É il 24 Aprile 1988 e Sampdoria e Juventus si sfidano nella dodicesima giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1987-88 allo Stadio 'Luigi Ferraris' Marassi di Genova.
É ancora una Juventus in pieno alto mare in questa stagione. Dopo l'abbandono di Michel Platini, la squadra (affidata a Rino Marchesi) non riesce a trovare una solida quadratura. Alla fine di questo campionato i bianconeri si piazzeranno in sesta posizione e dopo un emozionante spareggio contro il Torino acciufferanno il piazzamento UEFA per i capelli. Dall'altra parte c'é una Sampdoria che dotata di una rosa giovane ed 'affamata' conquista la Coppa Italia ed un ottimo quarto posto finale in campionato.
Buona Visione!
Campionato di Serie A 1987-1988 - 12 ritorno
Genova - Stadio Luigi Ferraris
Domenica 24 aprile 1988 ore 15.30
SAMPDORIA-JUVENTUS 2-2
MARCATORI: Bonomi 29, Vialli 40, Buso 44, Scirea 90+1
SAMPDORIA: Bistazzoni, Briegel (Salsano 87), Mannini, Fusi, Vierchowod, Pellegrini, Pari, Cerezo, Bonomi, Mancini, Vialli
Allenatore : Vujadin Boskov
JUVENTUS: Tacconi, Favero (Scirea 79), Bruno, Bonini, Brio, Tricella, Mauro (Vignola 81), Laudrup, Rush, De Agostini, Buso
Allenatore : Rino Marchesi
ARBITRO: Pezzella
Partita esemplare del sampdoriano dopo le dichiarazioni d'amore per la Vecchia Signora
Un Mancini bellissimo fa bella la JuveGENOVA- La partita di ieri fra Sampdoria e Juventus, 2 a 2 nello stadio di Marassi coventryzzato dai lavori, ma gia con avvisaglie di Persepolis del calcio quando sarà bello e finito, finito e bello, è stata secondo noi condizionata dall'effetto-Mancini, cioè dalle dichiarazioni rilasciate sabato dall'attaccante blucerchiato, e cosi condensabili:
"Se a Genova non mi vogliono più, me ne vado, però voglio poter scegliere come nuova squadra la Juventus."Discutono arrabbiatissimi i sampdoriani sul pareggio di Scirea (omonimo di quello che giocava secoli fa nella Juventus, ed egualmente bravo) a tempo scaduto, ma la Juventus è stata colpita dall'effetto-Mancini in maniera tale che l'eventuale regalino in secondi arbitrale, venuto peraltro dopo un rigore probabilmente compensativo e il regalone della Juventus a Vialli per il 2 a 0, e cosa da poco.
Si, perché la Juventus ha dovuto patire il massimo Mancini della stagione e probabilmente di ogni tempo, parlando ovviamente di tempi manciniani, cioè da quando il ragazzo aveva 17 anni e veniva lanciato nel Bologna di Radice. Mancini non poteva non fare una grande partita, dopo quelle dichiarazioni, probabilmente sollecitate, con poteri occulti, da Mantovani e da Boskov.
Ma la partita sua è stata addirittura grandissima, una delizia di platinerie, viallerie, gullitterie, e giuriamo che abbiamo notato Mancini dribblare in francese, scattare in cremonese e a un certo punto abbiamo anche notato che porta i capelli a treccine.
Da tempo non vedevamo in Italia un calciatore italiano così svettante, ed anche esteticamente così bello, almeno nel momento del gesto atletico. La grandissima partita di Mancini è stata contenuta dalla Juventus, l'effetto-Mancini e stato ammortizzato, da qui i meriti della stessa Juventus. E si tratta di grandi meriti, ottenuti poi con l'arma semplice della volontà. In chiave psicologica e intrigante, si può anche pensare che, visto quel Mancini, la Juventus si sia voluta a tutti i costi dimostrare bella, perché lui la scoprisse accogliente, degna delle sue brame.
E sempre in chiave psicologica, si può pensare che la buona, talora ottima partita di Buso e di Rush sia stata dettata anche dal volersi questi due dimostrare bravi, così bravi che, se arriverá Mancini, entrambi saranno designati a giocargli al fianco.
Non scherziamo assolutamente, anche se ci rendiamo conto che il nostro discorso corre il rischio di apparire insieme blasfemo e vacuo alle due tifoserie, entrambe convinte di avere patito, fra arbitro e sorte e cronometro e casualità del gioco, un'ingiustizia. Ma il gioco del football è cosi misterioso, labile, aeriforme che una faccenda comunque consistente, come quelle dichiarazioni, non può non essere valutata in pieno, considerata in tutte le sue sfumature, i suol ag ganci, le sue varie conseguenze.
E d'altronde la partita e stata decisa dal casino or ganizzato, e avere un punto di riferimento, sia pure sodilamente verbale, è già qualcosa (chi poi ha visto e sentito, ma soprattutto visto, il Mancini del dopopartita, chi ha visionato la sua faccia mentre lui parlava, deve ammettere con noi che quelle dichiarazioni hanno fatto parte di un piano diabolico, mancino appunto). Ricordiamo, sempre in chiave di casino organizzato, che Scirea ha segnato il gol decisivo da attaccante pur essendo stato mandato in campo da Marchesi a fare il libero, mentre Tricella rientrando in campo aveva esplicitamente lasciato del tutto il suo ruolo a Brio.
Il che prova quello che noi da sempre sosteniamo: еssere la panchina, per il perfido gioco delle prospetrive, il posto da cui si vede peggio la partita. Ed essere enorme il merito di avere creato una cosi bella Sampdoria e avere schierato una cosi vigorosa Juventus nonostante questo handicap.
Meglio stare in tribuna che in panchina e, casomai, intanto che si vede il match, sentire la radio, dove finalmente una scemata (Passarella in Milan-Inter) viene chiamata scemata, fatto storico, e dove si annuncia il gol del Verona co-me pareggio del Napoli, e decidano a Napoli se questo é o no razzismo: anche se in effetti, se una squadra fa pari, pure l'altra in campo fa automaticamente pari, così è anche se li per il non vi pare, non vi e parso.
Gian Paolo Ormezzano
tratto da La Stampa del 25 aprile 1988
A Marassi i bianconeri si salvano contro la Samp con un gol al novantunesimo
La Juve ringrazia Scirea
Bonomi (su rigore) e Vialli portano avanti i blucerchiati, poi segna Buso
Mancini costringe Marchesi a cambiare tre volte le marcatureGENOVA — Con la forza della disperazione, con feroce determinazione, con il cuore piú che con il gioco, la Juventus ha strappato un europunto a Marassi rimontando l'uno-due di Bonomi (rigore), e Vialli. C'è riuscita con Buso, quasi allo scadere dèi primo tempo, e con il trentacinquenne Scirea al 91', in piena zona recupero, gol che ha fatto ululare 'ladri, ladri!' al pubblico, perché il pessimo Pezzella da Frattamaggiore non si decideva a fischiare la fine.
Marchesi ha rimpastato tre volte la disposizione tattica. Era partito con Mauro regista, Buso accanto a Rush, Laudrup «tornante» sulla destra. Assente Cabrini squalificato, aveva rilanciato Bonini a centrocampo su Cerezo, con De Agostini terzino sinistro su Pari, Bruno su monumento-Briegel, Favero alle calcagna di Vialli e Brio su Mancini. Mentre Favero in qualche modo riusciva a tenere a bada Vialli, almeno nella fase d'avvio, capitan Brio era in crisi con lo scatenato Mancini. Due incornate di Rush, al 7' su punizione di Bruno e al 9' su cross di Laudrup, che lambivano i pali, con Bistazzonl fuori causa. Erano gli spunti più pericolosi di una Juventus che non appariva in grado di assumere l'Iniziativa in modo continuo.
Un intervento sospetto di Mauro sul limite, ai danni di Pellegrini, faceva gridare al rigore (20"). Pezzella sorvolava, ma nove minuti più tardi, applicando la legge (sbagliata) della compensazione, trasformava un fallo di ostruzione di Tricella su Cerezo in penalty. Inutili le proteste dei bianconeri e di De Agostini (ammonito). Lo specialista Bonomi, con un fendente rasoterra, angolatissimo, infilava Tacconi. Reagiva a testa bassa la Juventus, ma al 40' la Sampdoria raddoppiava. Pellegrini pescava Vialli, smarcato in area (Favero gli era a due metri) e il Gianluca nazionale, di destro, pennellava a fil di montante. Pareva il k.o. per la Juventus. Invece, con un'orgogliosa impennata, i bianconeri dimezzavano le distanze al 44'. De Agostini difendeva il pallone tra due avversari e poi serviva lo smarcato Buso che di' collo destro, con un violento diagonale, centrava il bersaglio. Una prodezza.
In apertura di ripresa, la Juventus presentava un primo rimpasto tattico. Brìo libero, Tricella a centrocampo, Bruno su Mancini. Brìo si sganciava a offriva a Buso un perfetto lancio: il giovanotto non concedeva il bis e. al volo, «ciccava» davanti a Bistazzoni. Neppure Bruno riusciva a bloccare Mancini. Al 64' il ribelle, (che ieri si é rappacificato con Boskov e la Sampdorìa), scambiava di tacco con Brìegel, si presentava in area e sferrava un gran destro, centrale: Tacconi a pugni chiusi sventava il gol-partita. A questo punto Marchesi ordinava a Favero di spostarsi su Mancini, con Bruno su Vialli. L'allenatore, perso per perso, inseriva Scirea (71') al posto del provatissimo Favero e Vignola per Mauro (79'). Scirea decideva di piazzarsi nel settore di Brìegel, poi sostituito da Salsano all'86", anziché fare il libero. Nel marasma finale, con mischie e assalti furibondi alla porta blucerchiata, si vedeva anche Bistazzoni anticipare di testa Buso fuori area. E la zampata di Scirea, destro ravvicinato a colpo sicuro su assist di testa di Rush, a tempo ormai scaduto e quando la folla pregustava il trionfo, può sembrare una beffa per la Samp: in realtà è il frutto della volontà di una squadra che non s'è arresa e cu una felice e fortunata folgorazione di Marchesi.
Un pareggio che consente alla Juventus di agganciare l'Inter: ora il derby del 1° maggio è più che mai uno spareggio-Uefa.
Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 25 aprile 1988
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| La Stampa 25 aprile 1988 |
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| La Stampa 25 aprile 1988 |










































