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domenica 18 ottobre 2026

18 Ottobre 1995: Juventus - Glasgow Rangers

È il 18 ottobre 1995 e  Juventus e Glasgow Rangers si sfidano nella terza giornata dei gironi di UEFA Champions League 1995-96  allo 'Stadio delle Alpi' di Torino.

La Juventus, guidata in panchina dal 'maestro' Marcello Lippi, dopo aver vinto lo Scudetto dopo ben otto anni, adesso pensa in grande. Pensano alla Champions League (che conquisteranno a Roma). Ed infatti i bianconeri non giocano come sanno in campionato e si fanno 'rubare' il titolo dal Milan. Alla fine sarà il secondo posto. 

Dall'altra parte c'è un Glasgow Rangers, autoritario e vincente in Scozia, ma che di fronte alla 'fame' dei 'nostri' non avrà scampo.

Buona Visione!



Juventus

 

Champions League 1995-1996 - 3ª giornata
Torino - Stadio Delle Alpi
Mercoledì 18 ottobre 1995 ore 20.30
JUVENTUS-RANGERS GLASGOW 4-1
MARCATORI: Moore autorete 15, Conte A. 17, Del Piero 24, Ravanelli 75, Ferrara C. autorete 78

JUVENTUS: Peruzzi, Ferrara C., Torricelli, Vierchowod, Porrini (Carrera M. 77), Paulo Sousa, Di Livio (Marocchi 64), Deschamps, Ravanelli, Del Piero, Conte A. (Tacchinardi 82)
Allenatore: Marcello Lippi

RANGERS GLASGOW: Goram, Wright (Brown 46), Robertson, Gough, Moore, Petric, Durie, McCall (Murray 69), Cleland, McCoist, Salenko
Allenatore: Walter Smith

ARBITRO: Zhuk (Bielorussia)
ESPULSIONI: Cleland 56 (Rangers Glasgow)


Continua il cammino trionfale dei bianconeri in Europa: i Rangers travolti al Delle Alpi 
La Juve di Coppa scaccia i fantasmi Ravanelli-Dei Piero, i riflettori esaltano la coppia 

TORINO. La Coppa, per quanto sia dei Campioni, è un'altra cosa rispetto al campionato. Gli ultimi dubbi si sono dissolti con la spazzolata (4-1) che la Juventus ha inflitto ieri sera ai Rangers di Glasgow, terza della serie dopo il Borussia Dortmund e la Steaua Bucarest. Dopo 24 minuti i bianconeri erano già sul tre a zero. Ravanelli alla mezz'ora del secondo tempo ha aggiunto il quarto gol, Ferrara al 34' si è concesso un'autorete giusto per non deprimere i Rangers, travolti da altre quattro o cinque palle-gol. E tutto è apparso così facile da non capire fin dove si siano spinti i meriti dei bianconeri e dove, invece, abbiano inciso i limiti degli scozzesi che stanno al Milan come la modella del sarto sotto casa sta a Claudia Schiffer. Il nulla cosmico. 

Più che Sean Connery, i Rangers avrebbero dovuto portarsi al seguito Goldfinger: almeno li avremmo visti più cattivi. La Juve aveva bisogno di una serata così, di dominio assoluto. Una di quelle sere in cui è bello restare in campo perché tutto funziona a meraviglia e riescono persino le cose che si inceppano in allenamento. In meno di un minuto Goram ha dovuto salvarsi da due tiri insidiosissimi di Ravanelli e Di Livio: due balzi prodigiosi, da non credere in un portiere che 48 ore prima era steso sul tavolaccio di un commissariato, pieno d'alcol come un uovo. 

L'avvio è stato fragoroso, il resto è venuto da sé: un autogol di Moore, in barriera sulla punizione di Ravanelli, ha aiutato la Juve al quarto d'ora; subito dopo ha raddoppiato Conte con una deviazione sul cross calibrato da Ravanelli e Del Piero al 24' ha battezzato il suo angolo, in alto, a sinistra del portiere. Tre partite, tre gol. Tutti lì. Prodigio di classe e di perseveranza: una griffe. E meno male che Smith, l'allenatore dei Rangers, aveva avvertito il proprio portiere di guardare a quello spicchio di porta. Questa volta Del Piero ha scelto di calciare direttamente su punizione, un po' più spostato a sinistra rispetto al solito: gli scozzesi hanno provato a protestare con l'arbitro perché il guardalinee aveva segnalato un'infrazione (forse un fuorigioco passivo di Porrini), ma il bielorusso Zhuk non ha ascoltato. Non si cancellano i capolavori. Soprattutto quando il popolo (50 mila paganti) li attende. Del Piero ha giocato una grande partita, in linea con il suo rendimento in Coppa. Poteva segnare un gol in più, ma non è il tipo per le conclusioni facili. E un paio di spunti hanno avvilito i Rangers. 

Quando Cleland, al 10' della ripresa, non ce l'ha più fatta a sopportare gli svolazzi del birichino, gli è partito un calcione di stizza assassina, della serie «Non se ne può più». Espulso, naturalmente. Ma il match aveva già assunto la propria fisionomia; rimanevano da discutere i dettagli. Dicevamo del dominio juventino. In partenza c'erano stati dei timori. Troppa gente giù di condizione e acciaccata, Vialli in tribuna a flirtare con Sacchi, Ravanelli in campo ma chissà con quale spirito e quali gambe. La Juve piegata nella prima mezz'ora dal Milan avrebbe faticato anche contro gli scozzesi, che in Coppa non possono sfruttare tutti gli stranieri che hanno a libro paga: senza Gascoigne e Brian Laudrup, poi, la qualità è davvero poca. 

I lippanti sono partiti con il nerbo di chi deve cancellare gli avversari e le critiche. Difesa ben centrata con Porrini e Torricelli sulle fasce, Ferrara e Vierchowod (fuori Tacchinardi) in mezzo a controllare Salenko e McCoist. A centrocampo l'intraprendenza di Conte ha aggiunto qualcosa rispetto al solito e, davanti, l'intesa tra Ravanelli e Del Piero ha funzionato come non succede sempre in campionato. Il Grigio nei primi minuti ha corso per tre, ha toccato di precisione l'assist per il 2-0, ha provato il pallonetto al 22', solo davanti a Goram, ma il recupero di Petric ha salvato la porta ormai vuota. Poi si è incaponito a trovare il gol per conto proprio, finché non l'ha trovato sull'assist di Porrini. Si è rivista, insomma, un'idea di attacco profondo e risoluto, che non avevamo trovato domenica scorsa a S. Siro. La controprova è attesa tra quattro giorni con il Padova; sarà altra musica: la Champions League d'ora in poi sarà quasi una vacanza con la qualificazione praticamente in tasca e la possibilità di concentrarsi sul campionato. 

Qui invece rimane il suono delle cornamuse e dei canti scozzesi nella notte umida. Chissà cosa dovranno festeggiare: forse il golletto sporco che ingentilisce la sconfitta o forse la sorpresa di scoprire a Torino tanti pub come a Glasgow. 

Marco Ansaldo
tratto da: La Stampa 19 ottobre 1995

 


 

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giovedì 1 ottobre 2026

1 Ottobre 1995: Juventus - Napoli

È il 1 ottobre 1995 e Juventus e Napoli si sfidano nella quinta giornata del campionato di calcio di Serie A 1995-96  allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus, guidata in panchina dal 'maestro' Marcello Lippi, dopo aver vinto lo Scudetto dopo ben otto anni, adesso pensa in grande. Pensano alla Champions League (che conquisteranno a Roma). Ed infatti i bianconeri non giocano come sanno in campionato e si fanno 'rubare' il titolo dal Milan. Alla fine sarà il secondo posto. Dall'altra parte c'è un Napoli che, guidato in panchina da Vujadin Boskov, conclude il campionato a metà classifica.

Buona Visione!

 



juve


 

Stagione 1995-1996
Campionato di Serie A - 5 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 1 ottobre 1995 ore 15.00
JUVENTUS-NAPOLI 1-1
MARCATORI: Pecchia 52, Vialli 55

JUVENTUS: Peruzzi, Torricelli, Ferrara C., Tacchinardi, Pessotto (Vierchowod 46), Di Livio (Sorin 68), Paulo Sousa, Deschamps, Del Piero (Padovano 82), Vialli, Ravanelli
Allenatore: Marcello Lippi

NAPOLI: Taglialatela, Cruz A., Bordin, Ayala (Policano 57), Pari, Tarantino (Baldini 50), Buso, Pizzi (Boghossian 71), Pecchia, Agostini, Imbriani
Allenatore: Vujadin Boskov

ARBITRO: Braschi
ESPULSIONI: Pecchia 89 (Napoli)





Lippi: scorie di Coppa Boskov: Visto che bravi? 
È IL VECCHIO IL PIÙ FELICE 

TORINO - Per vedere di nuovo una Juve ai vertici del rendimento bisognerà attendere dopo il 6 dicembre, quando la Champions League andrà in letargo. Lippi non lo dice, ma lo fa capire. L'Europa logora i giocatori, prosciuga le loro energie fisiche e mentali. 

Spiega il Marcello: 

«Quella coppa è una cosa speciale, per tutti è il sogno di una vita. Ci si avvicina ad ogni partita con grande intensità ed è normale che subito dopo si paghino le conseguenze». 

Ecco spiegata la vittoria a denti stretti contro il Vicenza (dopo il Borussia), ecco rivelato il segreto del pareggio con il Napoli a tre giorni dalla vittoria sulla Steaua. A questo bisogna aggiungere che la Juve non è per ora la squadra che tutto travolge. Molti sono in forma precaria, altri addirittura ko per infortunio. Ieri è toccato a Pessotto (stiramento della coscia sinistra); prima della partita ha alzato bandiera bianca Conte per una tendinite. La sosta per la Nazionale arriva come manna dal cielo. Ammette Lippi: 

«Non siamo al cento per cento, ma stiamo facendo l'impossibile per restare in corsa su tutti i fronti. Non sono preoccupato, anche se la squadra ha alti e bassi di rendimento. Alterniamo cose belle ad altre meno positive. Questa altalena non è un problema perché so che ci sono ampi margini di miglioramento e la strada è ancora lunga. Siamo soltanto ai primi chilometri della nostra Milano-Sanremo calcistica». 

E poi non si possono togliere meriti al Napoli. Lippi non è sorpreso: 

«Conosco questi giocatori, so che non c'è nulla di miracoloso in quello che stanno facendo. Se nei primi venti minuti della partita noi non abbiamo fatto nulla di buono, il merito è soprattutto loro. Dal 20' in poi abbiamo cominciato a giocare secondo le nostre possibilità, ma non c'è mai stata una superiorità vera. Soprattutto nel secondo tempo è stato tutto un alternarsi di azioni. Il careggio è quindi giusto. Potevamo superare il Milan, ma non possiamo rammaricarci anche per questo». 

Curioso il botta e risposta a distanza con Boskov. Sostiene il saggio Vujadin: 

«Bravo Lippi a togliere Pessotto, altrimenti Buso avrebbe continuato a dominare sulla fascia destra». 

Ma Marcello dissente totalmente: 

«Questo lo dice lui. Ho sostituito Pessotto per infortunio e poi mi pare che Buso abbia fatto le cose migliori nella ripresa, proprio quando Pessotto era negli spogliatoi». 

Punti di vista. Lippi le ha provate tutte per vincere. Ha fatto debuttare in Serie A Sorin 

(«Speravo desse vivacità, ma ha pagato l'esordio»), 

Ha utilizzato anche Padovano, forse in ritardo, visti i problemi dei tre attaccanti. Ma il tecnico ha una spiegazione per tutto: 

«Non potevo togliere Ravanelli perché è l'unico ariete che abbiamo. Vialli può segnare in qualunque momento. Quanto a Del Piero, con Padovano avrebbe dovuto fare il centrocampista, ma nel finale è difficile che ci riesca. Al massimo può essere utilizzato in quella posizione all'inizio. 

Boskov ha molto da recriminare: 

«Babbo Natale è arrivato con tre mesi di anticipo a Torino. Abbiamo avuto delle palle-gol nitide, la Juve solo quella di Vialli. E se Imbriani non avesse sbagliato proprio al 90', avremmo ottenuto una vittoria giustissima. Purtroppo è ancora un ragazzino; ha un grande talento, ma gli manca l'esperienza. Accettiamo i suoi errori, perché siamo sicuri di avere a disposizione un campioncino. La cosa importante è che il Napoli è una grande squadra; sarà un delitto se non andrà in Uefa. Abbiamo tanti pregi e qualche difetto. Basteranno un paio di ritocchi per garantire a questa squadra un grande futuro». 

Il saggio Vujadin sa che i propri meriti si ingigantiscono anche attraverso le prodezze degli avversari: 

«La Juve è la grande squadra di sempre. Ha carattere, ha giocatori come Vialli che non puoi mai perdere di vista. Ma il Napoli l'ha messa alle corde. Abbiamo ottenuto finora tre vittorie e due pareggi. La nostra classifica ci onora». 

Fabio Vergnano
tratto da: La Stampa 2 ottobre 1995





Boskov voleva vincere
«Le vere occasioni sono state nostre»

Il silenzio stampa deciso dopo l'eliminazione in Coppa Italia contro il Lecce dai giocatori del Napoli prevede due eccezioni: Pari come giocatore più anziano e Boskov, anche perché per far stare zitto zio Vujadin ci vorrebbe, ammesso che basti, un'ingiunzione della magistratura. Oltretutto, a Napoli, per tradizione patria della scaramanzia, il non parlare, come ha ammesso lo stesso Pari, è ormai una cabala vincente, un sistema che ha illustri precedenti: la Nazionale a Spagna '82, tanto per citare uno dei casi più famosi. A Boskov la storia di squadra sorpresa o squadra rivelazione sta ormai un po' stretta. 

"L'avevo detto anche dopo la brutta partita di Lecce», ha cominciato, «se lo ribadisco oggi: questa squadra, piena di giovani interessantissimi, ha un grande futuro». 

Ma al tecnico slavo sta stretto anche il pareggio del Delle Alpi: 

«Abbiamo raccolto poco rispetto ai nostri meriti, poiché le vere palle-gol le abbiamo avute noi, mentre la Juve se ne è procurata una sola e per il resto è arrivata al tiro in modo velleitario. La classifica parla chiaro e non è bugiarda: il Milan capolista ha solo un punto più di noi e alla ripresa del campionato, visto che i rossoneri affronteranno la Juve, perché non pensare a un sorpasso»? 

L'appetito vien mangiando, insomma, e, sportivamente parlando, Boskov di fame ne ha ancora molta…

C'è anche il tempo per qualche suggerimento a Sacchi che Vujadin aveva invitato alla partita del Delle Alpi (ma il Ct ha preferito Padova-Parma); 

"Peccato, avrebbe visto una bella partita e notato il valore dei nostri giovani: Tarantino, Taglialatela e Buso meritano la Nazionale. Soprattutto Buso che contro la Juve ha giocato la miglior partita da quando sono a Napoli. Ha costretto Lippi a correggere la difesa. Se fosse rimasto in campo Pessotto, non so come sarebbe finita..." 

L'allegra brigata Boskov non smette insomma di stupire e di piacere.


Nonno Vujadin dimostra per l'ennesima volta di saperci fare. Il suo Napoli è una squadra costruita alla meglio, con tutte le traversie societarie che ha avuto, ma in campo c'è, e si vede, la mano del tecnico giramondo. Ormai, dopo la quinta partita utile, non si può più parlare di sorpresa. Il Napoli, per come sta giocando, è la più bella realtà del campionato. E se avesse vinto al Delle Alpi, non sarebbe certo stato uno scandalo.

tratto da "Il Film del Campionato"
del Guerin Sportivo anno 1995





Ma non è crisi

La sfida del Delle Alpi proponeva due temi: la tenuta del sorprendente Napoli e il riscontro in campionato della grande Juve ammirata in Champions League. Partiamo dal primo punto. Non so fino a che punto il Napoli sia una squadra d'alta classifica. Per carità, gli uomini di Boskov giocano bene e sono pieni di entusiasmo. Ma sono anche molto giovani e dunque bisognerà vedere nei momenti più duri se avranno la personalità per fronteggiare le difficoltà. Credo che i risultati di queste prime domeniche non siano del tutto attendibili, anche se spero di sbagliarmi.

Penso che il Napoli non sia da primi cinque o sei posti. Una spiegazione ulteriore a questa interpretazione la colgo pro-prio dalla sfida con la Juve, la quale domenica non è stata impeccabile. Se il Napoli avesse avuto un uomo migliore a centrocampo e uno in attacco, avrebbe fatto sua la gara. Il Milan dei tempi migliori, per intenderci, avrebbe vinto 3-0 al Delle Alpi. Questo vuol dire che la Juve è in crisi? No, perché in Coppa ha dimostrato di essere una formazione fortissima. E allora? Semplicemente la concentrazione non può essere la stessa in tutte le partite. Un giocatore sarebbe un automa se rendesse sempre al 100 per cento. Non è una questione di volontà, nel senso che l'impegno rimane sempre uguale. Ma inconsciamente si è portati a rendere di più nelle gare che contano maggiormente. D'altronde, questa è proprio una caratteristica della Juventus: agli appuntamenti importanti si fa trovare ogni volta pronta. Lo sarà anche fra 15 giorni contro il Milan, in una partita chiaramente importante, anche se non decisiva vista la regola dei 3 punti. L'uomo determinante? Dico che sarà Ravanelli. Con il Napoli non l'ho visto in crisi come hanno detto molti...

Massimo Mauro
tratto da "Il Film del Campionato" del Guerin Sportivo anno 1995







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giovedì 10 settembre 2026

10 Settembre 1995: Piacenza - Juventus

É il 10 Settembre 1995 e Piacenza e Juventus si sfidano nella seconda giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1995-96  allo Stadio 'Galleana - Leonardo Garilli' di Piacenza.

La Juventus guidata in panchina dal 'maestro' Marcello Lippi, dopo aver vinto lo Scudetto dopo ben otto anni adesso pensano in grande. Pensano alla Champions League (che conquisteranno a Roma). Ed infatti i bianconeri non giocano come sanno in campionato e si fanno 'rubare' il titolo dal Milan. Alla fine sará solo secondo posto. Dall'altre parte c'é un Piacenza che giudata in panchina da Gigi Cagni fa il suo e si 'limita' ad una salvezza insperata da molti.

Buona Visione!

 


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Stagione 1995-1996 - Campionato di Serie A - 2 andata
Piacenza - Stadio Galleana
Domenica 10 settembre 1995 ore 16.00
PIACENZA-JUVENTUS 0-4
MARCATORI: Vialli 46, Torricelli 60, Ravanelli 74, Vialli 86

PIACENZA: Taibi, Rossini, Polonia, Maccoppi, Lorenzini (Moretti 56), Di Francesco, Corini, Carbone A., Turrini, Caccia, Piovani
Allenatore: Luigi Cagni

JUVENTUS: Peruzzi (Rampulla 41), Porrini, Ferrara C., Tacchinardi, Pessotto, Di Livio, Paulo Sousa (Torricelli 46), Deschamps (Conte A. 46), Jugovic, Vialli, Ravanelli
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Cesari



La grande voglia di Vìalli tiene in alto la Juventus 
PIACENZA DAL NOSTRO INVIATO 

L'uomo che ha spaccato in due l'Italia calciofila ha risposto come sempre a modo suo. Con i gol. Due reti sotto lo sguardo di Carmignani, il vice di Sacchi, due prodezze che rinsaldano la Juve ai vertici della classifica in compagnia ormai soltanto di Lazio e Milan. Tre partite ufficiali, dodici gol. La Juve lippiana procede a «forza 4» come uno schiacciasassi. E Vialli è più che mai il leader, il punto di riferimento, il giocatore che divide l'opinione pubblica e compatta il gruppo juventino. Anche ieri ha risposto da campione. Non stava bene, sabato il ginocchio «scricchiolava» ancora, come dice lui, eppure ha retto novanta minuti, ha trascinato la Juve. 

Spiega: 

«E' andata meglio del previsto, considerate le difficoltà che ho avuto negli ultimi quindici giorni. Credo di aver fatto una buona partita, di aver dato il mio contributo. Sono contento, ringrazio i compagni che mi hanno aiutato permettendomi di giocare bene e di segnare». 

Ma non ci sono solo i gol. Anche una grande prova di carattere dopo le polemiche degli ultimi giorni: 

«Il carattere ci vuole sempre per superare le insidie del campo e quello che ti porti dietro. Ho avuto fortuna». 

Ed eccoci al dunque. Vialli individua nemici più o meno occulti, insidie difficili da superare. Sacchi prenda nota: 

«Se si giocasse soltanto di domenica sarebbe troppo facile. Invece, purtroppo e per fortuna, si fanno anche altre partite durante la settimana, nelle quali devi battere avversari che non ti affrontano sul campo. E' difficile, ma in fondo è bello». 

Semplice pensare a questi due gol come ad altrettanti messaggi chiari mandati all'Arrigo. Vialli aggira l'ostacolo, dice cose più facili da decifrare: 

«Le partite della domenica sono facili, molto più duri gli scontri polemici. Ho rispettato le idee di tutti, mi piacerebbe che anche gli altri rispettassero le mie. Purtroppo è difficile spiegare ai tifosi come stanno davvero le cose. Si devono fidare di ciò che vedono e sentono. Ma nessuno mi ha fermato per strada, anche perché viaggio sempre in auto». 

Non si preoccupa se la sua doppietta ha colpito qualcuno al cuore: 

«Gioco per la Juve e sono contento se questi gol fanno piacere ai compagni, ai dirigenti, ai tifosi. Forse saranno le altre squadre a non essere troppo felici perché aspettavano un nostro passo falso. Questa è una vittoria importante, ottenuta su un campo più insidioso di quanto sembri». 

Aveva previsto la vittoria in Coppa Uefa ai tempi del Trap, aveva previsto la conquista dello scudetto dopo la sconfitta nel primo derby della scorsa stagione. Aveva previsto forse anche questa doppietta con dedica particolare? Vialli si aggiusta il cappellino e prosegue: 

«Non sentivo nulla, anche perché non sono al massimo della forma. A me interessava giocare una buona partita ed essere utile alla squadra. Diventare un protagonista importante è meglio, ma non è tutto. Questi due gol sono per la Juve che in un momento particolare mi è stata di grande sostegno. E se sai di avere vicino qualcuno che ti vuole bene, migliori le tue prestazioni». 

Nulla da dire a Matarrese? 

«Vorrei parlare solo di questa partita che ci ha permesso di essere primi in classifica». 

Hanno segnato i giocatori che Sacchi non fa giocare: Vialli, Baggio e Signori. 

«Sono contento per Baggio. Noi dobbiamo sempre dimostrare alle nostre società di essere degni dell'attenzione che ci dedicano e portare lontano la squadra attraverso queste prestazioni positive». 

Un pensiero al Trap già in disgrazia: 

«Ne uscirà da gran signore».


Le Pagelle
Di Livio ok 
E Torricelli che bel jolly 

Piacenza 
TAIBI 5. Non che davanti abbia la linea Maginot, ma trasmette spesso la sensazione di essore lì per caso. 
POLONIA 5. Fra Vialli e Ravanelli, tutto bene sino a che la temperatura non sale. 
ROSSINI 5. É il libero di una difesa che, appena il centrocampo cede, si sbriciola. 
MACCOPPI 5. Ronza intorno a Ravanelli (e a Vialli). Crolla dopo un tempo dignitoso. 
LORENZINI 5. Segue le tracce di Di Livio. Sono orme che lo confondono 
(Dal 13' st Moratti 5: avvicenda Lorenzini, e non morde). 
DI FRANCESCO 6. Comincia a destra, su Deschamps. Chiude a sinistra, su Di Livio. Fra i più efficaci di una squadra tutta bollicine. 
CORINI 6. Funge da centrale. Sbircia Sousa e, nella ripresa, Tacchinardi. Una traversa, ma anche un'occasione sprecata. 
CARBONE 5,5. A sinistra, su Jugovic. E poi su Conte. Pura tappezzeria. 
TURRINI 6. Fascia destra, là dove tiene bottega Pessotto. Vivace, se non altro. 
CACCIA 5. Con Vialli, l'uomo del destino. Pesca il biglietto vincente, ma lo perde. 
PIOVANI 5,5. Alza un polverone che, quando si dirada, non lascia nulla
CAGNI 5. Tanti assenti, d'accordo. Ma otto gol al passivo in due partite sono un'enormità. 

Juventus
PERUZZI 6. Si butta a corpo morto su Di Francesco, ci rimette il naso, ma si guadagna la pagnotta. 
(Dal 41' pt Rampulla sv graziato da Caccia, ignorato dagli altri). 
FERRARA 6. Dal fianco destro al cuore della zona. Soffre, per un tempo, le picchiate degli stukas rivali. Meglio nella ripresa. 
TACCHINARDI 6,5. Due partite in una, la prima da libero, la seconda da perno del centrocampo. Se la cava. 
PORRINI 6,5. Centro, destra, ancora centro. In difficoltà nel gioco a terra, a suo agio in quello aereo. Una traversa (involontaria) su cross. 
PESSOTTO 6. Lavora ai fianchi Turrini. Ogni tanto si sporge dal davanzale. 
JUGOVIC 6. Qualche inserimento, ma una partita tutto sommato ornamentale. 
SOUSA 6. Sprigiona un blando pressing. Ha le pile scariche. Succede. Offre a Vialli la palla del gol che sblocca il risultato. 
(Dal 1 ' st Torricelli 7: rimpiazza numericamente il portoghese, si sistema a destra. Implacabile, impeccabile. E segna un gol, il primo in serie A, da centravanti). 
DESCHAMPS 5,5. Le ruggini del mercoledì francese lo frenano. Patisce il tremendismo di Di Francesco. 
CONTE 6. Rileva Deschamps, si colloca sul centro-destra, porta un po' di vigore e freschezza. Suo il tocco per il bis del Pelato. 
DI LIVIO 7. Corre per due, non si nega a nessuno. Attaccante, centrocampista: non risente del bombardamento sacchiano. 
VIALLI 8. Due gol, più il passaggio a Torricelli per il raddoppio. Partita di enorme spessore. Il ginocchio e le baruffe ne stuzzicano la classe e l'orgoglio. Leader e cannoniere: come sempre, più di sempre. 
RAVANELLI 6,5. Se si appisolava persino Omero, a maggior ragione può sbadigliare il mostruoso Ravanelli di questo periodo. Resta il gol. Un gran gol. 
LIPPI 7. Efficace strigliata a metà match e pregevole applicazione del tura over. Il suo capolavoro resta, però, il feeling con Vialli. 

Arbitro CESARI 7. Equilibrato, preciso. Sul gol di Caccia, annullato per fuorigioco, si fida del guardalinee Preziosi.

Roberto Beccantini
brani tratti da: La Stampa 11 settembre 1995





Il caso
Nemici invisibili

Gianluca Vialli era stato il protagonista del fine settimana con le dichiarazioni sulla Nazionale. Domenica era l'uomo più atteso. E ha risposto in grande stile. Ha aperto la strada alla Juve e poi nel finale si è pure preso il gusto di siglare il raddoppio personale. 

«Se il calcio fosse solo quello giocato, quello del campo, tutto sarebbe più facile. Invece ci sono anche altri avversari invisibili a complicare la vita", 

ha detto l'attaccante evitando di parlare di Sacchi. Ai commenti degli altri sul suo rifiuto, Vialli non ha replicato. 

«Io rispetto le dichiarazioni di tutti. Ma vorrei che succedesse altrettanto con le mie».


La partita
Ripresa coi fiocchi

Primo tempo equilibrato. Una Juve troppo lenta è stata messa in difficoltà dal Piacenza, che ha però avuto il torto di sbagliare un gol già fatto con Caccia. Subito dopo, Paulo Sousa ha liberato Vialli al limite dell'area e l'attaccante, con un destro potente e preciso, ha superato Taibi. 

"Nel primo tempo il vantaggio lo meritava il Piacenza. Va detto però che lo abbiamo legittimato nella ripresa", ha commentato Lippi. 

Vero. Perché nel secondo tempo non c'è stata più storia. Il colpo del k.o. lo ha piazzato Torricelli, al 60'. C'è stato il tempo per altre due segnature. Quella di Ravanelli al 74', con un sinistro morbido a girare e quella di Vialli, all'86. 

tratto da "Il Film del Campionato"
del Guerin Sportivo anno 1995






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martedì 2 giugno 2026

2 Giugno 1996: Vietnam - Juventus

È il 2 giugno 1996 e la Nazionale del Vietnam e la Juventus si sfidano in una gara amichevole disputata allo Stadio 'Hang Day' di Hanoi (Vietnam).

I nostri eroi dopo aver riconquistato il tricolore dopo una lunga assenza si buttano 'anima e cuore' nella massima competizione continentale. Infatti 'trascurano' un po' il campionato nazionale e lasciano le proprie forze fisiche e mentali per le fatiche di Champions League. A Roma la Juventus (guidata dal gladiatore Marcello Lippi) gioca una partita 'quasi' perfetta e batte i 'lancieri' dell'Ajax solo dopo i calci di rigore.

Poco dopo i bianconeri partono per l'Asia e disputano questa amichevole quanto mai esotica nel paese vietnamita.

Buona Visione!

 



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Stagione 1995-96 - Amichevole
Hanoi - Stadio Hang Day (Vietnam)
Domenica 2 Giugno 1996
NAZIONALE VIETNAM-JUVENTUS 1-2
Marcatori: 47' Vialli, 57' Parente (J), 67' rigore Vo Hoang Buu

Vietnam: Nguyen V.H. (38' Nguyen VP), Tran, Chu, Do, Nguyen H.T., Nguyen C., Nguyen H.D. (46' Nguyen L.), Vo Hoang Buu, Nguyen H.S., Le, Hunyh
Allenatore: Weigang

Juventus: Falcioni. M.Carrera (75' Parente), Annoni, Porrini, Vierchowod (46' M.Rosa), Marocchi (46' Longhi), Lombardo, Giandebiaggi, Vialli (65' Fantini), Pessotto (30' Baccin), Padovano
Allenatore: Marcello Lippi

Arbitro: Nguyen T.H.
Espulsioni: 69' Giandebiaggi





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