Ancelotti pareggia con Cristiano Ronaldo ma si arrende al rigore dell'argentino: secondo tempo sottotono per i suoi. Super Sturaro, Llorente manca il 3-1Allo Stadium è la grande notte di Juventus-Real Madrid, semifinale di andata di ChampionsNon sappiamo quale sarà il conto della cena bianconera a fine serata. Ma questa Juventus, che batte 2-1 il Real Madrid allo Stadium, in tasca ha molto di più dei 10 euro di cui l’accreditava Antonio Conte. Non c’è ancora la finale di Berlino nella capiente saccoccia juventina, ma il hashtag #finoallafinale non è solo una suggestione. Perché i blancos non danno mai l’impressione di essere una categoria sopra. Si gioca alla pari, e per alcuni tratti la Juve si dimostra persino superiore, aggredendo un Real molto poco galactico. Di una qualità illegale nella singola giocata, ma battibile. Di certo le assenze di Modric e Benzema sono due macigni, tanto più se le alternative sono un Ramos impresentabile a centrocampo e un Bale fuori ruolo in attacco. Il francese ci sarà, nel ritorno di mercoledì prossimo, a differenza del regista croato.GRANDE INIZIO — Allegri, come gli sta capitando quasi sempre da quando è alla Juve, azzecca la mossa Sturaro, con Pereyra in panchina e Vidal trequartista a tutto campo. A destra c’è quel satanasso di James, allora meglio mettere Marchisio dall’altra parte e opporgli la corsa dell’ex genoano, tanto più che Carvajal di solito non è timido nelle sovrapposizioni. Ancelotti sceglie Marcelo a sinistra e Bale centravanti, coi 48 milioni spesi per Illarramendi lasciati in panchina e Ramos a evidenziare tutto il suo disagio a centrocampo. Parte male il Real. Soprattutto in quello che dovrebbe fare meglio della Juve, le giocate di qualità. Ramos è scolastico quando va bene, altrimenti la passa agli avversari, Kroos, ben soffocato da Morata e Vidal, non riesce a dettare il gioco. La Juve, che aggredisce alta, tira 4 volte in porta nei primi 8. L’ultima è quella buona: Casillas respinge come può il diagonale avvelenato di Tevez, sul tap-in Morata non può sbagliare. Terzo gol in questa Champions per il grande ex, che conferma di avere la stoffa del campione. “Vediamo di che pasta è fatto contro quelli veri”, si diceva. Risposta servita: oltre al gol, mettiamo a bilancio che Varane lo soffre quasi sempre e che l’aiuto in fase di non possesso è fondamentale.Il Real, dopo 20’ oggettivamente brutti, risale la china appena riesce ad allargare il campo, coinvolgendo James e Isco. CR7 manda fuori al 24’, poi 3’ dopo segna uno dei gol più facili della sua carriera, liberato da una piuma di destro del colombiano che scavalca Buffon. Il finale di primo tempo è più equilibrato, perché il Real, a cui continua a mancare Modric come l’acqua nel deserto, commette meno errori e la Juve non recupera mai palla alta. L’azione al 36’ vale il biglietto, roba da fenomeni: Carvajal ruba palla a Evra sulla linea di fondo, poi da Kroos la manovra si sviluppa fino al cross di Isco per James. Colpo di testa del colombiano sulla traversa a Buffon battuto. Palla gol clamorosa: quel legno avrà bisogno di un timbro da discoteca alla base, ché ballerà tutta la notte.micidiali — La ripresa, che parte molto bloccata, si accende con la giocata che Ancelotti non vorrebbe mai subire. Dall'azione susseguente a corner, il tiro di Marcelo viene ribattuto e lancia il contropiede Juve con Tevez e Morata in semi-parità numerica. La situazione che Allegri vorrebbe sempre giocare. Marcelo prova a falciare Morata (giallo), ma Tevez si fa comunque metà campo palla al piede e viene steso da Carvajal. Rigore netto, con l’Apache che non tradisce. Ancelotti capisce che far giocare Bale senza campo davanti è come guidare la Ferrari a 100 all’ora: dentro il Chicarito con Bale esterno destro. Allegri risponde al volo con Barzagli e il 3-5-2, mentre Sturaro esce prendendosi l’ovazione di uno Stadium da brividi. La Juve si raccoglie davanti a Buffon, che non deve mai fare parate vere. Perché a questo Real, liberissimi di non crederci, manca qualità. CR7 non salta l’uomo, Bale e il Chicharito non cambiano l’inerzia. E Ramos continua a crossare per i piccioni. Quindi non stupisce che sia la Juventus ad andare più vicina al 3-1 con Llorente, entrato subito bene in partita per Morata. Finisce 2-1. E adesso tutti al Bernabéu per prendersi Berlino. I 10 euro? La mancia per il parcheggiatore. Ché questa Juve è da tavolo al privé anche in uno dei templi del calcio mondiale.Jacopo Gerna
martedì 5 maggio 2026
5 Maggio 2015: Juventus - Real Madrid
lunedì 9 marzo 2026
9 Marzo 2005: Juventus - Real Madrid
Attraverso il Canale Youtube Ufficiale della Juventus vi proponiamo un gustoso amarcord di questa data odierna.
É il 9 Marzo 2005 e Juventus e Real Madrid si sfidano nella gara di ritorno degli Ottavi di Finali della UEFA Champions League 2004-05 allo Stadio 'delle Alpi' di Torino.
La Juventus si affida a Fabio Capello per condurla in vetta all'Europa. Mentre in Italia gli scudetti non mancano, in europa i risultati non arrivano. Eppoi se ci aggiungete Farsopoli e l'ondata che travolge tutto il mondo bianconero, il regno di Capello non sará sicuramente ricordato per i successi ottenuti!
Buona Visione!
Champions League 2004-05
Ottavi di Finali Gara di Ritorno
JUVENTUS-REAL MADRID 2-0 dopo tempi supplementari
(Gara di Andata Finì 0-1)
Marcatori: 75 Trezeguet, 116 Zalayeta
Juventus: Buffon, Zebina, Thuram, Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi, Emerson, Pessotto G. (66 Tacchinardi), Del Piero (57' Trezeguet), Zalayeta (120 Oliviera), Ibrahimovic
A dsiposizione: Chimenti, Montero, Birindelli, Appiah
Allenatore: Fabio Capello
Real Madrid: Casillas, Raul Bravo, Helguera, Samuel, Roberto Carlos, Gravesen, Beckham (77 Solari), Figo, Zidane (74 Guti), Ronaldo, Raul (96 Owen)
A disposizione: Cesar Sanchez, Borja Fernandez, Celades, Pavon
Allenatore: Waldemir Luxemburgo
Arbitro: Merk (Germania)
Ammonizioni: Tacchinardi, Emerson, Zambrotta (J) , Solari (R)
Espulsioni: 113 Tacchinardi (J), 113 Ronaldo (R)
CHAMPIONS LEAGUE: BIANCONERI NEI QUARTI DOPO UN MATCH ALL'ULTIMO RESPIRO DECISO Al SUPPLEMENTARI. NEL FINALE ESPULSI RONALDO E TACCHINARDI
Juve, impresa da mille e una notte Trezeguet e Zalayeta cancellano il Real MadridTORINO L'ultima immagine di una notte emozionante nella coda, come i film di cui vale la pena guardare soprattutto il finale, si concentra sulla corsa di Capello che infila gli spogliatoi correndo con le ginocchia alzate e vibrando i pugni, come non fece neppure la volta che segnò a Wembley contro l'Inghilterra, 32 anni fa. A tanto porta l'adrenalina e Capello, nel 2-0 inflitto dalla Juve al Real Madrid, ne aveva accumulata troppa. Vedeva che l'impresa di eliminare gli spagnoli dalla Champions League era a portata di mano. Tutti, nello stadio pieno e ormai in disarmo (ieri non funzionavano neppure i maxischermi) capivamo che per recuperare l' 1-O del Bemabeu sarebbe bastato fallire un po' meno in zona gol. Ma la Juve per un'ora e un quarto non c'era riuscita, sbagliando le occasioni e, almeno per una mezzora, l'atteggiamento. Finché la rovesciata di Trezeguet ha ristabilito la parità nel doppio confronto e la botta secca, radente di Zalayeta ha deciso i supplementari.
Capello allora ha lasciato che tracimasse quanto si teneva dentro. La Juve è entrata tra le otto migliori d'Europa, uscire sarebbe stato un suicidio economico (il passaggio ai quarti vale 2 milioni di euro, più l'incasso della partita interna) e anche un mezzo fallimento del progetto che la società ha avviato chiamando Capello per vincere non soltanto in Italia. Invece la Juve ce I'ha fatta: non alla maniera epica di due anni fa, con un calcio solare e di purissimo spettacolo, però con l'ostinazione della squadra solida. Ha giocato una partita guardinga, anche troppo nel primo tempo, iniziato bene con la palla gol (la prima di una serie) sparata da Ibrahimovic addosso a Casillas dopo 6 minuti, poi spenta in una tattica perdente e pericolosa. Accettare il gioco del Real Madrid è come mettersi al tavolo da poker con un baro e sperare che gli assi gli scivolino via dalla manica: è altrettanto improbabile che i madridisti si lascino confondere quando possono scambiarsi la palla agevolmente come in un allenamento.
Dal 20', i bianconeri si assestavano sui ritmi lenti e elaborati degli avversari e rinunciavano all'aggressività. La Juve era lunga, troppo incline a cercare Ibrahimovic con lanci di quaranta metri sui quali Helguera e Samuel prendevano le misure. Capello aveva lasciato in panchina Tacchinardì e scelto Pessotto, che non se la cavava male. Mancavano però la spinta di Zambrotta e la regia offensiva di Camoranesi, a mezze tinte per almeno un'ora: nella zona in cui il Real è più fragile, le fasce, la Juve non aveva intensità. Succedeva poco, al Real andava benissimo. Anzi ne approfittava per piazzare un paio di spunti con Ronaldo, grassoccio però col dentone avvelenato dagli insulti che accompagnavano ogni sua giocata. Sul finire del primo tempo il brasiliano piazzava la palla a mezzo metro dal palo e al 6' della ripresa trascinava la ciccia in contropiede. La conclusione in diagonale era deviata da Buffon sul palo. Era il momento più basso della Juve. Slegata e flaccida. Capello dava la scossa. Fuori Del Piero, dentro Trezeguet per sbattere la palla in porta. La gente apprezzava l'ingresso del francese, non l'uscita del capitano che si era mosso molto, arretrando a prendere i palloni per impostare l'azione.
Era stato un Alex con luci e ombre ma levarlo pareva un azzardo, mentre Zalayeta ne aveva combinate poche. O Capello aveva già capito o è un uomo fortunato perché da quella mossa la partita prendeva un'altra direzione. Cambiava la chimica dell'attacco, Ibrahmiovic si levava dalla zona gol dove sbaglia troppo e faceva ciò che gli piace, il malandrino, l'irriverente sarto di assist. I bonzi madridisti trascinavano per il campo i nomi e le ombre. Che ne era di Raul, di Figo, di Beckham, di Roberto Carlos (che si notava solo per una punizione esplosiva parata d'istinto da Buffon nel finale)? L'acido galactico gioca ormai con i loro muscoli o forse si sono davvero imborghesiti. Anche Zidane accarezzava palloni senza la determinazione dei giorni migliori. La pressione della Juve aumentava, le distanze si accorciavano. C'erano palle gol sfruttate male. Ci riusciva alla fine Trezeguet e guai a chi si stupisce. Alla mezz'ora Ibrahimovic arpionava di testa un cross lungo sulla linea di fondo, Trezegol lasciava che la palla rimbalzasse e la girava in porta con una rovesciata. Si arrivava ai supplementari con l'espulsione di Tacchinardì e Ronaldo e il brivido di una punizione di Figo uscita di un niente. Poi la botta bassa e decisiva dal limite dell'area di Zalayeta, l'uruguavano silenzioso che esce dagli armadi al momento opportuno. Due anni fa aveva eliminato il Barcellona, ieri ha ristabilito in Spagna la par condicio.
Marco Ansaldo
tratto da: La Stampa 10 marzo 2005
LE PAGELLE
Buffon, un pugno di ferro contro Roberto Carlos
Ibrahimovic spreca troppo, Cannavaro è una rocciaBUFFON 7. Nel primo tempo la contraerea bianconera funziona, i galattici provano con tiri da lontano che non preoccupano a parte quello di Ronaldo che va a un passo dal palo. Proprio il Fenomeno lo impegna all'inizio ripresa con un diagonale che mette in angolo con le unghie. Invece ci vuole un pugno di ferro per respingere la punizione di Roberto Carlos.
ZEBINA 6. Molto lavoro da sbrigare per suturare le ferite che si aprono sulla fascia destra dove c'è un continuo turnover di madridisti. L'impegno difensivo non gli impedisce di tentare l'affondo in alternanza con Camoranesi. Qualche errore in disimpegno nel finale, ma è il prezzo da pagare alla stanchezza.
THURAM 6. Perfetto nell'opera di sminatore, tiene a bada Raul annullando del tutto i margini di errore.
CANNAVARO 6,5. Roccioso su Ronaldo cui concede una conclusione pericolosa. Nelle fasi di stanca della partita parte lancia in resta per alzare i ritmi e scuotere i compagni.
ZAMBROTTA 5,5. Bene a Madrid, allarmante ieri sera. Commette errori che potrebbero costare carissimi concedendo agli avversari via libera sulla fascia sinistra.
CAMORANESI 6,5. Porta a spasso il codino alla Baggio esibendo il meglio del repertorio. Un tiraccio sfiora l'incrocio dei pali. Per sfuggire a Roberto Carlos si sposta al centro, scocca la freccia che provoca il primo gol.
EMERSON 6,5. Solito lavoro di quantità, recupera e rilancia, partecipa al disperato assalto sgobbando fra le retrovie aawersarie.
PESSOTTO 6,5. Fronteggia Beckham, prende l'iniziativa, mette in mezzo all'area un numero notevole di palloni, fra gli altri quello che Ibrahimovic non trasferisce in rete per una prodezza di Helguera
(dal 21' st Tacchinardì 5: controlla Gravesen, si azzuffa con Ronaldo e merita il cartellino rosso che Merkle sventola sotto il muso).
ZALAYETA 7. L'eroe della serata. Nella ripresa movimenta l'arrembaggio alla ricerca del varco buono che trova quasi fuori tempo massimo con una fucilata che apre la festa
(dal 15' sts Olivera sv).
IBRAHIMOVIC 6,5. La prima palla-gol è sua, ma la spreca in maniera scandalosa sparando addosso a Casillas. Nulla da dire sulle sue qualità tecniche, ma il ruolo di goleador non gli appartiene. Infatti sbaglia alla grande anche nella ripresa. Si conferma re degli assist offrendo a Trezeguet la palla del vantaggio e ribadisce di essere il numero uno nel tenere la squadra appiccicata all'area avversaria.
DEL PIERO 6. Parte dalla sinistra, ripiega a cercare il pallone. Brucia le mani di Casillas con un destro che pareva quasi innocuo. Si accomiata dalla partita senza colpe particolari
(dal 12' st Trezeguet esce all'improvviso e colpisce con una rovesciata capolavoro che accende la speranza e battezza la festa).
CAPELLO 7. Prova tutte le soluzioni disponibili e alla fine ha ragione lui. Esce pazzo di gioia. Il repertorio di Zidane è infinito, Figo si nasconde Raul gira a vuoto, Beckham si pavoneggia invano
REAL MADRID
CASILLAS 6. L'aspirante numero uno al mondo, parola di Gigi Buffon, annulla la prima palla-gol della serata stoppando Ibrahimovic. Altri miracoli non deve farne, la voglia della Juventus si spegne su stinchi, ginocchia e natiche madridiste fino alla magia in rovesciata di Trezeguet e alla rasoiata decisiva del Panterone nel secondo tempo supplementare.
RAUL BRAVO 5,5. L'assenza di Salgado promuove il modesto difensore di fascia. La Juve non ne sa approfittare e di rado i pericoli arrivano dalla zona sinistra.
HELGUERA 6,5. Ha deciso la partita dell'andata, prova a decidere anche il ritorno quando in rovesciata toglie a Ibrahimovic una splendida occasione. Molto attento in ogni fase.
SAMUEL 6,5. Il muro di romanista memoria ha piccole crepe, ma regge ancora l'urto. Grande il lavoro del secondo tempo, esce vincitore dalle mischie più furibonde. Ma non basta.
ROBERTO CARLOS 5,5. Imbriglia Camoranesi, libera il sinistro omicida e collauda Buffon da distanza siderale. Non va mai all'assalto con decisione e nel secondo tempo dalla sua parte sono arrivate le azioni più pericolose.
GRAVESEN 6,5. Gli altri sono tutti violinisti, a lui hanno affidato il tamburo per tenere svegli quelli della difesa spesso propensi alla siesta fuori orario. Lavora molti palloni, ha compiti distruttivi che tutto sommato assolve al meglio.
BECKHAM 5. Si pavoneggia, ma non incide. Del resto non è neppure la prima volta che lo vediamo ai margini della partita. Patisce molto Pessotto
(32' st Solari 6: molto pericoloso, sfiora il gol).
FIGO 5. Si nasconde per tutto il primo tempo, tiene palla senza andare in pressing, senza dare scosse al gioco della squadra. Una prestazione da comprimario nella serata più delicata. Tenta nel finale di risolvere su punizione, ma sfiora soltanto l'incrocio.
ZIDANE 6. Accolto come un amico dalla parte pensante del pubblico, ringrazia offrendo alla platea piccoli saggi del repertorio personale. Parte da sinistra, ma ha facoltà di trovare lui la posizione migliore. Meno importante rispetto all'andata, spreca poco e lascia il campo in chiaro debito di ossigeno
(29' st Guti 6).
RAUL 5. Pizzicato nella morsa formata Figo, una prestazione insufficiente da Thuram e Cannavaro, gira a vuoto, così prova da lontano, ma sono tiri che riscaldano i raccattapalle (dal 6' st Owen sv).
RONALDO 5. A ogni pallone che tocca viene sommerso da fischi e chiamato «ciccione». Passeggia, assiste, amministra le energie evitando scatti inutili. Quando parte fa male e sfiora il gol all'inizio della ripresa lasciando sul posto i difensori bianconeri e sganciando un sinistro che Buffon riesce a deviare sul palo. Entra in collisione con Tacchinardì e viene giustamente espulso. Una macchia nella sua partita.
LUXEMBURGO 5,5. La stagione è compromessa. In campo manda le figurine dei suoi campioni.
Fabio Vergnano
tratto da: La Stampa 10 marzo 2005
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| La Stampa 10 marzo 2005 |
mercoledì 5 novembre 2025
5 Novembre 1986: Juventus - Real Madrid
É il 5 Novembre 1986 e Juventus e Real Madrid si sfidano nella gara di ritorno degli Ottavi di Finale dellla Coppa dei Campioni 1986-87 allo Stadio 'Comunale' di Torino.
La Juventus é Campione d'Italia in carica e cerca di raggiungere ancora la vetta europea in Coppa Campioni. Dopo aver perso al 'Santiago Bernabeu' per 0-1 adesso i bianconeri devono tentare il ribaltone in Piemonte. Non tutto andrá come sperato.
In Campionato i bianconeri devono invece inchinarsi al Napoli giudato da Diego Armando Maradona. Per i nostri 'eroi' sará 'solo' secondo posto.
Buona Visione!
Stagione 1986-1987 - Coppa dei Campioni - Ottavi, ritorno
Torino - Stadio Comunale
Mercoledì 5 novembre 1986 ore 20.30
JUVENTUS-REAL MADRID 1-0 - Dopo i calci di rigore (1-3)
MARCATORI: Cabrini 9
SEQUENZA CALCI DI RIGORE: Sanchez (parato), Brio (parato), Butragueno (gol), Vignola (gol), Valdano (gol), Manfredonia (parato), Juanito (gol), Favero (fuori)
JUVENTUS: Tacconi, Favero, Cabrini, Bonini, Brio, Caricola, Mauro (Vignola 106), Manfredonia, Serena A., Platini, Laudrup (Briaschi 78)
Allenatore: Rino Marchesi
REAL MADRID: Buyo, Chendo, Camacho, Salguero, Sanchis, Gordillo (Juanito 115), Butragueno, Michel, Sanchez, Gallego, Valdano
Allenatore: Leo Beenhakker
ARBITRO: Pauly (Germania Ovest)
L’andata, giocata il 20 Ottobre, si concluse con la vittoria di misura degli iberici, grazie al gol del sempre presente Buitre. Durante quella partita a nulla valsero le proteste juventine su quel gol ingiustamente annullato a Manfredonia (succederà lo stesso, nella stessa porta, tre anni più tardi, quando Gullit si vedrà non convalidare un gol per fuorigioco assolutamente inesistente).
Il ritorno, giocato il 5 Novembre, divenne decisivo. Uno Stadio Comunale stracolmo, e quasi impreparato a ricevere tanto entusiasmo, fece da testimone ad una disfatta inaspettata e bruciante. Di Cabrini la rete dell’1-0 (con un bel gol di sinistro dopo un passaggio di Mauro) che, di fatto, metteva la qualificazione in bilico. Si andò ai rigori, nell’annata terribile del calcio italiano.
Tacconi neutralizzò il primo tiro di Sanchez, salvo poi capitolare sui fendenti di Butragueno, Valdano e Juanito. Per i tiratori di Marchesi, invece, fu una serata da dimenticare. Di Vignola l’unico gol. Gli errori decisivi di Brio, Manfredonia e Favero.
La Juventus uscì ingiustamente da quella competizione, ultima delle italiane a perdere dal dischetto nell’arco di 35 giorni (dopo Roma, Napoli, Fiorentina e Nazionale Under 21).
Andrea Gioia
tratto da: Dopo 120′ scatta la maledizione: passa il Real
Per ritrovare un precedente europeo tra Juventus e Real Madrid si deve aspettare 24 anni: è il 1986, e le due squadre si ritrovano per gli ottavi di finale di Coppa Campioni. La doppia sfida è equilibrata: al Bernabeu decide un gol di Butragueño, leggendario ‘avvoltoio’ dell’area di rigore che, in quell’occasione, riuscì ad avere la meglio su Stefano Tacconi.
Al ritorno, il 5 novembre 1986, i tempi regolamentari si chiudono ancora una volta sul risultato di 1-0, ma questa volta per la Juventus: è infatti Cabrini a ristabilire la parità di risultato, prima che il passaggio del turno venga deciso dalla lotteria dei rigori. Tacconi vola e con il guantone sinistro blocca il tiro dal dischetto di Sanchez, ma nulla può sul successivo penalty di Butragueño; gli errori dei bianconeri Manfredonia e Favero, alla fine, risulteranno decisivi.
tratto da: JUVENTUS-REAL MADRID, PARTITA LEGGENDARIA
TUTTOCOPPE/IL BILANCIO DOPO IL SECONDO TURNO
INTER E TORINO SONO LE SOLE SOPRAVVISSUTE DELLO SQUADRONE ITALIANO CHE CON ORGOGLIOSA SICUREZZA AVEVA AFFRONTATO L'AVVENTURA EUROPEA.
AI PRIMI RIGORI SONO CADUTE IN QUATTRO. DA «GRAZIE LO STESSO UNDER 21» A «GRAZIE LO STESSO JUVE».
E INTANTO È SOPRATTUTTO LA SPAGNA A RINGRAZIARE
Muchas DisgraciasSPENGO il televisore sull'ultimo rigore calciato (fuori) da Favero e già mi immagino i titoli del giorno dopo.
«Juve, grazie lo stesso».Infatti. E singolare la metamorfosi che sta incontrando il calcio italiano. Un tempo era conosciuto come una spietata macchina da risultati, ottenuti maggiori con sistematiche violenze allo spettacolo. Cori di «ladri» accompagnavano le nostre squadre che uscivano dai campi di tutt'Europa con variopinti insulti ma con i due punti sotto il braccio. Adesso è scoccato il momento delle gloriose sconfitte. Sindrome pericolosissima. Ricordo il Messico, ultimi mondiali. La squadra di casa gioca la partita della sua vita contro la Germania, sfiora la vittoria che la proietterebbe in semifinale, ma alla fine viene beffata ai calci di rigore. I commentatori si sbrodolano in autoincensamenti. «Gloriosa derrota» è il ritornello. Sinché prende la parola un vecchio e dice:
«Io sono stufo di gloriose derrote. E dai tempi di Fernando Cortez che il Messico non vive un glorioso trionfo».Mi trovo ad applaudire entusiasta. Non avrei mai pensato che, di lì a qualche mese, l'Italia calcistica si sarebbe trovata a vivere la medesima esperienza.
GRAZIE lo stesso Under 21, grazie lo stesso Juve. E intanto è soprattutto la Spagna a ringraziare. La Spagna ha battuto in finale (europea) la nostra under 16 ad Atene e la nostra under 21 nel doppio confronto Roma-Valladolid. Il Saragozza ha eliminato ai rigori la Roma e il Real Madrid ha eliminato ai rigori la Juventus. Lo scorso anno il Real Madrid aveva eliminato l'Inter e il Barcellona aveva eliminato la Juventus. Muchas gracias, señor. Però noi siamo contenti così. Depressi da indecenti spettacoli domenicali, ci entusiasmiamo talmente per ogni partita ben giocata, che il risultato non ci interessa più. Perdiamo e ringraziamo commossi. La Juventus è stata grande, intendiamoci. Grande di tecnica e soprattutto di cuore. Ma ha sbagliato e non sarebbe onesto dimenticarlo. Questi sono i suoi errori:
1) ha affrontato con spirito eccessivamente rinunciatario la partita di andata a Madrid. Non c'è dubbio, per ogni critico razionale, che, sull'arco del doppio confronto, il Real abbia meritato la promozione: perché ha giocato due partite, mentre la Juve ne ha giocata una sola, sia pur splendida;
2) l'eccezionale prestazione delle seconde scelte, dei cosiddetti gregari, ha ribadito quanto sia stato pretenzioso e assurdo mandare in campo a Madrid un Laudrup impresentabile, anziché un giocatore meno classico, ma in piena salute fisica;
3) la decisiva ronda dei rigori è stata gestita con molta superficialità. E qui magari sarà il caso di spiegarsi meglio.
IL REAL Madrid ha scelto subito la strada più naturale e spontanea. Chi è il rigorista principe della squadra? Hugo Sanchez. Chi sono le sue prime alternative? Butragueño, Valdano, Juanito (quando è in campo; normalmente è riserva). Di conseguenza, Hugo Sanchez ha tirato il primo rigore e gli altri gli sono andati appresso. Che poi lo specialista numero uno incorra in errore (o venga battuto da un portiere strepitoso, come nel caso di Tacconi) è un incidente di percorso sempre all'agguato, ma che non determina la fine del mondo. Cosa ha fatto invece la Juventus? I soliti calcoli di sublime furberia in cui noi siamo inarrivabili maestri. Il rigorista della Juve è Platini? E allora io me lo tengo per ultimo, quando la responsabilità pesa maggiormente. E a tirare mando prima i meno affidabili, così mi tolgo il dente subito. Ahimé, Platini è rimasto a guardare. Quando sarebbe venuto il suo turno, la partita era già decisa. Il Real aveva deputato a tirare e a vincere i suoi uomini più tecnici, i più familiari col gol. La Juventus si era affidata ai suoi cerberi di retroguardia, Brio e Favero. Dice: ma a Tokyo Brio aveva tirato e realizzato il primo rigore. E allora? Se capita un rigore nell'arco dei novanta minuti, chi lo tira, Platini o Brio? E dopo l'errore di Sanchez, non era ancor più il caso di calare subito l'asso, per sfruttare il vantaggio psicologico che sarebbe derivato dal prendere lo steccato?
QUESTA dei rigori sta diventando una maledizione, ma non credo si possa più parlare di caso o di lotteria. Nelle precedenti tre eliminazioni stagionali (Fiorentina, Napoli, Roma; quattro, se ci aggiungiamo l'Under 21) avevamo avuto lo svantaggio di affrontare la delicatissima fase psicologica sempre in trasferta, quindi nelle più sfavorevoli condizioni ambientali. E magari con scomodi ricordi, come la Roma che ancora si porta dietro il trauma di una Coppa Campioni perduta proprio dal dischetto, contro il Liverpool. Ma questa volta ... Si giocava a Torino, davanti a un pubblico di incredibile calore. In lizza era la Juventus, la nostra squadra più attrezzata agli stress, più tetragona alle emozioni. Una Juve che proprio ai calci di rigore aveva affidato la sua ultima conquista, la Coppa Intercontinentale a Tokyo contro l'Argentinos Juniors, e poteva disporre dell'identica batteria di tiratori, fatta eccezione per Laudrup, già sostituito. Quale perverso meccanismo è dunque scattato? Resto fedele a un concetto già espresso. I calciatori italiani si giocano sempre una posta infinitamente superiore a quella degli altri e arrivano alla resa dei conti in condizioni morali più fragili. Gli altri la prendono più allegramente. Mandano al dischetto i tiratori più collaudati o più abili, in ordine decrescente. E buonanotte. Noi ci alambicchiamo: qual è il rigore più importante? E chi decide il quarto (chissà poi perché), chi il quinto. Invece è sempre valida la vecchia regola empirica delle risse da strada: chi colpisce per primo, colpisce due volte. Comunque, grazie lo stesso, Juventus.
LA PARTITA è stata straordinaria per intensità agonistica e buonissima per livello tecnico. Il Real si è confermato formazione formidabile: subito il gol, ha attaccato senza paura, a rischio di scoprirsi, dando l'impressione di non digerire neppure la sconfitta parziale. Emilio Butragueño è un giocatore stellare. Voglio vedere se i nostri amici francesi riusciranno a non dargli il pallone d'oro, quest'anno. Però, che cuore, che anima, che palle (scusate), questa Juventus. Caricola, riserva della riserva, si è battuto meravigliosamente. Mauro ha giocato la partita della sua vita, Bonini e Manfredonia hanno entusiasmato e commosso. Peccato che Platini, pur generosissimo questa volta, abbia ormai limiti fisici invalicabili (Plafini, perfidamente perfidamente dicono i francesi) e che Laudrup non riesca a venir fuori dai suoi malanni muscolari. Cabrini e Serena hanno continuato a battersi oltre le severe menomazioni, il portiere Tacconi ha fatto prodigi rivaleggiando col suo collega Buyo (ma quanti portieri ha la Spagna? Abbiamo visto due mostri come Ablanedo e Buyo e in Nazionale giocano Zubizarreta e Urruti...). Tutto inutile. Auguro rimorsi eterni ai vecchi bacucchi dell'Uefa che non sono ancora riusciti a studiare un meccanismo per evitare questi scontri al secondo turno. Risultato; escono la Juventus, la detentrice, e Steaua, arriva ai quarti il Besiktas. Complimenti. Va avanti il Real e lo merita. Chi aveva scritto - con superficialità pari soltanto alla disinformazione che in trasferta i madrileni sono una nullità - è invitato a una severa autocritica.
Adalberto Bortolotti
tratti dal Guerin Sportivo anno 1986 n.46















































