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lunedì 20 ottobre 2025

3 Ottobre 1976: Lazio - Juventus

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi omaggiamo questo ricordo della data odierna. É il 3 Ottobre 1976 e LazioJuventus  si sfidano nella Prima Giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1976-77 allo StadioOlimpico‘ di Roma.

É un campionato dominato dalle squadre piemontesi questo. Con Torino e Juventus 'abbracciate' in un appassionante testa a testa fino a fine campionato. Alla fine trionferanno i bianconeri per un solo punto in un duello entrato nella storia. 

Dall'altra parte c'é una Lazio che dimenticati i fasti dello scudetto vinto un paio di stagioni prima adesso si dibattono nei bassifondi della classifica.

Buona Visione!


 
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Stagione 1976-1977 - Campionato di Serie A - 1 andata
Roma - Stadio Olimpico
Domenica 3 ottobre 1976 ore 15.00
LAZIO-JUVENTUS 2-3
MARCATORI: Bettega 12, Boninsegna 54, Re Cecconi 55, Bettega 70, Giordano 89

LAZIO: Pulici, Ammoniaci, Ghedin, Wilson, Manfredonia, Cordova, Rossi, Re Cecconi, Giordano, D'Amico, Badiani
Allenatore: Luis Vinicio

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Gentile, Furino (Gori S. 57), Morini, Scirea, Causio, Tardelli, Boninsegna, Benetti, Bettega
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Bergamo



Bettega, goleador con febbre 
Si sentiva «un cane bastonato», è stato un mattatore Bettega, goleador con febbre 

(Dal nostro inviato speciale) Roma, 3 ottobre 

Un fantasma. Pallido e avvolto da vapori di sudore, Roberto Bettega si aggira come stordito negli androni adibiti a vestibolo. Una luce violenta, che rimbalza a fiotti dalle vetrate, gli inquadra un sorriso smagliante. Due gol alla Lazio, arricchiti dalla solita intelligente e puntigliosa gara, tanto positiva da sembrare programmata, sono la ricompensa per tutto ciò che il bianconero soffre in campo. Sceso all'Olimpico con una temperatura alterata da una forma influenzale, con l'aggravante di una faringite cronica molto debilitante, Bettega esce vincitore, fra gli applausi del pubblico e i consensi di Fulvio Bernardini e della critica. Il conflitto con gli acciacchi, via via resisi più acri a ogni contrasto, non lo piega. E, questa di oggi pomeriggio, è una di quelle circostanze in cui l'elogio è stimolato non soltanto da fattori tecnici, ma da componenti umane. 

A riprova che in campo la sofferenza è irrinunciabile ingrediente. Comincia con impaccio, al 10', appena sfiorando il pallone, alla ricerca di Boninsegna, della sua posizione, pei incrociare gli schemi e favorire la distribuzione e gli approvvigionamenti degli altri reparti. Corre quasi levitando. Passo leggero, ritmato secondo cadenze blande. Poi al 12' intuisce la traiettoria favorevole, approfitta del vuoto « costruitogli » da Boninsegna, che si apposta alle sue spalle « risucchiando » stopper e libero laziali. Gentile, molto bravo anche oggi, gli rimette un pallone teso. Bettega si avventa, dimenticando la spalla lussata e le sette linee di febbre sopra i valori normali. Tutti di sasso, compreso Felice Pulici. 

Dopo 12', Bettega dimentica supposte e termometro, debolezza e pastina glutinata, lancia le braccia al cielo reclamando il giusto abbraccio dei compagni. La Juve si dispone per amministrare il match. La Lazio lancia acuti solforosi. Alla juve sta bene il risultato, alla Juve si addice l'arrembare. E Bettega è come se registrasse con ogni suo intervento ora l'attacco ora la metà campo ora la difesa. Forse l'elogio è spropositato e condizionato più dallo stato fisico dell'atleta che dalla realtà. Certo è che Bobby macina gioco e idee con consumata perizia, come se toccasse pallone leggendo i testi scritti dal più grande santone calcistico di lingua italiana. Bettega appare e scompare. E' un'impressione. La sostanza del match non gli sfugge dai piedi. 

Furino, povero piccolo grande uomo, con le giunture acciaccate dai calci inglesi di mercoledì sera, claudica e soffre. Bettega gli va in aiuto e soccorre anche la Juve che rinuncerà, nella ripresa, a Beppe Furino. Segna Boninsegna. Accorcia la Lazio con Re Cecconi. Allora Bettega decide di riproporsi all'attenzione, con la complicità di un paio di svirgoloni laziali, Re Cecconi serve involontariamente Bettega, il cui sinistro è toccato dalla provvidenza. La palla è come schiacciata a terra, lenta si infila alle spalle di Pulici finito con il fondoschiena nell'erba. La febbre di Bettega contagia tutti. I bianconeri lo sommergono e comincia la sauna per l'ala sinistra della Juve. Una sauna che l'interessato finirà di consumare negli spogliatoi. Dopo di che le interviste, il frusciare noioso delle telecamere, le strette di mano, i complimenti, il suo sorriso, le sue pacate repliche. A chi gli domanda cosa avrebbe fatto oggi se fosse stato in normali condizioni fisiche, il bomber risponde con istintivo candore: 

«Mi sentivo come un cane bastonato, dolori ovunque, come tanti reumi. Ho cercato di rendermi utile ora appoggiando a Boninsegna, ora congelando il gioco e temporeggiando a centrocampo. I gol? Uno bello, il secondo fortunoso. Ma questo è il calcio. Una vittoria, la nostra, utilissima. Anche se la Juve ha mostrato oggi i riflessi un po' appannati ». — 

La Nazionale gioca mercoledì contro la Rondinella. Lei ci sarà? 

« Spero proprio che mi lascino una settimana per ricuperare. Ne ho veramente bisogno ». —

Dicono che lei sia il più completo giocatore d'Italia. 

« Grazie per il complimento; cercherò di esserne degno, adoperandomi sempre a spalleggiare Boninsegna e a sostenere il centrocampo ». 

A questo punto chiudiamo l'elogio sottolineando che Roberto difficilmente mercoledì sarà a disposizione di Bearzot e Bernardini. 

Angelo Caroli 
tratto da: La Stampa 4 ottobre 1976



 


LAZIO-JUVENTUS: 2-3
Per Bernardini e Vinicio ha vinto... la Lazio

VISTO CHE Bearzot, vecchio cuore granata, era andato a gridare Forza Toro! Fuffo nostro ha fatto una rimpatriata a Roma, sia per gustare l'abbacchio sia per vedere all'opera la Juventus contro la Lazio. Data la delicatezza della carica, avrebbe voluto starsene zitto o parlare solo di tennis, poi i colleghi-giornalisti l'hanno stuzzicato e l' oracolo di Trastevere ha ignorato la diplomazia e ha detto quello che pensa. Dal l'alto della sua cattedra (40 anni di insegnamento!) si è permesso di dare al giovane Trapattoni alcuni consigli. Ha premesso Tardelli mezzala proprio non lo vedo e ha aggiunto che il centrocampo della Juve non esiste quasi. A suo modesto avviso Trapattoni (o Boniperti) farebbe meglio a riportare Tardelli a fianco di Gentile spostando a centrocampo Cuccureddu. L'ha detto naturalmente nell'interesse della Juventus, ma a Torino si sono indignati. Hanno risposto che Bernardini deve impicciarsi degli affari suoi, che ce l'ha da lustri con la Juventus perché gli Agnelli non l'hanno mai voluto come allenatore. A commentare Lazio-Juventus, la Gazzetta dello sport (che sta per perdere anche il condirettore Giorgio Mottana) ha mandato l'esperto di problemi giuridico sportivi Mino Mulinacci ben noto a Roma per la sua campagna a favore dell'Ascoli e quindi contro la Lazio. E Mulinacci ha scritto di non dar retta a quanti hanno raccontato di una Lazio scippata. Però l'inviato della rosea ha stroncato anche un giocatore della Juventus, Scirea: gli ha dato 5 sulla pagella mentre Giglio Panzo gli ha attribuito 7 su Tuttosport e su Stampa sera Bruno Bernardi ha assicurato che il libero bianconero è stato all'altezza della situazione. Secondo il quotidiano torinese, all'Olimpico si è vista una 

"Juve pratica, più gol che gioco" 

e questa è anche l'autorevole opinione di Giorgio Tosatti, neosposo e neo-direttore del Corriere dello sport (La Signora non è bella, ma pratica). La Juventus ha tifosi in tutta Italia e i giornali nazionali non vogliono perderli. I quotidiani romani non hanno invece dimenticato il campanilismo che alimenta la tiratura. Il Messaggero ha parlato di una bella Lazio, e Gianni Melidoni ha scritto che 

"si è visto più Lazio che Juve". 

Aldo Biscardi su "Paese sera" ha spiegato la sconfitta parlando di una 

"Lazio ingenua"; 

secondo "Il Tempo" invece contro la 

"Juve squinternata la Lazio ha perso perché è stata «elegante ma suicida" 

(proprio quello che Pesaola aveva rimproverato al Napoli di Vinicio). Vinicio, comunque, è contento. Dice che ha perso la partita, ma ha trovato la squadra. Contento lui, sono contenti anche i giocatori. Nel clan della Lazio l'unico imbronciato è Bob Lovati, il quale ha raccontato di essere 

"a pane e acqua perché papà Lenzini non gli ha ancora rinnovato il contratto." 

Visto che adesso figura come direttore sportivo l'ex-allenatore Tommaso Maestrelli, Lovati se vuole rimanere alla Lazio dovrà accontentarsi di uno stipendio da impiegato di concetto. L'intellettuale Cordova, che si diverte a leggere

tutti i giornali, ha notato che mentre il "Messaggero" l'ha giudicato degno di un bel 7, sul "Corriere della sera" Gianni de Felice gli ha rifilato un 5. Secondo il genere di Marchini in questi casi fa testo "Paese sera": siccome Biscardi non l'ha nemmeno citato è segno che ha giocato bene.

Elio Domeniconi
tratto dal Guerin Sportivo anno 1976 nr.41




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mercoledì 27 agosto 2025

27 Agosto 2016: Lazio - Juventus

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. É il 27 Agosto 2016 e Lazio e Juventus si sfidano nella Seconda giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2016-17 allo Stadio 'Olimpico' di Roma.

I Bianconeri con al timone Massimiliano Allegri partono in pole position per vincere l'ennesimo campionato. Ed infatti arriva il sesto consecutivo ed il terzo sulla panchina juventina per l'allenatore livornese.

Dall'altra parte ci sono i biancocelesti che disputano una stagione eccellente ed ottengono un bel quinto posto finale che gli apre le porte per la UEFA Europa League.

Buona Visione!


 

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Stagione 2016/17 - Serie A - 2a Giornata
Sabato 27 Agosto 2016 ore 18.00
Roma, Stadio Olimpico
LAZIO-JUVENTUS 0-1 
MARCATORI: Khedira (J) al 21' s.t.

LAZIO (3-4-3) Marchetti; Bastos, De Vrij, Radu; Basta (dal 26' s.t. Djordjevic), Biglia, Parolo, Lukaku (dal 18' s.t. Patric), Anderson, Immobile, Lulic (dal 13' s.t. Milinkovic)
A disposizione: Strakosha, Vargic, Hoedt, Wallace, Leitner, Cataldi, Murgia, Kishna, Lombardi, Djordjevic
Allenatore: Simone Inzaghi

JUVENTUS (3-5-2) Buffon; Benatia, Barzagli, Chiellini; Dani Alves (dal 33' s.t. Lichtsteiner), Khedira, Lemina, Asamoah, Alex Sandro; Mandzukic (dal 20' s.t. Higuain), Dybala (dal 43' s.t. Pjaca)
A disposizione: Neto, Audero, Evra, Rugani, Hernanes, Pjanic)
Allenatore: Massimiliano Allegri

ARBITRO: Guida di Torre Annunziata.
Ammoniti: Radu (L), Alex Sandro, Lemina (J)



Secondo gol di fila del centrocampista tedesco, primo tempo con due sole parate di Marchetti su Dybala e Asamoah. Bene Bastos, esordio in A per Pjaca.

Ci sono tabù e certezze che durano nel tempo. La Juventus continua a essere la bestia nera della Lazio, che dal 2003 non riesce a batterla, la Signora resta il solito animale rapace affamato di vittorie. Anche con il centrocampo ancora da sistemare (dopo l'addio di Pogba e con Pjanic ancora in fase di smaltimento dell'infortunio). In un pomeriggio senza bollicine e contro una squadra messa bene in campo dal suo allenatore riesce comunque a trovare il gol partita con Khedira (ancora lui) e a non subire gol, cosa importantissima dopo un precampionato non impeccabile dal punto di vista difensivo.

POCA INCISIVITÀ — Allegri rimette in panchina mister 90 milioni Higuain: dei nuovi in campo dall'inizio ci sono solo Dani Alves e Benatia (al posto di Bonucci, non convocato per motivi personali), Barzagli fa il centrale di difesa, in regia c'è Lemina e in panchina ci sono ben 145 milioni spesi sul mercato (oltre al Pipita e Pjanic, anche Pjaca).

Nel finale c'è spazio anche per il primo tiro in porta della Lazio (targato Parolo e per il debutto in A di Pjaca (al posto di Dybala): pochi minuti per prendersi gli applausi dei tifosi bianconeri: dribbling e tiro respinto. la Juve chiude con 113 milioni in campo su 145 e soprattutto con sei punti in due partite. E mancano ancora due pedine da inserire negli ultimi giorni di mercato...

LAZIO COMPATTA E TONICA — I bianconeri attaccano sempre con almeno cinque uomini, Khedira e Asamoah s'inseriscono a turno e cercano di infilare la difesa della Lazio, per la prima volta a tre (con Bastos al debutto, il migliore dei biancocelesti), ma poco ci riescono. Lemina distrugge ma non crea e Dybala e in pratica il regista lo fa Dybala. La Lazio corre, la mette sul fisico e segue il diktat di Inzaghi junior: coprire e poi ripartire. Marchetti si sporca i guanti solo su un colpo di testa di Dybala (cross di Sandro) e su un tiro di Asamoah. Manca creatività a centrocampo e tutta la squadra ne risente, anche perché Mandzukic è fuori dal gioco. La Lazio ha un'occasione buona con Immobile (cross di Anderson) che però viene anticipato dall'ottimo Benatia.

PIPITA? NO KHEDIRA — A inizio ripresa Mandzukic si ritrova sul piede la palla buona per il vantaggio, ma se la fa respingere da Marchetti (con i pugni); l'azione prosegue con un tiro di Dybala di poco a lato. è il segnale che serve il Pipita. Detto fatto: Higuain entra e la Juve passa in vantaggio: no, non è lui a bucare Marchetti ma Khedira (due gol in due partite), che s'imbuca a meraviglia su un pallone telecomandato da Dybala (nell'occasione male De Vrij e Biglia, quest'ultimo non brillantissimo). Nel finale c'è spazio anche per il primo tiro in porta della Lazio (targato Parolo e per il debutto in A di Pjaca (al posto di Dybala): pochi minuti per prendersi gli applausi dei tifosi bianconeri: dribbling e tiro respinto. la Juve chiude con 113 milioni in campo su 145 e soprattutto con sei punti in due partite. E mancano ancora due pedine da inserire negli ultimi giorni di mercato... 



Partita durissima (anche per il caldo), la Juve fatica ma trova una meritata vittoria con il gol del tedesco ispirato da Dybala, proprio un minuto dopo l'ingresso di Higuain

ROMA - Entra Higuain ed è subito gol. Questa volta lo segna Khedira, ma l’effetto è spettacolare, come se bastasse l’ingresso del Pipita, al 21’ della ripresa, a scatenare il panico nella difesa della Lazio, fin lì precisa e attenta nei posizionanti e poi improvvisamente infilzata dall’inserimento del tedesco, meravigliosamente servito da Dybala. E’ il 22’ del secondo tempo e la Juventus va in vantaggio. Fino a quel momento la partita aveva offerto tanto caldo e poco calcio, da quel momento in poi ci si diverte un po’ di più con i bianconeri che legittimano il vantaggio con un altro paio di chiare occasioni e la Lazio che ci prova con la forza della disperazione. In definitiva è una vittoria sofferta, ma meritata dalla Juventus, più esperta, più cinica e più solida della volitiva Lazio. Per il gioco e le bollicine ci sarà tempo, anche perché pur senza brillare la squadra di Allegri fa già paura al campionato.

LOTTA LIBERA - Nel primo tempo c’è più wrestling che calcio: la Lazio è alta, aggressiva, determinatissima e la Juventus la subisce senza, tuttavia, rischiare mai, perché la squadra di Inzaghi non è in proporzione altrettanto incisiva. Si lotta corpo a corpo a ritmi medio-bassi. Il caldo, terrificante (35 gradi), non aiuta, la partita è quindi intensa, ma di occasioni da gol non ne appaiono sul campo (bruttino) dell’Olimpico. Restano quindi appunti sparsi: la catena di destra dei bianconeri registra qualche intoppo difensivo, con Dani Alves poco preciso nei ripiegamenti difensivi e in generale poco brillante; Dybala agisce da centrocampista, qualche tocco sublime, i soliti falli subiti (quello di Radu al 18’ sarebbe probabilmente da rosso e non da giallo), ma nessun colpo geniale; il nuovo Bastos si appiccica bene su Mandzukic e si dimostra giocatore interessante; Lemina ci mette buona volontà, ma se vuole fare il regista deve portare meno palla e, soprattutto, evitare di perderla in modo ingenuo; Benatia è all’altezza della BBC, chiusure difensive perfette e piede educatissimo; Asamoah è ancora concreto e discreto, non uno che fa la differenza però.

LA VOCE DEL PADRONE - La Juventus della ripresa prende progressivamente possesso della partita, imponendo la tecnica superiore e la granitica solidità caratteriale. Sfiora il gol con Mandzukic e Dybala nella stessa azione al 14’ della ripresa e insiste approfittando di un evidente calo fisico della Lazio che ha speso tanto, forse troppo nella prima parte, sfiorando ancora la rete con Khedira al 16’. E’ un segnale, perché proprio il tedesco (quattro gol e un assist per lui nelle ultime 6 presenze in Serie A, considerando il finale della scorsa stagione) mette in rete il pallone dell’1-0 al 22’ su assist di Dybala. La Juventus non molla, nonostante la stanchezza e un finale orgoglioso della Lazio. Negli ultimi minuti c’è spazio per assistere all’esordio di Marko Pjaca, uno che finirà per conquistarsi molto di più degli ultimi minuti di una partita.

CALMA JUVE - Anche l’anno scorso, il 30 agosto, la Juventus aveva giocato all’Olimpico la seconda giornata di campionato (contro la Roma), rimediando la seconda sconfitta (2-1) su due partite: era una Juventus terribile, tatticamente scombiccherata, inquadrabile nella costruzione del gioco e molle nel carattere. Molti ne celebrarono il funerale, venendo poi clamorosamente smentiti dalla rimontona scattata all’undicesima giornata. Ancora più imprudente sarebbe criticare la Juventus di questa sera che sì fatica, ma dimostra una robustezza spaventosa e una capacità di vincere le partite frustrante per chi la affronta. E’ un cantiere (con il mercato ancora aperto e i nuovi che partono dalla panchina), ma decisamente ben avviato e con una classifica assai tranquillizzante.





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lunedì 18 agosto 2025

18 Agosto 2013: Lazio - Juventus

É il 18 Agosto 2013 e Lazio Juventus si sfidano nella Supercoppa Italiana TIM allo Stadio 'Olimpico' di Roma.

É una Juventus tutta record questa guidata in panchina dal 'gladiatore' Antonio Conte. Sará ricordata come la Juve dei 102 punti finali che strapazza tutti e conquista così il suo trentaduesimo scudetto. Pensate che l'Inter (fermatasi ad un onorevole quinto posto) finisce a ben quarantadue (42!) punti di distacco dalla squadra Campione d'Italia.

Buona Visione!

 


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Supercoppa Italiana 2013-2014 - Finale
Roma, campo neutro - Stadio Olimpico
Domenica 18 agosto 2013 ore 21.00
LAZIO-JUVENTUS 0-4
MARCATORI: Pogba 23, Chiellini 52, Lichtsteiner 54, Tevez 56

LAZIO: Marchetti, Cavanda, Biava, Dias, Radu (Ederson 58), Candreva, Biglia, Ledesma C. (Floccari 58), Hernanes (Onazi 70), Lulic, Klose
Allenatore: Vladimir Petkovic

JUVENTUS: Buffon, Barzagli (Caceres 75), Bonucci, Chiellini, Lichtsteiner (Ogbonna 82), Vidal, Pirlo, Marchisio C. (Pogba 20), Asamoah, Tevez, Vucinic
Allenatore: Antonio Conte

ARBITRO: Rocchi

 


I campioni d'Italia umiliano i biancocelesti imponendosi grazie alle reti di Pogba, subentrato all'infortunato Marchisio, Chiellini, Lichtsteiner e Tevez. I biancocelesti sono durati solo un tempo

ROMA - E' tornata la Juve. Dopo un precampionato anonimo, alla prima gara ufficiale la squadra di Conte rispolvera la propria superiorità tecnica e tattica e travolge per 4-0 la Lazio nella finale di Supercoppa. Un successo pesante che consente ai campioni d'Italia di raggiungere il Milan a quota 6 in vetta all'albo d'oro della manifestazione e che conferma che anche quest'anno sarà dura strappare lo scudetto dal petto ai bianconeri.

PETKOVIC, IL 4-2-3-1 NON HA CONVINTO - La Lazio torna a casa a testa bassa, umiliata davanti ai propri tifosi ma anche con la consapevolezza che il risultato, in fondo, non rende merito allo sforzo profuso. Per un tempo i biancocelesti hanno giocato alla pari con i rivali crollando psicologicamente solo dopo aver incassato di rimessa il raddoppio da Chiellini. Di certo il modulo col doppio playmaker non ha convinto, tanto meno Hernanes nel ruolo di trequartista alle spalle di Klose. Per Petkovic, insomma, c'è ancora da lavorare.

TEVEZ UNICA NOVITA' DI CONTE - Alla prima ufficiale della stagione Conte è andato sul sicuro proponendo il tanto caro 3-5-2 con Tevez unica novità rispetto alla passata stagione. Petkovic ha replicata varando il nuovo 4-2-3-1 con Biglia secondo regista accanto a Ledesma e Cavanda rispolverato in extremis titolare dopo 7 mesi a causa di un sospetto stiramento dell'ultim'ora occorso a Konko.




Eravamo rimasti alla Juve e dalla Juve ricominciamo. Quattro gol alla Lazio all’Olimpico, è suo il primo trofeo della stagione, suo per manifesta superiorità tecnica, tattica, atletica e soprattutto per mentalità. 

La squadra campione d'Italia ha distrutto la Lazio nei primi 12′ della ripresa, quando tutto era diventato facile, fin troppo, ma ha vinto la Supercoppa nel primo tempo, quando lo scenario era ben diverso, quando occorreva preoccuparsi anche dell’avversario, non solo del proprio gioco. In quei 45 minuti, come gioco, la Juve non ha fatto niente di più della Lazio. Si è avvicinata cautamente alla porta di Marchetti, insidiato da lontano solo da Vucinic. Ma la caratteristica principale della squadra di Conte, nota da un paio di anni in Italia, è stata ribadita proprio in quel primo tempo: la Juve vince le partite pari, quelle che vanno piegate con la forza che una squadra ha dentro.

Questi quattro gol, più che sufficienti per conquistare il trofeo, il quarto dell’èra-Conte, hanno reso entusiasmante la partita ma hanno avuto soprattutto il potere di trasmettere al resto della Serie A il messaggio più temuto: la Juve ha ancora fame, ha rabbia, ha voglia, la Juve non si ferma, non si accontenta. Non aveva mai vinto in questa calda estate, quando l’ha fatto si è ricordata chi è e cosa vuole. Resta, sull’altro fronte, una brutta immagine della Lazio, sbagliata all’inizio da Petkovic e troppo arrendevole quando la Juve ha fatto la faccia cattiva. O non si è accorta cosa stava succedendo in campo o non ha avuto la forza di ribellarsi. In ogni caso, è un problema.

Nella svolta ha inciso (in positivo) anche l’infortunio di Marchisio, uscito al 21′ per un problema al ginocchio. Al suo posto è entrato Pogba che ha aspettato un centinaio di secondi prima di lasciare il suo marchio sulla Supercoppa. L’azione del gol juventino ha messo in risalto la pessima disposizione della difesa laziale (già pizzicata qualche minuto prima) su punizione. Vista anche la natura dei gol incassati nella ripresa, su questo dissolversi difensivo Petkovic dovrà riflettere, presto e bene. Palla a 30 metri per un intervento (che non è sembrato falloso) di Dias su Tevez, quando Pirlo si è avvicinato per batterla gli occhi di Marchetti si sono sgranati, c’era apprensione per la "maledetta", invece Pirlo ha solo benedetto il pallone che ha toccato a destra per Lichtsteiner, abbandonato dai laziali al limite dell’area, cross, rimpallo di Radu, sinistro di Pogba, Juve in vantaggio.

Mentre Marchisio stava giocando una partita assai bloccata di fronte a Biglia, il francesino è entrato e ha cominciato a strappare, con l’esuberanza e l’arroganza dei suoi vent’anni ha creato difficoltà sul piano dinamico al centrocampo laziale. Centrocampo a cui stava mancando l’apporto di Hernanes che Petkovic aveva addossato a Pirlo. Un costruttore che doveva demolire un altro costruttore. Pirlo non lo ha sofferto più di tanto, mentre il brasiliano ha patito questo compito, tanto da non entrare mai in partita. Ne era fuori per una ragione tattica (quindi senza responsabilità), ma anche tecnica (e qui le sue colpe erano evidenti). In ogni caso, tre registi (Ledesma e Biglia, oltre a Hernanes) in mezzo al campo erano troppi per dare velocità alla manovra della Lazio e per rientrare più rapidamente in possesso della palla.

La Lazio frullava sulle fasce, ma Candreva e Lulic concludevano spesso sbagliando misura gli attacchi sugli esterni. Preso il gol, la Lazio ha avanzato di una ventina di metri e la Juve ha aspettato con calma, cercando di far partire Tevez e Vucinic. Nella ripresa Petkovic ha spostato Hernanes dalla marcatura di Pirlo ma è stato come se tutta la Lazio si fosse spostata dalla partita, anzi, dall’Olimpico. Non c’era più. In 12′ la Juve l’ha demolita, sbriciolata, annientata. Ha preso il 2-0 con un contropiede iniziato da un angolo a suo favore, contropiede lanciato da Pirlo, rifinito da Lichtsteiner e concluso da Chiellini; due minuti dopo ha incassato il terzo gol ancora in contropiede e ancora con Lichtsteiner protagonista stavolta decisivo (ma dov’era finito Lulic?) su assist di tacco di Vucinic; è stata definitivamente sepolta da Tevez nonostante la doppia prodezza di Marchetti. Petkovic aveva preparato i cambi sul 3-0 (comunque già tardi), ma Ederson e Floccari sono entrati solo sul 4-0, quando non c’era più tempo per riaccendere la luce.

brano tratto dal Corriere dello Sport 19 agosto 2013

 


 

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martedì 29 luglio 2025

11 Dicembre 1994: Lazio - Juventus

É l' 11 Dicembre 1994 e si gioca allo 'Stadio Olimpico' di Roma la sfida Lazio-Juventus, valevole per la Tredicesima Giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1994-95.

É la prima stagione di Marcello Lippi alla guida dei bianconeri. Il tecnico viareggino sta cercando di installare una nuova grinta e voglia di 'sbranare' gli avversari. Contro la squadra biancoleste (a fine campionato spiazzatosi al secondo posto) sará una gara tosta che fará intravedere (ancora) il grande talento del giovane Alessandro Del Piero.

Alla fine di quel Campionato la Juventus dopo ben otto anni d'astinenza vincerá il suo 23esimo Scudetto dopo un duello su tre fronti con il fortissimo Parma di Nevio Scala e targato Parmalat.

Buona Visione!


 

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Stagione 1994-1995 - Campionato di Serie A - 13 andata
Roma - Stadio Olimpico
Domenica 11 dicembre 1994 ore 20.30
LAZIO-JUVENTUS 3-4
MARCATORI: Rambaudi 20, Del Piero 37, Marocchi 53, Del Piero 77, Grabbi C. 81, Casiraghi 83, Fuser 90+34

LAZIO: Marchegiani, Negro, Favalli, Venturin, Cravero, Chamot, Rambaudi, Fuser, Casiraghi, Winter, Signori (Bergodi 33) - Allenatore : Zdenek Zeman

JUVENTUS: Peruzzi, Ferrara C., Orlando A., Carrera M. (Grabbi C. 36), Kohler, Paulo Sousa, Marocchi, Conte A. (Porrini 66), Ravanelli, Del Piero, Tacchinardi - Allenatore : Marcello Lippi

ARBITRO: Bazzoli
ESPULSIONI: Cravero 28 (Lazio)


Non è da tutti esordire nel massimo campionato italiano segnando la rete decisiva di un Lazio-Juventus.

E’ quanto successe l’11 dicembre 1994 a Ciccio Grabbi, giocatore cresciuto nel vivaio bianconero, che firmò la quarta rete juventina in una partita che sarebbe terminata col punteggio di 3-4. Di Del Piero, doppietta, e Marocchi, le altre tre reti piemontesi.

tratto da: Esordire col gol della vittoria in un Lazio-Juventus alla 13^ di A 


VOTI BIANCONERI 
Bravo Grabbi 
Sousa si muove a tutto campo 

PERUZZI 7. Un intervento molto dubbio in area su Casiraghi, prima di esibirsi in una serie di parate determinanti. La più spettacolare quando vola a deviare un colpo di testa di Casiraghi

FERRARA 6,5. Gli tocca un Signori in serata di scarsa vena. Si difende con il solito mestiere. Poi si dedica a Casiraghi

ORLANDO 6,5. All'annuncio delle formazioni, sul tabellone elettronico compare con la vecchia maglia del Milan. Ma sul campo è sempre uno dei punti fermi della Juventus

CARRERA 6. La Lazio gioca su ritmi indiavolati, in difesa si balla non poco. Qualche chiusura non è impeccabile, ma tampona quasi sempre con grinta. Dal 36' pt Grabbi 7, un debutto esaltante

KOHLER 6,5. Di Casiraghi conosce pregi e difetti, il duello che ne viene fuori é arroventato

SOUSA 7. Da Padova in poi è tornato ad essere il campione che la Juve attendeva. Grande movimento, recupera palloni su palloni, dà man forte alla difesa

MAROCCHI 7. Certi ritmi non fanno più per lui, ma si sistema sulla fascia destra e offre il proprio apporto di esperienza indiscussa. Corona il tutto con il gol

CONTE 6. Solito stantuffo del centrocampo, gioca moltissimi palloni, ma commette anche qualche errore di troppo. Riscatto parziale con la palla-gol per Marocchi. Dal 22'st Porini 6

RAVANELLI 6,5. stringendo denti. In dubbio fino all'ultimo istante, scende in campo con grande coraggio e non risparmia su nulla. Giocatore preziosissimo, a volte insostituibile

DEL PIERO 8,5. Sbaglia il gol più facile e segna quelli più difficili, entusiamanti. Il nipotino di Platini mette a tacere l'Olimpico con giocate regali

TACCHINARDI 6,5. Centrocampista di sostegno e costruzione a sinistra, dirottato nel ruolo di libero quando entra Grabbi

tratto da: La Stampa 12 dicembre 1994

 


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