martedì 20 ottobre 2026

20 Ottobre 1991: Napoli - Juventus

È il 20 ottobre 1991 e Napoli e Juventus si sfidano nella settima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1991-92  allo Stadio 'San Paolo' di Napoli.

Contro questo Milan (imbattuto in Serie A), perfettamente guidato in panchina da Fabio Capello, è difficile ottenere più di un secondo posto nella Classifica Finale del massimo campionato italiano. Così una Juventus ancora debole ma tanto volenterosa riesce nel suo scopo iniziale! 

Dall'altra parte c'è un Napoli che disputa un campionato d'alta classifica e finisce la propria corsa italica in un rassicurante quarto posto.

Buona Visione!




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Stagione 1991-1992 - Campionato di Serie A - 7 andata
Napoli - Stadio San Paolo
domenica 20 ottobre 1991 ore 14:30
NAPOLI-JUVENTUS 0-1
MARCATORI: De Agostini 45+2

NAPOLI: Galli G., Ferrara, Francini, De Agostini S. (Pusceddu 46), Alemao, Blanc, Corradini, De Napoli (Filardi 82), Careca, Zola, Padovano
A disposizione: Sansonetti, Tarantino, Elia
Allenatore: Claudio Ranieri

JUVENTUS: (c) Tacconi, Carrera M., De Agostini (Luppi 72), Reuter, Kohler, Julio César, Marocchi, Galia, Schillaci, Baggio R. (Corini 52), Casiraghi
A disposizione: Peruzzi, Alessio, Di Canio
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Amendolia
AMMONIZIONI: Kohler 36, Schillaci 63, Julio Cesar 79 (Juventus); Careca 58 (Napoli)





IL CASO/I BIANCONERI RIPRENDONO LA MARCIA
JUVENTUSIASMANTE
Con la vittoria di Napoli, gli uomini di Trapattoni salgono al primo posto in compagnia del Milan. Che, però, deve recuperare una partita.

NAPOLI. Gira e rigira, il punto è sempre lo stesso: sono davvero Milan e Juve, di nuovo coppia di testa della classifica, le regine del campionato? La risposta della settima giornata è all'apparenza categorica: dovunque è pianto e stridore di pareggi, a Genova addirittura i campioni della Samp si piantano davanti all'Atalanta, i due punti, in casa e fuori, restano prerogativa di Milan e Juve, uniche grandi in grado di onorare degnamente i pronostici. I loro successi su Parma e Napoli, squadre fino a quel punto imbattute, appaiono in effetti particolarmente pesanti. Insomma, il tormentone estivo, con l'area scudetto estesa nelle previsioni come una piazza d'armi, starebbe sbriciolandosi contro la realtà, che vede gli uomini di Capello e Trapattoni destinati a monopolizzare la lotta per il titolo. Arrigo Sacchi avrebbe dunque un serbatoio privilegiato cui attingere per non trovarsi senza carburante. Ma è davvero tutto così scontato? La manciata di punti che raggruma oltre la metà delle protagoniste nella parte alta della classifica giustifica più d'un dubbio. E allora è proprio nel contrastato processo di... beatificazione di Milan e Juve, anche in chiave azzurra, che il campionato celebra il suo «caso».

C'è chi ha cambiato strada e adesso si trova a metà del guado, mentre affiorano a pelo d'acqua le fauci spalancate di dubbi e polemiche. C'è chi ha cambiato già il manico e chi medita su come «tagliare» uno o più stranieri senza ferire più di tanto il buon senso. E poi ci sono Capello e Trapattoni, ovvero la forza dei nervi distesi. Partono da punti di vista diametralmente opposti; l'uno pretende lo spettacolo, secondo coattiva filosofia societaria, l'altro è afflitto dalla fame e sa che solo i risultati sono in grado di placare certi appetiti robusti. L'importante però, per Milan e Juve, è che entrambi sanno cosa vogliono e soprattutto come ottenerlo. Superate le voci rossonere su «squali» e croati, i terzetti stranieri non sono assolutamente in discussione, mentre appare sempre più evidente la ricchezza dei relativi organici. Un esempio di giornata? Al Milan manca Rijkaard e va in campo un certo Ancelotti. La Juve deve fare a meno di Baggio nella ripresa ed entra Corini, leaderino naturale in odore d'azzurro.

Dice: mamma mia, che Juve sparagnina, un gol e via. Questo Trap ha fatto del cinismo una religione. Lui, l'interessato, risponde a tono. Prima di Napoli-Juve, fa notare che tutti incensavano Ranieri senza sognarsi di bollarlo come difensivista anche se gioca con un terzino Corradini all'ala destra; poi, dopo il successo, finge di inalberarsi:

«Altro che un gol e via!» digrigna; «Abbiamo giocato partite in cui potevamo vincere sette a zero!». 

La battuta è di quelle da incorniciare: perché nel frattempo è sceso in campo al San Paolo rinunciando a un tornante di ruolo (Di Canio o Alessio) per appiccicare a Zola il francobollo Galia. Ma con quella difesa-monstre può fare ciò che vuole. E cioè bloccare l'avversario e sfruttarne gli errori per riempire il proprio carniere. Fateci caso: dopo sette giornate anche la Juve di Maifredi aveva dieci punti in classifica: eppure tutti la discutevano. Mentre adesso la Juve del Trap mette solo una gran paura addosso all'intera concorrenza.

Certi moviolisti da tivù si dotano dell'ingombrante attrezzatura di Reinhold Messner e partono alla conquista degli specchi. Il fallo di Carrera su Padovano in area di rigore era penalty, perché l'intervento (classico) «palla o piede» non può essere assolto. Ferlaino ha promesso tuoni e fulmini, per una decisione arbitrale che sicuramente ha messo a soqquadro la partita. Però, se Amendolia dovrebbe piangere, Ranieri non ride. Il suo Napoli è apparso vistosamente carente nella costruzione del gioco: Zola è grande, ma avrebbe bisogno di un supporto adeguato, specie sulla fascia destra. Se manca Crippa è notte, perché al calo di quantità nessuno sa contrapporre un pizzico di qualità in più.

Arrigo Sacchi si è concesso un «vernissage» azzurro a Napoli. Per un fanatico del bel gioco come lui, è inevitabile pensare a un testa o croce tecnico-tattica tra Baggio e Zola. Non ha rilasciato alcuna dichiarazione, ma quello che gli è passato per la testa possiamo facilmente intuirlo. Lo juventino non era al massimo della condizione fisica (tanto che ha dovuto lasciare anzitempo); il successore di Diego era ugualmente in situazione complicata, dovendo gestire il proprio patrimonio di classe e personalità in una squadra chiaramente non in giornata. Bene: il sardo ha vinto alla grande, confermando doti di palleggio e fulminanti intuizioni in verticale che ne fanno l'autentico uomo nuovo del calcio italiano. Anziché scomparire in una partita soffocata dai controlli spietati, è emerso come un piccolo gigante, fiammeggiando oltretutto anche nel finale, a dimostrazione di una tenuta fisica che la taglia ridotta non lascerebbe supporre. Il de profundis per il Milan di Sacchi era stato nelle prime giornate perfino accorato. Poi, a poco a poco, la squadra di Capello ha preso a crescere prepotentemente, estraendo di nuovo gli artigli del gioco e di mostrando in aggiunta una concretezza nuova. Anche i rossoneri hanno gli stessi punti dell'anno scorso, ma con un paio di dettagli non trascurabili: devono recuperare una partita e sono rimasti l'unica compagine imbattuta del torneo, mentre allora avevano già perso una volta, per di più a San Siro (con la Sampdoria). Ecco: il Milan di Capello sembra più capace di tradurre in gol i ricami del bel gioco. Ergo: attenti alla Juve, sì, ma occhio a non sottovalutare questo gran Milan.


 

DECIDE L DE AGOSTINI
NAPOLI JUVENTUS 0-1

IL MIGLIORE: L. DE AGOSTINI 7,5

Un gol strepitoso, con quella imparabile bomba da fuori area. Però anche un costante contributo di idee e cross sulla fascia sinistra. La vera chiave del gioco juventino.

IL PEGGIORE: PADOVANO 5

Avrebbe potuto decidere la partita, per il fallo da rigore subito che Amendolia ha ignorato. Però se il Napoli ha giocato male è anche colpa sua.

Carlo F. Chiesa
brani tratti dal Guerin Sportivo anno 1991 n.43






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6 Maggio 1987: Juventus - Cagliari

È il 6 maggio 1987 e  Juventus e Cagliari si sfidano nella gara di ritorno dei quarti di finale della Coppa Italia 1986-87. Il tutto si svolge allo Stadio 'Comunale' di Torino. La gara di andata si chiuse con il punteggio 

La Juventus è Campione d'Italia in carica mentre i sardi annaspano impietosamente in coda alla Serie B. A fine campionato i bianconeri saranno secondi dietro al Napoli (per la prima volta scudettato) mentre  gli isolani finiranno addirittura in Serie C.

Buona Visione! 



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Stagione 1986-1987 - Coppa Italia - Quarti, ritorno
Torino - Stadio Comunale
mercoledì 6 maggio 1987 ore 20:30 
JUVENTUS-CAGLIARI 2-2
MARCATORI: Bergamaschi 27, Soldà 34, Platini 60, Piras 83

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Caricola, Soldà (Bonini 56), Brio, (c) Scirea, Laudrup (Briaschi 69), Manfredonia, Buso, Platini, Vignola (Bonetti I. 46)
A disposizione: Bodini, Bruzzano
Allenatore: Rino Marchesi

CAGLIARI: Sorrentino, Marchi, Valentini, Pecoraro, Miani, Venturi, Pallanch (Piras 72), Pulga (Pani 64), Montesano, Bernardini (Pellegrini 79), Bergamaschi
A disposizione: Dore, Davin
Allenatore: Gustavo Giagnoni

ARBITRO: Sguizzato




CROLLANO LE GRANDI DAVANTI ALLE COMPAGINI DI B. 
LA JUVE PERDE LA FACCIA AL «COMUNALE» COL CAGLIARI GIÀ CON UN PIEDE IN CI: COSÌ SFUMA PER MARCHESI IL TERZO OBIETTIVO STAGIONALE E IL MODO ANCORA OFFENDE...
I CADETTI DI VERGOGNA

JUVENTUS. Il tonfo più clamoroso lo firma Madama: Marchesi presenta col Cagliari al Comunale di Torino, dopo l'uno a uno sofferto dell'andata, il rendiconto della sua prima stagione bianconera. E una Juve sagomata sull'indeterminatezza, squadra incapace di tonificare il proprio gioco e i propri esiti col conforto della continuità. Una compagine perennemente in bilico tra la grande prestazione e il naufragio senza attenuanti: un filo sottilissimo lega il passato al presente, i residui della grande squadra affiorano talora sul pelo dell'acqua come stracci sospinti dai misteriosi giochi delle correnti, senza una logica che li giustifichi confortando i presagi. Il trionfo e la resa restano figli del caso, dadi tecnici pronti a rimbalzare sul tavolo aperti a ogni esito. La tattica di Marchesi segue ragioni che la ragione non sempre comprende: Soldà è, a turno, il libero del futuro, con Scirea in panchina, e il nuovo profeta di un centrocampo che abiura Bonini, simbolo della Juve corrusca del Trap. Buso entra ed esce come la folla all'ingresso di una metropolitana, le ritrosie sanitario-agonistiche di Laudrup alimentano il serbatoio dell'alea, che sembra il segno distintivo di questa squadra, capace a tutto e capace di tutto. Giagnoni, che già aveva tolto di mezzo il Toro, ha così eliminato l'altra squadra della città che lo amò con metà del proprio cuore: lo ha fatto accozzando come sempre la formazione, addirittura presentando al Comunale uno schieramento ad unica punta (Montesano) e molto affidandosi all'estro dei singoli. Se Bergamaschi indovina il trasciante da guerre stellari su punizione e Pellegrini (che Giagnoni utilizza con meticolosa, suicida parsimonia) fa il verso a Rivera indirizzando Piras al gol del due a due, non c'è Platini che tenga. La Juve frana, si specchia nell'usura del tempo, nei giorni in declino di una stagione sbagliata, sfilacciata, clamorosamente all'incontrario rispetto all'avanzare addirittura impetuoso degli anni gagliardi del Trap.

Carlo F. Chiesa
tratto dal Guerin Sportivo anno 1987 n.20





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29 Marzo 1981: Inter - Juventus

È il 29 marzo 1981 e si gioca allo Stadio Giuseppe Meazza - San Siro  di Milano il derby d'Italia Inter-Juventus.

I neroazzurri sono campioni d'Italia in carica, ma i bianconeri sono affamati di vittoria. Sarà una vittoria bella e importante nel cammino che porterà i nostri beniamini al 19esimo tricolore. 

Ad un passo dalla seconda stella, mentre gli altri si godono a malapena la prima.

Buona Visione!



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Stagione 1980-1981 - Campionato di Serie A - 8 ritorno 
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
domenica 29 marzo 1981 ore 15:30
INTER-JUVENTUS 1-0
MARCATORI: Muraro 61

INTER: Bordon, Bergomi, Baresi G., Marini, Canuti, Mozzini, Caso, Prohaska, Altobelli (Ambu 87), Beccalossi, Muraro (Tempestilli 81)
A disposizione: Cipollini, Pancheri, Pasinato 
Allenatore: Eugenio Bersellini

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Cabrini, (c) Furino, Gentile, Scirea, Marocchino, Tardelli Bettega R., Brady (Causio 66), Fanna (Prandelli 56)
A disposizione: Bodini, Osti, Verza 
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Barbaresco







LA PARTITISSIMA/INTER-JUVENTUS

Sui bianconeri bloccati da una tempestosa vigilia, si scatena il rinnovato slancio dei Campioni d'Italia che, dopo i successi di Coppa, tornano a sognare lo scudetto. Nei cimenti europei e di campionato la carta vincente è Muraro, l'uomo della Stella... Rossa

STELASSA!

MILANO. Pareva sfiorito anzitempo e consegnato a un irreversibile declino. Sulle sue balenanti qualità di furetto del gol si era posata la patina dell'abulia, dalla quale non riuscivano a trarlo neppure le umiliazioni delle staffette e delle esclusioni tout-court. Sono bastati due gol a riproporlo nella sua dimensione di match-winner: a Belgrado ha proiettato l'Inter nelle semifinali di una Coppa dei Campioni ormai improbabile come una chimera; a San Siro ha inginocchiato Madama Juventus, quasi fiduciosa in una sorta di invulnerabilità, dopo sedici partite senza sconfitte. Così Carletto Muraro, con un doppio colpo di bacchetta magica, ha riaperto insperate prospettive a una stagione nerazzurra che andava assumendo contorni fallimentari. Di questa riscossa vibrante, che ha altri meritevoli protagonisti (l'impavido fanciulletto Bergomi, ad esempio, diventato a diciassette anni perno insostituibile della difesa campione d'Italia; o il regale Prohaska, come sempre solleticato dai grandi appuntamenti e dalle imponenti platee, tradizionale stimolo per gli uomini di classe pura) è stato lui, Carletto Muraro, il simbolo più immediato. Dopo aver sbancato Belgrado, persino violentando congenite tiepidezze di carattere, ha offerto subitanea controprova costringendo a una delle magre più amare della sua carriera un indomito guerriero come Gentile. Nelle due occasioni, si è visto un Muraro inedito, più completo e maturo. Non più (o non soltanto) il freddo opportunista, capace di far valere la sua strepitosa rapidità negli spazi brevi o la sua folgorante velocità di riflessi. Ma un giocatore capace di inserirsi appieno nel contesto tattico, di ripiegare e difendere, in sostanza di costituire un reparto da solo, nella prolungata e ormai cronica latitanza dell'ex gemello Altobelli, sempre preda di inspiegabili turbe, al punto di offrire alla vicenda soltanto insignificanti e stranite partecipazioni. Non è, intendiamoci, che Muraro possa spiegare tutto nella metamorfosi di quest'Inter miracolata. Ma certo, Bersellini ha visto diminuire sensibilmente i propri problemi nel momento in cui ha ritrovato un uomo capace di mettere dentro i palloni importanti.

IL MIRACOLO DI ZOFF. Il gol, a volte, è solo l'epilogo casuale, anche se determinante, di una situazione. E in effetti la botta vincente di Muraro contro la Juventus non avrebbe particolari meriti per entrare nella galleria delle esecuzioni da ricordare. Un imperioso spunto di Beccalossi, favorito da un benevolo rimpallo, un impeccabile servizio e l'appoggio, prepotente e sicuro, ma tutto sommato agevole, nella porta di Zoff. Ma assolutamente eccezionale era stata, nel primo tempo, un'azione dirompente dello stesso Muraro, con slalom vertiginoso e irridente su Gentile e Scirea e schioccante sinistro a bersaglio: qui il vecchio Dino aveva esibito il capolavoro, con una prodigiosa intuizione e una provvidenziale manata a incrociare la folgore. Ecco, in quel momento San Siro e l'Inter avevano ritrovato il figliol prodigo. Uscito (è troppo sperare definitivamente?) da una lunga involuzione, spiegata con complicati ragionamenti tattici (il gioco mutato, il rallentamento imposto dal pur geniale Prohaska, l'abbandono del contropiede), ma forse più semplicemente dovuta a una crisi di fiducia e di entusiasmo. Muraro non ha ancora ventisei anni; sarebbe stato imperdonabile dilapidare il suo genuino talento. Questo colpo d'ala al momento giusto non restituisce soltanto un goleador all'Inter: recupera anche al nostro calcio un attore di razza. Se di qui a Madrid anche Altobelli saprà dare un calcio ai fantasmi, quest'Inter potrebbe regalarci un clamoroso rilancio europeo. Diciamolo pure sottovoce: ma con la feroce concentrazione che l'anima, con la splendida condizione fisica che attualmente l'accompagna, la pattuglia di Bersellini è in grado di decollare, solo che l'assistono la freddezza e l'essenzialità dei suoi uomini-gol.

COLLAUDO SUPERATO. In questo senso, la Juventus ha comunque rappresentato un collaudo probante. Non era quella di San Siro, la Juve spavalda e dilagante delle sei vittorie consecutive. Una settimana di implacabile martellamento psicologico aveva lasciato il segno. Anziché cercare di imporre la propria teorica superiorità, la squadra di Trapattoni è apparsa preoccupata di limitare i danni, di lasciar passare la burrasca con il minor pregiudizio. Quando polemicamente si sottolinea la regolarità della partita, si dimentica che non del tutto regolari erano le condizioni di una delle contendenti, sballottata per tutta la lunga vigilia da accuse concentriche. E meno male che Barbaresco (alla sua miglior stagione: come il vino di cui porta il nome invecchiando migliora sempre) è stato impeccabile, refrattario ai condizionamenti, autoritario senza sconfinare mai nella demagogia. Questa Juve frenata rappresenta pur sempre il miglior collettivo del campionato: averla infine ridotta alla resa rappresenta per l'Inter un successo e una verifica che trascendono il pur prestigioso episodio. Non è vero, come si sostiene, che le fatiche ripetute logorano. A determinare l'usura sono le sconfitte, i cedimenti psicologici. La battaglia di Belgrado, lungi dal prostrare, ha rivitalizzato i nerazzurri. Che forse soltanto ora stanno conoscendo il vero Prohaska, giocatore di illimitate risorse atletiche ma anche di finissima grana tecnica. Neppure un marcatore tradizionalmente ringhioioso come Tardelli è riuscito a limitarne l'enorme raggio d'azione. L'austriaco ha toccato un'infinità di palloni senza sprecarne alcuno: e alla sua ombra ha saputo offrire - malgrado Furino - numeri deliziosi quel Beccalossi che deve soltanto capire come la vicinanza di Prohaska non lo limiti, ma anzi gli consenta di operare sul piano della qualità, che è ciò che da lui si pretende. Peccato che a questi automatismi l'Inter stia arrivando a fine stagione, quando ormai lo scudetto pare inafferrabile, a meno di sconvolgenti rivoluzioni. Esaurito il ciclo dei confronti diretti, l'Inter può solo contare su un crollo contemporaneo delle tre squadre che la precedono. Evento non matematicamente impossibile, ma da escludere sul piano della logica. Ma se la Coppa è stata il viatico per il rilancio in campionato, così un campionato affrontato con ritrovati stimoli può essere l'ideale preparazione ai cimenti europei. Sarebbe sufficiente per riscattare la stagione, già eccezionale sotto il profilo finanziario.

BONIPERTI E AMERI. Dicevamo prima della Juventus, della sua delicata vigilia, che ha finito per riflettersi, almeno parzialmente, sul rendimento in campo. Il tardivo tatto dell'Ufficio Inchieste, che ha rinviato l'interrogatorio di Bettega a dopo la partita di San Siro, non poteva certo bastare per dissipare le ombre in casa bianconera. Della tensione, che ha contagiato un ambiente solitamente refrattario a ogni polemica scoperta, è sintomatica testimonianza un episodio capitato la sera del sabato all'hotel Touring, dove la Juventus trascorreva la vigilia del match. Incontrando Enrico Ameri, il conduttore del processo del lunedì sulla terza rete, Boniperti si è lamentato vibratamente dell'impostazione data alla partita col Perugia, ricostruita con dovizia di particolari negli episodi che avrebbero favorito la vittoria bianconera. E anche del fatto che, contrariamente a quanto affermato in trasmissione, nessun rappresentante della Juventus vi era stato invitato. La discussione ha raggiunto toni molto accesi, risolvendosi in un vero e proprio scontro (verbale, beninteso). Se teniamo presente che la Juventus ha sempre replicato col silenzio a presunte ingiustizie di trattamento, è facile arguire che questa volta la società bianconera si sia sentita colpita sul vivo. Sarà bastata la sconfitta di San Siro (evidentemente da molti a lungo invocata) per togliere il veleno allo sprint finale del campionato? 

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1981 n.14



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20 Ottobre 1974: Varese - Juventus

È il 20 ottobre 1974 e Varese e Juventus si sfidano nella terza giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1974-75 allo Stadio 'Franco Ossola' di Varese.

La Juve è guidata in panchina da Carlo Parola e si appresta a conquistare il suo sedicesimo scudetto. 

Dall'altra parte c'é il Varese che allenato da Pietro Maroso non riuscirá ad evitare una retrocessione in Serie B che a molti sembrava inevitabile.

Buona Visione!



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Stagione 1974-1975 - Campionato di Serie A - 3ª andata 
Varese -Stadio Franco Ossola 
domenica 20 ottobre 1974 ore 14:30
VARESE-JUVENTUS 0-0

VARESE: Fabris. Valmassoi, Zianoli, Borghi, Lanzi, Prato, Fusaro, Bonafè, Tresoldi, Marini Libera (Ramella 18)
A disposizione: Della Corna, Mayer
Allenatore: Pietro Maroso

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cuccureddu, Furino, Spinosi, Scirea, Damiani, Causio, (c Anastasi, Capello F., Bettega R. 
A disposizione: Piloni, Longobucco, Viola F. 
Allenatore: Carlo Parola

ARBITRO: Barbaresco
AMMONIZIONI: Bonafè, Lanzi, Prato (Varese)




A Varese i bianconeri non vanno oltre il pareggio senza gol
Juventus, è mancato il centrocampo
Per la Juve è il primo risultato "nullo" della stagione. 
Non ha segnato un po' per l'attenta difesa avversaria, un po' per demerito proprio. 
Bettega il migliore. Causio ha giocato sotto tono.
Parola assolve tutti 
I giocatori si accusano
"Abbiamo giocato male" dice Anastasi, "e sbagliato troppi passaggi". Secondo Cuccureddu il centrocampo non ha retto bene

(Dal nostro inviato speciale) Varese, 20 ottobre.

E' un campo duro questo di Varese, E' l'unico commento che si riesce a strappare a Boniperti che si allontana dal Masnago nove minuti prima del termine della partita.

La battuta del presidente il suo dialogo con i giornalisti stesta con cui Parola apre a fine partita:

"D'altronde quello che era capitato all'inter nella prima giornata" prosegue l'allenatore bianconero "poteva già essere considerato comunque, alla Juventus sta bene: ci sono state occasioni da gol da entrambe le parti ed comunale Juventus store in quanto al portieri essi ci sono apposta per parare. Certo lo da 0-0 non place mai molto al pubblico, ma questo è un altro discorso.

Il reparto che oggi è sembrato più fuori quadro è senza dubbio il centrocampo. A tre giorni dalla partita con 'Hibernian la cosa non la preoccupa?

"Quello di oggi non era né va preso come un collaudo, e poi ho visto degli sbagli in fase esecutiva, non come idea di base. L'intento era buono, la realizzazione difettosa. Ecco tutto.

Cosi´ in pratica, con le sue dichiarazioni, Parola assolve la Juventus in generale ed il centrocampo in particolare, non tutti i bianconeri si mostrano dello stesso avviso. Anzi c'è chi, come Cuccureddu, che tiene a precisare che del centro campo non ne faceva parte appartenendo, almeno come maglia e in parte come compiti (doveva marcare il tornante Fusaro), alla retroguardia. Anastasi, che già domenica scorsa non aveva esitato a man, quando era stato dare a quel paese l'allenatore, era stato invitato ad uscire per far posto ad Altafini, anche oggi non si mostra molto tenera.

"La Juventus dice non è quella vista oggi. Abbiamo giocato male, sbagliando piu´ passaggi, in queste condizione non può vincere anche se, dopo tutto, delle occasioni da gol ne abbiamo create più di una.

-La buona vena del Varese vi ha dunque messi in difficoltà?

"Ho già detto che non abbiamo giocato bene, ma non so proprio se ciò sia stato causato dal ritmo del Varese oppure dal fatto che noi non siamo a posto"

Si diceva: centrocampo sotto accusa. A Furino chiediamo il motivo per cui le cose non non sono andate troppo bene: 

"Forse abbiamo fatto qualche errore di troppo ammette -però le occasioni le abbiamo create ugualmente, il Varese, d'altrende, ha mostrato di essere una buona squadra ed il pareggio mi sembra risultato giusto."

La cattiva giornata di alcuni può essere imputata al fatto che magari con la mente eravate già in Scozia per l'impegno di coppa Uefa di mercoledi?

"No, non si è trattato di deconcentrazione ribatte Furino ma di una partita che è andata cosi. Capita, a volte, no?"

Spinosi, tra i primi ad uscire dallo spogliatoio, informa subito delle condizioni di Libera. Quindi nega di aver colpa nell'infortunio toccato al varesino.

"Piuttosto, aggiunge, subito dopo chissà cosa si direbbe se fossi io a picchiare come hanno fatto oggi i giocatori del Varese."

Domani pomeriggio, alle 15, i bianconeri si ritroveranno al campo Combi per allenarsi in vista della trasferta per la partita con l'Hibernian. Rimarrà a riposo Causio, che lamentava già prima della partita odierna un risentimento alla zona inguinale, e che comunque dovrebbe essere in campo in Scozia: in quanto alla sostituzione dello squalificato Capello, Parola si è limitato a dire che vuole ancora pensarci e che potrebbe essere роtenziare il centrocampo con un finto attaccante.

Giorgio Barberis
tratto da La Stampa del 21 ottobre 1974




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