giovedì 3 settembre 2026

3 Settembre 1989: Ciao Gaetano!

Ero solo un tredicenne ammagliato dal calcio (soprattutto quello italiano), innamorato della Juventus e attaccato alla tv qualdunque ci fosse una partita da vedere. Da prassi in quei tempi si rimaneva svegli per guardare la 'Domenica Sportiva'. E quel 3 Settembre 1989 non fu differente! Quel grande intenditore di calcio che fu Sandro Ciotti (ahimé dove sono andati i commentatori di una volta, sic!) interruppe la trasmissione e con la sua voce (sempre roca, ma questa volta se possibile ancor di piú) con questo comunicato :

 

"Interrompiamo la trasmissione per comunicare che l'ex calciatore Gaetano Scirea ha perso la vita in un incidente stradale in Polonia. Era li per seguire la prossima avversaria della sua Juventus in Coppa UEFA.Inutile spendere parole per un campione non solo nel calcio ma anche nella vita .... "

 

Subito i primi segnali di sonno scomparirono e lacrime & sgomento ne presero il posto. Come il 'nostro' Gaetano ? Quella pasta di uomo, capitano silenzioso ma esempio da imitare ? Perché proprio lui ?

Sono passati piú di 30 anni , la mia gioventú é volata proprio come un sua discesa in area di rigore avversaria. La vita mi ha steso con dei tackle in scivolata che solo lui sapeva fare (ahime ben piú violenti e anti sportivi del compianto Gae). Peró quel ricordo resta in mente e nel cuore.

 

Ciao Gaetano, ci hai lasciato 

troppo presto da questo mondo 

Ma facendo ciò hai preso 

per sempre un posto 

nel nostro cuore 

 

gaetano



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Nome: Gaetano Scirea
Nazione: Italia
Luogo di nascita: Cernusco sul Naviglio (Milano)
Data di nascita: 25.05.1953
Ruolo: Difensore
Nazionale Italiano : Sì
Soprannome: Gai
Esordio: 28.08.1974 Juventus-Varese 4-0 (Coppa Italia)
Ultima partita: 15.05.1988 Juventus-Fiorentina 1-2 (Campionato di Serie A)

 


SCIREA 

In occasione della morte di Scirea, c'è il rischio di scrivere frasi che non approverebbe: accoglieva con grande imbarazzo le definizioni elogiative, che lui meritava in pieno, il suo personaggio e sempre apparso perfetto, tanto chiaro e pulito da apparire anòmalo nel mondo del calcio. 

L'uomo dei rossori e degli esempi un artista che bollava la cartolina. 

Nel '74 si presentò alla Juventus, che lo aveva acquistato dall'Atalanta: aveva tutto del campione e divenne subito bravissimo. Per molte stagioni fu il più grande. Nell'ultima stagione seppe gestire il declino con la classe con cui aveva esibito la sua grandezza. 

In morte di Gaetano Scirea si rischia soltanto di scrivere articoli che lui non approverebbe. Grandi rossori gli procuravano le definizione positive, elogiative, sovente èritusiastiche che peraltro lui meritava tutte, e in pieno. Lui pensava semplicemente di fare bene il lavoro al quale era naturalmente portato. Non capiva gli applausi quando riteneva di avere fatto il suo dovere: e siccome faceva sempre il suo dovere, gli applausi lo mettevano a disagio. Così come lo avrebbero messo a disagio i fischi, che però non ci furono mai: perché fischiare uno che ce la mette tutta e non ce la fa? Da una considerazione di questo tipo nacque probabilmente il suo enorme rispetto per i meno bravi, i meno dotati, che lui superava sempre e non umiliava mai. Il suo personaggio apparve sempre perfetto, nitido, rotondo, pulito. Così normalmente chiaro, insomma, da apparire pressoché costantemente anomalo nel mondo del calcio. Scirea non sapeva darsi arie, non sapeva «vendersi» bene, chiedeva soltanto il rispetto per la propria grinta di «capitan» Scirea onestà, il riguardo verso la sua serenità. 

Si presentò a Torino nel 1974, veniva dall'Atalanta, aveva tutte le stimmate del campione. Nella Juventus divenne subito, da bravo, bravissimo. Ricordiamo quando ce lo presentò Spinosi, in un circolo vicino allo stadio. Non sapevamo manco se si pronunciava Scirea o Scirèa. Notammo di lui la timidezza, e il grande naso. Gli dicemmo che approdava alla società italiana più calma, serena, sicura. Pensavamo che dalla Juventus Scirea avrebbe preso molto. In realtà lui alla Juventus diede moltissimo. Sino al campionato 1987-88 fu il giocatore bianconero più preciso, più puntuale. Per molte stagioni fu anche il più grande. Nell'ultimo campionato seppe gestire il declino fisico con la stessa classe con cui aveva gestito la sua superiorità negli anni belli, massimi. 

Poi divenne allenatore in seconda, è morto sul lavoro. Le cose importanti su Scirea sono quelle che non abbiamo scritto, perché non erano giornalistiche. Modestia e calma, serenità e sincerità, dignità massima costante e intanto costante sentimento di gratitudine al destino che come calciatore lo aveva trattato bene, dandogli tutto. 

Come scrivere di queste cose? Scirea è stato anche la prova dell'incapacità giornalistica di dare a tutti tutto il dovuto. Molto più facilmente scorreva la penna, andavano su e giù i tasti per personaggi obliqui, difficili, contorti. Personaggi anche, abbiamo detto e pensato più volte, in una sorta di bestemmia concettuale, giornalisticamente più utili, più redditizi di Gaetano. Scirea è stato infinitamente utile, redditizio alla Nazionale, alla Juventus. Ha vinto come nessun altro, ha vinto senza mai conquistare. Sembrava che il successo si adagiasse su di lui. Altri, per entrare in contatto con il successo, avevano bisogno di artigli. Giocatore purissimo, avrebbe potuto amministrarsi con metodicità sparagnina: era così pieno di classe che il pallone andava a lui. Ma volle andare al pallone, fare tutto il massimo ad ogni partita, darsi al gioco nella pienezza della sua classe. Aveva scelto il ruolo di libero non per difendere comodamente, ma per offrire del ruolo stesso una nuova chiave di lettura. E' stato elegante come Beckenbauer, combattente come Baresi, ardente come Passarella. Ci accorgiamo che mancano, per ricordarlo nella maniera più facile e bonaria, gli aneddoti. Mancano le curiosità, le stramberie. C'è il ricordo di un artista che bollava la cartolina, ecco Scirea. Nessun altro come lui che, così semplice, essenziale, umile e forte, è stato anomalo, quasi assurdo nel calcio matto del quale lui manco voleva sorridere, per non apparire di esso, in qualche modo, complice. 

Gian Paolo Ormezzano

tratto da: La Stampa 4 Settembre 1989



guerin

hurra'

hurra'

hurra'

hurra'


gaetano
"Ho "rubato" qualcosa a ciascuno dei tecnici che ho avuto. Da Parola la capacità di responsabilizzare i giovani, da Trapattoni la capacità di tenere unito lo spogliatoio, da Marchesi la serenità. E da Bearzot quella straordinaria umanità che è la base di ogni successo." - Gaetano Scirea



"La Juve è qualcosa di più di una squadra, non so di­re cosa, ma sono orgoglioso di farne parte." - Gaetano Scirea

 

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"A volte mi chiedo come mi vedono i ragazzi, i bambini. E penso che vorrei mi vedessero come io vedevo lui. Parlo dell'uomo, non solo dello straordinario giocatore. Perché questo, per me, vuol dire entrare nel cuore della gente, lasciare qualcosa che vada oltre i numeri. [...] Il mio nome è vicino a quello di Scirea, bellissimo." - Alessandro Del Piero su Gaetano Scirea

 


"È inutile spendere parole su un uomo che si è illustrato da solo per tanti anni su tutti i campi del mondo, che ha conquistato un titolo mondiale con pieno merito e che era un campione non soltanto di sport ma soprattutto di civiltà." - Sandro Ciotti in 'La Domenica Sportiva' annuncia la tragica scomparsa di Gaetano Scirea



"Se mai c'è stato uno per cui bisognava ritirare la maglia, era Gaetano Scirea, grandissimo calciatore e grandissima persona." - Enzo Bearzot su Gaetano Scirea


"Una volta in uno scontro con Scirea mi ruppi il naso. Quando mi risvegliai all'ospedale, dopo l'operazione, la prima faccia che vidi, oltre a quella di mia moglie, era di Scirea. Un grande, Gaetano." - Paolo Pulici su Gaetano Scirea

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"Un cavaliere, un grande avversario. La sua morte mi ha dato molto, molto dolore" - Diego Armando Maradona su Gaetano Scirea
gaetano
"Un leader col saio." - Giovanni Trapattoni su Gaetano Scirea

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"Il mio fuoriclasse era Scirea. Parlava poco, eppure aveva carisma. Era un piacere stare con lui e in qualsiasi occasione, non soltanto sul campo, ti faceva fare bella figura. Il giorno in cui ho preso Scirea, per la prima e unica volta, Achille Bortolotti mi ha detto: «Gaetano te lo porto io a Torino. Perché questo ragazzo è diverso da tutti gli altri». Quando Gai ha smesso di giocare io volevo che diventasse un punto fermo della Juventus. Prima come osservatore, poi come allenatore, ma lo vedevo benissimo anche come uomo di pubbliche relazioni. Aveva qualità fuori dal comune e la sua splendida carriera ne era la conferma. Li riconosci subito i giocatori che hanno qualcosa in più: li vedi da come si muovono in campo e da come leggono il gioco un secondo prima degli altri; se poi sono dotati di spessore umano e pulizia morale hai davanti agli occhi un fuoriclasse anche nella vita. E Scirea lo era. Io gli volevo bene." - Giampiero Boniperti su Gaetano Scirea








 


mercoledì 2 settembre 2026

2 Settembre 2012: Udinese - Juventus

É il 2 Settembre 2012 ed UdineseJuventus si sfidano nella Seconda Giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2012-13  allo Stadio 'Friuli' di Udine.

É una Juventus Campione d'Italia in carica che non sembra aver problemi nel vincere ancora il tricolore. Infatti la squadra allenata da Antonio Conte chiude il campionato con nove punti di vantaggio sul Napoli di Rafa Benitez. L' Udinese da parte sua termina la stagione in un bellissimo quinto posto e si assicura un posto che conta in Europa.

Buona Visione! 


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udinese


Stagione 2012-2013 - Campionato di Serie A - 2 andata
Udine - Stadio Friuli
Domenica 2 settembre 2012 ore 18.00
UDINESE-JUVENTUS 1-4
MARCATORI: Vidal rigore 14, Vucinic 45+1, Giovinco 53, Giovinco 71, Lazzari 78

UDINESE: Brkic, Benatia, Danilo, Domizzi, Basta, Pereyra (Muriel 52), Pinzi, Lazzari, Armero, Fabbrini (Padelli 13), Di Natale (Allan 76)
Allenatore: Francesco Guidolin

JUVENTUS: Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini (Marrone 71), Lichtsteiner, Vidal, Pirlo, Marchisio C., Asamoah, Giovinco (Quagliarella 74), Vucinic (Matri 74)
Allenatore: Antonio Conte

ARBITRO: Valeri
ESPULSIONI: Brkic 12 (Udinese)
NOTE - Conte e Alessio squalificati, al loro posto in panchina Carrera e Filippi




Juventus a punteggio pieno dopo la seconda giornata di serie A. I bianconeri hanno battuto con un pesante 1-4 l'Udinese.

Prosegue l'ottimo inzinio di stagione dei Campioni d'Italia, che sbancano il Friuli con un roboante quattro a uno, ai danni di un'Udinese molto sfortunata. Grandissima partita di Giovinco, che stasera ha messo un'ipoteca sulla definita conquista della maglia di seconda punta titolare della Juventus.

I VOTI 

Udinese (3-5-2): Brkic 5; Benatia 5,5, Danilo 5, Domizzi 6; Basta 6, Pinzi 5,5, Pereyra 5,5 (6' st Muriel 6), Lazzari 6,5, Armero 5,5; Fabbrini sv (14' Padelli 6), Di Natale 5,5 (31' st Allan 6). A disp.: Heurtaux, Coda, Angella, Gabriel Silva, Pasquale, Faraoni, Willians, Allan, Barreto, Maicosuel. All.: Guidolin

Juventus (3-5-2): Buffon 6; Barzagli 6, Bonucci 5,5, Chiellini 6; Lichtsteiner 6, Vidal 6,5, Pirlo 6,5, Marchisio 6,5, Asamoah 6,5; Giovinco  7,5 (30' st Quagliarella sv), Vucinic 6 (30' st Matri sv). A disp.: Storari, Branescu, Marrone, Caceres, De Ceglie, Pogba, Giaccherini. All.: Carrera

MIGLIORI TODAY

Giovinco 7,5 - Partita positiva per la Formica Atomica. L'ex talento della Primavera juventina si guadagna il calcio di rigore che sblocca il match e poi siglia il gol del 3 a 0. 

Asamoah 6,5 - Ancora una volta, dopo la Supercoppa e la vittoria contro il Parma, il ghanese fa una grande partita di sacrificio e cuore. 

PEGGIORI TODAY

Bonucci 5,5 - Ancora lontano dalla forma migliore. C'è da dire che l'Udinese non impensierisce mai la difesa della Juve ma l'ex difensore del Bari è scoordinato e si fa anche ammonire. 

tratto da: Udinese-Juventus, le pagelle: Giovinco e Asamoah top. Bonucci flop



I bianconeri passano 4-1 al Friuli e restano a punteggio pieno con sei punti in due partite: apre Vidal su rigore (discutibile l'espulsione del portiere Brkic) poi vanno a segno Vucinic e due volte Giovinco. Per la squadra di Guidolin gol della bandiera di Lazzari

UDINE - La Juventus va a passeggio a Udine, ma in questo momento il 4-1 che esce al Friuli non fa granché notizia. Troppo diverso lo stato psicofisico delle contendenti. I campioni d'Italia in forma, per nulla turbati dalla squalifica di Conte, i friulani usciti letteralmente a pezzi dall'eliminazione in Champions League. Se poi ci si mette la quanto meno discutibile inferiorità numerica inflitta dall'arbitro Valeri alla squadra di Guidolin, la frittata è fatta.

BRKIC, ESPULSIONE INGIUSTA - Un episodio che altera completamente il senso tattico della gara. Le squadre in partenza vengono schierate specularmente. C'è molto traffico in mediana, in mezzo la qualità juventina è oggettivamente superiore, la speranza di Guidolin è riequilibrare il tutto sugli esterni, ma anche qui gli va maluccio. Lichtsteiner ad esempio vince nettamente quello con Armero, l'ex Asamoah, sia pure in maniera meno schiacciante, prevale su Basta. Una analisi che però viene sconvolta dall'episodio chiave: il rigore (giusto) assegnato alla Juve per fallo di Giovinco, l'espulsione (ingiusta) del portiere Brkic nella stessa azione. In realtà contrasto del portiere con l'attaccante, una riedizione di Davide e Golia, è causata da una spinta di Danilo, a sua volta non considerabile però ultimo uomo.

VUCINIC CHIUDE I GIOCHI - Una mazzata micidiale per l'Udinese: c'è il sacrificio di Fabbrini (dentro il secondo portiere Padelli), c'è Vidal, che si fa perdonare l'errore contro il Parma e non sbaglia dal dischetto. La Juve, che fino ad allora aveva comunque fatto di più (gol letteralmente divorato da Lichtsteiner), va sul velluto. Forse un po' leziosa la squadra di Carrera, ma di fatto non si accettano scommesse sul raddoppio, che giunge puntuale: Vucinic prima trova una prodigiosa deviazione di Padelli, poi, a seguito anche di un liscio di Armero, non sbaglia un fac simile di rigore con un perfetto piattone destro. Cosa chiedere a questo punto all'Udinese? Il nuovo arrivato Lazzari fa da collante tra le mediana e Di Natale, c'è molta grinta, ma Buffon non giustifica lo stipendio.

GIOVINCO DILAGA - La ripresa oggettivamente è noiosa, non vive su nessuna forma di pathos. C'è però l'occasione di ammirare un Giovinco in grande spolvero. Buona l'intesa con Vucinic, e tanta facilità di andare al tiro. Ne esce una bella doppietta: il primo gol di rapina, sull'unico errore di Padelli, il secondo con un bel diagonale. Il contentino per l'Udinese lo dà Lazzari con un sinistro ravvicinato, ma i friulani erano da tempo fuori gara.

Luigi Panella
tratto da: Poker Juventus, Udinese travolta




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martedì 1 settembre 2026

1 Settembre 1991: Juventus - Fiorentina

É il 1 Settembre 1991 Juventus e Fiorentina si sfidano nella prima Giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1991-92  allo Stadio 'delle Alpi' di Torino.

Contro questo Milan (imbattuto in Serie A) perfettamente guidato in panchina da Fabio Capello, é diffcile ottenere di piú di un secondo posto nella Classifica Finale del massimo campionato italiano. Cosí una Juventus ancora debole ma tanto volenterosa riesce nel suo scopo iniziale: un secondo posto finale piú che positivo. 

Dall'altra parte c'é una squadra gigliata che disputa un campionato mediocre e si posiziona poco piú sotto di metá classifica.

Buona Visione!

 


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Stagione 1991-1992 - Campionato di Serie A - 1 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 1 settembre 1991 ore 16:00
JUVENTUS-FIORENTINA 1-0
MARCATORI: Casiraghi 42

JUVENTUS: Tacconi, Carrera M., De Agostini, Reuter, Kohler, Julio Cesar, Di Canio (Galia 64), Marocchi, Schillaci, Baggio R. (Corini 90), Casiraghi
Allenatore: Giovanni Trapattoni

FIORENTINA: Mareggini, Fiondella, Carobbi, Dunga, Faccenda, Pioli, Mazinho, Orlando, Borgonovo (Batistuta 63), Maiellaro, Salvatori (Iachini 81)
Allenatore: Sebastiao Lazaroni

ARBITRO: Amendolia
ESPULSIONI: Orlando 44 (Fiorentina)




VINCE LA JUVENTUS 
Buon esordio con gol dell'ex monzese nella partita dei veleni contro la Fiorentina 

Casiraghi sugli altari. Ieri come goleador, stamane come sposo Casiraghi day. O meglio sarebbe dire «il giorno più lungo» di Pierluigi Casiraghi. Un giorno d'emozioni a ripetizione durato quarantott'ore. Ieri l'attaccante bianconero si è confermato sempre più goleador della squadra segnando un'altra importante rete di una beata stagione che per lui sembra non avere fine. In serata ha raggiunto Monza per mettere a punto gli ultimi particolari del matrimonio con Barbara Lietti, 19 anni, sua fidanzata da tre. E' andato a dormire tardissimo. Poche ore di meritato riposo, poi la cerimonia nel Duomo di Monza. Da stamane Pierluigi è sposo novello. 

Nulla da fare per Fiondella sullo stacco-gol di Casiraghi. Della sua unione con Barbara ha sempre parlato con entusiasmo. 

«E' il dolce epilogo della storia di due fidanzatini e l'inizio di una vita in comune, da dividere assieme», 

ha confessato il giovane a poche ore dal suo sì. Poi è scomparso, braccato da fotografi e giornalisti. Anche ieri al «Delle Alpi» Casiraghi ha dimostrato di essere un elemento determinante di questa nuova, ambiziosa Juventus. Un colpo di testa a cogliere l'angolo destro della porta difesa da Mareggiaini la partita non ha avuto più storia. 

«E' un buon momento — si era limitato a commentare uscendo dagli spogliatoi —. Nella vita l'importante è sapere attendere. L'anno scorso vissi il dramma degli infortuni in silenzio, pensando soltanto al momento in cui sarei tornato ad essere pimpante e utile alla squadra. Oggi so di esserlo e voglio continuare su questa strada. La Juve? Può arrivare molto lontano. Ma bisognerà lottare. Le avversarie non staranno certamente alla finestra». 

Casiraghi parla sempre sottovoce, come chi evita di sprecarsi in inutili predizioni. 

«La favorita? — si interroga —. La squadra che saprà approfittare meglio delle occasioni, tutte le occasioni. Per vincere un campionato bisogna avere anche un po' di vento in poppa. Quest'anno abbiamo cominciato bene, speriamo di concludere meglio». 

Sono molti coloro che vorrebbero conoscere da lui il segreto di questi suoi gol che sembrano uscire come d'incanto da vecchi filmati degli Anni Sessanta e Settanta. La sua immagine possente e svettante pare saltar fuori da un ingiallito album Panini. E i «draghi» di ieri (Riva, Bettega, Boninsegna) hanno considerato tutt'altro che blasfemo il paragone con il giocatore lombardo. Perché in lui c'è la forza di riuscire a risvegliare anche un po' del loro calcio, fatto di classe vera e senza tempo. Dopo gli acciacchi della passata stagione (operazione alle spalle e lunga convalescenza che ne hanno condizionato l'attività), Pierluigi è esploso nelle settimane scorse come un temporale d'agosto. Tuoni e fulmini, ma soprattutto una grandinata di reti. Quasi si fosse tenuta dentro tutta l'energia del mondo, accumulata in mesi di ansia, di sofferenza e di rabbia. 

Conclude: 

«Non sono un tipo superstizioso, ma scusate se mi viene spontaneo di toccare ferro quando mi si chiede di raccontare la disavventura vissuta l'anno scorso. Diciamo che non la auguro a messuno. Neppure al più scorretto degli avversari». 

Compreso Mareggini?

«S'intende!» 

Piero Abrate
 



Il fantasista bianconero ha mostrato contro l'ex squadra il meglio del suo repertorio
Baggio, addio al mal di Fiorentina
«Ero pronto a tirare un rigore, non l'avrei fallito»

TORINO. Roberto Baggio ha ieri giocato la più grande delle sue tre partite in maglia bianconera contro la Fiorentina. O meglio ha giocato la prima partita, le altre due essendo state cose diverse da quelle alle quali lui era chiamato da copione, da contratto. Baggio ieri ha corso, ha smistato buoni palloni quasi sempre di prima, ha messo il piede, si è beccato la marcatura greve di Salvatori e poi di Faccenda, è stato buttato giù quasi crudelmente da Dunga, e non è escluso che alla fine fosse ar rabbiato con la squadra viola, anche e soprattutto per l'affare Mareggini-Casiraghi. Ancora un po di incontri cosi, e poi Baggio sarà maturo per fare al la Fiorentina del giusto onesto male, quel male che forse ieri ha in qualche modo evitato di fare una sola volta, alzando troppo un cross che poteva far nascere un gol. Diciamo che ieri almeno Baggio ha smesso di fare, alla Fiorentina, del bene.

É ridicolo affannarci giorna listicamente così intorno alla normalità della prestazione di un calciatore che pure è dota tissimo di classe, è pagatissimo per sciorinaria, è provvisto di strumenti psicologici, dal buddismo in giù, per vincere le cosiddette rumore? É senz'altro ridicolo, lo è quanto è necessa rio o almeno doveroso. Perché Baggio è uno dei massimi del teatrino, e non si deve mancare niente della sua recita. Il giornalista è autorizzato a sognare di raccontare la Pechino-Parigi in deltaplano a motore, ma in tanto l'esame di ogni passo di Baggio, specie se contro la Fiorentina, fa parte di una specie di sua scuola dell'obbligo.

Baggio ieri ha fatto molti passi veloci in campo, e alcuni velocissimi per lasciare lo spogliatoio e dissolversi dopo avere detto ai giornalisti di non voler dire nulla. Il che non significa non avere nulla da dire, e infatti i giornalisti, facendo cooperative, gruppi, cosche, congreghe, pool, scambi eccete ra, sono riusciti ad avere alcune sue frasi, che messe insieme fanno, se non un'intervista, un bouquet di pareri. Il massimo dell'emissione di suoni è stato eseguito da Raggio mentre si allontanava, un braccio sulla spalla di Iachini giocatore della Fiorentina, con un giornalista toscano amico suo da anni. Ma ecco la summa.

Io e la partita: 

«Ero teso,ma meno di altre volte, e mi sono quasi rilassato giocando. Ecco, adesso posso dire che si, se avessimo avuto un rigore a fa-vore e io fossi stato designato come rigorista, l'avrei tirato".

lo e i tifosi viola

"Non ho sentito i cori orribili di cui mi dite. Ho visto però che c'era del fermento nella loro zona, giocando non ho potuto fare a meno di notare certi tafferugli, in somma certe cose brutte, che mi fanno del male".

lo e il dopogara con lo sconro Mareggini-Casiraghi. 

«Non devono accadere certe cose, sono accadute, sono disgustato". 

Parole neanche troppo criptiche, parole critiche verso il portiere della Fiorentina, visto che dello scontro Casiraghi è stato una vittima.

Quanti incontri ancora per avere un Baggio che distrugge la Fiorentina, le segna dei gol, la colpisce anche con le parole? I cronisti giovani fanno i conti, sono quasi sicuri di arrivare al quel momento. I cronisti anziani sospirano, sanno che non ci arriveranno mai. Però noi che eravamo a Torino quando Baggio si fece nascere a mattino una figlia pur di non dover pensare, giocando al pomeriggio, a battere la Fiorentina, noi che eravamo a Firenze quando Baggio non tirò il rigore e usci dal campo tenendo stretta una sciarpa viola, vi garantiamo che la va meglio.

Gian Paolo Ormezzano
brani tratti da: La Stampa 2 settembre 1991

 




LA NUOVA JUVENTUS
UNA SIGNORA CON LE PALLE!
Una squadra grintosa, che sa dove vuole arrivare. Pochi fronzoli, molta concentrazione e quegli attributi che hanno mandato in visibilio persino il presidente Chiusano...

TORINO. Finalmente una squadra con le palle. La considerazione tecnico-anatomica del presidente Chiusano nell'intervallo di Juventus-Fiorentina ha fotografato in modo persino crudo il nuovo corso bianconero. Per la verità, non è ben chiaro (forse neppure tra gli studiosi del delicato ramo) se una Signora, sia pure storicamente impegnata nel virile sport del pallone, debba proprio possedere certi attributi per suscitare ammirazione. In ogni caso il Trap, che notoria- mente non bada ai fronzoli, non ha avuto esitazioni a... cambiare il sesso della squadra più di tutte obbligata a vincere. Un mutamento radicale, una pagina girata, una brusca inversione di tendenza. 

"E una Juventus molto più quadrata, compatta, sicura di sé rispetto all'anno scorso"  ha calcato la mano il presidente della Lega, Nizzola, "senza quegli sbandamenti della stagione passata che la portavano a subire gol improvvisi quanto incredibili". 

Il ritornello dei pareri autorevoli sulla nuova Juve appare quasi ossessivo: 

"I miglioramenti" spiega Renzo Righetti, vicepresidente del Settore tecnico, "sono netti: si tratta di una Juve molto migliorata. E più robusta, più determinata. Un'altra cosa rispetto all'anno scorso". 

La lingua batte dove Maifredi duole e, insomma, la Signora virile sembra aver fatto centro ben al di là del successo di misura sulla Fiorentina con cui ha bagnato il suo esordio ir campionato. Si tratta di vedere, a questo punto, se cert trionfalismi appaiano giustificati. In realtà, sarebbe avventuroso sostenere che contro la scombinata squadra di Lazaroni si è espressa una grande Juve. Certo, i famosi... bargigli, tanto per restare in campo anatomico, sono emersi subitc di prepotenza.  Trap ha presentato un complesso di mutuo soccorso in cui, bandite stelle e stelline, ogni elemento esprime una operatività totale al servizio dei compagni. Si tratta di un primo passo fondamentale, la condizione indispensabile per mantenere nominalmente intatto l'assetto offensivo dello scorso anno, col poker Di Canio - Baggio - Schillaci - Casiraghi.Se a questo si aggiunge un assetto di terza linea pressoché impeccabile, grazie alla tremenda efficacia non soltanto dell'ottimo Kohler. ma anche del puntuale Carrera, si ha il quadro di una compagine poderosa difficilmente perforabile, anche sul piano delle improvvise amnesie di concentrazione. Ouesto non significa tuttavia che l'opera possa dirsi conclusa. La Juve del debutto ha cozzato a lungo contro il dispositivo difensivo viola: un groviglio di reticolati, tra difensori e centrocampisti, in cui quasi mai i fantasisti bianconeri sono riusciti a districari sguainando le indispensabili levate d'ingegno, i guizzi capaci di piegare la chiave tattica della partita avversaria. Così più che gioco autentico, la Juve offre per ora una continua, convinta generosa ricerca della via migliore per giungere al gol. Lo ammette lo stesso Trapattoni: 

"Per un'`ora contro la Fiorentina abbiamo tentato di tutto per arrivare a segnare: al di là dell'esiguo numero di occasioni, il fatto resta ımportante". 

Ecco: la Juve '91-92 parte con una disposizione d'animo completamente nuova. Una Juve umile, quasi operaia a dispetto dei nomi altisonanti che ne sorreggono le ambizioni offensive. Una Juve che ha tutto per diventare "da scudetto", ma che appunto ancora deve diventare tale, Disponendo di una micidiale coppia di attaccanti, Trapattoni sta ricalcando certe sue Juventus degli anni d'oro. Rinuncia al regista (di cui peraltro disporrebbe: il bravissimo Corini) per privilegiare un quadrilatero di centrocampo senza mediazioni tattiche con un tornante di fantasia e un rifinitore avanzato (Di Canio e Baggio) supportati da due robusti elementi di quantità (Reuter e Marocchi). Per funzionare al meglio anche su fronte offensivo occorrerebbero dunque al meccanismo bianconero un Di Canio in qualche modo somigliante a Causio del tempo che fu e parimenti un Baggio il più vicino possibile alle intuizioni registi. che che accendevano Platini Per ora, l'ex laziale non riesce quasi mai a pilotare sul fondo la propria indubbia classe per pennellare i cross che Casiraghi attende come una manna del cielo. Cosi come latitano le deliziose invenzioni con cui Baggio è capace di girare l'interruttore della partita azionando i magici meccanismi del gol. Riusciranno i due eroi della r iconversione trapatto-niana a sposare il sacrificio tattico senza appannare i pro- pri proverbiali bagliori tecnici? Su questa sfida si gioca il campionato della Juve, la sua possibilità di porre una effettiva candidatura al titolo. Non è forse un caso che proprio di Gianni Agnelli, uomo refrattario ai facili entusiasmi, sia giunta una piccola stecca nel coro domenicale degli elogi: 

"Una Juve discreta" l´ha definita, "perche non posso dire mi abbia pienamente soddisfatto. C"è qualcosa da registrare, ma nel complesso questa Juve non è male. E che grinta, quel Kohler".

Il campionato festeggia dunque il ritorno in punta di piedi della grande Juventus: senza poclami, senza scintille di gioco, ma già con la determinazione indispensabile per salire nuovamente gradini che portano in alto. Quando giungeranno copiose con avversari chiusi a doppia mandata come la Fiorentina di Lazaronı anche le palle che contano veramente, cioè quelle gol, la Juve dovrà davvero e finalmente tornare a ruggire.

Carlo F. Chiesa
tratto dal Guerin Sportivo anno 1991 n.36






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