mercoledì 5 agosto 2026

1 Settembre 1991: Juventus - Fiorentina

É il 1 Settembre 1991 Juventus e Fiorentina si sfidano nella prima Giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1991-92  allo Stadio 'delle Alpi' di Torino.

Contro questo Milan (imbattuto in Serie A) perfettamente guidato in panchina da Fabio Capello, é diffcile ottenere di piú di un secondo posto nella Classifica Finale del massimo campionato italiano. Cosí una Juventus ancora debole ma tanto volenterosa riesce nel suo scopo iniziale: un secondo posto finale piú che positivo. 

Dall'altra parte c'é una squadra gigliata che disputa un campionato mediocre e si posiziona poco piú sotto di metá classifica.

Buona Visione!

 


juve


Stagione 1991-1992 - Campionato di Serie A - 1 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 1 settembre 1991 ore 16:00
JUVENTUS-FIORENTINA 1-0
MARCATORI: Casiraghi 42

JUVENTUS: Tacconi, Carrera M., De Agostini, Reuter, Kohler, Julio Cesar, Di Canio (Galia 64), Marocchi, Schillaci, Baggio R. (Corini 90), Casiraghi
Allenatore: Giovanni Trapattoni

FIORENTINA: Mareggini, Fiondella, Carobbi, Dunga, Faccenda, Pioli, Mazinho, Orlando, Borgonovo (Batistuta 63), Maiellaro, Salvatori (Iachini 81)
Allenatore: Sebastiao Lazaroni

ARBITRO: Amendolia
ESPULSIONI: Orlando 44 (Fiorentina)




VINCE LA JUVENTUS 
Buon esordio con gol dell'ex monzese nella partita dei veleni contro la Fiorentina 

Casiraghi sugli altari. Ieri come goleador, stamane come sposo Casiraghi day. O meglio sarebbe dire «il giorno più lungo» di Pierluigi Casiraghi. Un giorno d'emozioni a ripetizione durato quarantott'ore. Ieri l'attaccante bianconero si è confermato sempre più goleador della squadra segnando un'altra importante rete di una beata stagione che per lui sembra non avere fine. In serata ha raggiunto Monza per mettere a punto gli ultimi particolari del matrimonio con Barbara Lietti, 19 anni, sua fidanzata da tre. E' andato a dormire tardissimo. Poche ore di meritato riposo, poi la cerimonia nel Duomo di Monza. Da stamane Pierluigi è sposo novello. 

Nulla da fare per Fiondella sullo stacco-gol di Casiraghi. Della sua unione con Barbara ha sempre parlato con entusiasmo. 

«E' il dolce epilogo della storia di due fidanzatini e l'inizio di una vita in comune, da dividere assieme», 

ha confessato il giovane a poche ore dal suo sì. Poi è scomparso, braccato da fotografi e giornalisti. Anche ieri al «Delle Alpi» Casiraghi ha dimostrato di essere un elemento determinante di questa nuova, ambiziosa Juventus. Un colpo di testa a cogliere l'angolo destro della porta difesa da Mareggiaini la partita non ha avuto più storia. 

«E' un buon momento — si era limitato a commentare uscendo dagli spogliatoi —. Nella vita l'importante è sapere attendere. L'anno scorso vissi il dramma degli infortuni in silenzio, pensando soltanto al momento in cui sarei tornato ad essere pimpante e utile alla squadra. Oggi so di esserlo e voglio continuare su questa strada. La Juve? Può arrivare molto lontano. Ma bisognerà lottare. Le avversarie non staranno certamente alla finestra». 

Casiraghi parla sempre sottovoce, come chi evita di sprecarsi in inutili predizioni. 

«La favorita? — si interroga —. La squadra che saprà approfittare meglio delle occasioni, tutte le occasioni. Per vincere un campionato bisogna avere anche un po' di vento in poppa. Quest'anno abbiamo cominciato bene, speriamo di concludere meglio». 

Sono molti coloro che vorrebbero conoscere da lui il segreto di questi suoi gol che sembrano uscire come d'incanto da vecchi filmati degli Anni Sessanta e Settanta. La sua immagine possente e svettante pare saltar fuori da un ingiallito album Panini. E i «draghi» di ieri (Riva, Bettega, Boninsegna) hanno considerato tutt'altro che blasfemo il paragone con il giocatore lombardo. Perché in lui c'è la forza di riuscire a risvegliare anche un po' del loro calcio, fatto di classe vera e senza tempo. Dopo gli acciacchi della passata stagione (operazione alle spalle e lunga convalescenza che ne hanno condizionato l'attività), Pierluigi è esploso nelle settimane scorse come un temporale d'agosto. Tuoni e fulmini, ma soprattutto una grandinata di reti. Quasi si fosse tenuta dentro tutta l'energia del mondo, accumulata in mesi di ansia, di sofferenza e di rabbia. 

Conclude: 

«Non sono un tipo superstizioso, ma scusate se mi viene spontaneo di toccare ferro quando mi si chiede di raccontare la disavventura vissuta l'anno scorso. Diciamo che non la auguro a messuno. Neppure al più scorretto degli avversari». 

Compreso Mareggini?

«S'intende!» 

Piero Abrate
 



Il fantasista bianconero ha mostrato contro l'ex squadra il meglio del suo repertorio
Baggio, addio al mal di Fiorentina
«Ero pronto a tirare un rigore, non l'avrei fallito»

TORINO. Roberto Baggio ha ieri giocato la più grande delle sue tre partite in maglia bianconera contro la Fiorentina. O meglio ha giocato la prima partita, le altre due essendo state cose diverse da quelle alle quali lui era chiamato da copione, da contratto. Baggio ieri ha corso, ha smistato buoni palloni quasi sempre di prima, ha messo il piede, si è beccato la marcatura greve di Salvatori e poi di Faccenda, è stato buttato giù quasi crudelmente da Dunga, e non è escluso che alla fine fosse ar rabbiato con la squadra viola, anche e soprattutto per l'affare Mareggini-Casiraghi. Ancora un po di incontri cosi, e poi Baggio sarà maturo per fare al la Fiorentina del giusto onesto male, quel male che forse ieri ha in qualche modo evitato di fare una sola volta, alzando troppo un cross che poteva far nascere un gol. Diciamo che ieri almeno Baggio ha smesso di fare, alla Fiorentina, del bene.

É ridicolo affannarci giorna listicamente così intorno alla normalità della prestazione di un calciatore che pure è dota tissimo di classe, è pagatissimo per sciorinaria, è provvisto di strumenti psicologici, dal buddismo in giù, per vincere le cosiddette rumore? É senz'altro ridicolo, lo è quanto è necessa rio o almeno doveroso. Perché Baggio è uno dei massimi del teatrino, e non si deve mancare niente della sua recita. Il giornalista è autorizzato a sognare di raccontare la Pechino-Parigi in deltaplano a motore, ma in tanto l'esame di ogni passo di Baggio, specie se contro la Fiorentina, fa parte di una specie di sua scuola dell'obbligo.

Baggio ieri ha fatto molti passi veloci in campo, e alcuni velocissimi per lasciare lo spogliatoio e dissolversi dopo avere detto ai giornalisti di non voler dire nulla. Il che non significa non avere nulla da dire, e infatti i giornalisti, facendo cooperative, gruppi, cosche, congreghe, pool, scambi eccete ra, sono riusciti ad avere alcune sue frasi, che messe insieme fanno, se non un'intervista, un bouquet di pareri. Il massimo dell'emissione di suoni è stato eseguito da Raggio mentre si allontanava, un braccio sulla spalla di Iachini giocatore della Fiorentina, con un giornalista toscano amico suo da anni. Ma ecco la summa.

Io e la partita: 

«Ero teso,ma meno di altre volte, e mi sono quasi rilassato giocando. Ecco, adesso posso dire che si, se avessimo avuto un rigore a fa-vore e io fossi stato designato come rigorista, l'avrei tirato".

lo e i tifosi viola

"Non ho sentito i cori orribili di cui mi dite. Ho visto però che c'era del fermento nella loro zona, giocando non ho potuto fare a meno di notare certi tafferugli, in somma certe cose brutte, che mi fanno del male".

lo e il dopogara con lo sconro Mareggini-Casiraghi. 

«Non devono accadere certe cose, sono accadute, sono disgustato". 

Parole neanche troppo criptiche, parole critiche verso il portiere della Fiorentina, visto che dello scontro Casiraghi è stato una vittima.

Quanti incontri ancora per avere un Baggio che distrugge la Fiorentina, le segna dei gol, la colpisce anche con le parole? I cronisti giovani fanno i conti, sono quasi sicuri di arrivare al quel momento. I cronisti anziani sospirano, sanno che non ci arriveranno mai. Però noi che eravamo a Torino quando Baggio si fece nascere a mattino una figlia pur di non dover pensare, giocando al pomeriggio, a battere la Fiorentina, noi che eravamo a Firenze quando Baggio non tirò il rigore e usci dal campo tenendo stretta una sciarpa viola, vi garantiamo che la va meglio.

Gian Paolo Ormezzano
brani tratti da: La Stampa 2 settembre 1991

 




LA NUOVA JUVENTUS
UNA SIGNORA CON LE PALLE!
Una squadra grintosa, che sa dove vuole arrivare. Pochi fronzoli, molta concentrazione e quegli attributi che hanno mandato in visibilio persino il presidente Chiusano...

TORINO. Finalmente una squadra con le palle. La considerazione tecnico-anatomica del presidente Chiusano nell'intervallo di Juventus-Fiorentina ha fotografato in modo persino crudo il nuovo corso bianconero. Per la verità, non è ben chiaro (forse neppure tra gli studiosi del delicato ramo) se una Signora, sia pure storicamente impegnata nel virile sport del pallone, debba proprio possedere certi attributi per suscitare ammirazione. In ogni caso il Trap, che notoria- mente non bada ai fronzoli, non ha avuto esitazioni a... cambiare il sesso della squadra più di tutte obbligata a vincere. Un mutamento radicale, una pagina girata, una brusca inversione di tendenza. 

"E una Juventus molto più quadrata, compatta, sicura di sé rispetto all'anno scorso"  ha calcato la mano il presidente della Lega, Nizzola, "senza quegli sbandamenti della stagione passata che la portavano a subire gol improvvisi quanto incredibili". 

Il ritornello dei pareri autorevoli sulla nuova Juve appare quasi ossessivo: 

"I miglioramenti" spiega Renzo Righetti, vicepresidente del Settore tecnico, "sono netti: si tratta di una Juve molto migliorata. E più robusta, più determinata. Un'altra cosa rispetto all'anno scorso". 

La lingua batte dove Maifredi duole e, insomma, la Signora virile sembra aver fatto centro ben al di là del successo di misura sulla Fiorentina con cui ha bagnato il suo esordio ir campionato. Si tratta di vedere, a questo punto, se cert trionfalismi appaiano giustificati. In realtà, sarebbe avventuroso sostenere che contro la scombinata squadra di Lazaroni si è espressa una grande Juve. Certo, i famosi... bargigli, tanto per restare in campo anatomico, sono emersi subitc di prepotenza.  Trap ha presentato un complesso di mutuo soccorso in cui, bandite stelle e stelline, ogni elemento esprime una operatività totale al servizio dei compagni. Si tratta di un primo passo fondamentale, la condizione indispensabile per mantenere nominalmente intatto l'assetto offensivo dello scorso anno, col poker Di Canio - Baggio - Schillaci - Casiraghi.Se a questo si aggiunge un assetto di terza linea pressoché impeccabile, grazie alla tremenda efficacia non soltanto dell'ottimo Kohler. ma anche del puntuale Carrera, si ha il quadro di una compagine poderosa difficilmente perforabile, anche sul piano delle improvvise amnesie di concentrazione. Ouesto non significa tuttavia che l'opera possa dirsi conclusa. La Juve del debutto ha cozzato a lungo contro il dispositivo difensivo viola: un groviglio di reticolati, tra difensori e centrocampisti, in cui quasi mai i fantasisti bianconeri sono riusciti a districari sguainando le indispensabili levate d'ingegno, i guizzi capaci di piegare la chiave tattica della partita avversaria. Così più che gioco autentico, la Juve offre per ora una continua, convinta generosa ricerca della via migliore per giungere al gol. Lo ammette lo stesso Trapattoni: 

"Per un'`ora contro la Fiorentina abbiamo tentato di tutto per arrivare a segnare: al di là dell'esiguo numero di occasioni, il fatto resta ımportante". 

Ecco: la Juve '91-92 parte con una disposizione d'animo completamente nuova. Una Juve umile, quasi operaia a dispetto dei nomi altisonanti che ne sorreggono le ambizioni offensive. Una Juve che ha tutto per diventare "da scudetto", ma che appunto ancora deve diventare tale, Disponendo di una micidiale coppia di attaccanti, Trapattoni sta ricalcando certe sue Juventus degli anni d'oro. Rinuncia al regista (di cui peraltro disporrebbe: il bravissimo Corini) per privilegiare un quadrilatero di centrocampo senza mediazioni tattiche con un tornante di fantasia e un rifinitore avanzato (Di Canio e Baggio) supportati da due robusti elementi di quantità (Reuter e Marocchi). Per funzionare al meglio anche su fronte offensivo occorrerebbero dunque al meccanismo bianconero un Di Canio in qualche modo somigliante a Causio del tempo che fu e parimenti un Baggio il più vicino possibile alle intuizioni registi. che che accendevano Platini Per ora, l'ex laziale non riesce quasi mai a pilotare sul fondo la propria indubbia classe per pennellare i cross che Casiraghi attende come una manna del cielo. Cosi come latitano le deliziose invenzioni con cui Baggio è capace di girare l'interruttore della partita azionando i magici meccanismi del gol. Riusciranno i due eroi della r iconversione trapatto-niana a sposare il sacrificio tattico senza appannare i pro- pri proverbiali bagliori tecnici? Su questa sfida si gioca il campionato della Juve, la sua possibilità di porre una effettiva candidatura al titolo. Non è forse un caso che proprio di Gianni Agnelli, uomo refrattario ai facili entusiasmi, sia giunta una piccola stecca nel coro domenicale degli elogi: 

"Una Juve discreta" l´ha definita, "perche non posso dire mi abbia pienamente soddisfatto. C"è qualcosa da registrare, ma nel complesso questa Juve non è male. E che grinta, quel Kohler".

Il campionato festeggia dunque il ritorno in punta di piedi della grande Juventus: senza poclami, senza scintille di gioco, ma già con la determinazione indispensabile per salire nuovamente gradini che portano in alto. Quando giungeranno copiose con avversari chiusi a doppia mandata come la Fiorentina di Lazaronı anche le palle che contano veramente, cioè quelle gol, la Juve dovrà davvero e finalmente tornare a ruggire.

Carlo F. Chiesa
tratto dal Guerin Sportivo anno 1991 n.36






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domenica 2 agosto 2026

10 Aprile 1991: Barcellona - Juventus

É il 10 Aprile 1991 ed a Barcellona (Spagna) si disputa la Semifinale di Andata della Coppa delle Coppe 1990/91. In campo Barcellona e Juventus se ne danno di santa ragione per poter così disputare la finalissima in programma tra qualche settimana.

I Bianconeri vinseró questo trofeo (la Coppa Coppe) una sola volta: Stagione 1983/84!

La gara di ritorno si puo gustare QUA!

Buona Visione!


barcellona



Stagione 1990-1991 - Coppa delle Coppe - Semifinali, andata
Barcellona - Stadio Camp Nou
mercoledì 10 aprile 1991 ore 20:45
BARCELLONA-JUVENTUS 3-1
MARCATORI: Casiraghi 13, Stoichkov 55, Stoichkov 60, Goikoetxea 75

BARCELLONA: Zubizarreta, Nando, Ferrer, Koeman R., Serna, Amor, Goikoetxea, Stoichkov, Julio Salinas (Soler 87), Laudrup M., Begiristain (Eusebio 46)
A disposizione: Busquets, Lopez Rekarte, Pinilla
Allenatore: Johann Crujff

JUVENTUS: Tacconi, Napoli N., Luppi, Fortunato D., Julio Cesar, De Agostini, Haessler, Marocchi, Casiraghi (Corini 69), Baggio R., Schillaci (Di Canio 87)
A disposizione: Bonaiuti, De Marchi, Alessio
Allenatore: Lugi Maifredi

ARBITRO: Quiniou (Francia)
AMMONIZIONI: Baggio R. (Juventus); Nando (Barcellona)






L'AVVERSARIA DELLA JUVENTUS/BARCELLONA
IL MASSIMO CATALANO
Tormentata dalla sfortuna per l'intero corso della stagione, la squadra di Cruijff ha finalmente ritrovato tutti i titolari

Nella semifinale stellare della Coppa delle Coppe, la Juventus affronterà il Barcellona più forte dell'ultimo decennio, questo è sicuro. L'undici azulgrana di questa stagione è infatti formazione di indiscutibile qualità, i cui giocatori possiedono uno spirito vincente poco abituale nel club catalano. Il Barça, molto spesso colpito dalla sorte nei suoi obiettivi principe, ha vissuto quest'anno tre terribili momenti che, in qualsiasi altro periodo, avrebbero significato una resa incondizionata. Per primo, l'infortunio a Ronald Koeman (rottura del tendine di Achille), che lo ha tenuto fuori per cinque mesi. Poco dopo, Hristo Stoichkov venne squalificato per due mesi e mezzo per aver «maltrattato» l'arbitro in occasione della partita di Supercoppa contro il Real. 
E infine Johan Cruijff, tecnico, anima e ideologo della squadra, ha sofferto di un'insufficienza coronarica che avrebbe potuto costargli la vita se il pronto ricovero in ospedale non avesse scongiurato questa tremenda ipotesi. Di fronte a tutte queste avversità il Barcellona ha proseguito diritto per la propria strada, dando dimostrazione di ineguagliabile solidità e forza morale. Il Barça ha raggiunto la piena maturità al terzo anno di cure sotto Johan Cruijff. Il tecnico olandese ha infatti messo da parte le frivolezze del primo anno della sua gestione, e i suoi sistemi tattici si sono fatti molto più coerenti. Il segreto del successo risiede però nel temperamento dei suoi uomini: la foltissima colonia basca nella "plantilla" (Zubizarreta, Alexanco, López Rekarte, Bakero, Goicoechea, Salinas e Beguiristain) si è rivelata decisiva per le fortune della squadra. Senza contare l'ingresso tra i titolari di due giovani come Amor e Ferrer, che hanno fornito ulteriore spinta combattiva. 
Nei due anni precedenti, il Barcellona si era mostrato squadra da tornei limitati nel tempo, soprattutto a eliminazione diretta: in una competizione lunga otto-nove mesi, non era assolutamente in grado di mantenere la concentrazione necessaria per restare assiduamente ai vertici. Quest'anno, invece, ha perduto solo tre partite (Atlético Madrid, Oviedo e Sporting Gijón), è ancora in corsa nella Coppa del Re e ha raggiunto la semifinale di Coppa Coppe. In questa manifestazione, dopo le facili affermazioni nei turnı ınıziali, ha realizzato una grande impresa andando a vincere (3-2) sul terreno della Dinamo Kiev. Al ritorno, però, ha trovato qualche problema proprio nel giorno del rientro di Ronald Koeman, assente dal 27 ottobre. La stanchezza per questa lunghissima e stressante stagione, evidentemente, sta cominciando a farsi sentire. Il primo allarme è suonato alla 27. giornata della «Liga» quando il Barça ha perduto con il minimo scarto a Gijón dopo aver
disputato la peggior partita della stagione. 
La Juventus arriverà in Catalogna la settimana successiva la disputa dello scontro probabilmente decisivo per l'assegnazione del titolo spagnolo con l'Atlético Madrid. E presumibile che la formazione azulgrana possa risentire della tensione accumulata nei giorni precedenti: fallire vorrebbe dire rimettere in gioco uno scudetto che pare ormai aver preso la via del Nou Camp. Carlos Rexach, provvisoriamente sulla panchina del Barça in attesa del ritorno di Cruijff, ha comunque a disposizione materiale umano e tecnico sufficiente per far fronte a qualsiasi evenienza. Ad esempio, la perdita temporanea di Koeman è stata bene assorbita grazie all'impiego dell'esperto Alexanco. Quello difensivo è il reparto meno ortodosso della squadra da quando Cruijff ha deciso di giocare con tre soli elementi di ruolo. II 3-5-2 adottato dall'olandese prevede l'utilizzo di un libero e due marcatori centrali (Nando e Ferrer o Serna) senza terzini laterali fissi. La sua teoria recita infatti che debbono essere i centrocampisti (nel caso specifico Eusébio) a ripiegare all'occorrenza, cosi come il libero deve essere il primo costruttore della manovra offensiva. Il centrocampo è dinamico, forte e aggressivo: l'applicazione di Guillermo Amor, la furia di José Maria Bakero, la polivalenza del giá citato Eusébio Sacristan, l'entusiasmo e l'accelerazione di Andoni Goicoechea e la rapidità di Aitor Beguiristain rendono il quintetto del tutto armonico ed efficiente al cento per cento. L'attacco, composto da Hristo Stoichkov e Michael Laudrup, è una repubblica all'interno della repubblica. Il bulgaro, un fantastico tiratore, diluisce spesso le sue eccezionali doti in un mare di stupidità e comportamenti antisportivi. 
Laudrup è sempre il solito: alterna prestazioni impeccabili a insufficienze ingiustificabili. Il «terzo uomo» del reparto è lo stoico Julio Salinas. La sua posizione di miglior goleador spagnolo degli ultimi cinque anni non gli è servita per guadagnarsi la fiducia di Cruijff, che lo utilizza come semplice alternativa. Questo Barcellona-Juventus mette dunque di fronte due squadre all'opposto, una che ha quasi vinto lo scudetto e l'altra che lo ha sicuramente perduto, ma entrambe proiettate verso una dimensione internazionale. L'ora della verità ammette scarsissimo margine di errore per entrambe.

Eloy Carrasco
tratto dal Guerin Sportivo anno 1991 n.14





LE PAGELLE BIANCONERE
Non basta un solo «Imperatore» 
Un grandissimo Julio Cesar, voce che predica invano nel deserto 

TACCONI 6,5 Salvato dal palo, su bomba di Koeman, nel primo tempo, ha poi limitato i darmi con tre grosse parate, miracolosa quella su tiro ravvicinato di Eusebio, e non ha colpe specifiche sui tre palloni che ha raccolto in fondo alla sua rete. 

NAPOLI 6 Ha tenuto bene la fascia destra, su Goicoechea, cercando anche di alimentare le controffensive. Un paio di volte, Stoichkov ha «cercato» il rigore su di lui, con sceneggiate alla... bulgara, ma l'arbitro non è caduto in trappola. 

LUPPI 5,5 Per quasi un'ora ha retto, su Salinas, ora su Stoichkov, ma poi ha ceduto di schianto, come il resto della retroguardia, di fronte alla veemente controffensiva degli uomini di Johan Cruyff che hanno sfruttato al meglio le fasce laterali e i corridoi. 

FORTUNATO 5,5 Sul piano tattico, come posizione, ha assunto un compito ingrato: quello di puntellare il centrocampo e di fare da frangiflutti, specie su Laudrup. Ma, a gioco lungo, ha accusato la fatica e il suo rendimento ne ha risentito. 

JULIO CESAR 6,5 E' stato grande, catturando tutti i palloni, alti e bassi, che gli capitavano a tiro. Sino al 55', quando nulla ha potuto sull'incornata di Stoichkov. L'ariete bulgaro ha bruciato tutti sul secondo gol e il terzo di Goicoechea è nato da una prodezza dello spagnolo. 
 
DE AGOSTINI 6 Una prova ai limiti della sufficienza per impegno agonistico. Si è proiettato su un lancio di 40 metri di Julio Cesar ed ha scodellato un ottimo pallone per Baggio. Poteva essere il 2-0 ma Zubizzarreta era piazzatissimo.
 
HAESSLER 5 A Firenze era stato il miglior juventino, ieri sera il peggiore. Aveva l'attenuante di una tendinite che lo fa soffrire, ma ha sbagliato passaggi elementari, senza mai entrare nel vivo della partita, senza cambiare marcia. 

MAROCCHI 6 La cosa più bella è stato l'assist per Baggio in apertura di ripresa dopo un buon primo tempo, tiratissimo come impegno e concentrazione. Poi ha smarrito lucidità rimamendo coinvolto nel «balordone» generale che ha permesso al Barcellona la sensazionale rimonta. 

CASIRAGHI 6,5 Ha il grosso merito di aver sfruttato, da opportunista, un errore di Ferrer con l'involontaria complicità di Zubizzarreta. Ci ha provato ancora da lontano senza esito. E' stato sostituito al 69' con Corini per riequilibrare una squadra ormai troppo allungata. Ma neppure con Corini, la Juventus ha evitato il terzo gol. 

BAGGIO 6 La sufficienza è per lo spirito di sacrificio, per l'abnegazione con cui ha rincorso l'avversario diretto, ma ha sciupato due grosse occasioni per mettere ko il Barcellona ed il suo riscatto è rimandato al derby a alla partita di ritomo con i catalani.

SCHILLACI 6 Maifredi non ha voluto rinunciarvi. E Totò ce l'ha messa tutta per dargli ragione ma la sfortuna continua a perseguitarlo come al 23' quando ha dribblato quattro avversari sparando di un soffio a lato. A tre minuti dal termine, ha lasciato il posto a Di Canio che non ha avuto neppure il tempo di... sudare. 

ARBITRO QUINIOU 6,5 Una buona prestazione, quella del francese e dei suoi due collaboratori. Non s'è mai lasciato ingannare da Stoichkov che ha cercato due volte il rigore, ma avrebbe forse dovuto espellere Nando (32') che era l'ultimo difensore quando ha fermato fuori area, fallosamente, Casiraghi lanciato a rete.

Pier Carlo Alfonsetti




Italia 90 è l’occasione per cambiare volto e management alla Juventus. Le dimissioni di Boniperti, i cui metodi non sono più considerati vincenti dall’avvocato Agnelli, portano sul ponte di comando Montezemolo, il giovane manager che ha organizzato il mondiale delle notti magiche. In panchina arriva Gigi Maifredi, il tecnico che più di tutti intende seguire le tracce di Sacchi, il profeta del Milan berlusconiano che nelle prime tre stagioni ha conquistato lo scudetto e due Coppe dei Campioni. Ma il piano non riesce: il rendimento della squadra non è lineare, molte scelte non si rivelano indovinate, i gol di Baggio non bastano. La fiducia in Maifredi, reduce dalle felici stagioni al Bologna, non è illimitata. L’allenatore che prima di diventare professionista vendeva liquori e bevande, non riesce a superare le difficoltà. “Non era champagne” di Enzo D’Orsi è il racconto di una rivoluzione fallita. Il girone di ritorno disastroso, unito alle eliminazioni dalla Coppa Italia e dalla Coppa delle Coppe, costa alla Juventus l’esclusione dalle competizioni europee dopo ventotto anni. Prefazione di Eraldo Pecci.  Acquistatelo Qua!



 




Barcellona

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gigi

barca
La Stampa 11 aprile 1991

roberto

giancarlo
La Stampa 11 aprile 1991

gigi
La Stampa 11 aprile 1991


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salvatore


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venerdì 31 luglio 2026

6 Marzo 1991: Liegi - Juventus

É il 6 Marzo 1991 e Liegi (Belgio) Juventus  si sfidano nella gara di andata dei Quarti di Finale della Coppa delle Coppe 1990-91 allo Stadio 'Gilles Magnée' di Liegi.

La Juventus tenta di riapproparsi dello scettro di squadra 'piú forte della penisola' con una nuova dirigenza tecnica affidata ad un allenatore del famigerato 'calcio champagne' Luigi Maifredi. Dopo un inizio di campionato incoraggiante i bianconeri naufragano tra caterve di gol presi ed addirittura a fine campionato si trovano fuori dalle Coppe Europee dopo 27anni.

In Europa la Vecchia Signora si fa valere almeno fino alle semifinali della Coppa delle Coppe. Li infatti trova i blaugrana del Barcellona e si deve arrendere non senza combattere peró.

Buona Visione!

 

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Stagione 1990-1991 - Coppa delle Coppe - Quarti, andata
Liegi - Stadio Gilles Magnée
Mercoledì 6 marzo 1991 ore 20:30
LIEGI-JUVENTUS 1-3
MARCATORI: Wegria autorete 32, Baggio R. 43, Julio Cesar 48, Houben 82

LIEGI: Munaron, Wegria, Waseige, Houben, De Sart, Machiels (Giusto 46), Boffin (Foguenne 62), Quain, Krncevic, Ernes, Malbasa
Allenatore: Robert Waseige

JUVENTUS: Tacconi, Luppi, Julio Cesar, Corini, De Marchi (Napoli N. 46), De Agostini, Haessler, Marocchi (Alessio 69), Casiraghi, Baggio R., Fortunato D.
Allenatore: Luigi Maifredi

ARBITRO: Schmidhuber (Germania Ovest)





LA LEGGE DEL LIEGI
Per la stampa belga è la delusione stagionale. Perduto il treno dello scudetto, può rifarsi solo in Coppa. 
"Ogni anno facciamo una vittima illustre", osserva il difensore Giusto. "Potrebbe toccare alla Juve".

La conclusione del girone di andata di un campionato da invariabilmente luogo ad un primo bilancio. In dicembre, qua si tutti i quotidiani e i periodici sportivi belgi hanno condotto la loro inchiesta sull'argomento. Una delle domande ricorrenti in questi servizi riguarda la squadra più deludente. E interessante constatare che, a parte il nome del St. Trond, il più menzionato è quello del Royal Football Club Liegi. Quasi tutti gli osservatori si attendevano molto di più dai detentori della Coppa nazionale. 

Si parlava di un probabile inserimento nella lotta per un posto in Europa, ma, a metà del cammino, bisogna riconoscere che gli uomini di Robert Waseige sono ben lontani dall'obiettivo. Le ambizioni del "Great Old" (il Grande Vecchio, così chiamato per l'antichità del club, che l'anno prossimo festeggerà il secolo di vita) sono svanite: rimane solo la Coppa, nella quale i rossoblù dovranno vedersela con il Lokeren a livello di quarti di finale. E poi c'e la Coppa delle Coppe, naturalmente: ma, a parte qualche sognatore, nessuno crede a un exploit contro la Juventus. Come spiegare la stagione grigia della squadra? Il primo fat-tore è la campagna acquisti-vendite dell'estate scorsa. I dirigenti del Liegi non hanno mai potuto contare su mezzi finanziari particolarmente robusti. Obbligati a fare di necessità virtù, hanno sempre condotto scelte oculate, badando al sodo e senza la pretesa di condurre operazioni spettacolari. L'estate scorsa, si sono registrati solo due movimenti: la partenza di Houart e l'arrivo di Edi Krncevic dal Mulhouse. In teoria, il bomber australiano, con il suo formidabile gioco di testa, doveva essere l'anello mancante di un complesso che lamentava la scarsa capacità di tradurre in gol la mole di gioco svolta. Assistito da due ali pure quali Luc Ernés e Nebosja Malbasa, l'ex punta dell'Anderlecht sembrava nelle condizioni migliori per segnare a raffica. Le cose sono andate in modo ben diverso: in tutto il girone di andata, Krncevic non aveva realizzato nemmeno un gol in campionato, e solo due erano state le reti in Coppa. Il longilineo attaccante sembra un altro giocatore, rispetto a quello irresistibile di due anni or sono. Colpa del soggiorno in Alsazia? Dei soldi «facili» guadagnati con il Mulhouse? Difficile rispondere. In ogni caso, ad appena 30 anni, non lo si può considerare un giocatore finito. E poi bisogna ammettere che il Liegi ha fatto ben poco per facilitare l'ambientamento del suo nuovo giocatore. Edi ha do vuto vivere in albergo per quattro mesi, in attesa che il club gli trovasse un alloggio adeguato; e, anche se non l'ha mai detto apertamente, non ha gradito affatto. Ora la situazione si è risolta e l'australiano ha riacquistato il buon umore e sogna il riscatto proprio nel doppio match di marzo con la Juventus. Ma c'è chi teme che sia troppo tardi per correggere il tiro di una stagione storta. Perché una punta faccia gol, infatti, occorre un organizzatore del gioco che il Liegi non possiede. La società aveva sperato che il ruolo potesse essere ricoperto dal jugoslavo Cvijan Milosevic, prelevato l'anno scorso dallo Sloboda Tulsa. Ma le aspettative del tecnico Waseige sono andate deluse, proprio come era accaduto la stagione precedente nei riguardi dell'olandese Angelo Nijskens. E cosi, visto che l'ex speranza Jean-Marie Houben segna il passo e Didier Quain ama giostrare in posizione arretrata, il Liegi si trova a giocare senza un vero punto di riferimento. I risultati sono eloquenti: i rossoblù non hanno vinto una sola partita esterna e hanno parzialmente smentito la fama di squadra irresistibile in casa; inoltre, la difesa non è più impenetrabile come una volta. Sono significativi anche i risultati mode-sti contro squadre di livello medio-basso: sconfitte con Courtrai (2-0), Gand (1-0) e Waregem (1-0), pareggi con St. Trond (1-1), Cercle Bruges (1-1) e Ekeren (2-2). Il Liegi sembra risvegliarsi solo nelle grandi occasioni: vedi il 2-2 esterno con lo Standard e il clamoroso 4-2 interno con l'Anderlecht.

Come si spiega tanta discontinuità? Alcuni chiamano in causa l'immutabilità della rosa. Gente come De Sart, Giusto, Habrant, Wégria, Quain, Boffin, Ernes, Varga e Malbasa rispondeva all'appello anche due anni or sono, mentre Robert Waseige guida i rossoblù da ben otto anni (un record). A lui si deve l'inserimento del Great Old fra le grandi, con diverse stagioni in Europa e la prima Coppa nazionale nella storia del club. Ora che la situazione è meno brillante, c'è chi parla di stanchezza all'interno del gruppo: dopo tanti anni insieme, certe motivazioni si sono forse affievolite, anche se Waseige non vuol sentir parlare di usura del proprio ascendente. Preferisce osservare che qualche giocatore non ha più la maglietta inzuppata di sudore al termine delle partite. Un males psicologico, dunque, un eccesso di confidenza che non dovrebbe ripetersi nelle due partite con la Juventus.

Chi sono, in definitiva, gli avversari di Baggio e compagni? In porta c'è l'eterno Jacques Munaron (34 anni), giocatore di grande esperienza internazionale. Faceva parte dell'Anderlecht che climinó la Juventus dalla Coppacampioni 1981-82 e ha... giustificato il prezzo del suo cartellino con una grande partita contro il Rapid Vienna (un rigore decisivo parato) l'anno scorso. Davanti a lui, Waseige dovrebbe schierare una difesa composta da cinque uomini. Bernard Wégria é titolare indiscusso nel ruolo di laterale destro. Tecnicamente e tatticamente attrezzato, non esita a proiettarsi in avanti ogni volta che ne ha l'occasione. Per le posizioni di marcatori centrali si candidano Moreno Giusto e Bernard Habrant: un mastino il primo, che sembra essere l'interlocutore naturale di Schillaci, più tecnico e portato ad alternare il controllo dell'avversario con l'impostazione, il secondo. A fronte di un duello senza esclusione di colpi (Giusto-Schillaci), se ne annuncia uno più tattico fra Baggio e Habrant. Quest'ultimo è il secondo stopper e si distingue per la visione del gioco. Dietro i due centrali agisce Jean-François De Sart, uomo d'ordine difensivo: contrasta e rilancia con grande eleganza, esibendo talvolta una potenza di tiro considerevole. Sulla fascia sinistra, Waseige deve scegliere tra Vincent Machiels e Danny Boffin, a seconda dell'impostazione più o meno offensiva che intende dare alla squadra. A centrocampo, Frédéric Waseige (il figlio del tecnico) e Didier Quain occupano generalmente una posizione arretrata: a loro toccherà il compito di reggere l'urto della manovra juventina. In regia, come si è detto, manca un vero direttore delle operazioni: ci provano Houben oppure Milošević. Sul fronte d'attacco, la scelta è fra tre uomini: Luc Ernés, che preferisce la fascia destra; Edi Krncevic, centravanti puro; e Nebosja Malbasa, ala sinistra o punta più avanzata. A Torino, con ogni probabilità, solo uno dei tre sarà lanciato nella mischia. E chiaro che, individualmente e collettivamente, i rossoblù appaiono di molto inferiori alla Juventus. I giocatori, però, sono fiduciosi. Giusto ama ricordare che due anni fa, prima di inchinarsi alla stessa Juve, il Liegi aveva eliminato il Benefica.

"Ogni anno facciamo una vittima illustre», osserva il piú italiano della squadra. Questa volta potrebbe toccare alla Juventus."




WASEIGE, MAI ESONERATO IN 18 ANNI
RECORD DEL FONDO

E veramente difficile trovare una persona più legata a Liegi di Robert Waseige. L'allenatore dei rossoblù è in effetti nato nella Città ardente il 26 agosto 1939 ed è li che è sbocciato. Vero ragazzo di Rocourt (dove abita tuttora, a meno di un chilometro dallo stadio dello F. C. Liegi) fu del tutto ovvio che si affiliasse al club locale. Firmò dunque la sua tessera di socio nel 1948 per poi salire, uno ad uno, gli scalini che portavano alla prima squadra. Terzino destro naturale, Waseige dovette fronteggiare la concorrenza spietata di Yves Baré, il miglior difensore destro del Belgio de gli anni Sessanta dopo Georges Heyelens, titolare dell'Anderlecht. Sbarrato quasi sempre da... Baré, Waseige si decise a tentare la sorte a Bruxelles: nel Racing White (attualmente diventato RWDM dopo la fusione con il Daring), dove ha giocato dal 1962 al 1971. L'anno successivo Waseige fece il suo debutto nella corporazione degli allenatori. A Winterslag, nel Limburgo belga, in quattro anni, spinse un modesto club dalla terza alla prima divisione. Approdato di colpo alla notorietà, ecco che nel 1976 lo Standard andò a bussare alla sua porta. Pur con mezzi limitati, Waseige riuscì sempre a restare tra i grandi ma senza ottenere successi di grande prestigio. Dopo tre anni eccolo di ritorno a Winterslag dove rimane fino al 1981, quando va a giocarsi la sua carta a Lokeren, dove si ferma fino al 1983 cogliendo un bel quarto posto nel 1982. Per la prima volta nella sua carriera dispone di una rosa di qualità con il danese Preben Larsen Elkjaer, l'islandese Arnor Gudjohnsen e i due polacchi Lato e Lubanski come stelle. Nel 1983 Waseige completa il cerchio ritornando alla squadra del suo esordio, ma questa volta come allenatore. Oggi, otto anni dopo, quell'uomo presiede ancora ai destini dei rossoblù e, in un momento in cui il carosello degli allenatori gira a tutto vapore nella maggior parte dei paesi, il fatto è abbastanza raro da meritare la citazione. Robert Waseige ha fatto di un club anonimo una delle societá più in vista del calcio belga. Se in occasione del suo esordio alla testa della squadra dovette accontentarsi di un modesto dodicesimo posto, in seguito ha salito a grandi passi la scala della notorietà, per esempio terminando terzo nel 1984-85 e nel 1988-89. Grazie al lavoro di Waseige il «Grande Vecchio» ha ritrovato l'Europa nel 1985-86, circa vent'anni dopo l'ultima apparizione sul palcoscenico continentale (nel 1967-68 i rossoblù raggiunsero il secondo turno della Coppa delle Fiere, poi diventata Coppa Uefa, incontrando il Dundee). 

Durante questi ultimi anni il Liegi è sempre stato nel giro delle coppe, ma alla sua bacheca mancava ancora un vero trofeo. L'obiettivo è stato infine centrato alla fine della stagione scorsa con la vittoria nella Coppa del Belgio ottenuta battendo per 2-1 il Germinal Ekeren. L'ultimo vero successo risaliva al 1953, quando i rossoblù ottennero il loro ultimo scudetto. Qualificato ai quarti sia in Coppa Uefa che nella coppa nazionale, il Liegi marca tuttavia il passo in campionato. Per il secondo anno consecutivo il suo ruolino di marcia è incostante: gli exploit contro le grandi sono seguiti da incomprensibili disfatte di fronte alle seconde scelte. Ce n'è abbastanza affinché qualcuno si interroghi sull'avvenire di Robert Waseige a Rocourt. Sotto contratto ancora per una stagione e mezza, tutto lascia però credere che arriverà comunque alla fine del suo mandato. 

In 18 anni di carriera come allenatore, Waseige é riuscito nell'impresa unica di non essere mai stato licenziato, arrivando sempre alla scadenza dei suoi contratti: ci sarebbe da stupirsi se ora accadesse il contrario. Quale che possa essere il suo avvenire a Rocourt, si può essere certi che Waseige non resterà mai a corto di offerte. Stimato sia dai francofoni che dai fiamminghi per la sua indubbia competenza, molti vedono in lui l'unico possibile erede di Guy Thys alla guida della Nazionale belga. Non ci sarebbe da stupirsi se i «Diavoli Rossi» affrontassero le qualificazioni al Mondiale 1994 con lui alla guida.

Bruno Govers
brani tratti dal Guerin Sportivo anno 1991 n.8




LE PAGELLE BIANCONERE
Baggio e Julio Cesar, sette con lode 
Da sottolineare anche la prova di Luppi, De Agostini e Marocchi 
DAL NOSTRO INVIATO 
Julio Cesar, baluardo insuperabile anche ieri sera nel match di Coppa a Liegi 
Baggio ha segnato contro il Liegi la sua nona rete bianconera in Coppa 

Tacconi 6: era sceso in campo debilitalo dalla febbre (38,5°), ma ha parato il parabile. I belgi l'hanno graziato due volte, sul 3-0, poi Houbon con un gran destro al volo ha interrotto l'imbattibilità del portiere che, in Europa, durava da 803'. 

Luppi 6,5: in uno schema di rimessa, si è proiettato spesso a briglia sciolta nei corridoi liberi. Da una sua incursione è scaturito il cross dal fondo che, dopo i colpi di lesta di Casiraghi e Baggio e il tiro di Marocchi, ha sbloccato il risultato su autogol di Wegria. 

Julio Cesar 7: imperioso e autorevole ha bloccato Krncevic, una sua vecchia conoscenza con il quale aveva un conto in sospeso per due gol incassati nel Montpellier contro il Mulhouse. Con una bomba quasi da fondo campo ha siglato il 3-0, secondo eurogol stagionale. 

Corini 6: in un centrocampo più protetto e irrobustito, ha svolto il suo compito con umiltà e dedizione, senza strafare. Con un pizzico di fortuna avrebbe potuto segnare il quarto gol. 

De Marchi 6: ha presidiato la sua zona mantenendo le equidistanze con Julio Cesar, senza concedere grosse palle-gol agli avversari. Dopo l'intervallo, per una botta alla mandibola, ha lasciato il posto a 

Napoli (6) che ha trovato una Juventus rilassata ed esposta ai contrattacchi del Liegi con qualche brivido di troppo, e non di l'ebbro, per Tacconi. 

De Agostini 6,5: con la squadra più raccolta ma pronta a distendersi nei varchi, è apparso rigenerato, pronto a sganciarsi, a crossare e concludere: un suo bolide, sugli sviluppi di una punizione, ha sfiorato il montante. 

Fortunato 6: ha ripagato la fiducia di Maifredi puntellando il centrocampo con un lavoro oscuro ma redditizio. Se la squadra non si allunga, tutti i reparti soffrono meno e rendono di più. E anche le punte.

Haessler 6: utilizzato come tornante, ruolo che si confà alle sue caratteristiche, ha vivacizzato la manovra, cercando anche il gol da media distanza senza ricadere nel vizio del dribbling che, in spazi ristretti, lo penalizza. 

Marocchi 6,5: da un suo tiro, deviato con la gamba da Wegria, è iniziata la riscossa della Juventus. E' apparso in chiaro progresso, più lucido nella distribuzione del gioco non dovendo sfiancarsi a rincorrere avversari di altri. Maifredi l'ha fatto rifiatare negli ultimi 20' sostituendolo con 

Alessio (sv). 

Casiraghi 6: un lottatore cui manca un pizzico di fortuna per tornare ai migliori livelli. Già all'Olimpico con la Lazio era andato vicinissimo al gol. Ieri ci ha riprovato, a volte peccando anche un po' di egoismo. Ma la forma é vicina. 

Baggio 7: forse il miglior Baggio di Coppa delle Coppe edizione export. Era ora. Un gol raffinato e tante giocate di classe. In crescita sul piano fisico e agendo da seconda punta, come nelle notti magiche mondiali, in spazi più ampi, ha potuto far brillare il suo talento.

Piercarlo Alfonsetti
tratto da: La Stampa 7 marzo 1991




IN EUROPA È UN'ALTRA JUVE

Com'è andata: Si chiama Europa il balsamo per le ferite interne juventine, ed è un linimento efficace per le piaghe causate alla squadra bianconera dal campionato. Medico involontario, il modesto Liegi. La Juve, con un centrocampista in più al posto di Schillaci, è rimasta guardinga per una mezz'ora, poi ha affondato i colpi: prima con Marocchi, che ha scagliato un bolide dal limite dell'area deviato in rete da Wegria. Quindi, a due minuti dal riposo, con un «numero» di Baggio in giravolta. Alla ripresa delle ostilità Julio César ha addormentato la gara con una rasoiata laterale.

L'uomo-chiave: È giusto citare Julio Cesar.

Prospettive: Qualificazione certa, a meno di un harakiri collettivo.

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1991 n.11






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