martedì 21 luglio 2026

2 Maggio 1990: Juventus - Fiorentina

É il 2 Maggio 1990 Juventus e Fiorentina si sfidano nella gara di andata della Finale della Coppa UEFA 1989-90  allo Stadio 'Comunale' di Torino.

Questa Juve costruita e modellata dalla figura storica di Dino Zoff (stavolta nelle vesti di allenatore) sta per vincere una bellissima doppietta di coppa. Infatti assieme alla Coppa UEFA, vince anche la Coppa Italia contro un grande Milan, all'apice della sua storia 'Sacchiana'. Purtroppo questi successi non valgono al 'Dino nazionale' la conferma sulla panchina bianconera. La dirigenza juventina è affascinata dal nuovo che avanza ed investe il proprio futuro in un giovane di 'belle speranze' Luigi Maifredi!

"Per due volte Juventus e Fiorentina si sono affrontate in una finale di coppa. Ancora di fronte in Coppa Uefa nel 1990. Per la prima volta in una competizione europea due squadre italiane sono in finale. E sarà una sfida particolare con Baggio in maglia viola che già sa che nella stagione successiva giocherà nella Juve. A Torino, nella gara di andata, il 2 maggio, Juventus in vantaggio con Galia dopo tre minuti, pareggio di Buso all’11. Nella ripresa Casiraghi e De Agostini chiudono il conto. Baggio può far poco. I viola contestano l’arbitraggio, il difensore Celeste Pin urla ai microfoni della Rai: "Ladri". Il 3-1 è un risultato troppo pesante per essere ribaltato nel ritorno che si gioca sul neutro di Avellino perché il campo di Firenze è squalificato. A Zoff dopo quel successo la Juve dà il benservito nonostante quell’anno avesse vinto anche la Coppa Italia."

tratto da: Quell'antica ruggine tra Juve e Fiorentina - Gazzetta dello Sport


Buona Visione!



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La partita di Avellino non è stata memorabile, né poteva esserlo. La Coppa si era decisa a Torino, quando la Fiorentina l'aveva avuta in mano a lungo senza riuscire a stringerla. [...] Quel risultato e quel punteggio hanno condizionato i secondi novanta minuti, inchiodandoli a un copione obbligato. [...] Soltanto un'alzata d'ingegno di Bruno [...] ha gettato un po' di sale nella vicenda. La giusta espulsione dell'agitato stopper juventino [...] ha scoperto le magagne difensive della Juventus, sino ad allora perfettamente mascherate. A quel punto la Fiorentina si è rovesciata paurosamente in avanti, i suoi tiratori dalla distanza, Dunga e Kubik, hanno armato i loro obici, Di Chiara e Buso hanno aumentato il ritmo [...]. A tutti ha detto imperiosamente di no, Stefano Tacconi, il grande protagonista di queste due partite [...]. Plastico, acrobatico, disarmante nella sua sicurezza, il portiere ha pagato così il suo debito di gratitudine nei confronti di Zoff, il grande maestro. A Tacconi, al suo invidiabile palmarés internazionale, mancava appunto la Coppa Uefa: nel 1977, a Bilbao, c'era ancora Superdino nella porta bianconera. Ad Avellino, sul campo che ne ha accompagnato i primi passi nel calcio d'élite, Tacconi ha colmato la lacuna.

(Adalberto Bortolotti)


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COPPA UEFA/LA 1º FINALE
Alla Juventus il primo... round (il 16 il ritorno). Zoff difende le sue scelte: "Anche con Sergio in campo nella ripresa, sarebbe finita così".
Andante con (o senza) Brio.

"Sono convinto che se Brio fosse rimasto in campo nella ripresa, con lo stesso atteggiamento non sarebbe cambiato nulla rispetto a quello che abbiamo fatto. La gente, poi, può dire quello che vuole".
È con la severa radicalità di sempre che Dino Zoff ha espresso questa considerazione agli antipodi di qualsiasi valutazione della critica dopo aver realizzato un 3 a 1 molto soddisfacente per la Juve e terribilmente punitivo per la Fiorentina nella prima delle due finali Uefa. 
«Loro hanno giocato un primo tempo infernale, andavano più forte di noi e ci hanno escluso dalla partita. Non potevano tenere: così, anche per non originare cadute di fiducia nel reparto, ho scelto di operare il cambio dopo quindici minuti di riflessioni più o meno serene nello spogliatoio». 
È possibile concordare sulla descrizione, ma sembra difficile essere d'accordo sul giudizio. Per trenta minuti buoni si è avvertita la necessità di un centrale rapido, in grado di arginare le sfuriate di Nappi e Di Chiara quando riuscivano (sempre, peraltro) a superare Napoli e De Agostini. E Galia costituiva la soluzione ideale, oltre che unica a disposizione di Zoff, visto che Tricella e Fortunato sono da tempo infortunati e che Bruno era squalificato. Lo scompenso era reso ancor più evidente dall'inferiorità - diciamo così dinamica accusata dal centrocampo bianconero nei confronti di quello fiorentino. Per farla breve: nei primi quarantacinque minuti anche il lentissimo Kubik sembrava un leprotto.
A determinare il risultato e a conseguire una bella fetta di Coppa Uefa a Madama, vicinissima a un «piccolo», ma brillantissimo slam, sono stati due gol veri (di Galia e Buso), un errore macroscopico - uno dei tanti dell'arbitro spagnolo Soriano Aladren (al quale l'inviato del Tempo, di Roma ha incredibilmente assegnato un 7), una papera doc di Landucci su un destro per niente irresistibile di De Agostini e alcune pro-dezze di Tacconi. Un 3 a l bugiardino, dunque, che ha chiuso un incontro strano e difficilmente leggibile in chiave tattica. A mio personalissimo parere, l'oscar per la migliore interpretazione critica del match va assegnato come spesso accade, per la verità a Gianni Mura di Repubblica, che ha scritto:
"Finché si è giocato al calcio, nel primo tempo soprattutto, la Fiorentina ha giocato meglio della Juve. Non le è bastato. Perché, anche in una serata difficile, la Juve ha ribadito di avere il gol facile. Magari non sempre con azioni limpidissime, ma la palla va dentro e alla squadra di Zoff va riconosciuta, se non altro, una grandissi-ma volontà". 
E ancora:
"Questa prima partita europea, diffusa in eurovisione, non credo sia stata una buona pubblicità per il calcio italiano: troppe furbate, cattiverie, ripicche, è davvero un caso che nessuno si sia fatto veramente male".
Ma occupiamoci della Juve in via di rifondazione che, non a caso, come nel '77 vuole partire da un successo in Coppa Uefa. La gara con i viola guidati da Graziani in ...scaramantica versione trench autunnale (in barba ai venti e passa gradi di Torino) ha confermato che la verticale Tacconi - Marocchi -Schillaci è di prim'ordine, che De Agostini e Casiraghi sono pedine irrinunciabili (anche se i primi 45 minuti dell'esterno sinistro sono da dimenticare e se il giovane attaccante si è distinto soprattutto nel gioco aereo di smistamento), e che Alejnikov rappresenta ancora un rebus irrisolto: per lunghi tratti dell'incontro ha giocato una partita tutta sua, un due-tocchi inutile e rallentante. Il discorso si fa complicato quando si parla di Galia e Dario Bonetti: il primo non rientra nei piani di Maifredi, ma per utilità, duttilità e effi-cacia cia potrebbe meritare la riconferma; il secondo piace al nuovo tecnico juventino ma si ha spesso l'impressione che sfrutti il il quaranta per cento del suo potenziale e che soffra l'uno-contro-uno. I bocciati più o meno eccellenti sono, come da copione maifrediano, Napoli, Brio o chi per lui e Barros (magnifico optional).
La Fiorentina messa in campo da Graziani ha sconcertato il pubblico, oltre che la Juve. Travolgente nel premio tempo, nel secondo si è sfilacciata, alleggerita e non ha mai potuto contare sul genio di Baggio, «bello ma senza cuore», come ha giustamente sottolineato Mura. Nella partita di color che son sospesi (Baggio) o trombati (Zoff, Graziani, Brio, Barros) proprio Roberto è risultato il più... assente. Peccato, un'occasione mancata. Pensierino dedicato a Nappi, ala veloce e tecnica ma caratterialmente da registrare: negli ultimi venti minuti dell'incontro ha commesso due falli di una stupidità (e quel che è più, di un'inefficacia) alluci prima su De Agostini e poi su Tacconi, pregiudicando la qualità della sua prestazione e, soprattutto, generando reazioni a catena. Nel retour-match, in programma il 16 maggio, qualcosa o molto cambierà. La Juve dovrà rinunciare allo squalificato Bonetti ma potrà riproporre Bruno, la Fiorentina dovrà impostare una partita d'attacco ragionato per tentare di metterne dentro due senza beccarne alcuno. La speranza è che lo spettacolo resti di contenuto calcistico e che trionfi l'intelligenza.

Ivan Zazzaroni
tratto dal Guerin Sportivo anno 1990 n.19





Tacconi è il salvatore
Galia cancella Baggio e Casiraghi è leone vero

Il primo round di Coppa Uefa è finito con un risultato (3-1) che mette la Juventus in pole position per il retour match del 16 maggio con la Fiorentina. Ma saranno altri 90', salvo supplementari, di fuoco alla luce dell'agonismo sfoderato ieri sera dalle due squadre, con quattro ammoniti (Pin e Bonetti, che verranno squalificati, Nappi e Tacconi) da un arbitro, lo spagnolo Soriano Aladren, che non è stato all'altezza di una finale europea, negando un rigore su Casiraghi. 

Queste le pagelle dei bianconeri. 

TACCONI: 8. Nulla ha potuto sul tuffo alla kamikaze di Buso, ma ha compiuto almeno cinque parate strepitose, due su Nappi e tre su Baggio risultando, ancora una volta, determinante. 

NAPOLI: 6. Di Chiara era il viola che Zoff temeva di più per il suo gioco avvolgente e Napoli ha dovuto dar fondo a tutte le sue risorse per arginare l'avversario. A gioco lungo c'è riuscito. 

DE AGOSTINI: 7. S'è opposto, in avvio, allo scatenato Nappi, autentico folletto onnipresente su tutto il fronte offensivo. Dopo il temporaneo pareggio di Buso, ha lasciato Nappi a Brio e sono stati altri... dolori. Nella ripresa, tornato su Nappi (ormai in debito d'ossigeno) ha garantito spinta e, da un suo tiro infido, Landucci ha fatto la frittata.

GALIA: 7. Un bel gol, del tutto simile, come esecuzione, a quello segnato a San Siro con il Milan che ha deciso la Coppa Italia. Gol a parte, ha contrastato Baggio, concedendogli solo una palla-gol, e poi ha frenato sia Buso che il gioiello viola, futuro juventino.

BRIO: 5. Conosceva Buso alla perfezione, così come Buso conosceva lui. La differenza d'età ha favorito il giovane veneto che s'è tolto la soddisfazione di realizzare un gol d'autore. Subito dopo Brio è passato su Nappi ma la situazione non è migliorata anche se la Juventus non ha subito altri danni.

ALESSIO: 6. E' subentrato a Brio in avvio di ripresa, agendo nella zona di Kubik e la Juventus ha fatto... quadrare il centrocampo. Suo un assist che Aleinikov ha sprecato.

ALEINIKOV: 5. Una serata no per il sovietico che ha ballato a centrocampo consentendo a Kubik di spingersi frequentemente nell'area juventina. Nel secondo tempo, alternandosi con Galia su Baggio, ha reso un po' di più.

BARROS: 6. Dell'Oglio ha avuto pochi problemi con il piccolo portoghese dal cui piede, comunque, sono scaturite un paio di azioni pericolose anche se non è quasi mai riuscito a cambiare marcia, alla sua maniera.

CASIRAGHI: 6,5. Un leone. Ha ingaggiato un duello feroce con Pin, subendo un netto fallo da rigore nel primo tempo e segnando il gol del 2-1 con grande opportunismo anche se lo stopper viola, nella circostanza, ha reclamato per una spinta dell'avversario.

MAROCCHI: 6. Forse ha sentito più di altri il caldo afoso, ma si è sacrificato in un lavoro oscuro, di tamponamento, per impedire a Dunga di rifornire le punte.

SCHILLACI: 6,5. Magnifici lo spunto e il cross che hanno permesso a Galia di sbloccare il risultato. Ha anche armato il destro di De Agostini per il 3-1. Anche se non ha segnato, Totò ha fatto il suo dovere.

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 3 maggio 1990





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giovedì 16 luglio 2026

4 Aprile 1990: Juventus - Colonia

È il 4 aprile 1990 Juventus e Colonia (Germania) si sfidano nella gara di andata della semifinale della Coppa UEFA 1989-90 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

Questa Juve costruita e modellata dalla figura storica di Dino Zoff (stavolta nelle vesti di allenatore) sta per vincere una bellissima doppietta di coppa. Infatti assieme alla Coppa UEFA, vince anche la Coppa Italia contro un grande Milan, all'apice della sua storia 'Sacchiana'. 

Purtroppo questi successi non valgono al 'Dino nazionale' la conferma sulla panchina bianconera. La dirigenza juventina è affascinata dal nuovo che avanza ed investe il proprio futuro in un giovane di 'belle speranze', Luigi Maifredi!

Buona Visione!

 

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Stagione 1989-1990 - Coppa UEFA - Semifinali, andata
Torino - Stadio Comunale
Mercoledì 4 aprile 1990 ore 20:00
JUVENTUS-COLONIA 3-2
MARCATORI: Rui Barros 22, Higl autorete 45, Marocchi 52, Goetz 79, Sturm 90+2

JUVENTUS: Tacconi, Napoli N., De Agostini, Galia, Bonetti D., Tricella, Alejnikov, Rui Barros (Brio 84), Casiraghi, Marocchi, Schillaci
Allenatore: Dino Zoff

COLONIA: Illgner, Higl, Goertz, Dressen (Ordenewitz 58), Gielchen, Greiner, Haessler, Rudy (Goetz 73), Sturm, Littbarski, Janssen
Allenatore: Christoph Daum

ARBITRO: Kohl (Austria)





 

L'AVVERSARIO DELLA JUVE/COLONIA
L'ORO DEL RENO
Il club tedesco punta tutto sui ragazzi di Daum per riscattare le recenti magre.

A capo della denominazione sociale del Colonia, c'è un "uno puntato" che sta a significare «erste», primo. Ma primo, il Colonia, lo è stato raramente e mai negli Anni 80, fatta eccezione per la Coppa di Germania vinta nel 1983 ai danni dei concittadini del Fortuna militanti in seconda divisione, ma sconfitti solo per 1-0. In campionato, l'ultimo titolo risale a dodici anni fa, stagione 1977-78 e nella stessa annata la formazione renana si aggiudicò anche la Coppa tedesca. Era il Colonia dell'emergente Schumacher, del belga Van Gool, di Herbert Neumann, dei nazionali Flohe, Cullmann, Konopka e Zimmermann, del bomber Dieter Müller, capocannoniere del campionato (bissò il successo ottenuto la stagione precedente con 34 reti) con 24 gol, a pari merito con il mitico Gerd Müller, ma soprattutto era il Colonia di Hannes Weisweiler, il compianto «santone» del calcio tedesco che fece grande il piccolo Borussia Mönchengladbach. A Colonia, in quattro anni, Weisweiler vinse due Coppe di Germania (la prima nel 1977) e un campionato, ma pur non essendo un palmarès imbattibile, nessuno è ancora riuscito a eguagliarlo. Dopo di lui, sulla panchina dei «Geissbocken», caproni in tedesco (il caprone è il simbolo del Colonia), si sono avvicendati, esonerati uno dopo l'altro, fior di allenatori, fra i quali l'olandese Rinus Michels, silurato nell'agosto 1983 dopo che la squadra, capeggiata da Pierre Littbarski, era insorta contro di lui; Hannes Löhr, ancora oggi il miglior cannoniere del Colonia in Bundesliga (166 gol in 381 partite), esonerato nel febbraio 1986 (...e subito assunto dalla Federcalcio tedesca per guidare la Nazionale Olimpica); l'olandese Georg Kessler, artefice del miracolo AZ'67 nei primi Anni 80, tecnico con il quale, nel maggio 1986, il Colonia arrivò a disputare la sua (per ora) unica finale europea, quella di Coppa Uefa. L'avversario era il Real Madrid, detentore del trofeo, il Real di Butragueño, Hugo Sánchez, Valdano e Santillana. Il Colonia, che aveva in Schumacher, Littbarski e Klaus Allofs i suoi uomini più rappresentativi, perse 5-1 a Madrid e vinse, inutilmente, 2-0 a Berlino. Pochi mesi più tardi, Kessler avrebbe lasciato il posto al giovane Christoph Daum, allora trentaduenne. Calcisticamente, Daum ha un passato mediocre. Cresce nelle giovanili dell'Hamborn 07, gioca poi nell'Eintracht Duisburg e chiude la carriera agonistica nel Colonia, ma nella formazione amatoriale. Nel luglio 1981 inizia ad allenare le giovanili del Colonia e nel luglio 1985 diventa l'assistente di Hannes Lõhr, tecnico della prima squadra. In seguito, sarà l'assistente di Kessler e il 22 settembre 1986 gli subentrerà alla guida della prima squadra. Inizialmente, lavora sotto la supervisione di Udo Lattek, ma ben presto dimostra di sapere camminare da solo. Lattek opterà per una pensione dorata e una tranquilla carriera giornalistica e lascerà a Daum tutte le responsabilità della squadra.

La scorsa stagione, la squadra renana è arrivata ad un passo dal successo finale, ma se lo è visto portare via da sotto il naso in in una sfortunata e discutibile partita persa 5-1, sul proprio campo, contro i diretti rivali bavaresi. Si parlò di qualche gol in fuorigioco e forse a ragione: ma anche quest'anno il Bayern ha fatto cinquina (all'andata). E forse è per questo che Daum non si fa pregare per sparare a zero sul suo collega Jupp Heynckes. 

«È un incapace. Vince perché il Bayern gli compra tutti i campioni che vuole. Io invece i campioni me li creo, prendete Hässler, ad esempio». 

A Christoph Daum, infatti, è dovuta la scoperta di Thomas Hässler. Lo scovò a Berlino, città natale del giocatore, quando lavorava nel settore giovanile del Colonia e qualche tempo dopo lo portò sulle rive del Reno. Ma anche per Bodo Illgner, altro prodotto del vivaio, è pronto a sguainare la spada addirittura contro Franz Beckenbauer. Intervenendo sui dubbi espressi dal «Kaiser», che mettevano in discussione Illgner come numero uno della Nazionale, Daum ha tuonato: 

«Illgner è il miglior portiere di Germania, non si discute». 

Un caratterino non c'è che dire, ma forse è un po' troppo sicuro di sé. 

"Della Juventus», ha dichiarato, «conosco tutto e penso di conoscerla meglio di quanto Zoff conosca il Colonia...». 

Al campo l'ardua sentenza. Per la partita di andata, Daum dovrà fare a meno del libero Paul Steiner e del laterale danese Jan Jensen. Ecco la probabile formazione. Bodo Illgner fra i pali. Alfons Higl, prelevato dal Friburgo (seconda divisione) per 500 mila marchi la scorsa estate e Andreas Gielchen marcatori, il nazionale norvegese Anders Giske libero. Armin Görtz, fluidificante di sinistra. A centrocampo: Thomas Hässler e Pierre Littbarski a inventare e Olaf Janssen e Frank Greiner a correre. Ma potrebbe giocare, sulla mediana, in copertura, anche Hans-Georg Dressen, acquistato in estate dal Borussia Mönchengladbach per più di un milione di marchi, ma rimessosi da poco da un grave infortunio. In attacco, caduto in disgrazia Uwe Rahn, al quale non verrà rinnovato il contratto, duetteranno l'astro nascente Ralf Sturm, nazionale Under 21, e il polacco Andrzej Rudy, tesserato a stagione iniziata. Rudy era senza squadra da circa un anno, in seguito alla sua fuga dalla Nazionale polacca. Fuggi da Milano, nel 1988. Frank Ordenewitz, ala sinistra, acquistato in estate dal Werder Brema per un milione e 200 mila marchi e il tedesco dell'Est, Falko Götz, autore di cinque gol in questa Coppa, nonché vincitore dell'Uefa nel 1988, quando militava nel Bayer Leverkusen, sono i frombolieri di riserva.


IL FOCOSO RALF
STURM UND DRANG 

Curioso comportamento quello del Colonia in sede di mercato. La scorsa estate, ha ceduto ai francesi dello Strasburgo Thomas Allofs, appena laureatosi capocannoniere della Bundesliga con 17 reti (titolo condiviso con il bomber del Bayern, Roland Wohlfarth). Poi, dopo poche giornate di campionato, ha lasciato partire il danese Flemming Povlsen, "rapito" dal PSV Eindhoven. Così Christoph Daum, in poche settimane, ha «spuntato» il suo attacco. Si parlava di un possibile arrivo di un attaccante austriaco (Pacult o Rodax), ma non se ne è fatto niente. Cosicché Daum ha mandato nella mischia il poco più che esordiente Ralf Sturm. Sturm, un cognome che è gia tutto un programma (letteralmente ha il significato di tempesta, ciclone, furia), specie se viene abbinato al Colonia. Hans Sturm, classe 1935, fra gli anni '50 e '60 fu fra i calciatori più in vista del Colonia e vestì in tre occasioni la maglia della Nazionale, partecipando nel 1958 al Mondiale svedese e nel 1962 a quello cileno. Hans Sturm è il papà di Ralf. Ralf Sturm nasce a Colonia il 18 ottobre 1968 e, seguendo le orme paterne non appena l'età glielo consente, entra nelle giovanili del Colonia. Tecnicamente, sembra la fotocopia moderna del padre. Destro naturale, si muove sulla trequarti, ma sa svariare su tutto l'arco d'attacco. Con il gol non ha ancora una grande confidenza, ma la stoffa c'è e il tempo non manca. In Bundesliga ha esordito la stagione scorsa. Un debutto da incorniciare: il Colonia affrontava il Norimberga e Sturm, partito in panchina, è entrato in campo e ha segnato l'1-0 per i renani. La partita finì 2-1 in favore del Colonia e il gol di Sturm sarà giudicato il gol del mese. Seguiranno altre quattordici presenze (molti spezzoni di partita), ma nessun gol. Quest'anno, promosso titolare, pur non segnando a raffica, ha trovato la via della rete con una certa frequenza e si segnala fra i migliori realizzatori del Colonia (alla ventiseiesima giornata, ha firmato 6 reti, una in meno di Littbarski, capocannoniere del Colonia in Bundesliga). Ben strutturato fisicamente (1.80x74). Dispone di una buona progressione di corsa ed è rapido e opportunista nei sedici metri. Berti Vogts, che da agosto sarà il ct della Nazionale maggiore tedesca, lo ha inserito nella rosa della Nazionale Under 21, per la quale Sturm ha fino ad ora realizzato 2 reti. Daum in genere lo affianca a Ordenewitz, ex Werder Brema, ma Ralf sembra prediligere il tandem con il più dinamico Rudy.

Marco Zunino 
brani tratti dal Guerin Sportivo anno 1990 n.14





Juventus e Milan, vittorie a rischio 
Bianconeri «desaparecidi» nel finale con il Colonia, rossoneri solo di rigore a San Siro 
La difesa rovina il 3-0 di Barros, Casiraghi e Marocchi 
Al 92' la gran beffa di Sturm dopo il gol (79') di Götz 

TORINO. Una vittoria che potrebbe diventare di Pirro. Dopo aver sfiorato il trionfo sul 3-0, la Juventus s'è distratta e ha incassato, negli ultimi 10' due gol molto pesanti - un copione che se ripetuto troppe volte in questa stagione. 

In avvio la Juve aveva sofferto la velocità del Colonia, nel finale la sua potenza. L'antidoto è stato Rui Barros che, come Speedy-Gonzalez, ha cambiato marcia e ha trafitto la difesa rossa e Illgner. Da quel momento la squadra di Zoff è salita in cattedra e i gol di Casiraghi, allo scadere del primo tempo, e Marocchi, in apertura di ripresa, entrambi di testa, hanno illuso i bianconeri di aver messo una grossa ipoteca alla qualificazione per l'ottava finale della loro storia. Ma per fare questo la Juve aveva speso molto e l'uno due di Goetz e Sturm ha rimesso tutto in discussione. Il 14 aprile, a Colonia, i tedeschi recupereranno il libero Stemer e lo stopper Jensen ma saranno privi dello squalificato Littbarski (tra i migliori) dovranno per forza attaccare per cercare l'1-0 esponendosi al contropiede. La Juve non disporrà di Maroccochi squalificato ma potrà contare su Zavarov ieri in castigo in panchina. 

Forse mai nel corso di tutta la Coppa Uefa, tranne che negli ultimi 20' con l'Amburgo dove  peccò soprattutto di deconcentrazione, la Juve aveva sofferto; tanto come nel primo quarto d'ora dove pressing, la velocità e l'aggressività del Colonia l'avevano messa in soggezione, all'apice di ragionare e di togliere l'iniziativa ai tedeschi. Chi si aspettava una Colonia guardingo (e Zoff non era tra questi) è rimasto impressionato dal ritmo dei panzer. Christoph Daum, che aveva avuto l'opportunità di spiare i bianconeri proprio contro l'Amburgo, ha ordinato alla sua squadra di partire a razzo, cercando il colpo a sorpresa. Pur con un po' d'affanno e qualche brivido, la Juve non ha patito danni, anche perché Thomas Haessler, il cui futuro si tingerà di bianconero, non è stato sfruttato a dovere. Haessler, un Barros più potente, è stato ingabbiato da De Agostini e Marocchi, che si sono alternati a zona su di lui. Era una Juve contratta. Zoff, con un colpo di scena, aveva scelto Napoli, anziché Alessio, per opporlo a Rudy. La regia dell'esperto Littbarski, al quale Aleinikov non riusciva a prendere le misure, creava una girandola di azioni e la Juve, frastornata, non riusciva a catapultare Schillaci, Casiraghi e Barros oltre la linea difensiva dei rossi di Colonia. 

Solo al 16', in mischia, Schillaci, in serata poco felice, tentava la conclusione: il tiro era intercettato con il braccio da Greiner, ma per l'arbitro il fallo era involontario. Sullo scampato pericolo Aleinikov imbastiva il primo lancio per Marocchi il cui sinistro era fuori (20'). Il Colonia, che non dispone di fuoriclasse (solo Haessler e Littbarski hanno qualcosa in più) ma ha un bel collettivo, rifiatava e si allungava. Ne approfittava la Juve per sbloccare il risultato: un rimpallo vincente di Galia si trasformava in passaggio per Barros che s'infilava fra un nugolo di difensori, resisteva alla trattenuta di Goertz e, di piatto destro, infilava imparabilmente Illgner mandando la palla a battere nel palo opposto e di qui in fondo alla rete. Il gol sbloccava psicologicamente e tatticamente la Juventus che, totalmente trasformata, si avventava sul Colonia. Al 33' Casiraghi veniva messo giù in area da Higl che lo tirava per la maglia. Fallo da rigore, ma Kohn lasciava correre. Il Colonia usciva dalla morsa con un tiro deviato in corner di Haessler. che riceveva sportivissimi applausi da quello che sarà il suo pubblico. 

Ma era la Juve a raddoppiare proprio allo scadere del tempo. Su traversone di Marocchi Casiraghi incornava il pallone che forse rimbalzando anche su Higl s'impennava e si infilava nel sette sulla destra dell'impietrito Illgner. Il terzo gol in Coppa Uefa del giovane panzer brianzolo mandava in visibilio i 45 mila spettatori. Non era finita. In apertura di ripresa, dopo un'ammonizione a Higl, Marocchi sventava una pericolosa incursione di Littbarski e poi faceva il tris (52'). Su corner di Schillaci. Marocchi svettava in un grappolo di juventini, anticipava Bonetti e Casiraghi e di testa catapultava il pallone in rete. Per la folla bianconera era il tripudio. L'Amburgo aveva però insegnato che i tedeschi non vanno mai sottovalutati: hanno sette vite e non appena la Juve smarriva lucidità a centrocampo e perdeva colpi in difesa, la colpivano senza pietà. Al 79' il gigantesco Goetz subentrato da qualche minuto a Rudy raccoglieva un cross di Littbarski e infilava di testa Tacconi. Entrava Brio per Barros, ma la «torre» non migliorava la situazione. E al 92', ancora su punizione di Littbarski, una capocciata di Sturm (che vuole dire tempesta) si abbatteva su Tacconi per la seconda volta. Una doccia fredda, anzi gelata. 

Bruno Bernardi 
tratto da: La Stampa 5 aprile 1990





UN FINALE BIANCONERO SHOCKING

La squadra di Zoff si spegne e si smarrisce nell'ultima mezz'ora di gioco, era già successo la sera dell'Amburgo, si è ripetuto contro il Colonia. Un 3 a 0 che sembrava garante di gioia e di gloria, si è trasformato nella fase terminale in un 3 a 2 che, suscitando la legittima soddisfazione della squadra di Daum, al contempo ha precipitato nello scoramento i bianconeri. La Juve, nell'ora precedente, aveva dato spettacolo. La partita, vivida nella fase tattica ed agonisticamente palpitante, con un'alternanza di spunti profondi da una parte e dall'altra, era divenuta possesso della Juventus, con Alejnikov dominatore, nella sfida diretta, di Littbarski, e il veloce ubriacante Hässler frenato dal velocismo di De Agostini. E i gol del piccolo Gil Barros, del verticalizzante Marocchi e del meraviglioso Casiraghi sembravano avere chiuso la vicenda; la Juve giocava bene, perfino accennando di riuscire a registrarsi in difesa. Per parte nostra, ci eravamo tuttavia meravigliati dell'assenza di Alessio in un copione così importante. Alessio sedeva in panchina, quindi si era trattato di una scelta tecnica di Zoff, che continua a dimostrare di non credere in quello che come half sembra una pedina del grande futuro bianconero. Il match cambiava nella fase terminale, avendo il Colonia deciso di rompere gli indugi, e cedendo il centrocampo juventino, Alejnikov compreso, saliva alla ribalta Littbarski con proiezioni di squisita fattura e lanci vitalizzanti. Segnava così Götz subentrato ad un mediocre Rudy, le giocate dei rossi tedeschi paralizzavano, in una sconcertante abulia, tutta la Juventus, ed al 92, avendo l'ottimo arbitro recuperato il recuperabile, Sturm riusciva a piegare per la seconda volta l'incolpevole Tacconi. Strana squadra, questa allenata da Zoff sembra possedere un'anima infantile; l'incapacità di vivere da protagonista, nel bene e nel male, è inafferrabile. Cronisti che intendono il mestiere come ingrandimento delle cose impossibili possono lamentare che la società intenda, nella nuova stagione, mutare indirizzo tecnico. Secondo noi, la Juve attuale ha tutte le risorse per qualsiasi impresa, solo che lo voglia e vada in campo in grado di rendere 90 minuti. Ora il match del 18 a Colonia si trasforma in un'avventura quasi impossibile, seppure, a guardare bene, nel match di andata, la Juve, finché è stata in... gambe, ha mostrato il gioco migliore.

Vladimiro Caminiti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1990 n.15









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mercoledì 15 luglio 2026

11 Marzo 1990: Juventus - Milan

È l'11 marzo 1990 e Juventus e Milan si sfidano nell'undicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1989-90  allo Stadio 'Comunale' di Torino.

Questa Juve costruita e modellata dalla figura storica di Dino Zoff (stavolta nelle vesti di allenatore) sta per vincere una bellissima doppietta di coppa. Infatti, assieme alla Coppa UEFA, vince anche la Coppa Italia contro un grande Milan, all'apice della sua storia 'Sacchiana'. Purtroppo questi successi non valgono al 'Dino nazionale' la conferma sulla panchina bianconera. 

La dirigenza juventina é affascinata dal nuovo che avanza ed investe il proprio futuro in un giovane di 'belle speranze' Luigi Maifredi!

Buona Visione!


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Stagione 1989-1990 - Campionato di Serie A - 11 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 11 marzo 1990 ore 15:00
JUVENTUS-MILAN 3-0
MARCATORI: Schillaci 7, Rui Barros 18, Rui Barros 58

JUVENTUS: Tacconi, Galia, De Agostini, Alessio (Brio 46), Bruno P., Bonetti D., Alejnikov, Rui Barros, Zavarov (Serena M. 74), Marocchi, Schillaci
Allenatore: Dino Zoff

MILAN: Galli G., Tassotti, Maldini P., Colombo (Stroppa 38), Costacurta, Baresi F., Donadoni (Simone 74), Ancelotti, Van Basten, Evani, Massaro
Allenatore: Arrigo Sacchi

ARBITRO: Longhi




Da Torino arriva un segnale importante per il campionato e forse anche per i destini bianconeri 
La più bella Juve mette a nudo il Milan 
E la gente invoca Dino 

TORINO. Qualcuno, per trovare cori simili pro Zoff, è tornata indietro sino a un Juventus-Ajax di Coppa dei Campioni, nella stagione 1977-78, quando Dino parò anche i rigori. Ma la situazione era, come suol dirsi, tutta diversa. Allora Zoff era completamente juventino, adesso è dejuventinazzato, e i cori, sempre come suol dirsi, sono persino imbarazzanti. Ieri ci sono stati cori per Zoff all'inizio, durante e alla fine della splendida partita giocata e stravinta dalla Juventus contro il Milan. Ad un certo punto la solitamente fredda tribuna si è associata al grido della curva, il bisillabo «Dino», in quel momento appena leggermente cantato, come in una messa. Ci sono anche stati cori contro Maifredi, come, sull'aria di Guantanamera, 

«Non ti vogliamo/ Maifredi non ti vogliamo»: 

la tribuna non li ha accompagnati, non si può chiedere troppa eresia alla tribuna. 

Grande giornata di Zoff, difficile giornata della dirigenza juventina, ovviamente soltanto per quel che riguarda questo problema. Il presidente Chiusano è stato circondato da grida, mentre nell'intervallo si spostava dalla tribuna d'onore allo spogliatoio. Niente di supplichevole, grida che erano ordini: 

«Tieni Zoff!». 

La gente urlante non sapeva che pochi istanti prima, iniziando lo stesso tragitto, l'avvocato Giovanni Agnelli aveva precisato: 

«Non è mai stato detto che Zoff deve lasciare la Juventus». 

Problema tutto sommato positivo, fuorché forse per Maifredi, problema che molte società vorrebbero avere, se averlo significa spartire il gran momento della Juventus. Problema che ieri sembrava essere diventato positivo anche per Zoff. Perché se l'è, come dire?, goduto, ha risposto alla fine alla gente, è andato verso la curva applaudendo gli applausi. E Tacconi lo ha aspettato presso la sua porta, senza imboccare subito il tunnel per lo spogliatoio, e lo ha abbracciato 

Dino, cosa ti ha detto Stefano? 

«Lo potete intuire». 

Ohibò. Forse mai Zoff si era dato così tanto alla folla. Forse poi vole va darsi, almeno con un qual che suo inconscio, anche ai giornalisti, ma noi con lui abiamo lungamente giocato al gioco del re nudo, a parlare del match in chiave di tattica, di tecnica, di agonismo, di prodezze, e per un bel po nessuno nel la parte del fanciullino che in traduce il vero problema. E finalmente la domanda: 

Dino, sai che Agnelli ha detto che...? E lui, subito contratto: 

«Mi fa piacere». 

Amen. Ma forse, stando alla frase di Agnelli, un amen che non è più un requiem. D'altronde poco prima Chiusano aveva detto: 

«Decideremo a fine campionato». 

Aggiungendo che stima molto Zoff, gli vuole un gran bene. Zoff parla senza quasi aprire la bocca, è un grandissimo ventriloquo potenziale, ha un mestierone da parte. Ieri si è superato: mai che abbia scoperto un dente, mai che si sia potuto capire se il brillare dei suoi occhi era per un sorriso o per un rictus. Ha detto cose sagge sul match, senza usare il momento per dire anche le cose sue su Zoff. Qualcuno giura che lui, a questo punto, riesce persino a divertirsi. Ma il suo è un divertimento speciale, sofferto se si può dire così. E neanche pigmentato da cattiveria o almeno malignità, come quello di chi ieri pensava, ad ogni gol della Juventus e ad ogni non gol del Milan: e adesso, cosa fare con Zoff? 

Il match di ieri ha non riaperto, che chiuso non era stato mai, ma ingrandito il contenzioso fra ragion di Stato e ragion di cuore, presso la tifoseria bianconera, che è stata gagliarda, attiva, eccitata ed incitante, senza striscioni brutti e anzi con uno striscione bellissimo, quello che diceva 

«Baresi, 39 volte grazie», 

e si riferiva ai fiori che il capitano milanista ha posato all'Heysel dove morirono quei trentanove italiani. La promessa di una grande Juventus prossima ventura sembra che debba passare anche attraverso il cambio dell'allenatore. I tifosi vogliono questa grande Juventus e intanto pensano che ci sia già il grande allenatore. E la partita di ieri ha ingrandito questo pensiero, lo ha vitaminizzato. Resta comunque chiaro che Zoff continua a contribuire alle fortune della Juventus: lo ha fatto da giocatore, da allenatore sta facendolo in due modi, con i risultati che ottiene e con la serenità che conserva o comunque ostenta. Se ieri si fosse messo a piangere sul campo e avesse offerto le sue lacrime alla stampa, avrebbe semplicemente esercitato il suo diritto ad un dolore stizzito, ad un revanchismo naturale. Invece è stato perfettamente nello stile definito juventino, di una Juventus che non c'è più o che c'è di meno ma che si vuole rierigere presto e bene. Sacrificando anche Zoff? Ma chi lo ha mai detto? 

Gian Paolo Ormezzano 
tratto da: La Stampa 11 marzo 1990










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La Stampa 11 marzo 1990

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La Stampa 11 marzo 1990

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La Stampa 11 marzo 1990

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La Stampa 11 marzo 1990

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La Stampa 11 marzo 1990

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