giovedì 4 giugno 2026

4 Giugno 1983: Roma - Juventus

É il 4 Giugno 1983 Roma Juventus si sfidano nella gara di ritorno dei Quarti di Finale della Coppa Italia 1982-83 allo Stadio 'Olimpico' di Roma.

I bianconeri piemontesi sono oramai considerati 'la squadra piú forte del mondo' avendo in rosa motli elementi della nazionale Italiana Campione del Mondo a Spagna 82, con l'aggiunta di due fuoriclasse assoluti come Michel Platini e Zibì Boniek. Ma nonostante questo i bianconeri non riescono a conquistare la Coppa dei Campioni battuti in finale dall'ostico Amburgo.

In campionato non tengono il passo proprio della Roma che vince il suo secondo scudetto. 

Poi però si rifanno nella coppa nazionale - sbattuti via proprio i giallorossi, i biancoeri vincono il trofeo in finale contro l' Hellas Verona. Il tutto dopo due gare da thriller ed una rimonta spettacolare.

Buona Visione!



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Stagione 1982-1983 - Coppa Italia - Quarti, ritorno
Roma - Stadio Olimpico
sabato 4 giugno 1983 ore 18:30 
ROMA-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Tardelli 49, Boniek 53

ROMA: Tancredi, Nappi, Vierchowod, Righetti, Di Bartolomei, Nela, Chierico (Valigi 80), Prohaska, Iorio (Faccini 80), Ancelotti, Conti
A disposizione: Superchi, Lucci, Giovannelli
Allenatore: Nils Liedholm

JUVENTUS: Bodini, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea (Prandelli 55), Marocchino (Galderisi 20), Tardelli, Rossi P., Platini, Boniek
A disposizione: Carraro, Storgato, Furino
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Lo Bello R.
RIGORI FALLITI: Prohaska 42 (Roma)
AMMONIZIONI: Cabrini 80 (Juventus); Nela, Vierchowod 43 (Roma)



Juve e Inter si ritrovano in semifinale 
COPPA ITALIA I bianconeri hanno battuto la Roma per la quarta volta nella stagione del mancato scudetto 
La squadra di Trapattoni si è imposta all'Olimpico con reti di Tardelli e Boniek 
Bodini ha parato anche un rigore di Prohaska 
Zoff in tribuna applauditissimo 

DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE ROMA — Neppure al quarto assalto, in uno stadio completamente esaurito (record d'incasso per la Coppa Italia), la Roma campione è riuscita a superare la Juventus. Erano venuti in 70 mila per questo, se ne sono tornati tutti a casa ancora una volta delusi. La Juventus ha vinto con pieno merito, per 2 a 0, reti di Tardelli e Boniek ed il successo non è stato mai in dubbio malgrado la Roma avesse tentato all'inizio di sorprendere i bianconeri con manovre decise e a tratti pure cattive. La Juventus ha atteso paziente, ha controllato il gioco, ha colpito in contropiede i rivali, che hanno chiuso l'incontro in ginocchio. 
Nella Roma mancava Falcao, è vero, ma l'assenza del brasiliano, pur importante, non può giustificare una cosi chiara sconfitta. La verità è una sola, ribadita dai fatti: malgrado abbia perduto lo scudetto, la Juventus è superiore alla Roma. Il risultato dell'andata naturalmente ha influito sull'atteggiamento tattico delle due squadre, ma non ha per questo limitato la tensione della partita, ricca di combattività e anche più specie da parte della Roma, estremamente nervosa e in vena di rissa. Per un quarto d'ora c'è stato poco o niente in campo, poi le ostilità sono state aperte da Bruno Conti, abile nel tiro di sinistro dopo una lunga preparazione: Bodini, molto bravo ieri, ha bloccato a terra. Il portiere bianconero nel primo tempo è stato autore di grandi parate. Al 39' è volato come un gatto per deviare un destro di Prohaska dall'altezza del dischetto e al 42', addirittura, ha fermato a terra un calcio di rigore di Prohaska. L'austriaco ha calciato molle di piatto, ma Bodini è stato molto intelligente ad intuire la direzione. 
Zoff, applauditissimo in tribuna, era sicuro della parata di Bodini. Il fallo, si fa per dire, era stato di Gentile su Ancelotti. L'arbitro Lo Bello, nell'occasione, non è parso felice nella decisione, però va detto che un minuto prima Iorio era finito a terra in area a contatto con Scirea senza che il direttore di gara fischiasse il rigore: una specie di strana legge di compensazione, anche più assurda visto che in nessuna delle due occasioni i falli parevano cosi gravi da giustificare il rigore. Gli episodi riguardanti la Roma, tuttavia, non devono trarre in inganno. Malgrado un'indubbia superiorità territoriale (piuttosto sterile) della squadra campione, è stata invece la Juventus a creare le occasioni migliori. I bianconeri, approfittando dello sbilanciamento in avanti degli avversari (che applicavano sistematicamente la trappola del fuorigioco), sono arrivati vicinissimi al gol al 22' con una punizione di Platini, bloccata a fatica da Tancredi, ed hanno replicato al 28' con una splendida azione personale di Boniek, atterrato con un gran calclone da Nela mentre volava solo verso la porta di Tancredi. Boniek aveva superato in velocità tre avversari, Nela, ovviamente, è stato ammonito. Più tardi è finito sul libretto nero dell'arbitro anche il nome di Vierchowod, reo di un brutto fallo su Rossi (43'). Ancelotti, autore di un'entrata altrettanto cattiva su Brio (44'), è stato perdonato dal signor Lo Bello. 
La superiorità della Juventus ha colto comunque i suoi frutti nella ripresa. Ed é stato logico, tanta era migliore la disposizione tattica e psicologica della squadra di Trapattoni. Il primo gol è arrivato al 49'. Boniek ha approfittato di un errore della Roma nell'applicare la tattica del fuorigioco ed ha lanciato sulla destra Tardelli, in posizione regolarissima. Il centrocampista ha fatto mezzo campo al galoppo, è entrato in area infilando la porta. La Roma, a questo punto, si è sciolta, neve al sole, e la Juventus ha raddoppiato con estrema facilità. Platini ha lanciato Boniek al 53' ed il polacco, miglior uomo in campo, ha beffato Tancredi con un tocco di esterno destro. Più o meno come mercoledì scorso, soltanto che a Torino Boniek aveva usato il sinistro. Il resto è stata pura routine per i bianconeri, persino superflua da raccontare. Bastano un paio di azioni, tanto per concludere la giornata. Galderisi, al 79', ha scartato tutti e ha tirato addosso a Tancredi, all'80' Cabrini è stato ammonito per proteste e all'83' Bodini è volato a deviare sul palo una punizione ad effetto di Conti. 
E intanto i tifosi giallorossi continuavano imperterriti con applausi e canti di gioia: contenti loro.... 

Carlo Coscia


 



Poker di lusso per le semifinali, a cui accedono Inter, Juventus, Torino e Verona. Dopo la magra di Atene, incendiario risveglio dei bianconeri, che si sono scatenati contro la Roma-scudetto
Madama s'è desta

JUVENTUS. Perso il campionato, persa la Coppacampioni, perso il morale, perso per-fino Zoff, che poteva restare agli uomini di Trapattoni? Gli stimoli giallorossi di una stagione all'insegna degli eterni secondi e, perché no, anche la tradizione favorevole che si sta ormai consolidando nei confronti dei neo-campioni d'Italia. Col successo dell'Olimpico, infatti, sono ben cinque le vittorie consecutive di Madama negli ultimi incontri con la Roma, tre dei quali in casa giallorossa: ce n'è abbastanza per creare una cabala favorevole a futura memoria e anche per suturare qualche ferita lacero-contusa del già citato morale. Nell'incontro dell'andata, il leone miagolante di Atene ha preso a ruggire secondo possibilità e s'è abbattuto come un ciclone sui giallorossi, privati sin dai primi minuti di Maldera e di Pruzzo. Platini aveva dentro scoppiettante il sacro fuoco dei giorni migliori, sicché, dopo aver raddoppiato con una prodezza di testa il gol di Cabrini, s'è concesso uno dei suoi lussi da cineteca del calcio, recuperando un pallone impossibile e pescando col telecomando Boniek, che ha chiuso il colpo a rete con una toccata (senza fuga) d'esterno. Nel match di ritorno il pubblico ha regalato alla Roma il record assoluto di incassi per la Coppa Italia (quasi 870 milioni), ma non c'è stato niente da fare: agli attacchi a percussione dei capitolini (privi questa volta anche di Falcao) la Signora ha replicato con micidiali contropiede, e ha risolto la partita nella ripresa, nel giro di quattro minuti: la prima volta Boniek ha tranciato il campo con un pallo-ne-meteorite che Tardelli ha provveduto a sparare alle spalle di Tancredi; la seconda ci ha pensato Platini a servire sulla mensa del polacco un piatto da gran gala, da cui Boniek ha sbozzato il capolavoro di un pallonetto irresistibile. Prima del magico uno-due, c'era stato il momento di gloria di Luciano Bodini, che, davanti agli occhi (un po' lucidi) di Zoff in tribuna, ha neutralizzato un rigore di Prohaska che avrebbe potuto cambiare i connotati al match.

Carlo F. Chiesa
tratto dal Guerin Sportivo anno 1983 nr.23





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16 Aprile 1989: Juventus - Pisa

É il 16 Aprile 1989 Juventus e Pisa si sfidano nell' ottava giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1988-89 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

É una Juventus che cerca di costruire una squadra ancora scossa dal addio di 'Le Roi' Michel Platini e dai fallimenti di Ian Rush e del tecnico Rino Marchesi. Guidati in panchina dalla leggenda Dino Zoff, i bianconeri raggiungono un quarto posto in campionato che dovrebbe rappresentare un buon viatico per il futuro. 

Dall'altra parte c'é un Pisa che saluta a malincuore la massima divisione e ritorna nell' oblio della Serie B.

Buona Visione! 

 


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Stagione 1988-89 - Campionato di Serie A
8a Giornata di Ritorno
Domenica 16 Aprile 1989 ore 15.30
Juventus-Pisa 3-1
Marcatori: 10' Buso, 30 rigore De Agostini, 73' N.Napoli (J), 45' Piovanelli (P)

Juventus: Tacconi, Napoli N., De Agostini, Galia, Bruno P., Tricella, Marocchi, Rui Barros, Buso, Zavarov, Mauro
Allenatore: Dino Zoff

Pisa: Grudina, Cavallo, Lucarelli, Boccafresca, Elliott, Fiorentini, Cuoghi, Gazzaneo, Incocciati, Dolcetti, Piovanelli
Allenatore: Giannini

Arbitro: Lanese



Il primo regalo del giovane centravanti juventino ai tifosi del Comunale 
Buso: «C'è posto anche per me» 
«So di giocarmi molte chances in questo finale di campionato» 
Napoli alla seconda prodezza stagionale: «Anch'io spero di conquistare la fiducia di Boniperti» 
De Agostini torna al gol

TORINO — Prime reti al Comunale per Buso e Napoli, ritorno al gol per De Agostini che non segnava in campionato dal 20 novembre, contro il Napoli. Sono loro i protagonisti a tutto tondo della Juventus in una giornata in cui sono piovuti fischi per Tacconi e Galia, sono rimaste perplessità su Zavarov, hanno lottato con alterni risultati Mauro e Tricella, s'è battuto come un leone Barros, hanno svolto il loro compito senza infamia e senza lode sia Bruno sia Marocchi. 

Per Renato Buso è il quarto gol in questo campionato dopo la doppietta della scorsa stagione e la rete segnata in queila d'esordio, nel 1986-87. Ma finora le sue prodezze (compresa una rete in Coppa Italia alla Lazio) erano nate sempre in trasferta, mai Buso aveva gioito al Comunale, davanti ai suoi tifosi. 

"Dedico il gol a loro — afferma Buso — ma anche a Boniperti che prima della partita mi ha detto "Vai su tutte le palle che con la pioggia questo può essere il campo adatto a te". E io ho voluto questa rete con tutte le mie forze. Quando Galia ha rimpallato quella sfera respinta dal portiere su tiro di Napoli mi sono accorto che Grudina era rimasto fuori dai pali e ho toccato all'indietro. Volevo proprio mandarla direttamente in portai." 

"Finalmente — aggiunge ancora Buso — sono riucito a segnare al Comunale, finora i tifosi juventini le mie reti le avevano viste in tv o in trasferta. E' un periodo che mi sento in forma, del resto posso esprimermi con continuita, so di giocarmi molte chances di restare alla Juve anche il prossimo anno in questo finale di campionato. E scendo in campo più convinto dei miei mezzi, non ho paura di sbagliare, anche perché non temo gli esami". 

Che cosa ha imparato in queste settimane? 

"Intanto mi sono accorto che ogni partita che passa i marcatori si fanno sempre più rudi con me. E ho capito che bisogna sempre lottare. Del resto non sono uno che può stare ad attendere in area gli sviluppi dell'azione, devo partire da lontano per rendere meglio, mi piace partecipare ali'azione e come contro il Pisa aiutare i compagni anche in retrovia. Per sviluppare meglio la mia progressione ho bisogno di quei quattro o cinque metri di spazio, in area saró quasi sempre superato, non sono il tipo da scambi negli spazi stretti". 

Napoli e alla seconda prodezza stagionale, a due settimane dalla prima, a Napoli. Entrambe di testa come le sei reti segnate due anni fa in B a Messina, prima di approdare a Torino. 

"Il rammarico — dice il difensore — e quello di non aver conquistato prima la fiducia di Zoff, quindi spero di poter giocare fino al termine del campionato per convincere anche Boniperti. Il mio contratto scade nel '90 ma vorrei essere sicuro perla prossima stagione. Piuttosto che restare un altro anno in panchina forse é meglio andare a giocare in un'altra squadra.

Il gol di testa é la mia specialità cosi come mi trovo bene nel ruolo di terzino, di marcatore della seconda punta perche posso partecipare alla manovra". 

De Agostini svela: 

"Segnare su rigore non é mai facile come sembra. Ho gioito doppiamente perché questa rete viene dopo un lungo digiuno ed é la ventesima in serie A. Non tutti hanno capito che cosa ho passato in questa stagione dopo l'infortunio. Per questo lo dedico a quei "faccioni" di Roberto e Renata Tricella". 

Sulla partita De Agostini spiega:

"Abbiamo giocato bene nonostante le condizioni del campo. Continua l'altalena di risultati? E' la dimostrazione che questa Juve deve solo aver paura di se stessa più che degli avversari. A volte manchiamo di concentrazione. Anche con il Pisa abbiamo pagato con un gol un attimo di disattenzione. E' nostra intenzione cercare di vincere sempre, sarei felice di chiudere con tanti successi questo campionato. Ne va della posizione in classifica e del prestigio". 

Sul rigore, contestato in verità solo dai pisani, De Agostini afferma

"Tante volte anche a noi hanno fischiato contro dei rigori dubbi". 

E Marocchi aggiunge: 

"L'arbitro era più vicino di me all'azione sia in quel caso sia prima su Barros quando Buso ha segnato". 

Zoff descrive cosi la partita dei suoi: 

"Abbiamo tenuto bene su un campo difficile con sprazzi di bel gioco. Era una partita importante per noi. Tutti hanno giocato bene, s'é confermato Buso, e stato bravo Napoli, mi voglio complimentare per il gol. Ma tutti si sono battuti bene".

Franco Badolato 
tratto da: La Stampa 17 aprile 1989








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La Stampa 17 aprile 1989



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martedì 2 giugno 2026

2 Giugno 1996: Vietnam - Juventus

È il 2 giugno 1996 e la Nazionale del Vietnam e la Juventus si sfidano in una gara amichevole disputata allo Stadio 'Hang Day' di Hanoi (Vietnam).

I nostri eroi dopo aver riconquistato il tricolore dopo una lunga assenza si buttano 'anima e cuore' nella massima competizione continentale. Infatti 'trascurano' un po' il campionato nazionale e lasciano le proprie forze fisiche e mentali per le fatiche di Champions League. A Roma la Juventus (guidata dal gladiatore Marcello Lippi) gioca una partita 'quasi' perfetta e batte i 'lancieri' dell'Ajax solo dopo i calci di rigore.

Poco dopo i bianconeri partono per l'Asia e disputano questa amichevole quanto mai esotica nel paese vietnamita.

Buona Visione!

 



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Stagione 1995-96 - Amichevole
Hanoi - Stadio Hang Day (Vietnam)
Domenica 2 Giugno 1996
NAZIONALE VIETNAM-JUVENTUS 1-2
Marcatori: 47' Vialli, 57' Parente (J), 67' rigore Vo Hoang Buu

Vietnam: Nguyen V.H. (38' Nguyen VP), Tran, Chu, Do, Nguyen H.T., Nguyen C., Nguyen H.D. (46' Nguyen L.), Vo Hoang Buu, Nguyen H.S., Le, Hunyh
Allenatore: Weigang

Juventus: Falcioni. M.Carrera (75' Parente), Annoni, Porrini, Vierchowod (46' M.Rosa), Marocchi (46' Longhi), Lombardo, Giandebiaggi, Vialli (65' Fantini), Pessotto (30' Baccin), Padovano
Allenatore: Marcello Lippi

Arbitro: Nguyen T.H.
Espulsioni: 69' Giandebiaggi





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lunedì 1 giugno 2026

1 Giugno 1997: Juventus - Lazio

É il 1 Giugno 1997 e Juventus e Lazio si sfidano nella diciassettesima ed ultima Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1996-97 allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus é nettamente la squadra da battere in questi ultimi anni mentre la Lazio terminerá il campionato al quarto posto a dieci punti dai bianconeri Campioni d'Italia per la ventiquattresima volta. Qualche giorno prima i bianconeri hanno perso la Finale di UEFA Champions League contro il Borussia Dortmund.

Buona Visione!



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Stagione 1996-1997 - Campionato di Serie A - 17 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
domenica 1 giugno 1997 ore 16.30
JUVENTUS-LAZIO 2-2
MARCATORI: Vieri C. 31, Amoruso 52, Casiraghi 73, Protti 85

JUVENTUS: Rampulla (Falcioni 80), Porrini, Ferrara C. (Cingolani 80), Montero, Dimas, Lombardo, Di Livio, Tacchinardi, Pessotto G. (Trotta 68), Vieri C., Amoruso
Allenatore: Marcello Lippi

LAZIO: Marchegiani, Negro, Nesta, Chamot, Favalli (Fish 78), Rambaudi (Buso 53), Fuser, Venturin, Nedved, Casiraghi, Signori (Protti 68)
Allenatore: Dino Zoff

ARBITRO: Racalbuto



La Juve può cantare sotto la pioggia 
Domina per un 'ora, poi ilpari non guasta la festa 

TORINO. Il sospetto di una partita addomesticata può sorgere in chi, senza aver visto Juve-Lazio, consideri semplicemente il risultato: 2-2, un altro pareggio annunciato, il terzo consecutivo per i bianconeri in questo finale di campionato gestito con grande prudenza. Invece, libero da tutti gli interessi di classifica, il match è sembrato vero come le amichevoli che si giocano per il piacere di giocarle e con in corpo la gioia liberatoria di essere alla fine dell'annata. 
La Juve per un'ora è stata brava e più brillante di quanto ci aspettassimo, la Lazio è sgusciata fuori dal proprio pantano nel finale, quanto è bastato per rimontare le due reti. 
«Grazie lo stesso». Lo slogan della notte di Monaco è risuonato qualche volta, flebile antidoto al groppo in gola che gli juventini avvertono quando si pensa alla sconfitta in Champions League. Avrebbe dovuto essere la domenica della festa italiana ed europea, il giorno del ringraziamento per un'annata strabiliante, e con molta fatica si è badato a non rovinare il copione cedendo ai rimpianti: come per un tacito accordo, dagli striscioni e dai cori è stato rimosso tutto quanto potesse ricordare il Borussia, quasi il calendario procedesse a balzi e di salto in salto avesse evitato l'ultimo mercoledì. 
La Juve ha capito. Ha cercato di immergersi comunque nella celebrazione dello scudetto che molti giocatori esibivano dipinto sulla nuca, finché la pioggia non ha stinto i colori macchiando i colletti delle maghe. Prima che ciò accadesse i bianconeri erano già in vantaggio e la Lazio pareva non conoscere la strada verso la porta di Rampulla. Senza i due francesi, più Jugovic, Del Piero, Peruzzi, Conte e da ultimo anche Boksic bloccato nella notte da un attacco influenzale (così hanno spiegato i medici per troncare qualsiasi illazione), la Juve poteva cedere alla tentazione dello svacco. La difesa e l'attacco erano quelli di sempre, però il centrocampo veniva completamente rivoluzionato: Lombardo andava a destra, Pessotto a sinistra e, in mezzo, Di Livio e Tacchinardi provavano a inventare la regia. Una formula assolutamente nuova e di emergenza. 
I cambiamenti tuttavia non toglievano l'energia. Anzi nel trovarsi davanti la Lazio al completo ma ormai appagata dalla qualificazione europea, la Juve minore cresceva di ritmo e di voglia, i meccanismi si oliavano in fretta. Vieri, in avanti, riscattava il pianto fanciullesco di mercoledì mentre i borussi sollevavano la Coppa. Negro e Nesta faticavano a tenerlo, più di loro erano le pozzanghere, che poche ore di pioggia avevano già formato sul campo, ad attenuare la potenza dello juventino. Pareva che soltanto alla Juve interessasse chiudere bene il campionato. Anche Amoruso cancellava l'impressione di leggerezza che si ha spesso di lui: nel pantano schizzava sfiorando l'acqua come fanno le libellule sugli stagni, tentava assist e aperture. La Lazio restava compressa nella propria metà campo, ogni soluzione offensiva puntava a lanciare Casiraghi oltre Monterò e Ferrara. 
Impresa inutile. Le distrazioni fatali contro il Borussia non si ripetevano: fino all'11 della ripresa Rampulla non toccava palla. La pressione juventina era alimentata da Lombardo e Di Livio a destra e con meno foga da Pessotto. Ma il gol nasceva dalla collaborazione tra Amoruso e Vieri, come è accaduto spesso negli ultimi mesi. La coppia funziona. Se davvero Vieri rimarrà a Torino, come giurano e spergiurano, ci sarà da tenerne conto l'anno prossimo. Così pure la ripresa si avviava nel segno della Juvetta, con le sue seconde forze capaci di non far rimpiangere. Lombardo trovava il tempo e la misura per servire ad Amoruso la palla del raddoppio, con la difesa laziale immobile e l'assenza del solito Chamot. Per Zoff era troppo. Toglieva Rambaudi per Buso, poi Signori (o chiunque fosse quel tizio che vagava per il campo come uno smemorato) per Protti. Casiraghi, il più rodomontico dei laziali, trovava più spazio. Per due volte Rampulla opponeva la gamba, alla terza, complice la grave incertezza di Dimas, era il gol che faceva intuire la possibile rimonta, anche perché Lippi concedeva spazio ai giovani della panchina. 
Benché la Juve si avvicinasse in altre due occasioni alla segnatura, Protti sfruttava l'assist del risuscitato Nedved per saltare l'intera difesa (ormai priva di Ferrara) e pareggiare. Fischi? No, cori e applausi. Perché doveva essere un giorno di festa: senza rimpianti, né groppo in gola. 

Marco Ansaldo


 


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domenica 31 maggio 2026

7 Dicembre 1988: Juventus - FC Liegi

È il 7 dicembre 1988 e Juventus ed FC Liegi (Belgio) si sfidano nella gara di ritorno degli Ottavi di finale della Coppa UEFA 1988-89 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

È una Juventus che cerca di costruire una squadra ancora scossa dall'addio di 'Le Roi' Michel Platini e dai fallimenti di Ian Rush e del tecnico Rino Marchesi. Guidati in panchina dalla leggenda Dino Zoff, i bianconeri raggiungono un quarto posto in campionato che dovrebbe rappresentare un buon viatico per il futuro. 

Dall'altra parte c'è un FC Liegi meteora del calcio europeo di quegl'anni - tanta grinta e forza, ma per i rossoblu non ci sarà speranza contro la Juve.

Buona Visione! 

 



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Stagione 1988-1989 - Coppa UEFA - Ottavi, ritorno
Torino - Stadio Comunale
mercoledì 7 dicembre 1988 ore 16:45
JUVENTUS-LIEGI 1-0
MARCATORI: Altobelli 16

JUVENTUS: Tacconi, Favero, (c) Cabrini, Galia, Bruno P., Tricella, Marocchi, Rui Barros, Altobelli, Mauro, Laudrup
A disposizione: Bodini, Napoli N., Magrin, Buso
Allenatore: Dino Zoff

LIEGI: Stojic, Houben (Boffin 69), Quaranta, Giusto, Habrant, De Sart, Ernes, Quain, Varga, Veyt, Malbasa
A disposizione: Machiels, Gusbin, Waseige, Bosman
Allenatore: Robert Waseige

ARBITRO: Prokop (Germania Est)
AMMONIZIONI: Varga 61 (Liegi)






LA FEBBRE (DEL GOL) A 39

Mettiamo che l'uno a zero della Juventus sul Liegi non abbia aggiunto nulla di nuovo rispetto a quanto si era già visto nella città belga e a quanto la squadra oggi allenata da Dinosauro Zoff sta dimostrando in campionato. E giusto ribadire intanto che ha ritrovato una sua saldezza difensiva da quando ha Cabrini terzino di fascia. Contro i belgi, non giocava Brio, stiratosi alla vigilia del match senza che nessun cronista potesse essere informato. Ormai i cronisti non vedono gli allenamenti. Si limitano ad attendere i giocatori nell'antistadio, conducono le loro interviste e rispariscono Questo può risultare perfin gradito alle società. Ai tempi dell'Inter di Helenio, il general manager Allodi aveva voluto che i cronisti non assistessero agli allenamenti, tenendoli in un'apposita saletta lontana almeno un chilometro dal prato dove i nerazzurri si allenavano. Ma torniamo al match è stato Altobelli il goleador. Spillo ha sbloccato il risultato con un gol di destro di strabiliante puntualità al 6, il suo 39. gol europeo in 75 partite Ricorderemo al lettore della speciale classifica juventina a questo riguardo: 87 partite Scirea, 83 Bettega e 75 Altobelli, che ha superato Zoff rimasto a 72. La partita ha visto la Juventus giocare con bella saggezza, senza scoprirsi mai; il Liegi ha manovrato con una certa pericolosità, ribadita soltanto dal possente Malbasa, sul quale Favero ha compiuto un capolavoro di marcatura. La Juve, dopo la sbandata con il Napoli, ha acquistato una mentalità pratica, gioca senza sprecare inutilmente energie e «coprendo» il campo, affida ad Altobelli il ruolo di alto finalizzatore e recupera in Cabrini il giocatore di fascia più emblematico della gloria bianconera. Che Cabrini voglia riproporsi a Vicini nel momento assai difficile del giovane Maldini, non lo escludiamo: oltre a puntellare adeguata-mente la difesa, Cabrini puntella l'attacco, sventagliando acrobati-camente il sinistro. E con Mauro e Marocchi a centro campo gli equilibri tattici sono più sostanziosi.

Vladimiro Caminiti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1988 n.50






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