venerdì 23 ottobre 2026

5 Maggio 1991: Juventus - Milan

Attraverso YouTube vi facciamo gustare un'altra chicca storica di questa giornata odierna. È il 5 maggio 1991 e Juventus e Milan si sfidano nella quattordicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1990-91 allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus tenta di riappropriarsi dello scettro di squadra 'più forte della penisola' con una nuova dirigenza tecnica affidata ad un allenatore del famigerato 'calcio champagne', Luigi Maifredi. Dopo un inizio di campionato incoraggiante, i bianconeri naufragano tra caterve di gol presi ed addirittura a fine campionato si trovano fuori dalle Coppe Europee dopo 27 anni. 

Dall'altra parte i rossoneri disputano un ottimo campionato e finiscono sul secondo gradino del podio.

Buona Visione!



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Stagione 1990-1991 - Campionato di Serie A - 14 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
domenica 5 maggio 1991 ore 16:00
JUVENTUS-MILAN 0-3
MARCATORI: Simone 3, Maldini P. 13, Evani 78

JUVENTUS: (c) Tacconi, Napoli N., Julio Cesar, Corini, De Marchi (Di Canio 20), De Agostini, Haessler (Alessio 46), Marocchi, Schillaci, Baggio R., Fortunato D. 
A disposizione: Bonaiuti, Bonetti D., Ricca
Allenatore: Luigi Maifredi

MILAN: Rossi S., Tassotti, Maldini P., Carbone A. (Stroppa 86), Costacurta, Baresi F., Simone, Rijkaard, Van Basten, Ancelotti, Evani
A disposizione: Pazzagli, Galli F., Massaro, Agostini
Allenatore: Arrigo Sacchi

ARBITRO: Luci
AMMONIZIONI: Corini 81 (Juventus); Ancelotti 36 (Milan)





Juventus Cosa funziona: Tutto ciò che è contrario al gioco del calcio. Cioè nulla.

Cosa non funziona: L'incredibile disfatta contro i rossoneri è un'antologia del peggio juventino, di tutto quanto ha portato l'ex Signora degli scudetti a toccare il fondo. Avversari soli davanti a Tacconi dopo una manciata di secondi, paurosi sbandamenti tattici uniti a disagi tecnici e blocchi psicologici, mollezza assoluta di muscoli e cuore. L'analisi è impietosa quanto scontata: contro il Milan, la Juventus ha patito le contraddizioni maifrediane tra teoria e pratica. E poi i singoli: dallo svuotato Marocchi all'inconcludente Hässler, che non sa mai dove piazzarsi; dall'involuto Baggio agli imbambolati difensori. Schillaci è scomparso, Tacconi scuote la testa e pensa al tempo che fu. Infine Maifredi: un ex a tutti gli effetti.

Milan I gol: 3' Rijkaard serve Van Basten, l'olandese al volo trova libero Simone che segna in assoluta solitudine. 12': Cross dalla destra di Carbone per Maldini che salta altissimo e di testa beffa Tacconi. 78': Ancora Carbone sulla destra, passaggio per Evani che di sinistro al volo fulmina il portiere. 

Cosa funziona: I meccanismi rossoneri tornano a scattare implacabili. Sacchi mostra a Maifredi cos'è la zona e come si deve applicare il fuorigioco. Ma non ingannino troppo gli schemi: perché funzionino occorrono giocatori veri. E il Milan li ha. Decisivo l'impiego di Rijkaard come mezzapunta, puntuali le incursioni di Carbone, memorabili alcune invenzioni di Van Basten.

Cosa non funziona: Troppe imprecisioni sotto porta. Solo per questo la Juventus ha evitato una goleada di proporzioni gigantesche.

Maurizio Crosetti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1991 n.19




Tacconi: manca la voglia di vincere
«Non l'abbiamo avuta per quasi tutta la stagione»

TORINO. La situazione appare compromessa; la rassegnazione sta prendendo il sopravvento sulla voglia di lottare. Stefano Tacconi rifiuta l'ennesima sconfitta e con un filo di voce chiama a raccolta i compagni: 

"Non abbiamo ancora toccato il fondo, ma il momento è delicato perché non ce ne va bene una e ci restano solo tre partite per ritrovare la concentrazione. La lotta per la zona Uefa era difficile; ora si è complicata."

Che cosa è mancato contro il Milan? 

«La determinazione e la voglia di vincere già assenti durante quasi tutta la stagione, Fortunato libero sul 2-0? Ormai eravamo come un pugile suonato, qualsiasi soluzione non ci avrebbe risollevati, non stavamo più in piedi. Il rigore su Schillaci? Se l'arbitro non l'ha dato, vuol dire che non c'era e so, comunque, che a Toto il direttore di gara ha spiegato che Rossi l'aveva anticipato, prendendo la palla per primo». 

Da questa Juve che cosa c'è da aspettarsi adesso? 

"Di tutto, sia in positivo che in negativo. Volevamo dimostrare contro i rossoneri quanto non avevamo mai fatto se non con il Barcellona al ritorno. Loro ci sono stati superiori, di molto. Si vede che questo è il massimo che posso dare. Non è saltato nulla, semplicemente non ci siamo. Dobbiamo vergognarci; sta a noi evitare di toccare il fondo. Chiamarsi fuori sarebbe il guaio peggiore."

Il Milan stratosferico, dunque, unico nemico della Juventus? Interviene Fortunato: 

"Basta guardare le caratteristiche fisiche dei centrocampisti e degli attaccanti delle rispettive squadre per cogliere la differenza. Abbiamo affrontato una squadra superiore in tutto, non poteva certamente cambiare la musica solo perché sul 2-0 sono arretrato nel ruolo di libero: abbiamo rischiato ugualmente e preso un altro gol in contropiede, come il primo…"

Dice con ironia De Agostini: 

«Continuiamo a prenderci tutte le responsabilità, tanto è chiaro che la colpa è solo della difesa…». 

Julio Cesar precisa: 

«Manca l'organizzazione e questo non facilita il compito dei difensori. Ma non voglio accusare Maifredi, siamo noi giocatori a scendere in campo».

Corini, allora che cosa è successo? 

"Il mister le ha provate tutte, noi siamo partiti con i migliori propositi, ma cosa fare contro un Milan superiore? Gioca a zona da anni e quando la fa bene non ce n'è per nessuno, no. Il primo gol ci ha tagliato le gambe, stavamo riorganizzandoci ed ecco la seconda botta. Ci restano tre partite per salvare la faccia, uscire da questa stagione da Juventus, mettendo in campo tutto quanto non ci è riuscito a fare finora."

Quale può essere la ricetta? Marocchí: 

"Dobbiamo augurarci di avere un pizzico di fortuna a Napoli e saper ritrovare l'orgoglio. È impensabile ipotizzare che potremmo essere ricordati come i giocatori che dopo trent'anni non riescono a portare la Juventus in Europa."

Baggio è attorniato dai tifosi. Al Napoli hai già segnato reti memorabili. Gli urlano. E lui: 

«Speriamo di ripeterle, ma la situazione è critica, la zona Uefa è difficile da centrare». 

E Schillaci? Non è più ottimista: 

«Speriamo che questa stagione finisca presto». 

«Eh no, si ribella Di Canio - già ci buttiamo giù in campo al primo errore. A Napoli dovremo cercare di giocare prendendo esempio dal Milan che si è difeso affidandosi al pressing e al sacrificio di tutti, Van Basten per primo. Ci vogliono cuore e volontà».

Franco Badolato
tratto da La Stampa del 6 maggio 1991





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23 Ottobre 1988: Ascoli - Juventus

È il 23 ottobre 1989 ed Ascoli e Juventus si sfidano nella terza giornata del girone di andata del campionato italiano di calcio di Serie A 1988-89 allo Stadio Cino e Lillo Del Duca di Ascoli Piceno.

È una Juventus che cerca di costruire una squadra ancora scossa dall'addio di 'Le Roi' Michel Platini e dai fallimenti di Ian Rush e del tecnico Rino Marchesi. Guidati in panchina dalla leggenda Dino Zoff, i bianconeri raggiungono un quarto posto in campionato che dovrebbe rappresentare un buon viatico per il futuro. 

Dall'altra parte c'è un Ascoli che conquista una 'comoda' salvezza alla fine della stagione.

Buona Visione!



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Stagione 1988-1989 - Campionato di Serie A - 3 andata
Ascoli - Stadio Cino e Lillo Del Duca
domenica 23 ottobre 1988 ore 14:30 
ASCOLI-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Dell'Oglio 62, Laudrup 69

ASCOLI: Pazzagli, Destro, Gori, Benetti (Bongiorni 46), Fontolan, Arslanovic, Carillo, Giovannelli, Cvetkovic, Agostini, Dell'Oglio
A disposizione: Bocchino, Mancini O., Fioravanti, Aloisi
Allenatore: Ilario Castagner

JUVENTUS: Tacconi, Favero, De Agostini, Galia (Magrin 65), Brio, (c) Tricella, Marocchi, Rui Barros, Altobelli (Buso 46), Zavarov, Laudrup
A disposizione: Bodini, Bruno P., Mauro
Allenatore: Dino Zoff

ARBITRO: Baldas
AMMONIZIONI: Rui Barros 23 (Juventus); Benetti 23, Gori 35 (Ascoli)





Questa Juventus può bastare contro il Milan?
DAL NOSTRO INVIATO

ASCOLI La domanda, non poco preoccupata, che egli si pone dopo aver assistito ad Ascoli-Juventus è la seguente: che cosa sarà dei bianconeri domenica prossima, al lorché si troveranno di fronte al Milan? La Juventus prenda coraggio e si disponga pure all'ottimismo pensando al pareggio rossonero. Il calcio è mobile, e domani è un altro giorno.

Si è molto parlato di una Juventus rigenerata dal tocco zoffiano, di una squadra votata all'attacco al punto di sacrificare allo spettacolo le proprie reti difensive. Poi è successo qualcosa: quell'amore per il bello è costato due gol rifilati dal Cesena. Ad Ascoli quella Juve votata all'attacco ha deciso di votarsi alla circospezione, alla cautela. Ne è derivato uno snaturamento. Sostituendo Bruno con Favero, Zoff ha suonato un allarme e quell'allarme ha frenato, ovattato un gioco che soltanto pochi giorni prima si vantava di ardere.

Alle titubanze e ai timori si è unito, producendo un cocktail soporifero, un clima di cupezza, un'atmosfera di malinconia. Non un'emozione: un gioco strascicato e sonnambolico, un desiderio di finire in fretta, di uscire al più presto da quello stadio languido. Zavarov ha dato alla Juve l'apporto di una presenza appena ornamentale. Non è mai entrato nel cuore di una partita che pure aveva un piccolo cuore tremibondo. Non ha avuto un solo istante che ne sottolineasse il talento. Si è atteso invano il passo del campione, l'insegnamento del fuoriclasse, Barros si è caricato qua e là di passione. Ma anche lui era lontanissimo da sé stesso. Altobelli vagava a caccia di palloni fantasma, retrocedendo sino ai confini di Tacconi; Marocchi sgobbava in un lavoro vano. La difesa agiva sugli spilli.

Sono lievemente migliorate le cose alla ripresa. Una maggiore vivacità ha visitato Laudrup. L'inserimento di Buso al posto dell'infelice centravanti ha scosso, una minima scossa, l'attacco. Qualche azione decente è finalmente scocciata. Povere cose per una formazione che avanza verso una tanto desiderata riscossa. Ormai non esisteva più la possibilità di rinnovare il timbro della gara; veniva dai singoli un tentativo isolato di disincagliare si. Sprazzi seguiti da lunghe parentesi di aridità. Ricordiamo due momenti apprezzabili, un'incursione rapida orchestrata da Laudrup. De Agostini e Marocchi sono una di scesa lampo di Laudrup. Oltre al gol del danese in vena di riscatto, naturalmente, che ha sottratto la Juve a una sconfitta che avrebbe umiliato i programmi.

Programmi che non saranno di trionfo, ma che non debbono neppure essere di resa anticipata. I pareggi, abituati a quelli del Milan, dell'Inter e della Samp (sorvoliamo sul Niagara che il Napoli ha riversato sul Pescara), vanno considerati senza pigiare sull'acceleratore dei sentimenti. È chiaro che una vittoria avrebbe consentito ai bianconeri di recuperare sulle milanesi e sui blucerchiati il terreno perduto. Ma spostiamo il ragionamento avanti di sette giorni. E vediamo che alla partitissima contro il Milan, la Juve si presenterà in posizione arretrata, quella di un duellante che ha ancora affondi da sparare. E si facciano voti affinché Zavarov si rimetta dalla stanchezze sovietiche.

Gianni Ranieri
tratto da La Stampa del 24 ottobre 1988






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giovedì 22 ottobre 2026

5 Ottobre 1980: Juventus - Bologna

È il 5 ottobre 1980 e Juventus e Bologna si sfidano nella quarta giornata del girone di andata del campionato italiano di calcio di Serie A 1980-81 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

I bianconeri sono affamati di vittoria dopo che l'Inter, l'anno prima, li aveva beffati sul traguardo tricolore. 

Dall'altra parte c'è un Bologna che, guidato in panchina da Gigi Radice e partito con un handicap di -5 punti all'inizio del campionato, ottiene un mirabile settimo posto finale.

Buona Visione!



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Stagione 1980-1981 - Campionato di Serie A - 4 andata
Torino - Stadio Comunale
domenica 5 ottobre 1980 ore 15:00 
JUVENTUS-BOLOGNA 0-1
MARCATORI: Paris rigore 83

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Osti, (c) Furino, Gentile, Scirea, Causio (Verza 46), Tardelli, Bettega R., Brady, Fanna (Marocchino 57)
A disposizione: Bodini, Storgato, Prandelli
Allenatore: Giovanni Trapattoni

BOLOGNA: Zinetti, Benedetti, Vullo (Marocchi 79), Paris, Bachlechner, Sali, Pileggi, Dossena, Garritano (Fiorini 79), Eneas, Colomba
A disposizione: Boschin, Fabbri, Zuccheri
Allenatore: Luigi Radice

ARBITRO: Mattei
AMMONIZIONI: Osti (Juventus)









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22 Ottobre 1975: Borussia Mönchengladbach - Juventus

È il 22 ottobre 1975 e Borussia Mönchengladbach e Juventus si sfidano nella gara di andata degli ottavi di finale della Coppa dei Campioni 1975-76  al 'Rheinstadion' di Düsseldorf (Germania Ovest).

Mentre in campionato i bianconeri battagliano fino all'ultimo con i cugini granata per la vittoria dello Scudetto, le gare in Europa sono ardue e ostacoli difficili da superare. Contro i tedeschi (nel loro momento più roseo della loro storia) sarà un'eliminazione cocente.

In Serie A la Juventus deve cedere lo scettro al Torino che vince così il suo settimo tricolore.

Buona Visione!




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Stagione 1975-1976 - Coppa dei Campioni - Ottavi, andata
Düsseldorf - Rheinstadion
mercoledì 22 ottobre 1975 ore 20:00
BORUSSIA MÖNCHENGLADBACH-JUVENTUS 2-0
MARCATORI: Heynckes 27, Simonsen 36

BORUSSIA: Kleff, Vogts, Schaeffer, Wittkamp, Bonhof, Danner, Simonsen, Wimmer, Jensen, Stielike, Heynckes
A disposizione: Klingen, Hannes, Koeppel, Wohlers, Del'Haye
Allenatore: Udo Lattek

JUVENTUS: Zoff, Spinosi, Gentile, Furino, Morini, Scirea, Cuccureddu, Tardelli, (c) Anastasi, Gori S. (Altafini 78), Bettega R. 
A disposizione: Alessandrelli, Marchetti A., Damiani
Allenatore: Carlo Parola

ARBITRO: Wurtz (Francia)
AMMONIZIONI: Scirea 49 (Juventus)



Ecco il Borussia di Mönchengladbach 
Juventus-Borussia Mönchengladbach: un confronto degno della finale. Per i bianconeri ben diffidati, il sorteggio poteva riservare un avversario più difficile, Dinamo Kiev a parte. La squadra attualmente campione di Germania è da circa cinque stagioni ai vertici della scena europea e più del Bayern di Beckenbauer rappresenta attualmente il meglio del calcio tedesco, campione del mondo. 
Nella storia di questa società, fondata il 1° agosto del 1900, il capolavoro delle vittorie si trova nelle ultime pagine e fa parte dell'attualità. Soltanto undici stagioni fa il Borussia militava nella II Divisione e non godeva di molta popolarità se non per aver vinto abbastanza sorprendentemente la Coppa di Germania del 1960. Dal 1966-67 ha avuto inizio la scalata del Borussia alle posizioni di prestigio in campo nazionale, raggiunta nel 1969-70 con la vittoria del primo campionato, affermazione ripetuta nella successiva stagione.
In campo europeo, dopo i tentativi nelle Coppe dei Campioni e delle Coppe frustrati dalle due squadre di Milano, consacrazione nella Coppa UEFA 1974-75, mancata di poco nel 1972-73 di fronte al Liverpool.
Fiore all'occhiello del Borussia delle prime affermazioni era Gunter Netzer, il biondo fuoriclasse, passato nel 1973-74 al Real Madrid, che con le sue irresistibili proiezioni in verticale travolgeva le difese di Germania ed Europa. Oltre a Netzer, le pesetas spagnole hanno portato via alla squadra di Mönchengladbach anche Hennes Weisweiler, creatore della squadra e considerato attualmente come il miglior tecnico d'Europa, passato alla guida del Barcellona di Cruijff e Neeskens all'inizio della presente stagione. 
Attualmente la squadra è condotta da Udo Lattek (classe 1935), ex del Bayern, col quale ha vinto il campionato nel 1972-73 e nel 1973-74 e la Coppa dei Campioni sempre nel 1973-74. A metà della scorsa stagione, Lattek fu cacciato all'italiana dai dirigenti della squadra di Monaco che gli attribuirono la responsabilità dello scarso rendimento di Beckenbauer, Maier, Müller e compagni. Da poche settimane alla guida del Borussia, il successore di Weisweiler si è già preso una prima rivincita il 20 settembre scorso, quando la squadra da lui diretta ha strapazzato Beckenbauer e soci per 4 a 1. 
La formazione tipo è composta da:

Wolfgang Kleff (16-11-1946), portiere, m. 1,80, kg. 72. Germania secondo solo Sepp Maier possiede mezzi atletici notevolissimi, ma non è molto costante nel rendimento. Ha giocato 6 volte in Nazionale A e una in B.
Bertie Vogts (30-12-1946), difensore, m. 1,86, kg. 67 È il capitano della squadra. Uno dei beniamini dei tifosi tedeschi, eletto calciato re dell'anno nel 1971. Campione del mondo e d'Europa ha 65 presenze nella Nazionale A e 3 nelle Juniores. Duro, grintoso, combattente irriducibile, non dà spazio all'avversario. L'unico difensore che durante la Coppa del Mondo 1974 sia riuscito a neutralizzare Cruyff.
Hans Klinkhammer (23-8-1953), difensore, m. 1,86, kg. 75. Uno dei giovani della squadra. Grazie alla statura, eccelle nel gioco di testa. Può essere impiegato sia da terzino che da stopper.
Hans-Jürgen Wittkamp (23-7-1947), difensore, m. 1,77, kg. 71. In origine uomo di centrocampo, sa inserirsi con pericolosità in attacco. Conta una presenza nella Nazionale Juniores.
Rainer Bonhof (29-3-1952), difensore, m. 1,80, kg. 74. Un giocatore dalle grandi risorse atletiche e tecniche può essere impiegato in qualsiasi ruolo della difesa o del centrocampo. Punto di forza della Nazionale, nella quale conta 13 presenze, oltre a 5 nelle Juniores, ha fatto parte della squadra vincitrice della Coppa del Mondo del 1974. Vittima della sua dirompente vitalità, incorre frequentemente in squalifiche (6 giornate in una volta sola nella passata stagione) ed infortuni. Contro la Juventus sarà probabilmente assente a causa della frattura a un braccio riportata nell'incontro col Bayern del 20 settembre scorso.
Dietmar Danner (29-11-1950), centrocampista, m. 1,78, kg. 65. Lanciato come terzino d'attacco (esordì in Nazionale nel 1973 in sostituzione di Braitner), si è definitivamente affermato come uomo di centrocampo. Possiede una buona tecnica individuale e molta attività'. Abilmente gioca coi calzettoni arrotolati come Sivori e Corso. Conta 2 presenze in Nazionale A, 1 in B e 6 nelle Juniores.
Herbert Wimmer (9-11-1944), centrocampista, m. 1,79, kg. 73. Era la naturale spalla di Netzer. Nel 1972, dopo il campionato europeo delle nazioni, venne giudicato il miglior mediano del vecchio continente. Pur non esprimendosi più a quegli eccezionali livelli, resta un giocatore di chiara classe europea. Campione mondiale ed europeo, conta 29 presenze in Nazionale A e 4 nelle Juniores.
Ulrich Stiellke (15-11-1954), centrocampista, m. 1,74, kg. 68. È la grande rivelazione di quest'inizio di stagione. Ha esordito in Nazionale nel recente confronto con l'Austria. Conta inoltre 8 presenze nella Nazionale Dilettanti.
Allan Simonsen (15-12-1953), attaccante, m. 1,68, kg. 58. Possiede un dribbling stretto ed insidioso, notevole senso dello smarcamento ed è un buon opportunista. Ha giocato 11 volte nella Nazionale della Danimarca.
Josef Heynckes (9-5-1945), attaccante, m. 1,80, kg. 77. Una delle migliori punte d'Europa. Ha tutte le qualità del grande goleador: colpo di testa, dribbling, tiro. Un po' incostante nel rendimento, quando è in giornata di vena è praticamente inarrestabile e segna reti a grap poli. Campione del mondo e d'Europa, ha giocato 33 volte in Nazionale A e 3 nelle Juniores. Attualmente non gode dei favori del commissario unico Helmut Schoen che gli preferisce attaccanti di gran lunga inferiori come il mulatto Kostedde o l'appena promettente Gersdorff.
Henning Jensen (17-8-1949), attaccante, m. 1,82, kg. 75. Ha già battuto Zoff in occasione dell'incontro commemorativo fra le rappresentative del nuovo e vecchio mercato comune europeo, disputato a Londra il 3 gennaio 1973. È molto abile nel gioco di testa. Ha indossato per 9 volte la maglia della Nazionale della Danimarca.
Le principali riserve sono:
Hans-Jakob Klinge (10-1-1957), portiere, m. 1,92, kg. 68. Acquistato all'inizio della corrente stagione, non ha ancora disputato gare ufficiali. 
Frank Schaeffer (6-7-1952), difensore, m. 1,83, kg. 75. È il sostituto di Bonhof. Ha giocato per 3 volte nella Nazionale Dilettanti.
Ulrich Surau (19-8-1952), difensore, m. 1,81, kg. 74. Nella scorsa stagione ha giocato 14 volte in campionato ed entrambi gli incontri di finale della Coppa UEFA.
Horst Wohlers (6-8-1949), difensore, m. 1,76, kg. 62. Acquistato all'inizio della corrente stagione, ha già esordito in campionato ed in coppa, in sostituzione del libero Wittkamp, in questo momento fuori squadra, essendo coinvolto nel processo per corruzione allo Schalke 04, formazione nella quale militava prima di giungere nel 1971-72 al Borussia.
Horst Köppel (17-5-1948), centrocampista, m. 1,76, kg. 68. Titolare fisso fino a qualche tempo fa; ha dovuto lasciare il posto alla rivelazione Stielike. Si consola reclamizzando sulle riviste illustrate il nuovo modello di parrucchino per sportivi col quale copre la precoce calvizie. Ha giocato per 11 volte in Nazionale A, 1 in B, 9 nelle Juniores e 2 nella Dilettanti.
Christian Kulik (6-12-1952), centrocampista, m, 1,78, kg. 65. Qualcosa di più di una semplice riserva; nella scorsa stagione ha disputato 24 incontri di campionato. 3 volte Nazionale Juniores.
Karl Del Haye (18-8-1955), attaccante, m. 1,68, kg. 56. Una delle speranze del calcio tedesco. Non molto dotato fisicamente, questo biondissimo attaccante possiede notevoli qualità tecniche. 
La squadra di Mönchengladbach è sicuramente molto forte ma anche assai incostante ed ha abituato i suoi tifosi a risultati imprevedibili.
Nella finale della Coppa UEFA 1974-75, dopo aver pareggiato per 0-0 il primo incontro in casa, ha travolto il Twente in Olanda per 5-1; nel primo turno della Coppa dei Campioni 1975-76 pareggio casalingo contro i modesti austriaci del Wacker per 1-1 e perentorio 6-1 a Innsbruck. 
Il fatto che il Borussia abbia in trasferta un rendimento il più delle volte superiore a quello in casa è determinato dalle caratteristiche degli uomini di centrocampo e di punta, magistrali interpreti del gioco in contropiede. In casa, contro difese che concedono poco spazio, il Borussia stenta parecchio e i suoi attacchi frontali il più delle volte si risolvono nel nulla di fatto. In trasferta, quando può giocare raccolto per poi distendersi in corali e rapidi contropiedi, il rendimento della squadra di Mönchengladbach diventa impressionante e i punteggi assumono proporzioni clamorose. La difesa, che ha il punto di forza nel piccolo ma irriducibile Vogts, è composta da elementi validi sia nell'interdizione che nell'appoggio. I tre uomini di centrocampo hanno polmoni inesauribili, buona propensione al tiro ma scarsa lucidità. L'uomo chiave è l'esperto Wimmer, il perno su cui ruota tutta la squadra, che ama inserirsi in profondità sulle fasce laterali da dove fa partire per fitti traversoni che mettono a dura prova le capacità di interdizione delle difese avversarie.
Il primo scontro tra Borussia e Juventus è fissato per il 22 ottobre, al Rheinstadion di Düsseldorf (70.000 posti), già teatro di partite della Coppa del Mondo 1974 (e di un incontro di Coppa delle Coppe con il Milan), essendo il piccolo stadio di Mönchengladbach inadeguato ad ospitare confronti di interesse europeo. Il 5 novembre a Torino l'incontro di ritorno, al quale la Juventus dovrà presentarsi dopo aver ottenuto un risultato positivo in Germania per non essere costretta ad una partita d'attacco che faciliterebbe il micidiale contropiede tedesco. La tradizione delle squadre italiane nei confronti del Borussia è attualmente favorevole: spetta alla Juventus farla restare tale, per il bene del calcio italiano da troppo tempo a digiuno di successi internazionali.

Rossano Donini
tratto dal Guerin Sportivo anno 1975




Quando Juventus e Borussia Monchengladbach sono scese sul rettangolo di gioco per affrontarsi nella fase eliminatoria di Champions League, la mente del vostro scriba, accerchiata da qualche capello bianco di troppo, è andata ad una lontana doppia sfida del 1975, per un match dell’allora cara, vecchia Coppa dei Campioni.

Esattamente 40 anni fa l’inconfondibile voce di quel meraviglioso cantore radiofonico che era Enrico Ameri raccontava di un confronto che quelle notti assunse i contorni dell’epica. I germanici a quei tempi erano lo spauracchio d’Europa, dove si dividevano la scena con il favoloso Bayern Monaco di Beckenbauer, Gerd Muller e Sepp Maier. Hans Weisweiler, allenatore carismatico e innovatico, discepolo di un calcio tutto ritmo e fisicità, tra il 1965 e il 1975 aveva forgiato una generazione di giovani talenti: Netzer il biondo, Heynckes il bomber, Vogts il mastino, Bonhof il gran cursore di fascia, atleti che nel 1974 avrebbero composto l’ossatura della Germania campione del Mondo. Il Borussia Monchengladbach vinse cinque scudetti (70/71/75/76/77), una Coppa di Germania (73), due Coppe Uefa (75/79) e fu finalista in Coppa Campioni nel 1977, sconfitto dal Liverpool di Keegan, 3-1 a Roma: impresa non da poco, in un periodo in cui il Bayern aveva esercitato la propria dittatura non solo in patria ma anche nel continente.

Il match d’andata valido per gli ottavi di finale, il 22 ottobre 1975, si gioca a Dusseldorf e sulla panchina teutonica non siede più Weisweiler, bensì Udo Lattek, strappato proprio agli acerrimi rivali del Bayern Monaco, che ha imposto uno stile di gioco più ragionato, basato sul tatticismo e il rispetto dei ruoli. E’ un tormento per i bianconeri, privati dell’apporto di Capello e Causio. Il centrocampo balla che è un piacere, i tedeschi dilagano e già il primo tempo si chiude sul 2-0 con le reti di Heynckes, zampata ad anticipare Spinosi, e Simonsen, che infila Zoff in uscita. Potrebbe andare pure peggio, il punteggio fortunatamente non cambia e lascia accesa la fiammella della speranza per la qualificazione della Juventus.

Nicola Pucci 









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Berti Vogts & Günther Netzer

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16 Marzo 1986: Roma - Juventus

È il 16 marzo 1986 e Roma e Juventus si sfidano nella decima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1985-86 allo Stadio 'Olimpico' di Roma.

La Juventus si appresta a vincere il suo ventiduesimo tricolore con una squadra che sta vivendo sugli ultimi spiccoli di splendore di 'Le Roi' Michel Platini. Allenati da Giovanni Trapattoni (al suo ultimo campionato alla Juve prima di trasferirsi all'Inter), i bianconeri mettono a distanza proprio la Roma di Sven Eriksson, che vince 'in volata' lo Scudetto. 

I Giallorossi saranno protagonisti tanto di una rimonta inaspettata quanto di una rovinosa caduta nella penultima gara di campionato in casa contro la già retrocessa Lecce.

Buona Visione! 



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Stagione 1985-1986 - Campionato di Serie A - 10 ritorno
Roma - Stadio Olimpico
domenica 16 marzo 1986 ore 15:00 
ROMA-JUVENTUS 3-0
MARCATORI: Graziani 3, Pruzzo 28, Cerezo 83

ROMA: Tancredi, Oddi, Gerolin, Boniek, Nela, Righetti, Graziani, Cerezo, Pruzzo, Ancelotti, Di Carlo
A disposizione: Gregori, Lucci, Desideri, Giannini, Tovalieri 
Allenatore: Sven Goran Eriksson - Sormani

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini (Pin 46), Brio, (c) Scirea (Caricola 58), Mauro, Manfredonia, Pacione, Platini, Laudrup
A disposizione: Bodini, Bonetti I., Buso
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Agnolin L.
AMMONIZIONI: Pruzzo 28, Pruzzo 82 (Roma)
ESPULSIONI: Pruzzo 82 (Roma)




All'Olimpico la Roma strapazza la Juventus e spera di aver riaperto il campionato
Graziani, Pruzzo e Cerezo
Folla ai cancelli già prima dell'apertura effettuata alle 10 del mattino.
Tutto lo stadio è coperto da sottili teli gialli e rossi.
La svolta del match con il gol immediato dell'ex granata (3'), autore di una generosa prova anche in fase di contenimento. Il raddoppio del centravanti al 28', ammonito per essersi tolto la maglia in segno di giubilo e poi espulso all'82 per un successivo cartellino giallo per fallo su Laudrup.
Il brasiliano sigla il risultato all'84 con la squadra in 10.
Nella ripresa subito Pin per Bonini e poi Caricola per Scirea, infortunati.

ROMA. Manfredonia libera su Ancelotti oltre il fondo. Batte dal corner Di Carlo, un centro preciso a mezza altezza sul primo palo: Ciccio Graziani sbuca in slalom su Cabrini, e inchinandosi rapido infila di testa in rete. Sono passati tre minuti soltanto e la superpartita, il confronto diretto tra le due grandi del campionato, appare segnata.

L'Olimpico, che tanti vorrebbero abbandonare per il mega-stadio, esplode oltre misura, ma il vero stadio, ancora a misura d'uomo, aveva dato spettacolo fin dal mattino. Se tensione c'è stata nella giornata, l'unico momento critico s'è avuto alle 9 e mezza della mattina quando parecchie migliaia di spettatori hanno cominciato a premere sui cancelli della curva Sud. Forse per la prima volta nella storia calcistica romana. I cancelli si sono aperti alle 10 in punto e il pubblico ha cominciato a sciamare verso l'alto delle gradinate. Soltanto un centinaio di ragazzi si sono infilati nel fossato a legare lunghe corde, poi sono saliti fino in cima, lavoraccio durato un paio d'ore a tendere dall'alto sempre quei cavi. Di tifo bianconero nemmeno l'ombra. Quando i giocatori hanno fatto capolino dal tunnel degli spogliatoi, lungo quelle teleferiche tese con tanta costanza sono scesi sottili teli gialli e rossi che hanno coperto l'intero stadio.

Dopo tre minuti il gol e quindi il delirio. La Roma, in campo, prendeva però bene il dominio della situazione. Senza lasciarsi frastornare dall'entusiasmo per il vantaggio acquisito, impostava il gioco a proprio modo. In difesa mancava Bonetti, ma bastavano gli altri quattro che ruotavano con lui nelle sostituzioni continue, mentre davanti Ciccio Graziani prendeva molto sul serio il suo ruolo di uomo a tutto campo facendo da filtro sul lato destro. Ancelotti e Boniek a darsi il turno in una posizione più avanzata del consueto con Di Carlo e con un ammirevole Cerezo a tutto campo.

I bianconeri disposti in campo con le sole marcature fisse di Brio su Pruzzo e Favero su Di Carlo, lasciavano spazi ampi a Boniek che avrebbe dovuto essere controllato da due a turno e non lo era mai da nessuno. Il maggiore scompiglio lo portava Graziani, che quando andava in avanti non era marcato, e in fase di ripiego finiva per diventare l'uomo in più da raddoppio di marcatura. Una entrata dura di Manfredonia (4) su Ancelotti. L'unica della giornata fa pensare a un volgere della partita verso la rissa e invece tutto continua su binari di correttezza, con Agnolin impegnato a fischiare il meno possibile, per non spezzettare il gioco se non quando l'intervento diventa indispensabile. La Juventus vorrebbe reagire ma non riesce e Graziani, serissimo nella sua interpretazione del ruolo di secondo stopper, respinge di testa (9) prima sul corner di Platini, poi su quello successivo, originato dalla deviazione di Ancelotti su gran destro di Cabrini. È la Roma che gioca. Spazia, imposta a largo raggio, non lascia respiro all'avversario. Trapattoni non vuole far scoprire eccessivamente i suoi, ma senza togliere l'iniziativa all'avversario di strada se ne fa poca, e si finisce per coprire. Pacione cerca da sganciarsi in avanti ma non riceve che raramente palle giocabili; Laudrup cerca da ricucire tra quell'unica punta avanzata e i compagni, ma ca vorrebbe un aiuto anche das Mauro che invece e evane-scente anche piu del consueto Pacione prova la deviazione (16) su tiro di Mauro, ma mancava forza all'inizio. La Roma parte in velocità ogni volta. 15: Gerolin-Di Carlo-Nela è tiraccio alto. 18: D Carlo-Nela-Boniek in profondità, con Ancelotti dall'altro lato di Brio, molto in difficoltà nel recupero: Tacconi va in uscita su Boniek che non serve il compagno e si impegna a fermare. 23 Graziani allunga a Zibi sulla destra e stavolta non prevale l'egoismo, assist per Pruzzo e Di Carlo accorrenti ma disperato anticipo di Scirea.

25: punizione di Platini a spallone in area, respinta corta e Pacione con ottima coordinazione supera con un pallonetto Tancredi: Righetti accorre verso la porta e respinge, ma probabilmente la traiettoria era destinata al fondo per centimetri. Tutta Roma, con Pruzzo pescato in fuori gioco piuttosto dubbio (26), con Boniek a valanga e fuori (27), in gol con Pruzzo (28). Ancelotti conquista uno dei suoi tanti palloni, salta due avversari e avanza sulla destra per entrare in area, saltando Manfredonia: cross preciso a spallone per Pruzzo, che inzucca in modo perfetto. Mentre Brio era fuori posizione, Favero tenta soltanto una goffa spinta. Pruzzo, il cannoniere, si esibisce in un festeggiamento nuovo, stilandosi la maglia, roteandola sopra il capo e correndo a festeggiare sotto la curva Sud per un'ammonizione certa: uno più uno uguale espulsione all'az quando farà un inutile fallaccio su Laudrup. Di rischi la Roma ne corre uno solo (42) quando Laudrup entra bene dalla destra, poi fa velo a Pacione che scocca il tiro al volo: Tancredi arriva a deviare in corner con la punta delle dita. Ribattono i romanisti a percussione ad ogni minuto di gioco disponibile, ma Cerezo manca incredibilmente l'angolaccio, solissimo in area, poi Cicco conclude con un gran tiro misto a parabola che sfila all'incrocio dei pali.

Quarantacinque minuti di fuochi d'artificio. Fatalmente quelli che seguono hanno meno botti, la Roma affonda meno i colpi, e i bianconeri costretti ad attaccare lasciano pericolosi spazi vuoti dietro attorno ai loro pilastri difensivi abbastanza a disagio in spazi larghi. È uscito Bonini alla fine del primo tempo per evitare guai muscolari; uscirà Scirea, toccato duramente da Pruzzo, ma la Juventus non entra mai in partita e la Roma ad andare vicino al gol con Ancelotti (65), con due punizioni di Di Cario con Boniek in girata (80'), parata da Tacconi e poi a segnare ormai in dieci. 84: Ancelotti lancia Nela sulla fascia sinistra e questo cross arriva a un metro dalla linea: Cerezo compare al centro della porta e infila Tacconi con una deviazione d'esterno destro. La festa è finita, ma dura a lungo sugli spalti con Graziani e Toninho Cerezo in mezzo agli ultras. Boniek solo al centro del campo con una maglia bianconera legata alla vita, tutti a prolungare questo momento magico, forse il più grande della stagione. Allo Scudetto nessuno vuole pensare.

Giorgio Viglino
tratto da La Stampa del 17 marzo 1986





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