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mercoledì 11 marzo 2026

11 Marzo 1984: Sampdoria - Juventus

È l'11 marzo 1984 e Sampdoria e Juventus si sfidano nella settima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1983-84 allo Stadio 'Luigi Ferraris - Marassi' di Genova.

È una Juventus piena di stelle di calibro mondiale quello che sfida una Samp in piena forma. Sarà una stagione trionfale per i nostri beniamini in strisce bianconere. Se in Campionato arriverà l'ennesimo Scudetto (è il 21esimo), in Europa si festeggia la prima (ed unica) affermazione in Coppa delle Coppe. Dall'altra parte i blucerchiati finirà settimo - per un soffio fuori dalle Coppe Europee.

Buona Visione!

 

Sampdoria


 

Campionato di Serie A 1983-1984 - 7 ritorno
Genova - Stadio Luigi Ferraris
Domenica 11 marzo 1984 ore 15.00
SAMPDORIA-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Brady rigore 59, Platini rigore 84

SAMPDORIA: Bordon, Galia, Pellegrini, Pari, Vierchowod, Renica, Casagrande, Scanziani, Mancini, Brady, Zanone (Francis 80)
Allenatore: Renzo Ulivieri

JUVENTUS: Tacconi, Gentile, Cabrini, Bonini (Vignola 60), Brio, Scirea, Prandelli, Tardelli, Rossi P., Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Casarin



Il pari sta bene a Trap che fa elogi a Prandelli
Solo Platini ha qualche perplessità sulla tattica adottata: <<Noi partiamo per pareggiare

GENOVA - Alla fine i conti sono tornati - alla Juve la soddisfazione è generale. Genova e la Samp costituivano uno dei trabocchetti più pericolosi e il fatto di esserne usciti indenni rimbalò di ottimismo I bianconeri. E anche se le prime parole pronunciate da Trapattoni sanno di critica nei confronti della squadra, la conclusione è sicuramente all'insegna della fiducia.

Sentiamo allora l'allenatore juventino

"Sapevamo di dover soffrire e in effetti la Sampdoria ci ha impegnati duramente. Purtroppo ho dovuto fare affidamento su gente resa un po' fiacca dalla partita disputata mercoledì a Strasburgo ma la rabbiosa reazione della squadra al gol degli avversari è stata determinante ai fini del risultato. Nel primo tempo, la Sampdoria ha manifestato supremazia costruendo almeno tre grosse occasioni ma nel secondo la Juve ha imposto il suo gioco restituendo la botta."

Prandelil al posto di Penzo: una mossa a sorpresa (peraltro prevista da qualcuno) con la quale Trapattoni ha voluto cautelarsi dalle offensive blucerchiate, una decisione che ha provocato però al tecnico bianconero anche qualche accusa di pavidità. Ma lui, forte del risultato, ne trae motivo di vanto

"Avete visto come Prandelli è riuscito a controllare Brady? Un uomo come Liam non lo si può certo far scorrazzare per il campo a proprio piacimento.

Quindi un elogio alla forza di carattere dei bianconeri

"Sono contento perché per la terza o quarta volta nel corso del campionato la mia squadra è riuscita a recuperare lo svantaggio. Questa è saldezza morale."

-Un punto in meno, le inseguitrici cominciano a sperare...

"Sapevamo di dover affrontare quattro gare difficili. Quelle con il Milan e il Torino le abbiamo superate brillantemente, ora ci siamo lasciati alle spalle anche quella con la Samp, ma il nostro vantaggio rimane consistente, la Roma si è avvicinata, vedremo che cosa succederà nella sfida diretta."

"Il campionato è finito? Ne parleremo più in là, intanto chiedo ai miei ragazzi di mantenere la grande concentrazione che hanno."

Negli spogliatoi, è stata consegnata a Platini la Scarpa d'argento, premio assegnato dal giornale genovese Il Lavoro in seguito a un referendum indetto tra tutti i quotidiani italiani. Un trofeo e un punto prezioso, pertanto una giornata molto positiva. Il francese, a quanto pare, ha deciso di fare lo scettico blu e risponde: 

"Quanto sarà prezioso questo pareggio lo vedremo in seguito."

Qualcuno prova allora a stuzzicare peraltro chiedendogli il motivo per il quale la Juve debba andare in svantaggio per manifestare rabbla. Una smorfia, quindi un'allusione che potrebbe essere tattica

"Certo, perché noi partiamo per pareggiare."

Il campionato sarà deciso da Roma-Juventus? Non credo, si andrà avanti nell'incertezza sino al termine.

Diciottesimo gol, Zico è distanziato.

"Mi sento un vigliacco", ribatte Platini con spirito, "forse ne ho approfittato perché lui non giocava."

Rigore o no? Il dilemma divide le due fazioni in campo. Scirea dice: 

"Non so neppure spiegare bene quel che è accaduto anche perché in campo talvolta è difficile rendersi conto di quel che avviene. Invece del rigore alla Samp, io ho addirittura creduto che Casarin avesse fischiato un fallo a nostro favore perché Mancini è caduto dopo aver agganciato la palla. Il mio intervento è stato assolutamente corretto."

Cabrini, in compenso, ha visto tutti i crismi dell'equità nel rigore assegnato alla sua squadra: "È stata una trattenuta a farmi cadere mentre stavo per buttarmi sul traversone di Rossi."

Tacconi conferma la tesi di Scirea: 

"Non esistevano gli estremi per il penalty a favore della Samp: Mancini è caduto perché si è lanciato." 

Brio, infine, elogia il suo avversario usando addirittura dei superlativi: 

«Mancini è un grandissimo giocatore, credo che presto lo vedremo in Nazionale. È stato sicuramente uno degli attaccanti più difficili che mi sia toccato controllare."

Pier Carlo Alfonsetti
tratto da: La Stampa 12 marzo 1984





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La Stampa 12 marzo 1984

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lunedì 22 settembre 2025

22 September 2004: Sampdoria - Juventus

É il 22 Settembre 2004 e Sampdoria Juventus si sfidano nella terza giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2004-05  allo Stadio 'Luigi Ferraris - Marassi' di Genova.

La Juventus si affida a Fabio Capello per condurla in vetta all'Europa. Mentre in Italia gli scudetti non mancano, in europa i risultati non arrivano. Eppoi se ci aggiungete Farsopoli e l'ondata che travolge tutto il mondo bianconero, il regno di Capello non sará sicuramente ricordato per i successi ottenuti! Dall'altra parte i blucerchiati disputano un campionato sopra le attese e si conquistano con merito un posto nelle prossime coppe europee.

Buona Visione!



samp



Stagione 2004-2005 - Campionato di Serie A - 3 andata
Genova - Stadio Luigi Ferraris
mercoledì 22 settembre 2004 ore 20:30
SAMPDORIA-JUVENTUS 0-3
MARCATORI: Del Piero rigore 19, Ibrahimovic 69, Trezeguet 87
 
SAMPDORIA: Antonioli, Sacchetti, Pavan, Falcone, Castellini (Pagano 81), Zenoni C., Edusei, Palombo, Kutuzov (Rossini 63), Flachi, Bazzani
A disposizione: Turci, Artipoli, Diana, Donadel, Iacopino
Allenatore: Walter Novellino
 
JUVENTUS (4-4-2): Buffon, Zebina, Thuram, Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi, Emerson, Blasi, Nedved (Olivera 84), Trezeguet, Del Piero (Ibrahimovic 63)
A disposizione: Chimenti, Birindelli, Legrottaglie, Appiah, Zalayeta
Allenatore: Fabio Capello
 
ARBITRO: Dondarini
AMMONIZIONI: Thuram 13, Camoranesi 31, Nedved 72 (Juventus); Falcone 17, Palombo 32, Pavan 73 (Sampdoria)





IL TECNICO ELOGIA TUTTA LA SQUADRA ANCHE SE DA UNA TIRATINA D'ORECCHIE ALLA DIFESA 
Capello: bravi, grande impresa 
«Compatti/umili, determinati. E il turnover funziona» 
dall'inviato a GENOVA 
Fughina o fuga in piena regola, Capello per ora non si sbilancia, la Juventus va. Otto gol all'attivo, nessuno al passivo. Una marcia trionfale che le altri grandi per ora non contrastano ma scortano come damigelle d'onore. Tuttavia, Fabio il Perfezionista riesce a non essere ancora soddisfatto del tutto. Cerca il pelo nell'uovo e stupisce tutti così:  
«Non mi è piaciuta l'occasione che abbiamo concesso a Plachi al 94'. Un errore di piazzamento difensivo che va eliminato». 
Forse adesso si capisce perché la Juve ha cambiato pelle, con un allenatore così è difficile rilassarsi. Capello, al di là delle sfumature, è giustamente contento: 
«Bene, compatti, umili, determinati in tutti i momenti. Bravi, vincere qui è una bellissima impresa. Mi è piaciuta la concretezza in difesa, ho apprezzato il possesso palla. I tre attaccanti tutti in gol: il turnover porta fortuna, continueremo a farlo mantenendo il giusto equilibrio». 
Bocca cucita come sempre sull'arbitro, nessuna sorpresa per gli altri risultati: 
«E' un perìodo difficile questo, le provinciali giocano senza paura anche ad alto livello. E vedrete che anche la Samp si tirerà fuori. Cinque punti di vantaggio su Milan e Roma sono importanti perché abbiamo giocato due volte su tre in trasferta, ma ci sono più partite quest'anno. Intanto ci godiamo questo momento felice pensando già al Palermo. Non sarà una passeggiata». 
Sette gol su quindici segnati dalla Juve in partite ufficiali portano la firma di Trezeguet. Implacabile ieri sera dopo una partita senza squilli: 
«Tatticamente siamo stati perfetti, abbiamo giocato bene, gli episodi che la Samp contesta non cambiano nulla. Con Ibrahimovic dobbiamo capirci meglio. Fuga? per ora no». 
Fabio Cannavaro è raggiante: 
«Sto bene, non ho più dolore e posso allenarmi con continuità. Il rigore per a Samp? Anche l'arbitro ha capito che non c'era, sono entrato sul pallóne e non su Pagano. Siamo in fuga? No. Il campionato è molto lungo». 
Parole al veleno da parte di Novellino: 
«Avevamo tante assenze, abbiamo dato tutto, però siamo stati penalizzati dagli episodi. Già la Juve è squadra che non regala nulla, non ha bisogno di essere aiutata. Gli arbitri non possono subire certe pressioni: i bianconeri hanno fatto cambiare decisione all'arbitro sul rigore nel finale, l'avessimo fatto noi ci avrebbero ammoniti. Io lavoro e pago: non mi va. Comunque siamo una grande squadra e lo dimostreremo appena avrò tutti a disposizione».
Fabio Vergnano


 


Emerson perfetto, Thuram è una gazzella 
Cannavaro, re dell'anticipo, riporta la difesa all'antica sicurezza: bene Nedved
 
Dal nostro inviato a GENOVA
SAMPDORIA 
ANTONIOLI 6. Due gol al passivo senza avere nulla di cui scusarsi. 
SACCHETTI 5,5. Prova a limitare Nedved senza seguirlo nelle sue scorribande piratesche. Ma che fatica. 
PAVAN 6. Apre subito la caccia a Del Piero, montandogli una guardia strettissima e puntando sull'anticipo. 
FALCONE 5. Provoca il rigore aggrappandosi a Emerson. In generale soffre parecchio. 
CASTELLINI 6. Rischia il rimbambimento cercando di neutralizzare i dribbling di Camoranesi 
(dal 36' st Pagano sv) 
ZENONI 5. Passo felpato come sempre, ritmi lenti che la Juve conosce molto bene. 
EDUSEI 6,5. Molto frenetico come tutti i doriani troppo caricati da im Novellino indemoniato. Però è il più utile. 
PALOMBO 6. Perde il confronto con i marpioni bianconeri a centrocampo, tuttavia si batte. 
KUTUZOV 5,5. A volte fa il terzo attaccante, ha pochi palloni sfruttabili (dal 19'st Rossini 5,5). 
FLACHI 6. Grandi colpi, è l'attaccante che mette più paura e che obbliga la Juve a raddoppi di marcatura. 
BAZZANI 5. Un duello da uomini-copertina con Cannnavaro che gli ruba sempre il tempo, il pallone, lo spazio per girarsi verso Buffon. 

 

JUVENTUS 
BUFFON 6. La predominanza territoriale della squadra lo esìme dall'esibirsi in parate decisive. 
ZEBINA 6,5. Monta la guardia a flachi, il più tecnico degli avversari. Ne esce spesso vincitore senza rinunciare a proporsi in fase offensiva come sta scritto sul voluminoso copione che Capello ha fornito ai suoi attori. 
THURAM 7. Divide con Cannavaro il controllo di Bazzani. Ha un'agilità da gazzella come se stesse vivendo una seconda giovinezza. 
CANNAVARO 7. A volte pare che abbia le molle sotto le scarpe. Re dell'anticipo, riporta la difesa bianconera alla sicurezza antica. 
ZAMBROTTA 7. Parte molto cauto nelle progressioni, fa la sentinella prima a Zenoni, poi a Kutuzov. Ma quando «strappa» diventa incontenibile per chiunque. 
CAMORANESI 7. Rapidissimo, agile, innamorato del pallone lo stretto indispensabile. Parte dalla destra e si accentra per lascira le corsìa lìbera a Zebina. Sua la punizione da cui scaturisce il rigore che Dondarini vede senza incertezze. 
EMERSON 7. Un lancio (sbagliato) in tutto. Evidentemente non rientra nei suoi compiti innescare le punte. Tutto il resto lo fa con calma e saggezza, fa circolare la palla usando il radar che gli fa trovare sempre il compagno libero da marcature. E' dovunque e si procura il rigore. 
BLASI 7. Dopo un turno di stop ritorna più pimpante che mai. Ha imparato a martellare di meno le caviglie degh avversari, «ripulisce» il campo da tutti i palloni che possono finire sui piedi degh avversari. 
NEDVED 6,5. Il ginocchio non lo disturba, si muove su tutto il fronte, ma occupa in prevalenza la zona sinistra. Caparbia l'azione che gli permette di dare a Ibra la palla del raddoppio 
(dal 39' st Olivera sv). 
TREZEGUET 6,5. La sua azione offensiva parte da centrocampo dove rientra a conquistare il pallone. Ma non ha mai l'occasione giusta per concludere a rete. Si riscatta alla grande nel finale. 
DEL PIERO 5,5. Implacabile nel trasformare il rigore, si concede alla squadra, cerca meno l'azione personale. Ma gli manca la precisione 
(dal 18' st Ibrahimovic 6,5: prima palla dopo sei minuti ed è subito gol). 

Arbitro
DONDARINI
4. Vede un rigore che metterebbe in" difficoltà anche i moviolisti. Ne assegna uno alla Samp che non esiste proprio e l'assistente gli evita un'altra figuraccia. Scarso in tutto. 

Fabio Vergnano 
brani tratti da: La Stampa 23 settembre 2004







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venerdì 12 settembre 2025

12 Settembre 1982: Sampdoria - Juventus

É il 12 Settembre 1982 e Sampdoria Juventus si sfidano nella prima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di calcio di Serie A 1982-83 allo Stadio 'Marassi - Luigi Ferraris' di Genova.

I bianconeri piemontesi sono oramai considerati 'la squadra piú forte del mondo' avendo in rosa motli elementi della nazionale Italiana Campione del Mondo a Spagna 82, con l'aggiunta di due fuoriclasse assoluti come Michel Platini e Zbigniew 'Zibì' Boniek

A fine campionato la Juventus finirá in seconda posizione dietro la Roma di Nils Liedholm mentre i blucerchiati genovesi disputeranno una stagione tranquilla, piú vicina alla zona europea che a quella per la salvezza.

Buona Visione!


sampdoria


Genova - Stadio Luigi Ferraris Domenica 12 settembre 1982
Serie A 1982-83: 1a Giornata Andata SAMPDORIA-JUVENTUS 1-0 MARCATORI: Ferroni 67
SAMPDORIA: Bistazzoni, Ferroni, Vullo, Casagrande, Guerrini, Bonetti D., Scanziani, Bellotto, Francis, Brady (Maggiora 86), Mancini (Pellegrini 76)
Allenatore: Renzo Ulivieri
JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, Furino, Brio, Scirea, Boniek (Marocchino 63), Bonini, Rossi P., Platini, Bettega
Allenatore: Giovanni Trapattoni
ARBITRO: Mattei



L'allenatore contrariato per la sconfitta ammette ritardi nella preparazione
Accuse di Trapattoni alla squadra «Non si vince suonando il violino »
DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE  

GENOVA — Prima fucilata alla lepre bianconera. E' un accostamento che non
piace a Trapattoni. il quale arriccia il naso e replica:

“Ma che lepre! Siamo partiti con II piede sbagliato e dobbiamo lavorare ancora moltissimo, a conferma di quanto facevo osservare nei giorni scorsi. La classe va bene, ma non vorrei ritrovarmi con una aquadra piena di individualità e senza certi equilibri.”
É chiaro che Trapattoni si riferisce al collettivo, che per adesso manca e che ha dovuto ammainare le vele nel golfo di Genova di fronte
all'arrembante continuità di una generosissima Sampdoria. E l'epilogo, é realizzato con una tipica azione di rimessa, sembra non trovare sprovvisto l'allenatore bianconero, che prosegue il suo esame di coscienza con voce seccata e con animo abbacchiato, e contrariato.

“Siamo indietro, e inutile nasconderlo. Le mie paure non
erano casuali quando osservavo che avremmo potuto rischiare grosso in contropiede. Non si ottengono i risultali suonando il violino, ma cercandoli con concentrazione e con volontà. Cè ancora tanto lavoro da svolgere e bisogna rimboccarsi le maniche. É un luogo comune, ma mi pare molto efficace. In
quanto alla Sampdoria che aggiungere? Ha disputato una gara con attenzione e con determinazione, ingredienti che sono mancati a noi!”.

Boniek é stato sostituito. Le ipotesi sono tante, ma vengono immediatamente respinte da Trapattoni, il quale fornisce questo chiarimento:

«Il polacco aveva giocato in Finlandia ed era un po' stanco. E mi sembra che nel primo tempo abbia tirato molto la carretta. Ma e meglio parlare del collettivo e non dei singoli. Ripeto, c'è tanta qualità, ma non serve se non l’accompagniamo dai punti.”

Lo spogliatoio si spalanca soltanto dopo venti minuti dal termine della gara. C’é poco da sorridere.
Dispiacere e rabbia si mescolano in un calderone di sensazioni facilmente intuibili. Beppe Furino. 36 anni, pochi capelli e tanta grinta, ancora una volta si é segnalato fra i migliori in campo. Il dott. La Neve, il massaggiatore De Maria gli curano la ferita che ha riportato all'arcata sopracciliare sinistra. Nonostante questo handicap, il capitano juventino ha continuato a dare zuccate al pallone senza nessun timore. Il
suo sfogo i pacato, ma chiaro. Vi si legge facilmente fra i risvolti.

“Adesso, dopo tante esaltazioni iniziali, ci sono dei discorsi diversi da fare. Per vincere si deve lottare, in campo bisogna dare di più tutti. E non voglio mai parlare della mia partita, voglio soltanto vincere.
Non sono a caccia di gloria, poiché non ho più vent'anni. Una cosa e certa: a pochi giorni dal nostro debutto in Coppa dei Campioni questa sconfitta ci farà solamente del bene. La
Sampdoria? Buona squadra, bene organizzata da Brady e pericolosa con Francis. E con questo chiudo il discorso”.

In un angolo ce Boniek che raccatta la roba per depositarla nel borsone da viaggio. Parla giá un italiano abbastanza comprensibile.
“Da una sola partita non si può giudicare il campionato italiano, se cioè sia cattivo o bello, se mi piace oppure no. Come non è il caso di pensare che questa sconfitta ci taglia fuori dalla lotta per lo scudetto. Forse che lo scorso anno la Juventus non aveva mai perduto? Eppure il titolo è arrivalo lo stesso. Perciò vi preghiamo di non avere fretta nel trarre conclusioni. Per quanto concerne il caldo non lo tirerei in ballo come scusa. Faceva caldo per me, per I miei compagni ma anche per i sampdoriani."
Angelo Caroli tratto da: La Stampa 13 Settembre 1982

 

TERZO TEMPO - IN PRINCIPIO FU IL CAOS... Gli errori della Juve LA CACCIA ALLA JUVENTUS, squadra grandemente temuta da un'Italia calcistica che trema all'idea di vedere il suo campionato chiuso troppo presto, si è imprevedibilmente tramutata in una caccia della Juventus alle squadre che hanno esordito con un successo. E subito i pronosticatori del già accaduto hanno coniato lo slogan dell'ovvio: nel calcio non esistono squadre imbattibili. Vediamo di leggere la mano a questa Juventus. Già in fase di preparazione, la squadra bianconera ha sofferto di non pochi contrattempi: giusto il ritardo nell'inizio della preparazione, ma non giustificabili completamente gli episodi successivi. I tre dissidenti che per una decina di milioni disertano due incontri ufficiali; la trasferta dei migliori a New York si dice una partita sicuramente a sfondo umanitario ma che aveva un contorno di miliardi da arraffare, per un solo miliardo finito ai beneficati; Boniek che chiede licenza e che se ne va a giocare all'estero; Platini che minaccia di farlo: e si tratta di due grandi giocatori che non stanno affatto bene in salute, per differenti motivi; Bettega che ha ancora preoccupazioni per un recupero miracoloso; tuttora incompleto Rossi ci venga perdonata l'impertinenza, suggeritaci dallo stesso ambiente juventino che pare dedicarsi alla sua prima professione solo quando le altre attività lo lasciano libero. E poi, le difficoltà a regolarizzare certi rapporti interni, secondo norme di convivenza non scritte, quindi da inventare ogni volta, per ogni seduta di allenamento. Prima fra tutte, le difficoltà di lingua, dopo che, dall'inglese di Brady, si è passati al francese di Platini e al polacco di Boniek. Comunque, tutti mali superabilissimi e forse fa parte della solita fortuna della Juventus, questo repentino richiamo alla realtà dopo soli novanta minuti di gioco. Adesso tutti sono tornati con i piedi per terra, la trasferta di Coppa consentirà molti esami di coscienza, lontano da casa e alle prese con un nuovo impegno di altrettanta importanza. IN PRIMO LUOGO, i «mondiali» juventini, Boniek e Platini debbono subito scordarsi i temi tecnici che, in Spagna, ci hanno consentito di vincere: o meglio, su quelli debbono lavorare per operare in senso contrario. Un commentatore televisivo ha espresso un'osservazione abbastanza suggestiva: Ferroni ha segnato il gol del successo ricevendo la palla da Rossi (uno stop sbagliato) cosiccome Rossi ricevette da un brasiliano la palla che, tramutata in gol, ci spedì nelle semifinali. In poche parole, la juventus si scordi il contropiede, né pensi di poter risolvere molti dei suoi problemi offensivi con gli inserimenti dei due terzini, Gentile e Cabrini. D'altro canto, è grottesco il solo pensarlo, quando si hanno a disposizione quattro fra i dieci o dodici migliori attaccanti del mondo... Ricordando che il quinto è Bettega. Bisogna ovviare ad un inconveniente che si è concretamente manifestato all'uscita dalla campagna acquisti: con Boniek e Platini si è acquistato il meglio che c'era in giro, ma non si è ingaggiato quello che realmente serviva. A nostro parere, fra le tre o quattro cose messe in pratica da Bearzot (per quanto ci riguarda, imprevedibilmente) vi è stato il modo intelligente di utilizzare Graziani e Conti: dovevano occupare le fasce laterali del campo, fare le ali tradizionali, ancorché correndo da una bandierina all'altra, per essere all'occorrenza anche difensori, comunque impegnati a presidiare quella zona del campo che in Italia, ormai da una dozzina di anni, tutti ignorano con colpevole disinvoltura. La Juventus non ha ali, è pura accademia affermare che tutti debbono diventarlo a turno, a seconda delle circostanze, ben sapendo che Cabrini e Gentile non sono li solo per quello. È un poco come quando si diceva che il regista non serve più, ma che regista, di volta in volta, è il giocatore che dispone del pallone: un sottile gioco di parole, capace di suscitare suggestioni nuove, ma che in pratica è soltanto una stupidaggine. LA JUVENTUS attuale aiuta le avversarie a stringersi dinnanzi al proprio portiere e chi va al cross quasi mai gente di ruolo non può far altro che spedire il pallone nel mucchio. Se qualcuno avesse l'amabilità di andarsi a rivedere i gol segnati da Rossi ai Mondiali, si accorgerebbe che il ragazzo ha corretto in rete, in stato di assoluta libertà, senza nemmeno saltare, anzi chinandosi e segnare, abbassando la testa: è particolare che merita attenzione. A Genova, la Juventus ha spedito in area decine di palloni alti; solo due, e «sporchi», sono giunti a Bettega. Vada per la posizione di Platini che soltanto un Tardelli generoso può esaltare, ma sperare nel fattore sorpresa contando su Gentile e Cabrini è pericoloso: potrà riuscire al massimo tre-quattro volte in un campionato. Se Bettega non può fare l'ala, se Boniek non vuol farla, chi ci rimette è Rossi che ha bisogno di «comandare» il reparto, nello stesso tempo rendendo grandi chi gli presta collaborazione, come è toccato in azzurro a Graziani e a Conti, due personaggi che non ringrazieremo mai abbastanza. Perché Rossi si può anche bloccare, come può accadere per tutti i centravanti che non dispongono della massa idonea per «sfondare», ma se non si seguono le indicazioni che lo stesso Rossi impartisce con i suoi spostamenti, in pratica sono i suoi stessi compagni, ammalati di protagonismo, a renderlo inefficace. L'AZIONE OFFENSIVA della Juventus ha bisogno di Tardelli e di mutate incombenze per Bettega e Boniek: se Rossi scarta sulla sinistra, Bettega può restare al centro per attenderne il cross, ma qualcu-no deve andare a destra: facciamo Platini o Tardelli qualche volta, ma Boniek spessissimo. Lo stesso discorso vale se la manovra si sviluppa al contrario. Ma se tutti si fanno attrarre dalla zona di Rossi, allora si crea un assembramento dinnanzi al portiere avversario e bastano i tanti difensori che hanno seguito i loro diretti avversari e un libero o uno stopper di buona altezza a salvare la situazione. E dato ancora che una buona squadra si costruisce soltanto se appoggiata ad una buona difesa, il reparto arretrato della Juventus non può permettersi il lusso di lasciare grandi spazi agli avversari. Infine, Boniek e Platini un'occhiata al diretto avversario devono darla, per non far perdere alla squadra il privilegio del libero. Come dicevamo, tutto è rimediabile perché la Juventus ha uomini di classe; vi saranno, a suo vantaggio, anche le partite vinte dalle prodezze dei singoli e perse da avversari che non dispongono di uomini adatti per per tramutare in gol le poche occasioni create. Contro la Samp, i migliori tiri sono stati di due difensori, Vullo e Ferroni, e non sarà quasi mai così. Paradossalmente, si potrebbe anche concludere che questa sconfitta di Genova è proprio quello che ci voleva, per affrettare l'ambientamento di Platini e di Boniek, e se vogliamo, anche di Rossi, che in pratica disputava, con la sua nuova squadra, appena la quarta partita di campionato. Trapattoni, quando ha sbattuto il muso su certi infortuni, ha sempre trovato la solu-zione idonea, magari procedendo anche a qualche dolorosa esclusione. Cosicché a Genova potrebbe essere accaduto un epi-sodio stimolante solo per farci parlare di cose inaspettate, ma domenica prossima tutto potrebbe tornare come prima. Gualtiero Zanetti tratto dal Guerin Sportivo nr. 37(1982)




 


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