É una Juventus Campione d'Italia in carica che non sembra aver problemi nel vincere ancora il tricolore. Infatti la squadra allenata da Antonio Conte chiude il campionato con nove punti di vantaggio sul Napoli di Rafa Benitez. Il Cagliari da parte sua disputa un campionato all'altezza e si salva con ampio anticipo.
Buona Visione!
Stagione 2012-2013 - Campionato di Serie A - 18 ritorno
Alla consegna del trofeo per lo scudetto n.29 non fa da sfondo una vittoria bianconera. Contro il Cagliari finisce 1-1 (Ibarbo e Vucinic), e sfuma la possibilità di superare il primato di punti della squadra di Fabio Capello e di eguagliare quello di vittorie consecutive degli anni trenta
TORINO - La Juventus può finalmente alzare la Coppa che le assegna ufficialmente il titolo di campione d’Italia 2012/13. La premiazione e la festa arrivano dopo un 1-1 contro il Cagliari che interrompe una striscia di 9 vittorie consecutive (addio al record della stagione 1931/32, 10 successi) e fa sfumare il tentativo di superare il record di punti detenuto dalla squadra di Capello (91 punti). Allo Juventus Stadium è stata la classica partita di fine stagione, senza l’affannosa ricerca del risultato sia da parte bianconera sia da quella sarda, e col primo vero caldo: ritmi medio-bassi, poca cattiveria e quindi giocate piacevoli alle quali assistere.
SUPER GOL DI IBARBO - Senza gli squalificati Pogba e Pirlo, Conte fa ancora un po’ di turnover e schiera un 3-5-2 con l’avanzamento di Marrone a centrocampo dove ci sono anche Marchisio e Vidal; Isla e Giaccherini fanno gli esterni mentre Matri e Giovinco giocano in attacco. Pulga risponde con un 4-3-1-2 con Nainggolan dietro le punte, Pinilla e Ibarbo. In un match giocato a ritmi non certo alti e con poco aggressività, a dare fuoco alle polveri ci pensa Vidal che al 12’ ci prova dalla distanza: ma Agazzi è attento e vola a deviare palla in corner. La Juventus batte male l’angolo e il Cagliari riparte in contropiede. Ibarbo si fa sessanta metri palla al piede, supera Barzagli e Marchisio con una serpentina di gran classe e infila Storari sotto il corpo.
JUVE, POCA CATTIVERIA - Barzagli, subito dopo il vantaggio rossoblù, deve lasciare il campo per un problema muscolare: entra Caceres. La Juventus non è la solita: il pressing non è convinto e soprattutto manca quella cattiveria agonistica che ha decretato il successo della squadra di Antonio Conte. Al 30’ Matri ha palla buona per il pareggio ma, da ottima posizione in area, conclude facendo rimbalzare la sfera a terra e mancando il bersaglio nettamente. Al 34’ l’occasione migliore: punizione di Giovinco e pallone sulla traversa; quindi di nuovo in campo ma i bianconeri commettono fallo in attacco. Dopo un salvataggio di Storari su Pinilla (inutile, visto un offside fischiato al rossoblù), il primo tempo va in archivio.
CI PENSA VUCINIC - Nel secondo tempo si rivede a tratti la vera Juventus. Conte non ci sta a perdere, si sa, e striglia i suoi. Dopo 6’ di ripresa esce Giovinco ed entra Vucinic. Anche Pulga cambia, ma le sue sono sostituzioni obbligate: problemi muscolari per Perico e Murru e allora dentro Del Fabro e Cossu con Dessena che va a fare il terzino destro. Al 9’ Agazzi sembra insuperabile quando in tuffo dice di no a un gran destro di Giaccherini. Ma al 16’ il portiere deve alzare bandiera bianca: Giaccherini va verticale a sinistra, in area, per Marchisio che crossa dal fondo. Sul secondo palo svetta Vidal che fa una sponda aerea per Vucinic: Agazzi non arriva alla deviazione in tuffo e il montenegrino può insaccare a porta vuota.
AL VIA LA FESTA - Gli ultimi cambi vedono in campo per il Cagliari Eriksson al posto di Astori e per la Juve Quagliarella al posto di Matri, oggi un po’ spento. Ma il risultato non si schioda dall’1-1 fino al 90’ e anche dopo i 4’ di recupero. Una deviazione di petto-braccio in area di Marchisio fa venire i brividi ad Agazzi mentre nel finale Chiellini salva i suoi intercettando una palla indirizzata a Pinilla, con campo aperto per lui fino a Storari. L’1-1 fa sfumare i record, ma non la festa del popolo bianconero che inneggia ai proprio beniamini. La Coppa tricolore 2012/13 è juventina.
Proprio in questa gara la Juve sarà incoronata Campione d'Italia per la 27a volta, ma è un altro il chiodo fisso della società e tifoseria.
La Champions League purtroppo sfugge ai rigori nella finale fratricida contro il Milan, in un'altra serata da dimenticare sul fronte europeo.
Dall'altra parte c'è un Perugia che vive una stagione più che buona - protagonista in Coppa Italia, salvezza tranquilla ed avventura in Coppa Intertoto.
Buona Visione!
Stagione 2002-2003 - Campionato di Serie A - 15 ritorno Torino - Stadio Delle Alpi sabato 10 maggio 2003 ore 15:00 JUVENTUS-PERUGIA 2-2 MARCATORI: Trezeguet rigore 25, Miccoli 36, Di Vaio 46, Grosso 90+2
JUVENTUS: Buffon (Chimenti 80), Birindelli (Montero P. 39), Ferrara C., Iuliano, Pessotto G., Camoranesi, (c) Conte A., Tacchinardi, Davids, Trezeguet (Nedved 56), Di Vaio
A disposizione: Tudor, Del Piero, Zambrotta, Zalayeta
Allenatore: Marcello Lippi
PERUGIA:Kalac, Sogliano, Di Loreto, Milanese, Zè Maria, Tedesco, Blasi, Obodo (Pagliuca 51), Grosso, Miccoli (Berrettoni 63), Vryzas (Crocetti 65)
A disposizione: Tardioli, Sulcis, Loumpoutis, Fusani
Allenatore: Serse Cosmi
ARBITRO: Bertini
AMMONIZIONI: Ferrara C. (Juventus); Blasi, Obodo, Grosso (Perugia)
JUVE27 La magia continua
I BIANCONERI CAMPIONI D'ITALIA CON DUE GIORNATE D'ANTICIPO: È BASTATO IL PAREGGIO CONTRO IL PERUGIA. E MERCOLEDÌ LA SFIDA CHAMPIONS
TORINO Finisce come l'anno scorso a Udine, con Lippi e gli juventini che si raggrumano davanti alla panchina per ascoltare alla radio la conclusione della partita dell'Inter, con la speranza che niente muti. Questa volta il calvario dura tre minuti. A San Siro si gioca ancora mentre il Perugia è già negli spogliatoi, ma come al solito c'è uno spirito irrequieto che non regge alla tensione e esulta, come se a Milano fosse finita: il falso allarme si propaga per lo stadio come una «ola» incontrollabile; in campo, qualcuno cade nell'equivoco, ma la vibrazione si estingue tra le urla di chi impone di stare zitti e aspettare incrociando le dita. Sarebbe il colmo che l'epilogo più scontato degli ultimi cinque anni si rovinasse nei secondi finali dei supplementari, rinviando una festa troppo annunciata, quasi digerita nelle settimane di avvicinamento al traguardo. Nemmeno la pioggia evoca sinistre coincidenze perugine: non ci sono pozzanghere in campo, non c'è Collina. Non c'è nemmeno Ancelotti e la sua sfiga cosmica. Lo scudetto è inevitabile. Subito dopo il gol di Di Vaio, lo speaker ha già invitato il pubblico a non invadere il campo come se fosse deciso, assodato, concluso che la Juve ha vinto e la porzione di partita che resta si risolverà senza sorprese. Ci sono stati sorrisetti in tribuna: il sospetto è una moda che non tramonta mai. Eppure non era sembrata (e non era) una partita finta, con Cosmi che smoccolava ad ogni decisione dell'arbitro e Blasi che rovinava il proprio futuro da juventino, sbattendo i tacchetti addosso a Tacchinardi e poi, più gravemente, contro Birindelli costretto ad uscire con una gamba malconcia. Moggi se l'è legata al dito.
Il Perugia aveva giocato bene il primo tempo, la Juve no. Le ombre inquietanti si allungavano sulla partita con il Real Madrid perché, davanti all'impotenza bianconera, cresceva il dubbio che la squadra fosse stracotta e non soltanto distratta dalla Champions. Non c'era un reparto che si salvasse. Ze Maria sulla destra portava i pericoli, Vryzas faceva la sponda, Miccoli e Tedesco si incuneavano in una difesa slabbrata e mal coperta, al punto che Buffon (come poche altre volte gli avevamo visto fare) urlava e si sbracciava per svegliare i compagni. Il gol di testa di Tedesco era stato annullato al 9' per un fuorigioco visto dal guardalinee e in Italia pochi arbitri smentiscono i guardalinee. Le sirene dell'antiaerea suonavano ad ogni incursione degli umbri. La Juve invece non sapeva portarsi avanti. Il rigore fischiato a Di Vaio per un contatto con Di Loreto aveva permesso a Trezeguet di mettere la firma sul match scudetto al 24', come un anno fa. Ma, a parte una conclusione esplosiva di Ferrara respinta da Kalac e poi ribattuta da Tacchinardi contro il palo, il Perugia si avvicinava al pareggio molto più che i bianconeri al raddoppio. Il teorema di Sensi sui favori che la Juve riceve dai giocatori che le sono legati e stanno sparsi in altre squadre subiva un duro colpo dalla rete di Miccoli al 36', un destro fulminante su passaggio di Ze Maria. La gente si consolava perché il piccoletto l'anno prossimo giocherà a Torino ma, nel minuto successivo, senza la doppia parata di Buffon sulle conclusioni ravvicinate di Vryzas e Tedesco, la paura avrebbe cominciato a rotolare dai gradoni pieni, non pienissimi, del Delle Alpi.
La ripresa si apriva sul gol di Di Vaio, l'acuto dell'ultimo giorno. Prendeva palla sulla sinistra, saltava un paio di difensori rientrando in area e fulminava il tuffo di Kalac con un destro angolato. Non c'era più il Perugia del primo tempo e la Juve garantiva sollievo alle sue genti preoccupate: come a Madrid, nella ripresa i bianconeri erano più vispi, quasi dovessero dimostrare che la benzina non è finita. Entrava Nedved, un rischio, nelle sue condizioni e infatti due botte terrificanti lo costringevano a zoppicare. Restava ancora fuori Dal Piero a macerarsi nel proprio malumore per la festa vissuta da spettatore. Di Vaio aveva altre palle buone che sprecava addosso al portiere e il popolo lo perdonava perché intanto, da Milano, era arrivata la notizia del gol del Parma. Mezz'ora alla fine. Insisteva lo speaker, ottimista:
«Il pubblico è pregato...
La preghiera di stare buoni non raggiungeva però Fabio Grosso, che deve giocarsi il futuro in una grande squadra: il cross del solito Ze Maria lo raggiungeva in pieno recupero passando sopra le teste dei difensori juventini. Lui batteva a rete, incredulo. Chimenti bagnava la partecipazione al match scudetto senza poter fermare quella sassata forte e centrale. C'è di nuovo da soffrire, adesso. Se l'Inter segna... Tre minuti. Poi Ferrara e Conte festeggiano la loro terza età gettandosi per primi sull'erba come ragazzini, Davids corre senza meta come un criceto in gabbia tenendo in una mano uno scudetto gigantesco e nell'altra il cartello con il numero 27. Arrivano mogli, fidanzate e figli. Tutti in processione come in una sagra di paese e Nedved ne approfitta per macinare di corsa l'ultimo chilometro attorno al campo. Ogni minuto è buono per allenarsi.
Alla fine di quel Campionato la Juventus finirà alle spalle del Torino Campione d'Italia con solo due punti di ritardo.
Per quanto riguarda la coppa nazionale, i nostri eroi non riusciranno neppure a superare il primo turno eliminatorio: saranno scavalcati nel girone dall'Inter. Invece la Coppa Italia la vince a sorpresa il Napoli che strapazza per 4-0 in finale l'altra sorpresa Hellas Verona.
Buona Visione!
Stagione 1975-1976 - Campionato di Serie A - 14 ritorno Torino - Stadio Comunale domenica 9 maggio 1976 ore 16:00 JUVENTUS-SAMPDORIA 2-0 MARCATORI: Capello F. 47, Furino 72
JUVENTUS: Zoff, Gentile, Tardelli, (c) Furino, Morini, Scirea, Causio (Altafini 46), Cuccureddu, Gori S., Capello F., Bettega R. A disposizione: Alessandrelli, Spinosi Allenatore: Carlo Parola
ZOFF è impegnato con tiri da lontano, alcuni innocui, altri fuori bersaglio. Corre un paio di pericoli nella ripresa su tiri di Nicolini (parata) e di Saltutti (fuori di poco). È battuto dalla deviazione di testa di Rossinelli, ma l'arbitro annulla per fuori gioco del Sampdoriano. Pur senza prodursi in interventi decisivi, appare rinfrancato.
GENTILE è risuschiato in avanti da Tuttino che arretra; ne approfitta per sostenere incessantemente il forcing offensivo senza perdere di vista il suo diretto avversario. Fornisce anche il passaggio che consente a Furino di segnare il secondo gol.
TARDELLI S'improvvisa, come di consunto, ala sinistra: effettua poderosi allunghi che, spesso, si concludono con il cross. Ripiega in retrovia riuscendo a tenere a bada Orlandi. Una prova all'altezza della sua fama.
FURINO Sgobba per due con impegno. Lavora con ordine numerosi palloni e compie un piccolo capolavoro nell'azione del secondo gol: supera in slalom due avversari ed il portiere, poi, da posizione angolatissima, infila in rete, ala pure con pure la leggera deviazione di Zecchini.
MORINI Cura l'unica punta della Sampdoria, Saltutti. Lo neutralizza senza sforzo, essendo in forma perfetta. Si concede anche una magnifica galoppata offensiva impegnando Cacciatori con un tiro dal limite. Solo una volta, e grazie ad un fortunato tackle, Saltutti riesce a concludere, sfiorando l'incrocio dei pali.
SCIREA si sgancia spesso, sfiora anche il gol. Sostiene centrocampo e attacco ma anche in fase difensiva è puntuale a stroncare i rari contrattacchi sampdoriani
CAUSIO Non brilla. Un dolore al piede sinistro, accusato verso la mezz'ora, né limita il rendimento e Parola, nell'intervallo, lo sostituisce con Altafini.
ALTAFINI Gioca sulla destra, al posto di Causio. Arretra per disturbare gli inserimenti di Arnuzzo. Non tocca molti palloni ma non sbaglia un passaggio. Un suo scatto irresistibile, con passaggio a Gori (non sfruttato), è sottolineato dagli applausi. Esplode un gran destro ma Cacciatori gli nega il gol.
CUCCUREDDU - Gioca mezzala e risulta tra i migliori in campo. Effettua diversi tiri senza fortuna: a volte difetta di precisione. Su punizione prepara il gol di Capello.
GORI soffre, più degli altri, il terreno allentato. Chiuso nella morsa Ferroni-Lippi non riesce a farsi luce per il tiro. Per esprimersi al meglio ha bisogno di spazi che il bunker sampdoriano gli nega.
CAPELLO presidia con autorità il centrocampo, benché sia tallonato da un mastino come Mossinelli, e smista utili palloni: bello il cross dal fondo campo per Bettega che, di testa, sfiora il gol. Sblocca il risultato con un preciso colpo di testa, sfruttando un'indecisione della difesa sampdoriana.
BETTEGA fallisce di un soffio un paio di occasioni. Segna nella ripresa, ma l'arbitro annulla per fuori gioco di Gori. S'impegna a fondo, ma non è facile giocare contro una squadra arroccata.
Bella prova della Juve (che spera ancora) contro la tenacissima Sampdoria. Solo un miracolo potrebbe portare allo spareggio del 20 maggio. Intanto il tecnico si difende dagli attacchi dei tifosi e accetta di comparire questa estate in crociera - davanti al tribunale del Guerin Sportivo Processo a Parola (ma in alto mare)
TORINO I tifosi hanno abbandonato la Juventus. Ad assistere alla partita dell'arrivederci, c'erano solo 6.058 paganti. Aggiungiamoci pure i 17 mila abbonati, si è sempre al livello di Serie B. La Juventus, campione d'Italia, non meritava questa umiliazione nella partita dell'arrivederci. Dice Parola con amarezza:
"Abbiamo due punti in più dell'anno scorso. Con la partita di Perugia possiamo migliorare ancora. Se facciamo meglio dell'anno scorso, voglio vedere chi ha il coraggio di sputarmi in faccia!"
L'alibi di Parola sono le cifre. L'allenatore vuol dimostrare che la Juventus perderà lo scudetto perché il Torino si è comportato da mostro. È stato scritto che per Parola quella con la Sampdoria era la partita dell'addio, diciamo pure del licenziamento. Può anche essere, però Parola ci tiene a specificare che non è stato lui a dire questo, come invece ha scritto qualche giornale:
"Non ho mai detto che lascio la Juventus, se ne riparlerà a fine campionato."
Ammette però che qualche colloquio sul futuro con Boniperti c'è stato, ma aggiunge: "Queste sono cose nostre, non posso renderle di dominio pubblico"
È difficile indovinare il domani della Juventus. L'allenatore della squadra femminile di basket del Fiat, il cubano Gonzales, ha fatto sapere di essere già stato ingaggiato dalla Juventus come preparatore atletico. Il che fa supporre che Boniperti, risolto il problema del training, punti semmai su un allenatore giovane e docile, disposto ad obbedire ai suoi ordini.
Però quest'anno la Juventus aveva speso quasi due miliardi e s'era rinforzata con Tardelli e Gori per vincere lo scudetto, la Coppa dei Campioni e la Coppa Italia. Due traguardi sono stati mancati, il terzo è appeso ad un sottilissimo filo. C'è già materia per fare un processo all'allenatore. E Parola, molto sportivamente, ha accettato di essere processato dalla speciale giuria del « Guerin Sportivo ». Lo metteremo sul banco degli imputati durante la solita crociera su una nave della Linea C, dove l'anno scorso fu processato (e assolto) Fulvio Bernardini. Qualcuno dirà magari che assieme a Parola si dovrebbe processare anche Boniperti e noi ci auguriamo che il presidente tecnico della Juventus accetti di dividere il capo di imputazione con l'allenatore da lui scelto e fermamente difeso.
Non si sa invece cosa pensa Gianni Agnelli, perché domenica allo stadio non si è visto. È troppo impegnato con la politica per poter pensare anche alla Juventus. Aveva già detto di sì a La Malfa, per presentarsi nella lista del PRI. Poi suo fratello Umberto gli ha rivelato che a sua volta aveva già accettato l'invito della Democrazia Cristiana. A questo punto all'Avvocato è sembrato assurdo che un fratello si presentasse in un partito e l'altro in un altro. Ha così declinato l'invito del PRI e La Malfa si è arrabbiato da morire.
Si è parlato di politica anche in casa della Sampdoria. Il presidente Lolli Ghetti ha annunciato di aver querelato (tramite l'avvocato genoano Ugo Maria Failla) «La Repubblica » che l'ha accusato di aver finanziato il golpe liberale di Edgardo Sogno. Lolli Ghetti è iscritto al PLI, non poteva tollerare il sospetto di aver versato milioni a un complotto liberale e si è rivolto al tribunale.
Quanto alla squadra ormai Bersellini (che nella prossima stagione potrebbe cedere la panchina a Luis Suarez o a Liedholm) spera in San Gennaro e nei dirigenti della Sampdoria che sono molto amici del presidente del Napoli Ferlaino. Per la sconfitta di Torino, come al solito, l'allenatore ha scaricato tutte le colpe sui giocatori che lasciano gli avversari liberi di segnare. I giocatori a loro volta sono furibondi con i dirigenti che hanno negato il premio salvezza.
Infine negli ambienti della Juventus si definisce fanta-calcio quanto ha scritto il "Corriere d'Informazione". Secondo il quotidiano milanese della Sera, la Juventus perderà lo scudetto per colpa di Boniperti, che il 17 marzo rifiutò un ritocco al premio scudetto fissato precedentemente in 8 milioni.
Elio Domeniconi tratto dal Guerin Sportivo anno 1976 nr.20
Fabio Capello, il ragioniere della Vecchia Signora, leva i pugni al cielo. È la gioia della vittoria e della speranza; speranza di arrivare almeno a uno spareggio con il Torino, che a Verona ha compiuto un mezzo passo falso, andando ad impattare con gli attenti uomini di Valcareggi. Dietro a Capello, Altafini sorride. Sarà ancora lui il match-winner?
La Juventus ha battuto, con il punteggio classico di 2 a 0, la pericolante Sampdoria. Ha aperto le marcature Fabio Capello che, con un perfetto stacco da terra, colpisce di testa battendo così l'incolpevole Cacciatori. Una volta sbloccato il risultato, la Juve ha cercato di rimpinguare il bottino, ma la precipitazione e l'ottimo guardiano ospite glielo hanno impedito. C'è voluto un grande Furino (coraggioso e indomito come sempre) per raddoppiare. Nella foto vediamo appunto Furino che, dopo un vertiginoso slalom da metà campo, evita anche Cacciatori e depone la sfera in fondo alla rete ospite. Per la Juve c'è ancora un filo di speranza per arrivare allo spareggio con i cugini del Torino, mentre per la Sampdoria la classifica si aggrava ulteriormente. Al prossimo turno... la verità
Ferroni, di testa, anticipa Gori, pronto a colpire di testa nella porta ormai vuota