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giovedì 5 marzo 2026

5 Marzo 1997: Rosenborg - Juventus

È il 5 marzo 1997 e Rosenborg e Juventus si sfidano nella gara di andata dei Quarti di Finale della UEFA Champions League 1996-97 al 'Lerkendal Stadion' di Trondheim (Norvegia).

La Juventus è Campione d'Europa in carica mentre gli scandinavi vivono il loro periodo d'oro storico. 

Alla fine della competizione i nostri raggiungeranno l'ennesima finale, salvo poi perdere una gara incredibile contro il Borussia Dortmund per 1-3 a Monaco di Baviera.

Buona Visione!



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Stagione 1996-1997 - Champions League - Quarti, andata
Trondheim - Lerkendal Stadion
mercoledì 5 marzo 1997 ore 20:30 
ROSENBORG-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Soltvedt 51, Vieri C. 52

ROSENBORG: Jamtfall, Bergdoelmo, Hoeftun, Stensaas, Strand, Skammelsrud, Heggem, Hjelde, Soltvedt, Rushfeldt (Brattbakk 68), Jakobsen (Bragstad 87)
A disposizione: Odegaard, Soerli, Fjoertoft
Allenatore: Nils Arne Eggen

JUVENTUS: (c) Peruzzi, Iuliano, Ferrara C., Montero P., Torricelli, Di Livio, Deschamps (Tacchinardi 82), Zidane, Jugovic, Vieri C., Padovano (Amoruso 61)
A disposizione: Rampulla, Porrini, Lombardo
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Batta (Francia)
AMMONIZIONI: Iuliano 63 (Juventus)




Buon pareggio della squadra di Lippi in casa dei norvegesi nel match d'andata dei quarti
Juve, basta Vieri contro i killer del Milan
Segna il Rosenborg, ma la paura dura soltanto un minuto


Un pareggio è una lezione, ancora più utile. Non è la Juventus il gregge svogliato che si lascia portare a spasso dai piccoli grandi uomini del Rosenborg. No, non è lei. Salvato il risultato, che vale comunque mezza semifinale, tanto vale nascondere il resto, tutto il resto, senza però dimenticarlo. I gol di Soltvedt e Vieri, sintesi di un minuto di fuoco, appartengono a un altro mando, a un altro sogno (dopo il Milan...) Un gruppo stranamente sgonfio e superficiale, ecco l'ultima versione di Madama. Sarà anche vero che non si può andare sempre a cento all'ora, ma questa volta la squadra di Lippi ha rischiato di finire fuori strada per l'eccesso opposto e, per giunta, su uno dei tratti meno impervi.

La Juventus e la partita non si incontrano mai. L'inseguimento è lungo, tribolato, grottesco. Comincia subito, e male, da un liscio di Ferrara su cross di Jakobsen. Disturbato da Peruzzi, Soltvedt alza sopra la traversa, divorando l'occasione della vita. Il Rosenborg ci mette i muscoli, il cuore. E Nils Arne Eggen, il suo allenatore, lo distribuisce per il campo come meglio non potrebbe: difesa raccolta da destra Bergdolso, Hjelde, Hoftun, Stensaasi, e tutti gli altri a far pressing e muro, Strand e Heggem dal settore di Jugovic e Iuliano, Skammelrud e Soltvedt a ridosso di Zidane e Deschamps. Da pivot d'attacco funge l'allampanato Rushfeldt, uno dei nuovi, preso in consegna, a turno, da Montero e Ferrara. Padovano si nasconde dietro Hoftun, Vieri tira da tutte le posizioni, nano Jakobsen, in agguato sulla sinistra, spreme Torricelli e disturba persino Di Livio, maniche corte e piglio garibaldino.

Lippi è sempre in piedi, gli occhi di bragia, il tono assai poco incline all'indulgenza. Non trova, Madama, né l'allegria né lo spazio. Soffre l'impetuoso sferragliare dei rivali, le cui risorse agonistiche sovrastano di gran lunga le miniere tecniche. L'alibi del terreno, non certo una vellutata moquette, ci sembra francamente risibile. La Juve, nel primo tempo, non costruisce che due azioni alla sua altezza: al 20', Zidane-Jugovic-Zidane, gran parata di Jamtfall, e al 35', da Zidane a Jugovic, con il serbo che ciabatta dalla lunetta.

Il Rosenborg, tre angoli consecutivi, non si limita a seminare reticolati. Appena può, si butta sotto. Come, per esempio, in apertura di ripresa, subito dopo una stoccata di Ferrara, in mischia. La manovra juventina difetta di ordine e di grinta. Il gol che sblocca il risultato scaturisce dall'ennesimo corner, al 6'. La bolgia dantesca che si accende davanti a Peruzzi (rimpalli, traversa di Rushfeldt, carambole) trova nella capoccia di Soltvedt il terminale decisivo. Se non crede ai suoi occhi la gente di Trondheim, figurarsi Madama. Per un attimo, eccola farsi orco. Cross di Di Livio, testa di Vieri, palla nel sette. Un sogno lungo un minuto, non importa: a Trondheim sono felici così.

La Juve torna subito a cuccia. Amoruso avvicenda Padovano, una tenera ombra. Strand scivola via a Iuliano e stanga a pelo d'erba: Peruzzi si accartoccia, e sventa. Potesse, Lippi li sbranerebbe tutti. Non esce fuoco dalle narici miliardarie dei suoi pupilli ingessati, ma fumo ordinario, banale nebbia. La contesa è di una bruttezza unica. I norvegesi corrono, corrono, corrono. La Juve pensa all'Inter, è svagata, non si aspettava tappeti di rose, ma neppure queste spine, questi chiodi. Brattbakk rimpiazza Rushfeldt, il Rosenborg continua a sporgersi, Iuliano balla a sinistra, Deschamps e Zidane non riescono a garantire geometrie, profondità. Ci si muove poco, e non sempre in sincronia. Montero rimedia a più di una situazione scabrosa.

Si procede per ribaltoni e scarabocchi. La partita, la Juve potrebbe addirittura vincerla, al 34', ma Jamtfall è bravo a opporsi al destro di Vieri, sguinzagliato dall'altalenante Zidane. Fuori Deschamps, dentro Tacchinardi. Ormai non ce n'è più per nessuno. Bragstad, da respiro a Bergdolmo. Applausi. Canti. Lo scialbo 1-1 della Juve si colloca, numericamente, a metà strada fra il brillante 4-1 del Milan di Tabarez e il clamoroso 1-2 del Milan di Sacchi. Ma a differenza degli altri varrà, probabilmente, la qualificazione.

Roberto Beccantini







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giovedì 28 settembre 2023

30 Settembre 1998: Rosenborg - Juventus

É il 30 Settembre 1998 e RosenborgJuventus si sfidano nella seconda giornata del girone di qualificazione della UEFA Champions League 1998-99 allo 'Lerkendal Stadion' di Rosenborg (Norvegia).

In casa bianconera sta per avvenire una clamorosa 'rivoluzione'. Il grande Marcello Lippi poco dopo questa partita rassegnerá le dimissioni da allenatore ed al suo posto arriverá il giovane e rivoluzionario Carlo Ancelotti. Dopo l'iniziale scetticismo dei tifosi la squadra sembra aver intrapreso la giusta via. Peró alla fine sará solo un deludentissimo settimo posto che varrá solo l'accesso per l'europa verso la Coppa Intertoto

Dall'altra parte c'é il Rosenborg che vive (come il calcio norvegese di quegl'anni) un momento roseo; ed é sempre un ostacolo ostico da superare.

Buona Visione! 



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Stagione 1998-1999 - Champions League - 2ª giornata
Trondheim - Lerkendal Stadion
Mercoledì 30 settembre 1998 ore 20.45
ROSENBORG-JUVENTUS 1-1
MARCATORI: Inzaghi 27, Skammelsrud rigore 69

ROSENBORG: Jamtfall, Basma, Bragstad, Hoeftun, Bergdoelmo, Strand (Winsnes 83), Skammelsrud, Berg, Soerensen (Hernes 55), Rushfeldt (Dahlum 62), Jakobsen
Allenatore: Trond Sollied

JUVENTUS: Rampulla, Birindelli, Tudor, Montero, Mirkovic (Pessotto 77), Tacchinardi, Deschamps, Zidane (Zalayeta 79), Davids, Inzaghi (Fonseca 61), Del Piero
Allenatore: Marcello Lippi

ARBITRO: Ancion (Belgio)
RIGORI FALLITI: Skammelsrud 79 (Rosenborg)



Inzaghi ancora Rapinator mette il piedino ed è gol 

RAMPULLA 8. Grande protagonista della serata. Per mezz'ora non corre alcun pericolo. Ha il maglione fosforescente color carota e certo non passa inosservato. Non è bravo ma bravissimo nell'unica occasione da gol che i norvegesi creano nel primo tempo. Riflessi e scatto felino: perfetta la sua respinta d'istinto. Concede il bis tuffandosi a sventare una capocciata di Dahlum ed evitando un gol sicuro: esagera parando pure un rigore. 

BIRINDELLI 5,5. Parte su Jacobsen in un duello fra mini giocatori che fa tenerezza. Dopo mezz'ora Lippi lo dirotta a sinistra per arginare le avanzate di Sorensen che creano sempre scompiglio da quella parte. Ma non fa sfracelli. Spiana Skammelsrud provocando un rigore assolutamente indiscutibile. 

TUDOR 6. Perfetto o giù di lì nel controllo di Rushfeldt. Con il gigante norvegese ingaggia un duello ad alta quota in cui il croato ha quasi sempre la meglio. Soffre nella ripresa quando gli avversari si fanno meno timidi. 

MONTERÒ 6,5. Ci voleva il suo ritorno per dare compattezza alla difesa. Spazza via e pilota i compagni di reparto. In attesa di Ferrara è lui il collante della retroguardia juventina.

MIRKOVIC 5,5. Il meno efficace dei quattro difensori. Concede troppo spazio all'avversario che si proietta dalle sue parti, offre ogni volta un senso di desolante precarietà. Lippi allora lo sposta a destra cercando di semplificargli il compito. 

(Dal 32'st Pessotto sv). 

TACCHINARDI 5,5. Partenza gagliarda, fa muro a centrocampo dando man forte a Deschamps. Ma con il passare dei minuti patisce il dinamismo e lo spirito d'iniziativa di Berg. 

DESCHAMPS 6. Partita dopo partita sta ritrovando le cadenze normali. Prezioso intercettatore delle avanzate norvegesi, buono anche come rampa di lancio per gli attaccanti. 

DAVIDS 6,5. Nulla di nuovo da segnalare. Indispensabile nel ruolo di traghettatore di palloni, suo il tiro da cui scaturisce il gol del vantaggio. Dubbio il fallo che viene punito con il secondo rigore. 

DEL PIERO 6. Sta tornando quello di sempre. Si tuffa nel cuore della difesa del Rosenborg con spunti vecchia maniera. Prova il tiro che l'ha reso famoso in tutto il mondo, ma, almeno in quello, per ora la fortuna gli volta le spalle. Quelli del Rosenborg diventano matti per cercare di renderlo innocuo. Due volte al tiro in avvio di ripresa, nel primo caso fa tutto benissimo, ma purtroppo si impappina al momento della conclusione. 

INZAGHI 6,5. Ancora Pippo in versione Rapinator: guarda caso sul rasoterra di Davids c'è il suo piedino dorato, basta un tocco ed il gol è servito. Davvero un predestinato. 

(Dal 16'st Fonseca sv). 

ZIDANE 6. A volte fa tutto benissimo ed è lo Zizou che ha messo ko il Brasile. Altre volte sembra che lasci il posto al suo gemello, perchè si perde in ghirigori non degni della sua fama. Alla Juve così non può bastare. 

(Dal 34' st Zoloyetasv). 

LIPPI 6. Cinquanta panchine europee. Non le festeggia nel modo sperato, ma ritrova una Juventus che sa combattere, anche se si complica l'avventura di Coppa. 

Fabio Vergnano
tratto da: La Stampa 1 Ottobre 1998



 

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