mercoledì 28 ottobre 2026

28 Ottobre 1990: Juventus - Inter

Attraverso il canale Youtube ufficiale della Juventus vi facciamo assaggiare un'altra chicca storica di questa giornata. È il 28 ottobre 1990 e Juventus e Inter si sfidano nella settima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1990-91 allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus tenta di riappropriarsi dello scettro di squadra 'più forte della penisola' affidando la guida tecnica a un allenatore del famigerato 'calcio champagne', Luigi Maifredi. Dopo un inizio di campionato incoraggiante, i bianconeri naufragano tra la carenza di gol presi ed addirittura a fine campionato si trovano fuori dalle Coppe Europee dopo 27 anni. Dall'altra parte i nerazzurri disputano un buon campionato e finiscono sul terzo gradino del podio.

Buona Visione!

 


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Stagione 1990-1991 - Campionato di Serie A - 7ª giornata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 28 ottobre 1990 ore 14.30
JUVENTUS-INTER 4-2
MARCATORI: Baggio R. rigore 2, Casiraghi 15, Matthaeus 34, Schillaci 57, De Agostini 64, Klinsmann 80

JUVENTUS: Tacconi, Luppi (Alessio 83), Bonetti D., Fortunato D. (Corini 37), Julio Cesar, De Agostini, Haessler, Marocchi, Casiraghi, Baggio R., Schillaci
Allenatore: Luigi Maifredi

INTER: Zenga, Bergomi (Paganin A. 14), Brehme, Baresi G., Ferri R., Battistini S., Bianchi A., Stringara, Klinsmann, Matthaeus, Serena A.
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Pezzella



L'Inter s'inchina a Casiraghi, Baggio e Schillaci 
State attenti a quei tre! 

La vittoria della Juve sui nerazzurri non deve creare pericolose illusioni, ma va considerata come un grosso e confortante segno di progresso collettivo. E il gioco entusiasma i tifosi. Haessler si sta rivelando una pedina molto importante nell'economia del gioco praticato dalla Juventus 

Attenti a quei tre. Quando Baggio, Casiraghi e Schillaci inventano, la Juve vola e soprattutto riesce a mostrare il suo volto migliore, quello che Maifredi sta cercando di modellare secondo i canoni del suo credo calcistico. La larga vittoria sull'Inter non deve illudere nessuno, ma non può non essere considerata come un confortante segno dei progressi della squadra bianconera, che ieri a sprazzi ha dato spettacolo disponendosi sul campo in maniera perfetta. Corta e grintosa, la Juve ha archiviato la pratica-Inter con una velocità degna di Speedy Gonzales. 

Dopo un quarto d'ora era già in vantaggio di due gol e da quel momento ha giocato sul velluto, cioè nelle condizioni ideali per cercare scambi ed intesa proprio come piace a Maifredi. Ma se il terzetto di cui sopra è stato il finalizzatore della manovra juventina, non si può dimenticare che i bianconeri sono giunti ad una vittoria di così larghe proporzioni grazie a una grande prova collettiva. Ieri tutto ha funzionato alla perfezione come capita di rado, non si sono ripetuti i grossolani errori in cui la Juve era caduta nelle precedenti partite. Soltanto quando la squadra ha perso la sua compatezza e si è allungata, l'Inter si è resa pericolosa potendo sfruttare spazi maggiori. 

Per il resto la squadra di Trapattoni è rimasta intrappolata nella ragnatela bianconera, senza mai riuscire a impensierire Tacconi, autore comunque di interventi compiuti in assoluta sicurezza. All'Inter così sono rimaste le briciole. Baresi è diventato matto nel tentativo di frenare la verve di Baggio; Ferri ha ingaggiato con Casiraghi un duello a colpi spiccati. Certo, gli manca il lancio di quaranta metri (che non aveva comunque neppure Barros) e secondo noi è solo una questione di inserimento. Appena Haessler si sarà sbloccato (magari con un gol, ma non ne ha mai fatto una questione e, ripetiamo, per lui non è necessario farli) mentalmente riuscirà anche a tracciare il campo con aperture smarcanti. Insomma, Maifredi può dormire sonni tranquilli. E possiamo dire che aveva anche ragione. Non era Julio Cesar il problema, non lo era Haessler. 

Tra l'altro, se questi giocatori danno di gomiti, riuscendo soltanto in parte ad arginare la grande potenza del centravanti juventino. Serena e Klinsmann non hanno avuto scampo, presi in mezzo tra Bonetti e Julio Cesar. Il brasiliano, in particolare, ha disputato ancora una partita di buon livello, a conferma che per lui si trattava prima di tutto di ambientarsi in un contesto calcistico del tutto nuovo. Ma a mettere nei guai l'Inter, oltre ad un Baggio a tratti incontenibile, con giocate di grande classe, è stato soprattutto Haessler, che ha saputo sottrarsi abilmente ad ogni tipo di marcatura con grande astuzia, ma soprattutto con un movimento incessante. 

Haessler è uno di quei giocatori che giocano decine di palloni e che coprono enormi spazi, pronti a dare una mano al compagno in difficoltà ed incuranti di sprecare tesori di energie. La vittoria di ieri avrà quindi un peso determinante nella crescita della Juventus. I giocatori avevano bisogno di un risultato di prestigio che servisse da stimolo, che desse alla Juve la sicurezza dei propri mezzi. Com'è vero che l'Inter non potrà essere sempre la squadra spenta e poco convinta vista ieri, è altrettanto vero che Schillaci e compagni troveranno altre giornate opache com'è nella logica delle cose. Ma la sensazione è che la Juve abbia imboccato la strada giusta, che l'approccio al gioco dei mesi scorsi sia ormai superato in maniera confortante. Al resto penseranno i suoi fuoriclasse, i giocatori che possono fare in ogni momento la differenza. E visto che Schillaci si è sbloccato, ora Maifredi potrà contare in pieno sui suoi «cecchini». 

Fabio Vergnano 
tratto da: La Stampa 29 ottobre 1990




Juventus: I gol. 58": Schillaci è atterrato in area da Ferri. Il rigore è una carezza vincente di Baggio. 14': cross di Hässler e decisivo stacco di testa di Casiraghi. 57: Baggio colpisce il palo, la palla termina sui piedi di Schillaci che festeggia il primo gol in campionato. 64: Baggio, ancora grande, crea le premesse perché il sinistro di De Agostini superi per la quarta volta Zenga.

Cosa funzione. Quasi tutto. Finalmente, la zona di Maifredi, l'allineamento dei difensori per scoraggiare le altrui offensive con l'espediente del fuorigioco, l'accorciamento intelligente della squadra e un pressing che stordisce finiscono per paralizzare l'avversario.

Cosa non funziona? La difesa corre ancora qualche rischio e subisce due gol, ma è naturale, per un complesso che spende tanto e che si sbilancia in avanti.


Inter: I gol. 33: Intervento scorretto di Bonetti su Serena. Dalla lunga distanza Matthäus infila Tacconi (era coperto?) con un bel «piazzato». 80: Assist di Matthäus e gran destro nel «sette» di Klinsmann.

Cosa funzione. La capacità di reagire alla superiorità dell'avversario e allo svantaggio. È la ricerca di un uomo smarcato con buon palleggio.

Cosa non funziona? La difesa bunker è diventata una gruviera. Il collettivo si perde in fraseggi senza cercare la profondità (merito anche della zona bianconera). È insufficiente la concretezza di Klinsmann e Serena, un tandem che ha difficoltà di convivenza.

Cosa c'è da fare? Riscoprire la forma di Ferri e Bergomi, pilastri fondamentali della difesa, e recuperare Berti. Senza un uomo a percussione come lui, l'Inter non è abbastanza incisiva.




IL TECNICO DALLA POLVERE ALL'ALTARRE
MAI DIRE MAIFREDI

Gran calcio alle Alpi, estrema tensione del pubblico, rapito dai capitoli di Juve-Inter come se fosse costretto a leggere pagine di un capolavoro di letteratura ricco di suspense. Per confezionare uno spettacolo calcistico sontuoso sotto l'aspetto tecnico, tattico ed emotivo, occorre la partecipazione di entrambe le squadre. E, sembra un paradosso, anche l'organico di Trapattoni (che conclude il match travolto e deluso) contribuisce all'allestimento di uno spettacolo di rara bellezza.

La Juventus sembra finalmente prestare attenzione alle semiserie profezie di Gigi Maifredi, il quale chiedeva soltanto un arco di tempo ragionevole per presentare il vero volto della squadra da lui preparata in questi primi mesi operativi. Contro l'Inter, la Juve conferma il 4-0 inflitto in Coppa all'Austria Vienna ed esce dal tunnel dentro cui, fino a una settimana fa, si confondevano anarchia, confusione di idee, discontinuità, cospicui rischi in difesa. I quattro gol regalati al pubblico di fede bianconera hanno avuto l'efficacia di altrettanti colpi di spugna.

Soprattutto nei primi 30 minuti la Juventus esibisce una «zona» attenta e pressante, con allineamento dei difensori proiettati in avanti ogni qualvolta Battistini o Matthaus, Bianchi o Brehme, concepiscono un'idea offensiva verticale per Klinsmann e Serena. E come vedere una macchia compatta di bianco e nero spostarsi, avanti e indietro, con sincronismo stupefacente. L'Inter non resta stordita. Ma il pressing della squadra juventina non può durare in eterno, anche perché l'Inter, nonostante la defezione forzata di Berti e l'uscita prematura di Bergomi, è truppa di gagliardi e vigorosi uomini mai rassegnati al punteggio e al destino.

E alla flessione bianconera negli ultimi 15 minuti del primo parziale, corrisponde una serie di iniziative pericolose dei nerazzurri, che però sbagliano con Klinsmann l'opportunità per pareggiare i conti. A quel punto, il match sembra un tessuto allentato, come sfilacciato, e le sollecitazioni individuali prevalgono sui toni corali; su tutti emerge il talento inarrivabile di Baggio (che il Signore lo conservi a lungo all'Italia di Vicini). Julio Cesar è sempre all'altezza della situazione, Hassler corre come se calzasse gli stivali delle sette leghe ed è utile ovunque si proietti. Casiraghi dimentica i colpi ricevuti da Ferri e sfoggia ripetute prodezze (vedi il gol) e un coraggio da leone. Corini è più vitale di Fortunato; Schillaci è in ripresa. Ma è il collettivo a funzionare, e Maifredi ne va logicamente fiero. Ora è importante continuare.

L'Inter dà un buon apporto all'aspetto scenico della partita, però vive giorni di crisi, vuoi per le incertezze di un reparto arretrato diventato vulnerabilissimo (il solo Brehme esce dalla palude grigia), vuoi per la forma carente di Bergomi, Ferri, Serena e Battistini. E, infine, perché un elemento prezioso come Berti non è sostituibile dal modesto Stringara. Che l'Inter sia farcita di elementi di razza lo dimostrano la reazione e l'irriducibilità ammirate quando si trovava sotto di due e anche di tre gol. Ma le spinte emotive non sempre bastano quando le idee sono confuse, quando più di un uomo è lontanissimo dal top della condizione e quando i leader di un tempo non hanno più voce per farsi sentire dai gregari. 

Angelo Caroli
brani tratti dal Guerin Sportivo anno 1990 n.44




 



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martedì 27 ottobre 2026

27 Ottobre 1985: Udinese - Juventus

Il 27 ottobre 1985 Udinese e Juventus si sfidano nell'ottava giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1985-86 allo Stadio Friuli  di Udine.

La Juventus si appresta a vincere il suo ventiduesimo tricolore con una squadra che sta vivendo sugli ultimi spiccoli di splendore di 'Le Roi' Michel Platini. Allenati da Giovanni Trapattoni (al suo ultimo campionato alla Juve prima di trasferirsi all'Inter), i bianconeri mettono a distanza la Roma di Sven-Göran Eriksson vincendo 'in volata' lo Scudetto. I Giallorossi saranno protagonisti tanto di una rimonta inaspettata quanto di una rovinosa caduta nella penultima gara di campionato in casa contro la già retrocessa Lecce.

Dall'altra parte c'è la squadra friulana che dopo un campionato tra alti e bassi riesce nel suo intento di evitare la retrocessione in Serie B.

Buona Visione! 



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Stagione 1985-1986 - Campionato di Serie A - 8ª andata
Udine - Stadio Friuli
domenica 27 ottobre 1985 ore 14:30 
UDINESE-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Serena A. 20, Favero 50, Cabrini autorete 82

UDINESE: Brini, Galparoli, Baroni, Storgato, Edinho, De Agostini, Chierico, Colombo (Dal Fiume 46), Carnevale, Miano, Criscimanni (Zanone 73)
A disposizione: Abate, Susic, Pasa
Allenatore: Luis Vinicio

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini (Pioli 90), Bonini, Brio, (c) Scirea, Mauro, Manfredonia, Serena A., Platini, Laudrup
A disposizione: Bodini, Caricola, Pin, Pacione
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Casarin
AMMONIZIONI: Mauro, Manfredonia (Juventus); Edinho, Storgato (Udinese)





Una saggia Juventus non ha problemi al «Friuli» dopo il bel gol del centravanti
Serena mette in crisi l'Udinese
Favero raddoppia, poi autogol di Cabrini (il primo della carriera) 
Il finale è tutto degli uomini di Vinicio, ma il risultato non cambia più 
In bella evidenza Platini, opaco Laudrup dopo lo splendido avvio di stagione

UDINE - La Signora Omicidi ha colpito ancora, per l'ottava volta, spietata, inesorabile. L'Udinese, vittima di turno, non ha avuto scampo: ci ha messo l'anima per fermare la Juventus-record, ma s'è trovata sotto di due gol (Serena e Favero) e solo l'autorete di Cabrini, la prima della carriera, con un perfetto colpo di testa all'incrocio dei pali, la copia esatta di quello di Serena, ha messo un po' di suspense sul risultato rendendo drammatici gli ultimi otto minuti durante i quali i friulani hanno sfiorato il pareggio.

Sulla legittimità del successo, comunque, non ci sono ombre. È stata una vittoria scientifica di uno squadrone che ha rimesso i panni della provinciale ma ha sapientemente amministrato gioco ed energie, tenendo conto della fatica di Verona. Con umiltà ha chiuso i varchi, manovrando di rimessa com'è ormai consuetudine, specie in trasferta, in questo scorcio di campionato che la vede mattatrice assoluta, con 16 punti, 16 gol all'attivo e 3 al passivo. Una media-scudetto che ha creato il vuoto alle sue spalle dove l'Inter è l'unica, a 4 che abbozza una qualche resistenza.

Ieri Platini ha ripetuto Verona come atteggiamento tattico, ma con maggior disponibilità a mettere il suo genio al servizio della squadra. Non sempre ha trovato collaborazione da parte di Laudrup, che, dopo le prodezze d'avvio di stagione, sta concedendosi una pausa, ha smarrito un po' di smalto e lucidità e non riesce a sfruttare al meglio il dribbling, lo scatto e, in progressione, il cambio di marcia che sono le sue prerogative. Anche Mauro, che ha fornito il magnifico cross del gol di Serena, appare talvolta macchinoso, non sempre preciso nel passaggio. Quando Laudrup e Mauro saranno al top, il contropiede della Juventus diventerà ancora più micidiale.

Per il resto, il centrocampo ha fatto filtro grazie all'opera di Manfredonia, Bonini (che ha stretto i denti per la solita spalla dolorante) e Platini. La difesa, in cui Brio ha prevalso nettamente su Carnevale andando anche a colpire una traversa sul 2-0, ha fatto in pieno il proprio dovere e solo sulle punizioni di Edinho e nel farraginoso finale su conclusione di Miano e dello stesso brasiliano, Tacconi ha confermato di attraversare un periodo di gran forma.

Positivi Cabrini (malgrado l'autore) e Scirea. Ma il migliore in campo è stato Favero, che oltre a stroncare di piedi e di testa i tentativi dei friulani, ha firmato con un'azione capolavoro la sua prima rete in Serie A.

E così l'Udinese ha perso l'imbattibilità interna che durava da circa sei mesi, da quando cioè la Roma aveva fatto l'en plein al Friuli. Non è bastato lo stoicismo di Edinho che, malgrado i postumi della distorsione al ginocchio destro, s'è battuto come un leone, cercando con tutte le energie il pareggio sia sul calcio da fermo che nelle mischie. Il pubblico ha anche contestato Casarin gridandogli

"Venduto, venduto!"

Ma l'arbitro, pur non in giornata di gran vena, ha visto giusto negli episodi in cui la squadra di Vinicio ha reclamato il rigore per una caduta di Edinho tra Manfredonia e Scirea (65') e per un contrasto tra Cabrini e Carnevale (85').

Piuttosto l'Udinese e Baroni devono recitare il mea culpa per i gol di Serena che hanno sbloccato la partita, indirizzandola sul binario voluto dalla Juventus, al 20'. Su bel cross di Mauro, Baroni non è saltato per contrastare Serena che, con un'incornata degna di John Charles, ha infilato l'incrocio dei pali sulla sinistra dell'impietrito e incolpevole Brini. Da quel momento la Juventus ha giocato sul velluto.

In apertura di ripresa, Vinicio tentava la carta Dal Flume, all'esordio in campionato e nell'Udinese, al posto di Colombo che aveva trovato in Cabrini un baluardo insuperabile. Dopo un pallonetto di Miano bloccato da Tacconi, la Juventus piazzava la seconda mazzata (50). Favero vinceva un tackle con Chierico a metà campo, scattava sulla destra, scambiava con Serena, entrava in area vanamente inseguito da Baroni e di piatto insaccava a fil di palo, con la complicità di Brini rimasto colpevolmente fermo. Magnifica discesa, perfetta l'esecuzione.

Sul 2-0 la partita si scaldava e Casarin ammoniva Galparoli, Mauro, Sorgato, Edinho e Manfredonia. La Juventus legittimava il risultato giungendo agli angoli di Brio che, su punizione di Platini, di testa incocciava prima le mani di Brini e poi la traversa (57'). L'Udinese si lanciava a testa bassa. Tacconi deviava in corner una pericolosa punizione di Edinho (61'). Un'altra del brasiliano lambiva il palo (67) e un suo maligno destro trovava il portiere plazzato. Entrava Zanone per Criscimanni (74). È all'82 quello che non ti aspetti. Su traversone di Chierico, Cabrini, per paura di colpire il pallone nella regione della ferita rimediata a Verona, con la tempia, insaccava imparabilmente.

La possibilità di raddrizzare una partita ormai persa moltiplicava le forze e il morale dell'Udinese, ma Tacconi negava a Miano il pareggio (87) e un colpo di testa di Edinho finiva di un soffio fuori. Con un'occasione per Serena si chiudeva, tra i fischi (di rabbia) del pubblico, una gara vibrante segnata da un'altra storica impresa dei campioni d'Europa.

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 28 ottobre 1985




IL SIGNOROTTO

LA JUVENTUS galoppa solitaria nei verdi pascoli dei primati. Si illude chi cerca di buttare nei suoi magici sincronismi la polvere di fastidiose e gratuite polemiche. Dipinta come banda di cinici picchiatori dopo la notte di Coppa a Verona, Madama corre a espugnare Lidine in morbida souplesse. Mi incanta questa sua straordinaria capacità di mutar pelle: ora ferrigna macchina da guerra, ora fantasiosa creatrice di gioco. Risibilmente si accusa Trapattoni di eccessi difensivistici: il Trap getta in faccia ai critici superficiali i sedici gol realizzati in queste prime otto domeniche trionfali. Se ripartiamo in minuti il campionato bianconero, otteniamo questa eloquente espressione aritmetica: un gol realizzato ogni quarantacinque minuti, un gol subito ogni 240. Cioè, in media occorrono quasi tre partite per fare gol alla Juve. Ma si può andare oltre: dei soli tre oltraggi ricevuti, ben due la Juve se li è procurata con le sue stesse mani. Autorete di Scirea nel derby torinese, autorete di Cabrini a Udine. L'unico attaccante avversario riuscito a perforare la difesa juventina, fin qui, è stato il pisano Kieft. Eppure, questa impermeabilità difensiva non è andata a scapito della capacità di offendere: il rapporto gol fatti-gol subiti è di 5,3 per la Juve, contro il 2,2 del Napoli (11-5) e il 2 esatto dell'Inter (14-7) e del Milan (8-4). L'abisso che la Signora ha scavato in classifica alle proprie spalle trova, in sostanza, il puntuale riscontro delle cifre. E a questo punto, quando il campionato si avvicina ormai al suo primo terzo di svolgimento, diventa fuori luogo fare riferimento unicamente a un calendario favorevole per spiegare l'irresistibile volo di Madama.

LEGGENDA. Non vorrei che l'orgia di numeri inaridisse il nitore di un'impresa che resuscita tempi lontani, quando gli exploit del genere erano più facilmente consentiti da una concorrenza non agguerrita come ai giorni nostri. Otto vittorie iniziali consecutive alla Juve erano già riuscite nel campionato 1930-31, anche se per gli statistici il parallelo non regge perché quel campionato si giocava a diciotto squadre, non a sedici come l'attuale (ma fa autentica differenza il rilievo, quando ci si riferisce a una serie iniziale?). Era la Juventus di Combi, Rosetta, Calligaris; la Juventus baciata dall'estro di Cesarini e Mumo Orsi; la Juventus che andava ad avviare la favolosa serie dei cinque scudetti. La Juventus è entrata nella leggenda, poi puntellata da una continuità nel tempo che non trova oggettivi riscontri in Italia né, credo, nel mondo. Quella Juventus aveva segnato di più, ventidue gol, alla media di quasi tre a partita; ma aveva anche incassato di più, sei gol. E il suo rapporto gol fatti/gol subiti era peggiore: 3,6. Curiosità puramente statistiche, come quella che senza secondi fini (tantomeno jetta-tori) vado di seguito a rilevare. La Juventus 30-31 concluse la sua fantastica sequenza di vittorie, perdendo alla nona giornata. Proprio contro il Napoli, sul cui campo la Juve nipotina di oggi andrà appunto a giocare domenica; so che Trapattoni non è superstizioso, ma è ugualmente autorizzato alle toccatine di rito.

REALTÀ. Esco dalle suggestioni dei numeri e dei ricordi. Ma prima è giusto rilevare come tutte le Juve-record, quella del 30 e quella del 76 - cui apparteneva sino a domenica scorsa il primato delle sette vittorie iniziali nel campionato a sedici squadre -abbiano poi dato vita a un ciclo di scudetti. Può farlo anche questa, nei limiti del calcio moderno che non consente leadership a lungo metraggio, ben altrimenti intenso, risultando il logorio della concorrenza interna e dell'attività internazionale. Può farlo perché la squadra è stata saggiamente costruita, secondo solidi compromessi tecnici. La difesa, immutata rispetto allo scorso torneo, si è fatta, da ballerina che era (33 gol subiti nel campionato 84-85), pressoché impenetrabile. Questa è stata una grossa intuizione da parte di Boniperti e Trapattoni. La via apparentemente più facile era quella di cambiare il reparto, oltretutto già piuttosto maturo nella cerniera centrale: 32 anni Scirea, 29 anni Brio. Nella stanza dei bottoni bianconera si è invece arrivati ad un'analisi diversa: quella difesa incassava troppi gol non per demeriti specifici dei suoi componenti, ma perché inadeguatamente protetta. In effetti, la Juve con due punte pure, Rossi-Briaschi, uno splendido anarchico come Boniek, un interno goleador come Platini, lasciava il compito di filtrare il gioco ai soli Bonini e Tardelli, quest'ultimo giustamente demotivato da compiti di gregariato, mortificanti per il suo rango. La campagna estiva è stata quindi impostata su una radicale variazione di formula. Il ripristino della figura del tornante, già esaltata tempo addietro da Causio: ed è arrivato Mauro, fulgido talento non ancora del tutto espresso. Una sola punta centrale, ma di stazza e statura, per sfruttare adeguatamente i cross dalle fasce: ed è stata coronata la lunga, stressante caccia a Sere-na (con Pacione di rincalzo). Infine, al posto di Tardelli, un mastino di centrocampo che sapesse abbinare alla qualità tecnica la dedizione senza riserve a un duro e spesso oscuro lavoro di tamponamento. E Manfredonia ha rappresentato la soluzione ottimale. Il tutto è stato completato con la disponibilità di Platini ad arricchire nel ruolo di autentico «meneur de jeu», con licenza di avventure offensive soltanto in particolari circostanze. Tutto facile, sulla carta. Ma è miracoloso come i tasselli siano entrati immediatamente al posto giusto, senza una forzatura, e questo, credo, neppure Boniperti e Trapattoni se lo sarebbero aspettati. Per lo meno, non così presto.

E TUTTAVIA... Gioco fatto, allora? Soltanto rose e fiori, di qui alla fine davanti ai morbidi piedini di Madama? Andiamoci piano. Inquadrando, dall'alto dei suoi sedici punti, la mischia che si accende al piano di sotto, la Juve vede con intima preoccupazione, così mi immagino, go a forza di gomiti la sua rivale storica e istituzionale, la più temuta, anche quando una crisi indecifrabile pareva ancorarla a un ruolo marginale. Certo, l'Inter, la grande favorita d'estate, la squadra costruita da Pellegrini per un risultato solo: vincere, tutto e subito. Quattro punti, che sono tanti e pochi, dividono le due grandi regine. Si è ormai placata l'ondata impetuosa della rivoluzione, che pareva voler trasformare il calcio italiano in un feudo della provincia emergente. Soffia il vento della restaurazione, Juventus contro Inter (e magari Milan) come ai bei vecchi tempi. Madama galoppa solitaria nei verdi pascoli dei primati, ma è perfettamente conscia che nuovi e più insidiosi agguati l'attendono.

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1985 n.44






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lunedì 26 ottobre 2026

26 Ottobre 2014: Juventus - Palermo

È il 26 ottobre 2014 e Juventus e Palermo si sfidano nell'ottava giornata del girone di andata del Campionato italiano di Calcio Serie A TIM 2014-15 allo Juventus Stadium di Torino.

La Juve, guidata dalla panchina da Massimiliano Allegri (che è subentrato al dimissionario Antonio Conte a luglio), si appresta a vincere il suo quarto scudetto consecutivo. 

A contrastarla in questa gara è la squadra siciliana che, disputando un campionato tranquillo, finisce la stagione a metà classifica.

Buona Visione!



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Campionato di Serie A 2014-2015 - 8 andata
Torino - Juventus Stadium
Domenica 26 ottobre 2014 ore 15.00
JUVENTUS-PALERMO 2-0
MARCATORI: Vidal 32, Llorente 64
 
JUVENTUS: Buffon, Ogbonna, Bonucci, Chiellini, Pereyra (Lichtsteiner 52), Vidal, Pirlo (Pogba 65), Marchisio C., Asamoah, Tevez (Giovinco 79), Llorente
Allenatore: Massimiliano Allegri
 
PALERMO: Sorrentino, Munoz, Gonzalez, Andelkovic, Pisano, Bolzoni, Rigoni (Maresca 74), Barreto (Belotti 59), Feddal, Vazquez (Quaison 80), Dybala
Allenatore: Giuseppe Iachini
 
ARBITRO: Calvarese





I campioni d'Italia tornano al successo dopo i passi falsi contro Sassuolo e Olympiacos e vanno a +3 sulla Roma in vetta alla classifica. Contro i siciliani un gol per tempo: Vidal nei primi 45' e soprattutto lo spagnolo che sigla la sua prima rete in campionato 
TORINO – Massimiliano Allegri aveva chiesto risposte ai suoi dopo i passi falsi contro Sassuolo e Olympiacos e oggi è arrivata la ventitreesima vittoria consecutiva in casa. Tre punti quelli contro il Palermo che lanciano i campioni d'Italia a +3 sulla Roma in cima alla classifica. A segno oggi Vidal, ma soprattutto Llorente che finalmente si è sbloccato. Non brillantissima sul piano del gioco la prova dei piemontesi, ma sicuramente efficace. Palermo in partita fino all'1-0. 
TANTI ERRORI IN AVVIO - Allegri concede un turno di riposo a Lichtsteiner e nel suo 3-5-2 sull'esterno destro schiera Pereyra, mentre a sinistra c'è Asamoah. Panchina anche per Pogba con la conferma in mezzo al campo di Pirlo: con lui Vidal e Marchisio. In attacco Tevez e Llorente. Iachini risponde con un modulo speculare: Pisano gioca sulla destra al posto di Morganella mentre davanti c'è la coppia Dybala-Vazquez. Confermati in difesa Munoz, Gonzalez e Andelkovic.  

PALERMO COLPITO DA VIDAL - Il Palermo tiene e prende fiducia alzando il baricentro e provando a colpire la Juventus. Al 29' bellissimo contropiede di Dybala con palla servita a Vazquez che calcia dal limite dell'area: Ogbonna col corpo devia in corner. L'angolo lo batte Barreto e arriva un pericoloso colpo di testa in anticipo del solito Vazquez sul primo palo con palla alta di poco sopra la traversa. Ma nel miglior momento del match dei siciliani, i bianconeri passano. Minuto 32': contropiede di Tevez che attacca l'area al limite, punta Gonzalez e Munoz attirandoli su di sé e poi serve Vidal che, defilato a sinistra in area, infila Sorrentino con una diagonale perfetta.

DELUDE PEREYRA - Dopo una manciata di minuti dall'inizio del secondo tempo, Allegri cambia Pereyra, deludente, con Lichtsteiner. E la Juventus spinge alla ricerca del gol della sicurezza. Asamoah trova una respinta di Pisano mentre Vidal spreca a due passi dalla rete dopo un errore di Feddal: girata alta sopra la traversa. Al 13' Marchisio ci prova al volo con l'esterno dal limite, dopo un assist di Asamoah: palla out. Iachini prova a inserire Belotti al posto di Barreto, ma il nazionale Under 21 praticamente non toccherà palla.

IL RITORNO DI LLORENTE - Al minuto 18 Llorente e Tevez scambiano egregiamente sulla sinistra, quindi l'Apache crossa teso in area ma trova solo un corner. Si batte l'angolo e Llorente svetta anticipando di testa Feddal e insacca la sfera alla destra di Sorrentino. Primo gol in campionato per lo spagnolo, un'ottima notizia per tutti i tifosi bianconeri e per Allegri. Dopo il 2-0 la partita è praticamente chiusa anche perché il Palermo si demoralizza e pensa solo a non prendere altre reti. Esce Pirlo, anche oggi non ai suoi livelli, ed entra Pogba. Traballa ancora la difesa siciliana quando Marchisio al 32' colpisce a botta sicura dal limite trovando però una mischia di difensori che respingono. Nel finale entra anche Giovinco che cerca il gol in tutti i modi, senza fortuna: prima impegna Sorrentino con un diagonale al volo, quindi al 44' spara dal limite centrando il palo. E in pieno recupero trova ancora Sorrentino dopo una conclusione centrale sempre dal limite dell'area. Finisce 2-0 e la Juve riparte tornando padrona del campionato.

FEDERICO SALA



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27 Ottobre 2001: Juventus - Inter

È il 27 ottobre 2001 e Juventus ed Inter si sfidano nella nona giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2001-02 allo Stadio 'delle Alpi' di Torino.

È una stagione col finale col botto questa per i campioni bianconeri. Iniziata così così, nel finale i nostri eroi stanno girando a mille. La vetta si avvicina e si avvicina anche il 5 maggio, ultima giornata di campionato. Tutto il resto è storia! 

Buona Visione! 



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Stagione 2001-2002 - Campionato di Serie A - 9ª andata
Torino - Stadio Delle Alpi
sabato 27 ottobre 2001 ore 20:30 
JUVENTUS-INTER 0-0

JUVENTUS: Buffon; Tudor, Thuram L., Montero P. (Birindelli 46), Pessotto G.; Zambrotta, Tacchinardi, Davids, Nedved (Zenoni 87); Trezeguet, (c) Del Piero
A disposizione: Carini, Ferrara C., Iuliano, Maresca, Amoruso
Allenatore: Marcello Lippi

INTER: Toldo; Zanetti J., Córdoba, Materazzi, Gresko; Dalmat, Di Biagio (Farinos 89), Zanetti C., Guglielminpietro (Simic 61); Kallon, Ventola (Adriano 77)
A disposizione: Fontana, Padalino, Seedorf, Okan
Allenatore: Héctor Cuper

ARBITRO: Braschi
AMMONIZIONI: Tacchinardi (Juventus); Córdoba, Materazzi, Di Biagio, Zanetti C. (Inter)





Del Piero lezioso, Trezeguet impalpabile
Passo indietro dopo gli elogi in Champions. Inconsistenti anche Ventola e Kallon

Juventus
BUFFON 6. Davanti ha di nuovo una difesa che funziona, si limita all'ordinaria amministrazione, meritando lo stipendio con un'uscita bassa su Kallon.
TUDOR 6. Controlla Guly che gli concede anche troppa libertà. Tuttavia non ne sa approfittare, perché il suo pezzo forte è il calcio lungo alla rugbista che si perde nel nulla. Nella ripresa passa al centro, posizione che più gli si addice e sbaglia meno.
THURAM 7,5. Fortunato chi ce l'ha. Spazza via tutto. Grandioso un recupero su Dalmat lanciato solo verso Buffon.
MONTERO 7. Spesso è l'ultimo baluardo della difesa; fa la ronda per controllare che tutto fili tranquillo. Impietoso nel gioco aereo, spegne Kallon e chiunque si affacci dalle sue parti. La botta al
costato lo obbliga a lasciare 
(dal 1° Birindelli 6: decisivo su Kallon innescato da Ventola).
PESSOTTO 6. Il controllo di Dalmat lo impegna, ma non gli impedisce di aiutare Nedved nel lavoro di cucitura del gioco sulla fascia, anche se la squadra sfrutta sempre poco le manovre di aggiramento. Si sgancia di più quando il francese si sposta a sinistra.
ZAMBROTTA 6. Tonicissimo, molto in partita. Sta sulla destra; si accentra quando si sgancia Tudor. In un mischione da corner colpisce la traversa di testa. Le pile si esauriscono nella seconda parte.
TACCHINARDI 5,5. Fatica a uscire dal limbo in cui è caduto. Si occupa di Di Biagio, non ravviva la manovra d'attacco come il copione gli imporrebbe.
DAVIDS 6,5. Affronta Cristiano Zanetti in un duello che fa subito scintille e tiene sul chi va là Braschi. Sentinella inflessibile dà brio al gioco con ripartenze vecchia maniera.
NEDVED 6. Se avesse fatto gol con quel dribbling più sventolante a metà del primo tempo, avrebbe fatto impazzire lo stadio. La voglia è tanta, tanta, i risultati non sempre ottimi 
(dal 43' st Zenoni sv).
TREZEGUET 5. Grande movimento sul fronte offensivo, cerca di sfuggire alla marcatura di Materazzi, tende agguati continui ai nerazzurri. Ma alla fine c'è pochissima polpa.
DEL PIERO 5. Si culla sugli elogi del dopo Coppa. Gigionesco in certe giocate, troppo lezioso quando invece servirebbe la praticità.

INTER
TOLDO 6. Nessuna occasione di dimostrare che non ha nulla da invidiare a Buffon. La Juve non lo chiama mai in causa.
J. ZANETTI 7. Ha il compito di disinnescare Nedved; ci riesce battendosi con la grinta che gli è propria. Difficile infilarsi dalla sua parte, il passaggio a livello è sempre abbassato.
CORDOBA 6,5. Palla o caviglia per lui pari son. Ma il risultato di mettere pressione agli attaccanti della Juve riesce bene. Del Piero ne sa qualcosa.
MATERAZZI 6,5. Un paio di svarioni che faranno inorridire il Trap. Amen. Staziona nella zona di Trezeguet, fa il pretoriano che poco concede.
GRESKO 5,5. Non si nota e questo è già un segnale allarmante. Zam brotta lo impegna in un'opera di demolizione che gli riesce a metà.
DALMAT 6. La mossa di Cuper non ha effetto dirompente; sulla fascia il francese è innocuo e spaurito.
C. ZANETTI 6,5. Gioca per tutto il primo tempo con la testa ingabbiata in una retina come nonna Giuseppina. Non è per vezzo, ma per una gomitata di Davids che già taglia la nuca. Grande attaccabrighe, mena fendenti con cinismo e con il rischio di sparire presto dalla scena. È normale che con un caratterino così avesse problemi nel marcare l'olandese. Ma alla lunga tira le fila del centrocampo. 
DI BIAGIO 6. Ha sale in zucca, spreca poco o nulla, ma non riesce a essere davvero decisivo 
(dal 43' st Farinos sv).
GUGLIELMINPIETRO 5. Non sbuca fuori dall'anonimato di una partita che conferma il suo impalpabile spessore tecnico. 
(dal 16' st Simic 6: va a irrobustire una difesa spesso stretta alla gola). 
KALLON 5. Agile di gambe l'ivoriano, ma si spaventa appena Thuram gli fa sentire il fiato sul collo.
VENTOLA 5. Per il bene dell'Inter è meglio che Vieri e Ronaldo affrettino il rientro. Cerca l'intesa con Kallon, trova l'opposizione di Montero e di Tudor nella ripresa 
(dal 32' st Adriano sv).
 
L'arbitro BRASCHI 7. Ci sono colpi e colpetti proibiti; evita che la sfida degeneri in rissa continua con una direzione senza sbavature.

Fabio Vergnano
tratto da La Stampa del 28 ottobre 2001






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