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mercoledì 4 febbraio 2026

4 Febbraio 1996: Vicenza - Juventus

Attraverso Youtube vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna. É il 4 Febbraio 1996 e VicenzaJuventus si sfidano nella Terza Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1995-96  allo Stadio 'Romeo Menti' di Vicenza.

La Juventus guidata in panchina dal 'maestro' Marcello Lippi, dopo aver rivinto lo Scudetto dopo ben otto anni adesso pensano in grande. Pensano alla Champions League (che conquisteranno a Roma). Ed infatti i bianconeri non giocano come sanno in campionato e si fanno 'rubare' il titolo dal Milan. Alla fine sará secondo posto. 

Dall'altre parte c'é un Vicenza che guidata in panchina da Francesco Guidolin conclude il campionato a metá classifica.

Buona Visione!


vicenza


 

Stagione 1995-1996 - Campionato di Serie A - 3 ritorno
Vicenza - Stadio Romeo Menti
Domenica 4 febbraio 1996 ore 14:30
VICENZA-JUVENTUS 2-1
MARCATORI: Otero rigore 18, Murgita 48, Ravanelli 66

VICENZA: Mondini, Mendez, Bjoerklund, Lopez, Grossi (Amerini 78), Rossi (D'Ignazio 68), Viviani, Maini, Lombardini, Otero (Belotti 83), Murgita
Allenatore: Francesco Guidolin

JUVENTUS: Rampulla, Torricelli (Lombardo 46), Ferrara C., Carrera M., Pessotto G., Di Livio, Conte A., Jugovic, Del Piero (Peruzzi 89), Vialli, Ravanelli
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Messina
ESPULSIONI: Rampulla 88 (Juventus); Lombardini 82 (Vicenza)




LE PAGELLE 
Conte a tutto cuore 
Ferrara passo indietro 
Murgita il re di assist 

MONDINI 6. Para tiri che paiono calamitati su di lui. 
MENDEZ 6. Un pestone lo fa soffrire presto, anche più di quanto non riesca a Del Piero. 
BJORKLUND 6,5. Il ruolo di respingente gli calza a pennello 
LOPEZ 6,5. Anche lui è ben protetto e sa cosa fare. 
GROSSI 6. Le scarpette rosso-vivo lo distinguono. Discreto il primo tempo. 
(Dal 33' st. Amerinì sv). 
ROSSI 7. Il suo piede destro non sa sempre quello che fa il sinistro, tuttavia squarcia di potenza la copertura di Pessotto. 
(Dal 23' st. D'Ignazio sv). 
VIVIANI 6,5. Tra le maglie più fitte della rete in cui si impiglia la Signora in mezzo al campo. 
MAINI 6,5. Come Viviani, con più dinamismo. Insieme sballano sul gol juventino cercando il bel tocco: l'unico errore. 
LOMBARDINI 6. Si immola per bloccare Lombardo. 
MURGITA 7. Lo ricordavamo più grezzo. Gol a parte, si rivela il miglior sarto di assist sia con la testa che con il piede. 
OTERO 7. Sguscia come una saponetta e come una saponetta sprizza per l'aria, accentuando il contatto con Rampulla. Bravo nel tocco, rapido: un bel rompiballe. 
(Dal 38' st. Belotti sv). 

RAMPULLA 5. Esce in ritardo su Otero e procura il rigore con un po' di ingenuità. Incerto e fuori tempo, i compagni lo guardano spesso come se non si sentissero protetti. Minima colpa sull'espulsione: non ci pare che volesse toccare con la mano. 
TORRICELLI 6. Più o meno regge sulla parte destra, finché non si infortuna. 
(Dal 1'st. Lombardo 5: a Bracciodiferro mancano gli spinaci, in questo momento non è l'uomo capace di ribaltare una situazione anche se per poco non gli riesce sul lancio di Ferrara. Arriva spesso scoordinato) 
FERRARA 5. Cade anche il pezzo più solido del muro difensivo juventino: succede. Dalla rovesciata con il Piacenza al rovescio di ieri la differenza non è nell'ultima sillaba, semmai nell'intesa tra Murgita e Otero che lo mettono in difficoltà. 
CARRERA 5. Stessi problemi di Ferrara, perdipiù scivola nell'azione del raddoppio. 
PESSOTTO 5. Incoraggiante il suo avvio, positivo l'impegno nel forcing finale anche perché Rossi è finito negli spogliatoi. Ma la fase centrale del match è una sofferenza, appena mette il naso in attacco, il contropiede di Rossi lo manda in crisi. 
DI LIVIO 6. Sufficienza di grande comprensione per i problemi di un'aletta sgusciante obbligata a giocare un tempo da terzino. 
CONTE 6. Si riabilita nella ripresa sradicando i palloni che ali mentano la pressione juventina. Prova il tiro, in un caso con pericolosità. 
JUGOVIC 5,5. Per mezz'ora gioca contro la Juventus, tanto da chiedersi che cosa ci stia a fare. Ci piace invece il suo piglio nel secondo tempo ed è decisivo nell'azione del gol: ma non basta a cancellare l'avvio. 
DEL PIERO 5,5. Primo tempo di grande volontà, porta avanti palloni, prova il cross per quanto i piedi non intonino più gli inni celesti. Scompare alla distanza. Esce per l'espulsione di Rampulla. 
(Dal 44' st. Peruzzi sv: costretto dalla febbre alla panchina, fino alla chiamata per forza maggiore). 
VIALLI 5. Tralasciamo la lite con Delle Carbonare, ci sta che saltino i nervi a vedere un ultras libero di agitarsi a bordo campo. Di rado salta il marcatore, tira in porta una volta sola, si procura con il mestiere qualche punizione. Un contributo modesto, per lui. Conoscendolo, il cioccolatino finale non gli ha addolcito la bocca. 
RAVANELLI 6. Primo tempo incerto, se non per come distribuisce la palla. Fionda in gol l'unica occasione decente, tuttavia nel forcing finale non riesce a creare pericoli. 

L'arbitro MESSINA 7. Quel rigore l'avrebbero concesso in tanti, qualche dubbio sull'espulsione di Rampulla che gli viene segnalata dal guardalinee. Comunque dirige decentemente un match difficilissimo per il gran numero di contrasti e di fuorigioco,

Marco Ansaldo





Resa inconcizionata

A Vicenza la Juventus si è dunque scucita lo scudetto dalle  maglie. Ormai Lippi le ha tentate tutte, ma deve arrendersi all'evidenza: non ha più a disposizione la squadra dello scorso anno, quella che aveva costruito il suo scudetto soprattutto in trasferta. Nel passato campionato, infatti, i bianconeri avevano ottenuto ben 11 delle loro 23 vittorie lontano dal Delle Alpi. Questanno, prima dei due terzi del cammino, hanno già cinque sconfitte esterne, un ruolino che non è certo da scudetto. Da quando si è tornati al campionato a 18 squadre (1988-89), chi ha vinto il tricolore non ha mai perso più di quattro partite. In realtà, comunque, era gia proibitivo il divario di otto punti, sia pure con quindici partite ancora da giocare e la vittoria da tre punti: undici sono un macigno che sigilla definitivamente anche il semplice miraggio di un riaggancio. Soprattutto poiché in mezzo ci sono altre squadre. Se, infatti, in via puramente teorica. non è da escludere una resurrezione della Juventus che coincida con una crisi del Milan, è praticamente impossibile che non ne approfittino prima Fiorentina e Parma. Difficile stilare una diagnosi certa e unica: più verosimile pensare a una serie di cause concatenanti. Certo la Juventus si è trovata tagliata fuori troppo presto, e ciò induce a pensare che sia mancata la tenuta psicologica di fronte alle prime avversità. Forse non tutti i giocatori erano pronti per sopportare senza danno lo stress derivante dal doversi confermare al vertice.

Massimo Mauro
tratto dal Guerin Sportivo anno 1996






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giovedì 22 gennaio 2026

22 Gennaio 1978: Vicenza - Juventus

É il 22 Gennaio 1978 e Lanerossi Vicenza Juventus si sfidano nella quindicesima giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1977-78 allo Stadio 'Romeo Menti' di Vicenza.

É una Juventus che domina il calcio italiano. Alla fine di questo campionato i bianconeri infatti conquisteranno il loro diciottesimo Scudetto. Nessuno puo starle dietro tant'è che al secondo posto si afferma proprio la sorpresa Lanerossi Vicenza.

Buona Visione! 


vicenza


Stagione 1977-1978 - Campionato di Serie A - 15 andata
Vicenza - Stadio Romeo Menti
Domenica 22 gennaio 1978 ore 14:30
LANEROSSI VICENZA-JUVENTUS 0-0
 
VICENZA: Galli E., Lelj, Callioni, Guidetti, Prestanti, Carrera, Cerilli, Salvi, Rossi P., Faloppa, Filippi
Allenatore: Giovann Battista Fabbri
 
JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Gentile, Furino, Morini, Scirea, Causio, Tardelli, Fanna, Benetti, Bettega R.
Allenatore: Giovanni Trapattoni
 
ARBITRO: Michelotti



 

Le pagelle dei bianconeri 
Gentile «super» 

ZOFF — Corre un solo pericolo ma Furino rimedia in extremis impedendo a Salvi di concludere. La difesa fa buona guardia ed il portiere deve sbrigare un lavoro di ordinaria amministrazione effettuando comode parate che gli consentono di uscire dal campo con la divisa immacolata. 
CUCCUREDDU — Si oppone a Faloppa (e nella ripresa, saltuariamente, a Cerilli) con grande attenzione e pulizia negli interventi. Ridicolizza il proprio avversario ed è l'unico juventino che centra la porta vicentina costringendo Galli a superarsi per sventare una micidiale folgore diretta all'incrocio dei pali. 
GENTILE — É in splendide condizioni di forma e lo dimostra sia in chiave difensiva (Cerilli inventa una sola rifinitura) sia nel gioco d'attacco; quando si sgancia non sempre viene servito a dovere ma riesce a propiziare un assìst-gol che Fanna spreca. 
FURINO — Gioca in modo ordinato, con grande disciplina tattica e si oppone validamente a Salvi impedendogli di sfruttare l'unica occasione costruita dai vicentini. Rincorre tutti gli avversari che capitano nella sua zona senza fare concessioni e sostiene il centrocampo con linearità ed efficacia. 
MORINI — Anche su Paolo Rossi, il « mastino biondo » è impeccabile. Con il sussìdio di tutto il pacchetto difensivo, lo stopper prevale nettamente sul capocannoniere del campionato, che riesce ad effettuare rarissimi spunti solo quando gira al largo dal suo concentratissimo francobollatore. 
SCIREA — Deve proteggere alle spalle Morini ma la condotta prudente del Lanerossi Vicenza gli consente di infilarsi talvolta in profondità. Poi torna stabilmente a presidiare il proprio settore chiudendo ogni varco con autorità. 
CAUSIO — Gioca a sinistra e l'avvio è promettente. Poi s'innervosisce perché i tacchetti non sono adatti al terreno viscido (nell'intervallo cambia scarpe), si busca un'ammonizione per proteste, effettua un paio di tiri precipitosi ma, per quanto non sia particolarmente ispirato, rifinisce tre belle palle-gol. 
TARDELLI — Il temutissimo Filippi trova in Tardelli una barriera invalicabile. La prova di « Schizzo » è perfetta sotto l'aspetto tattico ed agonistico anche se lascia un po' a desiderare nelle conclusioni. 
FANNA — Poteva essere la sua grande giornata, ma il destro l'ha tradito ben quattro volte: l'inesperienza e la mira difettosa hanno risparmiato Galli in almeno tre grosse occasioni. Fosse stato più freddo, la vittoria non sarebbe sfuggita alla Juventus. 
BENETTI — Una prestazione sufficiente ma con pochi acuti: frena le iniziative di Guidetti (gli impedisce anche di sfruttare una buona occasione) ma due volte in zona-tiro indugia oltre il lecito. 
BETTEGA — Agisce prevalentemente sul centro, cerca insistentemente l'uno-due con Fanna e Causio e, più che punture a rete (vista la difficoltà di superare la doppia guardia Prestanti-Carrera), preferisce intelligentemente operare in funzione dei compagni.

Bruno Bernardi



VICENZA-JUVENTUS 0-0
Morini ha battezzato Rossi

SU & L'UNITA' Bruno Panzera ha assicurato che 
"al Menti si è visto un bel calcio". 
Gianni Brera ha raccontato invece che il primo tempo è stato solo 
«bonino e che la ripresa ha pure annoiato gli esteti. Però ha aggiunto: sono anche onesto nel dirvi che spero di non avervi annoiato come forse avrebbe fatto la partita». 
Cioè: il resoconto del critico è stato superiore alla gara stessa. Ma al lunedi i tifosi badano soprattutto ai giudizi tecnici. Brera non ha avuto dubbi: Morini ha vinto nettamente il duello con Paolo Rossi, 7 allo stopper, 5,5 al centravanti. Identica l'impressione di Adalberto Bortolotti (Corriere dello Sport-Stadio) ma con una diversa valutazione: 7 a Morini, 6,5 al signor Rossi. Prendi "Tuttosport" e ti accorgi che secondo Giglio Panza la sfida è finita in parità: 7 per uno. Ma non è finita. Poteva mancare il bastian contrario di turno? Sulla "Gazzetta dello Sport" Giorgio Mottana ha sostenuto che la sfida è stata vinta dal vicentino: 7 a Rossi e solo 6,5 a Morini. Tutti i giornali si sono trovati d'accordo nello stabilire il migliore in campo della Juventus: massimo dei voti a Gentile. Tutti meno uno. L'eccezione è rappresentata dalla "Gazzetta del Popolo" che ha visto svettare invece Cuccureddu. Comunque Franco Colombo s'è limitato al buono. Ma leggete la pagella completa: Zoff discreto, Cuccureddu buono, Gentile discreto, Furino discreto, Morini sufficiente, Scirea discreto, Causio sufficiente, Tardelli sufficiente, Fanna discreto, Веnetti sufficiente, Bettega sufficiente. Insomma, voti mediocri per tutti come se la Juventus invece di essere in testa alla classifica fosse nell'aurea mediocrità.
Indubbiamente, a leggere tutti i giornali c'è da rimanere sconcertati. E richiesto da Gianni Mura (La Repubblica) di spiegare quale deve essere la funzione della critica sportiva, l'allenatore del Vicenza Giobatta Fabbri ha dichiarato: 
«Molti giornalisti sanno fare il loro mestiere altri meno. Io faccio osservazioni in generale: la ricerca della dichiarazione a nove colonne ha messo in secondo piano l'analisi tecnica. Poi, d'accordo con le esigenze di tiratura, ma un minimo di imparzialità ci deve essere». 
A proposito di stampa, vi annuncio le ultimissime. E' ufficiale il passaggio di Mario Pennacchia (l'oracolo degli arbitri) da "Il Giorno" alla "Gazzetta dello Sport" all'ufficio romano. Il suo posto è stato offerto a Massimo Fabbricini di «Tuttosport». In questo caso Gian Paolo Ormezzano assumerà il suo grande amico Nello Governato (ma spera di richiamare all'ovile anche Angelo Caroli, deluso di "Stampa Sera").

Elio Domeniconi
tratto dal Guerin Sportivo anno 1978 nr.4




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Dell'andamento del gioco è fedele testimonianza la foto sotto che ritrae Rossi a stretto contatto di Morini e Salvi guardato a vista da capitan Furino.

vicenza

A loro volta Zoff e Galli sono dovuti intervenire solo in qualche circostanza.

vicenza

Tanto rumor per nulla, vale la pena di scrivere. Vicenza e Juventus, infatti, hanno badato solo a non scoprirsi e a difendere uno 0-0 che non ha certo reso giustizia al folto pubblico e ai 200 milioni d'incasso. A secco le punte Rossi e Bettega attese ad un duello che non c'è stato.



giovanni

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martedì 10 giugno 2025

10 Giugno 2001: Vicenza - Juventus

Attraverso Youtube vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna.

É il 10 Giugno 2001 e Vicenza e Juventus si sfidano nella Sedicesima Giornata del Girone di Ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 2000-01 allo Stadio 'Romeo Menti' di Vicenza.

La Juventus guidata in panchina da Carlo Ancelotti sta sfidando la Roma di Fabio Capello per la conquista dello Scudetto. Alla fine però sará solo un amarissimo secondo posto per i bianconeri.

Dall'altre parte c'é un Vicenza che dopo una lotta fino all'ultimo istante deve salutare la massima divisione e retrocedere in Serie B.

Buona Visione! 


vicenza


 

Stagione 2000-2001 - Campionato di Serie A - 16 ritorno
Vicenza - Stadio Romeo Menti
domenica 10 giugno 2001 ore 15.00
VICENZA-JUVENTUS 0-3
MARCATORI: Del Piero 37, Trezeguet 40, Trezeguet 51

VICENZA: Sterchele, Tomas, Zanchi, Dicara (Sommese 46), Cardone, Firmani, Crovari, Dabo (Bernardini 61), Beghetto, Kallon (Tomic 46), Jeda
Allenatore: Edy Reja

JUVENTUS: Van der Sar, Tudor, Iuliano, Montero (Ferrara C. 81), Paramatti, Zambrotta, Tacchinardi, Pessotto G., Zidane (Brighi Mat. 85), Del Piero, Trezeguet (Kovacevic 70)
Allenatore: Carlo Ancelotti

ARBITRO: De Santis

 


LE PAGELLE 
David ha cancellato Inzaghi 
Un 'altra doppietta per il francese 
Alex, gol di testa e splendido assist 
VICENZA 
STERCHELE 6,5. Evita una sconfitta più umiliante con qualche intervento in tutta sicurezza. 
CARDONE 5,5. Deve coprire la fascia che percorre Paramatti, dimostra limiti tecnici evidenti. 
DICARA 5. Arranca sempre, lascia varchi in cui la Juve si inserisce costruendo la sua vittoria (dal 1' st Sommese 6: poca qualità, molto impegno). 
ZANCHI 5. Fin qui protagonista, contro gli ex compagni disputa una partita da dimenticare, si addormenta sui primi due gol. 
TOMAS 5. Spesso in ritardo, fatica a tenere Del Piero, scivola sul secondo gol di Trezeguet. 
BEGHETTO 5,5. Estemo sinistro di difesa, patisce le incursioni di Zambrotta e invece di aggredire l'avversario rincula sempre. 
CROVARI 5. Marcare Zidane è un compito difficile per chiunque. A lui riesce particolarmente male. 
FIRMANI 6. Nel marasma del centrocampo è quello che conserva un minimo di lucidità. 
DABO 5,5. Perde il confronto con Tacchinardi, troppo timido e esitante non porta munizioni all'attacco 
(dal 16' st Bernardini 5: utilizzato tardi, entra in partita in maniera marginale). 
JEDA 4,5. Il giovane brasiliano alle prese con Passaportopoli combina una serie di pasticci infinita. Cercare la salvezza con giocatori così è impresa titanica. 
KALLON 5. Perde alla grande il confronto con Tudor, commette errori da dilettante è una zavorra che il Vicenza non può permettersi 
(dal 1' st Tomic 5: schierato per cercare maggior potenza in attacco riceve soltanto fischi). 
JUVENTUS 
VAN DER SAR 6. Mai impegnato se non su qualche uscita alta. 
TUDOR 6,5. Offre a Del Piero un assist perfetto, domina la scena in difesa come gli capita ormai da tempo. 
IULIANO 6. Il controllo delle punte vicentine è troppo facile per uno della sua esperienza. 
MONTERO 7. Nulla che già non si sapesse. Spazza via e chiude ogni varco 
(dal 36' st Ferrara sv). 
PARAMATTI 6,5. Sta concludendo in crescendo la prima stagione juventina. Prezioso il suo apporto difensivo e anche in fase di spinta. 
ZAMBROTTA 6,5. Beghetto lo vede sfrecciare come l'Eurostar, inesauribile fino all'ultimo. 
TACCHINARDI 6,5. Sradica dai piedi avversari decine di palloni, dà robustezza ad un reparto che anche senza Davids non ha perso compattezza. 
PESSOTTO 6,5. Divide con Zambrotta la fatica sulla fascia sinistra, sempre pronto a proporsi in fase offensiva e spesso ignorato non si sa perché. 
ZIDANE 6,5. Dà il via alla splendida azione del terzo gol, arricchisce di giocate ad effetto la manovra della squadra. Prende pure una moneta in testa, ma tiene duro 
(dal 40' st Brighi sv). 
DEL PIERO 6,5. Un gol facile e un assist da fenomeno. Perfetta l'intesa con Trezeguet. 
TREZEGUET 7,5. Gol numero 13 in campionato. Ha cancellato dalla Juve Inzaghi, è davvero un attaccante spietato 
(dal 24' sv Kovacevic sv).
Fabio Vergnano
tratto da: La Stampa 11 giugno 2001




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mercoledì 9 aprile 2025

9 Aprile 1961: Vicenza - Juventus

É il 9 Aprile 1961 e Vicenza e Juventus si sfidano in questa gara valevole per la decima giornata del girone di ritorno del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1960-61
Il tutto si svolge allo 'Stadio Romeo Menti' di Vicenza.

La Juventus di Omar Sivori

Doveva arrivare lui per capire che ancora non sapevamo niente nessuno, in quanto a calcio giocato con perfidissima grandezza e in quanto al resto, l’inquietudine selvaggia dell’uomo, il suo sfidare il mondo a stinchi nudi dribblando i virulenti difensori e perfino irridendoli con un giochino nuovo: il tunnel. Era l’estate 1957. Veniva a costare alla Juventus (che aveva da qualche mese il più giovane presidente d’Italia, Umberto Agnelli) la bellezza, in quei giorni non ancora esplosi nel decantato boom economico del Paese, di dieci milioni di pesetas versati nelle casse del River Plate che adoperava la cifra per rinnovare lo stadio.
Nella cronaca di Carlo Bergoglio detto Carlin, re giornalistico d’epoca, sull’avvenimento del primo match giocato allo stadio di Torino in un pomeriggio di pioggia da Enrique Omar Sivori, si colgono perplessità nella prosa del maestro, perché l’argentino rallentò molto il gioco, esprimendo soltanto a momenti la superiore perfidia del suo piede sinistro.

tratto da SIVORI Omar: genio e follia dell’angelo ribelle 


Buona Visione!

 

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Stagione 1960-1961 - Campionato di Serie A - 10 ritorno
Vicenza - Stadio Romeo Menti
domenica 9 aprile 1961 ore 15:30
VICENZA-JUVENTUS 0-1
MARCATORI: Nicolè 9

VICENZA: Battara, Zoppelletto, Garzena, De Marchi, Panzanato, Savoini, Conti, Menti IV, Siciliano, Puia, Fusato
Allenatore: Lerici

JUVENTUS: Vavassori, Leoncini, Sarti B., Boniperti G., Cervato, Mazzia B., Mora, Charles, Nicolè, Sivori, Stacchini
Allenatore: Carlo Parola

ARBITRO: Adami




Il difficile compito della capolista sul campo del Lanerossi 
La Juventus ha superato contro il Vicenza una delle partite più dure del torneo 
II burrascoso finale poteva essere evitato se l'arbitro fosse stato più avveduto.

Contro il Bologna e contro la Roma si era giocato, ieri si è combattuto. La Juventus era apparsa grande contro due squadroni che avevano accettato i termini tecnici della lotta, ieri invece la partita si è trasferita su un piano che la squadra bianconera non ha mai gradito. Il calcio che si gioca sui campi della provincia (provincia calcistica, s'intende) non assomiglia a quello delle, grandi unità, di prevalentemente potenza atletica, è calcio d'urto più, che di manovra. Le squadre che hanno un grosso bagaglio tecnico non si sentono troppo avvantaggiate, è un bagaglio che Vicenza, lunedi sera. La battaglia di ieri è finita con la vittoria della Juventus, ma le emozioni che essa ha provocato non saranno tanto presto dimenticate. La squadra bianconera comincia solamente ora ad accorgersi quanto sia pesante da sostenere il ruolo di capolista. E' difficile che il Lanerossi riesca a ripetere una partita come quella di ieri, perche è il valore dell'avversario che stimola il gioco. La squadra si era preparata con particolare cura per questa prova, il suo schieramento era stato diligentemente studiato, ogni pedina aveva il suo compito fisso e bastava attenersi agli ordini. Ma queste pedine sono andate anche oltre gli ordini, e lo dimostra il fatto che la squadra ha attaccato assai piú di quanto non si sia difesa. 

Da parte sua, la Juventus non aveva metanizzato nulla, il suo lavoro difensivo era affidato al caso o all'improvvisazione del momento, credendo la squadra, al contrario del Lanerossi, di dover più attaccare che difendersi. E' avvenuto che mentre il Lanerossi, quando ha dovuto difendersi, lo ha fatto con una certa sicurezza (il goal di Nicole, con un tiro da venti metri, è stato in fondo un infortunio del portiere), la squadra bianconera ha dato invece l'impressione di un disagio che non riusciva del tutto a dominare. L'incidente del goal non convalidato ha reso furenti giocatori e pubblico, perché esso veniva proprio e conclusione degli sforzi del Lanerossi nella dura e continua offensiva della ripresa. La squadra si è sentita defraudata di quanto essa le spettasse di diritto. Se ci mettessimo nei panni del Lanerossi ci sarebbe difficile ragionare diversamente, ma la passione di parte non è e non sarà mai una logica di giudizio. Dopo la partita si ricordava una situazione pressoché identica subita dalla Juventus in una partita con l'Atalanta, cioé il fischio finale dell'arbitro che si fa sentire mentre la palla (calciata da Conti) sta viaggiando verso la rete. Che dire? Se l'arbitro dice che ha fischiato perché il tempo era finito difficilmente si possono trovare motivi fondati per dargli torto. Dal punto di vista del regolamento e della logica ha ragione lui. Restano in chi subisce la situazione e ne è danneggiato una sorda irritazione e un senso di rivolta contro chi è stato così rigido e così drastico da rasentare l'ingiustizia. Ma le ragioni che possono essere avanzate contro la decisione hanno essenzialmente carattere sentimentale. Si dice che non è giusto privare una squadra del premio delle sue fatiche, che un po' di comprensione ci vuole, che è impossibile seguire durante un'azione sotto porta il movimento delle lancette dell'orologio, perché si segue o il gioco o l'orologio. Tutto questo è vero finché la logica combina con gli interessi della propria squadra. Se il caso di domenica si fosse verificato davanti alla porta del Lanerossi, con una Juventus perdente e tutta protesa all'attacco, è perfettamente certo che Adami sarebbe stato lodato ed applaudito da coloro stessi che ieri lo insultavano. 

La passione agisce sempre in queste situazioni e offusca il giudizio di chi reagisce allo scopo di ottenere un vantaggio che in una situazione capovolta riterrebbe un danno. Crediamo comunque che Adami si legherà all'orecchio la lezione ìl regolamento è una cosa e il fiuto psicologico un altro. Se egli avesse fischiato la fine un momento prima o addirittura prima di tirare il calcio d'angolo, tutto sarebbe stato tranquillo. Si sarebbe detto che l'arbitro si era dimostrato troppo pignolo, ma la squadra e il pubblico non avrebbero avuto la sensazione di essere stati defraudati del giusto, tanto facilmente, ripetiamo, si identifica il giusto con il proprio interesse. La maturità di un arbitro è fatta anche di questi picco li accorgimenti, che non ledo no, del resto, il senso di giù sfizio, perché, come è noto, nel caso di domenica il tempo era già scaduto prima che Adami concedesse il calcio d'angolo. Ma lasciamo l'episodio clamoroso, che farà versare ancora molto inchiostro, perché la battaglia del campionato la si combatte non solo negli stadi, e volgiamo lo sguardo alla Juventus, uscita vittoriosa da una tempesta dalla quale era sembrato che non potesse cavarsela senza danno. Contro il Bologna e contro la Roma essa aveva data l'impressione di una maggiore robustezza di gioco e di una vena inventiva più continua. Che significa questo a abbassamento improvviso del livello tecnico della squadra. 

A nostro giudizio il fatto non può suscitare allarmi. La partita diventa cosi un ossessionante corpo a corpo, non c'è più manovra, ma c'è una spinta in profondità che mira a distruggere le fonti .del gioco stesso con l'accentuazione e la continuità del ritmo. Il Lanerossi corre, non correvano cosi tanto né il Bologna né la Roma. Per arginare questo ritmo è anzitutto necessario l'ordine, che significa compiti precisi, sempre diligentemente svolti. Se Mazzia non avesse seguito il suo istinto di mediano d'attacco, ascoltando invece e mettendo in esecuzione gli ordini dei tecnici che lo' assegnavano a compiti difensivi di fronte a Siciliano, ne avrebbe trattò senza dubbio giovamento la squadra nel suo duro e affannoso lavoro di arginamento della marea avversaria. Mazzia aveva giocato ottimamente a Bologna perché giunto per la prima volta in prima squadra era come uno scolaro che non osava andar oltre le istruzioni ricevute. Con la Roma e con il Lanerossi ha già preso della confidenza e più volte lo abbiamo visto ieri scattare anche lui al con trattacco in linea con gli avanti e scambiare la palla ora con Sivori, ora con Stacchini, con la conseguenza che, a con trattacco fallito, doveva poi sgambare per raggiungere la sua zona, rimasta intanto sco perta. Ci sembra che Mazzia richieda già troppo ai suoi mezzi e non sempre può andare bene. Ad ogni modo la Juventus se l'è cavata. Le toccheranno altre prove anche più aspre di quella di ieri, ed allora le gioverà anche l'avvertimento ohe ha avuto dal Lanerossi. Perché il difficile è appena cominciato. 

Ettore Berrà




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domenica 2 febbraio 2025

26 Gennaio 1975: Vicenza - Juventus


É il 26 Gennaio 1975 e Vicenza Juventus si sfidano nella quindicesima giornata del Girone di Andata del Campionato Italiano di Calcio di Serie A 1974-75 allo Stadio 'Romeo Menti' di Vicenza.

La Juve é guidata in panchina da Carlo Parola e si appresta a vincere il suo sedicesimo scudetto. Dall'altra parte c'é il Lanerossi Vicenza che non riuscirá ad evitare la retrocessione in Serie B piazzandosi al terzultimo posto in classifica.

Buona Visione!


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Stagione 1974-1975 - Campionato di Serie A - 15 andata
Vicenza - Stadio Romeo Menti
domenica 26 gennaio 1975 ore 14:30
VICENZA-JUVENTUS 1-2
MARCATORI: Bettega R. 41, Capello F. 53, Savoldi 72

VICENZA: Bardin, Gorin, Longoni, Bernardis, Ferrante, Berni, De Petri, Savoldi, Sormani (Berti 24), Stivanello, Galuppi
Allenatore: Puricelli

JUVENTUS: Zoff, Gentile, Longobucco, Furino, Morini, Scirea, Damiani, Causio, Anastasi, Capello F., Bettega R.
Allenatore: Carlo Parola

ARBITRO: Menegali



A Vicenza un'esibizione che esalta il centrocampo 
Capolista in gran forma 
(Dal nostro Inviato speciale) Vicenza, 26 gennaio. 

Juventus da esibizione a Vicenza, e scudetto d'inverno con tre lunghezze di vantaggio. Una Juventus tanto sciupona da permettere un risultato che non soltanto non umilia un Lanerossi ridotto a brandelli, ma lascia a chi si ferma ai numeri l'impressione di un successo stentato. Tutto il contrario, invece: nulla da dire se fosse finita con un altro punteggio tennistico tipo Napoli, tanto per chiarire subito la situazione. Demerito degli attaccanti in fase di conclusione, certo, ma anche conseguenza della inevitabile souplesse con la quale si è mossa la squadra una volta trovatasi in vantaggio per due a zero contro un avversario che, dopo una veemente fiammata in apertura di gioco (con palla-gol sciupata da Galuppi a tu per tu con Zoff) ha via via dimostrato I suoi limiti di Inquadratura, anche se non ha mai rinunciato a lottare con uno spirito a volte commovente.  
L'unico a non avere pietà o diciamo almeno comprensione, per questo Vicenza in difficoltà, privo di Macchi, Faloppa e Vitali, praticamente in dieci per l'inconsistente esordio del giovane Stivanello, è stato Morini. Lo stopper — involontariamente, ma con slancio sicuramente eccessivo — ha dato due botte alla schiena in venti minuti al povero Angelo Benedetto Sormani, il quale, considerati i vecchi malanni che avevano fatto persino temere un'ernia del disco, è rientrato presto negli spogliatoi a festeggiare mestamente la sua 350esima partita in serie A, dopo la breve premiazione (è quindi confermato che portano male) effettuata sul campo dal senatore di turno. 
Juve maramaldo e prodiga quindi. Soltanto la scarsa consistenza tecnica del Vicenza impone una doverosa prudenza, perché molti scampoli di gioco offerti dai bianconeri sono stati davvero ad altissimo livello. Le note di merito sottolineano come abbiano giocato alla grande gli uomini del centrocampo con l'appoggio di un Bettega magnifico nella doppia parte di elemento di raccordo e di punta, e quando va bene il  pacchetto che orchestra le manovre è logico che arrivino lo spettacolo e le occasioni da rete.  
In netto miglioramento è parso Anastasi pur senza segnare, mentre In retroguardia contro un attacco che aveva come punte il dribblomane Galuppi ed un terzino, De Petri, i bianconeri non hanno avuto molto da fare, denunciando però a tratti un affanno negli interventi del tutto ingiustificati. Morlnl deve frenare la sua irruenza, specie quando non è necessaria, per non creare alla squadra un ambiente ostile In trasferta; Scirea molto elegante nelle sortite in avanti, ha anche lui denunciato qualche sbandamento come difensore puro, Gentile e Longobucco si sono battuti bene, ma non con la lucidità di altre occasioni. La Juve è stata splendida da Furino in avanti, un Furino di nuovo attento a mantenere I raccordi, a non andare ad intasare la zona in cui manovrano gli attaccanti. Il resto lo hanno fatto un lucidissimo Capello, e Causio che ha giocato fra difesa e attacco facendo correre molto la palla, e concedendosi solo pochissime azioni individuali. Bettega ha completato il quadrilatero, Damiani ha giocato In punta di piedi, ovvero bene ma con la evidente anche se inconscia in- tenzione di non infierire sugli ex compagni. Contro un avversario così in vena, il Lanerossi ha lottato con tutte le energie disponibili, ma la somma dei valori individuali lo ha condannato, e non poteva essere altrimenti. Se si aggiunge che i bianconeri hanno dimostrato di possedere una condizione atletica invidiabile, il quadro è completo.  
Solo per poco la Juventus ha sofferto la disposizione tattica studiata dal trainer Puricelli il quale con gli elementi a disposizione non può certo fare di più. In apertura di gara De Petri sfiancandosi fra Longobucco e Furino, ha cercato di liberare Savoldi, ma presto del « cervello » del Lanerossi si è occupato lo stesso Furia, mentre Stivanello non impensieriva affatto Capello ed il pur bravo Bernardis non riusciva a seguire Causio in tutti i suoi spostamenti. Longoni e Berni pativano chiaramente Damiani e Bettega, il solo Gorin si batteva come un leone su Anastasi [Pietro ha quindi trovato l'avversario più valido) appoggiato da Ferrante. Lo slancio dei vicentini ha reso inizialmente meno sensibile il divario dei valori in campo, concretando al 16' l'azione ficcante che ha portato Galuppi, grazie anche ad un rimpallo favorevole all'ultimo dribbling, solo davanti a Zoff. L'attaccante, però, esausto per lo slalom compiuto, ha tentato maldestramente una botta centrale, regalando il pallone a Zoff. Con l'uscita di Sormani (al 22') e l'ingresso di un altro mediano (Berti) i veneti hanno visto aumentare le loro difficoltà, e la Juventus ha incominciato a dilagare. Damiani al 24' si è visto respingere miracolosamente da Bardin una deviazione su cross di Capello, tre minuti dopo un « sinistro » in cosa di Bettega è finito alto, quindi al 38' Berni ha salvato su un colpo di testa di Capello (centro di Causio) che aveva scavalcato Bardin. Gol maturo, quindi, e nessun stupore al 40' per il perentorio colpo di testa di Bettega su cross di Damiani, cross alzato appena da Berni. Per poco allo scadere del tempo, Damiani raddoppiava, ma il suo tocco in scivolata si perdeva sul fondo.  
Lo show bianconero continuava in apertura di ripresa, prima con un pallonetto di Anastasi (solo, dopo uno scivolone di Gorin), finito tra le mani di Bardin e poi con una stangata rasoterra di Bettega, palla non trattenuta dal portiere e tocco di Anastasi sul montante. Arrivava il due a zero, siglato da Capello il quale al 9' sul filo del fuorigioco riprendeva e girava in rete un tocco preciso di Bettega. Damiani graziava Bardin al 17' con una botta centrale di testa su cross di Anastasi, quindi una deviazione di Anastasi finiva di poco sul fondo. Il Vicenza, ormai k.o., trovava il gol al 27' quando su centro di De Petri dalla sinistra il tocco all'indletro di Scirea rimpallava su Longobucco liberando Savoldi, che di esterno infilava la porta. I veneti (squadra e pubblico) riprendevano slancio, ma era questione di pochi minuti. La Juve reagiva bene, manteneva il controllo della gara, mentre a completare la festa arrivava la notizia del gol dell'Ascoli. E Damiani, al fischio conclusivo di Menegali, poteva restare sul campo ad attendere i risultati finali dello speaker dello stadio ed esultare alla conferma della sconfitta della Lazio. 

Bruno Perucca




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