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lunedì 22 settembre 2025

13 Ottobre 1974: Juventus - Milan

É il 13 Ottobre 1974 e Juventus Milan si sfidano nella Seconda Giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1974-75 allo Stadio 'Comunale'  di Torino.

La Juve é guidata in panchina da Carlo Parola e si appresta a vincere il suo sedicesimo scudetto. Dall'altre parte c'é il Milan guidato in panchina da Gustavo Giagnoni, che dopo un campionato altalenante chiude al quinto posto, sette punti dietro la Vecchia Signora - Campione d'Italia.

Buona Visione!


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Stagione 1974-1975 - Campionato di Serie A - 2 andata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 13 ottobre 1974 ore 15.00
JUVENTUS-MILAN 2-1
MARCATORI: Bettega R. 20, Benetti 32, Anastasi 57

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cuccureddu, Furino, Morini, Spinosi, Damiani, Causio, Anastasi (Altafini 76), Capello F., Bettega R.
Allenatore: Carlo Parola

MILAN: Albertosi, Bet, Sabadini, Zecchini, Turone, Maldera, Bigon, Benetti, Calloni (Gorin 79), Rivera, Chiarugi
Allenatore: Gustavo Giagnoni

ARBITRO: Gialluisi




Anastasi chiede scusa 
Il giocatore non aveva gradito la sostituzione con Altafini - 
Negli spogliatoi chiarificazione con Parola - 
Elogi del trainer a Spinosi - 
Zoff: "La mia non è stata una papera" - 
I complimenti di Boniperti 

Trentunesimo della ripresa. Parola fa spogliare Altafini per sostituire Anastasi che, cinque minuti prima, aveva ricevuto un colpo al basso ventre in uno scontro con Zecchini ma si era subito ripreso. La mossa di Parola sorprende Anastasi che protesta, è restio a lasciare il campo e si abbandona ad un gesto d'insofferenza verso la panchina — meno clamoroso di quello di Chinaglia, a Monaco nel confronti di Valcareggi — poi si sfila la fascia di capitano, la consegna a Furino e, contrariato, prende la via degli spogliatoi. La reazione di Pietro — anche se a « caldo » è difficile mantenere il « self control » — è parsa poco opportuna. Tutto finisce nel migliore dei modi, con la meritata vittoria della Juventus e con una chiarificazione negli spogliatoi: Anastasi si scusa con Parola. 

"Non volevo uscire perché mi sentivo in buone condizioni ed avevo ormai assorbito la botta di Zecchini" 

— dice Anastasi, che si era battuto bene ed aveva siglato, con un magnifico sinistro, di controbalzo, il gol decisivo —. 

"C'è stato un malinteso. Durante il primo tempo avevo riportato una contusione al ginocchio: nell'intervallo avevo detto all'allenatore che, se avessi avvertito le conseguenze dell'infortunio, sarei stato io stesso a chiedere la sostituzione. Invece ho ricevuto l'ordine dalla panchina. A chiunque spiacerebbe uscire in una partila così importante. Ora tutto è stato chiarito ». 

Ecco la versione di Parola. 

« Anastasi aveva preso un colpo alla rotula che si presentava un po' gonfia — spiega il trainer —. Nel secondo tempo sembrava non risentirne ed ha segnato un magnifico gol. Poi ha subito un altro colpo. A questo punto, vedendo che il Milan stava premendo, ho ritenuto opportuno sostituire Anastasi con il fresco Altafini per alleggerire il gioco. Con José abbiamo anche creato due pericolosi contropiede ». 

Commentando il risultato, Parola aggiunge: 

"La partita era delicata per entrambe le squadre. Se non avessimo perso a Bologna, si poteva fare un gioco più brillante. Invece c'era un po' di nervosismo: dovete capire lo stato d'animo dei bianconeri. Dopo iI primo gol hanno giocato più distesi: la calma è stata determinante. Nel complesso si è visto un incontro piacevole sul piano tecnico. La vittoria è stata sofferta ma meritata. Abbiamo sfiorato il terzo gol in un palo di occasioni. Causio è parso in progresso rispetto a Bologna. In difesa mi è piaciuto molto Spinosi: si è mosso con una freddezza olimpica e si è spinto in avanti, alla Beckenbauer, al momento giusto ». 

Spinosi accetta i complimenti ma dice che il suo compito è stato facilitato dai compagni di reparto. Ieri Spinosi ha dimostrato la sua adattabilità anche al ruolo di libero: l'anno scorso l'esperimento non aveva dato risultati apprezzabili perché non gli era stato concesso il tempo ma I tecnici avevano visto giusto. Adesso la Juventus sa che, in caso di necessità, può puntare su Spinosi come vice-Scirea. Davanti al microfoni della Rai, Parola s'incontra con Giagnoni. L'allenatore rossonero ammette che, dopo un primo tempo equilibrato, la Juventus ha preso il sopravvento. Parola ringrazia e replica: 

« Ho visto un grosso Milan. Quando troverà l'amalgama s'inserirà d'autorità nel gruppo delle candidate al titolo ». 

Riferiscono a Parola che i milanisti rivendicano due rigori. Parola dissente: 

« Non c'erano questi rigori. Chiarugi è un bravo attaccante ma sa andare giù al momento giusto. E non dico altro. Morini, poi, non ha commesso alcun "mani" ». 

Anche gli interessati negano. Gentile dice di non aver commesso fallo su Chiarugi: 

« Nel rialzarsi da terra è inciampato sui miei piedi. L'ho fermato come a Lucca ». 

E Morini: 

"Il tiro di Calloni, da distanza ravvicinata, mi ha preso sul ventre ». 

Si discute anche sul gol incassato da Zoff: 

« La fucilata dì Benetti, da fuori area non è parsa irresistibile, se questa è una "papera" — dice il portiere — allora io sono un mostro. Il tiro di Benetti era forte: sono riuscito a toccare la palla ma non a deviarla. Tutto qui. Per il resto I difensori bianconeri sono stati eccezionali. Ho visto una buona Juventus. La squadra ha dimostrato di essersi ritrovata in pieno. Due punti importantissimi ». 

Bettega ha ritrovato la via del gol ma non è completamente soddisfatto di se stesso.

« Abbiamo sprecato un po' meno, in fase conclusiva, delle altre, volte, — osserva Bettega —. Ho segnato II gol più difficile, colpendo II pallone di punta, ed ho sbagliato il gol più facile per il vizio di essere perfezionista. Per la rabbia avrei mangiato i pali della porta di Albertosi. Meno male che non era un gol decisivo ». 

Causio dice: 

« Sono andato meglio che a Bologna. Questa era una partita in cui contava solo il risultato. Abbiamo vinto e le acque si sono calmate ». 

Boniperti, invece, si complimenta con i bianconeri. 

« Una bella Juventus che ha dato prova di maturità in una gara difficile, — rileva il presidente —. Il Milan visto al "Comunale" avrebbe vinto con qualsiasi squadra. Mi sembra questo l'elogio più bello per la Juventus che ha cancellato la sconfitta di Bologna ». 

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 14 Ottobre 1974



La Juventus ha snobbato l'Hilton

Non c'è piu Allodi a dominare il mercato e Boniperti non è certo il tipo da gettarsi nella mischia. Si è limitato ad affidare a Moggi le vendite minori, Boniperti si era mosso solo per ingaggiare Riva e si era già accordato con Arrica anche se le richieste del presidente del Cagliari francamente gli erano sembrate esagerate. Ma sapeva che con Riva avrebbe costruito una Juventus irresistibile ed avrebbe pure accontentato Agnelli. Sfumato il superman si è accontentato di Damiani del Vicenza. C'era poi da risolvere il problema del libero perché il patetico Salvadore era ormai maturo per la lista gratuita. Boniperti l'ha risolto acquistando dall'Atalanta Scirea definito il nuovo Beckenbauer.

Forse Boniperti avrebbe voluto privarsi anche di Altafini, l'ha riconfermato con malavoglia sia per 50 milioni che costa sia per il dualismo con Bettega. Ma temeva che Altafini andasse a segnare altrove, e non ha voluto correre rischi. 

Morini è contestato, ma è stato offerto invano all' Inter, cosi è rimasto. Ma forse partira riserva, con Spinosi stopper. Gentile merita la promozione a titolare. Potrebbe fare il mediano con l'arretramento di Furino in terza linea. Come laterale di spinta Furino accusa troppe pause, come terzino dovrebbe essere in grado di farsi valere ancora. Pensando al futuro la Juventus ha opzionato (per 172 milioni) il ragazzo prodigio del Giulianova Jachini, perché l'impostazione della societa prevede sempre di puntare sui giovani. Ma i tifosi, delusi per il mancato arrivo del terzo scudetto consecutivo, si preoccupano soprattutto del presente. Per calmarli Boniperti e deciso a emarginare il suo fraterno amico Vycpalek, e l'ha sostituito con Carletto Parola (altro suo ex compagno di squadra, tanto per cambiare). Parola ha promesso allenamenti all'inglese e controllo continuo dei giocatori che dovranno timbrare il cartellino come gli impiegati, Parola vivacchiava da sei anni in serie B nel Novara, ha idee approssimative sul massimo campionato, ma i maligni assicurano che non ce n'è bisogno. Perché si limitera ad obbedire a Boniperti. Quindi nella Juventus non cambierà nulla.

Guerin Sportivo nr.23 1974 


 


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domenica 21 settembre 2025

6 Aprile 1975: Juventus - Napoli

É il 6 Aprile 1975 e la Juventus ospita allo 'Stadio Comunale' di Torino i partenopei in questa gara valevole per la decima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1974-75.

Il Napoli sta facendo una dei campionati piú belli della sua storia. Ha ambizioni forti e vuole sfidare la 'Signora Omicidi' in un duello che a molti sembra impari. 

In effetti dopo questa prestazione il Napoli si dovrá accontentare della piazza d'onore ed i piemontesi così conquisteranno il loro 16esimo scudetto.

Buona Visione!


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Stagione 1974-1975 - Campionato di Serie A - 10 ritorno
Torino - Stadio Comunale
domenica 6 aprile 1975 ore 15:30 
JUVENTUS-NAPOLI 2-1
MARCATORI: Causio 19, Juliano 59, Altafini 88

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cuccureddu, Furino, Morini, Scirea, Damiani (Altafini 75), Causio, (c) Anastasi, Capello F., Bettega R. 
A disposizione: Piloni, Spinosi
Allenatore: Carlo Parola

NAPOLI: Carmignani, Bruscolotti, Pogliana, Burgnich, La Palma, Orlandini, Massa, Juliano, Clerici, Esposito, Braglia
A disposizione: Favaro, Landini, Rampanti
Allenatore: Luis Vinicio

ARBITRO: Michelotti
AMMONIZIONI: Furino, Capello F., Anastasi (Juventus); Massa (Napoli)



Il numero 88 nella smorfia napoletana rappresenta i caciocavalli, ma nell’aprile del 1975 in un pomeriggio torinese rimasto nella storia della Serie A è stato anche il minuto in cui José Altafini realizzò il gol Scudetto bianconero proprio contro la sua ex squadra. Uno degli ultimi acuti di un attaccante che ha scritto pagine indelebili nel nostro campionato, dal Milan al Napoli, fino al contestato passaggio alla Juventus e al gol che portò i suoi ex tifosi a definirlo “core ‘ngrato”. Un lupo che aveva perso tanti peli nel corso di una carriera infinita, ma mai il vizio di essere decisivo: talento sfruttato sapientemente dalla Juventus di quegli anni, consapevole di avere a disposizione in panchina un giocatore diverso dagli altri.

José Altafini, uno dei più prolifici cannonieri della Serie A

Il bomber italo-brasiliano, uno dei più prolifici nella storia del nostro calcio, non ha bisogno di presentazioni: realizzatore riuscito nel corso della sua carriera a vincere Scudetto e Coppa dei Campioni da protagonista con il Milan a inizi anni ’60 - segnando addirittura 14 reti in una singola annata della massima competizione europea, con tanto di doppietta in finale contro il Benfica di Eusebio. Nel 1965 poi, dopo dissidi interni alla squadra, Altafini decise di lasciare Milano e scelse Napoli - un gruppo in grande crescita e che puntava alla vittoria del primo storico campionato. L’impresa non riuscì, nonostante l’attaccante non smise mai di fare gol - soprattutto nei big match e nelle partite da dentro o fuori, con i tifosi partenopei che in 224 gare con lui in campo esultarono 89 volte alle sue reti.

Una storia d’amore finita male, non tanto per i risultati raccolti quanto per l’addio non corrisposto - con il Napoli che a 34 anni non voleva continuare a puntare su di lui per ragioni anagrafiche e arrivò a cedere Altafini alla Juventus senza incassare nulla in cambio. Un parametro zero d’altri tempi che i bianconeri riuscirono a sfruttare nel ruolo di riserva alle spalle di Bettega e Anastasi. Un’idea che funzionò, soprattutto il 6 aprile 1975.

Juventus-Napoli 2-1, finita con il più classico dei gol dell'ex

Una primavera dal sapore di Scudetto quella del 1975 per la Juve, come spesso è capitato nei decenni scorsi: i bianconeri primi in classifica chiamati a ospitare il Napoli secondo a due punti di distanza (all’epoca la vittoria valeva due punti e non tre, ndr), con un testa a testa che potenzialmente poteva riaprire i giochi oppure chiuderli definitivamente a cinque giornate dal termine. Una sfida sentita, sofferta, davanti al pubblico del Comunale che riempiva ben oltre la capienza consentita le tribune. Una domenica pomeriggio d’altri tempi, con Causio in gol a dare il vantaggio ai bianconeri e Juliano a firmare quello del pareggio degli ospiti nella prima parte del secondo tempo. Un 1-1 che faceva più comodo alla Juventus - avanti in classifica - e che costrinse il Napoli a cercare il tutto per tutto, provando a mettere in difficoltà i padroni di casa.

E proprio a quel punto arrivò il colpo di scena, la più classica delle vendette servite a tre anni di distanza dal passaggio alla Juventus: ad Altafini bastarono meno di 15 minuti in campo per colpire su una ribattuta dopo una conclusione di Cuccureddu finita sul palo - dimostrando ottimi riflessi nonostante le tante stagioni passate in campo. Un gol che fece la differenza e che permise alla Juventus di vincere lo Scudetto, con tanto di titolo il giorno successivo su “Il Mattino”: “José pugnala il Napoli” - diventato nel giro di pochi istanti un nuovo idolo della storia bianconera.



Le Pagelle dei 24 Protagonisti

ZOFF-CARMIGNANI: niente da fare, per tutti e due, sui gol subiti, che schizzano con traiattorie imparabili. Ma san Dino opera un paio di miracoli uscendo quale kamikaze o libero di ruolo, mentre il buon Gedeone denuncia vari impacci, specie nelle azioni volanti.

SCIREA-BURGNICH: ha maggior senso della posizione il vecchio, tenace Tarcisio, che l'Inter regala malamente e ancora rimpiange. Il giovane bianconero subisce gli scricchiolli dell'intero reparto, sbilanciato in avanti e indietro. Quanto è duro far esperienza nella vita.

GENTILE-BRAGLIA: il terzino ha avuto il suo da fare contro un uomo lungo più di lui, che forse Parola avrebbe dovuto affidare all'altrettanto lungo Cuccureddu, Braglia è apparso dinamico e anche generoso nei recuperi automatici della manovra napoletana, mentre il piccolo bianconero ha dovuto lavorarlo al corpo come fanno castori con gli alberi: giú una morsicata e via.

CUCCUREDDU-MASSA: questioni di proporzioni, come si è accennato in precedenza, Il piccolo Massa sguscia via mentre Cuccu è più portato a spingere in attacco. Fatto sta che in avvio di ripresa, il piccoletto ha tre palloni-gol: due glieli nega Zoff, il terzo spiove su Juliano pronto a battere, mentre Cuccu, pur sgobbando, non vede punteros che gli suggeriscono i necessari sfoghi di manovra.

MORINI-CLERICI: qualche esitazione iniziale di Morgan, che poi smanetta il suo uomo e riesce anche a dirottarlo dalla zona centrale. Non è più il gran Clerici di una volta, e Morini finirà per spegnergli le ultime candele.

FURINO-ESPOSITO: quante corse, povero Furia. Il suo avversario ha notevolissime doti tecniche, si muove a appoggia, si offre ai triangoli o da una mano a Juliano di continuo. Furino deve accollarsi chilometri di centrocampo e anche qualche intervento in piú. Ma dalle gran schiume che solleva nella zona mediana non esce il remitente puntero juventino, mentre i suggerimenti di Esposito risultano puliti proprio perché perché i Braglia e Massa dimostrano maggior verve

DAMIANI-LA PALMA: piroeittano a vicenda, ma il napoletano beve raramente tentativi di finta, in un raro triangolo veloce ed essenziale, flipper manda in gol Causio, il miglior effetto del suo pomeriggio. Ma perché esca lui quando entra Altafini? I tifosi di casa stanno rodandosi fegato e gomiti.

CAUSIO-POGLIANA: Il barone alterna come al solito genio e sregolatazza. Fino al gol. Al 19' sfrutta l'unico corridoio aereo possibile per trafiggere Carmignani. Di qua in avanti, finché gli regge il fiato, Causio da enorme lavoro al suo marcatore, che è mastino attrezzato alla bisogna. Poi si sciogile a furia di andare e venire per il campo, e connette meno: ma se non entra lui un paio di bombarde, chi tira al suo posto?

ANASTASI-BRUSCOLOTTI amico Pietro, ti capisco. Però la gente è impietosa, ti vuole in gol, ti vuole fresco e pimpante. Ti sta addosso un tipo da pirateria, che non regalerebbe un osso neanche al suo cane. E tu non lo superi, ti sfianchi, perdi il lume, al 7' della ripresa cincischi in area forse ti odii da solo più di quanto si strugga il pubblico. Che devo dirti? Non ho voglia di giudicare il puledro che tutti attendono al varco.

CAPELLO-JULIANO: qui siamo in zona di regia, giù il cappello, signori mieI. Fabio amministra i suoi soldati che ormal lo cercano in ogni occasione, sperando che lui inventi una parabola, un suggerimento, Juliano ha truppe piú diligenti e fedeli al posto. Finisce che Totonno fa da maestro per lunghe fasi o Fabio, mordendosi le guance, di stribuisce anche qualche legnata gratuita. Ma il suo sforzo di sostegno verso un attacco solo teorico encomiablie. E cosi Juliano ha la platonica consolazione di un gol, mentre l'interno destro di Capello su punizione co-gile una traversa che, per pochi centimetri, avrebbe aperto un'altra partita (si era al 54').

BETTEGA-ORLANDINI: ha lavorato assai meglio il napoletano. Bobby caracollava elegante, misurato, come in footing. Palla via in appoggio, pochi stacchi conquistati di testa, sublime superiorità morale ma non fisica. Ohl, qui ai doveva sputare l'anima. E chi non lo fa, rischia molto. Vero, Bobby?

ALTAFINI: concediamogil una pagella da solo, anche se ha giocato un magro quarto d'ora. Sembra che non possa raddrizzare la baracca. E inveco si perde un paio di contrasti, si allunga troppo la palla in un'occasione, sta in un metro con Bettega e Anastasi come se avessero tutti e tre paura del demonio. Poi arriva quel servizio. Il maestro di biliardo fa filotto e scudetto. Mi dica lei, mister Parola, come la mettiamo?

ARBITRO MICHELOTTI: voleva tenere la partita in pugno. Се l'ha fatta con vigoria, mostrando cartellini e non accettando scene. A diversi non è piaciuto in fasi esecutive minime. Però, alla lunga, vince lui, ai punti.




Il Napoli ha fatto harakiri: gli uomini che gli hanno rubato le speranze di scudetto sono Altafini e Zoff, ex-leoni di Fuorigrotta

" La Juve dice grazie Ferlaino"

TORINO. Adesso Ferlaino si pente di non aver fatto il Pulcinella. Ha voluto ragionare da manager e ha perso lo scudetto.

Se avesse continuato a vivere alla giornata, come fanno i napoletani veraci, non avrebbe mai accettato uno scambio Zoff-Carmignani. Lo sapeva anche lui, che pure a quell'epoca si intendeva quasi esclusivamente di edilizia e di automobilismo che Zoff era molto più bravo di Carmignani, ma pensò al bilancio e si fece allettare dai quattrocento milioni del conguaglio,

Non solo: ma per convincere il riluttante Boniperti a firmare l'assegno, gli aggiunse a mo' di regalo anche José Altafini. Per quell'assegno e quel regalo a Boniperti, Napoli ha perso lo scudetto. Tra Zoff e Carmignani c'è la stessa differenza che passa tra la saracinesca e il colabrodo. Ed è stato Altafini a inventare il gol che ha ucciso il Napoli e il campionato.

Adesso Ferlaino si pente perché quattrocento milioni sono niente per una città come Napoli, dove i tifosi sono disposti a saltare il pasto pur di seguire la squadra del cuore. Domenica a Torino sembrava di essere a Fuorigrotta. Le bandiere allo stadio erano tutte azzurre. Quelle bianconere erano relegate in un angolino. Il Napoli quest'anno ha già incassato tre miliardi e mezzo. Immaginate cosa sarebbe successo se fosse arrivato anche lo scudetto.

Ma Ferlaino non ha capito che l'oro di Napoli è l'entusiasmo. Non si è affidato a San Gennaro come fanno gli amministratori del comune che non si spaventano mai anche se i miliardi del deficit aumentano. Il presidente del Calcio Napoli tre anni fa si fece abbindolare dai quattrocento milioni e ora se ne pente amaramente. Zoff ha sempre salvato la Juventus nei momenti difficili; Carmignani non è mai parso sicuro. Zoff non avrebbe respinto a casaccio, proprio sui piedi di Cuccureddu, e non sarebbe rimasto a guardare Altafini mentre sparava in rete. Si sarebbe tuffato come una catapulta. E, aggiungerebbe Pirandello, se Altafini fosse rimasto a Napoli, domenica non avrebbe regalato lo scudetto alla Juventus.

Il cambio Zoff-Carmignani si può anche spiegare con la politica finanziaria, ma con Altafini i milioni centravano relativamente. Ferlaino aveva lasciato libero il brasiliano, per risparmiare il reingaggio. E non gli aveva proposto il rinnovo del contratto perché lo riteneva maturo per la pensione. Ricordo ancora quello che il presidente del Napoli disse all'Hilton nel giugno del 1972: 

“Altafini è finito, ormai è un rudere”, 

E il giudizio fu avallato dall'allenatore Giuseppe Chiappella.

Domenica il rudere di tre anni fa ha scippato il Napoli e ha deciso l'incontro. In Galleria hanno parlato di core ingrato, Il napoletanissimo Totò Ghirelli, sul Corriere gli ha scritto una brillantissima lettera aperta, per fargli sapere: 

“Lei che conosce bene la nostra città, trafiggendo Carmignani a due minuti dalla fine, ha spento il Vesuvio, ha sommerso Posillipo, ha subissato Capri. L'avevamo tanto amata, signor Altafini, per sette anni dí seguito, che adesso non abbiamo nemmeno la forza di amarla”.

I tifosi napoletani a Torino avevano accolto il suo ingresso in campo al posto di Damiani con il` fischio dei merli ‘ (l'immagine è di José) perché pensano che sia stato lui ad andarsene da Mergellina. Ma Altafini ci tiene a specificare che se fosse dipeso da lui sarebbe rimasto a Napoli per tutta la vita e anzi spera di tornarci un giorno come general manager (ma dopo questo sgarbo sarà difficile). Fu Ferlaino a mandarlo via per risparmiare un salario.Se avesse dato retta al saggio Achille Lauro, o se fosse arrivato prima Vinicio, non sarebbe finita così. 

Lauro e Vinicio, della Juventus temevano soprattutto Altafini, l 'allenatore si era augurato che Bettega potesse giocare nonostante l'infortunio di Roma contro gli americani del Soccer, proprio per paura che fosse utilizzato il terribile vecchiaccio. Bettega è riuscito a guarire in tempo utile, ma a un quarto d'ora dalla fine Parola ha voluto giocare ugualmeņte la carta-Altafini. Ha raccontato di averla tentata perché è un giocatore di poker e gli piace rischiare. In realtà Parola è vissuto a Napoli e ha imparato qualcosa. Vinicio, tecnico moderno, aveva studiato marcature speciali, sorprendendo tutti per i machiavellismi piuttosto complicati, Parola è un allenatore all'antica, va in panchina con la coppola perché gli porta fortuna. Si e ricordato che Altafini contro il Napoli aveva sempre segnato, gli è venuto in mente che l'ultimo gol di José risaliva proprio all'incontro di andata a Fuorigrotta, si è affidato alla cabala egli è andata bene. In tutta la partita che per lui è durata solo un quarto d'ora Altafini ha toccato cinque palloni. Due li ha sbagliati, due li ha passati e uno l'ha scaraventato in rete. Negli spogliatoi siamo corsi tutti da lui e il gladiatore Cesco Morini si è arrabbiato: 

“Ma come - ha gridato scandalizzato - noi ci siamo battuti come leoni per novanta minuti e voi intervistate solo lui", 

Ma Altafini è l'uomo che ha deciso la partita. Ha regalato lo scudetto a Boniperti, quando il Napoli era sicuro di avere in pugno la Juventus e tentava di vincere.

Altafini, dopo essersi paragonato a Ciang Khai-Scek ha dedicato il gol al presidente, perché nei giorni scorsi, forse per galvanizzarlo, Boniperti gli ha rinnovato il contratto anche per l'anno prossimo. Non gli importa se a luglio José compirà 37 anni, è sicuro che si renderà utile ancora. Intanto, dopo aver vinto due scudetti e una coppa con il Mi- lan si prende la soddisfazione di vincere uno scudetto anche con la Juventus. E la soddisfazione è doppia perché lo scudetto lo ha fatto vincere lui,

Se potesse, Altafini a fine campionato, andrebbe da Boniperti e gli direbbe:

“La ringrazio per la fiducia che ha riposto in me. Mi sono sdebitato con il gol che ho segnato al Napoli E adesso mi ritiro! “. 

Ma Altafini non può ritirarsi in bellezza come il Combi della leggenda. Il fisco reclama ottanta milioni di tasse arretrate. Ha una famiglia numerosa da mantenere. In Brasile, deve passare gli alimenti all'ex moglie e alle due figlie. Da casa Barison ha prelevato la consorte e tre figli. Li mantiene tutti lui perché desidera essere considerato non solo un ottimo centravanti ma anche un buon padre di famiglia. 

I cinquanta milioni della Juventus gli` fanno comodo. E per arrotondare le entrate ha accettato pure di reclamizzare una polizza di assicurazione. Per aumentare il conto in banca dovrà continuare a giocare, anche se ormai ha perso lo scatto e il tiro. Gli è rimasta l'astuzia del vecchio volpone. Per guadagnarsi lo stipendio cercherà di sfruttarla ancora, come ha fatto domenica.

Boniperti sentiva che la Juventus avrebbe vinto e contrariamente alla tradizione è rimasto allo stadio sino alla fine. Da quando è presidente, ha visto finire solo due partite: quella di Roma due anni fa, quando segnò Cuccureddu e la Juventus vinse lo scudetto scavalcando il Milan, e quella di domenica. Un' altra partita-scudetto. Anche se i piemontesi, prudenti per natura si limitano a dire di avere 80 probabilità su 100. Umberto Agnelli invece non ha resistito sino al fischio finale di Michelotti. 

Sull' 1 a 1 ha temuto che potesse vincere il Napoli, e per non rischiare incidenti ha salutato il ministro della Industria Donat Cattin e se ne è andato. Il fratello Giovanni ha addirittura disertato lo stadio. Troppa gente confonde Juventus e Fiat, giocatori e cassa integrazione e cerca ogni pretesto per creare disordini.

Non c'era nemmeno Fulvio Bernardini che si è accontentato della relazione di Enzo Bearzot. Ai cronisti l'osservatore federale ha dichiarato: 

“Una bellissima partita che il Napoli ha saputo condurre in porto in modo formidabile.” 

A sentire Bearzot, siamo rimasti sbigottiti in quanto il Napoli si è fatto harakiri. Vinicio avrebbe potuto finire uno a uno e il pareggio doveva stargli bene, perché Napoli ha un calendario più facile rispetto alla Juventus (domenica per lui sarà uno scherzetto battere la Ternana, mentre Parola avrà vita dura a Cagliari). Ma dopo il gol di Juliano, Vinicio ha perso la bussola. Si è sentito un leone e ha voluto cancellare dalla classifica lo zero delle vittorie esterne. Ha pensato di poter trafiggere la Juventus che dava l'impressione di essere Groggy. Ma Vinicio aveva fatto i conti senza Altafini. E il vecchio José ha compiuto il miracolo che a Napoli riesce solo a San Gennaro

Elio Domeniconi
tratto da: Guerin Sportivo 1975 nr.15




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Juventus

Josè Altafini si offre all'abbraccio di un anonimo Damiani reso quasi irriconoscibile da un rozzo impermeabile.
E' la fase culminante di Juventus-Napoli: l'ora dei sorrisi pieni felice umanità, dei sospiri che sottolineano la fine di un incubo. Due lavoratori che hanno fatto il loro dovere che si compiacciono: potrebbe andar bene, questa immagine, un po' dappertutto: in una fabbrica, in ufficio; forse s'adatta solo ai campi di calcio. E' un'immagine di sport. Una volta tanto non registri la rabbia del campione nascente (Damiani) che ha dovuto lasciare il posto proprio sul più bello al collega ch'è stato campionissimo che oggi vive di ritagli di gloria, una gloria chè sembra rubata agli altri. Damiani ha ceduto il posto al vecchio Altafini e alla fine gli ha detto con un abbraccio fraterno tutta la sua gioia ed anche dell'intera squadra per il gol che ha beffato il coraggioso Napoli e ha consegnato anzitempo alla Juventus il sedicesimo scudetto. Questo è quanto si deve De Amicis.


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giovedì 19 giugno 2025

19 Giugno 1975: Inter - Juventus

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. È il 19 Giugno 1975 e Inter e Juventus si sfidano nella quarta giornata del girone di Seconda fase della Coppa Italia 1974-75 allo Stadio 'Giuseppe Meazza - San Siro' di Milano.

La Juve è guidata in panchina da Carlo Parola e si appresta a vincere il suo sedicesimo scudetto. Dall'altra parte c'è l' Inter che disputa un campionato mediocre e si piazza a metà classifica.

Per quanto riguarda la coppa nazionale i bianconeri - dopo aver agievolmente passato la prima fase - si devono inchinare al Milan in questa parte di torneo. I rossoneri dall'altra parte dovranno cedere alla Fiorentina in Finale.

Questa gara entra nella memoria nel tifoso Juventino perché Gaetano Scirea segna il primo gol ufficiale in maglia bianconera.

Buona Visione!

 


inter


 

Stagione 1974-75 - Coppa Italia - Girone finale, 2 ritorno
Milano - Stadio San Siro
Giovedì 19 Giugno 1975 ore 20.30
INTER-JUVENTUS 2-6
Marcatori: 1' Anastasi, 33' Viola, 48' Anastasi, 52' Scirea, 54' Viola, 60' Cuccureddu (J) 20' Boninsegna, 68' rigore Boninsegna (I)

Inter: Vieri, Giubertoni, Fedele, Bertini, Guida, Bini, Mariani, Moro (62' Cerilli), Boninsegna, Galbiati, Scala (62' Rossi)
Allenatore: Luis Suarez

Juventus: Zoff, Spinosi, Cuccureddu, Marchetti, Morini, Scirea, Damiani (55' Altafini), Causio, Anastasi (66' P.Rossi), Viola, Bettega
Allenatore: Carlo Parola

Arbitro: Trinchieri




Juve scatenata (ma inutilmente) L'Inter chiedeva "Pietà!,,
Contestata a S. Siro: un cuscino su Fraizzoli - Conferma di Marchetti

Milano, 20 giugno. La Juventus non conosce mezze misure Vittoriosa nella prima partita di questa Coppa per 5-0 a Bologna, ieri sera si è clamorosamente ripetuta, rifilando all'Inter un 6-2 (2 volte Anastasi, 2 Viola, Scirea e Cuccureddu) che non lascia scampo. Ma i suoi sforzi non sono bastati: lascia lo stesso ogni speranza di entrare nella finale. Che la Juve fosse abituata a grandi prestazioni sul palcoscenico di San Siro, lo si sapeva: ma la sua prosa di ieri sera al di là di ogni più rosea aspettativa della vigilia. Anastasi e compagni hanno voluto dare una secca risposta a coloro che continuavano a ritenerli scarsamente interessati alla conquista di questo torneo, dando una dimostrazione di vitalità e di volontà non indifferenti per una squadra che ha vinto il campionato e che si può giustamente considerare paga. La dilagante strapotenza messa in mostra dalla Juventus, va comunque ricondotta nel giusti termini. Ieri sera i bianconeri hanno giocato contro dei fantasmi, contro undici uomini sfiduciati, che si può supporre pensassero già alle imminenti vacanze estive: se così non fosse, significherebbe che l'Inter ha proprio toccato il fondo. Le attenuanti delle assenze di Facchetti e Mazzola non bastano a giustificare una serata indecorosa, il crollo totale, dal quale si è salvato come al solito Boninsegna, lasciato pero troppo solo dai compagni e quindi sempre preceduto da Morini, ancora una volta uno dei più in palla.

Ancora una serata burrascosa insomma per un Inter senza pace. In tribuna il presidente Fraizzoli e la consorte lady Renata, apparivano visibilmente a disagio. Entrambi hanno abbandonato il loro posto a un quarto d'ora dalla fine, quando un tifoso più disgustato di altri, ha lanciato contro la presidentessa un cuscino, che è planato dolcemente sul capo della prima tifosa interista, mentre nel popolari gli ultras del tifo meneghino, non avevano altro passatempo, visto l'andamento della partita, che scagliare sul pubblico dei distinti e alle forze dell'ordine, sacchetti pieni d'acqua, dando un'ulteriore prova di quella sportività ed educazione alla quale ormai sono abituati.

tratto da: La Stampa 20 giugno 1975 

 



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domenica 18 maggio 2025

18 Maggio 1975: Juventus - Vicenza


É il 18 Maggio 1975 Juventus Vicenza si sfidano nella quindicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1974-75 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

La Juve é guidata in panchina da Carlo Parola e si appresta a vincere il suo sedicesimo scudetto. Dall'altra parte c'é il Lanerossi Vicenza che non riuscirá ad evitare la retrocessione in Serie B piazzandosi al terzultimo posto in classifica.

Buona Visione!



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Stagione 1974-1975 - Campionato di Serie A - 15 ritorno
Torino - Stadio Comunale
domenica 18 maggio 1975 ore 16:00 
JUVENTUS-VICENZA 5-0
MARCATORI: Damiani 8, Bettega R. 27, Anastasi 36, Damiani 38, Cuccureddu 55

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cuccureddu, Furino, Morini, Scirea, Damiani (Altafini 53), Causio, (c) Anastasi, Capello F., Bettega R. 
A disposizione: Piloni, Spinosi
Allenatore: Carlo Parola

VICENZA: Sulfaro (Ciaschini 46), De Petri, Longoni, Bernardis, Perego, Berni, Galuppi (Rigoni 14), Savoldi, Vitali, Fontana, Faloppa
A disposizione: Volpato
Allenatore: Manlio Scopigno

ARBITRO: Michelotti





A fianco del presidente la giornata del successo bianconero 
E' la nona vittoria di Boniperti 
Cinque come giocatore, quattro da dirigente 
Gettato vestito nella vasca dai giocatori
La gioia di Parola 


" Buon Dio. è fatta! », 
urla Giampiero Boniperti levando le braccia al cielo. Sono le ore 16,30: Bettega ha appena infilato il secondo pallone alle spalle di Sullaro, è il gol che stronca il Lanerossi Vicenza e mette la Juventus al riparo da qualsiasi sorpresa. Lo stadio è una bolgia. La Juventus è campione d'Italia e per Boniperti è il nono scudetto: cinque come giocatore, tre come presidente e uno — ci tiene a precisarlo — come consigliere. 

Sul gol di Bettega unisce la sua solierenza: durante i primi minuti e anche dopo il punto di Damiani, si era agitato, prendendosela con l'amico Perardi che si agitava più di lui, commentando in tono vivace le fasi della partita insieme con Vycpalek e Mattrel che sedevano ai suoi fianchi. Anche sul 2-0 Boniperti fuma una sigaretta dopo l'altra. Quando la gente grida 
« Pietro, Pietro »
Il presidente osserva: 
"Manca il suo gol, sarebbe ora che lo facesse ». 
E poco dopo Anastasi lo accontenta realizzando la più bella delle cinque reti con cui la Juventus travolge il povero Lanerossi Vicenza. Il volto di Boniperti s'illumina di felicità. 
Esclama: 
» Che gol, ragazzi: l'ha fatto, finalmente ».
Il resto della partita adesso non conta più. Boniperti è ormai rilassato.

Cosa prova in questo momento? gli chiedo. 
« Questo scudetto significa molto per me — risponde —. E' una grossissima soddisfazione, mi ripaga di tutte le sofferenze ». 
Fa una breve pausa, poi riprende a ruota libera: 
« Questa è stata una stagione particolare. Sono contento per Parola, per Giuliano, per La Neve, per i massaggiatori De Maria e Corino, per la segreteria: tutti hanno collaborato al successo. E' molto più difficile vincere un campionato oggi che qualche tempo fa. Anche voi giornalisti avete delle grosse responsabilità e dovete usare il vostro lavoro per educare: il calcio è uno sport, non dimentichiamolo ». 
Ci congediamo momentaneamente da Boniperti che va negli spogliatoi durante l'intervallo di metà tempo e parliamo con l'ex presidente dottor Umberto Agnelli. Questo il suo commento: 
«Non è stato un campionato brillante, ma non è certo colpa della Juventus. Il nostro calcio è quello che è. In questo contesto, tuttavia, non si può non riconoscere che la Juventus ha vinto meritatamente lo scudetto. Anche la Juventus avrebbe bisogno di qualcosa per la Coppa dei Campioni: sul mercato nazionale c'è poco da reperire e ciò di cui necessita potrebbe arrivare soltanto se si riaprissero le frontiere. Siccome il veto deriva da una scelta della Lega, io non lo contesto: la mia è una semplice considerazione. Ma se vogliamo davvero essere forti in campo internazionale ci vogliono gli assi stranieri. La Juventus non è una grandissima squadra, ciononostante speriamo di riuscire ugualmente a fare una buona figura in Coppa dei Campioni ».

Torniamo alla partita. Nel secondo tempo Cuccureddu porta a cinque le segnature, poi la Juventus non infierisce anche se c'è « nonno » Altafini che cerca il gol « n. 300 » ma invano. Due minuti prima della fine, c'è l'invasione anticipata. Boniperti si diverte a vedere i risultati dell'entusiasmo dei tifosi: Zoff con la maglia a brandelli, Causio senza maglia, giocatori che fuggono per sottrarsi alla morsa della lolla. A stento Michelotti riesce a condurre a termine l'incontro. Ormai migliaia di tifosi sono in campo. Lasciando la tribuna d'onore, Boniperti guarda la baldoria che avviene nel rettangolo di gioco e dice: 
« E' giusto che sia così ». 
Lui la festa tricolore l'ha vissuta da protagonista per cinque volte. Poi aggiunge: 
« Dedichiamo questo scudetto ai nostri tifosi che, con il loro comportamento esemplare, ci hanno sorretti dovunque e in ogni momento, risultando sempre di grosso aiuto ». 
Ripete anche in Tv le stesse cose, senza dimenticare di rivolgere un saluto ed un augurio a Maestrelli, l'allenatore della Lazio, che da alcune settimane è ricoverato in clinica. Come mette piede nello stanzone bianconero, secondo l'usanza il presidente viene spinto sotto la doccia vestito. E' felice, abbraccia tutti. Parola fa la stessa fine di Boniperti: i giocatori gli rovesciano sul capo una gigantesca bottiglia di champagne, poi lo costringono a fare la doccia vestito. Deve infilarsi una tuta. 
« Tutto è bene quel che finisce bene — commenta Parola senza enfasi (di scudetti ne ha già vinti cinque, due da giocatore e tre da allenatore) — anche con il Lanerossi Vicenza la squadra ha dimostrato, per l'ennesima volta, che il titolo è strameritato. Un po' di tensione c'era ma è durata cinque minuti, poi i bianconeri si sono rilassati e dopo il primo gol tutto è diventato facile ». 
C'è stato un momento, durante il campionato, in cui lei ha temuto di non vincere lo scudetto? 
« No. La squadra era addestrata a tirare il gruppo: l'ha fatto per sette mesi, lo non ho mai dubitato sul nostro successo finale anche se è stata una stagione sofferta. All'inizio tutti indicavano la Juventus come la migliore e la candidata "numero uno" al titolo. Tra questi c'erano moltissimi tecnici. Li ringrazio, lo ho avuto soltanto la fortuna di disporre di un'ottima "rosa" di giocatori. E' sempre più difficile vincere perché il calcio italiano è ormai livellato ». 
Vinicio aveva detto che se avesse avuto la Juventus alle sue dipendenze avrebbe vinto anche lui lo scudetto.  
"Non è il caso di fare polemiche. La Juventus ha battuto due volte il Napoli, realizzando, complessivamente, otto reti contro tre al passivo. Mi complimento con Vinicio e con gli azzurri per il loro campionato. E mi complimento in particolare con Juliano: l'ho sempre stimato ma questa è stata, senza alcun dubbio, la sua miglior stagione ». 
Un tifoso di Chioggia offre a Parola un veliero in miniatura: riuscirà la Juventus a solcare i difficili mari della Coppa dei Campioni ed a vincerla per la prima volta? 
« E presto per parlarne — conclude Parola — per ora assaporiamo questo trionfo ». 

Bruno Bernardi




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