venerdì 7 agosto 2026

27 Ottobre 1991: Juventus - Cremonese

È il 27 ottobre 1991 Juventus e Cremonese si sfidano nell'ottava giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1991-92  allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

Contro questo Milan (imbattuto in Serie A) perfettamente guidato in panchina da Fabio Capello, è difficile ottenere di più di un secondo posto nella classifica finale del massimo campionato italiano. Così una Juventus ancora debole ma tanto volenterosa riesce nel suo scopo iniziale: un secondo posto finale più che positivo. 

Dall'altra parte c'è una Cremonese che deve salutare la Serie A dopo un'amara retrocessione.

Buona Visione!




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Stagione 1991-1992 - Campionato di Serie A - 8 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 27 ottobre 1991 ore 14.30
JUVENTUS-CREMONESE 2-0
MARCATORI: Carrera M. 8, Casiraghi 27

JUVENTUS: Tacconi, Carrera M., De Agostini, Galia, Kohler, Julio Cesar, Alessio, Marocchi, Schillaci (Di Canio 69), Baggio R. (Corini 63), Casiraghi
Allenatore: Giovanni Trapattoni

CREMONESE: Rampulla, Garzilli, Favalli, Iacobelli (Piccioni 46), Gualco, Verdelli, Giandebiaggi, Ferraroni (Neffa 65), Dezotti, Marcolin, Chiorri
Allenatore: Gustavo Giagnoni

ARBITRO: Merlino



In mezz'ora i bianconeri chiudono il conto con la Cremonese: reti del terzino e Casiraghi
La Juventus scopre Carrera goleador 
E Trap lo raccomanda a Sacchi 

TORINO. E' bastata meno di mezz'ora, alla Signora, per liquidare la Cremonese. L'unodue di Carrera, al suo primo gol in bianconero, e di Casiraghi, che ha rotto un lungo digiuno, ha messo ko la modesta squadra lombarda. Tacconi ha compiuto una sola parata degna di rilievo, su una fiondata di Giandebiaggi nel primo tempo: per il resto ha fatto da spettatore. Gustavo Giagnoni, l'ex mister colbacco del Torino, non si faceva illusioni alla vigilia: sapeva che, se la Juventus giocava con la giusta concentrazione senza sottovalutare l'avversario, non c'era scampo. E così è stato. 

Due gol, due pali e almeno quattro occasioni fallite di un soffio, anche per merito di Rampulla, il bilancio della Juventus in una partita diventata di ordinaria amministrazione grazie all'impegno corale. E la differenza di tasso tecnico è venuta a galla, impedendo a Favalli e Marcolin (i due gioielli di Luzzara che sono nel mirino della società bianconera, come lo squalificato Bonomi) di mettersi in vetrina. Ben organizzata tatticamente in difesa, aggressiva a centrocampo e in attacco, la Juventus ha sfruttato al meglio le fasce laterali con Galia (che dovrà sostituire l'infortunato Reuter per almeno un mese e ieri è stato all'altezza), De Agostini e soprattutto Carrera. Trapattoni ha sempre creduto nell'ex barese, lo considera il nuovo Tassotti e ieri l'ha addirittura suggerito a Sacchi per la Nazionale. Attento nel marcamento di Chiorri e pronto a proiettarsi in avanti, Carrera è stato tra i migliori in campo. Oltre al gol, realizzato di prepotenza all'8', ha propiziato il cross che, corretto da Galia, ha consentito a Casiraghi di raddoppiare al 27'. Il pallone aveva già varcato la linea di porta quando Schillaci gli ha dato il colpo di grazia. Sapendo che la Cremonese avrebbe chiuso gli spazi alle punte juventine, toccava ai difensori inserirsi nei corridoi. Carrera, Kohler, Galia e De Agostini l'hanno fatto, con intelligenza e profitto, con la collaborazione di Marocchi. Kohler si è avventurato due o tre volte in avanti, tentando la conclusione da fuori area, poi s'è dedicato a Dezotti cancellando letteralmente l'argentino dalla partita. Ed è toccato anche a Julio Cesar fare qualche sortita. Il gigante brasiliano, impeccabile nell'interdizione, è stato un po' meno preciso ed efficace nei cross e nei lanci. 

Alessio, preferito a Di Canio come tornante, ha svolto con diligenza la sua parte e, con un pizzico di fortuna in più, figurerebbe nel tabellino dei marcatori: un suo bolide ha scosso la confluenza dei pali a portiere battuto. Sbloccato il risultato, anche Schillaci, Casiraghi e Baggio hanno trovato varchi utili per creare problemi a Rampulla. Se non è finita in goleada è perché il portiere lombardo ha negato a Casiraghi (incornata a colpo sicuro da tre passi), Schillaci (violento destro centrale) e Di Canio (bomba centrale) tre possibili reti. E senza dimenticare un montante di Galia sullo 0-0, l'incrocio centrato da Alessio e un diagonale di Corini di poco a lato sul 2-0. Casiraghi ha trasformato, di testa, l'occasione più difficile. Ciò che conta, per il bomber brianzolo, è aver ritrovato il gol perduto dalla terza giornata in attesa di recuperare la miglior condizione di forma che non è lontana. Ancora a secco Schillaci, ma il suo impegno è stato più che sufficiente. Continuando così, anche per lui il gol non tarderà ad arrivare. 

Chi, invece, non riesce a brillare è Baggio. In settimana aveva accusato un dolorino muscolare che l'aveva tenuto in dubbio sino a sabato. Ha giocato, distribuendo qualche buon pallone, ma senza acuti. E al 63' Trapattoni l'ha sostituito con Corini. Cinque minuti dopo, il tecnico s'è addirittura concesso il lusso di fra rientrare negli spogliatoi anche Schillaci, inserendo Di Canio, e rinunciando alla coppia regina di Italia '90. Lo consentiva il risultato e Trapattoni ha voluto risparmiare i due attaccanti in vista della trasferta di Coppa Italia a Bergamo in programma mercoledì prossimo e di quella, molto più impegnativa, domenica con la Lazio di Dino Zoff. In campionato, il Milan non molla e sono vietati passi falsi. 

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 28 Ottobre 1991







LA CRISI DI ROBERTO BAGGIO
IL MALATO IMMAGINARIO
La Juve marcia a pieno regime, lui no. La spiegazione ufficiale è che soffre di guai muscolari, ma forse c'è dell'altro. Trapattoni ha cominciato a sostituirlo con una certa frequenza: che possa fare a meno del suo fantasista?

Torino. In cima alla classifica della Serie A, in una posizione di prima-to relativo accanto al Milan (vista la partita che i rossoneri devono recuperare contro il Genoa), sussiste un equivoco numerico. Più che una squadra, infatti, ci sono undici juventini meno due: Schillaci e Baggio, i molto ex gemelli mondiali. Se il caso di Totò è ormai quasi patologico, una sindrome da campione perduto, una crisi d'identità più psicologica che tecnica (si badi bene, il bomber siciliano non è un corpo estraneo dal momento che partecipa alla manovra e ai destini bianconeri: con un piccolo particolare - non segna neanche a morire) - la situazione del fantasista è più delicata e precaria. Sono sfumati i contorni di Baggio, il campione che Platini ha definito dimezzato, il «senza ruolo», il genio lunatico. Lui si sembra vivere in una dimensione estranea, come immersa nelle nebbie della contraddizione. Grande o piccolo, Baggio è comunque una componente a sé, un optional della macchina juventina.
Ha un guaio muscolare, l'ex viola, che lo tormenta dalla gara contro il Bari e che lo costrinse a disertare la prima e unica sconfitta di campionato, a Marassi contro il Genoa. E questo problema al bicipite della coscia destra oscilla tra il condizionamento e l'alibi. Fatto sta che Baggio ha lasciato anzitempo il terreno di gioco contro il Napoli e la Cremonese, e la Juve ha vinto ugualmente. Al San Paolo, la sostituzione venne spiegata come mossa precauzionale. Una versione non del tutto convincente, e la controprova è arrivata contro i grigiorossi di Giagnoni. Un Baggio assai poco malato e per niente ispirato. Il cremonese Ferraroni è riuscito a bloccarlo con assoluta disinvoltura, compito facile quanto inatteso. Eppure la Juve ha vinto bene, cosa che le accade spesso, nonostante quello spettatore con la maglia numero 10 che ben altre immagini evoca ai tifosi bianconeri. La solita difesa «offensiva», con le proiezioni di Carrera (goleador di giornata e raccomandato da Trapattoni a Sacchi) e Kohler, con la spinta di Alessio e De Agostini, con la solidità di Galia (ottimo sostituto di Reuter), Marocchi e Casiraghi, con l'ordine di Julio Cesar e la sicurezza di Tacconi. Nove personaggi veri, più o meno dotati, però «squadra». E, là davanti, alle prese con una partita tutta loro, i gemelli sgemellati. Schillaci, poveretto, almeno si impegna: corre, cerca spazi come il pesce rosso cerca l'ossigeno in una boccia di vetro troppo piccola, arretra e conquista palloni che poi smista bene, salvo non riuscire quasi mai a chiudere gli scambi e le triangolazioni. Si danna, picchia e viene picchiato, cade e si rialza, impreca e fa scintillare quello sguardo assatanato che un tempo sprigionava bagliori vincenti e oggi solo rabbia. Combina poco, però lui può servire anche cosi, senza gol: a Napoli, per esempio, ha rappresentato il supporto migliore per difesa e centrocampo, isolato in avanti ma caparbio e alla fine pericoloso.
Sarebbe un passo avanti se Baggio, il campione a metà, per lo meno imitasse Totò in questo sforzo spasmodico e disperato, però vivo. Invece niente, ogni azione resta sospesa, ogni tocco si affida all'estro (che rimane grande, talora grandissimo) ma è freddo come il cristallo. Mai un sussulto di carattere, mai la voglia di essere presente e protagonista. Eppure Trapattoni e deciso a vincere quest'ennesima scommessa, chiede tempo e ricorda che Maradona e Platini all'età di Baggio erano fuoriclasse soltanto potenziali. La problematica collocazione tattica, secondo l'allenatore, può diventare un vantaggio; può essere dappertutto, anche se rischia di non trovarsi in nessun posto. Si scalda, il Trap, nella segreta speranza di contagiare un genio distante da tutto, di intiepidire quel cuore di ghiaccio.



SECONDO COPIONE
JUVENTUS 2 CREMONESE O

IL MIGLIORE: CARRERA 7

Segna il primo gol bianconero, annulla Chiorri e compone insieme a Kohler una coppia perfetta. È arrivato per ultimo ma non è l'ultimo arrivato.

IL PEGGIORE: BAGGIO 4

Difficile stabilire se lo condizioni più il malanno muscolare alla coscia o la mollezza del carattere. Mai in partita, mai un'invenzione.


Maurizio Crosetti
brani tratti dal Guerin Sportivo anno 1991 n.44







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mercoledì 5 agosto 2026

1 Settembre 1991: Juventus - Fiorentina

É il 1 Settembre 1991 Juventus e Fiorentina si sfidano nella prima Giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1991-92  allo Stadio 'delle Alpi' di Torino.

Contro questo Milan (imbattuto in Serie A) perfettamente guidato in panchina da Fabio Capello, é diffcile ottenere di piú di un secondo posto nella Classifica Finale del massimo campionato italiano. Cosí una Juventus ancora debole ma tanto volenterosa riesce nel suo scopo iniziale: un secondo posto finale piú che positivo. 

Dall'altra parte c'é una squadra gigliata che disputa un campionato mediocre e si posiziona poco piú sotto di metá classifica.

Buona Visione!

 


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Stagione 1991-1992 - Campionato di Serie A - 1 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 1 settembre 1991 ore 16:00
JUVENTUS-FIORENTINA 1-0
MARCATORI: Casiraghi 42

JUVENTUS: Tacconi, Carrera M., De Agostini, Reuter, Kohler, Julio Cesar, Di Canio (Galia 64), Marocchi, Schillaci, Baggio R. (Corini 90), Casiraghi
Allenatore: Giovanni Trapattoni

FIORENTINA: Mareggini, Fiondella, Carobbi, Dunga, Faccenda, Pioli, Mazinho, Orlando, Borgonovo (Batistuta 63), Maiellaro, Salvatori (Iachini 81)
Allenatore: Sebastiao Lazaroni

ARBITRO: Amendolia
ESPULSIONI: Orlando 44 (Fiorentina)




VINCE LA JUVENTUS 
Buon esordio con gol dell'ex monzese nella partita dei veleni contro la Fiorentina 

Casiraghi sugli altari. Ieri come goleador, stamane come sposo Casiraghi day. O meglio sarebbe dire «il giorno più lungo» di Pierluigi Casiraghi. Un giorno d'emozioni a ripetizione durato quarantott'ore. Ieri l'attaccante bianconero si è confermato sempre più goleador della squadra segnando un'altra importante rete di una beata stagione che per lui sembra non avere fine. In serata ha raggiunto Monza per mettere a punto gli ultimi particolari del matrimonio con Barbara Lietti, 19 anni, sua fidanzata da tre. E' andato a dormire tardissimo. Poche ore di meritato riposo, poi la cerimonia nel Duomo di Monza. Da stamane Pierluigi è sposo novello. 

Nulla da fare per Fiondella sullo stacco-gol di Casiraghi. Della sua unione con Barbara ha sempre parlato con entusiasmo. 

«E' il dolce epilogo della storia di due fidanzatini e l'inizio di una vita in comune, da dividere assieme», 

ha confessato il giovane a poche ore dal suo sì. Poi è scomparso, braccato da fotografi e giornalisti. Anche ieri al «Delle Alpi» Casiraghi ha dimostrato di essere un elemento determinante di questa nuova, ambiziosa Juventus. Un colpo di testa a cogliere l'angolo destro della porta difesa da Mareggiaini la partita non ha avuto più storia. 

«E' un buon momento — si era limitato a commentare uscendo dagli spogliatoi —. Nella vita l'importante è sapere attendere. L'anno scorso vissi il dramma degli infortuni in silenzio, pensando soltanto al momento in cui sarei tornato ad essere pimpante e utile alla squadra. Oggi so di esserlo e voglio continuare su questa strada. La Juve? Può arrivare molto lontano. Ma bisognerà lottare. Le avversarie non staranno certamente alla finestra». 

Casiraghi parla sempre sottovoce, come chi evita di sprecarsi in inutili predizioni. 

«La favorita? — si interroga —. La squadra che saprà approfittare meglio delle occasioni, tutte le occasioni. Per vincere un campionato bisogna avere anche un po' di vento in poppa. Quest'anno abbiamo cominciato bene, speriamo di concludere meglio». 

Sono molti coloro che vorrebbero conoscere da lui il segreto di questi suoi gol che sembrano uscire come d'incanto da vecchi filmati degli Anni Sessanta e Settanta. La sua immagine possente e svettante pare saltar fuori da un ingiallito album Panini. E i «draghi» di ieri (Riva, Bettega, Boninsegna) hanno considerato tutt'altro che blasfemo il paragone con il giocatore lombardo. Perché in lui c'è la forza di riuscire a risvegliare anche un po' del loro calcio, fatto di classe vera e senza tempo. Dopo gli acciacchi della passata stagione (operazione alle spalle e lunga convalescenza che ne hanno condizionato l'attività), Pierluigi è esploso nelle settimane scorse come un temporale d'agosto. Tuoni e fulmini, ma soprattutto una grandinata di reti. Quasi si fosse tenuta dentro tutta l'energia del mondo, accumulata in mesi di ansia, di sofferenza e di rabbia. 

Conclude: 

«Non sono un tipo superstizioso, ma scusate se mi viene spontaneo di toccare ferro quando mi si chiede di raccontare la disavventura vissuta l'anno scorso. Diciamo che non la auguro a messuno. Neppure al più scorretto degli avversari». 

Compreso Mareggini?

«S'intende!» 

Piero Abrate
 



Il fantasista bianconero ha mostrato contro l'ex squadra il meglio del suo repertorio
Baggio, addio al mal di Fiorentina
«Ero pronto a tirare un rigore, non l'avrei fallito»

TORINO. Roberto Baggio ha ieri giocato la più grande delle sue tre partite in maglia bianconera contro la Fiorentina. O meglio ha giocato la prima partita, le altre due essendo state cose diverse da quelle alle quali lui era chiamato da copione, da contratto. Baggio ieri ha corso, ha smistato buoni palloni quasi sempre di prima, ha messo il piede, si è beccato la marcatura greve di Salvatori e poi di Faccenda, è stato buttato giù quasi crudelmente da Dunga, e non è escluso che alla fine fosse ar rabbiato con la squadra viola, anche e soprattutto per l'affare Mareggini-Casiraghi. Ancora un po di incontri cosi, e poi Baggio sarà maturo per fare al la Fiorentina del giusto onesto male, quel male che forse ieri ha in qualche modo evitato di fare una sola volta, alzando troppo un cross che poteva far nascere un gol. Diciamo che ieri almeno Baggio ha smesso di fare, alla Fiorentina, del bene.

É ridicolo affannarci giorna listicamente così intorno alla normalità della prestazione di un calciatore che pure è dota tissimo di classe, è pagatissimo per sciorinaria, è provvisto di strumenti psicologici, dal buddismo in giù, per vincere le cosiddette rumore? É senz'altro ridicolo, lo è quanto è necessa rio o almeno doveroso. Perché Baggio è uno dei massimi del teatrino, e non si deve mancare niente della sua recita. Il giornalista è autorizzato a sognare di raccontare la Pechino-Parigi in deltaplano a motore, ma in tanto l'esame di ogni passo di Baggio, specie se contro la Fiorentina, fa parte di una specie di sua scuola dell'obbligo.

Baggio ieri ha fatto molti passi veloci in campo, e alcuni velocissimi per lasciare lo spogliatoio e dissolversi dopo avere detto ai giornalisti di non voler dire nulla. Il che non significa non avere nulla da dire, e infatti i giornalisti, facendo cooperative, gruppi, cosche, congreghe, pool, scambi eccete ra, sono riusciti ad avere alcune sue frasi, che messe insieme fanno, se non un'intervista, un bouquet di pareri. Il massimo dell'emissione di suoni è stato eseguito da Raggio mentre si allontanava, un braccio sulla spalla di Iachini giocatore della Fiorentina, con un giornalista toscano amico suo da anni. Ma ecco la summa.

Io e la partita: 

«Ero teso,ma meno di altre volte, e mi sono quasi rilassato giocando. Ecco, adesso posso dire che si, se avessimo avuto un rigore a fa-vore e io fossi stato designato come rigorista, l'avrei tirato".

lo e i tifosi viola

"Non ho sentito i cori orribili di cui mi dite. Ho visto però che c'era del fermento nella loro zona, giocando non ho potuto fare a meno di notare certi tafferugli, in somma certe cose brutte, che mi fanno del male".

lo e il dopogara con lo sconro Mareggini-Casiraghi. 

«Non devono accadere certe cose, sono accadute, sono disgustato". 

Parole neanche troppo criptiche, parole critiche verso il portiere della Fiorentina, visto che dello scontro Casiraghi è stato una vittima.

Quanti incontri ancora per avere un Baggio che distrugge la Fiorentina, le segna dei gol, la colpisce anche con le parole? I cronisti giovani fanno i conti, sono quasi sicuri di arrivare al quel momento. I cronisti anziani sospirano, sanno che non ci arriveranno mai. Però noi che eravamo a Torino quando Baggio si fece nascere a mattino una figlia pur di non dover pensare, giocando al pomeriggio, a battere la Fiorentina, noi che eravamo a Firenze quando Baggio non tirò il rigore e usci dal campo tenendo stretta una sciarpa viola, vi garantiamo che la va meglio.

Gian Paolo Ormezzano
brani tratti da: La Stampa 2 settembre 1991

 




LA NUOVA JUVENTUS
UNA SIGNORA CON LE PALLE!
Una squadra grintosa, che sa dove vuole arrivare. Pochi fronzoli, molta concentrazione e quegli attributi che hanno mandato in visibilio persino il presidente Chiusano...

TORINO. Finalmente una squadra con le palle. La considerazione tecnico-anatomica del presidente Chiusano nell'intervallo di Juventus-Fiorentina ha fotografato in modo persino crudo il nuovo corso bianconero. Per la verità, non è ben chiaro (forse neppure tra gli studiosi del delicato ramo) se una Signora, sia pure storicamente impegnata nel virile sport del pallone, debba proprio possedere certi attributi per suscitare ammirazione. In ogni caso il Trap, che notoria- mente non bada ai fronzoli, non ha avuto esitazioni a... cambiare il sesso della squadra più di tutte obbligata a vincere. Un mutamento radicale, una pagina girata, una brusca inversione di tendenza. 

"E una Juventus molto più quadrata, compatta, sicura di sé rispetto all'anno scorso"  ha calcato la mano il presidente della Lega, Nizzola, "senza quegli sbandamenti della stagione passata che la portavano a subire gol improvvisi quanto incredibili". 

Il ritornello dei pareri autorevoli sulla nuova Juve appare quasi ossessivo: 

"I miglioramenti" spiega Renzo Righetti, vicepresidente del Settore tecnico, "sono netti: si tratta di una Juve molto migliorata. E più robusta, più determinata. Un'altra cosa rispetto all'anno scorso". 

La lingua batte dove Maifredi duole e, insomma, la Signora virile sembra aver fatto centro ben al di là del successo di misura sulla Fiorentina con cui ha bagnato il suo esordio ir campionato. Si tratta di vedere, a questo punto, se cert trionfalismi appaiano giustificati. In realtà, sarebbe avventuroso sostenere che contro la scombinata squadra di Lazaroni si è espressa una grande Juve. Certo, i famosi... bargigli, tanto per restare in campo anatomico, sono emersi subitc di prepotenza.  Trap ha presentato un complesso di mutuo soccorso in cui, bandite stelle e stelline, ogni elemento esprime una operatività totale al servizio dei compagni. Si tratta di un primo passo fondamentale, la condizione indispensabile per mantenere nominalmente intatto l'assetto offensivo dello scorso anno, col poker Di Canio - Baggio - Schillaci - Casiraghi.Se a questo si aggiunge un assetto di terza linea pressoché impeccabile, grazie alla tremenda efficacia non soltanto dell'ottimo Kohler. ma anche del puntuale Carrera, si ha il quadro di una compagine poderosa difficilmente perforabile, anche sul piano delle improvvise amnesie di concentrazione. Ouesto non significa tuttavia che l'opera possa dirsi conclusa. La Juve del debutto ha cozzato a lungo contro il dispositivo difensivo viola: un groviglio di reticolati, tra difensori e centrocampisti, in cui quasi mai i fantasisti bianconeri sono riusciti a districari sguainando le indispensabili levate d'ingegno, i guizzi capaci di piegare la chiave tattica della partita avversaria. Così più che gioco autentico, la Juve offre per ora una continua, convinta generosa ricerca della via migliore per giungere al gol. Lo ammette lo stesso Trapattoni: 

"Per un'`ora contro la Fiorentina abbiamo tentato di tutto per arrivare a segnare: al di là dell'esiguo numero di occasioni, il fatto resta ımportante". 

Ecco: la Juve '91-92 parte con una disposizione d'animo completamente nuova. Una Juve umile, quasi operaia a dispetto dei nomi altisonanti che ne sorreggono le ambizioni offensive. Una Juve che ha tutto per diventare "da scudetto", ma che appunto ancora deve diventare tale, Disponendo di una micidiale coppia di attaccanti, Trapattoni sta ricalcando certe sue Juventus degli anni d'oro. Rinuncia al regista (di cui peraltro disporrebbe: il bravissimo Corini) per privilegiare un quadrilatero di centrocampo senza mediazioni tattiche con un tornante di fantasia e un rifinitore avanzato (Di Canio e Baggio) supportati da due robusti elementi di quantità (Reuter e Marocchi). Per funzionare al meglio anche su fronte offensivo occorrerebbero dunque al meccanismo bianconero un Di Canio in qualche modo somigliante a Causio del tempo che fu e parimenti un Baggio il più vicino possibile alle intuizioni registi. che che accendevano Platini Per ora, l'ex laziale non riesce quasi mai a pilotare sul fondo la propria indubbia classe per pennellare i cross che Casiraghi attende come una manna del cielo. Cosi come latitano le deliziose invenzioni con cui Baggio è capace di girare l'interruttore della partita azionando i magici meccanismi del gol. Riusciranno i due eroi della r iconversione trapatto-niana a sposare il sacrificio tattico senza appannare i pro- pri proverbiali bagliori tecnici? Su questa sfida si gioca il campionato della Juve, la sua possibilità di porre una effettiva candidatura al titolo. Non è forse un caso che proprio di Gianni Agnelli, uomo refrattario ai facili entusiasmi, sia giunta una piccola stecca nel coro domenicale degli elogi: 

"Una Juve discreta" l´ha definita, "perche non posso dire mi abbia pienamente soddisfatto. C"è qualcosa da registrare, ma nel complesso questa Juve non è male. E che grinta, quel Kohler".

Il campionato festeggia dunque il ritorno in punta di piedi della grande Juventus: senza poclami, senza scintille di gioco, ma già con la determinazione indispensabile per salire nuovamente gradini che portano in alto. Quando giungeranno copiose con avversari chiusi a doppia mandata come la Fiorentina di Lazaronı anche le palle che contano veramente, cioè quelle gol, la Juve dovrà davvero e finalmente tornare a ruggire.

Carlo F. Chiesa
tratto dal Guerin Sportivo anno 1991 n.36






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domenica 2 agosto 2026

10 Aprile 1991: Barcellona - Juventus

É il 10 Aprile 1991 ed a Barcellona (Spagna) si disputa la Semifinale di Andata della Coppa delle Coppe 1990/91. In campo Barcellona e Juventus se ne danno di santa ragione per poter così disputare la finalissima in programma tra qualche settimana.

I Bianconeri vinseró questo trofeo (la Coppa Coppe) una sola volta: Stagione 1983/84!

La gara di ritorno si puo gustare QUA!

Buona Visione!


barcellona



Stagione 1990-1991 - Coppa delle Coppe - Semifinali, andata
Barcellona - Stadio Camp Nou
mercoledì 10 aprile 1991 ore 20:45
BARCELLONA-JUVENTUS 3-1
MARCATORI: Casiraghi 13, Stoichkov 55, Stoichkov 60, Goikoetxea 75

BARCELLONA: Zubizarreta, Nando, Ferrer, Koeman R., Serna, Amor, Goikoetxea, Stoichkov, Julio Salinas (Soler 87), Laudrup M., Begiristain (Eusebio 46)
A disposizione: Busquets, Lopez Rekarte, Pinilla
Allenatore: Johann Crujff

JUVENTUS: Tacconi, Napoli N., Luppi, Fortunato D., Julio Cesar, De Agostini, Haessler, Marocchi, Casiraghi (Corini 69), Baggio R., Schillaci (Di Canio 87)
A disposizione: Bonaiuti, De Marchi, Alessio
Allenatore: Lugi Maifredi

ARBITRO: Quiniou (Francia)
AMMONIZIONI: Baggio R. (Juventus); Nando (Barcellona)






L'AVVERSARIA DELLA JUVENTUS/BARCELLONA
IL MASSIMO CATALANO
Tormentata dalla sfortuna per l'intero corso della stagione, la squadra di Cruijff ha finalmente ritrovato tutti i titolari

Nella semifinale stellare della Coppa delle Coppe, la Juventus affronterà il Barcellona più forte dell'ultimo decennio, questo è sicuro. L'undici azulgrana di questa stagione è infatti formazione di indiscutibile qualità, i cui giocatori possiedono uno spirito vincente poco abituale nel club catalano. Il Barça, molto spesso colpito dalla sorte nei suoi obiettivi principe, ha vissuto quest'anno tre terribili momenti che, in qualsiasi altro periodo, avrebbero significato una resa incondizionata. Per primo, l'infortunio a Ronald Koeman (rottura del tendine di Achille), che lo ha tenuto fuori per cinque mesi. Poco dopo, Hristo Stoichkov venne squalificato per due mesi e mezzo per aver «maltrattato» l'arbitro in occasione della partita di Supercoppa contro il Real. 
E infine Johan Cruijff, tecnico, anima e ideologo della squadra, ha sofferto di un'insufficienza coronarica che avrebbe potuto costargli la vita se il pronto ricovero in ospedale non avesse scongiurato questa tremenda ipotesi. Di fronte a tutte queste avversità il Barcellona ha proseguito diritto per la propria strada, dando dimostrazione di ineguagliabile solidità e forza morale. Il Barça ha raggiunto la piena maturità al terzo anno di cure sotto Johan Cruijff. Il tecnico olandese ha infatti messo da parte le frivolezze del primo anno della sua gestione, e i suoi sistemi tattici si sono fatti molto più coerenti. Il segreto del successo risiede però nel temperamento dei suoi uomini: la foltissima colonia basca nella "plantilla" (Zubizarreta, Alexanco, López Rekarte, Bakero, Goicoechea, Salinas e Beguiristain) si è rivelata decisiva per le fortune della squadra. Senza contare l'ingresso tra i titolari di due giovani come Amor e Ferrer, che hanno fornito ulteriore spinta combattiva. 
Nei due anni precedenti, il Barcellona si era mostrato squadra da tornei limitati nel tempo, soprattutto a eliminazione diretta: in una competizione lunga otto-nove mesi, non era assolutamente in grado di mantenere la concentrazione necessaria per restare assiduamente ai vertici. Quest'anno, invece, ha perduto solo tre partite (Atlético Madrid, Oviedo e Sporting Gijón), è ancora in corsa nella Coppa del Re e ha raggiunto la semifinale di Coppa Coppe. In questa manifestazione, dopo le facili affermazioni nei turnı ınıziali, ha realizzato una grande impresa andando a vincere (3-2) sul terreno della Dinamo Kiev. Al ritorno, però, ha trovato qualche problema proprio nel giorno del rientro di Ronald Koeman, assente dal 27 ottobre. La stanchezza per questa lunghissima e stressante stagione, evidentemente, sta cominciando a farsi sentire. Il primo allarme è suonato alla 27. giornata della «Liga» quando il Barça ha perduto con il minimo scarto a Gijón dopo aver
disputato la peggior partita della stagione. 
La Juventus arriverà in Catalogna la settimana successiva la disputa dello scontro probabilmente decisivo per l'assegnazione del titolo spagnolo con l'Atlético Madrid. E presumibile che la formazione azulgrana possa risentire della tensione accumulata nei giorni precedenti: fallire vorrebbe dire rimettere in gioco uno scudetto che pare ormai aver preso la via del Nou Camp. Carlos Rexach, provvisoriamente sulla panchina del Barça in attesa del ritorno di Cruijff, ha comunque a disposizione materiale umano e tecnico sufficiente per far fronte a qualsiasi evenienza. Ad esempio, la perdita temporanea di Koeman è stata bene assorbita grazie all'impiego dell'esperto Alexanco. Quello difensivo è il reparto meno ortodosso della squadra da quando Cruijff ha deciso di giocare con tre soli elementi di ruolo. II 3-5-2 adottato dall'olandese prevede l'utilizzo di un libero e due marcatori centrali (Nando e Ferrer o Serna) senza terzini laterali fissi. La sua teoria recita infatti che debbono essere i centrocampisti (nel caso specifico Eusébio) a ripiegare all'occorrenza, cosi come il libero deve essere il primo costruttore della manovra offensiva. Il centrocampo è dinamico, forte e aggressivo: l'applicazione di Guillermo Amor, la furia di José Maria Bakero, la polivalenza del giá citato Eusébio Sacristan, l'entusiasmo e l'accelerazione di Andoni Goicoechea e la rapidità di Aitor Beguiristain rendono il quintetto del tutto armonico ed efficiente al cento per cento. L'attacco, composto da Hristo Stoichkov e Michael Laudrup, è una repubblica all'interno della repubblica. Il bulgaro, un fantastico tiratore, diluisce spesso le sue eccezionali doti in un mare di stupidità e comportamenti antisportivi. 
Laudrup è sempre il solito: alterna prestazioni impeccabili a insufficienze ingiustificabili. Il «terzo uomo» del reparto è lo stoico Julio Salinas. La sua posizione di miglior goleador spagnolo degli ultimi cinque anni non gli è servita per guadagnarsi la fiducia di Cruijff, che lo utilizza come semplice alternativa. Questo Barcellona-Juventus mette dunque di fronte due squadre all'opposto, una che ha quasi vinto lo scudetto e l'altra che lo ha sicuramente perduto, ma entrambe proiettate verso una dimensione internazionale. L'ora della verità ammette scarsissimo margine di errore per entrambe.

Eloy Carrasco
tratto dal Guerin Sportivo anno 1991 n.14





LE PAGELLE BIANCONERE
Non basta un solo «Imperatore» 
Un grandissimo Julio Cesar, voce che predica invano nel deserto 

TACCONI 6,5 Salvato dal palo, su bomba di Koeman, nel primo tempo, ha poi limitato i darmi con tre grosse parate, miracolosa quella su tiro ravvicinato di Eusebio, e non ha colpe specifiche sui tre palloni che ha raccolto in fondo alla sua rete. 

NAPOLI 6 Ha tenuto bene la fascia destra, su Goicoechea, cercando anche di alimentare le controffensive. Un paio di volte, Stoichkov ha «cercato» il rigore su di lui, con sceneggiate alla... bulgara, ma l'arbitro non è caduto in trappola. 

LUPPI 5,5 Per quasi un'ora ha retto, su Salinas, ora su Stoichkov, ma poi ha ceduto di schianto, come il resto della retroguardia, di fronte alla veemente controffensiva degli uomini di Johan Cruyff che hanno sfruttato al meglio le fasce laterali e i corridoi. 

FORTUNATO 5,5 Sul piano tattico, come posizione, ha assunto un compito ingrato: quello di puntellare il centrocampo e di fare da frangiflutti, specie su Laudrup. Ma, a gioco lungo, ha accusato la fatica e il suo rendimento ne ha risentito. 

JULIO CESAR 6,5 E' stato grande, catturando tutti i palloni, alti e bassi, che gli capitavano a tiro. Sino al 55', quando nulla ha potuto sull'incornata di Stoichkov. L'ariete bulgaro ha bruciato tutti sul secondo gol e il terzo di Goicoechea è nato da una prodezza dello spagnolo. 
 
DE AGOSTINI 6 Una prova ai limiti della sufficienza per impegno agonistico. Si è proiettato su un lancio di 40 metri di Julio Cesar ed ha scodellato un ottimo pallone per Baggio. Poteva essere il 2-0 ma Zubizzarreta era piazzatissimo.
 
HAESSLER 5 A Firenze era stato il miglior juventino, ieri sera il peggiore. Aveva l'attenuante di una tendinite che lo fa soffrire, ma ha sbagliato passaggi elementari, senza mai entrare nel vivo della partita, senza cambiare marcia. 

MAROCCHI 6 La cosa più bella è stato l'assist per Baggio in apertura di ripresa dopo un buon primo tempo, tiratissimo come impegno e concentrazione. Poi ha smarrito lucidità rimamendo coinvolto nel «balordone» generale che ha permesso al Barcellona la sensazionale rimonta. 

CASIRAGHI 6,5 Ha il grosso merito di aver sfruttato, da opportunista, un errore di Ferrer con l'involontaria complicità di Zubizzarreta. Ci ha provato ancora da lontano senza esito. E' stato sostituito al 69' con Corini per riequilibrare una squadra ormai troppo allungata. Ma neppure con Corini, la Juventus ha evitato il terzo gol. 

BAGGIO 6 La sufficienza è per lo spirito di sacrificio, per l'abnegazione con cui ha rincorso l'avversario diretto, ma ha sciupato due grosse occasioni per mettere ko il Barcellona ed il suo riscatto è rimandato al derby a alla partita di ritomo con i catalani.

SCHILLACI 6 Maifredi non ha voluto rinunciarvi. E Totò ce l'ha messa tutta per dargli ragione ma la sfortuna continua a perseguitarlo come al 23' quando ha dribblato quattro avversari sparando di un soffio a lato. A tre minuti dal termine, ha lasciato il posto a Di Canio che non ha avuto neppure il tempo di... sudare. 

ARBITRO QUINIOU 6,5 Una buona prestazione, quella del francese e dei suoi due collaboratori. Non s'è mai lasciato ingannare da Stoichkov che ha cercato due volte il rigore, ma avrebbe forse dovuto espellere Nando (32') che era l'ultimo difensore quando ha fermato fuori area, fallosamente, Casiraghi lanciato a rete.

Pier Carlo Alfonsetti




Italia 90 è l’occasione per cambiare volto e management alla Juventus. Le dimissioni di Boniperti, i cui metodi non sono più considerati vincenti dall’avvocato Agnelli, portano sul ponte di comando Montezemolo, il giovane manager che ha organizzato il mondiale delle notti magiche. In panchina arriva Gigi Maifredi, il tecnico che più di tutti intende seguire le tracce di Sacchi, il profeta del Milan berlusconiano che nelle prime tre stagioni ha conquistato lo scudetto e due Coppe dei Campioni. Ma il piano non riesce: il rendimento della squadra non è lineare, molte scelte non si rivelano indovinate, i gol di Baggio non bastano. La fiducia in Maifredi, reduce dalle felici stagioni al Bologna, non è illimitata. L’allenatore che prima di diventare professionista vendeva liquori e bevande, non riesce a superare le difficoltà. “Non era champagne” di Enzo D’Orsi è il racconto di una rivoluzione fallita. Il girone di ritorno disastroso, unito alle eliminazioni dalla Coppa Italia e dalla Coppa delle Coppe, costa alla Juventus l’esclusione dalle competizioni europee dopo ventotto anni. Prefazione di Eraldo Pecci.  Acquistatelo Qua!



 




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La Stampa 11 aprile 1991

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