martedì 22 settembre 2026

3 Ottobre 1993: Juventus - Torino

Il ottobre 1993 Juventus e Torino si sfidano nella settima giornata del girone di andata del campionato italiano di calcio di Serie A 1993-94 allo Stadio 'Delle Alpi'  di Torino. È il 'Derby della Mole' e la città si mobilita.

La Juve, allenata in panchina da Giovanni Trapattoni e trascinata in campo da un Roberto Baggio nel suo momento più splendente, si appresta a piazzarsi al secondo posto del massimo campionato calcistico. Davanti c'è l'inarrivabile Milan di Fabio Capello che 'ammazza' il campionato fin dall'inizio. 

Dall'altra parte c'è un Torino che si assesta a metà classifica, dopo un campionato piuttosto mediocre.

Buona Visione!

 


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Campionato di Serie A 1993-1994 - 7 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 3 ottobre 1993 ore 20.30
JUVENTUS-TORINO 3-2
MARCATORI: Conte A. 9, Fortunato D. 12, Moeller 30, Sergio 37, Kohler 79

JUVENTUS: Peruzzi, Torricelli, Fortunato A. (Marocchi 46), Baggio D., Kohler, Julio Cesar, Di Livio, Conte A., Ravanelli, Baggio R., Moeller (Galia 86)
Allenatore: Giovanni Trapattoni

TORINO: Galli G., Mussi, Sergio, Gregucci, Annoni, Fusi, Sordo (Sinigaglia 81), Fortunato D., Silenzi, Carbone B. (Osio 65), Venturin
Allenatore: Emiliano Mondonico

ARBITRO: Cesari



LE PAGELLE 
Conte, il cavaliere della Signora
E ai granata non basta un grande Fortunato 
Trap e Mondonico, match pari 

PERUZZI 5,5. Non abbiamo capito quanto avrebbe potuto fare sul gol iniziale: dalla tribuna ci è parso che potesse arrivare sulla palla con il piede. Di sicuro sbaglia un'uscita che senza l'errore di mira di Silenzi costerebbe alla Juve il 3-3. 

TORRICELLI 6,5. Non pensavamo che il Bossino (provate ad ascoltarlo, parla come il gran capo della Lega) potesse arginare Carbone, sia per una questione di passo, sia perché è più bravo nell'attaccare che nel difendere. Invece se l'è cavata. 

FORTUNATO A. 5,5. Mondonico ci aveva confessato di temerne moltissimo la potenza; infatti, sapendo delle condizioni precarie di Sordo, lo fa controllare in seconda battuta da un difensore. Non è un caso che il colpo che lo mette ko gli venga da Gregucci, staccatosi dalla marcatura di Ravanelli. Così per lui si chiude la corsia, non va mai a fondo campo e i compagni lo sfruttano poco, vedendolo imbottigliato. L'unico lampo è il bel cross dall'angolo per la rete di Moeller. 

(dal 46' Marocchi 6, sulla fascia si sa che non esprime il meglio). 

BAGGIO D. 6. Una presenza incerta fino a pochi minuti dall'inizio, dopo la febbre dei giorni scorsi che ne aveva debilitato lo stato di forma traballante. Per questo lo assolviamo. Non è più (non è ancora?) il RijkaarDino che conoscevamo, potente e terribile anche in zona gol: corre faticosamente e il Fortunato granata ne approfitta. 

KOHLER 7. Imperfetto nella deviazione che facilita il gol di Fortunato, tuttavia è l'unica macchia in una partita giocata con molta dedizione su Silenzi, che aveva creato problemi a tutti. Il gol (cercato, lui avanza sempre quando fiuta il cross dal fondo) è davvero un coniglio tirato fuori dal cilindro: non per nulla lo chiamano Mandrake.

JULIO CÉSAR 6. Partita contraddittoria tra grandi capocciate liberatorie e qualche indecisione sui palloni bassi. Comunque la difesa con lui ha un'altra solidità rispetto (ad esempio) a Lecce. Però la smetta di calciare punizioni con la Grande Bertha: pum pum, la palla schizza lontano e non arriva mai nel punto giusto. 

DI LIVIO 6. È proprio vero che non si riesce mai a stare tranquilli: il Toro su quella fascia si era impadronito del gioco e il Di Livio pativa le pene dell'inferno. Invece proprio dal suo spunto è nata l'azione del 3-2, che lo salva. A fatica. 

CONTE 7. Il gol, poi una staffilata inviata da Galli in angolo, quindi decine di palloni recuperati con il piglio di chi si sente finalmente padrone di sé stesso e del ruolo che ha.

RAVANELLI 6. Inizia con grande lucidità, ma si impantana presto nelle paludi granata. 

BAGGIO R. 5. Questa volta si potrà dire che la Juve ha vinto davvero senza di lui. Attendiamo invano l'acuto fino al 72', quando spedisce la palla a lambire il palo nell'unica occasione che si procura. Non è il solito Divin Codino: trancia il campo senza lasciare la scia luminosa. Quando non va, lo si vede sui calci di punizione, che infatti tira malissimo. Se sono questi gli effetti del riposo, il Trap non può concedergli altre soste. 

MOELLER 6,5. Ritorna al gol, mettendoci la testolina sottile con grande tempismo. Nell'insieme però non è ai livelli di altre volte 

(dall'86' Galia s.v.). 

TRAPATTONI 6,5. Insiste su Dino Baggio, che è mal in arnese, pur di non squilibrare il solito assetto. È un rischio, tanto più che avrebbe Marocchi in forma. Ma si sa che il Trap raramente modifica i propri progetti. Nell'insieme comunque la Juve si mostra ordinata, vincente anche con il Divin Codino sotto tono. 

L'arbitro CESARI 6,5. Merita più della sufficienza perché non cade nella trappola di un rigore chiesto da Ravanelli e di uno preteso da Carbone. Sbaglia qualche valutazione, ma ininfluente ai fini del risultato finale di questo avvincente derby

Marco Ansaldo
tratto da: La Stampa 4 ottobre 1993

 

 




La partita. La Juventus vince grazie a un colpo di testa di Kohler nel finale, ma soprattutto mettendosi sullo stesso piano del Torino per la grinta. In mancanza di protagonisti annunciati come R. Baggio, Carbone e Silenzi, è la serata dei gregari, come Conte, Fortunato, Sergio e Kohler. Il Torino si mangia le mani per le occasioni fallite da Osio e da Silenzi.

La frase celebre. Goveani: «Non riesco a immaginare una sconfitta più immeritata di così».

tratto da "Il Film del Campionato"
del Guerin Sportivo anno 1993 n.40







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22 Settembre 1985: Juventus - Pisa

È il 22 settembre 1985 e Juventus e Pisa si sfidano nella terza giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1985-86 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

La Juventus si appresta a vincere il suo ventiduesimo tricolore con una squadra che sta vivendo sugli ultimi spiccoli di splendore di 'Le Roi' Michel Platini. Allenati da Giovanni Trapattoni (al suo ultimo campionato alla Juve prima di trasferirsi all'Inter), i bianconeri mettono a distanza la Roma di Sven-Göran Eriksson , vincendo 'in volata' lo Scudetto. 

Il Pisa, dal canto suo, deve arrendersi alla dura realtà e salutare il massimo campionato ed approdare in Serie B.

Buona Visione!


 

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Stagione 1985-1986 - Campionato di Serie A - 3ª andata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 22 settembre 1985 ore 16.00
JUVENTUS-PISA 3-1
MARCATORI: Serena A. 25, Laudrup 66, Kieft 69, Serena A. 83

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Mauro (Pin 65), Manfredonia, Serena A., Platini, Laudrup (Pacione 84)
Allenatore: Giovanni Trapattoni

PISA: Mannini, Colantuono (Chiti 71), Volpecina, Mariani, Ipsaro Passione, Progna, Berggreen, Armenise (Muro 60), Kieft, Giovannelli, Baldieri
Allenatore: Vincenzo Guerini

ARBITRO: Pezzella

 



Serena-Laudrup, coppia da gol 
Laudrup non si esalta e ammonisce «Le partite-verità devono arrivare» 
Il Pisa battuto per 3-1 con una doppietta dell'ex granata ed una rete del danese che ha avuto pregevoli spunti di gioco - Kieft a segno per i toscani - I bianconeri, senza problemi contro avversari poveri di peso, hanno mostrato evidenti progressi - 
Oltre ai due attaccanti sono piaciuti Manfredonia e Bonini - 
Utile Mauro nei cross 

Tre gol a Pisa e la Juventus è sola la comando. È stata una giornata facile e felice, senza problemi se si esclude il gran caldo, una giornata che ha dato belle risposte a certi interrogativi di fondo sulla crescita collettiva della squadra di Trapattoni. In verità non si trattava proprio di interrogativi e tantomeno di dubbi. Era piuttosto una curiosità constatare quanto ci avrebbe messo la nuova Juve ad esprimere in campo, coralmente, la piena potenzialità del suo materiale tecnico. La partita col Pisa ha dimostrato in fondo quel che tutti già sapevano, che la Juventus in fuga merita attenzione e rispetto: come al solito, più del solito. Non vorremmo, a questo punto, che chi non ha visto la partita pensasse ad una prova impeccabile dei bianconeri. 

Ci sono stati errori, momenti di noia, cadute di ritmo, imprecisioni e pure incomprensioni fra i giocatori ed il Pisa, così temuto alla vigilia, si è rivelato nei fatti un semplice e diligente sparring partner. Ma gli sprazzi di bel calcio ammirati domenica scorsa a Como si sono, diciamo così, dilatati, come squarci sempre più ampi di sereno in un cielo di nubi: e allora abbiamo visto Serena e Laudrup, Manfredonia che apprezziamo sempre più, persino Mauro che sa rendersi utile e prezioso malgrado qualche dribbling di troppo, abbiamo insomma visto un bel pezzo di Juve. 

Serena e Laudrup sono stati bravissimi, c'entrano i gol e anche altro, specie per il danese che ha strappato applausi con i suoi irresistibili spunti in velocità. Laudrup possiede classe pura; nessuno l'ha mai messo in dubbio. Però, nella nazionale danese come nel Lazio, l'anno scorso, soffriva di frequenti vuoti agonistici. Faceva il grande numero, cioè, e poi si estraniava dal gioco, incapace di dare continuità alla sua manovra e, di conseguenza, credibilità assoluta alle sue qualità tecniche. Questo era uno degli interrogativi bianconeri, in avvio di stagione, e ci pare che Trapattoni abbia lavorato nella giusta direzione. 

La Juventus fa bene a Laudrup: è evidente, questione di ambiente e motivazioni, o forse il danese sta maturando in età ed esperienza. Il fatto è che ieri il ragazzino ha deliziato la platea del Comunale, diventando il cocco bello dei tifosi. Laudrup ha segnato un gol spettacolare, il secondo della Juventus al 66'. Controllo, finta sull'avversario e sinistro basso a fil di palo, quasi un colpo di stecca. Però il merito va diviso con Platini che da destra, lanciato da Bonini, ha toccato all'indietro vedendo il compagno, ci passi l'immagine, con gli occhi della mente. Il segno dell'intelligenza non abbandona mai Platini, anche ieri, quando il francese non era al massimo della forma. Crediamo che Michel abbia sofferto il caldo, tanto che nel finale l'abbiamo visto spesso sulla fascia a cercare l'ombra della tribuna più che il cross. 

Per quanto riguarda Serena, due gol e molti tentativi, una partita ricca di spunti e carattere, un'altra dimostrazione di abilità nel gioco aereo, a cui peraltro si è affidata la Juventus per buona parte del primo tempo. Sei conclusioni di testa: abbiamo contato nei 45 minuti iniziali e decine di centri per Serena, Brio, Cabrini, Manfredonia, gente che salta. I cross, quasi tutti, partivano dal piede di Mauro, il quale va lodato per la mole di lavoro anche se siamo dell'opinione che i centri, per essere davvero pericolosi, vadano effettuati dal fondo. Serena, comunque, non ci ha fatto caso e al 25' su punizione da destra di Mauro, ha anticipato Mannini buttando di testa nel sacco. Il portiere del Pisa è uscito male, okay, e Serena ha pure allungato un gomito; tuttavia, il gol è stato uno zuccherino: molto bravo l'attaccante per stacco e tempismo. 

Il Pisa, incassato il colpo, ha continuato senza cambi di ritmo la sua partita diligente e bellina, ma assolutamente povera di peso. Due occasioni hanno avuto i ragazzi di Guerini, al 3' con Baldieri e al 30' con Berggreen, ma Tacconi ha parato. Ed il gol di Kieft al 70' è stato un regalo di Scirea, il quale solo in area ha litigato col pallone che gli si era impigliato fra i piedi ed ha permesso all'olandese il facile tocco vincente. Kieft, gol a parte, si è mosso abbastanza bene, al contrario di Berggreen, che non ha in pratica toccato palla, largamente battuto da Laudrup in questa speciale sfida fra danesi. Ci sono invece piaciuti Baldieri e Progna, due ragazzi di buon avvenire.

Il gol del 1-1 non ha per niente preoccupato la Juventus. E neppure i suoi tifosi, pensiamo, perché da fuori appariva chiaro che il Pisa non sarebbe riuscito nella clamorosa impresa di far pari. 

Troppa differenza fra le due squadre. Sicché all'82, quando Serena ha segnato il terzo gol, non di applausi liberatori si è trattato, bensì di paura cacciata, bensì di ammirazione per la rapidità dell'azione e la bellezza della conclusione. Bonini, anche lui come Manfredonia autore di una partita decisamente positiva, ha lanciato Laudrup a sinistra ed il danese, in progressione, è arrivato fino a fondo campo lasciandosi dietro i difensori in affanno: centro all'indietro e Serena, da fuori area, ha colpito di sinistro e di controbalzo infilando l'angolo basso alla destra di Mannini. 


Laudrup non si esalta e ammonisce «Le partite-verità devono arrivare» 

TORINO — Trapattoni l'aveva detto: 
"Il Pisa ci farà soffrire». 
Il campo non gli ha dato torto, almeno per quanto riguarda il primo tempo, ed il Trap ribadisce certi concetti: 
"Sapevo che sarebbe stata una partita delicata e non mi sbagliavo. Noi però non volevamo perdere l'occasione di fare i nostri altri due punti e sebbene all'inizio siamo stati poco brillanti, ho visto una squadra determinata, che non ha mai rallentato il ritmo. Già alla fine del primo tempo il punteggio avrebbe potuto essere di proporzioni più abbondanti. Vorrei mettere in risalto la nostra prova contro un Pisa ben organizzato. La squadra ha personalità, cresce di partita in partita e mi auguro che continui così. 
Juve già sola al comando, Trapattoni non si esalta: 
"Il primato ci soddisfa e ci stimola, ma il cammino è ancora lungo e difficile. Comunque, essere in testa è la conferma di un certo tipo di mentalità che la squadra ha già acquisito. Ma sia chiaro: noi non ci illudiamo, né ci sentiamo campioni. Bisogna ancora lavorare e migliorare». 
Platini e Serena: due giocatori che attraversano momenti di forma differenti. Spiega Trapattoni: 
"Platini ha disputato sempre tre partite alla settimana e può essere giustificato un suo rendimento altalenante. Ora ha una settimana tranquilla e conto di recuperarlo in pieno per Verona. Serena gioca splendidamente, si muove in campo con disinvoltura, ha grande personalità. Certe cose gli riescono bene per abilità personale, ma anche perché è circondato da compagni che lo aiutano in ogni modo. È intelligente e non si monterà la testa». 
Ed ecco Serena. Tre gol in tre partite, contro i nove di tutto il campionato scorso: la battaglia con Rummenigge è già iniziata. Spiega i due gol di ieri: 
"Il primo l'ho realizzato approfittando di un po' di confusione nella difesa del Pisa ed ho sfiorato con la tempia precedendo Mannini; il secondo invece è arrivato dopo che avevo già fatto un tentativo finito però alto. Ho riprovato colpendo il pallone di controbalzo e riuscendo a tenerlo a filo d'erba. Sono contento, perché ho segnato poche doppiette finora. Adesso sembra tutto facile, ma capiteranno momenti difficili. La mia fortuna è quella di giocare in una Juve esperta, furba e soprattutto offensiva al massimo: «solo nel Milan in B mi era capitata una cosa del genere». 
Ringrazia Brio per l'aiuto che gli offre in area avversaria 
"Proviamo certi schemi in allenamento» 
e spiega: 
"Non paragonatemi a Bettega: lui era un campione, io faccio quello che posso. Segno anche del piede? Ci provo sempre e non gioco per smentire nessuno. Ora siamo in testa, ma è troppo presto. Già domenica a Verona soffriremo». 
Laudrup si prepara per raggiungere la nazionale danese a Copenaghen ed ammonisce la Juve: 
"Stiamo attenti a non esaltarci, perché siamo solo alla terza giornata ed abbiamo incontrato squadre non irresistibili. Adesso viene il bello, con una serie di partite che diranno cosa vale davvero la Juve. Ho segnato un gol normale, non tra i più belli della mia carriera, ma forse serve per cancellare certi dubbi sul mio conto, normali del resto quando si arriva da una squadra retrocessa." 
Platini è allegro. Esordisce con una battuta da 'Quelli della notte' che recita: 
«È meglio essere subito in testa che dietro alle altre. 
Poi spiega la sua partita discontinua ancora in tono scherzoso: 
"Faceva caldo, così nel secondo tempo ho preferito restare all'ombra della tribuna. Scherzi a parte, sono davvero stanco; ho avuto troppi impegni in questi ultimi tempi."
Fabio Vergnano
brani tratti da: La Stampa 23 settembre 1985








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lunedì 21 settembre 2026

21 Settembre 1997: Juventus - Brescia

É il 21 Settembre 1997 e Juventus e Brescia si sfidano nella Terza Giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1997-98  allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus ottimamente guidata in panchina dal maestro Marcello Lippi si appresta a vincere il suo 25esimo Scudetto. Sará l'annata di Alessandro Del Piero (autore di 21 gol in campionato) e Zinedine Zidane (che a Luglio vincerá il Mondiale a casa sua). 

Dall'altra parte c'é un Brescia non riesce ad evitare una dolorosa retrocessione in Serie B.

Buona Visione!



 

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Stagione 1997-1998 - Campionato di Serie A - 3 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
domenica 21 settembre 1997 ore 16.00
JUVENTUS-BRESCIA 4-0
MARCATORI: Filippini A. autorete 6, Conte A. 35, Inzaghi 37, Del Piero 55

JUVENTUS: Peruzzi, Birindelli, Ferrara C., Montero, Dimas, Di Livio, Deschamps, Zidane, Conte A. (Tacchinardi 60), Inzaghi, Del Piero
Allenatore : Marcello Lippi

BRESCIA: Cervone, Filippini E. (Binz 55), Adani, Diana, Savino, Kozminski, Filippini A. (Barollo 55), Bacci (Pirlo 63), Banin, Sabau, Hubner
Allenatore: Giuseppe Materazzi

ARBITRO: De Santis
RIGORI FALLITI: Del Piero 68 (Juventus)
ESPULSIONI: Cervone 90+1 (Brescia)



Inzaghi & Pel Piero, che sorrisi 
Superpippo: è bello che si segni un po' tutti 

TORINO. Ronaldo ha segnato. Anche Batistuta. Idem Inzaghi. E Hubner, il quarto cavaliere del gol di questa domenica di duelli tra bomber? Niente, Darione il Bresciano non ha mai, nemmeno lontanamente, attentato alla verginità di Peruzzi (unico custode di serie A ancora imbattuto) e la sola porta che ha visto bene è stata quella della propria squadra quando ha dovuto sostituire tra i pali il pazzesco, in tutti i sensi, Cervone, espulso. 

Però, nella giornata presentata, appunto, come la «Sfida dei quattro bomber», insieme e accanto a Pippo è fiorito anche Del Piero. E la juventina Coppia s'è rivelata fraterna davvero: un gol a testa fatto, uno ciascuno divorato. Due volte Alex ha passato palla al compagno, entrambe nella ripresa, e due volte, una per tempo, il compare d'attacco l'ha cercato, senza riuscire a trovarlo. Insomma, i numeri dicono che trattasi di Coppia affiatata se è capace di fare le stesse, identiche cose e dunque i criticoni insistenti sull'Inzaghi che ignora Del Piero che ignora Inzaghi dovrebbero essere serviti. E, se a qualcuno ancora frulla in testa che i due poco dialogano sul prato, provvedono i diretti interessati a chiarir le idee spiegando che 

«siamo stati larghi apposta, per scelta tattica e per sfruttare appieno il lancio su di me». 

Alex, per ribadire il concetto ricorre a un neologismo: 

«Dovevamo agire larghi, ai margini, perché in tal modo era più facile cercare la verticalità: sì, cioè, in parole povere, stando decentrati sia io che Inzaghi era più semplice aprire la difesa avversaria grazie all'aiuto di Zidane, ai suoi lanci». 

Inzaghino porta in conferenza stampa la carica che l'anima in partita e appena un cronista accenna ai meccanismi della Coppia sussulta e, siccome s'era appena dichiarato soddisfatto, aggiunge acido: 

«No, non sono soddisfatto quando sento certe domande». 

Vabbé, vogliamo rovinare la domenica a uno dei Cavalieri del gol che s'è confermato tale? Eh no, la voglia non c'è e dunque il cronista abbozza e il Pippo, rasserenato, versa zucchero sui taccuini e nei microfoni. 

«Sono in media... è bello che in questa squadra si segni un po' tutti». 

Ancora Inzaghi, dallo statistico 

«Il Delle Alpi mi porta fortuna, ogni volta che vi metto piede segno, ho fatto 4 gol in 5 volte (doppietta con il Vicenza in Supercoppa, centri con Lecce, Feyenoord e Brescia, ndr)», 

dallo statistico, dicevamo, all'eccesso di autocritica, eccesso a cui sempre si accondiscende quando le cose sono andate bene: 

«Ho preso il palo e forse non è sfortuna, ma proprio colpa mia». 

Più placido, Del Piero: 

«Sto crescendo io, come tutta la squadra, nel secondo tempo siamo davvero migliorati parecchio. Peccato per il rigore sbagliato, è la prima volta che mi accade di fallire dal dischetto. La realtà è che ho voluto cambiare la direzione del tiro dato che tutti, ma proprio tutti, ormai, sanno come e dove tiro i penalty». 

C'è sempre una prima volta. In tutto e per tutto: si pensi all'altro Cavaliere del gol, Hubner. Da dieci anni in C2, CI, B e adesso, da tre domeniche anche in A, gioca per fare gol. Contro la Juve, negli ultimi minuti, invece, ha giocato per non subirne: 

«Così, ho esordito in porta, nessuno dei compagni se la sentiva di prendere il posto di Cervone. Avrei fatto a meno di quest'esperienza». 

Da come lo dice si capisce che avrebbe anche fatto a meno di questa partita infelicissima. 

Claudio Giacchino
tratto da: La Stampa 22 Settembre 1997






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sabato 19 settembre 2026

19 Settembre 2004: Juventus - Atalanta

È il 19 settembre 2004 e Juventus e Atalanta si sfidano nella seconda giornata del girone di andata del Campionato italiano di calcio di Serie A 2004-05  allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus si affida a Fabio Capello per condurla in vetta all'Europa. Mentre in Italia gli scudetti non mancano, in Europa i risultati non arrivano. E poi se ci aggiungete Farsopoli e l'ondata che travolge tutto il mondo bianconero, il regno di Capello non sarà sicuramente ricordato per i successi ottenuti! 

Dall'altra parte, l'Atalanta, che disputa una stagione sotto le attese, si deve arrendere a una dolorosa retrocessione in Serie B.

Buona Visione!

 


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Stagione 2004-2005 - Campionato di Serie A - 2 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 19 settembre 2004 ore 15.00
JUVENTUS-ATALANTA 2-0
MARCATORI: Trezeguet 14, Trezeguet 58

JUVENTUS: Buffon, Zebina, Thuram, Cannavaro, Zambrotta, Olivera (Camoranesi 46), Emerson, Tacchinardi (Appiah 69), Nedved, Trezeguet, Ibrahimovic (Zalayeta 87)
Allenatore: Fabio Capello

ATALANTA: Taibi, Rivalta, Gonnella, Natali, Bellini, Zenoni D. (Mingazzini 80), Albertini, Marcolini (Budan 74), Gautieri (Pià I. 74), Pazzini, Montolivo
Allenatore: Andrea Mandorlini

ARBITRO: De Santis



LE PAGELLE Il «treno» Zambrotta non deraglia mai

JUVENTUS 
BUFFON 6. Poca cosa l'attacco atalantino per preoccuparlo. Bravo sulle parate a terra.
ZEBINA 6. Una giornata di mezzo relax, con lo squillo finale di un destro che finisce sulla traversa. 
THURAM 7. Se continua così. Capello ha risolto il suoi problemi difensivi. Per la terza partita consecutiva non sbaglia una palla. 
CANNAVARO 7. Idolo della curva, esce da ogni duello con l'irruenza dei giorni migliori, perfetto sull'anficipo, disinnesca l'Under 21 Pazzini. 
ZAMBROTTA 6,5. Dà il via all'azione del primo gol con uno strappo rabbioso. Cerca sempre la profondità anche nel prosieguo della partita. 
OLIVERA 5,5. E' giovane, ha perso la brillantezza e l'imprevedibilità dell'inizio stagione. Pasticcia parecchio, merita la sostituzione 
(dal 1' st Camoranesi 6: dinamico, attento, spreca poco e porta avanti molti palloni). 
TACCHINARDI 6. Ritrova il posto di titolare, non spreca l'opportunità facendo muro davanti alla difesa, più utile a strappare palloni che a rilanciare l'azione 
(dal 24' st Appiah 6: bravo nell'interdizione). 
EMERSON 6,5. Esperienza e senso tattico. Il «tedesco» non è ancora irresistibile, tuttavia c'è e si fa sentire. 
NEDVED 6. Primo tempo molliccio, meglio la ripresa, dà il via all'azione del raddoppio. 
IBRAHIMOVIC 5,5. Le difese italiane non sono quelle del Volendam. Soffre la marcatura, di suo si muove anche poco. Nella ripresa esce sfinito 
(dal 41' st Zalayeta sv). 
TREZEGUET 7,5. Terzo gol in due giornate. Come a Brescia gol rapinosi, da killer sempre in agguato. Per fortuna della Juve è rimasto su queste scene. 

ATALANTA 

TAIBI 5,5. Gravemente colpevole sull'azione del primo gol. 
RIVALTA 5,5. Problematico il controllo di Nedved e di chi avanza sulla sinistra. 
GONNELLA 5. Perde spesso di vista le punte bianconere 
NATALI 5. Incerto sul primo gol ed è impreparato anche sul secondo. Un disastro. 
BELLINI 5. Da plotone d'esecuzione l'errore sul secondo gol
ZENONI 5,5. Con il freno a mano tirato 
(dal 35' st Mingazzìni sv). 
ALBERTINI 6. L'unico che merita la sufficienza. Prova a tenere insieme la squadra. 
MARCOLINI 5. Parte con attenzione, si perde lungo il cammino di una partita di enorme difficoltà per tutti 
(dal 28' st Budan sv). 
GAUTIERl 5,5. Prova qualche conclusione ed è l'unico degli atalantini 
(dal 28'st Pia sv). 
PAZZINI 5. La stella della Under 21 resta sempre ai margini della contesa. 
MONTOLIVO 5. Uno dei giovani di maggior talento del torneo, ma non ha un colpo decisivo.  
DE SANTIS 6,5. Partita facile, non commette errori, soprattutto non è incline a proteggere i più forti. 
Fabio Vergnano
tratto da: La Stampa 20 Settembre 2004

 





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