giovedì 22 ottobre 2026

22 Ottobre 1975: Borussia Mönchengladbach - Juventus

È il 22 ottobre 1975 e Borussia Mönchengladbach e Juventus si sfidano nella gara di andata degli ottavi di finale della Coppa dei Campioni 1975-76  al 'Rheinstadion' di Düsseldorf (Germania Ovest).

Mentre in campionato i bianconeri battagliano fino all'ultimo con i cugini granata per la vittoria dello Scudetto, le gare in Europa sono ardue e ostacoli difficili da superare. Contro i tedeschi (nel loro momento più roseo della loro storia) sarà un'eliminazione cocente.

In Serie A la Juventus deve cedere lo scettro al Torino che vince così il suo settimo tricolore.

Buona Visione!




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Stagione 1975-1976 - Coppa dei Campioni - Ottavi, andata
Düsseldorf - Rheinstadion
mercoledì 22 ottobre 1975 ore 20:00
BORUSSIA MÖNCHENGLADBACH-JUVENTUS 2-0
MARCATORI: Heynckes 27, Simonsen 36

BORUSSIA: Kleff, Vogts, Schaeffer, Wittkamp, Bonhof, Danner, Simonsen, Wimmer, Jensen, Stielike, Heynckes
A disposizione: Klingen, Hannes, Koeppel, Wohlers, Del'Haye
Allenatore: Udo Lattek

JUVENTUS: Zoff, Spinosi, Gentile, Furino, Morini, Scirea, Cuccureddu, Tardelli, (c) Anastasi, Gori S. (Altafini 78), Bettega R. 
A disposizione: Alessandrelli, Marchetti A., Damiani
Allenatore: Carlo Parola

ARBITRO: Wurtz (Francia)
AMMONIZIONI: Scirea 49 (Juventus)



Ecco il Borussia di Mönchengladbach 
Juventus-Borussia Mönchengladbach: un confronto degno della finale. Per i bianconeri ben diffidati, il sorteggio poteva riservare un avversario più difficile, Dinamo Kiev a parte. La squadra attualmente campione di Germania è da circa cinque stagioni ai vertici della scena europea e più del Bayern di Beckenbauer rappresenta attualmente il meglio del calcio tedesco, campione del mondo. 
Nella storia di questa società, fondata il 1° agosto del 1900, il capolavoro delle vittorie si trova nelle ultime pagine e fa parte dell'attualità. Soltanto undici stagioni fa il Borussia militava nella II Divisione e non godeva di molta popolarità se non per aver vinto abbastanza sorprendentemente la Coppa di Germania del 1960. Dal 1966-67 ha avuto inizio la scalata del Borussia alle posizioni di prestigio in campo nazionale, raggiunta nel 1969-70 con la vittoria del primo campionato, affermazione ripetuta nella successiva stagione.
In campo europeo, dopo i tentativi nelle Coppe dei Campioni e delle Coppe frustrati dalle due squadre di Milano, consacrazione nella Coppa UEFA 1974-75, mancata di poco nel 1972-73 di fronte al Liverpool.
Fiore all'occhiello del Borussia delle prime affermazioni era Gunter Netzer, il biondo fuoriclasse, passato nel 1973-74 al Real Madrid, che con le sue irresistibili proiezioni in verticale travolgeva le difese di Germania ed Europa. Oltre a Netzer, le pesetas spagnole hanno portato via alla squadra di Mönchengladbach anche Hennes Weisweiler, creatore della squadra e considerato attualmente come il miglior tecnico d'Europa, passato alla guida del Barcellona di Cruijff e Neeskens all'inizio della presente stagione. 
Attualmente la squadra è condotta da Udo Lattek (classe 1935), ex del Bayern, col quale ha vinto il campionato nel 1972-73 e nel 1973-74 e la Coppa dei Campioni sempre nel 1973-74. A metà della scorsa stagione, Lattek fu cacciato all'italiana dai dirigenti della squadra di Monaco che gli attribuirono la responsabilità dello scarso rendimento di Beckenbauer, Maier, Müller e compagni. Da poche settimane alla guida del Borussia, il successore di Weisweiler si è già preso una prima rivincita il 20 settembre scorso, quando la squadra da lui diretta ha strapazzato Beckenbauer e soci per 4 a 1. 
La formazione tipo è composta da:

Wolfgang Kleff (16-11-1946), portiere, m. 1,80, kg. 72. Germania secondo solo Sepp Maier possiede mezzi atletici notevolissimi, ma non è molto costante nel rendimento. Ha giocato 6 volte in Nazionale A e una in B.
Bertie Vogts (30-12-1946), difensore, m. 1,86, kg. 67 È il capitano della squadra. Uno dei beniamini dei tifosi tedeschi, eletto calciato re dell'anno nel 1971. Campione del mondo e d'Europa ha 65 presenze nella Nazionale A e 3 nelle Juniores. Duro, grintoso, combattente irriducibile, non dà spazio all'avversario. L'unico difensore che durante la Coppa del Mondo 1974 sia riuscito a neutralizzare Cruyff.
Hans Klinkhammer (23-8-1953), difensore, m. 1,86, kg. 75. Uno dei giovani della squadra. Grazie alla statura, eccelle nel gioco di testa. Può essere impiegato sia da terzino che da stopper.
Hans-Jürgen Wittkamp (23-7-1947), difensore, m. 1,77, kg. 71. In origine uomo di centrocampo, sa inserirsi con pericolosità in attacco. Conta una presenza nella Nazionale Juniores.
Rainer Bonhof (29-3-1952), difensore, m. 1,80, kg. 74. Un giocatore dalle grandi risorse atletiche e tecniche può essere impiegato in qualsiasi ruolo della difesa o del centrocampo. Punto di forza della Nazionale, nella quale conta 13 presenze, oltre a 5 nelle Juniores, ha fatto parte della squadra vincitrice della Coppa del Mondo del 1974. Vittima della sua dirompente vitalità, incorre frequentemente in squalifiche (6 giornate in una volta sola nella passata stagione) ed infortuni. Contro la Juventus sarà probabilmente assente a causa della frattura a un braccio riportata nell'incontro col Bayern del 20 settembre scorso.
Dietmar Danner (29-11-1950), centrocampista, m. 1,78, kg. 65. Lanciato come terzino d'attacco (esordì in Nazionale nel 1973 in sostituzione di Braitner), si è definitivamente affermato come uomo di centrocampo. Possiede una buona tecnica individuale e molta attività'. Abilmente gioca coi calzettoni arrotolati come Sivori e Corso. Conta 2 presenze in Nazionale A, 1 in B e 6 nelle Juniores.
Herbert Wimmer (9-11-1944), centrocampista, m. 1,79, kg. 73. Era la naturale spalla di Netzer. Nel 1972, dopo il campionato europeo delle nazioni, venne giudicato il miglior mediano del vecchio continente. Pur non esprimendosi più a quegli eccezionali livelli, resta un giocatore di chiara classe europea. Campione mondiale ed europeo, conta 29 presenze in Nazionale A e 4 nelle Juniores.
Ulrich Stiellke (15-11-1954), centrocampista, m. 1,74, kg. 68. È la grande rivelazione di quest'inizio di stagione. Ha esordito in Nazionale nel recente confronto con l'Austria. Conta inoltre 8 presenze nella Nazionale Dilettanti.
Allan Simonsen (15-12-1953), attaccante, m. 1,68, kg. 58. Possiede un dribbling stretto ed insidioso, notevole senso dello smarcamento ed è un buon opportunista. Ha giocato 11 volte nella Nazionale della Danimarca.
Josef Heynckes (9-5-1945), attaccante, m. 1,80, kg. 77. Una delle migliori punte d'Europa. Ha tutte le qualità del grande goleador: colpo di testa, dribbling, tiro. Un po' incostante nel rendimento, quando è in giornata di vena è praticamente inarrestabile e segna reti a grap poli. Campione del mondo e d'Europa, ha giocato 33 volte in Nazionale A e 3 nelle Juniores. Attualmente non gode dei favori del commissario unico Helmut Schoen che gli preferisce attaccanti di gran lunga inferiori come il mulatto Kostedde o l'appena promettente Gersdorff.
Henning Jensen (17-8-1949), attaccante, m. 1,82, kg. 75. Ha già battuto Zoff in occasione dell'incontro commemorativo fra le rappresentative del nuovo e vecchio mercato comune europeo, disputato a Londra il 3 gennaio 1973. È molto abile nel gioco di testa. Ha indossato per 9 volte la maglia della Nazionale della Danimarca.
Le principali riserve sono:
Hans-Jakob Klinge (10-1-1957), portiere, m. 1,92, kg. 68. Acquistato all'inizio della corrente stagione, non ha ancora disputato gare ufficiali. 
Frank Schaeffer (6-7-1952), difensore, m. 1,83, kg. 75. È il sostituto di Bonhof. Ha giocato per 3 volte nella Nazionale Dilettanti.
Ulrich Surau (19-8-1952), difensore, m. 1,81, kg. 74. Nella scorsa stagione ha giocato 14 volte in campionato ed entrambi gli incontri di finale della Coppa UEFA.
Horst Wohlers (6-8-1949), difensore, m. 1,76, kg. 62. Acquistato all'inizio della corrente stagione, ha già esordito in campionato ed in coppa, in sostituzione del libero Wittkamp, in questo momento fuori squadra, essendo coinvolto nel processo per corruzione allo Schalke 04, formazione nella quale militava prima di giungere nel 1971-72 al Borussia.
Horst Köppel (17-5-1948), centrocampista, m. 1,76, kg. 68. Titolare fisso fino a qualche tempo fa; ha dovuto lasciare il posto alla rivelazione Stielike. Si consola reclamizzando sulle riviste illustrate il nuovo modello di parrucchino per sportivi col quale copre la precoce calvizie. Ha giocato per 11 volte in Nazionale A, 1 in B, 9 nelle Juniores e 2 nella Dilettanti.
Christian Kulik (6-12-1952), centrocampista, m, 1,78, kg. 65. Qualcosa di più di una semplice riserva; nella scorsa stagione ha disputato 24 incontri di campionato. 3 volte Nazionale Juniores.
Karl Del Haye (18-8-1955), attaccante, m. 1,68, kg. 56. Una delle speranze del calcio tedesco. Non molto dotato fisicamente, questo biondissimo attaccante possiede notevoli qualità tecniche. 
La squadra di Mönchengladbach è sicuramente molto forte ma anche assai incostante ed ha abituato i suoi tifosi a risultati imprevedibili.
Nella finale della Coppa UEFA 1974-75, dopo aver pareggiato per 0-0 il primo incontro in casa, ha travolto il Twente in Olanda per 5-1; nel primo turno della Coppa dei Campioni 1975-76 pareggio casalingo contro i modesti austriaci del Wacker per 1-1 e perentorio 6-1 a Innsbruck. 
Il fatto che il Borussia abbia in trasferta un rendimento il più delle volte superiore a quello in casa è determinato dalle caratteristiche degli uomini di centrocampo e di punta, magistrali interpreti del gioco in contropiede. In casa, contro difese che concedono poco spazio, il Borussia stenta parecchio e i suoi attacchi frontali il più delle volte si risolvono nel nulla di fatto. In trasferta, quando può giocare raccolto per poi distendersi in corali e rapidi contropiedi, il rendimento della squadra di Mönchengladbach diventa impressionante e i punteggi assumono proporzioni clamorose. La difesa, che ha il punto di forza nel piccolo ma irriducibile Vogts, è composta da elementi validi sia nell'interdizione che nell'appoggio. I tre uomini di centrocampo hanno polmoni inesauribili, buona propensione al tiro ma scarsa lucidità. L'uomo chiave è l'esperto Wimmer, il perno su cui ruota tutta la squadra, che ama inserirsi in profondità sulle fasce laterali da dove fa partire per fitti traversoni che mettono a dura prova le capacità di interdizione delle difese avversarie.
Il primo scontro tra Borussia e Juventus è fissato per il 22 ottobre, al Rheinstadion di Düsseldorf (70.000 posti), già teatro di partite della Coppa del Mondo 1974 (e di un incontro di Coppa delle Coppe con il Milan), essendo il piccolo stadio di Mönchengladbach inadeguato ad ospitare confronti di interesse europeo. Il 5 novembre a Torino l'incontro di ritorno, al quale la Juventus dovrà presentarsi dopo aver ottenuto un risultato positivo in Germania per non essere costretta ad una partita d'attacco che faciliterebbe il micidiale contropiede tedesco. La tradizione delle squadre italiane nei confronti del Borussia è attualmente favorevole: spetta alla Juventus farla restare tale, per il bene del calcio italiano da troppo tempo a digiuno di successi internazionali.

Rossano Donini
tratto dal Guerin Sportivo anno 1975




Quando Juventus e Borussia Monchengladbach sono scese sul rettangolo di gioco per affrontarsi nella fase eliminatoria di Champions League, la mente del vostro scriba, accerchiata da qualche capello bianco di troppo, è andata ad una lontana doppia sfida del 1975, per un match dell’allora cara, vecchia Coppa dei Campioni.

Esattamente 40 anni fa l’inconfondibile voce di quel meraviglioso cantore radiofonico che era Enrico Ameri raccontava di un confronto che quelle notti assunse i contorni dell’epica. I germanici a quei tempi erano lo spauracchio d’Europa, dove si dividevano la scena con il favoloso Bayern Monaco di Beckenbauer, Gerd Muller e Sepp Maier. Hans Weisweiler, allenatore carismatico e innovatico, discepolo di un calcio tutto ritmo e fisicità, tra il 1965 e il 1975 aveva forgiato una generazione di giovani talenti: Netzer il biondo, Heynckes il bomber, Vogts il mastino, Bonhof il gran cursore di fascia, atleti che nel 1974 avrebbero composto l’ossatura della Germania campione del Mondo. Il Borussia Monchengladbach vinse cinque scudetti (70/71/75/76/77), una Coppa di Germania (73), due Coppe Uefa (75/79) e fu finalista in Coppa Campioni nel 1977, sconfitto dal Liverpool di Keegan, 3-1 a Roma: impresa non da poco, in un periodo in cui il Bayern aveva esercitato la propria dittatura non solo in patria ma anche nel continente.

Il match d’andata valido per gli ottavi di finale, il 22 ottobre 1975, si gioca a Dusseldorf e sulla panchina teutonica non siede più Weisweiler, bensì Udo Lattek, strappato proprio agli acerrimi rivali del Bayern Monaco, che ha imposto uno stile di gioco più ragionato, basato sul tatticismo e il rispetto dei ruoli. E’ un tormento per i bianconeri, privati dell’apporto di Capello e Causio. Il centrocampo balla che è un piacere, i tedeschi dilagano e già il primo tempo si chiude sul 2-0 con le reti di Heynckes, zampata ad anticipare Spinosi, e Simonsen, che infila Zoff in uscita. Potrebbe andare pure peggio, il punteggio fortunatamente non cambia e lascia accesa la fiammella della speranza per la qualificazione della Juventus.

Nicola Pucci 









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Berti Vogts & Günther Netzer

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16 Marzo 1986: Roma - Juventus

È il 16 marzo 1986 e Roma e Juventus si sfidano nella decima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1985-86 allo Stadio 'Olimpico' di Roma.

La Juventus si appresta a vincere il suo ventiduesimo tricolore con una squadra che sta vivendo sugli ultimi spiccoli di splendore di 'Le Roi' Michel Platini. Allenati da Giovanni Trapattoni (al suo ultimo campionato alla Juve prima di trasferirsi all'Inter), i bianconeri mettono a distanza proprio la Roma di Sven Eriksson, che vince 'in volata' lo Scudetto. 

I Giallorossi saranno protagonisti tanto di una rimonta inaspettata quanto di una rovinosa caduta nella penultima gara di campionato in casa contro la già retrocessa Lecce.

Buona Visione! 



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Stagione 1985-1986 - Campionato di Serie A - 10 ritorno
Roma - Stadio Olimpico
domenica 16 marzo 1986 ore 15:00 
ROMA-JUVENTUS 3-0
MARCATORI: Graziani 3, Pruzzo 28, Cerezo 83

ROMA: Tancredi, Oddi, Gerolin, Boniek, Nela, Righetti, Graziani, Cerezo, Pruzzo, Ancelotti, Di Carlo
A disposizione: Gregori, Lucci, Desideri, Giannini, Tovalieri 
Allenatore: Sven Goran Eriksson - Sormani

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini (Pin 46), Brio, (c) Scirea (Caricola 58), Mauro, Manfredonia, Pacione, Platini, Laudrup
A disposizione: Bodini, Bonetti I., Buso
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Agnolin L.
AMMONIZIONI: Pruzzo 28, Pruzzo 82 (Roma)
ESPULSIONI: Pruzzo 82 (Roma)




All'Olimpico la Roma strapazza la Juventus e spera di aver riaperto il campionato
Graziani, Pruzzo e Cerezo
Folla ai cancelli già prima dell'apertura effettuata alle 10 del mattino.
Tutto lo stadio è coperto da sottili teli gialli e rossi.
La svolta del match con il gol immediato dell'ex granata (3'), autore di una generosa prova anche in fase di contenimento. Il raddoppio del centravanti al 28', ammonito per essersi tolto la maglia in segno di giubilo e poi espulso all'82 per un successivo cartellino giallo per fallo su Laudrup.
Il brasiliano sigla il risultato all'84 con la squadra in 10.
Nella ripresa subito Pin per Bonini e poi Caricola per Scirea, infortunati.

ROMA. Manfredonia libera su Ancelotti oltre il fondo. Batte dal corner Di Carlo, un centro preciso a mezza altezza sul primo palo: Ciccio Graziani sbuca in slalom su Cabrini, e inchinandosi rapido infila di testa in rete. Sono passati tre minuti soltanto e la superpartita, il confronto diretto tra le due grandi del campionato, appare segnata.

L'Olimpico, che tanti vorrebbero abbandonare per il mega-stadio, esplode oltre misura, ma il vero stadio, ancora a misura d'uomo, aveva dato spettacolo fin dal mattino. Se tensione c'è stata nella giornata, l'unico momento critico s'è avuto alle 9 e mezza della mattina quando parecchie migliaia di spettatori hanno cominciato a premere sui cancelli della curva Sud. Forse per la prima volta nella storia calcistica romana. I cancelli si sono aperti alle 10 in punto e il pubblico ha cominciato a sciamare verso l'alto delle gradinate. Soltanto un centinaio di ragazzi si sono infilati nel fossato a legare lunghe corde, poi sono saliti fino in cima, lavoraccio durato un paio d'ore a tendere dall'alto sempre quei cavi. Di tifo bianconero nemmeno l'ombra. Quando i giocatori hanno fatto capolino dal tunnel degli spogliatoi, lungo quelle teleferiche tese con tanta costanza sono scesi sottili teli gialli e rossi che hanno coperto l'intero stadio.

Dopo tre minuti il gol e quindi il delirio. La Roma, in campo, prendeva però bene il dominio della situazione. Senza lasciarsi frastornare dall'entusiasmo per il vantaggio acquisito, impostava il gioco a proprio modo. In difesa mancava Bonetti, ma bastavano gli altri quattro che ruotavano con lui nelle sostituzioni continue, mentre davanti Ciccio Graziani prendeva molto sul serio il suo ruolo di uomo a tutto campo facendo da filtro sul lato destro. Ancelotti e Boniek a darsi il turno in una posizione più avanzata del consueto con Di Carlo e con un ammirevole Cerezo a tutto campo.

I bianconeri disposti in campo con le sole marcature fisse di Brio su Pruzzo e Favero su Di Carlo, lasciavano spazi ampi a Boniek che avrebbe dovuto essere controllato da due a turno e non lo era mai da nessuno. Il maggiore scompiglio lo portava Graziani, che quando andava in avanti non era marcato, e in fase di ripiego finiva per diventare l'uomo in più da raddoppio di marcatura. Una entrata dura di Manfredonia (4) su Ancelotti. L'unica della giornata fa pensare a un volgere della partita verso la rissa e invece tutto continua su binari di correttezza, con Agnolin impegnato a fischiare il meno possibile, per non spezzettare il gioco se non quando l'intervento diventa indispensabile. La Juventus vorrebbe reagire ma non riesce e Graziani, serissimo nella sua interpretazione del ruolo di secondo stopper, respinge di testa (9) prima sul corner di Platini, poi su quello successivo, originato dalla deviazione di Ancelotti su gran destro di Cabrini. È la Roma che gioca. Spazia, imposta a largo raggio, non lascia respiro all'avversario. Trapattoni non vuole far scoprire eccessivamente i suoi, ma senza togliere l'iniziativa all'avversario di strada se ne fa poca, e si finisce per coprire. Pacione cerca da sganciarsi in avanti ma non riceve che raramente palle giocabili; Laudrup cerca da ricucire tra quell'unica punta avanzata e i compagni, ma ca vorrebbe un aiuto anche das Mauro che invece e evane-scente anche piu del consueto Pacione prova la deviazione (16) su tiro di Mauro, ma mancava forza all'inizio. La Roma parte in velocità ogni volta. 15: Gerolin-Di Carlo-Nela è tiraccio alto. 18: D Carlo-Nela-Boniek in profondità, con Ancelotti dall'altro lato di Brio, molto in difficoltà nel recupero: Tacconi va in uscita su Boniek che non serve il compagno e si impegna a fermare. 23 Graziani allunga a Zibi sulla destra e stavolta non prevale l'egoismo, assist per Pruzzo e Di Carlo accorrenti ma disperato anticipo di Scirea.

25: punizione di Platini a spallone in area, respinta corta e Pacione con ottima coordinazione supera con un pallonetto Tancredi: Righetti accorre verso la porta e respinge, ma probabilmente la traiettoria era destinata al fondo per centimetri. Tutta Roma, con Pruzzo pescato in fuori gioco piuttosto dubbio (26), con Boniek a valanga e fuori (27), in gol con Pruzzo (28). Ancelotti conquista uno dei suoi tanti palloni, salta due avversari e avanza sulla destra per entrare in area, saltando Manfredonia: cross preciso a spallone per Pruzzo, che inzucca in modo perfetto. Mentre Brio era fuori posizione, Favero tenta soltanto una goffa spinta. Pruzzo, il cannoniere, si esibisce in un festeggiamento nuovo, stilandosi la maglia, roteandola sopra il capo e correndo a festeggiare sotto la curva Sud per un'ammonizione certa: uno più uno uguale espulsione all'az quando farà un inutile fallaccio su Laudrup. Di rischi la Roma ne corre uno solo (42) quando Laudrup entra bene dalla destra, poi fa velo a Pacione che scocca il tiro al volo: Tancredi arriva a deviare in corner con la punta delle dita. Ribattono i romanisti a percussione ad ogni minuto di gioco disponibile, ma Cerezo manca incredibilmente l'angolaccio, solissimo in area, poi Cicco conclude con un gran tiro misto a parabola che sfila all'incrocio dei pali.

Quarantacinque minuti di fuochi d'artificio. Fatalmente quelli che seguono hanno meno botti, la Roma affonda meno i colpi, e i bianconeri costretti ad attaccare lasciano pericolosi spazi vuoti dietro attorno ai loro pilastri difensivi abbastanza a disagio in spazi larghi. È uscito Bonini alla fine del primo tempo per evitare guai muscolari; uscirà Scirea, toccato duramente da Pruzzo, ma la Juventus non entra mai in partita e la Roma ad andare vicino al gol con Ancelotti (65), con due punizioni di Di Cario con Boniek in girata (80'), parata da Tacconi e poi a segnare ormai in dieci. 84: Ancelotti lancia Nela sulla fascia sinistra e questo cross arriva a un metro dalla linea: Cerezo compare al centro della porta e infila Tacconi con una deviazione d'esterno destro. La festa è finita, ma dura a lungo sugli spalti con Graziani e Toninho Cerezo in mezzo agli ultras. Boniek solo al centro del campo con una maglia bianconera legata alla vita, tutti a prolungare questo momento magico, forse il più grande della stagione. Allo Scudetto nessuno vuole pensare.

Giorgio Viglino
tratto da La Stampa del 17 marzo 1986





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mercoledì 21 ottobre 2026

21 Ottobre 2000: Milan - Juventus

È il 21 ottobre 2000 e Milan e Juventus si sfidano nella terza giornata del girone di andata del campionato di calcio di Serie A 2000-01 allo Stadio 'Giuseppe Meazza' di San Siro a Milano.

La Juventus, guidata in panchina da Carlo Ancelotti, sta sfidando la Roma di Fabio Capello per la conquista dello Scudetto. Alla fine però sarà solo un amarissimo secondo posto per i bianconeri. 

Dall'altra parte c'è un Milan in una fase di transizione, che concluderà il campionato al sesto posto.

Buona Visione!

 


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Campionato di Serie A 2000-2001 - 3 andata
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
Sabato 21 ottobre 2000 ore 20.30
MILAN-JUVENTUS 2-2
MARCATORI: Ambrosini 59, Shevchenko 60, Trezeguet 67, Conte A. 90+1

MILAN: Abbiati, Roque Junior, Costacurta, Maldini P., Gattuso, Ambrosini, Albertini, Guglielminpietro (Coco 46), Boban (Giunti 75), Bierhoff, Shevchenko
Allenatore: Alberto Zaccheroni

JUVENTUS: Van der Sar, Tudor, Zanchi, Iuliano, Pessotto (Birindelli 69), Tacchinardi (Conte A. 66), Davids, Bachini, Zidane, Inzaghi, Del Piero (Trezeguet 65)
Allenatore: Carlo Ancelotti

ARBITRO: Braschi





Fantastico Zidane in regia 
Davids è il solito gladiatore 
Boban dà ragione a Berlusconi 
Le Pagelle 

MILAN 
ABBIATI 6. Salva la porta in uscita su Inzaghi, soffre nell'assalto finale della Juve. 
ROQUE JUNIOR 5,5. Beniamino dei tifosi, vigila sulla fascia destra menando chi gli capita. 
COSTACURTA 6. Nervi tesi con Davids, che definì la mela marcia del Milan. A volte lo salva soltanto l'esperienza. 
MALDINI 6. Un gradino al di sopra rispetto alla sfida con il Barcellona. Dopo Rivaldo, controlla Del Piero e soffre di meno. 
GATTUSO 6. Duella con Bachini, ma non nega qualche pedata a Davids. Sulla fascia spinge. 
ALBERTINI 6,5. Nel grigiore del centrocampo rossonero, è quello con le idee più chiare. Perfetta la punizione che propizia il vantaggio milanista. 
AMBROSINI 6,5. E' stanco, tuttavia tiene il campo e realizza il gol del vantaggio. 
GUGLIELMINPIETRO 4,5. Rileva Coco, si capisce perchè resti spesso nelle retrovie. Pessotto ha sempre via libera 
(dal 1'st Coco 6: subito in evidenza con una capocciata da campione). 
BOBAN 6,5. Mossa a sopresa di Zaccheroni, vive di lampi in un primo tempo quasi inguardabile. Ma alla lunga non tradisce il «nemico» Zaccheroni. Trova l'acuto sul finire del primo tempo colpendo di testa il palo, innesca Shevchenko nell'azione del raddoppio, 
(dal 31 ' st Giunti sv). 
BIERHOFF 5. Se possìbile meno brillante del mercoleddi Coppa. Non morde, non incide. 
SHEVCHENKO 6. Anonimo per tutto il primo tempo, ma comunque più reattivo del tedesco che gli sta a fianco. Però se gli lasci un metro è letale. Vedi il gol del raddoppio. 

JUVENTUS 
VAN DER SAR 6. Un paio di uscite da brivido, ma per sua fortuna l'attacco del Milan si astiene. Bravissimo nella ripresa sul colpo di testa di Coco. 
TUDOR 6. Sicuro su Bierhoff, dà a Inzaghi un'invitante pallagol, invece di cercare il tiro vincente. Poi si distrae dando via libera a Shevchenko. 
ZANCHI 6. Prima partita di un certo spessore. Gioca con autorità, non si limita a distruggere, ma rilancia l'azione 
IULIANO 6. I pochi sussulti milanisti lo lasciano indifferente. Puntuale nelle chiusure. 
PESSOTTO 6. Guly gli offre spazi invitanti, ne approfitta svolgendo un compito prezioso, 
(dal 24'st Birindelli 6,5: prezioso nel trivellare la difesa rossonera nel secondo tempo). 
TACCHINARDI 6. Se la Juve ha spesso la meglio a centrocampo io deve anche alle sue iniziative, 
(dal 2l'st Conte 6,5: protagonista del meritato pareggio). 
DAVIDS 6,5. Quando vede le maglie rossonere, gli scatta dentro qualcosa. Rissa con Gattuso e poi Costacurta. Guida la rimonta. 
BACHINI 6. Spesso sottovalutato, è la copia di Pessotto per come si sacrifica in aiuto alla squadra. 
ZIDANE 7,5. Batte tutti nel possesso di palla, in lucidità, in voglia di cercare la vittoria. Zaccheroni disubbidisce a Berlusconi e lo marca comunque a zona. Assist divino per Trezegol. 
DEL PIERO 5. Come il trucco di Silvan: c'è ma non si vede. Tanti errori costellano una partita in cui da capitano avrebbe dovuto dare il buon esempio 
(dal 20'st Trezeguet 6,5: riaccende subito la sfida con un gol d'autore). 
INZAGHI 5,5. Le due occasioni del primo tempo sono sue. In entrambi i casi è bravo e poco fortunato. Sparisce nella ripresa. 

BRASCHI 6. Partita spesso rovente: la governa.

Fabio Vergnano 
tratto da: La Stampa 22 Ottobre 2000





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21 Ottobre 1998: Athletic Bilbao - Juventus

È il 21 ottobre 1998 ed Athletic Bilbao e Juventus si sfidano nella terza giornata del girone di qualificazione della UEFA Champions League 1998-99 allo Stadio San Mamés di Bilbao (Spagna).

In casa bianconera sta per avvenire una clamorosa 'rivoluzione'. Il grande Marcello Lippi poco dopo questa partita rassegnerà le dimissioni da allenatore ed al suo posto arriverà il giovane e rivoluzionario Carlo Ancelotti. Dopo l'iniziale scetticismo dei tifosi, la squadra sembra aver intrapreso la giusta via. Però alla fine sarà solo un deludentissimo settimo posto che varrà solo l'accesso per l'europa verso la Coppa Intertoto.

Dall'altra parte c'è l'Athletic che, fiero del suo orgoglio basco, è sempre un ostacolo ostico da superare.

Buona Visione!



Athletic Bilbao



Stagione 1998-1999 - Champions League - 3ª giornata
Bilbao - Estadio San Mamés
mercoledì 21 ottobre 1998 ore 20:45 
ATHLETIC BILBAO-JUVENTUS 0-0

ATHLETIC BILBAO: Etxeberria I.; Lacruz, Carlos Garcia, Alkorta (Rios 5), Larrazabal; Imaz, Urrutia (Jorge Perez 86), Guerrero (Ezquerro 58), Alkiza; Etxeberria J., Urzaiz
A disposizione: Valencia de la Serna, Felipe, Ferreira, Lasa
Allenatore: Luis Fernández

JUVENTUS: Peruzzi; Birindelli, Tudor, Montero P.; Di Livio, Deschamps, Davids (Tacchinardi 77), Pessotto G. (Iuliano 29); Zidane; Inzaghi, (c) Del Piero (Fonseca 81)
A disposizione: Rampulla, Mirkovic, Conte A., Perrotta. 
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Nielsen K.M. (Danimarca)
AMMONIZIONI: Inzaghi 79 (Juventus)





Del Piero, il genio riposa 
E Inzaghi sbaglia un pallone d'oro 
BILBAO DAL NOSTRO INVIATO 

Un Peruzzi in versione Superman salva la Juventus che soffre e viene abbandonata dai suoi attaccanti. Partita, comunque, piena di tensioni sia in campo sia fuori con incidenti sugli spalti, nella curva occupata dai tifosi bianconeri, nell'intervallo e carica della polizia. 

PERUZZI 7,5. Si fa notare subito per il maglione color carota, ma soprattutto per un'uscita tempestiva sui piedi di Exteberria (19' pt) degna di un campione qual è. Bis nel finale su botta in mischia di Urzaiz. 

BIRINDELLI 6. Non è la sua serata. Soffre Urzaiz, commette fin dall'avvio una serie di errori abbastanza insoliti per lui. Nel secondo tempo passa sul versante sinistro e migliora. 

TUDOR 6. Ogni tanto vengono a galla i limiti dettati dall'inesperienza. Due «lisci» nel primo tempo mettono i brividi a tutta la difesa. Poi si risolveva. 

MONTERO 7. La Juve patisce la partenza a tutta birra del Bilbao, e lui, come un po' tutta la retroguardia, si trova a fronteggiare le incursioni dei baschi cui il centrocampo non riesce a mettere un freno in prima battuta. I guai maggiori quando Lippi adotta per pochi minuti la difesa a tre. Ma c'è da chiedersi cosa succederebbe se non ci fosse nei momenti cruciali. 

PESSOTTO 5. Ritorna in servizio dopo l'infortunio con la Nazionale. La sua partita di grande patimento dura mezzora, Lippi lo sacrifica per motivi tattici: in quella posizione era quasi inutile alla causa e lasciava via libera a Exteberria. 

(Dal 29' pt Iuliano 6,5. Al debutto dopo oltre un mese di stop e pronto a sbrogliare qualche intricata situazione con il piglio di chi è da tempo un perno della difesa). 

DI LIVIO 6,5. Parte nella consueta posizione di esterno destro, poi viene riciclato a sinistra nella zona in cui la Juve lascia troppi varchi agli avversari. Nella ripresa Lippi lo riporta a destra a conferma di come la partita fosse per la Juve più difficile da interpretare di un libro in aramaico. 

DESCHAMPS 6,5. A pochi passi da casa, il basco di Francia vive una serata di grande sofferenza e non riesce a ripetere la prestazione eccellente di Vicenza. Ma tiene bene la posizione e con i minuti cresce di tono. 

DAVIDS 6,5. Un assist per Inzaghi è il suo primo squillo di una partita in cui prima di tutto deve arrangiarsi a cercare di tenere lontano il pericolo da Peruzzi. Si esalta nel clima infuocato, offre un apporto di assoluta concretezza. 

(Dal 31° secondo tempo Tacchinardi sv). 

ZIDANE 6. Cambia la scena, resta il solito Zizou. Un primo tempo con poca polpa, spesso in balia dell'avversario, mai in grado di esprimere uno spunto vincente. Ripresa di maggior sostanza. 

INZAGHI 5,5. Ha la palla del vantaggio dopo un quarto d'ora, ma la mira è sbagliata. Partita delicata per tutta la Juve, molto problematica per il suo centravanti che resta spesso abbandonato e ha pochissime occasioni per colpire. E sbaglia quando potrebbe segnare. Ma almeno ci prova. 

DEL PIERO 5. Poco o nulla da segnalare nel primo tempo se si esclude una magia da fuoriclasse per sinarcare Zidane. Per il resto ha gli stessi problemi di Inzaghi e non dà segnali di vita. 

(Dal 36'st Fonseca sv). 

Fabio Vergnano



La Champions League sorride ai nerazzurri, mentre a Bilbao i bianconeri strappano un pari che può rivelarsi prezioso 
Peruzzi tiene la Juve in Europa. 
Le sue parate decisive stoppano l'assalto basco 

BILBAO DAL NOSTRO INVIATO Il terzo pareggio che la Juventus strappa in Champions League tiene aperto il sentiero che porta ai quarti di finale, anche in virtù della vittoria che il Rosenborg coglie a spese del Galatasaray, spodestandolo, così, del primo posto. Poteva perdere, la Juve di Bilbao, ma anche vincere. Marcello Lippi l'ha corretta in corsa, rimediando a un assetto iniziale che faceva acqua soprattutto nel settore di Pessotto. Con Iuliano, la squadra è parsa meno vulnerabile. I campioni d'Italia hanno ricavato poco da Inzaghi, Del Piero e Zidane, accerchiati dagli indiavolati avversari. Per un tempo, meglio i baschi di Fernandez. Nella ripresa, Juve più attenta e disinvolta. Athletic, Athletic. La storia rumoreggia sulle gradinate. In campo, ci si batte a muso duro, ma senza sotterfugi, un inchino a ogni botta. L'arbitro non fischia mai. La Juventus giochicchia per un quarto d'ora, quanto basta a Davids per spalancare l'area a Inzaghi, il cui tiro, dalla lunetta, avrebbe giustificato ben altra mira. Già privi di Javi Gonzalez, Larrainzar e José Mari, i baschi perdono anche Alkorta, al posto del quale viene precettato il mastodontico Bios. Piano piano, l'Athletic guadagna metri, circonda e ammutolisce con il pressing Inzaghi, Del Piero, Zidane, costringe Di Livio e Pessotto, soprattutto lui, a tribolati rammendi, obbliga Birindelli, Tudor e Monterò a disimpegni così febbrili che, spesso, diventano munizioni per chi attacca. L'Athletic pigia a tavoletta. La Juventus ne soffre le improvvise folate, anche per via di quella grottesca difesa a tre che sboccia verso l'ir, senza sollevare Deschamps dal navigare fra Scilla e Cariddi, fra Guerrero e Alkiza. Il pressing dei baschi è furia a comando. Al 19', un errore di Del Piero propizia un contropiede che, attraverso Imaz e Urzaiz, porta J. Etxeberria a tu per tu con Peruzzi. Ci vorrebbe un miracolo: Peruzzi lo compie. A Zidane non riesce di accendere la luce. La Juve rincula, aggredita a centro- campo, scoperta sulle fasce. L'assedio lo rompe un'iniziativa di Del Piero, che Deschamps, infiltratosi sino al limite, non sfrutta. Può succedere di tutto, a forza di lasciarsi risucchiare, e difatti, al 28', un'omissione di Tudor, su punizione di Guerrero, procura la più ghiotta delle occasioni: Lacruz, tutto solo, la sciupa di testa. Corre ai ripari, Lippi. Fuori Pessotto, infilzato dalla baionetta di J. Etxeberria, e dentro Iuliano. Tre centrali, con ai fianchi Birindelli (destra-sinistra) e Di Livio (destra-sinistra-destra-sinistra), a proposito di idee chiare). Blindata la Maginot, i campioni d'Italia possono, così, uscire dal bunker: 36', sventola di Davids, a rischio di autogol; 38', punizione di Del Piero, carambola su Birindelli, brivido; 42', da Deschamps a Inzaghi, in bocca al portiere. Scaramucce nel covo dei tifosi juventini e cariche della polizia introducono la ripresa. L'Athletic cerca d'increspare le acque, di aizzare il ritmo contro una Juve non più in palese affanno, ora che Lippi l'ha ridisegnata, e sempre reattiva: prova ne sia lo spericolato avvitamento in forza del quale, al 9', I.Etxeberria sfila dalle chiome di Del Piero una parabola arguta dell'inossidabile Di Livio. Fernandez richiama Guerrero, così così, e sfodera un'altra punta, Ezquerro. Adesso è la Juve a recuperare campo e personalità: al 14', Inzaghi-Deschamps, applausi per tutto, il movimento, il tiro, la parata. Tre angoli sprigionano altrettante bolge a casa Peruzzi. Ma al 22', è Zidane a smarcare Inzaghi: I. Etxeberria gli piomba sui piedi, rubandogli il tempo. Quando scocca la mezz'ora, gli dei pilotano fra i guanti di Peruzzi, annaspante sulla linea, una strepitosa girata di Urzaiz. Tacchinardi avvicenda un Davids forse esausto, sicuramente fra i più generosi. Molto si agita, Inzaghi, tanto da essere ammonito, allorché il guardalinee Knudsen gli annulla u gol-partita, al 33', ma il fuorigioco era netto. Fonseca dà il cambio a Del Piero. La Juve ribatte colpo su colpo. Graffiata, morde. Il finale, però, è tutto Athletic, con Alkiza che, sfrecciando ai cento all'ora, impegna strenuamente Peruzzi. E così la partita, ardente e corretta, approda al risultato più equo. 

Roberto Beccantini
brani tratti da La Stampa del 22 ottobre 1998







Athletic Bilbao

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