venerdì 2 ottobre 2026

2 Ottobre 2005: Juventus - Inter

È il 2 ottobre 2005 e Juventus e Inter si sfidano nella sesta giornata del girone di andata del campionato italiano di calcio di Serie A 2005-06 allo Stadio 'Delle Alpi'  di Torino.

La Juve allenata in panchina da Fabio Capello si appresta a vincere il suo ventinovesimo Scudetto ed ha proprio nei nerazzurri il suo massimo antagonista per la vittoria finale. 

Purtroppo l'invidia regala grandi amarezze e disincanti e quella grande squadra dal futuro ancora più grande verrà spazzata via dalla più grande farsa del calcio moderno.

Buona Visione!

 

juve


 

Stagione 2005-2006 - Campionato di Serie A - 6 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 2 ottobre 2005 ore 20.30
JUVENTUS-INTER 2-0
MARCATORI: Trezeguet 22, Nedved 34

JUVENTUS: Abbiati, Blasi, Thuram (Kovac 50), Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi, Emerson, Vieira, Nedved, Trezeguet (Zalayeta 60), Ibrahimovic (Del Piero 45+1)
Allenatore: Fabio Capello

INTER: Julio Cesar, Cordoba, Materazzi (Zè Maria 83), Samuel, Favalli, Figo (Recoba 64), Cambiasso, Pizarro (Cruz J. 72), Stankovic, Adriano, Martins
Allenatore: Roberto Mancini

ARBITRO: Paparesta G.



Capello «Il risultato mi esalta più di ogni record» 

La Juve dei record?  

«A me interessano i risultati», taglia corto Fabio Capello.

La sua Juve più bella? 

«Una squadra dotata di tecnica e carattere, determinata, umile e compatta, con la voglia di fare risultato. Sempre. Dal primo all'ultimo minuto». 

Parole sobrie, asciutte, ma il senso è chiaro: la capolista ha annichilito una delle principali rivali sulla lunga strada dello scudetto. 

«L'Inter ha giocato una buona partita, ma noi le abbiamo concesso pochissimo». 

Sei vittorie in altrettante partite. 

«Non mi aspettavo numeri del genere. Ho visto una Juve umile e determinata. Abbiamo giocato bene soprattutto nel primo tempo. Nel secondo non riuscivamo più a uscire dal guscio, anche perché Ibra ha caratteristiche che altri non posseggono. Ho avuto qualche attimo di paura, soltanto nel finale abbiamo saputo organizzare il contropiede. Nessuno come Ibra sa tenere alta la squadra». 

A chi prospetta già scenari trionfalistici, Capello risponde così: 

«Tenere questo passo non sarà facile. Però la Juve è una squadra vera, con campioni che quando la partita è in equilibrio fanno sempre la differenza. E non ci culliamo mai sugli allori; il vantaggio su Inter e Milan non è significativo a questo punto, però ci fa lavorare sereni».

Vediamo i dettagli: i due gol sono venuti su calcio di punizione. 

«I nostri due attaccanti sono forti fisicamente e capaci di tenere palla, fermarli senza commettere fallo è difficile. Siamo stati bravi a sfruttare queste occasioni. Sul 2 a 0 abbiamo anche sfiorato la terza rete su calcio d'angolo». 

Seguono gli elogi a Vieira: 

«È bravissimo. Occupa bene il campo. Ha il merito di essere un buon interditore e di saper impostare il gioco. Allo stesso tempo faccio i complimenti a Emerson, Camoranesi, Nedved e alla difesa». 

Applausi a Zambrotta: 

«Pur essendo un ex attaccante, è diventato un grandissimo difensore. Non ho ancora trovato un attaccante in grado di dribblarlo e andar via. In più, è pericolosissimo quando avanza. In giro c'è pochissima gente con queste caratteristiche». 

Sull'intervento di Materazzi su Ibrahimovic, Capello evita polemiche: 

«Le immagini si commentano da sole. Non voglio accusare nessuno, accetto la decisione dell'arbitro. Sapete che per me il calcio non è un gioco per signorine. Mi piacciono le partite maschie. Poi ci sono interventi scorretti che deve valutare il direttore di gara. Io mi adeguo sempre alle decisioni arbitrali e non le commento. Speriamo soltanto che per Ibra non sia nulla di grave. Quanto a Thuram, l'infortunio non è grave. 

Ibra se ne va con le stampelle per l'antidoping, pratica che non riesce a espletare con la stessa facilità con cui tratta il pallone. Il «ricordo» di Materazzi è sul ginocchio sinistro, una forte contusione che lo esclude dalla Nazionale e forse anche dalla prossima partita con il Messina del 15 ottobre, dopo la sosta internazionale. Oggi la risonanza magnetica dirà di che cosa si tratta. E un'ecografia spiegherà invece come sta Trezeguet, uscito per uno stiramento all'adduttore sinistro, ma è di Ibrahimovic che si parla e si straparla. Certo, alla Juve non l'hanno presa benissimo. 

Moggi è sarcastico: 

«Dopo l'entrata elegante di Materazzi, Ibrahimovic ha riportato una contusione importante. Diciamo che non è stata una cosa fra amici. Speriamo che non sia nulla di grave. È stata una partita maschia. La Juve è stata superiore all'Inter. I nerazzurri? Potranno fare bene fra uno o due anni». 

Carino. Anche Nedved ha un messaggio per Materazzi: 

«Capisco l'importanza della partita e che tutti volessero fare bene. Ma bisognerebbe giocare più al calcio e tirare meno calci». 

Il bianconero entusiasta: 

«Abbiamo tecnica. L'Inter mi ha fatto una buona impressione. E il Milan è un'altra grande squadra».

Fabio Vergnano
tratto da La Stampa 3 ottobre 2005





zlatan

adriano

juventus

juve

juve

inter

inter

la stampa

la stampa


maglie










giovedì 1 ottobre 2026

1 Ottobre 1995: Juventus - Napoli

È il 1 ottobre 1995 e Juventus e Napoli si sfidano nella quinta giornata del campionato di calcio di Serie A 1995-96  allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus, guidata in panchina dal 'maestro' Marcello Lippi, dopo aver vinto lo Scudetto dopo ben otto anni, adesso pensa in grande. Pensano alla Champions League (che conquisteranno a Roma). Ed infatti i bianconeri non giocano come sanno in campionato e si fanno 'rubare' il titolo dal Milan. Alla fine sarà il secondo posto. Dall'altra parte c'è un Napoli che, guidato in panchina da Vujadin Boskov, conclude il campionato a metà classifica.

Buona Visione!

 



juve


 

Stagione 1995-1996
Campionato di Serie A - 5 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 1 ottobre 1995 ore 15.00
JUVENTUS-NAPOLI 1-1
MARCATORI: Pecchia 52, Vialli 55

JUVENTUS: Peruzzi, Torricelli, Ferrara C., Tacchinardi, Pessotto (Vierchowod 46), Di Livio (Sorin 68), Paulo Sousa, Deschamps, Del Piero (Padovano 82), Vialli, Ravanelli
Allenatore: Marcello Lippi

NAPOLI: Taglialatela, Cruz A., Bordin, Ayala (Policano 57), Pari, Tarantino (Baldini 50), Buso, Pizzi (Boghossian 71), Pecchia, Agostini, Imbriani
Allenatore: Vujadin Boskov

ARBITRO: Braschi
ESPULSIONI: Pecchia 89 (Napoli)





Lippi: scorie di Coppa Boskov: Visto che bravi? 
È IL VECCHIO IL PIÙ FELICE 

TORINO - Per vedere di nuovo una Juve ai vertici del rendimento bisognerà attendere dopo il 6 dicembre, quando la Champions League andrà in letargo. Lippi non lo dice, ma lo fa capire. L'Europa logora i giocatori, prosciuga le loro energie fisiche e mentali. 

Spiega il Marcello: 

«Quella coppa è una cosa speciale, per tutti è il sogno di una vita. Ci si avvicina ad ogni partita con grande intensità ed è normale che subito dopo si paghino le conseguenze». 

Ecco spiegata la vittoria a denti stretti contro il Vicenza (dopo il Borussia), ecco rivelato il segreto del pareggio con il Napoli a tre giorni dalla vittoria sulla Steaua. A questo bisogna aggiungere che la Juve non è per ora la squadra che tutto travolge. Molti sono in forma precaria, altri addirittura ko per infortunio. Ieri è toccato a Pessotto (stiramento della coscia sinistra); prima della partita ha alzato bandiera bianca Conte per una tendinite. La sosta per la Nazionale arriva come manna dal cielo. Ammette Lippi: 

«Non siamo al cento per cento, ma stiamo facendo l'impossibile per restare in corsa su tutti i fronti. Non sono preoccupato, anche se la squadra ha alti e bassi di rendimento. Alterniamo cose belle ad altre meno positive. Questa altalena non è un problema perché so che ci sono ampi margini di miglioramento e la strada è ancora lunga. Siamo soltanto ai primi chilometri della nostra Milano-Sanremo calcistica». 

E poi non si possono togliere meriti al Napoli. Lippi non è sorpreso: 

«Conosco questi giocatori, so che non c'è nulla di miracoloso in quello che stanno facendo. Se nei primi venti minuti della partita noi non abbiamo fatto nulla di buono, il merito è soprattutto loro. Dal 20' in poi abbiamo cominciato a giocare secondo le nostre possibilità, ma non c'è mai stata una superiorità vera. Soprattutto nel secondo tempo è stato tutto un alternarsi di azioni. Il careggio è quindi giusto. Potevamo superare il Milan, ma non possiamo rammaricarci anche per questo». 

Curioso il botta e risposta a distanza con Boskov. Sostiene il saggio Vujadin: 

«Bravo Lippi a togliere Pessotto, altrimenti Buso avrebbe continuato a dominare sulla fascia destra». 

Ma Marcello dissente totalmente: 

«Questo lo dice lui. Ho sostituito Pessotto per infortunio e poi mi pare che Buso abbia fatto le cose migliori nella ripresa, proprio quando Pessotto era negli spogliatoi». 

Punti di vista. Lippi le ha provate tutte per vincere. Ha fatto debuttare in Serie A Sorin 

(«Speravo desse vivacità, ma ha pagato l'esordio»), 

Ha utilizzato anche Padovano, forse in ritardo, visti i problemi dei tre attaccanti. Ma il tecnico ha una spiegazione per tutto: 

«Non potevo togliere Ravanelli perché è l'unico ariete che abbiamo. Vialli può segnare in qualunque momento. Quanto a Del Piero, con Padovano avrebbe dovuto fare il centrocampista, ma nel finale è difficile che ci riesca. Al massimo può essere utilizzato in quella posizione all'inizio. 

Boskov ha molto da recriminare: 

«Babbo Natale è arrivato con tre mesi di anticipo a Torino. Abbiamo avuto delle palle-gol nitide, la Juve solo quella di Vialli. E se Imbriani non avesse sbagliato proprio al 90', avremmo ottenuto una vittoria giustissima. Purtroppo è ancora un ragazzino; ha un grande talento, ma gli manca l'esperienza. Accettiamo i suoi errori, perché siamo sicuri di avere a disposizione un campioncino. La cosa importante è che il Napoli è una grande squadra; sarà un delitto se non andrà in Uefa. Abbiamo tanti pregi e qualche difetto. Basteranno un paio di ritocchi per garantire a questa squadra un grande futuro». 

Il saggio Vujadin sa che i propri meriti si ingigantiscono anche attraverso le prodezze degli avversari: 

«La Juve è la grande squadra di sempre. Ha carattere, ha giocatori come Vialli che non puoi mai perdere di vista. Ma il Napoli l'ha messa alle corde. Abbiamo ottenuto finora tre vittorie e due pareggi. La nostra classifica ci onora». 

Fabio Vergnano
tratto da: La Stampa 2 ottobre 1995





Boskov voleva vincere
«Le vere occasioni sono state nostre»

Il silenzio stampa deciso dopo l'eliminazione in Coppa Italia contro il Lecce dai giocatori del Napoli prevede due eccezioni: Pari come giocatore più anziano e Boskov, anche perché per far stare zitto zio Vujadin ci vorrebbe, ammesso che basti, un'ingiunzione della magistratura. Oltretutto, a Napoli, per tradizione patria della scaramanzia, il non parlare, come ha ammesso lo stesso Pari, è ormai una cabala vincente, un sistema che ha illustri precedenti: la Nazionale a Spagna '82, tanto per citare uno dei casi più famosi. A Boskov la storia di squadra sorpresa o squadra rivelazione sta ormai un po' stretta. 

"L'avevo detto anche dopo la brutta partita di Lecce», ha cominciato, «se lo ribadisco oggi: questa squadra, piena di giovani interessantissimi, ha un grande futuro». 

Ma al tecnico slavo sta stretto anche il pareggio del Delle Alpi: 

«Abbiamo raccolto poco rispetto ai nostri meriti, poiché le vere palle-gol le abbiamo avute noi, mentre la Juve se ne è procurata una sola e per il resto è arrivata al tiro in modo velleitario. La classifica parla chiaro e non è bugiarda: il Milan capolista ha solo un punto più di noi e alla ripresa del campionato, visto che i rossoneri affronteranno la Juve, perché non pensare a un sorpasso»? 

L'appetito vien mangiando, insomma, e, sportivamente parlando, Boskov di fame ne ha ancora molta…

C'è anche il tempo per qualche suggerimento a Sacchi che Vujadin aveva invitato alla partita del Delle Alpi (ma il Ct ha preferito Padova-Parma); 

"Peccato, avrebbe visto una bella partita e notato il valore dei nostri giovani: Tarantino, Taglialatela e Buso meritano la Nazionale. Soprattutto Buso che contro la Juve ha giocato la miglior partita da quando sono a Napoli. Ha costretto Lippi a correggere la difesa. Se fosse rimasto in campo Pessotto, non so come sarebbe finita..." 

L'allegra brigata Boskov non smette insomma di stupire e di piacere.


Nonno Vujadin dimostra per l'ennesima volta di saperci fare. Il suo Napoli è una squadra costruita alla meglio, con tutte le traversie societarie che ha avuto, ma in campo c'è, e si vede, la mano del tecnico giramondo. Ormai, dopo la quinta partita utile, non si può più parlare di sorpresa. Il Napoli, per come sta giocando, è la più bella realtà del campionato. E se avesse vinto al Delle Alpi, non sarebbe certo stato uno scandalo.

tratto da "Il Film del Campionato"
del Guerin Sportivo anno 1995





Ma non è crisi

La sfida del Delle Alpi proponeva due temi: la tenuta del sorprendente Napoli e il riscontro in campionato della grande Juve ammirata in Champions League. Partiamo dal primo punto. Non so fino a che punto il Napoli sia una squadra d'alta classifica. Per carità, gli uomini di Boskov giocano bene e sono pieni di entusiasmo. Ma sono anche molto giovani e dunque bisognerà vedere nei momenti più duri se avranno la personalità per fronteggiare le difficoltà. Credo che i risultati di queste prime domeniche non siano del tutto attendibili, anche se spero di sbagliarmi.

Penso che il Napoli non sia da primi cinque o sei posti. Una spiegazione ulteriore a questa interpretazione la colgo pro-prio dalla sfida con la Juve, la quale domenica non è stata impeccabile. Se il Napoli avesse avuto un uomo migliore a centrocampo e uno in attacco, avrebbe fatto sua la gara. Il Milan dei tempi migliori, per intenderci, avrebbe vinto 3-0 al Delle Alpi. Questo vuol dire che la Juve è in crisi? No, perché in Coppa ha dimostrato di essere una formazione fortissima. E allora? Semplicemente la concentrazione non può essere la stessa in tutte le partite. Un giocatore sarebbe un automa se rendesse sempre al 100 per cento. Non è una questione di volontà, nel senso che l'impegno rimane sempre uguale. Ma inconsciamente si è portati a rendere di più nelle gare che contano maggiormente. D'altronde, questa è proprio una caratteristica della Juventus: agli appuntamenti importanti si fa trovare ogni volta pronta. Lo sarà anche fra 15 giorni contro il Milan, in una partita chiaramente importante, anche se non decisiva vista la regola dei 3 punti. L'uomo determinante? Dico che sarà Ravanelli. Con il Napoli non l'ho visto in crisi come hanno detto molti...

Massimo Mauro
tratto da "Il Film del Campionato" del Guerin Sportivo anno 1995







juve

juve

juve

juve

juve

juve

juve

juventus

napoli

juventus

napoli

maglie

maglie











 


mercoledì 30 settembre 2026

30 Settembre 2015: Juventus - Siviglia

Attraverso il canale Youtube ufficiale della Juventus vi proponiamo questo gustoso amarcord di questa data odierna. 

È il 30 settembre 2015 e Juventus e Siviglia si sfidano in questa gara valevole per la seconda giornata del girone di qualificazione dell'UEFA Champions League 2015-16. 

Il tutto si svolge allo "Juventus Stadium" di Torino.

Buona Visione!


juve


Stagione 2015-2016 - Champions League - 2ª giornata
Torino - Juventus Stadium
mercoledì 30 settembre 2015 ore 20:45 
JUVENTUS-SIVIGLIA 2-0
MARCATORI
: Morata 41, Zaza 87

JUVENTUS (3-5-2): Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini, Cuadrado, Khedira (Alex Sandro 76), Hernanes, Pogba, Evra, Dybala (Rugani 88), Morata (Zaza 80)
A disposizione: Neto, Vitale, Lemina, Pereyra
Allenatore: Massimiliano Allegri

SIVIGLIA (4-4-2): Sergio Rico, Coke, Andreolli, Kolodziejczak, Tremoulinas, Konoplyanka, Nzonzi (Iborra 66), Krychowiak, Krohn-Dehli, Reyes (Munoz 79), Gameiro (Immobile 66)
A disposizione: Soria, Cristoforo, Luismi, Mariano Ferreira
Allenatore: Unai Emery

ARBITRO: Eriksson (Svezia)
AMMONIZIONI: Coke 78 (Siviglia)







Nella notte dell'ottimo esordio in gare ufficiali di Sami Khedira, i bianconeri centrano il primo successo casalingo stagionale: lo spagnolo sblocca lo stallo con il quinto gol nelle ultime cinque uscite continentali, nel finale l'ex Sassuolo chiude i conti. 
TORINO – La Champions League come un’isola felice, un rifugio da utilizzare per provare a dimenticare le amarezze del campionato. La Juventus ritrova in Europa la sua anima vincente, con Álvaro Morata che si conferma letale nel torneo più importante del Vecchio Continente: quinto gol nelle ultime cinque uscite di coppa per l’ex Real Madrid, è sua la firma necessaria per superare il Siviglia e volare a quota 6 punti nel “girone di ferro”. Nel finale c’è gloria anche per Zaza, che si alza dalla panchina e fissa il risultato sul 2-0 con una sgroppata conclusa alla perfezione col piede debole, il destro. Ma l’aspetto più positivo della notte dello Stadium è probabilmente l’impatto di Sami Khedira, che alla prima gara ufficiale in bianconero tiene alla grande per 75 minuti, regala alla mediana juventina la doppia dimensione che mancava e aiuta i compagni a centrare la prima vittoria casalinga stagionale. 
LA TATTICA BIANCONERA – Allegri risolve l’ultimo dubbio dando fiducia ad Hernanes a centrocampo; l’assetto tattico bianconero è particolarmente elastico: la “Vecchia Signora” difende con un 4-4-2 tradizionale, in cui Pogba è chiamato al sacrificio sulla corsia mancina di centrocampo e Barzagli deve adattarsi come terzino destro. In fase di possesso palla, i padroni di casa si schierano con un 3-5-2 che chiede molto a Evra, costretto a una sfiancante attività di proposta offensiva e rientro difensivo. L’ago della bilancia è Cuadrado, l’unico in grado di cambiare passo e di creare superiorità numerica: il colombiano semina il panico sulla fascia destra, Emery sceglie Krohn-Dehli in supporto a Tremoulinas non fidandosi dell’abnegazione di Konoplyanka, dirottato sul fronte opposto. 

Marco Gaetani 



alvaro

alvaro

fine

juventus

siviglia

juve

juve

sevilla

sevilla

goal

juve

juve








30 Settembre 1998: Rosenborg - Juventus

É il 30 Settembre 1998 e Rosenborg e Juventus si sfidano nella seconda giornata del girone di qualificazione della UEFA Champions League 1998-99 allo 'Lerkendal Stadion' di Rosenborg (Norvegia).

In casa bianconera sta per avvenire una clamorosa 'rivoluzione'. Il grande Marcello Lippi poco dopo questa partita rassegnerá le dimissioni da allenatore ed al suo posto arriverá il giovane e rivoluzionario Carlo Ancelotti. Dopo l'iniziale scetticismo dei tifosi la squadra sembra aver intrapreso la giusta via. Peró alla fine sará solo un deludentissimo settimo posto che varrá solo l'accesso per l'europa verso la Coppa Intertoto. 

Dall'altra parte c'é il Rosenborg che vive (come il calcio norvegese di quegl'anni) un momento roseo; ed é sempre un ostacolo ostico da superare.

Buona Visione! 



rosenborg

 

Stagione 1998-1999 - Champions League - 2ª giornata
Trondheim - Lerkendal Stadion
Mercoledì 30 settembre 1998 ore 20.45
ROSENBORG-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Inzaghi 27, Skammelsrud rigore 69

ROSENBORG: Jamtfall, Basma, Bragstad, Hoeftun, Bergdoelmo, Strand (Winsnes 83), Skammelsrud, Berg, Soerensen (Hernes 55), Rushfeldt (Dahlum 62), Jakobsen
Allenatore: Trond Sollied

JUVENTUS: Rampulla, Birindelli, Tudor, Montero, Mirkovic (Pessotto 77), Tacchinardi, Deschamps, Zidane (Zalayeta 79), Davids, Inzaghi (Fonseca 61), Del Piero
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Ancion (Belgio)
RIGORI FALLITI: Skammelsrud 79 (Rosenborg)



Inzaghi ancora Rapinator mette il piedino ed è gol 

RAMPULLA 8. Grande protagonista della serata. Per mezz'ora non corre alcun pericolo. Ha il maglione fosforescente color carota e certo non passa inosservato. Non è bravo ma bravissimo nell'unica occasione da gol che i norvegesi creano nel primo tempo. Riflessi e scatto felino: perfetta la sua respinta d'istinto. Concede il bis tuffandosi a sventare una capocciata di Dahlum ed evitando un gol sicuro: esagera parando pure un rigore. 

BIRINDELLI 5,5. Parte su Jacobsen in un duello fra mini giocatori che fa tenerezza. Dopo mezz'ora Lippi lo dirotta a sinistra per arginare le avanzate di Sorensen che creano sempre scompiglio da quella parte. Ma non fa sfracelli. Spiana Skammelsrud provocando un rigore assolutamente indiscutibile. 

TUDOR 6. Perfetto o giù di lì nel controllo di Rushfeldt. Con il gigante norvegese ingaggia un duello ad alta quota in cui il croato ha quasi sempre la meglio. Soffre nella ripresa quando gli avversari si fanno meno timidi. 

MONTERÒ 6,5. Ci voleva il suo ritorno per dare compattezza alla difesa. Spazza via e pilota i compagni di reparto. In attesa di Ferrara è lui il collante della retroguardia juventina.

MIRKOVIC 5,5. Il meno efficace dei quattro difensori. Concede troppo spazio all'avversario che si proietta dalle sue parti, offre ogni volta un senso di desolante precarietà. Lippi allora lo sposta a destra cercando di semplificargli il compito. 

(Dal 32'st Pessotto sv). 

TACCHINARDI 5,5. Partenza gagliarda, fa muro a centrocampo dando man forte a Deschamps. Ma con il passare dei minuti patisce il dinamismo e lo spirito d'iniziativa di Berg. 

DESCHAMPS 6. Partita dopo partita sta ritrovando le cadenze normali. Prezioso intercettatore delle avanzate norvegesi, buono anche come rampa di lancio per gli attaccanti. 

DAVIDS 6,5. Nulla di nuovo da segnalare. Indispensabile nel ruolo di traghettatore di palloni, suo il tiro da cui scaturisce il gol del vantaggio. Dubbio il fallo che viene punito con il secondo rigore. 

DEL PIERO 6. Sta tornando quello di sempre. Si tuffa nel cuore della difesa del Rosenborg con spunti vecchia maniera. Prova il tiro che l'ha reso famoso in tutto il mondo, ma, almeno in quello, per ora la fortuna gli volta le spalle. Quelli del Rosenborg diventano matti per cercare di renderlo innocuo. Due volte al tiro in avvio di ripresa, nel primo caso fa tutto benissimo, ma purtroppo si impappina al momento della conclusione. 

INZAGHI 6,5. Ancora Pippo in versione Rapinator: guarda caso sul rasoterra di Davids c'è il suo piedino dorato, basta un tocco ed il gol è servito. Davvero un predestinato. 

(Dal 16'st Fonseca sv). 

ZIDANE 6. A volte fa tutto benissimo ed è lo Zizou che ha messo ko il Brasile. Altre volte sembra che lasci il posto al suo gemello, perchè si perde in ghirigori non degni della sua fama. Alla Juve così non può bastare. 

(Dal 34' st Zoloyetasv). 

LIPPI 6. Cinquanta panchine europee. Non le festeggia nel modo sperato, ma ritrova una Juventus che sa combattere, anche se si complica l'avventura di Coppa. 

Fabio Vergnano
tratto da: La Stampa 1 Ottobre 1998



 

rosenborg

deschamps

Rosenborg

Rosenborg

ticket

juve

juve

juve

juve

rosenborg

alessandro

maglie