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lunedì 9 marzo 2026

9 Marzo 2005: Juventus - Real Madrid

Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna.

É il 9 Marzo 2005 e Juventus e Real Madrid si sfidano nella gara di ritorno degli Ottavi di Finali della UEFA Champions League 2004-05 allo Stadio 'delle Alpi' di Torino.

La Juventus si affida a Fabio Capello per condurla in vetta all'Europa. Mentre in Italia gli scudetti non mancano, in europa i risultati non arrivano. Eppoi se ci aggiungete Farsopoli e l'ondata che travolge tutto il mondo bianconero, il regno di Capello non sará sicuramente ricordato per i successi ottenuti!

Buona Visione!

 



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Champions League 2004-05
Ottavi di Finali Gara di Ritorno
JUVENTUS-REAL MADRID 2-0 dopo tempi supplementari
(Gara di Andata Finì 0-1)
Marcatori: 75 Trezeguet, 116 Zalayeta

Juventus: Buffon, Zebina, Thuram, Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi, Emerson, Pessotto G. (66 Tacchinardi), Del Piero (57' Trezeguet), Zalayeta (120 Oliviera), Ibrahimovic
A dsiposizione: Chimenti, Montero, Birindelli, Appiah
Allenatore: Fabio Capello

Real Madrid: Casillas, Raul Bravo, Helguera, Samuel, Roberto Carlos, Gravesen, Beckham (77 Solari), Figo, Zidane (74 Guti), Ronaldo, Raul (96 Owen)
A disposizione: Cesar Sanchez, Borja Fernandez, Celades, Pavon
Allenatore: Waldemir Luxemburgo

Arbitro: Merk (Germania)
Ammonizioni: Tacchinardi, Emerson, Zambrotta (J) , Solari (R)
Espulsioni: 113 Tacchinardi (J), 113 Ronaldo (R)



CHAMPIONS LEAGUE: BIANCONERI NEI QUARTI DOPO UN MATCH ALL'ULTIMO RESPIRO DECISO Al SUPPLEMENTARI. NEL FINALE ESPULSI RONALDO E TACCHINARDI 
Juve, impresa da mille e una notte Trezeguet e Zalayeta cancellano il Real Madrid 

TORINO L'ultima immagine di una notte emozionante nella coda, come i film di cui vale la pena guardare soprattutto il finale, si concentra sulla corsa di Capello che infila gli spogliatoi correndo con le ginocchia alzate e vibrando i pugni, come non fece neppure la volta che segnò a Wembley contro l'Inghilterra, 32 anni fa. A tanto porta l'adrenalina e Capello, nel 2-0 inflitto dalla Juve al Real Madrid, ne aveva accumulata troppa. Vedeva che l'impresa di eliminare gli spagnoli dalla Champions League era a portata di mano. Tutti, nello stadio pieno e ormai in disarmo (ieri non funzionavano neppure i maxischermi) capivamo che per recuperare l' 1-O del Bemabeu sarebbe bastato fallire un po' meno in zona gol. Ma la Juve per un'ora e un quarto non c'era riuscita, sbagliando le occasioni e, almeno per una mezzora, l'atteggiamento. Finché la rovesciata di Trezeguet ha ristabilito la parità nel doppio confronto e la botta secca, radente di Zalayeta ha deciso i supplementari. 

Capello allora ha lasciato che tracimasse quanto si teneva dentro. La Juve è entrata tra le otto migliori d'Europa, uscire sarebbe stato un suicidio economico (il passaggio ai quarti vale 2 milioni di euro, più l'incasso della partita interna) e anche un mezzo fallimento del progetto che la società ha avviato chiamando Capello per vincere non soltanto in Italia. Invece la Juve ce I'ha fatta: non alla maniera epica di due anni fa, con un calcio solare e di purissimo spettacolo, però con l'ostinazione della squadra solida. Ha giocato una partita guardinga, anche troppo nel primo tempo, iniziato bene con la palla gol (la prima di una serie) sparata da Ibrahimovic addosso a Casillas dopo 6 minuti, poi spenta in una tattica perdente e pericolosa. Accettare il gioco del Real Madrid è come mettersi al tavolo da poker con un baro e sperare che gli assi gli scivolino via dalla manica: è altrettanto improbabile che i madridisti si lascino confondere quando possono scambiarsi la palla agevolmente come in un allenamento. 

Dal 20', i bianconeri si assestavano sui ritmi lenti e elaborati degli avversari e rinunciavano all'aggressività. La Juve era lunga, troppo incline a cercare Ibrahimovic con lanci di quaranta metri sui quali Helguera e Samuel prendevano le misure. Capello aveva lasciato in panchina Tacchinardì e scelto Pessotto, che non se la cavava male. Mancavano però la spinta di Zambrotta e la regia offensiva di Camoranesi, a mezze tinte per almeno un'ora: nella zona in cui il Real è più fragile, le fasce, la Juve non aveva intensità. Succedeva poco, al Real andava benissimo. Anzi ne approfittava per piazzare un paio di spunti con Ronaldo, grassoccio però col dentone avvelenato dagli insulti che accompagnavano ogni sua giocata. Sul finire del primo tempo il brasiliano piazzava la palla a mezzo metro dal palo e al 6' della ripresa trascinava la ciccia in contropiede. La conclusione in diagonale era deviata da Buffon sul palo. Era il momento più basso della Juve. Slegata e flaccida. Capello dava la scossa. Fuori Del Piero, dentro Trezeguet per sbattere la palla in porta. La gente apprezzava l'ingresso del francese, non l'uscita del capitano che si era mosso molto, arretrando a prendere i palloni per impostare l'azione. 

Era stato un Alex con luci e ombre ma levarlo pareva un azzardo, mentre Zalayeta ne aveva combinate poche. O Capello aveva già capito o è un uomo fortunato perché da quella mossa la partita prendeva un'altra direzione. Cambiava la chimica dell'attacco, Ibrahmiovic si levava dalla zona gol dove sbaglia troppo e faceva ciò che gli piace, il malandrino, l'irriverente sarto di assist. I bonzi madridisti trascinavano per il campo i nomi e le ombre. Che ne era di Raul, di Figo, di Beckham, di Roberto Carlos (che si notava solo per una punizione esplosiva parata d'istinto da Buffon nel finale)? L'acido galactico gioca ormai con i loro muscoli o forse si sono davvero imborghesiti. Anche Zidane accarezzava palloni senza la determinazione dei giorni migliori. La pressione della Juve aumentava, le distanze si accorciavano. C'erano palle gol sfruttate male. Ci riusciva alla fine Trezeguet e guai a chi si stupisce. Alla mezz'ora Ibrahimovic arpionava di testa un cross lungo sulla linea di fondo, Trezegol lasciava che la palla rimbalzasse e la girava in porta con una rovesciata. Si arrivava ai supplementari con l'espulsione di Tacchinardì e Ronaldo e il brivido di una punizione di Figo uscita di un niente. Poi la botta bassa e decisiva dal limite dell'area di Zalayeta, l'uruguavano silenzioso che esce dagli armadi al momento opportuno. Due anni fa aveva eliminato il Barcellona, ieri ha ristabilito in Spagna la par condicio.

Marco Ansaldo 
tratto da: La Stampa 10 marzo 2005




LE PAGELLE 
Buffon, un pugno di ferro contro Roberto Carlos 
Ibrahimovic spreca troppo, Cannavaro è una roccia 

BUFFON 7. Nel primo tempo la contraerea bianconera funziona, i galattici provano con tiri da lontano che non preoccupano a parte quello di Ronaldo che va a un passo dal palo. Proprio il Fenomeno lo impegna all'inizio ripresa con un diagonale che mette in angolo con le unghie. Invece ci vuole un pugno di ferro per respingere la punizione di Roberto Carlos. 
ZEBINA 6. Molto lavoro da sbrigare per suturare le ferite che si aprono sulla fascia destra dove c'è un continuo turnover di madridisti. L'impegno difensivo non gli impedisce di tentare l'affondo in alternanza con Camoranesi. Qualche errore in disimpegno nel finale, ma è il prezzo da pagare alla stanchezza. 
THURAM 6. Perfetto nell'opera di sminatore, tiene a bada Raul annullando del tutto i margini di errore. 
CANNAVARO 6,5. Roccioso su Ronaldo cui concede una conclusione pericolosa. Nelle fasi di stanca della partita parte lancia in resta per alzare i ritmi e scuotere i compagni. 
ZAMBROTTA 5,5. Bene a Madrid, allarmante ieri sera. Commette errori che potrebbero costare carissimi concedendo agli avversari via libera sulla fascia sinistra. 
CAMORANESI 6,5. Porta a spasso il codino alla Baggio esibendo il meglio del repertorio. Un tiraccio sfiora l'incrocio dei pali. Per sfuggire a Roberto Carlos si sposta al centro, scocca la freccia che provoca il primo gol. 
EMERSON 6,5. Solito lavoro di quantità, recupera e rilancia, partecipa al disperato assalto sgobbando fra le retrovie aawersarie. 
PESSOTTO 6,5. Fronteggia Beckham, prende l'iniziativa, mette in mezzo all'area un numero notevole di palloni, fra gli altri quello che Ibrahimovic non trasferisce in rete per una prodezza di Helguera 
(dal 21' st Tacchinardì 5: controlla Gravesen, si azzuffa con Ronaldo e merita il cartellino rosso che Merkle sventola sotto il muso).
ZALAYETA 7. L'eroe della serata. Nella ripresa movimenta l'arrembaggio alla ricerca del varco buono che trova quasi fuori tempo massimo con una fucilata che apre la festa 
(dal 15' sts Olivera sv). 
IBRAHIMOVIC 6,5. La prima palla-gol è sua, ma la spreca in maniera scandalosa sparando addosso a Casillas. Nulla da dire sulle sue qualità tecniche, ma il ruolo di goleador non gli appartiene. Infatti sbaglia alla grande anche nella ripresa. Si conferma re degli assist offrendo a Trezeguet la palla del vantaggio e ribadisce di essere il numero uno nel tenere la squadra appiccicata all'area avversaria. 
DEL PIERO 6. Parte dalla sinistra, ripiega a cercare il pallone. Brucia le mani di Casillas con un destro che pareva quasi innocuo. Si accomiata dalla partita senza colpe particolari 
(dal 12' st Trezeguet esce all'improvviso e colpisce con una rovesciata capolavoro che accende la speranza e battezza la festa). 
CAPELLO 7. Prova tutte le soluzioni disponibili e alla fine ha ragione lui. Esce pazzo di gioia. Il repertorio di Zidane è infinito, Figo si nasconde Raul gira a vuoto, Beckham si pavoneggia invano  
REAL MADRID 
CASILLAS 6. L'aspirante numero uno al mondo, parola di Gigi Buffon, annulla la prima palla-gol della serata stoppando Ibrahimovic. Altri miracoli non deve farne, la voglia della Juventus si spegne su stinchi, ginocchia e natiche madridiste fino alla magia in rovesciata di Trezeguet e alla rasoiata decisiva del Panterone nel secondo tempo supplementare. 
RAUL BRAVO 5,5. L'assenza di Salgado promuove il modesto difensore di fascia. La Juve non ne sa approfittare e di rado i pericoli arrivano dalla zona sinistra. 
HELGUERA 6,5. Ha deciso la partita dell'andata, prova a decidere anche il ritorno quando in rovesciata toglie a Ibrahimovic una splendida occasione. Molto attento in ogni fase. 
SAMUEL 6,5. Il muro di romanista memoria ha piccole crepe, ma regge ancora l'urto. Grande il lavoro del secondo tempo, esce vincitore dalle mischie più furibonde. Ma non basta. 
ROBERTO CARLOS 5,5. Imbriglia Camoranesi, libera il sinistro omicida e collauda Buffon da distanza siderale. Non va mai all'assalto con decisione e nel secondo tempo dalla sua parte sono arrivate le azioni più pericolose. 
GRAVESEN 6,5. Gli altri sono tutti violinisti, a lui hanno affidato il tamburo per tenere svegli quelli della difesa spesso propensi alla siesta fuori orario. Lavora molti palloni, ha compiti distruttivi che tutto sommato assolve al meglio. 
BECKHAM 5. Si pavoneggia, ma non incide. Del resto non è neppure la prima volta che lo vediamo ai margini della partita. Patisce molto Pessotto 
(32' st Solari 6: molto pericoloso, sfiora il gol). 
FIGO 5. Si nasconde per tutto il primo tempo, tiene palla senza andare in pressing, senza dare scosse al gioco della squadra. Una prestazione da comprimario nella serata più delicata. Tenta nel finale di risolvere su punizione, ma sfiora soltanto l'incrocio. 
ZIDANE 6. Accolto come un amico dalla parte pensante del pubblico, ringrazia offrendo alla platea piccoli saggi del repertorio personale. Parte da sinistra, ma ha facoltà di trovare lui la posizione migliore. Meno importante rispetto all'andata, spreca poco e lascia il campo in chiaro debito di ossigeno 
(29' st Guti 6). 
RAUL 5. Pizzicato nella morsa formata Figo, una prestazione insufficiente da Thuram e Cannavaro, gira a vuoto, così prova da lontano, ma sono tiri che riscaldano i raccattapalle (dal 6' st Owen sv). 
RONALDO 5. A ogni pallone che tocca viene sommerso da fischi e chiamato «ciccione». Passeggia, assiste, amministra le energie evitando scatti inutili. Quando parte fa male e sfiora il gol all'inizio della ripresa lasciando sul posto i difensori bianconeri e sganciando un sinistro che Buffon riesce a deviare sul palo. Entra in collisione con Tacchinardì e viene giustamente espulso. Una macchia nella sua partita. 
LUXEMBURGO 5,5. La stagione è compromessa. In campo manda le figurine dei suoi campioni. 
Fabio Vergnano
tratto da: La Stampa 10 marzo 2005





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La Stampa 10 marzo 2005

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mercoledì 5 novembre 2025

5 Novembre 1986: Juventus - Real Madrid

É il 5 Novembre 1986 e  Juventus e Real Madrid si sfidano nella gara di ritorno degli Ottavi di Finale dellla Coppa dei Campioni 1986-87 allo Stadio 'Comunale' di Torino.

La Juventus é Campione d'Italia in carica e cerca di raggiungere ancora la vetta europea in Coppa Campioni. Dopo aver perso al 'Santiago Bernabeu' per 0-1 adesso i bianconeri devono tentare il ribaltone in Piemonte. Non tutto andrá come sperato.

In Campionato i bianconeri devono invece inchinarsi al Napoli giudato da Diego Armando Maradona. Per i nostri 'eroi' sará 'solo' secondo posto.

Buona Visione! 



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Stagione 1986-1987 - Coppa dei Campioni - Ottavi, ritorno
Torino - Stadio Comunale
Mercoledì 5 novembre 1986 ore 20.30
JUVENTUS-REAL MADRID 1-0 - Dopo i calci di rigore (1-3)
MARCATORI: Cabrini 9
SEQUENZA CALCI DI RIGORE: Sanchez (parato), Brio (parato), Butragueno (gol), Vignola (gol), Valdano (gol), Manfredonia (parato), Juanito (gol), Favero (fuori)

JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini, Brio, Caricola, Mauro (Vignola 106), Manfredonia, Serena A., Platini, Laudrup (Briaschi 78)
Allenatore: Rino Marchesi

REAL MADRID: Buyo, Chendo, Camacho, Salguero, Sanchis, Gordillo (Juanito 115), Butragueno, Michel, Sanchez, Gallego, Valdano
Allenatore: Leo Beenhakker

ARBITRO: Pauly (Germania Ovest)




L’andata, giocata il 20 Ottobre, si concluse con la vittoria di misura degli iberici, grazie al gol del sempre presente Buitre. Durante quella partita a nulla valsero le proteste juventine su quel gol ingiustamente annullato a Manfredonia (succederà lo stesso, nella stessa porta, tre anni più tardi, quando Gullit si vedrà non convalidare un gol per fuorigioco assolutamente inesistente).

Il ritorno, giocato il 5 Novembre, divenne decisivo. Uno Stadio Comunale stracolmo, e quasi impreparato a ricevere tanto entusiasmo, fece da testimone ad una disfatta inaspettata e bruciante. Di Cabrini la rete dell’1-0 (con un bel gol di sinistro dopo un passaggio di Mauro) che, di fatto, metteva la qualificazione in bilico. Si andò ai rigori, nell’annata terribile del calcio italiano.

Tacconi neutralizzò il primo tiro di Sanchez, salvo poi capitolare sui fendenti di Butragueno, Valdano e Juanito. Per i tiratori di Marchesi, invece, fu una serata da dimenticare. Di Vignola l’unico gol. Gli errori decisivi di Brio, Manfredonia e Favero.

La Juventus uscì ingiustamente da quella competizione, ultima delle italiane a perdere dal dischetto nell’arco di 35 giorni (dopo Roma, Napoli, Fiorentina e Nazionale Under 21).


Per ritrovare un precedente europeo tra Juventus e Real Madrid si deve aspettare 24 anni: è il 1986, e le due squadre si ritrovano per gli ottavi di finale di Coppa Campioni. La doppia sfida è equilibrata: al Bernabeu decide un gol di Butragueño, leggendario ‘avvoltoio’ dell’area di rigore che, in quell’occasione, riuscì ad avere la meglio su Stefano Tacconi.

Al ritorno, il 5 novembre 1986, i tempi regolamentari si chiudono ancora una volta sul risultato di 1-0, ma questa volta per la Juventus: è infatti Cabrini a ristabilire la parità di risultato, prima che il passaggio del turno venga deciso dalla lotteria dei rigori. Tacconi vola e con il guantone sinistro blocca il tiro dal dischetto di Sanchez, ma nulla può sul successivo penalty di Butragueño; gli errori dei bianconeri Manfredonia e Favero, alla fine, risulteranno decisivi. 

tratto da: JUVENTUS-REAL MADRID, PARTITA LEGGENDARIA




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martedì 20 maggio 2025

20 Maggio 1998: Juventus - Real Madrid

É il 20 Maggio 1998 e Juventus e Real Madrid si sfidano nella Finale (a gara unica) della UEFA Champions League 1997-98 alla 'Amsterdam Arena' di Amsterdam (Olanda).

La Juventus ottimamente guidata in panchina dal maestro Marcello Lippi si appresta a vincere il suo 25esimo Scudetto. Sará l'annata di Alessandro Del Piero (autore di 21 gol in campionato) e Zinedine Zidane (che a Luglio vincerá il Mondiale a casa sua).

Per quanto riguarda la massima competizione europea i bianconeri saranno protagonisti di un altra finale persa. Stavolta tocca ai 'blancos' del Real Madrid di impedire alla Juve di issarsi sul tetto del 'Vecchio Continente'.

Buona Visione!



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Stagione 1997-1998 - Champions League - Finale
Amsterdam, campo neutro - Amsterdam ArenA
mercoledì 20 maggio 1998 ore 20:45 
JUVENTUS-REAL MADRID 0-1
MARCATORI: Mijatovic 66

JUVENTUS: (c) Peruzzi, Torricelli, Iuliano, Montero P., Di Livio (Tacchinardi 46), Deschamps (Conte A. 77), Davids, Pessotto G. (Fonseca 70), Zidane, Inzaghi, Del Piero 
A disposizione: Rampulla, Dimas, Birindelli, Amoruso
Allenatore: Marcello Lippi

REAL MADRID: Illgner, Panucci, Sanchis, Hierro, Roberto Carlos, Seedorf, Karembeu, Redondo, Raul (Amavisca 90+2), Mijatovic (Suker 89), Morientes (Jaime 81)
A disposizione: Canizares, Victor, Fernando Sanz, Savio
Allenatore: Juup Heynckes

ARBITRO: Krug (Germania)
AMMONIZIONI: Davids 34, Montero P. 79 (Juventus); Hierro 23, Roberto Carlos 37, Karembeu 56, Seedorf 90+4 (Real Madrid)




Lippi: una serata storta 
«Abbiamo ancora sbagliato partita» 

AMSTERDAM DALL'INVIATO 

Volti luttuosi in seno alla Juve. Esattamente come un anno fa, all'Olympiastadium di Monaco di Baviera. 
Moggi è laconico: 
«Delusione enorme. Non siamo stati i soliti». 
Laconico anche Bettega: 
«Loro, gli spagnoli, hanno avuto maggior convinzione. La stagione, ad ogni modo, rimane positiva». 
Ed ecco Lippi. Stessa abbronzatura di dodici mesi fa in Baviera. Stesso sguardo triste. Stessa voce stanca, amara. Stesso torcersi ossessivo delle dita delle mani. E stessa onestà: 
«Onore al Real Madrid, ha vinto il migliore. Ancora una volta abbiamo sbagliato la partita decisiva». 
Chissà quant'è avvilito (e forse furibondo) Marcello il Bello. Però, cela bene lo stato d'animo, solo il continuo intrecciarsi e disintrecciarsi delle dita tradiscono l'intimo tormento. Seduto tra due funzionari-interpreti della Uefa, davanti a una siepe di taccuini e telecamere, il tecnico esordisce rendendo omaggio al Real Madrid e accusando se stesso e la truppa: 
«Non c'eravamo, inutile girare attorno all'argomento. La verità è che gli spagnoli ci sono stati superiori. Noi, ancora una volta, come a Monaco col Borussia, non siamo stati capaci di giocare come sappiamo. Ci siamo espressi al di sotto del nostro standard». 
Lippi è monologante: 
«Tutto è stato identico all'altra volta: di nuovo siamo arrivati alla finale disputando ottime prestazioni e poi, all'atto conclusivo, abbiamo fallito». 
La voce ha un sussulto: 
«Comunque, non getto la croce addosso ai miei. Anzi, li voglio ringraziare pubblicamente per quanto hanno combinato di grandioso. Hanno rivinto il campionato con pieno merito, sono riusciti a giungere ancora una volta alla finale della Champions League, poi...». 
Pausa, segue un mesto, sospirato: 
«Pazienza». 
Cominciano le domande, sono tutte di matrice italica, i giornalisti spagnoli ascoltano. Richiesto di commentare la prova bianconera, il generalissimo è conciso: 
«Avevamo iniziato benino, a poco a poco il Real ha preso il controllo del gioco. Così, dopo aver creato qualcosina nei primi venti minuti, abbiamo subito. Lo stesso è accaduto nella ripresa: una fiammata e i madrileni che si riprendono... Abbiamo proprio combinato poco. Passati in svantaggio abbiamo fatto tremare Illgner con quella conclusione di Inzaghi di un soffio a lato e poi con l'occasione di Davids. Peccato che l'olandese non sia riuscito a calciare bene colpendo la palla in maniera sporca. Però, non soffermiamoci troppo su queste due azioni: non è da Juve mettere insieme una miseria tale di occasioni. Ripeto, signori, abbiamo fatto davvero poco, ancora una volta siamo mancati nel momento decisivo». 
Nessuno parla di «maledizione da finale», si cercano lumi alla sostituzione di Di Livio al principio della ripresa. Spiega Lippi: 
«Dato che avevamo perduto il controllo del centrocampo e mi serviva un uomo che fosse più presente nel cuore del gioco, nell'intervallo ho deciso di far entrare Tacchinardi. La mossa ha dato subito qualche frutto, nel senso che siamo andati bene per una decina di minuti, poi...». 
Lippi guarda la platea, l'interroga: 
«Domande?», 
coglie al volo l'opportunità del silenzio, sospira: 
«Allora, spazio ai vincitori, è giusto così». 
E porta negli spogliatoi la delusione per la seconda Coppa svanita sui più bello. 

Claudio Giacchino




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mercoledì 14 maggio 2025

14 Maggio 2003: Juventus - Real Madrid

Il nostro blog vi propone questo gustoso amarcord di questa data odierna. É il 14 Maggio 2003 e Juventus Real Madrid si sfidano nella gara di ritorno della Semifinale della Champions League 2002-03 allo 'Stadio delle Alpi' di Torino.

É una Juventus lanciatissima quella che si appresta a rimontare in casa la doppia sfida contro la 'Casa Blanca'. Tra qualche settimana sará incoronata Campione d'Italia per la 27a volta, ma é un altro il chiodo fisso della societá e tifoseria. La Champions League purtroppo sfugge ai rigori nella finale fratricida contro il Milan, in un altra serata da dimenticare sul fronte europeo.

Buona Visione!



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Stagione 2002-2003 - Champions League - Semifinali, ritorno
Torino - Stadio Delle Alpi
mercoledì 14 maggio 2003 ore 20:45 
JUVENTUS-REAL MADRID 3-1
MARCATORI
: Trezeguet 12, Del Piero 43, Nedved 73, Zidane 89

JUVENTUS: Buffon, Thuram L., Tudor, Montero P., Birindelli (Pessotto G. 60), Zambrotta, Tacchinardi, Davids (Conte A. 89), Nedved, Trezeguet (Camoranesi 77), (c) Del Piero
A disposizione: Chimenti, Fresi, Di Vaio, Zalayeta
Allenatore: Marcello Lippi

REAL MADRID: Casillas, Salgado, Helguera, Hierro, Roberto Carlos, Flavio Conceiçao (Ronaldo 52), Guti, Cambiasso (McManaman 76), Figo, Zidane, Raul
A disposizione: Cesar, Morientes, Portillo, Solari, Pavon
Allenatore: Vicente Del Bosque

ARBITRO: Meier (Svizzera)
RIGORI FALLITI: Figo 67 (Real Madrid)
AMMONIZIONI: Montero P. 58, Tacchinardi 64, Nedved 82 (Juventus); Flavio Conceiçao 23, Salgado 58, Hierro 75, Figo 86 (Real Madrid)




Thuram spazza tutto, Davids è indemoniato 
LE PAGELLE DELLA JUVENTUS 
Zambrotta scatenato: un operaio in paradiso 

BUFFON 9. Nel primo tempo c'è un gran sorvolo di palloni sopra la sua porta. Una sola palla-gol vera per il Real, ma Guti cincischia e il gatto vestito di rosa neutralizza. Nella ripresa il Real mostra la faccia cattiva, ma Gigi ha i nervi di acciaio. E lo dimostra neutralizzando il rigore di Figo. 
THURAM 7,5. Lippi resiste alla tentazione di spostarlo al centro per avere una diga a destra, ovvero dalla parte in cui si inserisce Zidane. Va all'assalto, ma con prudenza, garantisce comunque una pressione costante in raddoppio con Zambrotta. Nel finale si piazza a centro difesa e respinge tutto. 
TUDOR 7. Non è un fulmine di guerra, ha perso in parte l'abitudine a fare il difensore, ma l'emergenza lo richiama agh antichi compiti. Vigila nella zona di Guti, svetta di testa. 
MONTERO 7. Deve pilotare la difesa, gli manca l'appoggio di Ferrara. Non tentenna, fa argine, usa le buone maniere come sempre in questa sua difficile stagione. Atterra Ronaldo e provoca un rigore su cui c'è poco da discutere. Lo salva superBuffon. 
BIRINDELLI 7,5. In forse fino all'ultimo, va in campo e trova subito Figo. Che fa, trema? Neppure per sogno. Domina. Intanto parte stoppando in area Zidane, poi batte Figo allo sprint e suona la carica con un martellamento continuo sul fianco sinistro. Si esalta nel corpo a corpo, esce perchè spremuto nella difesa del fortino 
(dal 15' st Pessotto 7)
ZAMBROTTA 8,5. Come a Madrid soffia il posto a Camoranesi e riveste i panni di centrocampista. Scatenato ai livelli del Bernabeu quando nel finale prese in pugno la situazione. Dalla destra il pericolo arriva di continuo per Casillas. Un'autentica gemma da collezione il lancio che manda in gol Nedved. 
TACCHINARDI 8. In grande condizione, lo conferma una volta di più dominando la zona centrale, sovrastando chiunque cerchi il contatto fisico. Smista decine di palloni, fa da rampa di lancio per gli attaccanti. 
DAVIDS 8. Un finale di stagione in crescendo, si è fatta sentire la sua assenza al Bernabeu. Chiude il primo tempo con un numero di prestigio che scatena il delirio. Tranquillo, sicuro, recupera e riparte come un indemoniato 
(dal 44' st Conte sv). 
NEDVED 8,5. Soffre, ma non si arrende. Dominatore della scena in campionato, cerca l'acuto anche in Champions. E lo trova presto con D cross da cui scaturisce il gol del vantaggio. Sfugge alla marcatura facendo la ronda da una parte all'altra del campo. Corona la sua prestazione da eroe con una rete da antologia. Ammonito, salterà la finale che era l'obiettivo di tutta una carriera. 
TREZEGUET 7. Un gol da rapinatore, ma anche da attaccante sopraffino. L'assist di Del Piero è perfetto, la girata del francese un colpo di stiletto letale. Sempre in agguato, sempre nel vivo del gioco, obbliga Helguera a sfiancanti recuperi 
(dal 32'.st Camoranesi 7: aiuta nel drammatico finale). 
DEL PIERO 8,5. Magica notte per il capitano. Nella parata dei grandi, lui finalmente esce allo scoperto e si allinea ai campioni che fanno storica questa sfida. Corona un primo tempo impeccabile con un gol da autentico fuoriclasse. Il 29esimo nella Champions: agguanta Inzaghi. Ripresa altrettanto spettacolare con un secondo gol sfiorato da pochi passi.


LE PAGELLE DEL REAL MADRID 
Roberto Carlos parte bene, poi si «dimette» 
Guti nervoso e Figo è l'ombra di se stesso 

CASILLAS 6. Crivellato come un fagiano. Serata durissima perchè la Juve parte subito a spron battuto e ne vede di tutti i colori. Becca due gol uno più bello dell'altro senza riuscire ad opporre resistenza. Si arrende anche a Nedved che gli arriva davanti come un proiettile. 
SALGADO 6. Cerca l'affondo in tandem con Figo, ma trova pane duro. Ouel Del Piero sempre molto defilato a sinistra è un pericolo costante, deve limitare le incursioni. 
HELGUERA 5,5. Aggrappato a Trezeguet prova di tutto per limitare i danni. Durissimo fare argine contro questa Juve scatenata, esce spesso frastornato dai duelli che là partita gli impone. 
HIERRO 5. Il capitano manovra con calma, usa l'esperienza e tutti i ferri del mestiere per tenere a bada gli avversari. Ma è travolto pure lui. 
ROBERTO CARLOS 5. Partenza fulminea con un paio di sprint a razzo che esaltano la sua rapidità. Il pericolo sono le punizioni e infatti nel primo tempo ne calcia una che Buffon vede sfrecciare a un centimetro dal palo. Poi si dimette dalla partita. 
FLAVIO CONCEICAO 5,5. Cerca Tacchinardi, ma è l'unico vero incontrista madrileno, così si sdoppia andando a rimorchiare Davids. Un lavoraccio, anche perchè i compagni lo assistono poco, cercano più l'affondo che la copertura. E finisce per non combinare nulla di buono. Viene sacrificato dopo il doppio svantaggio 
(dal 7' st Ronaldo 6: un rischio metterlo in campo, ma serviva una scossa. Si procura un rigore). 
GUTI 6. Nervoso, rischia l'espulsione per un regolamento di conti con Thuram. Anche lui dovrebbe tenere la posizione a copertura della difesa, ma in pratica si unisce quasi sempre al coro dei solisti e mette in difficoltà la squadra nella zona centrale. 
CAMBIASSO 5. Sorpresa dell'ultima ora. Dopo un lungo periodo fra le riserve, viene rispolverato per frenare l'emergenza. Non è in grande condizione, lo conferma galleggiando a, lungo nella zona centrale del campo senza spingere e senza fare la guardia 
(dal 31' st Mac Manaman sv). 
FIGO 5,5. A tutto pensava nella vita non di essere messo in difficoltà da Birindelli. Invece il bello del calcio è anche questo. Prova a partire da lontanto, ma è lento e il difensore bianconero lo sovrasta sullo scatto. Ha la possibilità di rilanciare il Real, ma si fa ipnotizzare da Buffon che gli neutralizza il rigore. 
ZIDANE 6. Partita difficile per mille motivi. Non riesce a dribblare l'emozione del debutto contro gli ex compagni, per buona parte della sfida si limita all'essenziale. Non incide. A tratti sembra lo Zidane che quando era alla Juve vivacchiava ai margini del gioco. Mette la firma sulla partita con il rasoterra che crea un finale da brivido. 
RAUL 4,5. Operato di appendicite neppure un meso fa, ritorna titolare per il forfait iniziale di Ronaldo. E' chiaramente il fantasma del campione che tutti conoscono, resta sempre in posizione defilata, non trova mai il guizzo che annichilisce l'avversario. 

MEIER7. Arbitro che piace all'Uefa. Arbitra con equità, tiene a bada una partita di estrema delicatezza e mette a tacere le malelingue che pensavano a una direzione prò Real per evitare una finale tutta made in Italy. Inevitabile la decisione di assegnare un rigore per lo sgambetto di Montero a Ronaldo. Fiscale il giallo che nega a Nedved la finale.

Fabio Vergnano




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