domenica 6 settembre 2026

6 Settembre 1992: Cagliari - Juventus

É il 6 Settembre 1992 Cagliari Juventus si sfidano nella Prima Giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1992-93  allo Stadio 'Sant'Elia' di Cagliari.

La Juventus cerca di fermare l'egemonia del Milan che da un paio d'anni o piú ammazza il campionato senza scampo. Sará un impresa quasi impossibile in campionato, ma tant'è che con questo Roberto Baggio (capitano e uomo simbolo della squadra in Italia e nel mondo) tutto é possibile! 

Dall'altra parte c'é un Cagliari che disputa un campionato eccellente e finisce in sesta posizione e centra una bellissima qualificazione UEFA.

Buona Visione!

 


cagliari


 

Stagione 1992-1993
Campionato di Serie A - 1 andata
Cagliari - Stadio Sant'Elia
Domenica 6 settembre 1992 ore 16.00
CAGLIARI-JUVENTUS 0-0

CAGLIARI: Ielpo, Napoli, Festa, Bisoli, Firicano, Pancaro (Villa 75), Gaudenzi, Herrera, Francescoli, Matteoli, Oliveira (Criniti 66)
Allenatore: Carlo Mazzone

JUVENTUS: Rampulla, Carrera M., Baggio D., Conte A., Kohler, Julio Cesar, Di Canio (Ravanelli 74), Galia, Vialli, Baggio R., Moeller (Casiraghi 63)
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Cesari


 

Juve, prende un punto e regala dubbi 
I bianconeri, poco aiutati da Baggio e Vialli, appaiono saldi in difesa ma confusi in avanti
Moeller, a Cagliari, preferito in extremis a Platt 

CAGLIARI DAL NOSTRO INVIATO

Pronti via. Comincia il campionato e dobbiamo già chiederci se sia davvero questa la Juve giusta per andare lontano, oppure se, per un anno ancora, il laboratorio bianconero abbia costruito un prototipo zoppo, una macchina senza la quarta ruota. Gran brutto interrogativo, dopo il restyling robusto che dovrebbe aver ridotto le distanze dal Milan. E non è un grande sollievo per la Juve che il grigio esordio di Cagliari si rifletta nelle difficoltà incontrate da un po' tutte le rivali per lo scudetto. Il mal comune, mezzo gaudio è la consolazione dei mediocri. La Signora che abbiamo seguito, e non ammirato, nell'utile 0-0 del Sant'Elia non ha mostrato niente di quanto avremmo immaginato possedesse dalla cintola in su. 

Le belle forme intraviste in qualche notte d'agosto si sono sgonfiate nel caldo della Sardegna, quasi fossero state arrangiate con il silicone. E ci siamo scoperti a riflettere se davvero la «diversità bianconera» rispetto all'organizzazione di gioco milanista, non sia un'arma a doppio taglio: pericolosissima quando non funziona il gruppo dei fantasisti, capaci di andare in porta senza schemi. Ieri Baggio e Vialli, Moeller e lo stesso Di Canio si sono spenti nel grigiore di iniziative sempre troppo confuse per avere successo. I virtuosi hanno steccato e con loro l'orchestra. In 90 minuti la Juve ha tirato in porta quattro volte, e mai si è avuta l'impressione che fosse quella giusta. Anche il Trap ha messo del suo a complicare le cose. Ha mantenuto fino all'ultimo le incertezze sullo straniero da escludere e ha poi tolto quello che meno ci si aspettava: Platt. Ora diranno che era tutto risaputo da tempo. Balle. Chi ha visto Platt uscire dalla riunione del mattino, profferendo in inglese la parola che in francese rese celebre Cambronne, ha capito come la scelta l'avesse colto impreparato. C'era una logica, certo, a fargli preferire Moeller. Ed era quella di dare vivacità e velocità al gioco negli ultimi 20 metri. Moeller però ha fallito la prova. Per quanto ha fatto nei 63' minuti in cui l'abbiamo visto, non soltanto Platt ma persino un suo cognato avrebbe reso altrettanto. Capita. 

La mossa trapattoniana e l'ispirazione mediocre in un Baggio d'antan (anche se è stata sua la conclusione più pericolosa) hanno finito per sconvolgere molti equilibri. E hanno mandato in crisi Vialli. Abbandonato da tutti, con palloni che gli arrivavano tra due difensori, sembrava un ciclista in fuga sul tracciato mondiale di Benidorm, con il gruppo staccato a un chilometro. Trap, nella ripresa, ha provato a mandare avanti il Divin Codino, poi ha definitivamente rinunciato à Moeller, tenuto troppo indietro (e qui sta l'incoerenza della cosa), per gettare in mischia Casiraghi e poi anche Ravanelli, all'esordio in serie A. 

Proprio a Casiraghi è toccata la possibile palla-beffa, su un errore di Festa. L'ha sparacchiata malamente, all'87'. Sarebbe stata una punizione ingiusta per il Cagliari che ha fatto la sua parte da copione, senza osare troppo (un paio di conclusioni di Francescoli e basta), tuttavia senza trovarsi mai in difficoltà con la regia sapiente di Matteoli. Napoli, ex bianconero, si è piazzato su Moeller. Festa ha controllato lo sfiduciatissimo Vialli. Herrera ha preso di mira il Codino e la tagliola di Mazzone ha funzionato: la faina bianconera ha girato al largo, bloccata al centro e impacciata sulle fasce dove Dino Baggio sprinta come se fosse nel salotto di casa sua e con le pattine ai piedi. Non è colpa sua se non ha l'accelerazione brusca del terzino di spinta. Si sta adattando a un ruolo non suo. Forse ci riuscirà, con il talento. O forse non ce la farà, perché non ha (ancora?) la personalità per imporsi: nel primo tempo l'abbiamo visto smarcarsi spesso e mai gli è giunta la palla con una giocata rapida. 

La Juve delle delusioni in attacco ha dimostrato tuttavia la propria solidità quando ha controllato le avanzate sarde. Dietro, la squadra è affidabile, pur negli svarioni di Julio Cesar, che se gioca di fino è come un film di Hitchcock, non intuisci mai la conclusione. Insomma è una Juve che regge e che non prenderà molti gol. Il dubbio riguarda quando deve giocare per vincere. E si suppone che con l'obiettivo di uno scudetto, le toccherà provarci spesso. 

Marco Ansaldo


 

Baggio trova il colpevole: è il caldo 
«Ma abbiamo ampi margini di miglioramento» 
Dopo il famoso litigio, pace tra Vialli e Mazzone 
CAGLIARI DAL NOSTRO INVIATO 

Prologo: protagonista Vialli. Il Gianlucaccio smette i panni del cattivo, appunto, e si fa Gianluchino. Avvicina il massiccio signore in vistosa maglietta rossa e lo abbraccia. É pace tra Vialli e Mazzone, l'omone di Trastevere con il quale ebbe un litigio furibondo, l'anno scorso alla prima giornata di ritorno, partita Sampdoria-Cagliari. Non stiamo a ricordare i risvolti di una storia che suscitò enorme scalpore. Qui ci preme solo sottolineare la frase di Vialli: 
«Non c'era stata guerra con Mazzone, quella volta vinsero su entrambi la voglia di vincere e il nervosismo». 
Invece, di voglia di vincere, ieri sembrava non ne avesse più nessuno e forse la stretta di mano tra Vialli e Mazzone è stata interpretata male, quasi come un patto di non aggressione. 
«Più bella la pace con Vialli di questo punto» 
ha concesso Mazzone, commosso. 
«No - dice il bomber -, il Cagliari ha giocato bene e la Juve non è stata brillante come nel recente passato. Ve lo dico io che con un Cagliari così sarà difficile per tutti vincere su questo campo. Accettiamo questo punto, anche se raccolto al termine di una prestazione non entusiasmante». 
E veniamo alla partita. La racconta Baggio, il capitano, protagonista mancato: 
«Era la prima volta che giocavamo di pomeriggio e in una giornata torrida. Alla fine, in campo, c'erano tre punte di ruolo nella Juve, quindi s'è cercato sempre di vincere. Ma il caldo ci ha penalizzati. Questa squadra può rendere molto di più, ha solo bisogno di lavorare, vedo grandi margini di miglioramento». 
Un dettaglio, perché la fascia di capitano era di colore verde? 
«Verde, come la speranza di vincere finalmente qualcosa con questa Juve». 
Ultimo atto con Trapattoni: 
"Alla fine il pari lo accetto, anche se non sono soddisfatto. Siamo lontani dal cento per cento di rendimento, ci manca ancora la lucidità necessaria per fare già la nostra partita. E non dimentichiamo quella del Cagliari, una squadra che sapevo forte, avendo avuto relazioni favorevoli sulla tenuta e la crescita della formazione sarda". 
Un rischio tenere Galia in campo fino al termine? 
«No, ormai il Cagliari aveva dato tutto, avevo capito che non avremmo rischiato inserendo Casiraghi e Ravanelli. Piuttosto, avete visto la nuova regola? Rampulla per poco non ci ha rimesso un ginocchio. Non sarebbe meglio snellirla, vietando solo la melina tra difensore e portiere e non i retropassaggi?». 
Milan due, Juve uno: normale? 
«Il calendario contemplava questa possibilità dopo la prima giornata. Fa più impressione la sconfitta del Parma, a dimostrazione che sarà un torneo molto equilibrato, con risultati a sensazione ogni domenica». 
Sipario, soprattutto su Rampulla, innervosito da un episodio. 
«Dopo che Oliveira mi è franato addosso stavo per dargli un cazzotto» ha confidato

Franco Badolato
brani tratti da: La Stampa 7 settembre 1992






IL TEMA/LA VERA JUVE È QUELLA DI CAGLIARI?
SIGNORINELLA PALLIDA

Esordio sotto tono per Madama, opposta al dimezzato Cagliari. I problemi che Trapattoni deve risolvere sono molti: Vialli stenta a entrare in forma, Roberto Baggio si sacrifica in nome del gioco di squadra, ma la manovra ne risente pesantemente, e il dilemma del quarto straniero non agevola il compito del tecnico, ancora alla ricerca del sostituto di... Cabrini sulla fascia sinistra. Nonostante tutto, però, il popolo bianconero può attendere con fiducia i prossimi impegni di campionato: il Trap, lo dimostra la storia, si esalta soprattutto di fronte alle difficoltà

CAGLIARI. Avranno influito certamente il caldo e l'ancora prematura fase stagionale, come ha spiegato alla fine Trapattoni, però al suo esordio nel campionato del rilancio la Juve sembrava reduce dall'aver acquistato al mercato, anziché il «number one» Luca Vialli, un gagliardo sacerdote di campagna. Uno di quelli che, con la tonaca al vento e un encomiabile sprezzo della fatica, trascinavano un tempo a infuocate sfide i giovani allievi sui campi oratoriali. L'aver riproposto l'inconfondibile e suggestivo modulo tattico alla «viva il parroco» non ha giovato molto alla Signora, che si è dovuta accontentare, alla fine, di un risicato pareggio al Sant'Elia contro il Cagliari, dimezzato dalle assenze di Moriero e Bresciani. Sulle estemporanee iniziative individuali, sul sistematico ricorso al rilancio alla cieca da parte dei bianconeri del Trap hanno ripreso ad aleggiare gli incubi che da qualche anno tormentano i tifosi di Madama. E il campionato ha subito posto uno dei quesiti-chiave su cui si giocherà il suo cammino e i suoi esiti: riuscirà l'ennesima campagna miliardaria di rafforzamento a spezzare il sortilegio che nega il tricolore ai bianconeri dall'ormai lontano 1986?

I MOTIVI
1 - Invece che alla «viva Vialli», la Juve ha esordito contro il Cagliari dimezzato (dalle assenze) giocando alla «viva il parroco». E se il Luca nazionale prende i... voti, ecco il dubbio agghiacciante: la terza consecutiva campagna acquisti miliardaria della Signora non servirà a nulla?
2 - Al Sant'Elia, il pubblico bianconero si è divertito (si fa per dire) solo a scoprire il pelo nel nuovo. Platt escluso, gli altri acquisti in ombra. Ma le attenuanti non mancano.
3 - Il primo problema della Signora riguarda il regista: il Trap manda l'inglese Platt in tribuna, dimostrando di credere poco al riciclaggio dell'anno, tentato per tutta l'estate. E allora Roby Baggio si sacrifica e tutta la Juve soffre.
4 - L'altro Baggio delude come terzino sinistro, Di Canio rinasce come tornante, ma tale e quale a prima. E per il Trap diventa necessario lavorare ai fianchi della Signora. Per non farla finire kappaò.


1 Facciamo un po' di conti. Nell'estate 1990 la Juventus, spesi una sessantina di miliardi, consegna a Maifredi, la squadra del riscatto. La critica è concorde: quello pilotato dal genio di Robertino Baggio sarà un formidabile incrociatore, destinato a sterminare la concorrenza. Dopo il fatale inabissamento, il ritorno di Trapattoni e la magistrale chiusura «tedesca» delle falle difensive suscitano nell'estate successiva nuove esaltanti certezze: la Signora '91-'92 non può fallire, perché ha completato con una difesa-bunker un attacco e un centrocampo già «monstre». Risultato: quando nella primavera scorsa il Trap lascia sul campo del Parma la Coppa Italia, il suo sconsolato commento cala come una brutale mannaia sulla squadra: 
«Con questi giocatori, è già stato molto conquistare il piazzamento UEFA». 
Dove sta, allora, la verità? Pericolosamente educati in questi due anni alla teoria della relatività (dei giudizi tecnici di inizio stagione), i tifosi di Madama non hanno potuto che rabbrividire di fronte all'arruffata recita di Cagliari: dove sono finiti i miliardi spesi per Vialli, per Platt, per Möller, per Ravanelli? La catastrofica risposta suggerita dal campo tuttavia non può essere vera: a inizio stagione i valori devono ancora assestarsi e i risultati-shock della prima giornata, ben oltre il pari di Cagliari, impongono assoluta cautela. Quella del Sant'Elia non è la Juve '92-'93, ma solo un suo timido abbozzo.

2 D'accordo, siamo solo all'inizio, però a Cagliari sono emersi, più che banali malanni di stagione, problemi autentici, in gran parte già previsti all'indomani del mercato. Il primo chiama in causa il regista. Una lacuna tecnica che le operazioni estive non hanno colmato, inducendo il Trap ad annunciare il riciclaggio di David Platt, mezzapunta tutta pause e gol, nel non facile ruolo. La rinuncia all'inglese nel match d'avvio dimostra tuttavia che i risultati d'agosto non hanno convinto il tecnico, sicchè in campo è andata la Juve già spesso vista l'anno scorso: un po' ancorata a Baggio (quello vero), un po' spuntata in attacco per i vuoti che i ripiegamenti del Robertino nazionale aprono in zona-tiro. L'altra mezza punta, Möller, è stata a guardare e il non gioco ha cancellato le occasioni da gol dall'orizzonte bianconero.

3 Il piatto dell'ultima Juve piangeva in attacco? Detto e fatto: ecco Luca Vialli, principe dei bomber nostrani. Attenzione, però. L'ex doriano è tutto fuorchè un classico centravanti di sfondamento, abituato com'è a offrire il meglio ripiegando sulla trequarti a dialogare con compagni pronti a inserirsi in zona-gol per sostenerne o surrogarne l'azione. Il Mancini della situazione, tuttavia non c'è ancora, in casa Juve perché Andy Möller non si sgancia praticamente mai verso l'area di rigore e Roberto Baggio è fatalmente risucchiato nella propria metà campo dalla necessità impellente di un direttore d'orchestra. Morale della favola: l'azione più lucida di Vialli al Sant'Elia l'ha offerta la sua testa. Ma solo perché è pelata come una palla di biliardo.

4 Un altro paio di lacune avevano afflitto la Signora nella scorsa stagione, sguarnendo i due lati del suo fronte offensivo di interpreti pienamente affidabili. Scaduta la fiducia in De Agostini sulla fascia sinistra, il Trap vi aveva adattato Marocchi, con esiti modesti. Il mercato ha sottratto ai bianconeri anche l'ultimo interprete testuale, scaricando lo stesso De Agostini all'Inter, e negato un valido successore. Il Trap ha provato Dino Baggio, ma dopo i clamori estivi ecco la doccia fredda: opposto a Gaudenzi, l'ex interista si è limitato a godersi la partita da spettatore, mai avviando un'iniziativa. Sull'altro lato, ci si aspettava il rinato Di Canio, dopo i balbettii che l'anno scorso l'avevano posto in alternativa ad Alessio. Contro il Cagliari l'ex laziale ha offerto l'impressione di essere effettivamente rinato. Però tale e quale a prima: abulico e inespressivo. Conclusione: il Trap, dopo il debutto in campionato, ha di che essere contento. Ma solo perché, amando svisceratamente il lavoro, non gli manca la materia prima per esercitare a fondo la sua vocazione.

Carlo F. Chiesa
tratto dal Guerin Sportivo anno 1992 n.37









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sabato 5 settembre 2026

5 Settembre 1993: Roma - Juventus

É il 5 Settembre 1993 e Roma e Juventus si sfidano nella seconda giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1993-94 allo Stadio 'Olimpico' di Roma.

La Juve allenata in panchina da Giovanni Trapattoni e trascinata in campo da un Roberto Baggio nel suo momento più splendente si appresta a piazzarsi al secondo posto del massimo campionato calcistico. Davanti c'é l'inarrivabile Milan di Fabio Capello che 'ammazza' il campionato fin dall'inzio. Dall'altre parte c'é una Roma che disputa un campionato al di sotto delle attese e si attesta in settima posizione. Cioé al di fuori della 'zona europea'.

Buona Visione!

 


roma


Stagione 1993-1994 - Campionato di Serie A - 2 andata
Roma - Stadio Olimpico
Domenica 5 settembre 1993 ore 16.00
ROMA-JUVENTUS 2-1
MARCATORI: Balbo 34, Moeller 78, Muzzi 81

ROMA: Lorieri, Bonacina, Lanna, Mihajlovic, Comi, Carboni, Haessler (Scarchilli 72), Piacentini, Balbo, Giannini, Rizzitelli (Muzzi 74)
Allenatore: Carlo Mazzone

JUVENTUS: Peruzzi, Porrini (Marocchi 62), Torricelli, Conte A., Carrera M., Julio Cesar, Di Livio, Baggio D., Vialli (Ravanelli 62), Baggio R., Moeller
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Beschin
RIGORI FALLITI: Baggio R. 51, Vialli 59 (Juventus)



Bianconeri a terra: due rigori sbagliati, Vialli gravemente infortunato, ko anche D. Baggio
Errori e sfortuna affondano la Jave. 
Dopo le cilecche dal dischetto arriva il pari di Moeller. Ma i giallorossi riescono a raddoppiare a 10' dalla fine 

ROMA DAL NOSTRO INVIATO Questa è una partita che, per renderne il tumultuoso pathos, bisognerebbe tagliare a fette, come un prosciutto. Ci sono venti minuti di sterile melina a metà campo, poi un'impennata della Roma, culminata nel gol di Balbo e, prima e dopo, in altre iniziative rintuzzate da Peruzzi. Quindi, alla ripresa, il serrate della Juve, propiziato dal risveglio regale di Moeller e suggellato da due-rigori-due, ciccati nell'ordine - da Baggio e Vialli, non senza jella il primo (palo), non senza dolore il secondo, se è vero che, nel calciarlo, a Gianluca «parte» il piede sinistro, quello d'appoggio. 

L'assedio produce anche un'occasione per Baggio2, lui pure seriamente menomato a una caviglia, e soprattutto il pareggio di Moeller. Dopodiché, ultimo strappo, ancora Roma per il gol-sorpasso di Muzzi. Poiché il filo d'Arianna è mitologia, orizzontarsi in un labirinto del genere diventa un'impresa sinceramente complicata. La Juve soffre le assenze di Fortunato e Kohler, la Roma non ricava benefici palpabili dal nuovo assetto della difesa, fuori Benedetti e Garzya, Comi libero, Lanna e Bonacina incollati a Vialli e R. Baggio. 

Tanti errori, da una parte e dall'altra, sfociano in un torrente che, scendendo a valle, s'ingrossa sempre più, fino a tracimare in una palpitante e rocambolesca altalena. Mazzone e Trapattoni rinnegano la similzona di cui avevano fatto sfoggio nelle dotte interviste della settimana e sfoderano marcature italianissime in ogni settore. Poco importa che, all'ultimo momento, Trap rinunci a Marocchi e lanci Di Livio, facile preda dell'onesto Carboni. Il più deludente è Porrini, sempre alla mercè di Rizzitelli: e giustamente sostituito al culmine della bagarre. 

Ma anche Carrera, il vice Kohler, patisce l'intraprendenza di Balbo e Torricelli, il vice Fortunato, permette a Haessler di fare, sempre e comunque, il guastatore. La Juve del primo tempo è orrenda: R. Baggio e Moeller in letargo, Vialli isolato, D. Baggio e Conte alle prese con Giannini e Mihajlovic, Julio Cesar cincischiante. La Juve del secondo tempo meriterebbe di più, non fosse altro per l'ardore che esibisce, la sfortuna che la attanaglia e gli aggiustamenti che mette in opera, Moeller suggeritore, Baggio punta. La Roma ha il torto di rinculare troppo. Mazzone azzecca i cambi, soprattutto Muzzi, e sfrutta fino in fondo gli omaggi di cui lo gratificano gli avversari, Peruzzi sul gol di Balbo, Baggio e Vialli dal dischetto, la difesa sul raddoppio. 

Difficile dire qual è la vera Roma e quale sarà la Juve più autentica, specialmente alla luce delle disastrose notizie che rimbalzano dall'infermeria. Una Juve tutta ombre e luci, capace di orgogliose sgommate, ma anche di terrificanti sbandate, come testimoniano i tre minuti scarsi che passano dal guizzo di Moeller a quello, decisivo, di Muzzi. Tanto per dire, a un certo punto Mazzone prende Giannini e lo piazza davanti al bunker, a fare filtro. Con Marocchi al posto di Porrini, e Ravanelli forzatamente in campo al posto di Vialli, Madama dà segni di apprezzabile vitalità. Alla Roma, se non in un caso, non riescono contropiedi degni di nota. La carica viene da Moeller, e contagia Baggio, che i compagni cercano con lanci, a volte, troppo lunghi. 

I crossetti di Di Livio sono cipria per le crape di sentinelle in costante affanno quando i rivali le spingono alle corde. Imperdonabile il rilassamento dopo il pareggio, anche se la squadra aveva speso molto. Il centrocampo di Madama, allorché viene chiamato all'impostazione, denuncia i soliti, grossolani, limiti: di tocco e di eleganza. Ma ci sono due rigori e due gravi infortuni che «ballano» sul risultato e sul futuro. 

Roberto Beccantini
 


LE PAGELLE 
Su tutti un Moeller da incorniciare 
Fa acqua la difesa del Trap, Balbo incontenibile
LORIERI 6. Nel primo tempo, non tocca palla. Nel secondo, procura un rigore (su Vialli) e respinge di piede, alla Zoff, una staffilata di Marocchi. Poca roba, d'accordo: ma lui che c'entra? Dei due penalty intuisce e quasi sfiora il primo, di Baggio. 
BONACINA 6. Si incolla al Codino e, ogni tanto, gli timbra le sacre giunture. Chiude su Moeller, a uomo. 
LANNA 6. Lascia i panni di libero per tuffarsi, anima e corpo, più corpo che anima, su Vialli. I due si conoscono da una vita. Ai punti, vince Lanna. Gianluca gli sfugge soltanto in occasione del primo rigore. Nessun brivido con Ravanelli. 
MIHAJLOVIC 5. Sferraglia lungo il centro-sinistra, a ridosso di Conte. Qualche «sassata» dimostrativa, e una spinta sempre più fievole. 
COMI 5. Esercita la professione di libero come si faceva una volta: nel cuore della difesa, a spazzare l'area. Non appena la Juve cambia passo, si scioglie. 
CARBONI 6. Fronteggia Di Livio, limita i danni (non ci voleva molto), partecipa all'azione del gol di Muzzi. Decoroso. 
HAESSLER 6. Gioca in condizioni menomate, e forse per questo «risparmia» Torricelli. 
SCARCHILLI sv. 19' al posto di Haessler. Piccolo cabotaggio. 
PIACENTINI 6. Doma Moeller per metà partita, e per l'altra metà ne viene soverchiato. Nel finale, fa da tappo su Baggiol. 
BALBO 7. Micidiale. Un gol, un assist e un paio di terrificanti sventole. Non c'è palla che non recapiti in porta. 
GIANNINI 6. Rimorchiatore a centro campo, non sempre brillante, ma spesso prezioso. 
RIZZITELLI 6,5. Demolisce Porrini, esce per crampi. 
MUZZI 7. Avvicenda Rizzitelli, confeziona la torta del 2-1 e si mangia la ciliegina del 3-1. 
MAZZONE 6. Gli è andata bene. 

 

PERUZZI 5,5. Senza mezze misure: o tutto o niente. E nei momenti topici, su Balbo, niente. 
PORRINI 4. Un disastro. In rapporto al prezzo (11 miliardi), in rapporto a Rizzitelli, in rapporto a tutto il resto. 
MAROCCHI 6,5. Dal 62' al posto di Porrini. Si occupa di Mihajlovic, impegna Lorieri, si produce con profitto. 
TORRICELLI 5,5. Pedina Haessler, eredita Muzzi, fa rimpiangere Fortunato. 
CONTE 6. Balla coi lupi, da Mihajlovic a Haessler, «via» Giannini. Non perde mai la testa. 
CARRERA 5. In teoria, l'uomo di Balbo. In pratica, una sua ornamentale appendice. 
JULIO CESAR 5,5. Cincischia troppo, e non è una novità. 
DI LIVIO 5,5. Un battesimo sotto tono, tanti cross a fondo perduto. Da rivedere. 
D. BAGGIO 5,5. Arranca in sordina, scruta Giannini, ha dei sussulti, immola la caviglia su un quasi-gol. Disordinato. 
VIALLI 5. Irretito da Lanna. Non più di un guizzo all'altezza del suo passato. I rigori non sono più la specialità della casa. Da ieri, anzi, sono diventati un incubo. 
RAVANELLI 5,5. Rimpiazza Vialli. L'azione che porta al gol di Muzzi nasce da un suo errore a centro campo. 
R. BAGGIO 5,5. Per battersi, si batte. Meglio da punta. E poi quel rigore: jellato e sciagurato. 
MOELLER 7,5. Primo tempo da dimenticare, secondo da incorniciare. Propizia il secondo rigore e partecipa, con un brillante tocco di esterno destro, alla confezione del primo. Sigla l'aggancio. Rifinitore e stuccatore: due partite, due gol. 
TRAPATTONI 6. Qualcuno, adesso, dirà che è colpa sua. 

BESCHIN 7. Limpidi i rigori, e veniali i peccati. Merita la promozione 




 

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venerdì 4 settembre 2026

4 Settembre 1983: Lazio - Juventus

È il 4 settembre 1983 Lazio e Juventus si sfidano nella quinta giornata del girone eliminatorio della Coppa Italia 1983-84 allo Stadio 'Olimpico'  di Roma.

Sarà una stagione trionfale questa per i nostri beniamini a strisce bianconere. Se in campionato arriverà l'ennesimo scudetto (è il 21esimo), in Europa si festeggia la prima (ed unica) affermazione in Coppa delle Coppe.

Per quanto riguarda la Coppa Nazionale, i piemontesi dovranno incredibilmente salutare la competizione negli ottavi di finale, eliminati dal sorprendente Bari!

Buona Visione!

 



lazio


Stagione 1983-1984 - Coppa Italia - Eliminatorie, 5ª giornata
Roma - Stadio Olimpico
Domenica 4 settembre 1983 ore 20.30
LAZIO-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Boniek autorete 55, Cabrini 56

LAZIO: Cacciatori, Spinozzi, Vinazzani, Manfredonia, Batista, Piscedda, D'Amico, Vella (Chiarenza 85), Giordano, Laudrup M., Cupini
Allenatore: Juan Carlos Morrone

JUVENTUS: Tacconi, Caricola, Cabrini (Prandelli 62), Bonini, Brio, Scirea, Penzo, Tardelli, Rossi P., Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: D'Elia





I bianconeri soffrono all'Olimpico, ma resistono alla pressione laziale 
Cabrini toglie dai guai la Juventus 
La squadra di Morrone comanda a lungo la partita, soprattutto nel primo tempo (palo di Cupini). Nella ripresa entusiasmante botta e risposta.

Formazioni secondo le previsioni della vigilia. Juventus senza Gentile, sostituito da Caricola. Ma con Penzo a fianco di Rossi. 

Da parte bianconera, un avvio difficile di Brio, stopper su Giordano sostituito dopo una decina di minuti da Caricola. Brio finiva per rimanere così coinvolto nel gioco a zona del resto della difesa con l'incarico di seguire in modo particolare Laudrup. La difesa di Trapattoni entrava in una inquadratura improvvisata. L'intera squadra soffriva la maggior velocità degli avversari e la propria carenza sulle fasce laterali. Il gioco d'attacco orchestrato ora da Platini, ora da Bonlek si sviluppava in senso verticale, centralmente, favorendo le chiusure degli avversari. Subito, al primo minuto, un anticipo di Batista su Platini scatenava la prima ovazione del pubblico laziale. L'azione proseguiva. Giordano finiva a terra, e la botta del centravanti su punizione era parata con sicurezza in tuffo da Tacconi. 

La risposta bianconera arrivava al terzo minuto con un lancio in profondità di Platini a Boniek che veniva anticipato benissimo da Piscedda in mezza rovesciata. Due interventi duri di Brio su Giordano nello spazio di 5' convincevano Trapattoni al cambio di marcatura. 

Al 10', soprattutto, su iniziativa del centravanti, la Juve correva un grosso pericolo. Giordano scattava sulla destra dopo essere sfuggito a Brio e centrava basso. Sulla traiettoria si inseriva bene Cupini e toccava in corsa centrando in pieno la traversa, quindi Vella non arrivava con la necessaria tranquillità al rimbalzo. Dopo 3' un nuovo centro di Giordano dalla destra era appoggiato malamente da Bollini verso Tacconi ed il mediano doveva intervenire in extremis per salvare in corner sull'inserimento di Laudrup, giocatore questi di grosse qualità tecniche, anche se ancora chiaramente in difficoltà, alle prese con i ritmi del nostro calcio. 

La difesa bianconera era in difficoltà di fronte al contropiede veloci degli avversari: al 15' doveva rientrare Platini per sbrogliare una brutta situazione su Cupini. Due minuti dopo era il francese a trovare il corridoio in verticale per Boniek solo sul dischetto. Il polacco si girava su se stesso, cercava il tocco preciso, ma la palla era molle e Cacciatori volava sulla sua destra per deviare in angolo. 

Le difficoltà di gioco ed il ritmo degli avversari innervosivano i bianconeri; al 35' era ammonito Tardelli per un'entrata su Giordano lanciato da D'Amico. I bianconeri iniziavano la ripresa più decisi, al 3' un contrattacco Platini-Bonini-Platini metteva Rossi in condizioni di battere a rete, ma sul tiro Pablito era contrastato duramente e la palla subiva una deviazione. D'Elia richiamava poi Penzo (e Vinazzanl con un tackle durissimo toccava Bonini al ginocchio). 

Arrivava il primo gol. Giordano si incaricava della punizione, fintava il primo tiro mentre la barriera avanzava, l'arbitro interveniva per richiamare i bianconeri e il centravanti batteva con prontezza sorprendendo gli avversari. Caricola involontariamente imprimeva alla palla una deviazione che spiazzava Tacconi, che vedeva la sfera infilarsi in rete alla sua destra. La replica bianconera era decisissima. Rossi era bloccato fallosamente, calciava lui stesso la punizione dalla destra e Cabrini con un aggiustato colpo di testa batteva Cacciatori. 

Arrivavano le ammonizioni a Manfredonia e Spinozzi. Quindi, su un nuovo attacco della Juventus, Cabrini si scontrava con Cacciatori; restava a terra, si rialzava dolorante al fianco destro e veniva sostituito al 16' da Praticelli. 

Il match diventava una battaglia e nella bagarre, la Juventus si ritrovava almeno per grinta. Tardelli e Penzo (questi dopo un bello scambio con Rossi fallivano due conclusioni), la Lazio replicava con spunti di D'Amico e Laudrup frenati alla meglio. Veniva ammonito scioccamente Boniek per un rinvio istintivo dopo il fischio di D'Ella che interrompeva il gioco. Al 35' la bandierina del guardalinee si alzava per rilevare un fuorigioco di Penzo rendendo vano il gol dell'attaccante.

Poi era Cacciatori a togliere dalla porta con due prodezze altrettante bordate stupende di Boniek e Rossi, mentre la Lazio cominciava a mostrare la corda. Il match finiva sull'1-1 in un clima teso.

tratto da: La Stampa 5 settembre 1983







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4 Settembre 1994: Brescia - Juventus

È il 4 settembre 1994 e Brescia e Juventus si sfidano nella prima giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1994-95  allo Stadio 'Mario Rigamonti' di Brescia.

La Juventus dopo anni di magra si appresta a vincere il suo ventitreesimo scudetto con il nuovo allenatore Marcello Lippi. Il Brescia, dal canto suo, vive un campionato disastroso, finisce in ultima posizione e saluta per il momento la Serie A.

Buona Visione!

 

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Domenica 4 settembre 1994 ore 16.00
BRESCIA-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Conte A. 55, Schenardi 80

BRESCIA: Ballotta, Brunetti, Di Muri (Marangon 59), Mezzanotti, Baronchelli, Battistini S., Schenardi, Piovanelli, Neri, Lupu (Ambrosetti 56), Gallo
Allenatore: Mircea Lucescu

JUVENTUS: Peruzzi, Ferrara C., Torricelli, Fusi (Tacchinardi 46), Kohler, Marocchi (Carrera M. 71), Di Livio, Conte A., Vialli, Baggio R., Del Piero
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Braschi
ESPULSIONI : Brunetti 85 (Brescia)




I bianconeri non riescono a mantenere il vantaggio e il Brescia li raggiunge nel finale.
Juventus, nuovo corso e vecchi vizi 
A segno Conte, pareggia Schenardi 
Baggio e Del Piero non ingranano 

BRESCIA DAL NOSTRO INVIATO Le brutte abitudini impregnano un ambiente con tanta forza che si possono cambiare gli uomini che lo frequentano, ma i difetti restano. La Juve che ieri ha pareggiato 1-1 a Brescia ci ha ricordato in modo impressionante la squadra che, con Trapattoni, andava in affanno quando le cose si mettevano al meglio, finché non riusciva a sprecare il proprio vantaggio. Cosa che si è verificata contro i bresciani, appena risaliti in Serie A, nella partita con un'altissima percentuale di realizzazione: due reti con quattro tiri in porta. 

Dopo dieci minuti dalla ripresa la Signora era in vantaggio. Una scodellata magica di Vialli aveva permesso a Conte di segnare di testa. Una grande squadra, sicura della propria forza, a quel punto avrebbe gestito il match. La Juve invece l'ha consegnata alle giuste ambizioni dei lombardi che non ci stavano a perdere sull'unico tiro in porta subito. Dai e dai, ritirando il raggio della propria azione e rilanciando lungo quando avrebbero potuto giocare la palla con talento e con comodità, gli juventini sono riusciti nella caritatevole impresa e il Brescia ha pareggiato con Schenardi. Ed è stato un bene che il gol dell'1-1 sia arrivato a 9' dalla fine e che i lombardi siano rimasti subito dopo in dieci per l'espulsione di Brunetti (doppia ammonizione): altrimenti l'esito della prima trasferta avrebbe potuto rivelarsi peggiore per la banda Lippi, che ha finito sulle ginocchia. 

Un calo atletico? Lippi l'ha spiegato così (ma alla vigilia non aveva detto che garantiva sulla perfetta condizione fisica dei suoi giocatori?). Noi abbiamo invece l'impressione che la psicologia della Signora sia fragile e per nulla irrobustita dall'innesto dei nuovi, che ieri, con l'assenza di Sousa, Jarni e Deschamps, erano solo Ferrara e per un tempo Fusi. La paura di subire il gol o l'ignoranza del giusto modo di mantenere il vantaggio ha spinto la Juve a comportarsi con l'animo d'una provinciale. Peccato per il Nuovo Corso. 

Una vittoria (eccessiva, comunque a portata di mano) avrebbe colorato i sogni d'una grande stagione. Il pareggio riporta a una realtà di dura lotta e di problemi da risolvere. Primo fra tutti, la resurrezione di Baggio, che in queste condizioni è come se non ci fosse eppure deve giocare perché soltanto ritrovando il ritmo della partita può tornare ad essere se stesso. Codin-Treccino è stato superato in dinamismo e in agilità da Mezzanotti, uno dei ragazzi del Filadelfia, certamente tra quelli che si ricordano meno, eppure tignoso nella cura del fenomeno. E il resto della Juve non ha saputo sopperire alle carenze dinamiche ed estrose del suo capitano. Ci saremmo aspettati di più da Del Piero, ad esempio. 

Il pareggio in sé non è negativo, pure in un campionato dove conteranno sempre più le vittorie. Rispetto alle amichevoli si è anche vista la crescita di alcuni uomini come Ferrara e una certa solidità fino all'1-0. Se la Juve non pungeva, neppure il Brescia sapeva farsi pericoloso: Schenardi, al 39', era il primo della partita a centrare la porta. Senza i nuovi stranieri, Lippi ha disposto il tridente, cioè Vialli in mezzo, Del Piero prima a destra, poi a sinistra, Baggio libero di andare dove voleva. E almeno sul piano del sacrificio si è visto che i tre possono coesistere senza che il centrocampo e la difesa abbiano da soffrirne. L'esperimento si potrà ripetere. Piuttosto, continua a non convincerci lo schema con i due marcatori più il libero contro le squadre che hanno una punta sola e, nel caso del Brescia, neppure una vera punta, vista la mancanza di Borgonovo. Non ci sarebbe nulla di male se Fusi appoggiasse l'azione di attacco per offrire delle varianti: così come gioca lui, zavorrato alla difesa come un dirigibile, ci pare un lusso e la manovra manca di un uomo capace di inserirsi a sorpresa. Tanto che il gol di Conte (il primo su azione dal 6 agosto, torneo di Novara, a parte l'amichevole di Villar Perosa) è scaturito da un'astuzia di Vialli sull'indecisione della difesa bresciana. Se Lippi dice che c'è da migliorare, perché non credergli? 

Marco Ansaldo 
tratto da: La Stampa 5 settembre 1994

 






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