È il 27 marzo 1977 e Juventus e Cesena si sfidano nella settima giornata del girone di ritorno del campionato italiano di calcio di Serie A 1976-77 allo stadio ‘Comunale‘ di Torino.
È un campionato dominato dalle squadre piemontesi, questo. Con Torino e Juventus 'abbracciate' in un appassionante testa a testa fino a fine campionato. Alla fine trionferanno i bianconeri per un solo punto in un duello entrato nella storia.
Dall'altra parte c'è un Cesena ormai condannato alla retrocessione dopo che la stagione prima era stata protagonista di una cavalcata spettacolare.
Buona Visione!
Campionato di Serie A 1976-1977 - 7 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 27 marzo 1977 ore 15.00
JUVENTUS-CESENA 3-2
MARCATORI: Benetti 14, Morini autorete 48, Bettega 68, Benetti 75, Palese 88
JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, Furino (Gori S. 42), Morini, Scirea, Causio, Tardelli, Boninsegna, Benetti, Bettega
Allenatore : Giovanni Trapattoni
CESENA: Boranga, Benedetti, Ceccarelli, Piangerelli, Oddi, Zaniboni, Beatrice, Frustalupi (Palese 82), Rognoni, Bittolo, Macchi
Allenatori : Paolo Ferrario e Aldo Neri
ARBITRO: Serafini
Le pagelle bianconere
I guai dalla difesa
ZOFF — Per oltre mezz'ora non tocca palla. Una sola volta Macchi, con la complicità di Scirea, lo minaccia da vicino, ma sballa la conclusione. Il primo tiro in porta, in apertura di ripresa, è l'autogol di Morini. Compie una sola parata su «volée » di Macchi e capitola nuovamente, incolpevole, nel finale su una « sberla » all'incrocio dei pali di Palese.
GENTILE — Un'altra bella prestazione. Anche sa Rognoni lo porta a spasso con un frenetico movimento. Il terzino non smarrisce la lucidità se lavora numerosi cross precisi. Allo scadere del tempo s'infortuna, ma stoicamente stringe i denti e nella ripresa, dopo un avvio in sordina, torna a rendersi molto utile.
CABRINI — Deve sfruttare l'out sinistro e lo fa puntualmente malgrado nella sua zona si alternino Piangerelli, Rognoni, Bltolo e Ceccarelli. Da un concreto apporto al forcing bianconero confermando le sue ottime qualità di terzino d'attacco.
FURINO — Nell'ammucchiata a centrocampo non sempre riesce a farsi luce, svirgola qualche pallone, ma combatte. Per troppa generosità nella ricerca del gol, si produce uno stiramento e si deve rientrare negli spogliatoi. Salterà quasi certamente anche il derby, ma potrebbe essere recuperabile con l'Aek di Atene in Coppa Uefa.
GORI — Subentra a Furino al 41'. Da troppo tempo lontano dal clima di campionato, non ha il ritmo dei compagni e talvolta rallenta l'azione. Comunque si prodiga e fornisce un bel pallone-gol che Bettega non sfrutta.
MORINI — Non ha molta difficoltà a bloccare Macchi, pesante e goffo, ma Scirea lo inguaia favorendo due pericolose conclusioni dell'unica punta romagnola, una delle quali determina l'autorete dello stopper.
SCIREA — Un palo di incertezze difensive (ed uno sfortunato rimpallo) contrassegnano e caratterizzano la prova un po' sbiadita di un giocatore che ha sempre fatto il proprio dovere.
CAUSIO — Ha una partenza brillante, ma esaurisce la sua carica su due sfortunati colpi di testa (Zaniboni sulla linea e Boranga gli negano il gol). Poi insiste troppo nello spunto individuale, favorendo Beatrice. Una prova a corrente alternata.
TARDELLI — Effettua una notevole mole di lavoro a centrocampo ed anche in fase offensiva cerca di darsi da fare per aggirare lo sbarramento del Cesena e rifornire le punte.
BONINSEGNA — Riceve due palloni in mezz'ora e Oddi lo anticipa. Effettua un paio di conclusioni che Boranga neutralizza. Non è in giornata di gran vena; appare un po' troppo statico, ma è decisivo il suo apporto al gol di Bettega.
BENETTI — Due reti eccezionali a coronamento della sua migliore prestazione stagionale. Sarebbero state tre se Boranga, con una tempestiva uscita, non gli avesse impedito il gol. La tribolata vittoria porta la sigla inconfondibile della « tigre ».
BETTEGA — Divide con Benetti gli applausi riconoscenti del pubblico e i meriti per il successo. Ritrova il poderoso stacco di testa, sfiora due volte il gol, poi ne segna uno splendido che l'arbitro annulla. Inventa il 2-1 e propizia il terzo punto di Benetti con un lancio perfetto. È tornato in gran forma.
LA JUVENTUS ha preso due gol dal Cesena perché l'astuto Trapattoni ha voluto mascherarsi agli occhi del collega '007' Francis Fandroch, il direttore tecnico dell'AEK venuto a Torino per studiare il prossimo avversario di Coppa Uefa. Fandroch, che ha 63 anni ma è ingenuo come un pivello, è tornato ad Atene tutto contento, raccontando:
"Ho già trovato la mossa vincente per battere la Juventus."
Trapattoni, invece, non teme l'AEK; è solo preoccupato perché per il derby dovrà fare a meno di capitan Furino. Anche se la medicina fa miracoli, lo strappo rimediato contro il Cesena costringerà il vecchio "Furia" a rimanere in tribuna. Si consolerà con gli hobby che sono tanti, come ha confidato all'autorevole Angelo Rovelli che l'ha intervistato per "Il Monello". Ha detto Furino:
"Federica è il mio svago, il più dolce, il più ricco di gioie. Federica è mia figlia; ha un anno e mezzo e Irene, mia moglie, ha il suo da fare per presentarmela sempre come un gioiello. Sì, con mia figlia dimentico anche la raccolta dei francobolli. Sicuro, dovete sapere che quello era un vero hobby per me. Francobolli italiani. Che pazienza! Ho continuato la raccolta che aveva mio fratello e adesso con Federica il tempo diminuisce a vista d'occhio: con la mia collezione sono in arretrato, ma pazienza".
Semmai Furino è amareggiato per non essere arrivato alla laurea. Per il post-calcio ha solo il diploma di perito elettrotecnico:
"... Poi ho frequentato l'università, mi ero iscritto a matematica, ma allora giocavo a Savona. Parlo di dieci anni fa e facevo fatica a frequentare. Quando sono tornato a Torino, mi sono iscritto a Economia e Commercio, ma intanto dovevo anche svolgere il servizio militare e così a poco a poco ho perso l'abitudine allo studio."
Ma in fondo non se ne pente. È meglio essere il capitano della Juventus che dottore in economia e commercio alla Fiat Mirafiori.
La Juventus, nonostante la vittoria di misura, ha ricevuto elogi anche su "La Stampa", e con somma sorpresa pure si è letto che l'arbitro Serafino ha sbagliato ad annullare il gol di Bettega che era regolare. La spiegazione è facile: a fare il servizio è stato Bruno Bernardi, che è uno dei pochi tifosi bianconeri del giornale di Agnelli. Il nuovo tema della Juventus è l'accoppiata Bettega-Benetti e sono stati definiti i "gemelli della grinta". Secondo Pier Cesare Baretti, invece, contro il Cesena, la Juventus ha rischiato più del dovuto. Il vicedirettore di "Tuttosport" ha ammonito che
"... certi sbandamenti, una squadra che ha le ambizioni della Juve, non può proprio concederseli".
Ma chi dice che Trapattoni non abbia davvero mascherato la Juve per ingannare il vegliardo DT dell'AEK? Il fine, anche nel calcio, giustifica i mezzi: giusto.
Elio Domeniconi
tratto dal Guerin Sportivo anno 1977 nr.13
La Stampa 28 marzo 1977
La Stampa 28 marzo 1977
La Stampa 28 marzo 1977
"Juve, mia bella Signora…", cantano così sugli spalti del Comunale i tifosi bianconeri dopo aver sentito alle radioline che il Napoli di Pesaola costringe al pari i campioni d'Italia del Torino. Nuovo sorpasso, quindi, con un torneo che si tinge di emozioni continue. Nella foto: spetta a Bettega il più bel gol della domenica: prima scarta Boranga e poi infila il pallone nella rete incustodita. Il Cesena reagirà, ma i punti andranno alla "zebra".
Spetta a Romeo Benetti l'onore dell'ouverture: Causio batte una punizione, Boranga respinge di pugno e Benetti indovina l'angolo giusto. Ci sarà poi una reazione rabbiosa del Cesena che approderà anche al pareggio (autogol di Morini). Di Bettega il gol del raddoppio e, ancora dello scatenato Benetti, la rete del 3-1, sfruttando un assist finale di Bettega. Vano l'ultimo disperato intervento del terzino cesenate Benedetti. I romagnoli avranno poi un'altra impennata con la giovanissima ala mancina, Palese. A questo punto i marpioni di casa tireranno i remi in barca, tessendo un'infinità di trame a centrocampo, contenendo così l'esaltazione offensiva degli uomini del duo Neri-Ferrario. Per la Juventus una vittoria importantissima ai fini del rush finale per la conquista del tricolore; per il Cesena la soddisfazione di aver sostenuto una bella prova.
È una Juventus tutta record, questa guidata in panchina dal 'gladiatore' Antonio Conte. È la Juve dei 102 punti finali che strapazza tutti e conquista così il suo trentaduesimo scudetto.
Pensate che l'Inter (fermatasi ad un onorevole quinto posto) finisca a ben quarantadue (42!) punti di distacco dalla squadra campione d'Italia.
Buona Visione!
Stagione 2013-2014 - Campionato di Serie A - 11 ritorno Torino - Juventus Stadium Mercoledì 26 marzo 2014 ore 20:45 JUVENTUS-PARMA 2-1 MARCATORI: Tevez 25, Tevez 32, Molinaro 62 JUVENTUS: Buffon, Cáceres, Bonucci, Chiellini, Lichtsteiner (Isla 70), Vidal, Pirlo (Marchisio C. 66), Pogba, Asamoah, Tevez, Llorente (Quagliarella 73)
I bianconeri battono anche i ducali e conquistano il primato assoluto di vittorie interne: 15. Decide una doppietta dell'argentino. Nella ripresa accorcia le distanze Molinaro, che, all'89', sfiora il pari. I ducali protestano per un intervento in area su Parolo non sanzionato
TORINO – La Juve dei record non poteva fallire l’appuntamento con il primato assoluto di vittorie interne di fila: batte 2-1 il Parma e arriva a quota 15 staccando anche il Torino 1975-76. Un altro intarsio prezioso all’interno di una stagione che verrà ricordata a lungo negli annali. Una vittoria meritata, però, è arrivata con qualche patema di troppo. Specie dopo aver chiuso in scioltezza il primo tempo sul 2-0.
GIALLO NEL FINALE – La squadra di Conte ha tremato due volte nel finale quando uno dei tanti ex di turno, Molinaro, è andato vicino alla doppietta impegnando severamente Buffon e poi, sulla susseguente respinta, Bonucci ha rischiato grosso intervenendo da dietro in maniera scomposta su Parolo, pronto al tap-in da due passi. Un episodio sul quale Banti ha preferito, con più di un dubbio, sorvolare.
UNA VITTORIA MERITATA – Giallo a parte, non si può non riconoscere che la squadra bianconera ha, ancora una volta, vinto con grande personalità esaltando la classe e la forza dei suoi grandi solisti. È facilmente andata sul 2-0, trascinata dal solito Tevez e poi, anche dopo il 2-1, ha mantenuto costantemente l’iniziativa, sciupando almeno altre due limpide occasioni per chiudere anzitempo i conti, con Llorente e con lo stesso centravanti argentino. Insomma, il 2-2 sarebbe stato una beffa.
PARMA SCONFITTO MA A TESTA ALTA – Il Parma esce dal campo a testa alta, orgoglioso di aver lottato fino in fondo per evitare di capitolare dopo 17 risultati utili. È stato bravo a non mollare dopo aver chiuso male il primo tempo. Ha avuto la forza di riaprire la sfida e, nel finale, ha comunque cercato fino in fondo l’impresa malgrado Amauri l’abbia costretto a giocare con l’handicap di un uomo in meno per una sciocca gomitata ai danni di Chiellini. Oggettivamente, era più difficile chiedere ai ducali.
CONTE NON FA SCONTI – Determinatissimo a non lasciare neppure le briciole sul piatto, Conte ha schierato la migliore formazione possibile, eccezione fatta per l’infortunato Barzagli. E questo in barba agli imminenti impegni con Napoli e Lione. Donadoni, dal canto suo, ha provato ad opporsi modificando il 4-3-3 in 3-5-2 con Felipe preferito a Cassani in difesa, Obi al posto di Acquah a centrocampo e Biabiany e Molinaro a presidiare le fasce.
TEVEZ, UNO-DUE MICIDIALE – La Juve ha lasciato sfogare i ducali in avvio ma dopo aver corso un pericolo (destro ravvicinato di Molinaro addosso a Buffon su cross dalla destra di Lucarelli), ha alzato i ritmi e in 7’ ha piazzato un uno-due micidiale che ha steso il Parma: tutto merito di Tevez che si è inventato al 25’ l’1-0 con una bella accelerazione che ha lasciato sul posto Paletta e ha beffato Mirante e poi, al 32’, ha ideato e poi concluso l’azione del 2-0, riprendendo una corta respinta del portiere gialloblu su un diagonale di Vidal.
MOLINARO RIAPRE LA SFIDA – Il Parma ha atteso la ripresa per rialzarsi. E alla prima occasione, al 62’, è riuscito a tornare in partita. Merito di Molinaro che, riprendendo una corta respinta di Cáceres su un cross del subentrato Cassani, ha trafitto Buffon con un gran sinistro di controbalzo da fuori area. Neppure il tempo di esultare che i gialloblu si sono ritrovati in 10, traditi da Amauri che ha sferrato un colpo allo zigomo con il gomito a Chiellini.
TEVEZ, NIENTE NAPOLI – Donadoni ha cercato comunque di pareggiare rimodellando la squadra con il 4-3-2, inserendo prima Acquah e poi Schelotto, ma la Juve non ha tremato, mantenendo l’iniziativa. La pecca dei bianconeri è stata quella di non riuscire, con Llorente, Quagliarella e, infine, Tevez, a chiudere i conti. Ha tenuto vivo il Parma che, alla seconda azione della ripresa, all’89’, per poco non ha pareggiato con la suddetta duplice occasione capitata a Molinaro e a Parolo. Conte tira, così, un sospiro di sollievo. L’unica amarezza arriva dal pensiero che contro il Napoli non avrà Tevez che, diffidato, ha rimediato un’ammonizione evitabile. Poco male, visti i 14 punti di vantaggio sulla Roma: lo ritroverà più fresco contro il Lione.
È il primo anno di Antonio Conte come allenatore dei nostri eroi, ma nessuno può sognare quale sarà l'epilogo di questa stagione. Alla fine diventerà una marcia trionfale lunga trentotto partite, tutte senza l'onta della sconfitta. Dall'altra parte c'è l'Inter che chiude al sesto posto lontano anni luce dalla squadra campione d'Italia.
Buona Visione!
Stagione 2011-2012 - Campionato di Serie A - 10 ritorno Torino - Juventus Stadium Domenica 25 marzo 2012 ore 20:45 JUVENTUS-INTER 2-0 MARCATORI: Cáceres 57, Del Piero 71
JUVENTUS: Buffon, Cáceres, Barzagli, Chiellini, De Ceglie, Vidal, Pirlo, Marchisio C., Pepe (Bonucci 53), Matri (Del Piero 53), Vučinić (Quagliarella 74) Allenatore: Antonio Conte
La squadra di Conte vince 2-0 con le reti di Cáceres e Del Piero e si riporta a -4 dai rossoneri. Primo tempo equilibrato poi nella ripresa i bianconeri chiudono la partita
TORINO - La Juventus può davvero crederci. La vittoria sull'Inter, netta nel punteggio (2-0), un po' meno nello sviluppo complessivo della gara, è di quelle che vanno al di la delle distanze mantenute dal Milan capolista (4 punti). Arriva infatti contro la migliore versione stagionale dei nerazzurri, anche se lontana dagli standard abituali del club di Moratti, e poi rappresenta una svolta caratteriale importante. Non era facile, infatti, reggere alla notevolissima pressione settimanale, alle aspettative del pubblico, pronto con un'inequivocabile coreografia a rivendicare gli scudetti della discordia. Inoltre non è un caso che il successo venga sigillato proprio dagli uomini simbolo: Buffon tiene a galla la squadra nel momento più difficile, Del Piero chiude i giochi con il suo primo gol in questo campionato. Discreta comunque la prova dell'Inter: nerazzurri perfetti quando si trattata di aspettare ed andare in contropiede, spaesati e senza le energie necessarie quando si è trattato di inseguire
LA MOSSA POLI - Tatticamente, Ranieri la inizia meglio. Conte propone il tridente Pepe-Matri-Vucinic, mentre in difesa recupera Barzagli, al centro con Chiellini. Il tecnico nerazzurro se la gioca con il modulo che gli offre maggiori garanzie: un 4-4-2 attento in copertura sulle fasce a sostegno del tandem Milito-Forlan. La mossa più interessante, per limitare le giocate di Pirlo - compito perfettamente riuscito nel primo tempo - è piazzargli Poli alle costole. Altre situazioni tattiche interessanti: i duelli sulle corsie esterne. È probabilmente il miglior Maicon della stagione, quello che limita Vucinic e va ad insidiare un comunque attento De Ceglie.
BUFFON PARA TUTTO - Primo tempo equilibrato. La Juve esercita pressione maggiore, va a folate, ma a conti fatti non crea tantissimo. Le chance migliori ce le ha Matri, leggero nel colpo di testa ravvicinato che fa fare bella figura a Julio Cesar, impreciso nella girata all'altezza del dischetto del rigore. Tra i due portieri il più occupato è senza dubbio Buffon, anche perché l'Inter, particolarmente compatta tra i reparti e con una brillantezza atletica spesso latitante in stagione, prende spesso la porta. Milito (due volte) e Forlan (di testa) testano il portiere azzurro con conclusioni ravvicinate; Obi e Stankovic, invece, lo chiamano alla risposta con battute dalla distanza.
STRATEGIE TATTICHE, POI DEL PIERO - Nella ripresa grandi schermaglie sulle panchine. Conte aspetta poco, poi dà un cambio drastico al modulo: dentro Del Piero e Bonucci per Matri e Pepe, significa difesa a tre. Si era sullo 0-0; verrebbe da dire mossa azzeccata, anche se poi a ben vedere l'episodio, quasi immediato, che sblocca il risultato, arriva da palla ferma. Corner di Pirlo, Cáceres lasciato in beata solitudine, insacca di testa. Cambia anche Ranieri, passando al 4-3-1-2 con Forlan dietro Pazzini e Milito, ma quella dei nerazzurri diventa una coperta corta. Del Piero sale in cattedra: prima offre a Vučinić un assist che il montenegrino, solo davanti a Julio César, getta a mare, poi raddoppia con un diagonale perfetto su invito di Vidal. La gara finisce qui, e solo Maicon (strepitoso sulla linea su tocco di Quagliarella) e Julio Cesar, eccezionale su Chiellini, limitano un passivo più pesante.
I Bianconeri sembrano più concentrati sulla Coppa dei Campioni (coppa che vinceranno nella tragica notte del Heysel) e sono lontani dalla testa della classifica del campionato. In testa, invece, c'è sorprendentemente il Verona che dopo una cavalcata splendida vince il suo primo Scudetto.
Dall'altra parte c'è l'Inter che termina il campionato sull'ultimo gradino del podio con due punti in più dei nostri eroi.
Buona Visione!
Campionato di Serie A 1984-1985 - 8 ritorno Torino - Stadio Comunale Domenica 24 marzo 1985 ore 15.30 JUVENTUS-INTER 3-1 MARCATORI: Altobelli 38, Tardelli 40, Boniek 62, Briaschi 87
JUVENTUS: Bodini, Favero, Cabrini, Bonini (Pioli 89), Caricola, Scirea, Briaschi, Tardelli, Rossi P. (Vignola 42), Platini, Boniek Allenatore: Giovanni Trapattoni
Elogi del tecnico alle parate di Zenga Trap: «Vittoria per il prestigio»
TORINO - E così lo scudetto prende la strada di Verona. Trapattoni lo consegna direttamente a Bagnoli dopo la netta vittoria sull'Inter:
«Penso proprio che i giochi siano fatti», ammette, «anche se c'è ancora il Torino che non molla». Vediamo ora se nel derby riusciremo a fermare anche la macchina granata."
Intanto il Trap si gusta un successo che voleva ad ogni costo
"Lo 0-4 dell'andata non ci ha stimolato in maniera particolare - prosegue - volevamo una vittoria per il prestigio e per non perdere di vista la zona Uefa. Questi due punti ci servono intanto per affiancare il Milan e ci danno la possibilità di migliorare ancora la classifica nelle prossime sette partite."
Ma eccoci alla partita. Dice Trapattoni
"Nel primo tempo abbiamo avuto due-tre occasioni da gol buone, ma Zenga è sempre stato bravo. Nella ripresa il palo di Marini poteva cambiare le cose, ma la nostra vittoria non fa una grinza. Tranne venti minuti di abulia nel secondo tempo durante i quali sembrava non volessimo affondare, abbiamo poi preso il largo, favoriti anche dalla tattica dell'Inter, che non poteva accontentarsi del pareggio e ci ha dato spazio."
Trapattoni si è infuriato quando Bergamo non ha concesso il rigore per l'atterramento di Briaschi da parte di Ferri.
Spiega
"Dalla panchina è sempre difficile giudicare, ma la palla era lontana dai due».
Chiarisce poi l'impiego di Caricola in sostituzione di Brio
"Ho a disposizione valide alternative, da Pioli, a Prandelli, a Caricola appunto, che nella circostanza mi è sembrato il più adatto a marcare Altobelli, perché è il più veloce dei tre."
Forse ha pesato sulla scelta anche il ricordo della partita d'andata. Allora il vice Brio fu Prandelli.
IL CAMPIONATO / TORINO VINCE LA SFIDA CON MILANO La Juve strapazza l'Inter, il Toro beffa il Milan: dai bagliori del Comunale al buio di San Siro bianconeri e granata affondano i rivali, in una lotta di comprimari, col Verona già campione Damigelle d'onore
È STATA, a voler enfatizzare, una specie di danza vorticosa: con la Juve che vince e stravince il derby tra le grandi d'Europa, col Toro a espugnare Milano nell'altro tête-à-tête di vertice tra le due capitali d'industria. Un gran luccichio di lustrini, ma sì, un discreto sfolgorio di lamé e gioielli di famiglia: ma, a ben guardare, solo un raggrumarsi nemmeno troppo convinto di damigelle d'onore. Per il corteo nuziale del Verona, naturalmente, ormai impegnato a consumare con largo anticipo le sue prime nozze-scudetto.
ROVESCIO. Mentre i giallo-blù si divertivano a gozzovigliare al banchetto imbandito generosamente al Bentegodi dalla Cremonese (che continua a difendere gelosamente il suo inattaccabile en plein di sconfitte in trasferta), al Comunale di Torino le grandi di Coppa hanno cercato reciprocamente di farsi lo sgambetto, pur in una sfida priva dei clangori della lotta-scudetto. Al di là degli ottimismi di maniera, infatti, fondati sulla matematica intesa più o meno come un'opinione, l'Inter si è ormai liberata, al cospetto dell'evidenza, di ogni velleità di primato: il pesante distacco dal Verona, le stesse glorie europee che ammiccano con sempre maggiore intenzione dovrebbero aver dissuaso anche i sognatori più accaniti. Gli scontri tra Juve e Inter, però, hanno un sapore tutto particolare, come ferri incrociati su un blasone che non ammette defezioni d'impegno. Curiosamente, si è ripetuta, rovesciata, la situazione dell'andata: allora la Juve scese a San Siro imbaldanzita dalla scampagnata a suon di gol con il Grasshoppers, e venne brutalizzata dall'Inter formato Kalle, reduce dai robusti scrolloni del Rangers di Glasgow. Questa volta era Castagner a venire da una straripante abbuffata europea: per tentare di ribadire il concetto contro la Juve sconfitta a Praga, ha pensato bene di tornare, per l'ennesima volta, alla formazione «Cinque mulini» (cioè tutto podismo) che evidentemente predilige al limite dell'infatuazione. Fuori Causio e le possibili invenzioni dell'ex, dentro Sabato a far da argine e magari trampolino per un'improbabile operazione di riscossa. Così è finita che questa volta lo sfizio della goleada se l'è tolto chi era reduce da una debacle, sia pure platonica, in Coppa. Dall'altra parte, infatti, è bastato dare la scossa agli antichi ardori di Tardelli e soprattutto far rimbombare il tuono di Boniek, temporale polacco, per travolgere ogni residua, fragile illusione interista. Specchiate sul terreno del Comunale, invischiate nel gagliardo botta e risposta che ha rallegrato di emozioni la partita, Juve e Inter non hanno fatto, pur nell'esito opposto di risultato, che confermare se stesse: due squadre cui entro i confini nazionali è sempre mancato qualcosa, in questa stagione che continua per entrambe a brillare di scintille esclusivamente europee; due squadre ora col fiato corto, ora dagli ardori scoperchiati in faccia ad avversari e antiche e sempre nuove nobilità di stirpe. Due compagini, in definitiva, senza il passo-scudetto, ma forse con la misura giusta per i rapidi e brevi uno-due europei, come l'equa spartizione di posta nei due confronti diretti (entrambi conditi dallo stesso numero di gol) ha dimostrato. L'Inter ha realizzato una rete anche in trasferta, e in questo particolare, forse, per due entità che si misurano col metro di Coppa, sta la differenza di classifica che ancora le divide.
Carlo F. Chiesa tratto dal Guerin Sportivo anno 1985 n.13