mercoledì 26 agosto 2026

26 Agosto 2017: Genoa - Juventus

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Serie A vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. É il 26 Agosto 2017 e Genoa e Juventus si sfidano nella seconda giornata del girone di andata del  Campionato Italiano di Calcio Serie A TIM 2017-18 allo Stadio 'Luigi Ferraris - Marassi' di Genova.

La squadra di Massimiliano Allegri si aggiudica ancora lo Scudetto. Sará il 36esimo titolo. Dall'altra parte ci sono i liguri che navigano in cattive acque per lunghi tratti della stagione. Alla fine peró i rossoblu si salveranno da un amara retrocessione.

Buona Visione!

  


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Stagione 2017/18 - Serie A - 2a Giornata
Sabato 26 Agosto 2017 ore 18.00
Genova - Stadio Luigi Ferraris - Marassi
GENOA-JUVENTUS 2-4 
MARCATORI: 1' (aut.) Pjanic (G) , 7' (rig.) Galabinov (G), 14', 49' pt (rig.) e 47' st Dybala (J), 17' st Cuadrado (J)

GENOA (3-4-3): Perin; Biraschi, Rossettini, Gentiletti; Lazovic, Veloso, Bertolacci, Laxalt; Pandev (33'st Lapadula), Galabinov (27'st Centurion), Taarabt (6'st Palladino)
A disposizione: Lamanna, Spolli, Zukanovic, Cofie, Rosi, Migliore, Omeonga, L.Rigoni, Salcedo
Allenatore: Ivan Juric

JUVENTUS (4-2-3-1): Buffon; Lichtsteiner (29' st Barzagli), Rugani, Chiellini, Alex Sandro; Khedira (13'st Matuidi), Pjanic (36'st Bentancur); Cuadrado, Dybala, Mandzukic; Higuain
A disposizione: Szczesny, Pinsoglio, De Sciglio, Benatia, Sturaro, Douglas Costa, Bernardeschi, Kean
Allenatore: Massimiliano Allegri

ARBITRO: Banti di Livorno
Ammoniti: Lichtsteiner, Gentiletti, Biraschi, Pjanic, Lazovic, Cuadrado, Laxalt



Rossoblù sul 2-0 dopo 8' (autogol Pjanic e rigore con Var di Galabinov), poi si scatena Dybala (il secondo su rigore, anche qui con tecnologia), nella ripresa segna pure Cuadrado.

Dejavu, autogol goffi e triplette, fallacci e raffinatezze, ma soprattutto lunghi minuti davanti a un monitor: in un sabato di ordinaria follia, Marassi non si è annoiato per la tempesta di emozioni. Alla fine dei conti, la Juve ha avuto il merito e la forza di riprendere una gara che sembrava morta e sepolta già prima di cominciare. Ma le meraviglie di Dybala e la perla di Cuadrado non possono nascondere sotto al tappeto la montagna di polvere accumulata a inizio partita. È l’ennesimo inizio-shock regalato al Genoa: in attesa delle fine del mercato, trascina molti interrogativi in casa bianconera.

CRONACA — "Bisogna fare meglio dello scorso anno dove abbiamo preso 3 gol in 27 minuti", disse Max alla vigilia. Allegri è accontentato: due gol in un amen, sette minuti di follia in un inizio irreale con Lazovic che asfalta Sandro e autogol dopo 18 secondi di Pjanic; poi nuovo rigore con Var, secondo in due giornate contro i bianconeri (stavolta, però, c’è il millimetrico fuorigioco di Galabinov, non notato dalla tecnologia, che rende sbagliata la decisione). A procurarlo e realizzarlo proprio il carrarmato bulgaro che bullizza Rugani per tutto il primo tempo. Non bastasse, in mezzo c’è pure un miracolo di Perin su tentato autogol di Gentiletti: troppo e tutto insieme, impossibile dare ordine razionale al caos. Eppure, ormai quando la Signora passa da qua, da questo stadio vestito da rossoblù, il copione è lo stesso.

Ma a prendersi gli applausi finali è sempre Dybala, che dopo la prima tripletta bianconera si porterà a casa la palla: un giorno, continuando così, ne avrà in mano una tutta d’oro. Per il momento, si può limitare ad essere il nuovo leader tecnico di questa squadra. Ma da solo non basterà sempre: Marassi ha detto quanto sia urgente un nuovo colpo dietro e in mezzo.

tratto da: Genoa-Juventus 2-4: Dybala e Cuadrado firmano la rimonta. Var protagonista


 
I bianconeri passati in svantaggio 2-0 dopo 7 minuti di gioco prima rimontano e poi ribaltano i ragazzi di Juric grazie a una tripletta della Joya e ad un gol di Cuadrado

GENOVA - I genoani hanno cullato il sogno di un clamoroso remake, ma stavolta non poteva andare come l’anno scorso, quando i rossoblù rifilarono tre gol in 27’ alla Juve, umiliandola. E lasciandola lì, a macerarsi nell’umiliazione. Non poteva andare come l’anno scorso per un sacco di motivi. Primo: stavolta il Genoa di gol ne ha segnati soltanto due e ha smesso di farne già al 7’, lasciando alla Juve quasi tutta la partita per rimontare. Secondo: i bianconeri avevano imparato la lezione, e l’hanno messo in pratica. Terzo: questo Genoa non è quello, non ha la stessa qualità, non ha la stessa forza nel pressing, non ha quel livello. Ha spremuto se stesso, ma ha ceduto per pura inferiorità. Quarto: Allegri è stato bravissimo a rimettere nei binari i suoi, che dapprincipio avevano reagito con la forza dei nervi ma poi la partita l’hanno tenuta in pugno quando l’hanno affrontata con lucidità e fredda razionalità, fidandosi della propria superiorità, che Dybala sa benissimo come far pesare. La sua tripletta, la prima in Italia, è il, manifesto bianconero del sabato pomeriggio.

Sul risultato c’è però anche, e un ancora una volta, la firma del Var, che ha determinato certamente l’andamento della partita. E dunque bisogna raccontarlo, questo andamento. Il Genoa è passato in vantaggio dopo 18 secondi, quando Pandev s’è bevuto Alex Sandro e poi ha messo in area un pallone teso che Chiellini ha lisciato facendolo carambolare su Pjanic: uno a zero. Al 7’, Banti non s’è accordo di un evidente sgambetto di Rugani a Galabinov invece non sfuggito alla moviola, che ha suggerito il rigore non accorgendosi però della millimetrica posizione di fuorigioco del centravanti bulgaro, che poi ha battuto Buffon dal dischetto: due a zero. Al 14’, la Juve s è rimessa in carreggiata con uno gol di Dybala (di destro!), preparato da una splendida combinazione tra Higuain e Pjanic: due a uno. Sul finire del primo tempo, Lazovic ha respinto con il braccio una conclusione ravvicinata di Mandzukic, e se lì per lì nessuno allo stadio se n’era accorto (neanche gli juventini, che non avevano protestato), a quelli sul furgoncino del Var l’episodio non è sfuggito. Il rigore l’ha trasformato Dybala: due a due. Al 17’ del secondo tempo, dopo una lunga fase di superiorità juventina, Mandzukic ha pescato in area Cuadrado, elegante nel controllo e geniale nel movimento con cui si è liberato di Laxalt e ha battuto Perin: due a tre. E alla fine, il sinistro del capocannoniere Dybala,  servito da Higuain, è diventato la rasoiata della tripletta: due a quattro.

Il bello è che il Var farà molto discutere chi sta in poltrona ma poco chi sta allo stadio, dove il clima è palesemente più disteso. La gente si fida. Al rigore per la Juve, per esempio, Marassi non ha emesso nemmeno un fischio e in genere ogni decisione di Banti è stata presa bene, perché evidentemente il fatto che l’arbitro sia sotto tutela è visto come una forma di garanzia. Dentro gli stadi si respira un’aria migliore.
La bellezza della Juve è invece ancora del tutto indefinibile, ma d’altronde Allegri ha già fatto sapere che per lui la stagione comincia dopo la sosta e che adesso è tutto provvisorio, compresi gli sbandamenti difensivi che continuano a caratterizzare le prestazioni bianconere. Ma la settimana prossima il mercato chiuderà, e la Juve sarà diversa da quella di oggi. Giudicarla ora non ha senso, al momento ha senso solamente contare i gol che segna, e anche un po’ quelli che prende.






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26 Agosto 2001: Juventus - Venezia

Attraverso il canale Youtube ufficiale della Juventus vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. È il 26 agosto 2001 Juventus e Venezia si sfidano nella prima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2001-02 allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

È una stagione col finale col botto questa per i campioni bianconeri. Iniziata così così nel finale, i nostri eroi stanno girando a mille. La vetta si avvicina e si avvicina anche il 5 maggio, ultima giornata di campionato. Tutto il resto è Storia! Dall'altra parte c'è un Venezia che deve salutare il massimo campionato dopo un pesante ultimo posto in classifica.

Questa gara segna il debutto in campionato con la maglia bianconera per una leggenda del club piemontese: Gianluigi Buffon!

Buona Visione!



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Stagione 2001-2002 - Campionato di Serie A - 1 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 26 agosto 2001 ore 15:00
JUVENTUS-VENEZIA 4-0
MARCATORI: Trezeguet 10, Trezeguet 11, Del Piero 44, Del Piero 81

JUVENTUS: Buffon, Zenoni, Thuram, Montero (Iuliano 78), Pessotto G., Zambrotta, Tudor (Maresca 70), Tacchinardi, Nedved, Trezeguet (Salas 75), Del Piero
Allenatore: Marcello Lippi

VENEZIA: Rossi, Algerino (Conteh 46), Bjoerklund, Viali, Cvitanovic, Valtolina (De Franceschi 55), Bressan, Andersson, Marasco, Vannucchi, Maniero (Di Napoli 86)
Allenatore: Claudio Prandelli

ARBITRO: Bertini




Trezeguet-Del Piero La partita perfetta della Juve di Lippi 
APERTURA ALLA GRANDE CONTRO IL VENEZIA: ALTRI FUTURI OSTACOLI SARANNO PIÙ IMPEGNATIVI, MA QUESTA È DAVVERO UNA SQUADRA DA SCUDETTO
Due reti di David e due di Alex (una su morbido assist di Salas) Il successo esalta la svolta tecnica e di mentalità dei bianconeri 
TORINO Una partita troppo perfetta, in cui ha segnato chi doveva segnare (Trezeguet e Del Piero) e lo ha fatto al momento giusto per mettere il match in discesa, sotto il sole che arrostiva le gambe e i pensieri. Una partita senza rischi, se non per un colpo di testa di Maniero, che ha concesso una bella figura a tutti, pure a Salas, catapultato da tre giorni nella giostra sulla quale non era mai salito prima. 
Più che l'esordio con il botto nella nuova Serie A (4-0 e poteva essere di più), Juve-Venezia è stato come dovrà essere lo spot per lanciare l'ingresso juventino in Borsa, tutti che sorridono come davanti a un Mulino Bianco e senza insopportabili ragazzine che offrono caramelle ai cavalli. Un successo patinato, da Carosello. Verranno ostacoli molto più impegnativi di questo Venezia slabbrato in dieci minuti, tuttavia l'ouverture juventina non ci sembra un fenomeno casuale, che verrà presto smentito. Questa è una squadra da scudetto. Lo diciamo dal giorno in cui comprarono Nedved e cedettero Zidane, non perché disprezziamo il francese ma perché era il segnale di una svolta tattica e di mentalità, l'addio a una squadra che delegava il proprio benessere a un giocatore. In alcuni momenti, nel primo quarto d'ora, quando la partita era da definire e le forze non erano stropicciate dal caldo, s'è rivisto l'embrione della prima stagione di Lippi, la capacità di calamitare ogni pallone nella metà campo avversaria e di riproporlo in area, come fa il mare quando sbatte onda su onda tra gli scogli e ne gratta via un po'. 
Con Zidane, si sapeva sempre da dove sarebbe nato il pericolo. Con questa nave senza timoniere, benché Del Piero si ingegni ad esserlo più di altri, sarà più difficile individuare una fonte del gioco: mancherà la fantasia della giocata barocca, però crediamo che, per incepparsi, la Juve dovrà sbattere in una giornata di crisi collettiva. Ieri è stato davvero tutto troppo facile. In precampionato erano sorti due dubbi: l'efficacia dell'attacco e la consistenza del centrocampo. Nel combatterli, il Venezia è stato più efficace di un'aspirina. Prandelli l'ha schierato con una difesa a quattro ma un centrocampo piuttosto evanescente e in inferiorità numerica rispetto alla Juve: la forza d'urto bianconera ha cominciato a lavorare ai fianchi con Zambrotta e il giovane Zenoni, più sciolto che nelle amichevoli; dall'altra parte, Nedved e Pessotto si godevano l'ombra ma non permettevano ad Algerino (un francese che pochi anni fa ne prese già sei dalla Juve al Parco dei Principi) di fare altrettanto. Nedved veniva fermato al 5' per un fuorigioco di centimetri, subito dopo Maniero anticipava Thuram in tuffo e la palla usciva di un niente. 
Sarebbe stata l'unica occasione dei veneti fino alla mezz'ora del secondo tempo, quando Vannucchi avrebbe avuto avventurosamente tra i piedi la seconda palla buona, deviata in angolo. Tutta Juve, solo Juve in pressing. Al 10' andava in rete. Zambrotta e Zenoni innescavano l'azione che l'ex atalantino rifiniva con il cross: Trezeguet saltava e piazzava la palla nell'angolo, imprendibile, confermando che la Juve adesso ha un centravanti che usa la testa per segnare e non per immergerla nei budini della pubblicità. Trezeguet si ripeteva in novanta secondi, questa volta il lancio che lo pescava in area era di Tudor e il francese non si spaventava a colpirla al volo. In undici minuti finiva il carnevale veneziano, Trezeguet calava sugli occhi una maschera che gli conciliasse il sonno e lasciava che fossero gli altri a giocare. Salivano la voglia di Nedved, impreciso nella mira, e la febbre di Del Piero. Alex non è la perfezione scolpita, certi suoi dribbling abortiti possono spazientire eppure nella ricerca della porta si vedono i progressi: il controllo di petto e tiro di sinistro con cui colpiva la traversa al 32' e la rovesciata, sbattuta pure quella contro un legno al 42', erano pezzi di bravura sfortunata. Lo ripagava invece la punizione che suggellava con il 3-0 il primo tempo, con Rossi, il portiere, in ritardo nello scatto. 
La Juve tornava ai ritmi di un'amichevole, giustificatissimi con quel caldo africano che spingeva persino Lippi a cercare un rinfresco nel frigo vicino alla panchina, per lui vuoto. Restiamo convinti che alla perfezione dell'opera manchi un centrocampista vero che affianchi Tacchinardi (in gran spolvero); tuttavia, Tudor s'è mostrato un buon tampone, fronteggiato da Andersson, che viaggia a ritmi bassi. Il croato, tra l'altro, ha un grande lancio. E nella ripresa, giocata per dovere, l'ingresso di Salas risvegliava il popolo. Un lancio di luliano premiava la bravura del cileno nello smarcarsi in profondità, Salas alzava la testa e offriva a Del Piero quanto gli era negato da anni: un cross morbido e piazzato, che Alex incrociava di testa per il quarto gol. Troppa grazia, ma non finta. 

Marco Ansaldo 
tratto da: La Stampa 27 agosto 2001

 



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martedì 25 agosto 2026

25 Agosto 2002: Juventus - Parma

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. É il 25 Agosto 2002 e JuventusParma si sfidano nella SuperCoppa Italiana 2002  (decima edizione) allo Stadio '11 Giugno' di Tripoli (Libia).

La Juventus domina non solo in Italia ma é protagonista assoluta anche in Champions League.Questa edizione viene organizzata a Tripoli (in Libia), all'epoca terra dominata dalla famiglia Gheddafi, che vanta pure un numero di azioni non indifferente nella societá bianconera. Dall'altra parte c'é il Parma che attraversa un momento di transizione dopo l'impero Parmalat ed un futuro incerto. Comunque é ancora una squadra da temere tant'é che finisce la Serie A in quinta posizione.

Tra palme e sabbia i nostri eroi si apprestano a vincere la loro terza SuperCoppa Italiana contro il Parma.

Buona Visione!



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Supercoppa Italiana 2002-2003 - Finale
Tripoli, campo neutro - Stadio '11 Giugno'
Domenica 25 agosto 2002 ore 21:00
JUVENTUS-PARMA 2-1
MARCATORI: Del Piero 39, Di Vaio 64, Del Piero 73

JUVENTUS: Buffon, Thuram, Iuliano, Montero, Moretti (Birindelli 69), Camoranesi (Brighi 46), Tacchinardi, Baiocco, Nedved, Salas (Zalayeta 72), Del Piero
Allenatore: Marcello Lippi

PARMA: Frey, Diana, Bonera, Ferrari, Falsini, Lamouchi, Donati (Barone 62), Nakata, Marchionni, Adriano (Bonazzoli 46), Di Vaio
Allenatore: Cesare Prandelli

ARBITRO: Farina



LA SUPERCOPPA ITALIANA VA PER LA TERZA VOLTA Al BIANCONERI 
Re Del Piero a Tripoli fa già grande la Juve
Su un campo di sabbia doppietta di Alex contro un bel Parma che ispirato da Di Vaio ha trovato il pari provvisorio e poi tenuto in apprensione Buffon.

Del Piero piacciono le partite dell'altro mondo e come fu decisivo a Tokyo, sei anni fa, per la vittoria nell'Intercontinentale, lo è stato altrettanto ieri a Tripoli, in Africa, per questa edizione bizzarra, definiamola così, della Supercoppa itahana: due gol, uno per tempo, quanti sono bastati a battere il Parma e lucidare la sua immagine all'estero. E' toccato a lui alzare per la terza volta questo trofeo d'estate, dal valore poco più che simbolico ma che avvia bene ima stagione. Due cose non mancano in Libia: il petrolio e la sabbia. Il primo è servito a comprare il kit del calcio italiano che Galliani ha trasportato qui come se fosse una scatola di subbuteo, mettendoci dentro i giocatori, gli arbitri, il pallone e pure Blatter, il capo della Fifa; la seconda, ha turato le falle del terreno spelacchiato che assomigliava al turf di una pista per cavalli. Grossi sbuffi di sabbiolina pittata di verde si alzavano sotto gli scarpini dei calciatori come se fossero gh zoccoh di Varenne. L'avventura della Supercoppa giramondo ha offerto calcio adeguato alla stagione, mancavano soltanto la paletta e il secchiello. Massi tutti al mare e non ci sarà niente di male se la stessa, paziente condiscendenza che la Juve e il Parma hanno mostrato ieri sera, la esibiranno quando giocheranno nei nostri stadi non appena si solleverà una zolla. Oppure il milione di euro dei libici ha stoppato qualunque malumore? Ogni cosa ha il suo prezzo e quello che ha pagato l'ingegner El Saadi Gheddafi, il figlio calciofilo del Colonnello, azionista e presto consighere d'amministrazione della Juventus, ha strappato devoti sorrisi ai dirigenti italiani: nessuno che abbia sollevato il dubbio che ci si potesse fare male scivolando su quei granelli di sabbia. Per quel cachet si sarebbe giocato pure in Finlandia, sui pattini. 
I libici comunque ci hanno messo la buona volontà e lo sforzo di una macchina che tramuta in opera ogni desiderio del capo. Quando hanno capitò di rischiare l'immagine con uno stadio vuoto, gli organizzatori hanno svenduto i bighetti in saldo e i paganti, tutti uomini, non si sono arrabbiati nell'assistere a un' ora di calcio senza bollicine. In uno stadio italiano sarebbero partiti i fischi, qui ogni stop di Del Piero scatenava la «ola» e persino Blatter ha ricevuto gh applausi, evento ormai rarissimo per lui. 
La Supercoppa italiana d'Africa decollava soltanto nella ripresa, quando Prandelli levava l'ingombro di Adriano tra i piedi di Di Vaio e l'attacco dei parmigiani guadagnava la consistenza di Bonazzoli. C'era quasi da divertirsi. Nel primo tempo la prodezza più ammirevole era stata invece del magazziniere della Juve, quando aveva ripescato il pallone dal fossato che circonda il campo allo stadio «11 giugno». 
Il Parma aveva cominciato con un centrocampo a rombo, con Marchionni dietro alle due punte e Donati davanti alla difesa, tuttavia Prandelli era tornato presto a una linea di quattro uomini: per una squadra giovane che in precampionato ha "preso sberle più di quante ne abbia date, il confronto con la Juve non era impietoso, anzi Buffon doveva bloccare un paio di palloni. La Juve scadeva nel difetto più comune: quando Nedved e Del Piero girano a basso ritmo, non produce palle-gol e la fiducia in Camoranesi si esauriva in un paio di palleggi argentini come la maglia tenuta fuori dai calzoncini alla Sivori (absit iniuria). I libici, che non conoscono a fondo il Rinascimento italiano, non sanno chi era il Pinturicchio e avranno faticato ad associare quel Del Piero ad un grande pittore. Alex aveva l'ambizione di giocare per la platea, com'era giusto che fosse: peccato che inciampasse negli avversari e nel pallone, come in Nazionale contro gli sloveni. L'intesa con Salas era sfrangiata, il cileno ronzava qua e là senza pùngere. Ci voleva una palla lunga di Camoranesi per metterlo in moto: il tocco lesto e basso di Salas lanciava Del Piero davanti a Frey e il sinistro del capitano juventino era preciso. Al 39' la Juve, con poco o nulla, era in vantaggio e chi segna per primo vince quasi sempre la Supercoppa. Fuori Adriano, un paracarro dai piedi poco brasiliani, il dinamismo di Bonazzoli sbrigliava la rapidità di Di Vaio che si fiondava negli spazi stretti. Il cannoniere colpiva la traversa e Monterò allontanava il rimbalzo a pochi centimetri dalla linea: poi, al 18', il suo scatto freddava Moretti e lo liberava al tiro in diagonale, imparabile. 
L' 1 -1 durava una decina di minuti in cui il Parma coltivava l'illusione: la difesa juventina era meno solida di prima. Ci voleva uno scatto di Zalayeta (i parmigiani lamentavano un fallo su Ferrari) subentrato a Salas per rimettere davanti gh juventini: il tocco smarcava Del Piero per il raddoppio. 
Marco Ansaldo 
tratto da: La Stampa 26 Agosto 2002


 


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domenica 23 agosto 2026

23 Agosto 1997: Juventus - Vicenza

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi omaggiamo di un altro pezzo di storia della esistenza bianconere.

É il 23 Agosto 1997 e Juventus e Vicenza si giocano la decima edizione della Super Coppa Italiana 1997 allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus ottimamente guidata in panchina dal maestro Marcello Lippi si appresta a vincere il suo 25esimo Scudetto. Sará l'annata di Alessandro Del Piero (autore di 21 gol in campionato) e Zinedine Zidane (che a Luglio vincerá il Mondiale a casa sua). Questa Super Coppa vinta contro i biancorossi sará la seconda messa in mostra in bacheca dai bianconeri.

Buona Visione! 

 

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Stagione 1997-1998 - Supercoppa Italiana - Finale
Torino - Stadio Delle Alpi
Sabato 23 agosto 1997 ore 20:30
JUVENTUS-VICENZA 3-0
MARCATORI: Inzaghi 48, Inzaghi 55, Conte A. 80

JUVENTUS: Peruzzi, Birindelli, Ferrara C., Montero, Pessotto G., Conte A., Deschamps (Tacchinardi 80), Zidane (Pecchia 65), Di Livio, Inzaghi, Del Piero (Padovano 65)
Allenatore: Marcello Lippi

VICENZA: Brivio, Viviani, Stovini, Canals, Coco, Schenardi, Di Carlo, Baronio (Zauli 69), Ambrosini, Ambrosetti (Beghetto 60), Luiso (Otero 74)
Allenatore: Francesco Guidolin

ARBITRO: Bazzoli

 

 

La Juve conquista il primo trofeo stagionale: una doppietta dell'inafferrabile Inzaghi manda ko il Vicenza 

TORINO. Il vero fascino della finale di Supercoppa italiana è che per vincerla bisogna poterla giocare e per giocarla bisogna aver vinto qualcosa di importante, lo scudetto oppure la Coppa Italia. Juve e Vicenza si sono affrontate, ieri sera, per questo retaggio di una stagione straordinaria che molti pare abbiano già dimenticato: poca la gente di parte bianconera, 8 mila persone, non di più, decisamente più entusiasti i cinquemila vicentini compressi in un settore ristretto mentre tutto attorno era il vuoto. Nell'insieme, un pubblico da amichevole e neppure di lusso mentre a S. Siro martedì erano in ottantamila per celebrare il primo impatto tra il Milan e la Juve. La gente consuma gli ultimi spiccioli di vacanza e fiuta i grandi match. 

Quello di ieri non lo è stato per una buona metà. La cornice scialba ha fatto il paio con lo spettacolo poco intenso che nel primo tempo s'è tradotto nel più scontato degli 0 a 0. Là ripresa, marchiata subito dal gol di Inzaghi, che si sarebbe poi rivelato il protagonista assoluto, ha avuto invece cadenze briose e accettabili grazie ai bianconeri che hanno segnato 3 reti, hanno dominato e concesso a Inzaghi un esordio a Torino di quelli che non dimenticherà. Il nuovo bomber ha segnato due gol rapinosi e ha firmato la vittoria confermando che, quando può muoversi vicino a rete e viene assistito come si deve, il suo guizzo è letale. Se lo si manda a correre per il campo si adatta però non punge. E se non lo fa lui, sono dolori per una squadra cui mancano (per il momento?) alcune chiavi per raggiungere il gol: i cross alti e le percussioni di potenza, soprattutto. Nel primo tempo, con il match blindato, le rare occasioni sono venute da pallette in mischia e proiettili vaganti dalle parti di Brivio. La Juve ha colto dunque con un largo 3-0 il primo traguardo della stagione, il meno importante, ma è quanto poteva prendere e con l'esperienza (diremmo il paziente cinismo) di chi si è abituato a giocare tutto in una partita, lo ha acchiappato. Non è stato facile. Il Vicenza è di patrimonio inglese e di filosofia molto, molto italiana. Di un'Italia di provincia. 

«Noi non andiamo in campo per non vincere, però se affrontiamo la Juve ci proviamo tenendoci coperti», ci aveva spiegato Guidolin un paio di settimane fa. 

E questo ha fatto. Il Vicenza si è disposto con quattro difensori in linea e cinque centrocampisti. Luiso, il Toro di Sora, se n'è rimasto a osservare i suoi compagni che persino nel loro momento migliore, la prima mezz'ora, lo hanno lasciato senza un pallone da spedire verso Peruzzi, il Cinghiatone di Viterbo. L'espressione tattica di Guidolin (cui è mancato all'ultimo momento anche Mendez, ricoverato d'urgenza all'alba in ospedale per una colica renale) era quella di chi punta a non prendere gol per giocarsi il trofeo ai rigori. Il piano ha retto benissimo per 45 minuti. Zidane dopo 10' si è costruito una buona occasione, sparacchiata sopra la traversa. Poi Conte al 27' ha impegnato Brivio in una parata centrale, Montero al 31' ha calciato malamente sul corner lungo di Zidane e non si è visto altro. Inzaghi e Del Piero si cercavano un po' più del solito, ma l'azione era sempre ingabbiata negli spazi stretti e ben presidiati da Stovini e dall'uruguayano Canals, cui giungeva spesso l'aiuto di Di Carlo, utilissimo. Sui cross dalla sinistra di Di Livio non c'era juventino che potesse arrivare e l'impressione era di povertà offensiva. Tanto più che mancava il contributo di Zidane, in ombra come a S. Siro: in questa Juve, che deve arrivare in porta con triangolazioni rapide, scatti secchi e lampi di genio, la buona vena del francese è ancora più indispensabile dell'anno scorso. Non c'era profondità nel gioco e meno che mai fantasia. 

Finché, dopo tre minuti della ripresa, la difesa del Vicenza finalmente si squarciava. Il cross di Pessotto dalla sinistra restituiva a Inzaghi il gusto della giocata rapinosa: il tiro sbatteva contro il palo, Brivio rispediva la palla fuori dalla porta ma Inzaghi era lì a ricacciarla dentro con un tocco ravvicinato. Non c'era più dubbio, a quel punto, che la Supercoppa sarebbe finita alla Juve perché il Vicenza non sapeva passare dalla fase di difesa a quella di attacco e i bianconeri trovavano nuovi entusiasmi. Al 10' Inzaghi scambiava con Conte e segnava di destro in diagonale e al 35' Conte chiudeva emblematicamente una parentesi travagliata della sua carriera con un gran tiro dal limite, ancora su tocco di Inzaghi che nel finale dava a Padovano (subentrato a Del Piero e assai vivace) la palla del quarto gol, che un recupero della difesa vicentina impediva. 






SUPERCOPPA, I BIANCONERI FANNO IL BIS
Uno-due da favola per SuperPippo

La Juve di Pippo Inzaghi ha vinto il primo trofeo della nuova stagione, contro un Vicenza apparso in ritardo di condizione che presentava l'inedita coppia centrale difensiva Stovini-Canals. Gli uomini di Guidolin sono calati alla distanza, dopo un primo tempo chiuso sullo 0-0 senza grandi brividi per i due
portieri. All'inizio della ripresa, è stato Inzaghi, con un uno-due in meno di dieci minuti, a ipotecare la vittoria bianconera, arrotondata nel finale dal terzo gol di Conte. Al Vicenza occorrerà sicuramente un altro passo per onorare l'impegno europeo. 

Adalberto Bortolotti 
tratto dal Guerin Sportivo anno 1997 n.37





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