mercoledì 12 agosto 2026

12 Agosto 1984: New York Cosmos - Juventus

È il 12 agosto 1984 e New York Cosmos e Juventus e si sfidano in questa sfida amichevole in vista della stagione 1984-85. Il tutto si svolge nel 'Giants Stadium' di East Rutherford, New York (Stati Uniti d'America).

I Bianconeri sembrano più concentrati sulla Coppa dei Campioni (coppa che vinceranno nella tragica notte dell'Heysel) e sono lontani dalla testa della classifica del campionato. In testa invece c'è sorprendentemente il Verona che dopo una cavalcata splendida vince il suo primo Scudetto

Dall'altra parte c'è la squadra statunitense che dopo i fasti degli anni settanta con varie leggende calcistiche tra le sue fila (Pelé, Beckenbauer, Chinaglia ecc.) adesso vive un momento di stanca che culminerà nel tracollo finanziario che decimerà la sua storia.

Buona Visione! 



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Stagione 1984-1985- Amichevole
East Rutherford (New York) - Giants Stadium
domenica 12 agosto 1984 ore 19:00 
NEW YORK COSMOS-JUVENTUS 2-1
MARCATORI: Moyers 8, Prandelli 51, Davis rigore 85

NEW YORK COSMOS: Birkenmeier, Zmuda, Di Bernardo (Brocic 84), Eskandarian, De Brito, Neeskens (Gray 72), Bogicevic, Davis, Damiani (Vujovic 57), Moyers (Cabanas 46), Terlecki (Borja 84)
Allenatore: Eddie Firmani

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Limido (Prandelli 46), Tardelli (Caricola 74), Rossi P. (Koetting 54), Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Di Placido (Stati Uniti)
RIGORI FALLITI: Boniek 82 (Juventus)
ESPULSIONI: Prandelli 88 (Juventus); Borja 88 (New York Cosmos)




JUVENTUS/LA TOURNÉE AMERICANA
Vittoriosi a Toronto col Blizzard di Bettega, sconfitti sul turf di New York dai Cosmos di Chinaglia e Damiani, i campioni hanno fatto turismo e rodaggio.
Unico problema: Pablito è fermo e in ritardo di condizione
Semaforo Rossi

NEW YORK. Sempre rivedendolo, mi chiedo se è stato giusto. Il Canada è un paese nuovo, per noi italiani nuovissimo. Dà immensamente un italiano quaggiù, come operaio o in tutte le altre scale del vivere, ritrova la sua naturalità, e insopprimibile è, non dico la sua facondia, certamente l'operosità, come al truismo. Italiani brava gente. E Bobbigol Bettega, di lui sto parlando?! Gli giova questa permanenza in Nordamerica? Ha fatto bene ad estraniarsi dai fatti italiani, a mettere l'oceano tra la sua famiglia e il suo grande amore? Chi è stato Bettega per il nostro calcio e chi è oggi Bettega? Torinese del '50, nato in una casa della Michelin davanti alle Ferriere Fiat, Roberto Novello di Raimondo e Eleonora, dopo aver condotto Caccia al 13, ricordate?, parti per il Canada, missione di lavoro e di studio, per ragioni di vita, lui disse. 42 presenze in Nazionale, circa 200 gol segnati, alfiere della Juventus ricreata da Giampiero Boniperti secondo schemi di collettivo in campo e fuori, Roberto Bettega appartiene alla storia del paese non dico soltanto al suo sport. Sono nemici della civiltà e del progresso del popolo, quelli che relegano in seconda linea gli sportivi; ritenendosi la parte migliore o che conta, come politici o come letterati. Invece lo sport è cultura ed il calcio è il sale della vita del popolo. E ognuno sia degno del suo ruolo, sia la vocazione sia il senso della vita. Roberto Bettega a trentaquattro anni è l'allefiere della Juventus in Nord America, il professionista universale, civile nei costumi, discreto seppur geniale nella favella, dispensa come campione consolazione alle turbe. Nel Blizzard di Toronto gioca con lo stesso spirito dei suoi inobliabili anni torinesi. Lo lanciò Liedholm, ricordate? Nelle file del Varese, questo ragazzone cominciò subito a svettare sulle parabole, le sue testatone e le sue zampate fecero il vuoto. Così andò presto a svegliarsi torre del gioco di una Juventus alquanto nuova, quella dei Furino, Causio e poi di Zoff, Scirea e Cabrini. Gli scudetti cominciarono ad ornare la sua casa torinese. Cadde malato, tornò più forte di prima.

AMBASCIATORE. Abbiamo in Canada un ambasciatore di finezze, di comportamenti di virilità, di coraggio atletico, di classe allo stato puro. Bettega argentino fu tra i calciatori più grandi della leggenda azzurra. Come dimenticare le sue ruggenti partite a Mar del Plata contro Francia ed Ungheria? II suo tandem con Rossi fu insuperato. Questo pensavo vedendoli insieme, con maglie diverse, allineati sul prato verdissimo, prima di Toronto Blizzard-Juventus. Il tempo passa crudele, i nostri idoli di ieri sono già lontani... Riuscirà il calcio ad imporsi in Nordamerica? Il cronista se lo chiede, Bettega è ottimista. Smentisce che il pubblico non risponda, precisa che è soltanto questione di tempo. Bettega può avere ragione. Non ha mai sprecato parole, ha sempre saputo interpretare il calcio anche come fenomeno sociale. È forse nato con lui il calciatore non più pedatore, il professionista che si sa gestire, ineffabile addirittura per eloquio e ragionevolezza nei confronti della stampa.

PIVOT. Voglio che i lettori del Guerino ritrovino pure il Bettega calciatore. Contro la «sua» Juve ha giocato da pivot del gioco, ma s'è imbattuto in un tremendo Brio che ci ha rimesso un dente ma non ha mai mollato. La partita all'Arena Varsity fu vissuta dalla Juve con movenze gloriose, Platini giocò alla grande, ispirando la manovra dall'alto della sua classe camaleontica. Era tutto a funzionare, nessuno fuori posto, avvicendamenti, raddoppi, sequenze di gioco collettivo che suscitarono dai diciottomila spettatori applausi entusiastici. Visse la Juve una magica notte sotto il cielo di Toronto alto, ineffabile. Un clima mutevolissimo, prima sole e luce, poi penombra e quindi la sera, un altoparlante scandiva la vicenda, che i pedatori del Blizzard vivevano correndo per linee esterne, fuori da schemi e dentro sogni individuali di potenza agonistica. E capivo che Bettega funge da pioniere o profeta inascoltato, la sua semplicità che è classe riesce astrusa, più forti che tecnici i suoi compagni, anche quelli di colore, lo dimenticano, lo trascurano, lo ignorano. E Bettega vorrebbe addirittura, in attesa di rientrare in Canada per rispettare il contratto fino al termine, giocare anche il nostro campionato, essendo libero dal 6 settembre. Un'illusione? Secondo Boniperti sì.

CENTO CANALI. A proposito di Boniperti, la personalità fatta anche di grinta di questo presidente manager riluceva durante il trasferimento a New York. Raccontava a Tardelli dei suoi giorni calcistici, di come in campo si faceva rispettare. Stringeva la mascella e diceva a Marco: 

«Tra me e Benetti sicuramente sarebbe uscito dal campo azzoppato lui». 

Chi ha vissuto la straordinaria parabola di Boniperti calciatore, 444 partite e 177 gol, sa che non esagera affatto. Fu un calciatore demiurgo, prima goleador finissimo e straripante, poi regista e organizzatore. E dirigeva anche gli arbitri! Da Toronto a New York, che salto! Non soltanto geografico, di costumi, di mentalità, per tutto! New York è una delle capitali del mondo. Non è una città ma tante città e tanti stati. E un mare di negri dai denti più abbaglianti dei grattacieli. E un mare di italiani grassi e rosei che benedicono la 'Merica. New York è una metropoli che trasuda i vizi e le virtù del mondo. L'uomo di New York è acciottolato di frenesia, soltanto quando è dentro quelle sterminate automobili è placato. La televisione funziona su cento canali e trasmette tutto. Poi, allo Stadio dei giganti, tra tutte quelle poltroncine rosse spalancate nel cielo, capisci anche la grandezza sportiva di questo nostro paese. 

«La Juve meriterebbe uno stadio così», 

diceva Boniperti, ammirato. La tournée nordamericana della Juventus ha avuto uno squisito successo. Già la seconda partita allo Stadio dei giganti tra Cosmos e Juventus era emblematica di una sfida mondiale. Il Cosmos, con i suoi De Brito, Eskanderian, Zmuda, Damiani, Neeskens, contro la Juventus di Platini, Rossi, Tardelli e Boniek. Però sul turf. Avvantaggiato nettamente il Cosmos. Io mi godevo l'avvenimento respirando aria pura. Non è che nel mio albergo, tipicamente ne-wyorckese, una stanza rumorosa gremita dal letto e dal televisore, sia stata bene. E qui che sto bene. Ma non divaghiamo. Cosmos-Juventus finì 2 a 1 per la pattuglia nordamericana cara a Giorgio Chinaglia, ma la Juventus condusse niente altro che un allenamento sul turf, con i suoi fuoriclasse, sia Platini che Boniek, onorevolmente impegnati, ed i veterani Scirea soprattutto, ma anche Cabrini, degni del loro blasone. Giocò in modo assai deludente Rossi, che Trapattoni sostituì dal 54' con Koetting, il quale Rossi aveva firmato per un anno il contratto con la Juve e pareva volesse dirci con la sua apatia che un anno passa presto. La formazione del Cosmos, abituata al turf, prevalse anche con la collaborazione dell'arbitro Di Placido, un tipino molto originale, che fischiò due assurdi rigori e comminò ammonizioni a destra e a manca. Però, giocatori come l'eterno Neeskens, il portiere Birkenmeyr (che esce, a differenza di Tacconi, in progresso rispetto a Toronto: ma perché contrariamente agli altri allenatori, Trapattoni lascia sempre inoperoso Bodini; ha paura di sciuparlo?), il regista Bogicevic che di nome fa Vladislav e gioca come un dio, al turf si sono adattati per tempo, come ci si deve adattare a tutto, quando si gioca per mestiere. La Juve di New York contraddisse quella di Toronto, ma succede ad inizio di stagione, quando non si è fatto carburante di fiato.

AGNELLI E DAMIANI. Umberto Agnelli che assisteva al match disse cose abbastanza intelligenti, com'è suo costume anche se non fa personaggio come il fratello, il quale, appena apre bocca, subito il giornale chiede da 80 a 100 righe. Tra le altre cose Umberto elogiò Boniperti come 

«il più grande presidente della storia juventina».

Per me Boniperti rappresenta la giovinezza, ma amo il mio mestiere più di tutto; a 52 anni non mi fa più ombra il sentimento. La grinta di Boniperti è indispensabile perché la squadra non dimentichi di crescere ogni giorno. V'erano 36 mila spettatori tutti italiani e qualcuno lasciò deluso lo stadio dei giganti, meraviglioso impianto, dove avevamo vissuto un avvenimento irripetibile. Pensate, tra due televisori laterali che ci trasmettevano contemporaneamente la stessa partita che avevamo il piacere di vedere dietro scranni comodissimi; ed in cui, ala destra del Cosmos, giocava anche Oscar Flipper Damiani, ormai deciso a chiudere col calcio italiano. Caro Oscar, gli ho detto stringendogli la mano, quanti ricordi di lavoro comune se ne vanno in America con te. New York guadagna un altro tipo umano prezioso per il futuro del calcio, io dico. Anche se il Damiani visto contro la Juve, per un'ora autore di spunti vertiginosi, fosse potuto venir comodo ancora al Milan. Ma Liedholm non ce l'ha voluto e speriamo che non debba rimpiangerlo. Io rimpiangerò per certo, girellando tutte le domeniche per i vecchi, decrepiti stadi italiani, il Giants Stadium. Ma non rimpiangerò il turf ovvero il terreno sintetico che il vero calcio riduce in soccer.

Un'americanata.

Vladimiro Caminiti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1984 nr.34




CHINAGLIA RISUSCITA IL COSMOS
San Giorgio

NEW YORK. 

«Ma allora questo Cosmos è veramente poderoso?» 

Han chiesto i colleghi americani al presidente Chinaglia, presente alla partita Cosmos-Juventus, in un impeccabile completo blu e cravatta rossa.

"Volevamo cominciare la gestione in tono positivo e ci siamo riusciti - afferma Giorgio. -  La squadra c'è e presto darà ottimi risultati. Certo che battere la Signora del calcio è stato un exploit da annali e questo aiuterà a spingere il calcio verso sfere migliori". 

Di questo è convinto anche il New York Times che scrive tra l'altro: 

"Piegare la "più grande" del calcio europeo significa avere elementi che non possono essere sottovalutati".

GLI ORIUNDI. Ci son rimasti male gli oriundi venuti in massa alla superpartita dell'anno. Avevano fatto un gran tifo per la Juve, per Rossi, Tardelli, Platini, i cui nomi venivano scanditi sino alla noia, mentre la rete dei bianco-neri era stata salutata da un'interminabile ovazione. Poi la doccia fredda per il rigore mancato da Boniek e la rete di Rick Davis a pochi minuti dalla conclusione. 

«Questo Cosmos - mi diceva Trapattoni - mi sembra una legione straniera, e amalgamarla è un lavoro improbo, ma conoscendo la personalità di Chinaglia credo nel Cosmos». 

L'innesto di Damiani e del polacco Zmuda è stato felice, anche perché è stato appunto l'ex milanista a «concedere» a Steve Moyers il pallone della prima rete, oltre a creare un gioco veloce, largo, coordinato. Il Cosmos vuole Damiani e Zmuda e Beppe Pinton, vicepresidente del Cosmos, precisa: 

«La Nasl potrà dire quel che vuole, ma a noi interessa il futuro della squadra e non quello che dicono nel Minnesota». 

Appena sbrigate le pratiche, questi due elementi (che costeranno pochissimo al Cosmos n.d.r.) entreranno nelle file, mentre per Dirceu, che ha problemi in sospeso col Napoli, se riuscirà a risolverli verrà subito preso in considerazione dal presidente. Il quale, aggiungiamo noi, sta facendo il braccio di ferro con la Nasl, e sicuramente scuoterà le acque stagnanti che i dirigenti hanno creato, rischiando di affondare il piroscafo del calcio. Intanto il Cosmos questo inverno parteciperà al torneo indoor della Misl, la federazione rivale, e questo è già un passo positivo. Poi, come diceva Morini, per lanciare il calcio in USA dovranno disputare questo torneo indoor che veramente piace alla massa, poi dovranno puntare su incontri internazionali ad alto livello, quindi dovranno curare i giovani numerosissimi nelle università che rappresentano la linfa del futuro. Dunque comincia con la Juventus il «nuovo corso» dei Cosmos di Chinaglia. Oltre 45 mila fan in gran parte italiani ne sono una conferma, e altri 50 mila unità di varie nazionalità saranno in tribuna se Chinaglia saprà ripulire la crosta accumulatasi dopo anni di inerzia dovuta a incapacità e apatia.

l.m.
tratto dal Guerin Sportivo anno 1984 nr.34






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Stefano Tacconi, Dino Zoff e Luciano Bodini

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martedì 11 agosto 2026

11 Agosto 2012: Juventus - Napoli

Attraverso il canale Youtube ufficiale della Juventus vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. È l'11 agosto 2012 e Juventus e Napoli si affrontano nella Supercoppa Italiana 2012 (in gara unica). Il tutto si svolge al 'Beijing National Stadium - Bird's Nest' di Pechino (Cina).

È una Juventus Campione d'Italia in carica che non sembra aver problemi nel vincere ancora il tricolore. Infatti la squadra allenata da Antonio Conte chiude il campionato con nove punti di vantaggio proprio sul Napoli di Rafa Benítez.

Buona Visione!




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Stagione 2012-2013 - Supercoppa Italiana - Finale
Pechino, campo neutro - Beijing National Stadium - Bird's Nest
sabato 11 agosto 2012 ore 20:00
JUVENTUS-NAPOLI 4-2 - Dopo i tempi supplementari
MARCATORI: Cavani 27, Asamoah 37, Pandev 41, Vidal rigore 74, Maggio autorete 97, Vucinic 101

JUVENTUS: (c) Buffon; Lucio, Bonucci, Barzagli; Lichtsteiner (Padoin 89), Vidal, Pirlo, Marchisio C., Asamoah; Matri (Vucinic 46), Giovinco S. (Giaccherini 116)
A disposizione: Storari, De Ceglie, Marrone, Quagliarella
Allenatore: Antonio Conte

NAPOLI: De Sanctis; Campagnaro, Cannavaro P. (Fernandez 62), Britos; Maggio, Behrami, Inler (Dossena 106), Hamsik (Gargano 68), Zuniga; Pandev; Cavani
A disposizione: Rosati, Aronica, Vargas, Insigne
Allenatore: Walter Mazzarri

ARBITRO: Mazzoleni P.
AMMONIZIONI: Lichtsteiner 78, Giovinco S. 90 + 3 Bonucci 112 (Juventus); Britos 32, Cannavaro P. 52, Behrami 53, Cavani 64, Zuniga 78, Zuniga 90+4 (Napoli)
ESPULSIONI: Pandev 85, Zúñiga 90 + 4 Allenatore Mazzarri 90+4 (Napoli)





Quel giorno | Una Supercoppa a Pechino


Fa caldo, a Pechino, d’estate. Caldissimo.
Non basta la pioggia che cade fortissimo, perché quel giorno è l’11 agosto, e quasi non si respira.

Non importa, però: sono tantissimi i tifosi sugli spalti dello stadio “Bird’s nest”, il monumentale impianto che solo 4 anni prima, proprio in quegli stessi giorni, ha animato i Giochi Olimpici e ospitato i trionfi dell’Uomo Fulmine, Usain Bolt.

Tutto è pronto per una grande passerella per il calcio italiano, che qui, a migliaia di chilometri da casa, assegna il primo trofeo della stagione, la Supercoppa. Di fronte, la Juve, che ha vinto lo Scudetto, il primo dopo anni, quello degli Imbattibili, e il Napoli, che proprio quegli Imbattibili è stato capace di superare, meno di tre mesi prima, il 20 maggio, a Roma, in finale secca di Coppa Italia.

Ecco perché Juve-Napoli è l’antipasto migliore che la nuova stagione possa presentare: una stagione in cui dovranno essere protagoniste proprio queste due squadre, chiamate ognuna a confermare quello che di buono si è visto finora.

Ecco perché ci si aspetta spettacolo dalla sfida cinese, e così infatti è.

NON SI SCHERZA

Passano 25 minuti in cui le squadre sono lì, a capire come gestire le forze in questa stagione che il via non lo ha ancora preso, come fronteggiare caldo e pioggia che minano la concentrazione. Poi, al 27’, il flash: Behrami trova l’imbucata che taglia via tutta la difesa bianconera e lancia Cavani.

Il primo tentativo, a tu per tu con Buffon, è neutralizzato da Super Gigi, ma poi il sette in maglia azzurra trova lo spazio per calciare a rete, in una porta rimasta ovviamente sguarnita. Napoli avanti, Juve che deve rincorrere.

Non è una cosa, la rimonta, cui ci si abitua facilmente, specie dopo un campionato come quello appena vinto. E dopo una Finale di Coppa Italia come quella appena persa. Da Cavani a Cavani, da Roma a Pechino, il fantasma potrebbe materializzarsi, ma così non è, perché al minuto 37 ci pensa Asamoah a tirar fuori dal cilindro un gol spettacolare.

Per Asa non è una gara come le altre: è l’esordio in bianconero juventino, dopo 4 anni in bianconero a Udine. Si dice un gran bene di lui, e oggi, fra il dire e il fare, c’è la gran botta al volo sul cross di Vidal da destra a sinistra, che dal limite fulmina De Sanctis, rimbalzando proprio davanti a lui. Uno a uno, si riparte.

MA PIOVE, PIOVE...

Ma piove, a Pechino. Piove sulla festa della Juve che dura solo 4 minuti. Pandev, al 41’ ruba un pallone sulla tre quarti bianconera, vola verso Buffon e batte tutti, Gigi e difesa, con un tocco sotto che significa 2-1 per il Napoli: tutto da rifare, ancora.

Nel secondo tempo in campo c’è Vucinic, e il suo peso sulla partita lo fa sentire subito, dopo 4 minuti, quando il suo mancino scalda i guantoni di De Sanctis e si stampa sulla traversa. La Juve c’è, non molla e cerca il pari, ci va vicino anche Pirlo, su punizione, ma niente, lo score non si muove.

Occhio però, che il Napoli è li, non molla e aspetta il momento in cui potrebbe colpire per regalarsi il KO e pensare ad alzare la Coppa: un momento che, sebbene sembri materializzarsi con Hamsik e Cavani, non arriva.

Arriva invece, e siamo al 77’, il fallo in area di Fernández proprio su Vucinic: rigore. Lo batte Vidal, palla a destra, portiere a sinistra. Gol. Due a due, e si avvicina il 90’.

Se guarderete quella partita su Juventus Tv a questo punto sentirete un: «E adesso andiamo a vincerla, ragazzi». Un grido che è più di un incoraggiamento, è una dichiarazione. E i ragazzi, a qualche decina di metri, sembrano sentirlo, questo grido: la partita cambia, definitivamente.

ANDIAMO A VINCERLA, RAGAZZI.

La Juve nei supplementari aggredisce un Napoli rimasto in 10 prima e in 9 poi, e dopo 7 minuti nei supplementari un cross di Pirlo da destra costringe De Sanctis all’uscita ad anticipare Bonucci. La palla però non la prende nessuno dei due, perché la deviazione decisiva, nella (sua) porta, è di Maggio. Il sorpasso si è concretizzato, la Supercoppa si avvicina, ma non è ancora vinta.

Tutto fantastico è quello che succede a un minuto dalla fine del primo overtime: Marchisio doma una palla dalla tre quarti con un tocco da Principino, un appoggio al volo per Vucinic, che conclude l’azione come è iniziata: con la bellezza. Palla morbida, che nella pioggia non prende peso e leggera si insacca, per un 4-2 che significa Coppa.

Piove ancora, a Pechino, ma sul primo trofeo della stagione bianconera è spuntato un sole bellissimo.

Redazione Sportiva
Sito ufficiale Juventus FC





La Supercoppa è della Juve, Napoli ko 4-2 tra le polemiche.

A Pechino i bianconeri battono Cavani e compagni ai tempi supplementari. Gli azzurri chiudono in 9 per le espulsioni di Pandev e Zuniga nel finale del secondo tempo. Rosso anche per Mazzarri

Il primo trofeo della nuova stagione è della Juventus. I bianconeri battono in rimonta, sotto una pioggia battente a Pechino, 4-2 ai supplementari, nella Supercoppa italiana il Napoli. La nuova stagione inizierà però probabilmente tra le polemiche. La doppia espulsione, Pandev e Zuniga, nel finale del secondo tempo che ha lasciato gli azzurri in 9 difficilmente non avrà un seguito. Nonostante l’esordio dei 6 arbitri, la prestazione di Mazzoleni, platealmente criticata da Mazzarri - anche lui espulso -, sarà probabilmente al centro delle critiche di parte azzurra.

Il Napoli, due volte in vantaggio con Cavani e Pandev, ha dovuto però fare i conti con l’orgoglio della Juve. Privi del loro condottiero in panchina, sostituito da Carrera, i bianconeri hanno avuto il merito di reagire anche nei momenti difficili, nonostante una difesa tutt’altro che sicura. Il 4-2 finale premia la Juve che comincia così la nuova stagione con un trofeo. Quella Supercoppa italiana che mancava nella bacheca bianconera da 9 anni.

la redazione
Sky Sports Italia




Supercoppa, Juventus batte Napoli 4-2
Azzurri furiosi, saltano la premiazione
I Campioni d'Italia conquistano il primo trofeo stagionale ai supplementari. Il Napoli finisce in 9

La Juventus conquista il primo trofeo della stagione. Sotto la pioggia di Pechino, i bianconeri, sotto la guida di Massimo Carrera dopo la squalifica di Antonio Conte, rimontano per due volte e poi dilagano nei tempi supplementari. Finisce 4-2 con il Napoli furioso per l'arbitraggio di Mazzoleni: contestati il rigore del 2-2 e le due espulsioni, una per proteste e l'altra per doppia ammonizione.
Il Napoli non partecipa alla premiazione
Napoli furioso: in segno di protesta contro l'arbitraggio di Mazzoleni, gli azzurri hanno deciso di non prendere parte alla cerimonia di premiazione al termine della finale di Supercoppa Italiana vinta dalla Juventus. Premiati quindi, come vuole il cerimoniale, solo gli arbitri e la Juventus.
Marotta: "La vittoria di Conte" 
Il direttore generale della Juventus, Beppe Marotti, commenta soddisfatto la vittoria della sua Juventus: "Questa è una vittoria di Conte perché ha preparato la partita in modo impeccabile ed è anche una vittoria per Conte contro un Napoli che era un avversario impegnativo, ma che abbiamo legittimamente battuto".

la redazione









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lunedì 10 agosto 2026

10 Agosto 1989: Nazionale USA - Juventus

È il 10 agosto 1989 e la Nazionale degli Stati Uniti d'America e la Juventus si sfidano in questa amichevole estiva Il tutto fa anche parte della competizione internazionale di inizio stagione denominata 'Marlboro Cup' di cui fanno anche parte la Nazionale messicana e quella della Corea del Sud

La gara della Juventus si gioca nel 'Memorial Coliseum Stadium' di Los Angeles (USA).

Questa Juve costruita e modellata dalla figura storica di Dino Zoff (stavolta nelle vesti di allenatore) sta per vincere una bellissima doppietta di coppa. Infatti, assieme alla Coppa UEFA, vince anche la Coppa Italia contro un grande Milan, all'apice della sua storia 'Sacchiana'. Purtroppo questi successi non valgono al 'Dino nazionale' la conferma sulla panchina bianconera. 

La dirigenza juventina è affascinata dal nuovo che avanza ed investe il proprio futuro in un giovane di 'belle speranze', Luigi Maifredi!

Buona Visione!




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Stagione 1989-1990 - Marlboro Cup - Semifinale
Los Angeles - Stadio Memorial Coliseum
giovedì 10 agosto 1989 ore 19:00 
NAZIONALE STATI UNITI-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Rui Barros 44, Schillaci 72

NAZIONALE STATI UNITI: Meola, Banks, Trittschuk, Windischmann, Bliss, Caligiuri, Eichmann, Harkes, Stollmeyer (Balboa 58), Murray (Hooker 81), Snow (Gabarra 60)
Allenatore: Bob Gansler

JUVENTUS: Tacconi, Napoli N., De Agostini, Galia, Bonetti D., Tricella (Alessio 70), Marocchi, Rui Barros (Casiraghi 61), Zavarov, Fortunato D., Schillaci (Caverzan 82)
Allenatore: Dino Zoff

ARBITRO: Brummitt (Canada)




 





La Juventus nel deserto degli USA.
Noia e indifferenza in attesa di giocare.

LOS ANGELES DAL NOSTRO INVIATO
Una serata a Beverly Hills, una mattinata di relax a Long Beach, ammirando la baia di San Pedro, mormorando sottovoce il ritornello di una famosa canzone di Madonna. Così i giocatori della Juventus hanno staccato dopo due intensi giorni di allenamento alla West High School Torrance, ingannando le ore di attesa per l'esordio contro il calcio Usa nel mitico stadio Coliseum.
"Di più non avrei potuto concedere alla squadra, in fin dei conti siamo in preparazione", dice Zoff.
Ma poi, a ben pensarci, che cosa si poteva fare di speciale tenendo conto delle distanze? Che cosa c'è di così catturante in questa estensione di freeway che unisce città tutte uguali, senza storia? L'hotel Marriott che ospita la Juventus fa parte della catena più importante d'America; l'omonimo proprietario ne possiede anche a Londra, Parigi e ora anche a Hong Kong. Torreggia con i suoi 18 piani nel piatto e malinconico agglomerato industriale di Torrance, pullulante di filiali automobilistiche di tutto il mondo, praticamente a metà strada tra l'aeroporto e Long Beach.
Francesco Morini non alza il morale del clan: 
«C'è delusione rispetto ai miei tempi americani, ci sarà il professionismo adesso, ma è finito l'entusiasmo attorno al soccer".
I giocatori si sono resi conto di cosa significa essere anonimi. Alle ore 12 di mercoledì, Zoff, Brio e Piero Bianco, responsabile delle relazioni esterne, rappresentano la Juventus alla conferenza stampa di presentazione della Marlboro Cup della Lega americana. Siamo nell'antistadio del Colosseo. Clive Toy, presidente della manifestazione, non c'è neppure un giornalista americano, nemmeno l'ombra di una telecamera. I coreani sono rimasti in albergo. Zoff e Velarde, tecnici della Juventus e del Messico, sono piuttosto imbarazzati. Pensano a quanto deve essere solo questo Bob Gansler, tecnico degli Stati Uniti…
Ore 20, sempre mercoledì, Beverly Hills. Dopo un'ora di pullman, la squadra bianconera al completo, in divisa sociale, partecipa al rinfresco in un esclusivo albergo della città simbolo della grande Los Angeles. I convenevoli durano parecchio, poi i bianconeri si mischiano ai messicani e agli americani per il banchetto. Si cena in piedi. C'è la pasta italiana, la carne cucinata alla messicana. È americano? In teoria tutto quanto dovrebbe fare spettacolo: la band nel giardino, le girls sorridenti, la limousine nera che scivola via con i suoi misteriosi occupanti. Ma la notte è a Hollywood o nei nuovi quartieri di West Wood o Century City. Per la Juve è tempo di tornare a Torrance, 45 miglia di pullman. Sì, ma dov'è finito l'autista? Oh, finalmente un contrattempo.
Più placida, serena, la mattinata di ieri a Long Beach. Nel porto troneggia la sagoma della Queen Mary, la grande nave da crociera trasformata in albergo ristorante. C'è tempo per una visita al museo aerospaziale, per ammirare lo Spruce Goose, il velivolo in legno costruito da Howard Hughes. Poi si fa l'ora di colazione: è bello scoprire che in albergo ci sono due tifosi venuti dall'Italia. Scambio di battute, autografi, la solita fotografia. Alle 17 altra mezz'ora di pullman verso il Coliseum. Ma sì, in fondo è meglio giocare.

Franco Badolato


 


Bellissima partita e vittoria per 2-0 (gol di Barros e Schillaci) dei bianconeri a Los Angeles. Zavarov (due pali e una traversa) è l'irresistibile protagonista. Domenica finale col Messico
La Juventus dà una lezione agli USA.

LOS ANGELES - La Juve ha dominato largamente gli Stati Uniti, tornati ai loro livelli abituali dopo la scorpacciata di gol di Saint-Vincent ai danni della Roma. La modestia globale degli americani è stata sottolineata dai bianconeri, che hanno costruito una decina di palle-gol, concretizzandone un paio e cogliendo ben quattro tra pali e traverse. Insomma, una vittoria chiarissima, persino più larga dell'eloquente 2-0 finale. C'erano, in tribuna, al «Coliseum» più di 20 mila persone. La partita è stata molto bella fin dalle prime battute. Ad illuminare la scena, come era già accaduto nelle precedenti uscite degli juventini, è stato Zavarov, il fuoriclasse che ha recuperato tutte le virtù che sembrava aver smarrito in un anno infelice. Zavarov ha centrato la traversa al 9' minuto con un destro fulminante da fuori area. È stato un segnale fin troppo evidente delle intenzioni della squadra di Zoff, decisa ad approfittare delle ripetute manchevolezze manifestate dagli avversari. C'è stato, per la verità, anche qualche brivido nelle retrovie; Bonetti ha sfiorato l'autorete al 10', ma nell'insieme lo stopper ha offerto una prova convincente. Purtroppo, nel finale, Tricella si è procurato la sospetta frattura del setto nasale e sarà visitato stamane in un ospedale di Los Angeles. La Juve, ben disposta a centrocampo, pungente in avanti con la coppia tascabile Barros-Schillaci, ha continuato a premere, attivando al tiro un po tutti i suoi giocatori, anche quelli deputati al controllo del campo, come Fortunato. Una conclusione dell'ex atalantino, al 16', è stata fortunosamente ribattuta. 
Tacconi è stato chiamato in causa in un paio di occasioni e se l'è cavata da par suo. Zavarov ha colpito un altro palo al 35', raggiunto da un cross di Marocchi. Il tiro del sovietico ha picchiato contro l'esterno e si è perduto sul fondo. Una vera disdetta. Anche gli Stati Uniti hanno sfiorato il gol, timbrando la parte superiore della traversa con Stollmeyer. Poi è toccato a Tricella, con un'incornata perentoria, sbucciare la parte alta della traversa. La Juve ha insistito, con caparbietà ed
al 44', finalmente, ha trovato il sospiratissimo gol del vantaggio. Da Marocchi a Schillaci, tiro fiacco, ribattuto in qualche modo dal portiere. Appena dentro l'area, Barros ha controllato ed infilato nella rete incustodita. 
La ripresa si è aperta con Zavarov in grande evidenza. Il russo ha seminato tre avversari al 52', ma la sua botta è stata ribattuta dal portiere. Servito ancora da Zavarov, Schillaci è stato anticipato di poco al 66'. Intanto, ora è uscito Barros, affaticato. Al suo posto è entrato il giovane Casiraghi, smanioso di confermare quanto di buono si dice sul suo conto. Al 72' il raddoppio della Juve: fuga e cross di Alessio, che aveva sostituito l'infortunato Tricella, dalla destra, velo di Casiraghi e bomba di Schillaci assolutamente imprendibile. Un gran bel gol, sottolineato da applausi scroscianti. Zavarov ha mancato di un soffio il 3 a 0 all'87' ed ha infine centrato l'ennesimo palo della serata proprio al 90', chiudendo con un destro fin troppo preciso una combinazione Fortunato-Alessio. È stato il suggello di un'ottima partita di tutta la squadra. La Juve ha così conquistato la finale, contro il Messico, della «Marlboro Cup». 

Mauro Foster
brani tratti da La Stampa dell'11 agosto 1989.









DOPO L'OTTIMO TEST A LOS ANGELES
LA JUVE HA SCOPERTO L'AMERICA

Alla terza Coppa Marlboro i bianconeri di Dino Zoff hanno portato l'espressione più autentica del calcio d'Italia con un gioco molto incisivo, affidato alla regia di un quartetto di centrocampisti molto ben affiatati, a cominciare da Alexander Zavarov, il Toscanini della situazione. Esisteva l'anno scorso una squadra molto sbilanciata, capace di sortite frenetiche focalizzate dal sorcetto portoghese Barros; non esisteva un gruppo omogeneo nel senso di una formazione capace di difendersi per come attaccava. La discussa (non da chi scrive) compagna acquisti bonipertiana ha dotato ora la squadra di un pendolo tattico umile e poderoso, Fortunato, e di uno stopper dinamico e convergente come Dario Bonetti. Sembra così avviato a soluzione il problema topico dell'assetto difensivo, mentre si assiste alla rinascita tecnica di Zavarov che ha espresso in questo torneo il talento e gli estri delle sue altissime partite in patria. Zavarov sul piano dell'impostazione e soprattutto della rifinitura ha un solo rivale in Italia: il divino artista Maradona. Ma lui, Zavarov, ora che ha un'intera squadra al suo servizio, sembra divertirsi in campo e, abbinato al connazionale Alejnikov, promette, in vista del Mundial italiano, una stagione straordinaria sotto l'aspetto del profitto, cioè del rendimento. C'è insomma una Juventus russa, nel senso che conta il collettivo, agisce il gruppo: il singolo, soltanto nel caso di Zavarov, può recitare a soggetto. Di Zavarov e del siciliano di Palermo Totò Schillaci, che esprime un plafond tecnico eccezionale e la grinta della sua razza. Se Schillaci gira come in Serie B, per questa Juve, questo ha detto il Coliseum, fiabesco stadio californiano, qualsiasi impresa sarà possibile.

Vladimiro Caminiti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1989 n.33





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domenica 9 agosto 2026

8 Dicembre 1991: Juventus - Inter

É il 8 Dicembre 1991 e Juventus ed Inter si sfidano nella tredicesima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1991-92  allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

Contro questo Milan (imbattuto in Serie A) perfettamente guidato in panchina da Fabio Capello, é diffcile ottenere di piú di un secondo posto nella Classifica Finale del massimo campionato italiano. Cosí una Juventus ancora debole ma tanto volenterosa riesce nel suo scopo iniziale! 

Dall'altra parte c'é la sqaudra neroazzurra che disputa una stagione tutta da dimenticare - fuori dalle posizioni che contano e con un futuro tutto da chiarire.

Buona Visione!

 

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Stagione 1991-1992 - Campionato di Serie A - 13 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 8 dicembre 1991 ore 14.30
JUVENTUS-INTER 2-1
MARCATORI: Baggio R. rigore 37, Galia 83, Matthaeus rigore 89

JUVENTUS: Tacconi, Carrera M., De Agostini, Galia, Kohler, Julio Cesar, Alessio (Di Canio 85), Reuter, Schillaci (Marocchi 70), Baggio R., Casiraghi
Allenatore: Giovanni Trapattoni

INTER: Zenga, Bergomi, Brehme, Ferri R., Baggio D., Montanari, Desideri, Berti, Klinsmann, Matthaeus, Ciocci
Allenatore: Corrado Orrico

ARBITRO: Baldas





Casiraghi: rigore? Sì, due 
Schillaci stirato salterà la Sampdoria 
Matthaeus: che generosi, ma è Natale «Abbiamo regalato una rete, dormito sull'altra Klinsmann maltrattato e su di me c'era un rigore» 
 
TORINO. L'approccio con i giocatori nel ventre del Delle Alpi è avventuroso e perfino divertente, come la pesca all'anatra in un Luna Park: se hai fortuna, al taccuino abbocca quello che serve, altrimenti resti con la mani vuote. I giocatori sfilano in mezzo a due transenne lontane una dall'altra ed è necessario gettare l'amo (il taccuino) oppure urlare con quanto fiato si ha in corpo. E visto che non si tratta di un gioco, forse sarebbe opportuno cercare un sistema più agile per facilitare chi lavora sulle interviste. Ci si consola pensando a quanto succede in altri stadi italiani. Gli interisti sono comunque disponibili e gentili. Basta un grido e Matthaeus si volta, poi si mette a disposizione. E' nervoso 
«e per questo chiedo scusa. Lo scudetto è a sette punti, dunque irraggiungibile. Alla Juve abbiamo regalato il primo gol. siamo vicini al Natale; l'Inter è generosa. Non è vero che si vince e si perde insieme... E abbiamo dormito anche sul secondo gol. Ma sono arrabbiato soprattutto per il trattamento riservato a Klinsmann: è impossibile subire tanti falli come è successo a lui da parte di Kohler. Qualcuno avrebbe dovuto tutelarlo, serviva subito un cartellino giallo in faccia al bianconero. Non ce l'ho con Kohler, ci mancherebbe, ma con chi gli ha permesso di picchiare in quel modo. Infine c'era un penalty su di me, invece ci è stato regalato quello alla fine per un intervento su Berti. Ed ora dovremo cercare di agganciare almeno la zona Uefa». 
Ma che cosa dice Klinsmann della difesa d'ufficio presa dal collega tedesco? 
«Nulla, non mi va di parlare di cose personali. Il risultato è negativo, poiché il match era importante. Ma abbiamo perso una partita non lo scudetto». 
Uno dei più infastiditi dal risultato è Berti, si esprime come chi ha fatto da poco una scorpacciata di amarezze che gli sono restate sullo stomaco: 
«La nostra situazione si è fatta particolarmente dura, sette punti sono davvero tanti. Ma sono nervoso poiché con una Juventus così brutta potevamo fare molto di più. I bianconeri mi hanno stupito, ma in chiave negativa. Il Milan gioca certamente meglio, il paragone tra le due squadre non regge. L'anno in cui ho vinto lo scudetto con l'Inter giocavamo splendidamente; a Milano, insomma, la gente si è sempre divertita. Se non avesse segnato prima la Juventus, avremmo potuto fare il miracolo proprio al Delle Alpi». 
La chiusura è di Montanari. Ed è un telegramma: 
«Ho sbagliato, Casiraghi si è però buttato».
TORINO. E' ancora una volta Casiraghi l'uomo che fa discutere. Era accaduto nel derby, s'è ripetuto ieri, anche se non ha segnato. Ecco come il centravanti ricorda gli episodi dei rigori, partendo da quello assegnato: 
«Ho conquistato un pallone di testa e me lo sono allungato un po', forse non l'avrei più preso ma Zenga mi ha toccato sul piede. Mi è venuto vicino chiedendomi se per me era davvero rigore, gli ho detto sì, ci siamo beccati e poi abbracciati; cose che capitano tra amici. Sull'altro, non concesso, qualcuno mi ha agganciato la gamba, quindi sono volato per l'intervento di un avversario. E adesso continua questa telenovela a due con il Milan: se loro non mollano ormai avranno capito che anche noi non siamo da meno». 
Schillaci lascia il Delle Alpi contrariato: uno stiramento alla coscia sinistra gli ha fatto chiudere in anticipo il 1991. Rientrerà solo alla ripresa del campionato dopo la sosta invernale, saltando l'ultimo impegno di domenica prossima a Marassi contro la Samp (anche Galia sarà assente per squalifica). 
«Però - dice Totò - questa vittoria ci permette di continuare l'inseguimento al Milan, è la quarta consecutiva, un risultato importante». 
Il gemello Baggio, applaudito da Agnelli, ringrazia e lancia uno strale contro la critica: 
«Sapete che del gol mi importa relativamente, sono invece felice di aver vinto una partita diffìcile, a tratti anche dura. Abbiamo superato con due successi i primi impegni del trittico decisivo. L'Inter ci ha messi in difficoltà solo nella ripresa, come era successo con la Roma. Ci manca però l'appuntamento più difficile, anche perché si deve ancora giocare, quello di domenica a Marassi: ci vorrà un'altra impresa per battere la Samp sul suo terreno. Io vorrei sapere, però, che cosa significa avere carattere, visto che ho passato momenti peggiori di questo e ne sono uscito sempre nel migliore dei modi».
Chi sta vivendo una stagione difficile è certamente Marocchi. Il centrocampista è stato ancora escluso da Trapattoni e quando è stato utilizzato ha contribuito alla stesura del secondo gol, così come era avvenuto con la Roma: 
«Sapevo già da sabato - ammette il centrocampista - che sarei rimasto in panchina. La squadra, del resto, sta andando bene così com'è, ci sono i momenti per rientrare e quelli no. Essere impiegato negli attimi finali è già importante, significa che posso dare una mano ai compagni». 
Dichiarazioni che contrastano con la felicità di Alessio; 
«Il gol di Galia è cominciato da una triangolazione tra lui e me, senza dimenticare quel cross salvato dagli interisti sulla linea». 
E' un Alessio su di giri, come tutta la Juve: 
«Abbiamo giocato bene, soffrendo solo nella parte centrale della ripresa. Con Brehme non ho avuto problemi particolari, non è più un difensore che spinge per tutti i 90'. Sta nella sua zona e patisce un po' il pressing dell' avversario». 
Sorridente, infine, il siparietto con i tedeschi, vincitori del duello con il terzetto interista. Kohler ha evitato di rispondere a Matthaeus che ha riportato le lamentele di Klinsmann nei confronti dello stopper bianconero: 
«Io non ho usato i gomiti con Jurgen (l'attaccante interista, ndr). Abbiamo vinto perché abbiamo giocato meglio e anche nella ripresa abbiamo pensato al secondo gol. Ho buttato la mia maglia in curva perché i tifosi mi sostengono sempre, durante la partita ho risposto con un cenno ai loro cori». 
E Reuter: 
«Il rigore a nostro favore ci è stato regalato, vero?». 
Ma come? 
«Sì, Julio Cesar negli spogliatoi continuava a ridere, a ridere...». 

Franco Battolato 





BIANCONERI IMPLACABILI
JUVENTUS INTER

IL MIGLIORE: GALIA 7,5
La classe operaia va in Paradiso. Si conferma il più affidabile della squadra e inventa un gol «alla Baggio».

IL PEGGIORE: KLINSMANN 5
Si fa notare solo per l'ammonizione: è cosi impegnato a protestare per un fallo su Matthäus che non si avvede del successivo cross di Lothar.

Telex: la Juventus è implacabile, la reazio-ne dell'Inter non va oltre la buona volontà e la famosa personalità che cerca Orrico è finora una chimera. 
Marco Strazzi
tratto dal Guerin Sportivo anno 1991 n.50







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