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mercoledì 29 aprile 2026

29 Aprile 1984: Inter - Juventus

É il 29 Aprile 1984 ed Inter e Juventus si sfidano nella tredicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1983-84 allo 'Stadio Giuseppe Meazza - San Siro'  di Milano.

É una Juventus piena di stelle di calibro mondiale quello che sfida un Inter che lotta per le posizioni di vertice del campionato in corso. Sará una stagione trionfale questa per i nostri beniamini a strisce bianconere. Se in Campionato arriverá l'ennessimo Scudetto (é il 21esimo), in Europa si festeggia la prima (ed unica) affermazione in Coppa delle Coppe

Dall'altre parte i neroazzurri termineranno la stagione al quarto posto ad otto punti di distacco dalla Juventus Campione d'Italia.


Buona Visione! 





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Stagione 1983-1984 - Campionato di Serie A - 13 ritorno
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
domenica 29 aprile 1984 ore 16:00 
INTER-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Cabrini 24, Platini 37, Altobelli rigore 45

INTER: Zenga, Ferri R. (Marini 56), Collovati, Bini, Bagni, Baresi G., Muller, Pasinato, Altobelli, Sabato, Serena A. 
A disposizione: Recchi, Meazza L., Beccalossi, Muraro
Allenatore: Luigi Radice

JUVENTUS: Tacconi, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, (c) Scirea, Vignola, Prandelli, Rossi P. (Caricola 69), Platini, Boniek
A disposizione: Bodini, Furino, Tavola, Penzo
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Agnolin L.
AMMONIZIONI: Tacconi, Gentile (Juventus); Sabato, Pasinato (Inter)




Gran primo tempo dei bianconeri, l'Inter insegue bene ma non riesce a recuperare
La partenza sprint arma della Juve
Un palleggio di Vignola trasformato in rete da una cannonata di Cabrini e un delizioso tocco di Platini hanno frastornato i nerazzurri, che soltanto su rigore dubbio di Altobelli hanno dimezzato le distanze 
Nella ripresa vano assalto al bunker protetto da un grande Tacconi

MILANO Juventus, ad un passo dal trionfo. Voleva un punto, ne ha preso due a S. Siro dove non vinceva da sette anni laureandosi virtualmente campione d'Italia.  
L'apoteosi del 21' scudetto é solo rimandata a domenica prossima, in casa con l'Avellino. E stato però, questo quinto successo in trasferta, soffertissimo, costruito ablimente in contropiede nel primo tempo, con due gol-capolavoro di Cabrini e Platini. Due acuti alla Scala del calcio che avevano strappato in sincera ammirazione della folla e del presidente Interista Pellegrini, seduto in tribuna d'onore accanto al suo giolello Rummenigge.  
Quando la partita sembrava chiusa, un rigore concesso con molta severita da Agnolin per un fallo di Gentile su Altobelli (il difensore juventino scivolando, ha sbilanciato l'avversario con il gomito) e trasformato dallo stesso Spillo al 45' ha riacceso le speranze di un'Inter in salute, tonica, orgogliosa, che non ci stava a perdere l'autobus Uefa.
E così, dopo aver premuto a lungo, l'Inter ha letteralmente messo al muro la Juventus nella ripresa Fort-Tacconi. Lui ha resistito all'assedio che ha fruttato ai nerazzurri 14 corner ed anche 8 palle-gol. Il vento gelido, diventato un alleato della Juventus che con il caldo avrebbe potuto accusare la battaglia con il Manchester United, disturbava le traiettorie del pallone 
Ma la Juventus aveva in Tacconi, autore di due parate-gol su Serena (67) e Muller (87) un baluardo insuperabile, in Scirea un libero che benché claudicante: stroncava stoicamente ogni incursione con la collaborazione di una squadra compatta in cui tutti erano disposti a sacrificarsi. L'area juventina ribolliva di mischie. 
Il muro bianconero resisteva sino al termine malgrado l'accerchiamento. Ormai la Juventus aveva messo in banca due reti d'oro. La prima al 25. Platini, che aveva traccheggiato in posizione arretrata per risucchiare Bagni smorzarne, in campo largo, la carica agonistica. Imbeccava Vignola sul limite dell'area. Il piccolo Platini si esibiva in tre palleggi aerei e poi armava il sinistro di Cabrini che, dal vertice, esplodeva un missile che forse leggermente deviato da Bini, si infilava diagonalmente accanto al palo. Zenga, impotente, prendeva atto come il pubblico.
La Juventus, ripetendo la prestazione intelligente di mercoledì, conteneva le folate nerazzurre e affondava I colpi di rimessa. Rossi, che trovava l'ottimo Collovati a sbarrargli il passo, faceva da civetta lavorando gli inserimenti di Boniek e Platini. 
E, dopo un'incornata di Serena, che dirottava di poco sopra la traversa un cross di Bagni, la Juventus sfiorava tl raddoppio (32). Platini apriva per Rossi che centrava per la testa di Boniek: Il polacco spinto platealmente da Ferri mancava l'impatto con il pallone, reclamando invano il rigore. Agnolin ammoniva poi Pasinato (in precedenza eга toccato a Gentile, che adesso rischia la squalifica, e piú tardi Tacconi e Sabato) e lasciava correre.
Il 2-0, meritato, arrivava al 37. Una respinta di Bini finiva a Rossi che toccava a Bonini. Palla a Bontek e perfetto assist per Platini che di destro, dolcemente, accarezzava di esterno depositando con precisione millimetrica nell'angolo sulla sinistra di Zenga. Un gol astuto, alla Sivori, il ventesimo in campionato del fuoriclasse francese che non segnava dal 18 marzo scorso a Verona. 
Il gol era accusato dall'Inter che poteva subire il terzo al 42' se Prandelli, su traversone di Rossi, fosse stato piú preciso nella conclusione di testa. Ad una manciata di secondi dall'intervallo, su un centro apparentemente innocuo di Bagni e difficilmente controllabile per Altobelli, Gentile spostava l'avversario con il braccio e Agnolin indicava il dischetto. L'arbitro avrebbe dovuto usare la stessa fiscalitá anche sul precedente fallo di Ferri ai danni di Boniek ma non l'aveva fatto. Le proteste dei bianconeri non cambiavano la decisione e Altobelli insaccava rimettendo in discussione partita e risultato. 
Il margine di vantaggio consentiva alla Juventus di ripresentarsi ancora baldanzosa e di reagire rabbiosamente. Al 52' Platini offriva a Vignola un bel pallone ma Zenga opponeva i pugni alla sua botta di sinistro, violenta e centrale. 
Con Marini che ha preso il posto dell'infortunato Ferri (56) l'Inter piazzava Baresi su Boniek. Marini si occupava di Prandelli che s'era prodigato per non far rimpiangere Tardelli, un'assenza importante che é stata assorbita dal collettivo. 
Confermando il suo momento di forma atletica, l'Inter aggrediva la Juventus che al 68' aggiungeva un difensore in piú, Caricola in luogo di Rossi. Platini diventava centravanti, fiancheggiando Boniek, e procurava a Zenga, su punizione, l'ultimo brivido. 
Gli altri erano tutti per la Juventus e non solo di freddo, e il risultato che la riporta in perfetta media inglese e le consente di conservare 4 punti sulla Roma, non camblava piú

Bruno Bernardi




SCUDETTO/JUVENTUS SEMPRE PIÙ 21
Karl-Heinz Rummenigge, spettatore a San Siro, ha rivisto in maglia bianconera i diavoli che l'avevano mortificato a Madrid nella finale del Mundial. Ma per molti il platonico duello con l'Inter ha anticipato il vertice '85
Il giorno della zebra

IL 30 APRILE è dunque, quasi ufficialmente, «The day after»: il giorno dopo. Lo scudetto che già aveva individuato da alcune settimane con una certa esattezza la propria direzione prende definitivamente l'autostrada per Torino e va a posarsi, per la ventunesima volta, sulle maglie della Juventus. Dal giallorosso, ovvero dal tecnicolor, il campionato ritorna al bianco e nero nel breve volgere di dodici mesi. Abbiamo la sensazione che l'avvenimento verrà preso, sotto la Mole, con maggiore compostezza di quanto non accadde nella Capitale come lo scorso anno. Ma a Torino sono ormai abituati alla gloria: a Roma invece, in pace e in guerra ci si arriva sempre con cicli più lenti. D'altra parte è lo stesso valore dimostrato dalla squadra di Liedholm (valore confermato stupendamente in Coppa) a rendere più vero, più meritato, più importante questo ennesimo trionfo juventino. Sono due squadre, Roma e Juve, che comprendono in sé più che l'antologia, la storia contemporanea del calcio italiano. Esprimendo con diverse mentalità due modi di essere grandi. E non è detto che il modo apparentemente più antico, quello pragmatico di Trapattoni, non sia ancora e sempre il più attuale. In fondo è giusto che la squadra bianconera abbia celebrato la sua festa a San Siro: un po' perché San Siro resta sempre uno dei più grandi «teatri» del mondo dei piedi, un po' perché se San Siro tenne a battesimo il primo grande volo europeo delle nostre squadre negli anni Sessanta, la Juve non può che essere la più degna erede di questi fasti. Fasti a lungo sopiti ed ora, meritatamente, riproposti dalle due attuali capitali del calcio italiano.

FIAT-DAY. Quello di domenica è davvero stato un magnifico Fiatday a tutti i livelli. Perché non solo la Juve ha cucito sul proprio petto (qualcuno dice con una stagione di ritardo... grazie al Mundial) quel benedetto ventunesimo scudetto sulla cui strada era inciampata l'anno scorso, ma qualche migliaio di chilometri più a nord un'altra affiliata della «Agnelli holding», la signora Ferrari, ha rimesso il naso in Europa e nel mondo, trionfando con Michele Alboreto. Ovvero, col Platini della Nazionale rossa. L'accostamento non è casuale: da anni ormai la Ferrari e la Juventus rappresentano «l'Italia che vince». Non per nulla, pochi giorni fa, Giampiero Boniperti ci diceva che il consenso verso queste due grandi entità sportive sarebbe totale il giorno in cui, sulla Ferrari, venisse messa la... zebra al posto del Cavallino
(«in fondo - ci ha spiegato per rendere più "accettabile" questa sua spregiudicata proposta - anche il commendator Ferrari è un appassionatissimo tifoso juventino»).

PATRIMONIO. Se Alboreto per vincere a Zolder, ha corso con grinta e intelligenza, la Juve per vincere a San Siro, ha... invece usato esattamente le stesse armi (che evidentemente costituiscono un pregiatissimo patrimonio aziendale). Trapattoni ha prima fatto sfogare e contenuto l'Inter, poi l'ha trafitta con eleganza e cinismo, limitandosi nel secondo tempo ad amministrare quel doratissimo vantaggio conseguito con il minimo sforzo. Proprio come ha fatto Alboreto in Belgio nei confronti di Warwick e soci, modellando la gara così come nemmeno un grandissimo stratega avrebbe potuto concepire. E l'Inter, lo si sappia, non è stata certo meno pericolosa o meno competitiva della Renault: ha avuto il solo torto di trovarsi davanti a una squadra dalle idee come al solito terribilmente chiare. Karl Heinz Rummenigge, che era sceso da Monaco per spiare futuri compagni e futuri avversari, se ne è tornato a casa pensando che ci sarà molto, ma molto, da lavorare per scalzare da un qualsiasi tipo di vertice quei demoniacci che aveva già incontrato con la maglia azzurra e che ora lo hanno di nuovo spaventato con la divisa a strisce. A strisce come i carcerati: ma la Juve, si sa, è un'eterna prigioniera della sua sete di vittorie. Domenica a San Siro comunque (e prima ancora mercoledì contro il Manchester) s'è fatta una bella bevuta ristoratrice, che dovrebbe lenire per un po' di tempo la sua golosità e la sua arsura.

PREPOTENZA. Forse Rummenigge non avrebbe potuto scegliere una partita più significativa per il suo debutto italiano. Almeno come spettatore. Ha capito infatti, il biondone, quanto sia sottile la prepotenza
, segue juventina sul campionato. Così sottile da poter metter in affanno e difficoltà una squadra che, sul campo, non le si dimostra affatto inferiore. L'Inter, domenica ha corso (corso con la... c minuscola, purtroppo per i suoi ricordi e purtroppo per la sua attuale fame di genialità), la Juve, invece, ha vinto. L'Inter ha costruito e sprecato con Müller: la Juve ha distillato e concretizzato con Platini. L'Inter è andata avanti a strappi e senza lucidità: la Juve ha freddamente messo in moto da prima la sua trazione posteriore (Cabrini) e poi il suo turbo a trazione anteriore (Platini). E a quel punto, anche Karl Heinz, imperatore della Bassa Germania e futuro principe dell'Alta Italia, ha capito che ci sarebbe stato poco da sperare in quell'impari duello. Il cuore, difficilmente, le spunta contro la ragione, e la Juve, in questo momento, è la ragione applicata al calcio.

ANTICIPO. Ernesto Pellegrini, neopresidente interista, affrontava per la prima volta il suo cliente (cliente per parte... di ritiro) Giampiero Boniperti. Voleva strappargli, assieme alla tranquillità-scudetto, quei due punti che avrebbero potuto significare l'ingresso quasi sicuro in zona Uefa (e negli spogliatoi, a fine partita, è stato lapidato: 
«Contro il Verona dichiarato a muso duro glielo due punti». 
Stavolta, comunque, non ce l'ha fatta. Per ora, Boniperti, può ancora dunque dirgli (calcisticamente parlando) «ragazzo, lasciami lavorare». Ma forse non ha completamente torto chi ha ipotizzato che il quasi platonico Inter-Juve di domenica abbia in qualche modo anticipato lo scontro scudetto del prossimo anno. Pellegrini ci spera, Rummenigge ne è sicuro, purché resti Altobelli. Boniperti no. Viola fa gli scongiuri, Pontello chiama il banco, Verona reclama i diritti della provincia, il Torino (licenzia) e scalpita. L'Italia del pallone si sta facendo sempre più grande: è giusto che lo scudetto diventi una torta da mordere in tanti.

Marino Bartoletti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1984 nr.18




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sabato 21 marzo 2026

21 Marzo 1984: Juventus - Haka Valkeakoski

È il 21 marzo 1984 e Juventus ed i finlandesi del Haka Valkeakoski si sfidano nella gara di ritorno dei Quarti di Finale della Coppe delle Coppe 1983-84 allo Stadio 'Comunale' di Torino. La partita di andata si era conclusa con la vittoria in trasferta dei bianconeri per 1-0.

È una Juventus piena di stelle di calibro mondiale quello che sfida la formazione finlandese (vera cenerentola della competizione). Sarà una stagione trionfale questa per i nostri beniamini a strisce bianconere. Se in Campionato arriverà l'ennesimo Scudetto (è il 21esimo), in Europa si festeggia la prima (ed unica) affermazione in Coppa delle Coppe in finale a Basilea contro il Porto per 2-1

Buona Visione!



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Coppa delle Coppe 1983-1984 - Quarti, ritorno
Torino - Stadio Comunale
Mercoledì 21 marzo 1984 ore 20.30
JUVENTUS-HAKA VALKEAKOSKI 1-0
MARCATORI: Tardelli 15

JUVENTUS: Tacconi, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Penzo, Tardelli (Prandelli 74), Rossi P., Vignola, Boniek (Tavola 81)
Allenatore: Giovanni Trapattoni

HAKA VALKEAKOSKI : Huttunen, Vilen, Ranta, Kolar, Vourinen, Salonen, Nissinen, Lethinen (Setala 70), Valvee, Houviala (Pakkanen 83), Kujanpaa
Allenatore: Jukka Vakkila

ARBITRO: Igna (Romania)



COPPA DELLE COPPE 
I bianconeri passano il turno con i finlandesi del Haka Valkeakosken senza gloria 
Juve, segna Tardelli poi solo fischi 
La squadra di Trapaltoni conferma il suo momento negativo 
Si è fatta sentire l'assenza di Platini 
Dopo un discreto avvio e la rete del vantaggio al 15' tanti errori di conclusione e qualche pericolo di troppo 

TORINO — La Juventus, «orfana» di Platini, ha impiegato un quarto d'ora per espugnare il bunker di Huttunen, che a Strasburgo aveva resistito ben 90', ma il fuoriclasse francese si è fatto rimpiangere. Dopo 91 partite consecutive ufficiali in bianconero. Platini, contuso alla coscia destra, si era preso una «vacanza» e sarà, assente anche domenica in campionato, contro il Catania, ma per la sua prima squalifica italiana: D'Elia l'ha castigato per comportamento irriguardoso all'rientro negli spogliatoi di Verona. C'era da vedere cosa valeva la Juventus senza «le roi», e ieri sera il pubblico e Trapattoni hanno avuto l'occasione di verificare il peso che Michel ha nell'economia del gioco, dei risultati della squadra. 

Vignola, che aveva nelle gambe le trasferte di Tirana con la «Under 21» e Verona, non ha brillato nella parte di vice-Platini, ma anche la squadra, nel primo tempo, non ha certo entusiasmato, raccogliendo qualche fischio. C'erano circa 23 mila spettatori, come in un'amichevole, ma sul campo si faceva sul Haka: l'aria frizzante rendeva più agevole ai finlandesi il brusco passaggio dall'inverno polare alla nostra... primavera. Ma gli ospiti si chiudevano subito nel loro «igloo». La manovra della Juventus si ingolfava tra le strette maglie dell'Haka, ma al 2', su cross dell'attivissimo Tardelli, Penzo di testa in tuffo mancava di un soffio una buona occasione. Un minuto dopo l'arbitro non convalidava un gol di Rossi che insaccava su un tiro di Tardelli (in fuorigioco rilevato dal guardalinee) respinto da Huttunen. Il romeno Igna sorvolava poi su un sospetto fallo in area di Ranta al danni di Tardelli che al 10', di testa, sfiorava il bersaglio su bel cross di Gentile che appariva in netto progresso rispetto alla prova di Verona. 

Dopo 14" la Juventus sbloccava il risultato. Un'applaudita azione di Cabrini era fermata fallosamente e i bianconeri fruivano di punizione. Vignola la batteva, calibrando il traversone per la testa di Tardelli che insaccava a fil di palo. La folla pregustava la «goleada», ma l'Haka, anziché limitarsi a difendere il passivo, si faceva più intraprendente e al 25' Tacconi effettuava il primo intervento su un tiro «telefonato» di Kujanpaa. Tra le file bianconere serpeggiava un po' di deconcentrazione, l'azione veniva rallentata e l'Haka imbastiva qualche discreta combinazione, considerando i suoi limiti tecnico-tattici, ma non certo atletici, visto che si tratta di fondisti. La Juventus capiva l'antifona e alla mezz'ora accelerava, ma Boniek indirizzava sulle braccia del portiere un comodo pallone. Non  c'erano smarcamenti rapidi e Rossi, pur ritrovando Penzo come «spalla», non incideva. Anche Vignola sballava una buona occasione (sul sinistro, il suo piede migliore) al 33', imitato due minuti dopo da Rossi che, su un bel cross di Gentile, colpiva di testa senza convinzione. Qualche fischio si levava dagli spalti mentre dalla curva Filadelfia i tifosi inneggiavano a Platini. 

Anche la ripresa veniva affrontata dalla Juventus con lo spirito dell'allenamento. Solo qualcuno, come Cabrini, Tardelli, Bonini e Gentile (che però appariva un po' impreciso), si impegnavano, mentre gli altri lasciavano a desiderare, senza idee, ed il pubblico disapprovava con fischi sempre più sonori, con «olè-olè» d'incitamento alle semplici e volenterose combinazioni dei dilettanti finnici. I bianconeri finivano per innervosirsi. Penzo, su cross di Tardelli, falliva una buona occasione di testa (49') e Boniek, dopo uno scambio con Rossi, tirava in bocca a Huttunen (57'). E mentre la gente gridava «Haka, Haka», la Juventus aveva un sussulto e andava a rete, con Rossi (63'), ma l'arbitro annullava per fuorigioco che a molti era parso inesistente. Poi ancora Rossi, su bel lancio di Vignola (66'), di piatto destro batteva a colpo sicuro, ma Huttunen riusciva a salvare in angolo. E al 67', su corner di Vignola, Tardelli segnava uno spettacolare gol di tacco, ma commetteva fallò e il punto non veniva convalidato. 

L'Haka, al 70' inseriva Setala al posto di Lehtinen, al 73' Huovlala per poco non beffava la Juventus, graziando da pochi passi Tacconi. Poi Trapattoni inseriva Prandelli (74') al posto di Tardelli che applaudiva polemicamente il pubblico rientrando negli spogliatoi. Prandelli si faceva notare, su cross di Boniek, incornando di testa sul pugni di Huttunen che poi bloccava la replica fiacca di Rossi. Anche Boniek veniva sostituito (80') da Tavola, ma il polacco riceveva incitamenti dai tifosi. All'83, Rossi (e Penzo) fallivano da un passo l'ennesima occasione. 

Bruno Bernardi 
tratto da: La Stampa 22 marzo 1984



 


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mercoledì 11 marzo 2026

11 Marzo 1984: Sampdoria - Juventus

È l'11 marzo 1984 e Sampdoria e Juventus si sfidano nella settima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1983-84 allo Stadio 'Luigi Ferraris - Marassi' di Genova.

È una Juventus piena di stelle di calibro mondiale quello che sfida una Samp in piena forma. Sarà una stagione trionfale per i nostri beniamini in strisce bianconere. Se in Campionato arriverà l'ennesimo Scudetto (è il 21esimo), in Europa si festeggia la prima (ed unica) affermazione in Coppa delle Coppe. Dall'altra parte i blucerchiati finirà settimo - per un soffio fuori dalle Coppe Europee.

Buona Visione!

 

Sampdoria


 

Campionato di Serie A 1983-1984 - 7 ritorno
Genova - Stadio Luigi Ferraris
Domenica 11 marzo 1984 ore 15.00
SAMPDORIA-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Brady rigore 59, Platini rigore 84

SAMPDORIA: Bordon, Galia, Pellegrini, Pari, Vierchowod, Renica, Casagrande, Scanziani, Mancini, Brady, Zanone (Francis 80)
Allenatore: Renzo Ulivieri

JUVENTUS: Tacconi, Gentile, Cabrini, Bonini (Vignola 60), Brio, Scirea, Prandelli, Tardelli, Rossi P., Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Casarin



Il pari sta bene a Trap che fa elogi a Prandelli
Solo Platini ha qualche perplessità sulla tattica adottata: <<Noi partiamo per pareggiare

GENOVA - Alla fine i conti sono tornati - alla Juve la soddisfazione è generale. Genova e la Samp costituivano uno dei trabocchetti più pericolosi e il fatto di esserne usciti indenni rimbalò di ottimismo I bianconeri. E anche se le prime parole pronunciate da Trapattoni sanno di critica nei confronti della squadra, la conclusione è sicuramente all'insegna della fiducia.

Sentiamo allora l'allenatore juventino

"Sapevamo di dover soffrire e in effetti la Sampdoria ci ha impegnati duramente. Purtroppo ho dovuto fare affidamento su gente resa un po' fiacca dalla partita disputata mercoledì a Strasburgo ma la rabbiosa reazione della squadra al gol degli avversari è stata determinante ai fini del risultato. Nel primo tempo, la Sampdoria ha manifestato supremazia costruendo almeno tre grosse occasioni ma nel secondo la Juve ha imposto il suo gioco restituendo la botta."

Prandelil al posto di Penzo: una mossa a sorpresa (peraltro prevista da qualcuno) con la quale Trapattoni ha voluto cautelarsi dalle offensive blucerchiate, una decisione che ha provocato però al tecnico bianconero anche qualche accusa di pavidità. Ma lui, forte del risultato, ne trae motivo di vanto

"Avete visto come Prandelli è riuscito a controllare Brady? Un uomo come Liam non lo si può certo far scorrazzare per il campo a proprio piacimento.

Quindi un elogio alla forza di carattere dei bianconeri

"Sono contento perché per la terza o quarta volta nel corso del campionato la mia squadra è riuscita a recuperare lo svantaggio. Questa è saldezza morale."

-Un punto in meno, le inseguitrici cominciano a sperare...

"Sapevamo di dover affrontare quattro gare difficili. Quelle con il Milan e il Torino le abbiamo superate brillantemente, ora ci siamo lasciati alle spalle anche quella con la Samp, ma il nostro vantaggio rimane consistente, la Roma si è avvicinata, vedremo che cosa succederà nella sfida diretta."

"Il campionato è finito? Ne parleremo più in là, intanto chiedo ai miei ragazzi di mantenere la grande concentrazione che hanno."

Negli spogliatoi, è stata consegnata a Platini la Scarpa d'argento, premio assegnato dal giornale genovese Il Lavoro in seguito a un referendum indetto tra tutti i quotidiani italiani. Un trofeo e un punto prezioso, pertanto una giornata molto positiva. Il francese, a quanto pare, ha deciso di fare lo scettico blu e risponde: 

"Quanto sarà prezioso questo pareggio lo vedremo in seguito."

Qualcuno prova allora a stuzzicare peraltro chiedendogli il motivo per il quale la Juve debba andare in svantaggio per manifestare rabbla. Una smorfia, quindi un'allusione che potrebbe essere tattica

"Certo, perché noi partiamo per pareggiare."

Il campionato sarà deciso da Roma-Juventus? Non credo, si andrà avanti nell'incertezza sino al termine.

Diciottesimo gol, Zico è distanziato.

"Mi sento un vigliacco", ribatte Platini con spirito, "forse ne ho approfittato perché lui non giocava."

Rigore o no? Il dilemma divide le due fazioni in campo. Scirea dice: 

"Non so neppure spiegare bene quel che è accaduto anche perché in campo talvolta è difficile rendersi conto di quel che avviene. Invece del rigore alla Samp, io ho addirittura creduto che Casarin avesse fischiato un fallo a nostro favore perché Mancini è caduto dopo aver agganciato la palla. Il mio intervento è stato assolutamente corretto."

Cabrini, in compenso, ha visto tutti i crismi dell'equità nel rigore assegnato alla sua squadra: "È stata una trattenuta a farmi cadere mentre stavo per buttarmi sul traversone di Rossi."

Tacconi conferma la tesi di Scirea: 

"Non esistevano gli estremi per il penalty a favore della Samp: Mancini è caduto perché si è lanciato." 

Brio, infine, elogia il suo avversario usando addirittura dei superlativi: 

«Mancini è un grandissimo giocatore, credo che presto lo vedremo in Nazionale. È stato sicuramente uno degli attaccanti più difficili che mi sia toccato controllare."

Pier Carlo Alfonsetti
tratto da: La Stampa 12 marzo 1984





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La Stampa 12 marzo 1984

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giovedì 26 febbraio 2026

26 Febbraio 1984: Juventus - Torino

É il 26 Febbraio 1984 Juventus e Torino si sfidano nella sesta Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1983-84 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

É una Juventus piena di stelle di calibro mondiale quello che sfida un Torino in piena forma in questo 'Derby della Mole'. Sará una stagione trionfale questa per i nostri beniamini in strisce bianconere. Se in Campionato arriverá l'ennessimo Scudetto (é il 21esimo), in Europa si festeggia la prima (ed unica) affermazione in Coppa delle Coppe.

Dall'altra parte il Torino finirá quinto - per un soffio fuori dalle Coppe Europee.

Buona Visione!

 

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Campionato di Serie A 1983-1984 - 6 ritorno
Torino, domenica 26 febbraio 1984
JUVENTUS-TORINO 2-1
MARCATORI: Selvaggi 55, Platini 66, Platini 76

JUVENTUS: Tacconi, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Prandelli (Vignola 63), Tardelli, Rossi P., Platini, Boniek 
Allenatore: Giovanni Trapattoni

TORINO: Terraneo, Corradini, Beruatto, Zaccarelli, Danova, Galbiati, Schachner, Caso (Comi 81), Selvaggi, Dossena (Pileggi 66), Hernandez - 
Allenatore: Eugenio Bersellini

ARBITRO: Bergamo



Quanta differenza fra gli stranieri 

JUVENTUS 

TACCONI — Imparabile il gol di Selvaggi, complessimente poco lavoro ma evidente fredda e buona sicurezza nel finale, di fronte al disperati attacchi granata.
GENTILE — Lotta, si impegna, ma non é in buone condizioni di forma e si vede. Troppo spazio a Selvaggi sul gol del Torino. 
CABRINI — Deciso nel tackle in fase difensiva, é stato un pericolo costante per gli avversari con inserimenti offensivi condotti in velocità, in appoggio all'attacco. 
BONINI — Ancora una gara su ritmi alti, ma con qualche sbavatura negli appoggi. Ottimo comunque in repentini recuperi, soprattutto nell'ultimo quarto d'ora. 
BRIO — Tra lui e Schachner molli litigi attorno al pallone, da parte sua qualche durezza di troppo (soprattutto quella su Dossena, a suo modo «importante-». 
SCIREA — Puntuale in tutte le chiusure difensive (meno una nel primo tempo) e pronto ad aggiungersi ai centrocampisti per dare uno sbocco in più alle manovre aggiranti contro rivali «chiusi». 
PRANDELLI — Nel gioco delle .ione, a centrocampo (i andato spesso su Dossena, con buoni risultati. Una partita oscura, ma utile, sino alla sostituzione con Vignola. 
VIGNOLA — Ha giocato qualche buon pallone, ma non é riuscito ad entrare in modo determinante nella partita. 
TARDELLI — E' tornato nella forma migliore: gran lavoro di raccordo a tutto campo, validi inserimenti ai fianchi di Rossi. Il suo ritmo costante é stato accusato dai granata. 
ROSSI — Un'altra conferma del suo ottimo momento di forma. Ha giocato con un continuo movimento sa tutto il fronte d'attacco, cercando e trovando spazi, lavorando molti palloni con notevole efficacia. 
PLATINI — Un primo tempo in regia, cercando spazi per i lanci (difficili da trovare con iI Toro chiuso) e rischiando di prendere colpi. Con la Juve in svantaggio e entrato di prepotenza nella parte del match-winner, con i risultati che tutti sanno. Eccezionale il tempismo per il primo gol di testa, grande l'intelligenza (bravura tecnica a parte) sulla punizione. 
BONIEK — Malgrado un malanno muscolare, ha tenuto benissimo i novanta minuti. Grande impegno, ottime giocate e sempre tanta grinta.

TORINO 

TERRANEO — Ha chiuso due volte nel primo tempo la porta a Boniek e Tardelli, non ha colpe sui due gol subiti. Una gara senza pecche, a conferma delle sue qualità. 
CORRADlNI — Dopo un inizio difficile, scivolava, pareva non avere i tacchetti adatti) si é ripreso, andando anche in avanti con intraprendenza. 
BERUATTO - Ancora una volta ha tenuto la zona con buona efficacia ed è stato il più combattivo nel finale, dettando il pareggio con appoggi efficaci ed un tiro preciso che ha messo in difficolta Tacconi sulla sua sinistra. 
ZACCARELLI — Filtro efficace davanti alla difesa, sicuri passaggi. Ha tenuto il campo sino alla fine malgrado un dolore alla spalla. Il solito «capitano coraggio». 
DANOVA — Il buon voto in pagella rimane, malgrado la troppo debole opposizione a Platini sul primo gol di testa del francese. Lo stopper granata, comunque, ha lottato con efficacia per 90 minuti. 
GALBIATI — Una gara diligente, con un finale generoso, ma troppo importante l'incertezza sulla punizione di Platini (non ha cercato almeno di deviare il pallone con la mano ed ha finito per ostacolare Terraneo) per fargli meritare l'assoluzione. 
SCHACHNER — La sufficienza per l'impegno costante e le rincorse (anche a vuoto) a palloni già persi. Spesso pare che fra lui ed i compagni l'accordo sia ancora da venire. 
CASO — Efficace e puntuale nelle «chiusure» sino a quando ha retto. Qualche tiro da lontano sin troppo velleitario, ma avvicinarsi a Tacconi non era facile. 
SELVAGGI — Per lui, peso leggero, il duello con Gentile è stato difficile ma si é riscattato in un colpo solo con il gol. Inutile ma bello. 
DOSSENA — La partita alla quale tanto teneva non l'ha neppure giocata. Al 38' era già a messo servizio dopo un tackle di Brio, poi ha trovato Cabrini e Prandelli. La sua voglia di restare in campo ha tradito Bersellini, che avrebbe dovuto sostituirlo prima del 67'. 
HERNANDEZ — Ha dovuto muoversi in copertura secondo ordini, e si é visto poco. Sfasato anche sulle «punizioni». 
PILEGGI — Ha cercato di spingere, nei finale, ma non gli basta uno spezzone di gara per farsi vedere. 
COMI — Nove minuti rabbiosi, un intervento rude su Tacconi. Ma era tardi, per lui e per la squadra. 

ARBITRO BERGAMO — Non ha saputo distinguere lo «spirito» di qualche fallo, ha fatto arrabbiare Trapattoni pescando due fuori gioco discutibili (colpa anche del guardalinee) e negando con il fischio finale un gol a Rossi, ma nel complesso merita il «sei» - Un derby e sempre difficile.

Beppe Bracco 
tratto da: La Stampa 27 febbraio 1984






IN COPERTINA/I DERBY SCUDETTO
Mentre la Lazio costringe la Roma a concentrarsi ormai sulla Coppa dei Campioni, la Juventus pone un abisso fra sé e le inseguitrici castigando il Toro con due invenzioni del suo fuoriclasse, al vertice dei cannonieri
È Platinosa

COSI COME l'altra settimana il Diavolo non era riuscito a metterci la coda, stavolta il Toro non è riuscito a metterci le corna. E, dunque, la Juventus, eludendo ad una a una le trap-pole di tutti gli animali zoccoluti del torneo, alza spinnaker e gran pavese e si avvia, col vento in poppa, verso il suo ventunesimo scudetto. Chissà dove saranno finiti i profeti che parlavano di primavera come di «stagione decisiva» dell'annata.
"Aspetta te e vedrete" 
dicevano consultando calendari e almanacchi: ebbene, alla primavera, questo campionato non è nemmeno riuscito ad arrivarci. La serie A1 è finita con febbraio: ora comincerà la «A2». Avanti c'è posto: la Coppa UEFA diventa l'Eldorado delle famose terze forze ma soprattutto l'alibi delle "grandi deluse».

VETTURA. Che cosa si può dire ancora a questo punto, di Monsieur Platini, grande, grandissimo protagonista della giornata e della vittoria bianconera nel derby? Noi del Guerino, perlomeno, gli abbiamo dedicato un libro (mettendo a posto coscienza ed esigenze editoriali), ma abbiamo il sospetto che, prima della fine della sua permanenza in Italia, Michel avrà giá meritato come minimo... un' enciclopedia. Non ci meraviglieremmo se Gianni Agnelli, che è stato l'arguto e previdente tecnico che lo ha importato e regalato alla sua società, decidesse prima o poi di dedicargli il nome di una nuova nata in casa Fiat: cosi "alla Uno", all' Argenta e alla Ritmo, potrebbe aggiungersi presto perché no la "Michela». Possibilmente nella versione extra-lusso. Diventerebbe sicuramente la vettura dell'anno. Oppure, una bella spider, che potrebbe chiamarsi Punizione: o un coupé di nome Assist. Si perché, mai come adesso, la Juve é stata tanto meravigliosamente "platinosa". Se la Fiat ha fatto dell'avvocato la sua intramontabile bandiera, la squadra bianconera ormai ha la fortuna di avere fra le sue file l'avvocalcio altrettanto affascinante, altrettanto grande, altrettanto vincente. Peccato per il campionato - poveraccio morto cosi giovane: ma abbiamo il sospetto che a Boniperti vada bene così. 
"Vorrei cancellare la parola derby dal dizionario" - aveva tuonato in settimana il presidente bianconero - "odio quel nome, odio l'angoscia che questa partita mi procura." 
Chissà se, da domenica pomeriggio, avrà cambiato opinione. Secondo noi al culmine dell'euforia finirà per chiamare derby il primo bel vitellino che gli nascerà nelle sue tenute agricole.

PRATICITA. Le stracittadine dovevano essere decisive ed effettivamente, lo sono state fino in fondo; al limite della sfacciataggine. Il Toro è riuscito solo a illudere mezza Italia e se stesso. E poi dopo l'infortunio di Dossena (a proposito, quanti titoli sprecati, in settimana per montare un dualismo fra il granata e il suo numero dieci avversario), è stato costretto a piegarsi alla freddezza e alla praticità della Juventus. Ma se anche i bianconeri non fossero riusciti ad andare più in là del pareggio (come aveva previsto il computer) dalla Capitale non sarebbe arrivato assolutamente nulla di significativo sul piano della corsa allo scudetto: la Roma è ormai rassegnata a battersi solo sul fronte internazionale. Contro la Lazio è apparsa quasi una squadra svagata: e se ha la testa fra le nuvole la seconda della classifica, figuriamoci qua li stimoli possono avere le altre inseguitrici per riagguantare la Grande Fuggiasca. 
"Ormai - si dice in casa bianconera (pur fra pifferi e sfumature in juventine se) - lo scudetto lo possiamo perdere solo noi", 
La Vecchia Signora è tornata ad essere la Signora Omicidi. Del campionato, naturalmente.

FILM. Ma torniamo a Platini, A nove giornate dalla fine del campionato ha segnato già un gol in più di quelli (ufficialmente) messi a segno nella stagione scorsa. Ormai il suo repertorio da fuoco non conosce più limiti. Le sue intuizioni sono talmente diaboliche come ha dimostrato domenica con la complicità dell'arbitro Bergamo - che non spreca nemmeno proiettili per le punizioni che poi vengono fatte ripetere. Ricordate? Il gol vincente, prima lo ha sparato a salve e poi, nel replay ufficiale, lo ha inventato in maniera quasi inverosimile. Ma quello che ci ha più impressionato è stata la prima rete: avreste mai pensato che monsieur Michel, fra tante sue incombenze bianconere, avrebbe abbracciato anche quella di "erede di Bettega" ? Ecco, fateci caso: solo il Bobbygol dei tempi migliori del nostro campionato sapeva colpire cosi di prepotenza con la testa. Sapeva andare in elevazione con tale determinazione e precisione, lievitando in aria co me E.T. Ancora oggi, il povero Danova, si chiede da dove sia potuto spiovere quell'UFO che l'ha sovrastato. Amici istruttori dei NAGC, fate una bella cosa proiettate la registrazione di questa prodezza ai giovani calciatori, sottolineatene la preparazione senza palla e la chiusura a rete! Un film del genere, credeteci, avrebbe più successo di Ben Hur.

Marino Bartoletti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1984 nr. 9



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