sabato 28 febbraio 2026

28 Febbraio 1982: Cagliari - Juventus

Il 28 febbraio 1982 Cagliari Juventus  si sfidano nella quinta giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1981-82 allo Stadio 'Sant'Elia' di Cagliari.

A fine campionato la Juventus conquisterà la sua Seconda Stella da appuntare sul petto. Dopo un lunghissimo testa a testa con la Fiorentina allenata da Giancarlo DeSisti, la spunta all'ultima giornata grazie a una vittoria esterna a Catanzaro , con un rigore del partente Liam Brady

Dall'altra parte c'è la squadra sarda che, nonostante un campionato deludente, riesce a evitare una dolorosa retrocessione in Serie B.

Buona Visione!


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Stagione 1981-1982 - Campionato di Serie A - 5 ritorno
Cagliari - Stadio Sant'Elia
domenica 28 febbraio 1982 ore 15:00 
CAGLIARI-JUVENTUS 0-1
MARCATORI: Tardelli 27

CAGLIARI: Corti, Lamagni, Azzali, Restelli, Logozzo, Loi, Bellini, Quagliozzi, Piras, Brugnera (Ravot 60), Osellame
A disposizione: Goletti, Longobucco, Goretti, Mura
Allenatore: Paolo Carosi

JUVENTUS: Zoff, Osti, Cabrini, Furino, Brio, Scirea, Marocchino (Bonini 65), Tardelli, Galderisi (Fanna 83), Brady, Virdis
A disposizione: Bodini, Prandelli, Tavola
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Longhi
AMMONIZIONI: Furino, Galderisi (Juventus); Logozzo, Brugnera (Cagliari)




La Juventus vittoriosa a fatica dopo aver patito il caldo sole della Sardegna 
La testa di Tardelli nel deserto di Cagliari 
Il centrocampista ha risolto la gara con un colpo di testa al 27' 
Bianconeri in mediocri condizioni 
Brio e Furino (ingiustamente ammonito) i migliori 
La squadra sarda, priva di Marchetti e Selvaggi,si batte con generosità ma rimedia una sola palla gol con Osellame al 55* 
Fanna al posto di Marocchino nel finale  
DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE CAGLIARI — Il sole di Cagliari ha accecato la Juventus e anche la squadra rossoblu, che pure ha l'abitudine a questa luce e a questi climi primaverili. Una partita di non gioco, di buone intenzioni appena accennate, che Tardelli ha risolto a favore dei bianconeri con un bel colpo di testa (e qualche complicità di Corti) al 27' minuto. Tardelli ha schiacciato la palla con la fronte, e il portiere sardo se l'è vista passare sotto le gambe, al rimbalzo. La stessa conclusione, davanti agli stessi «legni», l'ha tentata al 10' della ripresa Osellame ma persino con troppa violenza, e la sfera, picchiando sul terreno duro e secco, è andata a sorvolare la traversa con buona pace di Zoff, il quale ha così festeggiato un quarantesimo compleanno senza altri rischi. Si potrebbe chiudere anche qui la cronaca della partita, che non ha certo dissipato (per quanto riguarda i bianconeri in campo, essendo Gentile assente per squalifica) le perplessità di Parigi. Un momento ricco d'ombre per molti, e la squadra di Trapattoni non riesce a esprimere un gioco valido neppure se l'avversario, come il Cagliari di ieri privo di Marchetti e Selvaggi «pilastri» di centrocampo ed attacco, è a sua volta in difficoltà, e non può appellarsi che alla generosità. Per fortuna la Juve almeno due «pilastri» li ha avuti. Brio che ha domato Piras, ha tamponato con prontezza in alcune occasioni, ed inizialmente è andato in avanti a cercare il gol prima di convincersi che nella giornata era meglio non lasciare sguarnita l'area di rigore. Con Brio, Furino. 
Il mediano ha lottato con rabbia per rimediare a mollezze e lentezze altrui, anche se è stato maltrattato e logicamente frenato dall'arbitro Longhi, il quale ha confuso scorrettezza con vigore agonistico, e l'ha presto segnato nella lista degli ammoniti, facendo poi seguire i nomi di Logozzo, Brugnera e Galderisi. Intanto, Furino pagherà i sogni di Longhi saltando il derby. Gli altri bianconeri sono andati avanti a singhiozzo. Osti soprattutto. Persino Cabrini, apparso fra i migliori a Parigi, non ha avuto che rari slanci efficaci, Scirea è stato in zona denunciando scarsa sicurezza in sé stesso, Tardelli (l'unico ad avere nell'ancora incompleto rodaggio dopo l'incidente una valida scusante) ha alternato buone cose a pause. Brady ha voluto dimostrare di essere «vivo» con alcuni spunti personali lodevoli e spettacolari, ma si è concluso tutti sul piede dell'avversario al secondo dribbling. In avanti, Galderisi si è battuto con animo, ma è chiaramente un uomo soprattutto da area di rigore, e la Juventus davanti a Corti ieri ha giocato ben poco.  
Virdis ha probabilmente forzato per la voglia di giocare a Cagliari una condizione fisica imperfetta ed è parso molle, incerto. Marocchino è vissuto su alcuni sprazzi e Trapattoni l'ha regolarmente sostituito con Fanna nel finale, un cambio che ormai scatta automaticamente nella testa del tecnico, e non sempre si può condividere se l'uscita dal campo è legata ai semplici demeriti. Contro una Juve così bislacca, poco legata nell'insieme, il Cagliari è partito con una certa baldanza, ma poi ha mostrato la corda attaccando — una volta trovandosi in svantaggio — senza pericolosità. All'inizio ha illuso il pubblico il proficuo lavoro di Brugnera, centromediano metodista con Loi vero «libero», ma a gioco lungo il vecchio capitano ha sentito il peso degli anni e ha dovuto lasciare il posto a Ravot. Buona la guardia di Lamagni a Galderisi, discreto lo slancio di Osellame e Quagliozzi, altro nulla. Il pubblico, finalmente folto per consolazione di Gigi Riva, che lamenta una stagione deficitaria sul piano degli incassi, si è acceso all'inizio per un pallone di Brugnera finito in area tra braccia e petto di Brio, ha ancora avuto qualche vagito di entusiasmo, poi si è convinto che la squadra non avrebbe più rimontato il gol di Tardelli.  
Il bianconero ha segnato al 27' infilando in rete una punizione dalla sinistra di Cabrini concessa per un fallo di Logozzo su Virdis. Lo stesso Virdis, non riuscendo ad alzarsi sul cross, ha fatto velo per Tardelli, il quale ha schiacciato la sfera con forza. Qualche sussulto vano del Cagliari in risposta, ma era Galderisi a distinguersi nel grigiore per un bell'affondo al 28', stroncato di forza da Logozzo. I sardi chiudevano il primo tempo in attacco. Quagliozzi lanciava bene a Osellame, la cui conclusione in corsa finiva alta. Ancora Osellame non riusciva a imitare Tardelli.  
In avvio di ripresa, poi la partita si spegneva via via con il passare dei minuti. La risvegliava per un attimo ancora Osellame al 40', quando, ricevuta la palla su una punizione concessa da Longhi per fallo di Bonini su Quagliozzi, calciava con forza rasoterra. La palla rimbalzava sul palo esterno, ma le mani di Zoff, lanciatosi in tuffo, erano già pronte a chiudere l'angolo basso della porta. Era l'ultima delle poche speranze del Cagliari, mentre il pubblico deluso già cominciava a sfollare, o a cercare consolazione nel controllo della schedina. 

Bruno Perucca






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venerdì 27 febbraio 2026

27 Febbraio 2005: Juventus - Siena

È il 27 Febbraio 2005 Juventus Siena si sfidano nella settima giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2004-05  allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus si affida a Fabio Capello per condurla in vetta all'Europa. Mentre in Italia gli scudetti non mancano, in Europa i risultati non arrivano. Eppoi se ci aggiungete Farsopoli e l'ondata che travolge tutto il mondo bianconero, il regno di Capello non sarà sicuramente ricordato per i successi ottenuti! 

Dall'altra parte il Siena che disputa una stagione dignitosa che culmina in un'importantissima (e sofferta) salvezza in Serie A.

Buona Visione! 





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Stagione 2004-2005 - Campionato di Serie A - 7 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
domenica 27 febbraio 2005 ore 15:00 
JUVENTUS-SIENA 3-0
MARCATORI: Del Piero 35, Emerson 50, Del Piero rigore 63

JUVENTUS (4-3-3): Buffon, Zebina, Thuram, Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi (Ferrara C. 88), Emerson (Tacchinardi 77), Blasi, Del Piero, Zalayeta, Ibrahimovic (Olivera 68)
A disposizione: Chimenti, Pessotto G., Birindelli, Appiah
Allenatore: Fabio Capello

SIENA: Manninger, Portanova, Tudor, Colonnese, Alberto (Foglio 76), Taddei, D'Aversa (Cozza 59), Vergassola, Falsini, Chiesa (Maccarone 73), Flo
A disposizione: Fortin, Cirillo, Argilli, Di Donato
Allenatore: Luigi De Canio

ARBITRO: Collina
AMMONIZIONI: Olivera 71 (Juventus); Alberto 11 (Siena)



LE PAGELLE 
Camoranesi fa spettacolo, Ibra troppi errori 
Thuram è provvidenziale, Blasi uno stantuffo 

JUVENTUS
BUFFON 6,5. Nessuna incertezza, molto sicuro sul rasoterra di Taddei. 
ZEBINA 6. A volte sbaglia il tempo degli inserimenti offensivi, altre volte sono i compagni che non lo aiutano. Non ha ancora ritrovato il rendimento d'inizio campionato. 
THURAM 7. Sempre tranquillo e sicuro nelle chiusure, provvidenziale nel finale quando evita il peggio con due interventi decisivi. Poi manda al diavolo i compagni sbadati. 
CANNAVARO 6,5. Flo lo fregò al Mondiale, ma in campionato domina lo scugnizzo. Concede poco anche a Chiesa. 
ZAMBROTTA 6. Si presenta con un sinistro taghente che mette i brividi a Manninger. Prosegue senza squilli più a protezione della fascia sinistra, che a sostegno della squadra in avanti. 
CAMORANESI 6,5. Partecipa all'azione del primo gol con un recupero prodigioso, offre spettacolo per tutto il primo tempo, calcia l'angolo del raddoppio. Cala nella seconda parte 
(dal 43' st Ferrara sv). 
BLASI 6,5. Ramazza tutto il possibile e merita un applauso. Non è bravissimo in fase di spinta, appoggia palloni difficili da addomesticare. 
EMERSON 7. Ancora un gol di testa. Quando tenta il bis, viene uncinato da Taddei e offre a Del Piero la chance del rigore: Collina vede bene come a Parma quando punì Bonera per analogo fallo su Córdoba 
(dal 32' st. Tacchinardi sv). 
ZALAYETA 6.5. Una biscia quando salta Colonnese e innesca Del Piero. Molto bravo negli spazi che il Siena concede. 
IBRAHIMOVIC 5. Sbaglia troppo, per fortuna evita di fare il fenomeno con i soliti colpi di tacco a perdere. Ferisce Manninger alla testa con una scarpata 
(dal 23° Olivera 6). 
DEL PIERO 7,5. Due gol al Siena come all'andata, una prestazione di sostanza a conferma che se sta bene su Alex si deve ancora contare. Ha piccole pause, ma è sempre in partita. 
CAPELLO 7. Rispolvera il tridente, ritrova la vittoria con una Juve gagliarda. 

SIENA 
MANNINGER 6. Sbriga il lavoro normale, sui gol non può nulla. 
COLONNESE 4,5. Zalayeta lo aggira come una porta dello slalom, una serie di errori allarmanti. 
TUDOR 6. Ritoma sul luogo dove ha compiuto tanti misfatti, meno stordito del solito. 
PORTANOVA 5,5. Prima a sinistra poi a destra, il suo rendimento scadente non cambia. 
ALBERTO 5. Non spinge mai 
(dal 31° Foglio 5,5). 
TADDEI 6. Incappa nei garretti di Blasi, provoca il rigore, brucia le mani a Buffon con un gran destro. 
D'AVERSA 5. Si perde, anzi non parte proprio 
(dal 14' st Cozza 5,5) 
VERGASSOLA 5,5. Piccola prestazione, non fa argine. 
FALSINI 4,5. Decisivo per la Juve in più di un'occasione. 
FLO 6. Il giraffone fa la sponda per i compagni, lotta, ha poca fortuna. 
CHIESA 5,5. Un ex grande attaccante. Oggi le sue punizioni si spengono sulla barriera 
(dal 28' st Maccarone sv). 
DE CANIO 5. Non riesce a rimettere insieme i pezzi di una squadra sempre più in cattive acque






Juve, una scossa pensando a Roma e Real
TRAVOLTO (3-0) IL SIENA AL DELLE ALPI. MESSAGGIO DI OTTIMISMO IN VISTA DI DIECI GIORNI DI FUOCO
Juve, una scossa pensando a Roma e Real
Del Piero apre di tacco e chiude dal dischetto, di Emerson l'altro gol
 
TORINO Nel segno di Alex. Ritoma il tridente, ritoma la vittoria dopo due partite senza gol, ritoma soprattutto Del Piero. Due reti, tre assist, una prestazione concreta come da tempo non si vedeva più. Si rischia di passare per fessi a considerare finiti certi giocatori che appena ritrovano la condizione, recuperano tutto il meglio del proprio repertorio. Alla fine, nonostante qualche malinteso, anche Del Piero ringrazierà Capello, come ha fatto Cassano, per averlo aiutato a ritrovarsi. L'ultima volta che la Juventus aveva catturato i tre punti (due domeniche fa contro l'Udinese), Capello aveva utilizzato Del Piero, Trezeguet e Ibrahimovic in contemporanea. Ieri stessa tattica e tripletta al disastrato Siena. Unica variante la difesa, che rispetto al 2-1 sui friulani è ritornata all'assetto tradizionale con quattro giocatori, oltre a Zalayeta al posto del francese ancora convalescente. Al di là delle azzeccate alchimie capelliane, ecco di nuovo una Juve brillante, reattiva, attenta in ogni zona del campo, ovviamente non perfetta perché in questo momento non tutti i meccanismi funzionano alla perfezione. Per esempio, sale Del Piero e appassisce Ibrahimovic. Ma nessuno può lamentarsi. È comunque una Juve più che decorosa nonostante le assenze di Nedved e Trezeguet. Importante l'innesto di Zalayeta che non offre mai prestazioni banali, che irrobustisce l'attacco dandogli al tempo stesso la verve che serve quando si affrontano squadre poco inclini al gioco offensivo. Sul tre a zero incassato dal Siena c'è la doppia firma del capitano ritrovato. 
Un giocatore che, per ora, dimostra di essere sulla via del riscatto. Non tanto perché è ritornato al gol, ma proprio per come interpreta la partita, per come è sempre in gioco. Il Siena è il suo Viagra: sette gol in tre partite con i toscani. Ieri la seconda doppietta stagionale con un colpo di tacco splendido e un rigore trasformato con la tradizionale freddezza. In generale da parte del gruppo un messaggio di ottimismo in vista della Roma, partita al veleno che Capello potrebbe anche affrontare con il tridente. Infatti la squadra ha dimostrato grande spirito di sacrificio nell'interpretare una tattica che richiede partecipazione corale alla fase offensiva, ma soprattutto grande abnegazione in quella difensiva. Purtroppo per la Juve Ibrahimovic ha toccato uno dei punti più bassi della stagione. Forse stremato dal fatto di non aver mai potuto rifiatare per colpa dell'emergenza attacco, lo svedese ha sbagliato un'altra partita pur cercando di tenere sempre alta la squadra. Ha commesso errori in fase conclusiva che non sono soltanto colpa della sfortuna come ha sostenuto nei giorni scorsi Capello. Tuttavia la Juve ha superato anche questo handicap mettendo subito alle corde il Siena con la vitalità di Zalayeta, i ghirigori di Camoranesi, la sostanza del centrocampo. Il Siena ha disturbato Buffon all'inizio con una conclusione di Taddei, poi ha aperto il museo degli orrori. La Juve ne ha approfittato demolendo la resistenza - si fa per dire - dei toscani dopo mezz'ora quando Camoranesi ha arpionato un pallone sulla destra offrendo a Zalayeta l'occasione di irridere Colonnese e di servire a Del Piero un assist invitante: Alex ha fatto il brasihano deviando alle spalle di Manninger con un colpo di tacco magistrale come quello della finale di Champions 1997 con il Borussia Dortmund. Un primo sospiro di sollievo al termine di una settimana infernale sul campo e fuori. Proseguendo in scioltezza, la Juve ha arrotondato il vantaggio già al 5' della ripresa con il terzo gol stagionale di Emerson, sempre di testa. Infine i bianconeri hanno reso ancora più brillante e proficua la loro domenica di lavoro al 18' quando Del Piero ha trasformato il rigore per trattenuta di Taddei a Emerson. Collina, uno dei pochi arbitri che puniscono questi episodi in area, è stato inflessibile. Poi la Juve si è accontentata. Capello, già sintonizzato sulla trasferta romana, ha risparmato Ibrahimovic ed Emerson, fra i più stanchi. Nel frattempo il Siena (sette risultati utili consecutivi prima di ieri) ha continuato a farsi del male: in realtà dopo mezz'ora di calcio decente all'inizio ha esaurito le batterie ritornando ad annaspare nelle acque limacciose della zona retrocessione 
Fabio Vergnano
brani tratti da: La Stampa 28 febbraio 2005



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giovedì 26 febbraio 2026

26 Febbraio 1984: Juventus - Torino

É il 26 Febbraio 1984 Juventus e Torino si sfidano nella sesta Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1983-84 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

É una Juventus piena di stelle di calibro mondiale quello che sfida un Torino in piena forma in questo 'Derby della Mole'. Sará una stagione trionfale questa per i nostri beniamini in strisce bianconere. Se in Campionato arriverá l'ennessimo Scudetto (é il 21esimo), in Europa si festeggia la prima (ed unica) affermazione in Coppa delle Coppe.

Dall'altra parte il Torino finirá quinto - per un soffio fuori dalle Coppe Europee.

Buona Visione!

 

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Campionato di Serie A 1983-1984 - 6 ritorno
Torino, domenica 26 febbraio 1984
JUVENTUS-TORINO 2-1
MARCATORI: Selvaggi 55, Platini 66, Platini 76

JUVENTUS: Tacconi, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Prandelli (Vignola 63), Tardelli, Rossi P., Platini, Boniek 
Allenatore: Giovanni Trapattoni

TORINO: Terraneo, Corradini, Beruatto, Zaccarelli, Danova, Galbiati, Schachner, Caso (Comi 81), Selvaggi, Dossena (Pileggi 66), Hernandez - 
Allenatore: Eugenio Bersellini

ARBITRO: Bergamo



Quanta differenza fra gli stranieri 

JUVENTUS 

TACCONI — Imparabile il gol di Selvaggi, complessimente poco lavoro ma evidente fredda e buona sicurezza nel finale, di fronte al disperati attacchi granata.
GENTILE — Lotta, si impegna, ma non é in buone condizioni di forma e si vede. Troppo spazio a Selvaggi sul gol del Torino. 
CABRINI — Deciso nel tackle in fase difensiva, é stato un pericolo costante per gli avversari con inserimenti offensivi condotti in velocità, in appoggio all'attacco. 
BONINI — Ancora una gara su ritmi alti, ma con qualche sbavatura negli appoggi. Ottimo comunque in repentini recuperi, soprattutto nell'ultimo quarto d'ora. 
BRIO — Tra lui e Schachner molli litigi attorno al pallone, da parte sua qualche durezza di troppo (soprattutto quella su Dossena, a suo modo «importante-». 
SCIREA — Puntuale in tutte le chiusure difensive (meno una nel primo tempo) e pronto ad aggiungersi ai centrocampisti per dare uno sbocco in più alle manovre aggiranti contro rivali «chiusi». 
PRANDELLI — Nel gioco delle .ione, a centrocampo (i andato spesso su Dossena, con buoni risultati. Una partita oscura, ma utile, sino alla sostituzione con Vignola. 
VIGNOLA — Ha giocato qualche buon pallone, ma non é riuscito ad entrare in modo determinante nella partita. 
TARDELLI — E' tornato nella forma migliore: gran lavoro di raccordo a tutto campo, validi inserimenti ai fianchi di Rossi. Il suo ritmo costante é stato accusato dai granata. 
ROSSI — Un'altra conferma del suo ottimo momento di forma. Ha giocato con un continuo movimento sa tutto il fronte d'attacco, cercando e trovando spazi, lavorando molti palloni con notevole efficacia. 
PLATINI — Un primo tempo in regia, cercando spazi per i lanci (difficili da trovare con iI Toro chiuso) e rischiando di prendere colpi. Con la Juve in svantaggio e entrato di prepotenza nella parte del match-winner, con i risultati che tutti sanno. Eccezionale il tempismo per il primo gol di testa, grande l'intelligenza (bravura tecnica a parte) sulla punizione. 
BONIEK — Malgrado un malanno muscolare, ha tenuto benissimo i novanta minuti. Grande impegno, ottime giocate e sempre tanta grinta.

TORINO 

TERRANEO — Ha chiuso due volte nel primo tempo la porta a Boniek e Tardelli, non ha colpe sui due gol subiti. Una gara senza pecche, a conferma delle sue qualità. 
CORRADlNI — Dopo un inizio difficile, scivolava, pareva non avere i tacchetti adatti) si é ripreso, andando anche in avanti con intraprendenza. 
BERUATTO - Ancora una volta ha tenuto la zona con buona efficacia ed è stato il più combattivo nel finale, dettando il pareggio con appoggi efficaci ed un tiro preciso che ha messo in difficolta Tacconi sulla sua sinistra. 
ZACCARELLI — Filtro efficace davanti alla difesa, sicuri passaggi. Ha tenuto il campo sino alla fine malgrado un dolore alla spalla. Il solito «capitano coraggio». 
DANOVA — Il buon voto in pagella rimane, malgrado la troppo debole opposizione a Platini sul primo gol di testa del francese. Lo stopper granata, comunque, ha lottato con efficacia per 90 minuti. 
GALBIATI — Una gara diligente, con un finale generoso, ma troppo importante l'incertezza sulla punizione di Platini (non ha cercato almeno di deviare il pallone con la mano ed ha finito per ostacolare Terraneo) per fargli meritare l'assoluzione. 
SCHACHNER — La sufficienza per l'impegno costante e le rincorse (anche a vuoto) a palloni già persi. Spesso pare che fra lui ed i compagni l'accordo sia ancora da venire. 
CASO — Efficace e puntuale nelle «chiusure» sino a quando ha retto. Qualche tiro da lontano sin troppo velleitario, ma avvicinarsi a Tacconi non era facile. 
SELVAGGI — Per lui, peso leggero, il duello con Gentile è stato difficile ma si é riscattato in un colpo solo con il gol. Inutile ma bello. 
DOSSENA — La partita alla quale tanto teneva non l'ha neppure giocata. Al 38' era già a messo servizio dopo un tackle di Brio, poi ha trovato Cabrini e Prandelli. La sua voglia di restare in campo ha tradito Bersellini, che avrebbe dovuto sostituirlo prima del 67'. 
HERNANDEZ — Ha dovuto muoversi in copertura secondo ordini, e si é visto poco. Sfasato anche sulle «punizioni». 
PILEGGI — Ha cercato di spingere, nei finale, ma non gli basta uno spezzone di gara per farsi vedere. 
COMI — Nove minuti rabbiosi, un intervento rude su Tacconi. Ma era tardi, per lui e per la squadra. 

ARBITRO BERGAMO — Non ha saputo distinguere lo «spirito» di qualche fallo, ha fatto arrabbiare Trapattoni pescando due fuori gioco discutibili (colpa anche del guardalinee) e negando con il fischio finale un gol a Rossi, ma nel complesso merita il «sei» - Un derby e sempre difficile.

Beppe Bracco 
tratto da: La Stampa 27 febbraio 1984






IN COPERTINA/I DERBY SCUDETTO
Mentre la Lazio costringe la Roma a concentrarsi ormai sulla Coppa dei Campioni, la Juventus pone un abisso fra sé e le inseguitrici castigando il Toro con due invenzioni del suo fuoriclasse, al vertice dei cannonieri
È Platinosa

COSI COME l'altra settimana il Diavolo non era riuscito a metterci la coda, stavolta il Toro non è riuscito a metterci le corna. E, dunque, la Juventus, eludendo ad una a una le trap-pole di tutti gli animali zoccoluti del torneo, alza spinnaker e gran pavese e si avvia, col vento in poppa, verso il suo ventunesimo scudetto. Chissà dove saranno finiti i profeti che parlavano di primavera come di «stagione decisiva» dell'annata.
"Aspetta te e vedrete" 
dicevano consultando calendari e almanacchi: ebbene, alla primavera, questo campionato non è nemmeno riuscito ad arrivarci. La serie A1 è finita con febbraio: ora comincerà la «A2». Avanti c'è posto: la Coppa UEFA diventa l'Eldorado delle famose terze forze ma soprattutto l'alibi delle "grandi deluse».

VETTURA. Che cosa si può dire ancora a questo punto, di Monsieur Platini, grande, grandissimo protagonista della giornata e della vittoria bianconera nel derby? Noi del Guerino, perlomeno, gli abbiamo dedicato un libro (mettendo a posto coscienza ed esigenze editoriali), ma abbiamo il sospetto che, prima della fine della sua permanenza in Italia, Michel avrà giá meritato come minimo... un' enciclopedia. Non ci meraviglieremmo se Gianni Agnelli, che è stato l'arguto e previdente tecnico che lo ha importato e regalato alla sua società, decidesse prima o poi di dedicargli il nome di una nuova nata in casa Fiat: cosi "alla Uno", all' Argenta e alla Ritmo, potrebbe aggiungersi presto perché no la "Michela». Possibilmente nella versione extra-lusso. Diventerebbe sicuramente la vettura dell'anno. Oppure, una bella spider, che potrebbe chiamarsi Punizione: o un coupé di nome Assist. Si perché, mai come adesso, la Juve é stata tanto meravigliosamente "platinosa". Se la Fiat ha fatto dell'avvocato la sua intramontabile bandiera, la squadra bianconera ormai ha la fortuna di avere fra le sue file l'avvocalcio altrettanto affascinante, altrettanto grande, altrettanto vincente. Peccato per il campionato - poveraccio morto cosi giovane: ma abbiamo il sospetto che a Boniperti vada bene così. 
"Vorrei cancellare la parola derby dal dizionario" - aveva tuonato in settimana il presidente bianconero - "odio quel nome, odio l'angoscia che questa partita mi procura." 
Chissà se, da domenica pomeriggio, avrà cambiato opinione. Secondo noi al culmine dell'euforia finirà per chiamare derby il primo bel vitellino che gli nascerà nelle sue tenute agricole.

PRATICITA. Le stracittadine dovevano essere decisive ed effettivamente, lo sono state fino in fondo; al limite della sfacciataggine. Il Toro è riuscito solo a illudere mezza Italia e se stesso. E poi dopo l'infortunio di Dossena (a proposito, quanti titoli sprecati, in settimana per montare un dualismo fra il granata e il suo numero dieci avversario), è stato costretto a piegarsi alla freddezza e alla praticità della Juventus. Ma se anche i bianconeri non fossero riusciti ad andare più in là del pareggio (come aveva previsto il computer) dalla Capitale non sarebbe arrivato assolutamente nulla di significativo sul piano della corsa allo scudetto: la Roma è ormai rassegnata a battersi solo sul fronte internazionale. Contro la Lazio è apparsa quasi una squadra svagata: e se ha la testa fra le nuvole la seconda della classifica, figuriamoci qua li stimoli possono avere le altre inseguitrici per riagguantare la Grande Fuggiasca. 
"Ormai - si dice in casa bianconera (pur fra pifferi e sfumature in juventine se) - lo scudetto lo possiamo perdere solo noi", 
La Vecchia Signora è tornata ad essere la Signora Omicidi. Del campionato, naturalmente.

FILM. Ma torniamo a Platini, A nove giornate dalla fine del campionato ha segnato già un gol in più di quelli (ufficialmente) messi a segno nella stagione scorsa. Ormai il suo repertorio da fuoco non conosce più limiti. Le sue intuizioni sono talmente diaboliche come ha dimostrato domenica con la complicità dell'arbitro Bergamo - che non spreca nemmeno proiettili per le punizioni che poi vengono fatte ripetere. Ricordate? Il gol vincente, prima lo ha sparato a salve e poi, nel replay ufficiale, lo ha inventato in maniera quasi inverosimile. Ma quello che ci ha più impressionato è stata la prima rete: avreste mai pensato che monsieur Michel, fra tante sue incombenze bianconere, avrebbe abbracciato anche quella di "erede di Bettega" ? Ecco, fateci caso: solo il Bobbygol dei tempi migliori del nostro campionato sapeva colpire cosi di prepotenza con la testa. Sapeva andare in elevazione con tale determinazione e precisione, lievitando in aria co me E.T. Ancora oggi, il povero Danova, si chiede da dove sia potuto spiovere quell'UFO che l'ha sovrastato. Amici istruttori dei NAGC, fate una bella cosa proiettate la registrazione di questa prodezza ai giovani calciatori, sottolineatene la preparazione senza palla e la chiusura a rete! Un film del genere, credeteci, avrebbe più successo di Ben Hur.

Marino Bartoletti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1984 nr. 9



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mercoledì 25 febbraio 2026

25 Febbraio 1996: Juventus - Milan

É il 25 Febbraio 1996 Juventus Milan si sfidano nella sesta giornata del girone di ritorno del Campionato di Calcio di Serie A 1995-96  allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus guidata in panchina dal 'maestro' Marcello Lippi, dopo aver rivinto lo Scudetto dopo ben otto anni adesso pensano in grande. Pensano alla Champions League (che conquisteranno a Roma). Ed infatti i bianconeri non giocano come sanno in campionato e si fanno 'rubare' il titolo proprio da questo Milan. Alla fine per i nostri eroi sará secondo posto.

Buona Visione!



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Stagione 1995-1996 - Campionato di Serie A - 6 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
domenica 25 febbraio 1996 ore 20:30 
JUVENTUS-MILAN 1-1
MARCATORI: Conte A. 3, Weah 30

JUVENTUS: Peruzzi, Ferrara C., Carrera M., Vierchowod, Pessotto G., Lombardo (Di Livio 74), Paulo Sousa (Jugovic 74), Deschamps, Conte A., (c) Vialli, Ravanelli (Del Piero 57)
A disposizione: Rampulla, Torricelli
Allenatore: Marcello Lippi

MILAN: Rossi S., Tassotti, Costacurta, Baresi F., Maldini P., Donadoni, Albertini (Ambrosini 31 - Di Canio 59), Desailly, Boban, Weah, Baggio R. (Simone 77)
A disposizione: Ielpo, Coco
Allenatore: Fabio Capello

ARBITRO: Boggi
AMMONIZIONI: Ferrara C. (Juventus); Ambrosini, Tassotti, Baresi F., Maldini P. (Milan)





Fischiato dai tifosi bianconeri perde la sfida con il suo passato 
Baggio, il Codino sbiadito 

TORINO. Quando lo speaker annuncia la formazione milanista, i fischi hanno una costante. Salvo quando viene letto il nome di Robi Baggio, che torna sul luogo dello scudetto. Allora i decibel s'impennano appena. Roba per orecchie sopraffine. Prima che i duellanti diano inizio alle operazioni, la curva bianconera propone al Codino un invito, poco elegante per la verità, a prendere la via della toilette. Nella notte dei cannibali milanisti e degli irriducibili Lippiani, un artista non può piegarsi a ima natura che non è sua. Non è e non sarà mai un combattente. Così Robi comincia da cesellatore, un colpo di tacco per Weah e via. Il gol di Conte non spegne gli ardori rossoneri, Baggio tenta di non restare emarginato, inghiottito cioè dalla morsa Vierchowod-Carrera-Ferrara. Cerca di essere utile con tocchi immediati, puliti o sporchi. 

La posizione è in continuo cambiamento: sinistra, destra, centro e perfino più indietro. Insomma, è il consigliere ravvicinato di Weah. Si presenta con un piazzato, ed è una specie di petardo bagnato, e con un assist (8' del primo tempo) per Maldini. Il condimento del pubblico juventino è il solito e previsto: grandine di fischi, comunque ben assorbiti dal destinatario. La volontà all'ex bianconero non manca: fa ciò che può per non chiudersi dentro la placenta delle domeniche infelici; dà perciò segnali di vita con traiettorie corte, senza però osare più di tanto. Ogni suo gesto è quasi pilotato da un sussiego quasi obbligato, non si fa vincere dalla smania perché sa che nel calcio voghe fa rima con doglie. 

Il trattamento riservatogli dai marcatori di circostanza fa tremare il Raffaello e quasi lo ricaccia in pinacoteca, là dove può farsi ammirare senza nuocere. La presenza in campo dell'ex Pallone d'Oro talvolta è gelida. E' sempre bello a vedersi, Baggio, però talvolta pare refrattario ai fascini magnetici delle grandi sfide, alle roventi emotività di certe partite. Al 16' Robi è trattato duramente da Ferrara: il piazzato è senza esito. La palla impazzisce, come quella di un flipper. E lui, il Codino, gradisce poco. Oltretutto il mestiere di seconda punta lo digerisce male, soprattutto quando il clima scotta. Ferrara lo tiene d'occhio, così Vierchowod e Carrera. Al 24' Robi è raffinato nell'l2 con Weah, ma nel momento fatale c'è torpore nel suo piede. E 3' dopo il suo sinistro «pescato» dal liberiano è come uno shuttle che vola alto in cielo. 

Insomma, attualmente Baggio non è l'uomo che incide e decide. Semmai si muove con flottaggi che agevolano Weah, un fulmine sul cross di Donadoni nel pallone dell' 1 -1. Robi accetta il ruolo di sponda con umiltà. E commette (siamo al 40') perfino un fallo su Deschamps. Si ricomincia. La curva milanista osanna Baggio, i tifosi bianconeri rispondono per le rime, vietate ai minori di anni 14. La Juve spinge e Baggio vede meno palloni, e quei pochi li sfrutta senza spruzzarli con sale e fiele. Vita dura per l'ex beniamino della curva Scirea nel secondo tempo, in cui il Milan usa prudenza e contropiede. Robi vincerà lo scudetto, ma non si aggiudica la sfida al suo passatole anche al presente: fa più di lui Del Piero, che pure gioca solo 33 minuti). L'esibizione del Codino resterà una di quelle foto sviluppate male, molto sbiadite. Ma questa considerazione, probabilmente, non lo sfiorerà neppure. Lui il secondo titolo sta per papparselo. E ciò conta più di ogni parola. Ma quando esce (al 32' del secondo tempo, sostituito da Simone) è sommerso sotto una cupola di fischi. La riconoscenza non è di questo mondo. 

Angelo Caroli
tratto da: La Stampa 26 febbraio 1996






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