lunedì 23 marzo 2026

8 Settembre 1985: Juventus - Avellino

Attraverso Youtube vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. È l'8 settembre 1985 e Juventus  ed Avellino si sfidano nella prima giornata del girone di andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1985-86 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

La Juventus si appresta a vincere il suo ventiduesimo tricolore con una squadra che sta vivendo sugli ultimi spiccoli di splendore di 'Le Roi' Michel Platini. Allenati da Giovanni Trapattoni (al suo ultimo campionato alla Juve prima di trasferirsi all'Inter), i bianconeri mettono a distanza la Roma di Sven-Göran Eriksson vincendo 'in volata' lo Scudetto. 

L'Avellino, dal canto suo, conquista una sofferta ma meritata salvezza.

Buona Visione!



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Stagione 1985-1986 - Campionato di Serie A - 1ª andata
Torino - Stadio Comunale
domenica 8 settembre 1985 ore 16:00
JUVENTUS-AVELLINO 1-0
MARCATORI
: Serena A. 52

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Manfredonia, Brio, (c) Scirea, Mauro (Bonini 70), Pin (Pacione 46), Serena A., Platini, Laudrup
A disposizione: Bodini, Pioli, Bonetti I. 
Allenatore: Giovanni Trapattoni

AVELLINO: Di Leo, Ferroni, Vullo, De Napoli, Amodio, Zandonà, Agostinelli (Boccafresca 68), Benedetti, Diaz, Colomba, Bertoni
A disposizione: Coccia, Romano, Alessio, Galvani
Allenatore: Robotti e Ivic

ARBITRO: Coppetelli
AMMONIZIONI: Agostinelli (Avellino)




Nella Juventus si è notata una certa mancanza di coordinamento
I PICCOLI PROBLEMI DI TRAPATTONI
I mutamenti avvenuti in alcuni ruoli giustificano le inevitabili difficoltà di rodaggio.
Anche Platini talvolta è a disagio. Tra i nuovi solo Manfredonia e Serena appaiono già inseriti

Giovanni Trapattoni, per ora, si accontenta dei due punti; accetta di affidarsi alla testa di Serena; gioca (nel secondo tempo) la carta dei due arieti (Pacione, spalla dell'Aldo), ma è chiaro che chiede di più alla sua Juventus in fatto di gioco. La squadra è cambiata in alcuni cardini, ed inevitabilmente ci sono difficoltà di rodaggio. Le amichevoli, persino la Coppa Italia, non bastano: è solo il clima di campionato a dare modo al tecnico e ai giocatori di fare le esperienze indispensabili. Dei nuovi, solo due ieri hanno mostrato di essersi calati perfettamente nel meccanismo bianconero '85-86. Manfredonia, il quale ha confermato di essere quanto mai prezioso nella propria metà campo e di possedere la versatilità necessaria (buon centrocampista offensivo, ma ottimo filtro davanti alla difesa in quel ruolo che Tardelli giudicava gli fosse un po' stretto), e Serena, il quale non solo ha segnato un gol dei suoi, ma nel finale ha eseguito alcuni ritorni difensivi che il pubblico ha giustamente sottolineato con applausi. Potrà sorprendere non trovare Laudrup nel gruppo dei già juventini, ma qui non si tratta certo di discutere le qualità del danese, autore di un primo tempo strepitoso contro l'Avellino per calare poi alla distanza (ha ammesso, con grande onestà, di essere andato in riserva dopo un'ora di gioco).

Il fatto è che sin dall'estate Trapattoni sognava una Juve che giocasse largo occupando tutto il fronte offensivo. 

"Non cadremo più negli errori di attaccare finendo nel collo di un imbuto" 

ci disse a Talamone nei giorni di vacanza. Se Laudrup si muove (benissimo, ripetiamo) accentrandosi, come se avesse compiti di mezz'ala, allora la Juve non raggiunge il gioco sognato dal suo tecnico. Contro gli Irpini, sono mancati i cross di Mauro dalla destra (l'ex Udinese deve ancora sveltire i suoi affondi) e non sono arrivati neppure quelli dalla sinistra, zona in cui Laudrup è andato pochissimo e Cabrini è arrivato troppo raramente (anche il suggerimento-gol per Serena non era un centro dal fondo, ma un lancio in diagonale).

Bene, questi sono i problemi che Trapattoni dovrà risolvere, e lo farà presto, senza dover aspettare il rientro, che sarà comunque utilissima, di Massimo Briaschi, ieri in tribuna e molto festeggiato dai tifosi. Meglio, sotto questo profilo, è andata con Pacione, seconda punta, perché l'ex atalantino ha saputo andare spesso sulla sinistra a fare l'ala, senza rinunciare a farsi vedere sotto rete, tanto che per eccesso di perfezionismo ha fallito un gol apparentemente facile, su lancio di Platini.

Il francese, ieri, ha giocato con grande impegno ma senza il consueto profitto. Forse anche Michel deve conoscere meglio i nuovi compagni, trovare gli schemi giusti. Il rientro a tempo pieno di Bonini dovrebbe offrirgli automaticamente un appoggio che ieri gli è mancato (non per colpa di Pin, autore di un buon esordio), e non può che migliorare il rapporto di lavoro fra Platini e le punte. Gli scambi con Briaschi, Rossi e Boniek avvenivano già a memoria per Michel. Quasi non doveva guardare; già sapeva dove i suoi lanci li avrebbero trovati. Adesso c'è da ripristinare questo rapporto con i nuovi. Solo questi piccoli e risolvibili (in fretta) problemi possono spiegare la fatica che la Juve ha incontrato ad andare in gol contro l'Avellino. Problemi di adattamento che investono anche la difesa (ma che, in definitiva, tutti gli allenatori di Serie A vorrebbero avere e che non sorprendono certo Trapattoni, il quale ha già in mente i correttivi necessari).

Bruno Perucca





La Juventus ancora in rodaggio doma l'Avellino con una potente capocciata del centravanti 
La testa di Serena vale 2 punti 
La rete decisiva al 53' con gli irpini in dieci per un infortunio ad Amodio, poi rientrato 
I bianconeri hanno faticato a lungo contro la serrata difesa degli ospiti 
Incertezze di Mauro, ottimo primo tempo di Laudrup calato alla distanza, prezioso Manfredonia 
Palle gol fallite da Pacione e Diaz

TORINO-La battaglia estiva per Serena ha dato i primi due punti alla Juventus. Una invenzione dell'atletico cannoniere, un colpo di testa del suoi che ha centrato il sette della porta irpina beffando Di Leo incautamente avanzato fuori dal pali, ha sbloccato all'ottavo minuto della ripresa una partita che la Juve stentava a vincere, offrendo per ora piú promesse (ma sono tante, e saranno mantenute) che realta.

Valido comunque l'Avellino sia nel primo tempo, quando si è dedicato ad un catenaccio all'antica ma senza troppe cattiverie, lasciando in avanti il bravissimo capitan Diaz a far ammattire Brio (differenza di peso, di scatto), che nel finale quando ha cercato il pareggio attaccando in forcing, obbligando Manfredonia a far ricorso a tutte le virtú antiche ma intatte di interditore e Bonini, entrato al momento giusto, ad impiegare la solita grinta.

Sicuramente la coppia Ivic-Robotti, alle prese con un materiale meno prezioso e più malleablie, ha vita più facile nel plasmare un Avellino da combattimento che Trapattoni, il quale ha il compito di amalagamare talenti che debbono ancora capirsi a fondo. L'allenatore bianconero non vuole parlare di squadra tipo sino a quando non sarà a disposizione anche Briaschi, e non ha torto. La manovra d'attacco bianconera non può vivere, pur se ieri il match è finito bene, sulle torri offensive, con un troppo semplicistico gioco fatto di palloni alti per la testa di Serena (e, nella ripresa, della coppia Serena-Pacione).

E volendo puntare sulla forza d'urto del suoi arieti, la Juventus deve trovare il modo di servirli meglio. Contro l'Avellino si sono visti pochissimi cross: anche quello del gol era un lancio dalla tre quarti campo che l'attaccante è stato bravissimo a deviare. Nel ruolo di rifornitore è mancato Mauro, lento nello scatto e nel dribbling tanto da superare ben raramente Vullo. E Laudrup, autore di giocate magnifiche per tutto il primo tempo e calato vistosamente nel secondo, si è mosso soprattutto in posizione accentrata.

La Juve ha così pagato per cinquanta minuti, contro l'Avellino votato al contenimento ed al contropiede, queste difficoltà tattiche che Trapattoni saprà sicuramente limare. Difficoltà aumentate dalla giornata normale di Platini, impegnato sempre ma raramente brillante. Non al possono dare colpe a Pin, che ha giocato il primo tempo nel ruolo di Bonini tenuto inizialmente a riposo. L'ex parmigiano al è mosso secondo consegne con ordine, ma anche con la logica titubanza di un giovane all'esordio in serie A fra tanti campioni.

Gli uomini di Ivic con marcature strette e attente hanno complicato la partita agil avversari. Zandoná libero (con qualche incertezza), Vullo addosso & Mauro, Amodio ottima guardia per Serena, l'autoritario De Napoli nella zona di Platini, Benedetti diligente (e valido sui palloni alti) nel seguire Laudrup. Agostinelli ottimo per un tempo, prima di finire la benzina. In avanti un Diaz mobilissimo per quanto isolato, ed Alessandro Bertoni, per quanto impreciso, pronto ad arrivargli al fianchi per alutario.

La squadra irpina ha subito la rete della sconfitta, all'8' della ripresa, quando era momentaneamente in dieci. Fuori dalla linea di fondo, a due metri dal fatale incrocio del pali dove Serena ha infilato il pallone lanciatogli da Cabrini dalla sinistra, Amodio (proprio il custode dell'autore del gol...) ha assistito alla capitolazione di Di Leo. Amodio era rimasto a terra nell'azione precedente, dopo uno scontro con Pacione, quando è rientrato non ha potuto che sorreggere l'inutile forcing del compagni.

Aperta da un tiro da lontano di Dias parato a terra da Tacconi, la partita offriva il primo motivo d'entusiasmo al tifosi bianconeri al 14' quando Mauro arrivava a deviare, senza fortuna, un centro di Laudrup (uno del pochissimi del danese) dalla sinistra. Dopo era Serena, due volte, a porgere di testa in tuffo palloni invitanti per compagni disattenti. Il contrattacco avellinese era pericoloso al 33' ma Bertoni calciava a lato. Sulla risposta, liberato da Laudrup, anche Platini abagliava la mira.

Al 37 un pasticciaccio della difesa blanconera non era sfruttato (due volte!) da Bertoni, poi era Diaz ad impegnare Tacconi in una respinta, ed a concedere allo stesso Bertoni un pallone invitante, battuto con forza ma a lato. Uno show di Laudrup chiudeva il primo tempo: il danese dalla metà campo andava al tiro con un affondo magnifico, Di Leo era pronto a deviare la conclusione a rete.

La Juve iniziava la ripresa con Pacione al posto di Pin e qualche complicazione per le marcature dell'Avellino. Due colpi di testa alti delle torri blanconere, quindi il gol di Serena. Al 23 Platini accettava di eseguire una delle giocate che considera sin troppo facili: stupendo lancio in drop di quaranta metri, palla docile davanti al liberissimo Pacione che cercava l'angolo lungo ma sbagliava la mira sia pure di poco.

Iniziava il serrate dell'Avellino, Tacconi rischiava al 25 smanacciando due palloni in mischia (Benedetti lo graziava ciccando il tiro dal limite), ma era bravo alla mezz'ora ad opporsi di piede ad una botta di Diaz liberato oltre difensori (dov'erano?) da un passaggio filtrante di Ferroni. Ancora Diaz a battersi coraggiosamente, e Manfredonia a far da baluardo.

Bruno Perucca
brani tratti da 'La Stampa' del 9 settembre 1985




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23 Marzo 2014: Catania - Juventus

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi offriamo questo gustoso ricordo della data odierna. É il 23 Marzo 2014 e allo Stadio 'Massimino' di Catania si gioca la partita Catania-Juventus.

La sfida tra etnei e bianconeri al di lá del confronto sempre impari a favore dei piemontesi, offre sempre un fascino ed una storia da raccontare. Come non citare come la cittá sotto l'Etna da sempre simpatizza per i colori bianconeri? Eppoi come non ricordare l'avventura di un catanese doc come 'Pietruzzu' Anastasi, fotografato negli anni 60 da bambino con accanto un mito come John Charles eppoi lui stesso leggenda della nostra amata squadra?

Per ritornare ancora ai contorni di questa gara aggiungiamoci che il tutto é valevole per la decima giornata del girone di ritorno del Campionato di Calcio di Serie A 2013-14.

Buona Visione!



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Stagione 2013-2014 - Campionato di Serie A - 10 ritorno
Catania - Stadio Angelo Massimino
domenica 23 marzo 2014 ore 20:45
CATANIA-JUVENTUS 0-1
MARCATORI: Tevez 59

CATANIA (3-5-2): Andujar, Gyomber, Bellusci (Leto 66), Rolin, Izco, Rinaudo F., Lodi, Plasil (Peruzzi 82), Monzon, Bergessio, Barrientos (Keko 84)
A disposizione: Ficara, Legrottaglie, Alvarez P., Capuano, Biraghi, Boateng K., Fedato, Petkovic
Allenatore: Rolando Maran

JUVENTUS (3-5-2): Storari, Caceres, Bonucci, Chiellini, Lichtsteiner, Vidal, Pirlo, Padoin, Isla (Asamoah 66), Tevez (Giovinco S. 87), Osvaldo (Llorente 64)
A disposizione: Buffon, Rubinho, Romagna, Gerbaudo, Quagliarella
Allenatore: Antonio Conte

ARBITRO: Damato
AMMONIZIONI: Osvaldo 15 (Juventus); Gyomber 3, Bergessio 8, Bergessio 67, Rolin 87 (Catania)
ESPULSIONI: Allenatore Conte 27 (Juventus); Allenatore Maran 27, Bergessio 67 (Catania)





Nel testacoda al Massimino i bianconeri piegano i rossoazzurri grazie a un gol dell'argentino nel secondo tempo. La squadra di Conte torna a +14 sulla Roma. Espulso Bergessio

CATANIA – La Juventus cuce sulla maglia due terzi di scudetto. Tevez decide il match contro il Catania, riprende Immobile nella classifica dei bomber ma soprattutto mantiene i bianconeri a +14 punti di vantaggio sulla Roma. Etnei coraggiosi ma troppo nervosi, soprattutto con Bergessio che fa di tutto per farsi espellere e ci riesce.

GARA NERVOSA – Piccola rivoluzione nel 3-5-2 di Antonio Conte che ha a disposizione pochi calciatori. Turno di riposo per Buffon: tra i pali c’è Storari. Difesa a tre con Caceres, Bonucci e Chiellini; Lichtsteiner e Isla sono gli esterni mentre in mezzo al campo ci sono Vidal, Pirlo e Padoin. Attacco affidato a Osvaldo e Tevez. 3-5-2 anche per Maran con Andujar in porta; Bellusci, Gyomber e Rolin in difesa; Izco, Plasil, Lodi, Rinaudo e Monzon a centrocampo e la coppia Bergessio-Barrientos in avanti. La Juve parte in quinta ma non crea vere occasioni da rete. Anche se dopo 1’ viene fischiato un inesistente fallo in attacco a Bonucci con i bianconeri che vanno in gol. Il Catania si difende in modo aggressivo, anche troppo. Dopo una manciata di minuti Gyomber e Bergessio sono già ammoniti e l’attaccante rischia grosso al minuto 26 quando colpisce col gomito Chiellini. Damato fa quello che può ma molti altri interventi da una parte e dall’altra meriterebbero una sanzione disciplinare.

ESPULSI I TECNICI, OSVALDO SPRECA – L’episodio di Bergessio su Chiellini porta all’espulsione degli allenatori, Maran e Conte. Entrambi per proteste. Una cosa che si vede raramente su un campo di calcio. Il Catania comunque gioca con coraggio e si fa vedere dalle parti di Storari con un colpo di testa di Rolin sul fondo e un tiro di Bergessio, respinto da Bonucci. Ma la vera e unica occasione del primo tempo ce l’ha la Juventus, al minuto 34: Pirlo illumina con un lancio verticale in area che smarca tutto solo Osvaldo. L’italo-argentino tenta un colpo di tacco al volo ma non trova la porta. Il primo tempo non ha altro da offrire.

DECIDE TEVEZ – La ripresa si apre con un’altra ghiotta occasione fallita da Osvaldo: lancio in area di Lichtsteiner e l’attaccante, solo, tocca male tra le braccia di Andujar. Al 7’ il migliore del Catania, Monzon, si libera in area sulla sinistra ma conclude sul fondo. Osvaldo ci riprova al 12’, stavolta con una spettacolare rovesciata: palla di poco sopra la traversa. Se l’ex romanista fallisce, Tevez alla prima occasione non sbaglia al minuto 15’. Lancio lungo di Pirlo, sponda di testa di Osvaldo al limite dell’area che serve l’Apache in area con Rolin in ritardo: destro e rete.

BERGESSIO SI FA CACCIARE – Bonucci e Chiellini rimediano in area dopo un pericoloso traversone di Barrientos. Ma a complicare una possibile rimonta rossoazzurra è Bergessio, nervoso per tutto il match e impegnato in un duello personale a suon di gomitate con Chiellini. Al 22’ Damato ne ha abbastanza e caccia l’argentino per doppia ammonizione dopo l’ennesimo fallo sul difensore bianconero. Pirlo, anche oggi tra i migliori, alla mezz’ora cerca la terza punizione vincente in tre partite, ma Andujar gli dice di no. Vidal e Tevez hanno la possibilità di chiudere l’incontro ma sprecano. I siciliani danno tutto provandoci fino all’ultimo secondo, ma la Juventus non rischia più niente e vince. Per il Catania è la sconfitta numero 17 e la salvezza si complica sempre di più.

Federico Sala


Le pagelle di Catania-Juventus 

Catania (4-3-3): Andujar 5; Monzon 5,5, Gyomber 5,5, Rolin 5,5, Bellusci 6 (69' Leto 6), Biraghi 6; Izco 6, Lodi 6, Rinaudo 6; Plasil 6 (81' Peruzzi 6), Barrientos 5,5 (84' Keko sv), Bergessio 4. A disp.: Ficara, Legrottaglie, Alvarez, Capuano, Pellusci, Petkovic, Fedato, Boateng. 
All.: Maran

Juventus (3-5-2): Storari 6; Caceres 6,5, Bonucci 6, Chiellini 6; Lichtsteiner 6, Vidal 6, Pirlo 6,5, Padoin 6, Isla 5,5 (70' Asamoah 6); Osvaldo 6 (65' Llorente 6), Tevez 6,5. A disp.: Buffon, Rubinho, Giovinco, Quagliarella, Romagna, Gerbaudo. 
All.: Conte

MIGLIORI TODAY
​Tevez 6,5 - Nel primo tempo è nervoso, la vede poco ma poi ha una chance e segna
Caceres 6,5 - Bravo, grintoso e coraggioso. L'uruguaiano è una riserva di lusso che Conte sfrutta al meglio. 
Pirlo 6,5 - E' in un ottimo momento di forma. Le sue geometrie sono sempre perfette. 

PEGGIORI TODAY
Isla 5,5 - Conte lo mette a sinistra, lui si applica ma si vede poco in fase offensiva. Peccato.







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domenica 22 marzo 2026

22 Marzo 1981: Juventus - Perugia

È il 22 marzo 1981 e Juventus e Perugia si sfidano nella settima Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1980-81 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

I bianconeri sono affamati di vittoria dopo che l'Inter l'anno prima l'aveva beffato sul traguardo tricolore. Sarà una vittoria per i bianconeri bella ed importante verso il cammino che porterà i nostri beniamini verso il diciannovesimo tricolore. 

Dall'altra parte c'è un Perugia che partito da una penalizzazione di cinque punti si ritrova in Serie B a fine stagione.

Buona Visione!


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Campionato di Serie A 1980-1981 - 7 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 22 marzo 1981 ore 15.00
JUVENTUS-PERUGIA 2-1
MARCATORI: De Rosa 81, Brady rigore 85, Marocchino 89

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu (Brio 60), Cabrini, Furino, Gentile, Scirea, Marocchino, Tardelli, Bettega, Brady, Fanna (Causio 69)
Allenatore: Giovanni Trapattoni

PERUGIA: Mancini, Lelj, Ceccarini, Frosio, Pin C., Dal Fiume, Bagni (Di Gennaro 79), Butti, De Rosa, Goretti, Tacconi
Allenatore: Molinari

ARBITRO: Terpin




QUATTRO MESI FA esattamente alla settima giornata del girone d'andata si parlava di Juventus in crisi, di giocatori privi di stimoli, di ambiente che rifiutava dopo tanto tempo il mister, Giovanni Trapattoni. 

Adesso appunto a quattro mesi di distanza e dopo il match di ritorno col Perugia parlare della Juventus significa parlare della squadra più in forma fra le sedici di Serie A, della formazione che dopo un esaltante inseguimento ha finalmente coronato il suo sogno di raggiungere in solitudine la vetta della classifica, scavalcando quella Roma che aveva condotto fin qui le operazioni. Già, la Roma. Privi di tre pedine fondamentali come Falcao, Pruzzo e Turone (tanto fondamentali che in panchina non c'era neanche il sedicesimo...), gli uomini di Liedholm hanno stentato a contenere il forcing 

del Catanzaro, ma alla fine sono riusciti a strappare un utilissimo pareggio grazie a una bella girata di Conti. Dopo Juventus e Roma, ecco il Napoli, reduce da un pareggio a reti bianche con l'Avellino e sempre in corsa per il titolo. Staccata di cinque punti dalla prima ma non ancora fuori corsa, segue l'Inter, vittoriosa fra le polemiche in quel di Pistoia. Da ricordare infine la vittoria del Torino a Como.

tratto dal Guerin Sportivo anno 1981 nr.13





Juventus, cronaca di una lunga sofferenza 
Il Perugia in vantaggio all'82' con De Rosa, raggiunto da Brady e battuto da Marocchino
Bianconeri generosi, ma in difficoltà contro l'inattesa e grintosa tattica ostruzionistica degli umbri
Dopo il gol degli ospiti, l'arbitro Terpin dava una mano ai torinesi
Prima dello scontro Tacconi-Furino (rigore), Marocchino aveva portato la palla oltre il fondo
A 42" dalla fine la rete vincente di Marocchino 
Azzeccate scelte tattiche di Trapattoni 

TORINO — Ottantadue minuti di rabbia, quattro di terrore, un primo respiro di sollievo, altri quattro minuti di assalto disperato con il cuore in gola, poi l'urlo del trionfo a 42" dalla fine del match: attraverso questi stati d'animo, in un finale raro per il nostro calcio, la Juventus ha battuto il Perugia, il cui dispetto per la clamorosa vittoria sfumata in extremis è tanto comprensibile quanto sono parse incomprensibili la sua tattica di gioco e il suo accanimento. La cronaca che conta, di un match agonisticamente magnifico ma povero di gioco per la tattica rinunciataria degli umbri, è racchiusa negli ultimi otto minuti, trascorsi in un'altalena di risultati che ha fatto rivivere a Liam Brady le emozioni del calcio inglese, dove le partite durano davvero un'ora e mezzo. 

All'82 segnava De Rosa. Un premio sproporzionato ai meriti del Perugia ma difesa e contropiede possono fruttare, l'Inter è pur tornata da Belgrado fra gli osanna. Pasticciavano sulla sinistra della difesa bianconera Cabrini e Furino, ne approfittava il «motorino» Butti che si impossessava della palla e quasi dal fondo centrava alto. Al centro riusciva un bello stacco a De Rosa, su Brio appena rientrato da una proiezione offensiva, e la deviazione di testa del capelluto centravanti perugino era fuori dalla portata di Zoff, alla sua sinistra. Juve in svantaggio, dopo una vana serie di attacchi. Disperazione bianconera in campo e sulle gradinate. Nel silenzio dello stadio la Juventus reagiva, ripartiva caparbiamente in avanti, e trovava insperatamente un aiuto nell'arbitro. Tentava un ennesimo affondo, di forza, Marocchino sulla sinistra del fronte offensivo, Terpin non si avvedeva che l'attaccante sospingeva la palla appena oltre il fondo, prima del cross. Partiva comunque il centro, lungo, la palla dalla parte opposta era toccata per Furino, il quale a sua volta partiva in affondo. Gli riusciva il primo dribbling, su di lui in seconda battuta arrivava in spaccata Tacconi: sfiora la palla (che cambiava direzione e finiva oltre il fondo per un ennesimo corner) ma toccava anche Furino, che rovinava a terra. Terpin indicava il dischetto per il penalty, al termine di un'azione viziata in partenza. Le proteste del Perugia erano vibranti quanto vane. Mancini, suo malgrado, poneva il pallone sul dischetto. Brady si avviava, ed al termine di una rincorsa tranquilla piazzava un pallone imprendibile, alto, alla sinistra del portiere perugino. Uno a uno. 

Il Perugia dimenticava tutto quanto era accaduto prima, per gli umbri il pareggio era un'ingiustizia, in panchina l'allenatore-avvocato Molinari prendeva a calci la cicca della sigaretta. Per la Juve il pari era già uno scampato pericolo, ma dava altro slancio. Ancora alcuni affondo, ed al 44 e 18 arrivava la vittoria. Causio che fa spiovere un pallone in area dalla destra, Brio che fa valere il suo vigore atletico, si fa largo e batte a rete, tiro respinto alla meglio, Marocchino che in qualche modo controlla e caccia dentro. Due a uno e «melina» finale per i bianconeri, con il Perugia che ancora si dibatte fra i fischi e cerca l'ultimo affondo senza impensierire Zoff. Così è finita Juventus-Perugia, un thriller che ha tenuto a lungo il pubblico con il fiato sospeso, prima di scuoterlo con un finale imprevedibile. La vittoria soddisfava ma non placava la Juventus, che a fine gara non si spiegava il contegno degli avversari. Il regolamento del calcio dice semplicemente che le squadre sono obbligate a mandare in campo la formazione migliore; è una raccomandazione per salvaguardare la regolarità del campionato. Il «come giocare» è a discrezione. Perché il Perugia ormai condannato alla B non abbia scelto la strada della manovra (senza dubbio più gradita ai bianconeri) ed abbia invece preferito una grinta-sissima gara tattica, come se fosse in gioco la salvezza, la Juve non riesce a spiegarselo. Ma se qualche bianconero si ricorda passate scintille (le ricordava già Paolo Sollier in un libro, raccontando la sua vita in Umbria), qualcosa può capire. E poi la rabbia della condannata alla B che esplode contro una grande. Altre sollecitazioni misteriose sono cose da retrobottega del football. Di certo un Perugia votato allo zero a zero è parso incomprensibile, ma la Juventus doveva accettare la situazione sin dall'avvio del match. 

Attaccava in forze, tentando la strada del gioco largo, portando avanti Gentile che in due occasioni arrivava al tiro in buona posizione ma senza fortuna. Cercava con la stessa sorte la botta da lontano Cuccureddu. Un tiro da lontano di Butti concretizzava una delle rare avanzate perugine, mentre prendeva corpo il duello, senza esclusione di colpi, fra Bagni e Cabrini, due galli da combattimento. Al 34' Mancini ribatteva una staffilata di Furino, partiva sulla risposta Goretti e Scirea prudentemente lo bloccava di brutto fuori area. Ma era sempre la Juve a dominare, a collezionare calci d'angolo. Venivano ammoniti Ceccarini (ostruzionismo), poi Bagni, Cabrini e Butti, tutti per rudezze. La Juve stentava, la spinta di Brady e Tardelli era difficile, con le punte bloccatissime da molti avversari. Al 15' della ripresa. Trapattoni cominciava dalla panchina a vincere la partita, anche se non poteva prevedere il finale strappacuore. Sostituiva Cuccureddu con Brio, che rientrava disinvolto (e applaudito) in Serie A andando subito a cercare fortuna con la sua forza, il suo colpo di testa, in area avversaria. Inserito l'ariete, Trapattoni si preoccupava dei rifornimenti, mandava Causio al posto di Fanna per eseguire i cross che mancavano. Il «barone» entrava bene nella parte, lavorava buoni palloni e li lanciava al centro. Il Perugia sostituiva l'esausto Bagni, anche per evitare un'espulsione al focoso attaccante, e si arrivava al gran finale. De Rosa di testa. Brady dal dischetto. Marocchino in mischia. Due a uno per la Juve, primo posto senza condomini. Sofferenza, paura? Tante, ma valeva la pena. 

Bruno Perucca
tratto da: La Stampa 23 marzo 1981




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La Stampa 23 marzo 1981

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La Stampa 23 marzo 1981


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sabato 21 marzo 2026

21 Marzo 1984: Juventus - Haka Valkeakoski

È il 21 marzo 1984 e Juventus ed i finlandesi del Haka Valkeakoski si sfidano nella gara di ritorno dei Quarti di Finale della Coppe delle Coppe 1983-84 allo Stadio 'Comunale' di Torino. La partita di andata si era conclusa con la vittoria in trasferta dei bianconeri per 1-0.

È una Juventus piena di stelle di calibro mondiale quello che sfida la formazione finlandese (vera cenerentola della competizione). Sarà una stagione trionfale questa per i nostri beniamini a strisce bianconere. Se in Campionato arriverà l'ennesimo Scudetto (è il 21esimo), in Europa si festeggia la prima (ed unica) affermazione in Coppa delle Coppe in finale a Basilea contro il Porto per 2-1

Buona Visione!



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Coppa delle Coppe 1983-1984 - Quarti, ritorno
Torino - Stadio Comunale
Mercoledì 21 marzo 1984 ore 20.30
JUVENTUS-HAKA VALKEAKOSKI 1-0
MARCATORI: Tardelli 15

JUVENTUS: Tacconi, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Penzo, Tardelli (Prandelli 74), Rossi P., Vignola, Boniek (Tavola 81)
Allenatore: Giovanni Trapattoni

HAKA VALKEAKOSKI : Huttunen, Vilen, Ranta, Kolar, Vourinen, Salonen, Nissinen, Lethinen (Setala 70), Valvee, Houviala (Pakkanen 83), Kujanpaa
Allenatore: Jukka Vakkila

ARBITRO: Igna (Romania)



COPPA DELLE COPPE 
I bianconeri passano il turno con i finlandesi del Haka Valkeakosken senza gloria 
Juve, segna Tardelli poi solo fischi 
La squadra di Trapaltoni conferma il suo momento negativo 
Si è fatta sentire l'assenza di Platini 
Dopo un discreto avvio e la rete del vantaggio al 15' tanti errori di conclusione e qualche pericolo di troppo 

TORINO — La Juventus, «orfana» di Platini, ha impiegato un quarto d'ora per espugnare il bunker di Huttunen, che a Strasburgo aveva resistito ben 90', ma il fuoriclasse francese si è fatto rimpiangere. Dopo 91 partite consecutive ufficiali in bianconero. Platini, contuso alla coscia destra, si era preso una «vacanza» e sarà, assente anche domenica in campionato, contro il Catania, ma per la sua prima squalifica italiana: D'Elia l'ha castigato per comportamento irriguardoso all'rientro negli spogliatoi di Verona. C'era da vedere cosa valeva la Juventus senza «le roi», e ieri sera il pubblico e Trapattoni hanno avuto l'occasione di verificare il peso che Michel ha nell'economia del gioco, dei risultati della squadra. 

Vignola, che aveva nelle gambe le trasferte di Tirana con la «Under 21» e Verona, non ha brillato nella parte di vice-Platini, ma anche la squadra, nel primo tempo, non ha certo entusiasmato, raccogliendo qualche fischio. C'erano circa 23 mila spettatori, come in un'amichevole, ma sul campo si faceva sul Haka: l'aria frizzante rendeva più agevole ai finlandesi il brusco passaggio dall'inverno polare alla nostra... primavera. Ma gli ospiti si chiudevano subito nel loro «igloo». La manovra della Juventus si ingolfava tra le strette maglie dell'Haka, ma al 2', su cross dell'attivissimo Tardelli, Penzo di testa in tuffo mancava di un soffio una buona occasione. Un minuto dopo l'arbitro non convalidava un gol di Rossi che insaccava su un tiro di Tardelli (in fuorigioco rilevato dal guardalinee) respinto da Huttunen. Il romeno Igna sorvolava poi su un sospetto fallo in area di Ranta al danni di Tardelli che al 10', di testa, sfiorava il bersaglio su bel cross di Gentile che appariva in netto progresso rispetto alla prova di Verona. 

Dopo 14" la Juventus sbloccava il risultato. Un'applaudita azione di Cabrini era fermata fallosamente e i bianconeri fruivano di punizione. Vignola la batteva, calibrando il traversone per la testa di Tardelli che insaccava a fil di palo. La folla pregustava la «goleada», ma l'Haka, anziché limitarsi a difendere il passivo, si faceva più intraprendente e al 25' Tacconi effettuava il primo intervento su un tiro «telefonato» di Kujanpaa. Tra le file bianconere serpeggiava un po' di deconcentrazione, l'azione veniva rallentata e l'Haka imbastiva qualche discreta combinazione, considerando i suoi limiti tecnico-tattici, ma non certo atletici, visto che si tratta di fondisti. La Juventus capiva l'antifona e alla mezz'ora accelerava, ma Boniek indirizzava sulle braccia del portiere un comodo pallone. Non  c'erano smarcamenti rapidi e Rossi, pur ritrovando Penzo come «spalla», non incideva. Anche Vignola sballava una buona occasione (sul sinistro, il suo piede migliore) al 33', imitato due minuti dopo da Rossi che, su un bel cross di Gentile, colpiva di testa senza convinzione. Qualche fischio si levava dagli spalti mentre dalla curva Filadelfia i tifosi inneggiavano a Platini. 

Anche la ripresa veniva affrontata dalla Juventus con lo spirito dell'allenamento. Solo qualcuno, come Cabrini, Tardelli, Bonini e Gentile (che però appariva un po' impreciso), si impegnavano, mentre gli altri lasciavano a desiderare, senza idee, ed il pubblico disapprovava con fischi sempre più sonori, con «olè-olè» d'incitamento alle semplici e volenterose combinazioni dei dilettanti finnici. I bianconeri finivano per innervosirsi. Penzo, su cross di Tardelli, falliva una buona occasione di testa (49') e Boniek, dopo uno scambio con Rossi, tirava in bocca a Huttunen (57'). E mentre la gente gridava «Haka, Haka», la Juventus aveva un sussulto e andava a rete, con Rossi (63'), ma l'arbitro annullava per fuorigioco che a molti era parso inesistente. Poi ancora Rossi, su bel lancio di Vignola (66'), di piatto destro batteva a colpo sicuro, ma Huttunen riusciva a salvare in angolo. E al 67', su corner di Vignola, Tardelli segnava uno spettacolare gol di tacco, ma commetteva fallò e il punto non veniva convalidato. 

L'Haka, al 70' inseriva Setala al posto di Lehtinen, al 73' Huovlala per poco non beffava la Juventus, graziando da pochi passi Tacconi. Poi Trapattoni inseriva Prandelli (74') al posto di Tardelli che applaudiva polemicamente il pubblico rientrando negli spogliatoi. Prandelli si faceva notare, su cross di Boniek, incornando di testa sul pugni di Huttunen che poi bloccava la replica fiacca di Rossi. Anche Boniek veniva sostituito (80') da Tavola, ma il polacco riceveva incitamenti dai tifosi. All'83, Rossi (e Penzo) fallivano da un passo l'ennesima occasione. 

Bruno Bernardi 
tratto da: La Stampa 22 marzo 1984



 


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