martedì 9 giugno 2026

9 Giugno 1991: USA - Juventus

É il 9 Giugno 1991 e la Nazionale USA Juventus si sfidano in questa gara amichevole a New Haven (Stati Uniti).

Dopo la stagione non da ricordare per i bianconeri guidati da Luigi Maifredi, i nostri 'eroi' vanno a far visita ai molti imigranti italiani negli Stati Uniti. La Juve dopo ventisette anni fallisce l obbiettivo europeo dopo che le iniziali promesse avevano fatto sperare in qualche cosa di meglio!

Da notare come in questa partita furono aggregrati anche Lajos Detari (ungherese, dal Bologna) e Mladen Mladenović (jugoslavo della Dinamo Zagabria).

Buona Visione



usa


Stagione 1990-91 - Amichevole
New Haven (Stati Uniti) - Stadio Yale Bowl
Domenica 9 Giugno 1991 ore 14.00
NAZIONALE STATI UNITI-JUVENTUS 0-0

USA: Meola, Clavijo, Trittschuk, Michallik, Agoos, Balboa, Murray (85' De Brito), Quinn, Henderson (73' Snyder), Wynalda (66' Kinnear), Perez (91' Savage)
Allenatore: Bora Milutinovic

JUVENTUS: Tacconi, N.Napoli, D.Bonetti, Galia, Luppi, Julio Cesar, Alessio, Marocchi, Di Canio, Detari, Mladenovic
Allenatore: Antonello Cuccureddu

Arbitro: V.Mauro (USA)



Julio Cesar, promozione negli Usa 
Contro gli americani (0-0) il bianconero ha giocato come «libero» 

DAL NOSTRO INVIATO NEW HAVEN 

"L'imperatore" non s'è tirato indietro. Ha stretto i denti ed ha giocato contro la rappresentativa degli Stati Uniti (0-0 il risultato, con un rigore negato ai bianconeri e una rete di Alessio non convalidata) malgrado una tendinite che si trascina da tempo e gli procura non poco fastidio. Julio Cesar è fatto così. Sembra sul punto di dare forfait e poi va regolarmente in campo compiendo fino in fondo il proprio dovere. Ieri sera la sua presenza era importante perché ha ricoperto (e bene) il ruolo di «libero» nel quale Giovanni Trapattoni (se la vertenza con Pellegrini si risolverà felicemente per la società bianconera) intende presentarlo nella prossima stagione. Come si ricorderà, invece, Gigi Maifredi, ha utilizzato Julio Cesar come stopper sia nell'applicazione delio schema a zona che nelle circostanze in cui vi è stato costretto da semplice necessità o addirittura dalla... disperazione (e questo è avvenuto essenzialmente nelle battute conclusive del torneo). 
«Soltanto una volta sono stato utilizzato come "libero" ed è stato nella partita casalinga con il Pisa che abbiamo giocato la penultima giornata: sul 3-0, però, m'infortunai e rientrai negli spogliatoi», 
ricorda il giocatore. Non ci sono dubbi che al brasiliano le nuove mansioni piacciano molto più di quelle precedenti: già nel Montepellier, d'altro canto, aveva giostrato alle spalle della difesa per tre anni. Al quarto venne rilevato da Blanc, un ex centrocampista che è stato di recente acquistato dal Napoli. E così Julio Cesar tornò alle origini cioè a fare lo stopper. 
Il sudamericano non dimentica che Gigi Maifredi è sempre stato un suo estimatore e ammette con qualche nostalgia: 
«Mi dispiace che l'allenatore non sia stato confermato perché è un uomo molto simpatico ma nel calcio, purtroppo, contano i risultati e noi non abbiamo centrato neppure uno degli obiettivi che ci eravamo prefissi. Un'esperienza negativa che sarà molto utile perii futuro. Vedrete una Juventus più arrabbiata, più determinata. Kohler e Reuter? Sono grandissimi difensori. Ma prima aspettiamo che si delineino con chiarezza i programmi e lasciamo lavorare la società. Se la Juventus allestirà uno squadrone, la gente, i tifosi, dimenticheranno subito gli insuccessi della stagione che sta finendo». 
Julio Cesar conosce di fama Trapattoni e ha un'idea del suo modo di lavorare perché l'ha affrontato in campionato contro l'Inter: 
«So che è stato un decennio nella Juventus ottenendo una lunga serie di trionfi nazionali ed internazionali. A Milano ha anche vinto uno scudetto e, di recente, la Coppa Uefa. Il suo gioco? Piace se determina il risultato. Certo che quello del Milan di Sacchi è più spettacolare». 
Julio Cesar giocherà anche domani a Los Angeles contro il Luis Firpo, campione di El Salvador, e poi volerà a Curitiba per giocare nella Selecao che si esibirà in un confronto amichevole contro la rivale di sempre, l'Argentina. Falcao l'ha richiamato la scorsa settimana, dopo due anni di assenza, nelle file della Nazionale brasiliana e nutre le migliori intenzioni di ridare a Julio Cesar il posto di titolare nella Coppa America. 
«Dopo i campionati del mondo che disputammo in Messico — rammenta il forte difensore — mi trasferii in Francia e fui costretto a rinunciare alla maglia verdeoro per gli impegni che avevo nella mia nuova squadra di club: ora sono disponibile, più maturo ed ho alle spalle un'esperienza importante come quella nel campionato italiano». 

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 10 giugno 1991




roberto

juve

usa

dario





Al termine della stagione 1990/1991 la Juventus si imbarca per una breve tournée con destinazione Stati Uniti e Messico, con lo scopo, oltre a raccogliere dollari/pesos, di dare slancio all'embrionale football (soccer) a stelle e strisce e al latente fútbol centramericano. 
La rosa è composta da buona parte dei giocatori che hanno da poco concluso in modo deludente il campionato, arricchita dalle presenze di due giocatori stranieri: il magiaro Lajos Détári e lo jugoslavo, per meglio dire croato, Mladen Mladenović.
Le tre partite giocate portano ad altrettante sconfitte, con i due "prestiti" che non riescono ad elevare le prestazioni della squadra, né a meritarsi un eventuale contratto dalla società bianconera, come voci di corridoio invece facevano intendere.
Se per Detari la motivazione va ricercata nella sua cronica indolenza a fronte di un talento cristallino, per Mladenović si può invece parlare di occasione perduta. 
Il centrocampista in forza alla Dinamo Zagabria, strappato a quanto si dice alla Stella Rossa, è in effetti il prototipo di giocatore moderno per l'epoca in questione, sapendo coniugare una grande solidità ad un'eccellente intelligenza tattica, con una tecnica di base di assoluto livello a completare un notevole profilo tecnico.
Prima di vestire la casacca dei Modri si era ben distinto con la maglia del Rijeka, dove mette in mostra anche un piede destro potente e preciso che lo rende molto pericoloso nelle conclusioni dalla media e lunga distanza. Valga come esempio questo gran gol segnato contro l'Hajduk Spalato.
Nell'estate del 1991 sfumata la possibilità di passare alla Juventus, si rende disponibile per lasciare il contesto croato, al momento luogo infausto dove vivere e giocare a causa del terribile conflitto in essere nella penisola balcanica. 
A sorpresa viene acquistato dalla matricola spagnola del Castellón, compagine militante in seconda divisione con velleità poi non rispettate di promozione. Nei due anni spesi nel Comunità Valenciana il centrocampista nativo di Rijeka conferma le sue indiscutibili qualità, segnando anche 21 reti in 70 partite, denotando però come sia ben più forte del livello nel quale si trova a giocare. Per ritemprarsi e ritrovare sensazioni migliori ritorna proprio al Rijeka, dove nella stagione 1993/1994 tocca il livello più alto di rendimento in carriera, imponendosi come miglior marcatore della sua squadra e vincendo il titolo di giocatore croato dell'anno. 
Le 20 reti messe a segno in campionato sono la concreta conferma di un eccellente stato di forma e del momento di grazia che il suo piede destro attraversa nella suddetta stagione, così come una dote importante da portare nella neonata nazionale croata, entrata a far parte della FIFA nel 1992 e composta da una generazione di talenti in rapida ascesa.
A conferma del suo notevole periodo realizzativo mette a segno una doppietta contro l'Estonia in un'amichevole del maggio del 1994, terminata 2-2 ed esemplificativa di come la compagine croata debba dosare una dose di talento elevata, ma poco disciplinata. 
La crescita professionale attesa arriva con il passaggio al Salisburgo, neocampione d'Austria grande protagonista in Europa la stagione precedente, quando ha raggiunto la finale di Coppa Uefa contro l'Inter.
Arrivano subito la seconda vittoria consecutiva in campionato ed il successo in Supercoppa, grazie anche alle geometrie, ai gol ed al fosforo che Mladenović offre al centrocampo austriaco, segnalandosi anche in Coppa dei Campioni, dove il Salisburgo esce nel girone inziale dietro ad Ajax e Milan future finaliste; la gara di andata contro i rossoneri è ricordata per il caso della bottiglietta tirata al portiere Otto Konrad che costerà la sconfitta a tavolina alla squadra di Fabio Capello.
L'avventura con Violett-Weiß dura un'unica annata, in quanto nell'estate del 1995 i primi acciacchi relativi all'età e gli yen offerti dal Gamba Osaka lo inducono a sperimentare l'avventura in Giappone, dove resta 12 mesi e dove le due qualità lo impongono come uno dei giocatori più forti del campionato. 
Probabilmente a spingerlo a tale scelta è stata anche la delusione per il ruolo di comprimario avuto nell'Europeo del 1996, dove si è dovuto accontentare di qualche spezzone di partita, chiuso com'era dalla presenza di Robert Prosinečki, Zvonimir Boban e Aljoša Asanović. 
La nostalgia di casa e la volontà di chiudere nel campionato croato lo porta ad accettare l'offerta dell'Hajduk Spalato nel 1997 ed a chiudere la lunga carriera dov'era iniziata, vale a dire al Rijeka, dove regala gli ultimi sprazzi di classe e sagacia tattica. Quest'ultima la dimostra giocando anche nel ruolo di battitore libero, ideale anche per sopperire ad una ridotta mobilità in questa fase finale di carriera.
In quanto riassunto, non è difficile intuire quanto la sua carriera avrebbe potuto essere davvero diversa e più blasonata, risultando palese che, nel periodo di massimo splendore  fisico e atletico, fosse uno dei centrocampisti più completi a livello internazionale; tutto questo in un calcio in fase di cambiamento, dove un mix di qualità come Mladenović può essere identificato come il prototipo del centrocampista perfetto, in una parola sola, moderno. 
Che quel "no" della Juventus del 1991 abbia pesato molto sulle scelte fatte e sui scenari futuri?

Giovanni Fasani















lunedì 8 giugno 2026

8 Giugno 1947: Sampdoria - Juventus

Grazie ad internet vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. È l'8 giugno 1947 e si gioca a Genova la gara di campionato Sampdoria-Juventus valevole per la quindicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1946-47.

Del risultato finale (un netto 3-0 per i bianconeri) ben due segnature sono di un giovanotto novarese che di lì negli anni farà la Storia della Nostra Gloriosa Juventus: Giampiero Boniperti.

Saranno i primi di ben 179 reti che per un lunghissimo tratto di tempo (primo dell'avvento di Alessandro Del Piero) rappresenteranno il record di segnature per un giocatore bianconero.

 

sampdoria

Vittorie: 5 Scudetti, 2 Coppa Italia

 

Stagione 1946-1947 - Campionato di Serie A - 15 ritorno
Genova - Stadio Luigi Ferraris
Domenica 8 giugno 1947 ore 16.30
SAMPDORIA-JUVENTUS 0-3
MARCATORI: Boniperti G. 39, Astorri 86, Boniperti G. 89

SAMPDORIA: Bonetti, Piacentini, Zorzi, Fattori, Borrini, Gramaglia, D'Alconzo, Barsanti, Baldini, Fiorini, Frugali
Allenatore : Giovanni Battista Rebuffo

JUVENTUS: Sentimenti L., Vicich, Varglien G., Cauzzo, Parola, Locatelli, Astorri, Vycpalek, Boniperti G., Sentimenti V., Candiani
Allenatore: Renato Cesarini

ARBITRO: Carpani



Juventus - Sampdoria 3-0 le due prime reti di una riservetta di qualità

Questa Juventus è spesso sorprendente anche per chi come noi la conosce da tanti anni e ne stima, le molte virtù. É venuta a Genova per incontrare la Sampdoria, una Sampdoria che prometteva aspra vendetta per la sconfitta patita nel girone d'andata, (eicordate il gol di Magni all'ultimo minuto quando erano in dieci essendo azzoppato Piacentini?) come se il risultato non interessasse. Né punto né poco è venuta con una formazione sperimentale in vista del prossimo campionato lasciando fuori squadra quattro titolari: Depetrini, Korostolev, Magni e Piola ed mettendo due ragazzi, quali Bonieperti e Cauzzo.

Ha corso il rischio subito nei primi minuti di buscare due o tre gol, poi evitati ha preso in direzione del gioco. Si é imposta con sempre maggiore sicurezza ed ha finito per cogliere un successo sonante il tutto senza forzare. Smorzando via via le velità degli avversari convincendoli della inutilità di ogni loro sforzo dando alla folla la sensazione della squadra superiore. Se non sorprendente è una tale Juventus di che dobbiamo meravigliarci ancora eppure ha risultato acquisito non possiamo che riconoscere che gli esordienti hanno fatto un partitone specialmente Boniperti che ad attacco totalmente rivoluzionato a disputato una delle sue migliori gare segnando tre ineccepibili reti e mancandone per un soffio parecchie altre. Lì e che oltre dell’eccellente prova dei giovani hanno capeggiato ancora una volta parecchi anziani Sentimenti IV si é imposto per una serie di spettacolose parati, Parola seppur toccato duro ad una caviglia dopo pochi minuti di gioco ha dominato in campo con la sua classe eccelsa e la sua sbalorditiva sicurezza.

Vicich, Variglien, Locatelli, dopo qualche incertezza iniziale si sono battuti come mastini e all'attacco Vycpalek ha potuto emergere per il suo buon palleggio. Sentimenti III per una giudiziosa azione di rilancio, Candiani ed Astorri per la pericolosità in aria. Proprio l'opposto è accaduto alla Sampdoria che partita fortissimo se smarrita nel corso dell'incontro gli attaccanti, mancate le prime occasioni hanno poi continuato a sbagliare e la mediana ha ceduto. Specialmente al centro perché Borrini non è un costruttore e ieri non ha saputo esserne pure un distruttore. Bisognerebbe ripetere per i cerchiati quel discorso che si è già fatto altre volte alcuni individuità sono ottime la squadra però non è legata. Ma non è moralmente forte.

Si è giocata la gara la Sampdoria in poche battute. S'era cominciato da meno di un minuto quando Baldini sbocco solo palla sul sinistro il suo piede oltre le tensioni bianconeri, gol fatto gol sicuro sicuro. Invece per tirare con tutta corsa il Doriano mandò nettamente alto e fu così marchiato l'errore che lo vedemmo mordersi le mani. Quattro minuti dopo identico occasione offriva Fiorini e Sentimenti evitava il punto gettandosi distrattamente sui piedi. Poche altre battute dopo terzo brivido. Centro di Frugali testa di Baldini respinta di Sentimenti riprese tiro da Alonso ancora parata del portiere. 

E intanto s'azzoppava Parola e Barzanti sparava regolarmente dopo di avergli pure passato ogni ostacolo. A questo punto era trascorso un quarto d'ora la Juventus prendeva sua volta a giocare e a marcare occasioni prima con Astorri poi con Vicypalek senonché al 37º Sentimenti partiva in profondità scavalcava il portiere ed indirizzava vero la porta incustodita. Gol questo! Macche! Sbucava sulla linea della porta Piacentini a salvare in extremis per ricevere l'abbraccio riconoscente di Bonetti, ma ormai il punto era maturo al trentanovesimo Sentimenti III si spostava tutto a sinistra e centrava. Boniperti era pronto a toccare in modo da battere da vicino il portiere. Gioia salti, baci ed abbracci. Seguivano il primo gol in campionato di questa riservetta di qualità che sarà forse presto un altro campione come vent'anni orsono un certo Giuseppe Meazza. 

Un primo gol da ricordare dunque perché Boniperti promette di iniziare una serie che non sarà breve. Gioco alterno nella prima metà della ripresa. Ottime parata di Sentimenti IV, un paio di Gabbiani a disposizione un gol mancato da Astorri quando sarebbe bastato un semplice tocco per realizzare il pareggio. Sbagliato porta a vuoto da Badanti dopo che il portiere juventino se era tuffato sui piedi di Frugani. 

Finalmente il secondo punto bianconero azione di Candiani, centro botta esatta di Astorri serratosi sottoporta. Si era 6 minuti dalla fine e quella fu per la Sampdoria la mazzata definitiva. 

Subito Astorri e Candiani mancarono altre due occasioni. Ma Boniperti  al quarantacinquesimo su uscita di Bonetti collocò a segno un terzo pallone. 

3 a 0 vittoria bella piena meritata tanto bella che scrosciarono gli applausi.

Luigi Cavallero
tratto da: La Stampa 9 giugno 1947



 










Nasce a Barengo (Novara) il 4 luglio 1928. La Juventus lo preleva dal Momo, squadra dilettantistica del Novarese, nell’immediato secondo dopoguerra e con i mai traditi colori bianconeri, nell’arco di quindici stagioni, disputa 460 partite (444 di campionato, 13 di Coppa Italia e 3 nell’ambito della Coppa dei Campioni) realizzando 179 goals (178 in campionato e 1 in Coppa Italia).

Racconto del suo trasferimento in bianconero: 

«Le trattative furono brevi; io avevo firmato il cartellino per il Momo ma, sentimentalmente, il mio cuore era per la squadra del mio paese, il Barengo, e desideravo che, nel passaggio alla Juventus, anche quella società avesse qualche guadagno. Andò a finire così: prezzo di acquisto sessantamila lire; trentamila furono per il Momo e trenta per il Barengo, in scarpe, maglie e reti, di cui avevano bisogno. Io, mi accontentai dell’onore. Furono gli amici a “leggermi” la Juve del Quinquennio come se fosse un romanzo d’avventure. Il fenomeno di casa, però, era Gino, mio fratello. Solo che fumava come un turco. Sarebbe diventato un fuoriclasse. Ha fatto il radiologo. Me l’ha portato via un tumore».

Soprannominato dai suoi avversari “Marisa”, a causa dei suoi boccoli biondi, Boniperti è un centravanti mobilissimo, astuto, dalla tecnica sopraffina e dall’innato senso del goal, Boniperti (che nella seconda parte della carriera, ridimensionato il raggio d’azione, fornirà sempre maggior apporto al centrocampo), nel 1947-48, a meno di venti anni, con 27 reti, si aggiudica la classifica dei marcatori con due goals di vantaggio su Valentino Mazzola capitano del mitico “Grande Torino”.

Da calciatore lega il suo nome agli scudetti 1950 (non nascondendo mai la preferenza per questa squadra, da lui ritenuta la più bella) 1952, 1958, 1960 e 1961 ed alla Coppa Italia nel 1959 e nel 1960. «Ho avuto tante offerte. Inter, Milan, Roma, il “Grande Torino”. Era stato Valentino Mazzola a fare il mio nome a Ferruccio Novo. Il presidente mi ricevette nel suo ufficio: “commendatore”, gli dissi, “sono della Juve, non posso”».

È diventata leggenda la storia dei premi che Gianni Agnelli gli dava per ogni rete segnata; gli veniva regalata una mucca, che lui andava a prendere direttamente nei poderi della famiglia Agnelli. Il fattore, ad un certo punto, si lamentò, dicendo che Giampiero gli portava via le mucche più belle e, per giunta, gravide.

Al termine del campionato 1960-61, disputa la sua ultima partita: è il 10 giugno 1961, ed è un’occasione piuttosto triste per la storia del calcio; gli avversari sono, infatti, i ragazzini dell’Inter, fra i quali Sandro Mazzola, figlio dello scomparso rivale granata Valentino, polemicamente mandati in campo dalla società nerazzurra ed è forse proprio questo il motivo che induce Boniperti a chiudere con il calcio. «Sono per i tagli netti. Mi tolsi le scarpe e le diedi al magazziniere. Mai più messe. Odio le pantomime fra vecchie glorie».

Charles disse: «La perdita di Boniperti, dal punto di vista tecnico, aveva nuociuto in “modo basilare” alla squadra, essendo venuto a mancare il “cervello”, il pilastro del centrocampo, l’uomo che dirige e coordina il lavoro dei compagni, l’uomo indispensabile per una squadra che voglia giocare un calcio moderno a livello nazionale ed internazionale».

Boniperti, con la maglia azzurra, partecipa alle spedizioni mondiali del 1950 in Brasile e del 1954 in Svizzera, colleziona 38 presenze e 8 goals. Un gettone e 2 reti con la rappresentativa B. Il 21 ottobre 1953, l’olandese Lotsy lo seleziona per la gara in programma a “Wembley” fra l’Inghilterra ed il Resto d’Europa, organizzata per festeggiare il novantesimo anniversario della “Football Association”. Boniperti, l’unico italiano in campo, al fianco dei vari Nordahl, Vukas, Kubala e Zebec, è autore di una prestazione da favola che corona con due splendidi goals: finisce 4 a 4, ma il venticinquenne biondo di Barengo è unanimemente riconosciuto come il migliore in campo.

Uno dei tanti aneddoti. «Ludovico Tubaro. Veniva dal Toro, giocava nel Legnano. Un tronco di stopper. Una domenica, mi entra a catapulta sulla caviglia e rischia di spezzarmela. Esco, mi medicano, rientro. Lo aspetto. Palla sopra la testa e gran botta, gran goal. Lo cerco e gli faccio il gesto dell’ombrello: “Tubaro, tiè”. Mi ha inseguito fin sotto la doccia. Un giorno, che ero ancora europarlamentare, squilla il telefonino. Era lui. Quasi mezzo secolo dopo. Quel pomeriggio, l’avrei ammazzato. Quel giorno, l’avrei abbracciato».

Dopo un decennio trascorso nei quadri dirigenziali, Boniperti il 13 luglio 1971, assume la presidenza della Juventus e la squadra, dopo anni non troppo brillanti torna a volare. Sotto la sua regia, infatti, la squadra bianconera tiranneggia l’Italia, l’Europa ed il Mondo: arrivano scudetti e soprattutto quelle Coppe Europee che in casa Juventus avevano sempre fatto soffrire. «Certo era meglio giocare. Sul campo mi sentivo me stesso, ero forse più vero. Qui, dietro la scrivania, è anche una schermaglia psicologica. Si può dire e non dire, si vorrebbe dire e non si può dire. Il calcio è una materia sempre più difficile».

Quando la Juventus di Parola perse lo scudetto con il Torino, nel campionato 1975-76 Boniperti si presentò a Villar Perosa, per discutere dei contratti con i giocatori. Nella propria borsa, oltre ai contratti, aveva anche un ritaglio di giornale, con la formazione scesa in campo a Perugia giornata di campionato. Sedici maggio 1976, la Juventus perde per 1 a 0 ed il Torino, pareggiando in casa contro il Cesena, può festeggiare il tricolore. Ai giocatori che, mano a mano, entravano nella sua stanza, Boniperti diceva: «Tu c’eri a Perugia ...»

Nessuno ebbe certo il coraggio di rilanciare sul reingaggio. Lui faceva l’interesse della società, ovviamente, ma stimolava i giocatori nell’orgoglio e nel portafoglio.

Rimane in carica fino all’avvento della Triade composta da Moggi, Girando e Bettega; più di trenta anni dietro una scrivania e tante, tantissime vittorie.

Tratto liberamente da tuttojuve.com


 







 

 

 


domenica 7 giugno 2026

7 Giugno 1995: Juventus - Parma

É il 7 Giugno 1995 Juventus Parma si sfidano nella Finale (Gara di Andata) della Coppa Italia 1994-95  allo Stadio 'delle Alpi' di Torino

La Juventus dopo anni di magra si appresta a vincere il suo ventitreesimo scudetto con il nuovo allenatore Marcello Lippi

Il Parma dal canto suo contende ai bianconeri ben tre tornei in questa stagione. Persa quindi sia la lotta scudetto sia quella per la Coppa Italia, i gialloblu si fanno valere almeno sul palcoscenico europeo. Vincono infatti la Coppa UEFA nel doppio confronto a Milano ed in Emilia.

Buona Visione! 

 


juventus



Stagione 1994-1995 - Coppa Italia - Finale, andata
Torino - Stadio Delle Alpi
mercoledì 7 giugno 1995 ore 20.45
JUVENTUS-PARMA 1-0
MARCATORI: Porrini 10

JUVENTUS: Rampulla (Squizzi 70), Ferrara C., Orlando A., Torricelli, Porrini, Paulo Sousa (Fusi 80), Di Livio, Deschamps (Marocchi 61), Vialli, Del Piero, Ravanelli
Allenatore: Marcello Lippi

PARMA: Bucci, Mussi, Di Chiara, Minotti, Apolloni, Fernando Couto, Branca, Baggio D. (Asprilla 82), Crippa, Zola, Pin G. (Fiore 76)
Allenatore: Nevio Scala

ARBITRO: Amendolia



Di Livio il sette polmoni 
Orlando, che piacevole riscoperta 
 
RAMPULLA 6. Il modo in cui si proietta fuori porta dà i brividi (al 13' su cross di Zola che crea un'azione da gol, poi catapultandosi in ritardo per due volte sul sardo che per poco non infila la porta vuota). E' nel suo stile di portiere avventuroso, alla sua età non cambia. Ma è bravo a recuperare quando meno l'aspetti. Salva su Branca che gli arriva davanti, solo. Gioca la ripresa con la sinistra fuori uso per uno scontro, esce e dubitiamo che recuperi per il ritorno. 
(Dal 25' st Squizzi 6,5: salva su Branca) 
FERRARA 6,5. Buona prestazione. Conosce Zola quanto suo fratello e se gli capita a tiro lo blocca inesorabilmente. Con Branca la mette sul fisico. Come usano i centrali Lappanti tenta anche il gol di testa su azione dall'angolo, Bucci si trova la palla sui pugni. 
ORLANDO 6,5. Migliora tranne che nella precisione del passaggio lungo. Lancia in verticale, tenta il tiro: ha un sinistro insidioso e lo prova al 35' quando colpisce il palo su punizione. 
TORRICELLI 6,5. Difensore a destra, frena Crippa o Di Chiara, tampona con generosità. 
PORRINI 6,5. Un gol di Coppa, come a Dortmund. Questa volta il colpo di testa gli è più facile perchè Bucci e Dino Baggio lo favoriscono: sfrutta con prontezza. In difesa fa il suo. 
SOUSA 6. Avverte il peso di una stagione logorante come non gli capitava in Portogallo, dove il campionato si decide in 6 partite e il resto è vacanza. Si muove ma non ha più l'intuizione dei mesi scorsi, recupera meno palloni e ne serve con parsimonia. Il gioco della Juve ne risente nel ritmo. 
(Dal 35' st Fusi sv). 
DI LIVIO 7. E' dalla sua parte che il Parma ha più energia e lo prende in mezzo con Crippa (più centrale) e Di Chiara che va in sprint sulla fascia. Salva al 15' della ripresa un gol quasi certo di Crippa. Ha 7 polmoni: li usa tutti per spingere l'azione verso Bucci. 
DESCHAMPS 5,5. Gioca come su una patinoire, scivola che è un piacere cercando il contrasto che ora gli riesce meno. Ha bisogno di riposo. 
(Dal 16' st Marocchi 6) 
VIALLI 6. Roba da fine stagione. Con la lingua penzoloni il Gianlucaccio crea l'occasione migliore al 31' del primo tempo, con mestiere, impegnando Bucci. Che non sia lucido lo dimostra una «ciccata» al volo, come gli capita raramente. 
DEL PIERO 6,5. Il più dinamico del trio, anche il più fresco dal momento che è stato utilizzato meno. Dal suo piede parte il cross dell'1-0, impegna Bucci da lontano, non riesce però a creare pericoli quando scalla puntando l'uomo. La strada per la riproposizione di un nuovo Baggio è lunga. Ma può farcela. 
RAVANELLI 6. Come Vialli, qualcosina meno. Il Grigio e fatto così, se non sente l'impegno fatica a dare il meglio. Aiuta soprattutto in fase difensiva 

 

BUCCI 7. Molto incerto sul gol si riscatta con interventi scenici ma efficaci sui tiri di Vialli, Del Piero e Marocchi. 
MUSSI 6,5. Il Parma si rende pericoloso quando lui scende a destra e Di Chiara lo imita a sinistra. Non trova l'affondo personale in porta come potrebbe. 
DI CHIARA 7. Stesso discorso di Mussi, con più vitalità. MINOTTI 6. Non ha colore questo suo modo di giocare libero, soprattutto se non avanza a tentare il colpaccio, come ieri sera. 
APOLLONI 6. Il colore lui ce l'ha: il rosso fuoco dei capelli. Dicono sia segno di carattere rissoso, un po' ci prova specialmente con Vialli, ma senza esagerare. Non è partita da duri. 
COUTO 6. Lo ricordiamo giganteggiare, nonostante il passivo, in campionato. Questa volta si limita a bloccare gli spazi aerei e a sparacchiare in avanti: un Interceptor poco animoso. 
BRANCA 6,5. Ovunque va, fatica a trovare posto. Eppure ci piace il suo modo di lottare su ogni palla: crea un paio di pericoli, smarca i compagni. Sbaglia però davanti a Rampulla. 
BAGGIO D. 5. Dice il collega Beccantini: sta giocando così male che è pronto per il gol. Esperienza insegna. Invece questa volta non segna, esce tra i fischi. 
(Dal 37' st Asprìlla sv: gioca arretrato, quasi non lo si nota). 
CRIPPA 6,5. Il più odiato dagli juventini è però un motore indispensabile nella spinta del Parma. Rampulla gli nega il gol. 
ZOLA 5,5. Destino amaro nei suoi match con la Juve. Anche questa volta sbarella, con l'aggravante di due occasioni sbagliate a porta vuota (soprattutto nella ripresa) 
PIN 6,5. Buon controllore di Sousa, con il suo passetto rapido 
(Dal 31'st Fiore sv). 

L'arbitro AMENDOLIA 7. Incerta solo una decisione su Branca in area che ci pare giudichi esattamente Couto lo centra alla testa con un tiracelo poderoso: poi diciamo che i nostri arbitri han la capoccia tenera. 

Marco Ansaldo
tratto da: La Stampa 8 giugno 1995





juventus

parma

juventus

parma

la

juve



maglie
















 





sabato 6 giugno 2026

6 Giugno 1993: Juventus - Lazio

È il 6 giugno 1993 e Juventus Lazio si sfidano nella Diciassettesima (ed ultima) Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1992-93. Il tutto si svolge allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus cerca di fermare l'egemonia del Milan che da un paio d'anni o più ammazza il campionato senza scampo. Sarà un'impronta quasi impossibile in campionato, ma tant'è che con questo Roberto Baggio (capitano e uomo simbolo della squadra in Italia e nel mondo) tutto è possibile! 

Dall'altra parte c'è una Lazio che festeggia una meritata qualificazione in Coppa UEFA ed il trono di capocannoniere di Giuseppe Signori.

Buona Visione!




juve



Stagione 1992-1993 - Campionato di Serie A - 17 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
domenica 6 giugno 1993 ore 16.30
JUVENTUS-LAZIO 4-1
MARCATORI: Fuser 2, Baggio R. rigore 10, Vialli 15, Baggio R. rigore 31, Di Canio 73

JUVENTUS: Peruzzi, Torricelli, De Marchi M., Marocchi, Kohler, Carrera M., Conte A., Platt (Di Canio 46), Vialli, Baggio R., Ravanelli (Giacobbo 60)
Allenatore: Giovanni Trapattoni

LAZIO: Orsi, Bergodi, Favalli (Corino 81), Bacci, Luzardi, Cravero, Fuser, Marcolin, Riedle, Gascoigne (Stroppa 56), Signori
Allenatore: Dino Zoff

ARBITRO: Sguizzato




 E Gianluca si sfoga
«Mi sono sacrificato e ci ho rimesso: pochi gol e addio Nazionale 
Se la squadra andava male, tutti davano sempre la colpa a me» 

TORINO. Silenzio, parla Vialli. Finisce il campionato e finisce anche il black out del Gianluca. Più che un'amabile chiacchiera di fine stagione, quello di Vialli è uno sfogo in piena regola, una liberazione nella speranza che il prossimo anno non debbano ripetersi i problemi che hanno contraddistinto la sua annata più balorda. ' Il suo j'accuse assomiglia tanto a quello del dopo Argentina all'ultimo Mondiale. 

Allora disse: 

«Avevano un puledro e l'hanno utilizzato come un mulo».

Questa volta non usa paragoni equini, ma manda messaggi precisi, avvertimenti sulla linea dell'utente desiderato. Attacca dall'ultimo sfogo, quello della Domenica Sportiva: 

«Mi spiace che i tifosi, con i quali ho sempre avuto un rapporto splendido, mi abbiano frainteso o forse mi sono spiegato male. Ho detto che non ero contento di come mi avevano utilizzato nella Juventus e che per il tipo di gioco preferivo quella della Sampdoria, non che volevo ritornare alla Samp. Potevo dire Real Madrid e Barcellona e non cambiava nulla. A Genova mi sono trovato bene, ma fa parte del mio passato».
 

E' un fiume in piena. Prosegue: 

«Quest'anno avrei potuto fare di più, ma mi sono sacrificato molto per non rovinare certi equilibri. Così ho pagato due volte: non ho più trovato il gol e ho perso la Nazionale. Resta la Coppa Uefa, ma io penso al futuro e spero che le cose cambino per me, perché mi devo realizzare professionalmente. Non si tratta di correre o non correre, non ci sono in ballo gelosie. Sono uno che in carriera ha segnato 200 gol giocando in un certo modo».

Ma perché ha deciso di vuotare il sacco soltanto adesso? Vialli ha risposte pronte per ogni esigenza: 

«Potevo parlare sei mesi fa, ma avrei creato inutili polemiche. La verità è che non sono contento, non sono realizzato, non sono felice. Soltanto negli ultimi due mesi si è rivisto il Vialli più vero, anche perché ad un certo punto mi sono chiesto chi me lo faceva fare di continuare così. Infatti la situazione è cambiata e sono arrivate anche vittorie davvero importanti».

Il grosso rammarico resta sempre la maglia azzurra. Insiste Vialli: 

«Mi spiace per la Nazionale, ma soprattutto mi secca che se dovessi continuare a giocare così, non indosserei mai più quella maglia. La speranza è che le cose siano cambiate davvero e che in futuro non si ripetano certi problemi».

Ma il momento più difficile quando è stato? Il Gianluca non deve fare sforzi di memoria: 

«Quando la squadra andava male e le colpe erano quasi tutte mie. Le vittorie erano di tutti, le sconfitte dei soliti due o tre. Ma qualcuno si è divertito a scaricare tutto su di me. E queste sono cose che non andavano fatte». 

tratto da: La Stampa 7 giugno 1993






juve

juve

juve

juve

juve

juve

lazio

juve

lazio

stadio

juve

juve



maglie









venerdì 5 giugno 2026

5 Giugno 1960: Palermo - Juventus

É il 5 Giugno 1960 e Palermo e Juventus si sfidano nella diciassettesima Giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1959-60 allo Stadio 'La Favorita' di Palermo.

La Juve allenata in panchina dalla coppia Renato Cesarini e Carlo Parola strabiglia tutti con il suo gioco. Con un Omar Sivori e John Charles in gran spolvero. Aggiungiamoci pure Giampiero Boniperti arretrato a centrocampo i bianconeri vincono il loro Undicesimo Tricolore davanti alla Fiorentina e al Milan.

Dall'altra parte c'é un Palermo che dopo una battaglia fino all'ultima partita deve salutare la massima divisione e scendere di categoria. Davvero un altro calcio - non meno affascinante di questo moderno! Anzi!

Buona Visione!

 



palermo


 

Stagione 1959-1960 - Campionato di Serie A - 17 ritorno
Palermo - Stadio La Favorita
domenica 5 giugno 1960 ore 16.00
PALERMO-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Sivori 37, Greatti 53

PALERMO: Anzolin, De Bellis, Sereni, Benedetti, Grevi, Malavasi, Vernazza, Carpanesi, Arce, Bernini, Greatti
Allenatore: Cestmir Vycpalek

JUVENTUS: Vavassori, Garzena, Sarti B., Emoli, Cervato, Colombo U., Nicolè, Boniperti G., Charles, Sivori, Stacchini
Allenatore: Carlo Parola

ARBITRO: Jonni
ESPULSIONI: Arce 88 (Palermo)



L'undicesimo scudetto ai bianconeri, la promozione ai granata
Juventus e Torino terminano in testa i campionati di calcio di serie A e B
Il Novara, salvandosi dalla C, completa l'affermazione del football piemontese.
Arrivederci per Genoa, Alessandria e Palermo 
Un nome nuovo, il Lecco, ed il Catania risalgono insieme ai granata


L'ultima giornata del campionato non ha risolto molti problemi che la classifica  proponeva, ma quel lo che rimane  e, in fondo, cosa di poco conto. Non resta che designare la terza squadra da retrocedere dalla Serie B  a quella inferiore e sarà disputato a questo scopo uno spareggio che non intralcerá però lo svolgimento dell' utimo mese dello stagione dedicato agli incontri internazionali. 

Pensiamo che la Lega fará iniziare immediatamente i tornei fra Simmenthal, Venezia e Taranto per sgombrare il terreno da quest'ultimo residuo. Sono gli ultimi sussulti del campionato, insignificanti per noi, ma ricchi di tifo e di passione per le cittá che vi sono interessate.

Il resto riguarda la Juventus, adornata dal suo undicesimo scudetto, capolista del calcio nazionale, una scuola di gioco un modello di organizazione. Il campionato é un'avventura solamente per le squadre disorganizzate. Per lo altre è semplicemente uno svolgimento di un'impresa in cui l'imprevisto viene ridotto al minimo, all'episodio casuale. Vi concorana in giusta distribuzione delle forze, in continuitá della forma, il crescendo della efficienza quindi, per gran parte, un problema di organizazione, tecnico e agonistico insieme, amministrativo e logistica. Le grandi società sono degli organismi pressoché perfetti, in cui tutte le ruote girano con ritmi uguali. Il problema del gioco costituisce naturalmente il fattore prominente, con soluzioni che variano a seconda della diversa levatura tecnica delle varie formazioni, della diversa intelligenza dei singoli, del loro diverso temperamento.

La preparazione di una squadra si basa su basi scientifiche. In scuola calcistica ha moduli e traf tati, gli allenatori non basta più che siano degli ex gincatori ma ad essi si richiede una grande capacitá didattica, una conoscenza profonda delle premesse teoriche del gioco, una notevole capacitá di assimilazione di tutto quanto viene matuando nel mondo del calcio. Le grandi squadre sono quindi il risultato di una variazione graduale e continua, volta alla ricerca del prodosto finito, passato attraverso tutti i collaudi, temprato alla fiamma delle prove piú dure. Esse richiedono, quindi grandi mezzi, u disponibilitá finanziaria solida, la possibilità di svolgere un lavoro progressivo, metodicamente e razionalmente, lungo un ciclo di anni. É un impresa enorme.

A questo tipo appartiene la Juventus. Essa é fatta non su misura nazionale, ma europea. Il suo valore ha quotazione in tutte le borse calcistiche d'Europa, il suo nome é iscritto nell'albo della grande aristocrazia calcistica continentale, fa parte di quelle grandi famiglie che costituiscono il nucleo centrale, in veritá non troppo numerosa, di un attivitá che trascende ormai il suo significato sportivo per acquistare un importanza sociale e politica. Questa sua undicesima vittoria non é quindi il felice risultato di un avventura ma il compimento di un impresa diligimente studiata sulla grande mappa della nostra organizazzione calcistica, guidata con perizia da una pattuglia di piloti e condotta a termine col passo sicuro di chi conosce la strada e sa dove vuole giungere.

Diverse, naturalmente, la figura, la situazione, la marcia del Torino. Giudicatela come volete la stagione della squadra granata resta sempre il fatto che essa é finita con la conquista di quel traguardo che costituisce il solo grande impegno assunto dai nuovi dirigenti giocatori e tifosi potevano giá dire di aver concluso la loro lunga e involta tempostosa lotta per la rinascita.

Il Torino era salito al comando del grione alla sedicesima giornata con la vittoria in trasferta sul Messina, il 10 gennaio scorso. Al primo posto é rimasto per venti domeniche ed é stato scavalcato dal Lecco proprio nel giorno in cui conquistava il diritto alla promozione. Per due domeniche la squadra granata a tallonato la giovane e valorosa avversaria e proprio sul filo di lana essa é risalita al posto che le competeva di diritto per splendore di passato e dignitá di blasone.

Il Torino ha avuto giornate di difficoltá, sono scoppiati dissidi fra i dirigenti, in formazione della squadra é apparsa in certi momenti un rebus di difficile soluzione, ora bisognatener conto del lavoro arduo di riorginazziazone resosi necessario dopo la disastrosa stagione passata quando a molti parve perfino che il vessillo sociale dovesse venire ripiegato per sempre. Una squadra da rimettere in piedi, un bilancio senza fondamenta da riassestare, un consiglio direttivo da rifare, tutta una organizazzione societaria da impiantare, un'impresa immane, come chi lavori fra le macerie di un disastro. Si sono commessi errori, ma non sappiamo chi avrebbe potuto evitarli. C'era tutta una esperienza da rifare, uomini nuovi da portare, una continuitá tecnica di gioco da ricreare, un nome glorioso da risollevare dall'umiliazione del tracollo.

Non ci sembrava quindi il caso di sopravvalutare i dissidi. La Societá ordinata e senza grane sono quelle in cui un unico mecenate comanda e dispone. Le altre tirano avanti in una polemica continua perché chiunqu concorra a puntellare il bilancio ha qualcosa da dire, e lo dice. Ora tutto é finito, il traguardo é raggiunto. Questi dirigenti che hanno trascorso un'annata tremenda, poco accorti spesso, impulsivi a tratti purtroppo, hanno tuttavia dato prova di generositá, di uno spirito di sacrificio, di una buona fede che faceva perdonare le loro impennate e meritano quindi lode anch'essi nel momento in cui tutte le fronti si spianano e gli animi si placano. Un compito anche piú arduo attende ora il Torino. La squadra torna in cantiere, i lavori di riparazione e di potenziamento si iniziano, attendiamo con fiducia il nuovo varo.

La Serie A perde due squadre di grande passato: Genoa e Alessandria. É un distacco doloroso, ma vedrete che risaliranno presto. E tornerá a brillare anche la stella del Genoa che sta passando un dei periodi piú tristi della sua esistenza.

Salgono col Torino al massimo girone, un nome nuovo il Lecco ed uno giá noto il Catania. Il calcio sta rinfrescando i suoi ranghi. Cagliari e Modena discendono in Serie C e una terza squadra li seguirá fra non molto. Dalla Serie C avanza invece una vecchia conoscenza: la Pro Patria che va a rinforzare il girone dei cadetti. La squadra bustese ebbe giá il suo periodo d'oro anni orsono quando fece parte del gruppo delle elette. Discese col Novara alla fine della stagione 1955-56 per una discesa lunga. Ora comincia a risalire e, con essa salgono Prato e Foggia nomi nuovi, virgulti giovani.

Il Novara ha cancellato del tutto domenica la sua crisi che l'aveva posta sull'orlo della retrocessione. Alla 35esima giornata era ancora al penultimoposto, alla 38esima ha seminato sette squadre alle sue spalle. Piú che una riscossa é stato uno scatto da purosange

Ettore Berra
tratto da: La Stampa 6 giugno 1960



il

bruno

carlo

juve

palermo

john

palermo

palermo

juventus

juventus

juve