mercoledì 9 settembre 2026

9 Settembre 2001: Atalanta - Juventus

É il 9 Settembre 2001 e AtalantaJuventus si sfidano nella seconda Giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2001-02 allo Stadio 'Atleti Azzurri d'Italia' di Bergamo.

É una stagione col finale col botto questa per i campioni bianconeri. Iniziata cosí cosí nel finale i nostri eroi stanno girando a mille. La vetta sí avvicina e sí avvicina anche il 5 maggio, ultima giornata di campionato. Tutto il resto é Storia

Dall'altra parte c'é l'Atalanta che si attesta a metá classifica evitando così i problemi della retrocessione.

Buona Visione! 


 

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Stagione 2001-2002 - Campionato di Serie A - 2 andata
Bergamo - Stadio Atleti Azzurri d'Italia
domenica 9 settembre 2001 ore 15.00
ATALANTA-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Del Piero 8, Trezeguet 83

ATALANTA: Taibi, Zauri, Sala, Carrera, Bellini, Zenoni D., Berretta, Dabo (Pinardi 64), Doni, Saudati (Rossini 64), Comandini (Colombo 77)
Allenatore: Giovanni Vavassori

JUVENTUS: Buffon, Zenoni, Thuram, Montero, Pessotto G. (O'Neill 67), Zambrotta, Tudor, Tacchinardi, Nedved, Trezeguet (Amoruso 84), Del Piero (Salas 70)
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Borriello


 

Gol e difesa di ferro.
E' una Juve padrona che non regala nulla 
COME UN RULLO: A BERGAMO UN ALTRO NETTO SUCCESSO DELLA SQUADRA DI LIPPI CONTRO UN'ATALANTA CHE HA SMARRITO L'ANTICA AGGRESSIVITÀ'
Ancora a segno con un fulmineo Del Piero e poi con Trezeguet 
La forza dei bianconeri scaturisce dall'asse retrovia-centrocampo.

Ancora Del Piero e Trezeguet. Diventa un esercizio statistico raccontare la supremazia della Juventus nell'avvio di campionato con i suoi due attaccanti che, dopo il Venezia, hanno affossato (2-0) l'Atalanta in casa sua. Tuttavia è dai tempi del pollo di Petrolini che le statistiche non raccontano la verità e la Juve lippiana è molto più di quanto non descrivano i gol. La sua forza nasce dalla difesa, si dilata nel centrocampo e soltanto allora giunge ai terminali dell'attacco, che quest'anno funzionano: erano quattro anni, dall'ultima Juve sopportabile di Lippi, che non si vedeva circolare la palla con la padronanza che mostrano i bianconeri e che ha l'effetto di ipnotizzare le vittime, come lo sguardo del cobra. 

L'Atalanta, subito trafìtta dal diagonale di Del Piero, avrebbe anche potuto pareggiare al 20' della ripresa, quando Buffon ha compiuto un miracolo su Damiano Zenoni, eppure non c'è stato un momento in cui la Juve abbia perso il controllo, al massimo ne ha concesso qualche scagha, come quando si mezza il cioccolato e sulla tovaglia ne rimane un po' di polvere. Questa è una squadra che, se segna per prima, ti nasconde la palla. Corri, corri e non la raggiungi mai. La tua aggressività si stempera in quell'inseguimento inutile. Dabo, il giovane francese passato per Parma, raccontava di esseme rimasto schiantato nel fisico e depresso nel morale: 

«Mi stancavo per niente». 

La palla, quando la Juve gioca sul serio, circola da destra a sinistra, poi ritorna al punto di partenza come si muove un pendolo, ma con velocità e precisione, e se l'avversario apre le maghe per seguire l'azione, si crea il corridoio giusto in cui fiondarsi. Le ragioni della metamorfosi sono diverse ma la più importante è che la presenza di Montero e Thuram, insieme alla sicurezza garantita da Buffon, permette alla Juve di muoversi sempre con almeno un uomo in più perché in difesa quei due bastano a controllare la situazione. Gli appoggi di Christian Zenoni e di Pessotto sulle fasce diventano importantissimi per allargare l'azione, Zambrotta finalmente torna a fare l'ala e siamo curiosi di vedere cosa succederà con il ritomo di Davids e un rendimento appena più accettabile di Nedved, finora il più opaco tra gli acquisti. 

Schiodata dalla Zidane-dipendenza, questa Juve ha scoperto di non avere più padroni e molti ispiratori. Se non cala il ritmo e la concentrazione, come in avvio di ripresa, è difficilissimo affrontarla e farle un gol: non le vincerà tutte, ma certamente ne perderà poche e gli ultimi minuti di Salas hanno confermato che c'è un'alternativa importante. Lippi ha atteso molto prima di buttarlo in campo al posto di Del Piero, forse per non avvilire Trezeguet, del tutto fuori partita. Quei pochi minuti sono bastati al cileno: l'azione del secondo gol nasce da un dribbling insistito e dalla sua capacità di non perdere la palla in mezzo a tre avversari. Il suo appoggio indietro ha permesso a Tacchinardi di fiondare un tirocross che Trezeguet ha corretto bene in rete. Era il sigillo, a sette minuti dalla fine. 

L'Atalanta è una buona squadra, come lo era l'anno scorso quando, a questo punto, comandava la classifica. Ora sta in fondo per uno scherzo del calendario ma anche perché ha perso l'aggressività di quei giorni, non è più veloce né fantasiosa, quasi si fosse imborghesita: in attacco Saudati e Comandini (due punte che piacevano al Toro) sono andati a sbattere contro il muro, prima con l'entusiasmo dei giovani convinti di sbrecciarlo, poi sempre più arrendevoli. La Juve ha tremato dopo 4', sul colpo di testa di Doni, fuori di un nulla, ma ha controllato i nervi. Senza creare la pressione micidiale del match d'esordio con il Venezia, i bianconeri hanno atteso l'occasione giusta che è venuta presto: all'8' Zambrotta ha difeso la palla sulla destra, l'ha appoggiata a Del Piero che l'ha scambiata con Tacchinardi e si è trovato oltre la fragile difesa di Berretta e Bellini. Alex le ha sbagliate spesso quelle palle a tu per tu col portiere, sia nella Juve che in Nazionale: la nuova misura di se stesso la dà il diagonale di destro, preciso, nell'angolo. Con qualche rudezza di Thuram, la difesa ha retto alla reazione atalantina, né la Juve ha trovato grandi sbocchi. Nedved raccoglieva più bozzi che palle buone, Trezeguet reclamava palle giocabili che non sapeva attrarre. Era un'intuizione di Zambrotta, su schema di calcio d'angolo, a conceder la palla-gol a Nedved, che tirava fuori in diagonale. 

Nella ripresa calava l'intensità dei bianconeri, Damiano Zenoni azzeccava un taglio dalla destra che lo portava solo davanti a Buffon: l'uscita del portierone era prodigiosa. E la Juve, con Tudor riportato in difesa e il plantigrado O'Neill a dettare il gioco, riprendeva il controllo, fino al raddoppio. Nel finale Amoruso, lanciato da Salas, sfiorava il terzo gol. Era da quattro anni che non si vedevano gli juventini far circolare il pallone in modo così fluido e perentorio Tutto nasce con Buffon Montero e Thuram. Finita la dipendenza da Zidane, tanti ispiratori capaci di creare azioni e di controllare la partita. Nel finale entra Salas che conferma di essere un'alternativa importante. Alessandro Del Piero è stato II grande protagonista della vittoria juventina a Bergamo, sbloccando il punteggio con una bella rete dopo pochi minuti.

Marco Ansaldo
 


LE PAGELLE 
Dal duo Tacchinardi & Zambrotta nasce il gioco e arrivano gli assist 
ATALANTA 
TAIBI 6.Incolpevole sui gol. 
ZAURI 6. Bene su Nedved, più in difficoltà su Del Piero. 
SALA 6. Dà il meglio sui palloni alti che piacciono a Trezeguet. 
CARRERA 7. Senza di lui, sarebbe il diluvio. Salta, rinvia, sguscia sull'erba alla faccia dei 37 anni ben gestiti. Conosce ogni mossa di Del Piero e arpiona a Trezeguet la palla del 2-0. 
BELLINI 5,5. Dopo un discreto inizio si perde ed è a disagio nel difendere su Zambrotta. 
D. ZENONI 6. Meglio il gemello ma se giocasse nella Juve anche lui... Si smarca bene per calciare su Buffon una palla gol. 
BERRETTA 5. Così tenero che lo sbriciolano come un grissino. 
DABO 5,5. Corre molto, a vuoto 
(dal 19' st Pinardi 6: entra quando è difficile risalire). 
DONI 6,5. É il più talentuoso e pericoloso, sfiora il gol di testa e prende anche le botte. Finché non ne ha abbastanza. 
SAUDATI 5,5. Un paio di fughette bastonate da Thuram lo convincono a non insistere 
(dal 19' st Rossini 5,5: francamente non me lo ricordo). 
COMANDINI 5. Per crescere si deve essere grandi anche con i forti, non solo coi deboli. E lui scompare 
(32' st Colombo sv). 
VAVASSORI 5,5. L'Atalanta vale quella dell'anno scorso ma corre la metà: cosa è successo? 
JUVENTUS 
BUFFON 7. Ha comprato in qualche bottega il fluido che Van der Sar non seppe trovare: dopo 4', il colpo di testa di Doni esce di poco (come per Maniero in Juve-Venezia) mentre l'anno scorso la palla sarebbe finita dentro, obbligando la Juve a un match in salita. Unica parata ma decisiva: uscita bassa su D. Zenoni. 
C. ZENONI 7. Incrocia il gemello nel finale quando si sposta a sinistra per sostituire Pessotto. Cresce a ogni gara, difende bene e attacca con sicurezza. Quando si mette male, chiama le balie, Thuram e Montero.
THURAM 6,5. Impressiona il senso dell'anticipo, è imponente «come cervo che esce di foresta» direbbe Boskov. Se l'avversario lo anticipa, come Saudati e Doni nei primi 45', li stende con una certa impunità. Occhio agli appoggi, un po' supponenti. 
MONTERO 7. A un certo punto, dopo pochi minuti, si inventa un inciampo per cadere a terra tra le gambe di un atalantino che sta per saltarlo. Conosce ogni trucco: il più gettonato è arrivare sulla palla sempre prima o più in alto dell'attaccante. 
PESSOTTO 6,5. Meno brillante che con il Venezia. Rispetto al passato, è più intraprendente, quasi un centrocampista in più perché in difesa c'è chi lo copre. Trap, che stava in tribuna, rifletta: vale la pena insistere su Coco e (soprattutto) Pancaro? 
(dal 22' st O'Neill 6: gioca con la zavorra nelle tasche, ogni passo o salto gli costa una fatica. Non mi sembra ancora proponibile). 
ZAMBROTTA 7. Una delle sue migliori partite nella Juve e, non a caso, le occasioni arrivano dalle sue sgroppale molto più che da Nedved, a sinistra. 
TUDOR 6,5. Affronta Dabo, stessa stazza e stesso passo. Questo lo favorisce. Non demerita ma sarà un sollievo rivedere Davids in mezzo al campo. Nel finale torna a potenziare la difesa. 
TACCHINARDI 7. Decisivi i suoi due assist, più i palloni assortiti che creano il dominio juventino. Ha i tempi giusti. Meglio nella Juve che in Nazionale. 
NEDVED 5,5. Non va. Una zolla dopo 2' forse lo condiziona ma è nell'insieme che non carbura: scelte confuse, scambi approssimativi, fughe in un imbuto. Sbaglia di poco al 24' (assist di Zambrotta) e si rivede con l'uscita di Del Piero, quasi lo soffocasse il movimento del capitano. 
DEL PIERO 7. Ci è piaciuto molto il suo primo tempo, lungo lutto il fronte d'attacco, e il gol lo riappacifica con le tante occasioni uguali sprecale un anno fa. Cala vistosamente nella ripresa 
(25' st Salas 7: in 20' come col Venezia, concentra la pericolosità. Il raddoppio nasce da lui) 
TREZEGUET 6. Non vede palla, perchè non gliela passano e non sa proporsi. Ma alla prima occasione segna 
(39' st Amoruso sv) 
LIPPI 7. Il suo timbro in questa squadra, che ha fatto della circolazione di palla l'arma terribile, talvolta velenosa e quando serve soporifera. 

L'arbitro BORRIELLO 6. Ammonisce poco, tuttavia il match non gli scappa.

Marco Ansaldo 
brani tratti da: La Stampa 10 settembre 2001




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9 Settembre 1984: Juventus - Sambenedettese

É il 9 Settembre 1984 e Juventus e Sambenedettese si sfidano nella quinta gara del Girone Eliminatorio della Coppa Italia 1984-85  allo Stadio 'Comunale' di Torino.

I Bianconeri sembrano piú concentrati sulla Coppa dei Campioni (coppa che vinceranno nella tragica notte del Heysel) e sono lontani dalla testa della classifica del campionato. In testa invece c'é sorprendentemente l' Hellas Verona che dopo una cavalcata splendida vince il suo primo Scudetto

In Coppa Italia invece i bianconeri vengono fermati dal Milan, mentre i rossoneri si arrendono in finale alla sorprendente Sampdoria (alla prima Coppa Italia vinta).

Buona Visione!




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Stagione 1984-1985 - Coppa Italia - Eliminatorie, 5ª giornata
Torino - Stadio Comunale
domenica 9 settembre 1984 ore 16:30
JUVENTUS-SAMBENEDETTESE 5-0
MARCATORI
: Pioli 12, Briaschi 34, Platini 49, Platini 52, Platini rigore 69

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini (Limido 55), Pioli, Scirea, Briaschi, Tardelli (Caricola 64), Rossi P., Platini, Boniek (Vignola 55)
AllenatoreGiovanni Trapattoni

SAMBENEDETTESE: Di Leo, Petrangeli (D'Angelo 53), Attrice, Maccoppi, Schio, Cagni, Moro, Ruffini, Borgonovo, Manfrin, Birigozzi (Buoncammino 46)
AllenatoreFrancesco Liguori

ARBITRO: Sguizzato



Girone 7 - Il francese della Juventus tre volte a segno contro la Sambenedettese 
Platini ritrova il gusto del gol 
Briaschi: l'ex genoano, con Francis, è in testa alla classifica dei marcatori 
TORINO — 
"Dopo questi tre gol nessuno dirà più che sono in crisi". 
Platini ritrova lo spunto vincente ed il gusto della polemica, spinge la Juve ad un facile successo sulla Sambenedettese e si presenta nel migliore del modi in vista dell'inizio del campionato. La larga vittoria (5-0) contro i modesti marchigiani non cancella però alcune incertezze dimostrare dalla Juventus nel primo tempo, quando i bianconeri, di fronte ad un impegno piuttosto agevole, hanno iniziato in maniera «allegra», rischiando qualcosa di troppo contro una squadra evanescente. 
Il fallo da rigore commesso da Cabrini su Borgonovo è in proposito abbastanza eloquente, il centravanti rossoblu stava infatti per tirare a rete ed il difensore è stato costretto ad atterrarlo in maniera plateale. Trapattonl ha sottolineato a fine partite le sviste dei suoi, ma in certi casi la concentrazione è difficile da raggiungere. Ed in realtà la Juve non ha mai corso veri pericoli e comunque solo nel primo tempo si sono viste delle smagliature difensive.
'Nella ripresa Invece non c'è stata partita. La superiorità di Scirea e compagni è, stata troppo netta, evidentemente il tecnico juventino si è fatto sentire nello spogliatolo. Prodezze di Platini a parte, bianconeri, che si concedono anche qualche licenza di troppo, presentano Stefano Pioli, autore di una splendida rete. 
Le cose migliori sono venute dal giovane Pioli autore del primo gol della partita, il primo per lui in maglia bianconera. Splendida l'esecuzione, ma migliore ancora il suo scambio con Rossi a conferma di come l'ex parmigiano' abbia facilita di palleggio e buona tecnica. Trapattoni lo promuoverà titolare anche a Como. E' comunque difficile valutare la prova della Juventus dopo una partita quasi sempre in discesa. 
Normali, diciamo cosi, gli altri con attimi di gloria anche per Vignola, Limido e Caricola entrati nella ripresa al posto di Boniek, Bonini e Tardelli. 
Ingludicabile o quasi la Sambenedettese di Franco Liguori. A centrocampo bene Manfrin, in attacco il centravanti Borgonovo sembra ben dotato fisicamente e tecnicamente, ma soffrirà anche lui parecchio anche perché è piuttosto giovane. Juve in gol dopo 12 minuti. Pioli scambia con Rossi e riceve di nuovo, avanza e sferra un gran destro che batte Di Leo. La Sambenedettese ha in questa fase della partita il suo momento migliore ed al 22' Attrice impegna Tacconi (sempre molto attento) in una difficile deviazione in angolo. Platini diverte per alcuni geniali passaggi (non sfruttati) al compagni poi al 28' la Samb ha l'occasione di pareggiare. Cabrini atterra nettamente Borgonovo in area, ma Manfrin sparacchia a lato sprecando il sacrosanto rigore. Scampato il pericolo la Juve raddoppia. E' il 34': centro di Platini, rimpallo tra Rossi ed il portiere DI Leo, palla che schizza verso Briaschi che é lesto a mettere in rete. Ancora un salvataggio in extremis di Tacconi (39') su Birigozzi e si chiude il tempo. 
Nella ripresa il Platinishow. Michel va in gol per la prima volta al 49'. Attrice lo atterra al limite dell'area e Platini stesso trasforma con una punizione tagliente rasoterra. Al 52' il quarto gol. Briaschi centra per Rossi, colpo di testa di Pablito per Platini che sempre di testa spiazza il portiere marchigiano. Per completare il suo repertorio, Platini concede il tris al 69'. Attrice atterra Limido in area e Michel trasforma con un secco destro. E Trapattoni pensa già aI Como. ni dei pruni minuti non possono comunque cancellare 1'. 


 

Il giovane rincalzo Pioli è felice ma realista
"UN GOL NON BASTA PER LA PROMOZIONE"
«La rete segnata alla Samb non mi garantisce un posto da titolare. Voglio comunque dedicarla a mio nonno, tifoso bianconero"

Il risultato non contava, con la Juventus già qualificata. Ma la partita contro la Sambenettese ha avuto ugualmente qualche momento esaltante o quantomeno di interesse. Platini, infatti, giocava la sua centesima partita in maglia bianconera: avvenimento rotondo, se non altro sul piano statistico, ed il francese, sia pure con estrema noncuranza, lo ha adeguatamente festeggiato, mettendo in porta tre gol. La partita non era di quelle più impegnative, ma tre reti fanno sempre effetto: Platini ha tenuto con i cronisti un contegno distaccato, senza dare importanza alla prodezza: tre gol che proprio non l'hanno interessato.
Meglio, forse, il gol che ha segnato Pioli, ragazzo di diciannove anni all'esordio davanti al pubblico torinese.
Nella Juventus non è facile sfondare, è addirittura difficile entrare in squadra se non si hanno le carte in regola. Bene, questo Pioli sembra averle e non soltanto per quello che sa fare sul campo dove corre con la testa alta e si muove con palleggio elegante. Fuori campo, proprio nel giorno della sua consacrazione ufficiale, il giovanotto dimostra di aver assimilato quello che è lo stile-Juventus: non una parola di troppo, gesti contenuti. Non abbocca alle trappole dei cronisti, quando gli dicono che ormai, giocando così, puo' pretendere il posto fisso in prima squadra.
Ribatte: 
"Per carità, neppure ci penso. Diciamo che, se il mister mi chiamerà, spero di essere pronto. Ma non penso proprio che questa mia partita possa garantirmi un futuro. Diciamo invece che adesso viene il difficile. Di conseguenza continuerò ad allenarmi con la stessa cura, sperando di ottenere buoni risultati. Così, se il signor Trapattoni dovesse avere bisogno di me, sarò pronto." 
Magari a segnare ancora qualche gol, possibilmente in campionato...
"Il gol é sempre una gran cosa, ma non credo che nel mio ruolo potrò farci l'abitudine. Magari ci riuscissi! Debbo dire, comunque, che davvero non avrei sperato di segnare nella mia partita d'esordio al Comunale. É stata un'esperienza elettrizzante, anche perché totalmente inaspettata."
Facciamo una domanda scontata; a chi dedica questo primo gol bianconero?
Pioli riflette e sorride prima di rispondere: 
"É proprio necessario? Non ho comunque difficoltà a dire che dedico questo gol a mio nonno Giuseppe, il quale è da anni paralizzato e fa il tifo da sempre per la Juventus. Credo che gli faccia piacere, come ha fatto piacere a me mandare la palla in re la in rete."
E l'augurio è che il gol sia seguito da tanti altri.

Beppe Bracco
brani tratti da: La Stampa 10 settembre 1984





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martedì 8 settembre 2026

8 Settembre 2011 - Buon Compleanno 'Juventus Stadium'

Vi presentiamo il video con la Cerimonia d'Inaugurazione dello Juventus 'Allianz Stadium' avvenuta proprio l'8 settembre 2011.

Potranno anche avergli dato un altro 'danaroso' nome, ma resterà per sempre lo 'Juventus Stadium' - La nostra CASA!

Buona Visione!


 


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BUON COMPLEANNO

JUVENTUS 'ALLIANZ STADIUM' 



 
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lunedì 7 settembre 2026

7 Settembre 1980: Juventus - Genoa

È il 7 settembre 1980 e Juventus e Genoa si sfidano nell'ultima giornata del girone eliminatorio (gruppo A) della Coppa Italia 1980-81 allo stadio 'Comunale' di Torino.

I bianconeri sono affamati di vittoria dopo che l'Inter l'anno prima li aveva beffati sul traguardo tricolore. Infatti al termine del campionato la Juve conquista lo Scudetto 1980-81. Per quel che riguarda questa edizione della Coppa Italia, i bianconeri riusciranno ad avanzare fino alla semifinale per poi essere eliminati dai futuri vincenti della Roma.

Buona Visione!




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Stagione 1980-1981 - Coppa Italia
Eliminatorie, 4ª giornata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 7 settembre 1980 ore 21.00
JUVENTUS-GENOA 3-1
MARCATORI: Cabrini rigore 52, Fanna 64, Russo 65, Prandelli 82

JUVENTUS: Zoff, Osti, Cabrini, Verza (Prandelli 69), Gentile, Scirea, Causio, Tardelli, Bettega, Brady, Fanna
Allenatore: Giovanni Trapattoni

GENOA: Martina, Gorin, Di Chiara, Caneo, Onofri, Nela (Cavagnetto 60), Boito, Corti, Manfrin, Odorizzi, Russo
Allenatore: Luigi Simoni

ARBITRO: Terpin





Dal piede di Brady i palloni che decidono la gara 

TORINO — Ultimo impegno di questa prima fase di Coppa Italia per la Juventus che ospita l'ambizioso Genoa. L'accesso al turno seguente è praticamente scontato per i bianconeri; la logica induce a questo pronostico poiché la squadra di Trapattoni, per essere eliminata, dovrebbe perdere con uno scarto di due reti. La differenza gol, infatti, parla decisamente a suo favore. 

La Juventus ha fino a questa sera ottenuto in Coppa Italia due successi (Taranto e Brescia) ed un pareggio (Udine); il Genoa invece ha messo insieme tre pareggi consecutivi. La Juventus, reduce dalla brillante esibizione di Parigi contro la Nazionale francese, conferma Osti nel ruolo di terzino al posto dell'indisponibile Cuccureddu; lascia fuori Furino infastidito da una lieve forma influenzale e rilancia Verza che contro il Panathinaikos, nel primo appuntamento di Coppa Uefa, dovrebbe sostituire lo squalificato Tardelli. In campo anche Brady, che si è ristabilito da una gastralgia piuttosto debilitante. Liam, inoltre, giocherà mercoledì prossimo nelle file dell'Irlanda contro gli olandesi, in un match di qualificazione ai campionati mondiali del 1982. Sulla panchina bianconera siede Romolo Bizzotto, poiché Trapattoni si è recato a Jannina per visionare il Panathinaikos. 

Il Genoa recupera nella circostanza Gorin e Odorizzi, per darsi una fisionomia più combattiva. Quando l'arbitro Terpin fischia l'inizio, sugli spalti ci sono circa quindicimila spettatori. Si delineano subito le marcature, con Osti su Russo (o Corti), Cabrini su Boito, Gentile su Corti (o Russo), Gorin su Bettega, Di Chiara su Fanna e Nela su Causio; a centrocampo queste le opposizioni: Tardelli-Manfrin, Brady-Caneo e Verza-Odorizzi. Partita subito classica, le marcature sono esasperate: il Genoa, che non ha interessi di classifica da tutelare, non ci sta a perdere e gioca logicamente con una concentrazione massima. E' difficile per la Juventus imporre il proprio gioco, gli avversari appaiono decisi, attenti. I rossoblu fanno viaggiare bene la palla. Il loro centrocampo è robusto e dotato di fondo con Manfrin, Odorizzi e Corti; la difesa aspra e attenta con Gorin e Di Chiara. In attacco Russo funge da guastatore. Nonostante due azioni pericolose (al 3' girata alta di Causio su passaggio-tiro di Osti e all'8' colpo di testa di Bettega in tuffo su traversone di Causio) è la Juventus a correre il rischio più grosso. Al 13' infatti un lungo lancio diagonale di Manfrin sulla sinistra trova smarcato il solo Russo, il quale fa sponda di testa per Nela, il cui tocco per precedere l'uscita di Zoff è alto. 

Il Genoa è uno stantuffo che avanza e retrocede a ritmi costanti; la Juventus non trova spazi, i suoi uomini sono guardati a vista e senza tanti complimenti. Brady soffre visibilmente la marcatura di Canee mentre Causio dà vita con Nela a un acre duello. Improvvisamente Brady si sveglia; irritato dalla soffocante presenza del suo antagonista diretto, vince un contrasto, evita con una finta un secondo avversario, poi costringe Martina a una bella deviazione. Sulla respinta, ancora Brady colpisce di sinistro: palla in rete ma Terpin, giustamente, fischia il fuorigioco di Bettega e Fanna. E' il 21', la Juventus cresce. Passano due minuti e ancora Brady in rilievo, con un «assist» per Bettega, il quale viene però anticipato da Di Chiara e Onofri. La Juventus tiene il controllo della partita e ha difficoltà a districarsi dalla fitta rete impostale dal Genoa. Dalla linea dei terzini e da quella intermedia l'azione si . o e o o i a e a sviluppa con una certa fluidità, ma poiché il Genoa è svelto a chiudersi nel proprio guscio e a raddoppiare le marcature, l'azione stessa diventa logicamente singhiozzante. Al 29' il Genoa viene fuori con azione di alleggerimento: Odorizzi calcia con violenza da lunga distanza, ma la deviazione di Russo, di testa, è ininfluente. Al 37' Causio tenta un dribbling, il gioco gli riesce a metà, palla che carambola in direzione di Brady, il quale da venticinque metri circa spedisce di poco sopra la traversa. Applausi. I temi non cambiano sostanzialmente, il Genoa, dopo un inizio giocato a tutto campo, va sempre più spostando il proprio baricentro all'indietro. Questo atteggiamento è dovuto alla crescita della Juventus, che prende via via l'iniziativa pur non riuscendo a concretizzarla. 

In difesa nessun problema, ma va denunciata la disattenzione in occasione della palla-gol capitata a Nela. Buono Osti, che non dà molto spazio al suo avversario, e buono Gentile. Meglio del solito Verza, che evdentemente sente gli stimoli della partita che dovrà giocare contro i greci. Ci piace a tratti Brady, marcato spietatamente (ma l'irlandese deve abituarsi a questo clima... italiano). Molto bene Tardelli, che ritrova antiche freschezze, in chiaro progresso Causio, volitivo e tenace. Tanto movimento per Fanna. Ammirevole il lavoro sull'arco di attacco di Bettega. intrappolato in un'area intasatissima. Stupende due sue conclusioni, l'ultima delle quali, nel primo tempo, avvenuta al 41' su indovinatissimo traversone di Cabrini. Bettega è certamente tra gli uomini più in vista, nonostante le difficoltà. Dopo i primi quarantacinque minuti queste le risultanze: dominio territoriale della Juve. accorto e intelligente gioco di rimessa di un Genoa ben preparato atleticamente e diligente tatticamente, ma niente gol. Oltre alle difficoltà soggettive, la Juventus lamenta però ostacoli oggettivi molto consistenti. Il Genoa non le concede davvero nulla, centrandola sempre in maniera ossessiva, impedendole di ragionare e vietandole la strada che porta a Martina. Si riprende ed è subito gol per la Juventus. Al 7' infatti Causio pesca a centro area Fanna, che cade a terra dopo un contrasto con Di Chiara. Terpin concede il rigore, che Cabrini realizza con un sinistro rasoterra alla destra dello spiazzatissimo Martina. Dopo il gol di Cabrini la partita si sblocca, si scioglie. Le marcature sono attente ma non più esasperate e le azioni sull'uno e l'altro fronte aumentano. Al 14' Fanna di destro spedisce la palla poco al di sopra dell'incrocio dei pali. Tre minuti dopo Osti nel tentativo di opporsi a un centro di Boito a momenti propizia una autorete. Al 18' il secondo gol della Juventus: splendido lancio di 40 metri di Brady. Fanna supera in sprint la difesa genoana. presa d'infilata, e di giustezza precede l'uscita disperata di Martina. Due minuti dopo il Genoa accorcia le distanze. Boito dribbla per linee interne, tenta il tiro, contrasto, palla che perviene a Russo, il quale di prima intenzione batte di- sinistro Zoff. Che le marcature siano fatalmente allentate lo dimostra un'altra occasione capitata al Genoa: Cavagnetto. al 23'. fallisce di testa una occasione propizia. In queste fasi di gioco ci pare che la difesa bianconera stia dimostrando evidenti disattenzioni con le connesse conseguenze. Il Genoa frattanto continua la sua gagliarda prova. Simoni ha a disposizione un buon collettivo, irriducibile, quadrato, maturo, che sicuramente disputerà un ottimo campionato di serie B. Il Genoa non si dà per vinto e si sposta in avanti con maggiore frequenza: il suo tessuto, logicamente, subisce più smagliature. La Juventus ne approfitta al 37' con Brady, che fa sfoggio di precisione e intelligenza. 

Mentre Fanna e Bettega chiedono la palla con inserimento a centroarea, Prandelli si sgancia sulla sinistra e l'irlandese lo pesca con uno stupendo tocco diagonale. Prandelli evita l'uscita di Martina e insacca vanificando l'intervento in extremis di Onofri. retrocesso sulla linea di porta. La difesa juventìna, a nostro avviso, continua a giocare con troppa sufficienza. Al 42' Odorizzi evita con una finta Scirea e si presenta solo davanti a Zoff. il quale è bravo ad opporglisi con il corpo. 

Angelo Caroli 
tratto da: La Stampa 8 Settembre 1980







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