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lunedì 16 marzo 2026

16 Marzo 1969: Juventus - Torino

In un calcio quello italiano ancora traumatizzato dall'uscita inopinata della Nazionale Italiana dai Mondiali 1966 ad opera dei 'ridolini' della Corea del Nord, il calcio si tuffa 'animo e cuore' nel massimo campionato nostrano.

È il 16 marzo 1969 e Juventus e Torino si sfidano nella settima giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1968-69 allo Stadio 'Comunale' di Torino. È il 'Derby della Mole' e il capoluogo piemontese si mobilita.

Le due squadre torinesi si danno battaglia per le posizioni di vertice, però a fine campionato si troveranno molto lontane dalla Fiorentina, campione d'Italia.

Buona Visione!

 

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Stagione 1968-1969 - Campionato di Serie A - 7 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 16 marzo 1969 ore 15.00
JUVENTUS-TORINO 0-0

JUVENTUS: Anzolin, Pasetti, Salvadore, Bercellino G., Castano, Leoncini, Favalli, Benetti, Anastasi, Del Sol, Sacco
Allenatore: Heriberto Herrera

TORINO: Sattolo, Poletti, Fossati, Puia, Cereser, Agroppi, Carelli, Ferrini, Combin, Moschino, Facchin
Allenatore: Edmondo Fabbri

ARBITRO: Carminati



Le pagelle
Pochi hanno superato l'esame tra i 22 protagonisti in campo 

ANZOLIN: domenica di scarso lavoro. Gli sfugge una palla su tiro assai teso di Combin ma la riafferra subito. I patemi più notevoli gli vengono dai suoi stessi difensori. 

PASETTI: Ha avuto scarsi fastidi dal suo avversario. Si è anche spinto in avanti, in quelle sue corse da grillo impazzito che però raramente terminano in buoni cross. 

SALVADORE: ha creato una delle poche palle-goal della Juventus, incornandola in tuffo. Più incisivo e sicuro di sé nel secondo tempo, ha anche rischiato un penalty, toccando al '24 con mano o braccio su tiro di Combin. Furbo com'è, risulta difficile interpretare l'intenzionalità. Ogni tanto, ha gagliardamente affrontato Facchin, soverchiandolo. 

BERCELLINO: ha iniziato con incertezze e sbandamenti. Combin, partendo da lontano, io bruciava sullo scatto breve, fruendo anche di rimpalli favorevoli. È migliorato nella ripresa, facendo perno in area con qualche durezza. 

CASTANO: lento, risucchiato dai piazzamenti granata, ha persino rischiato un'autorete al '27 del primo tempo e ha svirgolato a campanile un pallone in area, cose che non appartengono al suo nobile repertorio. La coppia BercellinoCastano, insomma, dà qualche preoccupazione per la futura Nazionale. 

LEONCINI: generoso come sempre, ma anche nel football la generosità non è tutto, ahimè... Tuttavia è lui a dare uno dei pochi palloni giocabili ad Anastasi, nella ripresa. 

FAVALLI: fa «tourbillon», fa «movimento», fa mille cose. Però il piede non lo sorregge. Infastidisce molto il suo avversario diretto (Fossati), subisce falli a ripetizione, ma sembra quasi che i falli li cerchi. 

BENETTI: è il dilemma della Juve. A volte sembra un panzer, a volte un camioncino a due marce. Inizia fiaccamente, non sa darsi una posizione, ha la castagna ma sovente la spreca. Forse deve maturare, perché la salute c'è. Ma cosa aspetta? 

ANASTASI: Puja l'ha controllato benissimo. Gli è sfuggito una sola volta, ed è stato fermato da Sattolo. Lo si vede recuperare su Puja al '23 del primo tempo, in arca bianconera! Se allarga sulle ali, riesce a svolgere il meglio del suo gioco. Ma che gioco, poi, se è così solo? Su un solo Pietruzzo non si edifica un attacco. 

DEL SOL: anema e core e passaggi sempre un po' storti. La gente lo applaude quando lo vede uscire con la palla al piede da scontri confusi. È un manovratore onesto, dato per scoppiato mille volte e sempre vivo. Però lui stesso sa quanto la squadra non sia irresistibile, e infatti il meglio lo esprime io copertura tra l'altro fermando due o tre volte Combin. 

SACCO: è stato l'errore tattico di Heriberto. Non ha ravvivato le punte. Avrebbe dovuto infoltire il centrocampo, ma è fievole. Innervosisce Poletti, che cade nelle lusinghe degli scontri e quindi commette falli a volontà, tutto a vantaggio del bianconero. È furbo, ma senza l'autorità necessaria a una pedina che dovrebbe risultare essenziale. 

SATTOLO: non ha avuto occasioni per sfoggiare certe sue uscite e abbrancamenti della palla che gli inglesi detestano e molti tifosi nostrani adorano. Non ha avuto molto da sbrigare, ma su Anastasi lanciatissimo, al '31 del secondo tempo, ha rischiato faccia e plesso solare. 

POLETTI: non digerisce avversari dal tocco breve e incarognato come Sacco, quindi scalcia e rischia figuracce. Nel secondo tempo compie alcune belle discese, senza raccattare quel briciolo di gloria sognato.

FOSSATI: falloso anche lui, ma più ingenuo e meno deciso. A volte ha recuperato con eccessivo affanno, a volte ha imbroccato palle che sembravano averlo scavalcato. 

PUJA: forse il migliore in campo. Ha subito capito Anastasi, anticipandolo sulla palla prima che questa toccasse terra. Con palla a terra il sicilianuzzo lo avrebbe costretto a chissà quali rischi, ma il « vecchio » non ha abboccato, lasciandosi superare solo una volta. Ha ben assorbito anche una dura botta e merita lode. 

CERESER: pochi falli ma al tritolo (su Anastasi). Voce in tribuna: « è negato alla gentilezza ». Spaventa l'avversario ma lui stesso trema. 

AGROPPI: corre, si dà da fare, ma non si districa mai da troppe soggezioni. Per questo appoggia di continuo su Moschino, mentre talora potrebbe alleviarne il lavoro. 

CARELLI: sballa un gran tiro all'inizio, poi lo si vede sempre meno, e non ha occasioni favorevoli da sfruttare. Si smarca, retrocede, ma un buon difensore non ha motivo di impensierirsi troppo. 

FERRINI: qualche buon tiro, ma anche azioni troppo pasticciate. Risale nel secondo tempo, ma gli manca qualcosa del Ferrini conosciuto per la perentorietà del rilancio e la grinta. 

COMBIN: è un po' come il feroce Saladino, che si scaglia e si offende e litiga ma non è privo di ingenuità. Inganna più volte Bercellino, si libera per alcuni bei tiri e cross, ma nel secondo tempo sta troppo lontano dall'area bianconera. Certe sue scene da signor centravanti non capite dai compagni potrebbero però risparmiarcele. 

MOSCHINO: lucido come sempre e molto in palla, sgobba e dà luce. Recupera in area come Suarez, ma se si spinge avanti serve persino meglio. E tollera con certa pazienza chi non capisce certi suggerimenti. 

FACCHIN: falloso in area bianconera, marca il terzino invece di sottrarsi o tentare di sottrarsi. Se lui e Carelli fossero due ali più complete, il Toro avrebbe più punti in classifica. 

CARMINATI: frena ma lascia abbastanza giocare. Degli imitatori-eredi di Lo Bello è il migliore. Impedisce a un massaggiatore di aiutare Combin che in area bianconera finge svenimenti e dolori biblici. Ammonisce anche Heriberto. Non ha mai danneggiato il derby: è già molto! 

Giovanni Arpino
tratto da: La Stampa 17 marzo 1969



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anzolin

La foto di due ottimi portieri del calcio di un tempo che fu con nello sfondo due iconiche auto di un tempo che fu : una FIAT 125 e una FIAT 500. Un Giuliano Sarti alla sua ultima stagione da professionista che era stato titolare della Viola dal 1954-55 al 1962-63 e della grande Inter dal 1963-64 al 1967-68 ; venne acquistato dalla Juve 1968-69 per fare da riserva ad Anzolin e da chioccia ai portieri bianconeri delle giovanili. Giocò 10 partite dalla nona alla diciottesima giornata, otto delle quali partendo come titolare e altre due alternatosi con Anzolin. Quelle 10 partite, l’ultima delle quali fu un Juve-Roma 2-2 del 16 febbraio del 1969, furono le ultime delle complessive 378 partite giocate in Serie A da Giuliano Sarti che chiuse poi la carriera fra i dilettanti del Montecatini. Roberto Anzolin di cinque anni più giovane di Sarti,era un gatto fra i pali e dopo le brillantissime esperienze in Serie B e in Serie A nel Marzotto Valdagno e nel Palermo divenne titolare della porta dei bianconeri di Torino che ha difeso in 230 partite dal 1961-62 al 1969-70 per poi continuare la carriera fino ai quarant’anni di età. Due grandi portieri di quando il mondo del calcio pur con tanti difetti era ancora passione e sentimento.


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Romeo Benetti con la prima maglia ufficiale della Juventus nella stagione 1968-69









giovedì 26 febbraio 2026

26 Febbraio 1984: Juventus - Torino

É il 26 Febbraio 1984 Juventus e Torino si sfidano nella sesta Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1983-84 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

É una Juventus piena di stelle di calibro mondiale quello che sfida un Torino in piena forma in questo 'Derby della Mole'. Sará una stagione trionfale questa per i nostri beniamini in strisce bianconere. Se in Campionato arriverá l'ennessimo Scudetto (é il 21esimo), in Europa si festeggia la prima (ed unica) affermazione in Coppa delle Coppe.

Dall'altra parte il Torino finirá quinto - per un soffio fuori dalle Coppe Europee.

Buona Visione!

 

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Campionato di Serie A 1983-1984 - 6 ritorno
Torino, domenica 26 febbraio 1984
JUVENTUS-TORINO 2-1
MARCATORI: Selvaggi 55, Platini 66, Platini 76

JUVENTUS: Tacconi, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Prandelli (Vignola 63), Tardelli, Rossi P., Platini, Boniek 
Allenatore: Giovanni Trapattoni

TORINO: Terraneo, Corradini, Beruatto, Zaccarelli, Danova, Galbiati, Schachner, Caso (Comi 81), Selvaggi, Dossena (Pileggi 66), Hernandez - 
Allenatore: Eugenio Bersellini

ARBITRO: Bergamo



Quanta differenza fra gli stranieri 

JUVENTUS 

TACCONI — Imparabile il gol di Selvaggi, complessimente poco lavoro ma evidente fredda e buona sicurezza nel finale, di fronte al disperati attacchi granata.
GENTILE — Lotta, si impegna, ma non é in buone condizioni di forma e si vede. Troppo spazio a Selvaggi sul gol del Torino. 
CABRINI — Deciso nel tackle in fase difensiva, é stato un pericolo costante per gli avversari con inserimenti offensivi condotti in velocità, in appoggio all'attacco. 
BONINI — Ancora una gara su ritmi alti, ma con qualche sbavatura negli appoggi. Ottimo comunque in repentini recuperi, soprattutto nell'ultimo quarto d'ora. 
BRIO — Tra lui e Schachner molli litigi attorno al pallone, da parte sua qualche durezza di troppo (soprattutto quella su Dossena, a suo modo «importante-». 
SCIREA — Puntuale in tutte le chiusure difensive (meno una nel primo tempo) e pronto ad aggiungersi ai centrocampisti per dare uno sbocco in più alle manovre aggiranti contro rivali «chiusi». 
PRANDELLI — Nel gioco delle .ione, a centrocampo (i andato spesso su Dossena, con buoni risultati. Una partita oscura, ma utile, sino alla sostituzione con Vignola. 
VIGNOLA — Ha giocato qualche buon pallone, ma non é riuscito ad entrare in modo determinante nella partita. 
TARDELLI — E' tornato nella forma migliore: gran lavoro di raccordo a tutto campo, validi inserimenti ai fianchi di Rossi. Il suo ritmo costante é stato accusato dai granata. 
ROSSI — Un'altra conferma del suo ottimo momento di forma. Ha giocato con un continuo movimento sa tutto il fronte d'attacco, cercando e trovando spazi, lavorando molti palloni con notevole efficacia. 
PLATINI — Un primo tempo in regia, cercando spazi per i lanci (difficili da trovare con iI Toro chiuso) e rischiando di prendere colpi. Con la Juve in svantaggio e entrato di prepotenza nella parte del match-winner, con i risultati che tutti sanno. Eccezionale il tempismo per il primo gol di testa, grande l'intelligenza (bravura tecnica a parte) sulla punizione. 
BONIEK — Malgrado un malanno muscolare, ha tenuto benissimo i novanta minuti. Grande impegno, ottime giocate e sempre tanta grinta.

TORINO 

TERRANEO — Ha chiuso due volte nel primo tempo la porta a Boniek e Tardelli, non ha colpe sui due gol subiti. Una gara senza pecche, a conferma delle sue qualità. 
CORRADlNI — Dopo un inizio difficile, scivolava, pareva non avere i tacchetti adatti) si é ripreso, andando anche in avanti con intraprendenza. 
BERUATTO - Ancora una volta ha tenuto la zona con buona efficacia ed è stato il più combattivo nel finale, dettando il pareggio con appoggi efficaci ed un tiro preciso che ha messo in difficolta Tacconi sulla sua sinistra. 
ZACCARELLI — Filtro efficace davanti alla difesa, sicuri passaggi. Ha tenuto il campo sino alla fine malgrado un dolore alla spalla. Il solito «capitano coraggio». 
DANOVA — Il buon voto in pagella rimane, malgrado la troppo debole opposizione a Platini sul primo gol di testa del francese. Lo stopper granata, comunque, ha lottato con efficacia per 90 minuti. 
GALBIATI — Una gara diligente, con un finale generoso, ma troppo importante l'incertezza sulla punizione di Platini (non ha cercato almeno di deviare il pallone con la mano ed ha finito per ostacolare Terraneo) per fargli meritare l'assoluzione. 
SCHACHNER — La sufficienza per l'impegno costante e le rincorse (anche a vuoto) a palloni già persi. Spesso pare che fra lui ed i compagni l'accordo sia ancora da venire. 
CASO — Efficace e puntuale nelle «chiusure» sino a quando ha retto. Qualche tiro da lontano sin troppo velleitario, ma avvicinarsi a Tacconi non era facile. 
SELVAGGI — Per lui, peso leggero, il duello con Gentile è stato difficile ma si é riscattato in un colpo solo con il gol. Inutile ma bello. 
DOSSENA — La partita alla quale tanto teneva non l'ha neppure giocata. Al 38' era già a messo servizio dopo un tackle di Brio, poi ha trovato Cabrini e Prandelli. La sua voglia di restare in campo ha tradito Bersellini, che avrebbe dovuto sostituirlo prima del 67'. 
HERNANDEZ — Ha dovuto muoversi in copertura secondo ordini, e si é visto poco. Sfasato anche sulle «punizioni». 
PILEGGI — Ha cercato di spingere, nei finale, ma non gli basta uno spezzone di gara per farsi vedere. 
COMI — Nove minuti rabbiosi, un intervento rude su Tacconi. Ma era tardi, per lui e per la squadra. 

ARBITRO BERGAMO — Non ha saputo distinguere lo «spirito» di qualche fallo, ha fatto arrabbiare Trapattoni pescando due fuori gioco discutibili (colpa anche del guardalinee) e negando con il fischio finale un gol a Rossi, ma nel complesso merita il «sei» - Un derby e sempre difficile.

Beppe Bracco 
tratto da: La Stampa 27 febbraio 1984






IN COPERTINA/I DERBY SCUDETTO
Mentre la Lazio costringe la Roma a concentrarsi ormai sulla Coppa dei Campioni, la Juventus pone un abisso fra sé e le inseguitrici castigando il Toro con due invenzioni del suo fuoriclasse, al vertice dei cannonieri
È Platinosa

COSI COME l'altra settimana il Diavolo non era riuscito a metterci la coda, stavolta il Toro non è riuscito a metterci le corna. E, dunque, la Juventus, eludendo ad una a una le trap-pole di tutti gli animali zoccoluti del torneo, alza spinnaker e gran pavese e si avvia, col vento in poppa, verso il suo ventunesimo scudetto. Chissà dove saranno finiti i profeti che parlavano di primavera come di «stagione decisiva» dell'annata.
"Aspetta te e vedrete" 
dicevano consultando calendari e almanacchi: ebbene, alla primavera, questo campionato non è nemmeno riuscito ad arrivarci. La serie A1 è finita con febbraio: ora comincerà la «A2». Avanti c'è posto: la Coppa UEFA diventa l'Eldorado delle famose terze forze ma soprattutto l'alibi delle "grandi deluse».

VETTURA. Che cosa si può dire ancora a questo punto, di Monsieur Platini, grande, grandissimo protagonista della giornata e della vittoria bianconera nel derby? Noi del Guerino, perlomeno, gli abbiamo dedicato un libro (mettendo a posto coscienza ed esigenze editoriali), ma abbiamo il sospetto che, prima della fine della sua permanenza in Italia, Michel avrà giá meritato come minimo... un' enciclopedia. Non ci meraviglieremmo se Gianni Agnelli, che è stato l'arguto e previdente tecnico che lo ha importato e regalato alla sua società, decidesse prima o poi di dedicargli il nome di una nuova nata in casa Fiat: cosi "alla Uno", all' Argenta e alla Ritmo, potrebbe aggiungersi presto perché no la "Michela». Possibilmente nella versione extra-lusso. Diventerebbe sicuramente la vettura dell'anno. Oppure, una bella spider, che potrebbe chiamarsi Punizione: o un coupé di nome Assist. Si perché, mai come adesso, la Juve é stata tanto meravigliosamente "platinosa". Se la Fiat ha fatto dell'avvocato la sua intramontabile bandiera, la squadra bianconera ormai ha la fortuna di avere fra le sue file l'avvocalcio altrettanto affascinante, altrettanto grande, altrettanto vincente. Peccato per il campionato - poveraccio morto cosi giovane: ma abbiamo il sospetto che a Boniperti vada bene così. 
"Vorrei cancellare la parola derby dal dizionario" - aveva tuonato in settimana il presidente bianconero - "odio quel nome, odio l'angoscia che questa partita mi procura." 
Chissà se, da domenica pomeriggio, avrà cambiato opinione. Secondo noi al culmine dell'euforia finirà per chiamare derby il primo bel vitellino che gli nascerà nelle sue tenute agricole.

PRATICITA. Le stracittadine dovevano essere decisive ed effettivamente, lo sono state fino in fondo; al limite della sfacciataggine. Il Toro è riuscito solo a illudere mezza Italia e se stesso. E poi dopo l'infortunio di Dossena (a proposito, quanti titoli sprecati, in settimana per montare un dualismo fra il granata e il suo numero dieci avversario), è stato costretto a piegarsi alla freddezza e alla praticità della Juventus. Ma se anche i bianconeri non fossero riusciti ad andare più in là del pareggio (come aveva previsto il computer) dalla Capitale non sarebbe arrivato assolutamente nulla di significativo sul piano della corsa allo scudetto: la Roma è ormai rassegnata a battersi solo sul fronte internazionale. Contro la Lazio è apparsa quasi una squadra svagata: e se ha la testa fra le nuvole la seconda della classifica, figuriamoci qua li stimoli possono avere le altre inseguitrici per riagguantare la Grande Fuggiasca. 
"Ormai - si dice in casa bianconera (pur fra pifferi e sfumature in juventine se) - lo scudetto lo possiamo perdere solo noi", 
La Vecchia Signora è tornata ad essere la Signora Omicidi. Del campionato, naturalmente.

FILM. Ma torniamo a Platini, A nove giornate dalla fine del campionato ha segnato già un gol in più di quelli (ufficialmente) messi a segno nella stagione scorsa. Ormai il suo repertorio da fuoco non conosce più limiti. Le sue intuizioni sono talmente diaboliche come ha dimostrato domenica con la complicità dell'arbitro Bergamo - che non spreca nemmeno proiettili per le punizioni che poi vengono fatte ripetere. Ricordate? Il gol vincente, prima lo ha sparato a salve e poi, nel replay ufficiale, lo ha inventato in maniera quasi inverosimile. Ma quello che ci ha più impressionato è stata la prima rete: avreste mai pensato che monsieur Michel, fra tante sue incombenze bianconere, avrebbe abbracciato anche quella di "erede di Bettega" ? Ecco, fateci caso: solo il Bobbygol dei tempi migliori del nostro campionato sapeva colpire cosi di prepotenza con la testa. Sapeva andare in elevazione con tale determinazione e precisione, lievitando in aria co me E.T. Ancora oggi, il povero Danova, si chiede da dove sia potuto spiovere quell'UFO che l'ha sovrastato. Amici istruttori dei NAGC, fate una bella cosa proiettate la registrazione di questa prodezza ai giovani calciatori, sottolineatene la preparazione senza palla e la chiusura a rete! Un film del genere, credeteci, avrebbe più successo di Ben Hur.

Marino Bartoletti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1984 nr. 9



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martedì 24 febbraio 2026

24 Febbraio 1980: Juventus - Torino

É il 24 febbraio 1980 e la Juventus incontra il Torino allo Stadio 'Comunale' di Torino. É il 'Derby della Mole' e la cittá si mobilitá!

Il tutto é valevole per la sesta giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1979-80.

Contro uno dei migliori Toro del dopo Superga, i bianconeri sudano le proverbiali sette camicie per abbattere la loro resistenza.

Alla Juventus finirá il campionato al secondo posto, tre punti distante dall' Inter Campione d'Italia.

Buona Visione! 



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Stagione 1979-1980 - Campionato di Serie A - 6 ritorno
Torino - Stadio Comunale
domenica 24 febbraio 1980 ore 15:00 
JUVENTUS-TORINO 0-0

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, (c) Furino, Brio, Scirea, Causio, Tardelli, Bettega R., Gentile, Marocchino
A disposizione: Baratella, Prandelli, Virdis
Allenatore: Giovanni Trapattoni

TORINO: Terraneo, Salvadori, Vullo, Sala P., Danova, Masi, Sala C., Pileggi, Graziani, Zaccarelli, Pulici
A disposizione: Copparoni, Mariani, Mandorlini
Allenatore: Ercole Rabitti

ARBITRO: Ciulli
AMMONIZIONI: Brio, Causio, Furino (Juventus); Pileggi (Torino)



Poche le "sufficienze" nelle pagelle bianconere e granata 
Marocchino e Patrizio Sala i migliori 

Zoff - Terraneo — Non si sono neppure accorti che fosse un derby. Per Dino un solo momento di difficoltà su un traversone maligno di Patrizio Sala, per Giuliano un brivido in extremis quando Tardelli (con Pileggi a rimorchio) puntava su di lui. 

Cuccureddu - Pulici — Il terzino ha faticato meno del solito a contenere il rivale di tanti derby. La determinazione di Cuccureddu ha aggravato le difficoltà di un Pulici che si è fatto vedere — poco — solo nella ripresa, con qualche arretramento efficace ed alcuni colpi di testa in area. 

Cabrini - P. Sala — un buon duello, sia pure con momenti di reciproca libertà, sulla fascia laterale. Cabrini è stato più ligio alle consegne, si è lanciato in pochi affondo: Patrizio Sala ha giocato di più. a tutto campo, risultando il migliore dei granata, l'unico ad aver capito che senza gioco a centrocampo si doveva verticolizzare l'azione, cercare le punte con il lancio lungo. 

Gentile - Vullo — Si sono fronteggiati a distanza, abbastanza inutili entrambi alla squadra, quasi mai nel vivo del gioco. Un tiro a lato di poco fra le rare iniziative da ricordare del bianconero, qualche avanzata, un bel cross (nel secondo tempo) a favore del granata. Se non fossero neppure entrati in campo, sarebbe stato lo stesso. 

Brio - Graziani — Bell'inizio dello stopper — anticipo di testa e di piede — calato poi non appena il centravanti ha cominciato a muoversi un poco sul fronte dell'attacco. Ed allora Brio si è aiutato con il fisico e con abbracci da piovra: deve starei attento, non sempre troverà l'arbitro che non vede cosa accade in area. Ha il merito di aver bloccato in qualche modo l'avversario, ma Graziani, ben disposto, di palloni giocabili ne ha ricevuti pochi. 

Scirea - Masi — Piuttosto incolore, come preoccupato (di che cosa?) il libero bianconero. Un efficace sganciamento, con un colpo di testa fuori bersaglio, qualche imprecisione in difesa. Buona la partita del granata, tempista e sicuro, capace anche di resistere ad un dolore alla gamba. Si sarà convinto che non deve badare ai fantasmi, neppure a quelli rappresentati dai compagni. 

Furino - C. Sala — La fantasia dei tecnici non è grande, puntualmente si è realizzata la coppia di tante battaglie. Claudio Sala si è visto poco, raramente ha pesato sul gioco, di conseguenza il merito di Furino è reale, anche se il capitano avversario non ha dato l'impressione di essere in giornata sì. La Juve non giocava a zona come la Roma. 

Causio - Pileggi — Duello con qualche variazione: in alcune fasi delia partita è stato Zaccarelli a fronteggiare il «barone» mentre il numero otto granata andava su Tardelli. Comunque solo sussulti da parte di Causio, che giocando prevalentemente da mezz'ala non ha ripetuto le belle prove di altre occasioni. Quanto a Pileggi, con l'attenuante di aver pochissime gare nelle gambe dopo il lungo stop, una prestazione volonterosa, ma modesta. Errori nel tocco, difficoltà nel trovare la posizione. 

Tardelli - Zaccarelli — Sono affogati entrambi, a lungo, nel vuoto di un gioco di centrocampo caotico su ambo i fronti. Hanno vissuto di sprazzi isolati, senza offrire un rendimento continuo. Lievemente migliore il bianconero, ma nessuno dei due ha confortato Bearzot in tribuna, sempre alle prese con i problemi del centrocampo azzurro. 

Bettega - Danova — Galleggiando come sempre fra centrocampo e attacco, il bianconero mai è riuscito a «incidere» sull'andamento della partita. Ha anche subito, nelle rare occasioni in cui si è affacciato in avanti, qualche botta, ma nel complesso Danova giocando d'anticipo e sullo scatto non ha mai avuto grossi problemi. 

Marocchino - Salvadori — Marcatura a sorpresa da parte di Rabitti, si pensava più adatto Vullo che un Salvadori fresco di convalescenza. Marocchino è partito bene, è l'unico della Juve a poter essere soddisfatto della sua gara, sia pure con qualche eccesso nel dribbling. Salvadori all'avvio ha faticato, poi è salito di tono alla distanza. Per lui va variato un vecchio detto. Gli sta bene: «Chi non ha gambe mette testa».

Bruno Perucca


 




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