sabato 24 ottobre 2026

24 Ottobre 1990: Austria Vienna - Juventus

È il 24 ottobre 1990 e Austria Vienna e Juventus  si sfidano nella gara di andata degli ottavi di finale della Coppa delle Coppe 1990-91 allo 'Franz-Horr-Stadion' di Vienna (Austria).

La Juventus tenta di riappropriarsi dello scettro di squadra 'più forte della penisola' con una nuova dirigenza tecnica affidata ad un allenatore del famigerato 'calcio champagne' Luigi Maifredi. Dopo un inizio di campionato incoraggiante, i bianconeri naufragano tra la carenza di gol presi ed, addirittura, a fine campionato si trovano fuori dalle Coppe Europee dopo 27 anni.

In Europa la Vecchia Signora si fa valere almeno fino alle semifinali della Coppa delle Coppe. Lì infatti trova i blaugrana del Barcellona e si deve arrendere, non senza combattere però.

Buona Visione!



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Stagione 1990-1991 - Coppa delle Coppe - Ottavi, andata
Vienna - Franz-Horr-Stadion
Mercoledì 24 ottobre 1990 ore 19:30
AUSTRIA VIENNA-JUVENTUS 0-4
MARCATORI: Casiraghi 30, Casiraghi 45, Baggio R. 49, Schillaci rigore 70

AUSTRIA VIENNA: Wohlfahrt, Aigner (Sekerlioglu 75), Pfeffer, Frind, Zsak, Hoermann, Pleva, Milewski (Floegel 64), Stoeger, Hasenhuttl, Prosenik
Allenatore: Herbert Prohaska

JUVENTUS: Tacconi, Bonetti D., Julio Cesar, Fortunato D., De Marchi (Galia 43), De Agostini, Haessler, Marocchi (Alessio 70), Casiraghi, Baggio R., Schillaci
Allenatore: Luigi Maifredi

ARBITRO: Goethals (Belgio)




L'AVVERSARIA DELLA JUVE/AUSTRIA
HERBERT VA
Prohaska ha riportato in poco tempo i viennesi ad altissimi vertici di rendimento: nel suo futuro potrebbe esserci la Nazionale.

L'Austria Vienna viene fondata il 15 marzo 1911 con il nome di Amateure Vienna. Ha cambiato denominazione nel 1926, adottando l'attuale FK Austria Vienna (Fußball Klub), e dall'Amateur ha ereditato due titoli nazionali (1924 e '26) e cinque Coppe d'Austria (1921, '24, '25 e '26). Un altro cambiamento nel 1972: assorbe il WAC (Wiener Athletik Club) e diventa Austria WAC.

Con l'avvento degli anni '80 ha ripreso il nome di FK Austria Vienna, al quale è stato affiancato il nome dello sponsor principale, il tabacco Memphis. Naturalmente, oggi l'albo d'oro si è notevolmente ampliato arrivando a contare 18 titoli nazionali, 20 Coppe d'Austria, 2 Coppe Mitropa e una Supercoppa austriaca.

Ultimo successo in ordine di tempo, la Coppa nazionale 1989-90 nella quale l'Austria Vienna si è imposta 3-1, dopo i tempi supplementari, al solito Rapid. Goleador della giornata: Andreas Ogris, Stöger e Hasenhüttl (il norvegese Fjörtoft per il Rapid).

Ventesima coppa per l'Austria e primo titolo per Prohaska, allenatore, evidentemente affezionato alle coppe, visto che lo scorso luglio si è aggiudicato anche la Supercoppa, ridicolizzando con un netto 5-1 (doppietta di Andreas Ogris e acuti di Hasenhüttl, Stöger e Milewski) il Tirol di Ernst Happel, campione d'Austria. Nel 1986, l'Austria Vienna aveva perso quella che poteva essere la sua prima Supercoppa, sconfitta (3-1), ancora una volta, dal Rapid.

Herbert Prohaska ha chiuso (in Austria, a Vienna) la carriera agonistica al termine della stagione 88-89 e allena l'Austria dalla primavera scorsa. È subentrato a Erich Hof, passando direttamente dalle vesti di manager a quelle di tecnico, e in poco più di sei mesi ha vinto tutto quello che c'era da vincere, a parte il campionato, dichiarato obiettivo per la stagione in corso. Sulla scia di Beckenbauer, Platini e Falcao, anche per lui potrebbe arrivare la panchina (per ora bollente) della Nazionale. Praticamente immobile sul mercato estivo, ha rincorso per settimane il terzino del First Vienna e della Nazionale Kurt Russ (offrendo il difensore Frind più soldi), finito poi al Tirol. 

«Costava troppo per noi», spiega Prohaska, «6 milioni e mezzo di scellini, circa 650 milioni di lire». 

Ha rincorso anche i lituani Ivanauskas e Narbekovas, ma per ora non se n'è fatto niente. Comunque vada, Ivanauskas e Narbekovas non potranno scendere in campo contro la Juventus e contro la Juve non ci sarà neppure il nazionale austriaco Andreas Ogris, ceduto in prestito per un anno (ma il contratto prevede un'operazione per altre due stagioni) ai catalani dell'Espanyol di Barcellona che si sono impegnati a versare una somma pari a 3 miliardi e mezzo di lire (per l'anno di prestito l'Austria ha incassato un terzo dell'intera cifra).

Allora, quale squadra si troverà ad affrontare Maifredi? Una formazione che alterna il 4-4-2 al 3-5-2 che in taluni casi può addirittura diventare un 4-5-1. Un undici, insomma, che bada al risultato più che allo spettacolo. In porta c'è Franz Wohlfahrt, nel giro della Nazionale maggiore, ma destinato a recitare il ruolo di eterna riserva. In difesa, tanti colossi d'argilla: Ernst Aigner (189×73) è il libero, Robert Frind (185×84) e Anton Pfeffer (186×80) sono i marcatori ai quali si può aggiungere il turco naturalizzato Attila Sekerlioglu (185×79).

A centrocampo, Manfred Zsak agisce da regista arretrato, mentre Peter Stöger è il punto di riferimento della manovra offensiva, due stoccatori dalla lunga distanza da prendere con le molle, sia con il pallone in movimento che su calcio piazzato. Un occhio di riguardo lo merita anche il sovietico Evgeni Milewski, uno spilungone (186 × 72) con il vizio del gol che spazia su tutta la trequarti.

In lotta per una maglia (sempre che Prohaska non decida di schierare una sola punta): l'ex Under 21 Prosenik, l'ex nazionale A Hörmann e l'astro nascente Thomas Flögel, reduce da un grave infortunio alla caviglia, ma dato in pieno recupero. In attacco, dovrebbe esibirsi l'accoppiata formata da Ralph Hasenhüttl, l'ariete (192×82), e Hannes Pleva, guizzante punta esterna (176×69). Il campo ufficiale dell'Austria Vienna è il modesto Horr Stadion (12.000 spettatori), ma la Juventus sarà ospitata nel maestoso e mitico «Prater» (60.000 spettatori).

Marco Zunino
tratto dal Guerin Sportivo anno 1990 n.42


Casiraghi, otto con lode 
DAL NOSTRO INVIATO VIENNA 
La Juventus ha espugnato un Prater semideserto rifilando quattro gol, di cui tre con l'arma efficacissima del contropiede, all'Austria Vienna. Il ritorno del 7 novembre non ha più storia. 

TACCONI 7: ieri sera, con tre belle parole, ha allungato a 721' la propria imbattibilità. Da otto partite consecutive non incassa gol in Europa: l'ultimo a trafiggerlo fu Renica nel marzo '89 a Napoli in Coppa Uefa. 

D. BONETTI 6: il suo rientro ha reso più solida la difesa. Si è anche spinto un paio di volte in avanti dimostrando, all'occorrenza, di poter fare il fluidificante in assenza di Napoli e Luppi.

JULIO CESAR 6,5: sicuro, compassato, autoritario, ha sofferto come i compagni di reparto nella prima mezz'ora le folate offensive degli austriaci, poi è stato infastidito soltanto dal... freddo. 

FORTUNATO 7: suo l'assist che ha preparato il destro di Casiraghi per il primo gol. C'è anche un altro bel passaggio che Schillaci non ha sfruttato a dovere. È piaciuto anche per come ha puntellato il centrocampo. 

DE MARCHI 6: uno stiramento alla coscia sinistra l'ha messo fuori combattimento quasi allo scadere di un discreto primo tempo. Al 43' gli è subentrato 

Galia 6 che, a risultato acquisito, ha avuto di conseguenza meno problemi. 

DE AGOSTINI 6: non ha ancora ritrovato lo sprint e la continuità che aveva avuto in tutta la passata stagione, ma è sulla buona strada. 

HAESSLER 6: il mini campione del mondo continua a esprimersi a corrente alternata. Però sta entrando negli schemi e, con il tempo e con la forma migliore, aggiungerà una marcia in più alle offensive bianconero. 

MAROCCHI 6: ha giocato in modo semplice e ordinato, sacrificandosi in un lavoro oscuro, specie nei recuperi, ma anche in appoggio. Al 69' Maifredi gli ha consentilo di tirare il fiato sostituendolo con 

Alessio (sv). 

CASIRAGHI 8: due gol strepitosi, una traversa colpita con una rovesciata degna di Gigi Riva sono la risposta del giovane bomber a Maifredi (che l'aveva lasciato in panchina con la Lazio) e a Vicini che lo convoca come... turista in Nazionale. Un infortunio alla spalla sinistra (la solita sublussazione) gli ha un po' guastato la serata trionfale. Con l'Inter, comunque, dovrebbe essere in campo. 

BAGGIO 7: dopo un avvio in sordina, ha esaltato il gioco di rimessa, firmando la terza rete (quarta in Coppa delle Coppe), con la freddezza del fuoriclasse e procurando il rigore che poi, con un gesto di altruismo, ha lasciato battere all'amico Totò Schillaci. 

SCHILLACI 6,5: anche se dal dischetto, in Coppa delle Coppe trova il gol che ha perduto in campionato e in Nazionale. Ne ha già realizzati tre, due di testa con lo Sliven e uno su rigore con l'Austria Vienna. È in progresso. Deve soltanto sbloccarsi in campionato. E l'Inter di Trapattoni rappresenta una grossa occasione.

Piercarlo Alfonsetti


Al Prater di Vienna il centravanti propizia la goleada dei bianconeri contro l'Austria
Casiraghi due missili: Juve in orbita
Segnano anche Baggio e Schillaci, Maifredi sorride

Poker servito in Coppa delle Coppe nel Prater semideserto. Così la Juve ha reagito alle dure critiche seguite alla deludente prestazione in campionato con la Lazio. L'avvocato Agnelli chiedeva i gol ed è stato accontentato dalla Signora in nero che, come per incanto, sembra aver trovato la quadratura più logica e, soprattutto, l'umiltà e la concentrazione che le consentono di cominciare ad esprimere il suo alto potenziale in contropiede, l'arma più efficace considerando le caratteristiche dei suoi attaccanti. Tre gol su quattro sono venuti di rimessa.

Importante è stato il rientro di Fortunato che ha irrobustito il centrocampo. Grazie a lui la Juve ha saputo colpire al momento giusto mascherando qualche incertezza difensiva che, con il tempo, deve e può essere eliminata. La «zona» va perfezionata con l'addestramento e con l'affiatamento tra i singoli. Il rientro di Bonetti, un guerriero, ha aggiunto grinta al reparto che ha sofferto solo nei primi 20', poi ha preso le misure ai rivali.

Comunque Tacconi, con tre parate, ha allungato a 721' la sua imbattibilità esterna in Europa, che dura dal marzo '89 quando incassò l'ultimo gol in Coppa Uefa al San Paolo di Napoli da Renica al 119'. Otto partite consecutive senza gol, un bel primato personale.

Una bella Juventus e un grande Gigi Casiraghi che, con il micidiale uno-due del primo tempo, ha messo ko l'Austria Vienna, mediocre squadra di corazzieri con i piedi ruvidi, proiettando la Juve verso gli ottavi della Coppa Coppe. Il bottino è stato completato da Baggio e da Schillaci su rigore. Il ritorno a Torino del 7 novembre è ormai una semplice formalità.

Casiraghi, il principino» di Monza, è il nuovo Kaiser del Prater e la sua prima eurodoppietta vale una laurea internazionale dopo le due convocazioni, sia pure come rincalzo, in azzurro. La traversa, nella ripresa, su spettacolare rovesciata, gli ha negato una clamorosa tripletta.

Due gol da incorniciare dedicati a Maifredi e Vicini. Alla mezz'ora, su preciso assist di Fortunato, Casiraghi ha saltato il libero Aigner e con un violento destro a incrociare, imparabile, ha trafitto Wohlfahrt.

Un gol importante poiché la Juve, sino a quel momento, non aveva incantato. Anzi, l'Austria Vienna, penetrando facilmente nelle retrovie bianconere, aveva minacciato seriamente Tacconi con Pleva, che sparava a lato da buona posizione (11'), con Zsak il cui bolide sibilava di un metro accanto al palo (15') e ancora con Pleva che trovava il portiere pronto alla respinta.

L'1-0 di Casiraghi tramortiva gli uomini di Prohaska, che si agitava in panchina, ma la sua squadra ormai in barca rischiava di subire il raddoppio al 41': imbeccato da Fortunato, Schillaci si trovava in posizione ideale ma, contrastato rudemente da Frind, alzava la mira e il suo destro finiva sopra la traversa.

Assai più preciso, e fortunato, il bis di Casiraghi al 45. Su rimessa laterale di De Agostini, il giovane bomber lasciava rimbalzare il pallone e da oltre venti metri cannoneggiava in porta: palo e rete. Un trionfo per Casiraghi che, con la Lazio, era stato confinato in panchina (entrando solo per uno spezzone) per far posto a Di Canio, autore del gol vincente a Lecce. Casiraghi ieri ha dimostrato, se ancora ce ne fosse bisogno, di meritare il posto di titolare fisso accanto a Schillaci e Baggio.

Nel secondo tempo la Juve ha giocato sul velluto. Al 48', su allungo di Schillaci, Baggio si presentava davanti a Wohlfahrt e di piatto destro insaccava tra palo e portiere con la freddezza del fuoriclasse. Ancora su servizio di Schillaci, più altruista del solito, Casiraghi, spalle alla porta. Centrava la traversa in sforbiciata. Poi Schillaci ci provava da fuori area, ma Wohlfahrt non si lasciava sorprendere. Per Totò il gol arrivava dal dischetto al 68'.

Frind fermava fallosamente Baggio lanciato a rete e l'arbitro Goethals, figlio dell'ex ct del Belgio, decretava la massima punizione. Baggio, con un bel gesto di grande amicizia, cedeva il passo a Schillaci che, dagli undici metri, rompeva l'incantesimo. Ora deve sbloccarsi in campionato. E domenica, al Delle Alpi, c'è l'Inter di un altro grande ex, Trapattoni: un'occasione da sfruttare al massimo per Schillaci e per la Juventus.

Bruno Bernardi
brani tratti da: La Stampa 25 ottobre 1990





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venerdì 23 ottobre 2026

23 Ottobre 1985: Verona - Juventus

È il 23 ottobre 1985 ed Hellas Verona e Juventus si sfidano nella gara di andata degli ottavi di finale della Coppa dei Campioni 1985-86 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

La Juventus si appresta a vincere il suo ventiduesimo tricolore con una squadra che sta vivendo sugli ultimi spiccioli di splendore di 'Le Roi' Michel Platini. Allenati da Giovanni Trapattoni (al suo ultimo campionato alla Juve prima di trasferirsi all'Inter), i bianconeri mettono a distanza la Roma di Sven Goran Eriksson vincendo 'in volata' lo Scudetto. L'Hellas Verona (campione d'Italia in carica), dal canto suo, chiude in un deludentissimo decimo posto.

In Europa la Juve invece dopo aver superato lo scontro fratricida con i veneti gialloblu, deve invece arrendersi al Barcellona nei quarti.

Buona Visione!



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Stagione 1985-1986 - Coppa dei Campioni - Ottavi, andata
Verona - Stadio Marcantonio Bentegodi
Mercoledì 23 ottobre 1985 ore 20.30
VERONA-JUVENTUS 0-0

VERONA: Giuliani, Ferroni, Galbagini (Turchetta 58), Tricella, Fontolan, Briegel, Sacchetti, Volpati, Bruni, Di Gennaro, Elkjaer
Allenatore: Osvaldo Bagnoli

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini (Pioli 43), Bonini, Brio, Scirea, Mauro (Pin 53), Manfredonia, Serena A., Platini, Laudrup
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Valentine (Scozia)



Ma che bravo quel Tacconi 

GIULIANI 6,5 — Poco lavoro, ma molta attenzione sui tiri da lontano. 
FERRONI 6,5 — Ha marcato Laudrup con attenzione, talvolta anche con rudezza. 
GALBAGINI 7 — Per 58 minuti, fino a quando è dovuto uscire per infortunio lasciando spazio a Turchetta (rimasto troppo poco in campo per giudicarlo), il terzino sinistro è stato una spina nel fianco della difesa bianconera. 
TRICELLA 6,5 — Non ha avuto troppe possibilità di farsi vedere in avanti.
FONTOLAN 6 — Ha marcato Serena con buoni risultati, ma anche con troppe durezze 
BRIEGEL 6,5 — Si è dannato a tutto campo, cercando anche di appoggiare Elkjaer in area avversaria, senza riuscire a ottenere risultati concreti.
SACCHETTI 6,5 — Ha impegnato Cabrini, obbligandolo a limitare gli inserimenti offensivi.
VOLPATI 7 — Aveva di fronte Platini, ed anche se il francese per necessità di squadra si è soprattutto ritirato nel suo metacampo, il gialloblù ha dato un'ennesima prova delle sue qualità.
BRUNI 6 — Meriterebbe un voto ben più alto per quanto ha fatto palla al piede, ma purtroppo ha rovinato la sua quotazione con un finale fallosissimo.
DI GENNARO 7 — È stato l'anima della squadra, fino all'ultimo minuto ha cucito e ricucito il gioco. 
ELKJAER 6,5 — Ha cominciato molto bene scavando a tutto campo, ma logicamente col passare dei minuti ha accusato la fatica. 

 

TACCONI 7,5 — Visto che gli piace essere impegnato, nel suo ruolo, ieri sera si è sicuramente divertito. È stato bravissimo nelle uscite alte, sul calcio d'angolo e sul cross, e provvidenziale in due deviazioni nel finale. 
FAVERO 6 — Senza un avversario diretto da marcare, è parso meno brillante 
CABRINI 6,5 — Aveva iniziato con sicurezza, malgrado la posizione di Sacchetti, stava salendo di tono quando una ferita al capo lo ha costretto ad uscire.
PIOLI 6 — Ha sostituito Cabrini dimostrandosi altrettanto efficace nelle propulsioni offensive. 
BONINI 6 — Molto movimento, molta fatica, ma senza riuscire a dare una mano efficace nel bloccare il centrocampo avversario. 
BRIO 6,5 — Ha faticato su Elkjaer, ma a gioco lungo l'ha domato con autorità. 
SCIREA 7 — La partita l'ha costretto a ritornare all'interpretazione «vecchi tempi» del ruolo di libero. 
MAURO 5,5 — In una partita di combattimento, la sua spinta sulla fascia destra si è fatta sentire ben poco. Pin l'ha sostituito al 59'.
MANFREDONIA 7 — Qualche scintilla nel finale, qualche colpo dato e preso, ma come sempre è stato il filtro più efficace. 
SERENA 6,5 — Molto movimento, opportuni ed efficaci spostamenti. 
PLATINI 6,5 — Il voto vale per il lavoro compiuto come filtro davanti alla difesa, anche se il francese ieri sera ha trovato ben poche occasioni per sostenere la coppia d'attacco. 
LAUDRUP 6 — Qualche bell'affondo, ma soprattutto dimostrazione di classe 

ARBITRO: VALENTINE 6 — Dopo un inizio autoritario, nel finale ha scambiato falli normali di gioco per cattiverie e viceversa, deludendo.

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 24 ottobre 1985





Senza reti la battaglia di Verona, il ritorno a porte chiuse ci priverà comunque di una squadra campione; la Sampdoria trema anche in Coppa dopo la sconfitta di Lisbona; l'Inter tornata pazza fa grande il Linz; il Torino nei guai con l'Hajduk: è il Milan la sola dolcezza di un turno amaro
Unicum

SI ERA ANNUNCIATO male il secondo turno, col sorteggio fratricida Verona-Juventus. È proseguito sul tema: una sola vittoria, due sconfitte, l'inquietante pareggio casalingo del Torino. Prospettive non lievissime per il ritorno. La Sampdoria come potrà venire a capo della paziente ragna-tela del Benfica, con quell'attacco che si ritrova? Il Torino rischia seriamente a Spalato, dove l'Ha-jduk potrà mulinare il suo contro-piede. Lo stesso Milan non è del tutto a riparo dal furore agonistico del Lokomotiv. I tedeschi si trasformano tradizionalmente sul terreno di casa e poi stanno fieramente proclamando di aver subito un doppio scippo arbitrale e così già preparano caldissime accoglienze. E il Milan non avrà il suo prode guerriero di retroguardia, Franco Baresi, sottratto alle vicende agonistiche da una frattura alla clavicola. Direi che soltanto due hanno la certezza (o quasi) di andare oltre. La sciagurata Inter che ha perduto a Linz come avrebbe potuto già perdere a San Gallo nel primo turno, offrendosi sconciamente a un avversario che non vale un decimo della sua potenzialità tecnica. Nel ritorno di San Siro dovrà goleare per ottenere il perdono dai suoi fan così duramente offesi. Ne ha tutte le chance, gli austriaci giocano aperti, animati da un gagliardo spirito amatoriale. Però l'Inter li soffre, come già dimostrò con l'Austria Vienna (che era tutt'altra cosa). E poi Juve o Verona, qui andiamo sul sicuro, che dirimeranno a porte chiuse la questione rimasta irrisolta sopra i novanta ardentissimi minuti del Bentegodi.

DI GENNARO E MANFREDONIA. È stata quella di Verona, una tipica battaglia all'italiana, senza alcun connotato europeo. Difesa rigidamente a uomo, scontri accaniti, sofferenza agonistica dall'inizio alla fine, senso pratico mai dimenticato o immolato sull'altare dello spettacolo (perché, poi?). Il Verona ha lasciato grande impressione, per la sua arrembante ripresa, quando la Juventus, perduta la sua principale propulsione di fascia (Cabrini: visto quanto può essere importante un terzino?), è progressivamente arroccata, concedendo all'avversario quintali di calci d'angolo ma appena qualche grammo di pallone-gol. Mirabile interpretazione barricadera, che ha rievocato antichi fantasmi: così giocava l'Inter euro-mondiale, quando l'indimenticabile Armando Picchi chiamava a raccolta i suoi prodi e Burgnich, Facchetti e Guarneri calavano la saracinesca davanti a Giuliano Sarti. Il colossale Brio, lo stopper più redditizio del calcio italiano (e che rabbrividiscano pure gli esteti), svettava su Elkjaer e il prezioso Favero trovava negli spazi ristretti dimensioni eccellenti. Personalmente, mi incantava il gran lavoro di Manfredonia, straordinario frangiflutti. Avrà notato Bearzot? Sicuramente non gli sarà sfuggita, sull'altro fronte, la grandiosa partita di Di Gennaro, che forse per la prima volta ho visto battersi con la personalità, lo slancio, l'iniziativa del leader. Questo è il Di Gennaro che serve alla Nazionale, non il diligente ma limitato ragioniere del centrocampo adibito al piccolo cabotaggio. Direi che dalla partita sono scaturite indicazioni molto interessanti per il C.T. E che sia stata, ripeto, una partita tutta «italiana», nello spirito e nella sostanza, lo dimostra il rendimento sottotono dei quattro stranieri in campo, solitamente mattatori. Platini si è adattato a difensore, con abnegazione ma scarso entusiasmo. Laudrup ha avuto fiammate troppo saltuarie. Elkjaer non è mai riuscito a scardinare la guardia di Brio e Briegel, che giocava con l'influenza addosso, ha svolto un ruolo marginale. Come finirà al ritorno? La Juve è favorita, ma io la mano sul fuoco non ce la metterei. Al Verona, in fondo, basterà un pari con gol, dall'1-1 in su. E saranno i bianconeri a dover attaccare, lasciando al Verona l'arma prediletta del gioco di rimessa. Senza contare che si giocherà nell'acquario e quel silenzio irreale potrà anche falsare i rapporti tecnici.

Adalberto Bortolotti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1985 n.44




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Elkjaer, Scirea e Tacconi osservano il pallone finire a fondo campo

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5 Maggio 1991: Juventus - Milan

Attraverso YouTube vi facciamo gustare un'altra chicca storica di questa giornata odierna. È il 5 maggio 1991 e Juventus e Milan si sfidano nella quattordicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1990-91 allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus tenta di riappropriarsi dello scettro di squadra 'più forte della penisola' con una nuova dirigenza tecnica affidata ad un allenatore del famigerato 'calcio champagne', Luigi Maifredi. Dopo un inizio di campionato incoraggiante, i bianconeri naufragano tra caterve di gol presi ed addirittura a fine campionato si trovano fuori dalle Coppe Europee dopo 27 anni. 

Dall'altra parte i rossoneri disputano un ottimo campionato e finiscono sul secondo gradino del podio.

Buona Visione!



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Stagione 1990-1991 - Campionato di Serie A - 14 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
domenica 5 maggio 1991 ore 16:00
JUVENTUS-MILAN 0-3
MARCATORI: Simone 3, Maldini P. 13, Evani 78

JUVENTUS: (c) Tacconi, Napoli N., Julio Cesar, Corini, De Marchi (Di Canio 20), De Agostini, Haessler (Alessio 46), Marocchi, Schillaci, Baggio R., Fortunato D. 
A disposizione: Bonaiuti, Bonetti D., Ricca
Allenatore: Luigi Maifredi

MILAN: Rossi S., Tassotti, Maldini P., Carbone A. (Stroppa 86), Costacurta, Baresi F., Simone, Rijkaard, Van Basten, Ancelotti, Evani
A disposizione: Pazzagli, Galli F., Massaro, Agostini
Allenatore: Arrigo Sacchi

ARBITRO: Luci
AMMONIZIONI: Corini 81 (Juventus); Ancelotti 36 (Milan)





Juventus Cosa funziona: Tutto ciò che è contrario al gioco del calcio. Cioè nulla.

Cosa non funziona: L'incredibile disfatta contro i rossoneri è un'antologia del peggio juventino, di tutto quanto ha portato l'ex Signora degli scudetti a toccare il fondo. Avversari soli davanti a Tacconi dopo una manciata di secondi, paurosi sbandamenti tattici uniti a disagi tecnici e blocchi psicologici, mollezza assoluta di muscoli e cuore. L'analisi è impietosa quanto scontata: contro il Milan, la Juventus ha patito le contraddizioni maifrediane tra teoria e pratica. E poi i singoli: dallo svuotato Marocchi all'inconcludente Hässler, che non sa mai dove piazzarsi; dall'involuto Baggio agli imbambolati difensori. Schillaci è scomparso, Tacconi scuote la testa e pensa al tempo che fu. Infine Maifredi: un ex a tutti gli effetti.

Milan I gol: 3' Rijkaard serve Van Basten, l'olandese al volo trova libero Simone che segna in assoluta solitudine. 12': Cross dalla destra di Carbone per Maldini che salta altissimo e di testa beffa Tacconi. 78': Ancora Carbone sulla destra, passaggio per Evani che di sinistro al volo fulmina il portiere. 

Cosa funziona: I meccanismi rossoneri tornano a scattare implacabili. Sacchi mostra a Maifredi cos'è la zona e come si deve applicare il fuorigioco. Ma non ingannino troppo gli schemi: perché funzionino occorrono giocatori veri. E il Milan li ha. Decisivo l'impiego di Rijkaard come mezzapunta, puntuali le incursioni di Carbone, memorabili alcune invenzioni di Van Basten.

Cosa non funziona: Troppe imprecisioni sotto porta. Solo per questo la Juventus ha evitato una goleada di proporzioni gigantesche.

Maurizio Crosetti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1991 n.19




Tacconi: manca la voglia di vincere
«Non l'abbiamo avuta per quasi tutta la stagione»

TORINO. La situazione appare compromessa; la rassegnazione sta prendendo il sopravvento sulla voglia di lottare. Stefano Tacconi rifiuta l'ennesima sconfitta e con un filo di voce chiama a raccolta i compagni: 

"Non abbiamo ancora toccato il fondo, ma il momento è delicato perché non ce ne va bene una e ci restano solo tre partite per ritrovare la concentrazione. La lotta per la zona Uefa era difficile; ora si è complicata."

Che cosa è mancato contro il Milan? 

«La determinazione e la voglia di vincere già assenti durante quasi tutta la stagione, Fortunato libero sul 2-0? Ormai eravamo come un pugile suonato, qualsiasi soluzione non ci avrebbe risollevati, non stavamo più in piedi. Il rigore su Schillaci? Se l'arbitro non l'ha dato, vuol dire che non c'era e so, comunque, che a Toto il direttore di gara ha spiegato che Rossi l'aveva anticipato, prendendo la palla per primo». 

Da questa Juve che cosa c'è da aspettarsi adesso? 

"Di tutto, sia in positivo che in negativo. Volevamo dimostrare contro i rossoneri quanto non avevamo mai fatto se non con il Barcellona al ritorno. Loro ci sono stati superiori, di molto. Si vede che questo è il massimo che posso dare. Non è saltato nulla, semplicemente non ci siamo. Dobbiamo vergognarci; sta a noi evitare di toccare il fondo. Chiamarsi fuori sarebbe il guaio peggiore."

Il Milan stratosferico, dunque, unico nemico della Juventus? Interviene Fortunato: 

"Basta guardare le caratteristiche fisiche dei centrocampisti e degli attaccanti delle rispettive squadre per cogliere la differenza. Abbiamo affrontato una squadra superiore in tutto, non poteva certamente cambiare la musica solo perché sul 2-0 sono arretrato nel ruolo di libero: abbiamo rischiato ugualmente e preso un altro gol in contropiede, come il primo…"

Dice con ironia De Agostini: 

«Continuiamo a prenderci tutte le responsabilità, tanto è chiaro che la colpa è solo della difesa…». 

Julio Cesar precisa: 

«Manca l'organizzazione e questo non facilita il compito dei difensori. Ma non voglio accusare Maifredi, siamo noi giocatori a scendere in campo».

Corini, allora che cosa è successo? 

"Il mister le ha provate tutte, noi siamo partiti con i migliori propositi, ma cosa fare contro un Milan superiore? Gioca a zona da anni e quando la fa bene non ce n'è per nessuno, no. Il primo gol ci ha tagliato le gambe, stavamo riorganizzandoci ed ecco la seconda botta. Ci restano tre partite per salvare la faccia, uscire da questa stagione da Juventus, mettendo in campo tutto quanto non ci è riuscito a fare finora."

Quale può essere la ricetta? Marocchí: 

"Dobbiamo augurarci di avere un pizzico di fortuna a Napoli e saper ritrovare l'orgoglio. È impensabile ipotizzare che potremmo essere ricordati come i giocatori che dopo trent'anni non riescono a portare la Juventus in Europa."

Baggio è attorniato dai tifosi. Al Napoli hai già segnato reti memorabili. Gli urlano. E lui: 

«Speriamo di ripeterle, ma la situazione è critica, la zona Uefa è difficile da centrare». 

E Schillaci? Non è più ottimista: 

«Speriamo che questa stagione finisca presto». 

«Eh no, si ribella Di Canio - già ci buttiamo giù in campo al primo errore. A Napoli dovremo cercare di giocare prendendo esempio dal Milan che si è difeso affidandosi al pressing e al sacrificio di tutti, Van Basten per primo. Ci vogliono cuore e volontà».

Franco Badolato
tratto da La Stampa del 6 maggio 1991





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23 Ottobre 1988: Ascoli - Juventus

È il 23 ottobre 1989 ed Ascoli e Juventus si sfidano nella terza giornata del girone di andata del campionato italiano di calcio di Serie A 1988-89 allo Stadio Cino e Lillo Del Duca di Ascoli Piceno.

È una Juventus che cerca di costruire una squadra ancora scossa dall'addio di 'Le Roi' Michel Platini e dai fallimenti di Ian Rush e del tecnico Rino Marchesi. Guidati in panchina dalla leggenda Dino Zoff, i bianconeri raggiungono un quarto posto in campionato che dovrebbe rappresentare un buon viatico per il futuro. 

Dall'altra parte c'è un Ascoli che conquista una 'comoda' salvezza alla fine della stagione.

Buona Visione!



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Stagione 1988-1989 - Campionato di Serie A - 3 andata
Ascoli - Stadio Cino e Lillo Del Duca
domenica 23 ottobre 1988 ore 14:30 
ASCOLI-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Dell'Oglio 62, Laudrup 69

ASCOLI: Pazzagli, Destro, Gori, Benetti (Bongiorni 46), Fontolan, Arslanovic, Carillo, Giovannelli, Cvetkovic, Agostini, Dell'Oglio
A disposizione: Bocchino, Mancini O., Fioravanti, Aloisi
Allenatore: Ilario Castagner

JUVENTUS: Tacconi, Favero, De Agostini, Galia (Magrin 65), Brio, (c) Tricella, Marocchi, Rui Barros, Altobelli (Buso 46), Zavarov, Laudrup
A disposizione: Bodini, Bruno P., Mauro
Allenatore: Dino Zoff

ARBITRO: Baldas
AMMONIZIONI: Rui Barros 23 (Juventus); Benetti 23, Gori 35 (Ascoli)





Questa Juventus può bastare contro il Milan?
DAL NOSTRO INVIATO

ASCOLI La domanda, non poco preoccupata, che egli si pone dopo aver assistito ad Ascoli-Juventus è la seguente: che cosa sarà dei bianconeri domenica prossima, al lorché si troveranno di fronte al Milan? La Juventus prenda coraggio e si disponga pure all'ottimismo pensando al pareggio rossonero. Il calcio è mobile, e domani è un altro giorno.

Si è molto parlato di una Juventus rigenerata dal tocco zoffiano, di una squadra votata all'attacco al punto di sacrificare allo spettacolo le proprie reti difensive. Poi è successo qualcosa: quell'amore per il bello è costato due gol rifilati dal Cesena. Ad Ascoli quella Juve votata all'attacco ha deciso di votarsi alla circospezione, alla cautela. Ne è derivato uno snaturamento. Sostituendo Bruno con Favero, Zoff ha suonato un allarme e quell'allarme ha frenato, ovattato un gioco che soltanto pochi giorni prima si vantava di ardere.

Alle titubanze e ai timori si è unito, producendo un cocktail soporifero, un clima di cupezza, un'atmosfera di malinconia. Non un'emozione: un gioco strascicato e sonnambolico, un desiderio di finire in fretta, di uscire al più presto da quello stadio languido. Zavarov ha dato alla Juve l'apporto di una presenza appena ornamentale. Non è mai entrato nel cuore di una partita che pure aveva un piccolo cuore tremibondo. Non ha avuto un solo istante che ne sottolineasse il talento. Si è atteso invano il passo del campione, l'insegnamento del fuoriclasse, Barros si è caricato qua e là di passione. Ma anche lui era lontanissimo da sé stesso. Altobelli vagava a caccia di palloni fantasma, retrocedendo sino ai confini di Tacconi; Marocchi sgobbava in un lavoro vano. La difesa agiva sugli spilli.

Sono lievemente migliorate le cose alla ripresa. Una maggiore vivacità ha visitato Laudrup. L'inserimento di Buso al posto dell'infelice centravanti ha scosso, una minima scossa, l'attacco. Qualche azione decente è finalmente scocciata. Povere cose per una formazione che avanza verso una tanto desiderata riscossa. Ormai non esisteva più la possibilità di rinnovare il timbro della gara; veniva dai singoli un tentativo isolato di disincagliare si. Sprazzi seguiti da lunghe parentesi di aridità. Ricordiamo due momenti apprezzabili, un'incursione rapida orchestrata da Laudrup. De Agostini e Marocchi sono una di scesa lampo di Laudrup. Oltre al gol del danese in vena di riscatto, naturalmente, che ha sottratto la Juve a una sconfitta che avrebbe umiliato i programmi.

Programmi che non saranno di trionfo, ma che non debbono neppure essere di resa anticipata. I pareggi, abituati a quelli del Milan, dell'Inter e della Samp (sorvoliamo sul Niagara che il Napoli ha riversato sul Pescara), vanno considerati senza pigiare sull'acceleratore dei sentimenti. È chiaro che una vittoria avrebbe consentito ai bianconeri di recuperare sulle milanesi e sui blucerchiati il terreno perduto. Ma spostiamo il ragionamento avanti di sette giorni. E vediamo che alla partitissima contro il Milan, la Juve si presenterà in posizione arretrata, quella di un duellante che ha ancora affondi da sparare. E si facciano voti affinché Zavarov si rimetta dalla stanchezze sovietiche.

Gianni Ranieri
tratto da La Stampa del 24 ottobre 1988






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