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lunedì 17 agosto 2026

17 Agosto 1999: Milan - Juventus

É il 17 Agosto 1999 e Milan Juventus si sfidano in questa gara valevole per il 'Trofeo Luigi Berlusconi 1999'. Il tutto si gioca allo Stadio 'Giuseppe Meazza - San Siro' di Milano.

La Juventus é guidata in panchina da Carlo Ancelotti e sembrerebbe in rampa di lancio per conquistare un altro Scudetto. Peró una grande Lazio, un epilogo da campionato non da Vecchia Signora, ed un signore ornito di ombrello in un campo piú da pallanuoto che di calcio, 'ruba' un tricolore piú che meritato. 

Buona Visione!



milan



Stagione 1999-2000 - Trofeo Luigi Berlusconi - Finale
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
martedì 17 agosto 1999 ore 20:30 
MILAN-JUVENTUS 0-1
MARCATORI
: Del Piero 27

MILAN (3-4-3): Abbiati, Sala, Costacurta, Maldini P., Ba, Albertini, Gattuso, Tonetto (Ambrosini 63), Leonardo (Bierhoff 46), Weah (Orlandini 63), Shevchenko (Ganz 79)
A disposizione: Rossi S., N'Gotty, Sadotti
Allenatore: Alberto Zaccheroni

JUVENTUS (3-5-2): Rampulla, Birindelli, Ferrara C., Iuliano, Zambrotta, Conte A., Oliseh, Tacchinardi, Bachini (Zidane 46), Inzaghi (Rigoni 89), Del Piero (Esnaider 68)
A disposizione: D'Amico, O'Brien, Scardina, Lavecchia
Allenatore: Carlo Ancelotti

ARBITRO: Cesari
AMMONIZIONI: Del Piero, Tacchinardi (Juventus); Maldini P., Costacurta, Gattuso (Milan)






Del Piero si riprende la Juve 
A dodici giorni dall'inizio del campionato, i bianconeri conquistano meritatamente il Trofeo Berlusconi 
Un gol e tante magie mettono il Milan ko  
MILANO A suo rischio e pericolo, la Juventus si aggiudica la nona edizione del Trofeo Berlusconi. In barba alla cabala, Alessandro Del Piero azzanna la notte e, almeno per un tempo, se la porta dietro come un trofeo di caccia. Sigla un gol splendido (27': palla di Bachini, finta e frustata di destro sul tocco di Inzaghi), rincorre i bulloni di Maldini, sollecita i corpo a corpo con quel torello indiavolato di Gattuso, inventa un gioco di gambe da urlo, fra Gattuso e Costacurta; catapulta Inzaghi a tu per tu con Abbiati; picchiato, picchia e si fa ammonire. La Juventus lo segue curiosa, divertita. 
Zaccheroni, lui, rinuncia inzialmente a Bierhoff: strano. Shevchenko - atteso e, per questo, emozionato - parte in quarta (colpo di testa a lil di palo, su cross di Ba), ma poi s'imbosca, dimenticato. Si gioca spesso tre contro tre, nelle trincee juventino, Brindelli, Ferrara (un leone) e luliano di qua, Shevchenko, Weah e Leonardo di là. In mezzo al campo, si accendono falò tumultuosi, nessuno stende tappeti, Zambrotta e Bachini coprono e pompano, disturbati da Tonetto e Ba. Le defezioni, importanti, non inficiano il ritmo serrato, l'agonismo selvaggio. Leonardo attaccante è una zavorra, soprattutto a questo punto della stagione: proprio il brasiliano, al 16', si mangia un gol fatto su invito del guizzante Ba. Diciannove giorni di differenza nello gambe non sono uno scherzo: la Juve ha più benzina del Milan, le cui montagne russe, almeno dal 20' in poi, non riescono a ossoro governate da Albertini. Maldini, ecco uno che alterna scalpello a stiletto: al 23', in mischia, sfiora addirittura il pareggio. Il centrocampo di Ancelotti assorbe e propone: Oliseh funge da totem esplosivo, Tacchinardi da chirurgico buttafuori, Conte è il più avanzato e itinerante, Bachini e Zambrotta presidiano le corsie. Non una Juve spettacolare, ma pratica, a tratti seducente, e soltanto alla distanza messa al muro. Davanti, come già emorso dai safari doll'Intertoto, Del Piero e Inzaghi, un po' spento, ribadiscono di non aver smarrito il filo elettrico che li unisco e li esalta. 
Costacurta, Sala, Maldini e chi, a turno, arretra, non possono mai staccare la spina, guai a loro. Alla ripresa, Bierhoff avvicenda Leonardo, afflitto da acciacchi assortiti, e Zidane rileva l'intrepido Bachini. Zambrotta slitta a sinistra, Conte a destra. Un lampo di Shevchenko, una saetta di Albertini: Rampulla è li, marziale. Conte e Zambrotta, a turno, scalano in difesa. Gattuso, una furia, sradica palloni sporchi. Ferrara nuota nell'aria, e nell'area, recuperato ai gloriosi livelli d'antan. Oliseh e Zambrotta, lo scudo o il fioretto, tagliano il Milan. Che sventole, il nigeriano; che faccia tosta, il pupo. C'è meno Del Piero, adesso, e il rilievo non deve far arrossire, considerato tutto quello che ha speso. Zaccheroni mendica forze fresche, fuori Tonetto e Weah, ancora giù di fiato, dentro Ambrosini e Orlandini. Il Milan cerca la testa di Bierhoff, colleziona calci d'angolo, bolge, carambole, si muove in branco, meno brillante e reattivo dogli avversari. E' il 23', quando Ancelotti richiama Del Piero - provato, contuso - e riesuma Esnaider. Un atto dovuto. 
Orlandini, intanto, assaggia i riflessi di Rampulla. Zidane, da parte sua, incrementa il minutaggio e lucida l'argenteria. Shevchenko studia in diretta: schemi, appostamenti, tutto. Tacchinardi lo sperona, Zac non rischia e precetta Ganz. Giorno verrà. Il tamburello conclusivo è scandito da un quasi-autogol di Zidane su angolo di Orlandini (ricordate Juve-Parma del '97? quel giorno Zizou ci riuscì), da una rasoiata di Inzaghi, fuori di un palmo, e da una staffilata di Orlandini, pizzicata dal prode Rampulla. Il pareggio non sarebbe stato uno scandalo. Juve, dunque: più squadra perché più in palla e più sciolta del Milan, al quale l'assenza di Boban e i ritardi di Leonardo hanno ridotto ai mniimi termini le scorte di fantasia. Che ci crediate o no, i 58.779 paganti di questa edizione costituiscono il record negativo della manifestazione (limitatamente a Milan e Juve). La scorsa stagione erano stati quasi 75 mila. Strascichi di Ferragosto. D'accordo, chi perde il Berlusconi vince poi lo scudetto, fra Milan e Juve è già successo cinque volte, ma come si fa a prendere sotto gamba il guanto di sfida che Del Piero ha lanciato, da San Siro, in faccia al campionato? Un ritrovato Alex non teme i contrasti anzi sembra volerli sollecitare e rida colpo su colpo Il solido centrocampo alla base del successo dell'undici di Ancelotti. 
Roberto Beccantini







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giovedì 7 maggio 2026

7 Maggio 2000: Juventus - Parma

È il 7 maggio 2000 Juventus e Parma si sfidano nella sedicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1999-2000 allo Stadio delle Alpi di Torino.

La Juventus è guidata in panchina da Carlo Ancelotti e sembrerebbe in rampa di lancio per conquistare un altro Scudetto. Però una grande Lazio, un epilogo di campionato non da Vecchia Signora, ed un signore ornito di ombrello in un campo più da pallanuoto che da calcio, 'ruba' un tricolore più che meritato. 

Il Parma dall'altra parte disputa un campionato non all'altezza delle attese e finisce 'solo' al quinto posto.

Buona Visione! 



juventus



Stagione 1999-2000 - Campionato di Serie A - 16 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
domenica 7 maggio 2000 ore 15:00 
JUVENTUS-PARMA 1-0
MARCATORI: Del Piero 60

JUVENTUS: Van der Sar; Ferrara C., Montero P., Iuliano (Tudor 68); (c) Conte A., Tacchinardi (Zambrotta 84), Davids, Pessotto G.; Zidane; Inzaghi (Kovacevic 87), Del Piero
A disposizione: Rampulla, Oliseh, Birindelli, Esnaider 
Allenatore: Carlo Ancelotti

PARMA: Buffon G.; Sartor, Thuram L., Cannavaro F.; Fuser (Stanic 46), Vanoli, Baggio D., Bolano, Benarrivo (Di Vaio 67); Crespo, Amoroso M
A disposizione: Guardalben, Dabo, Lassissi, Maini, Walem
Allenatore: Alberto Malesani

ARBITRO: De Santis
AMMONIZIONI: Tudor (Juventus); Bolano (Parma)




Contro il baluardo Montero il Parma non ha più fenomeni 

JUVENTUS 
VAN DER SAR 6,5. Tocca, al massimo, pallette innocue e para un colpo di testa di Crespo. 
FERRARA 7. Pulito nel controllo di Crespo e Amoroso, cerca qualche appoggio in attacco 
MONTERO 7,5. Cuore della squadra. Azzanna e chiude, contrasta in cielo e per terra, sfiora il gol al 37' con il colpo di lesta che Fuser respinge sulla linea, l'occasione più nitida del primo tempo: Cammarata non avrebbe fatto il fenomeno con l'uruguayano a Verona. 
IULIANO 7. Il momento d'oro dura da mesi con rare sbavature. Non spreca nulla, è elegante. Finché non si infortuna 
(23' st Tudor 6: è ingenuo sull'ammonizione, sarà squalificato). 
CONTE 6. Grandissimo coraggio, è il primo a impegnare Buffon. Esordisce con un'incursione che conclude con l'assist a Inzaghi, non ne ripete altro. 
TACCHINARDI 7. Rientro convincente, è forte nei contrasti, lucido nei lanci: l'unica pecca è il tiro 
(39' st Zambrotta sv) 
DAVIDS 6,5. Ha più benzina degli altri e lo si vede per come gestisce animosamente il finale e la partita, quando i suoi compagni frenano. Colpisce anche l'incrocio dei pali. Meno brillante se deve distribuire il gioco. 
PESSOTTO 7. I gol che hanno deciso le vittorie scacciacrisi a Bologna, il secondo con l'Inter e questo di Del Piero sono ispirati da suoi cross: se li calcia da fondocampo son micidiali e per questo dovrebbe cercarli di più. 
ZIDANE 5,5. Si coordina per il possibile 2-0, poi sbaglia la porta (vuota) anche se molti hanno l'illusione del gol. Dietro all'episodio c'è l'esibizione fragile di un grande palleggiatore che non e più illuminante. 
INZAGHI 5,5. Animoso ma poco pungente, ferma alcuni contropiede perche sta in fuorigioco. Buon primo tempo, invisibile nella ripresa in cui sbaglia il 2-1) 
(12'st Kovacevic sv) 
DEL PIERO 7. Voto alto perché il gol è importante, atteso, storico. Piazza bene la palla. Ma il resto della partita, a parte un paio di finte e un dribbling, sarebbe insufficiente. 
ANCELOTTI 7. Non inventa, ne potrebbe farlo. E' già una magia che abbia rigenerato in 7 giorni la squadra di Verona. 

PARMA 
BUFFON 6,5. Alcune respinte lo assolvono, non ha niente da spartire con il gol 
SARTOR 5. Dalla sua fuga scriteriata in attacco nasce l'azione della rete juventina. 
THURAM 7. Come la dea Kali ha braccia e gambe che si moltiplicano a respingere i palloni e le mire di Inzaghi. 
CANNAVARO 7. L'attaccante più pericoloso del Parma: sfiora un gol nel primo tempo e segna quello, non concesso, nella ripresa. In difesa é inappuntabile 
VANOLI 5,5. Non trova posizione, galleggia sulla fascia. 
FUSER 6. Chiude a destra il bunker emiliano, si vede poco in attacco (dove reclama un rigore), si nota più spesso in difesa e ribalte il tirò gol di Montero 
(1'st Stanic 5: inconcludente e irritante) . 
SOLANO 6. Cala nella ripresa, quando il Parma devo attaccare. Ne ammiriamo il primo tempo, di efficace rottura. 
BAGGIO D. 6. Sia in mezzo, da frangiflutti. Non lo si ricorderà per gli sputi all'arbitro, come successe all'andata. 
BENARRIVO 6. Gioca in posizione più centrale, quindi frenato 
(22'st Di Vaio 5) 
AMOROSO 5. Chissà a cosa pensa, al 41', quando non tira, solo davanti a Van der Sar. Non é una scelta da goleador. 
CRESPO 5. Accoglie l'invito di Ancelotti: per riconoscenza verso Carlelto, non gioca. 
MALESANI 5. Tattica solo difensiva, a cercar il contropiede. Il Parma non sa più attaccare. 
L'arbitro DE SANTIS 5. Gestisce, più di quanto non arbitri, un match corretto. Anche sul gol di Cannavaro fischia la situazione di pericolo (su angolo forse inesistente) più della percezione di una spinta.

Marco Ansaldo





JUVE-LAZIO SCUDETTO e POLEMICHE 
Del Piero gol su azione, De Santis ferma Cannavaro. 
Moggi: tutto regolare 
Un fischio misterioso fa infuriare Cragnotti 

SPIACE dover spingere alla periferia della domenica il primo gol su azione di Alessandro Del Piero dopo 567 giorni, la vittoria della Juventus contro il Parma, la fiammeggiante replica della Lazio a Bologna, l'onestà balistica di Beppe Signori (due reti, senza esultare). La Juve campione per tre minuti, i due punti di dote che difenderà strenuamente domenica, nella tana di un Perugia già salvo, l'estremo assalto della Lazio alla Reggina e allo scudetto: tutto sprofonda inghiottito dal fischio che esala il romano De Santis un attimo prima che, al minuto 90, Fabio Cannavaro firmi di testa, su calcio d'angolo che probabilmente non c'era, il pareggio del Parma e l'aggancio della Lazio. Mai come in questo caso, occhio umano e occhio televisivo concorrono a escludere scorrettezze tali da giustificare un'infrazione: e, dunque, l'intervento del giudice. Resta quel fischio: un mistero imbarazzante. Il livello dei nostri arbitri è mediocre: e il coraggio, in giro, merce sempre più rara. Luciano Moggi 
(«tutto regolare, naturalmente») 
apre il libro della contabilità alla pagina del Tardini, 1-1 il 9 gennaio scorso, pareggio di Crespo al 93' in fuorigioco. Sergio Cragnotti ripensa al rigore che Treossi gli sfilò a Firenze, il 15 maggio del 1999, quando ancora aveva un punto di vantaggio sul Milan. C'è chi grida alla casualità e chi al complotto. Mettetevi nei panni di Cragnotti: perdere due campionati di fila, e sempre allo stesso modo, farebbe imbufalire un abate, figuriamoci un capitano d'industria. Come Sensi e Moratti, il padrone della Lazio medita di rivoltare il Palazzo. Dal 1992 (compreso) lo scudetto è affare di Milan e Juve: sono le società meglio organizzate e più forti, in tutti i sensi. Sia chiaro: la vittoria, la Juve l'aveva meritata. Ma il gol di Cannavaro era gol. Le flebo di rugby e il fresco ai un pomeriggio così lontano dalla fornace di Verona hanno restituito un po' di ossigeno alla squadra di Ancelotti. E' destino che, a portata di mano, ci siano sempre, o spesso, regali non richiesti, ma preziosi. Per come si è sviluppato l'intreccio, lo spareggio auspicato dall'Italia non bianconera sarebbe stato, e sarebbe ancora, l'epilogo più legittimo e rispettoso dei valori espressi. A Perugia, la Juve smarrì lo scudetto del 1976, a beneficio del Toro di Gigi Radice. Perugia, la scorsa stagione, lo ha consegnato al Milan. Lo stadio intitolato a Renato Curi si accinge ad assegnare il primo titolo del Duemila. La Juve deve vincere. La Lazio deve attendere. 

Roberto Beccantini
brani tratti da: La Stampa 8 maggio 2000





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giovedì 16 aprile 2026

16 Aprile 2000: Inter - Juventus

È il 16 aprile 2000 e Inter e Juventus si sfidano nella tredicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1999-2000 allo Stadio Giuseppe Meazza  di San Siro, a Milano.

La Juventus è guidata in panchina da Carlo Ancelotti e sembrerebbe in rampa di lancio per conquistare un altro Scudetto. Però una grande Lazio, un epilogo da campionato non da Vecchia Signora, ed un signore fornito di ombrello in un campo più da pallanuoto che di calcio, 'ruba' un tricolore più che meritato.

L'Inter, dall'altra parte, è guidata da Marcello Lippi (nella sua unica annata disastrosa in panchina) e deve affidarsi a uno spareggio con il Parma per acciuffare all'ultimo respiro l'ultimo posto per la Champions League .

Buona Visione!



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Campionato di Serie A 1999-2000 - 13 ritorno
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
Domenica 16 aprile 2000 ore 20.30
INTER-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Kovacevic 55, Kovacevic 79, Seedorf 83

INTER: Peruzzi, Simic (Moriero 85), Blanc, Cordoba, Zanetti J., Cauet, Di Biagio, Serena M. (Mutu 69), Seedorf, Recoba, Zamorano
Allenatore : Marcello Lippi

JUVENTUS: Van der Sar, Ferrara C. (Tudor 88), Montero, Iuliano, Zambrotta, Conte A., Davids, Pessotto, Del Piero (Esnaider 85), Inzaghi (Tacchinardi 66), Kovacevic
Allenatore : Carlo Ancelotti

ARBITRO: Treossi


Kovacevic stende l'Inter
La Juve vede lo scudetto
Per i nerazzurri a segno Seedorf

MILANO - Di testa a Bologna, di piede e ancora di testa a Milano: Kovacevic scende dalla panchina nel momento più importante della stagione e in due domeniche appoggia il mantello tricolore sulle spalle della Juventus. Ancelotti lo schiera a sorpresa dall'inizio, spinto forse anche dal pari della Lazio a Firenze e l'attaccante lo ricambia come meglio non avrebbe potuto. I bianconeri costruiscono la loro vittoria più pesante con la stessa ricetta usata per tirar su la casa dello scudetto: con novanta minuti pieni di concretezza, carattere e una spruzzata di talento, che spingono i rivali a meno cinque.

tratto da Kovacevic stende l'Inter La Juve vede lo scudetto 



LE PAGELLE 
Nel derby uruguaiano di San Siro Montero batte nettamente Recoba  
INTER 
PERUZZI 5. Grave indecisione sul raddoppio aereo di Kovacevic, responsabilità inesistenti sul primo gol. Pesa poco il miracolo finale su Esnaider. 
SIMIC 5,5. Trova saporiti gli stinchi di Inzaghi. Che sul primo hurrà juventino riesce a sfuggire alla museruola 
(dal 40° Moriero sv: nient'altro che alcuni cross scialbi). 
BLANC 6. Regale di testa, elegante di piedi. Che non sia una freccia lo si sa da un pezzo, 
CORDOBA 6. Una fatica del diavolo contro Kovacevic, nel duello tra ossi duri. Se lo perde sulla seconda rete, aspettando l'uscita di Peruzzi. 
ZANETTI 5,5. Impiega mezz'ora per affondare contro Pessotto. Da fuori prova nel primo tempo, trovando l'estensione di Van der Sar a negare la prodezza. 
CAUET 5,5. Colpisce quasi tutto quello che gli passa accanto: pallone e giocatori. 
DI BIAGIO 5. Non incide mai, non inventa nulla. Ammonito. 
SERENA 6. Crea problemi a Zambrotta con discese frequenti, si affloscia dopo un'ora 
(24'st Mutu sv. Trova il tempo di farsi ammonire. 
SEEDORF 6. Teorico punto d'incontro tra fosforo e manovalanza. Nella ripresa firma l'inutile gol con rasoiata al curaro. 
ZAMORANO 6. Solo contro i centurioni rivali, si attorciglia di lesta e sfiora il gol un paio di volte, una per tempo. 
RECOBA 5. Pochissime cose da ricordare, mai un'esecuzione al momento giusto. 
LIPPI 6. Con un attacco spuntato impossibile organizzare uno spettacolino migliore.  
JUVENTUS 
VAN DER SAR 6. Trova una sberla di Zanetti, non arriva sul destro di Seedorf. 
FERRARA 6,5. Dalla sua parte arrivano minimo in due, talvolta in 3. Ma dove c'è lui non si passa 
(dal 43st Tudor sv: per guadagnare tempo). 
MONTERO 7. L'unico errore della sua partita libera è Zamorano al tiro. Perfetto, per il resto. 
lULIANO 6,5. Svolge il compito come un vigile urbano. 
ZAMBROTTA 6,5. Copre quantità industriale di chilometri, cresce nella ripresa. Ammonito, 
CONTE 7. Da un suo break nasce il gol. Sentinella inappuntabile e costante. 
DAVIDS 7,5. Un tritacarne con scarpini e treccine. Uomo ovunque che fa pentole e coperchi. Ammonito. 
PESSOTTO 6. Meglio l'inizio della fine. Rincula pericolosamente contro Zanetti. 
DEL PIERO 7. Brilla spesso, nel conto totale le luci oscurano le ombre. Se ritrova anche i tempi riscoprirà presto anche il piacere del gol 
(dal 40° Esnaider sv: fallisce il terzo gol, assai semplice). 
INZAGHI 6.Da manuale l'assist per il primo gol di Kovacevic. Si muove alla moviola, sbaglia un'occasione ghiotta nel primo tempo 
(dal 20' Tacchinardi sv: stucco per il centrocampo quando c'è da tirare su il ponte levatoio). 
KOVACEVIC 8. Dopo quello di Bologna, firma altri due gol-scudetto: 6 in tutto il campionato, una media straordinaria considerando i mozziconi di partita. 
ANCELOTTI 7. Osa con Del Piero, dietro le due punte. E stavolta non fallisce il matchpoint. 

TREOSSI 6,5. Direzione all'inglese, non prende decisioni di cui pentirsi.

Giancarlo Laurenzi 
tratto da:  La Stampa 17 aprile 2000




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La Stampa 17 aprile 2000

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La Stampa 17 aprile 2000

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