martedì 21 aprile 2026

21 Aprile 2013: Juventus - Milan

È il 21 aprile 2013 e  Juventus e Milan si sfidano nella quattordicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio Serie A TIM 2012-13 allo 'Juventus Stadium' di Torino.

È una Juventus Campione d'Italia in carica che non sembra aver problemi nel vincere ancora il tricolore. Infatti la squadra allenata da Antonio Conte chiude il campionato con nove punti di vantaggio sul Napoli di Rafa Benítez

Il Milan dal canto suo disputa un campionato dignitoso e si piazza sull'ultimo gradino del podio.

Buona Visione!


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Stagione 2012-13 - Serie A 14ª di ritorno
Torino - Juventus Stadium
Domenica 21 aprile 2013 ore 20.45
Juventus-Milan 1-0
Marcatore: 57' rigore Vidal

Juventus: Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini, Lichtsteiner (81' Padoin), Vidal, Pirlo, Pogba, Asamoah (92' Peluso), Marchisio, Vucinic (90' Quagliarella)
A disposizione: Storari, Rubinho, Cáceres, De Ceglie, Marrone, Isla, Giaccherini, Matri, Bendtner
Allenatore: Antonio Conte

Milan: Abbiati (15' Amelia), Abate, Zapata C., Mexes, Constant, Montolivo, Ambrosini (46' Muntari), Boateng, Robinho (71' Bojan), Pazzini, El Shaarawy
A disposizione: Zaccardo, Bonera, Yepes, De Sciglio, Antonini, Traoré, Nocerino, Narduzzo, Niang
Allenatore: Massimiliano Allegri

Arbitro: Banti
Ammonizioni: Zapata, Amelia, Mexes (M)



I bianconeri superano di misura gli uomini di Allegri con un rigore di Vidal e la prossima settimana, nel derby, potrebbero festeggiare il 29° tricolore. Ambrosini e compagni dicono forse definitivamente addio al secondo posto e devono iniziare a guardarsi le spalle dai viola distanti ora un solo punto

TORINO - Chi di rigore ferisce, di rigore perisce. Così come all'andata è un penalty a decidere il big match tra Juventus e Milan, solo che questa volta ad uscire dallo stadio con le braccia alzate al cielo sono i campioni d'Italia a segno dagli undici metri con Vidal e sempre più vicini al secondo scudetto consecutivo (già domenica nel derby potrebbe arrivare la matematica certezza, ndr), il 29° esimo nella storia. Per Ambrosini e compagni, che non vincono da tre giornate, si tratta del primo ko in campionato dopo quindici turni. 

MILAN, OCCHIO ALLE SPALLE - Una sconfitta pesantissima sul piano della classifica per i rossoneri che vedono allontanarsi, probabilmente in maniera definitiva, il secondo posto difeso dal Napoli e sentono il fiato sul collo di una Fiorentina distante ora una sola lunghezza. C'è da dire, però, che la squadra di Allegri, con la gara di questa sera, è reduce da un trittico di partite infernale (Fiorentina, Napoli e Juventus, ndr) dal quale sono usciti fuori solo due punti. Quello visto questa sera allo Juventus Stadium è un Milan in linea con le ultime uscite: provato fisicamente dopo l'enorme fatica fatta per risalire fino in zona Champions e privo di idee in attacco dopo l'appannamento di El Shaarawy in fase realizzativa e l'assenza per squalifica di Balotelli. Ora Allegri dovrà cercare di tirar fuori dai suoi le ultime energie per non buttar via una rincorsa che durava ormai da 20 giornate.

ORA SOTTO COL DERBY - Onore ai campioni della Juventus capaci di dominare un campionato senza mai metterlo in discussione, se non all'inizio del girone di ritorno col Napoli che sembrava l'unica antagonista. "Sembrava", perché gli azzurri si sono sgretolati nel momento di maggiore pressione e ora navigano a una distanza abissale: sono 11, infatti, i punti che separano le due compagini in classifica. Tornando alla gara di questa sera, Conte può essere soddisfatto dei suoi. I bianconeri non hanno rischiato praticamente nulla costringendo il Milan al tiro da fuori. Non è certo stata una gara memorabile con l'unico vero acuto arrivato su un calcio di punizione a inizio partita. Se non fosse stato per il rigore trasformato da Vidal avremmo parlato di uno 0-0 privo di enfasi. Ora sotto col Torino per un derby che può valere il tricolore.

LA GARA - Nel posticipo della 33ª giornata Juventus e Milan non vogliono perdere e questo le costringe a star chiuse nella propria metà campo in attesa del varco giusto. Non è un caso che l'unica vera emozione del primo tempo arrivi da un calcio di punizione dal limite di Pirlo sul quale Abbiati (costretto poi a lasciare il campo per infortunio, ndr) deve superarsi. Il resto è solo tattica con i rossoneri più propensi a fare la gara e a farsi vedere con qualche tiro da fuori: Buffon blocca centralmente due volte su El Shaarawy. Il risultato si sblocca al quarto d'ora della ripresa quando Amelia stende in area Asamoah e manda dal dischetto Vidal: il cileno dagli undici metri è implacabile. Allegri prova allora a dare vitalità all'attacco rossonero togliendo un mediocre Robinho per Bojan, ma l'effetto non è poi tanto diverso da quello precedente, così i rossoneri provano a pungere solo dalla distanza con Montolivo e Muntari (entrato al posto di Ambrosini, infortunato), ma servirebbe ben altro per sorprendere un attento Buffon.





JUVENTUS-MILÁN 1-0, DECIDE VIDAL SU RIGORE. SCUDETTO VICINO. VIOLA A UN PUNTO DAI ROSSONERI
I bianconeri vincono 1-0 grazie a un rigore di Vidal e si avvicinano al tricolore. La squadra di Allegri non perdeva dal 22 dicembre: adesso ha una sola lunghezza sulla Fiorentina

TORINO, 21 aprile 2013 - La Juventus batte anche il Milan, e così il secondo scudetto consecutivo si avvicina sempre di più. Contro il Diavolo, che era imbattuto da 14 giornate, mai sconfitto nel 2013, basta un rigore di Vidal. E si chiude virtualmente il cerchio tricolore: il 2 ottobre 2011 la doppietta al Milan di Marchisio qui allo Juventus Stadium Marchisio faceva capire a tutti che la Juve di Conte faceva sul serio, alla sesta giornata dello scorso campionato. Questo successo, seppure meno convincente sul piano del gioco, comunque da squadra matura che sa centellinare ogni stilla di energia, tiene il Napoli primo inseguitore a 11 punti di distacco dalla capolista, a cinque giornate dalla fine. Il Milan, che a San Siro con la Juve aveva vinto, all'andata, sprofonda a -18, sempre terzo, ma con la Fiorentina ora appiccicata, è caratterizzato dall'esordio di Bakaye Traorè. Il maliano viene schierato alla destra di De Jong con Montolivo a sinistra. In difesa preferisce De Sciscia.

OCCASIONE PIRLO, POCO PIÙ - Il primo tempo - preceduto dai buu della Curva Nord (quella del tifo non organizzato) a Boateng nel riscaldamento, e lo Juventus Stadium è diffidato - è giocato a un andamento lento che ricorda più una fortunata canzone di Tullio De Piscopo che una partita di vertice di serie A. Il Milan gioca in orizzontale, neanche lo scopo del gioco fosse quello di andare in doppia cifra come passaggi riusciti consecutivamente. Il pareggio al Diavolo sta benissimo, meglio non far arrabbiare la capolista. La Juve non vuole sbilanciarsi, tanto il vantaggio sul Napoli resta da tappa dolomitica del Giro. E davanti ha pochino, con Vucinic in cattiva serata e Marchisio che fa il suo, ma punta non è. Del resto gli allenatori hanno fatto scelte comprensibili: entrambi hanno messo in campo i migliori 11, come valore assoluto, prescindendo dai ruoli.

ABBIATI OUT - Conte privilegiando i suoi centrocampisti di qualità nel 3-5-1-1 che permette a Pogba di partire titolare, Allegri schierando tre attaccanti più Boateng. Ma la pratica non conforta la teoria. La gara è brutta, i passaggi sbagliati esagerati come l'aranciata di una riuscita pubblicità. L'unica conclusione degna di cronaca dei primi 45' è un tiro deviato, ed è tutto dire, di Pirlo, su punizione. Bravissimo Abbiati a trovare il riflesso per il cambio di direzione, quello che non era riuscito a Buffon a Monaco contro il Bayern sul tiro di Alaba sporcato da Vidal. Abbiati però si fa male alla tibia destra: dopo un quarto d'ora entra Amelia. Poi poco altro. Una spettacolare rovesciata larga di Pogba, più coreografica che pericolosa. Ma Pirlo perde palloni a ripetizione davanti alla sua area, e la Juve non decolla. All'intervallo è 0-0. Per forza.

VIDAL SU RIGORE - Si riparte con Muntari al posto di Ambrosini (caviglia destra in disordine). Cambia poco. Poi Amelia ravviva la gara all'improvviso, con un'uscita sciagurata con cui travolge Asamoah, destinato ad allargarsi sulla sinistra. Banti indica il dischetto: rigore. Vidal segna di potenza il suo tredicesimo gol stagionale. Juve in vantaggio al 12' della ripresa. La gara si vivacizza un po'. C'è qualche spazio in più, ma le occasioni gol continuano a latitare. Il Milan, deludente, nonostante Allegri continui a inserire attaccanti - arriva il turno pure di Bojan, fa solo il solletico alla miglior difesa del campionato. La Juve vendica con lo stesso punteggio l'1-0 dell'andata ottenendo la sesta vittoria di fila in campionato. E lo scudetto è sempre più soltanto questione di tempo.

Gaetano De Stefano
tratto dalla Gazzetta dello Sport versione online.








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lunedì 20 aprile 2026

20 Aprile 2008: Atalanta - Juventus

È il 20 aprile 2008 e Atalanta Juventus si sfidano in questa gara valevole per la quindicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A TIM 2007-08

Il tutto si svolge allo 'Stadio 'Atleti Azzurri d'Italia' di Bergamo.

Buona Visione!




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Stagione 2007-2008 - Campionato di Serie A - 15 ritorno
Bergamo - Stadio Atleti Azzurri d'Italia
domenica 20 aprile 2008 ore 15:00
ATALANTA-JUVENTUS 0-4
MARCATORI: Legrottaglie 1, Del Piero 6, Del Piero 34, Del Piero 65

ATALANTA: Coppola, Rivalta, Carrozzieri, Manfredini, Bellini, Ferreira Pinto, Tissone, Guarente (De Ascentis 71), Langella (Padoin S. 46), Paolucci (Marconi 46), Floccari
A disposizione: Ivan, Fissore, Pellegrino, Inzaghi S. 
Allenatore: Luigi Del Neri

JUVENTUS (4-4-2): Buffon, Grygera, Legrottaglie, Stendardo, Molinaro, Camoranesi (Marchionni 71), Nocerino, Zanetti (Tiago 61), Nedved, Del Piero (Palladino R. 77), Trezeguet
A disposizione: Belardi, Birindelli, Zebina, Salihamidzic
Allenatore: Claudio Ranieri

ARBITRO: Trefoloni
AMMONIZIONI: Molinaro 19, Legrottaglie 88 (Juventus); Carrozzieri, Langella 5, Bellini 65 (Atalanta) 



La tripletta di Del Piero nel poker della Juve a Bergamo

BERGAMO - Lo champagne resta in frigo, ma solo per scaramanzia. Un Del Piero in stato di grazia e già in forma Champions League, trascina la Juventus a Bergamo segnando una tripletta nel 4-0 rifilato all'Atalanta, squadra cara al ct azzurro Donadoni che un posto tra i 23 a Pinturicchio, per Euro 2008, dovrà per forza trovarlo. Diciassette gol in campionato, grandi prestazioni e tanti assist, quello di quest'anno è uno dei migliori Del Piero di sempre. Tornando alla partita, i bianconeri ci mettono appena 6 minuti per chiudere la gara e, a quattro giornate dalla fine del campionato, restano 12 i punti di vantaggio sulle quinte, Sampdoria e Milan, oggi vittoriose su Udinese e Reggina. Ma per i rossoneri la "Vecchia Signora" è già irraggiungibile, dal momento che in caso di arrivo a pari punti i bianconeri sono in vantaggio negli scontri diretti. Contro Cassano e compagni, invece, la Juve se la vedrà solo all'ultima di campionato. I giochi, però, sono fatti: i preliminari di Champions League sono già in cassaforte e, per una squadra che viene dalla B, il traguardo centrato vale quanto uno scudetto.

Una Juve molto carica quella che si presenta a Bergamo e che in 6 appena minuti chiude la pratica Atalanta. Dopo appena 48 secondi Legrottaglie batte di testa Coppola sbloccando il risultato, al 6' arriva il colpo del ko per i nerazzurri, ad assestarlo è Del Piero con un sinistro al volo su assist di Trezeguet. Scatenata la Juventus che in questo campionato ha spesso fatto la differenza nei secondi tempi, ma che oggi a Bergamo diverte e si diverte.

Senza Chiellini, Sissoko e Iaquinta, Ranieri presenta il solito 4-4-2 con Stendardo in difesa, Nocerino e il recuperato Zanetti centrali di centrocampo e i gemelli del gol Del Piero (da oggi a quota 17) e Trezeguet (18) in attacco. L'Atalanta di Del Neri, priva di Doni, si presenta con la coppia Paolucci (scuola Juve) Floccari in avanti e il recuperato Langella a sinistra nel classico 4-4-2 del tecnico di Aquileia. La partita, però, si mette subito in salita per i nerazzurri, tramortiti dalla grande voglia di una Juve che ha fame di Champions League e che vuole centrare il traguardo prima possibile. Dopo l'1-2 Legrottaglie-Del Piero, l'Atalanta ci mette un po' per riprendersi, ma poi ci riesce e almeno mette in mostra le belle cose fatte vedere in una stagione comunque positiva per i nerazzurri. Ci provano Floccari (che chiede un rigore che potrebbe starci per una mano di Camoranesi), Bellini e Manfredini, ma al 34' Del Piero chiude tutto segnando lo 0-3 e la doppietta personale sull'assist dell'ottimo Zanetti.

La Juve gioca un ottimo calcio, l'Atalanta non demerita e non meriterebbe di andare negli spogliatoi sotto di tre gol. Nella ripresa Del Neri prova a cambiare qualcosa: dentro Padoin e il Primavera Marconi, fuori Langella e Paolucci. Ma la Juve è spietata e mentre i bianconeri cercano di far segnare Trezeguet per la classifica cannonieri, è ancora Del Piero ad andare in gol su assist proprio del francese. 4-0 Juve, tripletta Del Piero (17 in campionato, 151 in A) e per la matematica e tirare lo champagne dal frigo basta un punto, poi saranno preliminari di Champions League.

tratto da:  La tripletta di Del Piero nel poker della Juve a Bergamo - Serie A






Nel poker di Bergamo Del Piero fa l’asso
Tre gol di Alex che in pratica si conquistano gli Europei. 
Ranieri: «Come si fa a non convocare uno così?»

Tutto in un pomeriggio: la corazzata Juventus travolge il «pattino» Atalanta ed è a un passo dalla Champions; Alex Del Piero manda tre bacioni, pardon tre gol, al ct Donadoni e vede l'azzurro dell'europeo. Perché di un giocatore così, che fa tutto e più di tutto, non si sa proprio come la nazionale possa farne a meno. Fa bene a gongolare il presidente Giovanni Cobolli Gigli: 

«La Champions c'è, anche se manca un punticino. Quanto al secondo posto, dipende solo dalla Roma, noi di certo non molleremo fino alla fine». 

Parole sante perché questa Juventus tritatutto, tre vittorie in sette giorni, ha fatto capire di che pasta è fatta, anche se di fronte si è trovata un'Atalanta piccola piccola e senza stimoli.

Ma è il Del Piero show ad attirare tutte le attenzioni. E le luci, in quel di Bergamo, si sono davvero spente quando al 32' della ripresa, Ranieri l'ha sostituito con Palladino, facendo esplodere la standing ovation. E sì che, una decina di minuti prima, Alex si era rifiutato di uscire, costringendo Ranieri ad allargare sconsolato le braccia e a fare marcia indietro. Ricevendone però in cambio il terzo gol personale che porta il capitano a quota 17 nella classifica cannonieri.

Facile, davvero troppo facile per questa Juve dirompente che nel giro di cinque minuti chiude la partita. Dopo una manciata di secondi Rivalta fa fallo su Del Piero che batte la punizione e trova la testa di Legrottaglie pronta a schiacciare alle spalle di Coppola. Bis al minuto 5: cross di Camoranesi, difesa sempre immobile, testa di Trezeguet e rete di Del Piero. Partita finita. Anche perché al minuto 34 Alex legittima le sue ambizioni azzurre: riceve un perfetto assist di Zanetti, brucia sullo scatto i difensori dormienti e va ancora a segno. In mezzo l'Atalanta recrimina per un rigore negato per un evidente tocco di mano di Camoranesi. Ma il Del Piero day si chiude nella ripresa con la tripletta dopo l'ennesimo scambio con Trezeguet. E qui gli applausi sono bipartisan. 

«Si sta divertendo, segna, aiuta la squadra, ha fatto un'annata strepitosa in B e si sta ripetendo anche in questa. La sua continuità è straordinaria», 

Le parole di Claudio Ranieri che si coccola il capitano e che lancia un messaggio a Donadoni: 

«Ma come si fa a non convocare uno così?».

Del Piero über alles, ma è tutta la Juventus che ha stupito: la sicurezza di Buffon, la crescita di Legrottaglie duramente impegnato da Floccari, la fantasia di Camoranesi. E poi la concretezza di Zanetti, Nedved e di Trezeguet, uno che magari non si vede, ma che si sente. 

«Oggi gli assist me li hanno fatti lui e Zanetti - spiega Del Piero -. Sono davvero contento, sto facendo bene da due stagioni e tutto dipende dal lavoro psicologico e fisico che mi porta sempre a dare il massimo.  Comunque la determinazione e la voglia di fare non mi mancano e devo andare avanti così. Abbiamo consolidato il terzo posto in un anno per noi fantastico. La Roma? Adesso pensiamo a noi. La classifica cannonieri? Sarebbe incredibile vincerla».

Gian Piero Scevola
tratto da: JUVE IN CHAMPIONS





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domenica 19 aprile 2026

19 Aprile 2017: Barcellona - Juventus

È il 19 aprile 2017 e Barcellona e Juventus si sfidano nella gara di ritorno dei Quarti di Finale della Champions League 2016-17 allo Stadio 'Camp Nou' di Barcellona (Spagna)

La gara di andata nel capoluogo piemontese terminó con un perentorio 3-0 per i 'nostri'

I Bianconeri con al timone Massimiliano Allegri rivincono ancora il campionato. È il sesto consecutivo ed il terzo sulla panchina juventina per l'allenatore livornese.

Nella massima competizione europea i nostri beniamini si faranno valere fino alla finale. Li però si imbatteranno nell'ostacolo Real Madrid. Un'altra brutta botta per le ambizioni della Juventus!

Buona Visione!


 

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Stagione 2016-17 Champions League
Quarti di Finale - Gara di Ritorno (Andata 3-0 per la Juve)
Barcellona-Juventus 0-0
 
Barcellona: Ter Stegen, Sergi Roberto (78' Mascherano), Piqué, Umtiti, Jordi Alba, Rakitic (58' Paco Alcacer), Busquets, Iniesta, Messi, Suarez L., Neymar
A disposizione: Cilessen,Suárez D., Digne, Alena, André Gomes
Allenatore: Luis Enrique
 
Juventus: Buffon, Dani Alves, Bonucci, Chiellini, Alex Sandro, Pjanic, Khedira, Cuadrado (84' Lemina), Dybala (75' Barzagli), Mandzukic, Higuain (89' Asamoah)
A disposizione: Neto, Lichtsteiner, Rincón, Benatia
Allenatore: Massimiliano Allegri
 
Arbitro: Kuipers (OLA)
Ammonizioni: Iniesta, Neymar (B), Chiellini, Khedira (J)





La squadra di Allegri regge bene l'urto di Messi e Neymar ed esce imbattuta dal Camp Nou.
BARCELLONA - La Juventus azzera il Barcellona e la storia che portava sulle spalle, gloriose e stanche. Lo riduce, appunto, a zero: il numero dei gol segnati a Buffon tra andata e ritorno. Pensate, era accaduto appena tre volte in tutta l'epoca infinita dei catalani in Europa. Il risultato più lontano dall'indole e dalla tradizione del Barça è diventato, al Camp Nou, il lucchetto con il quale la Juventus ha blindato il prezioso, quasi esagerato 3-0 dell'andata: il destino, come previsto, si era compiuto già tutto a Torino e non restava ai catalani che l'illusione di una replica, la seconda "remontada", impossibile, lo sapevano anche loro. La Juve non è il Psg e al nobile avversario decaduto ha concesso pochissimo, appena un pallone debole nel primo tempo e un simulacro di assalto finale. Niente che potesse davvero ferire Buffon, né togliere una semifinale già acquisita e sacrosanta. Venerdì il sorteggio che la Juventus accosterà senza tremare: rimangono altre due spagnole, il Real e l'Atletico Madrid, e poi il Monaco che non è una cenerentola, semmai una principessa, mica si vive a Montecarlo per niente.

Dopo la partita perfetta, ecco la difesa perfetta. La Juve è riuscita a devitalizzare la gara, concedendo appena un tiro in porta al Barcellona nel primo tempo (di Messi, e Buffon respinge) e senza a sua volta scagliarne alcuno verso Ter Stegen. Il progetto bianconero di colpire sempre per vincere non ha trovato forma, e forse era logico che così fosse, ma è scivolato più realisticamente verso una gestione accorta della partita e del tesoretto accumulato. Il Barcellona ha provato le sue svariate destrezze, i suoi colpi in corsa, riusciti poco o niente, i minuti passavano ed erano una specie di ghigliottina. Il proclama di Luis Enrique

("Possiamo anche fare tre gol in tre minuti")

È sembrato un'utopia, una chimera.

Ci sono stati momenti, è vero, in cui la Juve si è forse abbassata un po' troppo, però senza andare mai in vera sofferenza.

La gestione degli imprevisti, raccomandata in modo speciale da Allegri, è stata amministrazione ordinaria in assenza dei medesimi. La squadra scelta dal tecnico livornese ha ribadito, come previsto, quella dell'andata, anche se l'atteggiamento non poteva essere fotocopiato, non dopo un 3-0, di fatto il primo tempo della lunga e cruciale sfida. Né la Juve né il Barcellona hanno saputo, o forse voluto, assomigliare a Real-Bayern del giorno prima e il pubblico l'ha capito abbastanza presto, pur non rinunciando a canti e bandiere e in verità nemmeno all'antipatico coro "Italia è una mafia" che ha ritmato una parte del primo tempo. Diverso, invece, Barcellona rispetto alla settimana scorsa, con Mascherano in panchina e il ritorno, previsto, dell'ordinatore Busquets, con Jordi Alba a correre a sinistra.

Più nervosismo che lucidità da parte di quasi tutti, ed è chiaro che non c'erano occhi se non per quei tre là davanti. Hanno deluso in blocco, un po' meno Messi, moltissimo Suarez e Neymar. Con loro si chiude per il momento un'epoca gloriosa, e il tiqui taca non tornerà. Non si sa ancora, viceversa, se la stagione della Juve sarà quella che sembra, cioè qualcosa di grande. Il sospetto è forte.




 


 


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sabato 18 aprile 2026

18 Aprile 1982: Juventus - Ascoli

Poco prima che il Campionato del Mondo di Calcio Spagna 82 cominci il proprio spettacolo c'è un appassionante duello nel massimo torneo italiano.

È il 18 aprile 1982 Juventus ed Ascoli si sfidano nell'undicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1981-82 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

A fine campionato la Juventus conquisterà la sua Seconda Stella da appuntare sul petto. Dopo un lunghissimo testa a testa con la Fiorentina allenata da Giancarlo DeSisti, la spunta all'ultima giornata grazie ad una vittoria esterna a Catanzaro con un rigore del partente Liam Brady

Dall'altra parte c'è l'Ascoli che disputa un campionato eccezionale: sesto posto finale a soli tre punti da un posto nelle Coppe europee.

Buona Visione!




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Stagione 1981-1982 - Campionato di Serie A - 11 ritorno
Torino - Stadio Comunale
domenica 18 aprile 1982 ore 15:30
JUVENTUS-ASCOLI 1-1
MARCATORI: Tardelli 13, Pircher 58

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, Furino, Osti, Scirea, Marocchino, Tardelli, Galderisi (Fanna 70), Brady, Virdis
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ASCOLI: Brini, Menichini, Boldini, Scorsa (De Ponti 46), Gasparini, Mandorlini, Torrisi, De Vecchi, Pircher, Greco (Carotti 72), Nicolini
Allenatore: Carlo Mazzone 

ARBITRO: Menegali




Il tecnico bianconero già pensa alla gara con l'Inter 
Trapattoni: «Troppi regali, speriamo di non ripeterci » 

TORINO — 
«Chi regala tanti gol alla fine può anche essere beffato»: 
Così Trapattoni anticipa le domande del fine partita presentandosi in tuta, pronto a tornare sul campo per allenare chi non ha giocato, soprattutto Paolo Rossi che non soltanto Bearzot attende a questo punto con ansia. Dilapidato il vantaggio pur minimo di un punto nei confronti della Fiorentina, l'allenatore bianconero sembra non avere nulla da imputare alla sua squadra: 
«Il primo tempo è stato a senso unico — ricorda — e con maggiore fortuna avremmo chiuso la partita. Invece c'è stato il palo di i Marocchino, le parate di Brini su Scirea e Galderisi. Bravo il portiere ascolano : ma anche un po' demerito nostro per aver sbagliato». 

«Il resto — prosegue Trapattoni — lo avete visto: l'Ascoli ha motivo di dire che non ha rubato nulla, ma anche i miei giocatori hanno mostrato una condizione generale buona. La partita era difficilissima, lo sapevamo; il calcio è fatto anche di pareggi ed a ogni stagione capita di trovare la squadra che ti crea problemi più delle altre ». 
Così il tecnico cerca di giustificare i tre punti complessivamente lasciati ai marchigiani tra andata e ritorno. Ma quello che stupisce è la sua affermazione sulla tenuta della Juventus: ad un buon primo tempo è seguito infatti una ripresa nella quale i bianconeri sono apparsi in netta fase calante. 
"Se a maggio c'è qualcuno che corre di più...» 
replica Trapattoni a chi glielo fa notare, rifiutandosi poi di entrare nel merito di quelli che possono essere i problemi azzurri di Bearzot. Continua: 
«Ormai la frase storica è: il campionato inizia domenica. Niente di più, vero. D'altronde io il torneo non l'ho mai ritenuto chiuso: era la critica a pensarlo e dire diversamente. 
Quindi Trapattoni spiega la sostituzione di Galderisi: 
«Il suo apporto fino a quel momento aveva pareggiato quello di Virdis, ma mi occorreva uno che sapesse chiudere di testa. E del sardo, infatti, sono stati tre colpi di testa nel finale con i quali siamo andati nuovamente vicini al gol. A volte certe sostituzioni da fuori possono essere difficili da capire sul piano della logica, ma hanno significato in chiave tattica». 
La volata tra Juventus e Fiorentina inizierà per i bianconeri ospitando l'Inter: 
«Io mi auguro che ci capitino le stesse occasioni avute contro l'Ascoli —conclude Trapattoni —sarebbe già un ottimo presupposto: eppoi non è detto che rimetteremo nuovamente tra le braccia del portiere palloni che possono chiudere la partita...». 
Le dichiarazioni dei giocatori sono simili a quelle dell'allenatore. Gentile, che si è lussato il pollice della mano sinistra cadendo a terra, fa comunque autocritica: 
«Per cercare di chiudere la partita ci siamo sbilanciati in avanti. È stato un grosso errore. Sul rilancio dal quale è nato il gol ascolano, infatti, io sono saltato con De Ponti che mi ha fatto leggermente 'ponte'. Così la palla è passata sopra la mia testa senza che la toccassi: dietro non c'era nessuno...». 
Scirea, intanto, verifica sulla bilancia come la partita di ieri gli sia costata due chili: 
«Faceva abbastanza caldo — commenta — e noi siamo stati anche sfortunati nelle conclusioni. Brini è riuscito a parare quel mio colpo di testa con un gesto d'istinto. Eppoi, invece, quel pallone nel finale che quasi ci beffava: nello scontro tra Carotti e Zoff la sfera mi ha picchiato sul petto e sono riuscito ad impedirle di finire in rete proprio all'ultimo». 
Conclude Tardelli: 
«È normale pareggiare partite nelle quali si hanno tante occasioni: guai quando non si riesce a sfruttarle. Anzi, siamo stati fortunati a non perdere. Vuol dire che le ultime giornate saranno più interessanti, a partire da domenica quando ospiteremo l'Inter». 
Contro i nerazzurri, comunque, la Juventus dovrà quasi sicuramente fare a meno di Furino, ammonito ieri per gioco scorretto, che già era diffidato per lo stesso motivo. 

Giorgio Barberis





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La Stampa 19 aprile 1982

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La Stampa 19 aprile 1982

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La Stampa 19 aprile 1982

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