lunedì 2 novembre 2026

2 Novembre 2016: Juventus - Olympique Lione

È il 2 novembre 2016 e Juventus ed Olympique Lyonnais (Francia) si scontrano in questa gara valevole per la quarta giornata del girone iniziale della UEFA Champions League 2016/17.

Mentre i  bianconeri stanno per conquistare il primo posto nel girone, i francesi sono in bilico e hanno il timore (poi divenuto realtà) di uscire dalla Champions.

Buona Visione!

 


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Stagione 2016-2017 - Champions League - 4ª giornata
Torino - Juventus Stadium
mercoledì 2 novembre 2016 ore 20:45
JUVENTUS-OLYMPIQUE LIONE 1-1
MARCATORI: Higuain rigore 13, Tolisso 85

JUVENTUS (4-3-1-2): Buffon, Dani Alves, Bonucci (Benatia 68), Barzagli, Evra, Khedira, Marchisio C., Sturaro, Pjanic (Alex Sandro 68), Higuain (Cuadrado 83), Mandzukic
A disposizione: Neto, Rugani, Hernanes, Kean
Allenatore: Massimiliano Allegri

OLYMPIQUE LIONE (4-2-3-1): Anthony Lopes, Rafael, Diakhaby, Mammana, Morel, Gonalons, Tolisso, Ghezzal R., Fekir (Darder 78), Rybus (Cornet 71), Lacazette
A disposizione: Gorgelin, Yanga-Mbiwa, Grenier, Ferri, Tousart
Allenatore: Bruno Genesio

ARBITRO: Kuipers (Olanda)
AMMONIZIONI: Pjanic 38, Barzagli 58, Marchisio C. 84, Sturaro 89 (Juventus); Darder 90+1, Ghezzal R. 90+4 (Olympique Lione)




La Juve non convince, solo pari col Lione
Passaggio agli ottavi rinviato: allo Stadium Higuain sblocca su calcio di rigore al 13’, poi fallisce il raddoppio. Nella ripresa i bianconeri soffrono fino al pari francese di Tolisso all’85’ 

L’ufficio complicazioni affari semplici della Juve è tornato a colpire. Nella notte che poteva regalare gloria per tutti, vittoria sul Lione e qualificazione anticipata agli ottavi di Champions, i bianconeri si ritrovano a sprecare malamente - e all’ultimo - una festa pronta a decollare. Sembrava un altro JuveCentus con il 100° gol italiano di Higuain, le 100 presenze in Champions per Buffon (con la porta inviolata) e il 100% di qualificazioni agli ottavi per Allegri. Ed invece basta un gol di testa di Tolisso, per altro giocatore osservato speciale di Paratici, a far calare il gelo nello Stadium a cinque minuti da un successo che sembrava facile e naturale per i campioni d’Italia. Il rigore di Higuain dopo 13’ e le occasione sciupate in serie, soprattutto in un primo tempo perfetto per intensità e bel gioco, hanno illuso i bianconeri. Finita la benzina, è tornato il Lione che strappa un pareggio tanto insperato quanto salvifico. La qualificazione resta aperta con la Juve seconda dietro il Siviglia (facile 4-0 alla Dinamo Zagabria) e con 4 punti di vantaggio sul Lione. Nulla è compromesso, ma la strada per il primo posto si complica e la possibilità di chiudere i giochi con 180 minuti di anticipo svanisce subito. 
IL PIPITA SEGNA E SPRECA
Allegri vara il 4-3-1-2 con Pjanic trequartista alle spalle della coppia Higuain-Mandzukic e per la Juve la musica all’inizio è diversa. Non solo perché c’è quella della Champions all’ingresso in campo, ma per come si muovono i bianconeri in campo: la presenza di Marchisio in questo rombo di centrocampo si fa sentire ed equilibra la manovra. Il Lione, blindato nel suo 4-4-2, prova a colpire a sorpresa, ma sbatte contro il solito Buffon (invalicabile come due settimane fa in Francia) che con i piedi respinge il diagonale di Rybus al 9’ dopo lo scambio di prima Fekir-Lacazette. I campioni d’Italia capiscono l’antifona e premono sull’acceleratore: all’11’ Mandzukic spara un gran diagonale che Lopes para in due tempi e al 13’ Sturaro si guadagna il rigore (sciocca spinta di Diakhaby) che Higuain non sbaglia. Il Pipita, però, si divora il gol più semplice al 39’ dopo una bella azione personale di Mandzukic, mentre il Lione in precedenza era stato anche fortunato sul tiro di Marchisio (25’) che scheggia il palo. 
JUVE SENZA BENZINA NELLA RIPRESA
La partita sembra in discesa per la Juve, che 8 minuti dopo l’intervallo potrebbe chiudere i conti: lancio di Bonucci, sponda aerea di Pjanic e tiro sballato di Mandzukic. Sarà l’unico errore de croato, encomiabile per come è malconcio, ma questo lascia la partita aperta e inconsciamente fa sentire i bianconeri al sicuro. La vittoria sembra già cosa fatta e anche per questo cambia l’atteggiamento della Juve: il baricentro si abbassa, la palla passa costantemente tra i piedi dei francesi , Pjanic sparisce e le idee iniziano a scarseggiare tra i bianconeri con. Che cambiano anche modulo, visto che l’infortunio muscolare di Bonucci porta Allegri a varare di nuovo il 3-5-2, con Benatia ed Evra sulla linea di Barzagli più Alex Sandro sulla fascia sinistra. La Juve gioca poco e male, lasciando campo al Lione che alla fine trova su calcio piazzato (di Ghezzal) la rete del pareggio: Tolisso brucia tutti e stampa l’1-1 che gela Buffon (primo gol subito in Europa) e blocca ogni discorso in Champions. Se ne riparlerà a Siviglia. 
Gianluca Oddenino
tratto da: La Stampa 3 Novembre 2016


 


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domenica 1 novembre 2026

1 Novembre 1987: Juventus - Avellino

È il 1 novembre 1987 e la Juventus ospita l'Avellino allo Stadio Comunale di Torino in una gara valida per la settima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1987-88.

La gara di oggi viene ricordata per lo più per via della maglia di gara juventina (di colore rosa) che è stata adottata per festeggiare i 90 anni della nostra gloriosa Vecchia Signora.

È ancora una Juventus in pieno alto mare in questa stagione. Dopo l'abbandono di Michel Platini, la squadra (affidata a Rino Marchesi) non riesce a trovare la solita quadratura. Alla fine di questo campionato i bianconeri si piazzeranno in sesta posizione e, dopo un emozionante spareggio contro il Torino , acciufferanno il piazzamento UEFA per i capelli. 

I nostri avversari irpini, dall'altra parte, alla fine si dovranno inchinare alla tremenda legge della retrocessione dopo ben dieci stagioni di Serie A. 

Buona Visione!



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Stagione 1987-1988 - Campionato di Serie A - 7ª andata
Torino - Stadio Comunale
domenica 1 novembre 1987 ore 14:30
JUVENTUS-AVELLINO 3-0
MARCATORI: Colantuono autorete 39, Rush 75, Alessio 87

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Bruno P., Napoli N., (c) Brio, Tricella, Alessio, Magrin (Vignola 46), Rush, De Agostini, Laudrup (Bonini 71)
A disposizione: Bodini, Scirea, Buso
Allenatore: Rino Marchesi

AVELLINO: Di Leo, Ferroni, Murelli (Mariani 76), Benedetti, Colantuono, Storgato, Bertoni, Gazzaneo, Anastopoulos, Colomba (Di Mauro 64), Schachner
A disposizione: Coccia, Amodio, Grasso
Allenatore: Eugenio Bersellini

ARBITRO: Baldas
AMMONIZIONI: Ferroni 25, Murelli 59, Anastopoulos 63, Benedetti 69 (Avellino)





La Juventus, con la maglia di 90 anni fa, liquida l'Avellino ma non entusiasma
Tre gol della Signora in rosa
Troppe novità tutte insieme: anche Napoli a centrocampo al posto di Bonini 
A segno Colantuono (autorete), Rush e Alessio 
Magrin contestato

TORINO Tre gol fanno bene, sono di buon augurio (doppio, nella giornata del novant'anni bianconeri) ma non consentono di sognare: I tifosi fra lo choc della maglia rosa pallido e, soprattutto, quello provato per aver visto una squadra tanto generosa quanto povera di gioco sono usciti dal Comunale chiedendosi quanto ci vorrà alla Juve del rinnovamento per trovare la quadratura della manovra. Forse, ieri, Rino Marchesi voleva cogliere una occasione per vedere in campo tutti assieme gli ultimi arrivati (e gli è andata bene, grazie alla pochezza dell'avversario) ma sicuramente ha esagerato: recuperato Favero, che pareva dover lasciare il posto a Napoli, ha schierato ugualmente l'ex messinese ma al posto di Bonini, il solo superstite del centrocampo di ieri, il solo in definitiva ad avere in mente cosa si deve fare nella zona cruciale del terreno.

Napoli è considerato un Jolly, ma non bisogna chiedergli troppo, e ieri non ha confermato il buono che aveva fatto negli ultimi minuti a San Siro, domenica scorsa.

I tasselli, tutti del nuovo corso, non avevano gli incastri giusti: della situazione ha sofferto soprattutto Magrin, il quale dopo qualche errore nel passaggio si e sentito arrivare nelle orecchie l'urlo Vignola, Vignola! della curva Filadelfia. Anche De Agostini alternava cose buone a momenti di latitanza, mentre Alessio sulla fascia destra soffriva nel primo tempo (ha offerto cose migliori nella ripresa, arrivando al gol) la marcatura arcigna di Murelli, e gli scarsi suggerimenti ricevuti. In difesa, Brio faticava non poco a domare Anastopoulos (più pericoli correva Favero, perché Schachner magari vede poco la porta ma ha ancora uno scatto che lascia il segno) da potersi portare avanti non appena intuiva l'occasione utile, Sua, al 38, la schiacciata di testa (punizione dalla destra) che carambolando fra Rush e Colantuono, ma toccata per ultimo dal difensore, rotolava in rete sbloccando lo 0 a 0. Un gol importante ma del quale Rush - da professionista serissimo non osava gloriarsi. -

Su Rush, in seconda battuta alle spalle di Colantuono, agiva il libero Storgato, e per un poco la coppia ha funzionato, in un pacchetto difensivo che a gioco lungo ha mostrato la corda, ma all'inizio ha fatto blocco con salvataggi affannosi, da partita-salvezza. Il gallese ha dimostrato il suo impegno andando in campo con la caviglia destra gonfia: ha cercato qualche smarcamento, ha segnato di prepotenza (75') la rete del 2-0, ma come sempre ha ricevuto pochi rifornimenti. Solo un'azione bianconera da applausi in tutta la gara: al 43' Laudrup (ancora fra sprazzi e latitanze) lavorava caparbiamente il pallone al limite dell'area, resistendo a due avversari, per far partire il passaggio profondo sullo scatto del gallese. Ian riceveva la palla sul suo fianco sinistro, la proteggeva da Colantuono e con una torsione la agganciava. La botta era un po' centrale, e Di Leo si trovava sulla traiettoria.

A fronte di questa Juve diligente ma capace solo di compitini elementari, l'Avellino si difendeva per tutto il primo tempo (anche dopo lo svantaggio) lasciando in avanti Schachner a scorrazzare dietro a palloni lanciati avanti a casaccio dai suoi difensori, in compagnia di un Anastopoulos evanescente. Solo in avvio di ripresa, mentre Vignola non riusciva a cambiare volto alla Juve (per l'ovazione del tifosi bastava una punizione fuori bersaglio), gli irpini riuscivano in una fiammata tanto inattesa da sorprendere la difesa bianconera. Protagonista principale Alessandro Bertoni, il quale si era stancato di fare il terzino destro, trasgredendo agli ordini (bell'idea...) di Bersellini. Minuto 53, proprio Bertoni partendo da lontano e saltando avversari arrivava al tiro. Tacconi in tuffo bloccava a terra. Minuto 54, bel triangolo Benedetti-Bertoni-Benedetti e deviazione di testa di Anastopoulos con risposta del portiere. Minuto 55, tempestiva l'uscita di Tacconi per anticipare Schachner lanciato da Murelli. Minuto 56, cross di Bertoni dalla destra, bella rovesciata di Schachner, volo di Tacconi a respingere. La Juve reagiva, almeno in controppiede, e al 75' Colantuono sbagliava il rinvio di testa lasciando la palla a Rush che scattava, saltava Storgato con un fallo (gamba tesa, irregolarità che Baldas non rilevava, come già aveva lasciato correre un intervento da rigore su Alessio nel primo tempo) e tagliava fuori con il tiro di Di Leo.

E la difesa irpina si apriva completamente a tre minuti dalla fine. Alessio era freddo e preciso nel battere Di Leo, andatogli incontro, con un pallonetto. Tre a zero poteva bastare, anche per un compleanno importante.

Bruno Perucca
tratto da La Stampa del 2 novembre 1987






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sabato 31 ottobre 2026

31 Ottobre 1971: Milan - Juventus

È il 31 ottobre 1971 e Milan e Juventus si sfidano nella quarta giornata del girone di andata del campionato italiano di calcio Serie A 1971-72 allo Stadio 'San Siro - Giuseppe Meazza' di Milano.

La Juventus si appresta a vincere il suo quattordicesimo Scudetto dopo una battaglia senza esclusioni di colpi con Milan e Torino. Alla fine di questo campionato la classifica si legge così :

Prima e Campione d'Italia: Juventus Punti 43

Seconda/Terza: Milan e Torino Punti 42

Buona Visione!



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Stagione 1971-1972 - Campionato di Serie A - 4 andata
Milano - Stadio San Siro
Domenica 31 ottobre 1971 ore 14.30
MILAN-JUVENTUS 1-4
MARCATORI: Bettega R. 16, Bettega R. 28, Causio 39, Bigon 58, Anastasi 88

MILAN: Cudicini, Sabadini, Anquilletti, Biasiolo, Schnellinger, Magherini (Zignoli 71), Sogliano, Benetti, Bigon, Rivera, Prati
Allenatore: Nereo Rocco

JUVENTUS: Carmignani, Spinosi, Marchetti G., Furino, Morini (Roveta 55), Salvadore, Haller, Causio, Anastasi, Capello F., Bettega R.
Allenatore: Cestmir Vycpalek

ARBITRO: Francescon





CAUSIO, rivincita con rabbia 
L'entusiasmo di Haller per la prova delia squadra - 
Anastasi si ripropone per la Nazionale - 
La lucida diagnosi di Capello - 
Polemico Spinosi: « Dopo Verona dicevano che eravamo da serie B » 
dal nostro inviato Milano, lunedi mattina. 

« Una partita esaltante, tatticamente perfetta. Senz'altro la più bella della stagione. Abbiamo ampiamente riscattato Verona». 

Chi parla è Helmut Haller negli spogliatoi di San Siro dopo il clamoroso successo sul Milan. Per l'asso tedesco è stato determinante il gioco in prima battuta sviluppato dalla Juventus. 

"Siamo andati troppo forte per un Milan che avverte l'assenza di Rosato — ha aggiunto — Eccezionale la prestazione di Bettega e Anastasi i quali hanno effettuato scambi velocissimi. Per quanto mi riguarda ho assunto una posizione arretrata per "risucchiare" in avanti Sognano e aprire dei corridoi nei quali si sono inseriti, a turno, Causio e Furino. L'unico momento difficile, l'abbiamo passato dopo l'uscita di Morini. Adesso siamo nelle prime posizioni della classifica e speriamo di restarci a lungo". 

Torniamo a Milan-Juventus ed ai suoi protagonisti. Causio, che rientrava in squadra, ha fornito una prestazione maiuscola. E' polemico con chi l'aveva criticato. Dice: 

"Di me preferisco non parlare. li punteggio con cui abbiamo sconfitto i rossoneri è meritato. Il Milan? Non l'ho visto". 

Ecco Bettega. Ha segnato due magnifiche reti: 

"Mercoledì con l'Aberdeen ne avevo fallite un paio, mi riservavo di farle a San Siro. Contro il Milan potevo segnare anche tre gol, ma sono contento così. Un attaccante ha bisogno di un po' di fortuna per andare a bersaglio. L'ho avuta sulla seconda rete anche se ho deviato intenzionalmente il pallone di tacco". 

Arriva Anavtasi. Ha giocato benissimo frastornando Anquilletti ed ha avuto la soddisfazione di siglare l'ultima rete: "Per noi era solo questione di concentrazione. Il Milan è rimasto sorpreso dalla nostra partenza a razzo e non è più riuscito a rimontare". 

Qualcuno chiede ad Anastasi se pensa di entrare in concorrenza con Boninsegna per la maglia azzurra in occasione dell'incontro con l'Austria, 

"Non sta a me decidere — replica — certo però un pensierino adesso incomincio a farlo"

Capello spiega che la Juventus ieri ha semplicemente giocato in trasferta come normalmente gioca a Torino: 

"Tre gol al passivo il Milan non poteva rimontarli". 

Vycpalek elogia la prova dei bianconeri: 

"Abbiamo indovinato le marcature. In queste partite conta molto chi segna per primo. Visto Causio? Basta fargli un po' di paura e lui gioca ad altissimo livello. Un rientro positivo in ogni senso. Rispetto ai compagni era fresco di energie e non ha tradito le aspettative. Tutti si sono battuti bene sul piano individuale e collettivo. Intelligente la condotta di Haller, notevole l'apporto di Anastasi che è tornato quello dei bei tempi. Adesso si sacrifica persino e i risultati si vedono: è forse il migliore centravanti italiano. Furino ha controllato Rivera in modo perfetto. Bravissimi tutti". 

Il trainer dice poi che la Juventus si esalta contro gli squadroni, ma che in futuro dovrà esaltarsi anche contro gli avversari minori, 

"Possiamo batterci alla pari con Inter e Milan per il titolo. La squadra è in progresso. Ha disputato una gara stupenda per agonismo e gioco, specie nel primo tempo. Nella ripresa si è difesa con ordine sfiorando altri gol in contropiede. Siamo quasi al livello di rendimento dell'anno scorso". 

Furino parla di Rivera: 

"Non ha fatto molto. Forse ha risentito della giornata negativa della squadra. Noi siamo andati davvero forte". 

Interviene Morini, zoppica per una ginocchiata infertagli da Bigon al quadricipite destro, botta che l'ha costretto a rientrare negli spogliatoi dieci minuti dopo l'inizio della ripresa: 

"Non volevo uscire, ma il dolore era insopportabile. Bigon è un buon centravanti, tuttavia basta stare attenti e si riesce a neutralizzarlo. Eravamo tutti in giornata di grazia. Nessuno ha cercato di strafare, non era necessario. In altre occasioni abbiamo peccato di presunzione ma è un male di tutte le grandi squadre. L'importante è giocare con determinazione e tranquillità e daremo grosse soddisfazioni ai nostri sostenitori". 

Morini dovrebbe essere disponibile per l'amichevole che la Juventus ha in programma giovedì a Biella. 

Spinosi ha controllato molto bene Prati:

"Non sono al massimo della forma ma ho concesso poche volte l'iniziativa al mio diretto avversario. Prati è più forte dell'anno scorso però non ha segnato mentre nell'ultimo torneo aveva centrato il bersaglio sia a Torino che nel ritorno a Milano. Scudetto? E' presto per parlarne. Due settimane fa, dopo la sconfitta di Verona, dicevano che eravamo squadra di serie B". 

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 1 Novembre 1971







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venerdì 30 ottobre 2026

30 Ottobre 1983: Juventus - Sampdoria

È il 30 ottobre 1983 e Juventus e Sampdoria si sfidano nella settima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1983-84 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

È una Juventus piena di stelle di calibro mondiale quella che sfida una Samp in piena forma. Sarà una stagione trionfale questa per i nostri beniamini in strisce bianconere. Se in campionato arriverà l'ennesimo scudetto (è il 21esimo), in Europa si festeggia la prima (ed unica) affermazione in Coppa delle Coppe. 

Dall'altra parte i blucerchiati finiranno settimi - per un soffio fuori dalle Coppe Europee.

Buona Visione!

 

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Stagione 1983-1984 - Campionato di Serie A - 7ª giornata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 30 ottobre 1983 ore 14:30
JUVENTUS-SAMPDORIA 1-2
MARCATORI: Rossi P. 37, Brady rigore 50, Galia 75

JUVENTUS: Tacconi, Caricola, Cabrini, Bonini, Brio (Gentile 58), Scirea, Penzo, Tardelli, Rossi P., Platini, Vignola
Allenatore: Giovanni Trapattoni

SAMPDORIA: Bordon, Pellegrini, Vierchowod, Galia, Guerrini, Renica, Marocchino (Bellotto 89), Pari, Mancini, Brady, Casagrande
Allenatore: Renzo Ulivieri

ARBITRO: Lanese





Due sconfitte consecutive, momento delicato per i bianconeri (ed ora arriva il Paris Saint-Germain)
Se va così piano, la Juve non va lontano
Sfortuna e giudizi arbitrali sfavorevoli: ma ci sono anche chiare difficoltà di manovra 
La Samp, con un gioco a tutto campo, ha messo in crisi Trapattoni e la sua squadra

Due batoste alle spalle, e adesso arriva il Paris Saint-Germain. È un momento delicato per la Juventus, un misto di sfortuna e giudizi arbitrali pesanti, ma anche di chiare difficoltà di gioco. Automatismi che sfumano, vigore agonistico che manca (almeno in alcuni elementi, Bonini e Tardelli, ad esempio, e senza di loro in buona condizione il centrocampo soffre molto), difficoltà di Trapattoni nel centrare scelte tattiche che dall’esterno — dove tutto sembra più facile — appaiono non troppo azzeccate.

La somma di tutti questi «fattori contrari» ha portato alla sconfitta contro la Sampdoria. Ma forse si dimentica l’ostacolo più grosso. Ecco, proprio la Samp che gioca a tutto campo e che solo un grande Tacconi ha bloccato in avvio. Se dopo dodici minuti (lasciamo da parte la bordata di Brady, il portiere aveva buona «visibilità» sul tiro da lontano dell’irlandese) i liguri fossero stati in vantaggio di due gol—botta al volo ravvicinata di Mancini e puntata di Vierchowod — non ci sarebbe stato da gridare allo scandalo, anzi.

Ieri la Juventus ha cominciato a ritmi troppo bassi, ha avuto un buon periodo di vivacità tanto che dopo alcune prodezze di Bordon è arrivata al gol (bellissimo) con Rossi, poi si è come fermata. È stata dimenticata intanto la regola antica secondo la quale anche su un terreno di calcio bisogna battere il ferro mentre è caldo: segnato il primo gol, occorre cercare con decisione il raddoppio.

La severità di Lanese, che ha visto il rigore in un per noi normale scontro di gioco fra Tacconi e Mancini (portiere ed attaccante che «cercano» onestamente la palla e finiscono per scontrarsi), ha messo in crisi una squadra bianconera fragile, che non è più riuscita a ricucire trame di gioco già labili. Da questo disagio, il gol di Galia. Fra i liguri mancava Francis.

La Samp è andata in campo sapendo come giocare. Difesa attenta ma non chiusa (non ingannino i momenti di pressione bianconera che hanno costretto i liguri a ripiegare), centrocampo molto fitto ma molto mobile, con uomini pronti a sganciarsi per arrivare a collaborare con l’ottimo Mancini che si diceva troppo frettolosamente in crisi. Mancava Boniek, fra i bianconeri. Non è sicuramente il regista, pur essendo al momento l’elemento più in forma.

Tuttavia, la squadra è mancata sul piano tattico, non solo sul ritmo. L’avere in campo due marcatori —Brio, Caricola—e mandare il secondo sulla punta più avanzata (Mancini) ed il primo a vagare su Marocchino non è parso segno di chiarezza. Che Trapattoni credesse nella presenza di Trevor Francis? Difficile. La squadra di casa ha un minimo di vantaggio «operativo» al momento della consegna di formazioni e cartellini all’arbitro.

Piccoli misteri. Un altro è la scarsa disposizione della squadra ad usare il campo nella sua larghezza, cosa che ha invece fatto la Sampdoria (vedi gol vincente, con Casagrande al cross dal fondo e Galia pronto alla deviazione: due centrocampisti nei vuoti avversari). La Juventus in attacco raramente è arrivata al cross; si è limitata a lanci dai tre quarti di campo che sono facili prede dei difensori avversari, specie se atletici come Guerrini e Renica.

Rossi è andato poche volte a svolgere il ruolo di ala, Penzo è rimasto soffocato nel folto di compagni ed avversari, Platini si è ingolfato nella ripresa nella stessa mischia, sia pure nella lodevole intenzione di dare un apporto decisivo in attacco lasciando a Vignola compiti di raccordo. È finita, come si sa, ma l’importante è che non si continui a parlare del recentissimo passato negativo.

Ci sono il Paris Saint-Germain e il Verona alle porte. Due occasioni per scordare il peggio ed andare verso il meglio. Non bisogna pensare solo agli arbitri, bisogna invece concentrarsi sul gioco. 

Bruno Perucca 
tratto da: La Stampa 31 ottobre 1983







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Torino piange Genova ride la Roma trionfa

Genova batte Torino 2-0. Le squadre liguri sconvolgono il campionato obbligando Juventus e Torino a calarsi nella parte delle inseguitrici. Due sconfitte pesanti per gli uomini di Trapattoni e Bersellini. Soprattutto per i bianconeri che, dopo aver perso il derby, sono caduti in casa contro una Samp tornata al gol dopo tanta sfortuna. Brady ha trascinato i suoi ad una vittoria meritatissima. Dopo il rigore (sul quale si discuterà a lungo) trasformato da Brady, Galia (nella foto qui sotto) ha completato l'opera. Ora tre punti separano la Juventus dalla Roma, un distacco pesante.
Non migliore fortuna ha avuto il Torino contro il Genoa. Sotto di due gol, i granata hanno poi segnato con Schachner al suo primo centro in campionato. La «vecchia guardia» genoana ha firmato questo prezioso successo. Onofri, Antonelli e Briaschi hanno infatti trascinato i compagni alla vittoria della disperazione, sciogliendo i tifosi del Nord che avevano contestato all'inizio il presidente Fossati. Il Torino esce ridimensionato da questa partita, costretto a rivedere in parte le sue ambizioni. E mentre la Roma fugge ed il Verona stupisce sempre di più (ma l'abilità del tecnico Bagnoli è fuori di dubbio), si prepara per domenica un grande derby genovese. Saranno scintille.


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