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giovedì 30 aprile 2026

30 Aprile 1989: Sampdoria - Juventus

È il 30 aprile 1989 e Sampdoria Juventus si sfidano nella nona giornata del girone di ritorno del Campionato di Calcio di Serie A 1988-89 allo Stadio Luigi Ferraris - Marassi di Genova.

È una Juventus che cerca di costruire una squadra ancora scossa dall'addio di 'Le RoiMichel Platini e dai fallimenti di Ian Rush e dal tecnico Rino Marchesi. Guidati in panchina dalla leggenda Dino Zoff, i bianconeri raggiungono un quarto posto in campionato che dovrebbe rappresentare un buon viatico per il futuro. 

Dall'altra parte c'è una Samp che disputa un'altra stagione ad alti livelli. Non solo conclude le proprie fatiche in quinta posizione ma riesce addirittura a vincere la Coppa Italia

Buona Visione! 




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Stagione 1988-1989 - Campionato di Serie A - 9 ritorno
Genova - Stadio Luigi Ferraris
domenica 30 aprile 1989 ore 16:00 
SAMPDORIA-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Mancini 20, De Agostini rigore 68, Galia 86

SAMPDORIA: Pagliuca, Pellegrini S. (Pradella 68), Carboni, Pari, Lanna, Pellegrini L., Víctor Muñoz, Cerezo (Salsano 56), Bonomi, Mancini, Dossena
A disposizione: Marcon, Chiesa, Vialli
Allenatore: Vujadin Boskov

JUVENTUS: Tacconi, Napoli N., De Agostini, Galia, Bruno P., (c) Tricella, Marocchi, Rui Barros (Magrin 88), Buso, Zavarov, Mauro
A disposizione: Bodini, Favero, Altobelli
Allenatore: Dino Zoff

ARBITRO: Sguizzato





Contro la Juve terza sconfitta consecutiva dei blucerchiati a Marassi 
La Samp rifà il trucco alla Signora 
Nel primo tempo il gol di Mancini illude i liguri 
Poi la rimonta bianconera: rigore di De Agostini e rete di Galia a quattro minuti dalla fine 
Boskov toglie Cerezo, Zoff ringrazia e ordina l'operazione sorpasso 

GENOVA — Va bene la coppa non proprio immediata ma imminente, va bene la scarsa considerazione in cui viene tenuta la Juventus, ma scelte tecniche come quelle di Boskov farebbero pensare a un harakiri programmato. Non cominciate a pensare al calcio scommesse, ma semplicemente alla follia proverbiale di Vujadin Boskov. Una Samp che rendeva agli avversari tre titolari del valore di Mannini, Vierchowod e Vialli, veniva privata a ripresa da poco iniziata di Toninho Cerezo per genialità del tecnico. Saltava il centrocampo blucerchiato che aveva retto fino a quel momento il peso intero della partita. La Juventus osava un poco di più, ma lo zingaro non se ne dava per inteso e commetteva il secondo errore della giornata. 

Stefano Pellegrini si procurava uno stiramento alla coscia (61') nel rimediare a un buco centrale, lasciato spalancato da Luca, fratello più celebre ma meno bravo. Il medico chiedeva la sostituzione, ma Boskov duro come un macigno decideva dalla panchina che un buon massaggio rimediava a tutto. Di lì a sei minuti Pellegrini junior si trovava a dover nuovamente chiudere una voragine, non un buco, ed era costretto a buttarsi addosso a Zavarov per impedirgli l'entrata solitaria in area. Era l'inizio della fine per la Samp e il resto, la vittoria, era merito della Juventus modesta magari, ma tenace come di rado era stata negli anni passati, più o meno con gli stessi uomini. 

E fra tante critiche adesso è quarta. Come avrete capito, una partita strana, un primo tempo in cui la Sampdoria ha dominato malgrado le assenze, con appendice fino all'uscita di Cerezo. Poi una Juventus che si ritrova, rimonta e vince con merito pieno e assoluto. Boskov ha riproposto la formazione vincente del secondo tempo col Malines, dando a Dossena il ruolo di punta vera con Mancini d'appoggio. A centrocampo a far da cerniera c'erano Victor, Cerezo, Bonomi e quello Stefano Pellegrini che controllava Zavarov con sufficienza, per essere lui stesso sempre protagonista in fase di appoggio. Errore non veniale sacrificare Pari con consegne precise su un Rui Barros non irresistibile, e comunque utilizzare Carboni, privo di avversario diretto e decisamente privo di qualità. 

Zoff opponeva i suoi secondo lo schema consueto e un po' obbligato dalla presenza di Zavarov, fuoriclasse soltanto in patria. Unica punta, spuntatina assai il ragazzo Buso, annullato dal ragazzo avversario Lanna. Poi in linea portoghese e lusso, con Mauro disperato nel non trovarli mai una volta liberi. Teoricamente da dietro avrebbero dovuto appoggiare gli uomini sulle fasce, ma mentre De Agostini sarebbe venuto fuori alla distanza appena Bonomi avesse finito di spingere in avanti come un dannato, Napoli è rimasto timoroso in zona. Blucerchiati ben padroni del campo quindi, con Dossena in giornata di vena capace di difendere palla e subito dopo inventare l'apertura migliore, e con Mancini pronto al dialogo su fondamentali calcistici perfetti e intuizioni di classe. C'era da aver paura di questa Samp vibrante e vitale e il gol che ha dettato il tema della partita per più di due terzi dell'incontro è venuto proprio dall'eccesso di paura. Napoli si è fatto rubar palla, nell'affanno di appoggiare un compagno, e l'unica buona giocata di Carboni ha trovato in Dossena l'ideale prosecutore. Controllo con le spalle voltate alla porta e assist a filtrare per Mancini: mezza girata e palla imprendibile sul secondo palo. 

I palloni dalle parti di Pagliuca arrivavano di rado. Sbagliava Galia (26') su un inserimento splendido, ma dall'altra parte ì doriani fallivano la consueta serie di palle gol. Clamorosa quella di Cerezo (55') che non riusciva a deviare un rasoterra assassino di Dossena passato a due metri dalla porta, mentre era Tacconi un minuto dopo a toccare con la punta delle dita l'ultimo tocco proprio di Dossena. Era proprio l'ultimo tocco doriano perché a questo punto cominciava lo show di Boskov. Zavarov (67') guadagnava il gettone facendosi atterrare dal mezzo Stefano Pellegrini rimasto in campo: De Agostini trasformava un minuto dopo, a soccorsi avvenuti, con Pagliuca in ritardo di una frazione di secondo. Poi nell'affanno generale ecco Galia (86) tentare il secondo affondo: lo pescava Tricella e lui non perdonava.

Giorgio Viglino





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venerdì 24 aprile 2026

24 Aprile 1988: Sampdoria - Juventus

É il 24 Aprile 1988 e Sampdoria Juventus si sfidano nella dodicesima giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1987-88 allo Stadio 'Luigi Ferraris' Marassi di Genova.

É ancora una Juventus in pieno alto mare in questa stagione. Dopo l'abbandono di Michel Platini, la squadra (affidata a Rino Marchesi) non riesce a trovare una solida quadratura. Alla fine di questo campionato i bianconeri si piazzeranno in sesta posizione e dopo un emozionante spareggio contro il Torino acciufferanno il piazzamento UEFA per i capelli. Dall'altra parte c'é una Sampdoria che dotata di una rosa giovane ed 'affamata' conquista la Coppa Italia ed un ottimo quarto posto finale in campionato.

Buona Visione!



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Campionato di Serie A 1987-1988 - 12 ritorno
Genova - Stadio Luigi Ferraris
Domenica 24 aprile 1988 ore 15.30
SAMPDORIA-JUVENTUS 2-2
MARCATORI: Bonomi 29, Vialli 40, Buso 44, Scirea 90+1

SAMPDORIA: Bistazzoni, Briegel (Salsano 87), Mannini, Fusi, Vierchowod, Pellegrini, Pari, Cerezo, Bonomi, Mancini, Vialli
Allenatore : Vujadin Boskov

JUVENTUS: Tacconi, Favero (Scirea 79), Bruno, Bonini, Brio, Tricella, Mauro (Vignola 81), Laudrup, Rush, De Agostini, Buso
Allenatore : Rino Marchesi

ARBITRO: Pezzella




Partita esemplare del sampdoriano dopo le dichiarazioni d'amore per la Vecchia Signora
Un Mancini bellissimo fa bella la Juve

GENOVA- La partita di ieri fra Sampdoria e Juventus, 2 a 2 nello stadio di Marassi coventryzzato dai lavori, ma gia con avvisaglie di Persepolis del calcio quando sarà bello e finito, finito e bello, è stata secondo noi condizionata dall'effetto-Mancini, cioè dalle dichiarazioni rilasciate sabato dall'attaccante blucerchiato, e cosi condensabili: 

"Se a Genova non mi vogliono più, me ne vado, però voglio poter scegliere come nuova squadra la Juventus."

Discutono arrabbiatissimi i sampdoriani sul pareggio di Scirea (omonimo di quello che giocava secoli fa nella Juventus, ed egualmente bravo) a tempo scaduto, ma la Juventus è stata colpita dall'effetto-Mancini in maniera tale che l'eventuale regalino in secondi arbitrale, venuto peraltro dopo un rigore probabilmente compensativo e il regalone della Juventus a Vialli per il 2 a 0, e cosa da poco.

Si, perché la Juventus ha dovuto patire il massimo Mancini della stagione e probabilmente di ogni tempo, parlando ovviamente di tempi manciniani, cioè da quando il ragazzo aveva 17 anni e veniva lanciato nel Bologna di Radice. Mancini non poteva non fare una grande partita, dopo quelle dichiarazioni, probabilmente sollecitate, con poteri occulti, da Mantovani e da Boskov.

Ma la partita sua è stata addirittura grandissima, una delizia di platinerie, viallerie, gullitterie, e giuriamo che abbiamo notato Mancini dribblare in francese, scattare in cremonese e a un certo punto abbiamo anche notato che porta i capelli a treccine.

Da tempo non vedevamo in Italia un calciatore italiano così svettante, ed anche esteticamente così bello, almeno nel momento del gesto atletico. La grandissima partita di Mancini è stata contenuta dalla Juventus, l'effetto-Mancini e stato ammortizzato, da qui i meriti della stessa Juventus. E si tratta di grandi meriti, ottenuti poi con l'arma semplice della volontà. In chiave psicologica e intrigante, si può anche pensare che, visto quel Mancini, la Juventus si sia voluta a tutti i costi dimostrare bella, perché lui la scoprisse accogliente, degna delle sue brame.

E sempre in chiave psicologica, si può pensare che la buona, talora ottima partita di Buso e di Rush sia stata dettata anche dal volersi questi due dimostrare bravi, così bravi che, se arriverá Mancini, entrambi saranno designati a giocargli al fianco.

Non scherziamo assolutamente, anche se ci rendiamo conto che il nostro discorso corre il rischio di apparire insieme blasfemo e vacuo alle due tifoserie, entrambe convinte di avere patito, fra arbitro e sorte e cronometro e casualità del gioco, un'ingiustizia. Ma il gioco del football è cosi misterioso, labile, aeriforme che una faccenda comunque consistente, come quelle dichiarazioni, non può non essere valutata in pieno, considerata in tutte le sue sfumature, i suol ag ganci, le sue varie conseguenze.

E d'altronde la partita e stata decisa dal casino or ganizzato, e avere un punto di riferimento, sia pure sodilamente verbale, è già qualcosa (chi poi ha visto e sentito, ma soprattutto visto, il Mancini del dopopartita, chi ha visionato la sua faccia mentre lui parlava, deve ammettere con noi che quelle dichiarazioni hanno fatto parte di un piano diabolico, mancino appunto). Ricordiamo, sempre in chiave di casino organizzato, che Scirea ha segnato il gol decisivo da attaccante pur essendo stato mandato in campo da Marchesi a fare il libero, mentre Tricella rientrando in campo aveva esplicitamente lasciato del tutto il suo ruolo a Brio.

Il che prova quello che noi da sempre sosteniamo: еssere la panchina, per il perfido gioco delle prospetrive, il posto da cui si vede peggio la partita. Ed essere enorme il merito di avere creato una cosi bella Sampdoria e avere schierato una cosi vigorosa Juventus nonostante questo handicap.

Meglio stare in tribuna che in panchina e, casomai, intanto che si vede il match, sentire la radio, dove finalmente una scemata (Passarella in Milan-Inter) viene chiamata scemata, fatto storico, e dove si annuncia il gol del Verona co-me pareggio del Napoli, e decidano a Napoli se questo é o no razzismo: anche se in effetti, se una squadra fa pari, pure l'altra in campo fa automaticamente pari, così è anche se li per il non vi pare, non vi e parso.

Gian Paolo Ormezzano
tratto da La Stampa del 25 aprile 1988





A Marassi i bianconeri si salvano contro la Samp con un gol al novantunesimo 
La Juve ringrazia Scirea 
Bonomi (su rigore) e Vialli portano avanti i blucerchiati, poi segna Buso 
Mancini costringe Marchesi a cambiare tre volte le marcature 

GENOVA — Con la forza della disperazione, con feroce determinazione, con il cuore piú che con il gioco, la Juventus ha strappato un europunto a Marassi rimontando l'uno-due di Bonomi (rigore), e Vialli. C'è riuscita con Buso, quasi allo scadere dèi primo tempo, e con il trentacinquenne Scirea al 91', in piena zona recupero, gol che ha fatto ululare 'ladri, ladri!' al pubblico, perché il pessimo Pezzella da Frattamaggiore non si decideva a fischiare la fine. 

Marchesi ha rimpastato tre volte la disposizione tattica. Era partito con Mauro regista, Buso accanto a Rush, Laudrup «tornante» sulla destra. Assente Cabrini squalificato, aveva rilanciato Bonini a centrocampo su Cerezo, con De Agostini terzino sinistro su Pari, Bruno su monumento-Briegel, Favero alle calcagna di Vialli e Brio su Mancini. Mentre Favero in qualche modo riusciva a tenere a bada Vialli, almeno nella fase d'avvio, capitan Brio era in crisi con lo scatenato Mancini. Due incornate di Rush, al 7' su punizione di Bruno e al 9' su cross di Laudrup, che lambivano i pali, con Bistazzonl fuori causa. Erano gli spunti più pericolosi di una Juventus che non appariva in grado di assumere l'Iniziativa in modo continuo. 

Un intervento sospetto di Mauro sul limite, ai danni di Pellegrini, faceva gridare al rigore (20"). Pezzella sorvolava, ma nove minuti più tardi, applicando la legge (sbagliata) della compensazione, trasformava un fallo di ostruzione di Tricella su Cerezo in penalty. Inutili le proteste dei bianconeri e di De Agostini (ammonito). Lo specialista Bonomi, con un fendente rasoterra, angolatissimo, infilava Tacconi. Reagiva a testa bassa la Juventus, ma al 40' la Sampdoria raddoppiava. Pellegrini pescava Vialli, smarcato in area (Favero gli era a due metri) e il Gianluca nazionale, di destro, pennellava a fil di montante. Pareva il k.o. per la Juventus. Invece, con un'orgogliosa impennata, i bianconeri dimezzavano le distanze al 44'. De Agostini difendeva il pallone tra due avversari e poi serviva lo smarcato Buso che di' collo destro, con un violento diagonale, centrava il bersaglio. Una prodezza. 

In apertura di ripresa, la Juventus presentava un primo rimpasto tattico. Brìo libero, Tricella a centrocampo, Bruno su Mancini. Brìo si sganciava a offriva a Buso un perfetto lancio: il giovanotto non concedeva il bis e. al volo, «ciccava» davanti a Bistazzoni. Neppure Bruno riusciva a bloccare Mancini. Al 64' il ribelle, (che ieri si é rappacificato con Boskov e la Sampdorìa), scambiava di tacco con Brìegel, si presentava in area e sferrava un gran destro, centrale: Tacconi a pugni chiusi sventava il gol-partita. A questo punto Marchesi ordinava a Favero di spostarsi su Mancini, con Bruno su Vialli. L'allenatore, perso per perso, inseriva Scirea (71') al posto del provatissimo Favero e Vignola per Mauro (79'). Scirea decideva di piazzarsi nel settore di Brìegel, poi sostituito da Salsano all'86", anziché fare il libero. Nel marasma finale, con mischie e assalti furibondi alla porta blucerchiata, si vedeva anche Bistazzoni anticipare di testa Buso fuori area. E la zampata di Scirea, destro ravvicinato a colpo sicuro su assist di testa di Rush, a tempo ormai scaduto e quando la folla pregustava il trionfo, può sembrare una beffa per la Samp: in realtà è il frutto della volontà di una squadra che non s'è arresa e cu una felice e fortunata folgorazione di Marchesi. 

Un pareggio che consente alla Juventus di agganciare l'Inter: ora il derby del 1° maggio è più che mai uno spareggio-Uefa.

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 25 aprile 1988






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La Stampa 25 aprile 1988

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La Stampa 25 aprile 1988


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mercoledì 11 marzo 2026

11 Marzo 1984: Sampdoria - Juventus

È l'11 marzo 1984 e Sampdoria e Juventus si sfidano nella settima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1983-84 allo Stadio 'Luigi Ferraris - Marassi' di Genova.

È una Juventus piena di stelle di calibro mondiale quello che sfida una Samp in piena forma. Sarà una stagione trionfale per i nostri beniamini in strisce bianconere. Se in Campionato arriverà l'ennesimo Scudetto (è il 21esimo), in Europa si festeggia la prima (ed unica) affermazione in Coppa delle Coppe. Dall'altra parte i blucerchiati finirà settimo - per un soffio fuori dalle Coppe Europee.

Buona Visione!

 

Sampdoria


 

Campionato di Serie A 1983-1984 - 7 ritorno
Genova - Stadio Luigi Ferraris
Domenica 11 marzo 1984 ore 15.00
SAMPDORIA-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Brady rigore 59, Platini rigore 84

SAMPDORIA: Bordon, Galia, Pellegrini, Pari, Vierchowod, Renica, Casagrande, Scanziani, Mancini, Brady, Zanone (Francis 80)
Allenatore: Renzo Ulivieri

JUVENTUS: Tacconi, Gentile, Cabrini, Bonini (Vignola 60), Brio, Scirea, Prandelli, Tardelli, Rossi P., Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Casarin



Il pari sta bene a Trap che fa elogi a Prandelli
Solo Platini ha qualche perplessità sulla tattica adottata: <<Noi partiamo per pareggiare

GENOVA - Alla fine i conti sono tornati - alla Juve la soddisfazione è generale. Genova e la Samp costituivano uno dei trabocchetti più pericolosi e il fatto di esserne usciti indenni rimbalò di ottimismo I bianconeri. E anche se le prime parole pronunciate da Trapattoni sanno di critica nei confronti della squadra, la conclusione è sicuramente all'insegna della fiducia.

Sentiamo allora l'allenatore juventino

"Sapevamo di dover soffrire e in effetti la Sampdoria ci ha impegnati duramente. Purtroppo ho dovuto fare affidamento su gente resa un po' fiacca dalla partita disputata mercoledì a Strasburgo ma la rabbiosa reazione della squadra al gol degli avversari è stata determinante ai fini del risultato. Nel primo tempo, la Sampdoria ha manifestato supremazia costruendo almeno tre grosse occasioni ma nel secondo la Juve ha imposto il suo gioco restituendo la botta."

Prandelil al posto di Penzo: una mossa a sorpresa (peraltro prevista da qualcuno) con la quale Trapattoni ha voluto cautelarsi dalle offensive blucerchiate, una decisione che ha provocato però al tecnico bianconero anche qualche accusa di pavidità. Ma lui, forte del risultato, ne trae motivo di vanto

"Avete visto come Prandelli è riuscito a controllare Brady? Un uomo come Liam non lo si può certo far scorrazzare per il campo a proprio piacimento.

Quindi un elogio alla forza di carattere dei bianconeri

"Sono contento perché per la terza o quarta volta nel corso del campionato la mia squadra è riuscita a recuperare lo svantaggio. Questa è saldezza morale."

-Un punto in meno, le inseguitrici cominciano a sperare...

"Sapevamo di dover affrontare quattro gare difficili. Quelle con il Milan e il Torino le abbiamo superate brillantemente, ora ci siamo lasciati alle spalle anche quella con la Samp, ma il nostro vantaggio rimane consistente, la Roma si è avvicinata, vedremo che cosa succederà nella sfida diretta."

"Il campionato è finito? Ne parleremo più in là, intanto chiedo ai miei ragazzi di mantenere la grande concentrazione che hanno."

Negli spogliatoi, è stata consegnata a Platini la Scarpa d'argento, premio assegnato dal giornale genovese Il Lavoro in seguito a un referendum indetto tra tutti i quotidiani italiani. Un trofeo e un punto prezioso, pertanto una giornata molto positiva. Il francese, a quanto pare, ha deciso di fare lo scettico blu e risponde: 

"Quanto sarà prezioso questo pareggio lo vedremo in seguito."

Qualcuno prova allora a stuzzicare peraltro chiedendogli il motivo per il quale la Juve debba andare in svantaggio per manifestare rabbla. Una smorfia, quindi un'allusione che potrebbe essere tattica

"Certo, perché noi partiamo per pareggiare."

Il campionato sarà deciso da Roma-Juventus? Non credo, si andrà avanti nell'incertezza sino al termine.

Diciottesimo gol, Zico è distanziato.

"Mi sento un vigliacco", ribatte Platini con spirito, "forse ne ho approfittato perché lui non giocava."

Rigore o no? Il dilemma divide le due fazioni in campo. Scirea dice: 

"Non so neppure spiegare bene quel che è accaduto anche perché in campo talvolta è difficile rendersi conto di quel che avviene. Invece del rigore alla Samp, io ho addirittura creduto che Casarin avesse fischiato un fallo a nostro favore perché Mancini è caduto dopo aver agganciato la palla. Il mio intervento è stato assolutamente corretto."

Cabrini, in compenso, ha visto tutti i crismi dell'equità nel rigore assegnato alla sua squadra: "È stata una trattenuta a farmi cadere mentre stavo per buttarmi sul traversone di Rossi."

Tacconi conferma la tesi di Scirea: 

"Non esistevano gli estremi per il penalty a favore della Samp: Mancini è caduto perché si è lanciato." 

Brio, infine, elogia il suo avversario usando addirittura dei superlativi: 

«Mancini è un grandissimo giocatore, credo che presto lo vedremo in Nazionale. È stato sicuramente uno degli attaccanti più difficili che mi sia toccato controllare."

Pier Carlo Alfonsetti
tratto da: La Stampa 12 marzo 1984





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La Stampa 12 marzo 1984

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lunedì 22 settembre 2025

22 September 2004: Sampdoria - Juventus

É il 22 Settembre 2004 e Sampdoria Juventus si sfidano nella terza giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2004-05  allo Stadio 'Luigi Ferraris - Marassi' di Genova.

La Juventus si affida a Fabio Capello per condurla in vetta all'Europa. Mentre in Italia gli scudetti non mancano, in europa i risultati non arrivano. Eppoi se ci aggiungete Farsopoli e l'ondata che travolge tutto il mondo bianconero, il regno di Capello non sará sicuramente ricordato per i successi ottenuti! Dall'altra parte i blucerchiati disputano un campionato sopra le attese e si conquistano con merito un posto nelle prossime coppe europee.

Buona Visione!



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Stagione 2004-2005 - Campionato di Serie A - 3 andata
Genova - Stadio Luigi Ferraris
mercoledì 22 settembre 2004 ore 20:30
SAMPDORIA-JUVENTUS 0-3
MARCATORI: Del Piero rigore 19, Ibrahimovic 69, Trezeguet 87
 
SAMPDORIA: Antonioli, Sacchetti, Pavan, Falcone, Castellini (Pagano 81), Zenoni C., Edusei, Palombo, Kutuzov (Rossini 63), Flachi, Bazzani
A disposizione: Turci, Artipoli, Diana, Donadel, Iacopino
Allenatore: Walter Novellino
 
JUVENTUS (4-4-2): Buffon, Zebina, Thuram, Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi, Emerson, Blasi, Nedved (Olivera 84), Trezeguet, Del Piero (Ibrahimovic 63)
A disposizione: Chimenti, Birindelli, Legrottaglie, Appiah, Zalayeta
Allenatore: Fabio Capello
 
ARBITRO: Dondarini
AMMONIZIONI: Thuram 13, Camoranesi 31, Nedved 72 (Juventus); Falcone 17, Palombo 32, Pavan 73 (Sampdoria)





IL TECNICO ELOGIA TUTTA LA SQUADRA ANCHE SE DA UNA TIRATINA D'ORECCHIE ALLA DIFESA 
Capello: bravi, grande impresa 
«Compatti/umili, determinati. E il turnover funziona» 
dall'inviato a GENOVA 
Fughina o fuga in piena regola, Capello per ora non si sbilancia, la Juventus va. Otto gol all'attivo, nessuno al passivo. Una marcia trionfale che le altri grandi per ora non contrastano ma scortano come damigelle d'onore. Tuttavia, Fabio il Perfezionista riesce a non essere ancora soddisfatto del tutto. Cerca il pelo nell'uovo e stupisce tutti così:  
«Non mi è piaciuta l'occasione che abbiamo concesso a Plachi al 94'. Un errore di piazzamento difensivo che va eliminato». 
Forse adesso si capisce perché la Juve ha cambiato pelle, con un allenatore così è difficile rilassarsi. Capello, al di là delle sfumature, è giustamente contento: 
«Bene, compatti, umili, determinati in tutti i momenti. Bravi, vincere qui è una bellissima impresa. Mi è piaciuta la concretezza in difesa, ho apprezzato il possesso palla. I tre attaccanti tutti in gol: il turnover porta fortuna, continueremo a farlo mantenendo il giusto equilibrio». 
Bocca cucita come sempre sull'arbitro, nessuna sorpresa per gli altri risultati: 
«E' un perìodo difficile questo, le provinciali giocano senza paura anche ad alto livello. E vedrete che anche la Samp si tirerà fuori. Cinque punti di vantaggio su Milan e Roma sono importanti perché abbiamo giocato due volte su tre in trasferta, ma ci sono più partite quest'anno. Intanto ci godiamo questo momento felice pensando già al Palermo. Non sarà una passeggiata». 
Sette gol su quindici segnati dalla Juve in partite ufficiali portano la firma di Trezeguet. Implacabile ieri sera dopo una partita senza squilli: 
«Tatticamente siamo stati perfetti, abbiamo giocato bene, gli episodi che la Samp contesta non cambiano nulla. Con Ibrahimovic dobbiamo capirci meglio. Fuga? per ora no». 
Fabio Cannavaro è raggiante: 
«Sto bene, non ho più dolore e posso allenarmi con continuità. Il rigore per a Samp? Anche l'arbitro ha capito che non c'era, sono entrato sul pallóne e non su Pagano. Siamo in fuga? No. Il campionato è molto lungo». 
Parole al veleno da parte di Novellino: 
«Avevamo tante assenze, abbiamo dato tutto, però siamo stati penalizzati dagli episodi. Già la Juve è squadra che non regala nulla, non ha bisogno di essere aiutata. Gli arbitri non possono subire certe pressioni: i bianconeri hanno fatto cambiare decisione all'arbitro sul rigore nel finale, l'avessimo fatto noi ci avrebbero ammoniti. Io lavoro e pago: non mi va. Comunque siamo una grande squadra e lo dimostreremo appena avrò tutti a disposizione».
Fabio Vergnano


 


Emerson perfetto, Thuram è una gazzella 
Cannavaro, re dell'anticipo, riporta la difesa all'antica sicurezza: bene Nedved
 
Dal nostro inviato a GENOVA
SAMPDORIA 
ANTONIOLI 6. Due gol al passivo senza avere nulla di cui scusarsi. 
SACCHETTI 5,5. Prova a limitare Nedved senza seguirlo nelle sue scorribande piratesche. Ma che fatica. 
PAVAN 6. Apre subito la caccia a Del Piero, montandogli una guardia strettissima e puntando sull'anticipo. 
FALCONE 5. Provoca il rigore aggrappandosi a Emerson. In generale soffre parecchio. 
CASTELLINI 6. Rischia il rimbambimento cercando di neutralizzare i dribbling di Camoranesi 
(dal 36' st Pagano sv) 
ZENONI 5. Passo felpato come sempre, ritmi lenti che la Juve conosce molto bene. 
EDUSEI 6,5. Molto frenetico come tutti i doriani troppo caricati da im Novellino indemoniato. Però è il più utile. 
PALOMBO 6. Perde il confronto con i marpioni bianconeri a centrocampo, tuttavia si batte. 
KUTUZOV 5,5. A volte fa il terzo attaccante, ha pochi palloni sfruttabili (dal 19'st Rossini 5,5). 
FLACHI 6. Grandi colpi, è l'attaccante che mette più paura e che obbliga la Juve a raddoppi di marcatura. 
BAZZANI 5. Un duello da uomini-copertina con Cannnavaro che gli ruba sempre il tempo, il pallone, lo spazio per girarsi verso Buffon. 

 

JUVENTUS 
BUFFON 6. La predominanza territoriale della squadra lo esìme dall'esibirsi in parate decisive. 
ZEBINA 6,5. Monta la guardia a flachi, il più tecnico degli avversari. Ne esce spesso vincitore senza rinunciare a proporsi in fase offensiva come sta scritto sul voluminoso copione che Capello ha fornito ai suoi attori. 
THURAM 7. Divide con Cannavaro il controllo di Bazzani. Ha un'agilità da gazzella come se stesse vivendo una seconda giovinezza. 
CANNAVARO 7. A volte pare che abbia le molle sotto le scarpe. Re dell'anticipo, riporta la difesa bianconera alla sicurezza antica. 
ZAMBROTTA 7. Parte molto cauto nelle progressioni, fa la sentinella prima a Zenoni, poi a Kutuzov. Ma quando «strappa» diventa incontenibile per chiunque. 
CAMORANESI 7. Rapidissimo, agile, innamorato del pallone lo stretto indispensabile. Parte dalla destra e si accentra per lascira le corsìa lìbera a Zebina. Sua la punizione da cui scaturisce il rigore che Dondarini vede senza incertezze. 
EMERSON 7. Un lancio (sbagliato) in tutto. Evidentemente non rientra nei suoi compiti innescare le punte. Tutto il resto lo fa con calma e saggezza, fa circolare la palla usando il radar che gli fa trovare sempre il compagno libero da marcature. E' dovunque e si procura il rigore. 
BLASI 7. Dopo un turno di stop ritorna più pimpante che mai. Ha imparato a martellare di meno le caviglie degh avversari, «ripulisce» il campo da tutti i palloni che possono finire sui piedi degh avversari. 
NEDVED 6,5. Il ginocchio non lo disturba, si muove su tutto il fronte, ma occupa in prevalenza la zona sinistra. Caparbia l'azione che gli permette di dare a Ibra la palla del raddoppio 
(dal 39' st Olivera sv). 
TREZEGUET 6,5. La sua azione offensiva parte da centrocampo dove rientra a conquistare il pallone. Ma non ha mai l'occasione giusta per concludere a rete. Si riscatta alla grande nel finale. 
DEL PIERO 5,5. Implacabile nel trasformare il rigore, si concede alla squadra, cerca meno l'azione personale. Ma gli manca la precisione 
(dal 18' st Ibrahimovic 6,5: prima palla dopo sei minuti ed è subito gol). 

Arbitro
DONDARINI
4. Vede un rigore che metterebbe in" difficoltà anche i moviolisti. Ne assegna uno alla Samp che non esiste proprio e l'assistente gli evita un'altra figuraccia. Scarso in tutto. 

Fabio Vergnano 
brani tratti da: La Stampa 23 settembre 2004







zlatan

alessandro

gol

samp

samp

juve

juve

zlatan

jonathan

samp


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