domenica 10 maggio 2026

10 Maggio 2003: Juventus - Perugia

È il 10 maggio 2003 e Juventus e Perugia si sfidano nella quindicesima giornata del girone di ritorno del Campionato di Calcio di Serie A 2002-03 allo 'Stadio delle Alpi' di Torino.

Proprio in questa gara la Juve sarà incoronata Campione d'Italia per la 27a volta, ma è un altro il chiodo fisso della società e tifoseria.

La Champions League purtroppo sfugge ai rigori nella finale fratricida contro il Milan, in un'altra serata da dimenticare sul fronte europeo.

Dall'altra parte c'è un Perugia che vive una stagione più che buona - protagonista in Coppa Italia, salvezza tranquilla ed avventura in Coppa Intertoto.

Buona Visione! 



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Stagione 2002-2003 - Campionato di Serie A - 15 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
sabato 10 maggio 2003 ore 15:00 
JUVENTUS-PERUGIA 2-2
MARCATORI: Trezeguet rigore 25, Miccoli 36, Di Vaio 46, Grosso 90+2

JUVENTUS: Buffon (Chimenti 80), Birindelli (Montero P. 39), Ferrara C., Iuliano, Pessotto G., Camoranesi, (c) Conte A., Tacchinardi, Davids, Trezeguet (Nedved 56), Di Vaio
A disposizione: Tudor, Del Piero, Zambrotta, Zalayeta
Allenatore: Marcello Lippi

PERUGIA: Kalac, Sogliano, Di Loreto, Milanese, Zè Maria, Tedesco, Blasi, Obodo (Pagliuca 51), Grosso, Miccoli (Berrettoni 63), Vryzas (Crocetti 65)
A disposizione: Tardioli, Sulcis, Loumpoutis, Fusani
Allenatore: Serse Cosmi

ARBITRO: Bertini

AMMONIZIONI: Ferrara C. (Juventus); Blasi, Obodo, Grosso (Perugia)




JUVE27 La magia continua  

I BIANCONERI CAMPIONI D'ITALIA CON DUE GIORNATE D'ANTICIPO: È BASTATO IL PAREGGIO CONTRO IL PERUGIA. E MERCOLEDÌ LA SFIDA CHAMPIONS 

TORINO Finisce come l'anno scorso a Udine, con Lippi e gli juventini che si raggrumano davanti alla panchina per ascoltare alla radio la conclusione della partita dell'Inter, con la speranza che niente muti. Questa volta il calvario dura tre minuti. A San Siro si gioca ancora mentre il Perugia è già negli spogliatoi, ma come al solito c'è uno spirito irrequieto che non regge alla tensione e esulta, come se a Milano fosse finita: il falso allarme si propaga per lo stadio come una «ola» incontrollabile; in campo, qualcuno cade nell'equivoco, ma la vibrazione si estingue tra le urla di chi impone di stare zitti e aspettare incrociando le dita. Sarebbe il colmo che l'epilogo più scontato degli ultimi cinque anni si rovinasse nei secondi finali dei supplementari, rinviando una festa troppo annunciata, quasi digerita nelle settimane di avvicinamento al traguardo. Nemmeno la pioggia evoca sinistre coincidenze perugine: non ci sono pozzanghere in campo, non c'è Collina. Non c'è nemmeno Ancelotti e la sua sfiga cosmica. Lo scudetto è inevitabile. Subito dopo il gol di Di Vaio, lo speaker ha già invitato il pubblico a non invadere il campo come se fosse deciso, assodato, concluso che la Juve ha vinto e la porzione di partita che resta si risolverà senza sorprese. Ci sono stati sorrisetti in tribuna: il sospetto è una moda che non tramonta mai. Eppure non era sembrata (e non era) una partita finta, con Cosmi che smoccolava ad ogni decisione dell'arbitro e Blasi che rovinava il proprio futuro da juventino, sbattendo i tacchetti addosso a Tacchinardi e poi, più gravemente, contro Birindelli costretto ad uscire con una gamba malconcia. Moggi se l'è legata al dito. 

Il Perugia aveva giocato bene il primo tempo, la Juve no. Le ombre inquietanti si allungavano sulla partita con il Real Madrid perché, davanti all'impotenza bianconera, cresceva il dubbio che la squadra fosse stracotta e non soltanto distratta dalla Champions. Non c'era un reparto che si salvasse. Ze Maria sulla destra portava i pericoli, Vryzas faceva la sponda, Miccoli e Tedesco si incuneavano in una difesa slabbrata e mal coperta, al punto che Buffon (come poche altre volte gli avevamo visto fare) urlava e si sbracciava per svegliare i compagni. Il gol di testa di Tedesco era stato annullato al 9' per un fuorigioco visto dal guardalinee e in Italia pochi arbitri smentiscono i guardalinee. Le sirene dell'antiaerea suonavano ad ogni incursione degli umbri. La Juve invece non sapeva portarsi avanti. Il rigore fischiato a Di Vaio per un contatto con Di Loreto aveva permesso a Trezeguet di mettere la firma sul match scudetto al 24', come un anno fa. Ma, a parte una conclusione esplosiva di Ferrara respinta da Kalac e poi ribattuta da Tacchinardi contro il palo, il Perugia si avvicinava al pareggio molto più che i bianconeri al raddoppio. Il teorema di Sensi sui favori che la Juve riceve dai giocatori che le sono legati e stanno sparsi in altre squadre subiva un duro colpo dalla rete di Miccoli al 36', un destro fulminante su passaggio di Ze Maria. La gente si consolava perché il piccoletto l'anno prossimo giocherà a Torino ma, nel minuto successivo, senza la doppia parata di Buffon sulle conclusioni ravvicinate di Vryzas e Tedesco, la paura avrebbe cominciato a rotolare dai gradoni pieni, non pienissimi, del Delle Alpi. 

La ripresa si apriva sul gol di Di Vaio, l'acuto dell'ultimo giorno. Prendeva palla sulla sinistra, saltava un paio di difensori rientrando in area e fulminava il tuffo di Kalac con un destro angolato. Non c'era più il Perugia del primo tempo e la Juve garantiva sollievo alle sue genti preoccupate: come a Madrid, nella ripresa i bianconeri erano più vispi, quasi dovessero dimostrare che la benzina non è finita. Entrava Nedved, un rischio, nelle sue condizioni e infatti due botte terrificanti lo costringevano a zoppicare. Restava ancora fuori Dal Piero a macerarsi nel proprio malumore per la festa vissuta da spettatore. Di Vaio aveva altre palle buone che sprecava addosso al portiere e il popolo lo perdonava perché intanto, da Milano, era arrivata la notizia del gol del Parma. Mezz'ora alla fine. Insisteva lo speaker, ottimista: 

«Il pubblico è pregato... 

La preghiera di stare buoni non raggiungeva però Fabio Grosso, che deve giocarsi il futuro in una grande squadra: il cross del solito Ze Maria lo raggiungeva in pieno recupero passando sopra le teste dei difensori juventini. Lui batteva a rete, incredulo. Chimenti bagnava la partecipazione al match scudetto senza poter fermare quella sassata forte e centrale. C'è di nuovo da soffrire, adesso. Se l'Inter segna... Tre minuti. Poi Ferrara e Conte festeggiano la loro terza età gettandosi per primi sull'erba come ragazzini, Davids corre senza meta come un criceto in gabbia tenendo in una mano uno scudetto gigantesco e nell'altra il cartello con il numero 27. Arrivano mogli, fidanzate e figli. Tutti in processione come in una sagra di paese e Nedved ne approfitta per macinare di corsa l'ultimo chilometro attorno al campo. Ogni minuto è buono per allenarsi. 

Marco Ansaldo
tratto da: La Stampa 11 maggio 2003






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sabato 9 maggio 2026

9 Maggio 1976: Juventus - Sampdoria

È il 9 maggio 1976 e si gioca allo Stadio 'Comunale' di Torino la sfida Juventus-Sampdoria. La gara è valevole per la quattordecisima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1975-76.

Alla fine di quel Campionato la Juventus finirà alle spalle del Torino Campione d'Italia con solo due punti di ritardo.

Per quanto riguarda la coppa nazionale, i nostri eroi non riusciranno neppure a superare il primo turno eliminatorio: saranno scavalcati nel girone dall'Inter. Invece la Coppa Italia la vince a sorpresa il Napoli che strapazza per 4-0 in finale l'altra sorpresa Hellas Verona.

Buona Visione!



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Stagione 1975-1976 - Campionato di Serie A - 14 ritorno
Torino - Stadio Comunale
domenica 9 maggio 1976 ore 16:00 
JUVENTUS-SAMPDORIA 2-0
MARCATORI: Capello F. 47, Furino 72

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Tardelli, (c) Furino, Morini, Scirea, Causio (Altafini 46), Cuccureddu, Gori S., Capello F., Bettega R.
A disposizione: Alessandrelli, Spinosi
Allenatore: Carlo Parola

SAMPDORIA: Cacciatori, Arnuzzo, Rossinelli, Ferroni, Zecchini, Lippi, Saltutti, Valente (Nicolini 46), Salvi, Orlandi, Tuttino
A disposizione: Di Vincenzo, Magistrelli
Allenatore: Eugenio Bersellini

ARBITRO: Michelotti
AMMONIZIONI: Tardelli (Juventus); Arnuzzo, Nicolini (Sampdoria)





Le pagelle dei bianconeri 

ZOFF è impegnato con tiri da lontano, alcuni innocui, altri fuori bersaglio. Corre un paio di pericoli nella ripresa su tiri di Nicolini (parata) e di Saltutti (fuori di poco). È battuto dalla deviazione di testa di Rossinelli, ma l'arbitro annulla per fuori gioco del Sampdoriano. Pur senza prodursi in interventi decisivi, appare rinfrancato.

GENTILE è risuschiato in avanti da Tuttino che arretra; ne approfitta per sostenere incessantemente il forcing offensivo senza perdere di vista il suo diretto avversario. Fornisce anche il passaggio che consente a Furino di segnare il secondo gol.

TARDELLI S'improvvisa, come di consunto, ala sinistra: effettua poderosi allunghi che, spesso, si concludono con il cross. Ripiega in retrovia riuscendo a tenere a bada Orlandi. Una prova all'altezza della sua fama. 

FURINO Sgobba per due con impegno. Lavora con ordine numerosi palloni e compie un piccolo capolavoro nell'azione del secondo gol: supera in slalom due avversari ed il portiere, poi, da posizione angolatissima, infila in rete, ala pure con pure la leggera deviazione di Zecchini.

MORINI Cura l'unica punta della Sampdoria, Saltutti. Lo neutralizza senza sforzo, essendo in forma perfetta. Si concede anche una magnifica galoppata offensiva impegnando Cacciatori con un tiro dal limite. Solo una volta, e grazie ad un fortunato tackle, Saltutti riesce a concludere, sfiorando l'incrocio dei pali.

SCIREA si sgancia spesso, sfiora anche il gol. Sostiene centrocampo e attacco ma anche in fase difensiva è puntuale a stroncare i rari contrattacchi sampdoriani

CAUSIO Non brilla. Un dolore al piede sinistro, accusato verso la mezz'ora, né limita il rendimento e Parola, nell'intervallo, lo sostituisce con Altafini.

ALTAFINI Gioca sulla destra, al posto di Causio. Arretra per disturbare gli inserimenti di Arnuzzo. Non tocca molti palloni ma non sbaglia un passaggio. Un suo scatto irresistibile, con passaggio a Gori (non sfruttato), è sottolineato dagli applausi. Esplode un gran destro ma Cacciatori gli nega il gol.

CUCCUREDDU - Gioca mezzala e risulta tra i migliori in campo. Effettua diversi tiri senza fortuna: a volte difetta di precisione. Su punizione prepara il gol di Capello.

GORI soffre, più degli altri, il terreno allentato. Chiuso nella morsa Ferroni-Lippi non riesce a farsi luce per il tiro. Per esprimersi al meglio ha bisogno di spazi che il bunker sampdoriano gli nega.

CAPELLO presidia con autorità il centrocampo, benché sia tallonato da un mastino come Mossinelli, e smista utili palloni: bello il cross dal fondo campo per Bettega che, di testa, sfiora il gol. Sblocca il risultato con un preciso colpo di testa, sfruttando un'indecisione della difesa sampdoriana.

BETTEGA fallisce di un soffio un paio di occasioni. Segna nella ripresa, ma l'arbitro annulla per fuori gioco di Gori. S'impegna a fondo, ma non è facile giocare contro una squadra arroccata. 

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 10 maggio 1976



Bella prova della Juve (che spera ancora) contro la tenacissima Sampdoria.
Solo un miracolo potrebbe portare allo spareggio del 20 maggio.
Intanto il tecnico si difende dagli attacchi dei tifosi e accetta di comparire questa estate in crociera - davanti al tribunale del Guerin Sportivo
Processo a Parola (ma in alto mare)

TORINO I tifosi hanno abbandonato la Juventus. Ad assistere alla partita dell'arrivederci, c'erano solo 6.058 paganti. Aggiungiamoci pure i 17 mila abbonati, si è sempre al livello di Serie B. La Juventus, campione d'Italia, non meritava questa umiliazione nella partita dell'arrivederci. 
Dice Parola con amarezza: 
"Abbiamo due punti in più dell'anno scorso. Con la partita di Perugia possiamo migliorare ancora. Se facciamo meglio dell'anno scorso, voglio vedere chi ha il coraggio di sputarmi in faccia!" 

L'alibi di Parola sono le cifre. L'allenatore vuol dimostrare che la Juventus perderà lo scudetto perché il Torino si è comportato da mostro.
È stato scritto che per Parola quella con la Sampdoria era la partita dell'addio, diciamo pure del licenziamento. Può anche essere, però Parola ci tiene a specificare che non è stato lui a dire questo, come invece ha scritto qualche giornale: 
"Non ho mai detto che lascio la Juventus, se ne riparlerà a fine campionato." 
Ammette però che qualche colloquio sul futuro con Boniperti c'è stato, ma aggiunge: 
"Queste sono cose nostre, non posso renderle di dominio pubblico" 
È difficile indovinare il domani della Juventus. L'allenatore della squadra femminile di basket del Fiat, il cubano Gonzales, ha fatto sapere di essere già stato ingaggiato dalla Juventus come preparatore atletico. Il che fa supporre che Boniperti, risolto il problema del training, punti semmai su un allenatore giovane e docile, disposto ad obbedire ai suoi ordini.
Però quest'anno la Juventus aveva speso quasi due miliardi e s'era rinforzata con Tardelli e Gori per vincere lo scudetto, la Coppa dei Campioni e la Coppa Italia. Due traguardi sono stati mancati, il terzo è appeso ad un sottilissimo filo. C'è già materia per fare un processo all'allenatore. E Parola, molto sportivamente, ha accettato di essere processato dalla speciale giuria del « Guerin Sportivo ». Lo metteremo sul banco degli imputati durante la solita crociera su una nave della Linea C, dove l'anno scorso fu processato (e assolto) Fulvio Bernardini. Qualcuno dirà magari che assieme a Parola si dovrebbe processare anche Boniperti e noi ci auguriamo che il presidente tecnico della Juventus accetti di dividere il capo di imputazione con l'allenatore da lui scelto e fermamente difeso.

Non si sa invece cosa pensa Gianni Agnelli, perché domenica allo stadio non si è visto. È troppo impegnato con la politica per poter pensare anche alla Juventus. Aveva già detto di sì a La Malfa, per presentarsi nella lista del PRI. Poi suo fratello Umberto gli ha rivelato che a sua volta aveva già accettato l'invito della Democrazia Cristiana. A questo punto all'Avvocato è sembrato assurdo che un fratello si presentasse in un partito e l'altro in un altro. Ha così declinato l'invito del PRI e La Malfa si è arrabbiato da morire.

Si è parlato di politica anche in casa della Sampdoria. Il presidente Lolli Ghetti ha annunciato di aver querelato (tramite l'avvocato genoano Ugo Maria Failla) «La Repubblica » che l'ha accusato di aver finanziato il golpe liberale di Edgardo Sogno. Lolli Ghetti è iscritto al PLI, non poteva tollerare il sospetto di aver versato milioni a un complotto liberale e si è rivolto al tribunale.

Quanto alla squadra ormai Bersellini (che nella prossima stagione potrebbe cedere la panchina a Luis Suarez o a Liedholm) spera in San Gennaro e nei dirigenti della Sampdoria che sono molto amici del presidente del Napoli Ferlaino. Per la sconfitta di Torino, come al solito, l'allenatore ha scaricato tutte le colpe sui giocatori che lasciano gli avversari liberi di segnare. I giocatori a loro volta sono furibondi con i dirigenti che hanno negato il premio salvezza.

Infine negli ambienti della Juventus si definisce fanta-calcio quanto ha scritto il "Corriere d'Informazione". Secondo il quotidiano milanese della Sera, la Juventus perderà lo scudetto per colpa di Boniperti, che il 17 marzo rifiutò un ritocco al premio scudetto fissato precedentemente in 8 milioni.

Elio Domeniconi
tratto dal Guerin Sportivo anno 1976 nr.20




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Fabio Capello, il ragioniere della Vecchia Signora, leva i pugni al cielo. È la gioia della vittoria e della speranza; speranza di arrivare almeno a uno spareggio con il Torino, che a Verona ha compiuto un mezzo passo falso, andando ad impattare con gli attenti uomini di Valcareggi. Dietro a Capello, Altafini sorride. Sarà ancora lui il match-winner?

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La Juventus ha battuto, con il punteggio classico di 2 a 0, la pericolante Sampdoria. Ha aperto le marcature Fabio Capello che, con un perfetto stacco da terra, colpisce di testa battendo così l'incolpevole Cacciatori. Una volta sbloccato il risultato, la Juve ha cercato di rimpinguare il bottino, ma la precipitazione e l'ottimo guardiano ospite glielo hanno impedito. C'è voluto un grande Furino (coraggioso e indomito come sempre) per raddoppiare. Nella foto vediamo appunto Furino che, dopo un vertiginoso slalom da metà campo, evita anche Cacciatori e depone la sfera in fondo alla rete ospite. Per la Juve c'è ancora un filo di speranza per arrivare allo spareggio con i cugini del Torino, mentre per la Sampdoria la classifica si aggrava ulteriormente. Al prossimo turno... la verità

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Ferroni, di testa, anticipa Gori, pronto a colpire di testa nella porta ormai vuota

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venerdì 8 maggio 2026

8 Maggio 2005: Milan - Juventus

È l'8 maggio 2005 e Milan e Juventus si sfidano nella sedicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2004-05 allo Stadio Giuseppe Meazza - San Siro di Milano.

La Juventus si affida a Fabio Capello per condurla in vetta all'Europa. Mentre in Italia gli scudetti non mancano, in Europa i risultati non arrivano. Eppoi se ci aggiungete Farsopoli e l'ondata che travolge tutto il mondo bianconero, il regno di Capello non sarà sicuramente ricordato per i successi ottenuti!

Dall'altra parte il Milan giudato da Carlo Ancelotti da filo da torcere ai bianconeri che proprio in questa partita effettueranno lo sprint finale per lo Scudetto.

Buona Visione! 



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Stagione 2004-2005 - Campionato di Serie A - 16 ritorno
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
domenica 8 maggio 2005 ore 15:00
MILAN-JUVENTUS 0-1
MARCATORI: Trezeguet 28

MILAN: Dida, Cafu, Nesta, Stam, Maldini P., Gattuso, Pirlo (Serginho 46), Seedorf (Rui Costa 66), Kakà, Shevchenko, Tomasson (Inzaghi F. 55)
A disposizione: Abbiati, Costacurta, Ambrosini, Crespo
Allenatore: Carlo Ancelotti

JUVENTUS: Buffon, Pessotto G., Thuram L., Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi (Birindelli 60), Emerson, Appiah (Blasi 80), Nedved, Trezeguet (Zalayeta 76), (c) Del Piero
A disposizione: Chimenti, Montero P., Kapo, Olivera
Allenatore: Fabio Capello 

ARBITRO: Collina
AMMONIZIONI: Zambrotta 39, Emerson 71, Blasi 90+3 (Juventus); Nesta 31 (Milan)





La Juve ai raggi X

Il meglio
L'assist di Del Piero
La rovesciata è una prodezza entrata altre volte nella storia della Juve: quella di Parola diventò l'immagine delle figurine Panini, 
La rovesciata di Del Piero che ha servito a Trezeguet la palla dell'1-0 entrerà nella storia del (probabile) ventottesimo scudetto: stilisticamente perfetta, indubbiamente fortunata.

Il peggio
I rilanci nel vuoto
Va bene la stanchezza che tagliava le gambe, però quei rilanci che nel secondo tempo partivano dalla difesa verso il vuoto hanno alimentato l'azione del Milan e messo la Juve sotto una fortissima pressione. 
È subentrato l'affanno. Se si fossero controllate con il palleggio, certe situazioni pericolose probabilmente non sarebbero mai nate.


Così all'inizio
Trezeguet in attacco
E la solita Juve tranne per il rientro di Trezeguet che si piazza al centro dell'attacco. Del Piero si muove come sponda, Nedved parte da sinistra per portarsi al centro. Anche Camoranesi sulla destra si tiene più alto dei centrali Emerson e Appiah. La difesa è schierata a quattro in linea, con Thuram che si occupa delle avanzate di Stam sui calci da fermo.


Così alla fine
Difesa (quasi) a 5
La sostituzione di Camoranesi, infortunato, con Birindelli impone un cambiamento di schema. Nel finale i bianconeri difendono spesso con cinque uomini, proprio perché Birindelli arretra spesso e Pessotto si accentra. Blasi rileva Appiah mentre Zalayeta rileva un boccheggiante Trezeguet e cerca di coprire il centrocampo.


Le Pagelle

BUFFON 7,5
Dida gli aveva rubato lo scettro di miglior portiere della Serie A. Il Gigione parava, sì, ma non gli riuscivano più miracoli, ieri lo juventino è tornato a camminare sulle acque e Inzaghi ha fatto la figura del pesciolone irretito dalla sua uscita: gli ha tirato addosso. E Buffon ha potuto di nuovo esultare come un goleador.

PESSOTTO 6
Non è più il suo ruolo, vi si è adattato magnificamente, aiutato anche dai milanisti che non l'hanno attaccato a dovere. Una prova di sacrificio; peccato soltanto per l'abuso di rilanci nell'ultima mezz'ora, lui che i piedi per cercare disimpegni giocati

THURAM 6,5
Cresce nella ripresa, efficacissima nella difesa quasi impermeabile.

CANNAVARO7
S'é tagliato la chioma ma l'atteggiamento rimane quello del leone, quasi con un senso di rivalsa sulle polemiche da flebo in dvd. Mentre la curva milanista gli dedica cori sgradevoli, lo vediamo alzare lo sguardo come in una sfida, la stessa che impedisce a Sheva e ai milanisti di passare.

ZAMBROTTA 6,5
Potente, un camion che macina chilometri. È soltanto ingenuo nel difendere la palla quando Cafú gliela soffia e lui vi si aggrappa con una mossa da rigore per molti, non per Collina.

CAMORANESI 7
Obbliga Maldini a difendersi in tutti i modi, tiene palla, dribbla, sorregge la difesa, gioca a tuttocampo finché non si infortuna per un tackle con Gattuso

15' st BIRINDELLI 6

EMERSON 6,5  
Come si gioca con la pubalgia? Come lui, a passetti brevi però con la capacità di capire dove trovarsi. Del resto a vedere Pirlo e gli altri centrocampisti dei Milan la pubalgia sembra un malanno assai diffuso.

APPIAH 6,5
Poveraccio, era stato crocifisso persino dal suo allenatore per qualche prestazione sbadata a metà campionato. Era finito fuori squadra, ha riacquistato la fiducia, confermata ieri con una prova intensa, pronto a chiudere i varchi.

34' st BLASI 6 
NEDVED 6,5
Rinuncia alle sgroppate velleitarie e alle conclusioni impossibili che fanno soltanto perdere la palla e la pazienza: smette il mantello da mago Zurli, si addobba di panni più semplici per cui c'è chi dice che ha fatto poco, però, per chi guarda alla sostanza, è stata una delle sue prestazioni più utili. E all'ultimo minuto sfiora il 2-0 con un tiro uscito di mezzo metro.

DEL PIERO 7,5
Chapeau. Se fosse sempre questo, o anche solo 180 per cento di quello che si è esibito a San Siro, ogni critica diventerebbe di zucchero. Dell'assist in rovesciata parliamo a parte, di sicuro solo ai fuoriclasse vengono in mente quei colpi lì. Impegna Dida con un sinistro improviso, lo batte con un colpo di testa che solo la traversa ferma. Regge l'attacco quasi da solo.

TREZEGUET 7
Ogni tanto bisogna essere generosi. Varrebbe un voto più basso perché nella partita non incide molto e si muove con il contagocce: tuttavia, bravo lui se gli basta un pallone e un decimo di secondo per cambiare il campionato.

31'st ZALAYETA 6

CAPELLO 7
Non è l'allenatore che può riuscire a essere simpatico a un giornalista, ma la simpatia non è un accessorio indispensabile per fare bene il proprio lavoro. Lui il suo lo ha fatto benissimo, ha costruito una Juve e l'ha mantenuta uguale fino alla partita decisiva, senza invenzioni astruse né tentennamenti.

Marco Ansaldo







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