sabato 31 ottobre 2026

31 Ottobre 1971: Milan - Juventus

È il 31 ottobre 1971 e Milan e Juventus si sfidano nella quarta giornata del girone di andata del campionato italiano di calcio Serie A 1971-72 allo Stadio 'San Siro - Giuseppe Meazza' di Milano.

La Juventus si appresta a vincere il suo quattordicesimo Scudetto dopo una battaglia senza esclusioni di colpi con Milan e Torino. Alla fine di questo campionato la classifica si legge così :

Prima e Campione d'Italia: Juventus Punti 43

Seconda/Terza: Milan e Torino Punti 42

Buona Visione!



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Stagione 1971-1972 - Campionato di Serie A - 4 andata
Milano - Stadio San Siro
Domenica 31 ottobre 1971 ore 14.30
MILAN-JUVENTUS 1-4
MARCATORI: Bettega R. 16, Bettega R. 28, Causio 39, Bigon 58, Anastasi 88

MILAN: Cudicini, Sabadini, Anquilletti, Biasiolo, Schnellinger, Magherini (Zignoli 71), Sogliano, Benetti, Bigon, Rivera, Prati
Allenatore: Nereo Rocco

JUVENTUS: Carmignani, Spinosi, Marchetti G., Furino, Morini (Roveta 55), Salvadore, Haller, Causio, Anastasi, Capello F., Bettega R.
Allenatore: Cestmir Vycpalek

ARBITRO: Francescon





CAUSIO, rivincita con rabbia 
L'entusiasmo di Haller per la prova delia squadra - 
Anastasi si ripropone per la Nazionale - 
La lucida diagnosi di Capello - 
Polemico Spinosi: « Dopo Verona dicevano che eravamo da serie B » 
dal nostro inviato Milano, lunedi mattina. 

« Una partita esaltante, tatticamente perfetta. Senz'altro la più bella della stagione. Abbiamo ampiamente riscattato Verona». 

Chi parla è Helmut Haller negli spogliatoi di San Siro dopo il clamoroso successo sul Milan. Per l'asso tedesco è stato determinante il gioco in prima battuta sviluppato dalla Juventus. 

"Siamo andati troppo forte per un Milan che avverte l'assenza di Rosato — ha aggiunto — Eccezionale la prestazione di Bettega e Anastasi i quali hanno effettuato scambi velocissimi. Per quanto mi riguarda ho assunto una posizione arretrata per "risucchiare" in avanti Sognano e aprire dei corridoi nei quali si sono inseriti, a turno, Causio e Furino. L'unico momento difficile, l'abbiamo passato dopo l'uscita di Morini. Adesso siamo nelle prime posizioni della classifica e speriamo di restarci a lungo". 

Torniamo a Milan-Juventus ed ai suoi protagonisti. Causio, che rientrava in squadra, ha fornito una prestazione maiuscola. E' polemico con chi l'aveva criticato. Dice: 

"Di me preferisco non parlare. li punteggio con cui abbiamo sconfitto i rossoneri è meritato. Il Milan? Non l'ho visto". 

Ecco Bettega. Ha segnato due magnifiche reti: 

"Mercoledì con l'Aberdeen ne avevo fallite un paio, mi riservavo di farle a San Siro. Contro il Milan potevo segnare anche tre gol, ma sono contento così. Un attaccante ha bisogno di un po' di fortuna per andare a bersaglio. L'ho avuta sulla seconda rete anche se ho deviato intenzionalmente il pallone di tacco". 

Arriva Anavtasi. Ha giocato benissimo frastornando Anquilletti ed ha avuto la soddisfazione di siglare l'ultima rete: "Per noi era solo questione di concentrazione. Il Milan è rimasto sorpreso dalla nostra partenza a razzo e non è più riuscito a rimontare". 

Qualcuno chiede ad Anastasi se pensa di entrare in concorrenza con Boninsegna per la maglia azzurra in occasione dell'incontro con l'Austria, 

"Non sta a me decidere — replica — certo però un pensierino adesso incomincio a farlo"

Capello spiega che la Juventus ieri ha semplicemente giocato in trasferta come normalmente gioca a Torino: 

"Tre gol al passivo il Milan non poteva rimontarli". 

Vycpalek elogia la prova dei bianconeri: 

"Abbiamo indovinato le marcature. In queste partite conta molto chi segna per primo. Visto Causio? Basta fargli un po' di paura e lui gioca ad altissimo livello. Un rientro positivo in ogni senso. Rispetto ai compagni era fresco di energie e non ha tradito le aspettative. Tutti si sono battuti bene sul piano individuale e collettivo. Intelligente la condotta di Haller, notevole l'apporto di Anastasi che è tornato quello dei bei tempi. Adesso si sacrifica persino e i risultati si vedono: è forse il migliore centravanti italiano. Furino ha controllato Rivera in modo perfetto. Bravissimi tutti". 

Il trainer dice poi che la Juventus si esalta contro gli squadroni, ma che in futuro dovrà esaltarsi anche contro gli avversari minori, 

"Possiamo batterci alla pari con Inter e Milan per il titolo. La squadra è in progresso. Ha disputato una gara stupenda per agonismo e gioco, specie nel primo tempo. Nella ripresa si è difesa con ordine sfiorando altri gol in contropiede. Siamo quasi al livello di rendimento dell'anno scorso". 

Furino parla di Rivera: 

"Non ha fatto molto. Forse ha risentito della giornata negativa della squadra. Noi siamo andati davvero forte". 

Interviene Morini, zoppica per una ginocchiata infertagli da Bigon al quadricipite destro, botta che l'ha costretto a rientrare negli spogliatoi dieci minuti dopo l'inizio della ripresa: 

"Non volevo uscire, ma il dolore era insopportabile. Bigon è un buon centravanti, tuttavia basta stare attenti e si riesce a neutralizzarlo. Eravamo tutti in giornata di grazia. Nessuno ha cercato di strafare, non era necessario. In altre occasioni abbiamo peccato di presunzione ma è un male di tutte le grandi squadre. L'importante è giocare con determinazione e tranquillità e daremo grosse soddisfazioni ai nostri sostenitori". 

Morini dovrebbe essere disponibile per l'amichevole che la Juventus ha in programma giovedì a Biella. 

Spinosi ha controllato molto bene Prati:

"Non sono al massimo della forma ma ho concesso poche volte l'iniziativa al mio diretto avversario. Prati è più forte dell'anno scorso però non ha segnato mentre nell'ultimo torneo aveva centrato il bersaglio sia a Torino che nel ritorno a Milano. Scudetto? E' presto per parlarne. Due settimane fa, dopo la sconfitta di Verona, dicevano che eravamo squadra di serie B". 

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 1 Novembre 1971







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venerdì 30 ottobre 2026

30 Ottobre 1983: Juventus - Sampdoria

È il 30 ottobre 1983 e Juventus e Sampdoria si sfidano nella settima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1983-84 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

È una Juventus piena di stelle di calibro mondiale quella che sfida una Samp in piena forma. Sarà una stagione trionfale questa per i nostri beniamini in strisce bianconere. Se in campionato arriverà l'ennesimo scudetto (è il 21esimo), in Europa si festeggia la prima (ed unica) affermazione in Coppa delle Coppe. 

Dall'altra parte i blucerchiati finiranno settimi - per un soffio fuori dalle Coppe Europee.

Buona Visione!

 

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Stagione 1983-1984 - Campionato di Serie A - 7ª giornata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 30 ottobre 1983 ore 14:30
JUVENTUS-SAMPDORIA 1-2
MARCATORI: Rossi P. 37, Brady rigore 50, Galia 75

JUVENTUS: Tacconi, Caricola, Cabrini, Bonini, Brio (Gentile 58), Scirea, Penzo, Tardelli, Rossi P., Platini, Vignola
Allenatore: Giovanni Trapattoni

SAMPDORIA: Bordon, Pellegrini, Vierchowod, Galia, Guerrini, Renica, Marocchino (Bellotto 89), Pari, Mancini, Brady, Casagrande
Allenatore: Renzo Ulivieri

ARBITRO: Lanese





Due sconfitte consecutive, momento delicato per i bianconeri (ed ora arriva il Paris Saint-Germain)
Se va così piano, la Juve non va lontano
Sfortuna e giudizi arbitrali sfavorevoli: ma ci sono anche chiare difficoltà di manovra 
La Samp, con un gioco a tutto campo, ha messo in crisi Trapattoni e la sua squadra

Due batoste alle spalle, e adesso arriva il Paris Saint-Germain. È un momento delicato per la Juventus, un misto di sfortuna e giudizi arbitrali pesanti, ma anche di chiare difficoltà di gioco. Automatismi che sfumano, vigore agonistico che manca (almeno in alcuni elementi, Bonini e Tardelli, ad esempio, e senza di loro in buona condizione il centrocampo soffre molto), difficoltà di Trapattoni nel centrare scelte tattiche che dall’esterno — dove tutto sembra più facile — appaiono non troppo azzeccate.

La somma di tutti questi «fattori contrari» ha portato alla sconfitta contro la Sampdoria. Ma forse si dimentica l’ostacolo più grosso. Ecco, proprio la Samp che gioca a tutto campo e che solo un grande Tacconi ha bloccato in avvio. Se dopo dodici minuti (lasciamo da parte la bordata di Brady, il portiere aveva buona «visibilità» sul tiro da lontano dell’irlandese) i liguri fossero stati in vantaggio di due gol—botta al volo ravvicinata di Mancini e puntata di Vierchowod — non ci sarebbe stato da gridare allo scandalo, anzi.

Ieri la Juventus ha cominciato a ritmi troppo bassi, ha avuto un buon periodo di vivacità tanto che dopo alcune prodezze di Bordon è arrivata al gol (bellissimo) con Rossi, poi si è come fermata. È stata dimenticata intanto la regola antica secondo la quale anche su un terreno di calcio bisogna battere il ferro mentre è caldo: segnato il primo gol, occorre cercare con decisione il raddoppio.

La severità di Lanese, che ha visto il rigore in un per noi normale scontro di gioco fra Tacconi e Mancini (portiere ed attaccante che «cercano» onestamente la palla e finiscono per scontrarsi), ha messo in crisi una squadra bianconera fragile, che non è più riuscita a ricucire trame di gioco già labili. Da questo disagio, il gol di Galia. Fra i liguri mancava Francis.

La Samp è andata in campo sapendo come giocare. Difesa attenta ma non chiusa (non ingannino i momenti di pressione bianconera che hanno costretto i liguri a ripiegare), centrocampo molto fitto ma molto mobile, con uomini pronti a sganciarsi per arrivare a collaborare con l’ottimo Mancini che si diceva troppo frettolosamente in crisi. Mancava Boniek, fra i bianconeri. Non è sicuramente il regista, pur essendo al momento l’elemento più in forma.

Tuttavia, la squadra è mancata sul piano tattico, non solo sul ritmo. L’avere in campo due marcatori —Brio, Caricola—e mandare il secondo sulla punta più avanzata (Mancini) ed il primo a vagare su Marocchino non è parso segno di chiarezza. Che Trapattoni credesse nella presenza di Trevor Francis? Difficile. La squadra di casa ha un minimo di vantaggio «operativo» al momento della consegna di formazioni e cartellini all’arbitro.

Piccoli misteri. Un altro è la scarsa disposizione della squadra ad usare il campo nella sua larghezza, cosa che ha invece fatto la Sampdoria (vedi gol vincente, con Casagrande al cross dal fondo e Galia pronto alla deviazione: due centrocampisti nei vuoti avversari). La Juventus in attacco raramente è arrivata al cross; si è limitata a lanci dai tre quarti di campo che sono facili prede dei difensori avversari, specie se atletici come Guerrini e Renica.

Rossi è andato poche volte a svolgere il ruolo di ala, Penzo è rimasto soffocato nel folto di compagni ed avversari, Platini si è ingolfato nella ripresa nella stessa mischia, sia pure nella lodevole intenzione di dare un apporto decisivo in attacco lasciando a Vignola compiti di raccordo. È finita, come si sa, ma l’importante è che non si continui a parlare del recentissimo passato negativo.

Ci sono il Paris Saint-Germain e il Verona alle porte. Due occasioni per scordare il peggio ed andare verso il meglio. Non bisogna pensare solo agli arbitri, bisogna invece concentrarsi sul gioco. 

Bruno Perucca 
tratto da: La Stampa 31 ottobre 1983







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Torino piange Genova ride la Roma trionfa

Genova batte Torino 2-0. Le squadre liguri sconvolgono il campionato obbligando Juventus e Torino a calarsi nella parte delle inseguitrici. Due sconfitte pesanti per gli uomini di Trapattoni e Bersellini. Soprattutto per i bianconeri che, dopo aver perso il derby, sono caduti in casa contro una Samp tornata al gol dopo tanta sfortuna. Brady ha trascinato i suoi ad una vittoria meritatissima. Dopo il rigore (sul quale si discuterà a lungo) trasformato da Brady, Galia (nella foto qui sotto) ha completato l'opera. Ora tre punti separano la Juventus dalla Roma, un distacco pesante.
Non migliore fortuna ha avuto il Torino contro il Genoa. Sotto di due gol, i granata hanno poi segnato con Schachner al suo primo centro in campionato. La «vecchia guardia» genoana ha firmato questo prezioso successo. Onofri, Antonelli e Briaschi hanno infatti trascinato i compagni alla vittoria della disperazione, sciogliendo i tifosi del Nord che avevano contestato all'inizio il presidente Fossati. Il Torino esce ridimensionato da questa partita, costretto a rivedere in parte le sue ambizioni. E mentre la Roma fugge ed il Verona stupisce sempre di più (ma l'abilità del tecnico Bagnoli è fuori di dubbio), si prepara per domenica un grande derby genovese. Saranno scintille.


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giovedì 29 ottobre 2026

29 Ottobre 1972: Juventus - Milan

È il 29 ottobre 1972 e Juventus e Milan si sfidano in questa partita valida per la quarta giornata del girone di andata del Campionato di Calcio di Serie A 1972-73. Il tutto si svolge allo Stadio 'Comunale' di Torino.

La Juve allenata in panchina da Cestmir Vycpalek vince il suo quindicesimo Scudetto anche se a una giornata dal termine sembrerebbe che il Milan si possa fregiare della tanto osannata Stella del decimo tricolore. Ma una sconfitta inattesa a Verona ribalta tutto in quella che è tutt'oggi famosa come la 'Fatal Verona'.

In Coppa Italia invece i rossoneri si prendono una sana rivincita conquistando così la loro terza coppa nazionale.

Buona Visione!



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Stagione 1972-1973 - Campionato di Serie A - 4ª andata
Torino - Stadio Comunale
domenica 29 ottobre 1972 ore 14:30 
JUVENTUS-MILAN 2-2
MARCATORI: Bigon 32, Salvadore 70, Causio 75, Rivera 76

JUVENTUS: Zoff, Spinosi, Marchetti G., Furino, Morini, Salvadore, Altafini (Causio 46), Cuccureddu, Anastasi, Capello F., Bettega R
Allenatore: Cestmir Vycpalek

MILAN: Belli, Anquilletti, Sabadini, Dolci, Schnellinger, Rosato, Biasiolo, Benetti, Bigon, Rivera, Chiarugi (Golin 51)
Allenatore: Nereo Rocco

ARBITRO: Pieroni



Tra Altafini e Causio staffetta - prevista 
Boniperti e Allodi: "Un buon pareggio" - 
La mossa tattica di Vycpalek - 
Nel derby ci sarà anche Haller  
« Tutto sommato il pareggio è buono », 
Dicono Boniperti e Allodi dopo l'incontro con il Milan. Riconoscono che il risultato è giusto, ma rimpiangono la vittoria fallita di un soffio. 
« Non appena passati in vantaggio con Causio — aggiunge il presidente — Rivera ci ha infilati. Bastava che riuscissimo ad entrare in possesso del pallone ed avremmo potuto "addormentare" la partita. Contro il Milan. Squadra ricca di classe e di esperienza, c'è sempre da soffrire. Però la Juventus ha reagito molto bene malgrado avesse nelle gambe, come d'altra parte i rossoneri, il mercoledì di Coppa ». 
Interviene Allodi per fare una considerazione di carattere generale sul momento del calcio italiano. 
« Le continue interruzioni che il campionato subisce per la Nazionale — dice il general manager — gli incontri di Coppa e i giocatori che prestano servizio militare — impediscono di effettuare una preparazione adeguata ed omogenea. Solo tra un mese si vedrà il vero volto delle varie squadre ». 
Anche Vycpalek riconosce che il Milan ha fatto soffrire la Juventus e, dinnanzi ai microfoni della Rai, si complimenta con Rocco. Poi dice di essere soddisfatto del pareggio. Commentando la «staffetta» tra Altafini e Causio, il trainer spiega: 
« Era una mossa programmata da qualche giorno, qualunque fosse l'esito del primo tempo. Non è stata attuata perché Altafini non ha girato. José ha fatto la sua parte. Noi avevamo in Causio l'asso nella manica e l'abbiamo sfruttato. Causio era fresco, aveva una marcia in più ed ha dato una notevole spinta. Oltre a questo, c'è stato il cambio della marcatura su Rivera che ho operato nella ripresa affidando il "capitano" milanista a Marchetti. In questo modo Furino si è spinto in avanti, ha suonato la carica, effettuando quegli inserimenti che ci erano mancati nel primo tempo. Bravo il Milan, peccato però che il gol di Rivera sia arrivato pochi secondi dopo quello di Causio. Se trascorrevano un paio di minuti, il Milan non avrebbe più segnato.
Vycpalek annuncia che nelle prossime tre partite ci saranno altri avvicendamenti nella formazione. Domenica nel derby con il Torino dovrebbe rientrare Haller. Tra i giocatori il più arrabbiato per il pareggio è Salvadore 
"Non meritavamo di vincere, ma ormai avevamo il risultato in pugno — brontola Sandro —. Come si fa a lasciar segnare un gol di testa a Rivera che non è certo uno specialista? ». 
Il « vecchio Billy ». Com'era già successo l'anno scorso con il Milan, ha realizzato il gol — complice una deviazione di Rivera — che ha consentito alla Juventus di rimontare il punto di Bigon. Parlando della sua rete, la sedicesima in Serie A. Salvadore dice che la deviazione di Rivera non è stata determinante: 
« Ormai la palla viaggiava verso la porta. Lui ha tentato di far scudo con il corpo, ma l'ha appena sfiorata. ». 
Salvadore si congeda: va a ritirare una medaglia d'oro fertagli dal Juventus Club Peseta. Anastasi, allo scadere del primo tempo, ha segnato un gol che l'arbitro, su sbandieramento del guardalinee, ha annullato. Pietruzzu non protesta. Anche lui si limita a dire che sul 2-1 era ormai fatta, ma ammette che il pareggio è equo: 
« La tradizione favorevole al Milan continua. Comunque, quella rossonera è una bella squadra. ». 
Bettega sostiene che nel primo tempo la mossa di Biasiolo 
« finta ala ha un po' scombussolato la Juventus e il Milan giocava con più ordine. Poi siamo cresciuti di tono essendo costretti a rimontare." 
Qualcuno fa notare a Bettega che è troppo altruista e che dovrebbe concludere di più. Risponde: 
« Io cerco sempre di capire se devo tirare o passare il pallone. Ritengo di aver fatto quanto era più opportuno. ». 
Parlando del Milan, dice che è una grossa squadra, ma che la Juventus può fare molto di più di quanto si è visto ieri e che le sue speranze di scudetto sono intatte. Arriva Furino. Il suo duello con Rivera si è limitato al primo tempo, poi su Rivera è passato. Ma Furino dice: 
« Dovevo preoccuparmi di Rivera ed ero frenato. Tutta la squadra era frenata: qualcuno non si sganciava in avanti come avrebbe dovuto. È stato bravissimo Vycpalek a cambiare la marcatura su Rivera. Una soluzione indovinata. Ho potuto spingermi più avanti e le cose sono migliorate. Tutto sommato non possiamo lamentarci ». 
Rivera ha segnato il gol del pareggio approfittando del fatto che Marchetti era abbagliato dal sole, 
"Ho visto Bigon crossare, poi più nulla — dice Marchetti. Peccato: avevamo la vittoria a portata di mano. Il Milan è forte, ma noi possiamo tenergli testa. Il campionato è tutto da decidere. Della mia prestazione sono abbastanza soddisfatto. Non posso essere nelle migliori condizioni. La mia stagione è praticamente cominciata ora ». 
Morini spiega che 
"Bigon è stato molto fortunato nell'azione del primo gol. Zoff c'è rimasto un po' male per le due reti incassate: lì Bigon aveva due uomini addosso, io non ho ritenuto d'intervenire. Il milanista è stato più svelto di tutti. Sul secondo il cross di Bigon era teso. A Rivera è andata bene ». 
Spinosi ammette di essersi trovato in difficoltà con Chiarugi: 
« La mia non è stata una prestazione eccellente. Non sempre si può rendere al massimo. Inoltre il Milan giocava di rimessa e le punte avevano molto spazio a disposizione. Il risultato è giusto anche se abbiamo sfiorato il successo." 
Cuccureddu attribuisce anche al caldo certi sbandamenti della squadra nel primo tempo:
« Potevamo compromettere il risultato. Non si riusciva a trovare la posizione giusta. Altafini, però, si è mosso. Nella ripresa, invece, potevamo vincere. Credo di aver fatto la mia parte ».
Infine Capello. Il « regista », come i suoi compagni, si rammarica per la vittoria sfuggita, ma riconosce che nel primo tempo il Milan aveva meritato di passare in vantaggio.  
Bruno Bernardi




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mercoledì 28 ottobre 2026

28 Ottobre 1990: Juventus - Inter

Attraverso il canale Youtube ufficiale della Juventus vi facciamo assaggiare un'altra chicca storica di questa giornata. È il 28 ottobre 1990 e Juventus e Inter si sfidano nella settima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1990-91 allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus tenta di riappropriarsi dello scettro di squadra 'più forte della penisola' affidando la guida tecnica a un allenatore del famigerato 'calcio champagne', Luigi Maifredi. Dopo un inizio di campionato incoraggiante, i bianconeri naufragano tra la carenza di gol presi ed addirittura a fine campionato si trovano fuori dalle Coppe Europee dopo 27 anni. Dall'altra parte i nerazzurri disputano un buon campionato e finiscono sul terzo gradino del podio.

Buona Visione!

 


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Stagione 1990-1991 - Campionato di Serie A - 7ª giornata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 28 ottobre 1990 ore 14.30
JUVENTUS-INTER 4-2
MARCATORI: Baggio R. rigore 2, Casiraghi 15, Matthaeus 34, Schillaci 57, De Agostini 64, Klinsmann 80

JUVENTUS: Tacconi, Luppi (Alessio 83), Bonetti D., Fortunato D. (Corini 37), Julio Cesar, De Agostini, Haessler, Marocchi, Casiraghi, Baggio R., Schillaci
Allenatore: Luigi Maifredi

INTER: Zenga, Bergomi (Paganin A. 14), Brehme, Baresi G., Ferri R., Battistini S., Bianchi A., Stringara, Klinsmann, Matthaeus, Serena A.
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Pezzella



L'Inter s'inchina a Casiraghi, Baggio e Schillaci 
State attenti a quei tre! 

La vittoria della Juve sui nerazzurri non deve creare pericolose illusioni, ma va considerata come un grosso e confortante segno di progresso collettivo. E il gioco entusiasma i tifosi. Haessler si sta rivelando una pedina molto importante nell'economia del gioco praticato dalla Juventus 

Attenti a quei tre. Quando Baggio, Casiraghi e Schillaci inventano, la Juve vola e soprattutto riesce a mostrare il suo volto migliore, quello che Maifredi sta cercando di modellare secondo i canoni del suo credo calcistico. La larga vittoria sull'Inter non deve illudere nessuno, ma non può non essere considerata come un confortante segno dei progressi della squadra bianconera, che ieri a sprazzi ha dato spettacolo disponendosi sul campo in maniera perfetta. Corta e grintosa, la Juve ha archiviato la pratica-Inter con una velocità degna di Speedy Gonzales. 

Dopo un quarto d'ora era già in vantaggio di due gol e da quel momento ha giocato sul velluto, cioè nelle condizioni ideali per cercare scambi ed intesa proprio come piace a Maifredi. Ma se il terzetto di cui sopra è stato il finalizzatore della manovra juventina, non si può dimenticare che i bianconeri sono giunti ad una vittoria di così larghe proporzioni grazie a una grande prova collettiva. Ieri tutto ha funzionato alla perfezione come capita di rado, non si sono ripetuti i grossolani errori in cui la Juve era caduta nelle precedenti partite. Soltanto quando la squadra ha perso la sua compatezza e si è allungata, l'Inter si è resa pericolosa potendo sfruttare spazi maggiori. 

Per il resto la squadra di Trapattoni è rimasta intrappolata nella ragnatela bianconera, senza mai riuscire a impensierire Tacconi, autore comunque di interventi compiuti in assoluta sicurezza. All'Inter così sono rimaste le briciole. Baresi è diventato matto nel tentativo di frenare la verve di Baggio; Ferri ha ingaggiato con Casiraghi un duello a colpi spiccati. Certo, gli manca il lancio di quaranta metri (che non aveva comunque neppure Barros) e secondo noi è solo una questione di inserimento. Appena Haessler si sarà sbloccato (magari con un gol, ma non ne ha mai fatto una questione e, ripetiamo, per lui non è necessario farli) mentalmente riuscirà anche a tracciare il campo con aperture smarcanti. Insomma, Maifredi può dormire sonni tranquilli. E possiamo dire che aveva anche ragione. Non era Julio Cesar il problema, non lo era Haessler. 

Tra l'altro, se questi giocatori danno di gomiti, riuscendo soltanto in parte ad arginare la grande potenza del centravanti juventino. Serena e Klinsmann non hanno avuto scampo, presi in mezzo tra Bonetti e Julio Cesar. Il brasiliano, in particolare, ha disputato ancora una partita di buon livello, a conferma che per lui si trattava prima di tutto di ambientarsi in un contesto calcistico del tutto nuovo. Ma a mettere nei guai l'Inter, oltre ad un Baggio a tratti incontenibile, con giocate di grande classe, è stato soprattutto Haessler, che ha saputo sottrarsi abilmente ad ogni tipo di marcatura con grande astuzia, ma soprattutto con un movimento incessante. 

Haessler è uno di quei giocatori che giocano decine di palloni e che coprono enormi spazi, pronti a dare una mano al compagno in difficoltà ed incuranti di sprecare tesori di energie. La vittoria di ieri avrà quindi un peso determinante nella crescita della Juventus. I giocatori avevano bisogno di un risultato di prestigio che servisse da stimolo, che desse alla Juve la sicurezza dei propri mezzi. Com'è vero che l'Inter non potrà essere sempre la squadra spenta e poco convinta vista ieri, è altrettanto vero che Schillaci e compagni troveranno altre giornate opache com'è nella logica delle cose. Ma la sensazione è che la Juve abbia imboccato la strada giusta, che l'approccio al gioco dei mesi scorsi sia ormai superato in maniera confortante. Al resto penseranno i suoi fuoriclasse, i giocatori che possono fare in ogni momento la differenza. E visto che Schillaci si è sbloccato, ora Maifredi potrà contare in pieno sui suoi «cecchini». 

Fabio Vergnano 
tratto da: La Stampa 29 ottobre 1990




Juventus: I gol. 58": Schillaci è atterrato in area da Ferri. Il rigore è una carezza vincente di Baggio. 14': cross di Hässler e decisivo stacco di testa di Casiraghi. 57: Baggio colpisce il palo, la palla termina sui piedi di Schillaci che festeggia il primo gol in campionato. 64: Baggio, ancora grande, crea le premesse perché il sinistro di De Agostini superi per la quarta volta Zenga.

Cosa funzione. Quasi tutto. Finalmente, la zona di Maifredi, l'allineamento dei difensori per scoraggiare le altrui offensive con l'espediente del fuorigioco, l'accorciamento intelligente della squadra e un pressing che stordisce finiscono per paralizzare l'avversario.

Cosa non funziona? La difesa corre ancora qualche rischio e subisce due gol, ma è naturale, per un complesso che spende tanto e che si sbilancia in avanti.


Inter: I gol. 33: Intervento scorretto di Bonetti su Serena. Dalla lunga distanza Matthäus infila Tacconi (era coperto?) con un bel «piazzato». 80: Assist di Matthäus e gran destro nel «sette» di Klinsmann.

Cosa funzione. La capacità di reagire alla superiorità dell'avversario e allo svantaggio. È la ricerca di un uomo smarcato con buon palleggio.

Cosa non funziona? La difesa bunker è diventata una gruviera. Il collettivo si perde in fraseggi senza cercare la profondità (merito anche della zona bianconera). È insufficiente la concretezza di Klinsmann e Serena, un tandem che ha difficoltà di convivenza.

Cosa c'è da fare? Riscoprire la forma di Ferri e Bergomi, pilastri fondamentali della difesa, e recuperare Berti. Senza un uomo a percussione come lui, l'Inter non è abbastanza incisiva.




IL TECNICO DALLA POLVERE ALL'ALTARRE
MAI DIRE MAIFREDI

Gran calcio alle Alpi, estrema tensione del pubblico, rapito dai capitoli di Juve-Inter come se fosse costretto a leggere pagine di un capolavoro di letteratura ricco di suspense. Per confezionare uno spettacolo calcistico sontuoso sotto l'aspetto tecnico, tattico ed emotivo, occorre la partecipazione di entrambe le squadre. E, sembra un paradosso, anche l'organico di Trapattoni (che conclude il match travolto e deluso) contribuisce all'allestimento di uno spettacolo di rara bellezza.

La Juventus sembra finalmente prestare attenzione alle semiserie profezie di Gigi Maifredi, il quale chiedeva soltanto un arco di tempo ragionevole per presentare il vero volto della squadra da lui preparata in questi primi mesi operativi. Contro l'Inter, la Juve conferma il 4-0 inflitto in Coppa all'Austria Vienna ed esce dal tunnel dentro cui, fino a una settimana fa, si confondevano anarchia, confusione di idee, discontinuità, cospicui rischi in difesa. I quattro gol regalati al pubblico di fede bianconera hanno avuto l'efficacia di altrettanti colpi di spugna.

Soprattutto nei primi 30 minuti la Juventus esibisce una «zona» attenta e pressante, con allineamento dei difensori proiettati in avanti ogni qualvolta Battistini o Matthaus, Bianchi o Brehme, concepiscono un'idea offensiva verticale per Klinsmann e Serena. E come vedere una macchia compatta di bianco e nero spostarsi, avanti e indietro, con sincronismo stupefacente. L'Inter non resta stordita. Ma il pressing della squadra juventina non può durare in eterno, anche perché l'Inter, nonostante la defezione forzata di Berti e l'uscita prematura di Bergomi, è truppa di gagliardi e vigorosi uomini mai rassegnati al punteggio e al destino.

E alla flessione bianconera negli ultimi 15 minuti del primo parziale, corrisponde una serie di iniziative pericolose dei nerazzurri, che però sbagliano con Klinsmann l'opportunità per pareggiare i conti. A quel punto, il match sembra un tessuto allentato, come sfilacciato, e le sollecitazioni individuali prevalgono sui toni corali; su tutti emerge il talento inarrivabile di Baggio (che il Signore lo conservi a lungo all'Italia di Vicini). Julio Cesar è sempre all'altezza della situazione, Hassler corre come se calzasse gli stivali delle sette leghe ed è utile ovunque si proietti. Casiraghi dimentica i colpi ricevuti da Ferri e sfoggia ripetute prodezze (vedi il gol) e un coraggio da leone. Corini è più vitale di Fortunato; Schillaci è in ripresa. Ma è il collettivo a funzionare, e Maifredi ne va logicamente fiero. Ora è importante continuare.

L'Inter dà un buon apporto all'aspetto scenico della partita, però vive giorni di crisi, vuoi per le incertezze di un reparto arretrato diventato vulnerabilissimo (il solo Brehme esce dalla palude grigia), vuoi per la forma carente di Bergomi, Ferri, Serena e Battistini. E, infine, perché un elemento prezioso come Berti non è sostituibile dal modesto Stringara. Che l'Inter sia farcita di elementi di razza lo dimostrano la reazione e l'irriducibilità ammirate quando si trovava sotto di due e anche di tre gol. Ma le spinte emotive non sempre bastano quando le idee sono confuse, quando più di un uomo è lontanissimo dal top della condizione e quando i leader di un tempo non hanno più voce per farsi sentire dai gregari. 

Angelo Caroli
brani tratti dal Guerin Sportivo anno 1990 n.44




 



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