domenica 15 febbraio 2026

15 Febbraio 2004: Juventus - Reggina

É il 15 Febbraio 2004 e Juventus e Reggina si sfidano nella quarta giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2003-04 allo Stadio 'delle Alpi' di Torino.

La Juventus, campione d'Italia in carica, affronta una Reggina che alla fine della stagione riuscirà (per un pelo) nel suo scopo di evitare la retrocessione in Serie B. 

I bianconeri invece si dovranno accontentare di un terzo posto che per la storia della Juventus è sempre una mezza delusione.

Buona Visione!



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Campionato di Serie A 2003-2004 - 4 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 15 febbraio 2004 ore 20.30
JUVENTUS-REGGINA 1-0
MARCATORI: Maresca 51

JUVENTUS: Buffon, Thuram, Legrottaglie, Pessotto (Ferrara C. 80), Zambrotta, Conte A., Tacchinardi, Maresca (Appiah 55), Nedved, Del Piero, Di Vaio (Miccoli 62)
Allenatore: Marcello Lippi

REGGINA: Belardi, Comotto, Franceschini, Sottil, Torrisi, Mesto, Tedesco, Falsini, Cozza, Stellone (Dall'Acqua 81), Bonazzoli
Allenatore: Giancarlo Camolese

ARBITRO: Bertini




LE PAGELLE 

Buffon, parata decisiva. 
Zambrotta jolly prezioso 
Thuram risorge da centrale, per Pessotto una seconda giovinezza. 
Stellone il migliore dei calabresi

JUVENTUS 
BUFFON 6,5. Ipnotizza Cozza che gli si presenta davanti in solitudine e gli deposita il pallone fra le braccia. Una parata che vale come un gol. 
ZAMBROTTA 6.5. Un vero jolly. Questa volta parte da destra travestendosi da terzino, anche se in realtà cerca più il fondo campo in compagnia di Maresca che la copertura difensiva.
THURAM 6. Centrale per necessità, sorveglia Bonazzoli che lo costringe a sfiancanti recuperi. 
LEGROTTAGLIE 6. Di nuovo abile e arruolato, pare aver dimenticato i malanni muscolari. La Juve fa la partita, lui contribuisce all'assalto continuo cercando la capocciata vincente.
PESSOTTO 6,5. Vive una seconda giovinezza. Nel ruolo dove ha vinto tutto, porta avanti tanti palloni e controlla Comotto 
(dal 33'st Ferrara sv). 
MARESCA 7. Lo show di Milano doveva avere un seguito. Enzino ci prova da sùbito con giocate rapide e brillanti, anche se non riesce a picconare più di tanto la difesa reggina. Si esalta nella ripresa: doppio palo e gol prima di inchinarsi al turn over 
(dall'1st Appiah 6). 
CONTE 6. Grande impegno come sempre. 
TACCHINARDI 6. Apre a destra, riapre a sinistra, tuttavia gli effetti non sono mai decisivi. 
NEDVED 5,5. Si incaponisce nella ricerca sistematica del gol da lontano. E' un periodo poco fortunato per Pavel, mettersi in proprio non gli riesce bene come un tempo. 
DEL PIERO 6,5. Tenta la furbata alla Maradona, ma Bertini coglie l'irregolarità del gol segnato con la mano. Trova enormi difficoltà nel liberarsi per il tiro e parte troppo da lontano. Migliora nella ripresa: bella una punizione parata, sfortunato un colpo di testa di poco alto e chiude con una traversa con un tiro a effetto.
DI VAIO 5. Movimenta la manovra d'attacco, ma incespica sempre prima dell'ultimo passaggio. Non lo salvasse Maresca, avrebbe sulla coscienza un errore decisivo sull'azione del vantaggio 
(dal 17' st Miccoli 6. Una mosca fastidiosa). 


REGGINA 
BELARDI 6,5. Nessuna pericolo nel primo tempo. Sul vantaggio juventino non gli bastano neppure i due pali per salvarsi. Reattivo sulla punizione di Del Piero e sulla botta a pelo d'erba di Miccoli. 
FRANCESCHINI 6. Addetto alla marcatura di Di Vaio, se la cava. 
SOTTIL 6. Perno centrale di una barriera difensiva che nel primo tempo non apre imo spiraglio. 
TORRISI 6. Il suo punto di riferimento è Del Piero e ha meno problemi del previsto. 
COMOTTO 5. Il lavoro di aggiramento sulla fascia non funziona. 
MESTO 5. Lavora in appoggio alla difesa perchè la pressione della Juve è costante. Non trova la posizione. 
TEDESCO 5,5. Porta la sua borraccia con umiltà, prova a spezzare il ritmo degli avversari nella zona più delicata senza incidere. 
FALSINI 6. Prende in consegna l'esterno di centrocampo e non è facile perchè dalla sua parte la staffetta Zambrotta-Maresca gh crea parecchi grattacapi. 
COZZA 5,5. Si traveste da Fantozzi presentandosi davanti a Buffon e affidandogli il pallone che avrebbe dovuto scaraventargli alle spalle. Altre iniziative non lo assolvono. 
BONAZZOLI 6. Bel duello con Thuram, che non può perdere di vista un momento. 
STELLONE 6,5. Fa tutto. La punta e il difensore. Un prezioso puntello, bravo a offrire a Cozza la palla-gol che il compagno sciupa in maniera ignobile 
(dal 36'st Dall'Acqua sv). 

L'arbitro BERTINI 7. Non lo inganna Del Piero che segna di mano. Facile il resto. Conte-Comotto: incontri ravvicinati

Fabio Vergnano 
tratto da: La Stampa 16 febbraio 2004




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sabato 14 febbraio 2026

14 Febbraio 1982: Juventus - Milan

É il 14 Febbraio 1982 e Juventus Milan si sfidano nella quarta giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1981-82 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

A fine campionato la Juventus conqusiterá la sua Seconda Stella da appuntare sul petto. Dopo un lunghissimo testa a testa con la Fiorentina allenata da Giancarlo DeSisti, la spunta all'ultima giornata grazie ad una vittoria esterna a Catanzaro con un rigore del partente Liam Brady

Dall'altra parte c'é il Milan allenato prima da Gigi Radice, poi da Italo Galbiati che non riesce a salvarsi da una clamorosa retrocessione sul campo.

Buona Visione!


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Stagione 1981-1982
Campionato di Serie A - 4 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 14 febbraio 1982 ore 15:00
JUVENTUS-MILAN 3-2
MARCATORI: Galderisi 17, Collovati 44, Galderisi 63, Antonelli 71, Galderisi 83
 
JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini (Prandelli 88), Furino, Brio, Scirea, Fanna (Bonini 68), Tardelli, Galderisi, Brady, Virdis
Allenatore: Giovanni Trapattoni
 
MILAN: Piotti, Tassotti, Maldera, Icardi (Jordan 70), Collovati, Baresi F., Buriani, Battistini S., Novellino, Moro (Romano 82), Antonelli
Allenatore: Italo Galbiati
 
ARBITRO: Ciulli



LA TRIPLETTA DI "NANU" GALDERISI

 

Al "Comunale" di Torino, uno sconosciuto attaccante diciannovenne costrinse i rossoneri alla resa contro la Juventus del Trap 
Nella devastante stagione 1981/82, quella della retrocessione in B dei rossoneri per demeriti sportivi, la sfida al vecchio "Comunale" di Torino contro la Juventus costituì una delle migliori prestazioni di quel "piccolo diavolo". Esonerato Radice, il presidente Farina aveva affidato la panchina a Italo Galbiati. Baresi e compagni affrontarono l'inedito testa-coda contro la Juventus del Trap, impegnata nel testa a testa scudetto con la Fiorentina. La sfida d'andata tra rossoneri e bianconeri si era chiusa con la vittoria di misura della Vecchia Signora, grazie ad un gol di Virdis nel secondo tempo. A Torino, i rossoneri speravano di strappare almeno un punto, per dare ossigeno ad una classifica da stato comatoso: alle spalle del Milan, infatti, c'era solo il Como fanalino di coda. 
Il 14 febbraio di ventotto anni fa il tifoso rossonero visse una delle giornate più sofferte della sua militanza casciavit, un'alternanza di delusioni ed illusioni, priva di lieto fine. Uno sciopero della squadra esterna Rai della sede torinese, rese impossibile la radiocronaca della partita all'interno di "Tutto il calcio.", aumentando i patemi d'animo. La voce di Bortoluzzi, all'inizio dei secondi tempi, comunicò il parziale di Torino: 1-1, Galderisi al 17', pareggio di Collovati al 44'. 
Il Fulvio nazionale aveva trovato lo spiraglio giusto per trafiggere Zoff, sugli sviluppi di un calcio d'angolo (un gol che per certi versi ricorda quello segnato da Nesta nella finale mondiale del 2007, nda). Galderisi? E chi era costui? Salentino (Salernitano, n.d.l.), non ancora diciannovenne, era stato prelevato da Trapattoni, in tutta fretta, dalla squadra Primavera bianconera impegnata al Torneo di Viareggio. Schierato titolare a fianco di Virdis, Galderisi, un "tappetto" dallo scatto bruciante e dal notevole fiuto del gol, nel primo tempo aveva sbloccato le marcature con una scivolata a due passi dalla porta rossonera. 
Al 18' della ripresa, su cross dalla fascia sinistra, la tascabile punta juventina trafisse nuovamente, questa volta di testa, l'incredulo portiere milanista Piotti, colto in controtempo. Trapattoni, allora, pensò di rinforzare il centrocampo, in ottica di contenimento, inserendo Bonini al posto di Fanna. Due minuti dopo arrivò la risposta dell'allenatore rossonero: dentro Jordan, una punta, al posto di Icardi. In mischia, sfruttando un buco nella retroguardia bianconera, Roberto Antonelli fu lesto a depositare il pallone in rete con una mezza girata. "Attenzione, interviene lo studio: a Torino il Milan ha nuovamente pareggiato. Autore del gol Antonelli". 
L'annuncio di Bortoluzzi fu il miglior ricostituente. Un punto contro i campioni d'Italia non avrebbe cambiato granché la precaria situazione in classifica ma avrebbe certamente alzato il morale di una truppa depressa da troppe disfatte, partita per stazionare nei quartieri nobili della massima serie ma costretta a respirare i miasmi della zona retrocessione, come una provinciale qualsiasi. I minuti scorrevano lentamente. Brady e Tardelli provarono a scardinare per la terza volta la difesa milanista. Francesco Romano, subentrato a Moro, provò persino una sortita dalle parti di Zoff. A 7' dalla fine, arrivò la condanna e questa volta fu senza appello per i rossoneri. Epilogo beffardo. 
Un pallone vagante in area rimpallava sullo stinco di Galderisi (ancora lui) e rotolava in rete tra la disperazione di giocatori e tifosi rossoneri. C'è un'immagine di Novellino, pubblicata dal Guerin Sportivo dell'epoca, che spiega perfettamente il momento. Il piccolo attaccante juventino, che alcuni anni dopo avrebbe indossato anche la maglia rossonera e griffato anche un derby, castigava per la terza volta il Milan, incapace questa volta di reagire. 
Puntuale come un cronografo svizzero, arrivò l'annuncio radiofonico, ribadito dalla sovrimpressione televisiva nel corso di "Domenica in". Era finita! L'ennesima sconfitta stagionale rendeva la situazione in classifica dei rossoneri sempre più pericolosa, con il gruppetto di terzultime (Bologna, Torino e Cagliari) che si allontanava paurosamente. 
Al Milan rimasero i complimenti del dopopartita, piccola consolazione dei perdenti. La legge del Carneade, materializzatosi con le sembianze di un centravanti di 163 centimetri di altezza e risultato quel giorno di metà febbraio maledettamente ispirato in zona gol, aveva dato ragione ai padroni di casa. Nella storia rossonera, Juve-Milan del febbraio '82 diventerà "la delusione del giorno di San Valentino".

tratto dal sito Amarcord Milan





Quando la Juve si rilassa
rischia di perdere la bussola

I bianconeri superano un eccellente Milan grazie ai gol di Galderisi, alle parate di Zoff, agli assist di Cabrini ed alla strategia di Furino, ma si deconcentrano troppo.

Vittoria alla Juventus, onori al Milan. Il succo è questo. E siccome con gli onori non si vincono i campionati né si rimettono in sesto i bilanci, è pienamente giustificato il disappunto in casa rossonera. Una cosa pare certa: se gli uomini del giovane trainer Galbiati riusciranno a placare i restanti match con analoga grinta, concentrazione, volontà ed acume tattico la salvezza non sarà più un miraggio irraggiungibile.
Dopo il necessario preambolo bisogna dire di Galderisi. Furino, al termine della partita, lo ha chiamato 
"malefico Giamburrasca".
Una definizione perfettamente aderente alla realtà. Appena diciannovenne, Galderisi conserva quel modo maligno di affrontare partite ed avversari, quella freschezza nel rincorrere il pallone là dove avversari più maliziati credono l'azione conclusa. Ed ecco che il suo magico piede sbuca da una selva di gambe, perfido e puntuale, tempestivo e micidiale. E i gol arrivano come grappoli, per risolvere i problemi generali e specifici della Juventus.
Così Galderisi è andato a segno tre volte, dimostrando talento e gran fiato sotto porta. I suoi guizzi sono autentiche trovate calcistiche, il suo palleggio delicioso. Fermarlo è un problema, ne sa qualcosa il coetaneo Foards, anche se autore di una buona partita. I tifosi già legati al piccolo campeno da un affetto profondo, sognano il tandem Gelderisi-Paolo Rossi. E sperano altri scudetti, secondo una tradizione molto eloquente. Su questa accoppiata si raccontano meraviglie, già degustate dai molti fori che quotidianamente aastetona, sfidando pioggia e freddo, gli allenamenti sul campo Marchi.
Stupendo nastantes del ragazzo di Salerno è stato Antonio Cabrini, autore di gran partite maisacolas e in tutte e tre le circostanze decisive pronto a dettare il passaggio (o il tiro) di rifinitura. Ma Cabrini non costituisce nori-14, in quanto futti hanno apprestato le sue dott di difensore dicante, che al trasfor ma in als pericolosa. Ieri Buriani ha cercato di aspettare a zona. Con risultati poco apprezzabili, dal momento che il bianconero ha scorrevo in lungo e in largo nel settore di ana competenza.
Sospinta da questi due elementi, la Juventus ha trovato una vittoria molto importante.
Superare un Milan applicato al massimo e con pace di andare a rete come raramente gli era riuscito in precedenza nei match esterni, è certamente grosso merito. Ha sviluppato gran mole di gioco per venti minuti, segnando una rete e mancandone almeno tre. Pot at è place-ta, isaciando che il comando delle operazioni andaase of Milan. Sul pareggio (gol di Collo-vati la squadra di Trapattoni ha ballato pa-recchio dictotto minuti della ripresa), mo strando strani rilassamenti a vantaggio a quietto
E proprio questi lassismi stavano per pagare fyol di Antone. Fortunatamente per la Juventus un disperato rilancio di Collovati in contrava la gamba di Galderisi, che al trovava, questa volta non del tutto volontariamente, con il piede al punto giusto.
Comunale in festa e partita chiusa. Sempre a fine gara, Purino (stratega perfetto del centrocampol) ha confessato candidamente che quaconu, a un certo punto, nella Juventus non ha funzionato. Forse inconsolamente tutti bianconeri credevano sufficiente un gol di vantaggio per avere ragione del Milan. I quali le ha invece fatto ricorso a ogni sorta morale e tecnica per ribellare, due volte, la situazione negativa. E sul 2-2, inutile nasconderlo, si è persino avuta la sensazione che il diavolo facesse un brutto scherzo alla vecchia signora.
Se al Milan sarà sufficiente continuare a giocare su questi livelli per acciuffare, magari in extremis, do salvere, non sappiamo ae ba slená alla Juventus ripetere la gara di ieri per sinceri o quanto meno non perdere le altre pericolose pare in calendario. Le attenuanti non mancano dal momento che Tardelli era alla sua seconda gara dopo la lunga assenza, e dal momento che Bettega e Marocchino sono indisponibili. Non sempre il vecchio Purino potrà essere un stratega assoluto per togliere castagne dal fuoco del centro-campo blanconero quando è preso in solitaria dalle agil maniere avversarie, non sempre e potrà essere il maleficio piede di Galdertal a risolvere piccoli e grossi problemi. E non seme Apre Zoff flert autore di un intervento decial-tol potrà perare tutto se daunti non gli fan-no scudo.

Angelo Caroli
tratto da "Stampa Sera" di lunedì 15 febbraio 1982






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venerdì 13 febbraio 2026

13 Febbraio 2016: Juventus - Napoli

É il 13 Febbraio 2016 Juventus e Napoli si sfidano nella sesta giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2015-16 allo 'Juventus Stadium' di Torino.

É una Juventus che domina il calcio italiano. Sta per concludere un altro campionato davanti a tutti. Davanti a lei c'é un Napoli che sembra l'unica compagine capace di contrastare questo 'impero'. 

Infatti i partenopei termineranno il campionato in seconda posizione a nove punti dai Campioni d'Italia.

Buona Visione!

 

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Campionato di Serie A 2015-2016 - 6 ritorno
Torino - Juventus Stadium
Sabato 13 Febbraio 2016 ore 20.45
JUVENTUS-NAPOLI 1-0
MARCATORI: Zaza 88

JUVENTUS: Buffon, Lichtsteiner, Bonucci (Rugani 52), Barzagli, Evra, Cuadrado, Khedira, Marchisio C., Pogba, Dybala (Alex Sandro 86), Morata (Zaza 58)
Allenatore: Massimiliano Allegri

NAPOLI: Reina, Hysaj, Albiol, Koulibaly, Ghoulam, Allan (Gabbiadini 90), Jorginho, Hamsik, Insigne (Mertens 77), Higuain, Callejon
Allenatore: Maurizio Sarri

ARBITRO: Orsato






Una scossa elettrica che può cambiare le sorti di un campionato. Il sinistro velenoso di Simone Zaza, la deviazione del malcapitato Raul Albiol, Pepe Reina che viene spiazzato e vede il pallone del primato passargli sopra la mano di richiamo. Juventus-Napoli non è tutta nel gol che lancia la Vecchia Signora verso la quindicesima vittoria consecutiva e la vetta solitaria di un campionato che sembrava essergli sfuggito in una grigia notte di Reggio Emilia, ma è l'episodio chiave a indirizzarne inevitabilmente l'analisi. Il traguardo è ancora lontano, ma la salita dello Stadium rischia di rivelarsi decisiva dopo 88 minuti di studio. Allegri e Sarri come due scalatori che si osservano, si rispettano, non azzardano lo scatto che può far saltare il banco. Ma basta uno squarcio in un piano partita bloccatissimo per modificare gli equilibri.

IL MINUTO CHE PUO' CAMBIARE IL CAMPIONATO - Quando Simone Zaza da Policoro riceve tra le due linee azzurre e alza la testa si conosce già la sua decisione. L'ex Sassuolo vuole la porta, non ci pensa su due volte. Era entrato in campo al 13′ della ripresa, al posto di un Alvaro Morata che si era nascosto nelle pieghe di una gara che aveva bisogno di qualcosa in più del semplice compitino. Il 7 bianconero ha il pallone sul prediletto mancino, può sparare come piace a lui. Il sinistro è potente, difficile analizzarne la precisione. Perché Albiol, col corpo raccolto per evitare tocchi di mano, sporca la traiettoria. Chissà cosa deve essere passato per la testa di Pepe Reina in quelle frazioni di secondo. Lo spagnolo capisce di essere fuori dai giochi e si affida all'unica cosa che resta a un portiere in attimi del genere. L'istinto, la mano di richiamo che si alza. Parare vorrebbe dire mantenere i due punti di vantaggio e fermare la serie del carrarmato bianconero. Ma è la notte di Zaza, di uno che entra in campo come se da quei 20, o 40, o 90 minuti dovesse passare parte della sua vita. Il destino fa lo sgambetto ad Albiol e Reina e sorride all'attaccante, rimasto a gennaio nonostante le sirene inglesi e oggi chiamato in causa, probabilmente, anche per l'infortunio di Mario Mandzukic.
LE SCELTE - Senza Chiellini e Caceres, Allegri decide di abbandonare la difesa a 3 ma forza il rientro di Khedira a centrocampo: spazio a un 4-4-2 che chiede a Pogba di fare l'elastico tra fascia sinistra e trequarti, con Cuadrado sulla destra. Sarri va con i "titolarissimi", nel primo tempo chi si aspetta scintille rimane deluso. E' una sfida tattica, bloccata, la difesa bianconera vive la sfida con due linee guida e un unico filo conduttore: Gonzalo Higuain. La ricerca dell'anticipo di Barzagli è ossessiva, il centrale non vuole far girare l'argentino, metterlo in condizione di guardare la porta vorrebbe dire morire calcisticamente. L'altro obiettivo è negare la profondità, quella che il Napoli riesce a trovare solo al 35′. Allan apre per Hysaj che pennella dalla trequarti, Higuain è sfilato alle spalle dei centrali ed è pronto a colpire di testa quando Bonucci, in acrobazia, riesce ad anticiparlo. Vale un gol, la chiusura del centrale juventino, non al meglio già dall'avvio a causa di uno scontro con Khedira. La Juve non punge, ci prova solo Marchisio da fuori ma senza troppa gloria.

DYBALA SPRECA, ZAZA DECIDE - La ripresa si accende subito, con un numero di Insigne che va via sulla sinistra ma eccede nel tentativo di tiro-cross dal fondo, trovando l'opposizione di Buffon. Bonucci non ce la fa e lascia il posto a Rugani, chiamato a sfidare il suo maestro Sarri nella notte più delicata. Zaza-Morata è un cambio necessario per dare energia al reparto offensivo bianconero, l'occasione per sbloccare lo stallo capita sul mancino di Dybala al 18′. Cambio di fronte da destra a sinistra per Pogba, il francese mette giù il pallone, temporeggia, vede l'inserimento dell'ex Palermo. Tocco rasoterra, mancino di prima intenzione. Lo Stadium strozza l'urlo, sfera alta di un soffio, sospiro di sollievo per Sarri che vede i suoi crescere gradualmente nel possesso palla ma non nell'incisività. Mertens per Insigne è il primo cambio azzurro, l'unico in casa partenopea a spaventare Buffon è Hamsik. Il sinistro dello slovacco è violentissimo ed esce di un soffio, Allegri richiama Dybala per Alex Sandro. Sembra un cambio conservativo, stessa scelta del derby con il Torino che diede il via alla rimonta. Anche stavolta funziona. Perché Simone Zaza trova la scossa, lo scatto che lascia il Napoli momentaneamente sulle gambe. Il traguardo finale è lontano, ma la tappa che si è appena tinta di bianconero può lasciare strascichi da non trascurare.

 




Juve-Napoli, correva l'anno...
13 febbraio 2016

Ci sono volute venticinque partite, quindici di queste vinte una in fila all'altra. Sono serviti lavoro, convinzione, crescita dei singoli e collettiva. Ma ora la Juve è tornata a casa: lassù, in cima alla classifica. Da sola. Per farlo ha dovuto battere un Napoli tosto e per riuscirci si affidata a quello che forse è il più tosto dei suoi uomini. Simone Zaza decide la gara con una giocata in cui c'è tutto: la classe e la potenza del campione, il folle coraggio di cercare un tiro impossibile, la voglia rabbiosa di vincere.

Così si apriva il Match Report di uno Juve-Napoli quantomai decisivo. Una sfida, quella dell'Allianz Stadium, che vedeva il Napoli arrivare a Torino da capolista, quindi con due risultati su tre a disposizione, e la Juve chiamata a vincere per il sorpasso.

Quel giorno, la partita è dura, faticosa, con due squadre che faticano a trovare la via del gol. Infatti si affrontano i due migliori reparti offensivi del campionato, ma anche le migliori difese e per quasi tutta la partita sono queste a dettare legge.

La Juve si fa viva dalle parti di Reina, prima con Cuadrado, poi con Pogba, ma il Napoli risponde colpo su colpo, andando anche vicino al gol dopo la mezz'ora con Higuain, imbeccato da Callejon, e poi sul seguente corner con Albiol cui Buffon si oppone con una grande parata.

Nella ripresa la Juve aumenta il ritmo e spaventa gli avversari con Dybala, che calcia sopra la traversa un invitante assist di Pogba, ma il Napoli non molla e anzi tiene palla.

Poi, al minuto ottantotto, la svolta. Alex Sandro tiene vivo un pallone che sembrava ormai perso e permettendo a Evra di appoggiare a Zaza, entrato da poco. L'azione pare innocua. Pare, appunto: l'attaccante lucano controlla, si prende di forza lo spazio per il tiro e dal limite spara un sinistro violento, angolato, bellissimo, imparabile.

Questo. 

 

 







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giovedì 12 febbraio 2026

12 Febbraio 2006: Inter - Juventus

É il 12 Febbraio 2006 e InterJuventus si sfidano nella Sesta Giornata del Girone di Ritorno del Campionato di Calcio di Serie A 2005-06 allo Stadio 'Giuseppe Meazza' San Siro di Milano.

La Juve allenata in panchina da Fabio Capello si appresta a vincere il suo ventinovesimo Scudetto ed ha proprio nei nerazzurri il suo massimo antagonista per la vittoria finale. Sará una gara epica contrassegnata dalla punizione di Alessandro Del Piero che decide il match e dalla sua esultanza con la lingua di fuori che diventerá leggenda. 

Putroppo l'invidia regala grandi amarezze e disincanti e quella grande squadra dal futuro ancora piú grande verrá spazzata via dalla piú grande farsa del calcio moderno.

Buona Visione!


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Campionato di Serie A 2005-2006 - 6 ritorno
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
Domenica 12 febbraio 2006 ore 20.30
INTER-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Ibrahimovic 63, Samuel 74, Del Piero 85

INTER: Julio Cesar, Zanetti J., Cordoba, Samuel, Burdisso, Figo, Veron (Kily Gonzalez 36), Cambiasso, Stankovic, Adriano (Recoba 83), Martins (Cruz J. 72)
Allenatore: Roberto Mancini

JUVENTUS: Buffon, Balzaretti, Thuram, Cannavaro, Chiellini (Blasi 89), Camoranesi (Mutu 76), Emerson, Vieira, Nedved, Ibrahimovic (Del Piero 70), Trezeguet
Allenatore: Fabio Capello

ARBITRO: Paparesta G.


L’ultimo derby d’Italia prima di Calciopoli

Quando si parla di Inter e Juve si pensa però indiscutibilmente anche all’infelice capitolo di Calciopoli, i nerazzurri da protagonisti in positivo ed i bianconeri dalla parte dei “cattivi”. Lo scandalo pose fine al dominio della Vecchia Signora che durava ormai da anni.

Il campionato 2005-2006 fu assegnato quindi all’Inter, in cui si trasferirono Vieira e Ibrahimovic la stagione successiva. Parleremo dunque dell’ultimo match andato in scena tra le due squadre prima della retrocessione punitiva juventina. Febbraio 2006, 25esima giornata di campionato e si affrontarono le due squadre mai retrocesse dalla loro fondazione. I bianconeri di Capello arrivarono a San Siro con 9 punti di vantaggio, sarebbe dunque bastato loro un pareggio per vivere in tranquillità l’ultima parte di stagione. Il titolo fu consegnato invece proprio ai nerazzurri, nonostante fossero arrivati terzi dietro Milan e Juve.

Tornando a quel 12 febbraio 2006, la squadra di Mancini fece di tutto per ridurre i punti di distacco, che a fine gare divennero 12. La partita la vinse infatti la Juve per 2 a 1 dopo un primo tempo sofferto ma conclusosi comunque 0 a 0, causa anche il gol annullato ad Adriano. La seconda parte di gara si aprì con il vantaggio Juve arrivato al 18esimo grazie al gol di Ibrahimovic che, passando l’anno successivo all’Inter, fu considerato in casa Agnelli il più grande dei traditori.

Dieci minuti dopo lo stacco imperioso di Samuel, che gli permise di superare addirittura Vieira, pareggiò i conti. Quando tutto lasciava presagire che la partita sarebbe finita in parità, a 6 minuti dalla fine l’arbitro Paparesta fischiò fallo su Nedved al limite dell’area. A incaricarsi della battuta fu ovviamente Del Piero, che insaccò sotto l’incrocio il match point del 2 a 1. La squadra di Capello volò così a più dodici sull’Inter , credendo di aver messo in cassaforte quello scudetto assegnato poi proprio alla squadra di Mancini.

tratto da: Amarcord, l’Inter-Juventus di Calciopoli 





I bianconeri battono 2-1 l'Inter a San Siro grazie ai gol di Ibrahimovic e Del Piero: ora i punti di vantaggio sono 12. Nerazzurri illusi dal pari di Samuel

MILANO, 12 febbraio 2006 - Game over. La Juventus vince a San Siro (guarda le immagini dell'incontro) e mette una seria ipoteca sul campionato. Il pallone è tondo e può rimbalzare in modi strani, ma il 2-1 con cui i bianconeri hanno battuto l’Inter a domicilio ha tutta l’aria di essere un colpo da ko. La squadra di Capello stende i nerazzurri per la seconda volta in stagione, e porta a 12 i punti di vantaggio sull’accoppiata Milan-Inter. Mancano 13 giornate alla fine, un’eternità, però il vantaggio anche psicologico sulle inseguitrici è enorme.

La vittoria della Vecchia Signora è griffata Ibrahimovic, croce e delizia bianconera, la variabile ics di una corazzata in cui tutto il resto è magnificamente prevedibile. Ma soprattutto Del Piero. Il capitano e simbolo della Juve, che fa staffetta con Ibrahimovic e pennella una punizione da Pinturicchio, forse da 29° scudetto. L’Inter ha giocato alla pari, forse non avrebbe meritato la sconfitta, ma non ha mai messo spalle al muro, come doveva, la Juventus, in una gara in cui contava un solo risultato, la vittoria, come aveva detto Mancini alla vigilia.

Le formazioni. Mancini sceglie Martins come partner d’attacco di Adriano. In panchina Recoba e Cruz. In difesa confermata la scelta di Burdisso come terzino sinistro, come sostituto dell’infortunato Favalli. Capello risolve i dubbi dela vigilia schierando sulle fasce in difesa Balzeretti e Chiellini: largo alla linea giovane, gli esclusi sono Pessotto e Blasi. In avanti i Giganti: Trezeguet-Ibrahimovic, entrambi non al meglio, ma recuperati. Del Piero si accomoda in panchina. Il primo tempo è (molto) più tattico che spettacolare. San Siro è trasformato in un’enorme scacchiera, Mancini e Capello giocano una partita paziente ed equilibrata.

Alla ricerca di un punto debole nello schieramento difensivo degli avversari, entrambe le fazioni si concentrano sulla stessa fascia. L’Inter cerca gli uno contro uno di Figo su Balzaretti, mancino schierato sulla corsia destra, mentre nella metà campo opposta Camoranesi punta Burdisso, destro (e più un centrale che un esterno) schierato sulla fascia sinistra. Sono punture di spillo, più di tanto non si passa. In mezzo le coppie Emerson-Vieira e Cambiasso-Veron, pedoni con licenza di affondare, ballano a specchio. Insomma, tra mosse e contromosse l’equilibrio regna sovrano.

Qualche guizzo c’è, per carità, un destro al volo dal limite di Emerson respinto da Julio Cesar, un paio di partenze da sprinter di Martins, a cui non corrispondono adeguati arrivi. Poi il primo colpo di scena: Veron si allunga in scivolata su Vieira e resta a terra, prova a stringere i denti, ma è costretto ad uscire. Entra Kily Gonzalez, Mancini sposta il cavallone Stankovic in mezzo: meno geometrie, più arrembaggi. Le emozioni restano poche. Poi, repentino, lo scacco. Presunto. Adriano tira fuori dal suo cilindro una gemma su punizione, ma il calcio piazzato era di seconda, per un gioco pericoloso fischiato a Chiellini. San Siro espolde, ma è un falso allarme, tutto da rifare. Si va al riposo sullo 0-0.

Ripresa. L’Inter prova a cambiare atteggiamento, a spingere di più. Deve vincere, alla Juve il pari basta e avanza. Ma sono solo buone intenzioni. Al primo affondo in contropiede la Juve passa: Camoranesi salta Burdisso, poi mette in mezzo un pallone d’oro che Ibrahimovic, battendo sul tempo Cordoba e Zanetti, trasforma nell’1-0. L’Inter reagisce buttando il cuore oltre l’ostacolo e trovando il pari con Samuel, che di testa su angolo di Figo svetta, gigante, sopra la contraerea Vieira. Entrano Del Piero, Cruz e Recoba, tutti cavalli di razza, ma quello che lascia il segno è il numero 10 bianconero, che mette all’incrocio dei pali una punizione telecomandata dal limite. Quella stupenda di Recoba, a tempo scaduto, si schianta sul palo. La Juve tira un sospiro di sollievo, se ci si mette anche la fortuna, il campionato non può sfuggirle.

Riccardo Pratesi
tratto da: Juve, le mani sullo scudetto

 





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