mercoledì 13 maggio 2026

13 Maggio 2015: Real Madrid - Juventus

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi proponiamo questo gustoso amarcord di questa data odierna. 

É il 13 Maggio 2015 e Real Madrid e Juventus si sfidano nella gara di ritorno della Semifinale della UEFA Champions League 2014-15 allo Stadio 'Santiago Bernabeu' di Madrid (Spagna).

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Stagione 2014-2015 - Champions League - Semifinali, ritorno
Madrid - Stadio Santiago Bernabeu
mercoledì 13 maggio 2015 ore 20:45 
REAL MADRID-JUVENTUS 1-1
MARCATORI
: Ronaldo C. rigore 23, Morata 57

REAL MADRID: Casillas, Carvajal, Varane, Sergio Ramos, Marcelo, Isco, Kroos, James Rodriguez, Bale, Benzema (Hernandez J. 67), Ronaldo C. 
A disposizione: Keylor Navas, Pepe, Fabio Coentrao, Arbeloa, Jesé, Illarramendi
Allenatore: Carlo Ancelotti

JUVENTUS: (c) Buffon, Lichtsteiner, Bonucci, Chiellini, Evra, Marchisio C., Pirlo (Barzagli 79), Pogba (Pereyra 89), Vidal, Tevez, Morata (Llorente 84)
A disposizione: Storari, Padoin, Sturaro, Coman
Allenatore: Massimiliano Allegri

ARBITRO: Eriksson J. (Svezia)
AMMONIZIONI: Tevez 69, Lichtsteiner 76 (Juventus); Isco 32, James Rodriguez 44 (Real Madrid)



Morata porta i bianconeri a Berlino dopo una partita epica: il 6 giugno sfideranno il Barcellona

MADRID (SPAGNA) - Una Juventus eroica è in finale di Champions League. Senza lasciarsi schiacciare dal peso dei campioni del Real Madrid e dal "miedo escenico" dello stadio Bernabeu, i bianconeri pareggiano 1-1 e si mettono in tasca un biglietto per Berlino: il 6 giugno sfideranno il Barcellona del tridente dei fenomeni per raggiungere il sogno, 12 anni dopo Manchester. In casa dei campioni d'Europa la Juve gioca da grande, con maturità, soffrendo per un tempo e rispondendo ai colpi nel secondo. Una Juve epica, guidata da Alvaro Morata, l'uomo del giorno, l'autore del gol che porta i bianconeri in paradiso e che manda all'inferno quella che era stata la sua squadra fino all'estate scorsa. L'impresa è lì, a portata di mano: la vittoria della Champions e, perché no, un clamoroso triplete. Un sogno da realizzare in un'altra notte magica.

C'È POGBA - Allegri non rinuncia a Pogba nella serata più importante dell'anno. Non è al meglio il francese, ha solo una sessantina di minuti con il Cagliari nelle gambe, ma non può mancare. Accanto a lui ci sono Pirlo e Marchisio, con Vidal qualche metro più avanti per dare supporto a Morata e Tevez. Anche Ancelotti recupera pedine importanti: Kroos era uscito dal campo dolorante sabato, ma è al suo posto; Benzema torna in attacco dopo un mese di assenza.

CALDO RECORD - Gli oltre ottantamila spettatori del Santiago Bernabeu spingono il Real a partire subito forte per rimontare, ma a Madrid fa a un caldo decisamente fuori stagione (si gioca con 35 gradi e un alto tasso di umidità) e dosare le energie diventa una necessità visto che la Uefa ha deciso di non autorizzare i timeout. La prima fiammata è della squadra di Ancelotti, con Benzema che spara alto da buona posizione, ma la Juve riesce a trovare campo e si aprono spazi invitanti. Ci prova Vidal, con coraggio: il suo sinistro velenoso è respinto da Casillas in tuffo.

RIGORE CONTESTATO - Il Real lascia giocare, ma quando decide che è il momento di cambiare passo costringe la Juve a ripararsi e sperare che la tempesta passi in fretta, senza fare danni. Al 20' arriva la prima raffica, un bolide di Bale dalla lunga distanza sul quale Buffon si lancia alla disperata riuscendo a respingere con entrambe le mani. Lo scossone carica il Real, che alza il ritmo e presidia l'area bianconera con otto uomini. È una pressione insostenibile per la Juve perché gestire tutte queste minacce contemporaneamente è quasi impossibile. Sono minuti interminabili in cui la furia del Real costringe i difensori juventini al massimo sforzo. Non basta ai bianconeri, perché Chiellini rifila un calcione a James Rodriguez sotto gli occhi dell'arbitro svedese Eriksson e il rigore è una conseguenza inevitabile. Protesta la Juve, ma il contatto è evidente. Cristiano Ronaldo non aspettava altro: si presenta sul dischetto, calcia centrale senza farsi impressionare dal "balletto" di Buffon sulla linea di porta, e fa uno a zero.

CAMBIA LA PARTITA - Il gol del Real stravolge i piani tattici di Allegri. Ora i bianconeri devono segnare almeno un gol per proseguire la strada verso Berlino. Non è facile però interrompere la lunga serie di lampi dei campioni in maglia bianca. È Buffon a tenere in piedi la baracca con un paio di interventi decisivi, il più difficile su una conclusione di Benzema sul primo palo.

C'È ANCHE LA JUVE - La Juve può respirare in apertura di ripresa, quando il Real allenta la morsa credendo forse di avere superato la salita. Crescono Vidal e Marchisio, che riescono a dare maggiore continuità a ribaltare l'azione. È il centrocampista della Nazionale, al 50', a sfiorare il pareggio con un colpo dalla distanza che si spegne sul fondo passando a pochi centimetri dal palo. I bianconeri insistono, senza avere paura del muro bianco che hanno davanti e del Bernabeu, e al 57' vengono premiati. È ancora una volta Morata a punire la sua vecchia squadra dopo la rete segnata all'andata: sponda di Pogba, difesa del Real completamente impreparata e colpo vincente di Morata al centro dell'area. Il colpo va a segno e fa male ai bianchi di Spagna, che non riescono più a mettere la Juve alle corde. La squadra di Allegri non ha più paura e risponde alle sfuriate degli avversari senza rintanarsi. Al 63' un sinistro di Bale, da pochi passi, fa venire i brividi a Buffon, poi sette minuti più tardi è Marchisio a fallire un'occasione clamorosa: Casillas in uscita è decisivo.

FINALE ROVENTE - Ancelotti gioca la carta Hernandez sperando che faccia il bis dopo il gol decisivo nei quarti di finale contro l'Atletico. La reazione delle merengues è uno scatto di rabbia con l'ultime riserve di energia rimaste, ma la Juve tiene botta e resiste senza mai andare in affanno. Il sogno dei bianchi di vincere l'undicesima coppa svanisce con il passare dei minuti. Al fischio finale può partire la festa sotto lo spicchio di Bernabeu occupato dai tifosi juventini. Non ci sarà il clasico di Spagna in finale di Champions, a Berlino ci va la Juve.

Valerio Albensi




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martedì 12 maggio 2026

12 Maggio 1991: Napoli - Juventus

É il 12 Maggio 1991 Napoli Juventus si sfidano nella quindicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1990-91 allo Stadio ''Delle Alpi' di Torino.

La Juventus tenta di riapproparsi dello scettro di squadra 'piú forte della penisola' con una nuova dirigenza tecnica affidata ad un allenatore del famigerato 'calcio champagne' Luigi Maifredi. Dopo un inizio di campionato incoraggiante i bianconeri naufragano tra caterve di gol presi ed addirittura a fine campionato si trovano fuori dalle Coppe Europee dopo 27 anni

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Stagione 1990-1991 - Campionato di Serie A - 15 ritorno
Napoli - Stadio San Paolo
domenica 12 maggio 1991 ore 16:00 
NAPOLI-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Silenzi 32, Alessio 54

NAPOLI: Galli G., Ferrara, Francini (Renica 7), Crippa, Baroni, Corradini, Venturin, De Napoli, Careca, Zola, Silenzi
A disposizione: Taglialatela, Rizzardi, Mauro, Incocciati
Allenatore: Albertino Bigon

JUVENTUS: (c) Tacconi, Galia, Napoli N., Fortunato D., Julio Cesar, De Agostini, Haessler (Di Canio 81), Marocchi, Casiraghi, Baggio R. (Corini 83), Alessio
A disposizione: Micillo, De Marchi, Schillaci
Allenatore: Luigi Maifredi

ARBITRO: Coppetelli
AMMONIZIONI: Baggio R., Alessio, Tacconi (Juventus); Renica, Zola (Napoli)
ESPULSIONI: De Napoli 89 (Napoli)





La Juventus rimonta al San Paolo e si mantiene ancora in corsa per un posto in Uefa
Alessio sconfigge la grande paura
Il gol di Silenzi fa sognare il Napoli per 40 minuti

La Signora si riveste all'italiana e torna a sentire profumo d'Europa. Giocando, come avrebbe dovuto fare da tempo, specialmente in trasferta, ha compiuto un importantíssimo passo avanti nello spareggio Uefa del San Paolo.
Se il campionato fosse finito si dovrebbe disputare lo spareggio-Uefa con il Parma, ma mancano ancora due giornate: dovrebbero bastarle un successo in casa col Pisa e non perdere a Marasai con il Genoa per centrare l'ultimo obiettivo di una stagione negativa. 
E il punto, strameritato, non le rende pienamente giustizia anche se ha dovuto rimontare un gol di Silenzi con una prodezza di Alessio, troppo a lungo ignorato da Gigi Maifredi che l'aveva rispolverato col Milan.
Per il Napoli del dopo Maradona, privo anche di Alemao e dopo 7' dell'infortunato Francini, una brusca frenata: ma c'é voluta una Juventus piena di rabbia dopo le polemiche della disfatta contro il Milan.
Tutti si sono sacrificati. Anche Baggio. 
Il fantasista ha dimostrato di saper soffrire malgrado le carezze di Ferrara. É da un suo caparbio spunto che é scaturito il gol di Alessio. Ha superato Ferrara e sul duro contrasto di Renica non ha tirato smistando indietro la gamba, un pallone ad Alessio prima di crollare sull'erba. Questi, vincendo il tackle con Corradini, ha sparato dritto sotto la traversa, gelando il San Paolo (55'). 
Un pizzico di fortuna non guasta nel calcio e la Juventus era in credito. A Napoli ha saputo reagire, lottando su ogni pallone, coperta con i bravi Julio Cesar su Silenzi e Napoli su Careca ma non rinunciataria, facendo diga a centrocampo con il generosissimo Marocchi, con Galia che ha domato uno Zola vivacissimo, e bloccando le fasce laterali con Alessio (su Crippa) e De Agostini (su Venturini. Una Juventus umile, concentrata, con Fortunato libero, marcature strette e contropiede, affidato a Baggio e Casiraghi, preferito ad uno Schillaci acciaccato. Casiraghi, pur non essendo in gran forma, ha sfiorato il gol al 45' su cross pennellato da Haessler: la sua schiachiacciata di testa ha trovato Galli piazzato e pronto alla parata. 
Maifredi ha capito tardi che sarebbe bastato lasciare più spesso la zona nel cassetto per avere una classifica più ricca. Meglio tardi che mai. E il gol di Silenzi, alla mezz'ora, non ha niente a che vedere con lo schema. E' nato dagli sviluppi di un corner di Zola (procurato da Tacconi che aveva respinto in angolo una punizione-bomba di Renica), e da un'incornata di Careca trasformatasi in un assist per Silenzi, che di testa, in tuffo, ha insaccato. 
Sino a quel momento era stata la Juve ad assumere l'iniziativa, con un paio di pericoli per Giovanni Galli. Splendido il lancio di Baggio per Haessler che al volo, di sinistro, mancava di un metro il bersaglio. E due minuti dopo il portiere respingeva una punizione del tedesco molto attivo ma a volte, pasticcione. Il rendimento di Haessler, come quello di Baggio, è cresciuto nella ripresa, consentendo alla Juventus di sfiorare il successo. Gli azzurri si erano avvicinati a Tacconi una sola volta, su spunto di De Napoli poco preciso nella conclusione. L'1-0 di Silenzi, che era a digiuno da un mese, galvanizzava il Napoli e la sua folla. 
Una spinta di Fortunato in area sullo stesso Silenzi faceva gridare al rigore, ma Coppetelli, ritenendo che il bomber avesse bocciato con l'avversario, lasciava correге. 
L'errore più vistoso, di una gara nel complesso sufficiente, l'arbitro lo commetteva al 38' non concedendo la regola del vantaggio a Zola ben servito da Careca nonostante la carica fallosa di Napoli. 
E a un minuto dal termine, su segnalazione del guardalinee, espelleva De Napoli, reo di aver altercato con Marocchi, rendendo ancora più pesante il bilancio degli azzurri di Bigon. Sabato, all'Olimpico, nell'anticipo con la Roma, il Napoli si giocherà gli ultimi spiccioli di una stagione fallimentare.

Bruno Bernardi





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12 Maggio 1985: Juventus - Sampdoria

È il 12 maggio 1985 Juventus e Sampdoria si sfidano nella quattordicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1984-85 allo Stadio 'Comunale' di Torino

I Bianconeri sembrano più concentrati sulla Coppa dei Campioni (coppa che vinceranno nella tragica notte del Heysel) e sono lontani dalla testa della classifica del campionato. In testa, invece, c'è sorprendentemente il Verona che dopo una cavalcata splendida vince il suo primo Scudetto

Dall'altra parte c'è la Samp che vive una stagione storica - oltre al quarto posto finale, i ragazzi di Bersellini conquistano anche la Coppa Italia.

Buona Visione!



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Stagione 1984-1985 - Campionato di Serie A - 14 ritorno
Torino - Stadio Comunale
domenica 12 maggio 1985 ore 16:00 
JUVENTUS-SAMPDORIA 1-1
MARCATORI: Platini 57, Scanziani 76

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini, Brio, (c) Scirea, Vignola, Tardelli (Pioli 2 - Prandelli 78), Rossi P., Platini, Boniek 
A disposizione: Bodini, Limido, Koetting
Allenatore: Giovanni Trapattoni

SAMPDORIA: Bordon, Mannini, Galia, Pari, Vierchowod, Pellegrini, Scanziani, Casagrande (Vialli 62), Francis, Salsano, Mancini 
A disposizione: Bocchino, Gambaro, Paganin A., Picasso
Allenatore: Eugenio Bersellini

ARBITRO: Paparesta R.
AMMONIZIONI: Boniek (Juventus); Casagrande (Sampdoria)
ESPULSIONI: Allenatore Bersellini (Sampdoria)



Ai bianconeri non basta un gol di Platini contro la Samp che replica con Scanziani
Adesso la Juve rischia l'Uefa
Gara combattuta ed equilibrata - 
Tardelli all'ospedale: sei punti di sutura al ginocchio sinistro ferito da un'involontaria «tacchettata» di Mancini al primo minuto 
Annullato per fuorigioco un gol di Mancini 
Espulso Bersellini


TORINO La Juventus rischia di perdere l'appuntamento con l'Uefa che, dopo l'1-1 di ieri firmato da Platini e Scanziani nel quadro di una partita combattuta, equilibrata e caratterizzata da sprazzi di gioco pregevoli, è invece alla portata della Sampdoria che ha ampiamente meritato il pareggio. Rischia perché qualcosa non funziona nei meccanismi della squadra di Trapattoni, che non vince in campionato da un mese, forse frenata inconsciamente dalla finale di Bruxelles, forse vittima di una sottile tensione che le voci di mercato, le partenze di Rossi, Tardelli e quella possibile di Boniek, nonché i probabili arrivi, concorrono ad alimentare.

Qualche pedina fondamentale non riesce a ritrovare lo smalto, la brillantezza delle giornate migliori. Come Platini, che, rispetto a quello spento di Napoli, è apparso in crescendo ed ha siglato un bel gol, il 17 in campionato, ma ha giocato a corrente alternata anche per il feroce marcamento di Casagrande, ammonito dall'arbitro e poi sostituito con Vialli (61'), mossa decisiva di Bersellini che con tre punte ha rimontato. 

Come Boniek, che non lesina l'impegno (è stato ammonito) ed ha propiziato l'1-0 con un lancio alla... Platini, ma non riesce ad avere continuità e rendimento, anche perché convalescente dalla distorsione alla caviglia sinistra.

I due stranieri si sono alternati di punta al posto di Briaschi, la cui indisponibilità comincia a pesare, ma non hanno trovato grande collaborazione, in Rossi, che s'è fatto parare da Bordon una favorevole palla-gol (17') e spesso s'è trovato con le spalle alla porta, in chiara difficoltà tra Vierchowod e Pellegrini. Neppure Vignola ha tonificato il centrocampo né Bonini si è sfiancato in un doppio lavoro di appoggio e copertura che, a gioco lungo, gli ha tolto lucidità, mandandolo fuori misura, a differenza di quanto accadde nel finale della scorsa stagione, quando si rivelò elemento chiave per la conquista dello scudetto e della Coppa delle Coppe. Ha sfiorato la rete in avvio, poi ha tentato finezze senza esito. Si è messo solo in evidenza dando l'abbrivio all'azione del gol.

Problemi che la spavalda Sampdoria, malgrado l'importante assenza di Souness squalificato, ha sottolineato e che la perdita di Tardelli, ferito al ginocchio sinistro da un involontaria tacchettata di Mancini al primo minuto e trasportato in barella negli spogliatoi e poi in ospedale dove gli hanno applicato 6 punti di sutura, ha acuito.

Pioli, il sostituto di Tardelli. Non s'è inserito in partita con quell'autorità che aveva all'inizio del campionato e che sembrava addirittura proporlo per un posto fisso da titolare. Galia ha sospinto in avanti parecchi palloni senza trovare molta opposizione da Pioli che, quando era chiamato a sostenere il lavoro offensivo, appariva titubante o impreciso.

Con un centrocampo che non garantiva il filtro indispensabile, anche la difesa, che a Napoli era stata imprescindibile, ha sofferto in più occasioni sui contropiedi sampdoriani, azionati da Scanziani, Salsano e Galia che hanno avuto in Francis e Mancini (cui Paparesta ha annullato per fuori gioco il gol sull'1-1) gli elementi di maggiore spicco nonostante la buona prestazione di Brio, la generosità di Favero e la tempestività di Scirea. Tасconi ha sfoderato almeno un paio di grandi parate: la prima con uno splendido colpo di reni al 6' su un tocco volante di Casagrande servito alla perfezione da Francis; la seconda su staffilata di Mancini (36'). Ha anche respinto un pericoloso colpo di testa di Mannini (67').

Il portiere ha un po' guastato la brillante serie di interventi sull'1-1 di Scanziani (76'). L'azione, nata da un corner, era stata confusa: rimpallo tra Salsano e Scirca, tiro di Pari deviato da Vierchowod con il pallone che si allargava e Tacconi, ritenendolo ormai fuori dalla portata di Scanziani, si tuffava in ritardo e veniva trafitto dal capitano dei blucerchiati. Dopo il pareggio, Trapattoni inseriva Prandelli al posto di Pioli, che zoppicava per un dolore muscolare e, da qualche minuto, aveva chiesto il cambio.

La Juventus, più con la volontà che con lucidità e raziocinio, produceva un caotico e sterile forcing, esponendosi alle controffensive della Sampdoria che all'81', come s'è detto, andava a bersaglio su combinazione Francis-Mancini, ma il guardalinee sbandierava l'offside e Paparesta annullava, aggiungendo un'altra arrabbiatura per Bersellini, espulso al 64' perché si agitava troppo in panchina protestando per un presunto fallo di Cabrini su Mancini in area, rimasto all'imbocco del sottopassaggio. Bersellini era nervoso perché vuole a tutti i costi l'Uefa, un traguardo storico.


Bruno Bernardi




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Il gol del 1-0 di Platini

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Il gol del pareggio di Scanziani

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In uno scontro con Mancini, Tardelli ha riportato una ferita a un ginocchio che ha richiesto sei punti di sutura: ecco il bianconero che lascia il campo in barella


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12 Maggio 1996: Bari - Juventus

È il 12 maggio 1996 e Bari e Juventus si sfidano nella diciassettesima (ed ultima) giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1995-96  allo Stadio 'San Nicola' di Bari.

La Juventus guidata in panchina dal 'maestro' Marcello Lippi, dopo aver rivinto lo Scudetto dopo ben otto anni, adesso pensa in grande. Pensano alla Champions League (che conquisteranno a Roma). Ed infatti i bianconeri non giocano come sanno in campionato e si fanno 'rubare' il titolo dal Milan. Alla fine sarà secondo posto. Dall'altra parte c'è un Bari che saluta mestamente la massima serie e scivola in Serie B.

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Stagione 1995-1996 - Campionato di Serie A - 17 ritorno
Bari - Stadio San Nicola
domenica 12 maggio 1996 ore 16:00 
BARI-JUVENTUS 2-2
MARCATORI: Montanari autorete 20, Protti 45+1, Vialli 69, Protti 85

BARI: Fontana, Montanari, Sala, Mangone (Ripa 46), Annoni P., Parente, Pedone, Ingesson (Ventola 46), Gerson, Andersson (Ficini 70), Protti
A disposizione: Gentili, Andrisani
Allenatore: Eugenio Fascetti

JUVENTUS: Rampulla, Torricelli (Tacchinardi 46), Ferrara C., Porrini, Pessotto G., Di Livio, Conte A., Deschamps, Del Piero (Jugovic 67), (c) Vialli, Ravanelli (Padovano 60)
A disposizione: Visentin, Lombardo
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Messina



Il capitano: nella testa c'è solo l'Ajax 
«Conte e Deschamps saranno i nostri punti di forza» 

Braveheart. Cuore impavido, cuore di Vialli. Il capitano coraggioso decide ancora lui. Anche se poi i compagni si distraggono e rovinano tutto. Ma che fa? Bari è un passaggio, una tappa, un riferimento geografico al cospetto della partita che tutti aspettano. Così fatti e misfatti si fondono in un mix di sensazioni, di emozioni forti di cui il capataz come sempre si fa interprete. 

Nella bolgia barese Gianluca diventa anche l'unica voce juventina oltre a Lippi. Le sue parole arrivano soltanto attraverso il telefono cellulare. Ci saranno trenta metri fra gli spogliatoi e la sala stampa, ma è come se in mezzo ci fossero gli squali. Pericolo: la folla entusiasta sbarra il passo a tutti, Vialli tenta una sortita, poi desiste. Così pensieri e parole del leader arrivano via etere, ma sono lo stesso chiarissimi, lucidi, inquadrano alla perfezione il momento magico che la Juve si appresta a vivere. 
Dice Vialli: 
«Ormai è tutto finalizzato alla partita con l'Ajax. Le cose buone e gli errori sono tipici di una squadra che gioca per trovare la condizione e per cercare di mettere in pratica quello che chiede l'allenatore. La nostra mente è ormai alla finale. Così è normale che ci siano state delle imperfezioni, delle disattenzioni che purtroppo abbiamo pagato con il pareggio. Non contava Bari, contava mettere a frutto questa prova generale». 
L'importante è non prendere tutto per oro colato. In senso negativo e positivo. La Juve va incontro al giorno del giudizio forte di un grande pragmatismo, sicura di aver fatto il possibile per non sfigurare. Vialli cerca di mantenere un grande equilibrio. Glielo impone il ruolo di leader, ma anche la consapevolezza che non si possono emettere verdetti anticipati. Di una cosa è sicuro: 
«Ho visto due giocatori in condizioni splendide: Conte e Deschamps. Che Dio gli conservi la salute. È un buon segno, perché la sfida con l'Ajax si vincerà soprattutto nella zona centrale. 
Forse Vialli ha esagerato sulla prestazione dei due compagni, ma si vede che ce la mette tutta per tenere la truppa su di giri. Il problema del contratto, la Nazionale che gli volta le spalle, fa parte del dopo. Fino al 22 maggio il bravo professionista Vialli Gianluca non avrà testa che per la finale. Anche se i bianconeri inizieranno a fare conoscenza diretta con gli avversari soltanto da mercoledì attraverso le relazioni di Lippi e le videocassette, il capitano ha già ben chiaro in niente il disegno tattico della partita. 

E cosi lo espone: 
«Non dobbiamo commettere l'errore di imitarli, di scendere sul loro stesso piano. L'Ajax è più forte nel possesso di palla, gioca a memoria. La Juve ha forza e ritmo ed è con queste due doti che si può vincere. E in più abbiamo anche un pizzico di sana ignoranza che in talune occasioni ci rende imprevedibili». 
Tradotta dal lessico viallesco, ignoranza equivale forse a spregiudicatezza, imprevedibilità. Del resto anche Lippi disse che l'Ajax non ha mai giocato contro una squadra come la Juve. Quindi c'è qualche certezza in più. Aspettiamoci sorprese. 

Vialli ammette: 
«Sarà una partita diversa da tutte le altre, troveremo la lucidità che oggi ci manca. E ci vorrà soprattutto una grande umiltà, perché l'Ajax è meglio di noi in tante cose». 

Fabio Vergnano





Protti sul trono dei bomber a quattro minuti dalla fine.
Il caso
Svegliati, Alex 
Anche a Bari, Del Piero è rimasto in ombra. Pochi palloni giocati, punizioni altissime sulla traversa, appoggi elementari falliti clamorosamente e Lippi ha preferito farlo uscire. Dopo una stagione altalenante, adesso sembra lontano da una condizione accettabile. Ma è giunto il momento di svegliarsi: la finale di Coppa dei Campioni e gli Europei attendono il vero Alex.

tratto da "Il Film del Campionato Stagione 1995-96" del Guerin Sportivo
 





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