sabato 25 aprile 2026

25 Aprile 1982: Juventus - Inter

È il 25 aprile 1982 Juventus e Inter si sfidano nella dodicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1981-82 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

A fine campionato la Juventus conquisterà la sua Seconda Stella da appuntare sul petto. Dopo un lunghissimo testa a testa con la Fiorentina allenata da Giancarlo DeSisti, la spunta all'ultima giornata grazie ad una vittoria esterna a Catanzaro con un rigore del partente Liam Brady

Dall'altra parte c'è l'Inter allenata da Eugenio Bersellini che terminerà il campionato in un deludente quinto posto.

Buona Visione!

          

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Stagione 1981-1982 - Campionato di Serie A - 12 ritorno
Torino - Stadio Comunale
Domenica 25 aprile 1982 ore 15.30
JUVENTUS-INTER 1-0
MARCATORI: Brady rigore 76

JUVENTUS: Zoff, Osti, Cabrini, Gentile, Brio, Scirea, Marocchino, Bonini, Galderisi (Tavola 72), Brady, Virdis
Allenatore: Giovanni Trapattoni

INTER: Bordon, Bergomi, Baresi G., Marini, Canuti (Serena A. 77), Bini, Bagni, Prohaska, Altobelli, Beccalossi, Oriali
Allenatore: Eugenio Bersellini

ARBITRO: Barbaresco




Brady dal dischetto ha battuto l'Inter ad un quarto d'ora dalla conclusione del match
Rigore discusso, ma Juventus con merito 
Barbaresco punisce un intervento in scivolata di Marini su Cabrini: proteste ne-razzurre, Prohaska ammonito Altro scontro Baresi-Cabrini, non era penalty Gioco confuso, maggiori le conclusioni bianconere - Bettega è rimasto in panchina
 
TORINO Visto che Juventus ed Inter avevano ingarbugliato non poco tra rabbiosa rivalità ed errori, tra alti e bassi dei singoli giocatori la matassa della partita ad un quarto d'ora dalla fine a decidere la preziosissima vittoria bianconera è arrivato un segnale dell'arbitro Barbaresco. Al 28' il fischio che rilevava gli estremi del rigore in un intervento in scivolata di Marini nelle cui gambe incocciava (a palla presumibilmente persa) Cabrini lanciato in affondo, e dopo quasi due minuti impiegati a calmare le proteste nerazzurre e ad ammonire Prohaska, l'altro sibilo che faceva partire Brady con palla sul dischetto. Bordon intuiva la direzione del tiro, ma la botta dell'irlandese era troppo forte e troppo ben diretta. 
Era il gol della vittoria bianconera, una rete che farà discutere ma che ha premiato almeno il maggior numero di conclusioni della squadra di Trapattoni. Subito dopo il penalty, con un'Inter che aveva perso la testa e si dedicava ad una vera caccia all'uomo, lo stesso Cabrini finiva a terra di nuovo in piena area su una dura entrata di Baresi (dopo aver vinto un duro tackle con Bini), ma stavolta Barbaresco con larghi cenni faceva proseguire il gioco. 
È stato l'arbitro a regalare i due punti che consentono alla Juve di restare leader alla pari con le Fiorentina? Dalla tribuna, onestamente, pareva più rigore il secondo del primo, ma le riprese tv invertono le impressioni, perché nello scontro bis Cabrini è parso tuffarsi al contatto con l'avversario. Diciamo che il dubbio c'è ma è minimo, e che Barbaresco era vicino alle due fasi di gioco, in buonissima posizione per giudicare. Andata in campo al completo, contro una Juventus che le rendeva due elementi del peso di Tardelli e Furino, presentando una formazione di emergenza, l'Inter ha giocato una partita tutto sommato assurda. L'evidente concentrazione e la grinta dei nerazzurri si esaurivano sul tre-quarti campo: solo all'avvio una manovra verticale Beccalossi-Altobelli costringeva Zoff ad un salvataggio con la gamba destra, poi il controplede degli uomini di Bersellini perdeva efficacia e convinzione, anche per la negativa prestazione di Bagni, il quale, dominato da Cabrini, privava della sua collaborazione i compagni di attacco. 
La Juventus ha così premuto più a lungo, sia pure con poca penetratività, ma il numero delle conclusioni a rete è nettamente a suo favore. Fuori di poco una botta di Cabrini al 5', due pericolosi affondi di Brady e Marocchino attorno al 22', una botta di Brady ribattuta ed una successiva di Bonini di poco alta al 39', ed in chiusura del primo tempo una bella girata (lancio di Bonini) di Galderisi, il cui rasoterra si perdeva di poco oltre il montante alla destra di Bordon, sorpreso. 
Nella ripresa la Juventus intensificava gli attacchi. Finiva fuori al 4' un colpo di testa di Virdis su centro di Galderisi, ancora Virdis colpiva secco con la fronte un cross di Brady ma Bordon rispondeva in presa, volando. Finiva fuori sfiorando il montante una girata in mischia di Galderisi al 15', poi la pressione era interrotta da un tiro trasversale di Beccalossi che Zoff neutralizzava in due tempi. Trapattoni sostituiva Galderisi con Tavola, cercando di compensare la punta in meno con una maggiore spinta (e maggiore sicurezza) a centrocampo, e si arrivava al due affondi di Cabrini frenati con durezza, al penalty di Brady ed al secondo caso da rigore.
 
Due tiri non forti ma precisi di Virdis ed un assist del sardo per Brady (tiro stoppato da Bini) chiudevano i tentativi bianconeri, e Zoff allo scadere del match alzava in angolo una staffilata dal limite di Bergomi, unico frutto del forcing finale. 
Questi pochi pericoli per i portieri sono stati il frutto di una partita tesa ma giocata a sussulti, con rari momenti di gioco corale. La Juventus ha pagato le assenze, Bettega è rimasto in panchina risentendo però da vicino il clima di gara, gli avanti bianconeri hanno lottato ma senza rendersi pericolosi se non in poche occasioni. È mancata ai campioni la solita spinta sulle fasce laterali, l'ha operata con efficacia il solo Cabrini visto che Gentile doveva badare a Beccalossi ed Osti sulla destra, pur avanzando, non è stato felice nei suggerimenti. 
La vittoria juventina è comunque meritata, e sbollita la rabbia finirà per riconoscerlo anche l'Inter. 
Bruno Perucca
tratto da: La Stampa 26 aprile 1982




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venerdì 24 aprile 2026

24 Aprile 1988: Sampdoria - Juventus

É il 24 Aprile 1988 e Sampdoria Juventus si sfidano nella dodicesima giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1987-88 allo Stadio 'Luigi Ferraris' Marassi di Genova.

É ancora una Juventus in pieno alto mare in questa stagione. Dopo l'abbandono di Michel Platini, la squadra (affidata a Rino Marchesi) non riesce a trovare una solida quadratura. Alla fine di questo campionato i bianconeri si piazzeranno in sesta posizione e dopo un emozionante spareggio contro il Torino acciufferanno il piazzamento UEFA per i capelli. Dall'altra parte c'é una Sampdoria che dotata di una rosa giovane ed 'affamata' conquista la Coppa Italia ed un ottimo quarto posto finale in campionato.

Buona Visione!



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Campionato di Serie A 1987-1988 - 12 ritorno
Genova - Stadio Luigi Ferraris
Domenica 24 aprile 1988 ore 15.30
SAMPDORIA-JUVENTUS 2-2
MARCATORI: Bonomi 29, Vialli 40, Buso 44, Scirea 90+1

SAMPDORIA: Bistazzoni, Briegel (Salsano 87), Mannini, Fusi, Vierchowod, Pellegrini, Pari, Cerezo, Bonomi, Mancini, Vialli
Allenatore : Vujadin Boskov

JUVENTUS: Tacconi, Favero (Scirea 79), Bruno, Bonini, Brio, Tricella, Mauro (Vignola 81), Laudrup, Rush, De Agostini, Buso
Allenatore : Rino Marchesi

ARBITRO: Pezzella




Partita esemplare del sampdoriano dopo le dichiarazioni d'amore per la Vecchia Signora
Un Mancini bellissimo fa bella la Juve

GENOVA- La partita di ieri fra Sampdoria e Juventus, 2 a 2 nello stadio di Marassi coventryzzato dai lavori, ma gia con avvisaglie di Persepolis del calcio quando sarà bello e finito, finito e bello, è stata secondo noi condizionata dall'effetto-Mancini, cioè dalle dichiarazioni rilasciate sabato dall'attaccante blucerchiato, e cosi condensabili: 

"Se a Genova non mi vogliono più, me ne vado, però voglio poter scegliere come nuova squadra la Juventus."

Discutono arrabbiatissimi i sampdoriani sul pareggio di Scirea (omonimo di quello che giocava secoli fa nella Juventus, ed egualmente bravo) a tempo scaduto, ma la Juventus è stata colpita dall'effetto-Mancini in maniera tale che l'eventuale regalino in secondi arbitrale, venuto peraltro dopo un rigore probabilmente compensativo e il regalone della Juventus a Vialli per il 2 a 0, e cosa da poco.

Si, perché la Juventus ha dovuto patire il massimo Mancini della stagione e probabilmente di ogni tempo, parlando ovviamente di tempi manciniani, cioè da quando il ragazzo aveva 17 anni e veniva lanciato nel Bologna di Radice. Mancini non poteva non fare una grande partita, dopo quelle dichiarazioni, probabilmente sollecitate, con poteri occulti, da Mantovani e da Boskov.

Ma la partita sua è stata addirittura grandissima, una delizia di platinerie, viallerie, gullitterie, e giuriamo che abbiamo notato Mancini dribblare in francese, scattare in cremonese e a un certo punto abbiamo anche notato che porta i capelli a treccine.

Da tempo non vedevamo in Italia un calciatore italiano così svettante, ed anche esteticamente così bello, almeno nel momento del gesto atletico. La grandissima partita di Mancini è stata contenuta dalla Juventus, l'effetto-Mancini e stato ammortizzato, da qui i meriti della stessa Juventus. E si tratta di grandi meriti, ottenuti poi con l'arma semplice della volontà. In chiave psicologica e intrigante, si può anche pensare che, visto quel Mancini, la Juventus si sia voluta a tutti i costi dimostrare bella, perché lui la scoprisse accogliente, degna delle sue brame.

E sempre in chiave psicologica, si può pensare che la buona, talora ottima partita di Buso e di Rush sia stata dettata anche dal volersi questi due dimostrare bravi, così bravi che, se arriverá Mancini, entrambi saranno designati a giocargli al fianco.

Non scherziamo assolutamente, anche se ci rendiamo conto che il nostro discorso corre il rischio di apparire insieme blasfemo e vacuo alle due tifoserie, entrambe convinte di avere patito, fra arbitro e sorte e cronometro e casualità del gioco, un'ingiustizia. Ma il gioco del football è cosi misterioso, labile, aeriforme che una faccenda comunque consistente, come quelle dichiarazioni, non può non essere valutata in pieno, considerata in tutte le sue sfumature, i suol ag ganci, le sue varie conseguenze.

E d'altronde la partita e stata decisa dal casino or ganizzato, e avere un punto di riferimento, sia pure sodilamente verbale, è già qualcosa (chi poi ha visto e sentito, ma soprattutto visto, il Mancini del dopopartita, chi ha visionato la sua faccia mentre lui parlava, deve ammettere con noi che quelle dichiarazioni hanno fatto parte di un piano diabolico, mancino appunto). Ricordiamo, sempre in chiave di casino organizzato, che Scirea ha segnato il gol decisivo da attaccante pur essendo stato mandato in campo da Marchesi a fare il libero, mentre Tricella rientrando in campo aveva esplicitamente lasciato del tutto il suo ruolo a Brio.

Il che prova quello che noi da sempre sosteniamo: еssere la panchina, per il perfido gioco delle prospetrive, il posto da cui si vede peggio la partita. Ed essere enorme il merito di avere creato una cosi bella Sampdoria e avere schierato una cosi vigorosa Juventus nonostante questo handicap.

Meglio stare in tribuna che in panchina e, casomai, intanto che si vede il match, sentire la radio, dove finalmente una scemata (Passarella in Milan-Inter) viene chiamata scemata, fatto storico, e dove si annuncia il gol del Verona co-me pareggio del Napoli, e decidano a Napoli se questo é o no razzismo: anche se in effetti, se una squadra fa pari, pure l'altra in campo fa automaticamente pari, così è anche se li per il non vi pare, non vi e parso.

Gian Paolo Ormezzano
tratto da La Stampa del 25 aprile 1988





A Marassi i bianconeri si salvano contro la Samp con un gol al novantunesimo 
La Juve ringrazia Scirea 
Bonomi (su rigore) e Vialli portano avanti i blucerchiati, poi segna Buso 
Mancini costringe Marchesi a cambiare tre volte le marcature 

GENOVA — Con la forza della disperazione, con feroce determinazione, con il cuore piú che con il gioco, la Juventus ha strappato un europunto a Marassi rimontando l'uno-due di Bonomi (rigore), e Vialli. C'è riuscita con Buso, quasi allo scadere dèi primo tempo, e con il trentacinquenne Scirea al 91', in piena zona recupero, gol che ha fatto ululare 'ladri, ladri!' al pubblico, perché il pessimo Pezzella da Frattamaggiore non si decideva a fischiare la fine. 

Marchesi ha rimpastato tre volte la disposizione tattica. Era partito con Mauro regista, Buso accanto a Rush, Laudrup «tornante» sulla destra. Assente Cabrini squalificato, aveva rilanciato Bonini a centrocampo su Cerezo, con De Agostini terzino sinistro su Pari, Bruno su monumento-Briegel, Favero alle calcagna di Vialli e Brio su Mancini. Mentre Favero in qualche modo riusciva a tenere a bada Vialli, almeno nella fase d'avvio, capitan Brio era in crisi con lo scatenato Mancini. Due incornate di Rush, al 7' su punizione di Bruno e al 9' su cross di Laudrup, che lambivano i pali, con Bistazzonl fuori causa. Erano gli spunti più pericolosi di una Juventus che non appariva in grado di assumere l'Iniziativa in modo continuo. 

Un intervento sospetto di Mauro sul limite, ai danni di Pellegrini, faceva gridare al rigore (20"). Pezzella sorvolava, ma nove minuti più tardi, applicando la legge (sbagliata) della compensazione, trasformava un fallo di ostruzione di Tricella su Cerezo in penalty. Inutili le proteste dei bianconeri e di De Agostini (ammonito). Lo specialista Bonomi, con un fendente rasoterra, angolatissimo, infilava Tacconi. Reagiva a testa bassa la Juventus, ma al 40' la Sampdoria raddoppiava. Pellegrini pescava Vialli, smarcato in area (Favero gli era a due metri) e il Gianluca nazionale, di destro, pennellava a fil di montante. Pareva il k.o. per la Juventus. Invece, con un'orgogliosa impennata, i bianconeri dimezzavano le distanze al 44'. De Agostini difendeva il pallone tra due avversari e poi serviva lo smarcato Buso che di' collo destro, con un violento diagonale, centrava il bersaglio. Una prodezza. 

In apertura di ripresa, la Juventus presentava un primo rimpasto tattico. Brìo libero, Tricella a centrocampo, Bruno su Mancini. Brìo si sganciava a offriva a Buso un perfetto lancio: il giovanotto non concedeva il bis e. al volo, «ciccava» davanti a Bistazzoni. Neppure Bruno riusciva a bloccare Mancini. Al 64' il ribelle, (che ieri si é rappacificato con Boskov e la Sampdorìa), scambiava di tacco con Brìegel, si presentava in area e sferrava un gran destro, centrale: Tacconi a pugni chiusi sventava il gol-partita. A questo punto Marchesi ordinava a Favero di spostarsi su Mancini, con Bruno su Vialli. L'allenatore, perso per perso, inseriva Scirea (71') al posto del provatissimo Favero e Vignola per Mauro (79'). Scirea decideva di piazzarsi nel settore di Brìegel, poi sostituito da Salsano all'86", anziché fare il libero. Nel marasma finale, con mischie e assalti furibondi alla porta blucerchiata, si vedeva anche Bistazzoni anticipare di testa Buso fuori area. E la zampata di Scirea, destro ravvicinato a colpo sicuro su assist di testa di Rush, a tempo ormai scaduto e quando la folla pregustava il trionfo, può sembrare una beffa per la Samp: in realtà è il frutto della volontà di una squadra che non s'è arresa e cu una felice e fortunata folgorazione di Marchesi. 

Un pareggio che consente alla Juventus di agganciare l'Inter: ora il derby del 1° maggio è più che mai uno spareggio-Uefa.

Bruno Bernardi
tratto da: La Stampa 25 aprile 1988






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La Stampa 25 aprile 1988

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La Stampa 25 aprile 1988


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24 Aprile 2016: Fiorentina - Juventus

È il 24 aprile 2016 Fiorentina Juventus si sfidano in questa gara valevole per la sedicesima giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2015-16 allo Stadio 'Artemio Franchi' di Firenze.

Buona Visione!



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Campionato di Serie A 2015-2016 - 16 ritorno Firenze - Stadio Artemio Franchi Domenica 24 aprile 2016 ore 20.45 FIORENTINA-JUVENTUS 1-2 MARCATORI: Mandžukić 39, Kalinić 81, Morata 83
FIORENTINA: Tatarusanu, Tomović, Gonzalo Rodríguez, Astori, Tello (Matías Fernández 62), Badelj (Roncaglia 88), Borja Valero, Marcos Alonso, Ilić (Zarate M. 53), Bernardeschi, Kalinić
Allenatore: Paulo Sousa
JUVENTUS: Buffon, Barzagli, Bonucci, Rugani, Lichtsteiner (Cuadrado 88), Khedira, Lemina, Pogba (Asamoah 84), Evra, Mandzukic, Dybala (Morata 70)
Allenatore: Massimiliano Allegri
ARBITRO: Tagliavento RIGORI FALLITI: Kalinić 90 (Fiorentina)






Gli uomini di Allegri sbancano il Franchi e se il Napoli non dovesse vincere all'Olimpico contro la Roma, conquisteranno lo scudetto con tre turni d'anticipo. Vantaggio di Mandzukic, nella ripresa pari di Kalinic e nuovo sorpasso firmato dallo spagnolo. Al 90' il portiere bianconero para un calcio di rigore.

FIRENZE - Lo scudetto in tasca. La Juventus sbanca il Franchi 2-1 nel posticipo domenicale della 35ª giornata di Serie A ed è a un passo dal quinto tricolore consecutivo. I bianconeri, infatti, portano a 12 punti il vantaggio sul Napoli che domani dovrà far visita alla Roma per quello che ormai è diventato uno spareggio per il secondo posto. Se gli azzurri dovessero perdere o pareggiare, i bianconeri potranno festeggiare lo scudetto numero 32 seduti comodamente sul divano. In caso di vittoria azzurra, invece, la festa sarà solo rimandata a domenica prossima quando all'ora di pranzo gli uomini di Allegri affronteranno il Carpi.

BUFFON, LE MANI SULLO SCUDETTO - Il vero protagonista della serata, però, non è né Mandzukic, autore del vantaggio iniziale, né Morata capace di dare i tre punti ai suoi, ma Gigi Buffon che con le sue parate sta rendendo questo scudetto possibile. Anche questa sera il numero uno della nazionale si è letteralmente superato con parate difficilissime sintomo di una condizione fisico-mentale incredibile. Una buona notizia anche in vista degli Europei. Buffon a parte, di fronte a questa Juventus c'è solo da inchinarsi. Una cavalcata pazzesca dopo un inizio di stagione disastroso. Dalle zone basse della classifica fino alla cima. Un'ascesa figlia di 25 vittorie e un pareggio nelle ultime 26 giornate. Numeri impressionanti ai quali si aggiungono gli 836′ di imbattibilità di Gigi Buffon e gli appena 18 gol subiti in 35 giornate. Chapeau!

RAMMARICO VIOLA - In casa Viola, invece, c'è la delusione di aver sprecato un'occasione per tenere vicina l'Inter e giocarsi il quarto posto in classifica fino alla fine. Di fronte, però, c'era una vera e propria macchina da guerra alla quale la corazzata toscana ha saputo tenere testa dall'inizio sino alla fine. Agli uomini di Sousa va dato merito di aver giocato a viso aperto contro questa Juventus mettendola spesso in difficoltà e arrendendosi solo a due disattenzioni difensive. Chi critica il portoghese non si rende conto del gran lavoro fatto fino ad ora da parte dell'ex tecnico del Basilea. Tutti avrebbero firmato per la quinta posizione a inizio stagione, certo resta la delusione di essere calati sul più bello quando la Champions sembrava alla portata di mano, ma comunque ci deve essere la consapevolezza di aver dato il massimo in un campionato mai così entusiasmante negli ultimi 5 anni.

MANDZUKIC APRE I GIOCHI - Ma veniamo alla gara. Primo tempo vibrante al Franchi con i viola che provano a far male alla Juventus da fuori con Ilicic trovando un attento Buffon. L'estremo bianconero si supera al 20′ quando, su contropiede toscano, riesce a deviare in angolo con la punta del piede destro una conclusione di Bernardeschi sporcata da Barzagli. Qualche minuto prima l'attaccante era andato in gol, ma Tagliavento aveva annullato per fuorigioco inesistente. La Juve tiene botta e al 39′ passa con Mandzukic: cross morbido sul secondo palo di Khedira dal limite di destra, Pogba fa da torre per il croato che di sinistro al volo dagli undici metri infila Tatarusanu nel palo più lontano. Passano pochi minuti e Buffon torna super andando a deviare con la punta delle dita un pallonetto preciso di Bernardeschi destinato nel sette. Sugli sviluppi del corner successivo Marcos Alonso di testa sfiora il palo a Buffon battuto.

MORATA LI CHIUDE. PRIMO GIALLO IN DUE ANNI DI A PER RUGANI - Quello che accade nella ripresa è degno di un film hollywoodiano, soprattutto il finale ricco di colpi di scena. Ma andiamo con ordine. Al 12′ Mandzukic serve in velocità Pogba che entra in area e a tu per tu con Tatarusanu calcia sul fondo. Dalla parte opposta Buffon deve prima deviare in angolo sul sinistro di Zarate da dentro l'area, poi concedere un secondo corner su una conclusione di Kalinic al termine di un bel contropiede. Al 36′, però, il numero uno della nazionale azzurra deve capitolare: Bonucci tenta un dribbling al limite dell'area perdendo palla, la sfera termina sui piedi di Kalinic che si accentra e scarica il destro a giro sul quale Buffon non può nulla. 2′ più tardi Morata, subentrato a un opaco Dybala, riporta in vantaggio i campioni d'Italia depositando in rete un pallone vagante dentro l'area piccola della Fiorentina. Non è finita, perché al 43′ Allegri manda in campo a freddo l'ex Cuadrado (che si era rifiutato per due volte di riscaldarsi) e il colombiano procura il calcio di rigore col quale il Franchi spera di rovinare la festa alla Juventus. Dal dischetto Kalinic sceglie il palo alla sinistra di Buffon, lo stesso che sceglie l'estremo difensore: parato! Sulla ribattuta si avventa Bernardeschi che trova la pronta reazione di uno straordinario Buffon che da terra salva nuovamente la porta bianconera. In pieno recupero Kalinic prova a farsi perdonare sugli sviluppi di un calcio d'angolo con un colpo di testa a pochi passi dalla linea di porta, ma la palla si stampa sulla traversa. È l'ultima emozione di un finale thrilling che ha visto anche una piccola curiosità: la prima ammonizione in due anni di Serie A di Daniele Rugani.








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giovedì 23 aprile 2026

23 Aprile 1997: Juventus - Ajax

È il 23 aprile 1997 e Juventus ed Ajax Amsterdam si sfidano nella Gara di ritorno delle Semifinali della UEFA Champions League 1996-97 allo Stadio delle Alpi di Torino.

La Juventus è Campione d'Europa in carica mentre l'Ajax sta (con fatica) ricostruendo lo squadrone che fino ad un anno prima contendeva lo scettro proprio ai bianconeri. A fine competizione i nostri raggiungeranno  l'ennesima Finale, salvo poi perdendo una gara incredibile contro il Borussia Dortmund per 1-3 a Monaco di Baviera.

Buona Visione!


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Stagione 1996-97 - Champions League 
Semifinali - Gara di Ritorno
Torino - Stadio delle Alpi
Mercoledì 23 aprile 1997 ore 20.30
JUVENTUS-AJAX 4-1
Marcatori: 34' Lombardo, 36' Vieri, 79' Amoruso, 81' Zidane (J), 76' Melchiot (A)

Juventus: Peruzzi, Ferrara, Tacchinardi, Montero, Iuliano, Lombardo, Deschamps, Zidane (85' A.Conte), Di Livio, Boksic, Vieri (65' Amoruso)
A disposizione: Rampulla, Trotta, Del Piero
Allenatore: Marcello Lippi

Ajax: Van der Sar, Melchiot, Blind, F.De Boer, Scholten (59' Musampa), Witschge (85' Juan), Litmanen, Bogarde, Babangida, R. DeBoer, Overmars
A disposizione: Grim, Dani, Van der Bergh
Allenatore: Louis van Gaal

Arbitro: K.M. Nielsen (Danimarca)
Amonizioni: Vieri (J), 43' Bogarde (A)



Lippi; mai stanchi di vincere 
Umberto Agnelli: umiltà e grinta i segreti 

TORINO. Non riesce a battere la Juventus nemmeno stavolta. E quello di Van Gaal resta un desiderio inappagato. Anche ieri sera è uscito dal campo con la schiena curva e lo sguardo torvo. E Marcello Lippi, antagonista di tante schermaglie dialettiche, neppure dopo la quarta lezione impartita al suo collega olandese vive di eccessi. La misura è la sua forza, come quella di saper inoculare nella sua «équipe delle grandi imprese» un'intensità straordinaria. 

«Noi non diamo lezioni a nessuno - esordisce il tecnico bianconero con la serietà di chi non infierisce -. Non ci interessa sentirci dire che siamo i dittatori in Europa. Noi vogliamo vincere e basta. L'intensità con cui si esprimono, ormai da tempo, i miei ragazzi dipende dall'ottima levatura tecnica di cui sono dotati, ma soprattutto dalle inesauribili virtù morali. Insomma, ogni nostro successo è figlio del consorzio, della voglia di aiutarci tutti, il sottoscritto compreso. Una mentalità che ci portiamo dietro stagione dopo stagione. Detto ciò, vado a gioire per questa seconda finale consecutiva che mi permette di tenere compagnia, con orgoglio, a tanti allenatori che hanno vinto coppe e scudetti, con la prospettiva di continuare, sia in campo nazionale che in quello europeo». 

Il risultato dell'altra semifinale è accolto da Lippi quasi con stupore, ma non con perplessità: 

«Mi aspettavo di più dal Manchester, l'ho visto contro il Liverpool e mi ha fatto una grossa impressione. Ciò conferma, comunque, che il Borussia è una squadra fortissima, altrimenti in una finale di Champions League non sarebbe arrivata. Ed affrontarlo a Monaco non sarà un handicap per noi. Non si gioca a Dortmund e lo stadio sarà diviso in due fette, una ci apparterrà sicuramente». 

Dopodiché Marcello passa ad analizzare i primi 20' del match: 

«Eravamo un po' tesi e contratti per via della nuova impostazione data alla squadra a causa dei tanti indisponibili. Ho utilizzato Tacchinardi in mezzo perché nei settori esterni dovevo bloccare Babangida e Overmars, con Iuliano e Ferrara, senza snaturare più di un reparto. Poi Di Livio è passato nella zona opposta perché Bogarde ci creava qualche difficoltà. E tutto è finito in gloria, anche perché dopo il gol Lombardo ha preso coraggio». 

E Van Gaal l'antipatico, l'arrogante, il presuntuoso (lo ammettono gli stessi olandesi)? Entra in sala stampa con il volto più cupo di una notte tempestosa. Ma alla fine riconosce che 

«nostri errori a parte, in attacco e in difesa in occasione del primo gol, è impressionante la forza fisica di questa Juve. È un piacere vederla giocare con tanto vigore ed intelligenza. E poi ha il lusso di avere nelle sue file un tipo straordinario come Zidane». 

Bontà sua. Lodi alla Juve erano piovute in precedenza dall'affollatissima tribuna vip: notati tra gli altri Chechi e Di Pietro, Sacchi ed Ericksson, Ivic e Cruyff. Mancava l'avvocato Giovanni Agnelli, impegnato a cena con Kissinger. Presente, e soddisfattissimo, il fratello Umberto: 

«Una Juve davvero intelligente. Umile e grintosa. Questa è una squadra che quando c'è da combattere non si tira mai indietro. E il merito è soprattutto di Lippi». 

Angelo Caroli 
tratto da: La Stampa 24 aprile 1997




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La Stampa 24 Aprile 1997

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La Stampa 24 Aprile 1997

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