lunedì 25 maggio 2026

25 Maggio 1983: Amburgo - Juventus

É il 25 Maggio 1983 Amburgo Juventus si sfidano nella Finale (a gara unica) della Coppa dei Campioni 1982-83 allo 'Stadio Olympiakos Spyros (Spiridon) Louis' di Atene (Grecia).

I bianconeri piemontesi sono oramai considerati 'la squadra piú forte del mondo' avendo in rosa motli elementi della nazionale Italiana Campione del Mondo a Spagna 82, con l'aggiunta di due fuoriclasse assoluti come Michel Platini e Zbigniew 'Zibi' Boniek

La vittoria finale in Coppa dei Campioni sembra 'una cosa dovuta' peró la paura di vincere in europa e un 'tiro della domenica' di Felix Magath fermano i campioni bianconeri ad Atene nella finalissima.

Buona Visione!



hsv





Stagione 1982-1983 - Coppa dei Campioni - Finale
Atene, campo neutro - Olympiako Stadio Spyros (Spiridon) Louis
mercoledì 25 maggio 1983 ore 21:15 
AMBURGO-JUVENTUS 1-0
MARCATORI: Magath 9

AMBURGO: Stein, Kaltz, Wehmeyer, Jakobs, Hieronymus, Rolff, Milewski, Groh, Hrubesch, Magath, Bastrup (Von Heesen 55)
A disposizione: Hain, Schroeder, Djordjevic, Brefort
Allenatore: Ernst Happel

JUVENTUS: (c) Zoff, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Bettega R., Tardelli, Rossi P. (Marocchino 56), Platini, Boniek
A disposizione: Bodini, Storgato, Furino, Galderisi
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Rainea (Romania)
AMMONIZIONI: Bonini 36, Cabrini 39 (Juventus); Rolff 35, Groh 39 (Amburgo)





Amburgo-Juventus 25 maggio 1983: 1-0. "...sembra una barzelletta. Felix ha fatto una finta, fatto saltare a vuoto Bettega e calciato un iper-tiro galattico, sotto l’incrocio dell’incolpevole Dino Zoff..."

Per me Amburgo - Juventus del 25 maggio 1983 non è finita. Perché è da quando ho 9 anni che sono ancora là ad aspettare, nella stanza di Michele, che qualcuno me lo dica, che è finita. Sono da Michele perché poco prima, sul divano, al gol dell’Amburgo, mi si è aperta per la prima volta, sul mio petto, una ferita, un malessere esistenziale, che non conoscevo e che da grande avrei riconosciuto (poi) col nome di angoscia. E così mi sono spostato. A far finta di guardare i suoi soldatini. Di cui non me ne frega una beata cippa. In realtà per allievare quello stato di angoscia. Perché? Perché perdere sarebbe incredibile. 

E pensare che d’incredibile nell’attesa c’era la convinzione di tutt’altro. C’era la certezza dei poteri soprannaturali della mia Juve. Equiparabile a quelle robe da botteghino che danno su Sky. Tipo Advergeers, Giustice League, X men. Un battaglione di campioni del mondo votati alla vittoria, con a capo un genio francese a cavallo di un agile destriero di origine polacca.  Incredibile poi era stata l’avventura. I nostri avevano sconfitto prima i temuti inglesi dell’Aston Villa, detentori del titolo (in differita su rai 2) e poi, in semifinale, il diavolo rosso comunista, quest’ultimo nelle profonde di un citta lontana e impronunciabile (Wids…Widss…no ja fò…Widwedg lodg… Widzew Lodz, ecco!).

Lo ammetto. Per me Bettega non era un giocatore di calcio. Per me Bettega era immortale! E poi stavo da Adriano, il papà di Michele, a vedere la partita coi grandi. Seduto, comodo, invitato. Con Michele che si era dileguato subito, annoiato, salvandomi dal tedio di rispondere “no!” ad ogni suo invito a conquistare gli inglesi, posizionati sul comodino, con l’assalto di rampanti soldatini tedeschi che avanzavano dalla scarpiera della sua camera.
Assaporavo il solito lieto fine. Solo che poi è successo che uno che di nome fa Felix (ti farà mica dei male uno con un nome del genere?) ha ricevuto la palla da destra. A passargliela è stato Groth. Che a sua volta l’ha intercettata da un risentito Kaltz. Il quale si è incavolato. Un tipo che sono convinto si chiami così per via dei calzini arrotolati alle caviglie. E si sono mandati a quel paese. E sembra una barzelletta. E Felix, ha fatto una finta, fatto saltare a vuoto Bettega, e calciato un iper-tiro galattico, supersonico, raggi beta, sotto l’incrocio dell’incolpevole Dino Zoff.

Squarcio. Non sto mica tanto bene, e non è dolore fisico. Reggo fino all’inizio della ripresa, non rimontiamo, non tiriamo. Cerco Michele. Lo raggiungo. Coi tedeschi (maledetti) agguantiamo sti addormentati di inglesi sul comodino. E ho l’udito così vigile, pronto a sentire ogni minimo rumore dal salotto, qualcosa che mi dica che la stiamo riprendendo, che sento tutti i grilli e le cicale del paese cantare in coro, Vamos a la playa.

….E trentasette anni dopo io sono ancora là, in quella stanza, con un soldatino in mano e Michele di fronte a me. Perché è impossibile. E’ ancora impossibile che finisca così. 

Lorenzo Cargnelutti 






Nella finale di Atene sfuma ancora il sogno europeo della Juve: vittoria tattica del mago Happel su Trapattoni
Patatrap

ATENE. Mai più nei Balcani! Non è aria per la Juve. Atene '83 come Belgrado '73: senel '93, per dire, si disputasse un'altra finale di Coppa dei Campioni in Albania, i bianconeri farebbero meglio a dare forfait. Purtroppo, mentre dieci anni fa la (in fondo prevedibile) sconfitta contro l'Ajax non fu altro che un piccolo inciampo che rinviava di pochi mesi il nuovo discorso «europeo», la disfatta di Atene ha costituito un vero e proprio danno ecologico per le ambizioni della Vecchia Signora. Allora (nel 1973) la squadra aveva già in tasca il «vaucher» di uno scudetto appena vinto che la riproiettava immediatamente in Coppa Campioni: adesso ha in mano uno sfratto che le durerà almeno due anni. Di resurrezione ai livelli sognati, insomma, si riparlerà - eventualmente nell'85. E non è detto che, a risorgere, sia questa stessa Juve. Anzi...

TRASLOCHI. Ormai lo sanno tutti. Il Capo, ad Atene, c'è rimasto malissimo. E quando il Capo ci resta male sono dolori. Agnelli non è come Fraizzoli. Se ti dice 
"la ringrazio per tutto quello che ha fatto per noi" è come se ti avesse già mandato a casa il camion della Gondrand. In Grecia s'era portato gli amici più cari: vicino a sé, per affetto e per scaramanzia aveva voluto Jas Gawronski che è una persona deliziosa e che, con quel nome polacco, fa sempre chic. A tutti aveva promesso champagne e caviale da servire nella notte, in una certa coppa, in un suo isolotto dell'Egeo. Ma lo champagne è rimasto in frigo: il caviale se lo sono mangiati i camerieri. La Coppa, beh, quella è stata svenduta a dei signori tedeschi che passavano da Atene senza ambizioni. Insomma, viste come sono andate le cose, esiste il terribile sospetto che qualcuno come si dice pagherà. In Galleria San Federico è stato visto girare un signore con la mannaia. Sulle colline di Torino, fra un mese, sarà possibile trovare due-tre villette sfitte.

SCACCHI. Il disastro dell'Egeo richiama immediatamente l'immagine di certe ire funeste che presero corpo, in passato, da quelle parti. Ecco: come si manifesterà l'ira funesta di Agnelli e Boniperti? Chi finirà (o è già finito) nella lista dei buoni e dei cattivi? Sarà un olocausto bianconero o si procederà per gradi? Si penserà al domani o come a questo punto è prevedibile - al «dopo-domani»: cioè all'allestimento di una squadra già competitiva sin dalla rentreé europea? Chi, secondo, la Sacra Famiglia Lambs (Agnelli) si è reso maggiormente responsabile della deludentissima in rapporto alle aspettative annata bianconera? Secondo alcuni la prima testa in bilico potrebbe essere quella di Giovanni Trapattoni. Il suo, è chiaro, è il ruolo più delicato e non solo in omaggio allo scontato concetto che il primo a pagare deve sempre essere l'allenatore. Noi, personalmente, siamo grandi estimatori del Trap, convinti ammiratori delle sue doti di grintoso psicologo. Proprio per questo, però, siamo rimasti male nel vederlo, a Atene, in balia tattica di un collega che, evidentemente, è più mago di lui. Insomma, per farla breve, se è vero - com'è vero che la finale di Coppa Campioni è stata una grandissima partita a scacchi, da una parte abbiamo visto Karpov e dall'altra il campione sociale della Scacchistica Cusano Milanino. Dice Trapattoni che non è stato lui a sbagliare, che l'hanno tradito gli alfieri e soprattutto i re. Ma il Capo gli crederà?

CONFINE. Trapattoni (che comunque la Juve deve solo ringraziare per il palmarès che le ha dato in sette anni) ha un grandissimo atout: o, se volete, un grandissimo scudo. Se proprio la Dirigenza volesse infierare su di lui, non si vede chi potrebbe prendere al suo posto. A Boniperti piacciono Castagner e Marchesi ma, impegni attuali di costoro a parte, chi ci dice che esista un tecnico italiano che sappia davvero fare meglio del Trap a livello internazionale? E se fosse questo, cioè il suo, il vero limite, il vero confine della nostra genialità tattica? Certo, se il gelido Hap-pel fosse sul mercato, Boniperti lo «acquisterebbe a scatola chiusa». Ma, come si sa, il calcio italiano ha riaperto solo le frontiere delle «braccia», non quelle delle «menti». E dunque bisogna arrangiarsi con quello che c'è. D'altra parte è anche vero che non è facile trovare uomini-Juve: né per il campo né per la panchina. La Sampdoria, o il Verona, o persino l'Inter sono squadre che possono essere migliorate e potenziate con una certa facilità: forse «solo» con dei soldi. Ma per rinforzare una Juve o, addirittura, per rinnovarla e rilanciarla non si può andare al supermercato: bisogna andare in boutique. 
ALLORI. Delle intenzioni di «mercato» bianconero si comincia ormai a sapere qualcosa: se non parecchio. A occhio e croce Boniperti non sembra avere quelle pericolose crisi di riconoscenza molesta che negli ultimi tempi hanno travolto Enzo Bearzot. In questo, vedrete, potrebbe essere molto «aiutato» da certi piccoli, ineleganti, episodi di arroganza esplosi durante l'anno. Mai, prima di questa stagione, c'era stato uno juventino che avevo osato puntare i piedi al momento dei reingaggio: mai giocatori s'erano adagiati tanto sugli allori, mai avevano scritto libri di dubbio giusto, mai avevano malinterpretato con pericolosa (per loro) spregiudicatezza il famoso stile Juve: che tutto concede ma che tutto proibisce. Mai, per la verità, erano diventati campioni del mondo. Ed è questo, secondo il cinico Boniperti, il vero peccato originale di tutta la stagione bianconera. Un «peccato», a dire il vero, che sarebbe molto bello commettere anche più spesso e sul cui altare noi sportivi siamo persino disposti a immolare qualche delusione (come, appunto, quella della mancata vittoria in Coppa). Ma il Presidentissimo che quando ne ha voglia - fa malissimo, non è un romantico: è un bianconero. A lui, dei cieli azzurri, non gliene frega proprio niente. 
AAA. Insomma, quella di Atene potrebbe persino essere stata l'ultima partita nella Juve di più gente del previsto. Ai nomi, ormai scontati di Bettega e Zoff, potrebbero aggiungersene anche altri che fino a pochi mesi fa era bestemmia porre in dubbio.
Lo stesso Tardelli, lo stesso Rossi, lo stesso Scirea, per non dire di Gentile e di Boniek, hanno ormai perduto la loro fama di intoccabili. Il secondo posto in campionato e la finale in Coppa dei Campioni (o, se vogliamo, la sconfitta in campionato e la sconfitta in Coppa dei Campioni) costituiscono un bilancio che tradisce le attese e i pronostici. Né la Coppa Italia, comunque vada a finire, potrebbe lenire la delusione. La Juve ha pagato spietatamente la legge della «tre A»: Aberdeen, Anderlecht e, naturalmente, Amburgo. Evidentemente il trittico di Coppa di quest'anno doveva richiamare gli annunci economici. Eravamo arrivati ad Atene dicendo fra noi: 
«Questa è una squadra troppo forte per il campionato italiano: è una squadra europea.» 
Evidentemente il destino dei giornalisti è quello di sbagliare i pronostici. Per odio o per amore.

GAFFES. Forse la vera grande «colpa» della Juve è stata quella di aver... vinto per troppi giorni la Coppa dei Campioni. Era scontata, era fatta, era palese. E invece la squadra biaconera è stata campione d'Europa «solo» fino al 25 maggio. E a quel punto la gente, gli italiani, i quarantamila meravigliosi tifosi che avevano seguito la squadra hanno preso in considerazione l'ipotesi che una partita di calcio specie una finale di quel genere può essere vinta persino dagli «altri». Mai come questa volta la troppa euforia ha fatto tanto male: avevano visto sventolare per Atene una bandiera con scritto «Juve Campione d'Europa». Erano state queste bandiere a farci venire i primi brividi. Scaramanzia italica dove sei finita? Non sapevano i tifosi juventini che certi loro colleghi milanisti hanno ancora riposto, in cantina, un vessillo con la stella e con scritto sopra «Milan Campione d'Italia 1972-73»? Non furono forse loro i primi a ridere di quella terribile gaffe? E a proposito di gaffe? Quanto ci può avere aiutato il ripetere e lo scrivere che Rainea è sempre stato un arbitro «amico dell'Italia»? Non c'è davvero venuto il dubbio che, proprio per questo, lo smaliziato fischietto rumeno fosse tenuto ed obbligato a dimostrare il contrario?

PROFESSORE. La notte di Atene è un ricordo lontano, quasi sfocato. Un ricordo fatto di rabbia, di impotenza, di scoperte, di crudeli realtà. Uno scoppiettare di flashback che vedono il miope Magath scor razzare indisturbato per il campo, il futuro professore di geografia Wehmeyer insegnarci che cosa sono le famose fasce laterali, balzi Stein, l'isterismo di Tardelli e Boniek che colpiscono i loro avversari, l'orgoglioso dore di Zoff, l'incredulità di Bettega, la rabbia di Brio 
(«Ma perché là davanti non si muovono?»), 
I segni del k.o sul viso di Trapattoni, Galderisi e Bodini che si alzano dalla panchina non per scaldarsi ma per mandare un po' più d'aiuto da parte del pubblico, l'illusione d'un rigore che avrebbe solo depistato la nostra inferiorità, l'atteggiamento altezzoso di Rossi all'uscita dal campo, la perplessità incredula di Platini, i 5.000 tifosi tedeschi che zittiscono uno stadio bianconero. Le lacrime dei tifosi italiani in un aeroporto e in una città simili a Caporetto. Ecco, forse quei ragazzi in campo non si sono ricordati abbastanza - come avrebbero dovuto dei loro meravigliosi fan. Ma ora è tutto finito. Juve - grazie lo stesso. Però...

Marino Bartoletti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1983 nr.22



hsv

hsv

hsv

hsv

hsv

hsv

hsv

hsv

hsv

hsv

hsv

hsv

hsv

hsv

hsv

hsv

hsv

hsv

hsv

hsv

hsv

hsv
juventus


maglie



25 Maggio 2024: Juventus - Monza

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi offriamo un altro gustoso amarcord della data odierna.

É il 25 Maggio 2024 ed al 'Allianz Stadium' di Torino si gioca la partita valevole per la diciannovesima (ed ultima) giornata del girone di ritorno tra Juventus e Monza. Il tutto é valido per il Campionato Italiano di Calcio di Serie A TIM 2023-24.

La squadra bianconera termina così una stagione particolarmente tribolata. Tra inchieste giudiziarie, punti tolti eppoi restituiti, un allenatore sempre piú sulla graticola, i ragazzi in bianconero con questa vittoria danno un po di colore ad una stagione al di sotto delle attese.

Dall'altra parte i monzesi riescono nel loro intento - una salvezza piú che meritata!

Buona Visione!



juventus




Stagione 2023-2024 - Campionato di Serie A - 19 ritorno
Torino - Allianz Stadium
sabato 25 maggio 2024 ore 18:00 
JUVENTUS-MONZA 2-0
MARCATORI: Chiesa 26, Alex Sandro 28

JUVENTUS: Perin (Pinsoglio 46), Danilo, Rugani, (c) Alex Sandro (Tiago Djalò 74), Weah, Alcaraz, Fagioli (Nicolussi 79), Iling-Junior, Chiesa, Milik (Vlahovic 73), Yildiz (Miretti 87)
A disposizione: Szczesny, De Sciglio, Bremer, Gatti F., Locatelli M., McKennie, Kostic, Kean
Allenatore: Paolo Montero

MONZA: Sorrentino, Izzo, Pablo Mari, D'Ambrosio, Birindelli (Zerbin 65), Gagliardini (Bondo 46), (c) Pessina, Pedro Pereira (Kyriakopoulos 75), Colpani (Djuric 46), Carboni V. (Ferraris 81), Dany Mota
A disposizione: Di Gregorio, Mazza, Gori, Donati, Caldirola, Akpa Akpro, Colombo, Caprari, Carboni A., Vignato
Allenatore: Raffaele Palladino

ARBITRO: Ferrieri Caputi
AMMONIZIONI: Yildiz 63 (Juventus); Carboni V. 38, Zerbin 67, Zerbin 90 (Monza)
ESPULSIONI: Zerbin 90 (Monza)



Juventus - Monza 
Il racconto della partita

Si chiude con una bella vittoria e una bella festa all'Allianz Stadium il campionato della Juventus, che batte il Monza per 2-0 e al momento, in attesa delle partite dell'Atalanta, resta terza in classifica. Una serata in cui lo stadio saluta la Coppa Italia, vinta pochi giorni fa, e anche Alex Sandro, oggi Capitano, che raggiunge Nedved in vetta alla classifica degli stranieri più presenti di sempre con la nostra maglia. 

Ma andiamo per ordine.

IL PRIMO TEMPO
Già al 2' minuto, il Monza tenta un primo affondo con un cross di Dany Mota che attraversa pericolosamente l'area bianconera, senza però trovare nessuno pronto a concludere. La Juventus risponde immediatamente: al 5', Yildiz prova un controllo a seguire, ma viene fermato fallosamente da Izzo. Il Monza cerca di mettere pressione e all'8' minuto si avvicina alla porta bianconera con un contropiede orchestrato da Colpani, che punta Fagioli e conquista un fallo per i brianzoli. Gli ospiti non demordono e al 9' si rendono pericolosi con una conclusione di Colpani deviata da D'Ambrosio, che costringe Perin, oggi titolare, a un super intervento decisivo.

La Juventus però non sta a guardare. Al 16', la prima grande occasione per i bianconeri: Fagioli si invola verso l'area avversaria, calcia a giro e colpisce la traversa, facendo tremare il pubblico dell'Allianz. Un avvertimento per il Monza, che fatica a trovare spazi contro una difesa attenta e ben organizzata. Al 21', un rapido contropiede juventino vede Chiesa scattare verso la porta brianzola, ma l'ottima chiusura di Marì impedisce alla Juventus di sbloccare il risultato. 

IL GOL E' NELL'ARIA...
E arriva al 26'. Chiesa segna un gol... alla Chiesa. Incursione, sinistro vincente e il secondo gol consecutivo, facendo esplodere di gioia l'Allianz Stadium.

Il Monza accusa il colpo e la Juventus ne approfitta. Due minuti dopo, al 28', Alex Sandro raddoppia. Da un corner battuto sul primo palo da Fagioli, il brasiliano piazza l'incursione decisiva, siglando il 2-0. È un colpo duro per la squadra di Palladino, che fatica a reagire. Nonostante qualche tentativo del Monza, la Juventus mantiene il controllo.


LA RIPRESA E’ LA FESTA DI PINSO E ALEX
La partita resta divertente anche nella ripresa: Pinsoglio prende il posto di Perin, e si dimostra subito sul pezzo, rispondendo con una spettacolare parata su una potente conclusione di Birindelli.

La partita rimane intensa e combattuta. Al 53', Chiesa fa tremare la difesa brianzola con un tiro che si stampa sull'incrocio dei pali, un'azione che avrebbe potuto chiudere definitivamente la gara, ma la pressione bianconera continua: al 60’ Fagioli illumina il gioco con un filtrante per Chiesa, che vede il suo tiro parato miracolosamente da Sorrentino. Al 71' ci prova anche Yildiz ci prova con una conclusione che trova ancora una volta Sorrentino pronto alla risposta. Al 73’ è il momento della commozione per Alex Sandro, che saluta l’Allianz Stadium in lacrime e in mezzo a una lunga e bellissima standing ovation.

Si va verso la fine della partita, e c’è ancora tempo per gli applausi a Pinso, che al 75’ si esibisce su Djuric, e per il palo al 91’ di Miretti (a gioco però fermo).

Si chiude con tutti in campo insieme ad Alex, e alla Coppa Italia. Non possiamo che ringraziare tutti i tifosi che sono stati con noi per tutta questa stagione e voi, che ci leggete partita dopo partita.






paolo

juve

juve

juve

juve

juventus

juventus

monza









domenica 24 maggio 2026

24 Maggio 1981: Juventus - Fiorentina

É il 24 Maggio 1981 e Juventus Fiorentina si sfidano nella quindicesima (ed ultima) giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1980-81 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

I bianconeri sono affamati di vittoria dopo che l'Inter l'anno prima li aveva beffati sul traguardo tricolore. 

Dall'altra parte ci sono i viola che attraversano un campionato di stallo. Alla fine sará un quinto posto che peró non assicura alla Fiorentina l'accesso alle coppe europee. 

Sará una vittoria per i bianconeri che significa diciannovesimo tricolore. Ad un passo dalla seconda stella, mentre gli altri si godono a malapena la prima.

Buona Visione! 


juventus




Stagione 1980-1981 - Campionato di Serie A - 15 ritorno
Torino - Stadio Comunale
domenica 24 maggio 1981 ore 16:00 
JUVENTUS-FIORENTINA 1-0
MARCATORI: Cabrini 26

JUVENTUS: (c) Zoff, Brio, Cabrini, Prandelli (Causio 72), Gentile, Scirea, Marocchino, Tardelli, Verza, Brady, Fanna
A disposizione: Bodini, Osti, Storgato, Galderisi
Allenatore: Giovanni Trapattoni

FIORENTINA: Galli G., Contratto, Ferroni, Orlandini (Novellino 80), Guerrini, Galbiati, Bertoni, Manzo, Fattori, Antognoni, Di Marzio
A disposizione: Pellicanò, Reali, Biasin, Desolati
Allenatore: Giancarlo De Sisti

ARBITRO: Barbaresco
AMMONIZIONI: Fattori, Bertoni (Fiorentina)




Il presidente bianconero ha fatto la doccia vestito dopo la vittoria 
Boniperti: «Scudetto più sofferto» 

TORINO — 

«Si soffre, ma questo scudetto ha davvero un sapore particolare». 
Cominciava cosi, per Giampiero Boniperti, l'intervista più lunga. Lo spogliatoio della Juventus era un mare di champagne e di folla. Ebbri di gioia, i giocatori, secondo tradizione, l'avevano trascinato, vestito, sotto la doccia: grondante acqua Boniperti sorrideva felice. Li aveva aspettati negli spogliatoi dov'era rimasto barricato per tutto il secondo tempo ascoltando la radio. Non era riuscito a resistere in tribuna d'onore anche se Cabrini, dopo 27minuti, aveva infilato Galli ipotecando il trionfo. Nell'intervallo era andato ad incitare la squadra e non si era più mosso dallo stanzone. Un'ora più tardi era tutto finito e poteva abbandonarsi anche lui all'esultanza. 
«Se avessi segnato di destro, sarebbe stato un capolavoro», 
diceva a Cabrini abbracciandolo. Poi scherzava con Zoff, autore della parata decisiva su Bertoni, si complimentava con Brady, lo straniero che ha permesso alla Juventus un salto di qualità sul piano della classe, e con tutti gli altri protagonisti della bella avventura. Ieri Boniperti ha superato se stesso: come calciatore aveva vinto cinque titoli, come presidente sei ed ha così eguagliato l'ing. Edoardo Agnelli che realizzò la stessa impresa dal 1924 alla stagione '34-35 che chiuse lo storico quinquennio. Boniperti assunse la presidenza nel '71. un decennio esatto costellato di successi. 
«Gli scudetti sono tutti belli ma questo è diverso», 
ripeteva Boniperti. Nello stesso istante, dalle docce i giocatori cantavano 
«Arrivederci Roma» 
e intonavano il coro 
«E nun ce vonno sta» 
e Boniperti s'affrettava a chiudere la porta: 
«E' meglio, altrimenti vengono fuori delle cose...». 
Sulla lavagna, una mano ignota, aveva scritto: 
«Roma scudetto uguale illusione». 
Fuori, su un gigantesco striscione, si leggeva: 
«Campioni contro tutto e contro tutti». 
Ma Boniperti non ne approfittava per polemizzare: 
«Sono i tifosi che tirano queste risultanze, noi no». 
A chi dedica lo scudetto?, chiedeva un cronista. Pronta la risposta di Boniperti: 
«L'abbiamo vinto per noi ed ha un significato particolare. E' un trofeo in più che si aggiunge alla nostra bella bandiera e che premia i nostri tifosi che ci hanno seguito con stile juventino. Li ringrazio. Ma il mio ringraziamento va soprattutto a Trapattoni, ai tecnici ed ai giocatori che sacrificandosi e mettendocela tutta in campo e fuori, si sono dimostrati professionisti eccezionali in un torneo difficile, combattuto. Complimenti al Napoli che con Krol e con una valida organizzazione societaria ha ottenuto un piazzamento bellissimo. E complimenti anche alla Roma di Liedholm che ha disputato un grosso campionato. Mi auguro che il prossimo sia altrettanto combattuto ma con meno odio, con meno astio». 
Boniperti ha vinto tutto meno la Coppa dei Campioni. Sarà la volta buona? 
«Godiamoci lo scudetto, poi se ne parlerà», 
dribblava la domanda. Ed aggirava anche l'ostacolo quando gli chiedevano dei programmi avvenire: 
«E' presto, è presto. Adesso c'è la Coppa Italia». 
Un giornalista della Giordania lo avvicinava per dirgli che il suo paese sarebbe lieto d'invitare una squadra italiana e, in particolare, la Juventus ad un torneo. Boniperti lo ringraziava senza impegnarsi: 
«Parleremo anche di questo». 
Altri trovavano il modo di toccare l'argomento del calcio-scommesse. Senza arrabbiarsi, Boniperti ribatteva: 
«Sappiamo bene come nascono certe storie. L'Italia è fatta di queste cose». 
Il vestito di ricambio, che avevano dovuto andare a prendergli a casa, tardava ad arrivare e Boniperti, suo malgrado, era costretto a sostenere altri botta-riposta mentre attorno a lui regnava un'allegra confusione. Ai microfoni della radio, ripeteva quanto aveva già detto. C'era anche De Sisti. Lo abbracciava dicendogli: 
«Ti auguro, per la prossima stagione, di ripetere la bella serie che hai fatto, ma dopo averci incontrati». 
I due ridevano alla battuta mentre sullo stadio calavano le prime ombre della sera. Boniperti, finalmente rivestito, era fra gli ultimi ad andarsene. Anche a lui i tifosi riservavano una lunga ovazione per uno scudetto che ha davvero un sapore diverso. E sognano il ventesimo, la doppia stella, la Coppa Campioni. 

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 25 maggio 1981





IN COPERTINA/LO SCUDETTO

E' un trionfo in bianco e nero: si salvano Ascoli e Udinese mentre la Signora si appunta il suo diciannovesimo scudetto. Malgrado la fiera opposizione della Roma, un formidabile girone di ritorno (ventisei punti sui trenta disponibili) legittima la conquista della squadra che ha segnato più gol e ne ha subiti meno

Juve. E così sia

TORINO. Sventolano sul campionato i vessilli bianconeri. A Udine e ad Ascoli, per celebrare una salvezza targata Rocambole; a Torino, per salutare il diciannovesimo scudetto di Madama Juventus. E' il settimo gol di Cabrini a cingere del lauro tricolore la fronte della Signora, ma non è un miracolo di Sant' Antonio. La Juventus, adusa in passato a marce trionfali, questa volta si è guadagnata la conquista con sudore proletario. Il suo finale tutto in salita giustifica l'esultanza: questa squadra ha saputo ripetutamente risorgere dalle proprie ceneri, annullare svantaggi apparentemente incolmabili, sotto il profilo tecnico e psicologico. Al traguardo è giunta stremata, arroccando sotto i colpi di una Fiorentina trascinata dal miglior Bertoni della stagione. Ma proprio l'irriducibilità degli avversari regala toni autentici al trionfo di Trapattoni e soci.

RIMPIANTI. Un campionato così accanitamente disputato lascia fatalmente rimpianti e veleni. La Roma, che ha a lungo accarezzato il sogno e se lo è visto svanire nelle battute conclusive, può legittimamente agganciarsi a episodi sfavorevoli. Cosa sarebbe stato se il guardalinee di Bergamo non avesse colto il fuorigioco quanto meno opinabile che ha condotto all'annullamento del gol di Turone, nel rissoso testa-a-testa di Torino? E se il Perugia non avesse lanciato il solo acuto del suo campionato a Fuorigrotta, dove sarebbe arrivato il Napoli-miracolo di Krol e di Marchesi? Gli interrogativi sono leciti, ma è pericoloso giudicare un campionato intero da circostanze singole, sganciate dal contesto. La Juventus ha chiuso il torneo avendo segnato più di tutte (46 gol contro i 43 della Roma e 31 del Napoli) e subito meno di ogni altra (15 gol, contro i 19 delle sue due più fiere oppositrici). Nel gioco dei confronti diretti ha raccolto cinque punti (due con la Roma, tre col Napoli) contro i quattro del Napoli (tre con la Roma, uno con la Juve) e i tre della Roma (due con la Juve, uno col Napoli). Anche applicando alla testa della classifica il metodo per stabilire le retrocessioni (la famosa classifica avulsa) il risultato non sarebbe cambiato.

CARATTERE. In realtà, la Juventus ha guadagnato questo stressante scudetto con una grandiosa prova di carattere. Già in partenza, presentava una formazione squilibrata, nel senso che le difettava, in organico, una punta di propensioni esclusivamente offensive. Le lunghe rinunce a Bettega hanno poi esasperato la lacuna, costringendo la squadra a stroncanti manovre di aggiramento per portare il maggior numero possibile di uomini in zona-gol. Se, malgrado questo, alla fine è risultata la squadra più prolifica, ciò depone a favore della qualità dei suoi difensori e centrocampisti (sette gol Cabrini e Tardelli, otto Brady) e della preparazione atletica davvero eccezionale del complesso. Grande merito di Trapattoni, al quale vogliamo aggiungerne subito un altro. La capacità di tenere in perfetto ordine la sua panchina lunga. Volta a volta sono mancati Bettega, Causio, Tardelli, Furino, alla fine anche l'inossidabile Cuccureddu: sempre i sostituti sono stati all'altezza del compito. Marocchino, una volta immesso in pianta stabile, è stato forse l'elemento decisivo, per freschezza e fantasia. Verza ha risolto la fondamentale partita di Napoli, Prandelli ha surrogato un po' tutti, a turno, con esemplare costanza di rendimento.

LA CONCORRENZA. Eppure la concorrenza è risultata davvero formidabile. La Roma, portando sulla scena un calcio nuovo, coraggioso e furbesco insieme, ha giocato le sue carte con estrema determinazione. Sul vantaggio iniziale ha sapientemente dosato le inevitabili pause. L'impressione di un suo appannamento alla distanza è errata. Liedholm ha conquistato venti punti nel girone di andata e ventidue in quello di ritorno, quindi incrementando la propria velocità di crociera. E' stata la Juve, con i ventisei punti conquistati nella fase discendente, a determinare il sorpasso. Fermiamoci un momento su questo dato: ventisei punti in quindici partite equivalgono a dodici vittorie, due pareggi (entrambi in casa, con Cagliari e Roma) e una sola sconfitta (a Milano con l'Inter). Anche il Napoli, malgrado le due sconfitte consecutive nelle due ultime giornate, è andato più forte nel girone di ritorno che in quello di andata: venti punti contro diciotto.

Insomma, la Juventus non ha raccolto, lungo la strada, i cocci di avversari scoppiati, ma ha superato rivali che andavano a loro volta sprintando. A parte, poi, lo sfortunato esito la Roma ha aperto strade nuove al calcio italiano. Il suo gioco a zona appare destinato, fortunatamente, a trovare imitatori. Già la stessa Juventus, contro la Fiorentina, ha in pratica giocato senza riferimenti fissi, controllondo gli avversari a seconda della posizione di volta in volta occupata sul terreno. Così Bertoni, assegnato a Cabrini, si è trovato opposto a Prandelli, quando retrocedeva a impostare l'azione da centrocampo, o a Brio, quando tentava lo sfondamento frontale. Se il football italiano va lentamente evolvendosi sotto l'aspetto strategico (e nel senso di una maggior concessione allo spettacolo) i meriti pioneristici della Roma non vanno dimenticati.

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1981 nr.22




juve

juve

juve


juventus

juventus

fiorentina

juventus

fiorentina


franco

stampa

juventus

la

la

la

la

la

la

maglia