venerdì 9 ottobre 2026

9 Ottobre 1988: Como - Juventus

È il 9 ottobre 1988 e Como e Juventus si sfidano nella prima giornata del girone di andata del Campionato di Serie A 1988-89 allo Stadio 'Giuseppe Sinigaglia' di Como.

È una Juventus che cerca di costruire una squadra ancora scossa dall'addio di 'Le Roi' Michel Platini e dai fallimenti di Ian Rush e del tecnico Rino Marchesi. Guidati in panchina dalla leggenda Dino Zoff, i bianconeri raggiungono un quarto posto in campionato che dovrebbe rappresentare un buon viatico per il futuro. Dall'altra parte c'è un Como che disputa un campionato al di sotto delle attese e scivola mestamente in Serie B.

Buona Visione!

 

como


Stagione 1988-1989 - Campionato di Serie A - 1 andata
Como - Stadio Giuseppe Sinigaglia
domenica 9 ottobre 1988 ore 15.00
COMO-JUVENTUS 0-3
MARCATORI: De Agostini 3, Laudrup 10, Buso 32

COMO: Paradisi, Annoni, Colantuono, Lorenzini (Simone 27), Maccoppi, Albiero, Verza (Milton 46), Invernizzi, Giunta, Centi, Corneliusson
Allenatore: Rino Marchesi

JUVENTUS: Tacconi, Bruno P., De Agostini, Galia (Magrin 77), Brio, Tricella, Marocchi, Rui Barros, Buso, Zavarov, Laudrup
Allenatore: Dino Zoff

ARBITRO: D'Elia



Zoff si commuove alla «prima» di Sacha 
Il primo tempo è quello che più piace alla Juve. 

Ammette:

"I due gol nei primi dieci minuti ci hanno facilitato il compito. La squadra ha sbagliato poco o niente, giocando con grande praticità, ritmo e precisione. E non è solo merito di Zavarov, perché tutti hanno fatto in pieno il proprio dovere." 

Ma Zoff è un perfezionista per natura ed allora aggiunge: 

"Esaltarsi per questa vittoria sarebbe un errore. Possiamo e dobbiamo migliorare. Nel secondo tempo, infatti, qualcuno ha voluto strafare, gettando al vento altre occasioni da gol. Da oggi pensiamo alla coppa: ci attende un compito molto difficile, anche perché mancherà Zavarov". 

E già, Sacha è sempre sulla bocca di tutti. Anche Laudrup, tornato al gol in campionato dopo 19 mesi di digiuno, ne parla, ma per precisare: 

"Zavarov non si discute, ma non mi sembra giusto dopo una vittoria tanto squillante dare meriti soprattutto a lui. La Juve è stata irresistibile come complesso, ritrovando ritmi di gioco che si erano smarriti da due anni». 

Ma lo Zavarov-day non può far passare in secondo piano la splendida prova di Marocchi. È il ritratto della felicità: 

«Se ancora avevo dubbi, ora sono sicuro: ho scelto davvero la squadra migliore. Il mio compito è lavorare tanto a centrocampo come vuole Zoff e credo di esserci riuscito. Potevo essere uno degli esclusi con l'arrivo di Zavarov, invece Zoff ha avuto fiducia in me ed ora non posso deluderlo." 

Ma Sacha non ha potuto esprimere in pieno le proprie impressioni. Mancava Tatiana, così il russo si è limitato a pochi monosillabi che ci pare vadano interpretati così: 

"Tutto molto bello, sono felice per questo debutto così fortunato. Avevo paura all'inizio, ma ho capito in fretta che le cose sarebbero andate bene. Unica difficoltà: il caldo, soprattutto nel secondo tempo." 

Ma nei primi quarantacinque minuti, Zavarov aveva già fatto in pieno il proprio dovere, confermando, se ce ne fosse stato bisogno, di essere un fuoriclasse di valore mondiale. A fine partita, nello spogliatoio i compagni gli hanno rivolto un lungo applauso. Persino a Zoff brillavano gli occhi. 

"Bravi, bravissimi tutti quanti. Un successo netto che non stupisce me, ma forse quelli che non credevano in questa Juve". 

L'allusione alle inchieste d'inizio stagione che non mettevano la Juventus tra le grandi favorite è fin troppo evidente. E Zavarov? 

"Abbiamo azzeccato lo straniero giusto. Grazie alla sua immensa classe, è riuscito ad ambientarsi subito nel nostro calcio'.

Fabio Vergnano
tratto da: La Stampa 10 ottobre 2023


 



como

como

como

como

como

il museo
il museo

il museo

como

juve

como

Juventus

Alcune foto sono tratte dalla pagina Facebook: Il Museo del Como



maglie





 




giovedì 8 ottobre 2026

8 Ottobre 1989: Juventus - Atalanta

È l'8 ottobre 1989 e Juventus ed Atalanta si sfidano nell'ottava giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1989-90  allo Stadio 'Comunale' di Torino.

Questa Juve costruita e modellata dalla figura storica di Dino Zoff (stavolta nelle vesti di allenatore) sta per vincere una bellissima doppietta di coppe. Infatti, assieme alla Coppa UEFA, vince anche la Coppa Italia contro un grande Milan, all'apice della sua storia sacchiana'. Purtroppo questi successi non valgono al 'Dino nazionale' la conferma sulla panchina bianconera. La dirigenza juventina è affascinata dal nuovo che avanza ed investe il proprio futuro in un giovane di 'belle speranze', Luigi Maifredi!

Dall'altra parte c'è Atalanta che disputa uno splendido campionato e conquista meritatamente un posto nella prossima Coppa UEFA.

Buona Visione! 



juve


 

Stagione 1989-1990 - Campionato di Serie A - 8ª andata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 8 ottobre 1989 ore 15:00
JUVENTUS-ATALANTA 0-1
MARCATORI: Caniggia 74

JUVENTUS: Tacconi, Bruno P., De Agostini, Fortunato D., Bonetti D., Tricella, Galia (Napoli N. 77), Rui Barros, Casiraghi, Marocchi, Alessio
Allenatore: Dino Zoff

ATALANTA: Ferron, Contratto, Pasciullo, Bonacina, Vertova, Progna, Stroemberg, Prandelli (Barcella 79), Caniggia, Nicolini, Madonna (Zanoncelli 88)
Allenatore: Emiliano Mondonico

ÁRBITRO: Baldas



Ma Zoff non accetta processi «Questa Juve non si boccia» 

La Juventus aveva conquistato sette punti in quattro giornate, proponendosi come candidata allo scudetto. Eravamo al dopopartita di Juve-Ascoli, successo ampio, mai in discussione, dei bianconeri. Disse Dino Zoff: 

«Piano con gli entusiasmi, abbiamo giocato tre gare in casa. Verranno i momenti difficili. 

Fu un buon profeta, anche se chi conosce il mister giura che avrebbe detto le stesse cose con sei punti di vantaggio a tre turni dalla fine. E oggi Zoff sale sul banco degli imputati. Colpa sua, dicono alcuni, se questa squadra non riesce a trovare un gioco accettabile, se patisce soprattutto sul piano tattico, formazioni come il Bologna e il Bari, per non dire dell'Atalanta. Ebbene, Zoff va controcorrente. Per lui, la Juventus di ieri non è stata affatto male: 

«Comunque meglio di quella che aveva battuto il Bari». 

E allora? 

«Allora abbiamo preso un gol quando stavamo dominando (sic). Un gol, tra l'altro, viziato da un fuorigioco che il guardalinee aveva segnalato ma di cui l'arbitro non ha tenuto conto». 

Niente processi, dunque: 

«Abbiamo creato gioco, e occasioni da rete ci sono state. Teniamo anche conto delle assenze. All'Atalanta abbiamo concesso Zavarov, Aleinikov e Schillaci». 

Vero. Ma è altrettanto vero che il migliore dei bianconeri è stato Rui Barros, giramondo del calcio che avrebbe dovuto essere il più stanco. Invece, è parso l'unico a cercare con convinzione la via del gol. Gli altri, ad esclusione del sempre positivo Marocchi, hanno mostrato la corda. Insomma, la parola crisi non piace al mister: 

«Non se ne parla nemmeno. È stato un episodio. 

Non il primo, però. Già domenica scorsa, a Roma, la Juve aveva giocato tanto male da compiere il miracolo di scucire la bocca al presidente Boniperti, notoriamente molto attento a non rilasciare dichiarazioni critiche nei confronti dei suoi uomini. E la squadra che aveva pareggiato con il Bologna e battuto il Bari era parsa tutt'altro che irresistibile. In parte, ciò si può spiegare con la nuova filosofia tattica di Zoff, che quest'anno sembra aver decisamente abbandonato le tentazioni spettacolari in favore della concretezza. La Juve dell'anno scorso divertiva, ma finiva anche per incappare in giornate nerissime di un reparto difensivo poco protetto. Quella di quest'anno sembra più robusta a centrocampo, ma indubbiamente si fa meno amare. Lo dimostrano anche gli incassi. Ieri, con una squadra a due punti dal vertice della classifica, i paganti sono stati poche migliaia, con un contributo non disprezzabile dei tifosi nerazzurri. Colpa, forse, del clima di sfiducia che lo stesso Zoff denuncia: 

«Non mi è piaciuto il pessimismo che circondava la squadra prima della partita. E poi la gente fischia…». 

Fischia la Juve, s'intende. Perché gli atalantini hanno lasciato il campo accompagnati dall'applauso, ironico ma anche sportivissimo, della Filadelfia. La stessa curva che a un certo punto si è rivolta a Tacconi: 

«Falli segnare Tacconi, falli segnare». 

Insomma, la disaffezione del pubblico torinese per la sua squadra più prestigiosa è evidente. Anzi, lo è tanto di più nel momento in cui il Torino di Serie B riesce a chiamare allo stadio 30 mila spettatori a partita. Se Zoff rifiuta i processi, sa benissimo che le prossime partite saranno decisive per recuperare gli scettici: c'è il Paris Saint-Germain in Coppa, c'è soprattutto un cammino di campionato tutto in salita. Finora la Juve se l'è vista con una sola «grande», l'Inter. Ha perso, giocando bene però. Le altre avversarie incontrate vanno dal centro alla bassa classifica. Saranno Napoli e Roma, Milan e Sampdoria a dire se il buon Zoff ha ragione o a scrivere, questa volta sul serio, la parola fine alle ambizioni dei bianconeri. 

Giampiero Paviolo
tratto da: La Stampa 9 ottobre 1989






juve

juve

dino

juventus

atalanta

Caniggia

claudio paul

juve

Atalanta

juve

Atalanta

juve

Atalanta

maglie






mercoledì 7 ottobre 2026

7 Ottobre 1979: Milan - Juventus

Attraverso Youtube vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. 

È il 7 ottobre 1979 e Milan e Juventus si sfidano nella quarta giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1979-80 allo Stadio 'San Siro' di Milano.

I bianconeri contendono fino all'ultimo lo Scudetto con l'Inter, però al termine del campionato sarà solo secondo posto dietro i nerazzurri, mentre il Milan (campione d'Italia in carica) si vede togliere la Serie A da sotto i piedi dopo lo scandalo del Totò Scommesse.

Buona Visione!



milan


Stagione 1979-1980 - Campionato di Serie A - 4ª andata
Milano - Stadio San Siro
domenica 7 ottobre 1979 ore 15:00 
MILAN-JUVENTUS 2-1
MARCATORI: Novellino 7, Antonelli 44, Tardelli 46

MILAN: Albertosi, Collovati, Romano, De Vecchi, Bet, Baresi F., Novellino, Buriani, Antonelli (Carotti 78), Bigon, Chiodi
A disposizione: Rigamonti, Galluzzo
Allenatore: Massimo Giacomini

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, (c) Furino, Brio, Scirea (Verza 44), Marocchino, Tardelli, Bettega R., Prandelli, Fanna 
A disposizione: Bodini, Tavola
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Agnolin L.
AMMONIZIONI: Gentile, Prandelli, Verza (Juventus); De Vecchi, Novellino (Milan)




I rossoneri si sono imposti con autorità nel primo grande scontro della Serie A 
Milan solido, bianconeri senza idee 
Ben impostati tatticamente, i campioni hanno assunto subito il comando del gioco 
A disagio la squadra di Trapattoni, costretta a continui cambi di marcatura 
Il peso dell'infortunio a Scirea 
Cuccureddu in tribuna: la sua esperienza poteva servire nella difficile gara di San Siro 

DAL NOSTRO INVIATO A MILANO — Sembra diventata una cattivissima abitudine, per la Juventus, quella di svegliarsi ogni volta «sotto» di due reti. Come a Gyòr, anche ieri a San Siro i bianconeri hanno disputato un discreto secondo tempo, ma era troppo tardi per rimontare i gol di Novellino e Antonelli. Tardelli ha dimezzato subito lo svantaggio, al primo minuto della ripresa, e poi la squadra di Trapattoni si è portata in avanti con maggiore decisione, trovando però sempre pronte repliche in contropiede. 

Una Juve giovane, quella che ha tentato la disperata rimonta. Marocchino è andato in campo dall'inizio, al posto dello squalificato Causio. Verza è subentrato a Scirea, infortunatosi allo scadere del primo tempo in modo tanto banale quanto doloroso. Gli assalti sono stati condotti con slancio ma senza idee chiare: per tutta la partita i bianconeri sono stati inferiori, come squadra, al Milan, reagendo soprattutto con spunti individuali alla superiorità tattica dell'avversario. Trapattoni si era deciso per la coppia di terzini Gentile-Cabrini: hanno giocato così male entrambi che c'era solo (a posteriori, d'accordo) l'imbarazzo della scelta nel preferire uno dei due Cuccureddu, ancora una volta sacrificato a misteriose esigenze di squadra. Gentile ha penato su Antonelli, ha poi giocato di forza su Novellino rischiando grosso. Cabrini è stato a lungo senza avversario da marcare, il giovane Romano (una mezz'ala, schierato da Giacomini a terzino sinistro al posto di Maldera sofferente di tallonile) lo aspettava in zona, ma visto che il bianconero non avanzava, finiva per risultare un prezioso appoggio per l'attacco, agendo sui tre quarti a raccogliere i passaggi dei centrocampisti ed a crossare verso Zoff. 

Per tutto il primo tempo la Juve ha sofferto in blocco, priva di potenza offensiva e incerta a centrocampo dove solo Furino, schiumando rabbia, si batteva con energia su ogni pallone, su tutti gli avversari, finendo però inevitabilmente per lasciare troppo spazio ad un Novellino più lucido ed altruista del solito. Gli stessi continui cambi di marcatura ordinati dalla panchina denunciavano il disagio di una squadra che non trovava il bandolo della matassa, mentre il Milan arrivava subito alla quadratura del suo gioco, spostando Bet da Bettega (lasciato a De Vecchi) a Marocchino, lasciando il magnifico Collovati su Fauna, che ha potuto giocare ben pochi palloni validi Così scombinata per conto suo, contrata con efficacia dalle marcature avversarie, la Juventus si dibatteva mentre il Milan giocava. Bettega faceva da regista arretrato, si muoveva con l'eleganza (ma anche con la lentezza) di un cavallo da concorso mentre i rossoneri gli viaggiavano attorno al galoppo. Marocchino lottava senza costrutto, di Fauna si è detto. Le difficoltà in attacco — le solite difficoltà — si riflettevano a ritroso su tutta la squadra. 

Questa la Juve balbettante del primo tempo, mentre il Milan andava a segno subito con Novellino ed allo scadere del tempo con Antonelli, nella cui vana rincorsa Brio denunciava tutta la sua lentezza e parecchia ingenuità. Troppo semplice sarebbe ridurre la causa di tutto all'assenza di Causio; piuttosto, va detto che il secondo gol rossonero è stato chiara conseguenza del caos difensivo dopo l'uscita di Scirea (distorsione), quasi allo scadere del primo tempo. Nella ripresa il duello si è equilibrato, ma troppo tardi. Verza ha dato il suo apporto di grinta e qualità; Furino (lasciato Novellino a Gentile) ha potuto farsi vedere di più; il Milan era stanco per il gran correre del primo tempo. Ma di gioco, ancora una volta la Juve non ne ha fatto vedere. Il primo big match del campionato ha così detto Milan, un verdetto aderente all'andamento della gara, anche se di bel gioco se ne è visto poco sui due fronti. Ma il Milan, almeno, ha dimostrato di essere capace di cambi di ritmo; la Juve, sino a quando non è stata spinta dalla disperazione, si è mossa con esasperante lentezza. Gentile, Cabrini, Tardelli, a lungo irriconoscibili, lo stesso Bettega che ha finito per giocare sempre più arretrato, sono stati i punti deboli (atletici e tattici) di una Juve sotto tono. Prandelli si è smarrito nel caos, ma che poteva fare lui che arrivava dalla Serie B? Intanto Cuccureddu era fuori. Chissà perché. 

Bruno Perucca
tratto da: La Stampa 8 ottobre 1979


Dopo la caduta

RIVERA A pensarci bene, Rivera è sovente un protagonista perché sono in tanti a strappargli le parole di bocca, anche quando lui vorrebbe tacere. Durante la scorsa settimana, Rivera ha vissuto la sua prima esperienza di dirigente: dopo l'eliminazione del Milan dalla Coppa, un centinaio di tifosi lo ha contestato unitamente a Colombo, costringendolo ad abbandonare San Siro al pari di un arbitro sgradito, cioè da una porta secondaria. L'accusa è conosciuta: non aver insistito per acquistare Rossi a cinque miliardi e, per giunta, non aver provveduto a rinforzare la squadra (con chi, il tifoso che urla, non lo dice). Poi Rivera riporta il discorso sul piano tecnico, quello che più gli è congeniale, ed afferma esplicitamente che Novellino e Antonelli, con la guerra che si fanno, sono la rovina della squadra. Per farsi capire bene, Rivera precisa: 
"Non si passano nemmeno la palla." 
Quindi convoca in società i due ragazzotti e spiega loro, in termini calcistici, quali accuse, sul piano anche umano, intende sostenere. Infine, il Milan vince come si sa contro la Juve e Rivera, in serata, alla TV, chiarisce che certe colpe debbono farsi risalire anche a taluni giornalisti che ascoltano una cosa e poi ne scrivono un'altra. Il lunedì, sono proprio gli incolpati che scrivono i più bei elogi del neo dirigente milanista. Giusto che poi Rivera commenti: 
«Che faccia tosta, guarda in che mani siamo…». 
La morale è sempre la stessa: se una società spende si dice che butta i soldi dalla finestra; se sta attenta al bilancio e intende procedere giudiziosamente, magari attingendo dal vivaio, i tifosi vengono organizzati per protestare; se si modificano i prezzi dei biglietti per adeguarli al costo dello spettacolo (certamente venduto sottocosto) in tanti si scoprono moralisti. Che il male del Milan fosse soltanto tecnico (e fisico) lo si è sempre detto, così come è difficile che la squadra possa mantenersi su livelli elevati senza un apporto larghissimo dei giovani, a tutt'oggi niente affatto ipotizzabile. Se i Romano, i Carotti, i Minoia, i Galluzzo e via dicendo, maturano in fretta, il Milan può stare tranquillo, in caso contrario tutto dovrà essere rinviato al possibile arrivo degli stranieri perché, a quanto è dato vedere, anche nella prossima estate la produzione del vivaio nazionale non risulterà affatto copiosa, né di qualità. È, tuttavia, scontato che il rendimento del Milan dipenda da Antonelli e da Novellino, per un buon cinquanta per cento: non sono altruisti, si ritengono degli assi, sono terribilmente incostanti, hanno troppo spesso i nervi a fior di pelle (soprattutto Novellino rasenta la squalifica per ogni partita: domenica si è salvato perché Agnolin avrebbe dovuto espellere anche un paio di juventini...). Se poi non si passa la palla, come è dimostrato (prima dell'incontro con la Juve, naturalmente), allora l'intero reparto offensivo del Milan deve abdicare. Va anche detto che la crisi del Milan era in programma: tutte le squadre che vincono lo scudetto scadono nel loro rendimento, per i motivi più disparati. Se si tratta di formazioni di grossi club, il recupero avviene in tempi brevi; in caso contrario, si scompare addirittura dalla scena dello scudetto (Lazio, Fiorentina, Cagliari). 
JUVE E INTER. Ma questa parte del campionato, più che altro, è caratterizzata dalle prestazioni dell'Inter e della Juventus. La coalizione della Juve l'abbiamo illustrata ancor prima che il campionato cominciasse: Bettega potrà segnare gol perché ha classe pura ed ottimo stacco di testa per avversari un po' ingenui, ma anche lui deve seguire i segni del tempo che impongono ai calciatori di iniziare la carriera nell'area avversaria e di finirla nella propria. Non esiste il percorso contrario. Bettega toglie alla squadra la possibilità di mutare velocità al momento di concludere l'azione offensiva, e la Juve dispone di elementi di valore capaci di farlo. Il gioco dei bianconeri serve per schiacciare gli avversari contro il proprio portiere, non serve per aprire le difese da superare, le quali, anzi, hanno a disposizione tutto il tempo che vogliono per ben disporsi. Trapattoni deve tentare con un altro centravanti, con un gioco più svelto a centrocampo, con fasi preparato-rie più diritte; limitarsi a far splovere il pallone nel mucchio, con la speranza che Bettega lo corregga a rete, fa parte di un calcio pretenzioso e assurdo. E adesso, si impone il primo, vero tentativo di esame sull'Inter. Dicemmo, all'inizio della stagione, che la squadra di Bersellini avrebbe imitato il Milan dello scu-detto contando sul fattore sorpresa che era alla base della manovra della squadra, una manovra, a nostro parere, imposta dalla forte personalità di alcuni elementi (Pasinato, Oriali, Marini, Baresi) su compagni dagli accenti individuali meno perentori (Altobelli, Muraro). In tal modo, una delle poche squadre italiane dotate di due autentiche punte naturali, fatte apposta per il contropiede, gioca come se quelle punte ed il contropiede fossero espedienti ai quali ricorrere soltanto in condizioni particolari, giammai sistematicamente. Per onestà critica, va anche aggiunto che, per produrre il contropiede, sono necessari due fattori insostituibili: punte in grado di esibirsi in velocità e pronte a dettare il lancio in profondità sino a quando hanno spazio a disposizione, e centrocampisti in grado di lanciarle, con lunghe e precise battute. E su questo secondo fattore l'Inter non può contare eccessivamente, perché Pasinato e Oriali gradiscono portare di persona in avanti il pallone, non sapendolo trasferire con precisione da una parte all'altra del campo. Ora accade che Pasinato sia spesso un'ala destra e Oriali quasi sempre un'ala sinistra, pronti al cross, ma da fondo campo, la zona dalla quale il cross diviene più efficace, quindi gradito a chi deve correggerlo a rete. In tal modo, Altobelli e Muraro che pure gli avversari debbono rigorosamente controllare sono spesso superati sui fianchi, risultando così meno avanzati dei loro compagni laterali ai quali sovente si aggiungono anche Marini, Beccalossi, Baresi e Canuti. Si tratta di un modo differente per realizzare i famosi scopi di Castagner (molte facce nuove in area avversaria, per sorprendere i difensori) oppure del Liedholm della scorsa stagione (tutti tiratori a rete, in mancanza di tiratori naturali) il contropiedista vuole i lanci in profondità, come prima regola, quindi il cross, quando l'azione si è ormai sviluppata sin quasi sul fondo, mentre nell'Inter, Altobelli e Muraro, per giunta preoccupati di non cadere in fuorigioco, si trovano spesso alle prese con la seconda eventualità. Risultato: dei sette gol sinora segnati dai nerazzurri, uno solo è di Altobelli, uno è venuto da autogol e gli altri sono stati segnati da centrocampisti o da terzini.

IL NAPOLI. Oggi che non esistono quasi più i grandi campioni, le squadre da alta classifica possono anche essere programmate e, sotto questo profilo, l'Inter ha agito con la massima accortezza. Ma quando un modulo si rifà a principi così atipici, si corre il rischio di vedersi capiti anzitempo e, dato che si tratta di un modulo senza dubbio dispendioso, esiste anche il pericolo di non riuscire a mantenere tutti gli uomini sul medesimo piano di rendimento. Nel primo caso, occorre saper cambiare a tempo, nel secondo, interviene l'intuito e la sensibilità dell' allenatore (Bini, ad esempio, che fatica meno di tutti in partita, dovrebbe agire maggiormente in allenamento anche in un ruolo non suo, per acquistare agilità di movimento e pratica di altre zone del campo). All'Inter di adesso, manca una convinta solidità difensiva, perché reti come quelle segnate a Bologna, da Mastropasqua, non cono ammesse (dov'era Bini? Perché Bordon non è uscito?). In sostanza, l'Inter è in testa, ma con molti problemi (che fare di Altobelli o della velocità di Muraro?) ancora da risolvere: domenica prossima, un Napoli beneficato dalla disinvoltura della Roma, può già dire molto. (Un altro vantaggio dell'Inter, simile a quello che ha agevolato il Milan dello scudetto: le avversarie non sono granché).

Gualtiero Zanetti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1979 nr.41




milan

milan

milan

milan

La seconda rete rossonera realizzata da Antonelli

milan

II Milan riscatta l'eliminazione dalla Coppa dei Campioni sconfiggendo, dopo dieci anni, la Juventus a San Siro: al 4' l'arbitro Agnolin annulla una rete a Chiodi, ma Dino Zoff viene nuovamente battuto al 6' da Novellino 

milan

milan

juventus

milan

juventus

milan

milan

milan

milan

maglie





martedì 6 ottobre 2026

6 Ottobre 1985: Juventus - Atalanta

È il 6 ottobre 1985 e Juventus ed Atalanta si sfidano nella quinta giornata del girone di andata del Campionato di Calcio di Serie A 1985-86 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

La Juventus si appresta a vincere il suo ventiduesimo tricolore con una squadra che sta vivendo gli ultimi spicchi di splendore di 'Le Roi' Michel Platini. Allenati da Giovanni Trapattoni (al suo ultimo campionato alla Juve, prima di trasferirsi all'Inter), i bianconeri mettono a distanza la Roma di Sven-Göran Eriksson, vincendo 'in volata' lo Scudetto. I Giallorossi saranno protagonisti tanto di una rimonta inaspettata quanto di una rovinosa caduta nella penultima gara di campionato in casa contro la già retrocesso Lecce.

Dall'altra parte c'è Atalanta che disputa un campionato dignitoso e finisce la propria corsa tricolore a metà classifica.

Buona Visione!

 


juve



 

Stagione 1985-1986 - Campionato di Serie A - 5ª andata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 6 ottobre 1985 ore 15.00
JUVENTUS-ATALANTA 2-0
MARCATORI: Serena A. 4, Laudrup 69

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Mauro (Pin 77), Manfredonia, Serena A., Platini, Laudrup (Pacione 83)
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ATALANTA: Piotti, Osti, Gentile, Prandelli, Soldà, Perico, Stroemberg, Limido (Valoti 72), Magrin, Donadoni, Cantarutti
Allenatore: Nedo Sonetti

ARBITRO: Bianciardi



Platini riposa? Ci pensano Serena e Laudrup Platini riposa? 
Il francese gioca al piccolo trotto 
Ma il centravanti al 4' con uno dei suoi colpi di testa e il danese al 69' con un'azione personale imbraglieranno un'ostica Atalanta 
Tra gli ospiti emergono il portiere Piotti e Stromberg

TORINO — La testa di Serena e un'invenzione di Laudrup spingono la Juventus in alto. Poco importa se Platini protrae questo singolare periodo di 'cassintegrazione', se Manfredonia e Bonini danno alla loro partita un'interpretazione meno brillante del solito, se lo spettacolo latita nella circostanza o se l'iniziativa concessa all'Atalanta superi, talvolta, il limite di guardia. 

La Juventus del rinnovamento va avanti come una formica, senza distrazioni, con l'aria di chi pensa più all'arrosto che al fumo. I numeri, che nel calcio sono in fondo ciò che conta, danno perfettamente ragione a Trapattoni, il quale da ieri sera guarda i concorrenti diretti da una posizione ancor più privilegiata. L'Atalanta, che spende nell'arco di novanta minuti un'illimitata quantità di energie per raccogliere soltanto due proiezioni offensive di Donadoni e di Stromberg (in entrambe le occasioni, 1' e 50', Tacconi è davvero bravo ad opporsi), è subito gelata dallo stacco tempestivo di Serena.

Sono appena trascorsi quattro minuti. Quanto basta per verificare l'esattezza di certe previsioni della vigilia. Sonetti, evidentemente, ha dato istruzioni precise. Per togliere l'iniziativa alla Juventus nei punti dove lo schema è concepito, aggredisce con soffocanti raddoppi di marcatura i centrocampisti avversari. 

Insomma, l'ammucchiata prevista sembra il tema dominante del pomeriggio. Ed è facile intuire una gara di sofferenze o almeno di disagi per i bianconeri. Ma ecco al 4' uscire dal cilindro della Juventus il giochetto elementare ma efficace, conosciuto ma puntualmente efficiente. 

Cabrini rimette al centro un traversone teso, Scirea fa velo più o meno volontariamente, poi sbuca la testina di Serena e Piotti è battuto. Tutto lascia supporre che tale disgelo induca l'Atalanta ad orientare altrimenti il metodo operativo. Invece Sonetti non cambia musica, ed ogni suo uomo si mette praticamente alle costole dei bianconeri, i quali non possono usufruire, come vorrebbero, di ipotetici spazi. Serena si muove molto e con molta diligenza; Laudrup vive momenti difficili per la determinazione, ai limiti del lecito, di Osti; Platini si occupa di portare in giro il bravo Prandelli e di cucire con umiltà il gioco. Mauro è costretto spesso a convergere e in un palo di circostanze costringe Piotti a respingere un suo destraccio (15') ed a tremare per una conclusione a lato del 21'. 

Per trovare un tentativo in porta bisogna successivamente attendere il 41' quando Cabrini di testa (lo schema tradizionale è ripetuto con la variante dell'esecutore) costringe Piotti ad aprire le ... ali. La partita, ingarbugliata come una matassa ingarbugliata, non è facile per la Juventus. 

L'Atalanta corre come se avesse due anime, colma ogni settore del campo e non concede respiro. Donadoni e Stromberg, atleta gagliardo e generoso, tentano anche sortite offensive. Ed è proprio dello svedese (50') l'affondo conclusosi con bell'intervento di Tacconi. In simili condizioni è difficile costruire gioco per Manfredonia e Bonini, ai quali è riservato anche l'onere di assistere gli attenti Favero, Sclrea e Brio. È arduo per Serena e Laudrup vedere lo specchio della porta, anche se la pressione bianconera porta il centravanti a caricare il sinistro al 58', con palla finita a lato di un nulla. È arduo anche perché Gentile e Osti non si concedono distrazioni, nonostante la giornata no dell'emozionato Soldà. 

Platini forse avverte il momento difficile e si porta due volte al tiro: al 65' con ottimo stop di petto e gran destro su punizione respinto al 73' da Piotti. Dal 70' in poi la Juventus concede forse troppa iniziativa all'avversario, un po' di lentezza nel disimpegno, che non è agevole, si intende, troppi i passaggi sbagliati. Cabrini prova a spingere la squadra in avanti, ma i nerazzurri paiono triplicarsi, spinti da una vitalità straordinaria. Ma nulla più di una vitalità. Premono perfino, ma non trovano spiragli. C'è chi pensa, però, che può scapparci una fortuita giocata che metta in ginocchio Tacconi. 

Ma in agguato c'è Laudrup, un danese tanto elegante quanto efficace. Riesce al 69' a superare Soldà e Osti con una stupenda progressione in slalom ed a lasciare di sasso Piotti con un destro forte e ben calibrato sul primo palo. Una prodezza che vale 7 in pagella. Lo stadio ha un sussulto, un premio all'esecuzione più spettacolare della partita. La Juventus vince con merito, è solida, «corta», non perde mai la testa ,non ha concesso contropiede. 

Sonetti dice che gli sta bene il 2-0. E tutti vissero felici e contenti.

Angelo Caroli
tratto da: La Stampa 7 ottobre 1985






juve

juve

juve

juve

juve

juve

juventus

juventus

juventus

Juventus

rosa

rosa

juventus

atalanta

maglie