domenica 8 novembre 2026

8 Novembre 1992: Juventus - Udinese

È l'8 novembre 1992 e la Juventus cerca di fermare l'egemonia del Milan che da un paio d'anni o più 'ammazza' il campionato senza scampo.

Si disputa infatti la partita Juventus-Udinese valevole per la nona giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1992-93. Tutto ciò avviene allo 'Stadio delle Alpi' di Torino.

Sarà un'impresa quasi impossibile in campionato, ma tant'è che con questo Roberto Baggio (capitano e uomo-simbolo della squadra in Italia e nel mondo) tutto è possibile! 

Proprio contro i friuliani il 'Divin Codino' giocherà una delle più belle partite disputate in bianconero. Una gara che metterà in risalto la classe, la pericolosità sotto rete e chi ne ha più ne metta di uno dei giocatori più forti dell'ultracentenaria storia della Juventus.

Buona Visione!

 

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Campionato di Serie A 1992-1993 - 9ª andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 8 novembre 1992 ore 14.30
JUVENTUS-UDINESE 5-1
MARCATORI: Baggio R. 21, Baggio R. 23, Pellegrini autorete 25, Balbo 37, Baggio R. 42, Baggio R. 86

JUVENTUS: Peruzzi, Torricelli, Baggio D., Galia, Kohler, Carrera M., Di Canio, Platt (Marocchi 55), Vialli, Baggio R., Moeller (Rampulla 74)
Allenatore: Giovanni Trapattoni

UDINESE: Di Sarno, Pellegrini, Orlando, Sensini, Calori, Mandorlini, Mattei, Rossitto (Kozminski 55), Balbo, Manicone, Branca
Allenatore: Albertino Bigon

ÁRBITRO: Cardona
ESPULSIONI: Peruzzi 73 (Juventus)




Moeller, che bravo assistente 
E Vialli fa l'apripista con grande intelligenza 
Quattro gol di Baggio, più un'autorete.  
Peruzzi 6. Sul gol di Balbo non è riuscito a chiudere tempestivamente lo specchio della porta, ma poi si è riscattato con due sicuri interventi e si è fatto espellere per una parata... fuori area, su Branca. 
Torricelli 6. Bello il cross che ha aperto la goleada di BaggioUno, ma ha avuto qualche sbavatura sugli scatti di Branca. 
D. Baggio 6. Nella cinquina con l'Ancona era toccato a lui andare a bersaglio due volte. Ieri, vedendo l'altro Baggio scatenato, ha preferito presidiare la fascia sinistra. Ed ha fatto bene.
Galia 6. Qualche pasticcio, qualche passaggio fuori misura, qualche fischio del pubblico, ma perfetto il cross che ha permesso a Baggio Uno di stabilire il record personale di gol. 
Kohler 6. Sulla rete di Balbo il tedescone s'è fatto saltare ma, per il resto, ha vinto il duello con l'argentino. 
Carrera 6. Non ha certo i piedi buoni di Julio Cesar, ma sta prendendo sempre più confidenza con il ruolo di libero e si è concesso qualche sortita felice, come nell'assist del 4-1. 
Di Canio 6. Gioca in extremis per il forfait di Conte. Si sacrifica su Orlando e va a caccia di gloria solamente nella ripresa, a risultato acquisito. 
Platt 6. Presidia il suo settore fermando molti palloni. Non sempre li rilancia alla perfezione. Dal 47' zoppica e pochi minuti dopo si arrende. 
(55' Marocchi 6. Subentra all'inglese, ma va sulla fascia sinistra con Dino Baggio al centro. Poco più di mezz'ora gli è bastata per dimostrare che è pienamente recuperato. 
Vialli 6,5. Con Calori alle costole, ha giocato con raziocinio, da apripista per BaggioUno. Una sola volta, nel finale, è andato al tiro ma era stanco e Di Sarno ha perciò parato. 
R. Baggio 9. Un'abbuffata di gol dopo l'astinenza. Quattro validi, uno annullato e un'autorete propiziata. Il 10 sarebbe d'obbligo se non avesse... fallito altre quattro occasioni. 
Moeller 7. Tre assist a Baggio Uno hanno fruttato due gol. L'asso tedesco si è mosso alla grande anche come rifinitore. 
(73' Rampulla sv. È subentrato a Moeller, ma è andato tra i pali al posto di Peruzzi. E i giochi erano ormai fatti.  
Di Sarno 5. L'ex ragazzone del Filadelfia ha sentito aria di derby ma, pur compiendo qualche buona parata, è franato sotto la valanga BaggioUno. 
S. Pellegrini 4. Solo sull'autorete non ha colpe specifiche, per il resto avrà l'incubo Baggio ricorrente nei suoi sogni. 
A. Orlando 5. Si è trovato la strada sbarrata da Di Canio. Le sue proiezioni sono state poco convincenti e frustrate dai recuperi dell'avversario. 
Sensini 5,5. Di fronte ai perentori spunti di Moeller è andato in stato confusionale, commettendo errori che non gli sono abituali. 
Calori 6 ha obbligato Vialli a girare al largo, ma non gli ha impedito di rendersi utile. 
Mandorlini 5,5. L'esperienza non gli è bastata per tamponare le voragini che si sono aperte davanti a lui. 
Mattei 5. Non è quasi mai riuscito a liberarsi di Dino Baggio. 
Rossitto 5. Il mestiere di Galia gli ha tarpato le ali. 
(55' Kozminski 5,5. Ha vivacizzato le azioni senza incidere. 
Balbo 6,5. Un'occasione, un gol. E va a quota sette, come Baggio Uno. 
Manicone 5,5. In difficoltà sia con Platt che con BaggioDue. 
Branca 6. Suo l'assist-gol a Balbo, suo lo spunto che ha obbligato Peruzzi a farsi cacciare. 
 
L'arbitro Cardona 6. Ha diretto senza alcun problema particolare. 

Bruno Bernardi



"Solo Van Basten mi rovina le domeniche"
IL PROTAGONISTA 
Roberto rinnova la sfida al Milan e al suo infallibile cannoniere olandese 
«Adesso devo pensare alla Scozia, poi mi dedicherò al derby e ai rossoneri. Ma questo exploit non servirà a molto se la prossima volta resterò a secco»

TORINO. 

«Vieni sotto la curva», 

Urlava il popolo bianconero dalle gradinate della Scirea. La nebbia calava sul prato e laggiù, Robi Baggio, scuoteva per la quarta volta la rete avversaria, anticipando persino Vialli. 

«Sì, è stato proprio lui; ha la fascia rossa di capitano. 

Poker, record di gol in una partita per il fantasista. Potevano essere cinque, senza la deviazione malandrina di Stefano Pellegrini; sei senza il fischio del commissario Cardona, neo dirigente della polizia scientifica di Milano, che ha scovato tutte le prove necessarie (fuorigioco) per annullargli un gol di testa. Sono sette in totale con la rete di Napoli e la doppietta all'Ancona, soltanto il solito Van Basten rovina la giornata trionfale del bomber bianconero realizzando a sua volta un poker di reti a Napoli. 

Lui, dapprima ciondolando, poi sempre più convinto e animato dal boato della folla, s'è offerto alla curva Scirea delirante, ha ringraziato, battendo le mani, la gente tutta. L'archivio ci ricorda tre triplette: nella stagione '89-90, ancora in maglia viola contro l'Ascoli; stagione '90-91 con Maifredi allenatore in Coppa delle Coppe contro l'Austria Vienna; infine, la stagione scorsa contro il Foggia, alla 19ª giornata e anche quella volta Van Basten rispose con una tripletta al Cagliari. 

«Sì, non è una cosa da tutti i giorni realizzare quattro reti», 

Sorride Baggio. Poi subito si rabbuia. Cosa c'è che non va? 

«Mi hanno appena detto che pure Van Basten ne ha fatti quattro. Con lui non si può mai scherzare, è impossibile trascorrere una domenica di piena allegria. Mai una volta che ti dia una soddisfazione. No, non è il duello con lui che si rinnova, è il duello con il Milan che continua. Adesso devo pensare alla Scozia, poi al derby e ai rossoneri, quindi alla Fiorentina. È una serie di partite difficili, ma sono pronto. 

Si è discusso tanto sulla posizione di Baggio. La prestazione di ieri dà ragione a Trapattoni che ritrova Robertino goleador. E Moeller assiste il compagno fornendogli due dei cinque palloni trasformati in gol (compresa la deviazione di Pellegrini). 

«Quando la squadra gioca così bene, posso anche stare in avanti. È merito dei compagni se ho segnato così tanto. Ma attenzione, non serviranno a niente questi gol se alla prossima partita resterò a secco, da me è logico aspettarsi sempre il tocco vincente. Non sarà così facile tutte le domeniche. Sarà basilare il lavoro della squadra più che la mia posizione, dieci o venti metri più avanti non fanno la differenza. Conta solo l'intesa tra me e Moeller, la nostra capacità di saper mettere in difficoltà gli avversari». 

Qual è il gol più bello? 

«Il terzo, credo, stop con la coscia sinistra e tiro al volo di destro». 

A chi dedica il poker Baggio? 

«A moglie e figlia». 

A quando il rinnovo del contratto? 

«C'è tempo, magari come regalo di Natale, no?». 

Tutti ora aspettano il nuovo bomber bianconero al varco. Sacchi si aspetta gol azzurri da Baggio. Trapattoni si augura gol decisivi nel derby e contro il Milan. Anche per smentire chi ritiene Baggio forte con i deboli e debole con i forti. 

Franco Badolato 
brani tratti da: La Stampa 9 novembre 1992







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8 Novembre 1981: Genoa - Juventus

È l'8 novembre 1981 e Genoa e Juventus si sfidano nell'ottava giornata del girone di andata  del Campionato di Calcio di Serie A 1981-82 allo Stadio 'Marassi - Luigi Ferraris' di Genova.

A fine campionato la Juventus conquisterà la sua seconda Stella da appuntare sul petto. Dopo un lunghissimo testa a testa con la Fiorentina allenata da Giancarlo De Sisti, la spunta all'ultima giornata grazie a una vittoria esterna a Catanzaro, in seguito al rigore segnato dal partente Liam Brady. 

Dall'altra parte c'è il Genoa che conquisterà una salvezza molto sofferta all'ultima giornata.

Buona Visione!

 

 

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Stagione 1981-1982 - Campionato di Serie A - 8ª giornata
Genova - Stadio Luigi Ferraris
Domenica 8 novembre 1981 ore 14.30
GENOA-JUVENTUS 2-1
MARCATORI: Cabrini 14, Romano 25, Iachini 61

GENOA: Martina, Gorin, Testoni, Romano, Onofri, Gentile, Van der Eycken, Manfrin, Briaschi (Corti 89), Iachini, Sala C.
Allenatore: Luigi Simoni

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, Furino, Brio, Scirea, Fanna, Bonini, Virdis, Brady, Marocchino (Prandelli 43)
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Barbaresco



Terremoto bianconero in 8 giorni 
Come un terremoto dentro e attorno alla Juventus. 

La squadra di Trapattoni che aveva infilato sei vittorie consecutive in campionato mettendo in allarme tutte le rivali che già temevano una sua fuga irresistibile, in otto giorni ha subito tre sconfitte. Risultati: perdita del primo posto in classifica a vantaggio della Roma ed eliminazione in Coppa dei Campioni. In tre partite due inutili gol all'attivo realizzati da difensori (Brio in Coppa, Cabrini ieri a Marassi), un'improvvisa anche se motivata crisi del gioco d'attacco. 

Un momento balordo che ha riscontro solo in quello patito, a vantaggio del Torino, nella stagione 1975-76. Stavolta c'è l'amarezza dell'uscita dal torneo internazionale, ma il capitombolo in campionato è apparentemente meno dannoso, perché la stagione offre ancora ampi spazi di riscatto. Soprattutto ci sono precise giustificazioni: la prolungata assenza di un giocatore importante come Tardelli (assente contro Roma, Anderlecht e Genoa), la squalifica di Furino (Coppa), l'incidente che ha bloccato Bettega contro i belgi, ed ora chissà per quanto, l'infortunio di ieri a Marocchino, spiegano moltissimo (anche se non tutto) di un ruzzolone che preoccupa la società ed i tifosi. La Juventus sa di dover far fronte alla lunga assenza di Bettega, ma approfittando della sosta per Italia-Grecia conta di disporre di Tardelli e Marocchino per la ripresa del campionato, domenica 22 novembre al Comunale contro il Bologna. 

A questi problemi ne vanno aggiunti altri non legati a condizioni fisiche: la difesa sta incassando gol assurdi, e Brady sta attraversando un momento nero, offre un rendimento ben lontano dalle sue possibilità. Al di là delle giustificazioni, un triplo capitombolo che fa sensazione. Tocca alla Juventus, adesso, reagire in modo da non prolungare troppo — con pesanti ripercussioni sulla classifica — la soddisfazione delle rivali, tra le quali peró l'unica a sorridere può essere la Roma.

II campionato sta ritrovando equilibrio, non solo per la frenata — suo malgrado — della Juventus. La classifica, che sembrava sul punto di allungarsi fino a spezzarsi, si e come raccolta. Se la Roma ha battuto il Bologna pur faticando. l'Inter priva di Prohaska, Bini e Bagni non è andata oltre il pareggio a Udine, e la Fiorentina ha perso a Cesena.

Bruno Perucca
tratto da: La Stampa 9 novembre 1981






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sabato 7 novembre 2026

7 Novembre 1984: Grasshoppers - Juventus

È il 7 novembre 1984 e Grasshoppers e Juventus si sfidano nella gara di ritorno degli ottavi di finale di Coppa dei Campioni 1984-85 allo Stadio 'Letzigrund' di Zurigo (Svizzera).

I Bianconeri sembrano più concentrati sulla Coppa dei Campioni e sono lontani dalla testa della classifica del campionato. In questa gara infatti la Juve darà al mondo un'ulteriore prova di forza. Eliminati gli svizzeri, i bianconeri vanno diritti verso la conquista della Coppa. La cui conquista, però, resterà per sempre macchiata dal sangue nella tragica notte del Heysel.

Buona Visione! 


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Stagione 1984-1985 - Coppa dei Campioni - Ottavi, ritorno
Zürich - Stadion Letzigrund
Mercoledì 7 novembre 1984 ore 20.00
GRASSHOPPERS-JUVENTUS 2-4
MARCATORI: Briaschi 21, Koller 30, Vignola 40, Platini 62, Schaellibaum 72, Platini rigore 86

GRASSHOPPERS: Brunner, In-Albon, Schaellibaum, Hermann, Rueda (Ladner 46), Wehrli, Koller, Lauscher, Müller, Ponte, Jara
Allenatore: Miroslav Blazevic

JUVENTUS: Tacconi, Tardelli (Prandelli 72), Cabrini, Bonini, Favero, Scirea, Briaschi, Vignola, Rossi P. (Limido 69), Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Fredriksson (Svezia)

 

 

Lucidità e estro di Platini con Bonini valido polmone 
Le pagelle dei protagonisti allo stadio di Letzigrund 

TACCONI 6,5 — Un'incertezza in uscita nella fase iniziale del match, poi una validissima opposizione al bombardamento finale del Grasshopper. Nel fuoco d'artificio della partita, il portiere bianconero ha avuto la sua parte. 
TARDELLI 6 — Ha giocato senza strafare per scelta propria (e non era neppure necessario) verificando soltanto e con esito positivo la guarigione dalla sciatalgia che lo aveva tormentato. Sostituito al 72' da Prandelli, Marco sarà comunque pronto per San Siro. 
CABRINI 6,5 — In una formazione già chiaramente offensiva non ha dovuto spingersi molto in avanti, limitandosi a presidiare la sua fascia e a domare alla distanza Muller e Lauscher che si sono alternati nella sua zona. 
BONINI 7,5 — È suo destino che non possa divertirsi mai, ma sicuramente è sempre tra i migliori della Juventus. Il mediano ha giocato con grande generosità, andando a coprire i varchi e riuscendo nel finale a bloccare sul nascere molte delle avanzate avversarie, senza speranza ma comunque pericolose. 
FAVERO 6 — Per uno dei pochi difensori di ruolo, una partita non facile specialmente sul molti cross operati dal Grasshopper, ma affrontata con tranquillità e con buoni risultati personali. 
SCIREA 6,5 — Puntuale nelle chiusure difensive, ha iniziato con molta concentrazione sino a quando era necessario controllare il Grasshopper ed arrivare al gol del vantaggio che ha chiuso praticamente la partita dopo 20'. Nel finale ha forse pensato in qualche occasione al campionato. 
BRIASCHI 7 — Un gol prezioso, e tanto spazio specialmente nel secondo tempo dove sfogare la sua voglia di correre, il suo scatto. 
VIGNOLA 7 — Un gol che ha quasi ricopiato quello del vantaggio nella gara di andata, ed una parte nuova per lui. Non più una predisposizione all'attacco, ma una serata giocata con molta lucidità tattica, anche in fase di contenimento. 
ROSSI 6 — Davvero Pablito è in un momento dal «gol difficile». Molto bravo a liberarsi e scambiare la palla con i compagni, non è riuscito a centrare la porta come da lui si attende. Basta solo aspettarlo però, perché nei varchi giusti sa sempre infilarsi. 
PLATINI 7,5 — Per mezz'ora ha giocato una partita di assoluta lucidità tattica, in posizione più arretrata, comandando il gioco, raccogliendo i rinvii della difesa per proporre immediatamente l'azione offensiva, dopo è passato al puro divertimento, contentando soprattutto la foltissima tifoseria bianconera. 
BONIEK 7 — Aveva una gran voglia di gol, ancora una volta non è riuscito ad arrivarci. Comunque grande la sua prestazione sul piano dell'agonismo, della vivacità, ed ha rischiato di «morire» nel finale per alcuni lanci lunghi di Platini sui quali si è buttato con la consueta generosità strappando applausi al pubblico svizzero del Letzingrud ben abituato a gesti atletici di questo tipo. 
PRANDELLI e LIMIDO s.v. 

GRASSHOPPER: Brunner 5; Schallibaum 5,5, In Albon 6,5; Rueda 6 (46' Ladner 6), Wehrli 6,5, Hermann 7; Koeller 6, Lauscher 6,5, Muller 6,5, Ponte 5,5, Jara 6,5. 

ARBITRO: Fredriksson (Svezia) 7

Bruno Perucca
tratto da: La Stampa 8 novembre 1984






COPPA DEI CAMPIONI /GRASSHOPPERS-JUVENTUS 2-4
Continua la marcia trionfale dei bianconeri nella grande Coppa: quattro vittorie su quattro partite. A Zurigo lezione di calcio con Platini e Boniek in cattedra. E il sogno si avvicina...
Signora Europa

ZURIGO. Quella era la Juventus con un Boniek più Platini nel motore, come dire una squadra quasi disumana per un complesso di cursori dotati e gagliardi, ma in minoranza nel palleggio e nella fantasia, come i biancoblù del Grasshoppers. Quella del 7 novembre era anche la Juve più bella vista all'estero a memoria mia; e ne ho viste di Juventus e di calcio da quando sono polpa-
strellodipendente. Una concomitanza di fattori l'aveva portata a dover giocare all'attacco per l'attacco, una difesa smembrata dalle assenze di Brio e Pioli, le cattive condizioni di Tardelli, la paura di subire il primo quarto d'ora decantato come proverbiale degli svizzerotti. Così, dopo alcune schermaglie neutre, la Juve aveva cominciato ad affidarsi alle sue proprie risorse, al suo più garibaldino campione, alla regia di Platini il francese, a quanto ne fa la squadra nostra più originale, forse più romantica. Non bisogna sottacere la capacità grande della Juve di essere squadra dove ogni altra non sa esserlo, almeno in Italia, checché ne abbia potuto pensare Trapattoni detto Trap fino a Verona, dovendosi dare ragione a Platini che predicava una squadra contro qualsiasi avversario consapevole della sua forza. La pura verità, perché il Grasshoppers è stato da questa forza principalmente tecnica schiantato: la dolce violenza del piccolo Vignola, ad esempio nella circostanza del secondo gol. E il gol su azione di Platini, davvero grandissimo. Nessuno al mondo vale il Platini goleador.

BONIPERTI. Boniperti ha parlato, nella notte degli entusiasmi e delle carezze, di come la sua squadra avesse perduto solo una volta in ventidue partite, proprio ad Atene. Vero vero, riconosceva il grandioso Amleto del calcio. Il novarese che amerebbe dire tutto senza dirlo, attraverso smorfie, ammiccamenti, sorrisi. Ed elogiava anche Briaschi. 
«Quando ho visto uno partire così svelto, alla mancata presa del loro portiere, sul nostro primo gol ho detto: è stato Rossi. Ed invece era Briaschi. Cresce davvero bene questo ragazzo."
La Juventus ha stritolato il Grasshoppers con le sue artistiche trame, il suo gioco di possesso a tratti vellutato, le sue partenze verticali in contropiede. È stata una lezione di calcio al Grasshoppers, ad esempio il secondo gol: la triangolazione Platini-Boniek-Rossi culminava su Vignola e il piccolo veronese scoccava col sinistro la sua inflessibile sventola forse deviata di un'enne ininfluente, gol grandioso. Ed era il 2 a 1. Avevamo ragione noi, fin da Verona, a predicare una Juve votata al gioco, cosciente dei suoi mezzi, non catenacciaria come vorrebbero certe aderenze sentimentali di Trap al suo passato nonché a retrodatati seppur prestigiosi scrivani. È sicuramente questa la Juve che può arrivare al traguardo che ormai insegue da trent'anni; quando il Grasshoppers con uno slancio protervo si era portato al non avevamo per niente temuto che la vena juventina si esaurisse. Come fermare la potenza estrosa sgretolatrice di un Boniek, il pilastro della squadra dovunque il gioco va a rinascere, in grado di scorrere profondi cinquanta, sessanta metri? Indimenticabile Juve di Boniek, si può asserire, a proposito di un tandem di Zibi con Platini che lo vedeva presentarsi solo su Brunner e risparmiarlo con un bolide appena appena impresso. Come non riconoscere in questo polacco il più generoso calciatore straniero militante nel nostro calcio, uno dei campioni atleti più veri della stessa storia della pedateria? Non piace all'avvocato Agnelli? Piace a tutti gli juventini sparsi nel mondo, agli emigrati in particolar modo, ma vorrei dire che piace a chi ha cuore.

SUPER BONINI. Nella ripresa, il Grasshoppers si gettava in un inseguimento disperato, scoprendosi ulteriormente e, dopo una parentesi di riflessione, la Juve recuperava il suo fraseggio, le sue voglie, i suoi piaceri costruttivi, il gusto del gioco ricamato, insomma, tornava a dettare legge la ditta Boniek-Platini. Nel clima internazionale anche Vignola può inserirsi proficuamente; anche lui con le sue pause, abbinate a quelle di Platini. Gli unici a non prendersi pause erano Bonini e Boniek, da domandarsi dove vanno a prendere le forze, il maratoneta sammarinese ormai inserito perfettamente negli schemi, con piedi peranco buoni, con uno spirito di sofferenza che lo fa progredire in ogni match, anche come senso tattico, cioè capacità di essere dove serve di più, incessante e periglioso; il polacco in possesso di sostanza atletica per cui può consentirsi di sfidare fino a tre avversari alla volta nella lotta fisica per il possesso della Juventus. F. Platini per il suo piede destro prodigioso. Era una partita di cui la televisione non può avere dato nulla col suo freddo schematismo di immagini sul piccolo schermo: perfino Martellini appareva entusiasta della Juve, questo signore pieno di macerato equilibrio che ha sempre parlato al mio cuore più di tanti pseudo-cantori, non lesinava elogi. Aveva assistito, diceva, a un'indimenticabile partita.

BONIEK. Tiriamo ora le somme. La Juventus superò il sette novembre, insieme al secondo turno, una serie di remore storiche giocando un calcio universale con immensa scioltezza. Non penso che ci potranno essere tante giornate così radiose per il nostro calcio perché di Juventus ce n'è una sola. Questa squadra è gestita in modo perfetto. Boniperti-Giuliano-Trapattoni è il trittico vincente, ma non soltanto loro, attenzione. Però questi tre hanno costituito un vertice operativo che ci consente pochi sbagli. Boniperti è la grinta della conduzione logica, giolittiana; Giuliano è la pura passione juventina alla sorgente; Trapattoni è il tecnico onesto e leggero, ammanicato con le tattiche, ma estremamente competente e capace di riconoscere un errore. Questo scrivo dopo aver sottolineato che anche senza difesa la Juve è in grado di battere chiunque in casa e all'estero, ma la deve sorreggere lo stesso spirito di Zurigo. Mi diceva Boniek, un po' il demiurgo della compagine: 
"Sì, perché le assenze di Brio e dello stesso Pioli sono importanti. Ma una squadra deve sapere la sua forza e ignorare quella dell'avversario. Nel momento in cui ha questa coscienza è grande." 
Da qualche parte ho letto che la patria è dove si vive; che non si abita un paese ma una lingua; Boniek parla benissimo l'italiano. Boniek è asso juventino, vive in Italia. E cresce «per» la Juve!

Vladimiro Caminiti 
tratto dal Guerin Sportivo anno 1984 n.46







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7 Novembre 1990: Juventus - Austria Vienna

È il 7 novembre 1990 e Juventus e Austria Vienna si sfidano nella gara di ritorno degli ottavi di finale della Coppa delle Coppe 1990-91 allo 'Stadio delle Alpi' di Torino. Il gara di andata in terra austriaca terminó con il successo bianconero per 4-0.

La Juventus tenta di riappropriarsi dello scettro di squadra 'più forte della penisola' con una nuova dirigenza tecnica affidata ad un allenatore del famigerato 'calcio champagne' Luigi Maifredi. Dopo un inizio di campionato incoraggiante, i bianconeri naufragano tra la caterva di gol presi ed, addirittura, a fine campionato si trovano fuori dalle Coppe Europee dopo 27 anni.

In Europa la Vecchia Signora si fa valere almeno fino alle semifinali della Coppa delle Coppe. Lì infatti trova i blaugrana del Barcellona e si deve arrendere, non senza combattere però.

Buona Visione!



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Stagione 1990-1991 - Coppa delle Coppe - Ottavi, ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
mercoledì 7 novembre 1990 ore 20:30
JUVENTUS-AUSTRIA VIENNA 4-0
MARCATORI: Alessio 3, Baggio R. rigore 25, Baggio R. 46, Baggio R. 53

JUVENTUS: (c) Tacconi, Napoli N., Bonetti D., Corini, Julio Cesar (Luppi 64), De Agostini, Haessler (Galia 23), Alessio, Schillaci, Baggio R., Di Canio
A disposizione: Bonaiuti, De Marchi, Fortunato D. 
Allenatore: Luigi Maifredi

AUSTRIA VIENNA: Wohlfahrt, Aigner, Sekerlioglu, Frind, Zsak, Hoermann, Pleva, Milewski (Prosenik 63), Schneider, Stoeger, Hasenhuttl (Floegel 63)
Allenatore: Herbert Prohaska

ARBITRO: Galler (Svizzera)




IN QUATTRO E QUATTR'OTTO

Com'è andata. Partita fotocopia di quella dell'andata: anche invertendo l'ordine dei campi, il risultato finale non cambia. Gli attori, del resto, sono più o meno quelli, con la differenza che mentre gli austriaci, poverini, si affidano a volonterosi filodrammatici, la Juventus riesce sempre ad assemblare una compagnia itinerante di tutto rispetto. E se a Vienna era stato Casiraghi a strappare applausi a scena aperta, a Torino, indisponibile Pigi (a proposito: auguri), è stato Baggio a deliziare la platea. La Juve è andata in gol dopo nemmeno tre minuti, con Alessio su suggerimento di Schillaci. Letteralmente esplosivo, invece, Baggio: prima ha trasformato in maniera esemplare un penalty; quindi, a tu per tu con Wohlfahrt, ha perfezionato un assist di Schillaci: infine, con un diabolico fendente su punizione, ha fatto tris.

L'uomo-chiave. Possono esistere dubbi? Baggio, il «Bravo».

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1990 n.46




CE' QUALCHE OMBRA ANCHE NELLA GRAN JUVE DI COPPA 

A Baggio il trionfo, a Di Canio i rimbrotti, a Galìa i fischi: è la strana distribuzione di critiche e consensi che si è registrala nella trionfale serata di Coppa della Juve. Quattro a zero all'andata, altrettanto al ritorno con tanti saluti ai tradizionali brividi che fanno parte integrante della rivalità europea nonché alle velleità di Prohaska di giocarci un brutto scherzo al suo rientro in Italia. A beneficio dei tifosi juventini una serata gioiosa per i gol e lo spettacolo (propiziati dallo stato di grazia dei bianconeri ma anche dall'«accondiscendenza» avversaria) e novanta minuti di delizie per gli ammiratori di Baggio che, con le tre reti messe a segno e lo spettacolo offerto, ha sradicato vecchi pregiudizi consolidando la propria posizione nel cuore della tifoseria juventina. Sibili per Galìa, dicevamo, nei confronti del quale i fans bianconeri hanno rinnovato la vecchia quanto immotivata antipatia che ha provocato tra l'altro la reazione sdegnata del sempre generoso Tacconi, e una bella sgridata da parte di Maifredi a Di Canio, «reo» di non aver ascoltato con la dovuta attenzione determinate raccomandazioni del tecnico. L'ex laziale non aveva più bisogno di essere scoperto ma è indubbio che ieri sera — considerando il suo ruolo di predestinato a rilevare il posto di Casiraghi — è stalo osservato, dagli spettatori ma soprattutto da Maifredi, con la massima attenzione. E così se ne sono riscoperti i pregi ma anche i difetti. L'allenatore prima ne ha tessuto gli elogi 

(«É un fantasista particolare che ha avuto delle giocato eccellenti») 

e quindi sottolineato i difetti: 

«Potrà diventare un campione se saprà interpretare la partita a dovere anche nei momenti importanti». 

Distrazione? Egoismo? Superficialità? Il tecnico non ha precisato i motivi della sua insoddisfazione anche se ci pare di aver capito che la natura dell'addebito riguarda soprattutto la mancanza di concretezza manifestata dal giovane bianconero. Il quale, per altro, abbassa la testa e recita compunto il dovuto alto di contrizione: 

«Ogni volta che sbaglio, Maifredi mi corregge: è un perfezionista e io debbo ascoltarlo perché ho soltanto 22 anni e tante cose da imparare. L'allenatore ha già dimostrato di credere in me e sono tenuto a ripagare la sua fiducia: mi auguro di mettere a frutto alla svelta i suoi insegnamenti». 

Il botta e risposta è avvenuto per interposta persona ma quando l'allenatore, uscendo, torna a incrociare gli occhi del giocatore, non si trattiene dal dirgli: 

«Bravo Paolo, ma fai qualche gol, accidenti». 

Eliminato ogni dubbio circa la causa dell'insoddisfazione di Maifredi. Dall'episodio va comunque tratta una prima conseguenza perché è chiaro che, qualora domenica a Bologna Di Canio dovesse ricadere nelle stesse mancanze, il buffetto sulla guancia automaticamente si trasformerebbe in una bella tirata d'orecchie. Il ragazzo è sveglio e capisce l'antifona. Dopo aver rivolto un pensiero allo sfortunato Casiraghi che è chiamato a sostituire, entra decisamente in argomento: 

«Con gli austriaci è andato tutto bene ma domenica troveremo un awersario ben diverso e non potremo permetterci disattenzioni. Noi andiamo a Bologna per vincere ma i rossoblu esigono il massimo rispetto: eliminando in quel modo l'Heart of Midlothian dalla Coppa, hanno dimostrato grande valore e notevole forza di carattere. La Juve, per altro, è in crescita costante e non può mollare proprio ora che sente profumo di primato». 

Casiraghi è un classico uomogol e, per non farlo rimpiangere, il neo-juventino dovrà sfruttare meglio le occasioni. Di Canio annuisce: 

«Il gol è il momento più importante della partita e mi rendo conto che il primo dovere di un attaccante è quello di trasformare le opportunità che gli capitano. Cercherò di fare del mio meglio». 

La conclusione è nuovamente riservata alla Coppa. 

«Non so dove potremo arrivare ma penso che questa Juve abbia i mezzi per conquistare la finale. Non conosciamo ancora il nome del prossimo avversario ma fin da ora auspico un'altra bella vittoria in trasferta: e se i dirigenti avranno nuovi motivi per lamentarsi del mancato incasso, pazienza». 

La dialettica, in Di Canio, non fa difetto. Fin troppo facile prevedere che Maifredi si auguri di constatare da parte del suo allievo altrettanta efficacia d'espressione sul campo. 

Piercarlo Alfonsetti
tratto da "La Stampa" del 8 novembre 1990





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