È il 20 ottobre 1991 e Napoli e Juventus si sfidano nella settima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1991-92 allo Stadio 'San Paolo' di Napoli.
Contro questo Milan (imbattuto in Serie A), perfettamente guidato in panchina da Fabio Capello, è difficile ottenere più di un secondo posto nella Classifica Finale del massimo campionato italiano. Così una Juventus ancora debole ma tanto volenterosa riesce nel suo scopo iniziale!
Dall'altra parte c'è un Napoli che disputa un campionato d'alta classifica e finisce la propria corsa italica in un rassicurante quarto posto.
Buona Visione!
Napoli - Stadio San Paolo
domenica 20 ottobre 1991 ore 14:30
NAPOLI-JUVENTUS 0-1
MARCATORI: De Agostini 45+2
NAPOLI: Galli G., Ferrara, Francini, De Agostini S. (Pusceddu 46), Alemao, Blanc, Corradini, De Napoli (Filardi 82), Careca, Zola, Padovano
JUVENTUS: (c) Tacconi, Carrera M., De Agostini (Luppi 72), Reuter, Kohler, Julio César, Marocchi, Galia, Schillaci, Baggio R. (Corini 52), Casiraghi
ARBITRO: Amendolia
AMMONIZIONI: Kohler 36, Schillaci 63, Julio Cesar 79 (Juventus); Careca 58 (Napoli)
IL CASO/I BIANCONERI RIPRENDONO LA MARCIA
JUVENTUSIASMANTE
Con la vittoria di Napoli, gli uomini di Trapattoni salgono al primo posto in compagnia del Milan. Che, però, deve recuperare una partita.NAPOLI. Gira e rigira, il punto è sempre lo stesso: sono davvero Milan e Juve, di nuovo coppia di testa della classifica, le regine del campionato? La risposta della settima giornata è all'apparenza categorica: dovunque è pianto e stridore di pareggi, a Genova addirittura i campioni della Samp si piantano davanti all'Atalanta, i due punti, in casa e fuori, restano prerogativa di Milan e Juve, uniche grandi in grado di onorare degnamente i pronostici. I loro successi su Parma e Napoli, squadre fino a quel punto imbattute, appaiono in effetti particolarmente pesanti. Insomma, il tormentone estivo, con l'area scudetto estesa nelle previsioni come una piazza d'armi, starebbe sbriciolandosi contro la realtà, che vede gli uomini di Capello e Trapattoni destinati a monopolizzare la lotta per il titolo. Arrigo Sacchi avrebbe dunque un serbatoio privilegiato cui attingere per non trovarsi senza carburante. Ma è davvero tutto così scontato? La manciata di punti che raggruma oltre la metà delle protagoniste nella parte alta della classifica giustifica più d'un dubbio. E allora è proprio nel contrastato processo di... beatificazione di Milan e Juve, anche in chiave azzurra, che il campionato celebra il suo «caso».
C'è chi ha cambiato strada e adesso si trova a metà del guado, mentre affiorano a pelo d'acqua le fauci spalancate di dubbi e polemiche. C'è chi ha cambiato già il manico e chi medita su come «tagliare» uno o più stranieri senza ferire più di tanto il buon senso. E poi ci sono Capello e Trapattoni, ovvero la forza dei nervi distesi. Partono da punti di vista diametralmente opposti; l'uno pretende lo spettacolo, secondo coattiva filosofia societaria, l'altro è afflitto dalla fame e sa che solo i risultati sono in grado di placare certi appetiti robusti. L'importante però, per Milan e Juve, è che entrambi sanno cosa vogliono e soprattutto come ottenerlo. Superate le voci rossonere su «squali» e croati, i terzetti stranieri non sono assolutamente in discussione, mentre appare sempre più evidente la ricchezza dei relativi organici. Un esempio di giornata? Al Milan manca Rijkaard e va in campo un certo Ancelotti. La Juve deve fare a meno di Baggio nella ripresa ed entra Corini, leaderino naturale in odore d'azzurro.
Dice: mamma mia, che Juve sparagnina, un gol e via. Questo Trap ha fatto del cinismo una religione. Lui, l'interessato, risponde a tono. Prima di Napoli-Juve, fa notare che tutti incensavano Ranieri senza sognarsi di bollarlo come difensivista anche se gioca con un terzino Corradini all'ala destra; poi, dopo il successo, finge di inalberarsi:
«Altro che un gol e via!» digrigna; «Abbiamo giocato partite in cui potevamo vincere sette a zero!».La battuta è di quelle da incorniciare: perché nel frattempo è sceso in campo al San Paolo rinunciando a un tornante di ruolo (Di Canio o Alessio) per appiccicare a Zola il francobollo Galia. Ma con quella difesa-monstre può fare ciò che vuole. E cioè bloccare l'avversario e sfruttarne gli errori per riempire il proprio carniere. Fateci caso: dopo sette giornate anche la Juve di Maifredi aveva dieci punti in classifica: eppure tutti la discutevano. Mentre adesso la Juve del Trap mette solo una gran paura addosso all'intera concorrenza.
Certi moviolisti da tivù si dotano dell'ingombrante attrezzatura di Reinhold Messner e partono alla conquista degli specchi. Il fallo di Carrera su Padovano in area di rigore era penalty, perché l'intervento (classico) «palla o piede» non può essere assolto. Ferlaino ha promesso tuoni e fulmini, per una decisione arbitrale che sicuramente ha messo a soqquadro la partita. Però, se Amendolia dovrebbe piangere, Ranieri non ride. Il suo Napoli è apparso vistosamente carente nella costruzione del gioco: Zola è grande, ma avrebbe bisogno di un supporto adeguato, specie sulla fascia destra. Se manca Crippa è notte, perché al calo di quantità nessuno sa contrapporre un pizzico di qualità in più.
Arrigo Sacchi si è concesso un «vernissage» azzurro a Napoli. Per un fanatico del bel gioco come lui, è inevitabile pensare a un testa o croce tecnico-tattica tra Baggio e Zola. Non ha rilasciato alcuna dichiarazione, ma quello che gli è passato per la testa possiamo facilmente intuirlo. Lo juventino non era al massimo della condizione fisica (tanto che ha dovuto lasciare anzitempo); il successore di Diego era ugualmente in situazione complicata, dovendo gestire il proprio patrimonio di classe e personalità in una squadra chiaramente non in giornata. Bene: il sardo ha vinto alla grande, confermando doti di palleggio e fulminanti intuizioni in verticale che ne fanno l'autentico uomo nuovo del calcio italiano. Anziché scomparire in una partita soffocata dai controlli spietati, è emerso come un piccolo gigante, fiammeggiando oltretutto anche nel finale, a dimostrazione di una tenuta fisica che la taglia ridotta non lascerebbe supporre. Il de profundis per il Milan di Sacchi era stato nelle prime giornate perfino accorato. Poi, a poco a poco, la squadra di Capello ha preso a crescere prepotentemente, estraendo di nuovo gli artigli del gioco e di mostrando in aggiunta una concretezza nuova. Anche i rossoneri hanno gli stessi punti dell'anno scorso, ma con un paio di dettagli non trascurabili: devono recuperare una partita e sono rimasti l'unica compagine imbattuta del torneo, mentre allora avevano già perso una volta, per di più a San Siro (con la Sampdoria). Ecco: il Milan di Capello sembra più capace di tradurre in gol i ricami del bel gioco. Ergo: attenti alla Juve, sì, ma occhio a non sottovalutare questo gran Milan.
DECIDE L DE AGOSTINI
NAPOLI JUVENTUS 0-1IL MIGLIORE: L. DE AGOSTINI 7,5
Un gol strepitoso, con quella imparabile bomba da fuori area. Però anche un costante contributo di idee e cross sulla fascia sinistra. La vera chiave del gioco juventino.
IL PEGGIORE: PADOVANO 5
Avrebbe potuto decidere la partita, per il fallo da rigore subito che Amendolia ha ignorato. Però se il Napoli ha giocato male è anche colpa sua.
Carlo F. Chiesa
brani tratti dal Guerin Sportivo anno 1991 n.43
















































