lunedì 22 giugno 2026

22 Giugno 1983: Juventus - Verona

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. É il 22 Giugno 1983. Juventus e Verona si sfidano nella gara di ritorno della Finale di Coppa Italia 1982-83. Tutto si svolge allo Stadio 'Comunale' di Torino.

I bianconeri piemontesi sono oramai considerati 'la squadra piu' forte del mondo' avendo in rosa motli elementi della nazionale Italiana Campione del Mondo a Spagna 82. C'é pure l'aggiunta di due fuoriclasse assoluti come Michel Platini e Zibì Boniek. A fine campionato la Juventus finirá in seconda posizione dietro alla Roma di Nils Liedholm. Per quanto riguarda la Coppa dei Campioni ci si aspetta una festa in gran stille in finale ad Atene. Ma un gol da fuori area di Felix Magath e la caparbietá dell'Amburgo dirá ancora di no alla Vecchia Signora.

Arriva peró la Coppa Italia, conquistata non senza penare, dopo aver perso allo Stadio 'Marcantonio Bentegodi' per 0-2 contro gli scaligeri. I bianconeri riusciranno a ribaltere la situazione con una grande partita a Torino: 3-0 e settima coppa nazionale in bacheca.

Buona Visione!



juventus


Stagione 1982-1983 - Coppa Italia - Finale, ritorno
Torino - Stadio Comunale
mercoledì 22 giugno 1983 ore 20.30
JUVENTUS-VERONA 3-0 - Dopo i tempi supplementari
MARCATORI: Rossi P. 7, Platini 81, Platini 119

JUVENTUS: Bodini, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio (Storgato 75), Scirea, Marocchino (Furino 60), Tardelli, Rossi P., Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni

VERONA: Garella, Oddi, Marangon, Volpati, Guidetti, Tricella, Fanna, Sacchetti, Di Gennaro, Dirceu, Penzo
Allenatore: Osvaldo Bagnoli

ARBITRO: Longhi




Rimonta della Juve, la Coppa è sua 
Bianconeri e veneti (che all'andata si erano imposti per 2-0) protagonisti di una accesa sfida 

TORINO La Juventus ha vinto la Coppa Italia. Ha rimontato con Rossi e Platini lo 0-2 di Verona e si è poi imposta nel tempi supplementari ancora con Platini. Non c'era il pienone, per quella che era anche l'ultima esibizione torinese stagionale della Juventus, ma i 35 mila facevano un gran tifo. Anche il Verona era accompagnato da una tifoseria compatta: circa 6 mila sostenitori, assiepati in curva Maratona, in cui spiccava lo striscione del «gruppo anti-Juve» che diceva: 

«Verona come Amburgo» 

In tribuna stampa, anche Gigi Radice, ancora in attesa di trovare un'occupazione. Rispetto a Verona, rientravano nella Juventus Cabrini e Marocchino (alla partita d'addio), mentre gli ospiti presentavano la stessa formazione, con Spinosi in panchina. Giocare in salita, con l'handicap di due gol da rimontare, obbligava la Juventus ad un'aggressività ragionata, ma la squadra bianconera si scopriva già al 2' e il Verona creava il primo perìcolo: da Guidetti a Dirceu, poi a Sacchetti che apriva verso Di Gennaro che evitava Bodini, ma si allargava troppo e il suo cross era intercettato da Gentile. Il Verona si muoveva in souplesse, con schemi semplici e collaudati, con improvvise folate di rimessa elaborate da Fanna che ora agiva a destra, controllato da Cabrini, ora a sinistra, fronteggiato,da un, Gentile che non faceva complimenti. La Juventus adottava un marcamento misto zona-uomo a metá campo, dove gli accoppiamenti principali erano i seguenti: Bonini-Dirceu, Tardelli-Di Gennaro, Platini-Volpati, Boniek-Sacchetti. In avanti Rossi era «stoppato» da Oddi, con Tricella alle spalle, mentre Marocchino se la vedeva con Marangon. Al 4' una bella discesa di Fanna, autentica spina nel fianco per la retroguardia juventina, era stroncata da Scirea. Poi, dopo alcune fasi di studio, la Juventus sbloccava il risultato al 7'. 

Una lunga azione si sviluppava sulla sinistra per merito del bravo Marocchino che scambiava con Rossi, ma era anticipato dall'uscita di Garella, recuperava Boniek il cui tiro, intercettato da un difensore, rimpallava su Rossi che controllava e insaccava da pochi passi. Un classico gol «alla Rossi» che interrompeva un digiuno di oltre due mesi: era infatti dal 20 aprile scorso, a Lodz, che Pablito non segnava più in una gara ufficiale. Piú con volontà e rabbia ed esperienza, che con lucidità, la Juventus insisteva alla ricerca del gol che avrebbe pareggiato il conto, ma il Verona si difendeva con ordine e con calma, senza perdere mai la testa, grazie all'enorme mole di lavoro sviluppato da Dirceu, da Sacchetti, Guidetti, Volpati che costituivano la cerniera di centrocampo cui si aggiungeva anche Fanna. Al quarto d'ora Tardelli si faceva ammonire per proteste e al 18' Rossi riceveva un ottimo pallone da Boniek ma era in fuori gioco, puntualmente rilevato dall'arbitro Longhi. Altra occasione per Rossi al 21' su un contropiede propiziato da Marocchino che «Pabllto» non sfruttava per un indugio fatale. Un minuto dopo Garella, con una spettacolare deviazione in corner, evitava il raddoppio su folgore di Cabrini da una ventina di metri. Al 23' altro brivido per il Ve rona per una punizione a due in area (veniva anche ammonito Guidetti per comportamento non regolamentare) ma il tiro ravvicinato di Tardelli si infrangeva sul «muro». Al 26', imbeccato da Platini, Marocchino effettuava uno splendido affondo servendo poi a rientrare Rossi che però al momento di concludere si afflosciava. 

Ma la palla gol più clamorosa la falliva Bonlek al 40'. Platini catturava un pallone nella tre quarti di campo juventino, galoppava per una cinquantina di metri e poi scodellava un perfetto passaggio per Boniek che sprecava tirando sul portiere: Garella di piede, sventava. 

La ripresa si apriva con una doppia opportunità per la Juventus. La prima al 47': scatto e cross di Rossi per Scirea che preferiva passare a Cabrini anziché tirare e l'azione sfumava sul colpo di testa abbondantemente a lato di Boniek. La seconda un minuto dopo su ottimo spunto di Marocchino che, chiamava all'azione Rossi il cui passaggio finale era per Boniek in ottima posizione ma il polacco mandava tutto in fumo. Al 54' un errore di Brio per poco non creava guai irreparabili: il sinistro di Dirceu era deviato in corner. Due minuti dopo l'ottimo Marocchino serviva Rossi che sparava in porta (finalmente con determinazione e sicurezza) e Garella era bravo a deviare in corner. Allo scoccare dell'ora di gioco Marocchino, che già da qualche minuto chiedeva il cambio per aver esaurito... il carburante, veniva sostituito da Furino. Marocchino poteva cosi raccogliere un'ovazione, l'ultima, tutta per lui, dalla curva Filadelfia. Una Juventus lodevole per combattività, ma velleitaria quanto a mira, improvvisava azioni senza riuscire a concluderle nella giusta misura. 

Solo Platini armava il destro con una gran botta al 66' sfiorando il palo. Con la Juventus sbilanciata in avanti Gentile perdeva un tackle con Fanna che s'involava in profondità servendo poi Penzo che non agganciava di un soffio, e il pallone si perdeva sul fondo. Su capovolgimento di fronte era Garella a dirottare in corner una pericolosa botta ravvicinata di Boniek su passaggio di Platini. Al 75' Storgato dava il cambio a Brio che da qualche tempo avvertiva il riacutizzarsi del vecchio malanno inguinale ed era apparso in difficoltà nei recuperi su Penzo. Al 77' Longhi ammoniva Boniek per proteste.

Nonostante le energie scarseggiassero, i bianconeri lottavano con ferocia e avrebbero meritato il raddoppio ma Garella si superava (78') su un'invenzione di Platini. Poi la sfortuna ci metteva lo zampino, anzi il fianco di Volpati che intercettava un gran destro di Boniek con Garella ormai battuto. E la Juventus vedeva premiati i suoi sforzi all'61'. Un lungo cross di Gentile spioveva sotto porta, accanto al secondo paio dove l'accorrente Platini, allungando il destro, di punta insaccava. Una autentica prodezza che poteva realizzare solo il francese. Sotto la spinta del pubblico la Juventus sputava anche l'anima e un tiro di Gentile trovava il bravo Garella pronto alla respinta. Il finale era tutto di marca bianconera anche se una punizione di Dirceu veniva bloccata da Bodini. Boniek, in fuorigioco, segnava in rovesciata ma dopo il fischio dell'arbitro e si andava al supplementari. 

Il primo tempo supplementare, concluso senza gol, era caratterizzato da una splendida, occasione fallita di un soffio da Platini, con un tocco da giocatore di bigliardo-, deviato impercettibilmente in angolo da Garella. Si notava, come anche in precedenza, la puntuale regia di Furino, «vecchio» gladiatore mentre si inaspriva la partita soprattutto per la stanchezza: l'arbitro doveva ammonire prima Gentile e poi Oddi. Oltre a quella di Platini la Juventus costruiva altre due occasioni non sfruttate di testa da Bonini e Storgato. Quasi allo scadere del secondo tempo supplementare, dopo 119 minuti di gioco, Platini per la seconda volta con una prodezza personale inventava il gol decisivo, assegnando la Coppa Italia alla Juventus, dopo aver sfruttato abilmente un cross di Cabrini. E' il trionfo finale che proietta la Juventus in Coppa delle Coppe. 

Bruno Bernardi 
tratto da: La Stampa 23 giugno 1983





COPPA ITALIA/SETTE VOLTE JUVE
All'ultimo tuffo di una stagione prodiga di delusioni, i bianconeri hanno strappato al sorprendente Verona una Coppa thrilling. 
Ma Boniperti dice: «Non basta a ripagarci.»
Brindisi amaro

TORINO. Finalmente Juventusiasmante! Ci sono voluti quasi undici mesi dall'inizio dell'anno più lungo, perché la Vecchia Signora facesse onore al suo prestigio, alla sua tradizione, alla sua golosità. Ci sono voluti quasi undici mesi, insomma, perché la Juve vincesse qualcosa. La Coppa Italia, finita in mani tanto degne, riacquista persino dignità: la sua consegna suggella il risveglio della Bella Addormentata del calcio italiano. Vien quasi da pensare che per la Juve, ovvero per tutti i suoi uomini che costituiscono il nerbo della Nazionale campione del mondo, bisognerebbe studiare ogni anno una proroga del campionato: alla fine del giugno '82, infatti, i bianconeri-azzurri iniziarono la volata che li avrebbe portati al trionfo di Madrid. Alla fine del giugno '83 i bianconeri-azzurri e i loro soci di complemento hanno regalato ai propri tifosi l'unico alloro della stagione. Con grinta, con volontà, con determinazione, con cattiveria, con coraggio. Tutte doti che la sbornia mondiale sembrava aver irreversibilmente raso al suolo.

CENERI. La Juve, insomma, ha acciuffato per i capelli e ai limiti del tempo massimo l'ultimo obbiettivo sarebbe meglio dire l'obbiettivo minimo che si era prefissa. E l'impresa, se la vogliamo chiamare così, non è legata tanto al valore del trofeo in sé, quanto alla resuscitata vena della squadra, risolle-vatasi improvvisamente dalle ceneri delle delusioni patite e del suo temuto declino. 

«Mi fa ridere - ha detto Boniperti chi ha parlato di Juve finita dopo la partita di Verona, lo avete visto tutti, è quella che nei momenti più importanti sa tirare fuori unghie, grinta e carattere». 

E questo è sacrosanto: ma è anche vero e sappiamo di aprire nel presidente bianconero una ferita che nemmeno i decenni chiuderanno che se quelle unghie, quella grinta e quel carattere fossero stati usati esattamente un mese fa, non si sarebbe arrivati alla finale di Coppa Italia con questo clima da ultima spiaggia. Per la Juve, probabilmente, non è stato tanto importante aver centrato quest'ultimo obbiettivo, quanto... non averlo fallito.

INDULGENZA. Ma ora che cosa cambia? La vittoria in Coppa Italia è un argomento «depistante», un invito all'in-dulgenza, oppure la presidenza bianconera andrà comunque avanti per la via «dura» suggerita dalle delusioni precedenti? Boniperti, in questo senso non ha dubbi: 

«Se devo essere sincero questa Coppa Italia non mi ha dato né gioia né soddisfazione particolare: vale troppo poco per uno come me che aveva già fatto la bocca a ben altri traguardi. Per questo, nelle mie valutazioni, non cambia assolutamente nulla: non verrà spostata una virgola dei progetti che avevamo varato». 

Boniperti e non fa niente per non farlo capire, ha probabilmente vissuto una delle stagioni più amare da che è presidente: il rammarico è proporzionale a quelli che erano stati i sogni. Vedere la Coppa, la «sua» Coppa, a venti metri da lui, sotto quella maledetta tribuna d'onore d'Atene, e poi lasciarla portar via dalle manone di Hrubesch gli ha procurato uno choc che la pur bellissima vittoria contro il Verona non ha potuto lenire. 

«Atene passa e la Juve resta», 

gli abbiamo detto con un po' di enfasi e un po' di piaggeria per solleticare il suo amore bianconero. Non l'avessimo mai fatto! 

«Atene non "passa" proprio per niente! Non è passata fino ad ora e non passerà per parecchio tempo! E pensare che sarebbe bastata la stessa grinta mostrata nella seconda finale di Coppa Italia. Ma dov'era finita quel giorno la mia squadra, che cosa aveva procurato quell'incredibile cortocircuito collettivo?». 

È davvero il caso di dire che il mondo, per Boniperti, s'è fermato il 25 maggio.

RAMMARICO. Ma la severità (o il realismo se vogliamo) del grintoso presidente bianconero non deve sminuire il valore di quest'ultima conquista juventina. Anche se forse ha ragione lui quando dice che la bella, «voluta», cercata, vittoria in Coppa Italia acuisce se possibile il rammarico. Un rammarico che, secondo noi, non deve aumentare la severità nei confronti di questa squadra, che ha perso molto ma che, cifre alla mano: 52 partite ufficiali fra campionato, Coppa Italia e Coppa Europa (alle quali potremmo tranquillamente aggiungere anche gli impegni della Nazionale), 93 gol fatti (compresi quelli... annullati da Barbé), 45 subiti, 28 vittorie, 17 pareggi, appena 7 sconfitte. E sulla carta, un'annata da campioni, persino superiore sul piano statistico a quella dell'ultimo scudetto. Eppure i numeri sono stati mortificati dai fatti. È bastata una sconfitta, pensate, una sola in tutta la Coppa dei Campioni per fare lo sgambetto a 9 mesi di lavoro. Certo gli albi d'oro c'ignoreranno per sempre, ma quante altre squadre quest'anno, in Europa, hanno ottenuto... una medaglia d'oro e due d'argento? Che deve dire allora il povero Real Madrid che è riuscito ad arrivare secondo in tutte, ma proprio in tutte, le manifestazioni alle quali ha partecipato? Ma i bilanci del Real, come quelli della Juve, vanno fatti a fusti, a decenni, non ad annate, quindi niente drammi e niente epurazioni: se Boniperti accetta un consiglio, dovrebbe ritoccare il meno possibile questa Juve. Dare a tutti i giocatori una possibilità di rivincita: tanto più che, per sua fortuna, il prossimo anno i bianconeri non avranno un'ubriacante e rammollente vittoria mundial da celebrare, ma tanta rabbia da smaltire! E la rabbia - come ha dimostrato la finale col Verona - è il vero additivo vincente di questi giocatori.

EQUIVOCI. La mannaia di Boniperti s'è però già abbattuta sui peccatori. Il primo ad essere stato fatto fuori è stato Domenico Marocchino. La sua colpa? Forse di non essere troppo juventino «dentro», ma Boniperti, secondo noi, ha sbagliato. Ha dimenticato quanto era stato importante Marocchino per l'ultimo scudetto e quanto di più lo sarebbe stato quest'anno se molti equivoci (l'equivoco-Boniek per esempio) non si fossero consumati alle sue spalle. 

"Qualcuno deve pagare» 

deve aver pensato il presidente bianconero: ma non si capisce perché debbano pagare sempre i piccoli. Perché (ferma restando la nostra opinione che la miglior campagna acquisti che la Juve possa fare sarebbe quella di confermare tutti in blocco) i giocatori che hanno deluso sono stati altri: non il povero Marocchino (o Osti, che è un altro «piccolo» e che era stato fatto fuori molto per tempo). Non ha forse deluso Rossi? Non ha forse deluso Tardelli (e a proposito di stile Juve, che ne dice il presidente di quell'infantile libro-rivincita che ha scritto con Gentile?). Non ha forse deluso Scirea? Eppure a tutti costoro verrà giustamente connessa una prova d'appello, anche perché sono giocatori che difficilmente tradiscono per due volte consecutive. Ecco, alla stessa stregua sarebbe stato elegante, concedere l'appello anche ai pari. Finvece Marocchino è già partito e Galderisi (altro artefice dell'ultimo scudetto) lo seguirà. E Bodini? Dopo quello che ha fatto in Coppa c'era bisogno di umiliarlo con l'acquisto di un altro portiere? Boniperti (che di calcio e di psicologia ne sa senz'altro di più del vostro cronista) non deve dimenticare che se può essere certo che la Coppa Italia non assolve la stagione, è altrettanto vero che la Coppa dei Campioni non la deve «condannare per forza». Quindi ben vengano Vignola, Caricola, il danese in subappalto e quanti altri accederanno al sacro scoglio bianconero: ma se la Juve risorgerà, risorgerà soprattutto grazie ai suoi veterani. erani. Furino Furino compreso. E Bettega compreso, se gli verrà la voglia di ripensarsene.

LEADER. Conscia dei suoi peccati è molto probabile che la Juve, nella prossima stagione, parta con una determinazione ben diversa. E soprattutto con una certezza che all'inizio dell'annata trascorsa non aveva ancora: quella di aver trovato un grande leader nella persona di Michel Platini. Il Mundial, con il suo incenso e la sua narcosi, sarà molto lontano nel settembre dell'83: nessuno dei campioni si sentirà più in diritto di guardare il mondo e i compagni dall'alto in basso e, contemporaneamente, fuoriclasse come Platini non avranno più lo scrupolo di sentirsi inferiori. Ebbene, a quel punto, la classe e il carisma del francese già abbondantemente emersi da metà stagione in poi, non avranno più motivo di restare compressi. Sarà, Michel, l'avvocato... in campo e sarà la squadra ad essere presa per mano da lui. Già quest'anno ha segnato trenta gol (18 in campionato, 7 in Coppa Italia, 5 in Coppa Campioni). Fra l'altro, Michel, dimostra di aver idee molto chiare: 

"Nel calcio si può migliorare anche con gli stessi uomini che possono aver deluso. La Juve faccia quello che vuole, comperi due, tre, quattro rinforzi, non è un problema mio: ma ricordiamoci che si può e si deve progressare anche su altri piani, come quello dell'intesa e della crescita della squadra. Questo è uno dei lati più belli del calcio e su questo occorre lavorare. Quando riusciremo ad imporre sempre il nostro gioco senza preoccuparci troppo di quello che fanno gli altri avremo eliminato un difetto chiave e saremo, a tutti gli effetti, una grande squadra». 

Parole santé!

OBIETTIVI. In questi giorni la Juve definirà il suo organico 83-84. Gli obbiettivi sono tutt'altro che misteriosi. Tramontato l'interesse per Giordano, ora sono due i giocatori concupiti: Vierchowod e - a scelta - Penzo o Cantarutti. Per Vierchowod il sacrificio potrebbe anche essere enorme (Tardelli?) per la «torre», ovvero per il pivot destinato a sostituire Bettega, basterà rompere il salvadanaio. Dopodiché via, un'altra volta, alla conquista dell'Italia e dell'Europa. In Italia ci sono più avversarie che mai (ma la Roma, per esempio, potrebbe subire gli stessi rigurgiti da pagamento che quest'anno hanno compromesso la stagione juventina), in Europa c'è il Barcellona di Maradona e il Manchester United e l'Aberdeen e i Rangers: la Coppa delle Coppe assomiglia quasi... alla Coppa dei Campioni. Ebbene, se il mondo è fatto a scale, la Juve faccia dunque anche questo nuovo impegnativo scalino continentale. Dopodiché, vinta la Coppa Uefa, vinta la Coppa delle Coppe, scatterebbe finalmente la legge del non c'è due senza tre. E a quel punto chissà, forse fra soli due anni -Boniperti sarebbe persino disposto ad andare a trascorrere le vacanze al Pireo. Col sorriso sulle labbra.

Marino Bartoletti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1983 nr.26



 

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venerdì 19 giugno 2026

19 Giugno 1983: Verona - Juventus

É il 19 Giugno 1983 e Verona e Juventus si sfidano nella Finale di Andata della Coppa Italia 1982-83 allo Stadio 'Marcantonio Bentegodi' di Verona.

I bianconeri piemontesi sono oramai considerati 'la squadra piú forte del mondo' avendo in rosa motli elementi della nazionale Italiana Campione del Mondo a Spagna 82, con l'aggiunta di due fuoriclasse assoluti come Michel Platini e Zibì Boniek. Ma nonostante questo i bianconeri non riescono a conquistare la Coppa dei Campioni battuti in finale dall'ostico Amburgo.

In campionato non tengono il passo della Roma che vince il suo secondo scudetto. Poi però si rifanno in Coppa Italia - splendida rimonta in finale contro i gialloblu veneti.

Buona Visione!


 

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Stagione 1982-1983 - Coppa Italia - Finale, andata
Verona - Stadio Marcantonio Bentegodi
Domenica 19 giugno 1983 ore 20:30
VERONA-JUVENTUS 2-0
MARCATORI: Penzo 44, Volpati 51

VERONA: Garella, Oddi, Marangon, Volpati, Guidetti, Tricella, Fanna (Sella 76), Sacchetti, Di Gennaro, Dirceu (Fedele 89), Penzo (Manueli 87)
Allenatore: Osvaldo Bagnoli

JUVENTUS: Bodini, Gentile, Prandelli (Storgato 73), Bonini, Brio, Scirea, Galderisi, Tardelli, Rossi P., Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Lo Bello R.
ESPULSIONI: Galderisi 41 (Juventus)



"Perché Lo Bello mi ha espulso?"
Galderisi stupito e amareggiato 
Trapattoni accusa la squadra, ma dice: "Mercoledì possiamo ancora farcela"
DAL NOSTRO INVIATO

VERONA - Sapeva di giocarsi tutto in queste ultime partite: stima, riconferma e futuro. Invece ieri sera ha chiuso anzitempo la sua breve avventura in Coppa Italia, con la complicità di Rosario Lo Bello, un arbitro che sente tutto, forse anche le cose che non vengono dette. «Nanu» Galderisi è stato espulso proprio allo scadere del primo tempo, danneggiando cosi - e in modo vistoso - una Juventus già in difficoltà, che quindi si è trovata a giocare la ripresa in inferiorità numerica.
A fine partita, il piccolo attaccante proprio non si capacitava, non riusciva a spiegarsi come Lo Bello avesse potuto cacciarlo. 
"Dopo pochi attimi di partita - spiega - mi ha detto che mi avrebbe sbattuto fuori. Poi ho subito diversi falli e ho cercato di dire all'arbitro che doveva prendersela con chi prendeva a calci me e non il pallone. A questo punto Lo Bello ha estratto il cartellino giallo. Da quel momento io non ho più aperto bocca. Poi, sul finale del tempo, durante un'azione in area, lui mi ha detto per la seconda volta che mi avrebbe mandato via. Io non ho parlato, ho alzato gli occhi al cielo é Lo Bello mi ha cacciato dal campo".
Un finale molto triste, certo non quello che l'attaccante si aspettava. Anche Trapattoni mette in luce come l'uscita di Galderisi sia stata un grave handicap per i suoi: 
"In undici avremmo potuto ristabilire il risultato - sottolinea il tecnico senza correre rischi, senza lasciare troppo spazio a questa squadra che, se ha a disposizione gran parte del campo, si trova a suo perfetto agio. Comunque, non è solo un fatto di uomini in più o in meno. Questa sera, alcuni dei miel proprio non c'erano. Non possiamo lamentarci, potevamo prendere anche più di due gol. Ad ogni modo siamo in grado di ribaltare il risultato nella partita di mercoledi sera, se è il caso con l'aiuto dei supplementari e dei rigori".
Trapattoni mette quindi sotto accusa i suoi. Sul banco degli imputati salgono soprattutto Platini e Rossi. A Paolo proprio non ne va bene una, sta concludendo la sua annata malinconicamente. Il giocatore però non sembra demoralizzato:
"Ho preso, come al solito, tanti calci. E' stata per me una partita particolare perché, dopo l'espulsione, sono rimasto in avanti l'unico punto di riferimento e tutti convergevano su di me. Ho avuto poche possibilità e pochi palloni."
Boniek, che si è prodotto una lussazione all'anulare della mano sinistra, si è intrattenuto a fine partita negli spogliatoi con l'ex compagno Zmuda. Il giocatore non sembra molto convinto che la Juve possa farcela a vincere questa Coppa: 
"E' un risultato brutto per noi - sottolinea - Al ritorno faremo di tutto per attaccare, ma ci potremmo anche esporre al contropiede del veneti, che sono molto forti soprattutto in trasferta."
Platini, nonostante tutto, crede che la Juve possa ancora farcela almeno a vincere la Coppa Italia: 
«I veronesi ci hanno surclassati in questa partita - ammette - Hanno un attacco formidabile, però mi sembrano pluttosto vulnerabili in difesa. In casa, quindi, avremo la possibilità di farcela, anche se rischiamo a nostra velta di prendere dei gol."

Fabio Vergnano
tratto da: La Stampa 20 giugno 1983



COPPA ITALIA/ULTIMO ATTO
Dopo aver ribaltato il risultato di semifinale col Torino nell' incontro di ritorno, gli uomini di Bagnoli hanno piegato la Juve al Bentegodi, ipotecando l'ultimo trofeo di stagione.
Verona sogna

E ADESSO Verona sogna: sul già succulento budino di un campionato esaltante e indimenticabile, gli uomini di Bagnoli stanno aggiungendo la ciliegina di una Coppa Italia che, comunque andrà a finire, li ha visti grandi protagonisti in ogni sua fase. Già con il Milan, nei quarti, aveva colto in trasferta il fiore di una qualificazione che pareva già appassito, poi, nel doppio scontro con gli uomini di Bersellini, i gialloblu si sono superati, andando addirittura a recuperare con una vittoria sotto la Mole la sconfitta subita al Bentegodi. Più lineare, invece, il cammino della Juve, che ha regolato l'Inter in casa per poi chiudere il conto a reti bianche al «Meazza».

IL VERONA. Al primo appuntamento della finale i veneti si sono presentati in un clima abbastanza polemico, con la bomba del probabile addio di Dirceu deflagrata proprio nel momento cruciale. Per dissuadere il campione brasiliano che, proprio nel momento dell'arrivo di tanti celebri connazionali sul nostro suolo calcistico, pare intenzionato a tornare in Patria, i tifosi hanno addirittura trasformato Verona in una sorta di Dirceulandia: i manifesti dell'asso di Curitiba hanno invaso i muri cittadini fino a fare invi-dia a quelli elettorali, tanto che c'è da pensare che, se fosse stata presentata in tempo utile, una "Lista per Dirceu" avrebbe fatto strage di crocette elettorali. L'importanza del brasiliano, d'altronde, è stata evidente proprio in questa fase di Coppa Italia, che il regista di Bagnoli ha affrontato con una carica ed uno smalto tecnico-agonistico che hanno finito col contagiare i compagni anche nelle occasioni meno stimolanti (vedi nel match di ritorno col Torino dopo il gol di Selvaggi). La finale del Bentegodi, con la incombente prospettiva di essere l'addio del campione straniero al pubblico di casa (che ha risposto col tutto esaurito) è stata per lunghi tratti una lunga sonata per coro e Dirceu: col brasiliano in cattedra a dirigere il gioco, vincendo il duello a distanza con Platini, e con il Fanna-monstre di questa stagione, una saetta imprendibile nel cuore della retroguardia bianconera, il confronto non ha avuto praticamente storia. A siglare le reti ci hanno pensato altri due eroi di questa stagione gialloblu: l'implacabile Penzo, macinatore impressionante di gol, e l'astuto Volpati, un uomo tatticamente preziosissimo, capace di trovarsi sotto porta nei momenti decisivi.

LA JUVENTUS. Per mettere le mani almeno sulle briciole di una stagione-banchetto che avrebbe dovuto essere trionfale e si sta trasformando invece in un impressionante Ramadan, Trapattoni si è trovato a dover risolvere di nuovo l'enigma Verona, che già risultò indigesto in campionato (tre punti su quattro ai gialloblu tra andata e ritorno). Per quanto si è potuto vedere all'andata, i rischi che i bianconeri concludano la stagione con lo stomaco ricolmo solo di desolanti ragnatele sono tutt'altro che remoti. Trapattoni, in vista dell'ultimo atto, ha definitivamente silurato Mágos-chino, sostituendolo con Galderisi, ma proprio il giovane attaccante, dopo le belle prove contro l'Inter, è stato protagonista negativo del match di Verona, facendosi espellere e costringendo i suoi a giocare in dieci per più di un tempo. In più, spazi preoccupanti si aprono in difesa, dove la tenuta di Scirea in fase di chiusura desta qualche perplessità, mentre in avanti Rossi continua a soffrire sia di mali propri (non si spiega altrimenti il rigore fallito contro l'Inter al Comunale) che dell'isolamento cui lo schieramento scelto da Trapattoni lo costringe. Nonostante questo, il cammino della Juve di Coppa Italia era stato finora all'insegna del rullo compressore: ci voleva la finale, secondo il maligno sortilegio che continua a perseguitare i bianconeri di Trapattoni, per far riemergere di colpo tutte le ombre di una squadra che non riesce a brillare proprio nei momenti decisivi. Il ritorno di Torino costituisce l'ultima, disperata carta. Trapattoni tocca ferro: chissà se basterà.

Carlo F. Chiesa
tratto dal Guerin Sportivo anno 1983 nr.25





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mercoledì 17 giugno 2026

30 Marzo 2002: Juventus - Lazio

É il 30 Marzo 2002 Juventus e Lazio si sfidano nella dodicesima giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2001-02 allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

É una stagione col finale col botto questa per i campioni bianconeri. Iniziata in sordina adesso i nostri eroi stanno girando a mille. La vetta si avvicina e si avvicina anche il 5 maggio, ultima giornata di campionato. Tutto il resto é Storia

Dall'altra parte c'é la Lazio che dopo l'imbarazzante avvio di stagione con la nostra leggenda Dino Zoff, termina la stagione con Alberto Zaccheroni e si appresta a conquistare un insperata sesta piazza.

Buona Visione!



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Stagione 2001-2002 - Campionato di Serie A - 12 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
sabato 30 marzo 2002 ore 20:30 
JUVENTUS-LAZIO 1-1
MARCATORI: Claudio Lopez 25, Trezeguet 38

JUVENTUS (4-3-1-2): Buffon, Zenoni (Montero 58), Ferrara C., Iuliano, Pessotto G., Zambrotta, Conte A., Davids, Maresca (Amoruso 42), Trezeguet (Zalayeta 70), Del Piero
A disposizione: Carini, Pericard, Frara, Scardina
Allenatore: Marcello Lippi

LAZIO (4-4-1-1): Peruzzi (Marchegiani 46), Stam, Nesta, Fernando Couto, Favalli, Castroman (Poborsky 62), Giannichedda, Liverani (Mendieta 84), Stankovic, Fiore, Claudio Lopez
A disposizione: Cesar, Pancaro, Gottardi, Evacuo
Allenatore: Alberto Zaccheroni

ARBITRO: Bolognino
AMMONIZIONI: Iuliano, Del Piero (Juventus); Castroman, Giannichedda, Marchegiani, Poborsky (Lazio)


Marcello Lippi, tornato a luglio dopo 2,5 anni con Ancelotti giunto al suo posto nel 1999, si trova in grossa difficoltà e sceglie di cambiare modulo orientandosi verso il 3-5-1-1 invece del 4-4-1-1: mancano il terzino Birindelli, il difensore Thuram, il duttile Tudor, mediani di fatica come Paramatti e Tacchinardi oltre al bomber ex di giornata Salas e il trequarti squalificato Nedved…bisogna ripiegare su un collettivo più sparagnino e capace di diventare 5-4-1 a rombo in fase di copertura specie con le assenze di Thuram e Nedved (altro ex di giornata); la Lazio, invece, affidata ad Alberto Zaccheroni dopo i primi 3 pareggi in 3 giornate di Dino Zoff, adopera un 4-5-1 più di rincalzo che di certezza, dato che mancano Colonnese per scelta tecnica ma soprattutto i degenti come i difensori centrali Negro, Mihajlovic, i mediani Dino Baggio con Simeone e le punte Crespo, Simone Inzaghi (i guai ci saranno anche durante la sfida e l’infermeria si riempirà sempre di più). 

A inizio maggio (stagione chiusa prima per permettere l’ambientamento alle nazionali in vista del mondiale), vedremo i conti finali: la Juventus, in cui Trezeguet si laureerà capocannoniere del campionato assieme al piacentino Hubner con 24 timbri, vincerà lo scudetto n.26, 4 anni dopo il precedente e primo del nuovo millennio, superando Inter e Roma all’ultimo turno del fatidico 5 maggio 2002 sempre con Lippi in panchina…i bianconeri batteranno 2-0 l’Udinese fuori casa mentre i romanisti espugneranno 1-0 la Torino granata e i milanesi crolleranno 4-2 proprio in casa laziale, successo decisivo per mandare i capitolini in Coppa UEFA da sesti con la seguente graduatoria “Juventus 71; Roma 70; Inter 69; Milan 55; Chievo 54; Lazio 53” sapendo che la Lazio avrà un piccolo record, visto che sarà l’ultima squadra ad aver segnato ed evitato la sconfitta contro i sabaudi oltre ad esserci rimasti imbattuti assieme ai cugini che li avevano sconfitti 2-0 in Piemonte per poi fare 0-0 a Roma (dopo di loro ci saranno il 4-0 a Perugia, 1-0 con il Milan e a Piacenza, il 5-0 col Brescia e il 2-0 a Udine…un finale in totale crescendo); sul fronte della Coppa Italia invece vedremo il 10 maggio il Parma festeggiare il suo terzo successo in tale competizione (sarà l’ultimo trofeo ad aggiungersi alla bacheca prima del crac Parmalat) vincendo 1-0 in casa dopo aver per 2-1 a Torino chiudendo un cerchio che si era aperto con il primo trionfo gialloblù nel 1991/92 (sempre Parma-Juventus e sempre rimonta, 2-0 al ritorno, dopo l’1-0 dell’andata) mentre la terza Supercoppa Italia juventina sarà alzata il 25 agosto 2002 sul 2-1. Manca poco al nuovo Juventus-Lazio…seguiteci nell’ultimo tratto di viaggio.

tratto da  SABATO 30 MARZO 2002: FINE DEI GIOCHI?



GIRAUDO CONFERMA LA «MIGRAZIONE» BIANCONERA DURANTE LA RISTRUTTURAZIONE DEL DELLE ALPI: VOGLIAMO CREARE UNO STADIO ADATTO AL CALCIO 
Lìppì: traditi dalla troppa tensione 
Buffon: «Adesso ci vorrebbe un miracolo» 

TORINO Mentre in curva Scirea scoppia la contestazione, con gli ultras bianconeri che staccano i seggiolini e li buttano in campo, esce arrabbiatissimo dallo stadio anche il presidente onorario della Juventus, Umberto Agnelli. Le sue parole sono durissime e rispecchiano l'umore di un ambiente sull'orlo della crisi: 

«Primo tempo inconcepibile. Se i tifosi fischiano fanno bene. Sono delusi come lo siamo noi. E hanno ragione. Il comportamento in campo della Juve ha dato coraggio alla Lazio».

Inevitabile la domanda sui futuro di Lippi; la sua Juve rischia di finire in una posizione peggiore di quella occupata l'anno scorso dalla squadra di Ancelotti. Agnelli risponde in modo interlocutorio: 

«Non è ancora finita, aspettiamo». 

Sul proprio futuro Lippi è laconico; 

«Buona Pasqua a tutti». 

Nuovamente sollecitato, rimanda ogni decisione alla società: 

«Non so se l'avete capito, ma di questo argomento preferisco non parlare. Semmai lo farà la società a tempo debito. In fondo mi sembra giusto crederci ancora. Ci proveremo, è giusto provarci». 

Poi una breve analisi sulla partita: 

«Sono dispiaciuto e amareggiato. Ha ragione il dottor Umberto Agnelli, abbiamo tenuto un atteggiamento inconcepibile. Soprattutto nel primo tempo, siamo stati traditi dalla tensione, eravamo impauriti. E poi ci siamo trovati di fronte una buona Lazio, che ha complicato le cose. Maresca? Non l'ho sostituito per demerito, non è stata una bocciatura la sua, ho solo preferito inserire una punta e far svolgere i compiti di trequartista a Del Piero che mi è sembrato in buona serata». 

Buffon invece vede ormai lo scudetto svanire: 

«A questo punto ci vorrebbe un miracolo. Ma bisogna crederci, io ci credo ancora». 

Deluso anche Del Piero: 

«Però non molliamo, non è nostra abitudine farlo. Del resto anche in questa partita abbiamo dimostrato di saper reagire, di non arrenderci. Certo che, a cinque turni dalla fine, è diventata molto molto dura per noi. Dobbiamo sperare in passi falsi altrui e nello stesso tempo fare molti punti, cosa che ài recente non siamo stati in grado di fare». 

Qualche allarme per Trezeguet, che ha subito una lieve distorsione; le sue condizioni saranno valutate alla ripresa degli allenamenti. Infine la notizia alla quale mancava solo l'ufficialità, rimbalzata poco prima della partita. E' stato l'amministratore delegato della società bianconera Antonio Girando ad annunciarla; la Juventus ristrutturerà il Delle Alpi e per una stagione andrà a Monza e Piacenza per disputare le partite casalinghe. 

«La Juventus da molti anni è alla ricerca di proprio stadio sociale - ha detto Giraudo -. Per questo ha avviato con il Comune di Torino delle trattative che sono ormai giunte alla fase finale. Il Toro ha rinunciato al Delle Alpi per costruirsi un nuovo Filadelfia, quindi il Comune è d'accordo nel concedere l'impianto alla Juventus. Bisognerà solo stabilire la formula giuridica dell'acquisto». 

Inevitabile quindi la temporanea «migrazione» della squadra a Monza e Piacenza; 

«Occorrerà una ristrutturazione importante del Delle Alpi, perché vogliamo renderlo uno stadio adatto ai nostri tifosi, che li sappia coinvolgere. Una certa mancanza di entusiasmo intorno alla squadra può dipendere anche dalle caratteristiche dell'impianto. Abbiamo già preso contatti con i nostri tifosi di Torino, ci simo sentiti anche telefonicamente e si sono detti disposti a fare dei sacrifici per un anno pur di avere in futuro uno stadio tutto per loro, che li possa coinvolgere in maniera completa». 

Juve fischiata e seggiolini scagliati in campo. Severo Umberto Agnelli: 

«Giusta la rabbia dei tifosi, il nostro primo tempo è stato veramente inconcepibile»

Aurelio Benigno 
tratto da: La Stampa 30 marzo 2002





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La Stampa 31 marzo 2002

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La Stampa 31 marzo 2002

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La Stampa 31 marzo 2002



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