giovedì 9 aprile 2026

9 Aprile 1980: Arsenal - Juventus

È il 9 aprile 1980 e ArsenalJuventus si sfidano nella gara di andata della Semifinale di Coppa delle Coppe 1979-80 allo Stadio 'Highbury' di Londra.

Mentre in campionato i ragazzi in bianconero contendono all'Inter la palma di 'Campione d'Italia', la marcia in Coppa delle Coppe è arrivata quasi all'epilogo. La Juventus pareggiando questa gara insidiosa contro i temibili Gunners sembrerebbe ad un passo dalla finale di coppa. Però nel ritorno a Torino succedde l'impensabile.

Buona Visione! 



arsenal

Coppa delle Coppe 1979-1980 - Semifinali, andata
Londra - Stadio Highbury
Mercoledì 9 aprile 1980 ore 19.30
ARSENAL-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Cabrini 11, Bettega autorete 85

ARSENAL: Jennings, Devine (Vaessen 84), Walford, Talbot, O'Leary (Rice 24), Young, Brady, Sunderland, Stapleton, Price, Rix
Allenatore : Terry Neill

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, Furino, Brio, Scirea, Causio, Tardelli, Bettega, Gentile, Marocchino (Fanna 46)
Allenatore : Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Corver (Olanda)
RIGORI FALLITI: Cabrini 11 (Juventus)
ESPULSIONI: Tardelli 33 (Juventus)



Nella prima semifinale della Coppa Coppe gagliarda prova dei giocatori bianconeri 
La Juve, in dieci, pareggia a Londra: 1-1 
All'11 l'Arsenal subisce un rigore per fallo su Bettega: Cabrini tira, il portiere respinge ed il terzino segna 
Lo stopper O'Leary fuori campo un minuto dopo per un calcione di Bettega
Espulso Tardelli al 33' dopo due ammonizioni 
Il gol degli inglesi, realizzato da Stapleton, a cinque minuti dalla fine 

DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE LONDRA — Sessantamila spettatori, al completo il vecchio stadio di Highbury, cori e grida ben prima che le squadre entrassero in campo: Arsenal e Juventus sono partite; al segnale dell'arbitro olandese Corver, in un clima da grande sfida internazionale. In tribuna d'onore fra tecnici e personalità anche Ron Greenwood, commissario tecnico della nazionale inglese, che non ha perso l'occasione di vedere in azione l'ossatura della squadra del collega Bearzot per il campionato d'Europa che si avvicina. Confermata la formazione della Juventus, minimo ritocco a quella dell'Arsenal. Terry Neil ha recuperato cinque dei sei titolari assenti lunedì nel derby, il portiere Jennings, i centrocampisti Price e Rix, la coppia d'attacco Stapleton-Sunderland. Per aver tenuto a riposo giocatori non infortunati nel match con il Tottenham, l'Arsenal è stato intanto multato dalla federazione inglese di 500 sterline, un milione di lire. Se c'è maggior serietà nel calcio britannico (non totale, l'assoluto non esiste), è anche perché i dirigenti sanno far sentire il loro pugno. Le prime battute di gioco hanno consentito di vedere una Juventus affatto timorosa, disposta a giocare a tutto campo, pur puntando gran parte delle controffensive soltanto su Marocchino, al quale però si aggiungevano rapidamente Bettega, Causio e Cabrini, il più pronto a venir fuori dalle retrovie. Marcature da parte bianconera secondo previsione: Cuccureddu contro Sunderland, Brio addòsso a Stapleton, Cabrini ad aspettare Price in zona, Furino sulla strada di Talbot e Tardelli a marcare stretto Brady, il quale per un lungo periodò non è riuscito a mettersi in luce deludendo il suo pùbblico. 

Sospinti dal vento —i rilanci di Zoff giungevano sino in area di rigore avversaria — i bianconeri hanno frenato intelligentemente, rallentando il gioco e «accorciando» la squadra il prevedibile assalto iniziale dell'Arsenal. Marocchino, al 5', è stato fermato sul filo del fuorigioco, poi Gentile si è beccato i primi fischi per un intervento troppo deciso, al 9', su Rix. Dal 10' l'Arsenal ha cominciato a spingere, ma la Juventus l'ha colpito in contropiede con freddezza. Lungo rinvio della difesa verso Marocchino, errore di Devine, il quale ha sbucciato la palla tentando di colpirla di testa, probabilmente ingannato dal vento. Sulla sfera, deviata all'indietro verso il centro, si è inserito con decisione Bettega e Talbot in recupero, non hanno potuto far altro che agganciare il centravanti bianconero due metri dentro l'area. Rigore, affidato a Cabrini. Il terzino ha calciato debolmente sulla destra del portiere Jennings, il quale non si aspettava neppure il regalo e non ha trattenuto la sfera, e Cabrini, dopo un attimo di incertezza, è stato prontissimo ad avventarsi sulla stessa e a calciarla in rete sotto la traversa. La prevedibile reazione dell'Arsenal non ha trovato sbocchi per le marcature attente dei bianconeri, che gli uomini di Neill soffrivano chiaramente. 

Al 17' Bettega, entrando a gamba tesa su O'Leary, ha fatto un brutto servizio a se stesso e alla Juventus. Il pubblico inglese e gli arbitri stranieri non tolleravano questo genere di intervento. Tanto più che O'Leary dopo alcuni minuti di cure è stato trasportato ai bordi del campo e non è più rientrato, sostituito al 23' da Rice. Nel frattempo Bettega era stato ammonito, e pure Tardelli per proteste. Con una Juve frastornata dalle decisioni arbitrali, l'Arsenal poteva spingere maggiormente, portarsi in avanti, ma senza riuscire a impensierire Zoff che con tiri da fuori neppure difficili di Rix e Talbot. Al 33' si accendeva una mischia paurosa, che Zoff cercava di risolvere in uscita senza allontanare troppo la palla, sulla quale si avventava Sunderland ostacolato duramente da Tardelli,in acrobazia. Interveniva l'arbitro Corver ed inaspettatamente alzava il cartellino rosso per Tardelli già ammonito in precedenza. 

Espulso il centrocampista, ammonito anche Causio per proteste. Juventus in dieci per i restanti 57 minuti. L'Arsenal si proiettava in avanti ed il finale del primo tempo era un calvario per la difesa bianconera. Tentava al volo Brady al 41' su tocco di Sunderland, Zoff era bravissimo a distendersi in tuffo sulla sua sinistra per deviare in angolo il bolide. L'assalto continuava con Sunderland, il quale incuneatosi in area batteva Zoff con una botta sotto traversa, scoccata però da posizione di fuorigioco per cui l'arbitro annullava. Allo scadere, del tempo centrava Rix, di testa colpiva Talbot e Zoff bloccava al centro della porta. Il pericolo maggiore arrivava al 44' quando ancora Stapleton riusciva a districarsi in dribbling in posizione centrale e dal dischetto batteva rasoterra: Zoff era bravissimo a respingere la botta radente con i piedi. La Juventus ha cominciato la ripresa con Fanna al posto di Marocchino, che si era dannato su tutto l'arco dell'attacco per tutto il primo tempo. Prevedibilmente, l'Arsenal si è portato subito nella metà del campo bianconera per stabilirvisi praticamente, sospinto da Brady, il quale, stando alle spalle dei compagni nel ruolo di playmaker, poteva cominciare a far vedere le sue qualità in qualche occasione. La Juventus comunque si difendeva con ordine, Scirea giocava praticamente sull'uomo, lasciando a Bettega il ruolo di secondo libero, ruolo che il centravanti sosteneva con grande efficacia affiancando Brio nelle respinte di testa sui palloni alti, quando non era Zoff ad arrivarci con splendida scelta di tempo. 

Ai londinesi, sempre più nervosi con il trascorrere dei minuti, particolarmente Sunderland, il quale vanamente cercava il rigore gettandosi a terra in area in ogni occasione, restavano soltanto alcuni tiri da lontano. Uno fiacco di Brady subito al 3' parato da Zoff, uno al 5' di Talbot, finito fuori di poco, poi, con l'intervallo di un'ammonizione a Sunderland per uno sciocco fallo su Gentile tentava anche Rix e Zoff fermava con sicurezza. Al 18' si sviluppava un contropiede bianconero, la palla viaggiava da Gentile a Causio, il quale la controllava con sicurezza e lanciava Fanna, la cui botta centrale era parata da Jennings. Una parentesi, si rovesciava nuovamente l'Arsenal davanti alla porta di Zoff, collezionando vanamente calci d'angolo, poi si ripeteva Fanna, il quale al 21' approfittava di un errato rinvio di Young per partire in dribbling ed impegnare Jennings con un bolide centrale che il portiere inglese neutralizzava a stento. Riprendevano il discorso offensivo i biancorossi, al 23' Sunderland, solo davanti a Zoff, si allargava con la sfera anziché calciare direttamente. Cinque minuti dopo tentava da lontano Devine, ma la palla si perdeva sul fondo. Con uno Zoff grandissimo, pronto ad uscire su tutti i palloni alti che spiovevano nella sua area, la Juventus ha reso a lungo vani gli sforzi dell'Arsenal. Al 37' dopo un calcio d'angolo il portiere bianconero è stato colpito e sballottato in area, Gentile sulla linea ha anticipato Price evitando il pareggio. Come sempre, l'Arsenal non si è dato per vinto, malgrado il trascorrere dei minuti, e al 40', dopo che Zoff eseguendo una rimessa dal fondo era stato colpito al capo da un oggetto lanciato dalla curva, i londinesi pareggiavano. Calciava una punizione dalla destra Brady, la palla spioveva sul secondo palo dove il lungo Young la deviava al centro per Stapleton: Zoff era tagliato fuori, il centravanti deviava in rete a contatto con Bettega, la palla faceva quasi una carambola fra i due e finiva in porta. Intanto l'Arsenal aveva sostituito Devine con Vaessen. I bianconeri, sul pareggio, anziché accettare le ultime folate offensive degli avversari si portavano a loro volta in avanti e Fanna e Causio in tandem impegnavano prima Jennings con una forte botta e poi si vedevano respinto il secondo tiro.

L'ultimo rabbioso affondo era ancora dell'Arsenal, su un cross di Talbot dalla destra si proiettava all'assalto ancora Young, ma il suo colpo di testa lambiva il montante alla destra di Zoff e si perdeva sul fondo. L'urlo di delusione del pubblico si mischiava con il fischio di chiusura dell'arbitro Cover. I bianconeri alzavano le braccia in segno di giubilo, 1-1 vale una garanzia, se non la sicurezza assoluta del passaggio in finale. Delusi i giocatori dell'Arsenal, ma in realtà con il loro gioco monotono, senza fantasia, fatto soltanto di cross alti, non sono riusciti ad impensierire seriamente la Juventus se non in alcune occasioni nelle quali hanno imposto una maggiore potenza atletica. I bianconeri comunque sono sempre riusciti, sia pure pressati, a rispondere con sporadici ma efficaci contropiedi alla superiorità degli avversari. 

Bruno Perucca
tratto da: La Stampa 10 aprile 1980

 

 


L'impresa della Juventus sul terreno dell'Arsenal in Coppa delle Coppe ha assunto, per la speculazione inglese su un fallo di Bettega, il significato di una campagna anti-italiana che introduce « Europa 80 »
Prova d'orchestra

LONDRA

«Amico, siamo proprio così cattivi?». 

L'italiano che mi rivolgeva questa domanda il giorno dopo Arsenal-Juventus non nascondeva la speranza che io gli rispondessi: 

"Sì, siamo selvaggi, criminali, tigri, belve", 

perché una conferma del genere l'avrebbe inorgoglito. 

"Ci fanno passare tanto spesso per carogne aggiungeva per spiegare il suo atteggiamento così poco da gentleman che varrebbe la pena d'esserlo sul serio." 

La poco amabile conversazione verteva sul tema:

"Bettega è o no un criminale?" 

A leggere i quotidiani inglesi (tutti, tranne il serio e distaccato "Times" che puntualizzava: 

"Le speranze dell'Arsenal cominciano a vacillare" 

sul terreno di Highbury non era passata una squadra, la Juventus, ma una forma di vandali, guidati non dal famoso Bobby-Gol 

("Il più inglese degli italiani", annunciavano alla vigilia i "Daily" popolari) 

ma da un Attila assetato di sangue. E fortuna che Brian Glanville era andato a vedersi Nottingham Forest-Ajax... 

«Era da tempo," 

continuava il nostro interlocutore, 

"che non si registrava un cosi violento rigurgito di astio anti-italiano. Non se la sono presa tanto con noi neppure per il rapimento di Schild. E non capisco perché..." 

In effetti, giovedì mattina i londinesi, imburrando il toast e preparandosi un caffè macchiato, hanno divorato con ansia le pagine dei giornali per scoprire quale fosse il fattaccio del giorno: la decapitazione della principessa saudita da parte del boia di re Khaled o... L'amputazione della gamba di David O'Leary da parte di Roberto Bettega? Molto salomonicamente, la principessa decapitata occupava la prima pagina, il calciatore malcapitato l'ultima, ma i titoli più feroci erano tutti per Bettega, «criminale» e «selvaggio». Inutile spiegarvi cosa fosse successo ad Highbury: sapete tutto del fallaccio (inspiegabile) commesso dal big juventino ai danni di O'Leary e delle polemiche successive: sta di fatto che il buon David dato da più parti come condannato all'immobilità permanente il sabato successivo ha giocato contro il Liverpool, e piuttosto bene, stando alle cronache, che naturalmente hanno precisato: 

«Prima si è tolto dalla caviglia i frammenti dei tacchetti di Bettega, poi si è riempito di pillole e antibiotici, infine si è messo un bel parastinchi ed è andato a giocare». 

La principessa no: lei è rimasta interprete di una paurosa storia che in breve vi spieghiamo per chiarire il singolare rapporto che la sua vicenda ha con quella di O'Leary. Mercoledì sera infatti - mentre la BBC trasmetteva Arsenal-Juventus, la ITV (canale commerciale) mandava in onda una ricostruzione filmata della decapitazione della principessa Misha, condannata a questa triste fine per un banale adulterio. E giovedì mattina, mentre Boniperti e Trapattoni venivano investiti da un fiume di contumelie, re Kalheb, incavolatissimo con gli inglesi per... l'affronto cinematografico, otteneva le sentite scuse del ministro degli esteri Lord Carrington. Il fatto, secondo un'interpretazione politica, dice della grande considerazione... petrolifera in cui sono tenuti gli arabi, ormai re di Londra, e della scarsissima considerazione di cui godono i camerieri italiani.

EUROPA 80. È chiaro, tuttavia, che la campagna di stampa grossolanamente montata dopo Arsenal-Juventus rappresenta soprattutto la prova generale di quel che si prepara per gli «Europei». Non si vuole qui giustificare il fallo di Bettega, che anzi va condannato energicamente, ma è chiaro che altrettanto energicamente bisogna respingere la provocazione di un manipolo di critici in malafede. L'arbitro Charles Corver (interpellato dal «Daily Mail» che ha definito "horror-tackle" il fallo del juventino) ha precisato: 

«Ho rivisto l'incidente in televisione e sono convinto di avere agito bene: non ho creduto neppure per un istante che Bettega avesse commesso il fallo intenzionalmente: lo conosco bene e so che è uno dei calciatori italiani più corretti. E questo ho scritto nel mio rapporto: «un brutto fallo che però non meritava l'espulsione». 

Ma la gazzarra anti-italiana è continuata e si è ingigantita con l'entrata in campo dei giornali della domenica, molto sensazionalisti; uno di questi, il popolarissimo «News of The World», ha rotto gli indugi e ha mostrato dove andasse veramente a parare tutta la chiassosa campagna giornalistica: 

"A Torino sarà l'inferno! L'indignazione della stampa inglese chiamerà vendetta da parte dei tifosi non solo per la partita di ritorno Juventus-Arsenal ma anche per il confronto fra Italia e Inghilterra. È inutile che Greenwood getti acqua sul fuoco, questa è la realtà...». 

Come dicevo, siamo alle prove generali di Europa 80, alla ricerca anticipata di alibi a per l'Arsenal, che in realtà deve solo rimproverarsi di avere ceduto il dominio territoriale a una squadra ridotta in dieci (se non in nove, per l'assenza... tecnica di un altro giocatore) e per la nazionale inglese, che in realtà si presenterà a Torino il 15 giugno prossimo a giocare con l'Italia godendo dei favori del pronostico.

BONIPERTI. Pur avendo l'attenuante della provocazione, ha sbagliato Boniperti (lui solitamente cosi prudente, anche quando potrebbe parlar fuori dei denti) a rintuzzare con rabbia le accuse inglesi, in particolare quelle del tecnico dell'Arsenal, Neill, e farà bene, in vista del match di ritorno, ad invitare la tifoseria bianconera ad esser corretta come lo è stata quella londinese (va precisato, una volta di più, che molto spesso i tifosi sono migliori di chi il rappresenta, dirigenti e giornalisti compresi). Il clima di nervosismo che la critica inglese vuol creare potrebbe recar danno soprattutto ai bianconeri, autori a Londra di una partita eccezionale per concentrazione, freddezza e determinazione.

Si è parlato molto di Juventus coraggiosa, ma il coraggio a nostro avviso ha poco a che vedere con l'impresa dell'Highbury: i ragazzi di Trapattoni hanno badato soprattutto al gioco, ad approfittare dello slancio parrocchiale dei cannonieri di Neill, incapaci di tramutare gli illuminanti suggerimenti dell'ottimo Brady e la spinta gene rosa di Talbot in gol. Sarà comunque il caso di rammentare alla Juventus che il secondo tempo di Highbury potrebbe ripetersi pari pari a Torino, con grossi pericoli, gli stessi corsi a Londra.

ZOFF. Per l'occasione, la Juve dovrà contare una volta di più sullo straordinario Zoff di Londra, sottoposto da Sunderland, Stapleton e compagni ad un vero e proprio cannoneggiamento. La sua esibizione conferma che il nostro grande portiere si è presto ripreso dalle incertezze argentine, cancellando dubbi e timori sul suo impiego in azzurro. Il suo finale di campionato, le sue prove in Coppa lo dicono fra i migliori calciatori italiani in senso assoluto; il prossimo impegno con la Polonia, i restanti tre incontri di campionato, il ritorno con l' Arsenal e (auguriamocelo) la finale della Coppa delle Coppe dovrebbero consegnarlo a Bearzot in splendida forma per interpretare egregiamente l'Europeo. L'antico Zoff (secondo solo a Facchetti per le presenze in azzurro, 477 volte in campo in campionato con 239 partite giocate consecutivamente) merita il plauso degli sportivi non solo per le sue imprese di calciatore ma anche per le sue qualità umane. Ad Highbury qualcuno ha visto cadergli vicino ai piedi un coltello che, col passare delle ore, nei discorsi del dopopartita, da temperino che stava diventando scimitarra. Lui l'ha raccolto e l'ha gettato via. E il giorno dopo, mentre infuriava la tempesta polenica, ha detto soltanto: 

"Pensiamo a giocare." 

Già, ragazzi: pensate a giocare. A far fumo e chiasso ci pensano già gli inglesi...

Italo Cucci 
tratto dal Guerin Sportivo anno 1979 nr.16




arsenal

arsenal

arsenal

arsenal

arsenal

arsenal

arsenal

arsenal

arsenal-juventus

arsenal

rosa

arsenal

arsenal
la gazzetta

arsenal
La Stampa 10 aprile 1980

arsenal
La Stampa 10 aprile 1980

giovanni
La Stampa 10 aprile 1980

arsenal

juventus

maglie









mercoledì 8 aprile 2026

8 Aprile 1990: Juventus - Cremonese

È l'8aprile 1990 Juventus e Cremonese si sfidano nella Quattordicesima Giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1989-90 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

Questa Juve costruita e modellata dalla figura storica di Dino Zoff (stavolta nelle vesti di allenatore) sta per vincere una bellissima doppietta di coppa. Infatti assieme alla Coppa UEFA, vince anche la Coppa Italia contro un grande Milan, all'apice della sua storia 'Sacchiana'. Purtroppo questi successi non valgono al 'Dino nazionale' la conferma sulla panchina bianconera. La dirigenza juventina è affascinata dal nuovo che avanza ed investe il proprio futuro in un giovane di 'belle speranza', Luigi Maifredi!

Buona Visione!



juventus



Stagione 1989-1990 - Campionato di Serie A - 14 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 8 aprile 1990 ore 15:30
JUVENTUS-CREMONESE 4-0
MARCATORI: Napoli N. 2, Schillaci 20, Alessio 26, Casiraghi 63

JUVENTUS: Bonaiuti, Napoli N., De Agostini, Alessio (Avallone 79), Bonetti D., Tricella, Alejnikov (Galia 46), Rui Barros, Casiraghi, Marocchi, Schillaci
Allenatore: Dino Zoff

CREMONESE: Violini, Garzilli, Rizzardi (Favalli 51), Piccioni, Gualco, Galletti, Bonomi (Merlo 67), Ferraroni, Dezotti, Limpar, Chiorri
Allenatore: Tarcisio Burgnich

ARBITRO: Baldas
ESPULSIONI: Garzilli 36 (Cremonese)



Alessio «ha fatto» il Platini e ora spera in una conferma 

All'«andata» finì in parità con una clamorosa rimonta della Juventus che, in svantaggio di due reti, in quattro minuti si portò sul 2-2. Questa volta, invece, i bianconeri avevano già messo al sicuro il risultato allo scadere della mezz'ora, arrotondandolo poi con Casiraghi nel secondo tempo, e di rimonte — soprattutto da parte degli avversari — non ce ne sono più state. Una vittoria piena, resa più facile da un vantaggio raggiunto nei primi minuti di gioco, ma che fa ben sperare che quella contro il Colonia non sia stata altro che una parentesi, che non ha lasciato pericolosi postumi, tali da influire sul morale e sulla concentrazione. 

«Ogni partita ha una storia a sé — ha commentato Zoff —, ve ne sono alcune in cui vai subito in vantaggio e riesci a dominarle, altre, invece, che finisci poi col subire la reazione degli avversari. Oggi non avevamo da dimostrare proprio nulla; abbiamo giocato col solito impegno ed abbiamo vinto meritatamente, grazie anche al fatto che, essendo andati subito in rete, la gara ha preso un andamento favorevole". 

Oltre che per la vittoria, l'allenatore è parso soddisfatto anche della prova fornita dal giovane portiere, Adriano Bonaiuti, al suo esordio in A: 

«Gli faccio i miei complimenti — ha aggiunto il tecnico — perché è un ragazzo di talento che oggi, anche se la partita non è mai stata particolarmente difficile, si è espresso bene, con tempismo e coraggio». 

Al rientro dopo un'assenza di circa un mese a causa di un infortunio, Angelo Alessio — che aveva segnato anche il primo gol bianconero a Cremona — è stato l'autore di una gran punizione di sinistro che gli è valsa l'ovazione del pubblico ed ha portato a quota 3 il bottino della Juventus dopo soli 26 minuti di gioco. 

«Devo dire che quest'anno di applausi ne ho ricevuti parecchi — afferma il giocatore —, segno che finalmente anch'io ho il mio posto al sole, che ho saputo conquistare poco alla volta». 

Partito in sordina, senza la maglia da titolare, quest'anno Alessio è riuscito a trovare un posto in squadra e a divenirne quasi un punto fisso grazie al suo rendimento sempre costante e sempre su buoni livelli. 

«Quello di mediano è l'unico ruolo dove potevo giocare, anche se in passato ho fatto anche il tornante — spiega Alessio —, ma quest'anno quella di Zoff è stata un po' una scelta obbligata, perché si è trovato a dover far fronte ad un periodo nero, nel quale le assenze erano tantissime. A parte l'infortunio, negli ultimi tempi, ho giocato molto spesso in squadra e sarei felice di poterlo fare anche il prossimo anno, cioè di essere riconfermato». 

Omai la Juventus è definitivamente uscita dal gruppo delle pretendenti allo scudetto e, nonostante una vittoria in campionato abbia pur sempre importanza, non può distogliere l'attenzione dei giocatori bianconeri da quelli che sono i due più importanti impegni della stagione rimasti. 

«Il campionato per noi ha naturalmente perduto d'interesse — spiega il mediano —. Con questo non voglio dire che noi non si giochi più con l'impegno di prima e la partita di oggi è la prova che ogni incontro lo affrontiamo con la stessa serietà, ma naturalmente il nostro pensiero ora non può che essere rivolto ai due traguardi che ancora ci rimangono e che sono sempre più vicini». 

«A Colonia avremmo potuto andare a giocare con molta più tranquillità — conclude Alessio — se mercoledì scorso non fosse accaduto quel che purtroppo è accaduto; invece così ci giochiamo la stagione in una partita che si prospetta difficilissima e molto accesa, perché i tedeschi sicuramente combatteranno con tutte le armi in loro possesso. Il mercoledì successivo sarà la volta poi della Coppa Italia; tre settimane, quelle future, che metteranno a dura prova i nostri nervi e che avranno come inizio il confronto con il Cesena, un'altra partita non facile, perché i romagnoli, in una situazione molto critica di fondo classifica, venderanno a caro prezzo la loro pelle». 

Debora Vaglio
tratto da: La Stampa 9 aprile 1990







juve
 
cremonese

juventus

cremonese

domenica

angelo


juve

cremonese

maglie











martedì 7 aprile 2026

7 Aprile 2002: Perugia - Juventus

È il 7 aprile 2002 e Perugia Juventus si sfidano nella tredicesima giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2001-02 allo Stadio 'Renato Curi' di Perugia.

È una stagione col finale col botto questa per i campioni bianconeri. Iniziata un po' in sordina, adesso i nostri eroi stanno girando a mille. La vetta si avvicina e si avvicina anche il 5 maggio, ultima giornata di campionato. Tutto il resto è Storia! Dall'altra parte c'è il Perugia che agguanta un bellissimo ottavo posto e si procura un biglietto per l'Europa.

Buona Visione!


Perugia


Campionato di Serie A 2001-2002 - 13 ritorno
Perugia - Stadio Renato Curi
Domenica 7 aprile 2002 ore 15.00
PERUGIA-JUVENTUS 0-4
MARCATORI: Trezeguet 9, Del Piero rigore 45+1, Zenoni 57, Del Piero 62

PERUGIA: Cordoba, Sogliano (Soncin 46), Rezaei, Milanese, Zè Maria, Tedesco, O'Neill (Gatti 64), Baiocco, Blasi, Bazzani, Vryzas (Ahn 77)
Allenatore : Serse Cosmi

JUVENTUS: Buffon, Thuram (Birindelli 74), Ferrara C., Montero, Pessotto, Zenoni, Davids, Zambrotta, Nedved (Maresca 64 - Tacchinardi 67), Trezeguet, Del Piero
Allenatore : Marcello Lippi

ARBITRO: Gabriele





UN ALTALENA DI EMOZIONI DA TRE CAMPI: COSÌ SI SONO RIAPERTI I GIOCHI NELLA CORSA AL TITOLO
VOLATA SCUDETO: IMPRESE DELL'ATALANTA, CHE VINCE A SAN SIRO, E DEL VENEZIA GIÀ RETROCESSO CHE SFODERA ORGOGLIO E METTE PAURA Al GIALLOROSSI 
Dopo il ko dell'Inter la Juve di riprova 
Collina salva la Roma 
Grande prova e quattro gol dei bianconeri a Perugia, mentre Vieri non basta ai nerazzurri.
Solo due rigori nel finale rianimano Capello 

FERMI tutti. Dopo il Feyenoord, anche l'Atalanta mortifica l'Inter a San Siro. Collina rianima la Roma a Venezia, due rigori in tre minuti. La Juventus, data per dispersa, risorge a Perugia e rientra a pieno titolo nella bagarre-scudetto. Classifica: Inter 62, Roma 60, Juve 59. 

Doveva essere una normale domenica di transito: sulla sfida tra il Venezia retrocesso e la Roma campione non si accettavano addirittura scommesse, a conferma di quanto la Snai, a differenza delle agenzie inglesi, sia pavida e inattendibile. È successo il finimondo. A cominciare dal «Meazza». Delle quattro sconfitte a bilancio, tre l'Inter le ha subite in casa. Nel derby, con il Chievo e al cospetto di un'Atalanta che, come la squadra di Cuper, offre il meglio in trasferta. I miracolosi tuoni che Taibi e l'immancabile, lampo di Vieri non bastano, da soli, a mascherare un deficit di manovra già emerso a Firenze e, in parte, giovedì sera in Coppa Uefa. Approccio macchinoso, difesa a tre (?), cambi cervellotici e Recoba fuori registro come spesso gli capita all'indomani di un paio di partite azzeccate. È entrato Kallon, non Ronaldo: una scelta, immagino, dettata dalle contingenze atletiche. 

Inter poco lucida e sprecona; con l'aggravante, rispetto alla parentesi europea, di aver schierato la formazione tipo. E prima del Brescia, ci sarà di nuovo Feyenoord, a Rotterdam: un dettaglio da non trascurare. Cuper continua a battere il tasto della tranquillità: e il gioco? Atalanta e Venezia ribadiscono la scorza dura del nostro campionato. Una Roma svagata e rabberciata, orfana com'era di Totti e Samuel, rischia l'osso del collo in laguna. Sotto di due gol (Maniero, De Franceschi), riemerge nel finale grazie ai guizzi di Collina e alla mira di Montella. Se il primo rigore ci può stare (Bilica frana addosso a Batistuta), il secondo, visto e rivisto, proprio non c'è: Cassano «cerca» Marasco, e non viceversa. Fuoco alle polveri. 

Moratti da San Siro: 

«Sono successe cose strane». 

Moggi da Perugia: 

«Se fosse capitato alla Juve, ci avrebbero costruito su una settimana di trasmissioni». 

Capello da Venezia: 

«Collina è il miglior arbitro del mondo, come poteva confondersi?». 

E dal momento che l'anticipo di sabato fra Toro e Bologna era finito in farsa, con il labiale di Galante troppo malizioso per non giustificare almeno un'inchiesta, prepariamoci a un epilogo di stagione avvelenato come nelle nostre peggiori tradizioni. Torte vere o presunte, favori, ingiustizie: posto che nessuno può scagliare la prima pietra, sarebbe ora che ci dessimo una regolata. Sulla carta, l'avversario più tosto l'aveva la Juve. Alludo a quel Perugia che, al Curi, non perdeva dal 13 gennaio (2-0 con l'Inter) e si era aggiudicato quattro delle ultime cinque partite. L'Arcangelo Gabriele non ha inciso, a differenza dell'Arcangelo Collina. Gli si può addebitare, esclusivamente, la frettolosa espulsione di Cosmi. In cuor suo Sensi era terrorizzato dalla designazione dell'imberbe «notaio» di Frosinone, ignaro del piano Marshall che gli stava organizzando il Principe dei fischietti. Un punto in due gare, Lippi in pericolo, l'organico a pezzi: era questa la zavorra che si trascinava la Juve. La risposta non poteva essere più squillante. Il ventesimo sigillo di Trezeguet, una doppietta di Del Piero, a secco dal 16 febbraio, la splendida acrobazia di Cristiano Zenoni. Uniche note negative, la sciocca ammonizione di Nedved (niente Milan), il serio infortunio a Maresca e il censurabile minuetto che Buffon ha intrattenuto con i volgari balilla della curva. 

Il Perugia lamentava le squalifiche di Di Loreto e Grosso. Ha sfiorato l'1-1 e poi si è consegnato al superiore tasso tecnico degli avversari. Apprezzabile il contributo di Davids riciclato al centro. Prezioso il rientro di Montero. Rifiorito lo smalto atletico. Quattro giornate al termine, dodici punti in palio, tre dalla vetta: provarci non è più un miraggio, resta un dovere. 

Roberto Beccantini
tratto da: La Stampa 8 aprile 2002






rosa

soncin

perugia
La Stampa 8 aprile 2002

perugia
La Stampa 8 aprile 2002

david
La Stampa 8 aprile 2002

ale
La Stampa 8 aprile 2002

perugia

perugia

juventus

juventus

perugia











lunedì 6 aprile 2026

6 Aprile 1997: Milan - Juventus

È il 6 aprile 1997 e MilanJuventus si sfidano nella nona Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1996-97 allo Stadio 'Giuseppe Meazza' San Siro di Milano.

La Juventus è campione d'Europa in carica mentre il Milan è la squadra scudettata . A fine campionato i bianconeri saranno incoronati ancora Campioni d'Italia (sarà la ventiquattresima volta) mentre i rossoneri saranno distanti anni luce (ben ventitré punti) dai pluridecorati scudieri di Marcello Lippi.

Gara Storica, tutta da gustare!

Buona Visione!

 


milan



Campionato di Serie A 1996-1997 - 9 ritorno
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
Domenica 6 aprile 1997 ore 20.30
MILAN-JUVENTUS 1-6
MARCATORI: Jugovic 19, Zidane rigore 32, Jugovic 50, Vieri C. 71, Amoruso 73, Simone 75, Vieri C. 81

MILAN: Rossi S., Reiziger, Vierchowod, Baresi F., Maldini P., Savicevic, Desailly (Tassotti 81), Boban, Blomqvist (Baggio R. 60), Dugarry, Simone
Allenatore: Arrigo Sacchi

JUVENTUS: Peruzzi, Porrini (Pessotto 74), Ferrara C., Iuliano, Dimas, Di Livio, Tacchinardi, Zidane (Lombardo 75), Jugovic, Boksic (Amoruso 39), Vieri C.
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Braschi


Il 6 aprile 1997 si assiste a una delle più clamorose goleade del calcio recente. A San Siro la Juventus di Marcello Lippi umilia il Milan di Arrigo Sacchi vincendo 6-1. Jugovic apre le danze, poi un rigore di Zidane porta le due squadre all'intervallo sul 2-0. Nella ripresa i bianconeri dilagano: ancora Jugovic, due volte Vieri e Amoruso mentre il gol di Marco Simone serve solo a rendere meno pesante il passivo. La Juve vincerà il campionato mentre per il Milan è il punto più basso di una stagione già fallimentare, che si chiuderà con l'undicesimo posto in classifica.

tratto da 6 aprile 1997, la Juventus umilia il Milan a San Siro: 6-1 



Il Milan sbatte contro la sicurezza di Peruzzi, la Juventus ne approfitta 
Jugovic dà inizio alla fiera del gol 
E San Siro insorge: Berlusconi, manda via Sacchi 

In attesa di concedere la rivincita all'Ajax, la Juventus prende a pallettoni il Milan di Arrigo Sacchi, rovesciandogli addosso un memorabile e mortificante sei a uno. Un altro passo, e che passo, verso il ventiquattresimo scudetto. La partita, quella, esiste per un tempo, quando il Milan sembra più spigliato degli avversari e Peruzzi, strepitoso, allontana la minaccia del pareggio (in quei frangenti, paradossalmente, neppure scandaloso: ma solo in quei frangenti). Alla distanza, in compenso, il Milan crolla di testa e di gambe, e la Juve lo raccoglie con il cucchiaino. Una mattanza. Povero Sacchi. 

Quando si lascia Baggio in panchina e ci si sfracella in questo modo, così umiliante, è difficile che il principale non prenda provvedimenti. Stiamo parlando di Berlusconi. Milan più aggressivo all'inizio: non è una burla. Quel poco che succede, succede tutto dalle parti di Dimas: Savicevic gli ancheggia sul tronco, imbeccando ora Dugarry ora Simone. La Juve non cavalca gli eventi: li aspetta, anche troppo. Il popolo ruggisce. Sacchi non può disporre di Weah, Albertini, Costacurta, Davids e Ambrosini. A Lippi mancano Del Piero, Deschamps, Conte, Montero, Padovano e Torricelli. Difese alte, squadre corte. Di Dimas e Savicevic abbiamo detto. Ferrara e Iuliano stringono su Dugarry e Simone. Porrini chiude a destra, spalleggiato da Di Livio, là dove transitano Blomqvist e, qualche volta, Maldini. Tacchinardi sbircia Boban, Zidane si destreggia nel settore di Desailly. Il pallido Reiziger patisce le ronde di Jugovic, mentre Baresi e Vierchowod presidiano i sentieri battuti da Vieri e Boksic. 

Il Milan gioca, la Juve lo punta. Le azioni si intrecciano: 13', Dugarry-Savicevic-Simone, sventa Ferrara, allo spasimo; 14', Vieri sfrutta un bel movimento di Boksic e saetta a lil di montante. Bottiglia in campo, signorile omaggio degli ultra juventini. Improvviso, al 19', il gol di Madama. L'azione si sviluppa sul centro-destra: Vieri, servito da Porrini, si beve Baresi e stanga, Rossi ribatte, ma giusto sul piatto destro di Jugovic. A questo punto, entra in scena Peruzzi. Splendido, al 23', il volo con il quale corregge sopra la traversa un'incornata a spiovere di Dugarry, stimolato da Desailly. Due minuti, ed eccolo opporsi, marziale, a un'azionissima SavicevicBlomqvist-Simone, a testimonianza di come sia il Milan, ora più che mai, a fare la partita. Boban si procura tre punizioni dal limite, ma soltanto la prima disturba Peruzzi. Così, alla mezz'ora, ci scappa addirittura il l'addoppio. Un fortunoso rimpallo su tiro di Jugovic smarca Boksic a tu per tu con Rossi, in posizione regolare per sette miserabili centimetri. Maldini, sorpreso, lo aggancia da dietro. Rigore netto, e Braschi, consultatosi con il guardalinee, fuorigioco sì fuorigioco no? Lo decreta. E Zidane lo trasforma, malgrado il gran balzo del portiere. I berlusconiani schiumano di rabbia. Perso per perso, si sporgono dal davanzale e rischiano di cadere ancora: 33', Di Livio-Zidane, pericolo, e offside cervellotico; 36': contropiede di Vieri, brivido. La staffetta Boksic-Amoruso, determinata da un risentimento muscolare del croato, si colloca fra una staffilata di Desailly e una percussione di Savicevic, entrambe catturate da Peruzzi (non senza, nel secondo caso, il sospetto di un penalty). L'ansia del Milan. La serenità della Juve. 

Ne è specchio fedele il terzo gol, che Jugovic raccoglie in apertura di ripresa, al 5', su suggerimento di Amoruso, non prima di essersi scrollato di dosso Reiziger. Rossi, già protagonista di un pasticcio con Baresi, si corica in ritardo. Vierchowod lo manda a quel paese. Roberto Baggio-Roberto Baggio, la gente milanista insorge. È il 15', quando Arrigo, insultato dai curvaioli, si arrende: dentro il Codino, fuori Blomqvist. Boban divora un'occasione colossale, poi riprende la sfida Milan-Peruzzi, grande su Baggio e su Dugarry, nonnaie con Simone. Ma ormai il Milan è un guscio vuoto, un'armata allo sbando. La Signora straripa: 26', a segno Vieri, su lancio di Tacchinardi; 28', tocca ad Amoruso, dopo una respinta di Rossi su Jugovic. Pessotto e Lombardo avvicendano Porrini e Zidane. È di Simone, con una fucilata dalla lunetta, la rete della staffa. L'ultima, ingenerosa, raffica è di Vieri, sollecitato da Jugovic. L'ingresso di Tassotti, 37 anni, al posto di Desailly è il manifesto della partita, della resa, di tutto. Nel celebrare la Juve, San Siro si schiera: Silvio, manda via Sacchi. 

Roberto Beccantini

Le Pagelle Bianconere

Peruzzi 8 - Ne ha passate tante, ma le difficoltà l'hanno aiutato a crescere con intelligenza. A 27 anni Peruzzi è un portiere che si muove con l'intuito del veterano, è potente, è formidabile nelle uscite basse e tra i pali. Appare davvero fenomenale. Nega il Gol a Dugarry di testa, a Simone da due passi a Savicevic (mano sul piede?), fa un miracolo su Baggio e se perde l'imbattibilità è perché la partita è ormai allo svacco.

Porrini 7 - L'unico milanese della Juve, uno dei due in campo, l'altro è Maldini. Dopo un'intervista impietosa sui difetti dell'Arrigo («Non mi piace perché è falso»), ogni suo sbaglio avrebbe potuto indurre Sacchi al sorriso: il che non avviene per mancanza di errori visibili. Chiude bene su Blomqvist e Dugarry ed è prezioso nell'azione dell'I-0 con l'assist a Vieri. Sai che risate con l'Arrigo. 
(Dal 29' St Pessotto sv). 

Ferrara 7 - La Fifa, convocandolo per la formazione mondiale che in estate giocherà in Oriente, ha sancito la sua statue di fuoriclasse della difesa. Gli riescono i contrasti con grande facilità, battaglia nelle mischie che nel primo tempo si accendono davanti a Peruzzi: è semplice ed essenziale, anche senza l'appoggio di Montero, rende saldo il cuore della difesa bianconera, che balbetta soltanto in avvio. 

Iuliano 6,5 - Gioca meglio al centro e lo si sapeva, anche se gli inserimenti dalla destra di Savicevic lo mettono in difficoltà perché dovrebbe fermare il montenegrino e nello stesso tempo occuparsi anche di Simone (che per fortuna della Juventus si ferma da sé), Iuliano è un difensore attento, ha buon fisico e piedi non marmorei, aumentando l'esperienza può costituire davvero il futuro della squadra bianconera.

Dimas 6 - Se le migliori azioni del Milan nel corso del primo tempo si producono sulla sinistra juventina non è soltanto perché da quella parte c'è Savicevic. Il portoghese pasticcia assai nel tocco e qualche volta viene pescato fuori posizione, insomma, la cosa migliore è un tiro che si stampa a un metro dalla porta a 123 km all'ora, record della gara. Nella ripresa la partita ovviamente è tutta in discesa.

Di Livio 6,5 - Ha una giocata bellissima sul 2-0, un pallonetto che scavalca tutta l'estrema linea milanista e si deposita sul piede di Zidane, smarcatissimo. Davvero una gran finezza. Smettiamola di chiamarlo Soldatino, se anche nei periodi in cui non è al massimo della forma per il troppo correre dell'annata non patisce Maldini e presidia bene la fascia. E la Juve deve salvaguardarlo dalle solite voci di mercato.

Zidane 7 - Non segnava da 4 mesi ed è tornato al gol su rigore assai arrischiato, perché Rossi lo intuisce. La sua rete vera sarebbe quella che realizza poco dopo il 30' e gli annullano per fuorigioco dubbio: ma la sua prestazione trascende i gol fatti o da fare, Zizou nella notte di Milano amministra con saggezza il gioco bianconero e si nota persino nei contrasti. Desailly lo patisce. 
(Dal 30' st. Lombardo sv.

Tacchinardi 6,5 - Non ha l'assatanamento di Deschamps che falcia il campo con le entrate basse, tuttavia centra contro Boban un'altra partita positiva che lo rilancia discretamente per il futuro. Gioca soprattutto da distruttore delle trame milaniste, ma se ritrova le sicurezze può anche migliorare in fase di costruzione perché ha buona visione di gioco, come dimostra in occasione dell'assist a Vieri che poi sigla il 4-0. 

Jugovic 8 - Un gol, il tiro che determina l'azione del secondo, un altro gol dopo aver scherzato con Reiziger, poi si concede una sosta sul 4-0 e scaglia un'altra sberla che agevola il gol di Amoruso e passa a Vieri la palla del 6-1. Quando vuole sa essere decisivo se poi lo affronta Reiziger... Aveva detto che in questa stagione gli mancava il gol, una serata come questa lo ripaga anche di quel piccolo cruccio.

Boksic 6,5 - A San Siro ha giocato dieci minuti con l'Inter, ieri ne ha fatti meno di quaranta perché non ha accusato un risentimento all'inguine sinistro. Buon movimento, apre spazi a Vieri e si procura il rigore, anche se i maligni pensano che Maldini sia stato ingenuo ad atterrarlo: di solito quando tira Boksic non fa danni. 
(Dal 39" pt Amoruso 7: elegante l'apertura a Jugovic per il 3-0 e poi segna.) La conferma che c'è.

Vieri 7,6 - Il momento d'oro prosegue, con questi due gol maramaldi e una prestazione sempre pericolosa perché si getta negli spazi con coraggio ed è determinante anche nell'azione che sblocca la partita. Il giocare sempre gli ha dato il ritmo e la sicurezza, la Nazionale, inoltre, gli ha donato anche l'entusiasmo. Rende 15 anni a Vierchowod e 14 a Baresi. Ma chi ha detto che la giovinezza è un handicap?

Lippi 8 - I molti complimenti dell'Arrigo non lo hanno confuso perché Lippi, che ha solida esperienza, sa che certe cose talvolta si dicono per mettere le mani avanti. Gli mancano 6 uomini, non ci bada. Esce da trionfatore, con un 1º tempo persino benevolo con la Juve ma con una partita che distrugge l'avversario di sempre: match tosto, gagliardo, furbo e sicuro, com'è diventata la Juve in questi suoi anni.

Fabio Vergnano 
brani tratti da: La Stampa 7 aprile 1997

 



milan

rosa

christian

Gazzetta

vladimir

Alessio

milan

milan

milan

milan

milan

milan

milan

juve

maglie