venerdì 12 giugno 2026

12 Giugno 2020: Juventus - Milan

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Serie A TIM vi offriamo questo gustoso amarcord della data odierna. É il 12 Giugno 2020 e Juventus Milan si affrontano per la Semifinale di Ritorno della Coppa Italia TIM Cup 2019/20.

Il mondo é stravolto dalla pandemia Covid-19. Dopo un lungo stop il campionato 'deve' riprendere in estate con le restanti giornate da disputare. 

Il nono Scudetto consecutivo è solo questione di giorni; i ragazzi in bianconeri conquistano il 38esimo scudetto finendo la stagione più irregolare della storia con un solo punto di vantaggio dall'Inter.

Dall'altra parte c'è il Milan che dopo il pareggio per 1-1 a Torino nella gara di andata cerca di conquistare quella finale che darebbe lustro alla loro stagione. Infatti i rossoneri terminano la stagione 'solo' al quinto posto - a 27 punti dalla capolista bianconera.

Per quanto riguarda la Juve, i nostri ragazzi (guidati in panchina da Maurizio Sarri) sono sconfitti in finale dal Napoli.

Buona Visione! 



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Stagione 2019-2020 - Coppa Italia - Semifinali, ritorno
Torino - Allianz Stadium
venerdì 12 giugno 2020 ore 21:00 
JUVENTUS-MILAN 0-0

JUVENTUS: Buffon; Danilo (Cuadrado 86), De Ligt, (c) Bonucci, Alex Sandro; Bentancur, Pjanic (Khedira 62), Matuidi (Rabiot 62); Dybala, Ronaldo, Douglas Costa (Bernardeschi 62)
A disposizione: Szczesny, Pinsoglio, De Sciglio, Rugani, Olivieri M., Muratore, Vrioni, Zanimacchia
Allenatore: Maurizio Sarri

MILAN: Donnarumma; Conti A. (Saelemaekers 88), (c) Romagnoli A., Kjaer, Calabria (Laxalt 88); Kessie (Krunic 82), Bennacer; Paquetà (Colombo L. 82), Calhanoglu, Bonaventura (Leao 52); Rebic
A disposizione: Begovic, Donnarumma A., Biglia, Gabbia, Olzer, Brescianini, Maldini D. 
Allenatore: Steano Pioli

ARBITRO: Orsato
RIGORI FALLITI: Ronaldo 16 (Juventus)
AMMONIZIONI: Pjanic 43, Khedira 74 (Juventus); Conti A. 16 (Milan)
ESPULSIONI: Rebic 17 (Milan)




La squadra di Sarri sfrutta il vantaggio del pari con gol dell'andata (1-1) e stacca il pass per l'ultimo atto della manifestazione in programma mercoledì prossimo a Roma. Errore dal dischetto per CR7, rossoneri per grande parte del match in dieci per l'espulsione di Rebic

TORINO - Il calcio italiano è tornato dopo 95 giorni dall'ultima gara di Serie A (Sassuolo-Brescia del 9 marzo) e 94 dopo l'ultima uscita di una nostra squadra in Champions (Valencia-Atalanta, 10 marzo). E' toccato a Juventus e Milan far ripartire l'Italia del pallone dopo il lockdown per contenere la pandemia di Covid-19. Lo 0-0 fa felice la Juve, che stacca il pass per la finale grazie al pari rocambolesco rimediato all'andata (rigore di Ronaldo al 91'), il Milan esce a testa alta, senza essere stato mai sconfitto nelle due partite. Per la Juventus è la diciannovesima finale di coppa Italia, mercoledì prossimo a Roma i bianconeri se la vedranno con la vincente dello scontro tra Napoli e Inter, in programma domani al San Paolo.

E' stata una partita di plastica

Juve all'assalto ma CR7 sbaglia il rigore

Dopo un commovente minuto di silenzio in memoria di tutte le vittime del virus, le due formazioni hanno disputato, senza spettatori e seguendo alla lettera il protocollo sanitario, una semifinale di ritorno discreta, soprattutto nel primo tempo grazie ai campioni d'Italia. Sarri propone un 4-3-3 con Douglas Costa, Dybala e Ronaldo in attacco. A centrocampo Pjanic, Bentancur e Matuidi. Danilo e Alex Sandro esterni, de Ligt e Bonucci a difesa di Buffon. Pioli, tra squalificati e infortunati, ha poca scelta e schiera un 4-4-1-1 con Bonaventura a supporto di Rebic in avanti. Paquetà e Calhanoglu esterni con Kessie e Bennacer in mezzo al campo. In difesa Kjaer e Romagnoli centrali, Conti e Calabria esterni bassi. La Juventus parte fortissima e dopo una manciata di secondi Douglas Costa calcia sul fondo da ottima posizione. I bianconeri sfondano facilmente sulla corsia di sinistra grazie proprio a Douglas Costa che, insieme ad Alex Sandro, fanno impazzire Conti. Una possibile svolta del match arriva al 13′ quando Ronaldo tenta di controllare in area ma Conti lo contrasta con un gomito. Orsato va al Var e concede il rigore per i padroni di casa. Sul dischetto si presenta naturalmente CR7 che però coglie il palo alla destra del portiere.

Rebic in rosso, il Milan tiene

Proprio nella successiva azione al rigore, Rebic entra durissimo su Danilo, con un colpo da kung fu al corpo dell'esterno. Orsato prima tentenna, ma poi decide per una espulsione che ci sta tutta e quindi il Milan, già in netta difficoltà 11 contro 11, resta in 10 uomini. La prima proiezione offensiva rossonera arriva solo al 24′: cross di Calabria dalla sinistra e tiro al volo di Conti ma sfera alta. Poi è ancora Juventus con l'azione più pericolosa alla mezz'ora confezionata da Danilo, ma Matuidi col sinistro si fa respingere il tiro da Donnarumma. Il portiere rossonero ferma anche un tentativo dal limite di Ronaldo, mentre al 41′ una punizione sorprende la difesa di casa, ma Kjaer e Romagnoli non arrivano alla deviazione vincente.

Milan ci prova, ma non basta

Nel secondo tempo scende in campo un Milan migliore, molto attento seppur in inferiorità numerica, mentre la Juventus sembra avere un calo fisico. Al minuto 48 bel cross dalla destra di Bonaventura e colpo di testa di Calhanoglu ma palla out. Poco dopo Pioli fa entrare Leao al posto di Bonaventura che non la prende benissimo. La gara non regala tante ulteriori emozioni e Sarri decide per un triplo cambio (adesso sono cinque le sostituzioni consentite ma da effettuare in tre finestre): dentro Khedira, Rabiot e Bernardeschi e fuori Pjanic, Matuidi e Douglas Costa. I nuovi entrati non cambiano l'inerzia del match, mentre al 71′ Kjaer, tra i migliori, è decisivo nell'anticipare di testa de Ligt in area ospite. Proprio il difensore ex Atalanta poco dopo ci prova di testa in attacco, ma senza fortuna; mentre Donnarumma ferma un sinistro di Dybala. Altra girandola di cambi, con Pioli che per la prima volta nella storia del calcio italiano ne rimpiazza cinque in totale in una gara ufficiale. Nei quattro minuti di recupero finali, Cuadrado calcia alto, mentre Donnarumma respinge un tiro di Alex Sandro e la Juventus si regala la finale di Roma.




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giovedì 11 giugno 2026

11 Giugno 1989: Juventus - Lazio

É l' 11 Giugno 1989 Juventus e Lazio si sfidano nella quindicesima giornata del girone di ritorno del Campionato di Calcio di Serie A 1988-89 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

É una Juventus che cerca di costruire una squadra ancora scossa dal addio di 'Le Roi' Michel Platini e dai fallimenti di Ian Rush e dal tecnico Rino Marchesi. Guidati in panchina dalla leggenda Dino Zoff, i bianconeri raggiungono un quarto posto in campionato che dovrebbe rappresentare un buon viatico per il futuro. 

Dall'altra parte c'è una Lazio che termina la stagione a metá classifica tranquilllamente seduta nella sua mediocritá.

Buona Visione! 


 

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Stagione 1988-1989 - Campionato di Serie A - 15 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 11 giugno 1989 ore 16.30
JUVENTUS-LAZIO 4-2
MARCATORI: Gregucci 17, Buso 21, Ruben Sosa 42, Piscedda autorete 58, De Agostini 66, Buso 79

JUVENTUS: Tacconi, Napoli N. (Rui Barros 46), De Agostini, Galia, Favero, Tricella, Marocchi, Magrin, Buso, Zavarov (Cabrini 75), Laudrup
Allenatore: Dino Zoff

LAZIO: Fiori, Monti, Piscedda (Di Biagio 83), Beruatto, Gregucci, Gutierrez, Greco (Rizzolo 68), Acerbis, Di Canio, Sclosa, Ruben Sosa
Allenatore: Giuseppe Materazzi

ARBITRO: Magni P.L.



Zoff fa squillare la sveglia e la Juventus dilaga.
Ora i bianconeri sono gli arbitri della salvezza La Lazio è caduta nel tranello, lasciandosi ingannare dai profeti di giornata. «La Juve non ha più stimoli particolari e non infierirà». Invece la Juve ha fatto fino in fondo il proprio dovere e se altri si fossero comportati come hanno fatto i bianconeri contro la squadra di Materazzi, la regolarità del campionato sarebbe stata garantita in maniera totale. Eppure la Lazio si era illusa. Il gol di Gregucci aveva allargato il cuore alla speranza, anche se la gioia è stata di brevissima durata, perché nel giro di quattro minuti, Buso ha rimesso le cose a posto. Ma per quanto decisa a interpretare nel migliore dei modi il proprio ruolo, la Juve nel primo tempo era — diciamo così — un po' troppo svagata ed infatti la Lazio ne ha subito approfittato infilando alle spalle di Tacconi un secondo, rocambolesco gol, nato da uno sciagurato bisticcio difensivo tra Napoli e Tricella. A quel punto è cominciata la rovina della Lazio. Sentendosi forse al sicuro, la squadra di Materazzi ha continuato a giocare come non dovrebbe mai fare chi ha bisogno di punti come dell'aria che respira. La Juve, brutalizzata da Zoff nell'intervallo, ne ha saputo approfittare, giocando come fa il gatto con il topo e penetrando senza problemi nelle maglie di una difesa incredibilmente scoperta ed ingenua. La mossa decisiva compiuta da Zoff, è stata quella di mettere Barros al posto di Napoli all'inizio del secondo tempo. Una scelta che ha scombussolato i piani di Materazzi e che ha permesso alla Juve di giovarsi di uomini imprevedibili come Laudrup, Zavarov, Marocchi e lo stesso portoghese, che si inserivano a turno in aiuto di Buso, unica punta di ruolo. Il pareggio è arrivato con la complicità ai Piscedda, ma poi la Juve ha preso a dilagare, trovando sul campo corsie preferenziali per dirigersi verso la porta del povero Fiori. La prodezza di De Agostini ed una sventola di Buso hanno determinato il risultato finale, ma la Juve ha avuto altre palle-gol, mettendo a nudo i mille problemi di una Lazio che non è mai riuscita a fare filtro a centrocampo, anche per le assenze di due uomini determinanti come leardi e Pin. Ed ora la squadra romana ha l'acqua alla gola. Un solo punto la divide dal tandem Torino-Pescara e rischia di mandare a monte mesi e mesi di faticosdo lavoro. Come un'operosa formichina, la Lazio era riuscita a rosicchiare un punto qua ed uno là, portandosi in una tranquilla posizione di classifica, ma gli ultimi rovesci l'hanno rigettata in piena bagarre. La Juve adesso è più che mai arbitra della salvezza. Domenica giocherà a Pescara, contro una squadra che non ottiene due punti in una sola volta da quattordici partite e che stavolta si trova di fronte ad una scelta obbligata: vincere per non sprofondare. La squadra di Zoff ieri ha dato una mano ai cugini granata e domenica ha la possibilità di dimostrarsi di nuovo molto generosa. Un Torino in B non fa piacere a nessuno, neppure a buona parte della tifoseria juventina, che ieri ha sottolineato con caldi applausi ogni gol dei granata a Como. Ma a Pescara non ci sarà Laudrup, uno dei giocatori più in forma del momento. Boniperti, infatti, gli permetterà di giocare nella nazionale danese contro il Brasile. Sospetti e pettegolezzi sono scontati. 

tratto da: Archivio La Stampa 







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mercoledì 10 giugno 2026

10 Giugno 2001: Vicenza - Juventus

Su Youtube vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna.

È il 10 giugno 2001 e Vicenza e Juventus si sfidano nella sedicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2000-01 allo Stadio 'Romeo Menti' di Vicenza.

La Juventus guidata in panchina da Carlo Ancelotti sta sfidando la Roma di Fabio Capello per la conquista dello Scudetto. Alla fine, però , sarà solo un amarissimo secondo posto per i bianconeri.

Dall'altra parte c'è un Vicenza che dopo una lotta fino all'ultimo istante deve salutare la massima divisione e retrocedere in Serie B.

Buona Visione! 


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Stagione 2000-2001 - Campionato di Serie A - 16 ritorno
Vicenza - Stadio Romeo Menti
domenica 10 giugno 2001 ore 15.00
VICENZA-JUVENTUS 0-3
MARCATORI: Del Piero 37, Trezeguet 40, Trezeguet 51

VICENZA: Sterchele, Tomas, Zanchi, Dicara (Sommese 46), Cardone, Firmani, Crovari, Dabo (Bernardini 61), Beghetto, Kallon (Tomic 46), Jeda
Allenatore: Edy Reja

JUVENTUS: Van der Sar, Tudor, Iuliano, Montero (Ferrara C. 81), Paramatti, Zambrotta, Tacchinardi, Pessotto G., Zidane (Brighi Mat. 85), Del Piero, Trezeguet (Kovacevic 70)
Allenatore: Carlo Ancelotti

ARBITRO: De Santis

 


LE PAGELLE 
David ha cancellato Inzaghi 
Un 'altra doppietta per il francese 
Alex, gol di testa e splendido assist 
VICENZA 
STERCHELE 6,5. Evita una sconfitta più umiliante con qualche intervento in tutta sicurezza. 
CARDONE 5,5. Deve coprire la fascia che percorre Paramatti, dimostra limiti tecnici evidenti. 
DICARA 5. Arranca sempre, lascia varchi in cui la Juve si inserisce costruendo la sua vittoria (dal 1' st Sommese 6: poca qualità, molto impegno). 
ZANCHI 5. Fin qui protagonista, contro gli ex compagni disputa una partita da dimenticare, si addormenta sui primi due gol. 
TOMAS 5. Spesso in ritardo, fatica a tenere Del Piero, scivola sul secondo gol di Trezeguet. 
BEGHETTO 5,5. Esterno sinistro di difesa, patisce le incursioni di Zambrotta e invece di aggredire l'avversario rincula sempre. 
CROVARI 5. Marcare Zidane è un compito difficile per chiunque. A lui riesce particolarmente male. 
FIRMANI 6. Nel marasma del centrocampo è quello che conserva un minimo di lucidità. 
DABO 5,5. Perde il confronto con Tacchinardi, troppo timido e esitante non porta munizioni all'attacco 
(dal 16' st Bernardini 5: utilizzato tardi, entra in partita in maniera marginale). 
JEDA 4,5. Il giovane brasiliano alle prese con Passaportopoli combina una serie di pasticci infinita. Cercare la salvezza con giocatori così è un'impresa titanica. 
KALLON 5. Perde alla grande il confronto con Tudor, commette errori da dilettante è una zavorra che il Vicenza non può permettersi 
(dal 1' st Tomic 5: schierato per cercare maggior potenza in attacco riceve soltanto fischi). 
JUVENTUS 
VAN DER SAR 6. Mai impegnato se non su qualche uscita alta. 
TUDOR 6,5. Offre a Del Piero un assist perfetto, domina la scena in difesa come gli capita ormai da tempo. 
IULIANO 6. Il controllo delle punte vicentine è troppo facile per uno della sua esperienza. 
MONTERO 7. Nulla che già non si sapesse. Spazza via e chiude ogni varco 
(dal 36' st Ferrara sv). 
PARAMATTI 6,5. Sta concludendo in crescendo la prima stagione juventina. Prezioso il suo apporto difensivo e anche in fase di spinta. 
ZAMBROTTA 6,5. Beghetto lo vede sfrecciare come l'Eurostar, inesauribile fino all'ultimo. 
TACCHINARDI 6,5. Sradica dai piedi avversari decine di palloni, dà robustezza ad un reparto che anche senza Davids non ha perso compattezza. 
PESSOTTO 6,5. Divide con Zambrotta la fatica sulla fascia sinistra, sempre pronto a proporsi in fase offensiva e spesso ignorato non si sa perché. 
ZIDANE 6,5. Dà il via alla splendida azione del terzo gol, arricchisce di giocate ad effetto la manovra della squadra. Prende pure una moneta in testa, ma tiene duro 
(dal 40' st Brighi sv). 
DEL PIERO 6,5. Un gol facile e un assist da fenomeno. Perfetta l'intesa con Trezeguet. 
TREZEGUET 7,5. Gol numero 13 in campionato. Ha cancellato dalla Juve Inzaghi, è davvero un attaccante spietato 
(dal 24' sv Kovacevic sv).
Fabio Vergnano
tratto da: La Stampa 11 giugno 2001





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martedì 9 giugno 2026

9 Giugno 1991: USA - Juventus

É il 9 Giugno 1991 e la Nazionale USA Juventus si sfidano in questa gara amichevole a New Haven (Stati Uniti).

Dopo la stagione non da ricordare per i bianconeri guidati da Luigi Maifredi, i nostri 'eroi' vanno a far visita ai molti imigranti italiani negli Stati Uniti. La Juve dopo ventisette anni fallisce l obbiettivo europeo dopo che le iniziali promesse avevano fatto sperare in qualche cosa di meglio!

Da notare come in questa partita furono aggregrati anche Lajos Detari (ungherese, dal Bologna) e Mladen Mladenović (jugoslavo della Dinamo Zagabria).

Buona Visione



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Stagione 1990-91 - Amichevole
New Haven (Stati Uniti) - Stadio Yale Bowl
Domenica 9 Giugno 1991 ore 14.00
NAZIONALE STATI UNITI-JUVENTUS 0-0

USA: Meola, Clavijo, Trittschuk, Michallik, Agoos, Balboa, Murray (85' De Brito), Quinn, Henderson (73' Snyder), Wynalda (66' Kinnear), Perez (91' Savage)
Allenatore: Bora Milutinovic

JUVENTUS: Tacconi, N.Napoli, D.Bonetti, Galia, Luppi, Julio Cesar, Alessio, Marocchi, Di Canio, Detari, Mladenovic
Allenatore: Antonello Cuccureddu

Arbitro: V.Mauro (USA)



Julio Cesar, promozione negli Usa 
Contro gli americani (0-0) il bianconero ha giocato come «libero» 

DAL NOSTRO INVIATO NEW HAVEN 

"L'imperatore" non s'è tirato indietro. Ha stretto i denti ed ha giocato contro la rappresentativa degli Stati Uniti (0-0 il risultato, con un rigore negato ai bianconeri e una rete di Alessio non convalidata) malgrado una tendinite che si trascina da tempo e gli procura non poco fastidio. Julio Cesar è fatto così. Sembra sul punto di dare forfait e poi va regolarmente in campo compiendo fino in fondo il proprio dovere. Ieri sera la sua presenza era importante perché ha ricoperto (e bene) il ruolo di «libero» nel quale Giovanni Trapattoni (se la vertenza con Pellegrini si risolverà felicemente per la società bianconera) intende presentarlo nella prossima stagione. Come si ricorderà, invece, Gigi Maifredi, ha utilizzato Julio Cesar come stopper sia nell'applicazione delio schema a zona che nelle circostanze in cui vi è stato costretto da semplice necessità o addirittura dalla... disperazione (e questo è avvenuto essenzialmente nelle battute conclusive del torneo). 
«Soltanto una volta sono stato utilizzato come "libero" ed è stato nella partita casalinga con il Pisa che abbiamo giocato la penultima giornata: sul 3-0, però, m'infortunai e rientrai negli spogliatoi», 
ricorda il giocatore. Non ci sono dubbi che al brasiliano le nuove mansioni piacciano molto più di quelle precedenti: già nel Montepellier, d'altro canto, aveva giostrato alle spalle della difesa per tre anni. Al quarto venne rilevato da Blanc, un ex centrocampista che è stato di recente acquistato dal Napoli. E così Julio Cesar tornò alle origini cioè a fare lo stopper. 
Il sudamericano non dimentica che Gigi Maifredi è sempre stato un suo estimatore e ammette con qualche nostalgia: 
«Mi dispiace che l'allenatore non sia stato confermato perché è un uomo molto simpatico ma nel calcio, purtroppo, contano i risultati e noi non abbiamo centrato neppure uno degli obiettivi che ci eravamo prefissi. Un'esperienza negativa che sarà molto utile perii futuro. Vedrete una Juventus più arrabbiata, più determinata. Kohler e Reuter? Sono grandissimi difensori. Ma prima aspettiamo che si delineino con chiarezza i programmi e lasciamo lavorare la società. Se la Juventus allestirà uno squadrone, la gente, i tifosi, dimenticheranno subito gli insuccessi della stagione che sta finendo». 
Julio Cesar conosce di fama Trapattoni e ha un'idea del suo modo di lavorare perché l'ha affrontato in campionato contro l'Inter: 
«So che è stato un decennio nella Juventus ottenendo una lunga serie di trionfi nazionali ed internazionali. A Milano ha anche vinto uno scudetto e, di recente, la Coppa Uefa. Il suo gioco? Piace se determina il risultato. Certo che quello del Milan di Sacchi è più spettacolare». 
Julio Cesar giocherà anche domani a Los Angeles contro il Luis Firpo, campione di El Salvador, e poi volerà a Curitiba per giocare nella Selecao che si esibirà in un confronto amichevole contro la rivale di sempre, l'Argentina. Falcao l'ha richiamato la scorsa settimana, dopo due anni di assenza, nelle file della Nazionale brasiliana e nutre le migliori intenzioni di ridare a Julio Cesar il posto di titolare nella Coppa America. 
«Dopo i campionati del mondo che disputammo in Messico — rammenta il forte difensore — mi trasferii in Francia e fui costretto a rinunciare alla maglia verdeoro per gli impegni che avevo nella mia nuova squadra di club: ora sono disponibile, più maturo ed ho alle spalle un'esperienza importante come quella nel campionato italiano». 

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 10 giugno 1991




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Al termine della stagione 1990/1991 la Juventus si imbarca per una breve tournée con destinazione Stati Uniti e Messico, con lo scopo, oltre a raccogliere dollari/pesos, di dare slancio all'embrionale football (soccer) a stelle e strisce e al latente fútbol centramericano. 
La rosa è composta da buona parte dei giocatori che hanno da poco concluso in modo deludente il campionato, arricchita dalle presenze di due giocatori stranieri: il magiaro Lajos Détári e lo jugoslavo, per meglio dire croato, Mladen Mladenović.
Le tre partite giocate portano ad altrettante sconfitte, con i due "prestiti" che non riescono ad elevare le prestazioni della squadra, né a meritarsi un eventuale contratto dalla società bianconera, come voci di corridoio invece facevano intendere.
Se per Detari la motivazione va ricercata nella sua cronica indolenza a fronte di un talento cristallino, per Mladenović si può invece parlare di occasione perduta. 
Il centrocampista in forza alla Dinamo Zagabria, strappato a quanto si dice alla Stella Rossa, è in effetti il prototipo di giocatore moderno per l'epoca in questione, sapendo coniugare una grande solidità ad un'eccellente intelligenza tattica, con una tecnica di base di assoluto livello a completare un notevole profilo tecnico.
Prima di vestire la casacca dei Modri si era ben distinto con la maglia del Rijeka, dove mette in mostra anche un piede destro potente e preciso che lo rende molto pericoloso nelle conclusioni dalla media e lunga distanza. Valga come esempio questo gran gol segnato contro l'Hajduk Spalato.
Nell'estate del 1991 sfumata la possibilità di passare alla Juventus, si rende disponibile per lasciare il contesto croato, al momento luogo infausto dove vivere e giocare a causa del terribile conflitto in essere nella penisola balcanica. 
A sorpresa viene acquistato dalla matricola spagnola del Castellón, compagine militante in seconda divisione con velleità poi non rispettate di promozione. Nei due anni spesi nel Comunità Valenciana il centrocampista nativo di Rijeka conferma le sue indiscutibili qualità, segnando anche 21 reti in 70 partite, denotando però come sia ben più forte del livello nel quale si trova a giocare. Per ritemprarsi e ritrovare sensazioni migliori ritorna proprio al Rijeka, dove nella stagione 1993/1994 tocca il livello più alto di rendimento in carriera, imponendosi come miglior marcatore della sua squadra e vincendo il titolo di giocatore croato dell'anno. 
Le 20 reti messe a segno in campionato sono la concreta conferma di un eccellente stato di forma e del momento di grazia che il suo piede destro attraversa nella suddetta stagione, così come una dote importante da portare nella neonata nazionale croata, entrata a far parte della FIFA nel 1992 e composta da una generazione di talenti in rapida ascesa.
A conferma del suo notevole periodo realizzativo mette a segno una doppietta contro l'Estonia in un'amichevole del maggio del 1994, terminata 2-2 ed esemplificativa di come la compagine croata debba dosare una dose di talento elevata, ma poco disciplinata. 
La crescita professionale attesa arriva con il passaggio al Salisburgo, neocampione d'Austria grande protagonista in Europa la stagione precedente, quando ha raggiunto la finale di Coppa Uefa contro l'Inter.
Arrivano subito la seconda vittoria consecutiva in campionato ed il successo in Supercoppa, grazie anche alle geometrie, ai gol ed al fosforo che Mladenović offre al centrocampo austriaco, segnalandosi anche in Coppa dei Campioni, dove il Salisburgo esce nel girone inziale dietro ad Ajax e Milan future finaliste; la gara di andata contro i rossoneri è ricordata per il caso della bottiglietta tirata al portiere Otto Konrad che costerà la sconfitta a tavolina alla squadra di Fabio Capello.
L'avventura con Violett-Weiß dura un'unica annata, in quanto nell'estate del 1995 i primi acciacchi relativi all'età e gli yen offerti dal Gamba Osaka lo inducono a sperimentare l'avventura in Giappone, dove resta 12 mesi e dove le due qualità lo impongono come uno dei giocatori più forti del campionato. 
Probabilmente a spingerlo a tale scelta è stata anche la delusione per il ruolo di comprimario avuto nell'Europeo del 1996, dove si è dovuto accontentare di qualche spezzone di partita, chiuso com'era dalla presenza di Robert Prosinečki, Zvonimir Boban e Aljoša Asanović. 
La nostalgia di casa e la volontà di chiudere nel campionato croato lo porta ad accettare l'offerta dell'Hajduk Spalato nel 1997 ed a chiudere la lunga carriera dov'era iniziata, vale a dire al Rijeka, dove regala gli ultimi sprazzi di classe e sagacia tattica. Quest'ultima la dimostra giocando anche nel ruolo di battitore libero, ideale anche per sopperire ad una ridotta mobilità in questa fase finale di carriera.
In quanto riassunto, non è difficile intuire quanto la sua carriera avrebbe potuto essere davvero diversa e più blasonata, risultando palese che, nel periodo di massimo splendore  fisico e atletico, fosse uno dei centrocampisti più completi a livello internazionale; tutto questo in un calcio in fase di cambiamento, dove un mix di qualità come Mladenović può essere identificato come il prototipo del centrocampista perfetto, in una parola sola, moderno. 
Che quel "no" della Juventus del 1991 abbia pesato molto sulle scelte fatte e sui scenari futuri?

Giovanni Fasani