domenica 18 ottobre 2026

18 Ottobre 1995: Juventus - Glasgow Rangers

È il 18 ottobre 1995 e  Juventus e Glasgow Rangers si sfidano nella terza giornata dei gironi di UEFA Champions League 1995-96  allo 'Stadio delle Alpi' di Torino.

La Juventus, guidata in panchina dal 'maestro' Marcello Lippi, dopo aver vinto lo Scudetto dopo ben otto anni, adesso pensa in grande. Pensano alla Champions League (che conquisteranno a Roma). Ed infatti i bianconeri non giocano come sanno in campionato e si fanno 'rubare' il titolo dal Milan. Alla fine sarà il secondo posto. 

Dall'altra parte c'è un Glasgow Rangers, autoritario e vincente in Scozia, ma che di fronte alla 'fame' dei 'nostri' non avrà scampo.

Buona Visione!



Juventus

 

Champions League 1995-1996 - 3ª giornata
Torino - Stadio Delle Alpi
Mercoledì 18 ottobre 1995 ore 20.30
JUVENTUS-RANGERS GLASGOW 4-1
MARCATORI: Moore autorete 15, Conte A. 17, Del Piero 24, Ravanelli 75, Ferrara C. autorete 78

JUVENTUS: Peruzzi, Ferrara C., Torricelli, Vierchowod, Porrini (Carrera M. 77), Paulo Sousa, Di Livio (Marocchi 64), Deschamps, Ravanelli, Del Piero, Conte A. (Tacchinardi 82)
Allenatore: Marcello Lippi

RANGERS GLASGOW: Goram, Wright (Brown 46), Robertson, Gough, Moore, Petric, Durie, McCall (Murray 69), Cleland, McCoist, Salenko
Allenatore: Walter Smith

ARBITRO: Zhuk (Bielorussia)
ESPULSIONI: Cleland 56 (Rangers Glasgow)


Continua il cammino trionfale dei bianconeri in Europa: i Rangers travolti al Delle Alpi 
La Juve di Coppa scaccia i fantasmi Ravanelli-Dei Piero, i riflettori esaltano la coppia 

TORINO. La Coppa, per quanto sia dei Campioni, è un'altra cosa rispetto al campionato. Gli ultimi dubbi si sono dissolti con la spazzolata (4-1) che la Juventus ha inflitto ieri sera ai Rangers di Glasgow, terza della serie dopo il Borussia Dortmund e la Steaua Bucarest. Dopo 24 minuti i bianconeri erano già sul tre a zero. Ravanelli alla mezz'ora del secondo tempo ha aggiunto il quarto gol, Ferrara al 34' si è concesso un'autorete giusto per non deprimere i Rangers, travolti da altre quattro o cinque palle-gol. E tutto è apparso così facile da non capire fin dove si siano spinti i meriti dei bianconeri e dove, invece, abbiano inciso i limiti degli scozzesi che stanno al Milan come la modella del sarto sotto casa sta a Claudia Schiffer. Il nulla cosmico. 

Più che Sean Connery, i Rangers avrebbero dovuto portarsi al seguito Goldfinger: almeno li avremmo visti più cattivi. La Juve aveva bisogno di una serata così, di dominio assoluto. Una di quelle sere in cui è bello restare in campo perché tutto funziona a meraviglia e riescono persino le cose che si inceppano in allenamento. In meno di un minuto Goram ha dovuto salvarsi da due tiri insidiosissimi di Ravanelli e Di Livio: due balzi prodigiosi, da non credere in un portiere che 48 ore prima era steso sul tavolaccio di un commissariato, pieno d'alcol come un uovo. 

L'avvio è stato fragoroso, il resto è venuto da sé: un autogol di Moore, in barriera sulla punizione di Ravanelli, ha aiutato la Juve al quarto d'ora; subito dopo ha raddoppiato Conte con una deviazione sul cross calibrato da Ravanelli e Del Piero al 24' ha battezzato il suo angolo, in alto, a sinistra del portiere. Tre partite, tre gol. Tutti lì. Prodigio di classe e di perseveranza: una griffe. E meno male che Smith, l'allenatore dei Rangers, aveva avvertito il proprio portiere di guardare a quello spicchio di porta. Questa volta Del Piero ha scelto di calciare direttamente su punizione, un po' più spostato a sinistra rispetto al solito: gli scozzesi hanno provato a protestare con l'arbitro perché il guardalinee aveva segnalato un'infrazione (forse un fuorigioco passivo di Porrini), ma il bielorusso Zhuk non ha ascoltato. Non si cancellano i capolavori. Soprattutto quando il popolo (50 mila paganti) li attende. Del Piero ha giocato una grande partita, in linea con il suo rendimento in Coppa. Poteva segnare un gol in più, ma non è il tipo per le conclusioni facili. E un paio di spunti hanno avvilito i Rangers. 

Quando Cleland, al 10' della ripresa, non ce l'ha più fatta a sopportare gli svolazzi del birichino, gli è partito un calcione di stizza assassina, della serie «Non se ne può più». Espulso, naturalmente. Ma il match aveva già assunto la propria fisionomia; rimanevano da discutere i dettagli. Dicevamo del dominio juventino. In partenza c'erano stati dei timori. Troppa gente giù di condizione e acciaccata, Vialli in tribuna a flirtare con Sacchi, Ravanelli in campo ma chissà con quale spirito e quali gambe. La Juve piegata nella prima mezz'ora dal Milan avrebbe faticato anche contro gli scozzesi, che in Coppa non possono sfruttare tutti gli stranieri che hanno a libro paga: senza Gascoigne e Brian Laudrup, poi, la qualità è davvero poca. 

I lippanti sono partiti con il nerbo di chi deve cancellare gli avversari e le critiche. Difesa ben centrata con Porrini e Torricelli sulle fasce, Ferrara e Vierchowod (fuori Tacchinardi) in mezzo a controllare Salenko e McCoist. A centrocampo l'intraprendenza di Conte ha aggiunto qualcosa rispetto al solito e, davanti, l'intesa tra Ravanelli e Del Piero ha funzionato come non succede sempre in campionato. Il Grigio nei primi minuti ha corso per tre, ha toccato di precisione l'assist per il 2-0, ha provato il pallonetto al 22', solo davanti a Goram, ma il recupero di Petric ha salvato la porta ormai vuota. Poi si è incaponito a trovare il gol per conto proprio, finché non l'ha trovato sull'assist di Porrini. Si è rivista, insomma, un'idea di attacco profondo e risoluto, che non avevamo trovato domenica scorsa a S. Siro. La controprova è attesa tra quattro giorni con il Padova; sarà altra musica: la Champions League d'ora in poi sarà quasi una vacanza con la qualificazione praticamente in tasca e la possibilità di concentrarsi sul campionato. 

Qui invece rimane il suono delle cornamuse e dei canti scozzesi nella notte umida. Chissà cosa dovranno festeggiare: forse il golletto sporco che ingentilisce la sconfitta o forse la sorpresa di scoprire a Torino tanti pub come a Glasgow. 

Marco Ansaldo
tratto da: La Stampa 19 ottobre 1995

 


 

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sabato 17 ottobre 2026

17 Ottobre 1993: Juventus - Atalanta

È il 17 ottobre 1993 e Juventus ed Atalanta si sfidano nell'ottava giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1993-94 allo Stadio 'Delle Alpi'  di Torino.

La Juve, allenata in panchina da Giovanni Trapattoni e trascinata in campo da un Roberto Baggio nel suo momento più splendente, si appresta a piazzarsi al secondo posto del massimo campionato calcistico. Davanti c'è l'inarrivabile Milan di Fabio Capello che 'ammazza' il campionato fin dall'inizio. 

Dall'altra parte ci sono i bergamaschi che nonostante l'impegno non riescono ad evitare una dolorosa retrocessione in Serie B.

Buona Visione! 



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Stagione 1993-1994 
Campionato di Serie A - 8 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
domenica 17 ottobre 1993 ore 15:00
JUVENTUS-ATALANTA 2-1
MARCATORI: Baggio R. rigore 56, Moeller 60, Ganz 70

JUVENTUS: Peruzzi, Torricelli, Marocchi, Baggio D., Kohler, Porrini, Di Livio (Francesconi 75), Conte A., Ravanelli, (c) Baggio R. (Galia 88), Moeller 
A disposizione: Rampulla, Baldini, Del Piero. 
Allenatore: Giovanni Trapattoni

A disposizione: Pinato, Codispoti, Scapolo
Allenatore: Francesco Guidolin

ARBITRO: Rodomonti
AMMONIZIONI: Kohler 82 (Juventus); Ganz 44 (Atalanta)




La Juve fatica contro un'Atalanta chiusa a riccio, poi si rilassa e rischia nel finale 
La signora corre sul filo del rigore 
Tre parate decisive di Peruzzi 

TORINO. Sant'Angelo Peruzzi ha garantito due soffertissimi punti alla Signora, sventando il pareggio con tre grandi parate nell'ultimo quarto d'ora. Quando Rodomonti ha chiuso il match al 94', la folla ha potuto tirare il fiato mentre i bianconeri esultavano per una vittoria importantissima sull'Atalanta che Guidolin aveva schierato con il realismo tattico di chi ha l'acqua alla gola. Una Juventus da infarto che, dopo le belle partite, è vittima di una strana sindrome: la caduta di tensione. Si «siede» contro avversari alla sua portata. Vedi la Cremonese, la Reggiana, il Lecce e il Venezia. 

A volte le capita nel primo tempo, per poi trasformarsi, camaleontisticamente, nella ripresa. Altre nell'arco dell'intera partita, anche a risultato acquisito. Come ieri. Eppure s'era trovata in vantaggio di due gol firmati da Roberto Baggio, su rigore inesistente, concesso da Rodomonti a compensazione di altri due falli sospetti sui quali l'arbitro aveva sorvolato in precedenza, e da Andy Moeller. Poi si è rilassata. Ganz ne ha approfittato per ridurre le distanze e la Juventus ha remato e tremato per il resto della gara. 

Come spiegare il fenomeno? Forse è un problema psicologico che si aggiunge alle importanti assenze di Fortunato, Julio Cesar e Vialli, e alle fatiche infrasettimanali dei due Baggio e dei tedeschi, Kohler e Moeller, nelle rispettive Nazionali. Dino Baggio ha giocato con mezza unghia dell'alluce destro, reso insensibile da un'iniezione antidolorifica. Attenuanti generiche che non giustificano certi passaggi sbagliati a centrocampo e nei sedici metri, né qualche amnesia difensiva. Una Juventus inguardabile per 45' anche se l'Atalanta, alla faccia del calcio-spettacolo proiettato nel Duemila, si è trincerata con tanto di libero (Montero) e marcamenti ravvicinati vecchia maniera, specie su Robi Baggio, il pericolo pubblico numero 1 ingabbiato da Magoni quando arretrava e da Pavan quando avanzava. 

Un misto uomo-zona anche per Ravanelli e Moeller. La mancanza di spazi e l'inevitabile sbilanciamento accentuavano le pecche ed i limiti di una difesa improvvisata che veniva presa d'infilata, al primo contropiede, da Ganz. Il bomber sbagliava clamorosamente il possibile 1-0. Ma al di là del grosso pericolo, la manovra offensiva era prevedibile, banale. Poche idee, niente gioco, niente gol. 

Il rigore che sbloccava il risultato era un autentico regalo dell'arbitro poiché Tresoldi aveva toccato prima il pallone e poi la gamba di Di Livio. Ma, seguendo la deprecata legge della compensazione, rendeva giustizia ad una Juve che di rigori (veri) ne aveva già reclamati un paio su Di Livio e Robi Baggio. E il Divin Codino, dal dischetto, non falliva il 57° gol, festeggiando la centesima presenza in bianconero in campionato con lo storico, e un po' irriguardoso, sorpasso a Giampiero Boniperti, fermo a 56 come Guglielmo Gabetto nella classifica dei centenari. Non falliva neppure Moeller, su punizione di Robi Baggio, il colpo di testa del raddoppio che lo portava, temporaneamente, ad essere il leader dei cannonieri. Tutto finito? Macché! Guidolin toglieva Minaudo e inseriva il prode Orlandini che diventava... furioso. 

E per la Juve erano dolori. Ganz riacciuffava Moeller al comando della graduatoria dei tiratori scelti, ribattendo, con un destro ravvicinato, palo-rete, una fiondata di Alemao non trattenuta da Peruzzi. Già abbiamo sottolineato le tre parate decisive del portiere bianconero. Dobbiamo aggiungere l'ottima prestazione di Conte che ha recuperato una quantità impressionante di palloni persi dai compagni. E la generosità di Di Livio, che si sta confermando un acquisto utile, ha avuto il suo peso sul successo. Ma la mentalità, se si vuole puntare allo scudetto, deve cambiare. La concentrazione è indispensabile, sempre. Nel calcio, però, conta anche la fortuna e ieri la Juve l'ha avuta dalla sua parte. Una tantum. 




LE PAGELLE 
Conte implacabile, ne ha per tutti 
Provvidenziali i suoi recuperi, migliore in campo 
PERUZZI 7. Respinge da parte sua le recenti critiche. Nel primo tempo viene graziato da Ganz, che poi lo trafigge nella ripresa, ma nega all'Atalanta, con tre paratissime, il pareggio. 
TORRICELLI 5,5. Fa lo stopper su Ganz e gli concede due pallegol, una fallita e l'altra trasformata. È più redditizio e meno spaesato quando gioca sull'out. 
MAROCCHI 5,5. Torna titolare come terzino sinistro, ruolo nel quale si esprime con meno efficacia. Nell'ultimo quarto d'ora va a centrocampo. 
D. BAGGIO 5,5. Sbaglia un disimpegno elementare nei pressi della panchina bianconera e, a Trapattoni che lo riprende, indica l'alluce destro malconcio. È la sua attenuante. 
KOHLER 6. Libero d'emergenza, ha un avvio di ambientamento e si fa saltare da Ganz che non sfrutta l'occasione. Poi «piede a ferro da stiro» prende confidenza con il vecchio ruolo. 
PORRINI 6. Il forfait dell'influenzato Rambaudi lo obbliga a rincorrere Perrone. E, pur finendo fuori dalla zona di sua competenza, limita i danni. 
DI LIVIO 6. Mette alla frusta Tresoldi e si procura, con la benevolenza dell'arbitro, il rigore che sblocca il risultato. Ma ne aveva reclamato uno in precedenza, a ragione e senza avere soddisfazione. 
(75' Francesconi sv. Debutta in A in un quarto d'ora di fuoco. 
CONTE 7. È senza dubbio il migliore in campo, insieme con Peruzzi. Provvidenziali i suoi innumerevoli recuperi, in spaccata, in anticipo, su Alemao e su chiunque gli capiti a tiro. 
RAVANELLI 5,5. Una prova anonima, grigia come i suoi capelli, con rari spunti incisivi. 
R. BAGGIO 6,5. Magoni lo fa magonare, come Pavan, ma si rifà con gli interessi su rigore, firmando un gol per lui storico, e con la punizione che Moeller traduce nel 2-0. 
(89' Galia sv). 
MOELLER 6. Merita la sufficienza per il bel gol di testa. Per il resto non fa pesare sulla partita tutto il suo talento. 
FERRON 5,5. Inattivo per 45', nulla può sul rigore di Baggiouno, ma resta impalato sull'incornata di Moeller. 
PAVAN 6. Si alterna tra Ravanelli e Baggiouno e lo fa con determinazione concedendo poco o niente ai due attaccanti. 
TRESOLDI 5. Impunito su due falli sospetti e castigato per un intervento regolare. Tanto va la gatta al lardo... 
BIGLIARDI 5,5. Protetto alle spalle, si sente più sicuro, ma sulla punizione di Baggiouno, si fa bruciare da Moeller. 
ALEMAO 6. Il vecchio Cangaceiro si batte ancora come un leone anche se trova un Conte che fa altrettanto. 
MONTERO 6. Stando qualche metro più arretrato, dà maggior solidità ad una difesa troppo allegra nelle ultime partite. 
MAGONI 5,5. Toglie il respiro a Baggiouno quando il fantasista arretra e compie falli spesso tollerati da Rodomonti. 
SAUZEE 6,5. Il francese è un eccellente tiratore, ma Peruzzi gli para il possibile 2-2 su una tremenda punizione al 94'. 
GANZ 6. Ha sulla coscienza una facile occasione sprecata sullo 0-0 ma non perdona la seconda volta, anche se il gol è utile solo a lui, per restare capocannoniere con Moeller. 
PERRONE 6. Si becca un beffardo tunnel da Di Livi ma anche la sufficienza per una gara tirata. 
(82' Pisani sv). 
MINAUDO 5,5. Non crea problemi particolari a Marocchi. 
(66' Orlandini 6. Il suo ingresso dà spinta all'Atalanta.

L'arbitro RODOMONTI 6. Ogni tre falli un rigore. Ma più che questa regola da oratorio, segue quella della compensazione

Bruno Bernardi 
brani tratti da: La Stampa 18 ottobre 1993


 

 

La partita. Sulla vittoria della Juve incombe il sospetto del rigore che ha sbloccato il risultato: l'intervento di Tresoldi su Di Livio è parso sul pallone. Per il resto, la Juve ha giocato male, senza ritmo e idee, mentre l'Atalanta è apparsa contratta e timorosa.

La frase celebre. Percassi: «È stata una vera e propria ladrata. Abbiamo giocato contro dodici avversari. È la terza volta che Rodomonti penalizza l'Atalanta. Chiedo una sola cosa: di non rivederlo mai più».

tratto da "Il Film del Campionato"
del Guerin Sportivo anno 1993 n.41








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venerdì 16 ottobre 2026

30 Dicembre 1990: Milan - Juventus

Attraverso YouTube vi facciamo gustare un'altra chicca storica di questa giornata odierna. È il 30 dicembre 1990 e Milan e Juventus si sfidano nella quattordicesima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1990-91 allo Stadio 'San Siro - Giuseppe Meazza' di Milano.

La Juventus tenta di riappropriarsi dello scettro di squadra 'più forte della penisola' con una nuova dirigenza tecnica affidata ad un allenatore del famigerato 'calcio champagne', Luigi Maifredi. Dopo un inizio di campionato incoraggiante, i bianconeri naufragano tra caterve di gol presi ed addirittura a fine campionato si trovano fuori dalle Coppe Europee dopo 27 anni. 

Dall'altra parte i rossoneri disputano un ottimo campionato e finiscono sul secondo gradino del podio.

Buona Visione!





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Stagione 1990-1991 - Campionato di Serie A - 14 andata
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
domenica 30 dicembre 1990 ore 14:30 
MILAN-JUVENTUS 2-0
MARCATORI: Ancelotti 46, Gullit 55

MILAN: Pazzagli, Tassotti, Carobbi, Carbone A., Costacurta, Baresi F., Donadoni (Stroppa 89), Rijkaard, Massaro, Gullit (Agostini 85), Ancelotti
A disposizione: Rossi S., Galli F., Gaudenzi
Allenatore: Arrigo Sacchi

JUVENTUS: (c) Tacconi, Bonetti D. (Alessio 67), Luppi, Corini, De Marchi, De Agostini, Haessler, Marocchi, Schillaci, Baggio R., Di Canio (Galia 81)
A disposizione: Bonaiuti, Napoli N., Fortunato D. 
Allenatore: Luigi Maifredi

ARBITRO: Beschin
AMMONIZIONI: Corini 18 (Juventus)





I ROSSONERI TRAVOLGONO MADAMA
AL DIAVOLO LA JUVE

Una vittoria della squadra campione del mondo non dovrebbe fare notizia. Eppure, ogni successo del Milan viene accompagnato da (meritatissimi) squilli di tromba. Possono mancare Van Basten, o Gullit, o Donadoni, o Maldini, o Ancelotti (o molti di questi tutti insieme), però lo spettacolo viene sempre onorato. In altre parole, cambiano i fattori ma non il risultato.

Col tempo, infatti, il Diavolo ha imparato a fare le pentole e pure i coperchi: pressing, gioco di prima, schemi meravigliosamente mandati a memoria. E, a condire la raffinata delicatessen sacchiana, tanti solisti di prima qualità, ognuno in grado di risolvere a modo suo la partita. E questa la forza del Milan: ragazzi del coro che seguono scrupolosamente lo spartito senza disdegnare l'acuto personale.

Prendete Gullit. Dopo il calvario, Ruud era quasi tornato ai consueti livelli: gli mancava, forse, un pizzico di fortuna per tradurre in moneta sonante (gol) i consistenti investimenti fatti sotto forma di volontà e potenza atletica. In attesa di chiudere i conti con la dea bendata (quasi cieca, a giudicare dai tranelli che gli ha teso) Gullit si è messo ordinatamente al servizio dei compagni senza strafare, senza peccare d'orgoglio. E adesso il campione può finalmente passare alla cassa per ritirare la meritata gloria.

Ma, come detto, non si vive di solo Gullit. Lo squadrone rossonero fa leva sulla lucidità di Rijkaard, sulla baldanzosa danza del giovane (e colpevolmente trascurato a certi livelli) Costacurta, sulla concretezza di Ancelotti, sulla voglia di riscatto di Donadoni, sulla gagliardia di Baresi, sulla sicurezza di Tassotti: con simili premesse, nessun traguardo può essere fuori dalla portata milanista.

Anche se in vetta alla classifica spuntano le corna del diavolo, sarebbe un delitto trascurare la Juventus. Madama ha cambiato tanto, sottoponendosi a un restyling che merita di essere seguito con interesse e con tanta pazienza. Certo, le magagne difensive ci sono, come evidenziato dagli «infortuni» occorsi contro Cagliari e Milan. Però queste magagne non devono far dimenticare i primi venti minuti di gran gioco mostrato al «Meazza», su un campo che penalizza i finisseur, esalta i fondisti e fa maledire il Mondiale.

Hässler si danna l'anima, è il genio di una lampada che funziona a intermittenza. Baggio è quello di sempre: immenso, quando è in palla; inutile, quando la vena si essicca, come gli è capitato recentemente. In difesa, poi, i nodi vengono impietosamente al pettine. All'inizio gli sberleffi erano per Julio Caesar, ma c'è da pensare più al colore della pelle che non a effettive carenze tecniche. Adesso la croce è sulle spalle di De Marchi e Luppi, giovanotti di belle speranze che Maifredi ha voluto portare con sé da Bologna. Ma il processo alla Juve non può essere così sommario e deve tener conto di un'attenuante: il nuovo tecnico sta lavorando per fare della nuova Signora una squadra che sappia giocare a memoria, che possa tenere in mano le redini dell'incontro dal primo all'ultimo minuto. Una squadra ironia della sorte come il Milan...

E al buon Gigi, troppo schietto per essere diplomati-co, non si può certo imputare anche il clamoroso calo di Schillaci, travolto da un inso-lito destino azzurro: sull'altare la scorsa estate, nella polvere a pochi mesi di distanza. Coraggio, Totò: solo chi cade può risorgere. O almeno è questo che la Juventus si augura.

Marco Montanari
tratto dal Guerin Sportivo anno 1991 n.1




Il gol. 46': Lunga rimessa laterale di Massaro. La difesa juventina ribatte, Ancelotti colpisce il pallone in volo e indovina l'incrocio dei pali. 54': Rijkaard trova il corridoio giusto per lanciare Gullit che batte Tacconi.

Cosa funziona. Tutto, nonostante le assenze di Van Basten, Maldini ed Evani. Ma nel Milan, come era già noto, più dei singoli è importante il gioco. E che gioco...

Cosa non funziona. Forse è inutile sottolinearlo, però ancora una volta a uscire sconfitto è stato il campo. Il metodo «Cesare Ragazzi» (ovvero il graduale ricambio delle zolle) è solo un generoso tentativo per rimediare a un incredibile pasticcio.

Cosa c'è da fare. Per vincere lo scudetto, i rossoneri dovrebbero sperare in una lunghissima squalifica di «Meazza»: se potessero giocare tutte le partite a Milanello, non avrebbero rivali.

Cosa funziona. La Juventus ha affrontato da gran Signora il match, sciorinando nei primi venti minuti un gioco brillante e mai banale. Poi, alla distanza, la vena di Hässler non è bastata per mettere in soggezione il Milan. Corini si conferma regista dalle notevoli doti, anche se costretto ad agire in posizione molto arretrata. Ma quando davanti c'è un certo Baggio, bisogna ovviamente adeguarsi...

Cosa non funziona. Madama accusa paurosi sbandamenti difensivi e le incertezze di un paio di elementi (De Marchi e Luppi) rischiano di mandare in barca pure Tacconi.

Cosa c'è da fare. Chiedere scusa a Julio Cesar: evidentemente non era colpa sua se la Juventus faceva acqua in difesa. Poi bisognerà aspettare il rientro di Casiraghi e sperare che Schillaci ritrovi se stesso.





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16 Ottobre 1994: Foggia - Juventus

È il 16 ottobre 1994 e Foggia e Juventus si sfidano nella prima giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1994-95  allo Stadio 'Pino Zaccheria' di Foggia.

La Juventus, dopo anni di magra, si appresta a vincere il suo ventitreesimo scudetto con il nuovo allenatore Marcello Lippi. 

Il Brescia, dal canto suo, vive un campionato deludente, finisce in terz'ultima posizione e saluta a malincuore la Serie A.

Buona Visione!




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Stagione 1994-1995 - Campionato di Serie A - 6ª andata
Foggia - Stadio Pino Zaccheria
domenica 16 ottobre 1994 ore 15:00
FOGGIA-JUVENTUS 2-0
MARCATORI: Bresciani 39, Bresciani 76

FOGGIA: Mancini, Padalino, Bucaro, Nicoli, Di Biagio, Caini (Di Bari 81), Bresciani, Bressan, Biagioni, De Vincenzo, Mandelli (Sciacca 75)
A disposizione: Brunner, Parisi, Amoruso Lu. 
Allenatore: Enrico Catuzzi

JUVENTUS: Peruzzi, Ferrara C., Jarni, Fusi, Kohler, Paulo Sousa (Tacchinardi 63), Di Livio, Conte A., Vialli, (c) Baggio R., Marocchi (Ravanelli 46)
A disposizione: Rampulla, Porrini, Del Piero
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Cesari
RIGORI FALLITI: Biagioni 83 (Foggia)
AMMONIZIONI: Baggio R., Jarni (Juventus); Bressan, Mancini (Foggia)





I temi della domenica
Torna il Divin Codino e Madama si pianta. Che sia diventata allergica a Baggio e... Ravanelli-dipendente?
I perché di tre crac

Scopertasi adulta e autosufficiente in assenza del suo fuori classe universale, Roberto Baggio, la Juve mostra un'insospettabile crisi di rigetto nei confronti del Divin Codino, che torna. Sicché si pone un altro quesito, ai limiti del grottesco: questa Juventus è forse diventata Ravanelli-dipendente?

Gradirei che non si equivocasse. Credo che Ravanelli goda di una considerazione decisamente inferiore ai meriti. Molti lo hanno scoperto solo dopo la cinquina di Coppa, evento chiaramente fuori dalla norma. Ravanelli è giocatore di sostanza, dotato dell'umiltà e dell'entusiasmo necessari per andare a battersi in trincea, là dove volano i colpi proibiti, onde creare varchi e opportunità ai compagni più blasonati. Nel gioco delle coppie, che ha divertito la critica ed esaltato nei sondaggi la superficialità e l'incompetenza dei più, Ravanelli era il sacrificato d'obbligo. Baggio non si discute, Del Piero è il futuro, Vialli è il figliol prodigo che prima o poi tornerà fra noi. Penna Bianca se ne stia in panchina e ringrazi.

E invece, senza lo spadone di Ravanelli, i fini dicitori e gli eleganti fiorettisti perdono l'incisività. Questa di Lippi è, in fondo, una Juventus proletaria. Il tentativo di nobilitarla con sangue straniero è andato ancora una volta fallito. Deschamps prima ha deluso e poi si è rotto, Paulo Sousa è a costante mezzo servizio e, detto fra noi, sin qui non ha fornito una ragione che sia una per preferirlo a Tacchi-nardi. Anzi. Squadra votata alla lotta e al sacrificio regge finché tutti tirano la carretta. Così, la qualità finisce quasi per nuocerle. Prima o poi, fra l'altro, andrà chiarito l'equivoco Vialli. A Foggia, Ma-dama (anche maltrattata dall'arbitro) ha mostrato tutte le crepe che un sapiente maquillage aveva sin qui coperto. E Ravanelli part-time non è bastato.

Baggio non si discute, Del Piero è il futuro, Vialli è il figliol prodigo che prima o poi tornerà fra noi. Penna Bianca se ne stia in panchina e ringrazi.

E invece, senza lo spadone di Ravanelli, i fini dicitori e gli eleganti fiorettisti perdono l'incisività. Questa di Lippi è, in fondo, una Juventus proletaria. Il tentativo di nobilitarla con sangue straniero è andato ancora una volta fallito. Deschamps prima ha deluso e poi si è rotto, Paulo Sousa è a costante mezzo servizio e, detto fra noi, sin qui non ha fornito una ragione che una per preferirlo a Tacchi-nardi. Anzi. Squadra votata alla lotta e al sacrificio regge finché tutti tirano la carretta. Così, la qualità finisce quasi per nuocerle. Prima o poi, fra l'altro, andrà chiarito l'equivoco Vialli. A Foggia, Ma-dama (anche maltrattata dall'arbitro) ha mostrato tutte le crepe che un sapiente maquillage aveva sin qui coperto. E Ravanelli part-time non è bastato.

Adalberto Bortolotti




E ora chiamiamola Catuzzilandia

La Juve, colpita sul finire del primo tempo da Bresciani, va a fondo nella ripresa. Abulica, immobile, la squadra di Lippi non si ritrova mai e la prima sconfitta stagionale potrebbe essere più pesante se Biagioni non sbagliasse il rigore del 3-0. Il Foggia, invece, corre che è un piacere, gioca a memoria e nella prova superlativa emergono su tutti Di Biagio e Bresciani, osservati speciali anche loro insieme a Roby Baggio, da un Arrigo Sacchi che lascia lo Zaccheria dopo il raddoppio di Bresciani.

tratto da "Il Film del Campionato"
del Guerin Sportivo anno 1994 n.42




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