lunedì 7 settembre 2026

7 Settembre 1980: Juventus - Genoa

È il 7 settembre 1980 e Juventus e Genoa si sfidano nell'ultima giornata del girone eliminatorio (gruppo A) della Coppa Italia 1980-81 allo stadio 'Comunale' di Torino.

I bianconeri sono affamati di vittoria dopo che l'Inter l'anno prima li aveva beffati sul traguardo tricolore. Infatti al termine del campionato la Juve conquista lo Scudetto 1980-81. Per quel che riguarda questa edizione della Coppa Italia, i bianconeri riusciranno ad avanzare fino alla semifinale per poi essere eliminati dai futuri vincenti della Roma.

Buona Visione!




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Stagione 1980-1981 - Coppa Italia
Eliminatorie, 4ª giornata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 7 settembre 1980 ore 21.00
JUVENTUS-GENOA 3-1
MARCATORI: Cabrini rigore 52, Fanna 64, Russo 65, Prandelli 82

JUVENTUS: Zoff, Osti, Cabrini, Verza (Prandelli 69), Gentile, Scirea, Causio, Tardelli, Bettega, Brady, Fanna
Allenatore: Giovanni Trapattoni

GENOA: Martina, Gorin, Di Chiara, Caneo, Onofri, Nela (Cavagnetto 60), Boito, Corti, Manfrin, Odorizzi, Russo
Allenatore: Luigi Simoni

ARBITRO: Terpin





Dal piede di Brady i palloni che decidono la gara 

TORINO — Ultimo impegno di questa prima fase di Coppa Italia per la Juventus che ospita l'ambizioso Genoa. L'accesso al turno seguente è praticamente scontato per i bianconeri; la logica induce a questo pronostico poiché la squadra di Trapattoni, per essere eliminata, dovrebbe perdere con uno scarto di due reti. La differenza gol, infatti, parla decisamente a suo favore. 

La Juventus ha fino a questa sera ottenuto in Coppa Italia due successi (Taranto e Brescia) ed un pareggio (Udine); il Genoa invece ha messo insieme tre pareggi consecutivi. La Juventus, reduce dalla brillante esibizione di Parigi contro la Nazionale francese, conferma Osti nel ruolo di terzino al posto dell'indisponibile Cuccureddu; lascia fuori Furino infastidito da una lieve forma influenzale e rilancia Verza che contro il Panathinaikos, nel primo appuntamento di Coppa Uefa, dovrebbe sostituire lo squalificato Tardelli. In campo anche Brady, che si è ristabilito da una gastralgia piuttosto debilitante. Liam, inoltre, giocherà mercoledì prossimo nelle file dell'Irlanda contro gli olandesi, in un match di qualificazione ai campionati mondiali del 1982. Sulla panchina bianconera siede Romolo Bizzotto, poiché Trapattoni si è recato a Jannina per visionare il Panathinaikos. 

Il Genoa recupera nella circostanza Gorin e Odorizzi, per darsi una fisionomia più combattiva. Quando l'arbitro Terpin fischia l'inizio, sugli spalti ci sono circa quindicimila spettatori. Si delineano subito le marcature, con Osti su Russo (o Corti), Cabrini su Boito, Gentile su Corti (o Russo), Gorin su Bettega, Di Chiara su Fanna e Nela su Causio; a centrocampo queste le opposizioni: Tardelli-Manfrin, Brady-Caneo e Verza-Odorizzi. Partita subito classica, le marcature sono esasperate: il Genoa, che non ha interessi di classifica da tutelare, non ci sta a perdere e gioca logicamente con una concentrazione massima. E' difficile per la Juventus imporre il proprio gioco, gli avversari appaiono decisi, attenti. I rossoblu fanno viaggiare bene la palla. Il loro centrocampo è robusto e dotato di fondo con Manfrin, Odorizzi e Corti; la difesa aspra e attenta con Gorin e Di Chiara. In attacco Russo funge da guastatore. Nonostante due azioni pericolose (al 3' girata alta di Causio su passaggio-tiro di Osti e all'8' colpo di testa di Bettega in tuffo su traversone di Causio) è la Juventus a correre il rischio più grosso. Al 13' infatti un lungo lancio diagonale di Manfrin sulla sinistra trova smarcato il solo Russo, il quale fa sponda di testa per Nela, il cui tocco per precedere l'uscita di Zoff è alto. 

Il Genoa è uno stantuffo che avanza e retrocede a ritmi costanti; la Juventus non trova spazi, i suoi uomini sono guardati a vista e senza tanti complimenti. Brady soffre visibilmente la marcatura di Canee mentre Causio dà vita con Nela a un acre duello. Improvvisamente Brady si sveglia; irritato dalla soffocante presenza del suo antagonista diretto, vince un contrasto, evita con una finta un secondo avversario, poi costringe Martina a una bella deviazione. Sulla respinta, ancora Brady colpisce di sinistro: palla in rete ma Terpin, giustamente, fischia il fuorigioco di Bettega e Fanna. E' il 21', la Juventus cresce. Passano due minuti e ancora Brady in rilievo, con un «assist» per Bettega, il quale viene però anticipato da Di Chiara e Onofri. La Juventus tiene il controllo della partita e ha difficoltà a districarsi dalla fitta rete impostale dal Genoa. Dalla linea dei terzini e da quella intermedia l'azione si . o e o o i a e a sviluppa con una certa fluidità, ma poiché il Genoa è svelto a chiudersi nel proprio guscio e a raddoppiare le marcature, l'azione stessa diventa logicamente singhiozzante. Al 29' il Genoa viene fuori con azione di alleggerimento: Odorizzi calcia con violenza da lunga distanza, ma la deviazione di Russo, di testa, è ininfluente. Al 37' Causio tenta un dribbling, il gioco gli riesce a metà, palla che carambola in direzione di Brady, il quale da venticinque metri circa spedisce di poco sopra la traversa. Applausi. I temi non cambiano sostanzialmente, il Genoa, dopo un inizio giocato a tutto campo, va sempre più spostando il proprio baricentro all'indietro. Questo atteggiamento è dovuto alla crescita della Juventus, che prende via via l'iniziativa pur non riuscendo a concretizzarla. 

In difesa nessun problema, ma va denunciata la disattenzione in occasione della palla-gol capitata a Nela. Buono Osti, che non dà molto spazio al suo avversario, e buono Gentile. Meglio del solito Verza, che evdentemente sente gli stimoli della partita che dovrà giocare contro i greci. Ci piace a tratti Brady, marcato spietatamente (ma l'irlandese deve abituarsi a questo clima... italiano). Molto bene Tardelli, che ritrova antiche freschezze, in chiaro progresso Causio, volitivo e tenace. Tanto movimento per Fanna. Ammirevole il lavoro sull'arco di attacco di Bettega. intrappolato in un'area intasatissima. Stupende due sue conclusioni, l'ultima delle quali, nel primo tempo, avvenuta al 41' su indovinatissimo traversone di Cabrini. Bettega è certamente tra gli uomini più in vista, nonostante le difficoltà. Dopo i primi quarantacinque minuti queste le risultanze: dominio territoriale della Juve. accorto e intelligente gioco di rimessa di un Genoa ben preparato atleticamente e diligente tatticamente, ma niente gol. Oltre alle difficoltà soggettive, la Juventus lamenta però ostacoli oggettivi molto consistenti. Il Genoa non le concede davvero nulla, centrandola sempre in maniera ossessiva, impedendole di ragionare e vietandole la strada che porta a Martina. Si riprende ed è subito gol per la Juventus. Al 7' infatti Causio pesca a centro area Fanna, che cade a terra dopo un contrasto con Di Chiara. Terpin concede il rigore, che Cabrini realizza con un sinistro rasoterra alla destra dello spiazzatissimo Martina. Dopo il gol di Cabrini la partita si sblocca, si scioglie. Le marcature sono attente ma non più esasperate e le azioni sull'uno e l'altro fronte aumentano. Al 14' Fanna di destro spedisce la palla poco al di sopra dell'incrocio dei pali. Tre minuti dopo Osti nel tentativo di opporsi a un centro di Boito a momenti propizia una autorete. Al 18' il secondo gol della Juventus: splendido lancio di 40 metri di Brady. Fanna supera in sprint la difesa genoana. presa d'infilata, e di giustezza precede l'uscita disperata di Martina. Due minuti dopo il Genoa accorcia le distanze. Boito dribbla per linee interne, tenta il tiro, contrasto, palla che perviene a Russo, il quale di prima intenzione batte di- sinistro Zoff. Che le marcature siano fatalmente allentate lo dimostra un'altra occasione capitata al Genoa: Cavagnetto. al 23'. fallisce di testa una occasione propizia. In queste fasi di gioco ci pare che la difesa bianconera stia dimostrando evidenti disattenzioni con le connesse conseguenze. Il Genoa frattanto continua la sua gagliarda prova. Simoni ha a disposizione un buon collettivo, irriducibile, quadrato, maturo, che sicuramente disputerà un ottimo campionato di serie B. Il Genoa non si dà per vinto e si sposta in avanti con maggiore frequenza: il suo tessuto, logicamente, subisce più smagliature. La Juventus ne approfitta al 37' con Brady, che fa sfoggio di precisione e intelligenza. 

Mentre Fanna e Bettega chiedono la palla con inserimento a centroarea, Prandelli si sgancia sulla sinistra e l'irlandese lo pesca con uno stupendo tocco diagonale. Prandelli evita l'uscita di Martina e insacca vanificando l'intervento in extremis di Onofri. retrocesso sulla linea di porta. La difesa juventìna, a nostro avviso, continua a giocare con troppa sufficienza. Al 42' Odorizzi evita con una finta Scirea e si presenta solo davanti a Zoff. il quale è bravo ad opporglisi con il corpo. 

Angelo Caroli 
tratto da: La Stampa 8 Settembre 1980







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22 Aprile 1993: Paris St.Germain - Juventus

É il 22 Aprile 1993 e Paris Saint GermainJuventus si sfidano nella gara di ritorno della Semifinale della Coppa UEFA 1992-93 allo Stadio 'Parc des Princes' di Parigi.

La Juventus cerca di fermare l'egemonia del Milan che da un paio d'anni o piú ammazza il campionato in Italia senza scampo. Sará un impresa quasi impossibile in campionato, ma tant'è che con questo Roberto Baggio (capitano e uomo simbolo della squadra in Italia e nel mondo) tutto é possibile! Intanto in europa la squadra gira a mille e conquista la terza Coppa UEFA della storia bianconera.

Buona Visione! 


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Coppa UEFA 1992-1993 - Semifinali, ritorno
Parigi - Stadio Parc des Princes
Giovedì 22 aprile 1993 ore 20.15
PARIS SAINT-GERMAIN-JUVENTUS 0-1
MARCATORI: Baggio R. 77

PARIS SAINT-GERMAIN : Lama, Fournier (Simba 61), Colleter (Germain 80), Ricardo Gomes, Roche, Le Guen, Kombouarè, Guerin, Weah, Valdo, Ginola
Allenatore : Artur Jorge

JUVENTUS: Rampulla, Torricelli, De Marchi, Galia, Carrera M., Julio Cesar, Marocchi, Platt, Vialli, Baggio R. (Di Canio 85), Moeller (Casiraghi 65)
Allenatore : Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Uillenburg (Olanda)




I bianconeri, che vincono al Parco dei Principi, e il Parma si uniscono al Milan nel tris italiano in finale 
Signora Juve 
Un 'altra firma di Baggio 

PARIGI DAL NOSTRO INVIATO - Ancora e sempre Roberto Baggio. Due reti cruciali all'andata, e una, fondamentale, al Parco dei Principi. La Juventus resiste alle sterili cariche del Paris Saint-Germain e conquista la doppia finale della Coppa Uefa. A contenderle il trofeo, già suo nel 1977 e nel 1990, sarà il Borussia Dortmund dell'ex Reuter, anch'esso vincitore su una squadra francese, l'Auxerre. 

Partita di grande sofferenza, a Parigi. E un timbro tutto trapattoniano: difesa cocciuta, a tratti perfino eroica, e gol al primo tiro. Le assenze di capisaldi quali Dino Baggio, Conte e Kohler vengono puntellate da un cuore grande così. Schiacciato dalla pressione ambientale, il Psg conferma i vistosi limiti, soprattutto sotto porta, già emersi a Torino. Là avrebbe potuto chiudere il discorso, qui non riesce a riaprirlo. Rampulla, Carrera e Julio Cesar sono i pilastri di una titanica maginot. Il guizzo di Baggio appartiene al repertorio dei campioni: in grado, anche nelle serate dispari, di lasciare traccia del proprio talento. All'ultimo momento, Trap cambia idea: avanza Vialli, riesuma Galia e spedisce Casiraghi in panchina. Una mossa discutibile. La Juve ci guadagna in filtro, ma ci perde in aggressività all'attacco. Il bello delle Coppe è che, con il risultato in bilico, anche spettacoli modesti come questo sembrano sfide ciclopiche. La pressione del Paris è costante. Ginola fa impazzire Torricelli, le digressioni di Valdo seminano il panico. Madama cerca di stare raccolta, Julio Cesar affianca spesso Carrera, l'ombra di Weah: ogni tanto, briciole di fuorigioco. A sinistra, fisso, c'è De Marchi: ora su Valdo, ora su Fournier. A metà campo, ingorghi bestiali: Marocchi, Platt e Galia si scornano con Le Guen, Guerin e Valdo. Come a San Siro, sabato scorso, Baggio giostra in mezzo a Vialli e Moeller, punte esterne, controllate da Kombouarè (a destra) e Colleter (a sinistra). 

Artur Jorge, che fesso non è, alterna Roche e Le Guen a ridosso del Codino, e tiene Ricardo più indietro del solito: non si sa mai. Fatica, la Juve, ogni volta che entra in possesso di palla. Non trova sbocchi, soffre il pressing, non imbastisce azioni profonde, anche se in un paio di occasioni, Vialli, Moeller e Baggio sfilano, minacciosi, sotto il naso di Lama. Il Psg avanza in forze e colleziona calci d'angolo. L'ammucchiata juventina crea problemi di viabilità. Le mischie superano di gran lunga le palle-gol nitide, tre in tutto, almeno nel primo tempo, e sempre rintuzzate in bellezza dallo stoico Rampulla: al 11' su Ginola (da un'idea di Colleter; ma c'era offside); al 18' su Weah (da una girandola Valdo-Colleter); al 24' su Roche, scaltro nell'incornare una punizione di Guerin. E la Juve? Un bel lancio di Baggio per Vialli (15'), una ciabattata di Julio Cesar a capo di un corner; un ruzzolone sospetto di Vialli in area, complice Kombouarè. Nella ripresa, cresce la tensione. Moeller passa a sinistra, Vialli a destra. Non è che i francesi combinino sfracelli, ma con la Juve asserragliata sull'uscio di casa può succedere di tutto. Al 60' Artur Jorge perde la pazienza e ricorre a un'altra punta, Simba. Fuori Fournier. E' De Màrchi a occuparsi del nuovo cliente. Trap risponde con Casiraghi al posto di un pavido Moeller. La partita è aspra, l'arrembaggio dei parigini pecca di fantasia: tutti a testa bassa, e una carrettata di cross. Per far esplodere il Parco ci vuole, al 71', un guizzo di Weah, preso per la maglia da Carrera al limite dell'area. Il liberiano cade dentro, stecchito. L'arbitro, nel dubbio, non fischia nulla, nemmeno la punizione. Vi lasciamo immaginare gli schiamazzi del popolo. Subito dopo Weah, ancora lui, alza di una spanna sopra la tra- versa. Ma il calcio, vecchia storia, non è una scienza. E così, al 77', in pieno assedio, arriva il gol della Juve. L'azione è laboriosa: su «piazzato» di Marocchi, e «torre» di Platt, Vialli si gira e staffila, ma è Baggio, in agguato, a battere sul tempo l'angelo custode e a imprimere la più diabolica delle deviazioni. Il Paris non si dà pace. Germain avvicenda Colleter. 

Botte sugli spalti, fumogeni in campo. Rampulla, con caviglia ko, si oppone a una sventola di quel narciso di Ginola. Le ultime battute portano all'ennesima staffetta: Di Canio per Baggio. La Juve resiste impavida alle accorate incursioni degli avversari. Un grottesco retropassaggio di Germain costringe Lama a un trafelato recupero. I tifosi di Madama cantano l'inno di Mameli. Roberto Baggio, a Parigi, se lo ricorderanno per un pezzo. 

Roberto Beccantini 
tratto da: La Stampa 23 aprile 1993




LE ITALIANE TUTTE IN FINALE
È record per il Milan prima della rivincita con il Marsiglia. Il Parma soffre ma raggiunge Wembley dove l'attende l'Anversa. La Juve, espugnata Parigi, troverà il Dortmund.
LA NOSTRA EUROPA
PRESA PER IL CODINO

Portano tutte la firma di Roby Codino Baggio le reti che hanno consentito alla Juventus di superare il Paris Saint-Germain e raggiungere la finale di Coppa Uefa. Una perentoria risposta del fantasista bianconero a chi lo accusava di segnare solo reti inutili. È sempre più Roberto Baggio l'uomo della Vecchia Signora. La squadra torinese non ha un impianto di gioco simile a quello del Milan e dello stesso Parma, anche perché non dispone di un organico sufficientemente assortito. Certi ruoli, lo si è visto in tutto l'arco della stagione, sono drammaticamente scoperti e le improvvisazioni di Trapattoni non hanno saputo mascherare questa realtà. Però la Juventus può contare sull'estro di Roberto Baggio, uno dei pochi giocatori capaci di fare la differenza. Non sarà un numero dieci come lo era Michel Platini, ma è sicuramente uno straordinario nove e mezzo, perché del centravanti garantisce i gol, anche quelli che non arrivano da Vialli, e della mezzala le geniali rifiniture. Forse non ha continuità, ma non per questo può essere messo in discussione. Il presente e il futuro della Juventus sono sempre più legati al suo nome.

Dopo avere umiliato il Milan a San Siro, la squadra bianconera è passata anche sul campo del Paris Saint-Germain, confermando il suo ottimo momento di forma, che le consente finalmente di essere presente agli appuntamenti importanti. A Parigi Trapattoni ha indovinato quasi tutto. Certe scelte erano in parte forzate, conseguenti alle indisponibilità per squalifica. Nella difesa juventina ha sofferto parecchio Torricelli, alle prese con lo sgusciante Ginola. Fortunatamente molte delle iniziative dell'estrema destra francese sono poi state fini a sé stesse. Anche Möller non è sembrato nella serata migliore. Vialli si è battuto con il solito impegno ma anche questa volta il gol non è arrivato.

Nonostante tutto ciò la Juventus è riuscita a ottenere il successo là dove il Real Madrid era clamorosamente crollato. Per la squadra di Trapattoni c'è ora il Borussia Dortmund, che ha conquistato la finale superando ai rigori l'Auxerre.

Rossano Donnini
tratto dal Guerin Sportivo anno 1993 n.17




 




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domenica 6 settembre 2026

6 Settembre 1992: Cagliari - Juventus

É il 6 Settembre 1992 Cagliari Juventus si sfidano nella Prima Giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1992-93  allo Stadio 'Sant'Elia' di Cagliari.

La Juventus cerca di fermare l'egemonia del Milan che da un paio d'anni o piú ammazza il campionato senza scampo. Sará un impresa quasi impossibile in campionato, ma tant'è che con questo Roberto Baggio (capitano e uomo simbolo della squadra in Italia e nel mondo) tutto é possibile! 

Dall'altra parte c'é un Cagliari che disputa un campionato eccellente e finisce in sesta posizione e centra una bellissima qualificazione UEFA.

Buona Visione!

 


cagliari


 

Stagione 1992-1993
Campionato di Serie A - 1 andata
Cagliari - Stadio Sant'Elia
Domenica 6 settembre 1992 ore 16.00
CAGLIARI-JUVENTUS 0-0

CAGLIARI: Ielpo, Napoli, Festa, Bisoli, Firicano, Pancaro (Villa 75), Gaudenzi, Herrera, Francescoli, Matteoli, Oliveira (Criniti 66)
Allenatore: Carlo Mazzone

JUVENTUS: Rampulla, Carrera M., Baggio D., Conte A., Kohler, Julio Cesar, Di Canio (Ravanelli 74), Galia, Vialli, Baggio R., Moeller (Casiraghi 63)
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Cesari


 

Juve, prende un punto e regala dubbi 
I bianconeri, poco aiutati da Baggio e Vialli, appaiono saldi in difesa ma confusi in avanti
Moeller, a Cagliari, preferito in extremis a Platt 

CAGLIARI DAL NOSTRO INVIATO

Pronti via. Comincia il campionato e dobbiamo già chiederci se sia davvero questa la Juve giusta per andare lontano, oppure se, per un anno ancora, il laboratorio bianconero abbia costruito un prototipo zoppo, una macchina senza la quarta ruota. Gran brutto interrogativo, dopo il restyling robusto che dovrebbe aver ridotto le distanze dal Milan. E non è un grande sollievo per la Juve che il grigio esordio di Cagliari si rifletta nelle difficoltà incontrate da un po' tutte le rivali per lo scudetto. Il mal comune, mezzo gaudio è la consolazione dei mediocri. La Signora che abbiamo seguito, e non ammirato, nell'utile 0-0 del Sant'Elia non ha mostrato niente di quanto avremmo immaginato possedesse dalla cintola in su. 

Le belle forme intraviste in qualche notte d'agosto si sono sgonfiate nel caldo della Sardegna, quasi fossero state arrangiate con il silicone. E ci siamo scoperti a riflettere se davvero la «diversità bianconera» rispetto all'organizzazione di gioco milanista, non sia un'arma a doppio taglio: pericolosissima quando non funziona il gruppo dei fantasisti, capaci di andare in porta senza schemi. Ieri Baggio e Vialli, Moeller e lo stesso Di Canio si sono spenti nel grigiore di iniziative sempre troppo confuse per avere successo. I virtuosi hanno steccato e con loro l'orchestra. In 90 minuti la Juve ha tirato in porta quattro volte, e mai si è avuta l'impressione che fosse quella giusta. Anche il Trap ha messo del suo a complicare le cose. Ha mantenuto fino all'ultimo le incertezze sullo straniero da escludere e ha poi tolto quello che meno ci si aspettava: Platt. Ora diranno che era tutto risaputo da tempo. Balle. Chi ha visto Platt uscire dalla riunione del mattino, profferendo in inglese la parola che in francese rese celebre Cambronne, ha capito come la scelta l'avesse colto impreparato. C'era una logica, certo, a fargli preferire Moeller. Ed era quella di dare vivacità e velocità al gioco negli ultimi 20 metri. Moeller però ha fallito la prova. Per quanto ha fatto nei 63' minuti in cui l'abbiamo visto, non soltanto Platt ma persino un suo cognato avrebbe reso altrettanto. Capita. 

La mossa trapattoniana e l'ispirazione mediocre in un Baggio d'antan (anche se è stata sua la conclusione più pericolosa) hanno finito per sconvolgere molti equilibri. E hanno mandato in crisi Vialli. Abbandonato da tutti, con palloni che gli arrivavano tra due difensori, sembrava un ciclista in fuga sul tracciato mondiale di Benidorm, con il gruppo staccato a un chilometro. Trap, nella ripresa, ha provato a mandare avanti il Divin Codino, poi ha definitivamente rinunciato à Moeller, tenuto troppo indietro (e qui sta l'incoerenza della cosa), per gettare in mischia Casiraghi e poi anche Ravanelli, all'esordio in serie A. 

Proprio a Casiraghi è toccata la possibile palla-beffa, su un errore di Festa. L'ha sparacchiata malamente, all'87'. Sarebbe stata una punizione ingiusta per il Cagliari che ha fatto la sua parte da copione, senza osare troppo (un paio di conclusioni di Francescoli e basta), tuttavia senza trovarsi mai in difficoltà con la regia sapiente di Matteoli. Napoli, ex bianconero, si è piazzato su Moeller. Festa ha controllato lo sfiduciatissimo Vialli. Herrera ha preso di mira il Codino e la tagliola di Mazzone ha funzionato: la faina bianconera ha girato al largo, bloccata al centro e impacciata sulle fasce dove Dino Baggio sprinta come se fosse nel salotto di casa sua e con le pattine ai piedi. Non è colpa sua se non ha l'accelerazione brusca del terzino di spinta. Si sta adattando a un ruolo non suo. Forse ci riuscirà, con il talento. O forse non ce la farà, perché non ha (ancora?) la personalità per imporsi: nel primo tempo l'abbiamo visto smarcarsi spesso e mai gli è giunta la palla con una giocata rapida. 

La Juve delle delusioni in attacco ha dimostrato tuttavia la propria solidità quando ha controllato le avanzate sarde. Dietro, la squadra è affidabile, pur negli svarioni di Julio Cesar, che se gioca di fino è come un film di Hitchcock, non intuisci mai la conclusione. Insomma è una Juve che regge e che non prenderà molti gol. Il dubbio riguarda quando deve giocare per vincere. E si suppone che con l'obiettivo di uno scudetto, le toccherà provarci spesso. 

Marco Ansaldo


 

Baggio trova il colpevole: è il caldo 
«Ma abbiamo ampi margini di miglioramento» 
Dopo il famoso litigio, pace tra Vialli e Mazzone 
CAGLIARI DAL NOSTRO INVIATO 

Prologo: protagonista Vialli. Il Gianlucaccio smette i panni del cattivo, appunto, e si fa Gianluchino. Avvicina il massiccio signore in vistosa maglietta rossa e lo abbraccia. É pace tra Vialli e Mazzone, l'omone di Trastevere con il quale ebbe un litigio furibondo, l'anno scorso alla prima giornata di ritorno, partita Sampdoria-Cagliari. Non stiamo a ricordare i risvolti di una storia che suscitò enorme scalpore. Qui ci preme solo sottolineare la frase di Vialli: 
«Non c'era stata guerra con Mazzone, quella volta vinsero su entrambi la voglia di vincere e il nervosismo». 
Invece, di voglia di vincere, ieri sembrava non ne avesse più nessuno e forse la stretta di mano tra Vialli e Mazzone è stata interpretata male, quasi come un patto di non aggressione. 
«Più bella la pace con Vialli di questo punto» 
ha concesso Mazzone, commosso. 
«No - dice il bomber -, il Cagliari ha giocato bene e la Juve non è stata brillante come nel recente passato. Ve lo dico io che con un Cagliari così sarà difficile per tutti vincere su questo campo. Accettiamo questo punto, anche se raccolto al termine di una prestazione non entusiasmante». 
E veniamo alla partita. La racconta Baggio, il capitano, protagonista mancato: 
«Era la prima volta che giocavamo di pomeriggio e in una giornata torrida. Alla fine, in campo, c'erano tre punte di ruolo nella Juve, quindi s'è cercato sempre di vincere. Ma il caldo ci ha penalizzati. Questa squadra può rendere molto di più, ha solo bisogno di lavorare, vedo grandi margini di miglioramento». 
Un dettaglio, perché la fascia di capitano era di colore verde? 
«Verde, come la speranza di vincere finalmente qualcosa con questa Juve». 
Ultimo atto con Trapattoni: 
"Alla fine il pari lo accetto, anche se non sono soddisfatto. Siamo lontani dal cento per cento di rendimento, ci manca ancora la lucidità necessaria per fare già la nostra partita. E non dimentichiamo quella del Cagliari, una squadra che sapevo forte, avendo avuto relazioni favorevoli sulla tenuta e la crescita della formazione sarda". 
Un rischio tenere Galia in campo fino al termine? 
«No, ormai il Cagliari aveva dato tutto, avevo capito che non avremmo rischiato inserendo Casiraghi e Ravanelli. Piuttosto, avete visto la nuova regola? Rampulla per poco non ci ha rimesso un ginocchio. Non sarebbe meglio snellirla, vietando solo la melina tra difensore e portiere e non i retropassaggi?». 
Milan due, Juve uno: normale? 
«Il calendario contemplava questa possibilità dopo la prima giornata. Fa più impressione la sconfitta del Parma, a dimostrazione che sarà un torneo molto equilibrato, con risultati a sensazione ogni domenica». 
Sipario, soprattutto su Rampulla, innervosito da un episodio. 
«Dopo che Oliveira mi è franato addosso stavo per dargli un cazzotto» ha confidato

Franco Badolato
brani tratti da: La Stampa 7 settembre 1992






IL TEMA/LA VERA JUVE È QUELLA DI CAGLIARI?
SIGNORINELLA PALLIDA

Esordio sotto tono per Madama, opposta al dimezzato Cagliari. I problemi che Trapattoni deve risolvere sono molti: Vialli stenta a entrare in forma, Roberto Baggio si sacrifica in nome del gioco di squadra, ma la manovra ne risente pesantemente, e il dilemma del quarto straniero non agevola il compito del tecnico, ancora alla ricerca del sostituto di... Cabrini sulla fascia sinistra. Nonostante tutto, però, il popolo bianconero può attendere con fiducia i prossimi impegni di campionato: il Trap, lo dimostra la storia, si esalta soprattutto di fronte alle difficoltà

CAGLIARI. Avranno influito certamente il caldo e l'ancora prematura fase stagionale, come ha spiegato alla fine Trapattoni, però al suo esordio nel campionato del rilancio la Juve sembrava reduce dall'aver acquistato al mercato, anziché il «number one» Luca Vialli, un gagliardo sacerdote di campagna. Uno di quelli che, con la tonaca al vento e un encomiabile sprezzo della fatica, trascinavano un tempo a infuocate sfide i giovani allievi sui campi oratoriali. L'aver riproposto l'inconfondibile e suggestivo modulo tattico alla «viva il parroco» non ha giovato molto alla Signora, che si è dovuta accontentare, alla fine, di un risicato pareggio al Sant'Elia contro il Cagliari, dimezzato dalle assenze di Moriero e Bresciani. Sulle estemporanee iniziative individuali, sul sistematico ricorso al rilancio alla cieca da parte dei bianconeri del Trap hanno ripreso ad aleggiare gli incubi che da qualche anno tormentano i tifosi di Madama. E il campionato ha subito posto uno dei quesiti-chiave su cui si giocherà il suo cammino e i suoi esiti: riuscirà l'ennesima campagna miliardaria di rafforzamento a spezzare il sortilegio che nega il tricolore ai bianconeri dall'ormai lontano 1986?

I MOTIVI
1 - Invece che alla «viva Vialli», la Juve ha esordito contro il Cagliari dimezzato (dalle assenze) giocando alla «viva il parroco». E se il Luca nazionale prende i... voti, ecco il dubbio agghiacciante: la terza consecutiva campagna acquisti miliardaria della Signora non servirà a nulla?
2 - Al Sant'Elia, il pubblico bianconero si è divertito (si fa per dire) solo a scoprire il pelo nel nuovo. Platt escluso, gli altri acquisti in ombra. Ma le attenuanti non mancano.
3 - Il primo problema della Signora riguarda il regista: il Trap manda l'inglese Platt in tribuna, dimostrando di credere poco al riciclaggio dell'anno, tentato per tutta l'estate. E allora Roby Baggio si sacrifica e tutta la Juve soffre.
4 - L'altro Baggio delude come terzino sinistro, Di Canio rinasce come tornante, ma tale e quale a prima. E per il Trap diventa necessario lavorare ai fianchi della Signora. Per non farla finire kappaò.


1 Facciamo un po' di conti. Nell'estate 1990 la Juventus, spesi una sessantina di miliardi, consegna a Maifredi, la squadra del riscatto. La critica è concorde: quello pilotato dal genio di Robertino Baggio sarà un formidabile incrociatore, destinato a sterminare la concorrenza. Dopo il fatale inabissamento, il ritorno di Trapattoni e la magistrale chiusura «tedesca» delle falle difensive suscitano nell'estate successiva nuove esaltanti certezze: la Signora '91-'92 non può fallire, perché ha completato con una difesa-bunker un attacco e un centrocampo già «monstre». Risultato: quando nella primavera scorsa il Trap lascia sul campo del Parma la Coppa Italia, il suo sconsolato commento cala come una brutale mannaia sulla squadra: 
«Con questi giocatori, è già stato molto conquistare il piazzamento UEFA». 
Dove sta, allora, la verità? Pericolosamente educati in questi due anni alla teoria della relatività (dei giudizi tecnici di inizio stagione), i tifosi di Madama non hanno potuto che rabbrividire di fronte all'arruffata recita di Cagliari: dove sono finiti i miliardi spesi per Vialli, per Platt, per Möller, per Ravanelli? La catastrofica risposta suggerita dal campo tuttavia non può essere vera: a inizio stagione i valori devono ancora assestarsi e i risultati-shock della prima giornata, ben oltre il pari di Cagliari, impongono assoluta cautela. Quella del Sant'Elia non è la Juve '92-'93, ma solo un suo timido abbozzo.

2 D'accordo, siamo solo all'inizio, però a Cagliari sono emersi, più che banali malanni di stagione, problemi autentici, in gran parte già previsti all'indomani del mercato. Il primo chiama in causa il regista. Una lacuna tecnica che le operazioni estive non hanno colmato, inducendo il Trap ad annunciare il riciclaggio di David Platt, mezzapunta tutta pause e gol, nel non facile ruolo. La rinuncia all'inglese nel match d'avvio dimostra tuttavia che i risultati d'agosto non hanno convinto il tecnico, sicchè in campo è andata la Juve già spesso vista l'anno scorso: un po' ancorata a Baggio (quello vero), un po' spuntata in attacco per i vuoti che i ripiegamenti del Robertino nazionale aprono in zona-tiro. L'altra mezza punta, Möller, è stata a guardare e il non gioco ha cancellato le occasioni da gol dall'orizzonte bianconero.

3 Il piatto dell'ultima Juve piangeva in attacco? Detto e fatto: ecco Luca Vialli, principe dei bomber nostrani. Attenzione, però. L'ex doriano è tutto fuorchè un classico centravanti di sfondamento, abituato com'è a offrire il meglio ripiegando sulla trequarti a dialogare con compagni pronti a inserirsi in zona-gol per sostenerne o surrogarne l'azione. Il Mancini della situazione, tuttavia non c'è ancora, in casa Juve perché Andy Möller non si sgancia praticamente mai verso l'area di rigore e Roberto Baggio è fatalmente risucchiato nella propria metà campo dalla necessità impellente di un direttore d'orchestra. Morale della favola: l'azione più lucida di Vialli al Sant'Elia l'ha offerta la sua testa. Ma solo perché è pelata come una palla di biliardo.

4 Un altro paio di lacune avevano afflitto la Signora nella scorsa stagione, sguarnendo i due lati del suo fronte offensivo di interpreti pienamente affidabili. Scaduta la fiducia in De Agostini sulla fascia sinistra, il Trap vi aveva adattato Marocchi, con esiti modesti. Il mercato ha sottratto ai bianconeri anche l'ultimo interprete testuale, scaricando lo stesso De Agostini all'Inter, e negato un valido successore. Il Trap ha provato Dino Baggio, ma dopo i clamori estivi ecco la doccia fredda: opposto a Gaudenzi, l'ex interista si è limitato a godersi la partita da spettatore, mai avviando un'iniziativa. Sull'altro lato, ci si aspettava il rinato Di Canio, dopo i balbettii che l'anno scorso l'avevano posto in alternativa ad Alessio. Contro il Cagliari l'ex laziale ha offerto l'impressione di essere effettivamente rinato. Però tale e quale a prima: abulico e inespressivo. Conclusione: il Trap, dopo il debutto in campionato, ha di che essere contento. Ma solo perché, amando svisceratamente il lavoro, non gli manca la materia prima per esercitare a fondo la sua vocazione.

Carlo F. Chiesa
tratto dal Guerin Sportivo anno 1992 n.37









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sabato 5 settembre 2026

5 Settembre 1993: Roma - Juventus

É il 5 Settembre 1993 e Roma e Juventus si sfidano nella seconda giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1993-94 allo Stadio 'Olimpico' di Roma.

La Juve allenata in panchina da Giovanni Trapattoni e trascinata in campo da un Roberto Baggio nel suo momento più splendente si appresta a piazzarsi al secondo posto del massimo campionato calcistico. Davanti c'é l'inarrivabile Milan di Fabio Capello che 'ammazza' il campionato fin dall'inzio. Dall'altre parte c'é una Roma che disputa un campionato al di sotto delle attese e si attesta in settima posizione. Cioé al di fuori della 'zona europea'.

Buona Visione!

 


roma


Stagione 1993-1994 - Campionato di Serie A - 2 andata
Roma - Stadio Olimpico
Domenica 5 settembre 1993 ore 16.00
ROMA-JUVENTUS 2-1
MARCATORI: Balbo 34, Moeller 78, Muzzi 81

ROMA: Lorieri, Bonacina, Lanna, Mihajlovic, Comi, Carboni, Haessler (Scarchilli 72), Piacentini, Balbo, Giannini, Rizzitelli (Muzzi 74)
Allenatore: Carlo Mazzone

JUVENTUS: Peruzzi, Porrini (Marocchi 62), Torricelli, Conte A., Carrera M., Julio Cesar, Di Livio, Baggio D., Vialli (Ravanelli 62), Baggio R., Moeller
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Beschin
RIGORI FALLITI: Baggio R. 51, Vialli 59 (Juventus)



Bianconeri a terra: due rigori sbagliati, Vialli gravemente infortunato, ko anche D. Baggio
Errori e sfortuna affondano la Jave. 
Dopo le cilecche dal dischetto arriva il pari di Moeller. Ma i giallorossi riescono a raddoppiare a 10' dalla fine 

ROMA DAL NOSTRO INVIATO Questa è una partita che, per renderne il tumultuoso pathos, bisognerebbe tagliare a fette, come un prosciutto. Ci sono venti minuti di sterile melina a metà campo, poi un'impennata della Roma, culminata nel gol di Balbo e, prima e dopo, in altre iniziative rintuzzate da Peruzzi. Quindi, alla ripresa, il serrate della Juve, propiziato dal risveglio regale di Moeller e suggellato da due-rigori-due, ciccati nell'ordine - da Baggio e Vialli, non senza jella il primo (palo), non senza dolore il secondo, se è vero che, nel calciarlo, a Gianluca «parte» il piede sinistro, quello d'appoggio. 

L'assedio produce anche un'occasione per Baggio2, lui pure seriamente menomato a una caviglia, e soprattutto il pareggio di Moeller. Dopodiché, ultimo strappo, ancora Roma per il gol-sorpasso di Muzzi. Poiché il filo d'Arianna è mitologia, orizzontarsi in un labirinto del genere diventa un'impresa sinceramente complicata. La Juve soffre le assenze di Fortunato e Kohler, la Roma non ricava benefici palpabili dal nuovo assetto della difesa, fuori Benedetti e Garzya, Comi libero, Lanna e Bonacina incollati a Vialli e R. Baggio. 

Tanti errori, da una parte e dall'altra, sfociano in un torrente che, scendendo a valle, s'ingrossa sempre più, fino a tracimare in una palpitante e rocambolesca altalena. Mazzone e Trapattoni rinnegano la similzona di cui avevano fatto sfoggio nelle dotte interviste della settimana e sfoderano marcature italianissime in ogni settore. Poco importa che, all'ultimo momento, Trap rinunci a Marocchi e lanci Di Livio, facile preda dell'onesto Carboni. Il più deludente è Porrini, sempre alla mercè di Rizzitelli: e giustamente sostituito al culmine della bagarre. 

Ma anche Carrera, il vice Kohler, patisce l'intraprendenza di Balbo e Torricelli, il vice Fortunato, permette a Haessler di fare, sempre e comunque, il guastatore. La Juve del primo tempo è orrenda: R. Baggio e Moeller in letargo, Vialli isolato, D. Baggio e Conte alle prese con Giannini e Mihajlovic, Julio Cesar cincischiante. La Juve del secondo tempo meriterebbe di più, non fosse altro per l'ardore che esibisce, la sfortuna che la attanaglia e gli aggiustamenti che mette in opera, Moeller suggeritore, Baggio punta. La Roma ha il torto di rinculare troppo. Mazzone azzecca i cambi, soprattutto Muzzi, e sfrutta fino in fondo gli omaggi di cui lo gratificano gli avversari, Peruzzi sul gol di Balbo, Baggio e Vialli dal dischetto, la difesa sul raddoppio. 

Difficile dire qual è la vera Roma e quale sarà la Juve più autentica, specialmente alla luce delle disastrose notizie che rimbalzano dall'infermeria. Una Juve tutta ombre e luci, capace di orgogliose sgommate, ma anche di terrificanti sbandate, come testimoniano i tre minuti scarsi che passano dal guizzo di Moeller a quello, decisivo, di Muzzi. Tanto per dire, a un certo punto Mazzone prende Giannini e lo piazza davanti al bunker, a fare filtro. Con Marocchi al posto di Porrini, e Ravanelli forzatamente in campo al posto di Vialli, Madama dà segni di apprezzabile vitalità. Alla Roma, se non in un caso, non riescono contropiedi degni di nota. La carica viene da Moeller, e contagia Baggio, che i compagni cercano con lanci, a volte, troppo lunghi. 

I crossetti di Di Livio sono cipria per le crape di sentinelle in costante affanno quando i rivali le spingono alle corde. Imperdonabile il rilassamento dopo il pareggio, anche se la squadra aveva speso molto. Il centrocampo di Madama, allorché viene chiamato all'impostazione, denuncia i soliti, grossolani, limiti: di tocco e di eleganza. Ma ci sono due rigori e due gravi infortuni che «ballano» sul risultato e sul futuro. 

Roberto Beccantini
 


LE PAGELLE 
Su tutti un Moeller da incorniciare 
Fa acqua la difesa del Trap, Balbo incontenibile
LORIERI 6. Nel primo tempo, non tocca palla. Nel secondo, procura un rigore (su Vialli) e respinge di piede, alla Zoff, una staffilata di Marocchi. Poca roba, d'accordo: ma lui che c'entra? Dei due penalty intuisce e quasi sfiora il primo, di Baggio. 
BONACINA 6. Si incolla al Codino e, ogni tanto, gli timbra le sacre giunture. Chiude su Moeller, a uomo. 
LANNA 6. Lascia i panni di libero per tuffarsi, anima e corpo, più corpo che anima, su Vialli. I due si conoscono da una vita. Ai punti, vince Lanna. Gianluca gli sfugge soltanto in occasione del primo rigore. Nessun brivido con Ravanelli. 
MIHAJLOVIC 5. Sferraglia lungo il centro-sinistra, a ridosso di Conte. Qualche «sassata» dimostrativa, e una spinta sempre più fievole. 
COMI 5. Esercita la professione di libero come si faceva una volta: nel cuore della difesa, a spazzare l'area. Non appena la Juve cambia passo, si scioglie. 
CARBONI 6. Fronteggia Di Livio, limita i danni (non ci voleva molto), partecipa all'azione del gol di Muzzi. Decoroso. 
HAESSLER 6. Gioca in condizioni menomate, e forse per questo «risparmia» Torricelli. 
SCARCHILLI sv. 19' al posto di Haessler. Piccolo cabotaggio. 
PIACENTINI 6. Doma Moeller per metà partita, e per l'altra metà ne viene soverchiato. Nel finale, fa da tappo su Baggiol. 
BALBO 7. Micidiale. Un gol, un assist e un paio di terrificanti sventole. Non c'è palla che non recapiti in porta. 
GIANNINI 6. Rimorchiatore a centro campo, non sempre brillante, ma spesso prezioso. 
RIZZITELLI 6,5. Demolisce Porrini, esce per crampi. 
MUZZI 7. Avvicenda Rizzitelli, confeziona la torta del 2-1 e si mangia la ciliegina del 3-1. 
MAZZONE 6. Gli è andata bene. 

 

PERUZZI 5,5. Senza mezze misure: o tutto o niente. E nei momenti topici, su Balbo, niente. 
PORRINI 4. Un disastro. In rapporto al prezzo (11 miliardi), in rapporto a Rizzitelli, in rapporto a tutto il resto. 
MAROCCHI 6,5. Dal 62' al posto di Porrini. Si occupa di Mihajlovic, impegna Lorieri, si produce con profitto. 
TORRICELLI 5,5. Pedina Haessler, eredita Muzzi, fa rimpiangere Fortunato. 
CONTE 6. Balla coi lupi, da Mihajlovic a Haessler, «via» Giannini. Non perde mai la testa. 
CARRERA 5. In teoria, l'uomo di Balbo. In pratica, una sua ornamentale appendice. 
JULIO CESAR 5,5. Cincischia troppo, e non è una novità. 
DI LIVIO 5,5. Un battesimo sotto tono, tanti cross a fondo perduto. Da rivedere. 
D. BAGGIO 5,5. Arranca in sordina, scruta Giannini, ha dei sussulti, immola la caviglia su un quasi-gol. Disordinato. 
VIALLI 5. Irretito da Lanna. Non più di un guizzo all'altezza del suo passato. I rigori non sono più la specialità della casa. Da ieri, anzi, sono diventati un incubo. 
RAVANELLI 5,5. Rimpiazza Vialli. L'azione che porta al gol di Muzzi nasce da un suo errore a centro campo. 
R. BAGGIO 5,5. Per battersi, si batte. Meglio da punta. E poi quel rigore: jellato e sciagurato. 
MOELLER 7,5. Primo tempo da dimenticare, secondo da incorniciare. Propizia il secondo rigore e partecipa, con un brillante tocco di esterno destro, alla confezione del primo. Sigla l'aggancio. Rifinitore e stuccatore: due partite, due gol. 
TRAPATTONI 6. Qualcuno, adesso, dirà che è colpa sua. 

BESCHIN 7. Limpidi i rigori, e veniali i peccati. Merita la promozione 




 

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