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venerdì 20 febbraio 2026

20 Febbraio 2000: Venezia - Juventus

È il 20 febbraio 2000 e VeneziaJuventus si sfidano nella Quinta Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1999-2000 allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus è guidata in panchina da Carlo Ancelotti e sembrerebbe in rampa di lancio per conquistare un altro Scudetto. Però una grande Lazio, un epilogo di campionato non da Vecchia Signora e un signore ornito di ombrello in un campo più da pallanuoto che da calcio, 'ruba' un tricolore più che meritato. 

Il Venezia, dall'altra parte, dovrà salutare la Serie A dopo un campionato non all'altezza.

Buona Visione!


venezia

 

Campionato di Serie A 1999-2000 - 5 ritorno
Venezia - Stadio Pierluigi Penzo
Domenica 20 febbraio 2000
VENEZIA-JUVENTUS 0-4
MARCATORI: Del Piero rigore 35, Inzaghi 79, Inzaghi 90+1, Inzaghi 90+5

VENEZIA: Casazza, Cardone, Luppi (Budan 90+2), Bilica, Bettarini (Carnasciali 69), Orlandini, N'Gotty, Pedone, Nanami, Maniero, Ganz
Allenatore: Giuseppe Iachini

JUVENTUS: Van der Sar, Ferrara C., Montero (Tudor 46), Iuliano, Zambrotta (Mirkovic 90+1), Conte A., Davids, Pessotto, Zidane (Esnaider 89), Inzaghi, Del Piero
Allenatore: Carlo Ancelotti

ARBITRO: Pellegrino



LE PAGELLE 
Zidane, il nuovo «Re Sole » 
Del Piero migliora a piccoli passi 
In crisi la coppia Ganz-Maniero 

VENEZIA 
CASAZZA 6,5. Limita, si fa per dire, il passivo salvando almeno un altro paio di gol 
CARDONE 5,3. Le punte juventine lo mettono quasi sempre in croce. 
LUPPI 5,5. Confusionario, in grande difficoltà nel secondo tempo quando la Juve dilaga (dal 49'st Budan sv). 
BILICA 4. Un mistero come possa essere nazionale brasiliano. Ha sulla coscienza la tripletta di Inzaghi
BETTARINÌ 5. Farebbe miglior figura alle sfilate di moda milanesi di quanto non faccia come incursore sulla fascia sinistra. Si infortuna
(dal 24'st Carnasciali sv) 
ORLANDINI 5,5. Primo tempo senza polpa. Si rianima un poco nella ripresa, ma spinge sulla fascia senza ricavarne alcunché di concreto. 
PEDONE 5. Davids ne fa polpette. 
N'GOTTY 5. Dovrebbe occuparsi di Zidane, ma non gli fanep pure il solletico, e lasciare spazio a Zizou è come suicidarsi. 
NANAMI 5. Se il centrocampo regge un tempo scarso, la colpa è anche della sua fragilità
GANZ 5. Si perde risucchiato dallo «idrovore» della difesa juventina. Gira lontano dall'aera alla ricerca di maggior spazio. 
MANIERO 5,5. Rispetto a Ganz ha il merito di non rifiutare lo scontro con la retroguardia bianconera e si catapulta in attacco mettendoci volontà.

JUVENTUS 
VAN DER SAR 6. In mezzo relax, evita il senza voto con un'uscita spericolalta che anticipa Ganz. 
FERRARA 6. Prestazione normale, presidia la zona destra senza rischiare nulla
MONTERO 6. Arrivato sabato dall'Uruguay, dà tutto nel 1o tempo poi Ancelotti lo risparmia 
(dal 1' st, Tudor 7: non sbaglia nulla, spazza via con tempismo e precisione). 
IULIANO 6,5. Bene nel 1o tempo, benissimo nel 2' quando il Venezia cerca il pareggio. 
ZAMBROTTA 6,5. Ammonito, salterà la Roma, Un'assenza pesante, porche anche ieri si è sentito il suo peso sulla fascia destra 
(dal 47' st Mirkovic sv). 
CONTE 6,5. Recuperato all'ultimo momento dimostra di stare benissimo. Infatti, il meglio di se lo dà nel 2o tempo, tamponando e rilanciando l'azione con caparbietà e sacrificio
DAVIDS 7. Sta tornando sui livelli di assoluta eccellenza come prima dell'intervento al l'occhio. Grande ramazzatore di palloni, vince per ko il duello con Pedone
PESSOTTO 6,5. Argina Orlandini, é un prezioso puntello
ZIDANE 7.5. Dà spettacolo come gli capita ormai da tempo. A tratti é imprendibile, i suoi dribbling, le sue invenzioni fanno deragliare il Venezia 
(dal 44' si Esnaider 6,5. gioca pochissimo, incide tantissimo. Suoi gli assist, uno di tacco, per il secondo e terzo gol di Inzaghi)
INZAGHI 7. Anonimo per gran parte della partita, esplode come un mortaretto nel finale e torna al gol in trasferta dopo quasi un anno
DEL PIERO 6. La sfortuna o l'egoismo di Inzaghi gli negano il primo gol su azione. Risale la china a piccolo passi. 

L'arbitro PELLEGRINO 4,5. Generoso nel concedere il rigore su Inzaghi. Non ne vede un altro per fallo dell'attaccante juventino su Cardone. E nel convalidare il primo gol di Inza ghi, ha l'alibi di non essersi trovato in posiziono felice per vedere il braccio galeotto di Pippo. Poi grazia Zidane che da uno schiaflo a Luppi. 

Fabio Vergnano



Nemmeno lo scarto più rotondo della stagione salva la squadra di Ancelotti dalle polemiche 
Inzaghi a Venezia, tripletta al veleno 
Procura il rigore, si aiuta con un braccio 

Il marchio di Filippo Inzaghi sulla prima vittoria netta della Juve dei pochi gol e delle tante occasioni fallite. Tre volte a segnare il centravanti che da quasi un anno non segnava in trasferata, tre timbri nel giro di quindici minuti in un finale di partita scoppiettante, con un Venezia alle corde come un pugile suonato. Ma sulla quarta vittoria esterna dei bianconeri pesa anche il sospetto, diciamo pure la certezza, che gli errori arbitrali abbiano dato la spinta decisiva. Dopo aver concesso con generosità un rigore alla Juve per fallo di Cardone su Inzaghi, Pellegrino ha ignorato uno spintone in area del centravanti ai danni dello stesso Cardone e soprattutto non ha visto il colpo di braccio con cui ancora Inzaghi si è aggiustato il pallone in occasione del secondo gol, quello che ha steso il Venezia, episodi detonninanti che offuscano l'impresa di una Juve piuttosto in affanno nella prima parte dell'incontro, poi bravissima a capitalizzare la propria superiorità, scandita, oltre che dai gol di Inzaghi, dalla onnai arcinota sicurezza della difesa e dallo giocate di Davids e Zidane, che hanno volteggiato a centrocampo dando spettacolo. È la risposta alla Roma che sabato ha travolto la Fiorentina con identica goleada e che domenica sera si presenterà al Delle Alpi per una sfida che promette scintille. La Juve non segnava quattro gol fuori casa dal settembre del '98, prima di campionato a Perugia, illusorio preludio di una stagione con i connotati della disfatta. Ieri ha concesso il bis al culmine di una partita che serve per mandare un segnale chiaro alla concorrenza: a Venezia, hanno perso Inter, Lazio e Fiorentina. La squadra di Ancelotti gode di ottima salute, ha la rabbia di chi vuole cancellare il passato, sa approfittare in maniera spietata delle debolezze altrui. Per quasi mezza partita la luce del gioco si è accesa a intermittenza, poi dopo aver assorbito il ritorno di un Venezia in cui la coppia GanzManiero ha steccato senza atteggiamenti, la Juve ha accelerato ed è volata via imprendibile, passeggiando fra le rovine della difesa veneta con la spinta non richiesta della pessima tema arbitrale. Su tutti la prestazione da incubo del brasiliano Bilica, protagonista negativo in tutte le azioni decisive. Poco o nulla da segnalare fino al discusso rigore del vantaggio juventino al 34' del primo tempo. Assist di Del Piero per Inzaghi che nel contatto in area con Cardone cade a terra: Pellegrino non ha dubbi, noi qualche perplessità l'avremmo sulla legittimità di un rigore che farà discutere i moviolisti. Del Piero trasforma per la quinta volta quest'anno dal dischetto. La reazione del Venezia si materializza soltanto all'inizio della riprosa, quando Ancelotti dà respiro a Montero, fresco di Nazionale e di trasvolata atlantica e inserisce un Tudor in grande spolvero. È in questa fase ricca di azioni concitate dalle parti di Van der Sar che Inzaghi spintona Cardone in area: Pellegrino fa proseguire, la Juve si salva e comincia a gettare le basi di quella sua galoppata vincente. Cresce Conte, Zidane detta i tempi del gioco, il centrocampo del Venezia si sgretola passo dopo passo, e comincia anche la disperata caccia al gol di Del Piero, grande come fomitore di assist, sfortunato nella sua vana rincorsa alla prima rete su azione. Al 7' Alex mira giusto, ma Luppi respinge sulla linea di porta. Al 9' è Casazza a deviare sul palo una conclusione dell'attaccante. Infine il mini show di Del Piero si conclude (15') con un assist di tacco per Conte che trova sulla sua strada un Casazza in vena di prodezze. Partila ancora appesa a un filo, finché non ci pensa Bilica a sbloccarla in un finale in cui succede di tutto. Il primo errore del pelato brasiliano coincide con il 35' e ne approfitta Inzaghi che si invola aggiustandosi il pallone con il braccio sinistro. Come Maradona ai Mondiali messicani Pippo la fa franca, aggira Casazza e mette i tre punti in cassaforte, Venezia furibondo, ma Pellegrino e il guardalinee Cerofolini convalidano il gol. È la resa per gli uomini di Oddo che nei minuti di recupero vanno in tilt altro due volte, e in entrambi i casi c'è lo zampino decisivo di Esnaider, mandato in campo da Ancelotti al posto di Zidane, al 46' l'argentino smarca Inzaghi con un colpo di tacco, Pippo vola verso Casazza e lo balte ignorando Dol Piero e negando al compagno la gioia del gol. Alex non gradisce e non nasconde il suo malumore restando immobile a osservare il compagno che esulta rivolto alla curva dei tifosi. Poi al 50' azione in fotocopia: ancora Esnaider, ancora Inzaghi goleador. Fine delle ostilità, inizio dei soliti veleni. 

Fabio Vergnano 
tratto da: La Stampa 21 febbraio 2000




filippo

Pippo Inzaghi

Zidane

Venezia

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Darko

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venerdì 23 gennaio 2026

23 Gennaio 2000: Reggina - Juventus

È il 23 Gennaio 2000 e  Reggina e Juventus si sfidano nella Prima Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1999-2000  allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus è guidata in panchina da Carlo Ancelotti e sembrerebbe in rampa di lancio per conquistare un altro Scudetto. Però una grande Lazio, un epilogo da campionato non da Vecchia Signora, ed un signore ornito di ombrello in un campo piú da pallanuoto che di calcio, 'ruba' un tricolore piú che meritato. 

La Reggina dall'altra parte é guidata da Franco Colomba e riesce nel suo intento di evitare la retrocessione in Serie B.

Buona Visione!


reggina


Stagione 1999-2000 - Campionato di Serie A - 1 ritorno
Reggio Calabria - Stadio Oreste Granillo
domenica 23 gennaio 2000 ore 15:00
REGGINA-JUVENTUS 0-2
MARCATORI: Kovacevic 34, Zidane 64

REGGINA (3-5-2): Taibi, Cirillo, Stovini, Giacchetta, Foglio (Cozza 80), Brevi, Baronio, Pralija (Possanzini 46), Morabito, Pirlo, Kallon (Reggi 54)
A disposizione: Belardi, Martino, Oshadogan, Bernini
Allenatore: Franco Colomba

JUVENTUS (3-4-1-2): Van der Sar, Ferrara C., Tudor, Iuliano, Conte A., Tacchinardi, Davids, Zambrotta (Birindelli 89), Zidane (Bachini 90+2), Kovacevic, Del Piero (Pessotto G. 71)
A disposizione: Rampulla, Mirkovic, Inzaghi, Redavid
Allenatore: Carlo Ancelotti

ARBITRO: Serena
AMMONIZIONI: Tudor, Iuliano, Zambrotta (Juventus); Foglio (Reggina)




Il francese meglio che ai Mondiali 
Tacchinardi: mai giocato così bene   
REGGINA  

TAIBI 6. Esce male su Kovacevic al 29'. Altrimenti è ben attento sui cross. 
CIRILLO 5,5. Si fa saltare in mischia sul primo gol e da Zidane nel secondo. Controlla bene il Del Piero di questi tempi. 
STOVINI 6. Centrale, tosto, si difende egregiamente. 
GIACCHETTA 5,5. In difficoltà con Kovacevic sul piano fisico. 
FOGLIO 6. Primo tempo in grave affanno sulla destra, nella ripresa propizia l'unica pallagol reggina 
(35' st Cozza sv). 
PRALIJA 5. Un filtro di cartavelina 
(46' st Possanzini 6: offre almeno velocità all'attacco). 
BARONIO 6,5. Contrasta e ricuce, schiacciato da Davids e Tacchinardi fa il massimo ed è l'unico a impegnare Van der Sar, su punizione. Con molta cavalleria appianile Zidane dopo il gol. 
BREVI 5. Tutankhamen è il personaggio che più lo affascina. Per questo, Zidane lo riduce a una mummia. 
MORABITO 5. Impreparato all'evento, con limiti tecnici. 
PIRLO 5. Ha più classe degli altri ma da seconda punta non funziona e da rifinitore offre poco. 
KALLON 5. Si è fermato al gol dell'andata 
(8' st Reggi 5,5 chi è andato a comprarlo in Argentina?). 
COLOMBA 6.Non può inventarsi nulla.  

JUVENTUS
VAN DER SAR 7. Una sola parata su punizione di Baronio, però è un bel numero. 
FERRARA 7. Schiaccia Kallon e l'irlo, non si fa graffiare da Possanzini. 
TUDOR 7. Chiude ogni spazio, è calmo nei disimpegni, non si concede errori di supponenza. 
IULIANO 6,5. La sola incertezza è in avvio di ripresa, quando è costretto ad abbattere Possanzini, un fallo che gli costerà la squalifica con il Cagliari. 
CONTE 6. Non ha difficoltà a bloccare Morabito; è meno bravo quando deve spingere. 
TACCHINARDI 7,5. Ci sono momenti in cui la palla non esce dalla metà campo reggina semplicemente perché lui acchiappa ogni rilancio. Mai visto cosi. 
DAVIDS 7. Troppo rude, meriterebbe almeno un'ammonizione. Ma annichilisce i calabresi.
ZAMBROTTA 6,5. Se i suoi cross fossero meno diretti sul portiere, la Juve passerebbe prima. Prezioso, ma meno efficace nella ripresa, a destra. 
(43' st Birindeili sv) 
ZIDANE 9. Quel suo gol e il calcio, ammutolisce uno stadio, strappa ammirazione persino a chi lo dovrebbe marcare. Gioca su tutto il fronte, felice di se slesso, dei suoi dribbling che lo proiettano in spazi impensabili, con la palla incollata al piede. Il miglior Zidane di sempre, molto più bravo che al Mondiale. 
(47' st Bachini sv). 
KOVACEVIC 7. Segna con facilità, ma la sua torsione non è semplice. Tre palloni, tre (quasi) gol. 
DEL PIERO 5. Il suo contributo si ferma al calcio d'angolo del primo gol: non azzecca un dribbling che è uno, sparisce 
(26' st Pessotto sv). 
ANCELOTTI 7. E'bravo, soprattutto, per la condizione atletica e mentale alla quale ha portato la Juve.  

ARBITRO SERENA 7. In un'arena bollente non perde la lesta. Sbaglia solo a non ammonire Davids.  

Marco Ansaldo

 




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venerdì 29 agosto 2025

29 Agosto 1999: Juventus - Reggina

È il 29 Agosto 1999 e  Juventus Reggina si sfidano nella Prima Giornata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1999-2000  allo Stadio 'Delle Alpi' di Torino.

La Juventus è guidata in panchina da Carlo Ancelotti e sembrerebbe in rampa di lancio per conquistare un altro Scudetto. Però una grande Lazio, un epilogo da campionato non da Vecchia Signora, ed un signore ornito di ombrello in un campo piú da pallanuoto che di calcio, 'ruba' un tricolore piú che meritato. 

La Reggina dall'altra parte é guidata da Franco Colomba e riesce nel suo intento di evitare la retrocessione in Serie B.

Buona Visione!

 


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Stagione 1999-2000 - Campionato di Serie A - 1 andata
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 29 agosto 1999 ore 20.30
JUVENTUS-REGGINA 1-1
MARCATORI: Inzaghi 31, Kallon 47

JUVENTUS: Van der Sar, Iuliano (Mirkovic 46), Ferrara C., Montero, Conte A., Oliseh, Tacchinardi (Kovacevic 77), Zambrotta (Bachini 46), Zidane, Inzaghi, Del Piero
Allenatore: Carlo Ancelotti

REGGINA: Orlandoni, Giacchetta, Cirillo, Stovini, Bernini, Brevi, Baronio (Campo 90+2), Pralija (Poli 63), Morabito, Possanzini, Kallon (Reggi 70)
Allenatore: Franco Colomba

ARBITRO: Racalbuto
ESPULSIONI: Bernini 76 (Reggina)





Del Piero fa il solista, la Juve non canta 
Sorpresa al Delle Alpi, dove i bianconeri escono tra i fischi contro la matricola della serie A 
Il gol di Inzagbi illude, poi Kallon esalta la Reggina 

TORINO Non c'è stato, nel vernissage della Juve, il rombo del tuono che Vieri ha trasmesso a S. Siro e al campionato: sono altre le strade che i bianconeri percorrono da tre anni, da quando appunto cedettero Vieri in Spagna, che, al solo pensiero, l'Avvocato ancora immalinconisce. Non c'è stato il rombo ma la pioggia è caduta ugualmente: di fischi. Sibili mosci, tristi, quasi increduli hanno bagnato l'uscita di Ancelotti dopo il pareggio, hanno lucidato le vesti dei giocatori che dovrebbero offrire la risposta ad una stagione disgraziata, si sono riversati in ogni angolo del Delle Alpi, dove la Reggina ha colpito alla grande per la seconda volta in due mesi e mezzo: la promozione in giugno e adesso il primo punto in serie A. 

L'1-1 è un premio e non un regalo per i calabresi che nel secondo tempo hanno pareggiato e tenuto botta in difesa, persino quando sono finiti in inferiorità. La fortuna li ha assistiti con due pali, il resto l'hanno conquistato da sè con la complicità della Juve. La Signora della riscossa deve già inseguire, unica tra le grandi che non abbia vinto in casa, e i suoi fenomeni hanno da crescere: l'Intertoto e il Milan hanno illuso di trovarli belli e pronti, ma ora che il gioco s'è fatto duro. Del Piero e Zidane hanno riposto le magie. Il secondo tempo li ha inghiottiti, con il resto della compagnia. I sentieri juventini, alla fine, conducono a Inzaghi. Lui non rombeggia e rambeggia, è una scarica d'elettricità che si innesca a un certo punto e porta al gol. Ha levato parecchie castagne al fuoco juventino nell'Intertoto, ieri ha schiodato la partita che la Reggina, entusiasta e niente affatto sprovveduta, gestiva come una zecca fastidiosa. 

La Juve, ed era già la mezz'ora, non scrollava l'avversaria, si perdeva dietro lo strano egoismo di Del Piero che gioca come se dovesse riscuotere un debito dalla sorte, molto per sè: al 16', lo stesso minuto del primo gol interista, Alex lo studente Cepu si impapocchiava in area, invece di servire sulla sinistra il liberissimo Inzaghi. Cercava il «suo» gol, Del Piero, e in campo lavorava quasi esclusivamente con Zidane, forse per affinità di tocco o per solidarietà da ex infortunati. In attacco, la Juve non trovava se non in un'occasione (24', assist per Conte, di testa in tuffo) i cross perfidi di Zambrotta, un po' malconcio. Tra queste difficoltà bianconere la Reggina manteneva la calma e un bell'equilibrio tra difesa e centrocampo: in avanti il più intraprendente era Kallon, africano che piacque all'Inter, un centravanti con il 2 sulla schiena a conferma che i numeri di maglia ormai escono dai bussolotti, come nel lotto. Una palla sbagliata a centrocampo da Giacchetta, il controllore di Del Piero, schiudeva la cassaforte calabrese: Zidane appoggiava in verticale nel corridoio giusto e Inzaghi si trovava davanti a Orlandoni, che batteva in controtempo (e nell'intervallo, per consolarlo, gli regalava la maglia). 

Un gol di repertorio, come erano stati i tre di Vieri: a ciascuno il proprio timbro. Diventava una partita facile. Del Piero, al 35', inventava un duetto con Inzaghi, smarcandolo per il tiro e sulla respinta del portiere segnava il gol annullato per fuorigioco. Nel recupero, una punizione di oliseli, scheggiava il palo. Tutto risolto? No, con la difesa dell'anno scorso i difetti si sono protratti, fedeli nei tempi. La Juve dell'ultimo Lappi prendeva i gol su corner e punizione? E così deve continuare ad essere: al 2' Kallon saltava in area nel grappolo degli juventini, tra i quali non c'era l'unico che avrebbe dovuto esserci, il portiere. Il gol di testa dell'africano metteva a nudo i limiti che l'Intertoto non aveva espresso e che un paio di bordate di Oliseh (una su punizione deviata da Stovini centrava ancora il palo al 4') non sapevano nascondere. Si afflosciava Zidane, Del Piero e Inza¬ ghi non trasudavano il lusso, entrava Kovacevic, «il Vieri de noantri», perchè vuoi mai vedere che il prodigio si realizza come a S. Siro? Niente. E anche in superiorità numerica per la seconda ammonizione di Bernini, la Juve del nuovo corso si incastrava in azioni spente dalle barricate reggine. Un inizio deprimente. Nessuna magia di Alex e Zidane, ma tutta la squadra ha smarrito il brio dell'Intertoto Il pareggio non è un regalo ma il premio all'attenta gara dei calabresi di Colomba 1 Pippo Inzaghi si conferma grande opportunista e sfruttando un errore della difesa avversaria mette a segno il gol del momentaneo vantaggio della Juventus.

Marco Ansaldo 


LE PAGELLE DELLA PARTITA AL DELLE ALPI 
Oliseh frangiflutti, Tacchinardi e Zambrotta male 
Kallon mette in allarme la difesa e poi la colpisce 

VAN DER SAR 5. A lungo disoccupato, sta a guardare 45' e resta impietrito, in avvio di ripresa, sul colpo di testa ravvicinato di Kallon. 
IULIANO 6. Con Kallon o Possanzini il difensore riesce, in qualche modo, ad evitare guai ma nell'intervallo resta negli spogliatoi. 
(Dal 1 st Mirkovic 5. A freddo, si fa anticipare da Kallon sull' 1 -1 ). 
FERRARA 6. Fa del suo meglio per francobollare chi capita nella sua zona, e devia sul palo una punizione di Oliseh. 
MONTERO 6. Deve fare i conti con la velocità delle punle calabresi e nulla può sulla parabola che Kallon dirotta a bersaglio di testa. 
CONTE 6. Sta molto largo, sulla destra, pronto ad inserirsi, come sul traversone di Zambrotta che incorna di poco a lato. 
OLISEH 7. Un po' macchinoso, presidia il centrocampo come un frangiflutti e, su punizione, centra la base del palo allo scadere del primo tempo e un altro legno, con la complicità di Ferrara, nella ripresa, sfiorando poi la traversa con una bomba da 30 metri. 
TACCHINARDI 5. Lotta, corre ma non esprime il pressing di cui è capace quando è al massimo della condizione, e la sua spinta offensiva ne risente. 
(Dal 31' st Kovacevic sv). 
ZAMBROTTA 5. Va sul fondo e scodella un invitante cross all'inglese per Conte, ed è l'unico spunto importante; poi deve arrendersi per un problema muscolare. 
(Dal 1' st Bachini 5. Anonimo). 
ZIDANE 6. Non è al top ma parte dal suo piede l'assist per il gol di Inzaghi. Zizou gioca alle spalle delle punte, come perno della forbice e, alla prima occasione, fa sentire il peso della sua classe, poi si defila. 
INZAGHI 7. Una scarica elettrica che fulmina Orlandoni alla prima vera occasione, così si presenta Superpippo nella sfida dei bomber. Ma è la sola fiammata. 
DEL PIERO 5. Sorvegliato speciale dalla difesa granata si libera in gol due volte, in fuori gioco, e le sue punizioni non graffiano. 

ORLANDONI 6. Con un goffo rinvio arma il destro di Del Piero che non approfitta del regalo, poi para una punizione del Talentino e capitola, incolpevole, sul destro ravvicinato di Inzaghi. 
GIACCHETTA 6. Il capitano canta e porta la croce alternandosi su Del Piero e Inzaghi e, frastornato, perde il pallone dal quale nasce l'azione del vantaggio bianconero. Per il resto tiene botta ai bianconeri e a Mister 10 miliardi. 
CIRILLO 5. É taglialo fuori dalla rapidità dell'azione-gol tra Zidane e Inzaghi, ma poi riesce ad evitare altri danni. 
STOVINI 6. Si batte senza complessi d'inferiorità nei confronti di nessuno dei celebrati assi juventini. 
BERNINI 5. L'espulsione, per doppia ammonizione, che lascia in dieci la Reggina nell'ultimo quarto d'ora, macchia una prestazione ai limiti della sufficenza. 
BREVI 6. Impedisce a Tacchinardi di avvicinarsi all'area e minacciare Orlandoni. 
BARONIO 6. Ha Oliseh da tenere a bada e deve soffrire sino in fondo. 
(Dal 47' st Campo sv). 
PRALIJA 6.Il croato, ex dell'Espanol di Barcellona, trova in Oliseh un ostacolo insormontabile. 
(Dal 18' st Poli sv). 
MORABITO 6. Si lascia sfuggire una sola volta Conte senza danni. 
KALLON 8. Con la sua vivacità tiene in campana Ferrara o Iuliano ma non incide, sino a quando brucia Mirkovic sul corner di Morabito e firma l' 1-1. 
(Dal 25' st Raggi sv). 
POSSANZINI 6, Fa molto movimento, ma riceve poche palle e non incide.

Bruno Bernardi
brani tratti da: La Stampa 30 agosto 1999




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giovedì 28 agosto 2025

24 Agosto 1999: Rennes - Juventus

É il 24 Agosto 1999 e Rennes e Juventus si sfidano nella gara di ritorno della Finale della UEFA Intertoto Cup 1999-2000 allo Stadio 'Roazhon Park' di Rennes (Francia).

Dopo il deludente campionato appena finito i bianconeri devono entrare sul palcoscenico europeo attraverso la 'porticina' della Coppa Intertoto. Alla fine riusciranno a vincere questo trofeo, ma la stagione non é all'altezza delle speranze estive.

La Juventus é guidata in panchina da Carlo Ancelotti e sembrerebbe in rampa di lancio per conquistare un altro Scudetto. Peró una grande Lazio, un epilogo da campionato non da Vecchia Signora, ed un signore ornito di ombrello in un campo piú da pallanuoto che di calcio, 'ruba' un tricolore piú che meritato.

Buona Visione!


rennes

 

Stagione 1999-2000 - Torneo Intertoto - Finale, ritorno
Rennes - Stade de la Route de Lorient
Martedì 24 Agosto 1999 ore 20:45
RENNES-JUVENTUS 2-2
MARCATORI: Diouf 20, Conte A. 29, Zambrotta 73, Nonda 90+3

RENNES: Malicki, Bassila, Dogon, Sommeil, Gregoire, Bigne (Le Bris 77), Le Roux, Gava, Diouf (Yapi 77), Nonda, Bardon (N'Diaye 60)
Allenatore: Paul Le Guen

JUVENTUS: Van der Sar, Ferrara C., Montero, Iuliano, Conte A., Oliseh, Tacchinardi, Zambrotta, Zidane (Pessotto G. 69), Inzaghi (Kovacevic 77), Del Piero (Esnaider 85)
Allenatore: Carlo Ancelotti

ARBITRO: Melo Pereira (Portogallo)



Conte fa la Juve europea Finale Intertoto: i bianconeri vanno in Uefa con un pari 
Il capitano dà la scossa a Rennes  

Il ponte è passato, la Juve è tornata sulla sponda giusta e anche quest'anno giocherà le Coppe, come negli ultimi 35 anni le è sempre successo, tranne quando ci mise le mani Maifredi. Conte ha ritirato il premio per il torneo, il 2-2 di Rennes chiude l'Intertoto (promosse in Uefa anche Montpellier e West Ham), sofferto come un insulto e un'espiazione, ma di tutti i match visti fin qui, questo è stato il peggiore: gli undicimila bretoni accorsi come i villici al banchetto dei signori, con il vestito della festa, gli zampognari e il premio commosso al caro Zidane, l'eroe venuto in provincia, hanno sfollato senza ammirazione per la Juve, fischiando Inzaghi e Del Piero. Tutti qui i fenomeni? Per una volta tutto qui, e il pareggio di Nonda a tempo scaduto è stato un atto di giustizia per chi aveva prodotto di più. Per riprendere le più recenti tradizioni europee, l'ingresso in Coppa Uefa è stato sofferto come le qualificazioni nei turni di Champions League dello scorso anno: lo svantaggio di due gol non ha depresso i bretoni, forse ha illuso i bianconeri. La difesa ha vacillato: sono emerse le imperfezioni, i giudizi positivi vanno attenuati alla luce delle occasioni concesse ai bretoni, alcune così nitide che soltanto la fortuna e il fiuto di Van der Sar potevano disinnescare. 

Le Guen, l'allenatore del Rennes, ha messo in difficoltà Ancelotti con l'inserimento di una punta in più. Bardon, chi era costui? Lo ha seguito il Parma l'anno scorso, piaceva tiepidamente a un paio di club italiani in cerca di una buona punta di riserva. Dopo che alla vigilia l'aveva evocato tra i pericoli, Ancelotti se l'è trovato davanti e la scaltrezza del suo movimento ha mandato in crisi i bianconeri: in tre contro tre difensori, come gli Grazi e i Curiazi, gli attaccanti bretoni hanno messo in pericolo la salvezza della Juve. Il più a disagio è stato Monterò, spesso fuori tempo. (gli si adatta la collocazione a sinistra, senza copertura sul fianco? Diciamo di no, ricordando le difficoltà patite coi russi a Rostov, l'altro test attendibile. Né Iuliano e Ferrara fermavano ogni brezza che spirava dall'agile trio. 

La Juventus è stata aggredita dai francesi con una velocità che l'ha messa in crisi: saltato l'uomo si aprivano ai loro attaccanti comodi corridoi. Se in Italia qualcuno impara il trucco c'è da scommettere che Ancelotti non impiegherà molto a risistemare l'assetto difensivo. Il primo sussulto arrivava dopo un'ottantina di secondi, su un angolo di Bardon che tutti lasciavano sfilare dentro la porta: Pereira, l'arbitro portoghese, faceva ripetere l'azione, probabilmente non aveva concesso la ripresa del gioco. Brutta aria però. Tatticamente Le Guen aveva azzeccato tutto e non soltanto per la scelta di rinunciare a un difensore per inserire una punta. A centrocampo lo spostamento del piccolo Bignè al centro, con Gregoire a contrastare Zambrotta, offriva una resa superiore a quanto visto a Cesena. La Juve di Inzaghi e Del Piero, marcati con ferocia da due marcantoni d'ebano, si perdeva dietro sospiri e lamenti: l'arbitro era incline a lasciar correre, soprattutto Del Piero si innervosiva oltre il dovuto, smarrendo, con la calma, l'estro. Non bastava Zidane, in grande progresso. Dal suo piede (dopo un rigore non concesso a Conte, spinto vistosamente) partiva al 12' il cross che Conte calciava benissimo al volo: troppo bene, forse, perchè i riflessi di Malicki ne fossero ingannati. La buona disposizione dei francesi era premiata al 20'. Prima Bardon si veniva a trovare solo davanti a Van der Sar, dopo un'azione partita da un salto sbagliato di Monterò, e il tocco centrava il palo a porta vuota, poi, dopo neppure 60 secondi, l'intuizione della punta, di nuovo smarcata nella difesa juventina, offriva a Diouf la palla per una battuta a colpo sicuro. L'aver dimezzato lo svantaggio, contro una Juve insicura, moltiplicava l'ardore bretone, che il pareggio di Corte, piovuto a freddo, di testa, su un cross di Del Piero smorzava ma non cancellava. Nonda tirava contro Van der Sar, nella ripresa la pressione restava altissima, benché l'arretramento di Oliseh, di Tacchinardi, di Zambrotta, impedisse alla Juve di farsi cogliere in inferiorità. 





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