mercoledì 1 aprile 2026

1 Aprile 1995: Milan - Juventus

È il 1 aprile 1995 e Milan e Juventus si sfidano nell'ottava giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1994-95 allo Stadio Giuseppe Meazza San Siro di Milano.

La Juventus dopo anni di magra si appresta a vincere il suo ventitreesimo scudetto con il nuovo allenatore Marcello Lippi

Il Milan - Campione d'Italia in carica - dal canto suo vive un campionato di transizione e finisce in quarta posizione.

È questo in effetti un ideale passaggio di consegna del tricolore.

Buona Visione! 




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Campionato di Serie A 1994-1995 - 8 ritorno
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
Sabato 1 aprile 1995 ore 20.30
MILAN-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Ravanelli 41, Vialli 84

MILAN: Rossi S., Panucci, Maldini P., Albertini (Sordo 79), Galli F., Baresi F., Eranio (Di Canio 46), Donadoni, Boban, Savicevic, Simone
Allenatore : Fabio Capello

JUVENTUS: Peruzzi, Ferrara C., Torricelli (Porrini 85), Carrera M., Kohler, Paulo Sousa (Marocchi 75), Deschamps, Conte A., Vialli, Baggio R., Ravanelli
Allenatore : Marcello Lippi

ARBITRO: Boggi
ESPULSIONI: Boban 86 (Milan)

 

Estate 1994: dopo oltre un ventennio, finisce l’era manageriale di Boniperti. La Juventus si ristruttura con un nuovo assetto dirigenziale: nasce la cosiddetta Triade, formata dal direttore sportivo Luciano Moggi, dall’amministratore delegato Antonio Giraudo e dal vicepresidente Roberto Bettega, questo ultimo già bandiera bianconera da giocatore.

Rinnovato quindi lo stato maggiore, con qualche mugugno della tifoseria più accesa per le antiche stimmate granata di Giraudo Moggi, si procede anche al rinnovo dello staff tecnico, con il definitivo addio al Trap e l’ingaggio di Marcello Lippi, di cui è particolarmente piaciuta la stagione al Napoli. Bettega, vicepresidente esecutivo, rilancia la sua juventinità:

«Abbiamo il dovere di provare a vincere sempre e tutto, perché questo è il destino della Juventus. Mai accontentarsi di un ruolo da comprimari, che non rientra nelle corde di questa società”.

Tratto da E alla fine arrivò Lippi…




Lippi: ho 20 titolari «Qui nessuno si sente escluso» 

TORINO. Scusi, Lippi: sabato ha visto lo scudetto? Il Marcello sgrana gli occhi come se gli avessero chiesto se aveva incontrato la Madonna e ancora una volta si chiama fuori: 
«Sì, l'ho visto. Era cucito sulle maglie dei giocatori del Milan. 
Inutile cercare di scalfire il muro di prudenza che il tecnico bianconero ha innalzato per tenere lontani gli adulatori di professione, i celebratori di trionfi anticipati. 
«Non sono affatto sicuro di vincere lo scudetto, ho solo delle belle sensazioni», 
aggiunge con una suprema concessione al popolo. Lippi è così. Troppo poco sbruffone per cadere nella trappola dei facili entusiasmi. E si conferma pure un inguaribile pignolo: 
«Rivedrò la partita con il Milan che è stata una delle migliori sotto il profilo tattico. Ma sono sicuro che troverò anche questa volta qualcosa da migliorare». 
Ma non si inoltra nei dettagli tecnico-tattici, almeno in maniera ufficiale. Ai giocatori ha spiegato ieri mattina quello che non ha funzionato. Dettagli? Forse per i più, non per l'Incontentabile di Viareggio, che ha fatto del perfezionismo un'arma vincente e dell'unità di gruppo un credo da cui non derogare. Infatti spiega: 
«Una squadra di calcio è composta da venti giocatori, ma soprattutto è un gruppo di lavoro. Se uno non si sente utile, è come se non ci fosse. Invece con me tutti hanno avuto la sensazione di poter giocare, di essere partecipi. Gli impegni si moltiplicano, quando un giocatore va in riserva, c'è subito l'altro pronto a subentrare. Questa credo che sia la nostra forza». 
Contro il Milan si è visto un Baggio a scartamento ridotto. Lippi non nega una verità lampante, ma riesce lo stesso a trovare lati positivi nella sbiadita prestazione del Codino: 
«Non è al cento per cento. Dopo tre mesi di inattività è partito bene, poi ha avuto un calo. Tutto nella norma. Ora non sono in grado di sostenere i ritmi di una partita intensa come è stata quella di Milano. Ma è proprio nei momenti più delicati che viene fuori la sua intelligenza. Sabato non riusciva a giocare in posizione avanzata, così si è ritagliato un ruolo più defilato a sinistra, con il quale è riuscito comunque ad impegnare Panucci. E in quella zona smistava palloni importanti». 
E adesso il Borussia. Lippi avrà problemi da risolvere a centrocampo. Squalificato Conte, ci sono incertezze sull'impiego di Sousa e Deschamps che ieri non si sono allenati perché accusavano i duri colpi patiti contro il Milan. Soprattutto il francese o in dubbio. Ma a Lippi la scelta non manca. Ci sono Di Livio e Marocchi pronti a subentrare (ecco il benedetto turnover) e anche Tacchinardi, un po' in ombra negli ultimi tempi, ma sempre presente nei pensieri di Lippi. 

Fabio Vergnano



La partita - Una Juventus letteralmente scatenata, nonostante la classifica non le imponga il successo a tutti i costi: gli uomini di Lippi vanno all'assalto dal primo minuto, frenando il Milan con un micidiale pressing a tutto campo e attivando un continuo gioco d'attacco. Al 40' Baggio lanciato da Torricelli arriva davanti a Rossi ma si fa parare il debole tiro. Due minuti dopo, il capolavoro: Ravanelli a Vialli che lancia in area (Penna Bianca): campanile a superare Rossi e testa al volo in gol. Nella ripresa, inutili assalti del Milan e bis di Vialli nel finale, liberato in area da un superbo lancio di Marocchi.

tratto da Il Film del Campionato - Guerin Sportivo Stagione 1994-95
 





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La Stampa 2 aprile 1995

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La Stampa 2 aprile 1995

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La Stampa 2 aprile 1995

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martedì 31 marzo 2026

31 Marzo 1985: Torino - Juventus

È il 31 marzo 1985 e Torino e Juventus si sfidano nella nona giornata del girone di ritorno del campionato italiano di calcio di Serie A 1984-85 allo Stadio 'Comunale' di Torino. È il 'Derby della Mole' e tutto il capoluogo piemontese si mobilita.

I Bianconeri sembrano più concentrati sulla Coppa dei Campioni (coppa che vinceranno nella tragica notte del Heysel) e sono lontani dalla testa della classifica del campionato. In testa, invece, c'è sorprendentemente il Verona che dopo una cavalcata splendida vince il suo primo Scudetto.

Dall'altra parte c'è il Toro che lotta con i sorprendenti scaligeri per la vetta della classifica. Infatti questa sconfitta nel derby sarà fatale per le ambizioni dei granata.

Buona Visione!




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Campionato di Serie A 1984-1985 - 9 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 31 marzo 1985 ore 15.30
TORINO-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Briaschi 11, Platini rigore 87

TORINO: Martina, Danova, Corradini, Galbiati, Junior, Ferri G., Pileggi, Beruatto, Schachner (Comi 67), Dossena, Serena A.
Allenatore : Luigi Radice

JUVENTUS: Bodini, Favero, Cabrini, Bonini, Caricola, Scirea, Briaschi, Tardelli, Rossi P. (Pioli 76), Platini, Vignola (Prandelli 85)
Allenatore : Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Agnolin L.

 



Nessuno sottrae lo scettro a monsieur Platini 

TORINO 

MARTINA — Sorpreso, come i compagni della difesa dal gol di Briaschi, bravo a rimediare con un balzo all'indietro alla posizione troppo avanzata sul pallonetto di Platini. Paradossalmente, non ha avuto neppure troppo lavoro… per gli errori degli avversari.
DANOVA — Non è ancora in condizione (lo si nota negli insicuri colpi di testa), ma ha cuore; per questo gli vanno perdonati alcuni errori.
CORRADINI — Un passo indietro rispetto alle recenti buone prestazioni. Marcare in spazi larghi non è il suo pane.
GALBIATI — Brutta giornata per il libero di fronte al contropiede bianconero. Spesso fuori tempo e lento nello scatto. 
JUNIOR — Cantare e portare la croce sono difficili anche per un asso come lui. Non brillante come di consueto, è stato spesso sin troppo generoso (andando fuori zona) negli appoggi ai compagni. 
FERRI — La diligenza non basta. Ha faticato su Platini senza riuscire a rendersi utile in appoggio. 
PILEGGI — Buono continuità, grande impegno. Il più caparbio nell'appoggiare gli avanti. 
BERUATTO — Radice gli chiede troppo, in appoggio. Non è riuscito a dare un apporto concreto al gioco d'attacco. 
SCHACHNER — Tanti scatti, controlli a volte aleatori secondo caratteristiche. Chissà perché, però, tocca sempre a lui la sostituzione. 
COMI — Come non fosse centrale, la gara era già decisa. 
DOSSENA — Caduto nella confusione generale. Incapace di essere lui a dare conforto ai compagni: si pretende troppo? 
SERENA -- Non gli forniscono il «materiale» che predilige, il cross dal fondo. Una botta all'inizio ne ha limitato i movimenti. 

JUVENTUS 

BODINI — Ha salvato la vittoria (sull'1-0) togliendo dalla porta una staffilata di Junior finita da Beruatto. Poi altri interventi difficili nel forcing granata. Complimenti. 
FAVERO — Non ha dato spazio a Schachner, diventando il miglior difensore nel finale, con alcune prepotenti uscite palla al piede e rilanci precisi. 
CABRINI — È stato in zona, aspettando Pileggi, adeguandosi al gioco di rimessa che piace (adesso) a Trapattoni. 
BONINI — Altissimo livello di rendimento. Dinamismo, tackles determinanti, anche sbalzi al momento giusto. Cosa ci vuole a centrocampo (la Figc ha accettato senza battersi che resti alla Nazionale di San Marino…). 
CARICOLA — Di testa e di piede è arrivato più volte al momento giusto a risolvere, in mischia, situazioni delicate. Buon freno a Serena. 
SCIREA — Sempre tempista nelle chiusure, ha gran parte del merito nell'annullamento delle offensive granata, bloccandone molte alle soglie dell'area di rigore. 
BRIASCHI — Un gran gol, poi ha rifiatato nella ripresa sino allo scatto che ha provocato il rigore. Discontinuo ma determinante. 
TARDELLI — Ottimo lavoro come filtro, pronti gli inserimenti sul contropiede. Sente odore di Coppa Campioni.
ROSSI —Ha messo il fiato grosso ad un marcatore come Danova. La sostituzione non le è gradita, e si capisce. 
PIOLI — Non ha avuto modo di farsi vedere. 
PLATINI — Fulcro del gioco di rimessa, ha trovato un modo nuovo per essere utilissimo e per divertirsi. Il pallone che per poco non ha scavalcato Martina è stato un capolavoro per lucidità di riflessi. 
VIGNOLA — Buone giocate e qualche pausa. Può fare meglio, soprattutto cercando il tiro. 
PRANDELLI — Cinque minuti, tanto per partecipare.

ARBITRO AGNOLIN — Un po' pignolo, ma attento e preciso nelle valutazioni. 

Bruno Perucca 
tratto da: La Stampa 1 aprile 1985



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La Stampa 1 aprile 1985

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La Stampa 1 aprile 1985

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La Stampa 1 aprile 1985

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lunedì 30 marzo 2026

30 Marzo 1996: Juventus - Parma

È il 30 marzo 1996 Juventus e Parma si sfidano nell'undicesima giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1995-96 allo StadioDelle Alpi’ di Torino.

Juventus e Parma sono state pochi mesi prima le assolute protagoniste della stagione precedente. Infatti si può tranquillamente dire che loro due si sono giocati i maggiori trofei in palio.

Ma mentre il Parma conquistava il palcoscenico europeo con la vittoria in Coppa UEFA ai danni dei bianconeri, il club torinese si fregiò dei trofei nazionali; doppietta Scudetto-Coppa Italia.

La Juventus guidata in panchina dal 'maestro' Marcello Lippi, dopo aver rivinto il tricolore dopo ben otto anni, adesso pensa in grande. Pensano alla Champions League (che conquisteranno a Roma). Ed infatti i bianconeri non giocano come sanno in campionato e si fanno 'rubare' il titolo dal Milan. Alla fine sarà secondo posto. Dall'altra parte, il Parma termina il campionato in sesta posizione.

Buona Visione!




juventus




Campionato di Serie A 1995-1996 - 11 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
Sabato 30 marzo 1996 ore 16.00
JUVENTUS-PARMA 1-0
MARCATORI: Bucci autorete 63

JUVENTUS: Peruzzi, Torricelli, Ferrara C., Vierchowod, Pessotto (Marocchi 85), Di Livio, Paulo Sousa (Jugovic 60), Deschamps, Del Piero (Porrini 70), Vialli, Padovano
Allenatore : Marcello Lippi

PARMA: Bucci, Mussi, Fernando Couto, Minotti, Apolloni, Di Chiara (Castellini 46), Baggio D., Sensini, Crippa, Zola, Melli (Piro 80)
Allenatore : Nevio Scala

ARBITRO: Stafoggia





Vialli corre a vuoto 
Deschamps fa la parte di Sousa 

PERUZZI 6,5, una sola parata sul diagonale di Melli. E l'arbitro neppure crede alla deviazione. 
TORRICELLI 6. Poco sbrigliato, non contribuisce come al solito al gioco offensivo. 
VIERCHOWOD 6. Gli capita spesso sotto tiro Zola, che controlla con disinvoltura senza concedergli battute a rete. 
FERRARA 6,5. Bravo sugli anticipi, è lui che guida il pacchetto arretrato juventino. 
PESSOTTO 6,5. Da un paio di partite si sta sciogliendo e si propone anche in attacco (salvo sprecare al 42' con un tiro fiacco e centrale). Con l'ingresso di Porrini va a fare il mediano destro, che probabilmente è il suo ruolo naturale. 
(Dal 40' st. Marocchi sv. 
DI LIVIO 6. Ha un po' smarrito la personalità che ne aveva fatto l'uomo emergente del centrocampo. Sta tornando soldatino. Anche se ci attendiamo altri colpi d'ala. 
SOUSA 5,5. Pare di accanirsi contro di lui, ma neppure questa volta convince: ritmo blando, passaggi banali o sbagliati, contrasti pochi. 
(Dal 14' st. Jugovic 5,5: si distingue per il numero di falli che commette quando vuole fermare gli avversari. 
DESCHAMPS 6,5 Parte in appoggio a Sousa, ma si trasforma presto nel regista di centrocampo: inevitabile. 
DEL PIERO 6. Una bella punizione nel primo tempo, più quella che determina il gol. Bisogna accontentarsi, pensando anche alla partita con l'Under. 
(Dal 24' st. Porrini sv. 
VIALLI 6. Sufficiente più per le corse che per le giocate. Il popolo gli chiede di restare, lui ci sembra già messo fuori dalle trame juventine. Il nervosismo si nota nel finale, quando reagisce a un cazzotto di Apolloni. 
PADOVANO 6. Due bagliori nel primo tempo, tra le poche cose belle del match. Si spegne presto. 

BUCCI 4. Il gol è suo, anzi l'autogol, perché trascina in porta il pallone acchiappato ben prima della linea. All'infortunio aggiunge una sceneggiata che un arbitro più sensibile avrebbe punito cacciandolo. Ringrazi chi lo è andato a bloccare. 
MUSSI 6. Un tempo a destra, uno sinistra: due tempi che non lasciano il segno. 
COUTO 6. Falloso e irruento, però respinge quasi tutto. 
MINOTTI 6. Ha giocato poco ultimamente. Ne ha patito. 
APOLLONI 6. Incandescenti come al solito gli scontri con Vialli. Tutto sommato regge dignitosamente come tutta la difesa. 
DI CHIARA 6. Due affondi per il cross. Non molto. 
(Dal 1' st. Castellini 6). 
BAGGIO D. 5. Ritroviamo pochissimo del bell'atleta che era: non fa niente di importante. 
SENSINI 6,5. L'unico con idee chiare a centrocampo. 
CRIPPA 5. Una volta ci metteva il carattere, ieri neppure quello. 
ZOLA 5,5. Parte bene ma non arriva mai al tiro se non su punizione. 
MELLI 6. Il più vivace e pronto a scattare oltre la difesa juventina. Prova tre volte a sorprendere Peruzzi, in un caso il portiere deve salvarsi sul suo diagonale. 
(Dal 34' st. Piro sv. 

L'arbitro STAFFOGGIA 5,5. Moltissimi dubbi sul fallo di mano di Ferrara al 6', ammonizioni alla rinfusa e mano leggera con Bucci.

Marco Ansaldo 
tratto da: La Stampa 31 marzo 1996




Il pareggio non avrebbe fatto una grinza, se Bucci non si fosse inventato un'autorete. Punizione di Del Piero, il portiere blocca il pallone, perde l'equilibrio e finisce in porta. Il Parma è allo sbando: primo e unico tiro verso Peruzzi al 36' con Melli. La Juve ringrazia.

Il caso - Le disgrazie di Bucci

Povero Bucci: stagione disgraziata, la sua. In Croazia, con la Nazionale, rimedia un'espulsione. Poi l'infortunio e l'ascesa del giovane Buffon, ora quest'altra gaffe. 

«Resta uno dei migliori. A Cremona ho combinato di peggio" 

- la consolazione del collega Peruzzi. Magra per lui, e soprattutto per il Parma.

tratto dal Film del Campionato - Guerin Sportivo stagione 1995-96




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La Stampa 30 marzo 1996


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