Visualizzazione post con etichetta Sampdoria-Juventus. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sampdoria-Juventus. Mostra tutti i post

giovedì 30 luglio 2026

17 Febbraio 1991: Sampdoria - Juventus

È il 17 febbraio 1991 e Sampdoria e Juventus  si sfidano nella terza giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1990-91 allo Stadio 'Luigi Ferraris' Marassi di Genova.

La Juventus tenta di riappropriarsi dello scettro di squadra 'più forte della penisola' con una nuova dirigenza tecnica affidata ad un allenatore del famigerato 'calcio champagne', Luigi Maifredi. Dopo un inizio di campionato incoraggiante, i bianconeri naufragano tra caterve di gol presi ed addirittura a fine campionato si trovano fuori dalle Coppe Europee dopo 27 anni

Dall'altra parte, una Samp che, forte di campioni come Gianluca Vialli, Roberto Mancini ed Attilio Lombardo, al loro apice della carriera, conquisterà uno storico primo Scudetto.

Buona Visione!

 

Samp




Campionato di Serie A 1990-1991 - 4 ritorno
Genova - Stadio Luigi Ferraris
Domenica 17 febbraio 1991 ore 15.00
SAMPDORIA-JUVENTUS 1-0
MARCATORI: Vialli rigore 50

SAMPDORIA: Pagliuca, Mannini, Invernizzi, Pari, Vierchowod, Lanna, Mikhaijlichenko, Lombardo, Vialli, Mancini, Dossena (Bonetti I. 89)
Allenatore: Vujadin Boskov

JUVENTUS: Tacconi, Galia, Luppi, Fortunato D. (Di Canio 81), Julio César, De Agostini, Haessler, Marocchi, Casiraghi (Corini 67), Baggio R., Schillaci
Allenatore: Luigi Maifredi

ARBITRO: Amendolia





Parte la Juve, arriva la Samp 
Dossena prende le redini del gioco e ribalta una partita iniziata in bianconero 
A terra Mancini, rigore: e Vialli non sbaglia 

GENOVA DAL NOSTRO INVIATO 

La Juve pressava, cercando di recuperare lo svantaggio provocato dal rigore di Vialli al 51', quando sui muscoli e sui riflessi della Samp è arrivato come un balsamo, un doping psicologico particolare, il gol di Rizzitelli del pareggio romanista. E allora la partita è finita davvero, il ruolo di capolista i blucerchiati lo hanno difeso tenendo il pallone lontano da Pagliuca con contropiede palleggiato. Mentre i bianconeri perdevano un po' di coraggio e si smorzava persino l'agonismo feroce di Schillaci, l'unico a tenere sotto pressione la squadra di Boskov in un pomeriggio che ha «congelato» (faceva freddo anche a Terni durante ItaliaBelgio...) Casiraghi e ha intorpidito i piedi di Baggio il quale ha fallito il tocco al volo all'inizio e alla fine del secondo tempo. 

In una partita giocata a ritmi altissimi, con vigore e correttezza, la Juve ha messo paura alla Samp ammutolendo il pubblico di Marassi per un quarto d'ora, il primo, durante il quale la spinta di Haessler e De Agostini, il movimento di Schillaci, le puntate di Baggio hanno preso il sopravvento pressando i blucerchiati. E' stata però una illusione. La scossa alla Samp l'ha data Mannini che ha avuto grande merito del «congelamento» di Casiraghi, anticipando l'avversario anche sui palloni alti con un eccezionale tempismo nello stacco. Sull'esempio del difensore, Vierchowod ha cominciato a reagire al pressing di Schillaci, Invernizzi ha stretto la marcatura su Haessler obbligando il tedesco ad arretrare. Mikhailichenko cambiando ritmo ha capovolto il rapporto con Fortunato. E poi, chiave del ribaltamento, cominciava la sua strepitosa partita Beppe Dossena, molto abile nel centellinare le forze per riservarle alle partite che più lo stimolano. Mentre Haessler si dannava correndo e faticando molto, il Beppe giocava prima di tutto con il cervello sino a diventare il perno di una squadra che aspettava i suoi lanci (Vialli, Mancini e Lombardo) e i suoi rallentamenti pieni di saggezza (i compagni del centrocampo, che se lo trovavano sempre a fianco). 

Lasciando Branca ancora in panchina, fra lo stupore dei cultori del tutto attacco più convinti dalla formula juventina spiccatamente offensiva, Boskov attaccava la zona bianconera con il movimento dei suoi due avanti di manovra. Dossena era la rampa di lancio per gli inserimenti di Mikhailichenko e Lombardo. La splendida Juventus della fase d'avvio, capace di giocare a pressione sulla difesa avversaria, accusava il cambio di marcia dei rivali, soprattutto la loro convinzione. Fortunato che era parso a molti la chiave di una maggior concretezza della squadra, girava a ritmi bassi tanto che finiva per fermarsi a protezione della difesa lasciando a Julio Cesar il compito di sorreggere la manovra offensiva con qualche inserimento intelligente. Che non bastava però a cambiare una situazione sempre più delineata. Se la Juve dava l'impressione di attaccare più a lungo, le cose più concrete erano della Samp. Una staffilata centrale di Baggio da fuori area (5'), un acrobatico recupero di Mannini su Casiraghi (7') erano i contrappunti concreti della fase di superiorità bianconera. Un colpo di testa appena fuori misura di Vierchowod (15') il segnale della fino della soggezione blucerchiata. Julio Cesar (31') ribatteva in mischia una conclusione rabbiosa di Mikhailichenko, e quattro minuti dopo doveva strattonare tre volte Mancini per frenarne lo slancio. Ultimo contatto in area, ma da parte del brasiliano più spalla che braccio. Amendolia stava nel mezzo, né rigore né simulazione. 

Al 50' il direttore di gara era più deciso vedendo la colpa di Galia nello scontro piede contro piede con Mancini, proiettato in area da un lancio diagonale di Vialli che saliva di tono dopo un primo tempo senza squilli. Dalla tribuna l'aggancio ci è apparso chiaro, i bianconeri a fine gara hanno però sostenuto l'involontarietà del difensore, colpito anzi dal piede dell'avversario. Sul campo, c'era stato un minuto senza proteste comunque, e rete di Vialli. Un bolide dal dischetto alla destra di Tacconi. La reazione della Juve era caparbia, vanificata da una deviazione volante di Baggio oltre la traversa, mentre un colpo di testa di Schillaci era alzato in angolo da Pagliuca. Il contropiede esaltava la Samp. Julio Cesar al 59' abbrancava di nuovo Mancini in fuga, mentre Maifredi avanzava Schillaci e Haessler, sostituendo Casiraghi con il volitivo Corini. Nel finale anche Di Canio al posto di Fortunato. A Baggio (85') l'occasione del pareggio, ma i muscoli del bianconero non rispondevano: fatale l'attimo di ritardo sul cross smarcante di Schillaci. 

Bruno Perucca
tratto da La Stampa 18 febbraio 1991





SAMP SULL'ENTUSIASMO DELLE ALI
FASCIA E RADDOPPΙΑ

Sampdoria-Juventus era stata dipinta, forse con un po' d'eccesso (mancando ancora altre tredici giornate alla conclusione) ma certo con qualche ragione, come una sorta di semifinale scudetto, visto che si trovavano di fronte due delle quattro pretendenti accreditate. Le vicende della partita hanno fatto sì che la vittoria della Samp fosse di stretta misura (almeno nel punteggio) e per di più sigillata dal dischetto. Il rigore c'era, sia chiaro, ma si sa che la massima punizione resta comunque un evento particolare, in qualche modo assurdamente estraneo alle vicende di gioco. In teoria, quindi, chi perde su rigore è generalmente autorizzato a sentirsi un po' meno sconfitto. In questo caso, tuttavia, il discorso è ancora più ozioso di quanto già non appaia: il successo della Sampdoria ha radici più profonde e, certo, precedenti il fallo di Galia su Mancini. 

Un sapiente sfruttamento delle fasce laterali, vuoi con Invernizzi, con Lombardo, con lo straripante Dossena, ha costantemente messo in minoranza il reparto centrale della Juventus, oltre a tutto asfissiato da costanti raddoppi di marcatura in ogni zona del campo. Per contro, i movimenti del centrocampo bianconero erano spesso asincroni e, soprattutto, mai illuminati dal genio inventivo che Baggio, evidentemente, aveva lasciato negli spogliatoi. Uomo contro uomo, zona per zona se preferite, la Sampdoria si è aggiudicata quasi ogni duello, non disdegnando neppure qualche sana ammucchiata difensiva nei momenti in cui la spinta della Juventus, per quanto sempre confusa, si è fatta un po' più pressante. 

Su questo tessuto connettivo, si innestano poi gli episodi: soprattutto due che coinvolgono i rispettivi numeri 10, Mancini e Baggio. Il doriano ha ingranato la marcia giusta sull'autostrada improvvisamente apertasi fra lui e Tacconi; il bianconero, invece, ha cercato la meraviglia con un improbabile tiro a volo mentre era in posizione ancor più favorevole grazie all'unica esitazione difensiva della Samp. È tuttavia lecito chiedersi come mai la montagna della superiorità di Mancini e soci abbia partorito il misero topolino di un gol su rigore. Il perché è semplice: la squadra di Boskov fa le sue cose più belle coralmente e le più utili con iniziative dei singoli, come un coro ben affiatato che però abbia comunque bisogno dell'acuto di un tenore. In pratica la squadra di Mantovani deve vincere le partite due volte: col gioco ci riesce molto spesso, con i gol qualche volta si inceppa, non riuscendo talvolta a far esplodere le splendide munizioni che sa quasi sempre fabbricare. Non si tratta dell'ormai stantia storia dell'immaturità con la quale qualcuno nonostante tutto continua a baloccarsi. La Sampdoria gioca così perché è stata concepita così. Di arretrare Mancini e schierare stabilmente Branca (giocatore con una media di realizzazioni che titolari di altre compagini si sognano), Boskov non ne vuole neppure sentire parlare, nonostante l'attuale vocazione turistica di Mikhailichenko e altre alternative non se ne intravedano. Certo se l'estate scorsa si fosse pagato il debito di riconoscenza con Cerezo con una bella medaglia e si fosse trovato un sostituto; se invece del russo si fosse agganciata una vera punta... 

Discorsi validi, ma eventualmente l'anno prossimo. Ventuno giornate sono trascorse e quasi ognuna ha suggerito o fatto immaginare una fuga che il turno successivo si è altrettanto puntualmente incaricato di smentire, quasi sempre per sciagurato autolesionismo. Ci riprova la Samp da un trampolino di prestigio, come sempre è una vittoria sulla Juve: che sia la volta buona? 




Sampdoria. Il gol: 50': Mancini si infila in una maglia troppo larga della difesa in linea bianconera: si accentra, ma Galia gli estirpa il destro pronto al tiro. Rigore che Vialli trasforma.

Cosa funziona: Praticamente tutta l'orchestra, con un superlativo Dossena che, come zona, ha scelto (e dominato) l'intero campo. L'importantissimo successo è maturato soprattutto nella zona centrale del campo, dove i blucerchiati hanno vinto ogni duello, nonostante il pesante tributo causato da un Mikhailichenko ancora in versione turista che sverna in riviera.

Cosa c'è da fare: Continuare sulla strada intrapresa sperando che questa sia la volta, anzi la fuga buona, dopo i moltissimi tentativi (non solo della Samp) quasi immediatamente abortiti di questo strambo campionato.

Juventus. Cosa non funziona: La difesa, nei momenti in cui si fa trovare in linea (e accade molto spesso), appare molto perforabile, comunque ai limiti della ricorrente insicurezza. Il continuo interscambio di ruoli a centrocampo, poi, finisce per far saltare anche le geometrie più elementari: a momenti di furioso intasamento nei pressi dell'area avversaria, si succedono fasi in cui le punte paiono abbandonate al loro destino. Eccessivi, comunque, i tentativi centrali, che facilitano il lavoro delle difese avversarie, specialmente quelle che schierano un libero fisso.

Cosa c'è da fare: Sottomettersi a una maggior disciplina tattica, almeno fino a quando i tanti fantasisti della Juve non ritrovano il vertice della condizione e della resa.

Alfredo Maria Rossi
brani tratti dal Guerin Sportivo anno 1991 n.8






Ticket
Card

Scudetto

juventus

Sampdoria

samp

Sampdoria

Sampdoria

Stadium

vialli

roberto

Sampdoria

juve

Sampdoria

juve


maglie




lunedì 8 giugno 2026

8 Giugno 1947: Sampdoria - Juventus

Grazie ad internet vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. È l'8 giugno 1947 e si gioca a Genova la gara di campionato Sampdoria-Juventus valevole per la quindicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1946-47.

Del risultato finale (un netto 3-0 per i bianconeri) ben due segnature sono di un giovanotto novarese che di lì negli anni farà la Storia della Nostra Gloriosa Juventus: Giampiero Boniperti.

Saranno i primi di ben 179 reti che per un lunghissimo tratto di tempo (primo dell'avvento di Alessandro Del Piero) rappresenteranno il record di segnature per un giocatore bianconero.

 

sampdoria

Vittorie: 5 Scudetti, 2 Coppa Italia

 

Stagione 1946-1947 - Campionato di Serie A - 15 ritorno
Genova - Stadio Luigi Ferraris
Domenica 8 giugno 1947 ore 16.30
SAMPDORIA-JUVENTUS 0-3
MARCATORI: Boniperti G. 39, Astorri 86, Boniperti G. 89

SAMPDORIA: Bonetti, Piacentini, Zorzi, Fattori, Borrini, Gramaglia, D'Alconzo, Barsanti, Baldini, Fiorini, Frugali
Allenatore : Giovanni Battista Rebuffo

JUVENTUS: Sentimenti L., Vicich, Varglien G., Cauzzo, Parola, Locatelli, Astorri, Vycpalek, Boniperti G., Sentimenti V., Candiani
Allenatore: Renato Cesarini

ARBITRO: Carpani



Juventus - Sampdoria 3-0 le due prime reti di una riservetta di qualità

Questa Juventus è spesso sorprendente anche per chi come noi la conosce da tanti anni e ne stima, le molte virtù. É venuta a Genova per incontrare la Sampdoria, una Sampdoria che prometteva aspra vendetta per la sconfitta patita nel girone d'andata, (eicordate il gol di Magni all'ultimo minuto quando erano in dieci essendo azzoppato Piacentini?) come se il risultato non interessasse. Né punto né poco è venuta con una formazione sperimentale in vista del prossimo campionato lasciando fuori squadra quattro titolari: Depetrini, Korostolev, Magni e Piola ed mettendo due ragazzi, quali Bonieperti e Cauzzo.

Ha corso il rischio subito nei primi minuti di buscare due o tre gol, poi evitati ha preso in direzione del gioco. Si é imposta con sempre maggiore sicurezza ed ha finito per cogliere un successo sonante il tutto senza forzare. Smorzando via via le velità degli avversari convincendoli della inutilità di ogni loro sforzo dando alla folla la sensazione della squadra superiore. Se non sorprendente è una tale Juventus di che dobbiamo meravigliarci ancora eppure ha risultato acquisito non possiamo che riconoscere che gli esordienti hanno fatto un partitone specialmente Boniperti che ad attacco totalmente rivoluzionato a disputato una delle sue migliori gare segnando tre ineccepibili reti e mancandone per un soffio parecchie altre. Lì e che oltre dell’eccellente prova dei giovani hanno capeggiato ancora una volta parecchi anziani Sentimenti IV si é imposto per una serie di spettacolose parati, Parola seppur toccato duro ad una caviglia dopo pochi minuti di gioco ha dominato in campo con la sua classe eccelsa e la sua sbalorditiva sicurezza.

Vicich, Variglien, Locatelli, dopo qualche incertezza iniziale si sono battuti come mastini e all'attacco Vycpalek ha potuto emergere per il suo buon palleggio. Sentimenti III per una giudiziosa azione di rilancio, Candiani ed Astorri per la pericolosità in aria. Proprio l'opposto è accaduto alla Sampdoria che partita fortissimo se smarrita nel corso dell'incontro gli attaccanti, mancate le prime occasioni hanno poi continuato a sbagliare e la mediana ha ceduto. Specialmente al centro perché Borrini non è un costruttore e ieri non ha saputo esserne pure un distruttore. Bisognerebbe ripetere per i cerchiati quel discorso che si è già fatto altre volte alcuni individuità sono ottime la squadra però non è legata. Ma non è moralmente forte.

Si è giocata la gara la Sampdoria in poche battute. S'era cominciato da meno di un minuto quando Baldini sbocco solo palla sul sinistro il suo piede oltre le tensioni bianconeri, gol fatto gol sicuro sicuro. Invece per tirare con tutta corsa il Doriano mandò nettamente alto e fu così marchiato l'errore che lo vedemmo mordersi le mani. Quattro minuti dopo identico occasione offriva Fiorini e Sentimenti evitava il punto gettandosi distrattamente sui piedi. Poche altre battute dopo terzo brivido. Centro di Frugali testa di Baldini respinta di Sentimenti riprese tiro da Alonso ancora parata del portiere. 

E intanto s'azzoppava Parola e Barzanti sparava regolarmente dopo di avergli pure passato ogni ostacolo. A questo punto era trascorso un quarto d'ora la Juventus prendeva sua volta a giocare e a marcare occasioni prima con Astorri poi con Vicypalek senonché al 37º Sentimenti partiva in profondità scavalcava il portiere ed indirizzava vero la porta incustodita. Gol questo! Macche! Sbucava sulla linea della porta Piacentini a salvare in extremis per ricevere l'abbraccio riconoscente di Bonetti, ma ormai il punto era maturo al trentanovesimo Sentimenti III si spostava tutto a sinistra e centrava. Boniperti era pronto a toccare in modo da battere da vicino il portiere. Gioia salti, baci ed abbracci. Seguivano il primo gol in campionato di questa riservetta di qualità che sarà forse presto un altro campione come vent'anni orsono un certo Giuseppe Meazza. 

Un primo gol da ricordare dunque perché Boniperti promette di iniziare una serie che non sarà breve. Gioco alterno nella prima metà della ripresa. Ottime parata di Sentimenti IV, un paio di Gabbiani a disposizione un gol mancato da Astorri quando sarebbe bastato un semplice tocco per realizzare il pareggio. Sbagliato porta a vuoto da Badanti dopo che il portiere juventino se era tuffato sui piedi di Frugani. 

Finalmente il secondo punto bianconero azione di Candiani, centro botta esatta di Astorri serratosi sottoporta. Si era 6 minuti dalla fine e quella fu per la Sampdoria la mazzata definitiva. 

Subito Astorri e Candiani mancarono altre due occasioni. Ma Boniperti  al quarantacinquesimo su uscita di Bonetti collocò a segno un terzo pallone. 

3 a 0 vittoria bella piena meritata tanto bella che scrosciarono gli applausi.

Luigi Cavallero
tratto da: La Stampa 9 giugno 1947



 










Nasce a Barengo (Novara) il 4 luglio 1928. La Juventus lo preleva dal Momo, squadra dilettantistica del Novarese, nell’immediato secondo dopoguerra e con i mai traditi colori bianconeri, nell’arco di quindici stagioni, disputa 460 partite (444 di campionato, 13 di Coppa Italia e 3 nell’ambito della Coppa dei Campioni) realizzando 179 goals (178 in campionato e 1 in Coppa Italia).

Racconto del suo trasferimento in bianconero: 

«Le trattative furono brevi; io avevo firmato il cartellino per il Momo ma, sentimentalmente, il mio cuore era per la squadra del mio paese, il Barengo, e desideravo che, nel passaggio alla Juventus, anche quella società avesse qualche guadagno. Andò a finire così: prezzo di acquisto sessantamila lire; trentamila furono per il Momo e trenta per il Barengo, in scarpe, maglie e reti, di cui avevano bisogno. Io, mi accontentai dell’onore. Furono gli amici a “leggermi” la Juve del Quinquennio come se fosse un romanzo d’avventure. Il fenomeno di casa, però, era Gino, mio fratello. Solo che fumava come un turco. Sarebbe diventato un fuoriclasse. Ha fatto il radiologo. Me l’ha portato via un tumore».

Soprannominato dai suoi avversari “Marisa”, a causa dei suoi boccoli biondi, Boniperti è un centravanti mobilissimo, astuto, dalla tecnica sopraffina e dall’innato senso del goal, Boniperti (che nella seconda parte della carriera, ridimensionato il raggio d’azione, fornirà sempre maggior apporto al centrocampo), nel 1947-48, a meno di venti anni, con 27 reti, si aggiudica la classifica dei marcatori con due goals di vantaggio su Valentino Mazzola capitano del mitico “Grande Torino”.

Da calciatore lega il suo nome agli scudetti 1950 (non nascondendo mai la preferenza per questa squadra, da lui ritenuta la più bella) 1952, 1958, 1960 e 1961 ed alla Coppa Italia nel 1959 e nel 1960. «Ho avuto tante offerte. Inter, Milan, Roma, il “Grande Torino”. Era stato Valentino Mazzola a fare il mio nome a Ferruccio Novo. Il presidente mi ricevette nel suo ufficio: “commendatore”, gli dissi, “sono della Juve, non posso”».

È diventata leggenda la storia dei premi che Gianni Agnelli gli dava per ogni rete segnata; gli veniva regalata una mucca, che lui andava a prendere direttamente nei poderi della famiglia Agnelli. Il fattore, ad un certo punto, si lamentò, dicendo che Giampiero gli portava via le mucche più belle e, per giunta, gravide.

Al termine del campionato 1960-61, disputa la sua ultima partita: è il 10 giugno 1961, ed è un’occasione piuttosto triste per la storia del calcio; gli avversari sono, infatti, i ragazzini dell’Inter, fra i quali Sandro Mazzola, figlio dello scomparso rivale granata Valentino, polemicamente mandati in campo dalla società nerazzurra ed è forse proprio questo il motivo che induce Boniperti a chiudere con il calcio. «Sono per i tagli netti. Mi tolsi le scarpe e le diedi al magazziniere. Mai più messe. Odio le pantomime fra vecchie glorie».

Charles disse: «La perdita di Boniperti, dal punto di vista tecnico, aveva nuociuto in “modo basilare” alla squadra, essendo venuto a mancare il “cervello”, il pilastro del centrocampo, l’uomo che dirige e coordina il lavoro dei compagni, l’uomo indispensabile per una squadra che voglia giocare un calcio moderno a livello nazionale ed internazionale».

Boniperti, con la maglia azzurra, partecipa alle spedizioni mondiali del 1950 in Brasile e del 1954 in Svizzera, colleziona 38 presenze e 8 goals. Un gettone e 2 reti con la rappresentativa B. Il 21 ottobre 1953, l’olandese Lotsy lo seleziona per la gara in programma a “Wembley” fra l’Inghilterra ed il Resto d’Europa, organizzata per festeggiare il novantesimo anniversario della “Football Association”. Boniperti, l’unico italiano in campo, al fianco dei vari Nordahl, Vukas, Kubala e Zebec, è autore di una prestazione da favola che corona con due splendidi goals: finisce 4 a 4, ma il venticinquenne biondo di Barengo è unanimemente riconosciuto come il migliore in campo.

Uno dei tanti aneddoti. «Ludovico Tubaro. Veniva dal Toro, giocava nel Legnano. Un tronco di stopper. Una domenica, mi entra a catapulta sulla caviglia e rischia di spezzarmela. Esco, mi medicano, rientro. Lo aspetto. Palla sopra la testa e gran botta, gran goal. Lo cerco e gli faccio il gesto dell’ombrello: “Tubaro, tiè”. Mi ha inseguito fin sotto la doccia. Un giorno, che ero ancora europarlamentare, squilla il telefonino. Era lui. Quasi mezzo secolo dopo. Quel pomeriggio, l’avrei ammazzato. Quel giorno, l’avrei abbracciato».

Dopo un decennio trascorso nei quadri dirigenziali, Boniperti il 13 luglio 1971, assume la presidenza della Juventus e la squadra, dopo anni non troppo brillanti torna a volare. Sotto la sua regia, infatti, la squadra bianconera tiranneggia l’Italia, l’Europa ed il Mondo: arrivano scudetti e soprattutto quelle Coppe Europee che in casa Juventus avevano sempre fatto soffrire. «Certo era meglio giocare. Sul campo mi sentivo me stesso, ero forse più vero. Qui, dietro la scrivania, è anche una schermaglia psicologica. Si può dire e non dire, si vorrebbe dire e non si può dire. Il calcio è una materia sempre più difficile».

Quando la Juventus di Parola perse lo scudetto con il Torino, nel campionato 1975-76 Boniperti si presentò a Villar Perosa, per discutere dei contratti con i giocatori. Nella propria borsa, oltre ai contratti, aveva anche un ritaglio di giornale, con la formazione scesa in campo a Perugia giornata di campionato. Sedici maggio 1976, la Juventus perde per 1 a 0 ed il Torino, pareggiando in casa contro il Cesena, può festeggiare il tricolore. Ai giocatori che, mano a mano, entravano nella sua stanza, Boniperti diceva: «Tu c’eri a Perugia ...»

Nessuno ebbe certo il coraggio di rilanciare sul reingaggio. Lui faceva l’interesse della società, ovviamente, ma stimolava i giocatori nell’orgoglio e nel portafoglio.

Rimane in carica fino all’avvento della Triade composta da Moggi, Girando e Bettega; più di trenta anni dietro una scrivania e tante, tantissime vittorie.

Tratto liberamente da tuttojuve.com


 







 

 

 


martedì 26 maggio 2026

26 Maggio 2019: Sampdoria - Juventus

É il 26 Maggio 2019 Sampdoria Juventus si sfidano nella diciannovesima (ed ultima) giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di  Serie A 2018-19 allo 'Stadio Luigi Ferraris - Marassi'  di Genova.

É una Juventus che ha appena vinto l'ennessimo Scudetto (é il 37esimo). 

Dall'altra parte ci sono i blucerchiati genovesi che disputano una stagione piú che positiva; finita poco sotto le posizioni che contano per l' Europa.

Buona Visione! 




samp





Stagione 2018-2019 - Campionato di Serie A - 19 ritorno
Genova - Stadio Luigi Ferraris
domenica 26 maggio 2019 ore 18:00 
SAMPDORIA-JUVENTUS 2-0
MARCATORI: Defrel 84, Caprari 90+1

SAMPDORIA: Rafael; Bereszynski, Ferrari A., Colley, Sala; Praet, Barreto (Vieira 70), Linetty; Ramirez (Caprari 58); Defrel, (c) Quagliarella (Gabbiadini 78)
A disposizione: Audero, Belec, Andersen, Saponara, Ekdal, Jankto, Sau, Junior Tavares, Tonelli 
Allenatore: Marco Giampaolo

JUVENTUS: Pinsoglio; Caceres, Rugani, (c) Chiellini (Bonucci 65), De Sciglio; Cuadrado, Bentancur, Can (Portanova 59), Matheus Pereira (Nicolussi 75); Dybala, Kean
A disposizione: Szczesny, Del Favero, Pjanic, Barzagli, Spinazzola
Allenatore: Massimiliano Allegri

ARBITRO: Nasca
AMMONIZIONI: Rugani 52, Portanova 90+3 (Juventus)




I due attaccanti blucerchiati regalano a Giampaolo (prossimo all'addio?) una prestigiosa vittoria. Marassi quest'anno si conferma tabù per Allegri, all'ultima sulla panchina bianconera

GENOVA - C'era riuscita una sola volta negli ultimi 11 scontri ufficiali. La Sampdoria torna a battere la Juventus e lo fa nell'ultima giornata di campionato. I liguri vincono 2-0 grazie alle reti nel finale di Defrel e Caprari. Amaro addio ai bianconeri per Allegri: quest'anno il Marassi è stato un vero e proprio tabù.

La prima di Pinsoglio
Le due formazioni erano state annunciate alla vigilia da Giampaolo ed Allegri, segnale di come la partita non importasse nulla per la classifica. Giampaolo sceglie Rafael in porta, si rivede a centrocampo Barreto. Allegri premia il terzo portiere Pinsgolio con la prima presenza stagionale in campionato, davanti senza Ronaldo ecco il tandem Kean-Dybala. Il più motivato è Quagliarella, deciso a blindare il primato nella classifica cannonieri ma le occasioni sono pochissime e, nel primo tempo, i due portieri appena si sporcano i guanti.

Marassi tabù per Allegri
Ripresa più pimpante con Quagliarella che in due occasioni prova a sorprendere Pinsoglio ma senza esiti. Tutte le emozioni arrivano nel finale: al 77′ Quagliarella lascia il posto a Gabbiadini e riceve la standing ovation di tutto lo stadio. Passano 4′ e viene annullato un gol a Kean, abile a superare Rafael in uscita, ma in posizione di fuorigioco per davvero pochi millimetri. Sembra tutto indirizzato verso lo 0-0 quando Defrel scambia bene in area con Gabbiadini e trafigge Pinsoglio con un tiro strozzato. L'ex attaccante della Roma sigilla così il suo ottimo girone di ritorno. La reazione della Vecchia Signora non c'è, anzi all'inizio dei 4 minuti di recupero Caprari pennella una punizione straordinaria con il portiere bianconero attonito. Dopo il ko (il primo in campionato) contro il Genoa dello scorso marzo, Marassi si conferma tabù per Allegri che lascia ufficialmente la Juventus con una sconfitta.

Lunedì il futuro di Giampaolo
Farà lo stesso Giampaolo? C'è aria di addio, ma sarà decisivo il summit previsto per lunedì tra il tecnico marchigiano ed il presidente Ferrero. Intanto la Sampdoria saluta i propri tifosi con un'ottima stagione, soprattutto tra le mura amiche. E, a proposito di mercato, attenzione alle sirene del Napoli su Quagliarella.

Francesco Carci





sampdoria

sampdoria

juventus

juventus

samp

samp

samp

samp


Sampdoria

Juventus

maglie







giovedì 30 aprile 2026

30 Aprile 1989: Sampdoria - Juventus

È il 30 aprile 1989 e Sampdoria Juventus si sfidano nella nona giornata del girone di ritorno del Campionato di Calcio di Serie A 1988-89 allo Stadio Luigi Ferraris - Marassi di Genova.

È una Juventus che cerca di costruire una squadra ancora scossa dall'addio di 'Le RoiMichel Platini e dai fallimenti di Ian Rush e dal tecnico Rino Marchesi. Guidati in panchina dalla leggenda Dino Zoff, i bianconeri raggiungono un quarto posto in campionato che dovrebbe rappresentare un buon viatico per il futuro. 

Dall'altra parte c'è una Samp che disputa un'altra stagione ad alti livelli. Non solo conclude le proprie fatiche in quinta posizione ma riesce addirittura a vincere la Coppa Italia

Buona Visione! 




sampdoria




Stagione 1988-1989 - Campionato di Serie A - 9 ritorno
Genova - Stadio Luigi Ferraris
domenica 30 aprile 1989 ore 16:00 
SAMPDORIA-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Mancini 20, De Agostini rigore 68, Galia 86

SAMPDORIA: Pagliuca, Pellegrini S. (Pradella 68), Carboni, Pari, Lanna, Pellegrini L., Víctor Muñoz, Cerezo (Salsano 56), Bonomi, Mancini, Dossena
A disposizione: Marcon, Chiesa, Vialli
Allenatore: Vujadin Boskov

JUVENTUS: Tacconi, Napoli N., De Agostini, Galia, Bruno P., (c) Tricella, Marocchi, Rui Barros (Magrin 88), Buso, Zavarov, Mauro
A disposizione: Bodini, Favero, Altobelli
Allenatore: Dino Zoff

ARBITRO: Sguizzato





Contro la Juve terza sconfitta consecutiva dei blucerchiati a Marassi 
La Samp rifà il trucco alla Signora 
Nel primo tempo il gol di Mancini illude i liguri 
Poi la rimonta bianconera: rigore di De Agostini e rete di Galia a quattro minuti dalla fine 
Boskov toglie Cerezo, Zoff ringrazia e ordina l'operazione sorpasso 

GENOVA — Va bene la coppa non proprio immediata ma imminente, va bene la scarsa considerazione in cui viene tenuta la Juventus, ma scelte tecniche come quelle di Boskov farebbero pensare a un harakiri programmato. Non cominciate a pensare al calcio scommesse, ma semplicemente alla follia proverbiale di Vujadin Boskov. Una Samp che rendeva agli avversari tre titolari del valore di Mannini, Vierchowod e Vialli, veniva privata a ripresa da poco iniziata di Toninho Cerezo per genialità del tecnico. Saltava il centrocampo blucerchiato che aveva retto fino a quel momento il peso intero della partita. La Juventus osava un poco di più, ma lo zingaro non se ne dava per inteso e commetteva il secondo errore della giornata. 

Stefano Pellegrini si procurava uno stiramento alla coscia (61') nel rimediare a un buco centrale, lasciato spalancato da Luca, fratello più celebre ma meno bravo. Il medico chiedeva la sostituzione, ma Boskov duro come un macigno decideva dalla panchina che un buon massaggio rimediava a tutto. Di lì a sei minuti Pellegrini junior si trovava a dover nuovamente chiudere una voragine, non un buco, ed era costretto a buttarsi addosso a Zavarov per impedirgli l'entrata solitaria in area. Era l'inizio della fine per la Samp e il resto, la vittoria, era merito della Juventus modesta magari, ma tenace come di rado era stata negli anni passati, più o meno con gli stessi uomini. 

E fra tante critiche adesso è quarta. Come avrete capito, una partita strana, un primo tempo in cui la Sampdoria ha dominato malgrado le assenze, con appendice fino all'uscita di Cerezo. Poi una Juventus che si ritrova, rimonta e vince con merito pieno e assoluto. Boskov ha riproposto la formazione vincente del secondo tempo col Malines, dando a Dossena il ruolo di punta vera con Mancini d'appoggio. A centrocampo a far da cerniera c'erano Victor, Cerezo, Bonomi e quello Stefano Pellegrini che controllava Zavarov con sufficienza, per essere lui stesso sempre protagonista in fase di appoggio. Errore non veniale sacrificare Pari con consegne precise su un Rui Barros non irresistibile, e comunque utilizzare Carboni, privo di avversario diretto e decisamente privo di qualità. 

Zoff opponeva i suoi secondo lo schema consueto e un po' obbligato dalla presenza di Zavarov, fuoriclasse soltanto in patria. Unica punta, spuntatina assai il ragazzo Buso, annullato dal ragazzo avversario Lanna. Poi in linea portoghese e lusso, con Mauro disperato nel non trovarli mai una volta liberi. Teoricamente da dietro avrebbero dovuto appoggiare gli uomini sulle fasce, ma mentre De Agostini sarebbe venuto fuori alla distanza appena Bonomi avesse finito di spingere in avanti come un dannato, Napoli è rimasto timoroso in zona. Blucerchiati ben padroni del campo quindi, con Dossena in giornata di vena capace di difendere palla e subito dopo inventare l'apertura migliore, e con Mancini pronto al dialogo su fondamentali calcistici perfetti e intuizioni di classe. C'era da aver paura di questa Samp vibrante e vitale e il gol che ha dettato il tema della partita per più di due terzi dell'incontro è venuto proprio dall'eccesso di paura. Napoli si è fatto rubar palla, nell'affanno di appoggiare un compagno, e l'unica buona giocata di Carboni ha trovato in Dossena l'ideale prosecutore. Controllo con le spalle voltate alla porta e assist a filtrare per Mancini: mezza girata e palla imprendibile sul secondo palo. 

I palloni dalle parti di Pagliuca arrivavano di rado. Sbagliava Galia (26') su un inserimento splendido, ma dall'altra parte ì doriani fallivano la consueta serie di palle gol. Clamorosa quella di Cerezo (55') che non riusciva a deviare un rasoterra assassino di Dossena passato a due metri dalla porta, mentre era Tacconi un minuto dopo a toccare con la punta delle dita l'ultimo tocco proprio di Dossena. Era proprio l'ultimo tocco doriano perché a questo punto cominciava lo show di Boskov. Zavarov (67') guadagnava il gettone facendosi atterrare dal mezzo Stefano Pellegrini rimasto in campo: De Agostini trasformava un minuto dopo, a soccorsi avvenuti, con Pagliuca in ritardo di una frazione di secondo. Poi nell'affanno generale ecco Galia (86) tentare il secondo affondo: lo pescava Tricella e lui non perdonava.

Giorgio Viglino





AGNELLI, IL SUO PUPILLO E LO SCUDETTO JUVE
SOGNI MANCINI
Ci sono il titolo (ma solo nel '92) e il fuoriclasse della Samp nel futuro di Madama. Lo ha detto l'Avvocato, ridimensionando i russi

Sogni proibiti e tiri Mancini. Ma si può rovesciare: tiri proibiti e sogni Mancini. L'avvocato Agnelli piomba in tribuna a Genova (proverbio aggiornato: l'occhio del padrone ingrassa la zebra) e subito il suo antico pupillo l'onora con un gol d'autore, di quelli che cava dal cassetto con accurata parsimonia. È un gol che fa sanguinare il cuore bianconero, ma crudelmente solletica la vocazione al talento. L'Avvocato è sensibile al talento come nessuno, e nessuno, fra i nostri calciatori, ha il talento sovente inespresso, soffocato, contorto, ma indubitabile di Roberto Mancini. Per questo il feeling ha radici antiche. Ma Roberto parla anche al cuore di Paolo Mantovani, uno che non deve chiedere (mai!) e che può consentirsi lo sfizio di dire no con un sorriso, ovviamente, al signor Fiat. Amore contrastato e difficile; ma amore. Nascosto con elegantissima perifrasi 

(«Ho applaudito Mancini, ha segnato davvero un gran bel gol»).

L'Avvocato, che è reduce dall'aver deliziato gli studenti della Sorbona, cui ha parlato con uguale e sbalorditiva competenza delle prospettive dell'economia europea e del destro magico di Michel Platini, tiene banco anche a Genova. Sistema Zavarov 

(«chi l'ha detto che alla Juve non si rischi il posto? Solo gli impiegati dello Stato il posto non lo perdono mai») 

ridimensiona il progetto bonipertiano su Luca Pellegrini 

(«è stato bravo e meno bravo. Si è presentato con un fallo abbastanza ridicolo»); 

allunga un'altra stilettata al suo presidente 

(«mі avevano detto che Vialli non era da Juve, ma ancora nessuno mi spiega il perché»); 

porge una consolatoria carezza a Dino Zoff 

(«è tale quale al passato: serio, conosce il calcio e gli uomini, deve poter lavorare a medio e lungo termine»).

Certo, deve essere una noia questa Juventus applicata e proletaria, per un raffinato degustatore di squisitezze estrose come l'Avvocato. E infatti le ha subito allungato i termini di guarigione. Aveva detto che sarebbe tornata grande nel Novanta, dopo averla vista all'opera, si è concesso un aggiustamento di tiro: 

«Tutto lascia prevedere che si dovrà attendere il Novantadue. La Juve non è squadra di solisti (si può immaginare un sospiro, in sottofondo, ndr) né di combinazioni. È una squadra in lenta formazione». 

Non è mai stato uno specialista nelle attese, quello che voleva ha cercato di prenderselo subito e quasi sempre ci è riuscito. Ma per Mancini, forse, farà un'eccezione.

La Juve che torna a vincere nel Novantadue, quando cadono le barriere con l'Europa. Il tempo giusto concesso alla Sampdoria per sbarcarsi come tutti le auguriamo con le Coppe e dar via libera al suo gioiello. Un disegno fantastico? Forse meno di quanto sembri. Mancini, dopo aver compitamente ringraziato per i complimenti, ha lanciato il messaggio: 

«Una Thema Ferrari 4x4 potrebbe commuovermi». 

Come dire, ci vuole proprio qualcosa di speciale, un prototipo (per ora inesistente) confezionato su misura. Mancini a Genova ci sta da nababbo, ma chissà che non lo solletichi l'idea di uscire dall'ombra di Vialli, gemello protettivo, affettuoso, ma anche un tantino scomodo e ingombrante. Alla Juve la via russa è sempre battuta con attenzione, ma forse Zavarov ha raffreddato gli entusiasmi, e non soltanto per l'impossibilità di invitarlo a cena, per difficoltà di lingua e congenita timidezza. L'Avvocato si è fatto un'idea. 

«Ho visto Urss-Germania Est, in TV, e Zavarov ha giocato meglio di Mikhailichenko». 

La seconda affermazione è conseguente: 

«Dovessi prendere un altro russo, sceglierei Protasov e non Mikhailichenko». 

La terza illuminante: 

«È difficile esser sicuri di poter risolvere i problemi della Juventus, non sono convinto che possano riuscirci i russi, certo possono migliorare la situazione». 

Tramontato il miracolo che viene dall'Est, forse si spiega anche così il ritorno di fiamma. Ci sono lo scudetto e Mancini nel futuro:prossimo o remoto, questo è il problema.

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1989 n.18







Sampdoria

Sampdoria

Sampdoria

Sampdoria
samp

samp

sampdoria

juventus

sampdoria

juventus

samp

samp

samp

hurra'


maglie