giovedì 16 luglio 2026

4 Aprile 1990: Juventus - Colonia

È il 4 aprile 1990 Juventus e Colonia (Germania) si sfidano nella gara di andata della semifinale della Coppa UEFA 1989-90 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

Questa Juve costruita e modellata dalla figura storica di Dino Zoff (stavolta nelle vesti di allenatore) sta per vincere una bellissima doppietta di coppa. Infatti assieme alla Coppa UEFA, vince anche la Coppa Italia contro un grande Milan, all'apice della sua storia 'Sacchiana'. 

Purtroppo questi successi non valgono al 'Dino nazionale' la conferma sulla panchina bianconera. La dirigenza juventina è affascinata dal nuovo che avanza ed investe il proprio futuro in un giovane di 'belle speranze', Luigi Maifredi!

Buona Visione!

 

juventus



Stagione 1989-1990 - Coppa UEFA - Semifinali, andata
Torino - Stadio Comunale
Mercoledì 4 aprile 1990 ore 20:00
JUVENTUS-COLONIA 3-2
MARCATORI: Rui Barros 22, Higl autorete 45, Marocchi 52, Goetz 79, Sturm 90+2

JUVENTUS: Tacconi, Napoli N., De Agostini, Galia, Bonetti D., Tricella, Alejnikov, Rui Barros (Brio 84), Casiraghi, Marocchi, Schillaci
Allenatore: Dino Zoff

COLONIA: Illgner, Higl, Goertz, Dressen (Ordenewitz 58), Gielchen, Greiner, Haessler, Rudy (Goetz 73), Sturm, Littbarski, Janssen
Allenatore: Christoph Daum

ARBITRO: Kohl (Austria)





 

L'AVVERSARIO DELLA JUVE/COLONIA
L'ORO DEL RENO
Il club tedesco punta tutto sui ragazzi di Daum per riscattare le recenti magre.

A capo della denominazione sociale del Colonia, c'è un "uno puntato" che sta a significare «erste», primo. Ma primo, il Colonia, lo è stato raramente e mai negli Anni 80, fatta eccezione per la Coppa di Germania vinta nel 1983 ai danni dei concittadini del Fortuna militanti in seconda divisione, ma sconfitti solo per 1-0. In campionato, l'ultimo titolo risale a dodici anni fa, stagione 1977-78 e nella stessa annata la formazione renana si aggiudicò anche la Coppa tedesca. Era il Colonia dell'emergente Schumacher, del belga Van Gool, di Herbert Neumann, dei nazionali Flohe, Cullmann, Konopka e Zimmermann, del bomber Dieter Müller, capocannoniere del campionato (bissò il successo ottenuto la stagione precedente con 34 reti) con 24 gol, a pari merito con il mitico Gerd Müller, ma soprattutto era il Colonia di Hannes Weisweiler, il compianto «santone» del calcio tedesco che fece grande il piccolo Borussia Mönchengladbach. A Colonia, in quattro anni, Weisweiler vinse due Coppe di Germania (la prima nel 1977) e un campionato, ma pur non essendo un palmarès imbattibile, nessuno è ancora riuscito a eguagliarlo. Dopo di lui, sulla panchina dei «Geissbocken», caproni in tedesco (il caprone è il simbolo del Colonia), si sono avvicendati, esonerati uno dopo l'altro, fior di allenatori, fra i quali l'olandese Rinus Michels, silurato nell'agosto 1983 dopo che la squadra, capeggiata da Pierre Littbarski, era insorta contro di lui; Hannes Löhr, ancora oggi il miglior cannoniere del Colonia in Bundesliga (166 gol in 381 partite), esonerato nel febbraio 1986 (...e subito assunto dalla Federcalcio tedesca per guidare la Nazionale Olimpica); l'olandese Georg Kessler, artefice del miracolo AZ'67 nei primi Anni 80, tecnico con il quale, nel maggio 1986, il Colonia arrivò a disputare la sua (per ora) unica finale europea, quella di Coppa Uefa. L'avversario era il Real Madrid, detentore del trofeo, il Real di Butragueño, Hugo Sánchez, Valdano e Santillana. Il Colonia, che aveva in Schumacher, Littbarski e Klaus Allofs i suoi uomini più rappresentativi, perse 5-1 a Madrid e vinse, inutilmente, 2-0 a Berlino. Pochi mesi più tardi, Kessler avrebbe lasciato il posto al giovane Christoph Daum, allora trentaduenne. Calcisticamente, Daum ha un passato mediocre. Cresce nelle giovanili dell'Hamborn 07, gioca poi nell'Eintracht Duisburg e chiude la carriera agonistica nel Colonia, ma nella formazione amatoriale. Nel luglio 1981 inizia ad allenare le giovanili del Colonia e nel luglio 1985 diventa l'assistente di Hannes Lõhr, tecnico della prima squadra. In seguito, sarà l'assistente di Kessler e il 22 settembre 1986 gli subentrerà alla guida della prima squadra. Inizialmente, lavora sotto la supervisione di Udo Lattek, ma ben presto dimostra di sapere camminare da solo. Lattek opterà per una pensione dorata e una tranquilla carriera giornalistica e lascerà a Daum tutte le responsabilità della squadra.

La scorsa stagione, la squadra renana è arrivata ad un passo dal successo finale, ma se lo è visto portare via da sotto il naso in in una sfortunata e discutibile partita persa 5-1, sul proprio campo, contro i diretti rivali bavaresi. Si parlò di qualche gol in fuorigioco e forse a ragione: ma anche quest'anno il Bayern ha fatto cinquina (all'andata). E forse è per questo che Daum non si fa pregare per sparare a zero sul suo collega Jupp Heynckes. 

«È un incapace. Vince perché il Bayern gli compra tutti i campioni che vuole. Io invece i campioni me li creo, prendete Hässler, ad esempio». 

A Christoph Daum, infatti, è dovuta la scoperta di Thomas Hässler. Lo scovò a Berlino, città natale del giocatore, quando lavorava nel settore giovanile del Colonia e qualche tempo dopo lo portò sulle rive del Reno. Ma anche per Bodo Illgner, altro prodotto del vivaio, è pronto a sguainare la spada addirittura contro Franz Beckenbauer. Intervenendo sui dubbi espressi dal «Kaiser», che mettevano in discussione Illgner come numero uno della Nazionale, Daum ha tuonato: 

«Illgner è il miglior portiere di Germania, non si discute». 

Un caratterino non c'è che dire, ma forse è un po' troppo sicuro di sé. 

"Della Juventus», ha dichiarato, «conosco tutto e penso di conoscerla meglio di quanto Zoff conosca il Colonia...». 

Al campo l'ardua sentenza. Per la partita di andata, Daum dovrà fare a meno del libero Paul Steiner e del laterale danese Jan Jensen. Ecco la probabile formazione. Bodo Illgner fra i pali. Alfons Higl, prelevato dal Friburgo (seconda divisione) per 500 mila marchi la scorsa estate e Andreas Gielchen marcatori, il nazionale norvegese Anders Giske libero. Armin Görtz, fluidificante di sinistra. A centrocampo: Thomas Hässler e Pierre Littbarski a inventare e Olaf Janssen e Frank Greiner a correre. Ma potrebbe giocare, sulla mediana, in copertura, anche Hans-Georg Dressen, acquistato in estate dal Borussia Mönchengladbach per più di un milione di marchi, ma rimessosi da poco da un grave infortunio. In attacco, caduto in disgrazia Uwe Rahn, al quale non verrà rinnovato il contratto, duetteranno l'astro nascente Ralf Sturm, nazionale Under 21, e il polacco Andrzej Rudy, tesserato a stagione iniziata. Rudy era senza squadra da circa un anno, in seguito alla sua fuga dalla Nazionale polacca. Fuggi da Milano, nel 1988. Frank Ordenewitz, ala sinistra, acquistato in estate dal Werder Brema per un milione e 200 mila marchi e il tedesco dell'Est, Falko Götz, autore di cinque gol in questa Coppa, nonché vincitore dell'Uefa nel 1988, quando militava nel Bayer Leverkusen, sono i frombolieri di riserva.


IL FOCOSO RALF
STURM UND DRANG 

Curioso comportamento quello del Colonia in sede di mercato. La scorsa estate, ha ceduto ai francesi dello Strasburgo Thomas Allofs, appena laureatosi capocannoniere della Bundesliga con 17 reti (titolo condiviso con il bomber del Bayern, Roland Wohlfarth). Poi, dopo poche giornate di campionato, ha lasciato partire il danese Flemming Povlsen, "rapito" dal PSV Eindhoven. Così Christoph Daum, in poche settimane, ha «spuntato» il suo attacco. Si parlava di un possibile arrivo di un attaccante austriaco (Pacult o Rodax), ma non se ne è fatto niente. Cosicché Daum ha mandato nella mischia il poco più che esordiente Ralf Sturm. Sturm, un cognome che è gia tutto un programma (letteralmente ha il significato di tempesta, ciclone, furia), specie se viene abbinato al Colonia. Hans Sturm, classe 1935, fra gli anni '50 e '60 fu fra i calciatori più in vista del Colonia e vestì in tre occasioni la maglia della Nazionale, partecipando nel 1958 al Mondiale svedese e nel 1962 a quello cileno. Hans Sturm è il papà di Ralf. Ralf Sturm nasce a Colonia il 18 ottobre 1968 e, seguendo le orme paterne non appena l'età glielo consente, entra nelle giovanili del Colonia. Tecnicamente, sembra la fotocopia moderna del padre. Destro naturale, si muove sulla trequarti, ma sa svariare su tutto l'arco d'attacco. Con il gol non ha ancora una grande confidenza, ma la stoffa c'è e il tempo non manca. In Bundesliga ha esordito la stagione scorsa. Un debutto da incorniciare: il Colonia affrontava il Norimberga e Sturm, partito in panchina, è entrato in campo e ha segnato l'1-0 per i renani. La partita finì 2-1 in favore del Colonia e il gol di Sturm sarà giudicato il gol del mese. Seguiranno altre quattordici presenze (molti spezzoni di partita), ma nessun gol. Quest'anno, promosso titolare, pur non segnando a raffica, ha trovato la via della rete con una certa frequenza e si segnala fra i migliori realizzatori del Colonia (alla ventiseiesima giornata, ha firmato 6 reti, una in meno di Littbarski, capocannoniere del Colonia in Bundesliga). Ben strutturato fisicamente (1.80x74). Dispone di una buona progressione di corsa ed è rapido e opportunista nei sedici metri. Berti Vogts, che da agosto sarà il ct della Nazionale maggiore tedesca, lo ha inserito nella rosa della Nazionale Under 21, per la quale Sturm ha fino ad ora realizzato 2 reti. Daum in genere lo affianca a Ordenewitz, ex Werder Brema, ma Ralf sembra prediligere il tandem con il più dinamico Rudy.

Marco Zunino 
brani tratti dal Guerin Sportivo anno 1990 n.14





Juventus e Milan, vittorie a rischio 
Bianconeri «desaparecidi» nel finale con il Colonia, rossoneri solo di rigore a San Siro 
La difesa rovina il 3-0 di Barros, Casiraghi e Marocchi 
Al 92' la gran beffa di Sturm dopo il gol (79') di Götz 

TORINO. Una vittoria che potrebbe diventare di Pirro. Dopo aver sfiorato il trionfo sul 3-0, la Juventus s'è distratta e ha incassato, negli ultimi 10' due gol molto pesanti - un copione che se ripetuto troppe volte in questa stagione. 

In avvio la Juve aveva sofferto la velocità del Colonia, nel finale la sua potenza. L'antidoto è stato Rui Barros che, come Speedy-Gonzalez, ha cambiato marcia e ha trafitto la difesa rossa e Illgner. Da quel momento la squadra di Zoff è salita in cattedra e i gol di Casiraghi, allo scadere del primo tempo, e Marocchi, in apertura di ripresa, entrambi di testa, hanno illuso i bianconeri di aver messo una grossa ipoteca alla qualificazione per l'ottava finale della loro storia. Ma per fare questo la Juve aveva speso molto e l'uno due di Goetz e Sturm ha rimesso tutto in discussione. Il 14 aprile, a Colonia, i tedeschi recupereranno il libero Stemer e lo stopper Jensen ma saranno privi dello squalificato Littbarski (tra i migliori) dovranno per forza attaccare per cercare l'1-0 esponendosi al contropiede. La Juve non disporrà di Maroccochi squalificato ma potrà contare su Zavarov ieri in castigo in panchina. 

Forse mai nel corso di tutta la Coppa Uefa, tranne che negli ultimi 20' con l'Amburgo dove  peccò soprattutto di deconcentrazione, la Juve aveva sofferto; tanto come nel primo quarto d'ora dove pressing, la velocità e l'aggressività del Colonia l'avevano messa in soggezione, all'apice di ragionare e di togliere l'iniziativa ai tedeschi. Chi si aspettava una Colonia guardingo (e Zoff non era tra questi) è rimasto impressionato dal ritmo dei panzer. Christoph Daum, che aveva avuto l'opportunità di spiare i bianconeri proprio contro l'Amburgo, ha ordinato alla sua squadra di partire a razzo, cercando il colpo a sorpresa. Pur con un po' d'affanno e qualche brivido, la Juve non ha patito danni, anche perché Thomas Haessler, il cui futuro si tingerà di bianconero, non è stato sfruttato a dovere. Haessler, un Barros più potente, è stato ingabbiato da De Agostini e Marocchi, che si sono alternati a zona su di lui. Era una Juve contratta. Zoff, con un colpo di scena, aveva scelto Napoli, anziché Alessio, per opporlo a Rudy. La regia dell'esperto Littbarski, al quale Aleinikov non riusciva a prendere le misure, creava una girandola di azioni e la Juve, frastornata, non riusciva a catapultare Schillaci, Casiraghi e Barros oltre la linea difensiva dei rossi di Colonia. 

Solo al 16', in mischia, Schillaci, in serata poco felice, tentava la conclusione: il tiro era intercettato con il braccio da Greiner, ma per l'arbitro il fallo era involontario. Sullo scampato pericolo Aleinikov imbastiva il primo lancio per Marocchi il cui sinistro era fuori (20'). Il Colonia, che non dispone di fuoriclasse (solo Haessler e Littbarski hanno qualcosa in più) ma ha un bel collettivo, rifiatava e si allungava. Ne approfittava la Juve per sbloccare il risultato: un rimpallo vincente di Galia si trasformava in passaggio per Barros che s'infilava fra un nugolo di difensori, resisteva alla trattenuta di Goertz e, di piatto destro, infilava imparabilmente Illgner mandando la palla a battere nel palo opposto e di qui in fondo alla rete. Il gol sbloccava psicologicamente e tatticamente la Juventus che, totalmente trasformata, si avventava sul Colonia. Al 33' Casiraghi veniva messo giù in area da Higl che lo tirava per la maglia. Fallo da rigore, ma Kohn lasciava correre. Il Colonia usciva dalla morsa con un tiro deviato in corner di Haessler. che riceveva sportivissimi applausi da quello che sarà il suo pubblico. 

Ma era la Juve a raddoppiare proprio allo scadere del tempo. Su traversone di Marocchi Casiraghi incornava il pallone che forse rimbalzando anche su Higl s'impennava e si infilava nel sette sulla destra dell'impietrito Illgner. Il terzo gol in Coppa Uefa del giovane panzer brianzolo mandava in visibilio i 45 mila spettatori. Non era finita. In apertura di ripresa, dopo un'ammonizione a Higl, Marocchi sventava una pericolosa incursione di Littbarski e poi faceva il tris (52'). Su corner di Schillaci. Marocchi svettava in un grappolo di juventini, anticipava Bonetti e Casiraghi e di testa catapultava il pallone in rete. Per la folla bianconera era il tripudio. L'Amburgo aveva però insegnato che i tedeschi non vanno mai sottovalutati: hanno sette vite e non appena la Juve smarriva lucidità a centrocampo e perdeva colpi in difesa, la colpivano senza pietà. Al 79' il gigantesco Goetz subentrato da qualche minuto a Rudy raccoglieva un cross di Littbarski e infilava di testa Tacconi. Entrava Brio per Barros, ma la «torre» non migliorava la situazione. E al 92', ancora su punizione di Littbarski, una capocciata di Sturm (che vuole dire tempesta) si abbatteva su Tacconi per la seconda volta. Una doccia fredda, anzi gelata. 

Bruno Bernardi 
tratto da: La Stampa 5 aprile 1990





UN FINALE BIANCONERO SHOCKING

La squadra di Zoff si spegne e si smarrisce nell'ultima mezz'ora di gioco, era già successo la sera dell'Amburgo, si è ripetuto contro il Colonia. Un 3 a 0 che sembrava garante di gioia e di gloria, si è trasformato nella fase terminale in un 3 a 2 che, suscitando la legittima soddisfazione della squadra di Daum, al contempo ha precipitato nello scoramento i bianconeri. La Juve, nell'ora precedente, aveva dato spettacolo. La partita, vivida nella fase tattica ed agonisticamente palpitante, con un'alternanza di spunti profondi da una parte e dall'altra, era divenuta possesso della Juventus, con Alejnikov dominatore, nella sfida diretta, di Littbarski, e il veloce ubriacante Hässler frenato dal velocismo di De Agostini. E i gol del piccolo Gil Barros, del verticalizzante Marocchi e del meraviglioso Casiraghi sembravano avere chiuso la vicenda; la Juve giocava bene, perfino accennando di riuscire a registrarsi in difesa. Per parte nostra, ci eravamo tuttavia meravigliati dell'assenza di Alessio in un copione così importante. Alessio sedeva in panchina, quindi si era trattato di una scelta tecnica di Zoff, che continua a dimostrare di non credere in quello che come half sembra una pedina del grande futuro bianconero. Il match cambiava nella fase terminale, avendo il Colonia deciso di rompere gli indugi, e cedendo il centrocampo juventino, Alejnikov compreso, saliva alla ribalta Littbarski con proiezioni di squisita fattura e lanci vitalizzanti. Segnava così Götz subentrato ad un mediocre Rudy, le giocate dei rossi tedeschi paralizzavano, in una sconcertante abulia, tutta la Juventus, ed al 92, avendo l'ottimo arbitro recuperato il recuperabile, Sturm riusciva a piegare per la seconda volta l'incolpevole Tacconi. Strana squadra, questa allenata da Zoff sembra possedere un'anima infantile; l'incapacità di vivere da protagonista, nel bene e nel male, è inafferrabile. Cronisti che intendono il mestiere come ingrandimento delle cose impossibili possono lamentare che la società intenda, nella nuova stagione, mutare indirizzo tecnico. Secondo noi, la Juve attuale ha tutte le risorse per qualsiasi impresa, solo che lo voglia e vada in campo in grado di rendere 90 minuti. Ora il match del 18 a Colonia si trasforma in un'avventura quasi impossibile, seppure, a guardare bene, nel match di andata, la Juve, finché è stata in... gambe, ha mostrato il gioco migliore.

Vladimiro Caminiti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1990 n.15









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mercoledì 15 luglio 2026

11 Marzo 1990: Juventus - Milan

È l'11 marzo 1990 e Juventus e Milan si sfidano nell'undicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1989-90  allo Stadio 'Comunale' di Torino.

Questa Juve costruita e modellata dalla figura storica di Dino Zoff (stavolta nelle vesti di allenatore) sta per vincere una bellissima doppietta di coppa. Infatti, assieme alla Coppa UEFA, vince anche la Coppa Italia contro un grande Milan, all'apice della sua storia 'Sacchiana'. Purtroppo questi successi non valgono al 'Dino nazionale' la conferma sulla panchina bianconera. 

La dirigenza juventina é affascinata dal nuovo che avanza ed investe il proprio futuro in un giovane di 'belle speranze' Luigi Maifredi!

Buona Visione!


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Stagione 1989-1990 - Campionato di Serie A - 11 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 11 marzo 1990 ore 15:00
JUVENTUS-MILAN 3-0
MARCATORI: Schillaci 7, Rui Barros 18, Rui Barros 58

JUVENTUS: Tacconi, Galia, De Agostini, Alessio (Brio 46), Bruno P., Bonetti D., Alejnikov, Rui Barros, Zavarov (Serena M. 74), Marocchi, Schillaci
Allenatore: Dino Zoff

MILAN: Galli G., Tassotti, Maldini P., Colombo (Stroppa 38), Costacurta, Baresi F., Donadoni (Simone 74), Ancelotti, Van Basten, Evani, Massaro
Allenatore: Arrigo Sacchi

ARBITRO: Longhi




Da Torino arriva un segnale importante per il campionato e forse anche per i destini bianconeri 
La più bella Juve mette a nudo il Milan 
E la gente invoca Dino 

TORINO. Qualcuno, per trovare cori simili pro Zoff, è tornata indietro sino a un Juventus-Ajax di Coppa dei Campioni, nella stagione 1977-78, quando Dino parò anche i rigori. Ma la situazione era, come suol dirsi, tutta diversa. Allora Zoff era completamente juventino, adesso è dejuventinazzato, e i cori, sempre come suol dirsi, sono persino imbarazzanti. Ieri ci sono stati cori per Zoff all'inizio, durante e alla fine della splendida partita giocata e stravinta dalla Juventus contro il Milan. Ad un certo punto la solitamente fredda tribuna si è associata al grido della curva, il bisillabo «Dino», in quel momento appena leggermente cantato, come in una messa. Ci sono anche stati cori contro Maifredi, come, sull'aria di Guantanamera, 

«Non ti vogliamo/ Maifredi non ti vogliamo»: 

la tribuna non li ha accompagnati, non si può chiedere troppa eresia alla tribuna. 

Grande giornata di Zoff, difficile giornata della dirigenza juventina, ovviamente soltanto per quel che riguarda questo problema. Il presidente Chiusano è stato circondato da grida, mentre nell'intervallo si spostava dalla tribuna d'onore allo spogliatoio. Niente di supplichevole, grida che erano ordini: 

«Tieni Zoff!». 

La gente urlante non sapeva che pochi istanti prima, iniziando lo stesso tragitto, l'avvocato Giovanni Agnelli aveva precisato: 

«Non è mai stato detto che Zoff deve lasciare la Juventus». 

Problema tutto sommato positivo, fuorché forse per Maifredi, problema che molte società vorrebbero avere, se averlo significa spartire il gran momento della Juventus. Problema che ieri sembrava essere diventato positivo anche per Zoff. Perché se l'è, come dire?, goduto, ha risposto alla fine alla gente, è andato verso la curva applaudendo gli applausi. E Tacconi lo ha aspettato presso la sua porta, senza imboccare subito il tunnel per lo spogliatoio, e lo ha abbracciato 

Dino, cosa ti ha detto Stefano? 

«Lo potete intuire». 

Ohibò. Forse mai Zoff si era dato così tanto alla folla. Forse poi vole va darsi, almeno con un qual che suo inconscio, anche ai giornalisti, ma noi con lui abiamo lungamente giocato al gioco del re nudo, a parlare del match in chiave di tattica, di tecnica, di agonismo, di prodezze, e per un bel po nessuno nel la parte del fanciullino che in traduce il vero problema. E finalmente la domanda: 

Dino, sai che Agnelli ha detto che...? E lui, subito contratto: 

«Mi fa piacere». 

Amen. Ma forse, stando alla frase di Agnelli, un amen che non è più un requiem. D'altronde poco prima Chiusano aveva detto: 

«Decideremo a fine campionato». 

Aggiungendo che stima molto Zoff, gli vuole un gran bene. Zoff parla senza quasi aprire la bocca, è un grandissimo ventriloquo potenziale, ha un mestierone da parte. Ieri si è superato: mai che abbia scoperto un dente, mai che si sia potuto capire se il brillare dei suoi occhi era per un sorriso o per un rictus. Ha detto cose sagge sul match, senza usare il momento per dire anche le cose sue su Zoff. Qualcuno giura che lui, a questo punto, riesce persino a divertirsi. Ma il suo è un divertimento speciale, sofferto se si può dire così. E neanche pigmentato da cattiveria o almeno malignità, come quello di chi ieri pensava, ad ogni gol della Juventus e ad ogni non gol del Milan: e adesso, cosa fare con Zoff? 

Il match di ieri ha non riaperto, che chiuso non era stato mai, ma ingrandito il contenzioso fra ragion di Stato e ragion di cuore, presso la tifoseria bianconera, che è stata gagliarda, attiva, eccitata ed incitante, senza striscioni brutti e anzi con uno striscione bellissimo, quello che diceva 

«Baresi, 39 volte grazie», 

e si riferiva ai fiori che il capitano milanista ha posato all'Heysel dove morirono quei trentanove italiani. La promessa di una grande Juventus prossima ventura sembra che debba passare anche attraverso il cambio dell'allenatore. I tifosi vogliono questa grande Juventus e intanto pensano che ci sia già il grande allenatore. E la partita di ieri ha ingrandito questo pensiero, lo ha vitaminizzato. Resta comunque chiaro che Zoff continua a contribuire alle fortune della Juventus: lo ha fatto da giocatore, da allenatore sta facendolo in due modi, con i risultati che ottiene e con la serenità che conserva o comunque ostenta. Se ieri si fosse messo a piangere sul campo e avesse offerto le sue lacrime alla stampa, avrebbe semplicemente esercitato il suo diritto ad un dolore stizzito, ad un revanchismo naturale. Invece è stato perfettamente nello stile definito juventino, di una Juventus che non c'è più o che c'è di meno ma che si vuole rierigere presto e bene. Sacrificando anche Zoff? Ma chi lo ha mai detto? 

Gian Paolo Ormezzano 
tratto da: La Stampa 11 marzo 1990










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La Stampa 11 marzo 1990

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La Stampa 11 marzo 1990

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La Stampa 11 marzo 1990

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La Stampa 11 marzo 1990

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La Stampa 11 marzo 1990

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venerdì 10 luglio 2026

11 Febbraio 1990: Juventus - Lazio

É l' 11 Febbraio 1990 Juventus e Lazio si sfidano nella Terza Giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1989-90  allo Stadio 'Comunale' di Torino.

Questa Juve costruita e modellata dalla figura storica di Dino Zoff (stavolta nelle vesti di allenatore) sta per vincere una bellissima doppietta di coppa. Infatti assieme alla Coppa UEFA, vince anche la Coppa Italia contro un grande Milan, all'apice della sua storia 'Sacchiana'. Purtroppo questi successi non valgono al 'Dino nazionale' la conferma sulla panchina bianconera. La dirigenza juventina é affascinata dal nuovo che avanza ed investe il proprio futuro in un giovane di 'belle speranza' Luigi Maifredi!

Buona Visione!


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Stagione 1989-1990 - Campionato di Serie A - 7 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 11 febbraio 1990 ore 15:00
JUVENTUS-LAZIO 1-0
MARCATORI: Casiraghi 72

JUVENTUS: Tacconi, Napoli N., De Agostini, Alessio, Brio, Tricella, Alejnikov, Rui Barros, Zavarov (Casiraghi 70), Marocchi, Schillaci
Allenatore: Dino Zoff

LAZIO: Fiori (Orsi 4), Bergodi, Sergio, Pin G., Gregucci, Soldà, Di Canio, Icardi, Troglio (Amarildo 81), Sclosa, Ruben Sosa
Allenatore: Giuseppe Materazzi

ARBITRO: Amendolia




La Juve del nuovo corso affonda una Lazio prudente e ben disposta in campo
Entra Casiraghi ed è subito gol
Il centravanti sostituisce l'appassito Zavarov

TORINO. Faccia d'angelo e cinismo da diavolo. E' il ritratto di Casiraghi, aitante giovane acrobatico che, nel giro di 180 secondi, risolve i problemi della Juventus vedova di Boniperti. E' trascorsa un'ora e dieci minuti, la squadra di Zoff si industria per stanare una Lazio prudente, equilibrata e ben disposta sul campo. Le opportunità sono molte, talvolta fallite da Schillaci e talatra da Alessio e Barros. C'è precipitazione, complice la sorte. Però i due punti vanno ottenuti ad ogni costo; oltretutto, avrebbero il potere di edulcorare l'addio di Boniperti alla squadra.

Zavarov è in pessima giornata, l'orgoglio si trasforma in ostinazione sterile e i palloni da lui sciupati sono inquantificabili. Zoff decide di giocare una carta a volte messa in discussione ma vezzeggiata e preziosa, spesso vincente, come nella circostanza. Casiraghi entra al 70' al posto di Sacha, un sovietico in crisi. Un po' di pressione, poi, al 73', De Agostini rimette al centro area, quasi da fondo campo, un pallone deviato prima dalla testa di Schillaci e, successivamente, da quella di Casiraghi. Orsi, subentrato a Fiori (ko per il colpo della strega), è battuto. Gol e vittoria legittima fra le proteste laziali. Boniperti riceve in tal modo il regalo tanto atteso, mentre Zoff riscuote altri due punti che gli consentono di ribadire antichí concetti: nel calcio contano i fatti e la Juventus, dopo aver costretto alla resa la Lazio grazie ad una superiorità espressa dal gioco e da cinque opportunità (contro una dell'ottimo Di Canio al 37'), un palo e dieci corner, è, in classifica generale, ad un solo punto dalla celebratissima panzer-division di Trapattoni esclusa anche dalle due Coppe. Ad annacquare alquanto le statistiche forse c'è la forma con cui la Juventus confeziona i risultati e che, per la ve rità, spesso non é appariscente. Anche ieri pomeriggio un po' di ruggine è affiorata qua e là, gli schemi non sempre sono stati concretizzati con precisione e lucidità, ma anche perché la Lazio si è appellata al movimento aggressivo espresso con marcature attente, raddoppiate e perfino triplicate. Disagevole, per la Juve, impostare un'azione filante e profonda. Ma la volontà e l'applicazione non sono mai mancate. La spinta di Alessio da una parte e quella di De Agostini dall'altra, consentono però al centrocampo bianconero di fruire di un sostegno umile ed utile. Ma, proprio a centrocampo, la latitanza di Zavarov crea squilibri all'industriosità di Marocchi e di Aleinikov. Davanti, Schillaci è bravo ma troppo spesso individualista, mentre Barros, almeno nel primo tempo, si perde in movimenti senza bussola e senza profitto.

L'ottimo lavoro di scrematura di Pin e Sclosa, la creatività di Di Canio, l'essere nella sostanza del gioco di Icardi e di Troglio (comunque a lungo andare insufficienti) servono almeno a togliere luce e respiro ai bianconeri, i quali vanno al tiro per iniziative individuali: Schillaci (23, 43, 47'), Alessio (40'), Barros (61' e palo all'84'). I tentativi di sfondare sulle traiettorie lunghe ed alte sono vanificati dall'attenta prestanza fisica di Gregucci, Bergodi e Soldà, che nel gioco di testa sono maestri. Entra in scena Casiraghi ed il gioco è fatto.

A quel punto, la Lazio perde la ragione, palesa sintomi di nervosismo, si sospinge più avanti alla ricerca del pari, con il risultato di allentare il tessuto connettivo dove, a quel punto del match, la Juventus si infila con ariosi e perentori contropiede soprattutto per la vitalità, alfine fruttuosa, di Barros. Piace ricordare, nella circostanza, la partita attenta e misurata di Tricella, quella costante di Aleinikov (calato un po' nella ripresa), quella ostinata di Marocchi e quella concentrata di Brio e di Napoli. Sull'altro versante, emergono il talento di Di Canio (Tacconi gli nega il gol), la potenza di Gregucci e Bergodi e la generosità razionale del piccolo Pin. Lo scudetto, per la Juve, è un sogno, d'accordo, ma questa Juventus utilitaristica può togliersi ancora qualche soddisfazione.

Angelo Caroli
tratto da: La Stampa 12 febbraio 1990


 





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