martedì 29 settembre 2026

29 Settembre 1985: Hellas Verona - Juventus

È il 29 settembre 1985 e si gioca Verona-Juventus valevole per la Quarta Giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1985-86 allo Stadio 'Marc'Antonio Bentegodi' di Verona.

La Juventus si appresta a vincere il suo ventiduesimo tricolore con una squadra che sta vivendo sugli ultimi spiccoli di splendore di 'LeRoi' Michel Platini. Allenati da Giovanni Trapattoni (al suo ultimo campionato alla Juve prima di trasferirsi all'Inter) i bianconeri mettono a distanza la Roma di Sven Goran Eriksson vincendo 'in volata' lo Scudetto.

Dall'altra parte c'è un Verona (Campione d'Italia in carica) che forse anche perché distratto dagli impegni in Coppa dei Campioni vivrà una stagione altalenante e chiuderà solo al decimo posto.C'è da aggiungere pure che gli scaligeri verranno eliminati dalla massima competizione europea proprio dalla Juventus in uno scontro fratricida all'insegna delle polemiche.

Buona Visione!

 


verona


 

Stagione 1985-1986 - Campionato di Serie A - 4ª andata
Verona - Stadio Marc'Antonio Bentegodi
Domenica 29 settembre 1985 ore 15.00
VERONA-JUVENTUS 0-1
MARCATORI: Laudrup 18

VERONA: Giuliani, Ferroni (Bruni 77), Volpati, Tricella, Fontolan, Briegel, Vignola (Turchetta 77), Verza, Galderisi, Di Gennaro, Sacchetti
Allenatore: Osvaldo Bagnoli

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Mauro (Pin 87), Manfredonia, Serena A., Platini, Laudrup
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Tullio Lanese



Il quarto successo consecutivo della Juventus è stato ottenuto proprio sul campo più difficile, in quello stadio di Verona dove i bianconeri avevano subito fra campionato e Coppa Italia cinque sconfitte consecutive negli ultimi tre anni - 
È stato il giovane danese a propiziare la vittoria con un tiro imparabile da fuori area a metà del primo tempo. 
Siluro di Laudrup, poi barricate. 
VERONA — Autoritaria per venti minuti, tanto da tenere in soggezione un Verona privo di Elkjaer e con Briegel tòlto dal vivo del gioco, essendo impiegato nell'assurdo compito di terzino sinistro, ed in vantaggio con uno strepitoso gol (18') di Michelino Laudrup, la Juventus è via via scomparsa dal terreno come squadra capace d'imporre il proprio giocò, si è accontentata di un secondo tempo di puro contenimento correndo i suol rischi con molti affanni. 

I bianconeri hanno dato l'impressione nella ripresa di non riuscire più a organizzare uscite «pulite» se non nel finale, ancora con il danese scatenato negli spazi larghi che i gialloblù, proiettati in avanti, lasciavano per loro precisa scelta. La logica reazione dei campioni d'Italia allo svantaggio giustifica soltanto in parte la Juve provinciale della ripresa. Spiegano meglio le cose la giornata grigia di Platini, che ha tolto alla squadra bianconera l'uomo che solitamente organizza il giòco e tiene sulla corda i rivali, e la resa di Bagnoli nel secondò tempo alle esigenze di squadra: riportando Briegel al suo ruolo di centrocampista ed allargando Volpati sulla fascia, il Verona finalmente ha trovato spinta e forza d'urto, il tedesco si è portato frequentemente davanti a Tacconi; Galderisi (magnificò il duello con Brio, finito alla pari) ha cosi avuto un supporto. 

I bianconeri hanno più volte tremato ma sono riusciti a reggere, confermando le caratteristiche concrete di una squadra che pur vantando un potenziale offensivo che nessun'altra può vantare, sa anche diventare umile e badare al risultato. La squadra di Trapattoni ha rinunciato a tenere in pugno l'incontro. Costante l'iniziativa nella ripresa da Briegel tornato a centrocampo.

Malumore (ingiustificato) del pubblico. C'è stata una bagarre tra i tifosi, a fine partita. L'arbitraggio di Lanese ha indispettito i fans gialloblù che proprio ieri, nella giornata dell'amarezza, hanno ritrovato i sopiti entusiasmi sino alla rabbia. In realtà il direttore di gara messinese ha forse peccato di tempestività nell'usare il cartellino giallo; ma sul piano delle decisioni di gioco non ha commesso errori decisivi. Su un offside di Laudrup, scattato oltre la linea di difesa su lancio di Platini e poi anticipato da Giuliani in uscita, Lanese è stato tradito dal guardalinee, e sul fallo a carico di Briegel che più ha fatto indispettire i veronesi, c'è da dire che il tedesco era partito con un'azione di gioco pericolosa. 

È la sconfitta, in definitiva, ad aver provocato le reazioni dei tifosi gialloblù dopo un secondo tempo giocato quasi ad una porta sola (dieci corner, contro nessuno della Juve, il bilancio), ma questa pur comprensibile reazione emotiva non vale da giustificazione alle violente proteste. La Juventus a due volti dovrebbe meritare due giudizi e due pagelle. Ma al tirar delle somme i cardini più sicuri sono stati quattro: Tacconi, splendido nelle uscite e sicuro nello scegliere fra presa e respinta, Brio che aveva, di fronte nel più piccolo Galderisi l'avversario per lui più difficile, Manfredonia il quale sa sacrificarsi quando è necessario, ma aveva già svettato nei compiti d'interdizione anche nel momento della Juve. Laudrup magnifico nella conclusione in rete e sempre pronto a scattare su ogni pallone utile. Favero, Cabrini e Scirea hanno fatto baluardo, ma sono anche stati capaci di sganciarsi per cercare di rompere l'assedio veronese, Mauro nella sua posizione di tornante ha lavorato buoni palloni. Nella giornata sottotono di Platini è stato coinvolto Bonini, ora vivace ora stordito, mentre Serena a lungo abbandonato in avanti e mal cercato per il suo colpo di testa, ha toccalo ben pochi palIoni, sempre anticipato implacabilmente dall'ottimo Fontolan. 

Lo stopper è stato il migliore della difesa veronese, mentre Ferroni è colpevole di avere lasciato troppo spazio a Laudrup (il danese quando non è marcato stretto diventa irresistibile) anche nell'azione del gol che ha deciso la partita. Di Briegel e del suo decisivo cambio di compiti si è detto. Fra' i gialloblu, ancora, continuo pur se non brillantissimo Di Gennaro, ottimi spunti da parte di Verza, senza peccato .Tricella che ha giocato il finale come appoggio all'attacco, caparbio come sempre Galderisi, ma ancora una volta evanescente Vignola beccato anche dal suo pubblico. 

Con il ritorno di Elkjaer e con l'impiego di Briegel centrocampista, il Verona può riprendere il suo ritmo. Proprio nella giornata più deludente, la decisione di Bagnoli di restituire il tedesco ai compiti che preferisce può essere la mossa della svolta futura. Il Verona della prima mezz'ora era chiaramente in soggezione. Laudrup "dava" un avvertimento con un tiro in diagonale che lambiva il palo alla sinistra di Giuliani, ma più che altro impressionava la facilità con la quale la Juve chiudeva gli spazi davanti agli attacchi gialloblù e ripartiva con volate imperiose. 

Al 18' la superiorità degli uomini di Trapattoni si concretizzava. Palla da Mauro a Platini, ancora a Mauro, quindi a Bonini che centrava dalla destra: Serena alzava la palla di testa, Sacchetti rinviava in sforbiciata, al limite dell'arca Laudrup controllava di destro e di sinistro, batteva con forza a rete, con traiettoria angolata. Sembrava l'inizio di una marcia bianconera, ma il Verona si scuoteva immediatamente. Subito, al 21° minuto, la prima risposta efficace: manovra Tricella-Galderisi-Tricéila-Sacchetti, cross dalla destra che Di Gennaro al volo deviava appena alto sulla traversa. 

Ma era nella ripresa, con Briegel all'assalto di Tacconi, che la gara cambiava decisamente volto: la pressione del Verona era totale, assillante. Tacconi era concentratissimo, i difensori davanti a lui facevano muro anche con il corpo di fronte ai tiri gialloblù. Andavano fuori di poco deviazioni di testa di Di Gennaro e di Briegel, erano scintille tra Brio e Galderisi. Poi, in pieno forcing veronese, ancora Laudrup via due volte nel finale; abbrancato (non c'era altra difesa sul dribbling del danese) prima da Tricella, quindi dà Fontolan. Bastava per legittimare il successo, anche se la Juve aveva rinunciato troppo, per le sue possibilità e per il suo blasone.

BRUNO PERUCCA 


 


Il «segreto» della Juve? 
Semplice: Laudrup e Brio
Uno davanti e uno dietro 
I due bianconeri artefici del successo di Verona con il loro gioco e la loro grinta  


Dal nostro inviato a VERONA — Ha detto ieri Francesco Morini, lasciando a Verona lo spogliatoio della Juventus di cui è ds: 
«Visto che bel vecchio Padova?». 
L'ha detto proprio con il punto esclamativo e con quello interrogativo, cioè con anche una domanda, però già completa di risposta. Morini si riferiva alla Juventus del secondo tempo, fortemente bunkerizzata. La Juventus che al Verona per noi non è brutta, non decadente, non volgarmente traditrice del se stesso di un anno fa, ha opposto un muro chiamato Brio ed una paratia mobilissima chiamata Laudrup. Il calcio è un gioco collettivo, si sa, vince la squadra, non il singolo, e giustamente e diplomaticamente e onestamente insieme Platini ha ieri sottolineato che il fatto che lui non segni alla Juventus fino a che sta a punteggio pieno non importa nulla. 

Tutto vero, però se ieri la Juventus non aveva Brio dietro e Laudrup davanti, perdeva, o almeno non vinceva. E arriviamo a dire che perdeva anche se aveva al posto dei due altri ottimi giocatori. Perché ieri Brio è stato per la Juventus quello che Garella era l'anno scorso col Verona, quando smetteva di fare il portiere e giocava come spazzatore. E Laudrup è stato il gol, un gol che è nato da un'invenzione, da una decisione del singolo, un gol se si vuole estraneo alla squadra, anche se generato da una pressione della squadra nell'area del Verona. Balisticamente, uno dei massimi gol mai visti, così che Laudrup nel dopopartita ne parlava socchiudendo un po' gli occhi, come si fa quando si vuole meglio gustare un ricordo, e si ha paura, guardandone la ricostruzione a parole che dagli occhi sbarrati ne scappi via un po'. 

Sui libri di lettura sta scritto (adesso le prose sportive vengono accolte sempre,più sovente nelle antologie) che la squadra è un tutt'unó, il singolo deve sparire. Però auguriamo al ragazzo che vuol fare il mestiere di calciatore di essere sovente un Laudrup o un Brio, perché ad un certo punto anche la partita meglio strategicizzata si lega ad un piede messo così, ad una testa opposta così, a quel tiro riuscito e a quel tiro impedito. Il vecchio Padova ieri a Verona non ce l'avrebbe fatta se Laudrup non avesse deciso (una decisione da juventino, comunque, sia chiaro, da attaccante, cioè di una grande squadra destinata a vincere: come laziale, Laudrup non avrebbe mai potuto prendere una decisione simile) di effettuare quel tiro. E se Brio non avesse fatto, della sua concentrazione ormai classica, proverbiale, addirittura una Verona specie di durissimo diamante, a costo anche di scambiarsi brutte frasi con il vecchio caro bambino Galderisi: 
«Io in campo non rispetto nessuno, neanche mio padre». 
Alla prossima partita magari toccherà ad altri. Ma è importante che ieri, di questi tipi «extra», la Juventus ne abbia avuti due, uno per non perdere e uno per vincere, e sia così riuscita a fermare, invertendo anzi in pieno la tendenza, la serie di vittorie del Verona a Verona sui bianconeri. Il Verona secondo noi non è in crisi, gli è mancato, gli sta mancando il tipo-extra, che l'anno scorso era Galderisi, appunto, oppure Garella, oppure Brlegel. E quanto a Elkjaer, un club è grande quando col suo giocatore ha un rapporto pieno: se, come ci ha detto Laudrup nel dopopartita 
«Io lo sapevo già da mercoledì», 
Era perfettamente certo che Elkjaer non potesse giocare, perché «sciupare» un reclamo, farlo ammonire con diffida, il che significa prossima squalifica, portarlo in panchina per niente, quando era molto più opportuno e utile fargli consumare, da zoppo, la squalifica? Ma torniamo a Laudrup e a Brio. Un po' si sono resi conto di avere fatto una cosa, due cose, tante cose eccezionali. Un po' hanno recitato la parte dei bravi soldatini. 
Laudrup: 
«Con la Juve gioco per vincere, sessanta palloni a match, non dieci come nella Lazio quando giocavo per non retrocedere: e così provo di tutto, è normale, scoccare grandi tiri». 
Brio: 
«Mi adatto alla partita, all'avversario. Contro il Verona e contro Galderisi dovevo giocare in un certo modo, gladiatorio come dite voi anche se non mai cattivo». 

Laudrup: 
«Ho patito il freddo mercoledì a Mosca, è il caldo a Verona, però, nel finale ho fatto due fughe che potevano essere da gol». 
Brio: 
«I nuovi hanno capito tutto della Juventus, stimoli e volontà sono al massimo. 
Laudrup: 
«Devo molto a Platini». 
Brio: 
«Devo tutto a Trapattoni, mi ha creato, se lui dice che ho fatto uno scatto di qualità gli credo e lo ringrazio». 
La nazionale per Laudrup: 
«Non mi distrae, come vedete». 
Per Brio: 
«Non ci penso, il mio azzurro è la Juventus»
Perfetti sicuri chiari onesti nonché coscienti del loro valore. E intanto modesti. 
«Son modesto e me ne vanto», diceva una creatura di Trilussa.


 




verona
verona
Verona

Verona

Verona
Verona

verona

guerin

verona

verona

verona


hellas

Juventus

verona

verza

verona

prima maglia

verona

juve
maglie










venerdì 25 settembre 2026

25 Settembre 1977: Juventus - Milan

É il 25 Settembre 1977 e Juventus e Milan si sfidano nella terza Giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1977-78 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

É una Juventus che domina il calcio italiano. Alla fine di questo campionato i bianconeri infatti conquisteranno il loro diciottesimo Scudetto. Nessuno può starle dietro tant'é che al secondo posto si afferma la sorpresa Lanerossi Vicenza. 

Dall'altre parte i rossoneri disputano un campionato dignitoso piazzandosi al quarto posto finale.

Buona Visione!

 


juve

 

Campionato di Serie A 1977-1978 - 3 andata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 25 Settembre 1977
JUVENTUS-MILAN 1-1
MARCATORI: Gentile 2, Maldera 48

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Gentile, Furino, Morini, Scirea, Fanna, Causio, Boninsegna (Virdis 71), Benetti, Bettega
Allenatore: Giovanni Trapattoni

MILAN: Albertosi, Collovati, Maldera, Morini, Bet, Turone, Tosetto, Capello, Calloni, Rivera, Buriani
Allenatore: Nils Liedholm

ARBITRO: Ciacci

 



Bettega: "Poteva finire 6 a 2" 
Un coro di elogi dei bianconeri al portiere avversario.
Trapattoni: " La squadra mi è piaciuta in blocco" 
Causio: "Meritavamo noi la vittoria"  
13 marzo 1977. Juventus-Milan 2 a 1: bianconeri cosi cosi, però vincenti. 
25 settembre 1977, JuventusMilan 1 a 1: bianconeri molto bravi, ma congelati sul pareggio per una serie dì circostanze sfavorevoli e per la bravura di Albertosi e per la vitalità di un avversario molto intelligente, pratico ed irriducibile. Questo è II calcio, mutevole per i suoi verdetti imprevedibili. Giovanni Trapattoni, che riceve la stampa in tenuta di gioco avendo dovuto guidare i rincalzi nel consueto allenamento del dopo partita, sa tutte queste cose e mostra di non stupirsi dell'epilogo del 90' ed esibisce un fatalismo molto vicino alla filosofìa.
"Il pareggio, comunque sia venuto, può accontentarmi, dal momento che certi match si possono concludere con sgradevoli sorprese. Sapevo che non si trattava di un test da sottovalutare ed ho cercato soluzioni di ogni genere perché la squadra non denunciasse rilassamenti. Ed è logico che spenda due parole per elogiare i bianconeri in blocco, i quali durante l'arco dell'incontro hanno speso ogni risorsa fisica e mentale. La vittoria non è arrivata per una serie di motivi: loro si sono chiusi bene nella loro metà campo e per noi la vita si è fatta grama. Poi dobbiamo ricordare il pallone uscito di poco a lato scagliato da Cuccureddu ed il montante stupendo di Bettega. Inoltre, un elogio va fatto ad Albertosi che ha parato proprio tutto». 
Di là da queste considerazioni specifiche, c'è un dato positivo da rilevare; Juventus-Milan è tornata 'classicissima', come in un passato non molto lontano. Lei cosa ne pensa?  
"Che le due squadre si sono fronteggiate con gioco veloce e piacevole. Noi avevamo la opportunità di chiudere il bilancio già nel primo tempo, con la fuga di Bettega conclusasi con tiro ribattuto da Albertosi. Ma niente da dire su questo Milan che a mio avviso ha disputato una grossa partita. Ci ha pescato in difetto con una tioica azione di contropiede». 
E viene a galla Virdis. Il numero 14, ieri pomeriggio, non ha indossato i soliti panni del jolly-vìncente. La carta di Trapattoni è stata rimessa dal rossoneri nel mazzo della partita senza che nuocesse. In tondo, Il gioco aveva una precisa fisionomia ed i miracoli non sempre riescono. Trapattoni spiega così l'ingresso del bravo attaccante sardo: 
«Eravamo al Comunale, dunque con l'obbligo morale e pratico di imporre il nostro gioco. I miei uomini, alla ricerca del secondo gol, stavano un po' accentrati. Logico, no? Perciò ad un certo punto ho ritenuto utile mandare in campo Virdis, per dare più respiro all'azione, per sviluppare gli schemi con maggiore movimento e in zone larghe». 
Due battute su Pietro Fanna, che ci è parso molto Impegnato nella parte, disciplinato anche se ancora un po' timoroso e disorientato. Trapattoni torna all'elogio collettivo, coinvolgendo il giovane friulano: 
«Ha svolto il suo lavoro con impegno. Chiaro che si trattava di una partita delicata e non era facile inserirvisi. Comunque Fanna sta maturando ed acquista, di gara in gara, personalità».
Bettega, autore di un capolavoro di tecnica e di potenza, quando ha girato In porta un destro che aveva battuto Albertosi ma che era stato respinto dal montante sinistro della porta rossonera, innanzitutto si pronuncia sull'azione Interpretata da Ciacci come regolare e conclusasi con ammonizione del bianconero: 
«Rigore grosso cosi! Non ci sono dubbi. Sono stato preso, cinturato ed atterrato da Bet. L'1 a 1? Potevamo segnare 6 gol ed il Milan 2. Poteva finire 6 a 2. Albertosi è stato grandissimo. Ma bravo anche il Milan». 
Causio, in un angolo dello spogliatoio, sfoggia con una punta di orgoglio le ferite (da tacchetti) ricevute sul polpaccio e sulla tibia. Ci guarda con occhio soddisfatto, come dire 
«Vedi che so soffrire anch'io?», poi comincia «Sono gli incerti del mestiere. Sul match dico solo che se non si vince dopo aver giocato un primo tempo cosi c'è da mangiarsi... le mani. Ma il pari non cambia nulla. Secondo me, una nostra vittoria avrebbe rispettato meglio i valori in campo. Basta pensare a chi è stato il migliore dei ventidue: Albertosi. Bravissimo! Il Milan, ha più carattere dello scorso anno ed è più furbo. All'occorrenza sa giocare anche con nove nella sua metà campo. Sul sottoscritto poco da aggiungere. Il ruolo di mezzala non è un problema. Mi adatto a tutte le circostanze e a tutti I compagni che di volta in volta mi si affiancano». 
L'ultimo ad uscire dal vestibolo è Antonello Cuccureddu: ha da recriminare su un paio di suoi 'proiettili' finiti di poco a lato di Albertosi. 
«Abbiamo dimostrato che siamo sempre forti. Solo che la palla non voleva andare dentro Cercavamo i due punti e ci siamo esposti. Logico che si finisca per correre seri rischi». 
La Juventus dei rincalzi si è allenata ieri sera. Previsto II rientro di Tardelli (oggi si recherà a Novara per fare da testimonio a Marchetti che si sposa) per II retourmatch con l'Omonia di Cipro che stamane è giunto a Caselle.  
Angelo Caroli 



"Le mie due reti in due partite non sono un caso. Devo ringraziare Trapattoni, che lo scorso
campionato mi ha impiegato in una versione più offensiva visto che, in precedenza, mi limitavo semplicemente a marcare l'avversario. Grazie a lui e al suo lavoro sono progredito anche tecnicamente e oggi uso il sinistro alla pari del destro, cosi posso affondare sulla fascia e cercare le incornate vincenti di Bettega e Boninsegna.
Insomma mi sto prendendo delle belle soddisfazioni nei confronti di chi ha sempre detto e sostenuto che io sono soltanto un picchiatore" 
Claudio Gentile nel post partita 


"La metamorfosi di Gentile non è causale ma il frutto di un duro lavoro che il giocatore ha affrontato. Ora scende sulla fascia con maggiore convinzione e quindi anche sotto porta il suo contributo diventerà fondamentale, Oggi poteva addirittura firmare una doppietta!. Devo sottolineare, invece, che questo campionato sarà molto diverso da quello precedente sono sicuro che la battaglia per lo scudetto sarà meno prevedibile e molto più tormentata, sia per noi che per i nostri avversari. Purtroppo oggi meritavamo la vittoria ma, se una squadra per buona parte della partita, si difende in nove uomini è davvero arduo riuscire a batterla."

Giovanni Trapattoni nel post-partita 


 


La Juventus segna con Gentile (poi si fa raggiungere da un Diavolo irrispettoso) e il Genoa sogna con Pruzzo che porta il «Grifone» ligure in vetta alla classifica, fianco a fianco con i bianconeri. Il campionato, dunque si fa in salita, mostra i primi affanni e girano a vuoto Bologna, Napoli, Fiorentina e Perugia. Il tutto, mentre al mezzo passo falso di Trapattoni & C. s'accompagnano le prime contestazioni
Una Signora troppo... Gentile

A TORINO sono stati arrestati tre tifosi del Milan. La TV ha fatto vedere gli scontri di Vicenza, dove era di scena il Torino. Si sono registrate battaglie violentissime con tanto di bastoni, pugno di ferro, spranghe e coltelli. Si è vista anche una baionetta bandita a mo' di trofeo, I moralisti della politica hanno commentato che si sono mostrati molto più pacifici gli autonomi della sinistra, in convegno a Bologna. "La Repubblica" che pure è un giornale economico, ha dedicato un'inchiesta per sapere cosa si sta facendo per scacciare la violenza dagli stadi.

Si parla di cineprese nascoste, di cani lupo e di idranti, ma ci si chiede preoccupati: sarà il campionato della violenza? Per ora resta il campionato della Juventus, anche se non ha vinto contro il Milan. Perché a fermare i campioni d'Italia non è stato il Milan bensi Albertosi e anche l'arbitro Ciacci, Bettega, una volta tanto, ha dimenticato lo stile Juventus ed è andato in TV a contestare tutti i critici della Juventus: da Gianni Brera a Carlo Sassi, quello della moviola (dato che la moviola aveva mostrato chiaramente lo strattone di Bet e Bettega, mentre, il commento era stato fatto in chiave milanista elogiando l'arbitro per l'ammonizione!). Brera più volte è parso chiaramente in difficoltà, per fermare Bettega avrebbe dovuto chiedere aiuto a Bet. Si è offeso anche perché un tifoso gli ha scritto in TV dicendogli 

"Tu non capisci niente di calcio. Perciò stai zitto". 

E ha detto a Ottavio Rossani che era andato a intervistario: 

"Sarei curioso di conoscerlo, di fare uno studio sociologico (ma non ho tempo) su questo cretino che dice a me, vent'anni di critica teorica, di lavoro, dopo che con le mie convinzioni tecniche ho spinto le squadre di tutto il mon do ad adottare la tecnica difensiva e ad abolire l'M.W. inglese (e allora sul piano pratico con dividevano le mie idee solo Rocco, Viani, Lerici, e come tutti i capaci questo Lerici l'hanno relegato ai NAGC di Genova, i dirigenti cretini), dicevo, con quale criterio mi offende di incompetenza? Magari è un villico che alla domenica sfoga gli istinti senza ancora sapere che cos'è il calcio".

E ha finito tirando in ballo la Confederazione elvetica, che pure è la patria del verrou. Mi arrabbio quando vado in Svizzera e non posso entrare in un bar vietato agli italiani. E noi una volta gli svizzeri li compravamo "col gozzo", a chili, i morti di fame. Ora sono gli italiani, i morti di fame e all'estero non ci considerano più nulla. Il vescovo Lefebvre si ribella a Roma perché è convinto che anche la Chiesa diventerà zero, perché si sta italianizzando e gli italiani i considera Incapaci di fare qual cosa di buono... Sono comunista nazionalista, ma con riserva...." 

E a Claudio Sabelli Fioretti che gli ha chiesto a nome de "L'Europeo" che ne pensa del PCI ha precisato: 

"Berlinguer è un nobile spagnolo. I sardi non sono italiani. Non hanno innesti celti o germanici. Berlinguer è un nobile spagnolo e quindi non c' entra un cazzo."

Secondo Giovanni Arpino invece non dovrebbe entrarci Herrera con la TV. Ha scritto l'autore di "Una nuvola d'ira": 

"Non vorremmo rivedere H.H. Ai generali del video, la scoperta di una "voce" seria. Oppure sia, comica vera: con un attore da cabaret. Chi lo vieta? La seriosità del calcio può far male. Avanti femministe e bizzarri di nome, tre minuti a colori, non si negano a nessuno". 

Che voglia finire sul video anche Giovanni Arpino?

JUVENTUS-MILAN 1-1
Gianni Brera l'anti-Bettega

Forse quando è andato alla Domenica sportiva Roberto Bettega sapeva già che il sommo Gianni Brera l'aveva bocciato come giocatore. Qualche 007, evidentemente, gli aveva fatto una soffiata dallo Sporting da dove il neo mezzobusto (con bretelle) di mamma Rai ave va dettato il suo servizio a "Il Giorno" prima di trasferirsi sui teleschermi. Si è visto subito che il leader della Juventus era pre venuto e che cercava la rissa, chiassosa più che il dialogo civile. Brera, dovendo fare gli onori di casa, sia pure a fatica ha ingolato e si è contenuto limitandosi all'ironia. Ma se si fossero trovati all'osteria, chissà come sarebbe andata a finire. In TV Bettega è stato cattivo con Brera, ma bisogna riconoscere che sul giornale Brera è stato cattivo con Bettega. Abbiamo spulciato tutti giornali possibili e immaginabili. Ebbene Brera è l'unico giornalista italiano che domenica non ha degnato Bettega della sufficienza; l'ha bocciato con 5,5. La Stampa (che come i professori della nuova ondata non dà voti ma esprime giudizi) ha scritto (a firma Bruno Perucca): 

«Tre tiri parati, tre a lato di poco (quasi tutte palle gol), un clamoroso "montante", un rigore negato, un'ammonizione ricevuta: non si può dire che Roberto non sia stato protagonista (sfortunato) ieri allo stadio Comunale..." 

Cioè non ha segnato per pura sfortuna e non perche era in giornata nera come ha sostenuto Brera. Ma che Bettega fosse in giornata nera, l'ha detto solo Brera, Giorgio Mottana, che é di manica stretta, l'ha gratificato di un bel 6,5 sulla "Gazzetta dello sport" Gianni De Felice sul "Corriere della sera" Pier Cesare Baretti su "Tuttosport" e Bruno Panzera su "L'Unità" sono arrivati tranquillamente al 7. E sul "Corriere dello sport-Stadio". Ezio De Cesari non si è peritato di dargli addirittura 7,5 elogiandolo tra i migliori in campo.

Ma Brera, si sa, ama andare controcorrente. E quello che per gli altri è il migliore, per lui è il peggiore. Per fortuna stavolta ha evitato di bocciare come al solito Causio, autore di un primo tempo da spettacolo. Però il 6,5 di Brera è ben lontano dall'8 di Tuttosport. Tuttavia in questa occasione il voto peggiore, il barone leccese l'ha ricevuto da Mottana, appena 6. Certo a leggere le pagelle di tutti ci si accorge che il calcio è veramente un'opinione. Pigliamo Capello, ha tutta una graduatoria di voti di versi: 5 De Felice; 5,5 Brera; 6 Baretti; 6,5 Mottana e 7 De Cesari. E anche per Rivera le sfumature dei critici sono rilevanti: 6,5 Baretti e De Cesari; 6 Mottana; 5 Brera e De Felice, una volta tanto d'accordo. Tutti ovviamente hanno atribuito la palma del migliore in campo ad Albertosi, ma su questo non poteva-no esserci dubbi: anche i ciechi hanno visto che il vecchio Ricky ha neutralizzato almeno cinque palle gol. E ci auguriamo che Bearzot abbia capito che l'Albertosi attuale a dispetto dell'età merita di andare in Argentina, perché dopo Zoff è il più bravo di tutti. Domenica anzi è piaciuto più dello stesso portiere della Juventus tradito a tratti dal nervosismo generale, seguito al pareggio considerato una beffa. E siccome dopo il gol di Maldera, molti bianconeri hanno perso la testa Zoff può già essere contento di non essere stato trafitto da Calloni o da Tosetto nel finale. Trapattoni aveva provato ad affidarsi al solito Virdis, sorpresa vincente (anche se per prudenza non ha osato la Juve a tre punte e invece di Fanna ha tolto Boninsegna), ma Virdis non può compiere il miracolo tutte le domeniche.

Anche San Gennaro fa la grazia una volta all'anno. A proposito di Napoli: la "Gazzetta dello sport" edizione Palumbo è diventata davvero «Partenope sera». I redattori della "rosea" tifano tutti per il Napoli. E il direttore Gino Palumbo ha addirittura linciato il lombardo Trapattoni perché non aveva accettato certi rimproveri da Di Marzio come se Di Marzio fosse il padreterno mentre invece sino a prova contraria è l'allenatore che ha portato il Catanzaro in serie B. Siccome Trapattoni l'anno scorso ha vinto lo scudetto (e la Coppa UEFA) è logico che non accetti di prendere lezioni da Di Marzio. E siccome ha risposto risentito, Palumbo si è offeso e ha scritto in prima pagina: 

«Ci dispiace di non essere d'accordo con Trapattoni. E' proprio discutendo su argomenti tecnici con linguaggio chiaro che si abitua la gente a riflettere sul gioco e a ridurre gli spazi spesso invasi dal pettegolezzo o dallo scandalismo o dalla polemica stizzosa. E' un'impresa difficile: ma è nell'interesse del calcio (e dell'atmosfera in cui vive) riuscirvi. Perciò siamo dalla parte di Di Marzio: perché ha capito». 

Può darsi che Di Marzio abbia capito la Juventus. Sicuramente, non ha capito il Napoli. Visto che il Napoli continua a perdere.

Elio Domeniconi
tratto dal Guerin Sportivo anno 1977 nr.39






juve
juve


Primattori alla ribalta dello scontro sabaudo-meneghino: Gianni Rivera pare rendere omaggio a Causio e al vantaggio temporaneo della Juve


juve

juve

juve

Sussurri e grida di un campionato che comincia ad agitarsi: la "Signora" va in gol con Gentile dopo appena un minuto poi il "Diavolo" parte alla riscossa e la blocca sul pari, permettendo al Genoa di Pruzzo di salire in cima alla classifica. Sugli scudi anche Verona, Inter, Roma e passi falsi di Bologna, Perugia e Napoli. Niente di fatto per Toro e Lazio e prima vittoria della matricola pescarese

juve

Colpito a freddo dal gol di Gentile in apertura, il Milan ritrova grinta e coraggio, cerca il gol e lo trova al 48' con Maldera: scambio in corsa con Rivera e il terzino s'insinua tra Morini e Scirea e batte Zoff. Per la "Signora" è la fine di un bel sogno e la delusione è esemplificata da Scirea, Causio e dalla genuflessione del portiere bianconero.

juve

juve

juve

Bettega reclama un rigore per una carica non propriamente ortodossa di Bet. L'arbitro Ciacci, però è di parere contrario e lo ammonisce per simulazione. Nell´altra foto Gentile cerca il replay ma Albertosi para.


juve

milan

giovanni

juve
milan

juventus

juventus


maglie










giovedì 24 settembre 2026

24 Settembre 2002: Juventus -Dynamo Kyiv

È il 24 settembre 2002 e Juventus e Dynamo Kyiv si sfidano nella seconda partita del girone di qualificazione della Champions League 2002-03 allo 'Stadio delle Alpi' di Torino.

È una Juventus lanciatissima quella che si appresta a dominare questa gara nel nostro stadio. Tra qualche mese sarà incoronata Campione d'Italia per la 27ª volta, ma è un altro il chiodo fisso della società e tifoseria. La Champions League purtroppo sfugge ai rigori nella finale fratricida contro il Milan, in un'altra serata da dimenticare sul fronte europeo.

Buona Visione!

 

juve

Stagione 2002-2003 - Champions League - 1ª fase, 2ª giornata
Torino - Stadio Delle Alpi
Martedì 24 settembre 2002 ore 20.45
JUVENTUS-DYNAMO KYIV 5-0
MARCATORI: Di Vaio 14, Del Piero 22, Di Vaio 52, Davids 67, Nedved 79

JUVENTUS: Buffon, Thuram, Ferrara C., Montero (Baiocco 75), Moretti, Camoranesi, Tacchinardi (Tudor 68), Davids, Nedved, Di Vaio (Trezeguet 72), Del Piero
Allenatore: Marcello Lippi

DYNAMO KYIV: Reva, Peev, Sablic, Ghioane, Gavrancic, Nesmachnyi, Leko, Husin, Cernat, Khatskevich (Melashchenko 71), Shatskikh
Allenatore: Alexej Mikhailichenko

ARBITRO: Stark (Germania)

 


CHAMPIONS LEAGUE: BIANCONERI E ROSSONERI CONFERMANO DI ATTRAVERSARE UN MOMENTO MAGICO 
Juve e Milan show, valanga di gol in Europa 
Di Vaio, Del Piero, Davids e Nedved suonano la Dinamo: che musica 

TORINO Dall'8 novembre del 1998, quando si infortunò a Udine, non avevamo più visto Alessandro Del Piero. Ne avevamo rintracciato i brandelli in edizione straordinaria, dentro in un gol o un assist illuminato, tuttavia ci stavamo rassegnando all'evidenza che l'Italia avesse mantenuto un calciatore intelligente e capace di sacrificarsi, come altri più presuntuosi non sanno fare, ma ne avesse smarrito l'enorme talento giovanile. Lo si sosteneva, e talvolta esaltava, per umana simpatia e perché, nel parco di nani che è diventato il nostro calcio, lui è comunque tra i pochi a saper fare uno stop. 

Ma il rimpianto per «quel» Del Piero coglieva chi nel calcio cerca ancora qualcosa di bello. L'inizio di questa stagione sembra chiudere il quadriennio grigio. C'è di nuovo Del Piero e non per i gol, che sono comunque l'indicatore del benessere, ma per come gli riescono giocate riposte in chissà quali cassetti della memoria. Se persiste, il Trap faticherà a tenerlo in seconda fila e la Juve ne riceverà una spinta formidabile al bel gioco, che ieri ha contagiato tutti trasformando la partita con gli ucraini in un'apoteosi. 

Gran cosa l'emulazione, se Di Vaio si sblocca con i gol e persino Edgar Davids ritrova lo spirito per inventarsi una rete entusiasmante, e che l'ha conciliato con gli juventini almeno quanto le vicissitudini romane lo stanno convincendo che è stata una fortuna non andare a Trigoria. Una serata magica, se non fosse per il «giallo» di Salas, che secondo alcuni avrebbe litigato con Lippi. Il primo tempo di Del Piero contro i giovani della Dinamo Kiev, i cuginetti sprovveduti dello squadrone che Lobanowski creò negli anni '80, è sembrato un comò ricoperto di ninnoli preziosi: il più banale in fondo era il gol del 2-0 che assicurava la prima vittoria della Juve nella Champions League affrontata di nuovo con il piglio della grande squadra. Il dribbling di Alex, ma anche i palloni messi negli spazi giusti per Nedved e Di Vaio rendevano fluida e pericolosa la trama offensiva della Juve, che altrimenti difettava di alternative, tutta incentrata su quei tre e, a volte, su Peperino Camoranesi. 

Anche quello di Lippi è un gioco che non prescinde dalle invenzioni personali e questo Del Piero che salta gli avversari ne è il toccasana: attorno a lui la squadra prende quota, energia, persino voglia di spettacolo. C'era pubblico al Delle Alpi (quando i prezzi sono onesti, la gente torna negli stadi) e si è divertito. La Dinamo ha contribuito alle piacevolezze. Gioca con una banda di ventenni o poco più, ingenuotti ma con il gusto per l'azione veloce e creativa. Lesti Cemat e Peev, efficace Khatskevich, talentuoso Leko. Questa squadra, che riassume il vecchio Patto di Varsavia per le nazionalità che vi ospita, metteva un po' in affanno la Juve tra il primo gol (testa di Di Vaio su angolo di Del Piero) e il secondo (palla persa dal libero Ghioane, assist pronto di Camoranesi per l'appoggio facile di Del Piero). Al 17' sul colpo di testa di Khatskevich, Buffon mandava a sbattere la palla contro la traversa, evitando il pareggio. Dal 2-0 il gioco della Juve decollava, tracimava, spandeva entusiasmo. C'era quasi allegria, mentre la Dinamo esponeva tutti i propri difetti negli spazi che lasciava troppo larghi. Cominciava lo show, uno dei rari a cui abbiamo assistito ultimamente: se fossero queste le partite, il calcio tornerebbe a divertire. 

Nedved si affiancava alle intuizioni di Alex; Tacchinardi (altro recupero fondamentale, dopo una stagione da dimenticare) cuciva il gioco. Così nella ripresa, salvo una gran parata di Buffon al 16' che inseriva il portierone nella magia della serata, era solo Juventus. Di Vaio, ancora di testa sul lancio di Nedved, firmava la serata della sua possibile svolta (3-0 al 7'), dopo che il ceco aveva colpito il palo. Entrava anche Trezeguet, per una breve ma significativa comparsata. La rete bruciante di Davids e un sinistro tuonante di Nedved completavano il punteggio mandandoci a casa consapevoli che questo calcio purtroppo è come un grande vino: impossibile berlo tutti i giorni. 

Record anche per Alex che supera Altafini: ora è il cannoniere del torneo. L'olandese e il ceco danno la spinta decisiva. Di Vaio e Camoranesi fanno festa a Del Piero, che con la rete segnata ieri è ora il capocannoniere italiano in Champions League con 25 gol.

 


LE PAGELLE BIANCONERE 
Thuram e Tacchinardi autorevoli 
«Viallino», doppietta e applausi 

BUFFON 8. Pronti via ed è già SuperGigi: mette i pugni su un'incomata maligna facendo schizzare la palla sulla traversa. Fa il gattone nella ripresa quando vola a sventare un gol sicuro. 

THURAM 7. Bene, bravo, bis. Sta cancellando l'immagine del giocatore svagato e svogliato che non voleva saperne di adattarsi al ruolo di terzino. Difende e si spinge oltre le linee nemiche. La curva approva battezzandolo migliore persino di Nesta. 

FERRARA 7. Nulla da segnalare che già non si sapesse. Contiene l'uzbeko che ha il compito di fare da guastatore. Lippi potrebbe avere trovato per lui la soluzione ideale: lo conserva per l'Europa facendolo riposare in campionato. 

MONTERO 7. Gli avversari sono veloci e fastidiosi come moscerini che spuntano dappertutto. Se le insidie sono ridotte all'osso, è evidente che il merito è come sempre anche suo. Esce zoppicando 

(dal 31° Baiocco sv). 

MORETTI 6,5. Poteva essere con i viola a Gualdo, invece prende contatto con l'Europa che conta e si fa trovare pronto. Brillante nelle volate in fascia, anche se limita il suo apporto offensivo. 

CAMORANESI 7. Ha preso coscienza del fatto che nella Juve può avere un ruolo di primo piano. Lo dimostra facendo ogni cosa con sicurezza, concedendosi giocate importanti come quella che manda in gol Del Piero. 

TACCHINARDI 7. In dubbio fino a poche ore dall'inizio, gioca senza risentire del problema muscolare patito a Empoli. E adesso i tifosi lo chiamano a gran voce, perché è solido e motivato 

(dal 23' st Tudor 6). 

DAVIDS 8. A Roma volano i cazzotti, qui si raccolgono le vittorie. Edgar dovrebbe ringraziare Moggi di aver resistito alle offerte di Sensi. Gioca sciolto, cerca quelle magie che prima gli riuscivano soltanto nello spot del suo sponsor tecnico. Trova il gol in slalom alla Tomba e finisce in crescendo come l'orsetto dalla pile inesauribile. 

NEDVED 8. Quando inserisce le marce, è difficile per chiunque tenergli testa. Lo trovi in tutte le azioni più pericolose. Sfiora più volte il gol dalla lunga distanza, trova un palo a negargli la rete e sul proseguimento della stessa azione fa l'assist perfetto per il Di Vaio bis. Chiude da trionfatore con un sinistro dal limite che scuote con violenza la rete. 

DI VAIO 7,5. Ecco i primi gol ufficiali del Viallino. Di fronte a Sacchi scalda i motori in vista del Parma. Primo centro di testa, secondo quasi in fotocopia con una zuccata perentoria. Sta entrando nei meccanismi di gioco 

(dal 27' st Trezeguet sv). 

DEL PIERO 8,5. In alto i calici: il capitano saluta Altafini e sale a quota 25 gol in Champions, capocannoniere per i club italiani. Il record è la ciliegina sulla torta e fa risplendere ancora di più le gesta di un campione ritrovato. In questo momento non gli manca nulla; è di nuovo pienamente padrone delle sue infinite risorse tecniche. Getta nella mischia una rabbia che non aveva dal giorno dell'infortunio.

Fabio Vergnano 
brani tratti da: La Stampa 25 settembre 2002




davide

marco

lilian

juventus



juventus

conte buffon

juve

juve



juve