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lunedì 8 giugno 2026

8 Giugno 1947: Sampdoria - Juventus

Grazie ad internet vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. È l'8 giugno 1947 e si gioca a Genova la gara di campionato Sampdoria-Juventus valevole per la quindicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1946-47.

Del risultato finale (un netto 3-0 per i bianconeri) ben due segnature sono di un giovanotto novarese che di lì negli anni farà la Storia della Nostra Gloriosa Juventus: Giampiero Boniperti.

Saranno i primi di ben 179 reti che per un lunghissimo tratto di tempo (primo dell'avvento di Alessandro Del Piero) rappresenteranno il record di segnature per un giocatore bianconero.

 

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Vittorie: 5 Scudetti, 2 Coppa Italia

 

Stagione 1946-1947 - Campionato di Serie A - 15 ritorno
Genova - Stadio Luigi Ferraris
Domenica 8 giugno 1947 ore 16.30
SAMPDORIA-JUVENTUS 0-3
MARCATORI: Boniperti G. 39, Astorri 86, Boniperti G. 89

SAMPDORIA: Bonetti, Piacentini, Zorzi, Fattori, Borrini, Gramaglia, D'Alconzo, Barsanti, Baldini, Fiorini, Frugali
Allenatore : Giovanni Battista Rebuffo

JUVENTUS: Sentimenti L., Vicich, Varglien G., Cauzzo, Parola, Locatelli, Astorri, Vycpalek, Boniperti G., Sentimenti V., Candiani
Allenatore: Renato Cesarini

ARBITRO: Carpani



Juventus - Sampdoria 3-0 le due prime reti di una riservetta di qualità

Questa Juventus è spesso sorprendente anche per chi come noi la conosce da tanti anni e ne stima, le molte virtù. É venuta a Genova per incontrare la Sampdoria, una Sampdoria che prometteva aspra vendetta per la sconfitta patita nel girone d'andata, (eicordate il gol di Magni all'ultimo minuto quando erano in dieci essendo azzoppato Piacentini?) come se il risultato non interessasse. Né punto né poco è venuta con una formazione sperimentale in vista del prossimo campionato lasciando fuori squadra quattro titolari: Depetrini, Korostolev, Magni e Piola ed mettendo due ragazzi, quali Bonieperti e Cauzzo.

Ha corso il rischio subito nei primi minuti di buscare due o tre gol, poi evitati ha preso in direzione del gioco. Si é imposta con sempre maggiore sicurezza ed ha finito per cogliere un successo sonante il tutto senza forzare. Smorzando via via le velità degli avversari convincendoli della inutilità di ogni loro sforzo dando alla folla la sensazione della squadra superiore. Se non sorprendente è una tale Juventus di che dobbiamo meravigliarci ancora eppure ha risultato acquisito non possiamo che riconoscere che gli esordienti hanno fatto un partitone specialmente Boniperti che ad attacco totalmente rivoluzionato a disputato una delle sue migliori gare segnando tre ineccepibili reti e mancandone per un soffio parecchie altre. Lì e che oltre dell’eccellente prova dei giovani hanno capeggiato ancora una volta parecchi anziani Sentimenti IV si é imposto per una serie di spettacolose parati, Parola seppur toccato duro ad una caviglia dopo pochi minuti di gioco ha dominato in campo con la sua classe eccelsa e la sua sbalorditiva sicurezza.

Vicich, Variglien, Locatelli, dopo qualche incertezza iniziale si sono battuti come mastini e all'attacco Vycpalek ha potuto emergere per il suo buon palleggio. Sentimenti III per una giudiziosa azione di rilancio, Candiani ed Astorri per la pericolosità in aria. Proprio l'opposto è accaduto alla Sampdoria che partita fortissimo se smarrita nel corso dell'incontro gli attaccanti, mancate le prime occasioni hanno poi continuato a sbagliare e la mediana ha ceduto. Specialmente al centro perché Borrini non è un costruttore e ieri non ha saputo esserne pure un distruttore. Bisognerebbe ripetere per i cerchiati quel discorso che si è già fatto altre volte alcuni individuità sono ottime la squadra però non è legata. Ma non è moralmente forte.

Si è giocata la gara la Sampdoria in poche battute. S'era cominciato da meno di un minuto quando Baldini sbocco solo palla sul sinistro il suo piede oltre le tensioni bianconeri, gol fatto gol sicuro sicuro. Invece per tirare con tutta corsa il Doriano mandò nettamente alto e fu così marchiato l'errore che lo vedemmo mordersi le mani. Quattro minuti dopo identico occasione offriva Fiorini e Sentimenti evitava il punto gettandosi distrattamente sui piedi. Poche altre battute dopo terzo brivido. Centro di Frugali testa di Baldini respinta di Sentimenti riprese tiro da Alonso ancora parata del portiere. 

E intanto s'azzoppava Parola e Barzanti sparava regolarmente dopo di avergli pure passato ogni ostacolo. A questo punto era trascorso un quarto d'ora la Juventus prendeva sua volta a giocare e a marcare occasioni prima con Astorri poi con Vicypalek senonché al 37º Sentimenti partiva in profondità scavalcava il portiere ed indirizzava vero la porta incustodita. Gol questo! Macche! Sbucava sulla linea della porta Piacentini a salvare in extremis per ricevere l'abbraccio riconoscente di Bonetti, ma ormai il punto era maturo al trentanovesimo Sentimenti III si spostava tutto a sinistra e centrava. Boniperti era pronto a toccare in modo da battere da vicino il portiere. Gioia salti, baci ed abbracci. Seguivano il primo gol in campionato di questa riservetta di qualità che sarà forse presto un altro campione come vent'anni orsono un certo Giuseppe Meazza. 

Un primo gol da ricordare dunque perché Boniperti promette di iniziare una serie che non sarà breve. Gioco alterno nella prima metà della ripresa. Ottime parata di Sentimenti IV, un paio di Gabbiani a disposizione un gol mancato da Astorri quando sarebbe bastato un semplice tocco per realizzare il pareggio. Sbagliato porta a vuoto da Badanti dopo che il portiere juventino se era tuffato sui piedi di Frugani. 

Finalmente il secondo punto bianconero azione di Candiani, centro botta esatta di Astorri serratosi sottoporta. Si era 6 minuti dalla fine e quella fu per la Sampdoria la mazzata definitiva. 

Subito Astorri e Candiani mancarono altre due occasioni. Ma Boniperti  al quarantacinquesimo su uscita di Bonetti collocò a segno un terzo pallone. 

3 a 0 vittoria bella piena meritata tanto bella che scrosciarono gli applausi.

Luigi Cavallero
tratto da: La Stampa 9 giugno 1947



 










Nasce a Barengo (Novara) il 4 luglio 1928. La Juventus lo preleva dal Momo, squadra dilettantistica del Novarese, nell’immediato secondo dopoguerra e con i mai traditi colori bianconeri, nell’arco di quindici stagioni, disputa 460 partite (444 di campionato, 13 di Coppa Italia e 3 nell’ambito della Coppa dei Campioni) realizzando 179 goals (178 in campionato e 1 in Coppa Italia).

Racconto del suo trasferimento in bianconero: 

«Le trattative furono brevi; io avevo firmato il cartellino per il Momo ma, sentimentalmente, il mio cuore era per la squadra del mio paese, il Barengo, e desideravo che, nel passaggio alla Juventus, anche quella società avesse qualche guadagno. Andò a finire così: prezzo di acquisto sessantamila lire; trentamila furono per il Momo e trenta per il Barengo, in scarpe, maglie e reti, di cui avevano bisogno. Io, mi accontentai dell’onore. Furono gli amici a “leggermi” la Juve del Quinquennio come se fosse un romanzo d’avventure. Il fenomeno di casa, però, era Gino, mio fratello. Solo che fumava come un turco. Sarebbe diventato un fuoriclasse. Ha fatto il radiologo. Me l’ha portato via un tumore».

Soprannominato dai suoi avversari “Marisa”, a causa dei suoi boccoli biondi, Boniperti è un centravanti mobilissimo, astuto, dalla tecnica sopraffina e dall’innato senso del goal, Boniperti (che nella seconda parte della carriera, ridimensionato il raggio d’azione, fornirà sempre maggior apporto al centrocampo), nel 1947-48, a meno di venti anni, con 27 reti, si aggiudica la classifica dei marcatori con due goals di vantaggio su Valentino Mazzola capitano del mitico “Grande Torino”.

Da calciatore lega il suo nome agli scudetti 1950 (non nascondendo mai la preferenza per questa squadra, da lui ritenuta la più bella) 1952, 1958, 1960 e 1961 ed alla Coppa Italia nel 1959 e nel 1960. «Ho avuto tante offerte. Inter, Milan, Roma, il “Grande Torino”. Era stato Valentino Mazzola a fare il mio nome a Ferruccio Novo. Il presidente mi ricevette nel suo ufficio: “commendatore”, gli dissi, “sono della Juve, non posso”».

È diventata leggenda la storia dei premi che Gianni Agnelli gli dava per ogni rete segnata; gli veniva regalata una mucca, che lui andava a prendere direttamente nei poderi della famiglia Agnelli. Il fattore, ad un certo punto, si lamentò, dicendo che Giampiero gli portava via le mucche più belle e, per giunta, gravide.

Al termine del campionato 1960-61, disputa la sua ultima partita: è il 10 giugno 1961, ed è un’occasione piuttosto triste per la storia del calcio; gli avversari sono, infatti, i ragazzini dell’Inter, fra i quali Sandro Mazzola, figlio dello scomparso rivale granata Valentino, polemicamente mandati in campo dalla società nerazzurra ed è forse proprio questo il motivo che induce Boniperti a chiudere con il calcio. «Sono per i tagli netti. Mi tolsi le scarpe e le diedi al magazziniere. Mai più messe. Odio le pantomime fra vecchie glorie».

Charles disse: «La perdita di Boniperti, dal punto di vista tecnico, aveva nuociuto in “modo basilare” alla squadra, essendo venuto a mancare il “cervello”, il pilastro del centrocampo, l’uomo che dirige e coordina il lavoro dei compagni, l’uomo indispensabile per una squadra che voglia giocare un calcio moderno a livello nazionale ed internazionale».

Boniperti, con la maglia azzurra, partecipa alle spedizioni mondiali del 1950 in Brasile e del 1954 in Svizzera, colleziona 38 presenze e 8 goals. Un gettone e 2 reti con la rappresentativa B. Il 21 ottobre 1953, l’olandese Lotsy lo seleziona per la gara in programma a “Wembley” fra l’Inghilterra ed il Resto d’Europa, organizzata per festeggiare il novantesimo anniversario della “Football Association”. Boniperti, l’unico italiano in campo, al fianco dei vari Nordahl, Vukas, Kubala e Zebec, è autore di una prestazione da favola che corona con due splendidi goals: finisce 4 a 4, ma il venticinquenne biondo di Barengo è unanimemente riconosciuto come il migliore in campo.

Uno dei tanti aneddoti. «Ludovico Tubaro. Veniva dal Toro, giocava nel Legnano. Un tronco di stopper. Una domenica, mi entra a catapulta sulla caviglia e rischia di spezzarmela. Esco, mi medicano, rientro. Lo aspetto. Palla sopra la testa e gran botta, gran goal. Lo cerco e gli faccio il gesto dell’ombrello: “Tubaro, tiè”. Mi ha inseguito fin sotto la doccia. Un giorno, che ero ancora europarlamentare, squilla il telefonino. Era lui. Quasi mezzo secolo dopo. Quel pomeriggio, l’avrei ammazzato. Quel giorno, l’avrei abbracciato».

Dopo un decennio trascorso nei quadri dirigenziali, Boniperti il 13 luglio 1971, assume la presidenza della Juventus e la squadra, dopo anni non troppo brillanti torna a volare. Sotto la sua regia, infatti, la squadra bianconera tiranneggia l’Italia, l’Europa ed il Mondo: arrivano scudetti e soprattutto quelle Coppe Europee che in casa Juventus avevano sempre fatto soffrire. «Certo era meglio giocare. Sul campo mi sentivo me stesso, ero forse più vero. Qui, dietro la scrivania, è anche una schermaglia psicologica. Si può dire e non dire, si vorrebbe dire e non si può dire. Il calcio è una materia sempre più difficile».

Quando la Juventus di Parola perse lo scudetto con il Torino, nel campionato 1975-76 Boniperti si presentò a Villar Perosa, per discutere dei contratti con i giocatori. Nella propria borsa, oltre ai contratti, aveva anche un ritaglio di giornale, con la formazione scesa in campo a Perugia giornata di campionato. Sedici maggio 1976, la Juventus perde per 1 a 0 ed il Torino, pareggiando in casa contro il Cesena, può festeggiare il tricolore. Ai giocatori che, mano a mano, entravano nella sua stanza, Boniperti diceva: «Tu c’eri a Perugia ...»

Nessuno ebbe certo il coraggio di rilanciare sul reingaggio. Lui faceva l’interesse della società, ovviamente, ma stimolava i giocatori nell’orgoglio e nel portafoglio.

Rimane in carica fino all’avvento della Triade composta da Moggi, Girando e Bettega; più di trenta anni dietro una scrivania e tante, tantissime vittorie.

Tratto liberamente da tuttojuve.com


 







 

 

 


martedì 26 maggio 2026

26 Maggio 2019: Sampdoria - Juventus

É il 26 Maggio 2019 Sampdoria Juventus si sfidano nella diciannovesima (ed ultima) giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di  Serie A 2018-19 allo 'Stadio Luigi Ferraris - Marassi'  di Genova.

É una Juventus che ha appena vinto l'ennessimo Scudetto (é il 37esimo). 

Dall'altra parte ci sono i blucerchiati genovesi che disputano una stagione piú che positiva; finita poco sotto le posizioni che contano per l' Europa.

Buona Visione! 




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Stagione 2018-2019 - Campionato di Serie A - 19 ritorno
Genova - Stadio Luigi Ferraris
domenica 26 maggio 2019 ore 18:00 
SAMPDORIA-JUVENTUS 2-0
MARCATORI: Defrel 84, Caprari 90+1

SAMPDORIA: Rafael; Bereszynski, Ferrari A., Colley, Sala; Praet, Barreto (Vieira 70), Linetty; Ramirez (Caprari 58); Defrel, (c) Quagliarella (Gabbiadini 78)
A disposizione: Audero, Belec, Andersen, Saponara, Ekdal, Jankto, Sau, Junior Tavares, Tonelli 
Allenatore: Marco Giampaolo

JUVENTUS: Pinsoglio; Caceres, Rugani, (c) Chiellini (Bonucci 65), De Sciglio; Cuadrado, Bentancur, Can (Portanova 59), Matheus Pereira (Nicolussi 75); Dybala, Kean
A disposizione: Szczesny, Del Favero, Pjanic, Barzagli, Spinazzola
Allenatore: Massimiliano Allegri

ARBITRO: Nasca
AMMONIZIONI: Rugani 52, Portanova 90+3 (Juventus)




I due attaccanti blucerchiati regalano a Giampaolo (prossimo all'addio?) una prestigiosa vittoria. Marassi quest'anno si conferma tabù per Allegri, all'ultima sulla panchina bianconera

GENOVA - C'era riuscita una sola volta negli ultimi 11 scontri ufficiali. La Sampdoria torna a battere la Juventus e lo fa nell'ultima giornata di campionato. I liguri vincono 2-0 grazie alle reti nel finale di Defrel e Caprari. Amaro addio ai bianconeri per Allegri: quest'anno il Marassi è stato un vero e proprio tabù.

La prima di Pinsoglio
Le due formazioni erano state annunciate alla vigilia da Giampaolo ed Allegri, segnale di come la partita non importasse nulla per la classifica. Giampaolo sceglie Rafael in porta, si rivede a centrocampo Barreto. Allegri premia il terzo portiere Pinsgolio con la prima presenza stagionale in campionato, davanti senza Ronaldo ecco il tandem Kean-Dybala. Il più motivato è Quagliarella, deciso a blindare il primato nella classifica cannonieri ma le occasioni sono pochissime e, nel primo tempo, i due portieri appena si sporcano i guanti.

Marassi tabù per Allegri
Ripresa più pimpante con Quagliarella che in due occasioni prova a sorprendere Pinsoglio ma senza esiti. Tutte le emozioni arrivano nel finale: al 77′ Quagliarella lascia il posto a Gabbiadini e riceve la standing ovation di tutto lo stadio. Passano 4′ e viene annullato un gol a Kean, abile a superare Rafael in uscita, ma in posizione di fuorigioco per davvero pochi millimetri. Sembra tutto indirizzato verso lo 0-0 quando Defrel scambia bene in area con Gabbiadini e trafigge Pinsoglio con un tiro strozzato. L'ex attaccante della Roma sigilla così il suo ottimo girone di ritorno. La reazione della Vecchia Signora non c'è, anzi all'inizio dei 4 minuti di recupero Caprari pennella una punizione straordinaria con il portiere bianconero attonito. Dopo il ko (il primo in campionato) contro il Genoa dello scorso marzo, Marassi si conferma tabù per Allegri che lascia ufficialmente la Juventus con una sconfitta.

Lunedì il futuro di Giampaolo
Farà lo stesso Giampaolo? C'è aria di addio, ma sarà decisivo il summit previsto per lunedì tra il tecnico marchigiano ed il presidente Ferrero. Intanto la Sampdoria saluta i propri tifosi con un'ottima stagione, soprattutto tra le mura amiche. E, a proposito di mercato, attenzione alle sirene del Napoli su Quagliarella.

Francesco Carci





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giovedì 30 aprile 2026

30 Aprile 1989: Sampdoria - Juventus

È il 30 aprile 1989 e Sampdoria Juventus si sfidano nella nona giornata del girone di ritorno del Campionato di Calcio di Serie A 1988-89 allo Stadio Luigi Ferraris - Marassi di Genova.

È una Juventus che cerca di costruire una squadra ancora scossa dall'addio di 'Le RoiMichel Platini e dai fallimenti di Ian Rush e dal tecnico Rino Marchesi. Guidati in panchina dalla leggenda Dino Zoff, i bianconeri raggiungono un quarto posto in campionato che dovrebbe rappresentare un buon viatico per il futuro. 

Dall'altra parte c'è una Samp che disputa un'altra stagione ad alti livelli. Non solo conclude le proprie fatiche in quinta posizione ma riesce addirittura a vincere la Coppa Italia

Buona Visione! 




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Stagione 1988-1989 - Campionato di Serie A - 9 ritorno
Genova - Stadio Luigi Ferraris
domenica 30 aprile 1989 ore 16:00 
SAMPDORIA-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Mancini 20, De Agostini rigore 68, Galia 86

SAMPDORIA: Pagliuca, Pellegrini S. (Pradella 68), Carboni, Pari, Lanna, Pellegrini L., Víctor Muñoz, Cerezo (Salsano 56), Bonomi, Mancini, Dossena
A disposizione: Marcon, Chiesa, Vialli
Allenatore: Vujadin Boskov

JUVENTUS: Tacconi, Napoli N., De Agostini, Galia, Bruno P., (c) Tricella, Marocchi, Rui Barros (Magrin 88), Buso, Zavarov, Mauro
A disposizione: Bodini, Favero, Altobelli
Allenatore: Dino Zoff

ARBITRO: Sguizzato





Contro la Juve terza sconfitta consecutiva dei blucerchiati a Marassi 
La Samp rifà il trucco alla Signora 
Nel primo tempo il gol di Mancini illude i liguri 
Poi la rimonta bianconera: rigore di De Agostini e rete di Galia a quattro minuti dalla fine 
Boskov toglie Cerezo, Zoff ringrazia e ordina l'operazione sorpasso 

GENOVA — Va bene la coppa non proprio immediata ma imminente, va bene la scarsa considerazione in cui viene tenuta la Juventus, ma scelte tecniche come quelle di Boskov farebbero pensare a un harakiri programmato. Non cominciate a pensare al calcio scommesse, ma semplicemente alla follia proverbiale di Vujadin Boskov. Una Samp che rendeva agli avversari tre titolari del valore di Mannini, Vierchowod e Vialli, veniva privata a ripresa da poco iniziata di Toninho Cerezo per genialità del tecnico. Saltava il centrocampo blucerchiato che aveva retto fino a quel momento il peso intero della partita. La Juventus osava un poco di più, ma lo zingaro non se ne dava per inteso e commetteva il secondo errore della giornata. 

Stefano Pellegrini si procurava uno stiramento alla coscia (61') nel rimediare a un buco centrale, lasciato spalancato da Luca, fratello più celebre ma meno bravo. Il medico chiedeva la sostituzione, ma Boskov duro come un macigno decideva dalla panchina che un buon massaggio rimediava a tutto. Di lì a sei minuti Pellegrini junior si trovava a dover nuovamente chiudere una voragine, non un buco, ed era costretto a buttarsi addosso a Zavarov per impedirgli l'entrata solitaria in area. Era l'inizio della fine per la Samp e il resto, la vittoria, era merito della Juventus modesta magari, ma tenace come di rado era stata negli anni passati, più o meno con gli stessi uomini. 

E fra tante critiche adesso è quarta. Come avrete capito, una partita strana, un primo tempo in cui la Sampdoria ha dominato malgrado le assenze, con appendice fino all'uscita di Cerezo. Poi una Juventus che si ritrova, rimonta e vince con merito pieno e assoluto. Boskov ha riproposto la formazione vincente del secondo tempo col Malines, dando a Dossena il ruolo di punta vera con Mancini d'appoggio. A centrocampo a far da cerniera c'erano Victor, Cerezo, Bonomi e quello Stefano Pellegrini che controllava Zavarov con sufficienza, per essere lui stesso sempre protagonista in fase di appoggio. Errore non veniale sacrificare Pari con consegne precise su un Rui Barros non irresistibile, e comunque utilizzare Carboni, privo di avversario diretto e decisamente privo di qualità. 

Zoff opponeva i suoi secondo lo schema consueto e un po' obbligato dalla presenza di Zavarov, fuoriclasse soltanto in patria. Unica punta, spuntatina assai il ragazzo Buso, annullato dal ragazzo avversario Lanna. Poi in linea portoghese e lusso, con Mauro disperato nel non trovarli mai una volta liberi. Teoricamente da dietro avrebbero dovuto appoggiare gli uomini sulle fasce, ma mentre De Agostini sarebbe venuto fuori alla distanza appena Bonomi avesse finito di spingere in avanti come un dannato, Napoli è rimasto timoroso in zona. Blucerchiati ben padroni del campo quindi, con Dossena in giornata di vena capace di difendere palla e subito dopo inventare l'apertura migliore, e con Mancini pronto al dialogo su fondamentali calcistici perfetti e intuizioni di classe. C'era da aver paura di questa Samp vibrante e vitale e il gol che ha dettato il tema della partita per più di due terzi dell'incontro è venuto proprio dall'eccesso di paura. Napoli si è fatto rubar palla, nell'affanno di appoggiare un compagno, e l'unica buona giocata di Carboni ha trovato in Dossena l'ideale prosecutore. Controllo con le spalle voltate alla porta e assist a filtrare per Mancini: mezza girata e palla imprendibile sul secondo palo. 

I palloni dalle parti di Pagliuca arrivavano di rado. Sbagliava Galia (26') su un inserimento splendido, ma dall'altra parte ì doriani fallivano la consueta serie di palle gol. Clamorosa quella di Cerezo (55') che non riusciva a deviare un rasoterra assassino di Dossena passato a due metri dalla porta, mentre era Tacconi un minuto dopo a toccare con la punta delle dita l'ultimo tocco proprio di Dossena. Era proprio l'ultimo tocco doriano perché a questo punto cominciava lo show di Boskov. Zavarov (67') guadagnava il gettone facendosi atterrare dal mezzo Stefano Pellegrini rimasto in campo: De Agostini trasformava un minuto dopo, a soccorsi avvenuti, con Pagliuca in ritardo di una frazione di secondo. Poi nell'affanno generale ecco Galia (86) tentare il secondo affondo: lo pescava Tricella e lui non perdonava.

Giorgio Viglino





AGNELLI, IL SUO PUPILLO E LO SCUDETTO JUVE
SOGNI MANCINI
Ci sono il titolo (ma solo nel '92) e il fuoriclasse della Samp nel futuro di Madama. Lo ha detto l'Avvocato, ridimensionando i russi

Sogni proibiti e tiri Mancini. Ma si può rovesciare: tiri proibiti e sogni Mancini. L'avvocato Agnelli piomba in tribuna a Genova (proverbio aggiornato: l'occhio del padrone ingrassa la zebra) e subito il suo antico pupillo l'onora con un gol d'autore, di quelli che cava dal cassetto con accurata parsimonia. È un gol che fa sanguinare il cuore bianconero, ma crudelmente solletica la vocazione al talento. L'Avvocato è sensibile al talento come nessuno, e nessuno, fra i nostri calciatori, ha il talento sovente inespresso, soffocato, contorto, ma indubitabile di Roberto Mancini. Per questo il feeling ha radici antiche. Ma Roberto parla anche al cuore di Paolo Mantovani, uno che non deve chiedere (mai!) e che può consentirsi lo sfizio di dire no con un sorriso, ovviamente, al signor Fiat. Amore contrastato e difficile; ma amore. Nascosto con elegantissima perifrasi 

(«Ho applaudito Mancini, ha segnato davvero un gran bel gol»).

L'Avvocato, che è reduce dall'aver deliziato gli studenti della Sorbona, cui ha parlato con uguale e sbalorditiva competenza delle prospettive dell'economia europea e del destro magico di Michel Platini, tiene banco anche a Genova. Sistema Zavarov 

(«chi l'ha detto che alla Juve non si rischi il posto? Solo gli impiegati dello Stato il posto non lo perdono mai») 

ridimensiona il progetto bonipertiano su Luca Pellegrini 

(«è stato bravo e meno bravo. Si è presentato con un fallo abbastanza ridicolo»); 

allunga un'altra stilettata al suo presidente 

(«mі avevano detto che Vialli non era da Juve, ma ancora nessuno mi spiega il perché»); 

porge una consolatoria carezza a Dino Zoff 

(«è tale quale al passato: serio, conosce il calcio e gli uomini, deve poter lavorare a medio e lungo termine»).

Certo, deve essere una noia questa Juventus applicata e proletaria, per un raffinato degustatore di squisitezze estrose come l'Avvocato. E infatti le ha subito allungato i termini di guarigione. Aveva detto che sarebbe tornata grande nel Novanta, dopo averla vista all'opera, si è concesso un aggiustamento di tiro: 

«Tutto lascia prevedere che si dovrà attendere il Novantadue. La Juve non è squadra di solisti (si può immaginare un sospiro, in sottofondo, ndr) né di combinazioni. È una squadra in lenta formazione». 

Non è mai stato uno specialista nelle attese, quello che voleva ha cercato di prenderselo subito e quasi sempre ci è riuscito. Ma per Mancini, forse, farà un'eccezione.

La Juve che torna a vincere nel Novantadue, quando cadono le barriere con l'Europa. Il tempo giusto concesso alla Sampdoria per sbarcarsi come tutti le auguriamo con le Coppe e dar via libera al suo gioiello. Un disegno fantastico? Forse meno di quanto sembri. Mancini, dopo aver compitamente ringraziato per i complimenti, ha lanciato il messaggio: 

«Una Thema Ferrari 4x4 potrebbe commuovermi». 

Come dire, ci vuole proprio qualcosa di speciale, un prototipo (per ora inesistente) confezionato su misura. Mancini a Genova ci sta da nababbo, ma chissà che non lo solletichi l'idea di uscire dall'ombra di Vialli, gemello protettivo, affettuoso, ma anche un tantino scomodo e ingombrante. Alla Juve la via russa è sempre battuta con attenzione, ma forse Zavarov ha raffreddato gli entusiasmi, e non soltanto per l'impossibilità di invitarlo a cena, per difficoltà di lingua e congenita timidezza. L'Avvocato si è fatto un'idea. 

«Ho visto Urss-Germania Est, in TV, e Zavarov ha giocato meglio di Mikhailichenko». 

La seconda affermazione è conseguente: 

«Dovessi prendere un altro russo, sceglierei Protasov e non Mikhailichenko». 

La terza illuminante: 

«È difficile esser sicuri di poter risolvere i problemi della Juventus, non sono convinto che possano riuscirci i russi, certo possono migliorare la situazione». 

Tramontato il miracolo che viene dall'Est, forse si spiega anche così il ritorno di fiamma. Ci sono lo scudetto e Mancini nel futuro:prossimo o remoto, questo è il problema.

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1989 n.18







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venerdì 24 aprile 2026

24 Aprile 1988: Sampdoria - Juventus

É il 24 Aprile 1988 e Sampdoria Juventus si sfidano nella dodicesima giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1987-88 allo Stadio 'Luigi Ferraris' Marassi di Genova.

É ancora una Juventus in pieno alto mare in questa stagione. Dopo l'abbandono di Michel Platini, la squadra (affidata a Rino Marchesi) non riesce a trovare una solida quadratura. Alla fine di questo campionato i bianconeri si piazzeranno in sesta posizione e dopo un emozionante spareggio contro il Torino acciufferanno il piazzamento UEFA per i capelli. Dall'altra parte c'é una Sampdoria che dotata di una rosa giovane ed 'affamata' conquista la Coppa Italia ed un ottimo quarto posto finale in campionato.

Buona Visione!



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Campionato di Serie A 1987-1988 - 12 ritorno
Genova - Stadio Luigi Ferraris
Domenica 24 aprile 1988 ore 15.30
SAMPDORIA-JUVENTUS 2-2
MARCATORI: Bonomi 29, Vialli 40, Buso 44, Scirea 90+1

SAMPDORIA: Bistazzoni, Briegel (Salsano 87), Mannini, Fusi, Vierchowod, Pellegrini, Pari, Cerezo, Bonomi, Mancini, Vialli
Allenatore : Vujadin Boskov

JUVENTUS: Tacconi, Favero (Scirea 79), Bruno, Bonini, Brio, Tricella, Mauro (Vignola 81), Laudrup, Rush, De Agostini, Buso
Allenatore : Rino Marchesi

ARBITRO: Pezzella




Partita esemplare del sampdoriano dopo le dichiarazioni d'amore per la Vecchia Signora
Un Mancini bellissimo fa bella la Juve

GENOVA- La partita di ieri fra Sampdoria e Juventus, 2 a 2 nello stadio di Marassi coventryzzato dai lavori, ma gia con avvisaglie di Persepolis del calcio quando sarà bello e finito, finito e bello, è stata secondo noi condizionata dall'effetto-Mancini, cioè dalle dichiarazioni rilasciate sabato dall'attaccante blucerchiato, e cosi condensabili: 

"Se a Genova non mi vogliono più, me ne vado, però voglio poter scegliere come nuova squadra la Juventus."

Discutono arrabbiatissimi i sampdoriani sul pareggio di Scirea (omonimo di quello che giocava secoli fa nella Juventus, ed egualmente bravo) a tempo scaduto, ma la Juventus è stata colpita dall'effetto-Mancini in maniera tale che l'eventuale regalino in secondi arbitrale, venuto peraltro dopo un rigore probabilmente compensativo e il regalone della Juventus a Vialli per il 2 a 0, e cosa da poco.

Si, perché la Juventus ha dovuto patire il massimo Mancini della stagione e probabilmente di ogni tempo, parlando ovviamente di tempi manciniani, cioè da quando il ragazzo aveva 17 anni e veniva lanciato nel Bologna di Radice. Mancini non poteva non fare una grande partita, dopo quelle dichiarazioni, probabilmente sollecitate, con poteri occulti, da Mantovani e da Boskov.

Ma la partita sua è stata addirittura grandissima, una delizia di platinerie, viallerie, gullitterie, e giuriamo che abbiamo notato Mancini dribblare in francese, scattare in cremonese e a un certo punto abbiamo anche notato che porta i capelli a treccine.

Da tempo non vedevamo in Italia un calciatore italiano così svettante, ed anche esteticamente così bello, almeno nel momento del gesto atletico. La grandissima partita di Mancini è stata contenuta dalla Juventus, l'effetto-Mancini e stato ammortizzato, da qui i meriti della stessa Juventus. E si tratta di grandi meriti, ottenuti poi con l'arma semplice della volontà. In chiave psicologica e intrigante, si può anche pensare che, visto quel Mancini, la Juventus si sia voluta a tutti i costi dimostrare bella, perché lui la scoprisse accogliente, degna delle sue brame.

E sempre in chiave psicologica, si può pensare che la buona, talora ottima partita di Buso e di Rush sia stata dettata anche dal volersi questi due dimostrare bravi, così bravi che, se arriverá Mancini, entrambi saranno designati a giocargli al fianco.

Non scherziamo assolutamente, anche se ci rendiamo conto che il nostro discorso corre il rischio di apparire insieme blasfemo e vacuo alle due tifoserie, entrambe convinte di avere patito, fra arbitro e sorte e cronometro e casualità del gioco, un'ingiustizia. Ma il gioco del football è cosi misterioso, labile, aeriforme che una faccenda comunque consistente, come quelle dichiarazioni, non può non essere valutata in pieno, considerata in tutte le sue sfumature, i suol ag ganci, le sue varie conseguenze.

E d'altronde la partita e stata decisa dal casino or ganizzato, e avere un punto di riferimento, sia pure sodilamente verbale, è già qualcosa (chi poi ha visto e sentito, ma soprattutto visto, il Mancini del dopopartita, chi ha visionato la sua faccia mentre lui parlava, deve ammettere con noi che quelle dichiarazioni hanno fatto parte di un piano diabolico, mancino appunto). Ricordiamo, sempre in chiave di casino organizzato, che Scirea ha segnato il gol decisivo da attaccante pur essendo stato mandato in campo da Marchesi a fare il libero, mentre Tricella rientrando in campo aveva esplicitamente lasciato del tutto il suo ruolo a Brio.

Il che prova quello che noi da sempre sosteniamo: еssere la panchina, per il perfido gioco delle prospetrive, il posto da cui si vede peggio la partita. Ed essere enorme il merito di avere creato una cosi bella Sampdoria e avere schierato una cosi vigorosa Juventus nonostante questo handicap.

Meglio stare in tribuna che in panchina e, casomai, intanto che si vede il match, sentire la radio, dove finalmente una scemata (Passarella in Milan-Inter) viene chiamata scemata, fatto storico, e dove si annuncia il gol del Verona co-me pareggio del Napoli, e decidano a Napoli se questo é o no razzismo: anche se in effetti, se una squadra fa pari, pure l'altra in campo fa automaticamente pari, così è anche se li per il non vi pare, non vi e parso.

Gian Paolo Ormezzano
tratto da La Stampa del 25 aprile 1988





A Marassi i bianconeri si salvano contro la Samp con un gol al novantunesimo 
La Juve ringrazia Scirea 
Bonomi (su rigore) e Vialli portano avanti i blucerchiati, poi segna Buso 
Mancini costringe Marchesi a cambiare tre volte le marcature 

GENOVA — Con la forza della disperazione, con feroce determinazione, con il cuore piú che con il gioco, la Juventus ha strappato un europunto a Marassi rimontando l'uno-due di Bonomi (rigore), e Vialli. C'è riuscita con Buso, quasi allo scadere dèi primo tempo, e con il trentacinquenne Scirea al 91', in piena zona recupero, gol che ha fatto ululare 'ladri, ladri!' al pubblico, perché il pessimo Pezzella da Frattamaggiore non si decideva a fischiare la fine. 

Marchesi ha rimpastato tre volte la disposizione tattica. Era partito con Mauro regista, Buso accanto a Rush, Laudrup «tornante» sulla destra. Assente Cabrini squalificato, aveva rilanciato Bonini a centrocampo su Cerezo, con De Agostini terzino sinistro su Pari, Bruno su monumento-Briegel, Favero alle calcagna di Vialli e Brio su Mancini. Mentre Favero in qualche modo riusciva a tenere a bada Vialli, almeno nella fase d'avvio, capitan Brio era in crisi con lo scatenato Mancini. Due incornate di Rush, al 7' su punizione di Bruno e al 9' su cross di Laudrup, che lambivano i pali, con Bistazzonl fuori causa. Erano gli spunti più pericolosi di una Juventus che non appariva in grado di assumere l'Iniziativa in modo continuo. 

Un intervento sospetto di Mauro sul limite, ai danni di Pellegrini, faceva gridare al rigore (20"). Pezzella sorvolava, ma nove minuti più tardi, applicando la legge (sbagliata) della compensazione, trasformava un fallo di ostruzione di Tricella su Cerezo in penalty. Inutili le proteste dei bianconeri e di De Agostini (ammonito). Lo specialista Bonomi, con un fendente rasoterra, angolatissimo, infilava Tacconi. Reagiva a testa bassa la Juventus, ma al 40' la Sampdoria raddoppiava. Pellegrini pescava Vialli, smarcato in area (Favero gli era a due metri) e il Gianluca nazionale, di destro, pennellava a fil di montante. Pareva il k.o. per la Juventus. Invece, con un'orgogliosa impennata, i bianconeri dimezzavano le distanze al 44'. De Agostini difendeva il pallone tra due avversari e poi serviva lo smarcato Buso che di' collo destro, con un violento diagonale, centrava il bersaglio. Una prodezza. 

In apertura di ripresa, la Juventus presentava un primo rimpasto tattico. Brìo libero, Tricella a centrocampo, Bruno su Mancini. Brìo si sganciava a offriva a Buso un perfetto lancio: il giovanotto non concedeva il bis e. al volo, «ciccava» davanti a Bistazzoni. Neppure Bruno riusciva a bloccare Mancini. Al 64' il ribelle, (che ieri si é rappacificato con Boskov e la Sampdorìa), scambiava di tacco con Brìegel, si presentava in area e sferrava un gran destro, centrale: Tacconi a pugni chiusi sventava il gol-partita. A questo punto Marchesi ordinava a Favero di spostarsi su Mancini, con Bruno su Vialli. L'allenatore, perso per perso, inseriva Scirea (71') al posto del provatissimo Favero e Vignola per Mauro (79'). Scirea decideva di piazzarsi nel settore di Brìegel, poi sostituito da Salsano all'86", anziché fare il libero. Nel marasma finale, con mischie e assalti furibondi alla porta blucerchiata, si vedeva anche Bistazzoni anticipare di testa Buso fuori area. E la zampata di Scirea, destro ravvicinato a colpo sicuro su assist di testa di Rush, a tempo ormai scaduto e quando la folla pregustava il trionfo, può sembrare una beffa per la Samp: in realtà è il frutto della volontà di una squadra che non s'è arresa e cu una felice e fortunata folgorazione di Marchesi. 

Un pareggio che consente alla Juventus di agganciare l'Inter: ora il derby del 1° maggio è più che mai uno spareggio-Uefa.

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 25 aprile 1988




La moviola interpretata a proprio uso e consumo. 

Carlo Sassi, commentatore ufficiale della «Domenica Sportiva» e secondo Boniperti nemico dichiarato della Juventus, ha scritto su Tuttosport: 

«Netto il rigore concesso alla Sampdoria. Il brasiliano Cerezo resiste ad una prima carica di Bonini e quindi cade, atterrato da Tricella». 

Invece Luigi Ferrajolo sul Corriere dello Sport-Stadio: 

«La Samp ha raccolto al 29' i primi frutti, su un rigore che molti arbitri non avrebbero concesso...». 

Ε Roberto Beccantini sulla Gazzetta dello Sport: 

«La partita si impenna al 28' in virtù di un rigore che Pezzella decreta frettolosamente...». 

Beppe Maseri su Il Giorno: 

«Rigore regalato dall'arbitro per un'ostruzione di Tricella su Cerezo...». 

Paolo Marchi su Il Giornale: 

«I padroni blucerchiati hanno beneficiato di un penalty al 28' quando Tricella ostruiva Cerezo dando il là a mille polemiche perché Pezzella è apparso eccessivamente fiscale».

E Bruno Bernardi su Stampa Sera: 

«Pezzella trasformava un fallo di ostruzione di Tricella su Cerezo in penalty». 

Solo Sassi, quindi, ha visto un rigore nettissimo. Non solo: sullo stesso Tuttosport, l'inviato a Genova Gino Bacci ha così descritto l'azione fatale: 

«29': Cerezo si allunga la palla entra in area, trova l'opposizione di Tricella sul quale il brasiliano va a scontrarsi prima di finire a terra» e l'ha definito «un rigore quasi regalato alla Sampdoria». 

Quindi Boniperti si convincerà più che mai che Sassi odia proprio la Juventus...

tratto dal Guerin Sportivo anno 1988 n.17




Sampdoria

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La Stampa 25 aprile 1988

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La Stampa 25 aprile 1988


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