giovedì 15 ottobre 2026

15 Ottobre 2005: Juventus -Messina

É il 15 Ottobre 2005 e Juventus e Messina si sfidano nella Settima Giornata del Girone di Andata del Campionato di Calcio di Serie A 2005-06 allo Stadio 'delle Alpi' di Torino.

La Juve allenata in panchina da Fabio Capello si appresta a vincere il suo ventinovesimo Scudetto ed ha solo nell' Inter il suo massimo antagonista per la vittoria finale. Purtroppo l'invidia regala grandi amarezze e disincanti e quella grande squadra dal futuro ancora più grande verrà spazzata via dalla più grande farsa del calcio moderno.

Dall'altra parte, questo Messina si salverà dalla retrocessione in Serie B solo 'per  colpa' delle note vicende estive.

Buona Visione!


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Stagione 2005-06 - Serie A - 7ª Giornata
Sabato 15 ottobre 2005 ore 20.30
JUVENTUS-MESSINA 1-0
Marcatore: 24′ Del Piero

Juventus: Abbiati; Pessotto, Thuram, F. Cannavaro, Zambrotta; Nedved (30′ s.t. Chiellini), Giannichedda, Emerson, Mutu (13′ s.t. Camoranesi); Del Piero (37′ s.t. Trezeguet), Ibrahimovic.
Panchina: Chimenti, Kovac, Blasi, Balzaretti
Allenatore: Fabio Capello

Messina: Storari; Zoro (29′ s.t. Muslimovic), Cristante, Rezaei, Aronica; Zanchi, Coppola; Giampà, D’Agostino (18′ s.t. Di Napoli), Donati; Zampagna (29′ s.t. Sculli)
Panchina: Caglioni, Fusco, Mamede, Iliev
Allenatore: Bortolo Mutti

Arbitro: Bergonzi di Genova.
Ammoniti: Thuram, Cannavaro (J), Zanchi, Cristante, Donati, Coppola (M)



Juve, ci pensa Alex 
Slalom, gol, vittoria - Un numero mondiale 
SERIE A I BIANCONERI CENTRANO CON IL MESSINA LA SETTIMA VITTORIA SU SETTE 
Il capitano decisivo prenota la Nazionale. 
Palo di Trezeguet, Abbiati salva nel finale.

TORINO Poiché il tormentone durerà fino a maggio, quando Lippi comunicherà la lista per i Mondiali, ci portiamo avanti con il lavoro dicendo che Del Piero ha segnato ieri sera una prima crocetta sulla foto di Cassano: mentre quell'altro se ne sta a Roma rotto di caviglia e di assortiti ammenicoli per i litigi contrattuali con la Sensi, Alex ha centrato il ritorno nella Juve dopo la parentesi felice con la Nazionale. 

Ha firmato un gol. E che gol. Di quelli che una volta si definivano «alla Del Piero» e di cui si era smarrito lo stampo. Fuga, dribbling, tiro. Schema che non compare sulle lavagne degli allenatori, neppure se si chiamano Capello. Sul prodigio del capitano la Juve ha costruito con il Messina la settima vittoria di campionato, nona nella stagione; una cara abitudine ma indigeribile per chi vorrebbe un torneo più palpitante. In verità, i bianconeri hanno quasi provato ad accontentare gli inseguitori. L'1-0 contro i siciliani nasconde almeno altre quattro occasioni che la Juve non ha sfruttato davanti alla porta di Storari; tuttavia, nel finale quel golletto è diventato un vantaggio esiguo e scottante, difeso con qualche affanno come quando Abbiati ha neutralizzato al 43' una deviazione ravvicinata di Muslimovic. 

Sarebbe stata una beffa. E non è da Juve rischiare in partite del genere, dominate dall'inizio con sicurezza. Capello ha scelto una formula insolita, ha ruotato tutte le punte a disposizione; dunque non Zalayeta è rimasto in tribuna a recuperare il jet lag per la trasferta in Sudamerica. Così si sono visti Del Piero e Ibrahimovic, che il tecnico friulano tiene fuori soltanto se lo minacciano con il mitra. Dietro a loro, sulle fasce, Nedved e Mutu, «un giocatore recuperato completamente», aveva detto Capello venerdì. Giusto dargli spazio, un po' meno utile che il romeno giochi in tal modo, senza incidere. Questa specie di trapezio d'attacco molto offensivo non ha prodotto meraviglie all'avvio. E per arrivare al gol Del Piero doveva costruirsi l'azione da solo: strappava la palla dai piedi dell'ivoriano Zoro, stordito perché Torino non l'ha accolto con i cori razzisti che l'attendono in molti altri stadi, ed è partito in contropiede. Un dribbling e due finte per liberarsi al tiro e piazzare la botta imprendibile per Storari. 

Il segno di Zoro sarebbe rimasto indelebile sul match. Il Messina è una squadra dal palleggio fluido, non fa barricate anche perché la qualità dei propri difensori probabilmente lo sconsiglia. In avanti Zampagna e l'ex talento romanista D'Agostino sbattevano però contro il muro multietnico di Cannavaro e di un sontuoso Thuram: l'unico scarto, di Zanchi, era azzerato dalla zampata feroce del francese che l'atterrava prima che volasse in porta. A dispetto dell'assetto, degli uomini e del controllo a centrocampo (a proposito, senza la compagnia di Vieira Emerson è tracimato, incontenibile come l'anno scorso) la Juve non aveva sussulti sotto porta. Del Piero calava, Ibra si perdeva nella libidinosa ricerca del gol che ancora gli manca in campionato. 

C'era un palleggio adatto a controllare la partita e non a mordere. Si moltiplicavano invece le palle gol nella ripresa. Non crediamo che sia stato merito degli ultras ricomparsi in curva dopo un primo tempo dedicato allo sciopero delle presenze e del tifo, contro il decreto Pisanu e contro la politica dei prezzi eccessivi, un cocktail micidiale che tiene la gente lontana dagli stadi sebbene al Delle Alpi non si sia quasi mai avvicinata. La trama era la solita. La Juve controllava il gioco e lo faceva anche meglio dopo l'ingresso di Camoranesi al posto di Mutu. Storari salvava al 14' sulla fiondata di Nedved e sulla ribattuta di Ibrahimovic, più tardi sarebbe andato a prendere un tiro assassino di Camoranesi. Il Messina, che aveva subito 12 gol in sei partite, quattro dei quali nell'ultima uscita con la Sampdoria, si teneva sotto media. Lo salvava il palo colpito al 40' da Trezeguet, subentrato a Del Piero, con una botta al volo sull'assist di Camoranesi. E nella disperazione, i siciliani moltiplicavano le punte finendo il match in attacco. Abbiati parava per la prima volta al 29' sul tiro di Di Napoli ed era bravissimo a togliere di porta la conclusione di Muslimovic che avrebbe allegrato il Milan e le altre. Dovranno attendere un'altra occasione. 

Marco Ansaldo 



Le pagelle 
Con Thuram la difesa è un bunker 
Emerson, il Brasile non lascia tracce 

ABBIATI 6,5. Inoperoso nel primo tempo, si scalda i guantoni al 27' della ripresa su un diagonale di Di Napoli. E poco dopo intercetta un'insidiosa incornata di Muslimovic. Tutto nel finale, tutto bene. 

PESSOTTO 6 Qualche appoggio non è impeccabile, ma se la cava con sufficiente ordine. Anche perché il Messina predilige la fascia opposta. 

THURAM 7 Annulla Zampagna con un'applicazione non esente da ruvidità. L'ammonizione non lo condiziona affatto. A tratti imperioso. 

CANNAVARO 6,5 È sul centrosinistra che i messinesi cercano spazi, qualche volta li trovano pure. Vigile, rammenda quando necessario. Protagonista nel parapiglia finale, con una zampata da rosso su Coppola. 

ZAMBROTTA 6 Istintivo e spettacolare il colpo di tacco con cui impedisce al Messina di mettere un uomo solo davanti ad Abbiati (per la precisione Giampà). Come, gli capita ultimamente, centellina gli affondi. Un atteggiamento economico e forse tatticamente dovuto, visto che Mutu copre poco. 

NEDVED 6,5 Cerca spazi in mezzo, in modo da liberarne per Ibrahimovic sulla destra, o favorire le percussioni di Pessotto. Il tema tattico gli consente di andare un paio di volte al tiro, costringendo Storari ad affannosi interventi. Un attaccante aggiunto, una spina al fianco del Messina 

(dal 30' st Chiellini sv: si rivede, è già qualcosa). 

EMERSON 7 Gestione del centrocampo equilibrata, efficace, mai compassata. Non sembra risentire della stanchezza dopo l'ultima transvolata oceanica. Solo in caso di cataclisma Capello rinuncerebbe alla sua cerniera in mezzo al campo. Impossibile dargli torto. 

GIANNICHEDDA 6,5 Non ha il passo di Vieira né le stesse velleità offensive. Però s'avventa su ogni pallone e in copertura rende un servizio certamente prezioso. 

MUTU 5,5 Non uno spunto degno di nota, eppure dovrebbe essere tra i bianconeri più motivati. Trascura il fondo e tende ad imbottigliarsi in mezzo. Velleitario, guadagna la panchina a inizio ripresa 

(dal 12' st Camoranesi 6,5: il suo biglietto da visita è un destro indirizzato nel sette e sventato da Storari). 

DEL PIERO 7 L'onda lunga della prestazione di Lecce, acclamata ovunque e da chiunque, libera le gambe e soprattutto la testa. Piroetta e dribbla con la leggerenza di dieci anni fa, prima che l'infortunio aprisse uno spartiacque nella sua carriera. La sintesi dell'avvio di partita è un gol da cineteca. La flessione in corso d'opera appare fisiologica, trattandosi della seconda partita in tre giorni. Domanda: contro il Bayern sarà un lusso tenerlo fuori? 

(dal 37' st Trezeguet 6,5: pochi minuti e un palo interno che grida ancora vendetta). 

IBRAHIMOVIC 6 Gira intorno all'area, a conferma di una serata di scarsa grazia. Insegue la giocata brillante, ma la trova sì e no un paio di volte. Conclude quando forse farebbe meglio a servire Del Piero, libero all'altezza del dischetto. Detto questo, non è mai marginale nella manovra juventina. 

CAPELLO 6,5 Il turnover in attacco è evidentemente finalizzato alla trasferta di Champions contro il Bayern. Mutu non lo ripaga della fiducia. Per il resto, solita Juve estremamente quadrata. E soprattutto la nona vittoria consecutiva

Guido Boffo
brani tratti da: La Stampa 16 ottobre 2005


 

 


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15 Ottobre 1978: Catanzaro - Juventus

È il 15 ottobre 1978 e Catanzaro e Juventus si sfidano nella terza giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1978-79 allo Stadio 'Comunale' di Catanzaro.

È una Juventus (campione d'Italia in carica) con grandi giocatori, un allenatore vincente (Giovanni Trapattoni) che però non riuscirà a ripetere la conquista tricolore. Infatti lo Scudetto andrà al Milan. 

Il Catanzaro dal canto suo riuscirà ad evitare quella che sarebbe stata una dolorosa retrocessione in Serie B.

Buona Visione!



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Stagione 1978-1979 - Campionato di Serie A - 3 andata
Catanzaro - Stadio Comunale
domenica 15 ottobre 1978 ore 15:00 
CATANZARO-JUVENTUS 0-0

CATANZARO: Mattolini, Sabadini, Ranieri, Menichini, Groppi, Nicolini (Gaiardi 89), Banelli, Orazi, Palanca, Improta, Zanini
A disposizione: Casari, Nemo
Allenatore: Carlo Mazzone

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Gentile, (c) Furino, Morini, Scirea, Causio, Tardelli, Virdis (Fanna 55), Benetti R., Bettega R. 
A disposizione: Alessandrelli, Cabrini
Allenatore: Giovanni Trapattoni
ARBITRO: Menegali

RIGORI FALLITI: Causio 55 (Juventus)
AMMONIZIONI: Furino 27, Morini 70 (Juventus); Orazi 27, Banelli 71, Nicolini 82 (Catanzaro)




A Catanzaro Causio sbaglia un rigore ma il risultato è giusto 
Juventus, un punto che vale 

DAL NOSTRO INVIATO 
CATANZARO — La Juventus, viaggiando in perfetta media inglese, lascia la Calabria con un punto. Potevano essere due se Causio, al 55', avesse trasformato il rigore anziché calciare sulla traversa il «matchball», ma il risultato di parità, che mai si era verificato nei precedenti incontri di campionato con il Catanzaro, è giusto. 

Nel primo tempo anche i giallorossi avevano colpito una traversa con un insidiosissimo tiro di Palanca che, poi, aveva impegnato Zoff in due difficili interventi. Il piccolo e baffuto centravanti, l'unica punta schierata da Mazzone dopo il forfait di Renzo Rossi, aveva dato filo da torcere a Morini risultando l'elemento più pericoloso. Il Catanzaro, conscio della superiorità tecnica della Juventus, aveva costruito una diga a centrocampo, contro la quale s'infrangevano le iniziative bianconere: uno schema a ventaglio che copriva il rettangolo di gioco in tutta la sua larghezza impedendo agli ospiti di sfruttare le fasce laterali e costringendoli a finire in un imbuto dal collo strettissimo e quasi impenetrabile. Tant'è vero che all'attivo dei campioni d'Italia, in 45 minuti, ci sono un tiro a lato di Benetti ed un'innocua conclusione di Gentile bloccata con disinvoltura da Mattolini. 

Il Catanzaro agiva in pressing, chiudendo ogni zona utile alla Juventus che non riusciva ad incidere con Virdis, in giornata di scarsa vena, e con il «bomber» Bettega soffocato nella morsa Groppi-Menichini. Lo sfesso Causio non assicurava la consueta cifra di assist anche se, per liberarsi di Ranieri, doveva prodursi in tunnel e numeri più fini a sé stessi che pratici. I centrocampisti, intrappolati nella ragnatela, vedevano spesso le loro iniziative sfumare sulla soglia dell'area avversaria mentre il gioco di rimessa del Catanzaro, ispirato da Improta e finalizzato dal vivacissimo Palanca, era più concreto. Diversa la fisionomia della ripresa dove il calo del Catanzaro (Improta, Orazi, Nicolini, Banelli e Zanini scontavano la gran mole di lavoro svolto precedentemente) consentiva alla Juventus di crescere di tono e, pur non giocando con grande autorità, di creare le premesse per un successo che — sia detto per inciso — avrebbe avuto un sapore di beffa per i generosi calabresi. 

Recuperando Turone e Renzo Rossi, il Catanzaro potrà aspirare alla salvezza se continuerà a lottare come ieri. La Juventus deve ancora ritrovare al meglio uomini come Virdis e Tardelli (che però ha reso meno del solito a causa di un indolenzimento alla spalla), mentre la leggera flessione di rendimento di Bettega, Gentile e Causio può rientrare nella normalità in attesa che la loro forma si stabilizzi su uno «standard» più regolare. Il cielo, terso alla vigilia della partita, era percorso da nuvoloni imbronciati: la minaccia di un temporale abbassava la temperatura offrendo alla Juventus un clima quasi ideale. La rinuncia a Renzo Rossi, dopo il provino negativo, obbligava Mazzone a schierare una formazione imbottita di centrocampisti. Il 6-2 con il Verona creava un comprensibile timore reverenziale nei confronti della Juventus e il Catanzaro si arroccava, lasciando in avanti il solo Palanca che, però, veniva affiancato da Improta, Zanini, Nicolini e Orazi che a turno si sganciavano dando vita a manovre a largo raggio.

La Juventus premeva di più ma era Zanini ad impegnare Zoff con un tiro velleitario. La replica dei bianconeri all'8': Cuccureddu appoggiava su Benetti che dal limite fiondava fuori bersaglio. Quattro minuti dopo, una combinazione Virdis - Tardelli - Benetti era interrotta da Groppi con una corta respinta su Gentile il cui tiro chiamava al lavoro Mattolini: una parata di ordinaria amministrazione, l'unica del primo tempo. 

Reagiva il Catanzaro e al quarto d'ora sfiorava il gol. Morini tentava di fermare fallosamente Palanca sulla trequarti bianconera ma perdeva l'equilibrio e finiva a terra: il centravanti, sbilanciato, si reggeva in piedi, scambiava con Orazi, fintava Scirea e di destro sferrava un bolide che faceva tremare la traversa, ad un metro dall'incrocio dei pali. I trentamila spettatori fremevano incitando la loro squadra che si faceva più coraggiosa. Al 21' altro brivido per Zoff: per un fallo di Gentile su Palanca, il Catanzaro beneficiava di una punizione di seconda. Improta toccava sul sinistro di Palanca ma Zoff, di piede, respingeva il violento fendente. Al 26' i calabresi reclamavano per un 'mani' in area di Morini: l'arbitro giustamente sorvolava poiché lo stopper, intervenendo con il petto, aveva involontariamente sfiorato il pallone con il braccio. Ammoniva invece Orazi e Furino per proteste, soffocando sintomi di nervosismo. 

La Juventus si riportava sotto ma il gioco non fluiva per mancanza di varchi ed era ancora Zoff (32') ad essere minacciato. Improta serviva Orazi che allungava su Palanca: il suo tiro era deviato dal portiere, poi Cuccureddu allontanava. Al 35' in un contrasto lungo la linea laterale, Virdis cadeva rovinosamente producendosi una forte contusione al gomito destro contro lo zoccolo in cemento che delimita il campo per destinazione. Dopo le cure tornava in gioco, dolorante, mentre Ranieri sventava un tentativo di tunnel di Causio e chiamava al lavoro Zoff con un tiro-cross. Menegali ammoniva anche Causio (41') che protestava perché l'arbitro aveva ignorato un sospetto 'mani' in area (involontario) di Improta. Il tempo si chiudeva con un'uscita di Zoff su Improta lanciato a rete. 

Durante l'intervallo il pubblico sognava la vittoria del Catanzaro mentre qualche 'Ultras' contestava un cronista radiofonico. Nella ripresa il Catanzaro appariva in debito di ossigeno, soprattutto negli uomini che avevano speso di più come Improta, Nicolini e Orazi. Anche la difesa si scopriva e la Juventus, dopo un colpo di testa di Causio deviato in angolo da Mattolini (il 'barone', però, era in fuorigioco rilevato dall'arbitro), costruiva la prima palla-gol (55'). Furino centrava da destra per Bettega che smarcava Virdis in area per il tiro: Orazi, superato, non poteva fare altro che trattenere il sardo per la maglia. Menegali decretava il sacrosanto rigore. La folla tratteneva il fiato ed esplodeva in un boato di gioia quando il pallone calciato da Causio s'infrangeva sulla sbarra trasversale. 

L'errore di Causio dava morale al Catanzaro e Trapattoni al 56' decideva di inserire Fanna al posto del menomato Virdis che aveva giocato con un vistoso bendaggio al braccio destro. L'azione della Juventus si faceva più arrembante. Morini veniva ammonito per fallo su Palanca e al 74' Tardelli serviva Bettega che sparava a lato. Era l'ultima occasione. Poi le due squadre davano l'impressione di essere soddisfatte del pareggio. Il finale, senza storia, era caratterizzato dall'ammonizione di Nicolini (proteste) e dall'inserimento perditempo all'89' di Gaiardi al posto di Nicolini. La gente sfollava soddisfatta dal 'Comunale': il Catanzaro aveva fermato la 'terribile' Juventus. 

Bruno Bernardi 
tratto da: La Stampa 16 ottobre 1978




CATANZARO-JUVENTUS: 0-0
La Juve non vale un... Palanca

La Juventus è stata derubata in treno, non certo a Catanzaro. La prima firma del "Corriere della Sera" Gianni De Felice, è stato categorico: 

«La Juve fallisce lo "scippo" a Catanzaro». 

Cioè, secondo lui, se Causio non avesse sbagliato quel rigore, il Catanzaro avrebbe potuto gridare al furto. Il suo commento è chiarissimo: 

«Un punto in trasferta è un punto guadagnato, non lo neghiamo. Avremmo soltanto voluto che la Juve se lo guadagnasse meglio». 

E sul "Corriere dello Sport" Giuseppe Pistilli per ridimensionare l'impresa della Juventus ha tenuto a far notare: 

"Né bisogna dimenticare che il Catanzaro è l'unica squadra della Serie A ancora a digiuno di gol." 

Per entrambi questi critici, Virdis è stato un disastro; gli hanno rifilato 4 sulla pagella. Secondo "Stampa Sera", invece, il sardo deve essere elogiato. Ha scritto Bruno Bernardi cuore bianconero:

"Virdis tocca pochi palloni sia per la strettissima guardia di Sabadini, sia per la mancanza di rifornimenti. Ha una sola occasione, ma Orazi lo trattiene per la maglia provocando il rigore." 

Quindi le sue colpe sono relative, anzi ha il merito di aver fruttato la massima punizione. A Torino l'incontro era stato presentato in termini drammatici. 

"Il Catanzaro ha promesso venti milioni a testa a ciascun giocatore in caso di vittoria" 

Aveva scritto Vladimiro Caminiti su "Tuttosport". Personalmente ci sembra una balla grossa come la Mole Antonelliana. Venti milioni a testa li avrebbe dati Boniperti a ciascun giocatore della Juventus, se Furino e compagni avessero vinto la Coppa dei Campioni. Possibile che l'avvocato di Catanzaro, che si chiama Ceravolo e non Agnelli, con il bilancio che si ritrova abbia promesso una follia del genere per battere la Juventus? Piuttosto una frase di Caminiti doveva far meditare Trapattoni: 

"Al termine della sgambata parliamo con Causio che ha il pensiero al piccolo figliolo Francesco in ospedale da sei giorni per delle analisi. Ce ne parla lungamente; le sue parole rendono ancora più caro, se mai è possibile, un giocatore come Causio…" 

Insomma, un Causio in quelle condizioni, con il pensiero rivolto al figlio in ospedale, non doveva essere incaricato di tirare il calcio di rigore. Stavolta Trapattoni avrà anche indovinato la formazione, però ha difettato di psicologia.

Elio Domeniconi
tratto dal Guerin Sportivo anno 1978 nr.42



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Sul terreno del Comunale di Catanzaro, Mazzone e Trapattoni si aggiudicano un tempo ciascuno. I "rossi", infatti, conducono per tutto il primo tempo: al 13' c'è una traversa di Palanca e Zoff salva in tre occasioni la porta bianconera. 

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mercoledì 14 ottobre 2026

14 Ottobre 1979: Juventus - Udinese

Attraverso Youtube vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. 

È il 14 ottobre 1979 e Juventus ed Udinese si sfidano nella quinta giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1979-80 allo Stadio ‘Comunale’ di Torino.

I bianconeri contendono fino all’ultimo lo Scudetto all’Inter. 

Al termine del campionato, però, sarà solo secondo posto dietro i nerazzurri mentre l’Udinese si salva da una dolorosa retrocessione in Serie B grazie allo scandalo del Totoscommesse che condanna invece Milan e Lazio.

Buona Visione!



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Stagione 1979-1980 - Campionato di Serie A - 5 andata
Torino - Stadio Comunale
domenica 14 ottobre 1979 ore 15:00 
JUVENTUS-UDINESE 1-1
MARCATORI: Tardelli 14, Ulivieri 26

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Cabrini, (c) Furino, Brio, Prandelli, Marocchino, Tardelli, Bettega R., Tavola (Virdis 66), Fanna
A disposizione: Bodini, Verza
Allenatore: Giovanni Trapattoni

UDINESE: Galli E., Osti, Fanesi, Leonarduzzi, Fellet, Catellani, Vagheggi, Pin L., Vriz (Riva 87), Delneri, Ulivieri
A disposizione: Della Corna, Cupini. 
Allenatore: Corrado Orrico

ARBITRO: Redini
AMMONIZIONI: Gentile (Juventus); Vagheggi (Udinese)




Allo Stadio i bianconeri, in vantaggio, non trovano il gioco e si fanno raggiungere dalla matricola 
La Juventus in difficoltà contro l'Udinese 
Segna Tardelli e replica Ulivieri 
La squadra di Trapattoni, sul terreno inzuppato di pioggia, superata sul piano atletico dai friulani, solidi e abili in contropiede 

TORINO — Appena sentito il sorteggio dei gironi eliminatori dei «mondiali» di Spagna, gli azzurri in bianconero hanno pensato di tranquillizzare Jugoslavia, Grecia e Danimarca (non diciamo il Lussemburgo, perché la gagliarda Udinese non merita questo confronto). La giornata era pessima: il terreno via via più inzuppato dalla pioggia; la Juventus si è adeguata completamente alla già deprimente cornice. I friulani hanno la loro parte di merito, ma non basta la loro prova a scusare la squadra di Trapattoni. Di azzurro ieri si sono visti solo le maglie degli ospiti, e alcuni sprazzi del loro gioco: non solo le triangolazioni in contropiede facili contro un avversario che attacca (male, ma attacca), anche i disimpegni stretti in uscita dalla propria area, la forza negli stacchi aerei dei difensori che hanno dominato sul tempo i diretti rivali. 

Sbloccatasi al gol di Tardelli. Svanito il reverenziale timore iniziale. L'Udinese ha sciorinato sulla palude del Comunale il suo gioco pulito, piacevole, magari scolastico ma spesso efficace, e ha fatto conoscere l'estroso e pericoloso Vagheggi, l'intelligente Vriz centravanti a tutto campo, il solido Osti (magnifico il duello con Fanna), un centrocampo ben articolato su Del Neri e Leonarduzzi. Nulla di trascendentale, ma tutto molto ordinato e con un'aggiunta decisiva sull'andamento del match: nettissima la superiorità atletica sulla Juventus. In particolare alla distanza, le maglie azzurre hanno prevalso quasi sempre sull'anticipo, nello stacco di testa, nella corsa. 

Al di là delle carenze di gioco, purtroppo non nuove e aggravate dalle perduranti assenze di Causio e Scirea, è l'inferiorità atletica dimostrata dalla Juventus a preoccupare i tifosi. Tardelli, Furino, Fanna: tre soli hanno retto, e talvolta superato, gli avversari nello scontro fisico e in velocità. Gli altri sono via via calati, dopo un inizio che aveva fatto intravedere qualcosa di buono, anche se c'è il ragionevole dubbio di un avvio in soggezione degli avversari. 
«Per fortuna — diceva un sostenitore bianconero all'uscita dallo stadio — domenica c'è il derby». 
La sfida stracittadina. Con tutti i suoi motivi di rivalità sportiva e di orgoglio, sembra davvero l'occasione buona (l'ultima?) offerta ad alcuni bianconeri per scuotersi da una specie di torpore che intorpidisce loro i muscoli e annebbia il cervello. 

Bettega, tanto per non far nomi, ieri è stato quasi sempre assente dalla partita. Se cedono i «vecchi» cardini, come si può chiedere a Tavola e Prandelli, a Marocchino, di emergere? È il telaio (bianconero e nazionale) che deve dare il tono, che deve consentire agli ultimi arrivati di inserirsi senza avere addosso il peso della responsabilità e delle critiche. Si può discutere per ore sul centravanti di sfondamento che quest'anno manca alla Juve: la realtà va affrontata con piena coscienza da chi va in campo. 

Ieri la Juve ha cominciato a traballare dalle fondamenta. Gentile e Cabrini non hanno dato una mano valida alla coppia centrale Brio-Prandelli. I titolari di ieri magari non sono convinti delle qualità dei nuovi, e i risultati contrari rischiano di aggravare una possibile frattura di questo tipo. Nella ripresa Trapattoni ha inserito Virdis: non si deve certo giudicare il rientro di un giocatore in quarantacinque minuti giocati sull'acquitrino, ma il sardo ha confermato di avere buona tecnica ma nessuna propensione a verticalizzare il gioco. Così, la Juve ha navigato alla deriva in lunghe fasi della partita, non apriva spazi in avanti, si trovava in difficoltà a ogni contropiede largo e veloce dell'avversario. E stavolta non si può parlare di catenaccio avversario: l'Udinese si è chiusa solo quando è stata assaltata, per il resto ha giocato a calcio. 



Pagelle bianconere: pochi sufficienti 
Furino, Fanna, Tardelli
  
ZOFF — Fango sotto i piedi, una difesa lenta davanti, finisce anche lui coinvolto sul gol nel modo che considera peggiore, su cross che buca i compagni e gli spiove davanti.  
CABRINI — Ha il suo da fare contro Vagheggi, deve stare in zona, rincorrere e battagliare. Ma non emerge, non più lui.  
GENTILE - Troppi falli e poca spinta, gioca ma non è in condizione e si vede chiaramente dalla mancanza di lucidità e di velocità (pur tenendo conto del terreno inzuppato).  
FURINO — Chi sottilizza sulle qualità tecniche dei giovani, sui «travestimenti» di molti juventini, trova almeno soddisfazione in Furino. Il cuore, dove non arriva il gioco.  
BRIO — Si è visto in ogni parte del campo, encomiabilmente, ma dove è piaciuto di meno è purtroppo nel suo ruolo, quello di stopper. Impreciso anche di testa, nel calcio evidentemente il termine di misura non è il metro.  
PRANDELLI — Qualche rinvio sbilenco (la pioggia?), qualche difficoltà nella posizione. È duro sostituire Scirea in una squadra che annaspa.  
MAROCCHINO - Una promettente fiammata iniziale, poi si è come impantanato. Ottima tecnica, ma scarsa rapidità.  
TARDELLI - Un bel gol, notevole movimento sino a quando non è stato fiaccato dal terreno e dalla confusione intorno a lui.  
BETTEGA — Quasi mai visto dalla tribuna, bisognerebbe chiedere ai compagni. Risorgerà nel derby, partita che vale.  
TAVOLA — Caparbio, ma anche lui lento e smarrito in un centrocampo che tocchetta più all'indietro (e di fianco) che davanti.  
FANNA — Un ringraziamento a lui e ad Osti che lo marcava per averci regalato almeno un duello serio nella sconclusionata partita bianconera. Si è battuto, ha tirato. Se non è una punta, non è colpa sua.  
VIRDIS — Due errori di tocco, con quel pallone saponetta, al rientro, poi si è allineato sul tono generale bianconero. Manovra bene, ma alla Juve di ieri serviva altro. 

Bruno Perucca
brani tratti da: La Stampa 15 ottobre 1979






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L'Udinese ritorna al «Comunale» di Torino dopo diciotto anni e fa 1-1 con una Juventus irriconoscibile. Al 14' Tardelli (su suggerimento di Fanna) batte Galli (in alto), poi la «Signora» dimostra di... non avere più l'età e si fa raggiungere (sopra) da un colpo di testa di Nerio Ulivieri


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14 Ottobre 2017: Juventus - Lazio

È il 14 ottobre 2017 e Juventus e Lazio si sfidano nell'ottava giornata del girone di andata del campionato di calcio di Serie A TIM 2017-18 all'Allianz Stadium di Torino.

La squadra di Massimiliano Allegri si aggiudica ancora lo Scudetto. Sarà il 36esimo titolo. Dall'altra parte ci sono i capitolini che disputano un buon campionato che alla fine gli garantirà un piazzamento in Europa League.

Buona Visione! 



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Stagione 2017-2018 - Campionato di Serie A - 8 andata Torino - Allianz Stadium Sabato 14 ottobre 2017 ore 18:00 JUVENTUS-LAZIO 1-2 MARCATORI: Douglas Costa 23, Immobile 47, Immobile rigore 54
JUVENTUS: Buffon, Lichtsteiner (Sturaro 73), Barzagli, Chiellini, Asamoah, Khedira (Dybala 65), Bentancur, Matuidi, Douglas Costa (Bernardeschi 54), Higuaín, Mandzukic
Allenatore: Massimiliano Allegri
LAZIO: Strakosha, Bastos, De Vrij, Radu, Marusic, Parolo, Lucas Leiva, Milinkovic-Savic, Lulic (Patric 84), Luis Alberto (Nani 72), Immobile (Caicedo 76)
Allenatore: Inzaghi Simone
ARBITRO: Mazzoleni P. RIGORI FALLITI: Dybala 90+7 (Juventus)



Dopo oltre due anni i bianconeri cadono in casa in campionato. Apre Douglas Costa, nella ripresa uno-due dell'attaccante biancoceleste e al 97' Dybala fallisce il rigore del pari.

TORINO -  Neanche il var ha potuto salvare la Juve, neanche i rigori alla moviola riescono a tenere vivi i bianconeri che continuano a sbagliare con il loro giocatore migliore, improvvisamente sprofondato in una crisi senza senso. Dopo lo sbaglio di Bergamo, Dybala ha fallito anche stavolta, sempre davanti a un portiere albanese (quella volta Berisha, questa Strakosha), sembra alla medesima maniera (tirando, debolmente, quasi con pallore) e sempre nel momento irrimediabilmente decisivo. Stavolta si era nel pieno del settimo minuto di recupero, dopo che ce n'erano voluti un paio per giudicare falloso lo scriteriato intervento a piedi uniti (sulla palla, ma troppo focoso) di Patric su Bernardeschi. Mancavano sì e no dieci secondi alla Juve e quella sciocchezza avrebbe potuto costare alla Lazio una vittoria sacrosanta, esaltante, strameritata. Strakosha ha difeso alla grande quello che, giustamente, riteneva suo.

La Juve non perdeva in campionato allo Stadium da 41 partite (di cui 38 vinte). Da 783 giorni, cioè due e passa anni, da un remotissimo 0-1 con l'Udinese. Ma questa sconfitta non ha nulla di casuale o di estemporaneo come le poche altre (con l'Inter e la Sampdoria) capitate in queste stagioni di tirannia: questa è stata una débâcle  maturata quasi per inferiorità, perché la Lazio è stata gigantesca e se il risultato è stato in bilico fino all'ultimo secondo è stato soprattutto perché i biancazzurri (Milinkovic-Savic, Luis Alberto e in particolare Caicedo) non hanno giustiziato in contropiede i bianconeri, dimostrando che alla loro squadra manca solo una cosa per puntare allo scudetto, ovvero il cinismo. È vero che al 91' Dybala ha colpito il palo interno con un velenoso sinistro dal limite (evidentemente non era giornata), ma il discorso generale della partita ha spesso detto Lazio, soprattutto Lazio, che ha rimontato con i due gol di Immobile e costruito la gara perfetta.

Emanuele Gamba






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