giovedì 12 febbraio 2026

12 Febbraio 2006: Inter - Juventus

É il 12 Febbraio 2006 e InterJuventus si sfidano nella Sesta Giornata del Girone di Ritorno del Campionato di Calcio di Serie A 2005-06 allo Stadio 'Giuseppe Meazza' San Siro di Milano.

La Juve allenata in panchina da Fabio Capello si appresta a vincere il suo ventinovesimo Scudetto ed ha proprio nei nerazzurri il suo massimo antagonista per la vittoria finale. Sará una gara epica contrassegnata dalla punizione di Alessandro Del Piero che decide il match e dalla sua esultanza con la lingua di fuori che diventerá leggenda. 

Putroppo l'invidia regala grandi amarezze e disincanti e quella grande squadra dal futuro ancora piú grande verrá spazzata via dalla piú grande farsa del calcio moderno.

Buona Visione!


inter


 


Campionato di Serie A 2005-2006 - 6 ritorno
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
Domenica 12 febbraio 2006 ore 20.30
INTER-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Ibrahimovic 63, Samuel 74, Del Piero 85

INTER: Julio Cesar, Zanetti J., Cordoba, Samuel, Burdisso, Figo, Veron (Kily Gonzalez 36), Cambiasso, Stankovic, Adriano (Recoba 83), Martins (Cruz J. 72)
Allenatore: Roberto Mancini

JUVENTUS: Buffon, Balzaretti, Thuram, Cannavaro, Chiellini (Blasi 89), Camoranesi (Mutu 76), Emerson, Vieira, Nedved, Ibrahimovic (Del Piero 70), Trezeguet
Allenatore: Fabio Capello

ARBITRO: Paparesta G.


L’ultimo derby d’Italia prima di Calciopoli

Quando si parla di Inter e Juve si pensa però indiscutibilmente anche all’infelice capitolo di Calciopoli, i nerazzurri da protagonisti in positivo ed i bianconeri dalla parte dei “cattivi”. Lo scandalo pose fine al dominio della Vecchia Signora che durava ormai da anni.

Il campionato 2005-2006 fu assegnato quindi all’Inter, in cui si trasferirono Vieira e Ibrahimovic la stagione successiva. Parleremo dunque dell’ultimo match andato in scena tra le due squadre prima della retrocessione punitiva juventina. Febbraio 2006, 25esima giornata di campionato e si affrontarono le due squadre mai retrocesse dalla loro fondazione. I bianconeri di Capello arrivarono a San Siro con 9 punti di vantaggio, sarebbe dunque bastato loro un pareggio per vivere in tranquillità l’ultima parte di stagione. Il titolo fu consegnato invece proprio ai nerazzurri, nonostante fossero arrivati terzi dietro Milan e Juve.

Tornando a quel 12 febbraio 2006, la squadra di Mancini fece di tutto per ridurre i punti di distacco, che a fine gare divennero 12. La partita la vinse infatti la Juve per 2 a 1 dopo un primo tempo sofferto ma conclusosi comunque 0 a 0, causa anche il gol annullato ad Adriano. La seconda parte di gara si aprì con il vantaggio Juve arrivato al 18esimo grazie al gol di Ibrahimovic che, passando l’anno successivo all’Inter, fu considerato in casa Agnelli il più grande dei traditori.

Dieci minuti dopo lo stacco imperioso di Samuel, che gli permise di superare addirittura Vieira, pareggiò i conti. Quando tutto lasciava presagire che la partita sarebbe finita in parità, a 6 minuti dalla fine l’arbitro Paparesta fischiò fallo su Nedved al limite dell’area. A incaricarsi della battuta fu ovviamente Del Piero, che insaccò sotto l’incrocio il match point del 2 a 1. La squadra di Capello volò così a più dodici sull’Inter , credendo di aver messo in cassaforte quello scudetto assegnato poi proprio alla squadra di Mancini.

tratto da: Amarcord, l’Inter-Juventus di Calciopoli 





I bianconeri battono 2-1 l'Inter a San Siro grazie ai gol di Ibrahimovic e Del Piero: ora i punti di vantaggio sono 12. Nerazzurri illusi dal pari di Samuel

MILANO, 12 febbraio 2006 - Game over. La Juventus vince a San Siro (guarda le immagini dell'incontro) e mette una seria ipoteca sul campionato. Il pallone è tondo e può rimbalzare in modi strani, ma il 2-1 con cui i bianconeri hanno battuto l’Inter a domicilio ha tutta l’aria di essere un colpo da ko. La squadra di Capello stende i nerazzurri per la seconda volta in stagione, e porta a 12 i punti di vantaggio sull’accoppiata Milan-Inter. Mancano 13 giornate alla fine, un’eternità, però il vantaggio anche psicologico sulle inseguitrici è enorme.

La vittoria della Vecchia Signora è griffata Ibrahimovic, croce e delizia bianconera, la variabile ics di una corazzata in cui tutto il resto è magnificamente prevedibile. Ma soprattutto Del Piero. Il capitano e simbolo della Juve, che fa staffetta con Ibrahimovic e pennella una punizione da Pinturicchio, forse da 29° scudetto. L’Inter ha giocato alla pari, forse non avrebbe meritato la sconfitta, ma non ha mai messo spalle al muro, come doveva, la Juventus, in una gara in cui contava un solo risultato, la vittoria, come aveva detto Mancini alla vigilia.

Le formazioni. Mancini sceglie Martins come partner d’attacco di Adriano. In panchina Recoba e Cruz. In difesa confermata la scelta di Burdisso come terzino sinistro, come sostituto dell’infortunato Favalli. Capello risolve i dubbi dela vigilia schierando sulle fasce in difesa Balzeretti e Chiellini: largo alla linea giovane, gli esclusi sono Pessotto e Blasi. In avanti i Giganti: Trezeguet-Ibrahimovic, entrambi non al meglio, ma recuperati. Del Piero si accomoda in panchina. Il primo tempo è (molto) più tattico che spettacolare. San Siro è trasformato in un’enorme scacchiera, Mancini e Capello giocano una partita paziente ed equilibrata.

Alla ricerca di un punto debole nello schieramento difensivo degli avversari, entrambe le fazioni si concentrano sulla stessa fascia. L’Inter cerca gli uno contro uno di Figo su Balzaretti, mancino schierato sulla corsia destra, mentre nella metà campo opposta Camoranesi punta Burdisso, destro (e più un centrale che un esterno) schierato sulla fascia sinistra. Sono punture di spillo, più di tanto non si passa. In mezzo le coppie Emerson-Vieira e Cambiasso-Veron, pedoni con licenza di affondare, ballano a specchio. Insomma, tra mosse e contromosse l’equilibrio regna sovrano.

Qualche guizzo c’è, per carità, un destro al volo dal limite di Emerson respinto da Julio Cesar, un paio di partenze da sprinter di Martins, a cui non corrispondono adeguati arrivi. Poi il primo colpo di scena: Veron si allunga in scivolata su Vieira e resta a terra, prova a stringere i denti, ma è costretto ad uscire. Entra Kily Gonzalez, Mancini sposta il cavallone Stankovic in mezzo: meno geometrie, più arrembaggi. Le emozioni restano poche. Poi, repentino, lo scacco. Presunto. Adriano tira fuori dal suo cilindro una gemma su punizione, ma il calcio piazzato era di seconda, per un gioco pericoloso fischiato a Chiellini. San Siro espolde, ma è un falso allarme, tutto da rifare. Si va al riposo sullo 0-0.

Ripresa. L’Inter prova a cambiare atteggiamento, a spingere di più. Deve vincere, alla Juve il pari basta e avanza. Ma sono solo buone intenzioni. Al primo affondo in contropiede la Juve passa: Camoranesi salta Burdisso, poi mette in mezzo un pallone d’oro che Ibrahimovic, battendo sul tempo Cordoba e Zanetti, trasforma nell’1-0. L’Inter reagisce buttando il cuore oltre l’ostacolo e trovando il pari con Samuel, che di testa su angolo di Figo svetta, gigante, sopra la contraerea Vieira. Entrano Del Piero, Cruz e Recoba, tutti cavalli di razza, ma quello che lascia il segno è il numero 10 bianconero, che mette all’incrocio dei pali una punizione telecomandata dal limite. Quella stupenda di Recoba, a tempo scaduto, si schianta sul palo. La Juve tira un sospiro di sollievo, se ci si mette anche la fortuna, il campionato non può sfuggirle.

Riccardo Pratesi
tratto da: Juve, le mani sullo scudetto

 





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mercoledì 11 febbraio 2026

11 Febbraio 2001: Juventus - Napoli

É l' 11 Febbraio 2001 Juventus e Napoli si sfidano nella prima giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2000-01 allo Stadio 'delle Alpi' di Torino.

La Juventus guidata in panchina da Carlo Ancelotti sta sfidando la Roma di Fabio Capello per la conquista dello Scudetto. Alla fine però sará solo un amarissimo secondo posto per i bianconeri. 

Dall'altre parte c'é una squadra partenopea che vive una stagione disastrosa e nonostante tutti gli sforzi profusi non riesce ad evitare una dolorosa retrocessione in Serie B.

Buona Visione!



juventus



Stagione 2000-2001 - Campionato di Serie A - 1 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 11 febbraio 2001 ore 20:30
JUVENTUS-NAPOLI 3-0
MARCATORI: Kovacevic 12, Inzaghi 52, Del Piero 86

JUVENTUS (4-3-1-2): Van der Sar, Birindelli, Ferrara C., Tudor, Pessotto G., Brighi Mat. (Paramatti 79 - Montero 83), Tacchinardi, Zambrotta, Zidane, Inzaghi, Kovacevic (Del Piero 67)
A disposizione: Carini, Maietta, Papa, Fonseca
Allenatore: Carlo Ancelotti

NAPOLI (3-5-2): Fontana, Baldini, Fresi, Quiroga, Saber, Magoni, Matuzalem (Jankulovski 76), Baccin, Pecchia (Sesa 57), Amoruso N. (Bellucci 46), Edmundo
Allenatore: Emiliano Mondonico

ARBITRO: Borriello
RIGORI FALLITI: Zidane 56 (Juventus)
AMMONIZIONI: Pessotto G. (Juventus); Matuzalem, Pecchia (Napoli)



LE PAGELLE Zidane comanda l'assalto Ferrara si esalta contro il suo passato
JUVENTUS VAN DER SAR 6,5, Ingiudicabile per tutto il pt, bravissimo nel neutralizzare Edmundo nel st. BIRINDELLI 6,5. Vince il ballottaggio con Paramatti, sorveglia Baccin con qualche piccolo problema all'inizio. FERRARA 7. Ritoma titolare per celebrare la partita numero 250 da juventino. Il Napoli lo stimola, vuol dimostrare al mondo che esiste ancora. TUDOR 6,5. Vice Montero, non riesce a eliminare le sohte piccole incertezze. Edmundo, in ogni caso, non costituisce un grosso problema. Ma nel finale lo beffa. PESSOTTO 6,5. La sua indispensabilità è arcinota. Il suo impegno sulla fascia sinistra è una garanzia assoluta. TACCHINARDI 6,5. A volte trova spazi enormi in cui inserirsi, li sfrutta con iniziative interessanti. BRIGHI 6,5. Il deb riminese non vacilla, si propone sulla fascia, si impappina quando Zidane lo innesca e lui sciupa una possibile palla-gol (dal 35' st Paramatti sv; dal 40' st Montero sv). ZAMBROTTA 6. Stupisce per certe giocate approssimative. Il grande movimento non basta. ZIDANE 8. Difficile trovare gli aggettivi per illustrare questa ennesima prestazione di Zizou. Splendida l'azione tutta sua per il gol di Kovavevic. Chiede a Inzaghi il rigore e lo spreca. Un dettaglio. F. INZAGHI 7. Settima rete in sei partite. La difesa del Napoli lascia spazi invitanti, cerca di approfittarne con la solita fame di gol. Fa centro con la rapacità del condor che vede la preda. KOVACEVIC 7. Quarto gol in campionato, come all'andata trafigge il Napoli con la prestanza fisica. A volte si trova decentrato e non si capisce perché debba essere lui ad andare al cross (dal 22' st Del Piero 6,5: sfiora il gol di testa, poi fa centro complice Fontana). ANCELOTTI 7. Ha ormai il nuovo contratto in tasca, non si sgomenta di fronte all'emergenza e manda comunque in campo una Juve che sa divertire.
NAPOLI FONTANA 5. Sul gol di Kovacevic lo tradisce la difesa, su quello di SuperPippo prova a metterci una pezza senza fortuna. Compie una paratona su Del Piero e un erroraccio sempre su Alex. BALDINI 4,5. Segue Inzaghi dovunque, si accartoccia su se stesso irriso dalla finta con cui Zidane propizia il vantaggio bianconero. Stende Pippo provocando un rigore abbastanza netto. FRESI 5. Precaria prestazione in una retroguardia modello emménthal svizzero. QUIROGA 4,5. Marca Kovacevic in ogni zona del campo, sbaglia il tempo quando Darko si arrampica lassù e insacca. SABER 5. Si sgancia, spesso lo ignorano. PECCHIA 6. In perenne movimento, è l'azzurro più lucido ed efficace (dal 12'st Sesa 5). MAGONI 5. Cosa ha pensato quando gli hanno detto di marcare Zidane? Ci ha messo l'anima, ma era un compito da brividi. MATUZALEM 5. Spunti a singhiozzo. Piedi buoni, ma poca concretezza (dal 30' st Jankulovski sv). BACCIN 5,5. Mette a dura prova la Juve sulla fascia sinistra con inserimenti sempre tempestivi. Sbiadisce alla distanza. EDMUNDO 5,5. Porta la sua pelata a spasso per il campo senza incidere. Si ridesta nel finale, ma non basta. AMORUSO 5. Presenza ininfluente (dal 1' st Bellucci 5: vedi Amoruso). MONDONICO 5. Il suo Napoli è quasi inguardabile.
L'arbitro BORRIELLO 6,5. Limita al minimo gli errori.
Fabio Vergnano tratto da: La Stampa 12 febbraio 2001




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martedì 10 febbraio 2026

10 Febbraio 1991: Juventus - Cesena

É il 10 Febbraio 1991 e Juventus e Cesena si sfidano nella Terza Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1990-91 allo Stadio ''Delle Alpi' di Torino.

La Juventus tenta di riapproparsi dello scettro di squadra 'piú forte della penisola' con una nuova dirigenza tecnica affidata ad un allenatore del famigerato 'calcio champagne' Luigi Maifredi. Dopo un inizio di campionato incoraggiante i bianconeri naufragano tra caterve di gol presi ed addirittura a fine campionato si trovano fuori dalle Coppe Europee dopo 27anni. Dall'altra parte un Cesena che affonda in Serie B dopo un campionato anonimo.

Buona Visione!


juventus


Campionato di Serie A 1990-1991 - 3 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 10 febbraio 1991 ore 15.00
JUVENTUS-CESENA 3-0
MARCATORI: Fortunato D. 5, Casiraghi 73, De Agostini 88

JUVENTUS: Tacconi, Napoli, Luppi, Fortunato D., Julio Cesar, De Agostini, Haessler, Galia (Di Canio 82), Casiraghi (Zanini 89), Alessio, Schillaci
Allenatore: Luigi Maifredi

CESENA: Ballotta, Calcaterra, Nobile, Piraccini, Barcella, Jozic, Turchetta, Esposito, Ciocci, Silas, Leoni (Zagati 74)
Allenatore: Giampiero Ceccarelli

ARBITRO: Nicchi


Agnelli: scudetto lontano 
Ma il prossimo anno saremo più forti 

TORINO. Un'ora e un quarto di sbadigli, poi negli ultimi quindici minuti una Juve determinata, decisa ad uscire tra gli applausi. Lo strapotere bianconero contro la Cenerentola del campionato non c'è stato se non negli ultimi sprazzi dell'incontro. E così molti tifosi della tribuna vip hanno abbandonato il Delle Alpi perdendosi gli ultimi spiccioli di spettacolo. Non si sono divertiti come in altre occasioni il presidente della Fiat, Gianni Agnelli, il presidente della società, Chiusano, e neppure il vicepresidente esecutivo, Luca di Montezemolo. E ognuno di loro ha preferito rimandare di qualche tempo un giudizio sulle ambizioni della squadra. 

«Aspetto di giudicarla per farla forte il prossimo anno» 

ha esordito l'avvocato Agnelli ed ha aggiunto: 

«Lo scudetto è un obiettivo non facile da raggiungere. Almeno per quest'anno. Piuttosto, questo terreno di gioco peggiora di domenica in domenica e questo non aiuta di certo lo spettacolo. Solo nella fascia centrale, dove si è provveduto a rizollare, il campo è agibile; il resto è un vero disastro. I giocatori di classe sono ovviamente penalizzati». 

Al presidente della Fiat fa eco Montezemolo: 

«Davvero un fondo impraticabile. Ma la nostra società sta già facendo alcune riflessioni per il futuro, Quali? E' presto per parlarne, ma così non si può andare avanti. Per quanto riguarda la partita, ho visto una Juve determinata, concreta. Qualcosa non mi è piaciuto, ma non riguarda la squadra». 

Un'allusione all'arbitro? Potrebbe essere, ma quando si fa cenno al signor Nicchi, il vicepresidente soprassiede: 

«Ho visto un Haessler mondiale. Mi è dispiaciuto invece per Schillaci che è andato vicino al gol in almeno tre occasioni e alla fine anche il palo gli ha detto di no. Speriamo che questo digiuno finisca presto, magari già domenica sul difficile terreno della leader Sampdoria». 

Sempre a proposito del match con il Cesena Montezemolo ha aggiunto: 

«Come a Bergamo la squadra ha lottato bene. Certo queste sono le tipiche partite dove c'è tutto da perdere. Lo spettacolo è il primo ad essere penalizzato. L'importante è stare con i piedi per terra e lavorare concentrati, anche perché essere impegnati su tre diversi fronti non è, uno scherzo, soprattutto a primavera inoltrata, quando la fatica comincerà a farsi sentire». 

L'avvocato Chiusano ha visto una Juve dai due volti, uno per tempo: 

«Nei primi 45 minuti devo dire che non è piaciuta assolutamente, ma dopo il secondo gol ha rischiato di farne almeno altri tre o quattro. Ancora una volta ho visto un Julio Cesar impeccabile su ogni pallone, ma anche il tedesco Haessler ha ritrovato lo smalto migliore. Continuo a restare della mia idea: segnano le squadre che tirano in porta. Quando la Juve ha cominciato a prendere la mira, la musica è cambiata e anche il pubblico alla fine si è divertito». 

Negli spogliatoi l'avvocato Agnelli, accompagnato da Montezemolo, ha voluto premiare con delle medaglie d'oro due protagonisti della squadra, Stefano Tacconi e Gigi De Agostini. Il primo ha festeggiato infatti le 200 partite nel campionato di A con la maglia bianconera, mentre il centrocampista ha raggiunto quota 100. 

Piero Abrate
tratto da: La Stampa 11 febbraio 1991

 




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lunedì 9 febbraio 2026

9 Febbraio 2014: Verona - Juventus

È il 9 febbraio 2014 e si gioca Verona-Juventus che si sfidano nella quarta Giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2013-14 allo Stadio 'Marc'Antonio Bentegodi' di Verona.

É una Juventus tutta record questa guidata in panchina dal 'gladiatore' Antonio Conte. É la Juve dei 102 punti finali che strapazza tutti e conquista così il suo trentaduesimo scudetto. Pensate che il Torino (fermatasi ad un onorevole settimo posto) finisca a ben quarantacinque (45!) punti di distacco dalla squadra Campione d'Italia

Dall'altra parte c'è un Verona che disputa un campionato al di sopra delle attese e chiude a metà classifica.

Buona Visione!


verona

 

Stagione 2013-2014 - Campionato di Serie A - 4 ritorno
Verona - Stadio Marcantonio Bentegodi
Domenica 9 febbraio 2014 ore 15.00
VERONA-JUVENTUS 2-2
MARCATORI: Tevez 4, Tevez 21, Toni 52, Gomez J. 90+4

VERONA: Rafael, Cacciatore (Gomez J. 86), Moras, Marques, Albertazzi, Romulo, Donadel (Cirigliano 69), Hallfredsson, Iturbe, Toni, Jankovic (Martinho 62) - Allenatore : Andrea Mandorlini

JUVENTUS: Buffon, Caceres, Bonucci, Chiellini (Ogbonna 74), Lichtsteiner, Vidal, Pirlo, Pogba, Asamoah (Peluso 80), Tevez, Llorente (Osvaldo 65) - Allenatore : Antonio Conte

ARBITRO: Doveri



Verona-Juventus 2-2, Conte si ferma Doppietta di Tevez, poi Toni e Gomez

E’ stata fatal Verona. Toni e Gomez hanno ribaltato tutto. E’ finita 2-2. Dopo 52 minuti di dominio assoluto, la Juve si   complicata la vita, subendo due schiaffi che hanno fatto infuriare Conte. Non è bastata la doppietta di Tevez nel primo tempo, perché l’ex ariete azzurro e Juanito Gomez, appena entrato in campo, hanno rimontato i campioni d’Italia in zona Cesarini. Un peccato veniale (la solita distrazione su palla inattiva) ha riaperto una partita che sembrava chiusa, in cassaforte. L’Hellas ha protestato con Doveri per un tocco di mano di Lichtsteiner prima del pareggio. L’arbitro l’ha giudicato involontario. Dubbi pure sul raddoppio di Tevez e sul gol di Toni. Entrambi sembravano di qualche centimetro in fuorigioco. Discreto l’esordio di Osvaldo, che ha colpito il palo e ha fatto vedere cose positive. Numeri comunque spaventosi per la banda del tecnico salentino: 19 vittorie su 23 partite di campionato, 56 gol fatti, 18 subìti per un totale di 60 punti. Più di tutto aveva impressionato il modo con cui i bianconeri hanno aggredito la partita fin dal fischio d’inizio di Doveri e cercato il bottino pieno. Cattiveria agonistica, fame, qualità e cinismo. Allo stesso modo ha sorpreso e non poco, quando gli avversari hanno accorciato il risultato. E’ venuto fuori il braccino corto dei bianconeri, un limite della capolista, che ha subito il pareggio nei minuti di recupero con Juanito Gomez, mandato in campo da Mandorlini qualche attimo primo. Un punto a testa.

Stadio Bentegodi pieno. Pubblico delle grandi occasioni. Titolarissimi per Conte: 3-5-2. Buffon (ha scontato la squalifica) tra i pali. Caceres al posto dell’infortunato Barzagli. Per il resto, tutto secondo copione. Mandorlini non ha rinunciato al 4-3-3, ma i veneti si sono fatti travolgere subito. Progressione e tiro di Asamoah, respinto da Rafael (un po’ sorpreso), tocco sottomisura di Tevez, primo centro del 2014. Uno a zero dopo 4 minuti. Troppo presto. La Juve ha continuato ad attaccare, spingendo sull’acceleratore. Verticalizzazione di Pogba per l’Apache, scattato sul filo del fuorigioco (c’era di qualche centimetro). Per l’argentino è uno scherzo metterla dentro. Due a zero in 21 minuti di furia bianconera. Il Verona non ha reagito. Sterile le offensive dei veneti, che hanno chiuso la prima frazione senza dare segnali.

E’ bastato un episodio, una palla inattiva (il tallone d’Achille della capolista) per riaprire la partita. Calcio di punizione di Romulo, colpo di testa di Toni (anche lui oltre la linea di qualche centimetro) e palla nel sacco. Per l’ex bianconero undicesimo centro in questa stagione. Uno a due. E partita riaperta. Viva. Il Verona si è svegliato dal torpore che aveva scandito il primo tempo. Girandola di cambi. Fuori Llorente, dentro Osvaldo, che colpisce il palo al primo pallone toccato. Cresce la spinta dei padroni di casa. Accelerano. Ci provano. La Juve sembra aver paura. Arretra. Mandorlini trova il jolly dalla panchina. Fuori Cacciatore, dentro Juanito Gomez. Peluso e gli altri difensori se lo perdono e di testa sigla il 2-2, scatenando la rabbia di Buffon, miracoloso su Toni qualche minuto prima. Un punto a testa, che lascia l’amaro in bocca alla Juve. Conte però può vedere il bicchiere mezzo pieno, perché la Roma nel derby non è andata oltre lo zero a zero. Seppur con una partita in più, i punti di distacco dai giallorossi restano 9. Non un dettaglio.




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