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venerdì 11 settembre 2026

11 Settembre 1983: Juventus - Ascoli

É l' 11 Settembre 1983 e Juventus ed Ascoli si sfidano nella prima giornata del girone di anadata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1983-84  allo Stadio 'Comunale' di Torino.

É una Juventus piena di stelle di calibro mondiale quella che si batte con la Roma di Nils Liedholm per lo Scudetto. Sará una stagione trionfale questa per i nostri beniamini in strisce bianconere. Se in Campionato arriverá l'ennessimo Scudetto (é il 21esimo), in Europa si festeggia la prima (ed unica) affermazione in Coppa delle Coppe. Dall'altre parte i bianconeri marchigiani finiscono comodamente a metá classifica.

Buona Visione!

 

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Stagione 1983-1984 - Campionato di Serie A - 1 andata
Torino - Stadio Comunale
Domenica 11 settembre 1983 ore 16.00
JUVENTUS-ASCOLI 7-0
MARCATORI: Rossi P. 11, Rossi P. 25, Penzo 34, Platini 43, Platini rigore 51, Boniek 82, Penzo 90

JUVENTUS: Tacconi, Gentile, Cabrini, Bonini (Caricola 60), Brio, Scirea, Penzo, Tardelli (Vignola 70), Rossi P., Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ASCOLI: Corti, Mandorlini, Citterio, Trifunovic, Menichini, Bogoni, Novellino, De Vecchi, Borghi (Pochesci 46), Nicolini, Juary
Allenatore: Carlo Mazzone

ARBITRO: Paparesta R.
RIGORI FALLITI: De Vecchi 49 (Ascoli)




Al di lá della consistenza numerica del risultato (7-0) la partita con l'Ascoli ha mostrato le intenzioni della squadra bianconera
La Juventus «avverte» il campionato

Il campionato è avvertito: sette gol, spettacolo, coordinamento fra reparti, bella presentazione dei nuovi (hanno fatto tutti passerella) e due punti molto importanti. La vendemmiata del Comunale è coerente con il vento di rinnovamento (almeno così si spera) che soffia sul nostro campionato. Grappoli di gol un po' dovunque. Il Comunale non potrebbe esimersi e si è adeguato. La gente si è divertita, ha applaudito, è tornata a casa con i nervi distesi (in fondo il calcio non serve anche a questo?) e con il sorriso nelle labbra.

Questo è il succo di un pomeriggio che ha lanciato subito la Juventus al vertice della classifica e che ha avvilito la zona e l'espediente del fuorigioco che l'Ascoli ha applicato con un cuore troppo... leggero. Improvvisare nuovi marchingegni in Italia è sempre pericoloso. Se poi si affrontano squadre forti e particolarmente adatte a questo tipo di gioco i guai diventano tremendi. Ed è cosi che sull'Ascoli piovve acqua a catinelle.

Poiché era assodato che la Juventus si sarebbe ripulita in estate dalle scorie fisiche e mentali del dopo-mundial, e poiché la Coppa Italia sarebbe bastata a mettere in quadro certe distonie emerse a causa di una preparazione complicata dal viaggio negli Stati Uniti, i due punti risultavano già alla vigilia un bottino scontato. 

Piuttosto, dopo avere sentito parlare di un Ascoli come di una possibile rivelazione del campionato, ci ha stupito vederlo in campo così stornato e sballottato. Però il 7 a 0 va anche inquadrato nell'enorme potenzialità della Juventus, che, in giornata di grazia, è capace di qualsiasi impresa.

Sul piano generale, vanno sottolineati i miglioramenti in disciplina tattica, in coordinazione fra reparti e fra i singoli, e una ritrovata concentrazione sempre ispirata dalla fantasia e da una varietà di schemi notevoli. Passando ai singoli, si deve riconoscere a Tacconi, Penzo, Caricola e Vignola (i nuovi) di aver superato a pieni voti l'esame, che non si presentava facile.

Il portiere è stato autore di un paio di interventi molto tempestivi; poi Tacconi si è superato, parando a De Vecchi addirittura un calcio di rigore.. Ha già conquistato il cuore dei tifosi e da oggi potrà starsene fra i pali più sereno. Anche Penzo ha ricevuto i giusti e meritati applausi. E' andato in rete ed ha servito ai compagni di squadra preziosissimi palloni, avvalendosi della collaborazione di un Rossi (goleador e gran lavoratore) che sembra tornato ai momenti di massimo fulgore.

Per quanto concerne Caricola, nulla da aggiungere a quanto su di lui si sapeva. E' subentrato a Bonini ed ha sfoggiato una disarmante spigliatezza, eseguendo giocate da veterano. Sentiremo parlare spesso di questo ragazzo pugliese. Gloria anche per Vignola, autore di deliziosi passaggi e propiziatore dell'ultimo gol (Penzo ne rivendica la paternità precisando, a puro titolo cronistico, di aver toccato involontariamente la palla, nel tentativo di aprire le gambe per una finta.

Dei vecchi si sa tutto. E' piaciuto molto Tardelli, tornato a schizzare per il campo con la vitalità di un tempo, ma con maggior raziocinio. Bene Platini, già a segno due volte, ottimo Boniek, autore di una gara positiva per ordine e continuità e di uno spettacoloso gol in girata volante. In smaglianti condizioni anche il terzino-ala Cabrini. Di Rossi abbiamo detto indirettamente parlando di Penzo. Ed ora sotto con il Lechia Danzica: i polacchi sono in arrivo a Caselle. Mercoledi sera c'è il primo approccio stagionale con la Coppa delle Coppe.

Angelo Caroli

 

Boniek ha già cominciato a mantenere le promesse

Zbignew Boniek è partito con il piede giusto, anzi con entrambi visto che ha propiziato il primo gol soffiatogli da Rossi con il destro ed ha realizzato, con una spettacolare rovesciata di sinistro (su perfetto cross di Pablito che gli ha restituito la... cortesia), il sesto. L'asso polacco aveva promesso una grande stagione, con almeno dieci gol, e la prestazione di ieri conferma che è deciso a mantenere fede ai suoi propositi.

Il pubblico, specie quello in curva Filadelfia, l'ha incitato a gran voce e gli applausi che hanno sottolineato le sue azioni più belle, gli danno la carica. Anche se ama definirsi un anarchico del calcio, Boniek appare più disciplinato tatticamente perché ha capito cosa gli chiede Trapattoni ed asseconda l'allenatore nei suoi disegni. Agisce sulla sinistra in sintonia con gli sganciamenti di Cabrini, pronto però ad accentrarsi, quando Penzo e Rossi gli aprono dei varchi, per andare a concludere.

Nella scorsa stagione, pur dimostrando in alcune partite la sua potenza, aveva accusato problemi di ambientamento. Adesso conosce a memoria i compagni, le insidie del campionato italiano e gli è più facile far risaltare le sue qualità (che sono notevoli, ma l'anno scorso erano rimaste spesso inespresse). Ieri non ha soltanto dato il la al gol che ha sbloccato il risultato e a quello, tutto suo, del 6-0, ma ha svolto un lavoro efficace, anche umile, in funzione della squadra. Sua la punizione che Cabrini, sull'1-0, ha dirottato di testa contro il palo. Suo il calibrato traversone che Cabrini ha stupendamente appoggiato a Penzo nell'azione del terzo gol

Un Boniek rimesso a nuovo, dunque, con la mente sgombra da certi problemi d'ambientamento che quasi tutti gli stranieri debbono risolvere e superare. E' animato da una feroce volonta di riscattare una stagione con più ombre che luci, anche se non erano mancate le partite ad alto livello. E' già lanciato, ma quando avra' raggiunto il top della forma saranno guai per gli avversari

Ieri ha prodotto qualche accelerazione, però i suoi spunti potranno diventare irresistibili con il supporto della miglior condizione atletica e se in squadra girerà a mille come con il malcapitato Ascoli.

Per Boniek è importante star bene fisicamente, avere il morale alto e sentire attorno a sé la fiducia della squadra e del pubblico. Quella fiducia che si è ormai conquistato e che non intende tradire. II 7-0 con l'Ascoli porta anche la sua inconfondibile impronta. Sì, Boniek è proprio partito con il piede giusto: deve soltanto continuare, e mercoledi sera, al Comunale, nell'andata di Coppa delle Coppe, troverà i suoi connazionali del Lechia Danzica.

Bruno Bernardi
brani tratti da: La Stampa 12 settembre 1983 




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venerdì 4 settembre 2026

4 Settembre 1983: Lazio - Juventus

È il 4 settembre 1983 Lazio e Juventus si sfidano nella quinta giornata del girone eliminatorio della Coppa Italia 1983-84 allo Stadio 'Olimpico'  di Roma.

Sarà una stagione trionfale questa per i nostri beniamini a strisce bianconere. Se in campionato arriverà l'ennesimo scudetto (è il 21esimo), in Europa si festeggia la prima (ed unica) affermazione in Coppa delle Coppe.

Per quanto riguarda la Coppa Nazionale, i piemontesi dovranno incredibilmente salutare la competizione negli ottavi di finale, eliminati dal sorprendente Bari!

Buona Visione!

 



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Stagione 1983-1984 - Coppa Italia - Eliminatorie, 5ª giornata
Roma - Stadio Olimpico
Domenica 4 settembre 1983 ore 20.30
LAZIO-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Boniek autorete 55, Cabrini 56

LAZIO: Cacciatori, Spinozzi, Vinazzani, Manfredonia, Batista, Piscedda, D'Amico, Vella (Chiarenza 85), Giordano, Laudrup M., Cupini
Allenatore: Juan Carlos Morrone

JUVENTUS: Tacconi, Caricola, Cabrini (Prandelli 62), Bonini, Brio, Scirea, Penzo, Tardelli, Rossi P., Platini, Boniek
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: D'Elia





I bianconeri soffrono all'Olimpico, ma resistono alla pressione laziale 
Cabrini toglie dai guai la Juventus 
La squadra di Morrone comanda a lungo la partita, soprattutto nel primo tempo (palo di Cupini). Nella ripresa entusiasmante botta e risposta.

Formazioni secondo le previsioni della vigilia. Juventus senza Gentile, sostituito da Caricola. Ma con Penzo a fianco di Rossi. 

Da parte bianconera, un avvio difficile di Brio, stopper su Giordano sostituito dopo una decina di minuti da Caricola. Brio finiva per rimanere così coinvolto nel gioco a zona del resto della difesa con l'incarico di seguire in modo particolare Laudrup. La difesa di Trapattoni entrava in una inquadratura improvvisata. L'intera squadra soffriva la maggior velocità degli avversari e la propria carenza sulle fasce laterali. Il gioco d'attacco orchestrato ora da Platini, ora da Bonlek si sviluppava in senso verticale, centralmente, favorendo le chiusure degli avversari. Subito, al primo minuto, un anticipo di Batista su Platini scatenava la prima ovazione del pubblico laziale. L'azione proseguiva. Giordano finiva a terra, e la botta del centravanti su punizione era parata con sicurezza in tuffo da Tacconi. 

La risposta bianconera arrivava al terzo minuto con un lancio in profondità di Platini a Boniek che veniva anticipato benissimo da Piscedda in mezza rovesciata. Due interventi duri di Brio su Giordano nello spazio di 5' convincevano Trapattoni al cambio di marcatura. 

Al 10', soprattutto, su iniziativa del centravanti, la Juve correva un grosso pericolo. Giordano scattava sulla destra dopo essere sfuggito a Brio e centrava basso. Sulla traiettoria si inseriva bene Cupini e toccava in corsa centrando in pieno la traversa, quindi Vella non arrivava con la necessaria tranquillità al rimbalzo. Dopo 3' un nuovo centro di Giordano dalla destra era appoggiato malamente da Bollini verso Tacconi ed il mediano doveva intervenire in extremis per salvare in corner sull'inserimento di Laudrup, giocatore questi di grosse qualità tecniche, anche se ancora chiaramente in difficoltà, alle prese con i ritmi del nostro calcio. 

La difesa bianconera era in difficoltà di fronte al contropiede veloci degli avversari: al 15' doveva rientrare Platini per sbrogliare una brutta situazione su Cupini. Due minuti dopo era il francese a trovare il corridoio in verticale per Boniek solo sul dischetto. Il polacco si girava su se stesso, cercava il tocco preciso, ma la palla era molle e Cacciatori volava sulla sua destra per deviare in angolo. 

Le difficoltà di gioco ed il ritmo degli avversari innervosivano i bianconeri; al 35' era ammonito Tardelli per un'entrata su Giordano lanciato da D'Amico. I bianconeri iniziavano la ripresa più decisi, al 3' un contrattacco Platini-Bonini-Platini metteva Rossi in condizioni di battere a rete, ma sul tiro Pablito era contrastato duramente e la palla subiva una deviazione. D'Elia richiamava poi Penzo (e Vinazzanl con un tackle durissimo toccava Bonini al ginocchio). 

Arrivava il primo gol. Giordano si incaricava della punizione, fintava il primo tiro mentre la barriera avanzava, l'arbitro interveniva per richiamare i bianconeri e il centravanti batteva con prontezza sorprendendo gli avversari. Caricola involontariamente imprimeva alla palla una deviazione che spiazzava Tacconi, che vedeva la sfera infilarsi in rete alla sua destra. La replica bianconera era decisissima. Rossi era bloccato fallosamente, calciava lui stesso la punizione dalla destra e Cabrini con un aggiustato colpo di testa batteva Cacciatori. 

Arrivavano le ammonizioni a Manfredonia e Spinozzi. Quindi, su un nuovo attacco della Juventus, Cabrini si scontrava con Cacciatori; restava a terra, si rialzava dolorante al fianco destro e veniva sostituito al 16' da Praticelli. 

Il match diventava una battaglia e nella bagarre, la Juventus si ritrovava almeno per grinta. Tardelli e Penzo (questi dopo un bello scambio con Rossi fallivano due conclusioni), la Lazio replicava con spunti di D'Amico e Laudrup frenati alla meglio. Veniva ammonito scioccamente Boniek per un rinvio istintivo dopo il fischio di D'Ella che interrompeva il gioco. Al 35' la bandierina del guardalinee si alzava per rilevare un fuorigioco di Penzo rendendo vano il gol dell'attaccante.

Poi era Cacciatori a togliere dalla porta con due prodezze altrettante bordate stupende di Boniek e Rossi, mentre la Lazio cominciava a mostrare la corda. Il match finiva sull'1-1 in un clima teso.

tratto da: La Stampa 5 settembre 1983







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mercoledì 29 aprile 2026

29 Aprile 1984: Inter - Juventus

É il 29 Aprile 1984 ed Inter e Juventus si sfidano nella tredicesima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1983-84 allo 'Stadio Giuseppe Meazza - San Siro'  di Milano.

É una Juventus piena di stelle di calibro mondiale quello che sfida un Inter che lotta per le posizioni di vertice del campionato in corso. Sará una stagione trionfale questa per i nostri beniamini a strisce bianconere. Se in Campionato arriverá l'ennessimo Scudetto (é il 21esimo), in Europa si festeggia la prima (ed unica) affermazione in Coppa delle Coppe

Dall'altre parte i neroazzurri termineranno la stagione al quarto posto ad otto punti di distacco dalla Juventus Campione d'Italia.


Buona Visione! 





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Stagione 1983-1984 - Campionato di Serie A - 13 ritorno
Milano - Stadio Giuseppe Meazza
domenica 29 aprile 1984 ore 16:00 
INTER-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Cabrini 24, Platini 37, Altobelli rigore 45

INTER: Zenga, Ferri R. (Marini 56), Collovati, Bini, Bagni, Baresi G., Muller, Pasinato, Altobelli, Sabato, Serena A. 
A disposizione: Recchi, Meazza L., Beccalossi, Muraro
Allenatore: Luigi Radice

JUVENTUS: Tacconi, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, (c) Scirea, Vignola, Prandelli, Rossi P. (Caricola 69), Platini, Boniek
A disposizione: Bodini, Furino, Tavola, Penzo
Allenatore: Giovanni Trapattoni

ARBITRO: Agnolin L.
AMMONIZIONI: Tacconi, Gentile (Juventus); Sabato, Pasinato (Inter)




Gran primo tempo dei bianconeri, l'Inter insegue bene ma non riesce a recuperare
La partenza sprint arma della Juve
Un palleggio di Vignola trasformato in rete da una cannonata di Cabrini e un delizioso tocco di Platini hanno frastornato i nerazzurri, che soltanto su rigore dubbio di Altobelli hanno dimezzato le distanze 
Nella ripresa vano assalto al bunker protetto da un grande Tacconi

MILANO Juventus, ad un passo dal trionfo. Voleva un punto, ne ha preso due a S. Siro dove non vinceva da sette anni laureandosi virtualmente campione d'Italia.  
L'apoteosi del 21' scudetto é solo rimandata a domenica prossima, in casa con l'Avellino. E stato però, questo quinto successo in trasferta, soffertissimo, costruito ablimente in contropiede nel primo tempo, con due gol-capolavoro di Cabrini e Platini. Due acuti alla Scala del calcio che avevano strappato in sincera ammirazione della folla e del presidente Interista Pellegrini, seduto in tribuna d'onore accanto al suo giolello Rummenigge.  
Quando la partita sembrava chiusa, un rigore concesso con molta severita da Agnolin per un fallo di Gentile su Altobelli (il difensore juventino scivolando, ha sbilanciato l'avversario con il gomito) e trasformato dallo stesso Spillo al 45' ha riacceso le speranze di un'Inter in salute, tonica, orgogliosa, che non ci stava a perdere l'autobus Uefa.
E così, dopo aver premuto a lungo, l'Inter ha letteralmente messo al muro la Juventus nella ripresa Fort-Tacconi. Lui ha resistito all'assedio che ha fruttato ai nerazzurri 14 corner ed anche 8 palle-gol. Il vento gelido, diventato un alleato della Juventus che con il caldo avrebbe potuto accusare la battaglia con il Manchester United, disturbava le traiettorie del pallone 
Ma la Juventus aveva in Tacconi, autore di due parate-gol su Serena (67) e Muller (87) un baluardo insuperabile, in Scirea un libero che benché claudicante: stroncava stoicamente ogni incursione con la collaborazione di una squadra compatta in cui tutti erano disposti a sacrificarsi. L'area juventina ribolliva di mischie. 
Il muro bianconero resisteva sino al termine malgrado l'accerchiamento. Ormai la Juventus aveva messo in banca due reti d'oro. La prima al 25. Platini, che aveva traccheggiato in posizione arretrata per risucchiare Bagni smorzarne, in campo largo, la carica agonistica. Imbeccava Vignola sul limite dell'area. Il piccolo Platini si esibiva in tre palleggi aerei e poi armava il sinistro di Cabrini che, dal vertice, esplodeva un missile che forse leggermente deviato da Bini, si infilava diagonalmente accanto al palo. Zenga, impotente, prendeva atto come il pubblico.
La Juventus, ripetendo la prestazione intelligente di mercoledì, conteneva le folate nerazzurre e affondava I colpi di rimessa. Rossi, che trovava l'ottimo Collovati a sbarrargli il passo, faceva da civetta lavorando gli inserimenti di Boniek e Platini. 
E, dopo un'incornata di Serena, che dirottava di poco sopra la traversa un cross di Bagni, la Juventus sfiorava tl raddoppio (32). Platini apriva per Rossi che centrava per la testa di Boniek: Il polacco spinto platealmente da Ferri mancava l'impatto con il pallone, reclamando invano il rigore. Agnolin ammoniva poi Pasinato (in precedenza eга toccato a Gentile, che adesso rischia la squalifica, e piú tardi Tacconi e Sabato) e lasciava correre.
Il 2-0, meritato, arrivava al 37. Una respinta di Bini finiva a Rossi che toccava a Bonini. Palla a Bontek e perfetto assist per Platini che di destro, dolcemente, accarezzava di esterno depositando con precisione millimetrica nell'angolo sulla sinistra di Zenga. Un gol astuto, alla Sivori, il ventesimo in campionato del fuoriclasse francese che non segnava dal 18 marzo scorso a Verona. 
Il gol era accusato dall'Inter che poteva subire il terzo al 42' se Prandelli, su traversone di Rossi, fosse stato piú preciso nella conclusione di testa. Ad una manciata di secondi dall'intervallo, su un centro apparentemente innocuo di Bagni e difficilmente controllabile per Altobelli, Gentile spostava l'avversario con il braccio e Agnolin indicava il dischetto. L'arbitro avrebbe dovuto usare la stessa fiscalitá anche sul precedente fallo di Ferri ai danni di Boniek ma non l'aveva fatto. Le proteste dei bianconeri non cambiavano la decisione e Altobelli insaccava rimettendo in discussione partita e risultato. 
Il margine di vantaggio consentiva alla Juventus di ripresentarsi ancora baldanzosa e di reagire rabbiosamente. Al 52' Platini offriva a Vignola un bel pallone ma Zenga opponeva i pugni alla sua botta di sinistro, violenta e centrale. 
Con Marini che ha preso il posto dell'infortunato Ferri (56) l'Inter piazzava Baresi su Boniek. Marini si occupava di Prandelli che s'era prodigato per non far rimpiangere Tardelli, un'assenza importante che é stata assorbita dal collettivo. 
Confermando il suo momento di forma atletica, l'Inter aggrediva la Juventus che al 68' aggiungeva un difensore in piú, Caricola in luogo di Rossi. Platini diventava centravanti, fiancheggiando Boniek, e procurava a Zenga, su punizione, l'ultimo brivido. 
Gli altri erano tutti per la Juventus e non solo di freddo, e il risultato che la riporta in perfetta media inglese e le consente di conservare 4 punti sulla Roma, non camblava piú

Bruno Bernardi




SCUDETTO/JUVENTUS SEMPRE PIÙ 21
Karl-Heinz Rummenigge, spettatore a San Siro, ha rivisto in maglia bianconera i diavoli che l'avevano mortificato a Madrid nella finale del Mundial. Ma per molti il platonico duello con l'Inter ha anticipato il vertice '85
Il giorno della zebra

IL 30 APRILE è dunque, quasi ufficialmente, «The day after»: il giorno dopo. Lo scudetto che già aveva individuato da alcune settimane con una certa esattezza la propria direzione prende definitivamente l'autostrada per Torino e va a posarsi, per la ventunesima volta, sulle maglie della Juventus. Dal giallorosso, ovvero dal tecnicolor, il campionato ritorna al bianco e nero nel breve volgere di dodici mesi. Abbiamo la sensazione che l'avvenimento verrà preso, sotto la Mole, con maggiore compostezza di quanto non accadde nella Capitale come lo scorso anno. Ma a Torino sono ormai abituati alla gloria: a Roma invece, in pace e in guerra ci si arriva sempre con cicli più lenti. D'altra parte è lo stesso valore dimostrato dalla squadra di Liedholm (valore confermato stupendamente in Coppa) a rendere più vero, più meritato, più importante questo ennesimo trionfo juventino. Sono due squadre, Roma e Juve, che comprendono in sé più che l'antologia, la storia contemporanea del calcio italiano. Esprimendo con diverse mentalità due modi di essere grandi. E non è detto che il modo apparentemente più antico, quello pragmatico di Trapattoni, non sia ancora e sempre il più attuale. In fondo è giusto che la squadra bianconera abbia celebrato la sua festa a San Siro: un po' perché San Siro resta sempre uno dei più grandi «teatri» del mondo dei piedi, un po' perché se San Siro tenne a battesimo il primo grande volo europeo delle nostre squadre negli anni Sessanta, la Juve non può che essere la più degna erede di questi fasti. Fasti a lungo sopiti ed ora, meritatamente, riproposti dalle due attuali capitali del calcio italiano.

FIAT-DAY. Quello di domenica è davvero stato un magnifico Fiatday a tutti i livelli. Perché non solo la Juve ha cucito sul proprio petto (qualcuno dice con una stagione di ritardo... grazie al Mundial) quel benedetto ventunesimo scudetto sulla cui strada era inciampata l'anno scorso, ma qualche migliaio di chilometri più a nord un'altra affiliata della «Agnelli holding», la signora Ferrari, ha rimesso il naso in Europa e nel mondo, trionfando con Michele Alboreto. Ovvero, col Platini della Nazionale rossa. L'accostamento non è casuale: da anni ormai la Ferrari e la Juventus rappresentano «l'Italia che vince». Non per nulla, pochi giorni fa, Giampiero Boniperti ci diceva che il consenso verso queste due grandi entità sportive sarebbe totale il giorno in cui, sulla Ferrari, venisse messa la... zebra al posto del Cavallino
(«in fondo - ci ha spiegato per rendere più "accettabile" questa sua spregiudicata proposta - anche il commendator Ferrari è un appassionatissimo tifoso juventino»).

PATRIMONIO. Se Alboreto per vincere a Zolder, ha corso con grinta e intelligenza, la Juve per vincere a San Siro, ha... invece usato esattamente le stesse armi (che evidentemente costituiscono un pregiatissimo patrimonio aziendale). Trapattoni ha prima fatto sfogare e contenuto l'Inter, poi l'ha trafitta con eleganza e cinismo, limitandosi nel secondo tempo ad amministrare quel doratissimo vantaggio conseguito con il minimo sforzo. Proprio come ha fatto Alboreto in Belgio nei confronti di Warwick e soci, modellando la gara così come nemmeno un grandissimo stratega avrebbe potuto concepire. E l'Inter, lo si sappia, non è stata certo meno pericolosa o meno competitiva della Renault: ha avuto il solo torto di trovarsi davanti a una squadra dalle idee come al solito terribilmente chiare. Karl Heinz Rummenigge, che era sceso da Monaco per spiare futuri compagni e futuri avversari, se ne è tornato a casa pensando che ci sarà molto, ma molto, da lavorare per scalzare da un qualsiasi tipo di vertice quei demoniacci che aveva già incontrato con la maglia azzurra e che ora lo hanno di nuovo spaventato con la divisa a strisce. A strisce come i carcerati: ma la Juve, si sa, è un'eterna prigioniera della sua sete di vittorie. Domenica a San Siro comunque (e prima ancora mercoledì contro il Manchester) s'è fatta una bella bevuta ristoratrice, che dovrebbe lenire per un po' di tempo la sua golosità e la sua arsura.

PREPOTENZA. Forse Rummenigge non avrebbe potuto scegliere una partita più significativa per il suo debutto italiano. Almeno come spettatore. Ha capito infatti, il biondone, quanto sia sottile la prepotenza
, segue juventina sul campionato. Così sottile da poter metter in affanno e difficoltà una squadra che, sul campo, non le si dimostra affatto inferiore. L'Inter, domenica ha corso (corso con la... c minuscola, purtroppo per i suoi ricordi e purtroppo per la sua attuale fame di genialità), la Juve, invece, ha vinto. L'Inter ha costruito e sprecato con Müller: la Juve ha distillato e concretizzato con Platini. L'Inter è andata avanti a strappi e senza lucidità: la Juve ha freddamente messo in moto da prima la sua trazione posteriore (Cabrini) e poi il suo turbo a trazione anteriore (Platini). E a quel punto, anche Karl Heinz, imperatore della Bassa Germania e futuro principe dell'Alta Italia, ha capito che ci sarebbe stato poco da sperare in quell'impari duello. Il cuore, difficilmente, le spunta contro la ragione, e la Juve, in questo momento, è la ragione applicata al calcio.

ANTICIPO. Ernesto Pellegrini, neopresidente interista, affrontava per la prima volta il suo cliente (cliente per parte... di ritiro) Giampiero Boniperti. Voleva strappargli, assieme alla tranquillità-scudetto, quei due punti che avrebbero potuto significare l'ingresso quasi sicuro in zona Uefa (e negli spogliatoi, a fine partita, è stato lapidato: 
«Contro il Verona dichiarato a muso duro glielo due punti». 
Stavolta, comunque, non ce l'ha fatta. Per ora, Boniperti, può ancora dunque dirgli (calcisticamente parlando) «ragazzo, lasciami lavorare». Ma forse non ha completamente torto chi ha ipotizzato che il quasi platonico Inter-Juve di domenica abbia in qualche modo anticipato lo scontro scudetto del prossimo anno. Pellegrini ci spera, Rummenigge ne è sicuro, purché resti Altobelli. Boniperti no. Viola fa gli scongiuri, Pontello chiama il banco, Verona reclama i diritti della provincia, il Torino (licenzia) e scalpita. L'Italia del pallone si sta facendo sempre più grande: è giusto che lo scudetto diventi una torta da mordere in tanti.

Marino Bartoletti
tratto dal Guerin Sportivo anno 1984 nr.18




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sabato 21 marzo 2026

21 Marzo 1984: Juventus - Haka Valkeakoski

È il 21 marzo 1984 e Juventus ed i finlandesi del Haka Valkeakoski si sfidano nella gara di ritorno dei Quarti di Finale della Coppe delle Coppe 1983-84 allo Stadio 'Comunale' di Torino. La partita di andata si era conclusa con la vittoria in trasferta dei bianconeri per 1-0.

È una Juventus piena di stelle di calibro mondiale quello che sfida la formazione finlandese (vera cenerentola della competizione). Sarà una stagione trionfale questa per i nostri beniamini a strisce bianconere. Se in Campionato arriverà l'ennesimo Scudetto (è il 21esimo), in Europa si festeggia la prima (ed unica) affermazione in Coppa delle Coppe in finale a Basilea contro il Porto per 2-1

Buona Visione!



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Coppa delle Coppe 1983-1984 - Quarti, ritorno
Torino - Stadio Comunale
Mercoledì 21 marzo 1984 ore 20.30
JUVENTUS-HAKA VALKEAKOSKI 1-0
MARCATORI: Tardelli 15

JUVENTUS: Tacconi, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Penzo, Tardelli (Prandelli 74), Rossi P., Vignola, Boniek (Tavola 81)
Allenatore: Giovanni Trapattoni

HAKA VALKEAKOSKI : Huttunen, Vilen, Ranta, Kolar, Vourinen, Salonen, Nissinen, Lethinen (Setala 70), Valvee, Houviala (Pakkanen 83), Kujanpaa
Allenatore: Jukka Vakkila

ARBITRO: Igna (Romania)



COPPA DELLE COPPE 
I bianconeri passano il turno con i finlandesi del Haka Valkeakosken senza gloria 
Juve, segna Tardelli poi solo fischi 
La squadra di Trapaltoni conferma il suo momento negativo 
Si è fatta sentire l'assenza di Platini 
Dopo un discreto avvio e la rete del vantaggio al 15' tanti errori di conclusione e qualche pericolo di troppo 

TORINO — La Juventus, «orfana» di Platini, ha impiegato un quarto d'ora per espugnare il bunker di Huttunen, che a Strasburgo aveva resistito ben 90', ma il fuoriclasse francese si è fatto rimpiangere. Dopo 91 partite consecutive ufficiali in bianconero. Platini, contuso alla coscia destra, si era preso una «vacanza» e sarà, assente anche domenica in campionato, contro il Catania, ma per la sua prima squalifica italiana: D'Elia l'ha castigato per comportamento irriguardoso all'rientro negli spogliatoi di Verona. C'era da vedere cosa valeva la Juventus senza «le roi», e ieri sera il pubblico e Trapattoni hanno avuto l'occasione di verificare il peso che Michel ha nell'economia del gioco, dei risultati della squadra. 

Vignola, che aveva nelle gambe le trasferte di Tirana con la «Under 21» e Verona, non ha brillato nella parte di vice-Platini, ma anche la squadra, nel primo tempo, non ha certo entusiasmato, raccogliendo qualche fischio. C'erano circa 23 mila spettatori, come in un'amichevole, ma sul campo si faceva sul Haka: l'aria frizzante rendeva più agevole ai finlandesi il brusco passaggio dall'inverno polare alla nostra... primavera. Ma gli ospiti si chiudevano subito nel loro «igloo». La manovra della Juventus si ingolfava tra le strette maglie dell'Haka, ma al 2', su cross dell'attivissimo Tardelli, Penzo di testa in tuffo mancava di un soffio una buona occasione. Un minuto dopo l'arbitro non convalidava un gol di Rossi che insaccava su un tiro di Tardelli (in fuorigioco rilevato dal guardalinee) respinto da Huttunen. Il romeno Igna sorvolava poi su un sospetto fallo in area di Ranta al danni di Tardelli che al 10', di testa, sfiorava il bersaglio su bel cross di Gentile che appariva in netto progresso rispetto alla prova di Verona. 

Dopo 14" la Juventus sbloccava il risultato. Un'applaudita azione di Cabrini era fermata fallosamente e i bianconeri fruivano di punizione. Vignola la batteva, calibrando il traversone per la testa di Tardelli che insaccava a fil di palo. La folla pregustava la «goleada», ma l'Haka, anziché limitarsi a difendere il passivo, si faceva più intraprendente e al 25' Tacconi effettuava il primo intervento su un tiro «telefonato» di Kujanpaa. Tra le file bianconere serpeggiava un po' di deconcentrazione, l'azione veniva rallentata e l'Haka imbastiva qualche discreta combinazione, considerando i suoi limiti tecnico-tattici, ma non certo atletici, visto che si tratta di fondisti. La Juventus capiva l'antifona e alla mezz'ora accelerava, ma Boniek indirizzava sulle braccia del portiere un comodo pallone. Non  c'erano smarcamenti rapidi e Rossi, pur ritrovando Penzo come «spalla», non incideva. Anche Vignola sballava una buona occasione (sul sinistro, il suo piede migliore) al 33', imitato due minuti dopo da Rossi che, su un bel cross di Gentile, colpiva di testa senza convinzione. Qualche fischio si levava dagli spalti mentre dalla curva Filadelfia i tifosi inneggiavano a Platini. 

Anche la ripresa veniva affrontata dalla Juventus con lo spirito dell'allenamento. Solo qualcuno, come Cabrini, Tardelli, Bonini e Gentile (che però appariva un po' impreciso), si impegnavano, mentre gli altri lasciavano a desiderare, senza idee, ed il pubblico disapprovava con fischi sempre più sonori, con «olè-olè» d'incitamento alle semplici e volenterose combinazioni dei dilettanti finnici. I bianconeri finivano per innervosirsi. Penzo, su cross di Tardelli, falliva una buona occasione di testa (49') e Boniek, dopo uno scambio con Rossi, tirava in bocca a Huttunen (57'). E mentre la gente gridava «Haka, Haka», la Juventus aveva un sussulto e andava a rete, con Rossi (63'), ma l'arbitro annullava per fuorigioco che a molti era parso inesistente. Poi ancora Rossi, su bel lancio di Vignola (66'), di piatto destro batteva a colpo sicuro, ma Huttunen riusciva a salvare in angolo. E al 67', su corner di Vignola, Tardelli segnava uno spettacolare gol di tacco, ma commetteva fallò e il punto non veniva convalidato. 

L'Haka, al 70' inseriva Setala al posto di Lehtinen, al 73' Huovlala per poco non beffava la Juventus, graziando da pochi passi Tacconi. Poi Trapattoni inseriva Prandelli (74') al posto di Tardelli che applaudiva polemicamente il pubblico rientrando negli spogliatoi. Prandelli si faceva notare, su cross di Boniek, incornando di testa sul pugni di Huttunen che poi bloccava la replica fiacca di Rossi. Anche Boniek veniva sostituito (80') da Tavola, ma il polacco riceveva incitamenti dai tifosi. All'83, Rossi (e Penzo) fallivano da un passo l'ennesima occasione. 

Bruno Bernardi 
tratto da: La Stampa 22 marzo 1984



 


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