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venerdì 10 aprile 2026

10 Aprile 1996: Juventus - Udinese

È il 10 aprile 1996 e Juventus Udinese si sfidano nella nona Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1995-96 allo Stadio delle Alpi di Torino.

La Juventus, guidata in panchina dal 'maestro' Marcello Lippi, dopo aver rivinto lo Scudetto dopo ben otto anni, adesso pensa in grande. Pensano alla Champions League (che conquisteranno a Roma). Ed infatti i bianconeri non giocano come sanno in campionato e si fanno 'rubare' il titolo dal Milan. Alla fine sarà secondo posto. 

Dall'altra parte i friulani disputano un campionato nelle attese e terminano il campionato a metà classifica.

Buona Visione!




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Stagione 1995-1996 - Campionato di Serie A - 9 ritorno

Torino - Stadio Delle Alpi
Mercoledì 10 aprile 1996 ore 20:30
JUVENTUS-UDINESE 2-1
MARCATORI: Stroppa 15, Ravanelli 27, Vierchowod 84

JUVENTUS: Rampulla, Torricelli, Ferrara C., Porrini (Paulo Sousa 32), Pessotto G., Di Livio, Conte A., Deschamps, Del Piero (Vierchowod 74), Vialli (Padovano 67), Ravanelli
Allenatore: Marcello Lippi

UDINESE: Battistini G., Pellegrini (Ametrano 82), Matrecano, Calori, Bertotto, Helveg, Rossitto, Giannichedda, Desideri (Shalimov 64), Stroppa (Poggi 87), Bierhoff
Allenatore: Alberto Zaccheroni

ARBITRO: Bolognino
ESPULSIONI: Torricelli 61 (Juventus)





Nel finale i bianconeri (in dieci) superano l'Udinese in vantaggio con Stroppa 
Juve, l'orgoglio della rimonta 
Viercbowod dà la sesta vittoria consecutiva 

TORINO. Una vittoria probabilmente inutile, la sesta consecutiva, visto il successo del Milan a Cagliari, ma «bella» per come la Juventus l'ha cercata e voluta. Sotto di un gol (Stroppa, ex Milan...), in dieci per mezz'ora (Torricelli espulso), altri si sarebbero arresi. Non i campioni d'Italia. Le reti di Ravanelli e Vierchowod gonfiano le statistiche (25 punti su 27 nelle ultime nove partite) e infliggono la quarta sconfitta di fila a un'Udinese bravina nel controgioco, ma assolutamente greve e impacciata nel gestire la superiorità numerica. 
Lo sciopero, questa volta, lo fanno i tifosi: soprattutto gli abbonati. L'arena è semideserta. Il ritmo, blando. L'epurazione di Zaccheroni colpisce Oregon, Ria (squalificato), Ametrano, Shalimov e Poggi. Fra i pali c'è Battistini. Al fianco di Calori, Matrecano. Poi S. Pellegrini stilla fascia destra, in coppia con Helveg, là dove operano Pessotto e Del Piero. Quindi Giannichedda (classe 1974) a centrocampo, fra Rossitto e Desideri, molto largo, a sinistra. E Stroppa, il pendolo intorno al quale oscilla il modulo (4-4-2, 4-5-1). 

Un tiro di Desideri, alto. Un'intesa Ravanelli-Dei Piero, sventata in tuffo da Battistini. E al 16', improvviso, il gol dell'Udinese. Da Stroppa a Bierhoff, difensori svagati, cross del tedesco, rinvio sghembo di un «pretoriano» e tranciarne di Stroppa dal limite. La Juve entra in partita piano piano. Le fasce sono intasate (Pellegrini Helveg contro Pessotto-Del Piero a destra, Bertotto-Desideri contro Torricelli-Di Livio a sinistra), lo stesso dicasi del centro, alla luce del generoso prodigarsi di Rossitto e Giannichedda nella zona di Conte e Deschamps. A Madama non resta che un'arma: la velocità, il pressing. Detto fatto. 

Il pareggio è frutto, al 27', di un'azione Vialli-Di Livio e di uno splendido controllo-girata di Ravanelli dal cuore dell'area. L'Udinese barcolla. Ferrara di testa, sfiora la traversa e reclama il rigore. Vialli, su lancio di Ferrara, si scrolla di dosso Calori e timbra un palo clamoroso (31'). Lippi avvicenda Porrini, nervosetto? acciaccato?, retrocede Deschamps e propone Sousa. La Juve, adesso, preme in forze, con forza. Helveg e Pellegrini, ammoniti, ne sono la prova. Il danese, da lontano, stuzzica Rampolla. Fioccano i calci d'angolo: e su uno di questi, calibrato da Pinturicchio, Ferrara si mangia un gol fatto. Poco ci manca che la nemesi, stizzita, non punisca tanta prodigalità. Sbaglia Pessotto, e su Pellegrini assalitore solitario rimedia Rampulla, in extremis. 

Ravanelli e Vialli, su cui si affaccendano Calori e Matrecano, impegnano Battistini. Alla ripresa, la Juve palesa, qui e là, una censurabile foga. Attacca, si scopre, rischia. Nel giro di un minuto, dal 15' al 16', Battistini recupera su Ravanelli e salva su Di Livio, smarcato in diagonale da Sousa. La tensione gioca un brutto scherzo a Torricelli, espulso, al 18', per aver accompagnato la richiesta di una rimessa laterale con il gesto di voler scagliare la palla addosso al guardalinee (il signor Fiori di Ravenna), il tutto condito, probabilmente, da qualche vaffa fuori ordinanza. 

La Juve schiuma di rabbia. Shalimov sostituisce Desideri (spento), Padovano, a sorpresa, rileva Vialli. E poco dopo esce pure Del Piero, rimpiazzato da Vierchowod, Padovano e Rava nelli costringono Battistini a spericolate acrobazie. Un'incursione di Sousa semina il panico. La notizia del secondo gol del Milan, una coltellata al cuo re, gela il popolo, ma non disar ma i campioni. Fa poco, l'Udinese, per trarre profitto dal l'uomo in più. Molto poco. Troppo poco. Madama non si dà per vinta. Ha un sussulto. E al 39', mentre Rossitto, a terra, viene ammonito per simulazio ne, raddoppia. Così: angolo di Pessotto, incornata di Vierchowod. Sette minuti di recupero e finale allo spasimo: da una parte, traversa di Shalimov ed erroraccio di Bierhoff; dall'altra, tuffo di Conte e paratissima di Battistini. I tifosi tornano a ruggire. Finito è il campionato non la Juve. 

Roberto Beccantini





Il gol di Stroppa avrebbe potuto tagliare le gambe a chiunque, ma non a questa Juve. La reazione è veemente e viene coronata dal ritrovato Ravanelli e dall'antico guerriero Vierchowod. Ma nel frattempo, vinceva anche il Milan...

Riecco Penna Bianca

Dopo quasi due mesi (l'ultima volta a Napoli il 18 febbraio) Ravanelli ha potuto procedere al suo particolare rito: coprirsi la faccia con la maglia dopo il gol. Non è stato un periodo semplice, oltre a tutto con la paura di doversi sottoporre a un'operazione, ma il gol ha scacciato gli incubi. Un gol comunque importante, per dimostrare che questa Juve non si arrende.

tratto da "Il Film del Campionato - Guerin Sportivo" stagione 1995-96






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Il gol di Ravanelli (che nasconde il pallone con il corpo) consente il momentaneo pareggio alla Juventus con l'Udinese


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lunedì 30 marzo 2026

30 Marzo 1996: Juventus - Parma

È il 30 marzo 1996 Juventus e Parma si sfidano nell'undicesima giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1995-96 allo StadioDelle Alpi’ di Torino.

Juventus e Parma sono state pochi mesi prima le assolute protagoniste della stagione precedente. Infatti si può tranquillamente dire che loro due si sono giocati i maggiori trofei in palio.

Ma mentre il Parma conquistava il palcoscenico europeo con la vittoria in Coppa UEFA ai danni dei bianconeri, il club torinese si fregiò dei trofei nazionali; doppietta Scudetto-Coppa Italia.

La Juventus guidata in panchina dal 'maestro' Marcello Lippi, dopo aver rivinto il tricolore dopo ben otto anni, adesso pensa in grande. Pensano alla Champions League (che conquisteranno a Roma). Ed infatti i bianconeri non giocano come sanno in campionato e si fanno 'rubare' il titolo dal Milan. Alla fine sarà secondo posto. Dall'altra parte, il Parma termina il campionato in sesta posizione.

Buona Visione!




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Campionato di Serie A 1995-1996 - 11 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
Sabato 30 marzo 1996 ore 16.00
JUVENTUS-PARMA 1-0
MARCATORI: Bucci autorete 63

JUVENTUS: Peruzzi, Torricelli, Ferrara C., Vierchowod, Pessotto (Marocchi 85), Di Livio, Paulo Sousa (Jugovic 60), Deschamps, Del Piero (Porrini 70), Vialli, Padovano
Allenatore : Marcello Lippi

PARMA: Bucci, Mussi, Fernando Couto, Minotti, Apolloni, Di Chiara (Castellini 46), Baggio D., Sensini, Crippa, Zola, Melli (Piro 80)
Allenatore : Nevio Scala

ARBITRO: Stafoggia





Vialli corre a vuoto 
Deschamps fa la parte di Sousa 

PERUZZI 6,5, una sola parata sul diagonale di Melli. E l'arbitro neppure crede alla deviazione. 
TORRICELLI 6. Poco sbrigliato, non contribuisce come al solito al gioco offensivo. 
VIERCHOWOD 6. Gli capita spesso sotto tiro Zola, che controlla con disinvoltura senza concedergli battute a rete. 
FERRARA 6,5. Bravo sugli anticipi, è lui che guida il pacchetto arretrato juventino. 
PESSOTTO 6,5. Da un paio di partite si sta sciogliendo e si propone anche in attacco (salvo sprecare al 42' con un tiro fiacco e centrale). Con l'ingresso di Porrini va a fare il mediano destro, che probabilmente è il suo ruolo naturale. 
(Dal 40' st. Marocchi sv. 
DI LIVIO 6. Ha un po' smarrito la personalità che ne aveva fatto l'uomo emergente del centrocampo. Sta tornando soldatino. Anche se ci attendiamo altri colpi d'ala. 
SOUSA 5,5. Pare di accanirsi contro di lui, ma neppure questa volta convince: ritmo blando, passaggi banali o sbagliati, contrasti pochi. 
(Dal 14' st. Jugovic 5,5: si distingue per il numero di falli che commette quando vuole fermare gli avversari. 
DESCHAMPS 6,5 Parte in appoggio a Sousa, ma si trasforma presto nel regista di centrocampo: inevitabile. 
DEL PIERO 6. Una bella punizione nel primo tempo, più quella che determina il gol. Bisogna accontentarsi, pensando anche alla partita con l'Under. 
(Dal 24' st. Porrini sv. 
VIALLI 6. Sufficiente più per le corse che per le giocate. Il popolo gli chiede di restare, lui ci sembra già messo fuori dalle trame juventine. Il nervosismo si nota nel finale, quando reagisce a un cazzotto di Apolloni. 
PADOVANO 6. Due bagliori nel primo tempo, tra le poche cose belle del match. Si spegne presto. 

BUCCI 4. Il gol è suo, anzi l'autogol, perché trascina in porta il pallone acchiappato ben prima della linea. All'infortunio aggiunge una sceneggiata che un arbitro più sensibile avrebbe punito cacciandolo. Ringrazi chi lo è andato a bloccare. 
MUSSI 6. Un tempo a destra, uno sinistra: due tempi che non lasciano il segno. 
COUTO 6. Falloso e irruento, però respinge quasi tutto. 
MINOTTI 6. Ha giocato poco ultimamente. Ne ha patito. 
APOLLONI 6. Incandescenti come al solito gli scontri con Vialli. Tutto sommato regge dignitosamente come tutta la difesa. 
DI CHIARA 6. Due affondi per il cross. Non molto. 
(Dal 1' st. Castellini 6). 
BAGGIO D. 5. Ritroviamo pochissimo del bell'atleta che era: non fa niente di importante. 
SENSINI 6,5. L'unico con idee chiare a centrocampo. 
CRIPPA 5. Una volta ci metteva il carattere, ieri neppure quello. 
ZOLA 5,5. Parte bene ma non arriva mai al tiro se non su punizione. 
MELLI 6. Il più vivace e pronto a scattare oltre la difesa juventina. Prova tre volte a sorprendere Peruzzi, in un caso il portiere deve salvarsi sul suo diagonale. 
(Dal 34' st. Piro sv. 

L'arbitro STAFFOGGIA 5,5. Moltissimi dubbi sul fallo di mano di Ferrara al 6', ammonizioni alla rinfusa e mano leggera con Bucci.

Marco Ansaldo 
tratto da: La Stampa 31 marzo 1996




Il pareggio non avrebbe fatto una grinza, se Bucci non si fosse inventato un'autorete. Punizione di Del Piero, il portiere blocca il pallone, perde l'equilibrio e finisce in porta. Il Parma è allo sbando: primo e unico tiro verso Peruzzi al 36' con Melli. La Juve ringrazia.

Il caso - Le disgrazie di Bucci

Povero Bucci: stagione disgraziata, la sua. In Croazia, con la Nazionale, rimedia un'espulsione. Poi l'infortunio e l'ascesa del giovane Buffon, ora quest'altra gaffe. 

«Resta uno dei migliori. A Cremona ho combinato di peggio" 

- la consolazione del collega Peruzzi. Magra per lui, e soprattutto per il Parma.

tratto dal Film del Campionato - Guerin Sportivo stagione 1995-96




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La Stampa 30 marzo 1996


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martedì 10 marzo 2026

10 Marzo 1996: Juventus - Lazio

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. È il 10 marzo 1996 e Juventus e Lazio si sfidano nell'ottava giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1995-96 allo Stadio delle Alpi di Torino.
La Juventus guidata in panchina dal ‘maestro’ Marcello Lippi, dopo aver rivinto lo Scudetto dopo ben otto anni, adesso pensano in grande. Pensano alla Champions League (che conquisteranno a Roma). Ed infatti i bianconeri non giocano come sanno in campionato e si fanno ‘rubare‘ il titolo dal Milan. Alla fine sarà secondo posto. 
Dall’altra parte, la Lazio terminerá il campionato sull’ultimo gradino del podio.
Buona Visione!



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Campionato di Serie A 1995-1996 – 8 ritorno
Torino – Stadio Delle Alpi
Domenica 10 marzo 1996 ore 15.00
JUVENTUS-LAZIO 4-2
MARCATORI: Favalli 3, Casiraghi 18, Deschamps 35, Chamot autorete 70, Conte A. 72, Padovano 83

JUVENTUS: Peruzzi, Torricelli (Porrini 24), Ferrara C., Vierchowod (Lombardo 64), Pessotto, Di Livio (Padovano 46), Conte A., Deschamps, Jugovic, Del Piero, Ravanelli
Allenatore: Marcello Lippi

LAZIO: Marchegiani, Negro, Bergodi, Chamot, Favalli, Fuser (Marcolin 78), Di Matteo, Winter, Rambaudi (Esposito 69), Casiraghi, Signori (Iannuzzi 78)
Allenatore: Zdeněk Zeman



LE PAGELLE 
Peruzzi senza colpe 
Deschamps il tempismo e Favalli la freddezza  

PERUZZI 7. Accenna l'uscita ma poi si inchioda sul cross di Signori che serve Casiraghi per il raddoppio: è l'unica incertezza. 
TORRICELLI 5. Lippi lo prova in versione anti-Real, il Bossino va nel pallone come Carrera a Madrid. Che ci sia una maledizione a destra? 
(Dal 24' pt. Porrini 6,5: l'inizio è macchinoso, nella ripresa si sblocca e i suoi anticipi aiutano la Juve a ribaltare l'azione) 
FERRARA 5,5. Tono modesto, i suoi lanci sono fuori misura (compreso quello da cui nasce il gol di Deschamps). 
VIERCHOWOD 5,5. La slavina umana appiattisce gli avversari che travolge più di quanto anticipa. Con Casiraghi ha vita dura. 
(Dal 19' st. Lombardo 5,5: impacci di stagione, deve crescere) 
PESSOTTO 6,5. Sbaglia qualche appoggio, però è efficace, sbrigativo, tenace. Si salva nel periodo peggiore della Juve: né Rambaudi né Fuser decollano. 
DI LIVIO 5. Rimane travolto dall'orribile primo tempo della Juve. Doveva dimostrare a Lippi che con lui la squadra è più equilibrata e efficace: per sua fortuna c'è un passato che non si può ignorare. 
(Dal 1 ' st. Padovano 7: tre gol nelle ultime due partite. La Juve lo vuole cedere: è sicura di trovare un attaccante di riserva così puntuale in area?). 
CONTE 7. Bravo anche quando gli altri si tanno travolgere. Bravissimo sul gol. 
JUGOVIC 5,5. Fa il regista al posto di Sousa, con le stesse incertezze del portoghese. Un po' meglio nella ripresa quando la Juve è in superiorità e torna a fare il centrocampista interditore e s'infila nei corridoi liberi. 
DESCHAMPS 6,5. Sfrutta l'assist di Marchegiani: se non altro ci sta attento. E quando la Juve non funziona, almeno cerca di spezzare il gioco. 
RAVANELLI 5. Il colpo del ko l'ha tirato venerdì. Con la Lazio si è astenuto: qualche rincorsa, un paio di assist e poco più. 
DEL PIERO 5,5. Pinturicchio pennella poco. Chissà che gli succede. Non c'è neppure l'alibi della posizione in campo, perche comincia da seconda punta, prosegue da esterno (nel tridente) e finisce da rifinitore dietro gli attaccanti. Sbaglia tutto nel primo tempo, si muove meglio nel secondo. Un talento non può limitarsi all'ordinaria amministrazione.  

MARCHEGIANI 5. Un liscio straordinario riapre la partita della Juve, riportandoci agli errori contro la Svizzera, a Cagliari, che gli costarono il posto in Nazionale. 
NEGRO 5,5. Pesa su di lui, come su tutta la Lazio, una ripresa inguardabile. 
BERGODI 5,5. Quando le cose si mettono male, non chiedetegli di raddrizzarle. 
CHAMOT 5. Basterebbe l'azione del gol di Padovano per giustificare l'insufficienza. 
FAVALLI 6,5. Segna con freddezza e dalla sua parte sia Di Livio che Lombardo faticano a trovare un varco. 
FUSER 5. A parte i litigi con Deschamps non ne vediamo traccia. 
(Dal 34' st. Marcolin sv.). 
DI MATTEO 6. Il voto è la media tra il primo tempo di grande saggezza tattica e la ripresa delittuosa. 
WINTER 6. E' importante finché la Lazio può dettare il gioco, quando lo subisce scompare pure lui. 
RAMBAUDI 5. Gentile presenza. 
(Dal 24' st. Esposito sv.) 
CASIRAGHI 4,5 Gli avremmo dato volentieri un 7, perché (a parte la tempestività sul gol) si conferma il centravanti italiano più in forma, capace di impegnare da solo una difesa. Ma farsi espellere a quel modo non ha scusanti. 
SIGNORI 6. Detta il passaggio sui due gol laziali e impegna Peruzzi con un sinistro nella ripresa. 
(Dal 34' st. Iannuzzi sv.)  

L'arbitro MESSINA 5,5. Si adegua alla partita, sbagliando valutazioni a grappoli. 

Marco Ansaldo
tratto da: La Stampa 11 marzo 1996




Madama a due facce

Davvero difficile capire la Juve di quest'anno. Una squadra dai due volti, come è capitato contro il Real Madrid e come si è ripetuto domenica con la Lazio. Timorosa, impacciata, macchinosa nel primo tempo; puntualmente veloce, aggressiva ed efficace nel secondo. Questo andamento discontinuo è del resto la prova migliore di quanto i guai della Juve non siano, come ha detto qualcuno, di tipo tattico o legati allo scarso rendimento di alcuni uomini-guida. Il problema è chiaramente di carattere psicologico. Quando la squadra si sente sotto osservazione non riesce a esprimersi sui suoi livelli, mentre quando si trova a giocare in libertà, senza avere nulla da perdere, ritrova lo smalto di un anno fa, torna a essere una formazione coraggiosa e determinata. Calo di concentrazione, timore di giocare la palla, paura eccessiva degli avversari: sono stati questi finora i limiti di Madama. Prendete Del Piero, condizionato eccessivamente dalle critiche. Lui e molti dei suoi compagni dovrebbero interessarsi meno a quanto scritto o detto dagli addetti ai lavori, giocando come sanno. Contro il Real non ci sarà troppo tempo per ragionare, per fare calcoli. Si dovrà giocare, punto e basta. E se sarà la Juve del secondo tempo di domenica, veramente straordinaria, non ci saranno problemi.

Massimo Mauro
tratto dal Guerin Sportivo - Il Film del Campionato

 



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Gol Favalli - La Stampa 11 marzo 1996

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La Stampa 11 marzo 1996

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mercoledì 25 febbraio 2026

25 Febbraio 1996: Juventus - Milan

É il 25 Febbraio 1996 Juventus Milan si sfidano nella sesta giornata del girone di ritorno del Campionato di Calcio di Serie A 1995-96  allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus guidata in panchina dal 'maestro' Marcello Lippi, dopo aver rivinto lo Scudetto dopo ben otto anni adesso pensano in grande. Pensano alla Champions League (che conquisteranno a Roma). Ed infatti i bianconeri non giocano come sanno in campionato e si fanno 'rubare' il titolo proprio da questo Milan. Alla fine per i nostri eroi sará secondo posto.

Buona Visione!



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Stagione 1995-1996 - Campionato di Serie A - 6 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
domenica 25 febbraio 1996 ore 20:30 
JUVENTUS-MILAN 1-1
MARCATORI: Conte A. 3, Weah 30

JUVENTUS: Peruzzi, Ferrara C., Carrera M., Vierchowod, Pessotto G., Lombardo (Di Livio 74), Paulo Sousa (Jugovic 74), Deschamps, Conte A., (c) Vialli, Ravanelli (Del Piero 57)
A disposizione: Rampulla, Torricelli
Allenatore: Marcello Lippi

MILAN: Rossi S., Tassotti, Costacurta, Baresi F., Maldini P., Donadoni, Albertini (Ambrosini 31 - Di Canio 59), Desailly, Boban, Weah, Baggio R. (Simone 77)
A disposizione: Ielpo, Coco
Allenatore: Fabio Capello

ARBITRO: Boggi
AMMONIZIONI: Ferrara C. (Juventus); Ambrosini, Tassotti, Baresi F., Maldini P. (Milan)





Fischiato dai tifosi bianconeri perde la sfida con il suo passato 
Baggio, il Codino sbiadito 

TORINO. Quando lo speaker annuncia la formazione milanista, i fischi hanno una costante. Salvo quando viene letto il nome di Robi Baggio, che torna sul luogo dello scudetto. Allora i decibel s'impennano appena. Roba per orecchie sopraffine. Prima che i duellanti diano inizio alle operazioni, la curva bianconera propone al Codino un invito, poco elegante per la verità, a prendere la via della toilette. Nella notte dei cannibali milanisti e degli irriducibili Lippiani, un artista non può piegarsi a ima natura che non è sua. Non è e non sarà mai un combattente. Così Robi comincia da cesellatore, un colpo di tacco per Weah e via. Il gol di Conte non spegne gli ardori rossoneri, Baggio tenta di non restare emarginato, inghiottito cioè dalla morsa Vierchowod-Carrera-Ferrara. Cerca di essere utile con tocchi immediati, puliti o sporchi. 

La posizione è in continuo cambiamento: sinistra, destra, centro e perfino più indietro. Insomma, è il consigliere ravvicinato di Weah. Si presenta con un piazzato, ed è una specie di petardo bagnato, e con un assist (8' del primo tempo) per Maldini. Il condimento del pubblico juventino è il solito e previsto: grandine di fischi, comunque ben assorbiti dal destinatario. La volontà all'ex bianconero non manca: fa ciò che può per non chiudersi dentro la placenta delle domeniche infelici; dà perciò segnali di vita con traiettorie corte, senza però osare più di tanto. Ogni suo gesto è quasi pilotato da un sussiego quasi obbligato, non si fa vincere dalla smania perché sa che nel calcio voghe fa rima con doglie. 

Il trattamento riservatogli dai marcatori di circostanza fa tremare il Raffaello e quasi lo ricaccia in pinacoteca, là dove può farsi ammirare senza nuocere. La presenza in campo dell'ex Pallone d'Oro talvolta è gelida. E' sempre bello a vedersi, Baggio, però talvolta pare refrattario ai fascini magnetici delle grandi sfide, alle roventi emotività di certe partite. Al 16' Robi è trattato duramente da Ferrara: il piazzato è senza esito. La palla impazzisce, come quella di un flipper. E lui, il Codino, gradisce poco. Oltretutto il mestiere di seconda punta lo digerisce male, soprattutto quando il clima scotta. Ferrara lo tiene d'occhio, così Vierchowod e Carrera. Al 24' Robi è raffinato nell'l2 con Weah, ma nel momento fatale c'è torpore nel suo piede. E 3' dopo il suo sinistro «pescato» dal liberiano è come uno shuttle che vola alto in cielo. 

Insomma, attualmente Baggio non è l'uomo che incide e decide. Semmai si muove con flottaggi che agevolano Weah, un fulmine sul cross di Donadoni nel pallone dell' 1 -1. Robi accetta il ruolo di sponda con umiltà. E commette (siamo al 40') perfino un fallo su Deschamps. Si ricomincia. La curva milanista osanna Baggio, i tifosi bianconeri rispondono per le rime, vietate ai minori di anni 14. La Juve spinge e Baggio vede meno palloni, e quei pochi li sfrutta senza spruzzarli con sale e fiele. Vita dura per l'ex beniamino della curva Scirea nel secondo tempo, in cui il Milan usa prudenza e contropiede. Robi vincerà lo scudetto, ma non si aggiudica la sfida al suo passatole anche al presente: fa più di lui Del Piero, che pure gioca solo 33 minuti). L'esibizione del Codino resterà una di quelle foto sviluppate male, molto sbiadite. Ma questa considerazione, probabilmente, non lo sfiorerà neppure. Lui il secondo titolo sta per papparselo. E ciò conta più di ogni parola. Ma quando esce (al 32' del secondo tempo, sostituito da Simone) è sommerso sotto una cupola di fischi. La riconoscenza non è di questo mondo. 

Angelo Caroli
tratto da: La Stampa 26 febbraio 1996






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