lunedì 9 marzo 2026

9 Marzo 2005: Juventus - Real Madrid

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna.

É il 9 Marzo 2005 e Juventus e Real Madrid si sfidano nella gara di ritorno degli Ottavi di Finali della UEFA Champions League 2004-05 allo Stadio 'delle Alpi' di Torino.

La Juventus si affida a Fabio Capello per condurla in vetta all'Europa. Mentre in Italia gli scudetti non mancano, in europa i risultati non arrivano. Eppoi se ci aggiungete Farsopoli e l'ondata che travolge tutto il mondo bianconero, il regno di Capello non sará sicuramente ricordato per i successi ottenuti!

Buona Visione!

 



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Champions League 2004-05
Ottavi di Finali Gara di Ritorno
JUVENTUS-REAL MADRID 2-0 dopo tempi supplementari
(Gara di Andata Finì 0-1)
Marcatori: 75 Trezeguet, 116 Zalayeta

Juventus: Buffon, Zebina, Thuram, Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi, Emerson, Pessotto G. (66 Tacchinardi), Del Piero (57' Trezeguet), Zalayeta (120 Oliviera), Ibrahimovic
A dsiposizione: Chimenti, Montero, Birindelli, Appiah
Allenatore: Fabio Capello

Real Madrid: Casillas, Raul Bravo, Helguera, Samuel, Roberto Carlos, Gravesen, Beckham (77 Solari), Figo, Zidane (74 Guti), Ronaldo, Raul (96 Owen)
A disposizione: Cesar Sanchez, Borja Fernandez, Celades, Pavon
Allenatore: Waldemir Luxemburgo

Arbitro: Merk (Germania)
Ammonizioni: Tacchinardi, Emerson, Zambrotta (J) , Solari (R)
Espulsioni: 113 Tacchinardi (J), 113 Ronaldo (R)



CHAMPIONS LEAGUE: BIANCONERI NEI QUARTI DOPO UN MATCH ALL'ULTIMO RESPIRO DECISO Al SUPPLEMENTARI. NEL FINALE ESPULSI RONALDO E TACCHINARDI 
Juve, impresa da mille e una notte Trezeguet e Zalayeta cancellano il Real Madrid 

TORINO L'ultima immagine di una notte emozionante nella coda, come i film di cui vale la pena guardare soprattutto il finale, si concentra sulla corsa di Capello che infila gli spogliatoi correndo con le ginocchia alzate e vibrando i pugni, come non fece neppure la volta che segnò a Wembley contro l'Inghilterra, 32 anni fa. A tanto porta l'adrenalina e Capello, nel 2-0 inflitto dalla Juve al Real Madrid, ne aveva accumulata troppa. Vedeva che l'impresa di eliminare gli spagnoli dalla Champions League era a portata di mano. Tutti, nello stadio pieno e ormai in disarmo (ieri non funzionavano neppure i maxischermi) capivamo che per recuperare l' 1-O del Bemabeu sarebbe bastato fallire un po' meno in zona gol. Ma la Juve per un'ora e un quarto non c'era riuscita, sbagliando le occasioni e, almeno per una mezzora, l'atteggiamento. Finché la rovesciata di Trezeguet ha ristabilito la parità nel doppio confronto e la botta secca, radente di Zalayeta ha deciso i supplementari. 

Capello allora ha lasciato che tracimasse quanto si teneva dentro. La Juve è entrata tra le otto migliori d'Europa, uscire sarebbe stato un suicidio economico (il passaggio ai quarti vale 2 milioni di euro, più l'incasso della partita interna) e anche un mezzo fallimento del progetto che la società ha avviato chiamando Capello per vincere non soltanto in Italia. Invece la Juve ce I'ha fatta: non alla maniera epica di due anni fa, con un calcio solare e di purissimo spettacolo, però con l'ostinazione della squadra solida. Ha giocato una partita guardinga, anche troppo nel primo tempo, iniziato bene con la palla gol (la prima di una serie) sparata da Ibrahimovic addosso a Casillas dopo 6 minuti, poi spenta in una tattica perdente e pericolosa. Accettare il gioco del Real Madrid è come mettersi al tavolo da poker con un baro e sperare che gli assi gli scivolino via dalla manica: è altrettanto improbabile che i madridisti si lascino confondere quando possono scambiarsi la palla agevolmente come in un allenamento. 

Dal 20', i bianconeri si assestavano sui ritmi lenti e elaborati degli avversari e rinunciavano all'aggressività. La Juve era lunga, troppo incline a cercare Ibrahimovic con lanci di quaranta metri sui quali Helguera e Samuel prendevano le misure. Capello aveva lasciato in panchina Tacchinardì e scelto Pessotto, che non se la cavava male. Mancavano però la spinta di Zambrotta e la regia offensiva di Camoranesi, a mezze tinte per almeno un'ora: nella zona in cui il Real è più fragile, le fasce, la Juve non aveva intensità. Succedeva poco, al Real andava benissimo. Anzi ne approfittava per piazzare un paio di spunti con Ronaldo, grassoccio però col dentone avvelenato dagli insulti che accompagnavano ogni sua giocata. Sul finire del primo tempo il brasiliano piazzava la palla a mezzo metro dal palo e al 6' della ripresa trascinava la ciccia in contropiede. La conclusione in diagonale era deviata da Buffon sul palo. Era il momento più basso della Juve. Slegata e flaccida. Capello dava la scossa. Fuori Del Piero, dentro Trezeguet per sbattere la palla in porta. La gente apprezzava l'ingresso del francese, non l'uscita del capitano che si era mosso molto, arretrando a prendere i palloni per impostare l'azione. 

Era stato un Alex con luci e ombre ma levarlo pareva un azzardo, mentre Zalayeta ne aveva combinate poche. O Capello aveva già capito o è un uomo fortunato perché da quella mossa la partita prendeva un'altra direzione. Cambiava la chimica dell'attacco, Ibrahmiovic si levava dalla zona gol dove sbaglia troppo e faceva ciò che gli piace, il malandrino, l'irriverente sarto di assist. I bonzi madridisti trascinavano per il campo i nomi e le ombre. Che ne era di Raul, di Figo, di Beckham, di Roberto Carlos (che si notava solo per una punizione esplosiva parata d'istinto da Buffon nel finale)? L'acido galactico gioca ormai con i loro muscoli o forse si sono davvero imborghesiti. Anche Zidane accarezzava palloni senza la determinazione dei giorni migliori. La pressione della Juve aumentava, le distanze si accorciavano. C'erano palle gol sfruttate male. Ci riusciva alla fine Trezeguet e guai a chi si stupisce. Alla mezz'ora Ibrahimovic arpionava di testa un cross lungo sulla linea di fondo, Trezegol lasciava che la palla rimbalzasse e la girava in porta con una rovesciata. Si arrivava ai supplementari con l'espulsione di Tacchinardì e Ronaldo e il brivido di una punizione di Figo uscita di un niente. Poi la botta bassa e decisiva dal limite dell'area di Zalayeta, l'uruguavano silenzioso che esce dagli armadi al momento opportuno. Due anni fa aveva eliminato il Barcellona, ieri ha ristabilito in Spagna la par condicio.

Marco Ansaldo 
tratto da: La Stampa 10 marzo 2005




LE PAGELLE 
Buffon, un pugno di ferro contro Roberto Carlos 
Ibrahimovic spreca troppo, Cannavaro è una roccia 

BUFFON 7. Nel primo tempo la contraerea bianconera funziona, i galattici provano con tiri da lontano che non preoccupano a parte quello di Ronaldo che va a un passo dal palo. Proprio il Fenomeno lo impegna all'inizio ripresa con un diagonale che mette in angolo con le unghie. Invece ci vuole un pugno di ferro per respingere la punizione di Roberto Carlos. 
ZEBINA 6. Molto lavoro da sbrigare per suturare le ferite che si aprono sulla fascia destra dove c'è un continuo turnover di madridisti. L'impegno difensivo non gli impedisce di tentare l'affondo in alternanza con Camoranesi. Qualche errore in disimpegno nel finale, ma è il prezzo da pagare alla stanchezza. 
THURAM 6. Perfetto nell'opera di sminatore, tiene a bada Raul annullando del tutto i margini di errore. 
CANNAVARO 6,5. Roccioso su Ronaldo cui concede una conclusione pericolosa. Nelle fasi di stanca della partita parte lancia in resta per alzare i ritmi e scuotere i compagni. 
ZAMBROTTA 5,5. Bene a Madrid, allarmante ieri sera. Commette errori che potrebbero costare carissimi concedendo agli avversari via libera sulla fascia sinistra. 
CAMORANESI 6,5. Porta a spasso il codino alla Baggio esibendo il meglio del repertorio. Un tiraccio sfiora l'incrocio dei pali. Per sfuggire a Roberto Carlos si sposta al centro, scocca la freccia che provoca il primo gol. 
EMERSON 6,5. Solito lavoro di quantità, recupera e rilancia, partecipa al disperato assalto sgobbando fra le retrovie aawersarie. 
PESSOTTO 6,5. Fronteggia Beckham, prende l'iniziativa, mette in mezzo all'area un numero notevole di palloni, fra gli altri quello che Ibrahimovic non trasferisce in rete per una prodezza di Helguera 
(dal 21' st Tacchinardì 5: controlla Gravesen, si azzuffa con Ronaldo e merita il cartellino rosso che Merkle sventola sotto il muso).
ZALAYETA 7. L'eroe della serata. Nella ripresa movimenta l'arrembaggio alla ricerca del varco buono che trova quasi fuori tempo massimo con una fucilata che apre la festa 
(dal 15' sts Olivera sv). 
IBRAHIMOVIC 6,5. La prima palla-gol è sua, ma la spreca in maniera scandalosa sparando addosso a Casillas. Nulla da dire sulle sue qualità tecniche, ma il ruolo di goleador non gli appartiene. Infatti sbaglia alla grande anche nella ripresa. Si conferma re degli assist offrendo a Trezeguet la palla del vantaggio e ribadisce di essere il numero uno nel tenere la squadra appiccicata all'area avversaria. 
DEL PIERO 6. Parte dalla sinistra, ripiega a cercare il pallone. Brucia le mani di Casillas con un destro che pareva quasi innocuo. Si accomiata dalla partita senza colpe particolari 
(dal 12' st Trezeguet esce all'improvviso e colpisce con una rovesciata capolavoro che accende la speranza e battezza la festa). 
CAPELLO 7. Prova tutte le soluzioni disponibili e alla fine ha ragione lui. Esce pazzo di gioia. Il repertorio di Zidane è infinito, Figo si nasconde Raul gira a vuoto, Beckham si pavoneggia invano  
REAL MADRID 
CASILLAS 6. L'aspirante numero uno al mondo, parola di Gigi Buffon, annulla la prima palla-gol della serata stoppando Ibrahimovic. Altri miracoli non deve farne, la voglia della Juventus si spegne su stinchi, ginocchia e natiche madridiste fino alla magia in rovesciata di Trezeguet e alla rasoiata decisiva del Panterone nel secondo tempo supplementare. 
RAUL BRAVO 5,5. L'assenza di Salgado promuove il modesto difensore di fascia. La Juve non ne sa approfittare e di rado i pericoli arrivano dalla zona sinistra. 
HELGUERA 6,5. Ha deciso la partita dell'andata, prova a decidere anche il ritorno quando in rovesciata toglie a Ibrahimovic una splendida occasione. Molto attento in ogni fase. 
SAMUEL 6,5. Il muro di romanista memoria ha piccole crepe, ma regge ancora l'urto. Grande il lavoro del secondo tempo, esce vincitore dalle mischie più furibonde. Ma non basta. 
ROBERTO CARLOS 5,5. Imbriglia Camoranesi, libera il sinistro omicida e collauda Buffon da distanza siderale. Non va mai all'assalto con decisione e nel secondo tempo dalla sua parte sono arrivate le azioni più pericolose. 
GRAVESEN 6,5. Gli altri sono tutti violinisti, a lui hanno affidato il tamburo per tenere svegli quelli della difesa spesso propensi alla siesta fuori orario. Lavora molti palloni, ha compiti distruttivi che tutto sommato assolve al meglio. 
BECKHAM 5. Si pavoneggia, ma non incide. Del resto non è neppure la prima volta che lo vediamo ai margini della partita. Patisce molto Pessotto 
(32' st Solari 6: molto pericoloso, sfiora il gol). 
FIGO 5. Si nasconde per tutto il primo tempo, tiene palla senza andare in pressing, senza dare scosse al gioco della squadra. Una prestazione da comprimario nella serata più delicata. Tenta nel finale di risolvere su punizione, ma sfiora soltanto l'incrocio. 
ZIDANE 6. Accolto come un amico dalla parte pensante del pubblico, ringrazia offrendo alla platea piccoli saggi del repertorio personale. Parte da sinistra, ma ha facoltà di trovare lui la posizione migliore. Meno importante rispetto all'andata, spreca poco e lascia il campo in chiaro debito di ossigeno 
(29' st Guti 6). 
RAUL 5. Pizzicato nella morsa formata Figo, una prestazione insufficiente da Thuram e Cannavaro, gira a vuoto, così prova da lontano, ma sono tiri che riscaldano i raccattapalle (dal 6' st Owen sv). 
RONALDO 5. A ogni pallone che tocca viene sommerso da fischi e chiamato «ciccione». Passeggia, assiste, amministra le energie evitando scatti inutili. Quando parte fa male e sfiora il gol all'inizio della ripresa lasciando sul posto i difensori bianconeri e sganciando un sinistro che Buffon riesce a deviare sul palo. Entra in collisione con Tacchinardì e viene giustamente espulso. Una macchia nella sua partita. 
LUXEMBURGO 5,5. La stagione è compromessa. In campo manda le figurine dei suoi campioni. 
Fabio Vergnano
tratto da: La Stampa 10 marzo 2005





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La Stampa 10 marzo 2005

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domenica 8 marzo 2026

8 Marzo 1981: Juventus - Ascoli

É il 8 Marzo 1981 e Juventus ed Ascoli si sfidano nella quinta Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1980-81. Tutto si svolge allo Stadio 'Comunale' di Torino.

I bianconeri sono affamati di vittoria dopo che l'Inter l'anno prima l'aveva beffato sul traguardo tricolore. Sará una vittoria per i bianconeri bella ed importante verso il cammino che porterá i nostri beniamini verso il dicianovesimo tricolore. 

Dall'altra parte c'é un Ascoli che dopo una stagione tribolata riesce ad evitare la retrocessione in Serie B per un soffio.

Buona Visione!


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Campionato di Serie A 1980-1981 - 5 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 8 Marzo 1981 ore 15.00
JUVENTUS-ASCOLI 3-0
MARCATORI: Bettega 7, Fanna 34, Cabrini 83

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, Prandelli, Gentile, Scirea, Marocchino (Causio 73), Tardelli, Bettega, Brady, Fanna
Allenatore : Giovanni Trapattoni

ASCOLI: Pulici, Mancini (Anzivino 46), Boldini (Trevisanello 73), Perico, Gasparini, Scorsa, Torrisi, Moro, Pircher, Scanziani, Bellotto
Allenatore : Carlo Mazzone

ARBITRO: Vitali



LE PAGELLE DEI BIANCONERI 
Zoff celebra la numero 500 

ZOFF — Festeggiava 500 partite in serie A e lo fa in maniera egregia. Respìnge, in uscita, due pericolosi palloni e si oppone con bravura al tentativo insidioso di Pircher. Bravo, Dino! 

CUCCUREDDU — Altra prova positiva di Antonello, ormai abituato a frenare l'impeto degli avversari. Pircher ne esce umiliato. 

CABRINI — E' fra gli uomini più in forma della squadra. Pieno di vivacità, di iniziativa, inarrestabile sul lungo linea sinistro e continua a segnare. Buon... segno. 

PRANDELLI — Forse gli avevano raccomandato di tenere posizione per fare da guardiano a Scirea. Ci è riuscito bene. Ed è servito anche come uomo di spinta. 

GENTILE — Ancora una volta costretto a marcare fantasmi, lui che gradirebbe un uomo sul quale ringhiare per poi sganciarsi in galoppate sulla zona di sua competenza. Prova positiva e maschia. 

SCIREA — Merita un elogio particolare per aver «dimenticato» l'infortunio patito mercoledì scorso ad Avellino. Disinvolto, preciso, è servito molto ai reparti avanzati. 

MAROCCHINO — Il migliore in campo. E' un aratro che trascina tutto e lascia il solco. Povero Boldini, non è mai riuscito a vederlo. E neppure Anzivino ha avuto grossi successi. Stupenda galoppate, magnifichì assist di Marocchino per Tardelli e per Brady. 

TARDELLI — Sempre prezioso con quel suo lavoro agile. Manca un paio di gol anche per la bravura di Pulici.

BETTEGA — Superbo.per tempismo, precisione e potenza nel suo gol. Per il resto normale amministrazione, con distribuzione di intelligenti passaggi. 

BRADY — Comincia alla grande, poi si affievolisce un poco. Eccezionali un paio di lanci di quaranta metri. Delizioso negli scambi ravvicinati. Precipitoso nell'azione del gol mancato. Può comunque fare meglio. 

FANNA — Volenteroso, deciso, pratico. Segna un gol con splendida azione personale e dà a Cabrini la palla del terzo punto. Fra i migliori in assoluto. 

CAUSIO — Gioca solo un quarto d'ora. Il «vecchio» barone tocca alcune palle deliziose. La classe non è acqua.

Angelo Caroli
tratto da: La Stampa 9 marzo 1981



 


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sabato 7 marzo 2026

7 Marzo 1993: Juventus - Napoli

Attraverso il canale Youtube della Juventus vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. É il 7 Marzo 1993Juventus e Napoli si sfidano nella settima giornata del girone di ritorno del campionato italiano di calcio di Serie A 1992-93. Tutto si svolge allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus cerca di fermare l'egemonia del Milan che da un paio d'anni o più ammazza il campionato senza scampo. Sarà un'impresa quasi impossibile in campionato, ma tant'è che con questo Roberto Baggio (capitano e uomo simbolo della squadra in Italia e nel mondo) tutto è possibile!

Buona Visione!


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Campionato di Serie A 1992-1993 - 5 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 7 marzo 1993 ore 15.00
JUVENTUS-NAPOLI 4-3
MARCATORI: Di Canio 10, Platt 16, Zola 51, Ferrara 72, Ravanelli 73, Fonseca rigore 81, Moeller 88

JUVENTUS: Peruzzi, Torricelli, Baggio D. (Marocchi 58), Conte A., Kohler, Carrera M., Moeller, Platt, Ravanelli, Baggio R. (De Marchi 89), Di Canio
Allenatore: Giovanni Trapattoni

NAPOLI: Galli G., Ferrara, Cannavaro F. (Tarantino 60), Crippa, Corradini, Nela, Carbone A., Thern, Careca (Bresciani 77), Zola, Fonseca
Allenatore: Ottavio Bianchi

ARBITRO: Bettin
ESPULSIONI: Ferrara 75 (Napoli)



LE PAGELLE Di Canio una lama di laser 
Kohler, bel colpo da finisseur 
Zola ottimo, ma è troppo solo 
 
Peruzzi 6. Ormai si è abituato a raccogliere i palloni in rete. Questa volta l'ha fatto senza esserne responsabile. 
Torricelli 6. Gioca su Careca e lo contiene con disinvoltura, se non in un paio di occasioni. 
D. Baggio 5,5. Torna a fare il terzino di fascia, ruolo che non gli piace. Se la vede con Carbone, che non è il nipotino di Garrincha, eppure lo salta nell'occasione del primo gol come se fosse piantato in terra. Dopo la partita di Oporto con la Nazionale ha perso smalto. Coraggio. 
(67' Marocchi 6. Di stima e perché è protagonista nel 3-2. 
Conte 6,5. Meriterebbe di più per il gran lavoro, però nella ripresa concede troppo a Zola. 
Kohler 7. Del difensore si sapeva. Non conoscevamo invece il finisseur capace di smarcare Di Canio con un tocco alla Baggio. 
Carrera 6. Chiude i varchi come può, da libero arrangiato. 
Moeller 6,5. Talvolta indispone il suo infilarsi in situazioni senza senso: non ha grandissima intelligenza tattica. Poi lo scopri decisivo, come gli capita spesso quest'anno. 
Platt 6. Un gol di testa e un buon primo tempo hanno messo ordine nel gioco bianconero. Nella ripresa si affloscia. 
Ravanelli 6,5. Per i minuti che ha giocato, ha la miglior percentuale di realizzazione tra i bianconeri. Non ha talento; ci mette l'impegno anche quando deve inseguire l'avversario. Talvolta basta e avanza. 
R. Baggio 6. Esce accompagnato da un'ovazione che cancella le polemiche della settimana, ma che ci è parsa eccessiva, per quanto ha combinato. È vero però che costringe Ferrara al gioco duro fino all'espulsione e che il suo «numero» al 67', dribbling e palla contro il palo, è balsamo per gli intenditori 
(88' De Marchi s.v.). 
Di Canio 7. Andrebbe preso a calci quando si abbandona all'isteria (l'arbitro in un paio di occasioni lo grazia del secondo cartellino giallo). Quando invece i calci li dà lui, alla palla, combina cose egregie. Gol a parte, è devastante fino al 2-0, poi cala e lo si rivede nell'assist del 4-3.  

 

Galli 5,5. In uscita, sugli ultimi due gol, è tutt'altro che impeccabile. 
Ferrara 6. Segna persino il gol del primo aggancio, dopo aver controllato (con le cattive) il Divin Codino. Merita la seconda ammonizione per un calcione tanto perfido quanto inutile. 
Cannavaro 5,5. Un acerbo signor Nessuno. 
(70, Tarantino s.v.) 
Crippa 6,5. Altro socio della banda dell'isteria. Litiga con tutti e rischia l'espulsione con Conte, però quando fa il calciatore e non lo scalciatore, regge bene il centrocampo. 
Corradini 5. Prima Baggio, poi persino Ravanelli lo mandano in crisi. E provoca un probabile rigore su Di Canio. 
Nela 5,5. Fa massa in mezzo alla difesa. Ma sulle incursioni centrali di Ravanelli e Moeller (per limitarci ai gol) dove stava? 
Carbone 6. Bellissimo spunto per il 2-1. Il resto è da sufficienza risicata. 
Thern 5,5. Bianchi lo stima e ieri era incomprensibile il perché, vista la quantità di palloni che sbaglia. 
Careca 6. I pochi palloni che riceve li gioca benino. Certo, è pronto per il Giappone, più che per un'altra stagione italiana. 
(76' Bresciani s.v.) 
Zola 7. Bravissimo sul gol, bravo in tutte le occasioni che contano per il Napoli. Lo lasciano però troppo solo. 
Fonseca 6,5. Capisce subito che Kohler è tosto, perciò si defila conigliescamente. Ma quando parte palla al piede mette in affanno la Juve. 

L'arbitro Bettin 4,5. Un disastro sia lui che i guardalinee. Arbitrare non è un obbligo; ci sono altri modi piacevoli per passare la domenica. Ci rifletta.

Marco Ansaldo
tratto da: La Stampa 8 marzo 1993


 

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venerdì 6 marzo 2026

6 Marzo 1983: Roma - Juventus

É il 6 Marzo 1983Roma Juventus si sfidano nella settima giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1982-83. Tutto si svolge allo Stadio 'Olmpico' di Roma.

I bianconeri piemontesi sono oramai considerati 'la squadra più forte del mondo' avendo in rosa molti elementi della nazionale italiana campione del mondo a Spagna 82. C'é pure l'aggiunta di due fuoriclasse assoluti come Michel Platini e Zibì Boniek. A fine campionato la Juventus finirà in seconda posizione dietro proprio alla Roma di Nils Liedholm. Per quanto riguarda la Coppa dei Campioni ci si aspetta una festa in gran stile in finale ad Atene. Ma un gol da fuori area di Felix Magath e la caparbietà diràancora di no alla Vecchia Signora.

Buona Visione!


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Campionato di Serie A 1982-1983 - 7 ritorno
Roma - Stadio Olimpico
Domenica 6 marzo 1983 ore 15.00
ROMA-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Falcao 62, Platini 83, Brio 86

ROMA: Tancredi, Nappi, Vierchowod, Righetti, Falcao, Nela, Valigi, Ancelotti, Pruzzo (Iorio 58), Di Bartolomei, Conti
Allenatore: Nils Liedholm

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Bettega, Tardelli, Rossi P., Platini, Boniek (Marocchino 62)
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Barbaresco


Mentre i tifosi della Roma festeggiavano già lo scudetto, la Juventus ha pareggiato e vinto
Platini-Brio, gelo sull'Olimpico 
Il francese ha pareggiato su punizione la rete di Falcao e ha effettuato il passaggio decisivo per il gol della vittoria
Naufragata nel finale la tattica di Liedholm 

1-2 vantaggi della Roma. La prima reazione bianconera, al 20' era di Platini che rubava la palla a Nappi, scattava, ma veniva bloccato duramente alle soglie dell'area giallorossa. Rispondeva Conti con una bordata da trenta metri che Zoff volava a deviare sulla sua destra, per poi bloccare a terra il colpo di testa di Nela sul conseguente calcio angolo. Un fallo di Righetti fermava un'iniziativa di Rossi, e sul rovesciamento di fronte Scirea bloccava di brutto Conti sfuggito a Boniek. Alla mezz'ora la Roma aveva un momento di pressione. Zoff bloccava bene un cross di Conti, cercava l'affondo isolato, in risposta Boniek. ma si trovava ben cinque avversari addosso e l'iniziativa falliva. Una debole conclusione di Scirea (lanciato da Platini) ed una fuga di Conti... oltre il fondo apriva il secondo tempo.  
Al 5' la Juve aveva il primo guizzo, palla da Platini a Boniek che la alzava per Rossi preceduto da Tancredi. Calciava fuori Conti, la partita si vivacizzava. Al 12' Platini entrava su Pruzzo che si infortunava e veniva sostituito da Iorio. Al 17' Gentile fermava rudemente il nuovo avversario, la Juve chiedeva il cambio Boniek-Marocchino. Barbaresco aveva un'incertezza ma non Conti che calciava rapido la punizione e neppure Falcao che di testa la deviava in rete alla sinistra di Zoff. anch'egli sorpreso. Sembrava il gol dello scudetto, era l'inizio della reazione di una Juve punta nell'orgoglio, appena avvenuta la sostituzione del polacco.  
Al 25' Rossi era strattonato evidentemente in area sotto lo sguardo impassibile di Barbaresco, e per proteste (legittime) Bettega veniva ammonito. Finiva fuori di poco una beila deviazione di testa di Tardelli, attraversava tutta la porta Juventina—dopo una carambola sul primo palo — una staffilata da fondo campo di Iorio. Barbaresco sorvolava al 34' su un aggancio a Platini mezzo metro dentro l'area giallorossa, la Juve aumentava la pressione ed al 38' pareggiava. Falcao e Conti chiudevano Platini, che metteva la palla a terra otto metri fuori area sulla sinistra dell'attacco bianconero. La posizione giusta per Michel. Barriera folta, Tancredi sul palo «lungo». Platini che con una botta arcuata lo coglie spiazzato ed infila sotto la traversa, alla destra del portiere. La Roma non riusciva a tenere almeno il pareggio, al 41' Bettega allargava per Platini che scattava sul filo del fuori gioco: allargava sulla destra, era rapido nella giravolta e nel cross alto. Brio (eccezionale l'istinto del gol dello stopper) saltava più alto di tutti sul secondo palo per schiacciare la palla in rete. Si compivano così l'incredibile rimonta ed il dramma della Roma.

Bruno Perucca



Bettega ancora una volta il più lucido 

ZOFF — Un volo per andare a togliere dal «sette» (o forse dal palo) una palla assassina di Conti, difficili uscite in mischia, sorpreso anche lui dal colpo di testa di Falcao che ha portato in vantaggio i giallorossi. 
GENTILE — La vivacità di Conti l'ha costretto a stare in zona, ed è parso accusare più di altri compagni le fatiche di Coppa. Qualche rilancio impreciso, un po' di nervosismo, gli hanno impedito di rendere come di consueto. 
CABRINI — Era il più libero dei difensori, ha cercato di sostenere l'attacco ma come altri bianconeri è finito nella ragnatela della Roma. 
BONINI — Costretto a fare spesso da stopper, e comunque addetto al controllo di un Falcao più avanzato del solito, si è sacrificato in un lavoro oscuro ma necessario, anche se conseguentemente il suo apporto di dinamismo a centrocampo è venuto a mancare in gran parte.
BRIO — Il gol decisivo, e chissà non diventi «storico», lo ripaga largamente di una giornata di sofferenza su Pruzzo e Iorio. Non avendo un punto di riferimento nel vivo della sua area, ha commesso qualche errore, e qualche fallo di troppo ne ha denunciato le difficoltà. 
SCIREA — Uno dei migliori della Juve, uno dei pochi che hanno saputo reagire nel momento di superiorità glallorossa. Attento a non infoltire inutilmente il centrocampo, deciso in alcuni affondi a sorpresa. 
BETTEGA — Il più lucido a districarsi nella ragnatela avversaria, l'unico a ragionare, a cercare il filo, piuttosto ingarbugliato, del gioco bianconero che non trovava sbocchi. Visto anche in difesa, come a Birmingham. 
TARDELLI — Ha lottato, ma le gambe chiaramente non lo hanno assecondato nelle intenzioni. Senza spazio, non ha mai potuto allungare la falcata «scomparendo» a tratti dalla gara. 
ROSSI — Troppo potenti, e più pronti nello scatto, Vierchowod e Nela per Pablito che ha perso quasi tutti i pochi palloni glocabili che gli sono pervenuti. Nel finale la sua presenza, più che il suo gioco, ha disturbato la difesa glallorossa. 
PLATINI — Con Bettega ha lottato per rompere le maglie avvolgenti della Roma, senza peraltro trovare molta collaborazione, prima di diventare il protagonista assoluto della gara. Sua la magistrale punizione che ha riaperto il match, suo il cross che ha concesso a Brio di riaprire il campionato. 
BONIEK — Senza spazio, è parso soffocato, incerto nella posizione e poco lucido nel tocco. Due o tre strappi in contropiede in avvio di ripresa e poi la sostituzione. 
MAROCCHINO — Entrato al posto del polacco, ha creato fastidi alla difesa romanista con i suoi dribbling a rientrare ed alcuni cross. 

L'arbitro Barbaresco — Sembrava voler guidare la partita verso lo zero a zero, sbagliando la valutazione di molti falli (compresi due, su Rossi e Platini, in area giallorossa). Non ha la «statura» per partite che possono decidere il campionato

Bruno Perucca




DA BIRMINGHAM A ROMA UNA JUVE STELLARE
Le quattro giornate

DA MERCOLEDI A DOMENICA, la Juventus passa come un ciclone sui propri affanni, sulle profezie di sventura, sugli incubi di una stagione sbagliata. Mercoledì sera espugna il feudo dei campioni d'Europa, con una disarmante dimostrazione di sicurezza. Un gol in apertura e poi via, a toreare un avversario imbufalito e arrembante, per matarlo in chiusura con la stoccata senza scampo, uscita dal genio di Platini ed eseguita da quel mattocchio di Boniek, campione sbandato, talora pervaso da fremiti di grandezza malgrado una condizione approssimativa. Domenica all'Olimpico, nella sfida senza ritorno, nella partita da un solo risultato, ecco l'altra faccia della Signora. Punita da un guizzo di Falcao, costretta a remare controcorrente su un avversario apparentemente invulnerabile (perché gratificato anche da una soluzione di parità), in otto minuti finali di fuoco rovescia il risultato e riapre il destino di un campionato, per molti (anche per me, lo confesso) già da tempo, idealmente, consegnato agli archivi.

NELLA DOPPIA PRODEZZA risulta determinante la classe cristallina di quel formidabile creatore di gioco e di gol che si chiama Michel Platini, trasformato come da un colpo di bacchetta magica dal giorno in cui Trapattoni, accogliendone le invocazioni, lo ha piazzato nel cuore della manovra, consegnandogli le chiavi tattiche della squadra. Ma più di ogni altra cosa risalta il carattere, il temperamento indomito, di una formazione che ha già vinto tanto, eppure non si mostra mai paga. Il carattere che si specchia nei più modesti artigiani, dico il colossale Brio e il motoperpetuo Bonini, fondamentali nell'economia collettiva come il divino francese o il rigenerato Bettega. E il carattere, la rabbia agonistica, l'incapacità a rassegnarsi che tiene in vita la Juventus dopo la mortifera botta di Falcao. Perché nella circostanza non c'è, a santificare la vittoria, il chiaro divario tecnico di Birmingham. No, qui la Roma gioca quanto meno alla pari. Ma come si adagia nella certezza del traguardo, ecco che l'indomabile Vecchia la graffia a sangue.

ORA, NON VORREI PECCARE di lesa maestà se azzardo un timido appunto a Nils Liedholm, che anch'io considero il principe dei tecnici (e mi pare di averlo più volte sottolineato). Però, pur condividendo la sua decisione di rinfrescare il tono atletico della squadra - apparsa in lieve flessione nel mercoledì di Coppa contro l'eccellente Benfica con nuovi innesti, non ho capito l'iniziale accantonamento di Maurizio Iorio. Non tanto per una questione tecnico-tattica, quanto perché la rinuncia a una punta mi è parsa una sorta di confessione di inferiorità, un ulteriore motivo all'imbaldanzimento di un avversario già euforico. Subentrando all'infortunato Pruzzo, Iorio ha sfiorato il raddoppio che avrebbe chiuso la gara. Ma ben altrimenti pericoloso avrebbe potuto rendersi in coppia col centravanti, sfruttandone l'abilità nel creare i varchi in area. In sostanza, accostarsi alla sfida diretta, sul proprio terreno, con una correzione prudenziale, mi è parsa mossa psicologicamente discutibile. E non lo dico col senno di poi.

PIUTTOSTO, NON VORREI che la suggestione dell'ultimo risultato portasse a modificare radicalmente l'opinione sul destino di questo appassionante campionato, che continua a dispensare gol ed emozioni e a proporre in primo piano i grandi fuoriclasse stranieri (a proposito, dove sono finiti i tenaci fautori dell'autarchia calcistica?). La Juve ha riaperto il discorso di vertice nella giornata in cui Inter e Verona si sono definitivamente defilate. Ma la Roma resta la favorita della logica. Molto inciderà la disponibilità di Pruzzo, giocatore contestato, criticato a volte con ottusa prevenzione, comunque insostituibile nell'economia del gioco giallorosso. La Roma ha quattro trasferte, nessuna agevole (a Pisa, Firenze, Milano e Genova), per non parlare di quella di Lisbona. Ma a questo punto, l'Uefa sarebbe solo un sogno dispersivo e la squadra non sembra in tali condizioni di freschezza da poter battersi spavaldamente su due fronti. Le quattro giornate che sono state trionfali per la Juventus hanno contrassegnato il periodo stagionale più buio della Roma, con l'Olimpico, sino allora invitto, conquistato due volte dalle truppe nemiche. Ma domani è un altro giorno. E la Roma ricomincia pur sempre da tre. Tre punti di vantaggio che non sarà facile strapparle neppure per la Juve stellare sbocciata in questo inizio di marzo.

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1983 nr.10





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