martedì 5 maggio 2026

5 Maggio 2015: Juventus - Real Madrid

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi proponiamo questo gustoso amarcord di questa data odierna. 

È il 5 maggio2015 e Juventus e Real Madrid si sfidano nella gara di andata della Semifinale della UEFA Champions League 2014-15 allo 'Juventus Stadium' di Torino.

Buona Visione!


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Stagione 2014-2015 - Champions League - Semifinali, andata
Torino - Juventus Stadium
martedì 5 maggio 2015 ore 20:45 
JUVENTUS-REAL MADRID 2-1
MARCATORI: Morata 8, Ronaldo C. 27, Tevez rigore 57

JUVENTUS: (c) Buffon, Lichtsteiner, Bonucci, Chiellini, Evra, Marchisio C., Pirlo, Sturaro (Barzagli 64), Vidal, Tevez (Pereyra 86), Morata (Llorente 78)
A disposizione: Storari, Padoin, Matri, Pepe
Allenatore: Massimiliano Allegri

REAL MADRID: Casillas, Carvajal, Pepe, Varane, Marcelo, James Rodriguez, Sergio Ramos, Kroos, Isco (Hernandez J. 63), Bale (Jesé 86), Ronaldo C. 
A disposizione: Keylor Navas, Fabio Coentrao, Lucas Silva, Arbeloa, Llarramendi
Allenatore: Carlo Ancelotti

ARBITRO: Atkinson (Inghilterra)
AMMONIZIONI: Bonucci 5, Tevez 46, Vidal 56, Chiellini 90+3 (Juventus); Marcelo 57, Carvajal 75, James Rodríguez 85 (Real Madrid)





Ancelotti pareggia con Cristiano Ronaldo ma si arrende al rigore dell'argentino: secondo tempo sottotono per i suoi. Super Sturaro, Llorente manca il 3-1

Allo Stadium è la grande notte di Juventus-Real Madrid, semifinale di andata di Champions

Non sappiamo quale sarà il conto della cena bianconera a fine serata. Ma questa Juventus, che batte 2-1 il Real Madrid allo Stadium, in tasca ha molto di più dei 10 euro di cui l’accreditava Antonio Conte. Non c’è ancora la finale di Berlino nella capiente saccoccia juventina, ma il hashtag #finoallafinale non è solo una suggestione. Perché i blancos non danno mai l’impressione di essere una categoria sopra. Si gioca alla pari, e per alcuni tratti la Juve si dimostra persino superiore, aggredendo un Real molto poco galactico. Di una qualità illegale nella singola giocata, ma battibile. Di certo le assenze di Modric e Benzema sono due macigni, tanto più se le alternative sono un Ramos impresentabile a centrocampo e un Bale fuori ruolo in attacco. Il francese ci sarà, nel ritorno di mercoledì prossimo, a differenza del regista croato.

GRANDE INIZIO — Allegri, come gli sta capitando quasi sempre da quando è alla Juve, azzecca la mossa Sturaro, con Pereyra in panchina e Vidal trequartista a tutto campo. A destra c’è quel satanasso di James, allora meglio mettere Marchisio dall’altra parte e opporgli la corsa dell’ex genoano, tanto più che Carvajal di solito non è timido nelle sovrapposizioni. Ancelotti sceglie Marcelo a sinistra e Bale centravanti, coi 48 milioni spesi per Illarramendi lasciati in panchina e Ramos a evidenziare tutto il suo disagio a centrocampo. Parte male il Real. Soprattutto in quello che dovrebbe fare meglio della Juve, le giocate di qualità. Ramos è scolastico quando va bene, altrimenti la passa agli avversari, Kroos, ben soffocato da Morata e Vidal, non riesce a dettare il gioco. La Juve, che aggredisce alta, tira 4 volte in porta nei primi 8. L’ultima è quella buona: Casillas respinge come può il diagonale avvelenato di Tevez, sul tap-in Morata non può sbagliare. Terzo gol in questa Champions per il grande ex, che conferma di avere la stoffa del campione. “Vediamo di che pasta è fatto contro quelli veri”, si diceva. Risposta servita: oltre al gol, mettiamo a bilancio che Varane lo soffre quasi sempre e che l’aiuto in fase di non possesso è fondamentale.

Il Real, dopo 20’ oggettivamente brutti, risale la china appena riesce ad allargare il campo, coinvolgendo James e Isco. CR7 manda fuori al 24’, poi 3’ dopo segna uno dei gol più facili della sua carriera, liberato da una piuma di destro del colombiano che scavalca Buffon. Il finale di primo tempo è più equilibrato, perché il Real, a cui continua a mancare Modric come l’acqua nel deserto, commette meno errori e la Juve non recupera mai palla alta. L’azione al 36’ vale il biglietto, roba da fenomeni: Carvajal ruba palla a Evra sulla linea di fondo, poi da Kroos la manovra si sviluppa fino al cross di Isco per James. Colpo di testa del colombiano sulla traversa a Buffon battuto. Palla gol clamorosa: quel legno avrà bisogno di un timbro da discoteca alla base, ché ballerà tutta la notte.
micidiali — La ripresa, che parte molto bloccata, si accende con la giocata che Ancelotti non vorrebbe mai subire. Dall'azione susseguente a corner, il tiro di Marcelo viene ribattuto e lancia il contropiede Juve con Tevez e Morata in semi-parità numerica. La situazione che Allegri vorrebbe sempre giocare. Marcelo prova a falciare Morata (giallo), ma Tevez si fa comunque metà campo palla al piede e viene steso da Carvajal. Rigore netto, con l’Apache che non tradisce. Ancelotti capisce che far giocare Bale senza campo davanti è come guidare la Ferrari a 100 all’ora: dentro il Chicarito con Bale esterno destro. Allegri risponde al volo con Barzagli e il 3-5-2, mentre Sturaro esce prendendosi l’ovazione di uno Stadium da brividi. La Juve si raccoglie davanti a Buffon, che non deve mai fare parate vere. Perché a questo Real, liberissimi di non crederci, manca qualità. CR7 non salta l’uomo, Bale e il Chicharito non cambiano l’inerzia. E Ramos continua a crossare per i piccioni. Quindi non stupisce che sia la Juventus ad andare più vicina al 3-1 con Llorente, entrato subito bene in partita per Morata. Finisce 2-1. E adesso tutti al Bernabéu per prendersi Berlino. I 10 euro? La mancia per il parcheggiatore. Ché questa Juve è da tavolo al privé anche in uno dei templi del calcio mondiale.

Jacopo Gerna











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5 Maggio 2002: Udinese - Juventus

È il 5 maggio 2002 ed Udinese e Juventus si sfidano nella diciassettesima (ed ultima) giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2001-02 allo Stadio Friuli di Udine

È una data ed un pomeriggio che MAI dimenticheremo!

Tutto il resto è storia! Dall'altra parte c'è la squadra friulana che vince il suo 'scudetto' personale. Riuscirà infatti ad evitare quella che sarebbe stata una dolorosa retrocessione in Serie B.

Buona Visione!



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Stagione 2001-2002 - Campionato di Serie A - 17 ritorno
Udine - Stadio Friuli
domenica 5 maggio 2002 ore 15:00 
UDINESE-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Trezeguet 2, Del Piero 11

UDINESE (3-4-3): De Sanctis, Kroldrup, Zamboni, Manfredini, Pinzi, Helguera (Almiron 80), Marcos Paulo, Pieri (Scarlato 65), Muzzi (Jorgensen 73), Sosa, Di Michele 
A disposizione: Turci, Alberto, Caballero, Iaquinta
Allenatore: Giampiero Ventura

JUVENTUS (4-3-1-2): Buffon, Thuram L., Ferrara C., Iuliano (Birindelli 83), Montero P., Conte A., Tudor (Zambrotta 67), Davids (Paramatti 80), Nedved, Trezeguet, (c) Del Piero
A disposizione: Carini, Tacchinardi, Amoruso, Zalayeta
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Rodomonti



LA FELICITÀ DEL PRIMO TIFOSO: 
«È STATO BUFFON A FARE LA DIFFERENZA» 
AGNELLI «La Juve campione del calcio pulito» 

AL novantunesimo minuto l'Avvocato è in giardino. A respirare. Ma fino al novantesimo Gianni Agnelli, presidente d'onore della Fiat considerato dai tifosi della Juve il loro numero 1, era davanti al video: 
«Ho cominciato con Udinese-Juventus. Quando il nostro vantaggio s'è consolidato con il secondo goal, son passato all'Olimpico, con Lazio-Inter. E sono rimasto molto soddisfatto. Davvero contento. 
S'era parlato di risultati aggiustati, di accordi taciti, di intese sottobanco. Invece l'Inter si è suicidata. 
«Era molto difficile che l'Inter non vincesse a Roma. Credevo alla fine sarebbe riuscita a portare a casa i tre punti. Invece s'è perduta davanti a se stessa». 
Come spiega la debacle dei neroazzurri di Massimo Moratti? 
«Perché non sono una squadra. La squadra non c'è, hanno fatto tutti poco, giocando sempre molto male. I risultati che hanno permesso loro di stare avanti per quasi tutto il campionato sono stati frutto di giocate dei singoli. Un gol di fino di Alvaro Recoba, una grande giocata del brasiliano, Ronaldo. ma niente collettivo. E senza squadra non si vince il campionato italiano. Mai».
Domenica mattina cosa aveva nel cuore? Che risultato pronosticava? 
«Nel mio cuore riflettevo. L'impegno dell'Inter contro la Lazio era più ostico del nostro a Udine. Ma era difficile pensare che l'Inter avrebbe rinunciato a giocare. 
A che punto della stagione ha ricominciato a sperare? 
«Quando la Juventus ha battuto il Piacenza per uno a zero. Mettersi in tasca tre punti anziché uno è stato decisivo. Non tutti sanno ancora ragionare sui tre punti, che sono stati una rivoluzione e permettono le rimonte con più facilità che nel passato, quando alla vittoria andavano solo i due punti. Il goal di Nedved nel finale è stato importante». 
E quando invece le è sembrato che la stagione si mettesse male? 
«Nel derby di Torino. Vincevamo per tre a zero e il Toro ci ha rimontato fino al 3 a 3. E Salas ha scagliato un penalty sopra la traversa. I torinisti si sarebbero vantati per tutto l'anno di averci fatto perdere lo scudetto». 
Cosa ha detto all'allenatore Marcello Lippi? 
«Non sono ancora riuscito a parlargli, sono tutti blindati tra viaggio di ritorno e feste. Gli dirò bravo. Ho sempre avuto fiducia in Lippi. Anche se, dopo la parentesi di Milano allenando l'Inter e l'esonero, è un uomo diverso. È diventato più morbido. Ascolta di più chi gli sta intorno, ne valuta le idee, i pareri». 
Un bene o un male? 
«Lippi della prima Juventus era più deciso, più determinato. È ritornato più politico, più duttile. Una volta non ascoltava nessuno e andava diritto, con forza, per la sua strada. Adesso si confronta di più». 
Ha parlato con suo fratello Umberto? Con Girando, Moggi e Bettega, i dirigenti? 
«Non ancora. Saranno occupati con le interviste. Ma appena li raggiungo dirò bravi. Bravi a tutti, la squadra e lo staff di dirigenza. 
Quale giocatore bianconero è risultato, secondo lei, determinante per questo XXVI scudetto? 
«Il portiere, Gianluigi Buffon. Quando l'abbiamo preso ho chiesto un parere a Dino Zoff, anche in confronto con Francesco Toldo che dalla Fiorentina andava all'Inter. "Buffon è il più forte, mi ha detto - non ha uguali per i riflessi." 
È un naturale. Zoff aveva ragione. Buffon ci ha consentito, con le sue parate decisive, di vincere quelle partite della rimonta, magari giocate non benissimo, ma senza le quali non saremmo arrivati al titolo. Le dico di più: se la Juventus avesse preso Buffon qualche anno prima, almeno due scudetti in più li avremmo vinti. Ci avrebbe dato i punti mancanti nelle ultime quattro stagioni». 
Chi mette sul podio con Buffon? 
«Tudor e Montero. Hanno incardinato la miglior difesa del campionato. La difesa conta sempre. E con loro Trezeguet, uomo di area, uomo da rete. Non fa gioco, non contribuisce magari direttamente all'azione, ma non sbaglia mai». 
E Del Piero? 
«È riapparso solo nell'ultimo mese, mese e mezzo. Quando è riapparso ha fatto la sua parte». 
Da oggi siamo in campagna acquisti. Cominciamo dalle rivali di volata, Roma e Internazionale. Chi sceglie? 
«Nella Roma quel difensore, Samuel, è proprio forte no? Se lo mette nella nostra difesa, ne fa un muro impenetrabile. Nell'Inter Vieri. Non l'avrei mai mandato via dalla Juve e mi dispiace ancora che se ne sia andato. Moratti ha dimostrato la scorsa estate che, insistendo, Vieri si può trattenere». 
Alla fine niente scudetto dei veleni, come tanti temevano. 
«In Italia il football è corretto. Scorretti sono certi tifosi e, qualche volta, i cronisti che mettono in giro polemiche inutili. La Lazio ha giocato una grande partita, anche se il pubblico non era il solito. I tifosi non volevano vincere, i giocatori sì». 
Adesso è pronto per il Mondiale di Giappone e Corea? 
«Lo guarderò, certo. La nazionale italiana è molto forte, come l'Argentina e la Francia. Ma occhio ai tedeschi. Nel calcio la Germania è come in economia. Magari sembra stentare e alla fine te la ritrovi sempre davanti». 
Portare o no Roby Baggio? 
«Baggio è il più grande dei giocatorini che io abbia visto al mondo. Matthäus, Platini, sono su un altro pianeta. 
Una bella domenica allora? 
«Sì, una bella domenica. Abbiamo vinto. Ora dobbiamo vincere anche gli altri giorni, dal lunedì al sabato. Non solo nelle sfide del calcio, ma in tutto il resto. Insieme. 

[g.r.]
tratto da: La Stampa 6 maggio 2002





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lunedì 4 maggio 2026

4 Maggio 1975: Ternana - Juventus

È il 4 maggio 1975 e Ternana Juventus si sfidano nella tredicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1974-75 allo Stadio Comunale di Torino.

La Juve è guidata in panchina da Carlo Parola e si appresta a vincere il suo sedicesimo scudetto. Dall'altra parte c'è la Ternana che, allenata da Enzo Riccomini , non riuscirà ad evitare una retrocessione in Serie B che a molti sembrava inevitabile.

Buona Visione! 



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Stagione 1974-1975 - Campionato di Serie A - 13 ritorno
Terni - Stadio Libero Liberati
domenica 4 maggio 1975 ore 16:00 
TERNANA-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Bettega R. 33, Causio 63

TERNANA: Nardin, Benatti, Rosa, Valà, Dolci, Panizza, Donati, Valle, Garritano (Petrini 46), Crivelli, Traini 
A disposizione: De Luca, Platto 
Allenatore: Enzo Riccomini

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cuccureddu, Furino, Morini, Scirea, Viola F., Causio, (c) Anastasi, Capello F., Bettega R. 
A disposizione: Piloni, Spinosi, Altafini 
Allenatore: Carlo Parola

ARBITRO: Gussoni




Più netta del risultato la vittoria conquistata dalla Juve a Terni
BETTEGA-CAUSIO, L'ACCOPPIATA VINCENTE
Buona prestazione dei bianconeri, in vantaggio al 34' con Bettega 
Nella ripresa Causio raddoppia contemporaneamente al pareggio del Napoli a Torino 
Tre palle-gol fallite da Anastasi 
Due rigori negati da Gussoni

La Juventus è stata virtualmente. campione d'italia per 18 minuti; dalle 17.03 alle 17.21 poi, mentre Causio metteva al sicuro il risultato raddoppiando il gol di Bettega. Il Napoli pareggiava a Torino con Braglia e così la festa del sedicesimo scudetto era rimandata: ai bianconeri basta un solo punto per cucirselo sulle maglie mentre ai napoletani resta la prospettiva, piuttosto remota, di uno spareggio. Gli ultimi 180 minuti non dovrebbero più riservare sorprese di sorta e ridursi ad una passerella della Juventus sia sul campo di Firenze che al Comunale torinese con il Lanerossi Vicenza dove si celebrerà l'apoteosi.
Anche a Terni la Juventus ha confermato di aver superato la leggera crisi primaverile e di aver ritrovato il passo giusto: è tornata a vincere in trasferta dopo quasi tre mesi (era dalla famosa partita di San Siro con il Milan che l'impresa non le riusciva), è stato un autentico monologo della squadra di Parola contro un avversario mal disposto tatticamente e psicologicamente scarico, frastornato nonché rassegnato alla retrocessione.

Il punteggio di 2-0 non esprime il divario fra le due squadre: l'arbitro Gussani, che non ha avuto grosse difficoltà a dirigere la partita per l'arrendevolezza dei rossoverdi umbri, aveva ignorato, sullo 0-0, un plateale fallo di mano di Benatti in piena area negando così un sacrosanto rigore ai bianconeri ed aveva sorvolato, all'ultimo minuto, anche su un sandwich di Panizza e Valle ai danni di Capello nell'area ternana, ma probabilmente il direttore di gara non ha voluto infierire. 
A prescindere dai rigori non concessi, la Juventus avrebbe potuto maramaldeggiare se Anastasi avesse avuto maggior fortuna nelle conclusioni: il centravanti, nel secondo tempo, ha fallito di un soffio almeno tre palle-gol, complici Nardin, che ha effettuato una bellissima parata, e Valle, che ha salvato sulla linea di porta. Anastasi poteva ripetere l'exploit di sette giorni fa con la Lazio, ma oggi la sorte gli ha voltato le spalle. Non è il solo ad aver mancato il bersaglio: anche Causio ha sfiorato un paio di volte, con tiri insidiosi ai pali della porta di Nardin. Ancora una volta Causio è stato il grande protagonista della
partita e ha spadroneggiato in lungo e in largo, favorito anche da una mossa sbagliata di Riccomini che gli aveva assegnato Panizza come controllore, Panizza un centrocampista che non ha doti di marcatore e contro un Causio in gran vena, ispirato sia nel dribbling, sia nei passaggi, sia in fase conclusiva, e stato letteralmente ubriacato. Stupenda la rete che Causio ha realizzato al 19 della ripresa dopo una fuga di 50 metri. Il ritorno del barone ad alto livello è la nota lieta di questo finale di stagione. 
La Juventus era scesa in campo concentrata e consapevole che avrebbe potuto chiudere la pratica-scudetto con due giornate di anticipo: sapeva che alla Ternana il pareggio non sarebbe servito per sperare ancora nella salvezza e si aspettava di essere aggredita. Gli umbri hanno tentato qualche affondo, ma Morini ha costantemente anticipato Garritano, annullando progressivamente le velleità del neo-centravanti granata.

Gentile braccava implacabilmente Traini e le insidie scaturivano invece ad opera di Donati che si spostava spesso a sinistra, portando fuori zona Cuccureddu: cross di Donati creavano un po' di scompiglio nell'area bianconera -  ma era più fumo che arrosto. Ben presto l'iniziativa passava alla Juventus che diventava padrona del campo. Al 5' Causio finta va sulla destra, saltava Valà e centrava per Bettega che, ostacolato da Dolci, non riusciva a scaricare in porta il suo destro. Anche Scirea si spingeva spesso in avanti per contribuire all'azione offensiva sfruttando con intelligenza i corridoi liberi: da un suo traversone, Gentile sporcava il tiro, Anastasi arpionava la palla e concludeva a lato. La Ternana accennava ad una timida reazione ed effettuava la prima conclusione, senza esito, con Traini. La partita proseguiva senza scossoni, priva di pathos, la Juventus dava la chiara sensazione di poter fare sua l'intera posta e di aspettare soltanto il momento propizio per piazzare la botta vincente. Macinava gioco senza trovare molta opposizione da parte di un antagonista tecnicamente troppo inferiore.

La prima palla-gol si registrava al 21: Bettega serviva Anastasi che scambiava con Capello poi apriva sulla destra. Causio che aggirava Panizza e sparava a lato sinistro. Rovesciamento di fronte: Garritano riusciva finalmente a conquistare un pallone a Morini, entrava in area, sul lato destro, ma indirizzava fuori. Al 25 l'episodio del rigore non visto da Gussoni: Anastasi si liberava di Rosa sulla sinistra e centrava per Bettega, ma Benatti intercettava con il braccio destro. Tutto regolare per l'arbitro!
Al 28 Zoff interveniva per la prima volta su un tiro-cross di Valle: tre minuti dopo parava un pallone scagliato da Valà, peraltro fuori porta di un metro.
Il primo gol juventino arrivava al 34: dalla bandierina del corner. Viola toccava a Causio che centrava sottoporta, per Bettega, che di sinistro, con un tiro dal basso verso l'alto, insaccava. Un classico gol vecchia maniera per Bettega. A Terni l'ala sinistra non perdona: due anni fa aveva già segnato una doppietta decisiva in una vittoriosa trasferta di campionato.

Subito dopo il gol la Ternana si afflosciava. Causio e Capello dominavano. Viola si lasciava tentare a volte dalla voglia di strafare, ma anche lui si rendeva utile pur non giocando sul livello di domenica scorsa. Furino, generoso come sempre, rendeva nulle le iniziative di Crivelli ma talvolta difettava di precisione nei passaggi. Sempre più frequenti gli inserimenti di Cuccureddu, efficace fin sulla soglia dell'area avversaria ma troppo precipitoso nei tiri. Allo scadere del tempo Bettega offriva un bel pallone a Causio che si allargava troppo e Nardin, piazzato, neutralizzava. 
Nella ripresa la Ternana sostituiva l'evanescente Garritano con Petrini. E proprio l'ex granata vivacizzava il gioco dei padroni di casa: al primo minuto sfuggiva a Morini e centrava basso per Traini che, in extremis, era anticipato da Gentile in calcio d'angolo. Le radioline, intanto, annunciavano che Pulici aveva portato in vantaggio il Torino: cominciava il count down dello scudetto. Ancora un brivido per i tifosi bianconeri: al 10 un disimpegno di Furino si trasformava in un passaggio per Valle che allungava verso Petrini in profondità: cross teso verso destra per Donati che superava ben due volte Zoff in uscita ma poi inciampava sulla palla e l'azione sfumava. 
Tiri di Causio e Donati sfioravano la traversa, un'incursione di Scirea era bloccata da Nardin. Ma al 19 il portiere Ternano capitolava per la seconda volta: Scirea effettuava un lungo rinvio, la palla spioveva sulla metà campo tra Rosa e Anastasi che la sfiorava: se ne impossessava Causio che galoppava solitario verso la porta rossoverde, giunto in area vinceva il tackle con Dolci, aggirava Crivelli, tirava fuori dai pali Nardin e insaccava di sinistro nella porta ormai vuota. Un autentico capolavoro. Nello stesso istante Braglia pareggiava e l'entusiasmo dei sostenitori bianconeri accorsi numerosi al Liberati si raffreddava. 
La partita non aveva più storia: Traini si produceva uno stiramento muscolare alla coscia sinistra e restava in campo solo per far numero mentre i bianconeri dilagavano, ma con le orecchie e gli sguardi tesi verso la panchina per sapere se il risultato di Torino fosse cambiato. Attesa vana. La gente, intanto, sfollava dallo stadio, un po' perché delusa dalla prova della Ternana, un po' perché cominciava a piovere e molti erano sprovvisti di ombrello.

Bruno Bernardi


 


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domenica 3 maggio 2026

3 Maggio 2017: Monaco - Juventus

È il 3 maggio 2017 e Monaco e Juventus si sfidano nella Gara di Andata della Semifinale della UEFA Champions League 2016-17 allo Stade Louis II di Monte Carlo

I Bianconeri con al timone Massimiliano Allegri vincono ancora il campionato. È il sesto consecutivo ed il terzo sulla panchina juventina per l'allenatore livornese.

Nella massima competizione europea i nostri beniamini si faranno valere fino alla finale. Li però si imbatteranno nell'ostacolo Real Madrid. Un'altra brutta botta per le ambizioni della Juventus!

Buona Visione!

 


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Stagione 2016-2017 - Champions League - Semifinali, andata
Monaco - Stade Louis II
mercoledì 3 maggio 2017 ore 20:45 
MONACO-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Higuain 29, Higuain 59

MONACO: Subasic, Dirar, Glik, Jemerson, Sidibè, Bernardo Silva (Almamy Tourè 82), Fabinho, Bakayoko (Joao Moutinho 66), Lemar (Germain 67), Falcao, Mbappè
A disposizione: De Sanctis, Raggi, Jorge, Cardona
Allenatore: José Jardim

JUVENTUS: Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini, Dani Alves, Pjanic (Lemina 89), Marchisio C. (Rincon 81), Alex Sandro, Dybala, Mandzukic, Higuain (Cuadrado 77)
A disposizione: Neto, Benatia, Lichtsteiner, Asamoah
Allenatore: Massimiliano Allegri

ARBITRO: Mateu Lahoz (Spagna)
AMMONIZIONI: Bonucci 21, Marchisio C. 58, Chiellini 69 (Juventus); Fabinho 37 (Monaco)




La squadra di Allegri passa in Francia con due gol dell'attaccante argentino. Martedì prossimo il ritorno a Torino

MONTECARLO - Tripletta, doppietta. Cristiano, Gonzalo. La Champions ha già la sua finalissima, non potrà che essere così: Juventus-Real Madrid il 3 giugno a Cardiff. Ai tre gol di Cristiano Ronaldo contro l’Atletico Madrid hanno risposto i due di Gonzalo Higuain contro il Monaco, ed è così che le favorite scivolano felici una verso l’altra. Sarà un epilogo memorabile tra il Real, tre volte finalista in 4 anni (e già due volte vincitore), e la Juve che di finali ne ha praticamente prese 2 in tre anni, e sempre con un po’ di Spagna dall’altra parte. Nel 2015 il Barcellona, nel 2017 il Real, al netto di cataclismi tra sei giorni a Torino. Ci sarà da divertirsi in Galles, e stavolta la Juventus non parte decisamente sfavorita come due anni fa. Se si può concedere ai blancos un 51 per cento del pronostico contro il 49 dei campioni d’Italia è solo perché sono loro i detentori (ma questo trofeo non si vince mai due volte di seguito) e perché hanno un mostro portoghese con il numero 7. Ma anche la Juve non scherza, in quanto a fenomeni naturali.

La Juventus ha scelto subito una strada accorta per non offrire spazi al contropiede del Monaco, e proprio in contropiede l’ha colpita due volte con Higuain. Un gioco d’equilibrio iniziato con la scelta conservativa di Allegri, dentro Barzagli e non Cuadrado. Il presidio territoriale bianconero ha avuto anche momenti di lieve crisi, per esempio prima del vantaggio, però sono stati gestiti con l’esperienza che invece i francesi non hanno, molta esuberanza sì e anche tecnica e palleggio, però nei momenti chiave serve una robustezza più completa. Prima che Higuain segnasse quel gol molto corale, al culmine di un’azione in cui si sono visti addirittura due colpi di tacco per niente accademici (il primo di Dybala sulla trequarti, il secondo di Dani Alves ed è stato il sublime assist per il Pipita), erano serviti le mani e gli istinti di Buffon per fermare Mbappé e Falcao, il drago giovane e il drago esperto. In quel momento si è avuta la sensazione che la Juventus si stesse chiudendo troppo, invece anche quello era un calcolo: inutile assalire ed esporsi, meglio attendere e colpire. Ed è così che il contropiede è stato tolto all’avversario, disarmato del suo strumento migliore. Più classica l’azione del raddoppio, ancora assist di Dani Alves, ancora la zampata di Higuain. Ora non resta che aspettare Cristiano il bianco, in quell’appuntamento a Cardiff.

La lucidità con la quale la Juventus ha saputo preparare e poi gestire la partita è la conferma di quanto sia cresciuta anche in consapevolezza. Padrona contro il grande Barcellona, padrona contro il frizzante  e poi sgasato Monaco, ora non le resta che perfezionare il progetto. Sa come si fa, è diventata parecchio “real” pure lei.

Maurizio Crosetti
 





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