lunedì 4 maggio 2026

4 Maggio 1975: Ternana - Juventus

È il 4 maggio 1975 e Ternana Juventus si sfidano nella tredicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1974-75 allo Stadio Comunale di Torino.

La Juve è guidata in panchina da Carlo Parola e si appresta a vincere il suo sedicesimo scudetto. Dall'altra parte c'è la Ternana che, allenata da Enzo Riccomini , non riuscirà ad evitare una retrocessione in Serie B che a molti sembrava inevitabile.

Buona Visione! 



ternana





Stagione 1974-1975 - Campionato di Serie A - 13 ritorno
Terni - Stadio Libero Liberati
domenica 4 maggio 1975 ore 16:00 
TERNANA-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Bettega R. 33, Causio 63

TERNANA: Nardin, Benatti, Rosa, Valà, Dolci, Panizza, Donati, Valle, Garritano (Petrini 46), Crivelli, Traini 
A disposizione: De Luca, Platto 
Allenatore: Enzo Riccomini

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cuccureddu, Furino, Morini, Scirea, Viola F., Causio, (c) Anastasi, Capello F., Bettega R. 
A disposizione: Piloni, Spinosi, Altafini 
Allenatore: Carlo Parola

ARBITRO: Gussoni




Più netta del risultato la vittoria conquistata dalla Juve a Terni
BETTEGA-CAUSIO, L'ACCOPPIATA VINCENTE
Buona prestazione dei bianconeri, in vantaggio al 34' con Bettega 
Nella ripresa Causio raddoppia contemporaneamente al pareggio del Napoli a Torino 
Tre palle-gol fallite da Anastasi 
Due rigori negati da Gussoni

La Juventus è stata virtualmente. campione d'italia per 18 minuti; dalle 17.03 alle 17.21 poi, mentre Causio metteva al sicuro il risultato raddoppiando il gol di Bettega. Il Napoli pareggiava a Torino con Braglia e così la festa del sedicesimo scudetto era rimandata: ai bianconeri basta un solo punto per cucirselo sulle maglie mentre ai napoletani resta la prospettiva, piuttosto remota, di uno spareggio. Gli ultimi 180 minuti non dovrebbero più riservare sorprese di sorta e ridursi ad una passerella della Juventus sia sul campo di Firenze che al Comunale torinese con il Lanerossi Vicenza dove si celebrerà l'apoteosi.
Anche a Terni la Juventus ha confermato di aver superato la leggera crisi primaverile e di aver ritrovato il passo giusto: è tornata a vincere in trasferta dopo quasi tre mesi (era dalla famosa partita di San Siro con il Milan che l'impresa non le riusciva), è stato un autentico monologo della squadra di Parola contro un avversario mal disposto tatticamente e psicologicamente scarico, frastornato nonché rassegnato alla retrocessione.

Il punteggio di 2-0 non esprime il divario fra le due squadre: l'arbitro Gussani, che non ha avuto grosse difficoltà a dirigere la partita per l'arrendevolezza dei rossoverdi umbri, aveva ignorato, sullo 0-0, un plateale fallo di mano di Benatti in piena area negando così un sacrosanto rigore ai bianconeri ed aveva sorvolato, all'ultimo minuto, anche su un sandwich di Panizza e Valle ai danni di Capello nell'area ternana, ma probabilmente il direttore di gara non ha voluto infierire. 
A prescindere dai rigori non concessi, la Juventus avrebbe potuto maramaldeggiare se Anastasi avesse avuto maggior fortuna nelle conclusioni: il centravanti, nel secondo tempo, ha fallito di un soffio almeno tre palle-gol, complici Nardin, che ha effettuato una bellissima parata, e Valle, che ha salvato sulla linea di porta. Anastasi poteva ripetere l'exploit di sette giorni fa con la Lazio, ma oggi la sorte gli ha voltato le spalle. Non è il solo ad aver mancato il bersaglio: anche Causio ha sfiorato un paio di volte, con tiri insidiosi ai pali della porta di Nardin. Ancora una volta Causio è stato il grande protagonista della
partita e ha spadroneggiato in lungo e in largo, favorito anche da una mossa sbagliata di Riccomini che gli aveva assegnato Panizza come controllore, Panizza un centrocampista che non ha doti di marcatore e contro un Causio in gran vena, ispirato sia nel dribbling, sia nei passaggi, sia in fase conclusiva, e stato letteralmente ubriacato. Stupenda la rete che Causio ha realizzato al 19 della ripresa dopo una fuga di 50 metri. Il ritorno del barone ad alto livello è la nota lieta di questo finale di stagione. 
La Juventus era scesa in campo concentrata e consapevole che avrebbe potuto chiudere la pratica-scudetto con due giornate di anticipo: sapeva che alla Ternana il pareggio non sarebbe servito per sperare ancora nella salvezza e si aspettava di essere aggredita. Gli umbri hanno tentato qualche affondo, ma Morini ha costantemente anticipato Garritano, annullando progressivamente le velleità del neo-centravanti granata.

Gentile braccava implacabilmente Traini e le insidie scaturivano invece ad opera di Donati che si spostava spesso a sinistra, portando fuori zona Cuccureddu: cross di Donati creavano un po' di scompiglio nell'area bianconera -  ma era più fumo che arrosto. Ben presto l'iniziativa passava alla Juventus che diventava padrona del campo. Al 5' Causio finta va sulla destra, saltava Valà e centrava per Bettega che, ostacolato da Dolci, non riusciva a scaricare in porta il suo destro. Anche Scirea si spingeva spesso in avanti per contribuire all'azione offensiva sfruttando con intelligenza i corridoi liberi: da un suo traversone, Gentile sporcava il tiro, Anastasi arpionava la palla e concludeva a lato. La Ternana accennava ad una timida reazione ed effettuava la prima conclusione, senza esito, con Traini. La partita proseguiva senza scossoni, priva di pathos, la Juventus dava la chiara sensazione di poter fare sua l'intera posta e di aspettare soltanto il momento propizio per piazzare la botta vincente. Macinava gioco senza trovare molta opposizione da parte di un antagonista tecnicamente troppo inferiore.

La prima palla-gol si registrava al 21: Bettega serviva Anastasi che scambiava con Capello poi apriva sulla destra. Causio che aggirava Panizza e sparava a lato sinistro. Rovesciamento di fronte: Garritano riusciva finalmente a conquistare un pallone a Morini, entrava in area, sul lato destro, ma indirizzava fuori. Al 25 l'episodio del rigore non visto da Gussoni: Anastasi si liberava di Rosa sulla sinistra e centrava per Bettega, ma Benatti intercettava con il braccio destro. Tutto regolare per l'arbitro!
Al 28 Zoff interveniva per la prima volta su un tiro-cross di Valle: tre minuti dopo parava un pallone scagliato da Valà, peraltro fuori porta di un metro.
Il primo gol juventino arrivava al 34: dalla bandierina del corner. Viola toccava a Causio che centrava sottoporta, per Bettega, che di sinistro, con un tiro dal basso verso l'alto, insaccava. Un classico gol vecchia maniera per Bettega. A Terni l'ala sinistra non perdona: due anni fa aveva già segnato una doppietta decisiva in una vittoriosa trasferta di campionato.

Subito dopo il gol la Ternana si afflosciava. Causio e Capello dominavano. Viola si lasciava tentare a volte dalla voglia di strafare, ma anche lui si rendeva utile pur non giocando sul livello di domenica scorsa. Furino, generoso come sempre, rendeva nulle le iniziative di Crivelli ma talvolta difettava di precisione nei passaggi. Sempre più frequenti gli inserimenti di Cuccureddu, efficace fin sulla soglia dell'area avversaria ma troppo precipitoso nei tiri. Allo scadere del tempo Bettega offriva un bel pallone a Causio che si allargava troppo e Nardin, piazzato, neutralizzava. 
Nella ripresa la Ternana sostituiva l'evanescente Garritano con Petrini. E proprio l'ex granata vivacizzava il gioco dei padroni di casa: al primo minuto sfuggiva a Morini e centrava basso per Traini che, in extremis, era anticipato da Gentile in calcio d'angolo. Le radioline, intanto, annunciavano che Pulici aveva portato in vantaggio il Torino: cominciava il count down dello scudetto. Ancora un brivido per i tifosi bianconeri: al 10 un disimpegno di Furino si trasformava in un passaggio per Valle che allungava verso Petrini in profondità: cross teso verso destra per Donati che superava ben due volte Zoff in uscita ma poi inciampava sulla palla e l'azione sfumava. 
Tiri di Causio e Donati sfioravano la traversa, un'incursione di Scirea era bloccata da Nardin. Ma al 19 il portiere Ternano capitolava per la seconda volta: Scirea effettuava un lungo rinvio, la palla spioveva sulla metà campo tra Rosa e Anastasi che la sfiorava: se ne impossessava Causio che galoppava solitario verso la porta rossoverde, giunto in area vinceva il tackle con Dolci, aggirava Crivelli, tirava fuori dai pali Nardin e insaccava di sinistro nella porta ormai vuota. Un autentico capolavoro. Nello stesso istante Braglia pareggiava e l'entusiasmo dei sostenitori bianconeri accorsi numerosi al Liberati si raffreddava. 
La partita non aveva più storia: Traini si produceva uno stiramento muscolare alla coscia sinistra e restava in campo solo per far numero mentre i bianconeri dilagavano, ma con le orecchie e gli sguardi tesi verso la panchina per sapere se il risultato di Torino fosse cambiato. Attesa vana. La gente, intanto, sfollava dallo stadio, un po' perché delusa dalla prova della Ternana, un po' perché cominciava a piovere e molti erano sprovvisti di ombrello.

Bruno Bernardi


 


ternana

juventus

franco causio

ternana

ternana

ternana

ternana

juventus

ternana



maglie








domenica 3 maggio 2026

3 Maggio 2017: Monaco - Juventus

È il 3 maggio 2017 e Monaco e Juventus si sfidano nella Gara di Andata della Semifinale della UEFA Champions League 2016-17 allo Stade Louis II di Monte Carlo

I Bianconeri con al timone Massimiliano Allegri vincono ancora il campionato. È il sesto consecutivo ed il terzo sulla panchina juventina per l'allenatore livornese.

Nella massima competizione europea i nostri beniamini si faranno valere fino alla finale. Li però si imbatteranno nell'ostacolo Real Madrid. Un'altra brutta botta per le ambizioni della Juventus!

Buona Visione!

 


monaco



Stagione 2016-2017 - Champions League - Semifinali, andata
Monaco - Stade Louis II
mercoledì 3 maggio 2017 ore 20:45 
MONACO-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Higuain 29, Higuain 59

MONACO: Subasic, Dirar, Glik, Jemerson, Sidibè, Bernardo Silva (Almamy Tourè 82), Fabinho, Bakayoko (Joao Moutinho 66), Lemar (Germain 67), Falcao, Mbappè
A disposizione: De Sanctis, Raggi, Jorge, Cardona
Allenatore: José Jardim

JUVENTUS: Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini, Dani Alves, Pjanic (Lemina 89), Marchisio C. (Rincon 81), Alex Sandro, Dybala, Mandzukic, Higuain (Cuadrado 77)
A disposizione: Neto, Benatia, Lichtsteiner, Asamoah
Allenatore: Massimiliano Allegri

ARBITRO: Mateu Lahoz (Spagna)
AMMONIZIONI: Bonucci 21, Marchisio C. 58, Chiellini 69 (Juventus); Fabinho 37 (Monaco)




La squadra di Allegri passa in Francia con due gol dell'attaccante argentino. Martedì prossimo il ritorno a Torino

MONTECARLO - Tripletta, doppietta. Cristiano, Gonzalo. La Champions ha già la sua finalissima, non potrà che essere così: Juventus-Real Madrid il 3 giugno a Cardiff. Ai tre gol di Cristiano Ronaldo contro l’Atletico Madrid hanno risposto i due di Gonzalo Higuain contro il Monaco, ed è così che le favorite scivolano felici una verso l’altra. Sarà un epilogo memorabile tra il Real, tre volte finalista in 4 anni (e già due volte vincitore), e la Juve che di finali ne ha praticamente prese 2 in tre anni, e sempre con un po’ di Spagna dall’altra parte. Nel 2015 il Barcellona, nel 2017 il Real, al netto di cataclismi tra sei giorni a Torino. Ci sarà da divertirsi in Galles, e stavolta la Juventus non parte decisamente sfavorita come due anni fa. Se si può concedere ai blancos un 51 per cento del pronostico contro il 49 dei campioni d’Italia è solo perché sono loro i detentori (ma questo trofeo non si vince mai due volte di seguito) e perché hanno un mostro portoghese con il numero 7. Ma anche la Juve non scherza, in quanto a fenomeni naturali.

La Juventus ha scelto subito una strada accorta per non offrire spazi al contropiede del Monaco, e proprio in contropiede l’ha colpita due volte con Higuain. Un gioco d’equilibrio iniziato con la scelta conservativa di Allegri, dentro Barzagli e non Cuadrado. Il presidio territoriale bianconero ha avuto anche momenti di lieve crisi, per esempio prima del vantaggio, però sono stati gestiti con l’esperienza che invece i francesi non hanno, molta esuberanza sì e anche tecnica e palleggio, però nei momenti chiave serve una robustezza più completa. Prima che Higuain segnasse quel gol molto corale, al culmine di un’azione in cui si sono visti addirittura due colpi di tacco per niente accademici (il primo di Dybala sulla trequarti, il secondo di Dani Alves ed è stato il sublime assist per il Pipita), erano serviti le mani e gli istinti di Buffon per fermare Mbappé e Falcao, il drago giovane e il drago esperto. In quel momento si è avuta la sensazione che la Juventus si stesse chiudendo troppo, invece anche quello era un calcolo: inutile assalire ed esporsi, meglio attendere e colpire. Ed è così che il contropiede è stato tolto all’avversario, disarmato del suo strumento migliore. Più classica l’azione del raddoppio, ancora assist di Dani Alves, ancora la zampata di Higuain. Ora non resta che aspettare Cristiano il bianco, in quell’appuntamento a Cardiff.

La lucidità con la quale la Juventus ha saputo preparare e poi gestire la partita è la conferma di quanto sia cresciuta anche in consapevolezza. Padrona contro il grande Barcellona, padrona contro il frizzante  e poi sgasato Monaco, ora non le resta che perfezionare il progetto. Sa come si fa, è diventata parecchio “real” pure lei.

Maurizio Crosetti
 





monaco

juventus

monaco

juventus

monaco

giorgio

bonucci

juventus

juve

maglie

















sabato 2 maggio 2026

2 Maggio 1982: Udinese - Juventus

È il 2 maggio 1982 ed Udinese e Juventus si sfidano nella tredicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1981-82 allo Stadio Friuli di Udine.

A fine campionato la Juventus conquisterà la sua Seconda Stella da appuntare sul petto. Dopo un lunghissimo testa a testa con la Fiorentina allenata da Giancarlo De Sisti, la spunta all'ultima giornata grazie ad una vittoria esterna a Catanzaro con un rigore del partente Liam Brady

Dall'altra parte c'è l'Udinese allenata da Enzo Ferrari che ottiene una difficile salvezza all'ultima giornata.

Buona Visione! 



udinese




Stagione 1981-1982 - Campionato di Serie A - 13 ritorno
Udine - Stadio Friuli
domenica 2 maggio 1982 ore 16:00 
UDINESE-JUVENTUS 1-5
MARCATORI: Miano 2, Marocchino 30, Cabrini 36, Rossi P. 49, Cabrini 85, Virdis 90

UDINESE: Borin, Galparoli, Tesser, Gerolin (Pin L. 65), Cattaneo, Orlando, Causio, Bacchin, Miano (De Giorgis 59), Orazi, Muraro. 
A disposizione: Cortiula, Pancheri, Cinello. 
Allenatore: Enzo Ferrari

JUVENTUS: Zoff, Osti, Cabrini, (c) Furino (Tavola 85), Brio, Scirea, Marocchino, Tardelli, Rossi P. (Bonini 70), Brady, Virdis. 
A disposizione: Bodini, Fanna, Bettega R. 
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: D'Elia




Ha giocato 71 minuti confermando di essere ancora un grande campione
Paolo Rossi, la classe di sempre

DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE
UDINE Aveva segnato l'ultima rete in serie A proprio a Udine il 27 gennaio '80, un gol decisivo per il successo del Perugia (2-1). Paolo Rossi ha perso due anni per squalifica, non il vizio del gol. Nella cinquina della Juventus c'è anche il suo sigillo, quello del 3-1, che ha messo definitivamente in ginocchio I friulani, con un'incornata perfetta per scelta di tempo ed esecuzione. 
Ma il gol è soprattutto importante per lui, per Rossi, che si è scrollato di dosso le ruggini fisiche e mentali accumulate in 734 giorni d'attesa per questo 2 maggio '82 che, probabilmente, ha sancito lo scudetto numero venti della Juve. 
Gol a parte, Rossi ha anche fornito il calibrato cross dal quale è scaturito il 2-1 di Cabrini ed è apparso recuperato. Ha stentato, in avvio, ad entrare in partita. Ma era nel preventivi, un po' per l'emozione, un po' perché Galparo1i lo marcava stretto, con Orlando pronto ad intervenire in seconda battuta. 
Poi, con la crescita della squadra, Rossi ha rotto il fiato, s'è scollato dal suo avversario, riabituandosi al clima agonistico (il ritmo lo troverà giocando), sfoderando lampi di classe genuina, non corrosa dalla lunga assenza: 71 minuti, una prova più che confortante che ha strappato il sorriso anche a Bearzot.

Bruno Bernandi





Alle quattro della sera «Pablito» è sceso nell'arena di Udine per dimostrare non solo agli altri ma anche a se stesso che i due anni di ingiusto esilio dai campi di gioco l'hanno restituito integro alla Juventus e alla Nazionale

olé

UDINE E così, in un «Friuli» da festa grande come soltanto la provincia sa fare nelle grandi occasioni, Paolo Rossi è tornato ufficialmente in campo e, nel giro di un quarto d' ora (giusto il tempo di scrollarsi di dosso il magone del suo nome scandito dall'altoparlante, assaporare ad occhi chiusi la dolcezza degli applausi subito mitigata dalla marcatura di Galparoli e mettere a fil di palo un traversone di Scirea) ha saputo esorcizzare i fantasmi del suo «male oscuro»: quelli, cioé, che gli hanno tenuto costantemente compagnia dal 18 maggio di due anni fa, quando la Commissione Disciplinare lo incolpò di aver alterato il risultato di Avellino-Perugia e le sue due reti - lui che proprio nella fiammata di un gol ha identificato il perno della sua realizzazione di uomo si trasformarono in spietate accusatrici e come un assurdo boomerang gli procurarono tre anni di squalifica, poi ridotti a due in appello. Ecco, da allora Paolo Rossi uscì in punta di piedi e a testa china dalla bella favola iniziata ai Mondiali argentini del 1978 quando divenne «Pablito» per tutti ed entrò invece in una dimensione inquietante che lui stesso, ragazzo di provincia trasformatosi soltanto superficialmente in metropolitano, visse malamente come un'odissea in cui la speranza di una riabilitazione spesso promessa ma mai concessa si stemprava inevitabilmente nella delusione (niente amichevoli né partite di beneficienza, niente di niente insomma) eppoi la delusione scadeva nella rabbia di sentirsi un emarginato. O peggio ancora, quasi un clandestino di se stesso. 

"Ufficialmente mi dicevo che tutto sarebbe passato", 

ricordava sabato scorso con l'umiltà dei campioni autentici che forse proprio nella paura di un insuccesso finiscono per trovare al contrario la molla principale del loro successo, 

"ma in realtà in questi due anni mi sono sentito quasi una controfigura di me stesso. Era come guardarmi in una fotografia scattata chissà quando e non riconoscermi. E in quei giorni soltanto con la rabbia riuscivo a giustificare i miei allenamenti che finivano per diventare interminabili perché non si concretizzavano mai in una vera partita. Con la rabbia, quindi, ma anche con l'orgoglio di un uomo comune che non vuole sentirsi emarginato".

LA VIGILIA. In altre parole, Paolo Rossi ha vissuto per due anni un processo mentale inverso a quello che lo consacrò ufficialmente campione prima a Vicenza e poi a Perugia. Allora furono giorni esaltanti: grazie a lui, una provinciale teneva testa alle grandi, un'intera squadra giocava per i suoi gol e Farina si permise il lusso di negarlo alla Juventus. Durante la squalifica, invece, Rossi ha dovuto ripartire da zero, ricostruirsi e soprattutto ritrovarsi. E seppure con fatica, ha saputo tenere duro trovando l'alchimia giusta in una ricetta fatta di un po' di tutto: rabbia, stupore, forse anche vergogna, e speranza. Ma principalmente ha trovato la Juventus e gli juventini. E con umiltà, a Torino, l'uomo si è autoescluso dal personaggio diventando perfino la riserva «pro tempore» di Giuseppe Galderisi un diciannovenne della squadra Primavera. 

"E stato soltanto grazie alla Juventus", 

ha ripetuto fino ad oggi con ostinazione, quasi fosse una specie di training autogeno, 

"se in questo periodo la mia vita non è cambiata. E stato vivendo assieme ai miei compagni di squadra che mi sono fatto una ragione di quanto mi è successo e sono riuscito a ipotizzare perfino una vita normale con un diploma di ragioneria al posto di una maglia azzurra e sposarmi con Simonetta". 

Giorni e mesi difficili, dunque, soprattutto intimamente. Poi il rimpianto ossessionante del pallone pronto a lacerarlo ogni domenica pomeriggio, in uno stillicidio di interviste provocatorie e di promesse rubate e subito smentite unicamente per pudore il giorno dopo. E al solito ritornello di una Juventus e di una Nazionale in attesa dei suoi miracoli. 

"Lo so che la gente da me pretenderà molto ", 

si difendeva fino a ieri ,

"ma io ho imparato la lezione e mi sento soltanto uno dei tanti. Adesso mi basta sapere che posso finalmente ritornare in uno stadio a testa alta perché la mia condanna è finita. Per quanto riguarda, invece, il mio ruolo di calciatore sono il primo ad avere paura: dopo due anni, il più scettico verso Paolo Rossi sono proprio io". 

Il tutto detto sempre sottovoce, con il ricordo costante dei giorni bui, dell'umiliazione e con un rimpianto che spesso finiva per stemprarsi nell'emarginazione. Ma evitando sempre con orgoglio di cadere nel facile compromesso del vittimismo e del perdono.

L'ESORDIO. In questa altalena, dunque, Paolo Rossi ha esaurito il suo conto alla rovescia alle quattro di domenica pomeriggio ed ha affrontato la sua tesi di laurea. Principalmente per laurearsi contro le sue paure e l'odissea detta all'inizio ma in verità Udine, al suo ingresso in campo era tutta con lui e il prologo ha visto quarantamila spettatori applaudire il suo ritorno ufficiale. Il presidente Mazza (che per l'occasione ha dimenticato le sue grane sindacali) e il sindaco Candolini (democristiano e proprietario delle distillerie omonime) hanno dato il «la» e lui, piccolo grande uomo, li ha ringraziati alla sua maniera. Giocando di nuovo come sapeva giocare Pablito: forse ha ripensato alle promesse fatte in mattinata per telefono alla moglie Simonetta dal ritiro di Tricesimo, forese ha riassunto i discorsi notturni fatti con Tardelli che divideva con lui la camera 211 dell'Hotel Boschetti, forse ha cercato tra i quarantamila i genitori e il fratello Rossano (che da ragazzo tentò pure lui l'avventura calcistica nella Primavera della Juventus, ai tempi in cui Italo Allodi era un dipendente di Boniperti) venuti da Prato, poi è scattata la metamorfosi del campione di ieri e dopo alcune indecisioni (grazie a lui, Galparoli ha fatto un figurone) ha servito a Cabrini il pallone del 2-1 e nella ripresa, erano passati appena due minuti di gioco, è venuto il gol liberatorio. Una punizione di Brady che spiove davanti a Borin e pare destinata alla testa di Tardelli, lui che spinge via il compagno con egoismo disperato ed è la rete attesa (e provata tante volte in solitudine col replay della memoria) da 735 giorni. Un' eternità. Un colpo di testa, cioè, che per lui 

«...vale una vita, anzi di più». 

E nella sua corsa verso i popolari c'era tutto questo. 

"E stato come se fossi nato in quel momento", 

ha spiegato 

"dopo non sapevo neppure io cosa stavo facendo. In quel momento non vi erano tifosi juventini o udinesi, ma soltanto gente che mi applaudiva di nuovo". 

In altre parole, è stata la fine di un incubo. E l'applauso che ha accompagnato il suo scatto verso le gradinate ha spiegato una volta di più che la sua paura era anche la nostra.

IN DEFINITIVA, il «Friuli» ha vissuto il suo giorno più lungo: iniziato con rabbia il sabato pomeriggio quando si è dovuto ricoprire in brevissimo tempo uno slogan del Movimento Autonomo Friuliano («No alle servirtù militari», firmato Mandi che sta per «Mano di Dio») contro l' eccessivo impegno militare della regione (circa un terzo dell'esercito italiano è infatti di stanza nel Friuli), è terminato con la soddisfazione di Enzo Bearzot che ha fatto da contraltare a quella di Paolo Rossi. Al momento del suo gol, come in un crescendo rossiniano, Bearzot è stato infatti il primo ad alzarsi in piedi ed applaudire il suo eroe ritrovato, 

«Pablito ha superato la prova a pieni voti ", 

ha ammesso il Citi,

"dimostrando di essere un campione ma soprattutto ha fatto vedere di essere un uomo: ha saputo tenere duro nel momento più brutto della sua carriera e questa è una prerogativa dei grandi calciatori". 

Ma Paolo Rossi non ha sentito l'elogio di Bearzot: lui aveva chiesto a Trapattoni di essere sostituito a poco meno di mezz'ora dal fischio finale dell'arbitro D'Elia e stava preparandosi a partire per Vicenza. Simonetta lo aspettava al ristorante «Il Pozzo» per rivivere, loro due soltanto, i momenti antichi e nuovi del loro primo incontro, del loro matrimonio e della loro vittoria sulla vita. Quella più difficile ma soprattutto quella vissuta per intero con una dignità e una professionalità ammirevoli.

Claudio Sabattini
tratto dal Guerin Sportivo anno 1982 nr.18





udinese

udinese

udinese

udinese

Le cose non si erano messe bene per la Vecchia Signora, che dopo due minuti aveva dovuto subire il gol del giovane Miano. Poi però ci ha pensato subito Marocchino a rimettere in equilibrio il risultato (nelle foto l'azione del gol a la gioia) e quando poco dopo su cross di Rossi Cabrini ha infilato di sinistro la porta difesa da Borin si è capito che la Juventus avrebbe portato via l'intera posta dal «Friuli». Infatti, dopo il 3-1 siglato da «Pablito», ancora Cabrini e poi Virdis hanno arrotondato il punteggio, che forse punisce eccessivamente i friulani ma di sicuro dice quanto sia in forma in questo momento la squadra di Trapattoni. In attesa, ovviamente, di vedere all'opera Boniek e Platini! - Guerin Sportivo anno 1982 nr.18

udinese

udinese

udinese

guerin

udinese

udinese

udinese

udinese

juventus

udinese

juventus

paolo

udinese

gazzetta

paolo

paolo

paolo

paolo

paolo

udinese

maglie