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lunedì 7 settembre 2026

7 Settembre 1980: Juventus - Genoa

È il 7 settembre 1980 e Juventus e Genoa si sfidano nell'ultima giornata del girone eliminatorio (gruppo A) della Coppa Italia 1980-81 allo stadio 'Comunale' di Torino.

I bianconeri sono affamati di vittoria dopo che l'Inter l'anno prima li aveva beffati sul traguardo tricolore. Infatti al termine del campionato la Juve conquista lo Scudetto 1980-81. Per quel che riguarda questa edizione della Coppa Italia, i bianconeri riusciranno ad avanzare fino alla semifinale per poi essere eliminati dai futuri vincenti della Roma.

Buona Visione!




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Stagione 1980-1981 - Coppa Italia
Eliminatorie, 4ª giornata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 7 settembre 1980 ore 21.00
JUVENTUS-GENOA 3-1
MARCATORI: Cabrini rigore 52, Fanna 64, Russo 65, Prandelli 82

JUVENTUS: Zoff, Osti, Cabrini, Verza (Prandelli 69), Gentile, Scirea, Causio, Tardelli, Bettega, Brady, Fanna
Allenatore: Giovanni Trapattoni

GENOA: Martina, Gorin, Di Chiara, Caneo, Onofri, Nela (Cavagnetto 60), Boito, Corti, Manfrin, Odorizzi, Russo
Allenatore: Luigi Simoni

ARBITRO: Terpin





Dal piede di Brady i palloni che decidono la gara 

TORINO — Ultimo impegno di questa prima fase di Coppa Italia per la Juventus che ospita l'ambizioso Genoa. L'accesso al turno seguente è praticamente scontato per i bianconeri; la logica induce a questo pronostico poiché la squadra di Trapattoni, per essere eliminata, dovrebbe perdere con uno scarto di due reti. La differenza gol, infatti, parla decisamente a suo favore. 

La Juventus ha fino a questa sera ottenuto in Coppa Italia due successi (Taranto e Brescia) ed un pareggio (Udine); il Genoa invece ha messo insieme tre pareggi consecutivi. La Juventus, reduce dalla brillante esibizione di Parigi contro la Nazionale francese, conferma Osti nel ruolo di terzino al posto dell'indisponibile Cuccureddu; lascia fuori Furino infastidito da una lieve forma influenzale e rilancia Verza che contro il Panathinaikos, nel primo appuntamento di Coppa Uefa, dovrebbe sostituire lo squalificato Tardelli. In campo anche Brady, che si è ristabilito da una gastralgia piuttosto debilitante. Liam, inoltre, giocherà mercoledì prossimo nelle file dell'Irlanda contro gli olandesi, in un match di qualificazione ai campionati mondiali del 1982. Sulla panchina bianconera siede Romolo Bizzotto, poiché Trapattoni si è recato a Jannina per visionare il Panathinaikos. 

Il Genoa recupera nella circostanza Gorin e Odorizzi, per darsi una fisionomia più combattiva. Quando l'arbitro Terpin fischia l'inizio, sugli spalti ci sono circa quindicimila spettatori. Si delineano subito le marcature, con Osti su Russo (o Corti), Cabrini su Boito, Gentile su Corti (o Russo), Gorin su Bettega, Di Chiara su Fanna e Nela su Causio; a centrocampo queste le opposizioni: Tardelli-Manfrin, Brady-Caneo e Verza-Odorizzi. Partita subito classica, le marcature sono esasperate: il Genoa, che non ha interessi di classifica da tutelare, non ci sta a perdere e gioca logicamente con una concentrazione massima. E' difficile per la Juventus imporre il proprio gioco, gli avversari appaiono decisi, attenti. I rossoblu fanno viaggiare bene la palla. Il loro centrocampo è robusto e dotato di fondo con Manfrin, Odorizzi e Corti; la difesa aspra e attenta con Gorin e Di Chiara. In attacco Russo funge da guastatore. Nonostante due azioni pericolose (al 3' girata alta di Causio su passaggio-tiro di Osti e all'8' colpo di testa di Bettega in tuffo su traversone di Causio) è la Juventus a correre il rischio più grosso. Al 13' infatti un lungo lancio diagonale di Manfrin sulla sinistra trova smarcato il solo Russo, il quale fa sponda di testa per Nela, il cui tocco per precedere l'uscita di Zoff è alto. 

Il Genoa è uno stantuffo che avanza e retrocede a ritmi costanti; la Juventus non trova spazi, i suoi uomini sono guardati a vista e senza tanti complimenti. Brady soffre visibilmente la marcatura di Canee mentre Causio dà vita con Nela a un acre duello. Improvvisamente Brady si sveglia; irritato dalla soffocante presenza del suo antagonista diretto, vince un contrasto, evita con una finta un secondo avversario, poi costringe Martina a una bella deviazione. Sulla respinta, ancora Brady colpisce di sinistro: palla in rete ma Terpin, giustamente, fischia il fuorigioco di Bettega e Fanna. E' il 21', la Juventus cresce. Passano due minuti e ancora Brady in rilievo, con un «assist» per Bettega, il quale viene però anticipato da Di Chiara e Onofri. La Juventus tiene il controllo della partita e ha difficoltà a districarsi dalla fitta rete impostale dal Genoa. Dalla linea dei terzini e da quella intermedia l'azione si . o e o o i a e a sviluppa con una certa fluidità, ma poiché il Genoa è svelto a chiudersi nel proprio guscio e a raddoppiare le marcature, l'azione stessa diventa logicamente singhiozzante. Al 29' il Genoa viene fuori con azione di alleggerimento: Odorizzi calcia con violenza da lunga distanza, ma la deviazione di Russo, di testa, è ininfluente. Al 37' Causio tenta un dribbling, il gioco gli riesce a metà, palla che carambola in direzione di Brady, il quale da venticinque metri circa spedisce di poco sopra la traversa. Applausi. I temi non cambiano sostanzialmente, il Genoa, dopo un inizio giocato a tutto campo, va sempre più spostando il proprio baricentro all'indietro. Questo atteggiamento è dovuto alla crescita della Juventus, che prende via via l'iniziativa pur non riuscendo a concretizzarla. 

In difesa nessun problema, ma va denunciata la disattenzione in occasione della palla-gol capitata a Nela. Buono Osti, che non dà molto spazio al suo avversario, e buono Gentile. Meglio del solito Verza, che evdentemente sente gli stimoli della partita che dovrà giocare contro i greci. Ci piace a tratti Brady, marcato spietatamente (ma l'irlandese deve abituarsi a questo clima... italiano). Molto bene Tardelli, che ritrova antiche freschezze, in chiaro progresso Causio, volitivo e tenace. Tanto movimento per Fanna. Ammirevole il lavoro sull'arco di attacco di Bettega. intrappolato in un'area intasatissima. Stupende due sue conclusioni, l'ultima delle quali, nel primo tempo, avvenuta al 41' su indovinatissimo traversone di Cabrini. Bettega è certamente tra gli uomini più in vista, nonostante le difficoltà. Dopo i primi quarantacinque minuti queste le risultanze: dominio territoriale della Juve. accorto e intelligente gioco di rimessa di un Genoa ben preparato atleticamente e diligente tatticamente, ma niente gol. Oltre alle difficoltà soggettive, la Juventus lamenta però ostacoli oggettivi molto consistenti. Il Genoa non le concede davvero nulla, centrandola sempre in maniera ossessiva, impedendole di ragionare e vietandole la strada che porta a Martina. Si riprende ed è subito gol per la Juventus. Al 7' infatti Causio pesca a centro area Fanna, che cade a terra dopo un contrasto con Di Chiara. Terpin concede il rigore, che Cabrini realizza con un sinistro rasoterra alla destra dello spiazzatissimo Martina. Dopo il gol di Cabrini la partita si sblocca, si scioglie. Le marcature sono attente ma non più esasperate e le azioni sull'uno e l'altro fronte aumentano. Al 14' Fanna di destro spedisce la palla poco al di sopra dell'incrocio dei pali. Tre minuti dopo Osti nel tentativo di opporsi a un centro di Boito a momenti propizia una autorete. Al 18' il secondo gol della Juventus: splendido lancio di 40 metri di Brady. Fanna supera in sprint la difesa genoana. presa d'infilata, e di giustezza precede l'uscita disperata di Martina. Due minuti dopo il Genoa accorcia le distanze. Boito dribbla per linee interne, tenta il tiro, contrasto, palla che perviene a Russo, il quale di prima intenzione batte di- sinistro Zoff. Che le marcature siano fatalmente allentate lo dimostra un'altra occasione capitata al Genoa: Cavagnetto. al 23'. fallisce di testa una occasione propizia. In queste fasi di gioco ci pare che la difesa bianconera stia dimostrando evidenti disattenzioni con le connesse conseguenze. Il Genoa frattanto continua la sua gagliarda prova. Simoni ha a disposizione un buon collettivo, irriducibile, quadrato, maturo, che sicuramente disputerà un ottimo campionato di serie B. Il Genoa non si dà per vinto e si sposta in avanti con maggiore frequenza: il suo tessuto, logicamente, subisce più smagliature. La Juventus ne approfitta al 37' con Brady, che fa sfoggio di precisione e intelligenza. 

Mentre Fanna e Bettega chiedono la palla con inserimento a centroarea, Prandelli si sgancia sulla sinistra e l'irlandese lo pesca con uno stupendo tocco diagonale. Prandelli evita l'uscita di Martina e insacca vanificando l'intervento in extremis di Onofri. retrocesso sulla linea di porta. La difesa juventìna, a nostro avviso, continua a giocare con troppa sufficienza. Al 42' Odorizzi evita con una finta Scirea e si presenta solo davanti a Zoff. il quale è bravo ad opporglisi con il corpo. 

Angelo Caroli 
tratto da: La Stampa 8 Settembre 1980







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venerdì 15 maggio 2026

15 Maggio 1983: Juventus - Genoa

La stagione 1982-83 per i tifosi bianconeri provoca un misto tra orgoglio e rabbia, stupore ed incredulità. La Squadra (quella sì con la S maiuscola) formata dai campioni del mondo azzurri (partendo da Dino Zoff all'eroe Paolo Rossi) più due fuoriclasse assoluti come Michel Platini e Zbigniew 'Zibì' Boniek.

Un 'carro armato' su di un campo di calcio capace di sgretolare qualunque avversario, ma solo sulla carta! Perché sebbene in lotta fino ad inizio estate 1983 per conquistare tutto il conquistabile, la Juventus si fregia 'solo' della Coppa Italia.

Perso il campionato dinanzi alla Roma moderna ed esplosiva di Nils Liedholm , i nostri eroi giocano una partita non all'altezza nella Finale di Coppa dei Campioni ad Atene contro l'Amburgo. Un'amara sconfitta è la degna conseguenza di tutto ciò!

È il 15 maggio 1983 Juventus ed Genoa si scontrano in questa partita valevole per la quindicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1982-83.

Il tutto si gioca allo 'Stadio Comunale' di Torino.

Buona Visione!



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Stagione 1982-1983 - Campionato di Serie A - 15 ritorno
Torino - Stadio Comunale
domenica 15 maggio 1983 ore 16:00 
JUVENTUS-GENOA 4-2
MARCATORI: Benedetti 8, Gentile Ca. Auterete 27, Platini 30, Platini 56, Briaschi 64, Cabrini 86

JUVENTUS: (c) Zoff, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio (Storgato 68), Scirea, Bettega R., Tardelli, Rossi P. (Marocchino 68), Platini, Boniek
A disposizione: Bodini, Furino, Prandelli
Allenatore: Giovanni Trapattoni

GENOA: Martina, Faccenda, Testoni (Somma 10), Corti, Onofri, Gentile Ca., Benedetti, Peters, Briaschi, Iachini, Viola (Fiorini 57)
A disposizione: Favaro, Chiodini, Moras
Allenatore: Gigi Simoni

ARBITRO: Facchin
AMMONIZIONI: Bonini (Juventus); Iachini, Benedetti (Genoa)



I bianconeri segnano e divertono contro il Genoa nella prova generale per Atene
Grande la Juve, grandissimo Platini
Gioco pratico e brillante della squadra di Trapattoni, al francese il titolo di capocannoniere 
Bettega, addio degno di un campione 
Brio è apparso ancora a corto di condizione 
Reti di Benedetti, Carmine Gentile (autogol), Platini (2), Briaschi e Cabrini

TORINO - Vista e giudicata come l'inizio e non la fine di un'avventura, la partita della Juventus contro il Genoa deve aver lasciato tutti contenti. Ci sono stati i goi, lo spettacolo e la vittoria, e Trapattoni ha potuto trarre confortanti indicazioni per la finale di Coppa Campioni, di cui questo incontro conclusivo di campionato è stato in un certo senso la prova generale. L'orchestra bianconera, diretta magistralmente da Michel Platini, ha suonato quasi sempre all'unisono, sovente in maniera grandiosa, dando l'impressione di essere pronta al concerto di Atene davanti all'Amburgo. In fondo, solo questo chiedevano i tecnici e tifosi alla partita, una dimostrazione di salute psicologica, e l'amarezza per uno scudetto perduto non si è nemmeno fatta troppo sentire, tanto l'ambiente pare teso al grande obiettivo europeo.

C'erano altri motivi, ieri al Comunale, motivi importanti, e la Juventus ha onorato anche questi: l'addio di Bettega al pubblico torinese e la corsa di Platini al titolo di cannoniere. Bettega, festeggiatissimo prima del via, ha giocato una partita molto bella per impegno, intelligenza e altruismo. Non ha segnato, peccato, però un suo tiro dal limite, al 28, è stato deviato da Carmine Gentile alle spalle di Martina. Autorete, ma i tifosi della curva Filadelfia hanno applaudito Roberto come se il gol fosse stato suo, un giusto omaggio a un grande campione che lascia.
Abbiamo scelto di parlare prima di Bettega perché l'addio di un giocatore che tanto ha dato e fatto per la Juventus vale in assoluto più di una prova, ancorché splendida, di un grande campione che resta e che molto darà e farà per la Juventus.

In quanto a Platini, bene, ieri il francese è stato semplicemente favoloso. Ha segnato due gol molto belli, ha vinto con 18 reti la classifica cannonieri, ha incantato il pubblico con tocchi smarcanti e numeri d'alta scuola: se ad Atene giocherà così, nessun dubbio su chi vincerà la Coppa Campioni.
Accanto a Bettega e Piatini, ci è piaciuto parecchio Boniek, che avrà pure qualche rudezza di piede ma sa dare progressione e potenza ad ogni azione: un altro uomo che ad Atene, davanti al compassato gioco tedesco, può essere determinante. Le buone notizie per Trapattoni, stando alla partita col Genoa, vengono anche da Cabrini e Tardelli, apparsi decisi negli interventi e continui negli appoggi, mentre Gentile, Bonini e Scirea hanno sorretto la manovra dei compagni senza incertezze e scompensi.

I problemi, piccoli e rimediabili quanto si vuole, ma sempre problemi, riguardano tre giocatori: Zoff, Brio e Paolo Rossi. Il portiere in verità non ha commesso errori, non ha colpe sui due gol del Genoa, tuttavia in alcune occasioni ha creato affanno alla sua difesa con interventi non troppo puliti, segno che l'età disgraziatamente non può essere cancellata: ma in classe rimane, siamo sicuri che Zoff ad Atene non sarà colpevole di alcuna incertezza.

Va detto tuttavia che certi scompensi difensivi della Juventus sono stati accentuati dalla prova di Brio, al rientro dopo la lunga assenza per pubalgia e dunque chiaramente carente di condizione atletica. Brio ha sofferto il giusto contro Briaschi, e questo potrebbe essere anche comprensibile visto che il genoano, palla al plede, è svelto e temibile. Ma per la verità lo stopper bianconero ha avuto i suoi guai pure sui palloni alti, la qual cosa può far suonare un campanello d'allarme dal momento che ad Atene dovrà marcare Hrubesch, gigante d'area e goleador dell'Amburgo.

Paolo Rossi, infine, è stato autore di una partita abbastanza anonima. Ha corso e creato spazi, è vero, ma la marcatura feroce di Testoni (prima dell'infortunio) e di Faccenda non gli ha permesso grande pericolosità sotto rete. Vecchia storia, non è da ieri che Paolo Rossi soffre il controllo assillante di cui è fatto oggetto. Anche se bisogna dire che Platini, marcato allo stesso modo da Corti, ha segnato due gol mettendo il ridicolo l'avversario diretto.

Nel Genoa, che ha recitato con onore la sua parte di grintoso sparring-partner, sono piaciuti l'olandese Peters, bravissimo nel cucire l'azione rossoblù, Briaschi, sempre pericoloso in area, e Martina, autore di una serie lunghissima di respinte e parate nel primo tempo, quando la Juventus appariva scatenata in avanti
Eppure, è stato proprio il Genoa ad andare in vantaggio, al 9', dopo che i bianconeri con Boniek (1'), Scirea (5') e Bettega (7') avevano ripetutamente tentato in via del gol. Briaschi ha battuto un angolo da sinistra. Brio non è intervenuto e Benedetti, con un ottimo stacco, ha infilato di testa Zoff. La Juventus ha continuato ad impegnare Martina da tutte le posizioni, con Tardelli in evidenza, ed ha raggiunto il pareggio al 28 con un destro di Bettega deviato nella sua porta da Carmine Gentile.

Due minuti dopo, ecco Platini. Cabrini ha toccato Scirea sulla sinistra, Scirea ha crossato ed il francese si è lasciato leggero per l'imprendibile deviazione di testa. Applausi a non finire dei tifosi sugli spalti. Dopo un primo tempo chiuso da un palo di Briaschi (di testa, e Brio?), il Genoa aveva un buon momento nella ripresa e protestava a lungo per un fallo di mano in area di Brio su testa di Briaschi. Era il 53, l'arbitro non fischiava il rigore e la Juventus segnava quasi subito il terzo gol, ancora con Platini bravissimo a stoppare su centro di Cabrini e ad infilare di precisione l'angolo basso.

La partita a questo punto era finita ed il Genoa si lanciava in attacco aprendosi al contropiede. Anche lo schema della Juventus at allentava e Briaschi, al 64', poteva colpire di destro al volo su centro di Onofri e portare le squadre sul 3-3. All'86, tuttavia, la Juventus aumentava il suo distacco. Cross di Marocchino, liscio di Somma e gran sinistro di Cabrini nell'angolo.
"Coppa Campioni, Coppa Campioni", 

 gridava il pubblico sotto la pioggia sottile.


Carlo Coscia






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Il tiro di Roberto Bettega deviato da Gentile che vale un gol per la Juventus

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domenica 1 marzo 2026

1 Marzo 1992: Juventus - Genoa

È il 1 marzo 1992 e Juventus e Genoa si sfidano in questa gara valevole per la sesta giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1991-92. Il tutto si svolge  allo Stadio delle Alpi di Torino.

Contro questo Milan (imbattuto in Serie A) perfettamente guidato in panchina da Fabio Capello, è difficile ottenere di più di un secondo posto nella Classifica Finale del massimo campionato italiano. Così una Juventus ancora debole ma tanto volenterosa riesce nel suo scopo iniziale!

Sull'altra sponda c'è la squadra rossoblu genovese che salva una stagione non all'altezza delle attese con una salvezza risicata!

Buona Visione!



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Stagione 1991-1992 - Campionato di Serie A - 6 ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
Domenica 1 marzo 1992 ore 15.00
JUVENTUS-GENOA 3-0
MARCATORI: Baggio R. 15, Baggio R. 85, Ferroni autorete 90

JUVENTUS: Tacconi, Carrera M., Marocchi, Galia, Kohler, Julio César, Alessio (Corini 70), Reuter, Schillaci, Baggio R., Casiraghi (Di Canio 83)
Allenatore: Giovanni Trapattoni

GENOA: Braglia, Corrado, Branco, Ferroni, Collovati, Signorini, Ruotolo, Bortolazzi, Aguilera, Eranio (Skuhravy 68), Fiorin
Allenatore: Osvaldo Bagnoli

ARBITRO: Beschin
ESPULSIONI: Collovati 59 (Genoa)



Il segreto del numero 10 
«Trap m'ha detto: vai più avanti. Ho obbedito e ho fatto centro» 

TORINO. È vero: Baggio deve ancora crescere per arrivare ai livelli di Platini. Pensieri e parole dell'avvocato Agnelli. Ma bisogna ammettere che si sta organizzando bene, che almeno il periodo dei puntini e delle aste è superato. Il Divino può cominciare a tremare. Baggio non accetta le «provocazioni», neppure quelle che arrivano dall'alto. Se la cava fingendo di non capire bene certi concetti: 
«Agnelli? A me non ha detto nulla. Chiedete a lui spiegazioni su ciò che voleva dire. 
Intanto si diverte a dar vita a questo strano ping-pong a distanza con Van Basten. Anche ieri tre squilli del milanista contro l'Atalanta e due del bianconero al Delle Alpi. I due sono però divisi da ben dieci gol nella classifica dei marcatori. Baggio si rassegna: 
«I goleador stranieri sono irraggiungibili e Van Basten è il più forte di tutti, quindi non mi stupisco che segni sempre». 
Già, lui almeno non ha scomodi predecessori con cui confrontarsi ed essere confrontato. Ancora Baggio: 
«Ma io sono sempre stato tranquillo. Anche quando le cose andavano male. Devo ringraziare i compagni che mi hanno aiutato nei momenti più difficili. Se ora sono più sereno, è anche merito loro. 
Suo il gol che ha sbloccato la partita, ancora suo quello che ha dato la tranquillità. Racconta: 
«Non riuscivamo proprio a sbloccare il risultato. Ad un certo punto Trapattoni mi ha chiamato e mi ha suggerito di andare più avanti. Ed ecco arrivare la prima rete, un gol che ci ha aiutati. Ma non contano tanto le mie prodezze quanto le vittorie della Juve, indispensabili per restare nella scia del Milan. Questa volta siamo scesi in campo con lo spirito giusto e abbiamo sfatato anche il tabù Genoa. Per lo scudetto non è il caso di farsi illusioni, anche se è chiaro che continuiamo a sperare». 
Il gol-sorpresa dell'Atalanta non ha creato false illusioni: 
«È arrivato troppo presto, il Milan ha avuto tutto il tempo per reagire. I rossoneri vanno fortissimi, ma questo a noi non deve interessare. Pensiamo innanzitutto a noi e alla fine tireremo le somme». 
L'astuzia di certo non gli manca. In occasione del primo gol ha sfruttato un rinvio balordo del giovane genoano Corrado. Per segnare il secondo era appostato a pochi passi da Braglia come un goleador di rapina. Facile quando ci si chiama Baggio. Ma grande è stato il merito di Reuter che gli ha servito un aureo pallone. Dice il tedesco, che domenica sarà squalificato: 
«Ho alzato la testa e l'ho visto ben piazzato in area. Sapevo che non avrebbe sprecato nulla. Questa vittoria cambia poco. Noi non abbiamo scelta, dobbiamo vincere e basta. Al Milan pensiamo soltanto alla fine della partita per chiedere cosa ha fatto». 
Con Baggio anche Galia ha meritato i complimenti di Trapattoni. Il pedalatore del centrocampo spiega le difficoltà iniziali: 
«Il Genoa si è schierato con una punta sola ed ha fatto una robusta cerniera a centrocampo. Superarla era molto difficile ed anche per questo la partita non è stata bella. Per fortuna ci ha pensato Baggio a semplificare le cose, poi non abbiamo faticato più di tanto. Il Genoa mi è sembrato con la testa già al Liverpool». 
E Corini, ago della bilancia del centrocampo, manda un messaggio ai compagni: 
«La strada da battere è questa. Continuiamo così, anche se il Milan sembra inarrivabile.
Julio César si rammarica: 
«Domenica non giocherò per squalifica, peccato saltare la sfida con Careca. Al Milan non penso mai durante la partita. Chiedo il risultato quando sono negli spogliatoi, non prima. 
Vince la Juve, perdono i tifosi. Ecco senza commento il contenuto di due striscioni esposti in curva Scirea: 
«I vili non meritano né patria, né onore. Genoani e inglesi infami bastardi». 
E ancora: 
«Genoa e Liverpool uniti nel disprezzo e nella vergogna». 

Fabio Vergnano 


 



ROSSOBLÙ INCOMPLETI
JUVENTUS GENOA 3 0  
IL MIGLIORE: BAGGIO 7,5 Ormai dimenticate le notti mondiali comincia a diventare l'uomo delle domeniche magiche. Nei suoi piedi si depositano le velleità della Juventus. 
IL PEGGIORE: CASIRAGHI 5
Non dialoga, non incide, gioca pochissimi palloni e tutti con scarsa proprietà tecnica. La sua vena anemica condiziona il potenziale bianconero. 
Telex: Baggio fa la differenza: apre e chiude una partita abbellita dalle sue magie. Il Genoa non sa rimediare alle troppe assenze e si rassegna alla propria inferiorità. 
Emanuele Gamba
tratto dal Guerin Sportivo anno 1992 n.10






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lunedì 26 gennaio 2026

26 Gennaio 2013: Juventus - Genoa

É il 26 Gennaio 2013 e  Juventus e Genoa si sfidano nella terza giornata del girone di ritorno della Serie A TIM 2012-13 allo 'Juventus Stadium' di Torino.

É una Juventus Campione d'Italia in carica che non sembra aver problemi nel vincere ancora il tricolore. Infatti la squadra allenata da Antonio Conte chiude il campionato con nove punti di vantaggio sul Napoli di Rafa Benitez

Il Genoa dal canto suo disputa un campionato non degno di nota, ma riesce comunque ad evitare l'onta della retrocessione in Serie B.

Buona Visione!



Juventus








Stagione 2012-2013 - Campionato di Serie A - 3 ritorno
Torino - Juventus Stadium
Sabato 26 gennaio 2013 ore 20:45
JUVENTUS-GENOA 1-1
MARCATORI: Quagliarella 54, Borriello 68

JUVENTUS: Buffon, Barzagli, Bonucci, Caceres, Lichtsteiner, Vidal, Pogba, Marchisio C. (Beltrame S. 82), De Ceglie (Giaccherini 73), Quagliarella (Giovinco S. 69), Vucinic
Allenatore: Antonio Conte

GENOA: Frey, Granqvist, Manfredini (Rossi M. 66), Moretti, Pisano, Kucka, Matuzalem, Olivera (Bertolacci 59), Antonelli, Immobile (Borriello 59), Floro Flores
Allenatore: Davide Ballardini

ARBITRO: Guida




Apre l'attaccante bianconero, risponde l'ex di turno: è però Guida di Torre Annunziata a diventare protagonista, negando tre rigori (uno ai rossoblù, due ai bianconeri) e sbagliando quasi tutto nell'arco dei 90 minuti. Finale carico di veleni: faccia a faccia del tecnico con il direttore di gara.

TORINO - Sarebbe bello scrivere di calcio giocato, di un Genoa che va oltre i propri limiti e strappa un punto fra mille difficoltà in casa della Juventus, della "rivincita" di Borriello nel giorno dello sbarco a Torino di Nicolas Anelka, dell'esordio in A del promettente Beltrame, di una corsa scudetto ancora aperta, Napoli permettendo. Invece, al triplice fischio, diventa inevitabile scrivere della direzione arbitrale insufficiente: perché Guida e Romeo, in 90 minuti, ne combinano di tutti i colori all'interno della stessa area, una volta in favore dei padroni di casa, due a sfavore. Il finale è censurabile, con mezza Juve a protestare, anche oltre i limiti consentiti.

POCHE OCCASIONI - Le scelte di Conte, forzate dalle assenze, sono lineari: in campo i migliori 11 a disposizione. Ballardini, al ritorno sulla panchina del Grifone, si affida all'uomo che due anni fa fece benissimo sotto la sua guida: Floro Flores affianca Immobile in attacco, la novità principale è rappresentata dal modulo, un copertissimo 5-3-2. Primo brivido al 13'. Corner Genoa da sinistra, il movimento del braccio di Vucinic è tanto ingenuo quanto irregolare: sarebbe il primo rigore della serata, Guida lascia correre. Juve pericolosa al quarto d'ora. Vidal aggancia bene in area, provvidenziale il ritorno di Antonelli. Minuto 21, Pogba in verticale per Marchisio: inserimento perfetto del centrocampista, inguardabile il destro di controbalzo. Bianconeri padroni del campo ma che faticano a trovare spazi, ci prova dunque Bonucci sugli sviluppi di una punizione. Colpo di testa ben calibrato, cuoio di poco a lato. Analoga sorte spetta al tocco di Quagliarella al 44', su delizioso cross di Lichtsteiner.

SBLOCCA LA JUVE - In avvio di ripresa i Campioni d'Italia cambiano marcia. Al 6' Frey allontana la minaccia dopo una spizzata di Quagliarella, tre minuti più tardi arriva il vantaggio. Vucinic esce dal letargo dopo aver ricevuto al limite dell'area, geniale imbucata in verticale per Lichtsteiner, agevolato da un disastroso Olivera: cross rasoterra per Quagliarella, tocco a colpo sicuro, la deviazione di Granqvist non modifica la sostanza del vantaggio. Ballardini cambia tutto, tre cambi in sette giri d'orologio: dentro Rossi, Borriello e Bertolacci, fuori Manfredini, Immobile e Olivera, si passa alla linea a 4 in difesa.

LO SGARBO DI BORRIELLO - Nonostante la mutazione tattica, non sembrano esserci i presupposti per il pari, che arriva invece al 23'. Kucka anticipa De Ceglie, scappa sulla destra e si accentra aggirando nuovamente il terzino: lo slovacco va col mancino a giro cercando la porta, il tiro diventa un cross e Borriello vince la sfida di riflessi, bruciando Barzagli sul palo lontano e incornando l'1-1. Il centravanti, da bravo ex, non esulta. Floro Flores non ce la fa più e chiede un cambio che Ballardini non può operare, avendo finito le sostituzioni: il Grifone chiude in 10 e in apnea, a protezione del punto. Sgroppata centrale di Lichtsteiner al 29', bel sinistro da fuori dello svizzero, il migliore dei suoi: Frey respinge.

IL DELIRIO FINALE - Quando scocca il minuto 35 iniziano le proteste bianconere. Giaccherini mette in mezzo, Vucinic è pronto sul secondo palo, Antonelli lo trattiene palesemente. Rigore? Neanche stavolta, si pensa al mal comune mezzo gaudio. Conte gioca le carte Giovinco - il numero 12 dipinge su punizione ma trova il palo - e Beltrame: il baby scuola Novara si rende pericoloso al 39', parata plastica di Frey. Il pandemonio si scatena nell'ultimo dei tre minuti di recupero. Cross di Lichtsteiner, Granqvist cicca il rinvio e si spara il pallone sul braccio largo. Il gesto è nettamente involontario ma la posizione dell'arto del difensore è tale da alimentare quantomeno i dubbi, all'interno di un regolamento che continua a lasciare ai fischietti una discrezionalità pressoché totale. Finisce con Conte che entra in campo come un indemoniato a urlare la sua rabbia, con Lichtsteiner e Vucinic sanzionati per proteste. Con il Genoa che porta via un punto fra mille problemi e con un campionato parzialmente aperto. Ma viene difficile scriverne.
Marco Gaetani 





Un colpo di testa del centravanti vanifica il gol di Quagliarella in avvio di ripresa. Palo di Giovinco. Nel finale Genoa in 10 per l'infortunio a Floro Flores: un mani di Granqvist in area fa arrabbiare i bianconeri

La Juventus pareggia, contro il Genoa. Tra mille polemiche per un arbitraggio che fa infuriare tutto l'universo bianconero. La Juve guadagna un punto sulla Lazio, ma perde l’occasione di dare un altro strattone al campionato. Il Napoli domani potrà provare a replicare. A Torino segnano Quagliarella prima e Borriello poi. E la Juve, che ha attaccato 90’, non riesce a concretizzare un’evidente superiorità. Come già successo contro la Lazio, in settimana.

SERATA DI ATTACCANTI — Gira tutto attorno alle punte. C’è Anelka che arriva. Da Parigi a Caselle, l’aeroporto di Torino. Per vederlo allo Juventus Stadium c’è ancora da attendere un po’. C’è Quagliarella, uno di quelli che rischia di perdere minuti che già reclama, dall’arrivo dello stagionato francese. Quaglia segna, e non lo faceva da novembre, dalla rete al Chelsea a Torino. Questo è il suo decimo sigillo stagionale. C’è l’ex Borriello che rovina la serata ai padroni di casa. C’è una Juve che domina, ma non pur con l’uomo in più nel finale (Floro Flores k.o.) non porta a casa tre punti. Perché non è fortunata, quando colpisce il palo con Giovinco. Ma anche perché non ha un uomo d’area. Che comunque non è neppure Anelka.

ANDAMENTO LENTO — Il primo tempo non sarà tramandato ai posteri come uno spot sul pallone. La Juve fatica a carburare, e il Genoa si chiude a riccio. Ballardini, appena tornato sulla panchina rossoblu al posto di Delneri, mai rimpianto a Torino, non concede spiragli. Che esordire contro la Vecchia Signora a Torino, dove i suoi colori non vincono da 22 anni, è già abbastanza complicato. Lo schema tattico è a specchio: 3-5-2. La Juve non riesce ad alzare abbastanza il ritmo, e poi Vucinic e Quagliarella non funzionano. Comunque l’occasione migliore del primo tempo c’è l’ha proprio Quagliarella, che prova la deviazione al volo sul cross teso di Lichtsteiner dalla destra. Palla larga, non di molto. Per il resto da segnalare solo un mani più che sospetto di Vucinic nella propria area, ed una gran palla di Pogba, da allievo di Pirlo che impara in fretta, per il solito inserimento centrale di Marchisio, che però per una volta colpisce malissimo sottoporta. Tutto qui. All’intervallo è 0-0.

QUAGLIARELLA GOL — La Juve è più volitiva, a inizio ripresa. Quagliarella trova il gol già al 9’. Bel cross di Lichtsteiner dalla destra, sinistro di prima intenzione dell’attaccante napoletano che Granqvist, ribadisce in rete provando un disperato salvataggio.
 
BALLARDINI CAMBIA E PAREGGIA — Dentro Borriello, ex di serata, e Bertolacci, per Immobile e Olivera. La mossa funziona. Subito. Borriello pareggia infatti di testa, sottoporta, sfruttando uno splendido cross di Kucka che si beve in dribbling De Ceglie sulla destra. 1-1 al 23’ della ripresa.

FORCING JUVE — Entrano Giovinco per Quagliarella e Giaccherini per De Ceglie, beccato dal suo pubblico. E il Genoa perde un uomo: a sostituzioni esaurite si rompe Floro Flores. La Juve spinge, ma stringi stringi combina poco. Reclama un rigore per una trattenuta, che c’è, di Antonelli su Vucinic. Giovinco colpisce il palo con una meravigliosa punizione. Manovra fino all’area piccola, poi manca sempre chi la butta dentro. Il più pericoloso su azione è addirittura il Primavera Beltrame. Nel recupero Granqvist regala quasi un rigore ai bianconeri, ma il suo mani per l’arbitro Guida non merita l’indicazione del dischetto. Decisione che provoca la furia dei giocatori bianconeri in campo e di Conte dalla panchina, che protesta anche per i rigori non concessi a Pogba e Vucinic. Il fortino del Genoa tiene. Ballardini inizia bene la sua avventura 2.0 in rossoblù. La Juve non ha il tempo di recriminare: deve già guardare avanti, alla semifinale di ritorno di Coppa Italia, in programma martedì sera a Roma.

Riccardo Pratesi







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