È il 4 novembre 1987 e Juventus e Panathinaikos (Grecia) si sfidano nella gara di ritorno dei sedicesimi di finaledellaCoppa UEFA 1987-88allo Stadio 'Comunale' di Torino.
I bianconeri sono guidati in panchina da Rino Marchesi e, dopo i fasti ed i successi con Giovanni Trapattoni e Michel Platini a guidarli, questi sono anni di magra. Inoltre c'è il Milan di Arrigo Sacchi che sta per iniziare la sua era d'oro.
Dall'altra parte c'è la squadra greca che dopo aver vinto la gara di andata ad Atene elimina i 'nostri eroi' per mezzo della regola dei gol segnati in trasferta.
Buona Visione!
Stagione 1987-1988 - Coppa UEFA - Sedicesimi, ritorno
TORINO — Ancora una volta Marchesi ha lasciato il Comunale sotto scorta. Subito dopo la partita, con un paio di cariche, la polizia ha disperso un folto gruppo di tifosi evitando il peggio, ma il solito gruppetto di contestatori ha atteso con pazienza che il tecnico bianconero uscisse dallo spogliatoio per riversargli addosso tutta la rabbia per l'eliminazione. Marchesi è passato indenne tra due ali di folla tenute a bada dagli agenti. Sul suo volto tensione mista ad amarezza.
Prima di affrontare la folla ha spiegato:
"Viste come sono andate le due partite, non meritavamo questa delusione. Il primo gol greco è fruito di un rimpallo, il secondo di una nostra ingenuità. La squadra si è battuta con carattere e temperamento, ma ha commesso anche qualche errore. Nel primo tempo abbiamo cercato di passare ragionando; nella ripresa ci siamo battuti con il cuore ma abbiamo giocato una gara psicologicamente molto difficile. Ora c'è amarezza, perché quel finale di partita così generoso poteva fruttare un altro, decisivo gol."
Spiega ancora Marchesi
"Non dimentichiamo che ad Atene siamo stati danneggiati dall'arbitro. Quella sconfitta ci ha obbligati a giocare una partita in salita ed inseguire il risultato è sempre difficile, soprattutto se in squadra non c'è gente con esperienza internazionale. È venuta fuori allora la grinta e la classe di Cabrini, che si è preso tutte le responsabilità, anche quella di battere il rigore. Manca un leader? Non è una novità, ma l'esperienza in certi ruoli non la si inventa su due piedi. Adesso dovremo soffrire ancora di più, per non vedere sfuggire tutti gli obiettivi che ci eravamo prefissi all'inizio della stagione".
Tacconi ama parlare chiaro e neppure questa volta smentisce:
"Qualcuno deve capire che per stare nella Juve bisogna avere carattere e saper lottare. I tifosi non meritano una Juve così brutta, anzi, bruttissima visto come abbiamo giocato nel primo tempo. Devono anche capire che con i fischi ed invocando il nome di chi non abita più qui non si aiuta la squadra a migliorare. Il primo gol è nato da un rimpallo sfortunato, il secondo da un mezzo autogol di Bonini. Sapevamo che era difficile passare il turno, ma essere beffati così, dopo avere sfiorato la possibilità di segnare il quarto gol con Cabrini, è atroce. Ma la nostra reazione nella ripresa è stata troppo confusa. Ora lecchiamoci le ferite e buttiamoci nel campionato".
De Agostini non si regge in piedi. Una botta sopra al ginocchio sinistro lo mette in dubbio per domenica. Le durissime parole di Tacconi lo feriscono e con lui si arrabbiano pure Tricelia e Brio. Dice il centrocampista:
«Certe critiche non dovrebbero essere fatte. Ma ho capito come vanno le cose: qui la vittoria è di tutti, mentre le sconfitte sono sempre orfane. Il fatto è che abbiamo giocato male qui e anche ad Atene. Ma i greci sono stati bravissimi a non farsi chiudere, a rispondere colpo su colpo. Purtroppo il primo obiettivo stagionale è già fallito ed io sono molto triste, perché arrivando alla Juve pensavo quanta strada avrei potuto fare in Europa."
E per la serie uomini veri ecco Cabrini, autentico protagonista della serata. Ha insegnato a tutti cosa significhi lottare ed avere un cuore grande così. Commenta:
«Chi sbaglia paga e noi errori ne abbiamo commessi parecchi. Ma almeno abbiamo vinto e la dignità è salva. Brutto primo tempo giocato con poco ordine, poi una reazione violenta, ma poco lucida con tanti palloni gettati in mezzo nella speranza che succedesse qualcosa".
Tacconi accusa, Cabrini spiega:
"Delusioni come queste possono esser utili, perché fanno capire a qualcuno che bisogna saper lottare e sacrificarsi. Ma questa squadra non gioca tranquilla, ha paura, quindi sbaglia. Certo, non è più la Juve dei bei tempi, la squadra in cui ho avuto la fortuna di crescere e di vincere, accanto a gente come Tardelli, Gentile e Furino, campioni irripetibili".
Entusiasmo sfrenato tra i greci. Champagne e lacrime a profusione. Il tecnico Vassai Daniil è pallido per la tensione accumulata nell'ultimo quarto d'ora di partita.
Spiega: "La vittoria più importante del calcio greco e del Panathinaikos in particolare. Sono stato di parola. Ad Atene avevo detto che qui a Torino avremmo attaccato e lo abbiamo fatto, perché solo così potevamo qualificarci. Dopo l'infortunio di Vassiliu ho temuto il peggio, ma la squadra non ha mai smesso di battersi e solo nel finale abbiamo rischiato grosso. Il quarto gol della Juve poteva arrivare da un momento all'altro, ma devo ringraziare i miei per la grinta con cui si sono battuti".
Torino. Il fallimento di Marchesi alla guida della Juventus sembra definitivo dopo la seconda amarissima eliminazione della Juve dalle Coppe europee da quando è allenata dal sigaro sapiente, che non è mai riuscito a dare personalità vincente e veri schemi alla squadra alle sue dipendenze. Il Panathinaikos, nell'arco delle due partite, ha testimoniato di possedere carattere internazionale. La Juventus si è avventurata, qualche volta avventata, ma deve principalmente all'orgoglio ed alla rediviva classe di Cabrini se ha potuto cogliere nel match casalingo una vittoria seppur teorica. Teorica e superflua, perché gli errori dei bianconeri nel copione tattico predisposto dal tecnico sono stati lampanti. La Juventus ha sbagliato all'inizio della ripresa, quando una piramidale svista consentiva al rampante, diabolico Saravakos, ventiseienne ala di autentico talento, di segnare il primo gol dell'accanitissima partita. La reazione juventina, culminata nel gol di Cabrini, gol di rabbia e di passione, veniva frustrata dalla prodezza del centrattacco Christos Dimopulos, libero in modo irreale all'altezza del primo palo per insaccare con una sacramentale botta di collo sinistro al volo un lunghissimo traversone di Antoniu. Una squadra che abbia simili amnesie difensive non può sopravvivere in una coppa internazionale. Marchesi non ha mai risolto i problemi della squadra, anche se Cabrini, giocando da centravanti aggiunto nella fase terminale del match, sembra volergli indicare una via d'uscita. Pare che Marchesi intenda, col consenso di Boniperti, impostare De Agostini a centrocampo come erede di Furino; secondo noi, la resurrezione di Cabrini impone scelte differenti. La squadra più raccolta e affollata non può forse prescindere da Buso affiancato a Rush, con Alessio o Mauro stabilmente tornante destro. Alessio ha numeri di vivido talento, ma, purché sveltisca la sua azione, Mauro è ancora migliore, dà più garanzie sul piano della continuità e dell'acume tattico. In definitiva, l'eliminazione di Coppa - punteggiata da una lunga contestazione al tecnico - ha confermato come la squadra non sia mai riuscita con Marchesi a darsi un'autentica fisionomia. Un gruppo di giocatori che non sembrano peraltro animati dai sacri furori dei loro predecessori, prima dell'avvento di questo calcio contrattuale che impoverisce di slanci la Vecchia Signora.
Guidati in panchina da Massimo Ranieri e con un Alessandro Del Piero in gran spolvero, i bianconeri vogliono riscattarsi dall'annata in Serie B dopo la farsa di Calciopoli. Sará una gara da ricordare per una Juve che si prende un terzo posto finale dietro proprio all'Inter ed alla Roma.
Buona Visione!
Stagione 2007-2008 - Campionato di Serie A - 11 andata Torino - Stadio Olimpico Domenica 4 novembre 2007 ore 20.45 JUVENTUS-INTER 1-1 MARCATORI: Cruz J. 41, Camoranesi 77
Gara aggressiva della Juve, ma è l'Inter a passare in vantaggio al 41' del primo tempo. Al 25' della ripresa entra l'italo-argentino e realizza il gol dell'1-1 al 32'. Partita incerta e intensa fino all'ultimo minuto
TORINO, 4 novembre 2007 - Juventus-Inter finisce 1-1. La gara più attesa finisce in pareggio. Ma non delude. Forse non è stata la gara più spettacolare del mondo, ma è stata dura, incerta e vibrante, con un finale tutto da seguire. L’Inter ha dimostrato una volta di più di essere un cingolato possente difficile da far sbandare, figurarsi da spedire fuori strada. Ma per una volta non ha chiuso una gara che aveva in pugno e, falcidiata anche dagli infortuni, ha finito per farsi rimontare. La Juve ha dimostrato che ai vertici della classifica non è un’intrusa. Alla fine di questa gara scala al quarto posto, scavalcata dalla Fiorentina, ma considerata la prestazione offerta, Ranieri può gustarsi un passo avanti, non certo preoccuparsi di uno indietro. Perchè la sua Juve ha carattere indomabile, e in avanti giocatori capaci di risolvere ogni gara. Oggi è stato Camoranesi, partito dalla panchina, con un’autonomia di mezzora, ma risolutore. Decisivo.
SUPREMAZIA JUVE - La Juve inizia forte. Alza il ritmo, pressa alto i difensori interisti che iniziano l’azione. E poi la squadra di Ranieri entra in campo con la testa giusta, cattiva, ma senza eccedere. L’Inter sembra voler far sfogare l’avversaria: sorniona, sicura di sè. Attenta in difesa, non lascia arrivare nessun pallone a Trezeguet, sempre ben appostato in area piccola. La mossa Palladino dà ragione a Ranieri: il campano è molto vivace a destra, il più pericoloso dei suoi, capace di tenere basso Cesar, costretto a dare una mano a Chivu. Meno bene in mezzo Nocerino, impreciso. La Juve ha un chiaro predominio territoriale, ma per creare occasioni gol ha bisogno di ricorrere ai calci piazzati. E a Del Piero. Pinturicchio è pericoloso su punizione di interno destro da sinistra, Julio Cesar si rifugia in angolo. Poi il capitano bianconero ci riprova dalla distanza: alto.
IL LAMPO - L’Inter si scuote. Capisce che sta dando troppa confidenza ai padroni di casa, che limitarsi a fare il compitino può diventare rischioso. Figo centra un pallone ghiotto dalla destra, Cesar arriva in ritardo sul secondo palo. E’ l’antipasto del vantaggio. Al primo tiro in porta l’Inter passa. Chirurgica. Spietata. Cesar lancia Cruz che approfitta di un buco centrale della difesa bianconera, fino a quel momento perfetta, e trafigge Buffon. La Juve accusa il colpo e la retroguardia, sempre molto alta per tenere gli attaccanti nerazzurri il più lontano possibile da Buffon, sbaglia ancora. Stavolta però Ibrahimovic, preso di mira dal suo ex pubblico, perde l’attimo buono, ritarda troppo la conclusione e spreca la palla del 2-0. Al riposo è 1-0 Inter.
QUASI 2-0 - La Juve riparte aggressiva e quadrata, ma palesa ancora limiti nella manovra: i centrali di centrocampo non riescono a far girar bene palla, a dare qualità oltre che qualità. E siccome gli esterni di difesa spingono poco l’artiglieria offensiva bianconera si trova a corto di munizioni. Disinnescata. E allora è ancora l’Inter ad andare vicina al gol. Punizione dal limite: Chivu indovina un destro a girare, Buffon ci arriva, sulla respinta Cambiasso mette dentro. In fuorigioco.
LE MOSSE TATTICHE - Ranieri cambia. Fuori Nedved, dentro Iaquinta. Che va largo a destra, con Palladino che trasloca a sinistra. Mancini perde Figo per infortunio, dentro Burdisso. Da mediano. Poi fuori Cruz e dentro il contropiedista Suazo. Ranieri ribatte con Camoranesi per Del Piero.
GARA APERTA - Ora, finalmente, la partita diventa bella. La Juve attacca alla ricerca del pari, che Trezeguet sfiora su assist di Camoranesi, e l’Inter sfrutta gli spazi per ripartire in contropiede e sfiora il 2-0 con Ibrahimovic e Suazo. Bravi Julio Cesar e Buffon a ribattere le conclusioni.
CAMORANESI GOL - La Juve rischia da paura, ma carica a testa bassa. E’ chiaro che non finirà 1-0. O pari o raddoppio subìto. E’ pari. Iaquinta fa la sponda di testa per Camoranesi, che, complice una deviazione di Samuel, finisce alle spalle di Julio Cesar 1-1. Finirà così.
È il 3 novembre 1982 e la Juventus, formata da campioni del mondo più Michel Platini e Zibì Boniek, affronta questa stagione con la consapevolezza di voler conquistare il mondo!
Contro i belgi dello Standard Liegi, i bianconeri in questa gara di ritorno degli Ottavi di Finale della Coppa dei Campioni 1982/83 partono dal 1-1 della prima gara in terra fiamminga. Sarà un'altra gara che darà la sensazione (ahimé sbagliata) che questa squadra è pronta per spiccare il volo....
A fine campionato la Juventus sarà solo seconda (dietro la Roma di Nils Liedholm), avrà sofferto le pene dell'inferno ad Atene nella famosissima sconfitta contro l'Amburgo di Felix Magath e ...( ? ) si dovrà 'accontentare' di sollevare solamente la Coppa Italia.
Buona Visione!
Coppa dei Campioni 1982-1983 - Ottavi, ritorno Torino - Stadio Comunale Mercoledì 3 novembre 1982 ore 20.30 JUVENTUS-STANDARD LIEGI 2-0 MARCATORI: Rossi P. 14, Rossi P. 29
STANDARD LIEGI: Preud'Homme, Onal (Sciascia 51), Plessers, Poel, Delangre, Van der Missen, Tahamata, Daerden, Haan, Wendt, Gruendel (Geurts 70)
Allenatore: Guy Goethals ARBITRO: Galler (Svizzera)
È stata la partitissima sognata da tutti i tifosi
TORINO — Un'ora prima della partita fra Juventus e Standard Liegi lo stadio comunale di Torino vedeva, quasi ad ogni ingresso, fantastiche esibizioni di gente che cercava di superare le barriere senza biglietto, invocando amici di amici, meriti speciali, cavalierati di Vittorio Veneto, figlioletto già entrato e bisognoso di assistenza. Gli addetti agli ingressi dicevano
"Spiacenti, stasera non ci sono amici che tengano"
con ciò lasciando intendere che altre volte gli amici funzionano. Visto un pullman arrivato da Benevento: 50 passeggeri, 40 biglietti e dieci improvvisatori. Lo stadio tutto pieno, appunto già un'ora prima, e di tutti juventini, e fuori ancora una marea. E bandiere bandiere bandiere, sventolate a maledire il riscaldamento sul verde dei belgi, però nessun insulto, anzi curiosità per le volate scioglie-gambe del turco Onal, uno con barba cattiva da parte minore in un film di Dario Argento. E poi il via, poliziotti già scudati presso una curva, carabinieri presso l'altra, tutti rivolti verso il pubblico, anche un cane lupo. Di fuori, i bengala. I fumogeni, pochi copioni prendono così, anche se straprevisti, occhi e sensi.
Uno striscione a intrigare i colleghi belgi: 'Siamo nati per te. viviamo per te, forza magica Juve'. Credevamo che gli italiani facessero anche altre cose nella vita, gli spaghetti, l'amore, la politica. Sepolti i tifosi dello Standard: al mattino erano andati in Duomo, visita di pubbliche relazioni. Subito è stata la partita che la logica prevedeva, annunciava, comandava, cioè tutta ringhiata, tutta dura anche se abbastanza onesta, tutta parlata da far indovinare in tribuna le urla, gli insulti, forse anche le bestemmie. In tante lingue, poi, e due soli dello Standard a parlare francese come Platini, Preud'homme e Delangre, gli altri tutti fiamminghi, uno svedese, un turco (e nel secondo tempo sarebbe entrato un italiano di Sicilia).
Già Platini. Ha giocato all'inizio contro il mondo, mica soltanto contro lo Standard. Palle lottate da poveraccio, dispute in tackle da angiporti, ma anche il dietro-front da ballerino e la disperazione geometrica del mimo dopo il fallo subito, la scalogna, l'errore. Proprio la partita che voleva la gente che ha pagato il biglietto per tempo, svellendo dei bei soldi dal portafoglio, fregando l'amico che il biglietto voleva anche lui. E il gol di Boniek-Rossi, al 14'. Era il gol che la gente aveva «fatto» nei giorni d'attesa e anche, sì, di paura dopo Liegi, un gol dove, come in teatro, l'attore recita parlando per tutti, dice il monologo molto atteso, quello che la gente attende lui faccia, però lui meglio di tutti.
Così Bonlek, che ha eseguito l'azione-dribbling, scatto, volata, cross — clic insegna il prete all'oratorio, il maestro al Nagc, il tecnico da duecento milioni l'anno all'asso da cinquecento. Una delle più facili cose del mondo: basta sapere tutto del football e avere anche senso dell'invenzione e potenza atletica, robette. Ieri sera è venuta persino la voglia di un calcio a punti, tanti punti per il gol creato da Bonlek e segnato da Rossi, un gol che per pareggiarlo lo Standard non può fare soltanto una rete, mettiamo, su punizione di Haan lavorala da Wentdt e Vandersmissen come al 23', deve fare qualcosa di più.
Intanto si svolgeva un'altra partita, specialissima, quella di Tardelli contro Tahamata, addosso a Tahamata, sopra Tahamata. Tardelli, che nacque terzino, ieri sera si è come restituito al ruolo e al sé stesso feroce di un tempo, e Tahamata per mezz'ora non ha avuto rapporti con la palla. E per Tardelli che spegneva un nemico, Rossi riaccendeva tutto Paolorossi con il secondo gol, mollo bello, ricamato e intanto possente. E nasceva la partita ideale non solo della Juventus, ma del calcio tutto, e la gente aveva persino voglia di gridare "basta!", come si fa al circo quando i trapezisti sono troppo bravi e a un certo punto si ha paura che, per divertirci e convincerci di quel che già sappiamo, finiscano per farsi male.
La magica serata di Boniek e i gol di un Paolo Rossi tornato al formato Mondiale hanno proiettato la Signora, malgrado le gravi assenze, nei quarti della Coppa più prestigiosa. E se continua così...
Lady Europa
IL PABLITO ruggente fa giustizia sommaria di tante critiche cattive e proietta la sua Juventus nell'élite della Coppa dei Campioni. I suoi gol sono due lampi che inceneriscono lo Standard: riconducendolo da incubo opprimente alla modesta figura di un volenteroso sparring-partner. È il più fantastico, naturale, uomo-gol che il calcio d'oggi possa proporre. E allora che senso ha sottolineare con sarcasmo qualche eventuale defaillance, ironizzare sulle sue difficoltà di inserimento in uno schema nuovo, addirittura montare la notizia di una sua cessione (con conguaglio...) per avere il pur eccellente Giordano? Paolino Rossi è il fresco trionfatore del Mundial, risponde con due gol d'autore e vola a Parigi a ricevere la Scarpa d'Oro e il Pallone d'Oro, miglior realizzatore e miglior giocatore di Spagna 82, possibile che sempre noi si debba discutere i rari talenti di casa nostra? Paolino Rossi è la punta acuminata di una Juve che ha in Boniek il suo motore, un motore che canta a pieni giri. Il polacco travolge in
progressione i satanassi di Goe-thals come fossero fuscelli, trancia le loro meticolose geometrie, fa saltare d'acchito la trappola del fuorigioco, altre volte mortale. E la Juve vola oltre l'ostacolo malgrado le occasionali emergenze, il menisco di Cabrini, il forfait di Brio, la difesa scompaginata senza marcatori di ruolo. La Juventus mostra, nella circostanza, non soltanto il consueto proverbiale temperamento. Mostra anche le stimmate della grande squadra di statura internazionale, in grado di spezzare (sarebbe ora) l'incantesimo e di aggiudicarsi la prima Coppa dei Campioni della sua storia. Intanto si è tolta dai piedi questi fastidiosissimi belgi e ha dato appuntamento a marzo. Le è rimasta intorno una concorrenza formidabile. Le due inglesi, Liverpool e Aston Villa, i panzer dell'Amburgo, la Dinamo Kiev dell'eterno Blokhin. Ma se Rossi continuerà a inventare gol, quale traguardo è impossibile? È stato così anche per la Nazionale, rifiorita a Barcellona quando Pablito ha ripreso a bombardare le reti avversarie. E Boniek e Platini possono deludere in campionato, ma sulle grandi ribalte saranno sempre presenti e puntuali, perché la classe non si cancella. Aspettiamola con fiducia questa squadra, che a fine maggio può incoronarsi Lady Europa.
TRIONFO. È stato un trionfo collettivo del calcio italiano. Tre squadre (una per Coppa) qualificate dopo due turni. Soltanto Germania e Spagna ne hanno di più, cinque, ma sono anche partite da posizioni di vantaggio.
Due sole (entrambe in Coppa dei Campioni) ne conserva l'Inghilterra, delle sette che aveva allineato ai nastri di partenza. E cancellate totalmente dalla scena sono Olanda e Ungheria, per dire due nomi celebri. È una conferma che il Mondiale non è stato un episodio stravagante. Ed è anche una conferma della rinnovata mentalità con cui le nostre squadre affrontano queste competizioni, che esigono calcolo e ardimento, in pari misura e a giuste dosi. Per strada, questa volta, è rimasto il Napoli. Aveva compromesso tutto nell'andata, in una sera agitata da fantasmi extracalcistici, le bombe, le minacce. In Germania si è battuto con Galassia, ha colpito un palo sullo 0-0, si è arreso solo alla fine, dopo essere stato numericamente menomato dall'arbitro.
L'INTER. Non è stato facile, e lo si sapeva, per l'Inter, ma alla fine i gol delle due punte (proprio loro, Juary e Altobelli, gli eterni imputati) hanno ridotto alla ragione l'ostica AZ'67, una squadra che è lo specchio fedele dell'Olanda di oggi. Spartite le qualità tecniche dei super, ai tulipani sono rimaste la vitalità atletica e la rabbia agonistica, sovente ai limiti della scarponeria. L'AZ si lamenta di un arbitraggio contrario e in effetti l'espulsione di Tol è apparsa quanto meno discutibile, specie in rapporto al permessivismo mostrato dall'arbitro polacco in altre più gravi circostanze. Ma ricordiamoci dei torti arbitrali che l'Inter aveva subito all'andata, il clamoroso rigore negato ad Altobelli, i soprusi impunemente patiti da Juary. Il verdetto conclusivo è sostanzialmente esatto, delle due era l'Inter a meritare di andare avanti. Il quadro della Coppa delle Coppe è terrificante: il Bayern, le due lanciatissime spagnole, Barcellona e Real Madrid, gente che si chiama Rummenigge o Maradona o Schuster. Ma questa Inter è tosta e concreta, ci si può ragionevolmente puntare.
LA ROMA. Grande squadra di campionato, in Coppa mostra ancora una carente personalità. Ha perduto le due trasferte, a Ipswich (ed è al limite spiegabile) e a Norrköping (e la cosa è meno giustificabile). Macina gioco ma incide poco, Pruzzo si è mangiato gol incredibili, a conferma che una cosa è batter-si sulle ribalte di casa, un'altra è trovare gloria fuori dai confini. Alla fine, la grande abilità dei rigoristi, un merito di Liedholm di addestrare tanti specialisti, e la bravura di Tancredi hanno risolto tutto. Ora è arrivato un sorteggio impietoso. Il Colonia di Littbarski, Bonhof, Fischer, Schumacher, Slijvo, Klaus Allofs, Culman, Engels. Il Colonia viene da un 5-0 contro i Glasgow Rangers. Un banco di prova terribile. Ma anche l'Ipswich sembrava imbattibile...
È il 3 novembre 1976 e Juventus e Manchester United si sfidano nella gara di ritorno dei sedicesimi di finale della Coppa UEFA 1976-77allo Stadio 'Comunale' di Torino.
In Italia, è un campionato dominato dalle squadre piemontesi. Con Torino e Juventus 'abbracciate' in un appassionante testa a testa fino a fine campionato. Alla fine trionferanno i bianconeri per un solo punto in un duello entrato nella storia.
In Europa si cerca intensamente la prima coppa! Infatti questa arriva nella 'Cattedrale' di 'San Mamés' di Bilbao (Spagna) contro i baschi dell'Athletic. Il tutto dopo un'aspra battaglia persa - ma la regola dei gol in trasferta premia i bianconeri.
Buona Visione!
Stagione 1976-1977 - Coppa UEFA - Sedicesimi, ritorno Torino - Stadio Comunale Mercoledì 3 novembre 1976 ore 20.30 JUVENTUS-MANCHESTER UNITED 3-0 MARCATORI: Boninsegna 29, Boninsegna 63, Benetti 85
JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Gentile, Furino, Morini (Spinosi 8), Scirea, Causio, Tardelli, Boninsegna, Benetti, Bettega R. Allenatore: Giovanni Trapattoni
MANCHESTER UNITED: Stepney, Nicholl, Albiston, Daly, Greenhoff, Houston, Coppell, McIlroy (McCreery 56), Pearson, Macari (Paterson 65), Hill Allenatore: Tommy Docherty
ARBITRO: Palotai (Ungheria)
Dopo il City eliminato (3-0) anche il Manchester United La Juventus boccia ancora gli inglesi Due gol di Boninsegna, uno per tempo - Conclude Benetti nel finale - Serio infortunio a Morini (stiramento alla coscia destra) che non potrà neppure giocare contro l'Inghilterra a Roma - Settantamila spettatori: un tifoso inglese (ubriaco) entra in campo
Una Juventus splendida ha travolto il Manchester United per tre a zero conquistando così il diritto di accedere agli ottavi di finale della Coppa Uefa, al termine di una partita combattutissima che ha esaltato le qualità agonistiche di un superlativo Boninsegna, autore di una magnifica doppietta. La rete della sicurezza l'ha realizzata Benetti.
La Juventus si è così sbarazzata di un avversario ostico, disputando la miglior partita della stagione: alla fine il pubblico l'ha applaudita con una lunga e meritata ovazione. C'era un clima da Coppa dei Campioni ieri sera al Comunale: 70 mila spettatori, una cornice degna di una partitissima della massima competizione europea. Aveva ragione «mister» Edwards, presidente del Manchester United, a considerare il confronto con la Juventus alla stregua di una finale di Coppa Uefa. Era anche l'ultimo «contatto» fra il calcio italiano e quello inglese, prima di Italia-Inghilterra che si giocherà a Roma tra un paio di settimane e che è una tappa importantissima per la qualificazione alla Coppa del Mondo. L'avvenimento e i numerosi nazionali presenti (otto azzurrabili nella Juventus, tre nel Manchester) avevano richiamato Bearzot e Bernardini, oltre a Don Revie. C'erano anche 1220 supporters dell'United, confinati nel settore sinistro della tribuna, muniti di bandiere blancorosse, granata e persino bianconere: molti già pieni di birra, eccitati dall'alcol ingurgitato sin dal mattino.
Per le strade del centro questi gentlemen figli d'Albione avevano già esibito, con atti vandalici e con molestie ai passanti, la loro esuberanza. Agli ululati ed ai cori dei tifosi del Manchester United, rispondeva il ruggito della folla bianconera. La Juventus si presentava nella miglior formazione, la stessa dell'andata, come pure il Manchester United che, però, era sempre privo di Buchan, libero e capitano nonché cervello difensivo della squadra. Prima del via si metteva a piovere e la gente, che si trovava sulle gradinate, sprovvista di ombrello, era colta di sorpresa e doveva subire una doccia fredda. La Juventus si disponeva con le previste marcature: Cuccureddu-Hill, Gentlle-Coppel, Morini-Pearson; a centrocampo si fronteggiavano Furino-Macari, Benetti-Daly, Tardelli-McIlroy, mentre in avanti Causio era preso in consegna da Albiston, Boninsegna da Greenhoff e Bettega da Nicholl.
Data la posizione avanzata di McIlroy, Tardelli era costretto inizialmente a fare il terzino. Partiva di slancio la Juventus e dopo pochi secondi creava una colossale occasione per passare in vantaggio. Su un calcio d'angolo battuto da Causio, la difesa respingeva, Furino, sul limite dell'area, stoppava di petto e serviva Cuccureddu; la retroguardia del Manchester, tradita da una tardiva messa in opera del fuorigioco, compiva un passo in avanti, si fermava e consentiva a Cuccureddu di avanzare, completamente solo, fino a tu per tu con il portiere. Il sardo tirava a colpo sicuro, ma troppo centralmente e consentiva a Stepney di deviare in calcio d'angolo. Incredibile! L'errore di Cuccureddu rendeva frenetica la Juventus, che smarriva un po' le geometrie e le posizioni. Serpeggiava un certo nervosismo e la partita si accendeva: Tardelll [5'] colpiva McIlroy con una gomitata, e l'arbitro, Palotai, ex mediano della Nazionale olimpica ungherese, interveniva concedendo la punizione in favore degli inglesi.
Tardelll e McIlroy continuavano a beccarsi ripetutamente. La sfortuna si accaniva contro la Juventus: all'8', Morini si bloccava di colpo, vittima di uno strappo muscolare alla coscia destra. Con le lacrime agli occhi per la rabbia e per il dolore (dovrà rinunciare anche all'incontro in Nazionale contro l'Inghilterra) usciva dal campo e cedeva il posto a Spinosi. Mentre la Juventus stava assestandosi attorno a Spinosi, gli inglesi costruivano la loro prima palla-gol al 12': Coppel discendeva sulla destra e centrava sotto porta, dove Hill anticipava Cuccureddu e di testa mandava il pallone a sfiorare minaccioso i legni della porta di Zoff. Il Manchester United, pur restando coperto, si distendeva spesso all'attacco. La gara appariva spigolosa, molto combattuta. Anche Hill zoppicava ma, dopo le cure, restava in campo. Al 20', la Juventus riusciva a riprendere in mano le redini dell'incontro, grazie a Causio che, confermando il suo stato di grazia, pennellava un magnifico lancio in profondità per Boninsegna, che scivolava e non riusciva a sfruttare l'occasione.
La Juventus produceva il suo « pressing » e Stepney era chiamato ad un duro lavoro. Al 23' Causio allargava per Cuccureddu. Il cui tiro cross basso era intercettato da Stepney, che si lasciava sfuggire il pallone, ma Bettega non riusciva ad approfittarne. Al 27' Causio recuperava una bella palla sul limite dell'area, serviva Furino che preparava il tiro a Boninsegna, ma questi faceva cilecca. Un minuto dopo, Macari era ammonito per gioco ostruzionistico in quanto tardava ad effettuare una rimessa laterale. La Juventus insisteva con tutte le sue forze e al 29', a conclusione di una spettacolare azione corale, sbloccava il risultato con un bel gol di Boninsegna: Spinosi, al volo, allungava per Causlo che lanciava in profondità Tardelli, il cui centro basso e teso era deviato in rete di sinistro dall'irrompente Boninsegna.
Il gol galvanizzava la Juventus e Causio, che dava vita a una serie di numeri pirotecnici. Lo assecondavano molto bene Tardelli, che poteva finalmente spingersi in avanti. Furino e Scirea, che di tanto in tanto appoggiavano l'attacco. Proprio Scirea, al 35', effettuava un lungo rimando, oltre metà campo, per Boninsegna, che si produceva in uno scatto poderoso e, appena dentro l'area, di controbalzo scaricava il suo sinistro, ma Stepney riusciva miracolosamente a deviare in corner. La Juventus rifiatava e ne approfittava il Manchester United per portarsi in attacco. Al 41' Furino commetteva un fallo su Macari e l'arbitro estraeva il cartellino giallo: per il capitano bianconero questa ammonizione significa la squalifica in campo internazionale perché si assomma a quella subita a Manchester contro il City. Proprio allo scadere della prima frazione, su calcio d'angolo battuto da Causio, Boninsegna di destro concludeva in rete dove Albiston, sulla linea, si sostituiva al portiere e riusciva a salvare in extremis. Davvero sfortunato Bonimba, che meritava il gol a coronamento di una maiuscola prestazione.
La ripresa vedeva ancora la Juventus a « trazione anteriore » cercare il raddoppio. Houston anticipava di un soffio Bettega (2') su un bel cross di Tardelli. Poi un'altra palla-gol per la Juventus al 6': grande spunto offensivo di Tardelli che discendeva sulla destra, entrava in area e serviva Bettega, ma Houston ci metteva un'altra pezza e allontanava il pericolo. Sul rovesciamento di fronte Zoff (7') doveva prodursi in una difficilissima parata su un bolide di Coppel da circa trenta metri. A folate, sorretta da una feroce volontà di vittoria, la Juventus premeva sull'acceleratore e al 9' Causlo (calato di tono dopo il gran correre nel primo tempo) falliva una buona occasione colpendo male la palla e depositandola sulle braccia di Stepney.
Poco dopo Docherty effettuava la prima sostituzione: al posto di McIlroy entrava McCreery e lo prendeva in consegna Tardelli applicando subito una marcatura assai energica. Ancora una palla-gol per la Juventus: su cross di Benetti, Boninsegna, al volo, scaraventava a lato. Boninsegna, grandissimo, si riscattava al 17' raddoppiando. Per un fallo di Houston su Bettega la Juventus fruiva di una punizione: Causio toccava lateralmente a Benetti che apriva sulla destra per Tardelli, il cui tiro-cross era deviato di tacco, con grande astuzia, da Boninsegna, nel sacco. Dopo il gol Docherty tentava l'ultima carta facendo uscire Macari e inserendo Patterson, che è un centravanti e andava a piazzarsi su Bettega per consentire allo stopper Greenhoff, forte di testa, di avanzare. Al 23' Benetti veniva ammonito per intervento falloso. Dopo un bel cross di Causio troppo lungo per la testa di Bettega, l'United mandava tutti i suoi uomini in avanti alla ricerca del gol che poteva significare la qualificazione. Dalle retrovie bianconere si distingueva Spinosi, sicuro negli anticipi. Su un contrattacco della Juventus, Cuccureddu riceveva una pallonata in pieno viso e restava « k.o. » ai bordi del campo per un paio di minuti, durante i quali la Juventus correva qualche brivido, anche perché Benetti cincischiava in area. Poi rientrava Cuccureddu e la Juventus ritrovava la spinta per creare altri pericoli a Stepney, come al 32', su un violento tiro a lato di Scirea, e al 33', su un cross di Gentile che Bettega, per un nonnulla, non riusciva ad incornare in gol.
Ancora Bettega, su un magnifico servizio di Boninsegna, si presentava in zona gol, ma il suo violento sinistro era deviato da Stepney in calcio d'angolo. Al 39' il terzo gol, quello della sicurezza. Lo firmava Benetti, riscattando così una prova generosa ma che ha lasciato a desiderare in qualche occasione. L'azione era promossa da Causio che lanciava a Benetti sul filo del fuorigioco: Romeo scattava, entrava in area, prendeva la mira e «bruciava, di destro con un tiro assolutamente imparabile Stepney».
La Juventus si qualificava così agli ottavi di finale della Coppa Uefa. Intanto un tifoso inglese, completamente ubriaco, scavalcava la rete di recinzione, penetrava in campo ma veniva saldamente afferrato dagli agenti e trascinato fuori. Era l'unico, assurdo gesto dei tifosi inglesi che, dopo il fischio finale dell'arbitro, si abbandonavano a scene di esultanza. Contenti loro...
JUVENTUS - MANCHESTER UNITED 3-0 Boninsegna-Spinosi eroi ritrovati
TORINO. La Juventus ha estromesso dall'UEFA anche il Manchester United con una prova altamente significativa del suo rinnovamento tecnico-tattico: nessun detrito di un certo passato attendistico; gioco d'infilata con galoppate lucenti; spunti in area inesorabili secondo lo stile di quelli che possono ritenersi i suoi giocatori più rappresentativi.
È, questa, una Juventus che calibra il gioco a centrocampo catapultando in profondità il suo elemento più dotato di allungo e di stile, quel sempre più micidiale jolly strategico di nome Tardelli. Benetti e Furino svolgono una parte ingrata: contro gli inglesi a romperne gli schemi, a ostruirne l'iniziativa in lungo ed in largo. Furino, brutto da vedere ma bello nei fatti di un incontrismo spietato e imperioso; Benetti largo, lucido, imperativo nei tackle e nel tiro (vedi terzo gol).
E' una Juventus con una novità: Luciano Spinosi ed un ritorno imperioso sul piano del gioco: Boninsegna. A dir le virtù di Spinosi, basta il modo franco con cui ha francobollato Pearson e l'uscita dall'area che ha propiziato, col tocco musicale di Causio a Tardelli, il primo gol di Nostra Signora del calcio alla pattuglia di Tommy Docherty.
Affiancati in tribuna hanno assistito al match, nella notte piovosa, Bearzot e Bernardini: i due hanno riscoperto Spinosi e lo ripropongono, pare, per una maglia azzurra (detto tra parentesi noi non ci saremmo scordati di Vavassori del Napoli).
SPINOSI sembra recuperato al plafond atletico dei giorni belli. Occorrono altri collaudi. Potremo giudicarlo già contro Egidio Calloni. Indubbiamente il ragazzo, così serio e puntiglioso, meritava di essere riscoperto dal destino. Restiamo tuttavia dell'opinione che ben diversa è la cifra di rendimento di Morini in perfette condizioni e ci auguriamo che la Juve non abbia a risentirne. Ben tornato comunque a «spina». E ora parliamo di Boninsegna, ovvero un centrat-tacco di ventura.
BONINSEGNA noi non lo davamo per finito. In casa Fraizzoli non ci furono lacrimucce di addio dopo lo scambio con l'agile Pietruzzu Anastasi? Non si archiviava come stantio e vecchio uno dei giocatori più importanti espressi dal nostro calcio negli ultimi quindici anni? Come si possono commettere certe leggerezze?
E poi a conferma della bontà del vecchio Bonimba ci sono: due bellissimi gol messi a segno contro il Manchester, segnature che hanno permesso alla Juventus di proseguire il suo cammino in Coppa. Ma soprattutto, c'è una rivincita contro l'Inter che se n'è disfatta troppo in fretta. Ed oggi grazie al gioco delle Coppe, Fraizzoli s'è accorto una volta di più d'aver sbagliato tutto. E medita di mollare l'Inter.
Un' Inter che al cavalier Fraizzoli adesso procura solo rogne e mal di fegato perenni. Ma Lady Renata vorrà poi privarsi di sedere in tribuna d'onore a veder giocare la sua squadra?
Indubbiamente, Boniperti di Barengo, il presidente della Juve, è stato della contadina furbizia di un Bertoldo: ha approfittato di certe ricorrenti critiche negative al mantovano per proporre ad un certo punto lo scambio del secolo. Lo ha fatto scientemente e ne ha avuto in cambio un gruzzolo di milioni oltre ad un vero goleador. A Boninsegna serviva solo cambiare aria, ritrovarsi accanto compagni diversi, poter giocare in un clima meno caratteriale, in una società meno emotiva. La resurrezione di Boninsegna era insomma scontata fin dall'estate viareggina. Allenandosi con serietà, sapendo di godere l'illimitata fiducia dei compagni a partire dall'hidalgo Bettega, Boninsegna si è rimesso a sparare come un cannoncino. Egli appartiene ad una sparuta schiera di campioni veri, campioni uomini, capeggiata da Luison Riva di Cagliari oggi passato di moda per mille calamità. Boninsegna è uno di fegato e di fisico che sa rischiare in area, che sa sgomitare e farsi rispettare nelle mischie più ribalde: è un compare coraggioso dal sinistro che non perdona.
Nel calcio come nella vita non si improvvisa nulla, tutto succede per una concatenazione di cause ed effetti. Con Bonimba, resuscita la leggenda di Altafini in casa di Nostra Signora del calcio.
Vincenzo La Mole tratto dal Guerin Sportivo anno 1976 nr.46
II gol che ha messo kappaò la pattuglia di Docherty è stato il secondo di Boninsegna nato da una punizione toccata da Causio per Benetti che dava a Tardelli. Sul cross dell'interno, interveniva "Bonimba" (nella foto mentre va per... abbracci). A trasformare poi la vittoria in trionfo ci pensava Romeo Benetti che, partito in contropiede, realizzava il 3-0 con un eccezionale destro sotto la traversa E così, la "goeba" continua ...
Era nell'aria; prima o poi Boninsegna sarebbe esploso e l'avvenimento si è realizzato contro il Manchester United.
Ancora Boninsegna alla ribalta: qui è nel vivo della difesa britannica che, questa volta, seppur confusamente riesce a salvarsi.
Un intervento di Spinosi, altro eroe ritrovato della Juve contro la squadra di Docherty. Spinosi, entrato per Morini, è stato ottimo.