeri. 

I nostri beniamini gareggiano per questa coppa solo per la seconda volta, dopo che nella prima uscita (nel 1990) furono severamente battutti dal Napoli di Diego Armando Maradona per 5-1. Questa volta, sotto una cappa di nebbia da record, non finirá allo stesso modo.

Buona Visione!



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Supercoppa Italiana 1995-1996 - Finale
Torino - Stadio Delle Alpi
Mercoledì 17 gennaio 1996 ore 20.45
JUVENTUS-PARMA 1-0
MARCATORI: Vialli 32

JUVENTUS: Peruzzi, Ferrara C., Tacchinardi, Vierchowod, Torricelli, Conte A., Paulo Sousa (Carrera M. 84), Deschamps, Del Piero (Rampulla 39), Vialli (Di Livio 78), Ravanelli
Allenatore: Marcello Lippi

PARMA: Bucci, Mussi (Asprilla 77), Fernando Couto, Sensini, Cannavaro F., Di Chiara (Melli 46), Brambilla, Baggio D., Crippa (Benarrivo 83), Zola, Stoichkov
Allenatore: Nevio Scala

ARBITRO: Ceccarini
ESPULSIONI: Peruzzi 39 (Juventus)



Del Piero sacrificato 
Fuori come Baggio al Mondiale 

PERUZZI 6,5. Con le difese alte, come fa fine dire (e fare) di questi tempi, il portiere rischia di trovarsi allo scoperto. Come Pagliuca ai Mondiali e Bucci a Spalato, il Cinghialone deve metterci una pezza uscendo con le mani fuori area per anticipare Stoichkov. Bel sacrificio. 
FERRARA 6,5. Torna nel ruolo antico, sulla destra e rimane spesso senza un punto di riferimento, salvo ritrovarsi nella ripresa davanti a Stoichkov. Lo blocca. Impreciso negli appoggi. Mette a lato di testa il possibile 2-0. 
TACCHINARDI 6. Un errore nell'azione che costringe Peruzzi al fallo da espulsione. Il dentrofuori non lo aiuta. Però, nel complesso, non demerita. 
VIERCHOWOD 6. Si schianta presto contro Baggio e pare sul punto di uscire per l'ennesimo infortu- nio. Rimane e recupera qualcosa sulle incertezze viste domenica. 
TORRICELLI 6,5. Nasce da lui l'azione del gol in contropiede. É tra i pochi che fanno partire il gioco in velocità 
CONTE 6. Lo si vede meno che con il Bari, quando fu tra i pochi a salvarsi. Con Deschamps in campo, la sua fatica si dimezza. 
SOUSA 6. Pensavamo gli concedessero il riposo, Lippi invece non può prescinderne. Siamo alla Sousa-dipendenza. Fa bene quando può velocizzare il gioco, dopo un avvio inguardabile migliora molto, soprattutto con la Juve in 10 
(39' st Carrera sv). 
DESCHAMPS 6,5. A lungo il migliore e il più tempestivo. Zampata assassina a Cannavaro. 
DEL PIERO 6. Ricordiamo il cross lesto e preciso per Ravanelli nell'azione dell'1-0 e un gran tiro che 4' dopo esce di un niente. Rare perle. Si impapocchia nei dribbling, esce per cambio tattico con l'espulsione di Peruzzi: da Sacchi a Lippi, ci rimettono sempre i numeri 10. 
(39' pt Rampulla 6,5: entra a freddo e Stoichkov prova a punirlo. Non si fa sorprendere. Gran tempismo su Couto, smarcato al 17') 
RAVANELLI 6,5, Gioca una partita giudiziosa, come per dimostrare che è sempre al servizio della squadra. Gli sfugge un tiraccio nel I tempo, è decisivo per il gol. Gran punizione nel finale. 
VIALLI 6,5. Segna una tra le reti più facili della carriera: comunque era al posto giusto. Utile soprattutto in inferiorità numerica, almeno ci pare, per il poco che ci concede di vedere la nebbia 
(33' st. Di Livio sv). 

BUCCI 7. Si salva al 10' sulla doppia conclusione di Deschamps e Vialli, più in altre circostanze, ma non può nulla sul gol. 
MUSSI 5,5. Di solito è una spina per la Juve, questa volta pare una rosa. Nel primo tempo chiude una sola azione, con un tiraccio coraggioso e scentrato 
(32' st Asprilla sv). 
COUTO 5,5. Opaco in difesa, troppo lento nel battere in gol quando gli capita l'occasionissima nella ripresa. 
SENSINI 6. Se non altro organizza la difesa. Ci pare sbilanciato sul rinvio (troppo debole) che favorisce il gol ài Vialli. 
CANNAVARO 5. E' superato spesso dalla traiettoria del pallone e rimedia aggiustandosi come può. Meglio in campionato. 
DI CHIARA 5,5. Se ne va prima che cali la nebbia. Come se prima si fosse fatto vedere.
(1' st Melli sv: sfortunato, al massimo se ne scorge l'ombra). 
BAGGIO D. 5. Inizia strappando palloni preziosi ai piedi juventini. Poi si smarrisce.
BRAMBILLA 6. Prezioso il lancio su Stoichkov al 39', ha buone quanta geometriche. 
CRIPPA 6. Si fa vedere in un paio di incursioni prepotenti nel primo tempo. 
(39' st Benarrivo sv) 
ZOLA 5. Presenza impalpabile. Contro la Juve gli è capitato spesso. 
STOICHKOV 6,5. Tutto in giallo fino alla punta delle scarpe. Battagliero e ingombrante. Nel primo tempo è l'unico del Parma che sa trovare la porta juventina (anche perchè si incarica di tutti i calci di punizione). 

L'arbitro CECCARINi 6. Stoichkov tocca con la mano nell'azione che porta all'espulsione di Peruzzi. Ma neppure noi ce ne eravamo accorti. 

Marco Ansaldo
tratto da: La Stampa 18 gennaio 1996



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