mercoledì 3 dicembre 2025

5 Novembre 1978: Juventus - Milan

É il 5 Novembre 1978 Juventus e Milan si sfidano nella sesta giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1978-79 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

É una Juventus (Campione d'Italia in carica) con grandi giocatori, un allenatore vincente (Giovanni Trapattoni) che peró non riuscirá a ripetere la conquista tricolore. Infatti lo Scudetto andrá proprio agli avversari di questa gara. 

Buona Visione!

 


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Stagione 1978-1979 - Campionato di Serie A - 6 andata
Torino - Stadio Comunale
domenica 5 novembre 1978 ore 14:30 
JUVENTUS-MILAN 1-0
MARCATORI: Bettega R. 2

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu (Fanna 84), Cabrini, (c) Furino, Gentile, Scirea, Causio, Tardelli, Virdis, Benetti R., Bettega R. 
A disposizione: Alessandrelli, Boninsegna
Allenatore: Giovanni Trapattoni

MILAN: Albertosi, Collovati, Maldera, De Vecchi, Bet (Boldini 71), Baresi F., Buriani, Bigon, Novellino, Rivera, Chiodi
A disposizione: Rigamonti, Capello
Allenatore: Nils Liedholm

ARBITRO: D'Elia
AMMONIZIONI: Furino, Tardelli 1 (Juventus); Chiodi (Milan)




Tra i giorni perfetti vissuti dai bianconeri nella sfida con il Diavolo, quello del 5 novembre 1978 ha un posto speciale. In quell'anno sarà proprio il Milan a conquistare lo scudetto, arrivando a fregiarsi della stella. Ma nel confronto diretto al Comunale, è la Signora a prevalere per 1-0.

L'UNDICI DEL TRAP
Juventus-Milan si gioca di domenica pomeriggio, con fischio d'inizio alle ore 14.30. Contro la squadra guidata dallo svedese Nils Liedholm, Giovanni Trapattoni punta sul seguente undici: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, Furino, Gentile, Scirea, Causio, Tardelli, Virdis, Benetti, Bettega. Nella foto si vede un dribbling di Causio: alle spalle De Vecchi, davanti a sé il compagno di Nazionale Maldera.

LA FEROCIA
La Juve ha un approccio di incredibile determinazione. Pochi secondi e Tardelli viene ammonito per un intervento su Rivera al calcio d'inizio, forse il giallo più veloce della storia. Al secondo minuto è già 1-0: calcio d'angolo di Causio che scambia con Tardelli, cross con spizzata di Benetti e puntuale arrivo di Bettega che anticipa tutti e di controbalzo va a mettere il pallone in porta.

L'INCURSIONE
Anche nella ripresa è la Juve a continuare ad attaccare. Una delle prime opportunità del secondo tempo capita a Scirea, bravo a sganciarsi in avanti e ad arrivare fino dalle parti di Albertosi, che lo anticipa in uscita. Non è l'unica incursione di Gaetano. Poco dopo si presenta sull'altro lato e solo un grande intervento del portiere impedisce a un suo sinistro di firmare il raddoppio.

LA JUVE D'ARGENTINA
«La Juventus oggi ha giocato con molto orgoglio, determinazione, decisione e non ci ha lasciato esprimere il nostro solito gioco»: 
è questa l'analisi di Nils Liedholm a fine gara, che riconosce i meriti di Bettega e compagni. Primo fra tutti, l'essere riusciti a passare immediatamente in vantaggio. E, aggiunge, di avere rivisto quelle caratteristiche che hanno portato i bianconeri a vincere il campionato l'anno prima e a ben figurare con 9 giocatori in Nazionale nel Mondiale in Argentina durante l'estate precedente.

Sito Ufficiale Juventus F.C. 
tratto da: A Perfect Day | 05/11/1978 Juventus-Milan



Bettega fa un gol da k.o. 
Mentre il Torino completa la grande giornata del calcio torinese passando a Roma, il Perugia vittorioso a Bergamo è la nuova capolista del campionato 
LA JUVE FERMA IL VOLO DEL MILAN 
Bettega fa un gol da k.o. 

TORINO — La Juventus non si è «imborghesita», anzi. La dimostrazione che Boniperti e Trapattoni attendevano c'è stata, tutta la squadra ha risposto con la massima determinazione alla sfida che il Milan capolista è venuto a portare ieri allo 'Stadio Comunale'. Il volo dei rossoneri di Liedholm è stato troncato di brutto, con massima grinta e persino con una punta di cattiveria. I rossoneri sono stati investiti al fischio d'avvio del giovane e valido arbitro D'Elia da una specie di tornado, Gianni Rivera non ha fatto in tempo a «lavorare» il suo primo pallone della partita e che si è trovato con la faccia nell'erba. Tardelli, avventandoglisi addosso in un tentativo di pressing maldestro, e certamente eccessivo, l'aveva messo giù. D'Elia era costretto ad estrarre per il focoso bianconero il primo cartellino giallo della gara (seguiranno quelli per Furino, scorrettezze, e Chiodi, proteste), il pubblico bianconero capiva subito che la squadra era caricatissima, lo comprendeva anche il Milan ma non aveva il tempo di organizzare le contromisure che finiva k.o.  
Al terzo minuto, i rossoneri erano già costretti in calcio d'angolo. Causio toccava corto per Tardelli che gli restituiva la palla, «Brazil» faceva partire un lancio preciso per Benetti che di testa — uno schema che piace ai bianconeri — ne allungava la traiettoria: Virdis non arrivava a deviare, ma il suo movimento confondeva Bet che restava pressoché fermo mentre Bettega toccava in rete sulla destra di Albertosi, fuori della portata del portiere.  
Il colpo a freddo era chiaramente accusato dai rossoneri, mentre la Juve prendeva fiducia, insisteva all'attacco, aveva conferma della validità delle marcature decise da Trapattoni. Appena calmatosi il tourbillon iniziale, si vedeva sul campo una Juventus nuova, moderna, costretta a cambiare gli abituali schemi difensivi dalla squalifica dello stopper Morini. E considerato che le variazioni erano indispensabili, Trapattoni era andato oltre la logica della vigilici. Gentile, malgrado la maglia numero cinque, agiva da mediano marcando Rivera che non si aspettava (e neppure desiderava) tanto onore, Cuccureddu marcava Chiodi, Cabrini aspettava e contrattaccava Buriani, Tardelli seguiva come un'ombra Bigon, autore recentemente di strepitose partite, Benetti cercava e trovava De Vecchi, sovrastandolo spesso per potenza atletica ed esperienza. Novellino, giunto allo stadio torinese pieno di sogni e di velleità, si trovava subito alle costole Furino, ed era la mossa più sorprendente — e più afficace —di Trapattoni. 
Considerato che la spinta a centrocampo era già garantita dal quartetto Benetti, Gentile, Tardelli, Causio, cui si univa spesso Cabrini, capitan Furino poteva dedicarsi ad un lavoro di sacrificio ma tatticamente importante: contrastare il più temuto ed imprevedibile degli avanti avversari. La trappola funzionava alla perfezione, il gol dopo tre minuti era il tocco sperato dalla Juve per mettere in affanno gli avversari. Il Milan, per quanto sorpreso dall'avvio rabbioso dei torinesi, dalle marcature ossessive, da alcuni scontri davvero crudi, cercava di ribattere ma si trovava ormai nella situazione più difficile per le sue caratteristiche. La Juventus, in vantaggio, poteva punzecchiare l'avversario con attacchi rapidi per lo più orchestrati e lanciati da un Causio in vena, ma poteva soprattutto chiudersi di fronte alle offensive avversarie, togliendo spazio vitale a Chiodi (ottimo Cuccureddu) e Novellino, i quali sono molto più temibili in contropiede che nel dribbling stretto.  
I lanci precisi ma rallentati di Rivera, gli inserimenti caparbi di Maldera, i guizzi di Bigon, non riuscivano a creare varchi per le due punte. Così era ancora la Juventus — in pieno forcing — a farsi pericolosa. Al sesto minuto si sviluppava sulla sinistra una manovra Benetti-Tardelli, la palla filtrava per l'avanzato Gentile ma Collovati in scivolata si aggiustava con mano e braccio, cadendo, per sventare il pericolo. L'arbitro D'Elia, coperto, non si avvedeva del fallo, e vane erano le proteste dei bianconeri. La partita proseguiva con molti sussulti, Novellino cominciava le litanie contro Furino, Causio si scontrava secco con l'ottimo libero Baresi, che si vendicava a suo modo stendendo «Brazil» lanciato a rete al 16'. Gentile e Maldera si scalciavano sbuffando al 20' per presentarsi poi abbracciati come due fidanzatini di Peynet al cospetto dell'arbitro, cui sarà stato difficile trattenere un sorriso. 
Cresceva intanto la tensione sulle due curve, volavano mortaretti ed improperi. Dopo venti minuti di bagarre, la Juve allentava appena la presa ed il Milan cominciava a prendere fiato. In un gioco più ragionato, meno arrembante. Rivera cercava di mettere a frutto la sua precisione di tocco, ma se il ritmo era un poco calato l'attenzione bianconera per Chiodi e Novellino non si allentava. Usciva Zoff al 25' per anticipare Maldera ben lanciato da Novellino che cercava spazio a centrocampo, replicava Benetti ma era fermato bene in tackle dal disinvolto Baresi. Tentava l'affondo Bettega ma era fermato in fallo, si aveva un periodo di gioco meno vivace rotto al 40' da una magnifica manovra corale della Juventus.  
Bettega arretrato in difesa usciva in palleggio da un gruppo di avversari, lanciava Causio che si era spostato a sinistra e partiva palla al piede per una volata di quaranta metri cui nessun rossonero riusciva ad opporsi: il tocco era per Tardelli, la cui botta rasoterra si perdeva sul fondo alla sinistra di Albertosi. Insistevano i bianconeri in chiusura del tempo, partiva Cabrini e crossava, Virdis — sino allora in ombra — toccava bene indietro di testa per Bettega. il passaggio a Causio era però impreciso e l'ala tentava un colpo di tacco impossibile (se lo azzeccava, sarebbe venuto giù lo stadio).  
I bianconeri iniziavano la ripresa ancora all'offensiva, Benetti centrava dalla destra, Virdis faceva di nuovo sponda per Bettega la cui botta di sinistro finiva alta. Sul fronte opposto si vedeva finalmente Chiodi in un bel colpo di testa, ma a lato, su cross di Buriani, quindi replicava Scirea che si inseriva con prontezza dalla destra per impegnare Albertosi con una botta trasversale. Il libero bianconero riprovava un minuto dopo, ma trovava Baresi pronto a deviare la botta in angolo. Era ancora Scirea, davvero magnifico, a liberare al tiro Benetti, ma Albertosi deviava, ed era Zoff sul capovolgimento di fronte a fermare in presa alta un nuovo colpo di testa di Chiodi. Il pericolo maggiore Dino lo correva al 20' quando De Vecchi aveva uno spunto felice e lanciava Buriani nel vivo dell'area bianconera. Il biondissimo stringeva dalla destra e faceva partire una botta secca che il portiere bianconero fermava con sicurezza, mentre al centro Chiodi invano attendeva il cross.  
Entravano Boldini al posto dell'acciaccato Bet, quindi Fanna in luogo del dolorante Cuccureddu, ma la partita — esauritasi un'ultima fiammata del Milan — era sempre saldamente in pugno alla Juventus, che per le molte azioni offensive condotte avrebbe meritato il raddoppio. Ma, ritrovato slancio e ritrovato soprattutto Tardelli. la squadra di Trapattoni non ha ancora risolto il problema di concretizzare il lavoro compiuto. Il gol di Bettega ha risolto la partita chiave della giornata di campionato, ma Virdis ancora una volta non ha convinto. Le doti del giocatore si intravedono, Trapattoni insisterà ancora. C'è da sperare che abbia ragione, come ha avuto ragione con le marcature e la tattica di ieri. 

Bruno Perucca





JUVENTUS-MILAN 1-0
Bettega stellare, Virdis u.f.o.

SU "FAMIGLIA CRISTIANA", Gian Paolo Ormezzano l'aveva definito 
"Stress da troppa gloria". 
Di Cabrini, giudicato 
«Il più bel bipede in circolazione», 
aveva detto: 
«Lui è stato inappuntabile ma ad un certo punto non ne ha potuto più di giocare in difesa anche fuori del campo, dove è terzino». 
Di Tardelli ha scritto che 
«addirittura è stato accusato di amare troppo sua moglie, un'accusa che altri porterebbero come un fiore all'occhiello», 
e di Virdis, che 
«i malanni fisici lo hanno esasperato e ad un certo punto deve aver pensato che l'unica soluzione era gestire il proprio personaggio in maniera spavalda, tanto per "drogarsi" di sicurezza...». 
Тагdelli si è già ripreso alla grande, Cabrini sta superando coraggiosamente lo "choc" di essere preferito a Stallone. Virdis, invece, è ancora alla ricerca di se stesso. Sul "Corriere della Sera", Gianni De Felice gli ha dato 4; su "Tuttosport", Pier Cesare Baretti, molto generoso è arrivato al 5,5; sulla "Gazzetta dello Sport", Giorgio Mottana ha parlato di un 
«Virdis al solito inservibile" 
e gli ha dato 5. Bruno Perucca, su "Stampa Sera", ha dovuto ammettere: 
«Il bilancio di Virdis è magro: non un tiro in porta da raccontare: le doti tecniche sono efficaci, ma solo due o tre intelligenti "assists" per Bettega. E' se ne intuiscono, ma il carattere non lo aiuta a "mordere"». 
Gian Maria Gazzaniga, su «Il Giorno». 5 meno. Sul "Resto del Carlino" di Bologna, Giulio C. Turrini ha parlato di un Collovati 
«incaricato di tenere al guinzaglio il comodo Virdis». 
Sulla «Gazzetta del Popolo», Franco Colombo l'ha giudicato insufficiente e ha scritto con ironia:
«La cosa più bella il sardo l'ha fatta non toccando la palla: cioè fintando per Bettega, che ha realizzato. E ci sembra abbastanza emblematico, del rendimento del miliardo misterioso. Che ha pure al suo attivo (si fa per dire) tanti altri non-interventi» 
L'unico 6 sulla pagella di Virdis si trova su «L'Unità». Giovanni Arpino ha fatto felici tutti i tifosi sabaudi chiosando: 
«Ci voleva questa boccata d'aria piemontese, dopo un mese e mezzo di campionato ora matto secondo alcuni curiosamente avventuroso privo di logica». 
A nostro avviso però il commento più curioso è quello del «Corriere». I cronisti milanesi sono stati amabilmente sfottuti dai tifosi bianconeri alloggiati sotto la tribuna stampa. E De Felice ha osservato: 
«E' l'élite, la nobiltà dalla "torcida" juventina che alloggia abitualmente in quel settore. Sono i tifosi col cappotto di "cashemere" e la Mercedes in parcheggio, che mai e poi mai si lascerebbero scappare una parolaccia e che, quando proprio non ne possono più, al giocatore avversario sospetto di simulazione arrivano a urlare al massimo: pagliaccione! Dunque, se perfin loro perdono la consueta compostezza, e inveisco-no o polemizzano con fanciulleschi argomenti, e si eccitano con la sod-disfazione del ripetente cronico che ha finalmente strappato un "sei" all'interrogazione, e si abbracciano con la frenesia degli scampati al temuto disastro, e scambiano la partita Juve-Milan per una inesistente guerra fra sabaudi e lombardi: se avviene tutto ciò, vuol dire che c'era molta paura in casa juventina e dintorni».
Ma una Juventus con la "cacarella" francamente non riusciamo proprio a immaginarcela...

Elio Domeniconi
tratto dal Guerin Sportivo anno 1978 nr.45






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