lunedì 12 ottobre 2026

12 Ottobre 1986: Fiorentina - Juventus

È il 12 ottobre 1986 e  Fiorentina e Juventus  si sfidano nella quinta giornata del girone di andata del Campionato di Calcio di Serie A 1986-87 allo Stadio 'Comunale' di Firenze.

La Juventus è Campione d'Italia in carica mentre la Fiorentina annaspa nelle posizioni di retrovia. A fine campionato i bianconeri saranno secondi dietro al Napoli (per la prima volta scudettato) mentre i Viola finiranno a metà classifica a solo quattro punti dalla zona retrocessione.

Buona Visione! 


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Stagione 1986-1987 - Campionato di Serie A - 5ª andata
Firenze - Stadio Comunale
Domenica 12 ottobre 1986 ore 15.00
FIORENTINA-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Diaz 10, Vignola 58

FIORENTINA: Landucci, Gentile, Carobbi, Oriali (Contratto 46), Pin C., Galbiati, Di Chiara (Berti 57), Battistini S., Diaz, Onorati, Monelli
Allenatore: Eugenio Bersellini

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Caricola, Bonini, Brio, Scirea, Mauro, Manfredonia, Buso, Soldà (Vignola 46), Briaschi (Bonetti I. 78)
Allenatore: Rino Marchesi

ARBITRO: D'Elia



Ha cominciato in panchina poi ha segnato il gol del pari 
La rivincita di Vignola «Non ce l'ho con Marchesi». 

Due protagonisti, nel bene e nel male, della partita. Da una parte Vignola, dall'altra Tacconi. Il centrocampista ha prima provato una grande amarezza, poi una gioia infinita. Racconta: 

«Quando Marchesi mi ha comunicato che sarei rimasto fuori, ci sono rimasto male. Mancava Platini e credevo proprio che fosse arrivato il mio momento. Poi quel gol mi ha fatto dimenticare tutto e in quella capriola sul prato ho voluto scaricare tutta la mia rabbia. Non me la prendo però con Marchesi, che ha fatto delle scelte in base al tipo di partita. Mi ha detto che voleva un centrocampo più quadrato e che, anche se si rendeva conto che mi sarebbe dispiaciuto, preferiva portarmi in panchina». 

Racconta il suo gol da favola: 

«Ho conteso la palla a Contratto e l'ho tenuta in campo mentre lui forse pensava che sarebbe andata sul fondo. Poi ho finto di passare a Brio, così ho sbilanciato il portiere Landucci e l'ho superato facendogli passare la palla sotto il corpo. È forse il più bel gol che abbia mai visto, anche perché è arrivato in un momento molto delicato. E se avessimo avuto più coraggio, avremmo anche potuto vincere. Ma dopo il pareggio è stata più forte la paura di perdere che la voglia di vittoria. 

Ed ecco Tacconi. Il «missile» di Diaz gli ha perforato le mani, lasciandolo di sasso. Spiega con franchezza: 

«Volevo bloccare la palla, ero sicuro di fermarla in presa. Invece mi è scappata. Non ho scuse, ma sono cose che possono capitare a chi gioca in porta. Il record di imbattibilità? Se n'è andato, ma non contava nulla. La cosa importante è invece che abbiamo preso un punto prezioso, che ci permette di recuperare gli infortunati senza affanni. La Fiorentina è stata grande dopo il gol di Diaz, poi è venuta fuori tutta l'esperienza della Juve, che ha meritato il pareggio».

Marchesi ha ingannato tutti. Ha lasciato che ognuno si sbizzarrisse a comporre le formazioni più svariate, poi a poche ore dalla partita ha piazzato la mossa a sorpresa. Una scelta fatta da giorni, dice il tecnico juventino che però è riuscito a tenere tutta per sé. Ecco quindi in campo Renato Buso.

Juve che non ha voluto rinunciare ad essere offensiva pur nell'emergenza del momento. Spiega il tecnico: 

"È solo un ragazzo, non volevo caricarlo di eccessive responsabilità. Già dopo la partita con il Milan avevo deciso di farlo giocare e non mi sono sbagliato, perché ha disputato una buona partita." 

Una gara strana, decisa da due gol nati da altrettanti errori delle difese. Sia noi che la Fiorentina abbiamo avuto altre opportunità per segnare, ma era destino che tutto fosse deciso da situazioni casuali. Un pareggio prezioso, non ci sono dubbi per una Juve in formato ridotto. Commenta ancora il tecnico: 

«Un punto a Firenze è una vera manna per noi. Abbiamo confermato di avere delle validissime alternative. Caricola. Vignola e Bonini sono andati benissimo. Massimo alla fine era stremato, ma ha retto tutta la partita e merita i miei elogi. Quanto a Vignola, la settimana scorsa aveva avuto problemi fisici e l'ho tenuto in panchina come jolly, anche perché Bonini non mi garantiva di reggere per tutta la partita. Comunque anche con assenze importanti, la Juve ha dimostrato di essere grintosa e competitiva. È una squadra di temperamento, che non si rassegna mai». 

Il Napoli ha raggiunto la Juve al comando della classifica, però Marchesi non si preoccupa:

«Non è una sorpresa l'exploit di Maradona e compagni e poi dobbiamo pensare solo ai nostri problemi in questo momento."

Fabio Vergnano 
tratto da: La Stampa 13 ottobre 1986





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Roberto Galbiati e Gaetano Scirea

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12 Ottobre 1988: Juventus - Otelul Galati

Il 12 ottobre 1988 Juventus ed Otelul Galați (Romania) si sfidano nella gara di ritorno dei trentaduesimi di finale della Coppa UEFA 1988-89 allo Stadio 'Comunale' di Torino. 

La gara di andata finì con il successo dei balcanici per 1-0.

È una Juventus che cerca di costruire una squadra ancora scossa dall'addio di 'Le Roi' Michel Platini e dai fallimenti di Ian Rush e del tecnico Rino Marchesi. Guidati in panchina dalla leggenda Dino Zoff, i bianconeri raggiungono un quarto posto in campionato che dovrebbe rappresentare un buon viatico per il futuro. 

Dall'altra parte c'è un Otelul che dopo aver sconfitto in Romania i bianconeri dovrà sottostare allo strapotere tecnico e tattico dei nostri eroi piemontesi.

Buona Visione!

 


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Coppa UEFA 1988-1989 - Trentaduesimi, ritorno
Torino - Stadio Comunale
Mercoledì 12 ottobre 1988 ore 20.30
JUVENTUS-OTELUL GALAȚI 5-0
MARCATORI: De Agostini 17, Agiu autorete 26, Rui Barros 28, Altobelli 49, Rui Barros 71

JUVENTUS: Tacconi, Bruno, De Agostini, Galia, Brio, Tricella, Marocchi (Magrin 82), Rui Barros, Altobelli (Buso 77), Mauro, Laudrup
Allenatore: Dino Zoff

OTELUL GĂLATI: Calugaru, Borali, Stan, Agiu, Anghelinei, Popescu I., Anghiu (Ralea 64), Antonhi, Gigi, Burcea (Profir 46), Popescu O.
Allenatore: Razvan Sdrobis

ARBITRO: Thomas (Olanda)



Barros non ha pietà dei romeni il portoghese realizza due dei cinque gol con cui la Signora si vendica dell'Otelul - 
De Agostini, Altobelli e un'autorete nel pokerissimo 

TORINO — La Juve d'attacco, quanto diversa dalla squadra ancora titubante di Galati, ha chiuso in mezz'ora la pratica del primo turno di Coppa, e dopo ha cominciato a pensare al campionato e a Bilbao. Modesti e ingenui, i «metallurgici» dell'Otelul hanno iniziato con la marcia indietro lasciando in attacco — a rischio di asfissia nelle rincorse su palloni ricacciati alla meglio dalla sua difesa — il bravo ma isolatissimo Antoni. E quando (17') De Agostini ha bucato la maldestra Maginot rumena, l'allenatore Sdrobis ha mandato avanti un attimo Octavianus Popescu e Burcea: si sono aperti buchi larghi come autostrade per il raddoppio di Laudrup (botta deviata da Agni al 26') e soprattutto per lo stupendo affondo (28') di Rui Barros. 

Il portoghese a guizzare davanti, Marocchi in cabina di regia al posto di Zavarov e Laudrup pronto a scavallare a tutto campo hanno fatto facilmente la differenza, aiutati dalla brillante spinta di De Agostini sulla fascia sinistra, dalla vivacità di Galia a destra, e dall'attenta guardia di Brio su Antoni. Così, non hanno pesato molto le «assenze» di un Altobelli un po' molle, e di Mauro, il quale ha giocato buoni palloni ma con la malavoglia di chi (lo aveva detto alla vigilia) non si sente molto a suo agio nei panni della riserva. Mauro ha finito per fare molta copertura diligente, sulla fascia destra, aprendo spazi per gli inserimenti di Galia.

Juve subito in attacco, quindi, Otelul chiuso con una zona… fatta di marcature strette con — ultima speranza—il fuorigioco sugli scatti ripetuti dei bianconeri. Già all'8' la difesa romena doveva aggiustarsi con un fallo sullo scatto profondo di Barros e la punizione era calciata a lato di poco da Laudrup dopo uno scambio Altobelli-Marocchi a palla corta. Ancora Barros in profondità al quarto d'ora, ma troppo veloce l'ultima palla di ritorno lanciata nel folto della difesa da Altobelli. Si cominciava a vedere il portiere Calugaru che faceva facilmente la figura del migliore in una squadra evidentemente frastornata. Al 17' il gol che sbloccava il match. Marocchi andava via a sinistra brillantemente, dal fondo calciava una palla a rientrare che Borali riusciva soltanto a ricacciare al limite dell'area in spaccata, dove De Agostini colpiva di destro e chiudeva sul primo palo con un gol piuttosto simile a quello realizzato a Como nella prima di campionato. 

L'Otelul si apriva un poco, cercava di sfondare pateticamente senza riuscire ad infastidire Tacconi ed al 26' arrivava il secondo gol. De Agostini, sempre lui, lanciava in profondità Laudrup sul cui tiro si opponeva il piede di Agiu e la palla si impennava alle spalle del portiere che peraltro appariva sulla traiettoria del tiro. La ciliegina sulla torta la poneva al 28' Rui Barros. Il portoghese scattava sulla destra su un lancio verticale di Mauro, saltava due difensori avversari in velocità e il portiere e da fondocampo, molto largo, azzeccava uno stupendo tocco diagonale che mandava la palla nella porta sguarnita Con Profir, l'autore della rete su rigore a Galati, al posto di Burcea, l'Otelul non aveva il tempo di tentare un attacco che beccava (49') il quarto gol: con un bel colpo di testa sotto la traversa e quindi in fondo al sacco (azione di Mauro, centro di De Agostini deviato da Stari) Altobelli balzava in testa alla classifica dei goleador europel d'Italia, arrivando a quota 36, una rete in più di José Altafini col quale deteneva il primo posto sino all'altro ieri. 

La partita diventava un allenamento-show di questa Juve a trazione anteriore alla quale Dino Zoff ha già dato un'impronta precisa: la vocazione ad attaccare. Provava il 5-0 Barros (59') scattando come una furia su un lancio profondo, ma il portoghese era anticipato da Calugaru, bravo e scattante malgrado la grandinata nella sua rete. L'Otelul (61') riusciva ad ottenere un calcio d'angolo che creava il primo brivido (lieve) sotto la porta di Tacconi, con un batti e ribatti risolto dal rinvio di Tricella. La Juve continuava a dominare la gara ma inevitabilmente non c'era più la determinazione dei primi 45', sostituita dalla voglia di spettacolo. 

In alcuni contropiede isolati, Antoni cercava la soddisfazione personale (bella una deviazione volante, appena alta, al 67') ma non trovava mai un compagno per lo scambio. Gli altri romeni, infatti, non riuscivano ad uscire dalla metà campo, di fronte ad una Juve padrona del campo che strappava applausi che diventavano ovazioni (70') quando il piccolo Barros andava di testa a mettere in rete a due passi dalla linea bianca il quinto pallone su centro di Laudrup dalla sinistra. 

Bruno Perucca 
tratto da: La Stampa 13 ottobre 1988




JUVE È GRANDE: LO DICE RUI...

Calugaru è un bravo portiere, ma la Juventus se la sognerà a lungo, dopo la notte turineisa in cui ha beccato cinque gol dagli scatenatissimi bianconeri nuova formula. Confermato in pieno quanto visto su quel ramo del lago di Como: una squadra «nuova» agisce nel nostro calcio, si è lasciata alle spalle ogni vecchiume, ambisce a grandi cose, intanto le realizza già, sprintando in gol da vicino e da lontano. Lo schema nasce dall'impulso di Marocchi, autentico center-half in appoggio costante all'azione filtrante di Galia e De Agostini, quest'ultimo repentino nelle sue irruzioni dalla fascia sinistra. Ma l'importanza dello schema si evince da quel gioco a catapulta sempre di prima verticalizzando e velocizzando al massimo, ci sia o non ci sia Zavarov. Certo, Mauro ha un altro stile, perfino antitetico a quello di questa Juve, ma nella circostanza ha fatto la sua parte senza demeritare. In profondità, Altobelli l'ha avuta spesso vincente per il suo smisurato senso tattico, avendo agito da spartitraffico; Laudrup dal centro e dalla sinistra poteva catapultarsi, godendo di una certa libertà e il piccolo Gil Rui Barros la faceva da mattatore. Anche mercoledì sera il portoghese è stato il migliore in campo. Era dovunque, inarrestabile appena cambiava ritmo. Aveva avuto un inizio difficile, poi è risultato imprendibile per la difesa a zona dei rumeni, che non lesinavano calcioni ma non lo pigliavano mai. Rui ha anche segnato due gol. Sul primo ha espresso la sua illimitata fiducia nel destino, perché ha colpito all'altezza della linea di destinazione un pallone improbabile, col portiere in grado di opporsi, e invece ha infilato impietosamente. Il secondo l'ha infilato di testa, saltando felicemente su un traversone da sinistra. La gente lo ha applaudito freneticamente e ha riconosciuto con i suoi ampi consensi la validità totale dei rilievi critici suggeriti dall'ottimo esordio in campionato. Prosegue così l'avventura Uefa della Juventus all'insegna di nuove speranze e di prospettive tattiche inedite. Com'è noto, Zavarov non potrà giocare neanche contro l'Athletic Bilbao e Zoff se ne preoccuperà moltissimo. Ma la verità è che questa squadra rappresenta un nuovo spirito, ha archiviato il recente passato e rilancia anche il destino del suo tecnico Dinosauro Zoff, grande uomo del nostro sport più popolare, che tenta di parlare poco e rappresenta una forma di vita opposta a quella di tanti tecnici ciarlieri e gradassi.

Vladimiro Caminiti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1988 n.42




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domenica 11 ottobre 2026

11 Ottobre 1981: Juventus - Cagliari

È l'11 ottobre 1981 e Juventus e Cagliari si sfidano nella quinta giornata del girone di andata  del Campionato di Calcio di Serie A 1981-82 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

A fine campionato la Juventus conquisterà la sua seconda stella da appuntare sul petto. Dopo un lunghissimo testa a testa con la Fiorentina allenata da Giancarlo De Sisti, la spunta all'ultima giornata grazie ad una vittoria esterna a Catanzaro con un rigore del partente Liam Brady. 

Dall'altra parte c'è il Cagliari allenato da Paolo Carosi , che ottiene la difficile salvezza all'ultima giornata.

Buona Visione!



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Stagione 1981-1982 - Campionato di Serie A - 5 andata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 11 ottobre 1981 ore 15.00
JUVENTUS-CAGLIARI 1-0
MARCATORI: Bettega R. 87

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini (Bonini 73), Furino, Brio, Scirea, Marocchino, Tardelli, Bettega R., Brady, Virdis
Allenatore: Giovanni Trapattoni

CAGLIARI: Corti, Lamagni, Azzali, Restelli, Baldizzone, Brugnera, Bellini, Quagliozzi, Selvaggi, Osellame (Gattelli 59), Piras
Allenatore: Paolo Carosi

ARBITRO: Pieri C.





I bianconeri hanno avuto bisogno della complicità del portiere ospite per battere il Cagliari
Bettega « salva » la Juve e ringrazia Corti 
Gigi Riva «È stata una beffa» 


TORINO — Ancora una vittima, la quinta, ma ieri la «Signora Omicidi» ha avuto bisogno di un complice, il portiere avversario, per dare il colpo di grazia a Cagliari. Quando mancavano meno di quattro minuti alla fine e i 40 mila spettatori (con una folta rappresentanza sarda in curva Maratona) erano ormai rassegnati ad un pareggio in bianco, la Juventus piazzava il micidiale colpo del «k.o.» Brady recuperava un pallone nella tre quarti di campo rossoblu, Piras toccava invo lontariàmente a Scirea che serviva Virdis; «assist» di testa per Bettega che in palleggio di destro scavalcava Baldizzone, entrava in area e, in controbalzo di sinistro, sparava in porta: Corti, che s'aspettava la botta violenta, era già librato in volo e, anziché respingere di pugno, tentava la presa lasciandosi sfuggire la sfera che carambolava in rete, Un mezzo regalo, un'autentica beffa per il Cagliari anche se Bettega aveva compiuto un capolavoro di destrezza. 

E così le speranze di mezza Italia calcistica, quella che non tifa in bianconero, andavano deluse dopo 86 minuti in cui i campioni d'Italia, disturbati dal forte vento, ma privi della solita feroce determinazione, non erano riusciti a sbloccare il risultato pur sfiorando il gol con Tardelli (due volte), con Bettega, Brady e ancora con Bettega, Virdis e Scirea in una furibonda mischia. Sembrava che la squadra di Trapattoni, più che deconcentrata, fosse in riserva di quel supercarburante che le aveva consentito di mantenere un ritmo eccezionale sia nelle precedenti partite di campionato sia nella doppia sfida con il Celtic. Alcuni uomini giravano a basso regime. E, soprattutto, non effettuavano quel lavoro ai fianchi che, con un Cagliari arroccato, era indispensabile. Il febbricitante Cabrini, in giornata no, non solo non garantiva l'abituale spinta sulla fascia laterale sinistra ma, con due errori, propiziava altrettanti contropiede pericolosissimi per il Cagliari cui Zoff, uscendo, tempestivamente su Quagliozzi (37'), e Tardelli, liberando in «extremis» su Piras (62'), ponevano rimedio. Cabrini veniva poi sostituito da Bonini ad un quarto d'ora dalla fine. Sull'altro versante mancava Gentile (peraltro ottima la sua prestazione come marcatore) che era impegnato su Selvaggi al quale non faceva la benché minima concessione ma, a scanso di sorprese, preferiva restare nella sua zona. 

Sul fronte opposto l'unico a portare palloni a fondo campo era Marocchino che si batteva gagliardamente malgrado fosse convalescente da uno stiramento muscolare (poi riacutizzatosi al punto da impedirgli di rispondere alla convocazione nella «Under 21» per Belgrado) e saltava spesso Azzali: l'azione era però prevedibile e, quando partiva il traversone, la difesa del Cagliari e Corti erano ormai piazzati. 

Lo scirocco, pur cambiando spesso direzione, danneggiava più la Juventus, costretta ad attaccare, che il Cagliari. Ne risentiva Brady, che non riusciva a dosare i lanci. L'asso irlandese era l'unico, per la sua capacità di dribblare In spàzi ristretti, a poter sorprendere centralmente il «pacchetto» di retroguardia cagliaritano, tuttavia non affondava quasi mai i colpi, in una sola occasione Brady, che aveva sofferto il marcamento asfissiante di Osellame (che rientrava al posto dello squalificato Marchetti e nell'ultima mezz'ora era sostituito dal vivacissimo Gattelli), aveva sferrato un fendente di sinistro (57'), respinto da Corti e ribattuto sul fondo da Scirea. 

Il Cagliari, ordinato, umile e concentratissimo, aveva nel centrocampo il suo punto di forza. Bellini dava filo da torcere a Furino che, reduce da una contrattura, appariva un po' frenato. Restelli arginava e impostava con bravura, sebbene fosse opposto a Tardelli, che aveva sprazzi di qualità e sbavature. Tardelli aveva chiamato Corti (5') ad una difficile deviazione in angolo, su passaggio di Virdis, poi si era «mangiato» un'incredibile occasione, ad un passo dalla linea bianca (17') su cross di Scirea e uscita a vuoto del portiere: il pallone, colpito dall'alto in basso e sfiorato da Azzali, s'impennava oltre la traversa. Ma Tardelli aveva anche il merito, come s'è scritto, di impedire due volte a Piras di andare a bersaglio. 

Insomma, una Juventus con una marcia in meno e con Virdis emozionato al cospetto della sua vecchia squadra e francobollato con attenzione da Lamagni che ne conosce alla perfezione il repertorio. Ciononostante, Virdis metteva lo zampino nell'azione del gol di Bettega. Il capocannoniere del campionato, che continua ad accusare disturbi di origine pubalgica, teneva comunque in costante allarme il Cagliari. Al 16', su combinazione Marocchino-Brio, incornava, a lato di poco: un altro suo colpo di testa su centro di Gentile; finiva abbondantemente fuori (65'), poi non riusciva ad agganciare un pallone sotto porta, tra una selva di gambe, ma la sua classe gli consentiva il lampo dal quale scaturiva la prodezza decisiva. 

Bettega deve ringraziare l'errore di Corti, ma il modo con cui ha superato Baldizzone e la sua perentoria conclusione restano il «numero» migliore di una partita molto corretta (ammoniti: Bellini, Marocchino e Brugnera non per falli) ma piuttosto modesta sul piano dello spettacolo, che poteva chiudersi tranquillamente in parità. Ieri la capolista ha avuto la conferma che i rilassamenti sono vietati e che nessun avversario va sottovalutato, anche se il suo passo, alla luce dei 10 punti in classifica, sembra per il momento inarrestabile. 

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 12 ottobre 1981

 




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sabato 10 ottobre 2026

10 Ottobre 1982: Fiorentina - Juventus

È il 10 ottobre 1982 e Fiorentina e Juventus si sfidano nella quinta giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1982-83 allo Stadio 'Comunale' di Firenze.

I bianconeri piemontesi sono oramai considerati 'la squadra più forte del mondo', avendo in rosa molti elementi della nazionale italiana, campione del mondo in Spagna nel 1982, con l'aggiunta di due fuoriclasse assoluti come Michel Platini e Zbigniew 'Zibì' Boniek. 

A fine campionato, la Juventus finirà in seconda posizione dietro la Roma di Nils Liedholm, mentre i viola termineranno la propria corsa in quinta posizione - fuori dai posti che garantiscono l'accesso alle coppe europee.

Buona Visione!




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Stagione 1982-1983 - Campionato di Serie A - 5ª andata
Firenze - Stadio Comunale
domenica 10 ottobre 1982 ore 15:00 
FIORENTINA-JUVENTUS 0-1
MARCATORI: Brio 54

FIORENTINA: Galli G., Rossi (Miani 53 - Bertoni A. 61), Contratto, Cuccureddu, Ferroni, Passarella, Bertoni D., Pecci, Graziani, Antognoni, Massaro
A disposizione: Paradisi, Pin, Manzo
Allenatore: Giancarlo De Sisti

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, Furino, Brio, Scirea, Marocchino (Bettega R. 69), Tardelli, Rossi P., Platini (Prandelli 65), Bonini
A disposizione: Bodini, Storgato, Galderisi
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Menegali
ESPULSIONI: Tardelli 78 (Juventus)





Juventus non bella ma pratica I bianconeri a Firenze vincono la prima gara esterna con un gol di Brio 
Davanti a una folla record la gara non ha tenuto fede alle promesse di calcio-spettacolo - 
Otto ammonizioni e Tardelli espulso dal mediocre Menegali - 
La squadra di Trapattoni trova il gol-vittoria al 54' con un colpo di testa di Brio - 
Nel finale in campo Prandelli per uno spento Platini e Bettega per Marocchino - 
Vani attacchi dei viola - 
Da Alessandro Bertoni i pericoli maggiori per un ottimo Zoff 
FIRENZE — 
Dino Zoff prende tutti i palloni, anche i più difficili, non solo nello specchio della porta ma nell'area di sua competenza. Galli non prende l'unico indirizzatogli da Brio con una testata che ha impresso alla palla una lunga e lenta traiettoria prima di infilarsi alta sotto la traversa: così è maturato l'1-0 per la Juventus in una gara che ha totalmente tradito le attese della vigilia.  
Macche 'revival mundial'. Macche gala: davanti alla folla-record di Firenze si è dipanato nei 90 minuti un lumettone a tinte forti, con otto ammoniti, dei quali uno — Tardelli — poi espulso al 79' di gioco, ma stilisticamente scadente anche per la pessima regia dell'arbitro Menegali. Sempre lontano dal vivo del gioco, il direttore di gara ha alzato il cartellino giallo per Gentile e Passarella (cortesie reciproche al 24'), Tardelli per protesta un minuto dopo. Furino al 35'. Contratto al 40', Brio al 71', un minuto dopo Prandelli ed all'85' Antognoni. 
Nel frattempo aveva mandato fuori Tardelli, secondo: lui recidivo o quanto meno autore di una vendetta a gamba tesa su Passarella, al quale peraltro Menegalli stesso aveva poco prima perdonato un'entrata da killer sul giocatore bianconero. Un arbitraggio penoso, basti dire che Furino è stato ammonito per simulazione: (quattro rotoloni per terra dopo uno sgambetto di Graziani, e poi subito in piedi vispo alla ripresa del gioco) quando una scena analoga l'aveva già interpretata due volte Massaro (con il pericolo di scatenare la folla con queste simulazioni) senza venir ripreso neppure verbalmente. Un arbitro adeguato al brutto spettacolo, insomma. Da una parte la Fiorentina tutta arrembaggio e poco cervello, con solo Antognoni ispirato, almeno a tratti, e Massaro molto attivo, ma con il regista Pecci in panne. 
Bertoni più fumo che arrosto. Graziani è esaurito presto con la splendida deviazione di testa contro una traversa al 14' di gioco. Dietro, detto della distrazione di Galli, Contratto in palla e pronto a sostenere l'attacco, Cuccureddu molto attento a seguire le consegne (dopo aver provato tanti pivelli De Sisti ha affidato a lui il compito di colmare i vuoti quando Passarella si sgancia), Rossi evanescente, e l'argentino più rabbioso che concreto. Infortunato Rossi al 53'. Entrato Miani e finito anche lui K.O. Dopo soli sei minuti, la Fiorentina ha presentato Alessandro Bertoni, il quale nell'ultima mezz'ora ha creato per la Juventus tutti i grattacapi che gli altri viola non erano riusciti a procurarle, se non con bordate da lontano respinte dalla muraglia bianconera, o neutralizzate con splendida sicurezza da quel fenomenale «vecchiaccio» che è Zoff.  
Dal quadro della Fiorentina si può già capire cos'è stata la Juventus. Senza Boniek, con Tardelli nervoso come sempre quando non si sente al meglio della condizione (e poi maltrattato da Menegali), con Rossi sempre più evanescente (bene hanno fatto i genitori a non muoversi da Prato) e con Platini «rimasto con la testa a Parigi» a detta del colleghi francesi in tribuna (ed è una valutazione benevola) la formazione di Trapattoni fin dall'avvio ha giocato in difesa dello 0-0, con difficoltà di marcatura per il gioco a zona che aveva praticamente due soli punti fissi: Brio su Graziani e il sempre concreto Bonini a cercare Antognoni. Una brutta Juve, insomma. È proprio per questo che la vittoria di Firenze ha un immenso valore in proiezione futura, quando la squadra potrà sfruttare tutto il suo potenziale. Ma intento una riflessione va fatta: la Juve di questa stagione, più dotata in fatto di classe (a parte l'assenza episodica di Boniek), ha sicuramente perso gli schemi del passato. Adesso, improvvisa, e quando i solisti sono assenti oppure sono presenti solo nominalmente, la squadra è in difficoltà e deve difendersi alla paesana.  
Stavolta è andata bene, ma questa non è una strada sicura e neppure in grado di soddisfare i tifosi. Nel finale, Trapattoni, stanco delle fiacche giocate dal divino Michel, lo ha sostituito con Prandelli (valido nel gioco difensivo, ma colpevole di aver fallito due palle-gol in contropiede) e, in luogo dello stesso Marocchino, ha fatto entrare Bettega, il quale, tenendo palla e facendosi trovare puntuale sulle traiettorie delle affannose manovre viola, ha dimostrato che il calcio lo si può giocare anche a ritmo di tango quando si ha cervello.  
Con due punti preziosi e tanti (soliti) problemi, la Juve ha lasciato Firenze tra gli improperi dei tifosi toscani delusi. Disapprovazioni ingenerose e sciocche, perché i bianconeri, pur senza brillare, non hanno tolto assolutamente nulla alla Fiorentina. Colpa dei viola se, attaccando ottanta minuti su novanta, non hanno saputo concretizzare i loro sforzi, non hanno creato una vera occasione da gol. La partita, non riuscendo a offrire gioco, è vissuta sulle  emozioni, frutto di battibecchi o di rimpalli casuali.  
La prima al 14', quando Zoff è andato a togliere dal «sette» un colpo di testa in mischia di Passarella. Sul corner dalla destra, la bella deviazione di testa di Graziani è stata respinta dalla traversa. Era il punto fermo ad un avvio turbinoso, ma senza logica. Cominciavano le manfrine di Massaro, lo imitava Furino e lì già sapete come si è comportato Menegali, ovvero a senso unico. Una «bomba» di Tardelli addosso a Galli era l'unica altra azione degna di nota. In un'ovvia ripresa, ancora Tardelli (botta da 40 metri) vivacizzava il match e a stento Galli deviava in angolo. Sul corner lungo dalla sinistra Platini a destra metteva in mezzo di piatto e Brio rubando il tempo a Rossi deviava di testa la palla contro la traversa. L'azione proseguiva, Cabrini rilanciava in mezzo e ancora Brio colpiva con la fronte. La palla si impennava; avevamo tutto il tempo di seguirne la traiettoria alta, a spiovere. Anche Galli, che se la vedeva cadere alle spalle.  
Poi l'arrembaggio finale, altre cattiverie, l'espulsione di Tardelli, tre contropiede bianconeri che trovavano la Fiorentina scoperta e che i Prandelli (due volte) e Bettega sprecavano. Dall'altra parte Zoff abbassava la saracinesca già lasciata appena socchiusa, e così restava l'uno a zero per la Juventus. 
Bruno Perucca 







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