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martedì 13 ottobre 2026

13 Ottobre 1985: Torino - Juventus

È il 13 ottobre 1985 e Torino e Juventus  si sfidano nella sesta giornata del girone di andata del Campionato italiano di Calcio di Serie A 1985-86 allo Stadio 'Comunale' di Torino. È il 'derby della Mole' ed il capoluogo piemontese si mobilita.

La Juventus si appresta a vincere il suo ventiduesimo tricolore con una squadra che sta vivendo sugli ultimi spiccioli di splendore di 'Le Roi' Michel Platini. Allenati da Giovanni Trapattoni (al suo ultimo campionato alla Juve prima di trasferirsi all'Inter), i bianconeri mettono a distanza la Roma di Sven-Göran Eriksson , vincendo 'in volata' lo Scudetto. 

Il Torino, dal canto suo, si avvia verso un quinto posto finale e si assicura un posto in UEFA.

Buona Visione! 



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Campionato di Serie A 1985-1986 - 6ª andata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 13 ottobre 1985 ore 15.00
TORINO-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Serena A. 4, Platini 28, Scirea autorete 39

TORINO: Martina, Corradini, Rossi E., Zaccarelli, Junior, Ferri G., Pileggi, Sabato, Schachner, Dossena, Comi
Allenatore: Luigi Radice

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Mauro (Pin 76), Manfredonia, Serena A., Platini, Laudrup (Pacione 85)
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Agnolin Luigi

 


Molti duelli del combattuto incontro sono terminati alla pari 
A Manfredonia e Zaccarelli vanno le pagelle migliori 
Umberto Agnelli fa i complimenti ai granata: «Meritavano il pari» 
Sordillo: «Vorrei gli azzurri con la grinta di questi 22…» 
Un ritorno all'antico, ieri nel derby. Meno «zona», marcature a uomo strette. Nelle pagelle, torna quindi di moda il gioco delle coppie. 

MARTINA-TACCONI: per il granata due amarezze, ma minore impegno a parte l'uscita iniziale su Laudrup. Stefano, bravo a rispondere a Schachner e Junior (nel primo tempo), è stato impeccabile nelle uscite alte in mischia.

CORRADINI-SERENA: match pari senza squilli. Il difensore ha sofferto all'inizio, ma si è rifatto costringendo l'avversario diretto a ripiegare spesso nel secondo tempo. Serena ha cominciato duro (fallo su Pileggi dopo 11), poi ha eseguito, deviazione-gol a parte, poche giocate valide. 

ROSSI-LAUDRUP: uno scatto del danese ha fatto secco il granata in avvio, ma a gioco lungo è stato il difensore ad avere la meglio, risultando, anche per la spinta offensiva, fra i migliori della squadra. Negli ultimi 4 minuti al posto del bianconero è entrato Pacione, sfiorando il gol in extremis. 

FERRI-MAURO: coppia fissa a lungo (sino all'ingresso di Pin) e annullamento reciproco. Più concreto il granata, più spumeggiante ma poco incisivo il bianconero.

FAVERO-SCHACHNER: Un bel duello, fra le cose più interessanti della partita. Il bianconero ha giocato con estrema concentrazione, riuscendo quasi sempre a rientrare sull'avversario anche quando l'austriaco lo impensieriva con lo scatto. L'attaccante si è mosso bene, scattando a ripetizione per cercare spazio e proporli; è al passaggio. Ha fatto da spalla a Comi, con spirito di sacrificio.

BRIO-COMI: Hanno giocato una partita a parte; il difensore ha risolto con ripetuti falli (con astuzia, fuori area) i duelli sui palloni bassi, imponendosi su quelli alti. Il granata merita una sufficienza stretta per l'impegno, ma ha avuto solo nella ripresa uno spunto efficace (bel scatto e il tiro alto). 

CABRINI-PILEGGI: Lo slancio del granata ha costretto il difensore ad una partita di contenimento, priva quindi degli affondi che sono parte importante del suo gioco. Buonissima la partita del «tornante», che, se ha commesso qualche errore nel passaggio, è stato efficace e continuo nel sostenere sulla sinistra le sia pur vane offensive della squadra.

MANFREDONIA-DOSSENA: altro scontro-clou del derby. Ad un Dossena più continuo del solito, ricco di iniziativa, il bianconero ha opposto le sue grandi qualità di marcatore ed il suo notevole senso tattico. Ha costretto l'avversario a continui spostamenti nel tentativo di cercare, inutilmente, un minimo di spazio per «giocate» più meditate, e quando il granata ha cercato l'affondo, lo ha bloccato inesorabilmente. 

PLATINI-SABATO: uno dei pochi duelli più «elastici», con spazio reciproco. Il match-winner (la sua punizione è stata l'unico gol pulito e splendido della partita) dopo un avvio da regista offensivo si è via via limitato al ruolo di filtro, confermando le sue capacità di sacrificio. Il centrocampista granata è piaciuto per la continuità, anche se non è riuscito a proporsi con pericolosità nel tiro da fuori. 

JUNIOR-BONINI: il brasiliano è in un momento di evidente affaticamento; le sue iniziative non sono sorrette dalla lucidità necessaria per consentirgli di sfruttare i notevoli mezzi tecnici. Errori nel passaggio, insistenza di Ili nel consegnare — sugli angoli — i palloni alla presa di Tacconi. Solo in uno sfortunato affondo in dribbling Junior è parso al suo livello. Bonini ha marcato e si è smarcato, ma senza la consueta efficacia.
 
SCIREA-ZACCARELLI: nel duello a distanza fra i «Uberi», il bianconero è stato costretto ad un puro lavoro di contenimento senza poter uscire a centrocampo. Zaccarelli, ancora una volta, è stato splendido per la scelta del tempo nelle chiusure più difficili (quando la Juve, giocando di rimessa, aveva più spazio) e negli appoggi. 

ARBITRO AGNOLIN: pignolo nel lodevole intento di tenere in pugno il match, ha capito poco nei duelli Corradin-Serena (il bianconero spesso è il primo ad appoggiarsi e sgomitare, per subire poi il fallo) e Brio-Comi. Un dubbio sul rigore nella ripresa: comunque le durezze dello stopper andavano contenute sin dall'avvio, almeno con un richiamo verbale.

Fabio Vergnano
Tratto da: La Stampa 14 ottobre 1985






IN COPERTINA/SIGNORA IN FUGA
Serena, l'uomo del destino, ferisce il Toro; Platini, col suo primo gol, lo mata. E la valanga bianconera minaccia di travolgere il campionato
Juve no stop

QUAL è la vera Juventus, quella che acceca il Toro con un avvio scintillante, contrappuntato dalle invenzioni che zampillano senza tregua dal piede fatato di Platini; o quella che poi si adegua a difendere il vantaggio con provincialissima modestia, che eleva a protagonisti i Brio e i Favero, cioè l'anima proletaria della squadra? L'una e l'altra, meglio l'una fusa nell'altra, rappresentano la vera, nuova Juventus. E questa versatilità tattica, questo saper alternare con uguale disinvoltura i lustrini e la tuta da fatica, la rende imbattibile, al momento. Ho visto il derby, che era l'attesa prova della verità, in una stupenda cornice di tifo, appena macchiata da qualche striscione imbecille (in netta minoranza, peraltro, nel grande afflato folclorico dell'insieme). Ho visto Monsieur Plus giocare venti minuti da favola, depistando l'onesto Sabato che Radice aveva chiamato al sacrificio con autentico genio tattico. Ora annidandosi fra i suoi difensori, ora sortendone con lanci tra trancianti o con improvvise folgoranti iniziative, Platini è stato l'iniziale padrone della partita. Ma poi, placato anche dal suo primo sospirato bersaglio stagionale, Michel si è ritirato fra le quinte. La Juve aveva perfezionato il suo uno-due e andava a recitare la seconda parte del copione. Via libera allo slancio agonistico del Torino, generosamente proteso in forcing: ma che implacabile Maginot ai limiti della propria area, che protervo Brio nell'impari duello con il giovane e acerbo Comi, sballottato senza ritegno. È inappuntabile Favero contro il farfallone Schachner, tormentato, senza falli, con un anticipo martellante. Forse la Juve ha un pochino ecceduto nella sua contrazione progressiva. Ma Junior aveva tolto dal cilindro il coniglio bianco del gol e il Toro se n'era rianimato, al punto da scovare inimmaginabili risorse atletiche. Ecco, qui la Juve ha affrontato il primo autentico collaudo ad altissimo livello della sua caratura da scudetto. E l'ha superato in pieno, pur facendo aggrottare il sopracciglio agli esteti. Così, in fondo, si vincono i campionati, non con gli inutili sacrifici al calciospettacolo. La Juve è tosta e completa. Non sempre potrà continuare sull'onda di questo momento magico (Serena che sblocca il match con un gol… di stomaco, un segno del destino), ma metterla sotto sarà un'impresa per tutti. E questo vantaggio, in classifica e in media inglese (dove ha attinto la ragguardevole quota di più di tre), la pone nella condizione di giostrare secondo attitudini. Lungi da me l'idea di archiviare lo scudetto dopo sei giornate, ma insomma, se avessi due spiccioli da scommettere, saprei dove piazzarli.

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1985 n.42





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sabato 3 ottobre 2026

3 Ottobre 1993: Juventus - Torino

Il 3 ottobre 1993 Juventus e Torino si sfidano nella settima giornata del girone di andata del campionato italiano di calcio di Serie A 1993-94 allo Stadio 'Delle Alpi'  di Torino. È il 'Derby della Mole' e la città si mobilita.

La Juve, allenata in panchina da Giovanni Trapattoni e trascinata in campo da un Roberto Baggio nel suo momento più splendente, si appresta a piazzarsi al secondo posto del massimo campionato calcistico. Davanti c'è l'inarrivabile Milan di Fabio Capello che 'ammazza' il campionato fin dall'inizio. 

Dall'altra parte c'è un Torino che si assesta a metà classifica, dopo un campionato piuttosto mediocre.

Buona Visione!

 


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Campionato di Serie A 1993-1994 - 7 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 3 ottobre 1993 ore 20.30
JUVENTUS-TORINO 3-2
MARCATORI: Conte A. 9, Fortunato D. 12, Moeller 30, Sergio 37, Kohler 79

JUVENTUS: Peruzzi, Torricelli, Fortunato A. (Marocchi 46), Baggio D., Kohler, Julio Cesar, Di Livio, Conte A., Ravanelli, Baggio R., Moeller (Galia 86)
Allenatore: Giovanni Trapattoni

TORINO: Galli G., Mussi, Sergio, Gregucci, Annoni, Fusi, Sordo (Sinigaglia 81), Fortunato D., Silenzi, Carbone B. (Osio 65), Venturin
Allenatore: Emiliano Mondonico

ARBITRO: Cesari



LE PAGELLE 
Conte, il cavaliere della Signora
E ai granata non basta un grande Fortunato 
Trap e Mondonico, match pari 

PERUZZI 5,5. Non abbiamo capito quanto avrebbe potuto fare sul gol iniziale: dalla tribuna ci è parso che potesse arrivare sulla palla con il piede. Di sicuro sbaglia un'uscita che senza l'errore di mira di Silenzi costerebbe alla Juve il 3-3. 

TORRICELLI 6,5. Non pensavamo che il Bossino (provate ad ascoltarlo, parla come il gran capo della Lega) potesse arginare Carbone, sia per una questione di passo, sia perché è più bravo nell'attaccare che nel difendere. Invece se l'è cavata. 

FORTUNATO A. 5,5. Mondonico ci aveva confessato di temerne moltissimo la potenza; infatti, sapendo delle condizioni precarie di Sordo, lo fa controllare in seconda battuta da un difensore. Non è un caso che il colpo che lo mette ko gli venga da Gregucci, staccatosi dalla marcatura di Ravanelli. Così per lui si chiude la corsia, non va mai a fondo campo e i compagni lo sfruttano poco, vedendolo imbottigliato. L'unico lampo è il bel cross dall'angolo per la rete di Moeller. 

(dal 46' Marocchi 6, sulla fascia si sa che non esprime il meglio). 

BAGGIO D. 6. Una presenza incerta fino a pochi minuti dall'inizio, dopo la febbre dei giorni scorsi che ne aveva debilitato lo stato di forma traballante. Per questo lo assolviamo. Non è più (non è ancora?) il RijkaarDino che conoscevamo, potente e terribile anche in zona gol: corre faticosamente e il Fortunato granata ne approfitta. 

KOHLER 7. Imperfetto nella deviazione che facilita il gol di Fortunato, tuttavia è l'unica macchia in una partita giocata con molta dedizione su Silenzi, che aveva creato problemi a tutti. Il gol (cercato, lui avanza sempre quando fiuta il cross dal fondo) è davvero un coniglio tirato fuori dal cilindro: non per nulla lo chiamano Mandrake.

JULIO CÉSAR 6. Partita contraddittoria tra grandi capocciate liberatorie e qualche indecisione sui palloni bassi. Comunque la difesa con lui ha un'altra solidità rispetto (ad esempio) a Lecce. Però la smetta di calciare punizioni con la Grande Bertha: pum pum, la palla schizza lontano e non arriva mai nel punto giusto. 

DI LIVIO 6. È proprio vero che non si riesce mai a stare tranquilli: il Toro su quella fascia si era impadronito del gioco e il Di Livio pativa le pene dell'inferno. Invece proprio dal suo spunto è nata l'azione del 3-2, che lo salva. A fatica. 

CONTE 7. Il gol, poi una staffilata inviata da Galli in angolo, quindi decine di palloni recuperati con il piglio di chi si sente finalmente padrone di sé stesso e del ruolo che ha.

RAVANELLI 6. Inizia con grande lucidità, ma si impantana presto nelle paludi granata. 

BAGGIO R. 5. Questa volta si potrà dire che la Juve ha vinto davvero senza di lui. Attendiamo invano l'acuto fino al 72', quando spedisce la palla a lambire il palo nell'unica occasione che si procura. Non è il solito Divin Codino: trancia il campo senza lasciare la scia luminosa. Quando non va, lo si vede sui calci di punizione, che infatti tira malissimo. Se sono questi gli effetti del riposo, il Trap non può concedergli altre soste. 

MOELLER 6,5. Ritorna al gol, mettendoci la testolina sottile con grande tempismo. Nell'insieme però non è ai livelli di altre volte 

(dall'86' Galia s.v.). 

TRAPATTONI 6,5. Insiste su Dino Baggio, che è mal in arnese, pur di non squilibrare il solito assetto. È un rischio, tanto più che avrebbe Marocchi in forma. Ma si sa che il Trap raramente modifica i propri progetti. Nell'insieme comunque la Juve si mostra ordinata, vincente anche con il Divin Codino sotto tono. 

L'arbitro CESARI 6,5. Merita più della sufficienza perché non cade nella trappola di un rigore chiesto da Ravanelli e di uno preteso da Carbone. Sbaglia qualche valutazione, ma ininfluente ai fini del risultato finale di questo avvincente derby

Marco Ansaldo
tratto da: La Stampa 4 ottobre 1993

 

 




La partita. La Juventus vince grazie a un colpo di testa di Kohler nel finale, ma soprattutto mettendosi sullo stesso piano del Torino per la grinta. In mancanza di protagonisti annunciati come R. Baggio, Carbone e Silenzi, è la serata dei gregari, come Conte, Fortunato, Sergio e Kohler. Il Torino si mangia le mani per le occasioni fallite da Osio e da Silenzi.

La frase celebre. Goveani: «Non riesco a immaginare una sconfitta più immeritata di così».

tratto da "Il Film del Campionato"
del Guerin Sportivo anno 1993 n.40







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mercoledì 23 settembre 2026

23 Settembre 2017: Juventus - Torino

É il 23 Settembre 2017 e Juventus e Torino si sfidano nella Sesta Giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio Serie A TIM 2017-18 allo Stadio 'Giuseppe Meazza' San Siro di Milano.

La Juve allenata in panchina da Massimiliano Allegri si appresta a vincere lo Scudetto ma é tallonata da vicino dal Napoli magistralmente giudato da Maurizio Sarri. 

Dall'altra parte ci sono i 'cugini' granta del Torino che disputano un campionato tranquilli e senza eccessi. Alla fine finiranno i propri impegni in nona posizione.

Buona Visione!



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Stagione 2017-2018 - Campionato di Serie A - 6 andata
Torino - Allianz Stadium
sabato 23 settembre 2017 ore 20:45
JUVENTUS-TORINO 4-0
MARCATORI: Dybala 16, Pjanic 40, Alex Sandro 57, Dybala 90+1

JUVENTUS (4-2-3-1): Buffon, Lichtsteiner, Benatia, Chiellini, Alex Sandro, Pjanic, Matuidi (Bentancur 72), Cuadrado (Bernardeschi 62), Dybala, Douglas Costa, Mandzukic (Higuain 80)
A disposizione: Szczesny, Pinsoglio, Rugani, Barzagli, Asamoah, Sturaro
Allenatore: Massimiliano Allegri

TORINO (4-2-3-1): Sirigu, De Silvestri, N'Koulou, Lyanco, Ansaldi, Rincon (Gustafson 75), Baselli, Iago Falque (Acquah 30), Ljajic, Niang (Boyè 70), Belotti
A disposizione: Ichazo, Milinkovic-Savic V., Molinaro, Valdifiori, Burdisso, Edera, Berenguer, Moretti, Sadiq
Allenatore: Sinisa Mihajlovic

ARBITRO: Giacomelli
AMMONIZIONI: Benatia 45+1 (Juventus); Baselli 10, Baselli 24, Ljajic 39, Acquah 83 (Torino)
ESPULSIONI: Baselli 24 (Torino)





La squadra di Allegri centra nella stracittadina la sesta vittoria su sei e tiene il passo del Napoli.

Chissà se Paulo Dybala e Daniele Baselli sono fan di Eddie Murphy. Di certo dopo il derby dell’Allianz Stadium, che premia la Juve con comodissimo 4-0, più che per “Una poltrona per due” sarebbero stati perfetti per il casting di “Un derby per due”. La Joya si prende la copertina, col gol che spezza l’equilibrio dopo 16’ e la carezza da poker del recupero. L’ex atalantino finisce dietro la lavagna dopo 24’ da incubo: prima perde il contrasto con calamita Matuidi che porterà al primo gol di Dybala, poi entra in maniera folle su Pjanic. Imperdonabile che con già un’ammonizione sulle spalle si rischi un intervento del genere. Risultato: partita finita al netto del timbro d’autore di Mire Pjanic in chiusura di primo tempo.

E SENZA SIRIGU… — Qualsiasi discorso parte dai due episodi chiave: i restanti 66’ e recuperi raccontano di un Sirigu superlativo nel limitare il passivo di un Toro che, pur non sbracando mentalmente, non ha nessuna arma per provare a dare un minimo di senso alla ripresa. Il tris di un Alex Sandro nuovamente sui suoi superlativi livelli, è seguito da almeno quattro prodezze del portiere ex Psg, di cui due su un Mandzukic che avrebbe meritato la soddisfazione personale.

SENZA PIPITA — Già, il Pipita. Neanche i suoi più decisi detrattori possono spingersi a dire che la Juve gioca meglio senza di lui. Higuain entra senza polemiche a 10’ dalla fine, dopo un pre-partita in cui si erano inseguite le voci sui motivi della sua esclusione, puramente tecnici. Mette anche il piede nel 4-0. Ma la Juve senza l’argentino offre comunque un eccellente calcio: Mandzukic non avrà mai la sua incisività in area, ma conferma che un anno da esterno non gli ha fatto disimparare il mestiere di centravanti a tuto campo. Alle sue spalle, Cuadrado conferma di vivere un buon momento, Douglas fa timidi passi avanti e Dybala mostra che questo straordinario picco di inizio stagione non è ancora terminato. Quindi, finché Higuain non sarà il vero Pipita, si può serenamente fare a meno di lui.

IL TORO — I granata, nei 24’ di partita vera, mostrano di avere difficoltà a raggiungere il Gallo Belotti, condizione necessaria per creare pericoli. Un confusionario Niang e Iago ci capiscono poco, Ljajic fa vedere a lampi il suo talento, ma senza incidere. Quello che preoccupa Mihajlovic è una certa sensazione di vulnerabilità della difesa, soprattutto sugli esterni, con la Juve che crea anche in parità numerica. Il giovane brasiliano Lyanco mostra un potenziale da coltivare, ma contro squadre così superiori ipotizzare qualche aggiustamento non è un azzardo.





«Adesso iniziamo a correre». Mister Allegri è soddisfatto non tanto e non solo della vittoria, in una partita importante, difficile e alla vigilia sempre complicata come un Derby. 

L’allenatore è contento della prova che i ragazzi hanno mostrato in campo, fatta di tecnica, intensità e velocità.

«Si, i ragazzi hanno fatto una bella partita, e quello che reputo importante è il fatto che stavamo giocando molto bene anche in parità numerica. Abbiamo lavorato nel modo giusto dal punto di vista tecnico, ma non solo, siamo stati anche veloci».

Come sempre, Allegri sottolinea anche quello che si può migliorare: «Abbiamo concesso, specie nel primo tempo, due o tre punizioni evitabili, e dobbiamo imparare a essere ancora più svelti in certi frangenti, dal momento che in partite del genere se tieni troppo palla rischi di subire interventi duri e magari ti fai del male».

Bene tutti, in tutti i reparti: «Sono contento della prestazione di tanti giocatori, da Mandzukic che devo ringraziare sempre per il lavoro che fa, ai difensori come Lichtsteiner e Benatia. Vedo in crescita anche Douglas Costa e Bentancur. Pjanic? Ha fatto molto bene, a volte mi fa arrabbiare perché da lui so che posso aspettarmi che prenda in mano la squadra».

Ancora una volta, fortissimamente Dybala: «Paulo sta giocando benissimo, ma nel prosieguo della stagione segneranno anche gli altri attaccanti, da Bernardeschi a Higuain, che deve solo stare tranquillo e stasera ha fatto bene quando è entrato».

A proposito di prosieguo della stagione: «Il campionato è lungo, non è semplice arrivare davanti alla fine, specie dopo anni di successi. E poi dobbiamo pensare alla Champions League: mercoledì siamo chiamati a iniziare a vincere nel torneo».




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lunedì 17 agosto 2026

26 Marzo 1972: Torino - Juventus

È il 26 marzo 1972 ed allo Stadio 'Comunale' di Torino si consuma il 'Derby della Mole' tra (appunto) Torino e Juventus.

Con i bianconeri pronti a festeggiare il 14esimo Scudetto, i cugini granata offrono la loro tenace resistenza come la Storia insegna. 

Sarà un campionato incerto fino all'ultima giornata. La gara conclusiva della Serie A offre l'ostacolo Lanerossi Vicenza per la Juve. Gara risolta per 2-0; il che fa del tutto inutili le altrettanto vittorie di Milan e Torino.

Il tutto è valido per l'ottava giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1971-72.

Buona Visione!



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C’è un weekend, nel corso dell’anno, che risulta essere – per i tifosi di calcio – nettamente il più atteso.

Quello che vede in calendario la partita più attesa, più temuta, più gloriosa.Tutti gli aggettivi, questi, che trovano il proprio accompagnamento ad una singola parola: derby.

Sono numerosissimi gli aneddoti, i corsi e i ricorsi storici su questa gara, che è una delle partite più rappresentative della nostra Serie A.

tratto da: IL DERBY DELLA MOLE: STORIA DELL’INFINITA RIVALITÀ TRA JUVENTUS E TORINO 


Stagione 1971-1972 - Campionato di Serie A - 8 ritorno
Torino - Stadio Comunale
domenica 26 marzo 1972 ore 15:00
TORINO-JUVENTUS 2-1
MARCATORI: Anastasi 20, Sala C. 30, Agroppi 64

TORINO: Castellini, Lombardo, Fossati, Zecchini, Cereser, Agroppi, Rampanti, Crivelli, Pulici (Toschi 48), Sala C., Bui
Allenatore: Gustavo Giagnoni

JUVENTUS: Carmignani, Spinosi, Marchetti G., Furino, Morini, Salvadore, Causio, Savoldi, Anastasi, Capello F., Novellini (Viola F. 59)
Allenatore: Cestmir Vycpalek

ARBITRO: Angonese



Anche la capolista protesta Vycpalek: "I rigori non arrivano mai, 
Il trainer aggiunge: «Una botta dura, ma ci riprenderemo .» 
Fiducia dei giocatori 
Haller «sempre a disposizione» 

« Saranno coincidenze, però: alla Juventus, quest'anno, è stato assegnato soltanto un rigore. Fu a Varese nell'andata. È poco per una squadra che resiste al comando della classifica da ventitré giornate. Per trovarsi in questa posizione si sarà pure affacciata nell'area degli avversari! Lontano da me l'idea della polemica, faccio una semplice constatazione. Non mi sembra del tutto normale. Avete visto l'ultimo rigore concesso alla Fiorentina. 

Cestmir Vycpalek non accusa, constata. E lo spunto gli viene offerto, oltre che dal rigore di Firenze, dal braccio di Agroppi inseritosi al momento giusto nella traiettoria del tiro di Savoldi II. Per Angonese non si è trattato di un gesto intenzionale, per Vycpalek e per i giocatori bianconeri era un rigore, un rigore che si sarebbe potuto tramutare per la Juventus in un pari nel derby. 

« Saranno coincidenze — ripete Vycpalek — o saranno state le dichiarazioni di Rivera, fatto sta che noi di rigori all'attivo continuiamo ad averne sempre uno solo. L'Inter l'anno scorso ha vinto lo scudetto anche grazie a otto penalties ». 

Dopo le divagazioni sui rigori, Vycpalek esamina il derby. La sconfitta ha rimesso in corsa squadre che parevano escluse dalla lotta per il titolo, ma il trainer continua ad avere fiducia: 

"Il campionato diventerà più sofferto e difficile, ma i nostri tifosi non devono essere pessimisti. Le possibilità sono immutate. La "quota 43" si può vincere e i punti a disposizione sono quattordici. Abbiamo tre incontri con Varese, Sampdoria e Mantova, in cui dovremo imporci. Ci sono ancora parecchi confronti diretti che dovrebbero consentirci di tirare un po' il fiato. Il nostro problema è di assorbire, moralmente, il risultato del derby. Non sarà facile, ma ci riusciremo. Domenica sera potremmo avere nuovamente tre lunghezze di vantaggio ». 

— Non teme che la Juventus possa ripetere quanto ha fatto il Milan l'anno scorso? 

"Il calo del Milan si era iniziato a Natale. Non c'è paragone .». 

— Il Torino ha concrete possibilità di vincere il titolo? 

"Potrebbe averne, ma dovrebbe giocare sempre come domenica. Adesso c'è troppa euforia nell'ambiente granata, poi magari subentra un certo rilassamento. Contro di noi il Torino ha confermato il suo valore, ma specie nel primo tempo, non siamo stati inferiori. Sul piano atletico la partita si è conclusa alla pari. Forse ci mancano la penetrazione e l'efficacia di un tempo nelle conclusioni. Non andiamo più in gol come prima, anche se una rete per partita riusciamo a segnarla». 

— Come si può risolvere questo problema? 

« Novellini si dà da fare, compie un gran movimento ma non ha molta astuzia ed è un po' leggero. Tanto di cappello invece ad Anastasi che quest'anno sta disputando un ottimo campionato. Splendida la rete che ha fatto nel derby. A parte il problema del gol, non sempre c'è spontaneità e scioltezza nel gioco. Savoldi II ha disputato, nel complesso, una buona partita; Causio è calato nella ripresa anche per il ritmo del Torino ». 

Tra i giocatori il contraccolpo per la sconfitta si fa sentire, ma c'è spirito di reazione. Causio sostiene che le speranze sono immutate. Marchetti è della stessa opinione: 

"È presto per chiunque cantare vittoria. Il campionato è ancora lungo. Noi dobbiamo riorganizzarci mentalmente. Chiediamo ai tifosi un po' di pazienza. Andremo avanti giornata per giornata cercando di ragionare ». 

Interessante il parere di Furino: 

"In fondo abbiamo perso in trasferta. Domenica giocheremo in casa e la situazione potrebbe tornare come prima del derby. Non ci saranno ripercussioni dal punto di vista psicologico. Il Torino ha costituito un'autentica sorpresa. Ogni avversario ha i suoi meriti, ma durante il campionato tanti fattori possono influire e condurre una squadra a un punto di distanza. Penso che la Juventus sia ancora avvantaggiata. 

Furino, ammonito nel derby, rischia la squalifica. Se non dovesse giocare il ruolo di mediano, potrebbe essere affidato a Marchetti, con Longobucco e Roveto terzini. Marchetti ha riportato una forte contusione al ginocchio sinistro. Se non fosse in grado di giocare, è pronto Cuccureddu. Vycpalek inoltre potrebbe concedere un turno di riposo a Marini per consentirgli di guarire completamente dall'infortunio all'alluce destro: una decisione verrà presa nei prossimi giorni. Novellini lamenta una leggera contrattura muscolare: andrà due giorni in clinica. Forse sarà disponibile, ma non è detto che venga utilizzato. Qualcuno riaffaccia la candidatura di Haller, che continua ad allenarsi. Il tedesco dice di essere in buone condizioni: 

«Giocare non dipende da me. Per quanto riguarda il campionato, la lotta è aperta e noi abbiamo le stesse possibilità di prima». 

Vycpalek su Haller dice: 

«È sempre a disposizione. Se è in forma, si potrebbe anche pensare ad un suo impiego, specie nelle partite interne». 

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 27 marzo 1972






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La Stampa 27 marzo 1972

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La Stampa 27 marzo 1972

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