mercoledì 8 aprile 2026

8 Aprile 1990: Juventus - Cremonese

È l'8aprile 1990 Juventus e Cremonese si sfidano nella Quattordicesima Giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1989-90 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

Questa Juve costruita e modellata dalla figura storica di Dino Zoff (stavolta nelle vesti di allenatore) sta per vincere una bellissima doppietta di coppa. Infatti assieme alla Coppa UEFA, vince anche la Coppa Italia contro un grande Milan, all'apice della sua storia 'Sacchiana'. Purtroppo questi successi non valgono al 'Dino nazionale' la conferma sulla panchina bianconera. La dirigenza juventina è affascinata dal nuovo che avanza ed investe il proprio futuro in un giovane di 'belle speranza', Luigi Maifredi!

Buona Visione!



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Stagione 1989-1990 - Campionato di Serie A - 14 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 8 aprile 1990 ore 15:30
JUVENTUS-CREMONESE 4-0
MARCATORI: Napoli N. 2, Schillaci 20, Alessio 26, Casiraghi 63

JUVENTUS: Bonaiuti, Napoli N., De Agostini, Alessio (Avallone 79), Bonetti D., Tricella, Alejnikov (Galia 46), Rui Barros, Casiraghi, Marocchi, Schillaci
Allenatore: Dino Zoff

CREMONESE: Violini, Garzilli, Rizzardi (Favalli 51), Piccioni, Gualco, Galletti, Bonomi (Merlo 67), Ferraroni, Dezotti, Limpar, Chiorri
Allenatore: Tarcisio Burgnich

ARBITRO: Baldas
ESPULSIONI: Garzilli 36 (Cremonese)



Alessio «ha fatto» il Platini e ora spera in una conferma 

All'«andata» finì in parità con una clamorosa rimonta della Juventus che, in svantaggio di due reti, in quattro minuti si portò sul 2-2. Questa volta, invece, i bianconeri avevano già messo al sicuro il risultato allo scadere della mezz'ora, arrotondandolo poi con Casiraghi nel secondo tempo, e di rimonte — soprattutto da parte degli avversari — non ce ne sono più state. Una vittoria piena, resa più facile da un vantaggio raggiunto nei primi minuti di gioco, ma che fa ben sperare che quella contro il Colonia non sia stata altro che una parentesi, che non ha lasciato pericolosi postumi, tali da influire sul morale e sulla concentrazione. 

«Ogni partita ha una storia a sé — ha commentato Zoff —, ve ne sono alcune in cui vai subito in vantaggio e riesci a dominarle, altre, invece, che finisci poi col subire la reazione degli avversari. Oggi non avevamo da dimostrare proprio nulla; abbiamo giocato col solito impegno ed abbiamo vinto meritatamente, grazie anche al fatto che, essendo andati subito in rete, la gara ha preso un andamento favorevole". 

Oltre che per la vittoria, l'allenatore è parso soddisfatto anche della prova fornita dal giovane portiere, Adriano Bonaiuti, al suo esordio in A: 

«Gli faccio i miei complimenti — ha aggiunto il tecnico — perché è un ragazzo di talento che oggi, anche se la partita non è mai stata particolarmente difficile, si è espresso bene, con tempismo e coraggio». 

Al rientro dopo un'assenza di circa un mese a causa di un infortunio, Angelo Alessio — che aveva segnato anche il primo gol bianconero a Cremona — è stato l'autore di una gran punizione di sinistro che gli è valsa l'ovazione del pubblico ed ha portato a quota 3 il bottino della Juventus dopo soli 26 minuti di gioco. 

«Devo dire che quest'anno di applausi ne ho ricevuti parecchi — afferma il giocatore —, segno che finalmente anch'io ho il mio posto al sole, che ho saputo conquistare poco alla volta». 

Partito in sordina, senza la maglia da titolare, quest'anno Alessio è riuscito a trovare un posto in squadra e a divenirne quasi un punto fisso grazie al suo rendimento sempre costante e sempre su buoni livelli. 

«Quello di mediano è l'unico ruolo dove potevo giocare, anche se in passato ho fatto anche il tornante — spiega Alessio —, ma quest'anno quella di Zoff è stata un po' una scelta obbligata, perché si è trovato a dover far fronte ad un periodo nero, nel quale le assenze erano tantissime. A parte l'infortunio, negli ultimi tempi, ho giocato molto spesso in squadra e sarei felice di poterlo fare anche il prossimo anno, cioè di essere riconfermato». 

Omai la Juventus è definitivamente uscita dal gruppo delle pretendenti allo scudetto e, nonostante una vittoria in campionato abbia pur sempre importanza, non può distogliere l'attenzione dei giocatori bianconeri da quelli che sono i due più importanti impegni della stagione rimasti. 

«Il campionato per noi ha naturalmente perduto d'interesse — spiega il mediano —. Con questo non voglio dire che noi non si giochi più con l'impegno di prima e la partita di oggi è la prova che ogni incontro lo affrontiamo con la stessa serietà, ma naturalmente il nostro pensiero ora non può che essere rivolto ai due traguardi che ancora ci rimangono e che sono sempre più vicini». 

«A Colonia avremmo potuto andare a giocare con molta più tranquillità — conclude Alessio — se mercoledì scorso non fosse accaduto quel che purtroppo è accaduto; invece così ci giochiamo la stagione in una partita che si prospetta difficilissima e molto accesa, perché i tedeschi sicuramente combatteranno con tutte le armi in loro possesso. Il mercoledì successivo sarà la volta poi della Coppa Italia; tre settimane, quelle future, che metteranno a dura prova i nostri nervi e che avranno come inizio il confronto con il Cesena, un'altra partita non facile, perché i romagnoli, in una situazione molto critica di fondo classifica, venderanno a caro prezzo la loro pelle». 

Debora Vaglio
tratto da: La Stampa 9 aprile 1990







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martedì 7 aprile 2026

7 Aprile 2002: Perugia - Juventus

È il 7 aprile 2002 e Perugia Juventus si sfidano nella tredicesima giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2001-02 allo Stadio 'Renato Curi' di Perugia.

È una stagione col finale col botto questa per i campioni bianconeri. Iniziata un po' in sordina, adesso i nostri eroi stanno girando a mille. La vetta si avvicina e si avvicina anche il 5 maggio, ultima giornata di campionato. Tutto il resto è Storia! Dall'altra parte c'è il Perugia che agguanta un bellissimo ottavo posto e si procura un biglietto per l'Europa.

Buona Visione!


Perugia


Campionato di Serie A 2001-2002 - 13 ritorno
Perugia - Stadio Renato Curi
Domenica 7 aprile 2002 ore 15.00
PERUGIA-JUVENTUS 0-4
MARCATORI: Trezeguet 9, Del Piero rigore 45+1, Zenoni 57, Del Piero 62

PERUGIA: Cordoba, Sogliano (Soncin 46), Rezaei, Milanese, Zè Maria, Tedesco, O'Neill (Gatti 64), Baiocco, Blasi, Bazzani, Vryzas (Ahn 77)
Allenatore : Serse Cosmi

JUVENTUS: Buffon, Thuram (Birindelli 74), Ferrara C., Montero, Pessotto, Zenoni, Davids, Zambrotta, Nedved (Maresca 64 - Tacchinardi 67), Trezeguet, Del Piero
Allenatore : Marcello Lippi

ARBITRO: Gabriele





UN ALTALENA DI EMOZIONI DA TRE CAMPI: COSÌ SI SONO RIAPERTI I GIOCHI NELLA CORSA AL TITOLO
VOLATA SCUDETO: IMPRESE DELL'ATALANTA, CHE VINCE A SAN SIRO, E DEL VENEZIA GIÀ RETROCESSO CHE SFODERA ORGOGLIO E METTE PAURA Al GIALLOROSSI 
Dopo il ko dell'Inter la Juve di riprova 
Collina salva la Roma 
Grande prova e quattro gol dei bianconeri a Perugia, mentre Vieri non basta ai nerazzurri.
Solo due rigori nel finale rianimano Capello 

FERMI tutti. Dopo il Feyenoord, anche l'Atalanta mortifica l'Inter a San Siro. Collina rianima la Roma a Venezia, due rigori in tre minuti. La Juventus, data per dispersa, risorge a Perugia e rientra a pieno titolo nella bagarre-scudetto. Classifica: Inter 62, Roma 60, Juve 59. 

Doveva essere una normale domenica di transito: sulla sfida tra il Venezia retrocesso e la Roma campione non si accettavano addirittura scommesse, a conferma di quanto la Snai, a differenza delle agenzie inglesi, sia pavida e inattendibile. È successo il finimondo. A cominciare dal «Meazza». Delle quattro sconfitte a bilancio, tre l'Inter le ha subite in casa. Nel derby, con il Chievo e al cospetto di un'Atalanta che, come la squadra di Cuper, offre il meglio in trasferta. I miracolosi tuoni che Taibi e l'immancabile, lampo di Vieri non bastano, da soli, a mascherare un deficit di manovra già emerso a Firenze e, in parte, giovedì sera in Coppa Uefa. Approccio macchinoso, difesa a tre (?), cambi cervellotici e Recoba fuori registro come spesso gli capita all'indomani di un paio di partite azzeccate. È entrato Kallon, non Ronaldo: una scelta, immagino, dettata dalle contingenze atletiche. 

Inter poco lucida e sprecona; con l'aggravante, rispetto alla parentesi europea, di aver schierato la formazione tipo. E prima del Brescia, ci sarà di nuovo Feyenoord, a Rotterdam: un dettaglio da non trascurare. Cuper continua a battere il tasto della tranquillità: e il gioco? Atalanta e Venezia ribadiscono la scorza dura del nostro campionato. Una Roma svagata e rabberciata, orfana com'era di Totti e Samuel, rischia l'osso del collo in laguna. Sotto di due gol (Maniero, De Franceschi), riemerge nel finale grazie ai guizzi di Collina e alla mira di Montella. Se il primo rigore ci può stare (Bilica frana addosso a Batistuta), il secondo, visto e rivisto, proprio non c'è: Cassano «cerca» Marasco, e non viceversa. Fuoco alle polveri. 

Moratti da San Siro: 

«Sono successe cose strane». 

Moggi da Perugia: 

«Se fosse capitato alla Juve, ci avrebbero costruito su una settimana di trasmissioni». 

Capello da Venezia: 

«Collina è il miglior arbitro del mondo, come poteva confondersi?». 

E dal momento che l'anticipo di sabato fra Toro e Bologna era finito in farsa, con il labiale di Galante troppo malizioso per non giustificare almeno un'inchiesta, prepariamoci a un epilogo di stagione avvelenato come nelle nostre peggiori tradizioni. Torte vere o presunte, favori, ingiustizie: posto che nessuno può scagliare la prima pietra, sarebbe ora che ci dessimo una regolata. Sulla carta, l'avversario più tosto l'aveva la Juve. Alludo a quel Perugia che, al Curi, non perdeva dal 13 gennaio (2-0 con l'Inter) e si era aggiudicato quattro delle ultime cinque partite. L'Arcangelo Gabriele non ha inciso, a differenza dell'Arcangelo Collina. Gli si può addebitare, esclusivamente, la frettolosa espulsione di Cosmi. In cuor suo Sensi era terrorizzato dalla designazione dell'imberbe «notaio» di Frosinone, ignaro del piano Marshall che gli stava organizzando il Principe dei fischietti. Un punto in due gare, Lippi in pericolo, l'organico a pezzi: era questa la zavorra che si trascinava la Juve. La risposta non poteva essere più squillante. Il ventesimo sigillo di Trezeguet, una doppietta di Del Piero, a secco dal 16 febbraio, la splendida acrobazia di Cristiano Zenoni. Uniche note negative, la sciocca ammonizione di Nedved (niente Milan), il serio infortunio a Maresca e il censurabile minuetto che Buffon ha intrattenuto con i volgari balilla della curva. 

Il Perugia lamentava le squalifiche di Di Loreto e Grosso. Ha sfiorato l'1-1 e poi si è consegnato al superiore tasso tecnico degli avversari. Apprezzabile il contributo di Davids riciclato al centro. Prezioso il rientro di Montero. Rifiorito lo smalto atletico. Quattro giornate al termine, dodici punti in palio, tre dalla vetta: provarci non è più un miraggio, resta un dovere. 

Roberto Beccantini
tratto da: La Stampa 8 aprile 2002






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La Stampa 8 aprile 2002

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La Stampa 8 aprile 2002

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La Stampa 8 aprile 2002

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La Stampa 8 aprile 2002

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lunedì 6 aprile 2026

6 Aprile 1997: Milan - Juventus

È il 6 aprile 1997 e MilanJuventus si sfidano nella nona Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1996-97 allo Stadio 'Giuseppe Meazza' San Siro di Milano.

La Juventus è campione d'Europa in carica mentre il Milan è la squadra scudettata . A fine campionato i bianconeri saranno incoronati ancora Campioni d'Italia (sarà la ventiquattresima volta) mentre i rossoneri saranno distanti anni luce (ben ventitré punti) dai pluridecorati scudieri di Marcello Lippi.

Gara Storica, tutta da gustare!

Buona Visione!

 


milan



Campionato di Serie A 1996-1997 - 9 ritorno
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
Domenica 6 aprile 1997 ore 20.30
MILAN-JUVENTUS 1-6
MARCATORI: Jugovic 19, Zidane rigore 32, Jugovic 50, Vieri C. 71, Amoruso 73, Simone 75, Vieri C. 81

MILAN: Rossi S., Reiziger, Vierchowod, Baresi F., Maldini P., Savicevic, Desailly (Tassotti 81), Boban, Blomqvist (Baggio R. 60), Dugarry, Simone
Allenatore: Arrigo Sacchi

JUVENTUS: Peruzzi, Porrini (Pessotto 74), Ferrara C., Iuliano, Dimas, Di Livio, Tacchinardi, Zidane (Lombardo 75), Jugovic, Boksic (Amoruso 39), Vieri C.
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Braschi


Il 6 aprile 1997 si assiste a una delle più clamorose goleade del calcio recente. A San Siro la Juventus di Marcello Lippi umilia il Milan di Arrigo Sacchi vincendo 6-1. Jugovic apre le danze, poi un rigore di Zidane porta le due squadre all'intervallo sul 2-0. Nella ripresa i bianconeri dilagano: ancora Jugovic, due volte Vieri e Amoruso mentre il gol di Marco Simone serve solo a rendere meno pesante il passivo. La Juve vincerà il campionato mentre per il Milan è il punto più basso di una stagione già fallimentare, che si chiuderà con l'undicesimo posto in classifica.

tratto da 6 aprile 1997, la Juventus umilia il Milan a San Siro: 6-1 



Il Milan sbatte contro la sicurezza di Peruzzi, la Juventus ne approfitta 
Jugovic dà inizio alla fiera del gol 
E San Siro insorge: Berlusconi, manda via Sacchi 

In attesa di concedere la rivincita all'Ajax, la Juventus prende a pallettoni il Milan di Arrigo Sacchi, rovesciandogli addosso un memorabile e mortificante sei a uno. Un altro passo, e che passo, verso il ventiquattresimo scudetto. La partita, quella, esiste per un tempo, quando il Milan sembra più spigliato degli avversari e Peruzzi, strepitoso, allontana la minaccia del pareggio (in quei frangenti, paradossalmente, neppure scandaloso: ma solo in quei frangenti). Alla distanza, in compenso, il Milan crolla di testa e di gambe, e la Juve lo raccoglie con il cucchiaino. Una mattanza. Povero Sacchi. 

Quando si lascia Baggio in panchina e ci si sfracella in questo modo, così umiliante, è difficile che il principale non prenda provvedimenti. Stiamo parlando di Berlusconi. Milan più aggressivo all'inizio: non è una burla. Quel poco che succede, succede tutto dalle parti di Dimas: Savicevic gli ancheggia sul tronco, imbeccando ora Dugarry ora Simone. La Juve non cavalca gli eventi: li aspetta, anche troppo. Il popolo ruggisce. Sacchi non può disporre di Weah, Albertini, Costacurta, Davids e Ambrosini. A Lippi mancano Del Piero, Deschamps, Conte, Montero, Padovano e Torricelli. Difese alte, squadre corte. Di Dimas e Savicevic abbiamo detto. Ferrara e Iuliano stringono su Dugarry e Simone. Porrini chiude a destra, spalleggiato da Di Livio, là dove transitano Blomqvist e, qualche volta, Maldini. Tacchinardi sbircia Boban, Zidane si destreggia nel settore di Desailly. Il pallido Reiziger patisce le ronde di Jugovic, mentre Baresi e Vierchowod presidiano i sentieri battuti da Vieri e Boksic. 

Il Milan gioca, la Juve lo punta. Le azioni si intrecciano: 13', Dugarry-Savicevic-Simone, sventa Ferrara, allo spasimo; 14', Vieri sfrutta un bel movimento di Boksic e saetta a lil di montante. Bottiglia in campo, signorile omaggio degli ultra juventini. Improvviso, al 19', il gol di Madama. L'azione si sviluppa sul centro-destra: Vieri, servito da Porrini, si beve Baresi e stanga, Rossi ribatte, ma giusto sul piatto destro di Jugovic. A questo punto, entra in scena Peruzzi. Splendido, al 23', il volo con il quale corregge sopra la traversa un'incornata a spiovere di Dugarry, stimolato da Desailly. Due minuti, ed eccolo opporsi, marziale, a un'azionissima SavicevicBlomqvist-Simone, a testimonianza di come sia il Milan, ora più che mai, a fare la partita. Boban si procura tre punizioni dal limite, ma soltanto la prima disturba Peruzzi. Così, alla mezz'ora, ci scappa addirittura il l'addoppio. Un fortunoso rimpallo su tiro di Jugovic smarca Boksic a tu per tu con Rossi, in posizione regolare per sette miserabili centimetri. Maldini, sorpreso, lo aggancia da dietro. Rigore netto, e Braschi, consultatosi con il guardalinee, fuorigioco sì fuorigioco no? Lo decreta. E Zidane lo trasforma, malgrado il gran balzo del portiere. I berlusconiani schiumano di rabbia. Perso per perso, si sporgono dal davanzale e rischiano di cadere ancora: 33', Di Livio-Zidane, pericolo, e offside cervellotico; 36': contropiede di Vieri, brivido. La staffetta Boksic-Amoruso, determinata da un risentimento muscolare del croato, si colloca fra una staffilata di Desailly e una percussione di Savicevic, entrambe catturate da Peruzzi (non senza, nel secondo caso, il sospetto di un penalty). L'ansia del Milan. La serenità della Juve. 

Ne è specchio fedele il terzo gol, che Jugovic raccoglie in apertura di ripresa, al 5', su suggerimento di Amoruso, non prima di essersi scrollato di dosso Reiziger. Rossi, già protagonista di un pasticcio con Baresi, si corica in ritardo. Vierchowod lo manda a quel paese. Roberto Baggio-Roberto Baggio, la gente milanista insorge. È il 15', quando Arrigo, insultato dai curvaioli, si arrende: dentro il Codino, fuori Blomqvist. Boban divora un'occasione colossale, poi riprende la sfida Milan-Peruzzi, grande su Baggio e su Dugarry, nonnaie con Simone. Ma ormai il Milan è un guscio vuoto, un'armata allo sbando. La Signora straripa: 26', a segno Vieri, su lancio di Tacchinardi; 28', tocca ad Amoruso, dopo una respinta di Rossi su Jugovic. Pessotto e Lombardo avvicendano Porrini e Zidane. È di Simone, con una fucilata dalla lunetta, la rete della staffa. L'ultima, ingenerosa, raffica è di Vieri, sollecitato da Jugovic. L'ingresso di Tassotti, 37 anni, al posto di Desailly è il manifesto della partita, della resa, di tutto. Nel celebrare la Juve, San Siro si schiera: Silvio, manda via Sacchi. 

Roberto Beccantini

Le Pagelle Bianconere

Peruzzi 8 - Ne ha passate tante, ma le difficoltà l'hanno aiutato a crescere con intelligenza. A 27 anni Peruzzi è un portiere che si muove con l'intuito del veterano, è potente, è formidabile nelle uscite basse e tra i pali. Appare davvero fenomenale. Nega il Gol a Dugarry di testa, a Simone da due passi a Savicevic (mano sul piede?), fa un miracolo su Baggio e se perde l'imbattibilità è perché la partita è ormai allo svacco.

Porrini 7 - L'unico milanese della Juve, uno dei due in campo, l'altro è Maldini. Dopo un'intervista impietosa sui difetti dell'Arrigo («Non mi piace perché è falso»), ogni suo sbaglio avrebbe potuto indurre Sacchi al sorriso: il che non avviene per mancanza di errori visibili. Chiude bene su Blomqvist e Dugarry ed è prezioso nell'azione dell'I-0 con l'assist a Vieri. Sai che risate con l'Arrigo. 
(Dal 29' St Pessotto sv). 

Ferrara 7 - La Fifa, convocandolo per la formazione mondiale che in estate giocherà in Oriente, ha sancito la sua statue di fuoriclasse della difesa. Gli riescono i contrasti con grande facilità, battaglia nelle mischie che nel primo tempo si accendono davanti a Peruzzi: è semplice ed essenziale, anche senza l'appoggio di Montero, rende saldo il cuore della difesa bianconera, che balbetta soltanto in avvio. 

Iuliano 6,5 - Gioca meglio al centro e lo si sapeva, anche se gli inserimenti dalla destra di Savicevic lo mettono in difficoltà perché dovrebbe fermare il montenegrino e nello stesso tempo occuparsi anche di Simone (che per fortuna della Juventus si ferma da sé), Iuliano è un difensore attento, ha buon fisico e piedi non marmorei, aumentando l'esperienza può costituire davvero il futuro della squadra bianconera.

Dimas 6 - Se le migliori azioni del Milan nel corso del primo tempo si producono sulla sinistra juventina non è soltanto perché da quella parte c'è Savicevic. Il portoghese pasticcia assai nel tocco e qualche volta viene pescato fuori posizione, insomma, la cosa migliore è un tiro che si stampa a un metro dalla porta a 123 km all'ora, record della gara. Nella ripresa la partita ovviamente è tutta in discesa.

Di Livio 6,5 - Ha una giocata bellissima sul 2-0, un pallonetto che scavalca tutta l'estrema linea milanista e si deposita sul piede di Zidane, smarcatissimo. Davvero una gran finezza. Smettiamola di chiamarlo Soldatino, se anche nei periodi in cui non è al massimo della forma per il troppo correre dell'annata non patisce Maldini e presidia bene la fascia. E la Juve deve salvaguardarlo dalle solite voci di mercato.

Zidane 7 - Non segnava da 4 mesi ed è tornato al gol su rigore assai arrischiato, perché Rossi lo intuisce. La sua rete vera sarebbe quella che realizza poco dopo il 30' e gli annullano per fuorigioco dubbio: ma la sua prestazione trascende i gol fatti o da fare, Zizou nella notte di Milano amministra con saggezza il gioco bianconero e si nota persino nei contrasti. Desailly lo patisce. 
(Dal 30' st. Lombardo sv.

Tacchinardi 6,5 - Non ha l'assatanamento di Deschamps che falcia il campo con le entrate basse, tuttavia centra contro Boban un'altra partita positiva che lo rilancia discretamente per il futuro. Gioca soprattutto da distruttore delle trame milaniste, ma se ritrova le sicurezze può anche migliorare in fase di costruzione perché ha buona visione di gioco, come dimostra in occasione dell'assist a Vieri che poi sigla il 4-0. 

Jugovic 8 - Un gol, il tiro che determina l'azione del secondo, un altro gol dopo aver scherzato con Reiziger, poi si concede una sosta sul 4-0 e scaglia un'altra sberla che agevola il gol di Amoruso e passa a Vieri la palla del 6-1. Quando vuole sa essere decisivo se poi lo affronta Reiziger... Aveva detto che in questa stagione gli mancava il gol, una serata come questa lo ripaga anche di quel piccolo cruccio.

Boksic 6,5 - A San Siro ha giocato dieci minuti con l'Inter, ieri ne ha fatti meno di quaranta perché non ha accusato un risentimento all'inguine sinistro. Buon movimento, apre spazi a Vieri e si procura il rigore, anche se i maligni pensano che Maldini sia stato ingenuo ad atterrarlo: di solito quando tira Boksic non fa danni. 
(Dal 39" pt Amoruso 7: elegante l'apertura a Jugovic per il 3-0 e poi segna.) La conferma che c'è.

Vieri 7,6 - Il momento d'oro prosegue, con questi due gol maramaldi e una prestazione sempre pericolosa perché si getta negli spazi con coraggio ed è determinante anche nell'azione che sblocca la partita. Il giocare sempre gli ha dato il ritmo e la sicurezza, la Nazionale, inoltre, gli ha donato anche l'entusiasmo. Rende 15 anni a Vierchowod e 14 a Baresi. Ma chi ha detto che la giovinezza è un handicap?

Lippi 8 - I molti complimenti dell'Arrigo non lo hanno confuso perché Lippi, che ha solida esperienza, sa che certe cose talvolta si dicono per mettere le mani avanti. Gli mancano 6 uomini, non ci bada. Esce da trionfatore, con un 1º tempo persino benevolo con la Juve ma con una partita che distrugge l'avversario di sempre: match tosto, gagliardo, furbo e sicuro, com'è diventata la Juve in questi suoi anni.

Fabio Vergnano 
brani tratti da: La Stampa 7 aprile 1997

 



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domenica 5 aprile 2026

5 Aprile 2009: Juventus - Chievo

Sono anni di transizione, questi, per la Vecchia Signora

Passata la bufera di Calciopoli (o meglio Farsopoli) e superata la stagione in Serie B, la società naviga tra alti e bassi nelle retorvie della massima divisione. In questi anni si passa il testimone in panchina agli allenatori come Claudio Ranieri, Gigi Del Neri, Ciro Ferrara ed Alberto Zaccheroni. Tutti (in un modo o nell'altro) faranno cilecca - tutto questo prima dell'"avvento" del salvatore bianconero Antonio Conte.

Intatto restando alla nostra partita: è il 5 aprile 2009 e Juventus e Chievo Verona si scontrano in questa partita valevole per l'undicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2008-09Il tutto si gioca allo 'Stadio Olimpico' di Torino.

Alla fine dei giochi i bianconeri si ritroveranno al secondo posto (indietro però dall'Inter campione) mentre per il Chievo ci sarà una salvezza sudata ma meritata a lungo.

Buona Visione!


juventus


Campionato di Serie A 2008-2009 - 11 ritorno
Torino - Stadio Olimpico
Domenica 5 Aprile 2009
JUVENTUS-CHIEVO 3-3
Marcatori: Pellissier 25, Chiellini 34, Pellissier 44, Mantovani autorete 53, Iaquinta 79, Pellissier 90+1

JUVENTUS: Buffon, Grygera (Zebina 46), Mellberg, Chiellini, Molinaro, Salihamidzic (Camoranesi 24), Tiago, Marchisio C., Giovinco, Iaquinta, Del Piero (Trezeguet 46)
Allenatore: Claudio Ranieri

CHIEVO: Sorrentino, Sardo (Mandelli 70), Morero, Yepes, Mantovani, Luciano, Rigoni, Marcolini (Langella 83), Pinzi, Pellissier, Bogdani (Esposito 65)
Allenatore: Domenico Di Carlo

ARBITRO: Mazzoleni P.





Il Chievo chiude un ottimo primo tempo all'Olimpico avanti 2-1, grazie alla doppietta dell'attaccante, cui replica Chiellini. Grande avvio di ripresa bianconero, e risultato che si capovolge quando dopo un'autorete va a segno Iaquinta, poi nel recupero Pellissier fissa il risultato finale

TORINO, 5 aprile 2009 - La Juventus vede incrinarsi il sogno di scudetto. Pareggia in casa con il Chievo, con un vistoso 3-3 (guarda la sintesi). Toppa il primo tempo, rimedia nella ripresa, come spesso le è accaduto in questa stagione, ma si fa beffare nel recupero da un Pellissier favoloso, che si ricorderà per sempre questa tripletta. L'Inter capoclassifica è ora a +9.

FRENATA - Dopo 5 vittorie consecutive, la Juve dunque si ferma quando meno te lo aspetti. Gli eroi di giornata - Camoranesi, che entra in tutti e tre i gol bianconeri, e Iaquinta, autore del gol decisivo, e già a bersaglio in Nazionale - non bastano. La difesa tradisce, e un Chievo in grande condizione atletica ci crede fino alla fine e dopo essersi fatto rimontare, impatta nel recupero. La salvezza è dietro l'angolo.

EMPASSE - Nei primi 25' succede pochino. La Juve è lenta in mezzo, con Tiago sottoritmo, e poco ispirata in avanti, con Giovinco che prova con la sua vivacità a cucire centrocampo ed attacco, ma è poco assistito. Salihamdizic esce infortunato al ginocchio destro, si rivede Camoranesi, assente da Chelsea-Juve. Il Chievo è solido e ordinato, e sta bene fisicamente. Ma sul piano della manovra non gli si possono chiedere ricami.

DOPPIETTA PELLISSIER - A incendiare la partita ci pensa Pellissier. Che lanciato in velocità in contropiede mette a nudo i limiti della retroguardia bianconera, solida ma priva di sprinter, e colpevolmente troppo "alta". Pellissier approfitta di una rara indecisione di Chiellini, che manca l'anticipo, e trafigge Buffon, alla 300ª presenza in bianconero. 1-0 per gli ospiti. Ma la Juve reagisce da belva ferita. Finalmente aggressiva e vogliosa. È proprio Chiellini a riscattarsi. Il difensore della Nazionale segna l'1-1 con uno strepitoso sinistro in girata su un colpo di tacco di Camoranesi. La Juve ora ingrana. Del Piero è pericoloso in contropiede, Giovinco su punizione. Ma quando sembra che la bilancia sia destinata a pendere sul piatto bianconero, ecco ancora Pellissier. Una visione fugace quando implacabile. È un déjà vu. Passaggio in profondità per lui sulla fascia destra, scatto secco, Mellberg è bruciato sulla progressione, e palla che rotola alle spalle di Buffon per il 2-1 con cui le squadre vanno negli spogliatoi. Ottavo gol stagionale di Pellissier. Olimpico gelato.

RANIERI CAMBIA - Ed esaurisce i cambi al 46'. Dopo l'intervallo non rientrano Grygera e Del Piero. Dentro Zebina e Trezeguet.

RISCOSSA JUVE - La Juve rientra in campo con un'altra faccia. Feroce. E pareggia subito. In mischia. Autorete di Yepes, sul colpo di testa di Camoranesi dalla destra. La Juve rilancia. E sfiora il vantaggio con Trezeguet, subito in partita, e Iaquinta. La Juve banchetta in area avversaria. Le palle gol si sprecano, Chiellini sfiora una clamorosa doppietta. Il Chievo è alle corde, ma non va giù. Merito di Sorrentino e di un pizzico di fortuna. E arriva alla mezz'ora, comincia ad assaporare un ghiotto punticino esterno.

CI PENSA IAQUINTA - Ma al 34' la Juve passa. Cross di Camoranesi, e settimo gol, di testa di Iaquinta, che completa la personale settimana di gloria, iniziata con il gol all'Irlanda in Nazionale. Finita?

ANCORA PELLISSIER - Neanche per sogno. Nel recupero il nuovo entrato Langella semina Zebina dopo una palla persa da Mellberg e crossa sul secondo palo, dove Pellissier, abbandonato da Molinaro che segue Esposito al centro, batte ancora Buffon. Finisce 3-3.

Riccardo Pratesi 







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