martedì 3 febbraio 2026

3 Febbraio 1980: Juventus - Milan

Attraverso Youtube vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. É il 3 Febbraio 1980 e Juventus e Milan si sfidano nella diciannovesima Giornata del Campionato di Calcio di Serie A 1979-80 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

I bianconeri contendono fino all'ultimo lo Scudetto con l'Inter e con questi due punti contro i rossoneri tengono la fiammella della speranza accesa. 

Al termine del campionato peró sará solo secondo posto dietro i nerazzurri mentre il Milan (Campione d'Italia in carica) si vede togliere la Serie A da sotto i piedi dopo lo scandalo del Totoscommese.

Buona Visione!


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SERIE A 1979/1980 - 19esima Giornata
Torino (Stadio Comunale) 3 Febbraio 1980
JUVENTUS - MILAN 2:1 (0:1)
Marcatori : De Vecchi (10') Maldera (66') aut. Bettega (78')

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, Furino, Brio, Scirea, Causio, Prandelli, Bettega, Cuccureddu, Marocchino (dal 54' Fanna)
Allenatore: Giovanni Trapattoni

MILAN: Albertosi, Morini, Maldera, De Vecchi, Collovati, Baresi F., Novellino (dal 60' Chiodi), Bruriani, Bigon, Romano, Antonelli.
Allenatore: Massimo Giacomini

Arbitro: D'Elia



Trapattoni ha spiegato le scelte che gli hanno provocato fischi 
Il tecnico bianconero riconosce che la squadra rossonera avrebbe meritato di piú.

TORINO — E' la vittoria dell'orgoglio, il premio alla determinazione. Trapattoni lascia lo spogliatoio per commentare questo importante successo. L'allenatore bianconero è accaldato. In campo, dalla panchina, ha speso ogni residua riserva di ossigeno. Ieri pomeriggio Trapattoni ha rischiato, con una mossa impopolare, di trascorrere un paio di ore fra fischi ed insolenze. Il pubblico si aspettava di vedere in campo Fanna al posto di Brio (e non di Marocchino), il quale Brio, data la carenza di punte nella squadra milanista, appariva come l'uomo superfluo della partita. Trapattoni ha però pronto un dossier, argomenti di difesa. spiegazioni ad un atteggiamento. 

"Quando ho letto la formazione milanista ed ho visto che Chiodi non c'era, ho lasciato ugualmente in campo Brio — esordisce Trapattoni — ho valutato i "prò" e i "contro" ed ho tratto le conclusioni. Brio poteva garantirmi più varianti tattiche, poteva essermi utile nei corner, nelle punizioni e nelle palle inattive. Ma veniamo ai novanta minuti. Mi aspettavo un gran match e c'è stato. Il Milan che pure ha disputato un gran primo tempo, ha segnato solo a causa di un nostro errore. Il Milan ha giocato in modo garibaldino; per le occasioni che ha avuto a disposizione poteva anche pareggiare. Con il trascorrere del tempo noi abbiamo però migliorato la situazione tattica ed abbiamo placato quell'avversario che ci aveva messo in difficoltà all'avvio. Nell'intervallo ci siamo chiarite le idee e nella ripresa i risultati si sono visti. Nei primi venti minuti eravamo impacciati, poi qualcosa è cambiato, e quando è uscito Novellino, noi siamo cresciuti ancora di più». 

Il Milan ha disputato un ottimo primo tempo, comandando il gioco a piacimento. E' apparso più quadrato, più riflessivo, più svelto, più veloce nell'impostare il gioco. Gentile, in visibile crescita di rendimento, non trova difficoltà ad ammettere la bravura dei milanisti, colpevoli, a suo dire, di aver segnato un gol... di meno. 

«Primo tempo condotto da un Milan brillante e nettamente superiore a noi — dice il difensore —; secondo tempo tutto nostro con i risultati che conoscete. Finalmente, un po' di buona sorte anche per noi. Il Milan mi sembrerebbe disonesto non ammetterlo, avrebbe meritato qualcosa di più, ma noi non abbiamo rubato nulla. Dopo gli sbandamenti del primo tempo, siamo riusciti a trovare la posizione sul campo e tutto lia cominciato a correre sui binari da noi voluti."

Zoff passa da un record all'altro. Ieri ha disputato la sua 229 partita consecutiva (231 in serie A) nella Juventus eguagliando il record di Foni (anch 'egli 229 in A e tutte nella Juventus). Dino è prudente nei giudizi anche se categorico nelle conclusioni. 

«Viviamo un momento favorevole — dice — la squadra reagisce bene. Dopo aver subito il gol del Milan si è ripresa con buon profitto. Il Milan è ottimo ed è fra le migliori squadre del campionato. Il nostro obiettivo è la zona Uefa, ma non sono tranquillo perché le nostre antagoniste sono tutte là». 

Causio è in fondo allo spogliatoio, appoggiato ad una parete. Si aggiusta la cravatta, mentre risponde alle domande dei giornalisti che gli fanno corona. 

"Un tempo a noi ed uno a loro: la Juve ha concluso di più ed il gioco è fatto. Mi sembra tutto estremamente matematico. Il Milan. comunque, è una bella squadra: la Juve ha voluto la vittoria fino alla fine ed il Milan ha forse creduto improbabile una sua rimonta, che puntualmente si è verificata. Il secondo posto, che ormai e più che mai è il nostro obiettivo, è sempre più vicino. Anche se sarà difficile ottenerlo data la spietata concorrenza di chi ci precede." 

Una voce gli annuncia l'incidente di Novellino, fortemente contuso al ginocchio destro per un suo takle. 

«Si è trattato di un normale intervento — conclude il "barone"— durante una partita se ne vedono a centinaia."

L'infermeria scrive nei suoi bollettini due bianconeri: il primo é Furino che ha riportato una forte contusione (per un colpo di anca di Chiodi) allo zigomo ed alla tempia sinistra. Con una buona dormita dimenticherà tutto. L'altro bianconero è Scirea che lamenta un infortunio ben più serio: distorsione, anche se lieve, al ginocchio destro. Ieri sera non poteva distendere completamente la gamba sulla coscia. Il massaggiatore Luciano De Maria rincuora tutti dichiarandosi convinto che Scirea, per la trasferta di Udine, sarà regolarmente disponibile. 

Angelo Caroli
tratto da: La Stampa 4 febbraio 1980




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Per 67' il Milan accorcia di un punto il suo distacco dall' Inter: all'11', infatti, Scirea buca » un rinvio e De Vecchi batte Zoff . Al 67' però, la Juventus pareggia: Fanna serve Bettega il cui destro (deviato da Maldera) inganna il portiere rossonero. Al 79', poi, concede il bis: BobbyGol servito da Furino, ruba il tempo a Morini e firma il 2-1. Infine, la rabbia inutile del Diavolo: il colpo di testa di Bigon spiazza Zoff, ma Brio respinge sulla linea di porta

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lunedì 2 febbraio 2026

2 Febbraio 1997: Cagliari - Juventus

É il 2 Febbraio 1996 e Cagliari Juventus si sfidano nella seconda giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1996-97 allo Stadio 'Sant'Elia' di Cagliari.

La Juventus é Campione d'Europa in carica mentre il Cagliari lotta sempre per non scendere fra i cadetti. 

A fine campionato i bianconeri saranno incoronati ancora Campioni d'Italia (sará la ventiquattresima volta) mentre gli isolani terminano la propria stagione in quart'ultima posizione, troppo in basso per evitare la retrocessione.

Buona Visione! 



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Stagione 1996-1997 - Campionato di Serie A - 2 ritorno
Cagliari - Stadio Sant'Elia
domenica 2 febbraio 1997 ore 14:30 
CAGLIARI-JUVENTUS 0-0

CAGLIARI: Sterchele, Pancaro, Villa, Minotti, Scugugia, Bettarini (Dario Silva 46), Muzzi (Loenstrup 90+3), Berretta, Sanna, O'Neill, Tovalieri (Cozza 85)
A disposizione: Abate, Tinkler, Taccola, Bressan
Allenatore: Carlo Mazzone

JUVENTUS: (c) Peruzzi, Porrini, Ferrara C., Montero P., Torricelli, Di Livio, Deschamps, Zidane, Jugovic, Del Piero (Vieri C. 80), Padovano (Amoruso 69)
A disposizione: Rampulla, Pessotto G., Iuliano, Lombardo, Tacchinardi
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Boggi
AMMONIZIONI: Tovalieri, Minotti, O'Neill (Cagliari)
ESPULSIONI: Montero P. 35 (Juventus)




Le barricate del Cagliari fermano la Juventus, in dieci dal 34' per l'espulsione di Montero 
Una dolce Signora ritira gli artigli 
Del Piero scompare subito, il più vivace è Di Livio
 

CAGLIARI DAL NOSTRO INVIATO 

Partite come questa, sono foglie che il vento nasconde al cuore della gente e, per fortuna, trascina alla periferia estrema della memoria. Il Cagliari non ha coraggio, la Juventus è troppo dolce. Il pareggio che riassume il polveroso sferragliare delle squadre, altro non è che la logica conseguenza di una contesa avara e sordida, orientata da un paradosso di fondo: il Cagliari gioca meglio in undici contro undici; Madama, dopo l'espulsione di Montero. 

Raccontare sfumature è un esercizio precario. Scottato da ardenti tizzoni, Mazzone si cautela, sfoderando un 5-4-1 che ha in Minotti il libero, Villa e Scugugia i carabinieri deputati alla guardia di Del Piero e Padovano, Pancaro e Bettarini i lembi esterni di una coperta super-imbottita. Una sola punta, Tovalieri. E tutti gli altri, da Muzzi a Berretta, da Sanna a O'Neill, a ostruire valichi e seminare mine sui sentieri di Jugovic, Zidane, Deschamps e Di Livio. La Juve si offre con una sicumera per lo meno discutibile. Non morde, non aggredisce, si sposta in branco. Languida e fredda come i capezzoli di una strega. Spalle alla porta, Del Piero scompare subito, Padovano quasi. Spazi intasati e ritmo mieloso creano grossolani ingorghi, anche perché sono pochi i giovanotti che si smarcano o hanno la fiamma ossidrica di un Boksic. Non sarà facile, visto com'è arroccato il Cagliari, ma tanto valeva provarci con un po' più di spavalderia. 

Il primo tempo di Pancaro e Muzzi merita l'applauso. Il Cagliari imperversa sul fianco sinistro della Juve, là dove un incerto Porrmi, precettato d'urgenza al posto del febbricitante Pessotto, e uno svagato Jugovic patiscono gli uno-due, stretti e ficcanti, che portano Muzzi, Pancaro e O'Neill, quando si allarga, a pericolosi cross: e non a caso, su uno di questi, firmato dall'uruguagio, Tovalieri incorna a fil di palo. I campioni del Mondo gigioneggiano. Un lancio di Di Livio per Jugovic, anticipato da Sterchele, un assolo di Zidane, suggellato da uno scarabocchio, qualche rasoiata di Monterò a scavalcare il centro campo. Nient'altro. 

Cagliari e Juventus si annusano in sordina, senza stanarsi. E quando, al 34', Montero si fa espellere per fallo da ultimo uomo su Muzzi, l'arroganza tattica spinge Lippi a lasciare le cose così come sono, non un difensore in più e un attaccante in meno come consigliano i sacri testi, ma il varo di un estemporaneo e temerario 3-4-2. Se il risultato ne frena la marcia, alla luce, soprattutto, dell'abbuffata della Sampdoria chez Arrigo, l'intreccio della ripresa ne conforterà l'ardire. 

Torricelli, Ferrara e Porrini stringono al centro. L'inesauribile Di Livio viene dirottato a sinistra, sulle orme di Muzzi, con Jugovic a destra. Mazzone richiama Bettarini e sguinzaglia Silva.

Una punta in più contro un avversario ridotto in dieci: elementare, Watson. Ma Silva è Silva, la parodia del bomber. Piuttosto, nei panni di don Carlo, avremmo lasciato Pancaro dov'era, a destra. Il dirottamento sul versante opposto si risolve in un colpo di freno, e non di frusta. Il secondo tempo è noioso e velleitario. Del Piero e Padovano sono soffocati. Zidane, ogni tanto, alza la testa. La Juve controlla le operazioni con un agio fin lì sconosciuto. Attenzione, però: tiri nello specchio, zero; emozioni, idem. Le staffette tra Padovano e Amoruso, e fra Del Piero e Vieri, seguono il mesto corso degli eventi. Di Livio e Deschamps non tollerano intrusi. La Juve non può sempre andare ai cento all'ora: e quando non ci va, per un motivo o per l'altro, eccola costretta a scendere a patti. Il Cagliari se ne infischia delle lingue di fuoco che sprigionano dalla sua terrificante classifica, e si adegua alle paciose scaramucce. 

La palla buona capita, in flagrante contropiede, proprio a Silva: il meno indicato, il più imbranato. Gli ingressi di Cozza e Lonstrup sanno di drittate rubasecondi. Sembra, la Juve, un gattone sazio dei tanti topi divorati. Un gattone che fa la siesta, e non una tigre in agguato, famelica, onnivora. Quanto basta per far paura ai tremebondi soldatini di Mazzone, ma non ai fieri e implacabili corsari di Eriksson. 


STERCHELE 6,5. Si guadagna la pagnotta nascondendo per ben due volte la porta all'arrembante Jugovic. 
PANCARO 6,5. Nel primo tempo, sembra un intercity. Nel secondo, un «locale». Anche perché Mazzone lo trasferisce da destra a sinistra. 
VILLA 6,5. Si occupa, a turno, di Del Piero e Padovano, Vieri e Amoruso. Li limita entrambi, in capo a un'opposizione molto «inglese». 
MINOTTI 6. Ora in linea, ora staccato, un libero concreto e malizioso. 
SCUGUGIA 6. Dalla fitta boscaglia che è la difesa del Cagliari, emerge il suo ruvido machete. Del Piero, Padovano: non è giornata. 
BETTARINI 5,5. Al guinzaglio di Di Livio, il migliore della Juve. 
(Dal 1' st Silva 4. Doveva essere l'uomo in più. Doveva). 
MUZZI 7. La Juventus lo eccita. Gioca a tutto campo e sfodera una partitona. Procura anche l'espulsione di Montero. Soltanto Di Livio, nel finale, riesce a placarne l'impeto. 
(Dal 48' st Loenstrup sv. Giusto un assaggino). 
BERRETTA 6. Tiene d'occhio Zidane, dà una mano sulla fascia. Prezioso. 
SANNA 6. Non è facile sradicare palloni dalle fauci di Deschamps Ci prova, e, ogni tanto, ci riesce. 
O'NEILL 6,5. Sprazzi ardenti, inclusa una morbida parabola per la testa di Tovalieri. Impari a essere più continuo. 
TOVALIERI 5. Una velenosissima incornata, e stop. Troppo poco, per un Cobra. 
(Dal 40' st Cozza sv. Aderisce di buon grado all'armistizio). 

 

PERUZZI 6. Visto che gli avversari non lo stuzzicano, si diverte a fare il libero: di testa, di piede. Una pacchia. 
TORRICELLI 6. Esterno destro, diligente e, qui e là, provvidenziale. 
FERRARA 6. Lo sculettante Tovalieri ne mette a durissima prova nervi e tentacoli. Così così. 
MONTERO 5. Aveva cominciato con apprezzabile vigore. Sorpreso da Muzzi (ma non solo lui: anche Ferrara e Torricelli), non si fida di Peruzzi e si immola di persona. 
PORRINI 5,5. Sostituisce Pessotto, afflitto da problemi intestinali. La fascia sinistra non è il suo pane. Soffre le accelerate di Pancaro. Meglio nella ripresa, quando slitta al centro. 
DI LIVIO 7. Il suo timbro e la sua duttilità lo segnalano fra i più incisivi. Un tempo a destra, l'altro a sinistra. Gran palla a Jugovic. E quando va su Muzzi, Muzzi stacca la spina. 
DESCHAMPS 6,5. Non sempre ispirato, ma sempre roccioso. 
ZIDANE 6,5. Alterna tocchi felpati e sapienti a momenti di sommo impaccio. Il francese crea e spreca un'occasione di rara bellezza. Non al massimo, ma quasi mai al minimo. 
JUGOVIC 6. A sinistra, poi a destra. E' il solo juventino a presentarsi davanti a Sterchele. 
PADOVANO 5. Accerchiato e soverchiato, non centra mai la porta. E per una volta, più che Gabetto, ricorda Geppetto. 
(Dal 24' st Amoruso sv. Segue la corrente, senza lampi). 
DEL PIERO 4,5. Vuole il Pallone d'Oro? Pedali. Non ci siamo. 
(Dal 36' st Vieri sv. Fa il pivot, a fuochi spenti).


L'arbitro BOGGI 6,5. Il cartellino rosso che ha mostrato a Montero è ineccepibile. Per il resto, un po' fiscale, ma mai negligente.


Roberto Beccantini
brani tratti da
: La Stampa 3 febbraio 1997




alessandro

"La Juve Campione d'Europa e del Mondo si presentò al Sant'Elia contro un Cagliari impegnato in una disperata lotta per non retrocedere. Giovanni Trapattoni (doppio ex presente in tribuna) assegnò quel giorno la vittoria di partita e scudetto alla Juve, auspicando però un pareggio per l'amico Mazzone, tecnico dei rossoblù. E proprio il pareggio venne fuori. Montero si fece espellere nel primo tempo per fallo da ultimo uomo su Muzzi, lasciando i suoi in 10 per buona parte della gara. Una gara di grande sofferenza, con il Cagliari capace di contenere gli assalti bianconeri e di pungere in contropiede, sfiorando il gol in alcune occasioni. Anche la Juve andò vicina a segnare nonostante l'inferiorità, ma tanto Zidane, quanto Jugovic sprecarono malamente. A questi si aggiunsero anche Del Piero e Padovano veramente opachi e spenti. E così maturò lo 0-0 finale. La Juve non riuscì a scrollarsi Parma e Samp, cosa che riuscì comunque a realizzare a fine stagione conquistando lo scudetto numero 24, mentre il Cagliari non riuscì a mantenere la categoria scendendo in B."

tratto da: Pagina Facebook: Alé Goeba 


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lunedì 26 gennaio 2026

26 Gennaio 2013: Juventus - Genoa

É il 26 Gennaio 2013 e  Juventus e Genoa si sfidano nella terza giornata del girone di ritorno della Serie A TIM 2012-13 allo 'Juventus Stadium' di Torino.

É una Juventus Campione d'Italia in carica che non sembra aver problemi nel vincere ancora il tricolore. Infatti la squadra allenata da Antonio Conte chiude il campionato con nove punti di vantaggio sul Napoli di Rafa Benitez

Il Genoa dal canto suo disputa un campionato non degno di nota, ma riesce comunque ad evitare l'onta della retrocessione in Serie B.

Buona Visione!



Juventus








Stagione 2012-2013 - Campionato di Serie A - 3 ritorno
Torino - Juventus Stadium
Sabato 26 gennaio 2013 ore 20:45
JUVENTUS-GENOA 1-1
MARCATORI: Quagliarella 54, Borriello 68

JUVENTUS: Buffon, Barzagli, Bonucci, Caceres, Lichtsteiner, Vidal, Pogba, Marchisio C. (Beltrame S. 82), De Ceglie (Giaccherini 73), Quagliarella (Giovinco S. 69), Vucinic
Allenatore: Antonio Conte

GENOA: Frey, Granqvist, Manfredini (Rossi M. 66), Moretti, Pisano, Kucka, Matuzalem, Olivera (Bertolacci 59), Antonelli, Immobile (Borriello 59), Floro Flores
Allenatore: Davide Ballardini

ARBITRO: Guida




Apre l'attaccante bianconero, risponde l'ex di turno: è però Guida di Torre Annunziata a diventare protagonista, negando tre rigori (uno ai rossoblù, due ai bianconeri) e sbagliando quasi tutto nell'arco dei 90 minuti. Finale carico di veleni: faccia a faccia del tecnico con il direttore di gara.

TORINO - Sarebbe bello scrivere di calcio giocato, di un Genoa che va oltre i propri limiti e strappa un punto fra mille difficoltà in casa della Juventus, della "rivincita" di Borriello nel giorno dello sbarco a Torino di Nicolas Anelka, dell'esordio in A del promettente Beltrame, di una corsa scudetto ancora aperta, Napoli permettendo. Invece, al triplice fischio, diventa inevitabile scrivere della direzione arbitrale insufficiente: perché Guida e Romeo, in 90 minuti, ne combinano di tutti i colori all'interno della stessa area, una volta in favore dei padroni di casa, due a sfavore. Il finale è censurabile, con mezza Juve a protestare, anche oltre i limiti consentiti.

POCHE OCCASIONI - Le scelte di Conte, forzate dalle assenze, sono lineari: in campo i migliori 11 a disposizione. Ballardini, al ritorno sulla panchina del Grifone, si affida all'uomo che due anni fa fece benissimo sotto la sua guida: Floro Flores affianca Immobile in attacco, la novità principale è rappresentata dal modulo, un copertissimo 5-3-2. Primo brivido al 13'. Corner Genoa da sinistra, il movimento del braccio di Vucinic è tanto ingenuo quanto irregolare: sarebbe il primo rigore della serata, Guida lascia correre. Juve pericolosa al quarto d'ora. Vidal aggancia bene in area, provvidenziale il ritorno di Antonelli. Minuto 21, Pogba in verticale per Marchisio: inserimento perfetto del centrocampista, inguardabile il destro di controbalzo. Bianconeri padroni del campo ma che faticano a trovare spazi, ci prova dunque Bonucci sugli sviluppi di una punizione. Colpo di testa ben calibrato, cuoio di poco a lato. Analoga sorte spetta al tocco di Quagliarella al 44', su delizioso cross di Lichtsteiner.

SBLOCCA LA JUVE - In avvio di ripresa i Campioni d'Italia cambiano marcia. Al 6' Frey allontana la minaccia dopo una spizzata di Quagliarella, tre minuti più tardi arriva il vantaggio. Vucinic esce dal letargo dopo aver ricevuto al limite dell'area, geniale imbucata in verticale per Lichtsteiner, agevolato da un disastroso Olivera: cross rasoterra per Quagliarella, tocco a colpo sicuro, la deviazione di Granqvist non modifica la sostanza del vantaggio. Ballardini cambia tutto, tre cambi in sette giri d'orologio: dentro Rossi, Borriello e Bertolacci, fuori Manfredini, Immobile e Olivera, si passa alla linea a 4 in difesa.

LO SGARBO DI BORRIELLO - Nonostante la mutazione tattica, non sembrano esserci i presupposti per il pari, che arriva invece al 23'. Kucka anticipa De Ceglie, scappa sulla destra e si accentra aggirando nuovamente il terzino: lo slovacco va col mancino a giro cercando la porta, il tiro diventa un cross e Borriello vince la sfida di riflessi, bruciando Barzagli sul palo lontano e incornando l'1-1. Il centravanti, da bravo ex, non esulta. Floro Flores non ce la fa più e chiede un cambio che Ballardini non può operare, avendo finito le sostituzioni: il Grifone chiude in 10 e in apnea, a protezione del punto. Sgroppata centrale di Lichtsteiner al 29', bel sinistro da fuori dello svizzero, il migliore dei suoi: Frey respinge.

IL DELIRIO FINALE - Quando scocca il minuto 35 iniziano le proteste bianconere. Giaccherini mette in mezzo, Vucinic è pronto sul secondo palo, Antonelli lo trattiene palesemente. Rigore? Neanche stavolta, si pensa al mal comune mezzo gaudio. Conte gioca le carte Giovinco - il numero 12 dipinge su punizione ma trova il palo - e Beltrame: il baby scuola Novara si rende pericoloso al 39', parata plastica di Frey. Il pandemonio si scatena nell'ultimo dei tre minuti di recupero. Cross di Lichtsteiner, Granqvist cicca il rinvio e si spara il pallone sul braccio largo. Il gesto è nettamente involontario ma la posizione dell'arto del difensore è tale da alimentare quantomeno i dubbi, all'interno di un regolamento che continua a lasciare ai fischietti una discrezionalità pressoché totale. Finisce con Conte che entra in campo come un indemoniato a urlare la sua rabbia, con Lichtsteiner e Vucinic sanzionati per proteste. Con il Genoa che porta via un punto fra mille problemi e con un campionato parzialmente aperto. Ma viene difficile scriverne.
Marco Gaetani 





Un colpo di testa del centravanti vanifica il gol di Quagliarella in avvio di ripresa. Palo di Giovinco. Nel finale Genoa in 10 per l'infortunio a Floro Flores: un mani di Granqvist in area fa arrabbiare i bianconeri

La Juventus pareggia, contro il Genoa. Tra mille polemiche per un arbitraggio che fa infuriare tutto l'universo bianconero. La Juve guadagna un punto sulla Lazio, ma perde l’occasione di dare un altro strattone al campionato. Il Napoli domani potrà provare a replicare. A Torino segnano Quagliarella prima e Borriello poi. E la Juve, che ha attaccato 90’, non riesce a concretizzare un’evidente superiorità. Come già successo contro la Lazio, in settimana.

SERATA DI ATTACCANTI — Gira tutto attorno alle punte. C’è Anelka che arriva. Da Parigi a Caselle, l’aeroporto di Torino. Per vederlo allo Juventus Stadium c’è ancora da attendere un po’. C’è Quagliarella, uno di quelli che rischia di perdere minuti che già reclama, dall’arrivo dello stagionato francese. Quaglia segna, e non lo faceva da novembre, dalla rete al Chelsea a Torino. Questo è il suo decimo sigillo stagionale. C’è l’ex Borriello che rovina la serata ai padroni di casa. C’è una Juve che domina, ma non pur con l’uomo in più nel finale (Floro Flores k.o.) non porta a casa tre punti. Perché non è fortunata, quando colpisce il palo con Giovinco. Ma anche perché non ha un uomo d’area. Che comunque non è neppure Anelka.

ANDAMENTO LENTO — Il primo tempo non sarà tramandato ai posteri come uno spot sul pallone. La Juve fatica a carburare, e il Genoa si chiude a riccio. Ballardini, appena tornato sulla panchina rossoblu al posto di Delneri, mai rimpianto a Torino, non concede spiragli. Che esordire contro la Vecchia Signora a Torino, dove i suoi colori non vincono da 22 anni, è già abbastanza complicato. Lo schema tattico è a specchio: 3-5-2. La Juve non riesce ad alzare abbastanza il ritmo, e poi Vucinic e Quagliarella non funzionano. Comunque l’occasione migliore del primo tempo c’è l’ha proprio Quagliarella, che prova la deviazione al volo sul cross teso di Lichtsteiner dalla destra. Palla larga, non di molto. Per il resto da segnalare solo un mani più che sospetto di Vucinic nella propria area, ed una gran palla di Pogba, da allievo di Pirlo che impara in fretta, per il solito inserimento centrale di Marchisio, che però per una volta colpisce malissimo sottoporta. Tutto qui. All’intervallo è 0-0.

QUAGLIARELLA GOL — La Juve è più volitiva, a inizio ripresa. Quagliarella trova il gol già al 9’. Bel cross di Lichtsteiner dalla destra, sinistro di prima intenzione dell’attaccante napoletano che Granqvist, ribadisce in rete provando un disperato salvataggio.
 
BALLARDINI CAMBIA E PAREGGIA — Dentro Borriello, ex di serata, e Bertolacci, per Immobile e Olivera. La mossa funziona. Subito. Borriello pareggia infatti di testa, sottoporta, sfruttando uno splendido cross di Kucka che si beve in dribbling De Ceglie sulla destra. 1-1 al 23’ della ripresa.

FORCING JUVE — Entrano Giovinco per Quagliarella e Giaccherini per De Ceglie, beccato dal suo pubblico. E il Genoa perde un uomo: a sostituzioni esaurite si rompe Floro Flores. La Juve spinge, ma stringi stringi combina poco. Reclama un rigore per una trattenuta, che c’è, di Antonelli su Vucinic. Giovinco colpisce il palo con una meravigliosa punizione. Manovra fino all’area piccola, poi manca sempre chi la butta dentro. Il più pericoloso su azione è addirittura il Primavera Beltrame. Nel recupero Granqvist regala quasi un rigore ai bianconeri, ma il suo mani per l’arbitro Guida non merita l’indicazione del dischetto. Decisione che provoca la furia dei giocatori bianconeri in campo e di Conte dalla panchina, che protesta anche per i rigori non concessi a Pogba e Vucinic. Il fortino del Genoa tiene. Ballardini inizia bene la sua avventura 2.0 in rossoblù. La Juve non ha il tempo di recriminare: deve già guardare avanti, alla semifinale di ritorno di Coppa Italia, in programma martedì sera a Roma.

Riccardo Pratesi







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venerdì 23 gennaio 2026

29 Agosto 1982: Genoa - Juventus

É il 29 Agosto 1982 e Genoa Juventus  si sfidano nella terza Giornata del Girone di Qualificazione della Coppa Italia 1982-83. Il tutto si svolge allo Stadio 'Luigi Ferraris - Marassi' di Genova.

I bianconeri piemontesi sono oramai considerati 'la squadra piú forte del mondo' avendo in rosa motli elementi della nazionale Italiana Campione del Mondo a Spagna 82. C'é pure l'aggiunta di due fuoriclasse assoluti come Michel Platini e Zibì Boniek. A fine campionato la Juventus finirá in seconda posizione dietro alla Roma di Nils Liedholm. Per quanto riguarda la Coppa dei Campioni ci si aspetta una festa in gran stille in finale ad Atene. Ma un gol da fuori area di Felix Magath e la caparbietá dell' Amburgo dirá ancora di no alla Vecchia Signora.

Per quanto riguarda la Coppa Italia i nostri beniamini conquisteranno il trofeo riuscendo così a non finire la stagione a bocca asciutta.

Buona Visione!


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Stagione 1982/83 - Coppa Italia
Girone Eliminatorio - 3a Giornata
Domenica 29 Agosto 1982 ore 18.30
GENOA-JUVENTUS 3-4
Marcatori: 15' Platini, 18', 51' P.Rossi, 25' Scirea (J), 17' Briaschi, 58' rigore Iachini, 73' Russo (G)

Genoa: Martina, Romano, Testoni, Chiodini, Onofri, Gentile, Antonelli (78' Boito), Corti, Russo (78' Faccenda), Iachini, Briaschi
Allenatore: Luigi Simoni

Juventus: Zoff, Osti, Gentile, Furino (67' Bonini), Brio, Scirea, Boniek, Tardelli, Rossi P. (76' Marocchino), Platini, Bettega R.
Allenatore: Giovanni Trapattoni

Arbitro: Menegali





Juve, scampoli di gran calcio ma il Genoa risponde bene 
Spettacolo ed emozionante botta e risposta a Marassi di fronte a 40 mila spettatori 
Girandola di gol - Apre Platini, in gran vena, replica Briaschi - Segnano Scirea e Rossi, quindi lachini su rigore - Poi ancora Rossi e Russo 

DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE GENOVA — Ha vinto la Juventus (4-3) ma la pioggia di gol ha ampiamente ripagato il pubblico genovese che (come le parecchie migliala di juventini) non ha certo rimpianto i soldi spesi per il biglietto.

La gente (circa 40 mila spettatori, non il tutto esaurito) si è spellata le mani alle prodezze della super Juventus al gran completo, fatta eccezione di Cabrini, contro la quale il Genoa ha ribattuto colpo su colpo, senza inibizioni né complessi d'inferiorità, badando allo spettacolo più che al risultato. E Antonelli, che non avevamo mai visto correre tanto (s'è perfino stirato alla coscia sinistra cedendo poi il posto a Boito al 78'), ha rivaleggiato in bravura con i fuoriclasse bianconeri. In questi scampoli di gran calcio, le tre reti incassate dalla Juventus possono far arricciare il naso, indurre qualcuno ad allarmarsi ma non sembra il caso, tanto più che la squadra di Trapattoni é ancora in pieno rodaggio. 

Oltre al solito Platini, ha ritrovato il Rossi opportunista del Mundial che ha segnato la sua  prima doppietta di stagione. E quando le altre «bocche da fuoco» come Bettega e Boniek ingraneranno, la Juventus segnerà a raffica e potrà permettersi anche certi lussi difensivi. Bonlek e Bettega hanno comunque offerto spunti validi. Senza dimenticare che Tardelli, ai suoi primi novanta minuti, è ancora a corto di preparazione e non può avere il passo né la perfetta lucidità del compagni. Ieri il Genoa ha dimostrato che il negativo avvio di stagione era dovuto in parte a pròblemi legati ai nuovi schemi e soprattutto all'assenza di due elementi del calibro di Vandereyeken e Peters che, nell'economia del centrocampo, sono indispensabili. Cosa avrebbe fatto ieri sera il Genoa con i due stranieri? Difficile rispondere. Sicuramente avrebbe obbligato la Juventus a soffrire molto più quanto non abbia potuto la squadra «autarchica» schierata da Simoni. 

La sconfitta di misura lo dimostra anche se il Genoa è stato costretto a rincorrere sempre una Juventus a tratti davvero irresistibile che, per un'ora, ha avuto in Platini la mente, il braccio, lo showman assoluto che, con uno splendido gol, aveva portato in vantaggio i campioni d'Italia dopo appena un quarto d'ora. L'azione si era sviluppata sulla sinistra dove Gentile serviva Furino: il capitano crossava sul limite dell'area, per Boniek che, di testa, appoggiava su Platini. Il fuoriclasse francese scavalcava con un pallonetto, di destro, due difensori e, di controbalzo sinistro, fiondava imparabilmente alle spalle di Martina. Ma il Genoa non ci stava a fare da comparsa e al 17' pareggiava, lachini s'involava sulla sinistra e di destro traversava sottoporta per Briaschi che «bruciava» Osti e Zoff schiacciando di testa nell'angolo basso. 

Ma le risorse della Juventus sono infinite e ci pensava Scirea a sbloccare la situazione. Dopo aver colpito un palo, complice una deviazione di Onofri, il «libero» Juventino raddoppiava al 25'. Sugli sviluppi di un corner. Platini di tacco toccava a Bettega che passava a Scirea: pronta la botta al volo di sinistro e palla in rete. 

Nella ripresa il Genoa, sempre ispirato e trascinato da Antonelli, con l'attiva collaborazione di Corti, lachini, nonché del vivace Briaschi, impegnava Zoff. Prima con Briaschi poi Carmine Gentile. Al 52' la Juventus andava ancora a bersaglio. Rossi impostava sulla destra per Scirea che, dal fondo campo, centrava trovando Pabllto smarcatisslmo sotto porta, pronto ad accarezzare di testa un pallone angolatissimo. Imprendibile. Splendido. Alla girandola di gol contribuiva anche Menegali che puniva severamente un contrasto, che a noi è parso veniale, di Gentile su Briaschi in area, lachini, dal dischetto, trasformava con un secco rasoterra. Il Genoa si esaltava ma Rossi, su corner di Bonlek carambolato su un grappolo di difensori, si trovava puntuale all'appuntamento con il gol, e, da distanza ravvicinata, con la fronte beffava Martina (63'). Chi pensava che il Genoa fosse ormai k.o. si sbagliava di grosso. Zoff doveva salvarsi con una grossa parata su un'improvvisa «bomba» di Russo da oltre 30 metri (67'). Un minuto dopo Furino, dolorante al tallone destro, rientrava negli spogliatoi: lo sostituiva Bonini ma l'esperienza del capitano è davvero un'altra cosa anche se il sammarinese come impegno non demerita. E dopo un'occasione fallita da Rossi, imbeccato da Bettega (69'), Russo riduceva al minimo le distanze dando il colpo di grazia a un tiro cross di lachini. 

Bruno Bernardi 



La difesa replica in anticipo alle eventuali critiche per i gol subiti 
Dino Zoff: «Questo è vero football» 
Gentile deciso: «Quando si cerca il gioco, si possono subire delle reti. Inoltre il Genoa ha forti giocatori da contropiede
Trapattoni soddisfatto: «Siamo in crescendo»  
DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE GENOVA — Elogi al Genoa ed esaltazione del calcio «finalmente divertente». Questi i temi dominanti delle dichiarazioni del dopo-partita dei giocatori della Juventus, e non fanno una grinza, come è stato confermato anche dal pubblico con calorosi applausi per entrambe le squadre durante i novanta minuti e al fischio finale del signor Menegali. 
"Questo è il vero calcio — sono le parole, come sempre misuratissime, di Zoff —, inutile fare chiacchiere: è stata una bellissima partita". 
Una risposta indiretta, anche, a chi vuole interpretare come preoccupanti sintomi di chissà che i tre gol subiti dalla difesa bianconera. E tutti gli altri giocatori sono d'accordo con il portiere. 
"Che cosa vuol dire prendere tre gol? — dice Gentile —; è chiaro che quando si fanno concessioni al gioco, allo spettacolo, si possono anche prendere i gol, ma come se ne subiscono se ne fanno". 
Più approfondita, ma in sintonia con quella dei suoi uomini, è l'analisi che fa Trapattoni: 
«Prima di tutto, devo dire che è stata una partita bella e divertente — esordisce — e ne sono particolarmente contento per il pubblico: sette gol sono un giusto premio per chi, per venire allo stadio, deve magari anche compiere qualche sacrificio. Il Genoa aveva già dimostrato l'altr'anno, battendoci per 2-1, di essere una buona squadra, aggressiva, e che, per il gioco che noi svolgiamo, riesce ad esprimersi al meglio contro la Juventus". 
Sui tre gol subiti, anche il tecnico bianconero non vuole creare problemi. 
«Il fatto di avere tenuto bene per un'ora, finché non è cominciata ad affiorare la fatica, fa capire che la squadra è in crescita — dice —. É chiaro che bisognerà apportare correttivi a quei problemi che sono emersi quando, come dicevo, i ragazzi hanno cominciato ad essere stanchi; è però incoraggiante il fatto che, una volta sistemate queste cosette, saremo sicuramente a posto". 
Rispondendo a chi chiede spiegazioni dell'eccessiva libertá concessa ad alcuni giocatori genoani, in particolare ad Antonelli autore di una splendida prestazione personale, Trapattoni delinea quello che potrebbe essere l'atteggiamento della sua squadra durante il prossimo campionato: 
«É chiaro che, data l'impostatone della nostra zona e il tipo di gioco offensivo che svolgiamo, dobbiamo concedere certe libertà agli avversari. Il fatto che Antonelli godesse di trenta metri di spazio a centrocampo non é grave, è importante bloccarlo quando arriva in zona pericolosa".
Platini, astro di Francia, ha dato a tratti spettacolo con tocchi che hanno strappato applausi a scena aperta. Nega però di aver badato piú allo show che non alla concretezza del gioco: 
"I due punti contavano già anche questa sera — dice —, sul 4-3 pensavo a vincere, non a fare numeri. É chiaro però che per vincere bisogna giocar bene. A migliorare il gioco, le intese, gli schemi ci si pensa in allenamento, non in partita". 
Il francese nega di essere stato oggetto di «attenzioni particolari» da parte dei difensori avversari: 
"Sono come quelli che trovavo in Francia", 
afferma serenamente. Sul fatto che nella partita di ieri avesse già un certo peso il risultato insiste anche Bettega: 
"Era importante vincere — dice —, alla Coppa Italia ci teniamo. Certo che è stata una partita divertente. Sin troppo, direi. Sul 3-1 o sul 4-2 sarebbe stato meglio chiudere e avremmo anche potuto farlo se fossimo riusciti a bloccare il risultato per qualche minuto di più, invece loro hanno subito accorciato le distanze rimettendo in discussione il risultato". 

Giorgio Destefanis
brani tratti da: La Stampa 30 agosto 1982





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