mercoledì 20 maggio 2026

20 Maggio 1973: Roma - Juventus

É il 20 Maggio 1973 Roma Juventus si sfidano nella quindicesima (ed ultima) giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1972-73 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

La Juve allenata in panchina da Cestmir Vycpalek si appresta a vincere il suo quindicesimo Scudetto anche se ad una giornata dal termine sembrerebbe che il Milan si possa fregiare della tanto osannata Stella del decimo tricolore. Ma una sconfitta inattesa a Verona ribalta tutto in quella che é tutt'oggi famosa come la 'Fatal Verona'

Dall'altre parte c'é una Roma che disputa un campiontato molto al di sotto delle proprie attese. Sará infatti un impresa riuscire ad evitare una clamorosa retrocessione in Serie B.

Buona Visione!


 

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Stagione 1972-1973 - Campionato di Serie A - 15 ritorno
Roma - Stadio Olimpico
domenica 20 maggio 1973 ore 16:00 
ROMA-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Spadoni 29, Altafini 61, Cuccureddu 87

ROMA: Ginulfi, Bertini, Liguori, Salvori, Bet, Santarini, Morini G., Franzot, Orazi, Spadoni, Scaratti
A disposizione: Sulfaro, Muiesan 
Allenatore: Antonio Trebiciani

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Longobucco, Furino, Morini, Marchetti G., Haller (Altafini 46), Causio, (c) Anastasi, Capello F., Bettega R. 
A disposizione: Piloni
Allenatore: Cestmir Vycpalek

ARBITRO: Lo Bello C.





Dopo il gol di Spadoni la carica di Altafini e rete bomba di Cuccureddu 
La grande rincorsa dell'Olimpico 
I bianconeri più forti dello scirocco romano 

Dal nostro inviato speciale
Roma, 20 maggio. 

Scudetto a tre minuti dalla fine del campionato: urla, bandiere, lacrime hanno accompagnato la botta di Cuccureddu. La fine di un incubo, l'inizio di un sogno, la conclusione di una giornata che rimarrà storica per il nostro calcio. Una Roma orgogliosa, irriducibile, combattiva, finalmente in grado di esprimersi al meglio in quanto libera dalla paura della retrocessione, ha fatto penare sino alla fine i bianconeri, che guardavano increduli a quel tabellone luminoso che registrava il clamoroso passivo del Milan a Verona. Doveva farli gioire quel risultato, pareva invece una maledizione. E dopo il gol del due a uno, un ultimo sussulto: per una errata segnalazione, la rete del Napoli era diventata un gol di Chinaglia. Ancora tre minuti di paura, con la Roma che tentava attacchi disperati, poi lo scudetto, senza più dubbi. Ed ora l'Aiax, adesso Belgrado. 

Una sofferenza, non una partita. Un sole da piena estate picchiava sul prato dell'Olimpico, togliendo ogni energia. La. Juventus già ne aveva poca, forse era andata in campo convinta che avesse ragione Rocco secondo il quale 
« l'ultima giornata è come l'ultima tappa del Giro, non cambia nulla ». 
Poi, ulteriore mazzata, l'errore di Haller, la distrazione della difesa, il gol di Spadoni. I bianconeri rientravano in campo per il riposo a capo chino, Vycpalek: rosso in viso per il gran sgolarsi. Dieci volte li aveva spinti in avanti, ma le gambe sembravano non rispondere alla volontà. Solo il magnifico Furino e Longobucco (che si era ripreso dopo un inizio disastroso) trovavano la forza per sradicare la palla dal centrocampo pieno di romanisti e portarla avanti, verso Ginolfi. La Juventus rientrava sul campo fuori causa.  
Stando ai risultati, in quel momento lo scudetto era un fatto privato di Milan e Lazio. In testa al gruppo Altafini, inserito al posto di Haller. José ancora una volta suonava la carica, la seconda carica dopo quella di Budapest. Se anche lui non poteva fare miracoli, almeno l'esempio era vivo, forti gli incitamenti ai compagni, rabbioso il batter di mani con il quale chiedeva la palla agli avanzanti Cuccureddu, Marchetti, Longobucco, Causio.  
La Roma accusava il gran correre del primo tempo, a tratti era schiacciata, ma c'era sempre un piede a respingere, e dopo tutti un Ginolfi che faceva miracoli, mentre Salvori e Scaratti uscivano per condurre pericolosi contropiede ai quali per fortuna dava scarsa collaborazione lo stordito Orazi. Cominciava la partita vera, come se ventinove giornate di campionato non avessero rappresentato nulla. Il Milan era ormai fuori causa, il risultato di Verona poneva la Juventus di fronte ad un impegno tremendo: adesso tocca a voi, vediamo se sapete approfittare della situazione. C'era subito da cancellare il gol di Spadoni, la botta amara di un primo tempo nel quale peraltro la Roma aveva ben meritato.  
Una botta arrivata al 29' minuto, quando su una manovra di Salvori, Morini aveva deviato di testa in direzione di Zoff una palla balorda che Causio aveva stoppato, e lanciato fuori area verso Haller. Il tedesco aveva mezzo campo davanti in cui galoppare, invece toccava basso indietro per cercare un pericoloso «triangolo». Tutti i compagni avevano fatto un passo avanti, il pallone filtrava attraverso i difensori ed arrivava a Spadoni che solo, con tutta comodità, aveva il tempo di stoppare, girarsi e battere Zoff con una staffilata bassa sulla sinistra del portiere. Un gol pazzesco, una palla al piede per la Juve che iniziava la ripresa più convinta, più decisa, anche se le energie non erano tante.  
Liguori, sino ad allora custode di Haller, passava su Altafini. Ferme le altre coppie: Bet-Anastasi, Franzot-Furino, Salvori-Capello, Scaratti-Cuccureddu, Bertini-Bettega, Morini-Causio. Altafini si guadagnava subito una punizione, poi infilava Ginolfi ma in netta posizione di fuori gioco. Sulla sua spinta, tutta la squadra si muoveva più convinta. Al 9' c'era l'illusione del pareggio. Avanzava Longobucco, che scagliava una bordata trasversale sulla quale Ginolfi si distendeva per deviare sul montante. Lesto Altafini arrivava sul pallone, evitava il palo, depositava in rete. Lo Bello non concedeva il punto: José era ancora in fuori gioco, ma stavolta era almeno lecito qualche dubbio, malgrado la testimonianza del guardalinee a bandiera alzata.  
Pareva una gara segnata, per la Juventus. Al 14' ancora José in zona-tiro sul tocco breve di Causio, ma Ginolfi si opponeva in tuffo alla stangata dell'avversario. Al 17' finalmente, il pareggio. Punizione calciata da Causio nel folto, con Altafini pronto a mettere la fronte per una deviazione quasi impercettibile, ma sufficiente ad ingannare il portiere. La Roma aveva un sussulto rabbioso, toccava a Zoff guadagnarsi la sua parte di scudetto: su una botta trasversale di Spadoni, Dino volava sulla sua sinistra per mettere in angolo, evitando un contraccolpo che gli avrebbe definitivamente affondati. 
Veniva bene fuori dalle retrovie Marchetti, sino a quel momento in ombra, cercava di concentrarsi un po' più lo svagato Causio, Bettega tentava di mettere il piede con maggiore convinzione. Passare, però, non era facile. La Roma faceva barriera alla meglio, e se in contropiede e a più spenta, davanti a Ginolfi faceva muro con rabbia. La Juve tentava il tutto per tutto negli ultimi quindici minuti. Morini in retrovia cercava di non sentire il dolore per una distorsione alla caviglia, in modo che Marchetti potesse proiettarsi stabilmente sul centrocampo. Una stangata di Cuccureddu a filo di montante, un dribbling capolavoro di Altafini, con tiro respinto con le gambe da Ginolfi poi — al 42' — lo scudetto.  
Dopo una punizione di Causio, per fallo di Morini a gamba tesa, la palla finiva in corner. Calciava dalla bandierina ancora Causio, la palla gli ritornava e dal fondo il bianconero alzava un pallonetto che pareva sprecato, Bertini metteva fuori area di testa, Cuccureddu arrivava in corsa, controllava alla meglio, faceva partire una botta dal basso in alto. Una staffilata piena di rabbia, di disperazione. Ginolfi annaspava, il bolide picchiava sotto la traversa e rimbalzava in rete.  
Il dottor La Neve e Vycpalek si alzavano di scatto dalla panchina, era la vittoria, era la conferma del titolo. Ancora tre minuti con il cuore in gola e l'orecchio a Napoli, poi il trionfo. 

Bruno Perucca 





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martedì 19 maggio 2026

19 Maggio 2021: Atalanta - Juventus

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi facciamo riassaporare una delle migliori gare disputate dalla Juve nella stagione 2020-21. É il 19 Maggio 2021 ed Atalanta e Juventus si affrontano in questa gara valevole per la Finale (gara unica) della Coppa Italia TIM Vision Cup 2021

Il tutto si svolge al "Mapei Stadium - Cittá del Tricolore" di Reggio Emilia.

Mentre la squadra nerazzurra attraversa il suo periodo storico d'oro, la Juve combatte per non farsi travolgere dall'onda nuova che l'ha travolta. 

Nonostante le vittorie in Coppa Italia e Supercoppa Italiana la squadra non convince e l'allenatore Andrea Pirlo sarà esonerato a fine annata.

Buona Visione!



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Stagione 2020-2021 - Coppa Italia - Finale
Reggio Emilia, campo neutro 
Mapei Stadium - Città del Tricolore
mercoledì 19 maggio 2021 ore 21:00 
ATALANTA-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Kulusevski 31, Malinovskyi 41, Chiesa 73

ATALANTA: Gollini, (c) Toloi (Djimsiti 77), Romero, Palomino, Hateboer (Ilicic 76), De Roon, Freuler, Gosens (Miranchuk 83), Pessina (Pasalic 68), Malinovskyi (Muriel 68), Duvan Zapata
A disposizione: Rossi F., Sportiello, Maehle, Sutalo, Lammers, Caldara, Ruggeri
Allenatore: Giampiero Gasperini

JUVENTUS: Buffon, Cuadrado, De Ligt, (c) Chiellini, Danilo, McKennie, Bentancur, Rabiot, Chiesa (Dybala 74), Kulusevski (Bonucci 83), Ronaldo
A disposizione: Szczesny, Pinsoglio, Demiral, Frabotta, Arthur, Ramsey, Bernardeschi, Morata
Allenatore: Andrea Pirlo

ARBITRO: Massa D.
AMMONIZIONI: Chiellini 27, De Ligt 40 (Juventus); Malinovskyi 36, Romero 78, Freuler 85, De Roon 88, Ilicic 89 (Atalanta)
ESPULSIONI: Toloi 88 (Atalanta)



Davanti a un ritrovato pubblico (4300 spettatori) i bianconeri vincono a Reggio Emilia la 14esima coppa nazionale grazie a un'ottima ripresa. Nerazzurri sciuponi nel primo tempo, inconcludenti nella ripresa

REGGIO EMILIA - In attesa di capire se il prossimo anno giocherà in Champions, la Juventus conquista a Reggio Emilia il secondo trofeo stagionale: batte 2-1 l'Atalanta e, dopo la Supercoppa, alza la 14/a Coppa Italia davanti a un ritrovato pubblico (4300 spettatori). Curioso il destino di Pirlo: in discussione per la prossima stagione si toglie la soddisfazione, nel giorno del suo 42° compleanno, di fare di nuovo centro alla seconda finale in carriera. Il tecnico bianconero è stato bravo e fortunato stavolta: bravo per aver insistito ancora su Kulusevski (un gol e un assist), come partner di Ronaldo, fortunato nell'aver tenuto in campo 1' decisivo in più Chiesa che ha segnato proprio mentre stava per essere tolto dal campo per lasciar posto a Dybala.

Gasperini e la maledizione del primo titolo in carriera
Per Gasperini il primo titolo in carriera resta stregato. Beffato due anni fa dalla Lazio, il tecnico nerazzurro ancora una volta deve rimandare l'appuntamento con l'agognata prima importante vittoria. L'Atalanta ha perso perché è venuta meno nella ripresa: un po' per aver sprecato troppe energie nella sfortunata prima frazione, un po' perché non è riuscita a trovare, nella seconda parte di gara, le adeguate contromisure a una Juve che è stata brava a spezzargli ritmo con un pressing alto e continuo.

Pirlo rinuncia a Dybala, Gasperini rilancia Pessina
Costretto a rinunciare allo squalificato Alex Sandro, Pirlo ha deciso di dirottare Danilo a sinistra, arretrando a destra in difesa Cuadrado con McKennie piazzato davanti a lui. Poi ha preferito Buffon a Szczesny tra i pali e ha confermato Kulusevski come partner di Ronaldo in attacco. Gasperini ha risposto cambiando due pedine nella squadra che ha battuto il Genoa: in difesa ha preferito Palomino a Djimsiti mentre sulla trequarti ha riproposto Pessina rispedendo in panchina Miranchuk.

Malinovskyi risponde a Kulusevski
Per mezz'ora la Juve ha sofferto gli alti ritmi dell'Atalanta che si è affidata soprattutto a un ispirato Zapata, capace di mettere in costante difficoltà de Ligt, per rendersi pericolosa. I nerazzurri hanno sfiorato più volte il vantaggio, senza riuscire a centrare l'obiettivo con Palomino, lo stesso Zapata (2), Freuler e Malinovskyi su punizione. La Juve ha stretto i denti e, cinicamente, al primo tiro in porta è passata (31'): Kulusevski si è ritrovato tra i piedi un pallone rinviato corto da Palomino dopo un rimpallo in area e con uno splendido sinistro a giro lo ha insaccato a fil di palo alla destra di un esterrefatto Gollini. L'Atalanta non si è disunita e, dopo aver ancora impegnato Buffon con un colpo di testa di Hateboer, ha meritatamente pareggiato (41'): Malinovskyi ha raccolto un centro dalla destra di Hateboer e con un forte sinistro dal limite ha infilato Buffon.

Chiesa, palo e gol prima di uscire
La Juve ha iniziato la ripresa pressando più alta e la contromossa ha dato immediatamente ottimi frutti: i bianconeri hanno allertato Gollini con McKennie e Kulusevski e poi hanno preso un clamoroso palo con Chiesa, smarcato davanti alla porta con un pregevole colpo di tacco da Ronaldo. Gasperini, vedendo i suoi in difficoltà, ha provato a cambiare qualcosa inserendo Pasalic e Muriel per Pessina e Malinovskyi ma l'Atalanta non ha avuto neppure tempo di risistemarsi che ha incassato il gol del 2-1 (73′): Chiesa è rientrato dalla sinistra, ha chiesto e ottenuto triangolo al limite da Kulusevski e con un preciso sinistro sul primo palo ha battuto Gollini.

I cambi di Gasperini non scuotono l'Atalanta, rosso a Toloi
Gasperini ha tentato il tutto per tutto varando il 4-2-3-1 con l'innesto di Ilicic, Djimsiti e, infine, Miranchuk ma la Juve, con Bonucci lanciato stoicamente nella mischia per chiudere con la difesa a 3, ha resistito chiudendo alla perfezione tutti gli spazi. L'Atalanta si è innervosita (4 gialli e un rosso, a Toloi in panchina, negli ultimi minuti) e ha perso in lucidità consegnandosi, di fatto, agli avversari. Festeggia Buffon, che diventa primatista assoluto di Coppa Italia con 6 trofei, raggiungendo Roberto Mancini, festeggia, per qualche ora, la Juve prima di ritrovare la concentrazione in vista della delicata trasferta di Bologna. Per un curioso disegno del destino domenica, però, avrà bisogno di un favore proprio dall'Atalanta se vorrà rimettere piede in Champions.

Jacopo Manfredi






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lunedì 18 maggio 2026

18 Maggio 1975: Juventus - Vicenza


É il 18 Maggio 1975 Juventus Vicenza si sfidano nella quindicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1974-75 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

La Juve é guidata in panchina da Carlo Parola e si appresta a vincere il suo sedicesimo scudetto. Dall'altra parte c'é il Lanerossi Vicenza che non riuscirá ad evitare la retrocessione in Serie B piazzandosi al terzultimo posto in classifica.

Buona Visione!



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Stagione 1974-1975 - Campionato di Serie A - 15 ritorno
Torino - Stadio Comunale
domenica 18 maggio 1975 ore 16:00 
JUVENTUS-VICENZA 5-0
MARCATORI: Damiani 8, Bettega R. 27, Anastasi 36, Damiani 38, Cuccureddu 55

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cuccureddu, Furino, Morini, Scirea, Damiani (Altafini 53), Causio, (c) Anastasi, Capello F., Bettega R. 
A disposizione: Piloni, Spinosi
Allenatore: Carlo Parola

VICENZA: Sulfaro (Ciaschini 46), De Petri, Longoni, Bernardis, Perego, Berni, Galuppi (Rigoni 14), Savoldi, Vitali, Fontana, Faloppa
A disposizione: Volpato
Allenatore: Manlio Scopigno

ARBITRO: Michelotti





A fianco del presidente la giornata del successo bianconero 
E' la nona vittoria di Boniperti 
Cinque come giocatore, quattro da dirigente 
Gettato vestito nella vasca dai giocatori
La gioia di Parola 


" Buon Dio. è fatta! », 
urla Giampiero Boniperti levando le braccia al cielo. Sono le ore 16,30: Bettega ha appena infilato il secondo pallone alle spalle di Sullaro, è il gol che stronca il Lanerossi Vicenza e mette la Juventus al riparo da qualsiasi sorpresa. Lo stadio è una bolgia. La Juventus è campione d'Italia e per Boniperti è il nono scudetto: cinque come giocatore, tre come presidente e uno — ci tiene a precisarlo — come consigliere. 

Sul gol di Bettega unisce la sua solierenza: durante i primi minuti e anche dopo il punto di Damiani, si era agitato, prendendosela con l'amico Perardi che si agitava più di lui, commentando in tono vivace le fasi della partita insieme con Vycpalek e Mattrel che sedevano ai suoi fianchi. Anche sul 2-0 Boniperti fuma una sigaretta dopo l'altra. Quando la gente grida 
« Pietro, Pietro »
Il presidente osserva: 
"Manca il suo gol, sarebbe ora che lo facesse ». 
E poco dopo Anastasi lo accontenta realizzando la più bella delle cinque reti con cui la Juventus travolge il povero Lanerossi Vicenza. Il volto di Boniperti s'illumina di felicità. 
Esclama: 
» Che gol, ragazzi: l'ha fatto, finalmente ».
Il resto della partita adesso non conta più. Boniperti è ormai rilassato.

Cosa prova in questo momento? gli chiedo. 
« Questo scudetto significa molto per me — risponde —. E' una grossissima soddisfazione, mi ripaga di tutte le sofferenze ». 
Fa una breve pausa, poi riprende a ruota libera: 
« Questa è stata una stagione particolare. Sono contento per Parola, per Giuliano, per La Neve, per i massaggiatori De Maria e Corino, per la segreteria: tutti hanno collaborato al successo. E' molto più difficile vincere un campionato oggi che qualche tempo fa. Anche voi giornalisti avete delle grosse responsabilità e dovete usare il vostro lavoro per educare: il calcio è uno sport, non dimentichiamolo ». 
Ci congediamo momentaneamente da Boniperti che va negli spogliatoi durante l'intervallo di metà tempo e parliamo con l'ex presidente dottor Umberto Agnelli. Questo il suo commento: 
«Non è stato un campionato brillante, ma non è certo colpa della Juventus. Il nostro calcio è quello che è. In questo contesto, tuttavia, non si può non riconoscere che la Juventus ha vinto meritatamente lo scudetto. Anche la Juventus avrebbe bisogno di qualcosa per la Coppa dei Campioni: sul mercato nazionale c'è poco da reperire e ciò di cui necessita potrebbe arrivare soltanto se si riaprissero le frontiere. Siccome il veto deriva da una scelta della Lega, io non lo contesto: la mia è una semplice considerazione. Ma se vogliamo davvero essere forti in campo internazionale ci vogliono gli assi stranieri. La Juventus non è una grandissima squadra, ciononostante speriamo di riuscire ugualmente a fare una buona figura in Coppa dei Campioni ».

Torniamo alla partita. Nel secondo tempo Cuccureddu porta a cinque le segnature, poi la Juventus non infierisce anche se c'è « nonno » Altafini che cerca il gol « n. 300 » ma invano. Due minuti prima della fine, c'è l'invasione anticipata. Boniperti si diverte a vedere i risultati dell'entusiasmo dei tifosi: Zoff con la maglia a brandelli, Causio senza maglia, giocatori che fuggono per sottrarsi alla morsa della lolla. A stento Michelotti riesce a condurre a termine l'incontro. Ormai migliaia di tifosi sono in campo. Lasciando la tribuna d'onore, Boniperti guarda la baldoria che avviene nel rettangolo di gioco e dice: 
« E' giusto che sia così ». 
Lui la festa tricolore l'ha vissuta da protagonista per cinque volte. Poi aggiunge: 
« Dedichiamo questo scudetto ai nostri tifosi che, con il loro comportamento esemplare, ci hanno sorretti dovunque e in ogni momento, risultando sempre di grosso aiuto ». 
Ripete anche in Tv le stesse cose, senza dimenticare di rivolgere un saluto ed un augurio a Maestrelli, l'allenatore della Lazio, che da alcune settimane è ricoverato in clinica. Come mette piede nello stanzone bianconero, secondo l'usanza il presidente viene spinto sotto la doccia vestito. E' felice, abbraccia tutti. Parola fa la stessa fine di Boniperti: i giocatori gli rovesciano sul capo una gigantesca bottiglia di champagne, poi lo costringono a fare la doccia vestito. Deve infilarsi una tuta. 
« Tutto è bene quel che finisce bene — commenta Parola senza enfasi (di scudetti ne ha già vinti cinque, due da giocatore e tre da allenatore) — anche con il Lanerossi Vicenza la squadra ha dimostrato, per l'ennesima volta, che il titolo è strameritato. Un po' di tensione c'era ma è durata cinque minuti, poi i bianconeri si sono rilassati e dopo il primo gol tutto è diventato facile ». 
C'è stato un momento, durante il campionato, in cui lei ha temuto di non vincere lo scudetto? 
« No. La squadra era addestrata a tirare il gruppo: l'ha fatto per sette mesi, lo non ho mai dubitato sul nostro successo finale anche se è stata una stagione sofferta. All'inizio tutti indicavano la Juventus come la migliore e la candidata "numero uno" al titolo. Tra questi c'erano moltissimi tecnici. Li ringrazio, lo ho avuto soltanto la fortuna di disporre di un'ottima "rosa" di giocatori. E' sempre più difficile vincere perché il calcio italiano è ormai livellato ». 
Vinicio aveva detto che se avesse avuto la Juventus alle sue dipendenze avrebbe vinto anche lui lo scudetto.  
"Non è il caso di fare polemiche. La Juventus ha battuto due volte il Napoli, realizzando, complessivamente, otto reti contro tre al passivo. Mi complimento con Vinicio e con gli azzurri per il loro campionato. E mi complimento in particolare con Juliano: l'ho sempre stimato ma questa è stata, senza alcun dubbio, la sua miglior stagione ». 
Un tifoso di Chioggia offre a Parola un veliero in miniatura: riuscirà la Juventus a solcare i difficili mari della Coppa dei Campioni ed a vincerla per la prima volta? 
« E presto per parlarne — conclude Parola — per ora assaporiamo questo trionfo ». 

Bruno Bernardi





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domenica 17 maggio 2026

17 Maggio 1995: Juventus - Parma

É il 17 Maggio 1995 Juventus Parma e si sfidano nella Finale di Ritorno della Coppa UEFA 1994-95  allo Stadio 'San Siro - Giuseppe Meazza' di Milano.

La Juventus dopo anni di magra si appresta a vincere il suo ventitreesimo scudetto con il nuovo allenatore Marcello Lippi. Il Parma dal canto suo contende ai bianconeri ben tre tornei in questa stagione. Persa quindi sia la lotta scudetto sia quella per la Coppa Italia, i gialloblu si fanno valere almeno sul palcoscenico europeo.

Vincono infatti la Coppa UEFA nel doppio confronto a Milano ed in Emilia.

Buona Visione!  



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Stagione 1994-1995 - Coppa UEFA - Finale, ritorno
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
mercoledì 17 maggio 1995 ore 20:30 
JUVENTUS-PARMA 1-1
MARCATORI: Vialli 35, Baggio D. 53

JUVENTUS: Peruzzi, Ferrara C., Jarni, Torricelli, Porrini, Paulo Sousa, Di Livio (Carrera M. 82), Marocchi (Del Piero 75), Vialli, (c) Baggio R., Ravanelli
A disposizione: Rampulla, Fusi, Tognon
Allenatore: Marcello Lippi

PARMA: Bucci, Benarrivo (Mussi 46), Di Chiara (Castellini 81), Minotti, Susic, Fernando Couto, Fiore, Baggio D., Crippa, Zola, Asprilla
A disposizione: Galli G., Branca, Brolin
Allenatore: Nevio Scala

ARBITRO: Van der Wijngaert (Belgio)
AMMONIZIONI: Ravanelli 16, Vialli 43, Ferrara C. 63 (Juventus); Fernando Couto 2, Minotti 29, Crippa 47, Asprilla 72, Castellini 86 (Parma)




Robi: mancato il colpo da ko 
«Questa delusione ci darà la spinta per lo scudetto 
Perduto la terza finale da quando sono alla Juve. 
C'è amarezza, perchè nessuno era sceso in campo per divertirsi. Volevamo vincere, ci stavamo riuscendo, disgraziatamente ci è mancato il colpo del ko». 

L'ha assestato invece l'omonimo di Baggio, il Dino ex bianconero e ora anti-Juve per eccellenza. Tre gol per il Parma nelle sfide contro la Signora tra campionato e coppa. Tutti suoi. 
Dice Robi: 
«Bravo Dino, ha segnato reti importanti, è giusto che consideri molto sua questa Coppa. Ha ragione ad esultare, è la sua rivincita. Del resto lo conosco, è uno che non perdona quando ha l'opportunità di segnare. No, non ci ha tagliato le gambe, la sua rete. Certo, tutto è cambiato in campo. C'è stato nervosismo, c'è stata stanchezza, un calo evidente. Ma è normale. Queste sono le finali». 
Lui ne vuole disputare altre, a cominciare da quella di Champions League fra un anno. Nella Juve. diventare un sacrilegio. E anche una perdita di immagine, non solo di incassi se è vero come è vero che gli ultra sono pronti a non sottoscrivere abbonamenti senza il loro Robi. Gli applausi della gente bianconera alla fine sono stati per la Juve e anche per Robi. Sono stati per una squadra che si è battuta per 90' ispirata dal suo leader a tutto campo. Baggio si sente defraudato ma analizza con serenità l'esito della contesa: 
«Meritavamo di più. Il gol del 2-0 e la Coppa erano alla nostra portata. Ma il Parma è stato più abile a sfruttare l'unica occasione avuta. E' il calcio. Perdere la finale spiace soprattutto perchè vola via nel nulla un anno di sacrifici. Basta un particolare a decidere questo tipo di partite. Episodi: che non devono incidere sul morale, sulla grande stagione disputata. Perchè anche questi insuccessi aiutano a crescere e a cementare il gruppo. La delusione in Coppa ci darà la spinta giusta per trionfare domenica, a Torino, in campionato. 

 

"Abbiamo prezzo, dirigenti attenti. Roby = abbonamenti». 
E ancora: 
«Roby con Andrea nel cuore, firma, coppe, tricolore». 
Infine: 
«Lo gridiamo al mondo intero, Roby per sempre in bianconero».

Robi con la y finale, questa è la grafia dell'ultra. E la partita, che partita disputata. A lanciare, correre, crossare, servire palloni belli e importanti. Esultare con Vialli, disperarsi con Torricelli, anzi per Torricelli che poteva dare la Coppa. Ha «perso» la partita ma ha vinto un incontro più importante. Ha dimostrato che può esserci un domani nella Juve, per lui. Perchè senza Robi, togliete le virgole da uno degli striscioni, non ci sono coppe, non ci sono scudetti. Da qui a domenica forse non sarà il tempo adatto a mettere d'accordo società e giocatore. Ma è chiaro che, dopo ieri, le parti si devono essere per forza riavvicinate. Il distacco oggi sarebbe più duro, difficile da capire per chi, tra i tifosi, lo ama senza più contrasti, incondizionatamente. Rinunciare a questo Baggio rischia di 
«Meritavamo di più» 
E gli striscioni dei fans pretendono che rimanga 

Franco Badolato





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