È il 2 giugno 1996 e la Nazionale del Vietnam e la Juventussi sfidano in una gara amichevole disputata allo Stadio 'Hang Day' di Hanoi (Vietnam).
I nostri eroi dopo aver riconquistato il tricolore dopo una lunga assenza si buttano 'anima e cuore' nella massima competizione continentale. Infatti 'trascurano' un po' il campionato nazionale e lasciano le proprie forze fisiche e mentali per le fatiche di Champions League. A Roma la Juventus (guidata dal gladiatore Marcello Lippi) gioca una partita 'quasi' perfetta e batte i 'lancieri' dell'Ajax solo dopo i calci di rigore.
Poco dopo i bianconeri partono per l'Asiae disputano questa amichevole quanto mai esotica nel paese vietnamita.
Buona Visione!
Stagione 1995-96 - Amichevole Hanoi - Stadio Hang Day (Vietnam) Domenica 2 Giugno 1996 NAZIONALE VIETNAM-JUVENTUS 1-2 Marcatori: 47' Vialli, 57' Parente (J), 67' rigore Vo Hoang Buu
É il 22 Maggio 1996 e Juventused Ajax Amsterdam si sfidano nella Finale (a gara unica ed in campo neutro) della UEFA Champions League 1995-96 allo Stadio 'Olimpico' di Roma.
La Juventus guidata in panchina dal 'maestro'Marcello Lippi, dopo aver rivinto loScudettodopo ben otto anni adesso pensano in grande. Pensano allaChampions League. Ed infatti i bianconeri non giocano come sanno in campionato e si fanno 'rubare' il titolo dalMilan. Alla fine sará secondo posto.
Dall'altre parte c'é un Ajax che da Campione d'Europa in carica incute timore e si rispettare fino all'ultimo tiro in porta.
Buona Visione!
Stagione 1995-1996 - Champions League - Finale
Roma, campo neutro - Stadio Olimpico
mercoledì 22 maggio 1996 ore 20:30
AJAX-JUVENTUS 1-1 - Dopo i calci di rigore (2-4)
MARCATORI: Ravanelli 12, Litmanen 41
SEQUENZA CALCI DI RIGORE: Davids (parato), Ferrara C. (gol), Litmanen (gol), Pessotto G. (gol), Scholten (gol), Padovano (gol), Silooy (parato), Jugovic (gol)
AJAX: Van der Sar, Silooy, Blind, De Boer F. (Scholten 69), Bogarde, De Boer R. (Wooter 91), Finidi, Davids, Kanu, Litmanen, Musampa (Kluivert 46)
A disposizione: Grim, Van den Bergh
Allenatore: Louis Van Gaal
JUVENTUS: Peruzzi, Ferrara C., Pessotto G., Torricelli, Vierchowod, Paulo Sousa (Di Livio 57), Deschamps, Conte A. (Jugovic 44), (c) Vialli, Del Piero, Ravanelli (Padovano 77)
I bianconeri contro l'Ajax conquistavano la finale di Roma ai rigori: Jugovic decisivo, con Vialli che avrebbe dovuto battere il quinto penalty.
La Juventus, quasi tre decenni fa, alzava la sua ultima Champions League. Una gioia datata, quindi, 22 maggio 1996. Con Gianluca Vialli, capitano di quella squadra, a sollevare la coppa dalle grandi orecchie al cielo di Roma.
Una gioia incredibile per la Signora, caratterizzata dalle idee di Marcello Lippi. Un innovatore, a tratti visionario, con un carattere schivo e riservato. Insomma, perfetto per il mondo bianconero. Lo stesso che ha avuto modo di amarlo alla follia.
Una rosa qualitativamente eccelsa, impreziosita dalle linee guida stilate dal tecnico viareggino, sbarcato all'ombra della Mole nell'estate del 1994. Primo anno nel capoluogo piemontese, subito tricolore; che mancava da quelle parti dal 1986. Insomma, mai scelta fu più azzeccata, con Madama a toccare l'apice all'Olimpico, imponendosi sui Lancieri.
Può capitare che una finale di Champions possa finire ai rigori. Dunque, occorre pianificare tutto al minimo dettaglio: undici metri, ovviamente, compresi. E la storia narra che, proprio grazie ai penalty, la Juve sia riuscita a superare l'ostica formazione guidata da Louis Van Gaal. Un aspro duello fino alla fine. Aperto da Fabrizio Ravanelli, pareggiato da Jari Litmanen. A proposito del finlandese, giocatore di livello assoluto, ecco le parole di Sergio Porrini, in panchina in quella partita:
"Era senza dubbio il più pericoloso, era in un momento in cui se toccava palla faceva goal. E infatti lo fece. Erano molto bravi anche gli esterni di quel 4-3-3, l’olandese Kiki Musampa e il nigeriano Finidi George, che potevano far male in attacco ma allo stesso tempo concedere molto dietro".
Gli aneddoti a distanza di anni si sprecano, vedi quello svelato da Vialli al 'Corriere della Sera':
"Io dovevo tirare il quinto o il sesto. Fu un sollievo infinito. All’Olimpico avevo sbagliato un rigore al Mondiale del '90 contro gli Stati Uniti, e mi ero rotto un piede tirandone un altro contro la Roma. Quella notte sapevo che era la mia ultima occasione per vincere la Champions. Pensi gli incubi, se no".
L'uomo di Cremona, appunto, non è arrivato a tirarlo. Compito affidato ai piedi di Ferrara, Pessotto, Padovano e Jugovic. Tutti a segno. Tutti chirurgicamente a segno, nonostante gli sforzi di Van der Sar.
Eroe tra gli eroi, ovviamente, Jugovic. Il pallone posizionato meticolosamente, lo sguardo rivolto all'estremo difensore olandese, tiro a incrociare e poi...delirio bianconero: 4-2.
"Sono felice e orgoglioso di essere nella storia della Juve e nel cuore dei tifosi. Non ero nemmeno il quinto rigorista, ma è capitato comunque a me: evidentemente qualcuno dall’alto mi ha regalato l’emozione che conserverò sempre".
Resta la fotografia di un giovane Alex Del Piero in formato campione d'Europa, con una curiosità raccontata da Marcello Lippi in chiave Mondale 2006:
"Quando a Berlino dovevamo tirare i rigori, si fece avanti Del Piero per calciare il quarto: “l’ho fatto già alla finale di Champions contro l’Ajax e fui decisivo”, mi disse. E io: ma che dici, Alessandro, tu non l’hai nemmeno tirato a Roma”.
La Juve piega l'Ajax dal dischetto mercoledì 22 maggio 1996 AFC Ajax - Juventus 1-1, la Juve vince 4-2 dcr
Vladimir Jugović trasforma il rigore decisivo per i Bianconeri dopo le parate di Angelo Peruzzi su Edgar Davids e Sonny Silooy.
"Abbiamo atteso a lungo questo momento. Quella del 1985 non l'abbiamo mai considerata una vera vittoria a causa dell'Heysel".
Il dirigente della Juventus Roberto Bettega non ha dubbi sul significato della conquista della UEFA Champions League 1995/96. A Roma, contro l'AFC Ajax, i bianconeri possono finalmente festeggiare una “vera” vittoria, ma solo al termine di una gara combattuta.
La partita si mette subito bene per i bianconeri, complice un avvio di gara all'insegna dei tanti errori da parte della giovane formazione campione in carica. Al 12', Frank de Boer giudica male un colpo di testa, permettendo a Fabrizio Ravanelli di inserirsi tra lui e Edwin van der Sar e di insaccare da posizione molto defilata.
Il gol ha l'effetto di distendere i nervi dell'Ajax, sconfitto soltanto una volta nelle ultime 20 partite del torneo. I lancieri iniziano a premere, risultando insidiosi sui calci da fermo. Un grande intervento di Angelo Peruzzi nega il gol a Nwankwo Kanu sugli sviluppi di un corner. Al 40', i bianconeri non riescono ad allontanare il pallone dalla zona di pericolo e vengono puniti.
Danny Blind si apposta per battere di destro una punizione che invece calcia a sorpresa Frank de Boer di sinistro. Peruzzi può soltanto respingere verso l'area affollata, dove Litmanen è il più lesto a ribadire in rete. La Juventus riprende in mano le redini del gioco e potrebbe imporsi già nei tempi regolamentari, ma Gianluca Vialli calcia sull'esterno della rete da buona posizione.
La sfida si allunga ai supplementari, dove succede poco. Sfida a senso unico dal dischetto. Gli olandesi sbagliano con Edgar Davids e Sonny Silooy, mentre la squadra di Marcelo Lippi ne trasforma quattro su quattro. Il rigore decisivo è di Vladimir Jugović, campione d'Europa con l'FK Crvena zvezda nel 1991, che fissa il 4-2. In casa juventina possono finalmente iniziare i festeggiamenti.
La Juventus guidata in panchina dal 'maestro' Marcello Lippi, dopo aver rivinto lo Scudetto dopo ben otto anni, adesso pensa in grande. Pensano alla Champions League(che conquisteranno a Roma). Ed infatti i bianconeri non giocano come sanno in campionato e si fanno 'rubare' il titolo dal Milan. Alla fine sarà secondo posto. Dall'altra parte c'è un Bari che saluta mestamente la massima serie e scivola in Serie B.
Buona Visione!
Stagione 1995-1996 - Campionato di Serie A - 17 ritorno Bari - Stadio San Nicola domenica 12 maggio 1996 ore 16:00 BARI-JUVENTUS 2-2 MARCATORI: Montanari autorete 20, Protti 45+1, Vialli 69, Protti 85
JUVENTUS: Rampulla, Torricelli (Tacchinardi 46), Ferrara C., Porrini, Pessotto G., Di Livio, Conte A., Deschamps, Del Piero (Jugovic 67), (c) Vialli, Ravanelli (Padovano 60) A disposizione: Visentin, Lombardo Allenatore: Marcello Lippi
ARBITRO: Messina
Il capitano: nella testa c'è solo l'Ajax
«Conte e Deschamps saranno i nostri punti di forza»
Braveheart. Cuore impavido, cuore di Vialli. Il capitano coraggioso decide ancora lui. Anche se poi i compagni si distraggono e rovinano tutto. Ma che fa? Bari è un passaggio, una tappa, un riferimento geografico al cospetto della partita che tutti aspettano. Così fatti e misfatti si fondono in un mix di sensazioni, di emozioni forti di cui il capataz come sempre si fa interprete.
Nella bolgia barese Gianluca diventa anche l'unica voce juventina oltre a Lippi. Le sue parole arrivano soltanto attraverso il telefono cellulare. Ci saranno trenta metri fra gli spogliatoi e la sala stampa, ma è come se in mezzo ci fossero gli squali. Pericolo: la folla entusiasta sbarra il passo a tutti, Vialli tenta una sortita, poi desiste. Così pensieri e parole del leader arrivano via etere, ma sono lo stesso chiarissimi, lucidi, inquadrano alla perfezione il momento magico che la Juve si appresta a vivere.
Dice Vialli:
«Ormai è tutto finalizzato alla partita con l'Ajax. Le cose buone e gli errori sono tipici di una squadra che gioca per trovare la condizione e per cercare di mettere in pratica quello che chiede l'allenatore. La nostra mente è ormai alla finale. Così è normale che ci siano state delle imperfezioni, delle disattenzioni che purtroppo abbiamo pagato con il pareggio. Non contava Bari, contava mettere a frutto questa prova generale».
L'importante è non prendere tutto per oro colato. In senso negativo e positivo. La Juve va incontro al giorno del giudizio forte di un grande pragmatismo, sicura di aver fatto il possibile per non sfigurare. Vialli cerca di mantenere un grande equilibrio. Glielo impone il ruolo di leader, ma anche la consapevolezza che non si possono emettere verdetti anticipati. Di una cosa è sicuro:
«Ho visto due giocatori in condizioni splendide: Conte e Deschamps. Che Dio gli conservi la salute. È un buon segno, perché la sfida con l'Ajax si vincerà soprattutto nella zona centrale.
Forse Vialli ha esagerato sulla prestazione dei due compagni, ma si vede che ce la mette tutta per tenere la truppa su di giri. Il problema del contratto, la Nazionale che gli volta le spalle, fa parte del dopo. Fino al 22 maggio il bravo professionista Vialli Gianluca non avrà testa che per la finale. Anche se i bianconeri inizieranno a fare conoscenza diretta con gli avversari soltanto da mercoledì attraverso le relazioni di Lippi e le videocassette, il capitano ha già ben chiaro in niente il disegno tattico della partita.
E cosi lo espone:
«Non dobbiamo commettere l'errore di imitarli, di scendere sul loro stesso piano. L'Ajax è più forte nel possesso di palla, gioca a memoria. La Juve ha forza e ritmo ed è con queste due doti che si può vincere. E in più abbiamo anche un pizzico di sana ignoranza che in talune occasioni ci rende imprevedibili».
Tradotta dal lessico viallesco, ignoranza equivale forse a spregiudicatezza, imprevedibilità. Del resto anche Lippi disse che l'Ajax non ha mai giocato contro una squadra come la Juve. Quindi c'è qualche certezza in più. Aspettiamoci sorprese.
Vialli ammette:
«Sarà una partita diversa da tutte le altre, troveremo la lucidità che oggi ci manca. E ci vorrà soprattutto una grande umiltà, perché l'Ajax è meglio di noi in tante cose».
Protti sul trono dei bomber a quattro minuti dalla fine.
Il caso
Svegliati, Alex
Anche a Bari, Del Piero è rimasto in ombra. Pochi palloni giocati, punizioni altissime sulla traversa, appoggi elementari falliti clamorosamente e Lippi ha preferito farlo uscire. Dopo una stagione altalenante, adesso sembra lontano da una condizione accettabile. Ma è giunto il momento di svegliarsi: la finale di Coppa dei Campioni e gli Europei attendono il vero Alex.
tratto da "Il Film del Campionato Stagione 1995-96" del Guerin Sportivo
La Juventus, guidata in panchina dal 'maestro' Marcello Lippi, dopo aver rivinto lo Scudetto dopo ben otto anni, adesso pensa in grande. Pensano alla Champions League (che conquisteranno a Roma). Ed infatti i bianconeri non giocano come sanno in campionato e si fanno 'rubare' il titolo dal Milan. Alla fine sarà secondo posto.
Dall'altra parte i friulani disputano un campionato nelle attese e terminano il campionato a metà classifica.
Buona Visione!
Stagione 1995-1996 - Campionato di Serie A - 9 ritorno Torino - Stadio Delle Alpi Mercoledì 10 aprile 1996 ore 20:30 JUVENTUS-UDINESE 2-1 MARCATORI: Stroppa 15, Ravanelli 27, Vierchowod 84
JUVENTUS: Rampulla, Torricelli, Ferrara C., Porrini (Paulo Sousa 32), Pessotto G., Di Livio, Conte A., Deschamps, Del Piero (Vierchowod 74), Vialli (Padovano 67), Ravanelli Allenatore: Marcello Lippi
Nel finale i bianconeri (in dieci) superano l'Udinese in vantaggio con Stroppa
Juve, l'orgoglio della rimonta
Viercbowod dà la sesta vittoria consecutiva
TORINO. Una vittoria probabilmente inutile, la sesta consecutiva, visto il successo del Milan a Cagliari, ma «bella» per come la Juventus l'ha cercata e voluta. Sotto di un gol (Stroppa, ex Milan...), in dieci per mezz'ora (Torricelli espulso), altri si sarebbero arresi. Non i campioni d'Italia. Le reti di Ravanelli e Vierchowod gonfiano le statistiche (25 punti su 27 nelle ultime nove partite) e infliggono la quarta sconfitta di fila a un'Udinese bravina nel controgioco, ma assolutamente greve e impacciata nel gestire la superiorità numerica.
Lo sciopero, questa volta, lo fanno i tifosi: soprattutto gli abbonati. L'arena è semideserta. Il ritmo, blando. L'epurazione di Zaccheroni colpisce Oregon, Ria (squalificato), Ametrano, Shalimov e Poggi. Fra i pali c'è Battistini. Al fianco di Calori, Matrecano. Poi S. Pellegrini stilla fascia destra, in coppia con Helveg, là dove operano Pessotto e Del Piero. Quindi Giannichedda (classe 1974) a centrocampo, fra Rossitto e Desideri, molto largo, a sinistra. E Stroppa, il pendolo intorno al quale oscilla il modulo (4-4-2, 4-5-1).
Un tiro di Desideri, alto. Un'intesa Ravanelli-Dei Piero, sventata in tuffo da Battistini. E al 16', improvviso, il gol dell'Udinese. Da Stroppa a Bierhoff, difensori svagati, cross del tedesco, rinvio sghembo di un «pretoriano» e tranciarne di Stroppa dal limite. La Juve entra in partita piano piano. Le fasce sono intasate (Pellegrini Helveg contro Pessotto-Del Piero a destra, Bertotto-Desideri contro Torricelli-Di Livio a sinistra), lo stesso dicasi del centro, alla luce del generoso prodigarsi di Rossitto e Giannichedda nella zona di Conte e Deschamps. A Madama non resta che un'arma: la velocità, il pressing. Detto fatto.
Il pareggio è frutto, al 27', di un'azione Vialli-Di Livio e di uno splendido controllo-girata di Ravanelli dal cuore dell'area. L'Udinese barcolla. Ferrara di testa, sfiora la traversa e reclama il rigore. Vialli, su lancio di Ferrara, si scrolla di dosso Calori e timbra un palo clamoroso (31'). Lippi avvicenda Porrini, nervosetto? acciaccato?, retrocede Deschamps e propone Sousa. La Juve, adesso, preme in forze, con forza. Helveg e Pellegrini, ammoniti, ne sono la prova. Il danese, da lontano, stuzzica Rampolla. Fioccano i calci d'angolo: e su uno di questi, calibrato da Pinturicchio, Ferrara si mangia un gol fatto. Poco ci manca che la nemesi, stizzita, non punisca tanta prodigalità. Sbaglia Pessotto, e su Pellegrini assalitore solitario rimedia Rampulla, in extremis.
Ravanelli e Vialli, su cui si affaccendano Calori e Matrecano, impegnano Battistini. Alla ripresa, la Juve palesa, qui e là, una censurabile foga. Attacca, si scopre, rischia. Nel giro di un minuto, dal 15' al 16', Battistini recupera su Ravanelli e salva su Di Livio, smarcato in diagonale da Sousa. La tensione gioca un brutto scherzo a Torricelli, espulso, al 18', per aver accompagnato la richiesta di una rimessa laterale con il gesto di voler scagliare la palla addosso al guardalinee (il signor Fiori di Ravenna), il tutto condito, probabilmente, da qualche vaffa fuori ordinanza.
La Juve schiuma di rabbia. Shalimov sostituisce Desideri (spento), Padovano, a sorpresa, rileva Vialli. E poco dopo esce pure Del Piero, rimpiazzato da Vierchowod, Padovano e Rava nelli costringono Battistini a spericolate acrobazie. Un'incursione di Sousa semina il panico. La notizia del secondo gol del Milan, una coltellata al cuo re, gela il popolo, ma non disar ma i campioni. Fa poco, l'Udinese, per trarre profitto dal l'uomo in più. Molto poco. Troppo poco. Madama non si dà per vinta. Ha un sussulto. E al 39', mentre Rossitto, a terra, viene ammonito per simulazio ne, raddoppia. Così: angolo di Pessotto, incornata di Vierchowod. Sette minuti di recupero e finale allo spasimo: da una parte, traversa di Shalimov ed erroraccio di Bierhoff; dall'altra, tuffo di Conte e paratissima di Battistini. I tifosi tornano a ruggire. Finito è il campionato non la Juve.
Il gol di Stroppa avrebbe potuto tagliare le gambe a chiunque, ma non a questa Juve. La reazione è veemente e viene coronata dal ritrovato Ravanelli e dall'antico guerriero Vierchowod. Ma nel frattempo, vinceva anche il Milan...
Riecco Penna Bianca
Dopo quasi due mesi (l'ultima volta a Napoli il 18 febbraio) Ravanelli ha potuto procedere al suo particolare rito: coprirsi la faccia con la maglia dopo il gol. Non è stato un periodo semplice, oltre a tutto con la paura di doversi sottoporre a un'operazione, ma il gol ha scacciato gli incubi. Un gol comunque importante, per dimostrare che questa Juve non si arrende.
tratto da "Il Film del Campionato - Guerin Sportivo" stagione 1995-96
Il gol di Ravanelli (che nasconde il pallone con il corpo) consente il momentaneo pareggio alla Juventus con l'Udinese