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venerdì 29 agosto 2025

29 Agosto 1993: Juventus - Cremonese

É il 29 Agosto 1993 e Juventus Cremonese si sfidano nella prima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1993-94 allo Stadio 'Delle Alpi'  di Torino.

La Juve allenata in panchina da Giovanni Trapattoni e trascinata in campo da un Roberto Baggio nel suo momento più splendente si appresta a piazzarsi al secondo posto del massimo campionato calcistico. Davanti c'é l'inarrivabile Milan di Fabio Capello che 'ammazza' il campionato fin dall'inzio. 

Dall'altre parte c'é una Cremonese che allenata magistralmente da Luigi Simoni ottiene il suo obiettivo stagionale e si conquista meritamente la permanenza in Serie A.

Buona Visione!


 

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Stagione 1993-1994 - Campionato di Serie A - 1 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 29 agosto 1993 ore 16.00
JUVENTUS-CREMONESE 1-0
MARCATORI: Moeller 5

JUVENTUS: Peruzzi, Porrini, Fortunato A. (Galia 87), Torricelli, Carrera M., Julio Cesar, Conte A., Baggio D., Vialli, Baggio R., Moeller (Marocchi 75)
Allenatore: Giovanni Trapattoni

CREMONESE: Turci, Gualco, Pedroni, Cristiani (Florijancic 59), Colonnese, Verdelli, Giandebiaggi, De Agostini, Nicolini (Dezotti 71), Maspero, Tentoni
Allenatore: Luigi Simoni

ARBITRO: Arena

 



Un gol di Andy dà il successo alla Juventus in difficoltà contro la brillante Cremonese. 
Acuto di Baggio e c'è subito Moeller. 
Cinque scoppiettanti minuti iniziali, poi squadra monotona e fischiata. 

TORINO. La facilità, diremmo la felicità di gioco che la Juve ha esploso nei primi cinque minuti del nuovo campionato ci avevano indotto a credere che gli inni intonati nelle ultime settimane alla Signora fossero stati l'ouverture di un'opera trionfale da suonare per tutta la stagione. Ci eravamo predisposti ad ascoltarne un altro brano, quando, dopo il gol di Moeller al 5', la musica è cambiata: siamo passati al tormentone lento e monotono dell'anno scorso. E con il tempo le trombe del Giudizio juventino hanno lasciato il passo ai fischi, per non dire ai pernacchi del popolo disilluso. La Juve ha salvato la pellaccia, l' 1 -0 sulla Cremonese la tiene al passo con il pronostico e con le rivali. Ma la botta all'immagine c'è e nessuno la può negare. Forse è una fortuna, perché questo avvio buono a metà dovrebbe riportare al suolo i piedi che le folli valutazioni del mercato hanno fatto credere d'oro. Mentre in qualche caso siamo più prossimi alla ghisa. 

Ma il limite che si è visto ieri nella Juve è soprattutto in quella che Sacchi chiama la predisposizione al gioco. All'avvio quasi brutale, ciclonico (dopo un minuto i bianconeri erano già in gol con Vialli, colto però in fuorigioco), non è seguito l'atteggiamento della grande squadra che vuole dominare la partita e chiuderla in fretta. E' bastato il gol di testa di Moeller su una raffinata invenzione del Divin Codino (dribbling su due avversari e cross al centro) per frenare la macchina, come se l'avere raggiunto il vantaggio annullasse ogni altra ragione per insistere, per dare spettacolo, per giocare. E' un difetto che pensavamo di non riscontrare più in questa Juve «cambiata», come aveva notato Vialli alla vigilia. Come pure ci attendevamo una squadra che dopo aver comprato per una dozzina di miliardi il terzino sinistro che le mancava, si decidesse poi ad usarlo. 

La Signora ha invece riposto Fortunato nel fodero, facendone un gingillo inoffensivo di fronte al resistibile Giandebiaggi. E l'unica volta che un bianconero ha guardato a sinistra, scovando libera quell'anima persa e lanciandola verso l'area lombarda, Fortunato è inciampato nel tackle di De Agostini, distorcendosi la caviglia: era l'85'. A questo punto, l'ex genoano non potrà rispondere alla chiamata di Arrigo Sacchi a Coverciano. 

La Juve ha attaccato con i ritmi e i modi di un tempo. Non si è visto un gran lavoro sui fianchi della difesa cremonese, l'azione è partita quasi sempre con fiondate centrali o sui rilanci a cercare un Vialli lasciato spesso solo a sgomitare con Colonnese, Verdelli e quant'altri passassero di lì. Il compito della Cremonese si è fatto così più semplice. Simoni (un piacevole ritorno il suo dopo un girovagare per la B) si era quasi accasciato in panchina di fronte alle combinazioni bianconere dei primi minuti. Poi ha capito che poteva osare. Naturalmente aveva cominciato con una punta sola, Tentoni, e un brillante Nicolini in appoggio, ma non per questo ha accettato lo svantaggio limitandosi a contenere i danni. Dal quindicesimo minuto in poi la Cremonese si è affacciata all'area di Peruzzi. L'emozione dei molti esordienti in A si è scongelata. Il centrocampo bianconero ha preso a subire, soprattutto perché con un Dino Baggio fuori forma il solo Conte non può far miracoli. E poi calava Roberto Baggio, per un malore misterioso che ne spezzava il fiato e ne fiaccava le forze. A farla breve, senza le parate di Peruzzi e un'imperfetta scelta di tempo di Pedroni su cross di Tentoni al 58', la Cremonese avrebbe potuto pareggiare. 

La Juve rispondeva soltanto con le invenzioni rare del Divin Codino, la fatica poderosa di Vialli (autore di due tocchi al volo), i flebili affondo di Moeller, sostituito al 75' con Marocchi in un uragano di fischi rivolti alla scelta plaudente del Trap, è ovvio, e non al tedesco. Poche occasioni, dunque, per una squadra da rivedere e sulla quale si spengono gli immaturi entusiasmi. Potrà fare bene la Juve, sicuramente meglio dell'anno scorso. Ma scordiamoci che un colpo di spugna abbia cancellato tutte le zavorre.

Marco Ansaldo
 


LE PAGELLE 
Pedroni spegne Baggio-2 in ritardo 
Bravo Torricelli 
Malore per Robi
PERUZZI 6. Al terzo anno nella Juve non riesce ancora a comandare la difesa: altrimenti come spiegare le pericolose incertezze sui cross cremonesi? 
PORRINI 5,5. Entra in crisi quando Simoni gli piazza Florjancic, ma aveva già concesso una palla gol a Nicolini: ripetiamo la domanda: era proprio necessario prenderlo? 
FORTUNATO 6. Voto benevolo, perché in realtà lavora sulla fascia con la stessa spinta che forniva D. Baggio l'anno scorso: zero. Da assolvere per l'impressione che neppure la squadra lo aiuti a lanciarsi nello sprint. Si infortuna al primo tentativo di affondo, dopo 85 minuti 
(dall'86', Galia sv) 
TORRICELLI 6,5. Stupisce che nella Juve delle grandi promesse il voto più alto spetti a un bravo gregario. I compagni lo rimproverano spesso, ma non si preoccupi, fa parte del ruolo: avete mai visto qualcuno incavolarsi per un cross sbagliato di Roberto Baggio? 
CARRERA 6. Fa il suo su Tentoni. A noi pare con diligenza. 
JULIO CESAR 6. Alle solite qualche imbarazzo su palle che ballano in area. 
CONTE 6. Prova che non avrebbe entusiasmato Sacchi: quasi sempre a testa bassa. Ma giocare ieri nel centrocampo bianconero era una maledizione per tutti. 
BAGGIO D. 5. Mezzo voto in meno perché il suo talento non può svilirsi in una prestazione così incolore. Non è una novità che carburi lentamente, anche nel '92/93 emerse nel finale. 
VIALLI 6. É trascorso un anno e lo ritroviamo ad arrabattarsi su lanci improbabili, traversoni di 40 metri, tocchi ciechi che lo affossano in mezzo agli avversari. Prova un paio di conclusioni al volo, più una rovesciata a rischio, con la palla che ricade come una mela marcia. Parlava di un'altra Juve. Attendiamo, con lui, di vederla. 
BAGGIO R. 6,5. La sua preparazione al cross decisivo per Moeller vale da solo la partita. Aggiunge un paio di chicche e poco altro soprattutto dopo un malore che dal trentesimo lo condiziona evidentemente. 
MOELLER 6. Esiste per il gol, il primo della serie A, che gli procura la fornitura di vino d'Abruzzo e di miele. Le uniche dolcezze della sua domenica. 
(75' Marocchi sv) 
TURCI 6. Lo impegnano poco e con tiri facili. 
GUALCO 6. Segnò pure un gol alla Juve di Zoff. Rivedendolo su Moeller o in appoggio al centrocampo ci siamo chiesti come sia stato possibile. 
PEDRONI 6,5. Bella e sfortunata l'incursione al 53'. Prevale su Dino Baggio. 
CRISTIANI 6. Tra i più anonimi 
(58' Florjancic 6,5). 
COLONNESE 6. Contiene a sufficienza Vialli, non ci è parso quel fenomeno che molti volevano al mercato. 
VERDELLI 5,5. Balla come una bagnarola nella tempesta nei primi minuti. 
GIANDEBIAGGI 6. É uno dei due impalati dal Divin codino nell'azione del gol. Ma non lascia spazio a Fortunato. 
DE AGOSTINI 5,5. Sta su Baggio e un arbitro più deciso non avrebbe atteso 81 minuti per ammonire una piovra come lui. 
NICOLINI 6,5. Tra i più vivaci, entra in tutte le azioni 
(dal 70' Dezotti sv). 
MASPERO 6. Il Baggio di Cremona. Per una volta la differenza si è notata poco. 
TENTONI 6. Esordio in A, con emozione all'inizio, con sicurezza poi. Meglio nella rifinitura. 

Arbitro Arena 6 ma punisca di più le scorrettezze

Marco Ansaldo 
brani tratti da: La Stampa 30 agosto 1993




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martedì 8 aprile 2025

8 Aprile 1990: Juventus - Cremonese

É l' 8 Aprile 1990 Juventus e Cremonese si sfidano nella Quattordicesima Giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1989-90 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

Questa Juve costruita e modellata dalla figura storica di Dino Zoff (stavolta nelle vesti di allenatore) sta per vincere una bellissima doppietta di coppa. Infatti assieme alla Coppa UEFA, vince anche la Coppa Italia contro un grande Milan, all'apice della sua storia 'Sacchiana'. Purtroppo questi successi non valgono al 'Dino nazionale' la conferma sulla panchina bianconera. La dirigenza juventina é affascinata dal nuovo che avanza ed investe il proprio futuro in un giovane di 'belle speranza' Luigi Maifredi!

Buona Visione!



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Stagione 1989-1990 - Campionato di Serie A - 14 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 8 aprile 1990 ore 15:30
JUVENTUS-CREMONESE 4-0
MARCATORI: Napoli N. 2, Schillaci 20, Alessio 26, Casiraghi 63

JUVENTUS: Bonaiuti, Napoli N., De Agostini, Alessio (Avallone 79), Bonetti D., Tricella, Alejnikov (Galia 46), Rui Barros, Casiraghi, Marocchi, Schillaci
Allenatore: Dino Zoff

CREMONESE: Violini, Garzilli, Rizzardi (Favalli 51), Piccioni, Gualco, Galletti, Bonomi (Merlo 67), Ferraroni, Dezotti, Limpar, Chiorri
Allenatore: Tarcisio Burgnich

ARBITRO: Baldas
ESPULSIONI: Garzilli 36 (Cremonese)



Alessio «ha fatto» il Platini e ora spera in una conferma 

All'«andata» fini in parità con una clamorosa rimonta della Juventus che, in svantaggio di due reti, in quattro minuti si portò sul 2-2. Questa volta, invece, i bianconeri avevano già messo al sicuro il risultato allo scadere della mezz'ora, arrotondandolo poi con Casiraghi nel secondo tempo, e di rimonte — soprattutto da parte degli avversari — non ce ne sono più state. Una vittoria piena, resa più facile da un vantaggio raggiunto nei primi minuti di gioco, ma che fa ben sperare che quella contro il Colonia non sia stata altro che una parentesi, che non ha lasciato pericolosi postumi, tali da influire sul morale e la concentrazione. 

«Ogni partita ha una storia a sé — ha commentato Zoff —, ve ne sono alcune in cui vai subito in vantaggio e riesci a dominarle, altre, invece, che finisci poi col subire la reazione degli avversari. Oggi non avevamo da dimostrare proprio nulla; abbiamo giocato col solito impegno ed abiamo vinto meritatamente, grazie anche al fatto che, essendo andati subito in rete, la gara ha preso un andamento favorevole". 

Oltre che per la vittoria, l'allenatore è parso soddisfatto anche della prova fornita dal giovane portiere, Adriano Bonaiuti, al suo esordio in A: 

«Gli faccio i miei complimenti — ha aggiunto il tecnico — perché è un ragazzo di talento che oggi, anche se la partita non è mai stata particolarmente difficile, si è espresso bene, con tempismo e coraggio». 

Al rientro dopo un'assenza di circa un mese a causa di un infortunio, Angelo Alessio — che aveva segnato anche il primo gol bianconero a Cremona — è stato l'autore di una gran punizione di sinistro che gli è valsa l'ovazione del pubblico ed ha portato a quota 3 il bottino della Juventus dopo soli 26 minuti di gioco. 

«Devo dire che quest'anno di applausi ne ho ricevuti parecchi — afferma il giocatore —, segno che finalmente anch'io ho il mio posto al sole, che ho saputo conquistare poco alla volta». 

Partito in sordina, senza la maglia da titolare, quest'anno Alessio è riuscito a trovare un posto in squadra e a divenirne quasi un punto fisso grazie al suo rendimento sempre costante e sempre su buoni livelli. 

«Quello di mediano è l'unico ruolo dove potevo giocare, anche se in passato ho fatto anche il tornante — spiega Alessio —, ma quest'anno quella di Zoff è stata un po' una scelta obbligata, perché si è trovato a dover far fronte ad un periodo nero, nel quale le assenze erano tantissime. A parte l'infortunio, negli ultimi tempi, ho giocato molto spesso in squadra e sarei felice ai poterlo fare anche il prossimo anno, cioè di essere riconfermato». 

Omai la Juventus è definitivamente uscita dal gruppo delle pretendenti allo scudetto e, nonostante una vittoria in campionato abbia pur sempre importanza, non può distogliere l'attenzione dei giocatori bianconeri da quelli che sono i due più importanti impegni della stagione rimasti. 

«Il campionato per noi ha naturalmente perduto d'interesse — spiega il mediano —. Con questo non voglio dire che noi non si giochi più con l'impegno di prima e la partita di oggi è la prova che ogni incontro lo affrontiamo con la stessa serietà, ma naturalmente il nostro pensiero ora non può che essere rivolto ai due traguardi che ancora ci rimangono e che sono sempre più vicini». 

«A Colonia avremmo potuto andare a giocare con molta più tranquillità — conclude Alessio — se mercoledì scorso non fosse accaduto quel che purtroppo è accaduto; invece così ci giochiamo la stagione in una partita che si prospetta difficilissima e molto accesa, perché i tedeschi sicuramente combatteranno con tutte le armi in loro possesso. Il mercoledì successivo sarà la volta poi della Coppa Italia; tre settimane, quelle future, che metteranno a dura prova i nostri nervi e che avranno come inizio il confronto con il Cesena, un'altra partita non facile, perché i romagnoli, in una situazione molto critica di fondo classifica, venderanno a caro prezzo la loro pelle». 

Debora Vaglio
tratto da: La Stampa 9 Aprile 1990



 
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lunedì 3 marzo 2025

3 Marzo 1985: Juventus - Cremonese

È il 3 marzo 1985 e Juventus e Cremonese si sfidano nella sesta giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1984-85 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

I Bianconeri sembrano più concentrati sulla Coppa dei Campioni (coppa che vinceranno nella tragica notte del Heysel) e sono lontani dalla testa della classifica del campionato. In testa invece c'è sorprendentemente l'Hellas Verona che dopo una cavalcata splendida vince il suo primo Scudetto. Dall'altra parte c'è la Cremonese che alla prima esperienza in Serie A non riesce ad evitare una retrocessione che ai molti sembrava già inevitabile ad inizio stagione.

Buona Visione!

 

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Campionato di Serie A 1984-1985 - 6 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 3 marzo 1985 ore 15.00
JUVENTUS-CREMONESE 5-1
MARCATORI: Boniek 10, Finardi rigore 12, Briaschi 14, Platini 40, Platini rigore 49, Briaschi 87

JUVENTUS: Bodini, Favero, Cabrini (Pioli 59), Bonini, Brio, Scirea, Briaschi, Tardelli, Rossi P. (Vignola 54), Platini, Boniek

Allenatore : Giovanni Trapattoni

CREMONESE: Borin, Montorfano, Galvani, Garzilli, Paolinelli, Zmuda (Viganò 46), Mazzoni (Juary 65), Bonomi, Nicoletti, Bencina, Finardi

Allenatore : Emiliano Mondonico

ARBITRO: Magni P.L.



Pronta risposta della Juventus ai cecoslovacchi (vittoriosi in campionato con 6 gol di scarto) 
Cinquina in vista dello Sparta 
Cremonese senza scampo al Comunale
Boniek apre le marcature poi gli ospiti pareggiano su calcio di rigore 
I bianconeri si scatenano con due doppiette dei cannonieri Briaschi e Platini 

TORINO — Non si offenda la Cremonese, se diciamo che la Juventus ha vinto (5 a 1) allenandosi. Nessuno, del resto, s'era illuso che i bianconeri avrebbero prestato orecchio e gambe più alle motivazioni suggerite dalla partita di ieri che agli stimoli allettanti che già circondano il mercoledì di Coppa. Dopodomani al Comunale giocheranno i ceki dello Sparta di Praga ed in quella sede la squadra di Trapattoni avrà interesse a esibire l'autentica fisionomia, particolarmente adatta al clima internazionale. E siccome i calciatori non sono robot ma uomini raziocinanti, bene hanno fatto ieri ad impegnarsi quel tanto che permettesse loro di vincere senza affanni e senza sperperi di energie. 

Finisce con grappoli di gol, in una sagra di occasioni, fra la gioia del pubblico, sempre disposto a chiudere un occhio su errori e brutture tecniche in cambio di un innocente quanto spettacolare tiro a segno. I bianconeri fanno decorosamente la loro parte, mentre i cremonesi cercano di adattarsi, prima con un carosello di marcamenti più o meno elastici, successivamente, in seguito al secondo gol juventino, con un atteggiamento tutt'altro che ermetico ma perfino spregiudicato. Del resto, a cosa sarebbe servito nascondere quel petto che già due volte era stato colpito dalle carabine bianconere? D'altro canto, nascondere la testa, come fanno gli struzzi, non sarebbe bastato né ad evitare altri panettoni (com'è successo) né a curare le precedenti ferite. In un'atmosfera dolcissima che prelude alla primavera, pochi sono i bianconeri a dimostrarsi concentrati; i primi fuochi li accendono Boniek, in grado di giocare bene e di segnare anche alla luce del sole, e Briaschi. 

Il resto è un contorno di ordinaria amministrazione, un lavoro di routine e di semplice appoggio. Platini sembra godersi sole e panorama, inseguito financo in toilette da quel francobollo fastidioso di nome Garzilli. E poiché ogni accoppiamento di marcatura si sviluppa secondo una correttezza quasi esemplare, è scontato che la tecnica dei bianconeri faccia la differenza. E all'11' va a segno Boniek, con un destro a «valanga», deviato in maniera inlnfluente da Paolinelli. Zibi festeggia bene i 29 anni. Ma la Juventus di quest'anno è come tormentata da uno strano virus, che la consuma dentro in ciò che ha costruito. Passa infatti un minuto e la Cremonese pareggia su penalty (intervento di Brio su Nicolettl), calciato in modo vincente da Finardi, alla destra di Bodini. Trascorrono 60 secondi e la Juventus, dopo aver capito che anche un training non va sottovalutato, si riporta in vantaggio. «Zibi» si produce in solitaria fuga sulla destra, crossa alla perfezione per la testa, libera e... bella, di Briaschi e Borini è battuto. Pause fra i bianconeri, e la Cremonese si fa vitale con Nicoletti e il fluidificante Galvani. Di Montorfano (al 23' un suo tiro viene respinto sulla linea di porta dal bravo Favero) e di Garzilli (tiro alle nuvole) le uniche vere conclusioni. I pericoli corsi restituiscono attenzione ai bianconeri. E arriva la loro 3ª rete. 

È il 40' e Briaschi è atterrato a 20 metri da Borin. Platini alla battuta, Borin si sposta troppo sul secondo palo e il francese rende vano un suo tuffo al recupero, con la solita colombella a scavalcare, con bell'effetto, la barriera. Ormai si vive per le emozioni offerte dal gol. E Platini, che non era disposto a sentire Maradona così vicino, batte anche il rigore che Magni concede per fallo su Paolo Rossi al 49'. È rete, naturalmente, la sua 15' in campionato, che permette a Michel di rinforzare la classifica dei cannonieri, ormai sua terra di conquista da tre stagioni. Piacciono nella Cremonese Galvani e Nicoletti, mentre Bencina è elegante ma poco incisivo e il motorino Bonomi solleva tanta polvere ritardando spesso la battuta. I fili tattici sono stati tagliati da un pezzo. Ognuno sembra pensare per sé. Tranne Garzilli, devoto, fino al sacrificio, nel marcare Platini. Il quale è uscito dal letargo del primo tempo e dà ciò che sa, dunque tanto. Anche Tardelli spinge con più decisione, mentre Vignola e Pioli assolvono bene ai compiti lasciati loro da Rossi e Cabrini (uscito per infortunio). Brio è impiegato sull'uomo e come difensore di fascia. Un anticipo per la gara di Coppa? La difesa lombarda è ormai una gruviera. E subisce, all'87, il 5° gol. Bonini serve un profondo pallone per Briaschi, il quale con un paio di tocchi evita Motorfano e batte Borin. Doppietta anche per il bravo ex genoano. 

Dunque, Juve pronta per lo Sparta? Le premesse ci sono. Ma è un altro il dettaglio che deve tranquillizzare: la squadra di Trapattoni, in Coppa, non sbaglia mai.

Angelo Caroli
tratto da: La Stampa 4 marzo 1985




IN COPERTINA/ZBIGNIEW BONIEK ATTACCA LA COPPACAMPIONI
Pipistrello del gol dopo essere stato bollato da Agnelli come animale notturno del football, il polacco fa il bello di giorno contro la Cremonese e si ripropone alla ribalta continentale nel ricordo del trionfo contro il Liverpool
L'Europeo

ZIBI BONIEK, il guerriero della notte, imbocca in anticipo il sentiero delle sue scorribande preferite e, sulla cartella della tombola cremonese, mette a segno di pieno pomeriggio il primo numero della cinquina juventina. Alé! Perfettamente a suo agio, il polacco recita anche il ruolo di bello di giorno. S'era fatta ormai la nomea di pipistrello del gol. Bollato dall'avvocato Agnelli come animale notturno, sensibile solo all'influsso diretto delle stelle nelle notti di coppa, Boniek spiega improvvisamente ali di falena lasciandosi attrarre dalla luce solare e dalla porta di Fausto Borin. E così la superstar della Supercoppa prima segna il gol apripista contro la Cremonese, poi partecipa di slancio alla confezione della seconda rete bianconera. Lokomotiv Boniek corre sul binario di destra e conduce il treno juventino alla stazione del successo. Per il tè delle cinque (reti). A questo punto, Chopin-Trapattoni si porta al piano ed esegue una vivace «Polonaise». È d'obbligo. A Cremona, attaccati alla radiolina, avevano sospirato al rigore del maestro Finardi. Ma non c'è scampo alle scorribande di Zibi. E la Juve è tutto un concerto, alla vigilia di coppa. S'ode a destra uno squillo di Boniek, a sinistra risponde Briaschi. Anche gli ottoni hanno riflessi d'oro. Platini solfeggia nel mezzo. La Cremonese si squaglia nello sha-ker juventino. E diventa cre-molata.

COMPLEANNO. Zibi compie ventinove anni. Da tre è in Italia. Fedele al vaticinio della classe operaia che va in paradiso, Boniek lascia Lodz per Torino, abbandona il Widzew per la Juventus. Il paradiso è a strisce bianche e nere. Zbigniew Boniek è il leader del campionato polacco e della Nazionale. È un trascinatore. Su di lui si può costruire una squadra. Ma a Torino farà il comprimario, a fianco di un re francese in campo e in collina. In campo è lui che serve il francese. In collina, dove Platini ha casa, è il francese che serve Boniek: gli «assist di Michel per Zibi» sono culinari. Il sodalizio gastronomico franco-polacco si traduce spesso, in campo, in portate da gol. Boniek è costato alla Juve due miliardi e rotti. La Juve ne è stata ripagata con più di cento partite e più di venticinque gol. Ma è nelle coppe europee che Zbigniew Boniek lascia il suo marchio nella storia juventina. Ha spiegato Zmuda che lo conosce bene: 

«Nel campionato italiano, la marcatura ad uomo e le tattiche esasperate finiscono con l'imbavagliare Boniek. Ma nelle partite europee i controlli sono meno asfissianti e le grandiose accelerate di Zbigniew vanno più facilmente a segno». 

Zibi ha segnato in maglia bianconera all'Hvidovre, all'Aston Villa, ai vecchi compagni del Lechia, al Paris Saint-Germain, al Manchester United, al Porto, al Liverpool. L'Eurovisione a Parigi immortala il gol di Boniek al Saint-Germain ma anche il suo improvviso gesto «ad ombrello» che accompagna la prodezza. I polacchi sono fatti così. Analogo gesto rifilò Wladislaw Kozakiewicz allo stadio Lenin di Mosca dopo la vittoria olimpica nel salto con l'asta.

RUDY. In famiglia lo chiamano così. Il papà, la mamma dicono «Il nostro Rudy». Rudy è un crazy horse, un cavallo pazzo. Lasciato al suo intuito, al suo istinto, alle sue irrefrenabili accelerazioni, a un ruolo tattico senza confini, Zibi Boniek è «incontenibile» come l'ha definito John Charles vedendolo giocare contro il Manchester. Ma, come è destino di ogni polacco, Boniek è sempre nell'occhio del ciclone e anch'egli si rifugia nel silenzio stampa. Lo tormentano le pagelle dei giornali sportivi, lo punge l'ironia dell'Avvocato, lo delude qualche staffetta a cui ricorre Trapattoni. A volte la Juve gli sta stretta. Le voci di mercato lo coinvolgono, la Juve cerca altro. Il contratto di Boniek scade il 30 giugno prossimo e sono già in lizza per averlo, in Italia. Boniek dice: 

«Alla Juve, solo Platini è più forte di me per la sua straordinaria capacità di andare a segno in qualsiasi occasione». 

E come se volesse ricordarlo proprio alla Juve. Ma in questa stagione incappa in un'imprevista crisi-gol. Ne segna uno in apertura di campionato, poi si «gela». A stento, arriva a tre reti in ventuno giornate. Si sblocca nel giorno del compleanno. A stuzzicarlo non è lo champagne dei suoi ventinove anni. Semmai è il turno di Coppa dei campioni in arrivo. Le partite di coppa sono il suo vero terreno di caccia, il campo congeniale per le sue micidiali galoppate in contropiede. Nelle notti di coppa, Lokomotiv Boniek accende le luci e parte. La sua azione verticale, irresistibile, acceleratissima, lacera le difese avversarie. È un lungo, lacerante fischio nel cuore delle notti di coppa.

COPPA. Boniek double-face? Guerriero autentico sul palco-scenico europeo, cavallone frenato nel campionato italiano. Dicono gli osservatori più attenti: 

«Nel campionato italiano non è solo la marcatura dell'avversario che frena Boniek, ma lo stesso gioco della Juventus a volte lento ed elaborato». 

Nelle partite di coppa, che durano centottanta minuti, la lentezza non rende. Bisogna accelerare e avere coraggio, bisogna rompere gli indugi. Ed ecco allora che la stella di Boniek torna a splendere, il suo astro si illumina. Ammaliato in campionato, Boniek trova la sua liberazione nelle coppe. È qui che scuote la Juve, è qui che Boniek riconquista il suo ruolo di trascinatore, è qui che «taglia» il campo con le sue poderose accelerazioni, è qui che ritorna Zbigniew Boniek il rosso volante.

EUROPEO. Con le sue accelerazioni, col suo coraggio, Zibi Boniek ha distrutto il Liverpool nella Supercoppa e si è meritato il titolo di Mister Europa. Ora un'altra Europa è dietro l'angolo, l'Europa della Coppa dei campioni di cui la Juve è perdutamente invaghita ma dalla quale è stata sempre respinta fin dentro al sogno-delusione di Atene. E allora Boniek affila le armi. Non segnava da cinque mesi. Ha riprovato l'assolo contro la Cremonese. È partito alla sua maniera, Lokomotiv Boniek. E il fischio del suo gol ha lacerato l'aria del comunale. Zibi è pronto per l'Europa più bella.

Mimmo Carratelli
tratto dal Guerin Sportivo anno 1985 n.10



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domenica 27 ottobre 2024

27 Ottobre 1991: Juventus - Cremonese

É il 27 Ottobre 1991 Juventus e Cremonese si sfidano nell' Ottava Giornata del Campionato di Calcio di Serie A 1991-92  allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

Contro questo Milan (imbattuto in Serie A) perfettamente guidato in panchina da Fabio Capello, é diffcile ottenere di piú di un secondo posto nella classifica finale del massimo campionato italiano. Cosí una Juventus ancora debole ma tanto volenterosa riesce nel suo scopo iniziale: un secondo posto finale piú che positivo. Dall'altra parte c'é una Cremonese che deve salutare la Serie A dopo un amara retrocessione.

Buona Visione!


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Stagione 1991-1992 - Campionato di Serie A - 8 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 27 ottobre 1991 ore 14.30
JUVENTUS-CREMONESE 2-0
MARCATORI: Carrera M. 8, Casiraghi 27

JUVENTUS: Tacconi, Carrera M., De Agostini, Galia, Kohler, Julio Cesar, Alessio, Marocchi, Schillaci (Di Canio 69), Baggio R. (Corini 63), Casiraghi
Allenatore: Giovanni Trapattoni

CREMONESE: Rampulla, Garzilli, Favalli, Iacobelli (Piccioni 46), Gualco, Verdelli, Giandebiaggi, Ferraroni (Neffa 65), Dezotti, Marcolin, Chiorri
Allenatore: Gustavo Giagnoni

ARBITRO: Merlino



In mezz'ora i bianconeri chiudono il conto con la Cremonese: reti del terzino e Casiraghi
La Juventus scopre Carrera goleador 
E Trap lo raccomanda a Sacchi 

TORINO. E' bastata meno di mezz'ora, alla Signora, per liquidare la Cremonese. L'unodue di Carrera, al suo primo gol in bianconero, e di Casiraghi, che ha rotto un lungo digiuno, ha messo ko la modesta squadra lombarda. Tacconi ha compiuto una sola parata degna di rilievo, su una fiondata di Giandebiaggi nel primo tempo: per il resto ha fatto da spettatore. Gustavo Giagnoni, l'ex mister colbacco del Torino, non si faceva illusioni alla vigilia: sapeva che, se la Juventus giocava con la giusta concentrazione senza sottovalutare l'avversario, non c'era scampo. E così è stato. 

Due gol, due pali e almeno quattro occasioni fallite di un soffio, anche per merito di Rampulla, il bilancio della Juventus in una partita diventata di ordinaria amministrazione grazie all'impegno corale. E la differenza di tasso tecnico è venuta a galla, impedendo a Favalli e Marcolin (i due gioielli di Luzzara che sono nel mirino della società bianconera, come lo squalificato Bonomi) di mettersi in vetrina. Ben organizzata tatticamente in difesa, aggressiva a centrocampo e in attacco, la Juventus ha sfruttato al meglio le fasce laterali con Galia (che dovrà sostituire l'infortunato Reuter per almeno un mese e ieri è stato all'altezza), De Agostini e soprattutto Carrera. Trapattoni ha sempre creduto nell'ex barese, lo considera il nuovo Tassotti e ieri l'ha addirittura suggerito a Sacchi per la Nazionale. Attento nel marcamento di Chiorri e pronto a proiettarsi in avanti, Carrera è stato tra i migliori in campo. Oltre al gol, realizzato di prepotenza all'8', ha propiziato il cross che, corretto da Galia, ha consentito a Casiraghi di raddoppiare al 27'. Il pallone aveva già varcato la linea di porta quando Schillaci gli ha dato il colpo di grazia. Sapendo che la Cremonese avrebbe chiuso gli spazi alle punte juventine, toccava ai difensori inserirsi nei corridoi. Carrera, Kohler, Galia e De Agostini l'hanno fatto, con intelligenza e profitto, con la collaborazione di Marocchi. Kohler si è avventurato due o tre volte in avanti, tentando la conclusione da fuori area, poi s'è dedicato a Dezotti cancellando letteralmente l'argentino dalla partita. Ed è toccato anche a Julio Cesar fare qualche sortita. Il gigante brasiliano, impeccabile nell'interdizione, è stato un po' meno preciso ed efficace nei cross e nei lanci. 

Alessio, preferito a Di Canio come tornante, ha svolto con diligenza la sua parte e, con un pizzico di fortuna in più, figurerebbe nel tabellino dei marcatori: un suo bolide ha scosso la confluenza dei pali a portiere battuto. Sbloccato il risultato, anche Schillaci, Casiraghi e Baggio hanno trovato varchi utili per creare problemi a Rampulla. Se non è finita in goleada è perché il portiere lombardo ha negato a Casiraghi (incornata a colpo sicuro da tre passi), Schillaci (violento destro centrale) e Di Canio (bomba centrale) tre possibili reti. E senza dimenticare un montante di Galia sullo 0-0, l'incrocio centrato da Alessio e un diagonale di Corini di poco a lato sul 2-0. Casiraghi ha trasformato, di testa, l'occasione più difficile. Ciò che conta, per il bomber brianzolo, è aver ritrovato il gol perduto dalla terza giornata in attesa di recuperare la miglior condizione di forma che non è lontana. Ancora a secco Schillaci, ma il suo impegno è stato più che sufficiente. Continuando così, anche per lui il gol non tarderà ad arrivare. 

Chi, invece, non riesce a brillare è Baggio. In settimana aveva accusato un dolorino muscolare che l'aveva tenuto in dubbio sino a sabato. Ha giocato, distribuendo qualche buon pallone, ma senza acuti. E al 63' Trapattoni l'ha sostituito con Corini. Cinque minuti dopo, il tecnico s'è addirittura concesso il lusso di fra rientrare negli spogliatoi anche Schillaci, inserendo Di Canio, e rinunciando alla coppia regina di Italia '90. Lo consentiva il risultato e Trapattoni ha voluto risparmiare i due attaccanti in vista della trasferta di Coppa Italia a Bergamo in programma mercoledì prossimo e di quella, molto più impegnativa, domenica con la Lazio di Dino Zoff. In campionato, il Milan non molla e sono vietati passi falsi. 

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 28 Ottobre 1991




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