martedì 3 novembre 2026

3 Novembre 1982: Juventus - Standard Liegi

È il 3 novembre 1982 e la Juventus, formata da campioni del mondo più Michel Platini e Zibì Boniek, affronta questa stagione con la consapevolezza di voler conquistare il mondo!

Contro i belgi dello Standard Liegi, i bianconeri in questa gara di ritorno degli Ottavi di Finale della Coppa dei Campioni 1982/83 partono dal 1-1 della prima gara in terra fiamminga. Sarà un'altra gara che darà la sensazione (ahimé sbagliata) che questa squadra è pronta per spiccare il volo....

A fine campionato la Juventus sarà solo seconda (dietro la Roma di Nils Liedholm), avrà sofferto le pene dell'inferno ad Atene nella famosissima sconfitta contro l'Amburgo di Felix Magath e ...( ? )  si dovrà 'accontentare' di sollevare solamente la Coppa Italia.

Buona Visione! 



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Coppa dei Campioni 1982-1983 - Ottavi, ritorno
Torino - Stadio Comunale
Mercoledì 3 novembre 1982 ore 20.30
JUVENTUS-STANDARD LIEGI 2-0
MARCATORI: Rossi P. 14, Rossi P. 29

JUVENTUS: Zoff, Bonini, Prandelli, Furino, Gentile, Scirea, Bettega, Tardelli, Rossi P., Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni

STANDARD LIEGI: Preud'Homme, Onal (Sciascia 51), Plessers, Poel, Delangre, Van der Missen, Tahamata, Daerden, Haan, Wendt, Gruendel (Geurts 70)
Allenatore: Guy Goethals

ARBITRO: Galler (Svizzera)



È stata la partitissima sognata da tutti i tifosi 

TORINO — Un'ora prima della partita fra Juventus e Standard Liegi lo stadio comunale di Torino vedeva, quasi ad ogni ingresso, fantastiche esibizioni di gente che cercava di superare le barriere senza biglietto, invocando amici di amici, meriti speciali, cavalierati di Vittorio Veneto, figlioletto già entrato e bisognoso di assistenza. Gli addetti agli ingressi dicevano 
"Spiacenti, stasera non ci sono amici che tengano" 
con ciò lasciando intendere che altre volte gli amici funzionano. Visto un pullman arrivato da Benevento: 50 passeggeri, 40 biglietti e dieci improvvisatori. Lo stadio tutto pieno, appunto già un'ora prima, e di tutti juventini, e fuori ancora una marea. E bandiere bandiere bandiere, sventolate a maledire il riscaldamento sul verde dei belgi, però nessun insulto, anzi curiosità per le volate scioglie-gambe del turco Onal, uno con barba cattiva da parte minore in un film di Dario Argento. E poi il via, poliziotti già scudati presso una curva, carabinieri presso l'altra, tutti rivolti verso il pubblico, anche un cane lupo. Di fuori, i bengala. I fumogeni, pochi copioni prendono così, anche se straprevisti, occhi e sensi. 
Uno striscione a intrigare i colleghi belgi: 'Siamo nati per te. viviamo per te, forza magica Juve'. Credevamo che gli italiani facessero anche altre cose nella vita, gli spaghetti, l'amore, la politica. Sepolti i tifosi dello Standard: al mattino erano andati in Duomo, visita di pubbliche relazioni. Subito è stata la partita che la logica prevedeva, annunciava, comandava, cioè tutta ringhiata, tutta dura anche se abbastanza onesta, tutta parlata da far indovinare in tribuna le urla, gli insulti, forse anche le bestemmie. In tante lingue, poi, e due soli dello Standard a parlare francese come Platini, Preud'homme e Delangre, gli altri tutti fiamminghi, uno svedese, un turco (e nel secondo tempo sarebbe entrato un italiano di Sicilia). 
Già Platini. Ha giocato all'inizio contro il mondo, mica soltanto contro lo Standard. Palle lottate da poveraccio, dispute in tackle da angiporti, ma anche il dietro-front da ballerino e la disperazione geometrica del mimo dopo il fallo subito, la scalogna, l'errore. Proprio la partita che voleva la gente che ha pagato il biglietto per tempo, svellendo dei bei soldi dal portafoglio, fregando l'amico che il biglietto voleva anche lui. E il gol di Boniek-Rossi, al 14'. Era il gol che la gente aveva «fatto» nei giorni d'attesa e anche, sì, di paura dopo Liegi, un gol dove, come in teatro, l'attore recita parlando per tutti, dice il monologo molto atteso, quello che la gente attende lui faccia, però lui meglio di tutti. 
Così Bonlek, che ha eseguito l'azione-dribbling, scatto, volata, cross — clic insegna il prete all'oratorio, il maestro al Nagc, il tecnico da duecento milioni l'anno all'asso da cinquecento. Una delle più facili cose del mondo: basta sapere tutto del football e avere anche senso dell'invenzione e potenza atletica, robette. Ieri sera è venuta persino la voglia di un calcio a punti, tanti punti per il gol creato da Bonlek e segnato da Rossi, un gol che per pareggiarlo lo Standard non può fare soltanto una rete, mettiamo, su punizione di Haan lavorala da Wentdt e Vandersmissen come al 23', deve fare qualcosa di più. 
Intanto si svolgeva un'altra partita, specialissima, quella di Tardelli contro Tahamata, addosso a Tahamata, sopra Tahamata. Tardelli, che nacque terzino, ieri sera si è come restituito al ruolo e al sé stesso feroce di un tempo, e Tahamata per mezz'ora non ha avuto rapporti con la palla. E per Tardelli che spegneva un nemico, Rossi riaccendeva tutto Paolorossi con il secondo gol, mollo bello, ricamato e intanto possente. E nasceva la partita ideale non solo della Juventus, ma del calcio tutto, e la gente aveva persino voglia di gridare "basta!", come si fa al circo quando i trapezisti sono troppo bravi e a un certo punto si ha paura che, per divertirci e convincerci di quel che già sappiamo, finiscano per farsi male. 

Gian Paolo Ormezzano





La magica serata di Boniek e i gol di un Paolo Rossi tornato al formato Mondiale hanno proiettato la Signora, malgrado le gravi assenze, nei quarti della Coppa più prestigiosa. E se continua così...
Lady Europa

IL PABLITO ruggente fa giustizia sommaria di tante critiche cattive e proietta la sua Juventus nell'élite della Coppa dei Campioni. I suoi gol sono due lampi che inceneriscono lo Standard: riconducendolo da incubo opprimente alla modesta figura di un volenteroso sparring-partner. È il più fantastico, naturale, uomo-gol che il calcio d'oggi possa proporre. E allora che senso ha sottolineare con sarcasmo qualche eventuale defaillance, ironizzare sulle sue difficoltà di inserimento in uno schema nuovo, addirittura montare la notizia di una sua cessione (con conguaglio...) per avere il pur eccellente Giordano? Paolino Rossi è il fresco trionfatore del Mundial, risponde con due gol d'autore e vola a Parigi a ricevere la Scarpa d'Oro e il Pallone d'Oro, miglior realizzatore e miglior giocatore di Spagna 82, possibile che sempre noi si debba discutere i rari talenti di casa nostra? Paolino Rossi è la punta acuminata di una Juve che ha in Boniek il suo motore, un motore che canta a pieni giri. Il polacco travolge in
progressione i satanassi di Goe-thals come fossero fuscelli, trancia le loro meticolose geometrie, fa saltare d'acchito la trappola del fuorigioco, altre volte mortale. E la Juve vola oltre l'ostacolo malgrado le occasionali emergenze, il menisco di Cabrini, il forfait di Brio, la difesa scompaginata senza marcatori di ruolo. La Juventus mostra, nella circostanza, non soltanto il consueto proverbiale temperamento. Mostra anche le stimmate della grande squadra di statura internazionale, in grado di spezzare (sarebbe ora) l'incantesimo e di aggiudicarsi la prima Coppa dei Campioni della sua storia. Intanto si è tolta dai piedi questi fastidiosissimi belgi e ha dato appuntamento a marzo. Le è rimasta intorno una concorrenza formidabile. Le due inglesi, Liverpool e Aston Villa, i panzer dell'Amburgo, la Dinamo Kiev dell'eterno Blokhin. Ma se Rossi continuerà a inventare gol, quale traguardo è impossibile? È stato così anche per la Nazionale, rifiorita a Barcellona quando Pablito ha ripreso a bombardare le reti avversarie. E Boniek e Platini possono deludere in campionato, ma sulle grandi ribalte saranno sempre presenti e puntuali, perché la classe non si cancella. Aspettiamola con fiducia questa squadra, che a fine maggio può incoronarsi Lady Europa.

TRIONFO. È stato un trionfo collettivo del calcio italiano. Tre squadre (una per Coppa) qualificate dopo due turni. Soltanto Germania e Spagna ne hanno di più, cinque, ma sono anche partite da posizioni di vantaggio.
Due sole (entrambe in Coppa dei Campioni) ne conserva l'Inghilterra, delle sette che aveva allineato ai nastri di partenza. E cancellate totalmente dalla scena sono Olanda e Ungheria, per dire due nomi celebri. È una conferma che il Mondiale non è stato un episodio stravagante. Ed è anche una conferma della rinnovata mentalità con cui le nostre squadre affrontano queste competizioni, che esigono calcolo e ardimento, in pari misura e a giuste dosi. Per strada, questa volta, è rimasto il Napoli. Aveva compromesso tutto nell'andata, in una sera agitata da fantasmi extracalcistici, le bombe, le minacce. In Germania si è battuto con Galassia, ha colpito un palo sullo 0-0, si è arreso solo alla fine, dopo essere stato numericamente menomato dall'arbitro.

L'INTER. Non è stato facile, e lo si sapeva, per l'Inter, ma alla fine i gol delle due punte (proprio loro, Juary e Altobelli, gli eterni imputati) hanno ridotto alla ragione l'ostica AZ'67, una squadra che è lo specchio fedele dell'Olanda di oggi. Spartite le qualità tecniche dei super, ai tulipani sono rimaste la vitalità atletica e la rabbia agonistica, sovente ai limiti della scarponeria. L'AZ si lamenta di un arbitraggio contrario e in effetti l'espulsione di Tol è apparsa quanto meno discutibile, specie in rapporto al permessivismo mostrato dall'arbitro polacco in altre più gravi circostanze. Ma ricordiamoci dei torti arbitrali che l'Inter aveva subito all'andata, il clamoroso rigore negato ad Altobelli, i soprusi impunemente patiti da Juary. Il verdetto conclusivo è sostanzialmente esatto, delle due era l'Inter a meritare di andare avanti. Il quadro della Coppa delle Coppe è terrificante: il Bayern, le due lanciatissime spagnole, Barcellona e Real Madrid, gente che si chiama Rummenigge o Maradona o Schuster. Ma questa Inter è tosta e concreta, ci si può ragionevolmente puntare.

LA ROMA. Grande squadra di campionato, in Coppa mostra ancora una carente personalità. Ha perduto le due trasferte, a Ipswich (ed è al limite spiegabile) e a Norrköping (e la cosa è meno giustificabile). Macina gioco ma incide poco, Pruzzo si è mangiato gol incredibili, a conferma che una cosa è batter-si sulle ribalte di casa, un'altra è trovare gloria fuori dai confini. Alla fine, la grande abilità dei rigoristi, un merito di Liedholm di addestrare tanti specialisti, e la bravura di Tancredi hanno risolto tutto. Ora è arrivato un sorteggio impietoso. Il Colonia di Littbarski, Bonhof, Fischer, Schumacher, Slijvo, Klaus Allofs, Culman, Engels. Il Colonia viene da un 5-0 contro i Glasgow Rangers. Un banco di prova terribile. Ma anche l'Ipswich sembrava imbattibile...

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1982 nr.45






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3 Novembre 1976: Juventus - Manchester United

È il 3 novembre 1976 e  Juventus e Manchester United si sfidano nella gara di ritorno dei sedicesimi di finale della Coppa UEFA 1976-77 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

In Italia, è un campionato dominato dalle squadre piemontesi. Con Torino e Juventus 'abbracciate' in un appassionante testa a testa fino a fine campionato. Alla fine trionferanno i bianconeri per un solo punto in un duello entrato nella storia. 

In Europa si cerca intensamente la prima coppa! Infatti questa arriva nella 'Cattedrale' di 'San Mamés' di Bilbao (Spagna) contro i baschi dell'Athletic. Il tutto dopo un'aspra battaglia persa - ma la regola dei gol in trasferta premia i bianconeri.

Buona Visione! 


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Stagione 1976-1977 - Coppa UEFA - Sedicesimi, ritorno
Torino - Stadio Comunale
Mercoledì 3 novembre 1976 ore 20.30
JUVENTUS-MANCHESTER UNITED 3-0
MARCATORI: Boninsegna 29, Boninsegna 63, Benetti 85

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Gentile, Furino, Morini (Spinosi 8), Scirea, Causio, Tardelli, Boninsegna, Benetti, Bettega R.
Allenatore: Giovanni Trapattoni

MANCHESTER UNITED: Stepney, Nicholl, Albiston, Daly, Greenhoff, Houston, Coppell, McIlroy (McCreery 56), Pearson, Macari (Paterson 65), Hill
Allenatore: Tommy Docherty

ARBITRO: Palotai (Ungheria)





Dopo il City eliminato (3-0) anche il Manchester United 
La Juventus boccia ancora gli inglesi 
Due gol di Boninsegna, uno per tempo - 
Conclude Benetti nel finale - 
Serio infortunio a Morini (stiramento alla coscia destra) che non potrà neppure giocare contro l'Inghilterra a Roma - 
Settantamila spettatori: un tifoso inglese (ubriaco) entra in campo 

Una Juventus splendida ha travolto il Manchester United per tre a zero conquistando così il diritto di accedere agli ottavi di finale della Coppa Uefa, al termine di una partita combattutissima che ha esaltato le qualità agonistiche di un superlativo Boninsegna, autore di una magnifica doppietta. La rete della sicurezza l'ha realizzata Benetti. 

La Juventus si è così sbarazzata di un avversario ostico, disputando la miglior partita della stagione: alla fine il pubblico l'ha applaudita con una lunga e meritata ovazione. C'era un clima da Coppa dei Campioni ieri sera al Comunale: 70 mila spettatori, una cornice degna di una partitissima della massima competizione europea. Aveva ragione «mister» Edwards, presidente del Manchester United, a considerare il confronto con la Juventus alla stregua di una finale di Coppa Uefa. Era anche l'ultimo «contatto» fra il calcio italiano e quello inglese, prima di Italia-Inghilterra che si giocherà a Roma tra un paio di settimane e che è una tappa importantissima per la qualificazione alla Coppa del Mondo. L'avvenimento e i numerosi nazionali presenti (otto azzurrabili nella Juventus, tre nel Manchester) avevano richiamato Bearzot e Bernardini, oltre a Don Revie. C'erano anche 1220 supporters dell'United, confinati nel settore sinistro della tribuna, muniti di bandiere blancorosse, granata e persino bianconere: molti già pieni di birra, eccitati dall'alcol ingurgitato sin dal mattino. 

Per le strade del centro questi  gentlemen figli d'Albione avevano già esibito, con atti vandalici e con molestie ai passanti, la loro esuberanza. Agli ululati ed ai cori dei tifosi del Manchester United, rispondeva il ruggito della folla bianconera. La Juventus si presentava nella miglior formazione, la stessa dell'andata, come pure il Manchester United che, però, era sempre privo di Buchan, libero e capitano nonché cervello difensivo della squadra. Prima del via si metteva a piovere e la gente, che si trovava sulle gradinate, sprovvista di ombrello, era colta di sorpresa e doveva subire una doccia fredda. La Juventus si disponeva con le previste marcature: Cuccureddu-Hill, Gentlle-Coppel, Morini-Pearson; a centrocampo si fronteggiavano Furino-Macari, Benetti-Daly, Tardelli-McIlroy, mentre in avanti Causio era preso in consegna da Albiston, Boninsegna da Greenhoff e Bettega da Nicholl. 

Data la posizione avanzata di McIlroy, Tardelli era costretto inizialmente a fare il terzino. Partiva di slancio la Juventus e dopo pochi secondi creava una colossale occasione per passare in vantaggio. Su un calcio d'angolo battuto da Causio, la difesa respingeva, Furino, sul limite dell'area, stoppava di petto e serviva Cuccureddu; la retroguardia del Manchester, tradita da una tardiva messa in opera del fuorigioco, compiva un passo in avanti, si fermava e consentiva a Cuccureddu di avanzare, completamente solo, fino a tu per tu con il portiere. Il sardo tirava a colpo sicuro, ma troppo centralmente e consentiva a Stepney di deviare in calcio d'angolo. Incredibile! L'errore di Cuccureddu rendeva frenetica la Juventus, che smarriva un po' le geometrie e le posizioni. Serpeggiava un certo nervosismo e la partita si accendeva: Tardelll [5'] colpiva McIlroy con una gomitata, e l'arbitro, Palotai, ex mediano della Nazionale olimpica ungherese, interveniva concedendo la punizione in favore degli inglesi. 

Tardelll e McIlroy continuavano a beccarsi ripetutamente. La sfortuna si accaniva contro la Juventus: all'8', Morini si bloccava di colpo, vittima di uno strappo muscolare alla coscia destra. Con le lacrime agli occhi per la rabbia e per il dolore (dovrà rinunciare anche all'incontro in Nazionale contro l'Inghilterra) usciva dal campo e cedeva il posto a Spinosi. Mentre la Juventus stava assestandosi attorno a Spinosi, gli inglesi costruivano la loro prima palla-gol al 12': Coppel discendeva sulla destra e centrava sotto porta, dove Hill anticipava Cuccureddu e di testa mandava il pallone a sfiorare minaccioso i legni della porta di Zoff. Il Manchester United, pur restando coperto, si distendeva spesso all'attacco. La gara appariva spigolosa, molto combattuta. Anche Hill zoppicava ma, dopo le cure, restava in campo. Al 20', la Juventus riusciva a riprendere in mano le redini dell'incontro, grazie a Causio che, confermando il suo stato di grazia, pennellava un magnifico lancio in profondità per Boninsegna, che scivolava e non riusciva a sfruttare l'occasione. 

La Juventus produceva il suo « pressing » e Stepney era chiamato ad un duro lavoro. Al 23' Causio allargava per Cuccureddu. Il cui tiro cross basso era intercettato da Stepney, che si lasciava sfuggire il pallone, ma Bettega non riusciva ad approfittarne. Al 27' Causio recuperava una bella palla sul limite dell'area, serviva Furino che preparava il tiro a Boninsegna, ma questi faceva cilecca. Un minuto dopo, Macari era ammonito per gioco ostruzionistico in quanto tardava ad effettuare una rimessa laterale. La Juventus insisteva con tutte le sue forze e al 29', a conclusione di una spettacolare azione corale, sbloccava il risultato con un bel gol di Boninsegna: Spinosi, al volo, allungava per Causlo che lanciava in profondità Tardelli, il cui centro basso e teso era deviato in rete di sinistro dall'irrompente Boninsegna. 

Il gol galvanizzava la Juventus e Causio, che dava vita a una serie di numeri pirotecnici. Lo  assecondavano molto bene Tardelli, che poteva finalmente spingersi in avanti. Furino e Scirea, che di tanto in tanto appoggiavano l'attacco. Proprio Scirea, al 35', effettuava un lungo rimando, oltre metà campo, per Boninsegna, che si produceva in uno scatto poderoso e, appena dentro l'area, di controbalzo scaricava il suo sinistro, ma Stepney riusciva miracolosamente a deviare in corner. La Juventus rifiatava e ne approfittava il Manchester United per portarsi in attacco. Al 41' Furino commetteva un fallo su Macari e l'arbitro estraeva il cartellino giallo: per il capitano bianconero questa ammonizione significa la squalifica in campo internazionale perché si assomma a quella subita a Manchester contro il City. Proprio allo scadere della prima frazione, su calcio d'angolo battuto da Causio, Boninsegna di destro concludeva in rete dove Albiston, sulla linea, si sostituiva al portiere e riusciva a salvare in extremis. Davvero sfortunato Bonimba, che meritava il gol a coronamento di una maiuscola prestazione. 

La ripresa vedeva ancora la Juventus a « trazione anteriore » cercare il raddoppio. Houston anticipava di un soffio Bettega (2') su un bel cross di Tardelli. Poi un'altra palla-gol per la Juventus al 6': grande spunto offensivo di Tardelli che discendeva sulla destra, entrava in area e serviva Bettega, ma Houston ci metteva un'altra pezza e allontanava il pericolo. Sul rovesciamento di fronte Zoff (7') doveva prodursi in una difficilissima parata su un bolide di Coppel da circa trenta metri. A folate, sorretta da una feroce volontà di vittoria, la Juventus premeva sull'acceleratore e al 9' Causlo (calato di tono dopo il gran correre nel primo tempo) falliva una buona occasione colpendo male la palla e depositandola sulle braccia di Stepney. 

Poco dopo Docherty effettuava la prima sostituzione: al posto di McIlroy entrava McCreery e lo prendeva in consegna Tardelli applicando subito una marcatura assai energica. Ancora una palla-gol per la Juventus: su cross di Benetti, Boninsegna, al volo, scaraventava a lato. Boninsegna, grandissimo, si riscattava al 17' raddoppiando. Per un fallo di Houston su Bettega la Juventus fruiva di una punizione: Causio toccava lateralmente a Benetti che apriva sulla destra per Tardelli, il cui tiro-cross era deviato di tacco, con grande astuzia, da Boninsegna, nel sacco. Dopo il gol Docherty tentava l'ultima carta facendo uscire Macari e inserendo Patterson, che è un centravanti e andava a piazzarsi su Bettega per consentire allo stopper Greenhoff, forte di testa, di avanzare. Al 23' Benetti veniva ammonito per intervento falloso. Dopo un bel cross di Causio troppo lungo per la testa di Bettega, l'United mandava tutti i suoi uomini in avanti alla ricerca del gol che poteva significare la qualificazione. Dalle retrovie bianconere si distingueva Spinosi, sicuro negli anticipi. Su un contrattacco della Juventus, Cuccureddu riceveva una pallonata in pieno viso e restava « k.o. » ai bordi del campo per un paio di minuti, durante i quali la Juventus correva qualche brivido, anche perché Benetti cincischiava in area. Poi rientrava Cuccureddu e la Juventus ritrovava la spinta per creare altri pericoli a Stepney, come al 32', su un violento tiro a lato di Scirea, e al 33', su un cross di Gentile che Bettega, per un nonnulla, non riusciva ad incornare in gol. 

Ancora Bettega, su un magnifico servizio di Boninsegna, si presentava in zona gol, ma il suo violento sinistro era deviato da Stepney in calcio d'angolo. Al 39' il terzo gol, quello della sicurezza. Lo firmava Benetti, riscattando così una prova generosa ma che ha lasciato a desiderare in qualche occasione. L'azione era promossa da Causio che lanciava a Benetti sul filo del fuorigioco: Romeo scattava, entrava in area, prendeva la mira e «bruciava, di destro con un tiro assolutamente imparabile Stepney». 

La Juventus si qualificava così agli ottavi di finale della Coppa Uefa. Intanto un tifoso inglese, completamente ubriaco, scavalcava la rete di recinzione, penetrava in campo ma veniva saldamente afferrato dagli agenti e trascinato fuori. Era l'unico, assurdo gesto dei tifosi inglesi che, dopo il fischio finale dell'arbitro, si abbandonavano a scene di esultanza. Contenti loro...

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 4 novembre 1976


 


JUVENTUS - MANCHESTER UNITED 3-0
Boninsegna-Spinosi eroi ritrovati

TORINO. La Juventus ha estromesso dall'UEFA anche il Manchester United con una prova altamente significativa del suo rinnovamento tecnico-tattico: nessun detrito di un certo passato attendistico; gioco d'infilata con galoppate lucenti; spunti in area inesorabili secondo lo stile di quelli che possono ritenersi i suoi giocatori più rappresentativi.

È, questa, una Juventus che calibra il gioco a centrocampo catapultando in profondità il suo elemento più dotato di allungo e di stile, quel sempre più micidiale jolly strategico di nome Tardelli. Benetti e Furino svolgono una parte ingrata: contro gli inglesi a romperne gli schemi, a ostruirne l'iniziativa in lungo ed in largo. Furino, brutto da vedere ma bello nei fatti di un incontrismo spietato e imperioso; Benetti largo, lucido, imperativo nei tackle e nel tiro (vedi terzo gol).

E' una Juventus con una novità: Luciano Spinosi ed un ritorno imperioso sul piano del gioco: Boninsegna. A dir le virtù di Spinosi, basta il modo franco con cui ha francobollato Pearson e l'uscita dall'area che ha propiziato, col tocco musicale di Causio a Tardelli, il primo gol di Nostra Signora del calcio alla pattuglia di Tommy Docherty.

Affiancati in tribuna hanno assistito al match, nella notte piovosa, Bearzot e Bernardini: i due hanno riscoperto Spinosi e lo ripropongono, pare, per una maglia azzurra (detto tra parentesi noi non ci saremmo scordati di Vavassori del Napoli).

SPINOSI sembra recuperato al plafond atletico dei giorni belli. Occorrono altri collaudi. Potremo giudicarlo già contro Egidio Calloni. Indubbiamente il ragazzo, così serio e puntiglioso, meritava di essere riscoperto dal destino. Restiamo tuttavia dell'opinione che ben diversa è la cifra di rendimento di Morini in perfette condizioni e ci auguriamo che la Juve non abbia a risentirne. Ben tornato comunque a «spina». E ora parliamo di Boninsegna, ovvero un centrat-tacco di ventura.

BONINSEGNA noi non lo davamo per finito. In casa Fraizzoli non ci furono lacrimucce di addio dopo lo scambio con l'agile Pietruzzu Anastasi? Non si archiviava come stantio e vecchio uno dei giocatori più importanti espressi dal nostro calcio negli ultimi quindici anni? Come si possono commettere certe leggerezze?

E poi a conferma della bontà del vecchio Bonimba ci sono: due bellissimi gol messi a segno contro il Manchester, segnature che hanno permesso alla Juventus di proseguire il suo cammino in Coppa. Ma soprattutto, c'è una rivincita contro l'Inter che se n'è disfatta troppo in fretta. Ed oggi grazie al gioco delle Coppe, Fraizzoli s'è accorto una volta di più d'aver sbagliato tutto. E medita di mollare l'Inter.

Un' Inter che al cavalier Fraizzoli adesso procura solo rogne e mal di fegato perenni. Ma Lady Renata vorrà poi privarsi di sedere in tribuna d'onore a veder giocare la sua squadra?

Indubbiamente, Boniperti di Barengo, il presidente della Juve, è stato della contadina furbizia di un Bertoldo: ha approfittato di certe ricorrenti critiche negative al mantovano per proporre ad un certo punto lo scambio del secolo. Lo ha fatto scientemente e ne ha avuto in cambio un gruzzolo di milioni oltre ad un vero goleador. A Boninsegna serviva solo cambiare aria, ritrovarsi accanto compagni diversi, poter giocare in un clima meno caratteriale, in una società meno emotiva. La resurrezione di Boninsegna era insomma scontata fin dall'estate viareggina. Allenandosi con serietà, sapendo di godere l'illimitata fiducia dei compagni a partire dall'hidalgo Bettega, Boninsegna si è rimesso a sparare come un cannoncino. Egli appartiene ad una sparuta schiera di campioni veri, campioni uomini, capeggiata da Luison Riva di Cagliari oggi passato di moda per mille calamità. Boninsegna è uno di fegato e di fisico che sa rischiare in area, che sa sgomitare e farsi rispettare nelle mischie più ribalde: è un compare coraggioso dal sinistro che non perdona.

Nel calcio come nella vita non si improvvisa nulla, tutto succede per una concatenazione di cause ed effetti. Con Bonimba, resuscita la leggenda di Altafini in casa di Nostra Signora del calcio.

Vincenzo La Mole
tratto dal Guerin Sportivo anno 1976 nr.46


 


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II gol che ha messo kappaò la pattuglia di Docherty è stato il secondo di Boninsegna nato da una punizione toccata da Causio per Benetti che dava a Tardelli. Sul cross dell'interno, interveniva "Bonimba" (nella foto mentre va per... abbracci). A trasformare poi la vittoria in trionfo ci pensava Romeo Benetti che, partito in contropiede, realizzava il 3-0 con un eccezionale destro sotto la traversa E così, la "goeba" continua ...

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Era nell'aria; prima o poi Boninsegna sarebbe esploso e l'avvenimento si è realizzato contro il Manchester United.

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Ancora Boninsegna alla ribalta: qui è nel vivo della difesa britannica che, questa volta, seppur confusamente riesce a salvarsi. 

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Un intervento di Spinosi, altro eroe ritrovato della Juve contro la squadra di Docherty. Spinosi, entrato per Morini, è stato ottimo.

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lunedì 2 novembre 2026

2 Novembre 1977: Juventus - Glentoran

È il 2 novembre 1977 e Juventus e Glentoran si sfidano nella gara di ritorno degli ottavi di finale di Coppa dei Campioni 1977-78 allo 'Stadio Comunale' di Torino.

La gara di andata giocata a Belfast (Irlanda del Nord) si concluse con la vittoria bianconera per 1-0.

È una Juventus che domina il calcio italiano. Alla fine di questo campionato i bianconeri infatti conquisteranno il loro diciottesimo Scudetto. Nessuno può starle dietro, tanto che al secondo posto si afferma la sorpresa Lanerossi Vicenza. 

In Europa però il percorso è tortuoso e pieno di insidie. 

Dopo aver eliminato facilmente in questa doppia sfida i nordirlandesi, i bianconeri si disfano anche dei 'lancieri' dell'Ajax Amsterdam.

Però in semifinale si fanno eliminare da un avversario che non sembrava dei più ostici - i belgi del Bruges. 

Continua così la maledizione oltre confine!

Buona Visione!



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Stagione 1977-1978 - Coppa dei Campioni - Ottavi, ritorno
Torino - Stadio Comunale
mercoledì 2 novembre 1977 ore 20:30 
JUVENTUS-GLENTORAN 5-0
MARCATORI: Virdis 10, Virdis 20, Boninsegna 53, Fanna 70, Benetti R. 77

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, (c) Furino, Spinosi, Scirea, Fanna, Causio (Cuccureddu 63), Virdis, Benetti R., Bettega R. (Boninsegna 46)
A disposizione: Marchese, Morini, Tardelli
Allenatore: Giovanni Trapattoni

GLENTORAN: Matthews, McCreery, McFall R., Walsh, Robson, Moreland, Stewart (O'Neill 84), Jamison, Caskey, McFall Q., Feeney
A disposizione: McCullough, Dougan, Dickenson, Devine
Allenatore: Arthur Stewart

ARBITRO: Kolossy (Romania)
AMMONIZIONI: McCreery 60 (Glentoran)




Coppa dei Campioni: superato con disinvoltura l'ostacolo del Glentoran di Belfast 
Facile "pokerissimo" per una bella Juventus: Cinque reti e tante azioni spettacolari dei bianconeri contro gli irlandesi 
Doppietta di Virdis nel primo tempo poi segnano Boninsegna, Fanna e Benetti 
Entusiasma Fanna, protagonista di spunti eleganti ed efficaci
Circa 22 mila spettatori al Comunale
I bianconeri entrano nei "quarti" 

La Juventus ha dato spettacolo battendo il Glentoran per 5-0 e ripagando, con i gol e con il gioco, i suoi « fedelissimi ». Il risultato era scontato, ma i campioni d'Italia hanno fatto in pieno il loro dovere, « maramaldeggiando » contro i volenterosi semiprofessionisti dell'Irlanda del Nord. Cinque palloni sono finiti nella porta di Matthews, che ne ha sventati almeno altrettanti impedendo che il punteggio assumesse proporzioni macroscopiche. 

Bearzot, presente in tribuna d'onore, ha detto che la partita è servita ai giovani bianconeri per fare esperienza internazionale ed il pubblico s'è spellato le mani per applaudire i virtuosismi di Fanna, il migliore in campo, e di Virdis, autore di due reti e di una scintillante prestazione. Anche Cabrini è stato all'altezza della sua fama, assicurando una costante spinta in avanti; ma tutta la squadra, per quanto inedita, si è mossa con disinvoltura, con manovre a largo raggio sempre incisive. Spinosi, che rientrava dopo una lunga anticamera, non ha avuto difficoltà a neutralizzare Caskey, così come Gentile ha messo il bavaglio a Feeney, autore dell'unico tiro indirizzato verso Zoff. È piaciuto anche Causio, che tornava a cimentarsi nel ruolo di mezz'ala e l'ha fatto con intelligenza, senza rinunciare ai numeri migliori del suo repertorio. 

Positivi: Benetti (autore di uno splendido gol, simile a quello che aveva realizzato nella scorsa stagione a Firenze), Furino e Scirea. Bettega non ha avuto bisogno di strafare, anche se non era ispirato come di consueto: ha giocato un tempo (colpendo un palo), poi ha ceduto il posto ad un Boninsegna che si è inserito perfettamente nel divertissement generale, segnando un gol e producendosi addirittura in finezze che non gli sono abituali. 

Le « riserve di lusso » hanno confermato in pieno il loro valore e, anche se domenica prossima rientreranno nei ranghi, Trapattoni può contare su di loro ad occhi chiusi in caso di necessità. La Juventus si è qualificata per i quarti di finale della Coppa dei Campioni, che andrà ora in letargo per riprendere in marzo: dal prossimo sorteggio, che avverrà in gennaio, i bianconeri troveranno, però, avversari di calibro ben diverso dai simpatici irlandesi di Belfast.

Sugli spalti c'erano appena ventiduemila spettatori: questo lo scotto finanziario che la Juventus ha pagato per la seconda volta nel corso della stagione in omaggio a un sorteggio fortunato. Il Glentoran, battuto a Belfast per 1 a 0, è di una categoria superiore all'Omonia di Cipro ma non ha alcuna quotazione internazionale e non poteva esercitare un grosso richiamo sul pubblico torinese — e Juventino in particolare —, abituato a menù ben più appetitosi. 

I « glens » schieravano Arthur Stewart, il loro allenatore-giocatore trentunenne, in funzione di play-maker, piuttosto statico per la verità: era sceso in campo anche nell'andata per uno spezzone di partita dando però un modesto contributo. Stewart rappresentava l'unica novità rispetto alla formazione vista al « The Oval Stadium ». Approfittando dell'occasione, Trapattoni ha effettuato logici avvicendamenti: pensando all'incontro di campionato con l'Atalanta, teneva in panchina l'acciaccato Tardelli insieme con Cuccureddu, Morini e Boninsegna, e schierava una Juventus-baby con Cabrini, Fanna, Virdis accanto all'esperto Spinosi. 

Una Juventus a « trazione anteriore », sbilanciata in avanti, di stampo spiccatamente offensivo, che aveva in Virdis, Bettega e Fanna le tre punte. Virdis si presentava subito con un gran tiro a fil di traversa. Il Glentoran traccheggiava a metà campo, cercando di contenere le folate del bianconeri. Virdis era preso in consegna da Walsh e Robson, con Mc Creery su Bettega e R. Mc Fall su Fanna. A centrocampo Causio era tallonato da Stewart, Benetti da Q. Mc Fall, e Furino prendeva in consegna Moreland. In retrovia, gli accoppiamenti erano i seguenti: Spinosi-Caskey, Cabrini-Jamison e Gentile-Feeney. 

Il gioco si sviluppava sulle fasce laterali sotto la spinta di Cabrini e Gentile che, però, non abituati ad agire sul settore destro, non erano brillantissimi nel preparare i soliti traversoni. Ci pensava Fanna, una realtà di classe internazionale, a rifornire i compagni di preziosi servizi. Bettega, che non appariva in serata di gran vena, effettuava un errato passaggio (3') che favoriva il contropiede di Feeney, il quale, dal vertice sinistro dell'area, faceva spiovere un insidioso pallone a pochi centimetri dall'incrocio dei pali, fuori bersaglio. 

Bettega cercava di riscattarsi all'8' su cross di Cabrini: controllava il pallone con il braccio (l'arbitro non rilevava il fallo) ma non riusciva a concludere. Matthews veniva impegnato un minuto dopo da una splendida «volée» di sinistro di Fanna che veniva applaudita dal pubblico. La Juventus sbloccava il risultato al 10'. 

Causio pennellava un lungo lancio in profondità per Virdis che evitava Walsh e, anziché servire un compagno smarcato, da posizione angolatissima calciava direttamente a rete di destro, la palla carambolava sul portiere e finiva nel sacco. Il pubblico si entusiasmava per uno show di Causio che partiva da metà campo, superava in velocità un avversario e con un gran tiro impegnava il portiere in una deviazione in angolo. Sull'azione susseguente la Juventus raddoppiava: dalla bandierina Causio serviva Fanna che crossava in centroarea, dove Bettega indirizzava di testa il pallone contro la base del montante e, sul rimpallo, Virdis di piatto destro non aveva difficoltà a trasformare. Un «doppio Virdis» servito al pubblico, che si divertiva al cospetto di una Juventus dilagante. 

Tutto diventava facile per i campioni d'Italia, che sfioravano il gol in diverse occasioni. Al tiro al bersaglio si cimentavano un po' tutti. Al 22' una conclusione di Fanna scavalcava Matthews ma Me Creery si sostituiva al portiere e, a pochi centimetri dalla linea, respingeva di testa evitando il punto. Al 26' Fanna pescava con un bel passaggio smarcante Virdis, il cui tiro questa volta trovava pronto Matthews alla parata. Il guardiano rosso-nero-verde si ripeteva su una violenta punizione angolata di Fanna. Anche Zoff aveva l'occasione di mettersi in evidenza (29') su una bella conclusione al volo di Feeney. Applauditissimo un grande spunto di Fanna al 38': l'ex atalantino recuperava un difficile pallone ed evitava in « tackle » due avversari con un palleggio raffinato e solo la disperata uscita di Matthews evitava il gol. Altra occasione al 42' per Bettega, che scattava da metà campo, si liberava in tunnel di Walsh, si presentava solo sul limite, ma anziché calciare con violenza preferiva tentare il pallonetto, senza esito. 

Proprio allo scadere, su un passaggio di Causio, Virdis folgorava in rete, ma sulla traiettoria si presentava Robson, che veniva colpito al basso ventre: il « libero » usciva al bordo del campo per le cure e nello stesso istante l'arbitro mandava le due squadre negli spogliatoi per il riposo di metà tempo. 

Nella ripresa, secondo copione, Trapattoni effettuava la prevista « staffetta » tra Bettega e Boninsegna. Bonimba  confermava il suo fiuto per la rete segnando il terzo punto al nono minuto. L'azione era promossa da Fanna sulla destra, con un bel cross che Boninsegna non aveva difficoltà a « incornare » nell'angolo basso, lontano dalla portata di Matthews. Ancora dal piede di Fanna un magnifico « assist » per Virdis che di tacco deviava sulla base del palo: sfortunata la prodezza del sardo. Su uno dei rari contrattacchi del Glentoran Me Creery, saltato fallosamente da Furino, reagiva sferrando un diretto al viso del « capitano » bianconero: l'arbitro si limitava ad ammonire l'Irlandese che avrebbe meritato l'espulsione. Al 17' Trapattoni decideva di far rifiatare a Causio che rientrava negli spogliatoi fra l'ovazione della curva Filadelfia ed al suo posto giocava Cuccureddu. Era Fanna a mettere a segno il quarto gol, al 70'. Benetti, dalla tre quarti di campo, serviva il friulano smarcato sulla destra e il destro di Fanna non perdonava Matthews infilandolo a filo di palo.
 
Virdis saliva in cattedra cercando di aumentare il suo bottino personale, ma il portiere ospite gli negava questa soddisfazione deviando in calcio d'angolo ben tre tiri consecutivi. Andava invece a bersaglio Benetti al 37': Fanna scendeva sulla sinistra e centrava, Virdis sbucciava e la palla a campanile giungeva a Benetti che di sinistro al volo realizzava il punto più spettacolare. A cinque minuti dal termine Stewart si autoescludeva cedendo il posto a O'Neill. 

Bruno Bernardi





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2 Novembre 2016: Juventus - Olympique Lione

È il 2 novembre 2016 e Juventus ed Olympique Lyonnais (Francia) si scontrano in questa gara valevole per la quarta giornata del girone iniziale della UEFA Champions League 2016/17.

Mentre i  bianconeri stanno per conquistare il primo posto nel girone, i francesi sono in bilico e hanno il timore (poi divenuto realtà) di uscire dalla Champions.

Buona Visione!

 


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Stagione 2016-2017 - Champions League - 4ª giornata
Torino - Juventus Stadium
mercoledì 2 novembre 2016 ore 20:45
JUVENTUS-OLYMPIQUE LIONE 1-1
MARCATORI: Higuain rigore 13, Tolisso 85

JUVENTUS (4-3-1-2): Buffon, Dani Alves, Bonucci (Benatia 68), Barzagli, Evra, Khedira, Marchisio C., Sturaro, Pjanic (Alex Sandro 68), Higuain (Cuadrado 83), Mandzukic
A disposizione: Neto, Rugani, Hernanes, Kean
Allenatore: Massimiliano Allegri

OLYMPIQUE LIONE (4-2-3-1): Anthony Lopes, Rafael, Diakhaby, Mammana, Morel, Gonalons, Tolisso, Ghezzal R., Fekir (Darder 78), Rybus (Cornet 71), Lacazette
A disposizione: Gorgelin, Yanga-Mbiwa, Grenier, Ferri, Tousart
Allenatore: Bruno Genesio

ARBITRO: Kuipers (Olanda)
AMMONIZIONI: Pjanic 38, Barzagli 58, Marchisio C. 84, Sturaro 89 (Juventus); Darder 90+1, Ghezzal R. 90+4 (Olympique Lione)




La Juve non convince, solo pari col Lione
Passaggio agli ottavi rinviato: allo Stadium Higuain sblocca su calcio di rigore al 13’, poi fallisce il raddoppio. Nella ripresa i bianconeri soffrono fino al pari francese di Tolisso all’85’ 

L’ufficio complicazioni affari semplici della Juve è tornato a colpire. Nella notte che poteva regalare gloria per tutti, vittoria sul Lione e qualificazione anticipata agli ottavi di Champions, i bianconeri si ritrovano a sprecare malamente - e all’ultimo - una festa pronta a decollare. Sembrava un altro JuveCentus con il 100° gol italiano di Higuain, le 100 presenze in Champions per Buffon (con la porta inviolata) e il 100% di qualificazioni agli ottavi per Allegri. Ed invece basta un gol di testa di Tolisso, per altro giocatore osservato speciale di Paratici, a far calare il gelo nello Stadium a cinque minuti da un successo che sembrava facile e naturale per i campioni d’Italia. Il rigore di Higuain dopo 13’ e le occasione sciupate in serie, soprattutto in un primo tempo perfetto per intensità e bel gioco, hanno illuso i bianconeri. Finita la benzina, è tornato il Lione che strappa un pareggio tanto insperato quanto salvifico. La qualificazione resta aperta con la Juve seconda dietro il Siviglia (facile 4-0 alla Dinamo Zagabria) e con 4 punti di vantaggio sul Lione. Nulla è compromesso, ma la strada per il primo posto si complica e la possibilità di chiudere i giochi con 180 minuti di anticipo svanisce subito. 
IL PIPITA SEGNA E SPRECA
Allegri vara il 4-3-1-2 con Pjanic trequartista alle spalle della coppia Higuain-Mandzukic e per la Juve la musica all’inizio è diversa. Non solo perché c’è quella della Champions all’ingresso in campo, ma per come si muovono i bianconeri in campo: la presenza di Marchisio in questo rombo di centrocampo si fa sentire ed equilibra la manovra. Il Lione, blindato nel suo 4-4-2, prova a colpire a sorpresa, ma sbatte contro il solito Buffon (invalicabile come due settimane fa in Francia) che con i piedi respinge il diagonale di Rybus al 9’ dopo lo scambio di prima Fekir-Lacazette. I campioni d’Italia capiscono l’antifona e premono sull’acceleratore: all’11’ Mandzukic spara un gran diagonale che Lopes para in due tempi e al 13’ Sturaro si guadagna il rigore (sciocca spinta di Diakhaby) che Higuain non sbaglia. Il Pipita, però, si divora il gol più semplice al 39’ dopo una bella azione personale di Mandzukic, mentre il Lione in precedenza era stato anche fortunato sul tiro di Marchisio (25’) che scheggia il palo. 
JUVE SENZA BENZINA NELLA RIPRESA
La partita sembra in discesa per la Juve, che 8 minuti dopo l’intervallo potrebbe chiudere i conti: lancio di Bonucci, sponda aerea di Pjanic e tiro sballato di Mandzukic. Sarà l’unico errore de croato, encomiabile per come è malconcio, ma questo lascia la partita aperta e inconsciamente fa sentire i bianconeri al sicuro. La vittoria sembra già cosa fatta e anche per questo cambia l’atteggiamento della Juve: il baricentro si abbassa, la palla passa costantemente tra i piedi dei francesi , Pjanic sparisce e le idee iniziano a scarseggiare tra i bianconeri con. Che cambiano anche modulo, visto che l’infortunio muscolare di Bonucci porta Allegri a varare di nuovo il 3-5-2, con Benatia ed Evra sulla linea di Barzagli più Alex Sandro sulla fascia sinistra. La Juve gioca poco e male, lasciando campo al Lione che alla fine trova su calcio piazzato (di Ghezzal) la rete del pareggio: Tolisso brucia tutti e stampa l’1-1 che gela Buffon (primo gol subito in Europa) e blocca ogni discorso in Champions. Se ne riparlerà a Siviglia. 
Gianluca Oddenino
tratto da: La Stampa 3 Novembre 2016


 


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