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domenica 1 marzo 2026

1 Marzo 1992: Juventus - Genoa

È il 1 marzo 1992 e Juventus e Genoa si sfidano in questa gara valevole per la sesta giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1991-92. Il tutto si svolge  allo Stadio delle Alpi di Torino.

Contro questo Milan (imbattuto in Serie A) perfettamente guidato in panchina da Fabio Capello, è difficile ottenere di più di un secondo posto nella Classifica Finale del massimo campionato italiano. Così una Juventus ancora debole ma tanto volenterosa riesce nel suo scopo iniziale!

Sull'altra sponda c'è la squadra rossoblu genovese che salva una stagione non all'altezza delle attese con una salvezza risicata!

Buona Visione!



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Stagione 1991-1992 - Campionato di Serie A - 6 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 1 marzo 1992 ore 15.00
JUVENTUS-GENOA 3-0
MARCATORI: Baggio R. 15, Baggio R. 85, Ferroni autorete 90

JUVENTUS: Tacconi, Carrera M., Marocchi, Galia, Kohler, Julio César, Alessio (Corini 70), Reuter, Schillaci, Baggio R., Casiraghi (Di Canio 83)
Allenatore: Giovanni Trapattoni

GENOA: Braglia, Corrado, Branco, Ferroni, Collovati, Signorini, Ruotolo, Bortolazzi, Aguilera, Eranio (Skuhravy 68), Fiorin
Allenatore: Osvaldo Bagnoli

ARBITRO: Beschin
ESPULSIONI: Collovati 59 (Genoa)



Il segreto del numero 10 
«Trap m'ha detto: vai più avanti. Ho obbedito e ho fatto centro» 

TORINO. È vero: Baggio deve ancora crescere per arrivare ai livelli di Platini. Pensieri e parole dell'avvocato Agnelli. Ma bisogna ammettere che si sta organizzando bene, che almeno il periodo dei puntini e delle aste è superato. Il Divino può cominciare a tremare. Baggio non accetta le «provocazioni», neppure quelle che arrivano dall'alto. Se la cava fingendo di non capire bene certi concetti: 
«Agnelli? A me non ha detto nulla. Chiedete a lui spiegazioni su ciò che voleva dire. 
Intanto si diverte a dar vita a questo strano ping-pong a distanza con Van Basten. Anche ieri tre squilli del milanista contro l'Atalanta e due del bianconero al Delle Alpi. I due sono però divisi da ben dieci gol nella classifica dei marcatori. Baggio si rassegna: 
«I goleador stranieri sono irraggiungibili e Van Basten è il più forte di tutti, quindi non mi stupisco che segni sempre». 
Già, lui almeno non ha scomodi predecessori con cui confrontarsi ed essere confrontato. Ancora Baggio: 
«Ma io sono sempre stato tranquillo. Anche quando le cose andavano male. Devo ringraziare i compagni che mi hanno aiutato nei momenti più difficili. Se ora sono più sereno, è anche merito loro. 
Suo il gol che ha sbloccato la partita, ancora suo quello che ha dato la tranquillità. Racconta: 
«Non riuscivamo proprio a sbloccare il risultato. Ad un certo punto Trapattoni mi ha chiamato e mi ha suggerito di andare più avanti. Ed ecco arrivare la prima rete, un gol che ci ha aiutati. Ma non contano tanto le mie prodezze quanto le vittorie della Juve, indispensabili per restare nella scia del Milan. Questa volta siamo scesi in campo con lo spirito giusto e abbiamo sfatato anche il tabù Genoa. Per lo scudetto non è il caso di farsi illusioni, anche se è chiaro che continuiamo a sperare». 
Il gol-sorpresa dell'Atalanta non ha creato false illusioni: 
«È arrivato troppo presto, il Milan ha avuto tutto il tempo per reagire. I rossoneri vanno fortissimi, ma questo a noi non deve interessare. Pensiamo innanzitutto a noi e alla fine tireremo le somme». 
L'astuzia di certo non gli manca. In occasione del primo gol ha sfruttato un rinvio balordo del giovane genoano Corrado. Per segnare il secondo era appostato a pochi passi da Braglia come un goleador di rapina. Facile quando ci si chiama Baggio. Ma grande è stato il merito di Reuter che gli ha servito un aureo pallone. Dice il tedesco, che domenica sarà squalificato: 
«Ho alzato la testa e l'ho visto ben piazzato in area. Sapevo che non avrebbe sprecato nulla. Questa vittoria cambia poco. Noi non abbiamo scelta, dobbiamo vincere e basta. Al Milan pensiamo soltanto alla fine della partita per chiedere cosa ha fatto». 
Con Baggio anche Galia ha meritato i complimenti di Trapattoni. Il pedalatore del centrocampo spiega le difficoltà iniziali: 
«Il Genoa si è schierato con una punta sola ed ha fatto una robusta cerniera a centrocampo. Superarla era molto difficile ed anche per questo la partita non è stata bella. Per fortuna ci ha pensato Baggio a semplificare le cose, poi non abbiamo faticato più di tanto. Il Genoa mi è sembrato con la testa già al Liverpool». 
E Corini, ago della bilancia del centrocampo, manda un messaggio ai compagni: 
«La strada da battere è questa. Continuiamo così, anche se il Milan sembra inarrivabile.
Julio César si rammarica: 
«Domenica non giocherò per squalifica, peccato saltare la sfida con Careca. Al Milan non penso mai durante la partita. Chiedo il risultato quando sono negli spogliatoi, non prima. 
Vince la Juve, perdono i tifosi. Ecco senza commento il contenuto di due striscioni esposti in curva Scirea: 
«I vili non meritano né patria, né onore. Genoani e inglesi infami bastardi». 
E ancora: 
«Genoa e Liverpool uniti nel disprezzo e nella vergogna». 

Fabio Vergnano 


 


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lunedì 26 gennaio 2026

26 Gennaio 2013: Juventus - Genoa

É il 26 Gennaio 2013 e  Juventus e Genoa si sfidano nella terza giornata del girone di ritorno della Serie A TIM 2012-13 allo 'Juventus Stadium' di Torino.

É una Juventus Campione d'Italia in carica che non sembra aver problemi nel vincere ancora il tricolore. Infatti la squadra allenata da Antonio Conte chiude il campionato con nove punti di vantaggio sul Napoli di Rafa Benitez

Il Genoa dal canto suo disputa un campionato non degno di nota, ma riesce comunque ad evitare l'onta della retrocessione in Serie B.

Buona Visione!



Juventus








Stagione 2012-2013 - Campionato di Serie A - 3 ritorno
Torino - Juventus Stadium
Sabato 26 gennaio 2013 ore 20:45
JUVENTUS-GENOA 1-1
MARCATORI: Quagliarella 54, Borriello 68

JUVENTUS: Buffon, Barzagli, Bonucci, Caceres, Lichtsteiner, Vidal, Pogba, Marchisio C. (Beltrame S. 82), De Ceglie (Giaccherini 73), Quagliarella (Giovinco S. 69), Vucinic
Allenatore: Antonio Conte

GENOA: Frey, Granqvist, Manfredini (Rossi M. 66), Moretti, Pisano, Kucka, Matuzalem, Olivera (Bertolacci 59), Antonelli, Immobile (Borriello 59), Floro Flores
Allenatore: Davide Ballardini

ARBITRO: Guida




Apre l'attaccante bianconero, risponde l'ex di turno: è però Guida di Torre Annunziata a diventare protagonista, negando tre rigori (uno ai rossoblù, due ai bianconeri) e sbagliando quasi tutto nell'arco dei 90 minuti. Finale carico di veleni: faccia a faccia del tecnico con il direttore di gara.

TORINO - Sarebbe bello scrivere di calcio giocato, di un Genoa che va oltre i propri limiti e strappa un punto fra mille difficoltà in casa della Juventus, della "rivincita" di Borriello nel giorno dello sbarco a Torino di Nicolas Anelka, dell'esordio in A del promettente Beltrame, di una corsa scudetto ancora aperta, Napoli permettendo. Invece, al triplice fischio, diventa inevitabile scrivere della direzione arbitrale insufficiente: perché Guida e Romeo, in 90 minuti, ne combinano di tutti i colori all'interno della stessa area, una volta in favore dei padroni di casa, due a sfavore. Il finale è censurabile, con mezza Juve a protestare, anche oltre i limiti consentiti.

POCHE OCCASIONI - Le scelte di Conte, forzate dalle assenze, sono lineari: in campo i migliori 11 a disposizione. Ballardini, al ritorno sulla panchina del Grifone, si affida all'uomo che due anni fa fece benissimo sotto la sua guida: Floro Flores affianca Immobile in attacco, la novità principale è rappresentata dal modulo, un copertissimo 5-3-2. Primo brivido al 13'. Corner Genoa da sinistra, il movimento del braccio di Vucinic è tanto ingenuo quanto irregolare: sarebbe il primo rigore della serata, Guida lascia correre. Juve pericolosa al quarto d'ora. Vidal aggancia bene in area, provvidenziale il ritorno di Antonelli. Minuto 21, Pogba in verticale per Marchisio: inserimento perfetto del centrocampista, inguardabile il destro di controbalzo. Bianconeri padroni del campo ma che faticano a trovare spazi, ci prova dunque Bonucci sugli sviluppi di una punizione. Colpo di testa ben calibrato, cuoio di poco a lato. Analoga sorte spetta al tocco di Quagliarella al 44', su delizioso cross di Lichtsteiner.

SBLOCCA LA JUVE - In avvio di ripresa i Campioni d'Italia cambiano marcia. Al 6' Frey allontana la minaccia dopo una spizzata di Quagliarella, tre minuti più tardi arriva il vantaggio. Vucinic esce dal letargo dopo aver ricevuto al limite dell'area, geniale imbucata in verticale per Lichtsteiner, agevolato da un disastroso Olivera: cross rasoterra per Quagliarella, tocco a colpo sicuro, la deviazione di Granqvist non modifica la sostanza del vantaggio. Ballardini cambia tutto, tre cambi in sette giri d'orologio: dentro Rossi, Borriello e Bertolacci, fuori Manfredini, Immobile e Olivera, si passa alla linea a 4 in difesa.

LO SGARBO DI BORRIELLO - Nonostante la mutazione tattica, non sembrano esserci i presupposti per il pari, che arriva invece al 23'. Kucka anticipa De Ceglie, scappa sulla destra e si accentra aggirando nuovamente il terzino: lo slovacco va col mancino a giro cercando la porta, il tiro diventa un cross e Borriello vince la sfida di riflessi, bruciando Barzagli sul palo lontano e incornando l'1-1. Il centravanti, da bravo ex, non esulta. Floro Flores non ce la fa più e chiede un cambio che Ballardini non può operare, avendo finito le sostituzioni: il Grifone chiude in 10 e in apnea, a protezione del punto. Sgroppata centrale di Lichtsteiner al 29', bel sinistro da fuori dello svizzero, il migliore dei suoi: Frey respinge.

IL DELIRIO FINALE - Quando scocca il minuto 35 iniziano le proteste bianconere. Giaccherini mette in mezzo, Vucinic è pronto sul secondo palo, Antonelli lo trattiene palesemente. Rigore? Neanche stavolta, si pensa al mal comune mezzo gaudio. Conte gioca le carte Giovinco - il numero 12 dipinge su punizione ma trova il palo - e Beltrame: il baby scuola Novara si rende pericoloso al 39', parata plastica di Frey. Il pandemonio si scatena nell'ultimo dei tre minuti di recupero. Cross di Lichtsteiner, Granqvist cicca il rinvio e si spara il pallone sul braccio largo. Il gesto è nettamente involontario ma la posizione dell'arto del difensore è tale da alimentare quantomeno i dubbi, all'interno di un regolamento che continua a lasciare ai fischietti una discrezionalità pressoché totale. Finisce con Conte che entra in campo come un indemoniato a urlare la sua rabbia, con Lichtsteiner e Vucinic sanzionati per proteste. Con il Genoa che porta via un punto fra mille problemi e con un campionato parzialmente aperto. Ma viene difficile scriverne.
Marco Gaetani 





Un colpo di testa del centravanti vanifica il gol di Quagliarella in avvio di ripresa. Palo di Giovinco. Nel finale Genoa in 10 per l'infortunio a Floro Flores: un mani di Granqvist in area fa arrabbiare i bianconeri

La Juventus pareggia, contro il Genoa. Tra mille polemiche per un arbitraggio che fa infuriare tutto l'universo bianconero. La Juve guadagna un punto sulla Lazio, ma perde l’occasione di dare un altro strattone al campionato. Il Napoli domani potrà provare a replicare. A Torino segnano Quagliarella prima e Borriello poi. E la Juve, che ha attaccato 90’, non riesce a concretizzare un’evidente superiorità. Come già successo contro la Lazio, in settimana.

SERATA DI ATTACCANTI — Gira tutto attorno alle punte. C’è Anelka che arriva. Da Parigi a Caselle, l’aeroporto di Torino. Per vederlo allo Juventus Stadium c’è ancora da attendere un po’. C’è Quagliarella, uno di quelli che rischia di perdere minuti che già reclama, dall’arrivo dello stagionato francese. Quaglia segna, e non lo faceva da novembre, dalla rete al Chelsea a Torino. Questo è il suo decimo sigillo stagionale. C’è l’ex Borriello che rovina la serata ai padroni di casa. C’è una Juve che domina, ma non pur con l’uomo in più nel finale (Floro Flores k.o.) non porta a casa tre punti. Perché non è fortunata, quando colpisce il palo con Giovinco. Ma anche perché non ha un uomo d’area. Che comunque non è neppure Anelka.

ANDAMENTO LENTO — Il primo tempo non sarà tramandato ai posteri come uno spot sul pallone. La Juve fatica a carburare, e il Genoa si chiude a riccio. Ballardini, appena tornato sulla panchina rossoblu al posto di Delneri, mai rimpianto a Torino, non concede spiragli. Che esordire contro la Vecchia Signora a Torino, dove i suoi colori non vincono da 22 anni, è già abbastanza complicato. Lo schema tattico è a specchio: 3-5-2. La Juve non riesce ad alzare abbastanza il ritmo, e poi Vucinic e Quagliarella non funzionano. Comunque l’occasione migliore del primo tempo c’è l’ha proprio Quagliarella, che prova la deviazione al volo sul cross teso di Lichtsteiner dalla destra. Palla larga, non di molto. Per il resto da segnalare solo un mani più che sospetto di Vucinic nella propria area, ed una gran palla di Pogba, da allievo di Pirlo che impara in fretta, per il solito inserimento centrale di Marchisio, che però per una volta colpisce malissimo sottoporta. Tutto qui. All’intervallo è 0-0.

QUAGLIARELLA GOL — La Juve è più volitiva, a inizio ripresa. Quagliarella trova il gol già al 9’. Bel cross di Lichtsteiner dalla destra, sinistro di prima intenzione dell’attaccante napoletano che Granqvist, ribadisce in rete provando un disperato salvataggio.
 
BALLARDINI CAMBIA E PAREGGIA — Dentro Borriello, ex di serata, e Bertolacci, per Immobile e Olivera. La mossa funziona. Subito. Borriello pareggia infatti di testa, sottoporta, sfruttando uno splendido cross di Kucka che si beve in dribbling De Ceglie sulla destra. 1-1 al 23’ della ripresa.

FORCING JUVE — Entrano Giovinco per Quagliarella e Giaccherini per De Ceglie, beccato dal suo pubblico. E il Genoa perde un uomo: a sostituzioni esaurite si rompe Floro Flores. La Juve spinge, ma stringi stringi combina poco. Reclama un rigore per una trattenuta, che c’è, di Antonelli su Vucinic. Giovinco colpisce il palo con una meravigliosa punizione. Manovra fino all’area piccola, poi manca sempre chi la butta dentro. Il più pericoloso su azione è addirittura il Primavera Beltrame. Nel recupero Granqvist regala quasi un rigore ai bianconeri, ma il suo mani per l’arbitro Guida non merita l’indicazione del dischetto. Decisione che provoca la furia dei giocatori bianconeri in campo e di Conte dalla panchina, che protesta anche per i rigori non concessi a Pogba e Vucinic. Il fortino del Genoa tiene. Ballardini inizia bene la sua avventura 2.0 in rossoblù. La Juve non ha il tempo di recriminare: deve già guardare avanti, alla semifinale di ritorno di Coppa Italia, in programma martedì sera a Roma.

Riccardo Pratesi







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lunedì 20 ottobre 2025

10 Ottobre 1976: Juventus - Genoa

É il 10 Ottobre 1976 e Juventus e Genoa  si sfidano nella Seconda Giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1976-77 allo StadioComunale‘ di Torino.

É un campionato dominato dalle squadre piemontesi questo. Con Torino e Juventus 'abbracciate' in un appassionante testa a testa fino a fine campionato. Alla fine trionferanno i bianconeri per un solo punto in un duello entrato nella storia. 

Dall'altra parte c'é un Genoa che si dibatte nei bassifondi della classifica ma riesce ad evitare la retrocessione.

Buona Visione!

 
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Campionato di Serie A 1976-1977 - 2 andata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 10 ottobre 1976 ore 15.00
JUVENTUS-GENOA 1-0
MARCATORI: Boninsegna 25

JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Gentile, Marchetti A., Morini, Scirea, Causio, Tardelli, Boninsegna, Benetti, Bettega
Allenatore: Giovanni Trapattoni

GENOA: Girardi, Secondini, Rossetti, Campidonico, Matteoni, Onofri, Damiani, Arcoleo, Pruzzo, Castronaro, Rizzo
Allenatore: Luigi Simoni

ARBITRO: Lattanzi



Trapattoni: La squadra cresce 

Palle-gol perlomeno cinque, gol realizzati uno. Giustizia? Certo. La bilancia, nel calcio, tiene conto solo di un piccolo particolare, i successi non si assegnano ai punti. Perciò fa rabbia a Trapattoni quel risultato stretto, striminzito, stentato. Poi esce dal rannuvolamento e sorride, consapevole e sicuro di aver fatto dono ai tifosi di due punti importanti e meritati. Dice il « Trap » circondato dai giornalisti: 

« Grossa Juve, lasciatemelo dire, dopo tanto tempo di attesa. E anche nei primi quindici minuti del secondo tempo ci siamo espressi su buoni livelli. Voi obietterete parlandomi del calo, dei rischi corsi sul finire di gara. Ebbene, io sono pronto alla replica. Il calo, dopo le cadenze sostenute nella prima parte del match, era prevedibile. A questo punto della stagione, è pressoché impossibile mantenere la stessa verve e vivacità per la durata di novanta minuti. Perciò sono soddisfatto, anche perché siamo riusciti a contenere il logico ri¬ torno di fiamma del Genoa. Insomma, questo 1 a 0 mi appaga, non nella forma ma nella sostanza. Poiché se vogliamo essere obiettivi dobbiamo riconoscere la bravura di Girardi ma anche la sfortuna di Boninsegna. Su Marchetti mi limito all'essenziale. Ha svolto con concentrazione e bravura il proprio compito. Senza dubbio un match positivo ». 

Marchetti si concede all'intervista senza atteggiamenti divistici. Accetta i complimenti, ringrazia e poi ribatte: 

« Non ho avuto difficoltà iniziali, semmai sul finire dell'incontro. Come buona parte delia squadra. Del resto, mi pare che la Juve abbia dato ed offerto tanto nel primo tempo. Sono soddisfatto, questo è certo. Spero di rendermi ancora utile alla Juventus. Il posto è di Furino, ma se la Juve dovesse avere bisogno di me sa che può contarci, tranquillamente ». 

Sulla crescita della squadra bianconera Romeo Benetti, che questa sera al ristorante Pala¬ dini, presso il casello di Carisio (autostrada Torino-Milano) presenterà I suoi vini di cui è eccellente cultore, si esprime con concetti molto precisi e categorici: 

« Bella Juve, concordo con Marchetti, un primo tempo eccezionale. Chi non si è divertito è davvero difficile di palato. Tutti hanno disputato una buona gara ed allora come conseguenza anche il sottoscritto si è espresso su un livello superiore rispetto al recente passato. Sto crescendo anch'io. E non è finita. Un 4 a 0 era il risultato più giusto. Che sfortuna, Boninsegna ». 

Passa Boninsegna, dice grazie e completa la frase: 

« Ho entusiasmo come un giovanotto perché ho trovato un ambiente ideale, un allenatore molto bravo, compagni eccellenti che mi mettono nelle condizioni di fare gol e bella figura ».

Passa Cuccureddu, esprime ad alta voce un pensierino. Fa: 

« Noi bravi, però se questo Torino comincia a vincere fuori casa... »

Angelo Caroli
tratto da: La Stampa 11 ottobre 1976




Boninsegna ha bocciato Pruzzo

JUVENTUS-Genoa era stata presentata come una nuova sfida tra Boninsegna e Pruzzo, il centravanti di ieri e quello di domani. La "Gazzetta dello sport" alla vigilia, aveva accusato il presidente della Juventus di illecite trattative, scrivendo che in Lega Boniperti aveva chiesto a Fossati di vendergli subito Pruzzo, senza aspettare il 31 maggio prossimo. Un'operazione del genere nell'imminenza della partita sarebbe stata come minimo scandalosa. Boniperti però ha smentito di aver avviato trattative di mercato durante l'assemblea della Lega, e anzi dopo aver visto all'opera Pruzzo si è rallegrato di non aver sborsato i due miliardi che aveva chiesto il Genoa e di essersi limitato a un'opzione in cambio di Damiani. Anzi, si è pure rallegrato di aver ceduto Damiani per 650 milioni, perché il Damiani rivisto a Torino con la maglia del Genoa non è stato certo rimpianto dai tifosi della Juventus. Cuccureddu l'ha neutralizzato senza difficoltà. Morini poi non ha fatto toccar palla a Pruzzo, al quale nessuno dei critici presenti al Comunale nemmeno quelli di parte genovese ha osato attribuire la sufficienza. "La Stampa" ha parlato ironicamente di «oro nascosto». Semmai stupisce che su "Stadio" l'autorevole Gino Franchetti abbia dato solo 6 a Morini che ha ridicolizzato il centravanti da due miliardi ed è stato quindi giustamente esaltato da tutti gli altri giornali. Pruzzo, per difendersi, ha tentato di scaricare le responsabilità sul centrocampo. Ma Rizzo gli ha risposto per le rime facendogli notare che i centrocampisti l'hanno rifornito in continuazione di palloni, è stato lui a sbagliarli tutti. Forse perché era emozionato per la presenza di Boniperti. Per ora, comunque, alla Juventus serve più Boninsegna di Pruzzo. Siccome non ha più il regista fisso certi critici sostengono che la Juventus di Trapattoni non ha un gioco e probabilmente continueranno su questa falsariga per tutto il campionato. Ma Trapattoni, giustamente, se ne infischia. In due partite la Juventus ha preso quattro punti e marcia a punteggio pieno con il Torino di Radice. Torino continua ad essere la capitale del calcio italiano. Milano ha perso anche Rocco, Rivera e padre Eligio. Solo il training autogeno può salvare Pippo Marchioro!

Elio Domeniconi
tratto dal Guerin Sportivo anno 1976 nr.42

 



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sabato 22 marzo 2025

22 Marzo 2015: Juventus - Genoa

É il 22 Marzo 2015 Juventus e Genoa si sfidano nella Nona Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2014-15 allo 'Juventus Stadium' di Torino.

La Juve é guidata dalla panchina da Massimiliano Allegri (che é subentrato al dimissionario Antonio Conte a Luglio)  mentre il Genoa é allenato da Giampiero Gasperini. I Bianconeri dopo aver conquistato i precedenti tre campionati sotto la guida del allenatore salentino, adesso si apprestano a farlo anche con quello livornese. 

Il club del grifone genovese conquista a sorpresa (ma con grande merito) un piazzamento nella prossima Europa League. Purtroppo ai rossoblu non viene assegnata la 'licenza UEFA' e deve abbondare i propri sogni europei.

Buona Visione!



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Campionato di Serie A 2014-2015 - 9 ritorno
Torino - Juventus Stadium
Domenica 22 marzo 2015 ore 15.00
JUVENTUS-GENOA 1-0
MARCATORI: Tevez 25

JUVENTUS: Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini, Lichtsteiner (Pepe 72), Pereyra, Marchisio C., Vidal (Sturaro 88), Padoin, Tevez, Llorente (Matri 72)
Allenatore: Massimiliano Allegri

GENOA: Perin (Lamanna 52), Roncaglia, Burdisso, De Maio, Edenilson, Bertolacci, Kucka, Bergdich, Niang (Borriello 46), Perotti, Lestienne (Laxalt 66)
Allenatore: Giampiero Gasperini

ARBITRO: Di Bello
RIGORI FALLITI: Tevez 62 (Juventus)



Bianconeri per nulla sazi dopo l'impresa di Dortmund e l'ampio vantaggio in classifica sulle inseguitrici. L'argentino, che nella ripresa sbaglia anche un rigore, firma un gioiello nel primo tempo. Altro passo verso il tricolore

TORINO - Il leit motiv dell'intera settimana era stato: la Juventus ha ancora fame? Non sappiamo se al servizio di Allegri siano finiti i cuochi di Masterchef, di sicuro - scudetto vinto o meno - la Juventus fa la Juventus anche contro un Genoa coriaceo e volitivo. I bianconeri non hanno Pirlo né Pogba, ma possono comunque schierare un uomo squadra decisivo, straordinario, universale. Carlitos Tevez.

Si sente uno dei tanti, Carlitos Tevez, ma gioca un primo tempo a dir poco mostruoso, corre su tutti i palloni, dietro e avanti, fa l'universale, poiché agisce dietro Llorente, da trequartista, ma si distingue anche in costruzione. E siccome il Genoa si difende bene, offrendo poca profondità agli assalti della capolista, allora dopo la mezz'ora l'argentino decide di mettersi in proprio per sbloccarla. Recupera un pallone su un corto rinvio di un incerto Kucka, un corazziere in evidente difficoltà in un match che mette la fisicità al servizio della tecnica, punta un avversario, lo supera, ne trova un altro si allarga e scarica un bolide ravvicinato imprendibile anche per un portiere agile come Perin.

E' un primo tempo piacevole, proprio per la disposizione al pressing delle due squadre. Se Tevez guida la capolista, il Genoa si affida al suo leader, un giocatore di classe cristallina come Perotti, che non ha il dinamismo del suo connazionale, e forse è meno "indiavolato", ma si fa sentire grazie alla sua immensa classe. Nei primi minuti Perotti in area anticipa netto Marchisio e cade, forse accentuando. Il replay scorge lo sgambetto, ma Di Bello è all'esordio allo Juventus Stadium... ammonizione per una simulazione inesistente.

Gasperini conosce bene la Signora, e si vede: Lichtsteiner ha un paio di guizzi, ma Bergdich tiene il suo passo. Allegri a sua volta ha studiato il modo di evitare il pressing alto e asfissiante che tutti si aspettavano e che viene infatti effettuato. Come? Bonucci fa il gioco chiamando in causa spesso e volentieri il pivot Llorente, o Tevez stesso, cercati in verticale, per eludere la pressione sugli esterni. Se si vede poco Kucka, dall'altra parte non si nota Vidal.

Il Genoa non va mai in confusione, tranne all'ultimo minuto della prima parte quando ancora Tevez tira in mischia su corta respinta di Perin (che nell'ooccasione si fa male, subsullazione alla spalla, addio Nazionale) e Chiellini da vicino gira un pallone sulla traversa.

Nel secondo tempo, il tema dominante della gara non cambia. Ma i protagonisti, inevitabilmente, calano (in caso contrario sarebbero Supereroi). Il Genoa ci prova ancora, Gasperini cerca di avere maggiore profondità con un centravanti più classico di Niang, Borriello, ma l'attaccante si distingue più per i litigi chiozzotti con Bonucci e Chiellini che per azioni pericolose.

Il Genoa risponde colpo su colpo, la Juventus attende e riparte. Ma se il Genoa arriva solo una volta davanti a Buffon, e Barzagli dimostra di essere pienamente recuperato togliendo in spaccata a Perotti la gioia di firmare il pareggio, la Juventus fa ancora a volte la voce grossa. Di Bello si conferma modesto arbitro, fischiando un rigore in favore dei titolati per un contrasto in area tra Pereyra e Roncaglia che assomiglia al contatto tra Perotti e Marchisio punito con la simulazione. Noblesse oblige? Tevez mette tutti d'accordo, calciando un penalty inutile centralmente per esaltare l'intuizione di Lamanna, subentrato a Perin, infortunato a un braccio alla fine della prima parte di gara e costretto ad alzare bandiera bianca dopo pochi minuti della ripresa.

Nel finale il Genoa prova a crescere, c'è Kucka che trova quota quando conta più il fisico della cifra tecnica. Ma Buffon non deve mai fare straordinari. Alla fine insomma ancora un 1 a 0 premia la capolista. E sinceramente è giusto così: la decide il più decisivo, il più motivato, il più ambizioso: Carlitos Tevez.   




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