venerdì 20 febbraio 2026

20 Febbraio 2000: Venezia - Juventus

È il 20 febbraio 2000 e VeneziaJuventus si sfidano nella Quinta Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1999-2000 allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus è guidata in panchina da Carlo Ancelotti e sembrerebbe in rampa di lancio per conquistare un altro Scudetto. Però una grande Lazio, un epilogo di campionato non da Vecchia Signora e un signore ornito di ombrello in un campo più da pallanuoto che da calcio, 'ruba' un tricolore più che meritato. 

Il Venezia, dall'altra parte, dovrà salutare la Serie A dopo un campionato non all'altezza.

Buona Visione!


venezia

 

Campionato di Serie A 1999-2000 - 5 ritorno
Venezia - Stadio Pierluigi Penzo
Domenica 20 febbraio 2000
VENEZIA-JUVENTUS 0-4
MARCATORI: Del Piero rigore 35, Inzaghi 79, Inzaghi 90+1, Inzaghi 90+5

VENEZIA: Casazza, Cardone, Luppi (Budan 90+2), Bilica, Bettarini (Carnasciali 69), Orlandini, N'Gotty, Pedone, Nanami, Maniero, Ganz
Allenatore: Giuseppe Iachini

JUVENTUS: Van der Sar, Ferrara C., Montero (Tudor 46), Iuliano, Zambrotta (Mirkovic 90+1), Conte A., Davids, Pessotto, Zidane (Esnaider 89), Inzaghi, Del Piero
Allenatore: Carlo Ancelotti

ARBITRO: Pellegrino



LE PAGELLE 
Zidane, il nuovo «Re Sole » 
Del Piero migliora a piccoli passi 
In crisi la coppia Ganz-Maniero 

VENEZIA 
CASAZZA 6,5. Limita, si fa per dire, il passivo salvando almeno un altro paio di gol 
CARDONE 5,3. Le punte juventine lo mettono quasi sempre in croce. 
LUPPI 5,5. Confusionario, in grande difficoltà nel secondo tempo quando la Juve dilaga (dal 49'st Budan sv). 
BILICA 4. Un mistero come possa essere nazionale brasiliano. Ha sulla coscienza la tripletta di Inzaghi
BETTARINÌ 5. Farebbe miglior figura alle sfilate di moda milanesi di quanto non faccia come incursore sulla fascia sinistra. Si infortuna
(dal 24'st Carnasciali sv) 
ORLANDINI 5,5. Primo tempo senza polpa. Si rianima un poco nella ripresa, ma spinge sulla fascia senza ricavarne alcunché di concreto. 
PEDONE 5. Davids ne fa polpette. 
N'GOTTY 5. Dovrebbe occuparsi di Zidane, ma non gli fanep pure il solletico, e lasciare spazio a Zizou è come suicidarsi. 
NANAMI 5. Se il centrocampo regge un tempo scarso, la colpa è anche della sua fragilità
GANZ 5. Si perde risucchiato dallo «idrovore» della difesa juventina. Gira lontano dall'aera alla ricerca di maggior spazio. 
MANIERO 5,5. Rispetto a Ganz ha il merito di non rifiutare lo scontro con la retroguardia bianconera e si catapulta in attacco mettendoci volontà.

JUVENTUS 
VAN DER SAR 6. In mezzo relax, evita il senza voto con un'uscita spericolalta che anticipa Ganz. 
FERRARA 6. Prestazione normale, presidia la zona destra senza rischiare nulla
MONTERO 6. Arrivato sabato dall'Uruguay, dà tutto nel 1o tempo poi Ancelotti lo risparmia 
(dal 1' st, Tudor 7: non sbaglia nulla, spazza via con tempismo e precisione). 
IULIANO 6,5. Bene nel 1o tempo, benissimo nel 2' quando il Venezia cerca il pareggio. 
ZAMBROTTA 6,5. Ammonito, salterà la Roma, Un'assenza pesante, porche anche ieri si è sentito il suo peso sulla fascia destra 
(dal 47' st Mirkovic sv). 
CONTE 6,5. Recuperato all'ultimo momento dimostra di stare benissimo. Infatti, il meglio di se lo dà nel 2o tempo, tamponando e rilanciando l'azione con caparbietà e sacrificio
DAVIDS 7. Sta tornando sui livelli di assoluta eccellenza come prima dell'intervento al l'occhio. Grande ramazzatore di palloni, vince per ko il duello con Pedone
PESSOTTO 6,5. Argina Orlandini, é un prezioso puntello
ZIDANE 7.5. Dà spettacolo come gli capita ormai da tempo. A tratti é imprendibile, i suoi dribbling, le sue invenzioni fanno deragliare il Venezia 
(dal 44' si Esnaider 6,5. gioca pochissimo, incide tantissimo. Suoi gli assist, uno di tacco, per il secondo e terzo gol di Inzaghi)
INZAGHI 7. Anonimo per gran parte della partita, esplode come un mortaretto nel finale e torna al gol in trasferta dopo quasi un anno
DEL PIERO 6. La sfortuna o l'egoismo di Inzaghi gli negano il primo gol su azione. Risale la china a piccolo passi. 

L'arbitro PELLEGRINO 4,5. Generoso nel concedere il rigore su Inzaghi. Non ne vede un altro per fallo dell'attaccante juventino su Cardone. E nel convalidare il primo gol di Inza ghi, ha l'alibi di non essersi trovato in posiziono felice per vedere il braccio galeotto di Pippo. Poi grazia Zidane che da uno schiaflo a Luppi. 

Fabio Vergnano



Nemmeno lo scarto più rotondo della stagione salva la squadra di Ancelotti dalle polemiche 
Inzaghi a Venezia, tripletta al veleno 
Procura il rigore, si aiuta con un braccio 

Il marchio di Filippo Inzaghi sulla prima vittoria netta della Juve dei pochi gol e delle tante occasioni fallite. Tre volte a segnare il centravanti che da quasi un anno non segnava in trasferata, tre timbri nel giro di quindici minuti in un finale di partita scoppiettante, con un Venezia alle corde come un pugile suonato. Ma sulla quarta vittoria esterna dei bianconeri pesa anche il sospetto, diciamo pure la certezza, che gli errori arbitrali abbiano dato la spinta decisiva. Dopo aver concesso con generosità un rigore alla Juve per fallo di Cardone su Inzaghi, Pellegrino ha ignorato uno spintone in area del centravanti ai danni dello stesso Cardone e soprattutto non ha visto il colpo di braccio con cui ancora Inzaghi si è aggiustato il pallone in occasione del secondo gol, quello che ha steso il Venezia, episodi detonninanti che offuscano l'impresa di una Juve piuttosto in affanno nella prima parte dell'incontro, poi bravissima a capitalizzare la propria superiorità, scandita, oltre che dai gol di Inzaghi, dalla onnai arcinota sicurezza della difesa e dallo giocate di Davids e Zidane, che hanno volteggiato a centrocampo dando spettacolo. È la risposta alla Roma che sabato ha travolto la Fiorentina con identica goleada e che domenica sera si presenterà al Delle Alpi per una sfida che promette scintille. La Juve non segnava quattro gol fuori casa dal settembre del '98, prima di campionato a Perugia, illusorio preludio di una stagione con i connotati della disfatta. Ieri ha concesso il bis al culmine di una partita che serve per mandare un segnale chiaro alla concorrenza: a Venezia, hanno perso Inter, Lazio e Fiorentina. La squadra di Ancelotti gode di ottima salute, ha la rabbia di chi vuole cancellare il passato, sa approfittare in maniera spietata delle debolezze altrui. Per quasi mezza partita la luce del gioco si è accesa a intermittenza, poi dopo aver assorbito il ritorno di un Venezia in cui la coppia GanzManiero ha steccato senza atteggiamenti, la Juve ha accelerato ed è volata via imprendibile, passeggiando fra le rovine della difesa veneta con la spinta non richiesta della pessima tema arbitrale. Su tutti la prestazione da incubo del brasiliano Bilica, protagonista negativo in tutte le azioni decisive. Poco o nulla da segnalare fino al discusso rigore del vantaggio juventino al 34' del primo tempo. Assist di Del Piero per Inzaghi che nel contatto in area con Cardone cade a terra: Pellegrino non ha dubbi, noi qualche perplessità l'avremmo sulla legittimità di un rigore che farà discutere i moviolisti. Del Piero trasforma per la quinta volta quest'anno dal dischetto. La reazione del Venezia si materializza soltanto all'inizio della riprosa, quando Ancelotti dà respiro a Montero, fresco di Nazionale e di trasvolata atlantica e inserisce un Tudor in grande spolvero. È in questa fase ricca di azioni concitate dalle parti di Van der Sar che Inzaghi spintona Cardone in area: Pellegrino fa proseguire, la Juve si salva e comincia a gettare le basi di quella sua galoppata vincente. Cresce Conte, Zidane detta i tempi del gioco, il centrocampo del Venezia si sgretola passo dopo passo, e comincia anche la disperata caccia al gol di Del Piero, grande come fomitore di assist, sfortunato nella sua vana rincorsa alla prima rete su azione. Al 7' Alex mira giusto, ma Luppi respinge sulla linea di porta. Al 9' è Casazza a deviare sul palo una conclusione dell'attaccante. Infine il mini show di Del Piero si conclude (15') con un assist di tacco per Conte che trova sulla sua strada un Casazza in vena di prodezze. Partila ancora appesa a un filo, finché non ci pensa Bilica a sbloccarla in un finale in cui succede di tutto. Il primo errore del pelato brasiliano coincide con il 35' e ne approfitta Inzaghi che si invola aggiustandosi il pallone con il braccio sinistro. Come Maradona ai Mondiali messicani Pippo la fa franca, aggira Casazza e mette i tre punti in cassaforte, Venezia furibondo, ma Pellegrino e il guardalinee Cerofolini convalidano il gol. È la resa per gli uomini di Oddo che nei minuti di recupero vanno in tilt altro due volte, e in entrambi i casi c'è lo zampino decisivo di Esnaider, mandato in campo da Ancelotti al posto di Zidane, al 46' l'argentino smarca Inzaghi con un colpo di tacco, Pippo vola verso Casazza e lo balte ignorando Dol Piero e negando al compagno la gioia del gol. Alex non gradisce e non nasconde il suo malumore restando immobile a osservare il compagno che esulta rivolto alla curva dei tifosi. Poi al 50' azione in fotocopia: ancora Esnaider, ancora Inzaghi goleador. Fine delle ostilità, inizio dei soliti veleni. 

Fabio Vergnano 
tratto da: La Stampa 21 febbraio 2000




filippo

Pippo Inzaghi

Zidane

Venezia

juve

Darko

venezia

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juve

juve

venezia

juve


maglie









giovedì 19 febbraio 2026

19 Febbraio 1978: Juventus - Lazio

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È il 19 febbraio 1978 e Juventus e Lazio si sfidano nella quarta giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1977-78 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

È una Juventus che domina il calcio italiano. Alla fine di questo campionato i bianconeri infatti conquisteranno il loro diciottesimo Scudetto. Nessuno può starle dietro tant'è che al secondo posto si afferma la sorpresa Lanerossi Vicenza.

Per quanto riguarda i bianco azzurri, rischiano fino all'ultima giornata una clamorosa retrocessione in Serie B, ma ce la fanno ad evitare una terribile beffa.

Buona Visione! 


juventus



Stagione 1977-1978 - Campionato di Serie A - 4 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 19 febbraio 1978 ore 15:00
JUVENTUS-LAZIO 3-0
MARCATORI: Bettega R. 5, Boninsegna 68, Boninsegna rigore 82

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Gentile, Furino, Morini, Scirea, Causio (Fanna 65), Tardelli, Boninsegna, Benetti, Bettega R.
Allenatore: Giovanni Trapattoni

LAZIO: Garella, Pighin, Ghedin (Boccolini 26), Wilson, Manfredonia, Cordova, Garlaschelli, Agostinelli, Giordano, Lopez, Badiani
AllenatoreLuis Vinicio

ARBITRO: D'Elia



La Juventus ha restituito alla Lazio il 3-0 dell'andata ma, a dispetto del punteggio, ha faticato per un'ora a doppiare lo splendido gol realizzato da Bettega in apertura e mettere definitivamente al sicuro il risultato. 
E' stata una partita nervosa, con falli e ripicche che il giovane arbitro salernitano D'Elia (più per inesperienza che per incapacità) ha frenato in ritardo rischiando che la situazione degenerasse. Sul suo cartellino giallo, comunque, sono finiti Gentile, Cordova, Boninsegna e Lopez. Le vecchie ruggini - all'Olimpico la Juventus aveva subito l'unica sconfitta stagionale - sono riaffiorate avvelenando il gioco. La Lazio accusa i juventini di essere dei "picchiatori" e l'arbitro di eccessiva tolleranza: a noi è parso che i biancazzurri non abbiano certo offerto l'altra guancia, a volte hanno colpito per primi. E se c'è una squadra che deve lamentarsi del direttore di gara, questa è la Juventus: D'Elia le ha negato (39') un calcio di rigore per un plateale fallo di Pighin su Bettega in piena area. 
La Lazio può solo recriminare sulle proprie lacune: per tutto il primo tempo i pericoli corsi da Zoff sono stati procurati dalle deviazioni dei compagni (Scirea e Furino) e solo nella ripresa, sul 2-0, Garlaschelli ha colpito una traversa impegnando poi, allo scadere, il portiere bianconero in una difficile deviazione in angolo. La Lazio non ha saputo approfittare del momento critico accusato dalla Juventus che, dal 29' al 36', ha perso il controllo del centrocampo: per il resto dell'incontro ha subito la supremazia territoriale dei campioni d'Italia che avevano sfiorato il raddoppio in quattro occasioni prima che Boninsegna piazzasse la zampata del 2-0 e, un quarto d'ora più tardi, siglasse, su rigore, il terzo punto. Un successo largamente meritato per la squadra di Trapattoni che, pur senza esaltare ma offrendo a tratti scampoli di bel gioco, continua la sua fuga ed allunga il passo sul plotoncino, sempre compatto e allineato, delle immediate inseguitrici, Torino, Milan e Lanerossi Vicenza. Cinque punti di vantaggio sono un buon margine di sicurezza: l'amara lezione di due anni fa (il Torino, che alla diciannovesima giornata accusava lo stesso ritardo, recuperò e vinse il titolo) ha insegnato ai bianconeri che è proibito sedersi sugli allori. La squadra, anche se qualche meccanismo ha bisogno di essere... lubrificato, è viva.
La vittoria di ieri è legata al binomio Bettega-Boninsegna che dal primo turno non sognavano in tandem. Ma è anche legata all'ottima prestazione di Furino, che ha puntellato il centrocampo proponendo anche validissimi temi offensivi (compreso l'assist gol per Bettega e l'azione del rigore), a Morini che ha letteralmente cancellato Giordano dalla partita vendicando (sportivamente, s'intende) nel migliore dei modi la batosta di Roma dove fu il protagonista negativo. 
Sono piaciuti, a parte qualche sbavatura, anche Tardelli, Scirea, Cuccureddu, Gentile e Causio che, ad un quarto d'ora dalla fine, quando l'iniezione antidolorifica (gioca con una piccola infrazione al mignolo del piede destro) stava per perdere il suo effetto, ha ceduto il suo posto a Fanna. Benetti ha sciupato numerosi palloni ma ha dato il suo valido apporto nel 'filtrare' i contrattacchi laziali. Fra gli ospiti merita una citazione Garella: non ha colpe per i tre gol e, con un paio di parate, ha evitato un passivo più pesante. L'avvio era brillante e sembrava promessa di spettacolo. La Juventus passava in vantaggio dopo appena sei minuti. Benetti smistava sulla sinistra per Furino: compiuti pochi passi, il «capitano» scodellava un preciso traversone sotto porta per l'accorrente Bettega che bruciava sul tempo Pighin e in spaccata, al volo di esterno destro, insaccava nell'angolo alto. Un gol da manuale. In scioltezza la Juventus insisteva. 
Al 10' Causio proponeva una piacevole e ficcante manovra con un'apertura sulla destra per Scirea: al volo il «libero» serviva Gentile che di testa allungava su Bettega ma il suo passaggio a Causio era intercettato dalla difesa laziale. Rovesciamento di fronte e primo intervento di Zoff (12') su un innocuo cross di Agostinelli. La Juventus rallentava il ritmo e solo su punizione tornava ad impensierire Garella: prima con un colpo di testa a lato di Boninsegna, poi con una staffilata di Gentile che il portiere deviava in angolo. Intanto, qua e là, affioravano scorrettezze, scontri verbali. Al 27" Ghedin, vittima di una contrattura muscolare alla coscia destra, chiedeva il cambio: Vinicio lo sostituiva con Boccolini che seguiva Tardelli mentre Badiani passava su Causio (ogni tanto i due laziali invertivano marcatura). Era sempre la Juventus a comandare il gioco sebbene la Lazio desse segni di risveglio. 
Al 28' Furino evitava due avversari e serviva un bel pallone a Boninsegna che, pressato da Manfredonia, mancava la deviazione gol. Per un fallo su Badiani, Gentile veniva ammonito (adesso rischia la squalifica). La Juventus sbandava e la Lazio cresceva di tono. Un tiro di Garlaschelli era girato in corner da Scirea che sfiorava l'autogol (29'). Poi Morini rimediava su Lopez che aveva intercettato un errato disimpegno di Scirea ma era Furino a procurare involontariamente un grosso brivido a Zoff che effettuava la prima vera parata su deviazione del compagno. La Lazio collezionava un paio di corners e gli animi si accendevano quando l'arbitro non fischiava, in favore della Juventus, un fallo ai danni di Gentile. Passata la sfuriata (si fa per dire) laziale, la Juventus riorganizzava il gioco e tornava a premere. Al 39' Causio batteva una punizione per la testa di Bettega che, spinto alle spalle da Pighin, mancava l'impatto con il pallone e franava sull'erba.
Rigore netto: per l'arbitro, viceversa, tutto regolare. E poi dicono che le «giacchette nere» favoriscono la Juventus. Come se non bastasse, senza alcun motivo (forse aveva un cronometro difettoso) D'Elia recuperava ben quattro minuti e solo una segnalazione di un guardalinee decretava la fine del primo tempo (49'). La ripresa vedeva la Juventus accelerare. Ispirate da Causio le trame bianconere acquistavano maggior incisività anche perché Wilson, scontratosi con Tardelii, riportava una forte contusione al fianco destro e la menomazione impediva al «capitano» di chiudere con efficacia i varchi. 
Al 56' Tardelii mancava di un soffio il gol: la palla sibilava accanto al montante. La Lazio si rifaceva viva nei pressi di Zoff con Cordova che, a conclusione di un elegante palleggio, calciava a fil di traversa. Cinque minuti dopo era Garella ad effettuare una provvidenziale respinta su un cross di Causio destinato alla testa di Bettega. Al 65' Causio cedeva il posto a Fanna e, poco dopo, la Juventus falliva il raddoppio: Bettega rifiniva un bel pallone per Benetti che cercava spazio per il tiro ma Garella, con un'uscita alla «kamikaze», lo anticipava.
Il gol non tardava. Dopo una mischia sotto la porta di Zoff stroncata da Morini, la Juventus raddoppiava (67'). Gentile produceva l'ennesimo allungo poi toccava a Bettega; la palla perveniva a Tardelii che fiondava a rete, Garella respingeva proprio su Boninsegna che, con calma e di destro, insaccava da pochi passi. E' il secondo punto consecutivo che «Bonimba» mette a segno con il piede meno preciso. La Lazio reagiva e al 70' Garlaschelli si liberava di Cuccureddu: in giravolta, con un gran destro, l'ala sparava a rete ma Zoff deviava contro la traversa. Ci provava anche Pighin, con un fendente centrale che Zoff alzava in corner. Nel frattempo Wilson, dolorante, abbandonava il ruolo di libero e agiva ora sull'ala ora sul centro ma faceva numero. All'81' Furino scattava sulla sinistra, penetrava in area e Lopez lo agganciava: questa volta D'Elia decretava la massima punizione che Boninsegna, con una bella finta, trasformava a fil di palo. Sebbene la partita fosse decisa, continuava la serie di falli. L'arbitro sedava una scaramuccia fra Tardelii e Cordova ammonendo il laziale. Poi ammoniva Boninsegna per un fallaccio su Badiani e Lopez per una durissima entrata su Furino. Era di nuovo calcio giocato al novantesimo quando Zoff neutralizzava con bravura un rasoterra di Garlaschelli. Poi la fine. Bruno Bernardi.
Dopo-gara pesante per la Lazio, come il responso del campo, la situazione societaria. Gli unici che si sforzano di mantenere un briciolo di serenità sono papà Lenzini e Vinicio. Dice Lenzini con voce funerea. Il comportamento dell'uomo vinto: 
« La sconfitta l'avevamo messa in preventivo alla vigilia e subito abbiamo capito come sarebbe andata a finire. Del resto, quando si incassa un gol in partenza, rimane ben poco da fare ». 
Aggiunge: 
« Continuo ad aver fiducia nei ragazzi. Si sono battuti, verranno anche per noi i giorni di sole ». 
Anche Vinicio è cambiato. Chi riconosce in lui il « lione » di Napoli ? Pare comunque che in tempi non lontani, sul morire della scorsa stagione agonistica, l'allenatore abbia ricevuto allettanti proposte per ritornare a fianco di Ferlaino. Adesso che il divorzio con la Lazio è ufficiale, la «voce» potrebbe prendere corpo, basta saper attendere qualche mese.
Le risposte sono nervose. 
« Siamo qui per analizzare la partita con la Juventus, al resto ci penseremo in seguito. La Lazio ha "chiuso" al Comunale con un'esibizione coraggiosa. La rete di Bettega. purtroppo, si è rivelata un handicap notevole. Poi avete visto la nostra infermeria viaggiante ? Contrattura per Ghedin, caviglia malandata di Pighin, ematoma a Badiani, botta a Garlaschelli. infortunio serio a Wilson che interessa il costato. Adesso farà subito le lastre. Un bollettino di guerra. Nonostante tutto la squadra ha mostrato un bello spirito che lascia ben sperare ». 
Contenute le dichiarazioni del trainer, accese quelle dei suoi. Dopo Milano la storia continua. A puntate. La Juventus rimane per chi l'ha affrontata una squadra di picchiatori. Sentite Agostinelli, il bello del collettivo, che accarezza con il phon i biondi capelli e mitraglia a parole gli avversari: 
« Non potevano giocare in maniera più scorretta. Forse, ricordavano troppo la figuraccia che avevano rimediato all'andata. Così ci hanno intimoriti dalle prime battute dell'incontro ed hanno compiuto fallacci anche dopo il 3-0. Un comportamento ingiustificato. Prendete Gentile, il mio dirimpettaio. Ha picchiato fino a quando non è stato ammonito ». 
La Lazio è costretta ad andare via in pullman. Un lungo e faticoso viaggio verso la capitale, visto che la nebbia impedisce il ritorno in aereo. Non si parla al momento di ritiro anticipato, anche se la posizione di classifica forse lo richiederebbe.

Fonte: La Stampa



JUVENTUS-LAZIO: 3-0
La vendetta del "seminatore"

LA LAZIO era stata l'unica squadra ad aver battuto la Juventus. A Torino, Trapattoni si è vendicato dello scherzo di Vinicio, rifilandogli lo stesso punteggio. Così il duello fra il "Seminatore" autentico e quello mancato si è chiuso. I critici milanesi sono stati severi, come sempre. Sulla "Gazzetta", Angelo Rovelli ha dato l'insufficienza a Benetti (5,5). Su "Il Giorno", Gino Franchetti, oltre a Benetti, ha bocciato Cuccureddu, Fanna e persino Bettega, autore di un gol da antologia. L'«Unità», tanto per cambiare, ha fatto ricor so all'ironia. E "Kim" ha commentato in prima pagina: 
«Ecco, della Juventus, molti dicono che ha troppi boy-scouts che l'aiutano ad attraversare la strada; la Juve dice che per farla attraversare devono sollevarla di peso; perché lei non vuole assolutamente aiuti: attraversa da sola. Nel grande traffico del campionato di calcio, in realtà è difficile distinguere come ci si regola agli incroci, però un dato risulta: che magari la Juventus passerà anche col rosso, ma gli altri si fermano anche col verde, come hanno dimostrato ieri, quando, affrontandosi tra loro, tutte le pretendenti al primato, a forza di "presto, prima lei"; "assolutamente no dopo di lei è finito che sono rimaste tutte ferme mentre la vecchia se ne andava». 
Infine una constatazione: Marco Tardelli piace molto più sul campo che in borghese. Almeno al gentil sesso. Donata Gianeri, andata a intervistarlo per "Stampa Sera" alla fine dell'allenamento, ha raccontato la sua disavventura: dice 
"Una doccia, e sono da lei». 
La doccia dura quarantacinque minuti, come metà partita. Non sapevo che la toilette degli atleti fosse eterna, la pazienza dei giornalisti sportivi in-finita. Quando alla fine, emerge si stupisce molto, infatti, per le mie rimostranze. E' stato velocissimo, spiega, in confornto al solito: il capello lungo, richiede tempo, bisogna asciugarlo sotto il casco, senza contare tutto il resto. Un tutto il resto, sapientemente trasandato: il ciuffo scompigliato ad arte. Il giubbotto gettato con negligenza sulle alle, la camicia slacciata, secondo il cliché dei giovani d'oggi. E poi vien fuori che, come i giovani d'oggi, anche Marco Tardelli, calciatore sulla cresta dell'onda, dietro l'apparente sicurezza e l'ostentata disinvoltura è pieno di dubbi, incertezze, soprassalti, paure. E' alla disperata ricerca di ancoraggi. Uno di quei ragazzi moderni, insomma, che non ridono mai: o quasi mai. Insicuro, vittima di nevrosi e insonnie, tormentato dall'angoscia del domani... ».
In campo laziale, tutti cercano di spiegarsi perché Vinicio ha voluto far sapere a tutti che divorzierà da Lenzini. Secondo Eveno Visioli 
"Il singolare atteggiamento assunto a Santa Margherita sarebbe la logica conseguenza di una cocente delusione". 
E il cronista ha spiegato: 
"Vinicio avrebbe voluto da Lenzini l'assicurazione che avrebbe percepito anche il prossimo anno il più alto ingaggio pagato in Italia: 140 milioni più i premi (complessivamente l'allenatore avrebbe strappato alla Lazio circa 400 milioni in due anni). Una volta constatato che Lenzini faceva il finto tonto e, subodorata l'intenzione del presidente di dare anzi un netto taglio al suo superstipendio (pare che si intendesse abbassarlo a 50 milioni), Vinicio avrebbe deciso di far sapere, e certo non tenendo nel conto del caos in cui avrebbe fatto piombare la Lazio, che le società interessate ad assicurarsi le sue prestazioni nella prossima stagione possono già farsi avanti». 
Ma, visti i risultati, al massimo può farsi avanti il Brindisi. Ormai i giornalisti romani pigliano allegramente in giro l'ex «mo-stro sacro» Vinicio. Oliviero Beha ha commentato su "La Repubblica": 
"Quindi sapendo (da brasiliano sagace soprannominato il "Tedesco" per l'impegno che mette nell' allenare i suoi uomini) quanto importante sia il lavoro del portiere, ha impunemente silurato Felice Pulici, dal passato in Nazionale, dai pali laziali, per rimpiazzarlo con la sua riserva, Claudio Garella, presto assurto agli onori della cronaca per il termine da lui originato, "garellate", non propriamente in senso elogiativo. Di qui uno scompenso generale, in campo e fuori, che ha fatto amaramente concludere all'ignaro trainer: "i ragazzi si sono molto innervositi e non so bene perché". 
A Torino comunque, Garella non ha fatto "garellate" ma ha preso ugualmente tre gol, divertente, come sempre la disparità di giudizi su Ciccio Cordova, il centrocampista miliardario. Secondo Gianni Melidoni ("Il Messaggero"), è stato il migliore della Lazio, gli ha dato il voto più bello, un favoloso 7,5. Aldo Biscardi, su «Paese Sera», ha ripetuto il solito giudizio negativo: 
«Pennellate da par suo, passaggi laterali di autentica sciccheria ma senza alcuna concretezza e nessuna utilità per la squadra». 
Su «Il Tempo», Gian Franco Giubilo ha scelto la via di mezzo: 
"Comincia con qualche balbettio, poi allunga considerevolmente il passo, conquistando il centrocampo. Nel finale, in seguito all'infortunio di Wilson, va a fare il libero ed è protagonista di aspri contrasti, non per colpa sua". 
Insomma, ce n'è per tutti i gusti.

Elio Domeniconi
tratto dal Guerin Sportivo anno 1978 nr.8




Giovanni

Rosa

Undici

Juventus-Lazio

Gentile

Curva

roberto

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Juve

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mercoledì 18 febbraio 2026

18 Febbraio 2006: Messina - Juventus

È il 18 febbraio 2006 e Messina Juventus si sfidano nella Settima Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2005-06 allo Stadio 'San Filippo' di Messina.

La Juve allenata in panchina da Fabio Capello si appresta a vincere il suo ventinovesimo Scudetto ed ha solo l'Inter il suo massimo antagonista per la vittoria finale. Purtroppo l'invidia regala grandi amarezze e disincanti e quella grande squadra dal futuro ancora più grande verrà spazzata via dalla più grande farsa del calcio moderno.

Dall'altra parte questo Messina si salverà dalla retrocessione in Serie B solo 'per  colpa' delle note vicende estive.

Buona Visione!


messina


 

Campionato di Serie A 2005-2006 - 7 ritorno
Messina - Stadio San Filippo
Sabato 18 Febbraio 2006 ore 18.00
MESSINA-JUVENTUS 2-2
MARCATORI: Floccari 3, Ibrahimovic 18, Mutu rigore 81, Floccari 86

MESSINA: Caglioni, Zanchi, Aronica, Rezaei, Cristante, Rafael, Coppola (Nocerino 69), Donati (Antonelli 83), Bondi (Sullo 74), Nanni, Floccari
Allenatore: Bortolo Mutti

JUVENTUS: Buffon, Pessotto, Kovac, Cannavaro, Balzaretti, Camoranesi (Mutu 64), Emerson, Vieira, Nedved, Ibrahimovic (Trezeguet 85), Del Piero (Thuram 53)
Allenatore: Fabio Capello

ARBITRO: Farina
ESPULSIONI: Cannavaro 52 (Juventus)



La capolista pareggia 2-2 a Messina in una gara piacevole ed equilibrata. A segno per i bianconeri Ibrahimovic e Mutu su rigore, per i giallorossi doppietta di Floccari

MESSINA, 18 febbraio 2006 - La Vecchia Signora mantiene le distanze. Non per spocchia, ma in classifica. La Juventus pareggia infatti 2-2 a Messina (guarda le immagini), al termine di una gara piacevole ed equilibrata, e mantiene i 12 punti di vantaggio sull'Inter, fermata sul pari dal Livorno. In serata poi il Milan, opposto al Cagliari, si porta a -10. Capello però non deve preoccuparsi più di tanto: in 10 uomini per circa 40' la sua squadra ha dimostrato una buona condizione atletica, e il solito carattere. Non è riuscita a portare a casa i tre punti solo per qualche inusitato errore difensivo, ma la prestazione resta soddisfacente. E pazienza se la risposta al Werder Brema, il prossimo avversario di Champions che oggi ha vinto a Dortmund contro il Borussia, è solo parziale. Mutti può festeggiare l'impresa del suo Messina, che pur rimaneggiato, ha fermato la capolista con merito, sfruttando la giornata di grazia di Floccari.

Le formazioni. Capello limita il turnover ipotizzato alla vigillia. In difesa riposa Thuram, torna Kovac dopo l'infortunio. Il vice Chiellini, con Balzaretti che torna sulla sinistra, è l'eterno Pessotto. Il centrocampo è quello titolare, in avanti c'è Del Piero a far coppia con Ibrahimovic: Trezeguet in panchina. Il Messina è in emergenza, soprattutto in attacco Fuori causa Di Napoli (squalificato) e Muslimovic (infortunato), spazio al tandem inedito Floccari-Nanni. In mezzo al campo mancano invece la classe di D'Agostino e la corsa di Sculli, dentro Donati e Bondi.

Il primo tempo è divertente, soprattutto nella prima mezzora. Per merito soprattutto del Messina, che non accetta di recitare la parte dell'agnello sacrificale. Nanni e Floccari mettono alla frusta Kovac e Cannavaro: l'argentino fa, bene, la prima punta, l'italiano, mobilissimo, svaria su tutto il fronte offensivo. E trova subito il gol capitalizzando con un destro incrociato il passaggio filtrante in profondità di Donati. E' il soprendente 1-0. Nanni avrebbe sui piedi anche la palla buona per il 2-0, ma Buffon in uscita è strepitoso, e respinge la conclusione del puntero dei siciliani. E' la prima grandissima, decisiva parata del numero uno della Nazionale da quando è tornato tra i pali bianconeri dopo il lungo infortunio. Ma la Vecchia Signora non ci sta. Sorpresa dall'avvio veemente dei padroni di casa, reagisce mostrando le unghie, o forse gli artigli. Ibrahimovic spedisce alto il piattone da due passi, non sfruttando un preziosismo di tacco in area di Camoranesi. E' il preludio del pareggio. Splendida azione corale della capolista, con tocchi di prima in serie di Del Piero, Camoranesi, Nedved ed Ibrahimovic, che si rifà dell'errore precedente e con un destro secco in diagonale trova l'1-1. Il Messina è bravo a non demoralizzarsi, rialza il baricentro della squadra e va negli spogliatoi sulla parità, riducendo al minimo i pericoli.

Ripresa. Del Piero sfiora immediatamente il gol con il suo caratteristico destro a rientrare sul secondo palo, palla appena fuori. Poi la svolta della gara. Farina espelle Cannavaro, seconda ammonizione per fallo su Rafael. Del Piero, tra i migliori in campo, è così costretto a lasciare il campo per far spazio ad un difensore: Thuram. Le occasioni si susseguono: merito degli attaccanti, ma anche di qualche disattenzione di troppo di entrambe le difese. E così Floccari si trova al posto giusto al momento giusto: davanti a Buffon con il difensore della Juve più vicino a due metri, ma cincischia troppo e quando calcia Buffon respinge. Altro giro, altro regalo. Stavolta della difesa di Mutti, che si scorda di Vieira, che in percussione centrale alza troppo il destro, solissimo in area avversaria. Il Messina, forse accontentandosi del pari, ha il torto di non sfruttare al meglio l'uomo in più. Bondi, l'ispiratore delle trame offensive con il suo sinistro morbido, è stanco, così come le punte, che si sono sbattute per tutta la gara. La Juve stringe i denti, e prova a ripartire in contropiede, sfruttando le galoppate di un Nedved (alla 200a partita in bianconero) in crescita rispetto alle ultime prestazioni. Ibrahimovic, poi, è un pericolo costante: reclama un rigore per un presunto fallo di Aronica, poi lo ottiene per un tocco incauto di Rafael. Dal dischetto Mutu batte Caglioni. Sembra finita, ma non per Floccari. Che svetta in mischia e confeziona la sua doppietta con un colpo di testa preciso che non lascia scampo a Buffon. È il 2-2 definitivo che alla fine va bene a tutti, ma che arriva dopo 95' divertenti e combattuti.

Riccardo Pratesi
tratto da: Juventus, frenata senza paura





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martedì 17 febbraio 2026

17 Febbraio 1985: Milan - Juventus

É il 17 Febbraio 1985 e Milan Juventus si sfidano nella quarta Giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1984-85 allo Stadio 'San Siro - Giuseppe Meazza' di Milano.

I Bianconeri sembrano piú concentrati sulla Coppa dei Campioni (coppa che vinceranno nella tragica notte del Heysel) e sono lontani dalla testa della classifica del campionato. In testa invece c'é sorprendentemente il Verona che dopo una cavalcata splendida vince il suo primo Scudetto. Dall'altra parte c'é il Milan che termina il campionato al quinto posto proprio davanti ai bianconeri.

Buona Visione!


Milan




Stagione 1984-1985 - Campionato di Serie A - 4 ritorno
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
domenica 17 febbraio 1985 ore 15:00
MILAN-JUVENTUS 3-2
MARCATORI: Virdis 3, Platini rigore 12, Rossi P. 30, Virdis 39, Di Bartolomei rigore 46

MILAN: Terraneo, Tassotti, Galli F., Icardi, Di Bartolomei, Evani, Verza, Wilkins, Hateley, Battistini S., Virdis
A disposizione: Nuciari, Russo, Manzo, Incocciati, Scarnecchia
Allenatore: Nils Liedholm

JUVENTUS: Bodini, Favero, Cabrini, Bonini (Pioli 69), Brio, Scirea, Briaschi, Tardelli (Vignola 69), Rossi P., Platini, Boniek
A disposizione: Tacconi, Caricola, Prandelli
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Longhi



Trapattoni: «Non importa continueremo a batterci» 

DAL NOSTRO INVIATO MILANO — 

Giampiero Boniperti ha vissuto il rigore-sconfitta della Juventus a bordo della propria auto. Vi era appena salito dopo essere stato, nell'Intervallo, a rincuorare I giocatori bianconeri nello spogliatolo. 

«Un bel primo tempo, giocato bene da entrambi», 

riesce a commentare prima di salire sull'automobile, accendere la radio e sentire che Di Bartolomei si apprestava a battere un penalty. Stringere i denti non è bastato a far si che II milanista sbagliasse e, beffa aggiunta al danno, qualche tifoso presente ne ha approfittato per rivolgergli quegli sberleffi che prima gli erano stati risparmiati. 

Poi è partito alla volta di Torino. A fine partita, nello spogliatolo, il discorso con Trapattoni è iniziato dalla fine. Anziché della partita si è parlato subito del suol giocatori, del suo intervento per allontanare Cabrini e Briaschl dall'arbitro a fine gara, del gesto di stizza di Tardelli quando lo ha sostituito. 

«Cabrini e Briaschi — ha spiegato Il tecnico — stavano chiedendo lumi e non volevo accadesse qualcosa. In quanto a Tardelli lo posso anche capire: a nessuno piace essere sostituito. Conoscendo il temperamento del ragazzo, il suo è un gesto che non mi interessa, anch'io mal sopportavo di essere allontanato prima del tempo."

Spiegazioni rapide, cosi come lo è l'esame della partita: 

«Conoscevamo le caratteristiche di Hateley e Virdis e su queste abbiamo cercato di adattare II nostro gioco. I rigori? C'erano tutti e due». 

Il discorso si sposta quindi sulle conseguenze della sconfitta: 

«Indubbiamente questo risultato ci toglie possibilità, cancella quelle prospettive che potevano essere buone. Ci siamo allontanati, ma continueremo a lottare fino in fondo. La squadra ha creato buone palle gol, anche nel secondo tempo quando, anziché cercare la manovra aggirante sulle fasce come nel primo, ha accentrato maggiormente il gioco. Questo è stato il nostro maggiore errore. Ma rimane iI fatto che la Juventus si è mostrata viva, In salute. E questa è un'ottima prerogativa guardando al futuro». 

Trapattonl conclude con una riflessione. 

«Certo San Siro quest'anno non ci ha portato fortuna. Sette gol al passivo e due sconfitte. Si è trattato però di partite differenti: contro l'Inter erano mancati Brio, Rossi, Bonlek; questa volta invece I presupposti sono stati ben differenti».

Giorgio Barberis
tratto da:La Stampa 18 febbraio 1985





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Milan-Juventus 3-2

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