È il 17 febbraio 1991 e Sampdoria e Juventus si sfidano nella terza giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1990-91 allo Stadio 'Luigi Ferraris' Marassi di Genova.
La Juventus tenta di riappropriarsi dello scettro di squadra 'più forte della penisola' con una nuova dirigenza tecnica affidata ad un allenatore del famigerato 'calcio champagne', Luigi Maifredi. Dopo un inizio di campionato incoraggiante, i bianconeri naufragano tra caterve di gol presi ed addirittura a fine campionato si trovano fuori dalle Coppe Europee dopo 27 anni.
Dall'altra parte, una Samp che, forte di campioni come Gianluca Vialli, Roberto Mancini ed Attilio Lombardo, al loro apice della carriera, conquisterà uno storico primo Scudetto.
Buona Visione!
Campionato di Serie A 1990-1991 - 4 ritorno
Genova - Stadio Luigi Ferraris
Domenica 17 febbraio 1991 ore 15.00
SAMPDORIA-JUVENTUS 1-0
MARCATORI: Vialli rigore 50
SAMPDORIA: Pagliuca, Mannini, Invernizzi, Pari, Vierchowod, Lanna, Mikhaijlichenko, Lombardo, Vialli, Mancini, Dossena (Bonetti I. 89)
Allenatore: Vujadin Boskov
JUVENTUS: Tacconi, Galia, Luppi, Fortunato D. (Di Canio 81), Julio César, De Agostini, Haessler, Marocchi, Casiraghi (Corini 67), Baggio R., Schillaci
Allenatore: Luigi Maifredi
ARBITRO: Amendolia
Parte la Juve, arriva la Samp
Dossena prende le redini del gioco e ribalta una partita iniziata in bianconero
A terra Mancini, rigore: e Vialli non sbagliaGENOVA DAL NOSTRO INVIATO
La Juve pressava, cercando di recuperare lo svantaggio provocato dal rigore di Vialli al 51', quando sui muscoli e sui riflessi della Samp è arrivato come un balsamo, un doping psicologico particolare, il gol di Rizzitelli del pareggio romanista. E allora la partita è finita davvero, il ruolo di capolista i blucerchiati lo hanno difeso tenendo il pallone lontano da Pagliuca con contropiede palleggiato. Mentre i bianconeri perdevano un po' di coraggio e si smorzava persino l'agonismo feroce di Schillaci, l'unico a tenere sotto pressione la squadra di Boskov in un pomeriggio che ha «congelato» (faceva freddo anche a Terni durante ItaliaBelgio...) Casiraghi e ha intorpidito i piedi di Baggio il quale ha fallito il tocco al volo all'inizio e alla fine del secondo tempo.
In una partita giocata a ritmi altissimi, con vigore e correttezza, la Juve ha messo paura alla Samp ammutolendo il pubblico di Marassi per un quarto d'ora, il primo, durante il quale la spinta di Haessler e De Agostini, il movimento di Schillaci, le puntate di Baggio hanno preso il sopravvento pressando i blucerchiati. E' stata però una illusione. La scossa alla Samp l'ha data Mannini che ha avuto grande merito del «congelamento» di Casiraghi, anticipando l'avversario anche sui palloni alti con un eccezionale tempismo nello stacco. Sull'esempio del difensore, Vierchowod ha cominciato a reagire al pressing di Schillaci, Invernizzi ha stretto la marcatura su Haessler obbligando il tedesco ad arretrare. Mikhailichenko cambiando ritmo ha capovolto il rapporto con Fortunato. E poi, chiave del ribaltamento, cominciava la sua strepitosa partita Beppe Dossena, molto abile nel centellinare le forze per riservarle alle partite che più lo stimolano. Mentre Haessler si dannava correndo e faticando molto, il Beppe giocava prima di tutto con il cervello sino a diventare il perno di una squadra che aspettava i suoi lanci (Vialli, Mancini e Lombardo) e i suoi rallentamenti pieni di saggezza (i compagni del centrocampo, che se lo trovavano sempre a fianco).
Lasciando Branca ancora in panchina, fra lo stupore dei cultori del tutto attacco più convinti dalla formula juventina spiccatamente offensiva, Boskov attaccava la zona bianconera con il movimento dei suoi due avanti di manovra. Dossena era la rampa di lancio per gli inserimenti di Mikhailichenko e Lombardo. La splendida Juventus della fase d'avvio, capace di giocare a pressione sulla difesa avversaria, accusava il cambio di marcia dei rivali, soprattutto la loro convinzione. Fortunato che era parso a molti la chiave di una maggior concretezza della squadra, girava a ritmi bassi tanto che finiva per fermarsi a protezione della difesa lasciando a Julio Cesar il compito di sorreggere la manovra offensiva con qualche inserimento intelligente. Che non bastava però a cambiare una situazione sempre più delineata. Se la Juve dava l'impressione di attaccare più a lungo, le cose più concrete erano della Samp. Una staffilata centrale di Baggio da fuori area (5'), un acrobatico recupero di Mannini su Casiraghi (7') erano i contrappunti concreti della fase di superiorità bianconera. Un colpo di testa appena fuori misura di Vierchowod (15') il segnale della fino della soggezione blucerchiata. Julio Cesar (31') ribatteva in mischia una conclusione rabbiosa di Mikhailichenko, e quattro minuti dopo doveva strattonare tre volte Mancini per frenarne lo slancio. Ultimo contatto in area, ma da parte del brasiliano più spalla che braccio. Amendolia stava nel mezzo, né rigore né simulazione.
Al 50' il direttore di gara era più deciso vedendo la colpa di Galia nello scontro piede contro piede con Mancini, proiettato in area da un lancio diagonale di Vialli che saliva di tono dopo un primo tempo senza squilli. Dalla tribuna l'aggancio ci è apparso chiaro, i bianconeri a fine gara hanno però sostenuto l'involontarietà del difensore, colpito anzi dal piede dell'avversario. Sul campo, c'era stato un minuto senza proteste comunque, e rete di Vialli. Un bolide dal dischetto alla destra di Tacconi. La reazione della Juve era caparbia, vanificata da una deviazione volante di Baggio oltre la traversa, mentre un colpo di testa di Schillaci era alzato in angolo da Pagliuca. Il contropiede esaltava la Samp. Julio Cesar al 59' abbrancava di nuovo Mancini in fuga, mentre Maifredi avanzava Schillaci e Haessler, sostituendo Casiraghi con il volitivo Corini. Nel finale anche Di Canio al posto di Fortunato. A Baggio (85') l'occasione del pareggio, ma i muscoli del bianconero non rispondevano: fatale l'attimo di ritardo sul cross smarcante di Schillaci.
Bruno Perucca
tratto da La Stampa 18 febbraio 1991
SAMP SULL'ENTUSIASMO DELLE ALI
FASCIA E RADDOPPΙΑSampdoria-Juventus era stata dipinta, forse con un po' d'eccesso (mancando ancora altre tredici giornate alla conclusione) ma certo con qualche ragione, come una sorta di semifinale scudetto, visto che si trovavano di fronte due delle quattro pretendenti accreditate. Le vicende della partita hanno fatto sì che la vittoria della Samp fosse di stretta misura (almeno nel punteggio) e per di più sigillata dal dischetto. Il rigore c'era, sia chiaro, ma si sa che la massima punizione resta comunque un evento particolare, in qualche modo assurdamente estraneo alle vicende di gioco. In teoria, quindi, chi perde su rigore è generalmente autorizzato a sentirsi un po' meno sconfitto. In questo caso, tuttavia, il discorso è ancora più ozioso di quanto già non appaia: il successo della Sampdoria ha radici più profonde e, certo, precedenti il fallo di Galia su Mancini.
Un sapiente sfruttamento delle fasce laterali, vuoi con Invernizzi, con Lombardo, con lo straripante Dossena, ha costantemente messo in minoranza il reparto centrale della Juventus, oltre a tutto asfissiato da costanti raddoppi di marcatura in ogni zona del campo. Per contro, i movimenti del centrocampo bianconero erano spesso asincroni e, soprattutto, mai illuminati dal genio inventivo che Baggio, evidentemente, aveva lasciato negli spogliatoi. Uomo contro uomo, zona per zona se preferite, la Sampdoria si è aggiudicata quasi ogni duello, non disdegnando neppure qualche sana ammucchiata difensiva nei momenti in cui la spinta della Juventus, per quanto sempre confusa, si è fatta un po' più pressante.
Su questo tessuto connettivo, si innestano poi gli episodi: soprattutto due che coinvolgono i rispettivi numeri 10, Mancini e Baggio. Il doriano ha ingranato la marcia giusta sull'autostrada improvvisamente apertasi fra lui e Tacconi; il bianconero, invece, ha cercato la meraviglia con un improbabile tiro a volo mentre era in posizione ancor più favorevole grazie all'unica esitazione difensiva della Samp. È tuttavia lecito chiedersi come mai la montagna della superiorità di Mancini e soci abbia partorito il misero topolino di un gol su rigore. Il perché è semplice: la squadra di Boskov fa le sue cose più belle coralmente e le più utili con iniziative dei singoli, come un coro ben affiatato che però abbia comunque bisogno dell'acuto di un tenore. In pratica la squadra di Mantovani deve vincere le partite due volte: col gioco ci riesce molto spesso, con i gol qualche volta si inceppa, non riuscendo talvolta a far esplodere le splendide munizioni che sa quasi sempre fabbricare. Non si tratta dell'ormai stantia storia dell'immaturità con la quale qualcuno nonostante tutto continua a baloccarsi. La Sampdoria gioca così perché è stata concepita così. Di arretrare Mancini e schierare stabilmente Branca (giocatore con una media di realizzazioni che titolari di altre compagini si sognano), Boskov non ne vuole neppure sentire parlare, nonostante l'attuale vocazione turistica di Mikhailichenko e altre alternative non se ne intravedano. Certo se l'estate scorsa si fosse pagato il debito di riconoscenza con Cerezo con una bella medaglia e si fosse trovato un sostituto; se invece del russo si fosse agganciata una vera punta...
Discorsi validi, ma eventualmente l'anno prossimo. Ventuno giornate sono trascorse e quasi ognuna ha suggerito o fatto immaginare una fuga che il turno successivo si è altrettanto puntualmente incaricato di smentire, quasi sempre per sciagurato autolesionismo. Ci riprova la Samp da un trampolino di prestigio, come sempre è una vittoria sulla Juve: che sia la volta buona?
Sampdoria. Il gol: 50': Mancini si infila in una maglia troppo larga della difesa in linea bianconera: si accentra, ma Galia gli estirpa il destro pronto al tiro. Rigore che Vialli trasforma.
Cosa funziona: Praticamente tutta l'orchestra, con un superlativo Dossena che, come zona, ha scelto (e dominato) l'intero campo. L'importantissimo successo è maturato soprattutto nella zona centrale del campo, dove i blucerchiati hanno vinto ogni duello, nonostante il pesante tributo causato da un Mikhailichenko ancora in versione turista che sverna in riviera.
Cosa c'è da fare: Continuare sulla strada intrapresa sperando che questa sia la volta, anzi la fuga buona, dopo i moltissimi tentativi (non solo della Samp) quasi immediatamente abortiti di questo strambo campionato.
Juventus. Cosa non funziona: La difesa, nei momenti in cui si fa trovare in linea (e accade molto spesso), appare molto perforabile, comunque ai limiti della ricorrente insicurezza. Il continuo interscambio di ruoli a centrocampo, poi, finisce per far saltare anche le geometrie più elementari: a momenti di furioso intasamento nei pressi dell'area avversaria, si succedono fasi in cui le punte paiono abbandonate al loro destino. Eccessivi, comunque, i tentativi centrali, che facilitano il lavoro delle difese avversarie, specialmente quelle che schierano un libero fisso.
Cosa c'è da fare: Sottomettersi a una maggior disciplina tattica, almeno fino a quando i tanti fantasisti della Juve non ritrovano il vertice della condizione e della resa.
Alfredo Maria Rossi
brani tratti dal Guerin Sportivo anno 1991 n.8



































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